3 minute read

Obiettivo architettura

Un dialogo sulla rappresentazione di luoghi e architetture tra reale e digitale attraverso le esperienze dello studio Diorama e di Marco Introini

Advertisement

Testo: Giorgia Negri

Il contenitore di AV3 ha dato ospitalità a un dialogo sulla rappresentazione dell’architettura, mettendo a confronto due interlocutori con visioni e approcci differenti; la produzione di immagini e video digitali con la testimonianza dello studio Diorama, e il disegno e la fotografia grazie all’architetto, fotografo e docente universitario Marco Introini.

Lo studio Diorama è stato rappresentato dai due fondatori, il milanese Gilberto Bonelli e il veronese Gianni Vesentini. Si conoscono da studenti di architettura a una festa a Milano ma poi intraprendono percorsi lavorativi differenti, finché dieci anni dopo si rincontrano e, spinti dalla passione comune per il 3D, fondano nel 2016 a Milano la prima sede dello studio. Ben presto la loro vision sulla rappresentazione evolve, passando dalla semplice modellazione 3D a una vera e propria produzione digitale dell’architettura, caratterizzata non più da un rapporto univoco e “passivo” con il cliente (architetto o designer), ovvero la semplice produzione di immagini e render, ma da un’interazione attiva e partecipe che lascia spazio a nuove idee e spunti creativi, e dunque nuovi modi di raccontare il progetto. Il risultato finale non è più la mera restituzione di immagini, ma la produzione digitale del progetto di architettura attraverso video e immagini in movimento, curandone la direzione artistica e tecnica. Come essi stessi affermano, creano delle “realtà digitali”, ovvero trasferiscono la realtà e le loro idee nel mondo virtuale, dando vita a immagini in movimento e video che diventano vere e proprie opere d’arte digitali, grazie alle quali hanno potuto partecipare e vincere diversi concorsi. La produzione digitale nasce dunque in stretta relazione con l’architettura, ma cresce gradualmente aprendosi a nuove discipline quali il design, la moda, il cinema e l’arte. La fondazione di ulteriori sedi a Parigi e in Serbia rappresenta la crescita dello studio dal punto di vista disciplinare e collaborativo, vantando prestigiosi clienti internazionali. Numerose, infatti, sono le collaborazioni con le più famose case del design e della moda che aspirano a prodotti digitali sempre più unici, ambiziosi e innovativi. Il traguardo al quale Diorama aspira oggi è il metaverso, una realtà digitale dove è possibile creare e spaziare senza limiti, tanto famosa quanto ancora remota. La tecnologia attuale è in evoluzione ma ancora acerba per poter apprezzare appieno le potenzialità offerte dal metaverso, ma i due architetti sono comunque “sul pezzo” dimostrandolo già in alcuni dei loro lavori, tra cui la creazione di una realtà virtuale per Martinelli Luce che racconta in modo coinvolgente ed emozionale la storia del fondatore e dell’azienda, nonché i pezzi più iconici del brand. A una produzione di immagini digitali dal carattere avveniristico si contrappone il racconto di un approccio più tradizionale, ma non per questo meno affascinante, per mezzo del disegno e la fotografia. Marco Introini studia e indaga lo spazio della città partendo dal disegno come mezzo per filtrare le innumerevoli informazioni e suggestioni che ci circondano nel quotidiano, mentre la fotografia arriva in un secondo momento, diventando il culmine del processo. Appassionato di incisioni e disegni a china, dichiara proprio attraverso un suo disegno l’importanza di uno strumento per il suo processo di elaborazione di immagini, la memoria, rappresentata come un grande archivio diviso in scomparti dal quale può attingere di volta in volta in base al tema da affrontare. La ricerca tra i riferimenti culturali e storici e il suo stesso archivio fotografico costituiscono la base per la produzione di nuove immagini. Anche le mappe storiche rientrano tra gli strumenti di ricerca, definite come dei veri e propri “luoghi” da visitare con l’immaginazione, fondamentali per la ricostruzione storica delle città. Uno dei suoi attraverso la proiezione di 35 fotografie in bianco e nero, ognuna delle quali documenta i luoghi e le architetture più emblematici delle ex repubbliche. Il risultato cela dietro ogni singola foto un percorso fatto di ricerca e studio meticoloso di soggetti, luoghi, dettagli, prospettive, inquadrature di lavori e capolavori del passato di artisti illustri, punti di riferimento imprescindibili per la concezione di ogni singola fotografia. La stessa scelta di produrre le foto in bianco e nero deriva dalla passione di Marco per la vecchia pellicola, il disegno a china e altri riferimenti storici, costituendo un suo carattere distintivo. lavori più emblematici, frutto di un percorso di ricerca nella storia e nella memoria, viene presentato nel 2019 alla Biennale di Pisa sul tema “Tempo d’Acqua”. Le protagoniste della sua mostra, le Repubbliche Marinare, sono state raccontate

Ad accompagnare la sequenza fotografica, la decisione di associare un sottofondo sonoro dall’effetto distopico e contrastante con la quiete data dalle immagini prive di persone, costituito dal rumore stesso della città, registrato nei punti esatti di ripresa fotografica durante le ore più vive della giornata. •

This article is from: