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LA DODICESIMA NOTTE

Viaggio nel mondo della Befana l periodo che va dal 25 dicembre al 6 gennaio ha una valenza molto particolare: si tratta di giorni magici, anche perché coincidenti con eventi astronomici rilevanti, come il solstizio d’inverno che segna l’inizio della nuova luce. A conclusione delle festività c’è l’Epifania, che nella tradizione popolare e per la gioia dei bimbi è la Befana, secondo la descrizione comune “una vecchina brutta ma buona che arrivando in volo su una scopa e scendendo nelle case lungo la cappa del camino porta doni ai bambini buoni e

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cenere e carboni ai cattivi”. Per chi non si accontenta di questa semplicistica immagine e vuole andare oltre lo stereotipo, la vecchina ha in serbo parecchie sorprese. Attivando infatti una seria ricerca sulle sue più antiche origini, e uno studio storico, antropologico, etnologico ed archeologico non convenzionale - seppure limitato all’area della Vecchia Europa - è possibile scoprire che quella figura in apparenza così familiare è in realtà ammantata di un mistero che ha rischiato di perdersi nella notte dei tempi.

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Facciamo allora un viaggio nel passato, risalendo il corso dei millenni fino a quelle culture arcaiche, agricole, dove le donne avevano un ruolo importante sia come datrici e nutrici di vita, sia come raccoglitrici di radici e tuberi e in seguito come coltivatrici di piante commestibili. In quelle culture, definite pre-istoriche, era centrale il prototipo della Generatrice primordiale, quella Dea Madre pre-indoeuropea che i nostri lontani progenitori onoravano con culti, riti e miti … Sono proprio questi ultimi ad essere rima-


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La befana, una delle figure simboliche più affascinanti. La sua complessità e importanza viene confermata - oltre che dalla data e dalla denominazione del suo apparire - dai molti attributi che ne arricchiscono l’immagine: innanzitutto la veneranda età, poi l’aspetto e il vestiario assolutamente indipendenti da ogni modello usuale culturalmente imposto; la scopa e il volo; il sacco pieno di doni, il volto nero di fuliggine, il discendere dal camino, l’invisibilità e, non ultimi per importanza, la frutta secca, la cenere, il carbone e le offerte che riceve dagli abitanti delle case che visita.

sti, quando - circa 5000 anni fa - quella società subì una radicale trasformazione con l’arrivo, a ondate successive, delle violente orde di guerrieri indoeuropei che imposero con la forza il loro predominio. Tuttavia, seppure distrutte, asservite e inglobate, le precedenti culture perdurarono nell’inconscio collettivo, riversandosi nelle usanze popolari e percorrendo le generazioni grazie alla tradizione orale e le figure simboliche. Pur trasformandosi e assumendo forme accettabili nel nuovo ordine di valori dei conquistatori, esse riuscirono a sopravvivere - a volte mimetizzate - mantenendosi fedeli alle caratteristiche originarie fondamentali. Una delle figure simboliche originarie più persistenti è appunto la Befana, universalmente presente nelle più diverse tradizioni, dai paesi occidentali a quelli orientali e oltre, dall’Europa alla Persia, dalla Russia all’Africa del Nord... Succedendo all’archetipo della Dea Madre come Grande Antenata, la Befana si colloca a pieno titolo in questo ancestrale ordine simbolico come la figura più nota e rappresentativa. La sua complessità e importanza viene confermata - oltre che dalla data e dalla denominazione del suo

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apparire - dai molti attributi che ne arricchiscono l’immagine: innanzitutto la veneranda età, poi l’aspetto e il vestiario assolutamente indipendenti da ogni modello usuale culturalmente imposto; la scopa e il volo; il sacco pieno di doni, il volto nero di fuliggine, il discendere dal camino, l’invisibilità … e non ultimi per importanza, la frutta secca, la cenere, il carbone e le offerte che riceve dagli abitanti delle case che visita …. Cercando di operare una sintesi difficile, data la vastità dell’argomento, potremmo accennare ad alcuni di essi, ad esempio la scopa e il volo. Questi due simboli riportano alla figura della strega, anch'essa fortemente fissata nell’immaginario collettivo, seppure a causa di interpretazioni distorte e nel ricordo degli orrori perpetrati nel corso di plurisecolari persecuzioni. Per svincolarci dal doppio pregiudizio – quello, relativo alla Befana, di essere apparentata alle streghe in senso denigrativo (e che riaffiora nell' appellativo derisorio di befana affibbiato a donne non corrispondenti al modello culturale dominante) e quello, relativo alle streghe, di essere delle donne malefiche tout court, (quando invece erano donne forti, sapien-


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ti, curatrici, levatrici ed erboriste...) - va compreso che, nel succedersi millenario delle tante culture e forme religiose, quelle vincitrici cancellavano o degradavano tramite attribuzioni negative le precedenti, salvo poi assimilarle nel caso fossero molto autorevoli: questo risulta evidente nel caso della Befana, simbolo archetipo del divino primordiale. A questa attribuzione riportano anche gli altri elementi sovrannaturali: oltre alla facoltà di volare, l’invisibilità, la munificenza, il ricevere in offerta dei doni e persino il discendere dal camino e il nero del volto. Quest’ultima caratteristica esige una riconsiderazione del colore nero, che nelle antiche culture, al di là di ogni nefasta attribuzione, era il colore della terra fertile e quella del grembo femminile, nella cui oscurità incubava per un certo tempo la nuova vita prima di germogliare e venire alla luce. Se pensiamo anche ai semi e alla frutta secca - concentrati di energia, dunque simbolo di potere germinativo e vitale tutto ci riporta alla Madre Terra e ai riti con cui, all’inizio del nuovo anno, nel periodo del maggior freddo e penuria di cibo, essa veniva onorata maggiormente per propiziarsi il futuro raccolto da cui dipendeva la sopravvivenza. Ma il volto nero di fuliggine - che direttamente riporta alle innumerevoli immagini di Madonne Nere note in tutto il mondo e alla loro devozione - insieme alla cenere e ai carboni evidenzia un altro aspetto sostanziale della Befana: il suo legame con il mondo sotterraneo, terreno e ultraterreno, con l’aldilà. E questa era l’altra caratteristica della divinità primordiale, dal momento che la terra madre - mentre offre i suoi doni e fa vivere animali ed esseri umani, al tempo stesso accoglie tutti nel suo grembo alla fine della vita. Gli antichi onoravano questo aspetto nella Signora dell’Altro Mondo, che rigenerava ciclicamente non solo le piante ma tutti gli esseri viventi, facendoli rinascere nei discendenti, generazione dopo generazione. Le stesse ossa - in un’ottica di stretta corrispondenza con il mondo vegetale erano assimilate ai semi da cui sarebbe

rinata la vita, per cui venivano considerate sacre e ai primordi custodite sotto il pavimento delle case; un riferimento a questa familiarità sono i dolci a forma di ossa o di carbone che in molti luoghi ( ad es. in Sicilia) vengono ancora oggi tradizionalmente preparati e mangiati in occasione delle festività in onore dei defunti. Anche la cenere e il carbone - ben oltre l’essere un espediente per rendere obbedienti i bambini - riportano al mondo sotterraneo e al fatto che gli antichi popoli non erano terrorizzati dalla morte, dal momento che percepivano sé stessi tutt’uno con la terra madre cui dovevano tornare alla fine di un ciclo al quale ne sarebbe succeduto un altro e poi un altro ancora; essi riverivano gli avi e le ave ritenendoli benefici e protettivi, e compivano molti riti in loro onore, per rinnovarne il ricordo e invocarli … Anche questo avveniva all’inizio dell’anno; quest’ultimo aveva datazioni diverse dalle odierne, differenti secondo i vari popoli, e corrispondeva presso alcuni ai primi di novembre, in altri al solstizio d’inverno; nel secondo caso, i 12 giorni che andavano dal sorgere del nuovo sole al 6 gennaio si riteneva avessero il potere di assottigliare il velo tra i mondi - visibili e invisibili e rendere possibile il riavvicinamento ai propri cari, il loro ritorno temporaneo alla dimensione terrena. Ciò spiega la grande energia che si manifesta in questi periodi; una particolare atmosfera, una forza segreta, che - se non riconosciuta nel suo aspetto numinoso rischia di trasformarsi in disagio, irrequietezza, inspiegabile tristezza o disarmonia, trovando sfogo in eccessi consumistici e diffuso malessere . Un ulteriore riferimento alla numinosità della Befana si può ritrovare nel mondo nordico: i Vichinghi ritenevano che fossero le Valchirie a trasportare le anime nel loro viaggio ultraterreno, poiché si spostavano in volo fra le tre dimensioni: celeste, terrena, infera. L’immagine di una di esse, tratta da un antico pendente, ci mostra la sorprendente corrispondenza con la nostra

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Befana, solo che la Valchiria è a cavalcioni … di un bastone. Ma d’altra parte la scopa ricorda il bastone: nelle antiche culture agricole strumento primario per la sopravvivenza, usato come una zappa per tirar fuori dalla terra radici e tuberi, era una prerogativa femminile, un attributo prestigioso; in seguito caratterizzerà i saggi, le guide e i maghi (i profeti, Mosè, Merlino …) assumendo valenze prodigiose e magiche, fino ad arrivare ad essere il simbolo del potere regale: lo scettro. E si potrebbe continuare ancora per molto, ma preferiamo ricordare la Befana nella sua caratteristica essenziale: donare gioia e favolosi ricordi a generazioni infinite di bambini e bambine di tutto il mondo. Teri Volini terivolini@hotmail.com www.terivolini.it Grazie a: Antonio D’Andrea, fondatore del movimento degli Uomini casalinghi e della rivista Donne e ragazzi casalinghi; Mircea Eliade, studioso delle religioni; Marija Gimbutas, archeologa, ricercatrice; Sharuk Husain, scrittrice, psicoterapeuta; C. Lévi-Strauss, antropologo; Luigi Lombardi Satriani, antropologo; Claudia e Luigi Manciocco, scrittori, ricercatori; James Mellaart, archeologo…

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