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Testi critici, poetici, estimativi per l’Opera di Teri Volini

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Testi critici, poetici, estimativi per l’Opera di Teri Volini

Danilo de Vito - La seconda realtà Un segno seppia scuro, come di sanguigna; in mezzo e tutt'intorno a quel segno, colore che s'insinua in forme irregolari, a macchie apparentemente casuali: cremisi, verdi, bruno-dorate, sprofondate nei blu o evanescenti nei lilla e negli azzurri; pulviscoli iridati e teneri, evoluzioni in cadmio giallo-oro, sprazzi di sèvres e di pervinca, ora tenui e quasi nascosti, ora più chiaramente emergenti dal nero del fondo.. Immagini, o piuttosto fantasmi dell'immaginazione del ricordo, talora dolenti e sbiadite, talaltra ancora fortemente presenti nella memoria, e ancora, sogni, sensazioni solari o lunari, vibrazioni luminose, battiti cellulari e tentazioni di cosmo, balzano innanzi ad occhi troppo spesso incantati su una seconda realtà, forse più autentica d'ogni altra, anche se non da tutti e immediatamente percettibile. Danilo de Vito, Roma

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Cesare Vivaldi - Carte di memorie Teri Volini non ha guardato alle sue amate montagne con l’occhio della realtà o del verosimile, ma con gli occhi del ricordo, del sogno e della nostalgia, sovrapponendo al paesaggio qual è, ciò che esso evocava ai suoi stupefatti sguardi di bambina e di adolescente, popolando quindi queste sue carte di memorie e di fantasmi: oggetti, animali, volti, fiori, rivissuti con colori caldi e insieme impalpabili, aggallanti su una fitta trama di segni neri come dai listelli di piombo di una vetrata accesa di luce, o districantisi da essi come da una ragnatela. Una ragnatela, appunto, intesa a catturare il passato e a imbrigliare la fantasia; a far si che colori e forme stiano, nonostante lo stravolgimento sentimentale, ben fermi e saldi, arroccati al limite dell’informale ma senza cadervi.. Cesare Vivaldi, poeta, storico e critico d'arte, Roma

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Bernardo Panella - I Diari Colorati di Teri Volini Diario dei suoi sentimenti umani e dei suoi stati d'animo espressi in termini di composizioni coloristiche, le opere di Teri Volini sono costruite sul rapporto visione-immagine e colore-composizione. Si coglie in esse la fedeltà ai momenti e alle situazioni che la spingono a tradurre in quadri il proprio interiore fermento di vita che è di volta in volta aderente ai moti e ai toni, alti o bassi, chiari o cupi, come un cielo che rispecchia gli umori e i salti di stagione.Il mondo creativo di Volini si raccoglie e germoglia intornoagli affetti familiari: il dolore, la gioia, la tenacia nel sentimento.. L'artista si lascia permeare senza filtri e barriere, non cerca di evadere per vie traverse, anzi è con il fondo umorale di quelli che lei cerca di venir fuori in quella realtà espressa per immagini, cioè decantata, sublimata, che è l'espressione artistica. Per questo la texture delle immagini di Teri Volini richiede quell'attenzione non formale ma intima che la stessa autrice attribuisce loro, ma questo non vuol dire che il peso del giudizio gravi esclusivamente su questo aspetto della sua produzione. Ci sono i valori estetici, la coerenza tra l'intenzione dell'artista e il suo manufatto, tra il detto e il presupposto, tra l'arte e la vita. Le immagini di Teri Volini nascono in una complicità di tecniche che si associano (olio, pastello, acquerello, smalto) anche nello stesso prodotto, con un risultato inedito di una pigmentazione della superficie, quasi un effetto di ruggine in cui le immagini trovano la loro esistenza discreta e suggestiva. I segni sono delicati, altrettanto i colori; i soggetti, spesso appena abbozzati, si rivelano per quel tanto che serve a mostrarsi dichiarazioni di anima. La gamma delle tinte è forte e varia; espressione di un mondo interiore, non diretto; non esplicitamente riferentesi alla realtà naturale, i materiali coloristici di 5


cui si serve sono quelli che la natura ha più cari, i verdi, i rosa, i gialli, i granati, i blu…Il tono che passa dal chiaro allo scuro, dal denso allo sfumato, denota anche il suo segno astrologico mutevole e fantasioso. È una documentazione d’anima che reclama la sincerità come una misura di coerenza e di ispirazione. Alla sperimentazione delle tecniche, cui Volini si dedica con una passione- che lei stessa non esita a riportare talvolta all'inquietudine come avveniva per Leonardonon vuole sia attribuita particolare importanza, preferendo che il fruitore, si soffermi su quanto lei stessa è riuscita ad esprimere di sè e del suo mondo. Quello che attira nei suoi quadri è l'intensità, a volte notevole, del momento emotivo, generanti un grumo di tinte e di linee che affondano nell'immaginazione e nel sentimento, con il piacere dell'arte. Bernardo Panella, poeta, critico d’arte – Potenza

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Elio Mercuri - Ragioni della magia e sacralità della Bellezza Nella tradizione storica degli Erbari, Teri Volini inserisce questa sua poetica e fantastica ricerca, un affondo nel mistero e nella magia delle corrispondenze tra le presenze infinite del mondo, nella sua dimensione di macrocosmo e nella sua configurazione in essenze ed esistenze di microcosmo. I fiori, le erbe, sono per Teri tracce di un legame con la sua terra, immagini della Lucania, come luogo che si fa paesaggio d’infanzia, memoria di una realtà che riemerge dal profondo, racconti, in discreta ma insistente visione poetica. Segni di stagioni e di tempi della natura, in relazione con i percorsi degli astri e le fasi della luna, di un nostro vivere in connessione con eventi e cicli che oggi abbiamo dimenticato, ed è perciò motivo di malinconia e di perdita d'identità; di una vita sradicata che non ha più equilibrio e controllo dei poteri e dei meccanismi che pur ne sono la condizione e la regola. Simboli del profondo, come il fiore di loto o la rosa, come ogni filo d'erba ogni albero e pianta, dove le siepi segnano l'orizzonte della nostra perduta verità.. Elegia di una perduta dimora nel giardino dell’Eden, foresta incantata, e che ora ritroviamo soltanto come visione di sogni lontani, come attesa indicibile, come sensazione, atmosfera, tensione verso qualcosa di cui sentiamo una grande urgenza ma che purtroppo resta per noi indecifrabile: presente solo nelle nostre negazioni e non come affermazione e realtà di esistenza. E' ciò di cui siamo privi, è tormento e dubbio, è ansia che corrode i giorni e le ore della vita. In questo ciclo di opere dell'Erbario di Teri, la natura trova tutta la sua profondità; è luogo reale di spazi e dimensioni che tracciano l'orizzonte del nostro quotidiano.. La sua Lucania come paesaggio struggente ma soprattutto come presenza dell’anima; un mondo, in miniatura che segna i confini della ricerca del Graal, 7


come sacralità e sete di assoluto, di oltrepassare la contingenza per poter pervenire alla visione dell'essere non come astrazione ma come realtà. L'aderenza al visibile, a ciò che è botanica, nome e forma dell'esperienza quotidiana, trapassa in messaggio e simbolo di ciò che non appare, eppure è nel suo appartenere, oltre la zona d'ombra, al regno del profondo. Ciò che conta non è dare un nome ad ogni fiore e ad ogni erba, non sono le immagini, ma l'atmosfera, questa sottile malìa che impasta il colore della natura, la rugiada, la nebbia della sera, sino e raggiungere toni che non si riferiscono più alla luce del sole o al tempo delle stagioni ma alla nostra memoria. Riflesso di un nostro umore o di un nostro sentimento; visione che configura lo spazio e la dimensione della sensibilità e della vita.

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Non sentieri di un prato o di un bosco che possiamo circoscrivere nella topografia dell'esistenza, ma riferimenti di una mappa fantastica nella quale s'incarna la proiezione del nostro mondo interiore. Esprimono una tensione estrema nella dinamica tra colore e segno, quel segno nero che si fa marcato e diventa ombra e insidia, assenza, vuoto, sul quale l'evidenza di une siepe fiorita o di un ramo resta sospesa, non più luogo ma emersione dell'inconscio, tentazione di una malinconia che è al tempo stesso segno di una perduta condizione di equilibrio e di felicità, ma anche prova tenace ed persistente dell'incancellabile aspirazione dell’uomo a riscoprire le ragioni della magia e della sacralità della bellezza, recupero dell’intuizione romantica che il paesaggio è luogo di sogno e rivelazione. La natura, liberata dalla mitologia con le sue erbe e fiori, non è più cifra e mistero come nell'incantesimo della Primavera del Botticelli, non è più arcana essenza, non è più "altra” dimensione, ma sempre corrispondenza tra le immagini dell'uomo e le presenze della realtà, simbolo della trama fittissima che fa ogni creatura partecipe e parte integrante del cosmo. In questa visione sospesa tra realtà, memorie e sogno, la ricerca di Teri ritrova per dolore di assenza o per attesa, la dignità e la verità per la quale ogni esistenza è pur sempre segno, incarnazione, forme e simbolo dell'essere, dove nel fragile stelo di un flore e nel suo destino è possibile riconoscere il paradigma di ciò che è anche la nostra umana ed irrinunciabile destinazione. Elio Mercuri, critico d'arte, Roma

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Bernardo Panella, La montagna a cresta di gallo La montagna di Teri è “stregata”, ha cioè una forza di attrazione misteriosa, tiene l'anima sospesa in uno stato di tensione che costituisce il filo preciso dell'ispirazione..

La montagna a cresta di gallo, per la pittrice un luogo esistenziale della memoria come tale indagata in una sequenza di appigli tra "realtà, memoria e sogno", dove giocano non tanto gli elementi del paesaggio puro e semplice quanto gli aspetti della personale esperienza di chi, originaria di quel luoghi, li ha evocati con una profondità di accenti che fanno della nostra un "unicum" del suo genere. La pittura di Teri Volini risulta, nel suo ritmo compositivo, delicata quanto forte per il respiro della memoria interiore e la tenacia della figurazione significante. La verità del sentimento conferisce alla invenzione fantastica un pathos da "tempo perduto" che è di ogni esistenza umana nei confronti della propria origine. 10


Salvatore Pidatella Le tenere luci della Soft-art di Teri Volini Semplice, equilibrata, razionalmente sentita, l'arte di Teri Volini ha un solo difetto: affascina ed è intimamente leggibile. Sostare

davanti ai quadri di Teri Volini è cosa soprattutto piacevole: una

sensazione che non provoca rabberciati contorsionismi cerebrali, ma un soffice abbandono a qualcosa che sta forse nel ricordo, nella memoria autentica, più genuina di ciascuno di noi. La tecnica, il modo di esprimersi, accomuna l'artista a certe esperienze espressioniste francesi. È evidente l'esperienza da lei fatta a Parigi, quando compiva gli studi universitari alla Sorbona, in seguito elaborata e piegata alla propria sensibilissima personalità. Quello che soprattutto colpisce, attraverso i vari momenti esistenziali che la pittrice ha vissuto, momenti che nelle sue opere vanno dai colori ‘bui’, ad altri variamente luminosi, è certa capacità di assorbire in maniera sorprendentemente ‘soffice’ qualsiasi stimolo. È questa, forse, la chiave che apre alla comprensione netta, limpida, l'osservatore: e lo accomuna subito, a prima vista, al sentire dell'artista. Lo accomuna, sia esso, l'osservatore, adulto o un giovane, anziano o piccolo. Ed è molto bello questo sentirsi vicini, legati all'autrice, quasi fianco a fianco. È soft, indescrivibilmente soffice. Salvatore Pidatella, direttore Rivista Polis, Roma

L'arte di Teri Volini riflette una realtà fantastica, fatta di colori e di forme fuggenti, di zone ricche di blu, di gialli, di verdi che ricordano i primi germogli di primavera… È presente lo sforzo di comunicare il proprio mondo interiore, con slanci adolescenziali. L’effetto estetico è ottenuto in maniera personale ed originale, attraverso la deformazione e fuga dell'immagine: l'artista penetra la 11


realtĂ , ne sconvolge l'apparenza esteriore, per darne la rappresentazione piĂš intima, la realtĂ  dei suoi pensieri, delle sue emozioni, dei suoi ricordi. I suoi dipinti sono un fantastico mondo che il primo soffio di vento sembra disperdere. Pietro Marini - Salerno

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Affluisce dal fondo della psiche, da un vissuto a lungo custodito negli archivi della memoria, l'impasto materico di segni e di colori di Teri Volini. Di là tende ad espandersi, a cercare uno spazio, un suo punto di approdo e di rotazione. Ma quanti viaggi ha dovuto compiere quel colore, su quanti toni ha dovuto accordarsi, su quante emozioni ha dovuto filtrare prima di confluire in quella policromia di fondo ancora impastata di ricordi densi e struggenti, che ricreano un clima prima di esternarsi in una immagine, in un segno ora fugace ora felice… Pino Settembrino – Potenza

In superfici coloratissime, le immagini di Teri Volini intrappolate in pennellate nervose, sembrano lottare contro l'artista, quasi protagoniste di un'urgenza, che spesso urlano, con uno iato sincero, dai contorni netti, il loro non - esistere, a volte libero, a volte drammatico. Nei segni più marcati, più scuri, riscontro il colore della solitudine, la ricerca di un'identità umana, soprattutto femminile, in un contesto sociale in cui per la donna è ancora difficile operare; il bisogno di affermazione della sua vita interiore, la necessità di ritrovarsi con chi vive i suoi stessi conflitti, il bisogno di comunicare. Felicia Sangilli - Bernalda

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Di pennellate leggere, da un punto focale - che probabilmente di parte da un punto intimo-sentimentale ed incisivo - si spongono aliti di colore e piume di sensualità . Sono sempre piume, di viola, di giallo e di cobalto, a dilatarsi dal fuoco al corpo. E viceversa. Un appunto, senza alcun errore tecnico, che, disancorato dal tempo intimoquotidiano, potrebbe far svanire le raggiere delle mimose verso un dislocato e piÚ emotivo progetto pittorico‌ Rocco Aristide Guarino, pittore, Potenza

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Di pennellate leggere da un punto focale che probabilmente si diparte da un punto intimo-sentimentale incisivo si spongono aliti dicolore e piume di sensualitĂ Sono sempre piume di viola di giallo di cobalto a dilatarsi dal fuoco al corpo.

E viceversa Un appunto senza alcun errore tecnico disancorato dal tempo intimo-quotidiano farĂ svanire le raggiere delle mimose verso un dislocato piĂš emotivo progetto pittorico ..

Pictogramma di Teri dal testo e in ricordo di Rocco Aristide Guarino

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Italo Squitieri - Voci arcane, filtrate da selve fiorite Dalle gentili mani di Teri Volini giungevano via via nelle mie le tavole da lei dipinte. Il senso che provavo non era curiosità, ma rapito vagare per meandri incantati, tutto un crepitio di luci, di voci arcane, filtrate da selve fiorite… Nudi femminili fragranti di rugiada, case parigine divenute per sottile alchimia misteri fiabeschi, sottoboschi gremiti di sussurri, di sospetti, di sussulti. E, sempre, quell'ondeggiare tra fantastico e reale, tra il detto e taciuto, tra il concreto ed evanescente creato. Teri Volini, guidata da acuta sensibilità, dipinge chiaramente bene! Con vivissimo interesse ha studiato è sperimentato varie tecniche, che insieme fuse, le hanno permesso di raggiungere fatti materici di grande efficacia. Italo Squitieri – pittore - Roma

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Francesca Ettorre - La forza rivoluzionaria dell’arte A prima vista i quadri mi lasciano perplessa, anzi l'impressione è più brutale: non mi piacciono. Poi li guardo, cerco di penetrarne il colore, il linguaggio, e l'impressione si modifica. Se può farti piacere, Teri, devo confessarti che l'atteggiamento di fronte ai tuoi quadri è stato lo stesso che ho avuto verso i quadri di Van Gogh: sono fuggita inorridita per poi tornare a guardarli con entusiasmo.

Mi colpisce lo strano velo presente nelle opere, una sorta di patina che nasconde i contorni reali di questi monti. Ho cercato di spiegare ciò immergendomi totalmente nel mio sogno dolomitico: una cosa profondamente amata, ma di cui ho perso le dimensioni reali; qualcosa che riaffiora di tanto in tanto nella memoria, in maniera tenue, raramente violenta.

Ed è questo il merito maggiore dei suoi quadri, il loro farsi arte: esagerare, rendere intelligibili sensazioni che la gente comune come me vive in maniera nascosta e che ha il piacere di vedere spesso in forme mai immaginate. Hai esagerato i miei ricordi, i miei fiori, le primavere e devo ringraziarti per avermi dato modo di oggettivare le rimembranze.

Sai qual è il fatto sensazionale di questi colori violenti, che ti si impongono, diventando non più un fatto personale ma universale? La stessa violenza di una rivoluzione, di ogni rivoluzione, che esaspera degli atteggiamenti, dei comportamenti per renderli espliciti. L'arte, quella autentica, è rivoluzione, è presa di coscienza per tutti. Grazie! Francesca Ettorre - Pietrapertosa

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Heart

oumade

Y

myeye

You

made

sh

my

ap

p i es

spirit fill

ed

I’ll take your kind images

for ever in my hea rt

Hai reso felici i miei occhi/colmato il mio spirito porterò per sempre le tue visioni/nel mio cuore Heart, calligramma di Teri, sul testo di P.J Frank, pittore, U.S.A 19


Yves Tarlet - Un universo di forme, di colori e di ritmi Dalla mia campagna in Borgogna tutta sfumata di grigio in questo giorno di nebbia, bellissimi ricordi, mi tornano alla mente: gli amici incontrati, una récital l’appassionato con un pubblico eccellente e soprattutto l'apoteosi della serata, la scoperta del vostro talento così personale, così originale e così femminile. Un universo di forme, di colori e di ritmi che si impone fin dal primo sguardo, rendendovi suo meravigliato prigioniero. È in tutta certezza un'assicurazione per l'avvenire. Io ne ho ancora pieni gli occhi, ed mio vivo desiderio far partecipi di questo mio entusiasmo i miei amici francesi… Sono stato sedotto, stregato

dalla vostra

pittura…Grazie per il vostro entusiasmo così comunicativo e per la gioia che donate.Vi auguro di proseguire con la stessa semplice eleganza

Yves Tarlet - Membro e conferenziere dell'Alliance Française Attore, direttore degli Stages nazionali di arte drammatica e di animazione culturale a Parigi

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E' una gioia per gli occhi e per il cuore vedere espressi così luminosamente i sogni, inseriti con la loro dolcezza in una natura tanto selvaggia ed aspra che ne risulta sorprendentemente ingentilita. Augusto Traversa- Direttore Centro di Studi Italiani per la Svizzera Zurigo

Renzo Maggi - La magia del caleidoscopio di Teri Volini Venti le opere esposte a Zurigo, realizzate tutte su carta, con tecnica mista: olio, inchiostro di china, tempera e carbone. Titolo della mostra, ‘La Montagna Stregata’; immagini e momenti che hanno come sfondo le Piccole Dolomiti Lucane. Nei quadri di Teri Volini - tutti di non grandi dimensioni - le forme, il disegno, i colori, cangiano, vivono come travasati nel tubo del caleidoscopio. Immagini della sua infanzia, sono visioni di colori e di forme che partono dal dettaglio per poi espandersi fino all'orizzonte. Teri è

una creatura dolce e acuta che cerca il bello nel luccichio magico dei

colori, così come fanno i bimbi. Nei quadri ‘Paesaggio con pannocchie’, e ‘Balcone una tenda’ , il caleidoscopio è fissato sui ricordi: tende trasparenti, pannocchie, uva mele granate, fiori, farfalle e colomb, colori e ricami meridionali, sedimentati in una cultura non retorica. Teri Volini stilisticamente è libera; Bonnard e Guttuso - per dire in sintesi un percorso lungo – le stanno dentro bene. Nel quadro ‘Alba a Castelmezzano’, la pittrice fa diventare ‘quinte’ le Dolomiti Lucane; sipari che vivono in un carico di ricordi che liberano un cielo carico di colori rosei, lividi ma al tempo stesso smaglianti. La sua arte è un esempio di riappropriazione non leziosa della cultura d'origine. Renzo Maggi – Realtà Nuova – Zurigo 21


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Armonia Me ha cautivado el suave colorido la ligera armonia de la forma primaveral con que se mezclan flores, nojas, muchachas, cortinajes, aire, sol, luna y mis propios ojos bailando ladulzura de su gaza

Jorge Navarro, Poeta cileno a Zurigo in omaggio a Teri

Traduzione dallo spagnolo e calligramma giocoso di Teri Volini in dono a Jorge Navarro e alla Poesia >> 23


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Egone Ratzemberger - Un'ariosa e delicata esperienza

Artista sensibile fine ad un'ampia, sofferente dinamica di contenuti e colori, abile e decisa nel ricercare e adoperare conseguentemente una nuova ed interessante tecnica - che viene chiamata poi a dar corpo, a formare interpretazioni ai riposti moti dell'animo - la signora Teri Volini è une rivelazione, un'ariosa e delicata esperienza di pittura sempre più matura, che nulla rifiuta delle grandi scuole del Novecento, ma si appoggia alla propria terra per una sua originale descrizione della realtà. Nè poi le parole sempre descrivono la squisita interpretazione e sensazione dell'occhio... Egone Ratzemberger - Console Generale d'Italia – Zurigo

LA SUA VENUTA QUI LE SUE INDIMENTICABILI OPERE DIPINTE CON ARDORE DI VENTO TENUI E CANGIANTI NEL COLORE UN MOMENTO BELLO GENTILE QUASI IRRIPETIBILE Egone Ratzemberger - Ambasciatore d'Italia in Columbia Calligramma di Teri Volini 25


Franco Solmi - Un'armonia cromatica di Luce mediterranea Ho avuto modo di rivedere un gruppo di opere della serie "La montagna stregata" dell'artista Teri Volini, da me già precedentemente conosciuta. La scelta delle opere è stata oculata e appropriata; esse si raccolgono intorno ad una linea di coerenza e di stile ben precisa. Il contenuto formale si risolve in un risultato che esprime una personalità netta. Una pittura non al di fuori del mondo dei movimenti artistici contemporanei; noto dei legami con la tematica figurativa post-espressionista tedesca e post-informale: una forza e una veemenza nel segno, un'arditezza nel colore, acceso e prorompente. Con una differenza sostanziale: nella pittura tedesca traspare "cattiveria" nel 26


significato figurativo, mentre nelle opere di Teri Volini c'è un'atmosfera lirica, sentimentale, che esplode sovente in un'armonia cromatica, tutta di Luce mediterranea, in cui cogliamo la presenza di luoghi irreali e fantastici ma, nello stesso tempo, sottilmente ed intimamente legati alla terra d'origine dell'artista. Forse una Lucania ideale e desiderata.. Paesaggio dell'emozione o emozione del paesaggio? L'interrogativo può legittimamente porsi per Teri Volini, per le sue soluzioni svarianti tra il reale e il fantastico e fra la sapienza del gesto e l'impetuosa accensione cromatica che infrange gli ordini rituali fino a raggiungere le tensioni di un controllato informale. Credo che questa pittura abbia un respiro non provinciale e possa essere esposta a Parigi come a Londra in quanto il suo linguaggio è internazionale. Mi piacerebbe vedere i futuri lavori di Teri Volini, magari di grandi dimensioni: penso che non le manchino doti di grande tenacia e coscienza professionale, senza le quali non è possibile superare le difficoltà, anche obiettive, nelle quali s'imbattono molti artisti meridionali che appaiono spesso sulla scena dell'arte con la velocità di una cometa per poi misteriosamente scomparire Franco Solmi, critico d'arte, Bologna

Vittorio Sabia - La Montagna Stregata ad Arles Emergono dal fondo della memoria i colori, le forme irreali, i fiori e le montagne incantate di Teri Volini, quasi un esame continuo, giorno dopo giorno, con la propria identità. Una sorta di introspezione alla ricerca di un mondo fantastico che si trasforma in un'armonia cromatica di grandissimo effetto che sottolinea l'origine mediterranea di questa pittrice dalla grande vitalità. Le montagne della Basilicata - che del resto diventano subito trasparenti - sono il pretesto per trasferire sulle tele immagini e sensazioni che lasciano intuire la vera 27


essenza del messaggio pittorico: l’esigenza di comunicare attraverso i colori, una intensità di sentimenti che hanno radici profonde, intimamente collocate in una memoria fatta di sogni, di suggestioni, di antiche tenerezze che solo chi ama la natura può cosÏ gelosamente conservare. Una pittura che coinvolge e affascina al tempo stesso, che sa di poesia, intensa, ricca profondamente e forse anche esageratamente esplosiva, ma

sempre

sapientemente curata. Non a caso Teri ha trovato consensi notevolissimi non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Francia, dove l'affermazione di pittori dal gusto raffinato del colore ha fatto scuola. Vittorio Sabia - Direttore Cronache Lucane

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Pino Anzalone - La Fiaba di Teri Volini

Teri Volini racconta con tutte le suggestioni di cui sono capaci i suoi coloratissimi quadri, la fiaba di una giovane donna che scopre di amare immensamente il proprio paese, nel cuore di quel suggestivo anfiteatro e che chiamano piccole ‘Dolomiti lucane’, e lo ammanta di luci, lo scompone nelle sensazioni che riesce a suscitare, lo inghirlanda di fiori variopinti, intenerendolo con voli di farfalle e ali bianche di colombe. La pittura di Teri Volini è innanzitutto una conquista interiore. Gli accentuati cromatismi che la pervadono, sono il risultato di una lunga e sofferta ricerca. La grande sensibilità di quest'artista la porta ad affacciarsi al balcone della vita vissuta, per coglierne, sull'onda dei ricordi, e le emozioni più intense e specialmente le tante illusioni che le suggeriscono il proprio mondo di ieri e le esperienze, oggi bellissime e irripetibili che esso le ha riservato. Mentre osservi i quadri di Teri Volini avverti una sensazione di sogno, il sogno di donna che scruta nel suo intimo e ripercorre a ritroso il tempo, per poi consegnare all'osservatore distratto una serie di fascinose presenze e visioni che sprizzano riverberi, si riempiono di petali, quasi fremono sotto l'influsso di antichi e nuovi stupori.La fase che sta vivendo l'artista è forse la più sofferta ie tra le più interessanti. La si vede maturare artisticamente, ma si avverte anche il suo disagio, una sorta di timore a portare avanti una ricerca condotta in modo serio, senza alcun cedimento o concessione, per se stessa o per altri. La critica avveduta già si è accorta di lei, e oggi sta riscuotendo i primi successi. Anche questo entra nel conto della favola che ha in animo di narrare

con un suo cromatismo acceso e

struggente, le magiche evanescenze dei suoi cieli e delle sue montagne, la dolcezza dei fasci di fiori e di erbe, e, infine, l’ammaliante semplicità del suo linguaggio. Pino Anzalone - Direttore La Gazzetta del Mezzogiorno

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Marc Sommot - Lavoro minerale, pittura dinamica di Teri Volini “Dove nascono i narcisi”, “La canzone dell'Oleandro”, “La casa del ragno”, “Notturno con frutti e granate”, “L'arrivo dell'estate e dei sogni”: ecco alcuni titoli delle opere che Teri Volini esponeva nel mese di agosto presso la galleria "La Rose des Vents" di Maïté Dubocquet. Nei dipinti, che hanno origine nel suo paese natale, nei suoi sogni di fanciulla nei quali la montagna diviene "stregata", Teri Volini dispone una miriade di colori fosforescenti, che s'intrecciano all'infinito. Pittura dinamica, lavoro minerale, esuberanza delle pennellate, all'incrocio tra l'impressionismo ed il figurativo: Teri Volini invita ad immergerci nei suoi sogni, senza chiudee nessun orizzonte. A coloro che oltrepassano le barriere, Teri Volini offre un mondo particolarissimo, dove il gioioso si mescola al tragico, ma senza mai aggredire, senza mai imprigionare. Un procedimento originale, dove la sguardo può facilmente lasciarsi ammaliare. Ma non è forse proprio questo il desiderio dell'Artista?

Marc Sommot Direttore "L'Eveil de Provence" Arles en Provence – France

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Al di là delle montagne

Il colore porta sempre con sé il movimento, lo spostamento. Poi il Rosso e il Nero andranno al di là delle montagne al di là dei vulcani per impadronirsi di forza e di calore. Emenegilde Zaccaro, Arles en Provence

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Max Clamour - La pittura dell' Essere Pittura universale, atemporale, cosmica. Questo il trittico che mi hanno suggerito i quadri dell'esposizione "La Montagna Stregata", nel momento in cui li ho scoperti, nel mese ad Arles, mia città natale e capitale della Provenza. L'opera dell'artista-pittora Teri Volini esce dai sentieri battuti dell'espressione personale di un artista in reazione o in conformità con la sua epoca.. Essa si manifesta con un vero fuoco d'artificio di colori, tratti dal cosmo che ci circonda. La sua pittura è... arcobaleno. Le forme non sono né astratte né figurative. Esse sono.Esistono al di fuori della relatività del tempo e dello spazio. Permettono di percepire l'esistenza di qualcosa che va al di là dei nostri sensi, che questi, relativamente alle umane possibilità, non ci permettono di raggiungere, di esplorare, di conoscere. I quadri della "La Montagna Stregata" rappresentano la pittura dell' "Essere" e non la pittura del "Volere". In questo hanno catturato la mia attenzione. Ero venuto in forma ufficiale per inaugurare una mostra. Ne sono uscito entusiasta della pittura di Teri Volini. Max Clamour – Arles en Provence – France

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A Teri Spiga di grano colmo di ardore solare vivi tu frutto e fiore acqua montana che canta al vagabondo desiderio dell'essere.

Doni presenza alla canzone dei giorni vibranti nel mistero delle tue tele.

Fatte di colore e di calore si abbeverano del mistero del tempo...

Vi riconosco i gusci primordiali del mondo hessiano uno scavare nel profondo per cercare l'essenza e proiettarla nel mondo magico dei colori.

Sei come Knulp il vagabondo dei boschi libero e felice di appartenere alla natura maestosa al silenzio della terra al mattino uscio del vento... Cecilia Coppola 34


Cecilia Coppola - La Montagna Stregata "La Montagna Stregata" mi venne incontro in tutta la sua bellezza di luci, di colori, di cromatismi, di significati. Un momento di magia, un'evoca-zione fiabesca in un'atmosfera che invitava al sogno. Mi tingevo dei suoi colori e provavo a viaggiare con gli occhi immersi nelle tonalitĂ dei dipinti. Ardevano di fuoco i crepuscoli, i colori secchi dell'autunno incidevano le tele e pareva udire il vento fra il fogliame rompere il silenzio innamorato dei boschi. Anche il canto degli uccelli si era fermato nelle tele in un orchestrale impatto di parole e l'azzurro del cielo si attorcigliava alle sue creature d'aria, quasi un manto dove distendere la stanchezza di viaggi lontani. Sembrava che, al sole e all'ombra, Teri avesse tessuto con i suoi colori gridi di luce, le vesti della terra, risalendo dalla danza delle foglie, dall'intrico di foreste al pulsare celeste del cielo. La freschezza della sua pittura s'inerpicava lungo i pendii, ne balzava a pennellate sicure, nervose, ora sinuose e serpentine, un'esplosione di movimento che creava atmosfera e generava un impulso scintillante d'energia cromatica Su tutto sovrastava la montagna, in un delirio di colori che ne rendevano viva la voce e la stessa anima rupestre. E la montagna diventava corrente di colori che scendevano nell'anima dello spettatore e lo conducevano a ricordi d'infanzia o a sentieri di pensieri dove si concentra l'aroma della natura, in tutto il suo sorriso di fiori, di erbe, di luna, di sole, di nuvole, di vento, di palpito di vita. Magnetica, grandiosa, creazione viva, mandava il suo eterno messaggio di bellezza. E fu questo che mi colpĂŹ. Ricordai il re Consroe, che nello stupendo poema persiano ShonamĂŠ sceglie di morire sul picco di un monte. I migliori paladini vanno con lui per scongiurare la morte, ma Consroe scompare in un vortice di neve e nulla possono i valorosi. Resta solo il silenzio della montagna, a suggellare la grandezza di un re e la sua resa all'ineluttabile morte.

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E la montagna diventa essa stessa personaggio e non sfondo, creatura partecipe di un destino. Ma non solo nel mondo persiano ed arabo (Le mille e una notte) troviamo la montagna come fulcro di azioni e centralità di messaggi, ma anche nel mondo biblico ed evangelico e poi ancora, in una corsa nel tempo, arriviamo ad Hermann Hesse e a Knulp, il personaggio che si rifugia nei boschi sui monti che portano all'azzurro cielo come là in alto il mondo dovesse finire. E non basta. La montagna ha affascinato i poeti di ogni tempo, ricordo dei versi bellissimi di Neruda, nella sua lirica Paese :"L'ombra di questo monte protettore e propizio mi copre come una coperta indiana fresca e rurale, bevo l'azzurro del cielo coi miei occhi come un agnello succhia il latte..."E ancora Luciano Luisi nella sua raccolta La sapienza del cuore: "Già sale il vento, già l'autunno preme sugli alberi e tu monte, ti copri le braccia e il seno, il tuo mistero cresce. Un presagio di pioggia è fra le nuvole. Con te vorrei scendere ora nella conca dei prati che sconfinano..."C'è in tutti un sentimento d'aurora, proprio perché la montagna è l'incarnazione della natura in tutta la sua solitaria, maestosa, magica bellezza. I silenzi delle vette innevate che si stagliano nei cieli dell'Asia mi colmano ancora gli occhi e mi pare di toccare l'anima gigante. E nelle tele della pittrice si avverte questa voce sola e selvaggia che si erge nei crepuscoli in ventagli di colori, colori che poi si stemperano nella sinfonia della primavera nascente e hanno il sapore dell'acqua, la lucentezza delicata dei fiori di campo, il mescolarsi delle erbe tenere e cedevoli ai soffi del vento. Anche le farfalle cedono il colore delle ali e diventano esse stesse fiori petali delicati che basta un soffio per far volteggiare. È una rete sottile e magica che Teri tesse nei suoi quadri che si dispiega nel colore del cielo, dopo essere immersa nell'anima della pittrice e averne estratto i suoi sentimenti più potenti. Non è facile rendere immediate le sensazioni servendosi dei colori, se non si è veramente artisti, se non si sente il messaggio di ciò che ci circonda e ci si sintonizza sulla musica che esso emana. Teri ha questo potere e lo dimostra con 37


una semplicità che è proprio sua, che si rivela nell'atteggiamento sereno, nella dolcezza dello sguardo, nella vivacità dei gesti che le mani disegnano nell'aria come danze di magiche creature dei boschi.Fu come una creatura dei boschi che mi si presentò, con un cappello di paglia che le ombreggiava gli occhi e un fiocco che le cadeva su una spalla. Mi sembrò un personaggio delle mie favole, un personaggio benefico che vuole e lotta per la bellezza della natura, senza far violenza, ma con la magia del suo pennello, che intinge soprattutto al colori della sua anima. Confesso che oggi non ho visto i suoi quadri, ho scritto ciò che leggo semplicemente ricordando. Ed è cosi chiara e nitida l'immagine che mi pare di vederla anche ora che vi parlo. Questo è importante perché dimostra come Teri sia veramente un'artista che lascia un segno nell'animo dello spettatore, un segno che non si cancella ma che s'incide nel tempo perché porta alla riflessione e ad un momento costruttivo.Cecilia Coppola, scrittrice, Piano di Sorrento (Na)

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Felicia Sangilli - Un conflitto vissuto nel colore In un groviglio di luci, di sfumature, di cromature, ecco apparire delle forme di immagini lontane impalpabili evanescenti: montagne, boschi, i bulbi, fanciulle immerse nel verde, tratti di donna calati in un gioco di colori; valori ben conservati, irriducibili e parti di un io in evoluzione, tratti di un’ esistenza vissuta attraverso la natura, assunta come riflesso di stati d'animo, inquietudine profonda. Un mondo sofferto e portato dentro lungamente, prima di esprimerlo sulla tela Guardando le opere di Teri Volini, ho l'impressione di leggere una fiaba. Riesco ad interpretarle come un conflitto vissuto nel colore. Si passa dai toni piÚ tenui a quelli piÚ forti, quasi per carpire il susseguirsi di stati d'animo che tengono in continua tensione l'Artista.

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Teri intensifica i suoi palpiti per esternare ciò che sente nel profondo: cosicché i colori e gli effetti luminosi, filtrati attraverso i diversi stadi stadi della vita, rivelano una personalità inquieta ma non confusa, alla ricerca di un equilibrio nei ricordi o nella realtà. Una pittura non immediata, ma che immediatamente comunica un'emozione. Universale nel trasmettere la nostra realtà più profondamente umana. Un'arte basata sull'affermazione della vita psichica dell'Artista, dove il passato coma storia non è più recuperabile se non nella memoria e si trasmette con una fantasia ed una stravaganza ana-cronistica, serbando i valori di quella storia, passando da uno stato di coscienza a un altro, nella ricerca della verità e dell'assoluto, e, spaziando, supera sé stessa. Felicia Sangilli - poeta- Bernalda (MT)

Giovanni Oliva - Una dimensione tutta nuova della lucanità È, quello di Teri Volini, un sano sentimento di donna che non può essere delimitato in un "femminino" né genetico, né culturale/ esistenziale di maniera;, superando tali banali steccati, esso pulsa di afflati umani non semplicistici, ma d'una genuinità di portata universale e generazionale, desiderosi solo d'un irraggiamento totale, nel rispetto della propria origine e dei luoghi nativi. L'arte di Volini è la grande anima che prorompentemente esce dal chiuso del piccolo corpo per farsi messaggio spirituale, sostanza. Una simile pittura, così ricca di colori forti che vanno dal rosso, al giallo, al verde, al chiaro-scuro, denota il possesso di una fantasia che ha in sé l'esplosione armoniosa dei mille colori, al pari di un vulcano dalla cui bocca esplode non materia ruinosa, bensì una miriade variopinta di tentacoli di un caldo sentimentoche appassiona, avvolge e coinvolge chi adesse si avvicina. Rifuggendo da ogni ostentazione, c'è in Teri una volontà di rivisitazione dei grandi temi che richiamandoci a una nemesi ecologica, denunciano gli un nostalgico 40


ritorno ad una natura incontaminata- oserei dire "incantata" - e scoppiante di salute e vigore. L'arte di Volini supera ogni ristretto limite del geografico e del pregiudizio, in una niente affatto opprimente identificazione della montagna lucana con la montagna del mondo, dove colori e natura si fondono in modo indistinguibile. Sicuramente estranea ad ogni leviano ricordo, Volini esprime la sua lucanità in una dimensione tutta nuova. Giovanni Oliva – scrittore - Bernalda (MT)

Bernardo Panella - Sottili enigmi della memoria e del sogno L'artista lavora intorno al tema della montagna come intorno a uno spartito musicale, le cui variazioni sono in quelle tavole che di volta in volta celebrano, evocandolo, il fascino della natura montana, solitaria e assorta, insieme ai sottili enigmi della memoria e del sogno di una bambina che si lasciava coinvolgere in sensazioni misteriose come in una realtà assoluta e astraente. La montagna è chiaramente, nell’artista, un motivo lirico, che ritorna nella fantasia commossa e si fa immagine di un’ altra realtà: di ieri, di mai o di sempre, ma altrove.. Invano si cercherebbe, in quei segni aggrovigliati eppure leggibilissimi, in quelle giustapposizioni di elementi mnemonici, in quelle sovrapposizioni di immagini, la documentazione materiale di una realtà: non è quella la via dell’arte. Resta

invece l’indistinto del sogno, del fiabesco, a

documentare, questo sì, il senso dei luoghi come sostanza di vita vissuta intensamente. Recuperare il senso del passato equivale a inventare la fiaba, dare corpo alla fantasia.. Bernardo Panella

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Valeria Marchisio - Ora è tempo di riposare È sintomatico che gli studenti di una scuola media inferiore, coinvolti in una originale sperimentazione di un intero anno, abbiano saputo decifrare nel modo più sorprendente le opere che la pittrice Teri Volini ha sottoposto alla loro attenzione, tanto da creare per ogni periodo della produzione dell'artista, tènere e vibranti liriche che sanno d’arcano.L’incontaminata sensibilità dei giovanissimi poeti è sotto molti aspetti la stessa di Teri Volini, che sa ancora guardare intorno a sé con gli occhi dell'innocenza e dello stupore, riuscendo a carpire i segreti più riposti e a riprodurre il miracolo di una natura esplosiva, dove c'è una festa di colori, di suoni e di luce. ‘La Montagna Stregata’ non sta a rappresentare solo l'incanto delle Dolomiti locane: la poetica della pittrice trascende in luoghi e tempi, fissa l'universale; la forza della suggestione di queste creazioni è tale da farci intuire, quasi con un sobbalzo, quanto di essenziale possiamo aver ignorato, presi nell'ingranaggio del quotidiano.Ora è tempo di riposare, di dipanare le nostre angosce, di lasciarci guidare dalla mano delicata e al tempo stesso salda di Teri Volini per vivere il sogno Valeria Marchisio, giornalista. - Potenza 42


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Pittogramma di Teri Volini sul testo della piccola Anna Maria Martorano Nolè, alunna 2a classe Scuola media Leopardi - Potenza

La Tenda Azzurra La Montagna ha i colori del sogno Una giornata di sole un balcone uno scialle sulla sedia degli uccelli che volano montagne che si vedono là, lontano È una giornata di splendore. Una giornata di sole un balcone uno scialle sulla sedia degli uccelli che volano montagne che si vedono là, lontano È una giornata di splendore 44


Giammichele Luna - Prima del risveglio Gentile Signora, ieri sera mi dovettero pregare di venire a vedere i suoi quadri. Non esco volentieri di casa. E comunque fui stupito che, passando sopra i miei pensieri del momento che sono altrove, i suoi colori avessero potuto darmi una sia pur piccola sensazione. Come le dissi, le figure, i colori, i profili, mi sembrarono tutti come immersi nell'acqua. Ma quello che più conta è la seconda impressione che ho delle cose, quella che proviene dalla successiva elaborazione dello stimolo ricevuto. Cosi, stamane, grigio lunedì nuvoloso, senza voglia di aprire il testo di neurologia, quasi senza voglia di vivere, ho aperto invece il romanzo di H. Hesse seguitando una febbrile lettura iniziata due giorni fa. Si tratta del romanzo "Il lupo della steppa". Ho letto distrattamente un po' di pagine. Poi, all'improvviso, mi sono fermato interdetto: davanti a me, sul tavolo era rimasto il cartoncino con sopra riprodotto il suo quadro con i cavallucci azzurri e, nel libro andavo leggendo: "E così in quella notte di tenerezza risorsero molte visioni della mia vita tanto povera e vuota e a lungo senza immagini. Ora, magicamente dischiusa dall'eros, la fonte incominciò a versare immagini a dovizia e per qualche istante rimasi senza fiato a vedere con tristezza quanto fosse ricca la pinacoteca della mia vita, quanto fosse stata piena di astri eterni e di costellazioni” Leggevo e alzavo gli occhi verso il suo quadro, verso la sua “Montagna Stregata”. E poi con cresciuta sorpresa leggevo ancora: "L'infanzia e la mamma mi apparivano tenere e trasfigurate come una montagna lontana e perdutamente azzurra... olezzanti e sovrumane, come ninfee affioranti dall'acqua, mi giungevano le figure di molte donne che avevo amato, desiderato e cantato..." 45


Si, questo è il suo quadro. Ora io lo vedo, ora lo capisco. Capisco ciò che è per me. E più sotto Hesse seguita: "Quelle visioni, centinaia e centinaia con e senza nomi, ritornavano tutte, sorgevano giovani e rinnovellate dal pozzo di quella notte d'amore e io capivo, dopo averlo dimenticato... che erano il vero possesso e valore della mia vita, che si erano conservate incorruttibili, che erano avvenimenti diventati astri del firmamento che io potevo dimenticare ma non distruggere, e la cui serie rappresentava la leggenda della mia vita, il valore indistruttibile della mia esistenza. E poi ancora: "Ma in quella notte, per la prima volta... la mia propria vita mi fissò con occhi raggianti nei quali vidi che il mio destino era di nuovo affidato al caso e i rottami della mia esistenza erano un frammento di divinità”. 46


“La mia anima riprese a respirare i miei occhi a vedere, e per un istante ebbi l'intuizione fiammeggiante che bastava raccogliessi il mondo delle immagini disperse, elevassi a visioni tutta la mia vita... per entrare anch'io nel mondo delle immagini ed essere immortale”. “Non è forse la meta verso la quale ogni vita umana è un tentativo di rincorsa?" Vede, signora, certe volte ci appare quella strana corrispondenza tra le parole e le immagini fra la letteratura e l’arte, che fa sì che l’una possa “spiegare” l’altra, che l’una “contenga” l’altra e che ciò si realizzi per noi casualmente, miracolosamente… O forse è solo la nostra anima ad essere già incline a realizzare in se queste affinità. Oppure c'è una superiore unità di tutte le cose che si disvela solo rare volte. Accade nella vita, nell’arte o nella letteratura ciò che accade a volte nella musica. Compare una piccola, divina traccia d'oro che prima non si era notata. Succede cosi nel concerto K622 di Mozart o in certi passi del Messia di Haendel, ma anche nelle misteriose melodie dei quartetti di Schumann o nel terribile trio op. 100 di Schubert. Quest'ultima è una musica tesa, cupa, umida, tenebrosa, fredda come la neve. E, in essa, a volte, si sente una piccola frase celeste, luminosa, perfetta. Così, per un istante, si scorge l’unità di tutte le cose e la pace si siede tra gli immortali. L’anima riprende a respirare, gli occhi, a vedere… Giammichele Luna- - Potenza

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Salvatore Sebaste - Lo Spirito è ovunque, nell'animo dell'essere umano come nell'albero e nella roccia È durante le visite estive alle natie piccole Dolomiti lucane che tornano alla mente di Teri Volini le vallette dei narcisi della sua infanzia, del campo delle fragole, le storie fantastiche raccontate dalle contadine del suo paese, le storie di magie, di folletti e gli gnomi che si aggirano monti, delle streghe che vivono nelle cvaverne dispensando filtri d'amore. Realizza allora una serie di dipinti che hanno come soggetto la Sua montagna, la“montagna stregata”. La ricerca in queste opere sposta la sua attenzione verso la natura e il suo rapporto continuo con l'essere umano. Nella prima fase sono ancora chiaramente riconoscibili elementi figurativi, benché espressionisticamente distorti e inseriti in un complesso carico di allusioni quasi magiche. L'artista incomincia a dirigere la sua ricerca verso i labirinti dell'inconscio e sulla creazione artistica e in grado di portarli alla luce. Nell'ultima fase della sua ricerca, le opere diventano quasi un atto spontaneo in cui l'artista si trova coinvolta cercando di realizzarsi nel quadro stesso. Incomincia ad apparire una libertà caotica con cui colori e linee si dispongono “da soli” sulla carta. Nelle opere recenti si evidenziano neri reticolari, segni che divengono scrittura o movimento energetico dettato dalla mente. Riaffiorano ricordi di alberi e siepi, l'azzurro a trasparenze di cielo, il verde fremito d'erba e di campagna; ma nell'astrattismo c'è un mondo che vive con l'immagine di una memoria che non è mai pura , mai senza ricordo. L'artista non ha abbandonato la figurazione, e ciò lo testimoniano alcune opere dove la realtà sensibile riaffiora più apertamente seppure in un contesto sempre più fantastico, ricchissimo di simboli e di suggestioni.

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Ascendenze orientali

si leggono nelle sue opere, portando in eredità alcuni

elementi filosofici di quella parte del mondo, come "lo spirito è ovunque, nell’ 'essere umano come nell'albero o nella roccia"oppure "insegna a ricercare nella natura

l'aspetto

ideale,

espressione

dell'anima

dell'universo,

al

di

dell'apparenza esteriore". I quadri più recenti evidenziano una sottile continuità di toni variamente graduati, tocchi di pennello volta in volta secchi e decisi o morbidi e leggeri,, il gusto di sottili arabeschi impreziositi dalle velature: il tutto controllato e al tempo stesso reso aereo, movimentato. Dalla superficie quasi levigata vengono fuori elementi come grandi fauni, donne e un'infinità di elementi fantastici Teri ama le sue radici, ama la sua montagna stregata, la natura, della quale parla con emozione e come una farfalla si posa leggera sui fiori portando nello spazio di polline che depositerà sulle montagne dell'universo… Salvatore Sebaste – artista- Bernalda 49


Queria ser un pirata chino hacerme un collar de islas maravillosas donde hubiera mujeres color de ciénaga Y pajaros rabiosamente musicales da Ilka Kupkin di Leopoldo Marécha Dedicata a Teri Volini da Cinzia Zungolo, per Giardini di Mare e di Terra Calligramma-pittogramma di Teri Volini Volevo essere un pirata cinese e farmi una collana d’isole prodigiose dove le donne avessero il colore del fango e vi fossero uccelli rabbiosamente melodici

Cinzia Zungolo - Giardini di Mare e di Terra Fabulazione, mito, analogia: il lessico della asistematicità creativa avrebbe buon corso accompagnando i suoi propri ritmi alle atmosfere coloristiche nella pittura di Teri Volini. E lo farebbe scavalcando le categorie dello spazio del tempo, tra boschi e sottoboschi, fondali marini, in buona sostanza tra giardini di mare e di terra, prescindendo a schedature di tipo biologico o strettamente geografico. Soltanto un pretesto coloristico regola la sintassi di questi affollati insediamenti zoo-fito morfici: creature cangianti nella facies, sorprese in un habitat irreale, acceso di luci fluorescenti… mentre si divincolano, in percorsi fitti di umori, vapori, folate e turgide increspature di superfici, persino gli improbabili abitatori del mito. Tutto ispirando quel senso di contaminazione che è proprio dello stato di natura.Il magnetismo di alcuni particolari crea isole di godibilità all’interno di una situazione più articolata, nel trittico, nella singola tela, lungo le pendici di taluni contorni trasfigurabili in ninfe e vaghi profili, materializzazioni ultime della vita . 50


Panteismo cosmico dunque la chiave di lettura, o più semplicemente forte vocazione all’ambiguo, al dato transitorio, sinonimi del concetto stesso dell’esistenza. Premesso che la vita biologica non riassume i complessi valori della realtà;è impensabile, ottuso, prescindere dall'esperienza poetico - creativa dell'inganno della mistificazione, il gioco di questa ennesima creazione semina più dubbi di quante gemme e schiere di pollini la natura nutra nei suoi cicli. La vita dell'apparenza e del sogno ha in odio quel che somiglia a legge. Così, nelle tele di Volini la luce, in primis, da un secolo almeno responsabile della frantumazione programmatica della forma, mina progressivamente il portato 51


semantico univoco del segno e del colore. Nella luce un carattere artificiale – uso il termine in senso altamente positivo - è la traduzione in chiave estetica della necessità di costringere la natura a mostrare il meglio di sé. Talvolta di migliorarsi con stimoli narrativi e apporti culturali ormai ampiamente definiti, da cui il ricorso automatico – in Volini - al mito e alle raffigurazioni vagamente antropomorfe, segno che l’uomo realmente ha preso atto di misteriose presenze. E la tecnica, faticosa, minuta, con cui Teri Volini realizza le tele non può che confermare un dato: il magma vitale, vero oggetto delle opere, cosparso in più strati di colore, si appunta in superficie attraverso minuti tocchi di pennello vicinissimi, risolvendo la friabilità dei colori in una gioia della decorazione. Ma decorazione significa pure ansia o scommessa di perfezione e genialità; partecipazione al compito, per tutti uguale e diverso, di cantare la vita, meglio ancora, di in - cantarla.. Cinzia Zungolo, scrittrice, Potenza

Lucio Tufano - Il Colore delle donne Quando si capì come i colori fossero l'anima poliedrica della luce, lo spettro delle tonalità che vanno dal rosso all’ultra viola, e caratterizzano il raggio della luce dentro il suo diametro scomposto dal prisma di cristallo, si pensò - come accade per le scoperte più importanti - alla immensa complessità del progetto che il divino ha posto in essere nel chiamare luce il giorno e ombra la notte. Con la luce e il giorno, colore supremo, furono dipinte tutte le cose ammirabili: d'oro il sole, d'argento la luna, l'aurora rosata, le stelle, i segni dello zodiaco e il rinnovarsi delle nuvole, i circoli celesti maestosi e veloci. Da allora la storia stessa della luce è quella di un lento, progressivo mutamento di colore, in sintonia con i colori del cosmo: dal blu del fuoco originario al rosso ed oltre, dove la luce diventa tiepido calore. 52


La vita stessa della donna si colorò dei sogni della sua fiaba, sino ai colori dell'inconscio collettivo, al mondo dell'infanzia di bambole e di giochi, da Cappuccetto Rosso a Biancaneve a Rosatea, alla Bella Addormentata, alle fiabe turchine, verdi, rosse, alle ninfe, alle divinità che popolavano le acque, il mare, i monti di le creature del bosco; alle tortore e alle colombe, ai fiori dei giardini incantati… Dalla fiaba antica di Apuleio, che narra l'amore forte e appassionato di Psiche, ad Antigone, Ifigenia,Cipride, a quella di Anacreonte e Teocrito, Ovidio e Catullo. Una forma di tenero amore, un bisogno di tenerezza, sempre più accentuato nelle donne e che al massimo grado per ciascuna di esse può estendersi a tutte le cose possibili: alle stoffe, alle rose, alle orchidee, ai velluti, alle penne degli uccelli più rari e più belli, ai cuscini gonfi, ai prati e ai divani, ai fazzoletti e agli abiti, alle pietre dure, alle gemme più preziose. Un modo di riferirsi ai gusti, al piacere, all'Eros originario ed elementare, al dio pagano della vanità e della brama della sempiterna giovinezza. Su uno sfondo mitico riferito alla fecondazione e alla nascita, la donna assume una dimensione cosmica, che la mette in connessione con il giorno e con la notte come perno essenziale. Il colore e la donna al centro della conoscenza cosmologica, psicologica, mistica, religiosa, simbolica quindi, e di cui hanno parlato i profeti e i poeti, hanno operato pittori e musicisti nell'esaltazione di lei, della sua funzione distaccata dalla quotidianità e proiettata sullo schermo vario e grandioso della natura. Ecco perché l'idea di accostare il colore alla donna è pregna di ispirazioni e di stimoli filosofici poetici, surreali e metafisici. Il colore delle donne riapre pagine e paragrafi di un nuovo e nel contempo antichissimo e misterioso libro sul colore delle divinità, sull'aspetto delle chiome femminili tramandate negli affreschi nelle tele più celebri, quelle sacre quelle cosiddette profane, le Maye desnude, i visi, le membra e gli sguardi delle mitologiche statue di carne; di silfidi, figure in onice e in alabastro, quelle che a 53


piĂš riprese hanno popolato i poemi epici cavallereschi, ariosteschi, romantici e moderni, come i raffinati aereoliti di Cibele, Astarte, Afrodite, Anaetis, Berecinzia, Iside, Demetra, Ecate, Persefone, Urania Luna, Venus Coelestis, Anna Perennis, Bellona. Colore, insomma, non nel senso contingente dell'ambito pittorico, bensĂŹ come universalitĂ , desiderio delle donne di dare colore alla vita, alla notte, all'amore e alle vicende cui esse sono intimamente legate. Lucio Tufano - Potenza

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Pasquale Totaro Ziella - I Fosfeni Pittorici di Teri Volini L'aria e l'acqua, il fuoco e la terra, la flora e la fauna, la donna e l'uomo sono i primari e i primati essenziali ed umorali della pittura voliniana che ingravidano le tele e le riempiono di una filiazione sciamica fittissima e apparentemente caotica che poi genera un mondo di luce. Una luce acquatica che si muove nelle alghe del colore a brillare le forme e le figure con la sostanziale apparenza di una realtà esoterica ed esotica, fiabesca e affabulata; una luce lenta che penetra nei barbagli a mimetizzare le forme che si scoprono uniche ma anche universali, parti ma anche tutto. Una luce sorda, siderale, che crea lo spazio nella mancanza di spazio, che sostituisce uno spazio immaginato con uno spazio fittizio che è tutto incarnato in un bestiario vegetale fortemente simbolico quasi a delineare una pittura altamente tensiva, altamente compositiva, altamente armonica, altamente sinfonica.. L’aria è acqua e l’acqua è aria: l’aerealità e l’acquaticità sono la condizione vivente del mondo voliniano. Poi arriva il fuoco e Volini prometeicamente incendia tutto con i suoi gialli, i suoi azzurri, i suoi rossi. L’aria e l’acqua s’illuminano d’immensità, gli alberi e i fiori e i frutti crepitano di laghi di schegge di luce mentre i cavallucci marini, i corpi femminili passano da ritmi ondosi a vorticose trasparenze cosmiche. Poi arriva la terra e si fa pulviscolo e polline, semina ombre di montagne e colline e pianure e fondi marini, genera corpi magnifici e splendidi: corpi chiari, corpi lunari. Poi è il cosmo: una pioggia cosmica cade finemente e fittamente su tutte lecose dell’universo, come miele le avvolge, le tempera e le stempera sino a ridurle a favi di luce che sprigionano colate e lampi cromatici. Poi è l’universo, fatto di tanti nidi di stelle e di meteore , di tanti nuclei incantati, di 55


tanti buchi neri, di tanta energia che si orchestra e attira - e ci attira - in un vortice policromamente sonoro che si fa e si disfa, che si crea e si annulla in un gioco di ricerca e di mimesi fantastica e meravigliosa. P.Totaro Ziella, scrittore e poeta

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Lucio Tufano - Le Galassie terrestri Alternanze, ininterrotto ansito delle pulsazioni, attimi tesi, rapidi, unitari del respiro bilogico; contrazioni, trama degli istanti segnata nel tessuto, organi, cellule, fibre ..Funzioni vitali e ritmi dell'universo? Respiro naturale legato ai cicli astronomici del sonno e della veglia, migrazioni, riproduzioni, metamorfosi? Decifrare il ritmo della foglia, della stella e della luna crescente che fanno vibrare ogni cosa e provocano l'alta marea delle erbe e delle polle vegetali, animano le ninfee, l'iris e le felci, i fiori e i frutti, le foglie d'acqua, le fragole e il nardo, i festoni e le ghirlande; il liberty delle natura: fiaba terrestre dove aleggiano silfidi, fate, folletti, gnomi e mille altre creature. Nella logica del mito, ai confini del mondo, la fiaba presidia il giardino contro le devastazioni e le perturbazioni degli uomini, del tempo, della morte. Fuori dalle direttrici della storia, al di là delle contrade della guerra e delle invasioni, lontano dalle residenze abituali e dalle dimore dei guastatori e dei folli, l’Eden ha sempre alimentato l’utopia di un nostro insperato soggiorno. Notturna pittura di Teri: strisce luminose, formicolanti di innumeri stelle; universi– isole kantiani, ponti di vita, corridoi e vasi comunicanti tra un quadro e un altro, galassie di humus e foschie, microcosmi viventi, acquari e germogli, petali, rugiade, ruscelli, zolle, spighe, steli, cirri, cefeidi e nereidi, silhouettes, gocce d’acqua, di cespuglio, gocce di stelle e di rane, deflagrazione dell’universo verde... Essenza dell’etica ecologica. Pulviscolo di particelle floreali gettato con generose manciate nelle fasi di germoglio dei prati, delle siepi, del bosco. Sono le galassie terrestri, le galassie dello stagno, che cattura il notturno quando lo spettroscopio le riscopre… Lucio Tufano, giornalista e scrittore, Potenza 57


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Giorgio Seveso - Una misura lirica della sensibilità Nel carteggio personale dell' artista sulla mostra itinerante dell'86 "La montagna stregata", figura una nota singolare di Pierre Restany che così scriveva: «... capisco che il rapporto con la Lucania e soprattutto con questo eccezionale "angolo di natura" che sono le Dolomiti Lucane abbiano esercitato sull'artista un fascino profondo e determinante. Le parole, cosi convincenti, scritte dal mio amico e poeta Cesare Vivaldi sono limpide e belle...». Fu proprio Vivaldi, infatti, a sottolineare come le "carte" di Teri Volini siano «popolate di memorie e di fantasmi: oggetti, animali, volti, fiori, rivissuti con colori caldi e forti e insieme impalpabili, aggallanti su una fitta trama di segni neri come da listelli di piombo di una vetrata accesa di luce, o districantisi da essi come da una ragnatela». Se è ben vero che il centro ispirativo della sua poetica è sempre di ordine naturalistico - colline, fiori, alberi, cieli, elementi marini, davvero assunti dalla sua sensibilità nella loro concretezza e verità paesaggistiche - è altrettanto vero ed evidente che tali dati naturali costituiscono in qualche modo soltanto un punto di partenza: un motivo ispiratore o, meglio, innescatore di processi espressivi che si attivano entro territori ben più ampi e "liberi" di quelli esclusivamente rappresentativi e naturalistici. Essi si intrecciano ad uno sguardo profondo capace di trasfigurare i dati naturali di cui si occupa, in ragione d'una misura intensamente lirica della sensibilità e, diciamo, in forza di un esercizio dell'affabulazione, capace di profondi e talora anche sorprendenti spostamenti progressivi, dal campo della rappresentazione a quello dell'espressione tout-court: dunque dall'immagine della natura all’immaginario della natura, dalla realtà delle cose, ai loro fantasmi sensibili, alle loro vibrazioni emozionali, alle loro più interiori trasfigurazioni… Giorgio Seveso- critico d’arte- Milano 59


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Ezio Alberione - L'invenzione del cosmo Ogni opera d'arte è in sÊ stessa mimesi dell' atto creatore divino e le opere di Teri Volini, in particolare, rimandano favolisticamente a genesi e cosmogonie che appartengono alla matrice stessa dell'immaginario umano. Ma la creazione artistica non è imitazione dell'originario atto divino, quanto piuttosto "invenzione": e la parola vale, etimologicamente, come ritrovamento, recupero. E' l'invenzione del cosmo, di un ordine pensato come ritmo, come partitura sinfonica e coreografica, a cui partecipano tutte le creature. 61


La creazione artistica e' una rappresentazione che rivela ostinata fiducia nella vita stessa e nella possibilità di comprenderla attraverso la poesia. Ogni opera di Teri Volini riflette l'energia e il travaglio che ogni atto generativo comporta e, se appaga lo sguardo per la festa di luce e di colori che presenta, contiene però una densità tale di elementi che uno sguardo solo non riesce ad abbracciare. È come se Teri Volini aprisse ogni volta gli innumerevoli spazi di un' epifania a cui non si è più abituati ad assistere. Ed è una Rivelazione, perché riflette il bisogno di ritrovare un rapporto profondo con la natura, con i suoi cicli e le sue leggi. Questo desiderio - o meglio - questa nostalgia, si cela nel cuore degli uomini e delle donne, a cui non è più dato di partecipare al ritmo naturale della luce e delle stagioni: uomini e donne immersi in una notte metropolitana in cui, come notava Pasolini, non brillano più le lucciole… Ezio Alberione, Milano

Gabriella Parca - Il Colore delle Donne Più che colori sono fuochi d'artificio, allegri, scoppiettanti: su tutti domina il giallo, come lingue di fuoco o lame di sole, o come una cascata di mimose; ma anche il blu notte, il verde in mille tonalità, il violetto, il rosso spento … E come nei fuochi d'artificio, da ogni forma se ne affaccia un'altra, e poi un'altra ancora, e ancora e ancora... Dietro i fiori e gli alberi, figure di animali mitologici o anche nostrani : ognuno può ritrovarvi quel che vuole, libere associazioni per libera fantasia. Ricordi e sogni si fondono insieme, in una sinfonia dell'anima … 62


Le emozioni che suscitano questi dipinti sono infinite e diverse per ognuno. Per la persona che guarda e cerca di capire, di ascoltare le voci di dentro, sono emozioni dolci, tenere, rasserenanti, come quelle di un brano musicale che non parla alla sfera del razionale, ma va dritto al cuore. A Teri, che è riuscita a creare, con con amore, fatica e sacrificio, questa fabbrica di sogni che si materializzano sulla tela, a lei un grazie da parte di tante donne che vorrebbero esprimersi e non possono farlo. Gabriella Parca- scrittrice - Milano

Piero Ragone - Magia, sogni, memoria, visioni a Castelmezzano. Quadri in affido a Castelmezzano e primo Arm d'argento a Teri Volini Ultima tappa di una dea già pellegrina tra Milano, Napoli e Potenza - oltre che in Francia, Inghilterra, USA, Svizzera - Teri Volini raggiunta dai suoi fans e dagli ammiratori anche su questi speroni di arenaria, nel suo habitat d’ ispirazione. Dalla mostra “Il Risveglio della Dea” ai “quadri in affido” negli angoli caratteristici del paese; alla casa natale trasformata in galleria con

le opere

precedenti, fino alla “Montagna stregata”. Quasi una profezia, il Ritorno alla Montagna dopo 15 anni. Una nuova coraggiosa immersione tra la sua gente. In mezzo, il tempo inesorabile, apparentemente fermo, scandisce cambiamenti e 63


trasformazioni.

Riprende

aria

anche

la

casa

natia,

tappezzato

di

quadri,riproduzioni, stampe.. L'impronta, questa volta, sono i quadri "in affido”. Un collegamento ideale tra la piazza e le case schierate sotto il profilo grigio della roccia. Un'idea originale che attrae e fa discutere. Forse per la prima volta, una mostra che si dipana tra vicoli, bar, ristoranti, cortili, case private. Le immagini dipinte vengono custodite e amministrate dai compaesani, dagli abitanti amici e conoscenti che gelosamente si sono assunti l'onere e l'onore di appendere e rientrare paesaggi e

creature, "risvegliate dalla dea”. Così Teri

Volini, già stregata dalle sue Dolomiti, si lascia andare ad una nuova performance: un percorso pittorico nei luoghi della prima ispirazione Dee e fate guardano la roccia grigia. Le case abbarbicate si discostano per fare posto a viuzze e scalini. Appesi alla pietra, all'intonaco, sui mattoni e sugli cemento, volti sognanti scrutano i giocatori di carte. Sorvegliano i bisbiglii della gente: dalle cornici bianche a buccia d'arancia o attraverso i vetri a giorno, le Muse di Teri Volini intonano il loro canto stregato tra le ombre della montagna. L'incantesimo prende corpo: il risveglio interessa tutto il paese. Le Dee sono dappertutto: case, negozi, bar, piazzette, ristoranti, cortili, strade si sono spazi-galleria. Con fierezza gli amici “affidatari” mostrano le opere della loro compaesana pittrice di nuovo tra loro dopo il lungo percorso in Italia e all'estero:quindici anni dalla “Montagna Stregata" al "Risveglio della Dea", per il ritorno ai luoghi amati, soggetti di un sentire unico e intimo, anche se spesso sofferto e incompreso. Il cuore della mostra nella casa natale dell'artista, nella piazza che lei continua chiamare “Santa Maria dell'Olmo”.. Fra credenze, sofà e tavoli d'altri tempi una quarantina di opere, La Danza della Corda, la Pavoncella innamorata , Tappeti di primule e mammole; nell'atrio, Il Dialogo della verde luna con la Primavera notturna; Giardini di mare e di terra, Nata sotto il segno dei pesci, Il Colore delle donne: una sintesi dell'universo voliniano in olii e tecnica 64


mista. Ritmi, armonie, rotazioni, velature, scie del segreto che avvolge donna e natura; profondità astrali sposate alle essenze floreali. Profumi onirici e sacralità della vita; stelle, petali, lunghi strascichi accompagnano sirene, creature pure, vestite di felice e innocente nudità. Piero Ragone –Potenza

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Maria Grazia Longhi - Canto, Ierofania e Magnificenza Trasalire di fronte alle opere. Sentirsi attratti, sentirsi chiamare: un richiamo deciso, un invito a fermarsi a lungo, a cercare di capire perchè quelle apparizioni impressionino tanto. Questa loro respirante presenza, cos'è? Non è facile tradurre in parole la visione, scrivere la sorpresa, il piacere: appartengono a ordini cosi diversi il vedere, il sentire, il dire; e poi qui, a complicare lo sforzo del definire entra in gioco anche l'amore. A complicare, dal momento che è molto più arduo spiegare le motivazioni di ciò che si ama e perchè. Che cos'è la presenza, cos'è questa corrente reattiva che ci investe partendo dalla spazio del quadro e ci porta a ritroso, a ripercorrere il lavoro dell'artista, a condividerne l'ansia e la ricerca, compulsiva, incessante, della profondità? Una tensione vitale, la stessa per cui Césanne diceva: "Quello che cerco di tradurre è più misterioso, si abbarbica alle radici stesse dell'essere, alla sorgente impalpabile delle sensazioni".

La Profusione - La Magnificenza La pittura di Teri introduce nell'ordine dei Giardini Incantati o dei Campi Elisi. Abbagliano le lune solari, catturano i fasci di luce delle vie lattee percorse da uccelli, fiori, pesci, coralli e... una dea. Tra le alghe e gli sciami di api, accanto alle ginestre e alle iris, accanto e intorno a tutto ci sono le stelle; stelle che trascinano ogni cosa nella loro implosione: è un'effusione immobile, la loro, un tenero, ludico turbinio che provoca in chi guarda un dolcissimo effetto di siderazione. Nel loro firmamento tutto è in ascesa, o in caduta, o rimane sospeso in flusso di vertiginosa prossimità; ogni figura è un insieme eteroclito, è promiscua, contigua, molteplice; ogni essere ci apre l'immagine della sua comunione con gli altri, ogni frammento è un microcosmo di caotica fertilità; la sua superficie è il supporto di una deflagrazione figurativa 66


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e cromatica che sa far palpitare ogni casa e ogni cosa ha una sua originale maniera di proporsi, panica, direi, un suo timbro di voce. Ascoltiamole parlare lo speciale linguaggio, cogliamone la ricchezza di toni, i colori e le loro armonie, il lirismo; vedere sarà come partecipare allo svolgersi di un' interminabile e sempre reinventata versione di un ineludibile topos della storia dell'arte: ciò che seduce e ci rende alla pace della contemplazione è che nelle cose tra di loro e dalle cose a noi si rinnovi il prodigio de "La Sacra Conversazione".

La Saturazione - le Apparizioni Proposta di esercizio o pacifica sfida: provate ad elencare, contandole fino ad esaurimento e a saturazione, tutte le forme riportate, per esempio gli ovali o le sfere o anche solo la geometria a cinque punte della stella, con tutte le varianti di quantità e dimensione, rilevate le sue relazioni, i suoi incontri; stesso esercizio per le figure appartenenti alla flora, quella marina e quella terrestre, e alla fauna, quella per cosi dire "reale" e quella da nursery o da libro di fiabe, e, applicandovi al computo, lasciate che a poco a poco affiorino le altre apparizioni... un profilo di monti che è pure onda, o soffio di zefiro... La silenziosa danza di farfalle o libellule, metamorfosi di fiori purpurei o violetti... nebulose bianco-azzurre o volo di colombe o soffice gregge, via luminosa, o, inarcato, immenso corpo stellare di Nut; una silhouette leggera... una donna... la dea...? di incorporea sostanza, di intenzione simbolica - un'icona? – Una Primavera quattrocentesca, una fanciulla di memoria dolcestilnoviana, una virginale presenza o una Madre, una Madonna, una Fata o una Strega... Linea di frontiera tra visibile e invisibile, rivelazione di quegli stati di veglia onirica che l'artista traduce in pittura, una "comunicazione sognata tra la Donna e la Sovranatura" (R. Barthes). Il Canto L'enumerazione proposta sarà come un esercizio di ascesi, di mimesis della liturgia che ha ispirato la genesi del quadro; sarà la ripetizione dell' inno, un magnificat, 68


che canta la natura e le sue creature, insieme alle invenzioni della fantasia.Un cantico che impone i suoi ritmi: "Ritmo dell'alga", "Ritmo del fiore azzurro e fanciulla - notte", "Ritmo dell' infinito", ponendo nei colori certi toni, certe note tra le quali "l’alta nota gialla", come chiedeva Van Gogh.

Il Colore - La Porosità Altrettanto brillante è lo spettro dei blu, tutta la gamma degli azzurri attorno ai quali sembra comporsi la presenza di astri e di mare, di cime mutanti in extraterreni, di corpi celesti per i quali molto spesso l'azzurro è anche un rosa. Una pittura in scintille, un universo lucreziano dall' attività cellulare intensissima, il che spiega i passaggi, le trasformazioni, lo scambio frenetico di prestiti tra gli atomi, la straordinaria porosità della voliniana rerumnatura; la ginestra ha lo sfolgorio che ci fa riconoscere Venere, i prati, le velature di polvere e latte dell'omonima Via; il giorno è attraversato dalle luci notturne di un nero acceso dai bianchi o dai gialli vicini; le notti bionde rifulgono dei bagliori del sole.

Picturaemotus La materia pittorica è in moto, e il movimento ha la veloce apparenza di una meteora, la trasparenza di una cometa pur assumendo talvolta lo spessore di una massa oceanica, la precipitazione di una colata lavica nella furia dell'eruzione. Tutti gli elementi - acqua, aria, terra, fuoco - si raccolgono in un sovraccarico di piani, per cui noi vediamo ogni loro particella, in forma di conchiglie, farfalle, ippocampi, rane, sirene, piante - e la donna - avanzare in primo piano e alto stesso tempo ritrarsi in profondità; ogni cosa si tiene immobile nel telaio di forme delineate col tratto nero e alla stesso tempo è scossa da una vibrazione, è animata nientemeno che dal fremito dei colori: i colori sono il Verbo, sono loro che portano le diverse facce del sentimento, che suggeriscono il plurale del senso e provocano le emozioni. 69


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Questo continuo tripudio è una festa di nozze: tutti gli elementi si sposano infatti, si fondono, diventano un altro elemento, l'Uno, il solo, ma quale? Si trasformano, diventano, o sono?Una eco, neppure troppo lontana, arriva dal regno della filosofia citando l'heideggeriano "essere" o il fenomenologico "il y a".

Una Ierofania Il titolo della mostra "Il Risveglio della Dea" costringe a passare dagli oggetti a un soggetto preciso. L'esercizio di declamazione non sarebbe completo se trascurassimo una definizione ulteriore di questa pittura: è una Ierofania, una manifestazione del sacro, che riproduce sé stessa passando dallo spazio molteplice al corpo, quello femminile, e dai valori autogenerativi di creatività a quelli generativi tout-court, alla Fecondità.

E' una ierofania che promuove nel corpo muliebre l'assunzione in corpo glorioso; celebrandone il potere di dare e perpetuare la vita sacralizza la donna, la sublima in creatura divina. C'è in ogni quadro di Teri, e più dichiaratamente nelle ultime opere, la"illustrazione" di una favota grandiosa; i segni della nuova sinfonia di Verdi composta per il risveglio della dea sono degni della mitologia universale, risvegliano la nostalgia di un paradiso perduto, di un'età dell'oro matriarcale che i più ritengono leggendaria ma che lei vede e tratta come storicamente reale.

Il Premio C'è un premio alla fine di questo estenuante esercizio di sfoglio dei dettagli del quadro: a me è capitato, e voi, esaurita l'enumerazione, non vi sentite alla fine più euforici, non vi sentite addosso qualcosa come, diciamo, un sovrappiù di energia? Maria Grazia Longhi – Milano

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Manuela Stefani - La Signora in rosso della Land Art Rosso rosso e ancora rosso: la striscia alta 5 cm. e lunga più di 3000, scarlatto “filato” adoperato per tessere un'enorme ragnatela tesa tra cielo e pietre delle Dolomiti lucane; il lungo serpente purpureo in cotone, metafora del fuoco in corsa sui versanti dell'Etna; il fiume di sangue - in raso di seta - che sbuca da montagne di massi accumulati sulla piazza, allegoria della vita che eternamente rinasce a dispetto di ogni bruttura e sciagura Per Teri Volini - minuta donna nata in Lucania, come dice lei “luogo di pietra” , lunga treccia di un ricco castano dorato e sguardo dolce che spunta da sotto il basco in rafia nera, il rosso è fuoco, energia, è il fluido che scorre nel corpo degli esseri viventi, è il sangue del ciclo femminile, periodico rinnovamento di un corpo capace di generare la vita . Ed è il colore unico delle sue installazioni artistiche nel paesaggio naturale ed anche in pieno contesto urbano. Esponente di quello che gli americani chiamano Land Art , arte della Terra, Teri rende così omaggio a una natura profondamente amata, fortemente difesa, da sempre percepita nelle sue valenze magiche fin dall'infanzia. 'Il Filo Rosso, motivo conduttore delle mie ultime opere , è nato in un trittico che ho dipinto tempo fa, che ritraeva tre fanciulle danzanti, che portavano, attorcigliato al polso, un cordino rosso'… Quello che apparentemente era un semplice elemento decorativo, è nato a vita propria ed è diventato Nastro - tessuto, striscia "pennellata"- che va a comporre figure e simboli di grandi dimensioni, sospesi su montagne, alberi, monumenti cittadini, nel corso di eventi a metà strada tra il rito iniziatico e un trascinante gioco collettivo. "Sono stata una bambina felice, che si nutriva della bellezza, degli odori dei colori di una terra straordinaria”, racconta l'Artista. Una natura trionfante fragile, un po' come lei: una folla di idee in testa che si 73


accalcano quasi a sopraffarla. Per questo le sue opere risultano colossali ma effimere: per quanto imponenti, non devono lasciare tracce di sé paesaggio dove sono inscritte. Dopo un certo tempo vengono rimosse - se non già già pensato un temporale spazzarle via: è il caso della grande ragnatela, tentennante di sonagli vibrati dal vento e luccicante di specchietti che catturano il sole, distesa tra due cime delle piccole Dolomiti lucane in Basilicata. Nessuno però era quanti erano presenti, dimenticherà mai la sua bellezza e la profonda emozione di aver partecipato a crearla. E per Teri questo basta. Altri "fili" rossi usciranno dalla sua mente per narrare storie nuove e antiche. La Danza della Corda -così si chiama la serie di tali eventi artistici -è ben lontana dall'essere interrotta. Manuela Stefani - scrittrice e giornalista - Milano

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Stanislao Nievo - Un rituale alla ricerca dell'armonia

Vi sono persone nate in un secolo qualsiasi che hanno il dono di sapersi legare armoniosamente agli elementi antichi della vita, acqua e fuoco, terra e aria. Sono i portatori della storia senza frontiera, senza vicenda personale di cronaca ma in connessione con lo spirito del pianeta e il ritmo della vita che nell’ambito della realtà trasporta l’energia più semplice verso le realizzazioni maggiormente universali. Queste persone sono spesso ignote ai più e si muovono quasi su uno spartito dove delicatezza e spontaneità si sposano al paesaggio e alla comunità dei viventi senza intralci e ambizioni visibili ma con palpitante immediatezza, producendo una sorta di nuovo inizio al ritmo del momento. Tale slancio rinnova lo spirito attraverso uno spettacolo paesaggistico aereato, ricco di espressioni naturali primigenie. E’ il mondo degli Archetipi che emerge da un oceano senza tempo e trova affinità, formando viluppo di relazioni d’arte legate all’origine della realtà negli elementi sopra menzionati: questi si animano nelle opere pittoriche scaturite dal fuoco e dal vento, dalla roccia e dai gorghi.

Teri Volini ha allargato la sua Ragnatela partendo dalla natura e tessendo, come lei scrive, un rituale alla ricerca dell'armonia che supera i confini da cui è partita e ne riprende il disegno sfumato come fosse l'anima d'una realtà antichissima che non cambia il suo registro ma l'ha sempre nascosto sotto il velo delle pietre e dei sismi, delle cascate e dell'uragano... Presentare un’artista attraverso le sue intenzioni prima ancora che nelle opere in qualche modo visibili è segno di auscultazione reciproca e di trasmissione di linguaggio umorale. È il modo di comunicare del rapporto sciamanico che sempre esercita la sua 75


azione liturgica con tecniche proprie, mai catalogate, sgorganti da uno scambio misterioso con gli stessi elementi che compongono il pianeta su cui ci muoviamo, fatto da sempre di acqua e di fuoco, d'aria e di terra. Probabilmente tale è la prima trasmissione del pensiero che ha trovato in tante parti del mondo la sua attuazione. E noi riconosciamo, nel tentativo di Teri Volini e della sua Ragnatela, il riaffiorare di questa fondamentale comunicazione. Stanislao Nievo, scrittore e poeta, Roma

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Pasquale TotaroZiella - L’aurorale creazione del femminile

Il pittorico di Teri Volini è un mondo fantastico, rigoglioso e primigenio, tessuto fittamente ed intensamente di elementi aurorali che hanno sicuramente la propria origine in un mondo ancestrale e sognato. È creazione fantasmagorica di originalità,d’innocente purezza, che accentua la sua malia nella freschezza delle movenze, nella trasparenza dei corpi, nell'ineluttabilità delle storie. Le sue tele sono fiorite, composite, complesse nei colori immersi nell'aria e nell'acqua, a galleggiare con quella leggerezza

che solo l'iniziale

creazione originale, solo l'iniziale purezza può infondere, con un incanto fascinoso e affabulatorio di un'esistenza edenica incentrata in un mimetismo silvestre, in un bagno in fieri e in una catarsi celestiale. Teri Volini "racconta" favole (ma l'artista ha coscienza di ciò); favole sensazionali che coinvolgono tutti i sensi senza lasciare un respiro, senza lasciare un solo vuoto nell'apparato narrativo. Queste tele sono sonore, cantano i canti all'origine della vita; sono palpabili, toccano la sostanzialità dell'anima; sono gustabili, danno piacere alla gola; sono odorabili, inebriano la mente, sono sconvolgenti, ricreano la nostra umanità. La tessitura è fitta di richiami e di rimandi, di echi e di rimbombi, di visioni e di sogni: e non lascia spazio, neppure il tempo per un atto di fiato, per un respiro. Tutto - in questo incantesimo - è pieno. La trama, sempre delicata e sensibile, si tesse in un'orditura finemente elaborata con la maestria consapevole del segno e del disegno, senza prima o dopo, ma tutto sullo stesso piano, tutto nello stesso momento. Nelle opere, i soggetti sono tutto: sono protagonisti, sono piani, sono scene, sono architetture; sono narratori e narrati, spazi e volumi - se di questi ultimi si può parlare - sono ombre e sono luce, sono pieni e sono vuoti; sono tutti sul fondo e sono tutti in primo piano, sono tutti al centro e sono tutti in periferia. 77


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Non esiste in questa concezione stilistica il privilegia mento: le cose si creano tra loro e tutto nasce dal colore. Protagonisti delle favole di Volini sono la flora e la fauna marina, la flora e la fauna terrestre, senza il disdegno di piante e fiori fantastici, nel crepitare dell'universo. Il tutto s’inserta in nastri e festoni, in ghirlande, in vie lattee, flussi di luce, movenze d'aria, camminamenti di fughe. Questo mondo, così perfetto nella sua costruzione, è retto sempre da figure femminili:per Volini il femminile è creazione. La cristallinità che Volini riesce a dare alle sue opere è così equilibrata che basterebbe una punta di spillo per frantumarla. In questa architettura niente è lasciato al caso, tutto ha un suo significato. In questa orchestrazione, la scala dei toni è essenziale, ma la scala dei timbri e ancora più fondamentale. I timbri costituiscono l'apparato armonico di tutta la composizione e scandiscono cromaticamente i tempi e gli spazi, misurano le ampiezze spettrali e le differenze. L'apparato pittorico, sempre densamente animato, è popolato da una cromia serena che tesse un'impalcatura pura ed energica, forte nella sua impalpabilità. La pittura di Teri è nelle ali di una farfalla: la densità dei blu, la luminosità dei gialli e dei bianchi, la morbidezza dei verdi e dei viola, la forza dei rossi, la durezza dei neri, creano un panno di velluto con riflessi accattivanti, con luccichi evanescenti e insistenti. Teri Volini è una maga che legge nel caleidoscopio della natura tutta la bellezza possibile. Il mondo è da scandagliare e come una rabdomante, l'artista sonorizza i fondi marini, gli spazi celesti, le terre fiorite di una musicalità virginale e armonica. All'opera voliniana dà grande sostegno la frequentazione dei poeti, che spesso la ispirano e la sostanziano. 79


Per sostenere questo mondo, la pittrice ha bisogno di muoversi su grandi volte, per grandi spazi, per grandi tempi: per cicli. Non sono sufficienti e bastevoli le singole opere, i singoli periodi. I cicli hanno l'ampiezza del suo respiro e la giustezza della sua espressione. E Volini si muove in questi dettati come in ambienti naturali, dai quali prendono le mosse i cicli e le performances, che diventano Fili/azioni. Per la sua espressione non sono piÚ sufficienti la tela, il colore, il disegno; sono necessarie Azioni, Ambient/azioni, Attiv/azioni, Install/azioni, coinvolgimento del pubblico e dell'ambiente, del pubblico e della natura. Pasquale TotaroZiella -Poeta e critico d’arte – Catalogo Spinoso 2002

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Monica Nicastro - Energia allo stato puro nelle opere pittoriche di Teri Volini Chissà se quando Teri ha usato per la prima volta il termine di Sharing art, ha pensato di poterlo associare anche alla sua pittura… L’arte coinvolgente è intesa come invito alla partecipazione delle persone ad un Evento, il perseguimento di un obiettivo comune prodotto della collaborazione di tanti: ma “sharing” art può essere anche la condivisione di un'emozione, di uno stato d'animo, di un sentimento che l'artista decide di mettere in condivisione con quanti desiderino esserne partecipi.La pittura di Teri Volini è questo. È arte coinvolgente, in quanto ciò che appare sulla tela è la compartecipazione a un ricordo reale o immaginario, l’ingresso - insieme all’Artista- in mondi fantastici, rigogliosi di natura, popolati da astri luminosi e creature polimorfe.

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È energia allo stato puro, che investe lo spettatore sotto forma di colore, e lo lascia affascinato, quasi stregato Sullo sfondo nero, matrice comune di ogni tela, le gocce di colore puro, i rossi, i gialli e i blu primari, sembrano accendersi come tanti piccoli punti di luce. Ciò che al principio appare semplicemente come un delicato e armonioso intreccio di colori senza forma precisa, si scopre poi essere molto di più. Accade che - quando l'occhio si libera dalla fascinazione iniziale, provocata dall'esplosione del colore - dal microcosmo delle singole cellule può passare al macrocosmo di figure distinguibili. Così tra alghe, anemoni e coralli ecco il tenero pesciolino di “Nata sotto i segno dei Pesci” far capolino. Più in là nascosti nel buio delle grotte marine, si intravedono la testa di un animale, un profilo di donna, delle felci… Esseri appartenenti a mondi diversi convivono qui pacificamente, riuniti sotto un unico denominatore comune: l'appartenenza alla Natura. L'appiattimento della prospettiva e l’annullamento della distanza tra cielo, terra e acqua, sta alla base del messaggio che l'artista vuole inviare: Siamo Uno. Ancor prima di dichiararlo, forse ancor prima di averlo inteso razionalmente… In quest'ottica, dunque, non ci si deve più sorprendere se figure umane si trovano a danzare circondate di stelle (La Danza della Corda), se galassie remote formano le ali di una farfalla (Giardini di Mare e di Terra), se uccelli e pesci si muovono l'uno di fianco all'altro nello stesso spazio (Il Risveglio della Dea). In questo mondo di fiaba, onirico, in cui l'energia vitale è la protagonista assoluta, non ci si deve sorprendere nemmeno se, quasi animandosi di vita propria, le cellule di colore si uniscano arbitrariamente, a formare figure a volte nemmeno volutamente disegnate dall'artista, come folletti, fate, gnomi, volti, piccoli animali, antenate.. E' la Musa, l'Ispirazione, o l'Energia primordiale, la stessa che ha creato il mondo dall'esplosione del Big Bang, a guidare la mano della pittrice (o 82


meglio, della pittora, come ama definirsi Teri) e a manifestarsi sulla tela. I primi quadri sono frutto dei sogni stessi dell'artista; immagini intense e coloratissime che la ossessionavano di notte, come lei stessa afferma, e che non le hanno dato pace finché non le ha dipinte. Era la vita che premeva per liberarsi, per sprigionarsi, per esplodere di nuovo, come un secondo Big Bang a formare un nuovo mondo. Un mondo in cui ogni essere, vegetale, animale e umano può convivere nel pieno, reciproco rispetto.Un mondo in cui l'essere umano non si sente superiore alla natura, ma parte di essa, fatto della stessa sostanza: delle piante (il nostro sistema linfatico scorre come il loro); delle rocce: siamo composti anche di minerali; siamo fatti perfino della stessa sostanza delle stelle.. Quello ricreato nelle tele di Teri è un nuovo universo, generato dal fondo nero; fertile, come il buio in cui germoglia il seme, come l’oscurità dell'utero materno in cui viene concepito e protetto il feto; come il buio della terra in cui è celato il magma sangue della terra, pronto a sprigionare tutta la sua energia. Energia che non arresta il suo cammino scontrandosi e impregnando la tela, ma continua a propagarsi all'esterno, contagiando anche lo spettatore, il quale, sospeso tra sogno e realtà in quelle scene, prova un senso di euforia e allo stesso tempo di pace e di calore. È quando vengono percepite le vibrazioni che il quadro emana, che ci si rende conto di come quelle figure siano state ricreate sulla tela seguendo inconsciamente quasi una logica “termografica”: i colori dei soggetti rappresentati sembrano a volte non essere quelli naturali –che l'occhio percepisce - ma quelli che apparirebbero se venissero sottoposti all'esame della rifrazione dei raggi infrarossi.

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Mostrando la loro essenza, fatta di energia in movimento, offrono un'immagine di sé ancora più profonda e intima. Non ci sorprenderà, d’ora in poi, scoprire che anche un sasso, notoriamente freddo, nasconde un'anima di calore. Monica Nicastro – Potenza

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Rossana Tinelli- La Ruota della Fortuna.

L’Arcano numero X è formato da una grande ruota con al centro una manovella, simboli dei cicli della vita e dell'evoluzione. Essi ci portano nel mondo delle mutazioni dell'alternarsi delle vicende umane. La forma circolare e la manovella indicano il suo significato primario: la fine di un ciclo e l'attesa della forza che metterà in movimento il ciclo successivo. Delle strane creature circondano la ruota. I personaggi a sinistra sembrano scendere dalla ruota ciò corrisponde alla fase involutiva della vita; a destra le stesse figure sembrano raggiungere la cima, indicando, in questo modo, la fase evolutiva e ascendente della vita stessa. Il cerchio a livello simbolico racchiude tutto, sia il bene che il male, l’eterno problema teologico-filosofico della coesistenza o dell'alternarsi di queste due forze, del continuo rinascere, poichè tutto ciò che esiste è destinato a perire. La Ruota della Fortuna esprime l'idea del destino, e rende palese che tutto, nell'universo, possiede un carattere ciclico, mutevole e transitorio, tutto fluisce tra il manifestarsi delle cose è il loro dissolvimento. Soltanto la maturità che si acquisisce mediante la reale comprensione delle leggi umane e naturali consentirà di avvicinarsi al centro stabile della ruota.Tutto il significato di questo tarocco è imprigionato in un meticoloso disegno e collage quella della pittora Teri Volini. Ella stessa afferma che la carta è entrata nella sua vita quando: “nulla faceva presagire un radicale, drammatico cambiamento che sarebbe intervenuto -ancora una volta -nella mia vita. Le era stata assegnata la Carta che lo prevedeva. In poco tempo ho dovuto decidere una separazione - necessaria quanto dolorosa e affrontarne tutte le conseguenze, compresi danni morali, materiali e distante salute”. L'artista ha avvertito che la Carta le dava la forza per venire fuori dal periodo negativo.

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Ha utilizzato l'energia creativa dell’arte per imprimere sul telaio

della sua

esistenza La Ruota della Fortuna, facendo proprio l'insegnamento dell’ Arcano per rigenerarsi: “Mi ha dato forza il farla, e nei tre colori sacri, il nero, il rosso, il bianco; ho fatto morire ciò che doveva a morire, rinascere e ritrovare la passione per la vita, espandersi nel rinnovamento”. Le due creature aggrappate alla ruota dell’Arcano di Marsiglia sono scomparse e al loro posto c'è, come lei descrive minuziosamente: “una dea nera - la forza della Madre Terra - che sostiene la ruota di, ed innalza, evidenziandoli, i segni e simboli ancestrali che porta impressi anche sul suo corpo, e che ricordano a tuttia i viventi, il potere della vita, il femminile come valore, e creare, il nutrire, l'eterno fluire”. Nella sua opera spicca un grande cerchio, un mandala. Il mandala rappresenta, secondo i buddisti, il processo secondo cui il cosmo si è formato dal suo centro, una sorta di ombelico del mondo. Su questo telaio la pittora utilizza tre colori: il nero, totale assenza di luce ma anche magma creatore che contiene tutti i germogli della vita e la Nigredo alchemica, la madre terra; il bianco, l'humus della purezza e della purificazione; il rosso, espressione dell'energia vitale che circola dentro di noi. Attraverso un articolato simbolismo, seguendo le linee che ha tracciato sia su mandala che sulla dea nera, Teri Volini ci consente di percorrere in una sorta di tracciato iniziatico una manifestazione arcaica del sacro, passando attraverso il corpo, quello femminile, che ha il potere di perpetuare e di rinnovare la vita. Il centro stabile della ruota della fortuna è nelle acque uterine della dea madre, in cui, come afferma la donna/ artista: “L'arte si fa tutt'uno con lo scorrere dell'esistenza, testimone della gioia e del dolore che si alternano, della magia che sempre interviene, e nel giro della ruota, la speranza che tutto si rinnovi”…

Rossana Tinelli, poetessa, esperta di scienze esoteriche -Matera - per la mostra a Sud dei Tarocchi – Circolo La Scaletta di Matera 2008. 87


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Teri Volini - Il linguaggio dell’Arte Potentissimo mezzo per esprimere senza intermediazione la ricerca di armonia e di equilibrio l'amore per la Madre Terra il rispetto per la natura la sua sacralità e bellezza il senso del collegamento con tutti gli esseri viventi e l'intero universo

L'Artista parla senza parole Lo fanno per lei i colori, le forme create che dicono, imponendosi: siamo la Bellezza, il Canto, la Magia.

Siamo lo Splendore del piccolo fiore e della grande immensità cosmica.

Siamo il Mistero ciò che vi è in noi di selvaggio, ciò che non può essere quantificato

Ciò che tutti abbiamo in comune il Sangue, il Respirare, il Battere del Cuore, il Germogliare il Crescere e il Calare della Luna il Movimento rotatorio della Terra, la Nascita, la Morte, la Rinascita.

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Grazie a questo messaggio, qualcosa dentro di noi si muove Cominciamo a ricordare ciò che avevamo dimenticato

Ritorna alla coscienza la nostra indispensabile partecipazione alla vita universale Con un lavorìo interiore intensissimo che spesso avviene nostro malgrado rimembriamo e ci rimembriamo.

La magia dell'Arte è tale da rendere superflua persino la nostra razionalità.

Privilegiamo allora sommamente la percezione, le sensazioni, i sentimenti ritrovando la totalità del nostro essere umani.

E non ci resterà che rendere omaggio alla Musa che ha toccato anche il nostro cuore.

Teri Volini, artista

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DEE - Delta Edizioni Centro d’Arte e Cultura Delta, p.le Sofia, 21 Potenza - 0971 1800129 Teri Volini e-mail:terivolini.art@gmail.com 339 24 14 133

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