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a r t i g i a n a t o tra arte e design N°74 / Luglio 2009

Arte Nel Quotidiano

DOMO, XIX Biennale dell’Artigianato Sardo Viaggio nei Musei d’Italia Premio

“Il Mobile Significante 2009”

Richard Ginori 1735: la contemporaneità della tradizione I Luoghi della Materia Triennale della ceramica d’arte contemporanea di Gualdo Tadino


Artigianato Tra Arte e Design Anno 2009 - Numero 74 Luglio/Agosto www.mestieridarte.it DIRETTORE RESPONSABILE: Ugo La Pietra DIREZIONE EDITORIALE: Franco Cologni

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Sommario

Ugo La Pietra / EDITORIALE

Non è tutto Oro quello che luccica Mario Nivola

COMITATO SCIENTIFICO: Enzo Biffi Gentili, Gillo Dorfles, Vittorio Fagone, Anty Pansera

Arte nel Quotidiano Anna Pau

REDAZIONE: Alberto Cavalli Simona Cesana Alessandra de Nitto

DOMO, XIX Biennale dell’Artigianato Sardo

HANNO COLLABORATO: Lorenzo Anselmi, Turi Aquino, Susanna Busoni, Enzo Castellana, Paolo Coretti, Antonio Delfino, Maria Grazia Fioriucci, Emanuele Nicastro, Mario Nivola, Anna Pau, Francesco Sagone

Richard Ginori 1735: la contemporaneità della tradizione

INSERZIONI PUBBLICITARIE: Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte IMPAGINAZIONE/GRAFICA: Emanuele Zamponi

Simona Cesana Ugo la Pietra

Premio “Il Mobile significante 2009”, sesta edizione Alberto Cavalli

Trame Creative Susanna Busoni / Lorenzo Anselmi

Arte in giardino... ovvero “una caccia al tesoro”

EDITING: AG Media S.r.l. UN PROGETTO DI:

Commisione Mostre ISA Caltagirone

I Luoghi della Materia Paolo Coretti

Mosaico di Spilimbergo: due collezioni

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Maria Grazia Fioriucci In Copertina: Ugo La Pietra, Ceramiche Futuro d’Arte, Sigillo.

Triennale della ceramica d’arte contemporanea di Gualdo Tadino Alberto Cavalli

Viaggio nei Musei d’Italia Alberto Cavalli

Fondazione Ricardo do Espírito Santo Silva Franco Cologni

Semplicità & creatività

62 70 74 82


Comitato tecnico e corrispondenti per le aree artigiane Alabastro di Volterra Irene Taddei Bronzo del veronese Gian Maria Colognese Ceramica campana Eduardo Alamaro Ceramica di Albisola Viviana Siviero Ceramica di Caltagirone Francesco Judica Ceramica di Castelli Franco Summa Ceramica di Deruta Nello Teodori Ceramica di Vietri Sul Mare Massimo Bignardi Ceramica faentina Tiziano Dalpozzo Ceramica piemontese Luisa Perlo Ceramica sestese Stefano Follesa Ceramica umbra Nello Teodori Cotto di Impruneta Stefano Follesa Cristallo di Colle Val d’Elsa Angelo Minisci Ferro della Basilicata Valerio Giambersio Gioiello di Vicenza Maria Rosaria Palma Intarsio di Sorrento Alessandro Fiorentino Legno di Cantù Aurelio Porro

Pietra Serena Gilberto Corretti Pizzo di Cantù Aurelio Porro Tessuto di Como Roberto De Paolis Travertino romano Claudio Giudici Vetro di Altare Mariateresa Chirico Vetro di Empoli Stefania Viti Vetro di Murano Marino Barovier Federica Marangoni

Legno di Saluzzo Elena Arrò Ceriani Legno della Val d’Aosta Franco Balan Marmo di Carrara Antonello Pelliccia Marmi e pietre del trapanese Enzo Fiammetta Marmo del veronese Vincenzo Pavan Mosaico di Monreale Anna Capra Mosaico di Spilimbergo Paolo Coretti Oro di Valenza Lia Lenti Peperino Giorgio Blanco Pietra di Apricena Domenico Potenza Pietra lavica Vincenzo Fiammetta Pietra leccese Luigi De Luca

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ULP, Il giardino delle delizie, tavolino con vasi, terracotta e smalto, realizzato a Nove, Edizioni SuperEgo Design, 2009. Foto emanuelezamponi.com


UN OROLOGIO. DUE CERVELLI.

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Ugo La Pietra / EDITORIALE

Non è tutto oro quello che luccica In occasione del recente Salone del Mobile di Milano tutti gli espositori, giornalisti, autori all’unisono hanno proclamato il rinnovato successo di questa manifestazione legata al design. Così, anche se la grande recessione internazionale annunciava una contrazione dei consumi, soprattutto quelli del settore dell’arredo e della moda di cui si può fare a meno (tenere ancora per qualche anno il divano di casa, portare lo stesso vestito dell’anno scorso!), il Salone del Mobile di Milano ha dato “rinnovati segni di crescita”! L’aumento più vistoso è da registrare nelle mostre “fuori salone” e nel Salone Satellite per gli studenti delle varie scuole di design. A ben vedere c’è qualcosa che spiega la sopra citata contraddizione: perché in un momento così difficile per l’economia (produzione e consumo) dobbiamo registrare il grande successo del Salone e del nostro design? Primo: calano i consumi, crescono quindi le offerte da parte dei produttori nella speranza di stimolare quella parte di consumatori un po’ spaventati e un po’ impigriti ma che comunque volendo possono spendere.

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Secondo: è sempre più evidente che il sistema design (come da tempo la moda) è un sistema che poggia le sue basi sulla comunicazione, e quindi se non ci sono nuovi prodotti si possono sempre incentivare le tecniche capaci di coinvolgere e sedurre il consumatore. Terzo: ci sono migliaia di studenti e giovani designer che, un po’ grazie a laboratori sofisticati (soprattutto nelle scuole straniere) un po’ per la capacità che si è sviluppata negli ultimi tempi di “autoproduzione”, approfittano del Salone (Satellite e Fuori Salone) per esporre prototipi nella speranza di convincere qualche produttore alla loro messa in produzione. Così, il superficiale successo del Salone è dovuto alla scarsa attitudine nelle scuole di design di fare ricerca di base, spingendo gli studenti del primo anno universitario a cimentasi come progettisti proponendo oggetti che dovrebbero essere innovativi! A questi si aggiungono stuoli di giovani designer che, sempre più vicini alla figura dell’arcaico artigiano-artista, si applicano in una disciplina simile progettando e realizzando le loro opere e proponendole all’azienda,

facendo risparmiare a quest’ultima molto lavoro di quello che è rimasto dell’ufficio tecnico di un tempo, sempre meno impegnato nella fase di prototipizzazione. Poi ci sono le aziende che ormai non pensano più ai grandi numeri e si presentano con vere e proprie “edizioni” di oggetti realizzati con l’ausilio di ciò che rimane del nostro artigianatoartistico: si moltiplicano le nuove collezioni in ceramica soprattutto perché non richiedono grandi investimenti. E infine c’è la “messa in scena”: tutto ciò che di effimero può essere costruito per dare l’impressione di una crescita culturale e produttiva. Ma di fatto tutto è solo un progetto che tende a divertire, stupire, esaltare lo spettatore. Proprio come nelle feste di paese: la banda, le luminarie, la giostra… Finita la festa tutto torna come prima. Anche la città di Milano vive da anni questo momento con grande entusiasmo ed euforia, ma finita la festa nessun milanese e turista ha mai colto il contributo di questa manifestazione al miglioramento della nostra città: nessuna traccia di buon design per la capitale del design.


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Mario Nivola

Arte Nel Quotidiano Alla Fondazione Ragghianti di Lucca una mostra che ripercorre la storia del design italiano d’artista tra il 1968 e il 2000.

Allestimento della mostra, opere di Aldo Rossi.Â


Carlton, Ettore Sottsass,1981.

La mostra “Arte nel quotidiano” raccoglie alla Fondazione Ragghianti circa 120 opere (tra oggetti, mobili, lampade) di 60 artisti e architetti, suddivise per periodo, tendenza, “scuderia” o autore oltre a una sezione speciale (a cura di Mauro Lovi) dedicata alla “Collezione Megalopoli”. La mostra si propone di fornire una risposta a quanti, in questi ultimi decenni, si sono interrogati di fronte a “certi oggetti” con la domanda: si tratta di arte o di design? La risposta è che ci si trova all’interno di diversi modi di fare design: c’è un design che per alcuni decenni ha rappresentato il meglio delle nostre “arti applicate” (vedi craft europeo), c’è un design fatto di prototipi che hanno dimostrato la capacità di ricercare e investigare nel mondo dell’oggetto d’uso al di là della logica produttiva, ci sono state vere e proprie incursioni dell’arte nel mondo del design e viceversa, a cui si sono aggiunte opere con chiaro riferimento ad alcuni movimenti culturali.

Movimenti che negli ultimi decenni hanno segnato l’evoluzione del pensiero progettuale e del gusto: dal design radicale della fine degli anni Sessanta (Superstudio, Archizoom, La Pietra, Sottsass, Dalisi per citare alcuni rappresentanti del movimento) al post-moderno e neoeclettismo degli anni Ottanta. La curatrice Isa Tutino, nel presentare la mostra, ha cercato di evidenziare alcuni momenti chiave, espressivi della storia del design degli ultimi tre decenni del secolo scorso: dall’“anti-design” che fa coincidere principalmente con l’opera di Piero Fornasetti, ai riflessi delle “esperienze pop” con le opere dei cosiddetti radicali; e se è vero che Sottsass, gli Archizoom e Superstudio già alla fine degli anni Sessanta erano particolarmente vicini alla corrente pop (già affermata nell’arte), molti altri designer come La Pietra, Pettena, il gruppo Strum, si esprimevano con forme più vicine ad un design (impegnato socialmente e politicamente) di stampo

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Allestimento della mostra; sul tavolo opere di Riccardo Dalisi.

europeo. A queste prime esperienze si aggiungono opere ispirate alla “natura artificiale” (come il cactusattaccapanni di Ceretti - De Rossi – Rosso) ma è con la collezione voluta da Dino Gavina (gli “Ultramobili”) che la mostra entra ad esplorare la grande area dei mobili carichi di “significati poetici” con alcuni esempi di autori che conducono proficuamente le proprie esperienze progettuali in un percorso tra arte e design: un esempio per tutti l’architetto-scultore Angelo Mangiarotti. Quindi arrivano gli anni Ottanta, con il grande movimento del post-moderno che vede l’attenzione di tutto il mondo del design rivolta nei confronti dei gruppi di designer che si collocano all’interno di Memphis e di Alchimia. Mentre tutto sembra ruotare intorno alle opere di questi due gruppi, pochi si accorgono di un movimento che stava crescendo e formando nuove generazioni di designer e

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che avrà vita più lunga, influenzando tutti gli anni Ottanta e Novanta: il neo-eclettismo. Teorizzato da Ugo La Pietra e avendo come premessa culturale-sociale la modifica della memoria (per la crescita dei mezzi telematici e informatici) il neo-eclettismo apre la progettazione a tutta la storia come un grande serbatoio a cui accedere liberamente. A questa grande novità si aggiunge un rinnovato rapporto verso la cultura del fare, il design territoriale fino al recupero dei valori fattuali ancora presenti nell’artigianato artistico e nell’area della produzione del mobile classico e in stile. Più volte La Pietra ha provocatoriamente paragonato l’Islam al neo-eclettismo e i radicali talebani ai post-moderni che esaltarono solo alcuni elementi (stilemi) riferibili soprattutto al recupero della classicità. Si continua con l’analisi di altri casi isolati come Bruno Munari e Nanda Vigo e le figure di altri artisti, per arrivare

agli Novanta con “La presenza del passato”, emblematico il lavoro di Aldo Rossi, con la “Poetica del frammento” con il torinese Toni Cordero o il pugliese Antonio Annicchiarico e con “Un mondo da fiaba” e “Suppellettili d’artista” con opere di Riccardo Dalisi, Luigi Serafini, Cinzia Ruggero, Emilio Tadini. Al di là delle polemiche tra gruppi di tendenza, quello che questa mostra vuole indicare, a chi ancora deve scrivere la vera storia del design italiano, è che prima o poi si dovrà definire il cosiddetto percorso irrazionale (dal surrealismo all’internazionale situazionista, dalla Bauhaus immaginista, al gruppo Cobra, dall’architettura radicale all’adochismo fino al post-moderno e al neo-eclettismo) opposto a quello razionale, molto spesso percorso del design industriale internazionale. Catalogo edito dalla Fondazione Ragghianti.


Foto della Collezione Megalopoli. La cabina dell’Elba, Aldo Rossi, 1980.

Arte nel quotidiano. Un percorso tra arte e design A cura di Antonia Jannone, Isa Tutino, Mauro Lovi Fondazione Ragghianti, Complesso di San Micheletto Via San Micheletto 3 - Lucca 18 giugno – 20 settembre 2009 www.fondazioneragghianti.it info@fondazioneragghianti.it

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Anna Pau

DOMO, XIX Biennale dell’Artigianato Sardo Ritorna a Sassari la manifestazione che promuove l’eccellenza e la vitalità dell’artigianato sardo

Poltroncina Gedda, giunco, Designer Angelo Figus, Artigiana Maria Raimonda Pinna, San Vero Milis.

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Scrittoio carretto, legno di quercia (elementi smontabili), Designer Valentina Follo, Artigianato&design, Nuoro.

A distanza di 12 anni dall’ultima edizione, si apre la XIX Biennale dell’Artigianato Sardo di Sassari, promossa dalla Regione Sardegna, Assessorato Turismo, Artigianato e Commercio e organizzata dalla Ilisso edizioni, con una formula innovativa: 32 designer e 60 laboratori ripensano creativamente – oltre 300 oggetti inediti – la produzione artigiana di una delle regioni più ricche di tradizione in questo campo. Il titolo scelto per la mostra, Domo, rende omaggio all’epicentro simbolico della cultura della Sardegna: la casa. La casa è per i sardi domo, come per i latini: uno spazio che nella società tradizionale era di estrema semplicità e povertà ma al tempo stesso ricco di una sapienza estetica distillata nei secoli. Dal ricordo di questo spazio elementare scaturisce il progetto di una mostra che ripropone non le forme ma la logica e che offre un filo conduttore alla lettura degli elaborati artigiani e li colloca in un contesto capace di

farne risaltare bellezza e funzionalità. Domo non ricostruisce ma evoca la casa sarda, adattandola alle modalità abitative e alle tendenze visive di oggi. Domo è un’idea di Sardegna che si sposa a un’idea di contemporaneità: un modo di abitare caldo, confortevole, di un’eleganza fatta di storia, memoria, manualità. Sul solco di un’antica cultura materiale, gli anni Cinquanta del Novecento vedevano nascere in Sardegna un nuovo artigianato che rivisitava l’eredità del passato alla luce del gusto contemporaneo. Frutto dell’intervento di un gruppo di artisti capeggiati dallo scultore Eugenio Tavolara e dall’architetto Ubaldo Badas e riuniti sotto la sigla ISOLA (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), la produzione sarda veniva presentata al pubblico in una serie di mostre biennali che, molto seguite dalla stampa internazionale, e sostenute con entusiasmo in Italia da Giò Ponti sulle pagine di Domus, ebbero grande

successo. La stagione d’oro dell’ISOLA, che fece di Sassari una sorta di capitale dell’artigianato, doveva però rivelarsi di breve durata. A partire dagli anni Settanta, la mancanza di una direzione artistica e politiche di commercializzazione inadeguate ne determinarono la crisi, portando alla cessazione delle mostre nel 1997 e alla chiusura dell’ente nel 2006: la produzione artigiana, intanto, pur mantenendo livelli eccellenti di qualità tecnica, perdeva il suo legame con la qualità del progetto e scivolava sempre più dall’arredo al souvenir. La XIX edizione della Biennale dell’Artigianato assume il senso di una verifica e di un laboratorio, di una riflessione sul passato e di una scommessa sul futuro. La ricognizione – necessariamente parziale, per quanto approfondita – compiuta da Domo rivela uno scenario animato, in cui, se alcuni settori non hanno retto alle trasformazioni degli ultimi

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Issa, un metro di stoviglie. Terracotta smaltata, Designer Antonello Cuccu, Artigiano Terrapintada, Bitti.

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decenni, altri sono cresciuti vivacemente, come oreficeria, tessitura o ceramica. L’intervento dei designer, volto a ripensare procedimenti esecutivi e campi d’applicazione delle tecniche così come a inventare forme nuove, ma ricche del ricordo della tradizione, ha gettato in molti casi il seme di ulteriori collaborazioni e sviluppi. Domo indica nell’abbinamento tra eccellenza tecnica e progetto di qualità il possibile domani dell’artigianato sardo. Perché questo possa svilupparsi in un contesto globalizzato, segnato da profonde trasformazioni sociali e culturali rispetto al passato, occorre puntare – come sottolinea in catalogo Giuliana Altea – «su un’ipotesi di “slow design”, antidoto al rapido consumo delle idee e delle risorse, e su una produzione di nicchia, da sviluppare nella pratica della piccola serie o edizione limitata, in cui una consolidata tradizione di eccellenza tecnica si allei a un’alta qualità progettuale, e la memoria del passato si unisca a una sensibilità contemporanea». La mostra è allestita nell’edificio del Carmelo, che si sviluppa su tre livelli (piano terra, primo e secondo piano), ciascuno esteso per 1000 mq. La sua storia – dapprima convento poi caserma e infine scuola – ha segnato lo spazio dei suoi ambienti che oggi, restituiti nel 2008 dopo un decennio di restauri, si presentano tra loro morfologicamente diversificati. Il piano terra, con vaste sale comunicanti coperte a botte, archi, tre ampie vetrate affacciate sul patio, si stacca dai due superiori segnati invece da un ampio corridoio che bipartisce le sale a destra e sinistra, secondo un impianto più rigido. Gli obiettivi da raggiungere da parte dei due progettisti, Antonello Cuccu e Alessandro Floris, sono stati da un lato la valorizzazione e riscoperta dell’artigianato attraverso un inedito racconto visivo – controcanto ai nuovi contenuti presentati. L’ipotesi progettuale – fondata sul perseguire una decontestualiz-

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Tappeto, lana sarda, Designer Nanda Vigo, Artigiano Eugenia Pinna.


Brocco, terracotta smaltata, Designer Giulio Iacchetti, Artigiano Gianni Deidda, Assemini.


Collier Cukina, in oro bianco e giallo lavorato in filigrana, Designer Adriana Delogu.


Borsa in cotone seta e lino in tinta con essenze naturali, Designer Roberta Morittu, Artigiana Giuseppina Casu, Pompu.

Un momento dell’inaugurazione della manifestazione.

zazione dei manufatti presentati, proponendoli in modo originale e inconsueto, tale da offrirli favorendone la riscoperta da parte del pubblico – è fondata su elementi essenziali realizzati in metallo, tessuto, legno, pvc. La visita non segue una logica rigida. Le sale sono organizzate tematicamente (es: asinelli, bagno) oppure secondo l’assonanza di certe declinazioni materiche (es: coltelleria, oreficeria, tessitura). Si può tuttavia indicare come al primo piano (sale 1-9) siano allestiti ambienti che rimandano all’area soggiorno-pranzo della casa mentre al secondo e ultimo piano (sale 10-16) sono allestite sezioni che rimandano all’area notte con annessi aspetti più privati come quello attinente l’abito e i suoi accessori. Completano l’offerta visiva e didattica le foto delle 60 botteghe artigiane, realizzate da Maria Teresa Cosseddu. Il piano terra, ultima parte dell’iter espositivo, ospita la sezione documentaria con taglio etnoantropologico anche


Elemento per pannello murario, terracotta smaltata Designer Alessio Tasca, Artigiano Terrapintada, Bitti.

legato alle produzioni curate dall’ex ISOLA. Perno centrale è il vasto ambiente i cui contenuti sono arricchiti dai filmati d’epoca realizzati dal noto documentarista sassarese Fiorenzo Serra. In questa sezione, tesa a presentare gli oggetti ai quali si affida più chiara l’endemicità della cultura popolare della Sardegna (cassapanca, coltello, bisaccia, brocca, ecc.), sia arcaica sia nel suo innesto aggiornato (Badas, Tavolara dapprima con ENAPI e poi con ISOLA), sono presenti due importanti manufatti ceramici (Tasca-Terrapintada) di nuova proposizione, qui collocati proprio per la loro dimensione spettacolare.

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Pentola, terracotta invetriata, Designer Paolo Ulian, Artigiano Giovanni Deidda, Assemini.


Cesto, olivastro e nastri, Designer Annalisa Cocco, Artigiano Antonello Utzeri, Villaputzu.


Coltello, acciaio e corno di bufala, Designer Giulio Iacchetti, Coltelleria Is Lunas, Villanovaforru.

Designer coinvolti: Nilla Idili, Studio Ito, Paolo Ulian, Giulio Bacchetti, Lia Di Gregorio, Pierluigi Piu, Berselli e Cassina, Ugo la Pietra, Tomoko Mizu, Laudani e Romanelli, Antonello Cuccu, Florence Quellien, Annalisa Cocco, Roberta Morittu, Paolo Marras, Nanda Vigo, Italo Antico, Valentina Follo, Alessandro Artizzu, Palomba e Serafini, Maria Calderara, Gianfranco Pintus, Angelo Figus, James Irvine, Salvatore+Marie, Vincenzo Marini, Alessio Tasca, Lee Babel, Giuseppe Flore, Eugenia Pinna, Vittorio Bruno, Andrea Bruno, Adriana Delogu

Artigiani coinvolti Tessitura Società Cooperativa N.S. De Gonare, Sarule Su Marmuri, Ulassai; Maria Daniela Ghiani, Isili; Su Trobasciu, Mogoro; Eugenia Pinna, Nule Su Telarzu, Dorgali; F.lli Noli, Tonara; Tessile Prof. Cannas, Aggius; Tessile Medusa, Samugheo; Artessile, Urzulei; Arte Tessile, Samugheo; Su Telalzu, Bonorva; Antonina Atzeni, Morgongiori; Giuseppina Casu, Pompu; Liana Ardu, Lunamatrona; S’iscaccu, Bolotana.

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Ricamo Le Trame, Busachi; La Robbia, Atzara. Cestineria Maria Raimonda Pinna, San Vero Milis; Barbarina Ligas, Minnai; Alessandra Bennici, Flussio; Antonello Utzeri, Villaputzu. Ceramica Terrapintada, Bitti; Raku, Cagliari; Ceramiche Manis, Oristano; Giovanni Deidda, Assemini; Terra Acqua & Fuoco, Luogosanto; Angelo Sciannella, Cabras; Luigi Nioi & Figli, Assemini; Giuseppe Locci, Assemini; Ceramiche Artistiche Claudio Pulli, Selargius; Keramos, Macomer. Sughero e legno Nonsoloferro, Senorbì; Artintaglio Mastru Mimmiu, Buddusò; Arredamenti Cherchi, Orosei; Paolo Murreddu, Orosei; Artigianato&Design, Nuoro; Marco Cortopassi, Sassari. Lapideo Basilio Frongia, Samugheo; Cp Basalti, Borore.

Oreficeria e corallo Bottega Di Matteo, Sassari; Creazioni Antonello, Nuoro; Francesco Cadinu, Nuoro; Bruno Busonera, Cagliari; Galdino Saba, Cagliari; Laboratorio Orafo Vadilonga, Bosa; F.O.A.G., Villacidro; Vittorio Piras, Cagliari; Massimo Soro, Cagliari; Franco Zedda, Iglesias; Valentina Garau, Sassari; Inventos de Pratta, Sassari. Metallo BAM Bottegartemetalli, Nuoro; Luigi Pitzalis, Isili; Pierpaolo Ziranu, Orani; Antonio Fogarizzu, Pattada; Coltelleria Is Lunas, Villanovaforru; Gino Moledda, Nuoro.

DOMO, XIX Biennale dell’Artigianato Sardo 26 giugno-29 agosto 2009 IL CARMELO, via Archivolto del Carmine Sassari aperto dal lunedì al sabato, ore 10-13 / 17-21

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RICOSTRUIRE IL FUTURO Dalla crisi e dal terremoto le sde della nuova Italia Guardiagrele e Chieti 17-18 luglio 2009

Provincia di Chieti

Comune di Chieti

Comune di Guardiagrele

“Io penso che, al di là delle misure che i banchieri centrali immaginano, i produttori hanno il dovere di accettare la sda, che è quella della qualità” Gianni Masciarelli Contro la crisi, oltre la crisi. È una sda che l’Italia può vincere se saprà cogliere nelle caratteristiche del suo sistema produttivo, delle sue qualità territoriali le radici di una scommessa sul futuro. La ricostruzione de L’Aquila e del suo territorio è oggi parte importante di questa sda. Una prova impegnativa e difficile che richiede coesione sociale, sussidiarietà, visioni e progetti condivisi per poter chiamare a raccolta le forze, i saperi e i talenti abruzzesi. L’Italia, come l’Abruzzo, ha bisogno di essere messa in rete, raccontata, rappresentata per quello che è, di riconoscersi in un progetto comune per essere più consapevole della propria forza, più orgogliosa e più sicura del proprio futuro. A partire dalla green economy che già oggi è il terreno di molte imprese e territori italiani che hanno puntato sulla qualità, dimostrando così quanto per il nostro paese sia conveniente un forte investimento sulle frontiere della conoscenza, nei settori più attivi e creativi, dall’innovazione tecnologica al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili. Di quali alleanze e strategie sviluppare per ricostruire il futuro dell’Italia e dell’Abruzzo discuteranno reti, istituzioni, imprenditori ed esponenti del mondo della ricerca e della cultura nel Seminario Estivo di Symbola che quest’anno si terrà a Guardiagrele, nello splendido scenario del Parco nazionale della Majella, e a Chieti. Il Seminario estivo è promosso in collaborazione con:

gruppo

istemi 2000

Per Informazioni: Symbola - Fondazione per le qualità italiane tel 06 45430941 - fax 06 45430944 info@symbola.net - www.symbola.net

VENERDÌ 17 LUGLIO Guardiagrele (CH), Chiesa San Silvestro ore 9.30 Saluti MARIO PALMERIO - Sindaco di Guardiagrele, ENRICO DI GIUSEPPANTONIO - Presidente Provincia Chieti, DINO DI VINCENZO - Presidente CCIAA Chieti, NICOLA CIMINI - Direttore Parco Nazionale Majella, MARINA CVETIC - Titolare Azienda Agricola Masciarelli Riessioni Introdu�ve FABIO RENZI - Segretario generale Symbola Presiede ERMETE REALACCI - Presidente Symbola

L’Abruzzo delle qualità territoriali ore 10.00 Relazioni Introdu�ve GIANFRANCO GIULIANTE - Presidente Parco Nazionale Majella e Vicepresidente Federparchi, VALENTINO VALENTINI - Presidente Associazione Città del Vino e Presidente Res Tipica Intervengono ANTONIO CARRARA - Presidente Comunità Montana Peligna, ANTONIO CENTI - Presidente ANCI Abruzzo, ARTURO DIACONALE - Commissario straordinario Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, ANGELO DI MATTEO - Presidente Legambiente Abruzzo, NAZZARENO FIDANZA Presidente Parco Regionale Sirente Velino, MICHELE FINA - Assessore Ambiente e Risorse Naturali Provincia de L’ Aquila, SETTEMBRINO GIANDONATO - Sindaco San Martino sulla Marrucina, DANIELE KIHLGREN Titolare Sextantio, DOMENICO PASETTI - Presidente Coldiretti Abruzzo, GIUSEPPE ROSSI - Presidente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, GIOVANNI TAVANO - Amministratore delegato e Direttore creativo Carsa

Green economy: esperienze e prospe�ve ore 15.30 Relazioni introdu�ve MASSIMO COLOMBAN - Presidente Parco Tecnologico VEGA, FRANCESCO FERRANTE - Vicepresidente Kyoto Club Intervengono GIANLUIGI ANGELANTONI - Presidente Gruppo Angelantoni, LUIGI BENEDETTO - Amministratore delegato Mondo Fin, SERGIO LUPI - Presidente Gruppo Sistemi 2000, ALFONSO MERCURIO - Presidente AMA Group, CARLO MONTALBETTI - Direttore Comieco, MARZIO FLAVIO MORINI Presidente Consulta ANCI Ambiente, GIUSEPPE RANALLI - Presidente Tecnomatic, FEDERICO VITALI - Presidente Gruppo FAAM Conclude GIUSEPPE MUSSARI - Presidente Forum Symbola e Presidente Banca Monte dei Paschi di Siena

SABATO 18 LUGLIO Chieti, Teatro Marrucino ore 9.30 Ricostruire il futuro. Un nuovo Abruzzo per una nuova Italia Saluti FRANCESCO RICCI - Sindaco di Chieti, GIANNI CHIODI - Presidente Regione Abruzzo, ROBERTO DI VINCENZO - Amministratore Symbola Introduce e coordina LUIGI VICINANZA - Direttore “Il Centro” Intervengono GUIDO BERTOLASO - Capo Dipartimento Protezione Civile e Sottosegretario di Stato Presidenza Consiglio Ministri, PAOLO BUZZETTI - Presidente Associazione Nazionale Costruttori Edili, CRISTIANA COPPOLA - Vicepresidente Conndustria con delega per il Mezzogiorno, FERRUCCIO DARDANELLO - Presidente Unioncamere, CESARE FUMAGALLI - Segretario generale Confartigianato, SERGIO GALBIATI - Presidente Conndustria L’ Aquila, IVAN MALAVASI - Presidente CNA, GIUSEPPE MORANDINI - Vicepresidente e Presidente Consiglio centrale Piccola Industria Conndustria, FRANCO PASQUALI - Segretario generale Coldiretti, STEFANIA PEZZOPANE - Presidente Provincia de L’Aquila, GIORGIO VITTADINI - Presidente Fondazione per la Sussidiarietà Conclude ERMETE REALACCI - Presidente Symbola

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Simona Cesana

Richard Ginori 1735: la contemporaneità della tradizione

La storica manifattura di Sesto Fiorentino ha presentato in occasione del Salone del Mobile di Milano eventi e nuove collezioni all’insegna della più alta tradizione dell’eccellenza italiana

Piatto Oceano, Particolare. Richard Ginori 1735, design by Gian Battista Vannozzi.


Evento Richard Ginori 1735, Fuori Salone 2009, Milano.

Il Salone del Mobile dello scorso aprile è stata un’occasione per la Richard Ginori, azienda con quasi trecento anni di storia, di proporsi all’interno del circuito milanese del design con uno slancio rinnovato, frutto di collaborazioni con importanti realtà quali Pitti Immagine, Missoni Home e Fondazione Albini che, insieme alla sua solida identità, hanno offerto al pubblico l’opportunità di entrare in contatto diretto con la raffinata produzione della manifattura. La scenografica messa in scena concepita da Paola Navone per l’allestimento del “Taste lounge” (realizzato in collaborazione con Pitti Immagine) ha dato un’interpretazione ampia e vivace dell’azienda e delle sue collezioni, utilizzando non solo gli oggetti ma anche immagini e suggestioni visi-

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ve legate alla storia dell’azienda, le creazioni di porcellana provenienti dalla fabbrica, intere, spezzate a formare tessere di mosaico o rielaborate in modi diversi, per una rilettura d’autore dell’identità e dello stile Ginori. Avventurandosi nel Padiglione Visconti di via Tortona è stato possibile infatti passeggiare attraverso “totem” di purissima porcellana bianca Ginori, osservare gigantografie delle fasi di lavorazione, vedere gli stampi, i pennelli, i colori fino a gustare un arazzo di porcellana realizzato con centinaia di piatti decorati in edizione limitata. All’Università Statale di Milano è stata invece presentata la mostra dal titolo “DNA” che ha inteso ricostruire un itinerario storico e artistico a coprire oltre tre secoli di costante ricerca del bello e della

perfezione della manifattura di Sesto Fiorentino, pur concentrando le sue attenzioni sul XX secolo e, in particolare, sugli originali esiti artistici della collaborazione tra Richard Ginori e la Fondazione Franco Albini che si è concretizzata nella riproduzione in porcellana di alcuni degli oggetti di design per la casa e l’ufficio disegnati da Albini, maestro del razionalismo italiano. Le riproduzioni di questi oggetti sono state realizzate da Richard Ginori in collaborazione con la Fondazione Franco Albini e si possono considerare un saggio di maestria tecnica e sensibilità artistica in quanto riescono a rendere fedelmente sulla porcellana l’originalità concettuale e la complessità di fattura di oggetti pensati da Franco Albini per le caratteristiche di altri


Linea Mare, Piatto, Prodotto da Richard Ginori 1735, design by Giovanni Gariboldi.

Linea Mare, Piatto, Particolare. Prodotto da Richard Ginori 1735.

Linea Mare, Piatto, Particolare. Prodotto da Richard Ginori 1735.


materiali. Oltre a questa originale collezione, il Salone milanese è stata l’occasione per presentare altre nuove collezioni con la collaborazione di vari designer tra cui Kikuoka, Gian Battista Vannozzi, Elena Plebani, Studio Sartogo, Setsu e Shinobu Ito. In particolare la collezione “T per Gariboldi”, inserita nella “Linea Arte”, riedita una serie di quattro vasi frutto delle sperimentazioni di Giovanni Gariboldi svolte negli anni Quaranta, descritte nel “Tariffario degli oggetti speciali” conservato presso l’Archivio del Museo della Manifattura di Doccia. Questa nuova produzione mette in rilievo la “matericità” dei supporti e il gioco illusorio tra l’essere e l’apparire, enfatizzato dal rapporto tra porcellana e smalto colorato, il tutto in una raffinata reintepretazione del design degli anni Trenta e Quaranta. Ai disegni originali di Giovanni Gariboldi, successore di Gio Ponti nella carica di direttore artistico della Manifattura Ginori di Doccia, è ispirato anche il servizio da tavola “Linea Mare” che riprende il tratto caratteristico dell’opera di Gariboldi ovvero piatti di porcellana bianca in cui i decori, posizionati sulla falda, consistono in sottili scanalature e motivi in rilievo ispirati alla vita marina. È così che eleganti pesci e leggiadri polipi, danzando sul piatto, confermano l’attualità dell’eleganza e della raffinatezza di un progetto datato 1940. E il mare è anche il riferimento per la collezione “Oceano” disegnata da Gian Battista Vannozzi. In questo servizio l’omaggio al design storico della Richard Ginori, di cui Ponti e Gariboldi sono stati maestri, si realizza con il raffinato motivo

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Linea Mare, Piatto. Prodotto da Richard Ginori 1735.

Linea RedPixel, Piatti. Prodotto da Richard Ginori 1735, design by Kikuoka.

Elefante Fermalibri, Collezione Albini, Presentato al salone del mobile 2009.


Willem deRidder, “(nothing to) hide”, cestini in pelle cotta, Design Academy di Eindhoven, FuoriSalone, Milano, 2009

Linea RedPixel, Piatto. Prodotto da Richard Ginori 1735.

decorativo declinato in minuscole squame di pesce, riportato sulla falda del piatto. L’effetto cangiante e variegato delle squame intesse un mutevole ordito, una sorta di preziosa rete nella quale i pesci platino si impigliano come preziosi gioielli. La reinterpetazione dei classici decori Ginori, come ad esempio quello detto dei “Galli Rossi” è quella che ritroviamo nella collezione “Red pixel” disegnata da Kikuoa: il decoro allargato al massimo fattore di ingrandimento, come sotto una lente, acquisisce un carattere astratto, giovane e fresco che rimanda a cromie digitali. In più il decoro è stato applicato sulla forma “Venezia”: piatti e complementi di porcellana dalla linee semplici e senza rilievi che enfatizzano ancora di più la modernità di questo decoro che con i suoi “tagli al vivo” e zoom ottici, offre combinazioni decorative libere e sempre diverse. Queste nuove collezioni di servizi per la tavola sono tutte collegate dal filo rosso della storia di Richard Ginori: decori e stilemi di modernità classica reinterpetati con nuove applicazioni, nel rispetto dell’identità di un marchio che, nei suoi trecento anni di attività, è sempre stato caratterizzato da una ricerca raffinata sui prodotti, sui materiali, sui decori grazie alla collaborazione dei grandi maestri dell’arte e del design italiano e alla maestria dei migliori artigiani della porcellana.

Cavallo Alato e Vasi, Collezione Albini, Presentato al salone del mobile 2009.

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Premio “Fondazione Aldo Morelato� Becoming Narcoleptic di Daniel Anthony Rossi, Jonathan Alexei Wray e Adam Farlie, Olanda.


Ugo La Pietra

Premio “Il Mobile significante 2009”, sesta edizione Presso la Fondazione Aldo Morelato si sono svolte le Giornate Internazionali di Studio con la premiazione del Concorso “Il Mobile Significante: i luoghi del riposo domestico”.


Premio “Fondazione Aldo Morelato” Becoming Narcoleptic di Daniel Anthony Rossi, Jonathan Alexei Wray e Adam Farlie, Olanda.

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Si è riunita il giorno 11 giugno, presso la sede della Fondazione Aldo Morelato in località Ca’ del Lago (Cerea) nella Bassa Veronese, la giuria composta da Giovanni Anceschi, Silvana Annicchiarico, Marco Ferreri, Ugo La Pietra, Ettore Mocchetti, Giorgio Morelato per assegnare i premi della VI edizione del Concorso “Il Mobile significante”. Il tema di questa edizione riguardava la progettazione di oggetti nati dalla considerazione di nuovi modelli relativi alla ritualità del riposo nell’ambiente domestico. Riposo inteso come: recupero di energie, relax, decompressione rispetto a una giornata di lavoro, sonno notturno, siesta, ecc… anche questa è un’attività! E come ogni altra attività dell’uomo si è arricchita nel tempo di strumenti e luoghi organizzati per svolgerla al

meglio. I concorrenti quindi si sono dovuti confrontare con le nuove dinamiche lavorative e di vita urbana che stanno, di fatto, modificando i nostri rituali domestici coinvolgendo quindi anche la sfera del riposo. Il concorso, aperto a tutti i progettisti italiani e stranieri che per studio o professione sono impegnati nel design e nelle arti applicate, prevedeva un premio per i designer professionisti e uno per gli studenti. Hanno partecipato inoltre al concorso, su invito della Fondazione Aldo Morelato, 13 designer come candidati al “Premio Istituto Regionale Ville Venete” con il preciso scopo di trovare una relazione ambientale e d’uso con questi storici edifici. La giuria ha assegnato all’unanimità i seguenti premi: - “Premio Fondazione Aldo Morelato” al progetto “Becoming Narcolep-


Premio “Fondazione Aldo Morelato�, la Giuria mentre visiona i progetti.


tic” di Daniel Anthony Rossi, Jonathan Alexei Wray e Adam Farlie, un gruppo di progettisti olandesi, per aver interpretato in modo semplice ed originale l’argomento riposo attraverso una famiglia di oggetti capaci di esprimere con la loro gestualità “l’abbandonarsi” al sonno; - “Premio Istituto Regionale Ville Venete” ex-aequo al progetto “nandopessoa” del gruppo ID – LAB di Milano per aver interpretato con ironia provocatoria il disagio esistenziale di questi tempi, attraverso un gioco domestico alternativo, e al progetto “Ascolto il tuo cuore” di Carlo Guenzi (Milano) per aver progettato un sistema riferito alla tipologia “dormeuse”, capace di caratterizzarsi con i simboli zoomorfi riferibili alla cultura della Villa Veneta. Per questa categoria sono stati inoltre segnalati due progetti:

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“Nest: seduta per esterni” di Ilaria Marelli e “Sistema minimal” di Anna Deplano. - “Premio Scuola Appio Spagnolo” riservato agli studenti, ex-aequo al progetto “Sukiya” di Valentina Pozzi e Andrea Sperandio (Forlì Cesena) per aver interpretato il luogo del riposo come abitacolo essenziale che isola ma non separa dal mondo esterno e al progetto “Il Balano” di Iacopo Aquino (Avellino) per aver interpretato il tema dell’isolamento esasperandolo come morbido guscio all’interno dello spazio domestico. È stato inoltre segnalato il progetto “B/Rex” di Federico Arcidiacono e Antonio De Castro. Alla valutazione dei progetti del concorso è quindi seguita una giornata di studi da parte dei membri della giuria che hanno approfondito i temi relativi al “riposo” come

Premio “Istituto Regionale Ville Venete”: ex aequo nandopessoa del gruppo ID LAB, Milano.


Premio “Scuola Appio Spagnolo”: ex aequo SUKIYA degli studenti Valentina Pozzi e Andrea Sperandio, Forlì Cesena.


Premio “Scuola Appio Spagnolo”: ex aequo Il Balano dello studente Iacopo Aquino, Avellino.

momento alternativo al lavoro (la giornata ha visto anche un momento di confronto aperto al pubblico nel pomeriggio del 12 giugno). Gli argomenti trattati verranno pubblicati nel volume di prossima uscita (che sarà presentato presso la Triennale di Milano) “Il mobile significante: i luoghi del riposo domestico”. Alla fine del seminario il pubblico ha potuto visitare le sale del Museo delle Arti Applicate nel Mobile MAAM, da poco arricchito dell’opera “Alberobello” donata da Aldo Cibic e realizzata da Morelato, un tavolo che rappresenta un’interpretazione concettuale dell’albero

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e della sua vita. Quindi la serata si è conclusa nello splendido scenario del parco di Villa Dionisi con una cena allietata dalle note della Sound Art Orchestra, orchestra jazz della Fondazione Morelato.


Premio “Istituto Regionale Ville Venete”: ex aequo Ascolto il tuo cuore dell’Arch. Carlo Guenzi, Milano.

Tavolo scultura progettato da Aldo Cibic e realizzato da Morelato srl, nuova donazione al Museo MAAM della Fondazione Aldo Morelato. 37


Alberto Cavalli

Trame creative

L’eccellenza del tessile italiano si basa su mestieri d’arte antichi di secoli, e su contemporanee professioni dove il know-how si lega al design e alla tecnologia


Orditura, Tessitura Gaggioli (www.tessituragaggioli.it), Zoagli.


Particolare della tessitura a Liccetti, Laboratorio La Tela, Macerata.

Parole di seta e sillabe di velluto: così la poetessa americana Emily Dickinson descrive i divini messaggi dell’amore. Dalla poesia alla letteratura, ogni volta che occorre innalzare un concetto, sottolineare un’eccellenza, certificare una supremazia, si ricorre alla seta. Il mondo degli artigiani-artisti italiani legato alla lavorazione della seta offre una visione interessante del mondo dei mestieri d’arte: la rilevanza storica del settore ha da subito proiettato il savoir-faire dei setaioli comaschi in un contesto internazionale, dove la seta italiana tuttora si distingue per qualità, creatività e un binomio di tradizione e innovazione. Il disegno su tessuto, la ricerca, la lavorazione di nuovi materiali, le innovative tecniche di tessitura, le colorazioni e le stampe rappresentano una risorsa straor-

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dinaria del Made in Italy, e richiedono figure professionali di matrice artigianale che sappiano ricevere, apprezzare e trasmettere la grande tradizione culturale italiana. Una cultura che ora deve e vuole accettare le sfide del gusto contemporaneo e della tecnologia, per declinare in maniera propositiva e attuale l’antica professione del tessitore. Il distretto della seta di Como Il distretto serico comasco ha una lunga storia: la filatura e torcitura della seta grezza vi vengono infatti praticate fin dal XVI secolo. È però solo a partire da metà Ottocento che a queste fasi di lavorazione si accompagnano anche la tessitura e la confezione del capo finito. La presenza e il lavoro dei maestri d’arte è e rimane fondamentale per garantire al settore l’eccellenza per la quale è giustamente famoso: e nel distretto di Como sono

tuttora attivi numerosi artigiani della tessitura, del disegno su seta, della decorazione. La creatività e il saper-fare di questi artigianiartisti, spesso operanti all’interno delle grandi aziende ma in molti casi anche organizzati in imprese individuali o in piccoli laboratori artigianali, gioca un ruolo fondamentale non solo nel tessile, ma anche nel successo del prêt-à-porter di lusso italiano. Nel distretto di Como sono localizzate imprese leader nel mondo, quali la Mantero e la Ratti: quest’ultima, in oltre 60 anni di attività, ha implementato la propria professionalità applicandola al ciclo completo della nobilitazione della seta e delle altre fibre naturali. Tra le numerose figure professionali legate al mondo dei mestieri d’arte, ce ne sono alcune connesse in particolare allo sviluppo tecnologico e del sistema di filiera: tra queste, di grande importanza è per esempio il converter. I converter sono


operatori che ordinano la tessitura o la tintura e la stampa del tessuto alle imprese, seguendo le specifiche indicazioni di stile che ricevono dai propri committenti; in altre parole, decidono ciò che dovrebbe essere prodotto e fanno muovere il prodotto attraverso le varie fasi del processo. Un ruolo di grande rilievo nell’industria serica è anche quello del textile designer. Il suo lavoro consiste nell’ideare disegni o fantasie bidimensionali che verranno successivamente sviluppati attraverso il lavoro a maglia, la tessitura o la stampa su tessuto. Una volta sviluppato il progetto, questo verrà poi riprodotto per la commercializzazione, per sviluppare capi unici o semplicemente come tessuto destinato alla vendita diretta. Textile designer ante litteram, Beppe Spadacini è un maestro dell’illustrazione su seta attivo a Como fin dagli anni Sessanta, noto per i suoi straordinari disegni di paesaggi esotici. Il distretto laniero biellese L’area di Biella comprende 82 comuni della zona orientale del Piemonte e costituisce fin dall’Ottocento uno dei maggiori centri mondiali dell’industria laniera. Il decentramento produttivo e la specializzazione per fasi di lavorazione hanno generato un fenomeno di “fabbrica sparsa sul territorio”: con il risultato che non c’è Comune dell’area che non registri la presenza di attività industriali. Anche in questo distretto le imprese si sono specializzate per fasi di produzione, facendo del biellese il polo laniero più qualificato del mondo, con tessuti e filati richiestissimi in tutti i mercati grazie alla loro qualità. Qui il connubio tra alta tecnologia ed eccellenza della materia prima – a Biella confluiscono le fibre più preziose, prodotte in loco e selezionate all’origine in molti Paesi

Filatura della Seta, Museo didattico della Seta di Como.

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Scorcio del laboratorio Gaggioli. Tessitura Gaggioli, Zoagli.

– ha fatto in modo che produzione industriale e artigianale, innovazione e tradizione si compenetrassero in maniera perfetta, unendo un ineccepibile controllo sulla qualità e l’eccellenza al rispetto per l’ambiente. Nel distretto biellese nascono tessuti per abbigliamento maschile e femminile tra i più pregiati al mondo: “targato” Loro Piana è infatti il top della gamma nel cachemire; Reda presenta due volte l’anno collezioni con una proposta media di 2.500 varianti di tessuto, con l’impegno costante di “trovare soluzioni di interazione tra materiali moderni e performance dei tessuti, tra stile classico e gusto contemporaneo”. Zegna, leader mondiale dell’abbigliamento maschile di lusso, abbina alla perfezione e all’alta artigianalità dei suoi tessuti una profonda attenzione all’ambiente e alla naturalità

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delle fibre, e impiega tuttora numerosissimi artigiani per una serie di lavorazioni che non possono essere meccanizzate. Il distretto del tappeto di Samugheo Antica e nobile è l’arte della tessitura in Sardegna: tecniche molto complesse come la tessitura a trame avvolte, a trame sovrapposte o la celebre tessitura a riccio o a pibiones hanno occupato per secoli le donne dell’isola, e si tramandano tuttora in alcuni distretti dove il saper-fare ha mantenuto un valore non solo locale ma anche culturale. A Samugheo, in provincia di Oristano, grazie all’abilità e alla sapienza di alcune artigiane-artiste si producono tuttora tappeti lavorati a mano di grande preziosità, con tecniche tanto particolari da comportare la

creazione di pezzi unici seguendo antiche tecniche di tessitura, quali il punto a pibiones (a riccioli o a grano), a lizzos, a punto, a un’indente. Un simile esempio di artigianato locale, profondamente legato alla cultura e alla tradizione di un luogo, rappresenta tuttavia un notevole esempio di eccellenza e maestria che si è conservato nei secoli: un’eccellenza che un designer come Aldo Rossi, per esempio, volle riscoprire con la creazione di una serie di tappeti che, realizzati dalle artigianeartiste sarde, sono stati esposti in musei e gallerie tra i più importanti del mondo. Un esempio seguito anche oggi da Patricia Urquiola. Il velluto di Zoagli Il famoso velluto chiamato “velours de Gênes” era in effetti tessuto a Zoagli, secondo una tradizione


Campioneria Reda

plurisecolare che veniva tramandata di madre in figlia; famoso in tutta Europa, era considerato una delle stoffe più preziose ed era molto ricercato, soprattutto nelle corti. A partire dal Settecento il numero di tessitori calò drasticamente: ciononostante, a Zoagli e Lorsica (più famosa per damaschi, lampassi e broccati) la grande tradizione tessile della Superba è proseguita, anche grazie a famiglie di artigiani come i Gaggioli (specializzati in preziosi velluti cesellati) e i Cordani, che hanno trovato un punto

di incontro tra arte e produzione manifatturiera a livello industriale. I De Martini, attivi a Lorsica, sperimentano invece una produzione su telai molto innovativi. In tutte queste aziende, tuttora fondamentale è la figura del maestro d’arte, che riesce a mantenere e a preservare l’eccellenza di una tradizione secolare. Le sete di San Leucio La produzione di tessuti serici a San Leucio, in provincia di Caserta, iniziò nel 1776 grazie a Ferdinando IV di Borbone. Nei primi decenni

dell’Ottocento, con l’introduzione della tessitura Jacquard, la produzione si arricchì di stoffe broccate di seta, d’oro e d’argento, scialli, fazzoletti, corpetti, merletti. Era molto ricca la gamma dei colori, tutti naturali, i cui nomi cercavano di distinguere le sfumature più sottili: verde salice, noce peruviana, tortorella, pappagallo, Siviglia, acqua del Nilo, fumo di Londra, verde di Prussia. I tessuti di San Leucio avevano rifornito i sovrani della casa borbonica e le famiglie della nobiltà e borghesia napoletana, sia per

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gli abiti sia per le tappezzerie. La manifattura continua oggi a mantenere in vita una tradizione lontana e preziosa, che si è anche diffusa per il mondo: le sete di San Leucio si possono infatti trovare negli arredi più sontuosi delle residenze Apostoliche in Vaticano, al Quirinale, alla Casa Bianca e a Buckingham Palace, dove le bandiere sono fatte proprio con la seta di San Leucio. Dal 1992 al 2001, gli artigiani operanti in questo distretto sono sostenuti e valorizzati dal Consorzio San Leucio Seta. Il sito delle Seterie Reali è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. La tessitura a liccetti di Macerata La tessitura secondo la tecnica dei “liccetti”, risalente al XIV secolo, si sviluppò principalmente nell’Appennino umbro-marchigiano e venne praticata soprattutto nei conventi, per la produzione di tovaglie. Uno dei laboratori tuttora attivi nella tessitura “a liccetti”, e che anzi si è fatto in questi anni portavoce di iniziative culturali e politiche volte al riconoscimento e alla valorizzazione di questa antica tecnica, è La Tela di Macerata, dove Patrizia Ginesi e Maria Giovanna Varagona ricreano diversi tipi di tessuto, lavorando su antichi telai restaurati. Di notevole importanza anche la loro attività didattica, nonché le loro collaborazioni con numerosi marchi di prêt-à-porter e alta moda che commissionano alle due maestre d’arte maceratesi tessuti, capi in serie limitata, produzioni speciali. Questa tecnica è stata regolata con un Disciplinare della Regione Marche, grazie alla Provincia di Macerata e a alcuni enti territoriali, ma soprattutto grazie all’impegno delle due artigiane-artiste del laboratorio La Tela.

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Tessitura a mano presso il laboratorio La Tela di Macerata.

I rocchetti del velluto tessuto a mano, Seta 100%. Tessitura Gaggioli, Zoagli.


Giardiniera L’armonia di un’invenzione composta da n. 76

PEZZI UNICI La vibrante bizzarria dei sinuosi movimenti della decorazione sul corpo del vaso si contrappone alla ieratica fissità delle figure alate, che svettano come polene su una nave. L’invenzione della giardiniera è riconducibile al 1890-1900. E’ un’opera di notevole livello artistico che trasforma l’accostamento difficile di due soggetti stilisticamente provenienti da culture distanti e contrapposte in un insieme armonico ed equilibrato. 45


Susanna Busoni / Lorenzo Anselmi

Arte in giardino... ovvero “una caccia al tesoro” La ceramica di Riccardo Biavati protagonista della quinta edizione della mostra organizzata nel giardino dell’Hotel Cernia Isola Botanica all’Isola d’Elba

Le terre d’autore che esponiamo nella nostra Galleria Gulliver a Marciana Marina sono frutto di una grande passione per la ceramica d’arte e di una ricerca costante nell’ambito artistico contemporaneo che continua da circa 25 anni. Nel tempo, abbiamo percorso diverse tappe che hanno segnato una qualche evoluzione nella nostra conoscenza, ci piace pensare che il nostro cammino sia ancora in divenire e di sicuro una delle esperienze più importanti che ci sta formando è la presentazione di sculture in spazi “alternativi” alle nostre consuete pareti “domestiche” della galleria, (come ad esempio la mostra di scultura ceramica “concreta” che da due anni curiamo nel Palazzo Pretorio di Certaldo Alto), con la convinzione che portare le opere d’arte verso il pubblico può essere un modo per facilitare l’approccio con l’arte e la cultura, e perciò una possibilità di crescita e sviluppo culturale e sociale. Era già da tempo che stavamo medi-

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tando sulle molte potenzialità della scultura ceramica nella ricerca di ulteriori stimoli e contesti per la sua presentazione, a questo punto l’amicizia e la stima con Francesca e Cristiano, titolari dell’Hotel Cernia, hanno fatto il resto: il loro magnifico giardino a Sant’Andrea (Marciana Marina, Isola d’Elba) è stato il catalizzatore finale per far germogliare la nostra embrionale intuizione che la bellezza naturale e quella artistica possono percorrere insieme lo stesso sentiero. Come spesso capita, quello che inizia per gioco e per piacere acquista poi nel tempo colori e aspetti insospettabili che vanno al di là delle aspettative iniziali e anche questa esperienza si sta dimostrando sempre più coinvolgente e intensa… I vari artisti presentati hanno interpretato in modo sempre diverso lo stesso scenario naturale, come se ognuno di loro avesse creato un diverso “abito” per il giardino, che così si veste di nuovi contorni, nascono nuove prospettive, si dissipa

qualche ombra e se ne creano di nuove. Suggerire l’incontro con le opere degli artisti lungo i sentieri del giardino delle Osmunde ha un fascino particolare, diventa una sorta di piccola “caccia al tesoro” che facilita l’avvicinarsi all’arte e lo rende di sicuro un momento più genuino: in questo senso amiamo intendere il nostro intervento come un predisporre “trappole d’emozioni”, per tutti coloro che amano lasciarsi catturare dal fascino dell’opera artistica, in un gioco di ispirazioni e suggestioni continuo. In questo senso, abbiamo intuito che può esistere un nuovo modo di presentare l’arte e rendere possibile un approccio più sereno, nel quale lasciarsi coinvolgere ed emozionare. Abbiamo iniziato un viaggio cinque anni fa che si chiama “Arte in Giardino”. È tutt’ora in corso. Non abbiamo una meta precisa da raggiungere, ma di sicuro ogni passaggio è una scoperta ricca di novità ed emozioni... la tappa di quest’anno ha le forme e i profumi della suggestiva ceramica


di Riccardo Biavati. MariaGrazia Morganti, nel testo critico inserito nel catalogo, descrive la magia di questo incontro: «Tutte le forme create da Biavati, del resto, anche quelle più apertamente d’uso, sono dotate di un’anima, ed è forse per questo che riescono a trascendere la pesantezza dell’argilla in cui sono

modellate, diventando della materia di cui sono fatti i sogni. Non meraviglia, quindi, che i suoi pezzi si siano subito ambientati senza sforzo nel giardino del Cernia, a poca distanza dalle rocce che scendono verso il mare a capo Sant’Andrea, veri mostri preistorici pietrificati, su cui si avventa, con l’impeto inarrestabile

Finestra sul mare, Riccardo Biavati.

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Il Giardiniere, Riccardo Biavati.

di una colata lavica, una vegetazione di giada e tormalina accesa da lapilli di quarzo purpureo e ametista.» E continua: «E per noi, che sappiamo di vivere tempi che non si faranno mai leggenda, neppure per i nostalgici di professione, è di conforto poter contare sull’esistenza di un mondo parallelo che segue solo le regole della poesia, infischiandosene dei dogmi della razionalità. Per questo ci rallegra l’idea che durante la notte, assicuratisi che non ci siano umani ancora in giro, i pezzi creati da Biavati se ne vadano a spasso per il giardino, a curiosare, a scambiarsi qualche opinione o semplicemente a godersi il profumo del cestro odoroso. Allora la Signora dei Fossi abbassa finalmente le braccia, i gabbiani

La Signora dei Fossi, Riccardo Biavati.

completano i loro voli bloccati a metà, il Nido volante si fa un giretto di ricognizione e la Guardiana delle Anfore, che è di temperamento ansioso, riconta le sue proprietà. Soltanto il Giardiniere, dal suo riparo/nicchia fra i bambù e la yucca in fiore, vero Centro Immobile della creazione, non si scompone ma sorveglia che tutto proceda senza intoppi e agita il suo bastone per incitare i più distratti a riprendere le esatte posizioni di partenza perché nessuno si lasci sorprendere fuori posto dalla prima luce dell’alba.» Le ceramiche di Biavati abiteranno il giardino dell’Hotel Cernia fino alla fine di ottobre parlandoci dell’Isola d’Elba: del mare, dei pescatori, del giardino, dell’acqua del ruscello.

Hotel Cernia Sant’Andrea - 57033 Marciana Marina - Isola d’Elba Tel: +39 0565 908210 www.hotelcernia.it info@hotelcernia.it Galleria Gulliver Terre d’Autore via Mentana, 6 via Garibaldi, 47 - 57033 Marciana Marina – Isola d’Elba Tel: +39 0565 99113 www.gulliverarte.com gulliver@gulliverarte.com

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Turi Aquino, Enzo Castellana, Antonio Delfino, Emanuele Nicastro, Francesco Sagone (Commissione Mostre ISA Caltagirone)

I Luoghi della Materia La mostra antologica di Nino Caruso organizzata dall’ISA di Caltagirone al nuovo Museo fornace Hoffmann.

Vista interna del Museo.


Veduta esterna del Museo.

Fino al 26 luglio l’Istituto Statale d’arte per la ceramica L. Sturzo di Caltagirone ha il piacere di ospitare, presso il proprio Museo delle Espressioni Artistiche Contemporanee e nel nuovo spazio espositivo della fornace Hoffmann (recentemente restaurata e ampliata) le opere di Nino Caruso, uno dei più noti scultori ceramisti al mondo. L’evento espositivo documenta le numerose attività di Caruso e il suo costante impegno rivolto allo studio, alla ricerca, alla promozione, alla innovazione e alla didattica della materia ceramica. E alla didattica e alla conoscenza di questo straordinario mondo materico è legata

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la manifestazione, che ha lo scopo di coinvolgere i nostri studenti e i nostri ceramisti locali a percorrere nuove strade espressive, pur nel rispetto della tradizione locale. Le sculture di Caruso, nel corso della sua evoluzione artistica, variano nella forma e nella materia, denunciando una sistematica riflessione sugli aspetti tecnici e strutturali dell’opera. L’artista desidera infatti conoscere tutte le possibilità espressive e di lavorazione dei vari materiali per riuscire a creare quelle forme rispondenti alle sue idee, alle sue sensazioni e alle sue esperienze di artista “in viaggio”. Non mancano, nell’incessante ricerca

artistica di Nino Caruso, alcune contaminazioni o riferimenti a civiltà del passato specie quella etrusca o ad alcune sculture di antiche civiltà mediterranee. E questo non solo per la potenza espressiva che esse possiedono, ma per la cultura che riescono ancora a raccontare a noi contemporanei. In questo senso le sculture di Caruso nella loro essenzialità materica divengono evocative di significati primordiali e simbolici. La mostra è articolata su queste diverse attenzioni della materia e sui diversi temi della potenzialità espressiva dell’argilla che assieme danno uno spaccato completo dell’esperienza artistica di


Portale di Nino Caruso in mostra al Museo Hoffmann.


Memorie di Sicilia, terracotta smaltata, 2008.

Nino Caruso. La visita parte dalle prime opere di sculture antropomorfe e zoomorfe per arrivare al felice rapporto che lega l’artista con l’architettura. Sono presenti steli, colonne, portali e elementi modulari studiati per la realizzazione di grandi pannelli veri “muri-scultura”. Un grazie, quindi, all’artista Nino Caruso e alla bellezza che sa proporci e che speriamo possa contaminare le menti degli studenti e degli appassionati della ceramica. Per la Commissione Mostre, l’evento Caruso è anche un momento di riflessione su cosa sono stati questi cinque anni di intenso lavoro per dare senso a quell’idea iniziale di

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avere una raccolta d’Arte Ceramica Contemporanea nel nostro piccolo Museo. Era nostra intenzione sia realizzare un apparato museale che raccogliesse il vasto patrimonio ceramico di proprietà della scuola sia accogliere nel tempo, attraverso delle mostre antologiche, le opere di artisti contemporanei che si erano distinti nel campo ceramico. Si trattava e si tratta di una crescita per l’istituzione scolastica, per la didattica e per la città e il suo territorio. Oggi possiamo dire che ogni artista invitato si è mostrato pronto a interagire con la didattica e sui concetti più astrusi del fare arte ceramica oggi. Ognuno, con

la propria esperienza, ha riempito di contenuti i difficili passaggi di come si perviene alla creazione di un oggetto artistico o di un oggetto funzionale. Il dibattito culturale è servito a chiarire ai molti, ma soprattutto agli allievi, come il design o il processo progettuale che sta dietro ad un progetto, non investe solo gli aspetti meramente tecnici ma coinvolge anche, come direbbe Ettore Sottsass, “lo stato antropologico delle cose”, che è strettamente legato alla società di quel momento. Sempre Sottsass diceva che “se devi insegnare qualcosa sul design, devi insegnare prima di tutto qualcosa sulla vita e devi insistere


Jaime Hayon, Cristal Candy Set, Baccarat, 2009.

Allestimento della mostra negli antichi tunnel della fornace.

anche spiegando, che la tecnologia è una delle metafore della vita”. E della vita e del loro mondo culturale che, in questi cinque anni di attività espositiva, Salvatore Cipolla, Luigi Gismondo, Luigi Pero, Alfredo Gioventù, sono venuti a parlarci offrendoci momenti di grande emozione e coinvolgimento intellettuale. Le loro opere hanno attraversato la nostra mente e fatto riflettere sulla straordinaria capacità che l’argilla ha di trasformarsi in forza espressiva, in forme artistiche, in racconto della nostra esistenza. Abbiamo conosciuto anche cosa è un artista, cosa lo connota. Ed è venuta fuori la loro forte relazione

con l’ambiente culturale, la loro voglia di esserci, di comunicare e denunciare, nonché la voglia di esprimersi attraverso il linguaggio visivo dell’arte utilizzando come materiale espressivo l’argilla per la sua straordinaria mutevolezza di forma e di colore a seconda dei vari processi utilizzati. La mostra del maestro Nino Caruso conclude cinque anni di attività promosse dalla scuola attraverso l’impegno costante della Commissione Mostre. Il nostro piccolo Museo delle Espressioni Ceramiche Contemporanee è oggi una realtà concreta per la l’istituzione scolastica e per il territorio. La presenza, nel nostro

Istituto Statale d’Arte, di vari artisti operanti nel campo ha suscitato un vivace dibattito culturale e una maggiore presa di coscienza nei nostri allievi verso lo studio di forme nuove e contemporanee nel campo del design ceramico. Si auspica, infine, che queste iniziative culturali possano essere l’incentivo per una maggiore sensibilità verso il mondo dell’arte della ceramica e di trovare nella ricerca, nell’innovazione tecnologica e nella sperimentazione nuove possibilità espressive dei materiali ceramici, nel solco della nostra contemporaneità.

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Vista panoramica del museo.

Il Museo Hoffmann È frutto del restauro di una vecchia fornace di laterizi, situata vicino all’antico quartiere S. Orsola e S. Giovanni a Caltagirone, i cui lavori di progettazione e direzione sono stati affidati all’architetto Francesco Sagone e all’ing. Giovanni Alparone. Il progetto ha puntato a rilanciare e collocare Caltagirone all’interno dei circuiti turistici siciliani attraverso una operazione di valorizzazione del proprio patrimonio culturale, che proprio nell’arte dell’antica ceramica trova una sua importante ed essenziale identità culturale - artigianale che la contraddistingue nel panorama artistico dei mestieri dell’isola. L’intervento ha inteso dare risalto ad una delle attività di alto profilo artigianale, quella della fabbricazione dei laterizi, che per molti secoli si è identificata con la storia della

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città di Caltagirone: il recupero degli elementi più importanti dell’impianto fisico industriale, è nato dalla volontà di dare il giusto risalto ad un antico mestiere, quello dei “Stazzunari” (addetti alla lavorazione dei laterizi), che assieme ai “Quartarari” e “Cannatari” hanno rappresentato un importante momento culturale ed economico della città. In particolare, il restauro conservativo della fornace Hoffmann nel rispetto degli elementi costitutivi e formali che la caratterizzano, ha permesso di realizzare un “museo nel museo”: le lunghe gallerie sono destinate ad ospitare mostre temporanee o raccontare attraverso delle immagine fotografiche e con il mantenimento di alcuni macchinari, la storia dell’intero impianto industriale. La presenza della grande vetrata abolisce la cesura fra esterno ed

interno e l’architettura proposta si percepisce come uno spazio esterno inglobato all’interno dell’edificio. La dialettica dentro/fuori mettere a nudo tutto il processo tecnologico della lavorazione dei laterizi: da ogni parte interna è possibile vedere tutti i macchinari posti all’esterno, così come è possibile vedere dall’esterno alcune macchine della foggiatura dei laterizi poste all’interno.

Istituto Statale d’Arte per la Ceramica Via della Matrice, 153 - 95041 Caltagirone - CT isacaltagirone@tiscali.it Tel. +39 093325330


Vista esterna del museo.

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Paolo Coretti

Mosaico di Spilimbergo: due collezioni Tavolini e urne cinerarie per raccontare attraverso l’arte musiva piccole storie e grandi affetti.

Nell’ambito della manifestazione fieristica Tendenza Mosaico 2009 che si è tenuta a Pordenone dal 28 marzo al 5 aprile di quest’anno, accanto alla grande mostra che ha visto esposte le opere partecipanti al Primo Premio Mosaico & Architettura 2009 sono state organizzate due mostre rivolte al mondo del design e tese a coniugare il lavoro dei designer e quello dei mosaicisti con l’obbiettivo di riallacciare quel benefico rapporto tra la cultura del fare e la cultura del progetto, che nel campo delle arti applicate risulta senz’altro imprescindibile. Con questi principi è stata progettata e realizzata una collezione di tavolini adatti alla colazione di coppia, alla lettura o al gioco e una collezione di urne cinerarie in memoria di coloro che ci hanno preceduto. Le collezioni, progettate da 15 designer e artisti italiani e affidate per la realizzazione a altrettanti artisti mosaicisti spilimberghesi, sono state curate da chi scrive e hanno elencato e messo a confronto temi decorativi e modalità esecutive tra loro profondamente diverse. Anche tralasciando di analizzare

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Progetto di Giuseppe Rocco realizzato in mosaico vetroso da Luciano Petris.


E’ bello sprofondare nel profondo mare, progetto di Paolo Coretti realizzato in mosaico vetroso da Cancian Cristina.


l’aspetto iconografico dei progetti, infatti, le collezioni hanno mostrato i differenti risultati che possono derivare dall’utilizzo delle tessere musive lapidee (levigate o spaccate e lasciate al naturale) rispetto a quelle vetrose (applicate in maniera diretta o alla rovescia), la diversa sensazione - anche tattile - delle superfici in mosaico (con le tessere giustapposte nel rispetto di un disegno grafico ma, inevitabilmente, anche materico) se confrontate con le superfici realizzate con la tecnica del cemento terrazzo (più lisce queste e più vicine alla sensazione domestica del pavimento). Hanno mostrato, infine, la differenza nell’ utilizzo del mosaico industriale (realizzato con le tessere tutte di eguale dimensione e sovrapposte ad un reticolo prestabilito) rispetto al mosaico della tradizione (quest’ultimo, fatto di tessere costruite di volta in volta nel rispetto della luce, dell’andamento della raffigurazione e della sua plasticità). Accanto a Paolo Coretti le due mostre hanno visto la partecipazione in qualità di autori di Ugo La Pietra, Ulisse Poli, Ugo Marano, Bruno Bordoli, Enrico Franzolini, Gianmaria Colognese, Anna Lombardi, Stefano Zuliani, Giuseppe Rocco, Vincenzo Fiammetta, Giulio Candussio, Gianfranco Pezzetta e Paolo Falaschi e le opere in mosaico sono state realizzate dai seguenti laboratori artigiani: Luciano Petris, Leandre Varnerin, Cancian Cristina, Friedrich Dagmar, Anna Rita Bertolazzo, Friulmosaic, Guizzo Mosaici, Sergio Moruzzi, Alverio Savoia, Mode Mosaic & Design, Michela Marcon, Gabriella Buzzi e, naturalmente, la prestigiosa Scuola Mosaicisti del Friuli.

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L’albero della vita, progetto di Ugo La Pietra realizzato in mosaico vetroso dalla Scuola Mosaicisti del Friuli.

Progetto di Vincenzo Fiammetta realizzato in mosaico da Mode Mosaic & Design.


Tutto finisse, progetto di Paolo Coretti realizzato in cemento terrazzo da Alverio Savoia.

Progetto di Giuseppe Rocco realizzato in mosaico lapideo e vetroso da Luciano Petris. Progetto di Anna Lombardi realizzato in mosaico vetroso da Friedrich Dagmar.


Maria Grazia Fioriucci Foto di Mario Franceschini

Triennale della ceramica d’arte contemporanea di Gualdo Tadino Prima edizione della manifestazione nata in continuità con il tradizionale “Concorso Internazionale della ceramica d’arte di Gualdo Tadino”

Ugo La Pietra, Ceramiche Futuro d’Arte, Sigillo.


Roberto Giacomucci, Ceramiche Pimpinelli, Gualdo Tadino.

È stata inaugurata il 30 maggio a Gualdo Tadino, alla presenza delle autorità istituzionali e di un numeroso pubblico tra i quali imprenditori del settore, artisti, designer, la prima Triennale della ceramica d’arte contemporanea della cittadina umbra. Nella mostra, allestita nella splendida Chiesa trecentesca di San Francesco, sono visibili i bozzetti, gli schizzi, i video, le fotografie delle opere d’arte in corso di realizzazione e i prototipi in ceramica dei progetti di design realizzati in collaborazione con le aziende che hanno aderito alla manifestazione. Si tratta di una prima fase di apertura al pubblico della Triennale; il 18 luglio saranno infatti presentati, installati in luoghi pubblici di Gualdo Tadino, il “Progetto speciale”, realizzato da Bruna Esposito e le opere di Chiara Camoni, Angelo Ricciardi e Vincenzo Rusciano, selezionate all’interno del “Concorso

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Internazionale della ceramica d’arte”. Anche se dunque la Triennale è quest’anno alla prima edizione, la manifestazione si inscrive, pur con determinanti cambiamenti, all’interno del tradizionale “Concorso internazionale della ceramica d’arte di Gualdo Tadino”; ne prosegue e trasforma le premesse all’interno di una nuova prospettiva che declina la progettualità della ceramica nell’attualità artistica contemporanea sia tecnica che concettuale. I curatori dell’intera manifestazione, Carla Subrizi e Nello Teodori, hanno voluto ridisegnare l’identità della Triennale attraverso l’articolazione in quattro sezioni (“Progetto speciale”, “Concorso internazionale della ceramica d’arte”, “Disegno e produzione”, “Tradizione contemporanea”) ognuna delle quali risponde ad aspetti fondamentali di una pratica della ceramica tra tradizione e sperimentazione, tra tecnica

e interazione dei linguaggi artistici, tra opera d’arte e processualità agita nel territorio. In questa prospettiva, il progetto della Triennale si preannuncia dunque come complesso e sfaccettato: il “Progetto speciale” introduce quest’anno oltre a un’opera nello spazio della città, anche modalità di riflessione e realizzazione artistiche articolate con e nel pubblico; nel progetto, che ha previsto lunghe fasi di lavoro con bambini di scuole elementari e con anziani di Gualdo Tadino, la ceramica, come materia e patrimonio culturale di un territorio, è stata restituita alla sua potenzialità fisica (terra e fuoco) nel dialogo con altri elementi presenti nell’installazione: l’aria-vento che muove una lampada e l’acqua che raccolta sul tetto bagna “lentamente” la più grande di due grandi uova di ceramica. Le opere del “Concorso internazionale della ceramica d’arte”, che


Allestimento all’interno della Chiesa trecentesca di San Francesco. Ph. Nello Teodori.

saranno installate in Piazza Mazzini (Camoni) e nei Giardini pubblici nelle adiacenze dell’ex Ospedale Calai (Ricciardi e Rusciano), sono state selezionate per il loro carattere antimonumentale, aperto al dialogo con i luoghi della città, per la essenzialità formale che tuttavia può sollecitare nel pubblico nuove prospettive sia dello sguardo che dell’attenzione per il territorio. Luoghi di passaggio, angoli già funzionali a un uso da parte degli abitanti di Gualdo, ampi spazi urbani senza particolari identità, saranno segnati da queste opere, poeticamente e concettualmente: una scrivania nell’angolo di una piazza, un “pavimento” che dialoga con la superficie su cui è installato senza elevarsi su di essa, un blocco di “case” colorate in parte oggetto per la memoria (il terremoto) in parte stimoli per vivere da altri punti di vista un giardino pubblico. “Disegno e

produzione” è un’importante sezione della Triennale che in parte prosegue quanto il Concorso della ceramica d’arte di Gualdo Tadino aveva promosso già dal 1963. Con l’obiettivo di far interagire la sperimentazione artistica con l’ideazione e la realizzazione di oggetti in ceramica, questa tecnica si flette nella progettazione del design, mantenendo anche uno stretto rapporto con l’arte contemporanea. La presenza a Gualdo Tadino di aziende artigianali e medio industriali, interpreti di una tradizione secolare, con una produzione che spazia dall’artigianato di tradizione all’oggetto d’uso, ai complementi di arredo fino alle piastrelle da rivestimento, è la base di partenza di un progetto che interpreta le ragioni di questa realtà sospesa tra un prestigioso passato e un presente-futuro che necessita di azioni concrete per accrescere la propria competitività

quale risposta alla grave crisi e alle difficoltà di innovazione e riorganizzazione produttiva. Sergio Calatroni, Antonella Cimatti, Fabrizio Fabbroni, Roberto Fugnanesi, Roberto Giacomucci, Marino Guerritore, Raffaele Iannello, Niklas Jacob, Ugo La Pietra, Emanuele Pecci, Luciano Tittarelli, Walter Vallini hanno realizzato una serie di prototipi che dimostrano come la ceramica possa ancora costituire un punto di partenza importante per il design contemporaneo, in una prospettiva che valorizza l’oggetto comune sul piano della concezione, dell’attenzione al quotidiano e non soltanto perché inseribile in un circuito economico. “Tradizione contemporanea”, la quarta sezione della Triennale della ceramica, è un progetto realizzato in collaborazione con il “Museo Rubboli”, ente nato a tutela di una tradizione prestigiosa, la manifattura gualdese fondata nel

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Antonella Cimatti, Ceramiche Pimpinelli, Gualdo Tadino.


Raffaele Iannello, Ceramiche Futuro d’Arte, Sigillo.

1873 da Paolo Rubboli e attiva fino ad alcuni anni fa. Il valore e il successo del marchio sono legati alla pratica del lustro, specialità, segreto di bottega, esito miracoloso di misture dal sapore alchemico. Calatroni, Cimatti, Degara, Giacomucci, Guerritore, Iannello, La Pietra, Tittarelli, Maurizio Tittarelli Rubboli sempre a partire dal design e dal suo rapporto con la ceramica, cercano di riflettere, con prodotti specifici, sulle relazioni tra sperimentazione e tradizione: qui la valorizzazione di un patrimonio storico-artistico esclusivo incontra le questioni e le necessità del presente. Tutti i bozzetti, i disegni, gli schizzi sono stati dunque presentati il 30 maggio nella chiesa di San Francesco insieme a quelli relativi alle opere che saranno definitivamente installate e presentate il 18 luglio. Molto apprezzato e di sicuro interesse l’allestimento della mostra progettato da Teodori Associati, un’idea

convincente dove il contenitore architettonico, le strutture espositive e i materiali esposti, interpreti fedeli delle variabili in gioco, convivono temporaneamente in piena armonia. Un sistema di cavalletti bifrontali in legno e una serie di piani in truciolare al naturale organizzano lo spazio della chiesa e ne scandiscono le quattro sezioni della mostra in maniera da rendere chiara la lettura di ogni area tematica. I cavalletti espongono i progetti, gli schizzi, la documentazione del lavoro e sono illuminati da semplici lampadine tradizionali collocate dall’alto a scendere. Le basi di truciolare fungono da supporto per oggetti dove la lucentezza della ceramica e la naturalità grezza del materiale sanciscono una interessante relazione. Sono immagini e relazioni ricorrenti dei piccoli laboratori e delle manifatture ceramiche dove cavalletti, carrelli e piani di legno sostengono e trasportano

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Sergio Calatroni, Ceramiche Spigarelli,Gualdo Tadino.

oggetti di argilla, di terracotta o maiolicati; esso esprime compiutamente il concept del progetto nato per favorire relazioni tra designer ed artigiani, interpreta lo spazio del fare collettivo dove le conoscenze si incontrano e dove gli oggetti si preparano alla vita con l’ottimismo di disegnare nuovi scenari produttivi. La Triennale d’arte contemporanea, per come è stata ridefinita, si annuncia come un appuntamento articolato nel tempo, in cui i tre anni, utili e necessari per studiare e orientare nuovi percorsi della ricerca e della realizzazione con la ceramica, si prevede possano essere scanditi da progetti annuali specificamente pensati, progetti per dare continuità e consistenza a una strategia culturale e produttiva di largo respiro. L’edizione 2009 si è potuta realizzare grazie all’As-

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sociazione Turistica “Pro Tadino”, presieduta da Paola Moriconi, al sostegno e al contributo del Comune di Gualdo Tadino, della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, al supporto della Tagina Ceramiche d’arte SPA e di numerose imprese artigiane operanti nel territorio, ai patrocini del Ministero dello Sviluppo Economico, della Regione dell’Umbria, della Provincia di Perugia, della Banca dell’Etruria, dell’Associazione Città della Ceramica. Il coordinamento del progetto della Triennale è stato di Mauro Mancini coadiuvato per la parte amministrativa da Luciano Meccoli.


Ugo La Pietra, Laboratorio Museo Rubboli, Gualdo Tadino.


Giovanni Cervino, 1° classificato concorso “Tra tradizione e contemporaneità”, 2008. Assessorato alla cultura, Città di Grottaglie, Taranto, Puglia.

Le città italiane sono tra le più ricche al mondo per il patrimonio artistico, monumentale e artigianale che offrono ai turisti, ai collezionisti e ai ricercatori; ma se i musei italiani dedicati all’arte o all’archeologia sono conosciutissimi e apprezzati, così come i suoi paesaggi naturali, meno frequentati sono i musei dedicati ai mestieri d’arte del nostro Paese. Ogni Regione, e spesso ogni Provincia italiana offre esempi di musei dedicati all’artigianato, alle arti applicate o a un’archeologia industriale che testimonia un rapporto strettissimo tra atelier, bottega e impresa; passare accanto a questi luoghi della memoria, dell’arte e del mestiere senza visitarli sarebbe un vero peccato, dal momento che conoscere l’eccellenza della produzione italiana significa anche saper ritrovare in essa quelle radici

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Alberto Cavalli

Viaggio nei Musei d’Italia artistiche e artigianali che l’hanno resa unica al mondo. Un recente progetto di Confartigianto Imprese ha mappato i principali musei italiani dedicati all’artigianato: tra le diverse curiosità ed eccellenze, consultabili sul sito www.confartigianato.it, alcune segnalazioni sono d’obbligo per chi si reca in regioni di particolare interesse turistico. Dalle “maschere mediterranee” della tradizione sarda alla celebre ceramica di Caltagirone, in Sicilia; dal Museo internazionale delle Marionette di Palermo, che ospita una collezione di 3500 pezzi proveniente da tutto il mondo, al museo-bottega della tarsia lignea di Sorrento; dal magnifico museo Nazionale di Capodimonte (una delle poche realtà italiane che affianca l’arte tradizionale locale a un museo di arte contemporanea, con iniziative ed eventi organizzati

anche all’interno della città) al particolare museo del confetto, ospitato all’interno della fabbrica pugliese Meucci. Alla già imponente offerta museale di Firenze occorre aggiungere anche il bel museo degli Argenti, che racchiude una splendida collezione di argenti, antiche ceramiche e molti oggetti e arredi magistralmente decorati con pietre dure. E il museo della scagliola, all’interno dell’atelier toscano Bianco Bianchi, offre a chi apprezza le delicate declinazioni artistiche della scagliola un’esperienza indimenticabile. Un elenco più dettagliato dei musei è consultabile, oltre che nella sezione dedicata sul sito di Confartigianato (musei.confartigianato. it), anche sul sito della Fondazione Cologni (www.fondazionecologni.it).


Sicilia

Sardegna

Puglia

MUSEO INTERNAZIONALE DELLE MARIONETTE “ANTONIO PASQUALINO” Via Butera, 1 – 90133 Palermo - PA TEL: +39 091 328060 www.museomarionettepalermo.it

MUSEO DEL COSTUME TRADIZIONALE E DELLA LAVORAZIONE DEL LINO Piazza Italia, c/o Su Cunventu - 09082 Busachi - Oristano - OR TEL: +39 0783 651191

MUSEO DELLA CERAMICA Castello Episcopio Largo Maria Immacolata Grottaglie (TA) info@museogrottaglie.it

TYPOGRAPHIAE - MUSEO DELLA STAMPA E DELLA CULTURA TIPOGRAFICA Via Garibaldi, 70 – 91100 Trapani - TP TEL:  +39 0923 808444   officina@officina.it  laboratori.officina@tiscali.net

MUSEO DELLE MASCHERE MEDITERRANEE Piazza Europa, 15 – 08024 Mamoiada - Nuoro - NU TEL: +39 0784 569018  www.museodellemaschere.it

MUSEO DELLE TRAME MEDITERRANEE Loc. Baglio di Stefano - 91024 Gibellina - Trapani - TP TEL: +39 0924 67844 trame.mediterranee@libero.it MUSEO DELLE CERAMICHE MESSINA Palazzo Trabia, Piazza Duca di Camastra, Santo Stefano di Camastra Messina - ME TEL: +39 0921 331110  RACCOLTA DI VASI DA FARMACIA Via Umberto I - Roccavaldina Messina MUSEO REGIONALE DELLA CERAMICA Via Roma, Giardino Pubblico Caltagirone - Catania TEL:   +39 0933 21680

CASA MUSEO “OMU AXIU” Via Roma, 46 - 08030 Orroli - Nuoro - NU TEL: +39 0782 845023 MUSEO ARTISTICO DELL’OSSIDANA Via San Giorgio, 17 – 09090 Pau - Oristano - OR TEL:  0783 939002 MUSEO DEL COLTELLO SARDO Via Roma, 15 Arbus - Cagliari TEL:  +39 070 9759220 CELL: +39 349 0537765

ECOMUSEO DELLA PIETRA LECCESE PIazza Pio XII Cursi - Lecce TEL +39 083 6332014 MUSEO COMUNALE DELLA CERAMICA Via Umberto I, 64 - Cutrofiano Lecce MUSEO DEL CONFETTO Via Gammarrota, 12 - 70031 Andria - Bari TEL: +39 0883 591871 CELL: +39 347 8870034 www.museodelconfetto.it info@museodelconfetto.it

Calabria MUSEO DELLA LIQUIRIZIA “GIORGIO AMARELLI” Strada Statale 106, Contrada Amarelli - 87068 Rossano - Cosenza TEL: +39 0983 511219  www.amarelli.it

Parte dell’allestimento del Museo delle Maschere Mediterranee, Nuoro.

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Scarpe realizzate da Salvatore Ferragamo ed esposte nell’omonimo museo di Firenze.


Toscana MUSEO MONTELUPO Piazza Vittorio Veneto, 8/10 50056 Montelupo Fiorentino Firenze - FI TEL: +39 0571 51352 info@museomontelupo.it MUSEO DEL CRISTALLO Via dei Fossi (ex Area-Boschi) Colle di Val d’Elsa - Siena TEL: +39 0577 924135 museo.cristallo@comune. collevaldelsa.it MUSEO SALVATORE FERRAGAMO Piazza Santa Trinita 5r, Firenze TEL: +39 055 3360456455 MUSEO DEI FERRI TAGLIENTI Palazzo dei Vicari, Via Roma, 71 – 50038 Scarperia - Firenze TEL: +39 055 8468165 www.zoomedia.it/Scarperia/museo bibl.scarperia@newnet.it MUSEO DELLA CERAMICA DI MONTESANSAVINO Cassero, p.zza Gamurrini Monte San Savino - Arezzo MUSEO DEGLI ARGENTI Palazzo Pitti, Piazza Pitti, 1 Firenze MUSEO DELLA TERRACOTTA DI PETROIO Via Volgelata, 10 Petroio Trequanda - Siena TEL:  +39 0577 665188   comune_trequanda@publigraphic.it

Campania MUSEO CIVICO DEL MARMO V.le XX Settembre, n. 85, località Stadio - Massa Carrara TEL: +39 0585 845746

MUSEO MANUEL CARGALEIRO Corso Umberto, 5 - 84019 Vietri Sul Mare - Salerno TEL: +39 0897 63076

MUSEO DEL FERRO E DELLA GHISA Area ex Ilva, Forno San Ferdinando Follonica - Grosseto TEL: +39 0566 59391 www.comune.follonica.gr.it museo@comune.follonica.gr.it

MUSEO CIVICO DELLA CERAMICA DI ARIANO IRPINO Palazzo Forte Via R. D’Afflitto, Ariano Irpino - Avellino TEL: +39 0825 875107 

MUSEO RICHARD GINORI DELLA MANIFATTURA DI DOCCIA Viale Pratese, 31 - 50019 Sesto Fiorentino - Firenze TEL: +39 055 4207767 www.museodidoccia.it MUSEO DELL’OPIFICIO DELLE PIETRE DURE Via Alfani, 78 – 50121  Firenze TEL:  +39 055 26511  www.dada.it/propart/opd.htm MUSEO STORICO DELLA SCAGLIOLA Viale Europa 115 - 50126  Firenze TEL:   +39 055 686118  info@biancobianchi.com

MUSEO NAZIONALE DI CAPODIMONTE Via Milano, 2 - 80132 Napoli TEL: +38 081 7499111  www.museo-capodimonte.it MUSEOBOTTEGA DELLA TARSIALIGNEA Palazzo Pomarici Santomasi Via San Nicola, 28 - 80067 Sorrento - Napoli   TEL: +39 081 8771942  www.museotarsiasorrento.it MUSEO DEL CORALLO LIVERINO Via Montedoro, 61 Torre Del Greco – Napoli TEL:  +39 081 8811225 www.liverino.com

MUSEO DELLA PIETRA SERENA Rocca di Firenzuola - Piazza Don Stefano Casini, 1 – 50033 Firenzuola - Firenze TEL: +39 055 8199437  www.zoomedia.it/Firenzuola/ museo_pietra/

MUSEO STORICO DELL’ALABASTRO Piazza XX Settembre 5 - 56048 Volterra- Pisa TEL: +39 0588 86868

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Atelier del Legno.


Alberto Cavalli

Fondazione Ricardo do Espírito Santo Silva A Lisbona, nello storico quartiere dell’Alfama, un’istituzione che salvaguarda la maestria della tradizione portoghese.


Un momento della lavorazione nel laboratorio dei metalli.

UN PROGETTO ORIGINALE salvaguardia, divulgazione e insegnamento

Nel 1953 il banchiere e collezionista Ricardo do Espírito Santo Silva donò allo Stato portoghese il magnifico Palazzo di Azurara e parte della sua collezione privata. Fu creata così la Fondazione che porta il suo nome, concepita come una Scuola-Museo, allo scopo di tutelare e diffondere le Arti decorative e l’Artigianato portoghesi. Oggi, oltre al Museo delle arti decorative portoghesi, la Fondazione conta 18 Laboratori dedicati ai mestieri d’arte della tradizione portoghese, che mantengono vivo l’importantissimo e intangibile patrimonio del “saper fare”; con le officine di conservazione e restauro, poi, assicura interven-

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ti specializzati sulle opere del patrimonio nazionale. La Fondazione ha creato anche due scuole dedicate all’insegnamento dell’Arte: La ESAD (Escola Superior de Artes Decorativas) – Scuola superiore di arti decorative e lo IAO (Instituto de Artes e Ofícios) – Istituto delle arti e dei mestieri, che assicura la continuità nella trasmissione delle conoscenze e dove l’insegnamento delle arti è una priorità ed una missione. Dopo decenni di attività, la Fondazione continua a rappresentare un prestigioso punto di riferimento nella diffusione e conservazione dell’abilità pratica tipica delle arti decorative portoghesi.

Mettendo insieme una collezione dal gusto così squisito e donandola poi al Paese, Ricardo do Espírito Santo Silva ha dato origine a un progetto unico e originale per la salvaguardia, la divulgazione e l’insegnamento delle arti decorative portoghesi. Questo lavoro è culminato nella creazione di un’istituzione pubblica, dove giorno per giorno l’arte del “saper fare” è conservata e trasmessa da Maestri d’arte e da esperti nelle mani di apprendisti e studenti, assicurandone così la continuità. Grazie al fatto che la protezione e la salvaguardia dell’intangibile patrimonio artistico del “saper fare” delle arti e mestieri sono diventate la mission della Fondazione, la sua eredità ha assunto una dimensione di eccellenza unica e più consolidata in campo artistico e culturale.


Applicazione di foglie d’oro nel museo d’Orienta, a cura della Fondazione RIcardo do Espìrito Santo Silva.

IL FONDATORE Collezionista e mecenate, Ricardo do Espírito Santo Silva nacque a Lisbona nel 1900 e scomparve prematuramente nel 1955. Banchiere e uomo d’affari, aveva un’anima da poeta e da artista, era un mecenate per la letteratura e l’arte e un collezionista d’arte appassionato – cosa che lo rese un vero e proprio “Principe del Rinascimento”. Dotato di uno straordinario spirito di servizio verso la comunità, quasi pari a quello di un missionario, dedicò la sua vita a mettere insieme con coerenza un’eredità artistica unica e a riportare in Portogallo – comprandoli ad aste o presso collezionisti privati - pezzi che, a causa delle vicissitudini della storia, erano sparsi per il mondo o in alcuni casi si ritenevano “scomparsi”. MUSEO delle arti decorative portoghesi – Palazzo di Azurara Il Palazzo di Azurara, costruito nel XVII secolo e acquistato da Ricardo do Espírito Santo Silva per allestire la sua collezione privata, fu restaurato con la collaborazione dell’architetto Raul Lino, che lo concepì come una dimora patrizia del XVIII secolo. Divenne poi uno straordinario polo museale, teatro di una collezione che assume grande valore patrimoniale e scenografico. Il Museo delle arti decorative portoghesi occupa alcune stanze del Palazzo e propone un percorso che invita il visitatore alla scoperta di ogni singolo pezzo, educando al gusto e alla sensibilità attraverso la vicinanza all’opera d’arte.

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I LABORATORI L’arte del “saper fare” L’alta specializzazione e la creatività delle lavorazioni dei nostri laboratori costituiscono parte dell’intangibile patrimonio portoghese, ricco di una storia di centinaia d’anni e che sta gradualmente scomparendo, ma che la Fondazione mantiene vivo e cerca saggiamente di trasmettere nel corso degli anni. La qualità dell’opera di conservazione svolta nei laboratori di arti decorative tradizionali, la particolare e meticolosa attenzione, la dedizione alla conservazione e al restauro di un patrimonio storico e artistico sono unici e meritano un riconoscimento unanime, a livello scientifico e internazionale. La Fondazione ha 18 laboratori dedicati ai mestieri d’arte, in particolar modo all’arte di lavorare il legno, i metalli, i tessuti, la carta, la pelle, eccetera; Maestri e altri professionisti altamente qualificati ne assicurano l’eccellenza. Oltre alle opere artistiche e ai restauri portati avanti, come sempre accade l’immagine delle officine è strettamente legata alle persone che lavorano qui. FALEGNAMERIA Dalla preparazione alla scelta e alla selezione dei differenti e numerosi tipi di legno – incluse alcune varietà esotiche – alla realizzazione dello stampo, fino al termine della lavorazione del pezzo con un’accurata finitura, il laboratorio di falegnameria lavora con incredibile maestria durante tutte le fasi che la creazione di un nuovo pezzo d’arredamento, così come il restauro di uno antico, comporta: Frazionamento, Ebanisteria, Intarsio, Intaglio e Lucidatura. METALLI Nel lavorare i metalli la prima fase è quella della fusione, a prescindere dal fatto che stiamo trattando l’ottone, il bronzo o l’argento; successivamente i metalli attraversano vari stadi e vengono lavorati con diverse

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Lavorazione del bronzo.

tecniche prima di arrivare al pezzo finale, assumendo una varietà di forme a seconda dello scopo per cui l’oggetto è stato creato. Oltre al meticoloso lavoro che richiedono la lavorazione dei metalli e la raffinata e precisa arte della cesellatura, la lavorazione dello stagno prevede l’uso di tecniche antiche e di strumenti appartenenti alla tradizione. E, a coronamento dell’opera, alcuni prodotti vengono ricoperti con una sottile lamina d’oro creata nel laboratorio di battitura dell’oro, l’unico in tutto il Portogallo. I mestieri d’arte praticati presso le Oficinas sono fusione, cesellatura, lavorazione del metallo, lavorazione dello stagno e battitura dell’oro. Rilegatura di libri e decorazione In questo laboratorio i trattamenti cui sono sottoposti la carta e i libri sono di alta qualità e di rara bellezza.

A partire dallo stesso processo di rilegatura, in cui vengono impiegati la seta e diverse varietà di pelli, fino alla fabbricazione della raffinata carta marmorizzata e al meticoloso processo di doratura, ottenuti usando metodi e strumenti artigianali e motivi decorativi, i libri diventano vere opere d’arte a cui viene riservato un trattamento del tutto speciale, un marchio distintivo dell’arte del “saper fare” di questa Fondazione. Pittura decorativa e doratura Le opere pittoriche e di doratura integrate in pezzi d’arredamento, pareti e soffitti dipinti o altrove vengono create in questi laboratori, che non solo producono nuove realizzazioni artistiche, ma che completano anche l’opera di conservazione e restauro dell’Officina. L’estrema raffinatezza dei processi di doratura lucida o di placcatura d’argento li rendono


Finitura del pezzo eseguita nel laboratorio del legno.


estremamente importanti per la conoscenza delle arti tradizionali portoghesi. Tessuti e tappezzeria Il laboratorio tessile – uno dei più antichi – è rinomato per la sua maestria nella creazione dei tappeti Arraiolos fabbricati con lana che viene tinta usando metodi che risalgono a molto tempo fa, attività che ben si accorda con un’altra mission della Fondazione: conservare e restaurare tessuti di altro tipo, come quelli ricamati o i tappeti orientali – pezzi del patrimonio nazionale o provenienti da collezioni private. La lavorazione nel laboratorio di tappezzeria utilizza tecniche, strumenti e materiali antichissimi e processi di produzione tradizionali, il che conferisce al prodotto finale un tocco di raffinatezza e una impareggiabile qualità. Reparto disegni Al pari degli altri laboratori e affiancandoli nelle attività, il reparto disegni fornisce un aiuto e un orientamento per la creazione di stampi per i nuovi pezzi o per la riproduzione di modelli già esistenti. Ogni pezzo è disegnato con grande precisione a grandezza naturale perché sono i dettagli costruttivi e decorativi – insieme agli elementi in ferro, agli intarsi e agli intagli – che danno risalto alle decorazioni. Il disegno è realizzato a matita e successivamente scansionato per evitarne la cancellazione e facilitarne l’archiviazione. Conservazione e restauro Complementare agli altri, il Laboratorio di conservazione e restauro si occupa della puntuale opera di conservazione e restauro di una grande varietà di materiali, oggetti e decorazioni. Gli artigiani della Fondazione Ricardo do Espírito Santo Silva lavorano per il patrimonio artistico nazionale ed internazionale, dedicandosi con la stessa maestria al recupero di beni privati. Il gruppo

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Uno scorcio del negozio del museo, in primo piano dei candelabri realizzati all’interno dei laboratori.

di professionisti specializzati e l’uso di nuove tecnologie, associate alla perfetta conoscenza di tecniche antichissime, rende il laboratorio un punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale. ESAD – Escola Superior de Artes Decorativas (Scuola superiore di Arti decorative) L’insegnamento proposto dalla ESAD copre diverse discipline artistiche, proponendo una formazione

in Interior design, Recupero d’interni e Conservazione del valore patrimoniale, Conservazione e restauro delle arti decorative in discipline quali recupero urbano, ricerca nelle Arti decorative, Museologia delle Arti decorative e Cultura artistica. IAO – Instituto de Artes e Ofícios (Istituto delle arti e dei mestieri) L’Istituto delle arti e dei mestieri offre una formazione professionale nel campo delle Arti e dei Mestieri nelle


discipline che riguardano Legno, Pittura decorativa e Conservazione e Restauro, in partnership con la Scuola superiore di arti decorative. Grazie alle mani dei Maestri e usando tecniche e metodologie tradizionali, gli studenti imparano a costruire eleganti pezzi di arredamento, a decorarne altri attraverso l’intarsio in altorilievo o bassorilievo o con intagli di legni esotici. Grazie alle mani dei Maestri gli studenti imparano a lavorare con colori e pennelli usando le tecniche tradizionali della pittura decorativa, a produrre progetti di design per interni ed esterni e a realizzare pitture murali. Grazie alle mani dei Maestri imparano a salvaguardare, conservare e restaurare opere d’arte, pitture murali, stucchi, legno e pezzi d’arredamento. I NEGOZI - Riproduzioni uniche e nuove opere d’arte I laboratori producono opere rare, riproduzioni uniche di originali provenienti dal Museo, così come pezzi nuovi e originali e opere moderne o fatte su misura. Le opere sono disponibili all’acquisto presso i negozio della Fondazione.

Pittura decorativa con tempera acrilica.

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Franco Cologni

Semplicità & creatività Franco Cologni, presidente della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

Come volevasi dimostrare, il 2009 si sta rivelando un anno in cui è necessario tirare la cinghia. Se non addirittura tirare a campare. Certo, Andreotti asseriva che tirare a campare è meglio che tirare le cuoia. Ma io preferisco citare Kennedy, quando diceva che in cinese la parola “crisi” si scrive con due caratteri: uno significa “pericolo”, l’altro significa “opportunità”. Aveva ragione: questa crisi davvero globale ci dà forse l’opportunità di pensare in modo critico al sistema in cui viviamo, e di riappropriarci di qualche valore che sembrava tramontato nell’era della finanza tossica. Secondo una ricerca commissionata qualche mese fa da American Express, stiamo vivendo un radicale cambiamento di valori che non è semplicemente una “crisi” (dalle crisi si esce più poveri ma con le stesse idee di prima) quanto un nuovo paradigma. Che si riflette in scelte precise: meno soldi, ma spesi meglio. Per essere più felici anche nella semplicità, che non vuol dire rigida austerità ma ritorno alla qualità e a un approccio creativo alla vita. La semplicità sembra tornare

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di moda come base di partenza per costruire un’esperienza speciale, usando il proprio talento e la propria creatività per risparmiare tempo, spendere meglio il denaro, essere più felici con un po’ di sano realismo. L’opportunità, in sostanza, potrebbe essere quella di recuperare valori semplici e antichi: i luoghi e i territori, la condivisione e il rafforzamento dei rapporti di amicizia, la voglia di riscoprirsi creativi, il bisogno di vivere esperienze che non si possono comprare. Ma soprattutto sembra tornare di moda il caro, vecchio buon senso. Ci sono meno soldi? Occorre spenderli meglio. Come? Facendo appello alla propria creatività, e cercando di sfruttare al meglio il proprio talento. Come fa il vero maestro d’arte: ovvero colui che sa scegliere, individuare e lavorare gli elementi che tutti possono avere a disposizione, ma che solo lui sa combinare o assemblare o presentare in maniera nuova, vincente e convincente. Pur senza essere dei geni come Benvenuto Cellini, tutti noi possiamo partire da elementi semplici per creare cose speciali, cose che siano

finalmente lontane dal finto lusso ostentato, degli eccessi dell’apparire, dall’ignoranza ostentata. Se il “nuovo paradigma” verso il quale ci stiamo muovendo ci aiuterà a ripulire il mondo da un po’ di volgarità imperante, tanto meglio; e se avere meno soldi ci porta a gestirli con maggior buon senso e con un po’ di creativo ottimismo, meglio ancora. Far convivere slancio creativo e applicazione pratica, la passione del cuore con l’intelligenza della mano, è la sfida che i veri maestri d’arte vogliono e devono accettare, se vogliono affermare la loro cultura come base per l’eccellenza del Made in Italy: dalla cultura, dall’apprendimento, dalla persuasione e dal bello nascono i saperi che da sempre rappresentano la nostra identità, e che hanno la loro radice proprio in quel sapere latino che significa sia “avere sapore” sia “essere savio”. Un sapore che arricchisce e preserva; una saggezza che ha un “sapore” perché è umana, personale, tramandata non solo con le “cose” ma anche con le parole e i gesti. Ovvero, con quelle esperienze che non si possono acquistare, ma che sono sempre le più preziose.


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Artigianato 74  

An amazing magazine from Italian world of art and Crafts

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