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For Milano

For Milano M a g a z i n e

M a g a z i n e

SOMMARIO

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Alla scoperta delle incantevoli Isole Cook

2 / Eventi Un mondo in rosa 3 / Protagonisti L’ultima invenzione

44 / Rotazioni 48 / Sorprese Ora vi faccio ridere

Luglio/Agosto 2012

Belen Rodriguez a pag. 22

88 / Personaggi Brignano con la “o” 92 / Leggende Nessuna come lei

50 / Cinema 4 / Cover Noi, quelle del record 12 / In viaggio Tutti i colori del mondo 22 / Carriere L’invenzione Belen

Ciao, ciao

Veline

FLEMING PRESS EDITORE 2 For Magazine

28 / Cose di moda Voglia di sole 38 / Sfilate Capitale dell’eleganza

62 / Consigli & Sconsigli di Dina D’Isa 64 / Anniversari Non hanno ucciso l’Uomo-Ragno

43 / Cara Marina di Marina Ripa di Meana

99 / In forma con Jill Cooper

70 / Il salotto Vi stupirò con effetti speciali

100 / Uomo del mese Charlie Rapino

72 / Storie L’anno che verrà

101 / Donna del mese Julianne Hough

74 / Arte E luce (al neon) fu

40 / Double feature 42 / Come una star Jennifer Lopez: colori caldi come la sua voce

98 / L’angolo del benessere Estate a tutto gas

76 / Yachting Fascino senza confini 84 / Auto Per voi ricchi, anzi ricchissimi

102 / Scatti di Bruno Oliviero 104 / In mostra Il paesaggio si mette in posa 108 / Milano peoples & stars & events 129 / Speciale Estate


ForEventi magazine di Paola Comin

Un mondo in rosa La XI edizione del Premio Afrodite è stata un’occasione speciale per celebrare le donne impegnate nel cinema e non solo. Sul palco, tra le altre, Laura Morante e Barbora Bobulova Quando sento dire che “le donne si stanno appropriando del mondo” mi ribello. Perché non è vero. Le donne hanno sempre avuto il mondo in mano. Hanno sempre deciso, influenzato, congiurato, governato. Ora, semplicemente, lo fanno alla luce del sole, sostenute dalle leggi. E, credo, sia sotto certo aspetti anche più difficile… A parità di intelligenza, sono convinta e potrei anche portare le prove, una donna riesce sempre a sovrastare un uomo, grazie all’intuizione, alla sensibilità, all’astuzia, qualità tipicamente femminili. E quando il mondo era dominato dalla forza fisica le donne affinarono le loro capacità. Intorno al focolare o nel talamo (nuziale o non) le donne intelligenti hanno sempre comandato. Anche perché hanno da sempre non solo partorito, ma cresciuto, coccolato, vezzeggiato, educato i maschi. Gli antichi greci, infatti, lo avevano capito e li toglievano presto dalle braccia delle madri. Sciaguratamente esistono uomini malati che abusano, violentano, arrivano ad uccidere le donne che li rifiutano. Ma si tratta, purtroppo, di donne fragili, che per insicurezza e amore non riescono a decifrare subito la latente follia del compagno. Così come esistono donne che vessano e maltrattano i loro uomini, con la differenza che difficilmente li uccidono… Un lungo preambolo (è, ahimè, nel mio discutibile stile), per parlare di una donna fantastica, bellissima, intelligente, creativa, folle e disciplinata, intuitiva e paziente, che nel 1996 ideò, costituì, pianificò l’Associazione “Donne nell’Audiovisivo” raggruppando, organizzando, strutturando tutte le esponenti di sesso femminile che prestavano opera, capacità e dedizione al mondo dello spettacolo. Sto parlando di Cristina Zucchiatti, Presidente dell’Associazione che ha saputo fare del Premio Afrodite uno dei riconoscimenti più prestigiosi e ambiti del mondo del cinema. Affiancata dalla meravigliosa Paola Poli (anche lei intelligentissima, alta, bella, bionda, preparata, una vera manager) e da grandi professioniste come Donatella Senatore e Patrizia Biancamano, tutte agguerrite membri del direttivo, Cristina è, come Paola, la dimostrazione delle poliedriche capacità delle donne intelligenti e volitive che sanno essere madri attente e affettuose, compagne innamorate, pazienti e collaborative, ma anche figlie, sorelle, amiche, oltre che grandi lavoratrici. Di recente ha avuto luogo la XI edizione dei Premio Afrodite e la Casa del Cinema di Villa Borghese si è illuminata con il sorriso e la bellezza di tante donne protagoniste dello spettacolo. Prima di tutte e su tutte Laura Morante, vincitrice per il miglior film con la sua opera prima da regista Ciliegine, che è stato proiettato al termine della serata. Le altre premiate sono state le belle e talentuose Antonia Liskova, Barbora Bobulova, Francesca Inaudi e la bravissima e coraggiosa produttrice Grazia Volpi. Sarah Felberbaum, avviata sempre più ad una straordinaria carriera, ha invece ritirato il Premio Lancia. Accolte e coccolate da Paola Spinelli, Ursula Seelembacher e Giuseppe Bambagini erano anche presenti Ana Caterina Morariu, Eliana Miglio, Cinzia Th Torrini, Susy Laude, Katia Greco, Pilar Abella. Sono ovviamente intervenuti esponenti dell’altro sesso per applaudire le protagoniste dell’evento: Ralph Palka, Ruggiero Di Paola, Dino Abbrescia, i produttori Raffaello Monteverde e Maurizio Tedesco, lo sceneggiatore Andrea Purgatori.

Iniziata con un raffinato aperitivo, sorbito nella morbida luce del tramonto romano, la serata, condotta da un’altra “grande” del cinema come Laura Delli Colli, Presidente della Giuria, appena rientrata da Taormina dove ha consegnato i “suoi” Nastri d’Argento, ha visto la partecipazione attenta di Fabiana Santini (bella ed elegantissima anche lei!), Assessore della Regione Lazio alla Cultura, Arte e Sport, che nella serata dei Nastri d’Argento a Taormina aveva consegnato il Premio Afrodite a Paola Minaccioni, impossibilitata per motivi di lavoro ad essere presente alla Casa del Cinema. Fabiana Santini non solo ha riconfermato il Patrocinio della Regione, ma ha manifestato l’intenzione di sostenere ancor più l’Associazione, conscia del suo grande valore nel motivare, supportare, incoraggiare le donne al servizio dell’audiovisivo e promuovere la loro crescita professionale. Perché se è vero che le donne intelligenti e motivate sanno raggiungere le mete che si prefiggono è anche vero che la strada è più in salita, presenta più ostacoli ed è irta di trabocchetti. Siamo forti, ma unite lo siamo molto di più!

Da sinistra, le artiste premiate Sarah Felberbaum, Antonia Liskova, Barbora Bobulova, Grazia Volpi, Laura Morante e Francesca Inaudi.

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PROTAGONISTI di Tommaso Gandino

L’ULTIMA INVENZIONE Enrico Lucherini, leggendario press agent, finirà la sua carriera

coi film

di Luchetti e Tornatore. Lo scopritore d’oro del cinema italiano ci svela le famose “lucherinate”

Lei a 16 anni raccoglieva in un quaderno i lanci dei film a cui dava il voto… «È vero. L’ho ritrovato qualche anno fa durante un trasloco, e lo farò vedere alla mostra sulla mia vita dal titolo Purché se ne parli, che avrà luogo all’Ara Pacis ad ottobre, assieme a tutte le locandine più efficaci dei miei film».

Il sogno che non ha ancora realizzato? «Poter lavorare con due grandi del cinema: Paolo Sorrentino e Matteo Garrone». Il sogno che non ha ancora realizzato? «Poter lavorare con due grandi del cinema: Paolo Sorrentino e Matteo Garrone».

Un episodio che le è sembrato un segno del destino? «Quando Rossella Falk mi disse: “Smetti di fare l’attore con la nostra compagnia, ed occupati piuttosto del nostro gruppo come ufficio stampa”».

Nella sua carriera che cosa le ha lasciato l’amaro in bocca? «Ci ho pensato tanto, ma non riesco a trovare una cosa che mi abbia davvero deluso».

Per far parlare dei suoi film negli anni ha escogitato le “lucherinate”… «Involontariamente sì. Ma non per tutti i film: solo quando ce n’era bisogno».

Qual è stata la cosa più difficile che ha sopportato nella sua vita? «La perdita di mio fratello Mario». Il suo accessorio cult? «Il mio fascino!».

Fu sua la trovata di far immergere Anita Ekberg nella fontana di Trevi nel celebre film di Fellini? «No, la Ekberg fece delle foto due anni prima, e non con me». E quando fece posare Claudia Cardinale con un vero gattopardo sulla spiaggia di Cannes… «Sì, ma non era sola: con lei c’erano Luchino Visconti e Burt Lancaster. Qualche giorno prima avevo visto un circo vicino Cannes, così chiesi al produttore Goffredo Lombardo di procurarmi un gattopardo un po’ addormentato e di farlo portare sulla spiaggia dell’Hotel Carlton per alcune foto». Quando consigliò a una sconosciuta Florinda Bolkan di ballare a Venezia con Richard Burton per lanciare il film Metti una sera a cena la Taylor si inferocì per gelosia? «Ero sicuro che sarebbe stato un successo: Florinda – attrice allora poco nota – che ballava con una star… che la Taylor si inferocì non me ne fregò niente». Quale fu una delle sue prime “invenzioni”? «Quando incendiai la parrucca di Sandra Milo per lanciare il film Vanina Vanini». Oggi è ancora lo scopritore d’oro del cinema italiano. Fino a quando lo sarà? «Con il cinema credo di avere chiuso. Finisco la mia carriera coi film di Daniele Luchetti e Giuseppe Tornatore. Continuerò a lavorare per le fiction televisive». Del suo mondo cosa non le piace? «La presunzione, la volgarità, l’arroganza e l’invidia».

Enrico Lucherini con Margherita Buy.

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cover

di Antonio Osti

Noi, quelle del record Costanza Caracciolo (la bionda) e Federica Nargi (la mora), entrambe 22 anni, ritratte (foto Vincenzo Di Cillo) nello studio di Striscia la Notizia. Il Tg satirico ideato e scritto da Antonio Ricci a novembre festeggerĂ  i 25 anni. 4 For Magazine


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Quattro anni a Striscia la Notizia, la trasmissione piÚ vista della Tv italiana: Costanza Caracciolo e Federica Nargi hanno battuto tutte le altre Veline. E adesso? Per loro la Cina è vicina. Molto vicina‌

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Non vedremo più gli stacchetti di Costanza Caracciolo e Federica Nargi. A Striscia la Notizia, dopo quattro stagioni, si cambiano Veline. Ma come si è arrivati al record dei quattro anni? La scorsa primavera Striscia ha annunciato che avrebbe cancellato il previsto concorso estivo Veline, e che avrebbe rinunciato definitivamente alle Veline in trasmissione se la Rai non avesse mandato in onda il concorso “Miss Italia” e se il Gruppo L’Espresso avesse eliminato entro settembre le sue veline, ovvero il settimanale D – la Repubblica delle Donne e il mensile Velvet, dove la dignità delle donne è ridotta da sempre ad attaccapanni. Questa provocazione è stata la risposta a un plateale attacco durato mesi da parte di diversi giornali per venti secondi di balletto delle Veline in una trasmissione impegnata quotidianamente su temi importanti e seguitissima per le sue inchieste giornalistiche, per la sua totale indipendenza e per l’impegno civile. All’inizio della stagione di Striscia 2011-2012, visto che il concorso “Miss Italia” è stato regolarmente trasmesso e che il Gruppo L’Espresso non ha rinunciato alle sue veline, Costanza e Federica sono state riconfermate per la quarta stagione e, in segno di ringraziamento al loro “santo protettore” San Carlone De Benedetti, vengono ribattezzate “Carline” fino a marzo. Poi Costanza e Federica sono tornate ad essere chiamate Veline, fino all’ultima loro puntata, il 10 giugno, in cui come era capitato solo alla storica coppia Canalis-Corvaglia hanno presentato Striscia (con Ficarra e Picone che si esibivano negli stacchetti!). Ma Costanza e Federica hanno anche condotto nell’ultima stagione la rubrica “Svelate”, in cui accusavano settimanalmente la stampa di sfruttare il corpo delle donne per le pagine pubblicitarie. Al termine della carrellata di foto, veniva trasmesso il frammento de L’Infedele (La7) in cui la giornalista Maria Laura Rodotà afferma che grazie alle donne nude: “Ci si paga lo stipendio”. Ma tutto questo è il passato. Da lunedì 11 Ezio Greggio è in giro per le piazze d’Italia in cerca delle nuove Veline (scelte da una giuria di giornalisti). A settembre la finale. Adesso Costanza e Federica sono impegnatissime nel reality targato Raidue Pechino Express (che vedremo in autunno), un viaggio estremo a coppie tra India, Nepal e Cina.

«In gergo giornalistico le veline sono quei fogli di carta sottile e semitrasparente che i centri di potere inviavano ai giornali con tutte le indicazioni per tenere l’informazione sotto controllo. Lunghe ricerche etimologiche ci hanno rivelato che le prime veline non erano di carta, ma di carne: “velino” era la pergamena di vitello, nato prematuro. Così a Striscia, sia ben chiaro solo per un fatto culturale, le veline le abbiano ripristinate tutte in “vera pelle”, come parodia vivente dei settimanali Espresso e Panorama, che da sempre hanno utilizzato in copertina donne poco vestite o completamente nude. Per un’inchiesta su “La fame nel mondo” mettevano due modelle in costume adamitico che mangiavano una mela, e per annunciare la Perestrojka una donna nuda col colbacco sulla piazza Rossa». (Antonio Ricci, il papà di Striscia la Notizia, in Striscia la tivù, 1998, Einaudi).

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Foto di Paolo Baglioni

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«Le Veline sono importantissime per Striscia: servono a mantenere la trasmissione nel clima del varietà e ricordano in ogni momento che anche noi siamo spettacolo e non verità». (Antonio Ricci in Striscia la tivù, 1998, Einaudi).

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Foto di Gianluca Saragò

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Federica

La Nargi è fidanzata con Alessandro Matri, bomber della Juventus.

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Striscia è diventata la mia seconda famiglia. Credo di essere capitata nel posto migliore per imparare questo lavoro. Tutte le persone con cui ho condiviso questi quattro anni mi hanno aiutato a crescere sia umanamente sia professionalmente. Ringrazio tutti.


Foto di Gianluca Saragò

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Costanza

Da un lato vorrei tornare indietro nel tempo per ripetere questa magnifica esperienza, dall’altro sono consapevole che nella vita bisogna sempre andare avanti. Quindi procederò per la mia strada, portando sempre Striscia nel cuore.

La Caracciolo è fidanzata con Alessandro Fogacci, difensore del San Marino. 11 For Magazine


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IN VIAGGIO di Sara Donati

Tutti i colori del mondo Il mare piÚ azzurro che c’è, stoffe batik, perle nere, corone di fiori, spiagge bianchissime, foreste lussureggianti, tramonti che incantano: benvenuti alle Isole Cook!

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Le Isole Cook sono costituite da un arcipelago che comprende 15 piccole isole nell’Oceano Pacifico meridionale (Polinesia), con una superficie complessiva di 240 km2 e una popolazione di circa 18.000 abitanti. Furono scoperte dagli spagnoli, ma portano il nome del capitano britannico James Cook, che le visitò spesso nei suoi viaggi.

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Parzialmente indipendenti dalla Nuova Zelanda, le Isole Cook hanno nel turismo la principale risorsa economica, insieme alla produzione di perle e prodotti marini.

Cominciamo col dire che per arrivarci ci vogliono 24 ore di aereo, con stop a Los Angeles. Un bel giro del mondo prima di atterrare a Rarotonga, dove c’è la città di Avarua, la capitale delle Isole Cook. Ma ne vale la pena, ve ne accorgerete quando scenderete finalmente dall’aereo: il benvenuto è fatto di collane di fiori e di un simpatico “Kia Orana”, che vuol dire ciao. Siete in Polinesia, mare (il più azzurro del mondo) e nuotate da favola, cieli e tramonti da mandare in estasi. Appuntamenti da non perdere nella capitale: il Punanga Nui Markets (grande mercato all’aperto dove comperare parei, perle nere e artigianato locale) e lo spettacolo di danze polinesiane al Te Vara Nui Village. Tra i prodotti artigianali meritano una menzione particolare le asce tradizionali, con la lama in pietra e il manico in legno riccamente intagliato, i ventagli, le cinture, i cesti, i copricapo di piume e i sedili di legno e le tivaevae, coperte con applicazioni che di solito vengono usate come copriletto. Dopo questo giro ad Avarua…

girate anche tutte le altre isole. Per scoprire che Aitutaki sorge su una laguna triangolare punteggiata di graziose motu (piccole isole) ed è anche interessante dal punto di vista storico perché ha diversi marae (i luoghi per i raduni religiosi prima dell’arrivo degli europei) aperti ai visitatori. In più offre uno degli spettacoli di musica e danza detti “island nights” più belli dell’arcipelago. Ma con i suoi meravigliosi panorami, le magnifiche spiagge e i pochi turisti, Atiu è forse il più bel tesoro nascosto delle Isole Cook. È anche una rarità geologica: infatti è circondata da un anello di coralli fossilizzati e rialzati (un fenomeno detto makatea) largo un chilometro che, insieme alla collina alta 70 m con la cima piatta, fa assomigliare l’isola a un cappello con la tesa bassa e piatta. Fatta eccezione per Taunganui Harbour, dove l’acqua è profonda e limpida, non ci sono molti altri posti adatti al nuoto qui, ma le belle spiagge sono l’ideale per passeggiare e prendere il sole. Se ce la fate (dovete approfittare di una delle rarissime imbarcazio-

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Il villaggio principale di Aitutaki è Arutanga, dove troverete diversi bei negozietti e dalla punta del molo potrete ammirare una splendida vista della costa. Voli quotidiani collegano Rarotonga con Aitutaki (questo atollo corallino è situato a 235 km a nord est dalla capitale Avarua).

ni che fanno servizio per l’atollo oppure…venire con un panfilo privato), raggiungete anche l’atollo di Suwarrow, particolarmente famoso tra i velisti perché è uno dei pochi atolli delle Cook settentrionali con una laguna accessibile. Altri consigli? Il pesce è, come in ogni isola del Pacifico che si rispetti, l’elemento base della cucina indigena: si può mangiarlo marinato, o con succo di lime o addirittura gustarlo con latte di cocco; senza dimenticare, comunque, la possibilità di trovare patate dolci e tuberi vari che in molti casi si presentano cotti nell’umukai, forno tradizionale scavato nella terra. Per quanto concerne la carne e la maggior

parte dei prodotti alimentari, essi sono importati dalla Nuova Zelanda. Tra i piatti più diffusi vi sono il pesce crudo in salsa di cocco (ika mata), il frutto dell’albero del pane farcito (anga kuru akaki ia) e il budino di pane (poke). Ricordatevi che gli abitanti delle Isole Cook hanno fama di essere i migliori danzatori della Polinesia e secondo gli esperti sono anche più bravi dei tahitiani. Le danze delle Isole Cook sono notoriamente sensuali e per tradizione vengono eseguite in onore di Tangelo, dio della fertilità e del mare. Buon divertimento!

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Il paesaggio delle Cook è molto variegato: da quello montuoso di Rarotonga ai banchi corallini e agli atolli quasi piatti, che sono invisibili da lontano.

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Un suggestivo tramonto sul mare visto da una spiaggia di Rarotonga, la maggiore isola dell’arcipelago.

Pare che la Oravaru Beach, sulla costa occidentale dell’isola Atiu, sia il luogo in cui approdò il capitano Cook. Da non perdere sempre ad Atiu è il Fibre Arts Studio situato a Teenui, nel nord-ovest: un laboratorio specializzato in tivaevae, le variopinte coperte che sono uno dei più tradizionali prodotti artigianali dell’arcipelago. Atiu e Rarotonga sono collegate da diversi voli al giorno; Atiu è anche servita regolarmente dalle navi mercantili che accettano a bordo i passeggeri.

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Tra le attività praticabili sulle isole spiccano gli sport acquatici. Ci sono splendidi luoghi adatti al nuoto, specialmente a Rarotonga e Aitutaki; con le sue acque limpide e l’abbondanza di pesci questo arcipelago è anche l’ideale per lo snorkeling.

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Il capitano Cook giunse due volte su queste isole: nel 1773 e nel 1777. Inizialmente diede ad esse il nome Isole Hervey e le rivendicò subito per la corona britannica.

A Rarotonga, con una visita guidata, potrete vedere diverse capanne tradizionali e assistere a dimostrazioni sulla storia delle isole, sulla medicina maori, sulle tecniche di pesca antiche, sull’intaglio del legno e sulla danza, di cui i nativi sono esperti e grandi appassionati.

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La lingua locale è il maori delle Isole Cook, ma praticamente tutti parlano l’inglese come seconda lingua.

Sull’atollo di Suwarrow trascorse in solitudine un lungo periodo lo scrittore neozelandese Tom Neale, che qui scrisse An Island to Oneself, ormai un classico della letteratura sui Mari del Sud. I visitatori che giungono a bordo dei loro panfili scrivono il loro nome sul diario lasciato nella sua stanza; di tanto in tanto arriva anche qualche pescatore di perle proveniente da Manihiki.

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For magazine CARRIERE di Silvestro Giacomini Foto di Bruno Oliviero

L’invenzione Belen

Belen Rodriguez (28 anni a settembre) è nata a Buenos Aires, in Argentina, dove a 17 anni inizia a lavorare come modella e testimonial di diverse case di intimo femminile. Nel 2005 Belen arriva in Italia, partecipando alle sfilate di moda a Milano e calamitando su di sÊ le attenzioni degli addetti ai lavori e dei mass media.

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Irresistibile ascesa di una diva dei giorni nostri, tra gossip, scandaletti, fidanzati pericolosi e non. Con in mezzo tante copertine, molti programmi Tv e una straordinaria capacitĂ  di far parlare di sĂŠ. Eccola in un servizio fotografico di quando cominciava a scalare il successo

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La partecipazione a L’isola dei famosi nel 2008 la fa scoprire definitivamente al grande pubblico italiano, estasiato dalla sua silhouette e dai suoi mini-bikini. Prima dell’enorme successo al Festival di Sanremo di Gianni Morandi, nel 2011, ha partecipato alle trasmissioni Tv Scherzi a parte e Sarabanda (2009).

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In televisione, nel 2011, ha condotto anche Ciak... si canta! con Francesco Facchinetti, La notte degli chef con Alfonso Signorini, Colorado con Paolo Ruffini.

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Simona Ventura è convinta di essere stata lei a inventarla. L’ha ripetuto pochi giorni fa in un’intervista al settimanale A: «Ho lanciato molti personaggi: Belen è diventata Belen dopo L’isola dei famosi». Belen Rodriguez ha vissuto due anni pericolosamente, costringendo giornaloni e giornaletti a occuparsi di lei e dei suoi amori, diventando il personaggio su cui editorialisti, sociologi ed esperti di comunicazione si sono esercitati. Spread? Crisi? Terremoto? Chissenefrega! Vuoi mettere la liaison dangereuse tra il ballerino e Belen! In rapida successione ecco le tappe di un fenomeno mediatico: scoppia la passione con Corona, Scherzi a parte e Colorado, Maldive con Corona, video hard con l’ex fidanzato quando Belen era minorenne, rissa tra Corona e l’ex fidanzato, Sanremo con farfallina e senza mutande (o forse c’erano), attesa di un bebè, aborto spontaneo, flirt (presunto) con Simone Annicchiarico suo partner in Italia’s Got Talent, Amici, rottura con Corona e baci con il ballerino Stefano De Martino, ma lui è ancora il fidanzato di Emma, la vincitrice di Sanremo… Incontri ravvicinati e shopping con Stefano, incidente in moto con lui, cerotti che appaiono e spariscono, Emma che tuona, i fan di Emma che fischiano Belen quando appare sul palco di Amici… Corona che dice “Mi fa pena”… Tranquilli, non è finita, anche perché la ragazza sa il fatto suo. Basterebbe vedere come ha gestito contratti e sponsor, senza contare che è riuscita a promuovere tutta la famiglia. L’idea è che Belen si sia inventata da sola, sapendo sì cantare e ballare, ma usando ben altre tecniche per stupire e far parlare di sé. Secondo Bruno Oliviero, che l’ha fotografata all’epoca in cui Belen era fidanzata con il calciatore Marco Borriello (risparmiatevi la solita frase: «Mai con un idraulico?»), la ragazza è tosta e aveva già chiaro in mente dove voleva arrivare. Che impressioni ha avuto durante il servizio fotografico? «A quei tempi lei aveva appena iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo. Era splendida e molto contenta di realizzare quelle foto. È stata molto brava e professionale». Qual è la cosa di lei che l’ha colpita di più? «Senza dubbio il viso, aveva una faccia pulita e molto espressiva, attraeva solo con lo sguardo e questo mi ha colpito parecchio. E poi ovviamente il corpo: era in gran forma e si preparava già per una carriera prestigiosa». Le è sembrata naturale o impacciata davanti al suo obiettivo? «Era molto naturale. Io non le chiesi tanto, ma solo di tirar fuori le sue espressioni più semplici. Si è prestata bene al servizio e già si intuiva che aveva tutte le qualità per sfondare. Secondo me lei ha un viso adatto per fare l’attrice di cinema, la vedrei benissimo sul grande schermo, anche se finora non ha avuto l’occasione giusta». Si è comportata da diva? «Assolutamente no! Era semplice, nient’affatto diva. A quei tempi frequentava il calciatore Marco Borriello e già emergeva la sua forza vincente davanti ad un obiettivo fotografico». Adesso è sicuramente un po’ più diva. Ma può permetterselo. Finché dura…

Nel 2012 stringe un sodalizio artistico con Maria De Filippi che la vuole con sé sia a Italia’s Got Talent sia ad Amici. Inoltre, torna di nuovo a Sanremo in coppia con Elisabetta Canalis per dare manforte alla primadonna Ivana Mrazova, e suscitando grande clamore per il tatuaggio inguinale mostrato volontariamente al pubblico.

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Al cinema è apparsa in Natale in Sudafrica (2010) di Neri Parenti e Se sei così, ti dico sì (2011) accanto a Emilio Solfrizzi.

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For magazine COSE DI MODA di Marco Gastoldi e Sara Donati

WE ARE HANDSOME

E se il costume da bagno diventasse un’affascinante opera d’arte? We Are Handsome, giovane marchio australiano nato nel 2009, propone ogni estate una collezione beachwear che fa invidia anche ai quadri presenti nei più famosi musei internazionali. Rivolta ad un pubblico particolare e di nicchia, la collezione We Are Handsome stupisce per l’attenzione artigiana e le stampe che valorizzano le scelte decorative riportate sul tessuto. Si tratta nello specifico di stampe fotografiche riprodotte con colori accesi, come se le fotografie fossero sovraesposte.

Costumi interi o bikini ma anche capi coordinati come pantaloni, mini-abiti e body da portare con un pareo dove compaiono paesaggi, feroci felini, scenari marini ma anche pin-up e attori famosi appartenenti al passato. Costumi divertenti e particolari che mirano al forte impatto visivo, grazie alle innovative e bizzarre scelte cromatiche che attraverso accostamenti unici permettono di non passare inosservati nemmeno durante le più calde vacanze.

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Voglia di sole Costumi e top model da favola: tutte al mare firmate e contente. Stilisti che vestono la Tv e la borsa più di moda questa estate. E un giovane designer lanciatissimo

ADIDAS BY STELLA MCCARTNEY

Felpe con cappuccio, giubbotti impermeabili, pantaloni morbidi e comodi costumi da bagno. Ecco la collezione estiva sigillata dalla collaborazione fra Adidas e Stella McCartney, connubio di successo che piace di stagione in stagione non solo per le linee, ma anche per la vocazione green. La collezione disegnata dalla stilista inglese è infatti prodotta tramite l’impiego di materiali provenienti da fonti ecosostenibili. I prodotti sono realizzati senza l’impiego di agenti chimici pericolosi e nel rispetto dei più alti standard, in termini di qualità del posto di lavoro e sistemi per la gestione degli sprechi dell’energia. Una produzione che mira a comodità e comfort senza tradire la sensualità delle forme femminili: una collezione che rappresenta il perfetto incontro fra moda e sport all’insegna di design e praticità. Protagonista irrinunciabile è il colore che, attraverso i toni accesi del giallo, azzurro, arancione e rosa, illumina ogni capo rendendolo unico e riconoscibile.

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TWIN-SET BY SIMONA BARBIERI Cuori, ruches, passamanerie, crochet e simpatiche applicazioni: sono i dettagli che caratterizzano la collezione mare firmata Twin-Set by Simona Barbieri che presenta la sua linea di costumi da bagno e corredo mare attraverso l’accostamento di romanticismo e sensualità. Nuances delicatissime dai toni del grigio chiaro, sabbia bianca, avorio e bianco che valorizzano anche la più tenue abbronzatura. I bikini sono ridottissimi nelle proporzioni, così come gli shorts e il tradizionale

beachwear di stagione. Coordinati ai costumi ecco i caftani, t-shirt e borse per la spiaggia che completano un total look impeccabile. Un giro di boa davvero mozzafiato quello scelto dalla linea di successo, che sceglie di essere ancora una volta particolare attraverso disegni irregolari e asimmetrici, e grazie all’introduzione nel proprio corredo del costume intero, vero e proprio must have di stagione.

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Tatjana Anika

Prodotta in Italia con i migliori tessuti, la lussuosa collezione estiva del brand spagnolo dedicato all’abbigliamento swim Tatiana Anika propone bikini e pezzi unici frizzanti e coloratissimi. Accuratamente progettato per lusingare le forme femminili, ogni capo permette di acquisire sicurezza anche sulla spiaggia, attraverso i vivaci colori osservati nelle perline Maasai: blu, rosso e giallo. Dal Kenya alla Tanzania del Nord, i protagonisti delle tribù sono amanti delle cerimonie e

delle “danze guerriere”, eseguite particolarmente dai più giovani. Importanza fondamentale viene conferita alle donne Maasai che amano adornarsi del più vivace vestiario e gioiello. Anche le fantasie firmate Anika abbracciano tradizioni e caratteristiche del gruppo africano attraverso righe e stampe a petalo: la vivacità e il calore sono qui riuniti in un modo del tutto innovativo e contemporaneo. Per ogni donna che predilige sicurezza e comfort abbracciando la più naturale forma delle curve.

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Louis Vuitton

Preparatevi a sentire la calda brezza dei raggi del sole d’estate e il tocco delle acque dell’oceano con il nuovo volto della maison Louis Vuitton. Poppy Delevigne, modella inglese fotografata da David Roemer nell’esclusiva location Playa Del Carmen in Messico, mostra pezzi di abbigliamento e accessori “beach” caratterizzati da strisce colorate e dettagli preziosi. Ariosi abiti

bianchi, tessuti morbidi e modelli dalla più tradizionale sartoria donano il massimo impatto e la più sottile seduzione anche durante la bella stagione. Un look reso eccezionale dai sacchi di tela di cotone e borse a tracolla disponibili in varie forme e dimensioni da sfoggiare a piedi nudi sulla spiaggia oppure per un glam-party dal sapore estivo e vacanziero. Niente complicazione ed eccessivo sfarzo: comodità, praticità e leggerezza sono le chiavi vincenti per sfoggiare un’eleganza semplice ed intramontabile, resa unica da una borsa monogramma o dalla visiera damier. Per completare il guardaroba ecco anche gli occhiali da sole che svelano l’atmosfera del fascino retro rivisitato in chiave LV.

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Eva Riccobono

GAETANO NAVARRA

Paola Barale

Per la trasmissione Eva-Lo spettacolo della scienza, in onda su Raidue, la conduttrice del programma, la top model Eva Riccobono, ha scelto di indossare i capi storici dello stilista Gaetano Navarra. Per esempio questo abito di paillettes color oro, impreziosito dalla cintura di vernice nera e da inserti di applicazioni oro, e un outfit composto da una maglia in paillettes rettangolari trasparenti, completato da una gonna con balza sulla parte frontale. Gli ascolti non sono stati granché, ma almeno l’eleganza è salva! Gaetano Navarra veste anche Paola Barale nel programma Mistero, in onda su Italia 1. Paola, che ha alternato il ruolo di conduttrice a quello di inviata, ha indossato la collezione primavera estate 2012, appositamente reinterpretata per lei dallo stilista per esaltare, con abiti e tessuti, la sua bellezza e femminilità. 36 For Magazine


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ALESSANDRO PIRAS

GHERARDINI

Amazzonia è la linea di borse Gherardini in cui la creatività si sposa con la tradizione del tessuto logato “softy”, brevettato dalla maison negli anni ’70 e dalle caratteristiche uniche in termini di leggerezza, morbidezza e resistenza. Nata per essere indossata con disinvoltura (a mano, in spalla), unisce un’eleganza tipicamente urbana alla semplicità più easy in soli 250 grammi. Con manico in pelle e personalizzata da una pochette staccabile interna, Amazzonia è una borsa dalla linea hobo, versatile e adatta a tutte le occasioni grazie all’estrema leggerezza dell’esclusivo tessuto softy ed alle varianti colore di grande appeal per i look estivi.

Il giovane designer Alessandro Piras, che vanta numerose e prestigiose collaborazioni con giovani brand di moda, per la prossima collezione Autunno/Inverno 2012-13 lancia la sua prima capsule collection personale, che, in maniera insolita, si focalizza su un unico prodotto: il colletto. Il designer ha rielaborato in chiave fashion questo indumento, rendendolo un accessorio estremamente glamour. Vari i modelli proposti da Piras, da quelli più romantici, con inserti in pizzo, a quelli più grintosi e dall’appeal rock, con inserti in borchie. Tutti i modelli sono realizzati con pellami pregiati provenienti esclusivamente dall’Italia e interamente realizzati a mano. Anche la gamma dei colori è piuttosto varia, si passa dal bianco al nero, sino a colori più intensi e decisi come il giallo limone, il verde acido e l’arancio. Nicola Ievola

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Forsfilate magazine di Nolberto Bovosselli

Capitale dell’eleganza Appuntamento estivo con AltaRomAltaModa, il marchio che rappresenta diversi linguaggi culturali contemporanei, con uno stretto legame tra capacità imprenditoriale, creatività, patrimonio storico e attenzione verso il futuro

Anche questa estate si è rinnovato il prestigioso evento mondano con AltaRomAltaModa, la settimana della grande moda capitolina, giunta alla sua ventunesima edizione, che, con due appuntamenti annuali calendarizzati a gennaio e a luglio, conferisce alla Città Eterna lo status di centro nevralgico del mondo fashion, offrendo numerose occasioni di incontro tra le storiche maison italiane e le nuove realtà produttive internazionali. Il raffinato mix fra tradizione e innovazione, sartorialità artigianale e nuove rielaborazioni di stile, rappresenta un patrimonio culturale inestimabile per questa kermesse che esalta quel lavoro manuale e materiale tipico della “neocouture”. Sulle passerelle di AltaRoma abiti e accessori dei più grandi stilisti e dei giovani talenti entrano in sinergia con la città, che si trasforma in un sontuoso palcoscenico a cielo aperto. Diverse e autorevoli le location scelte per le sfilate: dal Chiostro del Bramante alla Villa Doria Pamphilj, da via Veneto a Trastevere, passando per il Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, dove, oltre agli eventi modaioli, si è tenuto l’Extra Show, un salotto in cui rilassarsi, scambiarsi idee, ascoltare musica in un’atmosfera informale per addetti ai lavori, fashion addicts e appassionati. L’happening più atteso è stato l’ottava edizione di “Who is on Next?”, il progetto di scouting ideato e realizzato da AltaRoma in collaborazione con Vogue Italia. Considerato dalla fashion community una tra le più importanti iniziative per la scoperta di nuovi talenti, ha visto quest’anno dodici finalisti sottoposti al giudizio di una prestigiosa commissione internazionale che ha

Sarli Couture

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For magazine

Sarli Couture

messo alla prova la loro creatività. In questa edizione hanno confermato la loro partecipazione al calendario di AltaRoma le case di moda storiche come Renato Balestra, Raffella Curiel e Sarli Couture; graditi i ritorni di Jamal Taslaq, Giada Curti, Nino Lettieri, Gianni Molaro, Abed Mahfouz e Tony Ward. Tre le new entry, invece, la possibilità di ammirare per la prima volta sulle passerelle capitoline Delfrance Ribeiro, brasiliano di origine ma italiano di adozione, che ha portato in scena una nuova immagine femminile. Hanno sfilato, inoltre, l’Atelier Persechino che ha presentato una collezione ispirata all’architettura italiana, Antonella Rossi, seconda generazione di un brand tutto Made in Italy, Liborio Capizzi, il designer con un passato di 18 anni nell’ufficio stile di Ferrè, che per la sua

Renato Balestra

collezione ha realizzato una performance ad hoc per Roma, ricca di ospiti importanti e di sorprese. Per quanto riguarda i progetti speciali rappresentativi del “nuovo corso” di AltaRoma, ha avuto luogo la quinta edizione di “Limited/Unlimited”, il progetto espositivo ideato da Silvia Venturini Fendi, che si propone come una piattaforma internazionale dove i designer possono esprimere liberamente la loro inventiva. “Sculptural” è stato il tema scelto in cui i 24 designer partecipanti, tra i quali i nomi più rappresentativi della new wave nazionale e internazionale, si sono cimentati con la loro moda come se fosse un oggetto vivente pensato per adattarsi al corpo umano, di tanto in tanto spinti dal desiderio di abbellirlo, oppure solo trasformarlo, in un esclusivo prodotto 39 For Magazine

Renato Balestra

“limited edition”. Questo avvenimento si è arricchito stavolta con la preziosa collaborazione di due importanti brand come Fendi e Valentino, che hanno esposto anche due outfit in linea con il tema. Infine, dopo il successo di pubblico e critica è tornato “Room Service”, il progetto curato da Simonetta Gianfelici, creato per presentare una selezione di collezioni tutte rigorosamente Made in Italy: 15 designer, una scoperta continua di diverse creazioni tutte unite dalla fattura sartoriale di un tempo, con una selezione di materiali pregiati e una grande attenzione per il dettaglio. Un’esclusiva preview di collezioni abbigliamento e accessori Primavera/Estate 2013, seguita da una straordinaria vendita privata delle collezioni Autunno/ Inverno 2012-2013.


double feature di Ivan Rota

Ecco Tessa Gelisio, simpatica conduttrice di Pianeta mare, che ha preso anche il posto di Benedetta Parodi alla guida di Cotto e mangiato, andato in onda per tutta la stagione in coda a Studio Aperto, su Italia 1. Sempre durante il gala di Convivio 2012, la ragazza è semplice e allegra e ce lo rivela con un grande sorriso e un abitino Blumarine dall’allure tra la collegiale e una dea greca. Complimenti!

Elena Barolo ora è una blogger che si occupa di moda e costume. L’ex Velina (ma nella stagione di Striscia la Notizia appena terminata è riapparsa nel ruolo della Velina di Montecristo) sembra legata ad Alessandro Martorana, ex di Simona Ventura. All’inaugurazione di Convivio 2012, la mostra-mercato che raccoglie fondi contro l’Aids, era semplicissima: sul vestito niente da dire, ma la scarpa che “sega” la gamba è un po’ azzardata, e la borsetta non è particolarmente indovinata. 40 For Magazine


For magazine

In occasione della prima del film Madagascar 3, tenutasi a New York, l’attrice Jada Pinkett Smith ha indossato un total look veramente esagerato: top in lamé color oro, con catena in metallo intorno al collo, abbinato ad una gonna drappeggiata dello stesso colore, con fusciacca in vita. Pare un Ferrero Rocher: doveva lavorare per sottrazione, invece si è messa addosso di tutto…

Durante i Wind Music Awards 2012, la cantante Giorgia ha indossato un abito corto in tulle di seta drappeggiato con applicazioni di paillettes e micro borchie iridescenti. Forma “minimal”, ma molto appariscente. Lo stile dell’artista romana ha dato all’abito un tocco in più: classe, eleganza, ma anche una grandissima grinta. Giorgia, avanti così! 41 For Magazine


For magazine COME UNA STAR di Valentina Polidori

JENNIFER LOPEZ:

COLORI CALDI COME LA SUA VOCE

La bella cantante statunitense ci mostra come indossare le tinte della savana anche quando la colonnina di mercurio sale. Proviamo ad imitarla Jennifer Lopez è ormai sulla cresta dell’onda da tanti anni. Eppure riesce sempre a sorprendere positivamente il suo pubblico. La splendida artista americana di origini portoricane, infatti, è entrata nelle case di tutto il mondo sotto molteplici vesti: attrice, cantante, produttrice. Jennifer non si è mai risparmiata e, anche se il 24 di luglio la sua torta porterà con sé 43 candeline, il suo aspetto è sempre gradevolmente fresco e incredibilmente giovane. Merito, certamente, dei due gemelli avuti dall’ex marito Marc Anthony, che la mantengono in forma, ma anche di un look curato e studiato nei minimi particolari. La Lopez è, inoltre, fin dagli esordi, una profonda estimatrice della maison Gucci ed è stata spesso madrina d’onore di molti eventi della griffe fiorentina. In questa foto, in particolare, ci mostra come indossare con nonchalance i colori caldi, come il fango e il taupe, anche in piena estate, abbinandoli sapientemente a una invidiabile abbronzatura. L’attrice indossa un tubino senza spalline color bruciato, aderente in vita e arricciato sul davanti. Ciò le permette di enfatizzare le sue famose forme, senza strizzarle, dando loro un senso di sinuosa continuità. Ai piedi, splendidi sandali in uguale tinta, borchiati e stringati, in linea col più attuale trend del momento. Il tacco è altissimo, ma reso più portabile dall’accenno di plateau presente alla base della calzatura. Le unghie (manicure e pedicure rigorosamente coordinate) sono dipinte del colore più amato dalle star: l’immancabile taupe, di cui Chanel ha riprodotto la sfumatura più accattivante, imbottigliandola nel suo celeberrimo smalto numero 505. Anche il trucco si ispira ai toni cioccolata, sia nell’ombretto, sfumato su tutta la palpebra mobile, sia nel blush, in nuance terracotta, sia infine nel gloss, in lucidissimo marron glacè. Pochi i gioielli, ma incredibilmente glam: in oro, perfettamente accordabile ai colori caldi, i bracciali storici della maison Gucci, con i notissimi morsetti, al braccio sinistro. Mentre, al destro, non manca un orologio gioiello di forma rettangolare. Anche gi anelli sono nel più nobile dei metalli, mentre ai lobi, J.Lo sfoggia un paio di cerchi di medie dimensioni, tipologia di orecchini che la cantante ha dimostrato di amare moltissimo e che donano particolarmente alla forma del suo viso. Il collo è nudo, ma slanciato da una cascata di capelli mossi che coprono le spalle e che, riflessati di un caldo color miele, le illuminano il volto. Incredibile, dunque, come un colore scuro possa donare anche in piena estate ed esaltare la pelle dorata dal sole. Un look diverso dai soliti colori chiari che si scelgono spesso con la canicola, ma di sicuro effetto per una serata d’estate in cui si desideri coniugare freschezza ed eleganza. Per essere perfette anche “on the floor”, per parafrasare la sensualissima Jennifer.

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CARA MARINA di Marina Ripa di Meana

scrivi a: marina@marinaripadimeana.it

Cara Marina, convivo felicemente da quattro anni con un uomo stupendo che mi ricopre di attenzioni. L’unico motivo di malumore tra noi è provocato dai rapporti un po’ troppo amichevoli che il mio lui ha mantenuto con la sua ex compagna. Io sono assolutamente certa del suo amore per me, ma certe telefonate e certi sms a volte mi sembrano davvero troppo frequenti e affettuosi. Io ho dato un taglio netto al mio passato, non è giusto secondo te che lui faccia altrettanto?

sono troppo puri non reggono e si piegano. Cari saluti, Marina Cara Marina, non amo il calcio, ma i giornali mi informano quotidianamente sugli ultimi e gravi scandali che funestano il mondo del pallone. E mi chiedo: vuoi vedere che alla fine aveva ragione Luciano Gaucci nel suo apparente farneticare accuse a destra e a manca? La vendetta è un piatto che va servito freddo.

Anna Maria, Terni Maria Antonietta C., Perugia Carissima Anna Maria, di cosa ti lamenti? Che il tuo compagno mantenga buoni rapporti con la sua ex? A me torna benissimo, visto che tu stessa me lo descrivi come una persona stupenda, che ti ricopre di attenzioni e via dicendo. È chiaro che si tratta di una di quelle “rare paste di veri uomini”, i “veri signori” che non buttano il loro passato alle ortiche. Questo ti dovrebbe rassicurare. Se non altro per il fatto che, se dovesse finire (non sia mai, il vostro amore durerà da qui all’eternità), sai già che troverai un amico solidale, un fratello fedele e non un ometto pronto a girarti le spalle. E poi anche fosse, siamo esseri umani e la perfezione non esiste. Mio nonno sosteneva che anche i metalli quando

Cara Maria Antonietta, lo striscione “E ora tutti in galera” è la ruvida risposta del popolo italiano del calcio a uno dei più grandi raggiri subiti finora nella sua storia. Così grave da destabilizzare la Nazione. Persino il mio amato e odiato amico juventino Giampiero Mughini è ammutolito. Fermato per strada da un tifoso che voleva parlare degli scandali calcistici ha bruscamente risposto: «Al diavolo, parliamo d’altro». E ho sentito che si allontanava con un grugnito. È così. L’Italia si vergogna. Marina

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Lussuosa presentazione dell’Ischia Global Fest, ideato da Pascal Vicedomini, alla Terrazza Martini, a Milano: aperitivo con Franco Nero (interprete di Django Unchained, nuovo film di Quentin Tarantino), Kelly Brook, attrice americana, Nina Senicar, testimonial della manifestazione, Lorenzo Riva e Lory Del Santo. Durante la conferenza stampa si è parlato non solo di cinema: Franco Nero decantava la bellezza della sua nuova amica sudamericana.

Da sinistra, Lorenzo Riva, Franco Nero e Kelly Brook.

ROTAZIONI

For

di Ivan Rota

Grande successo della terza edizione dell’OstiaFilmFest, kermesse cinematografica del litorale romano ospitata al Cineland, che si è conclusa all’insegna del glamour e della bellezza con la premiazione di Margareth Madè (lanciata dal film Baarìa di Giuseppe Tornatore).

Margareth Madè

Paolo Corazzon con Stefania Andriola

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Party decisamente divertente e stravagante quello al Just Cavalli di Milano per il lancio dell’autobiografia semiseria Questo non l’avevo previsto del popolare meteorologo televisivo Paolo Corazzon (ricordate i suoi tantissimi sketch con Barbara D’Urso a Mattino 5, Pomeriggio 5 e Domenica 5?). Non potevano mancare le “colleghe” Stefania Andriola, Chiara Squaglia e Anna Maria Girelli Consolaro, tutti volti e voci del Centro Epson.


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Charles Fegen e Desmond Lingard, noti stilisti londinesi e pionieri delle bambole “couture” da collezione, sono i fondatori di Superdoll Collectables. Per la prima volta in Italia, hanno presentato, con l’organizzazione di Morino Studio, la loro ultima creazione: una bambola ispirata agli anni ’50 e all’attrice Abbe Lane, icona dell’American Broadway style di quegli anni e strepitosa guest star all’evento. È stata scelta Milano come luogo adatto per questo lancio, dal momento che Abbe Lane vanta una serie di film classici girati in Italia (alcuni famosi con Totò) e il nostro paese conserva un posto molto speciale nel suo cuore. L’arrivo della splendida attrice e l’unveiling delle sei vetrine ha creato grande emozione tra i collezionisti provenienti da tutto il mondo. Sei fantastiche bambole a perfetta immagine e somiglianza dell’inossidabile Abbe. Stupore e meraviglia da parte di tutti gli ospiti che sono rimasti estasiati davanti alla bellezza delle Superdolls, dagli abiti sontuosi e dagli accessori più glamour rifiniti nei minimi dettagli. L’evento è stato organizzato in partnership con Elizabeth Arden, la cui collezione make up per la primavera/estate 2012 si ispira proprio agli anni ’50. La Lane, tuttora grande utilizzatrice dei prodotti Arden, ha tra l’altro vissuto in prima persona tutte le fasi più importanti dello sviluppo della cosmetica americana da parte di Miss Arden. Tra i numerosi ospiti intervenuti, vip e personaggi rilevanti del mondo dell’industria, della cultura, della moda e del jet set, tra cui Cristiano Malgioglio, Gisella Donadoni, Clara Catelli, Fabiana Giacomotti, Daniella Ferolla, Cristiana Versace, Luisa Beccaria, Carla Tolomeo, Massimo Izzo, Massimiliano Ermolli, Adriano Teso, Donatella Brunazzi, Loretta Orsenigo, Fiorenza Locatelli Lalatta, Hillary Recordati e Michela Bruni Reichlin.

Abbe Lane

Daniela Ferolla

Luisa Beccaria

Clara Catelli

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Undicesima edizione di Convivio, la mostra-mercato, ideata da Gianni Versace, che, con scadenza biennale, raccoglie fondi a favore dell’Anlaids: a FieraMilanoCity, è stata preceduta dalla solita ambitissima cena. Più di 1300 persone. L’organizzazione ha deciso, per la prima volta, di lasciare all’estro degli acquirenti l’addobbo del tavolo, ma dando l’indicazione obbligatoria per il tema, ovvero “kitsch”: e così allestitori e artisti si sono sbizzarriti. Franca Sozzani ha deciso per un desco etnico, con un occhio di riguardo all’Africa; Emanuela Schmeidler ha posizionato una passerella di Barbie bionde; per Gabriella Dompè nero e antracite con una scultura di Davide Medri: una gigantesca catena luminosa. Al tavolo “Fineart-Cheapart” di Paola Manfrin c’erano Francesco Vezzoli e Nico Vascellari. Alessia Marcuzzi e Francesco Facchinetti, con la sorella Alessandra, sedevano da Uniqueness. Giraffe giganti per Alcantara che ha ospitato Giulio Cappellini, Chiara Tortorella tra la sabbia e le pochette-ostrica di Rodo, velluti Fortuny e pesci d’oro per Marta Brivio Sforza, black & white per Umberta Gussalli Beretta. Ha incuriosito Goga Ashkenazi, passata dalle estati al Billionaire alla parziale acquisizione di Vionnet. Vietate le candele e quindi l’ultima collezione di vetri illuminati per l’addobbo di Roberto Cavalli. Da Santoni le new entry Madina Visconti di Modrone e Viola Arrivabene Gonzaga, da Tod’s, dove la tovaglia aveva impronte di scarpe, Fiammetta Cicogna, Laura Chiatti commensale di Prada, Alessandra Mastronardi per Valentino. Una quantità di ospiti impossibile da elencare: divertimento sfrenato al tavolo di Moreschi con Malika Ayane e Arisa scatenate. Raggiante e innamorata Simona Ventura con il suo Gerò Carraro. •

Sempre in occasione della cena di Gala che ha inaugurato ufficialmente Convivio, l’attrice Giorgia Wurth e le top model Nadège e Ivana Mrazova sono state ospiti al tavolo di Byblos dell’Amministratore Delegato Mathias Facchini, della moglie

Manuel Facchini e Nadège Giorgia Wurth

Sara Cavazza e dell’Art Director Manuel Facchini. All’interno dello stand della maison sono state messe in vendita a un prezzo speciale le collezioni Byblos e Blu Byblos: donna e uomo, gli accessori e i costumi da bagno, tutti a un prezzo scontato del 50% rispetto ai prezzi di listino. Un modo per coniugare lo shopping con la solidarietà. •

Umberta Gusalli Beretta, trend setter, a Cannes, incontra Livia Giuggioli, moglie di Colin Firth e le rivela: «Sai che devi essere gelosa di me?»; l’altra sgrana gli occhi e dice di non capire. «Devi sapere che ho acquistato ad un’asta una foto di tuo marito e l’ho posizionata sul comodino della camera da letto: lo vedo anche quando sono in bagno…». 46 For Magazine

Sara Cavazza, Mathias Facchini e Ivana Mrazova.


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Un avvocato comasco, molto vicino a George Clooney, dice che l’attore gli si è presentato con un occhio che, come si diceva un tempo, “guardava sul pero”. Vuoi vedere che George si è dato una ritoccatina? Ancora?

Cristiano Malgioglio, Abbe Lane e Charles Fegen.

È esagerata, veste bondage, parrucche colorate, trucco pesantissimo, ipotetici scandali “hard”, i suoi dj set sono come un sabba, ma ora ha milioni di fan adoranti: Nicki Minaj nel video Starship tratto dall’album Pink Friday: Roman Reloaded, uno dei più venduti negli Usa, si presenta con un bikini rosa e i capelli verdi, rasentando il trash, ma evitandolo, come dice Anna Wintour, spesso con la cantante alle sfilate, essendo totalmente “camp”. Pensate che una volta, per una scommessa con Will Smith, suo grande estimatore, si è travestita da barattolo di pop corn: l’attore non credeva ai suoi occhi. Gwyneth Paltrow rimanda la canzone in loop nell’iPod tanto che dice: «Il genio che la scoprì è Kanye West e da allora tutti l’hanno voluta: da David Guetta a Eminem sino a Rihanna».

Cristiano Malgioglio è stato a Cuba, ospite di Mariela Castro, figlia del presidente Raul e nipote prediletta di Fidel Castro, nella giornata della lotta contro l’omofobia. Unico cantante internazionale invitato, Malgioglio ha avuto un immenso successo. Cosa ci racconti di questa fantastica esperienza? «È stata una delle più belle della mia vita. Oggi, grazie a Mariela Castro, i gay a Cuba sono liberi di esprimersi e si pensa anche di legalizzare i matrimoni. Mariela è ora il simbolo dell’orgoglio gay. Il corteo non è stato una grottesca carnevalata, come spesso succede, ma una manifestazione elegante e dignitosa. Ho poi cantato al teatro Karl Marx, con le più grandi star cubane, davanti a settemila persone in delirio». Tu sei molto legato a Cuba? «Ho una casa dove vado a riposarmi con gli amici, per scrivere. Frequento gli intellettuali: tra questi il grande scrittore Miguel Barnett, e poi Juan Carlos Tabio, regista di Fragole e cioccolato, che fu candidato all’Oscar». I tuoi progetti? «Sono impegnato nella stesura di un libro. È

Nicki Minaj

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il mio primo romanzo e parla d’amore: una raccolta di lettere sentimentali, brani di canzoni che non ho mai inciso, pensando a un pubblico universale e trasversale». Sappiamo che hai girato un film importante? «Ebbene sì: ho fatto una parte in Viva l’Italia: ci sono Michele Placido, Alessandro Gassman, Ambra Angiolini, Raoul Bova, con la regia di Massimiliano Bruno, ma sulla trama non posso dire niente perché ho la consegna del silenzio». Perché sei andato ben due volte a L’isola dei famosi? «Perché mi piace mettermi in gioco. Quest’anno ho avuto un grande successo personale, ma non dimenticherò mai la prima volta: con Simona Ventura è stato eccezionale, lei è diventata una cara amica, così come Mara Venier, Carlo Conti e Massimo Giletti, che fanno parte della mia vita, così come la Rai che mi ha sempre apprezzato e aiutato». I tuoi sogni? «Fare un film con Pedro Almodóvar e poi uno con Pupi Avati: per loro sacrificherei anche il mio ciuffo bianco».


For magazine SORPRESE di Silvestro Bellobono Al centro il regista Bruno Oliviero mentre prepara il set. Alle sue spalle gli attori Sofia Bruscoli e Claudio Girella nella scena del sensuale spogliarello.

ora vi faccio sorridere Da un obiettivo all’altro: il nostro Bruno Oliviero passa dietro la macchina da presa e si trasforma da fotografo delle dive in regista ironico e attento osservatore della realtà. Con lui, nel corto Tutti gli uomini sono pazzi, Gabriele Greco e Sofia Bruscoli Senza anticiparvi nulla, vi facciamo svelare direttamente dal suo autore i segreti di questo divertente cortometraggio su alcuni insospettabili vizi della gente comune. Come definisce la sua prima esperienza da regista? «Sicuramente interessante, positiva e piacevole. Del resto io ho iniziato facendo il fotografo di scena nel cinema, seguivo sempre con molta attenzione il lavoro dei registi perché desideravo

capire tutto. Proprio in virtù del mio passato il produttore Luigi De Filippis mi ha offerto la regia di questo corto». L’idea della trama prende spunto dalla realtà attuale? «Sì, perché è una storia di adesso, non ho inventato nulla, sono fatti reali di cui oggi si parla con molta frequenza. È la vicenda di un uomo molto serio, vicedirettore di banca, e di sua moglie, una casalinga un po’ annoiata che… si rivela una escort, con

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Gabriele Greco, travestito da donna, e Sofia Bruscoli. Nel cortometraggio lui è un impiegato di banca con uno “strano vizio” e lei è una casalinga dalla doppia identità.

Claudio Girella e Sofia Bruscoli. L’attrice romagnola (24 anni) è apparsa al cinema in Matrimonio alle Bahamas (2007), mentre in Tv ha partecipato a Don Matteo 7 e Che Dio ci aiuti.

Sofia Bruscoli e Gabriele Greco. Dopo gli esordi nella soap opera Vivere (dal 1999 al 2008), il 35enne Greco entra nel cast delle miniserie Tv Butta la luna 2 (2009), L’onore e il rispetto - Parte II (2009), Capri 3 (2010).

un cliente affezionato che ama osservarla mentre si spoglia. Poi una sera lei torna a casa e scopre che il marito adora travestirsi da donna, perché da trans si sente più forte. Ed è lì che lei esclama: “Tutti gli uomini sono pazzi”».

Si è divertito sul set? «Assolutamente sì, anche perché tutta la storia è esilarante e leggera, non c’è volgarità e non ci sono scene di sesso. Sono molto soddisfatto del risultato finale».

Com’è stato il suo rapporto con gli attori? «Ottimo. Mi sono trovato bene a collaborare con loro ed è stato un piacere dirigerli. I tre interpreti sono stati scelti da me: Gabriele Greco è un bravo attore con un curriculum notevole, Sofia Bruscoli ha recitato benissimo e in più ci ha messo la sua carica sensuale, e poi c’è stata la rivelazione Claudio Girella, nei panni di questo cliente un po’ particolare. Ma devo dire che il rapporto è stato ottimo anche con la troupe tecnica: ho girato tutto a mano per rendere il film più veritiero, quando vedevo che gli attori erano pronti facevo 2-3 ciak e tutti mi seguivano alla perfezione».

Si cimenterà di nuovo con la regia, magari per un lungometraggio? «Mi è stato proposto, ma non credo proprio che accetterò. Un altro corto lo rifarei volentieri, perché tra girato e montaggio con 4-5 giorni me la cavo. Ma fare un film per il cinema è impegnativo e mi porterebbe via troppo tempo. Io amo la fotografia perché è il mio lavoro e la mia vita».

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ForCINEMA magazine di Silvestro Bellobono Il freerunning è una disciplina sportiva che consiste nella capacità di spostarsi in ambienti urbani e rurali in modo acrobatico e spettacolare. Il termine fu coniato da Sébastien Foucan.

freerunner corri o muori Tra corse, salti e acrobazie (e con una bomba a orologeria intorno al collo)

Ryan lotta contro il tempo, avversari agguerriti e boss mafiosi, in una gara in cui il premio per il primo classificato è rimanere in vita. È ora di muoversi! 50 For Magazine


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Sean Faris (a sinistra, 30 anni) ha partecipato alla commedia I tuoi, i miei e i nostri e all’action Never Back Down. In Tv è apparso nel serial The Vampire Diaries.

Per mantenere il nonno in una casa di cura, Ryan Carter (Sean Faris) lavora come custode. Di notte spazza i pavimenti dell’ospedale, ma durante il giorno, nel tempo libero, partecipa a gare di freerunning urbano. Il suo sogno è quello di vincere una somma di denaro sufficiente per portare la sua fidanzata Chelsea (Rebecca Da Costa) e suo nonno (Seymour Cassel) fuori dalle baraccopoli di Metro City, trasferendosi lungo la costa dove è nato e cresciuto. Lui e i suoi amici corridori sono pronti a rischiare grosso e osare ben oltre i limiti delle loro capacità fisiche per guadagnare qualche soldo in più. E infatti durante una di queste corse le cose si mettono subito male: mentre si sta svolgendo la finale Freerun, organizzata dal malavitoso boss locale Reese (Tamer Hassan), gli atleti migliori vengono rapiti e costretti a indossare collari esplosivi. È questa l’ultima trovata criminale del sadico Mr. Frank (Danny Dyer), il leader di una cerchia ristretta ed elitaria di uomini facoltosi alla ricerca di nuove forme di divertimento. Con una bomba a orologeria applicata intorno al collo,

i freerunner devono partecipare ad una gara all’ultimo respiro, in cui hanno sessanta minuti per completare un circuito chiuso, correndo da un capo all’altro della città. Solo il vincitore continuerà a vivere. L’esordiente regista Lawrence Silverstein confeziona un film in cui azione, adrenalina e suspense sono le tre componenti fondamentali. Già produttore di opere indipendenti (Dark Memories - Ricordi terrificanti e The Cell 2 – La soglia del terrore), Silverstein inizialmente non doveva dirigere Freerunner, ma quando i suoi partner della produzione gli hanno affidato l’incarico si è subito dimostrato entusiasta dell’occasione, buttandosi con impegno nel progetto. E il tema centrale del film si è rivelato azzeccatissimo per le sue qualità. Al di là della criminal story, che è solo un sottotesto, il vero motore della trama e fulcro della pellicola sono le sequenze action. Tutto è costruito, infatti, intorno al freerunning, una forma di acrobazia urbana in cui i partecipanti si spostano per il paesaggio metropolitano in maniera funambolica e spettacolare. Questa disciplina richiede la

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Rebecca Da Costa è un’attrice brasiliana con un passato da modella. Al cinema ha già preso parte a L.A. I hate you e Seven Below, accanto a Val Kilmer.

massima efficienza e coordinazione dei movimenti negli atleti che la praticano, evidenziando soprattutto l’estetica dei gesti, tra salti e acrobazie varie, talvolta piuttosto pericolose, per superare qualsiasi tipo di ostacolo o barriera architettonica. Proprio l’alto livello di spettacolarità, ottimamente enfatizzato nel film dalle inquadrature di Silverstein, rende il freerunning più accattivante e sensazionale rispetto al parkour, altra tecnica acrobatica, nata in Francia negli anni ’80, e finalizzata a muoversi velocemente all’interno di un percorso, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante: un’arte dello spostamento efficiente, di cui il freerunnig rappresenta la versione più “commerciale” e spendibile agli occhi delle telecamere. Che non a caso rivestono una funzione importante nel lungometraggio, trasformando uno sport di strada in un grande reality show sanguinario, in grado di appagare e intrattenere un club di cinici miliardari. Un po’ come avviene anche nel recente Hunger Games, campione di incassi al box office, dove i “tributi” umani lottano tra loro per la sopravvivenza sotto lo sguardo compiaciuto di governanti e ricchi sponsor. Sean Faris nei panni del protagonista se la cava bene, avendo già dimostrato una certa propensione per i ruoli energici da duro in Never Back Down – Mai Arrendersi (2008). Al suo fianco la bella attrice

Il film è stato presentato al Festival di Cannes. «È stato veramente incredibile, e che lungo e strano viaggio!», ha dichiarato il regista dopo l’anteprima.

brasiliana Rebecca Da Costa, che interpreta la fidanzata, e il villain di turno impersonato dal britannico Danny Dyer (Mean Machine, Severance - Tagli al personale).

SCHEDA DEL FILM: REGIA: Lawrence Silverstein SCENEGGIATURA: Raimund Huber, Matthew Chadwick, Jeremy Sklar CAST: Sean Faris, Tamer Hassan, Danny Dyer, Rebecca Da Costa, Seymour Cassel, Amanda Fuller, Mariah Bonner, Casey Durkin, Jia Mae, Ryan Doyle GENERE: Azione DURATA: 88' DISTRIBUITO DA: Eagle Pictures

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LA LEGGENDA DEL CACCIATORE DI VAMPIRI IN 3D «L’intera vita di Abraham Lincoln rispecchia la classica mitologia dei supereroi dei fumetti. È un dualismo: di giorno presidente degli Stati Uniti, di notte acchiappavampiri». Parola di Tim Burton, produttore del film

È stato Tim Burton a convincere Bekmambetov a dirigere il film: «Desideravo vedere la versione di Timur – sostiene Burton –. Un enorme pregio è il fatto che lui provenga da un’altra nazione, ciò fornisce un punto di vista diverso su personaggi ed eventi storici».

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Benjamin Walker (30 anni) ha ottenuto il ruolo del protagonista battendo la concorrenza di colleghi come Adrien Brody, Josh Lucas e James D’Arcy. L’attore ha recitato anche in Kinsey (2004) con Liam Neeson e ha fatto parte del cast di Flags of Our Fathers (2006) di Clint Eastwood.

Naturalmente il titolo originale fa più effetto: Abraham Lincoln: Vampire Hunter. Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti era in realtà un cacciatore di vampiri. Almeno secondo Seth Grahame-Smith, l’autore del libro omonimo da cui la pellicola è tratta e che lo vede anche nelle vesti di sceneggiatore. Come ha raccontato lo scrittore in persona, l’idea per quest’opera è nata durante la tournée del 2009 per promuovere il suo romanzo precedente, Orgoglio e pregiudizio e zombie, un altro

legame particolare tra diverse realtà culturali. Grahame-Smith, infatti, ha spiegato: «Quell’anno si festeggiava il bicentenario della nascita di Lincoln, e molte delle librerie che ospitavano il mio tour avevano due cose in bella mostra. Una erano i libri sulla vita di Lincoln. L’altra erano i romanzi con protagonisti dei vampiri, come Twilight e quelli di Sookie Stackhouse [su cui si basa la serie televisiva True Blood]. Questo mi ha fatto pensare alla possibilità di mettere assieme le due cose».

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I vampiri descritti da Grahame-Smith non sono romantici o simpatici, anzi, come fa notare l’autore «sono assetati di sangue e minacciosi. Ma la cosa più spaventosa è che si sono integrati nella vita di tutti i giorni, tanto da lavorare come operai, farmacisti e banchieri».

La trovata originale di questo volume fantasy ha destato subito l’interesse del visionario Tim Burton, che nel 2010, insieme con il cineasta russo Timur Bekmambetov, ne ha acquistato i diritti cinematografici. «Mi sembrava il tipo di film che volevo vedere – ha dichiarato l’autore di Edward mani di forbice –. Avevo l’impressione che possedesse l’energia folle delle pellicole della mia infanzia, che erano un mix di tanti film horror». Alla fine, invece, su espresso volere di Burton – già impegnato con i “suoi” vampiri in Dark Shadows – la regia è andata a Bekmambetov, che nel 2008 aveva ben figurato con Wanted – Scegli il tuo destino. La storia inizia nell’Indiana, nel 1818, con Lincoln ragazzino che vive una vita spensierata assieme alla madre Nancy, la quale insegna al figlio un concetto prezioso: “fino a che non saremo tutti liberi, saremo tutti schiavi”. All’improvviso la donna muore per una misteriosa malattia, che solo qualche tempo dopo si scoprirà essere stata causata dal morso di un vampiro. Da quel giorno , il giovane Abraham giura a se stesso di dare la caccia a tutti i “succhiasangue” del mondo. Ma all’età di sedici anni, durante un combattimento con l’assassino di sua madre, il ragazzo viene

salvato proprio da un vampiro di nome Henry Sturgess (Dominic Cooper), con il quale stringe un sincero legame di amicizia. Sturgess gli insegna la storia del vampirismo, lo addestra alla lotta corpo a corpo e lo indirizza verso i vampiri più malvagi, per appagare la sua sete di vendetta armato di un’ascia dalla lama argentata. Una volta adulto Lincoln (Benjamin Walker), con il sostegno della moglie Mary Todd (Mary Elizabeth Winstead), intraprende la carriera politica e viene eletto presidente degli Stati Uniti, continuando tuttavia la sua vita segreta da cacciatore dei non morti. A cominciare dal suo acerrimo nemico Adam (Rufus Sewell), il capo di tutti i vampiri, un politico pragmatico, proprietario di piantagioni nel Sud, che ha come unico scopo quello di donare una patria libera alla sua stirpe, a scapito degli umani. L’arco temporale delle vicende narrate arriva sino al 1863, anno in cui Lincoln, ormai più vecchio, affronta l’ultima battaglia contro le mostruose creature, dentro e in cima a un treno che si dirige a Gettysburg, Pennsylvania, dove si svolge il conflitto fondamentale della Guerra civile. Le eccezionali sequenze di azione, combattimenti e inseguimenti a

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Il film è stato girato a New Orleans, in alcune dimore ben conservate che risalgono a 150 anni fa. La metropoli della Louisiana è ricca di tradizioni legate ai vampiri, tanto da essere la città natale dell’autrice di Intervista con il vampiro (e di tanti altri sequel) Anne Rice.

cavallo sono avvalorate dalla tecnica del 3D e dalla magia del mondo digitale, che ha fornito a Bekmambetov gli strumenti necessari per sfruttare al massimo la sua fantasia, già esaltata da una storia fatta di emozioni, brividi e acrobazie eccitanti. Tuttavia, i realizzatori non hanno mai dimenticato che stavano presentando il ritratto di una figura molto amata della storia americana, la cui memoria è tuttora molto influente. «Tutto doveva essere presentato in maniera corretta – ricorda GrahameSmith –. Non abbiamo mai strizzato l’occhio al pubblico, neanche una volta. Tim Burton ci ha sostenuto e ha protetto questa visione».

SCHEDA DEL FILM REGIA: Timur Bekmambetov SCENEGGIATURA: Seth Grahame-Smith CAST: Benjamin Walker, Mary Elizabeth Winstead, Dominic Cooper, Rufus Sewell, Alan Tudyk, Anthony Mackie, Jimmi Simpson, Robin McLeavy, Erin Wasson GENERE: Horror, Thriller, Fantasy DURATA: 119' DISTRIBUITO DA: 20th Century Fox USCITA: 20 luglio 2012

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bed time Mentre dormi qualcuno ti sorveglia. È quello che capita alla giovane Clara, vittima incolpevole del sadico portiere del suo palazzo, il solitario e psicopatico César. Viaggio inquietante nelle turbe dell’anima

Dopo aver realizzato Rec e Rec 2, il cui stile narrativo è molto più simile a quello della Tv e del mockumentary, Jaume Balagueró è tornato al cinema tradizionale, con inquadrature che privilegiano gli ambienti chiusi e i primi piani degli attori.

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Il suo personalissimo stile orrorifico è diventato un marchio di fabbrica, apprezzato anche a Hollywood, dove alcune sue pellicole come Darkness (2002, con Anna Paquin) e Fragile (2005, con Calista “Ally McBeal” Flockhart) hanno riscosso un discreto successo. In Spagna, suo paese natale, avevano già iniziato ad osannarlo ai tempi di Nameless - Entità nascosta (1999), quando aveva esordito “facendo paura” senza ricorrere mai a dosi massicce di sangue o a scene violente e splatter, figlie della tradizione del Grand Guignol. L’angoscia nei suoi film deriva soprattutto dalle location tetre e spettrali, dal particolare gioco di luci, ombre e chiaroscuri, dalle tematiche misteriose legate alla religione, ai traumi infantili, ai problemi familiari, dall’inquietudine che nasce dentro i suoi personaggi e colpisce la mente, prima ancora che gli occhi, degli spettatori. Anche con i due capitoli di Rec (2007 e 2009) aveva mantenuto fede a questi principi, cedendo solo alla spettacolarizzazione metecinematografica del film nel film, ripreso con telecamere digitali e tanto in voga negli ultimi anni. Ora, Jaume Balagueró, definito da molti “il signore dell’horror europeo”, ritorna a far tremare il suo pubblico con Bed Time, un thriller psicologico carico di tensione e suspense, capace di coinvolgere per il fitto intreccio di emozioni contrastanti che riesce a generare. Proprio perché tocca le corde più semplici e allo stesso tempo più sensibili di ognuno di noi: quelle che si riferiscono alla quotidianità. E alle persone, esteriormente comuni e tranquille, con cui veniamo in contatto e che crediamo di conoscere. César (Luis Tosar) lavora come portiere in un palazzo di Barcellona. All’apparenza sembra un uomo cortese e disponibile con i condomini, occupandosi di pulizie e piccoli lavori nello stabile. In realtà è un uomo infelice, che soffre nel vedere la gioia e la serenità delle altre persone, in particolare degli inquilini del suo palazzo, che osserva meticolosamente alla ricerca dei dettagli più intimi e dei loro punti deboli. A destare il suo morboso interesse è soprattutto la bella Clara (Marta Etura), una giovane donna spensierata e solare, che ha un buon lavoro, ama il suo fidanzato, ha una bella casa. César la odia semplicemente perché lei incarna quella felicità che lui non avrà mai, e come uno stalker inizia a studiare orari, abitudini e pensieri della ragazza, invadendo di nascosto il suo privato e la sua abitazione. In un sadico gioco del gatto col topo, Clara diventa la vittima ideale di questo mostro sociopatico, che agisce di notte, mentre lei dorme, e lentamente la getta in un incubo di disperazione e dolore. In un’escalation di disumana cattiveria non tutto andrà secondo i piani… «Mi sono immediatamente innamorato della classica storia piena di suspense e di misfatti e, anche se si tratta di una formula abusata, quello che mi ha affascinato è stata la sua aderenza alla realtà e alla vita di tutti i giorni», ha sottolineato Balagueró, riferendosi alla coerente e solida sceneggiatura di Bed Time, opera dello scrittore italiano Alberto Marini, già autore assieme a lui del film Tv Para entrar a vivir. «Il nostro protagonista – ha proseguito il regista – è uno psicopatico che insinua la sua malvagità nelle piccole cose che ci circondano, negli elementi apparentemente insignificanti dell’ambiente in cui viviamo. E questa è la cosa più terrificante di tutte. Si tratta fondamentalmente di una favola (un personaggio crudele e mostruoso che attende la sua vittima pura e innocente) ripensata per un pubblico adulto. Ho sempre avuto paura di quello che può succedere attorno a me mentre dormo. E voi?».

SCHEDA DEL FILM REGIA: Jaume Balagueró SCENEGGIATURA: Alberto Marini CAST: Luis Tosar, Marta Etura, Petra Martínez, Carlos Lasarte, Alberto San Juan, Iris Almeida, Margarita Roset, Oriol Genís, Amparo Fernández GENERE: Thriller DURATA: 102' DISTRIBUITO DA:Lucky Red USCITA: 18 luglio 2012

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Luis Tosar (42 anni) aveva impressionato la critica con le sue performance in I lunedÏ al sole (2002), Ti do i miei occhi (2003) e soprattutto Cella 211, pellicola del 2009 grazie al quale ha vinto il Premio Goya come miglior attore protagonista. Sul set del film è iniziata la sua relazione sentimentale con la collega Marta Etura.

Marta Etura (34 anni): anche lei ha recitato nella pellicola Cella 211, conquistando il Premio Goya come miglior attrice non protagonista.

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un anno da leoni Tre uomini alle prese con i problemi della vita sognano di diventare i massimi esperti mondiali di… birdwatching. Un’avventura nei territori più inospitali li cambierà per sempre. Umorismo sfrenato e gag irresistibili per una comedy d’autore

Owen Wilson (43 anni) aveva già lavorato con il regista David Frankel nel 2008 per Io & Marley. L’attore texano ha ricevuto una nomination agli ultimi Golden Globe come miglior attore in un film commedia per Midnight in Paris di Woody Allen.

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Oltre alla carriera cinematografica, Steve Martin (67 anni) è un apprezzato musicista bluegrass (al suo ultimo album, Rare Bird Alert, ha partecipato anche Paul McCartney) e scrittore. Ha presentato per tre volte la cerimonia degli Academy Award, inclusa l'edizione del 2010 accanto ad Alec Baldwin.

Steve Martin, Owen Wilson e Jack Black: tre campioni della risata Made in Hollywood sbarcano insieme al cinema in questa commedia esilarante, dove ognuno dei tre attori spinge il piede sull’acceleratore della propria vis comica, generando un mix travolgente, divertente, dissacrante. L’arguzia di Martin, il nonsense di Wilson, la fisicità di Black sono fusi sapientemente da David Frankel, già regista de Il Diavolo veste Prada (2006), e quindi decisamente a suo agio quando si tratta di far ridere il pubblico, ma in modo brillante. Stu Preissler (Martin), Kenny Bostick (Wilson) e Brad Harris (Black) sono uomini al bivio, in crisi di terza età, in crisi matrimoniale, in crisi e basta! Grazie alla comune passione per il birdwatching (l’hobby riguardante l’osservazione e lo studio degli uccelli in natura) decidono di partecipare al North American Big Year, una competizione, della durata di un anno, durante la quale devono avvistare il maggior numero di specie ornitologiche nei freddi territori settentrionali. Il loro obiettivo non è solo trovare quel “qualcosa”, ma anche primeggiare in questa particolare attività, nella evidente speranza di ritrovare se stessi. Nel corso del viaggio per affermarsi nell’avvincente gara naturalistica, l’intrepido trio subirà profonde trasformazioni, in virtù delle quali il ricco industriale Stu, l’imprenditore Kenny e l’informatico Brad scopriranno il valore autentico dell’amicizia e, soprattutto, la capacità di credere nei propri mezzi e nelle proprie potenzialità per invertire la rotta delle loro vite. Ovviamente sempre con un gran sorriso sulle labbra. Un anno da leoni è stato girato in esterni a Whistler e Vancouver nella British Columbia, nella tundra dello Yukon canadese, a Fire Island e nell’area settentrionale dello stato di New York, a Joshua Tree in California, nelle Everglades della Florida. Lo stesso cast artistico e tecnico ha

vissuto una sorta di “anno da leoni” in giro per il paese per riprendere oltre duecentocinquanta scene in più di un centinaio di location differenti. La pellicola «fa capire che la meta è il viaggio stesso – ha dichiarato il regista – e credo che questo principio valga nella vita così come nella realizzazione di un film. Mi sono innamorato dei personaggi. Ho pensato che fossero un soggetto stimolante per un film. È la storia di tre uomini che vogliono eccellere in qualcosa e della relazione molto intensa che si crea tra loro». Accanto allo scoppiettante terzetto comico ci sono caratteristi del calibro di Kevin Pollack, Tim Blake Nelson e Brian Dennehy, le veterane Anjelica Huston e Dianne Wiest, le sensuali Rosamund Pike e Rashida Jones. Il lungometraggio è basato sul romanzo di Mark Obmascik The Big Year: a tale of man, nature and fowl obsession.

SCHEDA DEL FILM REGIA: David Frankel SCENEGGIATURA: Howard Franklin CAST: Steve Martin, Jack Black, Owen Wilson, Brian Dennehy, Anjelica Huston, Rashida Jones, Rosamund Pike, Dianne Wiest, Kevin Pollak, Tim Blake Nelson GENERE: Commedia DURATA: 100' DISTRIBUITO DA: 20th Century Fox USCITA: 27 luglio 2012

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For magazine CONSIGLI & SCONSIGLI di Dina D’Isa

Il Film da non perdere

THE AMAZING SPIDER-MAN 3D

Andrew Garfield (29 anni) ed Emma Stone (24 anni). Lui si è fatto notare con The Social Network (2010), mentre lei ha ben figurato in The Help (2011).

Il primo Spider-Man, diretto da Sam Raimi e interpretato da Tobey Maguire e Kirsten Dunst, si rivelò un record al botteghino, ottenendo più di 800 milioni di dollari in tutto il mondo e diventando uno dei film più visti del 2002. Seguirono due sequel, diretti sempre da Raimi, di cui il terzo capitolo ottenne un incasso maggiore del precedente, ma ricevette critiche contrastanti per le scene di violenza. Stavolta tocca a Marc Webb raccontare in The Amazing Spider-Man il nuovo volto di Peter Parker, adolescente in crisi, che scopre dei segreti riguardanti la sua famiglia. Parker in questo episodio combatte il male che ha il volto di The Lizard, interpretato dall’attore inglese Rhys Ifans. La bella Emma Stone, invece, interpreta il primo amore di Parker, Gwen Stacy. Il film mette in luce la fragilità e la psicologia di Peter Parker, abbandonato dai suoi genitori da piccolo e allevato dagli zii Ben e May. Quando il ragazzo viene in possesso di una valigetta che apparteneva a suo padre, inizia a indagare e scopre la Oscorp, dove lavora lo scienziato Curt Connors, ex collega di suo padre. Peter, esplorando per curiosità un laboratorio dell’azienda, viene

però morso da un ragno geneticamente modificato e ne ottiene anche le abilità proporzionali, grazie alle quali diventa un supereroe che si fa chiamare Spider-Man. Peter si ritroverà a combattere il mostruoso alter ego di Curt Connors, The Lizard. Le riprese in 3D sono durate 90 giorni, incluse due settimane a New York City, dove si svolge una scena importante e piena d’azione, sebbene il grosso delle riprese sia stato girato a Los Angeles. La pellicola ricorda molto ciò che ha fatto Christopher Nolan con Batman, non solo per il tono usato ma anche per il modo in cui viene reinventato il protagonista. Il personaggio di Gwen non morirà in questo film, come accade nel fumetto. La Stone ha infatti firmato un contratto che richiede la sua partecipazione in più pellicole. Superlativo il budget che inizialmente doveva essere di 80 milioni di dollari, ma è salito a 125 e il film promette di superare i suoi tre predecessori per effetti speciali, azione e tratti psicologici dei personaggi.

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For magazine Il Film da evitare

ROCK OF AGES

Tom Cruise (50 anni) per entrare nella parte della rockstar Stacee Jaxx ha preso lezioni di chitarra, canto e ballo.

Nel 1987, a Los Angeles, il Bourbon Club è il centro della scena musicale rock della città, dove s’incontrano Sherrie (Julianne Hough), una ragazza di provincia arrivata per cercare fortuna come cantante, e Drew (Diego Boneta), che come lei ama la musica. Tra i due è colpo di fulmine a prima vista. Intorno a questi due protagonisti ruota il film di Adam Shankman, che prende le mosse dalle vicende di una serie di personaggi leggendari come Stacee Jaxx (Tom Cruise), icona del rock che sembra aver perso la sua anima “dura” in nome del dio denaro. La favola del rock degli anni Ottanta non riesce però a rivivere nei cuori degli spettatori come meriterebbe. Shankman, che già si era distinto per aver diretto nel 2007 il musical Hairspray, ci racconta quel periodo musicale e le sue contraddizioni, portando al cinema la trasposizione del successo di Broadway Rock of Ages. Ma per godersi davvero questo film si dovrebbe essere esclusivamente un amante del rock e non del cinema. La storia principale, quella dei due giovani aspiranti cantanti che si ritrovano al centro della scena musicale americana, poteva essere sviluppata meglio, soprattutto per le

garanzie offerte da un cast d’attori davvero encomiabile. A parte i due giovani interpreti, nella pellicola sfilano, con ruoli più o meno importanti, Alec Baldwin e Russell Brand, la cantante Mary J. Blige e Malin Akerman, Catherine Zeta-Jones (che a un precedente film musicale, Chicago, deve il suo Oscar) e Paul Giamatti (ormai uno dei migliori caratteristi di Hollywood). Ma su tutti sorprende Tom Cruise che, seppur in maniera non sempre convincente, prova a riproporre una vera rockstar. Sembra quasi che in questi abiti per lui inediti il divo voglia fare in qualche modo i conti con il suo mito cinematografico, nato proprio negli anni ’80. Di ironia nella pellicola ce n’è parecchia, ma non basta per coprire tutte le falle della sceneggiatura e, in generale, dell’intero prodotto.

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For magazine ANNIVERSARI di Jack Idloria

Non hanno ucciso l’Uomo-Ragno Spider-Man compie cinquant’anni (e la canzone di Max Pezzali venti!). Il suo mito è più forte che mai e lo celebrano un film, una grande mostra, nuovi fumetti e cartoni animati

Andrew Garfield, il protagonista di The Amazing Spider-Man, racconta di aver sempre sognato di essere questo supereroe. Ha preso il posto di Tobey Maguire che ha interpretato l’Uomo Ragno nei film precedenti.

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Dicono che il grande fumettista americano Stan Lee, mentre era alla sua scrivania cercando di creare un nuovo personaggio, vide un insetto arrampicarsi sulla parete… ed ecco nascere (siamo nell’agosto 1962) Spider-Man, cioè l’Uomo-Ragno. Non è un supereroe che si crede chissà chi. Sa che non basta avere dei

superpoteri per essere il padrone del mondo. Anzi, sa bene che dopo essersi arrampicato sui muri dovrà preoccuparsi dei soldi per pagare l’affitto. È comunque un essere umano, e un cittadino. Di New York, peraltro, non di una città inventata. La sua casa è a Forest Hills, nel Queens. Nome e cognome? Peter Parker. È mingher-

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lino e non ha una forte personalità. Abita in una casa normale, tipica di un ragazzo della middle class, e ci vive con gli zii. In seguito al morso di un ragno radioattivo si ritrova con incredibili poteri, ma «da grandi poteri derivano grandi responsabilità». E grandi dolori. Infatti, dopo il disastro dell’11 settembre, è apparso il fumetto

in cui uno Spider-Man attonito, osservando le rovine del World Trade Center, confessava: «Non potevano prevederlo. Non potevamo essere qui prima che succedesse. Non potevamo impedirlo». Storie parallele: nel 1992 Walter Zenga fu escluso dalla Nazionale (dal CT Arrigo Sacchi) e quando i giornalisti gli chiesero perché can-

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Emma Stone ha fatto innamorare sia Spider-Man sia Andrew Garfield: i due, infatti, sono fidanzati. L’attrice è anche testimonial Revlon.

ticchiò la canzone di Max Pezzali Hanno ucciso l’Uomo Ragno, grandissimo successo del momento. Oggi Max ha riproposto l’omonimo disco in una nuova versione hip hop con la partecipazione di alcuni rapper italiani. E Pezzali non poteva mancare all’inaugurazione della mostra dedicata ai cinquant’anni di Spider-Man a Milano (Wow Spazio Fumetto, fino al 29 luglio). Intanto è uscita al cinema l’ultima avventura: The Amazing Spider-Man. Andrew Garfield è il nuovo Uomo Ragno (dopo Tobey Maguire) e confessa di essere magro e timido come il suo eroe. Un eroe che si innamora. Nei film precedenti l’oggetto del desiderio di Peter Parker era Mary Jane (interpretata da Kirsten Dunst), in quello nei cinema è Gwen Stacy. Emma Stone, l’attrice che la interpreta, ha pensato bene di innamorarsi sia di Peter sia di Andrew. Infatti, sul set è scoppiato l’amore tra i due attori. L’Uomo Ragno ha colpito ancora! 68 For Magazine


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La mostra Spider-Man, il mito dell’Uomo Ragno, è aperta fino al 29 luglio allo Spazio Fumetto Wow di Milano (viale Campania 12): tavole originali dei più importanti autori americani e italiani, memorabilia di ogni genere, manifesti cinematografici, videogiochi storici e tantissime curiosità… ragnesche.

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ForILmagazine SALOTTO di Alfonso Stani

Photo Corrado Ferrante PRMCommunication Los Angeles- Italy

Linda Batista è nata a Salvador de Bahia, in Brasile, nel 1972. Il suo successo in Italia comincia con la miniserie Tv della Rai Incantesimo, a cui partecipa dal 2000 al 2005.

Vi stupirò con effetti speciali Due chiacchiere con Linda Batista, tra lavoro, vita privata e famiglia, per scoprire che Valeria Marini e Maria Grazia Cucinotta sono le sue migliori amiche. E che presto la vedremo al cinema nei panni insoliti e particolari di… 70 For Magazine


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Photo Corrado Ferrante PRMCommunication Los Angeles- Italy

porta lontano, riusciamo sempre a tenerci in contatto e a sostenerci a vicenda». Sei stata e ancora sei musa ispiratrice di molti grandi fotografi: quando ti capita di rivedere foto dei tuoi inizi a cosa pensi? «Che gli anni passano, ma cerco di farmi restare addosso tutte le esperienze positive, così come i momenti più bui, perché tutto serve per imparare e proseguire con più grinta. Sul mio viso passano tutte le emozioni che non riesco a trattenere». Sei stata legata sentimentalmente per 15 anni al produttore Guido De Angelis: quanto ti ha aiutato essere la donna del boss? «La mia vita privata è molto protetta, Guido è stato e resta una persona fondamentale che mi ha insegnato molto umanamente e professionalmente, poi però bisogna proseguire con le proprie gambe». Quanto hai sacrificato del tuo essere donna per essere madre? «Non è mai un sacrificio essere madre, anzi ti fortifica e ti completa come donna. Certo è dura conciliare set, viaggi, impegni vari, ma dall’altro lato sai di aver fatto qualcosa di immenso nel mettere al mondo una ragazza dal grande talento e dalla quale ogni giorno imparo qualcosa».

Al cinema è apparsa in I banchieri di Dio, di Giuseppe Ferrara (2002), The Clan di Christian De Sica (2005), La masseria delle allodole dei fratelli Taviani (2007).

Quando trovi un po’ di tempo per te, pensi a… «Alla mia vita privata in generale e al mio più grande amore: mia figlia Lais». Tra i tuoi film per la Tv e il cinema quale ricordi con più affetto? «Sicuramente Luisa Sanfelice per la regia di Paolo e Vittorio Taviani, che ha rappresentato un lavoro di grande qualità. Non a caso i Taviani quest’anno hanno vinto prestigiosi premi cinematografici. Interpretavo la rivoluzionaria Eleonora Pimentel de Fonseca, un bel personaggio che mi dà ancora i brividi». Con quale attore o attrice sei riuscita a coltivare una bella amicizia? «Con le mie due amiche del cuore e di sempre: Valeria Marini e Maria Grazia Cucinotta. Anche se il lavoro ci

Cosa ti è rimasto impresso di Elisa di Rivombrosa? «Il portamento degli abiti che indossi quando fai un film in costume d’epoca, ti conferiscono eleganza naturale e postura da regina». Cinema e televisione: cosa ti regala l’uno e cosa l’altra? «La televisione ti dà un impatto immediato col pubblico, entri direttamente nelle case della gente, mentre il cinema ha dei tempi di lavorazione più lunghi e, a volte, per i film d’autore, non si arriva ad un successo travolgente di pubblico, anche se però ti conferisce grande prestigio». Guardando avanti ci riveli che…? «Ho tanti progetti, a partire da una mia partecipazione speciale al film di Alessandro Capone che sto girando in Sardegna. E poi, tenetevi forte: un bel film con un attore amatissimo dove interpreterò il ruolo di un travestito. Ebbene sì, per amore del cinema si fa questo ed altro!».

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Forstorie magazine di Antonio Tortolano Pierdavide Carone (24 anni) ha riscosso un enorme successo personale durante la nona edizione di Amici di Maria De Filippi, nella quale ha raggiunto il terzo posto finale, vincendo anche il premio della critica.

L’anno che verrà

Festival di Sanremo, ritorno ad Amici, disco e tour: senza dimenticare Lucio Dalla, Pierdavide Carone racconta questi ultimi mesi. Con tanta voglia di confrontarsi con il pubblico e di fare cose nuove 72 For Magazine


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«Sarebbe scontato dire Nanì, visto che è un pezzo pensato, scritto e cantato con Lucio e che mi emoziona sempre. Oltre a questo c’è Vuoto cosmico, una canzone che non è stata ancora lanciata, ma che ha un peso diverso rispetto alle altre e che racconta di un male di vivere». Dopo Sanremo ha partecipato al tour “Star Zone di Esselunga”. Che esperienza è stata? «Particolarmente interessante. Un marchio che non si occupa di musica si è messo in gioco per portare avanti un progetto nei teatri e il risultato è stato positivo. Con me c’erano i Pooh, Giusy Ferreri e Antonella Lo Coco. Mi sono trovato bene con loro e credo che il pubblico abbia apprezzato il nostro lavoro».

A marzo 2010 pubblica il suo primo album, Una canzone pop, che vince il premio multiplatino ai Wind Music Awards. Il secondo disco, Distrattamente, esce a ottobre 2010, mentre il recente Nanì e altri racconti è stato pubblicato lo scorso aprile.

Con la prima tappa fissata per il 9 luglio a Isola Liri, è partito il tour estivo di Pierdavide Carone, il cantautore pugliese che ha duettato con Lucio Dalla nell’ultimo Festival di Sanremo. Cresciuto a Palagianello, nel Tarantino, ma ormai adottato da Roma, è salito alla ribalta artistica tre anni fa con la partecipazione alla nona edizione di Amici, il talent show di Canale 5 ideato da Maria De Filippi. Il suo carattere introverso, il modo di fare musica e tanti altri aspetti lo rendono lontano dal solito cliché di chi esce dai talent. Il 2012 sarà per lei un anno difficile da dimenticare: il Festival di Sanremo con Lucio Dalla, il nuovo album, il ritorno ad Amici e diverse tournée… «Credo che in questo campo tutte le esperienze servano per farti maturare, ma non mi stancherò mai di dire che l’incontro con Lucio è stato speciale, unico, qualcosa che porterò sempre con me. Con lui c’era una sintonia totale e lavorare insieme è stato un privilegio. Non potrò mai dimenticarlo, in futuro sicuramente ci saranno collaborazioni con altri artisti, ma ritengo che l’esperienza vissuta con Lucio sia irripetibile. Riprendersi dopo quello che è successo non è stato facile, ma adesso onorarlo e portarlo sempre con me mi rende ancora più forte e con la voglia di crescere artisticamente». A febbraio è uscito il suo terzo album Nanì e altri racconti, prodotto proprio da Dalla. Qual è il pezzo a cui è maggiormente legato?

In primavera è tornato dopo due anni ad Amici, il programma che l’ha lanciata, questa volta per la sfida tra i “big”. Direbbe ancora sì a un invito di Maria De Filippi? «Certamente. Amici è il programma che mi ha fatto conoscere e, spero, apprezzare dal pubblico. È stata Maria a darmi per prima questa chance e non potevo di certo rifiutare la sua proposta, anche perché torno sempre con piacere in quello studio. E non bisogna dimenticare un particolare: eravamo in nove a sfidarci e se sono stato scelto in questo gruppo ristretto significa che sono uno di quelli che in un certo modo ha lasciato il segno e si è meritato quest’altra possibilità». Rispetto alla sua prima partecipazione al talent di Canale 5 ha trovato dei cambiamenti, qualche compagno di viaggio che si è montato la testa? «Direi di no, anche perché con alcuni di loro sono rimasto in stretto contatto, ci vediamo e sentiamo spesso, e quando nascono delle amicizie non ci si rende conto se qualcosa non è più come prima o c’è stato un cambiamento del carattere». A chi si sente più legato? «Sicuramente ad Emma, in questi anni abbiamo condiviso tante esperienze e il nostro percorso è iniziato in contemporanea, visto che facevamo parte della stessa edizione di Amici e al “serale” eravamo nella stessa casetta. Sono felice per i risultati artistici che sta ottenendo». Il suo primo album ha sbancato, vendendo tantissimo e ottenendo giudizi eccellenti dalla critica. Il secondo, invece, non ha raggiunto i consensi sperati. Come ha vissuto quel periodo? «Inizialmente non bene, ero lì a chiedermi il perché e che cosa non avesse funzionato, la vivevo come una sconfitta. Oggi che attraverso un momento nuovamente positivo e ho capito diverse cose, dico che quel secondo album è stato fondamentale perché ha rappresentato la giusta transizione tra il primo, che rivelava il mio stile artistico, e quello attuale che tira fuori altri lati del mio modo di fare musica. Penso che ci sia sempre un filo conduttore nella carriera di un artista». E per Pierdavide da settembre sicuramente arriveranno altri progetti ambiziosi.

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For magazine ARTE di Nolberto Bovosselli

Stefan BrĂźggemann, No in 12 different colours, 2009, neon colorati, 145 x 140 cm.

E luce (al neon) fu

Una grande mostra al Macro, realizzata con il sostegno di Enel, esplora il concetto di illuminazione ed energia nel linguaggio artistico grazie alle potenzialità del prezioso gas nobile. Che oltre ai tubi a scarica e alle lampade può avere altri utilizzi 74 For Magazine


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Massimo Uberti, Abitare, 1999, neon e filo di acciaio, 200 x 220 cm.

Bertrand Lavier, Ifafa V (Stella), 2008, neon bianco, 10 x 35 cm.

Che la luce della natura sia un capolavoro è un fatto assodato e inconfutabile. Semmai qualche incertezza permane sul valore artistico della luce artificiale, quella generata dalla corrente elettrica. Per chi avesse voglia di dissipare tale dubbio è consigliabile una visita alla mostra NEON. La materia luminosa dell’arte, in assoluto la prima grande esposizione italiana dedicata al rapporto tra l’arte e l’invenzione luminescente di Georges Claude. Curata da David Rosenberg e Bartolomeo Pietromarchi, e coorganizzata con la Maison Rouge di Parigi, dove si è conclusa lo scorso maggio, la mostra sarà visibile al pubblico fino al 4 novembre presso il Museo d’Arte Contemporanea Roma, nell’ambito della partnership tra il Macro e l’Enel, in occasione delle celebrazioni per i 50 anni dell’azienda elettrica. Sono esposte circa settanta opere di oltre cinquanta artisti (con in più una nuova selezione per l’edizione italiana) che hanno utilizzato il neon all’interno del proprio percorso culturale, dagli anni Quaranta a oggi. Ovvero da quando la curiosità per questo tipo di illuminazione spinse numerosi artisti, americani ed europei, a cimentarsi con opere capaci di cogliere le potenzialità espressive della “materia luminosa”, trasformandola in un elemento di decoro, portatore di messaggi, concetti e significati propri. Il progetto espositivo si sviluppa seguendo un criterio tematicotemporale che, attraverso il confronto tra prodotti artistici cronologicamente lontani tra loro, sottolinea le capacità di ricerca e di analisi del neon da parte di diversi autori, i cui lavori sono

presentati nella grande sala Enel: Neon (1965) di Joseph Kosuth, La spirale appare (1990) di Mario Merz, Abitare (1999) di Massimo Uberti, Ifafa V (2008) di Bertrand Lavier, No in 12 different colours (2009) di Stefan Brüggemann, R. I. P. (2009) di Andrea Nacciarriti. Nella lunga lista dei grandi maestri esposti, in sezioni specifiche che in alcune circostanze superano gli spazi esterni della sala (invadendo il viale d’ingresso del museo, il foyer, lo spazio Area, le passerelle al primo livello) ci sono anche: Dan Flavin, Maurizio Nannucci, Francois Morellet, Bruce Nauman, Maurizio Cattelan, Tracey Emin, Pierpaolo Calzolari, Alfredo Jaar, Jason Rhoades. In tutti loro si è manifestato un particolare interesse verso questo tipo di materiale, utilizzato per la prima volta circa cento anni fa nell’insegna luminosa del negozio di un barbiere parigino, e che ancora oggi suscita attenzioni nell’attività artistica internazionale.

Vi segnaliamo anche: • Alla Gnam, fino al 9 settembre, Grandi Nuclei d'Arte Moderna 3: terza rassegna dedicata interamente a nuclei di opere di alcuni artisti italiani del Novecento come Carla Accardi, Antonio Corpora, Piero Dorazio, Achille Perilli, Toti Scialoja. A cura di Massimo Mininni. • Al Macro, fino al 9 settembre, Re-generation: esplorazione della scena artistica contemporanea della città di Roma, vista da trenta artisti, italiani e stranieri, che ne testimoniano la ricchezza culturale, indagando lo scenario urbano e gli spazi pubblici. A cura di Maria Alicata e Ilaria Gianni.

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Il Sessa Fly 45 risponde alle molteplici attese di una clientela non pi첫 esclusivamente mediterranea, ma anche caraibica e mediorientale.

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For magazine YACHTING di Demetrio Moreni

Fascino senza confini

Questa estate la bellezza e il lusso sono le parole d’ordine per chi vuole godersi una crociera in mare a bordo delle spettacolari imbarcazioni che vi proponiamo

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Due montanti posizionati a poppa del Fly 45 creano una suggestiva “finestra sul mare” munita di una tenda in tessuto traforato, che protegge la privacy e dal freddo.

SESSA FLY 45 Spazioso, luminoso e di facile vivibilità, lo yacht del cantiere italiano coniuga elementi spesso opposti, rivelando la sua natura profondamente versatile

«La nostra vocazione? Ricercare tratti e soluzioni mai esplorate», ha affermato Riccardo Radice, vicepresidente Sessa Marine, parlando del nuovo yacht.

Creare tendenze nel settore nautico e andare incontro alle esigenze del mercato: questi sono gli imperativi alla base di ogni progetto Sessa Marine. A tali criteri si ispira ovviamente anche Sessa Fly 45, un open evoluto per forme e performance, e allo stesso tempo un flying bridge per l’abbondante distribuzione degli spazi. Si tratta di uno yacht sportivo perfettamente in linea con i più moderni prodotti “crossover”, come nel mondo delle automobili, della moda e dell’architettura, in cui bellezza e comodità trovano una sintesi. Queste caratteristiche sono presenti nel gioiello del cantiere italiano, che porta l’inconfondibile firma dello storico designer Christian Grande: la perfetta interazione tra design e comfort, sportività e praticità. Il Fly 45 è una barca disegnata per rispondere a tutte le esigenze di chi ama navigare: equilibrio assoluto dei volumi interni ed esterni, linee definite, forme scolpite, buone prestazioni, tecnologia d’avanguardia e un’ottimizzazione eccezionale dello spazio. Questo 45 piedi, infatti, mette a disposizione non solo tre cabine estremamente comode e abitabili, dotate di bagni privati e box doccia separati, ma anche una cucina ampia ed ergonomica, una zona giorno molto illuminata e un fly di circa 20 mq, in grado di accogliere comodamente 8-10 persone. Inoltre, l’azienda propone anche la versione con due cabine, ancora più spaziose, privilegiando la vivibilità della zona sottocoperta e le dimensioni della cucina. Sessa Fly 45 è dotato di motorizzazione Volvo 2X Ips 900 da 870 hp, che permette una guida agevole con un semplice joy-stick, decisamente non comune in questo tipo di imbarcazioni: può raggiungere la velocità di crociera di 26,6 nodi e una velocità massima di 34 nodi. La barca risponde subito ai comandi e permette decise riduzioni dei consumi.

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Linssen 500 VarioTop è perfetto per una confortevole crociera che risponde agli standard più elevati di convenienza, comodità ed estetica.

LINSSEN 500 Elegante, ampio, resistente e sicuro: questo modello soddisfa in pieno le esigenze di un soggiorno in mare, adatto alla famiglia e alle uscite con gli amici

Il ponte di comando esterno presenta il sistema di navigazione Gps Echo Sumlog. La coperta è completamente rivestita in legno di teak.

Nel mare c’è sempre un pesce più grande, e quindi c’è sempre anche una barca più grande. Nel caso della serie Linssen, questo surplus è rappresentato da VarioTop 500 Mark II, un modello che si distingue per la sua classe e per il lusso che si può vivere a bordo. Infatti, pur restando fedele alla tradizione Linssen, questa imbarcazione ne rinnova lo stile, aumentando il livello di potenza del natante e il comfort degli interni, incarnando perfettamente lo stile da crociera che ogni armatore desidera. Come tutti i prodotti della linea, anche il 500 VarioTop è stato progettato dalla designer Anne Elsinga, che lavora a stretto contatto con il cantiere per produrre capolavori di architettura navale. Infatti, Linssen Yachts è specializzato nella costruzione di motoryacht dislocanti di acciaio, fra i 9 e i 15 metri di lunghezza. Sono barche multiruolo, adatte alla navigazione sia sulle vie d’acqua interne sia in mare. Il disegno è sobrio, con avviamenti dello scafo arrotondati e sovrastrutture ben proporzionate alla potenza. Il Mark II è di acciaio inox, con spessori di 5 millimetri. Un sogno fatto di acciaio. L’obiettivo della Elsinga era proprio quello di uno yacht comodo, silenzioso e a basso indice di inquinamento. Il risultato è un lavoro di 15,75 m di lunghezza per 4,88 m di larghezza, fornito di una coppia di motori da 170 Hp, capaci di spingerlo fino a 9 nodi di velocità di crociera. Gli interni offrono un notevole volume di spazio disponibile, unito ad un layout elegante e rifinito. Il salone, ampiamente illuminato, ha posti a sedere in abbondanza e tappezzati in pelle, con una dinette spaziosa per condividere una ricca colazione, un gustoso pranzo o una cena con gli amici. Le 3 cabine da notte hanno letti confortevoli e sono ben arredate, munite di 2 bagni, 2 docce separate, un impianto di generazione d’acqua calda e un sistema di riscaldamento centrale.

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Lunghezza fuoritutto: 43,6 mt; larghezza: 9,26 mt; capienza carburante 60.000 l; velocità massima: 15 nodi; velocità di crociera: 14 nodi.

VISION 145’ Maestoso nei suoi 44 metri di lunghezza, realizzato in legno di ciliegio, è stato varato con una grande festa l’ultimo esemplare del cantiere Benetti

Si è tenuta di recente, presso la Darsena Italia a Viareggio, la cerimonia di varo del nuovo Benetti, quindicesimo esemplare del modello Vision.

Inaugurazione in pompa magna per la nuova sontuosa imbarcazione fabbricata da Benetti con uno straordinario lancio nella storica Darsena Italia di Viareggio. Dopo le consuete operazioni preliminari, tra cui la simbolica rottura della bottiglia ben augurante, il nuovissimo Benetti Vision 145’ è dolcemente scivolato in acqua, accompagnato dalle note del Va’ pensiero di Giuseppe Verdi. Il varo è stato compiuto alla presenza dell’armatore americano, della sua famiglia, del personale tecnico, delle maestranze e di tutto lo staff che ne ha curato l’allestimento e la costruzione, durata quasi due anni. “Checkmate” (scacco matto), il nome scelto per questo modello dal nuovo proprietario, ha immediatamente attirato l’attenzione di tutti, lasciando ammaliati per la linea maestosa e filante allo stesso tempo, dall’inconsueta livrea nera dei suoi 44 metri di eleganza. Gli interni sono lussuosi, ma contemporaneamente sobri e raffinati, realizzati con una combinazione di legni di ciliegio e radica di madrona, con inserti scuri e dettagli in stile neoclassico impreziositi dalle superfici di marmo, che rappresentano una conferma della maestria e dell’eccellenza artigianale del cantiere Benetti, da anni ambasciatore dello stile italiano nel mondo. «Siamo particolarmente orgogliosi di questo varo – ha dichiarato durante la cerimonia Vincenzo Poerio, Ceo Divisione Megayachts Gruppo Azimut/Benetti –, centesimo yacht in vetroresina costruito a Viareggio dal 1998, ulteriore dimostrazione della profonda capacità di Benetti di ascolto del cliente e di interpretazione delle sue specifiche esigenze». Il nuovo Vision 145’ monta due motori Caterpillar da 1.300 cavalli ciascuno, che consentono fino a 15 nodi di velocità massima, con un’autonomia di navigazione di oltre 3.500 miglia nautiche.

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Per soddisfare i desideri dei clienti provenienti da tutta Europa, si è deciso di includere nel processo di progettazione di questa serie anche le loro segnalazioni, a seguito delle quali gli acquirenti vedranno nel nuovo Vision lo yacht delle loro scelte: le sue caratteristiche lo rendono perfetto per le manovre in mare e nei porti.

BAVARIA VISION 46 Quando l’alta professionalità tedesca si unisce alle soluzioni tecnologiche italiane nasce un’imbarcazione elegante e performante, adatta agli armatori più esigenti

Vision 46 offre comfort e spaziosità interna con ampie sedute nel salone principale e con quattro o sei posti letto in due o tre cabine accoglienti e luminose.

Bavaria continua a crescere a tutta velocità. Nell’estate 2012, il vasto assortimento di yacht del cantiere bavarese si arricchirà di una linea completamente nuova: Vision, di cui il modello 46, sinonimo di esclusività, comfort e maneggevolezza, sarà il primo ad essere immesso sul mercato. L’ultimo nato in casa tedesca si fonda su elementi di design chiari, definiti ed eleganti, per una lunghezza complessiva di 13,99 metri e un peso totale di 12,3 tonnellate. La partnership con altre aziende del settore nautico è uno dei punti forti di Bavaria: infatti, il processo di sviluppo, oltre che della collaborazione di successo con Farr Yacht Design e con la società inglese Design Unlimited, si è avvalso anche del sostegno di Garmin Italia, leader mondiale nella navigazione satellitare, che ha realizzato un sistema di ormeggio unico nel suo genere, ora a bordo del Vision 46. Ideale per la navigazione in equipaggio ridotto, questo dispositivo elimina lo stress da ormeggio e fa in modo che ogni attracco diventi perfetto. Il sistema consiste in due thruster, un joystick e due attuatori. Ormeggiare non potrebbe essere più semplice: basta spostare la leva per manovrare in qualsiasi direzione e tenere monitorata la situazione, grazie al supporto del plotter Garmin che indica lo stato di propulsori, giri motore e marcia. La comodità è una parola chiave su questa barca, progettata intorno all’idea di spazio, come dimostrano le dimensioni capienti sia dell’abitacolo, che vanta una postazione ergonomica per i timonieri, sia del salone, che all’occorrenza può trasformarsi in una zona prendisole. Lo yacht è guidato da un impianto a vela di 100m² (“Comfort”) o 103m² (“Sport”), con l’altezza dell’albero sopra la linea d’acqua di circa 20,10 m. La propulsione è garantita poi dalla presenza a bordo di un motore Volvo Penta D2-55 o D2-75, con un volume di serbatoio-carburante di circa 210 litri.

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L’Itama 75’, ammiraglia della flotta, consente di ospitare sino a 6 persone a bordo durante la notte (grazie a 3 ampie cabine), oltre a due dell’equipaggio.

ITAMA 75’ Dalla Costa Azzurra alla volta delle più belle località del Mediterraneo, per un’estate da sogno con il lussuoso charter del Gruppo Ferretti. Solo per pochi

C’è tempo sino alla fine di ottobre per vivere una vacanza esclusiva a bordo di una vera icona della nautica mondiale: è l’Itama “H’Boat”, scafo numero 12 dell’Itama 75’, l’ammiraglia della flotta, che il rinomato brand del Gruppo Ferretti mette a disposizione come charter d’eccezione a partire dallo scorso mese di maggio. Ormeggiato a Beaulieu-sur-Mer, deliziosa località della Costa Azzurra, arrondissement di Nizza, è pronto a salpare per le più belle località del Mediterraneo. L’equipaggio è composto da una steward e dal capitano, con il quale si concordano direttamente le tappe della vacanza. È un open lungo più di 23 metri, che consente di ospitare fino a sei persone a bordo durante la notte e fino a otto in navigazione. Oltre alla cabina per l’equipaggio, altre tre cabine – armatoriale, ospiti e Vip full beam – e tre bagni assicurano la privacy e il grande comfort a bordo. Massima anche la qualità dei materiali e l’eleganza delle finiture. Lo yacht è dotato di diversi “water toys” per il divertimento in acqua, come un “wakeboard” per lo sci d’acqua, e ospita un tender William 325 per gli spostamenti sotto costa. La velocità massima è di 42,5 nodi, quella di crociera di 37 nodi; monta due motori Mtu 12V 2000 M93 CR/ Potenza 1823 Mhp. Nel pieno rispetto dello stile Itama, questa barca è adatta all’armatore che ama la navigazione sportiva e il contatto con il mare, senza rinunciare all’esclusività del miglior Made in Italy. Il budget da considerare è di 5.500 euro al giorno e 33.000 euro a settimana, più eventuali costi di trasferimento.

Tutto il glamour e il comfort dello stile del Gruppo Ferretti sono concentrati in questo yacht, per una vacanza che vi farà amare sempre di più i suoi open.

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Sestilia Pellicano


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Grande sportività e grinta per questo fly con roll-bar munito di bimini top integrato, di nuova concezione, e una vetrata continua lungo il ponte principale.

FERRETTI 720 È l’evoluzione della gamma e riunisce armonicamente il Dna dell’azienda con elementi che rivoluzionano le linee e i volumi

I generosi volumi interni del Ferretti 720 vantano tre ampie cabine, oltre a quella armatoriale e alla zona equipaggio, tutte accessoriate e ben illuminate.

Ferretti 720, la più recente barca presentata ai Saloni, è anche la barca prima dell’arrivo del gruppo cinese Shig, divenuto proprietario del 75% del Gruppo Ferretti. Cosa significa questo cambio ai vertici? All’AYT, centro di ricerca e progettazione navale del Gruppo, si preferisce parlare di “partnership importante”, sulla scia dello stesso presidente, quel Norberto Ferretti che qui tutti adorano. «Noi abbiamo ciò che loro non hanno – ci dicono –, know how e Made in Italy. Le barche continueranno a essere prodotte in Europa con architetti e designer italiani. La crisi è una realtà anche nel settore nautico, ma vuol dire anche l’ampliarsi dei mercati, basti pensare al Far East». Come dire: la crisi noi la cavalchiamo. E il mercato sembra dar loro ragione, considerato che del Ferretti 690, che ancora non ha toccato l’acqua, sono state già vendute 5 barche. Prezzo? Aspettiamo che sia varato. Tre milioni e 100 mila euro, intanto, per questo Ferretti 720, che tra i caratteri distintivi vanta un’eccezionale manovrabilità, grazie al sistema ZF SteerCommand for Ferretti, di serie, con timoni indipendenti e virata differenziata ad assistenza variabile, che dimezza il diametro di virata e la reattività ai comandi, regalando emozioni da runabout impensabili su uno yacht da 72 piedi. Al tempo stesso, alto livello di maneggevolezza e sicurezza a qualsiasi velocità. Grande comfort anche nella guida, con l’innovativo Joystick Manoeuvering System (JMS) di ZF, che permette di far spostare l’imbarcazione in qualsiasi direzione attraverso il movimento del joystick. I raffinati interni sono inondati di luce, con grandi vetrate open view nello scafo e grandi finestre per illuminare le cabine a prua. Il dècor strizza l’occhio al design italiano, con il comodo divano Martì di Poliform, il tavolo custom-made realizzato da Cantori e le sedie di O&G-Gruppo Calligaris. Sestilia Pellicano

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For magazine AUTO di Demetrio Moreni

Per voi ricchi, anzi

La Bertone Nuccio, creata dal designer Mike Robinson, è una supercar da sogno che prende il nome dello storico dirigente d’azienda, e grande innovatore del brand, Nuccio Bertone (figlio del fondatore Giovanni), scomparso nel 1997. 84 For Magazine


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ricchissimi In occasione del suo centenario, Bertone lancia la Nuccio, supersportiva italiana oggetto del desiderio nel mercato del lusso internazionale, destinata al collezionista che riuscirà a sborsare cifre da capogiro (si parla di circa 2 milioni di euro)

Nuccio 85 For Magazine

Durante l’ultimo Salone dell’Automobile di Pechino, la casa automobilistica Bertone, per celebrare il suo centenario, ha presentato in anteprima mondiale la Nuccio, vettura sportiva estrema, il cui concept aveva già esordito al Salone di Ginevra, in veste di fuoriserie marciante. Questa versione evoluta dell’avveniristica biposto propone nuovi gruppi ottici anteriori e altre componenti aggiuntive che ne consentiranno l’omologazione su strada, con l’obiettivo, per niente nascosto, di trovare un facoltoso collezionista disposto ad acquistarla. Infatti, la storica firma italiana di design, fondata nel 1912 da Giovanni Bertone, non si limiterà a esporre il suo prototipo, ma lo metterà anche in vendita come esemplare unico, a un prezzo ancora sconosciuto; anche se, nel ricco mercato cinese, sembrerebbe ci siano in corso serie trattative per cedere la Nuccio ad una cifra di circa due milioni di euro. L’unico vincolo è quello di attendere il prossimo autunno, quando l’auto farà la sua apparizione anche al concorso d’Eleganza di Pebble Beach. Dal punto di vista stilistico la Nuccio è una vera supercar. Volume basso e muscoloso (lunghezza 4,8 m; larghezza 1,95 m; altezza 1,22 m), il veicolo presenta un design inedito e futuristico, opera dello chief designer Michael Robinson. Massima dimostrazione della fuoriserie, la Nuccio è un esemplare unico ed esclusivo, interamente realizzata a mano, in grado di esprimere il concetto del monovolume “cab forward”, ovvero con l’abitacolo in posizione molto avanzata per fare spazio al motore centrale, inventato da Bertone nel 1967 con la Carabo, e poi affinato ed entrato in produzione nel 1973 con la Lamborghini Countach. La fiancata a cuneo della Nuccio è delineata da un gioco di volumi concavi e convessi, con il parabrezza di forma convergente e trapezoidale che si richiama alla Stratos Zero del 1970. Questa scelta strutturale ha prodotto una soluzione grafica originale, data dalle due nervature esterne che, incorniciando il parabrezza, salgono a formare due montanti laterali allargati in corrispondenza delle prese d’aria sui fianchi. La vista di profilo della Nuccio presenta le caratteristiche “due cuspidi”, reinterpretate in chiave


For magazine La carrozzeria Bertone, oggi, non esiste piÚ. Lilli, moglie di Nuccio, ha venduto gli stabilimenti alla Fiat e dirige il Gruppo Bertone (stile, design, ambiente ed energia), che oltre alla sede torinese è presente a Shangai e a Monaco di Baviera.

Le proporzioni della vettura (lunga 4,8 metri e larga 1,95 metri) lasciano intendere come la silhouette sia estrema e aggressiva. Il design è comunque affusolato e minimalista, con la linea cofano anteriore/tetto/cofano posteriore che forma una curva armonica a contrasto con le modanature spigolose delle fiancate.

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Il concept di questo modello si ispira a tre importanti automobili della storia del marchio Bertone: Lancia Stratos Zero, Alfa Romeo Carabo, Lamborghini Countach. I sedili sono anatomici in pelle di colore arancione e antracite, con protezioni in alluminio a forma di “Y”.

Il sistema d’illuminazione della Nuccio presenta gruppi ottici a led, estesi su tutta la linea orizzontale ("light bar"), così da disegnare l’anteriore e il posteriore, con il meccanismo che intensifica le luci diurne anteriori per avvertire gli altri utenti che l’auto sta rallentando.

moderna. Il grande padiglione, invece, si avvale per la prima volta della tecnologia a tensostruttura, più leggera delle solite scocche basate su pilastri e travi, caratterizzata da tiranti laterali che mettono in tensione il materiale. Per valorizzare questa opzione il padiglione è stato verniciato con una particolare tonalità di arancione. I gruppi ottici a led sono a sottile sviluppo orizzontale (detto “light bar”) e si estendono per tutta la larghezza del volume anteriore e del volume di coda. Un importante elemento dal punto di vista della sicurezza è rappresentato dalla luce di stop anteriore, brevettata da Bertone, che segnala anche nella vista frontale la decelerazione del veicolo. Gli interni della biposto denotano una personalità e uno stile inconfondibile. L’abitacolo è arredato con eleganza esclusiva, dotato di un layout classico da supersportiva: la console centrale nasce da un poggia braccia alto che sale con un piano inclinato verso la plancia dove sono collocati tutti i comandi (climatizzatore, radio, ecc); l’interruttore “start/stop” si trova al centro della console, mentre il cambio automatico “triptronic” è posizionato sotto il volante. Gli strumenti sono analogici, con un contagiri

grosso centrale, decorati tutti nello stesso colore dell’abitacolo, antracite e arancione. Anche i sedili anatomici in pelle sono in arancione e riprendono il motivo bicolore della carrozzeria, con vivaci inserti in colore antracite. Ogni parte del corpo dei passeggeri è protetta dalle strutture in alluminio a forma di “Y” sui pannelli porte, sul tunnel centrale e sui fianchi, per offrire la massima robustezza strutturale all’interno della cabina di guida. Tra gli accessori di altissimo livello qualitativo c’è un raffinato set di valigie, realizzato artigianalmente con gli stessi pellami dei sedili e perfettamente adattato al vano portabagagli anteriore. Situato in posizione centrale e leggermente arretrata si trova il motore, che è il vero cuore pulsante della Nuccio Bertone: un potente V8 da 4,3 litri con 480 Cv di provenienza Ferrari. È praticamente certo che da questa show car non nasceranno vetture di serie marchiate da qualche brand, ma rimarrà solo un lussuosissimo esercizio di stile, espressione assoluta dell’Italian lifestyle.

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For magazine PERSONAGGI di Enrico Govoni Enrico Brignano (classe 1966, nato e cresciuto a Dragona, estrema periferia di Roma) con il look tipico della trasmissione Le Iene, che ha condotto su Italia 1 nella passata stagione.

Brignano con la "o" Il popolare comico nel libro Tutto suo padre racconta sì cose di famiglia (e un’Italia che non c’è più), ma scherza anche su stesso e sull’essere famosi. Più o meno, a seconda che la gente sappia precisamente il tuo nome… Già l’autore se lo chiede: «Tutto suo padre. Ma che libro è?». Poi, visto che l’autore è un attore, Enrico Brignano, aggiunge: «Sarà come vedere un mio spettacolo». Ma non è affatto sicuro del risultato, tanto che cerca di schernirsi: «Lo so, avrei dovuto pagarti io per farti leggere le mie smemorie, un po’ come si fa con gli psi-

canalisti». Dà anche qualche consiglio al lettore: «Sarebbe auspicabile che tu, al di là del mestiere che fai, mi stessi leggendo per divertirti, magari per conoscermi meglio, senza stare tanto a scomodare l’inconscio». Ma Brignano è un comico che ama scherzare anche (soprattutto?) su se stesso. E, infatti, eccolo, prima di

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La cover del libro di Brignano, Tutto suo padre (Rizzoli, euro 17, 50). A destra, il papà Nino in una foto giovanile.

addentrarsi nella… materia, svelare le disavventure di un comico famoso, ma non troppo (troppo modesto, Enrico!): «Sono Enrico Brignano con la “O”… mi raccomando. Ci tengo perché tanti, sopraffatti, mi chiamano Brignani, forse perché la maggior parte dei cognomi italiani finiscono con la i: Monti, Fini, Berlusconi, Casini, Prodi, Franceschini. (…) Il dato certo è che la gente ha difficoltà a memorizzare il mio nome… Forse perché sono entrato da poco in questo mondo, in effetti sono un giovane aspirante comico da soli venticinque anni, è normale che la gente abbia difficoltà. (…) Chi mi chiama Ernesto, chi Nerico, qualcuno mi chiama Gianluca, perché mi confondono con Grignani». Una preghiera, poi: se incontrate, così per caso, Brignano mentre sta

andando a buttare la spazzatura non chiedetegli di fare la foto con voi. E nemmeno chiedetegli l’autografo se non avete un pezzo di carta adatto. Perché? Leggete la pagina 30 del suo libro. Comunque, sentenzia Brignano: «Per passare da coso a sentirsi chiamare col proprio nome e cognome esatto, un attore ci mette una vita». Per entrare finalmente nell’argomento del libro bastano queste frasi: «A sentire mia madre sono “tutto mio padre”. Tu non lo conosci mio padre, ma in effetti penso di non conoscerlo bene neanche io. Perché io l’ho conosciuto quando lui era già grande. Ma cosa so veramente di lui? Chi era mio padre? Com’era da ragazzino? (…) Mio padre nacque a Tunisi, in un quartiere che si chiama Bab el Khadra, ovvero La Porta Verde,

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Scene di vita (rigorosamente in bianco e nero) di Enrico Brignano e di suo padre Nino: anche i comici‌ crescono.

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Enrico Brignano con i suoi compagni di avventura a Le Iene: Ilary Blasi e Luca Argentero.

da dove si accede al cuore della città vecchia… Che se tu ci devi andare, ma ce devi proprio anna’… devi prendere la tangenziale Halmerhassaalam (nome arabo di strada), poi girare via Hattalhaammahassud, la fai tutta fino a piazza Hallamalallamahin… e sei arrivato!».

Poi, naturalmente, il racconto prosegue, regalandoci squarci di vita e personaggi di un’Italia che non c’è più. Purtroppo. Ecco perché vale la pena di leggere questo libro… anche se è di un comico.

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ForLeggende magazine di Enrico Govoni

Nessuna come lei A cinquant’anni dalla morte, il mito di Marilyn Monroe non solo non tramonta, ma continua ad alimentarsi. Film, libri, mostre, rassegne celebrano questa splendida bionda, la bomba del sesso che morÏ sola e disperata

Marilyn Monroe in questa foto indossa scarpe Ferragamo. Non è un caso quindi che la celebre maison le abbia dedicato una mostra a Firenze.

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«Ho cominciato a fare ricerche, guardare film e leggere libri su di lei: volevo conoscere ogni particolare della sua vita. Alla fine sentivo che la grande Marilyn Monroe era diventata come un’amica per me». Ecco come Michelle Williams si è preparata per interpretare la diva nel film Marilyn di Simon Curtis.

I miti, le leggende si alimentano negli anni. Con racconti, confessioni, testimonianze vere, verosimili, false, completamente inventate. Marilyn Monroe poteva sfuggire a questo destino? Senza entrare nei particolari della sua morte (quante sono le versioni di ciò che accadde nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1962?) basta vedere, per esempio, che cosa si narra della sua camminata straordinariamente sexy: «Quanto alla sua celebre camminata ancheggiante, derivava da una lussazione all’anca che si era procurata da bambina, ma venne talvolta accentuata e resa più sinuosa da un piccolo trucco: un tacco a spillo un po’ più alto dell’altro» (Tutto quello che avreste voluto sapere su

Marilyn Monroe di Enrico Giacovelli). Al giornalista Nantas Salvalaggio che le chiedeva: «Sociologi e antropologi si sono spesso domandati se il suo famoso modo di camminare, che per comodità chiameremo funzionale, sia del tutto spontaneo, o se invece le costi fatica, come recitare», la diva rispose: «Dio mio, sono anni che le mie amiche mi perseguitano con questa domanda: Dimmi come fai a camminare a quel modo? Non hai paura di slogarti il bacino? E altre cose del genere. Ma la spiegazione è una sola; a me piace, a me viene naturale camminare così». E di episodi della sua vita, abitudini e curiosità raccontati in modi completamente diversi ce ne sono a centinaia. Per

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Michelle Williams (nomination all’Oscar per la sua interpretazione) confessa: «Da ragazza avevo un poster di Marilyn sulla parete della mia camera».

esempio: «La gente è buffa. Ti fanno domande e quando tu rispondi onestamente rimangono scandalizzati. Qualcuno una volta mi chiese: “Cosa indossi a letto? La giacca del pigiama? Pantaloni? O una camicia da notte?”. Io risposi “Chanel n. 5”. Perché è la verità. Sa, non volevo dire nuda, ma… è la verità» (Marilyn nel 1960 a Georges Belmont, caporedattore di Marie Claire). Invece: «A dispetto di una sua celebre battuta, Marilyn dormiva spesso con il reggiseno: non portandolo mai di giorno, preferiva indossarlo almeno di notte per evitare problemi ai seni» (ancora il libro di Giacovelli). Su di lei hanno scritto tutti di tutto. A Oreste Del Buono, giornalista, scrittore e direttore di Linus non piaceva: «A me la Marilyn, lo dico francamente, m’è sempre parsa una grossa esagerazione. Io ne ho scritto male su Cinema, quando era ancora viva. Devo dire che non m’è mai piaciuta. Sono convinto che il mito e tutto il resto sia soltanto una montatura fatta su una povera carne. È

una pura e semplice continuazione dello sfruttamento. Ci sono dei miti rispettabili e altri no. È un po’ come le malattie infettive dell’infanzia: io la Marilyn Monroe non l’ho mai fatta». Oriana Fallaci aveva dei dubbi: «A difenderla erano sempre stati in pochi e con scarsi elementi a suo favore. I suoi discorsi erano sempre a doppio taglio. Non si capiva mai se erano quelli di una deficiente o di una donna acutissima». Il sociologo Franco Ferrarotti si esprimeva così sul caso Monroe: «Marilyn ha colpito l’immaginazione degli americani per una serie di fattori. Il primo, contrariamente all’opinione corrente, era questo: l’immagine di una ragazza che ce l’ha fatta nonostante le umili origini, addirittura una partenza handicappata. Lei era infatti nata, come si dice in America, dalla parte sbagliata della ferrovia. Aveva una madre poco stabile psicologicamente, del padre non si sapeva nulla. Secondo punto molto importante è che ce l’ha fatta con i propri mezzi. Terzo fattore: questi mezzi

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Memorabilia venduti a un’asta di Christie’s: foto con dedica e firma di Marilyn e locandina del film La tua bocca brucia (in Italia uscì con questo titolo).

erano di tipo particolare. Primo fra tutti la straordinaria bellezza fisica. Da questo punto di vista Marilyn era la personificazione di un irrisolto problema degli americani di fronte alla bellezza corporale e anche del peccato. Marilyn, nel momento in cui personificava il sesso, diciamo pure l’adescamento, suggeriva l’idea di piaceri sessuali obliqui. Nel momento in cui ispirava tutto questo era però anche la ragazza candida che abita nell’appartamento accanto. È proprio questa mistura di perversione e candore ciò che si è impresso di più nella fantasia degli americani. Ecco perché il mito non tramonta: è un po’ lo stesso gusto che abbiamo per la monaca di Monza. Un misto di perversione sessuale e candore monacale». La pensa diversamente lo scrittore Giuseppe Marotta che, ai tempi del film Facciamo l’amore (1960) le dedicò queste parole: «L’attuale Marilyn Monroe è, sul piano sessuale, ciò che un sontuoso banchetto di Trimalcione era sul piano gastronomico. È la

banana matura quando ha raggiunto il massimo del profumo e del sapore, quando o la mangiate subito, godendo un’impareggiabile dolcezza che s’aprirà in voi come, appunto, il fogliame a stella di una palma, o fra qualche giorno sarà unguento. (…) Il problema di Marilyn non ha che una salomonica, feroce soluzione: uccidiamola, imbalsamiamola e collochiamola in un museo; dove, come l’acqua piovana o sorgiva, come la rossa luna fra i comignoli, come gli alisei e i monsoni, appartenga a chiunque». Non fu imbalsamata: esposto in una bara di bronzo foderata di raso color champagne, il corpo di Marilyn indossava un abito verde di Emilio Pucci e un foulard verde di chiffon. Venne sepolta in una cripta del Westwood Memorial Park di Los Angeles. Amen.

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Salvatore Ferragamo realizzò per Marilyn venti paia di scarpe, punta sfilata e tacco 11 centimetri. Che sono in mostra insieme con documenti personali, abiti di scena, scatti d’autore, tutti messi a confronto con opere d’arte come la Ninfa dormiente di Canova: Museo Ferragamo, Firenze, fino al 28 gennaio 2013. Da non perdere anche il Tribute to Marilyn dei fratelli Rossetti con delle tele di Alessandro Gedda e delle scarpe ad hoc: Milano, Chiostri dell’Umanitaria, fino al 27 giugno.

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For magazine DEL BENESSERE L’ANGOLO di Elda Bertoli

estate a tutto gas Il primo problema della prova costume si chiama cellulite. Per combatterla esistono rimedi naturali come diete appropriate, l’assunzione di molti liquidi e l’attività fisica costante. In più c’è la carbossiterapia. Il dottor Vitiello ci parla di questa tecnica

È iniziata l’estate, stagione delle vacanze, del desiderio d’evasione e della voglia di vedersi più belli e attraenti. Un valido aiuto per arrivarci in forma può giungere dalla medicina estetica con un ventaglio di proposte poco invasive, che sarebbe meglio affrontare d’inverno, ma che in alcuni casi possono funzionare anche come rimedi da iniziare almeno due mesi prima della prova costume. È soprattutto il corpo ad essere esibito durante l’estate, e ciò che mette in crisi la maggior parte delle donne in questo periodo è senza dubbio la cellulite, un disturbo da curare con serietà, a partire da uno stile di vita corretto, vale a dire dieta appropriata e costante attività fisica. Il resto può essere affidato alla medicina estetica, che oggi ha modernizzato e ripreso anche cure antiche come ad esempio la carbossiterapia. A descrivere questa tecnica è il dottor Salvatore Vitiello, chirurgo vascolare e tutor Master 2 livello in Medicina Estetica all’Università Tor Vergata di Roma. Per carbossiterapia si intende l’impiego a scopo terapeutico dell’anidride carbonica, somministrata allo stato gassoso sia per via sottocutanea sia per via cutanea. L’uso della CO2 allo stato gassoso affonda le sue radici negli anni ’30, presso la stazione termale di Royat (Clermont

Ferrand), in Francia. Nel corso degli anni il numero di pazienti curati in questa piccola ma efficiente stazione è aumentato progressivamente (nel 1994 sono stati trattati 20.000 pazienti arteriopatici). Un numero così alto è un’implicita convalida non solo dell’efficacia terapeutica, ma anche della sicurezza della metodica. La terapia, che trova largo consenso nei settori dell’angiologia e dell’ortopedia, in medicina estetica funziona attraverso l’uso di iniezioni sottocutanee. La CO2 viene somministrata in sedi e a dosi variabili; esiste comunque una regola generale: si inserisce l’ago nelle sedi di cellulite, in genere nella regione anterosuperiore e anteromediale della coscia, e nell’interno ginocchio, con aghi di piccolissima sezione (30 g) per minimizzare la traumaticità e il fastidio al paziente. È estremamente rara la comparsa di ematomi. La quantità globale di anidride carbonica erogata per seduta va da 200 a 400 cc. per arto, spiega il dottor Vitiello, mentre la frequenza monosettimanale è quella consigliata quando prevale un problema estetico e si intende affrontarlo anche con altre metodiche associate (ad esempio endermologie, pressoterapia, linfodrenaggio). Farle precedere da una somministrazione di CO2 ne potenzia l’azione, sia 98 For Magazine

intervenendo su meccanismi complementari sia con meccanismi sinergici. Talvolta, infatti, le metodiche tradizionali non danno i risultati sperati in quanto vi è una notevole sofferenza del microcircolo. La sua funzionalità è condizione essenziale affinché una terapia lipolitica possa dare effetti clinici. Ecco perché è sempre bene ricordare che l’attività fisica, anche una sola passeggiata al giorno, diventa importantissima per chi soffre di disturbi del microcircolo. Se si considera, poi, che la cellulite non è altro che l’espressione dei fenomeni abiotrofici-degenerativi, indotti nel tessuto sottocutaneo dalle alterazioni morfofunzionali del microcircolo, in cui l’elemento fondamentale è la stasi capillaro-venulare, il miglioramento del flusso indotto dalla carbossiterapia giustifica razionalmente l’utilizzo di questa anche in tale patologia. La paziente che si sottopone ad una dieta mirata, sostiene il dottor Vitiello, e beve almeno due litri di acqua al giorno può tranquillamente ottenere buoni risultati da questo tipo di terapia che, come per altri trattamenti, non prevede miracoli, ma discreti miglioramenti. Purché ci si affidi a mani esperte e soprattutto si sia costanti nella terapia di attacco e in quella di mantenimento.


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IN FORMA con Jill Cooper

Il fitness ai tempi della crisi Non tutti lo sanno, ma austerità e preoccupazioni economiche possono indurre le persone ad una maggiore cura del proprio corpo. Corse nei parchi pubblici e tanto movimento saranno il must di quest’estate. Soprattutto per chi non andrà in vacanza Grazie a Obama, Monti e la Merkel, per citare solo alcuni nomi di una lunga lista, che hanno gettato tutto il mondo nel caos, una cosa è sicura: probabilmente vedremo molte più persone per le strade di Roma quest’estate. Nel senso che, se da un lato la ricerca del risparmio economico ha scaraventato molti nella paura, dall’altro è vero anche che durante i momenti di crisi le persone hanno più tempo e voglia da dedicare alla cura del proprio corpo. È una sorta di espiazione della crisi, perché si tenta di sconfiggere la paura della crisi economica con una sana sicurezza di controllo su se stessi, anche se all’inizio non ci si rende neanche conto di quello che sta accadendo. È vero che può spaventare un momento di recessione forte come quello che stiamo vivendo ora, ma posso garantirvi che riprendere le redini della vostra vita partendo da voi stessi vi ridona un senso di potere che riesce, almeno in parte, a far scemare le altre preoccupazioni. La cosa ancora più importante è che cominciare un buon piano di allenamento e di alimentazione non necessita di grandissimi sforzi economici. Già con un buon paio di scarpe da ginnastica è possibile iniziare una bella corsa sul Lungotevere e nelle oasi verdi più belle d’Italia come Villa Borghese o, se si è a corto di tempo, possono essere sufficienti anche quattro o cinque giri a Villa Glori, per tenersi in forma correndo sempre all’ombra, cosa che non guasta mai con questo caldo. Non dimenticate poi i fruttivendoli di Ponte Milvio, dove trovare gli ortaggi più saporiti e più vicini, e sicuramente ad un prezzo migliore del supermercato. Non mancano neppure le opportunità di abbinare l’attività fisica anche ai momenti mondani. Mondo Fitness su via Tor di Quinto è un’esplosione di movimento dalla mattina fino a tarda sera, dove è possibile trovare il proprio nuovo lato sportivo tra sala pesi, functional training, kick box, step, aerobica, trampolino, walking, spinning, rowing e persino un percorso tirolese per i più coraggiosi.

Se non partirete per le vacanze non temete, non sarete di certo gli unici. Infatti, per i motivi che dicevo prima, quest’anno prevedo un’estate romana affollata e movimentata. Il mio invito è proprio questo: uscite di casa e usate il tempo in modo diluito durante questi mesi estivi per riscoprire il moto e la forza dei vostri muscoli, e perciò il potere di controllo sulla vostra vita. Ci vediamo sul Lungotevere.

Buona estate da Jill

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UOMO DEL MESE di Ivan Rota

Charlie Rapino Charlie Rapino, produttore e talent scout, è l’uomo d’oro della discografia inglese. Parmigiano, classe 1960, Rapino si è occupato di grandi successi internazionali, tra cui il ritorno in scena di Kylie Minogue, Geri Halliwell, Primal Scream e di brani come Rhythm of the night di Corona, Sweet dreams di La Bouche e What is love di Haddaway.
Ha scoperto, prodotto e lanciato con grande successo Gary Go, ventitreenne inglese oggi ai vertici delle hit internazionali. L’ultima produzione italiana è il nuovo album di Valerio Scanu.
Eclettico, divertente e con un grande fiuto per i talenti, ama vestire in modo molto eccentrico, vorremmo quasi dire unico nel suo genere. A lui i nostri complimenti. 100 For Magazine


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DONNA DEL MESE

Julianne Hough Ha vinto due edizioni della versione americana di Ballando con le stelle, ma prima di gavetta ne ha fatta tanta: pensare che ballava sui cubi in alcune discoteche della riviera romagnola. Ora Julianne Hough, come nelle favole, dopo aver debuttato in Harry Potter e la pietra filosofale, torna sul grande schermo a fianco di Tom Cruise in Rock of Age. In occasione della première del film l’attrice ha indossato un look Blumarine molto semplice, che ha messo in evidenza tutta la sua bellezza. Julianne ha scelto un abito nero in tessuto stretch con spacco laterale, senza fronzoli, lontano anni luce dai costumi di scena del film: ci piace da morire in entrambe le versioni.

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For magazine SCATTI di Bruno Oliviero

Attrice bellissima, ha già un curriculum molto interessante. Nel film di Stefano Calvagna Cronaca di un assurdo normale (appena uscito) ha un ruolo importante. Prossimamente sarà sul set della fiction Tv Un medico in famiglia 8 e a ottobre parteciperà a una puntata de I Cesaroni 5. Pratica tanto sport e le piace molto leggere. Ha cominciato a recitare in giovanissima età e ora sta raccogliendo i frutti di tanto studio e impegno. Il punto forte della sua bellezza? Uno sguardo ammaliante.

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Georgia Viero 103 For Magazine


For In magazine mostra di Demetrio Moreni

Il paesaggio si mette

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in posa La Francia vince le prime Olimpiadi della fotografia naturalistica tenutesi in Piemonte. In gara c’erano i maghi dell’obiettivo di sette nazioni europee, selezionati tra quelli che negli ultimi anni hanno ricevuto il maggior numero di premi

Si è svolta di recente a La Morra, in provincia di Cuneo, la prima edizione delle Olimpiadi della fotografia naturalistica. L’evento, ideato e promosso dalla rivista nazionale di ambiente e natura Oasis, ha visto sfidarsi i più affermati fotografi di sette nazioni europee: Italia, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Olanda, Ungheria (più l’Austria, ma fuori concorso). Tra i componenti delle varie rappresentative, due per ogni nazione, erano presenti alcuni dei più grandi maestri della fotografia naturalistica, selezionati tra gli autori che negli ultimi anni hanno ricevuto il maggior numero di riconoscimenti internazionali. Ad aggiudicarsi il concorso è stata la coppia francese, moglie e marito, costituita da Christine e Michel DenisHuot. I coniugi transalpini hanno raccontato la vita e la professione del fotografo di animali, in giro per il mondo per gran parte dell’anno, spesso nelle regioni più remote e inospitali del pianeta. Sul podio anche l’Olanda, seconda classificata con la coppia Martin Van Lokven e Misja Smits; al terzo posto l’Ungheria (Istvan Kerekes e Joe Petersburger). Purtroppo solo quarta l’Italia, che ha gareggiato con i fotografi Jago Corazza e Luca Bracali. La competizione si è giocata a colpi di slideshow, una forma di espressione artistica che abbina fotografie in dissolvenza e musica, raccolte in brevi clip della durata di 5-8 minuti, in una sorta di danza delle immagini, capace di trasmettere sensazioni di grande impatto emotivo e di entusiasmare il pubblico che, nelle due giornate della manifestazione, ha affollato il piccolo comune piemontese. 105 For Magazine


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Una delle foto vittoriose, scattata dalla coppia di fotografi della Francia in uno dei loro viaggi in giro per il mondo, spesso nelle regioni più esotiche e lontane.

Un elemento davvero singolare di questo concorso è stato la composizione della giuria. Infatti, a visionare e giudicare le clip, decretando poi i vincitori, non c’erano stimati intenditori di fotografia, bensì produttori di vino. La manifestazione si è tenuta nella zona di produzione del vino Barolo, con l’obiettivo di coniugare il mondo della fotografia con quello dell’enologia d’eccellenza. Nelle vesti di giudici c’erano sette grandi “barolisti” (Franco Miroglio della Cantina Tenuta Carretta, Fabrizio Merlo di Sylla Sebaste, Piero Quadrumolo di Terre da Vino, Mario Giribaldi, Mauro Ferracin di Villa Ile, Roberta Ceretto e Gianni Gagliardo), presieduti da un giurato doc: Edoardo Raspelli, giornalista e critico gastronomico, oltre che conduttore Tv di Melaverde su Rete 4. «Grandi vini e grandi fotografi – ha sottolineato Raspelli nella serata conclusiva della gara –. Due forme d’arte molto diverse, che tuttavia si sono ben abbinate in questa manifestazione». Madrina della kermesse è stata Francesca Cavallotti, regina del burlesque, testimonial dei maggiori festival italiani. Michel e Christine Denis-Huot, i coniugi francesi vincitori del concorso fotografico.

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Uno scatto del fotografo italiano in gara Jago Corazza.

Ad assistere alle proiezioni sono intervenuti anche numerosi volti noti del mondo dello spettacolo. Oltre a Edoardo Raspelli, erano presenti Folco Quilici, Beppe Tenti delle spedizioni di Overland, l’antropologo Luis Devin, che ha raccontato un anno di vita trascorso nelle foreste del Gabon insieme ad una tribù di pigmei Bako, e infine l’inviato di Striscia la Notizia Edoardo Stoppa. Quest’ultimo è stato insignito del premio speciale per la difesa degli animali, ritirando il riconoscimento “Oasis 2012” (un’opera realizzata dallo scultore Michele Vitaloni) per il suo impegno animalista. Nella trasmissione di Canale 5, infatti, Stoppa si occupa di tutti quei casi legati al maltrattamento degli animali e alla tutela dell’ambiente.

Una suggestiva immagine sul ghiaccio, opera dell’italiano Luca Bracali.

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people & stars & event

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eventi

PER AMORE DI NAPOLI Si è celebrata da poco, presso il Teatro delle Palme di Napoli, un’iniziativa culturale rilevante: l’assegnazione del premio “La Terza Napoli, la città che eccelle”, realizzato dall’associazione l’Emiciclo Onlus e giunto alla sua V edizione. Ideato dal presidente Nicola Paone, il premio tende a celebrare la Napoli fatta di uomini e donne che, con le loro doti, dimostrano ogni giorno, come questa città possa essere capitale dell’arte, dell’impegno sociale, della poesia e della moda. Sono stati insigniti del prestigioso riconoscimento, tra gli altri, personaggi come Antonio Nocchetti per il sociale, il musicista Enzo Avitabile, l’autrice Vanina Iodice, il giornalista Arnaldo Capezzuto, il ricercatore Luigi del Vecchio; premio alla memoria per Teresa Buonocore, per la giustizia a Giovandomenico Lepore, per lo spettacolo a Rosalia Porcaro. L’evento ha riscosso grandi consensi per i suoi contenuti culturali. L’ALIENAZIONE DEL MONDO SECONDO LUCIANO TREVISAN L’Università degli studi La Sapienza di Roma ha ospitato di recente la mostra di pittura di Luciano Trevisan: quindici quadri in esposizione nella sede del Rettorato per mostrare l’intero trascorso pittorico dell’artista. Nei suoi dipinti Trevisan denuncia la società contemporanea, i suoi abusi e soprusi, costringendo lo spettatore a riflettere concretamente su ciò che vede. Come Goya e Picasso, anch’egli si fa foriero di un messaggio di denuncia. «I miei quadri sono l’agenda dove ho scritto con il pennello 40 anni di avvenimenti e di disattenzioni dell’uomo», dice l’artista. Le sue opere confermano il suo dissenso verso situazioni reali e problemi della nostra epoca. Trevisan con il pennello crea un chiasmo per dare forza al suo narrato. Non si rifugia nell’assenza di giudizio della Pop Art, ma affronta la questione schierandosi in prima persona. Il risultato è un’arte umana, eterna, universale. Daniele Radini Tedeschi

Luciano Trevisan, Pistola fumante.

Rinat Shingareev, Barack Obama.

Luciano Trevisan, Maternità.

LE ICONE MODERNE DI RINAT SHINGAREEV Continua a far parlare di sé il talentuoso pittore, illustratore e designer Rinat Shingareev, che nelle sue mostre di pittura celebra gli uomini più potenti del mondo, oppure, dipende dai punti di vista, ne mette in ridicolo i difetti, mostrando senza pudore la loro goffa presenza scenica. Le colorate visioni dell’artista russo riproducono fedelmente politici, cantanti e artisti vari, con uno stile a metà tra la Pop Art e la psichedelica: Barack Obama, George W. Bush, Vladimir Putin, Silvio Berlusconi, la Regina Elisabetta, i principi Carlo e William; e poi le grandi pop star come Madonna, Michael Jackson, Lady Gaga, Jay-Z; personaggi noti come Luca Cordero di Montezemolo e Lapo Elkann. In ogni sua opera, dipinta ad olio su tela, prevale la voglia dissacrante di smitizzare queste “celebrities”, offrendone un’immagine a tratti comica, anche grazie agli sfondi e ai contesti in cui inserisce le loro figure.

Rinat Shingareev, Prince William.

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For magazine Pittura & Scultura IN MOSTRA L’APOCALISSE La mostra di pittura Il mito del vero 2012/Apokalips al grattacielo Pirelli, fino al 27 luglio coinvolge una serie di artisti volti a celebrare, narrare e rivelare l’anno 2012, quindi, l’Apocalisse. Non tanto come dramma e catastrofe, quanto manifestazione di verità, comunicazione, visione. Apocalisse economica e sociale e ritorno alla pittura narrativa ricca di idee, simboli e significati. Un’indagine artistica con 36 pittori e più di 40 opere inedite, la maggior parte delle quali pensate appositamente per Apokalips, di vario formato e differente tecnica e stile, ripartendo da una nuova traduzione dal greco del Libro di Giovanni, sintesi di tutte le Sacre Scritture, e densissimo di immagini e immaginari. All’ingresso dello spazio espositivo, un video dedicato al Cenacolo di Leonardo, che mette in evidenza dettagli del capolavoro in dialogo con citazioni dell’Apocalisse di Giovanni.

TRASGRESSIONE E MASS MEDIA Primo Marella Gallery presenta fino al 27 luglio la mostra di pittura e scultura Fiesta Carnival, seconda personale dell’artista filippino Ronald Ventura. L’autore esplora il concetto della “trasgressione” come dissoluzione di confini e limiti giocando con la sospensione delle regole quotidiane. Così facendo, ricrea una sua realtà attraverso una satirica rappresentazione del primordiale, della magia e della mitologia. Costantemente esposto all’eccesso delle informazioni mediatiche, Ventura prende in prestito icone, simboli, vocaboli dalla realtà globale prodotta dai mass-media. Facendo proprie tutte queste informazioni, l’artista le rielabora, le combina e le fonde: uomo e animale, uomo e macchina sono solo alcuni dei suoi sacrilegi. Ronald Ventura ha studiato pittura presso l’università di Santo Tomas (Manila), dove ha poi insegnato per molti anni, condividendo la sua esperienza con gli artisti più giovani.

CERAMICHE E ALTRE SCULTURE Triennale Design Museum presenta, fino al 9 settembre, la mostra di scultura Le ceramiche di Andrea Branzi, una selezione di opere realizzate in ceramica. Il materiale ha un grande valore simbolico per il designer, dato il suo forte contenuto antropologico. Una riflessione sui temi della morte e della caducità per la serie Nature Morte dell’anno scorso. Concepita invece come micro-habitat da arricchire con elementi floreali è la serie Portali del 2007. Sempre alla Triennale di Milano, fino al 2 settembre, sarà visibile la mostra di scultura che riproduce simbolicamente gli interni della casa di Sebastian Matta (1911-2002), denominata appunto Casamatta, e arredata esclusivamente con le sue creazioni a cavallo fra arte, design e artigianato: sedie, divani, panche, tavolini, armadi, letti, lampade. L’esposizione mira a svelare un aspetto inedito e meno indagato del lavoro dell’artista cileno.

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For magazine Design & Moda IL CASSETTO: UTILE, BELLO E… SEGRETO L’origine del cassetto viene da lontano e continua, ad oggi, in modo stimolante soprattutto per i professionisti del design, impegnati nell’inventare nuove espressività e forme che possano esaltare questo oggetto. Un cassetto infatti proprio per non venir meno alla sua funzionalità non può che avere una certa forma. In francese si chiamano “tiroir” e in inglese “drawer”, termini che suggeriscono proprio il gesto del tirare (nel senso di estrarre una cosa da un’altra). Ma è proprio la parola italiana “cassetto” a richiamare una origine più suggestiva: all’inizio della sua storia il cassetto era una piccola cassa, generalmente in legno, a volte rivestita in pelle o metallo, con coperchio, che veniva depositata insieme ad altre all’interno di un contenitore chiamato stipo. I maestri falegnami fiorentini rinascimentali codificarono questi complessi arredi nei quali una importante parte era destinata proprio ai cassetti. Paolo Brasioli BORSE DA VIAGGIO OVERSIZE Si è tenuta di recente a Firenze la grande rassegna di moda Pitti Immagine Uomo, una manifestazione di fama mondiale che ha presentato l’abbigliamento più esclusivo e contemporaneo. Dai grandi nomi della moda ai giovani stilisti emergenti, tutti hanno mostrato al folto pubblico intervenuto le loro proposte fashion per la nuova stagione. In questa edizione, nella Sala Alfa del Padiglione centrale, erano esposte anche le creazioni di Chez Dédé, un giovane brand di lifestyle italofrancese fondato dal duo di art director Andrea Ferolla e Daria Reina, che insieme hanno ora dato vita a un’originale collezione di accessori esclusivi: borse oversize, trousses, sciarpe, bracciali. Oggetti legati dal tema del viaggio e ispirati alle regole semplici per un’eleganza ricercata, alla base di quella che si può definire la “vision dédéiste”. Il nome significa “Da Dédé”, dal francese, come se fosse il nome di un bar.

RICORDANDO NINO MANFREDI Grande successo al Teatro Manzoni per lo spettacolo teatrale Ti ricordi il varietà?, andato in scena poco tempo fa e nato da un’idea del conduttore Vittorio Gucci, insieme con i comici Max Pieriboni, Giancarlo Kalabrugovic, Leonardo Manera, Paolo Migone, Giorgio Verduci, la bellissima voce di Annalisa Minetti, le soubrette Mizy e Lucy e con la partecipazione di Dario Baldan Bembo. Si è trattato di evento speciale per riportare in teatro, attraverso la vita e la figura del grande Nino Manfredi, la storia del varietà italiano, tra atmosfere ed emozioni, tra le sue canzoni e gli spezzoni dei suoi personaggi cinematografici e televisivi. Uno show moderno con un grande cast, dagli attori agli autori fino alle musiche del maestro Vince Tempera. Tra il pubblico presente anche Erminia Manfredi, la vedova del popolare attore, la showgirl Cristina Chiabotto, l’ex giocatore del Milan Stefano Eranio e la Iena Gip.

Leonardo Manera

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Annalisa Minetti e Vittorio Gucci


Photo Andrea Salvini

For magazine Cinema

NO YURI, NO PARTY! Attore di cinema, teatro e pubblicità televisive, Yuri Buzzi ci parla del suo ultimo lavoro, della sua passione per la scrittura e della sua… sensibilità. Che effetto le fa essere l’erede di George Clooney nello spot Martini? «Siamo entrambe attori. Ma con storie e percorsi molto differenti. Lui è una persona già affermata, è regista e produttore. Io cercherò semplicemente di rappresentare al meglio il marchio e vivermi questa avventura con molta tranquillità». Si è divertito a recitare in questa pubblicità? «Moltissimo! Lo spot è stato girato a Milano, sono stati quattro giorni intensi (la sveglia suonava alle 4 del mattino!). Ho avuto l’opportunità di lavorare con Peter Thwaites, regista della pubblicità, e apprezzarne la professionalità. In questi giorni uscirà un secondo spot della regista Jordan Scott, girato in Spagna, tutto a colori!». Tanti spot Tv nel suo curriculum, ma il suo sogno artistico è…? «Sto già vivendo un sogno, anche più grande di

quello che immaginavo. Più in là vorrei aprire una piccola casa di produzione di cinema, televisione e teatro per dare voce a tanti artisti che, come me, inseguono il proprio sogno ma spesso non hanno modo di farsi conoscere ed apprezzare dal grande pubblico». E delle sue esperienze teatrali cosa ci racconta? «Il teatro è la mia prima passione. È un modo per “dare” qualcosa di te agli altri e ciò è bellissimo, spero presto di tornare su un palcoscenico». La scrittura è una sua grande passione: da dove nasce? «Scrivere per me è terapeutico. Spesso mi ritrovavo a condividere con me stesso dei pensieri ad alta voce, così una sera ho iniziato a scriverli per coinvolgere anche gli altri nelle mie ansie e nelle mie sensazioni. Grazie alla scrittura ho scoperto che è possibile esorcizzare paure e andare avanti». Quanto conta la fortuna nel suo mestiere? Lei si reputa fortunato? «La fortuna per me è un’attitudine, come nello spot: conta ma va aiutata a trovarti. Nel mio percorso di vita posso ritenermi fortunato ad

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aver incontrato persone che mi hanno dato la possibilità di crescere professionalmente e che hanno creduto in me: devo ringraziare mia madre, mia sorella e il mio più grande amico Andrea Salvini». Dia un voto da 1 a 10 alla sua vita sentimentale e ci spieghi perché? «Confesso che non amo dare voti. Ho avuto molte donne. Mi piace innamorarmi, farmi portare via, ma so che quando si cerca l’amore questo non arriva mai». C’ è un aggettivo che ben sintetizza la sua personalità? «Spesso mi definiscono l’uomo dalle due “S”: sensibile e sensuale. Personalmente mi ritengo molto più sensibile che sensuale, ma… a voi la scelta!». Quali sono i suoi progetti futuri? «Sto cercando la mia compagna… Martini! Con Christian Louboutin stiamo cercando il nuovo volto femminile, oltre a vincere 150 mila euro le verranno regalate 12 paia di scarpe dalla suola rossa e abiti creati da vari stilisti. Poi ho firmato un contratto per un film italiano, ma per il momento non posso dire nulla!».


For magazine Cinema VITA DA ARTISTA: MARTA JOVANOVIC La Casa del Cinema e la Galleria Bosi Artes hanno dedicato di recente una serata all’artista serba Marta Jovanovic, in occasione della presentazione del film Sèlysette, il cortometraggio realizzato nel 2011 di cui la Jovanovic è protagonista e regista. Ecco cosa ha dichiarato l’attrice: Il suo nuovo lavoro si ispira a Gabriele D’Annunzio. Potrebbe spiegarci? «Questo è un progetto abbastanza complesso. Consiste in vari elementi: l’artist film Sèlysette, la performance site specific intitolata Principe di Montenevoso e una parte del progetto che non siamo riusciti a presentare in Croazia: il manifesto Proclama di Simone Verde. Per quest’ultimo avevamo l’idea di affittare un piccolo aereo e di gettare dei volantini sulla città, ricoprendola. Purtroppo per motivi tecnici non è stato possibile. Invece di gettare i volantini come ha fatto D’Annunzio con il volo su Vienna ne 1918, abbiamo deciso di stampare un giornale sul quale abbiamo pubblicato il nuovo Proclama, come Marinetti pubblicò il primo “Manifesto Futurista” nel 1909 su Le Figaro a Parigi».

globale” che si riflette, a parte nell’arte, in tutti i comportamenti, gusti, passioni e tendenze dell’uomo moderno. Un’impresa meravigliosa per quei tempi, considerando che ancora nel 2012, quasi cento anni dopo la conquista di Fiume, l’Italia, ad esempio, non ha mai avuto neanche un candidato Presidente della Repubblica o del Consiglio donna e il matrimonio gay è un grandissimo tabù». Su che cosa sta lavorando ora? «Su un magnifico progetto: passare due mesi a casa mia a Miami a prendere il sole, giocare a tennis e ballare salsa; però potrò riposarmi

Qual è il tema principale del progetto? «Mi interessa elaborare l’identità nel mio lavoro artistico, che è abbastanza complicata: nasco in ex-Yugoslavia, cresco in Israele, studio in Italia e negli Stati Uniti, e oggi, dopo aver vissuto anche a Parigi e Atene, vivo fra Londra, Roma e New York». Cosa l’affascina di Gabriele D’Annunzio? «Mi affascina la sua capacità di vivere la propria vita come un’opera d’arte; il suo modo di reinventarsi, di adattarsi, come un camaleonte, ad una sempre nuova idea di se stesso. Ci sono tanti D’Annunzio, meno o più conosciuti, poco o tanto bravi, più o meno sinceri, ma sempre fedeli ad un unico scopo: essere artisti assoluti. Quello che oggi ci rimane è soprattutto la mitologia creata intorno al personaggio. A me diverte cercare di “smitizzare” la sua figura tramite le mie opere». Chi è Sèlysette? «Sèlysette è D’Annunzio, il suo alter ego femminile. Così si faceva chiamare nei giochi erotici nei quali partecipava travestendosi e comportandosi come una donna. D’Annunzio faceva tutto ciò che desiderava, senza pregiudizi. La sua vita era un meraviglioso esperimento. È difficile vivere senza essere pesantemente condizionati dalle regole della società, della famiglia, della religione, della cultura, della politica. Essere se stessi è il lavoro più difficile che c’è». A questo lavoro è legato anche il nuovo Proclama di Fiume? «Il nuovo Proclama nasce da una collaborazione con Simone Verde, curatore e critico d’arte con il quale lavoro da anni. Nel 1919, quando Gabriele D’Annunzio conquista Fiume, la proclama Città di Vita, attraendo artisti e intellettuali da tutta Europa. Filippo Tommaso Marinetti, il padre del Futurismo, ha scritto che a Fiume D’Annunzio ha raggiunto la “rivoluzione

Marta Jovanovic e Daniela Martani.

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solo dopo aver finito il corso che lega arte e moda, “The Art of Fashion”, al Sotheby’s Institute di New York. Sto tornando a scuola e mi diverte un sacco! In autunno mostrerò il mio artist film a New York e presenterò la mostra nel favoloso quartiere di Chelsea. Sto anche lavorando per realizzare un’enorme scultura di luce a Roma, in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica della Serbia, per il prossimo ottobre. A settembre invece comincerò a frequentare una famosa residency per artisti a New York, dove anche Marina Abramovic ha avuto il proprio studio per parecchi anni. Poi dopo vedremo».


For magazine Cinema LA SEDUZIONE È UN’ARTE Attrice di burlesque, performer, ballerina e insegnante: La Dyvina è tutto questo e molto altro ancora. Dai sogni di bambina alla ribalta internazionale ci rivela che… Come spiegherebbe all’uomo della strada il significato di “burlesque”? «Il burlesque non si racconta. È una cosa che vedi o non vedi! Ogni volta è unico. Il termine, derivato dal francese e a sua volta dall’italiano “burla”, definisce un genere di spettacolo parodistico nato nella seconda metà dell’Ottocento, nell’Inghilterra Vittoriana, ed importato poi negli Stati Uniti, dove riscosse grande successo fra gli strati sociali meno abbienti. Spero che presto per molta gente sarà naturale pensare ad un’artista che, dopo 15 anni di attività, mostra nei suoi spettacoli di saper ballare, cantare, recitare, giocando con le proprie capacità seduttive e ironiche, affascinando il pubblico con la femminilità e l’eleganza di uno striptease d’altri tempi». Secondo lei in Italia il burlesque è ancora uno spettacolo di nicchia? «Purtroppo nel nostro Paese vive una duplice vita. Lanciato da artiste internazionali, perfino al Festival di Sanremo, spesso viene confuso con le imitazioni farcite di cattivo gusto. Non è importante quanta gente lo conosca, ma quanta lo apprezzi». Le dà fastidio se qualcuno la definisce “la Dita von Teese italiana”? «In generale non apprezzo accostamenti con altre performer, in quanto difendo l’unicità di artista, ma apprezzo molto il lavoro estremamente curato di Dita von Teese. In fondo è anche bello essere paragonati a un’icona internazionale come lei. Speriamo che un domani si possa paragonare una artista di Burlesque a La Dyvina». Qual è il ricordo più bello dei tanti artisti celebri con cui ha collaborato? «Sicuramente l’emozione di lavorare allo Stadio Olimpico di Roma con oltre 85.000 persone insieme ad un grande artista come Claudio Baglioni, ma anche la simpatia e l’eccentricità di Robbie Williams sul palco degli Mtv Awards ha lasciato il segno. Lavorare in produzioni di queste dimensioni è una forte emozione». E invece qual è la diva del passato alla quale più di tutte si ispira? «Non ho un modello unico, adoro l’ambiguità di Marlene Dietrich, la carnalità di Rita Hayworth, la seducente innocenza di Marilyn Monroe, lo stile di Audrey Hepburn». Da bambina sognava di diventare…? E perché? «Sognavo di essere una ballerina e il sogno si è avverato. Le mie passioni erano la danza, la musica, il teatro, il cinema perché amo il pubblico e sento che il pubblico ama me. Il palcoscenico è il mio mondo ideale». C’è un regista di Hollywood col quale vorrebbe lavorare?

«Ce ne sono molti: Woody Allen, Quentin Tarantino, Joel ed Ethan Coen, ma anche Tim Burton, Terry Gilliam ed Emir Kusturica». Cosa può svelarci del progetto con Vasco Rossi? «Sono molto stimolata dall’idea di lavorare con un artista come lui ad un progetto così importante legato alla danza e al burlesque. Siamo partiti dalle classi con allieve molto promettenti ed è un piacere essere stata scelta come insegnante dei loro stage. L’Associazione Culturale Vasco Rossi Dancing Project nasce proprio da un’idea di Vasco che ha deciso di legare il suo nome alla passione per la danza, in tutte le sue forme, supportandola anche economicamente». Qual è il primo insegnamento che dà alle donne nei suoi corsi di burlesque? «Il lavoro costante con le mie allieve allo Ials di Roma è l’altro aspetto interessante del mio

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lavoro: riuscire ad infondere di nuovo fiducia in se stesse alle ragazze, rafforzando l’autostima oltre alla gestualità e al portamento per far riemergere la femminilità in modo ironico e leggero». Quando scende dal palco riesce a essere davvero se stessa oppure la fama del suo personaggio la precede sempre? «Ma La Dyvina sono io e nessun altra potrebbe esserlo. Mi sento un po’ come un supereroe che indossa vesti del quotidiano ma, oltre alle sue normali apparenze è sempre una donna, che ha fatto della seduzione un’arte ed invece di utilizzare cabine del telefono per cambiarsi di abito, lei si svela indossando il suo abito di donna!».


For magazine Cinema LA SUPER FESTA DI PROJECT X Il film Project X racconta la storia di un teenager un po’ sfigato (Thomas Mann) che vuole organizzare un party per diventare il ragazzo più cool e ambito del suo liceo. Grazie all’aiuto dei suoi due amici Costa (Oliver Cooper) e JB (Johnatan Daniel Brown), Thomas riuscirà a trasformare la sua mega villa in un tipico party americano popolato da droga, belle ragazze e fiumi di alcool. Un incredibile incontro di massa che stravolgerà totalmente la casa, i tre ragazzi e il vicinato. “Una festa che spacca”, fuori dal comune, questo l’intento del produttore Todd Phillips, che propone un film capace di seguire le linee del documentario, molto apprezzato da pubblico e registi. Il prologo consiste nella classica fase dei preparativi e di eccitazione per l’evento imminente. Fortunatamente la trama si evolve grazie ai numerosi colpi di scena che riflettono la solitudine e l’immaturità dei ragazzi. Jessica Di Paolo

I 50 ANNI DE IL SORPASSO «Una bella vacanza», così Dino Risi definiva la sua esperienza nel cinema, con il suo tipico understatement sarcastico. E questo era anche il primo titolo provvisorio di uno dei suoi lavori migliori, giunto a 50 anni. Il compleanno è quello del film Il sorpasso, con Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant, e la colonna sonora di Riz Ortolani. In realtà la pellicola venne girata l’anno prima, nel 1961, ma nelle sale andò solo nell’estate del 1962. È senz’altro uno dei film più affascinanti all’interno del panorama cinematografico non solo italiano; se pensiamo che, per stessa ammissione di Dennis Hopper, esso ispirò Easy Rider (e il titolo americano del film di Risi è The easy life). Se poi consideriamo le implicazioni profonde dei personaggi costruiti a trecentosessanta gradi, così come la pregevole struttura narrativa a episodi emblematici, si tratta di un’opera oltre le implicazioni temporali.

Si fa presto a raccontare la storia: Bruno Cortona (un magnifico Vittorio Gassman), quarantenne inaffidabile e mefistofelico, incontra Roberto Mariani (un perfetto Jean-Louis Trintignant), timido e introverso studente di giurisprudenza, in un giorno di ferragosto a Roma, e lo trascina con sé in un viaggio (interiore) attraverso il quale Roberto risulterà profondamente mutato, fino alle estreme conseguenze. Lo sguardo di Risi non è mai accondiscendente né indulgente verso il mondo che rappresenta, sebbene riesca ad evitare il facile moralismo anche nell’impietosità della tragedia finale. Agostino Madonna

PREMI D’AUTORE

Roberta Scardola, Francesco Vicario,Giulia Luzi.

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Si è svolta di recente nella città di Nola, presso lo storico Teatro Umberto, la XII edizione del Premio Internazionale Napoli Cultural Classic, evento dedicato al cinema, ai film indipendenti e ai cortometraggi, diretto artisticamente dal Presidente dell’Associazione Napoli Cultural Classic, Carmine Ardolino. Durante la serata sono stati assegnati i riconoscimenti ai personaggi che durante l’anno creano, realizzano o sono protagonisti di successi che il pubblico apprezza. All’attore Pietro Delle Piane è stato assegnato il Premio Giuria per Lo sposalizio. Per il cinema indipendente il premio ad Antonio Landi per la pellicola Soli al fronte. Miglior film d’autore Dietro il buio con l’interpretazione magistrale di Sarah Maestri. Tra i corti la parte del leone l’ha fatta Lo Guarracino. Tra i premiati anche le attrici de I Cesaroni Roberta Scardola e Giulia Luzi.


For magazine Fotografia & Letteratura I GITANI VISTI DA JOSEF KOUDELKA La mostra fotografica Zingari di Josef Koudelka, presentata alla Fondazione Forma ed esposta fino al 16 settembre, ripercorre una dopo l’altra le immagini che compongono un vero affresco visivo di grande potenza e che registrano la fine di un viaggio: quello del nomadismo zingaro in Europa. L’esposizione rispecchia fedelmente la sequenza e il menabò del volume Cikáni (zingari in ceco), che lo stesso fotografo Koudelka aveva progettato nel 1970, prima di lasciare la Cecoslovacchia. In esposizione le 109 immagini del libro, sontuosamente stampate sotto la stretta sorveglianza dell’autore. Da un lato, le rappresentazioni raccontano la quotidianità delle comunità gitane negli anni ’60 in Boemia, Moravia, Slovacchia, Romania, Ungheria. Dall’altro, testimoniano lo sguardo penetrante dell’autore, la sua capacità di fermare scene di vita familiare, momenti di festa, di gioco e di ritualità collettiva. LA MILANESIANA 2012

S.V. Naipaul

Si è svolta da poco, in varie location milanesi, la manifestazione culturale La Milanesiana, che ampio spazio dedica alla letteratura, ai libri, alla scrittura e alle letture. Tradizionale inaugurazione assieme all’Aperitivo con gli Autori, a cura della Fondazione Corriere della Sera. Ma il festival, incentrato quest’anno sul tema “dell’imperfezione”, si compone anche di proiezioni, concerti, spettacoli teatrali e mostre. 127 appuntamenti in totale, una multiforme proposta artistica internazionale, caratterizzata da una forte volontà di diffusione sul territorio. Nata da un progetto di Elisabetta Sgarbi, La Milanesiana scompone e moltiplica la sua struttura in sette direzioni d’arte. Tra i numerosi ospiti anche il Premio Nobel per la Letteratura V.S. Naipaul, il semiologo Umberto Eco, il maestro Franco Battiato, l’attore Filippo Timi, la cantante e attrice Jane Birkin e il regista Carlo Verdone.

Carlo Verdone

TALENTI EMERGENTI Uscirà a breve, anticipato in radio dal singolo Mi sei scoppiato dentro il cuore (cover di un successo di Mina), il primo album di Angelo Oz, artista esordiente che, in punta di piedi, rende omaggio a una delle più grandi interpreti del mondo. Del brano apripista del suo cd verrà girato anche un videoclip per la regia di Tiziano Russo, già autore dell’ultimo video dei Negramaro. Nato a Formia, Angelo Oz è cresciuto con la passione per la musica, coltivata presso il Conservatorio di Salerno. Nel 2010 arriva fino all’ultimo provino di Amici, il talent show di Maria De Filippi. Sta per approdare sul mercato anche il nuovo disco di ErikaBlu intitolato Bella stagione. La cantante è già molto apprezzata in Francia per l’adattamento del celebre brano di Nada Ma che freddo fa. L’artista immagina nelle sue canzoni un mondo al femminile, dove la donna chiede al suo uomo di essere ascoltata, come lei ascolta lui. Angelo Oz

ErikaBlu

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For magazine Musica FESTA DELLA MUSICA Si è svolta recentemente, presso il Parco Forlanini, la quinta edizione della Festa della Musica: tre giorni di concerti ed esibizioni nell’area urbana pubblica di Milano. Molti gli artisti italiani e stranieri che hanno partecipato a questa manifestazione musicale dedicata alle sonorità elettroniche d’avanguardia. L’evento, nato in Francia nel 1982, ha assunto dal 1995 un carattere internazionale e viene infatti celebrato in più di ottanta paesi nei diversi continenti e in numerose città. Questa edizione ha ospitato dj come Luke Slater, Smash TV, Yapacc, Bigdash, Reset!, Oniks, Dj Pandaj. Tra i suoi obiettivi c’era quello di sostenere, supportare e rilanciare il sound italiano e i dj che lo rappresentano. La Festa della Musica vuole diventare un punto di riferimento per la città, senza discriminazione di gusti o generi musicali, inserendosi in una visione internazionale in prospettiva dell’Expo 2015. Bigdash DIECI – RITORNO AL FUTURO

Simone Cristicchi

Dalla prestigiosa Sala A di via Asiago, Roma, il primo canale radiofonico Rai Radio 1 ha registrato di recente una puntata davvero speciale per i dieci anni del programma “acchiappatalenti” Demo di Michael Pergolani e Renato Marengo, nato nel gennaio 2002. In questa occasione è stato presentato anche il disco Dieci – ritorno al futuro, una compilation realizzata da Giulio Tedeschi, memoria storica e prezioso collaboratore della trasmissione, così da omaggiare sia i dieci anni di Demo sia i dieci artisti presenti nell’album. Si tratta solo dell’inizio di una serie di cd in volumi che comprenderanno i brani dei musicisti che hanno in qualche modo segnato la storia del programma radiofonico. Tantissimi gli ospiti della serata, a partire dai giovanissimi artisti che lo show ha tenuto a battesimo, come Awa Ly e Nathalie. Special guest il pianista Alberto Pizzo, Simone Cristicchi e Peppe Servillo.

Peppe Servillo

CITY SOUND FESTIVAL Il Milano Jazzin’ Festival, a partire da questo mese di luglio, trasloca e cambia nome: la nuova e ricca manifestazione musicale del City Sound Festival 2012 si svolgerà, fino al 30 luglio, all’Ippodromo del Galoppo in zona San Siro. Promossa e organizzata dalla FourOne Events, la rinnovata kermesse ospiterà diversi concerti in un’area che garantisce una capienza di oltre 8000 persone. Con l’obiettivo di imporsi come uno degli eventi sonori tra i più importanti d’Europa, il festival vanta una programmazione notevole di artisti di fama internazionale. La raffinatezza di Al Jarreau, l’impegno di Joan Baez, l’orgoglio gitano dei Gipsy Kings, l’estrosità di Marilyn Manson, il blues di B.B. King, il rock dei Kasabian e di Alanis Morissette, la leggerezza dei The Beach Boys e l’italianità di Giorgia e di Fiorella Mannoia si contenderanno il palcoscenico per un’estate ricca di musica e sorprese.

Giorgia

Alanis Morisette

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For magazine Musica & Sport MUSICA LATINOAMERICANA Anche quest’estate milanese è pronta ad essere rallegrata da suoni, ritmi, cultura e sapori dei popoli latinoamericani. Fino al 27 agosto, infatti, nello spazio antistante il Mediolanum Forum di Assago, Latinoamericano Expo 2012 proporrà sette concerti musicali che animeranno la programmazione: da Ivete Sangalo a Romeo Santos fino a Natalia Jiménez, per citare solo alcuni degli artisti che si esibiranno durante le diverse serate canore. Non solo: ci saranno iniziative ed eventi correlati da spettacoli vari e balli del Sud America, dalla salsa alla bachata, dalla cumbia al reggaettòn. Inoltre, ampio spazio anche ad altre forme artisticoculturali, dalla fotografia alla pittura, arricchite da proiezioni cinematografiche, workshop di artigianato e diverse presentazioni di libri (e incontri con gli autori) che saranno protagonisti del Padiglione delle Nazioni.

BARCHE STORICHE IN GARA Organizzata da Assonautica Provinciale di Imperia, ha avuto luogo pochi giorni fa, presso lo Spazio Theca – Piazza Castello, la conferenza stampa di presentazione della 17esima edizione di Vele d’Epoca di Imperia – Panerai Classic Yachts Challenge, una manifestazione sportiva che si svolgerà dal 5 al 9 settembre, con il sostegno della Regione Liguria, della Provincia di Imperia, del Comune di Imperia, della Camera di commercio di Imperia e della Prefettura. Nato nel 1986, il raduno di Vele d’Epoca è diventato un appuntamento rilevante nel calendario delle manifestazioni dedicate alle imbarcazioni storiche, a cui negli anni non sono mancate le protagoniste delle regate e del diporto della prima metà del secolo. Alla gara sono ammessi a partecipare gli yacht d’epoca costruiti prima del 1950, gli yacht classici costruiti tra il 1950 e il 1977, i natanti riconoscibili come repliche di yacht d’epoca e classici.

LA REGATA DEL LUSSO Si è tenuta di recente nelle acque di Porto Cervo, in Sardegna, la “Loro Piana Superyacht Regatta 2012”. Partito dallo Yacht Club Costa Smeralda l’evento sportivo nautico ha visto protagonisti 16 superyacht. La flotta rappresenta il non plus ultra della progettazione e della costruzione navale. La categoria Performance va a Highland Fling, il 25 metri progettato da Reichel Pugh, che sin dalle prime giornate ha dimostrato la sua supremazia; chiude in seconda posizione Aegir di Carbon Ocean Yachts e in terza un’altra creazione di Reichel Pugh, il My Song di Pier Luigi Loro Piana costruito da Cookson. Nella categoria Cruising e nella classifica overall vittoria finale per Ganesha, il 38 metri del cantiere Fitzroy Yachts. Secondo posto per Scorpione dei Mari, cantiere Jongert; in terza posizione un altro modello del connubio Dubois/Fitzroy, Salperton, con i suoi 45 metri, uno dei giganti di questa regata.

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For magazine Eventi CONIGLIETTE IN MARCIA Si è svolto da poco un evento di costume che ha trasformato le strade di Milano in un lungo corteo colorato, in occasione della “2° Marcia delle conigliette”. Partita da Piazza del Duomo, la marcia – capitanata dalla Playmate Giulia Borio – ha attraversato via Torino per arrivare alle Colonne di San Lorenzo, location di un insolito set fotografico in Corso di Porta Ticinese. Lo scopo dell’evento era quello di dare la possibilità di sentirsi “conigliette per un giorno” a tutte quelle donne di ogni età che, per una volta, vogliono stare al centro dell’attenzione e desiderano divertirsi e giocare con il proprio aspetto: studentesse, commesse, imprenditrici, casalinghe, che non devono essere per forza delle taglie 40 per esibire la propria forte personalità. Inoltre, durante la marcia è stato possibile fermarsi per entrare in alcuni negozi ubicati nella via dando forma a dei set improvvisati.

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Hollywood

Divertimento senza fine all’Hollywood in queste calde serate estive. La discoteca cult della bella vita milanese continua a regalare alla sua clientela glamour ed esigente appuntamenti eleganti e unici, sempre all’insegna della grande musica e degli eventi straordinari che il locale organizza. Solo per citarne alcuni, l’Hollywood negli ultimi tempi ha ospitato la tappa lombarda del concorso nazionale “Una ragazza per il cinema” e la presentazione dell’ultimo singolo della cantante Wanda Fisher, tornata sulle scene con il disco Chariot. Foto di Vanni S Milano

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Old Fashion club

È stata inaugurata da poco la stagione estiva della One Night Fidelio, che per l’occasione si è trasferita all’Old Fashion Club, l’elegante discoteca di via Alemagna, uno dei locali notturni più prestigiosi della movida milanese. Che, appunto, ogni martedì estivo proporrà la serata Fidelio. Guest star d’eccezione sono state in questo mese i due dj-produttori Nicola Fasano e Steve Forest, conosciuti per il pluripremiato disco di platino Pitbull - I Know U Want Me. In consolle di recente anche il dj Samuele Lama. Photos by Bruno Garreffa

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Proseguono senza sosta le feste estive nella stupenda cornice del Just Cavalli. Di recente nel locale si è festeggiato prima il compleanno dell’ex gieffino Massimo Scattarella, poi il reality show Blu Blu Beach: presenti Peppe Quintale, Matteo Guerra, Giulia Montanarini e Monica Richetti. È stata poi la volta di due mega feste: il “Fernandito Night Party” e la serata in onore di Channel 24, il nuovo canale del digitale terrestre. Tra i presenti agli eventi molte star dello spettacolo, tra cui Aida Yespica, Sylvie Lubamba, Jennifer Rodriguez.

Just Cavalli

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The Beach

La nuova domenica notte di Milano, l’unica conosciuta in tutta Italia. Per tutto il periodo estivo l’incontro settimanale è al The Beach: la festa non finisce il sabato notte e l’appuntamento è diventato un luogo d’incontro e di divertimento prima dell’inizio settimana. Nata nel 2007, la serata “Super Sunday Club” ha avuto successo in prestigiose location milanesi, e da quest’anno ritorna nel giardino estivo di The Beach. Musica 100% house, con sonorità d’oltreoceano, curata da alcuni dei migliori dj nazionali e internazionali. Fotografie di JulitoJavier Villacorta Plasencia 124 For Magazine


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Anche quest’anno i single runners lombardi si sono dati appuntamento di recente per la loro corsa ufficiale: la “Strasingle”, una delle gare più divertenti e amate della città, giunta alla sua quinta edizione. Come da tradizione i single che si erano conosciuti al mattino, si sono ritrovati poi in abiti normali al Sio Café della Bicocca per lo “Strasingle Party”, una memorabile festa comprensiva di cena-buffet, musica, giochi a tema e show per fare da cornice ad un evento ad hoc. Fotografie di Sio Cafè

Sio Cafè

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Tocqueville 13 Il Tocqueville cambia pelle e cambia sabato: house e hip hop per una fantastica serata all’insegna della musica. La splendida location, sede della movida milanese in Corso Como, si apre al sound di una consolle incredibile affidata a Dj El, Dj Dropsi e Dj Maurice. Divertimento assicurato per il ritrovo dedicato alle “Beautiful People�, una selezione ricercata di tracce per un pubblico giovane, universitario e internazionale che ama il genere. Fotografie di JulitoJavier Villacorta Plasencia

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Magiche notti estive per tutti gli appassionati del divertimento coinvolgente e raffinato dello Sheraton Diana Majestic, tempio dell’elegante vita mondana milanese, che di recente ha presentato il “Diana Garden”, aprendo così ufficialmente la Spring Summer Season 2012. E per soddisfare le esigenze dei numerosi clienti non potevano mancare l’aperitivo in compagnia di dj Misstake e una travolgente performance musicale dal vivo con Marti Ray voice.

Diana Majestic

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Garanti delle nuove tendenze metropolitane, gli appuntamenti targati Vogue Ambition sono unici nel loro genere. Il più divertente e allegro ritrovo dove potersi scatenare al ritmo di pop e revival, grazie anche all’animazione coinvolgente e a un pizzico di follia in ogni dress code. Il locale è un luogo dove ogni cosa è possibile, animato dal resident dj Max Martino con ottima musica anni ’80, ’90, dance, pop e italiana. Per tutta l’estate sarà “Summer Island Edition” in una rinnovata struttura coperta nel giardino estivo.

Vogue Ambition

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sm

a d l er a

Sottovento Il Sottovento Club da oltre 30 anni è il vero e unico meeting point della Costa Smeralda. Un locale che si rinnova continuamente, con l’impegno di offrire ai suoi ospiti una serata esclusiva, chic e selezionata. Per quest’estate il ristorante all’interno del club sarà gemellato con uno dei ristoranti più rinomati di Milano, specializzato in cucina “fusion”. Dal punto di vista artistico il Sottovento è affidato a Nello Simioli, ormai divenuto icona di qualità, poiché da ben 20 anni è regualar dj guest, oltre a curare tutti gli eventi, i top party e gli happening che si terranno durante la stagione, mentre il management generale è affidato a Max Dargenio, esperto conoscitore del target “costaiolo” e dei suoi ospiti d’eccezione, tra i quali Valeria Marini, Manuela Arcuri, Simona Ventura e tantissimi altri.

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Mondano, affascinante e divertente, il Pepero di Porto Cervo, l’esclusivo disco dinner club tempio indiscusso della mondanità e del buon gusto dal 1989, sarà il punto di riferimento per un pubblico estremamente esigente e raffinato, grazie alla nuova gestione e al restyling che ha prediletto marmo e granito sardo, rami di corallo rosso oltre a sedute bianche in pelle e cuscini dorati per il nuovo esclusive privé Cristal Champagne. Eccezionale la programmazione artistica della discoteca: si parte con la “rivoluzionaria” inaugurazione del Dj Painting Rudy Mas e lo spettacolo Burlesque delle londinesi “Sweet Harlots”, e poi l’intramontabile House Master Dj Frankie Knuckles, seguito da due dei più acclamati dj italiani, ovvero Mauro Ferrucci & Tommy Vee. Poi grandi concerti live: Patty Pravo, Bob Sinclar, Gigi D’Alessio, Martin Solveig. Inoltre, il ristorante della magnifica villa del Pepero vi aspetta con le sue terrazze che si affacciano direttamente sull’incantevole golfo di Porto Cervo.

Pepero

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In un contesto esclusivo, immerso nella Costa Smeralda, nasce il Phi Beach Club, un piccolo angolo di paradiso reso unico dalla sua posizione a picco sul mare e dal panorama mozzafiato che ne fa una location davvero straordinaria. Riaperto da poco per l’avvio dell’estate, il locale offre un ricco mix di servizi by day e by night, a partire da un nuovo modo di “vivere la spiaggia” e la balneazione, tra i pontili galleggianti, la piscina di mare naturale, il bar e il Phi Restaurant, l’affascinante ristorante che si affaccia sulla costa e che propone piatti semplici e vini pregiati. E poi, dopo il tramonto, si scatena l’aperitivo e la festa notturna valorizzata dalla house music e dai suoni live di dj e artisti affermati che attirano il meglio della movida sarda.

Phi Beach

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Sono ricominciate le serate uniche del Blues Cafè, il locale più cool di Porto Cervo divenuto ormai un “open day&night bar”, in grado di offrire intrattenimento e ospitalità 24 ore su 24: dalla colazione al dopocena, passando per i suoi famosi cocktail. Ma il Blues Cafè è anche musica di qualità, che da oltre venti anni fa del locale una vera istituzione della vita notturna in Costa Smeralda: disco bar e dj set di altissimo livello, con sonorità house e trip pop capaci di coinvolgere i clubber più scatenati. Non solo musica: arte, graphic e communication sono i punti di forza che definiscono lo stile inimitabile del Blues Cafè.

Blues Cafè

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Ritual Club

Ripartono gli appuntamenti estivi del Ritual, il ritrovo notturno per ballare e ascoltare musica situato a Baja Sardinia, incastonato nella più affascinante delle location naturali, tra rocce di granito e pendii sul mare. Ma all’interno il locale è ancora più incredibile, non solo per le pareti scolpite, ma anche per la fusione perfetta tra i moderni strumenti elettronici, gli spazi accoglienti, le luci sofisticate e la struttura in granito tutt’intorno. Dai party più esclusivi alle serate con i dj più affermati, dai super ospiti vip alle feste notturne fatte di puro divertimento: tutto questo è il Ritual. Che di recente ha ospitato il Fluo Party e per tutta l’estate propone serate ricche di guest star internazionali. Incluso lo speciale “Happy Birthday Ritual” in occasione del 42esimo compleanno del club.

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a m i de

La Capannina

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È tornato l’aperitivo in spiaggia più elegante di tutta l’estate, presso La Capannina di Franceschi a Forte dei Marmi, uno dei locali per feste ed eventi più rinomati di tutta la Versilia. La discoteca, nata nel 1929 da un’idea di Achille Franceschi, deve il suo nome alla prima struttura che l’ha ospitata, una semplice capanna appunto. In quegli anni Forte dei Marmi era già un’importante località turistica grazie alla presenza di nobili famiglie romane e imprenditori del Nord Italia. Fu proprio l’albergatore Achille Franceschi ad arricchire la proposta turistica del luogo creando un locale in grado di far divertire i turisti. Nel corso degli anni la cinematografia italiana ha eletto la Versilia come location perfetta per la produzione di film legati alle vacanze, come Sapore di mare e Abbronzatissimi. Oggi La Capannina è ancora un ritrovo cult per le nuove generazioni, e di recente ha accolto il live show di Ilaria Della Bidia.


For magazine

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Pineta

Ricomincia l’estate e ripartono gli appuntamenti del PinetabyVisionnaire, vera e propria discoteca cult di Milano Marittima e dell’intera riviera romagnola. Il locale è l’ideale per ospitare qualsiasi tipo di party ed eventi, come le indimenticabili serate che in questo inizio di stagione hanno visto protagonisti grandi entertainer come Funker man, dj Memoryman, Chuckie. Oltre alla musica il Pineta ha accolto anche il Milano Model’s Party, mentre nella memoria dei clubber rimane ancora la festa primaverile Le Mille e una Notte con special guest dj Ravin. Il divertimento prosegue poi al Pacifico club Show Restaurant, il marchio speciale della ristorazione romagnola, capace con le sue sale e la sua suggestiva piscina, di ricreare un’atmosfera unica e inimitabile. Foto di Carlo Morgagni e Andrea Cenci

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Protagonista delle calde notti della Riviera, la Villa delle Rose è uno dei club più glamour e apprezzati d’Italia, la disco estiva per antonomasia. Di recente il locale ha ospitato la serata conclusiva dello Special Summer 2012, l’evento dello showbiz che per un weekend ha portato sulla riviera romagnola molti personaggi del mondo dello spettacolo, che si sono sfidati in competizioni sportive sulle spiagge di Milano Marittima: Laura Drezwika, Veridiana Mallman, Teodora Rutigliano, Debora Salvalaggio, Silvia Abbate, Valentina Costanzo, Mary Carbone, Andrea Leoska capitanati da Matteo Piccinni Albinoleffe e Marco Stabile. Nel party serale a Villa delle Rose, Debora Salvalaggio ha festeggiato il suo compleanno.

Villa delle Rose

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Villapapeete

D’estate ogni fine settimana il Papeete Beach si anima con gli appassionati dell’happy hour: tra balli, sole e divertimento la prestigiosa location ha ospitato sul suo palco diversi eventi. Tra questi la registrazione del primo programma che mette a confronto i giornali più pettegoli d’Italia: Gossip 24 condotto da Sara Ventura, in onda tutte le domeniche su Chanel 24 (130 del digitale terrestre). Ospiti d’eccezione Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi, Andrea Lehotska, Maicol Berti, Nando Colelli, Silvia Abbate. Dopo la giornata passata in spiaggia arriva il momento di riversarsi tutti a Villapapeete, ovvero la risposta serale al Pepeete Beach, per proseguire con una cena e un party sotto le stelle in uno scenario unico ed elegante.

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Covo Nord Est

Estate 2012 all’insegna del grande divertimento al Covo Nord Est, la storica discoteca situata a Campo Inglese, nella parte settentrionale delle splendida isola di Ponza. Il locale immerso nel verde propone, come ogni anno, serate di musica house, commerciale e revival per rinnovare i fasti dei mitici anni ’70 e ’80, animando la vita notturna dell’isola e intrattenendo l’eterogeneo pubblico, composto da personaggi del mondo dello spettacolo e da gente comune in vacanza che ha una gran voglia di divertirsi e rilassarsi. Di recente il Covo Nord Est è tornato a stupire tutti con il nuovo e ricco programma artistico che farà da cornice all’estate ponzese, a partire dalla serata che ha visto come special guest dj Natalia Dolgova e come special guest voice Sharon May Linn.

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in cort

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o z z e p m a d’

È partita la stagione estiva di LP 26, il frizzante locale punto di riferimento della bella vita del jet set, nato nel 2002 nel cuore di Cortina d’Ampezzo, e da allora divenuto uno dei luoghi più ricercati dagli habitué della “Regina delle Dolomiti”. Eventi mondani, cene a tema, serate di moda, iniziative sociali, tanta buona musica e una grande passione per il sano divertimento: sono questi gli ingredienti immancabili che fanno di LP 26 un passaggio obbligato per tutti coloro che decidono di trascorrere il loro tempo libero nella città ampezzana. Il locale eccelle per la qualità della ristorazione: dalle ricche colazioni del mattino fino a tarda notte durante i weekend, prosciutteria a marchio Dok Dall’Ava, prodotti tipici e specialità tradizionali.

LP26

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e n e g fr e

Singita Grande party di recente per il Singita Miracle Beach, che ha festeggiato il suo decimo anniversario con un evento in cui si sono esibiti artisti provenienti da diverse parti del mondo. Su tutti la special guest della serata: Josè Padilla, padre fondatore della musica chill out. Dopo il tramonto la serata è continuata tra atmosfere suggestive, sonorità elettroniche e altre performance, con la spiaggia allestita con letti a baldacchino, candele e lanterne. Il Singita ha ospitato anche la mostra di pittura e scultura Visionary Surf Art di Gianluca Gentili.

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For Milano estate