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VEroNA inFORmA

atuita!

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n. 14 - anno 3 - settembre/ottobre 2014

magazine di medicina | psicologia | salute e benessere

urologia

Una cistite rara

ma non troppo medicina

Intervista a Luca Coletto

speciale

Adolescenza In Forma

il portale per giovani e famiglie

Il Patto della Salute 2014-2016

All’interno

l’inserto Consigli e informazioni per vivere meglio

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Turismo e TipicitĂ a Verona


Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale della Provincia di Verona

ATER VENDE ... E TU PUOI PAGARE ANCHE A RATE !!

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L’A.T.E.R. di Verona pone in vendita immobili sfitti, liberi da persone e cose, ad uso abitazione ed uso diverso in Verona e provincia per i quali non è richiesta la condizione di prima casa ed introduce una grande novità: la possibilità di pagamento in forma dilazionata. L’aggiudicatario potrà pagare il prezzo offerto in un’unica soluzione o in forma dilazionata, versando un acconto pari almeno al 25% del prezzo offerto all’atto del rogito notarile ed il restante 75% rateizzando. Le rate di ammortamento mensili saranno corrisposte direttamente all’A.T.E.R., fino ad un massimo di vent’anni, e saranno comprensive di quota capitale e quota di interessi. Gli interessi saranno calcolati con un tasso fisso, assumendo quale parametro di riferimento il tasso legale in vigore al momento dell’atto, aumentato di 2,5 punti percentuali. A garanzia del pagamento sarà iscritta ipoteca volontaria di primo grado ad esclusivo e totale favore dell’A.T.E.R. per l’importo dilazionato maggiorato degli interessi previsti. Gli alloggi venduti con forma di pagamento dilazionato, non potranno essere rivenduti fino a quando non risulti estinto interamente il debito con l’Azienda. L’avviso di vendita non ha scadenza temporale e prevede che chi è interessato all’acquisto di uno o più immobili faccia pervenire la documentazione necessaria all’Ufficio Vendite dell’A.T.E.R. di Verona.

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Gli immobili rientrano nella classe energetica tipo “G”

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VEroNA inFORmA Sommario

www.veronainforma.net

editoriale 6 Verona InForma cambia... ma non cambia!

salute&benessere

30 La sanità in lotta contro il tabagismo

A cura di Alberto Cristiani

regione veneto

32 Qi Gong, benessere in movimento

8 Il nuovo Patto per la salute 2014-2016, tutela garantita per cittadini e Regioni

12 Urologia: Una cistite rara ma non troppo A cura del Dott. Massimo Occhipinti

34 Infanzia: Bambini al centro

14

14 Estetica: Face Aging, invecchiamento del volto: il paradigma medico estetico

lettura

50

A cura del Dott. Giovanni Mauro

A cura del Dott. Vittorio Antonino

20 Neurologia: La Riabilitazione Neurologica

A cura del Prof. Nicola Smania

22 Isochinetica: Biodex Advantage System... la forza dell'esperienza...

38

Inserto Adolescenza InForma

26 Meeting autunnale Update on Digestive Diseases

50 Il cavallo non sente il peso del corpo,sente il peso dell anima!

A cura del Dott. Luca Rodella

A cura di Dott. Marco Sterzi

29 Convivio il paziente in primis

A cura di Marifulvia Matteazzi Alberti

47 Eterologa: Giunta Veneta approva linee guida delle regioni

eventi&informazioni

focus

44 Il viaggio della fantasia di Maria-Luise Schwienbacher

A cura del Dott. Massimo Piccoli

28 A settant’anni da un atto eroico

A cura di Alessia Bottone

43 “Rivoluzione degli angeli” nei pronto soccorso

24 Nomine all'Ulss 21di Legnago

41 Defibrillatori nei Comuni, il progetto presentato in Gran Guardia

Ulss 21

38 Prova a cambiare: indicazioni e suggerimenti per vivere meglio

40 Addio alla ricetta rossa, arriva il promemoria

18 Ortodonzia: La terapia Miofunzionale

A cura di Loredana Tessaro

Azienda Ospedaliera

A cura di Alberto Cristani

medicina

30

52 Insonnia: cause e strategie utili per migliorare le difficoltà legate al sonno 54 Abstract


Numeri Utili Emergenze 113 Soccorso pubblico di emergenza 112 Carabinieri 115 Vigili del fuoco 118 Emergenza sanitaria 045 500333 Polizia stradale 045 8078411 Polizia municipale 045 8075511 Centralino ULSS 20 045 6138111 Centralino Presidio Ospedaliero “G. Fracastoro” San Bonifacio 045 8075111 Centralino Presidio di Marzana 045 8121111 Ospedale di Borgo Trento 045 8121111 Ospedale di Borgo Roma 045 8121212 Ufficio Prenotazioni CUP (Centro unico prenotazioni) 848 242200 CUP ULSS 20 840 000877 Disdette visite ed esami (no di radiologia) 045 7614565 Guardia medica - Servizio di Continuità Assistenziale (ascoltare segreteria) 045 8041996 Farmacie di Turno 045 6712111 Ospedale di Bussolengo 045 6207111 Centro Sanitario Polifuzionale di Caprino Veronese 045 6648411 Ospedale di Isola della Scala 045 6589311 Ospedale di Malcesine 045 6338111 Ospedale di Villafranca 045 6338666 Servizio di Continuità Assistenziale 045 6338181 Centro Unificato Prenotazioni 045 6712666 Ufficio Relazioni con il Pubblico 0442 622000 Guardia medica - Sevizio di Continuità assistenziale ULSS 21 0442 622111 Centralino Ospedale Mater Salutis di Legnago ULSS 21 045 6999311 Centralino Ospedale San Biagio di Bovolone 045 6068111 Centralino Ospedale Riabilitativo Don L. Chiarenzi di Zevio 0442 537711 Centralino Centro Sanitario Polifunzionale di Nogara ULSS 21 0442 30500 Punto Sanità distrettuale di Cerea ULSS 21 848 868686 CUP ULSS 21 (da telefono fisso) 0442 606973 CUP ULSS 21 (da telefono cellulare) 0442 622692 Ufficio Relazioni con il Pubblico ULSS 21

Pubblica Utilità 117 1515 045 8090411 045 8090711 045 8078411 045 8077111

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Guardia di Finanza Servizio antincendi boschivo del corpo forestale dello Stato Questura di Verona Polizia Stradale di Verona Polizia Municipale Comune di Verona


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editoriale

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Verona n° 4035/2012 Proprietario ed editore Verona Informa s.a.s. di Giuliano Occhipinti & C. Direttore Responsabile Alberto Cristiani Redazione Alberto Cristiani, Giuliano Occhipinti, Alessia Bottone, Prisca Ravazzin Impaginazione grafica Porpora ADV di Michela Chesini Stampa Mediaprint Relazioni esterne e marketing Giuliano Occhipinti Contatti Redazione: +39 345 5665706 Mail: veronainforma@gmail.com Web: www.veronainforma.net Pubblicità: +39 347 4773311 Hanno collaborato per questo numero: Dott. Massimo Occhipinti, Dott. Giovanni Mauro, Dott. Vittorio Antonino, Prof. Nicola Smania, Dott. Massimo Piccoli, Michele Triglione, Loredana Tessaro, Alessia Bottone, Marifulvia Matteazzi Alberti, Dott. Marco Sterzi, Claudio Capitini, Michele Marconi, Dott.ssa Francesca Girlanda, Dott. Fabio Lugoboni, Foto: Archivio fotografico Verona Informa s.a.s., Ufficio stampa AOUI Verona, Ufficio stampa Azienda Ulss 20, Ufficio stampa Azienda Ulss 21, Ufficio stampa Azienda Ulss, CEMS Verona

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Alberto Cristani

Verona InForma cambia... ma non cambia!

Come anticipato negli scorsi mesi, a partire da questo numero Verona InForma cambia look. È stato attuato - balza subito all'occhio - un cambiamento radicale per quanto riguarda la grafica e il marchio, una scelta quest'ultima forse un po' azzardata ma che, siamo certi, identificherà ancor di più la nostra testata tra i lettori ma non solo. Cambiamenti sono stati apportati, e non pochi, anche a livello di contenuti e di articoli. Leggendo questo numero la prima cosa che balzerà agli occhi dei nostri lettori sarà, ci auguriamo, l'inserto speciale "T&T - Territorio&Tipicità", ben 20 pagine dedicate, come si evince dal titolo, alle bellezze e alle tipicità agroalimentari del territorio veronese. Primi focus sono dedicati alla bellissima Valpolicella, ai suoi vini e ai percorsi che si articolano tra le dolci e affascinanti colline. Si parlerà poi del riso, un prodotto che identifica e qualifica ampie zone della Bassa Veronese e che è protagonista, in questi giorni, la Fiera del Riso di Isola della Scala. L'evento La di Isola della Scala è nata nel 1967. All’inizio si trattava di un unico piccolo stand situato al centro del paese che per un fine settimana serviva risotto e vino. Oggi La fiera, cresciuta con costante accelerazione negli ultimi 15 anni, ha visto aumentare la durata della manifestazione fino ad oltre 3 settimane a cavallo tra settembre ed ottobre. Conta circa 500.000 ospiti, risultando così l’evento enogastronomico più visitato in Italia. Il protagonista della Fiera è il Nano Vialone Veronese Igp, coltivato in una zona circoscritta della Pianura Veronese, primo in Europa ad ottenere il prestigioso marchio d’Indicazione Geografica Protetta (1996). Tornando alla nostra "rivoluzione", tra i tanti cambiamenti quello che non è stato alterato è la qualità dei contenuti. I nostri articoli risultano sempre di altissima qualità e di grande interesse essendo, lo ricordiamo, realizzati in esclusiva per Verona InForma da specialisti della medicina veronese. Ringraziamo quindi chi ci permette di realizzare e diffondere il nostro magazine, e tutti i veronesi che dimostrano di apprezzare sempre di più il nostro lavoro.


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Il nuovo Patto per la salute 2014-2016, tutela garantita per cittadini e Regioni A cura di Alberto Cristani

Il 10 luglio scorso è stata sancita l'Intesa tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sul nuovo Patto per la salute per gli anni 20142016. L'Accordo tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale, riguarda sia la spesa sia la programmazione del Servizio Sanitario Nazionale ed è finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema. Il patto precedente era stato siglato nel 2009 a valere per il triennio 2010-2012. Con il Patto abbiamo sono stati affrontati i grandi temi della sanità ovvero la programmazione triennale dei costi, introducendo i costi standard, e dei fabbisogni regionali, consentendo di avviare e implementare politiche di innovazione del SSN sul territorio, la definizione degli standard relativi all'assistenza ospedaliera, che, unitamente all'assistenza sanitaria transfrontaliera, all'aggiornamento dei LEA ed alla reale promozione dell'assistenza territoriale, costituiscono i pilastri su cui fondare tutte le iniziative necessarie per garantire la tutela della salute a tutti i cittadini uniformemente sul territorio nazionale. Il tema degli investimenti in sanità è anch'esso centrale per garantire le condizioni di competitività, di qualità e di sicurezza delle strutture sanitarie. Tra le novità contenute nel Patto c'è anche la previsione di attivare un sistema di monitoraggio, analisi e controllo dell'andamento dei singoli Sistemi Sanitari Regionali, che consenta di rilevare in via preventiva, attraverso un apposito meccanismo di allerta, eventuali e significativi scostamenti delle performance delle Aziende sanitarie e dei Sistemi Sanitari Regionali, in termini di  qualità, quantità, sicurezza, efficacia, efficienza, appropriatezza ed equità dei servizi erogati. Anche il tema della gestione delle risorse umane trova nel Patto un impegno definito e uno strumento concreto per procedere ad una riforma del sistema attuale attraverso specifici provvedimenti che saranno elaborati dal Governo in-


regione veneto

Assessore alla Sanità Luca Coletto

sieme alle Regioni. Il tema della revisione del sistema di compartecipazione e delle esenzioni sono trattati nel Patto in un'ottica di riforma, affinchè si eviti che la compartecipazione rappresenti una barriera per l'accesso ai servizi sanitari e la principale causa dell'esodo dei cittadini % dalle cure. Il nuovo Patto per la salute 2014 - 2016, mira ad un generale efficientamento del nostro SSN, proprio nell'ottica dell'appropriatezza. Tutte le previsioni in esso contenute sono state ispirate dai bisogni di salute dei cittadini e, allo stato attuale, costituisce il solo strumento per la costruzione di una sanità più vicina alle persone, più efficace ed efficiente, sicura, di qualità e competitiva in Europa. “Non è stato facile - aggiunge l’Assessore alla Sanità Luca Coletto - ma è stato fatto un buon lavoro. In primis abbiamo ottenuto che non venissero stravolti alcuni punti cardine sui quali non era possibile fare marcia indietro: l’obbligo del Governo di confrontarsi con noi in caso di interventi a fronte di imprevedibili mutamenti del quadro macroeconomico. All’interno del Patto della salute abbiamo messo una postilla, piccola ma c’è: nel caso dovesse decrescere il fondo sanitario e dovessero essere previsti dei tagli, si dovrebbero rivedere anche gli obiettivi del Patto. Se arrivano meno soldi va da se che si devono rivedere anche le cure. Questo, a differenza del passato, tutela le Regioni che, in questi casi, diventano sempre i capri espiatori. Se dovessero esservi dei tagli, lo Stato dovrà assumersi la responsabilità politica di indicare puntualmente dove e come intervenire, non dire semplicemente alle Regioni che i fondi calano. Con il nuovo Patto - evidenzia Coletto - sono stati garantiti 109 miliardi e 900 milioni per 2014, 112 per il 2015 e 115 per il 2016 con i quali fare almeno parzialmente fronte alla crescita esponenziale della domanda di salute. Buono infine anche l’accordo sulla premialità da

riconoscere alle Regioni che si incamminano verso il rispetto dell’erogazione dei Livelli essenziali di Assistenza, che andrà concordata tra tutte le Regioni, comprese le poche, come il Veneto, che già rispettano questo obbligo costituzionale. Il tutto - conclude l’Assessore regionale - senza dimenticare che le risorse d’ora in poi andranno ripartite utilizzando il criterio dei fabbisogni e costi standard, un’altra grande vittoria del Veneto e della Regioni virtuose". I Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria (LEA - Box 1). “Nulla di cui preoccuparsi - spiega Coletto - poiché una revisione era doverosa in quanto si faceva ancora riferimento al 2001. In 13 anni molto è cambiato nella sanità e alcune patologie ed esami che nel 2001 potevano presentare problematiche oggi, grazie al cielo, non lo sono più. Per alcuni interventi, quindi, sono cambiate le modalità di attuazione ovvero si è passati, per esempio dal ricovero in ospedale al day hospital. Questo, come è facile intuire, ha fatto diminuire i costi pur garantendo il migliore servizio agli assistiti. Non si riducono, quindi, i servizi ma cambia solamente la strutturazione e la modalità di erogazione degli stessi".  La compartecipazione (Ticket - Box 2). “Questo è un tema che è sempre stato caldo poiché la compartecipazione potrebbe stridere con la sanità universalistica, ovvero significa che il Governo garantisce a chiunque assistenza sanitaria. Tenendo presente che ogni anno i costo aumentano fisiologicamente almeno dell’Istat (1,5%) oltre ai costi veri e proprio (3%). Nonostante questo noi contiamo di continuare garantire l’assistenza universalistica. Ad oggi in Italia, per esempio, il trapianto di fegato (costo 150-200000 euro) è garantito a tutti. Ciò non accade in America dove prima controllano la carta di credito e poi, se c’è copertura economica, viene elargito il servizio. Nessuno vuole arrivare a questo, anzi. Proprio per questo si devono ottimizzare costi e sprechi. Ricordiamo

che il Fonda Sanitario italiano è quello che, a livello europeo, è quello che costa meno. Perfettibile, sia chiaro, ma sicuramente già in ottimo stato e con prospettive interessanti". Costi e sprechi. “Non è un intervento facile - prosegue Coletto - perché è difficile individuarli e soprattutto far comprendere certe manovre. Un esempio ci viene dalla turnazione dei posti letto. Si cerca quindi di fare un turn over più veloce, trasferendo il paziente dal posto letto per dell’ospedale (costo 600 euro/giorno/paziente) a quello delle strutture territoriali (costo 150-200 euro/giorno/paziente). Questo non significa abbandonare il paziente bensì ottimizzare l’assistenza in base alle esigenze del ricoverato garantendo comunque un monitoraggio costante. Qualora dovesse esserci qualche défaillance il paziente ritornerebbe all’ospedale. Il Veneto in questo caso aveva già anticipato i tempi qualche anno fa e quindi il nuovo Patto della salute per noi ci ha trovato assolutamente pronti. L’integrazione poi tra Sanità e Sociale ci garantisce di dare sostegno ai pazienti deboli facendo quadrare i conti, migliorando le cure e anticipando i tempi che prevede un continuo aumento dell’aspettativa della vita (ad oggi 84 anni per le donne, 80 per gli uomini n.d.r.)”. "Per quanto riguarda Verona - conclude l’Assessore regionale - c’è da dire che ad oggi sono presenti 8 ospedali, riallineandoci alla media regionale. Abbiamo l’unica azienda ospedaliera integrata con l’Università, distinguendosi a livello nazionale per la didattica e la ricerca. Nella provincia veronese c’è un’ottima attrazione (pazienti da fuori regione) e questo ci permette di avere un differenziale positivo di quasi 100 milioni l’anno. Il cittadino, è naturale, vorrebbe tutto subito e sotto casa. Il che è impossibile. Noi ci stiamo muovendo per venire incontro alle richieste anche se non si soddisferanno mai tutte le richieste. L’obiettivo è trovare un giusto compromesso sempre su una base universalistica".

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regione veneto Il nuovo Patto per la salute 2014-2016, tutela garantita per cittadini e Regioni

BOX (1) - I LEA Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o in compartecipazione, grazie alle risorse raccolte attraverso il sistema fiscale.Tali livelli devono soddisfare gli obiettivi di salute indicati nel Piano Sanitario Nazionale e sono state scelte in base ai principi di efficacia e di appropriatezza: deve essere dimostrato che quella cura sia efficace, utile per ridurre o eliminare la malattia, ed appropriata per quella determinata patologia. Se più metodi di cura soddisfano entrambe le condizioni, allora deve essere assicurata la cura più economica. Le Regioni possono decidere di inserire nell’elenco ulteriori prestazioni, previa accordi interregionali. I Livelli Essenziali di Assistenza che il Sistema Sanitario Nazionale deve garantire, sono suddivisi in tre aree: - L’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro. Include tutte le attività che servono per mantenere una migliore qualità della vita di tutti i giorni. Sono qui incluse le cure contro le malattie infettive e parassitarie, le vaccinazioni, la

prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie, la tutela dai rischi connessi con gli ambienti di vita, gli inquinanti ambientali e gli infortuni sul lavoro, la sanità degli animali e degli alimenti, le certificazioni sanitarie necessarie per documentare l’assenza dal lavoro (tutti gli altri certificati di idoneità devono essere garantiti ma a pagamento). - L’assistenza distrettuale, quella erogata dalle Asl e dai Distretti sanitari. Essa comprende la medicina di base ambulatoriale e domiciliare, la guardia medica, l’emergenza, l’assistenza farmaceutica, l’assistenza integrativa alimentare e quella per le persone con il diabete mellito, l’assistenza specialistica e diagnostica, l’assistenza protesica, l’assistenza domiciliare, le cure termali, l’attività sanitaria e di sostegno rivolta particolari categorie di persone: le donne, per la tutela della maternità o per l'interruzione della gravidanza, i disabili, le persone dipendenti da droghe o da alcool, le persone con malattie in fase terminale o con HIV, le persone anziane non autosufficienti, le persone con problemi psichiatrici.

- L’assistenza ospedaliera, il pronto soccorso, il ricovero ordinario, il day hospital ed il day surgery, l’ospedale domiciliare, la riabilitazione, la lungodegenza, i servizi di trasfusione e di trapianto di organi e tessuti. A tutti gli stranieri extracomunitari, anche se non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno, devono essere garantiti e gratuiti gli interventi di prevenzione, quelli per la tutela della maternità, l’assistenza ai bambini, le vaccinazioni, la diagnosi e la cura delle malattie infettive. Il Servizio sanitario nazionale è finanziato attraverso la fiscalità generale, con imposte dirette (addizionale Irpef ed Irap) e indirette (compartecipazione all'Iva, accise sulla benzina). Inoltre, le Asl dispongono di entrate dirette derivanti dai ticket sanitari e dalle prestazioni rese a pagamento. Tra le risorse che affluiscono alle Regioni per il finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza, sono incluse anche le compartecipazioni dei cittadini al costo delle prestazioni, che si applicano ad alcune tipologie di prestazioni tramite pagamento di ticket.

BOX (2) - I TICKET ll ticket, introdotto nel 1989, è una forma di compartecipazione dei cittadini al costo delle prestazioni sanitarie. Le sue caratteristiche sono state definite in maniera organica dalla Legge n. 537 del 1993. Da allora in poi, diversi provvedimenti legislativi nel hanno modificato natura e modalità di applicazione, introducendo: - nel 1998, l'Isee, quale criterio per l'esenzione in relazione alla situazione economica del nucleo familiare e alle condizioni di malattia; - nel 2001 il criterio che il ticket dovesse servire anche per la copertura deidisavanzi sanitari regionali; - nel 2006, la quota fissa di 10 euro a ricetta per le prestazioni ambulatoriali, poi abolita nel 2008; - nel 2011 la Manovra economica correttiva ha rispristinato la quota fissa di 10 euro per le ricette sulle visite specialistiche e di 25 euro per gli interventi del pronto soccorso in codice bianco. Nel corso del tempo, il ticket sanitario, da strumento diresponsabilizzazione dei cittadini - mirato soprattutto a disincentivare gli ecces-

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sivi consumi di farmaci e prestazioni mediche - è diventato sempre di più, a livello regionale, una voce significativa di finanziamento della sanità. Attualmente, i ticket riguardano tre ambiti di prestazioni: - Il ticket sui farmaci. Tra le misure di compartecipazione alla spesa sanitaria, il ticket sui farmaci è quello che varia maggiormente da regione a regione. La normativa in vigore, infatti, stabilisce che le Regioni, per far fronte al proprio disavanzo sanitario, possono adottare misure mirate al contenimento della spesa farmaceutica. Perciò il ticket sui farmaci è una misura adottata non dallo Stato, ma da ciascuna singola Regione. Alcune Regioni - Valle D'Aosta, Prov. autonoma di Trento, Friuli V.G., EmiliaRomagna, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata e Sardegna - non applicano alcuna forma di ticket sui farmaci, mentre le altre lo fanno con modalità differenziate, sia per quanto riguarda i soggetti esenti, sia per l'importo. - Il ticket sul Pronto Soccorso. Tutti gli assistiti non esenti, di età maggiore di 14 anni, sono tenuti al pagamento di una

quota fissa di 25 euro per le prestazioni in Pronto Soccorso ospedaliero non seguite da ricovero, la cui condizione sia stata classificate come "codice bianco", ad eccezione di traumatismi ed avvelenamenti acuti. Questo ticket è diversamente applicato dalle varie Regioni. - Prestazioni specialistiche e diagnostica ambulatoriale. Secondo la normativa nazionale, i cittadini sono tenuti al pagamento di un ticket per la fruizione di prestazioni sanitarie a carico del Servizio Sanitario Nazionale. L'importo massimo per ricetta è fissato in 36,15 euro, Ciascuna ricetta può contenere fino ad un massimo di 8 prestazioni della stessa branca specialistica. Per le prestazioni specialistiche, è dovuto un ticket di 10 euro a ricetta. Sono però previste una serie di esenzioni, per: patologie croniche;malattie rare; diagnosi precoce tumori; invalidità; gravidanza; testHiv; reddito inferiore a determinate soglie. Non tutte le Regioni recepiscono la normativa nazionale, per questo ambito, per cui è necessario verificare la situazione caso per caso.


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M medicina-urologia

Quando un Paziente (più frequentemente una Paziente) accusa la sintomatologia classica della cistite (bruciori minzionali, aumento della frequenza delle minzioni, urgenza minzionale e, talvolta, ematuria), è facile ed è corretto pensare ad una cistite e prescrivere le usuali terapie e, quando necessario, gli opportuni approfondimenti diagnostici. Tra questi, il primo è l’esame delle urine con coltura. Quasi sempre la terapia risolve rapidamente il problema e gli esami documentano pressocchè sempre una infezione (presenza di leucociti e, nella coltura, sviluppo di germi, quasi sempre Escherichia Coli). Talvolta però il/la Paziente accusa gli stessi sintomi ma la terapia è scarsamente efficace e nelle urine non si documenta infezione. In questi casi è necessario sospettare che non si tratti di una “banale” cistite e approfondire con ulteriori esami. Tra le diagnosi differenziali è opportuno inserire una particolare forma di “cistite”, la cistite interstiziale, così definita perché una delle peculiari caratteristiche anatomopatologiche è la infiammazione della parete vescicale, cioè “l’interstizio” dove si attivano le cellule dell’infiammazione, le cosiddet-

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Dott. Massimo Occhipinti

Una cistite rara ma non troppo A cura del Dott. Massimo Occhipinti Divisione di Urologia - Casa di cura privata polispecialistica Dott. Perderzoli Presidio ospedaliero accreditato al SSN Asl 22 Peschiera del Garda

te mastcellule. è una malattia rara che, causando all’inizio gli stessi sintomi di una “banale” cistite batterica recidivante, quasi sempre viene diagnosticata con notevole ritardo. Uno studio condotto dall’Associazione Italiana Malattie Rare, dal Ministero delle Politiche Sociali e da Farmindustria ha dimostrato che circa un terzo dei Pazienti ha avuto la diagnosi dopo cinque anni dai primi sintomi e che nel 25% la diagnosi è stata fatta dopo 10 anni dall’insorgenza. Per rimanere nei dati statistici possiamo aggiungere che il 78,8% dei Pazienti, ha avuto precedentemente varie diagnosi non esatte. I sintomi di questa malattia sono la minzione frequente o frequentissima (qualche Paziente conta 50-60 minzioni in 24 ore), urgenza minzionale, dolori sia prima che durante la minzione. Quando a questi sintomi si aggiungono dolore in regione sovrapubica, intorno all’ombelico, all’uretra, alla vagina, al perineo, al coccige, la sindrome dell’intestino irritabile, l’ipertono del pavimento pelvico, è ancor più giustificata la definizione di “dolore pelvico cronico”. Negli uomini il dolore può interessare lo scroto, i testicoli, il perineo, la regione perianale e porta quasi sempre a diagnosticare una prostatite che in realtà non c’è. Sia negli uomini che nelle donne i rapporti sessuali diventano dolorosi se non impossibili, così come, talvolta,

anche una normale vita lavorativa o di relazione. Questa molteplicità di sintomi che accompagnano quelli a carico della vescica ha reso inadatta, perché riduttiva, la definizione di cistite interstiziale e si è deciso di usare la definizione di “sindrome del dolore vescicale” oppure, più correttamente a giudizio di chi scrive, di “dolore pelvico cronico”. Spesso questa malattia è confusa con altre perché sono diverse le patologie che causano i numerosi sintomi che compongono il quadro del dolore pelvico cronico e ciò spiega il ritardo nella diagnosi. Infatti, non essendoci né marcatori specifici né caratteristiche peculiari, quasi sempre la diagnosi è oggettivamente difficile e la si formula dopo aver escluso numerose altre patologie, ognuna delle quali, ovviamente, richiede varie visite ed esami. Questo “calvario” molte volte viene inquadrato come disturbo psico-somatico oppure lo si inserisce, come spesso succede quando non si trova una causa organica facilmente diagnosticabile, tra i tanti effetti del fantomatico “stress”. Al contrario, il dolore continuo che non risente delle varie terapie e la mancanza di una diagnosi possono essere causa di una sindrome ansioso-depressiva che, ovviamente, accentua la percezione della sintomatologia. La diagnosi, come dicevamo, non è agevole e spesso la si fa escludendo altre pato-


medicina-urologia

logie che possono simulare la malattia. Bisogna innanzitutto escludere patologie infettive e neoplastiche della vescica e dell’apparato genitale, malattie a trasmissione sessuale, endometriosi, cistiti da radiazioni o da farmaci, disturbi della fase di svuotamento vescicale da qualunque causa. Ovviamente non bisogna dimenticare le patologie degli altri organi pelvici come l’intestino (proctiti, coliti, diverticolosi/diverticolite), patologie dell’apparato osteo-muscolare della pelvi. Schematicamente gli esami da eseguire sono: • anamnesi e visita tanto più accurate quanto più lontano è l’esordio della sintomatologia (spesso i Pazienti, spossati dalla durata della sintomatologia, sono portati a confondere i vari sintomi e a scambiare le cause con gli effetti); • ecotomografia dell’addome-apparato urinario con valutazione dello spessore delle pareti vescicali e dell’eventuale residuo vescicale dopo minzione; • eventuali accertamenti diagnostici riguardanti l’apparto digerente; • compilazione di un diario minzionale e defecatorio; • compilazione di un diario alimentare ed idrico; • esami ematici e delle urine per confermare o escludere le patologie sopra elencate; • esame urodinamico; • cistoscopia con biopsie della parete vescicale. Quest’ultimo esame, se effettuato in anestesia, permette di sovra distendere la vescica per visualizzare le emorragie puntiformi sulla mucosa vescicale che sono frequenti nella cistite interstiziale. Inoltre il riempimento forzato consentito dalla anestesia allevia, purtroppo per un periodo limitato di qualche mese, i sintomi. La cistoscopia in anestesia consente di eseguire delle biopsie profonde della parete vescicale (quasi sempre la biopsia superficiale della mucosa è insufficiente) e in caso si veda una particolare lesione della parete vescicale (l’ulcera di Hunner) che è caratteristica della malattia, ne consente l’ablazione, che ne è l’unica terapia possibile. Quando si è giunti alla diagnosi inizia l’altra serie di difficoltà,cioè la ricerca di una cura efficace. Bisogna anzitutto precisare che la terapia deve essere confezionata su misura per ogni singolo/a Paziente perché deve tener conto dei molteplici aspetti della malattia. Essa si basa su: • antinfiammatori, antispastici, analgesici anche maggiori come gli oppiacei, miorilas-

santi, antistaminici. Tutti questi farmaci possono alleviare il dolore,ma difficilmente riescono a farlo scomparire e,comunque,agiscono soltanto sul sintomo; • antidepressivi: si è accertato che gli antidepressivi triciclici agiscono diminuendo il dolore e la frequenza della sindrome del dolore a partenza dalla vescica. Non si prescrivono cioè per la loro azione sull’umore come erroneamente può essere percepito dal Paziente se non si accompagna la prescrizione ad una chiara spiegazione. Quasi sempre anche questi farmaci sono dei sintomatici. Si sono tentate, con discordanti giudizi sulla loro efficacia, anche terapia topiche, cioè instillando in vescica alcuni farmaci capaci di agire direttamente sull’urotelio (la mucosa che riveste la vescica). Queste molecole (acido ialuronico, condroitinsolfato, una miscela di entrambi, il dimetilsulfossido), a parte la via di somministrazione, cioè la introduzione in vescica attraverso un catetere che ne rende complicato l’uso, hanno dato qualche risultato ma hanno il problema del costo. Il DMSO inoltre è difficilmente reperibile e non sempre in forma sterile che ne consenta l’uso. Altra sostanza che recentemente si usa è un

prodotto nato per la profilassi delle cistiti batteriche, il D-mannosio che è uno zucchero innocuo che viene eliminato con l’urina e che agisce impedendo l’adesione dell’Escherichia Coli alla mucosa vescicale, con conseguente infiammazione della parete. Nonostante sia stato dimostrato che nelle Pazienti affette da cistite interstiziale non c’è alcuna correlazione tra il numero degli episodi in cui è stata accertata la presenza di batteri nelle urine e la sintomatologia dello stesso periodo, c’è comunque un razionale nella prescrizione di questa sostanza e consiste nell’osservazione che le infezioni urinarie erano presenti all’esordio della cistite interstiziale nel 38 % dei Pazienti. Se consideriamo però che la cistite interstiziale è soltanto una parte della complessa sindrome del dolore pelvico cronico, molto più razionale è l’uso della palmioiletanolamide, (una molecola scoperta negli anni 50 e recentemente utilizzata con buoni risultati) che agisce nella sede dove sembra nasca il problema inibendo la attivazione delle mast-cellule, responsabili della neuro infiammazione. Questa si verifica a livello centrale a livello del midollo spinale e a livello periferico nelle terminazioni sensitive dei nervi pelvici che trasmettono la sensibilità degli organi pelvici. Ne risulta che si creano le condizioni per un dolore cosiddetto di tipo misto, in parte infiammatorio ed in parte neuropatico, e ciò rende possibile un coinvolgimento nella sintomatologia dei vari organi pelvici, addirittura con lesioni dei tessuti. Inoltre secondo lavori pubblicati nel 2012 e nel 2013 sembra esserci un rapporto tra la neuro infiammazione e la cosiddetta “Sickness behaviour”, cioè un insieme di sintomi come il malessere, l’isolamento sociale, la stanchezza senza particolari motivi, la depressione, l’ansia. Secondo queste pubblicazioni infine la depressione che spesso accompagna la cistite interstiziale e il dolore pelvico cronico viene correlata proprio alla neuro infiammazione piuttosto che all’habitus psicologico del/della Paziente, oppure, come dicevamo sopra, ad uno di quei “disturbi psico-somatici” che talvolta è comodo utilizzare come capro espiatorio.

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M medicina - estetica

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Face Aging, invecchiamento del volto: il paradigma medico estetico A cura del Dott. Giovanni Mauro

è esperienza comune per una persona matura sentirsi appellare da un giovane interlocutore col 'tu' per poi assistere durante la conversazione a un graduale passaggio al 'lei'. Cosa è avvenuto? L'interlocutore giovane, osservando meglio il volto di chi ha di fronte, coglie evidentemente una serie di dettagli che lo portano ad individuare come 'matura' la persona in questione dunque, secondo le convenzioni sociali vigenti, meritevole di non essere trattata con la confidenza c he il dare del 'tu' comporterebbe e che di solito si riserva per i coetanei. Questo processo è del tutto inconscio e l'abilità a riconoscere i tratti dell'invecchiamento di un volto umano è innata, rappresentando probabilmente un vantaggio evolutivo (l'animale giovane deve poter riconoscere immediatamente eventuali adulti ostili da un lato, e i propri genitori dall'altro, pena la sopravvivenza). Diversi studi suggeriscono che tale predisposizione percettiva ad individuare i fenomeni dell'invecchiamento del volto umano rappresenta un processo top-down del nostro cervello. Il nostro sistema cognitivo si svilupperebbe cioè, già 'equipaggiato' con schemi percettivi che vengono applicati di volta in volta con un processo di riconoscimento / disconoscimento per interpretare la realtà che ci circonda, nel caso specifico decidere se un volto è invecchiato o no. I processi top-down sono ritenuti oggi sempre più importanti nella ricerca e se ne conoscono esempi nei campi più vari. Il riconoscimento dell'età di un viso avviene infatti in maniera non dissimile da quella con cui gli uccelli reagiscono con la fuga a qualsiasi figura possa ricordare anche in modo stilizzato il profilo di un rapace predatore. Il secondo aspetto non meno importante riguarda l'osservazione che, verosimilmente proprio grazie alla natura inconscia di tali plug-in cognitivi, la percezione dell'età un volto umano pare avvenire in modalità gestaltica. Non si realizza cioè mediante la cosciente sommatoria analitica di un certo numero di dettagli isolati (le rughe, le pigmentazioni, i capelli grigi, le alterazioni volumetriche, etc) ma ciò che viene acquisito è piuttosto un


medicina - estetica

bulk di dati/informazioni in un insieme unitario, e tale totalità appare avere un significato cognitivo superiore alla somma delle singole parti che lo compongono. Non sappiamo realmente cosa ci spinge a giudicare un viso più o meno invecchiato perché 'l'impressione generale' che ci colpisce è generata dall'istantaneo riconoscimento rispetto a schemi innati di un insieme di dati acquisiti simultaneamente dei quali ci rendiamo conto poco o nulla. Ciò nondimeno questi criteri esistono e appaiono essere molto precisi: diversi studi mostrano una elevata reliability inter-osservatore (a parità di classe di età degli osservatori) nel giudicare l'età di un viso, mentre l'eventuale variabilità è attribuibile al pregiudizio tipico della classe di età cui appartiene l'osservatore: più è giovane, più ritiene vecchio % il volto che gli viene presentato. Solo recentemente la ricerca in campo estetico, chirurgico, odontoiatrico e medico, ha cominciato a valutare e sistematizzare una serie di fattori che contribuiscono alla percezione di un aspetto giovanile, o all'impressione di un bel viso invecchiato (si dice infatti 'invecchiato bene'). Scopo di questo articolo è analizzare i fattori che contribuiscono in maniera percettivamente importante all'aspetto invecchiato di un viso, con l'evidente scopo di modulare il meccanismo a nostro favore e utilizzare le numerose metodiche di medicina estetica oggi a disposizione non solo come strumenti passivi di correzione dei singoli inestetismi legati all'invecchiamento, ma anche come dei tool cognitivi che permettano di dirigere in senso favorevole (più giovanile, più disteso, più riposato) la percezione di un viso maturo. L'evidente scopo di questo approccio non chirurgico, dunque reversibile, non invasivo, 'ecologico' è quello di perseguire non già un impossibile ritorno nel tempo, ma un 'buon invecchiamento', contribuendo a quella medicina del benessere e non solo della assenza di malattia, auspicata nel concetto di salute dell'OMS.

ficazioni fenotipiche nell'invecchiamento del volto possono essere considerate come la risultante di due processi paralleli e simultanei: • alterazioni della superficie cutanea; • alterazione volumetriche e nella topografia tridimensionale delle strutture sottostanti la cute: pannicoli adiposi, muscoli, strutture ossee. Alterazioni della superficie cutanea La più eclatante manifestazione di invecchiamento del viso umano è la comparsa di rughe (Fig.1). Non è questo però l'unico fenomeno che sottende la percezione di un viso invecchiato. A causa dei processi di cronoaging e fotoaging, contribuiscono in maniera preponderante altri parametri quali tonicità, luminosità, elasticità, stato di idratazione, texture (tramatura). Intervenire su questi parametri prima ancora che sulla singola ruga rappresenta una strategia oggi considerata molto efficiente per combattere e mitigare i segni del tempo. (Fig. 2)

Tabella 1 Come agire sulla textrure?

Per ciò che riguarda l'intervento sulla singola ruga e limitando la discussione alle metodiche iniettive, l'evoluzione nella tecnologia produttiva dei dermal fillers ha portato all'imporsi sul mercato di prodotti a base di acido ialuronico per le caratteristiche superiori di tale sostanza riguardo a biocompatibilità, non immunogenicità, reversibilità, maneggevolezza e capacità di adattarsi alle diverse esigenze delle unità estetiche del viso (Fig. 3).

Figura 1

Modifiche della texture superficiale cutanea

Componenti dell'invecchiamento facciale e approccio medico estetico mirato Una dettagliata conoscenza dell’invecchiamento facciale è essenziale per un corretto e sicuro approccio medico volto alla correzione degli inestetismi correlati. Preliminarmente è quindi necessario possedere una visione completa dei processi involutivi che sottendono tale inevitabile aspetto della vita umana. Le modi-

Molteplici sono le metodiche mediche a disposizione in tal senso: un elenco non esaustivo e in continuo divenire è rappresentato nella tabella 1.

Figura 3

Figura 2

Le differenze principali fra i vari fillers riguardano la concentrazione (più il materiale è concentrato più, a parità di altri fattori, la durata è maggiore), la reticolazione (più il materiale è reticolato più, a parità di altri fattori il filler ha capacità liftante), la miscela di catene di acido ialuronico di diverso peso molecolare (la

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medicina - estetica Face Aging, invecchiamento del volto: il paradigma medico estetico

presenza di frammenti a catena corta condiziona anche un'attività biostimolante sui fibroblasti). Praticamente tutte le rughe del viso possono essere trattate con tale metodica anche se l'indicazione principe per le rughe glabellari e recentemente anche per le rughe perioculari, resta la tossina botulinica. Alterazione volumetriche e nella topografia tridimensionale delle strutture sottostanti la cute: pannicoli adiposi, muscoli, strutture ossee. Mentre le possibilità di intervento sulle strutture ossee e dentali del viso restano di pertinenza chirurgica maxillo-facciale e odontoiatrica, le recenti ricerche scientifiche hanno portato alla comprensione che la maggior parte delle alterazioni del viso legate all'invecchiamento sono imputabili piuttosto alla riduzione volumetrica e alla dislocazione dei pannicoli adiposi sottocutanei superficiali e profondi (Fig. 4, 5).

Queste acquisizioni hanno portato ad interessanti sviluppi nelle tecniche con fillers che oggi possono essere impiegati anche con modalità detta 'biovolumetrica', con l'intento cioè di ricreare e riposizionare i deficit volumetrici facciali, superando così il concetto dell'intervento sulla singola ruga. Tale metodica innovativa chiamata con termini diversi (liquid lift, medical lift, invisible lift, V-lift) rappresenta oggi lo stato dell'arte nelle procedure di ringiovanimento facciale ed è eseguibile sia mediante aghi tradizionali che con agocannule specificamente progettate, un approccio che permette l'inserimento di una maggiori volumi di prodotto in aree determinate (Fig. 6).

Conclusioni Le metodiche iniettive disponibili oggi in medicina estetica possono fornire risultati molto soddisfacenti e assolutamente comparabili con procedure più invasive e irreversibili.

Figura 4

La ricerca anatomica e lo studio dei complessi fenomeni legati all'aging facciale, in continua evoluzione, permetteranno verosimilmente nel prossimo futuro l'introduzione di materiali sempre più sicuri e performanti per accompagnare nelle migliori condizioni l'individuo in un processo irreversibile, ma che può essere gestito in maniera 'soft' con le tecniche adeguate.

Figura 6

Dott. Giovanni Mauro

Figura 5

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• Medico chirurgo specialista in Odontostomatologia • Esperto e Consulente in Medicina ad Indirizzo Estetico (Diplomato SMIEM -Agorà) • Master Universitario di 2° livello in Medicina Estetica • Professore a contratto e responsabile Scientifico del Master Universitario di 2° livello in Estetica Orale e Periorale Università di Parma


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M medicina-ortodonzia

Dr. Vittorio Antonino

La terapia Miofunzionale A cura del Dott. Vittorio Antonino

Con questa terapia, che si basa su esercizi di rieducazione muscolare, si possono correggere parecchi disturbi alcuni dei quali tipici dell’età giovanile. A Verona uno dei maggiori esperti in miofunzionlaità è il Dott. Vittorio Antonino Per Terapia Miofunzionale si intende una terapia non invasiva che si basa fondamentalmente su specifici esercizi fisici, stabiliti dal Mioterapista (di solito un ortodontista, un logopedista o un fisioterapista) a seguito di una diagnosi dei difetti e dei vizi dei muscoli della bocca, stilata col supporto di una misurazione delle forze di tali muscoli. Gli esercizi si eseguono con piccoli strumenti. Il principale muscolo che si tiene sotto controllo è la lingua, perchè, specialmente dopo le ultime scoperte, è da considerarsi il muscolo che più degli altri incide (in caso di mancato allenamento o vizi di posizione) sul cattivo funzionamento di molte parti del corpo. In pratica è una forma di fisioterapia che permette di rieducare e riequilibrare la muscolatura oro-facciale correggendo i vizi inconsci della lingua che determinano la deglutizione scorretta. Grazie agli studi effettuati dal Dott. Daniel Garliner si è giunti alla concezione moderna di tale scienza medico/rieducativa. Sempre al Dott. Garliner si deve la fondazione, agli inizi degli anni sessanta, dell’Istituto per la Terapia Miofunzionale di Coral Gables in Florida e la creazione della “Myofunctional Therapy Association of America”, che è stata punto di riferimento per i terapisti miofunzionali di tutto il mondo. La Terapia Miofunzionale fu inizialmente orientata allo studio delle cause ed alla "prevenzione delle recidive" nei trattamenti ortodontici, mentre, in seguito a studi più approfonditi, ci si è resi conto che i benefici della terapia non si limitavano soltanto ad evitare queste, ma che il paziente sottoposto alla terapia, spesso abbreviava la durata del trattamento ortodontico e che, se era affetto da altri disturbi, presentava miglioramenti od addirittura guarigione da questi ultimi.

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medicina-ortodonzia

I progressi nella conoscenza e le scoperte

Uno dei primi ad occupasi dell'argomento Terapia Miofunzionale in Italia, è stato il Dott. Vittorio Antonino, medico chirurgo veronese, che dopo aver seguito i corsi in Italia del Prof. Galiener, ha approfontido questa metodica rieducativa seguendo i corsi di Terapia Miofunzionale presso l'“Institute for Myofunctional Therapy” di Coral Gables di Miami.

la lingua contro il palato. Poi finalmente due ricercatori dell’Istituto di Anatomia comparata della Università di Amburgo scoprirono che, il punto di emergenza della seconda branca del nervo trigemino nel palato (in corrispondenza del foro naso palatino) era ricchissimo degli stessi recettori che si ritrovano, con scopo di dare informazioni posturali, nella pianta dei piedi. Ci si chiedeva che funzione avessero questi recettori a livello del palato. Con il passare degli anni ci si è resi conto che questa Terapia si dimostrava molto utile come premessa del trattamento logopedico e non solo, ma consentiva spesso di risolvere problematiche mai prima messe in relazione con essa. Infatti, attraverso il ripristino della respirazione nasale, si è mostrata in grado di far regredire le infiammazioni adenoidee e tonsillari ed inoltre si è dimostrato che tale terapia è in grado di eliminare problematiche di carattere otorino quali le otiti recidivanti e loro complicanze come la ipoacusia periferica, gli acufeni, le vertigini, etc. A subire gli effetti benefici della rieducazione della deglutizione, è anche l’apparato digerente attraverso la scomparsa della aerofagia (effetto direttamente correlato alla deglutizione scorretta) ed attraverso la regolarizzazione della motilità intestinale. Inoltre la regolarizzazione della quantità di aria ingerita ha effetto sulla normalizzazione della secrezione di acido gastrico con indubbi benefici su pirosi, ipermotilità, etc. Fino al 1999 nel trattamento rieducativo linguale si faceva riferimento alla necessità di sollevare

La scoperta di un effetto neurologico diretto, determinato dalla stimolazione dei recettori da parte della lingua, ha indirizzato la ricerca in una direzione specifica: lo studio dei rapporti tra trigemino e Sistema Nervoso Centrale. Per avere una ulteriore conferma sono poi state praticate ricerche utilizzando le pedane baropodometriche, sui cambiamenti dell’appoggio plantare conseguenti al riposizionamento linguale. I risultati ottenuti sono stati presentati al Congresso mondiale ISPGR (International Society for Postural and Gait Research) del 2005 a Marsiglia, dopo una prima ricerca pubblicata sulla rivista Ortognatodonzia Italiana nel 2002. Lo studio della funzione linguale è entrata nei Master Universitari di Posturologia e finalmente il Dipartimento di Neurologia della Sapienza di Roma ha istituito il primo Master di “Terapia Miofunzionale in ambito posturale”. Si stanno inoltre

approfondendo i temi delle correlazioni tra la funzione linguale e le problematiche ormonali e già si profila una nuova frontiera, quella dei rapporti tra lingua e funzione cerebrale. L’insegnamento nei Master e soprattutto l’assegnazione di Tesi sugli argomenti citati in precedenza ha fornito una messe enorme di ricerche nel giro di pochi anni, tanto da poter affermare che forse nessuna scienza medica ha fatto passi così lunghi come lo studio della lingua e delle importanti interrelazioni che il suo corretto funzionamento ha nella regolazione di molti altri organi della complessa macchina umana. Qui di seguito evidenziamo alcune delle discipline mediche in cui si sono ottenuti, osservati e /o misurati gli evidenti benefici ottenuti effettuando una corretta "Terapia Miofunzionale" nella cura di alcune patologie come otorinolaringoiatria, oculistica ed endocrinologia. Sui prossimi numeri di Sportdi+ ci occuperemo in modo approfondito degli argomenti relativi alla medicina dello sport, ortopedia e neurologia.

Direttore Sanitario Dott. Vittorio Antonino Studio Viso Sorriso Verona - T 0458902764

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M medicina-neurologia

Prof. Nicola Smania

La Riabilitazione Neurologica A cura del Prof. Nicola Smania Responsabile Unità Organizzativa (USO) di Riabilitazione Neurologica AOUI Verona

L’azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona (AOUI), nel corso degli anni si è dedicata allo sviluppo di questa disciplina sia dal punto di vista dell’assistenza al paziente che della ricerca I progressi della medicina hanno portato negli ultimi decenni ad un crescente aumento dell’età media e ad un conseguente aumento delle aspettative di vita della popolazione. Parallelamente, si è assistito ad un costante aumento di patologie neurologiche come ictus cerebrale, Malattia di Parkinson, Demenza e conseguentemente all’incremento del numero di persone con gravi disabilità motorie e cognitive. Non c’è da stupirsi, pertanto, che attualmente le neuroscienze rappresentino uno dei più importanti settori della ricerca clinica. La riabilitazione neurologica è uno dei campi delle neuroscienze che ha fatto segnare un rapidissimo sviluppo. L’azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona (AOUI), nel corso degli anni si è dedicata allo sviluppo di questa disciplina sia dal punto di vista dell’assistenza al paziente che della ricerca. Attualmente, presso l’AOUI è presente una Unità Organizzativa di Riabilitazione Neurologica di cui è responsabile il Prof. Nicola Smania. La struttura è dotata di 10 letti di degenza riabilitativa, di 2 letti di Day Hospital e di una ampia offerta ambulatoriale specifica per le varie malattie neurologiche dell’adulto e del bambino. La riabilitazione neurologica è un percorso complesso che può riguardare diversi tipi di disabilità motorie, sensoriali, cognitive, della deglutizione, sfinteriche, etc. Il paziente quindi deve essere esaminato accuratamente in ognuna di queste funzioni (movimento, funzioni cognitive, etc) e successivamente sottoposto ad un trattamento specificamente mirato alla sua condizione clinica.

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medicina-neurologia

La crescita della riabilitazione neurologica ha coinciso con il recente enorme sviluppo delle tecnologie nel campo dell’ingegneria informatica e della robotica. Queste nuove apparecchiature, allo stato attuale con costi elevatissimi, sono da considerare strumenti a disposizione del riabilitatore che possono aumentare il recupero dei pazienti neurologici per quel che riguarda le funzioni motorie che cognitive. Il Prof. Nicola Smania, da decenni ha promosso la ricerca nazionale e internazionale nel settore della Riabilitazione Neurologica. Tale impegno gli è riconosciuto dall’attuale carica di Presidente della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN). Egli, nel 2007, ha fondato CRRNC (“Centro di Ricerca in Riabilitazione Neuromotoria e Cognitiva”, Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Movimento, Università di Verona) organizzazione finalizzata all’effettuazione di studi per migliorare le cure riabilitative dei pazienti neurologici. Il CRRNC è attualmente formato da un gruppo di 10 ricercatori di varie estrazioni professionali, altamente motivate, che lavorano secondo criteri di “team” interdisciplinare (Medico Fisiatra, Fisioterapista, Neuropsicologa, Terapista Occupazionale), aspetto che consente di ottenere i migliori risultati nella cura del paziente.

te e associazioni di pazienti e familiari. Questa sinergia consente un rapido trasferimento dei risultati della ricerca alla pratica clinica e assistenziale. Ancora più importante il fatto che il CRRNC sia strettamente inserito nella struttura di Riabilitazione Neurologica dell’AOUI, consentendo cosi un costante scambio di esperienze tra gli operatori dedicati alla ricerca e quelli dedicati esclusivamente alla parte assistenziale ed una sinergia nella azioni terapeutiche. La consapevolezza di una forte peculiarità veronese nell’ambito della riabilitazione neurologica, è stata premiata dalla Regione Veneto con l’assegnazione di un’Unita Complessa di Neuroriabilitazione che sarà prossimamente attivata presso l’AUOI. Questo sarà un ulteriore passo che consentirà a Verona di avere una organizzazione di eccellenza per la cura dei pazienti con disabilità neurologiche.

Il CRRNC può essere considerato uno dei pochi centri di riferimento nazionale (se non l’unico) con questa peculiare organizzazione. Infatti, tutti gli operatori del centro svolgono da un lato attività clinica e dall’altro attività di ricerca clinica. Questo modello, già presente all’estero ma unico in Italia, consente di operare un importante servizio per i pazienti affetti da disabilità neurologiche, offrendo potenzialità terapeutiche in ambito riabilitativo sempre all’avanguardia. Nel corso di poco più di 7 anni il centro ha mostrato un’intensa attività e, tramite la partecipazione a progetti di ricerca e donazioni, è giunto all’acquisizione di materiali tecnologici innovativi sia per la valutazione che per il trattamento delle disabilità motorie e cognitive. Complessivamente la dotazione tecnologica attuale del CRRNC è pari a quella di altri rinomati centri Europei. Il CRRNC è altamente integrato con le realtà territoriali, con particolare riferimento a strutture riabilitative pubbliche, private convenziona-

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Biodex Advantage System ... la forza dell'esperienza...

Lo staff è composto da: Dr.ssa Carla Fontana (Fisiatra) Dr. Alessandro Picelli (Fisiatra) Dott.ssa Ft. Alessandra Costanzi (Fisioterapista) Dott. Carlo Cacciatori (Radiologo e Fisiatra) Dott. Mft. Enrico Silvestri (Massofisioterapista, Dottore in Scienze Motorie) Dott.ssa Ft. Carla Bazzanella (Fisioterapista) Dott. Ft. Francesco Grigoletti (Fisioterapista) Dott.ssa Ft. Annachiara Olivieri (Fisioterapista) Dott.ssa Ft. Silvia Gaspari (Fisioterapista) Dott.ssa Ft. Benedetta Parolini (Fisioterapista - Osteopata) Dott. Ft. Paolo Martini (Fisioterapista - Osteopata)

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Per informazioni: Ce.m.s Verona Centro Medico Specialistico Via Lorenzo Fava, 2/B - Verona T 045 9230404 info@cemsverona.it www.cemsverona.it

Innovazione, qualità e competenza sono i tre pilastri su cui si fonda la mission del Centro Cems di Verona. Moderna struttura poli-specialistica di circa 3200 mq distribuiti su tre piani, il Cems offre quotidianamente ogni giorno la miglior assistenza possibile grazie all'esperienza pluriennale di medici e terapisti qualificati. Il Centro Medico Specialistico eroga prestazioni sanitarie in forma privata con forme di convenzione con le maggiori Società Assicurative e Industriali, inoltre, molte delle prestazioni erogate hanno una tariffa equivalente o vicina al costo del ticket sanitario. Molte le specialità offerte dal Cems Verona: • Radiologia • Mammografia • Cardiologia • Riabilitazione • Neurologia • Chirurgia della Mano • Ortopedia • Oculistica • Pneumologia • Neurochirurgia • Medicina Interna • Nefrologia • Medicina Estetica • Chirurgia Vascolare • Endocrinologia • Ossigeno Ozono Terapia • Gastroenterologia • Urologia • Dermatologia • Otorinolaringoiatria • Ginecologia e Ostetricia • Dietologia • Malattie metaboliche • Diabetologia • Psicologia • Pediatria • Medicina Legale • Neuropsichiatria Infantile.


medicina-iSOCHiNETiCA

Per quanto riguarda il progetto riabilitativo esso si realizza in modo calibrato alle esigenze del paziente, articolando diversi trattamenti al fine di perseguire il massimo recupero motorio e funzionale. Ciò si realizza con metodiche che vertono al controllo del dolore, a contrastare le complicanze secondarie dell'immobilità o della rigidità, a stimolare la motilità attiva, la coordinazione motoria e la riprogrammazione posturale per il recupero dello schema corporeo. L'equipe riabilitativa si avvale di un programma di inquadramento diagnostico e di trattamento integrato in un'ottica multidisciplinare volta a rendere sinergiche le componenti sanitarie e non sanitarie dell'intervento riabilitativo. Il Servizio dispone di apparecchiature tecnologicamente avanzate, certificate e dichiarate conformi secondo normativa CEE. In questo contesto importate rilevanza trova l’isocinetica, metodica utilizzata nella riabilitazione motoria, nella riatletizzazione, nel potenziamento muscolare e nella valutazione funzionale dell'atleta e non. L’isocinetica nasce negli Stati Uniti nei primi anni '70: per pura curiosità coloro che tra i primi studiarono e approfondirono tale metodica furono Michael Dillingham, professore e Direttore del programma di medicina dello sport della Stanford University e medico sociale della squadra di football americano dei San Francisco 49ers, ed il suo terapista di fiducia Rick Eagleston che in quei tempi trattava il braccio di Joe Montana, leggenda di quello sport americano:da allora la tecnica isocinetica ha incontrato un interesse sempre maggiore, divenendo oggi strumento fondamentale nella Riabilitazione Ortopedica e Sportiva. LA STRUMENTAZIONE caratteristiche e peculiarità La riabilitazione isocinetica rappresenta ormai una consolidata realtà per il recupero funzionale ottimale degli sportivi e più in generale per i pazienti affetti non solo da patologie traumatiche ma anche degenerative. Le apparecchiature isocinetiche sono strumenti che consentono di effettuare esercizi muscola-

ri a velocità costante lungo l'intero arco di movimento. Dopo una fase di accelerazione, una volta raggiunta una data velocità angolare, l'apparecchio isocinetico ne rende impossibile il superamento poiché la forza muscolare che consentirebbe di aumentare la velocità della leva, viene assorbita dall'apparecchio e restituita come resistenza. Quindi, poiché la massima forza varia secondo l'angolo articolare, anche la resistenza meccanica incontrata dal muscolo varierà col variare dell'angolo articolare, in modo che alle estremità dell'arco di movimento sia bassa ed aumenti proporzionalmente al vantaggio meccanico della leva. Così facendo il muscolo incontra una resistenza che rimane costante lungo tutto l'arco di movimento, al contrario di quanto avviene nei comuni esercizi dinamici dove la tensione varia al variare della leva. Ne deriva che la resistenza che il paziente deve affrontare è accomodante, quindi costantemente proporzionale alla forza espressa dal paziente stesso. I campi di applicazione sono molteplici: riabilitazione ortopedica, ortopedia, neurologia, medicina dello sport e del lavoro, prevenzione delle cadute degli anziani, valutazione funzionale. Per l’accesso è necessario un colloquio conoscitivo con il responsabile medico di reparto o prescrizione esterna. (fisiatra od ortopedico) IL TEST FUNZIONALE L'apparecchio isocinetico, impiegato come strumento di valutazione della performance muscolare, rappresenta un importante ausilio per determinare oggettivamente le condizioni del paziente e monitorarne i miglioramenti durante il trattamento riabilitativo. Il test isocinetico serve a mettere in evidenza le caratteristiche ed i valori di forza, resistenza e potenza del soggetto. Testando e confrontando i valori tra l'arto

sano e quello affetto ed eseguendo test successivi, si ottiene una lettura immediata del percorso da compiere, degli esercizi più appropriati per un recupero competo e dei progressi ottenuti. L'esperienza del terapista , che consentirà di regolare i parametri operativi per far sì che il paziente possa lavorare senza andare incontro al dolore, e le caratteristiche elencate, rendono questo strumento la soluzione vincente nel programma riabilitativo consentendo di raggiungere, nel modo migliore e in tempi relativamente rapidi gli obiettivi prefissati.

Veronica Zorzi, più forte grazie al CEMS Testimonial d’eccezione (vedi foto) Veronica Zorzi nasce a Verona il 20 ottobre 1980. È grazie al padre Adriano, grande appassionato di golf, e alla madre Maria Teresa, affascinata da sempre da questo mondo, che all’età di dodici anni Veronica inizia la sua avventura sportiva. Dai quindici ai vent’anni gioca nella nazionale italiana, vincendo sei titoli nazionali, cinque internazionali e un campionato d’Europa nelle categorie junior. Ma è il 2000 l’anno che consacra definitivamente la sua carriera. Con la squadra nazionale infatti arrivano la vittoria al campionato del mondo e un eccezionale quarto posto nella classifica individuale. Per Veronica si spalancano le porte del Ladies European Tour (LET). Questa data segna l’inizio di una carriera fatta di continuità ad alto livello e vittorie importanti. Nel 2005 vince gli Open di Francia e riconferma il titolo nel 2006. E’ stata leader azzurra del ranking europeo per cinque anni e fra i suoi successi ricordiamo il terzo posto alla World Cup 2007 e il secondo posto al Dubai Master 2008. Il suo sogno nel cassetto è quello di vincere un Major e fondare a Verona la Veronica’s Academy Golf, a sigillo di un duraturo legame con il suo sport preferito.

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Dott. Massimo Piccoli

Nomine all'Ulss 21 di Legnago:

tre nuovi Primari e il Dirigente delle Professioni Sanitarie A cura del Dott. Massimo Piccoli - Direttore Generale Ulss 21

Al Mater Salutis di Legnago sono stati nominati tre nuovi Direttori di Unità Operativa Complessa e il Dirigente delle professioni Sanitarie. Si tratta del Dott. Pierpaolo Curti, Direttore di Urologia, del Dott. Sergio Faggion, Direttore di Anestesia e Rianimazione e del Dott. Federico Zaglia, Direttore di Pediatria e Neonatologia e la Dott.ssa Maria Grazia Cengia Dirigente Professioni Sanitarie. «Abbiamo ricoperto - spiega il Direttore Generale ULSS 21 Massimo Piccolo - i tre primariati di Anestesia e Rianimazione, Urologia e Pediatria che sono stati vacanti per alcuni mesi. I nuovi primari andranno ad arricchire la già qualitativamente cospicua dotazione dell’ospedale di Legnago. Abbiamo assunto questa decisione per garantire la certezza della responsabilità nella conduzione di reparti ospedalieri e di organizzazioni estremamente impegnative. Direi che siamo con l’organico quasi al completo in quanto entro la fine dell’anno concluderemo le nomine apicali con i nuovi direttori di Pronto Soccorso, Chirurgia Generale e Otorinolaringoiatria. Per noi questo è un momento positivo - ha proseguito Piccoli - presentiamo i tre nuovi primari che guideranno settori strategici dell'ospedale “Mater Salutis”. Abbiamo scelto tra i migliori in circolazione». Piccoli ha poi voluto salutare e ringraziare, insieme al Direttore Sanitario Gianni Tessari, i medici che nei mesi scorsi hanno svolto il ruolo di facenti funzione: Paolo Gazzani (Anestesia e Rianimazione), Paolo De Togni (Urologia) e Loredana Zerman (Pediatria e Neonatologia). I tre nuovi primari, Faggion, Curti e Zaglia, sono tre validissimi professionisti che sono stati scelti sulla base di una rosa di candidati idonei sele-

zionati da apposite commissioni, composte da membri esterni provenienti da tutta Italia, in virtù della loro esperienza professionale e delle competenze organizzative e gestionali. "I nuovi primari - commenta Piccoli - porteranno una ventata di innovazione all’assetto organizzativo e funzionale delle unità operative e contribuiranno con la loro esperienza e le loro conoscenze al progresso e al potenziamento dell’ospedale". "Auguro - ha sottolineato il Direttore generale Piccoli - buon lavoro al Dr. Faggion, al Dr. Curti  e al Dr. Zaglia per l’incarico che è stato conferito. Ci siamo impegnati affinché fossero assicurati al più presto i nuovi primari. Si tratta di tre reparti importanti e siamo contenti che oggi gli obbiettivi trovino conferma". Gli incarichi dei nuovi primari avranno la durata di cinque anni. Oltre ai nuovi primari il Direttore Generale ha nominato la Dott.ssa Maria Grazia Cengia, nuova Dirigente delle Professioni Sanitarie. «La nomina della Dott.ssa Cengia come Dirigente delle Professioni Sanitarie - ha commentato il Direttore Generale - rappresenta un passaggio importante nelle more della ridefinizione dell’assetto organico. L’evidente impegno della Direzione aziendale di porre una costante attenzione ai settori organizzativi che rappresentano elementi importanti dei livelli assistenziali erogati all’interno dei presidi ospedalieri e sul territorio, ha come obiettivo il completamento definitivo del quadro degli incarichi di struttura complessa e di integrare ulteriormente il quadro delle competenze professionali messe al servizio dell’utenza per potenziare il livello di assistenza sanitaria. Auguro alla Dott.ssa Cengia un buon lavoro, che si


ULSS21 affiancherà ai direttori sanitari, per rendere le risposte socio-sanitarie sempre più adeguate alle necessità della popolazione". Dott. Pierpaolo Curti Classe 1959, si è laureato in medicina e chirurgia all’Università di Bologna nel 1985 ed ha conseguito con lode la specializzazione in Urologia (1990) e in Chirurgia Generale (1995) presso l’Università di Verona. Dal 1989 al 1994 ha lavorato come Dirigente medico di Urologia alla ex Ulss 25 di Verona poi Azienda Ospedaliera sino al 2009 e Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata a tutt’oggi ricoprendo incarichi dirigenziali di Alta Specializzazione “Uroginecologia”, “Urologia femminile” e Responsabile del Centro della continenza urinaria e disfunzioni del pavimento pelvico e del Day Surgery/Day Care. Dal 2003 al 2013 ha all’attivo circa 5 mila interventi di Chirurgia Oncologica, anche con la tecnica laparoscopica Robot-assistita, e di Endoscopia/Endourologia. Notevole l’attività didattica presso la scuola di specializzazione in Urologia dell’Università di Verona e la produzione scientifica con oltre duecento pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali sia come autore che come co-autore. Dal 2005 al 2007 è stato presidente del Club Triveneto di Urodinamica e dal 2009 a tutt’oggi membro del consiglio direttivo dell’Associazione Triveneta di Urologia.   Dott. Sergio Faggion Nato a Pinerolo (TO) nel 1955, è un ritorno all’ospedale di Legnago. Laureatosi in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti all'Università di Milano consegue,  sempre col massimo dei voti, la specializzazione in Anestesia e Rianimazione presso l’Università di Verona. Dopo il servizio militare in qualità di ufficiale medico presso l’ospedale militare di Verona, dall’aprile 1985 sino a novembre 1987 è Assistente medico nel Servizio di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Legnago, ex Ulss 28. Sempre da novembre 1987 si trasferisce come assistente medico di ruolo presso il 2° Servizio di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Verona, ex Ulss 25, dove sviluppa la sua carriera come Aiuto corresponsabile ospedaliero nel Servizio Autonomo di Terapia Antalgica, poi come Dirigente medico di 1° livello presso il Servizio di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda Ospedaliera di Verona. Da gennaio a maggio 2000 è Aiuto corresponsabile presso il Servizio di Anestesia e Rianimazione della Casa di Cura S. Pio X a Milano e a giugno 2000 diventa Pri-

mario, responsabile di struttura complessa, del Servizio di Anestesia e Rianimazione e Terapia Antalgica dell’Ospedale di Malcesine. Nel settembre 2002 assume la direzione del servizio di anestesia dell'Ospedale di Villafranca Azienda Ulss 22, mantenendo ad interim la direzione del Servizio di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Malcesine. Da gennaio 2006 a febbraio 2008 è Primario dei Servizi di Anestesia e Rianimazione dei Presidi Ospedalieri di Bussolengo, Villafranca, Isola della Scala e Malcesine. Dal 2007 al 2013 ha ricoperto anche l’incarico di Direttore di Dipartimento di Emergenza Urgenza dell’Azienda Ulss 22 di Bussolengo. In questi anni ha maturato una notevole esperienza prestando servizio nelle sale operatorie di varie specialità partecipando ad interventi di notevole complessità collaborando alla gestione del post operatorio. Oltre ad acquisire capacità manageriale nella gestione in più realtà ospedaliere del Servizio di Anestesia e Rianimazione e come Direttore di Dipartimento di Emergenza Urgenza, si è sempre interessato alle attività di diagnosi e trattamento del dolore, sviluppando una buona conoscenza delle metodiche invasive di controllo del dolore oncologico e non oncologico. Dott. Federico Zaglia Nato a Padova nel 1966, si è laureato col massimo di voti e lode in Medicina e Chirurgia nel 1994 presso l’Università di Padova dove ha conseguito, sempre col massimo dei voti, anche la specializzazione in Pediatria Generale. Sia durante che dopo la frequenza della Scuola di Specializzazione in Pediatria ha frequentato la Pediatric Intensive Care Unit del Children’s Hospital di Boston (USA) e la Critical Care Unit dell’Hospital for Sick Children di Toronto (Ontario, Canada). Da gennaio a maggio 2000 è dirigente medico pediatra presso l’Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell’Azienda ULSS 15 Alta Padovana (Camposampiero, PD). Per due anni (01/07/2000-31/06/2002) ha lavorato presso l’Università di Toronto (Canada) in qualità di Clinical Fellow presso le locali Neonatal Intensive Care Units dell’Hospital for Sick Children, Mount Sinai Hospital e Sunnybrook and Women’s College Health Science Centre e presso la Critical Care

Unit dell’Hospital for Sick Children. Dal 01/07/2002 al 14/09/2014 è dirigente medico di primo livello presso la sezione aggregata di Terapia Intensiva Pediatrica dell’UOC di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. A partire dal 2006 svolge attività di docenza verso i medici specialisti in formazione della Scuola di Specializzazione in Pediatria dell’Università degli Studi di Verona. Ha prodotto pubblicazioni scientifiche a livello nazionale e internazionale. Dott.ssa Maria Grazia Cengia Classe 1964, è un ritorno nell’Azienda Ulss 21 di Legnago. Consegue nell’anno accademico 2005/2006 la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche dopo essersi diplomata in Infermieristica nel 1983 col massimo dei voti presso la Scuola Infermieri Professionali di Verona e conseguito nel 1990 l’Abilitazione a Funzioni Direttive presso la Scuola per Infermieri Professionali di Vicenza. Inizia la carriera lavorativa come infermiera professionale di ruolo presso l’Ospedale per la riabilitazione psicosociale S. Giuliana di Verona, poi presso l’Azienda ulss 21 di Legnago, l’Azienda Ospedaliera di Verona per poi trasferirsi presso l’Azienda Ulss 6 di Vicenza in qualità di Coordinatore Infermieristico di ruolo.Nel 1994 ritorna nell’Azienda Ospedaliera di Verona acquisendo nel 2006 la posizione organizzativa di responsabile Sviluppo Organizzativo, Miglioramento della qualità, Ricerca ed uso delle evidenze nell’Area delle Chirurgie presso il Servizio per le Professioni Sanitarie. Nel 2009 viene chiamata nel ruolo di Dirigente del Dipartimento Area Professioni sanitarie presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata San Martino di Genova, dove rimane fino al 2011 quando viene richiesta la sua presenza presso la Direzione Medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, sempre come  Dirigente delle Professioni Sanitarie.Ha svolto attività di docenza in molti Corsi di studio rivolti agli studenti infermieri e Operatori Socio Sanitari e un’ampia produzione pubblicistica a livello nazionale nel campo delle professioni sanitarie.

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Meeting autunnale

Update on Digestive Diseases Il meeting autunnale “Update on digestive diseases” è un evento, che sta diventando un classico, con cui la Piastra endoscopica, sotto l’egida del Dipartimento chirurgico e con la collaborazione dei colleghi gastroenterologi e patologi, vuole presentare le più recenti innovazioni diagnostiche ed interventistiche con ottica interdisciplinare. Quest’anno, verrà fatto il punto della situazione sul trapianto di fegato a Verona. Cifre e dati alla mano, verrà presentata una realtà in continua evoluzione che offre numerosi spunti di riflessione, sui diversi tipi di intervento chirurgico ma anche sul ruolo fondamentale dell’endoscopia nel trattamento delle complicanze che precedono e seguono il trapianto.

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In occasione del meeting, verrà presentata ufficialmente la Barrett Unit, un’organizzazione gestita da Chirurgia Generale ed esofago e stomaco, Endoscopia Chirurgica, Anatomia patologica e Gastroenterologia dell’ospedale di Borgo Trento con la collaborazione dei maggiori Centri di endoscopia della provincia. L’offerta diagnostica e terapeutica è completa, dalle mucosectomie e dissezioni sottomucose, all’ablazione con radiofrequenza, per finire agli interventi chirurgici per le forme più avanzate. Ambulatori integrati per il reflusso e per l’esofago di Barrett concorrono ad un’offerta alla popolazione riscontrabile solo in pochi altri centri italiani. Il meeting si concluderà con una rapida carrellata di argomenti di grande interesse quali il moderno inquadramento endoscopico delle IBD, i più recenti trattamenti endoscopici per le fistole e deiscenze chirurgiche, la sedazione con propofol da non anestesisti e la preparazione intestinale ideale per le colonscopia.

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TOPIC

• Il trapianto di fegato. Approccio multidisciplinare   • Reflusso gastro-esofageo ed esofago di Barrett: · Nasce la "Barrett Unit" · Moderni trattamenti endoscopici: mucosectomia, dissezione sottomucosa, ablazione con radiofrequenza   • Aggiornamento in patologia colo-rettale: · Il polipo difficile: asportazione mediante “full-thickness resection” (FTRD system) · Valutazione della vascolarizzazione dei monconi prima di anastomosi coliche: SPY Fluorescence Image · Nuovo inquadramento endoscopico delle IBD   • Il gold standard della preparazione intestinale esiste?    • La sedazione profonda con propofol da parte di non anestesisti    • Workshop: “Il sistema OTSC (Over The Scope Clip) - Sistema per il posizionamento endoscopico di clip


L’esofago di Barrett: Dott. Luca Rodella

A Verona nasce la “Barrett Unit” che propone la gamma più completa di trattamenti endoscopici e chirurgici. Abbiamo intervistato il dottor Luca Rodella responsabile del servizio di Endoscopia chirurgica d’urgenza del nuovo Polo chirurgico “Confortini” di Verona. Dottore, ci spieghi, innanzitutto, che cosa significa esattamente endoscopia “chirurgica”? è un termine che non deve assolutamente mettere in apprensione e che descrive esattamente il futuro di questa disciplina. Sta a significare che l’endoscopia non si limita a fare diagnosi, oggi molto sofisticata, di moltissime malattie dell’apparato digerente, ma si propone, sempre di più, come alternativa o complemento alla chirurgia tradizionale, chiaramente con una minore invasività e soddisfazione per il paziente il quale deve avvicinarsi con la massima fiducia. Il 22 novembre, si terrà al Centro Marani un convegno, aperto alla cittadinanza, proprio per chiarire questi aspetti. In effetti, sarà l’occasione per dire alla gente: dimenticate la “leggenda metropolitana” che l’endoscopia sia difficile da affrontare! Sentirete come oggi, l’esecuzione delle endoscopie possa avvenire in modo del tutto indolore, grazie a sedazioni sempre più raffinate e sicure. La stessa preparazione intestinale per le colonscopie è oggi possibile con preparati e dosaggi sempre più accettati dalla popolazione. Si parlerà anche di “esofago di Barrett”. Può spiegarci di che cosa si tratta? Tantissime persone soffrono di esofagite da reflusso, una malattia a tutti nota, e si rivolgono ogni giorno al nostro ambulatorio presso la Piastra endoscopica dell’Ospedale di Borgo Trento. L’esofago di Barrett è appunto una complicanza dell’esofagite da reflusso, che colpisce circa il 10% di questi pazienti. Consiste nella sostituzione del normale rivestimento dell’esofago, danneggiato da anni di reflusso, con un nuovo

un rischio da non sottovalutare per chi soffre di reflusso rivestimento cellulare chiamato “metaplasia intestinale” e più noto con il nome dello scopritore, l’australiano Rupert Barrett. Perché è importante conoscere e trattare l’esofago di Barrett? L’importanza della diagnosi e della sorveglianza dell’EB sta nel fatto che si tratta una lesione precancerosa che può trasformarsi in un tumore (l’adenocarcinoma esofageo) che ha una sopravvivenza a 5 anni molto ridotta. La percentuale di progressione di un EB verso l’adenocarcinoma è dello 0,6% per paziente/anno, cioè 200 volte quella della popolazione normale. La trasformazione dell’EB in adenocarcinoma avviene per passi successivi, attraverso la displasia lieve-moderata e quella severa, con un rischio di progressione neoplastica rispettivamente 560 e 2200 volte maggiore. Ci sono importanti innovazioni in campo terapeutico in questo settore? Al convegno, prima di tutto, verranno presentati i nuovi trattamenti endoscopici dell’esofago di Barrett, come la mucosectomia e l’ablazione con radiofrequenza, che consentono di eradicare queste lesioni a rischio in più del 90% dei casi, riducendo drasticamente il rischio neoplastico. Il servizio di Chirurgia endoscopica d’urgenza della Piastra endoscopica che dirigo mette a disposizione della popolazione veronese l’intera gamma dei trattamenti endoscopici, cosa oggi possibile solo in pochi Centri di eccellenza in Italia. Oggi, grazie soprattutto al mio collaboratore, il dottor Filippo Catalano, abbiamo una delle prime casistiche in Italia per la resezione endoscopica. Per le forme più avanzate, la Chirurgia dell’esofago e stomaco,

diretta dal Professor Giovanni de’Manzoni, da più di 30 anni, rappresenta un punto di riferimento nazionale. Quali altre novità saranno presentate? La vera novità del convegno è la presentazione della “Barrett Unit”, un’organizzazione gestita da Chirurgia dell’esofago e stomaco, Endoscopia chirurgica, Gastroenterologia ed Anatomia patologica dell’ospedale di Borgo Trento in collaborazione con i maggiori Centri di endoscopia della Provincia. Questa nuova organizzazione corrisponde alle caratteristiche richieste di alta specializzazione di un Hub principale come quello veronese, come indicato dalla Regione Veneto. Per quesiti più specifici inerenti la diagnosi ed il trattamento endoscopico dell’esofagite da reflusso e dell’esofago di Barrett, la popolazione potrà rivolgersi ad un ambulatorio dedicato oppure contattare direttamente i medici endoscopisti presso la Piastra endoscopica di Borgo Trento. Il convegno “Update on digestive diseases” è ormai un classico che si svolge sotto l’egida del Dipartimento Chirurgico di Borgo Trento e non si limiterà all’esofago di Barrett. Quest’anno sarà fatto il punto della situazione sul trapianto di fegato a Verona. Cifre e dati alla mano, sarà presentata una realtà in continua evoluzione, sottolineando anche qui il ruolo importantissimo dell’endoscopia nel trattamento delle complicanze che precedono e seguono il trapianto.

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E evento

A settant’anni da un atto eroico A cura di Dott. Marco Sterzi

Il giorno 05 luglio 2014 è una data particolarmente importante per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata e l’Istituto Sorelle della Misericordia, che riveste un grande significato per la storia delle istituzioni sanitarie veronesi. Quella notte di settant’anni fa, Verona fu colpita da una pesante incursione aerea. Un grappolo di bombe cadde sull’Ospedale Militare di Piazzetta Santo Spirito, dove erano stati ricoverati gli ammalati civili dopo che le truppe tedesche ebbero occupato l’Ospedale di Borgo Trento. Svegliate nel cuore della notte dal suono delle sirene, le Suore, invece di recarsi presso il vicino rifugio antiaereo, preferirono correre in ospedale per aiutare a mettere in salvo i malati ricoverati. Fu colpita la sezione femminile del reparto di Chirurgia e 45 donne, che non fu possibile trasferire nel rifugio vicino, morirono. Nel reparto, oltre a loro, vi erano le cinque Sorelle della Misericordia, che furono trovate sotto le macerie abbracciate alle ammalate in un estremo atto di protezione e carità. Le strazianti operazioni di recupero dei corpi proseguirono nei giorni seguenti all’incursione aerea e l’identificazione delle martiri fu possibile unicamente dai nomi cuciti sui camici, per via delle condizioni in cui versavano le loro salme. I pazienti superstiti furono trasferiti presso altre strutture tra cui la vecchia Maternità, l’Istituto Don Mazza e l’ospedale di Zevio. Dopo il rovinoso bombardamento del 05 luglio 1944 le Sorelle della Misericordia, seppur straziate dal dolore per la perdita delle Consorelle e delle vittime innocenti della funesta azione di guerra, proseguirono fino alla fine della guerra nella loro missione di assistenza e cura dei malati ospitati nei nosocomi cittadini. Le interpreti dell’estremo atto di amore verso le loro malate sono Suor Onorilla Basso di 32 anni, nata a Roncade (TV), Suor Settimilde Stefani di 29 anni nata a Combai (TV), Suon Gina Pace Bovi di 23 anni nata a Badia Calavena (VR), la Novizia Teresa dall’Antonia di 33 anni e originaria di Valmareno (TV), Sorella Natalina Faggion di 30 anni nata a Roveredo di Gua (VR). Il loro sacrificio è da tempo ricordato da una lapide posta sulla facciata del padiglione di ingresso dell’A.O.U.I., di fronte al Centro Prelievi. La loro è una triste ma edificante storia di eroico altruismo. A settant’anni da quel tragico evento, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata vuole rendere omaggio al sacrificio di queste semplici donne che, sostenute da un’incrollabile fede e dal proprio senso del dovere, hanno sacrificato la vita nel tentativo di dare un’ultima, estrema protezione e assistenza alle loro indifese pazienti.

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evento

il paziente in primis Il 12 giugno presso l’Aula Vecchioni della sede ospedaliera di Borgo Roma, è stato presentato il progetto di Umanizzazione dell’Assistenza “CONVIVIO” dedicato ai pazienti e ai loro familiari per contribuire ad alleviare e rendere più gradevole il percorso di chi sta affrontando un momenti delicato della propria vita Il progetto CONVIVIO prevede una serie di attività su tematiche di ambito culturale, nutrizionale, estetico e ludico affidate a operatori esperti nei vari settori e provenienti da enti e associazioni pubbliche e private oltre dal mondo del volontariato. Gli incontri si terranno 1- 2 volte alla settimana negli ambienti del Day Hospital dell’Oncologia Medica di Borgo Roma e nella saletta adiacente. Il principio della centralità della persona rispetto a ogni intervento socio-sanitario e assistenziale dovrebbe orientare tutte le attività verso “l’Umanizzazione”. Questa rappresenta l’impegno socio-assistenziale, di attenzione civile e di regole morali, in grado di rendere i luoghi di cura aperti, sicuri e senza dolore, conciliando politiche di accoglienza, informazione e comfort, con percorsi di cure e di accompagnamento il più

possibile condivisi e partecipati dal cittadino. Il Servizio Socio-Sanitario Regionale del Veneto identifica come elementi fondanti del concetto di umanizzazione delle cure: - la persona, come totalità e sintesi dei vari aspetti fisici, mentali, emotivi e spirituali; - il benessere, inteso come condizione soggettiva di consapevolezza da realizzare nell’equilibrio tra le diverse componenti della persona. L’assistenza ai malati oncologici consiste non solo nel gestire le fasi della cura della malattia ma in una “presa in carico globale”, rivolta anche a riconoscere e alleviare problematiche psicologiche e relazionali, che a loro volta possono influenzare negativamente il percorso terapeutico. Sulla base di tali premesse è stato concepito CONVIVIO che nella sua articolazione

mira a umanizzare l’assistenza offrendo ai pazienti, ai loro familiari e accompagnatori, formule di intrattenimento, per impegnare in modo istruttivo e ricreativo i tempi di attesa e di esecuzione delle terapie antitumorali, fornendo un’occasione di distrazione dalle ansie correlate alla malattia e al suo contesto ospedaliero e rendendo, così, più gradevole il percorso di chi sta affrontando un momento delicato della propria vita. Il progetto prevede una serie di attività su tematiche di ambito culturale, nutrizionale, estetico e ludico, che saranno svolte con l’ausilio di esperti provenienti da Enti e Associazioni pubbliche e private e dal mondo del volontariato. Tutti gli operatori coinvolti in tale progetto hanno aderito in maniera spontanea e gratuita all’iniziativa.

- L’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMAC), con volontari del servizio civile - La Lega Italiana Tumori (LILT). - Il Teatro Mondo Piccino, con il Direttore Marco Campedelli e i suoi burattini. - La Cantina Sociale Bergamasca, con il Direttore sig. Sergio Cantoni, enologo, che terrà lezioni di enologia, sul bere consapevole e sul caffè. - L’Associazione Panificatori - ASPAN, con il Presidente sig. Gian Paolo Zuanazzi, che dispenserà racconti e consigli sul pane. - L’Associazione Interculturale Tambien, con la dott.ssa Bianca Menichelli, che terrà un incontro su arti liberali, tradizioni e territorio, legalità e coesione sociale. - La prof.ssa Annalisa Barba, dermatologa, con lezioni sulla cura della pelle. - Il sig. Davide Dall'Olmo, pasticciere, con lezioni

sul cioccolato e la sua degustazione. - L'avvocato Guariente Guarienti con la lettura di brani letterari e la declamazione di poesie e poemi in dialetto veneto. - La prof.ssa Aurora Allegrezza, esperta di tecniche di rilassamento basate su movimenti specifici e sulla musica. - Il Vivaio Ghellere, con la proprietaria Sig.ra Ghellere, che terrà lezioni su piante, bonsai, piante aromatiche e composizione di fiori. - L’Associazione Onlus “Operazione Vivere”, con la dr.ssa Zamperetti, e le sig.re Ilaria Avesani e Armida Mattiangeli, estetiste, che forniranno consigli su estetica, camouflage e impiego delle parrucche. - La sig.ra Patrizia Bonfante, infermiera professionale, che terrà dimostrazioni tecniche di bricolage per piccoli oggetti.

Hanno aderito al progetto CONVIVIO: - Il Conservatorio di Verona “Felice dall’Abaco”, con il prof. Hugh Ward-Perkins, che terrà lezioni di storia della musica. - L’Accademia di Belle Arti di Verona “G.B. Cignaroli”, con il prof. Giorgio Bagnoli che terrà lezioni di storia del teatro e dei costumi e tecniche di disegno, pittura e ritrattistica. - La Scuola Alberghiera Stimmatini CSFS con il suo Direttore prof. Francesco Cabianca, che darà consigli sulla preparazione del desco e di piatti speciali. - La Confederazione Italiana Agricoltori - CIA, con la sua Vicepresidente, sig.ra Laura Ferrarin, che terrà lezioni su “Olio, miele, frutta, verdura” e sul progetto “Mangiamo sano”. - La prof.ssa Paola Tonussi della Società Letteraria di Verona con letture e presentazioni di saggi e romanzi.

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n. 01 - anno 3 - settembre/ottobre 2014

T&T inserto dedicato al territorio

TUrismO& TIpiCItĂ

Tour tra cultura e cantine

Valpolicella un viaggio nella storia

La montagna veronese

pedalando in Lessinia Sapori

Il Riso Vialone Nano una bontĂ da assaggiare

Vivere Verona e dintorni a 360°

in collaborazione con


territorio Valpolicella, un viaggio nella storia tipicità Il Recioto, l’Amarone e il Valpolicella

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turismo Dove dormire in Valpolicella

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A tavola in Valpolicella

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territorio Pedalando in Lessinia

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Territorio 17 Il riso Vialone Nano, una bontà da assaggiare

“Turismo&Tipicità” Inserto di Verona InForma Testata giornalistica registrata al Tribunale di Verona n° 4035/2012 Proprietario ed editore Verona Informa s.a.s. di Giuliano Occhipinti & C. Direttore Responsabile Alberto Cristani Impaginazione grafica Porpora ADV di Michela Chesini Stampa Mediaprint Relazioni esterne e marketing Giuliano Occhipinti

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Sommario

«Le antiche pietre delle chiese romaniche emergono dai vigneti della Valpolicella».


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territorio

Valpolicella, un viaggio nella storia

Negrar

Verona

La vita e il vino sono la trama antica e attuale di questo affascinante territorio

Per parlare della Valpolicella e dei suoi vini si potrebbe partire da 50 milioni di anni fa o da ieri. E a chi cinquanta milioni sembra un dato esagerato consigliamo di andare al Museo civico di storia naturale di Verona (Lungadige Porta Vittoria, 9 - Tel 045 8079400) dove è conservato un fossile di ampelidea (una pianta che appartiene alla famiglia della vite) che è stato ritrovato a Bolca, nella Valle d’Alpone nel Veronese. Gli esperti hanno fatto risalire il fossile a oltre 50 milioni di anni fa e questo significa che la vite nelle colline veronesi è sempre stata di casa. E non può certo meravigliare questo stretto contatto con la vite e il vino di un’area denominata Valpolicella, il cui nome, secondo alcuni studiosi, deriva dal latino “poli” (molti) e “cellae” (cantina) e potrebbe quindi significare “terra dalle molte cantine”. Ma Guarino Veronese, umanista del ‘400, sul nome della Valpolicella aveva idee un po’ diverse e infatti scriveva «…ma questo nostro paradiso quale sia, lo stesso nome Valle Policella che è il medesimo di polyzèlos, vale a dire molto beata, lo significa». Ma non vogliamo certo iniziare questo breve viaggio in Valpolicella partendo da così lontano. Crediamo solo sia utile per chi ancora non avesse visitato questo splendido angolo di Italia, sapere che la vite e il vino in Valpolicella hanno trovato habitat naturale e larga diffusione anche in epoca romana. Al tempo dei Romani i vini della Valpolicella erano denominati “Reticum”. Il nome deriva dalla regione romana “Retia” che comprendeva le Prealpi e si estendeva da Verona al Lago di Como. I Romani, infatti, furono i primi ad

apprezzare, e a bere in grandi quantità, questo antenato dell’Amarone, il fiore all’occhiello dei vini veronesi ma anche tra i re dell’enologia nazionale. Per rispondere alle loro esigenze piantarono a più non posso vigneti sulle colline attorno a Verona e svilupparono il metodo del semi-appassimento delle uve che ha portato alla nascita del mitico Amarone. La storia potrebbe proseguire perché i vini della Valpolicella sono stati “cantati” da Virgilio per il quale il Valpolicella era il discendente diretto del vino Retico, secondo al mondo solo al Falerno. Senza dimenticare Cassiodoro (480-583), ministro del re longobardo Teodorico, che si potrebbe considerare a ragione il primo responsabile comunicazione e marketing dei vini della Valpolicella. Tra le tante citazioni di Cassiodoro merita forse ricordare quella in cui affermava che il Valpolicella è un «vino che si trova dolce e non dolce e ha proprietà di non guastarsi mai in qualunque luogo si tenga». Le citazioni sulla Valpolicella e sui suoi vini potrebbero continuare a lungo ma non è questo il nostro obiettivo. A noi piacerebbe suscitare la curiosità di coloro che amano viaggiare, conoscere i bei luoghi, il mangiare e il bere bene, e, perché no, l’essere più felici.

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territorio Valpolicella, un viaggio nella storia Cominciamo allora questo viaggio in Valpolicella, che da Verona dista solo 15 km. Quando si parla di Valpolicella riferendosi all’area della denominazione di origine bisogna tener presente che abbraccia anche due altre importanti valli del veronese: la Val d’Illasi (ad est) e la Valpantena (al centro). Abbiamo fatto partire il nostro itinerario lungo le strade della Valpolicella Classica, che è situata a nord-ovest di Verona e comprendente i comuni di Negrar, San Pietro in Cariano, Fumane, Marano di Valpolicella e Sant’Ambrogio in Valpolicella. Si tratta di un itinerario particolarmente suggestivo non solo dal punto di vista enologico, ma anche da quello storico e ambientale. La Valpolicella, comunque, è bene avvisare subito il visitatore, non appartiene a quel tipo di aree che subito ti affascinano, ti coinvolgono con una natura incontaminata; la Valpolicella va scoperta lentamente nei suoi angoli a volte nascosti. L’uomo, purtroppo, soprattutto negli anni 60 e 70 del secolo scorso, non ha avuto grande cura in particolare dei centri urbani, con un’edilizia non sempre rispettosa dell’ambiente. Ciò non toglie che la Valpolicella serba ancora molte attrazioni artistiche e naturali che meritano certamente di essere visitate. Serve quindi uno spirito capace di indagare e un’anima in grado di andare oltre il cemento. E allora è possibile accorgersi che l’uomo, nonostante tutto non è riuscito a togliere il fascino a questa bellissima terra. La partenza ideale per scoprire la Valpolicella, è Parona, frazione ancora a ridosso di Verona, dove l’Adige, dopo i lunghi rettilinei del Trentino curva secco per entrare nella splendida città scaligera. È sufficiente uscire da Parona, seguendo la strada che porta a Negrar, per accorgersi subito che il vigneto diventa dominante nel panorama e abbraccia generoso le numerose ville a mezza collina. Prima di giungere a Negrar merita di essere fatta una piccola deviazione sulla destra per San Peretto dove si trova la chiesa di San Pietro, uno dei tanti esempi di arte romanica disseminati in tutta la Valpolicella. Ma a San Peretto ci si può anche fermare nell’Antica Corte al Molino (www.antica-

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cortealmolino.com), la bella azienda agrituristica della famiglia Mazzi caratterizzata da uno storico mulino ad acqua del 1600, dove oltre ad una cucina curata con piatti tipici e semplici e qualche invenzione della signora Mazzi, si può apprezzare anche la ricchezza della cantina che abbraccia il meglio del Valpolicella Classico. E sempre vicino a San Peretto, a San Vito, prima di entrare a Negrar, chi ama le contaminazioni culturali e vuole fare un tuffo nella cucina marchigiana può fermarsi all’Osteria del Vino Tondo (T 045 7501232) dove i Valpolicella e gli Amarone si sposano con ottime piadine o con pasta e fagioli. Ma a San Peretto merita una visita anche una cantina di un piccolo produttore, che dai suoi 12 ettari di collina ottiene Valpolicella, Recioto e Amarone di eccelsa qualità: si tratta di Tommaso Bussola (www.bussolavini.com), con il suo Recioto non si sbaglia mai, come pure con il suo Amarone ”Vigneto Alto” o il suo originale passito bianco “Peagnà”. E allora, rifocillati, senza quasi accorgersene si arriva a Negrar, circondata anch’essa da vigne e ville. Tra quest’ultime appare subito Villa Rizzardi (www.villarizzardi.it) in località Poiega, che spicca per il biancore che contrasta con il verde intenso del vigneto che si stende ai suoi piedi. In primavera e d’estate ma anche d’autunno prima della vendemmia, il grande vigneto davanti a Villa Rizzardi, in pieno rigoglio vegetativo, sembra un mare verde su cui galleggia una grande nave bianca. Villa Rizzardi - proprietà della famiglia Guerrieri Rizzardi di Bardolino, produce i classici vini della zona, tra i quali spicca l’Amarone ottenuto dalle uve coltivate nel vigneto Calcarole dove un micro-


territorio clima più caldo consente una maturazione anticipata. Qui è la sede anche del Teatro Verde, una sorta di teatro naturale in mezzo al verde del parco, che ospita, durante la stagione estiva, numerose rappresentazioni. Ma il Teatro Verde è famoso in tutta la Valpolicella anche per ospitare i riti del Palio del Recioto che ogni anno, a partire dal 1952, si svolge a Negrar, nel lunedì di Pasqua, per premiare i migliori vini della Valpolicella. Una vera e propria kermesse, quest’ultima, che vede coinvolto tutto il paese di Negrar con bancarelle lungo le strade principali dove è possibile degustare i vini premiati e parlare direttamente con i produttori. Ma torniamo alle dimore storiche di Negrar, tra le quali non si può dimenticare la quattrocentesca Villa Quintarelli, oggi splendida casa colonica. Si tratta del più antico edificio a portico di tutta la Valpolicella. E quando si parla di Quintarelli, la mente non può non andare a colui che è stato il decano dei produttori della Valpolicella: Giuseppe Quintarelli. Egli è stato certamente il primo produttore di questa zona a varcare i confini nazionali. Oggi i vini della Famiglia Quintarelli (T 045 7500016) sono noti e venduti in tutto il mondo. Di Quintarelli non si può non citare l’Amarone Riserva che rimane in botte per dieci anni. Altri due notevoli esempi di ville nell’area di Negrar sono Villa Ruffo, del 1510, in località Villa, e Villa Gonnella a la Sorte, vicino a San Peretto. Nel centro del paese di Negrar si erge bellissimo il campanile romanico della chiesa, uno dei capolavori dell’architettura della Valpolicella. Superato Negrar, si inizia a salire e dopo qualche chilometro di curve con vista sui vigneti terrazzati con le caratteristiche marogne, antichi muretti in pietra tipici da sempre in quest’area, si arriva a Prun, nota soprattutto per le sue pietre (denominate appunto di Prun) che sono state utilizzate anche per pavimentare le corti non solo della Valpolicella. Meritano sicuramente una visita le cave di pietra di Prun per il loro aspetto monumentale e suggestivo. Lasciandoci alle spalle i vigneti sostituiti da un mare di ciliegi arriviamo al Pon-

te di Veja, un incredibile arco naturale di roccia, più volte raffigurato anche nei dipinti del Mantegna. Da qui si può scendere verso Fumane, sede dell’enoteca più attiva e importante di questa zona. L’Enoteca della Valpolicella a Fumane (www. enotecadellavalpolicella.it) non è solo un posto dove si può trovare tutta la produzione enologica di quest’area, ma una sorta di centro enoculturale dove vengono organizzati incontri con esperti della degustazione (dal vino alla grappa, dall’olio al formaggio). I responsabili dell’Enoteca hanno dedicato il locale a quanto di più prezioso c’è in Valpolicella. Al centro è stato infatti messo il vino, dove per vino è inteso il sapere come e dove nasce, chi lo ha creato, con quali piatti viene tradizionalmente accompagnato. Per questo nell’Enoteca, bellissima anche dal punto di vista architettonico, frutto della ristrutturazione di un vecchio cascinale con splendidi travi a vista, è possibile degustare specialità culinarie tradizionali e assaggiare prodotti tipici in armonia con i migliori vini della Valpolicella o in abbinamento con gli altri grandi vini della fornitissima cantina. Ma a Fumane si trovano anche eccellenti aziende vitivinicole, tra le migliori di tutta la Valpolicella. Non si può non citare, per esempio, Allegrini (www.allegrini.it), un nome storico non solo in Valpolicella ma dell’enologia nazionale. La famiglia Allegrini produce vino in Valpolicella da sei generazioni e grazie ai suoi vigneti straordinari come il “Palazzo della Torre”, “La Poja” o “La Grola” riesce ad ottenere prodotti noti ormai in tutto il mondo. Da non perdere la visita alla splendida Villa della Torre che si caratterizza per gli originali camini che ne ornano le stanze. I camini, chiamati Mascheroni (Diavolo, Angelo, Pesce o Mo-

stro Marino e Leone), testimoni della forza e della bellezza del fuoco, sono animati da uno spirito grottesco. Sempre a Fumane si trova l’azienda agricola Le Salette (www.lesalette.it) di Franco Scamperle e della moglie. Da provare sicuramente i loro due Amaroni: il “Pergole Vece” e “la Marega”. Da Fumane si può risalire verso le cascate di Molina attraverso una valle stretta con una vegetazione fitta. Si arriva dopo una decina di chilometri a Molina un pittoresco agglomerato di case in pietra. Dopo una breve passeggiata si raggiunge il Parco delle Cascate dove, oltre agli splendidi giochi d’acqua, si possono ammirare le Marmitte dei Giganti, enormi incavi scavati nella roccia dall’acqua. Ma sono molti e spettacolari i salti d’acqua naturali dai nomi alquanto suggestivi come il Pozzo dell’Orso, Prà dei Salgari, Cascata Nera, Cascata del Tombolo, Spolverona o del Marmittone. Ma quello che più colpisce alla Cascate di Molina è

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territorio Valpolicella, un viaggio nella storia certamente la vegetazione. Grazie ad un microclima caratteristico, infatti, vi è una varietà di specie botaniche veramente interessante, come le sempre più rare orchidee spontanee. D’estate sembra di essere in una foresta tropicale. E in questo viaggio in sali e scendi dalle colline si raggiunge un altro centro chiave della Valpolicella, Sant’Ambrogio, patria dei marmi pregiati. E da Sant’Amborgio di Valpolicella, alzando gli occhi verso la collina alle spalle del paese si può scorgere la chiesa di san Giorgio Inganna Poltron. Inganna Poltron perché sembra facilmente raggiungibile, in realtà quando arrivi finalmente sul sagrato hai la lingua sotto i tacchi. Da Sant’Ambrogio si può ricongiungersi a San Pietro in Cariano, nella strada principale che porta a Verona. Su questa strada sono molte le cose da vedere, a partire dalla Villa Serego Alighieri (www.seregoalighieri.it) a Gargagnago, acquistata dal quartogenito di Dante, Pietro, nel 1353 per l’allora astronomica cifra di 475 lire; tutt’oggi è abitata dai discendenti del sommo poeta. Si pensa, addirittura, che Dante Alighieri abbia scritto parte dell’Inferno e del Paradiso della sua Divina Commedia proprio presso questa bella dimora a Gargagnago di Valpolicella. E sempre a Gargagnago non si può non visitare una delle aziende più importanti di tutta la Valpolicella, la Masi dei fratelli Boscaini (www. masi.it). La Masi è stata, infatti, tra le prime cantine a sposare in Valpolicella la filosofia dei “cru”, di quei vini cioè ottenuti da un singolo vigneto. E della Masi sono noti, infatti, gli Amaroni “Mazzano” e “Campolongo di Torbe”. La Masi cura anche dal punto di vista tecnico i vigneti della Serego Alighieri, tra cui spiccano il famoso “Vaio Amaron”, prodotto dalle uve provenienti dai vigneti collinari della proprietà. Da Gargagnago a San Pietro in Cariano il passo è veramente breve. Due chilometri solo ed eccoci in questo centro antichissimo nel quale, dopo il rinascimento, furono costruite numerose ville patrizie. Ma San Pietro in Cariano è anche sede di tante aziende vitivinicole con produzioni che negli anni hanno raggiunto, in taluni casi, vera ec-

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cellenza. È il caso, ad esempio, della Brunelli (www.brunelliwine.com) che con il suo Amarone “Campo del Titari” raggiunge vette di qualità elevatissime. Non a caso, nel 1999, il suo Amarone ’96 ha conseguito i tre bicchieri nella prestigiosa guida del Gambero Rosso. Da San Pietro in Cariano, ritornando verso Verona, si incontra San Floriano.

it). Da provare, e se si vuole acquistare la Cantina ha un fornito e curato spaccio, sono sicuramente l’Amarone “Vigneti di Jago” e il Recioto “Vigneti di Moron”, due classici esempi di eccellente rapporto tra qualità e prezzo. Tornando a Pedemonte non si può non passare dalla cantina Santa Sofia (www.santasofia.com), posta in una favolosa villa palladiana del XVI secolo, circondata da uno splendido parco. Si tratta di una antica azienda vitivinicola operante dal lontano 1811 e oggi in mano a Giancarlo Begnoni e al figlio Luciano. Ottimo per eleganza il suo Amarone Classico e l’Amarone “Gioé”, ma si fa apprezzare anche il Valpolicella superiore “Montegradella”. Non lontano da Santa Sofia si trova un’altra preziosa perla dell’enologia della Valpolicella: la Speri Viticoltori (www.speri.com). La numerosa famiglia Speri produce vini di eccellente qualità e può vantare una tradizione produttiva di oltre 100 anni. Su tutti i loro vini spicca l’Amarone “Vigneto Monte Sant’Urbano”, simbolo indiscusso dell’azienda. Ma eccellente è pure il Recioto “la Roggia” che si accompagna bene alla più classica tradizione pasticcera.

Da San Floriano, a questo punto, si hanno due scelte: o tornare a Verona, o risalire ancora per andare, passando dal paese di Valgatara, a Marano di Valpolicella, un’altra bella isola di vigneti, ciliegi e olivi sormontati dal suggestivo Santuario di Santa Maria in Valverde. Tornando verso Verona, a Pedemonte, fate ancora un piccolo sforzo per visitare alcune delle cantine più ricche di qualità di tutta la Valpolicella. A partire, in ordine alfabetico, da Accordini (www.accordinistefano. it) che produce vini di ottimo pregio, come l’Amarone e il Recioto “Acinatico” e l’Amarone “Il Fornetto”. Gran merito di questi prodotti va a Daniele Accordini, enologo della famiglia nonché della Cantina Valpolicella Negrar (www.cantinanegrar.

E non pensiate che siano finite le sorprese enologiche di Pedemonte; basta degustare l’Amarone “Capitel Monte Olmi” della Cantina Tedeschi (www.tedeschiwines.com) per rendersi conto che valeva la pena fermarsi ancora un po’ in Valpolicella. La Tedeschi vanta una storia vinicola lunga quasi quattro secoli e oggi esporta un po’ in tutto il mondo. E per finire, sempre a Pedemonte, non dimenticate di fare un salto da Tommasi (www. tommasiwine.it), altro nome storico della Valpolicella dove spiccano l’Amarone “Ca’ Florian” e il Valpolicella Superiore “Rafaél”.


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tipicità

Il Recioto, l’Amarone e il Valpolicella Un viaggio tra i sapori dei vini tipici e tra i più antichi in Italia Il Recioto e l’Amarone Il Recioto e l’Amarone sono tra i più antichi vini italiani. Nel IV secolo d.C., Cassiodoro, ministro di Teodorico, re dei Goti, descriveva un vino ottenuto dall’appassimento chiamato “Acinatico” prodotto in un territorio chiamato Valpolicella. Quell’Acinatico di cui parlava Cassiodoro è sicuramente l’antenato del Recioto e dell’Amarone. Un tempo con l’appassimento in Valpolicella si produceva solo il Recioto (il nome deriva per alcuni dal nome “Reticum” utilizzato dai Romani, mentre per altri l’etimologia deriverebbe da “recia” che in dialetto veronese significa “orecchia”, perché in origine si utilizzava la parte più alta del grappolo) che è un vino rosso alcolico e dolce. Probabilmente è stato per caso, forse per errore, che qualcuno cominciò a produrre un Recioto completamente secco che venne chiamato Amarone. Si diceva, infatti, che l’Amarone fosse il frutto di un recioto “scappato”, “dimenticato” per anni in botti fino a diventare un vino secco. Ma si tratta solo di supposizioni e oggi quello che conta è che sia il Recioto sia soprattutto l’Amarone sono tra i vini più apprezzati nel mondo dove fanno incetta di premi e riconoscimenti. L’Amarone rappresenta solo una piccolissima parte della produzione di tutta la Valpolicella e, trattandosi di un prodotto artigianale, i quantitativi saranno sempre molto limitati. Non meravigliatevi, quindi, e non lamentatevi troppo, se un Amarone lo troverete a prezzi non certo bassi (anche se, a onor del vero, mediamente l’Amarone costa meno di tanti altri blasonati vini italiani che magari richiedono lavorazioni


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meno lunghe e complesse rispetto al vino veronese). Per quanto riguarda i metodi di lavorazione non è cambiato molto rispetto ai tempi di Cassiodoro. Vengono utilizzate, per larga misura, le uve di tre varietà: Corvina, Rondinella e Molinara. A queste si possono aggiungere minime quantità di Rossignola, Negrara, Barbera o Sangiovese, se presenti nel vigneto, o comunque altre uve non aromatiche a bacca rossa purché siano iscritte nell’elenco dei vitigni autorizzati e raccomandati.

Come nascono il Recioto e l’Amarone Al momento della vendemmia non tutta l’uva raccolta viene portata in cantina. La migliore, quella più sana, i grappoli scelti, le sopracitate “recie”, viene appesa o lasciata riposare sui graticci (le famose “arelle”), in ambienti riparati ma ventilati, dove comincia ad asciugarsi e ad appassire (per un periodo variabile tra i 90 e i 120 giorni). Le uve vengono vinificate a febbraio, dopo avere acquistato una elevata concentrazione zuccherina. Nasce proprio in questo momento quel vero capolavoro che è il Recioto della Valpolicella. Un vino che probabilmente meriterebbe un successo ancora superiore a quello che incontra attualmente. È un vino, infatti, unico, quasi difficile da descrivere. È sbagliato dire che è un passito rosso perché ha ben poco a che spartire con gli altri passiti rossi. Forse la definizione migliore del Recioto l’ha data ancora una volta il nostro stracitato Cassiodoro che ha parlato di una “bevanda da mangiare e di una pietanza da bere”. Dalla maturazione completa del Recio-

to, cioè se si completa il processo di fermentazione e tutto o quasi il contenuto zuccherino si trasforma in alcol, si ottiene l’Amarone. Un vino caratterizzato da una alcolicità sostenuta (almeno 14 gradi), da un estratto secco elevato, da un corpo generoso e vellutato, dal profumo tipico che si evolve verso l’etereo con l’invecchiamento. L’Amarone, comunque, non teme il tempo e anzi si fa preferire dopo i cinque anni. È un vino da gustare senza fretta, con calma per poter inalare piano piano tutti i suoi aromi. SI esalta con i cibi più robusti.

Il Valpolicella È certamente meno blasonato dei suoi parenti ricchi Amarone e Recioto, ma ciò non significa che il Valpolicella non meriti le attenzioni del consumatore. Anzi, soprattutto nella sua versione qualitativa migliore, il Valpolicella non teme confronti con altri nobili prodotti dell’enologia nazionale. È piacevole ed equilibrato e già osservandolo racchiuso nel vetro del bicchiere ti invoglia a berlo. Il suo bel rosso rubino lucente, infatti, ti attira e anche invecchiando, quel suo tendere al granato non spegne mai del tutto la sua lucentezza. Anche il profumo è gradevole, vinoso ma con un accenno di mandorla che gli conferisce un sapore vellutato. Per tutte queste caratteristiche il Valpolicella non ha bisogno degli aiuti del legno delle botti. Non necessita, quindi, della barrique per riequilibrare eventuali eccessi o nascondere difetti. Ciò non significa che in taluni casi un equilibrato utilizzo della barrique non possa conferire al Valpolicella piacevoli caratteristiche. Non ha bisogno del legno, quindi, ma riesce a darsi maggior corpo, colore e gradazione attraverso il passaggio (rigoverno) sulla vinaccia derivante dalla preparazione di Recioto e

Amarone. Il Valpolicella è un grande vino che si sposa in maniera ideale con i piatti di carne (soprattutto rosse) e dà già il meglio di sé anche in giovane età sebbene con il tempo acquisti maggiore personalità. Dopo i tre anni, quindi, diventa ottimo sposato con piatti più robusti. Ma per avvicinarsi al Valpolicella è importante sapere, per comprendere anche le etichette, che quando è prodotto nella Valpolicella propriamente detta (comprendente i comuni di Negrar, Fumane, Marano, San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio) può fregiarsi della specificazione di “Classico”, mentre se è prodotto nel territorio dei comuni della Valpantena in etichetta può portare la dizione “Valpolicella - Valpantena”. Se infine è prodotto da uve selezionate che consentono un grado alcolico più elevato e se viene commercializzato almeno dopo un anno di invecchiamento, il Valpolicella può fregiarsi anche della qualifica di “Superiore”.

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turismo

Dove dormire in Valpolicella

A tavola in Valpolicella

Per chi non si accontenta di rimanere solo una giornata in Valpolicella, numerosi sono i posti dove pernottare.

Consigliare dove andare a mangiare non è sempre semplice, anzi. Vi sono sicuramente dei criteri oggettivi ma sono veramente pochi, per il resto ci si deve affidare al gusto personale. Noi abbiamo sposato i ristoranti e le trattorie dell’associazione Le Tavole della Valpolicella perché in tutte abbiamo trovato sia cucine tradizionali che più innovative ma comunque all’insegna della qualità.

A Negrar:

A San Pietro in Cariano:

Hotel San Vito (www.hotel-sanvito.com) Un tre stelle accogliente, di moderna concezione, con 114 camere a prezzi di 75-100 euro la doppia, 48-65 euro la singola e con supplemento di 13 euro per la mezza pensione. Via S. Vito, 34 T 045 7501333

Villa del Quar (www.hotelvilladelquar.it) Un cinque stelle, inserito nella prestigiosa selezione dei Relais et Châteaux, con 12 camere doppie, 3 junior suite e 10 suite con prezzi da 250 a 990 euro a seconda della scelta e del periodo. Via Quar, 12 T 045 6800681

Osteria Vecchia (www.osteriavecchia.info) Un due stelle con solo 12 camere con bagno e prezzi tra 50 e 60 euro. Una scelta economica ma sicuramente dignitosa. Via Osteria Vecchia, 7 T 045 7501166 Bed & breakfast Casa Poiega (www.casapoiega.com) Splendida casa del ‘400 ristrutturata con tre camere da letto per un prezzo di 65 euro in camera doppia con prima colazione. Via Poiega, 1 T 045 7501569 - 347 9943814

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A Sant’Ambrogio: Foresteria Serego Alighieri (www.seregoalighieri.it) Otto appartamenti da 2 a 4 persone ricavate nella suggestiva villa tuttora proprietà dei discendenti di Dante Alighieri. Prezzi per appartamento. Località Gargagnago Via Stazione Vecchia, 472 T 045 7703622 Albergo Dalla Rosa Alda Una stella di conduzione familiare ma accogliente con prezzi da 65 euro a notte per la camera doppia con usa singolo compresa la prima colazione a 105 euro per la doppia. Frazione San Giorgio in Valpolicella Via Garibaldi, 4 T 045 7701018

Ristorante Enoteca al Covolo Piazza Vitt. Emanuele, 2 37015 Sant’ Ambrogio T 045 7732350 Trattoria alla Ruota Via Proale, 6 - Loc. Proale 37024 Mazzano di Negrar T 045 7525605 Enoteca della Valpolicella Via Osan, 45 37022 Fumane T 045 6839146 Trattoria dalla Rosa Alda Strada Garibaldi, 4 37020 San Giorgio in Valpolicella T 045 7701018 Trattoria al Tesoro Via Fiorita, 1 37020 Corrubbio di Sant’Anna T 045 7545172 Antica Trattoria da Bepi Via Valpolicella, 14 37021 Marano T 045 7755001

Trattoria dalla Bice Via Bottega, 1 37020 Torbe di Negrar T 045 7500720 Trattoria alla Rosa Scamperle Via Incisa, 8 37022 Fumane T 045 7701006 Trattoria da Nicola Via Valle, 9 Loc. Monte 37020 Sant’Ambrogio T 045 7760180 Enoteca La Meridiana Via Osan, 16/C Fumane T 045 6839146 C 348 2447045 Antica OsteriaPaverno Via Paverno, 9 Valgatara - Marano di Valp. T 045 6837199 Trattoria Caprini Via Zanotti, 9 Torbe - Negrar T 045 7500511

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territorio

Bosco

Verona

Pedalando in Lessinia

Un percorso in bicicletta tra natura e cultura

NaTUra, CUltuRA saPORi Foto di Roberto Lazzarin

La Lessinia è sempre stata “la montagna” dei veronesi: un tempo da questa zona arrivavano la pietra e il ghiaccio, poi è stata il primo passo della villeggiatura, il posto più vicino per cercare il fresco d’estate e le piste da sci in inverno. In tempi più recenti questa vasta zona che sale dall’Adige alle Piccole Dolomiti a nord di Verona è stata riscoperta per la sua ricchezza naturalistica e storica e per i suoi “giacimenti gastronomici”. Cosa si può chiedere di meglio per un turismo intelligente, lontano dal mordi e fuggi e propenso invece alle curiosità? Dal 1990 in questo territorio è stato creato il Parco naturale regionale della Lessinia, che interessa 15 comuni per un’estensione di circa 10.000 ettari. Un parco nato per difendere e valorizzare paesaggi splendidi, ma anche un patrimonio culturale unico, che affonda le sue radici nella storia di popoli antichi e un po’ misteriosi come i Cimbri. Un Parco ricco di prati e di curiose formazioni geologiche ma anche di musei e di prodotti alimentari genuini che meritano, rispettivamente, una visita e un assaggio.

Il percorso e lo scenario Gli appassionati di biciletta sanno che le due ruote sono un mezzo ideale per scoprire un territorio gustandone tutti i segreti: da questo punto di vista la Lessinia offre una varietà incredibile di possibilità al cicloturista, con percorsi adatti a tutti i gusti e per tutte le gambe. Quello che vi proponiamo è solo uno dei tanti possibili: si sviluppa nella parte centro orientale del Parco, con partenza e arrivo a Bosco Chiesanuova, paese a 30 chilometri da

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territorio Pedalando in Lessinia Verona e a 1.000 m di altitudine. La lunghezza è di circa 14,5 km, la maggior parte in fuoristrada, di media difficoltà, ma con qualche salita un po’ impegnativa per chi ha scarse riserve di fiato. Il dislivello totale è di 500 metri. Dall’incrocio centrale di Bosco Chiesanuova si imbocca la stradina a nord che scende in fianco alla strada per Erbezzo verso le contrade Scioster, Ongher e Coletta. In questa zona si possono ammirare dei baiti per la lavorazione del latte risalenti al XVIII secolo. L’allevamento, in particolare quello di bovini, ha una tradizione antica in Lessinia, e ancora oggi rappresenta una voce importante nell’economia di questi comuni, con la produzione di latte e formaggi, tra i quali spicca il Monte Veronese, che può fregiarsi della denominazione di origine protetta. L’itinerario prosegue verso Biancati, dove c’è una bella stalla con archi in pietra, per poi tenere lo sterrato verso ovest toccando le contrade Tander (da segnalare un pozzo con la forcella per l’estrazione dell’acqua) e Der. A questo punto si scende nel bosco e si continua fino a superare contrada Masi per tenere a sinistra salendo alla contrada Masselli sulla provinciale. Si prosegue a sinistra e, al bivio, a destra per Scandole. Sulla curva a gomito prima della contrada si prende a destra e si sale a sinistra nel bosco, per tenere poi la destra verso est fino a contrada Zamberlini, dove sono degne di nota la fonte coperta e la cappelletta. Proseguendo si arriva alla contrada Tinazzo, che merita sicuramente una sosta per ammirare la fonte, i portali e le abitazioni del XVI secolo. A questo punto si torna al bivio e si sale su sterrato verso est superando il bivio (1.328 m) verso sud fino all’incrocio, per scendere a destra verso le contrade Sauro, Scala e Croce. Nuovamente sulla provinciale, si prende a sinistra e in poco tempo si torna a Bosco Chiesanuova. Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al Parco regionale della Lessinia (T 045 6799211 - www.lessiniapark.it).

Restando nei paraggi Il paese di Bosco Chiesanuova, oltre ad essere un buon punto di partenza per escursioni a piedi o in bicicletta, è anche un luogo interessante per il dopo escursione o per i “pigri” che

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Bosco Chiesanuova aspettano il ritorno dei più sportivi. Si possono “visitare” le pasticcerie locali, con i krapfen e le pastafrolle o, meglio ancora, i negozi che offrono una ricca scelta delle specialità alimentari della Lessinia, in primo luogo il formaggio, che da queste parti vuol dire Monte Veronese. Ma ci sono anche il miele, i salumi, le castagne e i tartufi neri. Oltre agli esperti gastronomici anche quelli culturali possono trovare soddisfazione: a Bosco esiste infatti il Museo etnografico “La Lessinia, l’Uomo, l’Ambiente”, in Piazza della Chiesa, aperto venerdì, sabato e domenica (per informazioni rivolgersi al Comune - T 045 7050022). Il museo conserva oggetti e documentazione dei costumi e delle tradizionali attività della Lessinia, dalla fabbricazione del formaggio a quella del carbone e del ghiaccio.

A proposito di ghiaccio merita una visita la “giassara” di Grietz, sulla strada che da Bosco porta a San Giorgio, completamente restaurata e tipico esempio di un’attività ormai scomparsa ma un tempo importante. Per saperne di più si può visitare, tornando a Verona, il Museo ergologico “La Giassara” di Cerro (T 045 7080963), in contrada Carcereri, con illustrazioni fotografiche della produzione di ghiaccio.

Il formaggio Monte Veronese Il nome di questo formaggio dice già tutto sulla sua origine: nasce infatti nella zona montana a nord di Verona, dove ci sono pascoli ottimali per l’allevamento delle vacche da latte, con una favorevole distribuzione altimetrica e una ideale composizione floristica dei prati. Le origini del Monte Veronese risalgono al 1100, ma la tecnica di produzione, fatte salve ovviamente le garanzie igieniche, non è cambiata di molto; due sono i tipi: “latte intero” e “d’allevo”.


territorio Il Monte Veronese latte intero è un formaggio a pasta semicotta prodotto esclusivamente con latte di vacca. È salato a secco o in salamoia e usato da tavola con una stagionatura di 2540 giorni; la pasta ha un colore leggermente paglierino, con occhiatura sparsa di piccole dimensioni. Il sapore è delicato e gradevole. Il Monte Veronese d’allevo è un formaggio semigrasso a pasta semicotta, sempre da latte di vacca. Viene usato da tavola o da grattugia con stagionatura minima di sei mesi, ma che può arrivare anche a due anni. La pasta è di colore bianco con occhiature di medie dimensioni. Il sapore è fragrante, tipico del formaggio stagionato e leggermente piccante. A Bosco Chiesanuova, in Via S. Margherita, 12, c’è uno dei produttori di Monte Veronese: Agriform - Caseificio Sociale T 045 7050137

Foto di Roberto Lazzarin

Foto di Roberto Lazzarin

Foto di Roberto Lazzarin

veniva sigillata fino a metà maggio, quando il ghiaccio veniva prelevato, caricato su appositi carri e trasportato in città di notte, per diminuire la perdita di prodotto.

Dove mangiare

Foto di Roberto Lazzarin

Le “giassare” della montagna veronese La produzione e la vendita del ghiaccio è un’attività che risale al medioevo, come risulta da documenti di epoca scaligera, ma è dagli inizi dell’Ottocento che il commercio del ghiaccio si sviluppa in maniera notevolissima per raggiungere il massimo agli inizi del secolo scorso e poi scomparire pian piano nell’ultimo dopoguerra, cancellato dai frigoriferi. A metà dell’800 nel solo territorio di Cerro si contavano più di 30 giassare. Questa strutture vengono costruite tra i 350 e i 1.100 metri di altitudine, vicino a una strada percorribile dai carri per facilitare il trasporto in città. La “giassara” tipo è costituita da una pozza realizzata in posizione favorevole per raccogliere l’acqua piovana tramite una serie di canalette e profonda in genere non più di due metri per favorire la formazione del ghiaccio. Accanto alla pozza c’è la giassara vera e propria, costituita da uno scavo cilindrico profondo fino a 9-10 metri, rivestito di pietra e con una parte fuori suolo che sostiene il tetto. D’inverno il ghiaccio veniva tagliato nella pozza in lastre di circa 80 centimetri di lato (e di spessore variabile secondo la temperatura del momento) usando apposite asce e, con l’ausilio di rampini e argani, calate nella giassare alternando alle lastre strati di pula o di foglie secche per facilitarne in seguito il prelievo. In una struttura di questo tipo potevano essere conservati fino a 400 metri cubi di ghiaccio. Una volta riempita, la giassara

Senza avere la pretesa di essere esaustivi, riportiamo di seguito alcuni indirizzi utili per riposarsi con soddisfazione a tavola. Tutti offrono un’ampia selezione di formaggio Monte Veronese, non manca la polenta, servita con formaggio, con coniglio o con lo spezzatino, e ovviamente i classici “gnocchi sbatui”. Tra i dolci la torta di mele e lo strudel.

A Boscochiesanuova: • Ristorante hotel Lessinia Piazzetta Alpini, 3 T 045 6780151 • Ristorante Veneranda Loc. Corbiolo T 045 7080155 • Locanda Maregge Loc. Maregge T 045 7050063 • Ristorante Lenci Tre Via M. Piccoli T 045 7050057 A Cerro: • Ristorante Hotel Belvedere Via Lessini, 4 T 045 7080008 • Ristorante Guglielmini Via Lessini, 16 T 045 7080086 • Ristorante Tomelleri Via Lessini, 41 T 045 7080023 • Hotel Ristorante La pineta Via Lessini, 63 T 045 7080924

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risicoltori associati in cooperativa che vi offrono la garanzia e la sicurezza di un riso con Rintracciabilità di Filiera Certificata. Azienda che detiene in Italia il primo riconoscimento di riso I.G.P. Il riso di qualità negli splendidi sacchetti in Atmosfera Protettiva che ne garantiscono nel tempo la conservazione e le proprietà organolettiche.

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Dal 17/09 al 12/10 venite a degustare l’eccellenza del riso La Pila presso la Fiera del Riso a Isola della Scala.


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territorio

Il riso Vialone Nano, una bontà da assaggiare

Verona Isola della Scala

Tra le specialità agroalimentari che la provincia di Verona offre agli amanti della buona tavola ce n’è una che da tempo si è imposta all’attenzione generale. Stiamo parlando del riso Vialone Nano, una varietà che in Italia è pressoché quasi esclusivamente coltivata nel Veronese e nel confinante territorio mantovano. Una coltura di nicchia nel quadro produttivo nazionale (rappresenta solo circa il 2% delle superfici destinate a riso), ma che come qualità intrinseche e in cucina è sicuramente ai massimi livelli. Il riso Vialone Nano è prodotto in un vasto comprensorio pianeggiante a sud della città di Verona, caratterizzato dalla coltivazione di numerose varietà cerealicole e ortofrutticole, ma soprattutto dalla presenza delle risaie, una tradizione di origine veneziana che risale al ‘500. Quando i Veneziani subentrarono agli Scaligeri nel dominio di queste terre, si trovarono di fronte a una vasta area paludosa, frutto delle alluvioni avvenute dopo la decadenza dell’Impero Romano, e preservate per secoli come confine e difesa naturale a sud della città. Tutta l’area venne poco alla volta bonificata e i latifondi vennero amministrati dalle grandi famiglie aristocratiche veronesi. Numerosi sono i ricordi del passato: dalle pievi isolate, uniche vedette nella vastità di queste terre durante il Medioevo, ai castelli, alle splendide ville barocche e neoclassiche dell’aristocrazia terriera veneta, spesso dotate di mulino per la pilatura del riso. La lavorazione del riso ieri e oggi Raccolto all’inizio dell’autunno, un tempo il risone veniva essiccato e portato alla “pila”, termine con il quale nel XVII secolo venivano chiamate le attuali riserie. Il conduttore della pila, il cui lavoro era paragonabile a quello del mugnaio, era chiamato “piloto”. La pilatura del riso avveniva per mezzo dei “pestelli”, piloni in legno di melo azionati da una ruota mossa dall’acqua, che attraverso una serie di ingranaggi venivano sollevati e poi cadevano ripetutamente in buche concave scavate in blocchi di marmo (il famoso Rosso di Verona). Questo movimento, facendo sfregare i chicchi tra loro, permetteva la raffinazione del riso.

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territorio Il riso Vialone Nano, una bontà da assaggiare

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Dopo alcune ore, il riso lavorato veniva estratto a mano dalle ciotole e setacciato con enormi attrezzi, detti crivelli. Solo allora il piloto, con movimenti ritmici e sapienti, divideva il riso lavorato prima dalla pula e poi, attraverso un altro crivello, da quello rotto e dai chicchi che in campagna non avevano raggiunto la maturazione. In questa fase, allora e anche oggi, nel Veronese non venivano utilizzati additivi o lavorazioni particolari per sbiancare e brillare il riso. Molti produttori artigianali della zona infatti, volendo distinguersi dalle lavorazioni industriali, tuttora portano sulle tavole un riso meno bianco ma ancora ricco di tutte le sue proprietà organolettiche e nutrizionali. Oggi la lavorazione nei migliori impianti viene effettuata con apparecchiature tecnologicamente molto avanzate, come ad esempio quelle che consentono una selezione ottica del prodotto per separare i chicchi buoni dalle impurità e dai chicchi difettosi. Al termine del ciclo di lavorazione il riso viene poi confezionato nei sacchetti, spesso in atmosfera protettiva, o nelle mattonelle sottovuoto ed è pronto per essere venduto. È importante sottolineare che il riso Nano Vialone Veronese, è stato il primo riso in Italia a ottenere nel 1996 l’indicazione geografica protetta (IGP). L’indiscussa qualità di questo

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riso IGP deriva dai fattori che influiscono sulla sua produzione: la purezza delle acque dei fontanili e delle risorgive che irrigano le risaie senza subire inquinamenti; la rotazione colturale imposta dal disciplinare di produzione che obbliga gli agricoltori a non coltivare riso sullo stesso appezzamento per più di sei anni consecutivi, al termine dei quali si devono effettuare necessariamente altre colture per almeno due anni. In questo modo si mantiene un buon grado di fertilità del suolo. Infine, la perizia dei produttori nella coltivazione del riso Vialone Nano che ha trovato nell’areale veronese la zona eletta di produzione con le maggiori performance in termini di qualità. La Strada del riso Il turista che abbia l’opportunità di percorre la Strada del riso Vialone Nano Veronese IGP (associazione riconosciuta dalla Regione Veneto che comprende una vasta area vocata alla coltivazione in 20 comuni della provincia veronese - www.stradadelriso.it) avrà l’occasione di approfondire la conoscenza di un territorio ricco di testimonianze architettoniche e culturali e che ha saputo conservare e valorizzare molti dei suoi antichi usi e sapori. Il paesaggio che lo caratterizza è lineare, dall’orizzonte sconfinato, ricco di atmosfere, di risorse naturalistiche, storiche e artistiche. La Strada si snoda tra acque e terre, in luoghi e ambienti dove il riso è sovrano. Un percorso che consente di calcare gli argini delle risaie, di spec-

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chiarsi nelle acque delle risorgive, le fonti che sgorgano dalle profondità della terra di cui il comprensorio è ricco, che si incanalano per allagare le risaie e per azionare le ruote delle antiche pile. Una Fiera di grande richiamo Se l’area di produzione del riso Vialone Nano ha una “capitale” questa è senz’altro Isola della Scala, centro nel quale anche quest’anno, dal 17 settembre al 12 ottobre, si svolge la tradizionale Fiera del riso (www.fieradelriso. it), istituita nell’ormai lontano 1967 con lo spirito di recuperare le feste aziendali che si tenevano in passato alla fine dell’annata agraria, di cui la raccolta del riso poteva essere considerato il momento emblematico. L’intera manifestazione ruota attorno alla distribuzione del risotto preparato con l’ormai celebre ricetta “all’isolana” (vedi riquadro nella pagina a fianco) e alla vendita del riso Vialone Nano di produzione locale. Il risotto all’isolana è il piatto con il quale, un tempo, le genti del posto festeggiavano le grandi occasioni di carattere pubblico e privato. Era sempre il capofamiglia che lo cucinava, con i criteri e le attenzioni tramandate di generazione in generazione. A Isola della Scala il riso viene sposato con diversi condimenti, dalle carni alle verdure; è utilizzato come primo piatto e anche per preparare squisiti dolci. Isola della Scala si è così guadagnata il titolo di “Città del riso” e i circa 500.000 risotti cucinati nei giorni della manifestazione ne sono una genuina testimonianza. Ogni anno inoltre, nel mese di giugno si tiene «Riserie aperte», manifestazione che si propone di valorizzare il territorio sul filo conduttore del suo prodotto tipico, il riso. Il programma della manifestazione prevede la


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visita alle riserie e agli impianti di lavorazione del riso, la possibilità di acquisto di prodotti e l’assaggio di specialità a base di riso a prezzi promozionali. Vengono proposti inoltre percorsi naturalistici e culturali, con visite guidate, libere e gratuite. Dove comprare, mangiare e dormire La notorietà e l’affermazione commerciale e gastronomica del riso Vialone Nano veronese è indiscutibilmente legata al nome di Gabriele Ferron, che con il fratello Maurizio conduce l’omonima riseria (www.risoferron.com) e da cinque generazioni conserva e diffonde la tradizione e la passione per il riso. Grazie infatti alla sua instancabile attività di promozione, il riso Vialone Nano veronese oggi viene apprezzato in molti prestigiosi ristoranti sparsi un po’ in tutto il mondo. Chef ormai noto anche al pubblico televisivo, Gabriele Ferron conduce a Isola della Scala il ristorante Pila Vecia (T +39 045 6630642), dove propone gustosi menù degustazione a base di riso in un ambiente rustico e accogliente, con la caratteristica cucina a vista e l’antica pila da riso del 1650. Inoltre, poco lontano dal centro di Isola della Scala, all’ombra della Torre Scaligera, nelle eleganti sale del ristorante alla Torre (T +39 045 6632224), presso la sede aziendale, il visitatore avrà la possibilità di gustare i piatti preferiti tra quelli proposti nell’ampio menù e acquistare tutti i prodotti dell’azienda Ferron nell’attrezzato punto vendita. Naturalmente a Isola della Scala e dintorni sono molti altri i produttori e le riserie dove è possibile fare acquisti. A cominciare dai moderni e luminosi locali della Cooperativa La Pila (www.lapila.it - T 045 6630879), costituita nel 1987 da 12 aziende agricole e oggi il principale produttore di riso del comprensorio. Oltre alle numerose tipologie di riso offerte in confezioni di diverso formato, nel punto vendita sono disponibili molti prodotti derivati dal riso, comprese creme di bellezza e altri cosmetici. La famiglia Melotti è un altro dei portabandiera del riso Vialone Nano veronese. L’azienda agricola è condotta con passione dal fondatore Giuseppe e dalla moglie Rosa “Rosetta”,

con i figli Luca, Gianmaria e Francesca. La famiglia segue direttamente il proprio riso in ogni singola fase, dalla coltivazione in campagna alla lavorazione e vendita diretta attraverso i migliori canali distributivi, sia in Italia che all’estero. Nel 2002, nel cuore di Isola della Scala, è stata inaugurata la Risotteria Melotti (T +39 045 7300236) e nel 2013 la famiglia ha realizzato perfino una Risotteria a New York. Questi locali tradizionali e unici nel loro genere, offrono una cucina interamente a base di riso e un’ampia scelta di risotti veronesi e veneti. L’azienda agricola Melotti (www.melotti.it) oltre a un ben fornito punto vendita mette a disposizione dei visitatori un’area didattica “Un viaggio intorno al riso”, pensata per trasmettere a grandi e piccini la tradizione del riso italiano, apprezzato in tutto il mondo. Tra i locali più caratteristici di Isola della Scala non si può non citare il Ristorante Pila dell’Abate (www. piladellabate.it). Di proprietà della famiglia Leoni, che produce riso Vialone Nano da 50 anni, ha sale che sono state ricavate nell’omonimo mulino, riportato agli antichi splendori con una ristrutturazione semplice ma efficace, mantenendo tutti i vecchi macchinari, ristrutturandoli con passione, e senza modificare alcunchè dal punto di vista strutturale. Si cena così ascoltando il rumore dell’acqua del fiume Piganzo che passa sotto i piedi e fa girare la ruota del mulino. I saloni sono adornati di vecchi utensili e attrezzi relativi alla vita di campagna. Per coloro che nelle terre del Vialone Nano volessero restare qualche tempo segnaliamo l’Agriturismo 8 Ducati d’Oro (www.8ducatidoro. it - T +39 349 7002200) a Isola Della Scala, nella Corte Emilei, un complesso storico-artistico di notevole valore conservato in perfetto stato.

Il relais, gestito dalle sorelle Lidia e Veronica Artegiani, offre un’ospitalità raffinata e di classe: ognuna delle 10 camere è stata curata nei minimi dettagli per un comfort unico ed esclusivo. La passione per la tradizione fa parte della famiglia Artegiani da generazioni. L’azienda agricola di famiglia vanta anni di esperienza nella produzione di riso e cereali. Il desiderio di offrire un’ospitalità di classe è nato in concomitanza con il recupero degli storici caseggiati annessi alla villa; un modo per condividere con tutti la bellezza architettonica di Corte Emilei. Le tariffe di questa prestigiosa dimora vanno da 60 a 250 euro a camera per notte. Chi invece preferisce la tranquilla quiete di un’antico casolare di campagna risalente al XVI secolo può fermarsi a Salizzole, centro a pochi minuti da Isola della Scala, al DD Clara bed and breakfast (www.ddclara.it - T +39 346 4954698), un angolo rurale situato nella quiete della pianura veronese. Il rustico, gestito da Stefania De Mori con il marito Andrea e la figlia Clara, è stato sapientemente ristrutturato, valorizzato con gusto e comprende tre camere, due delle quali particolarmente grandi, tutte accoglienti e ben arredate. In questo caso i prezzi a camera, per pernottamento e prima colazione, vanno da 40 a 80 euro al giorno.

Risotto all’Isolana Ingredienti di Riso Vialone Nano Veronese I.G.P. ˇ 12 Kg. litri di brodo ˇ 200 g. diottimo magro ˇ 200 g. di vitello di maiale ˇ 150 g. di lombata burro ˇ 140 g. di formaggio grana ˇ Pepe, sale, cannella e rosmarino q.b. ˇ Preparazione Tagliare la carne a dadini, condire con sale e pepe macinato fresco e lasciare riposare per un’ora. Fondere il burro, mettere un rametto di rosmarino, rosolare bene la carne. Cuocere a fuoco lento fino a completa cottura della carne, quindi togliere il rosmarino. Fare bollire il brodo, aggiungere il riso mondato, cuocere per 20 minuti a fuoco lento, fino a quando il riso avrà assorbito tutto il brodo. Unire al riso il condimento fatto in precedenza. Completare il risotto all’isolana con formaggio profumato di cannella.

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S salute

Il tabagismo:

La sanità in lotta contro il tabagismo Le 5 azioni utili salva vita A cura del Dott. Fabio Lugoboni UO di Medicina delle Dipendenze - Policlinico “GB Rossi” di Verona

Globalmente, 1,3 miliardi di persone fumano e ogni 6 secondi qualcuno muore per consumo di tabacco., che uccide circa la metà dei suoi consumatori. Curare malattie legate al tabacco, come cancro e malattie cardiache è inoltre molto costoso. Tale tributo di morte, malattie e costi, richiede un’incessante ricerca di tutti i possibili modi pratici ed etici per contrastare il fumo. L’OMS sintetizza in 5 azioni la possibilità di incidere sul consumo di tabacco. Offrire informazioni aggiornate e precise sui danni da fumo, limitare con precisi divieti i luoghi aperti al fumo, proteggere dal fumo passivo chi non fuma, offrire opportunità di cura ai tabagisti intenzionati a smettere. Ultimo, aumentare il costo delle sigarette. Si stima che aumentando globalmente le tasse sul tabacco del 50 %, si potrebbe ridurre il numero dei fumatori di 49 milioni entro i prossimi tre anni e salvare 11 milioni di vite. I prezzi elevati sono particolarmente efficaci nel dissuadere i giovani, più sensibili ai costi, dal cominciare a fumare, incoraggiando i giovani fumatori a ridurre il fumo o a smettere del tutto. Ma nei paesi industrializzati molte persone continuano a fumare - quasi il 20% della popolazione adulta del Regno Unito, quasi il 30% in paesi come la Spagna, la Francia; l’Italia si trova a metà, tra il 20 ed il 30%, secondo le diverse stime. La maggior parte dei fumatori vorrebbe smettere ma non si sente di farlo per varie ragioni (paura di fallire, forte dipendenza, conseguenze negative sull’attività quotidiana ecc.) e non si appoggia ai centri di trattamento del fumo; in Italia ce ne sono 380 ma vedono in media 80 fumatori l’anno: una cifra francamente deludente. è confortante rilevare che l’Ambulatorio del Tabagismo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona riesca a prendere in carico annualmente più di 400 fumatori.

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salute

Centri anti-fumo in italia (2012) • 380 Centri - 53% al Nord - 22% al Centro - 25% al Sud Utenza medica per anno: 86 fumatori

Solo il 9/ dei centri vede più di 150 fumatori per anno! Ancor oggi i medici non raccomandano sistematicamente, come dovrebbero, ai loro pazienti fumatori di smettere di fumare.

Ex fumatori: Motivi di cessazione • • • • • • • • • •

Per la maggior consapevolezza dei danni provocati/perché fa male Per motivi di salute (senza ulteriori specificazioni Gravidanza/nascita figlio Imposto dal partner/familiari Non mi piaceva più, mi dava fastidio Non volevo essere schiavo di un vizio Me l’ha raccomandato il medico Costo eccessivo/per risparmiare Per i divieti(sul lavoro, nei locali pubblici, ecc.) Altro

% 40,0 38,5 7,3 3,7 1,5 0,4 3,6 2,8 0,5 1,6

Fonte OSSFAD - Indgine DOXA-ISS 2008

La cessazione del fumo tende così ad essere vista come un problema personale, legato alla sola forza di volontà. Il fumo è invece una tossicodipendenza legalizzata, e necessita di supporto e terapia specifici, pena un’ alta percentuale di insuccesso. Gli auto-tentativi tendono a fallire nell’80% dei casi entro la prima settimana, portando la percentuale globale di fallimento dei tentativi “faida-te” al 90,1%, in Italia, nel 2013.

Ogni medico, ogni operatore di salute deve fare la sua parte, ma questo non sta accadendo. • Tutti gli ambienti di lavoro dei Medici devono essere rigorosamente liberi da fumo. • I medici e il personale sanitario in generale dovrebbero essere vincolati a comportarsi da non-fumatori durante le attività professionali. • Farsi vedere fumare, per un medico, non è professionale. Negli USA e nel UK fuma solo il 2-3% dei medici, in Italia il 26,5% dei pneumologi ospedalieri... La maggior parte dei fumatori, dicevamo, vorrebbe smettere, ma molti trovano difficile rinunciare alla nicotina, o semplicemente non lo vogliono completamente. Ricordiamo che l’UE ha bandito i terimini light e mild dai pacchetti, proprio per non fornire alibi ai fumatori. Posto che smettere è possibile ed è l’opzione di gran lunga migliore (e per farlo esistono farmaci molto efficaci e ben tollerati), per tutti i fumatori che non vogliono privarsi della nicotina, l’opzione e-cigarette (ecig) andrebbe presa in considerazione. «Le sigarette elettroniche, che hanno una gestualità simile alle sigarette convenzionali, possono avere successo nel liberarsi dalle sostanze cancerogene delle sigarette convenzionali che derivano dalla combustione di tabacco e carta, assenti nelle e-cig», riferisce Umberto Veronesi Direttore Scientifico dell’IEO - Istituto Europeo di Oncologia di Milano. L’ex-ministro insiste inoltre nel minimizzare i supposti danni alla salute delle e-cig, pur essendo sul mercato una miriade di prodotti, non tutti testati adeguatamente.

«La prova che l’inalazione di nicotina vaporizzata possa danneggiare i polmoni è inesistente - prosegue Veronesi-. Studi clinici hanno dimostrato che i fumatori con malattie dell’apparato respiratorio (es. asma) che sono passati all’ uso regolare di e-cig ne hanno tratto un sostanziale beneficio, con miglioramenti in termini di sintomatologia respiratoria e funzione polmonare». In base ai risultati di un recentissimo studio, i vapori liberati dall’ e-cig possono contenere alcune delle sostanze tossiche presenti nel fumo di tabacco, ma a livelli molto più bassi. Anche se gli effetti sulla salute a lungo termine dell’uso delle e-cig non sono noti, rispetto alle sigarette tradizionali sono molto meno negativi, se non nulli, riferiscono gli autori. Pertanto è profondamente errato considerarle come una minaccia aggiuntiva per la salute pubblica ed è piuttosto sorprendente, da parte degli operatori sanitari, la levata di scudi cui abbiamo assistito. È stata avanzata l’ipotesi da qualche ricercatore che, fatto 100 il danno teorico della sigaretta tradizionale, possa essere 4 quello correlato alla e-cig. Se milioni di fumatori hanno scoperto qualcosa di efficace in grado di dare loro vantaggi in termini di benessere e autostima, oltre che economici, trovo ingiusta l’estrema cautela, quando non franca ostilità, da parte dei professionisti della salute. «Si dovrebbe permettere che le e-cig concorrano sul mercato con le sigarette tradizionali», afferma Peter Hajek, uno dei maggiori tabaccologi al mondo. «Gli operatori sanitari potrebbero consigliare ai fumatori che non sono disposti a cessare l’uso della nicotina di passare alla e-cig. I fumatori che non sono riusciti a smettere con i trattamenti attuali potrebbero trarre beneficio dal passaggio alle e-cig». Un aspetto che andrebbe considerato però è che le e-cig sono ormai un veicolo di iniziazione all’uso di nicotina per gli adolescenti, indotti a questo dai costi nettamente inferiori. Senza contare che il vaporizzatore è ormai un veicolo per inalare svariate sostanze illecite. Ma questo è un altro discorso.

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B benessere

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Qi Gong, benessere in movimento A cura di di Loredana Tessaro

Il Qi Gong (si pronuncia “ci gong”), o tecnica dell'energia vitale, nasce in Cina più di 4.000 anni fa come forma di esercizio che unisce la mente e il corpo, nell'ambito della Medicina Tradizionale Cinese e delle scuole taoiste e buddhiste. Rappresenta il tentativo di riflettere nel movimento fisico, energetico e spirituale il principio che nel corso dei secoli i taoisti hanno posto a base della loro ricerca: l'equilibrio all'interno di un processo di continuo mutamento (equilibrio dinamico). Anticamente i cinesi erano un popolo di agricoltori che ha imparato i principi del Qi Gong naturalmente, osservando i cicli di semina e raccolto, di vita e morte. Una pianta in salute è ricca di linfa vitale, il Qi, è flessibile ma forte, ondeggia con il vento ma non si rompe. Così come le messi in salute dipendono da varie e idonee tecniche di coltivazione, allo stesso modo il vasto repertorio di tecniche terapeutiche del Qi Gong permette di affrontare differenti stati di salute e di malattia. E come nella coltivazione, questa tecnica richiede attenzione costante e quotidiana, specialmente durante le prime ore della giornata. Chi è stato in Cina avrà senz’altro notato con curiosità tante persone praticare Qi Gong al mattino nei parchi. Il Qi è uno dei concetti più complessi e onnipresenti nella cultura tradizionale cinese, secondo la quale l’ambiente esterno e quello interno (corpo) sono concepibili in termini di flussi. Questi flussi riguardano sia lo scambio tra l’individuo e l’ambiente (dinamica cielo-terra-persona), sia i flussi materiali energetici e informativi all’interno del nostro stesso corpo. Qi è un termine che identifica questi flussi nelle loro varie forme. Il Qi Gong è una tecnica che permette di incrementare l’equilibrio dinamico attraverso la triplice armonizzazione di “corpo”, “respiro” e “mente”. Nello stesso tempo offre a chi lo pratica importanti effetti terapeutici, poiché specifici esercizi consentono di affrontare in un’ottica olistica problemi di varia natura, come ad esempio quelli oftalmici. Le tecniche del Qi Gong terapeutico sono semplici, efficaci e adatte a tutte le età. Il Qi Gong è utilizzato da millenni come strumento per aumentare la capacità di curarsi, di curare e di prevenire le malattie. È la combinazione di tenero e duro, di yin e yang, a essere all'origine dei miglioramenti nella forma fisica, mentale e spirituale. La sua pratica regolare riduce lo stress, abbassa la pressione


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sanguigna e migliora la circolazione; favorisce la guarigione di lesioni e dà sollievo nel caso di artrite; aumenta la forza e l'equilibrio del corpo; favorisce la longevità. C’è chi ritiene che questa pratica sia una sorta di ginnastica o di respirazione, ma la sua caratteristica peculiare sta proprio nell’armonia del cuore e della mente. Rilassamento, quiete e naturalezza (in cinese: song, jing, ziran) sono le tre parole chiave del Qi Gong. Il rilassamento (song) coinvolge mente e corpo, cioè tutte le articolazioni e i muscoli, perché nella vita quotidiana si accumulano tensioni e dove c’è tensione sangue e Qi non scorrono come dovrebbero. Song è il presupposto di jing, la quiete; la naturalezza (ziran) deve infine esprimersi nel respiro, nel movimento, nel pen% siero. Con rilassamento, quiete e naturalezza il Qi scorre liberamente e - secondo gli insegnamenti della Medicina Tradizionale Cinese - una buona circolazione del Qi vuol dire una buona circolazione del sangue, ovvero il principio fondamentale per prevenire o allontanare le malattie. Anche a Verona, da alcuni anni, si tengono corsi di Qi Gong organizzati, tra gli altri, dall’Associazione culturale inAsia (www.associazioneculturaleinasia.it) il cui obiettivo è, in generale, promuovere la conoscenza delle culture asiatiche. I corsi della stagione 2014-2015 partiranno nel prossimo mese di ottobre. Come accennato in precedenza, il Qi Gong può essere praticato da persone di tutte le età, qualunque sia il livello di forma fisica. I corsi vengono organizzati in modo da offrire una visione il più possibile completa della varietà delle tecniche del Qi Gong, unendo pratiche di movimento ad altre di meditazione. A esercizi con nomi evocativi, come “otto pezzi di broccato di seta” o “i cinque animali”, si affiancano meditazioni “stagionali” (in medicina tradizionale cinese ad ogni stagione è collegato un’organo/viscere) per migliorare l’energia di determinati organi interni e altre tecniche per l’equilibrio dell’energia yin e yang che riprendono immagini naturali, come ad esempio l’acqua in tutte le sue forme per ricaricare ed equilibrare l’apparato rene-vescica. “Otto pezzi di broccato di seta” (nella versione insegnata da Jeffrey Yuen, monaco e medico taoista) consiste di una serie di otto antichissimi esercizi (la tradizione li attribuisce a uno degli Otto Immortali, figure centrali del pantheon taoista, che proprio per la loro intima e profonda comprensione dei segreti della natura si sono

guadagnati l’immortalità) per conoscere e modulare l'energia interna. Si stimolano e si massaggiano gli organi interni attraverso movimenti di stiramento che allungano muscoli e tendini. Se praticati con costanza, portano il corpo a un'armonica consapevolezza, liberando la muscolatura e le articolazioni dalla tensione, oltre a prevenire e aiutare la guarigione di varie malattie. È inoltre un’ottima pratica di riscaldamento per qualsiasi attività psicofisica. Gli esercizi si possono eseguire anche singolarmente, in numero maggiore o inferiore delle volte indicate. “I cinque animali”, ovvero divertirsi imitando gli animali, sono esercizi messi a punto dal medico Hua Tuo (141-208 D.C.). Egli studiò i movimenti di alcuni animali e ne approfondì i benefici a vantaggio della salute e della prevenzione nell’uomo. “I cinque animali” alimentano l’energia interna , stimolano il funzionamento degli organi interni e risvegliano l’istinto sopito dentro di noi, in quanto nella pratica si interpreta l’energia vitale e il carattere di ogni singolo animale . Adatte a tutti, le imitazioni di tigre, cervo, orso, scimmia e gru sono le più diffuse, sebbene in Cina ne esistano diverse varianti. La bellezza e semplicità della pratica, la sua varietà e le meditazioni ricche di immagini si adattano perfettamente anche alle persone della terza età. I movimenti che si eseguono, infatti, vengono attuati con estrema lentezza e grande attenzione. Nelle persone anziane inoltre, laddove non ci siano patologie invalidanti, l’atteggiamento di vita è posato ed è più sviluppato l’aspetto dell’ascolto. Quando, ad esempio, vengono proposti come attività preparatorie alla pratica l’ascolto del proprio respiro, il radicamento dei piedi a terra e l’allineamento del corpo, gli allievi anziani si dimostrano sempre disponibili e attenti. Queste persone, in genere, hanno già svolto tutti i compiti principali della loro vita e, arrivati alla soglia della terza età in salute, sono disponibili a praticare un leggera attività fisica che includa gli aspetti del rilassamento e dell’ascolto.

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azienda ospedaliera

Infanzia:

Bambini al centro Una rete per diventare grandi

In questo periodo a Verona si stanno impostando due iniziative che potranno avere un forte impatto sulla salute dei bambini: • il progetto “Giarol Grande”; • il nuovo “Ospedale Bambino-Donna”. Avere un grande ospedale, in grado di curare con competenza e passione patologie complesse e casi rari (e quindi con un bacino d’utenza molto ampio), è fondamentale per garantire le migliori possibilità di recupero della salute quando si ha la disavventura di imbattersi nella malattia o nell’incidente. Tuttavia la salute della grande maggioranza dei bambini oggi, nella nostra società, dipende sempre più dal fatto di vivere in un ambiente sicuro, costruito su misura per loro con una cura particolare ai luoghi, alla cultura e alle relazioni e ricco di “occasioni di salute”. Tutto questo non può essere delegato all’Ufficio Urbanistica di un Comune oppure a un’Azienda Ospedaliera Universitaria. Perché abbia successo, la comunità locale deve essere coinvolta e deve crederci davvero. Obiettivo dell’iniziativa Bambini al Centro, promossa da Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Dipartimento Prevenzione Ulss 20, Comune e Università degli Studi di Verona, è coordinare interventi, già in atto o da attivare - come la realizzazione dei progetti sopra citati.

Obiettivi

• Collocare la progettualità del “nuovo Ospedale Bambino-Donna” in un contesto sociale “accogliente” e coerente (cioè fondato su principi condivisi con la comunità locale.) • Migliorare la salute dei bambini e delle mamme attraverso la prevenzione invece che (solo) con le cure. • Diminuire lo spreco di risorse che facciamo tutte le volte in cui “curiamo dopo” anziché “prevenire prima” le malattie dei nostri bambini e degli adulti di domani.

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azienda ospedaliera

• Fornire indicazioni per una maggior appropriatezza nell’utilizzo dei servizi sanitari e non attraverso attività di counseling e di empowerment dell’utenza, ad esempio per migliorare la presa in carico territoriale e ridurre gli accessi inappropriati al pronto soccorso. Perno dell’intero progetto è la creazione di una rete di persone (attori, utenti-target, portatori di interesse vari) che si incontrano, si confrontano e collaborano nella realtà fisica, così come in quella virtuale del web per accogliere, proteggere e sostenere i bambini e le loro famiglie e fungere per loro da “trampolino di lancio” verso un futuro quanto più possibile sano e sereno.

Contenuto del progetto

Si tratta essenzialmente di sincronizzare una serie di interventi in corso o in avanzato stato di progettazione fra Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, ULSS 20, Comune di Verona ed altri Comuni della Conferenza dei Sindaci, soggetti pubblici e privati del territorio. La maggiore sinergia e la contestualizzazione di queste azioni, nel quadro di riferimento indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, consentiranno di aumentare in maniera determinante i concreti risultati di salute ottenibili. I protagonisti del progetto saranno: • Medici Specialisti: - Pediatri. • Territoriali (inclusi i Pediatri di Libera Scelta); • Ospedalieri; • Ostetrici. • Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 20; • Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona; • Università degli Studi di Verona; • Comune di Verona e gli altri Comuni della Conferenza dei Sindaci; • Scuole; • Organizzazioni Non Governative; • Associazioni di genitori e ONLUS; • Giornalisti e mass-media (come attori).

In una seconda fase (con la crescita del progetto, cresceranno anche i destinatari): • coinvolgimento anche dei bambini di età superiore ai 6 anni e degli adolescenti. Il progetto, pensato per i genitori ed i bambini, non esclude un’utenza rappresentata da insegnanti, educatori, operatori sanitari, o altre figure, istituzionali e non, coinvolte nella cura del bambino. Anzi, la formazione dei caregivers (termine anglosassone che indica “colui che si prende cura” e si riferisce naturalmente a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile n.d.r.) e la diffusione capillare all’interno della comunità delle informazioni e delle buone pratiche relative al benessere del bambino, oltre a rappresentare elementi essenziali per la realizzazione di interventi precoci, favoriranno il raggiungimento anche di quelle fasce di popolazione più fragili per le quali, paradossalmente, l’accesso ai servizi sanitari e alla prevenzione risulta più difficile.

Azioni

Le possibili azioni da prendere in considerazione nell’esecuzione del progetto sono: • Approccio di carattere urbanistico (pubblico e anche privato); • Sicurezza dei luoghi di vita; • Progetto “genitori più”;

• Counseling pre-natale e progetto acido folico; • Supporto alle primipare; • Allattamento materno; • Sviluppo psicologico e motorio; • Counseling specifico su come comportarsi in caso di urgenze/ emergenze mediche e in alcuni dei più frequenti problemi di salute; • Vaccinazioni per amore, non per forza; • Movimento e alimentazione; • “Ricetta verde”: prescrizione su ricettario ad hoc di occasioni di salute.

Strumenti

Con il progetto verranno resi disponibili “strumenti” per l’empowerment della Comunità (stake-holder, utenti), ai fini dello sviluppo di una cultura e stili di vita improntati alla salute e al benessere del bambino e delle famiglie, anche attraverso il coinvolgimento attivo della Comunità stessa nella progettazione di ambienti di vita sani, a partire dalla partecipazione nel progetto di funzionamento del nuovo Ospedale Bambino-Donna e del Giarol Grande. Cardine del progetto sarà la creazione di un sito internet condiviso che rappresenterà un modello di comunicazione integrato e condiviso nei confronti dell’utenza. Da questo l’utente potrà accedere a materiali e contenuti secondo un’integrazione di quelli che via via risulteranno essere i suoi bisogni informativi, gli obiettivi di salute che le

Target - utenti

In una prima fase il progetto sarà rivolto a: • famiglie che si preparano ad accogliere un bambino (quindi: dall’epoca preconcezionale, ovvero 1 anno prima del parto). • bambini fino a 6 anni e le loro famiglie.

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azienda ospedaliera Bambini al centro. Una rete per diventare grandi

Istituzioni intendono raggiungere nella popolazione target ed i servizi da queste effettivamente erogati o erogabili. La logica alla base del sito sarà partire dalle domande degli utenti e tradurle in contenuti scientificamente corretti e sempre aggiornati. Il progetto prevede una revisione ed un’integrazione del bagaglio culturale, professionale e di esperienza dei suoi partners nell’ambito della salute del bambino (dalla fase di consulenza pre-concezionale della coppia all’età della scuola primaria, in futuro estensibile fino all’adolescenza), per presentarlo all’utente in modo omogeneo ed agilmente fruibile. Un’auspicabile evoluzione del progetto, una volta consolidata la fase di Start - up con un sito statico Web 1.0, sarà rendere possibili modalità di utilizzo della rete più interattive e dinamiche, di tipo Web 2.0 o 3.0 (social networks, applicazioni online e per smartphone, piattaforme di condivisione di media come YouTube, quiz e giochi interattivi, filmati, ecc).

Organizzazione - Risorse Umane

• Gruppo di Coordinamento: composto da rappresentanti di AOUI-VR, ULSS20, Comune di VR, Università degli Studi di Verona. Coordina le attività del progetto stabilendone le linee di indirizzo. • Gruppo Guida: recepisce le direttive del Gruppo di Coordinamento e le riporta al Comitato TecnicoScientifico. • Comitato Tecnico-Scientifico: mette in atto le direttive del Gruppo Guida e produce i contenuti da inserire nel sito. Gli esperti partecipanti a questo comitato lavoreranno in 8 distinti gruppi di lavoro, in base all’area tematica di competenza. Un ulteriore gruppo di lavoro si occuperà della raccolta e “traduzione” delle domande degli utenti al comitato. • Stati Generali: enti, associazioni, ONG, ONLUS ed altri organismi patrocinanti il progetto, o in vario modo interessati, periodicamente convocati al fine di incrementare l’autorevolezza e la visibilità del sito.

Start-Up

Il progetto ha preso avvio nel mese di Novembre 2013 con la ricerca sul web di esempi di esperienze e siti nazionali ed internazionali “illu-

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Fig. 1: Organigramma

Stati Generali Gruppo di Coordiinamento

Gruppo Guida Gruppo Guida

Gruppo Traduzione domande

Gruppo accesso ai servizi

Gruppo alimentazione

Gruppo movimento

Gruppo puericoltura

stri” dedicati all’argomento di nostro interesse. Questo ci ha permesso di avere una visione più ampia dell’esistente e di trarre spunti di lavoro e per eventuali collaborazioni. La fase di start-up prevederà, successivamente, la valutazione dei bisogni informativi dell’utenza attraverso strumenti quali i focus groups e la creazione di un primo sito “pilota” da sottoporre ad un campione di utenti e di esperti (operatori sanitari, informatici…), al fine di testarne il gradimento ed il buon funzionamento prima del lancio vero e proprio. Al termine di questa fase il sito web verrà inaugurato e sarà accessibile a tutti gli utenti. Per aumentarne la visibilità, soprattutto tra i professionisti del settore, si prevede l’organizzazione di corsi di formazione ad hoc.

Risorse Strumentali

Una volta avviato il progetto, per implementare il sito web (passaggio a modalità di utilizzo della rete interattive e dinamiche, di tipo Web 2.0 o 3.0), garantirne il continuo aggiornamento e per la realizzazione di altre iniziative correlate, sarà necessario individuare dei finanziatori e/o degli sponsor, sia pubblici che privati. Oltre che per la creazione e manutenzione del sito web, altre risorse economiche dovranno essere utilizzate per l’organizzazione di eventi formativi aventi lo scopo di informare/formare i professionisti e gli addetti ai lavori sull’esistenza

Gruppo Sviluppo psicologico

Gruppo Sicurezza in casa e fuori

Gruppo urgenze

Gruppo vaccinazioni

del progetto e sui contenuti e materiali presenti nel sito, in modo che possano utilizzare questi ultimi con gli utenti finali, stampandoli al momento nelle diverse occasioni di incontro (ambulatori PLS e MMG, reparti ospedalieri di pediatria e ginecologia-ostetricia, consultori, servizi vaccinali, punti nascita, servizi sociali del Comune, sedi di associazioni, ONG, Centri Aiuto Vita - Caritas, ecc.). Tutto ciò ha un duplice obiettivo: da una parte permettere che i contenuti del sito raggiungano anche quelle coppie e quei genitori che non hanno accesso ad internet, limitando eventuali disuguaglianze in salute e dall’altra fornire agli utenti informazioni sempre aggiornate, evitando la stampa di un gran numero di brochure e volantini e riducendo così i costi. Infine, una parte dei finanziamenti potrà essere utilizzata per la realizzazione di interventi ed attività risultati efficaci nella promozione della salute e del benessere del bambino. Pensiamo, ad esempio, alla produzione e distribuzione a tutti i nuovi nati (e non solo per brevi periodi di tempo!) di body promuoventi la posizione “a pancia in sù” in culla per la riduzione della SIDS.


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L lettura

Dr. Luca Mazzucchelli

Prova a cambiare:

indicazioni e suggerimenti per vivere meglio A cura di Alessia Bottone

Con pochi semplici gesti e modificando le abitudini si può migliorare il proprio status e, in generale, la propria vita. Verona InForma ha intervistato secondo il Dottor Luca Mazzucchelli - psicologo e psicoterapeuta - autore del libro intitolato “Prova a cambiare” “Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati” scriveva la giornalista Martha Medeiros in una poesia intitolata Muere lentamente, ed erroneamente attribuita Pablo Neruda. Come non darle torto? Talvolta la paura di sperimentarsi mette in secondo piano il desiderio di rimettersi in gioco. Altre volte invece, la difficoltà nel fare il primo passo, fa sembrare il cammino più impegnativo di quello che è. Cambiare, però, non significa solo stravolgere la propria vita, bensì migliorarla, anche grazie a piccoli gesti o semplicemente cambiando abitudini. E, sognare di raggiungere i propri obiettivi professionali, ottenere la gratificazione economica auspicata può essere non solo utile ma necessario anche in tempi di crisi. Bastano cinque minuti secondo il Dottor Luca Mazzucchelli, psicologo e psicoterapeuta di Milano. Vediamo come. Dott. Mazzuchelli, cambiare è davvero possibile a tutte le età? Ho avuto la fortuna di lavorare in contesti diversi, con bambini, adulti e anche con persone over-75 e queste esperienze mi hanno dimostrato che cambiamento è davvero possibile a qualsiasi età. In certe situazioni ciò può avvenire più facilmente che in altre, ma l’età non è il fattore. Cosa favorisce il cambiamento: la terapia psicologica o lavorare su stessi? Personalmente credo nelle capacità di guarigione insite nelle persone - siamo ricchi di risorse ma in alcuni momenti della vita queste vengono congelate.

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lettura

Di fronte a questioni semplici che fanno parte della quotidianità l’individuo riesce a riprendere la corretta strada, talvolta in completa autonomia, talvolta dopo il confronto con amici, parenti o grazie la lettura di un libro come quello che ho appena scritto, ma quando ci si trova a gestire problematiche maggiormente strutturate, invece, un intervento professionale esterno può rivelarsi molto utile. Mi riferisco a casi di psicopatologia conclamata -ansia, depressione, disturbi alimentari- o anche alcuni semplici blocchi evolutivi. Quale fra gli 11 giochi che descrive nel suo libro si sente di consigliare ai lettori di Verona Informa e per quale motivo? Ho notato che il gioco che ha aiutato molte persone è quello del “minimizzare il cambiamento” attraverso l’esercizio dei 5 minuti. è ispirato a una tecnica messa a punto da una guru americana dell’economia domestica, Marla Cilley, la quale aveva osservato che se molte persone si prefiggevano l'obiettivo di pulire la loro casa, tendevano a rimandare il da farsi, come se l’idea di mettersi in moto per svolgere tutto quel lavoro fosse troppo ingombrante e portasse la persona a dissuadersi. In realtà, puntando un timer da cucina affinché suoni dopo appena 5 minuti, pulire l’intera casa sarà molto più semplice. Certamente una volta scaduto il tempo a disposizione la maggior parte della casa si troverà ancora sottosopra, ma se non altro avremo effettuato il primo passo nel raggiungimento del nostro obbiettivo. Forse sarà pulita solo la scrivania, magari solo il divano, ma questo primo movimento nella direzione auspicata è preziosissimo, dato che si è osservato come la maggior parte delle persone, una volta suonato il timer, decida di non fermarsi ma di portare a termine la pulizia dell’intera casa. In effetti nei processi di cambiamento la cosa difficile è compiere il primo passo, e questo gioco vuole aiutarci a realizzarlo in maniera semplice e poco faticosa. Allora pensate alle cose che avete difficoltà a fare e chiedetevi: quali sono i vostri 5 minuti? Come suddividere in sotto obiettivi il nostro scopo, affinché non ci costi alcuna fatica iniziare a farlo? Se la difficoltà è iniziare una dieta di 3 pasti e due spuntini al giorno, provate a seguirla alla lettera solo per un pasto al giorno. Se anche questo vi sembra troppo difficile provate a minimizzare ulteriormente il cambiamento, ma-

gari iniziando a interessarvi al semplice funzionamento della nuova alimentazione, oppure parlando con qualcuno che la sta seguendo per avere da lui spunti utili su come ha fatto. L'idea alla base di questo gioco è quella di superare l'empasse mentale tramite la via dell'agire, compiendo delle azioni concrete che, per quanto piccole, sono molto più produttive di una miriade di pensieri che attanagliano la mente e la paralizzano. Sognare, cambiare, stravolgere la propria routine: è davvero possibile in tempi di crisi? Non credo solo che sia possibile cambiare abitudini in tempo di crisi, ma, anzi, reputo che sia indispensabile. Einstein diceva che la crisi era una benedizione, perché obbligava le persone a crescere ed evolversi, e che la crisi peggiore fosse quella interiore, che ci impedisce di affrontare al meglio gli eventi.

dall'altra ci impediscono spesso di fare delle cose diverse e quindi di crescere. Questo è un peccato, perché tutte le cose di valore che possediamo sono state conquistate uscendo dalla zona di comfort, non rimanendo al suo interno. La prima volta che siamo usciti con la persona che amiamo, ad esempio, abbiamo dovuto rimetterci in gioco, affrontare l’ignoto, andare incontro a una possibile sconfitta. Fortunatamente abbiamo quotidianamente innumerevoli occasioni per uscire dalla zona di comfort e creare nuovo valore nella nostra vita, e l’idea dei giochi raccolti in questo breve ebook è proprio quella di accompagnarci fuori dalla nostra routine in maniera divertente e produttiva, per scoprire le nostre abilità e risorse congelate o sviluppate solo parzialmente.

Come uscire dalla “zona di comfort” al giorno d'oggi? La zona di comfort è rappresentata da quelle che sono le nostre abitudini, routine e certezze di sempre, che se da una parte ci forniscono sicurezza

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u Focus - ULSS20

Dal 1 settembre i cittadini che richiederanno una prescrizione farmaceutica al proprio medico di medicina generale riceveranno un promemoria stampato su carta bianca con il quale potranno recarsi in farmacia e ritirare il farmaco prescritto. Scompare dunque la ricetta rossa farmaceutica che, grazie al percorso di dematerializzazione delle prescrizioni realizzato in seno al progetto Fascicolo Sanitario Elettronico regionale, non ha più ragione di esistere. Si completa in questo modo la seconda fase del processo di dematerializzazione della produzione ed erogazione delle ricette reso possibile grazie ad un collegamento telematico tra medici, Azienda ULSS 20, farmacie, Regione e Ministero dell’Economia. Un sistema che, in linea con le norme regionali e nazionali in materia, offre un’occasione per migliorare il servizio direttamente al cittadino. Attualmente sul totale dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta dell’Azienda ULSS 20 la quasi totalità risulta collegato in rete ed inviante la ricetta dematerializzata. La novità non implica cambiamenti particolari per il cittadino che, al posto della ricetta rossa farmaceutica, riceve un promemoria bianco contenente due codici: il numero di ricetta elettronica ed il codice fiscale dell’assistito.

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Addio alla ricetta rossa, arriva il promemoria Cambia colore, aumenta il valore: dal 1 settembre sparisce la ricetta rossa farmaceutica

Con questo può recarsi alla farmacia preferita e ricevere il farmaco prescritto dal proprio medico. Non avendo valore legale come in precedenza la ricetta rossa, il promemoria serve esclusivamente come fonte di riferimento. I cittadini saranno informati attraverso una campagna di comunicazione dal titolo “Cambia il colore, aumenta il valore” che prevede la distribuzione di materiali negli ambulatori dei medici nelle strutture sanitarie del territorio. La dematerializzazione sarà successivamente estesa alle prescrizioni specialistiche erogate dai medici dell’Azienda ULSS 20. Il processo di digitalizzazione sarà chiuso completamente dal 2015 quando la ricetta rossa scomparirà del tutto e al cittadino basterà recarsi in farmacia con la propria tessera sanitaria per ricevere il farmaco prescritto. Tutto questo garantisce agli assistiti dell’Azienda ULSS 20 maggiore sicurezza, tempi più rapidi nell’erogazione dei servizi e contenimento della spesa sanitaria.

Arsenàl.IT, consorzio per la sanità digitale di tutte le ULSS e aziende ospedaliere del Veneto, ha calcolato che i risparmi a livello regionale derivanti dalla dematerializzazione della ricetta rossa ammontano a 3.244.901 euro ogni anno (tenendo conto del costo-opportunità del personale delle aziende, del costo delle ricette e del costo dei servizi di gestione della ricetta cartacea) per il sistema sanitario regionale veneto. L’Azienda ULSS 20 sta attuando la dematerializzazione della ricetta come primo importante esito del progetto Fascicolo Sanitario Elettronico regionale (FSEr), iniziativa della Regione coordinata per l’appunto da Arsenàl. IT. Il FSEr, attraverso una complessiva riorganizzazione dei sistemi informativi sanitari di ogni azienda, rivoluzionerà i servizi di cura, garantendo a tutti i cittadini un’assistenza sociosanitaria più efficiente, efficace e sostenibile.


focus

Defibrillatori nei Comuni, il progetto presentato in Gran Guardia

Consentire l’intervento immediato con i defibrillatori in caso di arresto cardiaco e sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione. Sono gli obiettivi del progetto “Città Cardioprotetta”, che è stato presentato venerdì 19 settembre in Gran Guardia nel corso del convegno organizzato dall’associazione Gente e Territori, con il patrocinio del Comune di Verona e in collaborazione con Federfarma, l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, VIVA e l’AVSS Croce Blu Verona Onlus. Nell’ambito del progetto è nata l’iniziativa dal nome “Terry e Saverio”: grazie alla donazione di circa 50mila euro di una persona che desidera rimanere anonima, Gente e Territori distribuirà 40 defibrillatori nella provincia di Verona e formerà circa 300 persone in grado di eseguire la rianimazione cardiopolmonare. “La nostra associazione è da sempre sensibile ai problemi che riguardano la salute dei cittadini. Il significato dell’iniziativa è quello di invitare le persone ad avere cura e rispetto verso l’altro. La consegna dei defibrillatori, che avverrà nei prossimi giorni, non è la fine del progetto, ma solo l’inizio. Da qui partiamo per continuare a diffondere la cultura della prevenzione”, ha spiegato il presidente dell’associazione Gente e Territori Sergio Barbieri. “My beautiful genome” è stato il titolo della presentazione di Massimo Delledonne, professore ordinario di Genetica all’Università degli Studi di Verona, che ha condotto una ricerca sul proprio genoma. Durante il convegno è in-

tervenuto inoltre il dottor Giulio Molon, responsabile del reparto di Cardiologia dell'ospedale di Negrar e ideatore del progetto Città Cardioprotetta. “Dopo la drammatica morte del calciatore Piermario Morosini, l’attenzione nei confronti di questo tema è aumentata, ma non bisogna mai abbassare la guardia. Più viene fatta informazione e più aumenta la possibilità di entrare a contatto con persone che sanno utilizzare il defibrillatore”. Secondo i dati forniti dal dottor Molon, chi viene rianimato in tempo con il defibrillatore ha possibilità di sopravvivere superiori al 60%, che si abbassano sotto il 10% se il dispositivo non viene utilizzato. “Ecco perché è così importante, quando si verifica un arresto cardiaco, attivare la catena della sopravvivenza, che prevede innanzitutto di chiamare il 118, effettuare il massaggio cardiaco e poi utilizzare il defibrillatore”, ha proseguito l’ideatore del progetto. I defibrillatori saranno installati nelle zone più frequentate, in quei Comuni che hanno aderito al progetto attraverso le sedi locali di Gente e Territori. “L’associazione intende essere uno strumento per mettere in rete dei progetti che agevolino l’attività dei sindaci, in modo da migliorare la qualità della vita dei cittadini”, ha evidenziato il vicepresidente di Gente e Territori e responsabile delle sedi locali Lorenzo Antonini. In sala infatti erano presenti numerosi amministratori e sindaci, tra cui quello di San Martino Buon Alber-

go Valerio Avesani, tra i primi ad aver aderito al progetto “Città Carioprotetta”. “Abbiamo deciso di investire sulla cardioprotezione dei cittadini, rendendo sicuri gli istituti scolastici e le palestre, dove sono tra l’altro obbligatori per legge: nel nostro Comune sono otto i defibrillatori già posizionati in paese e un nono è in arrivo grazie a Gente e Territori”, ha sottolineato Avesani, che ha aggiunto: “L’attività dell’associazione è preziosa perché sviluppa la cultura della prevenzione tra i cittadini e in particolare anche tra gli amministratori, che possono avere in Gente e Territori un punto di riferimento importante e un supporto concreto”.

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F focus

Nei Pronto Soccorso del Veneto arrivano gli "angeli”

Al rientro dalle ferie, i cittadini veneti che avessero necessità dell’assistenza in pronto soccorso troveranno una novità che si sperimenta per la prima volta in Italia: un’organizzazione profondamente modificata rispetto al passato che prevede tra l’altro la presenza in sala d’attesa di uno “steward” professionale adeguatamente formato per fornire tutta l’assistenza necessaria ad un paziente o ai famigliari in attesa: informazioni sulla situazione del momento della struttura, sui presumibile tempi d’attesa, sui motivi della stessa, sulle condizioni della persona che si trova in trattamento. Il tutto abbinato ad una serie di migliorie ambientali, come il collegamento wi-fi, prese per la ricarica di apparecchi elettronici, distributori d’acqua, monitor dove appare la situazione del singolo paziente in attesa e, in alcuni casi, anche poltrone più comode e posizionate in modo che tutti possano visionare agevolmente i monitor di sala. E’ questa, in sintesi, quella che il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha definito la “rivoluzione degli angeli” presentando, oggi a Venezia, i nuovi servizi che prenderanno avvio nei pronto soccorso del Veneto a partire da lunedì 1 settembre. Con Zaia erano presenti l’Assessore alla Sanità Luca Coletto, il Direttore Generale della Sanità veneta Domenico Mantoan, il Responsabile del Suem 118 Paolo Rosi e quello della formazione degli operatori Daniele Frezza. Gli “angeli” già formati sono 380 (tutti operatori sanitari già inseriti nel sistema); a loro si aggiungeranno 60 giovani neolaureati nelle discipline

Zaia, “unici in italia per essere piu’ vicini al malato”. Coletto, “corsie preferenziali per le categorie deboli”. Gia’ ora tempi d’attesa piu’ bassi d’europa. sanitarie che stanno concludendo la formazione ad ognuno dei quali andrà una borsa di studio di 15.000 euro l’anno; ed un numero imprecisato, ma sicuramente elevato di volontari, vista l’accoglienza che l’iniziativa ha avuto nel settore. L’intera operazione è costata circa 2 milioni di euro. “Siamo i primi d’Italia - ha detto Zaia - a sperimentare un nuovo approccio all’attività dei pronto soccorso, che vogliamo rendere ancora più efficiente e vicina anche agli aspetti umani delle persone in attesa, che stanno vivendo un momento comunque difficile, a prescindere dalla gravità della patologia e che potranno trovare motivo di tranquillità nel ricevere assistenza e tutte le informazioni di cui necessitano. Non solo, ma spiegare in maniera semplice e diretta i motivi di un’attesa o il livello della propria patologia, contribuirà a rispondere alla richiesta più pressante che ricevo quotidianamente tramite lettere e mail della gente: più informazioni, più contatto con i sanitari (non possiamo certo chiedere ai medici di uscire dagli ambulatori dove stanno curando), spiegazioni sulle attese, che spesso hanno motivazioni ben precise, ma che vengono comunque percepite come un’inefficienza. Mano a mano che verificheremo il funzionamento del tutto - ha aggiunto Zaia - ovviamente valuteremo se fare degli aggiustamenti migliorativi. Siamo i migliori a curare - ha incalzato - ma vogliamo crescere anche sul fronte dell’umanizzazione del rapporto con i nostri malati. Per questo parlo con convinzione di rivoluzione degli angeli, perché di una rivoluzione si tratta,

non solo sul piano organizzativo ma anche su quello concettuale di una grande macchina come quella sanitaria prioritariamente rivolta alla persona che soffre”. “Già oggi - ha tenuto a rimarcare Coletto - il sistema dei pronto soccorso del Veneto è quello con le medie d’attesa più basse d’Europa, ma possiamo e vogliamo migliorare questa performance, perché le novità riguardano non solo le sale d’attesa ma anche le modalità di accesso alle cure, con l’accesso diretto alle visite specialistiche per pazienti particolarmente fragili come bambini o donne in gravidanza; fast track specialistico con l’invio immediato del paziente al reparto specifico una volta diagnosticata la patologia, accesso immediato al reparto in caso di ricovero senza attese nei corridoi”. La riforma dell’attività dei Pronto soccorso riguarda anche i tempi di attesa per i diversi codici di gravità. L’obbiettivo tendenziale senza naturalmente lasciare nessuno senza cure, è stato spiegato oggi, è quello di arrivare ad un massimo di 4 ore per i codici bianco (il meno grave) e verde che, assieme, costituiscono circa il 90% degli accessi totali. Si tratta di un’indicazione alla quale le strutture dovranno prestare particolare attenzione perché, ha detto Mantoan, i tempi saranno considerati tra i parametri per l’accreditamento istituzionale sia nel pubblico che nel privato a partire dal primo gennaio 2016. Nei pronto soccorso del Veneto accedono ogni anno circa 2 milioni di persone, che generano circa 14 milioni di prestazioni.

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F focus

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Maria-Luise Schwienbacher

Il viaggio della fantasia di Maria-Luise Schwienbacher A cura di Marifulvia Matteazzi Alberti

Nell’ambito dell’Arte in Ospedale, l’ultima mostra, prima della pausa estiva, al Polo Confortini è stata la personale di Maria- Luise Schwienbacher, Artista tedesca, veronese d’adozione, che ha studiato e lavorato a Bonn presso la Facoltà di Psicologia. Donna di grande temperamento, ha sempre amato un cromatismo forte, intenso, piegato al desiderio di diventare corpo, volto, paesaggio, resi però essenziali, quasi schematizzati, fino ad arrivare all’astrazione. A quel gesto che libera orizzonti nuovi, al segno che sottolinea, percorre, risalta tra le stesure perennemente in movimento dell’acrilico misto a poco olio, lavorato con la leggera carta di seta o di riso, con quella più grossa di giornale o da parati, a formare collage sostenuti da sabbie, rivisitati da sale grosso, impreziositi dalla foglia oro o pronti ad accogliere anche una timida foglia secca, labile traccia del vissuto. Sono grandi composizioni dove le tinte si accostano armonicamente o si scontrano in dissonanze e l’azione primaria riesce a staccarsi dal fondo, a rendere la tridimensionalità evidenziando gli elementi protagonisti, retti da un chiarore che spesso viene da dietro e li spinge verso il fruitore. C’ è una grande agilità scenica, una ricca capacità espressiva sottolinea-

ta dai colori caldi dell’arancio, dei viola, della tinta senape, oppure giocata dal collage che spinge verso i toni impetuosi, le precipitazioni, i colpi di scena sempre attesi, possibili. Non esiste centro o periferia nelle Opere di MariaLuise ma lo slittare, il dondolare, di quello che credi sia la presenza che conduce, che tu pensi di avere sotto mano e che agilmente schizza via, la cerchi e ti sfugge, accompagnando lo sguardo ad accadimenti intorno, al divenire del mistero del colore che agisce su carta giapponese con cromie e sottolineature importanti. La sua scrittura nasce da un profondo impulso viscerale, una libertà di gettata senza fine dove si incanalano sfide plurime evidenziate da segni in tensione, da lettere quali personaggi carichi di energia che scattano nel rapporto tra piano e profondità. E’ una grande, immensa avventura artistica e umana che comunica universalmente un messaggio assoluto, universale. “Io non capisco la sua pittura, ma quando vado a casa mi porto dentro tanta forza”, le ha confessato uno dei tanti visitatori della Mostra che hanno ammirato le Opere e hanno interloquito con Maria-Luise Scwienbacher, avvertendo che un qualcosa di grande e di importante, di bello era entrato nei loro cuori.


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F focus

La Giunta regionale del Veneto, nella sua seduta odierna, ha approvato la delibera con la quale vengono recepite le linee guida, approvate all’unanimità dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni la scorsa settimana, per l’attivazione della fecondazione eterologa nei 36 centri veneti accreditati. Lo ha annunciato il Presidente Luca Zaia che, affiancato dall’Assessore alla Sanità Luca Coletto, ha illustrato i contenuti della decisione nel corso del punto stampa tenutosi a fine Giunta. “In Veneto – ha detto Zaia – partiremo il primo ottobre, dopo aver concordato con le altre Regioni il costo del ticket, che vorremmo essere assolutamente popolare e che naturalmente deve essere uguale in tutta Italia. Partiremo a prescindere dalle scelte che saranno fatte a dalla politica romana. Se ritengono di dover fare una legge, la facciano e la approvino.” Per la definizione del ticket, i Direttori Generali delle Regioni (per il Veneto, Domenico Mantoan) si riuniranno il 16 settembre; per il 24 settembre è prevista una riunione del Coordinamento degli Assessori (retto da Coletto) che dovrebbe ufficializzare il costo della compartecipazione. “In Veneto – ha aggiunto il Governatore – forniremo anche un accompagnamento psicologico per le coppie che decideranno di farla, perché vogliamo che l’assistenza sanitaria non si fermi all’aspetto meramente tecnico-scientifico, ma si occupi anche della persona. Saranno applicate le linee guida più attente ed equilibrate

Eterologa:

Giunta Veneta approva linee guida delle regioni Zaia, “il via l’1 ottobre in 36 centri. Prima concordiamo con gli altri un ticket popolare”. Coletto “subito nei lea dove gia’ c’e’ l’omologa” del mondo, con un esplicito e deciso no all’eugenetica, la totale gratuità della donazione per evitare l’indecoroso business che si verifica in tanti Paesi esteri, la garanzia dell’anonimato del donatore, il ragionevole limite di età tenendo anche conto delle infertilità causate da svariate patologie o da cure impattanti come la chemioterapia. Credo – ha concluso Zaia – che una lettura attenta di un documento così serio potrà aiutare a convincere anche chi, legittimamente, in questi giorni ha espresso perplessità”. “Secondo noi, intendo tutte le Regioni – ha detto da parte sua Coletto – questa nuova prestazione è assolutamente paragonabile alla fecondazione omologa già inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e, come questa, rientra nella fattispecie della Procreazione Medicalmente Assistita e quindi è da considerarsi pressoché automaticamente inseribile nei Lea. Attendiamo risposte di buon senso – ha aggiunto – anche perché, dopo che le Regioni hanno dato un luminoso esempio di federalismo reale togliendo le castagne dal fuoco al Governo, non si pensi che tutti i costi, ticket escluso, debbano ricadere sui bilanci regionali”. Coletto, ringraziando Zaia e Mantoan per il supporto avuto nel gestire a livello di coordinamento delle Regioni “questa bella operazione sanitaria”, ha sottolineato anche che “si era di fronte ad una realtà senza regole e quando un feno-

meno esiste è dimostrazione di buon senso e di attenzione alla gente la scelta di governarlo e non di subirlo”. Esprimendo la convinzione che, di fronte ad un’infertilità incurabile, “l’eterologa sia un fatto di civiltà”, Coletto ha anche raccomandato, “affrontando questo grave problema, di non dimenticare l’opzione dell’adozione”. Zaia e Coletto si sono anche detti convinti che “linee guida come quelle messe a punto dalle Regioni italiane possono essere un vera e propria buona pratica adottabile anche a livello europeo” e che “più le regole saranno omogenee a livello internazionale, meglio sarà per tutti, a cominciare dai pazienti”.

I centri • Centro Athena • Centro per la Diagnosi e Cura della Sterilità di Coppia - Ospedale Policlinico G.B. Rossi Borgo Roma  • Ospedale di Legnago - Ostetricia e Ginecologia  • Poliambulatorio Sognando Ippocrate  • Poliambulatorio Villa Emma srl  • Studio Medico "Tethys"

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N.03

anno 3 - gennaio/febbraio 2014

SPECIALE ONLINE DI

DEDICATO AI GIOVANI, ALLE FAMIGLIE E a CHI SI OCCUPA DI ADOLSCENZA

www.adolescenzainforma.it

benessere

incontro di mediazione equestre psicologia

insonnia: le cause e come affrontarla

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benessere A cura di Michele Marconi

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> Il cavallo non sente il peso del corpo, sente il peso dell anima!

Sul magazine dello scorso mese ho brevemente mostrato le caratteristiche principali che descrivono un incontro di mediazione equestre, in questo articolo vorrei condividere con voi tre esperienze di adolescenti che sono stati capaci di incrociare le loro fragilità con la naturale duttilità del cavallo, in che modo le sue normali qualità spesso sostengono le nostre sofferenze esistenziali. L’ energia e la vitalità del cavallo rinforzano quelle emozioni che fluiscono in noi da circostanze lontane, a volte legate intimamente a sentimenti profondi e distanti nel tempo, dai giochi in cortile, dalla voce di un compagno di scuola, dagli odori di un giorno di festa, e insieme, come dimostrano le neuroscienze, organizzano con decisione ciò che siamo e quello che vorremmo essere. A volte però la vita non è generosa, anzi è troppo esigente per alcuni ragazzi, e il peso delle ingiustizie subite, come in queste tre storie, incrementa lo smarrimento e il rancore, la paura li schiaccia e paralizza in un angolo le loro vite indifese, incapaci di portare un carico di ferite troppo pesanti per la loro età. La sofferenza si orienta verso “l’interno”, il non senso viene espresso sul proprio corpo con disturbi psichici, che hanno il nome di autolesionismo, anoressia, bulimia, manifestazioni visibili di un dolore inenarrabile. Un corpo graffiato, perché la vita lo ha ferito o rinsecchito, perché forse la fame di affetti è inestinguibile, oppure una corporatura satura all’esasperazione, perché si deve riempire ciò che viene percepito, il tutto come un vuoto insaziabile. Volti che attendono qualcuno che provi a compensare un bisogno incompiuto o a ridare dignità ad una biografia deturpata.

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benessere

A Corte Molon, centro polifunzionale per la riabilitazione, attraverso interventi assistiti con gli animali proponiamo a ragazzi esperienze significative e significanti. Molte volte abbiamo visto adolescenti con le braccia fasciate o sfiniti per il prolungato digiuno incapaci di mettere il piede nella staffa, ma l’esperienza con il cavallo ha reso il loro corpo più leggero, sano ed equilibrato. Anche se solo per alcune ore alla settimana, rimane in loro una consapevolezza che scardina e interrompe un modus operandi; è in noi determinata la convinzione per cui un’esperienza positiva permette di affrontare o rivedere sotto un'altra luce il quotidiano, un intervento equestre che si avvale della tecnica, ma con una incisiva intenzionalità educativa.

un fallimento. Ci riprova e con l’aiuto di un altro ragazzo e di uno sgabello riesce con fatica a sollevare il suo corpo e a sedersi in sella. Il cavallo cammina tranquillamente senza alcuno sforzo e, per la prima volta nella sua vita, ci racconterà poi, si è sentita leggera, la gravità ha perso quella potenza che la costringeva a trascinare stancamente un corpo affaticato. Quel pomeriggio non percepisce più quel senso esasperato di pesantezza che paradossalmente la faceva sentire vera. Sul cavallo si sente “delicata” ci racconterà, e si riconoscerà così anche negli incontri successivi, una concezione nuova si è strutturata in lei, una variabile nella sua vita che ora l’accompagnerà nelle prossime scelte.

Enrica è giovane, le canzoni della festa per la promozione di terza media sono ancora in classifica nel suo IPod, ma quando lo estrae dalla tasca fatica ad uscire perché i Jeans sono stretti, il suo maglione è largo, ma non inganna. Non riesce a salire, la vergogna è tanta e si ritrae in disparte. Cerchiamo di non farle vivere il suo non essere stata capace come

Enrico è magro, anoressico, è nato in Piemonte in riva ad un lago che conosco bene, vicino a casa sua ho passato il capodanno del millennio, ma a lui non l’ho detto, ho solo cercato di fargli riconoscere come il cavallo risponde ad uno stimolo facendo leva sugli aspetti narcisistici che possono gratificare la nostra lezione. Enrico è stanco, si muove in maniera disorganizzata malgrado le mie sollecitazioni, il cavallo si muove autonomamente senza meta e guida, Enrico è concentrato esclusivamente su come utilizzare questa nuova situazione per consumare ulteriori calorie, sta lavorando sul cavallo, non con il cavallo. Lo faccio scendere, poiché vengono meno i requisiti minimi di sicurezza. La settimana dopo ci riprova e qualcosa si è modificato, ma in maniera impercettibile, forse però era solo un mio desiderio. A fine lezione gli chiedo di pensare, la prossima volta, mentre è sul cavallo, di canalizzare l’energia che possiede per

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condurre in autonomia l’animale, senza che lo affianchi con la longhina (piccola corda per condurre o legare il cavallo). La terza settimana è andata decisamente meglio, quel pensiero ingombrante che da anni lo accompagna, ora lo ha affiancato ad un desiderio, racconterà poi a suo padre che associa il cavallo ad una situazione vitale, in netto contrasto con la sua lettura mortifera della vita.

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Enrichetta ha le braccia che hanno dei profondi solchi rossi, è autolesionista, si taglia, inoltre da qualche settimana fa uso di eroina, iniettandosi qualche cosa perché la possa far sentire viva, eccitata, concreta. Con lei ho pochissime chance, è molto diffidente, soprattutto delle figure maschili, e decidiamo di negoziare il suo tollerarmi; se lei farà bene ciò che le indicherò per i prossimi 10 incontri le farò sperimentare alla longia (il cavallo è guidato dall’istruttore tramite una lunga corda) il GALOPPO!!! Accetta la sfida, è (quasi) sempre corretta in tutti quei due mesi e mezzo, ma non la mollo, nemmeno lei si scoraggia nel sopportarmi, finalmente arriva il grande giorno, e devo mantenere la promessa anche se naturalmente non era ancora pronta. Sono le 15 di un mercoledì di maggio Enrichetta galoppa libera, bene come non avrei sperato, dopo ½ ora mi chiede di fermarsi, ha sperimentato un’emozione adrenalinica che solo la “roba” fino ad ora la aveva dato. Ci salutiamo, mi dice che l’accordo è stato reciprocamente mantenuto e che non verrà più. Dopo un paio d’anni l’ho incontrata a Fiera Cavalli che acquistava una testiera per Blond, il suo cavallo…

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psicologia A cura di Dott.ssa Francesca Girlanda - Psicologo e Psicoterapeuta - www.psychoarea.it

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> Insonnia

cause e strategie utili per migliorare le difficoltà legate al sonno Che cos’è l’insonnia?

L’insonnia è definita come una reiterata difficoltà a iniziare e/o mantenere il sonno, tale che esso risulta di durata e/o qualità insoddisfacente. Tale disturbo è definito “insonnia” se la persona lo patisce anche quando avrebbe l’opportunità di godere condizioni e quantità adeguate di sonno, si verifica frequentemente e per un certo periodo di tempo e causa malessere e disfunzionalità nella giornata successiva (stanchezza, malumore, difficoltà cognitive). I sintomi sonno-correlati che caratterizzano l’insonnia riguardano tre tipi di difficoltà: difficoltà di addormentamento, risvegli notturni frequenti e risveglio finale precoce (cioè fortemente anticipato rispetto all’orario programmato). Tali difficoltà possono presentarsi singolarmente, per cui si parla rispettivamente di insonnia da inizio del sonno, insonnia da mantenimento del sonno o insonnia con risveglio precoce. È però molto più comune la combinazione dei tre tipi di difficoltà di sonno (insonnia mista). L’insonnia che dura da pochi giorni a qualche settimana è classificata come situazionale o acuta ed è tipicamente associata a eventi causali chiari. L’insonnia è invece considerata cronica quando dura da almeno un mese e, più tipicamente per sei mesi e oltre.

Classificazione

L’insonnia viene definita PRIMARIA se il disturbo del sonno si presenta senza che sia riscontrata la presenza di altro disturbo medico o psichiatrico; in qualche caso può coesistere con altre condizioni (comorbilità) ma risulta essere un disturbo funzionalmente o etiologicamente indipendente da essi. L’eventuale disagio psicologico non è quindi la causa di questo tipo di insonnia. È quindi un disturbo del sonno che non dipende da cause mediche, psichiatriche, farmacologiche o da un altro disturbo del sonno. L’insonnia viene definita SECONDARIA se il disturbo del sonno è etiologicamente dipendente da un’altra condizione sottostante, quale un altro disturbo del sonno, un disturbo psichiatrico, medico e/o dovuto ad abuso di sostanze. In questa accezione l’insonnia è considerata un sintomo determinato da una condizione sottostante.

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psicologia

Da cosa dipende l’insonnia?

Attualmente i meccanismi patofisiologici dell’insonnia primaria (IP) non sono ancora del tutto chiari. Vi è un generale accordo tra gli studiosi nel considerarla come un disturbo multi-determinato al quale contribuiscono diversi fattori biologici/ereditari, ambientali, psicologici e comportamentali. Vediamo le principali teorie etiologiche della IP proposte in letteratura. • Fattori genetici e familiari: poco è noto sulle determinanti genetiche dell’insonnia primaria, anche se diversi studi sui gemelli suggeriscono l’influenza di fattori genetici nell’insonnia. • Iperarousal: secondo l’”Ipotesi dell’iperarousal, la IP cronica dipenderebbe da una condizione stabile di eccessiva attivazione del sistema nervoso centrale e/o del sistema nervoso autonomo, ovvero dalla mancanza di riduzione dell’attivazione durante la notte. La presenza di risultati contrastanti di alcune ricerche suggerisce che il ruolo dell’iperarousal come causa principale dei problemi di insonnia deve essere ancora studiato e che non può essere considerato il fattore principale alla base del disturbo. • Fattori omeostatici e circadiani: sebbene le evidenze siano ancora limitate, vari dati suggeriscono che anche un’alterazione primaria dell’omeostasi del sonno abbia un suo ruolo nell’IP. Il sonno è regolato da due processi, quello omeostatico e quello circadiano. Il bisogno di sonno aumenta omeostaticamente durante la veglia e si esaurisce durante il sonno. Il processo omeostatico interagisce con il processo circadiano, che regola varie funzioni fisiologiche cicliche importanti. Questi due fattori si combinano nel risultante ciclo sonno-veglia, determinando le soglie dell’addormentamento e del risveglio. Tutti questi elementi, in genere interagiscono tra loro e possono essere presenti in quote variabili nei differenti pazienti.

Sviluppo e decorso dell’insonnia primaria

Tipicamente il sonno è perturbato da numerosi fattori psicologici e fisici, quindi l’insonnia transitoria è facilmente scatenata da stress emotivi

o fisici. L’insonnia è spesso scatenata da eventi stressanti (fattori precipitanti). Generalmente il sonno torna alla normalità dopo attenuazione o adattamento allo stress. Ma negli individui più vulnerabili (predisposti), le difficoltà di sonno possono essere più accentuate e, nel caso siano messi in atto comportamenti disfunzionali, assumere un andamento cronico. L’insonnia ha maggiore probabilità di persistere nel tempo quando una persona interpreta il disturbo come segno di pericolo, inizia a preoccuparsi delle sue conseguenze e quindi mette in atto comportamenti di compenso protettivi (ad es. assunzione di ipnoinducenti, aumento del tempo trascorso a letto e dei sonnellini diurni) disfunzionali per il sonno (fattori perpetuanti). L’insonnia può quindi divenire indipendente o autonoma rispetto alle sue cause originarie. I fattori precipitanti iniziali hanno un peso rilevante solo all’esordio del disturbo del sonno (insonnie acute e situazionali) e, nonostante possano continuare ad avere un’influenza negativa sul problema di sonno, con il passare del tempo sono i fattori perpetuanti ad acquisire una maggiore importanza e a divenire condizioni sufficienti per sostenere nel tempo il disturbo di insonnia (insonnia cronica).

Trattamento psicologico dell’insonnia

L’obiettivo del trattamento psicologico dell’insonnia è l’acquisizione di conoscenze e strategie utili ad un miglioramento delle difficoltà legate al sonno. Tale trattamento (individuale o di gruppo) consiste in un intervento breve, focalizzato sul sonno e prevede l’utilizzo di tecniche che agiscono a livello cognitivo e comportamentale, la cui efficacia è basata su evidenze scientifiche. Esso può essere integrato ad altre psicoterapie e a trattamenti farmacologici. Per il trattamento dell’insonnia primaria si possono individuare diverse strategie terapeutiche, le quali possono essere utilizzate in modo integrato. Le principali

sono elencate di seguito: • Controllo degli stimoli: ha lo scopo di riassociare l’ambiente di sonno al dormire. Esso consiste in un insieme di indicazioni che hanno lo scopo di: 1) stabilire un ritmo sonno-veglia stabile; 2) indebolire ed estinguere gli effetti che letto, ambiente del sonno e comportamenti pre-sonno hanno acquisito come stimoli in grado di innescare attività incompatibili con il sonno; 3) rinforzare il fatto che il sonno e l’ambiente del sonno agiscano come stimoli discriminativi per il sonno. • Restrizione del sonno: ha lo scopo di ripristinare una fisiologica propensione al sonno. “Mettendo a dieta” il sonno, la restrizione aumenta la propensione all’addormentamento e la profondità del sonno. La tecnica può essere messa in pratica ritardando l’ora in cui ci si dispone a letto la sera e/o anticipando l’orario di risveglio mattutino. • Igiene del sonno: è finalizzata a rendere l’ambiente di sonno della persona e i comportamenti pre-sonno compatibili e facilitanti per un sonno spontaneo e di buona qualità. Consiste nell’applicazione di regole che hanno lo scopo di controllare lo stile di vita e i fattori ambientali sfavorevoli al sonno. • Intervento cognitivo: ha come obiettivi generali guidare la persona a considerare l’insonnia e le sue conseguenze secondo una prospettiva più realistica e razionale e rinforzare le sensazioni di poter dominare e gestire le difficoltà di sonno e le loro conseguenze diurne. L’intervento consiste nell’individuazione e riformulazione di atteggiamenti e aspettative disfunzionali riguardo al sonno e all’insonnia. • Tecniche di rilassamento: hanno lo scopo di ridurre o eliminare l’iperattivazione cognitiva e somatica che interferiscono con l’inizio e il mantenimento del sonno.

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> Adolescenti in rifugio

sull'Altissimo

Da molto tempo Danny Zampiccoli, gestore del rifugio Altissimo 'Damiano Chiesa' sul monte Baldo, offre agli adolescenti la possibilità di aiutarlo. Con autenticità e schiettezza il gestore ci parla dell’opportunità che offre ai ragazzi durante l’estate come occasione di maturazione e condivisione, tratteggia potenzialità e fragilità dei ragazzi che incontra, descrive con generosità il prezioso legame che riesce a costruire con loro. Il bisogno di un capo e la presenza di ‘fardelli’ sono temi frequenti che accoglie con grande umanità. Intervista della Dott.ssa L. Chiesa Psicoterapeuta

> Approfondimento di psicologia: la

ricerca di un capo e i ‘fardelli’ da portare

Attraverso esempi tratti dal mondo del cinema la Dott. ssa Chiesa, psicoterapeuta, approfondisce il rapporto tra ricerca di un leader (nei suoi risvolti costruttivi o potenzialmente distruttivi) e ruolo educativo degli adulti. Descrive come il bisogno di un capo e la presenza di ‘fardelli’ che portano a chiedere aiuto, possano trovare risposte in psicoterapia, rispettando il bisogno di autonomia dei ragazzi. Intervista della Dott.ssa L. Chiesa Psicoterapeuta

Il disturbo >ossessivoPensieri fritti,sotto > il solleone compulsivo

in adolescenza Il disturbo Ossessivo-Compulsivo (D.O.C.) è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni: pensieri, immagini o impulsi ricorrenti, vissuti con disagio e paura, “costringono” la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali al fine di annullare l'angoscia provocata dal pensiero disturbante e intrusivo. È importante riconoscere e trattare il disturbo insorto in età evolutiva con tempestività, al fine di evitare il perdurare e l'aggravarsi della sintomatologia. Intervista della Dott.ssa Valeria Valbusa Studio di Psicoterapia Integrata - www.psychoarea.it

Adolescenti ed esperienze estive

Estate, il tempo dell'adolescenza quindi, ma anche della crescita. La proposta di fede in un contesto parrocchiale non può che per forza di cose essere implicita. Ma il fine educativo, si sa, non è quello di indottrinare, bensì di condurre alla libertà la persona, cercando di renderla autonoma e consapevole (nonché realizzata) nelle scelte di domani e nei sogni di oggi. Nel contesto estivo questo si traduce in una questione di dosaggio delle proposte, che dipende anche dall'età degli interessati. Intervista di Carlo Tregnaghi Educatore

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> Sinergia Una testimonianza dal Perù

Mi chiamo Martin e vivo a Lima insieme ad altri 10 milioni di abitanti. A 19 anni, e senza prevederlo, ho fatto la prima di migliaia di esperienze in cui la vita ci rivela l’incontro esistenziale con l’altro. Oggi, dopo aver gattonato come un bimbo appena nato, dopo aver camminato al fianco di tante belle persone, dopo aver condiviso con i nostri ragazzi nelle strade, nelle carceri e nella casa di accoglienza, sento con l’urgenza che viene dalla maturità di chiedermi se esista una risposta umana, civile e dignitosa che riesca a giustificare il destino di sofferenza dei nostri ragazzi di strada. Intervista di Martin Milla www.sinergiaitalia.org

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Un corpo che urla tra metafora e agito Seconda parte

Non soltanto in ambiente psichiatrico ma anche sulla stampa e sui media in genere, negli ultimi anni si è sentito sempre più frequentemente parlare di “attacchi al corpo” o di “maltrattamenti del corpo”. Astenersi dal giudizio e sviluppare la comprensione non significa banalizzare o assecondare anche il comportamento avvertito come rischioso. Bensì creare il presupposto per cui si sviluppi un clima di fiducia, condizione essenziale per far emergere il disagio e far entrare in campo, qualora si rendano necessari, strumenti adeguati come possono essere servizi dedicati all’adolescente o un supporto psicologico specialistico. Intervista di Giampaolo Mazzara Psicoterapeuta. Direttore dello STEP (Studio di Terapia Creativa e Psicodramma) www.stepverona.com

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Così vicino>così lontano.

Arteterapia con gli adolescenti: stile ed organizzazione spaziale dei lavori Riprendo un tema centrale per l’adolescente - la distanza tra sé e l’oggetto - iniziato nel numero precedente con l’osservazione dell’impiego dei materiali (quali?), per parlare qui del “come” ovvero l’aspetto formale del prodotto artistico: stile ed organizzazione spaziale, con particolare attenzione alla composizione. Gli adolescenti amano spesso immagini con funzione identificatoria (immagini-manifesto), usano parole scritte per raccontarsi e utilizzano la copia, che ha una funzione evolutiva importante: fa emergere movimenti assertivi, di autostima e di identificazione positiva. Intervista di Giuliana Magalini Arteterapeuta www.giulianamagalini.it


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FRUITS AND VEGETABLES IN THE WORLD Veronamercato Network raggruppa 60 aziende presenti nel mercato ortofrutticolo di Verona. La mission è promuovere le eccellenze italiane con incontri, partecipazione a fiere internazionali, B2B e sviluppo di piattaforme virtuali

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Verona informa 14_NEW  

Verona InForma la rivista freepress dedicata alla salute, al benessere e alla medicina della città di Verona. NUOVA GRAFICA e inserto specia...

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