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MESTIERI D’ARTE & DESIGN Poste Italiane S.p.A-Sped. In Abb.Post.- D.L353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art.1,comma 1 DCB Milano - Aut.Trib. di Milano n.505 del 10/09/2001 - Supplemento al N. 121 di Monsieur

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Mestieri dArte Design MILANO

Giornate Europee: Mendini La Pietra, Sabattini e le donne in bottega

CREAZIONE

Florilège, il capolavoro degli artigiani di Vacheron Constantin

MAESTRI

Giorgetti e Linley i segreti della nobiltà del legno

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Editoriale

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LA BOTTEGA DELLE MERAVIGLIE CI SALVERÀ Trarre ispirazione dai grandi del passato per definire il nostro futuro. Solo così possiamo contrastare il nichilismo dell’anima Il Mestiere d’Arte è materia viva. Anzi, è vita. Uomomente-materia come sillaba da sempre Franz Botré, direttore ed editore di Swan Group, l’uomo che ha voluto insieme con Franco Cologni e la prestigiosa omonima Fondazione questo inno alla bellezza. L’uomo che pensa, immagina. Elabora nella mente, sviluppa, plasma, taglia, cuce, conduce, interpreta, adatta. In altre parole crea. La materia che prende forma e si afferma come piccolo-grande capolavoro dell’ingegno. È una liturgia antica eppure contemporanea, che ha trovato nel design la formula alchemica capace di dare nuova linfa alla vita della bottega. Scrivo bottega perché è la più elegante definizione di quel concetto commercio-laboratorio che ha fatto grandi le nostre città, le nostre civiltà. Guardiamoci intorno, in Italia come nel mondo. Rendiamoci conto di cosa voglia dire «andare a bottega». Nel XV secolo Leonardo da Vinci andava a bottega dal Verrocchio, Michelangelo imparava dal Ghirlandaio. La bottega era il luogo dell’insegnamento, dell’apprendimento, della prova, dell’esperimento, della collaborazione, della creazione di sé. Erano pittori, artisti. Ma continuavano a sperimentare ogni giorno nuove tecniche, eseguivano per nuove committenze. Accanto a loro vivevano e lavoravano altri artigiani. I mastri falegnami, gli scalpellini, i muratori. Prendete una città qualunque, nel suo cuore storico. Per me è semplice, parlando della mia Firenze. La Cupola del Brunelleschi, l’armonia del Battistero (in origine tempio dedicato al dio Marte), la Torre d’Arnolfo che svetta dal Medioevo sopra Palazzo Vecchio. Gli affreschi. I ferri. Il marmo scolpito. Le vetrate artistiche. Pensate. Pensateci bene. Non esistevano le università con le specializzazioni odierne. Non esistevano le facoltà di ingegneria o architettura. Eppure issavano nel vuoto quintali di marmo. Blocchi che andavano incastonati in un disegno armonioso. Non c’era l’industria. Eppure guardate cosa è rimasto. Entrate

nella Sacrestia di San Lorenzo, osservate i legni, gli intarsi, gli ori nelle finiture di quelle pale d’altare che sono capolavori dell’arte, al netto del nome di chi li ha realizzati. Dove imparavano quegli artigiani? Dove apprendevano i segreti di quelle lavorazioni? A bottega. Ed è da questo concetto che dobbiamo ripartire per rafforzare il vero patrimonio dell’umanità che è appunto il Mestiere d’Arte. Guardiamo al Giappone e alla maniera con la quale vengono tutelati i «tesori nazionali viventi», ovvero gli artisti-artigiani. Osserviamo con attenzione quanto le Fondazioni si ostinano a difendere davanti all’avanzata del nichilismo (ad nihil, la mancanza di un orientamento verso la finalità della vita). Osservare una ceramica di Meissen è leggervi una storia, respirare l’atmosfera del decimo secolo, durante la dinastia Tang, rivivere lo spirito d’avventura che tre secoli più tardi avrebbe guidato lungo la via della Seta la leggenda di Marco Polo, come la riscoperta di Johann Friedrich Böttger che fece della porcellana la propria pietra filosofale. Significa riscoprire la manualità di un laboratorio, il tramandarsi di antiche tradizioni, l’abilità della manifattura, il gusto. L’uomo moderno non può alienare questo patrimonio del proprio essere. Sia esso un vetro soffiato a Murano, una complicazione nata su un’isola di Ginevra, un liuto che nasce, un mobile che brilla in una dimora che fa della contemporaneità una missione. È con questo spirito dedicato alla bellezza, alla gioia, alla manualità del moderno che affrontiamo questo viaggio teso alla valorizzazione delle nostre produzioni. Scrivo nostre pensando non a un territorio, ma a un contesto sociale nel quale conoscenza, curiosità, senso del bello uniscono popoli distanti. In Italia come nel mondo grazie alla preziosa missione che porta Vacheron Constantin a sostenere l’internazionalizzazione di questo nuovo numero delle meraviglie.

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5 Mestieri dArte Design

Editoriale LA BOTTEGA DELLE MERAVIGLIE CI SALVERÀ di Gianluca Tenti

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Botteghe Libri Premi Iniziative Fiere Mostre ALBUM di Stefania Montani

MAESTRI

Giorgetti e Linley i segreti della nobiltà del legno

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Esporre le radici LE GIORNATE EUROPEE di Alessandra de Nitto

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Imprese di tradizione I RIFLESSI DELLA LUCE di Carla Sonego

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Restauro LA BELLEZZA RESTITUITA di Alessandra de Nitto

Know-how artigianale UN DESIGN SENSUALE ED ELEGANTE di Ugo La Pietra

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Patrimonio dell’umanità UN’EREDITÀ DI CULTURA E BELLEZZA di Akemi Okumura Roy

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Ambiente e paesaggio ALLA RICERCA DEGLI ALBERI PERDUTI di Lara Lo Calzo

Scuole nel mondo L’ARTE DELLA COMPETENZA di Conceição Amaral

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Premiare il talento LE VIOLE DI ULRIKE di Virginia Villa

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Maestri del design LO SPAZIO DANZA CON ME di Ugo La Pietra

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Creare valore LABORATORIO D’HAUTE JOAILLERIE di Valentina Ceriani

Eccellenze dal mondo QUEI SEGRETI CUSTODITI NEI CASSETTI di Giovanna Marchello

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Impresa e talento IL DESIGN È MOBILE di Valentina Ceriani

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Maestri d’arte IL SILENZIO ASSORDANTE DELLE CERAMICHE di Simona Cesana

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Progetti Speciali PETALI CREATIVI di Edoardo Perri

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CREAZIONE

Florilège, il capolavoro degli artigiani di Vacheron Constantin

Dedizione senza tempo IL TEMPIO DI FLORA di Alberto Cavalli

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MILANO

Giornate Europee: Mendini La Pietra, Sabattini e le donne in bottega

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«Eight», opera di Alessandro Mendini in legno intarsiato, realizzata da Andrea Fedeli per la mostra «Arts & Crafts & Design». Ph.: Emanuele Zamponi. Courtesy of Vacheron Constantin.

Talenti da scoprire TRADIZIONE DISSONANTE di Simona Cesana

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Musei segreti I TESORI DI SAN PIETROBURGO Galina Stolyarova

Opinioni

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Fatto ad arte di Ugo La Pietra IL VECCHIO E IL NUOVO ARTIGIANATO

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Dal territorio di Giampiero Maracchi LE GUIDE TURISTICHE A BOTTEGA CON L’OMA

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Preparare all’eccellenza di Jean-Michel Delisle GIORNATE EUROPEE, I MESTIERI D’ARTE ENTRANO IN SCENA Ri-sguardo di Franco Cologni È SOLO LA PASSIONE A DARE SENSO AL LAVORO

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Collaboratori

A RTI G I A NI D E L L A PA R O L A JEAN-MICHEL DELISLE

GIOVANNA MARCHELLO

Ingegnere, dirige da 30 anni un’azienda centenaria specializzata in illuminazione d’eccellenza. È membro del Comité Colbert et Entreprise du Patrimoine Vivant. Oggi è presidente dell’Istituto Nazionale dei Mestieri d’Arte e membro della Camera di commercio di Parigi.

Cresciuta in un ambiente internazionale tra il Giappone, la Finlandia e l’Italia, appassionata di letteratura inglese, vive e lavora a Milano, dove si occupa da 20 anni di moda ed è specializzata in licensing.

CARLA SONEGO

STEFANIA MONTANI

Laureatasi con una tesi di ricerca sugli anni della formazione di Carlo Scarpa allo IUAV di Venezia, ha continuato a occuparsi dell’attività dell’architetto veneziano. Ha approfondito temi sulle arti decorative e il vetro muranese del ‘900 pubblicando studi e partecipando alla realizzazione di mostre in merito.

Giornalista, ha pubblicato due guide alle Botteghe artigiane di Milano e una guida alle Botteghe artigiane di Torino. Ha ricevuto il Premio Gabriele Lanfredini dalla Camera di Commercio di Milano per aver contribuito alla diffusione della cultura e della conoscenza dell’artigianato.

GALINA STOLYAROVA

AKEMI OKUMURA ROY

Lavora per il St. Petersburg Times come capo reporter. Critica di mostre d’arte, opere liriche e film, ha scritto dei più importanti festival culturali in Russia e in Europa. Collaboratrice di numerose testate, è co-autrice delle guide Fodor di Mosca e San Pietroburgo, inclusa la nona edizione pubblicata negli Usa.

Dopo essersi occupata della comunicazione per grandi brand del lusso, lascia Tokyo e il natio Giappone per seguire a Londra il marito, fotografo inglese. Lavora ora come corrispondente per numerosi media nipponici.

VIRGINIA VILLA

LARA LO CALZO

Dal 1980 lavora presso la Civica scuola di liuteria di Milano di cui è coordinatrice didattica. Membro del Consiglio direttivo dell’Associazione liutaria italiana. Dal 2005 è direttore della Fondazione Stradivari di Cremona. Ha lanciato la rete internazionale Friends of Stradivari che ha portato a Cremona 10 violini storici.

Cresciuta professionalmente organizzando eventi per Cartier Italia e Cartier International, giramondo per vocazione, studiosa per passione delle danze e religioni tradizionali dell’Africa e dei Caraibi, si avvicina alla scrittura con la traduzione in italiano del libro I segreti di Vacheron Constantin.

VALENTINA CERIANI

EDOARDO PERRI

Figlia d’arte, ha iniziato a respirare giovanissima l’aria dei giornali nel 1996, come factotum di redazione, ribattendo al computer i testi dei collaboratori, correggendo le bozze, mandando fax... Approda al mondo dei femminili, collabora per testate di turismo, poi sbarca definitivamente in un maschile: Monsieur.

È direttore creativo dello studio Creolo e fondatore di Whomade.it, società di consulenza per l’avantcraft e brand di design a valore umano aggiunto. Appassionato d’arte e intercultura, affina le sue capacità concettuali alla Gerrit Rietveld Academie in Olanda e insegna alla Design Academy Eindhoven.

Condirettore: Gianluca Tenti Grafica: Francesca Tedoldi Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte Direttore generale: Alberto Cavalli Editorial director: Alessandra de Nitto Organizzazione generale: Susanna Ardigò

MESTIERI D’ARTE Semestrale – Anno IV – Numero 7 Aprile 2013 Direttore responsabile ed Editore: Franz Botré Direttore editoriale: Franco Cologni Direttore creativo: Ugo La Pietra

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Hanno collaborato a questo numero. Testi: Conceição Amaral, Augusto Bassi, Andrea Bertuzzi, Valentina Ceriani, Simona Cesana, Jean-Michel Delisle, Lara Lo Calzo, Giampiero Maracchi, Giovanna Marchello, Stefania Montani, Akemi Okumura Roy, Edoardo Perri, Luciano Revelli, Carla Sonego, Galina Stolyarova, Virginia Villa.

Immagini: Cappellini, Cristian Chiodelli, Contrasto, Alberto Ferrero, Pasquale Formisano, John Maybury, Fredi Marcarini, – Kiminasa Naito, Kazuhiko Ohori, Emiliano Ponzi, Laila Pozzo, Oliver Rath, Charlie Xia, Emanuele Zamponi.

Pubblicazione semestrale di Swan Group srl Direzione e redazione: via Francesco Ferrucci 2 20145 Milano Telefono: 02.3180891 info@monsieur.it

Mestieri d’Arte & design è un progetto della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte Via Lovanio, 5 – 20121 Milano www.fondazionecologni.it © Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. Tutti i diritti riservati.

SWAN GROUP PUBBLICITÀ

Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. È vietata la riproduzione, seppur parziale, di testi e fotografie.

Via Francesco Ferrucci 2 20145 Milano telefono 02.3180891

www.monsieur.it www.fondazionecologni.it

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IL VECCHIO E IL NUOVO ARTIGIANATO Metropolitano o tecnologico che sia resta sempre la più alta espressione della vera «cultura del saper fare». Nelle scuole si privilegia il progetto ma serve la pratica

Guardo il vecchio ceramista, mentre colloca con orgoglio il piccolo vaso appena tornito sopra la mensola, insieme ad altri già pronti per l’asciugatura. Ha passato tutta la vita a realizzare ceramiche pensando di essere un buon artista, ha costruito oggetti con le proprie mani sentendo crescere la sua abilità e raggiungendo nel tempo quel rapporto di sicurezza e familiarità con la lavorazione della materia. Ha esposto i suoi pezzi migliori nel suo laboratorio, sfruttando la vetrina che affaccia sulla strada, e d’estate, quando il forno è troppo caldo per lavorare, è rimasto dietro la vetrina tra gli scaffali, a sistemare la sua collezione in attesa… Guardo il vecchio ceramista e mi domando da quante generazioni lui, come chi l’ha preceduto, ha sostenuto con il proprio lavoro e il proprio impegno quella «piccola impresa». Sì, perché la sua bottega era una piccola impresa dove il progetto, la produzione, la comunicazione e la vendita venivano espresse come le quattro fondamentali caratteristiche del suo lavoro. Un’impresa che si sviluppava e arricchiva nel tempo anche grazie alla presenza di giovani e apprendisti che uscivano dall’Istituto d’Arte della sua città. Oggi una simile impresa non funziona più: scomparsi i laboratori degli Istituti d’Arte, sono sempre più rari e inesperti i garzoni di bottega, il progetto è stanco e ripetitivo, nessuna collaborazione esterna è in grado di rinnovarlo e i clienti non si fermano più davanti alla vetrina. Quando era più giovane, il vecchio ceramista aveva provato ad affittare piccole vetrine in occasione del Salone del mobile di Milano per confrontarsi con il design: nessuno lo prendeva sul serio anche se i suoi vasi erano belli quanto quelli che venivano dal Nordeuropa; erano pezzi unici e quindi il

mondo del nostro disegno industriale li rifiutava come «estranei». Oggi il design riscopre l’artigianato, il pezzo unico o di piccola serie, ma guarda avanti e non si sente in debito con il vecchio artigianato, impoverito da decenni di emarginazione e di difficoltà economiche. Oggi l’artigiano diventa simbolo di una produzione riferibile alla diversità e alla qualità ma nessuna scuola (priva ormai di laboratori) instaura delle convenzioni con gli ultimi laboratori artigiani per far vedere e sperimentare agli studenti «come si fa a fare!». Oggi l’artigiano è chiamato artigiano metropolitano (se usa materiali non tradizionali), è chiamato artigiano tecnologico se usa apparecchiature a controllo numerico, ma nessuno si preoccupa più di salvaguardare la «cultura del fare»: qualcosa che passa attraverso l’esercizio prolungato e quotidiano della manualità.

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Dove sono le scuole primarie che obbligano i giovani allievi ad apprendere l’uso dello strumento musicale, a frequentare un laboratorio per realizzare (tutti insieme) un oggetto, un muro, una panca in legno… una piccola fusione a cera persa? Perché negli ultimi sessanta anni nessun professore di progettazione architettonica ha portato i propri allievi in cantiere a vedere come si costruisce una casa? Purtroppo in tutte le scuole italiane si continua a privilegiare la cultura del progetto rispetto alla cultura del fare, anche se recentemente in molte università del design si insegna l’autoproduzione: una nuova disciplina? Forse! Una nuova disciplina che però non riesce o non vuole fare i conti con i modelli produttivi che storicamente l’hanno preceduta, come le botteghe artigiane ancora sparse su tutto il nostro territorio.

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LE GUIDE TURISTICHE A BOTTEGA CON L’OMA L’Osservatorio dei Mestieri d’Arte ha organizzato un corso di formazione con l’intenzione di plasmare una nuova figura professionale: il Quality handicraft assistant. Come veicolo di promozione dell’alto artigianato

In una città che ospita imponenti flussi turistici per nove mesi l’anno come accade a Firenze e in cui la cultura del «fatto a mano» rappresenta non solo un orgoglio del passato, ma anche e soprattutto una realtà fortemente radicata nell’economia del presente, la nascita di una figura professionale di guida turistica specializzata in artigianato d’eccellenza era divenuta una necessità impellente. Una figura che fosse in grado non solo di accompagnare i turisti alle botteghe, ma anche e soprattutto di spiegare, consigliare e aiutare a distinguere il vero «fatto a mano» dal prodotto in serie. I turisti che oggi visitano Firenze conoscono, almeno per fama, l’artigianato, ma non sono in grado di raggiungere le botteghe, di riconoscere quelle storiche e di alta qualità da quelle puramente commerciali, e hanno spesso necessità di essere rassicurati sul prodotto che stanno acquistando. L’Osservatorio dei Mestieri d’Arte ha organizzato nella primavera 2012 un corso che aveva proprio lo scopo di formare una nuova figura professionale che fosse elemento di mediazione tra turismo e artigianato. Tredici, tra guide e accompagnatori turistici hanno frequentato il corso, imparando storia e tecniche, elementi di marketing e promozione turistica, logistica delle spedizioni e pratiche doganali. Soprattutto hanno trascorso moltissimo tempo all’interno delle botteghe artigianali fiorentine, ascoltando dalla voce degli

stessi artigiani la storia dei loro prodotti, le curiosità legate al loro mestiere, imparando a mettere in relazione la bottega con le altre realtà cittadine: dall’arredo urbano, al museo e ai monumenti, fino ai grandi brand del lusso che hanno un passato artigianale e oggi più che mai lo rivendicano, facendone strumento di comunicazione all’interno di riviste patinate. Li abbiamo voluti chiamare Quality handicraft assistant: non solo guide, non solo personal shopper, non solo mediatori linguistici, ma tutti questi elementi insieme. Il corso, grazie a una serie di accordi stretti da Oma con Federalberghi e Fiavet Toscana, si avvia oggi a divenire un vero e proprio servizio che a regime ci auguriamo possa rappresentare un riferimento per coloro che alla visita della città chiedono qualcosa di più. Lo abbiamo recentemente testato su un pubblico speciale: gli studenti della Creative Academy, prestigiosa scuola di design internazionale appartenente alla holding del lusso Richemont e gli studenti dell’Ècole des créateurs d’entreprise di Parigi. In entrambi i casi accompagnati da Alberto Cavalli, direttore della Fondazione Cologni per i Mestieri d’Arte, anche graditissimo docente del corso per Quality handicraft assistant, con cui condividiamo una convinzione: i creativi di domani, soprattutto quelli che intendono entrare a far parte del settore del lusso, non possono prescindere dalla conoscenza approfondita del mondo del Mestiere d’Arte.

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*presidente Associazione Osservatorio dei Mestieri d’Arte

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GIORNATE EUROPEE, I MESTIERI D’ARTE ENTRANO IN SCENA L’esempio della Francia: così la tradizione è capace di dialogare con l’innovazione e la più acuta creazione contemporanea. Uno stimolo per portare nel futuro quegli antichi valori che hanno costruito la nostra meravigliosa storia

Le Giornate europee dei Mestieri d’Arte sono un appuntamento annuale per un pubblico, sempre più numeroso, che ha la possibilità di incontrare attori, artisti, maghi e artigiani, protagonisti di un sogno da fanciulli: fare del proprio mestiere un’arte. Più che un lavoro, il mestiere d’arte è una scelta di vita e un’attitudine, un impegno volto ad affrontare la materia per trasformarla e sublimarla, per restaurare, conservare e innovare. Un superamento di se stessi per creare un senso e condividerlo all’interno della nostra società. Ma i professionisti che hanno scelto di fare di queste attività un mestiere a tempo pieno, senza mai contare le ore, non sono riconosciuti in maniera adeguata e mancano di visibilità. Eppure, per la loro vitalità, la loro autenticità e le caratteristiche durevoli delle loro produzioni, questi mestieri sono più che mai essenziali per l’equilibrio dei nostri territori, per la qualità della vita e le opportunità di lavoro, che si svolgano nel cuore della città o in campagna, in Francia o all’estero. L’occasione per mettere in scena queste attività è fornita dall’edizione 2013 delle Giornate europee dei Mestieri d’Arte, il cui compito è mettere in luce e proporre un nuovo sguardo su un settore che è una risorsa per il nostro patrimonio economico e culturale, ma che ancora risulta piuttosto sconosciuto. Questa serie di eventi è l’occasione per aprire gli occhi sulla realtà contemporanea di simili mestieri: per tre giorni si può assistere allo spettacolo inedito di una vera costellazione di savoir-faire rari, materiali preziosi reinventati attraverso gesti d’eccezione, grandi firme e nuove stelle che vogliono presentarsi sulla scena francese ed europea. Il 5, 6 e 7 aprile è nostra volontà offrire lo scrigno più bello per queste opere meravigliose, pensate e realizzate da due mani, un cuore e un’anima. Un evento che sarà il riflesso dell’evoluzione contemporanea di questi mestieri e del loro ruolo all’interno della società: creativi, in movimento, risolutamente

rivolti all’avvenire dove la tradizione è capace di dialogare con l’innovazione e con la più acuta creazione contemporanea. In Francia, per la prima volta, queste giornate hanno un tema nazionale: «I mestieri d’arte entrano in scena». Questa sarà l’occasione per ogni regione di mostrare i propri mestieri d’arte e le peculiarità locali attraverso una moltitudine di manifestazioni: visite agli atelier, itinerari in città, mostre e saloni, dimostrazioni, conferenze, spettacoli, aperture di musei, di luoghi culturali e prestigiosi. A livello europeo l’Italia è stata la prima a collaborare con noi: a Milano grazie al sostegno della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, in Toscana con l’Oma (Osservatorio dei Mestieri d’Arte) e l’associazione Artex. All’Italia hanno fatto seguito Spagna, Lettonia e Ungheria, insieme a città e province: Londra, Ginevra e la regione di Liegi. Obiettivi raggiunti grazie al mecenatismo della manifattura di alta orologeria Vacheron Constantin, che ci rinnova la sua fiducia. Più che un’operazione mediatica, le Giornate costituiscono un eccezionale strumento al servizio dello sviluppo economico e territoriale di Francia ed Europa. Le Giornate aprono la strada, propongono un cammino e uno scenario. Sono una cornice per imparare da dove vengono i mestieri d’arte e riflettere su quello che ci hanno portato sul piano storico, patrimoniale e culturale. Per comprendere ciò che creano e portano con loro: un’attività economica da sviluppare a livello internazionale, un formidabile laboratorio per la ricerca, l’innovazione e l’industria. Per condividere e dar voce a ciò che essi proclamano: la speranza di una generazione di nuovi imprenditori, artigiani, creatori per una nuova via di sviluppo economico e sociale. Una scena che non sarà mai abbastanza grande per talenti così eccezionali e discreti.

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* Jean-Michel Delisle è il Presidente dell’Institut National des Métiers d’Art (www.institut-metiersdart.org)

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Traduzione dall’originale francese di Francesca Sammartino

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di Stefania Montani

Botteghe Libri Premi Iniziative Fiere Mostre

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ALBUM PAOLA NAPOLEONE

Una passione fin da bambina per il disegno, una laurea in storia dell’arte. Poi l’incontro casuale con i paralumi, nell’atélier di un’amica. E scocca la scintilla. Oggi Paola Picchiotti Napoleone è una delle più straordinarie creatrici di abat-jour: le immagina, le disegna su carta o al computer, le

crea e le costruisce tagliando cartoni e cucendo le stoffe una a una, spesso ideandone anche le basi, nei materiali più vari. La sua stanza-laboratorio nel cuore di Roma, ordinatissima («perché nel disordine non so lavorare») racchiude fusti, cartoncini colorati, rocchetti di filo di mille colori, stoffe particolari come sete indiane, liberty, tessuti con inserti di fili d’oro e d’argento, che trova anche nei suoi viaggi in giro per il mondo. Come l’ispirazione per le originalissime forme dei suoi «cappelli», che la sua curiosità elabora e cattura. Da sempre è affascinata dall’architettura che spesso emerge nelle forme e nei volumi dei suoi paralumi. Per rendere più caldo e diffuso l’effetto della luce Paola Napoleone utilizza doppi strati di stoffa per la fodera. I suoi paralumi sono pezzi unici, tra scultura e artigianato. Su appuntamento. Info: www.paolanapoleone.it

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ALBUM botteghe FABIEN CAPPELLO Londra, 3-9 Belfast Road Fabien Cappello è un giovane designer-ebanista di formazione internazionale: nato a Parigi, con studi in Svizzera e specializzazioni in Inghilterra, dove ora vive e lavora, è uscito dal Royal College of Arts di Londra. Ha vinto un premio col suo «progetto di recupero degli alberi di Natale dalle discariche» trasformati in sgabelli. Il suo studio di Londra è un vasto spazio a L con grandi finestre e un largo tavolo per disegnare, lavorare al computer, realizzare progetti. Già visitando il suo sito si rimane conquistati dalla creatività e gioiosità che emergono dalle presentazioni dei suoi oggetti: sono tutti innovativi e i materiali da lui utilizzati estremamente vari. Dalla plastica riciclata, ad esempio, ha creato cassettiere e scaffali che ha esposto durante una fiera in Giappone, mentre con dell’ondulux ha creato porte scorrevoli per dividere gli spazi. Cappello ama costruire strutture in plastica perché, grazie alla trasparenza e alla luminosità, questo materiale conferisce agli oggetti la sensazione che fluttuino nell’aria. Uno dei suoi ultimi progetti è la Planter Tower, un sistema di accessori che possono essere aggiunti a una pianta per sovrapporre piante e vasi fino a creare una vera e propria torre verde. Le sue opere si dividono in edizioni limitate, progetti industriali, installazioni pubbliche. www.fabiencappello.com

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LA VERRERIE DE BIOT Biot, France, Chemin des Combes Nel piccolo paese di Biot, in Provenza, l’artigianato nasconde una delle sue eccellenze: quella del vetro soffiato «a bolle». Questa tecnica particolare, costruita su un difetto iniziale, è divenuta nel 1956 segno di riconoscimento dell’azienda: la procedura dei maestri vetrai consiste nell’imprigionare tra due strati di pasta di silicio di vetro delle microscopiche bolle d’aria. Con maestria gli abili artigiani (circa una quindicina) danno forma a bicchieri, brocche, candelieri in una grande varietà di modelli (circa 300) e di colori che vanno dal blu indaco al viola ametista, dal rosa sabbia al verde smeraldo, dal giallo ocra al turchese. In un rituale che riprende gli antichi gesti millenari della soffiatura a bocca e che riproduce come per magia forme sempre uniche e irripetibili. Oggi la piccola impresa familiare dei fratelli Lechaczynski, Anne e Serge, è diventata un luogo d’interesse turistico e di studio, dove anche le scuole portano gli allievi ad ammirare i segreti della creazione del vetro. Di fianco alla vetreria l’interessante Galleria del vetro, aperta nel 1977, che espone pezzi unici di artisti artigiani. Oltre alla mostra permanente, ogni anno, il primo venerdì di luglio, si tiene Les Verriales, un’esposizione a tema di circa 30 artisti del vetro, dai giovani talenti ai maestri già affermati. www.verreriebiot.com

LISA FARMER, PROCESS 4 Milano, via Procaccini 4 Grafica, designer, artista, conosciuta sia in Italia sia all’estero, Lisa Farmer è una signora dalla creatività giocosa che riesce a esprimere progettando e costruendo a mano i suoi prototipi e gli esemplari unici, spesso ispirati al mondo della natura. Nata e vissuta nel North Carolina, dove ha studiato visual communication, ha lavorato come grafica per le Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Venuta in Italia, ha iniziato a collaborare con De Lucchi curando alcuni progetti. Tra i suoi clienti ci sono anche Mandarina Duck, la Galleria di arte moderna a Roma, San Pellegrino, Saporiti. Si stabilisce definitivamente a Milano nel 2000 e si aggiudica uno spazio all’interno della Fabbrica del vapore. Instancabile nello sperimentare nuove tecniche di disegno sulle superfici e sui diversi materiali, ha creato originali testate-arazzo in feltro per letti, con moduli che possono assumere diversi disegni a seconda della loro disposizione. E poi aerei lampadari, tende fatte di arabeschi in carta e in plastica, cappelli e mantelle in feltro. Notevole la sua collezione di borse-scultura dalle forme di pesci, di scarabei, di coccinelle: tutti pezzi one-off, interamente realizzati a mano. Vincitrice di numerosi premi in Italia e all’estero, ha tenuto corsi alla St. Martin’s School of Arts di Londra e ha partecipato alla mostra del Victoria & Albert Museum «The Power of Making». www.lisafarmer.com

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ALBUM libri

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GUZZINI. INFINITO DESIGN ITALIANO A cura di Moreno Gentili, Skira Edizione bilingue italiano/inglese Per i 100 anni di attività aziendale tra creatività e innovazione, Guzzini celebra con un bel volume il suo percorso produttivo all’insegna del design, in un avvincente alternarsi di nomi noti, internazionali, e di storia italiana, come i molti esponenti del design e della comunicazione di ieri e di oggi.

BOTTEGA VENETA A cura di Tomas Maier, Rizzoli Editori, inglese, italiano, francese e tedesco Tomas Maier, direttore creativo di Bottega Veneta, è uno stilista amante di musei e libri rari: in questo suo raffinato libro, curato da Bottega Veneta, racconta con l’aiuto del designer Sam Shahid e di grandi firme del giornalismo la storia della Maison nata nel 1966, dal talento degli artigiani al lavoro sui materiali.

LE ESPOSIZIONI UNIVERSALI I mestieri d’arte sulla scena del mondo (1851-2010) Di Paolo Colombo, Marsilio Editori Dalla prima Expo di Londra del 1851 alle avveniristiche architetture di Shanghai 2010: il bel volume illustrato curato da Paolo Colombo è un affresco storico del progresso, del lavoro e della scoperta, che mette in luce i dialoghi tra un artigianato d’arte e di scienza e l’espressività, l’unicità, i valori artistici ed economici. LARA LARSSON VAN WASSENAER Amsterdam, Gietersstraat 21 È una giovane e brillante restauratrice di dipinti di Amsterdam, molto conosciuta dalle principali case d’aste e dai frequentatori della fiera di Maastricht che spesso a lei affidano tele e tavole bisognose di cure. Il suo atelier è situato nella zona più bohémienne della città, il quartiere di Jordaan: un affascinante sottotetto dove sette esperti, da lei coordinati, fanno indagini sui dipinti con varie apparecchiature, che vanno dal microscopio bioculare collegato allo schermo agli strumenti per le analisi chimiche. In questo laboratorio vengono effettuate tutte le fasi del restauro e della foderatura (sia tradizionale con colle naturali e pasta di stucco sia con tavola a bassa pressione), della pulitura e del consolidamento di tele e colori, comprese le rispettive cornici. Grazie alle numerose scuole e master da lei frequentati in varie città d’Europa (Firenze, Vienna, Londra) Lara ha approfondito tanti metodi di lavoro sulle diverse epoche pittoriche: dai fondi oro agli affreschi, dai fiamminghi al Rinascimento italiano, dal ’700 all’Impressionismo, fino alle opere dei nostri giorni. Che restaura con grande competenza. http://ateliervanwassenaer.nl

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FARE L’AUTOMOBILE Marsilio Editori-Fondazione Cologni A cura di Mario Favilla, fotografie di Aldo Agnelli Fresco di stampa, il libro racconta in 14 straordinarie interviste le intuizioni di famosi car designer italiani per nascita o per formazione che hanno contribuito al successo di tutti i più grandi marchi di auto nel mondo, da Audi a Mercedes, da Lamborghini a Ferrari e Maserati, da Fiat a Toyota. Dagli anni 20 a oggi.

COMICS SKETCHBOOKS The Unseen World of Today’s Most Creative Talents Steven Heller, Thames & Hudson Con 700 illustrazioni, di cui 350 a colori, il libro propone le immagini create da una ottantina di disegnatori noti ed emergenti del mondo dei fumetti. Autore ed editore di oltre un centinaio di libri sui disegni e la cultura popolare, Steven Heller è prorettore dell’Mfa Design alla School of Visual Arts di New York.

HANDMADE IN BRITAIN Jo Norman, V&A Publishing Edito dal V&A Museum e dalla Bbc, il libro esplora la storia del fatto a mano, dall’artigianato di tradizione alle più moderne tecniche. Dal Rinascimento, in cui la Gran Bretagna importava i «beni di lusso» fino a diventare una delle principali esportatrici delle arti decorative e degli arredi, a fine ’800 e ai nostri giorni.

THE IMPOSSIBLE COLLECTION OF JEWELRY Vivien Becker, Assouline’s Ultimate Collection Una raccolta delle più spettacolari collezioni di gioielli del XX secolo, dai monili dell’Art Nouveau a quelli disegnati da Verdura per Chanel, dai pezzi fantasiosi di ispirazione egizia Art Déco per Cartier alle raffinate creazioni di De Beer, Van Cleef & Arpels, Graff. Fino alle meraviglie del più moderno design.

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ALBUMfiere 2 1

CLERKENWELL DESIGN WEEK Londra, 21-23 maggio Oltre 60 showroom, designer internazionali, architetti e creativi saranno presenti a questo appuntamento non solo espositivo ma denso di incontri e conferenze. Una vera e propria kermesse che prevede mostre, installazioni, conferenze, animazioni nelle strade, laboratori, in un calendario fitto di eventi nel pulsante quartiere di Clerkenwell. www.clerkenwelldesignweek.com 100% DESIGN Londra, Earl’s Court 18-21 settembre Tutto un quartiere di Londra si anima per partecipare a questo evento dedicato all’arredo. Mobili da interno e da giardino, cucine, bagni, designer e brand emergenti. Esposizione negli stand e seminari, condotti da tante icone internazionali del mondo dell’architettura e del design. www.100percentdesign.co.uk

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IL SALONE DEL MOBILE Milano, 9-14 aprile Giunto alla sua 52a edizione, avrà luogo come di consueto nei padiglioni della fiera di Rho-Pero, con ingresso riservato agli addetti ai lavori, espositori, giornalisti fino a sabato; domenica l’esposizione sarà aperta al pubblico. Organizzato da Cosmit, il Salone è la più completa manifestazione al mondo del settore. Quest’anno il tema prescelto è «Il mondo che abiteremo»: sviluppato dall’architetto Jean Nouvel, è dedicato principalmente all’Ufficio non solo come luogo di lavoro ma anche come commistione della vita privata con l’ambiente professionale, in una nuova visione dei modelli di vita, con ricerca

teria. Per l’importante appuntamento si riuniscono a Cremona i migliori maestri liutai, dealer e buyer internazionali, musicisti di primissimo piano e amatoriali, studenti. Come ogni anno Mondomusica propone anche un programma di concerti, presentazioni, seminari e masterclass, che vede la partecipazione di noti personaggi del panorama musicale internazionale. Non mancano convegni su temi di grande interesse, quali la didattica musicale e l’evoluzione della musica liturgica, nonché i seminari tecnico-scientifici dedicati ai liutai e agli studiosi del settore. In contemporanea si svolgerà anche Cremona pianoforti, alla sua seconda edizione. Con tante performance di maestri che si alterneranno al pianoforte. www.cremonamondomusica.it

di nuovi materiali e tecnologie per realizzare soluzioni confortevoli, efficienti e rispettose dell’uomo e dell’ambiente. Per un «Progetto: ufficio da abitare». Altro must del Salone è l’evento curato da Interni, che aprirà il 9 aprile con la manifestazione Hibrid/metissage Architecture & Design, all’interno dei chiostri dell’Università statale di Milano; da segnalare per il Fuori Salone, i circuiti Ventura-Lambrate, Brera Design District, Duroni, San Babila e Zona Tortona, con il coinvolgimento diretto di tutte le principali realtà imprenditoriali che operano stabilmente nei quartieri. www.salonedelmobile.it MONDOMUSICA CremonaFiere, 27-29 settembre Il top degli strumenti musicali artigianali nella capitale mondiale della liu-

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ARTIGIANATO E PALAZZO Firenze, Palazzo Corsini 16-19 maggio Per la XIX edizione di Artigianato e Palazzo aumentano i giorni di apertura della mostra e si allungano gli orari, per permettere al pubblico di ammirare la maestria degli artigiani qui riuniti ancora una volta per promuovere la tradizione del fatto a mano. Con dimostrazioni dal vivo della lavorazione e delle tecniche della manualità artigiana, dal ferro al vetro, dal legno ai tessuti, dalla pietra ai metalli preziosi. La manifestazione, con orario dalle ore 10 alle ore 20.30, avrà un’apertura straordinaria fino alle 22.30 nelle giornate di venerdì e di sabato. www.artigianatoepalazzo.it ART – MOSTRA MERCATO DELL’ARTIGIANATO Firenze, Fortezza da Basso 20-28 aprile Artigiani, Angeli del bello. Con questo slogan si apre la prossima mostra mercato dedicata ai pezzi unici plasmati da mani sapienti di artigiani dei diversi settori, che espongono i loro manufatti. Dal classico al moderno, dall’etnico al contemporaneo, fino alle proposte più innovative, a volte bizzarre, create da abili mani di maestri d’arte provenienti da più parti d’Italia e dall’estero. Con un’alta presenza delle botteghe fiorentine di antica tradizione. www.mostraartigianato.it

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ALBUMpremi iniziative ARTÒ Torino, Lingotto Fiere 8-10 novembre Appuntamento dedicato alla produzione artigianale locale e nazionale, il Salone delle attività artigiane mira a coinvolgere tutte le categorie della produzione artigianale. In mostra prodotti di qualità, oggetti esclusivi, costruiti con tecniche di lavorazione e materiali strettamente legati alla cultura locale e alla tradizione. Tante curiosità e oggetti particolari dedicati alla gastronomia, ai sapori tradizionali, all’arredo, ai vestiti e agli ornamenti. www.ar-to.it

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SALONE NAUTICO INTERNAZIONALE Genova, 2-6 ottobre Il Salone nautico internazionale è l’evento seguito dall’intero settore nautico che, attraverso la manifestazione, lancia le più importanti anteprime sul mercato delle imbarcazioni a motore, a vela e pneumatiche. Con un’attenzione particolare anche ai settori collaterali, quali l’abbigliamento tecnico e sportivo, l’attrezzatura da pesca, il turismo nautico e i servizi. www.fiera.ge.it

2) Mao Casa, arredamento Fiera di Roma, 28 aprile-6 maggio

4) Vicenza Oro, About Jewellery, About J Vicenza Fiera, 4-7 settembre 5) Macef Fiera di Milano, 5-8 settembre 6) Abitare il tempo Verona, Polo Fieristico, 20-23 ottobre 7) MidEast Watch and Jewellery Show Expo Centre di Sharjah Emirati Arabi Uniti 26-30 marzo

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L’EDITO Bella iniziativa per sostenere i giovani designer a realizzare mobili artigianali su misura, con legname europeo e nel rispetto dell’ambiente. Nato nel marzo del 2010, L’Edito invita chiunque lo desideri a prendere parte a un progetto, in qualità di coeditore, partecipando con una quota alla realizzazione di uno dei complementi d’arredo selezionati e proposti on-line. La cifra (da 1.000 a 5.000 euro) permette all’azienda di effettuare studi tecnici col designer, di costruire prototipi, di finanziare il marketing. www.ledito.com ADI DESIGN INDEX 2013 Adi Design Index raccoglie ogni anno il miglior design italiano messo in produzione, selezionato dall’Osservatorio del design. I prodotti pubblicati concorrono al Premio per l’innovazione Adi Design e i vincitori ricevono il Premio nazionale per l’innovazione «Premio dei premi», istituito su concessione del Presidente della Repubblica italiana presso la Fondazione Cotec. www.adi-design.org

ALTRI APPUNTAMENTI 1) Fuoriserie, auto d’epoca Fiera di Roma, 21-22 aprile

3) Fiera della casa: mostra d’Oltremare Fiera di Napoli, 16-24 giugno

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sti, concepito da Yasuhisa Toyota con una straordinaria acustica che ne consente l’utilizzo come sala di incisione. www.museodelviolino.org LES TALENTS DU LUXE ET DE LA CRÉATION Fino al 30 giugno tutti i designer, artigiani, creatori e innovatori del mondo potranno inviare la domanda per partecipare al concorso che premia i più innovativi talenti nel campo di: moda, gioielleria, design, architettura, gastronomia, cosmesi, giardini, automobilistica, mestieri d’arte. I vincitori saranno proclamati il 25 novembre 2013. La Fondazione Cologni partecipa alla selezione dei maestri. www.centreduluxe.com 1

IL MUSEO DEL VIOLINO Apre il Museo del Violino di Cremona, nella magnifica sede del Palazzo dell’Arte, ristrutturato grazie alla Fondazione Arvedi Buschini. Il museo racconta la storia, i sistemi di costruzione degli strumenti ad arco, le vicende delle più importanti famiglie di liutai cremonesi. Il patrimonio liutaio della città di Stradivari comprende preziosi strumenti dei più grandi maestri, esemplari vincitori dei concorsi di liuteria, preziosi cimeli provenienti dalla bottega di Antonio Stradivari offerti alla città di Cremona nel 1933 dal liutaio Giuseppe Fiorini. Il museo racchiude un Auditorium di 450 po-

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ALBUM mostre THE NEW ITALIAN DESIGN Bilbao, Spazio Alhóndiga Milano, Triennale Fino al 5 maggio Triennale Design Museum presenta la mostra «The New Italian Design 2.0» negli spazi del centro espositivo Alhóndiga di Bilbao (ex magazzino di vini ristrutturato da Philippe Starck): una ricognizione sul design italiano contemporaneo che ne documenta le trasformazioni e il legame con i cambiamenti economici, politici e tecnologici del secolo XX. La mostra presenta 282 progetti, di cui 165 sul design di prodotto, 30 sulla grafica, 54 su oggetti legati al corpo come gioielli, borse e accessori, 14 sulla ricerca, 14 sul food design, 5 sull’interior design. www.triennale.it LUSSO ED ELEGANZA. LA PORCELLANA FRANCESE A CORTE E LA MANIFATTURA GINORI Firenze, Museo degli Argenti 19 marzo-23 giugno In occasione dei quarant’anni dalla apertura del Museo delle Porcellane di Palazzo Pitti, la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze e l’Associazione Amici di Doccia hanno voluto ricordare questo felice anniversario con una mostra che mette

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in evidenza al contempo l’importante collezione museale di Palazzo Pitti e la produzione della manifattura di Doccia del periodo fra la dominazione napoleonica e la Restaurazione lorenese (dal 1800 al 1830). www.polomuseale.firenze.it

Boccioni, alle scarpe, alle sete, ai velluti, alle mussole di Ferragamo e alle sedie di Marcello Piacentini. www.mostranovecento.it 1

PAESAGGIO ITALIA Venezia, Palazzo Franchetti Fino al 2 maggio Promossa dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti e curata da Benedetta Donato, la grande mostra del fotografo Maurizio Galimberti («artigiano» della visione, come lui stesso ama definirsi), presenta, in più di 150 immagini, una sintesi del suo lavoro attraverso la riscoperta e la narrazione del nostro Paese, di alcuni luoghi da lui stesso eletti a luoghi del cuore, continuando e affinando la sua personale ricerca iniziata già nei primi anni 90. Il percorso dell’inedito Gran Tour è proposto anche dal catalogo Marsilio che documenta la mostra. www.palazzofranchetti.it FORTUNY E WAGNER. IL WAGNERISMO NELLE ARTI VISIVE IN ITALIA Venezia, Museo Fortuny Fino all’8 aprile In occasione del bicentenario della nascita di Richard Wagner (Lipsia, 1813-Venezia, 1883), viene presentata a Palazzo Fortuny una grande mostra, frutto di un lungo lavoro di ricerca intorno all’influenza, a livello iconografico ed estetico, che il compositore tedesco e il fenomeno del «wagnerismo»esercitarono sulle arti visive in Italia tra la fine dell’800 e i primi decenni del ’900. In mostra anche la maquette del Teatro di Bayreuth, realizzata da Fortuny nel 1903 e recentemente restaurata grazie a Venice Foundation. www.fortuny.visitmuve.it NOVECENTO: ARTE E VITA IN ITALIA TRA LE DUE GUERRE Forlì, Musei San Domenico Fino al 16 giugno Dipinti, ma anche architettura, arredi e moda in una esposizione a tutto tondo che vuole rappresentare il periodo dal 1914 al 1943. Dai dipinti di Sironi, de Chirico, Oppi, Donghi,

BOTTONE ARTE E MODA Ciliverghe di Mazzano (Bs) Museo Mazzucchelli Fino al 20 aprile Un viaggio tra moda e costume con ben diecimila bottoni esposti, a partire dal 1600 fino ad arrivare ai bottoni gioiello di Chanel, Lanvin, Prada, Louis Vuitton, Versace. Splendidi gli esemplari del ’700, in avorio, seta, carta. E quelli dell’800, in metallo, che riproducono le architetture della città. La mostra è stata curata da Franco Jacassi, titolare della collezione. www.museimazzucchelli.it MUSEO ARTI APPLICATE DI VIENNA Vienna, Stubenring 5 Dallo scorso novembre il Mak ha riallestito alcune sale per la rassegna «Wien 1900», mostra dedicata all’artigianato viennese tra il 1890 e il 1938. Dalle sedie Thonet in legno curvo ai vari tipi di sedia imbottita e sofà del Biedermeier, considerato la culla del design per le forme semplici e chiare. In mostra anche pezzi della Wiener Werkstätte, fondata nel 1903 da Josef Hoffmann e Koloman Moser, famosa per la qualità e l’originalità degli oggetti in vetro, porcellana, argento e tessuto. Una nuova rassegna è dedicata all’Asia, con porcellane cinesi, lacche, xilografie a colori e stampe giapponesi per pittura su tessuto. Le opere di Donald Judd, James Turrell e Franz West illustrano la creatività contemporanea. www.mak.at

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TREASURES OF THE ROYAL COURT Londra, Victoria & Albert Museum 9 marzo-14 luglio Da Enrico VIII ed Elisabetta I a Ivan il Terribile e la dinastia dei Romanov. Dai ritratti reali ai sontuosi abiti da cerimonia, dalle armature alle armi, dai gioielli straordinari agli argenti. Non solo documenti di epoche, di usi e costumi, ma anche storia della diplomazia tra due grandi e potenti nazioni attraverso 500 anni e più di 150 oggetti. www.vam.ac.uk

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125ESIMO ANNIVERSARIO DEL MAKK Colonia, 15-16 giugno A Colonia il Makk, Museo di arti applicate, compie 125 anni. Il secondo museo più antico della città fu fondato nel 1888 per iniziativa civica. Le collezioni storiche raccolgono 800 anni di storia dell’arte applicata, con mobili, tessuti e capi di moda, lavori in metallo, porcellana, ceramica, vetro, e poi libri d’arte, poster, dipinti e sculture, e una collezione di gioielli che copre 5.000 anni di storia. Nell’anniversario sono programmate cinque nuove mostre dedicate al design contemporaneo, alla ceramica tedesca, ai gioielli, alla grafica e a oggetti d’arte applicata provenienti da collezioni private. Il fine settimana del 15 e 16 giugno il museo festeggerà il suo compleanno insieme ai visitatori, organizzando un ricco programma di eventi e aprendo gratuitamente le sue porte. www.museenkoeln.de

dere più sensazionali gli effetti degli abiti da uomo e da donna nei secoli passati, dal XIV al XIX secolo. Dalle stecche di balena ai corsetti strettissimi, dai cuscini ai cestelli sotto gonna, con ogni artificio pur di raggiungere l’ideale di bellezza del tempo. www.lesartsdecoratifs.fr

irreale, una retrospettiva di tutti i lavori realizzati negli ultimi 15 anni dai fratelli Ronan e Erwan Bouroullec per le maggiori firme dell’arredo, dai moduli alle pareti mobili, dai letti «clos» ai divani, in un’ambientazione suggestiva. 3

MUSÉE DES ARTS DÉCORATIFS Parigi, 3 mostre: Emprunter pour inventer, Philippe Barde revisite Paul Bonifas 21 marzo-18 agosto Una serie di oggetti in ceramica realizzati dal maestro elvetico Philippe Barde in omaggio al suo celebre connazionale ceramista Paul Bonifas, attivo negli anni 30. Utilizzando anche gli stampi del predecessore come punto di partenza per elaborare le nuove creazioni.

La mécanique des dessous, une histoire indiscrète de la silhouette 4 luglio-24 novembre Tutte le elaborate e ingegnose strutture che venivano progettate per ren-

Ronan et Erwan Bouroullec 25 aprile-1 settembre Nella grande navata di circa mille metri quadri, sotto un tendaggio

WEAR IT OR NOT RECENTI ACQUISIZIONI DI GIOIELLI (2008-2013) New York, Museum Art Design 12 marzo-2 giugno Negli ultimi cinque anni il Mad ha collezionato oltre 200 straordinari pezzi di gioielleria provenienti da varie parti del mondo, che saranno messi in mostra fino a giugno. Dai classici monili degli anni 50 ai pezzi recenti disegnati a computer, tutti firmati da noti designer e artisti. La mostra vuole anche esplorare le diverse tecniche di realizzazione, comprese quelle digitali, e i materiali più inusuali. www.madmuseum.org DESIGN ITALIANO Milano, Triennale 6 aprile-febbraio 2014 Sesta edizione della Storia del design italiano, attraverso le contaminazioni con il design internazionale. Per il 2013 Silvana Annicchiarico ha affidato a Pierluigi Nicolin l’analisi di questi scambi e influssi in un percorso in tre grandi tappe: una serie di omaggi a dieci Maestri; un focus sugli anni 70, che segnano un cambio di paradigma disciplinare; l’analisi dei cambiamento dei brand e delle aziende dagli anni 80 a oggi. Il progetto dell’ allestimento è stato ideato da Pierluigi Cerri. www.triennale.it

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L’UOMO AL CENTRO DELL’OPERA In questa pagina, «Angel Falls», lampadario in cristallo con una cascata di omini soffiati a bocca e modellati a mano. A lato, sedia «Struzza», otto esemplari, realizzata in Italia da F.lli Boffi (Lentate sul Seveso).

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Know-how artigianale

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Arreda interni, allestisce mostre e progetta oggetti morbidi con riferimenti antropomorďŹ . Per Nigel Coates il corpo umano è uno strumento che esprime la sua bellezza quando trasgredisce il comportamento ordinario. Ma non deve mai essere utilizzato per veicolare messaggi volgari

di Ugo La Pietra

UN DESIGN SENSUALE ED ELEGANTE

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N LA SENSUALITÀ COME FONTE DI ENERGIA In alto, «Picaresque», installazione realizzata per la mostra «Kama. Sesso e design», Triennale di Milano, 2012. Nella pagina a lato, un interno domestico allestito da Nigel Coates.

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Nigel Coates è un designer ormai noto al grande pubblico, che ha saputo farsi conoscere attraverso un percorso narrativo ricco e complesso fatto di disegni e di opere di design che si basano soprattutto sull’esperienza quotidiana delle persone. Nigel Coates guarda alla città come a un organismo vivente e considera l’esperienza e la cultura popolare al centro del fare architettura. Coates ha ideato e realizzato oggetti morbidi con riferimenti antropomorfi, allestito interni e mostre e progettato edifici in tutto il mondo; in Italia è conosciuto soprattutto per gli oggetti realizzati per Alessi, AV Mezzega, Ceramiche Bardelli, Fratelli Boffi, Poltronova, Slamp, Varaschin. DOMANDA: Nigel Coates, qual è stato il rapporto che ha avuto con il mondo dell’industria in Italia? RISPOSTA: Lungo, profondo e complesso. Dopo un periodo professionale in Giappone, alcuni amici italiani mi hanno chiesto di ideare una collezione di mobili. Si trattava di progettare per Poltronova, nota azienda vicino a Firenze. Abbiamo fatto dei pezzi bellissimi e ho capito quanto è importante per un’azienda italiana lavorare con orgoglio e coraggio. Nessuna mia proposta sembrava troppo difficile e ci siamo applicati molto per ottenere l’effetto voluto. Adesso collaboro con diverse aziende italiane e riscontro sempre un insieme di know-how che combina l’artigianalità con la produzione industriale. Trovo che le aziende italiane adottino i metodi giusti per risolvere

JOHN MAYBURY

La città è un organismo vivente, la cultura popolare deve essere al centro dell’architettura

ogni problema che si presenta nella fase di progettazione o produzione. Negli ultimi anni ho lavorato ancora di più con Poltronova, ed in particolare con procedimenti artigianali per realizzare dei pezzi limitati, edizioni piene di anima e movimento. D: In che modo ha saputo mantenere un atteggiamento artistico nelle sue opere e introdurre la componente artigianale? R: Chiaramente alcuni progetti nascono per uno scopo commerciale e quindi l’azienda ha un’idea precisa di come procedere e che cosa realizzare. Ma a volte l’obiettivo commerciale viene raggiunto in modo diverso, fuori dal normale, con più anima, e quindi grazie anche a una componente artistica. Io non sono però un artista, non realizzo personalmente il mio lavoro, ma come architetto collaboro con altri e quando c’è un pezzo speciale da realizzare, sto a stretto contatto con l’artigiano. Ad esempio per tutti i pezzi in legno che ho fatto con Poltronova, ho avuto a che fare con la stessa famiglia di falegnami. Loro capiscono benissimo il mio linguaggio e le mie richieste e riescono a sfruttare in modo esemplare le leggere curve e le venature tipiche del legno. D: Quali sono le sue opere che più si sono ispirate al mondo rurale e alla cultura contadina? R: La collezione originale per Poltronova era ispirata dalla mia esperienza della campagna toscana. Anni fa ho acquistato una casa nel Senese, che possiedo ancora. Lì c’erano attrezzature agricole fatte di legno, erano molto consumate, con deformazioni che

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Know-how artigianale

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32 Trasferisco nelle mie opere la fragilità e la precarietà con cui giochiamo costantemente nella vita

DOBBIAMO RITROVARCI NEGLI OGGETTI A fianco, divano «Buttoned-up» realizzato in Italia da F.lli Boffi (Lentate sul Seveso) in edizione limitata a 12 esemplari. Sotto, Nigel Coates, ritratto da Guillaume De Laubier.

erano il risultato di anni di uso quotidiano. Volevo riprodurre questa qualità nell’oggetto nuovo, e grazie a un buon livello di sperimentazione ci sono riuscito. Ho trovato una narrativa sia dell’apparenza dell’oggetto sia del metodo di realizzazione. D: Come mai, malgrado la sua formazione anglosassone, ritroviamo spesso nel suo lavoro riferimenti più o meno espliciti a Carlo Mollino e Gio Ponti? R: Magari sono un ibrido tra la mia crescita in Inghilterra e la mia esperienza formativa in Italia quando studiavo architettura. Da piccolo, mi sono sempre piaciuti posti lontani ed esotici. Adesso l’Italia non è per niente esotica, però è colma di cultura sia a un livello alto sia nella vita semplice. Penso che Mollino e Ponti abbiano lavorato in una maniera simile. Penso che avessero una visione futuristica, ma sapessero come applicarla sfruttando i mezzi che avevano a disposizione. Come me, vedevano movimento e ritmi, geometrie e sensualità. Credevano che la loro anima potesse condizionare il modo di esprimersi. D: Le sue opere sono spesso caratterizzate da una certa disarmonia e precarietà, come si concilia questa posizione con la sua forte attenzione nei confronti del corpo umano? R: Malgrado il fatto che il nostro corpo sia perfetto nella sua armonia, esso è sempre in movimento e in tensione. Il corpo è uno strumento che esprime la sua bellezza quando trasgredisce il comportamento ordinario. Lo si può vedere negli atleti, ma

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succede lo stesso anche a noi, ogni giorno. Giochiamo costantemente con la nostra fragilità e precarietà, e io voglio trasferire questa caratteristica anche negli oggetti. Il mio obiettivo è fare in modo che una parte di noi si riconosca subito nell’oggetto; questo succede in parte con tutti i mobili, ma cerco sempre di spingere di più questi aspetti. D: La sua ultima impresa la troviamo rappresentata nell’ambiente realizzato alla Triennale di Milano per la mostra «Kama. Sesso e design». In altre precedenti occasioni (con altre opere) ha dimostrato il suo interesse verso «l’oggetto sessuale». Ci vuole descrivere qual è stato, in questo lavoro, lo sviluppo delle sue già espresse teorie e attitudini? R: Un aspetto importante della mostra «Kama» è il fatto di non cadere mai nel volgare. Presenta infatti il sesso come un aspetto naturale della nostra esistenza e realtà. Io vorrei infondere nei miei pezzi la stessa energia, e il sesso è un tipo di energia. È vero che questo è stato un tema nel mio lavoro da sempre, ma ogni volta lo esploro sempre in un modo fresco e diverso. In questa installazione ho cercato di mettere insieme degli oggetti che rappresentino un’identità che bilancia il proprio corpo pieno di desiderio con l’occhio artistico. Mi sono ispirato al lavoro di Caravaggio e Francis Bacon, osservando le figure con passione e profondità in modo da unire i sentimenti assieme alla corporalità. Bacon chiamava questa caratteristica puissance. E io vorrei esprime la stessa cosa.

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Un’eredità DI CULTURA e bellezza IL GIAPPONE È STATO IL PRIMO PAESE A PROMULGARE UNA LEGGE PER LA PROTEZIONE DELLE PROPRIETÀ CULTURALI, A TUTELA DEI GRANDI MAESTRI COME KAZUMI MUROSE di Akemi Okumura Roy foto di Kiminasa Naito (traduzione dall ’originale inglese di Giovanna Marchello)

In questa pagina, la vecchia scatola degli attrezzi che Kazumi Murose ereditò dal padre, a sua volta artista Urushi.

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In questa pagina, spolveratura della polvere d’oro. A destra, in senso orario, disegnare con la lacca Urushi; la cavità del rachide di una piuma di pellicano viene usata per spargere la polvere; la polvere d’oro viene introdotta nella penna. Al centro, «Utage» («Banchetto»). Scatola con maki-e e intarsi in madreperla, 2009. Dalla 56a Japanese Traditional Art Crafts Exhibition. _ Foto: Kazuhiko Ohori.

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Patrimonio dell'umanità

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In Giappone la tradizione è importanAffari culturali. Inoltre, il governo sostiete quanto il progresso e l’uno non può ne ciascun «Conservatore» con una sovesistere senza l’altro. Il Giappone fu il venzione annua di due milioni di yen. La primo Paese al mondo a costruire un legge prevede fino a 116 Tesori nazionali 1114 14 TESORI intero sistema ferroviario dedicato agli viventi nelle arti recitative e musicali e nei NAZIONALI VIVENTI Shinkansen, i famosi treni ad alta velomestieri d’arte e attualmente gli insigniti TRAMANDANO cità che saettano senza sosta tra futusono 114. La categoria delle arti recitatiristiche e affollate città, dove centinaia ve e musicali include: Nohgaku (dramma LA RICCHEZZA di grandi magazzini dedicano, ancora musicale classico), Gagaku (antiche muIMMATERIALE oggi, interi piani ai kimono e ai prodotsiche e danze di corte), Bunraku (teatro DI QUESTO PAESE ti dell’artigianato nipponico. Nella culla delle marionette), Kabuki (opere di dandella tecnologia, il teatro Kabuki e la za e musica interpretate esclusivamente lotta Sumo sono ancora estremamente da uomini), Kumi Odori (danza narrapopolari. L’origine dei Manga è più antiva), Engei (forme recitative popolari), tica e nobile di quanto gli appassionati lettori occidentali Musica e danza. Quella dei mestieri d’arte: Ceramiche, possano immaginare e la storia del Giappone è affidata tanTessili, Urushi (lacca naturale giapponese), Lavorazione to alla tecnologia quanto agli Ukiyo-e, le stampe artistiche del metallo, del Legno, della Carta, Bambole. realizzate con la tecnica delle matrici di legno. Kazumi Murose, maestro nell'arte Urushi, è un Tesoro naIn Giappone ciò che è vecchio e antico rappresenta saggezza zionale vivente, nominato proprietà culturale intangibile e conoscenza, non solo tradizione. In anticipo sul resto del per la tecnica «Maki-e» nel 2008. Murose è molto impemondo, nel 1950 il governo giapponese promulgò la Legge gnato nella conservazione di questo mestiere tradizionale. per la protezione delle proprietà culturali, nella quale veniva Racconta che Urushi è il nome della linfa dell’albero di riconosciuto il valore intangibile della cultura vivente, assimiUrushi, che sta diventando sempre più raro, come gli artilandola a monumenti, siti e manufatti. Fu così che il Giapsti di questa tecnica antica e raffinata. Gli piacerebbe che pone istituì i Conservatori di proprietà culturali intangibili, questa arte fosse propriamente chiamata Urushi, perché il familiarmente noti come Ningen Kokuho, Tesori nazionali termine lacca è riduttivo. Urushi, infatti, descrive vita, forza, viventi. Si tratta di maestri in arti e tecniche, in giapponese bellezza. Per Kazumi Murose, nato nel 1950, è stato molto Waza, che hanno raggiunto un supremo livello di perizia sia naturale diventare maestro in questa disciplina avendola individualmente sia collettivamente. I Tesori nazionali viappresa da suo padre, a sua volta artista Urushi. Murose venti sono designati e tutelati dal ministero dell’Educazione, si è laureato in Arte Urushi al Dipartimento di ricerca in cultura, sport, scienza e tecnologia attraverso l’agenzia per gli belle arti presso l’Università di Tokyo.

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Qui, Kazumi Murose disegna con la lacca Urushi. A destra, in senso orario, l’Urushi viene spremuto per eliminare la polvere; l’umidità fa solidificare l’Urushi posto nel bagno di vapore; pennelli. Al centro, «Saiko» («Fulmine»). Scatola ottagonale con maki-e e intarsi in madreperla, 2000. Premio per l'eccellenza del Governatore di Tokyo. Dalla 47a Japanese Traditional Art Crafts Exhibition. Proprietà dell'agenzia per gli Affari culturali. _ Foto: Kazuhiko Ohori.

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Kazumi Murose ci racconta che la sua trasmettendo conoscenza alle nuove gepassione nasce dallo stesso Urushi. Afnerazioni. «È importante non imitare le fascinato da questa materia, ha dedicavecchie espressioni. Anche nelle arti trato la sua esistenza a darle vita per farne dizionali è necessario rinnovare le forme, «POTREI POT TREI FARE FARE comprendere bellezza e peculiarità. La le energie, la creatività, che sono l’essenza A MENO sua preoccupazione più grande è come della cultura giapponese. DEL SONNO passare il suo Waza alle generazioni del Urushi è un’arte viva che esiste da più di futuro. Per Murose la cosa più difficile è 900 anni. Quando si restaura un manuPUR DI fare i conti con la mancanza di tempo, fatto di mille anni fa, attraverso l’Urushi MANIPOLARE dato che si dedica al restauro durante il si può discernere il progresso della tecL’URUSHI» giorno e ad attività creative la sera. Tutnica. Ogni esemplare, di qualsiasi era, ci tavia, Murose dichiara che potrebbe fare a insegna il lavoro che non è trasmesso, ci meno del sonno, pur di poter continuare a racconta della tecnologia, dei materiamanipolare la materia Urushi, fonte della li. È un maestro silenzioso. Ci insegna sua felicità. Nel 1991, all’età di 40 anni, Murose ha fondato l’infinito. Ed è anche molto divertente». Murose si ispira l’Istituto Mejiro per la Conservazione dell’Urushi, dedicato a anche all’arte che apprende attraverso il restauro. «Quanpreservare questa proprietà culturale e tramandarla alle future do creo le mie opere, l’obiettivo è sempre quello di rendere generazioni. Era convinto che l’apprendimento attraverso la gente felice. Voglio che i miei lavori vengano toccati. il lavoro di restauro potesse essere avvincente, un modo per Perché l’arte dovrebbe soddisfare e dare gioia ad artista vedere meravigliose antichità da un punto di vista moderno. e pubblico, e non essere una mera espressione di vanità. Secondo Kazumi Murose si tende a pensare che la tradizione Penso che questo sia il vero significato dell’arte nel XXI sia il semplice trasferimento di vecchi insegnamenti. In realtà secolo». Lo stile di Murose è caratterizzato dalla sapiente anche nel passato la creatività si è sempre rinnovata, sopravillustrazione del moto di vento e acqua e dalla sua rapvivendo fino ai nostri giorni. Il lavoro di restauro permette presentazione del movimento dell’aria. Murose è anche di vedere, sentire, imparare dalla combinazione di tecniche convinto che l’arte possa portare alla pace. Con dolce antiche e di creatività peculiari a ciascuna era. fermezza dichiara: «Urushi è Forza e Bellezza. Quello che Il Giappone è una grande nazione che possiede un’enorme è immutabile è il valore tradizionale dell’arte giapponese. ricchezza di proprietà culturali; e infinite sono le lezioni Creatività e forma sono sempre libere e nuove ispirazioni che queste ci possono insegnare. Murose pensa che si possa possono fondersi con la tradizione nello stesso percorso imparare di più, e più rapidamente, dalle lezioni del passato, verso il futuro. Per tramandare questo sapere, continuo a assimilando tecniche in modo divertente e al contempo sentire con le mani la forza dell'Urushi».

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L’artigianalità dell’Alta Gioielleria Italiana dal 1882.

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di Conceição Amaral

L’arte della NEL CUORE DI LISBONA UN MUSEO, UN ISTITUTO E MOLTI LABORATORI PER

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La Fondazione Ricardo do Espírito Santo Silva è un’istituzione di diritto privato e di pubblica utilità, fondata nel 1953 dallo Stato portoghese a seguito della donazione del Palazzo Azurara e di una collezione di arti decorative da parte del finanziere Ricardo do Espírito Santo Silva. La sua missione consiste nel tutelare, promuovere, diffondere e trasmettere le competenze nelle arti decorative sia in ambito museologico, accademico e di laboratorio, sia nell’ambito della conservazione e del restauro. La Fondazione svolge un ruolo fondamentale nella cultura portoghese, e ospita numerose strutture di grande rilevanza: come il Museo delle Arti Decorative portoghesi, che oltre alla conservazione, alla ricerca e all’esposizione delle opere di sua proprietà presta grande attenzione alla diffusione delle arti e dei mestieri tradizionali lusitani, con visite guidate, realizzazione di conferenze e servizi educativi in laboratorio. La Scuola Superiore delle Arti Decorative si occupa invece dell’insegnamento del design d’interni ma anche del patrimonio, della conservazione e del restauro nell’ambito della ricerca promossa dal Centro Studi delle Arti decorative. L’Istituto delle Arti e dei Mestieri ha per mission la formazione professionale negli ambiti delle arti e dei

mestieri del legno e della pittura decorativa. Presso il Laboratorio delle arti e dei mestieri tradizionali, oltre al restauro di pezzi antichi, si producono nuove opere utilizzando i metodi storici, tra continuità e modernità. Importante è poi il Dipartimento di Conservazione e di Restauro, che in collaborazione con i vari laboratori coordina a livello scientifico e tecnico i lavori sui più svariati materiali. Questo modello organico genera un rapporto dinamico tra il Museo, le Scuole e i Laboratori, rivelando l’attuale consapevolezza che la dimensione artistica e patrimoniale deve essere inseparabile dalla formazione, dalla preparazione e dalla trasmissione della competenza: un bene che è oggi oggetto delle preoccupazioni in materia di tutela e salvaguardia da parte dei governi e dell’Unesco. Custode di una tradizione culturale portoghese della competenza nell’ambito delle arti e dei mestieri tradizionali, la Fondazione Ricardo do Espírito Santo Silva porta dunque avanti e trasmette il rigore e la padronanza nell’esecuzione dei suoi laboratori delle arti e dei mestieri, nel rispetto degli antichi metodi artigianali e dell’impiego di materiali naturali da parte di maestri appassionati del loro lavoro e impegnati nel passaggio del testimone.

TRASMETTERE LA CONOSCENZA Ebanisteria, fonditura, decorazione e rilegatura dei libri, scultura del legno: sono solo alcuni dei mestieri che la Fondazione tutela e trasmette negli atelier che si trovano nel cuore di Lisbona proprio a fianco del Museo delle Arti Decorative, che conserva pregevoli manufatti. Come la monumentale sala da pranzo ritratta a destra.

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Scuole nel mondo

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competenza PRESERVARE IL NOBILE ARTIGIANATO PORTOGHESE E CREARE CAPOLAVORI

Lavorando e insegnando secondo queste modalità, facciamo sì che le generazioni future possano usufruire di una vasta e vivace diversità culturale e artistica: svolgiamo quindi attività divulgative diverse, in grado di promuovere l’eredità storica e immateriale del nostro patrimonio e di diffondere e conferire dignità alle attività artigianali e alle esperienze popolari di una città antichissima e decisa a sopravvivere, dalle visite guidate al Museo e ai Laboratori delle Arti e dei Mestieri ai dialoghi ed esposizioni con artisti contemporanei, dalle residenze artistiche (come per esempio quella di Sara Bran) ai progetti «artista versus artigiano: la manifattura artistica», come quello portato avanti da Joana Vasconcelos a Versailles. Il Museo ospita pezzi pregevoli e rari. Ma altrettanto preziosi sono gli oggetti creati nei nostri laboratori tradizionali. Nel laboratorio di Falegnameria, Ebanisteria-Intarsio, Scultura lignea e Lucidatura, per esempio, si passa attraverso la scelta dei vari tipi di legno e la realizzazione dello stampo per arrivare al pezzo finale, rispondendo con una competenza unica a tutte le fasi del processo di creazione di una nuova opera d’arredo o al restauro di un’opera antica. Nel laboratorio di Fonderia, Cesellatura, Lattoneria, Lavorazione del ferro, Galvanoplastica e Battiloro manuale si può

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davvero osservare il ricorso alle tecniche ancestrali, come appunto quella del battiloro – mestiere unico a livello nazionale. La Rilegatura e Decorazione di libri comprende sia la rilegatura, sia la realizzazione della delicatissima carta marmorizzata e della minuziosa decorazione in oro. I processi di doratura in finissimo oro brunito e di argentatura a lamina sottilissima, eseguiti nel laboratorio di Pittura decorativa e Doratura, rappresentano una rarità: qui si eseguono lavori di pittura e doratura inseriti nei mobili, sulle pareti e sui soffitti dipinti o su altri supporti. Il laboratorio di Tessuti, Passamanerie e Tappezzeria esamina la realizzazione dei tappeti di Arraiolos in lana tinta secondo i metodi antichi, affrontando altresì la conservazione e il restauro di tessuti, ricami e tappeti orientali antichi; si realizzano a mano anche ornamenti tessili decorativi. Infine, nel laboratorio di Disegno tecnico e artistico si realizzano a mano schizzi in scala di mobili o altri pezzi con tutti i dettagli ornamentali quali serrature, intarsi, sculture lignee con i rilievi necessari per l’interpretazione delle forme. Ogni visita, dunque, non è semplicemente un viaggio tra la bellezza degli oggetti ma anche un’immersione nella precisione dei gesti, che qui sono portati avanti con passione, cura ed eccellenza.

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PERCORSI CREATIVI Allestimento con nastro di pRa@L rosso che abbraccia tutto lo spazio. Progetto di Fabio Novembre per il Padiglione Italia all’Expo di Shanghai del 2010 in rappresentanza della città di Milano (su incarico del Comune di Milano).

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CHARLIE XIA

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Maestri del design

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LO SPAZIO DANZA CON ME Fabio Novembre sa maneggiare la materia viva del design con il tatto dello scenografo e l’energia del coreografo, allestendo una flessuosa dialettica fra corpi e luoghi, fra interiorità e materia

di Ugo La Pietra

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Maestri del design

A

chirlo, per aggiungere un po’ di mistero, fascino, complessità e... ricchezza. C’è sempre, negli ambienti che Novembre definisce, la voglia di «spingere oltre»: rendere lo spazio più ricco e complesso, in una scenografia dove l’architettura si muove, parla, ascolta, si interroga, prendendo diverse movenze anche ardite, come di un corpo che cerca di liberarsi nella danza.

CAPPELLINI

SUGGESTIONI FORMALI A fianco, illustrazione di Emiliano Ponzi per il catalogo della mostra «Il fiore di Novembre», Triennale di Milano, 2009. Sotto, il tavolo Org, Cappellini, 2001. Nella pagina a destra, in alto: negozio Stuart Weitzman, Roma, 2004. In basso: poltrona Strip, Casamania, 2011.

Ancora oggi il design è, pur sempre, una giovane disciplina! Lo dimostra il fatto che non ha mai individuato un’area autonoma di ricerca rispetto alla produzione e al consumo e, come giovane disciplina, negli anni ha spesso parassitato aree di ricerca ai confini del suo ambito disciplinare: l’industria bellica nel dopoguerra, l’arte programmata negli anni Sessanta, l’architettura negli anni Cinquanta e Sessanta, l’arredamento dagli anni Trenta a oggi e più recentemente l’artigianato e l’arte applicata. Tra i tanti autori che hanno saputo trasferire particolari esperienze da una disciplina a un’altra, ho sempre pensato di dover indicare Fabio Novembre. Novembre ha saputo portare alcuni contributi al mondo del design trasferendoli dal mondo dell’«arredamento scenografico» di cui è stato più volte protagonista all’inizio della sua attività. Ricordo lo show-room Bisazza a Berlino e Barcellona. L’Hotel Una Vittoria di Firenze, il negozio Tardini a New York, il Café Atlantique a Milano, e tante installazioni che Novembre sviluppa nello spazio con lo stesso spirito e attitudine di un grande scenografo. Uno scenografo che sa guardare allo spazio con la stessa passione con cui uno stilista cerca di possedere il corpo di una donna per dargli nuova forma, per arric-

EMILIANO PONZI

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ALEBERTO FERRERO PASQUALE FORMISANO

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Lo sviluppo di un nastro nel vuoto si può leggere come il contorno di un abito di gala mai indossato e come una pellicola sfuggita alla bobina di un film mai visto

«Lo sviluppo di un nastro nello spazio si può leggere come il contorno di un abito di gala mai indossato e come una pellicola sfuggita alla bobina di un film mai visto», spiega l’architetto e designer. Novembre sa quindi leggere nello spazio e lo sa muovere con la disinvoltura di uno sbandieratore! Ma lo spazio è anche il corpo e il corpo è il suo luogo di sperimentazione, convinto come è che «non esista una divisione tra ciò che fai e ciò che sei». Questa convinzione lo ha portato verso nuovi confini di ricerca e sperimentazione dalle prime esperienze ambientali alle opere sul, e per il, corpo. Se per molti decenni il mondo del design si è sempre espresso attraverso elementi razionali e astratti, con Novembre ritroviamo tutto il filone del percorso irrazionale (Surrealismo, Dadaismo, Internazionale Situazionista, per una Bauhaus immaginista, Architettura radicale, Adochismo, Neoeclettismo) che ci ripropone in tutta la sua ricchezza il complesso rapporto con le forme antropomorfe. Installazioni scenografiche, recupero del corpo ma anche desiderio di caricare di concetti il proprio lavoro. Sembra proprio che l’amore sia la chiave concettuale ma anche emozionale che Novembre usa per dare senso alle sue opere. Amore ma non solo: anche acqua, gravità, caos, ordine, città, persone, Venere... categorie capaci di esaltare un ambiente, un oggetto, un allestimento. Così Fabio Novembre si colloca nel mondo del design come un trascinatore pieno di energie e, a soli quarant’anni, sembra già identificarsi nella figura di maestro: cerca di sottolineare tutte le sue

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esperienze progettuali e le sue conoscenze personali spettacolarizzandole, riesce con grande capacità ad apparire, e quindi a essere, con tutti gli strumenti disponibili: mostre, pubblicazioni, articoli sulle riviste più importanti. All’inizio ho voluto citare la «scenografia» perché questa disciplina, che ha sempre esaltato, modificato, caratterizzato l’ambiente, credo sia la chiave per leggere il lavoro di Novembre: esaltato ed esaltante come una messa in scena, dove lui è contemporaneamente attore, spettatore, regista ma soprattutto scenografo.

(Fabio Novembre)

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Eccellenze dal mondo

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GLI SCOMPARTI NASCOSTI SONO UN TRATTO DISTINTIVO DELLA PRODUZIONE DI LINLEY, AZIENDA BRITANNICA DIVENUTA UN PUNTO DI RIFERIMENTO DELL’ARREDAMENTO DI LUSSO. IL SUO FONDATORE SPIEGA PERCHÉ SONO COSÌ IMPORTANTI

di Giovanna Marchello

QUEI SEGRETI CUSTODITI NEI CASSETTI

FINSBURY DESK In noce americano con intarsi in palissandro, ebano, grevillea e cromature nichelate, lo scrittoio si richiama alla pianta ellittica di Finsbury Circus a Londra. La piazza e i suoi giardini ispirano ogni dettaglio del mobile, corredato di scomparti nascosti e cassetti segreti.

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Il gusto si sviluppa vivendo tra cose belle e raffinate. Se in più si è dotati di un talento naturale e di una precoce passione per i mestieri d’arte, allora si può realizzare una storia di eccellenza. Sin dall’infanzia, l’inclinazione creativa di David Linley è stata stimolata dai genitori, che incoraggiavano il suo amore per le costruzioni. Suo padre, il famoso fotografo Lord Snowdon, fu di particolare ispirazione, essendo architetto e avendo progettato, tra l’altro, la Voliera dello zoo di Londra. David Linley studiò alla Bedales School, dove il motto educativo è di coinvolgere «testa, mano e cuore» e poi imparò il mestiere presso la Parnam School for Craftsmen in Wood, fondata negli anni 70 da John Makepeace, noto creatore di mobili. Appresa l’arte, si dedicò a trasformare la sua passione in un’impresa. Nel 1985, quando la fabbrica britannica di design fu fondata, l’obiettivo era chiaro e assoluto: progettare e realizzare mobili di qualità superlativa. In meno di 30 anni, Linley è diventato un nome di riferimento nel mondo dell’arredamento di lusso, specializzato nella creazione di mobili, arredi, inter-

ni e accessori per la casa di eccezionale qualità. «Abbiamo cambiato e ampliato l’offerta dei nostri prodotti e servizi, sviluppando anche il profilo della clientela, ma la cosa meravigliosa è che alcuni dei primi estimatori sono ancora oggi tra i nostri migliori clienti. Coltiviamo con grande impegno il rapporto con loro e siamo felici quando diventano parte del processo creativo». Linley fornisce una lunga lista di celebrità e di designer, e i suoi progetti vanno dagli appartamenti esclusivi in complessi residenziali di pregio agli hotel di lusso, yacht, jet privati e gli uffici di rappresentanza di multinazionali. Ricorda David Linley che 30 anni fa «i clienti erano restii a commissionare mobili personalizzati, quindi ho dovuto lavorare molto per sfondare questo muro. Solo di recen-

te è aumentato il numero di chi sceglie di farsi realizzare arredi che rispecchino esattamente le proprie esigenze, piuttosto che comprare da un catalogo. Anche la base della nostra clientela si è molto allargata con l’avvento di Internet; il sito rappresenta la nostra vetrina più grande, e in questo modo arriviamo dove un tempo era impensabile». Nella bottega di Linley «le idee nascono dallo scambio coi clienti, dall’osservazione della quotidianità, dalle ispirazioni architettoniche e dai nostri errori». David Linley ha usato il suo gusto raffinato e la maestria dei suoi collaboratori per realizzare una ampia serie di oggetti e progetti. Segno distintivo della sua produzione sono i cassetti segreti e gli scomparti nascosti. «Una delle nostre più recenti creazioni è una linea di prodotti che include una serie di “piccoli Linley”, articoli regalo destinati ai bambini. È stata un’evoluzione naturale, mi sono reso conto che i bambini sono affascinati quanto gli adulti dai cassetti segreti, dalla tattilità del legno e dalla scoperta di come funziona». La produzione è esclusivamente Made in the UK.

SEMPRE PIÙ PERSONE PREFERISCONO ARREDI SU MISURA, PIUTTOSTO CHE

EBANISTERIA ICONICA Sopra, portagioie in pero europeo e ciliegio, intarsiato in sicomoro grigio, palissandro ed ebano dedicato al Metropolitan Museum of Art di New York (progetto originale di Richard Morris, 1902). Un cassetto nascosto ne custodisce la chiave. In alto, David Linley. A lato, il bureau dedicato a Mozart. Sulla cornice una miniatura argentata del compositore, sul fronte la città di Salisburgo realizzata a intarsio come il ritratto di Mozart all’interno.

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Eccellenze dal mondo

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Linley si affida ad artigiani specializzati per alcuni progetti speciali, come yacht, jet e auto. «Lavoriamo con ebanisti, intarsiatori, incisori, scultori, doratori, placcatori di metalli preziosi, lavoratori del metallo e del cuoio, ingegneri, tappezzieri, rifinitori specializzati, specialisti nella lucidatura a gommalacca, artisti, fonderie e gioiellieri». Avendo appreso l’arte della lavorazione del legno alla scuola che John Makepeace fondò per formare le nuove generazioni in una società dove preservare e tramandare le antiche tecniche era solo un’astrazione, Linley sente molto vicino questo tema. «Siamo alla vigilia di una nuova ed eccitante era con una generazione di nuovi artigiani che sono per lo più autodidatti e quindi possono varcare nuovi orizzonti. Incoraggiamo la formazione dei giovani presso i laboratori coi quali collaboriamo». Secondo David Linley, il ruolo dell’artigiano nel mondo contemporaneo del lusso è di «far sì che la sua maestria sia coinvolta nella creazione di ogni singolo pezzo. L’artigiano deve sempre chiedersi: “Questo è il meglio del meglio?”». Con questa domanda in mente, i maestri di Linley hanno recentemente

SCEGLIERE DAL CATALOGO affrontato una nuova sfida, un progetto speciale per la realizzazione del raffinato corpo in ebano macassar, completo di cassetto segreto, per il Thomas Mercer Classis di Andrew Winch Designs, in una «perfetta combinazione di orologeria, ebanisteria e design nautico». «Una volta William Morris disse: “Non tenere niente in casa che non sia utile o che tu non pensi sia bello”, che mi sembra la regola ideale quando devi scegliere un pezzo di arredamento perfetto. Per quanto riguarda la qualità perfetta, non vorrei mai che un mobile uscisse dai nostri laboratori se non fossi sicuro che è stato concepito con creatività, fatto con amore dai nostri maestri e rifinito splendidamente a mano. Penso che il mobile perfetto debba essere dotato di spirito e fascino e, senza dubbio, avere almeno un cassetto segreto!».

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di Simona Cesana

IL SILENZIO ASSORDANTE DELLE

CERAMICHE

In questa pagina, piatto di Bruno Gambone realizzato in grès per la Biennale di Venezia del 2011 (pezzo unico). Nella pagina a fianco, il suo laboratorio a Firenze. In primo piano, la serie delle «Sculturine», dedicate a Bruno Munari.

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BRUNO GAMBONE HA TROVATO IN QUESTA MATERIA LO STRUMENTO IDEALE PER FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE. LE SUE OPERE COMUNICANO ATMOSFERE LONTANE E ATTUALI AL TEMPO STESSO, E HANNO STORIE DA RACCONTARE PUR SENZA PROFERIRE PAROLA

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Titolare la descrizione dell’opera ceramica di Bruno Gambone con un ossimoro vuole essere un tentativo di comunicare, con un’immagine lampante, la grande forza comunicativa del lavoro di questo grande maestro. Nato a Vietri sul Mare nel 1936, figlio del grande ceramista Guido (che fu uno dei maggiori esponenti dell’arte vietrese negli anni 20 e 30), cresciuto artisticamente a Firenze e poi a New York alla fine degli anni 60 (dove ha frequentato artisti quali Rauschenberg, Lichtenstein, Warhol, Stella), si è dedicato alla pittura, alla scultura, al cinema e al teatro, iniziando a identificare, nel suo fare arte, la stretta relazione tra forma e contenuto. L’idea dell’arte come «progetto» si fortifica al suo rientro in Italia quando, a Milano, frequenta Castellani, Fontana, Scheggi, Bonalumi e Gianni Colombo. È quindi la ricerca della relazione tra progetto artistico e sua realizzazione che trasferisce nelle sue opere, quando elegge la ceramica a materia ideale per esprimere la sua voce: il rigore compositivo si sposa con la capacità di trasformare la materia e sappiamo che nessun materiale, più della terra, si fa interprete in modo esemplare della storia dell’uomo. La ceramica, e in particolare il grès, con la sua tessitura grezza, la sua tattilità ruvida e penetrante, il suo equilibrio instabile, è per Gambone campo di indagine e sperimentazione: le sue «bottiglie» (presentate per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1973), caratterizzate da forme razionali e da volumi elementari (l’ovale, il cilindro, il parallelepipedo) e da colori neutri (il bianco opaco, il nero velluto, il bruno manganese) sono sintesi

Come è forte il rumore dell’alba! Fatto di cose più che di persone. - Sandro Penna -

dell’immagine antropomorfa e hanno nel cuore un taglio, un’incisione, un graffito, una texture che, svelando «l’oltre», rappresentano i mondi interiori e immateriali di cui l’opera si fa interprete. Queste bottiglie sono la rappresentazione dell’uomo contemporaneo: un uomo arcaico, metafisico, dritto e puro nel suo stagliarsi sul mondo ma trafitto dalle lacerazioni del quotidiano. Ritroviamo il valore metafisico della realtà oggettiva (che ci ricorda alcune pitture di Giorgio Morandi) anche nelle piccole sculture di Gambone: nella serie degli animali fantastici, per esempio, i cui primi modelli risalgono agli anni 70, e anche nelle sculturine astratte in cui le forme pure si intagliano nella materia creando rimandi allo stesso tempo arcaici e contemporanei, e quindi fuori dal tempo. Ritroviamo la modulazione del colore, le fratture e le lacerazioni della materia, i tentativi di dialogo tra le impronte, le texture, le incisioni anche nei piatti più recenti (realizzati nel 2011 ed esposti alla Biennale di Venezia) in cui l’artista si confronta con uno spazio bidimensionale, sul quale rappresenta tutti gli elementi della scena. Sembrano dei teatrini questi piatti, ma alla storia non manca, come potrebbe sembrare, la profondità della terza dimensione: questa ci viene suggerita nell’«oltre», nella memoria di cui le cose si fanno interpreti. Sono ceramiche che raccontano storie, quelle di Gambone, raccontano di atmosfere lontane e al tempo stesso attuali, raccontano pur rimanendo in silenzio, nella rappresentazione di un mondo, per riprendere Sandro Penna, «fatto di cose più che di persone».

A destra, Bruno Gambone in un ritratto di Aurelia Raffo. A sinistra e nella pagina a fianco, alcune delle sue «bottiglie» in grès a smalto bianco opaco e con interventi di colore ottenuti grazie agli ossidi naturali.

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foto di Oliver Rath

TRADIZIONE dissonante TRA CULTURA E DESIGN PROVOCATORIO, STEFAN STRUMBEL RILEGGE CON IRONIA IL CONCETTO DI HEIMAT Maschere di animali in legno intagliato tipiche del carnevale tedesco, crocifissi cattolici, immagini sacre ma soprattutto classici orologi a cucù (simbolo dell’artigianato e del folklore della Foresta Nera) sono l’immaginario di riferimento su cui Stefan Strumbel, artista tedesco nato nel 1979 a Offenburg, cittadina all’inizio della Foresta Nera sul confine con la Valle del Reno, costruisce il suo linguaggio artistico rinnovando e allo stesso tempo smantellando le tradizioni e il folklore della sua terra d’origine. La ricerca e riflessione sui luoghi comuni legati alla cultura tradizionale lo spinge a rielaborarne i cliché con l’irriverenza data dall’uso estremo di esagerazioni in termini di forma e contenuto: i suoi oggetti sono capaci contemporaneamente di attirare il pubblico e provocarlo fino a farlo allontanare, facendo leva sulle violazioni dei tabù culturali e religiosi. Le opere di Strumbel traducono la sua personale interpretazione di Heimat, parola tedesca che esprime il concetto di «terra madre»: nel suo laboratorio nella Foresta Nera usa, con profondo rispetto, immagini e oggetti fortemente connessi alla sua identità culturale e religiosa e li mischia a elementi provenienti dalla cultura urban-pop come teschi, fucili, ossa, chitarre, il tutto condito in salsa technicolor. Opere di arte applicata con radici nella più pura tradizione: legno scolpito e intagliato con maestria e attenzione

per i dettagli (elementi tipici della lavorazione del legno nella Foresta Nera) la cui superficie è rifinita con colori acrilici brillanti, fosforescenti, dati con la bomboletta spray che sottolineano motivi aggressivi, violenti e pornografici. Questo approccio ricalca i suoi trascorsi come artista di strada

e graffitaro che lo ha portato a partecipare con i suoi murales a numerose manifestazioni in tutto il mondo (Francia, Egitto, Italia, Usa, Olanda, Slovenia, Sudafrica) e a ricevere, come molti suoi colleghi, denunce per danni causati dai suoi graffiti. In uno degli esemplari di Cuckoo clock il candore, visivo e metaforico, rappresentato dagli angioletti con ali dorate che campeggiano su una superficie totalmente bianca, sormontati dalla colomba della pace che tutto custodisce, trova il contraltare nel liquefarsi della materia: le ali bianche si sciolgono come neve al sole e né gli angeli né la colomba possono nulla contro questo disgregarsi. Dove cercare la sicurezza e la pace se anche i simboli più forti cominciano a vacillare? Nell’orologio a cucù rosa shocking, dove fucili e ossa fanno da guardia a civette in legno intagliato, è un fumetto a dare la risposta: «Rock your Heimat». Gli interrogativi che Strumbel si pone sono: «Come esattamente si può definire l’identità culturale di ognuno? Cosa è interno e cosa è esterno a se stessi?». La risposta che leggiamo nel suo linguaggio artistico è fatta da un mix di esperienze e culture che, per riprendere l’aforisma del grande poeta tedesco Friedrich Hölderlin, si compongono in dissonanze non solo per gioco irriverente ma per indicare il necessario dialogo contemporaneo che, come nella musica rock, è fatto di accordi e dissonanze. (Simona Cesana)

LE RADICI DELL’ARTE Sopra e nella pagina a fianco, due esemplari dei Cuckoo clock. In alto, Stefan Strumbel, l’artista tedesco famoso per i suoi murales che gli sono valsi molte denunce, oggi tra i talenti più noti nelle arti applicate al legno della Foresta Nera.

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Ta l e n t i d a s c o p r i r e

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Il comporsi delle dissonanze in un determinato carattere non è cosa per la sola riflessione, né per il vuoto diletto Friedrich Hölderlin

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FLORILEGIO DI SENSIBILITÀ ARTISTICA La lavorazione guillochage sul quadrante dedicato all’orchidea Limodorum della Cina della collezione Métiers d’Art Florilège. Il maestro guillocheur crea con grande destrezza e autentica sensibilità artistica i motivi simmetrici di un decimo di millimetro sul quadrante in oro. Nella pagina a destra, la tavola del libro di Robert John Thornton che ha ispirato Vacheron Constantin.

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IL TEMPIO DI FLORA LE SPLENDIDE TAVOLE CHE IL MEDICO INGLESE ROBERT JOHN THORNTON FECE REALIZZARE NEL 1799 RIVIVONO CON LA STESSA FINEZZA CALLIGRAFICA SUI NUOVI OROLOGI VACHERON CONSTANTIN FLORILÈGE di Alberto Cavalli

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SEGRETE GEOMETRIE SVELANO UN’ARMONIA SORPRENDENTE Vi è un linguaggio geometrico, segreto, silenzioso eppure eloquente, che sovrintende alla creazione delle forme naturali: forme che si dispongono intorno a noi rivelando particolari magnifici, proporzioni inattese, colori che abbagliano. Nel Trionfo di Flora, così come rappresentata dal Tiepolo, la benevola sovrana sorride agli uomini, che di fronte a lei si inginocchiano ammirati. Allo stesso modo la nostra mente è continuamente sollecitata ad ammirare e a riconoscere nei fiori e nelle piante quelle segrete geometrie che rivelano un’armonia sorprendente. Geometrie che mani sapienti di artisti e artigiani hanno riprodotto e ricreato, celebrato ed esaltato, fino ad analizzarne ogni più suggestivo riferimento. Come nelle splendide tavole che il medico inglese Robert John Thornton fece realizzare nel 1799 per Il tempio di Flora, parte conclusiva dell’opera New illustration for the sexual system of Carolus von Linnaeus, e magistrale progetto editoriale composto da 90 incisioni a colori in cui piante e fiori, riprodotti con finezza calligrafica, trasmettono in maniera suggestiva la serena maestà della natura. L’opera di Thornton, che l’autore stesso intendeva presentare come una celebrazione della forza dell’amore attraverso l’attenta scelta di piante dai quattro continenti, racchiude disegni affascinanti nella loro meticolosità ed emozionanti nell’uso della mezzatinta (procedimento che esalta le gradazioni cromatiche più delicate) e dell’acquatinta (tecnica che si avvicina all’acquaforte).

Questo mondo incantato rivive oggi nelle creazioni in edizione limitata di Vacheron Constantin: la più antica Manifattura ginevrina, con i tre nuovi modelli della sua collezione Métiers d’Art presentati nel gennaio scorso al Salone dell’alta orologeria di Ginevra, celebra il suo personalissimo Florilège (questo è il nome delle creazioni) ponendo in dialogo le geometrie naturali riprodotte da Thornton con il talento, la maestria e l’arte interpretativa dei suoi grandi artigiani. Su ognuno dei quadranti, infatti, convergono diversi mestieri d’arte rari e raffinati, per sottolineare l’impressione di realismo magico tipico delle tavole del grande botanico e medico inglese. Ognuno dei tre modelli è riprodotto in soli 20 esemplari. Pensati per un pubblico femminile sensibile e incline ad apprezzare la poesia del tempo, gli orologi Florilège sono caratterizzati da una lunetta impreziosita da diamanti tondi; le edizioni speciali per le boutique Vacheron Constantin, invece, prevedono diamanti di taglio baguette e sono limitate a cinque esemplari per ogni modello. Ciascuno di questi preziosi orologi è dotato del calibro 4400, un movimento che la Manifattura ha sviluppato presso i propri laboratori in anni di studio, e che prevede tutte le caratteristiche di un segnatempo di alta orologeria: grazie al bariletto di grandi dimensioni, per esempio, la riserva di carica è assicurata per 65 ore. La cassa, estremamente moderna, ha un diametro di 37 millimetri; e la cura artigianale di Vacheron Constan-

MANIFATTURA IN PUNTA DI POLPASTRELLI In alto, da sinistra, la smaltatrice delimita i contorni dei motivi mediante un sottilissimo filo d’oro per separare i diversi colori di smalto gli uni dagli altri secondo la tecnica dello smalto cloisonné grand feu. In ultimo il maestro incastonatore fissa i diamanti sulla lunetta dell’orologio. Nella pagina a fianco, il quadrante dedicato all’orchidea Limodorum della Cina nelle varie fasi di smaltatura.

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Dedizione senza tempo

UN LINGUAGGIO INTIMO, SILENZIOSO EPPURE ELOQUENTE tin per la creazione di meccanismi non solo tecnicamente perfetti ma anche esteticamente ineccepibili si riscontra nella platina, nei ponti e negli altri componenti, compresi quelli non visibili, che sono smussati e decorati a mano su tutte le loro superfici. Ma è sulla decorazione del quadrante degli orologi Florilège che il talento dei maestri d’arte di Vacheron Constantin può esprimersi in tutta la sua straordinaria forza evocativa e descrittiva. Descrittiva, perché gli artigiani sono riusciti a riprodurre i fiori fin nei minimi dettagli. Ed evocativa, perché la visione di queste forme, di questi colori, di questi smalti che il guillochage fa brillare di una luce più intensa rimandano immediatamente a un mondo ideale di bellezza, a quell’inarrivabile desiderio di perfezione che muoveva già Thornton stesso verso la pubblicazione di un’opera che avrebbe dovuto superare tutte le altre tavole botaniche sino ad allora prodotte. Il guillochage, tecnica e arte che presuppone una maestria comune a pochi e talentuosi artigiani, gioca in questi quadranti un ruolo fondamentale: il maestro guillocheur crea infatti motivi simmetrici ed evolutivi di un decimo di millimetro. Su queste linee impercettibili eppure precisissime, poi, la smaltatrice Anita Porchet (artista indipendente esperta nella pittura miniata su smalto Grand Feu, appositamente interpellata da Vacheron Constantin) delimita i contorni dei motivi mediante un sottilissimo filo d’oro, per fare in modo che i diversi colori di smalto risultino separati gli uni dagli altri.

Il risultato è straordinario: la tecnica dello smalto cloisonné permette infatti una ricchezza formale e cromatica unica. Sono solo pochi i maestri d’arte che padroneggiano il Grand Feu: occorre infatti una mano fermissima e un talento allenato da anni di lavoro appassionato per passare alla perfezione gli smalti in forno a una temperatura che sfiora gli 800° C, e per ripetere questa stessa operazione per le volte necessarie a intensificare i colori e a ottenere quel gioco di luci che rende le materie traslucide. L’operazione finale, non meno impegnativa delle precedenti, è detta glaçage: al fine di vetrificare le superfici e di aumentarne lo splendore viene applicato un nuovo strato di smalto. L’ultima cottura determina quindi quella brillantezza in grado di definire ed esaltare il motivo floreale. Insigniti con l’esclusivo Punzone di Ginevra, riconoscimento di garanzia, buona fattura e savoir-faire, i modelli Métiers d’Art Florilège testimoniano dell’attenzione delicata eppure potente con cui Vacheron Constantin promuove, protegge, esalta il saper fare dei suoi maestri d’arte: grazie alla creazione di queste magnifiche opere di alto artigianato, infatti, tecniche onorate dai secoli trovano una nuova e contemporanea applicazione, riuscendo a far trionfare nel cuore delle donne di oggi il potere sorridente, segreto e invincibile della dea Flora. Se Thornton desiderava raggiungere livelli ineguagliabili, Vacheron Constantin gliene ha dato la possibilità.

UNA DEA CHE PARLA ALLE DONNE In alto, i tre orologi della collezione Métiers d’Art Florilège, prodotti da Vacheron Constantin in serie limitata a 20 esemplari. Da sinistra: Giglio bianco, Regina e Orchidea Limodorum della Cina. Tutti i modelli hanno cassa in oro bianco 18 k dal diametro di 37 mm. Nella pagina a destra, il particolare dell’evocativo e dettagliatissimo quadrante dedicato all’orchidea Limodorum della Cina.

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Eccellenze dal mondo

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Esporre le radici

DAL 5 AL 7 APRILE A MILANO IL NETWORK INTERNAZIONALE DEI MESTIERI D’ARTE

le giornate

EUROPEE di Alessandra de Nitto

Il grande appuntamento internazionale delle Giornate Europee dei Mestieri d’Arte (5-7 aprile), posto sotto l’egida dell’Institut National des Métiers d’Art, vede a Milano un ricco programma di mostre ed eventi promossi dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte in collaborazione con vari partner di eccellenza. Tutte le iniziative di questo calendario

foto di Emanuele Zamponi

sono rese possibili dal prezioso sostegno di Vacheron Constantin, partner ufficiale delle Giornate Europee. La più antica Maison ginevrina di alta orologeria, ancora una volta a fianco della Fondazione Cologni, da sempre sostiene e promuove i mestieri d’arte nel mondo, perché strettamente legati alla sua storia che unisce tradizione artigianale e innovazione

creativa. Su questa relazione profonda sono basate le opere di mecenatismo culturale volte a valorizzare un savoir-faire che è un patrimonio vivente. Una serie di mostre concentrate nel tempo e distribuite in alcuni spazi significativi, pubblici e privati, della vita culturale e artistica milanese, portano ancora una volta in primo piano l’eccellenza italiana.

IL TEMPO SECONDO ALESSANDRO MENDINI In alto, una fase della produzione artigianale di «Seven» (nella pagina a fianco, il risultato finale). Si tratta di un’opera di Alessandro Mendini in bronzo e marmo, realizzata da Gori Lab di Calenzano (Firenze). All’artista è dedicata la mostra «Il tempo secondo Alessandro Mendini e i suoi artigiani», dal 6 al 14 aprile presso il Superstudio 13 di via Forcella 13, a Milano (www.ateliermendini.it).

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MOSTRE CONCENTRATE NEL TEMPO E DISLOCATE IN SIGNIFICATIVI SPAZI DELLA VITA CULTURALE DELLA CITTÀ

ARTS & CRAFTS & DESIGN Il tempo secondo Alessandro Mendini e i suoi artigiani 6-14 aprile, Superstudio 13 via Forcella 13 Progetto della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, sviluppato in collaborazione con la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi e sostenuto da Vacheron Constantin, presentato in anteprima al Salone dell’Alta Orologeria di Ginevra, la mostra ha come tema generale il tempo: 13 oggetti d’eccezione realizzati su disegno del grande Mendini che mettono in luce i rapporti di collaborazione tra l’arte, il design e il mestiere d’arte. Le opere progettate da Mendini sono realizzate ognuna con un diverso materiale (mosaico, vetro, merletto, ceramica, poliuretano, legno, metacrilato, ottone, resina e ferro) da grandi artigiani, atelier o editori d’arte italiani: da Bisazza a Venini, da Superego Design al Comitato per la Promozione del Merletto di Cantù, da Slide alla Galleria Paolo Curti e Annamaria Gambuzzi, da Giovanni Scacchi a Gori Lab e Fedeli Restauri, da Cleto Munari e Henry Glass a Carlo Poggio Design e Riva 1920.

DONNE IN BOTTEGA La presenza delle donne artigiane/ protodesigner/imprenditrici in Lombardia dal 1906 al 2012 14 marzo-21 aprile, Palazzo Morando - Costume Moda Immagine via Sant’Andrea 6 Promossa dall’Associazione DcomeDesign, a cura di Anty Pansera e Mariateresa Chirico, l’esposizione delinea, attraverso il recupero di una «campionatura» della creatività progettuale al femminile, la realtà lombarda, mostrando figure spesso poco note ma

di grande interesse e valore. Sono stati identificati alcuni ambiti in cui è emersa la maestria di donne artigiane/artiste che hanno lasciato creazioni – pezzi unici o in piccola serie – espressione di grande originalità e ricerca in vari ambiti creativi e con diversi materiali: dal merletto al tessuto alla carta, dai tappeti alle ceramiche agli argenti, dal gioielli ai complementi d’arredo. MESTIERI D’ARTE E PROFESSIONI Le teste simboliche di Ugo La Pietra 2-7 aprile, Swiss Corner c/o il Centro Svizzero piazza Cavour 7, angolo via Palestro L’opera di Ugo La Pietra si caratterizza da sempre per l’incontro tra cultura del progetto e produzione artigianale, e si concretizza nella stretta collaborazione con i maestri e le comunità artigiane. Tra i molti percorsi sviluppati negli ultimi trent’anni per il rinnovamento delle tradizioni artigianali, quello nel territorio di Caltagirone sembra aver prodotto alcuni fra i risultati più riusciti e suggestivi. Come spesso accade nella sua prassi creativa, partendo dalle «teste portavaso», l’oggetto simbolo della grande tradizione storica della lavorazione della cerami-

UN’ESALTAZIONE DELLA MAESTRIA DELLA MANO FEMMINILE Sopra, una delle artiste della mostra «Donne in bottega». In alto, tre delle 12 teste portavaso in ceramica di Ugo La Pietra, realizzate dal maestro Nicolò Morales di Caltagirone, dedicate alle «Professioni»: il cuoco, il medico, l’architetto. A fianco, in basso, opere di Lino Sabattini: storico servizio per tè e caffè «Como» in argento (1956); bottiglia della serie «Palafitte» in vetro di Murano e metallo argentato (1992).

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ca di Caltagirone, La Pietra, con la partecipazione dei migliori ceramisti, ha realizzato negli anni varie collezioni. L’ultima, realizzata interamente dal maestro Nicolò Morales, è dedicata alle «Professioni». LE VISIONI DI LINO SABATTINI Maestria e genio nel mestiere d’arte 4-14 aprile, Galleria Paloma via G. Fiamma 12 Per la prima volta a Milano una mostra che celebra e svela al grande pubblico Lino Sabattini, artista, argentiere e designer: uno dei maggiori maestri d’arte lombardi, ben noto agli studiosi e appassionati di design. Un’opportunità unica per approfondire trasversalmente la sua straordinaria opera attraverso una selezione di lavori, condotta dallo stesso maestro con Daniele Lorenzon e Gisella Alfieri Sabattini. Grazie a

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questa curatela «partecipata» si ha la possibilità di vedere per la prima volta prototipi, bozzetti di ricerca, disegni che raccontano nascita e realizzazione di un campione rappresentativo della vasta ricerca di Sabattini. La mostra presenta anche la molteplicità dei materiali su cui l’estro e la manualità del maestro si sono nel tempo esercitati: non solo dunque i suoi capolavori in argento ma gli esiti di ricerche fatte negli anni con altri supporti, quali il vetro e la ceramica, che hanno spesso dialogato con l’argento per poi intraprendere un cammino autonomo. A complemento delle iniziative espositive, tre giorni di laboratori e incontri aperti al pubblico con gli allievi e i maestri delle scuole di liuteria di Milano e Cremona. L’iniziativa si colloca nell’ambito della mostra «Costruttori di armonie. La liuteria, dalla materia al gesto» (fino al 7 aprile), nata dalla collaborazione tra la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, la Fondazione Orchestra sinfonica e Coro sinfonico di Milano Giuseppe Verdi e la Fondazione Antonio Stradivari, organizzata presso l’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo e dedicata alla grande liuteria italiana (www.costruttoridiarmonie.it).

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Sopra, Torpedo Taif, lampadario Barovier&Toso, (2010) sviluppato in altezza ďŹ no a due metri e mezzo. A destra, lampadario Taif (1980), nato per la residenza del re saudita a Taif. Angelo Barovier ripensa qui l’immagine del lampadario della tradizione muranese.

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Imprese di tradizione

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I riflessi della

LUCE BAROVIER&TOSO, LA PIÙ ANTICA DINASTIA DI VETRAI DI MURANO, ELEVA LA REGOLA FINO ALL’AVANGUARDIA

di Carla Sonego

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Imprese di tradizione

DALLA COPPA NUZIALE DEL 1450 FINO AI CAPOLAVORI DEI TEMPI MODERNI

Sopra, varie lavorazioni in fornace. Nella pagina a lato, lampadario Baikal Barovier&Toso (2007), caratterizzato dai pendagli in cristallo, i pastorali ritorti (con anima in oro annegata nel cristallo) e i lunghi portalampada dorati. L’oro sminuzzato nel vetro arricchisce l’effetto.

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Il vetro di Murano vanta una storia millenaria che ha le sue radici nel terreno fertile di una ricca cultura materiale. Antichi saperi, trasmessi di padre in figlio, si coniugano ad abilità manuali, in continuità con una tradizione che, pur con le sue regole e i suoi riti, ha saputo rivivere e rinnovarsi grazie a straordinari interpreti. Tra questi vi è senza dubbio la storica fornace muranese nella quale opera la più antica dinastia di vetrai. I Barovier sono, infatti, i discendenti del celebre Angelo Barovier, che a metà del XVI secolo riuscì a ottenere un materiale terso e incolore come il prezioso cristallo veneziano. Il suo nome, inoltre, è legato alla raffinatissima coppa nuziale, nota appunto come coppa Barovier, realizzata intorno al 1450 in vetro trasparente blu, con decori in oro e smalti, oggi conservata al Museo del vetro di Murano. Un’epoca a noi più vicina, il XX secolo, dal secondo decennio, vede la progressiva affermazione di Ercole Barovier (18891974) come protagonista dell’attività dell’azienda. Pur occupandosi di vetro, egli non soffiava, prediligendo la ricerca tecnica e la sperimentazione specie sulla preparazione della materia, come

rivelò per esempio la serie dei vetri Primavera, dall’inedito aspetto lattiginoso e opalescente (1929-30). Se questo tipo di vetro, frutto anche di casualità, non fu più ripetibile, nuove prove portarono Ercole alla messa a punto della tecnica della colorazione a caldo senza fusione (1935-36) grazie alla quale egli diede vita a serie di grande suggestione. Tale procedimento venne adottato più volte in modo sempre diverso, come dimostrano anche le opere del dopoguerra che caratterizzarono la produzione sempre aggiornata della vetreria che dal 1942, per modifiche societarie, aveva assunto l’attuale denominazione di Barovier&Toso. Nel tentativo di coniugare antichi procedimenti alle nuove esigenze del gusto, Ercole Barovier, instancabile ideatore di modelli e tessuti vitrei, in quegli anni riprese inoltre la tecnica del vetro a tessere, proponendo via via molteplici e straordinarie riletture. In modo significativo, la serie Millefili, (in particolare il modello n. 21689), gli valse l’assegnazione del Compasso d’Oro nel 1956, facendo entrare così a pieno titolo la vetreria nel mondo nel design. Lo sviluppo dell’azienda passa attraverso il susseguirsi delle generazioni con l’o-

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72 PROGETTI, DESIGN, INSTALLAZIONI: COSÌ ILLUMINARE DIVENTA UN’ARTE

Sotto, un’immagine dell’allestimento The Secret Garden, curato da Paola Navone per Barovier & Toso al Fuori Salone Milano 2012. A fianco, lampadario Exagon (2010) con foglie di loto, impreziosite da piccole scaglie d’oro o in colori tenui, fluttuano illuminate da led che ne evidenziano il profilo.

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perato di Angelo (1927-2008), figlio di Ercole, affiancato successivamente dal figlio Jacopo, che dalla metà degli anni 80 porta l’azienda verso un rinnovamento nei modi di operare e nei sistemi di organizzazione. Il settore dell’illuminazione diventa sempre più preponderante e trova nuove strade anche grazie a una maggiore apertura verso il mondo del progetto e del design, che si concretizza in significative collaborazioni con diversi progettisti come Umberto Riva, Matteo Thun, Daniela Puppa, Franco Raggi, Rodolfo Dordoni e molti altri. E proprio l’illuminazione, che comprende anche le grandi installazioni, diventa l’ambito distintivo di eccellenza della produzione più recente della Barovier&Toso, nel quale è possibile individuare due filoni di proposte. Se da un lato troviamo la rivisitazione del classico lampadario a bracci, attraverso inediti accostamenti di materiali o di co-

lori, dall’altro si utilizza la tecnologia per reinterpretare in una nuova chiave elementi e forme tradizionali. Per ciascuna delle possibilità di posizionamento delle fonti luminose (a soffitto, a parete, da tavolo) sono proposte soluzioni ispirate a entrambe le linee di ricerca. Vetri colorati in forme geometriche o astratte (serie Exagon, 2010, design: Barovier&Toso), o l’accostamento del metallo a elementi tradizionali di vetro (Eden, 2011, design: Daniela Puppa e Francesca Martelli), caratterizzano per esempio le sospensioni e gli elementi a soffitto dove l’utilizzo di materiali tecnici lucidi e di nuove fonti luminose, come il led, ha portato a rivedere integralmente la composizione dell’insieme. Nella prolifica produzione degli ultimi anni si fanno notare i decori floreali stilizzati, i motivi marini in vetro colorato, opaco e trasparente, abbinati all’ottone o alle superfici cromate: la tradizione così riesce a coniugarsi con la modernità trovando nuove modalità espressive e funzionali. Una singolare manifestazione di questa ricerca è stata esemplificata dall’evento The Secret Garden tenutosi in occasione del Salone del Mobile nel 2012, durante il quale la Barovier&Toso, attraverso un’installazione di Paola Navone, ha raccontato il proprio lavoro: lampadari in vetro soffiato della tradizione muranese realizzati in moderni e vivacissimi colori, collocati all’interno di strutture isolate nell’orto botanico di Brera. Per illuminare il giardino, invece, sono state disseminate ironiche e giocose lampade in vetro colorato (Marino e Marina) proposte da Navone rivisitando un disegno di Ercole Barovier del 1927. L’ultimo oggetto uscito dalla fornace Barovier&Toso, il lampadario Colimaçon (2012), nasce invece dalla penna di Marc Sadler. Il classico lampadario a bracci è diventato «trasformista», stravolgendo «ancora una volta il concetto di sé»: la sua struttura mobile è diventata di metallo, mentre il vetro muranese è impiegato nei diffusori con estrema eleganza mostrando caratteristiche tessiture trasparenti o opache.Viene proposta così una nuova sfida che, partendo ancora una volta dalla tradizione, offre risultati inaspettati e all’avanguardia.

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Imprese

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Restauro

LA BELLEZZA

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di Alessandra de Nitto

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OPEN CARE È UNA REALTÀ SPECIALE, UNA SOCIETÀ DI SERVIZI PER L’ARTE CHE FA RIVIVERE L’UNICITÀ

V Qui sopra, il laboratorio milanese di conservazione e restauro di arazzi e tessili antichi di Open Care. In alto, «Madonna con Bambino tra i santi Giovanni Battista, Francesco, Girolamo, Sebastiano e il donatore» (1515) di Giovanni Bellini, dopo il restauro di Open Care.

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Via Piranesi a Milano è un indirizzo molto noto e amato dai collezionisti d’arte: vi si trova Open Care, realtà assolutamente unica in Europa, luogo altamente specializzato nella custodia, gestione e conservazione dei beni artistici, pubblici e privati. Questa società di servizi per l’arte, attiva dal 2003, ha sede presso lo storico complesso architettonico di fine Ottocento dei Frigoriferi Milanesi, a seguito di un avveniristico intervento di ristrutturazione e riqualificazione degli spazi a cura dell’agenzia di architettura 5+1AA. Il complesso comprende anche lo spettacolare edificio liberty del Palazzo del Ghiaccio, storicamente la più grande pista di pattinaggio europea e oggi sede oltremodo suggestiva di esposizioni, spettacoli ed eventi. L’attività è strutturata in varie sezioni, dal caveau (oltre 8mila metri quadrati a monitoraggio costante delle condizioni climatiche protetti dai più sofisticati sistemi di sicurezza) all’Art consulting, alla logistica. Ma la conservazione e il restauro rappresentano il fiore all’occhiello di Open Care, con un dipartimento dedicato che si avvale di una strumentazione scientifica all’avanguardia e di cinque laboratori specialistici di eccellenza: dipinti e opere polimateriche, arredi lignei, arazzi e tessili antichi, tappeti, antichi strumenti scientifici. Abbiamo avuto il privilegio di un’entusiasmante visita privata, sotto la guida d’eccezione di Isabella Villafranca Soissons, direttrice dei Laboratori di conservazione e restauro di Open Care. Entrare in questi luoghi rappresenta una vera e propria immersione nella bellezza, una passeggiata appassionante nella storia dell’arte. Abbiamo potuto ammirare, nei circa 500 metri quadrati dedicati ai dipinti antichi e all’arte contemporanea, climatizzati e dotati delle tecnologie più moderne, alcune opere straordinarie, dal Seicento all’ultima Biennale di Venezia: da un magnifico soggetto sacro tardobarocco di Francesco Solimena a un conturbante ritratto del Guercino ai fiori, passione del fiammingo Abraham Brueghel, restituiti al loro primitivo splendore dal sapiente intervento di restauro, come pure il preziosissimo Cristo in Croce cinquecentesco in cartapesta, pronto per essere reso alla chiesa dei santi Pietro e

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QUI GLI SPECIALISTI SI SERVONO DI STRUMENTAZIONI D’ECCELLENZA Paolo di Muggiò, con vivo dispiacere di Isabella Villafranca Soissons. Dopo oltre un anno di lavoro certosino, separarsi da un’opera così intensa e commovente non è certo facile per il restauratore, che instaura con l’oggetto del suo studio e della sua perizia un rapporto spesso molto forte e speciale. Ma la sfida più complessa e più appassionante per il restauratore, ci spiega la direttrice, è quella posta dalle opere d’arte moderna e contemporanea. Vediamo qui in attesa dell’intervento degli specialisti alcuni gioielli, dagli anni 40 a oggi: tra questi un bellissimo De Pisis del ’41 e due terrecotte di Lucio Fontana del ’56-’58, deturpati da interventi di restauro preesistenti del tutto inadeguati. E ancora una lampada in plexiglas del ’62, divertissement percettivo di Gianni Colombo, maestro dell’arte cinetica; uno degli affascinanti Tappeti natura di Piero Gilardi del ’65, sculture in poliuretano espanso che riproducono frammenti di ambiente con ludico realismo; uno stupendo Turcato presentato alla Biennale di Venezia del 1966, della serie affascinante delle Superfici lunari, in gommapiuma. Davanti a una delle grandi tele estroflesse di Enrico Castellani, esempio emozionante della sua poetica della «ripetizione differente», ci emozioniamo appunto, mentre la nostra guida ci riporta all’ordine spiegandoci che proprio un’opera come questa rappresenta per chi restaura un esercizio di tecnica e capacità inventiva nella messa a punto di metodologie sperimentali di intervento, per ottenere la ritessitura e ricucitura delle superfici con strutture che vengono realizzate ad hoc. Lo studio e il trattamento dei materiali plastici, strettamente connessi al restauro dell’arte contemporanea, pongono problematiche spesso complesse e non sempre risolvibili. Come nel caso di alcune opere in gomma uretanica, che i restauratori di Open Care stanno attualmente monitorando: opere soggette a un degrado inarrestabile, che lentamente implodono su se stesse. Proprio per presidiare questa frontiera della conservazione Open Care partecipa come partner al master sui polimeri di sintesi presso il Plart di Napoli, museo e centro di ricerca e restauro della plastica. Proseguendo il nostro viag-

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gio, scopriamo gli altri laboratori, di grande interesse per la bellezza dei manufatti in corso di restauro e per la sorprendente dotazione tecnologica: è il caso della sezione dedicata ad arazzi e tessili, che dispone di ben due aree per il consolidamento e il lavaggio, climatizzate, filtrate e dotate di vasca per opere fino a 45 mq. Numerosi i restauri di opere storiche appartenenti a importanti istituzioni, firmati da Open Care. Tra questi l’ampio intervento in villa Necchi Campiglio a Milano, gioiello di proprietà del Fondo Ambiente Italiano, dove Open Care ha curato il restauro di gran parte degli arredi, degli stucchi e delle tappezzerie. Una palestra d’eccezione, che ha coinvolto tutti gli specialisti dei diversi dipartimenti. E sempre alla loro perizia si deve la ritrovata magnificenza del mantello in velluto verde, ricamato in argento e oro, indossato da Napoleone in occasione della cerimonia di incoronazione a Re d’Italia, celebrata nel Duomo di Milano il 26 maggio 1805: oggi possiamo ammirarlo tra i più preziosi cimeli del cittadino Museo del Risorgimento. Fra gli interventi sui capolavori della storia dell’arte antica non è possibile dimenticare quello dedicato nel 2008 alla Sacra Conversazione Dolfin di Giovanni Bellini del 1507, cui è stato restituito il fasto originario. Uno degli ultimi in ordine cronologico è il complesso intervento sull’arazzo raffigurante La battaglia di Ponte Milvio, capolavoro di grandi maestri arazzieri belgi, di proprietà della Basilica di Sant’Ambrogio ora presso il Museo Diocesano di Milano, esposto nell’ambito della mostra ancor oggi in corso, dedicata da Palazzo Reale alla celebrazione dell’anniversario dell’Editto di Costantino del 313 d.C. Il nostro tour delle meraviglie si conclude con il laboratorio di strumenti scientifici, dove ci accoglie uno straordinario telescopio astronomico del 1880; uno dei tre strumenti all’epoca più potenti al mondo, già presso l’Osservatorio di Brera, quasi del tutto restaurato e messo a punto dai maestri di Arass Brera grazie all’ospitalità di Open Care, attende oggi di trovare una collocazione degna della sua bellezza e della sua storia.

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Restauro

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Qui sopra, La battaglia di Ponte Milvio (1660-1667), arazzo in lana e seta (330x318 cm) realizzato da Willem (Guillam) val Leefdael da un cartone di Abraham van Diepenbek (collezione del Museo Diocesano di Milano). In questa immagine possiamo ammirare l’opera dopo il restauro a cura di Open Care. Nella pagina a fianco, il laboratorio di conservazione e restauro di dipinti e opere polimateriche presso Open Care.

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di Lara Lo Calzo

AGRONOMA PER VOCAZIONE Isabella Dalla Ragione nel villaggio di Casalini mentre cerca alberi da frutto in estinzione, da salvare. Una missione che oltre alla conservazione esprime una valenza antropologica.

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CONTRASTO

È una donna profondamente legata alla terra e alle proprie radici. Letteralmente. Isabella Dalla Ragione è un’agronoma per vocazione prima ancora che per professione, da oltre vent’anni a questa parte si dedica anima e corpo al sostegno dell’Associazione archeologia arborea, fondata insieme a suo padre nel 1989 a San Lorenzo di Lerchi, in provincia di Perugia. Il nome di questa singolare associazione suggerisce già di per sé un’attività meticolosa, significativa e arcaica, lontana dai ritmi affannosi e dalle occupazioni effimere della vita di oggi, maglie di una rete in cui è quasi inevitabile rimanere impigliati. Ma in questo fazzoletto di terra umbro, dalla bellezza selvaggia e suggestiva, il tempo rallenta e fa un passo indietro, lasciando che la natura ricolleghi i fili della memoria. Scopo primario dell’associazione è infatti quello di salvare dall’estinzione alberi da frutto antichi, recuperati in poderi abbandonati, in siti di villaggi non più esistenti, in ville padronali, giardini e orti di chiese e monasteri, soprattutto di clausura, tramite un paziente e solitario lavoro di ricerca, e poi innestati negli otto ettari circa di terreno dell’azienda agricola di San Lorenzo di Lerchi, dove vengono coltivati con metodi tradizionali. Ma l’opera di salvaguardia e conservazione non riguarda puramente la botanica; ha anche un’apprezzabile valenza culturale e antropologica, in quanto vuole ricostruire quale fosse l’importanza che queste piante rivestivano nella vita sociale ed economica dell’epoca. Informazioni ottenute sia grazie all’aiuto di anziani agricoltori, ultimi depositari di un sapere contadino quasi del tutto perduto, sia dalla consultazione di vecchi erbari, manuali di coltivazione della terra e toponomastica. Un’opera ardua, impervia quanto i

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Ambiente e paesaggio

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ALLA RICERCA DEGLI

ALBERI

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Ambiente e paesaggio

UN’OPERA ARDUA,

gono al Rinascimento o addirittura prima, ma sono tutti sentieri percorsi da Isabella e suo padre, anche perché da ancora in produzione e certi rappresentano ormai una vera svolgere in fretta, contro il progresso che mangia sempre unicità. Ognuno porta un cartello col proprio nome pitpiù ettari alla tradizione, contro l’uomo che si estende, toresco: Pesca Sanguinella, Susina Scosciamonaca, Fico relegando questi testimoni muti e nodosi del nostro pasAsinaccio, Pera Briaca. Nomi che ispirano immediata simsato al ruolo di profughi della memoria. patia e, perché no, affetto. Forse per questo Isabella Dalla Gli esemplari qui raccolti ci parlano infatti di un tempo Ragione ha pensato a metodi inconsueti per sostenere la sua in cui gli alberi da frutto, coltivati essenzialmente per uso iniziativa, quali ad esempio l’adozione a distanza: con una domestico, avevano più di una funzione: nutrimento, rimepiccola offerta all’associazione (che è senza scopo di lucro), dio medico, fonte preziosa di legname ma anche dote delle chiunque può diventare tutore della Mela Muso di Bue o spose contadine. E rientrano quindi a pieno titolo nel padi altri esemplari che vivono in questo luogo fiabesco, con trimonio storico, culturale e paesaggistico delle genti locali. l’unico dovere di visitare almeno una volta l’anno la pianta Nel 1997, Livio e Isabella pubblicano anche un libro, Arprescelta recandole un simbolico omaggio, e con il diritto cheologia arborea. Diario di due cercatori di piante, da allora di godere del raccolto salvo tre frutti che vengono lasciati più volte ristampato, in cui raccontano la loro eccezionale uno per il Sole, uno per la Terra e uno per la pianta, come esperienza di biodiversità, suscitando l’interesse di testasi usava nei tempi andati. te internazionali quali per C’è un che di poetico nella esempio il New Yorker che nobile opera che oggi Isabella qualche anno dopo dedica porta avanti senza suo padre, loro una delle sue celebri scomparso qualche anno fa, e copertine. In seguito, Isacon pochi aiuti, ma con tanta bella scrive altri libri ma motivazione, perseveranza e senza mai perdere di vista la buona dose di fatalismo. Nel sua causa: prendersi cura in suo caso, sporcarsi le mani prima persona di questi fracon la terra per infondere gili «orfanelli», offrendo loro nuova vita a piante destinauna nuova dimora, accudente all’oblio è molto più che doli con passione e sacrificio un mestiere. Ma la terra, se e rendendoli nuovamente feamata con sincerità e dedicondi. Il frutteto-collezione zione, ripaga, ripaga semche si è così costituito negli pre. Perché, come ha scritto anni ospita circa 400 esemCharles Dickens, «lega un plari di diverse specie tra albero di fico nel modo in cui melo, pero, ciliegio, susino, PRESERVARE LA NATURA dovrebbe crescere, e quando fico, mandorlo e nespolo, in Sopra, innesto di mela rossa in un nuovo fusto. In alto, da sinistra, sarai vecchio potrai sederti 150 varietà diverse. Hanno Isabella Dalla Ragione identifica i frutti in vecchi erbari; giovani polloni di antiche varietà da frutto; a lato, alberi «in erba». alla sua ombra». età differenti, alcuni risal-

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CONTRASTO

CONTRO L’UOMO CHE SI ESTENDE, RELEGANDO QUESTI TESTIMONI MUTI E NODOSI AL RUOLO DI PROFUGHI DELLA MEMORIA

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LE VIOLE INCONTRO CON MRS. DEDERER, PRIMA DONNA A ENTRARE NELL’ALBO D’ORO

La disciplina della liuteria impone rigore e pazienza, per dar forma al legno, modellarlo con sgorbie, rasiere e pialle così piccole da sembrar prese da una casa di bambole, per poi rivestirlo di pochi micron di vernice ambrata e aurorale, la cui composizione è per ognuno un’alchimia segreta e preziosa. Nonostante siano richieste attitudini e sensibilità tipicamente femminili, la storia ha consacrato finora solo liutai. A Cremona, lo scorso settembre, invece, il Concorso triennale internazionale, promosso dalla Fondazione Antonio Stradivari, ha visto l’affermazione, nella categoria viole, di Ulrike Dederer, prima donna a entrare nell’albo d’oro della più importante rassegna di liuteria al mondo, tanto da essere considerata un’autentica Olimpiade. «È stata un’emozione inesprimibile essere premiata sul palco del Teatro Ponchielli!», ricorda. «Il successo rappresenta una grande affermazione della mia liuteria e uno dei riconoscimenti più alti al mondo». La vittoria incorona una passione che dura dall’infanzia: «A 9 anni ho iniziato a suonare il violoncello. A 16, durante un viaggio in Galles con l’orchestra giovanile della mia città, visitai una scuola di liuteria. Rimasi affascinata. Così dopo il diploma superiore mi sono trasferita a Cremona per frequentare la Scuola internazionale di liuteria, sotto A sinistra, Ulrike Dederer nel laboratorio di Zurigo. In alto, la viola realizzata dalla maestra liutaia, medaglia d’oro al XIII Concorso triennale internazionale di liuteria 2013. A destra, esposizione al Museo del Violino di Cremona degli strumenti in concorso. * Direttore Fondazione Antonio Stradivari Cremona

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Premiare il talento

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di Virginia Villa*

DI ULRIKE DELLA PIÙ IMPORTANTE E SELETTIVA RASSEGNA DI LIUTERIA DEL MONDO

FOTO CRISTIAN CHIODELLI

la guida di Vincenzo Bissolotti». In seguito, a Vienna, si dedica al restauro. «Nel 2005 sono tornata a Zurigo e ho aperto una bottega. Così, ho ripreso a costruire strumenti nuovi: la parte più interessante di questa professione». Oggi il laboratorio di Ulrike è nella mansarda della casa dove vive con il marito Felix, matematico, e i tre figli Lisa, Susanna e Adrian. Alle pareti sono appesi violini, forme e attrezzi, sulle mensole ci sono vasetti pieni di resine, oli e pigmenti. Se non fosse per la lampada da tavolo moderna, potrebbe essere un laboratorio di 100 o 200 anni fa. Non c’è da stupirsi: anche oggi un violino viene costruito a mano dal primo all’ultimo pezzo. «Solitamente realizzo quattro strumenti l’anno, ma nel 2013 saranno di più. La liuteria

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è un’arte viva e il mio lavoro è in continua evoluzione. Musicisti, colleghi e pubblicazioni storiche e scientifiche stimolano e influenzano costantemente il mio stile. Cerco di introdurre il tempo presente e la mia personalità in ogni strumento. È un po’ come il tema dell’amore nella letteratura. Certo Shakespeare ha indagato a fondo questo sentimento, ma naturalmente si continua ancora a scriverne perché ogni età ha approccio e linguaggio differenti. Ugualmente ogni epoca ha il suo suono, anche per gli archi». Lo stile, invece, è ispirato ai grandi maestri cremonesi del passato: «Mi affascina l’eleganza degli strumenti della famiglia Amati, sopratutto dei fratelli Antonio e Girolamo. Vorrei che i miei strumenti avessero lo stesso equilibrio formale e un profilo ugualmente armonioso. Anche nella vernice cerco pari intensità, brillantezza e trasparenza. Ma soprattutto il suono deve essere soave, l’emissione pronta, l’espansione capace di raggiungere tutta la sala». Ulrike definisce il suo approccio alla costruzione «analitico e mentale, anche se il cuore è sempre lì». «Il ragionamento», spiega, «è necessario durante ogni fase. Ci sono schemi prefissati e i modelli dei grandi liutai da seguire. Ma poi mi lascio guidare anche dall’esperienza e dall’intuito. Già scegliendo il legno si sente la risonanza e la magia del suono». Ancora una volta torna alla mente Shakespeare: «Siamo fatti», recita Prospero ne La tempesta, «della materia di cui son fatti i sogni». Quando questi prendono forma diventano opere d’arte. In una mansarda a due passi dal cielo di Zurigo i sogni di Ulrike si trasformano in violini, viole e violoncelli dalla voce straordinaria.

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NEL CUORE DI MILANO L’ATELIER VILLA È UNA VERA SARTORIA DEL GIOIELLO. DOVE LA MATERIA PRENDE FORMA E INDOSSA LE PIETRE PIÙ PREZIOSE. NEL SEGNO DELL’ECCELLENZA

d i Va l e n t i n a C e r i a n i foto di Laila Pozzo

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Creare valore

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LABORATORIO d’haute joaillerie UN LEGAME INDISSOLUBILE Preparazione della lega oro 18 carati, che avviene miscelando in fusione oro puro e altri metalli in base al risultato che si vuole ottenere. L’oro viene legato direttamente nel laboratorio Villa, che ha il marchio di identificazione 49 Mi, uno dei più antichi d’Italia (Gioielleria Villa, via Manzoni 23, Milano, tel. 02.804279; villa.it).

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Nel cuore di Milano, dove due delle arterie principali del quadrilatero della moda si intersecano, pulsa una realtà insospettabile. Anche chi credeva di conoscere ogni angolo meneghino dovrà ricredersi. Lontana da occhi indiscreti, brilla di luce propria. Fa cultura. Si fregia di una tradizione più che centenaria. Regala emozioni. Dna rigorosamente italiano, ma l’atmosfera che si respira è un po’ quella di un atelier parigino. Perché qui si fa l’haute couture del gioiello. Benvenuti nel laboratorio della gioielleria Villa, dove ogni idea diventa preziosa. Fucina continua di creatività, qui l’esecuzione è il valore imprescindibile di un’estetica che raggiunge i vertici della perfezione. Ci si muove tra diamanti, zaffiri, rubini, smeraldi, tormaline, peridoti, lapislazzuli, insomma tra quanto di più prezioso ci possa essere, con grande disinvoltura. Stupisce la nonchalance con cui i cinque maestri artigiani, quattro gioiellieri, un incassatore e uno che svolge entrambi i ruoli, maneggiano e si passano di mano in mano queste pietre dure che la loro preziosità ci ha abituati a considerare con un certo timore reverenziale. Per loro invece non hanno segreti, si mostrano in tutta la loro naturalezza e la loro intima essenza ispira la creatività di Filippo Villa. È lui, infatti, che disegna strutture, linee e profili capaci di esaltare al meglio la bellezza di ogni pietra dura e dare così vita a quegli incredibili pezzi d’alta gioielleria che hanno fatto del negozio milanese il punto di riferimento per veri connoisseur. E poi è sempre lui a dirigere l’orchestra dei maestri artigiani, che nel laboratorio al piano superiore plasmano e assemblano la materia nel rispetto delle proporzioni, perché il risultato finale sia la perfetta sintesi tra i concetti estetici di equilibrio e armonia. I gioiellieri lavorano l’oro (le cui leghe vengono fatte direttamente in laboratorio, che ha il marchio di identificazione 49 Mi, uno dei più antichi d’Italia), il platino, a volte l’iridio, e gli danno forma, trasformandolo nell’anima del gioiello, nella montatura che ospiterà le pietre, diventando poi praticamente invisibile. Il massimo dell’esercizio stilistico è quello di rendere la struttura il più leggera possibile, quasi aerea. «Ingegneria allo stato puro», dice

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Filippo Villa, «e il giorno in cui riusciremo a fare a meno di oro e platino, ma potremo utilizzare solo pietre preziose, quello sarà un gran giorno...». Dunque i gioiellieri danno forma alla materia e preparano già tutti i fori dove saranno poi incastonate le pietre. Facile intravedere quello che ben presto si trasformerà in un pavé scintillante. Si lavora al centesimo di millimetro e la precisione deve essere assoluta. Il gioielliere passa poi la struttura all’incassa-

IN PRINCIPIO ERA UN’IDEA Sopra, gemelli fox terrier in onice, agata bianca, diaspro, barretta in onice su oro. In alto, Filippo Villa, il creativo della gioielleria, all’opera su alcuni disegni. A sinistra, 1. Gommatura dei modelli per archivio. 2. La rifinitura di una vera d’oro. 3. L’incassatura di un teschio con diamanti. 4. L’incassatore sceglie con il calibro le pietre. 5. Pietre e materiali con cui assemblare i gemelli. 6. Fusione dell’oro. 7. Studio del posizionamento di acquemarine per orecchini chandelier e un modello con 28 diamanti. 8. Con il pennarello il gioielliere segna i punti in cui realizzare i fori che ospiteranno i diamanti su un anello con rubino cabochon. 9. I calchi in gesso dei gioielli realizzati che fungevano d’archivio negli anni 30, 40 e 50.

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tore, che bloccherà il gioiello su un supporto di stucco, con mano fermissima adatterà i fori alla caratura delle diverse pietre e inizierà a ricoprire totalmente di luce orecchini, anelli, collane, bracciali. Per un anello tutto tempestato di pietre preziose ci vogliono circa 50 ore di lavorazione, 25 del gioielliere e altreto ttante dell’incassatore. Un paio di orecchini di brillanti possono richiedere anche 250 ore d di lavoro. Due sono le tecniche per incassare d lle pietre, una fissandole con piccole punte, ll’altra con il metallo che corre intorno e che

viene ribattuto, al fine di renderlo invisibile. Perizia artigianale che richiede la massima attenzione: a volte per una pietra ci vogliono 20 minuti, dove la prova del nove dell’abilità del maestro è sempre il risultato finale. Il prodotto deve brillare in modo omogeneo, la luce deve essere uniforme: altrimenti significa che non tutte le pietre sono incassate nel rispetto della forma del gioiello. Poi tocca di nuovo ai gioiellieri, che con l’aiuto di lime passano alla rifinitura, eliminando con precisione chirurgica le impurità, facendo attenzione a non sfiorare le pietre, che potrebbero graffiarsi. È la ricerca stessa della perfezione che diventa stimolo all’interno del laboratorio Villa. Qui nulla è improvvisato, ma tutto è studiato al fine di arrivare a un lavoro armonioso. Non è difficile percepire la passione che muove i cinque artigiani i cui gesti sono ben calibrati fra loro e svelano grande abilità ed esperienza. Anni di formazione sul campo, accanto a un veterano del mestiere, hanno permesso di raggiungere alti livelli di conoscenza per un lavoro che ha tutte le credenziali per essere definito mestiere d’arte. Si considerano molto fortunati, Fabio, il capo, Mauro, suo fratello, Alice, l’unica donna, specializzata nei gemelli, Marco, l’incassatore, e Ivanov, impegnato su più fronti della lavorazione, a conoscere i segreti di questa miniera di creatività che è il laboratorio Villa. Un nicchia del settore, che può vantare il privilegio di avere il laboratorio in casa: «Solo così puoi permetterti di avere sotto controllo tutto, la creatività, lo stile, la qualità. Il nostro è un laboratorio di bellezza ed eccellenza», spiega Filippo Villa. Dove ogni prototipo va ad arricchire il già importante archivio: «Negli anni 30, 40, 50 mio padre faceva dei calchi in gesso con i gioielli appena realizzati, per mantenere un ricordo e una memoria dei lavori fatti. Oggi per noi sono continua fonte di ispirazione. Proprio come accade nella moda, tutto torna, chiaramente rivisitato e riattualizzato secondo le tendenze del momento e i materiali». Così si fissano nella memoria i pezzi che hanno scritto la storia della gioielleria d’autore e che hanno fatto la differenza per la loro unicità. La sartorialità del gioiello plasma preziosi su misura, rendendoli irripetibili. È facile intravedere in un calco di resina il tentativo di rendere immortale l’immagine della perfezione. Firmata Gioielleria Villa.

BELLEZZA IMMORTALE Sopra, gemelli riccio in legno di palma fossile, barretta in giada e oro giallo. In alto, l’incassatore lavora su un orecchino con ametista color lilla, zaffiri e diamanti: utilizza un supporto rigido in stucco in cui si fissa il gioiello, in questo modo può applicare la forza necessaria alla lavorazione. A destra, alcuni bozzetti firmati da Filippo Villa degli orecchini gotici in oro con eliodori, zavoriti verdi e brillanti.

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ELEMENTI DI STILE Protagonista degli arredi Giorgetti è il legno, selezionato nel rispetto di elevati standard qualitativi. Qui, pile di pau ferro in essiccazione nello stabilimento Giorgetti di Meda. A destra, la fase di assemblaggio con l’aiuto di morsetti di una gamba della poltrona Progetti alla struttura.

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IL DESIGN È MOBILE

Le mani del maestro artigiano plasmano la materia e danno forma a un’idea. Così le tavole grezze di ebano si sublimano in arredi che hanno portato nel mondo la tradizione tutta italiana di Giorgetti

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Il processo di stagionatura naturale renderà stabili, duttili e idonee alle successive fasi di lavorazione le assi ricavate dai tronchi

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L’intenso profumo del legno. La ruvidità della materia prima ancora allo stato grezzo. Il rumore delle mani che tagliano, levigano e sagomano. Piano, piano l’idea prende forma. Una sinfonia classica di sottofondo accompagna l’opera prima del maestro, dove ogni passaggio manuale si trasforma in una danza armoniosa di gesti. Che si completano a vicenda, perché ciascuno vive dell’essenza dell’altro. Il tutto, poi, accade secondo una regia precisa: quella di Giorgetti. Azienda storica nel settore dell’arredamento, il cui nome si intreccia in modo indissolubile con la vera essenza del made in Italy. Creatività indiscussa, allo stato puro, che si incontra con una profonda abilità manifatturiera, accade così che estetica ed etica plasmino quanto di più sublime un complemento d’arredo possa essere. Il suo aspetto esteriore appaga l’occhio, mentre la sua anima delinea i tratti che fanno la differenza, portandolo nel territorio dell’eccellenza italiana. Giorgetti rivela dunque la sua tradizione centenaria nello scenario del mondo dell’arredamento, inevitabile per un’azienda che lega la sua storia alla Brianza, area celebre per l’abilità dei suoi artigiani nella lavorazione del legno e per la bel-

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ESSENZA DI QUALITÀ Sopra, la poltroncina Progetti, la cui realizzazione richiede circa cinque settimane; 16 i pezzi che la compongono. Sotto, da sinistra, le tavole di legno segnate a mano con dime; gambe di legno che hanno subito le fasi di sagomatura, contornatura e foratura, prima di assemblaggio e lucidatura. A sinistra, la scelta delle lastre di noce canaletto per selezionare la parte migliore del legno.

lezza dei suoi mobili. Fondata nel 1898 come laboratorio artigiano di ebanisteria a Meda, Giorgetti mantiene immutato il suo patrimonio di conoscenza, aggiornandolo in base alle nuove esigenze, e così alla manualità è stata affiancata la tecnologia, in un rigoroso rispetto delle parti. Dove finisce una inizia l’altra, senza snaturarne il lavoro, ma operando in armonia per dar vita a prodotti di alta qualità. Oggetti senza tempo, in grado di sopravvivere alle mode, diventano testimoni della capacità di Giorgetti di creare mobili paragonabili a opere d’arte. Il progetto del designer prende forma nei laboratori Giorgetti grazie al lavoro di sapienti mani artigiane: sedie, poltrone, librerie, bergère, tavolini, divani e complementi vanno oltre la loro natura e raccontano l’incontro di più saperi. «Il processo che porta il legno a divenire prodotto finito ha origine dalle tavole grezze ricavate dai tronchi», spiega Carlo Giorgetti, presidente dell’azienda, «che vengono accatastate in azienda sotto grandi portici areati, al riparo dalle intemperie. Qui le si lascia stagionare per un periodo che va da sei mesi a un anno. Altri processi, poi, che ne stabilizzano l’umidità rendono il legno pronto per essere lavorato». La materia

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94 L’intero processo produttivo avviene in Italia e ogni manufatto è accompagnato da documenti che ne certificano tutte le fasi, dal progetto al risultato finale

prima grezza prende vita, grazie al giusto equilibrio tra manualità e tecnologia e una giusta dose di passione. Nel reparto segheria arrivano le tavole di legno, dove vengono segnate a mano utilizzando le numerose dime, dando forma a gambe, braccioli, fusti, piani, a ogni elemento che andrà a comporre un mobile Giorgetti. In seguito, saranno tagliati con una prima sbozzatura; quindi macchine altamente sofisticate e specializzate procedono alle fasi di sagomatura, contornatura e foratura dei vari componenti, per prepararli alla fase di assemblaggio e alla lucidatura, che avviene con tinte a base d’acqua. Il noce canaletto, per esempio, viene lucidato con una finitura a poro aperto che dona al prodotto una piacevole sensazione tattile. «Tutto viene eseguito con la massima attenzione per garantire quegli standard qualitativi da cui non prescindiamo», continua Giorgetti. «Il controllo qualità avviene per ogni fase di realizzazione dal laboratorio fino al reparto spedizione. Tutti i nostri prodotti sono accompagnati da documenti che certificano il progetto, la lavorazione, la manifattura e l’originalità. Una scheda di identificazione specifica tutti i materiali di cui è composto il pezzo, riporta data di produzione, firma del responsabile del collaudo qualità, certificazione del made and manufactured in

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SEDUTA PROTAGONISTA Sotto, poltroncina della collezione Mobius, design Umberto Asnago (2013), con base in legno, rivestita in tessuto e pelle. In basso, da sinistra, fase di sagomatura della tacca di tenuta gamba-seduta di una poltrona Progetti; la fase di cucitura della fodera di una poltrona Arabella. A destra, stiratura a vapore su tessuto per dare il tocco finale alla poltroncina Progetti (www.giorgetti.eu, tel. 0362.75275).

Italy». E come accade in un atelier di haute couture, anche in Giorgetti la sartorialità è una componente che dà valore aggiunto ai prodotti. Così i fusti in legno di poltrone e divani passano nel reparto specifico dove verranno imbottiti con materiali di primissima scelta e poi in quello dedicato al taglio e cucito pronti per «indossare» il loro abito, fatto di tessuto, pelle e cuoio. Dove le rifiniture, come per esempio il passaggio del vapore del ferro, daranno quel tocco finale capace di rendere impeccabile il prodotto. E così ecco, Progetti, Fabula, Denny, Corium, Ion, Lia, Nyn, alcuni dei numerosi arredi Giorgetti, tutti figli della stessa esperienza e tradizione, nati dal guizzo creativo dei designer con cui l’azienda da anni ha scelto di collaborare, da Massimo Scolari a Umberto Asnago, da Laura Silvestrini a Chi Wing Lo, per arrivare agli ultimi come Massimo Castagna, Carlo Colombo, Rossella Pugliatti, Toshiyuki Kita, Design Mvw - Xu Ming & Virginie Moriette. Oggi l’internazionalizzazione è parte integrante della strategia Giorgetti, che esporta in tutti i mercati stranieri la sua tradizione ebanistica più che centenaria che, unita all’esperienza e alla grande attenzione alla qualità, le ha permesso di distinguersi in modo decisivo nel mercato del mobile. (Valentina Ceriani)

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Progetti Speciali

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CREATIVI VAN CLEEF & ARPELS HA CHIESTO AI 19 ALLIEVI DI CREATIVE ACADEMY DI FOGGIARE, ASSIEME A GRANDI ARTIGIANI, VASI E COMPOSIZIONI FLOREALI IN CARTA, PLASTICA O METALLO CHE ESPRIMANO TUTTA LA POESIA DELLA MAISON di Edoardo Perri*

* designer e fondatore di Whomade.it, curatore del progetto per conto della Creative Academy e della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte

L’ELEGANZA DELLA CALLA Sopra, la boutique Van Cleef & Arpels in via Pietro Verri 10 a Milano, teatro dell’esposizione delle opere degli studenti durante il Salone del Mobile. Nella pagina a fianco, un progetto ispirato all’eleganza della calla.

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97 98 Qualunque tipo di contenuto, quale che sia la sua forma, ha bisogno di un contenitore per potersi organizzare ed essere presentato. Allo stesso modo è il contenitore a chiedere d’essere riempito per completarsi nel suo significato con la sua ragion d’essere. Il vaso contiene, il vaso raccoglie e mantiene. Ma che cosa sarebbe un vaso senza i propri fiori? La storia, poetica, è quella di una coppia di elementi interdipendenti che diventano capaci di completarsi a vicenda e di esprimere pienamente la loro essenza, in un racconto fatto di continui intrecci e di reciproci rimandi. Progettare il vaso di fiori rimanda quindi alla concezione di un dialogo tra innamorati, al progetto di una relazione che probabilmente cambierà entrambi. È da queste premesse che la prestigiosa Maison Van Cleef & Arpels ha chiesto al talento dei 19 studenti del Master of Arts in Design di Creative Academy di proiettare una propria visione sul tema de «Les Fleurs Enchantées-Blooming Creativity», per progettare un vaso con fiori interamente frutto di fantasia e creatività. Gli studenti, infatti, non si dovranno misurare con fiori freschi e recisi, ma dovranno ideare (con l’ausilio di grandi maestri d’arte) ogni dettaglio di queste composizioni, che saranno poi realizzate in carta, plastica o metallo secondo una precisa ispirazione artistica. Palcoscenico d’eccezione per questa primavera creativa è la boutique Van Cleef & Arpels di via Verri 10 a Milano. In occasione del Salone internazionale del Mobile 2013, infatti, la boutique apre le porte agli appassionati di arte e di design per esporre, dal 9 al 14 aprile, le opere degli studenti della Creative Academy, la scuola internazionale del Gruppo Richemont fondata a Milano nel 2003, che ogni anno forma talenti specializzati nel design dell’oggetto di lusso, con particolare riferimento alla gioielleria, all’orologeria e agli accessori moda d’alta gamma. Nel segno del romantico universo Van Cleef & Arpels, una Maison nata essa stessa dalla storia d’amore tra Estelle Arpels e Alfred Van Cleef, la proposta lanciata ai designer del

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progetto del binomio vaso-fiore diventa stimolo per riflessioni creative sul rapporto dialettico che si instaura tra gli oggetti e sulla vitalità e poesia che gli stessi riescono a restituirci, comunicandoci l’essenza e l’energia dell’umanità che li ha creati. Nello sviluppo creativo delle proprie idee, portato avanti nell’arco di un intenso programma didattico concepito con la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e sotto la direzione artistica di Edoardo Perri e Dario Riva di Whomade-Design for the Avant-craft, gli studenti hanno visto coinvolta, a supporto delle loro facoltà creative, una selezione di maestri d’arte milanesi, abili nelle lavorazioni artigianali e artistiche della carta e dei metalli leggeri e nelle tecnologie di taglio laser di tessuti, pelli e legni pregiati. A loro sono stati affidati i disegni e le creazioni per la mostra. La maestra nelle arti della carta è Caterina Crepax, ordinatrice di fogli e domatrice di tagli, pieghe, arricciature, plissettature e intarsi cartacei; alle lamiere e ai ferri, fiori di latta con l’ironico e colto Gherardo Frassa, raffinato fiorista e giardiniere dei metalli; alle incisioni, ai tagli e ai minuti dettagli, One-off, atelier di prototipazione e di decoro al taglio laser. Sottolinea Franco Cologni, presidente della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, promotrice insieme alla Maison d’alta gioielleria dell’esposizione e del progetto stesso, che «è grazie alle mani dei nostri maestri che si riesce a ottenere un prodotto che il mondo ancora apprezza; è grazie alle mani dei nostri designer se si creano linee e proporzioni eleganti; è grazie alle mani che ogni giorno si aprono per accogliere idee, progetti e suggestioni se riusciamo a mantenere il nostro ruolo di fucina rinascimentale». Gli inediti vasi fioriti, realizzati nei laboratori dei tre atelier d’arte selezionati a collaborare con i designer, e in mostra durante la settimana del design di Milano, rappresentano visibilmente il proficuo incontro tra cultura del progetto e arte del fare. Un incontro che permette di sviluppare teorie creative sugli oggetti che comunicano, che raccontano; teorie su quei vasi comunicanti in grado di elevare con un soffio la pesantezza del nostro pensiero e di portarci lontano, fermi e a occhi chiusi, con un fiore profumato in mano.

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Progetti Speciali

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SONO NATE RIFLESSIONI SUL RAPPORTO DIALETTICO TRA GLI OGGETTI E SULLA PASSIONE CHE COMUNICANO

FORTE CARICA ONIRICA In queste pagine, le farfalle, i colori, le forme sinuose e mobili tipiche di Van Cleef & Arpels sono state trasformate dagli studenti della Creative Academy in elementi iconici per la progettazione di una ora fantastica, inserita in vasi dalla forte carica onirica.

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Musei segreti

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TESORI

DI SAN PIETROBURGO Chi visita la città fondata da Pietro il Grande potrebbe forse accontentarsi dell’Ermitage, una delle gallerie d’arte più importanti del mondo, e del Museo di Stato Russo. Ma quella che oggi è considerata uno dei principali centri artistici e culturali d’Europa sa offrire in realtà una ricchezza di bellezze nascoste che regalano percezioni emozionanti dell’inestimabile patrimonio artistico russo Galina Stolyarova (traduzione dall ’originale inglese di Alberto Cavalli)

I DONI DEGLI ZAR Nella foto, un dettaglio dei cancelli del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo. Tipico esempio di arte barocca, l’edificio fu modificato quattro volte; l’ultima porta la firma dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli ed è stata completata nel 1762. Fu una delle residenze dei Romanov e oggi fa parte del complesso museale dell’Ermitage, che ospita una delle più importanti collezioni d’arte del mondo.

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Il balletto classico russo è nato a San Pietroburgo. La Scuola Imperiale di Ballo è stata fondata qui il 4 maggio del 1738 per ordine dell’imperatrice Anna Ivanovna ed è stata diretta dal maestro francese Jean-Baptiste Landé. Dominano il repertorio del Teatro Mariinskij balletti come Il lago dei cigni e La bella addormentata, oltre alle coreografie di un altro francese, Marius Petipa, arrivato all’accademia nel 1847. Il Museo Statale del Teatro e della Musica documenta le vite di alcuni tra i migliori ballerini russi e mette in mostra emozionanti opere dedicate alle produzioni più importanti del balletto, arricchite con affascinanti costumi di scena e cimeli personali di grandi ballerini nonché scenografie teatrali di artisti del calibro di Léon Bakst e Konstantin Korovin. › Museo Statale del Teatro e della Musica di San Pietroburgo 6, Ploshad Ostrovskogo • www.theatremuseum.ru

ARTI APPLICATE

L’imponente facciata dell’Accademia di Arte e Design Stieglitz è decorata con sculture allegoriche che simboleggiano le differenti arti; al centro campeggia la figura di un uomo robusto in abiti da operaio. Si tratta di Maximilian Mesmacher, l’architetto della prestigiosa accademia, chiamata «accademia di maestria» a motivo dell’elevata qualificazione dei suoi artisti. L’Accademia venne fondata nel XIX secolo da una delle più importanti figure della Russia del tempo. «Il nome Alexander Stieglitz è famoso a livello internazionale al pari dei Rothschild»: così scriveva un giornale russo nel 1850. Stieglitz, nato nel 1814 e morto nel 1884, è stato uno dei più importanti finanzieri russi e ha giocato un

ruolo cruciale nella stabilizzazione del rublo subito dopo le guerre napoleoniche. Dopo essere diventato la mente della Banca Statale Russa durante il 1840, Stieglitz riuscì a ottenere cinque prestiti esteri cruciali in un momento in cui la fiducia nel sistema finanziario russo barcollava malamente. L’Accademia Stieglitz vanta interni eclettici e sontuosi, con sale ad arco e soffitti affrescati; il palazzo è riconosciuto come uno dei più prestigiosi nell’ex capitale imperiale russa. Il suo Museo di Arti Applicate e Design ospita più di 2mila manufatti, inclusi mobili, costumi, porcellane e ceramiche. › Museo di Arti Decorative e Applicate 13 Soljanoi Pereulok • www.stieglitzmuseum.ru

PORCELLANA IMPERIALE

Il Museo della Fabbrica Imperiale di Porcellane di San Pietroburgo documenta gli ultimi 300 anni della produzione di porcellane russe: dai lussuosi servizi da tavola cerimoniali ordinati da Caterina la Grande fino ai set di scacchi di propaganda bolscevica, decorati con scene che rappresentano i nobili contro gli operai e i contadini sovietici. La manifattura più antica di Russia, e una delle prime in Europa, venne fondata nel 1744 per decreto di Elisabetta, figlia di Pietro il Grande. Al tempo degli zar la fabbrica fu fornitrice esclusiva della famiglia Romanov e dei suoi nobili membri. Il Museo venne fondato un secolo dopo dall’imperatore Nicola I, con donazioni provenienti dal Palazzo d’Inverno e da altre residenze reali. Nonostante fosse aperto al pubblico, il Museo divenne una meta esclusiva soprattutto per la nobiltà russa. Tuttavia, nel periodo sovietico, quando fu rinominata Fabbrica Stata-

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le di Porcellane M.V. Lomonosov, il Museo istituì una politica di restrizione, limitando l’accesso agli operai e a pochi ospiti privilegiati. «Nella Russia degli zar, la fabbrica e, più avanti, una visita al suo museo divenne un trattamento speciale per gli ospiti della famiglia imperiale che venivano accompagnati lì e ricevevano in dono capolavori di porcellana prodotti nella fabbrica stessa», racconta la direttrice del museo, Tatyana Kudryavtseva. In periodo so-

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vietico, l’accesso programmato divenne la regola. Il libro degli ospiti del museo si presenta come un Who’s Who della storia russa, con le firme autografe dei Romanov, dei poeti Sergei Esenin, Vladimir Mayakovsky, Anna Achmatova e dell’artista Kazimir Malevicˇ. › Museo della Fabbrica Imperiale di Porcellane 151 Prospekt Obuchovskoj Oborony • www.ipm-gallery.ru - www.hermitagemuseum.org

L’ECO DELLA STORIA Presso il Museo della Fabbrica di Porcellane Lomonosov sono in mostra i lussuosi servizi da tavola cerimoniali ordinati dagli zar (sopra) e gli oggetti decorativi o gli scacchi da propaganda bolscevichi del periodo post-rivoluzionario. A sinistra, dall’alto, il Museo Statale del Teatro e della Musica ospita memorabilia dei più grandi artisti del balletto classico; una delle figure allegoriche sulla facciata dell’Accademia Stieglitz.

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OROLOGI DA... MOSTRA

Quando si pensa alla grande produzione artigianale di orologi, San Pietroburgo non è certo un riferimento immediato. Risulta quindi sorprendente scoprire la Fabbrica di Orologeria Petrodvorets, fondata con un decreto dello zar Pietro il Grande nel 1721 come un laboratorio che serviva la famiglia imperiale. Il Museo della Fabbrica vanta il più grande archivio al mondo di progetti per orologi e ospita disegni acquerellati, alcuni degli schizzi più antichi e bozze di progetti nuovi ispirati a opere storiche. In mostra si trovano inoltre strumenti storici, alcuni dei quali sono unici per fattura. Il museo riapre a maggio dopo una lunga ristrutturazione e le visite saranno a entrata libera. › Museo della fabbrica di orologi Petrodvorets 60 Sankt-Peterburgskij Prospekt • www.raketa.com

OLTRE LE BAMBOLE

Il genere di oggetti esposti al Museo della Bambola di San Pietroburgo è alquanto difficile da circoscrivere, e a un primo sguardo molti visitatori sono cauti persino nel definirle bambole. Alcune di queste hanno teste di porcellana e vestiti sofisticati ricamati a mano; ma sono esposti anche libellule o pesci colorati fatti di tubi di plastica, cubi irregolari e sfere, fin troppo concettuali per essere definiti semplici giocattoli. Le mostre cambiano ogni mese e i temi sono scelti esclusivamente da designer di San Pietroburgo, che collaborano con teatri locali e sono loro stessi appassionati collezionisti di bambole. Aleksander Borovskij, direttore del dipartimento di arte contemporanea del Museo Statale Russo, nota come l’arte di fare le bambole sia particolarmente femminile e tipica delle tradizioni artigianali e folcloriche russe. › Museo della Bambola 8 Kamskaja Ulica • www.museumdolls.ru

OPERE DI PROPAGANDA

Alcuni tra i più efficaci strumenti di propaganda, i manifesti politici dell’era sovietica, sono adesso esposti al Museo della Storia Politica Russa come opere d’arte. Realistici, vivaci e persuasivi, i manifesti sovietici sono spesso riconosciuti come la quintessenza di un’epoca, riflettendo il modo in cui chi governava il Paese si rivolgeva al popolo. Attraverso le immagini dei manifesti il pubblico può vedere come lo Stato stimolava il popolo, e cosa veniva fatto per infondere una prospettiva positiva al futuro della gente. Nella lotta instancabile per conquistare il cuore e le menti delle persone comuni, nessun oggetto è stato considerato insignificante. Gli operai delle fabbriche facevano calamai a forma di donna che legge le opere storiche di Stalin e ricama una bandiera sovietica; i servizi da tè venivano decorati con figure eroiche della rivoluzione; i piatti venivano adornati con scene di grandi progetti comunisti come la fer-

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rovia Bajkal-Amur. Questi oggetti, progettati da alcuni tra i più importanti artisti russi, sono ora in mostra al museo. A tal proposito negli anni Venti del XX secolo la leggendaria avanguardia artistica rappresentata da Kuzma PetrovVodkin, Ljubov’ Popova, Vasilij Kandinskij e Malevicˇ ha sviluppato bozzetti per i prodotti di propaganda. «Queste tecniche di propaganda erano particolarmente importanti durante i primi anni della Rivoluzione», afferma

Irina Vazˇhinskaja, direttrice del Dipartimento di Arti del Museo. «I propagandisti avevano come obiettivo quello di plasmare la mentalità del popolo e far accettare le nuove idee politiche e il nuovo stile di vita. La prima arte di propaganda sovietica venne creata da alcuni degli artisti più talentuosi ed acclamati del Paese». › Museo Statale di Storia Politica Russa 2-4 Ulica Kujb’isˇeva • www.polithistory.ru

VISTI DA VICINO Il Museo Statale di Storia Politica Russa vanta una notevole collezione di opere di propaganda (sopra) firmate spesso da grandi artisti. Nell’altra pagina, il Museo della fabbrica di orologi Petrodvorets presenta un ricchissimo archivio di progetti e disegni, mentre il Museo della Bambola ospita regolarmente mostre tematiche a cura di grandi designer.

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Ri-sguardo

apere e saper fare. Un capitale da difendere, rendendolo insensibile alle variazioni della borsa e inalienabile nelle compravendite finanziarie che non riescono a valorizzare la vera ricchezza di un prodotto finito. Per questo l’Europa deve tutelare e promuovere la straordinaria capacità delle manifatture

È SOLO LA PASSIONE A DARE SENSO AL LAVORO

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Scriveva Theodor Adorno che «la libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta». Una riflessione che mi sembra molto adatta per descrivere la situazione in cui ci troviamo, dove spesso, anziché ricercare la fertile unione di principi complementari, si persegue solo e soltanto una direzione, svilendo così la ricchezza che nasce dalla diversità. Quando si considera il modello economico non solo italiano, ma anche di tanti Paesi europei, infatti, spesso si tende a riflettere in senso dicotomico: industria contro artigianato, digitale contro manuale e così via. Ma non è certo questo il modello economico più adatto per comprendere le prospettive di crescita dei Paesi come i nostri, dove l’economia si basa anche sulla cultura: una cultura intesa non solo come patrimonio museale, ma anche come preziosa eredità di saper fare, di saper progettare, di saper creare a regola d’arte. Cultura e lavoro, ovvero: cultura del lavoro. Di un lavoro fatto non da insetti, ma da esseri umani, che dedicano la propria vita e la propria creatività al raggiungimento di una perfezione funzionale che fa storia tanto quanto la creatività. Secondo le previsioni dell’ex direttore di Wired, Chris Anderson, riportate dall’economista Stefano Micelli, la prossima rivoluzione industriale sarà guidata da una nuova generazione di piccole imprese operative a cavallo tra altissima tecnologia e artigianato, in grado di fornire prodotti innovativi che siano estremamente perso-

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nalizzabili e in edizioni limitate. Una prospettiva che però, se ci pensiamo, è già una realtà operativa e fruttuosa in tanti dei campi in cui l’Italia eccelle: dalla moda al design, dalla nautica alla gioielleria. Tante nostre imprese, spesso piccole o familiari, si sono negli anni sapute imporre come partner di rilievo per tanti gruppi del lusso che qui vengono a far realizzare scarpe, borse, abiti, gioielli; perché oltre a una grande capacità artigianale, qui si trovano anche (e ancora) abili maestri in grado di far evolvere le tecniche e le arti, ovvero di offrire capacità di innovazione che procedono di pari passo con il mantenimento del grande patrimonio culturale e artigianale accumulato nei secoli. Intendiamoci: la capacità di muovere bene le mani non è appannaggio esclusivo di nessuno. Ma in Europa, e in tutto il mondo, vi sono distretti o addirittura città dove alcune lavorazioni sono ormai diventate parte del Dna, si respirano nell’aria, si incontrano negli occhi e nelle mani delle persone; ci sono territori dove il materiale e l’immaginario si incontrano per permettere a oggetti magnifici, espressivi, funzionali di vedere la luce grazie al lavoro e alla creatività. Forse è proprio in quest’area di incontro tra tecnologia e artigianato, tra design (inteso come cultura del progetto) e capacità di interpretazione, tra visione prospettica e sapienza storica che ci sono margini di crescita interessanti per tutti coloro che, ieri come oggi, sanno che il futuro è di chi sa vedere oltre il bianco e nero della realtà per ricercare soluzioni nuove, creative, à la carte. Soluzioni su misura per bisogni sempre nuovi, che però in fondo sono antichi come l’uomo: il bisogno di riconoscerci in un oggetto che ci parli di noi stessi, in un gesto che non sia solo bruta azione sulla materia ma consapevole trasformazione di essa, in uno sguardo che non veda solo il profitto immediato ma anche l’investimento su un capitale futuro. Un capitale fatto di sapere e di saper fare, che sia quindi insensibile alle variazioni della borsa e inalienabile nelle tristi compravendite finanziarie che non valorizzano mai l’unica cosa che dà senso al lavoro: la passione.

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MESTIERI D’ARTE & DESIGN Poste Italiane S.p.A-Sped. In Abb.Post.- D.L353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art.1,comma 1 DCB Milano - Aut.Trib. di Milano n.505 del 10/09/2001 - Supplemento al N. 121 di Monsieur

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Mestieri dArte Design MILANO

Giornate Europee: Mendini La Pietra, Sabattini e le donne in bottega

CREAZIONE

Florilège, il capolavoro degli artigiani di Vacheron Constantin

MAESTRI

Giorgetti e Linley i segreti della nobiltà del legno

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