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ARVALIA A-E

Atlante dei beni culturali del Municipio Roma XV Arvalia-Portuense. Parte I

Antonello Anappo

Municipio Roma XV - Arvalia Portuense

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Š 2012 - Municipio Roma XV Arvalia-Portuense Pubblicato il 1° novembre 2012. Hanno collaborato: Andrea Di Mario e Moena Giovagnoli. Sito web: www.arvaliastoria.it

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Acqua Pino Lecce

Abstract non disponibile.

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Ala Bramante

Abstract non disponibile.

Il Salone delle Muse

Il salone d‟onore o “Sala delle Muse” era il luogo di ricevimento ufficiale del Castello della Magliana, ritrovo tra il 1513 e il 1521 del cenacolo letterario di papa Leone X Medici, cui presero parte Raffaello, Michelangelo, Bramante, Machiavelli e Guicciardini. L‟impianto

architettonico

rettangolare

risale

al

Sangallo, su commissione del cardinale Alidosi da Pavia, il cui titolo “F. card. papiensis” compare sull‟architrave d‟ingresso. Alidosi riesce a completare lo scalone (con una Madonna del Perugino, oggi scomparsa), la loggia, il camino monumentale con dedica a Papa Giulio e i pavimenti in 5


maiolica con i colori dei Della Rovere, ma la sala ha ancora l‟aspetto di uno stanzone vuoto. Papa Leone X prosegue i lavori, trasformandola in una cassa armonica da teatro, dall‟acustica perfetta grazie alla sopraelevazione del tetto e ai controsoffitti avvolgenti con lacunari in legno. Leone X fa affrescare le pareti, con un fregio di alloro, aquile e gigli medicei che incorniciano un paesaggio agreste, in cui compaiono le superbe figure mitologiche di Apollo e le Muse, opera di Gerino Gerini. I quadranti di Apollo e delle Muse sono state distaccati nel 1869. Si trovano oggi a Palazzo Braschi.

1517, intrigo alla Magliana

Nella primavera 1517 avrebbe dovuto consumarsi alla Magliana un efferato delitto, maturato negli ambienti del Sacro collegio, sotto la guida del cardinale decano Raffaele Riario e di Alfonso Petrucci da Siena. Il cardinal Petrucci - riferisce lo storico Guicciardini nutre verso la vittima designata, Papa Leone X Medici, un incolmabile rancore, fin da quando alla morte di suo padre Pandolfo Petrucci, signore di Siena, il pontefice aveva messo la città sotto protettorato. Petrucci, “ardendo di odio e quasi ridotto in disperazione, aveva avuto pensieri di offenderlo violentemente con l’armi”, ma alla fine la vendetta prende la strada sottile dell‟intrigo rinascimentale.

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Papa Leone, prossimo come ogni anno alla partenza primaverile

per

la

Magliana,

è

infatti

colto

da

un

imbarazzante doloretto alle parti basse (una fistola “in ima sede”, dice Guicciardini). E Petrucci, venutolo a sapere, è deciso a somministrargli una medicina avvelenata, tramite Mastro Battista da Vercelli, “famoso chirurgo e molto intrinseco suo”. Mastro Battista in verità è, sì, famoso, ma il suo passato non è dei più limpidi: cavadenti (dentista), medico di cataratte, mal della pietra (calcoli renali) e mal francioso (sifilide), bandito da Venezia, era stato accolto a Siena con pubblici onori. L‟umanista Paolo Giovio descrive Mastro Battista come “impurus, crudelis, fallacissimus” (sporco, crudele e gran bugiardo), ma dotato di “ingenio expedito et singularis digitorum argutia” (intelletto brillante e mani d‟oro). Dei necessari appoggi a corte si occupa il cardinal Raffaele Riario, da sempre tessitore di congiure e avversario dei Medici fin dai tempi della congiura dei Pazzi. Riario prepara la strada a Mastro Battista facendo licenziare il medico papale Jacopo da Brescia.

La vendetta di Papa Leone

L‟incontro fra Papa Leone e il nuovo dottore, Mastro Battista

da

Vercelli,

avviene

a

inizio

giugno

1517,

probabilmente già alla Magliana, dove il pontefice trascorre la bella stagione.

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Papa Leone è afflitto da un terribile dolore al fondo schiena, ma Papa Leone non si fida affatto. Adducendo una “salutari quadam verecundia” (un certo salutare pudore) rifiuta di mostrargli la parte dolente, e sguinzaglia le spie. Viene così a sapere, intercettando una lettera cifrata, che è in atto una congiura per avvelenarlo. Aiutato dal procuratore fiscale Mario da Perusco Papa Leone dà il via alla raffinata rinascimentale vendetta. Invia una lettera amichevole al cardinale Alfonso Petrucci, capo dei congiurati, invitandolo a Roma, e spedisce Mastro Battista verso Firenze, a curare un caso di sifilide. Giunto a Roma, Petrucci finisce direttamente a Castel Sant‟Angelo e viene strangolato dal Moro Rolando, non prima però di aver fatto i nomi di tutti i congiurati. Il 22 giugno i porporati Riario, Sauli, Volterrano e Castellanese sono spogliati della dignità cardinalizia, mentre Mastro Battista, ricondotto a Roma, viene torturato e squartato vivo. Il 24 agosto per i 13 congiurati arriva il perdono: Papa Leone concede a tutti la gratia sub condicione, cioè un‟indulgenza a pagamento. Per Riario il prezzo è altissimo: deve consegnare il suo sfarzoso palazzo urbano, appena completato dal Bramante, che diventa da allora sede della Cancelleria papale. Alcuni autori moderni (L. Gualino e R. Bettica-Giovannini) sostengono con documenti d‟archivio l‟innocenza di Mastro Battista. Di certo la congiura fu per Papa Leone un gigantesco e provvidenziale affare.

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Ala Sangallo

Sorta intorno al 1480 per volere del papa Sisto IV (1471-1484) che cercò per la prima residenza papale fuori città un luogo salubre e ricco di selvaggina per lo svago e la caccia, ampliata da Innocenzo VIII Cybo (1484-1492), e protetta da una cinta muraria merlata, la villa è costituita da due corpi di fabbrica a L nel mezzo dei quali è un cortile con fontana al centro. La parte più antica all‟estremità occidentale, il “Palazzetto di Innocenzo VIII”, è formata da un corpo rettilineo a due piani, caratterizzato al pianterreno da un portico a tre archi con volte a crociera, e da un piano superiore consistente in più vani di diversa grandezza: l‟autore fu Antonio Graziadeo Prata da Brescia. Sotto Giulio Il la villa crebbe, con l‟aggiunta dei due corpi a L , su progetto di Giuliano da Sangallo e Bramante (al quale si attribuisce la cappella al pianterreno).

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La cappella era decorata da affreschi raffiguranti il Padre

Eterno

(e

disegnato

da

Raffaello),

S.

Cecilia,

l‟Annunciazione e la Visitazione, attualmente sparsi fra la Francia e Como. Uno scalone monumentale conduce al piano superiore, nel quale si apre il salone con camino, detto di Apollo o delle Muse o delle feste, poiché un tempo era decorato dagli affreschi di Giovanni di Pietro detto lo Spagna, con Apollo e le nove Muse, voluti dal successore di Giulio li, Leone X Medici (1513-1521), tstaccati nel 1874 e trasportati nel Museo di Roma a Palazzo Braschi. Una panoramica terrazza che dà sul parco si apre al medesimo piano. Le

scuderie,

ora

occupate

dall‟Amministrazione

dell‟Ospedale san Giovanni Battista del Sovrano Militare Ordine di Malta, completavano il complesso, pervenuto al medesimo Ordine nel 1959.

Giulio II, il papa terribile

Giuliano della Rovere è papa dal 1503 al 1513, con il nome di Giulio II. I contemporanei lo chiamano “il terribile”, per il temperamento collerico orientato a distruggere con le armi, le mani nude o a bastonate tutto ciò che resiste alla sua volontà. Papa Giulio predilige per sé, invece, l‟appellativo di “Ligur”, in ricordo dei suoi natali: il nome di “Giulio il ligure” ricorre nelle monete, nelle invettive di Erasmo da Rotterdam, nelle traverse dei finestroni del Castello della Magliana.

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Giuliano della Rovere nasce ad Albisola, nei pressi di Savona, il 5 dicembre 1443. L‟influente zio Francesco della Rovere lo avvia agli studi scientifici presso i Francescani, tra Perugia e La Pérouse (in Francia) e, quando lo zio diventa papa (con il nome di Sisto IV), la carriera del giovane è tutta in discesa: nel 1471 è vescovo di Carpentras, e poco dopo è cardinale di S. Pietro in Vincoli. Il genio delle armi e l‟acume politico si manifestano subito, e papa Sisto gli affida importanti trattative diplomatiche, autorizzandolo, falliti gli accomodamenti bonari, a passare ai fatti. Succede così a Città di Castello, dove Giuliano depone il tiranno Niccolò Vitelli e passa a fil di spada tutti i suoi sostenitori. In ricompensa Giuliano della Rovere ottiene una collezione di dignità

ecclesiastiche:

l‟arcivescovado

di

Avignone,

il

vescovato di Messina, altri sei vescovati e la legazione pontificia in Francia (1480). Alla morte dello zio (1484), il prestigio di Giuliano è tale che il cardinal Cybo, indicato da Giuliano, è eletto papa senza fatica, con il nome di Innocenzo VIII. Per il nuovo papa Giuliano ricaccia a mare gli Aragonesi, giunti alle porte di Roma nel 1486. Alla morte di papa Innocenzo (1492), Giuliano entra in conclave che „è già papa‟, ma si verifica un imprevisto carico di conseguenze: lo spagnolo Rodrigo Borgia gli soffia il titolo a suon di ducati, e diviene papa Alessandro VI. La contesa tra i due diventa uno scontro militare: Giuliano si asserraglia nel castello di Ostia, e papa Alessandro non gli dà tregua, constringendolo alla fuga ad Avignone, in Francia.

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Giuliano torna a Roma pochi mesi dopo, scortato dalle minacciose truppe del re francese Carlo VIII e con l‟appoggio delle famiglie baronali romane, pronte a cacciare papa Alessandro. Ma papa Alessandro, ancora una volta, gliela fa sotto il naso: si accorda segretamente coi francesi perché se ne vadano da Roma, e l‟accordo prevede di portarsi via anche Giuliano. Giuliano non potrà tornare a Roma fino al 1503, alla morte di papa Alessandro. In conlave Giuliano tenta un nuovo assalto alla tiara pontificia, ma anche stavolta gli va male. Deve ripiegare sul sostegno a un papa di transizione, l‟anziano e malaticcio cardinal Piccolomini, che diventa Pio III e muore dopo appena un mese. Nella intenzionato

“fiera” ad

del

essere

nuovo il

conclave

miglior

Giuliano

offerente.

è

Riporta

sconcertato l‟ambasciatore di Venezia: “è in corso un mercato pubblico nelle vie della città”. Giuliano si accorda con il capitano di ventura Cesare Borgia (“Il Valentino”), cui promette titoli e possedimenti, poi compra uno ad uno i cardinali. Il conclave non dura che 24 ore, e il 1° novembre 1503 Giuliano è papa. Non si cura nemmeno di cercare un nuovo nome: si chiamerà Giulio II, perché a tutti sia chiaro che le disposizioni d‟animo del “terribile” Giuliano sono immutate, solo più potenti. Una volta pontefice, con lucidità senza pari, GiulioGiuliano inizia a disfarsi dei vari poteri che insidiano la sua autorità temporale: si accorda con chi è disposto a fargli strada, e dà battaglia senza pietà a chi gli resiste. Così 12


riconcilia a sé le fazioni baronali vicine ai Borgia; ai Borgia invece non rimane che riparare all‟estero. La corte papale diventa un modello di oculata parsimonia, come non si vedeva da anni. Tutto è ridotto all‟osso:

l‟avaro

Giulio

accorcia

persino

le

cerimonie

liturgiche, che dei salmi fa leggere il solo versetto iniziale. Anche il nepotismo viene contenuto: facilita le sue tre figlie illegittime (la più famosa è Donna Felice), e dà il cardinalato al solo nipote Galeotto della Rovere. Nulla più, perché tutte le ricchezze della Chiesa devono convergere in due sole direzioni: la guerra, e l‟arte. Papa Giulio non è un umanista, e anzi detesta fieramente i salotti, le biblioteche, e tutto ciò che è contemplativo; ma comprende il valore politico dell‟arte, e diventa il più grande mecenate del Rinascimento. Favorisce il Bembo, promuove l‟archeologia (a lui si deve la riscoperta del Laocoonte, del torso d‟Ercole, della statua del Tevere) e sommuove con irruenza la topografia di Roma, buttando giù senza remore tutto ciò che è vecchio. Il lavoro è febbrile, e le commesse ruotano intorno a quattro architetti-artisti tra i più grandi di ogni tempo: Sangallo, Raffaello, Bramante e Michelangelo. Al Sangallo affida le opere militari, tra cui la fortificazione della villa alla Magliana; a Raffaello l‟affrescatura delle “Stanze” vaticane; a Michelangelo la grandiosa volta della Cappella Sistina. Ma è il Bramante il suo prediletto: a lui affida il compito abbattere la basilica di San Pietro vecchia di dodici secoli, e ricostruirla ex novo. La prima pietra è posta nel 1506: il cantiere 13


impegnerà schiere di successori, e il suo finanziamento con la vendita delle indulgenze provocherà lo scisma luterano. Bramante accetta entusiasta il compito, distratto solo minimamente da commesse minori, come il ninfeo al Castello della Magliana e noncurante del nomignolo stizzoso di “Ruinante” (“rovinatore”) che gli ha affibbiato il rivale Sangallo. è la ferrea volontà di papa Giulio a chiedere tutto questo: distruggere e ricostruire, quasi mai restaurare. Papa Giulio fa nell‟arte quello che fa in politica: è capace di progettare, buttare all‟aria e cominciare da capo: l‟indifferenza morale per gli strumenti adottati lo rende spietatamente efficiente. Consolidato il potere a Roma, papa Giulio muove gli eserciti contro le signorie ribelli di Perugia e Bologna. La prima a cadere è Perugia (1506), da dove scaccia i Baglioni. Poco dopo tocca a Bologna, dove sottomette i Bentivoglio, sostenuti dalla Repubblica di Venezia. La voce popolare di Pasquino per l‟occasione apostrofa papa Giulio addirittura in una sboccatissima lingua veneta: “Ritorna o Padre santo al tuo Sanpietro / e string‟el fren al tuo caldo dexir! / El Bentivoj non vorà partir / benché vi sia chi te sping‟ogn‟hor da rietro. / Bàstiti esser provisto de Corsso, Tribiam i Malvasìa / e de‟ bei modi assai de sodomìa. / Et men biasmo te fia nel Sacro palazo / tenir a bocha il fiasco, e in cul il cazo”. Ma papa Giulio non ha tempo per gli agi di palazzo: le guerre non sono che all‟inizio. Espugnata Bologna la strada per le valli del Nord Italia è aperta, e bisogna cercare appoggi 14


europei. Nel 1508 promuove la Lega di Cambrai, con Francia, Germania e Napoli, contro Venezia, che viene posta sotto il bando papale. La battaglia di Agnadello è una vittoria folgorante, che fa perdere a Venezia in un colpo solo Ravenna, Modena, Mirandola, Parma e Piacenza. Papa Giulio guida vittorioso gli eserciti, e ancora una volta la voce popolare cerca la rivincita: “Conduzeva cum lui alchuni bellissimi giovani, cum li quali se dicea che l‟havea acto carnale, ymmo che lui se dilectava molto di questo vitio sogomoreo, cossa veramente abhorenda”. La rovinosa disfatta di Venezia è un imprevisto che mette papa Giulio nella condizione di difendersi dai suoi stessi alleati. Con un improvviso cambio di fronte papa Giulio perdona allora alla città lagurare tutti i peccati, e mette sotto bando papale il regno di Francia, dove nella città di Tours si è tenuto un concilio di vescovi ribelli. Nel 1511 unisce a sé in una nuova alleanza militare Venezia, Aragonesi, Germania e Inghilterra, contro il nuovo nemico: la Francia. In questo scenario di regali ambizioni e marziali virtù non sorprende che papa Giulio abbia completamente disatteso all‟attività pastorale. I solo atti dottrinali degni di nota sono la bolla contro la simonia (1506) del V Concilio lateranense, e sporadici roghi di eretici. Salvo che a Roma i fermenti nella Chiesa sono in effetti molti: nel settembre 1510

i

vescovi

francesi

di

Tours

avevano

revocato

l‟obbedienza a papa Giulio e dal mese di novembre il „conciliabolo‟ si era allargato e trasferito a Pisa, accusando

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papa Giulio di “infettare” la Chiesa con la corruzione. Ai vescovi

scismatici

papa

Giulio

risponde

nel

1512,

convocando a Roma il VI Concilio lateranense, in cui li scomunica tutti. Assorbito dalla guerra e dalle arti, a papa Giulio rimane davvero poco tempo per frequentare la Magliana, sebbene abbia affidato al Sangallo il compito di rendervi sicuri i soggiorni, fortificandola in castello. Il cardinal Alidosi fa riempire l‟Ala Sangallo di scritte “Ligur”, in onore del “papa ligure”. Quando la morte coglie il terribile papa guerriero, il 21 febbraio 1513, Giulio della Rovere marcia verso le Alpi, oltre le quali ha appena ricacciato i Francesi. Il suo disegno politico è compiuto: ha estromesso gli stranieri dall‟Italia e ha aperto la strada all‟unità nazionale sotto l‟egemonia pontificia. Le “cattive intenzioni” di papa Giulio sono considerate precorritrici del disegno nazionale unitario. è possible immaginare che, cacciati i Francesi, la furia guerriera di papa Giulio si sarebbe presto indirizzata contro i Medici, gli Sforza, gli Aragonesi, e le altre potenze della penisola che ancora gli resistevano. Ma la morte conclude qui la storia di papa Giulio. Ne rimane la grandiosa e incompiuta tomba di Michelangelo a S. Pietro in Vincoli, con la celebre statua di papa Giulio negli abiti di Mosè.

La Magliana di Papa Giulio

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(1) Lasciamoci alle spalle Roma da Porta Portese e incamminiamoci per la strada di Porto lungo la valle del Tevere. Al sesto miglio fermiamoci e volgiamo lo sguardo al fiume. Vedremo, quasi a portata di mano, sul primo piano di una campagna il cui orizzonte abbraccia i monti del Lazio e della Sabina, un edificio (o per meglio dire un conglomerato di edifici) quasi in abbandono: non è un castello né una dimora campestre, ma presenta ancora le apparenze della grandiosità. Una muro di cortina, rettangolare, sormontato da merli guelfi, racchiude i corpi di fabbrica, di epoche diverse e differente elevazione. Superiamo il ponte sul fiume Magliano, imbocchiamo un portale monumentale con un arco a tutto sesto fiancheggiato da colonne. Varchiamo ora la soglia: siamo in pieno Rinascimento, siamo alla Magliana! I terreni circostanti sono insalubri e paludosi ma riccamente forniti di selvaggina; è qui che i papi del Quindicesimo e Sedicesimo secolo tenevano le loro battute venatorie. Giacomo Volterrano racconta della gran caccia del 1480, in onore del duca Ernesto di Sassonia e Lawenbourg, presente Girolamo Riario nipote di Sisto IV (Muratori, Scrip. Rer. Italic., tomo XXIII, p. 104). Nel suo racconto si cita a più riprese il fiume Magliano ma neanche una volta si fa cenno alla presenza di un Castello. Ne deduciamo, pertanto, che all‟epoca nella contrada della Magliana non fosse ancora Pubblichiamo, grazie all‟alto contributo del Museo del Louvre di Parigi, il racconto di viaggio al Castello della Magliana del critico d‟arte A. Gruyer, dal titolo “Raphaël à Magliana” (1873). 1

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presente alcun edificio significativo. Fu in effetti Innocenzo VIII (1484-1492) a costruire il primitivo palazzetto della Magliana. Poi venne Alessandro VI (1492-1503), senza lasciarvi traccia. Fu Giulio II (1503-1543) che gli diede proporzioni grandiose, e chiamò a raccolta tutte le arti per farne una dimora degna di un papa. I pittori, di scuola perugina, decorarono le camere con affreschi, molti dei quali sopravvivono ancora oggi. Giulio II elesse la Magliana come luogo di predilezione e, affinché nessuno tra i posteri potesse dubitarne, volle che il suo nome fosse ripetuto su tutte le finestre dei nuovi corpi di fabbrica, la cui costruzione si fa risalire a Giuliano da San Gallo. Orbene, ad una dimora papale non poteva mancare una cappella. Essa fu ricavata negli appartamenti al pianterreno, e consacrata a San Giovanni Battista. Il

cardinale

Francesco

Alidosi,

incaricato

di

sovrintendere alla sua decorazione, lasciò questa iscrizione sulla porta d‟ingresso: F. CAR. PAPIEN. JVLII II P. M. ALVMNVS (Francesco Alidosi, cardinale di Pavia, discepolo prediletto di Giulio II Pontefice Massimo). Alidosi, nominato arcivescovo delle Terre bolognesi nel 1503, e cardinale di Santa Cecilia nel 1505, aveva assunto il titolo di alumnus proprio in allusione al favore di cui godeva presso Papa Giulio. E andò oltre: volle elevarsi quasi allo stesso rango del pontefice, rivestendo il pavimento della cappella di tessere in cotto smaltato, sulle quali campeggiavano, alternativamente, le sue insegne e il suo nome, e le insegne e il nome del papa 18


(le armi di Giulio II raffiguravano in un giogo; quelle dell‟Alidosi un‟aquila ad ali spiegate). Dimenticava però che l‟aquila degli Alidosi doveva passare con umiltà sotto il giogo dei Della Rovere, se non voleva vedere interrotto il suo volo. E fu quello che accadde quando il cardinale di Santa Cecilia si vide negare il titolo di principe di Imola, che già era appartenuto ai suoi antenati. Forse l‟Alidosi si rivoltò contro Papa Giulio appoggiando le sorti della Francia? Si vendette forse a Luigi XII quando gli eserciti pontifici, di cui insieme al duca d‟Urbino condivideva il comando, furono miseramente sconfitti

dalle

truppe

di

Venezia?

Nulla

è

sicuro

sull‟argomento, se non che tempo prima, aveva già tradito Alessandro VI. Fatto sta che lo accusarono di un nuovo tradimento. Appena giunse a Ravenna da Giulio II che attendeva le sue giustificazioni, fu pugnalato in pieno giorno e in piena strada da Francesco Maria della Rovere, lo stesso su cui l‟Alidosi aveva ribaltato la responsabilità della disfatta militare. Il nome dell‟Alidosi, tuttavia, dimora ancora alla Magliana e nella Cappella, inseparabile da quello di Giulio II. Gli affreschi della Annunciazione e della Visitazione, dipinta sui due lati dell‟unica finestra, stanno a dichiarare ancora oggi quali abili mani il cardinale di Santa Cecilia abbia utilizzato. Fu probabilmente lo Spagna, uno dei più famosi allievi del Perugino, ad eseguire quei dipinti. Quanto alla loro data, non è possibile individuarla con precisione. La morte violenta dell‟Alidosi avvenne nel 1511: possiamo solo dire che gli affreschi affidati alla sua cura precedono tale data.

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E se Giulio II ha ben amato la sua Magliana, il suo successore papa Leone X Medici l‟ha amata ancora di più, legandosene con una passione tra le più intense e viscerali: Papa Giulio vi aveva chiamato a lavorare la scuola del Perugino; Leone vi chiamò addirittura Raffaello! Nella Cappella del Battista, dove lo Spagna aveva dipinto affreschi senza una propria fisionomia, Raffaello ha lasciato i tipi di perfezione che appartengono a lui e solo a lui: nella volta che sovrasta l‟altare, ha dipinto l‟Eterno padre benedicente, in mezzo ad una processione di angeli e cherubini; nella verticale dell‟arco della navata ha lasciato il Martirio di Santa Cecilia (2).

Testo francese Sortons de Rome par la Porta Portese et engageonsnous dans la vallée du Tibre sur la route de Fiumicino; après un parcours

de six milles environ,

arrêtons-nous et

regardons du côté du fleuve; nous verrons, presque à notre portée, au premier plan de cette campagne dont les horizons s‟étendent jusqu‟aux montagnes du Latium et de la Sabine, un édifice, ou plutôt une réunion d‟édifices quasi abandonnés, qui ne constituent ni un château ni une ferme, mais qui présentent encore les apparences de la grandeur. Si ringrazia il Musée du Louvre di Parigi - Direction de la politique des publics et de l‟éducation artistique - Médiathèque, per le preziose documentazioni e la cortese assistenza. Ricerche di Genevieve Ponge, traduzione dal francese di Antonello Anappo. 2

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Une cour rectangulaire, entourée de murailles à créneaux guelfes, précède les bâtiments de différentes époques et d‟inégale hauteur; une porte monumentale, surmontée d‟un arc en plein cintre et flanquée de colonnes, donne accès dans cette cour; un pont, jeté sur le Magliano, conduit à cette porte; le seuil une fois franchi, on se trouve en pleine Renaissance, on est dans la Magliana. Les

terres

environnantes

soin

malsaines

et

marécageuses, mais abondamment fournies de gibier; les papes du XVe et du XVIe siècle avaient là leur rendez-vous de chasse. Giacomo Volterrano raconte une grande chasse dont Girolamo Riario, neveu de Sixte IV, fit les honneurs au duc Ernest de Saxe-Lawenbourg, en 1480 (in nota: Muratori, Scrip. rer. Italic., t. XXIII, p. 104). Dans cette narration, il est à plusieurs reprises parlé du Magliano, mais il n‟est dit mot de la Magliana. Donc aucune construction ne se voyait alors dans cette contrée. Ce fut, en effet, Innocent VIII (1484-1492) qui bâtit le casino primitif. Alexandre VI vint ensuite (1492-1503) et n‟y ajouta rien de notable. Mais Jules II (1503-1543) lui donna des proportions presque grandioses, et appela tous les arts à son aide pour en faire une résidence digne d‟un pape. Des peintres de l‟école de Pérouse décorèrent les chambres de fresques, dont plusieurs subsistent encore aujourd‟hui. Jules II adopta la Magliana comme un séjour de prédilection, et, afin que la postérité n‟en pût douter, il voulut que son nom fût répété au-dessus de toutes les fenêtres des bâtiments qu‟il fit élever 21


(in nota:

On attribue à

Giuliano da

San Gallo

les

constructions que Jules II fit faire à la Magliana). Or, à une résidence pontificale il fallait une chapelle. Cette chapelle fu ménagée dans les appartements du rez-dechaussée; elle fut dédiée à saint Jean-Baptiste. Et le cardinal Francesco Alidossi, chargé de présider à sa décoration, fit graver cette inscription sur la porte: F. CAR. PAPIEN. JVLII. II. P. M. ALVMNVS. Alidossi, nommé archevêque e Bologne en 1503 et cardinal de Sainte-Cécile en 1505, prenait la qualification d‟Alumnus par allusion à la faveur dont il jouissait alors auprès de Jules II. Il fit plus: il se mit presque sur le pied de l‟égalité avec le pontife, en revêtant le sol de la chapelle de briques émaillées sur lesquelles on voyait alternativement ses armes et son nom, les armes et le nom du pape. Il oubliait le joug des la Rovere, sous lequel l‟aigle des Alidossi devait passer avec humilité, à peine d‟être arrêté dans son vol (in nota: Les armes de Jules II se composaient d‟un joug; les armes du cardinal Alidossi portaient un aigle aux ailes éployées). Le cardinal de Sainte-Cécile se vit, en effet, refuser le titre de prince d‟Imola qu‟avaient porté ses ancêtres. Se tourna-t-il alors contre Jules II du côté de la France? était-il vendu à Louis XII, quand les armées pontificales, dont il partageait le commandement avec le duc d‟Urbin, furent battues par les troupes vénitiennes? Rien n‟est certain à cet égard. Il avait trahi jadis Alexandre VI, on l‟accusa d‟une nouvelle trahison; et, comme il arrivait à Ravenne pour se justifier auprès du pape, il fut poignardé en plein 22


jour et en pleine rue par Francesco Maria della Rovere sur lequel il avait rejeté la responsabilité de la défaite. Son nom n‟en demeure pas moins inséparable de celui de Jules II dans la chapelle de la Magliana. Les fresques de l‟Annonciation et de la Visitation, peintes de chaque côté de l‟unique fenétre, disent encore quelles mains habiles le cardinal de Sainte-Cécile avait employées. Un des plus renommés parmi les élèves de Pérugin, Spagna probablement, avait exécuté ces peintures. Quant à leur date, il est impossible de la préciser. Le meurtre d‟Alidossi ayant eu lieu en 1511, on peut dire seulement que les fresques confiées à la surveillance du cardinal sont antérieures à cette date. Si Jules II avait beaucoup aimé sa Magliana, Léon X l‟aima plus encore et la fit sienne aussi par des liens plus intimes et plus forts. Jules II y avait attiré l‟école de Pérugin, Léon X y appela Raphaël. Dans cette chapelle, où Spagna peut-être avait peint des fresques sans physionomie propre, Raphaël a laissé des types de perfection qui n‟appartiennent qu‟à lui. A la voûte qui surmonte l‟autel, il a montré l‟éternel bénissant le monde au milieu d‟un cortège d‟anges et de chérubins; dans un des arcs verticaux de la nef, il avait représenté le martyre de sainte Cécile.

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24


Ancelle della CaritĂ

Abstract non disponibile.

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Ancelle di Cristo Re

Abstract non disponibile.

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28


Arcosolio di Generosa

Abstract non disponibile.

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Arvalia (Municipio)

Arvalia è la quindicesima partizione amministrativa di Roma, posta a sud-ovest del Centro città, tra la riva destra del Tevere e la Via Portuense. È estesa 71 kmq ed ha una popolazione di 152 mila abitanti. Secondo la leggenda la comunità portuense nasce dal matrimonio tra Acca Larentia (latina) e Tarun-Faustolo (etrusco), i cui 11 figli si aggregano a Romolo nella fondazione dell‟Urbe, divenendo Fratres Arvales, primo sodalizio sacerdotale dell‟Antica Roma. Da allora la storia locale attraversa l‟antichità, il Medioevo, gli splendori rinascimentali, fino all‟edificazione moderna intorno ai nuclei di Portuense e Borgata Magliana. La circoscrizione si forma nel 1972 e dal 2001 diventa municipio, assumendo poteri amministrativi decentrati. Il territorio è diviso in 7 zone urbanistiche: Marconi, Portuense, Magliana Nuova, Trullo, Magliana Vecchia, Corviale e Ponte Galeria.

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La terra degli Arvali

È difficile fissare una data iniziale nella storia locale. Si sa che nel Pleistocene (la fase della preistoria più vicina a noi) la linea di costa è assai più arretrata rispetto a quella attuale, e arriva all‟incirca a Ponte Galeria. Qui si radunano i grandi mammiferi migratori provenienti dal nord, il cui cammino è interrotto dalla presenza del fiume Tevere. Questo fenomeno, si ipotizza, attira nella Piana di Ponte Galeria una precoce presenza dell‟Homo Sapiens, nomade e cacciatore.

Tuttavia

i

primi

insediamenti

stanziali

e

ritrovamenti archeologici non si riscontano che nell‟Età del bronzo. La traccia più antica di una comunità portuense è ad oggi attestata dalla Necropoli protostorica della Muratella. Dal X secolo a.C. arrivano Fenici e Greci, che risalgono il Tevere contendendo agli Etruschi di Vejo le rotte commerciali verso l‟entroterra, fissando lungo il fiume i primi avamposti

militari.

Di

essi

non

rimangono

tracce

archeologiche, e si fa fatica a pensare che siano stati costituiti da qualcosa di più che capanne di legno e paglia, sebbene è assai popolare tra gli studiosi l‟ipotesi di un insediamento etrusco ben organizzato, chiamato Allias, posto a presidio della confluenza del fiume Magliana nel Tevere. Agli archeologi il compito di trovarlo. I Latini arrivano nell‟VIII secolo a.C. Il mito fondativo portuense, raccontato da Macrobio (Saturnalia, I, 10), riporta

32


del matrimonio leggendario tra la meretrice Acca Larentia, latina, ed il pastore Tarun (che in altre versioni è chiamato anche Faustolo), etrusco, da cui si origina una numerosa figliolanza, costituita di 12 fratelli. Dopo la morte di uno di essi, Faustolo raccoglie, abbandonati lungo il fiume, la coppia di gemelli Romolo e Remo, e da allora la storia del Territorio Portuense e quella di Roma si fondono in una cosa sola. Riporta la tradizione che Romolo costituisce i suoi 11 fratelli adottivi nel più antico sodalizio sacerdotale di Roma, i Fratres Arvales, divenendone egli stesso il capo. Agli Arvali è affidato il compito sacro di propiziare raccolti generosi e le fortune dello Stato Romano, tramite invocazioni rituali a Dia, divinità primigenia della luce solare che nutre e fa maturare le messi negli Arva (i campi spartiti fra uomini liberi) in rigogliosi raccolti. La terra degli Arvali è dunque, sin dalle origini mitiche, sorella maggiore di Roma, e insieme terra di transito, incontro e meticciato tra culture. Fin qui la storia locale è avvolta nella leggenda, nelle ipotesi, nelle suggestioni, e non mancherà, nel corso della narrazione, il loro racconto. Una data convenzionale, quella del 21 aprile del 753 a.C., data della fondazione dell‟Urbe, segna l‟inizio della nostra storia.

Cronologia portuense

Nella narrazione della storia locale l‟Archivio Storico 33


Portuense segue un modello lineare del tempo, con gli eventi ordinati in sequenza, secondo l‟ordine del prima e del poi. In questa linea taluni eventi speciali, che chiamiamo cesure storiche (e portano con sé un cambiamento del tipo di società e conseguentemente un passaggio di epoca), permettono di suddividere la storia locale in 9 periodi. Il primo periodo (Epoca Arcaica) va dal 753 a.C. al 509 a.C., anno della cacciata di Tarquinio il Superbo, della fine della

monarchia

e

dell‟instaurazione

della

Repubblica.

Questa nuova fase (Epoca Repubblicana) fase si chiude nel 31 a.C., quando Ottaviano, sconfitti i rivali, assume il potere personale assoluto. L‟Impero (Epoca Imperiale) termina con una data simbolica, il 410 d.C., anno del saccheggio dei Goti. Il lungo sonno del Medioevo (Epoca Medievale) termina nel 1471, con l‟avvento alla Tenuta della Magliana di Papa Sisto IV e dei suoi successori rinascimentali, caratterizzati da fasti e splendori, ma anche da un lungo periodo di decadenza

sei-settecentesca

(Epoca

Rinascimentale

e

Decadenza). Questa fase termina nel 1799, con l‟arrivo delle truppe napoleoniche. L‟epoca successiva (il Primo Ottocento) è segnato da una straordinaria fioritura urbanistica, dalla nascita del Catasto e dagli slanci riformisti dei papi-re. La Repubblica Romana del 1848 avvia una nuova epoca, quella del Risorgimento e della nascita del Regno unitario d‟Italia (Risorgimento e Regno). La Marcia su Roma del 1922 apre la breve dolorosa stagione corporativa (Ventennio fascista), che si chiude con la Liberazione del 1944. Da qui ai giorni nostri

34


parliamo infine di Epoca contemporanea. Il

modello

comprende

anche

due

epoche

supplementari: il Futuro, in cui includiamo le progettualità edilizie non ancora realizzate, e una categoria residuale Senza tempo, utilizzata soprattutto per i beni del Paesaggio, per i quali la nozione del tempo storico sostanzialmente non rileva.

Arvalia, XV Municipio di Roma

Nel 1909 l‟urbanista Edmond Sanjust di Teulada e il sindaco di allora, Ernesto Nathan, avviano un processo di riordino amministrativo della città di Roma, che porta, in oltre cento anni, dal primo Piano regolatore generale alla attuale suddivisione amministrativa in 19 municipi. Il Piano regolatore data 1909 e divide Roma in quattro anelli concentrici: Città storica, Città moderna, Città in espansione ed Aree rurali. Al suo interno ciascun anello è suddiviso in comprensori omogenei, chiamati rioni nella Città storica, quartieri nella Città moderna, suburbi nelle aree in espansione e settori d’Agro in quelle rurali. Nel 1966 l‟impianto ad anelli viene abbandonato e al suo posto il Legislatore - nella prospettiva di dotare parti del territorio comunale di poteri amministrativi decentrati sul modello degli arrondissements francesi - riaggrega gli esistenti quartieri, suburbi e settori d‟Agro in nuove entità territoriali,

chiamate

circoscrizioni.

Esse

sono

disposte 35


secondo un impianto radiale intorno al Centro storico ed hanno per lo più forma di striscia e si sviluppano lungo le direttrici delle grandi strade consolari romane. In questa prima suddivisione le attuali circoscrizioni XV e XVI, e una piccola parte della XIV (divenuta in seguito l‟autonomo Comune di Fiumicino) costituiscono un‟unica entità

amministrativa

(la

c.d.

Grande

Circoscrizione

Portuense), estesa fra il Tevere e l‟Aurelia, dal Gianicolo all‟Aeroporto dell‟Urbe, e attraversata centralmente dalla Via Portuense. La Grande circoscrizione ha vita breve, e nel 1972 viene frazionata, chiamando XV tutto ciò che si trova alla sinistra della Via Portuense, e XVI tutto ciò che si trova sulla destra, mentre la piccola porzione dell‟Aeroporto viene aggregata alla Circoscrizione XIV. Il nuovo confine della XV con Fiumicino è dato dall‟Autostrada per Civitavecchia, mentre il confine con la XVI segue per lungo tratto la Via Portuense, e, nel settore più occidentale segue via della Pisana, via di Monte Carnevale e viabilità minore. La XV Circoscrizione assume quindi i contorni attuali ed ha la superficie complessiva di 70.875 kmq.

I 7 quartieri di Arvalia

Un ulteriore passaggio avviene nel 1977, con la zonizzazione, circoscrizionali

cioè in

la

divisione

zone

urbanistiche

impropriamente chiamate quartieri. 36

interna

dei

territori

omogenee,

oggi


La Circoscrizione XV viene divisa in 7 zone, numerate progressivamente con le lettere da A a G: Marconi (A), Portuense (B), Pian Due Torri (C), Trullo (D), Magliana (E), Corviale (F) e Ponte Galeria (G). Col tempo al toponimo di Pian

Due

Torri

si

affianca,

fino

a

sostituirlo

progressivamente, quello di Magliana Nuova; parallelamente il toponimo di Magliana viene distinto in Magliana Vecchia. Il lavoro di zonizzazione viene elaborato da urbanisti, sulla base dello studio delle uniformità architettoniche, ed utilizza confini razionali, di tipo naturale come corsi d‟acqua o linee di crinale, o artificiale come la Via Portuense, la Ferrovia Roma-Pisa, il Grande Raccordo Anulare. Questo modello presenta un impianto razionale, ma ha il limite di non tenere conto delle estensioni culturali, creando spesso problemi

di

collocazione.

Ne

sono

esempi

lampanti

l‟inclusione geografica della Borgata Magliana nel quadrante del Trullo (mentre invece è il cuore della Magliana Vecchia) e dell‟abitato di Santa Passera nel Portuense, che, seppur in una posizione del tutto peculiare, è considerato contiguo alla Magliana Nuova. Un secondo limite della zonizzazione è di non tenere conto delle nuove centralità urbane, sorte dopo il 1977. Ne sono un esempio il Nuovo Corviale, Piana del Sole, Muratella, Nuova Fiera di Roma, ecc., i quali, pur essendo di fatto nei nuovi quartieri, non sono al momento considerati tali. L‟Archivio Storico Portuense adotta come modello toponomastico la Zonizzazione del 1977, non essendo al momento disponibili ulteriori e più consolidati modelli.

37


Evoluzione demografica

Di pari passo al lavoro degli urbanisti il Comune di Roma promuove, nei primi Anni Ottanta, un intenso lavoro di indagine sociologica, statistica e demografica, per capire quanto questi nuovi confini disegnati su una mappa corrispondano ad una nuova comunità locale. Nella XV Circoscrizione questo lavoro viene svolto dalla impiegata Nicoletta Campanella, ancora oggi ricordata per la grande umanità, abnegazione e spirito di servizio. La Signora Nicoletta, seppur nella pochezza dei mezzi a disposizione, credeva profondamente nella dignità e valore del lavoro che andava a svolgere. Nel 1981 (considerato l‟anno zero per lo studio del territorio, essendosi in quell‟anno svolto il censimento generale della popolazione), nella Circoscrizione risiedono 168.166 abitanti. Oggi gli abitanti sono 152.700 (dato del 2010), in forte diminuzione rispetto a trent‟anni fa. La densità era allora di 24 abitanti per ettaro (oggi è scesa a 21,5). Il calo demografico è un fenomeno relativamente recente. Le serie storiche indicano una crescita ininterrotta a livello cittadino, e il sovrappopolamento risulta, negli scritti della Campanella, come uno dei problemi più sentiti. Si pensi che nel 1881 la densità su Roma era di appena 1,8 abitanti per ettarno; nel 1941 sale a 9,3; nel 1961 sale al

38


10,9 e nel 1981 è a 19. Scrive la sociologa Campanella: «Roma assorbe il flusso migratorio proveniente soprattutto dall’entroterra e dal Mezzogiorno. È cresciuta, quindi, in fretta e senza regole. I vari piani regolatori che si sono susseguiti sono stati sempre disattesi, e per volontà politica, e perché la veloce crescita non permette piani a lunga scadenza: la gente ha bisogno di case e se le costruisce magari con le proprie mani. Dove il popolo non arriva da solo ci pensano gli speculatori, ai quali con la scusa del bisogno impellente di case si lascia fare di tutto». Eppure,

già

nel

1981,

la

sociologa

preconizza

un‟inversione di tendenza: «Questo salire, questo continuo crescere, sta volgendo alla fine. Nell’area meridionale e nell’area occidentale del Comune di Roma nel prossimo futuro dovrà esserci una forte riduzione dell’edilizia sia dentro che fuori il Gran Raccordo Anulare, con un blocco dell’edificazione a favore dell’ambiente e del patrimonio esistente». Nel Territorio Portuense gli abitanti sono per lo più di origine romana. La Campanella spiega così: «La XV ha il primato dei nati nel Lazio, il 71%, che si può dedurre siano anche in gran parte romani. Un numero rilevante della popolazione proviene dalle altre regioni, prime fra tutte quelle meridionali». Nell‟81 la media dei componenti per famiglia è 3,16 persone, con una natalità leggermente superiore al dato romano e una significativa presenza di giovani. Gli anziani (premettendo che nel 1981 si considera anziano chi ha più di 60 anni) costituiscono l‟11,3% della popolazione (la media 39


romana è invece il 15,8%). La scolarizzazione è bassa. I capofamiglia laureati sono solo il 5,6% (la media romana è dell‟11%), i diplomati sono il 18% (20% su Roma) e ci sono l‟1,2% di capofamiglia analfabeti. La popolazione attiva è al 34%, e solo un terzo è donna. Disoccupati e in attesa di prima occupazione sono il 6,9%, sopra la media cittadina. Tra i giovani c‟è un 11,2% che abbandona gli studi e non lavora (media romana 10,5%). Il 24% dei lavoratori è impiegato entro il territorio municipale, mentre il 3,2% lavora fuori comune. Insieme ai lavoratori si spostano anche gli studenti: il 67,7% di essi studia

fuori

dai

confini

circoscrizionali,

diretti

principalmente in XVI e in I. A fronte di questo flusso in uscita,

la

circoscrizione

registra

ogni

giorno

14.771

lavoratori in entrata, provenienti da fuori. Gli studenti in entrata sono 1386. Per quanto riguarda la situazione abitativa, i dati del 1981 indicano che un terzo delle famiglie ha casa di proprietà (18.686 case); i restanti sono in affitto da privati (29.728), da Stato ed Enti (6967), dall‟Istituto Case Popolari (1993). Ci sono 4784 case sfitte. «Case senza inquilini e inquilini senza case!», chiosa la Campanella. Ci sono 208 case senza gabinetto e senz‟acqua, e 93 con l‟acqua ma senza gabinetto. La Campanella pone l‟attenzione su 1644 case in cui si verificano coabitazioni promiscue, nelle quali la necessità e non la scelta ha messo a convivere famiglie diverse. Scrive: «Le abitazioni vuote in XV non sono tutte private: 227 40


appartengono allo Stato e ad Enti pubblici, e 610 allo IACP. Tutte queste case insieme potrebbero dare ospitalità a più della metà dei coabitanti». Nel 1981 il verde pubblico ammonta a 279.016 mq, pari allo 0,4% della superficie totale. In quegli stessi anni la media su Roma è 1,8%. Nel 2011 si è svolto un nuovo censimento generale. Ci proponiamo, nonappena saranno disponibili i dati aggregati per Municipio, di raffrontare i dati di trent‟anni fa con quelli attuali.

Il nome Arvalia

È opportuno soffermarsi sulle origini del nome Arvalia, e degli altri toponimi locali Magliana e Portuense. Quando dal 1992 le circoscrizioni si trasfomano in nuove municipalità urbane, ad esse viene concesso di scegliere un nome con cui identificarsi. Nella XV Circoscrizione la scelta è assai difficile, non certo per l‟assenza di idee, ma al contrario per la loro abbondanza. Nel concorso di idee del 1996 - in cui ai ragazzini delle scuole, gli utenti dei centri anziani e i lettori delle biblioteche viene chiesto di suggerire un nome ci sono tre nomi che vanno per la maggiore: Portuense, Magliana e Arvalia. Il primo nome - Portuense - deriva da quello della strada consolare Via Portuensis, costeggia l‟intero territorio circoscrizionale da Ponte Marconi a Ponte Galeria. La strada, 41


come tutte le strade dell‟antichità, prende il nome dalla sua destinazione, ovvero l‟antica città di Portus presso il Porto di Claudio a Fiumicino. L‟origine del secondo nome - Magliana - è invece avvolta nel mistero. La tesi più popolare evoca l‟antica Gens Manlia (la famiglia romana dei Manlii o Manìli) come possessori di vasti terreni nella nostra contrada. Mancano però riscontri archeologici: non una sola epigrafe attesta i Manlii alla Magliana. E il monogramma «M», rinvenuto in una tomba romana a via Ravizza, non può certo dirsi una prova definitiva. Una seconda tesi, più raffinata, ipotizza l‟esistenza di un guado tra le due sponde del Tevere presso il Santuario di Dia alla Magliana. Nella lingua latina il punto di guado era spesso

definito

come

«molleus»

(molle,

cioè

di

facile

attraversamento per le deboli correnti e il fondale basso). Non mancano qui dei riscontri nella topografia laziale. Ad esempio numerosi paesi tiberini oggi si chiamano Magliana o Magliano proprio per la presenza di un antico guado. Quello che manca, a ben vedere, è proprio l‟attraversamento sul fiume, perché la stretta Ansa della Magliana Vecchia è caratterizzata

da

impetuose

correnti

che

ne

rendono

senz‟altro sconsigliabile l‟attraversamento a nuoto o in barchetta. Una terza tesi, la più suggestiva ma senz‟altro la più ardita, identifica il fiume Allias (dove si combatté la sanguinosa Battaglia di Allia, luogo mai identificato con certezza) con il Fosso della Magliana, affluente di destra del 42


Tevere. Qui sarebbe esistita una città mitica sotto il controllo etrusco, di nome Alliane, posta a presidio dell‟imbocco del fiumiciattolo nel Tevere. Come per la prima tesi, mancano completamente

i

riscontri

archeologici,

sebbene

esista

qualche cenno letterario. È possibile infine che il nome Magliana sia un banale localismo: in un‟epoca imprecisata fra l‟Antichità e il Medioevo,

le

terre

della

Magliana

possono

essere

appartenute ad un tale Manlius, che ha dato loro il nome. Di certo, il termine Manliana fa la sua prima apparizione ufficiale soltanto in un documento medievale, e precisamente un atto di concessione del 1018, che affida il Fundus Manlianus ai Monaci di San Pancrazio. Nel 1074 c‟è un cambio di concessionario, in favore dei Monaci di San Paolo Extra Muros, e nell‟atto si cita la presenza di una cappellina di Sanctus Johannis de Maliana. Un secolo dopo, nel 1184, nel passaggio di mano in favore dei Monaci Benedettini, compare un‟alta variazione sul tema e si parla di Fundus Manliani. Il nome Arvalia è invece tutta un‟altra storia, frutto di una profonda elaborazione culturale che unisce idealmente la nuova entità municipale con la sua più antica origine. Arvalia è infatti la contrazione di Lucus Fratrum Arvalium, Bosco sacro dei Sacerdoti Arvali, il cui santuario era intitolato alla Dea Dia, divinità primigenia della luce solare che nutre e fa maturare le messi degli Arva (i campi spartiti fra uomini liberi) in rigogliosi raccolti. La tradizione vuole che gli Arvali siano stati il primo collegio sacerdotale della

43


Roma Antica, istituito dallo stesso Romolo tra i suoi 11 fratelli di adozione. Secondo il mito fondativo portuense, raccontato da Macrobio (Saturnalia, I, 10), gli Arvali erano latini per parte di madre (la meretrice Acca Larentia) ed etruschi per parte di padre (il pastore Tarun). Arvalia è dunque, sin dalle origini mitiche, sorella maggiore dell‟Urbe romana, e insieme terra di transito, incontro e meticciato tra culture. E tale è, ancora oggi. È proprio quest‟ultimo nome carico di suggestioni a spuntarla nel concorso di idee, seguito a stretta distanza nella votazione da quello di Portuense. Il Municipio decide allora di adottare una doppia denominazione, di ArvaliaPortuense. Da segnalare che esistono anche altre definizioni culturali, meno note ma egualmente appropriate a descrivere il territorio. Al poeta latino Ovidio si attribuisce la formula Ripa

Suburbana

Tiberis

(Territorio

rivierasco

a

valle

dell‟Urbe, cfr. Fasti del 24 giugno), da cui si ritiene sia nata la definizione classica di Suburbium (Circondario a valle dell‟Urbe), adottata sotto il Principato di Augusto, quando Roma fu divisa in regiones amministrative, per indicare la porzione extraurbana fra il Gianicolo e il mare. Proprio al legame con il mare si rifà l‟ultima delle definizioni classiche Ab Janiculo ad mare (Territorio fra il Gianicolo e il mare) -, utilizzata dallo storiografo Svetonio (cfr. Vite, Vespasiano, 1).

44


Asilo nido Fantasia

L‟Asilo nido Fantasia (ex ONMI - Opera Nazionale Maternità e Infanzia) è un edificio scolastico edificato nel 1939, sito in via Volpato, 20, a Marconi. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza

comunale

ai

Beni

Culturali

(scheda

inventariale presso l‟Ente). L‟Asilo nido Fantasia (già ONMI) è una proprietà comunale sita in via Volpato, 20, edificata nel 1939 su progetto dell‟architetto Ettore Rossi. L‟edificio, nato come Casa della Madre e del Bambino ad opera dell‟Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell‟Infanzia (ONMI) e divenuto dopo qualche anno Pensionato per lattanti e divezzi, si articola in tre piani e un seminterrato, completati da un giardino e una terrazza: il seminterrato e il terzo piano sono occupati dalla ASL. 45


Lâ€&#x;architettura, dal disegno essenziale, e la razionale distribuzione degli spazi (notevole soprattutto nella zona dormitorio, al primo piano, che conserva un caratteristico rivestimento a mosaico), fanno di questa struttura un esempio tipico del razionalismo del Ventennio. Recentemente il Municipio XV ha effettuato alcuni lavori

di

manutenzione

straordinaria,

Sovraintendenza comunale e dalla SBAR.

46

seguiti

dalla


Balneum

Abstract non disponibile.

47


48


Basilica di Papa Giulio

La Basilica di Papa Giulio è un edificio cristiano (una ecclesia)

in

uso

tra

IV

e

VIII

secolo,

non

noto

archeologicamente. Il Catalogo Liberiano ne attribuisce l‟edificazione a Papa Giulio (337-352) e lo colloca in via Portese miliario III, cioè al terzo miglio della Via Portuense-Campana. Non è oggi possibile risalire con certezza alla posizione del terzo miglio, in quanto la Via (di cui si sa solo che nasceva dalla Porta Trigemina e seguiva grossomodo il corso del Tevere) non ha restituito pietre miliari. Il Catalogo Liberiano chiarisce la sua collocazione al di sopra del cimitero sotterraneo del Martire Felice. Tale informazione è meglio specificata dalla Notitia ecclesiarum che

chiarisce

che

la

basilica

sorge

ad

corpus,

cioè

esattamente al di sopra delle reliquie del Martire (“ecclesia beati Felicis martiris in qua corpus eius quiescit”). Gli 49


itinerari altomedievali accennano ad una posizione di altura, dominante un punto paludoso del Tevere. Peraltro vi è incertezza anche sull‟identità del Martire Felice, che fonti discordanti descrivono sia come un presbitero martirizzato sotto Diocleziano, sia come un anti-papa del IV secolo. Del sito si ha notizia anche al tempo di Papa Adriano (772-795), che vi compie un restauro (“Ecclesiam Sancti Felicis

positam

foris

Portam

Portuensem

noviter

restauravit”). Poi si perdono definitivamente le tracce.

Felice II, antipapa della Magliana

Il caso letterario “Codice da Vinci” di Dan Brown attinge a piene mani dalla “polemica ariana” („Cristo era un uomo?‟), che infiammò l‟Europa del IV sec.. Un tassello di questa storia passa anche per la Magliana, e riguarda l‟antipapa Felice (356-357), che con nobiltà d‟animo si occupò della spinosa disputa dottrinale. Occorre però fare un passo indietro. Se per l‟ebraismo Cristo è un uomo al pari degli altri profeti, già nei Vangeli emerge la sua specialità nel disegno della Creazione. Il Concilio di Nicea (325) fissa questo concetto in un dogma („il Figlio è della stessa sostanza del Padre‟) e condanna come eretica la dottrina del monaco Ario, sostenitore della natura umana di Cristo. Terminato

il

Concilio

la

disputa

prosegue,

ora

prevalendo l‟ortodossia, ora l‟arianesimo, grazie al sostegno 50


di cui Ario gode alla corte di Costanzo II, imperatore d‟Oriente. Nel 335 Costanzo II compie un colpo di mano: caccia via da Costantinopoli il vescovo Atanasio, che del Concilio di Nicea era stato il principale animatore. L‟illustre uomo di fede si rifugia a Roma, accolto prima da papa Giulio, e poi da papa Liberio (353-356). Entrambi i pontefici si oppongono con forza alla richiesta imperale di condannare Atanasio. Costanzo II opera allora un nuovo colpo di mano: depone papa Liberio e lo sostituisce con la mite figura dell‟arcidiacono Felice (356-357), pontefice col nome di Felice II. L‟Imperatore non immaginava certo quale energia papa Felice avrebbe dimostrato, opponendo all‟eresìa ariana un‟avversione fiera, maggiore dei suoi predecessori Giulio e Liberio. L‟Imperatore corre ai ripari, e perdona in gran fretta Liberio, concedendogli un secondo pontificato (357-366) in cui lui e Felice avrebbero governato congiuntamente la Chiesa. Ma papa Felice non accetta la nuova situazione: abbandona l‟abito pastorale e si ritira in preghiera nel suo poderetto alla Magliana (“in praediolo suo qui est via Portuense”), conoscendo infine il martirio. Sepolto nelle catacombe di San Felice, è oggetto di grande venerazione popolare, tanto che il suo culto si fonde con quello del martire Felice, e le catacombe prendono il nome di “Ad duo Felices”, in memoria dei due uomini di fede. Gli equivoci di omonimia sono stati risolti solo nel secolo scorso, dagli studiosi De Rossi, Duhesne e Verrando che ne 51


hanno separato del biografie. Il “rifiuto” di papa Felice è stato

per lo

più

condannato. Nel 1505 l‟umanista Vigerio ottiene da Giulio II (1503-1513) una riabilitazione, ma Gregorio XIII (15721585), cui si deve il riordino dell‟elenco dei pontefici (e la loro divisione in „papi‟ eletti da conclave e „antipapi‟ nominati dall‟imperatore), cancella addirittura Felice II dal novero dei pontefici, relegandolo tra gli antipapi. Nel 2005 la disputa ariana è tornata di attualità, grazie al bestseller di Brown, in cui lo studioso Langdon inseguendo il Sacro Graal si imbatte nell‟umanissima discendenza del matrimonio tra il Cristo e la Maddalena.

52


Boccone del Povero

Il Boccon del povero è un convento dell‟Ottocento, sito in via dell‟Imbrecciato, 107, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e risulta funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970671A, Banchini R. - cat. Tantini G.).

53


54


Borgata Petrelli

Largo Petrelli, dedicato alla figura di Giuseppe Petrelli (1883-1937), rappresenta il centro ideale del quartiere Petrelli. Vi fa capolinea la navetta 711, dopo un giro che tocca la Magliana nuova, via Lenin e largo La Loggia. Il parco, di 3100 metriquadri, contiene specie arboree miste piantumate a

partire

dal

1992,

tra

cui

alcuni

pini

dalla

bella

ombreggiatura su panchine e area giochi per bambini. La cappella allâ€&#x;interno del parco, dedicata a Papa Giovanni XXIII, ha interni sobri con una doppia fila di banchi, lâ€&#x;organo e il confessionale. La crocifissione, due statue e le mattonelle della via crucis completano le decorazioni. La chiesetta dipende dalla parrocchia Nostra Signora di Valme.

Nemus al IV miglio

55


Gli

autori

Dione

Cassio

e

Svetonio

nominano

variamente il toponimo “Ad quartum Campanæ viæ” (al quarto miglio della via Campana), attestandovi un bosco sacro (un “nemus”) di proprietà di Augusto. Secondo i due scrittori si sarebbe verificato qui l‟episodio prodigioso della sottomissione dell‟Aquila. Uno studio del 1997 del naturalista Cafiero conferma come in epoca pre-imperiale il territorio portuense fosse coperto a distesa di boschi (querce-cerro e castagni in piano, e querce-sughera, roverella e leccio nella spalletta collinare): le crescenti esigenze alimentari della antica metropoli avrebbero portato al massivo disboscamento. Il toponimo Ad quartum si identifica oggi con l‟area libera tra Magliana nuova e Petrelli (dove 1000 passi = 1478,50 m; 4 miglia = 5,9 km dal Palatino, lungo un tracciato che ripeteva l‟odierna via della Magliana). L‟area è interessata dalle sistemazioni del Programma di recupero urbano della Magliana: a sinistra della Ferrovia si progettano edifici civili, mentre alla destra, completati via Frattini e il collegamento col Petrelli, si progetta un “parco agricolo con annesse strutture turistiche dedicate al turismo non convenzionale ed al plein air”, di 2,7 ettari.

56


Borghetto Santa Passera

Il Borghetto di Santa Passera è un insediamento spontaneo, sorto agli inizi del Novecento nella golena tra via della Magliana e il Tevere, a ridosso della chiesina di Santa Passera. Durante il fascismo il Governatorato di Roma si occupa

diffusamente

delle

condizioni

miserevoli

delle

famiglie che vi dimoravano, con una serie di ispezioni e relazioni di visita. La sociologa Nicoletta Campanella ha rinvenuto una corrispondenza del 1929, tra il governatore Francesco Boncompagni Ludovisi e Raffaello Ricci, assessore ai Servizi assistenziali, in cui si detta la linea da seguire sui borghetti:

«Demolire

le

baracche

piu

vicine

alle

città;

trasportare i paria appartenenti a famiglie di irregolare composizione o di precedenti morali non buoni su terreni di proprietà del

Governatorato

(essi

siano

siti

in

aperta

campagna e non visibili dalle grandi arterie stradali). Sarà

57


loro concesso di costruire le abitazioni con i materiali dei manufatti abbattuti. Si costruiscano, con lieve spesa, vere e proprie borgate rurali, con popolazione dalle 1000 alle 1500 persone, sotto la vigilanza di una stazione di Reali Carabinieri e di Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale». Da fonti orali ricaviamo che, più o meno, al Borghetto Santa Passera le cose andarono effettivamente così, con la differenza che gli abitanti vengono sistemate a ridosso del 1940 nei lotti popolari del Trullo, anziché in borgate rurali. L‟area si estende oggi in lunghezza per circa 1 km lungo l‟argine demaniale. I limiti possono essere determinati fra le Idrovore di piazza Meucci e la Torre del Giudizio. L‟edilizia presenta caratteri assai eterogenei. Le baracche originarie sono state abbattute, mentre sopravvivono le case in pietrame di tufo e laterizio ad un unico piano, per lo più composte di un unico ambiente e senza fondazioni, spesso addossate le une alle altre, o separate da frustoli di camminamento non più larghi di un metro. Sui terreni lasciati liberi dalle baracche si sono col tempo insediati capannoni artigianali, per i quali è in conrso da circa un trentennio il dibattito su ipotesi di trasferimento. Il borghetto, progressivamente spopolato, versa oggi in condizioni di abbandono. Alcune casupole sono oggi occupate da stranieri in condizioni di miseria.

58


Borgo dei Massimi

Abstract non disponibile.

59


60


Bosco degli Arvali

Abstract non disponibile.

Caecinia Bassa, famelica maledizione

I Romani accettavano con serenità la morte e per lo più confidavano

in

un aldilà.

Tuttavia consideravano

particolarmente ingiusta la morte che superata l‟età infantile sopraggiungesse prima della pubertà. Spesso le epigrafi funerarie la chiamano “mors iniqua” e contengono invettive. L‟epitaffio della piccola Cæcinia Bassa (II sec. d.C.), tuttavia, contiene una rabbiosa maledizione. Con rispetto, ne raccontiamo la storia. Il suo carme funerario (14 righe conservate al Museo nazionale romano) è in prima persona: “Qui giaccio. Sono Bassa, fanciulla che non conobbe la maturità (Hic sum 61


Bassa, virgo pudica)”. La morte la coglie prima dei 10 anni (undecimum annum mi non licuit perducere), nonostante le invocazioni agli dèi dei genitori. La maledizione è rivolta a chiunque se ne rallegri ad alta voce (quis forte gaudet de morte iniqua): “Cerere lo farà morire di fame (Ceres perficiat fame)”. Il

riferimento

al

culto

arvalico

di

Cerere

e

il

rinvenimento a S. Bibiana (dove nel VII sec. giungono le spoglie dei martiri portuensi e materiali locali di reimpiego) fanno ritenere Cæcinia originaria della Magliana.

Acca, dea della Magliana

Acca è una divinità minore, associata a Dia-Cerere e legata all‟augurio sacrale di fecondità della terra seminata, grazie al favore dei Lari. Acca prende gli attributi di Larentia e Mater Larum (madre dei Lari); peraltro la parola arcaica “akka” significa anch‟essa “madre”. Macrobio (nei Saturnalia I, 10) descrive Acca come una affascinante prostituta, offerta in trofeo per una partita a dadi fra il custode del tempio di Ercole e un prestante straniero. Alla vittoria di quest‟ultimo Acca si concede con sublime trasporto, tanto che lo straniero, commosso, si rivela nella sua vera identità – egli era infatti il dio Ercole -, consigliandole in ricompensa di seguire ciecamente il primo uomo che avesse incontrato. Acca si imbatte in Taruzio, anziano possidente 62


etrusco, proprietario delle terre in riva destra, alla Magliana. Acca ne diviene la sposa, adeguandosi con devozione ai nuovi costumi e onorando il culto dei Lari. Quando l‟anziano marito muore Acca si ritrova padrona di una fortuna immensa, che cede al Popolo di Roma con una solenne donazione all‟Ara Maxima, per poi affrontare la morte mistica immergendosi nelle acque del Velabro. I Romani, in segno di gratitudine, le dedicano la festa annuale dei Larentalia, il 23 dicembre, solstizio d‟inverno.

La Lupa, Faustolo, i Gemelli

La Lupa, si è detto, compare sin dal mito di fondazione di Roma, e in quello portuense dell‟incontro tra l‟etrusco Faustolo (Tarun) e la meretrice latina Acca Larentia. Secondo il linguista Carlo De Simone le parole Roma, Romolus e ficus ruminalis avrebbero una matrice comune nell‟etrusco

ruma

(mammella),

che

evocherebbe

il

leggendario allattamento di Romolo e Remo da parte della Lupa. Come l‟uomo il lupo è un mammifero, capace di gravidanze gemellari, e la circostanza di un allattamento è rara ma non impossibile. Secondo taluni il termine Lupa starebbe ad indicare la stessa Acca Larenzia. Così afferma Lattanzio, che, ricordando il passato da meretrice di Acca, le dà l‟epiteto di lupa, che in latino significa prostituta. Versioni simili si 63


ritrovano in Livio e Ovidio (cfr. Historiae I, 4 e Fasti III, 55). Il pastore Faustolo (Tarun), dunque, prende in consegna i gemelli dalla Lupa e li accoglie nella sua casa, dove un recente lutto aveva strappato alla moglie Acca uno dei suoi dodici figli. Acca assume il ruolo mistico della pietosa nutrice, nobile figura protettiva, nonostante il suo passato di lupa. Dall‟arrivo di Romolo e Remo Acca esce rigenerata, riguadagnando la gioia perduta nel lutto. I due gemelli crescono così, con i loro undici fratelli di adozione, nella serenità in un mondo di pastori. Li ritroviamo forti e adulti, pronti a vendicare il nonno Numitore e a fondare una Città.

La Lupa di Roma

La Lupa è un animale sacro al dio Marte, nume tutelare del popolo latino, presente sin dal mito della fondazione di Roma. La Lupa compare sotto il ficus ruminalis del Palatino, nell‟atto di allattare i gemelli Romolo e Remo, abbandonati dai servitori di Amulio in una cesta alle correnti del Tevere. La personificazione della Lupa è presente inoltre in tutte e tre le culture originarie di Roma: presso gli Etruschi aveva il nome di Aita (con caratteri di divinità infernale); presso i Sabini quello di Soranus (purificatrice e fecondante); infine presso i Latini quello di Lupercus (divinità legata alla pastorizia). 64


Il nome Lupercus sembra derivare dalla fusione di lupus (lupo) e hirpus (capro). La festa annuale, i Lupercalia, si teneva nella Grotta Palatina il 15 febbraio, con l‟augurio sacrale di proteggere le greggi dai lupi, purificare, preparare l‟arrivo della imminente primavera. Il rito consisteva nel sacrificio di un cane e di una capra. Per estensione la festa propiziava anche la fecondità delle donne adulte, che i Sacerdotes

Luperci,

colpivano

simbolicamente

con

dei

fuscelli. L‟immagine più famosa della Lupa è il bronzo etrusco del V sec. a.C. conservato in Campidoglio, per il quale Antonio Pollaiolo realizzò nel 1471 la coppia dei Gemellini, in omaggio al mito fondativo dell‟Urbe.

Summanus e le porte dell’Inferno

La chiesa di Santa Bibiana all‟Esquilino - dove nel VII sec. giungono i materiali di recupero del sito degli Arvali - ha restituito una lastra di marmo sacra al dio infernale Summanus. Summano è una divinità minore da cui dipendono i fulmini notturni (che i Romani ritenevano generati dagli Inferi e diretti al cielo), posta in relazione antitetica con Giove, che presiede invece alle saette diurne. Durante i Summanalia (20 giugno) al dio era sacrificato un montone nero, il suo l‟idolo a forma di caprone riceveva l‟unzione rituale e si consumavano focacce di farina. Il culto si 65


mantenne associato a Giove fino al 278 a.C., quando se ne staccò ricevendo un tempio autonomo al Circo massimo. La

lastra

era

posta

in

una

porzione

boschiva

(probabilmente all‟interno del Lucus) devastata da un fulmine notturno. Il pericoloso varco fra mondo superficiale e mondo degli Inferi era carico di sacralità negativa e per questo interdetto agli uomini. La lastra aveva la funzione complessa di riconciliare la divinità, chiudere il varco ed ammonire i colòni circa la natura „terribile‟ del luogo. La lastra, datata II-III sec. a.C. (oggi ai Musei capitolini, galleria del palazzo Senatorio, rep. NCE14), riporta minacciosa: „Summanium fulgur conditum‟, „qui il fulmine di Summano ha generato un solco‟.

Flora, dea della natura in fermento

Dea dei fiori e della vegetazione, Flora presiedeva al risveglio primaverile e, in senso ampio, a tutto ciò che sboccia: la gioventù, i sensi amorosi, lebelle speranze. Aveva un carattere gioioso cui univa scansonata malizia. La sua festa annuale (il 28 aprile, i “floralia”) si svolgeva all‟insegna della liberazione dai rigori invernali: a tutti erano consentite piccanti eccezioni alla morale comune e i giovani si inghirlandavano con fiori senza timore di apparire vanitosi, scambiandosi petali e corone, o anche fave, piselli e lupini. La celebrazione culminava in danze licenziose. 66


L‟iconografia rappresenta Flora come una fanciulla dal colorito vivo e lineamenti della freschezza di un fiore. Celebre è la sua rappresentazione nella “Primavera” del Botticelli, accanto allo sposo Zefiro, dio del vento. Su Flora abbondano gli aneddoti maliziosi. Si narra che Zefiro acconsentì a sposarla per riparare ad un raptus di bramosia. Ancora, si attribuisce alla dea un magico bocciolo che portava alla gravidanza senza l‟intervento maschile. Ne avrebbe fatto uso Giunone per concepire Marte, allorché, stufa dei continui tradimenti di Giove, si decise a negargli i doveri coniugali. Flora aveva a Roma due templi: uno al Quirinale e uno al Circo massimo.

Il mito della fondazione portuense

Abstract non disponibile.

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Cabinovia della Magliana

La Cabinovia è un progetto di trasporto pubblico sospeso, tra la Magliana nuova e l‟Eur, studiato dalla società RomaMetropolitane. Il sistema a trazione elettrica funziona come una stazione sciistica, con 32 cabine da 8 posti ammorsate ad un cavo d‟acciaio, teso tra la stazione motrice (“Eur”) e la stazione di rinvio (“Magliana nuova”). La stazione Eur è prevista in piattaforma, sopra i binari della metro B, a +17 m rispetto la quota d‟argine. La stazione Magliana nuova (m 50 × 15) è progettata presso il giardino “Otto marzo” di via dell‟Impruneta, a quota 0, e si compone di una torre in calcestruzzo e acciaio, con biglietteria, tornelleria, cabina di controllo e servizi. All‟atrio e al piano d‟imbarco si accede dalla strada (quota –5 m) con scale mobili. Il percorso sospeso ha una proiezione di 650 m: in 2 minuti e 5 secondi (velocità 21 km/h) supera l‟argine 69


portuense, il Tevere, il viadotto della Magliana, lâ€&#x;argine ostiense e la via del Mare. Una simulazione Atac indica 1650 passeggeri lâ€&#x;ora nella fascia di punta e 10 mila accessi al giorno. Lâ€&#x;imbarco è a ciclo continuo (ogni 10 sec.). RomaMetropolitane stima i costi in 12.000.000 di euro e prevede che il cantiere si possa chiudere in 12 mesi, utilizzando componenti prefabbricate.

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Caduti della Magliana

Il Monumento ai Caduti della Prima Guerra mondiale del Trullo e della Magliana (Sec. XX) si trova in via del Trullo, all‟altezza del civico 372. È di proprietà comunale. Il monumento è formato da una statua in stucco, posta su basamento in marmo, ove sono scritti i nomi di 27 Caduti e relativi gradi militari. Una targa marmorea sulla base reca l‟iscrizione commemorativa. La statua rappresenta Santa Caterina da Siena, con i capelli sciolti e una corona in testa, vestita con il saio. La Santa porta al petto il Crocifisso e, con l‟altra mano, sostiene un ramo di palma. Ai suoi piedi l‟attributo del martirio, una ruota spezzata.

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Caduti della Parrocchietta

Il Monumento ai Caduti della Magliana e della Parrocchietta si trova in via Palmieri (già tratto di via del Casaletto). L‟opera - che è stata spostata dal suo luogo originario nel 1992 a causa del raddoppio della via Portuense - è di proprietà comunale. È stata realizzata da Torquato Tamagnini nel 1923. È costituita da una statua in bronzo femminile in tunica, che reca nel braccio sinistro un mazzo di serti di alloro, e con la destra depone un ramo sulla roccia, rappresenta da un basamento con blocchi di tufo sul quale è posta una lapide con i nomi dei Caduti. Il pregevole monumento è stato restaurato nel 2006 con i contributi della Provincia di Roma, sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza comunale.

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Caduti di Pietra Papa

Il Memoriale ai Caduti di via dei Prati dei Papa è un monumento a ricordo della strage brigatista del 14 febbraio 1987, in cui morirono gli agenti PS Rolando Lanari e Giuseppe Scravaglieri (Medaglia d’Oro al Valor civile, alla memoria).

La strage di via dei Prati dei Papa

Il 14 febbraio 1987 è un sabato. La giornata del furgone portavalori delle Poste Italiane in servizio nel quadrante sud-ovest inizia molto presto. Alle 7,30 l‟uscita dal Caveau centrale di piazza San Silvestro; alle 8,00 l‟approvvigionamento dell‟ufficio postale dell‟Eur; alle 8,30 è la volta dell‟ufficio postale di via Sereni, al quartiere Marconi, dove scarica banconote per mezzo miliardo di lire. A scortare

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il mezzo blindato (dentro vi sono tre addetti delle Poste), c‟è la volante numero 43 della Polizia di Stato, una Giulietta con a bordo gli agenti Rolando Lanari (capopattuglia, 26 anni), Giuseppe Scravaglieri (autista, 23) e Pasquale Parente (gregario, 29), tutti appartenenti al VI gruppo, Reparto Volanti. Dopo la tappa in via Sereni il piccolo convoglio riparte e imbocca via dei Prati dei Papa, con ancora una somma considerevole da consegnare. Il furgone precede, la volante segue. Via dei Prati di Papa è una strada stretta e a parziale senso unico, percorribile solo a passo d‟uomo, che termina con una ripida salita che immette su via Borghesano Lucchese, che a sua volta è una piccola via di raccordo con viale Marconi. Su via dei Prati di Papa transitano davvero in pochi. Ci sono degli anziani, probabilmente diretti o usciti dalle Poste. Un aneddoto popolare vuole che un uomo misterioso, mostrando una paletta di quelle in dotazione agli agenti, abbia sbrigativamente invitato tutti i presenti ad andarsene: «Allontanatevi da qui, siamo agenti di Polizia, fra poco ci sarà una sparatoria». Tre minuti dopo, il comando armato entra in azione. Si saprà in seguito che gli uomini del comando appartengono al PCC, Partito Comunista Combattente, costola del movimento eversivo delle BR storiche. Secondo la ricostruzione più accreditata il commando è composto di 8 uomini (altre ricostruzioni parlano però di 10 o 12 elementi), divisi in due corpi operativi: il gruppo di fuoco (4 persone, con il compito di uccidere) e il gruppo di fiancheggiamento (4

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persone, con il compito di svuotare il furgone). Mentre il mezzo postale imbocca la salita una Renault 14, risultata rubata, gli taglia la strada, obbligandolo ad una brusca fermata, tanto che la volante che lo segue tampona il furgone con violenza. Ai lati della Giulietta compaiono all‟improvviso, a piedi, i quattro uomini del gruppo di fuoco, che fanno fuoco incrociato sugli agenti. Le armi impiegate sono almeno quattro: due pistole, un fucile a pompa e una mitraglietta skorpion della Ceaka Zbrojovka, da cui partono 56 colpi calibro 9. Il capopattuglia Rolando Lanari, sul sedile di destra, muore sul colpo, mentre si appresta a lanciare l‟allarme dal microfono ricetrasmittente. I colpi dei killer colpiscono anche Giuseppe Scravaglieri, l‟autista, che perde i sensi accasciandosi sul volante. Il terzo agente, Pasquale Parente, sul sedile posteriore, apre lo sportello e tenta la risposta armata. Riesce appena ad uscire e a mettere mano alla fondina che i killer lo colpiscono al torace, alle gambe, al braccio. Un proiettile gli perfora un polmone: l‟agente si accascia a terra vicino. Nel frattempo un uomo e una donna del gruppo di fiancheggiamento,

a

viso

coperto

da

passamontagna,

penetrano nel furgone portavalori e prelevano, con lucida calma, denari per un miliardo e 150 milioni di lire. In quel momento un‟incauta signora abitante in un palazzo vicino, che la memoria popolare ricorda con il nome di Signora Clara, si affaccia alla finestra per osservare la scena. Il comando le rivolge

contro una raffica di mitraglietta

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skorpion. La Signora Clara rimane ferita in maniera lieve da alcune schegge. Negli attimi successivi la stradina è avvolta dal silenzio, spezzato solo dall‟agonia del gregario Parente. Arrivano i soccorritori. Scatta immediata la caccia all’uomo. Ma i killer hanno studiato il piano in ogni dettaglio: si saprà in seguito che i killer raggiungono in fretta l‟ospedale San Camillo, dove abbandonano auto e vestiti e si dileguano poi nel nulla. Più tardi, alle 10,00, una telefonata alla redazione bolognese di Repubblica rivendicherà la strage: «Brigate Rosse, Partito Comunista Combattente», dice la voce. Sul posto i sanitari non possono fare altro che constatare la morte del capopattuglia Lanari. Scravaglieri e Parente sono gravissimi: in una corsa disperata vengono trasportati entrambi al Padiglione Morgagni III del San Camillo. Scravaglieri muore pochi minuti dopo il ricovero. Per Parente inizia lo strazio: va in emorragia quattro volte, e viene sottoposto ad altrettante trasfusioni. I chirurghi del professor Baldini gli estraggono la pallottola dal polmone e, uno a uno, altri cinque proiettili.

La Medaglia d’Oro

All‟indomani della strage il quotidiano Repubblica descrive con viva commozione l‟indignazione e il cordoglio dei Romani. Grazie a quel nitido racconto conosciamo oggi i profili umani dei tre ragazzi della volante 43, che vogliamo 78


ricordare. Si tratta di biografie normali e simili, che la Questura in un breve dispaccio sintetizza così: «in divisa a diciott’anni, molto motivati, innamorati del loro mestiere». Il capopattuglia Rolando Lanari (26 anni, nato a Massa Martana, Perugia) è un agente «svelto, preparato, sempre sul chi vive», in servizio alle volanti da 4 anni. È «uno che il servizio di scorta lo fa con la mano sulla pistola, che si guarda continuamente intorno». Vive a Centocelle, con il padre anziano e malato. Frequenta il bar, è tifoso del Milan, ha da poco comprato un impianto stereofonico con il lettore compact disc. È fidanzato con un‟addetta delle Poste ai furgoni portavalori, conosciuta durante il servizio. La voce popolare riporta che Lanari avesse in animo di lasciare le scorte e avesse fatto domanda di assunzione all‟Alitalia. L‟autista Giuseppe Scravaglieri (nato a Catena Nuova, Enna) non ha ancora compiuto 24 anni: ha lasciato il paese rurale d‟origine «per trovare un pezzo di pane» (così racconta il padre Sebastiano, intervistato) e tale è la passione per il Corpo che, dopo cinque anni di servizio, dorme ancora in branda alla Caserma Guido Reni e ha tralasciato di crearsi una famiglia e una casa per conto suo. Ai funerali degli agenti, che si svolgono con rito di Stato a San Lorenzo al Verano, partecipano sotto la pioggia battente cinquemila cittadini, fianco a fianco agli uomini in uniforme e alle autorità. Celebra il cardinal vicario Ugo Poletti, che nell‟omelia dice: «Il terrorismo per mano delle Brigate Rosse è tornato a colpire a Roma con ferocia e superbia, come il serpe velenoso morde nei luoghi più

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imprevedibili. Sono state colpite le Istituzioni pubbliche, l’onesto popolo italiano e ciascuno di noi». All‟ospedale San Camillo intanto Pasquale Parente combatte per la vita. Ha 29 anni, è sposato, ha un bambino di 10 mesi. Repubblica riporta la rabbia dei colleghi in visita all‟ospedale: «Maledetti assassini, carogne, bisognerebbe ammazzarli tutti!»; «È la fine che può toccare a tutti noi. Ogni giorno quando esci non sai se la sera tornerai a casa o no». A distanza di tre mesi, il 16 maggio 1987, i tre agenti sono insigniti al Valor civile, dall‟allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Medaglia d’Argento per Parente. Medaglia d’Oro,

alla memoria,

per Lanari e

Scravaglieri.

Il monumento

Pochi giorni dopo la strage vengono collocate sul tratto in salita di via dei Prati dei Papa due piccole fotoincisioni

su

marmo,

raffiguranti

gli

agenti

caduti,

probabilmente per mano dei familiari o dei colleghi degli agenti, che spesso visitano quel luogo in raccoglimento. Dopo le onorificienze al Valor civile, nel maggio 1987, segue una vasta mobilitazione affinché il lutto privato diventasse memoria collettiva e ammonimento per le future generazioni. Il monumento attuale viene realizzato nel decennale della strage (14 febbraio 1997). Si 80

compone

di

una

piazzola

aperta

di

piccole


dimensioni, a forma di mezza luna, scavata in un terrapieno sistemato a verde. Sulla parete è posta una lapide monitrice, che ricorda i nomi dei Caduti e la terribile vicenda: «In questo luogo […] due agenti della Polizia di Stato / fedeli alla Repubblica e alla Democrazia / sono stati uccisi con fredda ferocia / mentre adempivano al loro dovere. / Il Comune e la Questura di Roma / i familiari, il personale del Reparto Volanti / i cittadini del quartiere / e il personale delle Poste e Telegrafi / posero». Il monumento è sempre aperto al pubblico, ed ospita un piccolo spazio per il raccoglimento e la deposizione di fiori. Ogni anno, nella ricorrenza del 14 febbraio, vi si celebra una solenne commemorazione cui partecipano parenti e colleghi delle vittime; le autorità depongono corone.

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82


Caesareum

Abstract non disponibile.

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84


Camera etrusca

Abstract non disponibile.

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Capannoni Nervi

Negli anni „40 si insedia alla Magliana lo stabilimento “Nervi & Bartoli”, dove l‟ingegner Pierluigi Nervi (1891-1979) sperimenta il “ferrocemento”, materiale resistente ed elastico composto di maglia d‟acciaio e malta. Le innovazioni di Nervi hanno una collocazione specifica nella storia della tecnica costruttiva italiana: Nervi risolve infatti in maniera esteticamente valida la richiesta pressante degli architetti italiani di poter “slanciare” le proprie opere, superando i problemi strutturali del peso complessivo e della portanza dei materiali. Nervi stesso è parte di questo fenomeno architettonico, progettando il Palazzo Unesco a Parigi, la cattedrale di S. Francisco, grattacielo Pirelli a Milano, e a Roma il Palazzetto dell‟Eur, Stadio Flaminio e Aula Paolo VI. Nervi amava dire: “Una buona

soluzione

costruttiva

ha

naturale

espressività

estetica”.

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La Nervi & Bartoli si componeva di un “campus” a padiglioni, disposti intorno ad una piazza interna e serviti da un piccolo scalo ferroviario. Gli artt. 11 della Magliana ne prevedono il recupero, conservando gli esterni e cambiando gli interni da destinazione artigianale a commerciale. Per

il

padiglione

principale

(10.271

mc,

oggi

supermercato GS) è prevista l‟articolazione su 2 livelli; il complesso della Vetreria (11.112) si dividerà in: residenza privata (1138), area commerciale (4181), uffici (3748) e altri negozi (2.179). Infine, è prevista la riapertura della piazza interna, con un vicino corpo di fabbrica (7.623) dedicato ad attività culturali.

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Caponiera

Abstract non disponibile.

Garibaldi, eroe contro

Tra le voci contrarie al Campo trincerato vi fu quella lucida e autorevole di Giuseppe Garibaldi, espressa fra marzo e agosto 1877 in una corrispondenza con la gazzetta di Roma “La Capitale”, rinvenuta dalla studiosa Ritucci. La prosa dell‟Eroe dei due mondi è gradevolissima, alternando la retorica risorgimentale all‟ironia di chi la sa lunga. Uno dei primi scritti, “Fortificazioni di Roma” del 20 marzo, conclude: “Speriamo che questi milioni non servano soltanto ad ingrassare gli appaltatori e i generali! Sono le loro borse che vengono le più volte fortificate!”. Ma il talento di Garibaldi è nel raggiungere le corde 89


del cuore, infervorare gli animi. Il 16 agosto scrive: “Signor Direttore, la Patria non vive dietro i muniti castelli! Essa vive nel petto dei cittadini! Coteste parole vorrei le meditassero Depretis e Mezzacapo nel loro poco serio progetto di fortificar Roma! Roma ha bisogno d‟esser abbellita, preservata dalle inondazioni, non attorniata da fossi, che sono una sèntina di febbri!”. Le argomentazioni militari sono stringenti. Il Campo trincerato non ferma i bombardamenti di lunga gittata: “Ricordatevi quanto hanno resistito le fortificazioni di Parigi!”, scrive sarcastico. Vi è poi un problema di tempo: “A eriger fortificazioni occorre troppo: possono scoppiare dieci guerre prima che siano compiute!”. Il generale attacca anche nel merito: piuttosto che fortificare Roma è sufficiente una cittadella

tra

“Vaticano,

Gianicolo,

Aventino,

Palatino,

Campidoglio, Esquilino, Pincio”, rimodernando le vecchie mura con l‟aggiunta della piazzaforte a Montemario. Garibaldi pensa in realtà ad un‟alternativa radicale: impiegare i fondi dei forti per armare la Guardia cittadina con fucili di ultima generazione, i temibili “chassepots a retrocarica”, con cui i Francesi avevano battuto proprio Garibaldi a Mentana nel 1866. La retrocarica aveva cambiato il modo di far guerra: il bossolo non veniva più introdotto anteriormente (dalla bocca della canna, come avveniva per i moschetti), ma dalla parte posteriore (la culatta, chiusa da un otturatore). Quando il cane colpiva il bossolo liberando la carica, l‟otturatore si apriva automaticamente, espellendo il bossolo vuoto e preparandosi ad accoglierne uno nuovo: una

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rivoluzione tecnologica, in grado di far passare dai 3 o 4 colpi-minuto tradizionali a 10. La potenza di fuoco triplicava. In questo progetto l‟eroe rivoluzionario è osteggiato da Depretis, contrario ad armare le masse di Roma, di cui teme l‟insurrezione. Garibaldi esce allo scoperto il 18 agosto: “Tutti converranno che le migliori fortificazioni di Roma sono i petti de‟ suoi cittadini. Ebbene, non si è ancora armata la guardia nazionale di Roma di fucili a retrocarica! Si avrà bel spendere per alzare fortificazioni, saranno denari buttati! Le vedremo cadere in mano al nemico senza contrasto”. Le posizioni di Depretis e Garibaldi erano troppo diverse per trovare una sintesi. Mentre Garibaldi scriveva, la costruzione dei forti era già decisa. La Francia rinunciò all‟invasione.

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Caposaldo di Malnome

Abstract non disponibile.

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Caposaldo di Ponte Galeria

Il Caposaldo di Ponte Galeria è una fortificazione difensiva italiana costruita intorno al 1943, composta di 14 bunker e 3 postazioni anticarro unite da camminamenti, trincee e gallerie. È stata studiata dall‟appassionato di storia militare Andrea Grazzini. Sorge sul bancone sabbioso di Colle Lanzo e controlla a vista il nodo ferroviario, l‟incrocio della Portuense con via della Magliana, gli innesti per la Muratella e Malnome; ha una propaggine in piano lungo l‟argine destro del rio Galeria (via Vescovali). I bunker sono del tipo italiano “p.c.m.” (postazione circolare monoarma), in calcestruzzo, interrati o su platee senza fondazioni. Hanno diametro di circa 5 m, muri di 120 cm a doppia apertura per le armi. Le postazioni anticarro sono costituite da piazzole in barbetta (Ø 5 m), alcune mimetizzate. Dall‟esame delle riservette Grazzini ipotizza che

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fossero armate al massimo con cannoni 47/32 e proiettili da 30-40 cm o con mitragliatrici. Sono presenti manufatti di servizio e un‟opera rettangolare di funzione non chiara, forse una postazione per arma automatica o un osservatorio con periscopio. Il caposaldo operava secondo le direttive del CAM (Corpo d‟armata motorizzato) ed era sotto la responsabilità del 1° rgt. Granatieri di Sardegna del colonnello Mario Di Pierro. Non si conosce il nome del comandante di caposaldo. Non ebbe mai il battesimo del fuoco.

Le difese costiere di Roma

Abstract non disponibile.

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Cappella Baccelli

Abstract non disponibile.

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Cappella Bonelli Giachetti

La Cappella Bonelli-Giachetti è una cappella privata, sita all‟interno della Villa Vignarola. La collocazione temporale della cappella non è nota: si sa che essa vide l‟intervento di Clemente Busiri-Vici a metà del Novecento, ma potrebbe trattarsi di una cappella rurale preesistente. Si tratta di una cappella di modeste dimensioni, con un‟abside e un campaniletto. Non si conosce se essa sia ancora oggi funzionale. Si trova in via di Vigna Due Torri, 116, al Portuense, in proprietà rivata. E‟ visibile con difficoltà da strada (muri e siepi fitti) e non è visitabile internamente. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970676A, Banchini R. - cat. Tantini G.).

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Cappella dei Concezionisti

Abstract non disponibile.

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Cappella delle Magnolie

Abstract non disponibile.

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Cappella delle Mantellate

Abstract non disponibile.

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Cappella di San Giovanni

Abstract non disponibile.

L’Eterno Padre Benedicente

L‟Eterno Padre Benedicente è un affresco per lungo tempo attribuito a Raffaello Sanzio (Urbino 1483 - Roma 1520), oggi conservato al Museo del Louvre e conosciuto come Le Père Eternel Bénissant o Fresque de la Magliana. L‟opera decorava la curva absidale della Cappella del Battista al Castello della Magliana e ha forma di un quarto di sfera (diametro cm 283, altezza 140). Al centro, la figura maestosa del Dio-Padre emerge all‟impiedi da uno strato di nuvole, evocative della volta celeste; lo sguardo benevolo è rivolto in basso, verso la Terra, e la mano destra è levata nell‟atto di benedire l‟umanità, rinnovando l‟alleanza tra il 107


Padre e i suoi figli. La figura del Padre è circondata da un arco dorato a forma di mandorla con una schiera di 7 putti alati; all‟esterno due figure di angeli offerenti. L‟opera, pensata dal cardinal Alidosi per Michelangelo, viene messa in cantiere da papa Leone X Medici tra il 1517 e il 1520, affidandola ad Allievi di Raffaello. Tre secoli e mezzo dopo (1858) le Monache di Santa Cecilia distaccano l‟affresco, impegnandolo al Monte di Pietà. L‟opera viene venduta per 5000 franchi e, anni dopo (1873), acquistata dallo Stato Francese per la somma da capogiro di 207.500 franchi. Le polemiche sul prezzo e la genuinità dell‟opera furono

immediate

e

forti. Il

critico

Gruyer confermò

l‟attribuzione “al genio potente di Raffaello”. Ma lo Gnoli parlò di “una povera cosa, difettosa nel disegno, con scorci falsi, tinte tenui e diluite, che ricorda l‟arte giovanile di Perino del Vaga”. Un contributo venne nel 1913 dal ritrovamento di un bozzetto della figura del Dio-Padre, attribuibile con buona certezza alla mano del Maestro. Cavalcaselle scrisse allora: “Il solo Spagna poteva condurre in tal modo un dipinto su disegno di Raffaello”. Altri ancora parlarono di Pellegrino da Modena.

Una elaborazione

dell‟Eterno Padre Benedicente è stata realizzata in smalto da Paul Balze e decora oggi la corte interna dell‟Ecole des Beaux-artes di Parigi.

L’Annunciazione

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Giovanbattista Caporali (1476-1560) dipinge fra il 1517 e il 1520 l‟affresco della “Annunciazione”, nella Cappella del Bramante. La scena, divisa in due campi da una finestra, riprende i versi I, 26-38 del Vangelo di Luca, in cui l‟angelo Gabriele

annuncia

alla

Santa

Vergine

il

miracoloso

concepimento del Redentore. L‟ambientazione rinascimentale umbra contiene i personaggi in un cortile dal lastrico geometrico, sullo sfondo di un delicato paesaggio rurale. Nel campo di sinistra Gabriele saluta la Vergine deferentemente inginocchiato: “Ave, o Maria, il Signore è con te. Non temere, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. L‟angelo vince l‟iniziale turbamento di Maria rassicurandola del favore divino e annunciandole la gravidanza della cugina Elisabetta, in attesa di Giovanni Battista. Nel campo di destra la Vergine apre le braccia in segno di umile adesione: “Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto di me quello che dici”. La dottrina colloca in questo momento la discesa salvifica del dio-uomo sulla Terra, festeggiata il 25 marzo. L‟attribuzione al Caporali risale alla studiosa Fausta Gualdi-Sabatini,

cui

si

deve

anche

il

ritrovamento

dell‟Annunciazione, nella Cappella Grassi dell‟Opera Don Guanella di Lora (Como). Caporali si divise tra architettura e pittura. Allievo del Perugino dal 1509, seguì le orme dei grandi del tempo: Giulio Romano, Sangallo e Bramante”. 109


Tutti i colori della Magliana

Abstract non disponibile.

110


Cappella Don Guanella

Abstract non disponibile.

111


112


Cappella Fantini

La Cappella Fantini è un luogo di culto del XVII secolo, sito in via Portuense, 786, al Trullo. Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599154A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

113


114


Casa con torre alla Casetta Mattei

La Torretta a Casetta Mattei è una torre di epoca medievale, sita al civico 105 della via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599142A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

115


116


Casa con torre di via della Casetta Mattei

Casetta Mattei è una torre del XVI secolo, sita all‟inizio della via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599153A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

117


118


Casa del Divin Maestro

La Casa di Vigna Consorti è il maggiore dei quattro edifici del complesso agrario dei Casaletti del Trullo, oggi annessi alla Congregazione ecclesiastica delle Pie Discepole del Divin Maestro. Tra i quattro, è riconoscibile per il colore bianco, per la presenza di una grande palma e per le migliori condizioni di conservazione tra tutti gli edifici presenti.

119


120


Casa del Fascio

La Casa del Fascio di via Portuense, 549 è un edificio di matrice razionalista, composto di caserma della Milizia, Uffici corporativi e torre. La caserma nasce verosimilmente intorno al 1925, anno in cui le “camicie nere” del Partito Nazionale Fascista sono regolarizzate nel Corpo della Milizia e dotate di strutture di acquartieramento nella periferia romana. Con abile

artificio

costruttivo

la

caserma

si

sviluppa

longitudinalmente e a perpendicolo con la strada, in modo che

sia

impossibile

dall‟esterno

rilevarne

le

notevoli

volumetrie o stimare la reale presenza di militi. Gli uffici (probabilmente Fascio locale, Gioventù Littoria, Dopolavoro) affacciavano

invece

su

strada,

con

un

fronte

a

parallelepipedo, sormontato dal corpo torre in travertino, la cui visuale raggiungeva Corviale e Vigna Pia. Al primo piano si apre la balconata circolare, dalla quale i dirigenti del PNF

121


arringavano alla comunità locale adunata nello slarghetto antistante, oggi scomparso. È stato osservato che “la ricerca architettonica, specialmente nelle proporzioni del corpo torre” (arch. G. Tantini) e l‟abile camuffamento delle volumetrie militari denotano suggestivamente l‟intervento di un progettista autorevole, il cui nome rimane però custodito negli archivi militari. L‟intera struttura risulta sostenuta da un telaio in cemento armato, con solai e coperture anch‟essi in cemento armato, mentre i tamponamenti in muratura non hanno funzione portante. Questa caratteristica edilizia fa della Casa del Fascio il primo edificio portuense moderno. Dalle tessere del PNF locale apprendiamo che la caserma sovrintendeva al vasto territorio di Portuense e Monteverde. Essa rimase in funzione sicuramente fino alla caduta del fascismo nel luglio 1943, ma non passò immediatamente ad altre funzioni: il CLN di Portuense e Monteverde sorse infatti altrove, sul Lungotevere degli Anguillara. Nel dopoguerra la Casa del Fascio è riutilizzata prima come Casa del Popolo e poi come abitazione e attività commerciale. La Casa del Fascio è una caserma dismessa del c.d. Ventennio, sita in via Portuense, 549, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e risulta funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio

di

Roma

(scheda

Banchini R. - cat. Tantini G.). 122

inventariale

00970667A,


Camillo, fascista n. 44

La Casa del Fascio Portuense “Luigi Platania” aveva come tutti i gruppi rionali della Federazione dell‟Urbe - una sua burocrazia: produceva tessere, registri e documenti. Essi sono oggi in gran parte conservati alla Biblioteca nazionale di Firenze. Il Fondo Riva Portuense possiede una tessera di iscrizione, e precisamente la n. 44, emessa il 26 luglio 1936 per il fascista Camillo […] e firmata dal caporione Vito [...]. Per entrambi si è scelto di tenere coperti i cognomi, trattandosi di cognomi locali. La tessera, pieghevole su quattro facciate e stampata in robusto cartone nelle tipografie del Resto del Carlino a Bologna,

presenta

in

epigrafe

la scritta

PNF

(Partito

Nazionale Fascista), il nome del gruppo rionale, i numerali II e XV (ad indicare rispettivamente il secondo anno dell’Impero e il quindicesimo della rivoluzione fascista), il busto marziale del dittatore. Le facciate interne riportano rispettivamente i dati anagrafici del tesserato e il giuramento personale di fedeltà al Duce e alla sua causa. Il giuramento recita: “Nel nome di Dio e dell’Italia giuro di eseguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze, e, se necessario, col mio sangue, la causa della Rivoluzione fascista”. In quarta si trova il bollo a secco del gruppo rionale. Esso presenta al centro il simbolo littorio, mentre un doppio giro riporta i riferimenti del Fascio 123


rionale Portuense.

124


Casa del Rosario

Abstract non disponibile.

125


126


Casa di via dei Chiaramonti

La Casa di via dei Chiaramonti è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito al civico 17 della via omonima al Corviale. Da una verifica effettuata in loco, e da segnalazioni di cittadini, l‟edificio risulterebbe oggi non più esistente. Ne rimane la scheda inventariale presso la Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (n. 00599132A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

127


128


Casa di via dei Selvaforte

La Casa di via dei Selvaforte è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito nella via omonima, al civico 28, al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599136A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

129


130


Casa di Via Portuense 809

Abstract non disponibile.

131


132


Casa di Via Portuense 830

La Casa padronale di via Portuense è un edificio rurale di fine Ottocento, sito in via Portuense, 830, al Trullo. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970734A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

133


134


Casa Fantini

Casa Fantini è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito in via Portuense, 788, al Trullo. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599155A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

135


136


Casa murata

La Casa Murata è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito in via della Casetta Mattei, 150, al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599133A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

137


138


Casa Pantalei

Abstract non disponibile.

139


140


Casa Petrella

Casa Petrella è un edificio rurale di inizio Ottocento, sito in via dell‟Imbrecciato, 212, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970745A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

141


142


Casa Rosa

Casa Rosa è un cimitero interamente dedicato agli animali, con 800 tombe di cani e gatti, insieme a conigli, oche, piccioni, pappagalli, cavalli, una scimmia e un leone. La prima sepoltura risale al 1923. Il veterinario Antonio Molon, proprietario della pensione per cani di via dell‟Imbrecciato, ricevette da Mussolini l‟insolita richiesta di seppellire una gallina, amata compagna di giochi dei suoi figli. Si aggiungono poco dopo i cani di Casa Savoia e negli anni successivi la moglie Rosa Molon e il figlio Luigi accolgono via via i cani di Peppino De Filippo, Sandro Pertini, Palma Bucarelli, Aldo Fabrizi, Federico Fellini e il gatto di Anna Magnani. All‟ingresso un monumento commemora “quelli che non hanno un padrone”; all‟interno (1600 mq) la stele con la “Preghiera del cane” di Jerome si affianca al tempietto della gatta Stellina, al busto del gatto Isidoro, alle lapidi dell‟oca 143


Barbarossa, della leonessa Greta e del coniglio Tappo. Vi sono tombe familiari (una ha forma a piramide) o accoppiate, come per i piccioni Pizzica e Pennacchione. Le

iscrizioni

dichiarano

affetto

e

riconoscenza

(“piccolo grande bassotto”, “ciao, gigante buono”, “grazie per la compagnia”) e talvolta accennano ad una dimensione celeste (“continua ad amarci da lassù”). Una scritta “danke” ringrazia in tedesco la micetta Emma. Al gatto Arturo è dedicato un elogio in latino.

144


Casa Vittoria

Casa

Vittoria

(già

Società

anonima

Oliere,

o

Mendicicomio o Casa dei Vecchi) è una fabbrica dismessa, edificata nel 1895-1927, sita in via Portuense, 220, angolo via Q. Majorana al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970910A, Banchini R. - cat. Isgrò S.). La Casa di riposo Casa Vittoria, Centro per malati di alzheimer, ex Area industriale di Pozzo Pantaleo (Inizio Sec. XX) è una proprietà comunale sita in via Portuense, 220, angolo via Quirino Majorana. Sorge nell‟area dell‟ex Purfina (nome derivato dalla società belga Petrofina, proprietaria della Raffineria di petrolio, poi FINA Italiana), divisa in due dalla nascita della 145


via Q. Majorana (o Olimpica), nata in occasione dei Giochi olimpici del 1960. Originariamente industria estrattiva (1916), poi trasformata in Mendicicomio dal Governatorato di Roma nel 1927, e, dal Dopoguerra, casa di cura. Parte degli edifici sono stati recentemente restaurati e adibiti dal V Dipartimento a centro diurno per malati di alzheimer.

146


Casal Cantone

Casal Cantone è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito in via della Casetta Mattei, 383, al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599119A, Sacchi G. - cat. Giampaoli-Fracasso).

147


148


Casal Critelli

Abstract non disponibile.

149


150


Casal Fabrizi

Casal Fabrizi è un casale rurale del XIX sec. circa, oggi in stato di abbandono. Sorge nella parte finale del Crinale dell’Imbrecciato caratterizzato dalla diffusa presenza di casali del tipo rurale della campagna romana -, fronte strada, al civico 150 di via dell‟Imbrecciato. Si compone di un corpo principale a pianta quadrangolare

a

due

piani

(originariamente

ad

uso

abitativo), di un corpo longitudinale più basso e di una serie di corpi di fabbrica minori, per lo più addossati e di modeste dimensioni. Non si dispone purtroppo di una cronologia delle varie fasi costruttive. Il nome popolare di Casal Fabrizi riprende

il

cognome

di

una

delle

ultime

famiglie

comproprietarie (Fabrizi, Maniccia e Perugini). Le murature sono in laterizio e pezzame di tufo, in talune parti coperte di intonaco. Nonostante il degrado i solai sono ancora presenti. 151


Nel 2005 il casale è stato catalogato dalle Belle Arti (repertorio n. 00970675). G. Tantini, nella relazione, ha annotato:

“Casale

che

mantiene

ancora

le

originali

caratteristiche, anche a causa degli scarsi interventi di manutenzione e del completo abbandono degli ultimi anni. Interessanti e indicativi di uno stile piÚ maturo e quasi urbano sono le finiture delle finestre e la forma della copertura�.

152


Casal Germanelli

Casal Germanelli è un edificio rurale dell‟Ottocento, sito in vicolo di Santa Passera, 51, alla Magliana nuova. Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970731A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

153


154


Casal Paolucci

Abstract non disponibile.

155


156


Casal Sodini

Casal Sodini è un casale rurale ottocentesco, facente parte del nucleo della Borgata Magliana alla Magliana Vecchia. L‟odierno accesso carrabile è da una traversa di piazza Madonna di Pompei, anche se la presenza di un balcone padronale sul lato opposto lascia supporre che l‟accesso storico doveva probabilmente trovarsi in direzione della strada che costeggia la stazione ferroviaria (oggi via del Tempio degli Arvali), parallela a via della Magliana. La tipologia edilizia è quella rurale della campagna romana, ampiamente presente nella zona. Il casale si sviluppa su una pianta quadrangolare, a due piani, con esterni intonacati e coperture a falde e alcuni corpi di fabbrica minori addossati. L‟edificio è in buono stato di conservazione ed è adibito a privata abitazione. Il nome popolare deriva da quello di una famiglia che ne è stata 157


proprietaria. Non è purtroppo visitabile ma è agevolmente visibile da strada, dal civico 7 di via dei Martiri Portuensi, 7. Il casale è stato catalogato dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (repertorio n. 00700749, a cura di Giampaoli & Fracasso).

158


Casal Volpini

Casal Volpini è un edificio rurale dell‟Ottocento, sito in via Francesco Saverio Benucci al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale (restauri recenti); non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970670A, Banchini R. - cat. Tantini G.).

159


160


Casale 1 al vicolo del Conte

Il Casale 1 al vicolo del Conte è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1807, sito su una strada poderale nei pressi del vicolo omonimo al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599120A, Sacchi G. - cat. Giampaoli-Fracasso).

161


162


Casale 2 al vicolo del Conte

Il Casale 2 al vicolo del Conte è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito su una strada poderale nei pressi del vicolo omonimo al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599122A, Sacchi G. - cat. Giampaoli-Fracasso).

163


164


Casale Agolini al 535

Abstract non disponibile.

165


166


Casale Agolini al 585

Casa Agolini è un edificio rurale di inizio Ottocento, le cui

fondazioni

reimpiegano

parte

delle

murature

del

Balneum, l‟impianto termale in uso nel III sec. d.C. ai Sacerdoti Arvali del Lucus Deae Diae. Vi sono stati rinvenuti mosaici in tessere bianche e nere con motivi marini e vegetali. Il caseggiato sorge al civico 585 del vecchio tratto di via della Magliana presso vicolo dell‟Imbarco, caratterizzato dalla presenza di casali di tipo rurale tradizionale dell’Agro Romano e dalle costruzioni del Primo Novecento della Borgata Magliana. Si compone di un doppio corpo di fabbrica a pianta mistilinea, a due piani, e di una serie di corpi di edificazione più recente. Le murature sono in tufo, laterizio e pietre coperte ad intonaco. Il nome popolare di Casa Agolini deriva dal cognome di una delle famiglie proprietarie (attualmente 167


appartiene alla famiglia Mazzocchi). L‟edificio è stato studiato nel 2005 dall‟architetto Jean Rosa Peixoto De Oliveira per le Belle Arti (repertorio n. 00970756) e risulta identificato tra i “beni di interesse estetico tradizionale”.

168


Casale alla Fanella

Il Casale alla Fanella è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1818, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599151A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

169


170


Casale Angelè

Casale Angelè è un casale ottocentesco, del tipo rurale della campagna romana, situato al civico 101 di via dell‟Imbrecciato. Sorge nella parte mediana dell‟antico percorso di crinale che attraversa i Colli di Santa Passera, a fronte strada. Si compone di un corpo principale a pianta rettangolare longitudinale (a due piani con tetto a doppia falda coperto di tegole e comignoli fumari), di un corpo addossato più basso e di un corpo di fabbrica posto ad L col corpo principale in posizione interna. I tre corpi, unitamente al muro perimetrale, delimitano una graziosa corte con giardino. Le

murature,

intonacate,

sono

probabilmente

costituite in laterizio e pezzame di tufo, come gli altri casali della zona. G. Tantini, che nel 2005 ha catalogato il casale per le Belle Arti (repertorio n. 00970669), ha annotato: 171


“Mantiene sostanzialmente l’impostazione originaria, pur avendo subito trasformazioni e ristrutturazioni che ne hanno alterato l’aspetto, specialmente a causa del rifacimento totale degli intonaci e delle tinteggiature della facciata”. Il nome popolare di Casale Angelè

riprende il

cognome della famiglia proprietaria. L‟uso storico, così come l‟uso attuale, è abitativo.

172


Casale Arpini

Abstract non disponibile.

173


174


Casale Arvalia

Casale Arvalia è un casale rurale della Borgata Magliana, edificato ad inizio del Novecento ad uso delle famiglie

degli

operai

in

servizio

all‟Industria

Prodotti

Siderurgici Maccaferri: mentre gli uomini erano in fonderia, il resto del nucleo familiare aveva a disposizione il casale e l‟attiguo appezzamento

di

terreno per provvedere

alle

necessità familiari e poter scambiare o rivendere i prodotti della terra agli altri abitanti della borgata. Dopo un lungo periodo di abbandono, che aveva ridotto il casale allo stato di rudere, nel 2007 l‟edificio è stato restaurato dal Municipio XV e restituito alla comunità, divenendo

sede

del

Comitato

Storico

archeologico

municipale, ed insieme il luogo della storia e della memoria del XV Municipio. All‟interno trovano oggi posto tre attività: il percorso espositivo (Quadreria), il centro di documentazione (Archivio 175


storico) e il punto di accoglienza per cittadini, turisti e studiosi (Visitor center). Un portale web - Arvaliastoria.it – restituisce via web i circa 12.000 contenuti archivistici presenti nel Casale. Dal 2009 il portale web è incluso dall‟UNESCO tra i Web World Portals, l‟elenco degli archivi culturali mondiali aperti al web. L‟esperienza di Arvaliastoria è stata oggetto dello studio di Roma Tre «Comunicare la Storia del Territorio» (pubblicato in «Geografia sociale e democrazia», a cura di C. Cerreti, I Dumont e M. Tabusi, ed. Aracne, Roma 2012). Il Casale ha ingresso gratuito, ed è aperto di norma il pomeriggio; l‟apertura del Casale si regge grazie all‟intervento di volontari.

La Quadreria

La Quadreria è una raccolta di oggetti d‟arte, pezzi archeologici e cimeli, del passato e del quotidiano del Territorio Portuense. Il percorso espositivo si sviluppa lungo i due piani del Casale, per complessive otto sale. Al pianterreno si trovano le sale da 1 a 4. La Sala 1 (Sala della Biblioteca) è dedicata alla Magliana Vecchia; la Sala 2 (Galleria), è dedicata al Trullo; la Sala 3 (Sala del Fondo fotografico) alla Magliana Nuova; la Sala 4 (Sala delle Mappe), dedicata al Municipio XV in generale. Al piano superiore si trovano le restanti sale. La Sala

176


5 (Mezzanino) è dedicata al Corviale e Casetta Mattei; la Sala 6 (Mansarda) a Ponte Galeria e Agro Portuense (dalla sala si accede alla Terrazza, con il belvedere sul Parco di Generosa); la Sala 7 (Sala delle Sovrintendenze) al Portuense; la Sala 8 (Mediateca) è dedicata a Marconi. La Sala 4 ospita la Collezione di mappe storiche (in allestimento), mentre la Sala 7 ospita la Collezione di antichità proveniente dalla Necropoli Portuense, donata della Sovrintendenza Archeologica di Roma.

L’Archivio Storico

L‟Archivio Storico contiene libri, fotografie, schede inventariali e audiovisivi. Si sviluppa per 4 sale più una sezione distaccata, presso il Comitato di quartiere Magliana. Al pianterreno si trovano la Biblioteca (Sala 1), che contiene libri sui beni culturali del territorio, storia locale, folklore; il Fondo fotografico (Sala 3), che contiene fotografie, antiche e moderne, in HD; lo Schedario (Sala 4), che contiene la raccolta di schede sui beni culturali locali. Al piano superiore, nella Sala 8, si trova lo Spazio multimediale (in allestimento). L‟Archivio ha una sezione distaccata, che si trova presso il Comitato di quartiere Magliana). Essa contiene l‟archivio documenti

della

Nuova

tra

volantini,

Magliana, documenti

con e

circa

duemila

fotografie

sulla

177


Magliana in lotta degli Anni settanta.

Il Visitor center

Il Visitor center è un contenitore di servizi al pubblico, connessi all‟utilizzo del Casale e alla fruizione dei beni culturali locali. Si sviluppa per 5 sale più 3 punti di raccolta. Al pianterreno (Sala 1) si trovano l‟Ufficio PICA (postazioni riservate ai tirocinanti di Roma Capitale), il Laboratorio per le scuole e il Self-service Libri (terminale con scanner e masterizzatore; nella Sala 3 si trovano la Direzione, la Redazione Web (portale Arvaliastoria.it) e il Selfservice Foto; nella Sala 4 si trova il Self-service Schede. Nell‟attiguo cortile esterno si trova il Punto di raccolta per le visite alle Catacombe di Generosa e al Tempio degli Arvali. Al piano superiore (Sala 7) si trova l‟Ufficio del Comitato Storico Archeologico (ospita le riunioni delle sovrintendenze e delle associazioni locali) e (Sala 8) la Sala conferenze (incontri con i cittadini) e il Self-service Media (in allestimento). Vi sono altri due punti di raccolta per le visite guidate (distaccati): il piazzale antistante il Castello della Magliana (per le visite al Castello) e il piazzale su vicolo di Santa Passera (per la visita alla chiesina medievale).

Alle origini di Casale Arvalia 178


L‟esigenza di creare un luogo della storia e della memoria nel Territorio Portuense parte da lontano, già dagli Anni

Novanta.

Già

decentramento Comune

delle

alle

Circoscrizioni

sue –

allora

un

primo

competenze strutture

impone

intervento

amministrative,

periferiche

alla

struttura

-

le

di dal

allora

amministrativa

periferica di acquisire una maggior consapevolezza sui patrimoni culturali che in essa si trovano. Ma è solo dal 2004

che

alle

circoscrizioni,

trasformate

in

nuove

municipalità urbane (in forma breve: “Municipi”), vengono trasferiti poteri effetti, nei campi della manutenzione urbana, patrimonio,

edilizia

privata,

commercio

al

dettaglio,

artigianato, polizia urbana, servizi sociali, educativi e scolastici, anagrafe, sport, e anche le attività culturali. Tale

trasferimento

impatta

presto

con

le

problematiche, oggetto della geografia sociale, tipiche di un territorio a forma di striscia: stretto, lungo e trasversale alle istanze sociali, economiche e urbanistiche della città densa, delle banlieues, dello spazio campagna. Questa relazione prescinderà dalla pluralità di queste problematiche e si occuperà di una sola di esse, e precisamente la gestione locale delle attività relative ai beni culturali. Ecco dunque l‟enunciazione

sintetica

del

problema

riscontrato

nel

Municipio XV: vi è un unico territorio, ma sette diversi organi di sovrintendenza che, per ragioni territoriali e funzionali, vantano competenza su di esso. La competenza generale per la tutela, conservazione e 179


valorizzazione dei beni culturali fa capo allo Stato italiano, che la esercita mediante il Ministero per i Beni e le Attività culturali e le sue articolazioni periferiche, denominate Soprintendenze (con la lettera p3!). Le Soprintendenze possono avere articolazioni funzionali (beni archeologici; beni architettonici

e

paesaggistici;

beni

storici,

artistici,

etnoantropologici; archivi) e anche articolazioni territoriali. Nel

Municipio

XV

operano

tre

strutture

statali:

la

Soprintendenza Archeologica di Roma - Divisione territoriale per il Municipio XV, con competenza per il Municipio XV, ma solo fino all‟abitato di Ponte Galeria; la Soprintendenza Archeologica di Ostia Antica, con competenza sul Settore costiero

e

sulla

parte

occidentale

del

Municipio

XV,

dall‟abitato di Ponte Galeria verso il mare4; la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Roma - Divisione territoriale per il Municipio XV, con competenza coincidente con il territorio municipale. Vi è poi una competenza speciale, concorrente con quella dello Stato, che la Legge attribuisce agli “altri enti pubblici territoriali”. Uno di essi è il Comune di Roma, che, in ragione dell‟unicum storico-culturale di Roma, esercita compiti di sovrintendenza già dal 1872, tramite una propria struttura denominata Sovrintendenza (con la lettera v!), che Si noti bene. So[p]rintendenza, con lettera p, indica una struttura statale. Si distingue dalla So[v]rintendenza, con lettera v, che indica una struttura comunale. Il sostantivo sovrintendenza, con iniziale minuscola, indica invece in forma indistinta gli organi di tutela dei beni culturali operanti su un territorio. 3

Le due Soprintendenze di Roma e di Ostia Antica sono oggi unificate nella Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. 4

180


replica

i

compiti

delle

soprintendenze

statali,

ma

limitatamente ai beni di proprietà comunale. Anche la Sovrintendenza comunale

ha

articolazioni

funzionali e

territoriali. Nel Municipio XV operano tre strutture comunali: l‟Ufficio Aree archeologiche del Suburbio, con competenza sui beni archeologici del Quadrante Portuense (Suburbium), grossomodo

coincidente

con

il

Municipio

XV;

l‟Ufficio

Monumenti medievali e moderni, con competenza territoriale generale sui manufatti architettonici e quindi anche su quelli del Municipio XV; l‟Ufficio Carta dell’Agro e Forma Urbis, con competenza generale sulle cartografie storiche e quindi anche sui patrimoni cartografici del Municipio XV. Infine, il trattato internazionale che regola i rapporti tra lo Stato Italiano e lo Stato Città del Vaticano prevede il regime di extraterritorialità per le catacombe cristiane, per le quali opera un dicastero sella Santa Sede investito di funzioni di soprintendenza: la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, con competenza nel Municipio XV su un unico sito: le Catacombe di Generosa. Proprio alle Catacombe di Generosa si verifica un emblematico cortocircuito di competenze, che vede a vario titolo presenti quasi tutti gli enti di sovrintendenza: il sottosuolo compete alla soprintendenza del Vaticano; il soprasuolo con i resti dell‟Oratorio del IV sec. compete alla Sovrintendenza del Comune; gli scavi sono stati condotti dalla

Soprintendenza

Archeologica

dello

Stato

italiano

(peraltro coadiuvata dalla École française, istituzione dello Stato francese). Infine, il pittoresco casale rurale sopra le

181


Catacombe è studiato dalla Soprintendenza architettonica dello Stato, censito dalla Carta dell‟Agro del Comune e restaurato con fondi del Municipio. La difficoltà di raccordare in maniera efficace i tre livelli gestionali (Stato, Comune, Santa Sede) emerge con grande evidenza nel biennio 2004-2006, con l‟effettivo subentro del Municipio al Comune nella gestione delle attività

culturali

decentrate.

Domande

apparentemente

semplici - Quanti beni culturali abbiamo? chi fa cosa? chi ha le chiavi di quale monumento? - non hanno risposte univoche. Il Municipio promuove allora una tavola rotonda (un tavolo di incontro) con gli altri tre livelli, con l‟incarico di trovare risposte caso per caso. Non è molto, ma è l‟inizio di un cammino.

I lavori del Comitato Storico Archeologico

Ben presto il tavolo si allarga all‟associazionismo locale e a singoli studiosi, e diventa un gruppo di lavoro stabile e motivato, con funzioni informali di comitato scientifico

di

consulenza

e

l‟investitura

ufficiosa

di

individuare un percorso di più ampio respiro. Il 29 maggio 2007 l‟Assemblea municipale trasforma questo gruppo informale in un organo tecnico, denominato “Comitato Storico Archeologico”. Le decisioni sono adottate con il meccanismo “una testa un voto”, dove le teste sono i 7 rappresentanti degli enti di sovrintendenza della Pubblica 182


amministrazione e i 7 rappresentanti di associazioni e studiosi della Componente civica. Il Comitato è presieduto dal Presidente del Municipio, affiancato da una piccola giunta di coordinamento di 3 membri, della quale chi vi scrive fa parte fin dall‟istituzione. I lavori del parlamentino entrano nel vivo il 3 ottobre 2007, con l‟istituzione della “base dati unitaria” dei “beni culturali locali”. Ciascun

ente

di

sovrintendenza

e

ciascuna

formazione civica devono conferire tutte le informazioni che possiedono sui monumenti del territorio in un data-base informatico comune, tenuto dal Municipio. La base dati è organizzata per righe (item), dove ogni riga rappresenta un monumento. Ad ogni riga sono associate una ventina di colonne (campi), con informazioni specifiche5. La matrice di righe e colonne compone 199 pagine di “Schedario”, all‟epoca consultabili su rete locale IIS nel plesso di via Lupatelli. Non tutti i campi sono presenti nella base dati. E ciò sia perché a monte alcuni dati non sono conosciuti alle Ogni monumento è associato ad un nome popolare e in una stringa di altri nomi (storici, scientifici, desueti); a coordinate satellitari, indirizzo stradale, ambito toponomastico. Sono presenti due campi che informano sulla fruizione: se il monumento è visibile da strada e se è visitabile all’interno. Quando il sito è visitabile è indicato il contatto per accedervi; quando non lo è il campo conservazione spiega le problematiche presenti. Se il monumento fa parte di un complesso architettonico un campo relazionale lo lega ad altri monumenti del gruppo. Vi sono tre campi riservati alla individuazione temporale: uno per la fascia cronologica (ad esempio: Risorgimento, Fascismo, ecc.), uno per la datazione, uno per la vicenda storica (riutilizzi, restauri, ampliamenti, abbandoni). Vi sono due campi riservati all‟aspetto architettonico: aspetto generale (casale, villa, necropoli, ecc.) e descrizione di dettaglio. 5

183


stesse sovrintendenze, sia perché a valle le sovrintendenze scelgono

spesso

di

non

comunicare

alcuni

dati,

probabilmente perché ritenuti pericolosi per la conservazione del sito6. Fin dalle prime righe ci si accorge che il termine beni culturali locali

è

problematico,

perché

unisce

insieme

suggestioni collettive e particolari (beni culturali | locali) e raggruppa

in

realtà

di

due

distinte

classi

di

opere

monumentali: i beni culturali propriamente detti, presenti negli archivi delle sovrintendenze (studiati, inventariati, vincolati); e gli altri variegati patrimoni di interesse culturale (storico, paesistico e memoriale) del territorio, non presenti negli archivi delle sovrintendenze (essi sono stati talvolta studiati, ma mai inventariati e vincolati). Bene culturale è infatti un termine coperto da riserva di legge, che si può utilizzare soltanto per i monumenti con talune

caratteristiche

storiche,

archeologiche

o

etnoantropologiche, o che abbiano ricevuto la speciale declaratoria di interesse pubblico7. A fianco a questi esiste Il caso emblematico è quello dei beni archeologici, dove la schermatura delle informazioni non è l‟eccezione ma la regola. Si pensi ad un cantiere di scavo ancora aperto: se si offrono al pubblico le coordinate satellitari e la descrizione dei tesori che vi si celano il giorno dopo si rischia di trovare sul posto frotte di tombaroli. Invece i dati sono generalmente completi laddove non rappresentano un pericolo per la conservazione. Qui il caso emblematico è quello della Soprintendenza ai Monumenti architettonici, che permette al Comitato un accesso pieno e diretto alle schede inventariali. In altri casi si adottano soluzioni intermedie: non è permesso l‟accesso diretto, ma personale interno degli enti fornisce al Comitato dei riassunti dei dati, più o meno filtrati e schermati secondo le circostanze. 6

Sono beni culturali, secondo l‟art. 10 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, “le cose immobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli 7

184


però tutta una casistica di altri luoghi che, seppur sprovvisti della qualifica legale di bene culturale, godono localmente della considerazione e rispetto propri dei monumenti. E ciò avviene per un numero davvero rilevante di opere: una tabella di esempi8 potrà essere illuminante. Che

fare?

Il

Comitato

non

può

prescindere

dall‟occuparsi di questi altri patrimoni locali, ma non ha certo l‟autorità di promuoverli al rango di beni culturali. L‟impasse

viene

sciolto

elaborando, per mere

esigenz

operative, una nuova definizione di bene culturale, e precisamente quella di “sito di interesse culturale locale”. Essa racchiude insieme in una classe unitaria, senza interna distinzione di rango, tutti i patrimoni culturali presenti nel Altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fini di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”. Ad essi la Legge associa uno speciale regime di tutele. Sono inoltre beni culturali anche gli altri patrimoni dichiarati “di interesse pubblico” dallo Stato. Il Serpentone di Corviale, maestoso edificio residenziale lungo 1 km, simbolo della città moderna in tutte le sue contraddizioni urbanistiche e sociali, non è considerato dalle sovrintendenze un monumento. Anche la Rectaflex, gloriosa fabbrica dove videro la luce le prime fotocamere reflex, non è considerata un monumento. Nel 2006 è stata inaugurata la chiesa del Santo Volto, di Sartogo e Grenon, perla dell‟architettura sacra; un parco pubblico del tutto speciale, il Giardino dei frutti perduti, conserva le essenze arboree locali in via di estinzione; il Memoriale ai Caduti di Pietra Papa ammonisce al ricordo di un‟efferata strage: nessuno di tali luoghi è presente negli archivi delle sovrintendenze. Si pensi anche a quelle opere minute - abbeveratoi per armenti, cappelle private, manufatti della Seconda Guerra mondiale dimenticati dalle sovrintendenze non per negligenza ma per l‟abbondanza con cui sono presenti nel territorio. La Città Littoria della Magliana di De Renzi è un‟opera progettuale mai realizzata; il Ponte dell’Aeronautica a Mezzocammino è stato distrutto da eventi calamitosi; il Ponte della Scienza a Marconi è in costruzione: anche questi patrimoni - immateriali o non più materiali - figurano nell‟immaginario della comunità locale nel numero dei monumenti. 8

185


territorio, siano essi beni culturali in senso proprio o impropri. Questa nuova definizione di “sito di interesse culturale locale” non risulta abbia precedenti di applicazione in altre Pubbliche amministrazioni.

Il problema del linguaggio accessibile

L‟obiettivo della schedatura dei siti di interesse locale viene rapidamente raggiunto. Si decide a questo punto di restituire lo Schedario alla Cittadinanza attraverso il web. E l‟operazione non è di poco conto, perché le schede non sono immediatamente fruibili da tutti ma vi è uno scalino di comunicazione tra il linguaggio “alto” delle sovrintendenze e quello “di base” dei popolani. Si pensa ad un intervento di mediazione culturale, per tradurre le schede in linguaggio accessibile. Ad esempio il lemma “strada basolata”, che appartiene all‟archeologia, può essere sciolto nel linguaggio comune in “strada romana, ricoperta di lastre poligonali di granito, come quelle ancora oggi visibili sull’Appia Antica”. Ma è un‟operazione culturale corretta? Componente istituzionale e componente civica del Comitato sono su posizioni opposte: da una parte si argomenta che il linguaggio delle sovrintendenze è già un linguaggio semplificato, non ulteriormente semplificabile perché perderebbe di autorevolezza; dall‟altra si controbatte che compilare una base dati senza renderla commestibile ai fruitori è un lavoro utile a poco.

186


C‟è del vero in entrambe queste affermazioni, e infatti la soluzione non sta nello scegliere un linguaggio, ma piuttosto nel rappresentare la pluralità. Si decide quindi di lasciare invariate le schede nella lingua alta degli accademici e di creare una seconda base dati, parallela alla prima, composta di testi divulgativi in linguaggio accessibile. Un rigido Piano redazionale fissa le regole editoriali dei testi, ma consente a chiunque di cimentarsi nella scrittura, senza argomenti esclusivi, riservati o tabù. Parte il reclutamento di uno staff di redazione (composto di studenti, insegnanti e pensionati)

e

prende

forma

una

raccolta

di

articoli

monografici che ha il nome di “Biblioteca”. Schedario e Biblioteca sono basi dati improntate al modello relazionale: si compongono di materiali digitali differenti (informazioni nel primo caso; testi nel secondo) ma sono ordinate secondo la medesima chiave (i monumenti). Esse dialogano fra di loro come fossero un archivio solo, rispondendo unitariamente alle query (richieste) dell‟utente.

Il problema del copyright sui beni culturali

Manca

ancora

un

passaggio,

per

completare

l‟affabulazione di un monumento al Cittadino: un corredo di immagini. Da questa premessa inizia la costruzione di una terza base dati, il “Fondo fotografico”. Nel realizzarlo il Comitato si incontra con un soggetto

187


privato, la Fondazione

Riva Portuense9, che già gestisce

l‟omonimo archivio fotografico, dedicato alle memorie del Municipio XV. Alla Fondazione viene affidato il compito di raccogliere le fotografie dei c.d. beni culturali impropri10, attingendo dal proprio archivio se presenti, o fotografandoli ex novo. La Fondazione svolge tale lavoro gratuitamente, ma Si tratta di un fondo d‟archivio, composto di circa 5000 fotografie scattate su pellicola a partire dal 1992 per il settimanale locale Roma Circoscrizione e in digitale dai primi Anni Duemila. Vi si aggiungono via via i fondi fotografici familiari delle più importanti famiglie portuensi (Lucà, Venditti, Barrocci), insieme a una raccolta di documenti, corrispondenze, audiovisivi, registrazioni, cartoline e cimeli locali vari. Dal 2004 il fondo è stato interamente digitalizzato e aperto al pubblico, con il sito Rivaportuense.it e con un fitto calendario di mostre fotografiche e documentali. Tra le principali ricordiamo le tre esposizioni Braccianti, Mezzadri, Proletari, con immagini fotografiche del Territorio Portuense, rispettivamente di Inizio Novecento, Metà secolo e Anni Settanta. Ancora, le mostre monografiche su Forte Portuense e Villa Bonelli. E tle re mostre biografiche Uccellacci e uccellini (Pier Paolo Pasolini al Trullo), Romanzo partigiano (Giuseppe Testa, Medaglia d‟oro della Resistenza) e I ragazzi di Monte delle Capre (Telemaco Corsi e la fabbrica Rectaflex). Infine l‟allestimento Arvali. Il mito, la storia, i volti, presso il Casale Catacombe di Generosa, dedicato alla più antica storia del Territorio Portuense. 9

Le immagini di opere di arte ed ingegno hanno in Italia due diversi regimi legali. I beni culturali impropri (quelli considerati importanti dalla Comunità locale ma irrilevanti dalle sovrintendenze) seguono la legge ordinaria; i beni culturali in senso proprio (quelli delle sovrintendenze) seguono una legge speciale: 10

-

Secondo la legge ordinaria, n. 633 del 1941 sul Diritto d’autore, la tutela legale dura per la vita dell‟autore dello scatto e per i 70 anni successivi la sua morte. I diritti d‟autore sono disponibili: l‟autore o i suoi eredi possono autorizzare la pubblicazione su licenza. La tutela legale è ridotta a 20 anni qualora si tratti di fotografie a carattere descrittivo (prive cioè di intento creativo). Sono al pubblico dominio (prive di tutela legale) le foto descrittive di oggetti materiali (compresi scritti, documenti, carteggi e disegni tecnici, ecc.).

-

La legge speciale, Artt. 106 e seguenti del Decreto legislativo 22/1/2004 Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, contiene una privativa (solo lo Stato può fotografare i beni culturali) e dispone l‟obbligo di corrispondere un canone in caso di pubblicazione.

188


chiede in cambio che vengano mantenute le politiche di copyleft già adottate nell‟archivio Rivaportuense. Il copyleft è un sistema di gestione dei diritti d‟autore basato su licenze d’uso11, attraverso le quali l‟autore (detentore originario) indica ai fruitori dell‟opera che essa può essere diffusa, utilizzata e modificata liberamente. Per quanto riguarda invece i beni culturali in senso proprio, la Legge non solo non ammette licenze d‟uso, ma fissa criteri ben restrittivi: soltanto lo Stato può fotografare beni culturali (è vietato non solo ai privati ma anche agli altri enti pubblici non-statali di acquisirne in proprio); in caso di pubblicazione, è obbligatoria la corresponsione di canoni pecuniari, i cui tariffari minimi sono inderogabili. Di fronte a una contraddizione - il Legislatore decentra le attività culturali verso il basso (i Municipi), ma poi mantiene i diritti d’uso sulle immagini al livello più alto (lo Stato) - l‟obiettivo di pubblicare on line un archivio fotografico sembra naufragare: non è possibile fare fotografie nuove ai beni culturali; né ripubblicare quelle esistenti negli Esistono varie tipologie di licenze d‟uso (in inglese CCPL, Creative Commons Public Licences: la codifica italiana è stata elaborata dall‟Istituto IEIIT del CNR), in ragione della quantità di diritti che si trasmettono al pubblico. Riva Portuense adotta licenze di tipo 2.5 cc by-nc-sa. Esse trasmettono 2 diritti - quello di condividere (libertà di mostrare in pubblico, copiare, riutilizzare e ridistribuire) e quello di modificare (libertà di rielaborare l‟immagine) -, subordinandoli a 3 condizioni: 11

-

che venga indicato l‟autore (condizione di attribuzione, by);

-

che non vi siano scopi di lucro (condizione non commerciale, nc);

-

che, in caso siano realizzati lavori derivati, essi siano diffusi con una licenza analoga (condizione condividi allo stesso modo, sa).

189


archivi delle sovrintendenze (si tratta di archivi fotografici completi e di inestimabile pregio) se non pagando un canone proibitivo. Dopo un non facile dibattito si opta per rifotografare ex novo tutti i beni culturali, considerando l‟autorizzazione implicitamente contenuta nelle norme sul decentramento amministrativo, e di considerare il canone di pubblicazione non dovuto, in base ad un articolo che esonera i soggetti pubblici non-statali in caso di finalità di valorizzazione del territorio. Viene dunque effettuata, durante una precoce primavera,

una

avventurosa

campagna

di

ricognizione

fotografica sui siti ancora mancanti all‟appello, fino a mappare tutti i siti. Inoltre, si sopperisce alla mancanza di rilevamenti

fotografici

dall‟alto

(aerofotometrie)

con

l‟innovazione tecnologica, grazie alle immagini satellitari rilasciate da Google Earth12.

Il Casale si apre al web

Il 7 luglio 2008 il lavoro sulle tre basi dati è completo. Il Comitato ne delibera la fusione in un archivio unitario, In questo periodo la NASA, ente spaziale statunitense, che è proprietaria delle mappe satellitari di Google, aumenta la qualità delle immagini rilasciate sul web, portandole ad un livello adatto agli utilizzi del Comitato, e inizia il rilascio di immagini non solo perpendicolari (dall‟alto) ma anche assonometriche (a 45°) ruotabili sui 4 lati. Le stesse sono rilasciate al pubblico dominio. Ogni sito di interesse locale è stato pertanto associato a 4 immagini satellitari con diversa visuale: mappa satellitare a perpendicolo, mappa stradale, immagine frontale assonometrica, laterale o posteriore assonometrica. 12

190


denominato “Rivaportuense - Archivio Storico Portuense”. Contestualmente vengono approntate le risorse logistiche e finanziarie13 per aprirne i contenuti alla Cittadinanza e al world wide web. Scartata l‟ipotesi di una migrazione della rete locale sul server del Comune di Roma, ne viene affittato uno, autonomo, ad Arezzo, presso il provider Aruba. Il server si compone di tre unità logiche (Software, Dati e Documenti14), e tre

classi

di

soggetti

interagiscono

“programmatori”

operano

sull‟Unità

con

esso.

Software,

I

facendo

continue piccole modifiche ai programmi, per mantenere il portale in efficienza. Arvaliastoria ha due programmatori, uno a Roma e l‟altro a Perugia, e i loro pc sono connessi direttamente con Arezzo via cavo (client FTP su linea telefonica).

I

“redattori”

operano

sull‟Unità

Documenti,

inserendo, modificando e cancellando testi e foto, e sull‟Unità Dati, aggiornando il data-base al variare dei contenuti. I Il Municipio ha assegnato in uso il Casale delle Catacombe di Generosa. Al pianterreno vengono collocate la sala degli uffici (direzione e magazzino) e la sala multimediale (consultazione); al primo piano la grande sala delle riunioni (spazio pubblico). La Soprintendenza Archeologica di Roma ha allestito al primo piano un piccolo spazio espositivo, composto di vasellame, ex voto, monili e monete rinvenuti in recenti scavi. Si costituisce così l‟abbozzo di un futuro museo. Infine il Municipio ha erogato alla Fondazione Riva Portuense 12.000 euro, per la realizzazione dell‟interfaccia web dell‟Archivio e opere accessorie. 13

Il server è un potente macchinario capace di trasmettere dati nel web. Ad oggi il server di Arvaliastoria contiene ad oggi 4 therabyte di materiali digitali (4 thera equivalgono grossomodo a 16 personal computer). Il grosso del volume è nell‟Unità Documenti (con circa 10.500 files, tra testi .txt e immagini .jpg); spazio assai minore occupano l‟Unità Software (contiene i programmi .asp) e l‟Unità Dati (contiene il data-base .mdb); Il server ha una unità di backup, che una volta al giorno crea in batch una copia esatta del server principale. 14

191


redattori si trovano quasi tutti nel Municipio, e i loro pc sono connessi ad Arezzo via web, mediante un‟”interfaccia di amministrazione remota”15. I “visitatori” infine consultano il server sul browser del proprio pc mediante il “portale pubblico”,

all‟indirizzo

www.arvaliastoria.it

(IP

62.149.128.154). Alla mezzanotte del 31 dicembre 2008, mentre viene spento il server di Rivaportuense.it, si accende il server dell‟Archivio, e va on line il nuovo portale Arvaliastoria.it16. Il All‟accesso viene effettuato il riconoscimento dei redattori con userid e password, dopodiché essi hanno accesso al “content management system” (CMS). I redattori si distinguono in “user” (possono modificare solo i contenuti di cui sono autori) e in “admin” (possono modificare tutti i contenuti). Le modifiche sono immediatamente visibili al pubblico: non c‟è moderazione preventiva. 15

16

Il portale è strutturato nelle tre sezioni convenzionali:

-

L‟Header (Testata) contiene le insegne istituzionali e gli strumenti di navigazione.

-

Il Content (Contenuti) ha generazione dinamica: all‟apertura mostra la Home page (vetrina dei contenuti); quando il visitatore impartisce i comandi di navigazione, punta a singole posizioni del data-base, visualizzando i documenti associati.

-

Il Footer (Piè di pagina) contiene i crediti del sito.

La navigazione avviene con il motore di ricerca, la barra dei menù e i link (collegamenti). La barra dei menù contiene la mappa logica del portale: -

L‟”Area informativa” fornisce indicazioni sul chi siamo e sul cosa facciamo del portale.

-

L‟”Area Schedario” dà accesso alle informazioni sui singoli monumenti ed è organizzata in tre canali. Il “Canale Epoche” è un percorso selettivo che orienta cronologicamente i contenuti dell‟Archivio. Il “Canale Quartieri” orienta i contenuti in chiave geografica. Il “Canale Argomenti” effettua un focus tematico: il primo step è selezionare una categoria generale (ad esempio lo spazio-campagna, lo spazio sacro, ecc.); il secondo è selezionare un argomento specifico (ad esempio: tra tutte le tipologie del sacro, soltanto le chiese parrocchiali, le cappelle, ecc.).

192


5

gennaio

il

nuovo

portale

riceve

dall‟UNESCO

il

riconoscimento di “Web World Portal”, portale digitale dell‟Umanità17. La presentazione ufficiale avviene il 26 novembre 2009, incontrando grande favore nella stampa, percettibile sostegno nei Cittadini18 e la meritata soddisfazione delle Autorità municipali, consapevoli di aver fatto l’impresa. L‟obiettivo fissato due anni prima - tirar fuori le informazioni da tanti scaffali polverosi, metterle in comune e restituirle in forma accessibile - è raggiunto. Nessun altro municipio ha fatto tanto, e il XV può ben vantare il titolo di “municipio pioniere”.

-

L‟”Area Biblioteca” dà accesso ai testi. Essi possono essere letti in tre modalità: web (lettura di intrattenimento, come sfogliare un giornale on line), per sommarî (consultazione ordinata per luoghi), per indici (consultazione progressiva per data di pubblicazione).

-

L‟”Area Fondo fotografico” dà accesso alle organizzata come la Biblioteca.

immagini, ed

è

L‟UNESCO è l‟organizzazione delle Nazioni Unite per la tutela dei beni culturali. Essa tiene appositi registri, nei quali conserva menzione dei patrimoni del pianeta, i quali appartengono idealmente all‟intero genere umano. Il più noto di tali registri è l‟elenco dei Luoghi patrimonio dell’Umanità, ma registri similari esistono anche per i saperi, culture, tradizioni e altri beni immateriali o per le biblioteche o archivi che li contengono. Un registro di recente istituzione enumera gli archivi digitali a fruizione libera. Il nostro portale è uno dei sette portali italiani ad esservi incluso, nel settore Fondi accademici e letterari. Si tratta di un titolo puramente onorifico, che consente di fregiarsi delle insegne UNESCO ma non contempla provvidenze economiche. 17

Qualche dato (fonte Alexa.com): al novembre 2009 Arvaliastoria è l‟11.916° sito in Italia, 459.725° al mondo, con permanenza media per visitatore di 24 minuti. A marzo 2011 Arvaliastoria.it è è il 10.896° portale su scala nazionale e il 362.966° nel mondo. Si è ridotto il tempo di permanenza per visitatore sul sito, a soli 11 minuti. 18

193


Arvaliastoria 1.0

All‟indomani del 26 novembre il Comitato Storico Archeologico si ritrova dunque senza più argomenti né ordini del giorno da discutere collegialmente. E ci si interroga sul destino del Comitato, ora che la gestione decentrata delle attività culturali è entrata in una fase ordinaria. È ancora necessario mantenere in piedi un organo trasversale a così tanti livelli di governo? O è sufficiente conservare la sola giunta di coordinamento, tutta interna al Municipio, per i soli compiti di mantenimento? O si può andare oltre, istituendo la figura politica del Delegato alla Storia e alla Memoria19? Nessuna decisione viene presa. Per tutto il 2010 e in questo scorcio di 2011 il Comitato non è chiamato ad affrontare questioni collegiali (al massimo bilaterali), e le attività, a fronte di circoscritte emergenze20, si concentrano Quando le funzioni di un organo di scopo sono esaurite, si dovrebbe chiuderlo senza troppi rimpianti. Ragioni di prudenza suggeriscono tuttavia di non disperdere immediatamente il patrimonio di relazioni e buone pratiche accumulato: l‟ipotesi di chiusura tout-cours del Comitato viene pertanto scartata e si discute la conservazione dell‟organo in forma ridotta, per attendere ai soli compiti di mantenimento: aggiornare l‟archivio secondo l‟occorrenza, efficientare il software, accettare i nuovi conferimenti, rispondere alle domande di Cittadini, studenti, ricercatori e giornalisti. Si discute anche di istituire la figura, non tecnica ma politica, del Delegato alla Storia e alla Memoria, ormai standardizzata in molte realtà locali e nel Comune di Roma. Il Delegato, oltre ai compiti di mantenimento, istruisce in via preliminare le nuove problematiche storico-archeologiche; raccoglie gli orientamenti della Componente civica e delle sovrintendenze; propone una sintesi al Governo municipale. 19

20

Ne diamo breve conto:

-

194

Cedimento di un costone roccioso nel parco delle Catacombe di Generosa. Benché il crollo sia avvenuto in territorio italiano, esso ha interessato l‟area che dall‟ingresso del parco immette con una


sulla gestione ordinaria dei nuovi conferimenti. Il caso tipico è quello del Cittadino che si presenta in Municipio portando sotto braccio gli album fotografici di una vita, con didascalie, anni, eventi e nomi: essi vengono digitalizzati e traghettati in Arvaliastoria. Oltre ai fondi familiari

si

raccolgono

anche

materiali

estremamente

variegati, spesso in forma di raccolte organiche, dei quali lo spazio non ci consente che di accennare in nota21: tracce servitù di passaggio alle Catacombe, rendendole momentaneamente intercluse. Il Comitato ha lavorato all‟apertura di un secondo ingresso, andando di fatto a cambiare i confini fra Italia e Stato Città del Vaticano: l‟obiettivo è stato raggiunto stilando un accordo complesso, molto simile ad un trattato internazionale. -

Ritrovamento incidentale, durante lavori di ampliamento del ponte ferroviario presso via Q. Majorana, di una nuova porzione di Necropoli Portuense. La necessità di trovare un‟area libera da reperti ove collocare il pilone di appoggio del ponte ha impegnato non poco i tecnici di diverse amministrazioni.

-

Incendio della server-farm di Aruba, ad Arezzo. Le fiamme hanno interessato anche il server di Arvaliastoria. Si è temuto il peggio. Invece, per la prima (e finora unica) volta, l‟unità di backup delocalizzata è entrata in funzione, e a incendio domato ha ricaricato l‟intero archivio di Arvaliastoria senza perdita di dati.

21

Lo spazio di una nota ci consentirà di accennare alle principali:

-

L‟”Audioteca” è un canale streaming (su piattaforma Reverbnation) che contiene le tracce musicali del Canzoniere di Magliana, una formazione attiva negli Anni Settanta che applica gli schemi della musica popolare alle istanze sociali locali. L‟archivio potrebbe essere ampliato, raccogliendo altri documenti e interviste.

-

“Arvalia TV” è un canale streaming (su piattaforma Youtube) che contiene documentari brevi realizzati per le scuole del Municipio e altri filmati. Anche questo archivio potrebbe ampliarsi, ad esempio coinvolgendo un ricercatore d‟archivio e un cronista di strada armato di videocamera.

-

L‟”Antologia Portuense” è una raccolta di testi letterari locali (si lavora per una versione e-book su piattaforma Issue). Al momento vi sono tre progetti-pilota: il Carmen Arvale; i Fortunalia di Ovidio, la raccolta di epigrammi Una Spoon River Portuense.

195


audio, video, un‟antologia letteraria, i materiali di una mostra e persino un archivio di rilevamenti meteo. Tuttavia, mentre i contenuti si consolidano, ci si rende conto che il portale non è giunto ad una versione definitiva, ma semplicemente stabile: stabile significa che i software girano senza bug e il visitatore ne ottiene risposte coerenti. Il limite non è determinato dalla tecnologia, ma dal metodo. Il visitatore naviga in solitudine: sceglie da sé cosa cercare (con il motore di ricerca) e quali saperi cogliere (con la navigazione

interattiva).

Il

metodo

di

comunicare

col

visitatore, seppur “democratico” (il visitatore è libero di dirigere la navigazione, e tutti i saperi sono egualmente accessibili), è ancora “top-down” (orientato dall‟alto verso il basso) secondo i canoni del web tradizionale o “1.0”: il portale eroga i saperi, il visitatore è lì a coglierli. Una diversa richiesta

da

parte

dell‟utenza,

caratterizzata

da

una

maggiore possibilità di interazione con il portale, emerge invece con forza in questo periodo. Occorre dare una risposta.

L’evoluzione verso il web 1.5

-

Il “Portale Arvali” è un mini-sito, realizzato da E. Venditti, N. De Guglielmo ed E. Lucà come catalogo web della mostra “Gli Arvali. Il mito, la storia, i volti”, realizzata al Casale Catacombe di Generosa, che ripercorre la vicenda mitica e storica del Sodalizio degli Arvali.

-

La “Stazione Meteo Forte Portuense” è un data-base dei dati climatici locali, realizzato con un impianto semiprofessionale La Crosse WS 2305. L‟impianto è connesso via cavo ad un server che registra, dal 2007, temperature, umidità, vento, precipitazioni e altri dati, e li restituisce via web in tabelle e sofisticati grafici.

196


C‟è un dibattito interno, e viene dato il via libera all‟upgrade dei software in una direzione che i sociologi definiscono web “1.5”, cioè un fronte avanzato del web tradizionale. Il primo passo è la creazione di un protocollo di esportazione. I siti dell‟1.0 sono mondi isolati, blindati verso l‟esterno:

vengono

creati

invece

dei

“feed

RSS”

(o

“syndacation”), che traducono i contenuti del portale in un formato standard, utilizzabile da terze parti. L‟utilizzo delle syndacation è deciso unilateralmente (sindacato) dai fruitori esterni: è ora possibile incorporare parti di Arvaliastoria in altri portali, sottoscrivere la ricezione di aggiornamenti automatici per e-mail, oppure monitorare il sito con speciali programmi chiamati aggregatori, utilizzati da uffici stampa, Pubblica amministrazione e addetti ai lavori. Il passaggio successivo è l‟integrazione con il web semantico. Il web semantico si basa sul principio che le parole contenute in un sito non sono tutte uguali, ma esistono delle “parole chiave” (in inglese tag), capaci di porre i contenuti in connessione logica fra di loro22. I tag vengono inseriti dai redattori del portale. Ma vi è di più. Poiché la Ad esempio il monumento Torre Righetti è legato nella memoria collettiva al film Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini. Anche un altro luogo del Municipio è legato ad un‟opera pasoliniana: la Ex Fabbrica Purfina, location del film Accattone. Se si taggano entrambi i monumenti con la parola chiave Pasolini si crea fra essi un legame semantico: al visitatore che legge del primo monumento potrà probabilmente interessare leggere anche del secondo, e viceversa. I software semantici gli segnalano questa opportunità. 22

197


base dati di Arvaliastoria è relazionale, il portale crea dei tag speciali che collocano ogni contenuto nel tempo, nello spazio e per forma architettonica. Le associazioni logiche che vengono così a crearsi sono davvero molteplici e organizzate dalla macchina in strutture complesse sorprendentemente simili al pensiero umano23. Il

terzo

passo

è

la

geolocalizzazione.

La

geolocalizzazione consiste nell‟associare un contenuto ad una

coppia

di

coordinate

spaziali

(per

latitudine

e

longitudine), ricavate con un navigatore satellitare GPS. Il software colloca i monumenti di Arvalia nella realtà virtuale di Google Maps ne ne estrapola le diverse visualizzazioni da satellite: aerea, assonometrica, cartografica e dal piano stradale (visione immersiva o street wiew)24. Per la nostra Torre Righetti il software va a pescare la fascia storica di edificazione (1825: Primo_Ottocento), la collocazione geografica (Trullo), la tipologia edilizia (torre), trasformandoli in antrettanti tag speciali. In questo modo la torre è in associazione logica non solo con Pasolini, ma anche con altri testi che parlano di luoghi e eventi del Primo Ottocento; con quelli che parlano della zona del Trullo; con quelli che parlano di torri. Si creano così connessioni complesse tra contenuti, in grado di evocare nel visitatore suggestioni aumentate rispetto agli obiettivi semplici che aveva in mente quando ha iniziato la navigazione. Il software gradua l‟affinità delle relazioni secondo la quantità di tag comuni: un testo che parla di Pasolini al Trullo sarà più affine con Torre Righetti di un testo che parla solo di Pasolini. Sulla base delle affinità più robuste il software propone 8 testi collegati al testo principale, con cui compone in automatico un libricino monografico, scaricabile gratuitamente in PDF. Quando sul portale si inseriscono nuovi testi i libricini precedentemente pubblicati in precedenza si aggiornano automaticamente, includendo i nuovi contenuti e scartando quelli con affinità meno robuste. 23

L‟utilità di questa risorsa è permettere al Cittadino di passare dal virtuale al reale, identificando il monumento nei percorsi della sua vita quotidiana. Anche qui il software fa parecchio lavoro in automatico: i redattori hanno inserito le coordinate satellitari dei 365 monumenti 24

198


Arvaliastoria 2.0

Nel frattempo però il web va avanti, e l‟1.0 entra definitivamente in in crisi. Nuove piattaforme software - i “social

media”

-,

caratterizzate

dall‟elevato

livello

di

interazione fra visitatore e portale, ma anche fra visitatore e visitatore, abbandonano la navigazione in solitudine e aprono il web a due modelli di comunicazione alternativi: il web della partecipazione (interazione visitatore-portale), in cui il visitatore può costruire i saperi del portale, attraverso l‟inserimento di contenuti da lui redatti; e il web della condivisione (interazione visitatore-visitatore), in cui gli utenti del portale acquisiscono, modificano e ridistribuiscono i contenuti in una rete personale di contatti o in una rete di identità sociali legate da un comune interesse (community). L‟insieme di questi due modelli, finora chiusi o poco esplorati, è detto web sociale o “2.0”, per indicare il salto rispetto alla generazione precedente. E l‟1.0 diventa di colpo un dinosauro, sebbene il 2.0 non sia ancora stabilizzato e ponga dubbi e interrogativi su riservatezza, confine pubblicoprivato, sicurezza e libertà. In breve, si decide di varcare la frontiera del 2.0, e si mette in cantiere il secondo upgrade dei software del portale, integrando i sorgenti del portale con i codici aperti rilasciati presenti del data-base. Attingendo alle risorse relazionali, esse sono automaticamente associate a tutti i contenuti del portale.

199


dalle piattaforme sociali. Viene

testato,

e

subito

abbandonato,

un

wiki,

realizzato con Wikimedia, la piattaforma opensource di Wikipedia25. Poi si testa Facebook Connect, la piattaforma opensource di Facebook, ed è amore al primo click26. I visitatori che hanno una identità su Facebook vengono riconosciuti da Arvaliastoria: essi possono utilizzare il portale storico del Municipio XV esattamente come se fosse Facebook, trasformandolo in una piattaforma sociale: il visitatore, posto di fronte a un contenuto di Arvaliastoria che ritiene interessante, può condividerlo con la sua rete personale di contatti (Amici), e ovviamente discuterlo con loro27; il visitatore, quando desidera un‟interazione maggiore con un contenuto, può cliccare su Mi piace. Mi piace non è soltanto l‟espressione di un generico apprezzamento, ma significa anche voler rendere conoscibile la propria identità Un wiki è una piattaforma partecipativa, che consente ai visitatori di creare essi stessi i contenuti del portale. L‟idea era di raccogliervi le fonti aneddotiche, lasciando carta bianca ai Cittadini di raccontare “le vite, i luoghi, le storie”. Fin dai primi giorni il wiki diventa un‟arena di dibattito locale, orientato non al racconto del passato, ma alla costruzione del futuro: dopo aver segnalato ai pubblici amministratori che è opportuno provvedere - in altro contesto - alla costruzione di uno spazio digitale di questo tipo, il wiki viene chiuso. 25

Facebook è un sistema nativo del 2.0. Wikipedia nasce invece come 1.5 e si evolve altalenante verso il 2.0, sospesa fra socialità e moderazione dei contenuti, per garantirne l‟autorevolezza. Facebook non ha problemi di autorevolezza dei contenuti, perché non ne ha: lascia agli utenti la scelta di importare contenuti 1.0 fuori da Facebook, e si concentra solo sul versante 2.0 della vicenda. Fa il paio, per così dire, con Arvaliastoria, che nato in 1.0 cerca il 2.0. 26

Gli Amici possono condividere a loro volta il contenuto con le loro reti personali (Amici degli Amici), alimentando una circolazione del contenuto; ma è possibile anche il contrario: che vedendo un post interessante dalla bacheca di un Amico si giunga ad ArvaliaStoria. 27

200


ad una rete sociale di contatti,

non necessariamente

appartenenti alla rete personale, che hanno in comune l‟interesse verso quel contenuto (Community)28.

L’Archivio che verrà

Ed accoci al momento presente, mentre il mondo digitale non è fermo, e i sociologi profilano già all‟orizzonte una evoluzione del web che chiamano “3.0”29. Arvaliastoria ha, ad oggi, aperti tre cantieri: i tirocini PiCA30, vincitori del Al primo Mi piace su un contenuto di Arvaliastoria, il portale genera automaticamente la relativa Community su Facebook, con una pagina dedicata. I successivi visitatori che fanno Mi piace su quel contenuto possono così interagire fra di loro in una vasta gamma di operatività: scambiare opinioni, fare domande e riceverne risposte; aggiungere informazioni complesse (Note), postare immagini (Foto). Si costituisce così un piccolo archivio di risorse sociali, specifiche per ogni luogo, che diventano disponibili alla redazione di Arvaliastoria. 28

Si ritiene probabile, in un futuro prossimo, la nascita di piattaforme top-top, che permettano il dialogo diretto tra le basi dati senza più necessità di siti internet, fino a costituire il web in una sorta di archivio degli archivi o biblioteca globale: tutte le basi dati dialogano tra di loro con un linguaggio comune e il sapere universale è aggregato in base alle richieste dell‟utente. Al momento esistono ancora numerosi ostacoli tecnologici (la mancanza di un protocollo di comunicazione standard tra le basi dati, la mancanza di adeguate piattaforme software, e soprattutto la mancanza di investitori che invece puntano tutto sul 2.0). Tuttavia degli abbozzi di 3.0 esistono già: il motore di ricerca Google indicizza tutti i siti internet del pianeta come si trattasse di un‟unica biblioteca; oppure, limitatamente all‟Italia, esiste il progetto di Catalogo unico dei Beni culturali. Così come per il 2.0, rilevantissime sono le implicazioni, i dubbi e gli interrogativi legati a un nuovo passaggio di generazione: dal web plurale 2.0 al web globale 3.0. Chi orienta le basi dati e la distribuzione dei saperi? chi le controllerà? chi eventualmente eserciterà la censura? 29

PiCA, acronimo di Percorsi di Cittadinanza Attiva, è un progetto formativo del Governo Italiano e di Roma Capitale per l‟inserimento retribuito di giovani sotto i 28 anni in settori di eccellenza della 30

201


prestigioso Premio Sussidiarietà del Forum della Pubblica Amministrazione; la digitalizzazione dell‟Archivio storico del Comitato di quartiere Magliana; e infine Arvalia Mobile, versione di Arvaliastoria per telefonia palmare UMTS e rilevamento

satellitare

GPS31.

Dei

loro

esiti

sapremo

raccontare in un prossimo futuro. Siamo dunque al momento di chiederci: i nuovi media della comunicazione non convenzionale rappresentano un rischio o un‟opportunità? Rispondiamo per il vissuto della nostra comunità. Arvaliastoria è un’esperienza possibile di integrazione tra Pubblica amministrazione di Roma. Si tratta di occasioni di scambio e crescita reciproci tra ragazzi e istituzioni, che uniscono formazione sul campo e partecipazione alla crescita della comunità. Il Municipio XV ha sostenuto con entusiasmo il progetto, assegnando 5 giovani alla redazione di Arvaliastoria. I ragazzi, già selezionati con bando pubblico, prenderanno servizio a settembre 2011. Il Forum PA ha premiato l‟iniziativa PiCA con un il Premio Sussidiarietà. Si tratta di un riconoscimento per le amministrazioni che promuovono la sussidiarietà orizzontale, favorendo l‟iniziativa dei Cittadini in azioni di interesse generale (come dice l‟ultimo comma dell‟art. 118 della Costituzione). Arvalia Mobile è la versione di ArvaliaStoria per telefoni di nuova generazione. È per ora rilasciata in versione beta e gira indifferentemente su Iphone e Smartphone. La caratteristica è che utilizza strumenti già presenti nel telefonino (il browser wap per la visualizzazione, e il satellitare per la localizzazione) e non richiede software aggiuntivo: è sufficiente lanciare il browser e scrivere Arvaliastoria.it. Il funzionamento è semplice. Il GPS lancia un segnale verso lo Spazio. I satelliti in orbita inviano in risposta al telefonino un secondo segnale, che contiene le coordinate dell‟utente. Si aprono quindi due connessioni internet con due diversi server. Dal server di Google Maps, negli Stati Uniti, si scarica la mappa di prossimità (la posizione dell‟utente è un puntino rosso al centro della mappa). Dal server di ArvaliaStoria, ad Arezzo, vengono scaricate le coordinate dei monumenti di prossimità (visualizzati in mappa come quadratini verdi). L‟utente seleziona il monumento di suo interesse, ottenendone in risposta le informazioni utili per una visita: storia del luogo, galleria di immagini, notizie circa la visibilità e accessibilità. 31

202


livelli di governo del territorio; tra componenti istituzionali e formazioni civiche; tra fonti d‟informazione istituzionale, accademica, aneddotica, della memoria; tra vecchi e nuovi media. Questa affermazione si scioglie come segue: è possibile la condivisione di dati fra livelli istituzionali diversi, gerarchicamente distinti e ordinati, quando hanno ad oggetto la medesima realtà territoriale; è possibile integrare in questo percorso anche una componente civica, in un ruolo non secondario ai soggetti istituzionali ma sussidiario; è possibile mettere in rete, in un sistema di comunicazione plurale, contenuti autorevoli (istituzionali o accademici) con contenuti popolari (aneddotici, della memoria); è possibile affiancare ai media convenzionali anche i media della partecipazione e della condivisione, laddove essi risultano inclusivi, nel raggiungimento degli obiettivi generali, di un maggior numero di parti sociali. Oggi possiamo affermare di conoscere i beni culturali di Arvalia meglio che quattro anni fa. E il lavoro del Comitato è stato reso migliore dai nuovi media: per la gamma degli strumenti operativi disponibili, per il dibattito interno che essi hanno generato (perché li usiamo? quali i limiti?), per la complessità e qualità di relazioni umane che essi hanno richiesto di instaurare. E, non da ultimo, per la quantità di Cittadini che i nuovi media ci hanno dato modo di incontrare di persona, e ai quali abbiamo avuto modo di chiedere: “Raccontaci una storia”.

L’impianto archivistico 203


Questo archivio comprende due classi di oggetti: i beni culturali (individuabili sulla mappa) e i toponimi, che sono “contenitori di beni culturali”. Beni culturali e toponimi sono divisi in tre generi: archeologici, storici e paesistici. I beni culturali possono avere un carattere unitario oppure complesso: in questo secondo caso l‟Archivio collega i “beni componenti” di uno stesso complesso. Beni culturali e toponimi possono avere una consistenza materiale, diffusa (sparsa

sul

territorio)

o

immateriale.

Questo

archivio

distingue ulteriormente le risorse materiali o diffuse in: presenti in situ (cioè in collocazione originaria) e delocalizzate (ad esempio trasferite in un museo), e le risorse immateriali in perdute (esistenti nel passato) e progettate (esistenti nel futuro). Tutte le risorse dell‟Archivio sono collocate nello “spazio”,

tramite

una

terna

di

informazioni:

ambito

toponomastico, indirizzo stradale (e catastale se presente), coordinate satellitari. La collocazione spaziale è ulteriormente declinata per livello di precisione, in: esatta, ipotetica e diffusa.

L‟Archivio

ha

elaborato

un

proprio

modello

toponomastico e una piattaforma visuale, chiamata Gatewey. Tutte le risorse dell‟Archivio sono anche collocate nel “tempo”,

tramite

una

terna

di

informazioni:

ambito

cronologico, datazione, vicende (il succedersi dinamico degli eventi).

L‟Archivio

cronologico.

204

ha

elaborato

un

proprio

modello


Infine, tutte le risorse dell‟Archivio sono classificate per “forma”, tramite una terna di informazioni: ambito architettonico-funzionale

e

descrizione.

L‟Archivio

ha

elaborato un proprio modello formale.

Lo Staff

Casale e portale web sono curati dal Municipio XV (Comitato Storico Archeologico), dal Fondo Riva Portuense, dai Tirocinanti PICA - Progetto Arvalia Storia e da cittadini volontari, diretti dal pubblicista Antonello Anappo con il coordinamento della dott.ssa Anna Fusco. Il Comitato Storico Archeologico è un tavolo tecnico promosso

dal

Municipio,

che

riunisce

gli

Enti

di

sovrintendenza, le formazioni civiche e gli studiosi. Ne fanno parte, per gli Enti: le Soprintendenze Archeologiche Nazionali di

Roma

e

di

Ostia,

la

Soprintendenza

Architettonici

e

Paesaggistici

Commissione

di

Archeologia

di

Roma,

Sacra,

la

per i la

Beni

Pontificia

Sovrintendenza

Comunale ai BBCC di Roma (Uffici Aree Archeologiche del Suburbio,

Monumenti

Medievali

e

Moderni,

e

Carta

dell‟Agro), Roma Natura; per le formazioni civiche: le associazioni Pandora, Comitato Catacombe di Generosa, Comitato di quartiere Magliana-Arvalia, Nuova Acropoli e la società SAF; per gli studiosi: Andrea Di Mario e Claudio Cerreti (collaborano Emilio Venditti, Maurizio Vacca, Enzo Lucà).

205


Il Fondo Riva Portuense è una fondazione di diritto privato, nata nel 2007 per la gestione e raccolta di patrimoni fotografici e documentali locali; dal 2009 Riva Portuense è partner

del

Municipio

nella

gestione

del

portale

Arvaliastoria.it. Il Tirocinio PICA - Progetto Arvalia Storia è un progetto di Roma Capitale e Governo Italiano (Ministro della Gioventù) che ha portato cinque ragazzi e ragazze a lavorare nella Redazione di Arvalia Storia. I

Cittadini

possono

collaborare

come

volontari:

donando libri di storia locale per la Biblioteca, scrivendo testi per Arvaliastoria.it o revisionando come editor quelli già pubblicati sul portale, o acquisendo in digitale, con scanner e OCR, i libri più antichi o danneggiati; scattando fotografie o offrendosi come reporter per gli eventi segnalati sulla Pagina Facebook; segnalando luoghi non ancora inclusi nello Schedario o offrendosi per ricerche in sovrintendenza o in biblioteche; coprendo i turni di apertura del Casale, come custode o assistenza studenti, o assistente nelle visite guidate; donando cimeli, materiali della vita quotidiana del recente passato, o offrendo per la digitalizzazione i propri fondi fotografici familiari. Gli artisti possono donare le loro opere per la Quadreria, o richiedere l‟assegnazione di soggetti su commissione.

L’Archivio Storico Portuense

206


(32).

Arvaliastoria.it è

il

portale storico

del

XV

Municipio di Roma Capitale, inserito dall‟UNESCO tra i Web World Portals (Portali digitali dell‟Umanità). Si compone di due sezioni - la Biblioteca (450 testi) e l‟Archivio fotografico (10.000 immagini) -, per un totale di 10.400 documenti accessibili dal web. La ricerca si effettua per parole chiave, con mappa navigabile, oppure sfogliando i sommari dei 365 luoghi di interesse storico, archeologico e paesistico presenti sul territorio. Stiamo testando una versione satellitare,

mobile per

per

telefoni

esplorare

i

UMTS

a

contenuti

localizzazione dell‟Archivio

direttamente sul posto, come una guida turistica. L‟accesso ai documenti è libero e gratuito. I contenuti sono orientati alla condivisione sui social media e possono essere riprodotti, per un uso non commerciale, citando la fonte e condividendo alla stessa maniera. Arvaliasoria è oggi il primo sito territoriale per indicizzazione e tempo di visita (33). Il portale è curato dal Comitato Storico Archeologico del Municipio e realizzato dalla Fondazione Riva Portuense. Si avvale della collaborazione di 4 tirocinanti in servizio civile nell‟ambito del Progetto PiCA, di Roma Capitale e Ministero della Gioventù. Il Progetto è stato vincitore del Premio Sussidiarietà 2011.

32

Di Maurizio Vacca.

Rilevazioni Alexa.com. Novembre 2009: 11.916° sito in Italia, 459.725° nel mondo, permanenza media 24 minuti. Maggio 2011: 33

207


Il Comitato Storico Archeologico

(34). Il Comitato Storico Archeologico del Municipio Roma XV è stato istituito nel 2007, con finalità di studio e promozione dei beni culturali locali. Ne fanno oggi parte la Soprintendenza Archeologica di Roma (2 delegati), la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Roma (1), la Pontificia Commissione di Archeologia

Sacra

Sovrintendenza Archeologiche

dello

Comunale del

Stato ai

Suburbio,

Città

Vaticano

BB.CC.

-

Monumenti

(1),

Uffici

la

Aree

Medievali

e

Moderni, Carta dell‟Agro e Forma Urbis (3), le associazioni Comitato Catacombe di Generosa, Comitato di quartiere Magliana-Arvalia, Pandora Onlus (3), la società di scavi SAF (1), lo studioso Andrea Di Mario. Il Comitato si avvale della consulenza storica di Emilio Venditti, Maurizio Vacca ed Enzo Lucà e di una piccola Redazione. I lavori del Comitato si tengono al Casale di via delle Catacombe

di

Generosa,

presieduti

da

Gianni

Paris

(presidente del Municipio) o, in sua vece, da Fabrizio Grossi (assessore alle Politiche culturali), con il coordinamento di Anna Fusco (responsabile). 11.916° sito in Italia, 459.725° nel mondo, permanenza media 24 minuti. Clicca qui per vedere i dati attuali.

208


La Fondazione Riva Portuense

Riva Portuense è una fondazione di diritto privato, costituita nel luglio 2007 per la gestione del fondo d‟archivio omonimo, dedicato alla storia e memoria del Municipio Roma XV Arvalia-Portuense e curato dal giornalista pubblicista Antonello Anappo. L‟archivio si compone soprattutto di fotografie scattate su pellicola a partire dal 1993 per il settimanale Roma Circoscrizione, e in digitale dai primi anni Duemila cui si sono aggiunti i fondi fotografici familiari di alcune importanti famiglie portuensi (Lucà, Venditti, Barrocci), insieme

a

documenti,

corrispondenze,

audiovisivi,

registrazioni, cartoline e piccoli cimeli locali. Nel 2004 è iniziata la digitalizzazione dell‟intero archivio, che ha portato all‟apertura del sito internet Rivaportuense.it

e

ad

un

fitto

calendario

di

mostre

fotografiche e documentali. Tra le principali ricordiamo le tre esposizioni Braccianti, Mezzadri, Proletari, con immagini d‟epoca del Territorio Portuense (rispettivamente di Inizio Novecento, Metà secolo e Anni Settanta). Ancora, le mostre monografiche su Forte Portuense e Villa Bonelli. E tre mostre biografiche: Uccellacci e uccellini (dedicata a Pier Paolo Pasolini e al suo Trullo), Romanzo partigiano (dedicata a Giuseppe Testa, Medaglia d‟oro della Resistenza) e I ragazzi 34

Di Anna Fusco.

209


di Monte delle Capre (dedicata a Telemaco Corsi e alla fabbrica

di

macchine

fotografiche

Rectaflex).

Infine

lâ€&#x;allestimento permanente Arvali. Il mito, la storia, i volti, presso il Casale Catacombe di Generosa, dedicato alla piĂš antica storia del Territorio Portuense. La Fondazione Riva Portuense ha collaborato, a partire dal 2007, con il Comitato Storico Archeologico del Municipio Roma XV nel lavoro di schedatura dei beni culturali presenti sul territorio. Nel dicembre 2008 alla Fondazione è stato affidata dal Municipio la realizzazione del portale Arvaliastoria.it, nel quale sono confluti insieme i contenuti

di

Rivaportuense.it

Comitato Storico Archeologico.

210

e

della

schedatura

del


Casale Ascenzi

Il Casale Ascenzi è un edificio rurale del XVIII secolo, sito in via dell‟Imbrecciato, 124, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970668A, Banchini R. - cat. Tantini G.).

211


212


Casale D‟Arcangeli

Casale D‟Arcangeli è un complesso rurale posto sulla sommità nord-est della collina dell‟Imbrecciato, in posizione un tempo dominante sul Fosso di Santa Passera, il cui alveo asciutto è oggi percorso da via Pietro Frattini. Nel

2005

è

stato

catalogato

dalle

Belle

Arti,

dall‟architetto Jean Rosa Peixoto De Oliveira (repertorio n. 00970742). È identificato tra i “beni d’interesse storicomonumentale”. Il caseggiato, del XIX sec. circa, del tipo rurale della campagna romana, è costituito da un corpo doppio a piante rettangolari, con elevazioni di uno o due piani e coperture a falda singola o doppia. Le murature sono in tufo, laterizi e pietre, ricoperte ad intonaco. Sono presenti dei corpi minori e un ricovero per mezzi agricoli, di edificazione successiva. Il fondo agricolo è caratterizzato da un uliveto, segnalato per pregio, produttività ed estensione nel Piano 213


costitutivo della Riserva naturale regionale Valle dei Casali. L‟accesso attuale, a monte, è dal civico 191 di via dell‟Imbrecciato, mentre l‟ingresso storico era probabilmente da fondovalle. Della piccola tenuta della famiglia D‟Arcangeli faceva parte anche un secondo complesso rurale, situato nel fondovalle, oggi in condizioni degradate.

214


Casale degli Inglesi

Abstract non disponibile.

215


216


Casale del Cimitero della Parrocchietta

Abstract non disponibile.

217


218


Casale del fosso di Papa Leone

Abstract non disponibile.

219


220


Casale dell‟Apostolato

Il

Casale

dell‟Apostolato

è

un

edificio

rurale

verosimilmente dell‟Ottocento, sito in via dei Buonvisi al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599152A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

221


222


Casale delle Suore Eucaristiche

Il Casale delle Suore Eucaristiche è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito in via Badoer al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e risulta funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599149A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

223


224


Casale di via Buggiano

Abstract non disponibile.

225


226


Casale di via Casetta Mattei 378

Il Casale al 378 di via Casetta Mattei è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale presso l‟Ente).

227


228


Casale di via Coreglia

Abstract non disponibile.

229


230


Casale di via della Fanella 40

Il Casale al 40 di via della Fanella è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599145A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

231


232


Casale di via della Fanella 45

Il Casale al 45 di via della Fanella è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1818, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599143A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

233


234


Casale di via delle Vigne 110

Abstract non disponibile.

235


236


Casale di via di Generosa 19

Abstract non disponibile.

237


238


Casale di via di Generosa 40

Abstract non disponibile.

239


240


Casale di via Gavorrano

Abstract non disponibile.

241


242


Casale di via Lombardi

Il Casale al Fosso di Santa Passera è un edificio rurale dell‟Ottocento, sito in via Riccardo Lombardi, 64, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970743A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

243


244


Casale di Via Portuense

Abstract non disponibile.

245


246


Casale di Via Portuense 723

Abstract non disponibile.

247


248


Casale di Via Portuense 747

Abstract non disponibile.

249


250


Casale di Via Portuense 813

Abstract non disponibile.

251


252


Casale di vicolo del Conte 54

Il Casale al 54 di vicolo del Conte è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1807, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599131A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

253


254


Casale di vicolo del Conte 71

Il Casale al 71 di vicolo del Conte è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1807, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599137A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

255


256


Casale di vicolo di Papa Leone

Abstract non disponibile.

257


258


Casale di Vigna Girelli

Abstract non disponibile.

259


260


Casale I alla Serenella

Il Casale 1 alla Serenella è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599124A, Sacchi G. - cat. Giampaoli-Fracasso).

261


262


Casale I alle Vigne

Abstract non disponibile.

263


264


Casale II alla Serenella

Il Casale 2 alla Serenella è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1818, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599128A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

265


266


Casale II alle Vigne

Abstract non disponibile.

267


268


Casale III alla Serenella

Il Casale di via dei Martuzzi è un edificio rurale verosimilmente dell‟Ottocento, sito in via dei Martuzzi al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599134A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

269


270


Casale III alle Vigne

Abstract non disponibile.

271


272


Casale Maccaferri I

Tra fine Ottocento e inizio Novecento la landa della Magliana è attraversata, a cadenze cicliche, da ondate di febbri malariche. Nel 1907 viene effettuata una prima blanda opera di bonifica, che per la verità non impedirà il verificarsi delle ondate malariche successive. Anche in considerazione della loro insalubrità i terreni hanno un costo estremamente basso: non solo quelli acquitrinosi di fondovalle, ma anche quelli collinari, che per la presenza di duro tufo subito sotto lo strato superficiale di terra, sono inadatti all‟agricoltura. Succede così che nel 1911 i soli che trovano conveniente insediarsi alla Magliana sono tre stabilimenti industriali: una vetreria, una fabbrica di concimi e una conceria. Poi improvvisa scoppia la Prima guerra mondiale e, dal 1917, si insedia alla Magliana la fonderia Maccaferri, che produce filo spinato per le trincee del Carso. La Maccaferri 273


assorbe come operai il gruppo si terremotati della Marsica migrati alla Magliana e, essendo sopravvenute

nuove

commesse dal Ministero della Guerra e necessitando di incrementare

la

produzione,

Maccaferri

chiama

dalle

poverissime terre della Romagna un gruppo di operai, sprovvisti di tutto, persino di un tetto dove alloggiare. Per questi lavoratori Maccaferri acquista la collina sovrastante la fabbrica, chiamata Monte delle Piche (per la consuetudine rinascimentale di praticare, su questa collina, la caccia a piccoli volatili, le piche), iniziando l‟edificazione di un centro rurale, che prenderà in seguito il nome di Borgata rurale Magliana o, in suo onore, Borgo Maccaferri. Si tratta di casette modeste, tirate su in gran fretta, tuttavia salubri e dignitose nella composizione, ciascuna con il suo orto intorno. Il censimento del 1921 annota che alla borgata rurale abitano 1167 uomini e donne. Tuttavia l‟agricoltura è tutt‟altro che facile, e i raccolti sono tutt‟altro che generosi. Un‟indagine della sociologa Nicoletta Campanella rivela che all‟epoca nessuno degli abitanti del borgo rurale chiese mutui agrari di miglioria fondiaria, riservati agli insediamenti rurali e di bonifica. All‟epoca non vi sono quasi strade nella collina, e il tufo rende impossibile l‟aratura di profondità. In larga parte gli agricoltori del borgo rurale preferiscono lasciarlo a pascolo. In compenso la borgata rurale è ben collegata con la città, attraverso un autobus che passa ogni giorno. C‟è poi la ferrovia Roma-Civitavecchia, che, sebbene abbia all‟epoca un costo del biglietto esorbitante, sicuramente non alla portata 274


dei coloni della borgata, permette comunque, in caso di necessità di raggiungere Roma in meno di un‟ora. Oppure, nella direzione opposta, di concedersi persino una giornata di riposo al mare. La popolazione della borgata quindi cresce ancora, in maniera costante. Nel 1936 conta 2555 abitanti, 250 dei quali sono impiegati alla IPS Maccaferri. A fianco della Maccaferri sorgono intanto nuovi stabilimenti industriali: vi è una fabbrica che lavora i grassi, un‟altra che costruisce tubi in cemento, e una fornace che cuoce mattoni. Nel complesso si tratta di attività poco pulite, che difficilmente troverebbero collocazione a ridosso della città.

275


276


Casale Maccaferri II

Abstract non disponibile.

277


278


Casale Maccaferri III

Abstract non disponibile.

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280


Casale Maccaferri IV

Abstract non disponibile.

281


282


Casale Maccaferri IX

Abstract non disponibile.

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284


Casale Maccaferri V

Abstract non disponibile.

285


286


Casale Maccaferri VI

Il

Casale

Maccaferri

VI

è

un

edificio

rurale

dell‟Ottocento, sito in via Fulda, 50, alla Magliana vecchia. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00700738A, Sacchi G. - cat. Giampaoli-Fracasso). Il Magazzino del Casale Maccaferri VI è un annesso agricolo dell‟Ottocento, sito in via Fulda, 70, alla Magliana vecchia. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00700737A, Sacchi G. - cat. Giampaoli-Fracasso).

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288


Casale Maccaferri VII

Abstract non disponibile.

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290


Casale Maccaferri VIII

Abstract non disponibile.

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292


Casale Mungo

Il Casale Mungo è un edificio rurale dell‟Ottocento, sito in vicolo Pian Due Torri, 16, alla Magliana nuova. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970732A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

293


294


Casale Pino Lecce

Il Casale Pino Lecce, sito nella via omonima, già segnalato nel Catasto Gregoriano del 1818, è costituito da due nuclei, fusi nel tempo. Era allora affittato ad uso di fienile e stalla al Collegio Inglese, che possedeva altri casali più grandi nella stessa zona. Per una catalogazione dei casali nella zona si rimanda all‟Ufficio Carta dell‟Agro, della Sovraintendenza comunale.

295


296


Casale San Paolo

Casale San Paolo è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1818, sito in via della Fanella, 41, al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e risulta funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599144A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

297


298


Casale Spoletini

Abstract non disponibile.

299


300


Casaletto di Vigna Consorti

Il Casaletto di Vigna Consorti è il primo di quattro edifici rurali che si incontrano risalendo il viale alberato di via del Trullo, in direzione di Casetta Mattei. Si tratta di quattro casaletti assai simili fra di loro, inquadrabili

stilisticamente

come

architettura

rurale

tradizionale dell’Agro Romano, ed identificati come “beni di interesse

storico-monumentale”.

Il

nostro

casale

è

riconoscibile per il colore rosso dei vecchi intonaci a calce, la posizione leggermente distaccata dagli agli altri tre, e la presenza tutt‟intorno di un boschetto in condizioni di naturalità. Risale ad inizio Ottocento e la destinazione d‟uso storica era di abitazione rurale, verosimilmente di vignajuoli. Si sviluppa secondo la struttura tipica del casaletto, su un corpo di fabbrica unico a due piani su pianta rettangolare, con tetto a due falde dal manto di copertura a tegole, ancora 301


oggi in posa. Le murature sono in laterizio, tufo e pietre. Nelle immediate vicinanze era posto un corpo edilizio di minori dimensioni oggi crollato (forse un magazzino). Nel 2005 il casale è stato catalogato per le Belle Arti dallâ€&#x;architetto Jean Rosa Peixoto De Oliveira (repertorio n. 00970738).

Il

casale

appartiene

alla

Congregazione

ecclesiastica delle Pie Discepole del Divin Maestro.

302


Casali Ciccarelli Andrea Di Mario

I casali che formano la Proprietà Ciccarelli (detta anche

Ceccarelli)

si

trovano

sull‟originario

piano

di

campagna, lungo l‟antico tracciato di via di Pietra Papa, presso l‟odierna via Einstein. Le prime costruzioni vengono realizzate nel XIX secolo: il nucleo originale è infatti già presente nella mappa del Catasto Pio-Gregoriano del 1818. Allora la vigna, all‟interno della quale esse vennero edificate, era di proprietà della chiesa di S. Crisogono in Trastevere ed era stata concessa in enfiteusi a tale Orazio Gazzanini. Nel 1870, quando ormai la tenuta ha già preso il nome con cui è nota oggi, viene costruito un altro edificio verso est e viene ampliato quello originario. Intorno al 1900 alla proprietà si aggiungono altri due casali paralleli, a nord di quelli già esistenti, che sono oggi visibili immediatamente al di sotto di via Einstein. Nel 1931 vengono infine costruiti i 303


tre blocchi (recentemente demoliti) posti a sud-ovest degli edifici realizzati verso il 1900. Recentemente, in concomitanza con la costruzione di un vicino edificio alberghiero, gli edifici superstiti della Proprietà Ciccarelli sono stati restaurati. Per quanto noto la proprietà è privata ed è visibile da strada. E‟ stata censita nella Carta dell‟Agro Romano, con numero di repertorio 77.

304


Casali Tournon

I Casali di Bonelli (o anche Officine di Bonelli o Casali Tournon) sono un piccolo complesso rurale, composto di tre edifici: il casale a pianta quadrangolare, il casale nuovo e la stalla. L‟edificio principale, quello a pianta quadrangolare, è un casale rurale del XIX sec. circa, del “tipo rurale della campagna romana”. Gli edifici sono situati all‟interno di un parco pubblico (più precisamente sono compresi fra quelli di Villa Bonelli e di Vigna Due Torri). Vi si accede da un lungo frustolo ai civici 12 e 16 di via di Vigna Due Torri. Il complesso è stato oggetto di un recente restauro. Sorge nel fondovalle di Vigna Due Torri, in prossimità dell‟attuale stazione ferroviaria di Villa Bonelli. Si racconta che Michelangelo Bonelli amasse a lungo 305


soggiornarvi, in quanto era adibito ad officine meccaniche e Bonelli aveva la passione per la meccanica ed era solito egli stesso riparare le macchine agricole che si rompevano. L‟edificio quadrangolare, con murature in laterizio e solai originali, è oggi adibito ad abitazione. Non si dispone purtroppo di una cronologia delle varie fasi costruttive. Il nome popolare di Casali di Bonelli riprende quello del vecchio proprietario Michelangelo Bonelli, ma esso è conosciuto anche come Casali o Borghetto Tournon, dal nome di Adriano Tournon, i cui eredi, insieme alla famiglia Pavoncelli, sono gli attuali proprietari. Le murature sono in laterizio e pezzame di tufo, in talune parti coperte di intonaco. Nonostante il degrado i solai sono ancora presenti. Nel 2004 il casale è stato catalogato dalle Belle Arti (repertorio n. 00970672). G. Tantini, nella relazione, ha annotato: “Si tratta di un piccolo complesso, con tutta probabilità sorto come dipendenza della vicina Villa Bonelli, destinato ad ospitare contadini e braccianti, oltre ad attrezzi ed animali. L’edificio più antico è probabilmente il casale a pianta quadrangolare, particella n. 49, mentre il n. 62 presenta una certa evoluzione nella presenza di cornici intonacate alle aperture. L’edificio n. 64 era originariamente una stalla, ed è l’unico che non è stato oggetto di recente intervento di ripristino a cura del Municipio XV”.

Il progresso secondo Bonelli 306


L‟agronomo portuense Michelangelo Bonelli pubblica nel 1897

un trattato in due volumi, dal titolo

“La

Concimazione razionale”. In essa Bonelli introduce nelle tecniche di coltivazione tradizionali le applicazioni pratiche della nuova chimica di fine

Ottocento.

Bonelli

sostiene

che

taluni

elementi

fertilizzanti - come l‟azoto, la potassa (potassio), l‟acido solforico, i fosfati e la calce (calcio) - possono correggere le manchevolezze di un terreno, rendendolo adatto ad ogni coltivazione. Il principio cardine dell‟opera è infatti che la concimazione chimica deve essere limitata dall‟uso della ragione: non deve esserci concimazione laddove le condizioni del suolo sono già ottimali; e non vanno concimati i terreni nei

quali

la

concimazione

chimica

offrirebbe

una

maggiorazione della resa inferiore al 6%. Rese inferiori al 6% sono accettabili solo sui terreni incolti o improduttivi, in vista del cosiddetto ampliamento dello spazio agrario. L‟impianto dell‟opera è estremamente pratico. La lettura di un breve passo ci può fare capire come si usa un fertilizzante. “Il pisello, avendo tenere radici, vuole terreno di media consistenza, fresco, non umido. Le varietà destinate all‟uso domestico si dovranno coltivare in terreni argillosi o silicei. Prospera benissimo anche in suolo di calcare, ma il frutto riesce di difficile cottura. Se il terreno è sabbioso o sabbioso-argilloso

riesce

utilissima

la

concimazione

potassica unita alla concimazine fosfatica [...]. Da noi il pisello non entra nelle rotazioni perché lo si coltiva associato 307


al mais o su piccoli appezzamenti. Volendolo porre in rotazione si coltiva dopo un cerale di primavera e gli si fa succedere un cereale d‟inverno. Prima di coltivarlo sul medesimo campo si lascino passare 6 o 10 anni”. Il trattato si articola in due volumi, pubblicati per la prima volta a Torino dall‟editore Casanova. Il trattato valse a Bonelli il titolo di Accademico dell‟Agricoltura. Il trattato è oggi introvabile in forma completa. Il 1° volume è conservato alla Biblioteca nazionale a Firenze. Il 2° volume è conservato nel

Fondo

Riva

Portuense

(si

tratta

di

un

volume

appartenuto al senatore genovese Bombrini, con annotazioni manoscritte del 1908).

308


Casalone

Abstract non disponibile.

309


310


Casamatta

Abstract non disponibile.

311


312


Case operaie Andrea Di Mario

Le Case operaie (Lotto superstite di case a schiera per gli operai della Mira Lanza) sono un villino a schiera, di epoca

risorgimentale-unitaria. Fa parte del

Complesso

storico della Mira Lanza. Non disponiamo di notizie storiche dettagliate su questo

bene.

Non

disponiamo

di

notizie

architettoniche/funzionali piĂš dettagliate. Si trova in via dei Papareschi, 18-20. Ăˆ visibile da strada ma è chiuso al pubblico.

313


314


Castelletto

Abstract non disponibile.

315


316


Catacombe di Generosa

Abstract non disponibile.

317


318


Cavalieri di Malta

Abstract non disponibile.

Ratzinger spiega la Spe salvi

Il 2 dicembre 2007 papa Benedetto XVI visita l‟Unità di risveglio del S. Giovanni Battista. È la prima uscita pubblica dopo l‟enciclica “Spe salvi”, e, durante la messa con i degenti, nell‟omelia, il pontefice spiega il nuovo testo, in una piccola “lectio portuensis” sulla speranza cristiana. Il santo padre è accolto dal gran maestro Fra‟ Andrew Bertie, il cardinal vicario Ruini, gli ausiliari Tuzia e Brambilla, il cardinal patrono dello SMOM Laghi. Un ammalato gli rivolge gli indirizzi di saluto, cui replica: “Porgo il saluto più affettuoso a voi, cari malati, e ai vostri familiari, che con voi condividono ansie e speranze. Nella prova e nella 319


malattia Dio ci visita misteriosamente e, se ci abbandoniamo alla sua volontà, possiamo sperimentare la potenza del suo amore”. Nella tensostruttura Ratzinger celebra la liturgia della prima domenica d‟Avvento, “tempo di speranza”. E spiega: “Alla speranza cristiana

ho dedicato

la mia seconda

enciclica. Essa inizia con le parole rivolte da S. Paolo ai Romani: „Spe salvi facti sumus‟, nella speranza siamo stati salvati” (8, 24); vorrei profittare della mia visita alla Magliana per consegnare idealmente l‟enciclica alla comunità cristiana di Roma”. La “Spe salvi” si compone di 77 pagine in 8 capitoli, in cui si supera la “Fides et ratio” di Wojtila (1998) alla luce della “lectio magistralis” di Ratisbona (2006). In Germania Ratzinger aveva detto che “agire contro la ragione è in contraddizione con la natura di Dio”; con la Spe salvi chiarisce che tuttavia “la ragione, da sola, è insufficiente a raggiungere Dio”. La ragione è una “piccola speranza”. “Nell‟Enciclica scrivo che noi tutti abbiamo bisogno delle speranze - più piccole o più grandi - che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la „grande speranza‟, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l‟universo e che può donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere”. Il senso dell‟enciclica è già contenuto nel preambolo “La fede è speranza”, nel quale si afferma che il messaggio cristiano è “più forte di ogni schiavitù”, ma Cristo non è 320


venuto per spezzare le catene materiali, ma quelle dello spirito. Si cita una santa poco nota, la piccola schiava Giuseppina Bakhita: prigioniera, eppure libera nell‟amore di Dio: “fatta salva con la speranza”. Dopo un capitolo di taglio scritturistico - la speranza nel Vangelo, nella Chiesa primitiva (S. Gregorio Nazianzeno), medievale (Tommaso d‟Aquino) e riformata (Lutero) - si passa alla “speranza della vita eterna”. I cristiani, dice Ratzinger, hanno come tratto distintivo quello di “avere un futuro”, anche nelle sofferenze più atroci e nelle condizioni più avverse: “Non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell‟insieme che la loro vita non finisce nel vuoto”. Il dolore magnifica la speranza: “Se la sofferenza, retaggio

dell‟umana

natura,

diventa

talora

quasi

insopportabile, la sofferenza con l‟avvento del Salvatore senza cessare di essere sofferenza - diventa nonostante tutto canto di lode”. La

Spe

salvi

contiene

una

confutazione

dell‟individualismo all‟interno del pensiero cristiano (citando i teologi De Lubac, Bernardo di Chiaravalle, sant‟Agostino e san Benedetto). Dice ai degenti, con veemenza, citando Paolo: “E‟ ormai tempo di svegliarvi dal sonno! è tempo di convertirsi,

di

destarsi

dal

letargo

del

peccato!”.

E

ammonisce, citando Matteo: “Che non vi succeda quel che avvenne al tempo di Noè, quando gli uomini mangiavano e bevevano spensieratamente e furono colti impreparati dal diluvio!”. Il nucleo centrale e più discusso dell‟enciclica attacca 321


duramente

le

“ideologie

forti”

del

pensiero

moderno:

illuminismo, socialismo, comunismo ed evoluzionismo. In “La speranza nel tempo moderno” si confutano i filosofi Bacone, Kant e Engels: “la scienza non è fonte della verità”, dice Ratzinger, “non è la scienza che redime l‟uomo”, “la ragione non può essere unica guida dell‟agire umano”. è illusorio, afferma, credere nella possibilità di realizzare il „paradiso in terra‟, un mondo perfetto retto dalla scienza e da una politica scientificamente fondata: quanti hanno cercato di farlo hanno lasciato dietro di sé una distruzione desolante. In “Fisionomia della speranza” si confutano i filosofi Marx, Lenin e Adorno: le leggi della materia e dell‟evoluzione non governano il mondo, dice il Papa, la cui “ultima istanza” è “un Dio personale”, costituito di Ragione, Volontà, Amore. La parte finale contiene meditazioni teologiche sulla preghiera

(si

citano

il

cardinal

Van

Thuán,

Horkheimer, Dostoevskij e Platone) e l‟enciclica si chiude con una invocazione mariana. Proprio alla Madonna, che chiama “Vergine

dell‟attesa”,

Ratzinger

dedica

la

conclusione

dell‟omelia, chiedendone la benedizione su “malati, familiari e quanti lavorano nell‟ospedale e nell‟Ordine di Malta”. Il papa distribuisce personalmente l‟ostia. Dopo la celebrazione saluta la comunità ospedaliera e visita i reparti dell‟Unità di risveglio. Il reparto è specializzato nell‟assistenza e cura dei traumatizzati cranio-encefalici. La struttura, inaugurata nel 2000, ha 65 posti, 15 per pazienti in

322

stato

vegetativo

e

50

per coloro

“che

si

stanno


progressivamente risvegliando�.

323


324


Cave romane Purfina Drugstore A. Di Mario - M. Giovagnoli - A. Anappo

Cave

romane,

Purfina,

Drugstore

è

un

termine

convenzionale che descrive una fitta sequenza di interventi umani (antropizzazioni) sulla collina di Pozzo Pantaleo. La collina domina un crocevia naturale, tra la direttrice per il mare (Via Portuense-Campana) e la rotta interna verso il Tevere (torrente Tiradiavoli). Le fasi principali di insediamento sono: cava di tufo (Epoca repubblicana), necropoli portuense (I-IV sec. d.C.), abitato altomedievale, una lunga fase di frequentazioni sporadiche, Stabilimento Purfina (a cavallo tra le due guerre) e infine Drugstore (1966). Quest‟ultima incorporazione

fase dei

è

caratterizzata

resti

dalla

necropolari

in

problematica una

moderna

struttura commerciale, inizialmente aperta 24 ore su 24. Nel 2011 sono stati separati gli spazi dei morti dagli spazi dei vivi; il sito sembra così aver trovato pace.

325


La cava di tufo

Le

cava

di

tufo

è

attestata

sin

dall‟Epoca

repubblicana. Vi si estrae un tipo particolare di roccia, chiamato tufo rosso lionato, estremamente friabile e ricco di venature, impossibile da tagliare in grandi blocchi e per questo lavorato soprattutto in scaglie e polveri allo stato di pozzolana. La cava ha l‟aspetto di una latomìa (una cava a cielo aperto, in cui gli sbancamenti a gradoni procedono a partire dalla sommità, creando una sorta di cavea). È presente probabilmente anche un traforo di gallerie, ma oggi ne rimangono porzioni minime: un grottone presso via Bianchi (utilizzato oggi come cantina) e parte di una galleria a piano inclinato presso il Drugstore. Del grottone è contenuta una descrizione nella Guida dell’Agro Romano dell‟agrimensore Eschinardi (1750): «A destra si può entrare in una gran grotta, o spelonca, la quale era anticamente un ergastolo da tenervi schiavi». L‟Eschinardi fa riferimento alla miserevole condizione delle maestranze della cava, costituite da uomini in schiavitù a seguito di reati: di giorno costretti al lavoro durissimo di cavatori di pietre, in catene e marchiati a fuoco; di notte reclusi nel grottone per evitarne la fuga. Al Museo Nazionale Romano sono conservati dei collari in ferro, ritrovati in zona, i quali riportano con poche varianti la triste medesima epigrafe: «Se fuggo bastonami e riportami al padrone».

326


La galleria a piano inclinato misura in origine circa 200 metri e congiunge la cavea con la sottostante Via Portuensis. La galleria (che in alcuni testi è indicata anche con il nome di pozzo obliquo) è probabilmente percorsa da una rampa per il trasporto dei pesanti materiali, e sfrutta la pendenza per ridurne il peso attraverso la forza di gravità. La galleria non è documentata che nella sua parte iniziale (a causa dell‟edificazione del condominio sovrastante) e nella parte finale (che esce dove oggi si trova il Drugstore, tra la piccola Tomba C e il grande Colombario).

La Necropoli Portuense

A metà del I sec. d.C., con l‟apertura al traffico carrabile del nuovo ramo della Via Campana, che proprio sotto la collina di via Belluzzo si distacca dal vecchio tracciato, il fianco della collina si rende disponibile per l‟uso cimiteriale. Vengono realizzate dapprima stanze ipogee e semiipogee scavate direttamente nel tufo, per poi arrivare ad un

utilizzo

estensivo

del

terreno,

che

soppianta

progressivamente la cava. Ad oggi gli studiosi sono soliti dividere la necropoli in quattro settori: I settore (via di Pozzo Pantaleo, Necropoli di Pozzo Pantaleo); II settore (via Belluzzo, ~ del Drugstore); III settore (via Ravizza, ~ di via Ravizza); IV settore (via Bianchi, ~ di Vigna Pia). Il I settore viene individuato nel 1947, quando, in 327


occasione

di

alcuni

sbancamenti seguiti

alla

parziale

dismissione della fabbrica Purfina a ridosso della ferrovia, emergono cinque stele funerarie appartenute a guardie scelte di Nerone (Cippi dei Germani) e viene segnalato un settore cimiteriale con fosse e recinti per la deposizione di anfore cinerarie. Segue, nel 1951 il ritrovamento di due interi sepolcri: la tomba affrescata dei Campi elisi e la tomba decorata in stucco dei Geni danzanti. Entrambe sono intagliate dal tufo e trasportate al Museo Nazionale Romano, insieme ai cippi dei Germani. Gli scavi sistematici su questo settore iniziano nel 1983 e continuano, a più riprese, fino al 1998. Da essi emergono un edificio funerario a doppia camera (1989, indagato sommariamente), un‟intera fila di tombe (Tombe Portuensi, 1996) e un mausoleo circolare (Pozzo Pantaleo, 1998), forse identificabile con la cappellina medievale di San Pantaleo. Nel 2010, a seguito di nuovi ritrovamenti in occasione

della

realizzazione

di

un

nuovo

sottopasso

ferroviario, inizia una nuova campagna di scavi: di essi sarà possibile riferire a breve. Nello stesso anno vengono svolti anche dei sondaggi preventivi sulla vicina via della Magliana Antica: da essa non emergono ritrovamenti e nell‟area vengono realizzati un parco giochi e un parcheggio interrato. Il II settore, contiguo al I, viene individuato nel 1966, durante l‟edificazione del complesso condominiale di via Belluzzo. Emergono altre cinque tombe, chiamate ciascuna con una lettera dell‟alfabeto, in ordine di ritrovamento: Tomba A (Tomba di Ambrosia), B (~ delle lesene), C (~

328


bianca), D (Colombario Portuense) ed E (~ della Vaschetta). Nella maggiore di esse, il Colombario, è stato rinvenuto un sarcofago in marmo (Sarcofago di Selene), trasportato al Museo Nazionale Romano. La sistemazione delle cinque tombe avviene nel 1982. In quello stesso anno viene riconosciuto come parte della Necropoli Portuense anche un III settore, posto a 400 metri di distanza dai primi due, su via Ravizza, dal quale emergono due tombe: la tomba 1 (~ dell’airone), e la tomba 2 (~ di Epinico e Primitiva). Un IV settore infine viene individuato nel 2000, sul versante opposto della collina rispetto ai primi due settori, presso via Bianchi durante la costruzione di un parcheggio interrato. Da esso emergono due nuclei di edifici funerari: un colombario ad uso collettivo ed un sepolcro familiare, detto Tomba di Atilia. La sistemazione dell‟area si conclude nel 2006.

L’abitato altomedievale

L‟utilizzo

della

necropoli

cessa

repentinamente,

dall‟oggi al domani, nel terzo decennio del III sec. d.C., probabilmente a seguito di una grande alluvione: intense e prolungate smottamento

piogge di

devono argille

aver

dalle

provocato colline

di

un

esteso

Monteverde,

accompagnato dallo straripamento del Tevere. Il risultato è stato il deposito sopra la necropoli di uno spesso bancone 329


che ha reso impraticabili le aree a ridosso della Via Portuense e ha segnato la fine dell‟utilizzo necropolare. Questa informazione è stata acquisita nel 1982, grazie ad uno studio stratigrafico del terreno nell‟area tra la Tomba C e l‟ingresso della galleria a piano inclinato. Lo strato superiore del terreno esaminato si compone di uno spesso strato di argille delle Colline di Monteverde, tipologia di terreno estranea all‟area ed importata qui dalla grande alluvione. Al di sotto di questo strato si trova un terreno di epoca precedente, relativo alla fase di attività della necropoli, datato a partire dalla metà del I sec. (terreno di colore scuro ricchissimo di cocciame e altri frammenti ceramici). Al di sotto vi è uno strato ancora più antico, privo di frammenti ma ricco di detriti tufacei: è questo il terreno relativo alla fase di utilizzo come cava in Epoca Repubblicana. Perduta la funzione di necropoli l‟area continua a vivere come postazione commerciale lungo la Via Portuense, sul lato della collina che guarda all‟attuale via Quirino Majorana. Peraltro le funzioni commerciali e pubbliche dell‟area non sono successive alla necropoli, ma convivono con essa già dal I secolo d.C. Le variegate testimonianze del vissuto dell‟area sono indagate a partire dal 1983, e consistono in un tratto di strada basolata (Tratto di Via Campana #1), un edificio termale (Terme di Pozzo Pantaleo) e un edificio identificato come una probabile stazione di sosta (Mansio di Pozzo Pantaleo). Una successiva campagna di scavi inizia nel 1998 e 330


permette di attestare con certezza la frequentazione fino ad oltre il IV sec. d.C., in periodo paleocristiano, e di ipotizzare una frequentazione anche successiva, già altomedievale. Di sicuro l‟area è nuovamente abitata nell‟anno 1130, quando risulta appartenere, secondo documenti d‟archivio della chiesa di Santa Prassede, ad un tale di nome Pantaleo. Il Catalogo di Torino vi riporta anche la presenza della piccola chiesa di San Pantaleo fuori Porta Portese. Di questa chiesina, a parte il nome, non si conosce altro. Nella mappa di Eufrosino della Volpaia del 1547 la chiesina giù non compare più, ma l‟immaginetta di un fontanile e di un tabernacolo della buona via (di quelli che ancora oggi, nei paesi, accompagnano i visitatori ad ogni bivio) lascia intendere che una certa frequentazione vi fosse ancora. Probabilmente in questo periodo cessa di esservi un abitato stabile, e si ha un popolamento sparso nelle campagne.

Frequentazioni sporadiche

Le tombe portuensi continuano ad essere conosciute e visitate di tanto in tanto da curiosi, uomini di scienza e illustri viaggiatori. Lo studioso Nibby riporta che tra essi vi fu anche lo scultore Gianlorenzo Bernini, in cerca di ispirazione. Il Bernini rimane impressionato dalla ricchezza delle antiche tombe, che, al punto che riporta Nibby, le volle «imitare ne’ frontistizj del portico di San Pietro». 331


Si

tratta

probabilmente

di

un‟esagerazione,

ma

sappiamo che il Nibby, visitando a sua volta i sepolcri portuensi nel 1827, ne rimane anch‟egli impressionatissimo e così li descrive: «Sepolcri nobilissimi, adorni di stucchi e pitture, ed uno tra gli altri [...] con alcune urne dentro, nelle quali era significato il nome del padrone che le fece fare». Nelle parole del Nibby sembra di poter riconoscere la Tomba dei Geni Danzanti (stucchi), quella dei Campi elisi (pitture) e infine il Colombario Portuense (nomi graffiti). Alla fine dello stesso secolo visita approfonditamente la zona un altro illustre visitatore, l‟archeologo Lanciani. Egli vi documenta una notevole quantità di materiali, ancora presenti sul luogo: cippi, lastre marmoree con iscrizioni, sarcofagi, frammenti di sculture, mosaici e suppellettili funebri. Lanciani inoltre riconosce i manufatti civili per lo scolo delle acque piovane verso il fosso di Pozzo Pantaleo.

Lo Stabilimento Purfina

Nel Novecento nell‟area si insedia lo stabilimento Purfina,

sul

quale

non

sono

disponibili

approfondite

informazioni. Un aneddoto popolare vuole che la torre principale della fabbrica poggi le fondazioni sul pozzo, appartenente all‟originaria struttura della cava, dalla struttura a piano inclinato esteso per oltre 200 metri. Probabilmente i costruttori dello stabilimento scelsero non a caso di 332


posizionare le fondamenta della struttura più imponente della fabbrica nel

punto

più

profondo della latomia,

recuperando il cono del pozzo.

Il Drugstore

A seguito della dismissione dello stabilimento Purfina viene costruito, nel 1966, l‟edificio civile noto con il nome popolare di Drugstore, localizzato tra la Via Portuense, via Belluzzo e il terrapieno della ferrovia. Costruito con un parziale sbancamento della collina, lo stabile ingloba negli scantinati i resti di cinque ambienti funerari della Necropoli Portuense. Gli ambienti vengono seriamente danneggiati in fase di costruzione: e quando la Soprintendenza interviene non può fare più nulla per impedire lo scempio. Gli ambienti funerari rimangono chiusi al pubblico fino al 1982, quando i piani inferiori, fino ad allora adibiti a cantine e garages, vengono trasformati in locali commerciali aperti

al

pubblico.

La

Soprintendenza

ne

segue

la

trasformazione con una campagna di studi, imponendo ai proprietari la realizzazione di vetrate di protezione ed infine disponendo il trasporto al Museo Nazionale Romano dei materiali più preziosi. A lavori conclusi viene aperto al pubblico il Drugstore Museum, con ingresso dal civico 313 della Portuense. Le tombe romane si presentano in quell‟anno circondate dalle 333


affollate scansie di un supermercato all’americana, nel quale è possibile acquistare ogni genere di prodotto, 24 ore su 24. Questa struttura commerciale, che ha il nome di Drugstore, ha finito per diventare il nome popolare dell‟intero complesso e sopravvive anche oggi che il supermercato all‟americana non esiste più. Tuttavia la convivenza tra le funzioni commerciali (il c.d. mondo dei vivi) e la necropoli romana (mondo dei morti) si rivela da subito un esperimento infelice: la necropoli, specie nelle ore notturne e nella stagione fredda, finisce per diventare un bivacco per senza fissa dimora. Spesso il Drugstore finisce sui giornali per episodi di degrado e qualche volta persino di violenza e criminalità. Dopo anni di difficoltà la struttura viene chiusa. Segue

un delicato

intervento di

ristruttuazione,

ispirato al criterio di separare lo spazio dei vivi dallo spazio dei morti. La zona commerciale viene resa del tutto autonoma,

mediante

la

costruzione

di

muri

(oggi

il

supermercato è stato sostituito da uno store di elettronica e da un‟agenzia di turismo), mentre la zona archeologica, il cui ingresso è ora spostato al civico 317, ospita uffici della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. La struttura, ribattezzata Drugstore Gallery, dispone di spazi per attività culturali aperti al pubblico.

334


Chiesa inferiore di Santa Passera

La Chiesa inferiore di Santa Passera è un luogo di culto dell‟VIII secolo (su preesistenza), da taluni considerato in origine una domus ecclesiae. Si trova al civico 1 di via di Santa Passera, con accesso dai locali della sagrestia della Chiesa superiore. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e di interesse archeologico; non è direttamente visibile da strada (è al di sotto del piano stradale); attualmente non è visitabile

(restauri

in

corso).

È

stata

studiata

dalla

Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970730A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

335


336


Chiesuola

La Chiesuola è una cappella rurale annessa al complesso di casali rurali di Ponte Galeria, da molti identificati con la parte superstite della domusculta di Adriano I. Un passo (LP, II: 52) riporta: posita in Via Portuense, miliario ab urbe Roma plus aut minus duodecimo, cum fundis et casalibus, vineis acquimolis et lecticaria qui vocatur Asprula.

Ottoboni, mecenate portuense

Abstract non disponibile.

337


338


Chiusa romana di Parco dei Medici

Abstract non disponibile.

339


340


Cimitero della Parrocchietta

Sorto ai piedi dell‟altura su cui era stata costruita nel 1781 la Parrocchietta, ossia la chiesa di Santa Maria del Carmine e San Giuseppe, chiesa per i campagnoli, il Cimitero della Parrocchietta nacque a seguito dell‟epidemia di colera del 1855, per seppellire i parrocchiani della medesima chiesa che non trovavano più posto all‟interno dell‟edificio sacro. Nel 1931 è divenuto di proprietà comunale, a seguito di compravendita. La sistemazione della via Portuense nel 1992 ha isolato il complesso cimiteriale, separandolo dalla correlata parrocchia. Si trova in via Portuense, 650 ma vi si accede da viale Isacco Newton.

Don Aluffi, amministratore di Santa Maria

341


Nel 1762 il Capitolo di Santa Maria in Trastevere conosce una grave crisi finanziaria, dovuta all‟abolizione delle congrue urbane e alle spese di una vorace corte di parroci, viceparroci e preti confessori. Il principe rettore Cardinal Pamphili corre ai ripari, nominando amministratore uno straniero stimato e rigoroso, don Giuseppe Aluffi da Pavia. Il nuovo amministratore orienta il risanamento in due direzioni: riduce gli organici della corte (ad 1 curato, 2 vicari e 4 confessori), e, soprattutto, riordina produttivamente le vigne tra Portuense e Aurelia, unica ricchezza del Capitolo. Fin dalle prime ricognizioni, don Aluffi è accolto dalla fiera ostilità dei vignajoli portuensi, i quali lamentano un insostenibile abbandono. Don Aluffi, che certo non si aspettava di dover occuparsi di questo genere di problemi, chiede loro di scrivere una petizione. Il suo stupore è grande quando legge che i vignajoli non chiedono denari, ma una chiesa:

“Se

meritaressimo

chiedessimo rimproveri

beni e

temporali

negative”,

e

scrivono.

licenze Invece

chiedono “cibo spirituale e aiuti per la salvezza delle anime”, cioè un curato che dica messa, somministri i sacramenti e faccia un po‟ di scuola. Autorizzato

dal

principe

Pamphili,

don

Aluffi

provvede. Compera a Bravetta, nel 1770, una “vigna con casa e cappella”, 3 miglia fuori Roma. Ma Bravetta è lontana, e la soluzione non piace agli irrequieti vignajoli portuensi, “riconoscendo tal sito non adatto”. Nel 1772 don Aluffi compera un nuovo terreno, sullo 342


sperone roccioso “in località Fogalasino”, 3 miglia e 1/3 fuori Roma. Stavolta l‟acquisto è felice, e l‟ostilità dei vignajoli si tramuta in favore. In breve don Aluffi vi edifica, attingendo a capitali personali, un “casaletto” di campagna, che destina a chiesa. La piccola chiesa, scrivono i vignajoli, “per privata, non ha l‟uguale nella campagna, ben corredata di sacri arredi e di tutto il bisognevole”. Era appena nata la “Parrocchietta”.

I Bravi alla Parrocchietta

Abstract non disponibile.

1772, secessione alla Parrocchietta

Abstract non disponibile.

Indagine sulle anime portuensi

Abstract non disponibile.

La Sacra Rota e la Parrocchietta

Nel 1777, in pieno scontro tra i “secessionisti” 343


portuensi e i capitoli di S. Maria e S. Cecilia, la Sacra Rota si pronuncia, in favore dei primi. Il tribunale ecclesiastico era stato chiamato in causa da un quarto contendente, il cardinal Rezzonico vescovo di Porto e S. Rufina, che vantava un‟antica giurisdizione sulle vigne portuensi. Da tempo tollerava che S. Maria vi riscuotesse le congrue, facendosi in cambio carico dei mantenimenti

civili,

ma

il

vescovo

aveva

impugnato

l‟accordo. La delegazione rotale, nominata dal cardinal Colonna, vicario di Pio VI per Roma, soggiorna lungamente sul posto, per verificare a chi spetti la cura delle anime vignajole. In meno di due anni i giudici pronunciano sentenza e danno ragione al Vescovo di Porto, suggerendo allo stesso tempo comporre la disputa “liquidando” in denaro il vescovo e costituendo il territorio portuense in parrocchia autonoma. “Troppo necessaria è ivi l‟erezione di una nuova parrocchia”, scrivono. Pio VI e il Sacro Collegio approvano la sentenza dagli evidenti riflessi politici, “come unico mezzo per sedare le controversie e come vero rimedio per accorrere alli bisogni spirituali della campagna”. Colonna scrive allora ai Vignajoli: “Il SS.mo Signor nostro Pio VI, è venuto a sapere che i fedeli abitanti nelle vigne, nei casolari e nelle campagne fuori Porta Portese, a causa delle difficoltà di accedere alle loro chiese parrocchiali di S. Maria e S. Cecilia, sono quasi del tutto privati del cibo spirituale...”. Sembra fatta. E alla Parrocchietta si canta vittoria. Ma in quel momento sopraggiunge l‟incidente: il paladino 344


don Aluffi si ammala gravemente, e lascia la Parrocchietta a un vice-curato, di cui Santa Maria ottiene facilmente ragione, richiamandolo all‟obbedienza. In breve, proprio quando il Papa è pronto a concedere l‟autonomia, la chiesetta al Portuense si svuota. Occorrerà attendere ancora due anni.

Una Spoon River portuense

Pubblichiamo un‟inedita antologia di epigrammi, tratti dalle tombe del Cimitero rurale della Parrocchietta. Come nella celebre Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, le vivide voci della comunità portuense di fine Ottocento e del Primo Novecento - braccianti, padroni, soldati, ma anche il Maestro, l‟Agronomo, l‟Innamorato e persino il Pazzo - si ricompongono nel quadro unitario di una società complessa e per molti versi attuale. L‟agricolo. Qui riposa / [un] agricolo solerte e laborioso / Morì il 18 marzo 1898 all‟età di anni 58. La zappatrice. Delizia del suol / esempio di virtù a chi la conobbe / Visse anni 70 e mesi 7. Il guardiano. Fu agricolo solerte / e vigilante. L‟immigrato. Nato a Fallerano in provincia di Fermo / Morì al età giovanile (ndr, con errore grammaticale). Il tenutario d‟azienda. Giusto nella azienda / forte nelle avversità / coi poveri benefico. 345


Il maestro. Insegnante comunale / con affettuose cure / per tre lustri illuminò le vergini menti / educandole ad amare / Dio, famiglia e Patria. L‟uomo di progresso. [Fu] agronomo. L‟innamorato. Dopo Dio / nulla ebbe di più caro / della sua diletta sposa. Il pazzo. Di animo gentile e religioso / nell‟età di 36 anni / non sano di mente / si diè la morte. Il camionista. Col suo camion carico / al passaggio a livello mentre traversava alla Magliana / sopraggiungeva / il treno che lo uccise. L‟automobilista. A Castel di Guido / fatale incidente d‟auto / recise. Il caduto. Uomo laborioso è onesto (ndr, con errore grammaticale) / periva miseramente / di fatale infortunio ove lavorava. Il giovane dalla doppia sfortuna. Nato a Rendinara (ndr, località colpita dal Sisma di Avezzano) / morì per terribile disgrazia sul lavoro. Il combattente d‟Africa. Classe 1887 / prese parte / alla Guerra libica. Due fanti. Rimase ferito a Zacora / Morì a Plava (Epigramma I). Sacrificò la giovane vita / contro l‟odiato nemico / Cadde da valoroso nel Passo del Falzareco (Epigramma II). Il bersagliere. Caduto da eroe / nel campo dell‟onore. 346


L‟aiutante di campo. Caduto per la Patria / sul Montello. Il richiamato. Fu richiamato a combattere / per la grandezza della Patria / Cadde valoroso / sul Monte San Michele. Due reduci. Grande invalido / di guerra (Epigramma I). Dopo 4 anni di guerra / tornò dal fronte malato / e in seguito morì (Epigramma II). Il padre che attese invano. Con l‟assillante desiderio / di rivedere il figliuolo / combattente contro l‟odiato nemico / spegnevasi. L‟aviatore. Sacrificava la sua giovanissima esistenza / per una più grande Italia. Il caduto in tempo di pace. Nel cielo di Avezzano / volò a Dio. Il buono. Mite, pacifico, lieto / animo. Due virtuosi. Amato da tutti (Epigramma I). Di elette virtù (Epigramma II). Il previdente. Uomo onesto e laborioso / dedicato alla famiglia / eresse in vita per sé questa umile tomba. L‟ironico. Libero / pensatore. Due uomini di fede. Uomo onesto e laborioso / visse gristianamente / dedigò la sua vita per la famiglia / perì miseramente (Epigramma I). Sorretto da fede viva / passò la sua vita nell‟ideale cristiano / Suo vanto la famiglia, il lavoro, l‟onestà. 347


I polemici. Nata / il 9 maggio 1861 / romana (Epigramma I). Romano, / visse onesto e operoso / tutto dedito alla famiglia (Epigramma II). Soldato romano / cadeva colpito / da piombo austriaco / sulle vette del Trentino (Epigramma III). Il malato di febbre quartana. Rapito / da repentino morbo / dopo 5 giorni di malattia / volò. La vecchia dura a morire. Fu colpita più volte da paralisi / Il 10 maggio 1919 / fu ripresa e fu colpita / [e in conseguenza] cessava di vivere. Due tempre forti. Agricolo solerte e laborioso / visse nel lavoro cristianamente / finché il fiero morbo lo rapì (Epigramma I). Morbo insidioso / fiaccò in breve / la fibra robusta (Epigramma II). I fratellini. Qui riposano [tre] fratelli / che nel periodo di giorni dodici / il morbo crudele li rapiva. Tre

rapimenti.

Rapita

/

da

repentino

malore

(Epigramma I). Rapita / nel fior degli anni (Epigramma II). Rapito / da morbo crudele / il 19 maggio 1925. Piccoli angeli. Omissis (si è scelto di non pubblicare gli epigrammi degli infanti). Madre e figlia. Spinta al sacrificio / per salvare la figlia Pasquina / periva eroicamente (Epigramma della madre). Nei primi passi della vita / è ghermita dal destino (Epigramma della figlia). Due uomini di cristiana pazienza. Dopo lunga e

348


penosa malattia / sopportata cristianamente / lasciava la terra (Epigramma I). Dopo lunga e penosa malattia / si addormentò nel Signore (Epigramma II). L‟uomo che seppe aspettare. Uomo onesto e laborioso / raggiunse la sua consorte / lì 8 gennaro1924. La donna che seppe aspettare. Nata a Torre Sabino / fu esempio di virtù come sposa e madre / Raggiunse [infine] il suo consorte. Il figlio (epigramma criptico). I genitori e i parenti / quando lo conobbero / lo piangono. Tre sposi. Uomo di esemplare virtù / amato dalla moglie, il figlio / e tutti quanti coloro che lo conobbero (Epigramma I). La numerosa figliolanza / educò / alla religione, al lavoro, all‟onestà (Epigramma II). Sposo e padre esemplare / si sacrificò e visse / per il bene della famiglia. Il padre affettuoso. Fu sposo e padre affettuoso / Amante / del lavoro e della famiglia. Due padri di famiglia. Uomo onesto e laborioso / amoroso verso la famiglia (Epigramma I). Trascorse una vita esemplare e laboriosa / dedicata all‟affetto della sua famiglia (Epigramma II). Tre madri affettuose. Fu madre affettuosa / donna esemplare / rapita sì presto (Epigramma I). Fu madre affettuosissima / moglie esemplare (Epigramma II). Sposa e madre affettuosa / di rare virtù (Epigramma III). La madre equanime. Madre di quattro figli / e tutti li

349


adorava. Due madri cristiane. Qui riposa in pace / [una] madre affettuosa (Epigramma

/

[che] I).

allevò

Donna,

la

sposa

famiglia e

cristianamente

madre

/

cristiana

(Epigramma II). Tre spose. Madre esemplare / cercò con amorosa tenacia / di rendere sempre più bella la vita della sua famiglia (Epigramma I). Sposa e madre di alte virtù (Epigramma II). [...] la cui virtù e l‟eterna rugiata [...] (Epigramma III, incompleto). Due donne di civili virtù. Esempio / di domestiche e civili virtù (Epigramma I). [Ne] sarà ricordata / la fortezza d‟animo / la sagacità operosa / nella cara famiglia e nelle associazioni (Epigramma II). La donna delle pie opere. Nobile esempio / di fede antica e pietà operosa / modello di sposa e di madre. Uomini e donne che attendono nel sonno dei giusti la resurrezione della carne. Accanto all‟amato sposo / dorme il sonno dei giusti / in attesa della risurrezione (Epigramma I). Generoso e pio / qui riposa / in perenne attesa della risurrezione (Epigramma II). Aspettando la risurrezione / riposano in pace / le [sue] spoglie mortali (Epigramma III). Nella ridente serenità dei giusti / si addormentava nel Signore (Epigramma IV).

350


Cippi dei Germani

I Cippi dei Germani sono cinque stele funerarie appartenute a guardie scelte di Nerone (corpores custodes), oggi conservate al Museo Nazionale Romano. Alla metà del I sec. d.C. i Germani godono dello status di peregrini (stranieri di condizione libera) e sono organizzati in corporazioni paramilitari, chiamate Cohortes Germanorum. Esse sono a loro volta organizzate in decuriae. La decuria è una speciale famiglia di 10 individui maschi dai legami strettissimi, tomba compresa: l‟area ex Purfina ha restituito nel 1947 cinque cippi funerari di altrettanti fratelli d’armi, ciascuna della misura due metri. L‟epigrafe cita il nome, la sua famiglia d‟armi e il confratello che ne diviene erede. Di cinque cippi solo tre sono integri, e restituiscono i nomi di Indus, Gamo e Fannius. Quest‟ultimo è il più giovane (appena 17 anni) mentre Indus è il più anziano (35 anni).

351


Noi, guardie di Nerone

A differenza dei primi corpores custodes - schiavi devotissimi

di

origine

germanica,

di

proprietà

dell‟Imperatore, addetti alla sua incolumità personale - ai tempi di Nerone (54-68 d.C.) le milizie scelte sono divenuti un corpo paramilitare professionale: sono composte di stranieri di condizione libera (peregrini), organizzati in coorti (Germanorum cohortes). L‟unità organizzativa delle coorti è la decuria, speciale famiglia d’armi composta di dieci individui. Ogni decuria ha vincoli strettissimi assimilabili alla parentela di sangue, che unisce

i

componenti

dal

momento

della

cooptazione

(adozione di un nuovo fratello per voto unanime degli altri nove), al momento della difficoltà o dell‟infermità (con obblighi di solidarietà, anche patrimoniale), fino momento della sepoltura (a carico della coorte). L‟area ex Purfina a Pozzo Pantaleo ha restituito le stele funerarie di cinque germani, uguali fra loro nella forma: due metri circa di altezza e con la sommità stondata. Nell‟epigrafe esse citano il nome del milite, la sua decuria e il fratello d‟armi che ne diviene erede, e recano la sobria decorazione di una corona di foglie, a rappresentare a tutti la valorosa condotta marziale. Di cinque stele solo 3 sono integre, e conservano i nomi di Indo (Indus), Gamone (Gamo) e Fannio (Fannius). Fannio ha appema 17 anni e fa parte della decuria di Cotino.

352


Indo è il più anziano. La sua epigrafe così recita: «Indo, straniero di condizione libera, guardia imperiale della decuria di Secondo, è morto a 35 anni e qui giace. Il fratello d’armi Eumene diviene suo erede e pone questa lapide». Riportano

concordemente

Giovanni

di

Antiochia

(frammento 91n) e Flavio Giuseppe (Antichità giudaiche, XIX) che furono proprio i Germani a favorire l‟uccisione di Nerone. Svetonio (Vita di Galba, 12) riferisce che Galba, temendo di fare la stessa fine del predecessore, li abolì: «Germanorum cohortem dissolvit ac sine commodo ullo remisit in patriam» (li sciolse e li rimandò a casa senza buonuscita). Le guardie scelte però, in quei tempi di turbolenze, non sono facilmente rimpiazzabili dai ranghi dell‟esercito regolare, al punto che Traiano ne ripristina la funzione, costituendo il nuovo corpo degli equites singulares. Le cinque stele sono oggi al Museo nazionale romano, nel Giardino delle Terme.

353


354


Circo degli Arvali

Abstract non disponibile.

355


356


Cisterna Cantone

La

Cisterna

Cantone

è

un‟opera

idraulica

verosimilmente dell XVII secolo, sita nei pressi di via della Casetta Mattei al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599129A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli).

357


358


CittĂ dei Ragazzi

Abstract non disponibile.

359


360


CittĂ Littoria

Abstract non disponibile.

361


362


Colle e concimi

La Società Colle e Concimi (poi Mira e infine Mira Lanza) è un‟industria chimica attiva ai Piani di Pietra Papa dal 1899 al 1955, articolata su tre nuclei edilizi: le Palazzine, le Fornaci e gli Stock. Nel 1899 la Società anonima Colle e concimi rileva le fornaci spontanee sorte dal 1888 per la lavorazione degli scarti del Mattatorio e produce fertilizzanti e collanti industriali. Il complesso esteso su circa 9 ettari viene rilevato nel 1917 dalla Fabbrica di candele Mira, che trasforma le Palazzine in uffici e costruisce nuove Fornaci per la produzione di candele e saponi da bucato. I capannoni in muratura

hanno

prevalente

sviluppo

orizzonale

con

copertura a due falde su capriate lignee, con prospetti dalla garbata serialità, ritmata dal succedersi delle aperture e paraste. Nel 1924 la fusione con la società Lanza segna 363


l‟ampliamento delle fornaci e la costruzione di Stock (depositi). In assenza di conflitti sindacali si producono il sapone da bucato III, Mila in scaglie per indumenti fini, Vekso pasta per stoviglie e Vek per meccanici, destinati al mercato italiano e delle Colonie. L‟invenzione

dei

detersivi

sintetici

segna

la

dismissione e l‟abbandono del complesso. Sopravvivono le palazzine convertite in Scuola; lo Stock in Autoparco della Croce Rossa; un edificio minore in società di attrezzistica Rancati, oggi Teatro India. Tra le prime attività sulla riva destra del Tevere, nell‟Ansa di Pietra Papa, - strettamente connessa alla lavorazione degli scarti della macellazione - sorse nel 1899 la Società Prodotti chimici e concimi, ad opera dell‟ingegner Giulio Filippucci. Lo stabilimento, che comprendeva forni, magazzini e macchinari,

si

sviluppava

sul

terreno

dell‟ex

Vigna

Ceccarelli, in vicolo di Pietra Papa. Ancora nel 1906 si progettava un deposito di petrolio e benzina nella stessa area di Pietra Papa; nel 1907 lo stabilimento si ingrandiva ulteriormente. Nel 1917, infine, lo Stabilimento Colla e Concimi veniva acquistato dalla Società Mira. L‟Industria Mira era nata nell‟omonima città veneta nel

1831,

per

la

produzione

di

candele

steariche,

particolarmente adatte per uso interno (per il poco fumo prodotto, pertanto esportate con diversi marchi in tutto il

364


mondo) e per sapone, da bucato o per uso personale. Divenuta nel 1905 una società anonima (come le attuali Spa), veniva quotata in borsa e nel 1917 rilevava l‟attività della Società Colla e concimi: ampliava l‟area di Pietra Papa per ospitare la nuova produzione, riadattando i vecchi edifici e

potenziando

il

proprio

patrimonio

edilizio

grazie

all‟ingegnere Costantino Moretti. La sede di Roma, infatti, avrebbe costituito un‟efficace concorrenza alla società ligure-torinese di analoghi prodotti, la Lanza & Piaggio, nata nel 1907. Così, nel 1924, per economia di gestione e per poter contare su più risorse, si decise la fusione fra i due colossi e si giunse alla Mira Lanza, con più sedi in Italia (Torino, Rivarolo, Mira, Roma, Napoli, Genova). La materia prima, il grasso, proveniva per lo più dal Mattatoio, ed era immagazzinata e lavorata nei singoli edifici del complesso, con l‟ausilio di binari e snodi visibili fino a poco tempo fa.

365


366


Collegio dei Maroniti

Abstract non disponibile.

367


368


Colombario Portuense

Il Colombario Portuense è

una grande camera

sepolcrale ad uso collettivo, in uso tra fine I sec. d.C. - inizio II e primi decenni del III sec. È il quarto tra gli ambienti del Drugstore, chiamato anche Tomba D. È di forma rettangolare (stretta e lunga), con tre lati intagliati nel tufo. La tomba è stata danneggiata dall‟edificazione dell‟edificio sovrastante e dal passaggio di una conduttura fognaria: si conserva integra la parete d‟ingresso in muratura, con la facciata interna organizzata a columbarium, con nicchiette per le urne cinerarie disposte in file ordinate. Successivamente vi vengono ricavati loculi per l‟inumazione e banconi per i sarcofagi (due di essi si trovano oggi al Museo Nazionale Romano). Esternamente è stato individuato un focolare (con resti di ossa animali e frammenti ceramici) per i banchetti in onore dei defunti.

369


Vicini come colombe

La parete in muratura, lunga circa otto metri, si presenta oggi, all‟esterno, priva di finiture, con i resti di un piccolo avancorpo per proteggere l‟ingresso. Lo studioso Nibby, che visita il colombario nel 1827, attesta invece che all‟epoca era ancora impiedi una «facciata di colonne, architrave, fregio e cornice, tutto di terracotta ». Dal piccolo avancorpo,

scesi

tre

gradini,

sepolcrale,

parzialmente

si

ipogeo.

accede La

all‟ambiente

facciata

interna,

intonacata di colore giallo chiaro, ha una struttura a columbarium (colombario). Il colombario è un tipo di costruzione funeraria ad uso collettivo, suddivisa in file orizzontali di nicchie nelle quali vengono conservate le urne cinerarie dei defunti. Il nome deriva dal fatto che le nicchie scavate nel muro ricordano, nell‟aspetto, le cavità in batteria per l‟allevamento dei colombi. I colombari hanno la massima diffusione nel periodo tra metà I secolo a.C. e il I secolo d.C., che coincide col periodo di massima diffusione della pratica della cremazione. Il colombario del Drugstore (come del resto gli altri

due

colombari

dell‟area)

è

quindi

un

esempio

relativamente tardo. Questo tipo di sepoltura infatti estremamente funzionale ed economico, potendo contenere in spazi limitati le ceneri di molte persone - è tipico dei contesti

urbani

in

rapida

espansione

ed

incremento

demografico, come lo era in effetti il Suburbium del I-II sec. d.C. La curiosità è che anche le moderne cappelle funerarie 370


nei cimiteri delle città più popolose (come Prima Porta, a Roma) spesso hanno struttura a colombario. Il colombario del Drugstore è decorato in basso da uno zoccolo color porpora, ed è organizzato in quattro file di nicchie, ciascuna delle quali è contornata, nell‟archetto, da una fascia anch‟essa di color porpora. Sull‟intonaco sono spesso graffiti i nomi dei defunti. Nella fila inferiore, sopra l‟arco dell‟ottava nicchia, si trova l‟epigrafe di Ianuaria («Ianuariae») e, poco prima, sopra la quarta, l‟epigrafe curvilinea di Brigantina («Brigantine», con errore nel caso genitivo). A pochi metri di distanza è stato rinvenuto un altro piccolo colombario da 15 nicchie (nella Tomba dei Dipinti), e, di recente, nella vicina Necropoli di Vigna Pia è stato rinvenuto un terzo colombario. Altri colombari si trovano, sempre sulla Via Portuense, nella Necropoli dell‟Isola Sacra.

I quattro sarcofagi

Nel Colombario Portuense sono stati ritrovati, in tutto, quattro sarcofagi. Sul un lato dell‟ingresso viene rinvenuto un sarcofago in marmo (sarcofago n. 1), poggiato sopra un bancone in muratura addossato alla parete. Il marmo, anch‟esso sprovvisto di coperchio e datato alla stessa epoca del sarcofago di Selene, presenta il clipeo con una dedica per una donna che aveva superato i 40 ma non ancora raggiunto 371


i 50 anni. Il dedicante è il marito. Il sarcofago n. 1 si trovava poggiato su un bancone in muratura addossato alla parete d‟ingresso, sulla sinistra. Si tratta di un sarcofago in marmo, ritrovato senza coperchio, che presenta al centro un occhiello con un clipeo con una dedica per una donna anziana (per l‟epoca!), di età compresa fra i 40 e i 50 anni. Il dedicante è il marito. Il sarcofago è stato datato ai primi decenni del III secolo d.C. È oggi conservato al Museo Nazionale Romano. Il sarcofago n. 2 si trovava anch‟esso su un bancone, simmetrico a quello del sarcofago n. 1 rispetto all‟ingresso. È anch‟esso in marmo, senza coperchio e datato ai primi decenni del III secolo d.C. È decorato a lenos, con due clipei con all‟interno le sculture in bassorilievo dei due busti delle divinità esotiche Helios e Selene, simboli del perpetuo alternarsi del giorno e della notte. Nel sarcofago gli archeologi hanno rinvenuto lo scheletro di una bambina di dieci anni con il suo corredo: un braccialetto d‟oro e due orecchini, anch‟essi in oro. Sia il sarcofago n. 2 che il corredo si trovano oggi al Museo Nazionale Romano. Il sarcofago n. 3, in marmo, senza decorazioni, si trovava accanto al n. 2. Gli archeologi vi hanno rinvenuto, all‟interno, i resti di un bimbo di 7 anni, senza corredo. Il sarcofago è ancora conservato nel Drugstore. Il sarcofago n. 4, in terracotta e anch‟esso senza decorazioni, si trovava vicino al 2 e al 3. Gli archeologi vi hanno rinvenuto due scheletri di età adulta, privi di corredo. Anche questo sarcofago è stato lasciato nel Drugstore. 372


Non è nota la relazione intercorrente tra i defunti del Colombario Portuense, ma in genere si tratta di componenti di un‟unica famiglia allargata (clan familiare), compresi affini, schiavi, liberti, clientes (persone in rapporti d‟affari) e persino amici sprovvisti di una tomba propria: nei colombari non si guardava insomma al legame di sangue al momento della nascita, ma soprattutto ai rapporti di cooperazione avuti in vita. Altre volte il vincolo è dato dall‟appartenenza della medesima corporazione (ma non sembra questo il caso), e infine, soprattuto nei contesti extraurbani, talvolta i colombari finivano per andare oltre i confini del clan, aprendosi a tutti i componenti della comunità locale (ipotesi che al Drugstore potrebbe anche essere verosimile).

373


374


Consorzio Agrario Andrea Di Mario

Il Deposito di grano del Consorzio Agrario di Roma edificato nel 1935 su progetto di Tullio Passarelli, tra le attuali via Pietro Blaserna e via Enrico Fermi - aveva il suo accesso originario lungo l‟antico percorso di via di Pietra Papa,

a

breve

distanza

dalla

sponda

del

Tevere,

immediatamente a sud dei Depositi di petrolio SIAP (Società Italo-Americana Petroli). La gigantesca mole, entrata nell‟immaginario dei Romani grazie anche a film del Secondo dopoguerra, come Ladri di biciclette e Bellissima, in cui compariva in diverse scene, permetteva al silos granario di essere individuato da notevole distanza. Esso infatti caratterizzava il profilo dell‟intera area, allora non edificata, rappresentando una sorta di confine sud dell‟area industriale del Piano di Pietra Papa, che iniziava a nord con i Molini Biondi adiacenti al muraglione della Ferrovia Roma-Pisa.

375


Il silos, conosciuto anche come Granaio di Roma, rappresentò per l‟epoca una costruzione all‟avanguardia, sia per il design asciutto e razionale che per la tecnica costruttiva in cemento armato, che segnò la successiva produzione edilizia. Sulle sue strutture portanti è stata recentemente realizzata la Città del gusto del Gambero Rosso, inaugurata nel 2002, che ne ha però reso pressoché irriconoscibili le forme originarie.

376


Corviale (zona urbanistica)

Corviale è la sesta delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, estesa lungo la destra della Via Portuense, fra via del Casaletto e il fosso della Magliana. Le

modeste

testimonianze

archeologiche

(tomba

arcaica di Poggio verde, villa romana all‟Infernaccio) indicano come in epoca romana il territorio fosse coperto di selve, solcate solo nel I sec. d.C. dalla Via Portuensis. La situazione rimane invariata fino al 1527, quando la famiglia Mattei tenta una colonizzazione agraria intorno alla torre doganale al confine fra le diocesi di Roma e Porto (Casetta Mattei). Nel 1802 Pio VII avvia una nuova colonizzazione, anch‟essa senza esito. Il nuovo proprietario, l‟Ospedale Santo Spirito, fraziona il territorio in contee (piccole tenute), alcune delle quali destinate alla prosperità, altre al fallimento, altre all‟urbanizzazione. La storia recente inizia nel 1972, con la progettazione 377


del Complesso IACP Nuovo Corviale, dell‟architetto Mario Fiorentino, ispirato alle unités d’habitation di Le Corbusier. Fin dalle prime assegnazioni e occupazioni le parti destinate a servizi rimangono incompiute, lasciando il posto al degrado e a un lungo difficile recupero. Il dibattito su come reinventare Corviale è ancora aperto. Risiedono nel quartiere, al 31 dicembre 2009, 14.044 abitanti. Vi sono due chiese parrocchiali. Il territorio retrostante è dal 1996 costituito nella riserva naturale Tenuta dei Massimi.

La Colonìa Mattei

La Colonìa o Macchia Mattei è un insediamento agrario di bonifica, esteso tra Portuense e Bravetta, legato al riformismo fondiario di epoca napoleonica. Antica proprietà ecclesiastica, la tenuta passa nel 1527 a Pietro Antonio Mattei. Sotto la nobile famiglia portuense la tenuta produce scarsissimo

reddito,

alternando

vallette

insalubri

e

boscaglia, nella quale i soli che trovano conveniente insediarsi sono i briganti. Nel 1802 papa Pio VII ne promuove la riconversione agricola. I Mattei incassano ingenti somme di denaro (ma al mutare della situazione politica, non esiteranno a passare nelle schiere napoleoniche) e incaricano del disboscamento, bonifica e colonizzazione l‟avventuriere Basilio Salvi. L‟opera di Salvi è meritoria: realizza cisterne e casali 378


di bonifica, dalla tipica struttura a capanna. L‟economia dell‟insediamento si regge inizialmente sulla vendita di legname e in seguito sulle risorse di un avaro vigneto. Lo studioso G. Tomassetti descrive la vita epica e durissima dei colòni: quelli che non si ammalano di malaria sono soliti fuggire; Salvi, con pugno di ferro, li riporta alla Colonìa. In breve però Salvi deve arrendersi all‟evidenza del fallimento, segnato dalla caduta di Napoleone e dal ritorno del vendicativo Pio VII. Nel 1815 l‟Ospedale Santo Spirito rileva in blocco i terreni e l‟ingente patrimonio edilizio, iniziandone la vendita frazionata. All‟inizio del Novecento la tenuta è divisa fra 7 proprietari privati. La particella più fortunata è quella denominata La Contea, efficiente fino a tempi recenti.

Miscellanea

Nell‟area di Corviale esistono due siti archeologici in corso di studio da parte della Sovrintendenza: la Tomba arcaica di Poggio verde ed il Pozzo di Poggio verde. Esiste un sito storico, per il quale ci proponiamo, nonappena possibile, di realizzare una scheda: la Cava di Ponte Pisano.

379


380


Cristo Re

Abstract non disponibile.

381


382


Croce in acciaio

Abstract non disponibile.

383


384


Croce Rossa

L‟Autoparco

della

Croce

Rossa

è

una

fabbrica

dismessa, edificata nel 1924. Si trova in via Pacinotti, 18, nella zona di Marconi. Per quanto noto, la proprietà è di ente; è funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970905A, Banchini R. - cat. Isgrò S.).

385


386


Darsene di Pietra Papa

Il Porto fluviale di Pietra Papa si sviluppa sulle due sponde del Tevere all‟altezza di San Paolo, con darsene in riva sinistra e cippi di attracco in riva destra. È attivo tra fine I sec. a.C. e inizio II d.C., ma le banchine sono ancora praticabili nel 1483, quando Sisto IV vi si imbarca diretto a Ostia su una grande nave bucinatoria. Due campagne di scavo (1915 e 1939) portano alla luce nel tratto portuense un complesso termale di età augustea, composto di cinque ambienti con pavimenti in mosaico bianco e nero con scene di palestra. Il complesso ha una seconda vita nel 123 d.C., quando una corporazione mercantile (mercatores) ne fa un centro per lo smercio del pesce. Le decorazioni a fresco raffigurano in una sorta di listino

murario

con 34

varietà

ittiche

realisticamente

caratterizzate. La corporazione aggiunge mosaici policromi e, 387


nei locali E e C, rende omaggio al genius loci con le immagini del Dio Portunus, protettore del prospiciente guado fluviale, e con l‟immagine di un

linter (imbarcazione fluviale)

inghirlandato per la festa della Dea Fortuna. Il sito è stato generoso di ritrovamenti: già a metà Ottocento

restituisce

le

Lastre

Campana,

mentre

la

campagna del 1915 individua la via alzaria. La magra del 1947 fa emergere i cippi portuali di attracco, con iscrizioni dei consoli Gallo e Censorino. I materiali sono oggi al Museo Nazionale Romano.

Portunus, il ragazzo sul delfino

Gli scavi archeologici di Pietra Papa (1939) hanno restituito l‟immagine a fresco del dio Portuno che cavalca un delfino (inizio II sec. d.C.), oggi al Museo Nazionale Romano. Portuno (Portumnus, o Portunus) è una divinità indigena, precedente cioè la formazione del Pantheon classico romano, invocata durante l‟attraversamento delle due rive del Tevere, attività non priva di pericoli. Al dio sono affidati la piccola navigazione rivierasca, i commerci per via d‟acqua, gli imbarchi e gli approdi. Secondo Marco Terenzio Varrore è “deus portuum portarumque”, dio dei porti e delle porte, e secondo Georges Dumézil il suo nome contiene la radice indoeuropea “protu”, che significa guado sul fiume. Portunus è dunque il nume del passaggio, ma insieme dell‟incontro e dello scambio, funzionale ad una comunità 388


arcaica che vive del fiume e dell‟umanità in transito lungo le sue rive. La sua festa pubblica annuale - i Portunalia - si celebra il 17 agosto, con un rito che prevede la purificazione delle chiavi nel fuoco. Il suo sacerdote, il flamen portunalis, è uno dei dodici flamini minori di Roma. Portunus è raffigurato come un ragazzo su un delfino, imberbe o con un‟ispida barba azzurro-verde (Apuleio: “Portunus caerulis barbis hispidus”). La sua presenza è annunciata dall‟odore di alghe e incenso. Portunus compare anche nell‟Eneide di Virgilio e nell‟Adversus Nationes di Arnobio.

389


390


Dipendenza Baccelli

Abstract non disponibile.

391


392


Divin Maestro

Il Divin Maestro (abbreviazione di Nostro Signore Gesù Cristo Divin Maestro) è una chiesa moderna, parte del complesso edilizio di vita consacrata delle Pie Discepole del Divin Maestro. Le Pie Discepole sono una congregazione cattolica appartenente alla Famiglia Paolina, fondata nel 1924 da Don Alberione, riconosciuta dalla Santa Sede nel 1948 e perfezionata nella costituzioni nel 1960. Sebbene non disponiamo di una notizia storico-architettonica, è probabile che l‟edificio liturgico (insieme con la Casa provincializia, il Noviziato e la Comunità) sia stato edificato successivamente a quest‟ultima data. Il complesso sorge nella originaria Tenuta di Vigna Consorti, estesa dalla valle di Affogalasino (oggi via del Trullo) al crinale collinare verso Casetta Mattei. L‟accesso moderno è a monte, dal civico 739 di Via Portuense, sebbene 393


l‟ingresso storico si trovasse a valle, attraverso un viale fiancheggiato

da

alti

pini

monumentali,

ancora

oggi

esistente. Intorno al viale, in posizione elevata, si trovano quattro edifici rurali di piccole dimensioni (casaletti), da cui deriva la denominazione storica di Casaletti del Trullo.

Le Pie Discepole del Divin Maestro

Le Pie Discepole del Divin Maestro (in latino Piae Discipulae

Divini

femminile

di

Magistri)

diritto

sono

pontificio:

un le

istituto suore

di

religioso questa

congregazione pospongono al loro nome la sigla P.D.D.M. L‟istituto venne fondato ad Alba (Cuneo) dal sacerdote Giacomo Alberione (1884-1971): dopo aver istituito il ramo maschile e quello femminile dei Paolini, volle dare inizio a un ramo di religiose di vita contemplativa che supportasse con la preghiera (soprattutto mediante l‟adorazione eucaristica) l‟apostolato dei padri e delle suore. Nel 1923 Alberione seleziona alcune suore paoline, tra cui Orsola Rivata (in religione madre Scolastica, cofondatrice della congregazione) e Matilde Gerlotto (suor Margherita), e il 10 febbraio 1924 (giorno della memoria liturgica di santa Scolastica), dà formalmente inizio alla congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro: le religiose ricevono un abito di tipo monastico, azzurro, con scapolare bianco, rosario al fianco e soggolo. 394


Il 3 aprile 1947 Luigi Maria Grassi, vescovo di Alba, erige canonicamente le Pie Discepole in congregazione di diritto diocesano, sancendo la loro separazione dalle Figlie di San Paolo: l‟istituto riceve il pontificio decreto di lode il 12 gennaio 1948 e le sue costituzioni vengono approvate definitivamente dalla Santa Sede il 30 agosto 1960. Le Pie Discepole del Divin Maestro si dedicano alla preghiera

contemplativa

e

collaborano

all‟apostolato

sacerdotale e liturgico. La sede generalizia è a Roma. Al 31 dicembre 2005 l‟istituto conta 1.469 religiose in 181 case.

395


396


Drizzagno

Abstract non disponibile.

397


398


Sommario

Acqua Pino Lecce ........................................................... 3 Ala Bramante ................................................................. 5 Il Salone delle Muse ........................................................ 5 1517, intrigo alla Magliana ............................................. 6 La vendetta di Papa Leone.............................................. 7 Ala Sangallo ................................................................... 9 Giulio II, il papa terribile ............................................... 10 La Magliana di Papa Giulio ........................................... 16 Ancelle della CaritĂ .......................................................25 Ancelle di Cristo Re .......................................................27 Arcosolio di Generosa ....................................................29 Arvalia (Municipio) ........................................................31 La terra degli Arvali ...................................................... 32 Cronologia portuense .................................................... 33 Arvalia, XV Municipio di Roma ...................................... 35 I 7 quartieri di Arvalia ................................................... 36 Evoluzione demografica ................................................ 38 Il nome Arvalia .............................................................. 41 Asilo nido Fantasia........................................................45 Balneum .......................................................................47 Basilica di Papa Giulio ..................................................49 Felice II, antipapa della Magliana ................................. 50 399


Boccone del Povero ....................................................... 53 Borgata Petrelli ............................................................. 55 Nemus al IV miglio .........................................................55 Borghetto Santa Passera ............................................... 57 Borgo dei Massimi ........................................................ 59 Bosco degli Arvali ......................................................... 61 Caecinia Bassa, famelica maledizione ..........................61 Acca, dea della Magliana ..............................................62 La Lupa, Faustolo, i Gemelli ..........................................63 La Lupa di Roma ...........................................................64 Summanus e le porte dell’Inferno ..................................65 Flora, dea della natura in fermento ...............................66 Il mito della fondazione portuense .................................67 Cabinovia della Magliana .............................................. 69 Caduti della Magliana ................................................... 71 Caduti della Parrocchietta............................................. 73 Caduti di Pietra Papa .................................................... 75 La strage di via dei Prati dei Papa .................................75 La Medaglia d’Oro .........................................................78 Il monumento .................................................................80 Caesareum ................................................................... 83 Camera etrusca ............................................................ 85 Capannoni Nervi ........................................................... 87 Caponiera..................................................................... 89 Garibaldi, eroe contro ....................................................89 Caposaldo di Malnome .................................................. 93 Caposaldo di Ponte Galeria ........................................... 95 Le difese costiere di Roma .............................................96 400


Cappella Baccelli...........................................................97 Cappella Bonelli Giachetti .............................................99 Cappella dei Concezionisti ........................................... 101 Cappella delle Magnolie ............................................... 103 Cappella delle Mantellate ............................................ 105 Cappella di San Giovanni ............................................ 107 L’Eterno Padre Benedicente ........................................ 107 L’Annunciazione ......................................................... 108 Tutti i colori della Magliana ......................................... 110 Cappella Don Guanella ............................................... 111 Cappella Fantini ......................................................... 113 Casa con torre alla Casetta Mattei ............................... 115 Casa con torre di via della Casetta Mattei .................... 117 Casa del Divin Maestro................................................ 119 Casa del Fascio ........................................................... 121 Camillo, fascista n. 44 ................................................ 123 Casa del Rosario ......................................................... 125 Casa di via dei Chiaramonti ........................................ 127 Casa di via dei Selvaforte............................................. 129 Casa di Via Portuense 809 .......................................... 131 Casa di Via Portuense 830 .......................................... 133 Casa Fantini ............................................................... 135 Casa murata ............................................................... 137

401


Casa Pantalei ............................................................. 139 Casa Petrella .............................................................. 141 Casa Rosa .................................................................. 143 Casa Vittoria .............................................................. 145 Casal Cantone ............................................................ 147 Casal Critelli .............................................................. 149 Casal Fabrizi .............................................................. 151 Casal Germanelli ........................................................ 153 Casal Paolucci ............................................................ 155 Casal Sodini ............................................................... 157 Casal Volpini .............................................................. 159 Casale 1 al vicolo del Conte ......................................... 161 Casale 2 al vicolo del Conte ......................................... 163 Casale Agolini al 535 .................................................. 165 Casale Agolini al 585 .................................................. 167 Casale alla Fanella...................................................... 169 Casale Angelè ............................................................. 171 Casale Arpini .............................................................. 173 Casale Arvalia............................................................. 175 La Quadreria .............................................................. 176 L’Archivio Storico ........................................................ 177 Il Visitor center............................................................ 178 Alle origini di Casale Arvalia ...................................... 178 I lavori del Comitato Storico Archeologico.................... 182 Il problema del linguaggio accessibile ......................... 186 402


Il problema del copyright sui beni culturali ................. 187 Il Casale si apre al web .............................................. 190 Arvaliastoria 1.0 ......................................................... 194 L’evoluzione verso il web 1.5 ...................................... 196 Arvaliastoria 2.0 ......................................................... 199 L’Archivio che verrà .................................................... 201 L’impianto archivistico ................................................ 203 Lo Staff ....................................................................... 205 L’Archivio Storico Portuense ........................................ 206 Il Comitato Storico Archeologico .................................. 208 La Fondazione Riva Portuense .................................... 209 Casale Ascenzi ............................................................ 211 Casale D‟Arcangeli ...................................................... 213 Casale degli Inglesi ...................................................... 215 Casale del Cimitero della Parrocchietta ........................ 217 Casale del fosso di Papa Leone .................................... 219 Casale dell‟Apostolato.................................................. 221 Casale delle Suore Eucaristiche ................................... 223 Casale di via Buggiano ................................................ 225 Casale di via Casetta Mattei 378 .................................. 227 Casale di via Coreglia .................................................. 229 Casale di via della Fanella 40 ...................................... 231 Casale di via della Fanella 45 ...................................... 233 Casale di via delle Vigne 110 ....................................... 235 Casale di via di Generosa 19 ....................................... 237 Casale di via di Generosa 40 ....................................... 239 Casale di via Gavorrano .............................................. 241

403


Casale di via Lombardi ............................................... 243 Casale di Via Portuense .............................................. 245 Casale di Via Portuense 723 ....................................... 247 Casale di Via Portuense 747 ....................................... 249 Casale di Via Portuense 813 ....................................... 251 Casale di vicolo del Conte 54....................................... 253 Casale di vicolo del Conte 71....................................... 255 Casale di vicolo di Papa Leone..................................... 257 Casale di Vigna Girelli ................................................ 259 Casale I alla Serenella ................................................. 261 Casale I alle Vigne ...................................................... 263 Casale II alla Serenella................................................ 265 Casale II alle Vigne ..................................................... 267 Casale III alla Serenella............................................... 269 Casale III alle Vigne .................................................... 271 Casale Maccaferri I ..................................................... 273 Casale Maccaferri II .................................................... 277 Casale Maccaferri III ................................................... 279 Casale Maccaferri IV ................................................... 281 Casale Maccaferri IX ................................................... 283 Casale Maccaferri V .................................................... 285 Casale Maccaferri VI ................................................... 287 404


Casale Maccaferri VII .................................................. 289 Casale Maccaferri VIII ................................................. 291 Casale Mungo ............................................................. 293 Casale Pino Lecce........................................................ 295 Casale San Paolo......................................................... 297 Casale Spoletini .......................................................... 299 Casaletto di Vigna Consorti ......................................... 301 Casali Ciccarelli .......................................................... 303 Casali Tournon ........................................................... 305 Il progresso secondo Bonelli ........................................ 306 Casalone ..................................................................... 309 Casamatta .................................................................. 311 Case operaie ............................................................... 313 Castelletto .................................................................. 315 Catacombe di Generosa............................................... 317 Cavalieri di Malta ........................................................ 319 Ratzinger spiega la Spe salvi ...................................... 319 Cave romane Purfina Drugstore................................... 325 La cava di tufo ............................................................ 326 La Necropoli Portuense................................................ 327 L’abitato altomedievale ............................................... 329 Frequentazioni sporadiche .......................................... 331 Lo Stabilimento Purfina ............................................... 332 Il Drugstore ................................................................. 333 Chiesa inferiore di Santa Passera ................................ 335

405


Chiesuola ................................................................... 337 Ottoboni, mecenate portuense .................................... 337 Chiusa romana di Parco dei Medici ............................. 339 Cimitero della Parrocchietta ........................................ 341 Don Aluffi, amministratore di Santa Maria ................. 341 I Bravi alla Parrocchietta ............................................ 343 1772, secessione alla Parrocchietta ............................ 343 Indagine sulle anime portuensi................................... 343 La Sacra Rota e la Parrocchietta ................................. 343 Una Spoon River portuense ........................................ 345 Cippi dei Germani....................................................... 351 Noi, guardie di Nerone ................................................ 352 Circo degli Arvali ........................................................ 355 Cisterna Cantone........................................................ 357 Città dei Ragazzi ......................................................... 359 Città Littoria ............................................................... 361 Colle e concimi ........................................................... 363 Collegio dei Maroniti ................................................... 367 Colombario Portuense................................................. 369 Vicini come colombe .................................................... 370 I quattro sarcofagi ...................................................... 371 Consorzio Agrario ....................................................... 375 Corviale (zona urbanistica) .......................................... 377 La Colonìa Mattei ........................................................ 378 Miscellanea................................................................. 379 Cristo Re .................................................................... 381 Croce in acciaio .......................................................... 383 Croce Rossa ............................................................... 385 406


Darsene di Pietra Papa ................................................ 387 Portunus, il ragazzo sul delfino ................................... 388 Dipendenza Baccelli .................................................... 391 Divin Maestro ............................................................. 393 Le Pie Discepole del Divin Maestro .............................. 394 Drizzagno.................................................................... 397 Sommario....................................................................... 399

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408

Arvalia A-E  

Arvalia A-E

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