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WEBZINE FREE DOWNLOAD by A.C. JAPANIMATION - Anno II - n. 15

NEWS COSP LAY

CULTURA MUSIC A

SIMONE KENPACHI PATERNOSTO - Foto di LUCIANO PHOTOGRAPHY

EVENTI


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EDITORIALE

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ccoci nuovamente su queste pagine, che nel frattempo sono aumentate di altre 8! E questo perché stiamo riuscendo pian pianino a realizzare un sogno: infatti prossimamente si aggiungeranno nuovi collaboratori e, nel frattempo, mentre stiamo chiudendo questo quindicesimo numero... il quattordicesimo ha superato i 4.000 lettori!!! Queste si che sono soddisfazioni in quanto sono la riprova che il nostro progetto JAPANIMANDO è un servizio culturale piuttosto valido che non vediamo l’ora di rendere sempre più completo ed intrigante. Nel frattempo notiamo con piacere che i ragazzi del PARCOSPLAY di Napoli stanno fa-

cendo tutto il possibile per rendere questo appuntamento sempre più interessante: naturalmente per accelerare i tempi aspettano anche voi “di zona” quindi... non perdete ulteriore tempo e rendete queste date ancor più divertenti, così come divertente è il nostro raduno di Ostia Lido che il mese scorso ha festeggiato il suo 3° anniversario alla grande. E’ sempre bello vedere la gente presente nel parco incuriosirsi, avvicinarsi e godersi lo spettacolo del cosplay... come pure quando quattro bat-cosplayers si sono infiltrati al mini evento dedicato al prossimo film di Batman. Leggere per credere! V. D’Amico

SOMMARIO Gidierre.net: l’associazione dei vampiri........ Gli albi preferiti dai ragazzi ............................. 3a Edizione “Lecce Cosplay”........................... Lady Gaga: il fumetto made in U.S.A. ........... Missione Luna tra fantasia e realtà ................ Cinema d’animazione by “Toei Animation”. Il LABOratorio: editoria e formazione......... Kikko e Kikka..................................................... La9Arte presenta: School Comix Aprilia ..... Uchu Kyodai - Fratelli nello spazio................ “Music & Cosplay” a Lucca ............................. Fumetti per bambini oggi? ............................... “B-Geek”: il nuovo evento di Bari ................. Sfondamento dei cieli “Gurren Lagann” ...... Grimm Fandango............................................... Mind Game ......................................................... Cosplay On-Air: Cosplay Road to Mexico.. Cosplay On-Air: Cosplayers vs. Facebook .. Il Ragno e Don Gigino ..................................... “I am a hero” di Kengo Hanazawa ................ “Ascoli Comics & Games 2012” ................... “Paint your Mozart”: ecco i vincitori............ Le amanti di Amadeus ...................................... Il cinema fantastico made in Italy................... “Heidi diventa principessa”... oppure no?!... Carlo Rambaldi: il costruttore di sogni ........ C’era una volta... - 1a Parte ............................. La saga di “Hellraiser”...................................... Fantatrailers: Clicca sulle immagini................ Tokyo: benvenuti nella “Korean Town”......... Inoran (Luna Sea): Il Tour Italiano .................. Aru chan e il progetto “JRIM”........................ “Prato Comics & Play” e Officina Giovani .. Fotoalbum: Batman (& Co.) ad Ostia Lido .. Hallowen Bardi Night 2012 ............................ Album 4° PARCOSPLAY di Napoli............... “Yrtimid Frisia” alias Deborah Degni........... Racconto breve: “Partita eterna” .................. Album 34° PARCOSPLAY di Ostia Lido .....

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GIDIERRE.NET: L’ASSOCIAZIONE DEI VAMPIRI www.gidierre.net

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IDIERRE.NET è un’associazione nata dall’incontro di varie persone operanti nel campo della cultura, dell’intrattenimento e del gioco di ruolo. L’associazione, attiva nel territorio spezzino, ha

alle sue spalle anni di esperienza nell’organizzazione di eventi culturali e ludici; sfruttando il qualificato know how dei suoi fondatori, con il valore aggiunto delle nuove leve, si pone come realtà ormai consolidata all’ in-

terno dell’ambito del gioco di ruolo live e cartaceo. Primaria attività, fiore all’occhiello, l’evento di gioco di ruolo dal vivo con ambientazione “Vampire the Masquerade” che, con cadenza mensile

e in location suggestive, vanta di numerose presenze da tutto lo stivale. E’ infatti grazie all’impegno del gruppo organizzativo composto da esperti sceneggiatori, costumisti e truccatori professionisti che l’evento sta acquistando una notorietà sempre più grande nel panorama del gioco di ruolo italiano. A coronare l’impegno profuso dagli associati, la consacrazione al “Festival Horror Awards 2011” di Orvieto, nel quale hanno svolto animazione, dimostrazioni di make up e creazione di costumistica ispirata ai maggiori film della scena horror italiana e internazionale. Sempre nell’anno in corso, l’associazione è stata presente alla “Festa dell’Unicorno” a Vinci con uno stand dimostrativo. GIDIERRE.NET è lieta di annunciare che a Pisa, dall’anno 2012, è attivo un nuovo capitolo del live di “Vampire the Masquerade” alzando a due, gli eventi mensili ispirati al famoso gioco di ruolo. La cronaca è parallela a quella già avviata permettendo di unificare le due città sotto la stessa ambientazione contribuendo in questo modo ad ingrandire la “Storia” raccontata. Dall’anno prossimo, inoltre, l’associazione darà il via ad una serie di inizia-


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zioni o volesse aderire ad una o più attività associative, il recapito mail e tutti gli altri contatti sono reperibili nel nostro sito.

tive ludiche che interesseranno molto gli amanti dei giochi da tavolo “old school” e dei videogiochi. Saranno infatti organizzati, sempre nel territorio spezzino, tornei di gioco di ruolo, giochi da tavolo e videogames dei più famosi brand presenti sul mercato in questo momento sia su console che su pc (Modern Warfare 3, Fifa12 ecc.).Verranno messi in palio gadget esclusivi e premi per i primi classificati. Per chiunque volesse avere maggiori informa-

GDR Staff

- PILLOLE DI PSICOLOGIA DEL FUMETTO -

GLI ALBI PREFERITI DAI RAGAZZI ALCUNE RICERCHE SUGLI ALBI PREFERITI DAI RAGAZZI (da Minelli M. “Manuale di psicologia del fumetto”, Ed Psiconline 2012, Pag 44 - 45 Nella foto un edicolante che esprime la sua preferenza... bbà e Rossi (1962) elencarono i presunti “elementi-chiave che fungerebbero da richiamo per le preferenze”: animali umanizzati, uomini pupazzati, umorismo, avventura, violenza, mascolinità, romanticherie, superfisico. Gli albi più scelti dai soggetti del campione degli Autori furono nell’ordine Topolino, Cucciolo, Nembo Kid, Il Monello, L’Intrepido e Tex.

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Quadrio (1968) osservò che aumentando l’età si ha una maggiore concentrazione (minore dispersione) di scelte e che i ragazzi a nove anni preferiscono il comico e l’avventuroso, mentre le coetanee scelgono il comico e l’intellettuale; a 14 anni, pur persistendo questi interessi aumentano specialmente tra i maschi le preferenze per

il nero. Genovesi ed altri (1971) confermarono la predilezione dei ragazzi per il genere avventuroso e quella delle ragazze per il comico; nel campione di Fidenza e Parma le ragazze maturarono prima dei ragazzi un interesse per i generi nero, intellettuale e sexy. Lo stesso Genovesi (1972) rilevò a Milano e Monza maggiori consensi

per Topolino e Superman. I ragazzi del suo campione spiegarono le ragioni del loro gradimento degli albi: immagini, colore, soddisfacimento di nascoste aspirazioni, evasione dal quotidiano, identificazione fantastica con l’eroe, ecc. Va però tenuto presente che Il timore della valutazione degli insegnanti è una variabile interveniente che provoca una distorsione nei risultati di tutte le ricerche condotte nelle scuole. Questo effetto di distorsione si può parzialmente prevenire invitando gli alunni a non contrassegnare con il loro nome la prima pagina del questionario, indicando soltanto età e sesso. Marco Minelli


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3a EDIZIONE “LECCE COSPLAY”

http://manvelcosplay.wordpress.com - vanessa_85@libero.it

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iao sono Vanessa Campagnolo il mio nome da Cosplayer è Manvel Cosplay, sono di Roma, ma abito a Gallipoli da 4 anni; sono entrata a far parte del mondo del cosplay nel 2007 e questa passione mi stà dando risultati soddisfacenti. Da circa 4 anni organizzo a Lecce e provincia, (zona Salento) eventi dedicati al cosplay; purtroppo la situazione in Puglia non è molto rigogliosa, abbiamo pochi eventi e pochissime fiere degne di nota, nonostante il numero dei cosplayers sia abbastanza discreto. Attualmente il nostro evento “Lecce Cosplay” è giunto alla terza edizione e si svolgerà a Lecce città, il giorno 8 Settembre 2012 dalle ore 15.30; come ogni edizione, l’evento sarà diviso in due parti, la prima di “pellegrinaggio” in cui decine di cosplayers invaderanno il centro storico, e si incammineranno in uno dei punti di raccolta stabiliti, formando un corteo volto a far conoscere il cosplay alla popolazione leccese. La seconda parte riguarderà invece la Gara Cosplay, che quest’anno si svolgerà presso le Officine Cantelmo, una sala convegni grande, climatizzata ed accogliente, l’ideale per un contest!! Durante l’evento ci sa-

che nei prossimi giorni. Per altre info contattare vanessa_85@libero.it Oppure seguite il gruppo FB: https://www.facebook.com/groups/123529 137707075/

ranno altre attività, tra cui giochi di intrattenimento, set fotografici, e riprese video con fotografi leccesi professionisti come Antonio Fatano. PROGRAMMA START h 15.30: Raduno presso l’Anfiteatro di Lecce in pieno centro storico, come è di stile di ogni nostro appuntamento! h 16.00: Ci sposteremo come al solito, corteo colorato, verso la vicina Villa Comunale di Lecce, che sarà il luogo fulcro dell’evento, ingresso su viale XXV Luglio. Ad attenderci ci sarà, Antonio Fatano, fotografo professionista leccese, che sarà lieto insieme al suo staff, di realizzare ad ognuno di voi, un piccolo set, sfrut-

tando le bellissime locations che i Giardini offrono! Seguitelo sulla sua pagina FB: https://www.facebook.com/pages/LooTECK-LAB-Photography/ 286134111403242 h 17.45: Raggiungeremo le “Officine Cantelmo” in Viale De Pietro: www.officinecantelmo.it L’ampia sala climatizzata, provvista di bar, ospiterà il Contest Cosplay. h 18.00/19.00: Gara Cosplay. Saranno premiati: - Miglior Cosplay Femminile; - Miglior Cosplay Maschile; - Miglior Gruppo. h 19.00: Premiazioni e saluti finali presso la Villa Comunale. Il presente programma potrebbe subire modifi-

Le ISCRIZIONI al contest sono già aperte. I moduli di adesione vanno inviati entro il 7 settembre. Si prega di visionare il regolamento della gara su: https://www.facebook.co m/groups/123529137707 075/doc/4096879124245 28/ MODULO: https://www.facebook.co m/photo.php?fbid=40310 11466458&set=oa.40968 6395758013&type=1&the ater Manvel Cosplay e Lecce Cosplay Staff

-----------Photo di Luciano Photography, Roma. (tutti i diritti riservati). Seguitelo su FB qui: https://www.facebook.co m/LucianoPhotography.R oma Testimonial: Andrea Starchild Cosplay: https://www.facebook.co m/pages/Andrea-Starchild-Cosplay/326264580730506


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LADY GAGA: IL FUMETTO MADE IN U.S.A. www.bluewaterprod.com

Tratto dalla quarta di copertina del fumetto “Lady Gaga - Fame”: ou’ve all seen the music videos. The performances. The award show acceptance speeches and the interviews. We all know her name and her image but how many of us really know the story of Gaga? From her early days at NYU to her music videos and MTV performances, take a look behinf the curtain and learn the truth about Lady Gaga. Be-

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vome one of her little monsters and get a behind the scenes look. This special graphic novel edition has a bunch of extras. If you’re going to start a line of biographical comic books devoted to “culturally relevant celebrities and pop-culture icons,” Lady Gaga is probably a good choice to inaugurate the series - New York Times. “Well worth it for some GaGaloo!” - Perez Hilton.


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MISSIONE LUNA TRA FANTASIA E REALTA’ www.futureshock-online.info

È MORTO NEIL ARMSTRONG. TANTI I RICORDI, UNA SOLA DIMENTICANZA: LA FANTASCIENZA.

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l 26 agosto, è morto il primo uomo che abbia messo piede sul suolo lunare: l’astronauta Neil Armstrong, che guidò il modulo “Eagle”, staccatosi dal modulo di comando “Columbia” della missione “Apollo 11”, e lo fece allunare, il 21 luglio 1969, nel Mare della Tranquillità. Compagni della leggendaria impresa furono Edwin Aldrin e Michael Collins. Per onorare la memoria dell’astronauta scomparso all’età di 82 anni, si sono spesi, e giustamente, fiumi di inchio-

stro, ma neanche un rigo per la fantascienza. Subito qualcuno salterà a dire: che c’entra la fantascienza? C’entra per diverse ragioni. Intanto diciamo che uno dei tre astronauti, Aldrin, ha scritto, con John Barnes, autore di L’età della guerra (The Man Who Pulled Down the Sky, 1988), Peccato originale (Sin of Origin, 1988), ecc., un paio di romanzi di fantascienza: Enconter with Tiber e The Return. In secondo luogo, come abbiamo illustrato nel nostro editoriale L’allunaggio? È merito anche della fantascienza, molti scrittori americani di fantascienza raccolsero la sfida allora in atto tra Stati Uniti e Unione Sovietica per la conquista dello spa-

zio, e scrissero una serie di romanzi, denominati juveniles, con cui intesero preparare i giovani all’era dello spazio. Si distinsero, tra essi, Robert A. Heinlein con il suo La tuta spaziale, in cui il giovane Kip Russell partecipa a un concorso per un viaggio sulla Luna, ma non ottiene che il secondo premio: una tuta spaziale, e Lester del Rey con Destinazione Luna (Mission on the Moon, 1956). Ma lo scrittore che svolse un ruolo decisivo nello sbarco sulla Luna, fu Arthur C. Clarke. Lo testimoniano i suoi numerosi romanzi ispirati al tema del volo spaziale, tra cui ci piace ricordare: Preludio allo spazio (Prelude to Space, 1951),

Ombre sulla Luna (Earthlight, 1957) e Polvere di Luna (A Fall of Moondust, 1961). Non desta, dunque, meraviglia la dedica incisa dagli astronauti dell’Apollo 15 sulla mappa in rilievo della zona d’atterraggio del modulo lunare Falcon: “Ad Arthur Clarke dall’equipaggio di Apollo 15 con molti ringraziamenti per le sue visioni dello spazio. Dave Scott, Al Worden, Jim Irwin”. Desta, invece, meraviglia che, nel commemorare il luttuoso evento della morte di Neil Armstrong, i giornali e le reti televisive nazionali e locali abbiano omesso qualsiasi accenno alla fantascienza. Antonio Scacco


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CINEMA D’ANIMAZIONE BY “TOEI ANIMATION” http://imperodeicartoni.freeforumzone.leonardo.it

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l nuovo libro di Rumor tocca un periodo dell ‘animazione giapponese che i nati alla fine degli anni sessanta e negli anni 70 dovrebbero ricordare bene, infatti quei film furono trasmessi dalle tv private locali e, in qualche raro caso, proiettati al cinema. I film del gatto Pero (con gli stivali), “Le 13 fatiche di Ercolino”, “Gli allegri pirati dell’isola del tesoro”, “20000 leghe sotto i mari”, “Alì babà e i 40 ladroni”, le vari fiabe animate di Andersen ed altri film ancora, fanno parte della nostra memoria animata, al pari di Goldrake e Lady Oscar. Il libro risulta scorrevole ed interessante, in particolare se si è affezionati ai film commentati, ma anche se si è dei semplici appassionati di animazione nipponica, infatti in copertina c’è un’immagine del primo film animato d’autore, “La spada del sole – La grande avventura di Hols” (che io vidi una prima volta da bambino in tv e non mi piacque molto, anzi, mi inquietò assai, mentre la successiva visione da adulto la apprezzai di più). Il saggio è diviso in 14 brevi capitoli. Capitolo 1: E’ raccontato il clima, più che la mera storia cronologica, in cui nacque la Toei Doga ad opera del

TITOLO: Toei Animation, i primi passi del cinema animato giapponese AUTORE: Mario A. Rumor CASA EDITRICE: Cartoon Club PAGINE: 195 COSTO: € 20,00 ANNO: 2012 FORMATO: 15 cm X 20 cm REPERIBILITA’: Presso il negozio Yamato Video di Milano ISBN-10: 8896584051 ISBN-13: 9788896584057

suo primo presidente Hiroshi Okawa. Rumor cerca di spiegare cosa spinse Okawa a creare la Disney d’oriente, e quale valore ebbe questa casa di produzione per l’animazione nipponica delle generazioni successive. Inoltre sono introdotti i dissidi tra Okawa, che voleva continuare nei film d’animazione per bambini

(favole con dolci animaletti), e le nuove leve (Takahata, Miyazaki etc.), che volevano storie più adulte. Capitolo 2: Questo capitolo, rispetto al primo, è l’esposizione della storia del cinema d’animazione prima della nascita della Toei. Dall’introduzione in Giappone del cinematographe Lu-

miere nel 1897 ad opera di Katsutaro Inabate, che proiettò i primi filmini a pagamento, fino ai primi film d’animazione importati dall’estero nel 1910. Nel 1916 viene prodotto il primo corto d ‘animazione nipponico, che fu chiamato “senga eiga”, “film disegnato”. Il capitolo continua con la cronistoria degli esordi pionieristici, più professionali poi, del cinema d’animazione giapponese, date, nomi di autori, titoli dei film, brevi racconti dei fatti susseguitesi negli ani 20/30/40. E’ toccato brevemente l’argomento dello sfruttamento da parte della propaganda patriottica e militare imperiale dell’animazione del periodo. Capitolo 3: Il periodo preso in esame è quello del cinema animato appena dopo la fine della guerra fino al periodo pre Toei Doga. In quegli anni i mezzi e i finanziamenti erano scarsi, ma la fine della censura e della propaganda militare avevano liberato l’inventiva dei non numerosi animatori rimasti. Nel 1952 viene fondata la Nichido Eigasha, nel 1956 Hiroshi Okawa annusa il buon affare e l ‘acquista, rinominandola “Toei Doga”. Capitolo 4: Il capitolo è riservato ai 2


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anni di lavorazione per il primo lungometraggio a colori della Toei Doga (e del Giappone): Hakujaden (la leggenda del bianco serpente), 1958. Capitolo 5: Rumor rievoca la storia del secondo film (1959) “Shonen Sarutobi Sasuke”, e del quarto (1961) “Robin e i 2 moschettieri e mezzo” (Anjuto Zushiomaru) della Toei Doga. Capitolo 6: Qui si fa un passo indietro per raccontare la creazione del terzo film della Toei, “Son Goku” (1960), “Le 13 fatiche di Ercolino”. Prodotto arruolando Osamu Tezuka, che collaborerà in altri 2 film: “Le meravigliose avventure di Sinbad” (1962); “Wan Wan Chushingura” (La marcia dei cani, 1963). Capitolo 7: Rumor si sofferma sulla “Golden Age” della Toei Doga, e su ciò che spingeva i suoi animatori (Yasuo Otsuka, Taiji Yabushita, Akira Daikuhara,Yasuji Mori, Hayao Miyazaki, Isao Takahata, Reiko Okuyama) a dare il meglio nei loro film anche se spesso non ne condividevano la filosofia imposta da Okawa. Capitolo 8: Nel 1963 (fino al 1965 per 86 episodi totali) la Toei Doga produce il suo primo anime televisivo: “Okami Shonen Ken”.

La Toei per questa prima serie impose una qualità maggiore rispetto ad Astro Boy di Tezuka, 4 o 5 mila disegni a puntata contro i 1000 del robottino tezukiano. Sono elencate e commentate anche le successive serie televisive della Toei, come “Hustle Punch”. Capitolo 9: Il capitolo affronta il filone filmico basato sui romanzi occidentali. Sono analizzati i film: “Le meravigliose avventure di Sinbad” (1962); “I viaggi spaziali di Gulliver” (1965); “La storia di Alice... fanciulla infelice” (1967); “Senza famiglia” (1970). Capitolo 10: Sono riproposti e commentati i film realizzati per la Toei Doga da Shotaro Ishinomori: “Rainbow Sentai Robin” (1969); “Cyborg 009” (1966); “Cyborg 009 Kaiju Senso” (1966); “20000 leghe sotto i mari” (1969); “Sora Tobu Yureisen” (1969). Ora entrerò in modalità nerd/otaku. Nella sinossi di “20000 leghe sotto i mari” ci sono un paio di errori. A pagina 130 c’è scritto “Nel caos, Isamu afferra la ragazzina e si dirige verso la spiaggia assieme a Cita”. A parte che non è Isamu ad afferrare Angela, ma è il leopardo Cita, però i 3 non si possono dirigere “verso la spiaggia”, in

quanto sono sulla cima di un vulcano! Si limitano a ripararsi dentro una grotta, anche perché Angela è svenuta e sono inseguiti dal Mostro di Fuoco. A pagina 132 c’è l’immagine di una scena con questa didascalia: “Isamu e l’amico leopardo Cita si trovano ad affrontare uno dei mostri marini del film”. In realtà quel mostro non verrà affrontato dai 2 (anche se in realtà sono in 5, visto che tutti sono a bordo della Chiocciola Magica di Angela, assieme anche ai 2 piloti), perché questo enorme serpente marino dagli occhi diamantati è venuto solo a rendere un saluto alla principessa Angela. Fine della modalità Nerd/otaku. Nel 1966 la Toei Doga decise di dividere i film prodotti in due classi: la classe A (80 minuti, 12 disegni al secondo) e la classe B (60 minuti, 8 disegni al secondo). Quindi Shotaro Ishinomori diresse questi film di serie B, tra i quali ci sono i film a cui sono più affezionato (vedi gli appunti fatti sopra). Capitolo 11: Il capitolo racconta la genesi, la lavorazione e gli esiti del film considerato lo spartiacque tra l’animazione per bambini (target imposto da Okawa) e il cinema d’animazione d’autore: “Tayo no oji – Hols no daiboken” (1968) “La spada del sole – La grande avventura di

Hols”. Con questo film Takahata fece capire agli animatori contemporanei e futuri che l ‘animazione poteva anche veicolare contenuti di denuncia sociale. Il capitolo è un breve riassunto dei fatti, per un maggior approfondimento consiglio la lettura dell’altro libro di Rumor su Isao Takahata, “The art of emotion, il cinema d’animazione di Isao Takahata”. Capitolo 12: Irrompe sulla scena il gatto Pero, protagonista di 3 film e divenuto la mascotte della Toei. Capitolo 13: Yoichi Kotabe,Yasuo Otsuka, Isao Takahata e Hayao Miyazaki stano per lasciare la Toei per le ormai insanabili diversità di vedute sui contenuti dei film. Prima di andarsene partecipano (non tutti) ad altri 2 film: “Gli allegri pirati dell’isola del tesoro”; “Alì babà e i 40 ladroni”. Capitolo 14: Sono elencati e commentati i film “fiaba” della Toei da “Le meravigliose fiabe di Andersen” (1968) ad “Aladino e la lampada meravigliosa” (1983). Passando per “La sirenetta” (1975), “Heidi diventa principessa” (1977), “Il lago dei cigni” (1981), “I dodici mesi” (1980), “Tatsu no ko Taro” (1979). Stefano La Visione


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IL LABORATORIO: EDITORIA E FORMAZIONE Su Facebook: Labo Fumetto - LABOfumetto@gmail.com

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l LABOratorio: una realtà che unisce un progetto formativo ed uno editoriale, un luogo di formazione per aspiranti disegnatori di fumetti, illustratori, cartoonist, sceneggiatori, scrittori, coloristi e grafici che verranno seguiti individualmente da una squadra di tutor composta oltre che da Gabriele Benefico e Fabrizio Liuzzi (storici fondatori e insegnanti del LABO) da: - Walter Trono (disegnatore per Star Comics e Aurea Editoriale); - Emanuele Boccanfuso (disegnatore per la Sergio Bonelli Editore, di “ArcasacrA” per la NPE, per la Mondadori e per varie altre realtà editoriali) - Enzo Rizzi (creatore di Heavy Bone attualmente edito da NPE); - Mara Venuto (scrittrice ed editor per diverse realtà editoriali); - Nicola Sammarco (al 2° anno di studi presso l’accademia Nemo di Frenze, illustratore di “Le avventure di Chester Chip” edito da Bokemon Lab, colorista per Red Whale e per l’americano Art Side Studio). Si potrà partecipare alle attività del laboratorio, che si terranno ogni giovedì presso la libreria Gilgamesh a Taranto, qualunque sia il livello di partenza. Ad una prima fase di formazione individuale seguirà quella dello

sviluppo della capacità di lavorare in team e tutti gli iscritti verranno coinvolti in progetti editoriali da pubblicare sotto l’etichetta “LABO”. Inoltre ai partecipanti al LABOratorio verrà garantito durante le attività, ma anche oltre, la partecipazione a mostre ed eventi vari organizzati da LABO o ai quali il gruppo prenderà parte garantendo loro una grande visibilità presso pubblico e addetti ai lavori. Una delle novità di questa

edizione saranno le lezioni sulle tecniche di animazione e la realizzazione del character design per essa a cura di Nicola Sammarco. Questa nuova formula che vi proponiamo nasce come naturale evoluzione di 5 anni di laboratori e corsi dai quali sono già venuti fuori ragazzi oggi impegnati nella realizzazione di fumetti per conto di varie realtà editoriali di importanza nazionale. Esso si pone come una reale alterna-

tiva ad una scuola di fumetto con metodi innovativi, uno staff giovane, affiatato e motivato e tante occasioni di visibilità. Durante il primo incontro del 13 settembre 2012 verrà inoltre presentato “Experiment #2” volumetto che raccoglie i lavori della precedente edizione del laboratorio. Per maggiori informazioni: Tel. 340/36.92.337. Il LABoratorio Staff


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LA9ARTE PRESENTA: SCHOOL COMIX APRILIA asusword@yahoo.it

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iao sono Dea. Chi legge assiduamente queste pagine mi avrà conosciuta come l’autrice di Kikka&Kicco (vedere numeri precedenti di JAPANIMANDO ed alla pagina qui di fianco). Tra le diverse attività a cui mi dedico un posto di tutta rilevanza ce l’ha, indubbiamente, l’associazione LA9ARTE di cui sono il presidente e fondatore. Dal nome stesso è facile intuire che questa organizzazione si occupa d’arte, in particolar modo del fumetto: nasce infatti con l’intento di diffonderne la conoscenza e la cultura, soprattutto nella provincia tra Roma e Latina, nelle zone di Aprilia, la città in cui vivo. Tra le molte attività orga-

nizzate (mostre, workshop, seminari...), un posto di assoluta rilevanza lo occupa la SCHOOL COMIX APRILIA, la scuola di fumetto che comprende i seguenti corsi: - GIOCO E IMPARO CON LE MATITE E I COLORI (laboratorio ludico-manuale per bambini dai 5 ai 7 anni); - GIOTTO SI DIVENTA (corso di disegni per ragazzi dagli 8 ai 13 anni) - SCHOOL COMIX JUNIOR (corso di fumetto per ragazzi dagli 8-14 anni preparatorio al SENIOR); - SCHOOL COMIX SENIOR (corso di fumetto per ragazzi dai 15 anni in su, rivolto anche agli adulti). Credo che in questa sede

sia di particolar interesse lo School Comix Senior, che si svolge con cadenza settimanale con lezioni della durata di due ore in modo tale da avere un primo momento di teoria e poi lasciare spazio alla pratica, indubbiamente momento importantissimo per l’insegnamento di una materia come il fumetto. Le lezioni saranno tenute dalla sottoscritta e sarò affiancata da giovani collaboratori, tra cui Francesca Landi, per le lezioni di manga, e Stefano Ficca, per le lezioni di sceneggiatura, anch’essi altamente qualificati, con curricula di tutto rispetto e con esperienza nel campo dell’insegnamento, ragazzi giovani che conoscono la realtà del mondo del fumetto, le

difficoltà che un emergente può incontrare, che hanno la voglia di mettersi in gico e il desiderio di comunicare non solo la tecnica ma la passione e la cultura che chi ci ha preceduti ci ha lasciato o continua a lasciarci. Le lezioni, si svolgeranno ad Aprilia, avranno inizio ad Ottobre 2012 e si concluderanno a Maggio 2013 con l’esposizione dei lavori realizzati dagli allievi. Per chi volesse maggiori informazioni, sulla scuola o più in generale sull’associazione può contattarmi telefonicamente al 349/71.82.756, via mail scrivendo a asusword@yahoo.it, oppure su facebook Dea Fumettista. Dea Fumettista


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UCHU KYODAI - FRATELLI NELLO SPAZIO di Andrea De Rosa

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ratelli nello spazio è un manga di Chuya Koyama, nominato due volte per il Taishō Manga nel 2009 e nel 2010. Nel 2011 ha vinto il premio per i migliori manga in generale al 56° Shogakukan Manga Award e il Kodansha Manga Award. Serializzato in Italia dalla Star Comics e uscito per la prima volta il 17 gennaio 2011. I Personaggi presenti in questo manga, sono tutti maggiorenni (ovviamente non si tratta di persone realmente esistenti, bensì di raffigurazioni grafiche). I Protagonisti di questa storia, sono due fratelli: Mutta Nanba e il suo fratello minore Hibito, che fin da piccoli sognano di diventare astronauti e di andare nello spazio. Ma il

destino ha riservato a Hibito e Mutta strade e esistenze diverse, sia in carattere personale che in successi lavorativi: Mutta, con il passare degli

anni, ha abbandonato, a causa del suo carattere demotivato e pessimista, il suo sogno di diventare astronauta, diventando un progettista di automobili;

mentre il fratello Hibito ha continuato a perseverare, riuscendo a passare gli esami di selezione astronuati della Jaxa (Agenzia Aerospaziale


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Giapponese), diventando così il primo giapponese a partecipare a una missione di sbarco sulla Luna. Mutta è convinto di essere sfortunato e che la vita non conservi altro che guai per lui. Egli poi verrà licenziato dalla ditta per cui lavorava per aver dato una testata al suo capo che aveva parlato male del fratello. Senza lavoro e senza prospettive di vita, ripensa ai momenti infantili con il fratello, facendo risorge in lui il desiderio di diventare un astronauta e di raggiungere così il fratello che lo sollecita a percorrere questa strada. Essendo il fratello maggiore di Hibito, tenta conti-

nuamente di essere, tra i due, quello che deve essere un esempio per suo fratello. Mutta seguirà le sue orme e farà di tutto per diventare un astronauta. Durante i test di ammissione farà molte conoscenze e alcuni diventeranno suoi amici, come Kenji Makabe, cui avrà un gran legame, Reiji Nitta,Yasushi Furuya, Naoto Fukuda, Ena Kitamura, e svilupperà un certo sentimento per Serika Ito. Per la prima volta nella sua vita, Mutta intraprenderà un viaggio che lo porterà a fare esperienze importanti, conoscenze significative e scoprire ciò che real-

mente desidera fare nella vita. Ciò che Chuya Koyama ha voluto dimostrare in quest’opera è che non bisogna mai lasciar andare i propri sogni e di non essere pessimisti nella vita, bensì a essere sempre positivi, avere fiducia in se stessi e

impegnarsi per raggiungere i propri sogni. Un adattamento animato prodotto dalla A-1 Pictures è iniziato in Giappone il 1º aprile 2011. È inoltre previsto un film dal vivo per maggio 2012. Andrea De Rosa


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“MUSIC & COSPLAY” A LUCCA! www.facebook.com/musicandcosplay

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aranno quattro giorni e quattro notti da vivere fino in fondo quelle che “Lucca Comics & Games” ha preparato nell’Area Palco. Concerti, ospiti internazionali e naturalmente il Cosplay più atteso dell’anno si alterneranno dalle 16.00 di giovedì 1 alla serata di domenica 4 novembre. Oltre alle cover band e al concorso per le migliori interpretazioni di personaggi di fumetti, cinema, gioco e animazione, torna anche quest’anno a “Music & Cosplay” tutto il mondo legato alla musica giapponese, rock pop e dance. Ecco tutti gli appuntamenti: tenetevi liberi, tenetevi pronti.

Giovedi 1 novembre Ore 16.00: Spaghetti Western all’italiana - Un Dollaro d’Onore Western Orchestra; Ore 17.30: Risate sonore Katzoni Animati in concerto; Ore 19.00: Sembra talco ma non è... - Omar Fantini e Raffaele D’Ambrosio in concerto; Backing Band: i Poveri di Sodio; Ore 21.00: Dal J-Pop all’elettronica del Sol Levante - Eriko + Dj Shiru = Kble Jungle in un suggestivo spettacolo di J-Pop (a cura di Ochacaffè). Venerdì 2 novembre Ore 16.00 (Auditorium San Girolamo): Un Cuore per il Meyer - Incontro per illustrare i risultati ottenuti dall’iniziativa benefica di Lucca Comics & Games e Banana Split e presentare il nuovo pro-

getto; Ore 16.30: Tra Rock e Pop la storia continua - Raggi Fotonici in concerto; Ore 18.45: Time Machine Live Concert - Giorgio Vanni in concerto; Backing Band: I Banana Split; Ore 20.30: Il rock che ti accende, direttamente dal Sol Levante - I 10 Feet in concerto (anteprima europea a cura di E-Talent Bank). Sabato 3 novembre Ore 12.45: Lucca Cosplay La più attesa gara di cosplay in Italia (prima giornata - in collaborazione con Associazione Culturale Flash Gordon); Ore 15.00: (Auditorium San Girolamo): Mele Verdi Story - Incontro con Mitzi Amoroso, Corrado Castellari, Melody Castellari, Stefania Bruno, Stefania Mantelli, Cristina Paiocchi

e Claudia Cavaliere; Ore 18.30: Dai Barbapapà a Mademoiselle Anne... Le Mele Verdi in concertoStarring: Le Mele Verdi; Special Guest: Mitzi Amoroso; Backing Band: La Mente di Tetsuya, Seven Nippon e il Coro Arcobaleno. Ore 20.30: Kimi Ni Todoke, il J-Pop di May’s per la prima volta in Italia in un imperdibile concerto; Baking Band: La Mente di Tetsuya (a cura di E-Talent Bank). Domenica 4 novembre Ore 13.00: Lucca Cosplay La più attesa gara di cosplay in Italia (seconda giornata - in collaborazione con Associazione Culturale Falsh Gordon); Ore 16.00: Dalla musica tradizionale giapponese agli anime - Za Goninbayashi in concerto: musica tradizionale con un tocco di modernità (a cura di Ochacaffè); Ore 19.00: Note Irriverenti - Gemboy in concerto. M&C Staff


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FUMETTI PER BAMBINI OGGI? www.sbamcomics.it

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er decenni i fumetti sono stati identificati come un prodotto “per bambini”. Anzi, ancora oggi, in molte librerie i volumi di comics sono sugli scaffali identificati dalla targa “ragazzi”. Eppure... eppure ormai da anni non si trova più in edicola un prodotto-fumetto rivolto all’infanzia. L’obiezione scontata è che i ragazzi “di oggi” non leggono più fumetti, perché mai dunque un editore dovrebbe lanciare in edicola – con considerevoli spese di produzione – una pubblicazione del genere? È così vero che due autori del calibro dello sceneggiatore Carlo Panaro e del maestro disneyano Luciano Gatto hanno da anni nel cassetto una serie di personaggi (che loro chiamano proprio i Nuovi Personaggi per Bambini) adattissimi all’infanzia e davvero ben fatti ma che non trovano uno sbocco editoriale adeguato (per conoscerli meglio: http://www.luciano.gatto.name/). Ma noi della Sbam-redazione ci siamo posti una domanda diversa: qual è la causa e quale l’effetto di questa situazione? In altre parole: non si fanno più fumetti per bambini perché i bambini non sono più interessati al genere o il problema è che i bambini non possono essere interessati a qual-

L’albo “Il Mondo di Geo”, personaggio di Carlo Panaro e Luciano Gatto che “Sbam! Comics” ha proposto in fascicolo. cosa che è completamente ignorato dal mercato, quindi di fatto non esiste? Siamo proprio sicuri che alcuni dei personaggi che hanno furoreggiato dagli anni Cinquanta alla fine degli Ottanta non potrebbero piacere ancora? Ricordiamo ad esempio un personaggio divenuto

addirittura: parliamo di Nonna Abelarda che, in quel periodo, si trovava sugli albi dell’editore Bianconi e delle Edizioni Metro. Opera di Giovan Battista Carpi e Giulio Chierchini (ma sono stati comunque diversi gli autori che si sono occupati delle sue avventure, tra gli altri Ni-

cola Del Principe, Alberico Motta, Tiberio Colantuoni e il già citato Luciano Gatto) è l’amorevole nonna dell’improbabile re Soldino, giovanissimo sovrano di Bancarotta. Nonna Abelarda ha nei suoi pugni devastanti il mezzo con cui mantenere l’ordine e la disciplina nel reame. A


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farne le spese sono di solito la banda Neroni, il bieco Malvagik e soprattutto i gemelli lestofanti Nik e Nok. Unico punto debole della nonnetta d’acciaio è – da brava vecchina – un dolorosissimo callo sul piede. Altri personaggi del fumetto sono lo scalcinato ma fedelissimo ministro Scartoffia e il classico cospiratore di palazzo, il duca Frittella. Discorso a parte merita il riuscitissimo Bongo, il gorilla che – in alcune storie – vive nel giardino della nonna: si esprime con i cartelli (che gli compaiono tra le mani riportando il suo pensiero in luogo delle classiche nuvolette) e vive alla pe-

renne caccia di banane, spesso a spese del fruttivendolo Gennariello, finendo vittima degli sganassoni della nonna, che lo mantiene con la “banana giornaliera”. “Deve” molto al salgariano Corsaro Nero, invece, uno dei personaggi più famosi di Luciano Bottaro: il corsaro Pepito. A bordo della sua nave, la Cetriolitas, compie scorribande sui sette mari ai danni del bieco governatore spagnolo, sua mortadellenza Hernandez. Al suo fianco in queste audaci imprese la sua ciurma di pirati, tra cui spiccano il marinaio Ventoinpoppa, alla perenne caccia di rhum, e il vecchio e saggio Uncino.

Il numero 48 di Super Soldino, gennaio 1977.

Geppo nr. 1, edizioni Bianconi - 1975.

Dello stesso autore, ci piace ricordare un altro personaggio che ha ha festeggiato recentemente i sui 40 anni sulle pagine de Il Giornalino: Pon Pon, il funghetto antropomorfo che vive in una sorta di... puffolandia all’italiana. La prima storia di Pon Pon uscì infatti sul settimanale cattolico nel novembre del 1971, prima di una lunghissima serie: in tutto, le storie di Pon Pon sono oltre 500, per complessive 1200 tavole firmate da Bottaro! “Pon Pon è un personaggio sereno e cu-

rioso – ha scritto Stefano Gorla nell’articolo sul Giornalino in cui ricordava Bottaro e il suo personaggio – sempre pronto a dare una mano a chi si trova in difficoltà, buono e un po’ pasticcione. Sua sorella Colombina è una casalinga energica che spesso si arrabbia sia con il fratello che con Pestello, il vivace nipote di Pon Pon. Innamorato di Arabella, Pon Pon è però molto timido e ogni volta che la sua fidanzata gli chiede di sposarla, lui se la dà a gambe levate.Tra i suoi vicini di casa ci sono


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Il Giornalino, Periodici San Paolo, nr. 49, 4 dicembre 2011 Tap e sua moglie Flora, temibile cintura nera di judo!”. Perfino Pinocchio ha avuto una sua azzeccatissima versione a fumetti, sempre per i tipi di Bianconi. Il grande disegnatore Sandro Dossi, autore che ha legato il suo nome a numerosissimi personaggi, da quelli Disney a quelli di Hanna e Barbera, ma soprattutto ai mitici Braccio di Ferro e Geppo, il diavolo buono, ci ha raccontato come andò: “Erano passati gli anni necessari per far scadere i diritti sul personaggio Pinocchio, 50 o 60 anni, non ricordo bene. Siccome Bianconi era sempre in cerca di nuovi personaggi da stampare, perché doveva far girare le macchine, ci chiedeva sempre se ave-

vamo qualche idea. Un giorno parlando gli abbiamo detto che c’era questo personaggio famosissimo che non costava niente, che si poteva sfruttare senza dover dare niente a nessuno. L’idea era quella di farlo agire ai giorni nostri, e avevamo già un cast di personaggi che si prestavano in maniera magnifica per essere protagonisti di storie. Così è nato il tutto.Tiberio Colantuoni, che era il più libero di noi in quel momento, si è messo subito a studiare il personaggio e ha fatto la prima storia, dopodiché Alberico Motta, che in quel periodo si occupava di scrivere le sceneggiature per tutti, ha preso a scrivere anche le avventure del burattino. Così l’abbiamo fatto io, Colantuoni e Motta. Il nostro

era il Pinocchio classico: Motta in quel periodo era particolarmente ispirato e sono nate storie che rilette oggi sono ancora moderne, davvero bellissime. E hanno avuto anche un certo successo, come dimostrano i tanti anni di presenza in edicola. E’ interessante vedere come un personaggio come Pinocchio, preso già ‘pronto’ e ‘fatto’ al volo, abbia avuto più successo di altri che sono stati invece costruiti e studiati a tavolino.” Lo scorso gennaio, nientepopodimenoché l’Accademia di Brera di Milano ha dedicato una mostra a due grandi autori di quell’epoca ruggente: Tiberio Colantuoni (Cucciolo e lo sceriffo Fox, il gatto Felix, Braccio di Ferro

e Pinocchio, Nonna Abelarda e Volpetto, Sfortunino, Big Tom, l’Ombra e, per cinquant’anni, il simpatico Bongo di cui parlavamo prima) e Umberto Manfrin (autore che ha legato la sua firma soprattutto a Tiramolla, ha creato Ullaò, Astarotte e Gabriellino, disegnato anche Braccobaldo, gli Antenati, il gatto Isidoro, Rob e Starry...), dando così il giusto valore a un genere che – pur “per bambini” – era di grande valore artistico: toccava temi spesso molto profondi, apprezzabili tramite una lettura a più livelli che li rendeva adatti anche agli adulti. Redazione Sbam! Comics

Pepito nr. 1, Colpi di cannone, Cenisio, novembre 1975.


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“B-GEEK”: IL NUOVO EVENTO DI BARI www.bgeek.it

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l 22 e 23 settembre 2012 Bari si anima per il B-geek, un evento culturale che nasce dalla volontà dellʼassociazionismo di Puglia e Basilicata di dare spazio agli appassionati di giochi intelligenti, di fumetti, di cinema di animazione e di videogaming. Dal confronto, infatti, di un nucleo storico di associazioni di settore è emersa la necessità di riattivare, in Puglia, un importante momento di aggregazione e di dibattito culturale e ludico in tale ambito. Il lavoro ininterrotto che i vari gruppi di appassionati hanno svolto in tutti questi anni - a partire cioè dal 1994 ad oggi (anno nel quale la Fiera del Levante rese possibile la realizzazione della più importante manifestazione del settore in tutto il Meridione) – ha coltivato, avvicinato e fidelizzato un considerevole numero di estimatori e simpatizzanti e ha espresso, in ambito ludico, un buon numero di campioni di livello nazionale. Da troppo tempo, ormai, non si organizza più un evento che diventi un importante punto di riferimento per tutti coloro che coltivano la passione per il gioco di strategia, il fumetto, il cinema di animazione e il videogaming. Promuovere la realizzazione di un momento di aggregazione di alto va-

lore culturale nel settore rappresenta un investimento strategico per il territorio pugliese. Lʼintento è quello di dare vita alla prima edizione di quella che potrà diventare la convention più importante del Meridione dʼItalia. Bari, infatti, è una città che ha tutte le caratteristiche per poter ospitare grandi eventi di calibro nazionale e per-

tanto naturale centro di aggregazione. Per questa primissima edizione, B-geek si terrà nel Campus X, in via Amendola 184 a Bari. Gli appassionati potranno trovare alla convention workshop e incontri con autori, editori, ed esperti dei vari ambiti del mondo “geek”; spazi espositivi e ludici dedicati a tutte le loro attività preferite; tor-

nei e dimostrative di giochi, fumetti, gdr e videogiochi; ampio spazio dedicato al cosplay, al gdr dal vivo, alla ricostruzione storica e chi più ne ha più ne metta! Si tratta sicuramente di un evento imperdibile con un fitto calendario di incontri, attività ludiche e sorprese! B-Geek Staff


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SFONDAMENTO DEI CIELI “GURREN LAGANN” Su Facebook: L’Alabarda Spaziale - Modellismo Robotico FB Italia

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ONNICHIWA a tutti i lettori di JAPANIMANDO! Benvenuti al consueto appuntamento con le recensioni de “L’Alabarda Spaziale – Modellismo Robotico” che trovate anche su Facebook, alla pagina ufficiale www.facebook.com/lalabardaspaziale. Questo mese, come vi ho anticipato nella precedente recensione contenuta nell’ultimo numero di JAPANIMANDO, ci sarebbe stata una recensione da leccarsi i baffi, dove la vecchia scuola dei Super Robot si fonde alla nuova scuola di animazione nipponica, a detta di molti uno degli anime robotici più belli degli ultimi 10 anni. Grazie ai geni dello Studio Gainax (noti al pubblico per l’innovativo e pluriacclamato Neon Genesis Evangelion) oggi si parla di eroi, destinati a puntare il dito verso il cielo e a superare ogni difficoltà in nome della

razza umana e della propria fiducia in sè stessi; si parla di mecha influenzati dagli storici “agganciamenti” dei mitici robot nagaiani (e non solo); si parla di un modello che in poco tempo è diventato un autentico “pezzo da novanta” del modelli-

smo devoto al “gokin” e alla superlega metallica: Oggi si parla di GURREN LAGANN – GREAT IMPACT MODEL SERIES!!! L’ANIME “Sfondamento dei cieli Gurren Lagann” (Tengen Toppa Gurren Lagann) è

un anime di tipo “shōnen” di genere fantascientifico, realizzato dallo studio GAINAX e co-prodotto da Aniplex e Konami. La serie, composta da 27 episodi, è stata trasmessa per la prima volta in Italia il 24 settembre 2009 sul canale Rai 4. Dall’anime sono stati tratti due film riassuntivi (Gurren-Hen e Lagann-Hen), e un manga, che viene pubblicato in Italia dalla Panini a partire dal 22 luglio 2010. In un lontanissimo futuro l’umanità è ridotta a vivere in villaggi sotterranei, senza alcun contatto con il mondo in superficie. Simon è un orfano che vive in uno di questi agglomerati, il villaggio di Jiha, ed è uno scavatore: dato che la società si sviluppa esclusivamente nel sottosuolo, gli scavatori hanno un ruolo molto importante, e Simon è uno dei migliori. Nonostante questo, non viene benvoluto dai suoi pari. Un giorno, scavando,


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Simon trova un oggetto luminescente a forma di trivella; in seguito a questo ritrovamento Kamina, un altro orfano ma di età maggiore, chiede a Simon di entrare a fare parte del suo gruppo, che lui stesso ha battezzato “Brigata Gurren”. Kamina, in terera età, era già stato portato da suo padre a visitare la superficie; sogna quindi di poterla visitare nuovamente. Kamina, Simon e altri ragazzi della Brigata Gurren vengono però scoperti dall’anziano del villaggiomentre tentano rocambolescamente di risalire: Kamina viene incarcerato e Simon riprende il suo lavoro da scavatore. Un giorno, guidato dalla luminescenza della piccola trivella, scopre questa volta

un piccolo robot sepolto nel sottosuolo. Simon tenta di far evadere Kamina per renderlo partecipe di questa scoperta, ma in quel momento un enorme e mostruoso robot distrugge il soffitto delle caverne e inizia a distruggere il villaggio. Il robot è seguito una ragazza,Yoko, che tenta vanamente di danneggiarlo. La ragazza si ritrova a formare un trio con Simon e Kamina, e i tre scoprono che la minuscola trivella è in realtà la chiave per attivare il robot (che verrà chiamato “Lagann”). Simon riesce istintivamente a pilotarlo e, dopo un’accanita lotta, distrugge il robot nemico, raggiungendo la superficie. Qui i tre scoprono che il robot era solo uno dei

molti “Gunmen”, robot dal bizzarro aspetto pilotati dagli “uomini-bestia”, che si trovano in superficie e tormentano i pochi umani che vivono in superficie. Simon e Kamina, grazie al Lagann, difendono il villaggio di Yoko dall’assalto di tre Gunmen, e Kamina riesce a far fuggire il pilota di uno di questi e a farlo funzionare al suo posto: questo Gunmen prenderà il nome di “Gurren”. Dopo una breve permanenza al villaggio, il terzetto decide di partire alla volta del quartier generale degli uomini-bestia, dato che, come ha scoperto l’esperto meccanico Leeron, i Gunmen sono programmati per fare ritorno alla base. Leeron decide quindi di unirsi a Simon, Kamina e Yoko nel

pericoloso viaggio; con il passare del tempo molti altri si uniranno al gruppo originario nella lotta contro gli uominibestia, il loro sovrano Lord Genome (o Re Spirale), e i suoi sottoposti, tra cui Viral, che diventerà arcinemico di Kamina. Sarà proprio durante uno scontro casuale contro quest’ultimo e il suo Gunmen che Kamina scoprirà che il Lagann si può unire al Gurren, formando così il potente Gurren Lagann. La serie si può suddividere nettamente in due parti. La prima è la lotta della Brigata Gurren contro Lord Genome e i suoi Uomini Bestia; la seconda parte si svolge sette anni dopo la sconfitta dell’impero degli uo-


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mini-bestia da parte della Brigata Gurren, dove il mondo si sta nuovamente ripopolando e i superstiti della Brigata ne sono diventati i reggenti. Ma una nuova forza, denominata “Anti-Spiral” sta tenendo d’occhio la razza umana... LA CONFEZIONE Andiamo quindi ad analizzare questo Gurren Lagann, della serie “Great Impact” della Konami, conosciuta effettivamente più per i videogiochi che per i gokin, e infatti pare che questo sia l’unico prodotto. Dando subito una prima occhiata, però, si nota una certa somiglianza con il packaging di un certo Godannar, prodotto dalla Max Factory... E anche le foto del robot mostrano una certa similitudine con le tecniche di construzione di quest’ultima... Ma andiamo avanti. La confezione, tuttavia, si presenta più che bene: Le dimensioni sono 45x35x10 cm. Per noi collezionisti più è grande e meglio è! Ah Ah! Il colore è rosso acceso,

e riprende la colorazione del Gurren Lagann. Il design è dinamico e accattivante e le foto danno una buona impressione di come sia questo modello. La voglia di aprire la scatola è irrefrenabile. Proseguiamo! IL CONTENUTO Una volta aperta la scatola, i nostri dubbi vengono confermati: Questo modello è stato prodotto dalla Konami in collaborazione con la Max Factory, e questo spiega le somiglianze con il buon Godannar, altro “pezzone” da collezione. L’involucro di polistirolo è strutturalmente identico alle produzioni di questa famosa casa nipponica, e anche il libretto di istruzioni ha pressappoco lo stesso stile, semplice, colorato, con molti fotogrammi tratti dall’anime e istruzioni facili e dettagliate. Mi permetto solo un piccolo appunto: c’è un errore nelle indicazioni relativamente alle trivelle da montare sul robot. Essendo presenti 4 dimensioni diverse di tri-

velle, sono state divise in 4 gruppi (A, B, C e D). Nel libretto le trivelle del gruppo B e del gruppo D sono invertite rispetto alle lettere riportate sui blister. Un piccolo difetto, assolutamente trascurabile. IL MODELLO Una volta estratto il Gurren Lagann dal suo involucro protettivo, si

riconosce un’altra caratteristica peculiare delle produzioni Max Factory: La pesantezza e la robustezza. La nostra cara “chogokin” la superlega metallica ZAMAK, è stata ben dosata e ben distribuita, nonostante le numerosi parti in PVC (cosa plausibile, visto che le parti più piccole non potevano essere prodotte in Die-Cast).


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445 grammi per circa 20 centimetri di altezza, con gli accessori montati, sono un peso di tutto rispetto per un modello come questo. I particolari più piccoli, come ad esempio il volto, i dettagli del robot e dei suoi accessori, sono riprodotti in maniera fedelissima rispetto all’anime. Sicuramente il modello più simile alla sua controparte animata, senza ombra di dubbio. La verniciatura è ottima, non presenta imperfezioni. Come già riscontrato nel Godannar, anche qui pare essere un pò sottile, e non bisogna esagerare troppo con i movimenti “estremi” per evitare piccoli graffi vicino agli snodi. Anche i famosi “occhiali” posizionabili sul petto del robot necessitano di particolare attenzione; essendo agganciabili con una piccola clip si rischia di provocare delle piccole scalfiture, se vengono tolti e rimessi di continuo. Insomma, è un ottimo modello, ma non bisogna “giocarci” troppo! La casa costruttrice pare comunque aver imparato bene dagli errori passati, e per evitare “strofinamenti” eccessivi, che provocherebbero scalfiture nella vernice, hanno pensato bene di introdurre snodi eccezionali, che permettono di piegare quasi del tutto gli arti del nostro modello. Il ginocchio presenta sul retro un piccolo “sportellino”

che abbassandosi consente di piegarlo quasi fino a ripiegarlo su sè stesso. Il gomito, invece, ha un sistema di snodo “estraibile” che ci permette di piegare l’avambraccio quasi fino alla spalla, senza attriti nè contatti con le parti verniciate. Queste “genialate” non fanno altro che aumentare la posabilità del robot, che non ha nulla da invidiare gli snodatissimi modellini “Revoltech” della Kayodo; nonostante la mole possiamo metterlo seduto, inginocchiato, e dimostrando un bilanciamento quasi perfetto potremmo addirittura posizionarlo su una gamba sola! Anche qui lo zampino della Max Factory si vede a occhio nudo... Un’altra gran bella trovata è la snodabilità del tronco: Spostando la protezione del basso addome è possibile far “spalancare” la bocca posta sullo stomaco e mettere in evidenza la cabina di pilotaggio occupata da Kamina. Operazione delicata, ma fattibile. Una delle modalità espositive più spettacolari è senz’altro la versione “Full-Drillized” con tutte le trivelle montate sul corpo del robot. Spettacolarità aumentata con il montaggio delle “Gurren Wing” modulo aggiuntivo, paragonabile allo Scrander del buon Mazinger Z, che consente al Gurren Lagann di volare.


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Sono ottimamente realizzate e hanno ampi snodi in più punti, che permettono di ripiegarle. Completano gli accessori un discreto set di mani intercambiabili, i due “Gurren Boomerang”, la casetta porta trivelle e una riproduzione in metallo e plastica in scala 1:1 della “Core Drill” di Simon, la piccola trivella per poter accendere il suo piccolo Lagann. Il Display Stand è davvero enorme e funzionale, con diversi supporti per montare il robot in posizioni “volanti” o per appoggiare il modulo Gurren Wing. Nella parte posteriore, un ampio scompartimento ci consente di metterci le trivelle e gli altri accessori. Qualcuno ha detto “Giga Drill”? Avete pienamente ragione. Purtroppo la cosiddetta “Arma finale” del Gurren Lagann non è presente. Effettivamente sarebbe stato non facile includerla, visto che, proporzionalmente, si tratta di una gigantesca trivella grande almeno 3 volte il nostro modello...!!! CONCLUDENDO Un modello che è entrato nell’olimpo dei “migliori” gokin moderni mai realizzati, cosa che ha fatto schizzare alle stelle la valutazione attuale di questo modello. Ad aprile del 2008, al momento del lancio da parte di Konami, fu prodotto in pochi esemplari, quasi come per “tastare il terreno” e valutare futuri

investimenti. Il prezzo era di circa 140 euro. Dopo un anno aveva già raggiunto i 200, e al momento è impossibile trovare questo modello a meno di 350/400 euro, considerando che è un’impresa quasi impossi-

bile reperirlo qui in Italia: Occorre armarsi di santa pazienza e cercare di reperirlo all’estero, con particolare attenzione al mercato americano, o ancor meglio, a quello giapponese. Detto questo vi saluto e

rinnovo l’appuntamento al prossimo numero di Japanimando. Alla prossima! MATA NE! Roberto “Robb” Morello


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GRIM FANDANGO www.gamesearch.it

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opo una serie quasi perfetta di avventure grafiche con pirati, scienziati, cercatori di tesori e molto altro, la LucasArts ci riprova proponendoci un gioco dai toni più seri e innovativi. E’ proprio questa voglia di cambiare che ha portato alla luce Grim Fandango (pubblicizzato da una scenetta presente in “The Curse of Monkey Island”). Questa avventura è un’idea portata avanti da Tim Schafer (“The Secret of Monkey Island”, “Day of the Tentacle”) che per l’occasione ha creato una trama Noir piena di intrighi conditi da una sapiente ironia tipica delle avventure Lucas. EL MIDOLLO “Mi chiamo Manuel (Manny) Calavera e sono il miglior agente di viaggi del Dipartimento della Morte... almeno lo ero, sino all’arrivo di Don Copal, il mio nuovo capo, che sospetto abbia ini-

donna più affascinante che abbia mai conosciuto ma, nonostante abbia condotto una vita impeccabile, non riesco a darle il fantomatico biglietto per il numero nove. Andatasene, vengo licenziato per la mia inefficienza quindi, non avendo più niente da perdere, mi metto alla ricerca di Meche per accompagnarla nel pericolosissimo viaggio nella terra dei morti. C’è del marcio a El Midollo e scoprirò cosa c’è sotto.”

ziato a passare tutti i migliori casi a Domino Harley. Tutti (da defunti) devono passare dalla terra dei morti e affrontare il famoso “Viaggio Quadriennale dell’Anima” per proseguire verso il Nono Aldilà, un viaggio che viene affrontato in vari modi in base a quante azioni buone si è

compiuto in vita. Per questo c’è la D.D.M. (Dipartimento della Morte) un’agenzia che determina i biglietti viaggio dei defunti, dal più disgraziato (che si merita un bastone con una bussola per trovare la strada giusta) al più meritevole che potrà apprezzare i confort e la velocità del fantastico treno numero nove, che permette di completare il viaggio in quattro minuti invece di quattro anni. Un giorno riesco a rubare un messaggio diretto a Domino e, con permessi fasulli per modificare la mia auto aziendale, riesco a rubargli una preziosa cliente tripla A. La cliente, Mercedes (Meche) Colomar, è la

AVVENTURE GRAFICHE IN 3D Per questo Grim Fandango gli sviluppatori hanno pensato che fosse giunto il momento di portare le avventure grafiche nella grafica 3D. Sfruttando scenari prerenderizzati di ottima qualità si sono concentrati nel creare dei personaggi poveri di poligoni ma di indubbia caratterizzazione, carichi di carisma e molto vari. Anche l’espressività dei volti è degna di nota: nonostante i personaggi siano delle rappresentazioni in 3D delle Calaca Messicane (statuette per celebrare il giorno dei morti) riescono sempre ad esprimere pienamente i loro sentimenti. PROBLEMI DI MOVIMENTO Purtroppo con il passaggio al 3D anche il sistema


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di controllo cambia e viene affidato alla tastiera del computer per permettere una maggiore immedesimazione con il personaggio. Potremo muovere Manny nelle schermate dove però inizieranno presto a incontrare i primi problemi: Grim Fandango è spesso afflitto da “barriere invisibili” che più di una volta ci costringeranno a fastidiosi ingarbugliamenti per districarci

dagli scenari. L’inventario si trova invece nella giacca di Manny, che verrà inquadrata in primo piano quando vorremo tirar fuori dalle tasche ogni oggetto in nostro possesso. TRA NOIR E MESSICO Il comparto sonoro risulta uno dei piatti forti dell’opera. Grim Fandango presenta veri e propri pezzi Jazz e mu-

sica tradizionale Messicana, una soundtrack che si è meritata addirittura una ri-proposizione sotto forma di CD acquistabile separatamente. Pezzi di chitarra classica alternati a trombe e sax rendono il tutto pregno di atmosfera, vivo, speciale e indimenticabile. Come si può morire se si è già morti? E’ una delle tante domande a cui troveremo risposta nel grande intrigo di Grim

Fandango. Ispirato alla concezione azteca dell’aldià, l’avventura riesce a miscelare abilmente l’antico e il moderno con una delle più interessanti storie degli ultimi anni. Che dire di fronte a una delle migliori avventure grafiche del momento? Grim Fandango è originale, interessante ed intrigante.


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MIND GAME

http://nihonexpress.blogspot.it

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ishi è un ventenne come tanti, insicuro e insoddisfatto della vita, che sogna di diventare un mangaka. Un giorno incontra per caso Myon, amica d’infanzia della quale è da sempre innamorato; i due si recano nel bar gestito dalla sorella di lei, in cui fanno irruzione due yakuza che vogliono riscuotere un debito dal padre delle ragazze. Nella confusione Nishi viene ucciso ed è catapultato nell’aldilà, dove incontra una divinità che cambia forma continuamente. Deciso a prendersi ad ogni costo una seconda possibilità, il giovane fugge e il dio gli concede di ridiscendere sulla Terra: tornato al momento della sua morte, riesce a evitarla e a fuggire insieme a Myon e alla sorella, con i mafiosi alle calcagna. Durante un inseguimento mozzafiato la macchina su cui viaggiano

i tre precipita in mare ed è inghiottita da una balena. All’interno del cetaceo abita già un anziano, che insegna ai ragazzi a sopravvivere in quella difficile situazione.

Tratto dall’omonimo manga di Robin Nishi, prodotto dallo Studio 4°C e diretto da Masaaki Yuasa nel 2004, Mind Game è un prodotto d’animazione unico, eccessivo e geniale. Lo spet-

tatore è colpito da un’esplosione di immagini, colori e suoni che inizialmente spiazzano, poi conquistano e infine travolgono. Il regista utilizza tecniche e stili diversi, fondendo disegni tradizionali e riprese live (i volti dei protagonisti sono quelli di personaggi televisivi giapponesi), CG e tratti infantili e super-deformed, passando da un uso del colore realistico, in toni notturni e neutri, a momenti psichedelici, quasi accecanti. Il “gioco” di Yuasa tocca anche il tono della narrazione, che inizia come una storia d’amore non ricambiato, evolve in hard-boiled e diventa infine un’avventura surreale, a tratti frenetica, a tratti grottesca, quasi un esplosivo carnevale. Uno dei punti di forza di Mind Game è senza dubbio nelle intuizioni visive strabilianti del suo realizzatore. La rappresenta-


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giovani una consapevolezza nuova e li porta a compiere scelte che determineranno il loro futuro. Sono proprio le scelte, influenzate da ciò che si è perso e da ciò che si vuole ottenere, il fulcro del film: ogni storia cambia in seguito a eventi apparentemente irrilevanti, ogni decisione può determinare finali sempre diversi, vite ogni volta differenti. Elena Gabrielli

zione di dio come essere multiforme, in continua evoluzione, è una delle migliori trovate del film, che da quel momento in poi sarà un crescendo di assurdità e lampi di genio. Utilizzando registri opposti tra loro, dalla comicità più volgare alla violenza più cruda, fino a toccare attimi di poesia e introspezione,Yuasa dà vita a un lavoro indefinibile e visionario, senza eguali nella storia dell’animazione nipponica. L’impatto delle animazioni è forte e immediato, ma non per questo il contenuto soccombe al pur gravoso peso dell’involucro. Senza una storia solida su cui reggersi, le immagini finirebbero per rimanere una sterile sperimentazione, ma la vicenda, per quanto assurda e spiazzante, segue un filo ben preciso ed è basata su tematiche importanti. Ognuno dei protagonisti ha dovuto rinunciare,

per motivi diversi, a qualcosa: un sogno, un amore, un’ambizione. Chiusi nella balena, convinti di non poter mai più vedere il cielo, iniziano a conoscere se stessi e scoprono una forza che non credevano di possedere, che li porta a fare di tutto per fuggire da quel luogo. L’esperienza è fondamentale per la loro crescita interiore, fa acquisire ai


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COSPLAY ON-AIR: COSPLAY ROAD TO MEXICO

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alve! Mi chiamo Valentina Hernandez Gtz e sono una stilista laureata alla Textile Design Degree, con una tesi sui Costumi Teatrali. Sono una Cosplayer ma soprattutto una CosMaker, ovvero colei che crea i Cosplay (parte sartoriale e accessori compresi) per altre persone. Ho anche fatto sfilate, creato capi originali, abiti da cerimonia e da sposa per diversi clienti nel mio Paese. Io vengo da Jalisco, Messico! M.: Come hai scoperto il movimento del Cosplaying e quando hai iniziato? Quale è stato il tuo primo Cosplay? V.: Quando avevo 17 anni facevo parte di una band rock della mia città. Ad ogni performance, mi divertivo e facevo spettacolo portando sul palco un look ispirato ai miei personaggi preferiti dei videogames, film o anime giapponesi. Il mio primo cosplay è stato il cyborg C-17 di Dragon Ball-Z, portato appunto in uno dei miei live! Ma a quel tempo non conoscevo nemmeno il termine “Cosplay”, che ho scoperto invece solo quando avevo 20 anni. Fu grazie ad un errore di battitura in una ricerca su internet che scoprii l’esistenza del fenomeno e

che quello che facevo per me aveva un nome! Anni dopo ho avuto l’opportunità di assistere alla mia prima convention e ho iniziato a mettermi in

gioco nelle gare di Cosplay regionali. M.: Hai iniziato da tanti anni e hai ricoperto diversi ruoli: Cosplayer, CosMaker,

Giudice alle gare... raccontaci un po’ la tua avventura e i tuoi traguardi da Cosplayer! Sono stata Giudice di diverse gare cosplay in di-

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verse Città e Stati del Messico. Alcuni esempi? Sinaloa, Quintana Roo, Jalisco, San Luis Potosi, Guanajuato... Quando ho partecipato agli eventi come giudice la gente è sempre stata molto cortese e gentile con me. Ma mi è capitato anche di essere testimone di situazioni in cui la gente si trasforma letteralmente per via della competizione, trasformando quello che è un hobby in una lotta sanguinaria per vincere qualche premio. Queste persone sono talvolta instabili e possono essere dannose all’interno della comunità di Cosplayer. Per questo raccomando sempre ai miei clienti che se vogliono competere, devono sempre essere preparati alla vittoria come alla sconfitta, perchè la percezione dei giudici del nostro lavoro è sicuramente diversa dalla concezione che ne abbiamo noi e talvolta è un giudizio totalmente soggettivo, quindi è inutile arrabbiarsi se non si viene premiati. Ci sono altri modi per sentirsi gratificati. E’ importante vedere ogni competizione come un’opportunità per imparare nuove cose e non bisogna mai dimenticare le nozioni base del Cosplay: divertirsi e incontrare tanti nuovi amici! Per quanto riguarda i miei premi e riconoscimenti: Nel 2006 ho vinto il National Cosplay Award al

Comictlan XI edizione, in Guadalajara, Jalisco. Nel 2007 sono arrivata terza alle selezioni per il World Cosplay Summit in Messico – a Mexico City. Nel 2010 ho vinto il primo premio alle selezioni e quindi lo stesso anno io e il io cosplaypartner siamo stati nominati Rappresentanti del Messico al WCS. Nel 2011 ho ricevuto l’invito dell’ambasciatore giapponese in Messico per la Fiera Internazionale del Turismo delle Americhe 2011 - “Feria Internacional de Turismo de las Americas 2011” Nel 2012 ho partecipato a UNIMODAA 2012 ad Aguascalientes, in tributo a Guillermo del Toro. Ho preparato per la sfilata le mie creazioni originali e i miei costumi Cosplay, e ho avuto un riconoscimento! M.: Come hai iniziato la tua carriera di CosMaker? E quando? V.: Ho iniziato a creare costumi Cosplay per la mia famiglia e per gli amici sin da quando frequentavo l’università. Dopo, grazie alla mia tesi sui costumi teatrali (ispirandomi all’ opera letteraria “Faust” di Goethe), diverse persone nel panorama cosplay mi hanno contattata perchè cercavano una persona che fosse in grado di creare costumi dalla serie “Castelvania” che appunto ricordano tanto i costumi teatrali. In seguito grazie ad internet si è sparsa la voce e persone da ogni

parte del Messico hanno iniziato a contattarmi, non più solo per creare i costumi, ma anche per chiedere aiuti e consigli sulla realizzazione e su tutti i dettagli! Ho scoperto con gioia che dopo il mio aiuto alcuni iniziarono a vincere diversi premi in tutti i contest del Messico, è stato davvero una grande emozione! M.: Quanti costumi hai creato fino ad oggi all’ incirca? V.: Quasi ottanta, di cui solo 10 pezzi sono miei! M.:Tra i vari costumi che hai creato, quale hai preferito e quale è stata la tua impresa più ardua? V.: Finora il mio preferito rimane Ion Fortuna da

Trinity Blood, ma il più difficile che ho mai relizzato è stato Ezio Auditore (Assassin’s Creed 2) per il mio cosplay-partner Alsquall. M.: Come scegli i personaggi da interpretare? Che criterio segui? V.: Io adoro i personaggi eleganti e con personalità forti! Inoltre sto molto attenta al fattore “età”: ho quasi 30 anni quindi devo stare attenta con le mie scelte e cerco personaggi in cui posso rispecchiarmi anche fisicamente! M.: Come hai vissuto le selezioni in Messico per il WCS 2010? V.: Prima di vincere nel 2010 con Alfredo, ho partecipato con altre 2 persone nel 2007 e nel 2008

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e sono sempre arrivata finalista. Ma volevo davvero vincere l’opportunità di rappresentare il Messico in Giappone quindi ho aspettato l’ anno dopo per studiar bene il modo per raggiungere il mio obiettivo! Nel 2010, mi sono sentita decisamente più preparata e adoravo il nostro progetto, e finalmente la vittoria è arrivata! Il semestre successivo alla vittoria però è stato veramente difficile per diversi aspetti e mi rendo conto che ho preso decisioni sbagliate per il WCS. Ho pagato i miei errori non vincendo niente. Ma è stato fantastico essere riconosciuta da tutti per la qualità dei miei lavori sartoriali! Per

me è stato un incredibile incentivo da un punto di vista professionale! Al ritorno dal Giappone, diverse persone in Messico erano rimaste deluse e scocciate per il fatto che la nostra nazione non avesse vinto e hanno focalizzato la loro rabbia sui rappresentanti messicani di turno! Ho vissuto quest’esperienza ed è stato mortificante, è un modo di vedere il Cosplay nel mio Paese che reputo davvero triste! M.: Com’è stato il World Cosplay Summit 2010? Che emozioni hai provato? V.: Il WCS a Nagoya è stata una fantastica esperienza per me, specialmente perchè ho

conosciuto delle persone splendide e i miei lavori sono stati davvero apprezzati dal pubblico giapponese! Riconosco che questo è stato un evento che ha davvero cambiato la mia vita e che mi ha fatto crescere e imparare tante nuove cose. Quest’occasione mi ha anche regalato un bagaglio di conoscenze non indifferente e ora posso aiutare al meglio i miei clienti quando queti desiderano portare i loro Cosplay alle gare. Sono davvero grata a tutte le persone che del WCS per essere state tanto buone con me. M.: Quest’ estate sei stata in giro per l’ Italia e in Agosto hai parteci-

pato come giudice all’evento cosplay di Porretta in Cosplay (Porretta Terme, BO). Come ti sei trovata? Ti sei divertita? Hai trovato molte differenze tra i contest italiani e gli eventi in Messico? V.: Mi son davvero divertita a Porretta, e si, ci sono tante differenze tra gli eventi in Italia e quelli messicani! Per esempio, qui a Porretta ho visto alla gara c’erano partecipanti di tutte le età: da un bambino di 4 anni fino ad un signore di 70 anni! Questo non succede in Messico! Inoltre ho notato che il pubblico ha un grande rispetto per coloro che si esibiscono sul palco. Ma la cosa che ho apprezzato di più è la

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http://valentinacosplay.deviantart.com creatività dei cosplayer italiani! M.: Qualche anticipazione sui tuoi futuri progetti Cosplay? Hai già in mente qualche personaggio che ami e che assolutamente vorresti interpretare? V.: E’ da diversi anni che sono di interpretare TwinRova di “Zelda-Ocarina of Time”! Voglio anche continuare a mettermi in gioco con cosplay sempre più ardui e complicati dal punto di vista sartoriale! Mi piace creare costumi d’impatto

che stupiscano ogni volta di più. M.: Per il momento ti auguriamo un buon soggiorno qui in Italia! E per chi capisce lo spagnolo, vi lasciamo con un grazie e un saluto messicano per i nostri lettori. V.: Mil gracias por todo! Disfruten la oportunidad de hacer cosplay siempre y para finalizar mi eterna recomendacion: si compiten en cualquier concurso no olviden que el unico enemigo a vencer somos nosotros mismos;

hay que aprender a dominar nuestros propios miedos e inseguridades para ser realmente fuertes. Mille grazie per tutto! Godetevi sempre l’opportunità di fare cosplay, e per finire la mia eterna raccomandazione: se si compete in qualunque concorso non bisogna dimenticare che l’unico nemico da battere siamo noi stessi, dobbiamo imparare a dominare le nostre paure e le nostre insicurezze per essere davvero forti.

Hasta pronto! Maura (Kahindra Cosplay) Cosplay On-Air

Ogni mercoledì dalle ore 20.20 in FM ed in streaming su

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www.radiordm.it/live


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COSPLAY ON-AIR: COSPLAYERS VS. FACEBOOK

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Social Network al giorno d’oggi sono importanti strumenti di comunicazione e di connessione tra persone di tutto il mondo. Siti come Twitter, Tumblr, Instagram e Facebook permettono non solo di tenersi in contatto con i propri amici, ma anche di condividere le proprie idee e la propria creatività. Anche i Cosplayers, grazie a questi mezzi, hanno trovato spazio per esprimersi e farsi conoscere, creando una comunità globale! Ma la mattina del 21 agosto 2012, tutti gli account che usavano la parola ‘Cosplay’ nel proprio nome, sono stati disabilitati. Sono stati colpiti i profili di Cosplayer da tutto il mondo che usavano Facebook per tenersi in contatto con amici, parenti e fans! Facebook, che fino ad allora era stato uno dei mezzi di comunicazione più usati, li aveva tagliati fuori. Ricordiamo che iscriversi su questo Social Network con un nome fittizio, anche se un nome d’arte, è una violazione ai Termini di Servizio. Questo serve per as-

sicurare l’autenticità delle persone che navigano nel network e tutelare gli utenti stessi. La pena per la violazione è la disabilitazione dell’account senza preavviso, ma qui si parla della cancellazione di un’intera comunità. Alcuni Cosplayer usavano il proprio nome vero e avevano solo aggiunto ‘Cosplay’ solo per indicare il tipo di attività/hobby che svolgevano. Altri invece usavano un nome d’arte, ma si appellano

al fatto che per loro, negli anni, quel nickname è diventato importante un nome di battesimo perché dalla comunità e dai fans vengono riconosciuti con quello. Non si tratta quindi di aver creato un profilo fittizio ed ingannevole. In ogni caso non c’erano cattive intenzioni dietro un profilo Cosplay, ma era solo la ricerca dei Cosplayer di separare la loro attività dalla loro vita privata. E non tutti avevano un doppio ac-

count, alcuni usavano solo la loro ID Cosplay. Ora è scontro aperto tra i diversi schieramenti: chi contesta il trattamento ricevuto e chi invece appoggia la decisione di chiudere i profili perché i Cosplayer avevano volutamente ignorato i Termini di Servizio al momento dell’iscrizione (e anche per chi non lo sapeva, la legge non ammette ignoranza). Nel frattempo i Cosplayer chiedono allo staff di Facebook di rivedere la propria politica sui nomi. Tutti però convengono sul fatto che sarebbe stato perlomeno gradito un preavviso per evitare i disordini. Maura Pilleri (Kahindra Cosplay) Cosplay-On Air

Ogni mercoledì dalle ore 20.20 in FM ed in streaming su

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IL RAGNO E DON GIGINO http://lorenzoragnocelli.blogspot.it

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on Gigino che ama ogni bambino – II Avvento di Lorenzo Ragno Celli ed. Thunder Studio. Ritorna, dopo essere stato tra i cinque fumetti dell’anno secondo il sondaggio di XL-Repubblica

ed essere tra i finalisti del Leone Di Narnia, la satira – denuncia sul mondo del clero di Lorenzo Ragno Celli. Il nuovo albo di Don Gigino che ama ogni bambino, sempre targato Thunder Studio, affronta

di nuovo le tematiche che ne hanno fatto uno dei fumetti più discussi e censurati, la pedofilia nel mondo ecclesiastico. L’albo avrà l’introduzione di Titti Gaeta, responsabile Arti Visive - Moa Museum e vanterà degli

omaggi da parte di Luca PIERZ Persantelli (Ravioli Uèstern), Davide La Rosa (Zombie gay in Vaticano) e Emanuela Lupacchino (X-Factor, JL). Questa volta, oltre storie, ci sarà una parte speciale dedicata al mondo del fumetto, un omaggio dell’autore al mondo delle nuvole parlanti in cui farà interagire il suo Don Gigino con degli “ospiti” speciali, il tutto condito con la sua satira cattiva e disillusa. La prima presentazione dell’albo vedrà come sfondo proprio quella NarniaFumetto che già vide, nella passata edizione, il battesimo del primo albo, a questa seguiranno altre presentazioni in giro per fumetterie, fiere ed eventi. L’AUTORE Lorenzo “RAGNO” Celli, nato a Battipaglia -SA-. Appassionato di foto. Ha collaborato con “Un sorso in più”, la fanzine di Carmen Consoli Fan Club, con la rivista online “Il Bollettino dei MOAI”. Ideatore di manifesti di vari gruppi musicali indie e rock. Ha collaborato come storyboard artist per pubblicità, video musicali e cortometraggi indipendenti. Ideatore della vignetta satirica “Don Gigino, che ama ogni bambino”, incentrata su


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un prete pedofilo che ha destato non poche polemiche e votato tra i 5 fumetti dell’anno secondo il sondaggio on-line di XL Repubblica. Ha collaborato con altri artisti alla realizzazione, con un’illustrazione inedita del mese di febbraio sul calendario, a scopo benefico, “Memoria resistente 2011”. Ha collaborato con gli autori del Thunder Studio alla realizzazione di “Thunder

Pin-Up”, serie di illustrazioni-omaggio dedicato alle eroine del fumetto americano. Nel 2012, con il gruppo di artisti IuTù, presenta al Napoli Comicon la “Masterpiece Vil-

lain Edition 2012”, in cui vengono omaggiati i cattivi nel mondo dell’intrattenimento realizzando un’illustrazione – omaggio al personaggio di Satanik. Nel 2012 presenta

il nuovo albo di satira “Don Gigino che ama ogni bambino - II avvento”. Lorenzo “Ragno” Celli


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“I AM A HERO” DI KENGO HANAZAWA www.mangame.it

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ello sterminato panorama del mondo dell’horror ci sono diverse categorie di personaggi “non morti”. Con molta probabilità il primo pensiero di tanti va al conte Dracula, il vampiro che doveva cibarsi di sangue di esseri umani ancora in vita per poter continuare la sua esistenza. Personalmente ho avuto sempre una grande passione per le storie di zombie ed oggi vi voglio parlare di un manga che rientra in questo filone, “I Am A Hero” di Kengo Hanazawa. Quando l’estate scorsa arrivò in negozio il primo numero di “I am a hero” ne presi una copia per leggerlo ma devo ammettere che ero un po’ scettico: il genere mi piaceva, sì, ma l’autore era alla sua prima pubblicazione in Italia e poteva essere considerato, quindi, una sorta di esordiente. Sebbene Hanazawa-sensei sia in attività da una decina di anni, ha pubblicato solo tre opere; documentan-

domi in rete riuscii a trovare qualche immagine tratta dai due manga che precedono “I Am A Hero” e non restai particolarmente colpito dal tratto dell’autore che, molto probabilmente per scelte di narrazione, enfatizzava proporzioni errate e pose estremamente caricaturali per i suoi personaggi. “I Am A Hero” è la classica opera che avrebbe bisogno di un genere a sé; di primo acchito potremmo annoverarlo nell’horror ma c’è altro. Personalmente lo trovo un sapiente mix di horror, “survival”, psicologico

e thriller. La trama splendidamente imbastita è esaltata da un tratto pulito, aggraziato e, soprattutto, particolarmente “foto realistico” che sottolinea puntualmente i momenti salienti della narrazione. Il primo numero di questo manga, che potrebbe lasciare delusi gli estimatori del genere zombie, funge da introduzione per il personaggio principale della storia, Hideo Suzuki. Il volume ci mostra questo trentenne che vive una vita di grandi frustrazioni in quanto gran parte delle sue ambizioni non si sono realizzate a partire

da quella di diventare un mangaka affermato; una sua sola opera, tra l’altro breve, ha visto la pubblicazione e lui deve sbarcare il lunario facendo l’assistente. Le sue uniche valvole di sfogo sono la relazione con la sua fidanzata, Tekko, e le sue manie, paranoie e visioni. Per tutto il primo volume, Hideo è accompagnato da strane cose e incredibili situazioni che solo lui pensa di vedere e compie gesti a dir poco eccentrici. Nel preciso momento in cui il manga entra nel genere horror, sul finire del primo tomo, Hideo conserva solo le sue insicurezze caratteriali e scompaiono le “visioni” che, evidentemente, erano un elaborato meccanismo di valvola di sfogo della sua psiche creato per non venire schiacciato dalla quotidianità e dalla frustrazione. Hideo ha sempre sognato di essere un eroe e quando si trova catapultato in un mondo di zombie che gli ha tolto tutto quello che aveva, a partire dagli affetti, riesce finalmente a mostrare il vero se stesso. O forse no? Gran parte delle belle storie sugli zombie, come ad esempio “The Walking Dead” di Robert Kirkman, hanno due pilastri portanti: l’adrenalina del lato horror e l’approfondimento psicologico dei


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personaggi che si trovano ad affrontare una situazione straordinaria. Questo manga non è da meno. Per un intero volume abbiamo a che fare con un uomo sul baratro della “follia” ed ancorato a malapena alla realtà, o forse sarebbe meglio dire la “società”, e poi ci si trova di fronte un essere umano che riesce ad accettare, seppur con qualche costante difficoltà, la sua nuova vita fatta di zombie e pallottole, l’unico metodo, anche se non troppo sicuro, per sterminarli e tenerli lontano. Rimasugli della vita precedente sono tutti intorno a Hideo (le città distrutte, ad esempio) e dentro di lui; i ricordi del passato non troppo lontano sono sempre con lui e i gesti comuni, come lasciare i soldi sul bancone di un negozio dove aveva “prelevato” alcuni generi di prima necessità non deperiti, continuano ad essere ripetuti anche se non ce ne sarebbe necessità. Attraverso questi, egli riesce a contestualizzare il momento deviato che attraversa e a mettere in piedi un simulacro della vita precedente che ora, sebbene fosse frustrante e deludente, appare comoda e, quasi, ideale. In un certo senso, tristemente Hideo aveva poco ma almeno era qualcosa; nel mondo degli zombi deve guadagnarsi l’alba del giorno successivo con ogni mezzo a disposizione.

Nel corso dei volumi pubblicati sono successe tante cose. Il personaggio è maturato a livello psicologico e riesce a prendere consapevolezza di sé. Capisce di essere tendenzialmente un uomo mediocre e questo pensiero è la miccia che fa scoppiare il suo potenziale. Sembra un controsenso ma non lo è: messo con le spalle al muro deve attingere ad ogni goccia delle sue forze e dei suoi talenti per andare avanti. Molto interessante, almeno secondo me, è il rapporto che Hideo viene a creare con le persone che incontra durante il suo viaggio. Il popolo giapponese è sempre stato conosciuto per essere estremamente compatto nei momenti di difficoltà e Hideo ne è la dimostrazione palese visto che riesce a trovare

buoni alleati sul suo percorso. La situazione straordinaria permette ai personaggi di questo manga di superare i tanti “muri di cristallo” della formalità della società giapponese e intrecciare rapporti normalmente impensabili. Così Hideo conosce la liceale Hiromi che avrà un ruolo chiave, almeno nei sei volumi che ho potuto leggere. I Am A Hero è un titolo che mi sento di consigliare a tutti, non solo a chi apprezza il genere horror. In negozio non manco mai di proporlo a chi mi chiede un consiglio perché è raro riuscire a trovare un manga così ben scritto e così ben disegnato. Inoltre l’evoluzione dei personaggi e della trama è pari a quella del tratto dell’autore che costantemente migliora e, soprattutto, riesce a stupire il lettore con pro-

dezze grafiche sempre nuove. Kengo Hanazawa non è un autore estremamente prolifico ma sicuramente da tenere in considerazione per il futuro; è vero che il titolo in esame è ancora in prosecuzione in Giappone ma io non vedo l’ora di leggere la nuova opera di questo mangaka che è entrato inaspettatamente e con grande piacere nella rosa dei miei preferiti! Mangame Staff


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“ASCOLI COMICS & GAMES 2012” www.ascoligames.it - www.dimensionefumetto.it

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anca poco più di un mese alla nuova edizione dell’evento tanto atteso da tutti gli amanti del fumetto, dell’animazione e del gioco... ASCOLI GAMES! L’appuntamento è fissato per sabato 15 e domenica 16 Settembre 2012 presso il Chiostro di San Francesco (Piazza della Verdura) ad Ascoli Piceno. Come ogni anno, DIMENSIONE FUMETTO gestirà alcune delle attività della manifestazione (le trovate nella lista sottostante) che andranno così a comporre il già fitto programma della due giorni ascolana:

SABATO 15 SETTEMBRE ORE 15:00 - Apertura iscrizioni al nuovo concorso COSPLAY MUSIC VIDEO; ORE 18:30 - Retro(prospettiva) del nuovo capitolo della saga degli zombi by Capcom... RESIDENT EVIL 6!!! ORE 21:00 - Proiezione del film d’animazione dello Studio Ghibli, “I sospiri del mio cuore” (Mimi wo sumaseba).

DOMENICA 16 SETTEMBRE ORE 11:30 - Inizio torneo di TEKKEN TAG TOURNAMENT 2; ORE 16:00 - Inizio concorso COSPLAY al termine del quale verranno proiettati i video del con-

corso COSPLAY MUSIC VIDEO. Per qualsiasi tipo d’informazione e per leggere i regolamenti dei concorsi / tornei o per qualsiasi altra curiosità, potete contattarci attraverso i nostri principali canali;

per essere costantemente aggiornati su eventuali variazioni del PROGRAMMA COMPLETO & UFFICIALE dell’evento, visitate il sito ASCOLI GAMES! DF Staff


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“PAINT YOUR MOZART”: ECCO I VINCITORI www.mozartitalia.org

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iovedi 23 agosto, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Mozart a Strisce”, visitabile alla galleria Civica di Bolzano fino al 23 settembre, si è tenuta la selezione dei vincitori del concorso “Paint your

Mozart” indetto dall’Associazione Mozart Italia di Rovereto (sede nazionale in collaborazione con la sede AMI/Mozart Gesellschaft Bozen. Le oltre trenta opere inviate da tutta Italia sono state selezionate dal presidente della giuri, il mae-

stro Milo Manara, Luigi Bona (Direttore di WOW - Museo del Fumetto di Milano) e dal disegnatore austriaco Tex Rubinowitz. Come previsto dal bando i premi sono stati assegnati a sei vincitori: tre appartenenti all’area Eu-

regio (trentino Alto Adige e Tirolo Austriaco) e tre extra Euregio. La giuria, dopo aver attentamente valutato le opere inviate, tutte di altissimo livello sia grafico che creativo, ha deciso di utilizzare per la scelta un criterio del tutto “mozartiano” premiando quei disegni che mostravano, oltre a un’adeguata composizione grafica, anche una conoscenza dell’opera e dello spirito mozartiani. Ecco i vincitori: 1° PREMIO AREA EUREGIO: Chiara Condini – Trento. La sua scelta di utilizzare un linguaggio simile a quello dei manga giapponesi ha favorevolmente impressionato la giuria per l’originalità della scelta e il vivace utilizzo dei colori. Il giovane Mozart, anche se in fattezze un po’ androgine, come spesso capita nei manga, è in compagnia di belle dame che se ne contendono i favori: aspetto assai presente nella biografia del giovane Wolgang. 2° PREMIO AREA EUREGIO: Stefania Zadra – Rovereto. L’utilizzo del bianco e nero e l’originale composizione visiva rende il disegno quasi un manifesto. In un’unica soluzione l’autrice ha raccontato la co-


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lazione che i Mozart consumarono a Bolzano da Kurzweil. L’omaggio alla città di Bolzano ha svolto un ruolo decisivo sulla scelta integrandosi alla perfezione con il tema della mostra. 3° PREMIO “SIMPATIA” AREA EUREGIO: Karin Puchler – Bolzano. Seppure il disegno tradisca un tratto infantile e poco ordinato la giuria è rimasta favorevolmente impressionata dalla dolcezza espressa dal Mozartino che abbraccia la sua nota volendo assegnate un premio speciale chiamato “simpatia”. 1° Premio Area Euregio: Chiara Condini - Trento.

2° Premio Area Euregio: Stefania Zadra - Rovereto.

1° PREMIO EXTRA-EUREGIO: Lisa Laurenti – Ferrara. La tecnica, la composizione e il tema trattato hanno colpito la giuria in modo significativo. Il volto della donna, forse la Regina della Notte, poco definito, abbozzato, il mantello blu aperto contenente scritte lasciano intendere una buona conoscenza della materia mozartiana e un utilizzo non eccessiva-

mente oleografico del messaggio. 2° PREMIO EXTRA-EUREGIO: Giusi Bartolini – Pistoia. Seppure il tratto rimandi ad una grafica un po’ infantile e tutta da perfezionare, il disegno dimostra un’approfondita conoscenza dell’opera mozartiana con l’inserimento di elementi divertenti: il lucchetto sul becco di Papageno, le Tre Dame, la Regina della Notte in atteggiamento provocatorio, le fiere della foresta che danzano al suono del flauto ecc. Una sorta di tableau in cui viene raccontata tutta l’opera. 3° PREMIO EXTRA-EUREGIO: Rosa Puglisi – Milano. E’ vincente, oltre alla scelta di rappresentare Mozart bambino in atteggiamento sorridente e allegro, l’utilizzo dei materiali non solo limitati al colore ma anche alla ricerca di un “3d” che rende l’opera originale e unica tra quelle inviate. Nel corso della serata

3° Premio “Simpatia” Area Euregio: Karin Puchler - Bolzano.


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3° Premio Extra-Euregio: Rosa Puglisi - Milano.

1° Premio Extra-Euregio: Lisa Laurenti - Ferrara.

inaugurale si è svolto anche un importante evento che ha visto intervenire direttamente Wol-

fgang Amadeus Mozart, interpretato dalla pianista Valeria Kukushkina, che ha consegnato all' asses-

serore Trincanato una copia del manoscritto del quartetto che egli stesso scrisse proprio durante il

2° Premio Extra-Euregio: Giusi Bartolini - Pistoia.

suo soggiorno in città. Si tratta di un evento unico perché, come sappiamo, Mozart scrisse cose terribili sulla città giurando di non rimetterci mai più piede. Oggi è pace fatta tra la città e il Genio di Salisburgo.Valeria Kukushkina (russa che risiede a Trento) si è poi esibita per i visitatori della mostra suonando su un fortepiano d’epoca messo a disposizione da Giulio Passadori pianoforti di Brescia, un vivacissimo medley di temi mozartiani rivisti in chiave jazz!! Il soggiorno di Mozart a Bolzano è stato raccontato per la prima volta a fumetti dal fumettista roveretano Mattia Dossi in un albetto prodotto pro-


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Mattia Dossi ed il suo albo dedicato a Mozart.

Due immagini della pianista Valeria Kukushkina.

prio per l’occasione. Anche questo è “Mozart a Strisce”. MI Staff


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LE AMANTI DI AMADEUS www.mozartitalia.org

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olfgang Amadeus Mozart era il più grande musicista e compositore del 1700. Pur essendo conosciuto per le sue straordinarie doti musicali, aveva fama anche di essere un’amante della bella vita. Per poter rappresentare queste sue passioni, ho usato un sistema di grafica legata alla simbologia, raffigurandole entrambe con delle figure femminili. Anche i più piccoli dettagli che ho disegnato sono elemento simbolico importantissimo e non sono casuali. Essi sono fondamentali per la comprensione del disegno. Partendo da sinistra, la prima figura femminile è la “musica”. È riconoscibile dalla chiave di Sol tatuata sullo zigomo destro, che fa parte della simbologia musicale. I capelli sciolti e vaporosi sono volutamente disegnati così, perché ritengo che la Musica sia uno spirito libero ed essa è libera interpretazione; anche il loro colore “rosso aranciato” è sinonimo di vita e libertà. Le farfalle che la circondano simboleggiano l’amore, la purezza e la leggerezza che Mozart esprimeva con la sua musica. Le tonalità di verde del suo abito non è casuale, in quanto esso esprime la vita e, soprattutto, la nascita. Il fatto che la Musica non indossi tanti gioielli, vuole richiamare la semplicità: Mozart è riuscito a comporre un brano musicale usandone solo tre note. L’elemento di congiunzione tra la Musica e Amadeus è l’anello che indossano, simbolo di legame.

La “bella vita” è alla destra di Amadeus. Ha i capelli quasi del tutto legati e le ciocche libere non sono arricciate in boccoli; il fatto che siano lisce, rappresentano che essa, per quanto moderna e al passo coi tempi, a modo suo infrangeva le regole, specie quando si trattava di lussuria e tradimenti. Per rappresentare questi vizi capitali, ho disegnato nelle vicinanze un gatto nero. Ma la Bella Vita non era solo lussuria, ma anche divertimento e ricchezza e l’orecchino a forma di corona ne testimonia l’essenza. Sono famose le feste a cui Amadeus partecipava, ove “Bacco” era l’anfitrione; un piccolo grappolo d’uva, presente nel bottone che ferma il fiocco sul braccio della Bella Vita, n’è la prova. Il neo sullo zigomo sinistro, sotto all’occhio è simbolo di bellezza e di femminilità. Le tre rose rosse, nel linguaggio dei fiori, significano amore, passionalità e vita. Le rose inoltre sono associate al rosa aranciato del vestito, simbolo di delicatezza, felicità e giovinezza. Le due donne potrebbero anche raffigurare le due facce di Mozart: quello inna-

morato perdutamente della musica, il genio e quello eccessivo, donnaiolo, amante del divertimento. Infatti Amadeus è al centro delle due figure ed è l’unico che indossa la parrucca; egli è il fulcro del mio disegno. Il colore del nastro che lega la parrucca è di un colore violaceo, proprio per ricordare l’immaturità di Mozart.

1° Premio Area Euregio: Chiara Condini - Trento.

Una sorta di “Peter Pan” ante litteram. Egli tiene la mano alla Musica, la sua grande passione, ma rivolge il suo sguardo e il suo sorriso alla Bella Vita. Ad Amadeus, poiché genio e spirito libero, piace la compagnia del gentil sesso; una lo nutre con le sue note, rendendolo famoso e ricercato dai potenti, l’altra asseconda i suoi istinti di uomo libertino. Sebbene la musica per Mozart sia libertà d’espressione, essa è comunque legata a delle regole ben precise, imbrigliando così, il suo genio al pentagramma e alle cinque note, che trova il suo culmine nel Requiem, rappresentato nello spartito di fondo. Chiara Condini


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IL CINEMA FANTASTICO MADE IN ITALY www.gremese.com

Testo tratto dalla quarta di copertina del libro “Dizionario del cinema italiano: Fantascienza, Fantasy, Horror - Tutti i film italiani dal 1930 al 2000”. Se certamente è vero che il fantastico appartiene solo parzialmente alla cultura italiana e a quella mediterranea in generale, questa circostanza ha sensa dubbio più influito sulla originalità delle nostre produzioni che non sulla loro quantità. Scorrendo le pagine di questa ricchissima rassegna antologica - tratta dal Dizionario del Cinema Italiano e relativa ai film dal 1930 al 2000 -, ci si imbatte in registi che hanno dedicato ampi scorci delle loro carriere a “fantasticare” su vampiri ed esploratori spaziali, tombe violate e razzi sfreccianti nel cosmo, raggiungendo a volte risultati tutt’altro che disprezzabili, sopratutto nel campo dell’horror (basti pensare ad Antonio Margheriti, Riccardo Freda, Mario Bava). Insieme ai loro film, questo volume prende in esame tantissime altre produzioni, comprese le sporadiche incursioni dei grandi registri, le parodie e gli ibridi che associano generi di-

versi (pensiamo al fantapeplum mitologico di Ercole al centro della Terra), alcune opere d’impronta favolistica, onirica o metamorfica (Miracolo a Milano) e le rare produzioni fantasy. Il tutto, com’è nella tradizione dei dizionari di cinema pubblicati da Gremese Editore, pro-

posto in chiare schede alfabetiche complete di trama, cast, note di produzione e recensione critica. Copyright: Gremese Editore - 2004; © E.G.E. s.r.l. Roma A cura di Enrico Lancia e Roberto Poppi. Pagine: 280.


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“HEIDI DIVENTA PRINCIPESSA”... OPPURE NO?! http://nihonexpress.blogspot.it

“H

eidi diventa principessa” è un anime movie diretto da Akihiro Ogawa, prodotto dalla Toei Doga nel 1973 e trasmesso in Italia nel 1977; nonostante la somiglianza con Heidi, protagonista dell'omonima serie tv, questo film non ha nulla a che fare con lei: al tempo vollero sfruttare il nome della celebre eroina televisiva per far presa sul pubblico. Il titolo originale è “Hakuchō no ōji” (Il principe dei cigni) ed è tratto dalla fiaba “I Cigni selvatici” di Hans Christian Andersen. La storia narra le vicende della

principessa Heidi, i cui sei fratelli vengono tramutati in cigni per il sortilegio di due streghe malvagie; per poter sciogliere questo maleficio, Heidi dovrà tessere in sei anni sei maglie con un filo di foglie di ortica, rimanendo in completo silenzio: se pro-

nuncerà una sola parola i suoi fratelli moriranno. Per sei lunghi anni Heidi continuerà il suo interminabile e faticoso compito senza che nessun suono esca dalla sua bocca, anche quando un principe la chiederà in sposa e addirittura quando

verrà accusata di essere una strega e condannata a morire sul rogo. La canzone “Heidi Principessa” (musica di Akihiro Komori, testo italiano di Enrico Bomba) è interpretata da Francesca Guadagno (doppiatrice della Heidi televisiva) e


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Ada M., mentre il brano “I fratelli cigni” (musica di Akihiro Komori, testo italiano di Enrico Bomba) è interpretato da Francesca Guadagno con il coro “I nostri figli” di Nora Orlandi. La versione italiana ha subìto alcuni tagli di una quarantina di secondi, che fortunatamente non influirono negativamente sull’opera. Il doppiaggio è stato effettuato a cura di Cinitalia Edizioni, con la collaborazione della C.D. e la direzione di Enrico Bomba. Le voci dei doppiatori si adattarono molto bene ai personaggi, in particolare quelle di Francesca Guadagno, Rosetta Calavetta e Germana Dominici, rispettivamente interpreti della protagonista e delle due perfide streghe. Le tematiche affrontante da Andersen in molte delle sue opere (tra le più famose, La sirenetta)

si sposano bene con la sensibilità giapponese, per la quale l’abnegazione totale è spesso considerata con favore: basti pensare alla rigida etica dei samurai. Una donna capace di rinunciare alla propria vita, di negare la propria individualità e di sacrificarsi a vivere in funzione della famiglia era considerata un modello di virtù, una figura a cui ispirarsi e che, naturalmente, meritava l’amore di un principe: il dolore provato in vita è ricompensato con uguale gioia, così l’innocente eroina delle fiabe ottiene il suo lieto fine. Anche la difficoltà nel comunicare i propri sentimenti, qui rappresentata dal divieto di parola imposto a Heidi, è un tema molto sentito in Giappone, dove è raro che le emozioni siano espresse liberamente. Nonostante la storia derivi da un racconto popolare nato in Europa e il

film sia evidentemente ambientato nel Vecchio continente durante il medioevo, non c’è da sorprendersi che la Toei abbia deciso di realizzarne una versione animata. Il film, rivolto a un pubblico giovane, ma non per questo infantile nei toni, rispecchia una maniera peculiare di intendere l’individualità e la responsabilità, in grado di essere accolto positivamente anche dal pubblico giapponese. Elena Gabrielli Simone Ceccano


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CARLO RAMBALDI: IL COSTRUTTORE DI SOGNI Gruppo su Facebook: I FUMETTI SONO UNA COSA SERIA!

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on l’abituale pragmatismo anglosassone, a Hollywood, era stato definito “The Italian Craftsman (L’Artigiano Italiano). Carlo Rambaldi era proprio questo, un geniale artigiano capace di dare forma materiale anche ai pensieri più astratti! Rambaldi era nato a Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara il 15 settembre 1925. Dopo aver conseguito il diploma di geometra, capì ben presto che il suo futuro avrebbe avuto poco a che fare con la contabilità. Sognava di fare l’artista e la laurea all’Accademia delle Belle Arti di Bologna sembrava davvero potergli aprire una strada in quel campo. Tuttavia, qualcosa stava per modificare in maniera irreversibile la sua storia umana e professionale. Il regista Giacomo Gentilomo, infatti, gli commissionò la realizzazione del gigantesco drago Fafnir per il suo film “Sigfrido”. Si era nel 1957 e Rambaldi, pur non accreditato, entrò in quel mondo del Cinema da cui non sarebbe più uscito. Il giovane Carlo si appassionò alle tecniche di realizzazione degli effetti speciali cinematografici e ne ottenne, presto, la piena padronanza. I più celebri registi dell’epoca, da Mario Bava a Damiano Damiani si rivolgevano a

lui per dare vita ai loro personaggi in quel meraviglioso crogiolo di fantasia che era il Cinema di genere degli anni ‘60. Tra i titoli più famosi di questo periodo, vanno citati “Perseo l’Invincibile” di Alberto De Martino (1963), “Terrore nello Spazio Profondo” di Mario Bava (1965), “La Strega in amore” di Damiano Damiani (1966) e la sua collaborazione all’Odissea televisiva (1968). Anche registi “impegnati” come Mario Monicelli e Marco Ferreri non esitarono a coinvolgerlo nei loro progetti e la carriera

di Rambaldi era in continua ascesa. Nel 1971, però, uno strano episodio rischiò di metterlo al tappeto. Un gruppo di associazioni animalistiche denunciò lui e il regista Lucio Fulci per maltrattamento e crudeltà verso gli animali. Il livello di realismo raggiunto dagli effetti speciali era così elevato che gli animalisti si convinsero che i cani uccisi in alcune scene molto cruente del film “Una Lucertola con la Pelle di Donna” fossero stati realmente soppressi. Per fortuna, però, Rambaldi fornì alla Corte i girati non montati e i

fantocci dei cani utilizzati per le riprese e riuscì ad evitare la pesante condanna penale. Nel 1975 fu l’artefice dei terrificanti effetti speciali di “Profondo rosso” di Dario Argento ma l’anno successivo sarebbe stato quello della svolta definitiva. Il grande produttore Dino de Laurentiis lo scelse per la realizzazione del “remake” di King Kong (diretto da John Guillermin) e lo portò con sé negli USA. In realtà non tutto funzionò alla perfezione: il robot gigante (12 metri!) del mastodontico scimmione venne usato per brevis-


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simi frammenti della pellicola. Nella stragrande maggioranza delle inquadrature si dovette ricorrere ad una animazione più tradizionale. Sotto la pelliccia di Kong c’era uno dei maghi degli effetti speciali “Made in USA”, quel Rick Baker (tuttora sulla breccia) che si prestò anche ad indossare alcune maschere capaci di esprimere un minimo di mimica facciale. L’apporto pratico di Carlo Rambaldi si limitò alla realizzazione di un braccio meccanico a grandezza naturale da usare nelle riprese ravvicinate con la bella Jessica Lange. Ciononostante, arrivò il 1° Oscar per gli effetti visivi da condividere con Glen Robinson e Frank Van der Veer. Da questo momento in poi, Rambaldi si trasferisce ad Hollywood e nel suo laboratorio di Burbank (la sua bottega, come ama definirla) dà libero sfogo alla sua creatività e si specializza nella cosiddetta “Meccatronica” (l’arte di ottenere gli effetti speciali cinematografici attraverso la fusione tra meccanica ed elettronica). Nel 1977, dall’incontro con un giovane Steven Spielberg, nasce l’intesa per la realizzazione di “Close Encounters of the Third Kind” grazie al quale Rambaldi ridefinisce l’immagine degli alieni, stabilendo nuovi parametri per tutti i film successivi. Presto arriva la seconda Statuetta.... Siamo nel 1980, l’anno

prima Ridley Scott ha portato sul Grande Schermo l’inquietante “Alien”. La creatura extraterrestre, generata dal talento visionario di Hans Ruedi Giger, ha bisogno del contributo dell’Artigiano italiano per essere realizzata concretamente. Alien esce dai sogni allucinati di Giger ed entra negli incubi notturni di milioni di persone! Nel 1982, Rambaldi crea quello che è universalmente riconosciuto come il suo capolavoro... Gli occhi sgranati di E.T., il piccolo extraterrestre che bofonchiava “telefono... casa!”, commuovono il mondo intero. Per animarlo furono realizzati 3 robot (per poter girare i primi piani) e due costumi che venivano indossati da attori per le scene di grande movimento ma la carta vincente della “Creatura” era tutta nella sua incre-

dibile espressività in grado di dare una personalità reale, un’anima ad un pupazzo meccanico. Con questi presupposti, il 3° Oscar arrivò quasi scontatamente! Seguiranno altre pellicole, dal fumettistico “Conan the Destroyer” di Richard Fleischer (1984), al barocco “Dune” di David Lynch (1984), fino all’orrorifico “Silver Bullet” di Daniel Attias (1985), passando anche per l’inguardabile sequel di King Kong (King Kong Lives!) che gli costò l’onta della Nomination ai Razzie Awards per i peggiori effetti visivi (1986). Il finale di carriera fu ancora contrassegnato da numerosi premi ed attestati fino al 2002 in cui gli fu assegnato uno Speciale David di Donatello alla carriera. Negli ultimi 10 anni si era trasferito a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Alla Terra di Ca-

labria era profondamente legato, anche per le origini locali della moglie Bruna e, proprio nell’Ospedale di quella città, si è spento dopo una lunga malattia il 10 Agosto 2012. In una delle sue ultime apparizioni Rambaldi, da sempre tenace nemico della computer grafica, diceva: “Si è persa la magia, come quando un prestigiatore rivela i suoi trucchi ai presenti. Adesso tutti i ragazzi possono creare i propri effetti speciali con il programmino di casa”. Apparteneva all’era analogica, ormai superata da quella digitale, l’era dei programmatori in grado di generare ogni cosa con il computer.... ma siamo davvero sicuri che non ci sia più spazio per il talento e l’inventiva di uomini come Carlo Rambaldi? Pietro Zerella


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C’ERA UNA VOLTA... - 1a PARTE Su Facebook: Ermelinda Tomasi

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uante volte abbiamo letto una storia che inizia con “C’era una volta...” che introduce una trama incantata, magica? E chi non ha letto la fine di essa in cui troviamo scritto: “...e vissero tutti felici e contenti?” Senza alcun dubbio, nessuno di noi è omesso perché tutti siamo stati dei bambini e questa fanciullezza ci ha accompagnato per moltissimi anni ed è stata permeata da racconti fantastici derivanti dal folclore. Qualche adulto non ha perso questo incanto e continua a essere spensierato, sognatore, quasi un Peter Pan. Ricordate quante volte le nostre mamme ci hanno letto delle storie per farci addormentare e sognavamo di essere noi i protagonisti di quelle storie? E dopo ci spegnevano la luce e faticavamo ad addormentarci perché forse qualche orco o protagonista cattivo poteva nascondersi sotto il letto o materializzarsi all’improvviso nel buio? Ovviamente, non sto qui a rinvangare il “passato” ombroso di qualche storia che ha intimorito qualche ex bambino, ma bensì parlarvi di alcune tra le più belle fiabe esistenti nella letteratura popolare, fiabe che ci hanno fatto sognare e che sono sempre attuali,

per piccini e anche per grandi, perché, è bene saperlo, le fiabe non sono altro che antichi racconti tramandati oralmente e trasformati in qualcosa di fantastico per intrattenere la prole(e non solo) nei giorni freddi attorno al focolare. Le fiabe di cui oggi vi parlerò sono attuali sia per il contenuto moralistico e

didattico sia perché continuamente edite, trasposte in film o in cartoni animati. Inizio con un classico ampiamente noto: La Bella e la Bestia. Esistono numerose versioni di questo racconto a partire già dal 1550, ma quella più nota fu svilup-

pata da una scrittrice francese, l’aristocratica Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, e pubblicata nel 1756, con il titolo di La Belle et la Bête, nella rivista “Magasin des enfants, ou dialogues entre une sage governante et plusieurs de ses élèves”, in cui si narra di un agiato mercante che aveva tre figlie, le prime due sprezzanti e invidiose


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della bellezza e della delicatezza di animo della terzogenita, chiamata per questo motivo Bella. Il padre avevo perso tutte le sue ricchezze a causa dei numerosi debiti contratti ed era stato costretto a vivere in campagna, abbandonando la casa cittadina. Un giorno, egli si reca al paese perché era stata avvistata una sua nave, con mercanzie, scampata al naufragio; ma al suo arrivo al porto, egli viene a sapere che esse sono state vendute per pagare i suoi debiti. Il padre, amareggiato a causa di questa notizia, si avvia sulla strada del ritorno senza i doni richiesti dalle figlie, ossia gioielli dalle prime due e una semplice

rosa da Bella. Strada facendo, scoppia una bufera di neve e il mercante è costretto a rifugiarsi in un castello che trova vuoto, senza personale. Prima di andare via, egli vede un roseto e coglie una rosa per portarla a Bella, ma viene scoperto dal proprietario, una bestia, apparso all’improvviso, che lo minaccia di morte. Il mercante si dispera e gli confessa che aveva fatto quel gesto per sua figlia Bella. La bestia gli condona la libertà a patto che egli porti sua figlia al castello affinché possa vivere per sempre con lui. Il padre torna a casa e racconta l’accaduto alle tre figlie. Bella si auto colpevolizza e comprende

che l’unica soluzione sia quella di accontentare il mostro; per cui, evitando qualsiasi discussione, si avvia con il padre al castello. Ovviamente, le due sorelle sono contente di essersi liberate di Bella. Bella così trascorre il suo tempo al castello, circondata dalla premura della bestia, ma il suo pensiero è sempre rivolto al padre e alle sorelle. Un giorno, la bestia le regala uno specchio che riflette gli andamenti di casa sua, cosicché Bella è sempre informata sulle vicende familiari. Proprio grazie allo specchio, Bella scopre che il padre è gravemente ammalato e prega la bestia di lasciarla andare. La bestia glielo concede, ma

dovrà comunque far ritorno da essa, altrimenti morirà di dolore. Bella ritorna a casa, ma le sue perfide sorelle, invidiose della ricchezza che ha ottenuto, cercano di intrattenerla più che possono. Il tempo passa e la bestia si ammala di dolore. Bella si rende conto che è passato troppo tempo e si reca al castello dove trova la bestia morente. Ella, alla fine, si è affezionata a essa e tra le lacrime le confessa il suo amore e il desiderio di sposarla. La bestia, grazie all’amore sincero di Bella, si trasforma in principe rompendo l’incantesimo attuato da una strega tempo fa e sposa Bella sotto l’incredulità attonita delle sorelle che ven-


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gono trasformate in statue fino al loro sincero pentimento. Pubblicata nel 1740 in “La jeune américaine, et les contes marins”, la versione di Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve (da cui Jeanne-Marie trae spunto riadattandola), molto più dettagliata e piena di elementi cruenti, è una metafora della donna che viene data in sposa a uno “sconosciuto” e con un carattere violento, “bestiale”. Bella, nella versione di Villeneuve, è la figlia di un re e di una maga che cerca di ucciderla, invidiosa della sua bellezza. La bestia è rappresentata da un principe che la maga prende in

consegna, da bambino, dalla madre di lui, una regina impegnata a difendere il suo regno. Una volta adulto, la maga cerca di sedurlo, ma a un suo rifiuto egli viene trasformato in bestia. La storia de La Bella e La Bestia ha dato spunto a molti registi per trarne delle versioni cinematografiche, ma quella a noi più nota è quella del grande regista francese Jean Cocteau intitolata La Belle et la Bête, uscita nel 1946, con protagonisti Jean Marais nel ruolo della Bestia e Josette Day in quello di Belle. Tratto dalla storia di Beaumont, il film è il capolavoro di un genio, pieno di effetti speciali molto

avanzati per l’epoca: candelabri viventi a forma di braccio, lacrime di Belle che si trasformano in diamanti, lo specchio incantato, il caminetto con i volti in bassorilievo i cui occhi si muovono seguendo con lo sguardo i protagonisti, la statua a guardia del castello che rappresenta la dea romana Diana che scaglia frecce infuocate o il battente del portone con la testa di Cernunnos, dio celtico, che ricorda Pan, il dio dei boschi. Film in bianco e nero, la storia si svolge sotto forma di pantomima, le scene si susseguono con l’uso di tagli veloci e l’immagine scompare gradualmente intensificando gli effetti surreali della

scena. Splendida è la composizione musicale del compositore Georges Auric. L’ambientazione si svolge a Indre-et-Loire nel Castello de La Roche Bourbon, e gli esterni nel parco di Raray e nel suo incantevole palazzo. Il set evoca le illustrazioni e le incisioni di Gustave Doré e le scene nella fattoria le pitture di Jan Vermeer. I costumi sono di Christian Bérard e Escoffier. Il film è stato classificato tra i migliori 100 film a livello mondiale nel 2012 nell’Empire Magazine. Un altro cult è quello della Disney, il cui staff prese spunto, per la versione animata, proprio dal film di Cocteau e dalla storia di Beaumont, intitolandola Beauty and the Beast. Diretta da Kirk Wise e Gary Trousdale con sceneggiatura di Linda Woolverton, musiche di Alan Menken e canzoni di Howard Ashman, il film vinse due premi Oscar: Miglior canzone originale (Beauty and the Beast cantata da Celine Dion) e Migliore colonna sonora a Alan Menken; una nomina all’Oscar come Miglior film, più altri premi come i Golden Globe, Bafta, ecc.! Uscito nel 1991, Beauty and the Beast è stato classificato tra le 100 storie d’amore più belle. Un primo tentativo di Disney di sviluppare la storia in un film avvenne già verso gli anni 30-50, ma


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l’idea venne abbandonata perché troppo ardua per il team che doveva realizzare lo story-telling. L’ambientazione nel film della Disney è la medesima nella storia: ritroviamo il castello con la bestia e il villaggio in cui abita Belle con il padre, Maurice, che qui è un inventore stravagante. Non ritroviamo le sorelle e vi è il personaggio dell’adulatore rappresentato da Gaston, uomo arrogante e presuntuoso. La rosa rappresenta la vita della bestia, i cui petali cadranno al 21 anno di età, dopodichè egli rimarrà per sempre una bestia, trasformato tale per

mano di una fata travestita da vecchia mendicante che tempo fa aveva chiesto ospitalità al principe e rifiutata da egli in malo modo. La maledizione scomparirà solo quando la bestia sarà amata da una giovane che non baderà al suo aspetto esteriore, ma punterà al cuore. Ovviamente, l’happy ending è assicurato, l’amore trionferà, i servitori (anch’essi trasformati) diventeranno di nuovo umani e i nemici verranno sconfitti. Prodotto dalla Walt Disney Feature Animation e distribuito dalla Walt Disney Pictures, il film in-

cassò la bellezza di 347 milioni di dollari in tutto il mondo con un ampio successo critico e commerciale. De La Bella e La Bestia ritroviamo la versione Home Video in Vhs e Dvd. In Italia la sigla è cantata dal cantautore Gino Paoli e dalla figlia Amanda, riscuotendo un notevole successo di ascolti. Ultimamente, La Bella e la Bestia è uscita in 3D al cinema. Disney, nel 1994, sviluppò il film in un musical, rappresentato al Palace Theatre di Broadway, prodotto in 13 nazioni. In

Italia approdò a Milano e a Roma rispettivamente al Teatro Nazionale e al Brancaccio.

Un altro classico, ma rigorosamente italiano, è Pinocchio di Carlo Lorenzini, detto Collodi. Pinocchio, ovvero Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, venne pubblicato presso l’editore Libreria Editrice Felice Poggi nel 1881 ed è la storia di un burattino costruito per mano di Geppetto per avere un po’ di compagnia in vecchiaia. Pinocchio è il nome che Geppetto gli attribuisce: “Lo voglio chiamar Pinoc-


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chio. E’ un nome che gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l'elemosina.” E’ un babbo amorevole che lo cura e lo veste, gli sbuccia le pere a un suo capriccio di mangiarle senza buccia e gli compra l’abbecedario, vendendo la sua casacca malandata, per mandarlo a scuola affinché possa istruirsi. Pinocchio, discolo di natura, però non obbedisce a Geppetto e si imbarca in avventure più grandi di lui fino alla sua redenzione e alla trasformazione, per mano della Fata, in un ragazzino in carne e ossa. Pinocchio fa la conoscenza di Mangiafuoco, un burattinaio girovago, della fata Turchina che l’ammonisce di essere un bravo burattino, di Lucignolo che rappresenta la cattiva compagnia il quale lo distoglie dai suoi buoni propositi e lo fa allontanare dalla “strada maestra” portandolo al Paese dei Balocchi dove, dopo cinque mesi di divertimenti, il burattino viene trasformato in asino finendo a lavorare in un circo, del Grillo Parlante, metafora della buona coscienza, del Gatto e della Volpe che rappresentano la menzogna, la falsificazione, la furbizia, ecc.! Il libro ha un intento moralistico come in tante fiabe popolari. Lo pos-

siamo riassumere in questo dialogo che la Fata ha con Pinocchio: “Oh, sono stufo di far sempre il burattino-gridò Pinocchio, dandosi uno scappellotto-sarebbe ora che diventassi anch’io un uomo come tutti gli altri” “E lo diventerai, se saprai meritartelo”-rispose la Fata. “Davvero? E che posso fare per meritarmelo?” “Facilissimo: diventare un ragazzino perbene” “O che forse non sono?” “Tutt’altro! I ragazzi perbene sono ubbidienti, e tu invece... “Non lo sono!” “I ragazzi perbene prendono amore allo studio e al lavoro, e tu... “E io faccio sempre il bighellone e il vagabondo tutto l’anno” “E i ragazzi perbene dicono sempre la verità... “E io sempre le bugie!”

La caratteristica principale di Pinocchio è il naso che, ad ogni bugia, si allunga. Infatti, la Fata lo informa che: “Vi sono due tipi di bugie: quelle che hanno le gambe corte e quelle che hanno il naso lungo” Il romanzo è un susseguirsi di metafore moralistiche e di dialoghi che destano anche del riso, dell’umorismo. Collodi riesce benissimo a raffigurare un’epoca che è uguale a quella nostra, attuale, piena di imbrogli, illusioni e devianze, ma anche di speranza e rettitudine. E’ un testo che può, benissimo, essere letto da piccini e adulti. Non posso non sottolineare che Pinocchio ebbe un grande successo e tante sono le trasposi-

zioni in film e cartoni animati. La Disney ne realizzò un film d’animazione che uscì nel 1940 e vinse due Oscar nel 1941: Miglior colonna sonora a Leigh Harline, Paul J. Smith e Ned Washington e Miglior canzone (When you wish upon a star) a Leigh Harline e Ned Washington. La canzone fu interpretata dal cantante Louis Armstrong e successivamente è diventata un brano d’apertura di molti lungometraggi Disney. Pinocchio della Disney non segue fedelmente il libro, per cui ebbe varie critiche, soprattutto dall’Italia: ad esempio, nel film non c’è la presenza di maestro Ciliegia che regala a Geppetto il pezzo di legno; nel testo Geppetto viene inghiottito dal pescecane, men-


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tre nel film da un capodoglio; Mangiafuoco qui è senza cuore mentre è pietoso nel testo, la Fata Turchina non abita in una casa ma è una stella, conosciuta come Stella dei desideri, ecc!

enorme successo, tanto è vero che fu realizzata una serie per la distribuzione francese in sei puntate. Lo sceneggiato di Comencini si presenta in una versione più romanzata e realistica. In tutte le puntate permane una vena malinconica, commovente.

Pinocchio è anche un film muto in bianco e nero del 1911 del regista italiano Giulio Antamoro, con Ferdinand Guillaume come interprete di Pinocchio. Degli anni ’70 (1971) risale il famoso sceneggiato tv che noi tutti conosciamo, ossia Le avventure di Pinocchio, miniserie in cinque puntate diretto dal regista Luigi Comencini, con il compianto Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto, Gina Lollobrigida nel ruolo della Fata Turchina e Andrea Balestri in quello di Pinocchio. I personaggi cosiddetti “minori” furono

interpretati da Franco Franchi nel ruolo del Gatto, Ciccio Ingrassia nel ruolo della Volpe e Vittorio de Sica in quello del Giudice.

La colonna sonora è di Fiorenzo Carpi. Andato in onda sulla Rai dal 8 aprile al 6 maggio del 1972, Le avventure di Pinocchio ebbe un

Un film un bel po’ più recente su Pinocchio è quello girato dal regista e attore toscano Roberto Benigni, Pinocchio, uscito nel 2002 con sceneggiatura di Vincenzo Cerami e dello stesso Benigni. Roberto Benigni è qui sia regista che incarnazione di Pinocchio e il film segue la trama del libro. L’unica pecca però è l’interpretazione senza sentimento di Nicoletta Braschi (Fata), e dello stesso Benigni. Un primo tentativo di girare Pinocchio risale già attorno agli anni 90 quando Benigni interpretò, per il regista romagnolo Federico Fellini, La voce della Luna. Fellini aveva interpellato Benigni e Paolo Villaggio per girare le scene che poi rimasero incompiute. Il Pinocchio di Benigni vinse due David di Donatello nel 2003 come Miglior scenografia e Migliori costumi e un Nastro d’Argento, sempre nel 2003, come Miglior colonna sonora. Ermelinda Tomasi To be continued...


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LA SAGA DI “HELLRAISER”

Gruppo su Facebook: I FUMETTI SONO UNA COSA SERIA!

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iamo alla metà degli anni ottanta: Clive Barker, giovane scrittore con al suo attivo già una serie di romanzi horror di grande successo e deciso a sfondare anche nel cinema, decide di fare tutto da solo. In precedenza si era già interessato all’adattamento per il cinema delle sue opere ma ne era rimasto insoddisfatto, soprattutto a causa delle restrizioni imposte dai produttori durante le riprese, in particolare per quanto riguarda il film basato su Rawhead Rex. Questa volta Barker decide di adattare il suo racconto più recente, The Hellbound Heart, in Italia tradotto con il titolo “Schiavi dell’Inferno”, per il grande schermo. Il budget che gli viene concesso è molto limitato e Barker deve dar fondo alla sua creatività. Sfruttando le sue doti di disegnatore per gli storyboard del film assemblando una collezione “primitiva” di appunti e disegni che indicavano come il film avrebbe dovuto essere si mise all’opera. Nel 1987 esce nelle sale italiane il suo HellraiserOltre ogni limite. E’ la storia di Frank Cotton, un uomo alla continua ricerca del piacere estremo, intenzionato a fare di tutto per raggiungere e superare le fron-

tiere del peccato carnale. Giunto in un misterioso paese arabo acquista un cubo detto “La Configurazione del Lamento”che gli dovrebbe aprire un nuovo mondo di estremi piaceri. Il cubo ha un ruolo primario in tutti i film della saga. Chiunque ne venga in possesso, lo fa perché consumato da un desiderio lacerante, ossessivo, a volte anche inconscio, e intuitiva-

mente sa che il cubo appagherà questo suo desiderio se riuscirà a trovare il modo di aprirlo. Risolto l’enigma e aperta la scatola, Frank si trova alla mercé di indicibili torture: richiuso in una solitaria stanza nel villino di famiglia alla mercè dei Supplizianti, i demoni Cenobiti evocati dalla scatola magica. Frank viene trafitto da aghi, uncini e catene, fin-

ché il suo corpo, ridotto a brandelli, viene imprigionato in qualche modo ancora vivo nell’inferno parallelo dei Supplizianti per scontare la sua pena di tormenti. Nel frattempo il fratello di Frank, il sottomesso Larry senza sapere del macabro rituale che si è compiuto al piano di sopra, decide di riappropriarsi del vecchio immobile di famiglia e di stabilirvisi con la seconda moglie Julia e la figlia del primo matrimonio Kirsty. Il sangue versato casualmente per una ferita da Larry e penetrato nel pavimento della soffitta in cui è nascosto il cadavere di Frank, ridà vita a quest’ultimo. Julia, che era l’amante del fratello del marito scopre il cadavere resuscitato e per amore gli procura nuove vittime, con la pelle ed il sangue delle quali Frank rigenera il proprio corpo. Kirsty scopre la schifosa tresca, ruba il cubo magico e, sempre casualmente, si spalancano le porte dell’inferno dalle quali escono i Supplizianti. Questi accettano di non uccidere Kirsty in cambio dell’indicazione di dove poter ritrovare Frank per poterlo riportare all’inferno. Il film rientra nella categoria del body horror o horror biologico che è un sottogenere del genere horror, soprattutto cinematografico, in cui i senti-


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menti di orrore e paura nello spettatore vengono creati attraverso la rappresentazione di deformità fisiche del corpo. Temi ricorrenti sono per esempio mutazioni genetiche, malattie deturpanti, mutilazione e

così via. Possiede una forte personalità dovuta all’origine letteraria di qualità ed è subito un successo sia di critica che di pubblico. Il concetto dell’estremo dolore affiancato al estremo piacere è intrigante benché

non sia un invenzione originale di Barker, tuttavia l’idea di affiancare questo spunto al genere horror splatter è sicuramente vincente e quasi ineluttabile. Altra particolarità di Hellraiser è che non ci si trova davanti ad un clas-

sico horror, dove c’è un cattivo a tutto tondo che uccide indiscriminatamente solo per il gusto di farlo. Nell’universo di Hellraiser, Pinhead non copre il ruolo di cattivo supremo, ma è solo uno dei tanti tasselli che lo compongono. Lui e i cenobiti non sono malvagi nel senso stretto del termine ma come dicono loro stessi nel primo film “Noi siamo esploratori delle più remote regioni dell’esperienza... per alcuni demoni, angeli per altri...” I personaggi dei Supplizianti entrano velocemente nelle simpatie del pubblico tanto che nelle pellicole successive avranno sempre più visibilità e maggior spazio. Il film segna anche la nascita di un nuovo “eroe” dell’iconografia horror, ovvero Pinhead, anche se conosceremo il suo nome solo nel secondo film. I Supplizianti, questi oscuri signori-guardiani dell’inferno, sono la vera incarnazione del dolore provato sulla propria pelle. Essi sono: Pinhead il capo, Chatterer quello che batte i denti (forse il più schifoso), Butterball l’obeso (forse il più inquietante), e la donna cenobita. Il successo del primo capitolo porterà ad un totale di nove film, i cui ultimi due, Hellraiser: Hellworld (Hellraiser 8) del 2005 diretto da Rick Bota; e Hellraiser: Revelations del 2011 inediti in Italia, una serie a fumetti


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e svariati racconti, formando un vero universo letterario. Hellraiser II: Prigionieri dell’inferno prodotto nel 1989, diretto da Tony Randel e scritto da Clive Barker chiarisce alcuni punti oscuri del primo film, per esempio che il mondo dei Cenobiti non è né l’inferno né la vita dopo la morte, bensì una realtà parallela che viene chiamata “il Labirinto”. Il film è il perfetto sequel del primo. Il dottor Channard, neurochirurgo nella clinica riceve un nuovo paziente, Kirsty Cotton, la quale è in stato di shock dopo la carneficina avvenuta nel primo epi-

sodio. L’unico che le crede è un giovane assistente del dottor Channard che si chiama Kyle MacRae. Channard ha passato la vita alla ricerca del cubo detto “La configurazione del lamento” che permetterebbe di aprire le porte dell’Inferno ma che in realtà apre il passaggio per “il Labirinto” il mondo dei Cenobiti. Gli giunge voce del materasso intriso di sangue dove è deceduta la matrigna di Kirsty, Julia Cotton. In segreto lo fa portare a casa sua e vi conduce anche dei suoi pazienti per versarne il sangue sul materasso al fine di risvegliare

Julia. Seviziando i degenti psicolabili riuscirà a riportare in vita Julia e a fare in modo che una bambina versata nella soluzione di enigmi e puzzle, riesca ad aprire il cubo e a spalancare il mondo dei Cenobiti. Il medico otterrà quello che voleva e qualcosa di più. Kirsty e la piccola Tiffany varcheranno anche loro le porte dell’incubo in cerca del padre di Kirsty. Man mano che si va avanti nella saga Pinhead e i suoi Cenobiti hanno un ruolo sempre più centrale e si arricchiscono di nuovi accoliti, ma la serie contemporaneamente perde mordente, e i Ce-

nobiti finiscono per essere troppo “umanizzati”, anche perchè dal quarto film in poi Barker non partecipa più alla loro produzione. Nel frattempo in seguito al successo del secondo film la divisione Epic della Marvel comics decide di pubblicare una serie a fumetti sull’universo di Hellraiser. Per la Epic usciranno venti numeri tra il 1989 e il 1992 scritti con la supervisione di Barker stesso. Faranno seguito tre albi speciali e gli adattamenti ufficiali dei primi tre film. Ma l’eco del successo della saga di Pinhead e di Hellraiser non si è ancora spento.


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Infatti nel 2011 la Boom!Studios pubblica una nuova miniserie scritta da Barker stesso e annuncia di una ristampa della serie della Epic. Mentre nel 2007 fu annunciato un remake del primo film che non ha ancora visto la luce sembra che, dopo anni passati a rimbalzare tra grande schermo, fumetti ed esperimenti di corti amatoriali online, Hellraiser diventerà una serie TV grazie alla collaborazione tra il produttore Larry Kupin, già alla New World, che aveva prodotto Hellraiser e Hellraiser II, e la Sonar Entertainment. Ancora però non ci è dato sapere chi si farà carico

della sceneggiatura, nè di un’eventuale coinvolgimento di Clive Barker. Insomma uno dei più celebri e terrificanti franchise della storia del cinema è pronto a fare il proprio debutto sul piccolo schermo. Per oltre venticinque anni i fan hanno seguito le gesta di Pinhead e dei suoi accoliti, evocati dalla sua dimensione da incubo nel nostro mondo grazie a un’antica scatola. Ora per la prima volta, una serie settimanale potrà finalmente spaventare il pubblico di tutto il mondo. Il mito concepito dalla fervida fantasia di Clive Barker continua. Alfonso Verdicchio


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FANTATRAILERS: CLICCA SULLE IMMAGINI L’ULTIMA PROFEZIA Titolo originale: The Prophecy Produzione: Neo Motion Pictures. USA - 1995 Durata: 94 minuti Regia di Gregory Widen Prodotto da: Joel Soisson Direttori della Fotografia: Bruce Douglas Johnson, Richard Clabauh Musiche: David C. Williams Cast: Christopher Walken, Elias Koteas,Virginia Madsen, Eric Stolz, Amanda Plummer. Testo tratto dal lato B del DVD prodotto dalla Cecchi Gori Home Video: In seguito ad un orribile visione, un giovane prete abbandona l’abito e la chiesa. Anni dopo, diventato detective, deve risolvere un caso di omicidio e scopre che quel cadavere non appartiene ad un essere umano! Il necrologio di un colonello espulso dall’arma, la copia di un libro sugli angeli che Dagget aveva scritto quando era seminarista, e una vecchia e lacera Bibbia cui è stato aggiunto, nel Vangelo di Giovanni, un capitolo inedito: sono solo alcuni degli indizi del truce caso che gli è stato affidato. L’autopsia ne rivela la natura ultraterrena, richiamando su Thomas l’attenzione di Gabriel (Christopher Walken) e Simon (Eric Stoltz), due entità soprannaturali scese sulla Terra per combattere una guerra contro l’umanità...

IL VILLAGGIO DEI DANNATI Titolo originale:Village of the damned Produzione: Ronald Kinnoch Productions. USA - 1960 Durata: 74 minuti Regia: Wolf Rilla Musiche: Ron Goodwin Sceneggiatura: Stirling Silliphant, Wolf Rilla Effetti Speciali: Tom Howard Cast: George Sanders, Barbara Shelley, Martin Stephens, Michael Gwynn, Laurence Naismith, Richard Warner, Jenny Laird, Sarah Long, Thomas Heathcote, Charlotte Mitchell, Pamela Buck, Rosamund Greenwood, Susan Richards. Testo tratto dal lato B del DVD della A&R Productions: In un paesino inglese, per uno strano fenomeno tutti gli esseri viventi si addormentano contemporaneamente per alcune ore in pieno giorno. In seguito, tutte le donne fertili risultano incinte. I bambini nati da queste gravidanze misteriose crescono presentando un comportamento apparentemente privo di emozioni che li rende inquietanti. Il professor Gordon Zellaby è il padre di uno di questi bambini, partorito dalla moglie Anthea con cui vive un rapporto problematico. Ben presto comprende che il fenomeno può rivelarsi pericoloso per l’intera umanità. Rifatto nel 1995 da John Carpenter.


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SHAOLIN SOCCER Produzione: Star Overseas LTD - Universe Entertainment LTD. Cina - 2001 Durata: 85 minuti Regia: Stephen Chow Prodotto da:Yeung Kwok Fai Sceneggiatura: Stephen Chow, Tsang Kan Cheong Effeti Speciali Digitali: Centro Digital Pictures LTD. Coreografia azioni: Ching Siu Tung Cast: Stephen Chow,Vicki Zhao, Ng Man Tat, Patrick Tse Yin, Karen Mok, Cecilia Cheung,Vincent Kok, Li Hui. Testo tratto dal lato B del DVD della Eagle Pictures: Fong è un ex campione di football che si è ridotto a vivere per strada come un vagabondo. Nei pressi di un piccolo campo di calcio incontra Sing, uno studente Shaolin che fronteggia un gruppo di teppisti locali con le arti marziali. Fong, estasiato da ciò che ha visto, immagina Sing come una futura stella del calcio e lo persuade a formare insieme ai suoi compagni, una squinternata squadra formata da monaci shaolin e ad iscriversi ad un torneo. Fong, nei panni dell’allenatore, è deciso a combinare per sempre il volto di questo sport, mescolando il calcio con il kung fu, disciplina nella quale la sua squadra eccelle. Film comico ricco di effetti speciali e campione d’incassi a Hong Kong nel 2001, diretto dal grande Stephen Chow (Kung Fusion).

NAVIGATOR Titolo Originale: Flight of the Navigator Produzione: RDR, USA - 1986 Durata: 85 minuti Regia di Randal Kleiser Prodotto da: Jonathan Sanger, Mark Damon, John Hyde Tratto dal racconto originale di Mark H. Baker Sceneggiatura: Michael Burton, Douglas Day Stewart Cast: Joey Cramer, Paul Reubens,Veronica Cartwright, Cliff De Young, Sarah Jessica Parker, Matt Adler, Howard Hesseman, Robert Small. Musiche: Alan Silvestri Direttore Artistico: Michael Novotny Testo tratto dal lato B del DVD prodotto e distribuito dalla Cult Media: David, dodicenne irrequieto, cade durante una passeggiata nel bosco; una volta ripreso dal piccolo incidente torna a casa, ma scopre che tutto è cambiato... o meglio “invecchiato”. Sono passati infatti otto anni senza che lui se ne accorgesse. Inizia cosi la sua avventura in una navicella spaziale in compagnia del robot Max, che lo condurrà tra le stelle e in giro per i cieli alla ricerca della sua famiglia in un “ritorno al passato”. Una favola fantascientifica che gode di un ritmo sostenuto senza mai perdere il senso dell’umorismo e la poesia.


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TOKYO: BENVENUTI NELLA “KOREAN TOWN” www.etwb.net - Foto: © Mario Castro/E-talentbank

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istoranti e negozi coreani non sono rari in Giappone, ma Shinōkubo è per eccellenza la Korean Town di Tokyo. Appena fuori dalla stazione - soprattutto se usciti ci si dirige a destra - ci troviamo immersi in un’atmosfera diversa da quella tipica di Tokyo, e tra gli stessi passanti i giapponesi sono quasi in minoranza. Ristoranti e supermercati coreani ci sono sempre stati, ma negli ultimi due anni il boom della musica e degli idol coreani in Giappone ha fatto nascere una quantità infinità di idol shops o anche idol café,

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oltre a vari negozi che vendono ambiti prodotti di bellezza.” Chiara Giuntini

______________ Foto 1-5: Ristoranti coreani. Fra i piatti più famosi, la carne alla brace (yakiniku) coreana, chijimi, toppogi e bibimbap. Foto e poster di idols coreani sono spesso affissi anche nei ristoranti, mentre le loro canzoni fanno da soddofondo. Foto 6-8: Abiti tradizionali. Foto 9-10: Idol shops.


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INORAN (LUNA SEA): IL TOUR ITALIANO www.puntoj.it - www.robertoromagnoli.net lavano in inglese “Ino! Run!” (Ino era il diminutivo di Inoue). Arrivato al liceo decide di imparare a suonare la chitarra e conosce il suo amico bassista Jun Onose (detto J) con il quale forma una band: i LUNACY, divenuti poi LUNA SEA dopo l’ingresso nella band di Sugizo (chitarra) e Shinya (batteria) dei PINOCCHIO e l’apporto vocale di Ryuichi, che veniva invece dagli SLAUGHTER. Il gruppo suscita subito l’interesse di tutti e inizia una fortunatissima carriera, partendo con l’etichetta discografica EXTASY RECORDS (di Yoshiki degli X JAPAN), fino a finire alla Universal. Nel 1997, durante una pausa della band, INORAN inizia una carriera solista. Fa uscire il suo primo singolo: Sô, che accompagna l’omonimo album ed è subito un successo. Tuttavia, il buon INORAN non ritiene sia ancora il momento di intraprendere una vera e propria carriera “parallela” alla sua band e torna a lavorare a tempo pieno nei LUNA SEA. E’ solo dal 2001, dopo lo scioglimento del gruppo, che decide di darsi da fare da solista. Dapprima da solo, con una band di supporto in un paio di date settembrine all’Akasaka Blitz, poi, nel 2002, crea la band

FAKE? insieme a Ken Lloyd (ex-Oblivion Dust) e inizia un lavoro parallelo tra il suo progetto solista e questa nuova band, suonando come solista solo ad eventi organizzati per il suo fan-club ufficiale. Nel 2005 si “riunisce” all’amico e collega Ryuichi (il cantante dei LUNA SEA) e mette su i Tourbillon, senza tralasciare tuttavia né il lavoro con i FAKE?, né quello solista. Dopo anni in cui ha sfornato DVD e album come solista, nel 2007 arriva la reunion dei LUNA SEA, accompagnata dal concerto in occasione dell’ “hide Memorial Summit” Nel 2011 gira il mondo con i LUNA SEA toccando in varie date gli Stati Uniti e giungendo

anche in Europa (a Bochum, in Germania). E poi arriva il nuovo tour mondiale e tocca anche al belpaese! INORAN sarà in Italia nelle seguenti date: 11 Settembre 2012 (Mar): “Officine Meccaniche Wig Wam” - Mirano (VE). 13 Settembre 2012 (Gio): “The Theatre / Black Circus” - Rozzano (MI). I biglietti saranno in vendita direttamente al locale e il prezzo è di € 20,00. Per informazioni: alvisez@gmail.com 320/76.44.634 Se volete visitare il sito ufficiale di INORAN andate su: http://inoran.org Roberto Romagnoli

Foto: © Tutti i diritti riservati

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on sei un buon intenditore di JRock se non conosci INORAN. Non necessariamente il suo progetto da solista, quanto almeno il suo gruppo: i LUNA SEA. Chi non ha mai “scapocciato” sulle note di “Rosier”? Chi non ha mai anche solo canticchiato “Dejà vu”? Il chitarrista di uno dei gruppi storici della storia del JRock e del Visual-Kei arriva finalmente in Italia con (udite udite) ben DUE date! La prima a Venezia e la seconda a Milano (tutti i dettagli in fondo all’articolo). Ma chi è INORAN? Quando ha iniziato la sua carriera solista? Nei LUNA SEA, è sempre stato il membro più calmo, il chitarrista più tranquillo (anche perché la controparte è Sugizo...) ma anche autore di ottimi riff e assoli. INORAN (pseudonimo di Kiyonobu Inoue) nasce il 29 Settembre del 1970 a Yamanashi, per poi trasferirsi in tenera età a Setagaya con la famiglia. E’ il primo di tre fratelli. Da piccolo, pare sia stato un bambino molto vivace, almeno fino alla scuola elementare (così si dice in giro). Il soprannome INORAN nasce ai tempi delle medie, quando giocava a baseball con la squadra della scuola e i suoi compagni, per incitarlo gli ur-


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ARU CHAN E IL PROGETTO “JRIM” www.jrimweb.com

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Rock Italian MAGAZINE (JRIM), una rivista italiana dedicata esclusivamente alla musica rock giapponese. Per saperne di più abbiamo posto qualche domanda ad Aru chan. Come è nata la tua passione per il J Rock? Perché hai deciso di creare una rivista di musica giapponese? La mia passione per la musica giapponese, come per molti dei fan italiani, è nata tramite le sigle degli anime trasmesse in televisione. Internet ha reso possibile l’ascolto delle sigle originali, permettendo così anche a noi occidentali di avvicinarci alla musica giapponese. Nel mio caso specifico è stato il manga “akuma de soro” ad avvicinarmi al mondo della musica nipponica. Per creare il protagonista maschile la mangaka si è ispirata ad Hideto Matsumoto, leggendario chitarrista degli X Japan, famoso anche per le sue collaborazioni con gli Zilch e gli Spread Beaver ed ancor di più per la sua carriera da solista. Il mio interesse si spostò, inevitabilmente, dal personaggio irreale del manga all’artista. Un professionista unico nel suo genere! Il crescente interesse per hide, così è conosciuto Hideto Matsumoto, mi ha invogliata ad andare in

cerca di materiali che lo riguardassero. Così ho iniziato a cercarli nelle varie fiere italiane, dedicate al Giappone, insieme alle riviste originali dedicate al JRock. Quando riuscii a trovarle fui felicissima, ma parte di questa felicità fu smorzata quando costatai che purtroppo le riviste giapponesi in Italia sono vendute a prezzo elevato a causa dei costi doganali. Si tratta di riveste dalla particolare bellezza, che mettono in risalto la presenza fisica degli artisti e né fanno emergere le caratteristiche musicali, ma soprattutto diverse dalle tipiche riviste che conosciamo noi occidentali. Da quel momento in poi capii che la mia immersione nel JRock,Visual Kei o meno, diventò totale e pensai: “Ecco cosa manca all’Italia! Una rivista che facesse conoscere a tutti la bellezza della cultura

musicale del Sol Levante”. Fu così che nacque la mia idea, più per hobby che per altro, di realizzare una pubblicazione esclusivamente online, creata dai fan per i fan italiani, con la speranza di poter dar loro un prodotto che assomigliasse alle riviste che avevo potuto ammirare. Infine nacque il JRIM, ovviamente non quello che si conosce oggi, con la prima pubblicazione on line. Al tempo non eravamo una rivista ufficiale, né avevamo uno Staff composto da professionisti, ma semplicemente eravamo un gruppo di

poche persone appassionate di Giappone. Da allora molte cose sono cambiate ed oggi siamo diventati una pubblicazione ufficiale, registrata e riconosciuta a livello nazionale ed internazionale, anche se a volte capita che alcune persone confondano ciò che erano i primi numeri, pubblicati sul web, con quello che il JRIM è ora. Questa evoluzione è stata possibile grazie al supporto dei fan che dopo le nostre prime pubblicazioni, realizzate con immagini e notizie prese dal web, ci hanno incitato a migliorare ed implementare il nostro lavoro. Fu così che un semplice hobby si trasformò in un vero e proprio lavoro dopo accurate ricerche sia di mercato sia di professionisti in grado di fornire un vero supporto giornalisti, senza mai dimenticare la passione. Quali difficoltà hai incontrato nella pubblicazione del JRock Italian MAGAZINE? Le difficoltà che si pos-


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sono incontrare in questo mondo sono molte, ma quella che ai nostri occhi era la più ardua in realtà non si rivelò tale. Quando si realizza un magazine inevitabilmente tutto lo staff si mette in gioco ogni giorno e la paura di non essere all’altezza si fa sempre sentire. Nel nostro caso non fu così, abbiamo avuto l’umiltà e la determinazione di imparare giorno dopo giorno a migliorare il nostro lavoro per cercare di realizzare sempre pubblicazioni di ottima qualità. Tuttavia ci fu una difficoltà che ci sorprese un po’. Purtroppo alcuni dei fan del J Rock sembravano non apprezzare il nostro lavoro e a volte abbiamo anche ricevuto pesanti critiche ed attacchi per fermarci. Fu

un’esperienza particolare che ci insegnò a rimanere uniti come gruppo e ad affrontare il nostro lavoro sempre a testa alta, desiderosi di continuare con lo stesso impegno il nostro lavoro per soddisfare tutti gli appassionati che ogni giorno ci sostengono e che ringraziamo di cuore per tutto l’affetto che ci dimostrano. Quali sono le maggiori soddisfazioni del tuo lavoro? Da questo lavoro io e il mio staff riceviamo davvero molte soddisfazioni. Per fare un esempio in redazione riceviamo molte e-mail di affetto e di supporto da parte dei nostri lettori. Per quanto possano sembrare semplici lettere, per tutti noi

rappresentano qualcosa di molto più profondo, una forte motivazione che ci rende consapevoli del buon lavoro che fino ad ora è stato realizzato e che ci invita a migliorare sempre di più. Mi piacerebbe inoltre raccontare dell’intervista che è stata realizzata con la band dei D’espairsRay, durante la quale ho avuto l’onore e la gioia di consegnare una copia del JRIM ad Hizumi (Vocalist), ricevendo complimenti da parte sua. Questo evento ha rappresentato per me una “piccola” soddisfazione personale; è stata un’emozione unica! La soddisfazione più bella di tutte è quella di alzarsi la mattina e poter dire di amare davvero il proprio lavoro. Ciò è possibile grazie alle splendide persone con cui collaboro, staff e partner nazionali o internazionali, che condividono la mia stessa passione. Insieme sappiamo di poter realizzare qualcosa di bello, in grado di portare il sorriso sui volti delle persone e cosa c’è di meglio se non portare gioia nella vita degli altri? Quale sarà il prossimo passo del JRIM? Eventi, concerti, qualsiasi cosa che possa portare il JRock qui nel nostro Paese. Non tutti purtroppo hanno la fortuna di poter salire sull’aereo per andare in Giappone o in altre località europee per assistere ad un live dei

loro beniamini, cosi la nostra missione è quella di portare, come si è soliti dire, “la montagna da Maometto". Per concludere, racconteresti qual è stato l’avvenimento più curioso che ti è capitato da quando è nato il JRIM? Sono accadute così tante cose che decidere non è davvero semplice. Ciò che mi viene in mente senza pensarci troppo è un ragazzo che ho incontrato dopo una serata a Rimini per il TOKYO FREAKS. Appena mi ha vista mi ha abbracciato, quasi saltandomi addosso, come ringraziamento per aver “ideato” il JRIM. Ricordo ancora le sue esatte parole “io ti amo, grazie grazie!” ed il pensiero di quanto accaduto mi mette sempre di buon umore. Infine vorrei approfittare di questa occasione per ringraziare di cuore tutti coloro che fanno parte della “famiglia” del JRIM: il mio staff, i fan, i collaboratori ed i partner. ”Senza di voi il JRIM non esisterebbe, ma sarebbe rimasto un bel sogno nel mio cuore”. Un grazie particolare a Mirko per l’aiuto e il sostegno al JRIM. Japanimation Staff


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“PRATO COMICS & PLAY” E OFFICINA GIOVANI Su Facebook: Prato Comics

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cco il programma del nuovo convegno del fumetto e del fantastico “Prato Comics & Play” 2012 che avrà luogo dall’11 al 16 settembre (mostra mercato 15-16 settembre). CONFERENZE E INCONTRI CON GLI AUTORI Venerdì 14 Ore 15.00 - Officina Giovani: La Scuola Internazionale di Comics di Firenze realizza un seminario gratuito a cura dell’associazione Mammaiuto, sul fumetto web. Sabato 15 Ore 11.00 - Officina Giovani: Bruno Bozzetto Incontra il pubblico. Conferenza condotta da Luca Boschi. Ore 15.00 - Officina Giovani: Tavola rotonda sull’editoria a fumetti oggi. Interverranno critici e giornalisti specializzati. Ore 16.30 - incontro del pubblico con gli autori. MOSTRE COMICS 15 e 16 settembre Dalle ore 9.30 alle 19.00 Sala Esposizioni. - Mostra del disegnatore Angelo Stano (Dylan Dog). L’autore sarà presente in fiera. - Mostra di Simone Bianchi. L’autore sarà presente in fiera. - Mostra iconografica che celebra i cinquant’anni del personaggio di Diabolik.

CONTEST COSPLAY E GIOCHI DI RUOLO DAL VIVO 15 e 16 settembre Dalle ore 9.30 alle ore 13.00 - Centro Storico: Sfilata di costumi Cosplay e di Giochi di ruolo dal vivo. La sfilata si snoderà dalla libreria BookSeller: punto incontro e accredito, fino ai locali di Officina Giovani. Dalle ore 9.30 alle 19.00 Officina Giovani: Concorso Cosplay con cerimonia di

premiazione il giorno 16. 15 e 16 settembre Dalle ore 9.30 alle 19.00 Spazi officina Giovani: Tornei e dimostrazioni di giochi di ruolo da tavolo e dal vivo Fantasy e Horror. MOSTRA MERCATO 15 e 16 settembre Dalle ore 9.30 alle 19.00 Spazi officina Giovani. Mostra mercato del fumetto di antiquariato, gadget e merchandising,

accessori Cosplay e Gioco di Ruolo dal vivo. CINEMA D’ANIMAZIONE Da martedì 11 a venerdì 14 Ore 21.30 - Cinema Terminale: Rassegna di films di animazione. Venerdì 14 ore 21.30 Cinema Terminale Serata dedicata a Bruno Bozzetto. Sarà presente l’autore. OG Staff


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FOTOALBUM: BATMAN (& CO.) AD OSTIA LIDO Foto di Matteo Sciarra

Dal 24 al 28 agosto 2012 presso Piazza dei Ravennati ad Ostia Lido (Roma): Mostra IL CAVALIERE OSCURO Il Ritorno


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I quattro cosplayers “infiltrati” a sorpresa: Emanuele Bolognari - JOKER Vittorio Di Lallo - PINGUINO Patrizia Corteggiani - CATWOMAN Vanessa Lorenzetti - HARLEY QUEEN


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HALLOWEEN BARDI NIGHT 2012 www.oltrelospecchio.com

L’

Associazione Culturale “Oltre lo Specchio” organizza eventi che prevedono l’ingresso al castello di gruppi scortati da due guide, lungo un percorso prefissato. Una trama ricca di mistero e di colpi di scena è il collante delle interazioni fra i

partecipanti e le mostruose creature che vengono incontrate lungo il tragitto che si snoda all’interno del castello; tali creature dannate propongono prove ed enigmi da risolvere per l’avanzamento lungo la storia. Ci avvaliamo inoltre di ef-

fetti sonori composti ad hoc e di particolari illuminazioni per creare l’atmosfera orrorifica. Il prossimo evento sarà “Halloween Bardi Night: Oblivion, fuga dall’incubo. Fortezza di Bardi. A Bardi, (60 km da Parma) dove è tradizione par-

tecipare da tutta Italia alla Bardi Halloween Night da parte degli appassionati del genere e dai curiosi che vogliono vivere un maniero da protagonisti, mercoledì 31 ottobre e sabato 3 novembre dalle 20 all’1 di notte entrerete (ma uscirete, poi?) in “Oblivion, fuga dall’incubo”. Ricordate quando da bambini, dopo un incubo, vi svegliavate nel cuore della notte tremando di terrore, con il cuore che batteva all’impazzata e la fronte imperlata di sudore? E se questa volta non riusciste più a risvegliarvi? ... La Fortezza di Bardi, si erge su una rupe di puro Diaspro Rosso, catalizzandone l’energia, come un gigantesco Geomante – come spiegano gli animatori dell’evento - un antico rituale può spalancare porte che non dovrebbero mai essere aperte, ingressi che devono rimanere sigillati, oscuri passaggi che conducono ad un altro mondo, in cui albergano le proiezioni stesse dei peggiori incubi celati nel subconscio. Riuscirete a squarciare il velo che ammanta il Castello e a riemergere dalle tenebre generate della vostra stessa mente?” Se vi sentite pronti a essere protagonisti in una notte di paura l’Associazione Oltre lo Specchio organizza il casting per attori per l’evento di Halloween Bardi Night 2012! Vi aspettiamo in data 6 settembre 2012 alle ore 21.00 presso il Circolo Argonne in via Argonne n. 4 a Parma. E-mail: info@oltrelospecchio.com OLS Staff


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ALBUM Foto di Mono’S monos94@gmail.com


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fatto anche alcune nuove conoscenze (prossimamente vi presenteremo alcuni di loro); ma la cosa più importante è che ci siamo divertiti tutti insieme come un “vero gruppo”, che è la “vera anima” del PARCOSPLAY! Infatti per questa quinta edizione abbiamo voluto organizzare, oltre al set fotografico per tutti i cosplayers che hanno partecipato, anche una premiazione speciale a chi ha contribuito notevolmente allo sviluppo del gruppo ed a chi ha sostenuto fortemente questo progetto assegnando il titolo onorario di “mascotte” ad Erychan (per il suo spirito da cosplayer e per aver sempre sostenuto il nostro raduno) ed il titolo “duchi onorari” del PARCOSPLAY alla coppietta Federica e Sly, che hanno sempre partecipato invitando ogni volta

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alve amici cosplayers ed appassionati mangaka! Ben ritrovati al mensile appuntamento sulla webzine JAPANIMANDO per parlarvi del PARCOSPLAY di Napoli! Ormai questo raduno è una realtà costante sia ad Ostia Lido che a Napoli che, nonostante le temperature estive ed il periodo di vacanza, ha visto comunque un buon numero di partecipanti, in cosplay e non! Tra i partecipanti abbiamo rivisto nostri carissimi amici e abbiamo

i loro amici ai nostri incontri (festeggiando tra l’altro anche il compleanno di Sly ad un edizione precedente del parco, un’idea veramente geniale!). Tra una foto e l’altra ed una colazione a sacco il tempo è passato piacevolmente senza che ce ne accorgessimo, ed è stata una giornata che mi ha visto particolarmente stremato (personalmente confesso che il giorno dopo ho dormito per 15 ore di fila) ma ci ha visto tutti soddisfatti e contenti tornare alle proprie case! Appuntamento al mese prossimo allora, e stavolta aspettiamo chi torna dalle vacanze! Un saluto a tutti i lettori della webzine JAPANIMANDO! Stefano Esposito


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“YRTIMID FRISIA” ALIAS DEBORAH DEGNI Su Facebook:Yrtimid Frisia Randy

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con molto piacereche vi presentiamo Deborah, una cosplayer nonché giovane autrice e scrittrice! E da questo numero avrete modo di leggere mensilmente alcune sue storie brevi. Mi chiamo Deborah. Un nome scelto più per il tono forte che per un nome da bambina. Letteralmente vuol dire “Ape” in ebraico, ma non sono ebrea. Anzi, sono quasi atea. Il mio Cognome è Degni ed il mio nome d’arte è Yrtimid Frisia. Il primo è Dimitry al contrario, scelto perché adoro quel nome tedesco. Il secondo fu un consiglio di mia madre; in realtà è il suo cognome meno una lettera che non dirò mai qual è. Ho 22 compiuti da poco, ho finito l’anno della pazzia e sono entrata in quello della... preferisco non dirlo. Sono napoletana, ma chissà perché tutti pensano che sia straniera... JAP.: Da quanto tempo è nata la passione per manga\anime e per il mondo del fantastico? D.: Allora... per i manga/anime devo ringraziare mio padre, che mi fece vedere Akira quando ero proprio piccola e poi mi ha cresciuta con Goku. Il Cosplay è venuto anni dopo, frequentando il Comicon di Napoli. Per il fantastico è da sempre, da quando ne ho memoria. JAP.: Ci parli un pò della tua passione per la scrittura? D.: Quella l’ho ereditata da mia madre, e non ne è tanto

rato il volantino col disegno di Lisa ed ho deciso di provare ad andarci. al parcosplay ho conosciuto un sacco di ragazzi e di ragazze, tutte vestite dei migliori anime e manga esistenti, per non parlare del mitico contest a premi con in palio gli esclusivi disegni di Lisa-chan, e del gran set fotografo. Una giornata da provare, perché cmq ci si diverte e poi... una nota va agli organizzatori che sono stati impeccabili!

felice, però anche lei scrive ancora. Non l’ho coltivata, è semplicemente stata sempre dentro di me. Lo scrivere è stato un bisogno, quasi un richiamo. E se non scrivevo non stavo bene. I generi su cui mi sono appoggiata sono quelli dei miei sogni, tendenti al Fantasy, anche se non parlo di Fantasy classico, ma di qualcosa di più personale e più avanzato, oserei dire, dal momento che non ho un granché di cultura al riguardo. JAP.: E riguardo al cosplay? D.: Tendenzialmente faccio

cosplay di gothic lolita o ispirati a stili della cultura giapponese, poi mi piacerebbe fare qualche cosplay riguardante qualche mio personaggio personale e poi c’è un elenco di quelli tratti da anime/manga, ma anche film e telefilm che vorrei fare, infatti il cosplay mi ha sempre attirato perché è come fare l’attore, l’impersonificarsi in personaggi ogni volta sempre diversi. JAP: Come sei venuta a conoscenza del PARCOSPLAY di Napoli? D.: Un giorno sono andata alla Alastor e mentre compravo un fumetto mi ha atti-

JAP.:Ti và di anticiparci qualcosa sulla storia che leggeremo? D.: Premetto che ora devo scavare nei meandri della mia mente, visto che “Partita eterna” la scrissi parecchi anni or sono. Infatti stavo ancora al 3° o 4° anno delle superiori. In verità la scrissi proprio perché volevo provare a comporre una trama decente ed una storia finita in un massimo di tre capitoli. Se ci sono riuscita o meno lo giudicheranno i lettori. La storia è a metà fra paranormale e realtà ed unisce “Fantasy urbano” e genere “Giallo” e narra di una giovane poliziotta dell’FBI che viene incaricata, insieme ad altri agenti specializzati, di risolvere un caso davvero complicato. Tuttavia questa “caccia” si rivela decisamente più particolare del previsto; andate alla prossima pagina, gustatevi la mia storia e... buona lettura! Japanimation Staff


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RACCONTO BREVE: “PARTITA ETERNA” Su Facebook:Yrtimid Frisia Randy

1. LA CATTURA Fu così prevedibile ciò che avrebbe fatto che non vi fu necessario ricorrere al radar per localizzarlo. Eravamo in cinque contro uno. Un vero svantaggio per quell’uomo. Tuttavia ciò non aveva alcun valore, neanche se eravamo mille, dal momento che si parlava di un Serial Killer molto particolare, che sembrava aver le caratteristiche di ognuno dei precedenti e nessun punto debole di questi ultimi. Per stanarlo c’erano voluti mesi e mesi, diciamo pure tre anni pieni, ed i tre detective più abili ed infallibili in circolazione. Menti geniali, strategie impossibili e scoperte improvvise, praticamente una partita a scacchi ricca di imprevisti e colpi di scena, erano tutto ciò che colorava il caso killer 03, che per tre anni ci aveva impegnati ed ora eravamo alla mossa finale... oppure, in realtà, all’inizio di una ben più importante partita di scacchi. Killer 03 è il soggetto del caso. Egli fu chiamato così perchè l’unica che gli sfuggì, ora sotto falso nome e sotto scorta, e che dovrà testimoniare contro l’assassino, disse di aver notato al braccio sinistro un tatuaggio che portava una Rosa Nera, sul cui stelo vi era scritto

Killer 03. Avevamo studiato le sue mosse fin dal primo omicidio, capendo da subito quali problemi avrebbe portato. La sua crudeltà nell’uccidere le sue vittime era sempre la stessa, ma ogni volta trasmetteva lo stesso orrore, come se fosse la prima volta. In un primo momento alla guida del caso ci fui solo io, ma notando come fosse difficoltoso trovare una soluzione furono aggiunti altri due membri. Così si formò una squadra formata da tre di noi. Anche questi ultimi erano molto bravi ed abili. Erano due gemelli irlandesi, Rapfael e Matt Overthrow, che avevano sviluppato la telepatia, una caratteristica che alcuni gemelli possiedono, e tramite quest’ultima avevano risolto molti casi, grazie al fatto che potevano, appunto, colloquiale tramite le proprie menti. Killer 03, ormai braccato e ricercato da tutti, si era rifugiato in un vecchio edificio destinato, di lì a poco, ad essere abbattuto dal lancio di una palla metallica e da granate, predisposte in vari punti alla base dell’edificio stesso. Nessuno di noi sapeva il perchè avesse deciso di nascondersi proprio lì, quello non era un atto disperato per fuggire. No. Vi era sotto qualcos’altro, ed io l’avrei scoperto.

Fui l’unica ad aver preso la decisione di entrare in quell’edificio già barcollante prima ancora che venisse attivata la manovra di abbattimento definitivo. Tutti gli altri, compresa la mia squadra avevano desistito. Preferivano farlo morire lì dentro, evitando così un processo inutile. Ma qualcosa mi diceva che sarebbe scappato ugualmente. - Io vado. Mi raccomando... aspettate il mio segnale. - Dissi mentre mi sistemavo la pistola nella fodera attaccata al pantalone. Ormai noi andavamo armati come i poliziotti per qualsiasi evenienza. Quel caso aveva messo nel caos tutta la nazione italiana, sopratutto Roma, in cui vi erano stati maggiori omicidi da parte del Killer 03. - Merylith stai attenta, ripensaci. E’ una pazzia. Una voce allarmata e preoccupata cercò di convincermi, pur sapendo che era inutile e, forse, era proprio questo il motivo per cui Rapfael era così allarmato. Si era sempre comportato come un padre, nonostante fosse più grande di me di qualche anno. Con me mostrava più attenzioni. Chissà forse perchè ero l’unica femmina, oppure perchè ero la più piccola (venticinque anni). Ovviamente certi quesiti

non erano che di passaggio nella mia mente. Mi sono sempre dedicata, anima e corpo al caso, trascurando persino la famiglia e gli amici. Avevo perso molte cose a causa del Killer 03, e non potevo mandare tutto all’aria per un palazzo barcollante. Se non lo avessi catturato adesso probabilmente non lo avrei preso più. Era un occasione unica ed irripetibile. Evitai di guardare quei due volti frustrati ed abbattuti, in realtà sapevo cosa volessero dirmi, ed io ero irremovibile. Quei quattro occhi blu, incorniciati da lunghi capelli castani, morbidi, non mi avrebbero fatto desistere. Sapevo per certo che la fonte del mio turbamento si trovava all’ultimo piano, più precisamente sul terrazzo. Tuttavia ciò che vidi mi fece ricredere. In un primo momento pensai che avevamo preso un nuovo amo senza pesce impigliato sopra. Ma quegli occhi neri, mi dicevano che era lui l’uomo che cercavo, anche se a vederlo non sembrava neppure un umano. Ciò che mi paralizzo a prima vista, non fu vederlo di schiena, intento a fissare chissà cosa, come se nulla fosse, bensì furono due ali enormi piumate di corvo, la cui


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lucentezza era rispecchiata dai raggi del Sole già in alto nel cielo. Ci volle un pò prima che aprissi bocca. Di sicuro non era passato inosservato il mio stupore. Sono sicura che quella volta egli sghignazzò divertito. - Tu chi sei? - Chiesi ancora atterrita per quella visione. Quello non era un essere umano, ma allora cosa poteva mai essere. Di certo il mio animo, nel suo inconscio, sapeva la risposta. Una sonora risata spezzò quel silenzio. Una risata tremendamente crudele eppure così affascinante che non poté non catturarmi. Essa, benché volgare e irriverente, aveva quel qualcosa che affascinava e tirava a sé, qualcosa che mi paralizzava. - Mi meraviglia che voi non mi abbiate chiesto cosa sia. - Di cosa siete ho una vaga idea. - Dissi stringendo i pugni ed i denti. La calma di quell’essere mi metteva ansia, mi faceva sentire inferiore ed indecisa. - Siete un Demone. - Dissi infine fredda e decisa. Non sò il perchè l’abbia detto, ma quella fu l’unica frase che mi uscì. Per me costui era un Demone. Una creatura uscita dall’Inferno, venuta qui per chissà quale motivo. - Bene ... A quanto pare la mia ricerca è giunta al termine. - Disse voltandosi verso di me a braccia incrociate al petto e trucidandomi con lo sguardo. - La mia intui-

zione era esatta.Voi siete una diretta discendente della famiglia reale Venàtor. Mi sentii quasi mancare a causa dell’intensità dello sguardo di quella creatura. Fui costretta ad indietreggiare di qualche passo, nonostante lui non si stesse affatto avvicinando a me. Tuttavia sostenni quei due occhi forgiati dalle tenebre più profonde. - Sai, prima credevo che foste estinti. Ormai avevo perso le speranze di trovare un esemplare di quella famiglia ancora in vita. Fino a quando non ho percepito la tua presenza. La sua espressione era indecifrabile, eppure ora gli appariva un sorriso maligno. Gli occhi iniziarono a brillargli. Che fossi io il suo obbiettivo? Ma che c’entravo io con lui e tutte le sue malefatte? Parlava di ricerca e di rassegnazione. Forse voleva attirare la mia attenzione? Oppure erano solo un mucchio di cretinate che diceva per confondermi? Ovviamente se quest’ultima era il suo obbiettivo ci era riuscito alla grande. Non riuscivo a spiccicare una parola. Un turbine di dubbi e domande mi avevano bloccata. Sembrava quasi che la mente fosse distaccata dal corpo. Poi parlava di esemplare. Cos’ero per quella creatura orrenda? Una cavia? Sembrava parlare di me come se parlasse di un qualunque animale. - Devo ammettere che

sono rimasto un pò deluso. Mi chiedo come mai non abbiate scelto la strada che presero i vostri avi. - Commentò lui. - Beh ognuno segue ciò che sente. Dopotutto non siamo più all’epoca della pietra. – Dissi con un tono pacato, ma acido. La sua voce mi aveva risvegliato da quel turbine di domande a cui non trovavo risposta. Da una parte ne fui sollevata, ma non mi tranquillizzai. Di tutta risposta quella creatura oscura sghignazzò di gusto. Il suono di quella risata smorza mi strideva nelle orecchie. Mi dava la sensazione di avere un serpente a sonagli dinanzi, che mi incitava ad andarmene finché ero in tempo o sarebbe stato troppo tardi. - Immagino che siate arrivato a me, grazie alle peculiarità della vostra stirpe. – Continuò. Sembrava quasi che mi stesse studiando e che cercasse qualcosa che gli desse una certezza. Mi sentivo come un topo sotto l’osservazione di un gatto, indeciso se mangiarmi ora o conservarmi per un altro pasto. - Ad essere onesta non ho utilizzato le mia qualità. Anzi, non credevo che le storielle della mia famiglia fossero reali. Pensavo più ad una sorta di favole per bambini, in genere tramandate dai vecchi di un qualche villaggio. Chiarì acida. - Capisco... - Sussurrò lui. Era la pura verità. Non credevo a quelle storie

prive di fondamenta che i miei raccontavano. A differenza di mio fratello io avevo sempre dato credito alle cose materiali, a cose che si toccano con mano. Non a caso avevo scelto il lavoro di poliziotta, invece che quello del cacciatore di Demoni o, come lo chiamavo io, di fantasmi. Anche in quel momento non credevo che chi mi stesse dinanzi fosse una creatura fantastica, pensavo che forse ci doveva stare un trucco o qualcosa di simile. Probabilmente costui doveva essere uno psicopatico che aveva chissà quale conto in sospeso con la mia famiglia, dal momento che non godeva di una bella reputazione. L’atmosfera era lugubre e spaventosa, nonostante vi fosse un bel Sole, tipico di una giornata di piena Estate. Sembrava che intorno a noi vi fosse una coltre di nubi nere che non lasciavano trasparire il Sole, mentre un gelo glaciale attanagliava le nostre anime. - Fammi solo un favore... non dire chi sia realmente. Probabilmente si creerebbe dello scompiglio, nella migliore delle ipotesi. Ora la sua voce era tranquilla e pacata, sembrava addirittura melodica. Quella creatura nera mi si avvicinò rapidamente, senza che me ne accorgessi. Mi porse i polsi delle proprie mani chiuse e fece ritirare le ali e due zanne, che poco prima


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non avevo neppure notato. - Godetevi questo momento. – Rimasi stupita per l’improvvisa arresa che egli fece, nonostante poc’anzi sembrasse non voler cedere per nessun motivo. Tuttavia non dissi nulla. Cercai di rimanere il più disinvolta possibile, limitandomi semplicemente ad ammanettarlo. Ciò nonostante rimanevo sempre all’erta. Avevo la strana sensazione che d’improvviso quel Demone potesse spiegare, nuovamente, le proprie ali e volar via, trascinandomi con sé. - Attenta! Procurati delle ferite o penseranno che sia una falsa. La voce tranquilla e pacata di quel ragazzo non sembrava affatto demoniaca. Mi rifiutavo di credere che un così bel ragazzo, dall’atteggiamento così distinto e regale, celasse un aspetto demoniaco allo stato brado. - Che vuoi dire? - Dissi voltandomi verso di lui ed ammirando quella singolare bellezza che non lo faceva per nulla sembrare un Demone, bensì un Angelo. Come poteva un ragazzo così bello e dal tono di voce dolce e sensuale essere un assassino? Quasi mi persi nella profondità di quei due occhi neri. - Beh ... vedi ... io non sono un tipo che si lascia catturare così facilmente, questo lo avrai capito ormai da tempo. - Ri-

spose il Demone alzando un sopraciglio e sorridendo divertito. Sembrava quasi che tutta quella situazione fosse una vera parodia per lui, e che egli fosse il registra ed io l’attrice ignara. Tutto ciò mi dava i nervi, anche se ancora rimanevo ammaliata da quello sguardo così particolare. - Se speri che mi faccia dell’auto-lesionismo te lo scordi. - Dissi seccata. Quel comportamento particolare ed ambiguo non mi faceva ragionare sul da farsi. Ero in continuo contrasto con due parti di me. Una ... dolce e pietosa, ammaliata da quel viso tutt’altro che falso e crudele. L’altra ... odiava con tutta se stessa quell’essere che aveva fatto del male a tanta gente, il cui motivo sembrava essere io stessa. Il che mi faceva sentire ancora in colpa e più arrabbiata con quell’individuo. - Vediamo di muoverci. Diedi uno strattone alla catena che teneva unite le due manette per farlo muovere, ma esse mi sfuggirono inspiegabilmente, quasi come se quell’essere si fosse sottratto. In un attimo, senza neppure rendermene conto, quella stessa catena che mi era sfuggita dalle mani ora era intorno al mio collo. Sgranai gli occhi, paralizzandomi all’istante. Mi sentì bruciare completamente e non riuscì ad emettere suono. L’unica cosa che percepì chiara-

mente fu l’origine di quel lacerante bruciore. Due zanne, le stesse che prima avevo visto quando si era avvicinato a me, affondarono dentro il mio collo. Non sentii il fluire di nulla attraverso quei due fori, il Demone non mi stava succhiando il sangue. Ma allora perchè mi aveva morso? Non ebbi il tempo di rispondermi o di pensare ad una risposta. Intorno a me tutto divenne buio. Mi svegliai di botto come se avessi avuto un Incubo, solo che non ne avevo alcun ricordo. - Dove sono? - Chiesi in un sussurro, come se parlassi più a me stessa, che a chi forse, mi era accanto. Ero su un letto e notai che non era un letto come tanti, ma quello di un ospedale. - Ahi! Che dolore alla testa. Dove l’avrò sbattuta?! Stavolta la mia voce era più chiara e forte. Per il dolore improvviso portai una mano alla fronte, premendo su di essa e serrando le mascelle. Non ricordavo nulla. - Veramente dovresti dircelo tu. Tutto bene Merylith? - Già raccontaci tutto Merylith. Le voci preoccupate di Matt e Rapfael mi raggiunsero in poco tempo e furono per me come una sveglia. Il suono delle loro voci mi aveva fatto ritornare in mente tutto ciò che

era accaduto precedentemente. - Da quanto tempo sono qui? - Chiesi ignorando la loro domanda. - Da un paio di giorni. Hai perso i sensi per due giorni, credevamo che non ti saresti più svegliata. Come al solito Matt esagerava sempre nelle cose. Tuttavia portai lo sguardo verso il lenzuolo mantenendomi la testa sempre con una mano. Cercavo di ricordare più cose e dare nitidezza agli eventi passati, ma più ci provavo e più la testa mi scoppiava. - Cos’è successo? Chiesi in un altro sospiro. Stavolta era una domanda retorica. -Sei stata battuta! Una voce tuonò dal fondo della stanza. Era mio padre e non sembrava affatto contento. Come biasimarlo del resto! Ero stata battuta da un Demone, ma per lui ero stata battuta da un semplice umano, il che era ancora più sgradevole. Rimasi in silenzio. Non avevo ancora le forze per dibattere. Sentii perfino Matt e Rapfael provare ad accennare qualcosa, ma si fermarono di colpo bloccati, molto probabilmente, dallo sguardo di mio padre. Già... mio padre. Di per sé, a causa della sua mole, già incuteva timore in chi lo osservasse, figuriamoci poi se si metteva a fissare qualcuno in modo irritato. Era un miracolo che i gemelli Overthrow non


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fossero ancora scappati a gambe elevate. Probabilmente si stavano parlando telepaticamente, in cerca di una qualche assurda soluzione. - Tuttavia ... - Le nostre attenzioni furono catturate all’istante da una voce femminile sibillina e aggraziata. - Lui ti ha consegnato ai tuoi colleghi prima che il palazzo venisse distrutto. Purtroppo ... eri molto malconcia e, quindi, sono stati costretti a lasciarlo andare. La voce di mia madre risuonò molto dolce rispetto a quella di mio padre. Mi sentii quasi rincuorata, anche se sapevo che lei non era affatto felice del mio fallimento. Uno sbuffo seccato ed irritato si espanse nella stanza. Poco dopo mio padre uscì dalla sala ospedaliera irrequieto. - Allora è così che è andata. - Dissi avvilita. - Vedrai che capirà, ma ora sarà meglio che vada da lui. Tu intanto riposati. Mia madre uscì senza darmi il tempo di salutarla. Era chiaro che anche lei fosse adirata con me. A poco a poco la memoria ritornava, mentre il dolore alla testa iniziava ad attenuarsi. - Mi dispiace ragazzi ... Avevo le lacrime agli occhi. Ero stata troppo sicura ed avevo agito d’impulso. Probabilmente non lo avremmo più catturato ed il caso Killer 03 sarebbe stato archiviato

come irrisolto. - Mi dispiace ... è stata tutta colpa mia. Ero frustrata ed abbattuta. Era la prima volta che non risolvevo un caso e ciò era, per me, un trauma. Quattro braccia mi avvolsero. Erano calde e rassicuranti. Mi sentii sollevata e chiusi gli occhi. - Non è colpa tua Merylith. Hai fatto il possibile. Disse Matt, mentre Rafael fece un gemito di consenso. - In altre parole siamo al punto di partenza. - Dissi staccandomi da loro e sforzandomi di sorridere. - Non proprio ... - Disse Rapfael sorridendo. - Tu lo hai visto in faccia, quindi possiamo avere un identikit molto migliore, rispetto a quello della donna che gli sfuggi. In un attimo il mondo mi crollo addosso. - Emh ... già ... Peccato che non mi ricordi nulla. Dissi cercando di essere il più convincente possibile. Mi passai la mano al collo, cercando con le dita quei due fori. Inorridì nel percepirli sotto le mie dita. Ciò che avevo visto era vero, quel ragazzo era un Demone. Di certo non avrei potuto dir loro nulla di simile. Non mi avrebbero creduto. E come dargli torto, neppure io ci credevo ancora. - Hey tutto bene Merylith? - Disse uno dei gemelli. - Cosa? - Risposi distratta. -Hey Merilith, forse è il

caso che ti riposi ancora un pò. Matt sembrava ancora molto preoccupato, mentre Rapfael sembrava voler studiare la mia espressione. Non sapevo che dire o fare, così mi coricai, in silenzio e chiusi gli occhi. Ovviamente non presi sonno. Rimasi ad ascoltare altre due o tre frasi che i due gemelli si scambiarono prima di dileguarsi, lasciandomi sola. Sapevo gli effetti del morso di un Demone. Erano come quelli di un vampiro solo che essi si cibavano dell’anima di colui che avevano morso. Fino a quel momento non avevo dato mai credito a quelle dicerie scritte nei vecchi libri di famiglia. Adesso cercavo di ricordarmi ogni riga di quei libri. Cercavo quel qualcosa che mi avrebbe spiegato che cosa mi sarebbe accaduto. Ricordai di un libro che lessi per diletto. Lo lessi per prendere in giro mia madre che credeva particolarmente a quella storia. Su quel libro erano descritti gli effetti del morso del Demone. Sembrava che all’inizio non si riscontrasse alcun effetto. Poi, a poco a poco, l’umanità dell’individuo morso sarebbe mutata, lasciando spazio ad una bestia crudele. Chiunque fosse stato morso da un Demone avrebbe subito metamorfosi fisiche e mentali, ma per quest’ultima c’era speranza. Il morso del

Demone non aveva alcun effetto se colui che veniva morso era puro di cuore. Un ghigno sarcastico, da sotto le lenzuola, uscì dalle mie labbra. Di certo io non ero pura. Avrei avuto l’immortalità, ma avrei camminato per l’eternità nelle tenebre. La cacciatrice era stata catturata.

Questo è il mio primo racconto breve che finisco. Ho deciso di pubblicarlo per mettermi in gioco. E’ una storia semplice semplice che delinea più o meno il genere che affronto anche se è stato un caso che scrivessi in un ambientazione poliziesca. Ammetto che la faccenda del ‘morso’ è vista e strarivista, ma in fondo è solo un piccolo particolare. E poi, le migliori ‘infezioni’ si mischiano proprio per contatto di liquidi corporei. La protagonista è una tipa tosta e fiera di ciò che fa, ma è insoddisfatta. Con lo scorrere dei prossimi due capitoli comprenderete più cose su di lei. Ho voluto mettere pochi personaggi dal momento che si tratta di una breve storia. In origine oltre ai gemelli dovevano esserci altri tre personaggi maschili, ma ho preferito ometterli, tanto la storia è incentrata sul cacciatore ed il Demone. Ora vado. Spero di pubblicare presto il prossimo capitolo! Un saluto a tutti i lettori! DD


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ALBUM Foto di Salvatore Alfani salvatore.alfani@tiscali.it


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ALBUM Luciano Photography luciano.photography@yahoo.it


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JAPANIMANDO N. 15  

Bollettino mensile d'informazione sulle attività dell'associazione culturale JAPANIMATION, dei suoi fans e dei suoi partners.

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