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ACER www.ilverdeeditoriale.com

Analisi architetturale degli alberi n Ruralità urbana e sviluppo economico n Carta Qualità Assoverde n Vestire il Paesaggio

SETTEMBRE-OTTOBRE

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, LO/MI - Euro 13,50 - Anno 33° - settembre-ottobre. In caso di mancata consegna inviare al CMP di Roserio/Milano per la restituzione al mittente, previo pagamento resi.

Tappeti erbosi e servizi ecosistemici nel tessuto urbano Lawns and ecosystem services within the urban fabric The Goods Line di Sydney, la ferrovia che diventa verde The Goods Line in Sydney, the green railway Operazioni in quota in sicurezza: questione di formazione Tree climbing safety: a matter of training ACERQUALITY Sistemi urbani di drenaggio sostenibile

5/17 PARCHI VERDE ATTREZZATO RECUPERO AMBIENTALE


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ACER è portavoce di: AICu, Aipin, Aivep, Assoverde, Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini ACER dà inoltre voce a: Aiapp e Conaf

Acer è stampata su carta certificata

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sommario

5/2017

In copertina: operatore di tree climbing durante la movimentazione in chioma (Roby Morleo).

20 29

L’EDITORIALE di Graziella Zaini.............................5

NEWS Agenda............................................6 Mondo verde/web ...........................8 Pubblicazioni...................................9 Industria propone..........................10 Arredo urbano...............................12 Uomini e affari...............................15 Uomini e macchine........................18

35

SERVIZI (ARTICLES) PARLIAMO DI... TAPPETO ERBOSO

AcerQuality Rifiuti Risorse Trasformazioni

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E SERVIZI ECOSISTEMICI

ARBORICOLTURA

LAWNS AND ECOSYSTEM SERVICES

VALUTAZIONE INTEGRATA

Matrice vitale di Francesca Neonato e Riccardo Santolini......................20

INTEGRATED TREE ASSESSMENT

PROGETTAZIONE

GESTIONE

IL NUOVO CORRIDOIO VERDE DI SYDNEY

RURALITÀ URBANA E PERIURBANA

THE NEW GREEN CORRIDOR IN SYDNEY

URBAN AND PERI-URBAN RURALITY

La retta via di Enrica Bizzarri...........................29

Motore di sviluppo di Franco Paolinelli.......................43

I segreti nella forma di Sebastien Comin......................35

43


sommario

5/2017 BOSKOOP (PAESI BASSI) / PLANTARIUM

Storie che profumano.................67 PERUGIA / XVI CONGRESSO NAZIONALE CONAF

Attenzione al futuro....................68 PISTOIA / VESTIRE IL PAESAGGIO

48

Coltivare legami interdisciplinari...........................70 NANTES (FRANCIA) / SALON DU VÉGÉTAL

Benvenuti nella città del verde!....73 PARLIAMO DI...

IL PUNTO SU

CARTA QUALITÀ ASSOVERDE

SVILUPPO TECNICO-NORMATIVO

LA VOCE DI...

Eccellenza cercasi a cura di Mara Lombardo.............48

DEL TREE CLIMBING

FONDAZIONE MINOPRIO, SCUOLA

A spasso tra i rami di Ezio Rochira..............................57

AGRARIA DEL PARCO DI MONZA...........75 AIAPP, AICU......................................76

RUBRICHE

SPECIALISTI IN VIVAIO PÉPINIÈRE FILIPPI

Quando il gioco si fa duro di Arianna Ravagli.........................51

ACER RICERCA RILETTURA DI CONTRIBUTI

AIPIN, AIDTPG...................................77

INTERNAZIONALI

Unione di branche e fusto a cura di Alessio Fini e Francesco Ferrini.......................79

CONAF............................................78

LE PAGINE VERDI Indirizzi utili per il professionista....................83

MAGAZINE GIARRE (CT) / RADICEPURA GARDEN FESTIVAL

Buona la prima.............................62

57

BERGAMO / CONVEGNO “ARBORICOLTURE: THAT’S COOL”

Rapporti integrati........................64

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ELENCO INSERZIONISTI ACER 5-2017

Agro Service p. 14 • Aidi p. 72 • Andreas Stihl III cop. • Atech p. 13 • Barenbrug IV cop. • Biasion p. 41 • Brumar p. 55 • Cormik p. 42 • Demetra p. 2 • Dendrotec p. 82 • Ecomondo p. 94 • Ersaf p. 12 • Fercad/Husqvarna p. 28 •

Green Ravenna p. 50 • ICL Italia Treviso p. 34 • Idea Plast/Green Project p. 84 • Innocenti e Mangoni Piante p. 27 • Paysalia II cop. • Pellenc Italia p. 17 • Pratoverde p. 69 • Promotec/Terra Solida p. 61 • R3 Gis p. 9, 60

Ufficio Traffico e Marketing

P U B B L I C I TÀ

Viale Monza 27/29, 20125 Milano, tel. 02 89659764, e-mail: segreteria@ilverdeeditoriale.com Responsabile marketing: Rossana Sessa, cell. 334 3682319, e-mail: marketing@ilverdeeditoriale.com Lorenza Giardini, cell. 392 9795837, e-mail: commerciale@ilverdeeditoriale.com ACER 5/2017 • 4


ESTRATTO DA

PROGETTAZIONE IL NUOVO CORRIDOIO VERDE DI SYDNEY

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© IL VERDE EDITORIALE MILANO

Da infrastruttura industriale a sociale e ambientale. Così un tratto di ferrovia di Sydney, dopo decenni di abbandono, diventa The Goods Line, occasione di connessione delle principali istituzioni educative e culturali della città, in un’oasi di giardini, tranquillità e biodiversità Testo e foto di Enrica Bizzarri, garden designer

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Qualche centinaio di metri di rotaie arrugginite, una piccola galleria scavata sotto i terrapieni dei viali, un ponte di ferro o un pezzo di viadotto, fino a pochi anni fa erano considerati rottami buoni solo a suscitare le preoccupazioni di solerti funzionari e dense nuvole di cupidigia immobiliare, ma oggi sono guardate quasi ovunque come risorse ad alto potenziale urbanistico, sociale ed ecologico.

Inaspettate oasi Si tratta delle sottili trame verdi che negli ultimi decenni si sono insinuate nel tessuto di molte città e metropoli sfruttando obsolete infrastrutture dismes-

s

A

lzi la mano chi, tra gli amministratori locali, non si ritrova da qualche parte del territorio comunale uno straccio di ferrovia dismessa su cui far accapigliare assessori, iniziativa privata e comitati cittadini.

From industrial to social and environmental infrastructure. A stretch of railway track in Sydney, abandoned decades ago, now becomes The Goods Line and connects the city’s main educational and cultural institutions in an oasis of gardens, tranquillity and biodiversity

The Goods Line connette luoghi di cultura, commercio e lavoro. The Goods Line connects cultural, commercial and working places.

FLORIAN GROEHN 2015

La retta via


PROGETTAZIONE

s

se e surclassate da più attuali sistemi di distribuzione commerciale, che si sono rivelati inediti e provvidenziali percorsi alternativi diretti al cuore delle città. Le ferrovie commerciali, retaggio del secolo trascorso ed evocatrici di sferraglianti vagoncini carichi di merci di ogni genere incombevano, agli albori del nuovo millennio, come ingombranti e inutili testimoni dell’animato fervore dell’era industriale, ma sin dalla fine degli anni ’80 del Novecento sono state fonte di geniali intuizioni e promotrici di nuove mobilità rallentate e meno stressanti. Trasformate in percorsi pedonali e ciclabili, arricchite di vegetazione e aree di sosta, collegate da rampe, scalinate e ascensori ai quartieri, ai giardini e alla brulicante e rumorosa viabilità urbana, queste nuove oasi lineari di verde e di silenzio, si snodano a una loro singolare ed esclusiva quota, creando lussureggianti relazioni tra gli anonimi quartieri semiperiferici e le vibranti attività dei centri storici e delle downtown. La più riuscita e famosa,

quella che si è imposta come inaspettato volano economico per interi quartieri, è senz’altro la High line di New York, imperdibile meta per qualunque turista con un minimo di interesse per le nuove architetture urbane. Più in sordina, ma con una decina d’anni di anticipo, era arrivata la Promenade plantée, sontuosa e romantica passeggiata straripante di rose, prospettive e grandeur come solo a Parigi sono capaci di fare. Altre metropoli in giro per il mondo hanno poi seguito l’esempio, da Mexico City a Rotterdam, da Philadelphia a Singapore, fino a The Goods Line di Sydney, nel nuovissimo mondo, finalista del prestigioso Premio Rosa Barba, presentato alla Biennale di Architettura del Paesaggio di Barcellona 2016.

Trasformazioni epocali

Line operava tra i luoghi di produzione e stoccaggio del New South Wales, il polo industriale urbano di Ultimo e il Darling Harbour di Sydney, attraversando quello che oggi è il popolatissimo quartiere di Pyrmont. A partire dagli anni ’60 del Novecento, in seguito ai progetti per il nuovo porto commerciale di Port Botany e all’incremento dei trasporti su strada, l’importanza strategica di The Goods Line cominciò a declinare: è del 1984 l’ultimo trasporto registrato prima della sua dismissione definitiva. A partire da quella data, e in quanto parte delle celebrazioni per il bicentenario della fondazione della città, il polo di Ultimo e il Darling Harbour si trovarono al centro di vasti piani di rinnovamento urbano e già alla fine del decennio Darling Harbour aveva iniziato una nuova vita come formidabile wa-

Costruita a metà Ottocento e parte del primo sistema ferroviario australiano per il trasporto di merci vitali, importate ma soprattutto esportate, come carbone, grano, lana e legname, The Goods

Le piante scelte, endemiche o esotiche, hanno esigenze idriche molto ridotte. The endemic or exotic plants selected have very low water requirements.

Summary The Right Path / The New Green Corridor in Sydney

B

uilt in Sydney, Australia, in the mid-19th century and part of the first national railway system for goods transportation, The Goods Line operated between production and storage sites in New South Wales, the urban industrial area of Ultimo and Darling Harbour in Sydney, crossing the now

densely populated neighbourhood of Pyrmont. The strategic importance of The Goods Line continued to decrease from the 1960s until 1984, the year of its last transportation service. By the end of that decade, the Ultimo area and Darling Harbour had been turned into a formidable waterfront, geared to tourism, culture and recreation, while the former industrial area of Ultimo now hosts various universities, management centres and residential buildings. The first part (South section), starting from Central Station, had been already opened a few years ago. Paved in wood and tarmac, ACER 5/2017 • 30


The Goods Line: sezione del percorso Superficie a prato Cemento armato sagomato

ASPECT STUDIOSTM

Area con arbusti e tappezzanti

Scheda tecnica Nome dell’intervento: The Goods Line Tipo d’intervento: Riqualificazione e trasformazione di infrastruttura ferroviaria urbana Committenti: Property Nsw (già Sydney Harbour Foreshore Authority) Luogo: Sydney Nsw, Australia Anni di progettazione: 2011-2012 Anni di realizzazione: 2015 Superficie dell’area: 7mila m2 circa per una lunghezza totale di 275 m (North section), larghezza media di 20 m e larghezza

terfront, votato al turismo, alla cultura e allo svago, dotato di centri per mostre e congressi, ristoranti e attività commerciali, giardini e musei, mentre l’ex area industriale di Ultimo ospita oggi diverse sedi universitarie, centri direzionali ed edifici residenziali.

Link cruciale

tato in legno e asfalto, si limitava a un largo percorso pedonale affiancato da un doppio filare di peri da fiore (Pyrus calleriana) che, pur eleganti nella loro regolarità, appaiono tuttora un po’ spaesati a fronte di esemplari di specie vegetali, anche autoctone, e più esuberanti. Come pendant alle bianche fioriture dei peri, il falso gelsomino (Trachelospermum jasminoides) è utilizzato in questo tratto come rampicante e tappezzante, una scelta molto frequente e di

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also major project stakeholders, such as the Uts (University of Technology of Sydney) an unmistakable landmark and Frank Gehry’s first building in Australia, Tafe College, the headquarters of Abc (Australian Broadcasting Corporation) and the Powerhouse Museum. Commissioned by Property NSW (former Sydney Harbour Foreshore Authority), and designed by ASPECT StudiosTM in partnership with Chrofi, The Goods Line North section project focused on the social opportunities it could provide: an old railway reinterpreted to transport valuable goods such as

s

it was simply a large pedestrian path flanked by a double row of Pyrus calleriana, and by Trachelospermum jasminoides used as creeper and groundcover, a choice often successfully made at these latitudes. Open to the public in August 2015, The Goods Line (North section) is a new green route for bicycles and pedestrians which is perfectly accessible and, in a short but intense section, completes a strategic link between Central Station, Chinatown and the main Darling Harbour attractions, connecting some of Sydney’s most important educational and cultural institutions, which are

successo a queste latitudini. Aperta al pubblico nell’agosto del 2015, la nuova sezione Nord di The Goods Line è un percorso verde ciclopedonale perfettamente accessibile, che in un breve ma intenso tratto completa il link strategico tra la Central Station, Chinatown e le principali attrazioni di Darling Harbour, collegando tra loro alcune tra le più importanti istituzioni educative e culturali di Sydney, nonché importanti stakeholders del progetto, come la

s

Un primo tratto (South section), a partire dalla Central Station, era già stato aperto alcuni anni fa. Pavimen-

minima del percorso ciclo-pedonale di 4,1 m Progettisti: ASPECT StudiosTM (Capo progetto) in collaborazione con Chrofi (Design partner) Team dei collaboratori: Acor (Ingegneria civile, strutturale, idraulica ed elettronica); Deuce Design (Design interpretativo); Gml (Consulente del patrimonio culturale), Jba (Consulente di progettazione); Lighting Art + Science (Lighting designers); Ar-Ma (Ricerca sui prefabbricati di calcestruzzo) Importo complessivo: 1475 euro/m2


PROGETTAZIONE Il percorso ciclo pedonale collega luoghi di svago e studio, come la University of Technology di Sydney, accanto, disegnata da Frank O. Gehry. The bicycle and pedestrian path connects educational institutions, such as the Uts, opposite, designed by Frank O. Gehry, and recreational sites.

s

University of Technology of Sydney (Uts) inconfondibile landmark e prima architettura firmata da Frank O. Gehry in Australia, il Tafe College, la sede della Australian Broadcasting Corporation (Abc) e il Powerhouse Museum.

Una nuova visione di trasporto Commissionato dalla Property Nsw (già Sydney Harbour Foreshore Authority), e curato da ASPECT StudiosTM in collaborazione con Chrofi, il progetto della sezione Nord di The Goods Line si è concentrato sulle opportunità sociali che uno spazio simile poteva offrire in un ambito urbano così affollato e fre-

netico: un’antica ferrovia reinterpretata per il trasporto di beni preziosi come la cultura, l’arte, la creatività e la condivisione dello spazio e delle idee. L’ampio percorso è affiancato da piattaforme polifunzionali, spazi per incontrarsi, per mangiare o giocare, per lo spettacolo, per lavorare o ricaricarsi all’ombra degli alberi, e questo non soltanto in senso metaforico, essendo provviste anche di prese per la ricarica di cellulari, computer portatitili e di wi-fi.

Materiali e arredi Le scelte di design hanno privilegiato materiali robusti, legati al passato ferroviario e industriale, come la ghiaia, l’ac-

s

culture, arts, creativity and to share space and ideas. The wide path is accompanied by multifunctional platforms, meeting areas, places to eat or play, entertainment sites, places to work or get a “recharge” in the shade of the trees, and not just metaphorically since there are charging points here for mobile phones, laptops together with Wi-Fi. In pursuit of the increasingly popular water saving and management policies of Australia, over 40% of the 30 plant species selected are native and require less water and maintenance, such as Anigozanthos humilis or Themeda australis. Others, such as

ciaio, il legno, il cemento e ricorrendo sistematicamente a elementi prefabbricati. Gli arredi sono realizzati in parte con elementi preformati di cemento e legno, che formano lunghe e comode zone di seduta a fianco del percorso principale, mentre altri più piccoli e leggeri, in metallo laser cut verniciato di un bel giallo vivace, sono disseminati negli spazi di sosta, sulla massicciata e tra la vegetazione. Questi arredi comprendono anche un enorme tavolo per riunioni, tavoli da ping pong, giochi per bambini e attrezzature per il fitness. La pavimentazione è costituita da grandi elementi modulari in cemento, mentre le rampe di accesso sono costruite con travi e griglie metalliche, le scale e i muri di contenimento ancora con elementi prefabbricati di cemento.

Scelte vegetali La scelta delle piante appare chiaramente in accordo con le politiche di risparmio e di gestione dell’acqua, che negli ultimi anni stanno riscuotendo sempre maggiore attenzione in Australia. Delle oltre 30 specie presenti, oltre il 40% sono native e quindi adatte alle condizioni pedoclimatiche e perciò meno bisognose di acqua e manutenzione, come la zampa di canguro (Anigozanthos humilis) o la Kangaroo grass (Themeda australis), altre provengono

species of Gaura, Phlomis, Echinacea and sages, come from faraway habitats but with similar needs. Green areas are two large rectangular “lawns” where people can walk barefoot or lie down, while most of the path is a dry xeryscape that recalls the old grey gravel embankment, dotted with small shrubs and perennial herbaceous plants, looking like wild plants growing in abandoned tracks. A row of large pre-existent Ficus microcarpa var. Hillii, located at a lower level along the embankment, follows and gives shade to the entire path between the Museum and the old iron bridge crossing Ultimo Road. ACER 5/2017 • 32


PROGETTAZIONE

Arredi robusti in cemento e ferro evocanti il passato ferroviario e più leggeri gialli in metallo lasercut caratterizzano la via. The route contains sturdy furniture in cement and iron that echoes the railway’s past, and lighter yellow items in laser-cut metal.

da habitat lontani ma con esigenze simili, come le specie di salvia, Gaura, Phlomis ed Echinacea. Le aree inerbite si limitano a due grandi “tappeti” rettangolari su cui è possibile passeggiare a piedi scalzi oppure sdraiarsi a prendere il sole, mentre lungo la maggior parte del percorso prevale un asciutto xeryscape che richiama l’antica massicciata di ghiaia grigia, disseminato di piccoli arbusti ed erbacee perenni che appaiono quasi nati spontaneamente tra i binari in disuso. Un filare di grandi ficus preesistenti (Ficus microcarpa var. Hillii) collocati a

una quota più bassa lungo il terrapieno costeggia, ombreggiandolo, tutto il percorso tra il Museo e l’antico ponte di ferro che scavalca Ultimo Road.

Una nuova identità È in corso uno studio, a cura dell’Institute of Sustainable Future (Its) dell’Uts sugli effetti che questo nuovo spazio verde urbano apporterà sul piano sociale, economico e ambientale, incentrato su mobilità, biodiversità ed economia locale. Affiancata da animati caffè e ristoranti provvisti di parcheggi per le bici, affollata e vivace anche nelle ore notturne e servita

da una segnaletica efficace e accattivante, The Goods Line si propone oggi come un attraente centro di aggregazione per residenti, turisti e studenti. Un nuovo spazio urbano con una storia potente alle spalle, narrata nei brevi tratti di binario e nelle attrezzature di quello che un tempo era stato un malsano e insicuro luogo di lavoro per generazioni di lavoratori immigrati, e un presente ricco di potenzialità, metafora del passaggio da un difficile retaggio sociale e industriale a una nuova e ambiziosa identità urbana, alla ricerca di politiche ed economie innovative, più connesse con l’uomo e con la natura. n

Da luogo di disagio sociale, The Goods Line offre nuove prospettive urbane. Formerly a poor, unloved area, The Goods Line offers new urban perspectives. 33 • ACER 5/2017


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1


IL PUNTO SU

SVILUPPO TECNICO-NORMATIVO DEL TREE CLIMBING

ESTRATTO DA

ACER

© IL VERDE EDITORIALE MILANO

A spasso tra i rami La definizione di vincoli legislativi e percorsi formativi comuni per il lavoro su fune e le operazioni in quota su alberi ha portato a un paradosso per cui si sono inseriti nel mondo del tree climbing docenti abituati a utilizzare tecniche e Dpi adatti agli interventi su parete in sospensione. Ma non per lavorare sugli alberi

N

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Il quadro legislativo In quegli anni non erano ancora stati definiti in Italia vincoli e obblighi formativi specifici a livello normativo, tuttavia già cominciavano a essere organizzati corsi per operare in quota sugli alberi, con lo scopo di diffondere buone pratiche di lavoro e aumentare la sicurezza degli operatori. Gli istruttori coinvolti in questi corsi erano tree climber che avevano fatto negli anni esperienza pratica, ovvero operatori del settore, mentre le tecniche insegnate, sviluppate appositamente per il lavoro sugli alberi, erano state messe a punto e perfezionate negli anni da tree climber statunitensi ed europei. È solo nel 2003 - e successivamente nel 2008 - che

Tree climber durante la movimentazione in chioma.

il lavoro sugli alberi è stato condizionato da alcuni obblighi e indicazioni, che hanno reso necessario il conseguimento di specifiche e differenti abilitazioni per poter eseguire lavorazioni in quota. In particolare, con l’art. 36-quinques del D. Lgs. 235/03 e con l’art. 116 e l’allegato XXI del D.Lgs. 81/08 (redatti al fine di aumentare il livello di sicurezza di tutti i lavoratori), sono stati formalizzati e resi obbligatori diversi vincoli per quanto riguarda attrezzature, Dpi e tecniche di lavoro; sono stati inseriti precisi doveri da rispettare per lavoratori e datori di lavoro; infine, sono stati definiti percorsi formativi obbligatori per i lavori in quota. Il lavoro sugli alberi è stato compreso nell’ambito del lavoro in quota su fune, il cui percorso formativo è stato strutturato in dodici ore, comuni ai due indirizzi “Modulo A” (per lavoro in sospensione in siti artificiali e naturali) e “Modulo B” (per lavoro sugli alberi). Il tree climber ha dovuto quindi, da questo momento, operare seguendo gli stessi vincoli normativi a

s

egli anni Novanta e all’inizio degli anni Duemila, svolgere correttamente le attività in tree climbing non era tanto semplice: le attrezzature erano meno “prestanti” rispetto a quelle di oggi, molte tecniche e sistemi (per esempio la risalita) erano più grezzi e spesso più faticosi. Anche ricercare nuove informazioni, o vedere e utilizzare nuove attrezzature e Dispositivi di Protezione Individuale (Dpi), non era semplice come lo è oggi: non essendo Internet così diffuso, acquistare nuovi prodotti e scoprire nuove tecniche

operative richiedeva molto più tempo e impegno. Erano i tempi in cui “tree climber” era sinonimo di “arboricoltore” e gli operatori per la maggior parte non erano semplicemente “arrampicatori di alberi”, bensì professionisti che davano grande importanza alla propria crescita tecnica e, al contempo, alla conoscenza degli alberi e del loro sviluppo e alle corrette tecniche di gestione del verde arboreo.


IL PUNTO SU s

cui è soggetto un operatore che lavora su parete (per esempio, in lavori edili su edifici). Non è stato però considerato che il lavoro in sospensione su fune (rope access) è letteralmente e tecnicamente diverso dal tree climbing: se infatti il primo viene svolto da lavoratori su fune, il secondo è eseguito da arrampicatori di alberi... una differenza sottile, ma sostanziale nelle procedure tecnico-operative.

Le competenze formative Le nuove normative hanno inoltre individuato le figure e i requisiti necessari per svolgere docenze nei corsi di tree climbing, tra cui non è stato compreso purtroppo l’avere esperienza e competenze specifiche nel lavoro in quota sugli alberi. Da allora quindi, oltre ai tree climber, anche altre figure - specializzate in settori diversi (come il lavoro su parete in ambito edile o addirittura l’arrampicata su roccia) e soprattutto senza alcuna competenza in merito al tree climbing - sono autorizzate a tenere corsi finalizzati al lavoro sugli alberi, semplicemente perché hanno esperienza nei lavori su fune. Ovviamente, le tecniche adottate e trasmesse ai corsisti in questi casi sono quelle conosciute dai formatori, come anche le attrezzature utilizzate sono quelle specifiche per il lavoro su parete. In questo momento di confusione formativo-normativa, diversi operatori sono stati quindi istruiti all’utilizzo di tecniche e attrezzature non adeguate all’ambito dell’arboricoltura, spesso anche in contrasto con le indicazioni di utilizzo dei Dpi fornite dai costruttori. A destra, in alto, panoramica su Dpi e attrezzature essenziali per operare al meglio in tree climbing. Al centro, due sistemi per la movimentazione in chioma: Ce Climb, a sinistra, con nodo a frizione per regolazione della fune, e “zig zag” (o prusik meccanico) a destra. Nella foto in basso: A) doppia maniglia con fettuccia per l’aggancio all’imbrago, B) cordino ad anello, utilizzato come back up a monte della doppia maniglia, C) sistema di ancoraggio per la fune di accesso/emergenza, D) dispositivo per la regolazione delle funi in caso di emergenza, impiegato da terra per calare l’operatore infortunato in risalita, E) connettori per l’installazione del sistema di ancoraggio e del discensore.

A

C

D B

E

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I capostipiti italiani La tecnica del tree climbing, specifica per i lavori sugli alberi e per l’arboricoltura in generale, è stata importata in Italia dagli Stati Uniti circa trent’anni fa. Le prime due realtà a impiegarla, negli anni Ottanta, sono state Fitoconsult (VA) e Demetra (MB), capofila in questo nuovo settore di mercato. Grazie alla concorrenza tra loro - si può dire - si è sviluppata la moderna arboricoltura in Italia, con un’impatto importante sulla crescita tecnica nel settore del tree climbing. Grazie alle esperienze sul campo dei dipendenti di queste imprese, sono cresciuti arboricoltori specializzati e competenti che a loro volta hanno creato piccole aziende. Si può quindi parlare di due vere scuole storiche d’Italia, che hanno saputo trasmettere esperienza pratica attraverso il lavoro in tree climbing e competenze teoriche e tecniche in merito all’arboricoltura e alla corretta gestione degli alberi.

Problemi di formazione

Generalmente nei contesti artificiali questi punti, progettati tenendo conto di diversi parametri e conoscendo i carichi a cui possono essere sottoposti, vengono installati in posizioni precise, scelte in previsione delle operazioni da svolgere. Gli alberi, invece, sono strutture naturali: il tree climber deve quindi scegliere i punti di ancoraggio, rappresentati dai rami o dal tronco, valutandoli in base a parametri e conoscenze specifiche del’arboricoltura (come la qualità del legno, che può essere assai differente a seconda delle specie arboree), alla presenza di difetti strutturali (fessurazioni, codominanze con corteccia inclusa ecc.), e possibili danneggiamenti

Dal 2010 a oggi Intorno al 2010 si registra un’importante accelerazione, parallela allo sviluppo di nuove attrezzature, Dpi e sistemi, nell’evoluzione delle tecniche specifiche per il lavoro in tree climbing. Si tratta di un fenomeno probabilmente dovuto a un insieme di fattori, come la crescita nel mondo del numero di operatori specializzati, con un conseguente incremento della richiesta sul mercato di prodotti specifici. Inoltre, in questi anni si comincia a richiedere a livello normativo in molti Paesi, soprattutto europei, l’utilizzo di Dpi con precise caratteristiche, in un’ottica di incremento della sicurezza sul lavoro. Diverse aziende (Teufelberger, Petzl, ArbPro, Art ecc.) si dedicano alla ricerca e allo sviluppo di nuovi Dpi e materiali specifici, con l’essenziale contributo tecnico di tree climber competenti e di grande esperienza.

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Oltre a non prendere in considerazione l’evoluzione tecnica e metodologica compiuta dal tree climbing negli anni, tali percorsi formativi presentano una criticità importante, ossia l’incapacità di fornire conoscenze specifiche (che solo arboricoltori competenti possiedono) relativamente alla valutazione dei rischi nell’ambito del lavoro sugli alberi. La “struttura albero” è infatti molto diversa rispetto a una struttura artificiale: è sufficiente pensare, per esempio, all’individuazione dei punti di ancoraggio delle funi, che permettono all’operatore di svolgere le operazioni in sicurezza.

del legno causati, per esempio, da precedenti interventi di potatura scorretti. Il tree climber deve inoltre adeguare alla “struttura albero” la progettazione e la costruzione dei propri sistemi, considerando, per esempio, la necessità di muoversi su alberi inclinati o privi di un fusto centrale rispetto alla chioma e più sviluppato in altezza rispetto alle branche laterali.

Da sinistra, particolare del sistema di accesso/emergenza, composto da tre funi connesse separatamente nella sede idonea tramite piastra multi-ancoraggio; dettaglio dell’ancoraggio del sistema di risalita, con back up a monte del discensore; sistema di risalita svincolabile, utilizzato dai colleghi a terra per calare l’operatore in caso di malessere durante l’accesso in chioma. 59 • ACER 5/2017


IL PUNTO SU s

Negli stessi anni, anche la formazione professionale vive un periodo di forte crescita: aumenta quindi, in Italia, il numero di operatori tree climber e la normativa nazionale impone l’obbligo di formazione per tale attività. Molte aziende che si occupano di giardinaggio iniziano quindi a formare personale interno per eseguire i lavori in autonomia, senza dover dipendere da professionisti esterni; contemporaneamente il mercato inizia a richiedere un numero maggiore di interventi in tree climbing, perché spesso il contesto non consente l’impiego di macchine per operare in quota e la qualità dell’intervento può migliorare se eseguito in tree climbing. Sebbene siano aumentati rispetto al passato il livello di sicurezza e il numero di addetti formati, in questo momento storico non è tuttavia più possibile associare il titolo di tree climber alla definizione di arboricoltore. Sul mercato è presente infatti un numero crescente di semplici “arrampicatori di alberi”, ben lontani dal poter essere considerati arboricoltori e con poche competenze in merito alla corretta gestione delle piante. Inoltre, pur aumentando, con la crescita del mercato, il numero di aziende e realtà formative, permane il paradosso per cui da una parte, diversi tree climber con anni di esperienza e studio alle

spalle continuano (o iniziano) a svolgere corsi, formando gli allievi all’uso dei Dpi e delle tecniche specifiche, sviluppate e perfezionate negli anni; dall’altra vengono organizzati e proposti corsi di formazione che adottano tecniche diverse, in qualche modo riadattate e spesso non adeguate al lavoro sugli alberi. Così si genera confusione nel settore, in particolar modo per quanto riguarda gli operatori più giovani, che si sono avvicinati al tree climbing negli ultimi anni.

Tempo di scelte Oggi formatori, lavoratori e datori di lavoro si trovano a dover scegliere se lavorare sugli alberi così come previsto dall’art. 116 del D.Lgs. 81/08 - o, per meglio dire, se utilizzare i sistemi culturalmente identificati in “anticaduta” e “discensore su due funi ancorate separatamente”, che però, secondo la nota informativa allegata dai costruttori non possono essere applicati al lavoro sugli alberi - oppure realizzare i propri sistemi di lavoro scegliendo Dpi progettati e costruiti specificatamente per il tree climbing, muniti di marchio Ce. Sono quindi i responsabili nella scelta dei Dpi, ovvero i datori di lavoro (e ancor prima i formatori) a dover risolvere questo rebus; oltretutto bisogna tenere presente il contenuto dell’art. 17 del D.

Lgs. 81/08, secondo cui la valutazione dei rischi in ambito lavorativo spetta al datore di lavoro. Lo stesso principio è valido per le scelte effettuate al fine di ridurre i rischi rilevati, come quella dei Dpi, il cui impiego deve essere conforme alle disposizioni dettate dal costruttore attraverso la nota informativa.

Conclusioni Centri di formazione e docenti hanno oggi una responsabilità importante: è loro il compito di trasmettere, ai propri discenti, le informazioni necessarie per poter operare all’interno dei parametri legislativi, e di formare correttamente le nuove leve all’utilizzo delle migliori tecniche di lavoro e dei Dpi più idonei al fine di incrementare gli standard di sicurezza in questo settore. È attraverso i corsi di formazione che vengono trasferite al mondo del lavoro le buone pratiche e la cultura della sicurezza: informazioni distorte o inesatte possono mettere il lavoratore nelle condizioni di operare in modo errato anche per anni, aumentando di conseguenza il rischio di incidenti e sanzioni. Ezio Rochira arboricoltore Si ringrazia per la collaborazione Formazione 3t (Casatenovo, LC).

ACER 5/17 - Estratto  

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