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In uscita il 29/7/2014 (15,70 euro) Versione ebook in uscita tra fine agosto e inizio settembre 2014 (6,99 euro)

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MONIA COLIANNI

L’AMORE E LA PSICHE

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L’AMORE E LA PSICHE

Copyright © 2014 Zerounoundici Edizioni ISBN: 978-88-6307-753-7 Copertina: foto di The Gluo Experience

Prima edizione Luglio 2014 Stampato da Logo srl

Borgoricco – Padova

Note dell’autore: le parti presenti legate alle sedute di psicoterapia sono state lette - con mio grande onore - da Roberta Milanese, docente e psicoterapeuta del CTS di Arezzo di Giorgio Nardone, che mi ha offerto il suo prezioso aiuto per perfezionarle. Riferimenti a nomi, luoghi e fatti realmente esistenti sono casuali. La storia è frutto della mia fantasia.


Ciò che ci attrae di certe persone è del tutto incomprensibile. Ma è proprio questo che ci attrae.

L’anima può vagare per giorni, settimane, anni. Possiamo tenerla lontana da ciò che desidera e convincerci che per farlo basti tenere lontani i corpi. Il più grande degli autoinganni. Perché l’anima non asseconda mai la ragione. C’è un istante preciso in cui decide di tornare dove sente di avere senso. E lo fa, senza chiederci il permesso. Contro ogni pensiero razionale, contro ogni morale. Lo fa e basta. Nessuno può controllare quel momento. Nessuno può fermare la propria anima quando decide di tornare a casa. Le loro anime decisero in quell’istante di farlo. La mente non poté far altro che assecondarle. E i corpi non fecero altro che abbandonarsi a quel bisogno. Del resto, le loro anime avevano ripreso a fare l’amore già da tempo.


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ALL’IMPROVVISO

Venerdì 3 giugno 2011, Roma. Alex guardava assorto l’immagine di sfondo del computer portatile. Il volto della sua donna era incantevole. Era uno scatto del mese prima: un sorriso spontaneo, carico di aspettative, che gli comunicava un’immensa voglia di essere felice. E sarebbe stato lui a renderla tale. Era una storia giovane, per molti versi ancora fragile, ma Alex era riuscito a convincerla a diventare una famiglia a tutti gli effetti. Quella donna lo aveva stregato dal primo momento, e avrebbe fatto qualunque cosa pur di non perderla. Era stata una proposta prematura, ne era consapevole. Lei aveva avuto non poche esitazioni. Ma poi, l’ultima richiesta di Alex, nel parco della villa al mare dei suoi genitori. Candele a bordo piscina, fiori, un violinista chiamato per l’occasione. La promessa di un amore sincero, che l’avrebbe protetta da ogni sofferenza, per sempre. E alla fine, lei aveva ceduto, fiduciosa che la vita potesse darle nuove opportunità, fino a quel momento impensabili. I suoi occhi neri fissavano lo schermo come se contenesse l’immagine più bella mai esistita. Non aveva mai amato nessuna in quel modo. Forse non aveva mai amato. Ed era strano, perché la donna che gli aveva rapito cuore e mente era tutto ciò che di più lontano dal suo mondo potesse esserci. I sogni a occhi aperti di Alex volgevano al termine. Il trillo del cellulare lo riportò alla realtà, in modo parecchio brusco: «Cosa? Stai calma, arrivo subito!». Alex abbandonò l’ufficio, diretto verso la casa al mare di famiglia a Capalbio. Arrivato a destinazione, entrò come una furia nel lussuoso atrio della villa, buttando la ventiquattrore sulla prima poltrona utile. Chi lo aveva chiamato gli corse incontro dall’imponente scalinata principale che portava al piano superiore. «Cos’è questa storia? Ha chiamato te?» chiese con ansia. «No Alex, sai che non lo farebbe. Ha chiamato mia madre». «Cosa vuole? Perché proprio ora? E quando avrebbe intenzione di tornare?» domandò in un’escalation sempre più nervosa. «Presto. A quanto pare sta cercando il volo. E voleva sapere da mia madre come organizzare la cosa. Però adesso calmati, così non mi aiuti davvero». «Non esiste, non può farlo! Cosa vuole dopo tutto questo tempo?»


6 «Vedere Amanda». «Vedere Amanda? A comodo suo? Si sveglia dopo mesi, e pretende che la gente addirittura gli organizzi la cosa? Cazzo!». «Ti ho chiamato perché ho bisogno di un supporto Alex, e non per vederti piombare qui più incazzato di me. Io voglio solo capire cosa fare, senza scenate. Ti prego». «No Dafne! Non posso garantirtelo, mi spiace! Questa cosa mi manda fuori di testa!». Alex tentò di moderare i toni, vista l’espressione severa della giovane. «Ok. Facciamo ordine. Per prima cosa voglio vedere tua madre, voglio sapere cosa le ha detto di preciso!». «È con Amanda in spiaggia, le parlerai stasera. Non voglio scenate davanti alla bambina Alex, ricordalo. E su questo devi garantire, o ripartirò oggi stesso per Milano!». «Ok amore. Ma tu come stai? Ti prego, dimmi che…». Dafne lo interruppe subito. Non era pronta a dare alcun tipo di risposta sull’argomento, poiché sapeva bene su cosa Alex volesse indagare. «Alex, io sto pensando a mia figlia. Solo a mia figlia. Sapevo che sarebbe successo prima o poi. Sapevo che non sarebbe stato via per sempre. Dai, non prendiamoci in giro, lo sapevamo! Ma non facciamolo diventare un problema tra noi, per favore. È già difficile così». «Ok, ho capito. Però una cosa devi dirmela: Roberto sa del matrimonio, non è vero?» chiese lui, con sguardo accigliato e indagatore». «Mia madre mi ha giurato di no. E io le credo. Mi ha confessato di avergli detto che frequento qualcuno, perché le sembrava corretto, ma l’ha fatto più di un mese fa. No Alex, non torna per ostacolarci in quel senso, se è quello che stai pensando». «Cazzo! Gli eterni obblighi di Dolores nei confronti di quell'uomo! Io davvero non la capisco! Comunque una cosa deve essere chiara: ti ho fatto la domanda sul matrimonio solo per capire le sue intenzioni. Non certo perché abbia paura di lui. Se verrà, sarò solo fiero di sbatterglielo in faccia! Ma non mi va di essere preso per il culo, né da lui, né da tua madre. Fidati di me, non è un caso che Chellini torni proprio ora!» sentenziò Alex con sfrontatezza. «Non lo so Alex, e ora non m’interessa pensare a queste paranoie, alle motivazioni o alle cause. So solo che torna, e che sono sottosopra già così». Dafne e la piccola Amanda erano arrivate nel Lazio da qualche settimana, ospiti nella villa al mare della famiglia di Alex Mancini. Anche Dolores, madre di Dafne, era con loro, ma si sarebbe trattenuta solo un paio di settimane. Alex lavorava nell’azienda di famiglia, a Roma, pronto a dimostrare al padre, severo ed esigente uomo d’affari, che fosse giunto il


7 momento di occupare un posto decisivo ai vertici dell’azienda. Gli altolocati genitori avevano lasciato alla coppia la possibilità di passare l’estate nella loro seconda casa a Capalbio, per curare insieme i preparativi del matrimonio, previsto da lì a tre mesi. La ragazza non era molto entusiasta all’idea di trasferirsi nel Lazio, ma, dopo aver accettato la proposta di matrimonio di Alex, sapeva di non avere alternativa. Alex non avrebbe potuto lasciare l’azienda di famiglia, che un giorno avrebbe rilevato. Per Dafne era diverso: Roma poteva offrirle diverse possibilità di reinserimento lavorativo. Con le esperienze fatte in anni di lavoro a Parigi, qualunque museo o galleria d’arte l’avrebbe accolta senza esitazioni. Questa era la sua convinzione, o almeno ciò di cui Alex l’aveva convinta. Del resto, Dafne si era fatta un buon nome in ambito di critica d’arte, e alcune sue pubblicazioni erano state accolte molto bene nel settore, soprattutto del centro e nord Europa. Era tornata definitivamente in Italia da quasi un anno, dopo la fine della sua storia con Roberto Chellini, suo primo e travolgente amore, che aveva da sempre chiamato Bob. Lui era partito dieci mesi prima per gli Stati Uniti. Quella decisione, insieme a molti alti e bassi nati nell’ultimo periodo, aveva decretato la rottura definitiva del loro rapporto in modo brusco e sofferto. Tra loro era stato vissuto sempre tutto all’ennesima potenza: inizio, passione, colpi di scena, emozioni, vita insieme. E anche la separazione definitiva non mancò di esserlo. L’anno prima Bob aveva ricevuto un’opportunità di lavoro da una nota società pubblicitaria di New York, una delle prime a livello mondiale. Insieme all’aspetto professionale, varie ricerche lo avevano portato a scoprire la presenza di una sorella naturale proprio negli Stati Uniti, figlia dei suoi veri genitori. Per Bob, quelle coincidenze erano state un segno troppo evidente e non voleva opporsi a tali circostanze. Aveva dato per scontato di poter condividere quelle novità e quella nuova avventura con la compagna. Trovò invece in Dafne un muro irremovibile. Bob non aveva compreso la riluttanza della donna nel seguirlo, e l’amore per la sua famiglia, inizialmente, lo portò a rinunciarvi. Questo, invece di aiutare, aveva fatto vacillare sempre più il loro rapporto, creando incomprensioni e distacco, e logorandolo piano piano. I litigi erano all’ordine del giorno, e i due scattavano come molle a ogni più banale occasione. Bob non aveva digerito che Dafne non avesse capito le sue esigenze, portandolo a rinunciare all’idea dell’America e a un contatto con una parte della sua famiglia di origine. Inoltre non concepiva come fosse possibile, dopo tanti sacrifici e dopo tanti anni insieme, non essere più sulla stessa lunghezza d’onda. Per i due divenne sempre più difficile non fare avvertire la tensione alla figlia Amanda, di soli tre anni. Dopo averla messa alle strette, Bob si rese conto, con amarezza, che la compagna non bleffava. I tentativi di convincerla, i violenti litigi e le parole piene di orgoglio e rabbia, convinsero definitivamente l'uomo che in quel momento doveva allontanarsi, a quel punto per necessità. La questione degli Stati Uniti aveva scatenato problematiche che forse andavano al di là del trasferimento in sé, e


8 i due non poterono far altro che prenderne atto. Sacrificare volontariamente la presenza di Amanda accanto a sé era stata la cosa più difficile che Bob avesse mai affrontato in vita sua. Nonostante la bambina fosse la sua stessa vita, l’uomo non riuscì a sostenere la rottura con Dafne senza metterci di mezzo un oceano di distanza. A seguito della partenza, i rapporti tra i due erano degenerati talmente tanto che Bob aveva mantenuto contatti costanti solo con Dolores. Era sempre stato informato su tutto ciò che riguardava la figlia. Mandava regolarmente denaro e regali, affinché la bambina sentisse il più possibile la sua presenza, ma mai attraverso contatti diretti con l’ex compagna. Il divario sembrava ormai inconciliabile. Il risentimento di Dafne aumentò esponenzialmente nel tempo. Più assurdo del trasferimento, trovava il fatto Bob facesse passare mesi senza neanche una visita. Con il tempo, si era quasi rassegnata all'idea che forse non l'avrebbe più rivisto e che in realtà, proprio come all'inizio della loro storia, Bob continuasse a mostrare così tante sfaccettature da non conoscerlo mai del tutto. Quel giorno, invece, la notizia del suo ritorno destabilizzò ogni certezza. Dopo quasi un anno, Bob aveva intenzione di rientrare, prepotentemente, all’improvviso, perché non riusciva più a sostenere la mancanza della sua bambina. Dafne provava emozioni diverse, che sembravano portare solo a odio e fastidio. Un’invasione a cui non era pronta. In serata, la ragazza incontrò un’amica in comune con Alex, che non aveva mai visto Bob di persona, ma alla quale Dafne aveva confidato diverse cose. «Non ci credo Giorgia, non riesco a crederci. Sto male solo al pensiero, e non so che fare» lamentò Dafne. «Dafne, devi stare calma e riflettere con attenzione. Io voglio bene ad Alex, e tu a pelle mi sei piaciuta subito. Faccio il tifo per voi, lo sai, ma forse è un bene rivedere il tuo ex prima di… insomma, quest’idea di sposarsi così velocemente. Alex forse ha paura». «Giò, ma di che parli? Non ho dubbi di alcun genere in quel senso. Io sono solo in ansia per Amanda. È quasi un anno che non lo vede, e non so come prepararla a questa cosa. E poi quell’uomo è imprevedibile, e non ho idea di cosa farà dopo essere rientrato nella sua vita. Non voglio che mia figlia provi un altro strazio» si confidò Dafne, esprimendo quel pensiero con gli occhi trapelanti di rabbia e apprensione. «Scusa Dafne, preferivi che vivesse senza un padre vivo e vegeto? È davvero finita tanto male?» la bacchettò la ragazza, senza mezzi termini. «Per me è morto quando ha preso posto su quell’aereo. Sì, è sempre stato un padre eccezionale. Ma poi sappiamo com’è andata. Ma perché proprio ora che era tutto così sereno?» continuò Dafne, coprendosi il volto con afflizione ed eludendo le vere domande fatte da Giorgia. «Forse non era proprio tutto così sereno, ma solo calma apparente. Sì, per mesi non è venuto a trovarla, però non è mai sparito nel nulla, e con la figlia ha mantenuto contatti costanti. Quindi non capisco, perché il suo ritorno ti turba tanto? E comunque, prima decidi cosa fare, prima potrai rassicurare


9 Alex. Non dovrei dirtelo, ma mi ha già scritto due volte. Ha una paura fottuta». «Alex è il mio futuro, e non passerà un solo secondo a star male per me! Se il nostro problema non sono stati i suoi genitori, o i miei, non lo sarà certo il mio ex!». In quello stesso momento, Alex era seduto fuori casa. Nel grande parco retrostante l’abitazione c’era una zona relax con piscina, piena di sedute, dondoli e, da qualche giorno, di giochi per bambini di ogni tipo. Dal giardino partiva un sentiero privato, che conduceva direttamente a una piccola spiaggia poco frequentata. Quella villa era un posto affascinante e tranquillo, nella quale Alex ritrovava tutti i suoi ricordi d’infanzia. Ma in quel momento, mentre si guardava attorno, cercava solo di immaginare cosa lo aspettasse nell’immediato futuro. Dolores lo raggiunse. «Dolores, finalmente soli e posso farle una domanda: vorrei capire perché prova ancora così tanto rispetto per quell’uomo» domandò con immediata audacia. «Me l’aspettavo questa tua domanda, Alex. Io sono cambiata molto negli ultimi anni, e ho capito molte cose che prima, per stupide fissazioni e inutili preconcetti, non vedevo. Sarà anche l’arrivo della vecchiaia, ma quell’uomo, come lo chiami tu, in qualcosa ha contribuito a farlo. E poi, non scordiamoci che è il padre di mia nipote». «Quindi gli manca solo l’aureola?» domandò Alex, accompagnando quelle parole a una risatina canzonatrice. «No Alex, non è un santo. Nessuno di noi lo è. Del resto, chi è senza peccato scagli la prima pietra, giusto?» rispose Dolores, altrettanto pungente. «Questa la devo alle mie grane con la legge di qualche mese fa, non è vero? Peccato che io abbia tentato di prendere in giro il fisco, mentre quel maledetto fa il bello e cattivo tempo con sua figlia e sua nipote. Ma come può digerirlo?». «Dai troppe cose per scontate. Roberto è sempre stato un buon padre, e non ho affatto digerito molte delle sue azioni. Specie quella di andarsene. Ma mia figlia non è stata da meno in questa rottura. E a differenza tua, so bene com’è stato senza sua figlia, e il perché della sua scelta». «Oh, ma io lo so benissimo invece. E forse so benissimo come la sta prendendo in giro, mia cara Dolores. Incredibile! Quasi quasi non vedo l’ora di conoscerlo questo Roberto, per capire come faccia a rendere le persone tanto cieche. Perché si sta mettendo così di traverso, Dolores? A prescindere da Roberto, non creda che non l’abbia capito!» incalzò Alex, alzandosi di scatto. «Non ho mai negato cosa penso del matrimonio. È troppo affrettato, ma non sono nessuno per impedirlo se Dafne è convinta. Però qui, oltre ai vostri rapporti c’è di mezzo mia nipote. Che ci piaccia o no, Roberto resta suo padre. Ora quei due devono accordarsi e trovare un’intesa civile per il bene di Amanda. È in questo, che mi metto di traverso?».


10 «Ma quale accordo? Pensa forse che Dafne, dopo una sparizione così lunga, gli conceda di portarsi Amanda avanti e indietro dagli Stati Uniti?». Dolores cambiò espressione, come se avesse appena sentito un’assurdità colossale. «Mia nipote da qui non si muove, Roberto non viene per questo. E non provare a mettere certi dubbi in testa a mia figlia, perché non ne ha proprio bisogno. È già abbastanza accecata dall’odio». «E giustamente direi!». «Come se la colpa fosse di uno solo? Si trovano in questa situazione per l’egoismo di entrambi. Nessuno ha fatto un passo per non sfasciare la famiglia. Ma se preferiamo dire che Roberto è l’unico da crocifiggere, facciamolo». «Ma è lui che se l’è svignata! Potevano separarsi e cercare di occuparsi entrambi di Amanda, invece lui ha preferito farsi i fatti suoi e fuggire! E sappiamo bene che il suo passato da vigliacco lo precede. Dolores, io non capisco, ma da che parte sta? È davvero assurdo discutere fra noi di questo!». «Dalla parte di chi ha l’esperienza per sapere che le storie e le famiglie si distruggono in due. Tu non c’eri negli ultimi anni, e non hai idea di quanto sia costato a Roberto non rientrare prima. Non puoi immischiarti». Alex si allontanò, per evitare di sbottare con quella che comunque era la madre della sua fidanzata. Era convinto di non andare a genio alla futura suocera e faticava a comprenderne il motivo. In quel preciso istante percepiva che la donna avrebbe preferito una riconciliazione con Roberto Chellini piuttosto che il matrimonio con lui. Capì in quel momento che se fosse servito, avrebbe fatto la sua lotta da solo. Contro chiunque. Alex attraversò il cortile per raggiungere l’ingresso principale. Aldilà del cancello scorse i fari dell’auto di Giorgia. Dafne scese e gli andò incontro. La guardò avvicinarsi, con il suo stile semplice ma attraente, così diverso dalle altre donne che aveva conosciuto in una vita. Fin dalla prima volta che l’aveva vista, durante l’inaugurazione di una galleria d’arte a Milano, ne era rimasto rapito. E non solo per il fisico snello, la delicatezza del volto o l’originalità del suo stile, ma anche per l’aria trasognante con la quale Dafne guardava i dipinti alla parete. Isolata dagli altri ospiti, con aria assorta e nulla in mano da bere. Erano tutti in quel locale per inaugurare una nuova esposizione, ma Alex si rese conto che quella misteriosa giovane dai capelli castano ramato era l’unica davvero lì per quel motivo. Ne fu subito attirato. Avvicinarla e convincerla a uscire fu una sfida più difficile del previsto. Poi in pochi mesi l’aveva conquistata, come all’inizio non pareva possibile. In quel momento però, alla minaccia di Bob che si faceva reale, l’uomo non era affatto sereno. Lei lo sapeva bene. Appena fu a pochi passi da lui non gli lasciò tempo di parlare. Mozzò il suo “ciao” con un bacio coinvolgente, appassionato. Gli allentò la cravatta e lo condusse verso la porta d’ingresso. Lui la prese in braccio e la portò al piano superiore. Iniziarono a spogliarsi


11 già nel corridoio, cercando di controllare i primi gemiti di piacere per non svegliare Amanda e non essere sentiti da Dolores. Raggiunta la loro stanza, si unirono intimamente. Ancora ansimanti, si guardarono con lieve imbarazzo, come se fosse chiaro a entrambi che l’argomento del giorno sarebbe di certo venuto fuori. Fu Alex a rompere l’idillio e a parlarne per primo: «Con me non devi fingere Dafne. Io ti amo, e capisco che non sia facile. Ma che intenzioni hai? E come ti senti all’idea di rivederlo?» domandò con decisione. «Non sento niente. Sono come intorpidita. Ho sofferto tanto, per me e Amanda, e tu lo sai. Ma dopo tutto questo tempo, speravo solo che non tornasse più». «Cos’è che ti spaventa?» domandò Alex, con impostata delicatezza. «Alex mi spaventa tutto, la situazione. Una parte di me prenderebbe Amanda e fuggirebbe all’istante, oppure chiamerebbe subito un avvocato. Ma l’altra parte sa che nonostante tutto, è giusto che mia figlia riveda suo padre. E sono combattuta, non so cosa fare, non lo so davvero!» lamentò Dafne, avvinghiandosi al torso nudo di Alex. «Sai cosa penso Dafne, e cosa probabilmente farei se avessi voce in capitolo... ma mi fiderò di quello che riterrai giusto tu. Non voglio farti alcuna pressione. Io adoro quella bambina, e spero che questo non cambi nulla fra noi. Spero anche che quell’uomo abbia deciso di tornare solo per Amanda. Mi manda in bestia, ma è l’unica motivazione che sono disposto ad accettare». «Alex, ascoltami bene – disse lei prendendogli il volto ancora sudato tra le mani – io voglio stare con te. Voglio una vita al tuo fianco, serena, sia per me sia per Amanda. Voglio svegliarmi con te nella nostra nuova casa, ogni mattina. Non so cosa fare con lui, ma ti assicuro che ogni dubbio, è legato solo a mia figlia. Voglio essere sicura di fare la cosa giusta per lei. Di fare qualcosa che non potrà mai rimproverarmi una volta cresciuta. Voglio essere una buona madre, solo questo…» spiegò Dafne con una dolcezza e un trasporto tali da toccare Alex, ed emozionare anche se stessa. I due si strinsero e si baciarono premurosamente, per poi addormentarsi l’uno accanto all’altra. Dafne si rifugiava tra quelle braccia con estremo abbandono, come a proteggersi dal terremoto che l'aveva scossa, così all'improvviso.


12 Dai diari di Bob – settembre 2010 Durante la terapia, ho imparato che scrivendo puoi creare una sorta di galleria dei tuoi trascorsi. Quelli che non vuoi più, quelli che vuoi mettere via. Un ricordo dopo l’altro, come quadri da guardare da lontano. E così, belli o brutti che siano, non ti faranno più male. E io, che amo dipingere, l’ho vista subito come una metafora perfetta. Ho arricchito la galleria dei miei ricordi, giorno dopo giorno, per settimane, per staccarmi dalle cose orribili del mio passato. Oggi, dopo tanto tempo, ho bisogno di rifarlo. Stavolta riprendo in mano questo quaderno pieno di dolore, per mettere via qualcosa che amo ma che non posso più avere. O forse non voglio più. Sento indistintamente il cuore che mi urla ancora il contrario, ma oggi decido di ascoltare la mente. E mi affido ai vecchi stratagemmi della terapia, quella che, anni fa, mi salvò la vita. Voglio scrivere tutto ciò che Dafne era per me, tutto ciò che di lei mi ha dato vita e ragione. E forse, solo così potrò mettere definitivamente la nostra storia alle spalle. Oggi, questa fine non arriva perché sto male. Non arriva perché le ho mentito, non arriva perché sono violento. Oggi accade perché insieme, non siamo più il meccanismo perfetto che eravamo. E perché sono convinto, che lei non provi più le stesse cose di prima. Potrei scrivere, per tutta la durata di questo volo, tutto ciò che in questo momento di lei mi fa male. Tutto ciò che mi porta ad andarmene, realizzando con sgomento che nemmeno l’amore per mia figlia riesca a trattenermi. E detesto Dafne, per questo. La detesto per la sua capacità di farmi sentire inutile senza di lei. Tanto da dovermi allontanare, anche dalla mia dolce bambina, pur di allontanarmi da lei. Nonostante tutto, non voglio scrivere cosa odio. Voglio distaccarmi da ciò che invece amo e ho amato di lei, perché sono le cose belle, quelle che mi imprigionano. Ed è questo, quello che ho bisogno di mettere via, ciò da cui mi devo disintossicare per restare a galla anche senza. Ho una paura fottuta che non possa più stare così bene come quando sto con lei. Ma devo trovare il mio senso da solo. DEVO FARLO. Solo così potrò tornare, ed essere unicamente un buon padre. Non posso permettere che mia figlia mi veda come un frustrato del cazzo. Ho fatto tanto per non esserlo più, e ho fatto tanto affinché mia figlia non conoscesse mai quel mio lato. Io credo di averla amata da subito, Dafne. Me la ricordo, durante le prime lezioni quando era una mia giovane allieva, seduta sempre in fondo all’aula. Era diversa da tutte le altre. Con i suoi mille foulard, sempre in litigio con i suoi capelli, con quelle tinte sempre bizzarre, come a Berlino o Londra se ne vedono tante, ma che in Italia fanno ancora voltare la gente. E lei questo l’ha sempre odiato e amato allo stesso modo. Dafne è unica in questo. Odia essere l’eccezione fra la massa, ma allo stesso tempo fa di tutto per esserlo. E in fondo so che la esalta sapere di esserlo. Me la ricordo, quando convinta che io fossi il classico “docente figo che se la tira”, mi lanciava occhiate al vetriolo, come se ogni mia parola fosse


13 un’ostentazione. Poi quel pomeriggio, che non scorderò mai, in cui tra una frecciata e l’altra la invito per un caffè, e mi ritrovo ad averla su di me, prima sul mio divano, poi sul tappeto del soggiorno. Credo che le volte in cui io e Dafne abbiamo usato il letto, in otto anni, si contino sulla punta delle dita! Rido. Mi ricordo, con assoluta precisione, uno dei nostri primi discorsi, dopo aver fatto l’amore la prima volta, quando mi disse: «se la storia di Cartesio sul ‘penso dunque sono’ fosse vera, credo che Milano sia piena di ologrammi che camminano». Ecco, io credo che quello, sia stato il vero momento in cui ho iniziato ad amarla. Non so se in realtà le persone sappiano definire quale sia il momento preciso in cui si inizia ad amare qualcuno. Per me, è certamente quello. Poi i primi mesi pieni di sotterfugi, perché nessuno a scuola doveva sapere di noi. Sono tornato ad avere quindici anni, in quel periodo. Il fastidio di vederla, mentre chiedeva qualcosa a qualche compagno, l’eccitazione di notare che con la coda dell’occhio guardava me, come fossi l’unico uomo sulla terra. I tentativi di accarezzarle la mano passandole accanto, o le volte che mi provocava, quando in aula si passava la Bic tra le labbra, guardandomi con espressione stuzzicante e sapendo bene di farmi impazzire. L’avrei uccisa! Poi, quando finalmente ci si ritrovava fuori da quelle mura, a stento riuscivamo ad arrivare a casa prima che le nostre mani iniziassero a infilarsi tra gli abiti, per liberare il nostro piacere. Furono mesi stupendi… poi, piano piano, capivo che la nostra storia aveva sempre più peso, e la mia personalità malata, senza che riuscissi più a controllarla, iniziò a rendere tutto difficile. Io provavo, ma più lo facevo, più l’altro Roberto si faceva spazio tentando di proteggermi dal mio passato, dalle mie paure. Per cancellare quelle paure le raccontai la più atroce delle bugie: che la mia ex moglie era morta. Ancora a scriverlo non me ne capacito. Non riuscii a raccontarle che quella donna aveva contribuito a distruggermi, che era fuggita con mio cugino, che mi riteneva un sognatore fallito e che aveva abortito un figlio forse mio… e non potevo raccontarle del modo violento con cui avevo reagito. Scelsi così di ricominciare, cancellando ogni traccia del mio passato. Ora so che Dafne, con il suo immenso amore, avrebbe capito. Avrebbe capito il tormento provato da ragazzino, con genitori adottivi che ti rinfacciano ogni giorno il loro “errore”. Avrebbe capito il mio tormento con Vanessa. Dafne avrebbe capito e mi avrebbe aiutato molto prima. Ma la mia mente era malata. E oltre a nasconderle il mio passato, iniziai a fare del male pure a lei, che non lo meritava. Ogni volta che sentivo una qualunque minaccia, impazzivo del tutto. Le ho reso la vita un inferno, allontanandola da tutto e tutti, arrivando a picchiarla, pur di non perderla. E lei mi è stata al fianco, in silenzio. Perché il suo amore era incredibilmente più forte. Dafne non era Vanessa, ma l’altro Bob non riusciva a vederlo. Solo quando scoprì tutte le mie bugie, trovò la forza di andarsene. Ma quando, dopo quattro mesi, la rividi… i suoi occhi mi dissero che, dietro la paura, c’era ancora amore. E che per me c’era ancora


14 speranza. Fece l’amore con me. Fu la nostra notte più bella, tanto da concepire, inconsapevolmente, la creatura del nostro amore, la mia dolce Amanda. Il nostro, un amore capace di andare al di là di ogni errore, anche dei più terribili. Gli anni a Parigi, dopo la nascita di nostra figlia, sono stati i più belli della mia vita. Dafne mi ha accompagnato nel mio percorso di guarigione, dandomi la forza, credendo in me come nessuno aveva mai fatto prima, invece di denunciarmi come forse meritavo. Amanda e il nostro amore hanno ucciso l’altro Bob. La nostra vita era perfetta, stavolta davvero. La perfezione di una donna che, conoscendo entrambe le mie personalità, le mie paure, e le mie debolezze, mi ha amato indistintamente per quello che sono. Che ha perdonato. Ed è questo che oggi, mi fa pensare che un’altra felicità non sia possibile. Ora però ho il viscerale bisogno di liberarmi di tutto, per riuscire a guardare la nostra storia da lontano, e staccarmene. Con la speranza di tornare indietro, e riuscire a continuare la mia vita senza di lei, avendoci a che fare, unicamente, come madre di mia figlia. Ora non sarei in grado. Forse, salendo su questo aereo, avrò fatto il mio ennesimo casino. So già che Dafne non me lo perdonerà. Spero solo che Amanda, una volta grande, possa ascoltarmi, per capire il perché del mio distacco. Tre mesi, sei, ancora non lo so… ma non voglio che la mia bambina possa vedermi, anche solo un giorno, in preda a questo mio malessere… non posso.


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LA DECISIONE PIÙ GIUSTA

Alle sette del mattino seguente, Dafne aveva già aperto gli occhi. Alex la stava abbracciando, perso ancora in un sonno profondo. Era sabato e il lavoro non sarebbe stato un suo pensiero. Nonostante tutto, la giornata gli riservava grattacapi maggiori. Dafne lo guardava con dolcezza. Osservava i suoi disordinati capelli neri, sparsi sulla sua fronte come quelli di un bambino. Erano tutto l’opposto di come li vedeva durante il giorno, sempre curati e impeccabili. Il torace asciutto, ma non definito, si muoveva con il respiro. Dafne sperava con tutta se stessa che il suo uomo stesse facendo un sogno piacevole visto che al risveglio, nonostante la sua ostentata sicurezza, il pensiero di Bob gli avrebbe rovinato l’atteso weekend. In programma avrebbero avuto degli incontri importanti per il matrimonio, fissato per metà settembre. Invece, avrebbero trascorso la giornata a decidere cosa fare con Roberto Chellini. Dafne svegliò Amanda. Dopo il bagno era solita spazzolarle i lunghi capelli biondo cenere, gesto che la bambina adorava, specie il sabato, quando il tempo non era tiranno per nessuno. La guardava allo specchio, mentre la bimba tentava goffamente di abbottonarsi il vestito da sola. Dafne osservava il volto della figlia con insolito stupore. L’aveva sempre vista come la bambina più bella del mondo, ma, quella mattina, costatava con attenzione quanto Amanda fosse oggettivamente di una bellezza fuori dal comune, e non solo per un viziato giudizio di madre. Cresceva velocemente, e i suoi occhi prendevano sempre più l’espressione unica del padre. Profondi, che potevano trapassare l’anima e guardarci dentro. Dafne realizzava che Bob era stato via molto a lungo, ma che in realtà aveva fatto i conti con il suo stesso sguardo tutti i giorni, attraverso gli occhi di Amanda: tra il grigio e l’azzurro, che spesso cambiavano sfumatura, con il colore del cielo. Cambiavano all’improvviso, come cambia il tempo. Amanda era molto tranquilla, seppur decisa e risoluta per una bambina di soli quattro anni. S’impuntava poche volte in capricci tipici della sua età, ed era già capace di motivare le sue richieste, spesso in modo tanto razionale da lasciare gli adulti attoniti. Dafne l’aveva sempre trattata da bambina sveglia qual era, pensando che i versetti, le smorfie e le bugie a fin di bene, rincretinissero i bambini e sottovalutassero la loro estrema intelligenza. Nei primi tre anni di vita, anche Bob l’aveva sempre educata così nonostante, tra i due, fosse stato quello più portato a concederle vizi. Nell’ultimo anno Dafne aveva fatto i conti duramente con la mancanza di Bob nell’educazione di Amanda. Lui era stato un padre d’eccezione, sempre presente fin dai tempi della gravidanza, che per Dafne fu a rischio in diversi


16 momenti, compreso quello del parto. La loro intesa relazionale, passionale, emotiva, divenne anche una perfetta intesa genitoriale. Questo diede alla piccola una buona stabilità, unitamente al clima bizzarro e speciale di due artisti follemente innamorati. Poi la crisi e la partenza di Bob, senza ritorno fino a quel momento. Dafne pettinava ancora i capelli della figlia, alla fine del suo lungo flashback. Amanda la portò alla realtà, reclamando la colazione. Dafne, Alex e Dolores si ritrovarono in giardino. Amanda pasticciava con una fetta biscottata e lanciava qua e là briciole, nella speranza di avvicinare qualche passerotto. I tre adulti mangiavano silenziosi, fino a che Alex decise di porre fine a quella finta normalità: «Ok, i miei sono disponibili. Riporteranno qui Amanda per il riposino del pomeriggio. Ehi Emi, sei contenta di andare allo zoo con i nonni?». La bambina iniziò a urlare di gioia. Dafne pensò fosse una buona idea per restare soli senza che Amanda sentisse le loro discussioni. Dolores, alla parola nonni, fece una smorfia di disapprovazione, come tutte le volte che sentiva invasi, in modo tanto affrettato e secondo lei forzato, gli spazi della propria famiglia. Credeva fermamente che Alex stesse entrando nelle loro vite in modo troppo pressante, quasi intrusivo. Conosceva Dafne da pochissimi mesi e avevano fissato il matrimonio molto prima del loro primo anniversario di fidanzamento. Dolores aveva vissuto tutta la storia di Dafne e Bob e, nonostante il colpo di fulmine per Alex, era convinta che la figlia stesse accelerando i tempi solo per porre un muro definitivo e obbligato con il passato. La donna non sapeva se la figlia e l’ex genero avessero ancora un futuro, ma il pensiero di una famiglia allargata, costruita con degli estranei e con tutta quella fretta, non le sembrava un’idea accettabile. Inoltre, vedeva indistintamente le differenze sociali fra loro e i Mancini e non si capacitava di come la figlia potesse sopportarle. Dafne portò Alex in disparte: «Sicuro non sia un problema per i tuoi?». «No Dafne, erano già in giro. Vedrai, Amanda starà bene! E poi sono contento che passino del tempo da soli con la bambina!». «Questo non li convincerà ad accettare meglio il nostro matrimonio, non illuderti. Fingono bene, e forse evitano di dirmelo in faccia a chiare lettere come fa mia madre. Ma sono sconcertati quanto lei all'idea del matrimonio» rispose Dafne con tono secco. «Ci vorrà del tempo, con tutti quanti. Ma non perdiamo di vista che la scelta è nostra. E comunque, tornando ai miei, il fatto che tu sia in questa casa per l'estate vorrà pur dire qualcosa, non credi? E anche il fatto che mia madre voglia aiutarti a organizzare il matrimonio, invece di infischiarsene del tutto come la tua, vuol dire che loro quantomeno lo rispettano». «No Alex, tua madre ha tentato solo di mettere becco sugli inviti e sul tipo di cerimonia. Visto che tu non accenni a cambiare idea, vuole almeno un matrimonio alla vostra altezza, visto che la nuora non lo è affatto!» pronunciò Dafne con mezzo sorriso.


17 «Ti ripeto Dafne, siamo stati chiari e risoluti su tutto. Sul matrimonio e su come lo faremo. E lo dovranno accettare. Stai tranquilla, e nel caso facciano altre pressioni, ignorali! Come io cerco di ignorare Dolores, ok?». In certi momenti Dafne era ancora frastornata all’idea del matrimonio, soprattutto con una data tanto vicina e con così tante persone attorno e contro. Alex era talmente esaltato per il sì della compagna che aveva acconsentito a ogni sua richiesta, compresa quella di una cerimonia intima e non religiosa. Dafne sapeva bene che in questo modo avrebbe reso ancora più improbabile il benestare sincero dei futuri suoceri, schiavi della facciata, del business e del parere della gente. Ma su questi schemi e queste ipocrisie, la ragazza non era mai cambiata. Era disposta a lasciare Milano e trasferirsi a Roma, ma ci teneva che le persone davvero intime fossero presenti alle sue nozze. Non era per nulla affascinata dalle luci della ribalta della Roma bene, così come per anni aveva rifiutato quelle di Milano e Parigi. Ma Dafne era ben cosciente che per i genitori di Alex il problema non fosse solo la cerimonia. Di certo, rispetto alle proteste della madre o al completo disinteresse del padre, il disappunto dei Mancini era più velato, nascosto dietro una falsa cortesia di facciata, ma era chiaro come il sole che una famiglia tanto presa da interessi aziendali e spesso politici, non potesse trovare soddisfazione in una nuora di modesta provenienza, dai toni molto più eccentrici che di classe, e che con la figlia di un altro a carico. Nonostante tutto, Dafne era certa che Alex fosse risoluto, e che non avrebbe mai trattato o discusso con loro le proprie decisioni personali. Nel frattempo, seguendo l'ottimismo del compagno, si fece fiduciosa che l'influenza di Amanda potesse ammorbidire più in fretta quelle resistenze. Alex aspettò che la macchina dei genitori si allontanasse, per chiedere a Dolores se ci fossero state ulteriori notizie di Bob. «Veramente aspetta lui delle notizie nostre. Anzi, direi che le aspetta da Dafne. Come ho detto ieri può essere qui già settimana prossima. Gli ho spiegato che non siamo a Milano, e lui ha detto di poterci raggiungere ovunque, purché ci sia Amanda – poi la donna si rivolse alla figlia – visto che non siamo a casa nostra, e nemmeno a casa tua, credo che tu debba chiamarlo e accordarti con lui. Sarebbe meglio riportare Amanda a casa per qualche giorno, oppure…» Dolores a quel punto scrutò la faccia della figlia. La ragazza non aveva per nulla l’espressione di chi voleva vagliare le opzioni, piuttosto quella di chi rifiutava a priori qualunque alternativa ascoltata. «Daffi, per carità! Non dirmi che stai ancora valutando se fargliela vedere o no?» incalzò la madre nervosamente. Alex guardava la scena con forzato distacco. Non sapeva nulla di cosa Dafne avesse in mente e di sicuro, non gli piaceva cosa aveva in mente la futura suocera. «E invece lo sto valutando e come mamma. Io ci ho riflettuto tanto, tutta la notte. E’ sparito come un ladro, per quella sua specie di sorella sconosciuta e


18 per la sua fottuta ambizione. Ci ha lasciato qui da sole al culmine di una crisi. Per quale motivo dovrei mettermi sull’attenti a comodo suo?». «Daffi, erano tanti gli aspetti per cui ti aveva proposto l’America e per cui siete andati in crisi. Potevi seguirlo, come lui aveva fatto con te a Parigi quando le ambizioni erano le tue! Ti aveva chiesto di farlo anche solo per qualche mese! Sappiamo bene che ha sbagliato a lasciare sua figlia, ma ora devi fargli per forza la guerra?». «Sì, in tribunale se necessario. Ha abbandonato sua figlia per un anno, e io ho tutto il diritto di decidere. E la storia di Parigi me la doveva, visto quello che c'era stato prima!» rispose Dafne risoluta. «Oh mio Dio Daffi, tu sei impazzita! Devi essere superiore e mettere via l’orgoglio. Mettendo di mezzo Amanda ne verrebbe fuori una guerra senza precedenti, e tutto questo mentre ti sposi con un altro uomo! Distruggeresti tua figlia e basta!». Alex a quel punto non resse, sentendosi tirare in ballo dopo essere stato costretto ad ascoltare discorsi su Bob, come se lui non esistesse. «Dolores ma qual è il vero punto? Secondo lei Dafne dovrebbe assecondare quell’uomo in eterno solo perché è il padre naturale di Amanda? Non funziona così! Le coppie si lasciano, certi uomini se ne fottono, ed è meglio perderli che recuperarli a tutti i costi. Invece lei si ostina a pensare al bene di quel tizio!». «No Alex. Ti ripeto per l’ennesima volta che penso al bene di mia nipote, prima di tutto! A me pare che siate poco maturi su questa faccenda, e che nessuno di voi due stia pensando ad Amanda. E mi stupisco di mia figlia» si alterò Dolores, sentendosi attaccata. «Mamma, io ci sto pensando e come! E non voglio che soffra! Ma quante volte dovrò essere superiore ai colpi di testa di suo padre?». «Daffi, non puoi buttare tutti gli anni in cui le cose sono andate bene. Non puoi paragonare quello che succedeva quando vi siete conosciuti. Avete avuto una crisi, come capita a tutti, e non è stato facile per nessuno, nemmeno per lui. E tu che lo conosci, lo sai!». «Già, per lui non lo è mai…» bofonchiò Alex sotto i denti. L’aria era tesa. Nessuno aggiunse niente per svariati minuti. Dopo una lunga riflessione, e con tono improvvisamente pacato, Alex prese la mano della fidanzata e le parlò: «Difficile ammetterlo, non sai quanto. Ma su una cosa tua madre ha ragione: se inizi una guerra tra avvocati sarebbe un inferno. E Amanda ne pagherebbe le conseguenze. E poi, voglio essere sincero fino in fondo, oltre che maturo: ieri ho chiamato il nostro avvocato di famiglia, per un parere spassionato. Mi ha detto che se non dimostri che Chellini è inadatto a stare con una minore, in tribunale non la spunteresti mai. È stato via per motivi di lavoro dimostrabili, ed è rimasto in contatto, mandando soldi, e chiamando con costanza: nessun giudice troverebbe gli estremi per negargli i suoi diritti. A meno che…».


19 Dafne captò subito dove Alex voleva arrivare. «A meno che? Alex vai avanti!» Alex esitò, toccandosi i capelli con nervosismo. «Oh mio Dio Alex! A meno che tiri fuori il passato di Bob? È questo che stai pensando?» «Sì Dafne. O almeno le cose che ti riguardano, prima della nascita di Amanda». Dolores rabbrividì, dando le spalle ai due, in segno di totale sgomento. «Io non ti ho accennato quelle cose perché tu le utilizzassi in questo modo! E a questo punto mi pento di averlo fatto. Non è per quelle cose che non vorrei fargli vedere Amanda, che sia chiaro! Io… io ho sentito abbastanza, vado a farmi un giro – poi Dafne si rivolse alla madre – se ti chiama prendi tempo! Ora ho bisogno di stare un po’ per conto mio!». Dafne si diresse verso la spiaggia. Prese tempo, aiutata dal brusio delle onde e dal profumo rilassante dell’aria fresca del mattino. Camminò avanti e indietro lungo il bagno asciuga. Aveva l’aria preoccupata, triste. Il vento le scompigliava i capelli, ma pareva non farci caso. Nonostante quel tratto di spiaggia fosse frequentato solo dagli abitanti delle ville vicine, Dafne avrebbe dato oro per restare completamente sola ad ascoltare il mare, come se potesse dargli le risposte che stava cercando. La testa vagava, tormentandosi sulle decisioni da prendere. Pensava ad Amanda, e all’enorme sorriso che di sicuro aveva in quel momento davanti agli animali dello zoo. Fissava la spuma del mare infrangersi tra gli scogli vicini. Realizzò con dolore quale fosse la decisione più giusta da prendere.


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NEL BENE E NEL MALE

Alex inorridì, scrutando lo sguardo della compagna appena rientrata dalla fuga in spiaggia. Lo aveva capito, e lo realizzava con una fitta allo stomaco: Dafne avrebbe preso accordi con Bob. «Alex io...». «Tranquilla, mi basta guardarti in faccia» la interruppe lui con fermezza. «Su, vai a dirlo a tua madre, falle fare i salti di gioia!» continuò lui con sfacciato sarcasmo. «Io devo rendere conto solo a te! Ma che cosa dovrei fare?» disse lei, tentando un avvicinamento fisico. «Hai già deciso, mi pare». «Devo essere superiore, perché sono una madre, prima che una donna. Tu non sai come lo detesti per aver lasciato la sua bambina. Mi ha deluso in un modo che non posso tollerare... ma resta suo padre, e Amanda ne sente la mancanza, è un dato di fatto». «Oppure Dolores è riuscita a farti sentire in colpa?». «Non è così. So quali sono le mie colpe senza che me le metta in testa nessuno. Ma non per questo lo odio meno per essere stato via tanto tempo, questo no!». «Non capisco come faccia quell'uomo a confonderti ogni dannata volta! E poi prima, davanti a tua madre, mi hai fatto una merda per un’idea lecita da parte mia» sbraitò Alex spazientito. «Alex, tu mi stai conoscendo. E quello che mi ha fatto star bene con te, è stata proprio la nostra fiducia nel confidarci da subito senza riserve. Ma non parlare come se tu fossi stato con noi tutti quegli anni! Perché ti assicuro, che non sai davvero nulla». «Dafne è proprio questo il punto! Nonostante tutti i suoi colpi di testa, ci sei rimasta tutti quegli anni! E se ci sono tutte queste attenuanti, potresti anche raccontarmele! Sono davvero curioso!». «La vita personale di Bob non sarà più oggetto di discussione. Non m’importa più che lo sia, con nessuno!». «Sì, ma resta il fatto che anche ora che si è fatto i cazzi suoi, nella vostra testa rimane il grandioso padre che vince alla prima telefonata! Non se lo merita, cazzo!». «No, non se lo merita! E lo so che non è giusto! Ma l'hai detto anche tu, sarebbe una guerra inutile!». «Lo so, so che l'ho detto! Ma non è giusto assecondarlo così su due piedi! Prova a dirgli di sparire, di lasciarti in pace! Prova a dirgli di no, ma provaci


21 almeno! Probabilmente torna solo per il gusto di infastidirti, e se ti trovasse risoluta la smetterebbe!» provò a ipotizzare Alex, con esasperazione. «Nonostante tutto lo conosco, Alex. Ho sperato non tornasse mai più, ma era una speranza infondata! Sapevo che prima o poi non ce l'avrebbe più fatta senza la figlia. Ho vissuto questi mesi sperando che mi desse più tregua possibile. E forse egoisticamente sono contenta che per quasi un anno l'abbia fatto!». «Ma davvero?» chiese Alex con manifesta incredulità. «Sì, davvero! Perché almeno la sua lontananza mi ha disintossicata! E ho provato di nuovo dei sentimenti! Per me deve essere sempre tutto complicato, evidentemente è scritto così. Ma stavolta non perderò la possibilità di un rapporto sano, senza colpi di scena, sorprese, delusioni. Quindi lo rivedremo e gestiremo la sua presenza insieme, perché ho una figlia con lui e devo farlo per forza». Alex le si avventò addosso in un abbraccio impetuoso, come se la tristezza di sapere che Bob sarebbe diventato reale avesse bisogno della totale rassicurazione che solo Dafne poteva dargli. Perché le credeva, e la voleva con sé a ogni costo. La paura era come un veleno che gli si iniettava silenzioso e minaccioso nelle vene. Non aveva mai visto Bob di persona, ma sapeva bene che quello era un ritorno pieno di insidie. Ricordava gli occhi di Dafne le volte che ne avevano parlato, agli inizi della loro frequentazione. Era stata una presenza tanto deludente quanto vitale, ed era certo che la soglia di attenzione dovesse rimanere alta. Quello di Bob era un fantasma troppo pericoloso.


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STRANI PROPOSITI

«A quanto pare si è fatto vivo il padre della bambina» disse Gustavo Mancini, scegliendo con cura la mazza da usare per la buca successiva. «Quindi? Speri che ti risolva l'impiccio?». «Sì, ci ho pensato». «Beh vecchio mio, gli ex hanno il loro fascino sulle donne, di solito! Poi questo è stato via un po', e hanno una figlia in comune. Tra l'altro, ritrovarvi con una nipote non vostra, non dev'essere il massimo, no?». «Quella bambina è adorabile Gianni, ed è impossibile non affezionarsi. E anche Dafne, tutto sommato, sembra una brava ragazza, e molto appassionata a ciò che fa. Ma purtroppo non fa quello che mi interessa. E non ha nemmeno un cognome adatto a sostenere le incapacità imprenditoriali di Alex. Nonostante tutto, quest'idea del cavolo di sposarsi in fretta e furia, sembra incontrastabile. Mio figlio ha perso la testa. O forse, è il suo ennesimo capriccio. Ha scopato con la giovane attrice preferita, con la sportiva, con la fotografa. E ora gioca a fare l’innamorato dell’idealista. Sta di fatto che ci sono mille occasioni più adatte a lui che vuole perdere troppo presto per una pittrice… e poi, a peggiorare la cosa, ci si è messa pure la storia del contratto prematrimoniale...». «In che senso scusa?». «Il nostro avvocato l'ha preparato, ma Alex si è talmente rincoglionito da non volerglielo far firmare. Mi ha parlato di vero amore, fiducia, rispetto... ma ti rendi conto, Gianni? Noi ereditiamo e consolidiamo imperi, soldi, futuro, e poi i figli ti vengono a parlare di matrimoni con persone mai viste, di fiducia, amore e quelle robe lì... e dire che dopo la prima, ho voluto a tutti i costi il figlio maschio!». «Alla faccia, mi rendo conto eccome. Hai una bella gatta da pelare, vecchio mio. Si sposa una che non ha niente, che non gli darà niente se non la figlia di un altro, che conosce da pochi mesi, e che in caso di divorzio potrebbe rivendicare qualche milioncino d'euro! Vai a San Pietro e chiedi un miracolo, caro mio!». «Se non voglio estrometterlo, avrò bisogno davvero di un miracolo, che forse arriverà in settimana da New York». «Quindi bisogna incrociare le dita che questo ex porti qualche ritorno di fiamma, e che gli eventi possano mutare da soli!». ridacchiò l'uomo con il quale il padre di Alex stava facendo le sue ciniche considerazioni. «No caro Gianni, mi sa che in certi casi, conviene dare una piccola spinta agli eventi... io, i miracoli, me li creo da solo!».


23 Dafne giocherellava con l'acqua della piscina, mentre Amanda sguazzava verso il centro agitando i braccioli colorati. «Stasera Roberto mi chiama per darmi conferma del volo. Credo arrivi mercoledì». «Mercoledì?» saltò Dafne di scatto, abbandonando il bordo piscina e facendo un balzo verso la sdraio occupata da Dolores. «Non pensavo così presto! Non abbiamo deciso cosa fare, dove...». «Ci raggiunge qui senza problemi. Cercherà un hotel, qualcosa qui in zona che gli permetta di vedere Amanda più facilmente. Potrà trattenersi al massimo fino al weekend, domenica sera deve tornare a Milano. Se ti decidessi a sentirlo personalmente, avresti potuto organizzare come volevi o in un’altra data». «Dio mamma, mi viene l'ansia! Dovrà stare in un albergo qua in zona per giorni. Io sono qui con Alex, e Amanda non lo vede da un casino di mesi. Non dovrei trovarmi in una situazione tanto del cazzo! Dovrebbero essere giorni belli, dovrei solo organizzare le mie nozze!». Dafne si era incupita, già pentita della scelta fatta. Aveva assecondato la sua coscienza, ma questo le procurava già troppo imbarazzo e dolore. Era una fase molto delicata della sua vita. Delicata ma allettante. Una fase in cui finalmente vedeva una svolta slegata da Bob. Un contesto distante anni luce da quello che aveva vissuto per tanto tempo. Si era volutamente catapultata in tutto ciò che la sua vita con Bob non era mai stata. Il matrimonio era malvisto da tutti, accerchiato da falsa accondiscendenza e questo Dafne lo sapeva bene. Nonostante tutto, lo vedeva come l’inizio concreto di un capitolo nuovo. Ma in quel momento, nel sentire quei dettagli, tutto si scombussolava. Tutto si sarebbe fermato, anche solo per qualche giorno, ripiombando in dolorosi, quanto forti ricordi. Quella stessa sera, la famiglia di Alex si unì a loro per la cena e, a quella insolita riunione, vennero fuori strani propositi. Dolores si apprestava a tagliare il dolce, quando Dafne ritornò a tavola, dopo aver messo a letto Amanda. «Bene Dafne, vuoi parlarci di come gestirete l'incontro con il padre della piccola? Alex ci ha accennato qualcosa» chiese Gustavo, assaggiando voracemente la torta. «Arriva a Roma mercoledì. Resterà fino a domenica. Sta cercando qualche posto qui in zona» rispose Dafne, invasa dall'imbarazzo. «Era ora che tornasse. Insomma, una bambina di quell'età ha bisogno di un padre presente, nonostante per un uomo il lavoro sia fondamentale. E su questo, non lo biasimo. Tra l'altro, non ho mai avuto modo di dirvelo, ma ho realizzato qualche giorno fa che conosco indirettamente le grandi capacità di Roberto Chellini. È stato consulente per la sua campagna pubblicitaria meglio riuscita della società del mio amico Tosi! Una trovata forte, ma ben riuscita! Se non sbaglio era...».


24 «Bene papà – lo interruppe bruscamente Alex – contenti tutti che tu abbia conosciuto un pubblicitario del suo calibro, anche se non capisco perché informarsi su Chellini. Anzi, ora non m'interessa. Non ci interessa!». «Beh caro mio, non t’interessa, ma è il padre di Amanda, quindi dovrai fartene una ragione. E non ostacolare Dafne in quello che dovranno essere i loro rapporti». Dafne non aveva quasi toccato cibo e nell’ascoltare quel discorso, in cui si parlava di se stessa e di Roberto Chellini come se lei non ci fosse, allontanò bruscamente anche la torta. «Sono contenta dell'interesse per mia figlia. E credo che io e Alex sapremo gestire questa cosa. A quanto pare, le difficoltà sono il nostro forte già sul nascere, ma possiamo affrontarle» intervenne la ragazza, in modo risoluto e pungente. «Certo Dafne, parole sante. Non è certamente il tuo caso, ma sai com'è, alle volte per stupide ripicche ci si scorda del bene dei figli. E non bisogna mai farlo. I nostri figli non sono mai né troppo piccoli, né troppo grandi per essere aiutati e sorretti dai genitori. A ogni costo». «Certo Gustavo. Infatti, nonostante complicazioni estremamente personali tra me e Roberto, gli darò comunque la possibilità di stare con sua figlia. Anche se mi permetta, dare sostegno ai figli non è stata prerogativa del mio ex compagno nell’ultimo anno». «Capisco Dafne, e non voglio entrare in queste faccende private, me ne guardo bene. Ma credo che Amanda debba avere la possibilità di dimenticare questa esperienza di vuoto, senz'altro troppo lunga. E sei stata molto matura a fare in modo che i rancori personali non ostacolassero questa cosa. E dimmi, dopo questa visita, quali sono le intenzioni di quest'uomo?». «Papà, per favore, lasciamo stare». «Alex, sto parlando con la tua fidanzata». «Non lo so, Gustavo. Non parlo con lui direttamente, ma a quanto pare vuole chiarire queste cose di persona, giusto mamma?». Dolores si limitò ad accennare un sì con la testa. «E ditemi, credete sia pratico farlo andare in albergo? Insomma, per quanto in zona, non credete che questa casa sia abbastanza grande per tutti? Ci sono almeno quattro camere degli ospiti, chiuse. Potrebbe passare più tempo con la figlia, portarla al mare, senza inutili spese e perditempo». La reazione di tutti i presenti a questa proposta fu evidente, anche solo dagli sguardi. Mentre Dafne, con occhi sgranati, cercava di realizzare l'idea, Alex sfuriò senza mezzi termini: «Papà ma che ti salta in testa? Sei impazzito? Ma che razza di idea sarebbe? Secondo te posso dormire a casa mia con la mia donna e il suo ex nella camera a fianco?». «Modera i toni Alex. Volevo solo essere gentile e ospitale, in quella che ti ricordo, essere ancora casa mia. Dafne perdonami, pensavo che per qualche giorno fosse un'idea comoda per tutti. E che aiutasse la bambina a


25 recuperare confidenza con il padre. E comunque, Alex, in realtà giovedì tu sarai a Torino per la trattativa Elmex. Devi essere tu a chiuderla, visto che la stai seguendo da mesi. O pensavi di prendere ferie proprio sul finale?». «Che cosa? - sbottò Alex sbattendo il pugno sul tavolo - e quando diavolo pensavi di dirmelo? Mi aspettavo la trattativa a metà giugno! Ci manderai qualcun altro, mi spiace! E poi ti sembra normale proporre di ospitarlo qui sapendo che potrei non esserci? Secondo te è un'idea normale?». «Adesso basta! State parlando di mia figlia e di suo padre, e di cose che solo io ho diritto di gestire. Gustavo, è molto gentile la sua offerta, ma non credo proprio sia il caso... e tu, Alex, fai quello che devi fare a Torino, io non sono una bambina!» puntualizzò Dafne, ormai esausta dalla discussione. Dolores rincarò la dose, decidendo di intervenire: «Dafne ha ragione. Si sta esasperando questo arrivo in modo davvero esagerato. Santo cielo, è un padre che viene qui per vedere sua figlia! Ed è una persona che Dafne conosce da anni! Invece lo state facendo diventare un problema di stato da gestire in gruppo. Mi trovo assolutamente d'accordo con Gustavo. Roberto potrebbe stare qui, almeno un paio di notti. Vi ricordo che ci sarò anche io in casa!». «Questo non mi tranquillizza affatto, e non mi fido!» urlò Alex con rabbia crescente. «Quindi non ti fidi nemmeno della donna che vuoi sposare, altrimenti non capisco proprio il tuo problema!». «No Dolores, non fare questi giochetti!». «Perdonami tesoro mio – intervenne Dafne - ma vorrei precisare che certe proposte non sono partite da mia madre». Alex restò senza parole, messo con le spalle al muro. «Quindi cosa dovrei fare? Oltre ad accettare che venga qui, devo permettere che dorma in casa nostra?». «Amore, qui ci stiamo solo passando l'estate. Casa nostra è quella che prenderemo a Roma. Quella che arrederemo insieme». «Quindi, ribadisco la domanda, all’improvviso sei d'accordo con loro? Lui arriva e io me ne vado?». «Non lo so Alex, non lo so». La tensione era alle stelle. Solo Anna, la madre di Alex, sembrava non essere per nulla toccata da ciò che stava accadendo. Dafne non capiva se lo facesse per rispetto, o solo nella speranza che quei problemi si allontanassero il più velocemente possibile dalla sua famiglia. In quel momento, comunque, poco le importava capirlo. Era spiazzata all'idea di rivedere Bob, e ancora di più all'idea di conviverci, seppur in una casa che aveva spazio da invidiare a un bed and breakfast. Si trovava a discutere con l'uomo al quale voleva bene, e con persone che erano toccate da quella situazione ma mai quanto se stessa. Solo Amanda non c'era, e solo a lei nessuno aveva chiesto nulla. Questo pensiero le arrivò in testa veloce. E la aiutò a uscire da quella confusione.


26 «Non abbiamo chiesto ad Amanda. Siamo tutti bravi a parlare del suo bene. Ma io, al momento, non ho ancora detto a mia figlia che arriverà suo padre. Ed è a lei che avrei dovuto rendere conto sin dall'inizio! Ora scusatemi». Dafne si alzò da tavola e sgattaiolò in casa, nel tentativo di non far vedere quanto i suoi occhi si fossero fatti lucidi, sul punto di esplodere in un pianto liberatorio. Alex la raggiunse in cucina, spaventato come non mai che la sua estrema gelosia minasse il rapporto con la compagna, le comunicasse mancata fiducia, o, soprattutto, mancato rispetto verso Amanda. Si avvicinò a lei, abbracciandola. La strinse. «Non volevo esasperarti, o almeno non volevo contribuire a farlo. Si è creata una confusione eccessiva, lo so. E non voglio buttarti addosso altra merda. Proponi a Roberto di stare qui in una camera degli ospiti, se ritieni che questo sia meglio per la piccola. Io non voglio il suo bene solo a parole». I due si strinsero con reciproca energia. Dafne capiva la difficoltà di quel gesto e, nonostante lei stessa provasse fastidio all'idea di una vicinanza così d'impatto con Bob, sapeva che quella fosse la scelta più pratica e giusta. Tornarono in giardino, e Alex, con aria avvilita ma più serena, comunicò al resto della famiglia la loro decisione: «Dolores, chiama Roberto, e vedi se accetta di stare qui. Ora sta a lui decidere. Non so quanti altri al nostro posto farebbero un gesto del genere, quindi mi auguro almeno che non si faccia pregare».


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PROFUMO DI PASSATO

Mercoledì 8 giugno «Perfetto!» tuonò Alex. «Cosa tesoro?» chiese Dafne. «Non sono passato in lavanderia. Qui ho solo due camicie e un vestito. E non mi bastano, dannazione!». «Alex...». «La lavanderia è a Roma, nella zona più incasinata del mondo. E qui non ho i vestiti giusti da portarmi!». «Alex...». «E ho il treno fra tre ore!». «Alex! Fermati un attimo per favore!» intervenne Dafne decisa, all’ennesimo tentativo di distoglierlo da quel nervosismo, non certo causato dai vestiti. «A che ora arriva?» domandò lui. «Non lo so Alex, è in macchina, non so dirti l'ora precisa. Penso tra un paio d'ore… ma ora calmati, per favore». «Perfetto! A questo punto non avrò l'onore di conoscerlo prima di andarmene. E in più, ho buttato via almeno un paio d'ore da passare insieme a te!» disse Alex con tono forzatamente ironico. «Devi stare tranquillo, non voglio che tu vada a chiudere i tuoi affari in questo stato. Devi tornare a Roma in questo preciso istante?». «No, posso trattenermi massimo un’altra mezzora, se voglio recuperare i miei vestiti». «E ci faremo bastare mezzora, tesoro mio» disse Dafne con tono suadente. I due si concessero un saluto passionale, in un rapporto con cui l'uomo cercò di ricaricarsi di positività poiché, di lì a poco, avrebbe lasciato la sua donna a stretto contatto con l'ex compagno che non vedeva da mesi, e questo lo terrorizzava. Accarezzandola, prima di rivestirsi, cercò di pensare solo alle cose positive: Dafne aveva accettato di sposarlo e quella era la prova concreta che la ragazza volesse voltare pagina. Lui era l’unico ad aver spinto Dafne così oltre. Avrebbe stretto con lei un legame solido, che, nonostante l'enorme fantasma di Bob, avrebbe ottenuto per primo: un anello al dito, con la promessa di rimanere legati per sempre. Poi avrebbe dato dei fratelli ad Amanda, insieme a tutti gli agi che nemmeno il pubblicitario più famoso avrebbe mai potuto garantire loro. Lui era un uomo potente, destinato a gestire affari importanti, e questo lo rendeva pieno di sé al punto di


28 convincersi che Dafne non avrebbe mai potuto guardarsi indietro. Ma quei momenti di profonda convinzione traballarono di nuovo, quando fu sul punto di salutarla. «Se fa anche solo un passo falso lo distruggo, giuro» dichiarò incattivito, poggiando la sua fronte contro quella di lei. Dolores, che passava di lì in quel momento, disse in modo risoluto una cosa che si era ripromessa di non dire: «Non starebbe a me dirvelo, ma non distruggerai nessuno, Alex, perché non avrai bisogno». «Perché, lo terrà lei lontano da sua figlia?» chiese Alex con sfottò. «Roberto viene qui solo per Amanda. Anche lui è andato avanti con la sua vita, e tu continui a fare i conti senza l'oste, Alex». «Che vuoi dire?» chiese Dafne confusa. «Sì Daffi, Alex più partire sereno, dato che teme tanto le mosse di Roberto nei tuoi confronti. Perché si dà il caso che frequenta una fotografa con cui lavora. Non darà noie a nessuno di voi, potete stare sereni». «E tu che ne sai? Ha intenzione di venire qui con quest'altra donna?» indagò subito Dafne in un’esplosione di ansia incontrollata. «No Dafne, non ti agitare per niente. Me l'ha detto l'ultima volta che ci siamo sentiti, quando gli ho proposto di venire a dormire qui. Perché prima di accettare, penso volesse parlargliene». «Incredibile! Ecco giustificati tutti questi mesi di assenza!» borbottò Dafne senza controllo. «Già! Il povero Chellini Martire, quello a New York in solitudine e frustrazione! Quello che tutti dobbiamo capire e aiutare! Vero Dolores?». «È una cosa nata nelle ultime settimane, e non stanno certo per sposarsi, loro!». «Comunque la ringrazio per le informazioni, ma voglio chiarire che tutta la mia preoccupazione per questa cosa, non era certo dettata dalla paura che Dafne e Roberto potessero riavvicinarsi nel senso che intende lei. Sono infastidito dal solo fatto di averlo tra i piedi, e per come ha trattato la donna che amo. E mi spiace che per l’ennesima volta Roberto l’abbia delusa, Dolores! Perché sbaglio, o lei ci sperava che corresse qui per riprendersi Dafne?». «No Alex. Piuttosto sei tu quello che temeva questa cosa, te lo si legge in faccia». «Smettetela tutti e due!» cercò di sedare Dafne, che in realtà pensava a tutt’altro. «No Daffi! Io ho capito bene che il tuo fidanzato ama cadere sempre in piedi, e mi fa specie che abbia tirato fuori questa improvvisa sicurezza solo ora che ha sentito che Roberto ha un’altra storia!». La frecciata pungente di Dolores arrivò a segno, ammutolendo Alex. Dafne era solo intontita. Ma non per la lite in sé. Realizzava per la prima volta che Bob potesse essere nuovamente infatuato o innamorato. Si chiedeva se


29 l'espressione un’altra storia fosse stata confidata da lui o se Dolores l'avesse usata di propria iniziativa. Era stato difficile voltare pagina e stare con un altro uomo e ora si trovava per la prima volta di fronte al fatto che Bob avesse fatto lo stesso. Reagì con sarcasmo: «Beh, soffriva davvero molto la lontananza dalla figlia. Adesso è ben chiaro il perché della sua partenza. Ora sì, che sarò felice di riceverlo!». Amanda, contrariamente alla profonda amarezza generale, era al settimo cielo. Continuava a chiedere impaziente dove fosse il padre. Dafne non la vedeva così raggiante da molto tempo. Era ancora molto piccola, ma la madre si rendeva conto in quel momento quanto la figura di Bob le fosse mancata, nonostante negli ultimi mesi sembrava essersi abituata alla sua assenza. Aveva sempre pensato che nella mente della bambina i ricordi dei primi anni di vita fossero sfumati e vaghi. In realtà, Amanda era assolutamente cosciente. Ed era eccitata all’idea di rivedere il padre. Dafne si rese conto di quanto fosse stato stupido pensare il contrario, vista l’enorme sensibilità della figlia e la profondità del loro legame. O forse scopriva di essersi ovattata in quelle convinzioni pur di scacciare l'idea di non essere abbastanza, e di non aver colmato veramente il vuoto lasciato da Bob. La voce squillante di Dolores la distolse dai quei pensieri convulsi e fece catapultare Amanda al piano di sotto. Il cancello dell'abitazione si stava aprendo e ad attendere c'era Roberto Chellini, sul suo fuoristrada scuro. Dafne esitò, in cima alla scalinata. Non poteva e non voleva vedere Bob in quell'istante. Troppo rancore tornò a galla, in pochi secondi. Il cuore di Dafne divampava. Si fiondò in camera di Dolores, che aveva un balconcino direttamente sul cortile principale dell'abitazione. Si nascose dietro le tende, non del tutto convinta di voler guardare. Sentì le urla di Amanda. La bambina lo aveva riconosciuto senza esitazioni. Non riusciva a distinguere le voci degli adulti, e decise così di aprire la portafinestra e uscire in balcone, sperando di non essere vista. Sentiva Amanda che parlava come una macchinetta, ripetendo al padre quanto fosse bello. Dafne provò a sporgersi oltre. Lo vide di sfuggita, Bob era di spalle, inginocchiato a terra, che stringeva Amanda con energia. Scrutò la scena per qualche secondo, poi tornò dentro come una furia. Non sarebbe scesa. In quell'istante non ne avrebbe avuto il coraggio. Rimase sdraiata sul letto della madre, ma poi, presa da nuova agitazione, sgusciò in camera sua. Attraversando il corridoio capì che erano entrati in casa. Dolores invitata Bob a prendere i bagagli. Dafne si chiuse la porta alle spalle prima di ascoltare una qualunque risposta, spaventata al solo fatto di risentirne la voce. Alcuni minuti dopo udì il rumore di un trolley che attraversava il corridoio, accompagnato dall'allegra voce di Amanda. Solo quando ci fu di nuovo silenzio Dafne uscì dalla sua stanza, guardinga come una ladra. Trovò la madre in cucina, con espressione ancora parecchio commossa, che alla vista della figlia tentò di nascondere. «Sei scesa finalmente».


30 «Amanda?» chiese Dafne facendo finta di niente. «È di sopra con Roberto. Lo aiuta a sistemare i vestiti mentre il papà si lava! Così ha detto, tutta convinta! Avresti dovuto vederla» spiegò Dolores con occhi rossi e lucidi. «Io... io non ce la faccio mamma. Non stasera. Chiamo Giorgia e vado da lei. Torno tardi. Metti tu a letto Amanda. E se lui ti chiede, non ci sono e basta». «Ma Daffi... ok, fa come vuoi. Comunque credo proprio che sarà lui a metterla a letto! Non se ne staccava un attimo». «Bene, quindi qui non sono necessaria. A domani mamma» tagliò corto la ragazza. Corse verso la macchina, in fuga da sensazioni che si accorse di non saper proprio governare. A notte fonda rientrò. Era sempre affascinata nel vedere quell'enorme villa illuminata dai lampioni sparsi per il cortile che si accendevano automaticamente all'apertura del cancello. E ancora più affascinante era l'ala posteriore della casa, che di notte era invasa dai giochi di luce blu della piscina. Ma i pensieri della ragazza volarono in fretta altrove. Temeva che Bob avesse tenuto Amanda in camera sua. L'uomo, in effetti, ci aveva pensato, ma aveva preferito evitare, non avendo avuto modo di concordarlo. L'aveva messa a letto e l'aveva tenuta stretta, raccontandole una storiella sulla Statua della Libertà. Dopo che Amanda si abbandonò al sonno, l’aveva guardata dormire per diverso tempo, estasiato. Rivedere la figlia gli aveva tolto il fiato. L’aveva stretta e guardata il più possibile, cercando di nascondere gli occhi colmi di gioia per quel ricongiungimento, e colmi di infinito dolore per ciò che si era negato in tutti quei mesi. Dafne entrò in camera di Amanda. La trovò nel letto, profondamente addormentata. Cercò d'immaginare come fosse stata quella serata per la sua bambina. Notò che sul letto c'era un nuovo peluche: un orsetto con cappellino e maglietta dei New York Yankees. Lo prese in mano e lo avvicinò al volto. Dopo mesi, sentiva di nuovo quell'inconfondibile profumo di Bob. Lo allontanò immediatamente da sé e andò a dormire, rigirandosi per diverso tempo, prima di riuscire ad addormentarsi.

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