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In memoria di Elvira Barca Vincenzo Condello Romano Ferri


VI BIENNALE D’ARTE CONTEMPORANEA di ANZIO e NETTUNO A cura di Andrea Mingiacchi


PER UN FUTURO MIGLIORE

FOR A BRIGHTER FUTURE

Quale Futuro?”, il tema scelto per questa edizione di Shingle22j Biennale d’Arte Contemporanea di Anzio e Nettuno, sembra essere stato di buon auspicio per se stessa. Infatti la manifestazione, ideata e curata da Andrea Mingiacchi, ha ricevuto il riconoscimento della Regione Lazio insieme ad altre centodieci manifestazioni laziali. Dopo essere passata al vaglio dell’Ente regionale, Shingle22j è stata inserita tra le esperienze più significative e innovative del Lazio, confluendo nel Catalogo delle Buone Pratiche culturali della Regione per la valorizzazione del territorio.

“What future?”, the theme of this year’s Biennial of Contemporary Art of Anzio and Nettuno Shingle22j, seems to have brought good fortune to the event. Following a careful assessment, the exhibition – conceived and curated by Andrea Mingiacchi – has been publicly acknowledged by the Lazio Region, together with other 110 shows, as one of the most relevant and innovative local events in the region. Shingle22j has therefore been included in the Region’s Catalog of Cultural Best Practices for the promotion of culture in the area.

Siamo ben lieti di questo riconoscimento, che premia il costante lavoro che portiamo avanti dal 2007 per lo sviluppo e la crescita culturale e sociale delle nostre città.

We are extremely pleased to receive this recognition, as it rewards the work that we have done since 2007 for the cultural and social growth of our towns.

Un particolare ringraziamento va al Sindaco di Anzio Luciano Bruschini che, apprezzando il valore di Shingle22j, si è impegnato a regalare alle nostre comunità questo prezioso catalogo. Un sentito grazie è inoltre dedicato al Sindaco di Nettuno Angelo Casto, per aver contribuito alle spese di locandine e manifesti.

Special thanks go to the Mayor of Anzio Luciano Bruschini who, recognizing the importance of Shingle22j, has decided to donate this valuable catalog to the community. We would also like to express our sincere thanks to the Mayor of Nettuno Angelo Casto for his contribution to the exhibition’s posters and outdoor advertising costs.

Elisabetta Civitan

Elisabetta Civitan

Presidente dell’Associazione Culturale 00042

President of 00042 Cultural Association


MAIN SPONSOR


SPONSOR


ShingLe 22j VI EDIZIONE

QUALE FUTURO? Con il Patrocinio della Regione Lazio Con il Patrocinio e il Contributo del Comune di Anzio e del Comune di Nettuno

A cura dell’Associazione Culturale 00042

www.00042.it – www.shingle22j.com Progetto e idea di Andrea Mingiacchi

In collaborazione con


SPONSOR

SI RINGRAZIANO Luciano Bruschini, Sindaco del Comune di Anzio Angelo Casto, Sindaco del Comune di Nettuno Laura Nolfi, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Anzio Bruno Parente, Capo di Gabinetto del sindaco Luciano Bruschini Simona Sanetti, Assessore Servizi Sociali ed Assistenziali – Sport – Turismo e Spettacolo con delega alla Cultura del Comune di Nettuno Marco Montani, Consigliere del Comune di Nettuno Giovanni Medoro, Responsabile Ufficio Cultura del Comune di Nettuno Anna Rita Ciulla, Ufficio Cultura del Comune di Nettuno Le Amministrazioni di Anzio e Nettuno per la concessione degli spazi espositivi Per la gentile collaborazione, un grazie particolare a Leonardo Carrano, Enrico Ghezzi, Flavia Mastrella, Luca Raffaelli, Antonio Rezza, Giovanni Troilo Testo critico di Fofi per La Ville Noire copyright: Galleria Carlo Virgilio & C. – Roma

Uno speciale ringraziamento per il sostegno a Andrea Cicconetti, Giovanni Del Giaccio, Cristiano Di Rosa, Ciro Mingiacchi, Luciano Mingiacchi, Luisa Pintauro

MEDIA PARTNERS


Curatori

Elisabetta Civitan, curatore Sezione Concorso Ugo Magnanti, curatore Sezione Poesia Performativa Guendalina Sabba, curatore Sezione Ospite d’Onore

Comitato Organizzativo

Silvia Arena, revisione catalogo Raniero Luigi Avvisati, fotografo Luisa Calderaro, ufficio stampa Giusi Canzoneri, responsabile allestimento Stefano Chiappini, presentazione e supporto tecnico allestimento Domenico Condello, grafico e designer Luca Del Vecchio, supporto tecnico allestimento Maurizio D’Eramo, comunicazione Katia Farina, conduttore presentazione Benedetta Ferri, traduzioni in inglese Pietro Frisina, allestimento Andrea Mingiacchi, direttore organizzativo Stefano Murgia, responsabile sito internet e supporto tecnico Bruno Pepe, grafico e designer Alessandro Tinarelli, aiuto allestimento SaraTinarelli, aiuto allestimento Si ringraziano tutti i soci dell’Associazione Culturale 00042 e tutti coloro che in vari modi hanno prestato un aiuto prezioso a supporto della Biennale

Main Sponsor

Centro Casa Polverini Hotel Lido Garda Marina di Capo d’Anzio NTA

Con il contributo di

Baia Di Ponente, Boccuccia, Buffetti Nettuno, Casale La Coccinella, Ferramenta Flavia, Gioia Bus, Gruppo Poron, I marmi di Dino Vellitri, Immobiliare SAIS, Inci Sport, L’Olimpo dello Svapo, Mingiacchi Immobiliare, Minoccheri Stampa, Multisala Cinema Lido, Trulli Legnami Il catalogo è a cura di Bruno Pepe per la grafica e l’impaginazione, Domenico Condello per la copertina e Andrea Mingiacchi, Elisabetta Civitan e Silvia Arena per la revisione. Stampato presso Tipografia Marina, Via XXII Gennaio 12, Anzio (RM)


ShingLe 22jjBIENNALE DI

ANZIO E NETTUNO

“QUALE FUTURO?” Sezione Concorso a cura di Elisabetta Civitan dal 9 al 24 settembre presso il Forte Sangallo di Nettuno

Giuria di Preselezione: Silvia Arena, Elisabetta Civitan, Domenico Condello, Andrea Mingiacchi, Ugo Magnanti, Bruno Pepe, Guendalina Sabba

Giuria di Selezione

Leonardo Carrano

Enrico Ghezzi

Antonio Rezza e Flavia Mastrella

Luca Raffaelli

Artisti Selezionati Antonella AVERSA, Emanuela BATTISTA, Carlo BENTINI, Stefano BOLCATO, Gianenrico BONACORSI, Luciano CAGGIANELLO, Clelia CALIARI, Sara CANCELLIERI, Simone CERA, Giuseppe CORCIONE, Cristiana DE MARCHI, Nikolay DELIYANEV, Pamela DIAMANTE, Antonio FASOLO, Tatiana FERAHIAN, Fabio FERRETTI DE VIRGILIS, Alessandra FIORDALISO, GIO. DA, Giuse IANNELLO, Katherine KRIZEK, Manfredo MANFREDI, Giorgio MUSINU, Matteo NARDELLA, Alfonso OLIVA, Agostina PALLONE, Roberto PIERINI, Mostafa RAHIMI VISHTEH, Vincenzo RUSSO, S.AM S.AM, Ricardo ALEODOR VENTURI, VONBROTA, Serena ZULLO


Sezione Ospite d’Onore a cura di Guendalina Sabba dal 12 al 22 settembre presso Villa Sarsina di Anzio

Esposizione fotografica La Ville Noire di Giovanni Troilo

Sezione Poesia performativa – Contrappunti a cura di Ugo Magnanti presso il Parco Archeologico di Anzio

16 settembre Angelo Zabaglio, RimeDio interno lordo Maria Grazia Calandrone con Francesco Saiu, Il futuro comune Marcella Boccia con Marco De Annuntiis, Etica, curry ed irriverenza 17 settembre Vitaldo Conte in Vitaldix T Rose con Laura Baldieri e Tiziana Pertoso, Origine come Futuro Rossella Tempesta con Tullio Taffuri, Tutto e la Rivoluzione Dalila Hiaoui con Antonio Bevacqua, Brezza del Sud 23 settembre MAV (Movimento per l’Arte Vaporizzata), esecutori estemporanei: Stefano Balice, Gaetano Corallo, Antonio Saccoccio, Giuseppe Savino, Michele Tuozzolo, Il futuro è una risata!?! Enrico Pietrangeli con Roberta Bartoletti, Al-di-là del futuro Helena Velena Punk(o)etry (Helena Velena, Giuseppe Savino, Marco Olivieri), Sopravvivenza Sonicopoetica al vacuum decay 24 settembre Antonio Veneziani e Claudio Marrucci con Andrea Del Monte, Miles e altro swing Barracuda Poet Quartet, Barracuda time Nina Maroccolo con Globoscuro (Emiliano Pietrini), Per risalire


INTRODUCTIONS


L’arte come strumento d’indagine, d’eviscerazione e di comprensione di fenomeni sociali e culturali.

Art as a tool of investigation, analysis and understanding of social and cultural phenomena.

Questa è la mission di Shingle22j Biennale d’Arte Contemporanea di Anzio e Nettuno, che nella VI edizione si interroga sul futuro del mondo e della sua Umanità, riproponendo ai fruitori dell’evento il feedback determinante degli artisti coinvolti.

This is the mission of the Biennial of Contemporary Art of Anzio and Nettuno Shingle22j, that, now at its 6th run, poses questions about the future of the world and of humanity, presenting the artists’ answers and views to the audience.

La sintesi della Biennale, racchiusa in questo catalogo, conduce il nostro sguardo in un luogo dove la recrudescenza morale e sociale di questo momento storico, congiuntamente ai grandi progressi, è legata assieme da un robusto filo armonico, fatto di consapevolezza e di speranza, che ci rimanda all’idea surreale della Venere di Man Ray, dove una disabilità si trasforma in un simbolo della bellezza.

The Biennial – whose essence is enclosed in this catalog – directs our gaze towards a place where the moral and social decline of today’s society and human progress are closely bound together by a harmonious thread, made of awareness and hope, recalling the surrealist concept of the Venus Restored by Man Ray, where disability turns into a symbol of beauty.

Un luogo, questo, dove il nostro sguardo s’inoltra fino ai confini di un viaggio ideale, rievocandoci quel vecchio adagio di Dostoevskij: “la bellezza salverà il mondo”.

It’s a place where our gaze is directed beyond the boundaries of an ideal journey, evoking Dostoyevsky’s maxim: “Beauty will save the world”.

Per questa edizione della Biennale, accanto alla mostra-concorso “Quale Futuro?”, presentiamo l’esposizione fotografica “La Ville Noire” di Giovanni Troilo ed appuntamenti con la poesia performativa di “Contrappunti”.

For this edition of the Biennial, apart from the exhibition and art contest on the theme “What Future?”, we will also present the photography show “La Ville Noire” by Giovanni Troilo, and performance poetry encounters entitled “Counterpoints”.

Un ringraziamento a tutti i creativi che hanno risposto a questa nuova chiamata alle “armi di pace” per Shingle22j, a tutti gli Enti che hanno collaborato, agli sponsor, ed un particolare e sentito grazie all’Associazione Culturale 00042.

I would like to thank all the artists who have responded to Shingle22j’s new “peaceful call to arms”, all the public agencies and bodies that have collaborated with us, and our sponsors. A special thanks goes to the 00042 Cultural Association.

Andrea Mingiacchi

Andrea Mingiacchi

Direttore artistico

Art Director


Non sempre il progresso è sinonimo di evoluzione e sviluppo, il mondo di oggi è sempre più “massificato” ed alle prese con problematiche rilevanti; spesso siamo spettatori impotenti di un futuro incomprensibile.

Progress is not always a byword for evolution and development. Today’s increasingly “massified” world is facing big challenges; we are often just spectators of an incomprehensible future.

“Quale futuro?” è la domanda che ci pone Shingle22j che, al contempo, tenta di svelarci attraverso nuove e stimolanti prospettive il mondo di domani. Come Amministrazione Comunale di Anzio, abbiamo deciso di patrocinare e sostenere la sesta edizione di questa Biennale d’Arte Contemporanea in quanto ne apprezziamo l’operato e soprattutto le finalità.

“What future?” is the question posed by Shingle22j that, at the same time, tries to reveal exciting new perspectives of the world tomorrow. The Public Administration of Anzio has decided to sponsor and support the sixth edition of the Biennial of Contemporary Art as we deeply appreciate the work done and, most of all, its mission.

Ci auguriamo che ognuna delle opere esposte, possa diventare veicolo di riflessione per le generazioni di oggi e di domani.

We hope that each artwork exhibited may give current and future generations food for thought.

Il Sindaco della Città di Anzio

Mayor of Anzio

Luciano Bruschini

Luciano Bruschini


Il desiderio di esplorazione, innato nell’uomo e ben descritto nel “folle volo di Ulisse” dal grande Dante Alighieri, è la visione di quella spinta che ogni uomo ha per tentare di guardare al di là del muro, al di là del tempo. È un sottile filo rosso che lega lo scorrere del tempo al progresso dell’umanità e che stimola da sempre -ma non potrebbe essere altrimenti- ogni genere di artisti, da pittori a scultori, da musicisti a registi, da teatranti a spettatori e viaggiatori, fino ai nuovissimi artisti della 3D e che oggi, con l’evoluzione della comunicazione - sinergica alla sempre più crescente diffusione di dispositivi quali smartphone, tablet e computer di ultima generazione - conduce l’arte e il palcoscenico dell’esistenza verso un mondo digitale più interattivo e dinamico. Realtà come musei, gallerie, pinacoteche, FabLab e perfino quelli che io definisco i futuristici musei della musica come gli Hard Rock Cafè distribuiti nel globo, sono stati coinvolti nel nuovo processo di digitalizzazione dell’arte e la cui evoluzione ha permesso il grande sbarco sul web per una più consapevole visione del futuro dell’umanità. Ecco cosa rappresenta il programma della VI edizione della “Biennale” Shingle22j e ai cui organizzatori va il mio plauso e ringraziamento.

The urge for exploration, innate to our species and well-described by celebrated Italian poet Dante Alighieri in “Ulysses’ insane flight”, is the urge that every person has to see what’s beyond the wall, beyond time. A thin line links the passing of time to human progress. Such line – and it could not be otherwise – has always stimulated artists, from painters to sculptors, to musicians, filmmakers, actors, spectators and travelers, up to 3D artists. Today, due to the evolution of communications – in synergy with the ever-increasing use of devices such as smartphones, tablets and next-generation computers – it leads art and the “stage of existence” towards an increasingly interactive and dynamic digital world. Finding solutions to old or new still unresolved problems passes through the constant search for answers that, in an avantgarde way, since the dawn of time, can be found in art philosophy, where art venues such as museums, galleries, exhibition spaces, fab labs, and even those venues that I like to define “futuristic music museums”, i.e. the Hard Rock Cafés spread all around the globe, have all been involved in the new art digitalization process, which has given artists unlimited access to the web, for a more informed vision of the future of humanity. This is the theme of the 6th edition of the Biennial Shingle22j. I would like to thank and express my sincere appreciation to all the organizers.

Il Sindaco della Città di Nettuno

Mayor of Nettuno

Angelo Casto

Angelo Casto


ShingLe 22j

BIENNALE DI

ANZIO E NETTUNO

VI EDIZIONE

quale what futuro future ?? Sezioni: Sections: Concorso SHINGLE22J Competition SHINGLE22J quale futuro? what future?

OSPITE D’ONORE special guest

Giovanni Troilo “La Ville Noire” Giovanni Troilo “La Ville Noire”

POESIA PERFORMATIVA Performance poetry

- contrappunti

counterpoints


FORTE SANGALLO di NETTUNO Dal 9 al 24 settembre 2017


ARTWORKS IN COMPETITION

a cura di

ELISABETTA CIVITAN


SEZIONE concorso A cura di Elisabetta Civitan

Passato, presente e futuro sono stati da sempre argomento d’interesse e di studio da parte degli artisti. La storia del futuro non è ancora stata scritta ed il nostro presente è molto diverso dal futuro immaginato fino a meno di mezzo secolo fa. Il cinema e la letteratura hanno spesso affrontato questa grande tematica. Ne sono un esempio i romanzi ottocenteschi di Jules Verne ambientati nell’aria, nello spazio e nel fondo dei mari, narranti avventure su un futuro possibile in pieno stile odierno o il film Metropolis (1927) di Fritz Lang, capolavoro di fantascienza ambientato in una società futuristica, dove una élite selezionata vive nel lusso, mentre una massa di lavoratori vivono in un inferno severamente controllato. Anche movimenti artistici del ‘900 hanno affrontato il tema del futuro, come il Futurismo, la cui estetica coniugava la crescita tecnologica ad una linea che ne esaltava il movimento, e lo stesso Dadaismo di Marcel Duchamp, che con la sua genialità già nel 1917 aveva compreso che il futuro dell’arte contemporanea era nell’idea e nel concetto di arte, principi questi poi ripresi dall’arte concettuale negli anni ’60. I lavori presentati sono un’esposizione di grande attualità, interpretazioni d’inquietudini e di timori odierni, che allo stesso tempo svelano soluzioni sul come salvare l’ecosistema in un futuro che contrasti la desertificazione, risolvere conflitti economici e generazionali per riconsegnare il domani ai giovani, contrastare la politica del terrore per la serenità del vivere quotidiano, ridisegnare per la Terra una nuova etica e un nuovo sviluppo sociale contro le emarginazioni della globalizzazione, trovare soluzioni al fenomeno dell’immigrazione in un mondo frazionato dai confini invalicabili. Gli artisti pongono l’accento sulla metafora di un avvenire debole, che come ghiaccio a poco a poco si scioglie, cui si oppone la rappresentazione di un sole in letargo in attesa del risveglio in un nuovo mondo, dove germoglino i semi di pace ed uguaglianza, e quella di un futuro dove ogni uomo può scegliere la direzione da dare alla propria vita, in libertà e senza condizionamenti. Le opere selezionate per questa VI edizione di Shingle22j invitano a riflettere sul grande e difficile periodo storico che stiamo vivendo, un momento di transizione in cui la realtà supera di gran lunga la fantasia, un’epoca dove l’oggi è già il futuro del domani.


COMPETITION SECTION Curated by Elisabetta Civitan

The past, present and future have always been topics of great interest to artists. The future has yet to be written, and the present is very different from what we had imagined less than a half century ago. Cinema and literature have often tackled this key theme. For instance, back in the 1800s, visionary novelist Jules Verne wrote about air, space and underwater travel, about incredible adventures in a possible future long before airplanes and space ships had been invented; another example is the movie Metropolis (1927), directed by Fritz Lang, an epic science-fiction drama set in a futuristic society where a wealthy elite live in luxury, while masses of workers live and work in hell, always under strict control. The future has also been the subject of 20th century art movements, such as Futurism, whose aesthetic was a blend of technological development and speed, or the Dada movement, whose pioneer was Marcel Duchamp, who, back in 1917, had already realized that the future of contemporary art lies in the idea, in the concept of art itself, a principle that was later embraced by conceptual art in the 1960s. The artwork on display speaks about topical issues, about how the artists interpret current fears and concerns, reveling the solutions to the biggest environmental problems plaguing the planet, such as how to save the world’s ecosystems and fight desertification. Not only that, these works also give solutions to the major challenges facing society today, such as how to resolve economic and generational conflicts in order to give young people their future back, fight terror so that the world’s populations can live in peace, combat social exclusion associated with globalization thanks to a new ethical and social development concept, and resolve the migration phenomenon, in a broken world characterized by unsurpassable barriers. The artists focus on the metaphor of a bleak future that, for one of them is like melting ice, as opposed to other depictions, such as a dormant sun waiting to wake up in a new world, where the seeds of peace and equality grow and flourish, or a future where everyone can choose the right direction in life, freely and without any restrictions. The works that have been selected for this 6th edition of Shingle22j give us food for thought about the tough times that society is currently facing, a period of transition where reality far exceeds imagination, an era where today is the future of tomorrow.


Antonella Aversa _ Roma Ariditas - 2017 L 119 x H 4 x P 70 cm Scultura - Cemento, legno, smalti, sterpaglia


Emanuela Battista _ Sperlonga (LT) 2517 - 2017 L 40 x H 45 x P 40 cm Scultura - Materiale gres cotto ad alta temperata con smalto e platino. Base in legno dipinta con acrilico


Carlo Bentini _ Teramo Confini del Mediterraneo - 2012 L 100 x H 70 x P 2 cm Fotografia -Stampa fotografica inkjet su carta politenata


Stefano Bolcato _ Roma PIGS and Futures - 2017 L 120 x H 60 x P 4 cm Pittura - Olio su tela


Gianenrico Bonacorsi _ Buja (UD) Ci sono giĂ tutte - 2017 L 40 x H 50 x P 1,5 cm Illustrazione -Matita su carta


Luciano Caggianello _ Volvera (TO) Le nozze di Marx - 2015 L 12 x H 7 x P 12 cm Installazione da interno - Assemblaggio materiali industriali


Clelia Caliari _ Bleggio Superiore (TN) Semi - nagashi - 2017 L 280 x H 150 x P 0,1 cm Pittura - Suminagashi (china su cartoncino) incollato su garza con semi di fiori


Sara Cancellieri _ Pietrelcina (BN) Liquescenze#7 - 2017 L 134 x H 172 x P 2 cm Pittura - Grafite e pigmento su tavola


Simone Cera _ Roma barcode mirror - 2017 L 40 x H 120 x P 1 cm Altro - Stampa Flatbed su Plexiglass trasparente, applicazione su specchio


Giuseppe Corcione _ Napoli Helyx - 2016 L 50 x H 30 x P 30 cm Scultura - Ceramica bianca


Cristiana De Marchi _ Beirut - Libano Undoing Future - 2015 3’ Video arte - Due canali video


Nikolay Deliyanev _ Sandanski - Bulgaria Virus Vibrafusion - 2017 L 80 x H 80 x P 2 cm Pittura - Acrilico su tela


Pamela Diamante _ Molfetta (BA) Comunicazione istituzionale - 2016 1’ 10� Video arte - Video found footage


Antonio Fasolo _ Terracina (LT) La Terra di Caino - 2016 19’ 17” Performance - Multimedia


Tatiana Ferahian _ Limassol - Cipro Butterfly Effect - 2017 L 120 x H 120 x P 4 cm Installazione da interno - Disegno, plexiglass - Effetto sonoro del poeta Ishmael von Heidrick-Barnes


Fabio Ferretti De Virgilis _ Manduria (TA) Nel futuro il passato - 2017 L 500 x H 50 x P 0,2 cm Pittura - Acquerello su carta


Alessandra Fiordaliso _ Nettuno (RM) pianeta - 2017 L 90 x H 90 x P 90 cm Scultura - Oggetti in plastica perforati e fissati con fascette da elettricista


Gio. Da _ Chieri (TO) Da cosa nasce cosa - 2017 L 50 x H 480 cm Installazione da Interno - Tessitura jacquard,cucito


Giuse Iannello _ Vigevano (PV) Bebay 2039 - Choose your baby - 2017 L 63 x H 52 x P 5 cm Pittura - Tecnica mista: acrilico, pasta modellabile, collage, resina e legno


Katherine Krizek _ New York - Stati Uniti Climbers - Scalatori - 2017 L 30 x H 45 x P 10 cm Installazione da esterno - Ceramica smaltata e verniciata


Manfredo Manfredi _ Perugia Racconto popolare: il viaggio di un povero Cristo - 2016 L 200 x H 206 cm Pittura - Ossidi e terre su carta


Giorgio Musinu _ Stazzano (AL) The End - 2016 L 90 x H 70 x P 5 cm Fotografia - Tecnica Digitale - Stampa Fine Art GiclĂŠe


Matteo Nardella _ San Marco in Lamis (FG) La morte e la paura dell’ignoto - 2014 L 70 x H 100 x P 0,2 cm Incisione - Acquatinta e acquatinta al sale su zinco, stampata su carta rosaspina


Alfonso Oliva _ New York - Stati Uniti High Fidelity Fur - 2017 L 150 x H 230 cm Arte digitale - Design basato su algoritmi


Agostina Pallone _ Milano (In)tessere relazioni. Un dialogo tra materia, spazio e tempo - 2008 L 50 x H 180 x P 50 cm Installazione da Interno - Tecnica materica - Ferro, filo di rame lavorato all’uncinetto, sassi marini


Roberto Pierini _ Perugia Riprendiamoci la Terra - 2010 L 60 x H 210 x P 60 cm Scultura - Vetro, forcone, letame


Mostafa Rahimi Vishteh _ Teheran - Iran Remote Stagioni, Codici Futuri - 2017 L 65 x H 140 x P 7 cm Installazione da interno - Tecnica mista, alluminio, cartoncino, inchiostro


Vincenzo Russo _ Sant’Agnello (Na) Wake up - 2017 L 70 x H 50 x P 2 cm Fotografia - Fotografia e digital compositing


S.AM S.AM _ Roma Appesi - 2017 1’56” Performance - Performance in uno spazio aperto


Ricardo Aleodor Venturi _ Montelabbate (PU) Made in Italy - Due cuori e una pizza - 2017 L 25 x H 25 x P 3 cm Pittura - Pennarelli su cartone della pizza


Vonbrota _ Leipzig - Germania A World of End Credits - 2014 3’50’’ Arte digitale - Testo, audio, video


Serena Zullo _ Castiglione del Lago (PG) In buono stato - 2016 L 200 x H 50 x P 20 cm Installazione da interno - Video, telai da arnia parassitati


VILLA SARSINA di ANZIO Dal 12 al 22 settembre 2017


SPECIAL GUEST GIOVANNI TROILO

a cura di

GUENDALINA SABBA


SEZIONE OSPITE D’ONORE: GIOVANNI TROILO A cura di Guendalina Sabba

L’artista ospite di questa VI edizione di Shingle22j è il fotografo e regista italiano Giovanni Troilo che racconta, attraverso il suo obiettivo, il decadimento morale, politico e soprattutto sociale di Charleroi, ex città mineraria nei pressi di Bruxelles. La raccolta, intitolata La Ville Noire – The Dark Heart of Europe, grazie alla quale Troilo è stato premiato come People Photographer of the Year al Sony World Photography Awards, non è soltanto il ritratto didascalico di questa singola città, è piuttosto un ritratto esplicito e immediato di un’Europa ormai disagiata; un’analisi su quell’Europa concepita, un tempo, come luogo dove poter rinascere, terra di speranza e di salvezza, di occupazione e di progresso, penosamente ridotta ad essere oggi emblema di sogni infranti e ambizioni disilluse, di decadenza e di perdizione. Siamo ben felici di accogliere quest’opera di Giovanni Troilo nella VI edizione di Shingle22j, un binomio perfetto tra professionalità e sensibilità.

SPECIAL GUEST SECTION: GIOVANNI TROILO Curated by Guendalina Sabba

The guest of this year’s 6th edition of Shingle22j is celebrated Italian photographer and filmmaker Giovanni Troilo, who, depicting the world through his lens, tells us about the moral, political and – above all – social decay of Charleroi, a former mining town near Brussels. The collection, entitled “La Ville Noire – The Dark Heart of Europe” – thanks to which Troilo received the People Photographer of the Year prize at the Sony World Photography Awards – is not just a didactic portrait of the city but, rather, a clear, explicit representation of a Europe now in distress. It is an analysis of a Europe originally conceived, in years past, as a place of rebirth, a land of hope and salvation, of employment and progress, now dreadfully reduced to being the symbol of broken dreams, thwarted ambitions, disillusionment, decadence and perdition. We are honored to welcome, at this year’s 6th edition of Shingle22j, Giovanni Troilo’s artwork: a unique blend of professionalism and sensitivity.


Déja s’envole la fleur maigre di Goffredo Fofi

Vengo da una famiglia abituata alle migrazioni. Ho avuto parenti e amici che si sono dispersi in molte parti del pianeta, dalla Pensylvania all’Australia, dal Venezuela all’Argentina, dal Sudafrica a, naturalmente, l’Europa più ricca e bisognosa di manodopera, Francia Germania Belgio Lussemburgo Svizzera Inghilterra. Avevo già preso la mia strada, stavolta verso il Sud e non per ragioni di lavoro, quando i miei emigrarono di nuovo, a Gennevilliers, banlieue ovest di Parigi che sta dopo Clichy, alle porte di Asnières, a duecento metri dal ponte sulla Senna sotto il quale un isolotto ospita il cimitero dei cani. Per qualche tempo ho vissuto lì, e siccome ero giovane e irrequieto e soprattutto curioso, ho voluto vedere con i miei occhi i luoghi in cui avevo degli zii, degli amici d’infanzia, i luoghi in cui erano confluiti per lavorare “nella mina” tirandosi dietro un po’ alla volta le famiglie, cittadini del mondo da costrizione economica. Poco più che ventenne, sono stato a Villerupt (Francia) – il paese in cui conoscevo più persone – e a Charleroi (Belgio), ho dormito in una casa a schiera, ho chiacchierato a lungo nel mio dialetto o in un francese molto essenziale nei bistrot della sera bevendo demis panachés (birra e gazosa) e mangiando frites (patatine) e oeufs durs (uova sode), ho ascoltato tante piccole storie di dolori e speranze, di nostalgia e di lotta. C’erano i juke-box, e il disco più gettonato era italiano, Terra straniera cantato da Narciso Parigi, uno dei tanti imitatori di Claudio Villa in voga alla fine degli anni cinquanta. Più tardi ho visto con commozione il film di Paul Meyer sugli italiani nel Borinage (Belgio), Déja s’envole la fleur maigre, che prendeva il titolo a una poesia di Quasimodo (“Non saprò chi amavo, chi amo, / ora che qui stretto, ridotto alle mie / membra / nel guasto vento di marzo / enumero i mali dei giorni decifrati. / Già vola il fiore magro / dai rami” eccetera), e ho conosciuto il suo regista a una riunione di registi di cinema militante, che chiamavamo allora cinema parallelo; ho parlato a lungo di quelle zone con Paolo Cinanni, che insieme a Carlo Levi aveva fondato, con i soldi del Pci, un’associazione di aiuto agli operai italiani all’estero; ho letto negli anni novanta le belle memorie di Aurélie Filippetti, figlia di emigrati da un paese vicino al mio, Gualdo Tadino, diventata politicamente importante in

area socialista; e ho scoperto dell’esistenza di un festival di cinema italiano a Villerupt. In mezzo, ma ancora nei primi anni sessanta, ricordo una mia superficiale inchiesta sulla smobilitazione delle fabbriche e la morte delle miniere nel nord-est della Francia che mi portò di nuovo a Villerupt, da una cara zia dagli occhi storti che si chiamava Nora. Diventò, mi pare, un ciclostilato dei “Quaderni rossi” a Torino, o forse un articolo per “La voie communiste”, foglio trotzkista parigino. La memoria si è fatta fiacca, e le carte di un tempo sono volate via come il fiore magro di Paul Meyer. Tutto questo per dire che mi è difficile restare indifferente di fronte alle immagini della “città nera” di Troilo, alla sua Alphaville a colori. La città nera dei miei ricordi era nera per le scorie ammucchiate ai suoi margini ma era di cenere nei suoi quartieri operai, grigia, un bianco e nero un po’ smorto, malinconico, silenzioso. Ma le case e i bistrot erano caldi, il carbone non mancava di certo, e le persone erano accoglienti, aperte, per niente lamentose. Non avvertii differenze o rivalità tra belgi e italiani, francesi e italiani (e c’erano anche tanti polacchi, di vecchia migrazione, e arrivavano spagnoli). Semmai rivendicavano, protestavano. Anche questo è finito, come è finita la storia di una classe operaia che tra otto e novecento ha sofferto e combattuto, ha riso e ha pianto, ha sofferto di nostalgia e però ha piantato radici, e ha avuto – lo giudico dalla storia stessa della mia famiglia – la fortuna di avere due patrie e due culture: non è vero che l’emigrazione ruba soltanto, l’emigrazione dà anche, e dà tanto. Ha un caro prezzo, è vero, ma certamente non è quello dei migranti il peggiore dei destini: il rischio, certo; la fame, no. Parlo al passato. Non sono più tornato a Charleroi, a Villerupt. Che sono diventate, mostra Troilo, un’altra cosa, più brutta. Più colorata ma più brutta, più colorata ma più sola. Quel che più mi colpisce di queste foto assai belle, vere di una verità interna e profonda, non esteriore ed esibita, meditata, partecipe, sofferta, non è solo la loro forte qualità, è il senso di solitudine che esse sprigionano. Non è un senso di luce, è un senso di oscurità, e come di attesa del peggio. Ma forse sono io a proiettarvi le mie paure. Quel che ne imparo è che non è giusto aver nostalgia di un passato che fu faticoso e chiese molto e a volte troppo; e che oggi è ancora più giusto ribellarsi alla solitudine, aprirsi a nuove solidarietà, contribuire a una nuova comunità. Copyright: Galleria Carlo Virgilio & C. – Roma


The meagre leaf has already fallen by Goffredo Fofi

I come from a family that is well used to migration. I’ve had relations and friends scattered all over the planet, from Pennsylvania to Australia, Venezuela to Argentina to South Africa and, naturally, wealthier Europe where there was most need for manpower: France, Germany, Belgium, Luxemburg, Switzer- land and England. I was already making my own way, towards the South and not for reasons of work, when my parents moved again, to Gennevilliers, a banlieue to the north west of Paris beyond Clichy, not far from Asnières; two hundred yards from the bridge over the Seine beneath which lies the little island with the dog cemetery. I lived there for some time, and being young, troubled and above all curious I decided to see for myself the places where my relations and childhood friends lived, the places into which they had poured to work in the mines, gradually bringing over their families too. They were citizens of the world of economic requirement. At not much more than twenty, I visited Villerupt (France) – the town where I knew most people – and Charleroi (Belgium), where I slept in a terraced house and of an evening went to the bistros and chatted at length in my dialect or very basic French, drinking demi panachés (shandy) and eating pommes frites (chips) and oeufs durs (hard-boiled eggs); I heard a host stories of grief and hope, nostalgia and struggle. There were jukeboxes, and the most popular record was Italian, Terra straniera sung by Narciso Parigi, one of Claudio Villa’s many imitators and cutting edge at the end of the fifties. Later I was deeply moved by Paul Meyer’s film on the Italians in Borinage (Belgium), Déja s’envole la fleur maigre, that took its title from a poem by Quasimodo (““Non saprò chi amavo, chi amo, / ora che qui stretto, ridotto alle mie / membra / nel guasto vento di marzo / enumero i mali dei giorni decifrati. / Già vola il fiore magro / dai rami”), and I met the director at a gathering of makers of militant cinema, which we used to call parallel cinema. I talked about such places at length with Paolo Cinanni, who with Carlo Levi and using PCI (Italian Communist Party) money, founded an association to help Italian workers abroad; in the nineties I read the wonderful memoirs of Aurélie Filippetti, daughter of immigrants from a town near my own, Gualdo Tadino, who became an important socialist; and I

discovered the existence of an Italian film festival in Villerupt. Meanwhile, still in the early sixties, I remember my superficial investigation into the factories closing down and the death of the miners in north east France, that took me back to Villerupt, to a dear aunt with a squint called Nora. I think it became a duplication of Quaderni rossi in Turin, or perhaps an article for La voie communiste, a Parisian Trotskyite paper. Memory becomes sluggish and the papers of that time flew away like Paul Meyer’s meagre leaf. All this to say that I find it difficult to remain indifferent when faced with the images of Troilo’s “black town”, his Alphaville in colour. In my memory it was black due to the slag piles at the edge of town, but they were heaps of ashes in his workers’ area: grey, or a lacklustre black and white, melancholy and silent. Whereas the homes and bistros were warm places, there was certainly no lack of coal, and the people were welcoming and open, not at all complaining. I did not notice differences or rivalry between Belgians and Italians or French and Italians (and there were also lots of Poles, earlier migrants, added to which the Spanish were arriving). If anything they were laying claim and protesting. That ended too, just as the story of the working class has ended, those who in the nineteenth and twentieth century suffered and fought, laughed and cried, experienced nostalgia and yet planted roots, and had – I know this from the history of my own family – the fortune to have two homelands and two cultures: it is not true that emigration only takes away, it also gives, and gives a lot. It has a high price, that is true, but the destiny of the migrant is certainly not the worst: risk, yes; hunger, no. I am speaking of the past. I never went back to Charleroi or Villerupt. Troilo shows that they have turned into something else, something uglier; more colourful, but hideous, more colourful but more alone. What strike me most about these beautiful photographs, full of a deep internal truth, not exterior and flaunted but considered, involved, suffering, are not only their strength but also the sense of solitude that they emanate. Not a sense of light, but darkness, as if waiting for the worst. But perhaps I am projecting my own fears onto them. What I have learnt from them is that it is not right to feel nostalgia for a past that was difficult and asked at lot and sometimes too much; and that today it is right to rebel against solitude, to open oneself up to new solidarities, to contribute to a new community. Copyright: Galleria Carlo Virgilio & C. – Rome


La Ville Noire - The Dark Heart of Europe di Giovanni Troilo

Charleroi, La Ville Noire (La Città Nera), è una città nei pressi di Bruxelles. E rappresenta l’Europa intera: il collasso della produzione industriale, l’aggravarsi della disoccupazione, l’incremento dell’immigrazione, la diffusione della microcriminalità, la regressione del benessere sociale e la perdita di un’identità condivisa. Tutto questo fa parte di un viaggio alle radici della mia famiglia, che nel 1956 si è trasferita dall’Italia al distretto di Charleroi per lavorare nell’industria dell’acciaio. Nella terra promessa si sono susseguite due generazioni e nel frattempo tutto è cambiato. A questo punto cruciale in cui i loro impieghi sono scomparsi, molte persone, accomunate dalle stesse possibilità lavorative, si sono ritrovate senza niente da condividere. Oggi il malessere sociale è parte integrante della vita dei cittadini. Le strade, un tempo fiorenti e pulite, appaiono desolate e abbandonate, le fabbriche stanno chiudendo e la vecchia zona industriale è inghiottita dalla vegetazione spontanea. La stessa cosa sta succedendo, su scala più vasta, in tutto il Vecchio Continente. A differenza della maggior parte delle storie di questo genere, che tendono a concentrarsi sulla periferia d’Europa, questo progetto invita a puntare lo sguardo sul suo cuore. Ha senso stare insieme, quando la missione iniziale è quasi fallita? Ci sarà data un’altra possibilità? Questa è la domanda per l’Europa. È la domanda per il suo cuore oscuro. L’idea del progetto è nata qualche anno fa. Ciò che mi ha spinto a raccontare questa storia è stata un’indagine sulla mia identità. Sono figlio della stessa cultura che indago. Metà della mia famiglia vive ancora lì e questo spiega l’accesso immediato e privilegiato che ho avuto al mondo catturato dalle mie fotografie. La nostra storia è legata alla Comunità Europea e ai dibattiti politici e sociali che la nascita dell’UE ha portato nelle nostre vite, nei nostri sogni e nelle nostre ambizioni.


La Ville Noire - The Dark Heart of Europe by Giovanni Troilo

Charleroi, La Ville Noire (The Black City), a small town close to Brussels, symbolizes by itself the whole of Europe. The collapse of the industrial manufacturing, the rising unemployment, the increasing immigration, the outbreak of micro-criminality. The regression of the social welfare, the lack of a shared identity. This feature is a journey to the roots of my family, which moved from Italy to the district of Charleroi in 1956 to work in the steel industry. Two generations have already succeeded in the promised land and, in the meantime, everything has changed. At this crossroad many populations united under the same roof of working opportunities were left without anything to share, as work vanished. Today social unease combines with the lives of the citizens. The roads, once blooming and neat, appear today desolated and abandoned, industries are closing down and spontaneous vegetation eats the old industrial districts. The same thing in a broader scale is happening in Europe. This project invites people to gaze into the very heart of Europe, unlike most stories of this genre which tend to be focused on the margins of Europe. Does it make any sense to stay together when the initial mission has almost failed? Will it be possible to have another chance? This is the question for Europe, this is the question for the dark heart of Europe. The idea of the project was born a few years ago. I’m a son of this culture I investigated, and what pushed me to tell this story was an investigation of my own identity. My family moved from Italy to the district of Charleroi in 1956 to work in the coal industry. Half of my family still lives there, which is why I was granted such privileged and immediate access into the world I have captured in my photographs. My desire was to tell through this vicinity, through this relationship with these places and people this irritating, thorny theme. Our story is tied up with the European Community, with the political and social arguments that the introduction of the Union implied in our lives, dreams and ambitions.


Tubature del gas corrono lungo le case costruite vicino alle fabbriche di acciaio di Charleroi The gas supply tubes run along the houses built near the steel factories of Charleroi


Una donna in un ospedale psichiatrico e casa per anziani A woman in a psychiatric asylum and elderly home


La razione quotidiana di medicinali dei pazienti della casa per anziani The daily rations of drugs for the asylum’s patients


Vadim, un pittore che utilizza modelli veri, crea un lavoro ispirato a un dipinto esistente nel suo studio a Molenbeek Vadim, a painter who uses live models, creates a work inspired by an existing painting in his studio in Molenbeek


Philippe ritratto nella sua bella casa in uno dei quartieri piĂš pericolosi di Charleroi Philippe in his beautiful house in one of the most dangerous neighbourhoods in Charleroi


GIOVANNI TROILO Bio

Regista e fotografo, Giovanni Troilo si muove tra i mondi del cinema, della televisione, dell’editoria e della pubblicità. Ha iniziato a girare e fotografare da giovanissimo. Il suo lavoro è stato pubblicato su Newsweek Japan, Der Spiegel, D di Repubblica, GQ Italy, CNN, Wired Italy, Wired UK, Ventiquattro, Wallpaper, GQ Spain, Vanity Fair, Io Donna, Flair, Urban. Nel 2011 ha diretto Fan Pio, il suo primo lungometraggio, e ha pubblicato in Germania il suo primo libro, Apulien, premiato come miglior libro fotografico agli International Photography Awards nel 2012. Troilo ha diretto numerosi documentari, spot, videoclip. Tra il 2012 e il 2015 Troilo ha diretto per Sky Arte HD Fotografi, tre serie di documentari sui più importanti fotografi italiani, la serie di documentari On The Road e Caravaggio Criminale. Nel 2015, con il progetto La Ville Noire - The Dark Heart of Europe, è stato premiato come People Photographer of the Year al Sony World Photography Awards. Nel 2016 dirige il documentario Casanova Undressed per Sky Arte HD; nello stesso anno William Kentridge – Triumphs and Laments, film documentario sul grande artista sudafricano William Kentridge, è selezionato alla Festa Internazionale del Cinema di Roma, e il suo nuovo lavoro Coeurope, ambientato in Belgio sull’Europa contemporanea, è in concorso a IDFA 2016. In questo momento Troilo sta lavorando ad una nuova serie di documentari per Sky Arts HD, al suo secondo lungometraggio e ad alcuni nuovi progetti fotografici. Giovanni Troilo è nato a Putignano nel 1977 ed è laureato in Economia con una tesi in Geografia dello Sviluppo.


GIOVANNI TROILO Bio

Director and photographer, Troilo moves between the worlds of cinema, television, publishing and advertising. He began filming and taking photographs at a young age; by now, nearly twenty years later, the list of important collaborative projects is impressive. Troilo’s work has been published in Newsweek Japan, Der Spiegel, D La Repubblica, GQ Italy, CNN, Wired Italy, Wired UK, Wired Corea, Wired Germany, Ventiquattro, Wallpaper, GQ Spain, Io Donna, Flair, Sport&Street, Velvet and Urban. In 2011 he directed Fan Pio, his first feature length film, and published in Germany his first book, Apulien, awarded as best photographic book at the International Photography Awards in 2012. Between 2012 and 2015 Troilo directed for Sky Arte Fotografi, three series of documentaries about famous Italian photographers, and several documentaries among which On The Road and Caravaggio Criminale. In 2015 with the project La Ville Noire, The Dark Heart of Europe he was awarded People Photographer of the Year at Sony World Photography Awards. In 2016 William Kentridge, Triumphs and Laments, his documentary film about the South African artist William Kentridge, was in competition at Rome International Film Festival and Coeurope, his new work set in Belgium on contemporary Europe, was in competition at IDFA. Troilo is currently working on a new series for Sky Arts HD, on his second feature length film and on several photographic projects. Giovanni Troilo, 39, was born in Putignano. He graduated in Economics with a degree on Geography of Development.


PARCO ARCHEOLOGICO di ANZIO 16, 17, 22, 23 settembre 2017


PERFORMANCE POETRY COUNTERPOINTS

a cura di

UGO MAGNANTI


Contrappunti per un’etica del futuro di Ugo Magnanti

Come può un’Arte, che sia veramente contemporanea, non essere rivolta al futuro? Non interrogarsi sulla direzione da prendere? Non cercare di capire il senso e il valore di una prospettiva? Soprattutto oggi, in un frangente quanto mai critico, attraversato da profondi mutamenti. È quanto prova a confermare la Biennale d’Arte Contemporanea “Shingle22j”, alla sua sesta edizione, e in particolare con la sezione di poesia performativa “Contrappunti”, che quest’anno, come lascia intendere il suo titolo, si concentra sull’interazione fra parola e suono. Una relazione antichissima, ma sempre in grado di proporre sviluppi imprevedibili, proprio perché le due arti, poesia e musica, non hanno mai perduto vitalità, né distintamente, né nelle occasioni di un dialogo, che del resto, oggi come ieri, è sempre rivolto a moltiplicare i rispettivi ‘effetti’, ad avviare percorsi condivisi nei quali il ‘passato’, ed è questo l’aspetto più interessante, possa essere reinterpretato attraverso il ‘futuro’, appunto, con intenzioni artistiche che non si danno senza più ampie assunzioni di responsabilità. E infatti è proprio nel significato più intimo del termine ‘futuro’ che si manifesta la ‘professione’ ‘civile’ della poesia, ed è in questo senso che “i nostri canti non possono essere un ornamento senza peccato”, come afferma il poeta spagnolo Gabriel Celaya, ed è per questo che i contrappunti della Biennale 2017 vogliono lasciare quanto più spazio possibile a un’etica del futuro. Perché, sempre per dirla col poeta, in un mondo in cui “stiamo toccando il fondo”, in cui “a malapena ci lasciano dire / cosa siamo e chi siamo”, sembra del tutto ragionevole persino ‘maledire’ “la poesia concepita come un lusso / culturale per gli ignavi”, e “la poesia di chi non prende partito / fino a macchiarsi”. Non è dunque questa la ‘poesia’ che interessa a “Shingle22j”, bensì quella che si ‘espande’, anche grazie alla sua ‘reciprocità’ con la musica, quando la musica è chiamata in causa non come contesto marginale, ‘ancillare’, ma come ‘contrappunto’ paritetico, propizio per una più articolata dimensione performativa; a “Shingle22j” interessa la poesia che calcola, che sceglie una ‘tecnica’, che pensa a come si può fare “per provocare nuovi atti”, insomma una “poesiaattrezzo”, “insieme battito di cosa unanime e cieca”: in sostanza “un’arma carica di futuro luminoso / con il quale mirare al … petto”. Per il resto “Shingle22j” si predispone ad accogliere la varietà delle forme e i continui ‘movimenti’ con cui si compiono gli incroci fra poesia e musica, spingendosi verso uno spazio ulteriore, favorendo aperture a espressioni comuni, a visioni affini, e perché no?, alle medesime speranze, senza le quali anche l’arte come rivelazione di ‘umanità’ risulta priva di autentica vocazione. Alla stregua di quanto è avvenuto per le edizioni precedenti, la ‘poesia’ di “Shingle22j”, nella sua modalità performativa, si profila come un’ammissione di impegno, un tentativo di dissacrazione o di accusa dello status quo, e come una precisa visione del mondo, dei rapporti con l’altro, con la società, con la natura, alla ricerca di una poetica dei ‘doveri’ e dei ‘diritti’: una poetica che sia presenza ‘politica’, nel senso più ampio del termine.


Counterpoints for an ethics of the future by Ugo Magnanti

How can art, if it is truly contemporary, not look to the future? How can it not pose questions on what direction to take? How can it not try to understand the meaning and value of a certain perspective? Especially today, in these undoubtedly critical times shaken by deep change. This is what the Biennial of Contemporary Art “Shingle22j”, now at its sixth run, is trying to confirm, specifically through the performance poetry section entitled “Counterpoints”, which, this year, as the title suggests, focuses on the interaction between words and sounds. An extremely ancient relationship that, however, can still reveal unexpected developments, as these two forms of art, poetry and music, have never lost their vitality, neither separately nor collectively, through dialogue, which, after all, always aims to enhance their respective ‘effects’ and start shared journeys where the ‘past’ – and this is a key aspect – can be reinterpreted through the ‘future’, with artistic intentions that, in this case, cannot exist without taking a broader responsibility. It is exactly in the most intimate meaning of the term ‘future’ that the ‘civil’ ‘profession’ of poetry emerges, and in this sense “Our songs cannot be pure ornament without sin”, as Spanish poet Gabriel Celaya says; and that is why the counterpoints of this year’s Biennial wish to leave as much room as possible to an ethics of the future. Because, once again citing the celebrated Spanish poet, in a world where “We are touching the depths”, where “they hardly / let us utter our names” it seems reasonable to ‘curse’ “poetry conceived as a cultural luxury / for those neutrals” and “the poetry of those who do not take sides / to avoid soiling themselves”. It is not this ‘poetry’ that “Shingle22j” is interested in, but the poetry that ‘expands’ itself, also thanks to its ‘reciprocity’ with music, when the latter is called into play not as a marginal, ‘ancillary’ element, but, rather, as an equivalent ‘counterpoint’, propitious for a more complex performance dimension; “Shingle22j” is interested in the poetry that calculates, that chooses a ‘technique’, that focuses on how to “provoke your actions”, in other words “instrumental poetry”, “At one with the blind beating heart of oneness”: substantially “a weapon loaded with a glowing future / That is pointed at … the chest”. As for the rest, “Shingle22j” wishes to welcome the various forms and constant “movements” of the encounters between poetry and music, pushing the boundaries and favoring an openness to common expressions, similar opinions and – why not? – the same hopes, without which even art, as a revelation of ‘humanity’, seems to be lacking a genuine vocation. Just like during the past runs of the Biennial, Shingle22j’s performance ‘poetry’ becomes a binding commitment, an attempt to desecrate or accuse the status quo, as well as a specific view of the world, of the relationships with other people, with society and nature, seeking the poetry of ‘rights’ and ‘duties’: poetry as a ‘political’ presence, in the broadest sense of the term.


16 SETTEMBRE 2017

Angelo Zabaglio RimeDio interno lordo

Maria Grazia Calandrone con Francesco Saiu Il futuro comune


Marcella Boccia con Marco De Annuntiis Etica, curry ed irriverenza


17 SETTEMBRE 2017

Vitaldo Conte in Vitaldix T Rose con Laura Baldieri e Tiziana Pertoso Origine come Futuro

Rossella Tempesta con Tullio Taffuri Tutto e la Rivoluzione


Dalila Hiaoui con Antonio Bevacqua Brezza del Sud


23 SETTEMBRE 2017

MAV (Movimento per l’Arte Vaporizzata), esecutori estemporanei: Stefano Balice, Gaetano Corallo, Antonio Saccoccio, Giuseppe Savino, Michele Tuozzolo Il futuro è una risata!?!


Enrico Pietrangeli con Roberta Bartoletti e Michela FossĂ Al-di-lĂ  del futuro

Helena Velena Punk(o)etry (Helena Velena, Giuseppe Savino, Marco Olivieri) Sopravvivenza Sonicopoetica al vacuum decay


24 SETTEMBRE 2017

Antonio Veneziani e Claudio Marrucci con Andrea Del Monte Miles e altro swing

Barracuda Poet Quartet Barracuda time


Nina Maroccolo con Globoscuro (Emiliano Pietrini) Per risalire


Profile for Associazione 00042 Anzio Space

Shingle22J - 6th Edition 2017  

Biennale di Arte Contemporanea di Anzio e Nettuno

Shingle22J - 6th Edition 2017  

Biennale di Arte Contemporanea di Anzio e Nettuno

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