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Akira Zakamoto

Frammenti di Luce dal caleidoscopio della vita

Palazzo Oddo Albenga 30.05.010 20.06.010


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La passeggiata di un pittore distratto: la caleidoscopica creatività di Akira Zakamoto di Francesca Bogliolo

Rodari sosteneva che 'sbagliando s'inventa', che dall'errore possono nascere percorsi fantastici e creativi: tutto sta nell'assecondare i propri errori, nell'attribuire ad essi un significato ed interpretarne il valore. Il percorso creativo di Akira Zakamoto sembra voler esplicitare questo concetto, sembra porlo come fondamento della propria motivazione creativa, della propria inquieta sperimentazione. L'errore, Zakamoto lo racchiude nel nome, che in giapponese è un nome impossibile, sbagliato, che omaggia l'Oriente, lo richiama, lo racchiude in un qual modo, e rende l'artista riconoscibile: gli crea un'identità di cui è difficile identificare i contorni, data la sua vasta e poliedrica produzione creativa, che eppure appare nitida e chiara come una fiaba per bambini, immediatamente intuibile nella propria sostanza comunicativa. Si chiede spesso, ai bambini: 'ma dove hai la testa?': il volto, gli occhi, il naso, il sorriso, sembrano tutti scivolati, atterrati nelle tele di Zakamoto, quadri specchi di un artista che ci sembra di immaginare intento a toccarsi il collo mentre dipinge, per essere sicuro che la testa sia ancora al suo posto. I suoi bambini angeli, supereroi, creatori di mondi, metafore di un mondo possibile, sono bambini con la testa sul collo, sono volti di bambini che ci guidano in un mondo nuovo dove una poetica che vuole preludere ad un mondo migliore non solo è possibile, ma è addirittura reale. In questo mondo Akira Zakamoto si muove disinvolto in loro compagnia, rinasce, riconosce ciò che è rimasto di un tempo che secondo la sua poetica è eterno. Sembra citare una frase attribuita dalla tradizione a Dante Alighieri, e ricordarci che del Paradiso ci sono rimasti il cielo, le stelle e i bambini, e nel farlo concede ai suoi bambini un ruolo privilegiato di narr-attori, ne evidenzia, di volta in volta, lo sguardo od i gesti, concentrandosi su particolari che lo attraggono più di altri, che meglio di altri sembrano svelargli un segreto. Come ne 'la passeggiata di un distratto' di Rodari, il fanciullino di Zakamoto si smarrisce, poco a poco, nello sguardo dei suoi personaggi, che costituisce il fil rouge di tutta la sua poetica. I ritratti, reali e reinterpretati, sembrano contenere riferimenti alla pop art, ai manga, alla sua formazione grafica, eppure tutto questo viene riletto alla luce di contenuti originali, in un caleidoscopio colorato costituito da parti armoniche che risuonano insieme ai nostri occhi. Al termine del percorso di un'esposizione di Zakamoto, tutto questo appare chiaro, come se avessimo letto un testo ricco di contenuti tradotto in termini semplici ed essenziali. Come se, attendendo sulla soglia il pittore al termine di una passeggiata tra i suoi significati, a noi fossero rimasti in mano -donati dalle tele- dei pezzi importanti per comprenderlo. Nel ritrovarlo, non potremo fare altro che agire come la mamma del distratto di Rodari, che, nel ricomporre il figlio, lo rassicura. A noi non resterà che dire, con un sorriso, 'Sì, Zakamoto, sei stato proprio bravo'.


I bambini di Zakamoto, non dovrebbero mai andare a dormire. di Elisa Basso

“Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà mai più”. Il mondo letterario creato da Italo Calvino con “Il Barone Rampante” è accostabile a quello artistico di Akira Zakamoto alias Luca Motolese. Questo fanciullo che si rifugia sugli alberi, diventa un eroe della disobbedienza, un’allegoria del poeta e del suo modo sospeso di essere al mondo. Analogamente, Zakamoto, racconta di bambini che hanno già sollevato i piedini dal suolo, per paura di essere contaminati dalla realtà e come angeli si lasciano trasportare dall’alito della vita che li spinge con potenza verso l’universo. Nelle “Città invisibili”, Calvino narra di un viaggiatore visionario che descrive città immaginarie fuori dal tempo e dallo spazio e Zakamoto li dipinge su tele quadrate. Lo scrittore durante una conferenza tenuta a New York (1983), parlò con insistenza della distruzione dell’ambiente naturale e della fragilità dei grandi sistemi tecnologici che possono produrre guasti a catena, paralizzando metropoli intere; parallelamente Zakamoto, attraverso i suoi ritratti fugge dalla catastrofe incombente e sogna. I fanciulli nati dalla mano dell’artista, attraverso la loro creatività, dimenticano le quotidiane ingiustizie, trovano la forza di ricominciare e riscattano la loro e la nostra condizione, trasformandosi persino in supereroi, esploratori, semidei e creatori di mondi. Il loro sguardo è carismatico, è pura potenza, vitalità, non ha nulla di gracile, è forza mista a tenerezza. I piccoli messaggeri possiedono un’espressività magnetica e profetica, ci comunicano la loro incomprensibilità del modo di vivere degli adulti. Solo loro potranno redimere l’umanità dagli errori commessi e per questo motivo tengono in pugno il globo terrestre ed indifferenti giocano con i pianeti e le stelle. Non si tratta di un’aspra critica alla società, quasi piuttosto di una cinica ed ironica, forse disperata presa d’atto dell’omologazione del reale e dell’impossibilità di un cambiamento da parte degli adulti. I ritratti di Zakamoto ci permettono di riflettere sul mondo in cui viviamo, sul nostro grigiore e sulla pesantezza di essere adulti, facendoci meditare su come eravamo, l’energia e voglia di vivere che possedevamo, come senza preoccupazioni potevamo volare leggeri sopra le città. Zakamoto fugge dal “qui ed ora” verso la rievocazione del mondo infantile, ma rimane radicato nel presente, chiamando a prendere coscienza di quello che accade ed a saper reagire. L’artista, per mezzo del progetto “Bandiera del futuro”, vuole condividere questa speranza del cambiamento, con coloro che lo desiderano. Ci auguriamo che il drappo partito dalla Bottega Indaco di Torino, oltrepassi le “Colonne d’Ercole” e arresti il suo percorso solo quando sarà stremato e soddisfatto. Nella pittura di Zakamoto, tutto si ribalta e pare assurdo che il mondo infantile possa rieducare i grandi, ormai disorientati. “Solo a coloro che possiedono, con innocenza, il sorriso è dato di evocare l'utopia.” (Sergio Moravia). Come Virgilio, Motolese è un’utopista e prevede l'arrivo di un misterioso fanciullo, puer che porterà una nuova età dell’oro; come Esiodo concepisce i suoi soggetti “come dèi che passavan la vita con l'animo sgombro da angosce, lontani, fuori dalle fatiche e dalla miseria; né la misera vecchiaia incombeva su loro [...] tutte le cose belle essi avevano.” (Le opere e i giorni) L’artista ci ammonisce a ritrovare il bimbo che è in noi ed a conservarlo integro nonostante il trascorrere degli anni e ravvisando quel filone


letterario in cui gli autori desiderano ritornare fanciulli per dare libero corso alla loro immaginazione. Per esempio Swift nei “Viaggi di Gulliver” fa il resoconto di alcune viaggi presso strani popoli, coniugando fantasia e feroce critica alla società del tempo, diventando pretesto per irridere il sistema giudiziario, i meccanismi del potere o la politica bellicista. Come Gulliver, i soggetti di Zakamoto, poiché non riescono a supportare la realtà di ingiustizie e limitazioni in cui vivono, si imbarcano su una nave della speranza e naufragano su terre sconosciute. L’artista come lo scrittore prova vergogna per le brutalità commesse dal genere umano! Ugualmente, Zakamoto, con la propria poetica visionaria e per la capacità di saper giocare anche in età adulta, si ricollega al romanzo di Barrie: Peter Pan, il bambino volante che rifiuta di crescere, trascorrendo un'avventurosa infanzia senza fine sull'Isola che non c'è. Dunque, i bambini sono l’essenza stessa dell’arte di Zakamoto, sono arte pura. Non dimentichiamo che l’arte è gioco, è fantasia, è capacità di comunicare, sorprenderci, ingannarci e dunque l’artista non avrebbe potuto scegliere soggetto più adeguato per smuovere l’animo! Si può parlare di nostalgia di un’infanzia innocente e felice, di un Eden che sulla Terra non è più possibile creare, allora perché non realizzarlo altrove, per esempio con un colpo di pennello intinto di arcobaleno? Similmente a Matisse, ripropone una visione emozionale e vitalistica, in cui figure ed oggetti non vengono indagati, ma sentiti e accostati armoniosamente secondo rapporti cromatici: ogni cosa partecipa alla gioia di vivere. È lontano dalla tragicità e dalla disperazione del reale, benché ne sia consapevole, tuttavia trova riparo in una dimensione lirica e spensierata: è pura utopia, straniamento dal reale alla ricerca di mondi migliori, è luminoso sorriso. “Solo a coloro che possiedono, con innocenza, il sorriso è dato di evocare l'utopia.“ (Sergio Moravia) I quadri di Zakamoto hanno un aspetto festoso, ludico, tra l’onirico, allucinato e visionario; le sue vistose immagini si fissano nella mente in maniera indelebile, con sguardi ipnotici e accattivanti, attraggono l’attenzione dello spettatore come una grafica pubblicitaria riuscita. Il pittore stende il colore in modo carico e piatto, esaspera l’uso di toni puri e saturi come i fauves. Ritrova il valore espressivo della cromia, rinunciando alla mistione e alle sfumature, cercando solo accostamenti funzionanti. Il suo eccesso cromatico innaturale e acido mi ricorda un pugno di caramelle o di coriandoli lasciati cadere su una tela. Rifiuta la spazialità classica, le figure sono sospese nell’eternità fantastica e metafisica. Attraverso il computer, semplifica e sintetizza le immagine fotografiche rievocando Andy Warhol e la scuola pop romana, in particolare Tano Festa, per la riproposizione di soggetti come immagini pubblicitarie. Si percepisce l’influenza stilistica della pop art, dei fumetti, dei cartoons tanto amati da Roy Lichtenstein, dal fascino del manga giapponese e azzarderei pure di Jacque Monory. Nell’ultimo periodo, il suo modo stilistico si sta dirigendo verso una nuova gestualità e matericità più marcata, grazie anche all’introduzione di pastelli più morbidi. Come diceva Picasso: ”Disegnare è un modo per scrivere storie.” e Zakamoto ha proprio colto il significato di queste parole in quanto persino la sua biografia è una favola: inizia con “C’era una volta un bambino rapito dagli alieni” e si conclude con “i bambini angeli e supereroi riscoprirono l’essenza della vita, ridiedero voglia di vivere ai grandi e vissero tutti felici e contenti”. Bisogna avere gli occhi dei bambini per cogliere l’essenza del mondo e la pittura di Zakamoto ci indicano che esistono mondi felici in cui l’umanità sarà redenta e felice, bisogna solo mantenere la loro visione anche crescendo. I bambini non dovrebbero mai andare a dormire; si svegliano più vecchi di un giorno.” (James Matthew Barrie)


Frammenti di Luce dal caleidoscopio della vita

Alla fine di ogni inverno il sole disintegra il ghiaccio dell'altissimo lago. Inginocchiato, livido, osservo l'avvento del nuovo mondo. Impercettibile, incomprensibile, attimo di puro bianco che deflagra in un'infinitĂ di schegge colorate. Trafitto, ansimante, vedo i volti dei poeti del futuro, nei frammenti di luce del caleidoscopio della vita. Akira Zakamoto


Agnesa nel caleidoscopio! cm. 30 x 40 olio su tela 2010 Bianca nel caleidoscopio! cm. 30 x 40 olio su tela 2010 La famiglia del futuro cm. 100 x 100 olio su tela 2010 "Gli angeli di Levate" Angela nel caleidoscopio! cm. 30 x 40 olio su carta 2010 Immaginando StarLord cm. 20 x 20 olio su tela 2010 "Superheroes" Alice è un angelo! cm. 80 x 80 olio su tela 2010 "Gli angeli di Levate"


Gaia nel caleidoscopio cm. 30 x 40 olio su carta 2010 Marco è un angelo cm. 20 x 20 olio su carta 2010 "Gli angeli di Levate" Laura nel caleidoscopio cm. 30 x 40 olio su carta 2010 Cola n.1 cm. 100 x 70 olio su cartone 2010 Ottavia nel caleidoscopio cm. 30 x 40 olio su carta 2010 Caterina nel caleidoscopio cm. 30 x 40 olio su carta 2010


Casting "Gli angeli di Parabiago" Martina nel caleidoscopio cm. 30 x 40 olio su carta 2010 Alessandra nel caleidoscopio (particolare) cm. 30 x 40 olio su carta 2010 Desirè è un angelo! cm. 50 x 50 olio su tela 2010 "Gli angeli di Levate" Mariama è un angelo! cm. 50 x 50 olio su tela 2010 "Gli angeli di Levate" Gaia è un angelo! (particolare) cm. 20 x 30 olio su tela 2010 "Gli angeli di Levate"


Lavori indaco La nascita del mondo (particolare) cm. 100 x 70 olio su tela 2010 Alice nel caleidoscopio cm. 30 x 40 olio su carta 2010 SUPERHEROES n.1 (particolare) cm. 100 x 70 olio su tela 2010 Imaen è un angelo! (particolare) cm. 100 x 50 olio su tela 2010 "Gli angeli di Levate" Casting "Gli Angeli di Cervo"


Biografia

Akira Zakamoto vede la luce a Tokyo il 6 Giugno 2001. Luca Motolese lo vede nascere in sogno, lo stesso giorno a Torino. Dall'istante della nascita del piccolo Akira, Luca Motolese lascia lavoro di Art Director e Regista, e vaga per il mondo alla ricerca dell'essere profetico visto in sogno. Akira Zakamoto e Luca Motolese scompaiono contemporaneamente il 10 Agosto 2003 e vengono ritrovati a Torino solo due anni piÚ tardi. In questo lasso di tempo i due mettono insieme i loro talenti e iniziano a dipingere i soggetti profetici caratteristici della loro poetica. Dal 2006 con una serie di progetti ed esposizioni i due portano nel mondo il messaggio profetico affidato al piccolo Zakamoto e tradotto in immagini da Motolese. Assieme a Ciro Palumbo fonda nel 2007 "Bottega Indaco" ateliere di pittura e spazio di incontro e contaminazione tra pittura, teatro, poesia, cinema e comunicazione. Assieme a Simona vanetti fonda nel 2009 "Filodifusione" progetto che nasce per portare l’arte agli oggetti quotidiani, per portare la creatività e il colore nella vita di ogni giorno, per trasformare e trasformarsi.


Expo

Sala Civica Levate (Bg) Gli Angeli Di Levate 11 Aprile 2 Maggio 2010

Galleria Linea 451 Torino Fahrenheit 451, Il film della vita 14 MAGGIO 5 Giugno 2009

Galleria Finocchiaro Acireale (Ct) City Of Angels 17 Aprile 9 Maggio 2010 Galleria Spazio Sempione City Of Angels 6 31 Marzo 2010 Teatro Vittoria Solchi 12 Marzo 2010

San Gregorio Art Gallery I Creatori Di Mondi 26 Marzo 17 Aprile 2009

Milano

Teatro Vittoria Torino "Meno Male!" 4 Marzo 2009

Torino

Parco Della Fantasia Il semaforo blu 6 31 Febbraio 2010 Raphael Art Gallery City Of Angels 10 31 Gennaio 2010

Museo Gianni Rodari

Lecce

Galleria I.C.A. Parabiago (Mi) Superheroes 6 30 Gennaio 2010 Galleria Artema Barletta City Of Angels 7 31 Dicembre 2009 Galleria Gfv Valenza (Al) Gli Angeli di Akira Zakamoto 13 Ottobre 2009 07 Gennaio 2010 Galleria Frida Arte City Of Angels 9 30 novembre 2009

Venezia

Omegna

Port Palace Hotel Euasia 11 28 Gennaio 2009

Monaco

Galleria Spazio 10 Ivrea Bambini Indaco 13 Dicembre 2008 13 Gennaio 2009 La Corte Di Canobbio Cortemilia (Cn) "QUI" I creatori di futuro. I bambini, luce di cambiamento 6 Dicembre 2008 6 Gennaio 2009 Spazio Tadini Milano Cambiamento universale nello spazio 10 Ottobre 2008

Bari

Galleria Studio 4 Molfetta (Ba) City Of Angels 10 Ottobre 31 Ottobre 2009 Oratorio Di S.Caterina Cervo (Im) Angeli 9 AGOSTO 22 Agosto 2009 Galleria Micromacro Torino Un Due Tre Stella 28 MAGGIO 18 Giugno 2009

Ex Chiesa Anglicana Alassio (Sv) Il volto, incarnazione del sogno 30 Agosto - 22 Settembre 2008 Galleria Arte ĂŠ Kaos Alassio (Sv) Dream Frame Il sogno creatore di realtĂ 22 Ottobre 20 Novembre 2007 Galleria B&B Imperia Dea 13 30 Marzo 2007 La torre della filanda Rivoli (To) Isole le roccaforti del sogno 23 settembre 23 ottobre 2006


Akira Zakamoto


Pensieri ammucchiolati da Papà Zakamoto

Fin da piccolo osservavo le cose illuminate e avevo la sensazione estatica che il loro colore mi invadesse. Potevo stare ore ad osservare i fanali posteriori delle macchine incolonnate davanti alla nostra 127 rossa, sul viadotto della Torino-Savona. Più tardi gli occhiali (unico presidio per handicappati divenuto oggetto faschion, potere della persuasione) mi tolsero questa facoltà rendendomi abile alla lettura. Ma la sensazione del colore che mi invade non è mai scomparsa, spesso scosto gli occhiali per guardare con i miei occhi e farmi invadere dal calore del colore sprigionato dalla vita.

In questi attimi ho la sensazione che l'inverno del mondo stia per essere disintegrato da un nuovo sole. Che sia prossimo un attimo di puro bianco, seguito da una pioggia di schegge sature di colore che ci trafigerranno il cuore. Penso che i poeti del futuro (oggi bambini) ricorderanno il momento della fine del vecchio mondo come il momento nel quale il sole sciolse il cuore del mondo. Almeno questo è ciò che mi auguro con tutto il mio cuore con-gelato (alla crema).

Ho creato il personaggio Akira Zakamoto dieci anni fa, sulle rive di un lago montano vicino Biella. Ero in un periodo decisamente confuso della mia esistenza e pensai fosse cosa saggia cambiare nome e lasciarmi alle spalle la mia parte oscura. Gli donai il nome del mio regista preferito e divisi il cognome tra il protagonista del mio videogioco preferito e la prima parte del mio cognome terrestre. Gli scrissi una biografia verosimile che parlava di rapimenti ufo e profezie, molti la credettero vera confermandomi che per persuadere sono sufficenti un paio di media. In fine gli feci giurare di dipingere per tutta la vita il futuro del genere umano, i bambini.

Molti credono che Akira Zakamoto dipinga bambini per comodità o ispirazione, ma io vedo la comodità come si vede la morte e l'ispirazione come qualcosa che mette sonno. Ho sempre concepito la pittura come una costante meditazione attiva, non c'è ispirazione perchè l'attività della pittura deve essere costante durante la veglia e durante il sonno, non c'è comodità perchè non c'è cosa più scomoda di lavorare ventiquattro ore al giorno. Si tratta a mio parere (e di conseguenza anche a parere di Akira Zakamoto) di portare in questo mondo l'immagine che si è creata nell'altro mondo, quello metafisico, materializzandola attraverso una tecnica, che si migliora costantemente attraverso il fare, di notte si crea nel mondo metafisico, di giorno si crea nel mondo fisico. I bambini sono IL simbolo del futuro dell'umanità e come tali Akira Zakamoto li ha scelti, per celebrare la venuta al mondo di Angeli dotati di superpoteri in grado di risvegliare tutta la loro assopita specie.

Ad Akira Zakamoto ho anche donato la mia formazione grafica e gli insegnamenti di Anna Lequio, Giancarlo Povero e Roberto Magliano che


negli anni '90 dell'Albe Steiner di Torino mi hanno iniziato al culto della “Sacra Sintesi” e alla lettura dei persuasori occulti di Vance. Grande scuola quella, senza computer (che la scuola italiana è sempre in ritardo, per fortuna) costretti a lavorare con la materia dei nostri sogni. Mi è sembrato bello dare a Zakamoto la mia stessa passione per le immagini che si stampano nel cervello, per quelle immagini che si scaricano con tutto il loro contenuto concettuale nella memoria centrale dell'osservatore, come le immagini pubblicitarie che tanto bene servono le necessità della nostra epoca.

Un epoca che si basa sulla persuasione-manipolazione-speculazione, dove manipolati e manipolatori si spartiscono la responsabilità della realtà che creano. Dove il vuoto di senso tra il valore delle cose e il loro prezzo, creato dalla perusasione dei potenziali acquirenti, viene riempito dalla speculazione.

Zakamoto avrebbe potuto far parte degli uscocchi di Keller come delle Brigate Bruzzi-Malatesta, ha uno strano affascinamento per le fasi eroiche delle dittature, ma è sotto sotto un romantico che all'epoca in cui vive preferirebbe la repubblica di Firenze del '400, il suo lavoro è un servizio alla persona, non vuol altro dalla vita che poter dipingere per celebrare la vita (non potrebbe farne a meno). Ma che razza di artista sarà mai uno che non ci vuol mangiare un po' su? (come mi chiese un famoso gallerista quando gli parlai di Akira Zakamoto).

Bha... il fatto è che a dieci anni i ragazzi cominciano a voler fare di testa loro e Akira, il mio figliolo metafisico, detto in tutta franchezza, mi sta del tutto scappando di mano :) Mi è sembrato giunto il momento di lasciarlo camminare per il mondo con le sue gambe e di dare alla luce un altro meta-figlio. Gli donerò il nome del mio astronauta preferito e dividerò il cognome in parti uguali tra il mio cognome terrestre e il negozio di belle arti nel quale, con grande gioia, spendo tutti i miei guadagni. Yuri Rimamoto. Nascerà per il bisogno di risentire la mia parte oscura che non vedo da tanto tempo. L'operazione non entusiasma nessuna delle persone che conosco e dunque mi sono persuaso che si tratti di una scelta saggia.

In fondo al gioco della vita si può fare tutto, salvo non giocare.


La Bandiera del futuro di Akira Zakamoto

Nel maggio del 2008 Akira Zakamoto crea una bandiera raffigurante il volto di una bambina nell'atto di volgersi verso il futuro. L’intento è quello di accorciare le distanze fra l’artista e le persone, per dare ampia diffusione a un’opera d’arte che esca dalle gallerie per raggiungere il mondo. Dalle parole di Akira Zakamoto: “questa è un’icona per il futuro. Una bandiera per il cambiamento. Come tale voglio che sia di tutti. Sventola sul balcone della Bottega Indaco (lo studio d’arte dove l’artista lavora - ndr) da qualche tempo, in molti mi chiedono da dove venga. Voglio che inizi a viaggiare e porti con sé il suo inno al nuovo mondo. Voglio che sia come un cartellone sul fianco di un bus, come un brand su un cappellino”. La bandiera, creata a Torino, inizia a viaggiare, raggiungendo le persone che la richiedono, e sventola nelle case più diverse, in luoghi nuovi, intessendo una trama che collega fra loro anime con intenti comuni. Viaggia e porta con sé consapevolezza, speranza e bellezza. Poi si ferma, perdendosi in Kenia e interrompendo così il suo percorso. A novembre 2009 Simona Vanetti realizza una prima nuova bandiera, realizzata interamente a mano mettendo assieme ritagli di tessuto, la bandiera ha di nuovo un volto femminile, senza età, portatore di un messaggio di pace, armonia e spiritualità. FiloDiFusione ha realizzato dei multipli a partire dalla bandiera originale, che sono partiti per raggiungere le persone che ne hanno fatto, e ne faranno richiesta tramite il sito internet www.filodifusione.com. In questa nuova versione, ogni bandiera è collegata ad un progetto benefico concreto. Le bandiere, viaggiando, raccolgono l’energia delle persone che la ricevono e hanno termine corsa quando viene raggiunta l’energia necessaria per la realizzazione del progetto. Vengono così issate direttamente nel luogo, come stendardo felice di un percorso terminato con successo.

FiloDiFusione 2009 www.filodifusione.com


Grazie :)


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Frammenti di Luce dal caleidoscopio della vita  

Catalogo della mostra "Frammenti di Luce dal caleidoscopio della vita" di Akira Zakamoto - Palazzo Oddo Albenga (Sv) 31 Maggio - 15 Giugno 2...

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