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43 ott/dic 2001

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ARTIGIANATO tra arte e design

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ARTIGIANATO tra arte e design ceramica d’este la tradizione rinnovata

NUMERO 43 Ottobre/Dicembre 2001 Trimestrale Anno XI L. 12.000 € 6,20 Spedizione in abb. post. 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Milano

contaminazione di materie artisanexpo

la maiolica in sicilia artisti del vetro dorothy hafner maria grazia oppo forme di luce corpi illuminati

Edizioni Imago International

il novecento di morelato amore mediterraneo pietra di fontanarosA


COMITATO PROMOTORE

COMITATO TECNICO E CORRISPONDENTI PER LE AREE ARTIGIANE

Luigi Badiali (Presidente BIC Toscana) Giacomo Basso (Segretario Generale C.A.S.A.) Camilla Michelotti (L’Arte del Quotidiano) Giorgio Pozzi (Assessore all’Artigianato Reg. Lombardia) Bruno Gambone Francesco Giacomin (Segretario Generale Confartigianato) Demetrio Mafrica

Alabastro di Volterra Sergio Occhipinti (Presidente Euralabastri) Irene Taddei Bronzo del veronese Gian Maria Colognese Ceramica campana Eduardo Alamaro Ceramica di Caltagirone Francesco Judica Ceramica di Castelli Vincenzo Di Giosaffatte Ceramica di Albisola Massimo Trogu Ceramica di Deruta Nello Zenoni (Resp. Artig. Regione Umbria) Nello Teodori Ceramica di Grottaglie Giuseppe Vinci (Sindaco Grottaglie) Ciro Masella Ceramica di Palermo Rosario Rotondo Ceramica umbra Nello Teodori Ceramica di Vietri sul Mare Massimo Bignardi

Giancarlo Sangalli (Segretario Generale C.N.A.)

Frammento dell’alta zoccolatura che decorava la chiesa di S.Giorgio dei Genovesi di Sciacca, maestro Giuseppe Masierato (XVI sec.), mattonelle maiolicate, Istituto Statale d’Arte, Sciacca.

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Ceramica faentina Maria Concetta Cossa (Pres. Ente Ceramica Faenza) Tiziano Dalpozzo Ceramica piemontese Luisa Perlo Ceramica sestese Stefano Follesa Ceramica di Nove Katia Brugnolo (Dir. Museo delle Ceramiche di Nove) Ceramica di Laveno Marcello Morandini Cotto di Impruneta Stefano Follesa Cristallo di Colle Val d’Elsa Giampiero Brogi (Pres. Consorzio Crist. Colle Val d’Elsa) Ferro della Basilicata Valerio Giambersio Ferro di Asolo Stefano Bordignon Gioiello di Vicenza Maria Rosaria Palma Intarsio di Sorrento Alessandro Fiorentino

Legno di Cantù Aurelio Porro Legno di Saluzzo Elena Arrò Ceriani Legno della Val d’Aosta Franco Balan Marmo di Carrara Antonello Pelliccia Marmi e pietre del trapanese Enzo Fiammetta Marmo veronese Vincenzo Pavan Mosaico di Monreale Anna Capra Mosaico di Ravenna Gianni Morelli Elisabetta Gonzo Alessandro Vicari Mosaico di Spilimbergo Piergiorgio Masotti (E.S.A. Friuli Venezia Giulia) Paolo Coretti Oro di Valenza Lia Lenti Pietra di Apricena Domenico Potenza

Pietra di Fontanarosa Mario Pagliaro Pietra di Lavagna Alfredo Gioventù Marisa Bacigalupo Pietra lavica Vincenzo Fiammetta Pietra leccese Luigi De Luca Davide Mancina Pietra piperina Giorgio Blanco Pietra Serena Gilberto Corretti Pietra Vicentina Maria Rosaria Palma Pizzo di Cantù Aurelio Porro Tessuto di Como Roberto De Paolis Travertino romano Claudio Giudici Vetro di Altare Mariateresa Chirico Vetro di Empoli Stefania Viti Vetro di Murano Federica Marangoni


ARTIGIANATO TRA ARTE E DESIGN Anno XI, Numero 43 ottobre/dicembre 2001 Registrazione al Tribunale di Milano n. 45 del 30.1.1991

Con il patrocinio del Ministero dell’Industria Commercio e Artigianato Segreteria Generale, Amministrazione e Abbonamenti Edizioni Imago International S.r.l. Corso Indipendenza, 6 - 20129 Milano Tel. 02.70009474 - 02.70009480 Fax 02.71092112 e-mail: edizionimago@tin.it Segreteria di Redazione Via Guercino, 7 - 20154 Milano Tel. 02.33608400 - Fax 02.33608389 Direttore Responsabile Ugo La Pietra Direttore Editoriale Adriano Gatti

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“Grande vasca in ceramica” di Ignazio Moncada esposta alla mostra “Oltre lo specchio” Este, 2001

S O M M A R I O Editoriale

ARTE E ARTE APPLICATA di Ugo La Pîetra

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Ricerche CONTAMINAZIONE DI MATERIE di François Burkhardt

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Didattica FORME DI LUCE di Irene Taddei

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Mostre CERAMICA DI ESTE, LA TRADIZIONE RINNOVATA

Comitato Scientifico Enzo Biffi Gentili, Gillo Dorfles, Vittorio Fagone, Anty Pansera

di Ugo La Pietra e Federica Marangoni

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UFFICIO PRODUZIONE Alberto Gatti, Gianantonio Orlandi

ARTISTI DEL VETRO di Claudia Ferrari

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UFFICIO STAMPA Claudia Ferrari, Antonella Velli Hanno collaborato a questo numero Per i testi: Eduardo Alamaro, Giannino Balbis, François Burkhardt, Andrea Caruso, Simona Cesana, Claudia Ferrari, Stefano Follesa, Adriano Gatti, Florinda Gaudio, Alfredo Gioventù, Claudio Giudici, Ugo La Pietra, Federica Marangoni, Fernando Moro, Alfonso Morone, Angela Muroni, Maria Dolores Picciau, Aurelio Porro, Irene Taddei,Isabella Taddeo, Osvaldo Valdi. Per le fotografie: Bruno Barillari, Giuseppe Cappellani, Damiano Danielli, Pasquale De Antonis, George Erml, Ramak Fazel, Studio Forma 3. Inserzioni pubblicitarie Morelato II cop.; Fierarredo - Bologna Fiere pag.1; Nolostand pag.2; Artisanexpo - Promos pag.3; SABO pag.4; I.S.O.L.A. pag.5; Targetti pag.45; Imago Shop&Fair pag.80; Unicef pag.87; Artigianato Religioso III cop.; AF - L’Artigiano in Fiera IV cop. Traduzione testi in inglese Spaziolingue s.r.l., Milano Realizzazione e stampa SATE s.r.l. Zingonia - Verdellino (BG) Stampa su patinata opaca senza legno PUBBLICITÀ E COMUNICAZIONE Corso Indipendenza, 6 - 20129 Milano Tel. 02.70009474 - 02.70009480 Fax 02.71092112 e-mail: edizionimago@tin.it

Iniziative IL NEGOZIO ON LINE DELL’ARTIGIANATO LOMBARDO di Adriano Gatti

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Progetti e territori PIETRA DI FONTANAROSA di Alfonso Morone

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LA MAIOLICA IN SICILIA DALLE ORIGINI ALL’OTTOCENTO di Osvaldo Valdi

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Autori AMORE MEDITERRANEO di Isabella Taddeo

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ORCHESTRAZIONE DEL COLORE di Andrea Caruso

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MARIA GRAZIA OPPO di Maria Dolores Picciau

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Aziende IL NOVECENTO DI MORELATO di Florinda Gaudio

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CORPI ILLUMINATI di Stefano Follesa e Angela Muroni

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Fiere e Saloni AF - L’ARTIGIANO IN FIERA 2001 di Fernando Moro

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ABITARE IL TEMPO 2001 di Simona Cesana

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A FIRENZE CON MARTA di Sergia Mozzo

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Distribuzione Italia - EDICOLA inter orbis S.p.A. Via Benedetto croce, 4 - 20094 Corsico (MI) Tel. 02.48693228 - Fax 02.48693213

Rubriche MATERIALI E TECNICHE

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Distribuzione Italia - LIBRERIA JOO Distribuzione - Via F. Argelati, 35 20143 Milano - Tel. 02.8375671- Fax 02.58112324

PUNTI VENDITA

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AD ARTE

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Distribuzione Estero A.I.E. Agenzia Italiana di Esportazione S.p.A. Via Manzoni, 12 - 20089 Rozzano (MI) Tel. 02.5753911 - Fax 02.57512606

AREE REGIONALI OMOGENEE

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SEGNALAZIONI

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CALENDARIO DELLE MOSTRE

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CARICHE - LEGISLAZIONI - NOTIZIE

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English text

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Indirizzi

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Abbonamenti Italia: L. 40.000 all’anno. Numeri arretrati L. 15.000 Estero: L. 65.000 all’anno. Numeri arretrati L. 20.000 © 2001 Edizioni IMAGO INTERNATIONAL S.r.l. Tutti i diritti riservati. Riproduzione dei testi e delle foto solo previo consenso scritto dell’Editore.

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editoriale di Ugo La Pietra

Arte e Arte Applicata

La grande lacuna che dobbiamo

rilevare all’interno delle nostre strutture didattiche (quelle relative all’indirizzo artistico) è che nessun insegnamento, nessuna materia o particolare strumento è mai stato affrontato per far conoscere allo studente “il sistema” che governa, nella nostra società, la disciplina che lo studente si accinge ad apprendere. Rarissimi sono gli Istituti che cercano di far capire allo studente di Belle Arti, per esempio, le complessità del “sistema dell’arte”, per non parlare delle logiche (spesso sarebbe opportuno parlare di perversioni) del mercato e di chi lo governa, quali meccanismi occorre seguire per poter far parte del sistema, cosa bisogna saper fare, come si raggiunge una quotazione ecc. Nessuna o rarissime occasioni hanno gli studenti dei licei artistici, degli Istituti d’arte e delle Accademie per avere nozioni sul Sistema delle Arti Applicate (editoria, moda, decorazione, design ecc.) ma certamente nessun professore oggi si azzarda ad affrontare strumenti didattici tali da poter far capire allo studente la differenza tra Arte e Arte Applicata. Oggi, sia dentro che fuori dalla scuola, nessuno cerca di spiegare, ad esempio, come si ottiene il valore aggiunto di un’opera di artigianato artistico. Ad esempio è difficile che qualcuno vi spieghi

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che una ceramica smaltata con l’oro è cotta a tre fuochi e quindi costa di più che quella cotta a due fuochi; né vi sa spiegare il valore e la differenza tra le ceramiche di Caltagirone e quelle di Deruta; né porta a conoscenza del probabile cliente che vuole comprare la ceramica il nome dell’artigiano o il nome dell’artista o designer che ha progettato l’opera, poi eseguita dall’artigiano, ecc. Raramente gli studenti delle scuole di design private o pubbliche vengono istruiti sui meccanismi che governano la logica dell’impresa e quindi sul “sistema design” oggi in Italia, mettendo in luce le differenze tra l’Italia e l’estero! Quindi nessun approfondimento

sul Sistema dell’Arte (che si esprime attraverso molte Gallerie e pochi musei e istituzioni), sul Sistema Design (fatto quasi esclusivamente dalle imprese, senza musei e istituzioni) e una totale ignoranza sul terzo sistema che è quello dell’Arte Applicata, sistema che ha avuto nella Biennale di Monza un periodo di grande valore e di intensa attività tra gli anni ’20 e ’50, poi trasferita a Milano come Triennale. Da noi si preferisce far credere che non esista più (la Triennale ha cancellato dal suo statuto la parola Arti Applicate) mentre in tutto il mondo il CRAFT si manifesta attraverso gallerie e musei di arte decorativa, Istituzioni, riviste, autori di grande fama e valore


Nella pagina a fronte: consolle/specchio (mosaico); in questa pagina: tavolino (mosaico); ambedue prodotti da Fatto ad Arte (Monza).

(anche economico!). E intanto una percentuale altissima di giovani diplomati dagli Istituti d’arte e dalle Accademie vanno, ogni anno, ad infoltire il più grande numero di cosiddetti artigiani-artisti o “artigiani metropolitani”, come spesso si preferisce chiamarli rispetto agli artigiani-artisti che operano nella tradizione (vale a dire con tecniche e materiali tradizionali). Sono, questi, operatori rifiutati dal Sistema dell’Arte (in quanto molto spesso le loro opere hanno una disponibilità all’uso), ma anche dal Sistema del Design in quanto producono in piccole quantità, con sistemi spesso autarchici in una sorta di “autoproduzione”. Tutto questo e tanto altro per dire in poche parole che nella nostra scuola una delle più gravi lacune (che ho avvertito come studente prima e come docente poi) è proprio la mancanza di conoscenza delle logiche dei vari sistemi che governano il mondo dell’arte. Affrontare questo problema nella scuola oggi aiuterebbe il giovane studente a capire meglio dove e come collocare le proprie aspettative e i propri sforzi, gli darebbe strumenti per poter scegliere l’indirizzo più vicino alle proprie capacità, gli farebbe superare alcuni preconcetti come quello dell’artista che “vive e opera liberamente nella nostra società”!

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RICERCHE di François Burkhardt

Chi guarda attentamente gli

ottant’anni di produzione dell’Alessi si stupirà di constatare, con poche eccezioni, dell’unimaterialità della produzione: per lunghi anni fu dominata unicamente dall’acciaio inossidabile a cui si sono aggiunti, a poco a poco, la ceramica, il vetro, il legno e finalmente le materie plastiche che dominano la produzione da qualche anno. Contrariamente alla tradizione storica della Wienerwerkstatte o dell’Art Déco, ma anche di quella della Bauhaus, alla quale l’Alessi tende a rifarsi, i prodotti della ditta sono per principio monomateriali, con ogni tanto qualche trasgressione come un pomolo, un manico di legno o di plastica, necessari per ragioni funzionali. Cosciente di questo fatto Alberto Alessi aveva chiesto, quattro anni fa, un primo studio sull’abbinamento fra ceramica e acciaio a Linde Burkhardt. Andò in produzione un solo vaso (Leo e Lea) ma senza il suo sottovaso in acciaio a forma di una chiazza d’acqua. Fu considerato troppo costoso e con poche speranze di commercializzazione. Proseguendo la sua ricerca con Alberto Alessi, Linde Burkhardt, in uno studio complementare, si concentrò sul fatto di evidenziare l’arricchimento per l’acciaio aggiungendo un materiale complementare e contrapposto. Fu scelta nuovamente la

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Contaminazione di materie Una ricerca di Linde Burkhardt e Alberto Alessi per la produzione di oggetti realizzati attraverso la contaminazione dell’acciaio con la ceramica


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Tutti gli oggetti illustrati in quest’articolo sono di Alberto Alessi e Linde Burkhardt, prodotti da Ceramiche Fratelli Rigoni (Nove) e Alessi (Crusinallo). Foto Ramak Fazel.

ceramica (che si contrappone bene all’acciaio, materiale dall’aspetto duro, freddo, liscio, poco malleabile, costoso nella sua lavorazione) per la sua malleabilità e possibilità di lavorazione in superficie, assicurando contrasti forti e possibilità di decorazioni multiple e per il suo basso prezzo di produzione, ma soprattutto perché la ceramica, materiale a lavorazione artigianale, si oppone bene ad un materiale tipicamente industriale come l’acciaio. Per evitare alti costi di produzione fu scelto di cercare nei magazzini dell’Alessi componenti di oggetti già in produzione. Così la prima fase della ricerca fu quella di mettere assieme elementi d’acciaio diversi, permettendo l’abbinamento dei due materiali a differenti livelli: l’acciaio come copertura, chiusura o coronamento, quindi “messo sopra”, la ceramica, come pezzo di giuntura fra due elementi di ceramica, come base, zoccolo o sostegno o ancora mischiando i sistemi di abbinamento fra di loro. In ogni loro posizione, i pezzi d’acciaio possono così nobilitare, con la loro brillantezza, l’oggetto ovunque venga integrato. Dai rilievi dei pezzi d’acciaio iniziò la ricerca di forme per oggetti d’uso che possono essere collocate per creare un’unità dove l’acciaio ottiene altre funzioni e mantiene le sue caratteristiche estetiche. Seguirono i disegni tecnici per le madre-forme e contro-forme: in tutto 35. Si iniziò così il lavoro di ricerca sulla decorazione, sulla lavorazione

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delle superfici fatte a mano dall’autore stesso: monocrome a basso rilievo, con lavorazione al trapano sul colore “fresco” (prima della seconda cottura) lavorando la superficie a rilievo ed applicando sul crudo motivi prima dell’indurimento. La tecnica a basso rilievo fatto al trapano mi sembra una tecnica “nuova” introdotta dall’autore che ha portato ad una serie di prodotti innovativi di grande raffinatezza. La ricerca non è stata pensata, in primo luogo, per una produzione di serie, ma per una collezione d’autore a pezzi limitati. Una produzione in serie richiederebbe una rielaborazione di dettagli come, per esempio, i giunti fra i due materiali. Scopo dell’operazione è stata quella di dimostrare la ricchezza ottenuta dai differenti tipi di lavorazione sulla superficie della ceramica proponendo, nello stesso tempo, un passaggio culturale verso una politica di prodotti di multimaterialità e possibilità di combinazione di questi fra loro, riducendo così costi d’investimento e di consumo d’energia e partecipando ad una produzione più sostenibile senza una riduzione del numero di oggetti prodotti attraverso un sistema che soddisfa i bisogni diversi dei consumatori, senza elevare il numero delle componenti da produrre. La ricerca è stata presentata in una mostra nell’ambito del Salone del Mobile 2001 nel negozio Alessi a Milano e concepita per essere itinerante. Sessanta pezzi prodotti per la mostra sono stati donati all’Alessi per la conservazione nel suo museo a Crusinallo.

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DIDATTICA di Irene Taddei

Forme di luce

Una nuova collezione di lampade ha prodotto un diretto collegamento tra gli studenti dell’Istituto d’Arte di Volterra e le aziende del Comparto Artigianale dell’Alabastro

Tra gli oggetti che popolano il

variegato palcoscenico delle nostre abitazioni, le lampade hanno da sempre conquistato un posto privilegiato proprio per la naturale ambiguità dell’essere oggetti “da vedere” e che “fanno vedere”. La luce “donatrice di tutte le presenze” (Louis Kahn) è infatti uno strumento d’intervento prioritario per la definizione dello spazio dell’uomo, non solo a livello funzionale come rivelazione percettiva delle cose e della dimensione del movimento, ma anche, e spesso con valenza estrema, a livello emozionale e psicologico. Una vera e propria qualità attraverso la quale si instaurano tutte le relazioni semantiche e prossemiche con la realtà circostante, si connota l’ambiente, si creano atmosfere, si illuminano sentimenti. A differenza di quanto accade per altre tipologie di oggetti domestici, la lampada, o meglio la sua evoluzione, nell’arco di tempo dalla scoperta dell’illuminazione artificiale all’attuale panorama progettuale, è caratterizzata da un continuo susseguirsi di proposte, di interventi, da vere esplosioni creative, senza per altro avere una chiave di lettura unitaria e continua: lampade rappresentative di un periodo o di un’epoca, lampade “meteora” che hanno fatto solo brevi apparizioni sul mercato, lampade o prototipi che hanno “contagiato" intere generazioni di architetti e

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Nella pagina a fronte, dall’alto: l’Istituto Statale d’Arte di Volterra: il laboratorio di Alabastro; interno di una bottega artigiana: il momento della tornitura di un oggetto della collezione.

Sotto, da sinistra: “Nexus”, lampada da terra di Elisabetta Romani; “Sunshine”, lampada da terra di Silvia Provvedi; “Line”, lampada da tavolo di Nico Signorini.

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Nella pagina a fronte, dall’alto e da sinistra: “Salem”, lampada da tavolo di Marta Casagrande, alabastro bianco e bardiglio; “Acros”, lampada da tavolo di Alessandra Cerone, alabastro bianco e metallo; “Taua-Maua”, lampada da tavolo di Alice Lupi; “Tea”, lampada da tavolo di Irene Taddei (foto di Damiano Danielli, Volterra).

designer entrando a far parte dell’immaginario luminoso collettivo, lampade-soggetto, lampade-oggetto, lampade e ancora lampade. Questa evoluzione sembra distendersi nel tempo sorretta e accompagnata esclusivamente da una connotazione di tipo tecnologico. Ma se pur la continua metamorfosi della lampadina di Edison ha ispirato la creatività dei designer impegnati a dare una loro interpretazione all’idea della luce, è sicuramente importante capire come il progetto diventi un “segno” di un linguaggio che trascende la stessa tecnologia condensando e materializzando nell’oggetto un più ampio insieme di valori. Valori che possono essere cromatici, formali, a volte addirittura tattili, ma sempre complessi in cui la caratteristica costante sembra comunque essere la inscindibilità fra il contenitore e il suo contenuto: la luce. Ed è proprio in questa ottica di continua sperimentazione ed in questo “viaggio del progetto” che possiamo inserire un più recente percorso didattico finalizzato alla progettazione di una collezione di oggetti luminosi: il progetto “Giubileo” per l’alabastro di Volterra, promosso dall’Istituto d’Arte cittadino con il coordinamento della Prof.ssa Renata Lulleri, e dal Consorzio “Le città delle pietre ornamentali” di Firenzuola con la collaborazione dell’Arch. Cecilia Bonisoli, e con l’importante

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contributo del Comune di Volterra e della Regione Toscana. L’iniziativa ha preso l’avvio nel mese di novembre scorso con il concreto obiettivo di creare un collegamento e una collaborazione diretta fra un gruppo di giovani studenti dell’Istituto cittadino, nuove risorse del settore, e le aziende del comparto artigianale dell’alabastro. La preparazione della collezione “Forme di luce”, da me curata con il Prof. Ferdinando Cerri, affermato scultore e docente di progettazione all’interno dell’Istituto nella sezione “Arte e restauro dell’alabastro”, ha offerto l’opportunità e l’occasione per sperimentare nuove modalità di lavoro, estranee all’attività didattica di routine, che hanno proiettato gli studenti nella sfera dell’attività professionale e delle problematiche inerenti il mondo complesso del design. L’interazione con l’esterno della scuola è risultata fondamentale per lo stimolo creativo degli studenti che partendo da una reale analisi del possibile committente, in questo particolare caso la Mostra del Mobile di Ponsacco (PI), hanno proposto degli oggetti appositamente studiati per l’inserimento negli spazi espositivi e negli allestimenti del suddetto ente toscano. Le sinergie di lavoro, per altro direttamente ricercate dall’Istituto d’Arte di Volterra nella volontà di

aprire un possibile dialogo e un raccordo produttivo tra il settore del mobile e quello dell’alabastro volterrano, hanno costituito la vera forza del progetto aprendo le porte ad una più moderna e sperimentale concezione di scuola artistica. La collezione composta da otto lampade, cinque da tavolo e tre da terra, è stata ospitata all’interno dei suggestivi spazi del Palazzo dei Priori di Volterra e successivamente alla Mostra del Mobile di Ponsacco e negli ambienti del Consorzio “le città delle pietre ornamentali” alla Mostra dell’Artigianato di Firenze. “Forme di luce” probabilmente... “Lampade-soggetto. In ogni epoca e in ogni stile di arredamento appare la lampada che vuole emergere sugli altri oggetti domestici, e sugli oggetti della sua stessa famiglia, per la qualità e l’intensità dell’immagine. Lampade simboliche, lampade allusive, o magari semplicemente e semplicisticamente lampade che fanno il verso o imitano l’architettura, la natura, la figura umana, un animale, oppure oggetti che si caricano della ulteriore funzione di fare luce (...). La lampada si stanca di essere vista come oggetto che illumina e vuole acquisire nuovi significati, vuole essere “soggetto” con una propria identità, soggetto che vuole farsi guardare non solo quando è accesa, ma anche quando è spenta.” Ugo La Pietra, “Argomenti per un dizionario del design italiano”, Franco Angeli 1988.


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mostre di Ugo La Pietra e Federica Marangoni

Ceramica di Este la tradizione rinnovata

Presso il Museo Nazionale Atestino una importante manifestazione curata da Federica Marangoni ripropone all’attenzione del visitatore l’antica tradizione della lavorazione della ceramica rinnovata dal progetto di artisti, designer, architetti

Da qualche tempo si stanno

moltiplicando esperienze finalizzate ad incentivare il processo ancora poco sviluppato che vede l’incontro tra la cultura del progetto e la produzione artigianale, spesso legata alle tradizioni e alle risorse di alcuni territori. Tra le più recenti è l’iniziativa che si è svolta dal 26 maggio al 24 giugno, ad Este, da accogliere con interesse ed entusiasmo, in quanto vede impegnati da una parte artisti e designer, nella mostra “Oltre lo specchio”, e dall’altra giovani creativi, allievi delle scuole d’arte. Ed è nella qualità e capacità di un artista/designer quale Federica Marangoni, curatrice della mostra, portare i vari autori (artisti, designer, architetti) ad una progettazione (per una produzione artigianale) che di fatto deve essere diversa da quella usata dal designer per l’industria, in quanto la produzione artigianale di Este, come di molti altri centri storici, si muove all’interno di un percorso con riferimenti alla tradizione di cui, per altro, va orgogliosa.Così il progetto, di sedici autori invitati, è entrato all’interno dell’attività artigianale di Este, portando un contributo innovativo senza creare traumi alla sua produzione, guardando e rispettando quindi le abitudini dell’artigiano, il suo “saper fare”,

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i suoi gesti. Così la “zuppiera” di Massimo Vignelli, l’ “alzatina” di Pablo Echaurren, il “cestino” di Michele De Lucchi, i grandi “vasi” di Ignazio Moncada portano nuovi stimoli all’artigiano che sicuramente potrà crescere sia nel fare che nel progettare. Proprio come è successo per tanti anni nelle botteghe artigiane, quando il professore di ornato e poi i primi designer come Gio Ponti (negli anni ’20 e ’30) coinvolgevano le piccole imprese artigiane per ciò che

oggi gli storici definiscono il “proto design”. La manifestazione di Este ha dimostrato di voler coinvolgere le forze attive dell’Artigianato Artistico, riconoscendo anche il giusto ruolo, all’interno di questo sistema, delle tante strutture sparse nel nostro territorio: gli istituti d’arte. Un primo passo verso una direzione che deve poter affrontare anche un aggiornamento dello sbocco professionale degli studenti all’interno dell’iter didattico tracciato da questi istituti.


Nella pagina a fronte: “Grande vasca in ceramica” di Ignazio Moncada. In questa pagina: “Cestino traforato” di Federica Marangoni (foto Studio Forma 3 - Venezia)

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In questa pagina: ceramica di Ottavio Missoni. Nella pagina a fronte in alto: “Saturno”, doppio contenitore di Massimo Vignelli; in basso: “Centrotavola del Principe” di  Ugo La Pietra (foto Studio Forma 3).

“Oltre lo specchio” La città di Este si allinea, con questa movimentata settimana dedicata alla ceramica e in particolare con questa Mostra, alle molte realtà italiane che si attivano e impegnano nel rinnovamento e nella promozione della loro antica cultura artisticoartigiana. Hanno accettato di partecipare i personaggi più vari, operatori noti nei diversi campi della cretività impegnati nella più attuale “cultura del progetto”: Pino Castagna, Michele De Lucchi, Eric Erikson, Pablo Echaurren Matta, Johanna Grawunder, Ugo La Pietra, Tomita Kazuhiko, John Loring, Giulia Marabini, Federica Marangoni, Ottavio Missoni, Ignazio Moncada, Pompeo Pianezzola, Gastone Primon, William Sawaya, Alessio Tasca, James Wines, Massimo Vignelli, Matteo Thun. Come artista, attenta al piacere e al gusto della materia d’arte che tanto ci lega ad una storia che forse solo l’Italia può vantare, memoria ancora viva ma spesso sofferente per un certo isolamento, per l’avvento di mode e per il lento abbandono della manualità, sono stata subito stimolata ad accogliere il non facile compito di curare questo progetto. L’idea espositiva, il titolo ed il catalogo sono lo sviluppo logico di una compresenza che fin

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dall’inizio ho trovato originale e coinvolgente. Un gruppo di noti, abili ed affermati artisti sono chiamati a progettare un oggetto attorno ad un tema classico della ceramica in generale ed in particolare di quella di Este: il Centrotavola. I loro lavori dovranno poi essere esposti assieme a quelli dei ragazzi selezionati e dei vincitori di un concorso lanciato fra le scuole d’Arte e di Design. L’immagine di un grande specchio simbolico, effimero elemento posto fra due colonne al centro della simmetrica sala dedicata alla Mostra nel Museo Atestino, separa due lunghe tavole espositive dando nello stesso tempo continuità alle opere esposte che vi si riflettono. Questa immagine, una volta configuratasi nella mia mente, si è consolidata dando forma e legame a tutto il progetto. Lo specchio rimanda, continua,

riflette, moltiplica. Oltre questa separazione quasi virtuale saranno collocate le opere di quegli artisti giovani che attraverso il concorso si pongono accanto agli autori noti, continuano, guardano, rinnovano il gusto del fare e progettare oggetti d’arte. Mi auguro che gli sforzi di tutti coloro che mi hanno aiutata in questi mesi di lavoro, il comitato organizzativo e gli operatori ceramisti, diano i frutti sperati, che la presenza di artisti internazionali dia inizio ad una vera rinascita e al rinnovamento della produzione, che la partecipazione dei giovani artisti di domani, studenti di tanti Istituti d’Arte e di Design italiani, rinnovi e porti nuovi operatori al settore. Spero soprattutto che questa mostra non resti un episodio sporadico, ma che divenga un appuntamento atteso a livello nazionale e internazionale


per la cultura della ceramica, del progetto artistico e della produzione di qualità. Oltre lo specchio può divenire, se le forze politiche e operative locali lo vorranno, una matrice da usare per costituire una Biennale dell’Arte Ceramica che mantenga viva l’antica cultura d’Este, rinnovandola e annove-randola fra i più importanti centri italiani di quest’arte. Federica Marangoni 26/5/01

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mostre di Claudia Ferrari

Artisti del vetro

Quaranta opere in vetro presentate nella Galleria Rossella Junck a Venezia dalla Scuola Vetraria di Vannes-Le-Chatel

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a scuola di Vannes-Le-Chatel è stata fondata nel 1991 per cercare di affrontare un periodo di crisi di imprenditorialità e creatività dell’importante comparto vetrario lorenese. Tutti coloro che si occupano di produzione artistica sanno che in questa regione della Francia sono collocate le maggiori fabbriche e i più rinomati atelier artigiani: Baccarat, Daum, Cristalleries St. Louis, Cristallerie De Sèvres; e andando indietro nel tempo troviamo inoltre i più importanti nomi della storia del vetro

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europeo: Gallé, Schneider, Frères Muller ecc. Fin dall’inizio la scuola, che dovrebbe rappresentare un esempio per le nostre aree artigianali che spesso vivono una ormai lunga stagione di regressione, si è caratterizzata con corsi di alto livello tecnico e con un ampio raggio di esperienze e sperimentazioni artistiche; questa impostazione ha fatto sì che vi partecipassero allievi provenienti da tutto il mondo e che tutt’ora sia un punto di riferimento di fama mondiale per chi vuole imparare


Nella pagina a fronte da sinistra: Isabelle Poilprez, vaso in vetro con base in ceramica Raku e infiorescenza secca; Frank Ehrler, coppa in vetro fumé con corda e chiodi. In questa pagina dall’alto: Frank Ehrler, coppa in vetro fumé con corda e filo di rame; Herman Kampman, piatto iridescente inciso con testo latino medioevale (scrittura onciale); Herman Kampman, lastra iridescente incisa con testo latino medioevale (scrittura onciale); Anne-Lise Riond Sibony, testa dipinta sottovetro.

la lavorazione del vetro e realizzare opere d’arte con questo materiale. Gli allievi diplomati, selezionati per questa mostra, sono artisti ormai affermati che con i loro diversissimi stili e con la varietà di tecniche impiegate consentono al visitatore di avere un panorama completo e aggiornato di quanto di nuovo e di interessante si sta sperimentando oggi nel mondo. Un esempio e uno stimolo per quelle nostre aree che nella produzione del vetro vivono la crisi creativa e produttiva. Murano, Colle Val d’Elsa, Empoli, Altare, centri produttivi che dovrebbero guardare con interesse questa esperienza d’oltralpe senz’altro stimolante e in grado di infondere ottimismo nei giovani che intendono dedicarsi a questa forma d’arte.

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Iniziative di Adriano Gatti

Il negozio on-line dell’artigianato lombardo

Gli artigiani lombardi festeggiano i primi risultati del loro portale di commercio elettronico già settanta le aziende presenti su www.artisanexpo.it

Negli ultimi tempi il sito ha

guadagnato visibilità nel web, anche grazie al messa on-line delle versioni in inglese e tedesco. Ma il merito principale del successo di Artisanexpo va soprattutto agli artigiani: la qualità e l’originalità dei prodotti proposti ha calamitato l’interesse del “popolo del web”, aprendo nuove opportunità per il “made in Lombardia”. Il sito www.artisanexpo.it è dedicato a tutte le imprese artigiane lombarde che operano nei settori dell’arredamento, degli articoli per la casa, dell’abbigliamento e del tessile, dell’artigianato artistico. Ecco quindi, a portata di mouse, i rinomati mobili della Brianza, le creazioni della moda e i suoi accessori, e poi gioielli, porcellane, argenterie… Per ciò che riguarda il settore casa, il portale costituisce un utile strumento di lavoro per arredatori in cerca di un particolare mobile, architetti a caccia di esperti decoratori, grossisti interessati a qualche accessorio particolare. Un click e si può ordinare il gigantesco orologio a pendolo in noce scolpito a mano, una lampada a forma di pino marittimo, o conoscere un pittore specializzato nel trompe l’oeil o nel restauro di stucchi antichi. Nella sezione dedicata alla moda è possibile contattare l’artigiano che crea esclusivi papillon per smoking, o comprare stravaganti bottoni “ecologici” in legno di palma dell’Ecuador, senza tralasciare un singolarissimo zaino-borraccia

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testato sulla vetta dell’Aconagua a –35 gradi. Anche il capitolo “artigianato artistico” riserva non poche sorprese. Collane, anelli e bracciali per tutti i gusti, vetrate, bastoni da passeggio, vasi e piatti dove è possibile far riprodurre in effigie il proprio cane… Ma Artisanexpo non vuol dire solo originalità. “Non commettiamo l’errore di immaginare ancora l’artigiano come un simpatico Geppetto chino sul banco da lavoro” - commenta Fabio Bentivegna, responsabile dell’Area E-Business e Web-Marketing in Promos – “Internet è già entrato a far parte della strategia di molte aziende: parecchie hanno già un proprio sito, ma hanno intuìto che entrare a far parte di un portale come Artisanexpo avrebbe rappresentato un mezzo efficace per emergere e rilanciare una presenza altrimenti difficile da imporre nello sterminato mare magnum del web. Certamente Internet apre grandi opportunità, collegando i vari anelli della catena produttiva, distributiva, di consumo e rendendo estremamente efficienti le transazioni svolte attraverso l’ecommerce. Ma bisogna tenere presente che, soprattutto per le piccole imprese, siamo ancora nella fase iniziale e le aziende presenti sulla Rete imparano e sperimentano quotidianamente”. Il bilancio tracciato dagli stessi artigiani sembra confermare le

aspettative: oltre alla possibilità di proporre i propri prodotti in tre lingue, le ditte godranno dei frutti di un’attenta campagna pubblicitaria su riviste di settore, motori di ricerca italiani ed esteri, fiere e manifestazioni di settore. Un impegno che finora ha avuto effetti positivi e che sta garantendo ad Artisanexpo un’attenzione crescente, premiando gli sforzi di chi ha creduto e appoggiato il progetto, promosso da Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia in collaborazione con le associazioni artigiane CNA Lombardia, CLAAI, CASA, Confartigianato Lombardia. La realizzazione è curata da PROMOS (Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano per le Relazioni Internazionali) in collaborazione con CED Camera.

Per illustrare le opportunità del portale Artisanexpo, Promos ha organizzato a Milano un incontro, aperto a tutti, sul tema “Gli artigiani sperimentano l’e-commerce”. L’appuntamento è per mercoledì 24 ottobre dalle 9,30 alle 13 presso Palazzo Affari ai Giureconsulti (sala Terrazzo). Per informazioni: PROMOS Via Camperio 1 20123 Milano Tel. 02.8515.5264 Fax 02.8515.5227 ebusiness@mi.camcom.it


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progetti e territori di Alfonso Morone

È

ormai universalmente accettato il concetto per cui la cultura materiale, con il carico di capacità del fare proprie della tradizione artigianale, fa parte a pieno titolo del più vasto patrimonio culturale di un luogo. Ciò che resta questione aperta sono le modalità che permettano di mantenere vive, nella contemporaneità, tali tradizioni. Sino ad un recente passato, infatti, l’attività artigianale, forse proprio per la sua esplicita avversione alla standardizzazione, era identificata come una forma di ostilità alla modernità. Oggi proprio quei caratteri di unicità, di intolleranza al “tutto uguale” e di esaltazione della personalizzazione del prodotto, fa del modo di produrre dell’artigianato un modello per la produzione post industriale. L’artigianato è quindi uno degli elementi che contribuiscono a definire l’identità culturale di un luogo, ma nello stesso tempo è un potenziale fattore di innovazione: l’artigianato come modello per l’industria, un apparente paradosso che ha, però, bisogno di occasioni per essere provato. Proprio per partecipare a questo processo di rimescolamento, è sembrato interessante mettere a confronto giovani designer ed una espressione della tradizione come la lavorazione della pietra, su un tema ricco di evocazioni

Pietra di Fontanarosa

Nuove proposte progettuali per la lavorazione della Breccia Irpina spesso denominata anche Pietra di Fontanarosa attraverso un laboratorio di progettazione le cui energie sono state attinte dal Corso di Disegno Industriale dell’Università degli Studi di Napoli

rituali e simboliche, come l’arredo della tavola. Questa esperienza che per accentuare le affinità, anche terminologiche, esistenti tra artigianato e design è stata, ovviamente, definita come un “Laboratorio di progettazione”, è partita dall’interesse verso una antica tradizione di lavorazione della pietra presente nel comune di Fontanarosa in provincia di Avellino.

Una terra dove la tradizione delle botteghe che producono elementi funzionali per l’architettura con un forte carattere decorativo, è tanto antica da indicarla quale luogo di provenienza della cosiddetta “pietra di Fontanarosa”, denominata comunemente Breccia Irpina. Un luogo dove questa attività ha ancora oggi un notevole peso economico, con la presenza di aziende di lavorazione e di


estrazione anche di dimensioni medio-grandi. Le energie progettuali provengono dal Corso universitario di Disegno Industriale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Il laboratorio di progettazione ha richiesto ai designer di elaborare oggetti per la tavola che tenessero in massimo conto dei sistemi produttivi e di lavorazione della pietra - in lastre o a masso- in modo da ottimizzare tutte le operazioni di produzione. Oggetti che, pur conservando caratteristiche di ingombro, peso e solidità idonee ad una commercializzazione per piccoli show room, fossero in grado di conservare caratteristiche di “unicità”, specie in compresenza di altri materiali. Gli oggetti prodotti sono stati presentati in una mostra, organizzata in collaborazione con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Benevento, tenutasi nel settembre scorso a Benevento all’interno della XXI Rassegna Città Spettacolo. Cogliendo le indicazioni dell’esecutore, Egidio Iovanna, particolare figura di artigiano fortemente radicato nell’esperienza familiare ma con importanti esperienze di formazione anche fuori dal suo territorio di origine, secondo cui “La pietra è una materia che ha bisogno di “corpo” che non può e non deve contenere dimensioni minute nei particolari”, sono stati realizzati una ventina di oggetti, molto diversi tra loro, ma con alcune costanti, che li accomunano ai temi emergenti della contemporanea produzione per l’industria. In questo senso l’attività progettuale ha mostrato come sia possibile riversare nella tradizione elementi in sintonia con una sensibilità attuale, come,

Nella pagina a fronte: “Centrotavola” di Alfonso Morone.

Sotto dall’alto e da sinistra: candeliere “Capuzzella” di Ugo Cordasco; portatovaglioli “Mani pulite” di Pellegrino Carullo; schiaccianoci “Picchio” di Vincenzo Cristallo; centrotavola “Kubrik” di Gabriella Grizzuti.

l’insistere su nuove sensibilità della superficie del materiale, che è stato non solo martellinato, come nella tradizione, ma anche scabrato o sfettato secondo precisi piani geometrici, o la ricerca della leggerezza, evocata anche in un materiale così distante da essa, scomponendo in parti gli oggetti che con questa mobilità negano la pesantezza originaria del materiale, o ancora l’utilizzo di acciaio o legno associato alla breccia. Proprio per meglio inserire l’attività di progettazione nel contesto materiale originario, oltre agli oggetti, rappresentati da elaborati che ne documentano l’intero percorso progettuale, parte integrante del Laboratorio è stata una ricerca fotografica sugli spazi di lavorazione della pietra condotta dal fotografo napoletano Enzo Papa.


progetti e territori di Osvaldo Valdi

La maiolica in Sicilia dalle origini all’ottocento Uno degli aspetti più significativi dell’artigianato artistico tradizionale siciliano sotto il profilo storico, economico e culturale

L

e origine storiche e culturali della ceramica siciliana sono rimaste controverse per lungo tempo. Gli studi recenti, grazie alle ricerche condotte da Antonino Ragona (“La maiolica siciliana dalle origini all’ottocento”, Sellerio editore) ed ai cospicui rinvenimenti

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archeologici anche in territori diversi da quelli dei centri produttivi più noti, hanno reso possibile una rilettura, in termini di maggiore chiarezza, di questo fenomeno che, sul piano economico ed artistico, rappresenta uno degli aspetti più interessanti della storia culturale

della Sicilia. Il tramonto della potenza imperiale romana, infatti, pone in evidenza il coesistere nell’Isola di una duplice formazione culturale, l’una propria delle classi dominanti e l’altra autoctona, preesistente ed alternativa anche in epoca classica, riemersa e rinnovata dall’ incontro con le culture delle popolazioni esterne. La produzione ceramica è anzitutto un documento storico delle esigenze materiali e delle funzioni vitali a cui è chiamato a rispondere l’artigianato locale. In questa prospettiva, proprio la ceramica dimostra la condizione non coloniale della Sicilia nel periodo successivo alla dominazione romana: non un mercato aperto ai prodotti dei centri mediterranei più avanzati, ma un terreno ricco di autonomi sviluppi produttivi e tecnologici, come testimonia, ad esempio,   la piena dignità raggiunta dalle fabbriche di ceramica di Caltagirone. Altre fabbriche significative sono quelle di Sciacca ed Agrigento, nonchè di Palermo, Erice, Trapani e Polizzi, sorte dopo la conquista araba di Palermo e la sua nuova collocazione politica ed economica quale capitale dell’Isola. La conquista musulmana si compie con la presa di Taormina nel 902 d.C., e verso l’anno 1000 si manifesta una completa ripresa in tutti i settori artistici, artigianali ed economici, che non ha soluzioni di continuità con l’avvento delle dominazioni normanna e sveva.


Nella pagina a fronte dall’alto: Palermo, albarelli della stessa farmacia, sul verso decorati “a quartieri”, (XVII sec.), Museo Statale della Ceramica, Caltagirone; Caltagirone, albarello cilindrico e boccia sferica con decorazione policroma semplice ed elegante, (XVIII sec.), collezione privata, Catania. In questa pagina, dall’alto e da sinistra: Burgio, mattonelle per pavimentazione raffiguranti due profili, una lepre ed un uccello (XVII sec.), Museo Statale della Ceramica, Caltagirone; Sciacca, particolare centrale del frammento dell’alta zoccolatura che decorava la chiesetta di San Giorgio dei Genovesi a Sciacca, opera di Giuseppe Masierato (XVI sec.), Istituto Statale d’Arte, Sciacca; Caltagirone, mattonelle maiolicate decorate con busti muliebri in blu con tocchi di giallo e verde ramina (XVI sec.), Museo Statale della Ceramica, Caltagirone; Santo Stefano di Camastra, frammento di pavimento prodotto dalla fabbrica Armao di Santo Stefano di Camastra (XIX sec.), proprietà privata, Trapani.

In quel periodio, anzi, la ceramica raggiunge nell’Isola l’apogeo di un ininterrotto ciclo evolutivo. La storia successiva documenta la crescente influenza dell’arte rinascimentale, ma altresì la capacità, tipica della cultura siciliana, di assimilare le influenze più disparate senza rinunciare alle proprie incontestabili peculiarità. L’influsso rinascimentale ebbe il suo esordio a Palermo, nella

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seconda metà del XV secolo, per i frequenti rapporti commerciali con le città della penisola. In questo periodo si ha notizia anche di prodotti ceramici messinesi, che affluiscono in abbondanza a Palermo. La produzione di mattonelle maiolicate si diffonde rapidamente anche nelle fabbriche di Sciacca, e l’attività dei maestri artigiani resiste ai successivi periodi di crisi affermando la propria originalità fino al secolo XIX. Da Sciacca, fra l’altro, le mattonelle maiolicate pervengono nel 1498 al Duomo di Monreale nella misura di ben tre migliaia di mattonelle colorate in blu e bianco. Non mancano i quadri maiolicati, dipinti nei dintorni di Sciacca e nei paesi vicini. Gli stessi maestri, nel secolo XVI, sfornano una grande quantità di vasellame, ricco di colori e vario nella decorazione. Trapani, rinomata nelle arti decorative e nella lavorazione del corallo fin dai tempi dei Normanni, adattò nel

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In questa pagina, da sinistra: Collesano, bombola ovoidale decorata “a trofei” (XVII sec.), coll. privata, Palermo; Trapani, bombola interamente decorata a penne di pavone, con fregio a volute al piede (XVIII sec.), Museo Statale della Ceramica, Caltagirone. Nella pagina a fronte, dall’alto e da sinistra: Burgio, albarello a doppia rigonfiatura, figura di un santo monaco nel medaglione frontale circondato da bacelli (XVIII sec.), coll. privata, Palermo; Sciacca, albarello con medaglione frontale e sul verso ampi ed eleganti motivi stilizzati (XVII sec.), coll. privata, Palermo; Palermo, grande bombola ovoidale con lapidazione di S. Stefano protomartire (XVII sec.), Galleria Nazionale della Sicilia, Palermo; Collesano, bottiglia decorata a trofei, cartiglio con la scritta “AQ.ROSACEA” ed una testa di cane (XVII sec.), Galleria Nazionale della Sicilia, Palermo.

secolo XVI le sue officine alla produzione di ceramiche di tipo rinascimentale, utilizzando il vasellame invetriato proveniente da Erice. Caratteristici del trapanese sono i motivi a penne di pavone, a cartigli, a riquadri romboidali concatenati. Vicino a Sciacca, Burgio, antico abitato contadino sorto intorno ad un preesistente castello, cominciò a prosperare in epoca rinascimentale proprio grazie alla presenza di autonome fabbriche ceramiche, forse favorite dall’ottima argilla ivi disponibile.

Dall’originaria produzione di tegole e mattoni, la produzione si allargò alla fine del 1500 al vasellame smaltato, confluente nei mercati circonvicini, fino a Mazara e Trapani. La maiolica burgitana, spesso opera di maestri provenienti da Caltagirone, dal 1600 si conforma in uno stile autonomo, caratterizzato da decorazioni a trofei con scudi frontali, scomparti floreali, mattonelle murali con santi e madonne, sopravvivendo fino ai giorni nostri. Caltagirone, città della Sicilia interna, costituita in


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libero comune, era retta prevalentemente da cittadini di origine ligure e musulmana. Frammenti smaltati e forni risalenti all’epoca della dominazione musulmana fanno risalire molto addietro la sua tradizione ceramica, che assicurò alla città un indiscusso primato per secoli; tanto che, dopo il terremoto del 1693, un cronista locale poteva affermare che la ceramica caltagironese si vendeva ancora “ottanta miglia all’intorno”. Una peculiarità del vasellame caltagironese è la ricopertura con smalto bianco e turchino in varie tonalità, che potrebbe trovare una spiegazione nell’imitazione del vasellame veneziano, avvalorando la presenza di una cultura artigianale aperta ed eclettica. Tale colorazione fu impiegata anche nei pavimenti maiolicati, uno dei principali rami di attività dei maiolicari caltagironesi. Le decorazioni tipiche erano la treccia, il tralcio e i bacelli del medaglione, tutte caratterizzate da una nota di giallo intenso. Il terremoto del 1693 rase al suolo le fabbriche dei ceramisti, assieme ai migliori monumenti che documentavano la floridezza della città. Di qui prese avvio un’irrimediabile decadenza, durante la quale la ceramica caltagironese seppe mantenere comunque una fisionomia non indegna della sua tradizione plurisecolare. Per quanto riguarda la zona delle Madonie, Collesano (PA) rappresentò il centro più importante soprattutto nel XVII e nel XVIII secolo.Un’ultima fioritura dell’industria maiolica, in epoca più recente, interessò la cittadina di S.Stefano di Camastra, ancor oggi florido centro di produzione, sulla costa tirrenica vicino a Patti. L’attività di S. Stefano venne ad affiancarsi a quella dei centri del messinese di più antica origine, quali Castroreale e Patti. Principale tema di produzione furono le mattonelle

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maiolicate, apprezzate per la vivacità delle tinte, la sobria eleganza dei motivi, la bontà degli smalti, tanto che si diffusero in ogni parte dell’Isola. Larga diffusione ebbe a S.Stefano la produzione di stoviglie, come pure quella di vasellame semplificato nella tecnica e nella decorazione, ad imitazione di quello fastoso, dipinto o modellato nelle fabbriche caltagironesi del ’700.

Le foto e i testi sono tratti dal libro “La maiolica siciliana dalle origini all’ottocento” per gentile concessione dell’autore Prof. Antonino Ragona e dell’editore Sellerio di Palermo.

Sotto: Trapani, porzione di pavimento in mattonelle maiolicate, ricca decorazione a motivi floreali, (XVIII sec.), Museo Nazionale Pepoli, Trapani.


AUTORI di Isabella Taddeo

Amore mediterraneo

Una collezione di ceramiche progettate da Ugo La Pietra e realizzate da Francesco Raimondi ripropone il binomio artista-artigiano che ha dato forma e valore alla ceramica di Vietri sul Mare: l’incontro tra cultura del progetto e cultura del fare alla riscoperta della tradizione

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utti sanno da quanti anni Ugo La Pietra ci racconta, attraverso articoli, saggi, opere e mostre, il suo interesse nei confronti della cultura popolare e il desiderio di ritrovare, proprio dalla frequentazione di questa area, nuovi stimoli per la cultura del progetto. Fin dagli anni sessanta, infatti, lo troviamo impegnato nella lettura delle culture marginali come uno dei tanti temi affrontati da quella nascente area culturale che verrà successivamente riconosciuta, a livello europeo, come “l’architettura radicale”. Per tanti anni le sue esperienze sono passate dalla cultura delle periferie urbane alle culture contadine, fino alla scoperta di aree ancora non identificate come la “cultura balneare”, ma è soprattutto negli ultimi venti anni che lo troviamo impegnato alla riscoperta e valorizzazione di aree (o meglio territori) in cui appare evidente la forte presenza di una tradizione artigiana radicata a modelli storici senza la capacità di saperli rinnovare. Così le sue operazioni, coinvolgendo anche molti progettisti (artisti e designer), hanno portato la cultura del progetto là dove da tempo l’artigiano era rimasto isolato rispetto all’evoluzione dell’espressione legata alla nostra contemporaneità. Ma dove La Pietra sembra aver trovato la più giusta e felice

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Nella pagina precedente: porta peperoncini “Vaso scaramantico”. In questa pagina: vasetto per peperoncini “Diavoletto”.

combinazione nel porsi in collaborazione con l’artigiano ci appare in una recente collezione di oggetti che l’autore ha voluto chiamare “Amore mediterraneo”, realizzati a Vietri sul Mare. Amore mediterraneo perché è grande il sentimento che lega La Pietra al meridione: le sue

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Tutti gli oggetti in ceramica illustrati in questo articolo sono stati progettati da Ugo La Pietra e realizzati da Francesco Raimondi, Vietri sul Mare.


Sotto, dall’alto e da sinistra: vaso “Asinelli mediterranei”; vasetto “Donna che cavalca il pesce”; portacandele “Donna con pesci”; vaso “Donna con pesce”.

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Nella pagina a fronte, dall’alto e da sinistra : fermalibro “Donna alla finestra” (lato anteriore e posteriore); cofanetto “Donna con vaso di fiori”; fermalibri “Bagnanti”.

Dall’alto: porta sale, porta pepe “Donna in barca”; grande piatto per pinzimonio “Asinelli mediterranei”.

stesse origini sono ciociare e addirittura sua nonna era proprio di Vietri sul Mare. E’ pur vero che quasi tutti i suoi disegni, le sue tele e i suoi oggetti sono ispirati ai luoghi bagnati dal “nostro mare” che lui ha amato e frequentato dal Salento a Filicudi. Così quando in un viaggio a Vietri ha ritrovato l’asinello simbolo della mediterraneità, espressione di quella ricerca sui modelli che accomunano i territori bagnati dallo stesso mare che gli artisti venuti dal nord avevano dato negli anni trenta agli artigiani della ceramica di Vietri, La Pietra non solo ha ricordato l’asinello che la nonna aveva nella vetrinetta del soggiorno, ma ha avuto la conferma di tutte le sue teorie. L’ultima volta infatti che la cultura del progetto aveva portato valori e significati in un’area valorizzata dalla cultura del fare era stato proprio a Vietri negli anni ’20/’30, poi più nulla! Così, quasi a voler riconfermare le sue convinzioni, ma anche per un atto di amore verso un territorio e verso l’esperienza che storicamente aveva dato valore e significato alla ceramica di Vietri, La Pietra ha progettato oggetti con i colori e i segni della tradizione; i suoi disegni carichi di nostalgia e di fresca ironia sono stati così interpretati abilmente da Francesco Raimondi, ormai un maestro della grande tradizione della ceramica di Vietri.

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AUTORI di Andrea Caruso

Il percorso artistico di Dorothy

Hafner inizia come studente presso lo Skidmore College nello stato di New York, dove ha modo di sperimentare e venire a conoscenza delle varie tecniche ceramiche. Passati gli anni universitari, la sua carriera continua con successo e diventa ricca di importanti riconoscimenti i quali sono numerosi ed impossibili da elencare in breve. Basta menzionare, tra gli altri, il Design Award della New Fondation of the Arts, l’International Ceramic Contest di Mino in Giappone, lo Stuttgart Design Centre Award, il Premio Westerwarld in Design Industriale. Il suo lavoro fa parte, ormai, di importanti collezioni museali, tra cui il Victoria and Albert Museum di Londra, l’American Craft Museum di New York ed i Los Angeles County Museum. Di grande interesse è l’iter artistico di Dorothy. La sua forte passione per la ceramica la porta in un primo tempo, a sperimentare le possibilità scultoree del materiale e a decidere poi di contenere il suo interesse nell’ambito della produzione degli oggetti d’uso. Questa decisione contribuisce certamente a fare di lei una dei designer di spicco negli anni ’70’80, grazie alla collaborazione presso Tiffany e Rosenthal per la produzione ceramica e presso prestigiose industrie tessili quali

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Orchestrazione del colore Una grande abilità di sperimentazione e un forte senso del colore e della decorazione sono i caratteri fondamentali dell’opera di Dorothy Hafner


Nella pagina a fronte: “Aqua Bullseyes”, vetro. In questa pagina, dall’alto: “Flash”, servizio da pranzo per Rosenthal; “Quick step”, vetro e metallo (foto George Erml).

viaggiare in Australia e di avventurarsi ad esplorare la grande barriera corallina dove, durante frequenti immersioni subacquee, è colpita dalla ricchezza, vivacità e varietà dei colori, delle forme e delle luci. Tornata negli Stati Uniti partecipa ad un Open House presso l’Urban Glass di Brooklyn, un grosso laboratorio artistico dedito alla produzione di

manufatti in vetro, ed ecco che improvvisamente Hafner si sente attratta da questo nuovo materiale, brillante e fluido, pieno di sensualità e capace di aprirle nuovi percorsi. Dopo qualche tempo, necessario all’adattamento, l’artista riesce a trasferire, in oggetti di vetro, la sua caratteristica “palette” arricchita ora da nuove esperienze e colori.

Fieldcrest Cannon e la V’soske. Soprattutto i suoi manufatti in argilla, grazie ad un sapiente gioco e dialogo tra forma e decorazione, sono riusciti ad imporsi e a fare parte del gusto contemporaneo senza mai perdere in freschezza e vitalità. Essi posseggono forme sempre interessanti, talvolta influenzate fortemente dalla decorazione stessa, ma mai mancanti in funzionalità. Ne sono un evidente esempio opere quali “Tumultuous coast” realizzata nell’89 ed in cui tutto sembra unirsi e fondersi in armonia: le qualità cromatiche dell’oggetto, quelle formali e scultoree, quelle funzionali e pratiche. Analizzando poi la produzione nel complesso, si possono notare tre percorsi produttivi: uno riguardante serie che vengono realizzate soltanto presso lo studio, uno riguardante la creazione di pezzi unici e l’ultimo, il più vasto, riguardante serie che vengono prodotte industrialmente. Ma già alla fine degli anni ’80 la Hafner comincia a sentire la necessità di nuovi stimoli creativi ed il bisogno di riavvicinarsi alle proprie radici artistiche più profonde allontanandosi, per un certo tempo, dal difficile mondo dell’industria. Dopo un periodo dedito alla sperimentazione, attraverso vari corsi d’arte ed artigianato, utili per far tornare in mente l’antica gioia del “fare” manuale, l’artista ha l’occasione di

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Sotto: pannelli in vetro e metallo.

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Guardando l’intero operato c’é un qualcosa di particolare che subito balza agli occhi e fa da comune denominatore in tutto: l’uso della decorazione e del colore. Si nota una grande libertà di sperimentazione e di accostamenti, più o meno forti, più o meno espressivi. Qualora si tratti di ceramica, di vetro, di servizi da tavola o di filati e stoffe, si avverte un’eccezionale gioiosità cromatica. Le decorazioni usate presentano una molteplicità di influenze, alcune del passato, altre più recenti, altre molto sperimentali. Ma in tutti i casi si nota una forte capacità espressiva, libera da vincoli o legami storici ed accademici. Il risultato finale è spesso di grande originalità, dovuta alla particolare capacità dell’artista di mettere insieme e fondere vari linguaggi espressivi, qualità in cui sembrano eccellere, particolarmente, influenze provenienti dal Nord America. Senz’altro alcune immagini proposte dalla Hafner possono portare alla mente cromie dei primi del Novecento, quando artisti come Robert e Sonia Delauney, o come Morgan Russel e Stanton MacDonald-Wright davano un importantissimo contributo alle arti visive, iniziando ad aprire veramente il campo alla pittura astratta ed alla “orchestrazione del colore”. Ma oltre a questi punti di riferimento, Dorothy aggiunge una componente autobiografica, personale e contemporanea che comprende le esperienze vissute. Tutte queste memorie e queste influenze contribuiscono sia a creare un’opera ricca di contenuti e di effetti decorativo- cromatici, sia a raggiungere uno stile ed un modo di esprimersi ben preciso e definito. Quando mi soffermo a guardare le recenti lastre in vetro come “Far and Away” o ceramiche come “Quick Sten” ammiro il


Da sinistra: “Ruby”, vaso in vetro; pannello in vetro e metallo (foto George Erml).

sapiente bilanciamento di colori, linee, cerchi e semicerchi intersecantisi tra loro, ne avverto il sottile piacere visivo ed ho la sensazione di essere improvvisamente immerso in un mondo immaginario, brillante, solare, pieno di luci e di colori. A questo punto può essere interessante citare anche una particolare tecnica di realizzazione usata dalla Hafner per studiare i

suoi vasi di vetro, una tecnica estremamente semplice ed allo stesso tempo efficace. Dorothy, dopo aver buttato su diverse carte trasparenti i colori e le linee decorative che preferisce, ne seleziona due o tre e le arrotola a formare un semplice cilindro ottenendo così la tridimensionalità e avendo un’idea delle trasparenze di colore che interverranno nell’oggetto finito.

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autori di Maria Dolores Picciau

Il grande sogno di M. Grazia

Oppo, scultrice e designer di Ghilarza, è quello di “creare delle opere facilmente fruibili dal grande pubblico, modellare con le sue idee i dettagli essenziali della vita, utilizzando la tecnologia senza perdere di vista il senso del rapporto con la natura”. E’ forse per questo che nella sua pratica artistica emergono con chiarezza gli interessi di un’indagine rivolta in due direzioni. Da un lato tornare alla natura senza opporsi al progresso, alla commistione tra materiali

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Maria Grazia Oppo

Arte, design, artigianato: oggettualità e ricerca estetica nel riutilizzo di materiali tradizionali


tradizionali (giunco, stagno, ferro, rame) che esplorano le forme evolutive di altri sistemi espressivi, dall’altro riscoprire gli aspetti antropologici della cultura materiale per giungere a una perfetta sintesi tra arte-designartigianato. Del resto l’intero progetto Identità e differenze: la mano dell’uomo era teso proprio alla

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valorizzazione e al recupero di alcuni materiali tradizionali, al dialogo sulla coesistenza di codici “originari” e all’interrelazione, il confronto con la modernità. Anche prima di approdare allo studio e alla realizzazione di oggetti di uso domestico, nella sua ricerca scultorea la Oppo ha affidato tutto il suo estro creativo alle infinite potenzialità dei materiali e al loro felice librarsi nello spazio. Lungo il percorso espositivo anche le sedie di giunchi intrecciati, ispirate ai fassonis, le barche in “canna palustre” dei pescatori di Cabras, si ergono sinuose come Numae lacustris investendo di tensioni l’ambiente circostante. Nate dal piacere di esplorare nuove armoniche forme che si piegano ai linguaggi dell’estetica e della funzionalità pura, nelle sedie la materia perde la sua inerte staticità per tradursi in slancio, tensione, armonia. La tendenza neo-minimalista e la ricerca di un’ ergonomica semplicità presente neglioggetti di ambiente domestico, si riscontrano anche nelle installazioni. Oggettualità e ricerca estetica si condensano in un riutilizzo dei materiali che acquistano una ri-significazione semantica. Filtri diventano tubi sui quali si infilano steli di giunco diventando opera visiva , si intersecano sino a toccare la soffitta in una calcolata idea di rimandi e scansioni. Al di là della flessibilità spressiva suggerita dalle forme è interessante osservare nelle installazioni le sommesse lumeggiature dettate dalla luce e le riverberazioni tonali che affiorano dai materiali. L’oro degli steli di giunco pungente smorza l’esuberanza argentata dei fili d’alluminio o dei trucioli di rame, mentre

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nell’opera Cladium mariscus la carta bianca come una nube vaporosa avvolge scenograficamente i supporti traforati in metallo con mazzi di giunco, conferendo loro un senso di leggerezza. Nella progettazione di queste forme M.Grazia Oppo fa emergere dunque la necessità di

collocare la tradizione in un circuito più ampio, non più localistico, che deriva da suggestioni diuniversi culturali lontani e storicamente stratificati. Non più una produzione rigorosamente legata al corpus di una tradizione codificata, ma tesa verso una progettualità innovativa.


AZIENDE di Florinda Gaudio

Secondo un percorso già

sperimentato con successo, con le varie collezioni di oggetti ispirate a diversi periodi storici, la ditta Morelato si presenta con una nuova produzione. Il periodo storico preso in considerazione (1920-1940) è ancora poco indagato fra coloro che si occupano del mobile riferito al secolo scorso, un periodo la cui produzione possiamo definire “classica”. La consacrazione alla memoria storica di questo periodo è un fatto ormai acquisito anche grazie alle monografie di Ugo La Pietra su due grandi architetti e designer dell’epoca: Gio Ponti e Guglielmo Ulrich. In questo senso la collezione, nata all’interno del Centro Studi e Ricerche Morelato, si è avvalsa della consulenza dello stesso Ugo La Pietra che, per sua ampia e approfondita ricerca del periodo storico indagato, ha portato un significativo contributo a tutto il lavoro teorico e progettuale. L’idea di attingere a questo periodo (che dallo stile “Novecento”, attraverso il recupero di elementi caratteristici del nascente “razionalismo”, giunge ad accogliere le tendenze espressive “monumentali” del regime dell’epoca), per una collezione di oggetti contemporanei, è confortata dal fatto che ormai nel gusto del pubblico, in modo sempre più diffuso, si è sviluppata la richiesta

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Il Novecento di Morelato

Una nuova collezione di oggetti ispirati al periodo storico che va dal 1920 al 1940 presentata a Milano in occasione del Salone del Mobile presso il Museo Minguzzi e a Palazzo della Ragione nella mostra “Dai giornali ai portali”

di mobili e oggetti del periodo in questione. E proprio come è avvenuto in passato, quando la crescente richiesta per i mobili d’epoca (antiquariato) provocò la loro sempre più difficile reperibilità, sviluppando un mercato di prodotti che riproducevano i modelli del passato (mobili in stile), è possibile immaginare come oggi la richiesta di mobili che vanno dagli anni ’20 agli anni

’60 (modernariato) induca ad una produzione (come quella scelta dalla Morelato) che colga uno dei più significativi momenti all’interno di un periodo storico che va dal “protodesign” al “design storico degli anni’50/’60”. Gli elementi che il gruppo di ricerca del Centro Studi Morelato, con la collaborazione di Ugo La Pietra, ha filtrato e utilizzato per la definizione della collezione possono essere riferibili a tre


Nella pagina a fronte: studio per poltrona.

grandi famiglie di segni. La prima è riscontrabile in quella serie di opere che hanno caratterizzato il movimento che è passato alla storia come “Novecento”, quello stile che fece il suo ingresso ufficiale con la 1a Mostra Internazionale di Arti Decorative di Monza e che vide soprattutto Ponti e Buzzi quali maggiori interpreti. Uno stile che possiamo così sintetizzare: passaggio dallo stile

In questa pagina, dall’alto: installazione di Ugo La Pietra nella mostra “Dai giornali ai portali” (a cura di Gianfranco Bettetini) Comune di Milano, “La radio degli anni ’40”; credenza (prototipo).

Decò ad uno stile che vede la nascita di mobili leggiadri, spesso venati da una sottile ironia. I riferimenti stilistici sono rivolti al neo-classicismo lombardo e veneto, ma non è raro incontrare opere appartenenti più ad un “novecento aulico” (come lo definisce la storica Rossana Bossaglia), che interpreta cioé la lezione razionalista ma riproponendo simbolici modelli antichi. Un percorso che tende a

“modernizzare” il gusto all’interno della casa borghese: librerie, credenze, armadi e tavoli, tipologie che proprio nella “casa all’italiana” di Gio Ponti saranno risolte con gusto e componente artigianale di grande qualità. Il mobile è spesso in noce lucidato chiaro con parti in bronzo e marmo. La seconda famiglia di segni, a cui la collezione fa riferimento, è riferibile alla forte influenza della

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corrente “razionalista” che porterà, nella progettazione dei mobili degli anni trenta, alla semplificazione delle forme e alla riduzione della decorazione. Sarà infatti l’ultima Triennale di Monza del 1930, con la presenza delle sale razionali del Deutscher Werkbund di Berlino e gli oggetti del Bauhaus di Dessau, che influenzerà i nostri progettisti. Una influenza che ci parla di essenzialità e funzionalità che spesso, però, in Ulrich si sposa con la sinuosità delle curve provenienti dalla Francia per raggiungere quel linguaggio che troviamo nei suoi ormai storicizzati arredamenti degli anni ’30. Anche lo stesso Ponti, direttore di Domus in quegli anni, è impegnato non solo in contatti culturali con il razionalismo europeo, ma di fatto nell’assorbire aspetti sia formali che di contenuto, anche per il suo ruolo di curatore delle Triennali del 1933 e del 1936 caratterizzate da una notevole presenza di architetti razionalisti. Nascono nuove tipologie di oggetti, dal “mobile bar” alla credenza bassa per un soggiorno sempre più ampio e rappresentativo. Le forme archetipiche (quadrato, cerchio, rettangolo) sono alla base di molti oggetti domestici. La ricerca dei materiali si fa sempre più esasperata dalle materie esotiche a quelle tecnologicamente innovative, verso un’efficienza produttiva che già nel testo introduttivo della “Casa Elettrica” presentata nella IV Triennale di Monza, così veniva esaltata: “a nulla giova un bel modello che non venga correttamente ed egregiamente riprodotto”. Così il linguaggio di ciò che venne successivamente definito protodesign degli anni che vanno dal ’20 al ’40 prende le proprie origini dalle ultime esperienze

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decò e, attraverso il“Novecento” e il “razionalismo”, approda ad uno stile che raccoglie tutte queste espressioni formali, esaltando una componente “monumentale”, qualche volta “autoritaria”, legata al sempre più affermato regime fascista. A questi elementi formali si aggiunge già negli anni trenta, in opposizione al fare artigianale del “Novecento”, la standardizzazione

come soluzione economica e produttiva, ma anche come scelta morale e pedagogica. Caratteri che la Morelato ha saputo bene interpretare e presentare con un forte impatto emozionale nelle due mostre milanesi (presso il Museo Minguzzi in occasione del Salone del Mobile e presso il Palazzo della Ragione alla mostra “Dai Giornali ai Portali”).


Nella pagina a fronte, dall’alto: scrittoio; comò.

In questa pagina, dall’alto: poltroncina; letto; tavolo.

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AZIENDE di Stefano Follesa e Angela Muroni

Elogio dell’Ombra Avete mai visto voi che mi leggete, una vera oscurità illuminata da una luce di candela? Non crediate che sia simile ad altre oscurità, per esempio a quella che vi circonda quando camminate su una strada notturna. L’oscurità di cui sto parlando è una sorta di tenue pulviscolo cinerino e in ogni sua particella sembrano risplendere tutti i colori dell’arcobaleno. Junichiro Tanizachi Libro D’Ombra

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er chi come me da piccolo aveva paura del buio, una lampada è qualcosa di più di un oggetto, è una presenza rassicurante accanto ai gesti del vivere quotidiano, su un comodino, sopra la tavola, accanto al divano. L'abituale gesto dell'accendere e dello spegnere che accompagna l'alternanza dei nostri giorni, ci rende familiare l'oggetto luminoso che ci sta accanto facendolo partecipe dei nostri rituali domestici, dei ritmi giornalieri del nostro vivere. Una lampada non è solo una lampada, è qualcosa che ci accompagna nelle letture , che interrompe i nostri incubi, che ci svela luoghi non conosciuti, che ci

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Corpi illuminati

Una collezione di oggetti luminosi realizzati con diversi materiali all’insegna della “diversità”


Nella pagina a fronte: “Lampada a plissé” di Ugo La Pietra. In questa pagina, dall’alto: “Diaboligh” di Gianni Veneziano; “Grondona” di Cristiano Toraldo di Francia e Lorena Luccioni.

rivela la presenza di qualcuno, che ci fa compagnia nelle notti insonni. Tra i tanti oggetti dell'abitare, è certamente per un progettista una delle più belle occasione di progetto. Qualche anno fa una nota azienda di argentieri fiorentini, famosa per la sua produzione di alto artigianato, decide di intraprendere un nuovo percorso nel mondo degli oggetti, affiancando alle sua collezione primaria in argento e lega una nuova linea di "oggetti luminosi". Noi tutti sappiamo che l'Italia è uno dei paesi al mondo con la più alta concentrazione di aziende produttrici di illuminazione, tuttavia la scommessa intrapresa dall'azienda (la F.lli Cassetti Spa di Firenze) era quella di individuare una piccola nicchia di mercato per una collezione di oggetti che utilizzasse la luce non come fine ma come pretesto, non necessariamente lampade o oggetti per illuminare ma certamente oggetti luminosi. In anni di minimalismo, nell'arredo dove la luce viene usata in maniera esasperata, quasi a voler ricreare a qualsiasi ora le dimensioni mattutine, la decisione (coraggiosa) è stata quella di intraprendere un percorso opposto, alla ricerca di una illuminazione più intima, quasi della fiammella nel buio di cui ci parla Tanizaki, luce come

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A lato: “Lampada per T.A.” di Stefano Follesa.

segnale, luce come presenza discreta, luce come rifugio. Un’illuminazione che fosse poi il pretesto per realizzare oggetti non banali, piccole sculture , architetture da tavolo, oggetti d'affezione. E' nata così la collezione "Corpi illuminati", a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, accompagnata, per una migliore comprensione delle tematiche di riferimento, da una pubblicazione che porta lo stesso titolo della collezione edita dalla casa Editrice Alsaba di Siena, con all'interno lo sviluppo di ogni progetto (dagli schizzi al prototipo), due saggi sulla "illuminazione artistica" e sulla "storia della illuminazione", scritti da Patrizia Mello e Irene Taddei e alcuni brevi racconti sulla luce. La prima collezione pilota, presentata all'interno di “Abitare il Tempo” a Verona, era composta esclusivamente da lampade da tavolo e da qualche applique, seguendo l'idea del singolo oggetto, non legato ad una "famiglia" di lampade, col duplice scopo di non indebolire con la ripetizione del segno l'idea che sta dietro ad un oggetto e di favorire una commercializzazione che comprendesse anche il settore del regalo e quindi non necessariamente legata ai sistemi di illuminazione. Per realizzare questa collezione, sono stati coinvolti progettisti il

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cui lavoro avesse un rapporto diretto con l'artigianato o con l'arte: Ugo La Pietra, Luca Scacchetti, Elisabetta Gonzo e Alessandro Vicari, Massimo Gennari, Gianni Veneziano, Simona Bartalucci, Pierluigi Floris e Mariangela Giommi, Stefano Follesa, Cristiano Toraldo di Francia e Lorena Luccioni, PieroAngelo Orecchioni, Guglielmo Renzi e Barbara Fontana, Francesco Scatena, che hanno iniziato con l'azienda un percorso di idee e verifiche, durato quasi un anno prima della realizzazione dei prototipi. I materiali utilizzati: la lega argentata, il legno, il vetro, il rame, la ceramica, cercano di restituire il carattere eclettico della collezione dove volutamente

non si è cercato un comune denominatore stilistico, ma al contrario, la "diversità" è stata considerata un elemento di merito nella selezione delle proposte degli autori (gli autori stessi hanno linguaggi e formazione molto differenti). Di questa prima serie fanno parte lampade come "Grondona" di Cristiano Toraldo di Francia e Lorena Luccioni, sospesa tra architettura, artigianato ed arte (è un particolare di una delle belle architetture di Cristiano o forse una scultura o ancora l'invenzione di un bravo lattoniere?), "l'uomo ombra” di Gianni Veneziano, raffinatissima nel suo gioco di luci e silhouette (forse la lampada che più di tutte riassume le intenzioni della collezione) o ancora "Lampada a


Sotto: “Lampadona” di Luca Scacchetti.

Plissé" di Ugo La Pietra, (felice reinterpretazione tipologica dell'abat-jour), “Lumina” di Luca Scacchetti (sviluppata dall'autore con riferimento ai candelabri settecenteschi ) “LucciolexLanterne” di Elisabetta Gonzo e Alessandro Vicari (che gioca con ironia sul tema della lanterna) e infine “Lucigno” di Massimo Gennari e “Pomona” di Guglielmo Renzi e Barbara Fontana (entrambi architetture da tavolo, entrambi "fari" di riferimento per i rituali domestici). A distanza di due anni dalla sua nascita, la collezione che ormai è distribuita in quasi tutto il territorio nazionale, si è ulteriormente arricchita con nuove tipologie (sospensioni e piantane), recentemente presentate in contemporanea con il Salone del Mobile di Milano, senza però tradire lo spirito di fondo volto a considerare ogni oggetto come episodio a sé stante. Su tale percorso proseguirà nei prossimi mesi il lavoro di realizzazione dei prototipi che si amplierà con l'inserimento di nuovi progetti degli autori, ma anche con le proposte presentate all'azienda da giovani progettisti. La volontà è quella di creare un piccolo laboratorio che nel corso degli anni affronti il complesso rapporto tra illuminazione e rituali domestici, favorendo la nascita di oggetti più "intimi" all'interno del nostro abitare.

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FIERE E SALONI di Fernando Moro

L’Artigiano in Fiera risulta

essere a Milano l’evento di maggior importanza dedicato alla produzione artigianale di qualità. Sono 2 milioni i visitatori che nella passata edizione sono giunti da tutta la Lombardia, dalle regioni del Nord Italia e dal Canton Ticino, sicuri di trovarvi le più disparate offerte di qualità, le più accattivanti e preziose idee regalo mai presentate. Le imprese artigiane presenti l’anno scorso sono state 2.400, provenienti da tutta Italia e da 74 paesi del mondo e hanno proposto una rassegna merceologica molto ampia e variegata: oggettistica e articoli da regalo, abbigliamento ed accessori, mobili e complementi d’arredo, oreficeria e gioielleria, prodotti biologici e naturali, istituzioni e servizi per il settore, stampa specializzata. L’intera manifestazione risponde a tre prerogative fondamentali per la vita stessa di ogni piccola e media

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AF-L’Artigiano in Fiera 2001 Alla Fiera di Milano dal 1 al 9 dicembre la 6a Mostra Mercato Internazionale dell’Artigianato la più importante manifestazione internazionale del lavoro e della piccola media impresa in concomitanza con il Salone dei Sapori 3a Mostra Mercato dell'enogastronomia

impresa: vendere direttamente al grande pubblico la propria produzione in una piazza prestigiosa come Milano, in un periodo, come quello natalizio, in cui è molto forte la propensione all’acquisto; testare il proprio prodotto sul mercato di fronte ad un vasto pubblico, diversificato e ampiamente rappresentativo, incrementato dalla formula a ingresso gratuito; incontrare gli operatori del settore per i quali la manifestazione rappresenta un appuntamento sempre più significativo. Tra gli oltre 24 mila operatori presenti in fiera, sempre più numerosi sono i negozianti, gli architetti, i grossisti e i buyer della piccola e grande distribuzione che offrono l’opportunità di instaurare nuovi e utili contatti commerciali. Evento concomitante, per il terzo anno consecutivo, sarà ancora il Salone dei Sapori, che valorizza e promuove il vasto comparto della

produzione e trasformazione enogastronomica di qualità non industriale e che, nella passata edizione ha realizzato uno straordinario successo di pubblico: 2 milioni di visitatori che hanno potuto apprezzare l'offerta di oltre 400 aziende . In totale saranno 100 mila i metri quadri dedicati alle due esposizioni, una superficie immensa caratterizzata da due grandi aree espositive, quella delle singole imprese artigiane non alimentari e quella delle collettive istituzionali al cui interno vi saranno espositori dell’artigianato e dell’enogastronomia, per un periodo di nove giorni d'esposizione, dal 1 al 9 dicembre. Entrambe le manifestazioni sono organizzate da GeFi - Ente fieristico della Compagnia delle Opere - in collaborazione con le principali confederazioni artigiane (Confartigianato, CNA, C.A.S.A., C.L.A.A.I.).


Nelle due pagine: immagini dell’entrata, di un padiglione e di alcuni stand delle precedenti manifestazioni.

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FIERE E SALONI di Simona Cesana

Abitare il Tempo 2001 una fiera a misura d’uomo

La XVI edizione in scena dall’11 al 15 ottobre a Verona presenta 540 espositori internazionali e offre un ricco panorama di mostre collaterali

I prodotti esposti suddivisi in 21

categorie mostrano stili e tendenze tra loro diversi, dove il design si intreccia all’artigianato, la tradizione all’avanguardia, il manufatto locale al prodotto adatto per un mercato internazionale. Il vetro è al centro della prima mostra tematica: “Corolle: 70 designer, 70 calici in vetro di Murano”. di Giovanni Brosolo e Cleto Munari. Viene presentata la più importante collezione di calici contemporanei realizzata da Rex Built In con Cleto Munari, in collaborazione con i vetrai muranesi che hanno operato su progetto di settanta architetti e designer provenienti da tutto il mondo. I materiali per il rivestimento sono l’oggetto delle altre due mostre tematiche. “Compacto Cover”, il nuovo prodotto di Alcantara caratterizzato da soluzioni tecnicocromatiche innovative, viene presentato dallo Studio di Architettura Simone Micheli, dove sei noti interior designer offrono personali interpretazioni per la casa e la collettività. Il laminato di Gruppo Frati (Italia) e il tessuto di Kvadrat (Danimarca) sono i protagonisti della mostra di Adam D. Tihany con la collaborazione di Alfredo Zengiaro, dal titolo “Ottopertutti”: otto designer hanno proposto altrettante soluzioni d’impiego per il laminato e il tessuto per l’arredocontract . Tra le mostre di sperimentazione e ricerca, ancora lo

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Studio Micheli firma “Apriti Sesamo”, dove si vuole creare una situazione attiva, nella quale gli elementi espositivi interagiscano con i visitatori, che sono invitati perciò ad utilizzarli. Lo scopo è quello di esaltare le qualità tecnico artistiche dell’artigianato romano del metallo (prezioso e non) e del legno. Roma, con l’Istituto Europeo di Design, è ancora protagonista con “Mobili in onda”: selezione di elementi di arredo che hanno caratterizzato trasmissioni di grande successo della storia della televisione. Alida Cappellini e Giovanni Licheni hanno aiutato gli allievi nella selezione, mettendo in evidenza il carattere effimero di questi oggetti. La Regione Lazio appoggia la mostra “Water bar”, di Giovanna Talocci. L’Acqua, Minerale e Termale, è presentata attraverso un bar i cui arredi sono il frutto di una ricerca sul “fine vita” dei contenitori stessi dell’acqua. Bottiglie e bicchieri creano dunque nuovi materiali e nuove opportunità d’arredo per questo bar che serve solo acqua, e che offre ai visitatori la possibilità di assaggiare le acque minerali del Lazio. “La fabbrica del sol”è il titolo della mostra di Claudio Gambardella dove, accanto a pezzi storici della produzione vietrese, vengono proposti oggetti progettati da designer contemporanei che testimoniano la crescita della ceramica di Vietri nella direzione del design. Il Politecnico di Torino, nella

mostra di Claudio Germak, presenta i risultati di una ricerca effettuata sul mobile della Valle Varaita (CN), arredo rustico caratterizzato da uno stile e da tecniche costruttive fortemente riconoscibili, che negli ultimi venti anni è stato oggetto di una crescente perdita di identità. Il progetto è intervenuto in tre momenti: si è definita una nuova immagine per il prodotto, in seguito si è provveduto all’aggiornamento tecnologico delle imprese aderenti e poi all’esplorazione di nuovi possibili mercati grazie all’istituzione dell’Agenzia del legno. La mostra “Industrious Designers”, di Vanni Pasca e Ely Rozenberg, vuole testimoniare la versatilità dei giovani designer israeliani che, in una realtà dove la produzione industriale è orientata prevalentemente verso la componentistica, si spingono spesso verso l’autoproduzione o la piccola serie. Tra i laboratori di sperimentazione e ricerca, “La carezza dell’acqua” di Carlo Amadori dove architetti e designer sono stati invitati a progettare ambienti “a reazione sensoriale”, che coinvolgano quindi pienamente i sensi come accade di fatto durante la fruizione degli spazi termali. Le proprietà sensoriali e psicologiche dei materiali utilizzati – pietre, marmi, materiali ceramici, vetri, metalli – sono il filo conduttore degli ambienti


Dall’alto, da sinistra a destra: Calice in vetro di Murano soffiato e lavorato a mano, di Matteo Thun, realizzato per Rex Built In da Cleto Munari (Mostra "Corolle: 70 designer, 70 calici in vetro di Murano); "Moby-chaise longue" di Ely Rozenberg ( Mostra "Industrious Designer - Giovani designer israeliani); Mostra "Compacto Cover. New trend in Interior Design", progetto dello Studio di Architettura Simone Micheli.

progettati e distribuiti come stanze di un ambiente termale, allineate sull’acqua, arricchite da odori, vapori, suoni, colori che ne

aumentano la suggestione. Ettore Mocchetti nella mostra “Alta decorazione: la valle delle meraviglie” presenta i “reperti” di

un eterogeneo scenario domestico che superano rigidità e mode, evidenziando la presenza di una commistione di stili che, nati da una cultura dell’abitare sempre più globale, eterogenea e individualista, attinge da una moltitudine di sensazioni, tempi e luoghi. L'ultima mostra “Identità aziendale e comunicazione strategica” fa da cornice al convegno sullo stesso tema, a cura di Giulio Cappellini e Vanni Pasca, al quale partecipano vari esperti del mondo della comunicazione, dai curatori d’immagine ai web designer.

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Fiere e saloni di Sergia Mozzo

Ventimila metri quadrati di

creatività, fantasia e buon gusto aspettando il Natale: in una sola parola, Marta, un nome tutto al femminile per designare la fiera delle meraviglie dell’artigianato artistico di qualità. Marta, per la verità acronimo del claim mostra mercato arte artigiana, edizione invernale della Mostra Mercato Internazionale dell’Artigianato, si presenta come una occasione ghiotta per tutti, grandi e piccoli, alla ricerca dell’acquisto natalizio. Mille spunti ed idee da rubare con gli occhi e comprare: dalla oggettistica e complementi di arredo ai suggerimenti per il “living” e la decorazione della

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A Firenze con Marta

Nella splendida cornice della Fortezza di Basso Firenze ospita dal 7 al 16 dicembre la 4a edizione di Marta mostra mercato dell'artigianato artistico di qualità prestigiosa occasione di shopping natalizio

casa, dall’oreficeria e bigiotteria all’abbigliamento ed accessori per la moda, dalla raffinata biancheria per la casa ai profumi, alle essenze e alle candele aromatiche, una elegante passerella in mostra nei padiglioni del quartiere fieristico fiorentino, alla ricerca del meglio dell’artigianato artistico. Gli espositori, selezionati tra i migliori creatori di oggetti da regalo del “made in Italy” e provenienti da numerosi paesi stranieri porteranno nel fortilizio “mediceo” le loro proposte per i regali natalizi, pezzi unici, irripetibili per foggia, colore, accostamenti. La Fortezza di San Giovanni Battista (o Fortezza da

Basso come la chiamano i fiorentini per distinguerla dal Forte Belvedere, si trasformerà così in una vetrina raffinata del Natale, con luci, profumi, colori, atmosfere di festa e Firenze riacquisterà il ruolo che le era proprio nel passato di vetrina principe della cultura della manualità, dell’ingegno e dell’arte ediventando una delle capitali italiane del Natale. Nuovi percorsi, fantastici e seducenti, accompagneranno il visitatore di Marta 2001 in due rotte contrapposte eppur complementari: il Natale a Sud Ovest e il Natale a Nord Est, in una sorta di cosmopolitismo


Nella pagina a fronte: immagine della mostra allestita in occasione della prima edizione di Marta, che presentava una raccolta di oggetti d’Arte Applicata degli anni ’50, particolarmente preziosa. In questa pagina, dall’alto: immagini dalle precedenti edizioni; piatto in ceramica stile anni ’50 di Francesco Raimondi, Vietri sul Mare.

illuminato che accomuna, nello spirito della festa del Natale, tutti i popoli. I caldi colori, i profumi speziati ed i prodotti del Sud si alterneranno agli oggetti tipici delle grande praterie dell’Ovest e della cultura country, così come nel Natale a Nord Est rivivranno le atmosfere evocative ed i candidi e soffici bianchi del grande Nord e della tradizione di Santa Klaus, portando con sé i tradizionali manufatti in legno e tessuto di quelle terre lontane. Per uno strano scherzo del destino, complice Marta, la Fortezza voluta prepotentemente dal duca Alessandro de’ Medici nel 1534 come “cittadella” militare di corte, chiusa a difesa della sua persona contro gli assalti di una cittadinanza sottomessa eppur ribelle, si apre alla città facendosi promotrice e punto di partenza di tutta una serie di manifestazioni ed iniziative che, sotto l’egida di Bellissima Firenze, all’insegna del connubio tra arte, artigianato e commercio, si svilupperanno, nell’imminenza del Natale, per le vie e le piazze storiche di Firenze. Un appuntamento quindi da non mancare con Firenze ed il Natale: si chiama Marta, si legge la vetrina dell’artigianato e delle ultime curiosità natalizie, alla Fortezza da Basso, dal 7 al 16 dicembre 2001. Firenze Expo & Congress Spa Tel. 055/49.721 - Fax 055/49.05.73 e-mail: info@firenze-expo.it web-site: www.firenze-expo.it

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Le tecniche dei maestri ceramisti I trafilati di Alessio Tasca Dal mattone alla scultura di Alfredo Gioventù

Le tecniche: trafilatura matrici per filiera materia e colore tra il grès e il refrattario come si costruisce la "sfera" come si realizza un "Cornovaso"

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Per comprendere a fondo l’opera di un artista ceramista è necessario visitare il suo laboratorio; l’imprescindibile legame con la materia e con gli strumenti per trasformarla, sedimenta negli anni i percorsi fisici e mentali dell’autore, lasciando inconfondibili tracce della

sua fattualità, che parlano di lui ancor più dei singoli lavori, trasformando lo spazio in un’unica e coerente opera; questa è una particolarità della ceramica e in questo Alessio Tasca è uno dei grandi maestri. Solo visitando il suo studio di Rivarotta si può penetrare quel percorso


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Nella pagina a fronte: particolare di trafila e trafila in funzione. In questa pagina: matrice per trafila e schemi di matrici per trafila utilizzate da Alessio Tasca.

trasversale che, partendo dalle tecniche artigianali e passando attraverso il design, arriva alla scultura, senza le forzature che in altri casi creano invalicabili barriere tra le aree disciplinari e si intuisce il segreto di una ceramica che tanto più si fa arte quanto più ritrova se stessa. Un percorso costruito a ritroso nel nome dell’essenzialità e nella convinzione che il fare ceramica debba essere rapido ed immediato ( come i reperti del vasellame popolare di Rivarotta insegnano ) ha permesso a Tasca di scoprire le potenzialità espressive di uno dei più umili strumenti di laboratorio, la trafila, relegata nella fabbrica del vasaio a mezzo per produrre i manici o i lucignoli e nell’industria alla fabbricazione dei laterizi forati. Solo grazie alla sensibilità di un animo artistico profondamente rivolto alla modernità dei linguaggi, un mattone, che esce meccanicamente ed immutabilmente da una catena industriale, può diventare un ideale reticolo dove il vuoto si trasforma in "pieno" dando forma all’espressività; così, con un’intuizione, apparentemente semplice e alla portata di tutti, Tasca ha dato origine ad una nuova tecnica di modellato. Per modellare con la trafila si deve disporre di un macchinario composto da un cilindro

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di metallo che ha funzione di filiera (F fig.1,3,4) in cui entra un pistone (P fig.1,3), azionato manualmente o meccanicamente, che comprime l’argilla (A fig.1,4) e la costringe ad uscire secondo un verso (V fig.1) da un foro opportunamente sagomato nella matrice (M fig. 1, 2, 4, 5). L’estruso verrà successivamente tagliato, nella misura desiderata, ed avrà la forma di un solido la cui base corrisponde alla sagoma del foro (es. se la sagoma è un quadrato sarà un parallelepipedo o un cubo). Per ottenere forme vuote all’interno è necessario occludere parzialmente il foro della matrice con un’anima di metallo che abbia la forma del vuoto desiderato e che lasci passare l’argilla secondo la sezione voluta . Ad esempio, se occorre un tubo a sezione quadrata 4x4 cm. dalle pareti di 1 cm. di spessore si dovrà costruire la seguente matrice: un tondo di metallo della misura interna della filiera (M fig. 2,4,5), forato al centro con un foro quadrato 4x4 cm. con al suo interno un quadrato di metallo 2x2 cm. (E fig. 2), sostenuto nel vuoto da un ponte composto di tre lastrine e da una barretta saldata (S fig. 2,5). Il segreto consiste nel fatto che l’argilla morbida, sotto l’azione della pressatura, si taglia a contatto con la barretta del ponte ma si ricongiunge e si rimpasta prima di uscire dal foro, dando origine ad una forma vuota dalle pareti perfettamente integre. Se si moltiplica il numero dei quadrati e dei ponti si ottengono solidi forati sempre più complessi (fig. 4) , ma si può ulteriormente arricchire

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l’elaborato modificando il disegno dei fori (fig. 6) e di conseguenza il sistema dei ponti (fig. 5), fino a giungere a strutture alveolari di grande suggestione che saranno però mascherate dalle pareti esterne; solo con tagli e sezionamenti si potrà dare inizio al percorso di creazione plastica e qui l’inventore Alessio Tasca ci ha dato la prima grande dimostrazione: la costruzione di una sfera (fig. 7). Bisogna disporre di un estruso a forma di parallelepipedo e di una macchina per tagliare, ruotante con due bracci tra i quali è teso un filo di acciaio che, mentre i due bracci ruotano contestualmente, disegnerà la superficie di un cilindro. Praticando al trafilato due tagli perpendicolari uno all’altro, otterremo il solido derivato dall’intersezione di due cilindri; continuando a praticare tagli ruotando la macchina di un numero costante di gradi otterremo solidi determinati dall’intersezione di sempre più numerosi cilindri. Per arrivare a dare la sensazione di una sfera sono necessari otto tagli, in realtà il solido così ottenuto non sarà una sfera (perché per essa sarebbero necessari infiniti tagli) ma noi lo percepiamo come tale perché nell’alveolatura del trafilato il vuoto prevale sul pieno creando l’illusione di una forma ideale. Non è questa la sede per sottolineare la caratura artistica e la modernità di linguaggio di una simile intuizione ma è altresì difficile restare indifferenti alle continue invenzioni alle quali Tasca ci ha abituati, come il "Cornovaso", oggetto in cui le regole del design coincidono perfettamente con lo spontaneo movimento dell’argilla nel primo tratto dell’estruso che, seguendo le leggi della vitalità della materia, si arriccia appena viene liberato. Trafilando un tubo a sezione triangolare con una trafila orizzontale, si può accompagnarne l’uscita modificando manualmente la linearità dell’elaborato, fino ad ottenere la forma desiderata . In ultimo è importante ricordare che ogni tipo di elaborato necessita di una particolare consistenza dell’argilla da utilizzare e che per ottenere interessanti effetti materici si possono usare differenti terre opportunamente alternate, anche con differenti livelli di bagnatura, come ci dimostra Tasca nella sua attuale

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ricerca artistica, dove, recuperando le origini informali, fa crollare da potenti trafile verticali autentiche architetture d’argilla che si contorcono, si piegano e si strappano sotto il loro peso. Queste tensioni sono accentuate da striature di barbottine chiare e da incipienti fusioni di grès ricchi di ossido di ferro che contaminano e bruniscono i refrattari color paglierino. Le tonalità fornite dal ferro (ossido colorante) alle argille variano dal giallo, al rosso, al bruno, al nero, passando anche attraverso vari toni di grigio e sono determinate dalla percentuale di ossido contenuta e dal grado di fusione dell’argilla stessa. Un’argilla inizia a fondere, ad una data temperatura, a seconda della quantità di calcio, di sodio, di potassio che contiene; ad una temperatura prefissata (es. 1280° C) potremmo perciò disporre di argille con differenti gradi di fusibilità, che, a parità di contenuto di ferro, conferiranno all’ opera differenti colori. Immaginiamo quindi che queste argille si miscelino parzialmente all’interno della filiera e abbiano per giunta anche differenti percentuali di colorante e ci possiamo rendere conto della varietà di materie che possono crearsi. Si aggiunga, inoltre, che la differenza di superficie tra un refrattario e un grès passa dall’opaco al lucido (dovuto alla formazione di vetro) e si potrà apprezzare a pieno la ricchezza delle opere citate. È molto interessante comprendere la natura dei materiali ceramici: i refrattari per la loro composizione chimica resistono alla temperatura, impedendo la deformazione dell’oggetto e in ciò mantengono un aspetto esteriore ruvido e asciutto, mentre i grès, fondendo, sono la parte debole, sensibile, e quando la miscela di sodio, potassio e silice è tale da raggiungere la fusione, la loro superficie "piange", cospargendosi di lucide goccioline di vetro, per non parlare delle argille calcaree che dopo i 1200° C si trasformano in vere e proprie colate di lava. Questa capacità di trasformare in linguaggio artistico le caratteristiche chimico-fisiche dell’argilla conclude la rivoluzione formale di Alessio Tasca, che, seguendo un processo di massima semplificazione, è riuscito a svelare un mondo dalle infinite potenzialità espressive.

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Glossario Trafila: macchina che costringe l’impasto di argilla a passare da una apertura dal profilo determinato. Filiera: tubo in metallo in cui l’argilla viene compressa e da cui fuoriesce. Pistone: meccanismo di spinta della trafila. Matrice: attrezzo da aggiungere alla filiera per determinare la forma dell’estruso. Estruso: elaborato in argilla morbida ottenuto per trafilatura . Lucignolo: estruso a forma di “biscia” a sezione rotonda. Ossido di ferro: ossido con funzione di colorante e con potere fondente che può essere presente in natura nell’argilla, o essere aggiunto agli impasti. Completamente assente nelle argille bianche e nei caolini può arrivare a percentuali del 15% nelle pirofile rosse e nelle terrecotte. Refrattario: prodotto ceramico che si ottiene con argille ricche in allumina, la cui resistenza pirometrica equivale ai 1580° C . Nella composizione dell’argilla utilizzata dovranno essere quasi assenti gli ossidi di ferro, calcio, sodio e potassio. Calcio: materia prima presente nelle argille sotto forma di carbonato; dai 1200° C ha funzione di fondente energico, caratterizza perciò le argille da bassa temperatura, mentre deve essere quasi assente nei grès e nelle porcellane. Sodio e potassio: ossidi presenti nelle argille che favoriscono la fusione della silice, dando origine al processo di vetrificazione del corpo dei grès e delle porcellane. La loro azione fondente, a differenza del calcio, è lenta e permette il passaggio del corpo ceramico dallo stato solido allo stato liquido in tempi relativamente lunghi e controllabili. Silice: materia prima contenuta nelle argille, costituisce l’elemento base per la formazione del vetro; le argille da grès dovranno perciò contenerne elevate percentuali. Argilla da grès: composizione chimica di una ideale argilla da grès: SiO2•65.10, Al2O3•23.23, Fe2O3•1.75, TiO2•1.04, CaO•0.51, MgO•0.72, Na2O/K2O•1.25, P.F•6.30. Argilla calcarea: un’argilla calcarea tipica per la produzione delle maioliche deve avere la seguente composizione chimica approssimativa: SiO2•50, Al2O3•16, Fe2O3•3, CaO•18, perdita al fuoco e ossidi vari•13.

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Indirizzi Alessio Tasca Via Rivarotta, 116 36061 Bassano del Grappa ( VI ) tel. 0424. 590242 Vittore Tasca Ceramiche Via Molini 79 36055 Nove ( VI ) tel. 0424. 590093 Argille - Italgessi Via delle Industrie 115 36050 Cartigliano (VI) tel. 0424. 592080

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Cibas Via Marchesane 107 36061 Bassano del Grappa (VI) tel. 0424. 500207 Trafile - D.I.E.R.R.E Via dell’Industria 16 Marostica ( VI ) Nella pagina a fronte, dall’alto: Alessio Tasca intento alla realizzazione di una sfera. In questa pagina dall’alto e da sinistra: boccale per vino, 2000“; Sfera”, 1997; “Cornovaso Marca At”, prodotto da Vittore Tasca.

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Fuori classe Laboratorio d’Arte

Galleria Sargadelos

Il laboratorio nasce quasi un anno fa su iniziativa di Matilde Trapassi (insegnante dell’Accademia di Belle Arti di Brera) e di alcune allieve, per creare uno spazio di ricerca ed esposizione di manufatti rari e preziosi. Situato in un grazioso cortile nel cuore di Brera, assume il fascino di un luogo di ricerca quasi clandestino dove gli studenti più promettenti del corso di Decorazione espongono le loro creazioni, riscoprendo e sperimentando tecniche artistiche quasi sconosciute o appartenenti ad altre culture molto diverse dalla nostra. Tecniche affascinanti e un po’ misteriose come: “felting”, “raku”, “ingobbio”, “batik”, “mosaico”, “plumaria”... I risultati sono particolarmente interessanti: oggetti significanti che trasudano storia, sapienza artigiana e volontà di rinnovamento di forme e decori per una lettura più contemporanea. Ambiguità, illusione, trasformazione, metamorfosi, camuffamento, astrazione, caratterizzano queste proposte che spaziano dalla moda, all’arredamento... tutti pezzi unici ed irripetibili come: i felting (tappeti, arazzi, mantelle, borse, cappelli) di Cristiana di Nardo; i vasi di Alessandra Cantoni; i mosaici “morbidi” con tessere di lana cotta di Nadia Odorico; i corpini in metallo e juta di Sara Pedrabissi; le ceramiche di Samuela Lamperti e Selene Giorgi ... tutte allieve che Matilde Trapassi definisce davvero “fuori classe”. Lo spazio ospita spesso mostre collettive

di studenti e artisti emergenti: luogo quindi estremamente aperto verso ricerca e sperimentazione in campo artistico. Potrebbero sicuramente nascere collaborazioni interessanti nei campi moda e design, cosa che auguriamo a questa iniziativa, invitando chiunque a recarvisi e a curiosare.

Si tratta di un’interessante galleria creata a Milano per far conoscere la cultura spagnola e galiziana. Sargadelos, città a nord della Galizia, rappresenta in Spagna una delle più importanti industrie di porcellana artistica e la sua presenza si concretizza attraverso dodici gallerie in diverse città spagnole, fra le quali Madrid, Barcellona e Siviglia. Già nel 1804 l’illuminista Antonio Raimundo Ibanez creò in Sargadelos una moderna fabbrica di ceramica introducendo, tra altre innovazioni, la decorazione meccanica e riuscendo così ad integrare, in modo intelligente, tradizione e modernità. Quasi cent’anni dopo la chiusura della fabbrica, avvenuta nel 1885, sul luogo dell’antico complesso industriale, si concretizzò un progetto di recupero della memoria storica della Galizia. Negli anni ’50 venne ripensata la produzione di porcellana artistica attraverso la ricerca e l’approfondimento dell’origine, dei significati e delle forme. Oggi Sargadelos è una realtà produttiva estremamente significativa e particolarmente interessata alla sperimentazione e alla ricerca; inoltre il complesso industriale conta di una propria casa editrice e di un museo di arte contemporanea che promuove iniziative per diffondere e valorizzare la cultura galiziana. La lavorazione delle porcellane di Sargadelos è, ancora oggi, artigianale: dopo lo stampo dei diversi pezzi

Ciotola di Selene Giorgi

Posate di Arianna Storti

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via S. Carpoforo, 4 20121 Milano Tel.02.86995592 Arazzo in felting di Cristiana di Nardo


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Porcellane della Galizia viene fatta la prima cottura a 900°C e si ottiene il cosiddetto biscotto; quindi sono applicate le decorazioni direttamente sul pezzo che in seguito si vetrificano con una seconda cottura a 1453°C. Alcuni pezzi decorati con il rosso, colore non particolarmente resistente alle alte temperature, necessitano di una terza ed ultima cottura a 800°C. All’interno della galleria è possibile trovare interessanti servizi da tavola, ma anche gioielli e pezzi unici estremamente raffinati dove si ritrova il fascino di quelle decorazioni che hanno reso celebri il romanico e il barocco spagnolo e galiziano in particolare. La Galleria Sargadelos vuole essere anche un importante spazio espositivo e di promozione culturale: all’interno infatti un’ampia sala è utilizzata per allestire mostre e conferenze. Da segnalare la mostra tenuta nel mese di giugno “Terre di Brera .. terre di Cova” dove sono stati presentati i lavori di alcuni studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, realizzati durante uno stage ceramico presso la Scuola Cova di Milano. In ottobre si terrà una collettiva delle artiste Olga Di Stefano, Monica Mainardi, Deborah Porta e Serena Gallini, a cui seguirà una mostra di ceramica del “Laboratorio NIBE” (15 novembre-1 dicembre). via Volta, 20 (zona Moscova-Garibaldi) 20121 Milano. Sito Internet: www.sargadelos.com

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PIT 21 Artearredo & Design Alla fine degli anni ’90, nasce a Milano “PIT 21 - Artearredo & Design”, un nuovo spazio espositivo e commerciale dedicato al mondo dell’arte e del design, dove far convivere tradizione e avanguardia, produzione e prezioso artigianato del vetro, della ceramica, del mosaico, del legno. Nei quasi 300 mq. di esposizione, distribuiti in un dedalo di stanze al pianterreno e nei sotterranei di un nobile palazzo settecentesco - il nome PIT in inglese significa buca, cava, anfratto vengono presentati oggetti ed elementi di arredo scelti in base al concetto della contaminazione degli stili e dei materiali, tendenza che maggiormente caratterizza la casa contemporanea. Convivono così pezzi storici unici, come un armadio in pergamena di Rava del 1925, con mobili di rigorosa purezza formale come la collezione che Enzo Berti ha firmato per La Palma. A fianco, si trovano le morbide forme degli imbottiti di Daniele Landini e Andrea Manfredi, l’originalità primitiva della “pietra di carta” di Maria Paola Lucentini, la creatività esasperata delle opere di Wunderkammer Studio, la leggerezza delle lampade in pietra leccese di Renzo Buttazzo: opere di artistiartigiani affermati accanto a quelle di giovani di talento. La ristrutturazione dello spazio, curata con segno energico dal giovane architetto Andrea Manfredi con Daniele Landini, ha seguito lo stesso

principio: la contaminazione. Oltre a un attento lavoro di recupero della preziosa soffittatura esistente, si sono usate tinte decise e calde per le pareti e un disinibito abbinamento di materiali nobili a materiali grezzi: legno di betulla e ferro spazzolato per l’importante scala, scaglie di marmo bianco di Carrara, polvere d’oro e resina per i pavimenti. Un risultato originale e coerente, ideale palcoscenico di oggetti legati a un concetto di arredo centrato sulla valorizzazione dei contrasti, presentati attraverso un ricco programma di mostre. via S. Marta 21, 20123 Milano tel. 02/89013169 - fax 02/72099539

Ambientazioni dello spazio PIT 21 realizzate dall’architetto Andrea Manfredi.

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a cura di Isabella Taddeo

Atelier • Gallerie • Laboratori • Negozi segnalati dalla nostra redazione

Altai via Pinamonte, 6 20121 Milano Tel. 02/29062472

Fuoriclasse via S. Carpoforo 4 20121 Milano Tel. 02/86995592

Galleria Silva via Borgospesso, 12 20100 Milano Tel. 02/784050

Nibe via Camillo Hajech, 10 20129 Milano Tel. 02/740676

Art & Craft s.n.c. via Trieste 10/12 Martinengo (BG) Tel./fax 0363/987265

Galleria Sargadelos via Volta, 20 20121 Milano Tel. 02/6575899

Opos c.so Garibaldi, 104 20156 Milano Tel. 02/33404307

Artè via Meda, 25 20136 Milano Tel. 02/89401059

Galleria dello Scudo via Scudo di Francia, 2 37121 Verona Tel. 045/590144

Galleria Magenta 52 c.so Magenta, 52 20123 Milano Tel. 02/4816963 fax 02 48531666

Artecotta via Bramante, 22 20100 Milano Tel. 02/34536050 Arter via Fiori Chiari, 9 20121 Milano Tel. 02/72004010 Atelier Produzioni d’arte via Cusani 8 Milano Atelier degli artisti via delle Battaglie, 36/b 25122 Brescia Tel. 030/3753027 Atribu c.so Garibaldi 3 20121 Milano Tel. 02/867127 Aus18 via Ariberto 19 Milano Show-room via Ausonio, 18 Tel. 02 8375436 Cambiofaccia via Giannone, 4 20154 Milano Tel. 02/3451780 Comunicarte Associazione Culturale v.le Perata, 28 17012 Albissola Marina (SV) Tel. 019/489872 D’Arte via Riello 1ter Padova Tel. 049/650246 “2link” largo La Foppa, 6 - Milano Tel. 02 62690325

Galleria Rossella Junck Calle delle Botteghe, 3463 30124 Venezia Tel. 041/5207747 Galleria Colombari via Solferino, 37 20121 Milano Tel. 02/29001551 Galleria Internos via Cappuccio, 21/a 20123 Milano Tel. 02/8900632 Galleria Luisa Delle Piane via Giusti, 24 20154 Milano Tel. 02/3319680 Galleria Marina Barovier San Marco Salizada San Samuele, 3216 30124 Venezia Tel. 041/5226102 Galleria d’Arte & Divetro via S. Tommaso 72 24121 Bergamo Tel. 035/243300 S. Marco 2671 (campo S. Maurizio) 30124 Venezia Tel. 041/5207859 Galleria Ikonos via G. Amendola, 23 87041 Acri (CS) Tel. 0984/941406 Galleria Martano via Principe Amedeo, 29 20123 Torino Tel. 011/8177987 Galleria Novecento vicolo Cavalletto, 4/a 37122 Verona Tel. 045/8036236

Eclectica c.so Garibaldi, 3 20121 Milano Tel. 02/876194

Galleria Pallata via Santelio, 59/a 25066 Lumezzane Pieve (BS) Tel. 030/8922769 fax 030/8922769

Fallani Best via San Niccolò, 90/r - 50125 Firenze Tel. 055/241861

Galleria Peccolo p.za della Repubblica, 12 57100 Livorno Tel. 0586/888509

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Giacomo Manoukian Noseda p.zza S. Simpliciano, 2 20121 Milano Tel. 02/8051637

Penelopi 3 via Palermo, 1 20121 Milano Tel. 02/72000652

Jairo via Crema, 17 20135 Milano Tel. 0348/3931531

Pit 21 Artearredo & Design via S. Marta, 21 20123 Milano Tel. 02/89013169

L’Albero del Melograno p.le Baracca, 10 20100 Milano Tel. 02/437215

Regina Gambatesa via Roberto da Bari, 102 70122 Bari Tel./fax 0805215174

La Bottega di Maiolica via Maqueda, 90 90100 Palermo Tel. 091/599504

Scultura & Design via Hoepli, 6 20121 Milano Tel. 02/801384

La Porta Rossa via Olmetto, 17/1 20123 Milano Tel. 02/854503

Spatia via Barbavara, 4 20144 Milano Tel. 02/89420191

La Sciara del Fuoco p.zza S. Nazaro in Brolo, 3 20122 Milano Tel./fax 02/58322324

Spaziodigennaro via Boltraffio, 12 20100 Milano Tel. 02/58304749

Louise Lanzi via S. Maria Fulcorina 20 20123 Milano Tel. 02/8692130

Spazio S. Carpoforo via S. Carpoforo, 6 20100 Milano Tel. 76008766 (wea)

Marienza Morandini Design via Veratti, 24 21100 Varese Tel. 0332/235882

Starter onlus via Maroncelli, 15/2 20154 Milano Tel./fax 02/65570081

Materia Prima Arts & Crafts Piscina S. Samuele, 3436 30100 Venezia Tel. 041/5233282

Talento l.go S. Eufemia, 40 41100 Modena Tel. 059/226547

Mestieri d’arte via Ragno, 11 44100 Ferrara Tel. 0532/767139

Terre Rare via Carbonesi, 6 40123 Bologna Tel. 055/221013

Microbrera Gallery via Fiori Chiari, 7 20100 Milano Tel. 02/86461751

360° via Tortona, 12 Milano Tel. 02/8356706

Microdesign via Tadino, 6 20124 Milano Tel.02 2940884

Vetrodesign via Raffaello Sanzio, 1 20149 Milano Tel. 02/48194940

Museo Nuova Era via Vallisa 11/12 70122 Bari Tel. 080/5054494

Xenia via Falcone, 2 20100 Milano Tel. 02/8051012

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Ad Arte

Il grigio in mostra nelle collezioni di oggetti di pietra piasentina di Torreano pietra serena e pietra lavica

AD ARTE, nell'ambito delle sua

attività espositiva dedicata alle mostre della serie Genius Loci, inaugura l'autunno con una mostra dal titolo "Modulazioni attorno al grigio", nella quale si presentano collezioni di oggetti in pietra piasentina di Torreano, pietra serena e pietra lavica. La mostra, come le altre già presentate nei mesi scorsi e come quelle in programma per i prossimi mesi, ha l'obiettivo principale di dare visibilità ad oggetti progettati e realizzati negli ultimi anni nell'ambito di collezioni rivolte al rinnovamento dei modelli produttivi in aree dove fosse presente una forte tradizione artigianale (oggetti realizzati per la "tradizione rinnovata"). Il patrimonio culturale legato all'artigianato artistico trova, attraverso lo spazio espositivo della Galleria Fatto ad Arte, un luogo adeguato e qualificato per la sua promozione e valorizzazione. La mostra è un'esposizione di oggetti realizzati con le pietre di varie aree del territorio italiano. I territori artigiani italiani sono definibili attraverso il colore degli oggetti che li rappresentano: il colore è legato alla materia che esprime identità e appartenenza al territorio. Le collezioni di oggetti in pietra piasentina di Torreano, pietra serena, pietra lavica, mettono in rapporto la cultura e la tradizione del territorio cui appartengono, con le risorse progettuali e produttive del territorio stesso. Gli oggetti di queste collezioni sono capaci di interpretare le caratteristiche

estetiche del materiale utilizzato, e sono il risultato di un progetto teso a conservare, proteggere e rinnovare l'eredità del passato, dove l'invenzione del disegno e la perfezione dell'esecuzione mirano a riportare nel nostro universo quotidiano materie preziose, originarie e insostituibili. I designer coinvolti nell'affrontare il progetto per una di queste collezioni, si sono confrontati direttamente con il territorio e gli artigiani locali, per arrivare a disegnare oggetti dove l'esaltazione della materia è data da aspetti spesso trascurati dalla produzione corrente, e che la cultura del progetto ha saputo mettere in luce. Il grigio della pietra piasentina è certamente il grigio del Friuli costruito: delle strade, delle piazze, delle fontane. Pietra forte e compatta in ogni suo elemento, quasi indifferente al gelo e al sole battente. Pesante e generosa. Il grigio è chiaro se la pietra è semplicemente levigata ma diventa grigio scuro, sorprendente, ricco di toni cromatici e di straordinaria profondità, se levigata o lucidata a "specchio". In questa collezione la pietra piasentina è stata utilizzata per realizzare oggetti di uso domestico: vasi, ciotole, contenitori. Il grigio-azzurro della pietra serena a volte è ornato da venature bianche. La pietra serena è la pietra che rappresenta la Toscana. Serena dal latino serenus "secco" e dal sanscrito Ksara "bruciante", termini che rievocano le condizioni climatiche ideali per questa pietra che al freddo e all'umidità si logora

e si sfalda. Gli oggetti realizzati per questa collezione sono opere che esaltano le caratteristiche della pietra grazie all'accostamento insolito con altri materiali. Il grigio della pietra lavica è il grigio più profondo: è il nero della pietra del vulcano che domina gran parte del territorio siciliano e che ne ha sempre influenzato usi e costumi. È stata da sempre utilizzata per costruire edifici e oggetti. Nera, materia inesauribile e rinnovabile, duttile e dura, resistente. Ogni frammento di pietra lavica sprigiona uno strano magnetismo, derivante dal suo essere stato incandescente, fuoco. Gli oggetti in pietra lavica di questa collezione, nell'evocare forme, suggestioni e visioni legate al vulcano, sembrano volerne esorcizzare la forza. Le collezioni sono state coordinate da Ugo La Pietra con la collaborazione di Paolo Coretti per la pietra piasentina, Gilberto Corretti per la pietra serena e Vincenzo Fiammetta per la pietra lavica e hanno coinvolto numerosi progettisti e artigiani delle aree interessate.La mostra si inaugura giovedì 18 ottobre e proseguirà fino al 9 novembre, dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.

Per informazioni: Ad Arte Primo Osservatorio Nazionale sulle Arti Applicate Via Matteo da Campione, 8 20052 Monza (Mi) tel.039/2312002 fax 039/2312628 e-mail: adarte@quaser.it

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LA NUOVA TERRITORIALITÀ “Opus incertum”

L’Italia frantumata in tanti territori, luoghi omogenei di attività legate alla cultura materiale.

È sempre più chiara la frantumazione per ragioni etniche, culturali, economiche, filosofiche...; siamo tanti e sempre più diversi, e la diversità non è più privilegio, non è più emarginazione, ma è diritto. Diritto a sviluppare ed esaltare le proprie convinzioni e le proprie appartenenze senza prevaricazioni.

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Ceramica di Albisola GIARDINO MUSEO Per la III edizione di “Un Giardino Museo per la ceramica di Albisola”, sono Oscar Albitrio, Junko Imada, Enzo L’Acqua, gli artisti chiamati ad arricchire la prestigiosa collezione permanente allestita presso la Casa Museo Giuseppe Mazzotti 1903. I loro lavori andranno a collocarsi in un percorso museale all’aperto che oggi collega 35 opere ceramiche. Il Giardino Museo si integra con il Museo Aziendale che raccoglie 200 opere di un centinaio di artisti che, dall’inizio del secolo, si sono susseguiti presso la manifattura Giuseppe Mazzotti, lasciando oggetti ceramici che possiamo definire storici. Il Giardino è sicuramente un occasione offerta agli amanti dell’arte della ceramica per apprezzare oggetti di qualità ed in alcuni casi di notevole potenza espressiva. Il fulcro è costituito da un grande coccodrillo, a grandezza naturale, realizzato nel 1936 da Lucio Fontana, il tutto immerso nel verde, a due passi dal mare. Solo Enzo L’Acqua ha scelto di realizzare il suo lavoro esclusivamente con la ceramica mentre Albrito e Imada l’hanno adottata integrandola ad altre risorse espressive o ad altri materiali. Oggi più che mai, anche per un artista come Arbrito, che si è formato come ceramista, l’opera è vissuta in senso totalizzante. Il suo oggetto, nei colori e nella forma, assolutamente ludico, è un pallottoliere per fare i conti che però induce a riflessioni

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La ricerca della differenza ci porta a leggere un’Italia frantumata in tanti territori, luoghi omogenei di attività legate alla cultura materiale. Vengono qui presentate le aree che, in questi ultimi anni, hanno dimostrato una volontà di affermazione della propria identità e, contemporaneamente, il bisogno di rinnovamento.

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sulla storia del suo impiego: sapevate che nella Russia degli anni ’60, le commesse dei supermercati utilizzavano il pallottoliere per battere cassa? Junko Imada, giapponese che da tempo risiede in Italia, ha concentrato la sua attenzione sulla forma e sul significato del bozzolo prodotto dal baco da seta, metafora della casa, dell’involucro che protegge l’essere nella fase di formazione. Alcuni fra i bozzoli della Imada, sono stati appesi ad un albero, per coinvolgere lo spazio circostante e conferire così al lavoro ceramico valore di installazione. Enzo L’Acqua infine, savonese come Arbrito, fa corrispondere ad una lastra grigia, quasi nera, una Fabbrica Casa Museo Giuseppe Mazzotti, 1903.

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forma ovoidale rossa, che si libera nello spazio sottraendosi alla prigionia della superficie grigia. L’uovo, ancora una volta, viene utilizzato quale forma metafisica per eccellenza. Entrando nella Fabbrica Casa Museo, troviamo fra gli altri i lavori di straordinari protagonisti degli anni ’30 albisolesi, come Farfa, Fillia, Bruno Munari e un pezzo inedito rimasto in uno stato di semiclandestinità fra i materiali della fabbrica: si tratta di una formella in terracotta di Enrico Baj, uno splendido Bambino Nucleare. Accanto all’opera di Baj, veri e propri capisaldi dell’informale europeo: oggetti di Sebastian Matta, Lucio Fontana, Emilio Scanavino, Karel Appel, Sergio Dangelo... L’Arte contemporanea - concludendo con una riflessione di Martina Corgnati - indipendentemente dal racconto che fa o dal contenuto di cui si riempie, appare avviata con decisione sul cammino della propria sparizione, o disintegrazione della natura oggettuale che l’ha contraddistinta e qualificata sino ad oggi. L’arte tende all’immaterialità, un’immaterialità dal forte sapore tecnologico: ... in queste condizioni, allora, quale è il destino dell’antico “lavoro” artistico, l’opera materiale, la cosa ben circoscrivibile, corporea e solida, in cui da secoli e secoli s’incarna l’abilità e la fantasia degli operatori? Si risponde subito: questo lavoro continua ad esistere. Riprova immediata ne è l’interesse che continua a circondare una tecnica tradizionalissima come la ceramica.


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LEGNO DI CANTU’ mostra per il Museo La “Associazione per il Museo di Cantù”, che, dal 1981, opera per dotare la città di un Museo dell’Artigianato e delle Arti Industriali, ha proposto, nei mesi di aprile e maggio, presso la Galleria Mobili d’Arte, una mostra documentativa di materiali e manufatti. Si è trattato di un primo evento espositivo significativo, giunto dopo una serie di iniziative delle quali la più importante è stata la pubblicazione, nel 1995, di un primo quaderno tematico contenente un’articolata e compiuta “Ipotesi di progetto per il museo di Cantù” elaborata da Aurelio Porro e Alfio Terraneo. Il progetto formulava l’intenzione di costituire un museo, inteso anche come centro di documentazione della “cultura materiale” del territorio canturino riferito alla propria identità culturale, socioeconomica e produttiva nella sua evoluzione storica per quanto riguarda l’artigianato e le arti industriali. L’ipotesi è la realizzazione di un museo come istituzione attiva in grado di proporre iniziative e ricerche intese, sia come conservazione dei valori del passato, sia come funzione di stimolo per l’evoluzione nel presente. L’obiettivo è l’attuazione di un museo come “laboratorio in progress” che s’inserisce con vitalità propositiva nel territorio attraverso: una collezione permanente aperta a continui aggiornamenti, mostre tematiche temporanee di volta in volta rinnovabili, un archivio e centro di documentazione per ricerche e studi di settore. La mostra, curata da Alfio Terraneo, ha voluto portare a conoscenza della città una prima, seppure parziale, raccolta di materiale documentativo per aree tematiche costituito da disegni, modelli, manufatti lignei quali intagli e intarsi, mobili di pregiato valore estetico ed esecutivo, attrezzi manuali e macchine per la lavorazione del legno del passato, decorazioni di bronzo, opere dal patrimonio storico/artistico dell’Istituto d’Arte di Cantù, tessuti e merletti. La manifestazione ha voluto altresì testimoniare il notevole patrimonio materiale, espressivo e culturale prodotto dall’artigianato canturino, ricostruendo visivamente una storia che andrebbe altrimenti conservata, valorizzata e promossa con modalità più compiute e scientifiche che solo un Museo nella sua complessità potrà esprimere e

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documentare. Gli elementi esposti, in parte di proprietà dell’Associazione, in parte in prestito, potrebbero in ogni modo, negli intenti degli organizzatori, essere messi a disposizione per costituire il nucleo fondante del Museo. La mostra ha funzionato da stimolo incentivando molti artigiani canturini alla disponibilità per donazioni e prestiti di ulteriori materiali, che necessitano di opportune e metodologicamente corrette selezioni, valutazioni e classificazioni nella logica ordinativa e realizzativa del futuro museo. L’augurio è che l’idea del Museo, la cui origine risale al 1894, possa trovare una concreta attuazione, anche per raccogliere e rendere disponibile e quindi non disperdere, quell’importante patrimonio che è ancora presente nel territorio. In un periodo di globalizzazione e di omologazione non solo dei mercati ma anche dei sistemi produttivi e dei prodotti, un museo della cultura materiale di un luogo può fungere da potere evocativo di memorie, identità e emozioni. Gli oggetti del passato hanno una propria anima, evocano sensazioni multisensoriali, tattili, visive, olfattive, prima, fra tutte, l’atmosfera della bottega artigianale, vero centro della tradizione mobiliera canturina. Di fronte alla progressiva perdita di senso dei valori espressi dalla tradizione produttiva di un luogo a favore della modernizzazione omologante, la ricostituzione anche simbolica, museale ha valore di conoscenza delle proprie radici, della propria storia, di giacimento informativo e culturale al quale attingere per eventuali rinnovati, sviluppi.

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la presenza di una sezione di merletti canturini, donazione avvenuta nel 1896, del Circolo Commercianti di Cantù. I manufatti sono stati esposti all’inaugurazione del Museo il 27 maggio 1897, in una piccola sala, detta del Gabinetto. La raccolta, seppur parziale e modesta rispetto all’articolazione della storia locale del merletto, rappresenta un importante segmento e una viva testimonianza dei caratteri produttivi ed espressivi dell’artigianato di Cantù, ritenuto tra i più significativi e attivi nel campo della produzione italiana del merletto a fuselli. I pizzi, appartenenti a diverse manifatture canturine operanti nell’ultimo quarto del XIX secolo, rappresentano diverse tipologie funzionali di prodotto quali: centri, bordi per fazzoletti, bordi di varia destinazione, tramezzi, colletti per bambini e colli per abiti femminili, motivi e inserti decorativi per biancheria domestica o tendaggi, coprischienali, cornici. Sull’argomento è uscita la pubblicazione “Le collezioni tessili dei Musei Civici di Como. Merletti e Ricami” che oltre ai testi di analisi delle caratteristiche delle collezioni, presenta un catalogo con un’ampia documentazione iconografica dei manufatti. Si segnalano in particolare i capitoli: “Il Circolo Com-merciale di Cantù” e “Le manifatture di merletti a Cantù nella seconda metà dell’Ottocento”. Aurelio Porro Merletto a fuselli per cravatta, manifattura Camillo Porro, ultimo quarto sec.XIX.

PIZZO DI CANTU’ I MERLETTI DEI MUSEI CIVICI DI COMO Esistono presso i Musei Civici di Como interessanti collezioni di manufatti tessili (merletti, ricami, tessuti), costituitesi a fine Ottocento per opera di diverse elargizioni. Gli oggetti, appartenenti al periodo tra il XVI e il XIX secolo, rappresentano la particolarità delle collezioni dovute anche alla specificità della formazione del Museo Comasco nell’epoca PostUnitaria e documentano in termini campionari l’evoluzione storica. All’interno della raccolta è da rilevare

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Associazioni NUMEROUNO DESIGN CENTER Il 25 maggio 2001 alle ore 18,30, “Numerouno gruppo di comunicazione” ha inaugurato a Verona in Via dei Mutilati 8, a pochi metri da Piazza Brà, il nuovo NUMEROUNO DESIGN CENTER, un centro culturale, nonché Agorà per le arti visive, ove nell’alternanza di eventi culturali ed esposizioni d’arte, architettura e design, s’intratterranno i clienti e gli opinion leader che visiteranno Verona per attività di business o culturali. È uno spazio polifunzionale che funge da sede del gruppo di comunicazione che, dopo la creazione della Division Industrial Design e l’apertura della sede di Venezia, ha così creato un centro delle arti in cui tra opere di artisti e progetti di comunicazione, sarà possibile parlare di marketing e creatività con amici e clienti. È un centro importante per ogni utente attivo nei mercati “design oriented” ed in particolare per “Progetto marmo”, il Consorzio delle Aziende del marmo del Veneto, per il quale Numerouno opera a 360° in tutte le azioni di marketing e comunicazione, con l’Amministratore Roberto Bianconi impegnato in prima persona. Per Progetto Marmo, il Consorzio, che raggruppa oltre quattrocento aziende venete del settore marmo, rappresenta finalmente un luogo prestigioso in centro città ove dare appuntamento ai grandi architetti che visiteranno Verona e che potranno così intrattenersi per trattare il tema del marmo nelle architetture contemporanee. Il Palazzo, sede del nuovo Numerouno Design Center, è un bellissimo monumento degli anni trenta perfettamente conservato in tutte le sue parti, con una grande sala convegni di circa 200 posti, a supporto di iniziative di comunicazione. Sono previste esposizioni di arte, architettura e design, in sinergia con istituzioni locali e internazionali, con un occhio di riguardo all’applicazione della Pietra.  In tale ambito si collocano le esposizioni di due artisti veneti, Andrea Pagnes, pittore, e Giandomenico Sandri scultore, che sono stati ospitati presso il “Numerouno Design Center” fino al 25 luglio.

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PROGETTAZIONE DI ARREDI L’ADG fondata nel 1987 da Giulia Berruti, per ricordare una giovane collaboratrice, Donatella Gazzola di Lissone, stroncata a 24 anni da un linfogranuloma, ha cercato in questi anni di perseguire lo scopo per cui era nata: far collaborare centri per handicap e progettisti al fine di sensibillizzare le aziende a progettare un prodotto ad “utenza ampliata”, ovvero prodotti di design pensati per persone normodotate che con qualche accorgimento possano essere utilizzabili anche da disabili e anziani. Dopo anni di sperimentazione durante i quali si è arrivati alla realizzazione del prototipo, con la progettazione di arredi per il Progetto Lesmo della lega del Filo d’oro, si entra nella vera e propria realizzazione dei prodotti. Il Centro di Lesmo è destinato all’assistenza e alla riabilitazione di persone sordocieche e plurimenomate psicosensoriali, giovani e adulte, residenti in Lombardia e nelle zone limitrofe.Il progetto nasce dall’attento studio di tutti quegli accorgimenti che sono fondamentali per assicurare la più ampia visibilità e fruibilità ai soggetti portatori di gravi disabilità psicosensoriali e fisiche. L’ADG si inserisce in questo contesto sia perché ha già realizzato un workshop con la Lega del Filo d’Oro sia per il know-how acquisito in questi anni di sperimentazione sui prodotti. Cinque i progettisti: Marina Simeoni, Massimo Duroni, Piero Basilico, Marco Penati, Roberta Cassani dovranno realizzare una cucina, un bagno, il soggiorno: un’area ricreativa comune tenendo conto delle esigenze di chi abiterà gli appartamenti. I progetti sono stati esposti all’interno di un fuori Salone, in concomitanza con il Salone del Mobile.

autori I FANTASMI DI THEODOLI “Il fantasma” è presente nell’immaginario di ogni bambino e anche, perché no, di ogni adulto: è nelle favole, nei racconti del mistero, nei film dell’orrore. Roberto Cambi, creativo che si cimenta con “l’immateriale”, ha “materializzato” l’immaginario mondo dei fantasmi con un’installazione-performance alla Rocca di Predappio Alta, vicino a Forlì. Il pro-

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getto consiste in due azioni sceniche: la prima si concretizza in un’installazione di 900 mq sulle mura della Rocca di Predappio, la seconda è un’opera che rappresenta un enorme buco della serratura, come simbolo di passaggio, di chiave del mistero e dell’ignoto.La variabilità delle condizioni ambientali con cui si trovano ad interagire le opere (la luce del giorno, diversa ad ogni ora, la notte, le ombre) durante il lungo periodo espositivo, dal 16 giugno al 13 ottobre, completano il progetto che coinvolge quindi arte e territorio insieme. Ogni momento sarà fotografato e filmato e infine messo a disposizione di tutti coloro che vorranno visitare la mostra via etere.

TRA NATURA E CULTURA La Galleria MAGENTA 52, alla continua ricerca di esperienze artistiche non più riconducibili alle tradizionali divisioni tra generi, prosegue il percorso intrapreso con una personale dell’artista siciliano Peppe Sabatino. L’artista sviluppa una ricerca particolare di segno e di colore utilizzando oggetti, frammenti, utensili, appartenenti all’area agro-pastorale dell’entroterra siciliano. La sua poetica ha una connotazione fortemente etno-antropologica leggibile in progressive fasi di messa in opera del suo lavoro. Sabatino riforgia i materiali, li assembla in modo che acquisiscano una nuova valenza segnica e contenutistica. I materiali, anche quando si riducono alla bidimensione della parete si qualificano come installazioni. Successivamente ogni risultato viene “messo in situazioni” con altri per costituire un unico lavoro. Il cammino etno-antropologico dell’arte di Sabatino, si conclude con l’intervento fotografico di un momento della rappresentazione a cui segue una digitalizzazione dell’immagine. Quest’ultima insistita nell’esaltazione fuorviante di un particolare, diventa l’ultima parte dell’installazione. Il normale corso temporale di una trasmutazione antropologica, si riduce all’interno di un tempo-spazio immaginario, che carica gli oggetti della civiltà contadina di un valore estetico che li trasforma in veicoli di poesia. La mostra svoltasi dal 27 giugno al 3 agosto è stata accompagnata da un catalogo, il cui testo critico è di Carmelo Strano.


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Comunicare Spiritualità, Armonia, Natura per cogliere l’essenza della vita, questo per inciso, intende compiere con il suo operato Stefano Stacchini. L’impresa non è certo di poco conto e gli oggetti che meglio interpretano questa volontà risultano essere quelli condotti con più rigore costruttivo, come la sedia in quercia, detta “Totemico”, posta in copertina di catalogo, “Supporter” la lampada in jatoba africano, memore della “Colonna infinita” di Brancusi, o “Vento astrale”, tavolo in faggio, che guarda alle forme di Jean Arp.

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GABRIELE DE VECCHI

Roberto Ceccherini, "Oltre", grès, 1998.

Le sculture lignee di Stacchini, scrive nel testo critico, Donat Conenna, nascono in una terra di frontiera, lì dove finisce l’artigianato e inizia l’arte: opere uniche nella loro lavorazione, anche quando la struttura segue uno schema preciso e ben definito. La prima motivazione di ciò è da ricercarsi nella materia prima impiegata: il legno. Legno che prima di essere lavorato deve essere capito in tutti i suoi nodi, in tutti i suoi nei. È possibile vedere il lavoro dell’artista sanmarinese su una pubblicazione, stampata nel marzo 2001, da Polittico Team.

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attraverso le sue sculture sono quindi frutto dello scambio che si stabilisce tra forma e superficie, tra colore e segno, fantasia e progetto: una ricerca espressiva ampia e completa, che dà importanza alla plasticità quanto alla comunicabilità dell’ “epidermide”.

STEFANO STACCHINI

Stefano Stacchini, "Totemico", sedia in quercia.

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organismi, le sue sculture, che nascono dalla modellazione e dal fuoco, e parlano un linguaggio fortemente “organico” appunto, grazie al combinarsi di forme e colori in un tutto armonico. Roberto Ceccherini ha iniziato la sua formazione come ceramista all’Istituto d’Arte di Sesto Fiorentino (dove ora insegna) e nelle aziende di ceramica della zona. La sua ricerca plastica, intrapresa nei primi anni Ottanta, rivela il costante rapporto tra un approccio progettuale molto rigoroso, fortemente strutturale, e la carica passionale e istintiva che egli riversa nelle sue opere. Ceccherini scultore è quindi anche Ceccherini ceramista, che con sapienza fa vibrare la superficie della “terra”, della ceramica con segni e graffi, con forme ardite, con sfumature di colori attentamente calibrate. I racconti che l’artista ci offre

La gestualità e la ritualità legate al versare una bevanda (prima ancora che al bere) sono il nodo attorno al quale Gabriele De Vecchi ha sviluppato un progetto di nuovi oggetti in Argento 925. Riconsiderando la tradizione e le sue regole (la casa De Vecchi è nata nel 1935), è nata una collezione di caraffe, eleganti e ironiche, che esprimono un nuovo modo di vivere l’argento. Le caraffe “Slow Drink” sono tutte caratterizzate da un elemento che aiuta, rallentando l’automatismo del gesto, a richiamare l’attenzione sull’atto del versare. Nella caraffa “Trebok”, l’acqua compie tre salti (attraverso tre beccucci) prima di arrivare al bicchiere, quasi come l’acqua di un ruscello di montagna; la caraffa “Moulin” è dotata di un mulinello che sottolinea la forza meccanica dell’acqua; tante piccole sfere che corrono nel manico ad ogni movimento, sono lo strumento musicale della caraffa “Sound”. In questi oggetti, il suono, il gioco, e tutti gli altri elementi che ci fanno rivivere un ricordo, grazie ad una breve so, spensione del tempo, arricchiscono e ci fanno riflettere sui tanti significati legati al gesto del versare, che è fluire, trasmettere, offrire. "Collezione Slow Drink", caraffe Trebok, Moulin e Sound, argento 925, design Gabriele De Vecchi.

ROBERTO CECCHERINI Un materiale, il grès, che Ceccherini modella in grandi e piccole sculture;

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Corsi I DIECI ANNI DI LIGNARIUS L’Associazione Culturale Lignarius Arte e Restauro, ha festeggiato i dieci anni di attività inaugurando la mostra “Arti e mestieri”, una rassegna dei lavori degli allievi dell’anno appena trascorso, e presentando un fitto programma di corsi per l’anno 2001/2002. Per quanto riguarda l’arte del restauro, i laboratori si orientano sul restauro di mobili, dipinti, sulle tecniche di doratura e laccatura, sul restauro di libri e stampe oltre che di ceramiche. Laboratori di vetrate artistiche, decorazione pittorica nelle varie tecniche, corsi artistici di ceramica, mosaico, scultura, disegno, pittura e corsi teorici di antiquariato completano l’offerta formativa.

Fiere e Saloni ANTIQUARIATO A VILLA CASTELBARCO Villa Castelbarco Albani di Vaprio d’Adda (MI) ospita dal 13 al 21/10 la 15° edizione di “Antiquariato”, appuntamento irrinunciabile per tutti gli appassionati dell’arte antiquaria. Oltre ottanta tra i più qualificati antiquari d’Italia espongono, nella prestigiosa sede della Villa settecentesca, mobili italiani, francesi e inglesi, tappeti orientali antichi, oggetti in marmo, legno e terracotta. In esposizione e in vendita anche argenti europei e americani, gioielli e orologi d’epoca, maioliche, porcellane, ceramiche e oggetti in ferro battuto. Un appuntamento tra i più rappresentativi del settore, che ha registrato lo scorso anno 20.000 visitatori e si ripresenta quest’anno con le stesse qualità.

I.S.O.L.A. AL MACEF L’I.S.O.L.A., Ente della Regione Sardegna, ha partecipato al MACEF d’autunno, una delle maggiori rassegne del settore, per sostenere l’artigianato artistico e di qualità, promuovendolo in una vetrina particolarmente interessante per la presenza di operatori provenienti da tutto il mondo. È quindi da considerare significativo il positivo riscontro presso lo stand allestito, sia in termini di gradimento dei prodotti esposti che sotto il profi-

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Immagini dello stand I.S.O.L.A. al MACEF.

lo del numero e della qualità degli ordini conclusi e dei contatti intercorsi, provenienti da operatori nazionali e internazionali. È stata presentata una selezione mirata del migliore artigianato sardo comprendente le diverse categorie di oggetti sia d’arredamento che d’uso quotidiano: ceramiche, tessuti (arazzi, tappeti, tende, tovagliato), elaborati in legno e pelle, coltelli, pietre lavorate, spiedi e attrezzi in ferro battuto. Tra le novità presentate hanno riscosso particolare apprezzamento le maschere in pelle di Graziano Viale, le ceramiche di alto design di Massimo Boi e di Emilia Palomba, le casette in trachite e argento di Arte Artigianato di Voigt, il mondo fantastico degli animali di Antonio Farci, le bianche ceramiche di Dolores Demurtas e gli splendidi tessuti a mano provenienti dai centri tessili di tutta la Sardegna.

FLORENCE GIFT MART È un bilancio positivo, in termini di presenze e di volume d’affari quello che ha fatto registrare la 46° edizione. L’impegno degli espositori e dei commercianti è stato premiato da un buon movimento complessivo: anche rispetto alle precedenti manifestazioni del settore il Gift ha tenuto, con circa 20.000 presenze, riconfermando abbondantemente i dati della scorsa edizione. Come afferma l’A.D. Marco Tullio Vezzani: “Le nostre verità sono la voglia di fare, credere nel nostro lavoro, rispondere con razionalità e spirito positivo alle difficoltà.

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Soprattutto in questa fase storica occorre rimanere legati alle proprie radici, rivalutare le cose semplici, mestieri e materiali che richiedono fantasia e affetto, quei saperi che nascono dall’interiorità dell’uomo e ne manifestano i valori più profondi e sinceri”. Non a caso la mostra concorso allestita nella Polveriera portava il titolo “Radici Artigiane”: vincitrice La Fabbrica delle Idee con la riproduzione funzionante di un orologio da tavolo progettato da Leonardo, seguita da Rossi Camillo Alabastri con maglione scultura iperrealista, e da Zora da Venezia con un luminoso centrotavola ricolmo di fiori di vetro muranese. Inoltre il Florence Mart ha presentato Home Collection, la nuova sezione speciale dedicata al complemento d’arredo che si terrà all’interno del Florence Gift Mart con scadenza annuale a partire dalla prossima edizione di febbraio; precise esigenze di mercato sempre più vedono il settore del complemento d’arredo e decorazione d’interni quale centro focale d’interesse per gli operatori economici, soprattutto esteri, che nel periodo di inizio stagione ricercano novità fra le proposte delle aziende e che al Gift di febbraio con Home Collection potranno quindi trovare una vasta panoramica della migliore produzione contemporanea.

Iniziative IN VIAGGIO CON VALEXTRA Un’iniziativa benefica, promossa dalla storica casa milanese di pelletteria di lusso - fondata nel 1937 da Giovanni Fontana e da allora specializzata in borse e accessori da viaggio - ha coinvolto noti personaggi del mondo del design e dell’arte (sono stati chiamati a partecipare, tra gli altri, Enrico Baj, Andrea Branzi, Gillo Dorfles, Nathalie Du Pasquier, Emilio Tadini), invitandoli a proporre una rielaborazione di “Avietta”, valigia 48 ore, nata nel 1977 come bagaglio da cabina aerea ed eletta ad emblema del viaggio. La rivisitazione di “Avietta” è avvenuta sia sulla sua struttura generale che sui suoi dettagli, tutti curati alla perfezione: “Avietta” infatti è realizzata ancora a mano, in cuoio a concia vegetale con minuterie nichelate e a richiesta può essere personalizzata


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La valigia "Avietta" di Valextra.

con il nome del proprietario. Naturalmente l’intervento degli artisti e dei designer è stato puramente di immagine, senza scopo di lucro: il materiale prodotto diverrà infatti oggetto di un’asta benefica battuta da Finarte, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla Lega del Filo d’Oro. Finarte, prestigiosa casa d’aste milanese attiva dal 1961 e Valextra, contribuiscono concretamente, con questa iniziativa, alla raccolta di fondi per la Lega del Filo d’Oro, Ente costituito nel 1964, che ha come fine la riabilitazione, educazione e assistenza delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali. Le importanti attività svolte dalla Lega del Filo d’Oro sono solo parzialmente finanziate da interventi pubblici: il viaggio di “Avietta” sarà in questo caso particolarmente importante, perché insieme a nuovi fondi porterà una sensibilità rinnovata nei confronti di iniziative di importanza sociale come quella della Lega del Filo d’Oro.

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delicatezza delle fibre vegetali, provenienti dall’Himalaya alla Thailandia, li rendono manufatti di sicuro effetto. Da segnalare fra gli altri il gruppo denominato “Anphora”, che legittima le radici con l’arte classica, “Artù”, vaso di luce che per decorazioni e forma s’ispira al protagonista del ciclo dei cavalieri della tavola rotonda, “Mbhawa” chiaramente di derivazione africana, “Vatusa” inserito all’interno di un caratteristico ambiente del meridione, il negozio di un barbiere, e “Pablo e Paula” che sembra alludere ad una possibile storia d’amore fra oggetti, tutti progetti che pur aderendo a culture ed epoche storiche diverse, mantengono compatta una propria cifra stilistica. "Lampade", "Botero" e "Artù", design e produzione Cikli.

Gioielli in parure, realizzati in vetro fuso con elementi di colore.

plari unici negli innumerevoli colori che il vetro offre e nelle forme più diverse. La produzione è molto varia e va dal ciondolo agli anelli, alle collane più complesse, realizzate con l’ausilio di metalli antiallergici. La particolare originalità di queste creazioni, che trae ispirazione da motivi decorativi classici e talvolta etnici, incontra il gusto di una vasta clientela, confermato anche dall’attenzione che alcune famose case di moda hanno rivolto a questi monili impiegandoli come complementi nelle sfilate dei propri abiti.

LABORATORI

libri

CICKLI TATTILE A DIRSI Cikli, laboratorio che produce oggetti di luce a Lecce, ha pubblicato un ottimo catalogo che illustra con intelligenza e magia il pensiero e la poetica sottesa ai loro manufatti. “Tattile a dirsi”, questo evocativo titolo, ci introduce ad oggetti che, illuminati dall’interno, mettono in risalto struttura formale, composizione cromatica e materiale. Tutte le immagini presenti, dagli oggetti agli ambienti quotidiani in cui essi sono inseriti, dimostrano di nascere da uno sguardo pensante, fedele alla realtà e con essa in continua evoluzione, ottenendo un doppio risultato: essere oggetti utili per luoghi domestici e lavorativi. La cura dei rivestimenti, fatti come in un lavoro di sartoria e la

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PRESEPI DELLE MARCHE BOTTEGA ARTIGIANA È un laboratorio di vetrate artistiche, presente sul mercato romano da molti anni. Le due titolari Francesca De Vito e l'architetto Patrizia Botta curano ogni lavoro dalla progettazione all’esecuzione. Ogni realizzazione risponde ad un’attenta valutazione dell’ambiente in cui la vetrata va inserita, con soluzioni originali e personalizzate nelle diverse tecniche: dalla piombatura, alla pittura a gran fuoco, alla fusione, fino alla sabbiatura ed al collage. Recentemente l’attività si è rivolta anche al mercato dei bijoux di qualità, mediante la produzione di gioielli in vetro fuso con dettagli di oro e argento. I pezzi realizzati sono tutti in esem-

“Presèpio: Ricostruzione di scene della Natività e dell'Adorazione dei Magi, eseguite nelle chiese e nelle case in occasione delle feste natalizie”, (De Voto - Oli, 1971, ad vocem). E “Presepi” titola la collana promossa dalla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino. Finora sono stati editi sei volumi, stampati ogni anno puntualmente a Natale, dal 1995 (con “I presepi di Cracovia”), e via via quelli dedicati alla Liguria (1996), Puglia (1997), Sicilia (1998), Alto Adige (1999), Marche (2000). In preparazione i volumi dedicati, nei prossimi tre anni, ai presepi della Lucania, Calabria, Valle d'Aosta (e Napoli, quando?, ndr). L'ultimo nato - “Presepi nelle Marche” - a cura di

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Gian Carlo Bojani, prefazione di Umberto Pierasanti, fotografie di Franco Mosconi, edizioni “libri Scheiwiller”, Milano 2000 - vuol fare il punto sugli studi inerenti il presepe marchigiano che - come scrive Bojani a pag. 19 del detto volume - “è molto precaria”. È per questo motivo che il curatore Bojani ha convocato studiosi di varie discipline nel nobile tentativo, direi complessivamente riuscito, di dare per la prima volta - uno sguardo d'assieme al tema delle presepe nella “traduzione” marchigiana, che giustifica le annotazioni linguistiche, poetiche e di tradizione orali esaminate nel bel contributo di Sanzio Balducci, (pp. 112 - 138), che forse è il più aderente allo spirito del presepe, nell'accezione di pupi popolari nella scena dell'arte. Su un altro versante va invece - il contributo di Erika Terenzi che analizza il tema della natività in alcune maioliche rinascimentali del ducato di Urbino, (pp. 92 - 109); Germano Moroncini ci guida in un breve itinerario nei musei e nelle raccolte marchigiane (pp. 79 - 89); Lucia Zannini annota utilmente opere e cose presepiali inserite nella tradizione del luogo (pp. 52 - 75); il tutto è preceduto da una ricognizione iconografica sul tema della natività che apre al presepe nelle Marche, redatta dal curatore Gian Carlo Bojani. Eduardo Alamaro Targa in maiolica con “l'Adorazione dei Magi”, Urbino, 1530 c., pubblicato a pag. 90 del libro: “Presepi nelle Marche”, a cura di Gian Carlo Bojani, Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino.

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MOSTRE La ceramica in due mostre

Mostra "Terra Colore Fuoco", sala dell'esposizione.

Il Comune di Fiorano Modenese, ha organizzato due mostre presso il Castello di Spezzano, Centro Museale della Ceramica, che si sono concluse il 19 agosto. “Terra Colore Fuoco – Artisti ad Albisola dal Dopoguerra ad oggi” e la “III Biennale della Ceramica – Ceramiche d’Architettura per una struttura di archeologia industriale”, hanno infatti caratterizzato l’attività del Museo durante tutta l’estate. Carlo Federico Teodoro, curatore della mostra “Terra Colore Fuoco”, ha evidenziato attraverso cento pezzi, per la maggior parte inediti, come la celebre cittadina ligure sia stata un crocevia di artisti di livello internazionale, pronta ad accogliere e sperimentare idee sempre nuove. Sono infatti molti gli artisti italiani ed internazionali (basta ricordare Fontana e Sassu) che ad Albisola hanno potuto, grazie alla collaborazione intelligente degli artigiani, allargare alla ceramica le idee già espresse in pittura o scultura. Una pagina della storia dell’arte moderna e contemporanea scritta attraverso la terra, l’acqua, il colore, il fuoco. Nella “III Biennale della ceramica”, curata da Rotondo Giovannini, si è voluta porre una riflessione sull’archeologia industriale, cioè sul mantenimento delle strutture di produzione di grande serie nel periodo postindustriale. Il tema non è solamente riferito alle strutture architettoniche ma anche alla raccolta delle testimonianze dei vari procedimenti produttivi, che si sono evoluti nel tempo, e che sono fondamentali per la conservazio-

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ne della memoria industriale. Gli artisti che sono stati invitati a confrontarsi su questo tema sono scultori e ceramisti di Albisola e dell’area modenese, le cui opere serviranno ad arricchire la raccolta di opere d’arte per il nuovo museo, oltre che a ipotizzare una concreta possibilità di impiego di pannelli ceramici per dare smalto a una vecchia struttura industriale rinnovata. Con la III Biennale, Fiorano Modenese ribadisce il suo impegno a creare momenti di riflessione e di raccolta legati al territorio e alla sua storia.

HAIM STEINBACH IN ITALIA Haim Steinbach, dopo la mostra al Castello di Rivoli nel 1995 ed il corso estivo alla Fondazione Ratti di Como nel 2000, è tornato di nuovo in Italia, dal 19 maggio fino a settembre 2001, grazie alla Galleria Minini di Brescia, spazio che da anni porta avanti un attento lavoro sull’arte contemporanea delle ultime generazioni. Da parecchi mesi Steinbach sta ideando un’installazione che ha per referente gli oggetti moderni prodotti dalle industrie italiane di design; in particolare Styeinbach ha concepito per la galleria Minini le sue ormai tipiche mensole per accogliere, con ordinati rapporti, alcuni prodotti della Flos (i corpi illuminati) e della Alessi (gli oggetti per la casa), in forma di omaggio. L’interesse particolare di questa mostra risiede proprio nel fatto che l’artista riproponga questi famosi oggetti di design dal punto di vista del sistema artistico, decontestualizzandoli, conferendogli nuovi nessi sintattici, in un quadro a suo modo “monumentale”. L’effetto è un originale connubio fra arte e design. Un'opera di Steinbach con oggetti di Alessi.


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GIOIELLI D'ARTISTA Il gioiello inteso come micro-scultura esposta “sul corpo vivente” offre spunti di riflessione che vanno oltre alla bellezza intrinseca del manufatto per affermarsi come gioia creativa nel momento in cui c’è chi lo indossa e lo fa vivere con sé. Sono oggetti che precisano le loro forme secondo una sapiente commistura fra mestiere artigianale e quid artistico. La storia delle arti visive è ricca di grandi artisti che si sono cimentati nella progettazione di un gioiello, basti pensare a Picasso, Dalì, Calder, Giacometti, Arman, De Chirico, Fontana, solo per fare alcuni nomi. Grazie al patrocinio del Comune di Teramo e della provincia di Teramo e con il coordinamento di Antonello Rubini, si è svolta a Fifurnio, dal 27 maggio al 6 giugno 2001, una rassegna che certo non ha ripercorso storicamente il settore dei gioielli d’artista, ma ha inteso offrire uno piccolo spaccato di quello che la creatività contemporanea esprime in questo campo. Si passa così da gioielli dal sapore costruttivista di Munari, Ligi, Santoro, Cossyro, Di Fabrizio, Rambelli, Pace, a quelli simbolici di Cheng, Pugliese, Tito, Sciannella, Di Giosafatte, dai gioielli ironici di Marotta, Genovese, Bompatre, Dalisi a quelli concettuali di Bentivoglio e Summa. Bruno Munari, orecchini, oro bianco e giallo, anni '70.

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RED FETISH IN NEW YORK Labbra conturbanti, voluttuose, campeggiano sullo sfondo notturno, sfavillante di New York, sono labbra che indagano il cielo metropolitano, come dischi volanti, come a spargere aria di lussuria su tutta la città. Si tratta di una serie di emulsioni fotografiche digitali che costituiscono una tappa importante di un lavoro avviato da Elio Santarella, con un’opera preparatoria, realizzata con neon su emulsione fotografica e presentata nel 1999 allo Spazio Consolo.

Elio Santarella, Red Fetish in New York, 2001. Emulsione fotografica digitale.

“Red Fetish in New York”, questo il titolo della mostra di Elio Santarella, avvenuta dal 12 giugno al 14 luglio 2001 presso la Vismara Arte, che ospitava oltre alla serie già descritta, Red Fetish, l’opera preparatoria, l’installazione Camera d’albergo a New York: inquietudini, che vede sullo sfondo di un letto disfatto un televisore acceso, e infine, un video che tratta con insistenza il soggetto iconografico più ricorrente nella mostra, le labbra, dal quale sbuca una lingua umida di saliva che s’insinua, esplora accarezza. Si tratta di immagini crude, atmosfere che il neo accentua ed esalta, atmosfere che trovano l’esatto riscontro nel testo, epigrafato in apertura di catalogo, del poeta Michelangelo Coviello, “Non so i tuoi modi, i piedi spinti/ nel buco della bocca/ dove d’avorio viene sgorga/ il mio canto a modellare l’aria/ancora sonnacchiosa, ignorante/ di noi, del bacio all’unisono./Ricolmo, fruttato gusto della lingua/tagliasse la mano, segasse un pezzo/ rompesse in due, noi due.” Santarella, ha all’attivo 50 mostre

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personali, la prima delle quali risale al 1965, presentata da Enrico Baj. E’ stato tra i primi in Italia ad aver realizzato opere iperrealiste e a partecipare con tele emulsionate alle ricerche della Mec Art. Dal 1971 Pierre Restany segue con particolare attenzione la sua attività artistica.

L'OPPUOSTO Dal 7 al 14 ottobre avrà luogo a Torino la mostra di ceramica artistica “L’oppuosto (L’opposto)”, presso il negozio “Il Fischio” di Torino, via Pietro Micca 4. Vi saranno esposte opere degli artisti ceramisti Fiorenza Pancino, veneta ma faentina di adozione e Marino Moretti, orvietano. Fiorenza Pancino è una donna artista: nelle sue installazioni non ci sono urla, ma giochi sottili di pensiero, cortocircuiti di parole e tracce di mani che si interessano agli stereotipi della femminilità; rimandi ironici, graffianti e consapevoli verso un mondo domestico popolato da simulacri e vestigia di soggettività vissute e consumate (Josune Ruiz De Infante).L’arte di Marino Moretti abbraccia una tradizione di duemila anni. Usando argilla bianca, forme al tornio e smalti di origine minerale, esplora l’antica terra degli Etruschi e raffigura un repertorio di iconografie recuperate dal passato alla contemporaneità: arpie, sirene, leocorni, draghi dalle splendide cromie su piatti, anfore, ciotole, restituendoci un mito di ancestrale bellezza (Jeanette Leigh di Domain Design). Un’opera di Marino Moretti.

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AURORITRATTO CON SERPENTE

Logo della mostra.

Nel suggestivo spazio dell'ottocentesca ex-chiesa di San Vitale a Faenza, Mirco Denicolò, esponente della nuova ceramica faentina, ha presentato una serie di opere pittoriche realizzate con smalti e con ossidi su lastre di ceramica refrattaria, appositamente progettate per la mostra. L’iniziativa, condensata in quattro giorni, dal 19 al 22 maggio di quest'anno, è stata promossa dalla galleria “Terre Rare” di Bologna e patrocinata dal Comune di Faenza. “Il radicamento dell’artista nell’alveo storico di Faenza ha motivato la sua singolare ricerca integrata tra contemporaneità delle scelte e memoria del genius loci” scrive Josune Ruiz de Infante, curatore della mostra come del catalogo. Nelle ceramiche di Mirco Denicolò, il chiasso del contemporaneo si riscontra sia nell’uso squillante degli smalti, sia nella stesura di tinte piatte, brillanti e luminose tipiche del computer. Le ultime ricerche pittoriche consistono nella “ripetizione” ossessiva e sempre “differente” di un Serpente, essere ambivalente, che in Denicolò diventa una sorta di innocuo animale domestico. La metamorfosi di questo soggetto in continue gradazioni quantitative e qualitative, permette di percepire le trasformazioni di un’idea e più in generale, di leggere l’evoluzione di un pensiero pittorico applicato al mondo della ceramica.

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premi PREMIO "RUOTA D'ORO" Il Rotary Club Roma Sud Ovest ha consegnato, il sei giugno 2001, il “Premio Ruota d’Oro 2001 all’Artigianato Artistico”, nei saloni del Palazzo della Civiltà Italiana dall’EUR, alla presenza di autorità civili e militari. Il Premio, una medaglia dello scultore Angelo Canevari, è stata assegnata al mosaicista Carlo Meloni, scelto tra altri 14 finalisti. Il Rotary Club di Roma si è anche incaricato di redarre il “Manifesto per l’Artigianato Italiano del settore Artistico”, che nei suoi dieci punti sottolinea la necessità di tutelare, promuovere e salvaguardare il patrimonio dell’artigianato artistico italiano, facendo particolare riferimento a necessità di tipo economico e fiscale, oltre che a un indubbio riconoscimento culturale. Questioni, quelle sopra citate, che i lettori di Artigianato conoscono bene: la speranza è che le “autorità civili e militari” presenti alla manifestazione ne colgano l’importanza e che anche le istituzioni si attivino a favore dell’artigianato italiano. Medaglia realizzata dallo scultore Angelo Canevari per il premio "Ruota d'Oro".

Lenci, Bambole Italiane.

diverse generazioni. La passione e la professionalità dell’azienda consente di creare sempre dei piccoli capolavori, che testimoniano la tradizione di questo ramo delle arti applicate. I pezzi sono spesso realizzati in piccola serie, con esemplari numerati, come nel caso della bambola “Gaia”, prodotta per festeggiare la Pasqua, e che vuole essere, con i suoi colori accesi e solari, un messaggio di benvenuto alla stagione primaverile.

spazi commerciali LA VETRINA "VIRTUALE" DELL'ARTIGIANO

produzione LA STORIA DELLE BAMBOLE SECONDO LENCI Dal 1919 Lenci progetta bambole in panno, realizzate interamente a mano. Ogni creazione è unica e accuratamente rifinita, ed è per questo che le bambole di Lenci sono apprezzate sia in Italia che all’estero da

Si digita www.fantasycraft.it per accedere ad una vetrina virtuale dove gli artigiani possono dare visibilità alle loro opere grazie alle potenzialità della rete web. Fantasy Craft nasce infatti con l’intento di offrire agli artigiani uno spazio commerciale virtuale, attraverso il quale far conoscere, e soprattutto poter vendere, il proprio lavoro. In questo modo si è organizzato un viaggio virtuale attraverso le botteghe artigiane di tutta Italia, alla scoperta di nuovi artisti e di nuove opere. Fantasy Craft raccoglie adesioni da parte di tutti coloro che sono interessati a promuoversi attraverso la rete.


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DOMUS ARTIS

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Questo è il luogo del commercio, degli oggetti che riempiono le vetrine e i banchi di vendita, dei “ricordi di Roma”. In fondo, alla fine di una sequenza di archi, una falsa prospettiva c’illude che lo spazio continui. Una tenda rossa dipinta ci svela un’alba sulla facciata della primitiva basilica di S.Pietro. Claudio Giudici

spazi urbani LA VIA DELL'ARTE

“Domus Artis” è il nuovo spazio commerciale per la vendita di oggetti ricordo aperto in occasione del Giubileo 2000 a Roma in via della Conciliazione. Gli articoli esposti riguardano quell’ambito che si muove tra artigianato ed arte, fra tradizione e nuovo design, tipologicamente diversificato: la porcellana preziosa e il mosaico artistico, i piccoli souvenirs e gli oggetti di design più moderni in travertino romano dello Studio Archema. È stato costruito un percorso scenografico che, tra citazioni e segni della storia della “Roma aeterna”, ci accompagna a cogliere quella continuità tra la città imperiale e pagana con la città pontificiale e cristiana. In uno spazio coperto a velario, un “atrium”, ci accoglie una “res antiqua”: la testa gigante di Costantino I il Grande, riproduzione fuori-scala dell’acrolito colossale che era situato nella basilica di Massenzio. Dopo essere passati attraverso uno spazio più riservato, più raccolto, una sorta di “crypta” all’interno della quale sono esposti i mosaici, si arriva alla via delle “tabernae”: una finta strada romana su cui si affacciano delle improbabili botteghe.

La via dell'arte è una via di città, uno spazio urbano che si fa luogo d'arte. “La via dell'arte” vuole portare l'arte nelle vie, negli spazi fisici e sociali della città: innestare eventi artistici sul quotidiano, rivestire la comunicazione pratica con i linguaggi dell'arte. La via dell'arte è il medium, l'occasione per dare nuovo significato alla presenza dell'uomo nel proprio habitat storico-sociale, per riequilibrare il rapporto tra natura e cultura. è la "Festa” che innesca un nuovo corto circuito: cultura-ambiente, cultura territorio. La via dell'arte è un progetto di appuntamenti mostre ed eventi d'arte, performances, interventi sul territorio, distribuiti lungo l'intero arco del 2001 e dislocati in varie città e comuni della Provincia di Savona. In concreto si propone di contribuire alla riqualificazione e, se necessario, al restauro e al recupero di spazi fisici, sociali, psicologici, culturali delle nostre città e dei nostri comuni della riviera e dell'entroterra, attraverso interventi mirati di ordine pratico e teorico. Sul piano pratico, gli appuntamenti si svolgono in spazi appositamente individuati dalle locali Amministrazioni: scorci urbani che aspirano ad essere valorizzati e promossi, ma anche spazi abbandonati, trascurati, degradati che si vogliono riabilitare e rivitalizzare; sul piano teorico, gli eventi proposti favoriscono un modo di concepire e vivere la

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città più autentico, profondo e partecipato: sollecitano la presa di coscienza della sua piena identità culturale. Gli artisti (pittori, scultori, attori, musicisti, registi, ecc.) creano le loro opere direttamente in questi spazi e per questi spazi, pensandole e realizzandole in totale sintonia con essi, sia dal punto di vista naturale-ambientale, sia dal punto di vista culturale e sociale. I cittadini partecipano attivamente alla realizzazione delle opere d'arte: collaborano concretamente al lavoro artistico e interagiscono criticamente con gli autori. Le opere che restano definitivamente nei luoghi nei quali e per i quali sono state create diventano perciò parte integrante del patrimonio urbano. La realizzazione in diretta delle opere d'arte, le performances, gli eventi artistici di ogni genere, previsti dal programma de “La via dell'arte” sono accompagnati da esposizioni di documenti storici, mostre fotografiche, dibattiti pubblici sulla realtà cittadina, le sue problematiche, le sue prospettive. Il primo appuntamento si è tenuto nel Comune di Ceriale: una Mostra d'Arte da sabato 7 a sabato 21 Aprile nel Vico Vietta all'interno del centro storico; e due giornate-eventi in cui gli artisti hanno realizzato direttamente sul posto un'opera con la collaborazione diretta del pubblico. La prima giornata sabato 14 aprile nel centro storico di Peagna, la seconda sabato 21 aprile, lungo la passeggiata mare fino alla pineta. Sono intervenuti: S. Biancheri, A. Borrattaz, L. Fiannacca, G. Geronazzo, N. Gianelli, A. Gioventù, J. Hake, M. Locci, M. Piccardo, C. Rossi, R. Steinkopf, S. Tar, A. Tremonti, R. Vallata, E. Vitale. La mostra è stata organizzata e realizzata dal Comune di Ceriale e dal Centro Culturale Paraxo. Giannino Balbis Trittico del tempo, grès, legno e piastrelle consumate dal mare - Alfredo Gioventù 1997.

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ITALIA abruzzo

avezzano (aq) Il tesoro del lago La collezione Torlonia e il Fucino 22 aprile 2001 - 30 ottobre 2001 Villa Torlonia (Magazzini del Grano). EMILIA ROMAGNA

BOLOGNA SAIE. Salone Internazionale della industrializzazione edilizia 17 ottobre - 21 ottobre 2001 Fierarredo 16 - 24 febbraio 2002 Le due manifestazioni presso il Quartiere Fieristico. Per informazioni tel. 051/282111.

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PREDAPPIO (FC) L’Arte per il consenso Da Sironi a Depero 1922-1935 12 aprile - 4 novembre 2001 Casa Natale Mussolini.  Per informazioni, tel. 0543/921222. REGGIO EMILIA Guido Tirelli Architetto  Una scoperta del Liberty emiliano 6 settembre - 14 ottobre 2001 Walter Valentini Antologica  Sulle tracce dell’infinito 2& ottobre - 9 dicembre 2001 Le due mostre a Palazzo Magnani.  Per informazioni tel. 0522/459406. Meeting del Serramentista 20 ottobre 2001 Quartiere Fieristico, Via Filangieri 15. Per informazioni tel. 0522/922480.

FAENZA (RA) 52° Premio Faenza Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea 19 maggio 2001 - 30 dicembre 2001 Museo Internazionale delle Ceramiche.

RIMINI Arti Figurative, Letteratura e Cinema in Italia dal 1943 al 1953 19 agosto 2001 - 6 gennaio 2002 Palazzi dell’Arengo e del Podestà.  Per informazioni tel. 0541/786422.

FERRARA Da Dahl a Munch Romanticismo, realismo, simbolismo nella pittura di paesaggio norvegese 26 ottobre 2001 - 13 gennaio 2002 Palazzo dei Diamanti.  Per informazioni, tel. 0532/209988.

VIGNOLA (PR) Jacopo Barozzi da Vignola. La vita e le opere 30 marzo - 7 luglio 2002 Rocca Boncompagni Ludovisi e Palazzo Boncompagni. Per informazioni tel.0536/810977.

MODENA Modena per la fotografia 2001 A proposito degli Anni Settanta: Long live me - Antologica di Ed Van Der Elsken; Suburbia - Personale di Bill Owens; Retrospettiva di William Gedney; Gli anni settanta di Mimmo Jodice; Gli anni settanta di Bernard Plossu; Selezione di fotomontaggi della Collezione dell’ IVAM (Spagna); Concorso Portfolio dedicato alla giovane generazione italiana; Premio Oscar Goldoni; Lettura dei Portfolio. 6 ottobre 2001 - 6 gennaio 2002 Palazzina dei Giardini e Palazzo S. Margherita, Corso Canalgrande; Sala delle Colonne (Nonantola); Torre dell’Uccelliera e Ex Convento di S. Rocco (Carpi). Per informazioni tel. 059/206911-206940.

VERRUCCHIO (RN) Le donne dei Malatesta Amore, sangue e santità 7 aprile 2001 - 31 dicembre 2001 Rocca Malatestiana, tel. 0541/670222.

PARMA Giovanni Lanfranco (1582-1647) Un pittore fra Parma, Roma, Napoli 1 settembre - 25 novembre 2001 Reggia di Colorno. Per informazioni, tel. 0521/508033. Alik Cavaliere fine ottobre 2001 - novembre 2001 Galleria Niccoli, Via Longhi 6.

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Homo Habitat. L’evoluzione del Lifestyle Design Britannico 6 novembre - 27 novembre 2001 Tempio di Adriano, piazza di Pietra. Per informazioni tel 06/3313366. L’immagine del gioiello  Mostra di gioielleria contemporanea 11 novembre - 17 novembre 2001 Via d’Ascanio 19, tel. 06/68308233. VITERBO SABO  2001. 18° Salone nazionale della bomboniera e liste nozze 26 ottobre - 29 ottobre 2001 Habitando.15° Mostra di tendenze nella casa e nell’arredamento 17° Tusciarte. Artigianato di qualità 2 febbraio 2002 - 10 febbraio 2002 Le tre mostre presso Fiera di Viterbo. Per informazioni tel. 0761/353100. LIGURIA

GENOVA Sezione Futurista della Collezione Wolfson 22 novembre - 23 dicembre 2001 Palazzo Ducale. LOMBARDIA

BESANA BRIANZA (MI) Aligi Sassu scultore  140 opere dal 1939 al 1999 22 settembre - 9 dicembre 2001 Villa Filippini, tel. 0362/996368. BRESCIA Bizantini, Croati, Carolingi.  Alba e tramonto di regni e imperi 9 settembre 2001 - 6 gennaio 2002 Santa Giulia, Museo della Città.  Per informazioni tel. 800/762811.

FELTRE I Ferri di Carlo Rizzarda Dal 9 giugno 2001 Galleria d’Arte Moderna Carlo Rizzarda, via Paradiso 8. Per informazioni tel. 0439/885242.

BUSTO ARSIZIO Guido Crepax e le Arti 200 opere dal 1955 al 2001 29 settembre 2001 - 15 febbraio 2002 Fondazione Bandera per l’Arte, Via Andrea Costa 29, tel. 0331/322311.

LAZIO

CANTU’ (CO) Biennale Internazionale del Merletto. V° edizione 17 novembre - 2 dicembre 2001 Centro espositivo Cantù.  Per informazioni tel. 031/716094.

ROMA Omaggio al Colosseo Sangue e Arena 22 giugno 2001 - 7 gennaio 2002 Colosseo, tel. 06/39967700. Culturalia. Valorizzazione del patrimonio e delle attività culturali 8 dicembre - 11 dicembre 2001 Fiera di Roma,tel. 06/36004397.

Astrattismo storico italiano. Il caso Como. I mobili di Paolo Buffa 21 ottobre 2001 - 20 gennaio 2002 Galleria del Design e dell’Arredamento, P.zza Garibaldi, tel 031/713114.

Futurismo 1909-1944.  Arte, Architettura, Spettacolo, Letteratura, Pubblicità... 7 luglio - 22 ottobre 2001 Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194.  Per informazioni tel. 06/4745903.

MANTOVA Il museo dei Gonzaga.  Le Collezioni ducali di Mantova tra Controriforma e Barocco 7 settembre - 8 dicembre 2001 Le due mostre a Palazzo Te e Palazzo Ducale, tel. 0376/369198.


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MILANO XX Esposizione Internazionale della Triennale. La memoria e il futuro Mostre varie da ottobre 2001 al 2004. Inaugurazione del XXT Infopoint 26 settembre 2001 Triennale di Milano, Viale Alemagna 6. Per informazioni tel. 02/72434240 -1. Ivo Soldini. Materia, vita, scultura 12 settembre - 16 ottobre 2001 Centro svizzero, via Vecchio Politecnico 1/3 e via Palestro 2. Per informazioni tel. 0277791622. Manzù. Alice Lampugnani 21 settembre - 25 novembre 2001 Museo Minguzzi, Via Palermo 11.  Per informazioni tel. 02/8051460. Helmut Schober: Per Wolfgang Amadeus Mozart - Suono e linea 13 settembre - 12 ottobre 2001 Galleria del Centre Culturel Francais de Milan, Corso Magenta 63. Per informazioni tel. 02/4859191. Le donne di Toulouse Lautrec 12 ottobre 2001 - 27 gennaio 2002 Fondazione Antonio Mazzotta, Foro Buonaparte 50.  Per informazioni tel. 02/878197. Il Museo del Novecento Aperto dal 22 luglio 1999 Palazzo della Permanente, via Turati 4. Per informazioni tel. 02/6551455.

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SANSEPOLCRO (AR) Immagini e retorica del Regime Bozzetti originali di propaganda fascista 1935-1942 27 settembre - 17 novembre 2001 Biblioteca Museo Civico, via Niccolò Aggiunti 65, tel. 0575/732218. TRENTINO ALTO ADIGE

TRENTO Capolavori del ’900 italiano nella collezione permanente del Mart Aperto tutto l’anno. Mart, Palazzo delle Albere, via R. da Sanseverino. Per informazioni tel. 0461/234860. VALLE D’AOSTA

CHATILLON Tradizione e innovazione 1994-2001 Scultura tradizionale in Valle d’Aosta 28 luglio - 15 ottobre 2001 Castello d’Ussel AOSTA Avant Mirò Après Dalì  L’art catalan du XXème siècle 30 giugno - 14 ottobre 2001 Museo Archeologico Regionale. Rus et barrages. Uomini, acque, capitali nella storia della Val d’Aosta 29 settembre 2001 - 13 gennaio 2002 Biblioteca Regionale. VENETO

Dai Giornali ai Portali 16 maggio 2001 - 16 ottobre 2001 Palazzo della Ragione.

BASSANO DEL GRAPPA Ezzelini. Signori della Marca nel cuore dell’Impero di Federico II 15 settembre 2001 - 6 gennaio 2002 Palazzo Bonaguro, tel. 041/5904893.

SAN DONATO MILANESE Marc Chagall 6 ottobre - 25 novembre 2001 Cascina Roma, Via Vittorio Veneto.  Per informazioni tel. 02/55603159

VENEZIA La Biennale di Venezia 49° Esposizione Internazionaled’Arte 10 giugno - 4 novembre 2001 Sedi varie, tel. 041/5218861.

SICILIA

Rembrandt. Ispirazioni per Goya 26 aprile - 24 novembre 2001 Ateneo San Basso, p.tta dei Leoncini. Per informazioni tel. 06/5813605.

TAORMINA Taormina Gift Fair. Fiera dell’artigianato d’arte, del regalo e della bomboniera 24 novembre - 26 novembre 2001 Palalumbi.  Per informazioni tel. 0761/370590. TOSCANA

FIRENZE Firenze Bomboniere Fiera della Bomboniera della Cerimonia e della Festa 26 ottobre - 29 ottobre 2001 Fortezza da Basso, tel. 055/473183. La musica alla corte dei granduchi 28 maggio - 11 novembre 2001 Galleria dell’Accademia, via Ricasoli 60. Per informazioni tel. 055/2654321.

Frida Kahlo e l’Espressionismo Latino Americano 8 giugno - 7 ottobre 2001 Fondazione Bevilacqua La Masa.  Per informazioni, tel. 041/5207797. VERONA Abitare il Tempo 11 ottobre - 15 ottobre 2001 Fiera di Verona, tel. 045/8298111. VICENZA Prezioso Quotidiano Tesori della vita russa 26 maggio - 28 ottobre 2001 Palazzo Leoni Montanari, contrà Santa Corona, tel. 0444/991221.

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ESTERO AUSTRIA

SALISBURGO Creativ Salzburg 18 gennaio - 20 gennaio 2002 TexBo 2002 30 gennaio - 2 febbraio 2002 Le due mostre presso il Trade Fair Center,tel. 0043/662/4477-0. VIENNA The Systems of Moments 30 maggio - 7 ottobre 2001 MAK Ground Floor Exhibition Hall. Furniture-Spaces. Mobel-Raume 12 settembre 2001 - 13 gennaio 2002 MAK Furniture Study Collection. Viennese Graphic Art in New York 26 settembre 2001 - 20 gennaio 2002 MAK Works on Paper Room. Le tre mostre presso MAK, Stubering 5.  Per informazioni tel. 0043/1/71136233. BELGIO

BRUXELLES Silvio Vigliaturo. Personale ottobre 2001 - novembre 2001 Istituto Italiano di Cultura, Ambasciata Italiana. Per informazioni 011/9422568. GERMANIA

MONACO DI BAVIERA IHM 2002. 54a Fiera internazionale piccole e medie imprese - Lifestyle 14 marzo - 20 marzo 2002 Nuovo Centro Fieristico.  Per informazioni tel.0049/89/94955110. OLANDA

ARNHEM Silvio Vigliaturo. Personale 15 settembre 2001 - ottobre 2001 Berengo Collection Gallery.  Per informazioni tel. 011/9422568. PRINCIPATO DI MONACO

MONTECARLO Luxe Pack. Salone internazionale del packaging di prodotti di lusso Luxe Composants. Salone dei componenti dei prodotti di lusso 24 ottobre - 27 ottobre 2001 Per informazioni tel. 02/66982342. STATI UNITI

NEW YORK Topylabrys-plastic art. Installazioni, sculture, collezioni moda, accessori 31 agosto - 31 ottobre 2001 91 Greene Street - Soho. Per informazioni tel. 001/212/9254788. Maison&Objet 18 maggio 2002 - 20 maggio 2002 Per informazioni tel. 0033153249919.

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Le dichiarazioni relative al 2001 non possono essere compilate in Euro

Via libera del Governo al decreto sui contratti a termine

Nel corso di un recente convegno sono state anticipate le linee guida del progetto Euro elaborate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tra le prime indicazioni fornite, Confartigianato segnala, per importanza, la proposta di rendere obbligatoria la compilazione, nella nuova moneta, delle dichiarazioni fiscali (redditi, Iva, Irap, sostituti d’imposta etc.) nonché dei modelli CUD, il cui termine di presentazione scade successivamente al primo gennaio 2002. L’adempimento richiesto appare particolarmente oneroso. Confartigianato è intervenuta denunciando al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti le difficoltà operative alle quali vanno incontro le imprese artigiane. In pratica, una scelta in tal senso dell’Amministrazione Finanziaria potrebbe comportare disfunzioni di diversa natura: basti pensare alle dichiarazioni periodiche relative al medesimo periodo d’imposta che risulterebbero in parte redatte in lire e in parte in Euro (ad esempio, le dichiarazioni periodiche Iva di novembre e dicembre 2001 dovrebbero essere redatte in Euro) con conseguente difficoltà di allineamento dei valori in sede di dichiarazione annuale. Una distorsione ancora più evidente si paleserebbe nella compilazione della dichiarazione dei redditi per la quale occorrerebbe una preventiva operazione di conversione da lira ad Euro di tutti i documenti giustificativi di oneri (come le spese mediche). Inoltre, i dipendenti, ai fini del controllo del CUD redatto in Euro, loro rilasciato dai datori di lavoro, dovrebbero affrontare una serie di difficoltà connesse al fatto che le buste paga, da cui desumere gli elementi trasfusi nella certificazione, sono state redatte in lire. Confartigianato è consapevole che la scelta dell’Am-ministrazione Finanziaria è perfettamente conforme e coerente alla ratio delle norme comunitarie e alle raccomandazioni della Commissione Europea rivolte in più circostanze agli Stati dell’Unione affinché tutti i documenti, a decorrere dal primo gennaio 2002, siano redatti in Euro. Appare, tuttavia, necessario - ha sollecitato Confartigianato in una comunicazione inviata al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti - comprendere più in profondità lo spirito del “corpus” normativo che disciplina la transizione e che ha la finalità di indurre la collettività a “ragionare in Euro”. La locuzione andrebbe intesa nel senso di abbandonare lo schema logico della comparazione dei valori di conversione per acquisire una nuova “forma mentis” ispirata alla comparazione dei prezzi in euro dei prodotti o servizi da acquistare. L’obbligo di compilazione delle dichiarazioni in Euro, comporterebbe un’operazione intrinsecamente incoerente alla logica del “ragionare in Euro” e pertanto non potrebbe appa-rire giustificabile neppure sotto questo profilo. Confartigianato auspica, pertanto, che sia rivista la posizione dell’Amministrazione Finanziaria nella direzione di consentire, a scelta del contribuente, la redazione in lire delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2001. Confartigianato ha infine chiesto al Ministro Tremonti un incontro per affrontare e risolvere l’argomento.

Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo concernente l’attuazione della direttiva 1999/79/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. In dodici articoli. Il decreto emanato dal Governo sui contratti di lavoro a termine recepisce la direttiva europea e ricalca il testo dell’intesa raggiunta alla fine di aprile, dopo quasi un anno di trattative, dalle Organizzazioni imprenditoriali e sindacali (con l’eccezione della Cgil). Confartigianato ha giudicato positivamente il via libera del Governo. “L’approvazione del provvedimento prima della pausa di Ferragosto - secondo la Confederazione – consente di accelerare le condizioni di flessibilità e di riduzione dei costi in materia di lavoro. La nuova normativa serve soprattutto all’artigianato e ai piccoli imprenditori che in materia hanno una legislazione ferma da oltre 30 anni. Il decreto consente anche di colmare le differenze rispetto alla grande impresa che la vecchia legge poneva nell’utilizzo di questo strumento contrattuale”. (Impresa Artigiana n°86 - 10 agosto 2001)

Semestre positivo per Artigiancassa Il Consiglio di Amministrazione di Artigiancassa (Gruppo BNL), presieduto da Antonio Laforgia, ha approvato il bilancio semestrale della Banca che evidenzia positivi risultati operativi, con un volume di impieghi a favore del comparto artigiano pari a Lire 1.640 miliardi circa, che segna un lieve incremento rispetto al consuntivo del 2000 (+ 3,2%). Di tale volume, una quota significativa è rappresentata dall’attività di credito diretto, che costituisce una importante componente del progetto industriale di Artigiancassa. In particolare, nel primo semestre dell’anno sono stati erogati nuovi finanziamenti per Lire 280 miliardi circa, a fronte di 40 miliardi circa erogati al 30 giugno 2000. La raccolta diretta ammonta a 380 miliardi circa ( 50 miliardi circa al 30 giugno 2000). Nel semestre, anche le attività agevolative hanno fatto registrare un trend soddisfacente. In particolare, gli oltre 1.420 miliardi di finanziamenti artigiani agevolati hanno consentito alle imprese di effettuare investimenti in laboratori, macchinari e scorte per circa 1.600 miliardi, con un indotto occupazionale stimato in ben 6 mila nuovi posti di lavoro. Sul piano gestionale, il primo semestre dell’anno chiude con un risultato operativo di 30 miliardi circa e un utile netto di 16,1 miliardi (+1%rispetto al semestre dell’anno precedente). ( Impresa Artigiana n° 87 - 28 agosto 2001)

(Impresa Artigiana n° 85 - 2 agosto 2001)

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Il “made in Italy” piace se è artigiano Il Presidente Petracchi annuncia la costituzione di “Confartigianato turismo”. Presentata la ricerca “L’artigianato come attrattore turistico”: 1.500 miliardi spesi da italiani e stranieri per specialità alimentari e prodotti tipici. L’artigianato è tra i principali motivi di attrazione per i turisti italiani e stranieri che visitano il nostro Paese e che per l’acquisto di oggetti artistici e tradizionali e di prodotti agroalimentari hanno speso nell’ultimo anno quasi 1.500 miliardi. È quanto emerge dalla ricerca realizzata per Confartigianato da ‘Tour Management’ con la collaborazione della Facoltà di Sociologia dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. È stata condotta su un campione di 50 operatori turistici di nove Paesi europei che hanno indicato le preferenze dei turisti stranieri e su un campione di 310 nostri connazionali che negli ultimi 12 mesi hanno viaggiato per motivi di turismo. La ricerca è stata presentata oggi alla stampa dal Presidente di Confartigianato Luciano Petracchi a Roma nel laboratorio “Eroli” specializzato nel restauro di arazzi antichi: un esempio di attività tradizionale artigiana già di per sé elemento di attrazione turistica e dedicata a preservare il patrimonio artistico e culturale del nostro Paese. Il Presidente Petracchi ha annunciato la costituzione di “Confartigianato Turismo” la nuova associazione che rappresenta 350.000 imprese artigiane e piccole aziende attive nella filiera del turismo: dai settori artistici e tradizionali alle imprese di trasporto privato, dal manifatturiero ai servizi alla persona. Obiettivi dell’Associazione: affermare nelle sedi di confronto istituzionale il ruolo dell’artigianato nella qualificazione dell’offerta turistica (ruolo peraltro già riconosciuto dalla legge quadro di riforma del turismo); promuovere la realizzazione di progetti che coinvolgano l’artigianato in sistemi turistici territoriali integrati; orientare la domanda verso i prodotti e i servizi artigiani (simbolo di qualità e di specificità territoriale). ( Impresa Artigiana n°88 - 6 settembre 2001)

Forum delle Public Utilities Una delegazione della Confartigianato Lombardia, guidata dal Presidente Cornelio Cetti e dal Segretario Alberto Volontè ed assistita dal responsabile del settore Energia e Utilities della sede nazionale di Confartigianato Marco Pigni, ha partecipato martedì 11 settembre 2001 alla prima seduta del Forum permanente delle “Public utilities lombarde”, un’importante iniziativa voluta dall’Assessore alle risorse idriche e servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia, Maurizio Bernardo, per favorire la pianificazione e il coordinamento sinergico degli interventi, dei progetti e delle iniziative in atto e in studio tra i diversi soggetti pubblici e privati operanti in Lombardia in questo importantissimo settore economico. Al ristretto tavolo del Forum siedono, oltre alle maggiori aziende ex municipalizzate della regione, alcune orga-nizzazioni datoriali quali: Assolombarda-Confindustria, Confapi Lombardia e appunto Confartigianato

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Lombardia, che è stata l’unica organizzazione tra quelle presenti a presentare all’assessore un proprio documento orientativo per il proseguimento del lavori. Il Forum servizi di pubblica utilità avrà il delicato compito di coadiuvare la Regione Lombardia nell’individuare le linee di indirizzo regionali sui servizi di pubblica utilità, orientando i principali interventi normativi e di incentivazione (legge regionale sui servizi di pubblica utilità). L’attività del Forum continuerà ora attraverso la costituzione e l’attivazione di 4 tavoli di lavoro specifici, che vedranno la presenza anche di rappresentanti della Confartigianato Lombardia, per ciascuna delle materie necessitanti di urgenti interventi di regolamentazione regionale (acqua, energie, rifiuti, infrastrutture di comunicazione). Il tema della riforma delle Public Utilities e dei servizi di interesse generale è estremamente importante per Confartigianato. Questa riforma apre spazi di mercato alle piccole imprese inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Se Confartigianato saprà sviluppare adeguatamente le proprie capacità organizzative, sarà attore della gestione di un fenomeno di così grande rilievo. (Impresa Artigiana n° 89 - 14 settembre 2001)

La riforma del diritto societario Le cooperative “virtuose” e quelle “diverse” nell’ambito della manovra dei “cento giorni” del Governo Berlusconi figura il Disegno di Legge recante: “Delega al Governo per la riforma del diritto societario”, presentato su iniziativa drl Ministro della Giustizia (On. Castelli), attinente alla riforma organica della disciplina delle società di capitali e delle società cooperative, alla disciplina degli illeciti amministrativi e penali ed all’introduzione di nuove norme sulla giurisdizione. Fra i princìpi ed i criteri direttivi di delega che assumono principale rilievo nel Disegno di legge governativo - e che riprendono, nella sostanza alcuni contenuti della delega già prevista dal Disegno di legge presentato dal Governo nella scorsa legislatura (riforma “Mirone”) – sono da citare i seguenti: ampliare gli ambiti dell’autonomia statutaria; adeguare la disciplina dei modelli societari alle esigenze delle imprese anche in considerazione della composizione sociale e delle modalità di finanziamento; attribuire rilevanza centrale al socio ed ai rapporti contrattuali fra i soci; semplificare il procedimento di costituzione e la disciplina dei conferimenti; riconoscere ampia autonomia statutaria rispetto alle strutture organizzative, ai procedimenti decisionali della società ed al trasferimento delle partecipazioni sociali; disciplinare condizioni e limiti per l’emissione ed il collocamento di titoli di debito presso operatori qualificati. La Confederazione condivide sostanzialmente i princìpi e criteri di delega per la riforma del diritto societario previsti dal testo in discussione (già approvato dalla Camera dei Deputati ed ora all’attenzione del Senato), soprattutto per i caratteri di snellimento, semplificazione ed anche di pragmaticità che lo contraddistinguono e che possono contribuire ad ammodernare realmente la funzionalità del sistema imprenditoriale del Paese, rilanciandone le poten-


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zialità concorrenziali. Nel quadro dei princìpi di delega previsti dal provvedimento figurano norme mirate a realizzare una sostanziale riforma della disciplina delle società cooperative che si basano su alcuni princìpi essenziali mirati ad assicurare il perseguimento della funzione sociale della cooperazione e dello scopo mutualistico da parte dei soci cooperatori, soprattutto con l’obiettivo di valorizzare la cooperazione costituzionalmente riconosciuta. Anche rispetto ai princìpi di delega previsti per la riforma delle società cooperative la valutazione sostanziale della Confederazione risulta favorevole. In merito va osservato come, sul piano giuridico e costituzionale, la norma già approvata dalla Camera sui criteri e princìpi di delega per la riforma della disciplina delle società cooperative, si riveli coerente e necessaria. La disposizione tende a ridefinire “la cooperazione costituzionalmente riconosciuta”, recuperando il principio della cooperazione “pura” sancito dall’art. 45 della Costituzione, ed intende valorizzare gli istituti diretti al perseguimento dello scopo mutualistico, rafforzando gli strumenti di controllo interno da parte dei soci e riservando ad esse l’applicazione di disposizioni fiscali di carattere agevolativo. In questo modo si potrebbero contenere e regolare quei fenomeni di cooperazione, che sono tali solo sul piano nominalistico, e nei quali la struttura cooperativa è solo una facciata per mascherare una vera e propria istituzione societaria senza finalità mutualistica. Queste cooperative “spurie”, cosiddette “non virtuose”, anche se costituite ed operanti in conformità alle norme del Codice Civile e, in particolare, alla legge n. 59/92 (recante nuove norme sulle società cooperative), si comportano, di fatto, come società “lucrative” e, avvalendosi delle rilevanti agevolazioni fiscali (oltre che creditizie) previste per la cooperazione, realizzano una forma pesante di concorrenza sleale nei confronti delle cooperative “pure”. Sotto tale profilo, infatti, non sussiste alcuna motivazione logica che possa giustificare il mantenimento di agevolazioni fiscali nei confronti di strutture cooperative che, con platee molto ampie di associati, con elevati livelli di impiego e con fatturati da società multinazionale, svolgono, di fatto, attività di carattere lucrativo in posizione di oggettivo vantaggio economico e concorrenziale rispetto alla vera cooperazione. È un fenomeno che fino ad oggi ha dato luogo anche ad abusi, sicuramente perseguibili sul piano legale; ma ciò che si può rilevare è che la stessa legislazione vigente – in quanto volta ad ampliare il fenomeno della cooperazione “spuria” anche attraverso benefici ed agevolazioni che hanno maggiormente sviluppato, di fatto, le finalità lucrative di tali cooperative – avrebbe potuto dare luogo a rilievi di illegittimità sotto il profilo costituzionale. In sostanza, da un lato non hanno funzionato gli strumenti di vigilanza attualmente previsti, anche per la mancanza di una funzione di effettivo controllo da parte di un’autorità in posizione di terzietà e realmente al di sopra delle parti; d’altra parte, nella situazione distorta che, da anni, si è creata nel mercato i giudici di merito non hanno mai avuto occasione di sollevare eccezioni di incostituzionalità. ( Impresa Artigiana n° 90 - 17 settembre 2001)

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Provvedimento dei “100 giorni”

La maggioranza e il Governo puntano ad una rapida approvazione del Disegno di legge per lo sviluppo che sarà così blindato alle modifiche che invece saranno raccolte con ogni probabilità in un decreto legge. È questo quanto deciso nella riunione tenuta oggi presso la Presidenza della Commissione Finanze della Camera alla quale ha partecipato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Lo stesso Ministro ha assicurato che si punta ad una rapida approvazione e che le modifiche previste saranno adottate con un provvedimento “opportuno, veloce ed efficace”. Il provvedimento per il rilancio dell’economia -che contiene le misure per il sommerso, l’abolizione della tassa sulle successioni e le donazioni e la cosiddetta Tremonti bis- sarà esaminato dall’Aula della Camera ai primi di ottobre (a partire dall’8 ottobre) e dovrebbe essere approvato (entro il 12 ottobre) senza alcuna modifica rispetto al testo varato dal Senato. La Commissione Finanze della Camera, presieduta dall’on. Giorgio La Malfa, aveva in precedenza convocato le parti sociali per conoscere il parere di imprenditori e sindacati. Oggi, infatti, insieme all’audizione informale di Confindustria e delle Confederazioni dei lavoratori, sono stati ascoltati i rappresentanti del commercio e dell’artigianato. Per Confartigianato era presente il responsabile del Settore Tributario Andrea Trevisani, che ha illustrato le modifiche proposte. In particolare Confartigianato ha richiesto che l’agevolazione sia applicabile a tutti gli investimenti effettuati nel corso dell’anno 2001 e non solo alle acquisizioni avvenute dal 30 giugno in poi, e che l’agevolazione possa essere utilizzata dalle piccole imprese su di un lasso temporale più ampio. Le modifiche proposte riguardano anche i seguenti aspetti: -dare impulso all’apprendistato nell’artigianato; -incentivare nelle imprese artigiane e nelle piccole imprese la formazione e l’aggiornamento tecnico e gestionale del titolare e dei soci; -incentivare il recupero degli immobili degradati al fine di evitare abbandoni di laboratori artigiani; -eliminare la disparità di trattamento nell’applicazione dell’agevolazione inerente al credito d’imposta tra le imprese individuali e le società di persone, da una parte, e soggetti IRPEG, dall’altra; -ampliare la platea dei soggetti (funzionari delle associazioni di categoria o delle loro società di servizi)che possono rappresentare i contribuenti per la definizione dell’accertamento con adesione; -determinare in misura fissa l’imposta provinciale di trascrizione per ciascun veicolo (successione o donazione). Alcuni parlamentari, tra cui il Presidente La Malfa, il Vicepresidente Maurizio Leo, gli on. Roberto Pinza, Giorgio Benvenuto e Alfiero Grandi, hanno richiesto chiarimenti. Trevisani, nel fornire le opportune delucidazioni, ha anche sottolineato la necessità di approvare al più presto il disegno di legge ed ha chiesto che gli emendamenti presentati per migliorare il provvedimento possano essere trasformati in legge con un percorso rapido ed efficace. ( Impresa Artigiana n° 91 - 18 settembre 2001)

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ART AND APPLIED ART (page 8)

The big gap we must come to terms with in our educational system (especially art schools and lyceums) is that no teaching, no subject, no particular instrument has ever been explored to teach students “the system” that governs the discipline that students come to learn in our society. Rare is the institute that makes an effort to explain to students of Fine Arts the complexities of the “art system”, not to mention the logic of the market and those who govern it. Certainly no professor today dares to confront such educational tools that can help students understand the difference between Art and Applied Arts. It is rare for someone to explain that a ceramic piece enamelled with gold is baked with three fires and therefore costs more than a piece baked with two fires; nor does that someone know how to explain the value or the difference between the ceramics of Caltagirone and those of Deruta; nor does that someone inform a potential ceramics customer of the name of the craftsman or artist. No in-depth study is conducted on the Art System (expressed through many Galleries and few museums and institutions), or the design system, which consists almost exclusively of enterprises, without museums or institutions. In other words with traditional techniques and materials – the world of art. Dealing with this problem in schools today would help young students to understand better where and how to aim their expectations and efforts, it would give them the instruments for choosing the direction closest to their own capabilities.

CONTAMINATION OF MATERIALS

A study by Linde Burkhardt and Alberto Alessi for the production of objects made by contaminating steel with ceramics (pag 10) If we look closely at of Alessi’s eighty years of production, we are surprised to discover the use of one single material, with few exceptions. For many years production was dominated by stainless steel, which more recently has been combined with ceramics, glass, wood and finally, in the past few years, plastics, which has dominated production. Aware of this phenomenon, four years ago Alberto Alessi asked Linde Burkhardt for a preliminary study on the combination of ceramics and steel. To avoid high production costs it was decided to explore the Alessi warehouses for components of items already being manufactured. Thus the first phase of the study was to bring together different elements of steel to combine the two materials at different levels in such a way that the pieces of steel would embellish the object with their sheen, no matter where it was integrated. After the survey of pieces of steel was concluded, the search began for shapes to apply to useful

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objects that could be arranged in such in a way that the steel would achieve other functions while maintaining its aesthetic characteristics. Then the study focused on the decoration of handmade surfaces by the artist himself: low-relief monochromes, with drilling work on the “fresh” colour. At first the study was not conceived for standard production but for an exclusive signed production with a limited number of pieces. The purpose of the operation was to demonstrate the variety of beauty obtained by using different working techniques on the surface of the ceramics while simultaneously proposing a cultural move toward the use of multimaterial products and the possibility of combining materials, thus reducing investment costs and energy consumption.

FORMS OF LIGHT

A new collection of lamps has created a direct connection between the students of the Istituto d’Arte of Volterra and the companies of the Comparto Artigianale dell’Alabastro. (page 14) Among the objects that populate the variegated setting of our homes, lamps have always had privileged place precisely due to the natural ambiguity of being objects “to be seen” and “to allow to see”.. Unlike other types of objects for the home, lamps – from when artificial lighting was discovered to the present design panorama, have been characterized by a continuous succession of proposals and interventions. And it is from the perspective of ongoing experimentation that we can introduce a more recent educational process aimed at the design of a collection of luminous objects: the “Giubileo” project for the alabaster of Volterra. The preparation of the collection “Forme di luce” offered the opportunity for experimenting with new work methods which projected students into the sphere of professional activity and the issues intrinsic to the complex world of design. The students started with a real analysis of a hypothetical customer and proposed objects specially designed to be presented in showrooms and exhibits. The collection, composed of eight mounted lamps, five tables lamps and three self-standing lamps, was hosted in the evocative spaces of Palazzo dei Priori in Volterra and then arranged at the Mostra del Mobile of Ponsacco and in the rooms of the Consortium “Le città delle pietre ornamentali” (Cities of Ornamental Stones) at the Mostra dell’Artigianato (Crafts Fair) of Florence.

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bringing together design culture and handcrafts, often connected to the traditions and resources of certain geographical areas. Among the most recent is the initiative held from 26 May – 24 June at Este in the exhibit “Oltre lo specchio” (Beyond the Mirror). The artist/designer Federicia Marangoni, curator of the exhibition, joined several artists in a project that must be different from the one used by designers for industry, because the handcrafted products of Este use references to tradition. Thus the project involving sixteen artists invited to become part of the craft activities of Este, to bring an innovative contribution without creating jolting its production, by watching and respecting the habits of the craftsmen, their expertise, their gestures – just like what happened for so many years in the craftsmen’s shops, when the professor of decoration and then the first designers such as Gio Ponti (in the 1920s and ‘30s) involved the small crafts enterprises in what historians today call “proto-design”.

Glass Artists

Forty works of glass presented in the Galleria Rossella Junck in Venice by the Glass Schools of Vannes-LeChatel. (page 22) The School of Vannes-Le-Chatel was founded in 1991 to confront a period of crisis in entrepreneurialism and creativity of the important Lorenese glass sector. All those who deal with artistic production know that this region of France is where the major factories and the most famous crafts atelier are located: Baccanar, Daum, Cristalleriies St. Louis, Cristallerie De Sevres. And going back in time, we also find the most important names of the history of European glass: Gallé, Schneider, Frères Muller, etc. Ever since its foundation this school has offered courses of a high technical level, a broad radius of experience and artistic experimentation which should be an example for our crafts which are living a long season of regression. In fact the school is attended by students from all over the world and is still an international point of reference for those who want to learn to work glass and make works of art with glass. The graduated students, selected for this exhibit, are successful artists whose variety of techniques and styles are used to provide visitors with a complete and updated panorama of the new and interesting things being experimented today in the world of art.

Ceramica di Este

The online Lombard crafts shop expands

For some time now, there has been a burgeoning of experiences aimed at promoting the still underdeveloped process of

Recently the site has acquired more visibility on the Web, one of the reasons being the opportunity to choose English

At the National Atestino Museum the ancient tradition of pottery, revived by a project of artists, designers and architects (page 18)

Lombard craftsmen are celebrating the first results of their e-commerce portal: it already has seventy companies at www.artisanexpo.it (page 24)


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or German versions of the texts. But most of merits of the success of Artisanexpo go the craftsmen: the quality and originality of the products presented on the site have drawn the interest of the “Web population”, thus opening new doors of opportunity for “Made in Lombardy” products. The site www.artisanexpo.it is dedicated to all Lombard craft enterprises operating in the sectors of furniture, home furnishings, clothing and textiles, as well as art objects. So, at the touch of the mouse, you can view and/or purchase the famous furniture of Brianza, fashion creations and accessories, jewellery, porcelain, silver, etc. Regarding home interiors, this portal is a useful work instrument for interior decorators in search of a particular piece of furniture, or architects seeking expert decorators, or wholesalers interested in a particular accessory. With a click you can order a gigantic grandfather clock of hand-carved walnut, a lamp in the shape of a sea pine. You can also contact a painter specialized in trompe l’oeil or restorers of centuries-old stuccoes. In the section dedicated to fashion, you can contact the artisan who creates exclusive bow-ties for tuxedos, or buy extravagant “ecological” buttons made of palm wood from Ecuador, without overlooking the unique canteen-daypack tested on the peak of Aconagua at - 35°C. Then there is the heading “Art crafts” with plenty of surprises. Necklaces, rings and bracelets for all tastes. Windows, walking canes, vases and plates on which you can reproduce the effigy of your dog. The artisans have taken stock of their business so far and it seems that their expectations have been confirmed: besides the possibility of presenting their products in three languages, the companies can enjoy the fruits of an attentive publicity campaign in sector magazines, Italian and foreign search engines, specialized trade fairs and exhibitions.

Pietra di Fontanarosa

New design projects for the work of Breccia Irpina (often called Pietra di Fontanarosa) (page 26) Crafts are one of the elements that define the cultural identity of a place, but at the same time they provide potential for innovation. So, to participate in this remix process, it seemed interesting to bring young designers face to face with an expression of tradition, such as stonework, on a theme abounding in ritual and symbolic evocations, such as decorations on tables. This experience was defined as a “Laboratorio di progettazione” (Design Workshop) and started by focusing on an ancient tradition of stonework in the town of Fontanarosa in the province of Avellino. A land where the tradition of workshops producing functional elements for architecture with a strong decorative character is so old that it is indicated as the place of origin of the so-called “stone of Fontanarosa”, commonly called Breccia

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Irpina. The design energy comes from the Industrial Design Course at the University of Naples “Federico II”. The design workshop asked the designers to develop objects for tables that would take into maximum account the production systems and stone-working – whether from slabs or boulders – in such a way as to optimize all the production operations. Some twenty objects were created, each very different from the others, but with some constants that join them to the emerging themes of contemporary production for industry. In this sense the design activity proved it possible to pour elements into tradition that are in harmony with a current sentiment, to insist on the new feelings of the surface of the material or the search for lightness or the use of steel or wood associated with rubble.

SICILIAN MAJOLICA FROM ITS ORIGINS TO THE 1800S (page 28)

The historical and cultural origins of Sicilian ceramics are highlighted by the coexistence on the Island of a dual cultural formation, one belonging to the dominating classes – which was wiped out by an overturning of the hierarchy of values through the destruction of ancient coastal towns by the Vandals, Goths, Byzantines, Arabs, and lastly the Normans – and the other one autochthonous, which existed before the Roman domination and was an alternative culture in the classical era during which it had re-emerged and was revived by the encounter with the cultures of outside populations who had penetrated deeply into the island. Significant factories are the ones of Caltagirone, Sciacca and Agrigento, as well as Palermo, Erice, Trapani and Polizzi, which arose after the Arab conquest of Palermo and its new political and economic position as capital of the island. The Muslim conquest was achieved with the taking of Taormina in 902 A.D. and toward the year 1000 the arts, handcrafts, and economy had been completely recovered. The Renaissance began to have its influence in Palermo during the second half of the 15th century as the result of its frequent trade relations with the cities of the peninsula. Monochromy was superseded by a rich polychromy. The production of majolicated tiles spread rapidly, even to the factories of Sciacca. The activity of majolica masters withstood the ensuing periods, their originality enduring until the 19th century. Trapani, famous in the decorative arts and the coral-working since the Norman times, adapted its workshops in the 16th century for the production of Renaissance-type ceramics. The glazed earthenware most likely came from Erice, where the existence of the most ancient majolicated production of the island is documented. Near Sciacca the ancient farming village of Burgio grew up around a pre-existing castle, and started to prosper during the Renaissance precisely because of the presence of autonomous ceramics factories,

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perhaps favoured by the excellent clay available there. Burgitana majolica, often the work of masters from Caltagirone strongly felt the Caltagironese style and technique until the beginning of the 1600s. Caltagirone maintained autonomous development until the Renaissance era: enamelled fragments and kilns that date back to the epoch of the Muslim domination proves the age of it ceramics tradition. A peculiar feature of Caltagironese earthenware is the white and deep blue enamel coating of various hues. Majolicated floors were one of the major branches of activity of Caltagironese majolica craftsmen, who preferred to coat the tiles with white enamel and deep blue monochromy in its various gradations. One last blossoming of the majolica industry, in a more recent epoch, involved the small town of S. Stefano di Camastra, on the Tyrrhenian coast near Patti, an ancient town that produced tableware. The activity of S. Stefano began to conjoin the more ancient activity of the towns surrounding Messina, such as Castroreale and Patti. The main theme of production was majolicated tiles, appreciated for the vivacity of tones, the sober elegance of the motifs, the good quality of the enamels, to the point that these tiles found their way to places all over the island.

Amore Mediterraneo

A collection of ceramics designed by Ugo La Pietra and created by Francesco Raimondi, proposes the old twosome artist-craftsman, which has often given form and value to the ceramics of Vietri sul Mare. (page 33) Since the 1960s Ugo La Pietra has been committed to the interpretation of marginal cultures, as one of the many themes confronted by the nascent cultural area that later gained recognized on a European level as “radical architecture”. La Pietra’s decision to collaborate with the craftsman has found its most appropriate and felicitous combination in a recent collection of objects that the author wanted to call “Amore Mediterraneo”, crafted at Vietri sul Mare. When La Pietra, on a trip to Vietri, rediscovered the little donkey, the emblem of Mediterranean culture and an expression of the study on models that bring together lands splashed by the same sea – an emblem that the artists from the north had attributed to the ceramists of Vietri in the 1930s – all his theories were confirmed. In fact the last time the world of design had brought values and meanings to an area appreciated by the world of handicrafts it was precisely in Vietri in the 1920s - 30s. After that period, nothing else to speak of. So, almost to confirm his convictions, but also as an act of love toward a territory and an experience that historically had given value and meaning to Vietri ceramics, La Pietra designed objects with the colours and marks of tra-

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dition. His drawings were charged with nostalgia and fresh irony and skilfully interpreted by Francesco Raimondo, who by then was a master of the great ceramics tradition of Vietri.

ORCHESTRATION OF COLOUR

A great ability to experiment and a strong sense of colour and decoration are the fundamental features of the work of Dorothy Hafner (page 38) The artistic process of Dorothy Hafner started when she was as a student at the Skidmore College in the New York State. There she had the opportunity to experiment and become familiar with various ceramics techniques. Her work obtained many prestigious acknowledgments, and now is part of important museum collections, among which the Victoria and Albert Museum of London, the American Craft Museum of London, the American Craft Museum of New York and the Los Angeles County Museum. Her passion for ceramics bought her initially to experiment with the sculptural potentialities of materials and to decide later to focus her interest in the area of producing objects used in daily life. This decision certainly contributed to making her a top designer in the 70s and 80s, thanks to a collaboration at Tiffany and Rosenthal for ceramics products, and at prestigious textile industries, such as Fieldcrest Cannon and V’soske. After a period dedicated to experimentation, through various arts and crafts courses which served to revive the ancient joy of “making things” manually, the artist had the occasion to travel in Australia. On her return to the United States she participated in an Open House at the Urban Glass of Brooklyn, a large art laboratory dedicated to the production of glass artefacts.. It was there that Hafner felt attracted to this new material, brilliant and fluid, full of sensuality and able to open new doors. After some time, needed for adapting, the artist was able to transfer her characteristic “palette” to her glass objects, now enriched with new experiences and colours.Without a doubt some images by Hafner may bring to mind the colours of the early 1900s, when artists such as Robert and Sonia Delauney, or Morgan Russel and Stanton MacDonaldWright gave an important contribution to the visual arts, starting to truly open the field to abstract painting and the “orchestration of colour”.

Maria Grazia Oppo

Art, design, handcrafts: objectuality and aesthetic research in the reutilization of traditional materials (page 42) The big dream of M. Grazia Oppo, sculptress and designer from Ghilarza is to “create works that are easily enjoyed by the greater public”. On the one hand, going back to nature without opposing progress, mixing traditional materials

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(wicker, tin, iron, copper) that explore the evolutive forms of other expressive systems, and on the other hand, rediscovering the anthropological aspects of the material culture to reach a perfect combination of art-design-handcrafts. Born from the pleasure of exploring new harmonious forms that yield to the languages of aesthetics and pure functionality. In wicker chairs material loses its inert stasis and becomes ebullience, tension, harmony. Beyond the expressive flexibility suggested by the forms, it is interesting to observe in the installations the soft highlight dictated by the illumination and tonal reverberations blossoming from the materials. In the designing of these forms, M. Grazia Oppo brings out the need to place tradition within in a broader sphere, no longer local, that derives from suggestions of faraway stratified cultural histories. No longer a production rigorously connected to the corpus of a codified tradition, but aimed toward innovation.

THE 20TH CENTURY OF MORELATO

A new collection of objects inspired by the historical period from 1920 to 1940 presented at the Milan Furniture Fair. (page 46) The idea of extracting from this period – which from the hostile “20th century”, through the recovery of elements characterized by nascent “rationalism”, reaches the point of accommodating the expressive “monumental” trends of the regime – for a collection of contemporary objects is comforted by the fact that the taste of the public had increasingly developed a demand for furniture and objects of the period in question. Today the demand for furniture from the 1920s to the 1960s (“moderniques”) induces a production (like that chosen by Morelato) which today is one of the most significant moments within a historical period that goes from “proto-design” to “historical design of the 1950s and ‘60s”. The elements that the research group of the Centro Studi Morelato has filtered and utilized, with the collaboration of Ugo La Pietra, to define the collection refers to three large families of signs. The first makes up a style that we can summarize as follows: transition from the Decò style to a style that sees the birth of graceful furniture, often veined with a subtle irony. A process that tends to “modernize” the taste of middle-class home interiors, sideboards, wardrobes and tables, typologies that precisely in the “Italian-style home” by Giò Ponti will be solved with high quality handcrafted taste and materials. The second family of signs referred to in the collection is correlated to the strong influence of the “rationalist” current which brought the simplification of shapes and the reduction of decoration in the design of furniture in the 1930s. New types of objects were created, from the “mobile bar” to the low sideboard for a living room that was becoming larger

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and more frequently used for entertainment. In the third phase the language used throughout the “20th century” and “rationalism”, led to a style that gathered all these formal expressions and exalted a “monumental” component, sometime with self-portrait-like elements related to the increasingly entrenched Fascist regime. In addition to these formal elements, standardization became an economic and productive solution in the 1930s.

ILLUMINATED BODIES

A collection of luminous objects created with various materials under the banner of “diversity” (page 50) A lamp is not only a lamp: it is something that accompanies us in our reading, interrupts our nightmares, reveals unknown places or the presence of someone. It is our companion on sleepless nights. Among the many objects of the home, lamps are certainly one of the nicest opportunities for design. A few years ago a Florentine silverware company, famous for its production of fine handcrafted items, decided to undertake a new direction in the world of object manufacture, and flanked its primary silver and alloy collection with a new line of luminous objects. The wager made by the company, F.lli Cassetti Spa of Florence, was to find a small niche market for a collection of objects that would utilize light not as an end but as a pretext. In other words they would not necessarily be lamps or objects for lighting but they would certainly be luminous objects. An illumination that would be the pretext for making unique objects, small sculptures, tabletop architecture, fancy objects. Thus the collection “Illuminating Objects” was born at the turn of the millennium. The first pilot collection was made up exclusively of table lamps and a few wall lamps (sconces), along the lines of the single object, not connected to a “family” of lamps. There were two reasons for this choice: to not dilute by repeating the sign of the idea underlying an object and to favour a sales target that would include the sector of gifts, therefore necessarily connected to lighting systems. The materials used, silver coated alloy, wood, glass, copper, ceramics, attempted to restore the eclectic characteristics of the collection where a common denominator of style was purposely ignored. On the contrary, “diversity” was considered an element of merit in selecting the proposals of the artists. Two years after its birth, the collection has been distributed to almost every point of Italian territory, and has been further enriched with new typologies, without betraying the underlying spirit of considering each object an episode in and of itself. The will is to create a small workshop over the years to confront the complex relationship between lighting and domestic rituals by favouring the creation of more “intimate” objects in our living space.


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AF - L’ARTIGIANO IN FIERA MEDIA EXPO srl via Canova, 19 - 20145 Milano Tel. 02/31911911 Fax 02/33608733 email: gefi@enter.it www.fiera-artigianato.com

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ISTITUTO STATALE D’ARTE DI CANTÙ via Andina 8 - 22063 Cantù Tel. 031/714100 ISTITUTO STATALE D’ARTE DI VOLTERRA Borgo S. Stefano 151 - 56048 Volterra (PI) Tel. 0588/86157

CARUSO ANDREA Studio 601 - 323 West 39th Street New York NY 10018 Tel. 212-9479375

HAFNER DOROTHY 44 Cooper Square 3 R New York, N.Y. 10003

Ditta CASSETTI via del Padule - 50018 Scandicci (FI) Tel. 055/735761 Fax 055/755766

MACEF - FIERA  MILANO  INTERNATIONAL largo Domodossola 1 - 20145 Milano Tel. 02/485501 Fax 02/48004423

CESANA SIMONA via Mazzini, 51 - Mariano Comense (CO) Tel. 031/748948

MARANGONI FEDERICA Dorso Duro, 2615 - 30120 Venezia Tel. 041/5235311

COOPERATIVA ARTIERI ALABASTRO via Prov.Pisana 28 - 56048 Volterra (PI) Tel. 0588/86135

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OPPO MARIA GRAZIA via Carlo Goldoni, 50 - 09131 Cagliari Tel. 070/41006 PROMOS Azienda Speciale della Camera di Commercio via Camperio 1 - 20123 Milano Tel. 02/85155264 provincia autonoma di bolzano Via Raiffeisen 5 - 39100 Bolzano Tel. 0471/993691 Fax 0471/993659 RAIMONDI FRANCESCO via Mazzini 160 - 84019 Vietri sul Mare (Sa) Tel. 089/761787 REGIONE SICILIANA Via degli Emiri,45 - 90135 Palermo Tel. 091/6969555 SABO 2001 - Fiera di Viterbo S.r.l. Cassia Nord- km.88,200 - 01100 Viterbo Tel. 0761/250731 

Fiere internazionali di bologna Viale della Fiera 20 - 40128 Bologna tel. 051/282111 e-mail: dir: dir.com@bolognafiere.it

MARTA - FIRENZE EXPO Centro Fieristico Congressuale S.p.A. Viale Filippo Strozzi 1 Fortezza da Basso, 50129 Firenze Tel. 055/49721

FOLLESA STEFANO via F.lli Cairoli, 19 - 50019 Sesto Fiorentino (FI) Tel. 055/442256 Fax 055/4487833

MONCADA IGNAZIO  viale Umbria 36 - 20100 Milano Tel. 02/54116796

TADDEI IRENE Loc. S. Paolo, 98 - 56048 Villamagna Volterra (PI) Tel. 0588/33028

GIOVENTÙ ALFREDO piazzetta Rizzi, 16 - 16039 Sestri Levante (GE) Tel./Fax 0185/457596

MORELATO via Valmorsel, 18 - 37056 Salizzone (VR) Tel. 045/6954001

TASCA ALESSIO Rivarotta 46 - 36061 Bassano del Grappa(VI) Tel. 0424/590242

I.S.O.L.A. Via Ottone Bacaredda 184 - 09100 Cagliari Tel. 070/400707 Fax 070/400359

MORONE ALFONSO v.le Martiri d’Ungheria, 17 - 82100 Benevento Tel 0824/51049

THUN MATTEO via Appiani, 9 - 20121 Milano Tel. 02/655691 - Fax 02/6570646

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ARTIGIANATO tra arte e design Direttore: Ugo La Pietra

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Artigianato: è una rivista trimestrale che interpreta e diffonde l’evoluzione delle Arti Applicate e i processi di contaminazione con l’arte e il design. Artigianato: parla di creatività e di produzione, sostenendo la ricerca e la sperimentazione e introducendo nuovi concetti per la costituzione e il rinnovamento della piccola impresa. Artigianato: è uno strumento impegnato a diffondere la cultura materiale legata alle risorse dei vari territori, guardando con interesse alla tradizione e alla storia. Artigianato: riscopre il rapporto tra cultura del progetto e la capacità di fare, presentando oggetti riferibili alla logica produttiva e d’uso, ma che, nello stesso tempo, mantengono tutta la virtualità degli oggetti d’arte.


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