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VEroNA inFORmA

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n. 16 - anno 4 - gennaio/febbraio 2015

magazine di medicina | psicologia | salute e benessere

speciale

medicina

Il Tumore della prostata

Adolescenza In Forma

il portale per giovani e famiglie

Chirurgia vascolare al Polo Chirurgico ConfortiniÂ

Regione Veneto

Banco farmaceutico:

successo in VenetoÂ

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Consigli e informazioni per vivere meglio


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VEroNA inFORmA www.veronainforma.net

Sommario focus

editoriale

34 Addio al professor Tansella, padre del Centro per l'analisi dei disturbi psichiatrici

6 Le difficoltà di restare InForma

A cura di Alberto Cristiani

46 Verona in lutto per la morte di Albino Bricolo

medicina 8 Medicina: Il Tumore della Prostata

49 L'Arte in Ospedale “la creta, le mani e lo spirito”

11 Brevi: Il buon cuore delle Penne Nere 12 Ulss21: “Sostanze:Tusitala” gli studenti parlano di droga 14 Ulss21: Natale con l’Arte al “Mater Salutis” Mostra di Pittura

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16 Medicina chirurgia vascolare: Eccellenza interventistica di chirurgia vascolare al Polo Chirurgico Confortini

eventi&informazioni 38 “Nutrire la crescita, le tre età della vita”

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18 Medicina: Le Allergie: Prodotti immunoterapici erogati dalla Regione Veneto per il trattamento della rinite allergica

salute&benessere 26 Odontoiatria sportiva: l’importanza del bite 28 Tai Chi e Qi Gong alleati per la nostra salute 32 Autoanalisi in farmacia:quali sono e a cosa servono 36 Influenza: picco superato, ma sono già 35 i morti

42 Le politiche agricole propongono due corsi: Orticoltura e Viticoltura

lettura & Interviste 21 Io non sono ipocondriaca

22 Medicina: Banco farmaceutico: successo in Veneto 24 Medicina: Con Le.Viss. Le cellule staminali emopoietiche entrano in classe

40 Sanità: Liste d’attesa, vertice Zaia-direttori generali

18

44 Condividere è vivere: Sharing economy e il portafogli degli italiani

42

Inserto Adolescenza InForma 52 Psicologia: Il Servizio di Informazione e Consultazione Psicologica gratuita di Adolescenza InForma 54 Psicologia sessuale: Doversità sessuale e di genere (DSG) e terapia 56 Psicologia alimentare: FIDA Verona-il Corpo Specchio Corso di formazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare 57 Abstract


Numeri Utili Emergenze

113 Soccorso pubblico di emergenza 112 Carabinieri 115 Vigili del fuoco 118 Emergenza sanitaria 045 500333 Polizia stradale 045 8078411 Polizia municipale 045 8075511 Centralino ULSS 20 045 6138111 Centralino Presidio Ospedaliero “G. Fracastoro” San Bonifacio 045 8075111 Centralino Presidio di Marzana 045 8121111 Ospedale di Borgo Trento 045 8121111 Ospedale di Borgo Roma 045 8121212 Ufficio Prenotazioni CUP (Centro unico prenotazioni) 848 242200 CUP ULSS 20 840 000877 Disdette visite ed esami (no di radiologia) 045 7614565 Guardia medica - Servizio di Continuità Assistenziale (ascoltare segreteria) 045 8041996 Farmacie di Turno 045 6712111 Ospedale di Bussolengo 045 6207111 Centro Sanitario Polifuzionale di Caprino Veronese 045 6648411 Ospedale di Isola della Scala 045 6589311 Ospedale di Malcesine 045 6338111 Ospedale di Villafranca 045 6338666 Servizio di Continuità Assistenziale 045 6338181 Centro Unificato Prenotazioni 045 6712666 Ufficio Relazioni con il Pubblico 0442 622000 Guardia medica - Sevizio di Continuità assistenziale ULSS 21 0442 622111 Centralino Ospedale Mater Salutis di Legnago ULSS 21 045 6999311 Centralino Ospedale San Biagio di Bovolone 045 6068111 Centralino Ospedale Riabilitativo Don L. Chiarenzi di Zevio 0442 537711 Centralino Centro Sanitario Polifunzionale di Nogara ULSS 21 0442 30500 Punto Sanità distrettuale di Cerea ULSS 21 848 868686 CUP ULSS 21 (da telefono fisso) 0442 606973 CUP ULSS 21 (da telefono cellulare) 0442 622692 Ufficio Relazioni con il Pubblico ULSS 21

Pubblica Utilità

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117 1515 045 8090411 045 8090711 045 8078411 045 8077111 800016600 19696 803803 064477 803116

Guardia di Finanza Servizio antincendi boschivo del corpo forestale dello Stato Questura di Verona Polizia Stradale di Verona Polizia Municipale Comune di Verona Drogatel Telefono Azzurro Soccorso stradale Automobile Club d’Italia Soccorso stradale


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editoriale

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Verona n° 4035/2012 Proprietario ed editore Verona Informa s.a.s. di Giuliano Occhipinti & C. Direttore Responsabile Alberto Cristiani Redazione Alberto Cristiani, Giuliano Occhipinti, Alessia Bottone Impaginazione grafica Porpora ADV di Michela Chesini Stampa Mediaprint Relazioni esterne e marketing Giuliano Occhipinti Contatti Redazione: +39 345 5665706 Mail: veronainforma@gmail.com Web: www.veronainforma.net Pubblicità: +39 347 4773311 Hanno collaborato per questo numero: Dott. Massimo Piccoli, Dott. Massimo Occhipinti, Dott.Massimo Piccoli, Dott.ssa Graziella Bazzoni, Alessia Bottone, Dott. Gianmario Fiorin, Dott. Vittorio Antonino, Dott. Gianmarco Padovani, Marifulvia Matteazzi Alberti, Dott. Luca Ravazzini, Dott.ssa Marta Quartini, Prisca Ravazzin Foto: Archivio fotografico Verona Informa s.a.s., Ufficio stampa AOUI Verona, Ufficio stampa Azienda Ulss 20, Ufficio stampa Azienda Ulss 21, Ufficio stampa Azienda Ulss, CEMS Verona

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Alberto Cristani

Le difficoltà di restare InForma

Dare vita ad un progetto, qualunque esso sia, prevede l'organizzazione di una serie di azioni nel tempo finalizzate ad uno scopo ben definito. Individuazione di azioni, tempi, risorse, ruoli e aspettative vengono definite dopo una analisi preliminare in base a risultati attesi, caratteristiche del contesto, ruoli e risorse disponibili. Pianificare un progetto non è, quindi, cosa facile soprattutto se si vogliono rispettare canoni qualitativi medio-alti per il raggiungimento di un risultato ottimale. Si può anche improvvisare ma il progetto è destinato inesorabilmente al fallimento. Verona InForma, tre anni or sono, è nato da un'intuizione ma si è velocemente sviluppato come un progetto articolato, coinvolgendo molte realtà e professionisti-esperti della nostra città e non solo, con l'unico ambizioso obiettivo di offrire al lettore una lettura di qualità a costo zero. Rispettare i canoni che ci siamo prefissi non è però facile, soprattutto tenendo conto della situazione economica contingente tutt'altro che favorevole per quanto riguarda il reperimento di risorse per la produzione della rivista. In questi casi ci si trova difronte ad un bivio che, da una parte induce a proseguire "nonostante tutto" e dall'altra conduce all'annullamento del progetto. Il secondo caso sarebbe, economicamente parlando, il meno rischioso. "Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato..." dice il testo della canzone "Simmo 'e Napule paisà". Ma noi non siamo a Napoli (senza offesa per nessuno, sia chiaro...) e non vogliamo fuggire dalle nostre responsabilità.  Il numero che state leggendo esce con qualche giorno di ritardo perché, prima di andare in stampa, abbiamo voluto essere sicuri di poterlo fare con assoluta tranquillità (economica) e con la nostra consueta qualità (contenuti).  E adesso? Beh, il futuro rimane a tinte fosche, è inutile nasconderlo. Ma questo a voi, cari e affezionati lettori, tutto ciò non vi riguarda. Unica cosa che vi chiediamo è di continuare a garantirci il vostro indispensabile interesse. Perché solo questo è il motivo che ci spinge ad andare avanti e a resistere ai venti-eventi contrari. Restare InForma non è facile. Ma noi non molliamo.


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M medicina - Urologia

Dott. Massimo Occhipinti

Il Tumore della prostata Il tumore della prostata,nonostante il calo negli ultimi anni,rimane la neoplasia più diffusa tra gli uomini. Nel 2014 ne sono stati diagnosticati in Italia 36.000: corrispondono al 20% di tutte le forme, e sono responsabili di 7500 decessi. La prima descrizione di neoplasia prostatica, purtroppo per il Paziente già disseminata, risale al 1832, quando Benjamin Brodie (Chirurgo inglese 1783 - 1862) riferì di due casi. Il primo Paziente accusava sciatalgie e dimagrimento e aveva una prostata “non molto aumentata di volume ma dura come un sasso“. L’altro Paziente, la cui prostata era “molto più grossa e sempre dura”, dopo aver accusato dolori in varie parti del corpo, divenne paraplegico per metastasi multiple. Nella prima metà del XIX secolo il tumore della prostata era considerato raro: nel 1844 su 1904 casi di Pazienti deceduti per cancro, soltanto in 5 fu riscontrato un cancro della prostata. Altre pubblicazioni nel 1851 e nel 1873 confermano la rarità della neoplasia nonostante l’accuratezza dei lavori scientifici. Questa rarità può essere spiegata in parte dall’età media della popolazione in quell’epoca (la durata della vita media tra il 1850 e il 1890 era di 43 - 48 anni), dall’età di insorgenza di questa neoplasia (6 casi su 10 insorgono sopra i 65 anni) ed in parte dai mezzi diagnostici disponibili, che di fatto, erano costituiti soltanto dall’esame clinico. Oggi la vita media è nettamente aumentata (si stima che negli anni tra 2015 e 2020 supererà gli 80 anni)e i mezzi di diagnosi non sono neanche paragonabili.

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medicina - Urologia

A queste considerazioni va aggiunto che una larga parte della popolazione si sottopone oggi a visite ed esami che consentono diagnosi sempre più precise e precoci. La diagnosi di cancro prostatico divenne più frequente quando si cominciò ad eseguire sistematicamente l’esame istologico sulle prostate asportate, il cui numero aumentava sempre più man mano che si diffondeva la pratica chirurgica. Nel 1900 Albarran (1815-1898 - uno dei pionieri dell’urologia) riscontra il 14 % di neoplasie nelle prostate asportate perché ingrossate e causa di disturbi dello svuotamento vescicale. Nel 1907 viene pubblicata altra casistica: su 318 casi di adenomectomia si diagnostica il 21 % di neoplasie. Nel 1913 altra pubblicazione di altri autori: il 13 % delle prostate asportate era neoplastico. Nel 1934 si compie un grande passo avanti nella comprensione della neoplasia prostatica: Rich dimostra che esistono degenerazioni cancerose nelle prostate del 14 % di tutti gli uomini sottoposti ad autopsie e che la percentuale sale al 28 nelle prostate degli uomini di età superiore a 70 anni indipendemente dalla sintomatologia da ostruzione urinaria. La constatazione di Rich apre la via al concetto di neoplasia latente o occulta e la maggior frequenza delle neoplasie latenti rispetto a quelle clinicamente evidenti sarà sempre più confermata da vari altri studi. Il dilemma su quali di esse si trasformeranno in neoplasie capaci di influire sulla salute e sulla vita del Paziente è tutt’oggi irrisolto. Nel 1897 furono pubblicati dei dati che, con i mezzi diagnostici odierni, sono inimmaginabili: l’ottantasette per cento dei linfonodi iliaci e il trentasei per cento di quelli inguinali erano colonizzati dalla neoplasia al momento della diagnosi. Per chi “non è del mestiere” bisogna aggiungere che i linfonodi inguinali sono facilmente palpabili con la visita,cosa impossibile con gli iliaci, perché interni. Questi dati indicano comunque che nei Pazienti oggetto degli studi sopra citati la diagnosi era stata fatta molto tardivamente perché non era possibile una diagnosi precoce.

Un grande contributo allo studio di questa malattia e alla possibilità di diagnosi precoce fu la scoperta di un concetto del tutto nuovo (allora): il marcatore tumorale. È questa una sostanza la cui presenza, oppure una presenza in quantità anomala, può diagnosticare una malattia o almeno farla sospettare. Nel 1938 si scoprì che le fosfatasi acide (enzimi normalmente presenti nel siero) erano aumentate nei Pazienti con neoplasia prostatica estesa all’esterno della ghiandola. Un ulteriore e decisivo passo avanti,molto più utile per la diagnosi precoce, fu la scoperta nel 1979 del PSA, sostanza presente nel siero e prodotta nella prostata (serve a rendere liquido lo sperma). È questo il marcatore più utilizzato per la diagnosi precoce della neoplasia prostatica tuttavia è ben noto che non è un marcatore specifico ideale perché aumenta “quando la prostata ha un problema”, il più importante dei quali,ovviamente, è la neoplasia, ma il più frequente è la benigna ipertrofia prostatica. Aumenta inoltre in presenza di infiammazione. Per questa aspecificità fin sua scoperta il PSA, successivamente suddiviso in totale e libero, è stato osannato e maledetto e tutt’oggi qualificati esperti sostengono i suoi grandi meriti ed altrettanto stimabili esperti sostengono il contrario. Per dimostrare la verità di questa nostra affermazione riportiamo di seguito quanto emerge da recenti pubblicazioni scientifiche. Nell’agosto 2014 la rivista medica The Lancet ha pubblicato i risultati di uno studio condotto dal 1993 al 2014 in otto paesi europei tra cui l’Italia su 162.000 uomini di età compresa tra 50 e 74 anni. Una parte di essi ha eseguito regolari controlli del PSA, gli altri invece no. Se il valore del PSA era alterato veniva consigliata una biopsia prostatica. I risultati dimostrano senza

ombra di dubbio che sottoporsi al dosaggio del PSA ha ridotto del 21 % il rischio di morte da neoplasia prostatica negli uomini che si sottoponevano allo screening. In modo altrettanto inconfutabile nell’aprile 2013 l’American College of Phisician sottolineava i grandi limiti di questo marcatore e la Società italiana di urologia oncologica spiegava che “mentre la mammografia e la ricerca del sangue occulto nelle feci sono stati valutati idonei a scoprire precocemente il rischio di cancro della mammella e del colon con un rapporto favorevole tra costo (economico-biologico-psicologico) e beneficio, nel caso del PSA tale vantaggio non sembra essere stato raggiunto”. Ritornando infatti allo studio europeo, le sovradiagnosi risultarono circa il 40%. È una percentuale molto alta se si considera che 4 Pazienti su 10 ri-

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medicina - Urologia Il Tumore della prostata

schiano trattamenti inutili gravati per di più dal rischio di effetti collaterali gravi, come l’impotenza e l’incontinenza. Questi dati fanno concludere a Fritz Schroder dell’Erasmus University Medical Center Di Rotterdam (che ha coordinato lo studio) e a Ian Thomson dell’ Università del Texas che, poiché si dubita che che i danni di un controllo del PSA in vasti gruppi di popolazione superino i benefici, molto probabilmente i tempi per uno screening di popolazione basato soltanto sul PSA non sono maturi. Per aumentare l’attendibilità del PSA si tiene conto del rapporto tra PSA libero e totale, del rapporto tra valore del PSA e volume prostatico, della velocità di aumento del PSA, ma tutto ciò non riesce ad evitare molti falsi positivi. Questi limiti del PSA e la constatazione che esistono dei tumori prostatici che non ne provocano l’aumento, hanno fatto concludere con una certa semplicioneria che questo è un esame inutile. Bisogna però tener presente che quello che fa “litigare” gli esperti non è la capacità del PSA di diagnosticare (o, più correttamente, di far sospettare la neoplasia prostatica), ma l’opportunità di prescriverlo a tutti maschi indistintamente e la sua incapacità a distinguere le neoplasie con comportamento aggressivo (e quindi da trattare) da quelle che avranno una evoluzione talmente lenta da non costituire un pericolo per la salute o che, addirittura, rimarranno silenti fino alla morte, in età avanzata e per altre cause, del Paziente. Per "difendere" il PSA è d’obbligo aggiungere che in molti casi, pur in possesso di un esame istologico che diagnostica la neoplasia, non siamo in grado di prevederne l’evoluzione. Poiché, come disse Bhor (Nobel per la fisica nel 1922) "è molto difficile fare una previsione accurata,sopratutto per il futuro", la ricerca punta su nuovi marcatori sempre più capaci di prevedere l’evoluzione della neoplasia. Promettenti sembrano i lavori sul dosaggio di alcune molecole volatili presenti nell’urina (o nell’aria espirata) nei Pazienti con neoplasia prostatica. In Italia è stato pubblicato un lavoro che documenta la capacità di cani addestrati a riconoscere con il loro fiuto queste

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molecole (per la cronaca i cani si chiamano Zoe e Liù, sono pastori tedeschi e “lavorano” presso il Centro militare veterinario dell’esercito italiano,che ha collaborato con l’Istituto clinico Humanitas ). In Israele si è fatto lo stesso lavoro utilizzando un “naso artificiale”. Recentemente è entrata in uso la Risonanza multiparametrica, indagine utile non soltanto per scoprire sempre più precocemente le neoplasie prostatiche ma, sopratutto, capace di aiutare a distinguere tra le neoplasie ad alto rischio e quelle a basso rischio, consentendo in questi casi di evitare ogni tipo di trattamento,oppure di intervenire se il tumore diventa aggressivo. Quando,comunque, si sospetta una neoplasia prostatica, è necessario confermarla o escluderla con una biopsia. Per la vastità e complessità di quest’ ultimo argomento, come usava dire una volta, "il seguito nella prossima puntata".

Quando eseguire il dosaggio del psa Secondo l’American Urological Association: · NO al dosaggio del PSA negli uomini di età inferiore ai 40 anni; · NO allo screening di routine per gli uomini tra i 40 e i 54 anni a meno che non abbiano un rischio elevato (razza negra, familiarità, esplorazione rettale o sintomatologia sospette); · NO all’esame di routine negli uomini di età superiore ai 70 anni (ultimamente si parla di 75 anni) o per i soggetti con aspettativa di vita inferiore a 15 anni; · Per gli uomini tra i 55 e i 69 anni occorre coinvolgere il Paziente nella decisione di eseguire il dosaggio del PSA illustrando con estrema chiarezza il percorso diagnostico e terapeutico da intraprendere se il valore risulta patologico.


M Medicina - Brevi

Il buon cuore delle Penne Nere

Il Gruppo Alpini di Borgo Nuovo, ben noto per le sue iniziative benefiche, ha consegnato - presenti il direttore di Pediatria dott. Paolo Biban e la coordinatrice sig.ra Amabile Bonaldi - due apparecchi aerosol professionali per i piccoli Pazienti della Pediatria e del Pronto Soccorso pediatrico di Borgo Trento. A capo del Gruppo, nato nel 1986 con lo scopo di aiutare chi ne ha bisogno, è Adriano Residori, che ha fortemente voluto questa donazione nello spirito di solidarietà da sempre dimostrato nei confronti degli ospedali veronesi.

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U ULSS 21

“Sostanze:Tusitala” gli studenti parlano di droga

«Ringrazio il prof. Antonio Marchiori, Dirigente Scolastico dell'Istituto d’Istruzione Superiore "Silva-Ricci" di Legnago, per aver accolto positivamente l’invito a far partecipare al Progetto Regionale “@Two! Salute!” gli studenti della classe 5° di Biotecnologie Sanitarie, coordinata dalla prof.ssa Vanna Codelupi con la presenza dell’insegnante di Diritto, Giovanna Bertoldi. L’iniziativa ha avuto lo scopo di sensibilizzare le giovani generazioni nell’evoluzione dei servizi della sanità, rendendoli consapevoli delle opportunità date dal mondo digitale e cercando di ampliare la loro partecipazione. Gli studenti sono stati informati sui temi della Sanità regionale e locale,sull’innovazione tecnologica che sta interessando non solo gli operatori della Sanità, ma anche le famiglie, come ad esempio la ricetta ‘dematerializzata’ e il ritiro referti on line, e a porsi nel ruolo di facilitatori digitali nei confronti delle generazioni più anziane». Si è così espresso il Direttore Generale dell’Azienda Ulss 21 di Legnago, Massimo Piccoli, a seguito dell’incontro svoltosi il nove gennaio scorso all’IIS Silva-Ricci di Legnago precisando inoltre come «i giovani, essendo nativi digitali, sono attori del cambiamento, e possono essere consapevoli veicoli di conoscenza, essenziali al

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A cura del Dott. Massimo Piccoli

trasferimento e all'integrazione di nozioni e informazioni verso le loro famiglie e a chi nativo digitale non è». La lezione fa parte di @Two!Salute!, iniziativa formativa promossa da Arsenàl.IT in collaborazione con la Regione Veneto e tutte le aziende sociosanitarie del Veneto che coinvolge 99 classi di 14 scuole secondarie di secondo grado in tutte le 7 province venete. Il progetto mira a coinvolgere i ragazzi sul tema dell'innovazione applicata alla sanità, rendendoli consapevoli utilizzatori e attivi promotori dei servizi di eHealth. L’attività considera le nuove generazioni quale perno della rivoluzione dei servizi e intende coinvolgerli nel trovare spunti di innovazione all’organizzazione sanitaria. Per questo Arsenàl.IT in collaborazione con tutte le aziende socie ha deciso di allargare la partecipazione nel percorso di costruzione del Fascicolo Sanitario Elettronico direttamente agli studenti, perché, stimolati e ascoltati, ne diventino i veri protagonisti. L’incontro formativo al Silva Ricci ha offerto l’occasione per indagare il grado di confidenza con la tecnologia delle nuove generazioni e il rapporto loro e delle loro famiglie con i servizi sanitari digitali. Dalla sintetica indagine condotta sugli studenti è emerso come lo strumento tecnologico maggiormente utilizzato è lo smartphone, di uso comune per tutti gli interpellati molto più del computer, mentre i social più frequentati sono Facebook eYouTube.

Emerge dalle risposte degli studenti scarsa conoscenza della sanità digitale e limitata abitudine all’uso dei relativi servizi. Una volta presentati però risulta invece positiva l’attitudine: il 70% dei rispondenti infatti, identifica come potenziale primo fruitore di tali servizi uno dei genitori. Utile il dato sull’elevato livello di interesse dimostrato dai ragazzi sui temi relativi alla salute, soprattutto in relazione a malattie, cure e prevenzione. Di coloro che esprimono interesse alla salute, il 50% possiede già un’appspecifica. Infine la valutazione sulla lezione è stata molto positiva: il 70% dei ragazzi ha manifestato interesse nei confronti della sanità digitale e del Fascicolo Sanitario Elettronico regionale e la totalità ritiene di avere aumentato le proprie conoscenze.


Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale della Provincia di Verona

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U ULSS 21

Dott.Massimo Piccoli

ULSS 21

Natale con l’Arte al “Mater Salutis” Mostra di Pittura e Scultura A cura del Dott. Massimo Piccoli

Inaugurata la mostra di pittura e scultura all’interno dell’Ospedale Mater Salutis di Legnago.

Alla cerimonia, durante la quale è stata anche inaugurata la scultura in ferro battuto della Natività dell'artista Bertocesco collocata sul piazzale davanti all'ospedale, erano presenti oltre al Direttore Generale dell'Ulss 21 Massimo Piccoli anche Luca Coletto, Assessore regionale alla Sanità, Paolo Marconcini, Presidente della Conferenza dei sindaci dell'Ulss, Clara Scapin, Sindaco di Legnago, Mauro Longo e Valeriano Pavanello, presidenti rispettivamente dell’Associazione Ricreativa Culturale Aziendale (ARCA) e del Nuovo Circolo Pittori ‘G.B. Cavalcaselle’ di Legnago. Nella Mostra, situata nei nuovi locali predisposti al primo piano all’ingresso dell’ospedale, sono state esposte le opere di sessanta artisti. Di questi ben 14 sono dipendenti attivi: Calegaro Monica, Cavalcanti Gaetano, Chiovetto Maurizio, Moratello Lia, Sajkovic Dragica, Sandrini Roberto, Sartorelli Lorenzo e Vicentini Maria Assunta o in pensione dell'Azienda sanitaria legnaghese: Boron Gianpaolo, Cappello Renzo, Patuzzo G. Franco, Petrosino Luigi, Rossello Giorgio e Volta Giorgio. «Creare un clima natalizio anche quando si va in ospedale può certamente contribuire a rasserenare l’animo di coloro che vi accedono e dei pazienti che sono ricoverati - ha dichiarato Massimo Piccoli, Direttore Generale del’Azienda Ulss 21 - Per realizzare questo nuovo approccio natalizio al Mater Salutis abbiamo allestito, per la prima volta nella storia di questo ospedale, una mostra di pittura e scultura in collaborazione con il Nuovo Circolo Pittori ‘G.B. Cavalcaselle’ di Legnago e l’Associazione Culturale Aziendale dell’Ulss 21 (A.R.C.A.). All'interno di questa Azienda ha sottolineato Massimo Piccoli - si celano veri e propri artisti e con questa mostra abbiamo voluto valorizzarli anche nella loro propensione all’arte. I quadri, a tema libero, sono stati infatti realizzati da medici, infermieri e personale amministrativo, tra cui la Cardiologia, l'Ufficio igiene, il dipartimento di Salute mentale,

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ULSS 21

Artisti partecipanti alla mostra

l'Oncologia, la Chirurgia e l'Emodialisi. Ringrazio - ha concluso il Direttore Generale - tutti coloro che hanno contribuito all’allestimento della mostra e all’organizzazione dell’evento con un particolare ringraziamento a Daniele Caprara e a Giacomo Strambini della Sezione Qualità del Servizio Controllo Interno e Programmazione». Gli altri 46 artisti, invece, appartengono al circolo di pittura, scultura e poesia presieduto da Valeriano Pavanello. «Esprimo il mio vivo apprezzamento per questa iniziativa della Direzione aziendale - ha commentato l’Assessore regionale alla Sanità Luca Coletto - che con tatto e sensibilità verso gli ospiti di questo ospedale ha inteso creare un angolo per l’arte pittorica e scultura e allo stesso tempo valorizzare il proprio personale con inclinazioni artistiche. Mi congratulo pertanto - ha concluso Coletto - con tutti gli artisti dipendenti aziendali e non, per questa esposizione di quadri e sculture che in momenti di particolare austerità come quelli che stiamo vivendo contribuiscono a mostrare una Sanità più vicina alla gente». La consegna dei premi è avvenuta martedì 23 dicembre, al teatro Salus di Legnago, seguita dalla perfomance del gruppo teatrale «Alle Binder». La mostra è rimasta aperta sino al 9 gennaio 2015, con apertura al pubblico dalle ore 9 alle ore 12,30 e dalle 16 alle 19,30 ed ha visto la partecipazione di circa 5.000 visitatori e degli alunni del Liceo Artistico “M. Minghetti” di Legnago accompagnati dai loro insegnanti.

Ambrosi Angelo (San Bonifacio) Amowzoglo Anani Kossi (Repubblica del Togo) Barbieri Dino (Legnago) Barbiero Marisa (Castel d'Azzano) Belluzzo Wilma (Legnago) Bertarello Mirta (Castagnaro) Bertolini Francesco (Bovolone) Biondaro Enzo (Erbé) Bissoli Gianni (Angiari) Boron Gianpaolo (Casaleone) Caleffo Damiano (Vigasio) Calegaro Monica (Legnago) Campagnolo Giulia (Legnago) Caneva Katia (Boschi Sant'Anna) Cappello Renzo (Legnago) Carmelini Fabiola (San Briccio di Illasi) Cavalcanti Gaetano (Rovigo) Cavallaro Luciana Paola (Legnago) Cavatton Dimer (Orti di Bonavigo) Chiovetto Maurizio (Legnago) Doni Doriano (Isola della Scala) Faccio Michele (Bovolone) Franzoni Sergio (Sanguinetto) Fratucello Giuliana (Legnago) Gambaretto Denis (Verona) Guerra Gabriele (Legnago) Mantoan Giuseppe (Montagnana) Masini Claudio (Bovolone) Modenese Roberto (Bovolone) Moratello Lia (Legnago) Mutto Alessandro (Trevenzuolo) Pasquali Francesco (Bonavicina di S. P. di Morubio) Patuzzo Gianfranco (Legnago) Pavan Pier Andrea (Zevio) Pavanello Nicola (Legnago) Pellizzari Santina (Santo Stefano di Zimella) Perazzolo Michela (Legnago) Peretti Graziano (Oppeano) Petrosino Luigi (Legnago) Pistoia Jessica (Isola Rizza) Pradella Renzo (Bovolone) Rossello Giorgio (Legnago) Saikovic Dada (Legnago) Sandrini Roberto (Legnago) Santacà Giuseppe (Vigasio) Sartorelli Lorenzo (Verona) Scapini Umberto (Legnago) Sedda Franco (Cologna Veneta) Seno Dialma (Soave) Soffiatti Wanna (Villabartolomea) Tobaldo Daniela (Isola Rizza) Trevenzuoli Maria Daniela (Angiari) Vicentini Maria (Angiari) Volta Giorgio (Legnago) Zanardi Elena (Legnago) Zanca Daniela (Isola Rizza) Zenerato Gianfranco (Verona)

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medicina-chirurgia vascolare

Eccellenza interventistica di chirurgia vascolare

al Polo Chirurgico Confortini All’inizio di Dicembre è stato eseguito con successo presso la Chirurgia Vascolare del Polo Chirurgico Confortini il trattamento totalmente endovascolare di un voluminoso aneurisma dell’aorta toraco-addominale. Il paziente ha reagito molto bene a questa procedura chirurgica ed è stato dimesso dopo un periodo di degenza di soli 5 giorni, in perfette condizioni di salute. Il paziente aveva subito un intervento circa 10 orsono a seguito di un aneurisma dell’aorta addominale sottorenale e, in quell’occasione, era stata posizionata un’endoprotesi. Ma purtroppo la patologia di base aveva limitato il funzionamento della vecchia protesi nel tempo a causa della dilatazione di tutta l’aorta addominale e di parte di quella toracica. Un intervento tradizionale in una condizione clinica così complessa avrebbe previsto l’apertura dell’addome e del torace, con elevati rischi di complicanze cardiache, respiratorie, renali e di paraplegia, ovvero di paralisi irreversibile degli arti inferiori. Il Dott. Veraldi, Responsabile di Struttura Semplice afferente alla Chirurgia Vascolare diretta dal Prof. de Manzoni, in strettissima collaborazione col dott. Puppini, Responsabile di Struttura Semplice afferente al Servizio di Radiologia diretto dalla Dott.ssa Montemezzi, valutando attentamente le criticità del caso e utilizzando sofisticati software diagnostici, ha “misurato” l’aneurisma e ha chiesto il confezionamento di una endoprotesi “custom made”, così chiamata perché costruita su misura, presidio dai costi elevatissimi, inviata appositamente dall’Inghilterra per questo paziente.

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medicina-chirurgia vascolare

La procedura è stata analizzata in ogni minimo dettaglio, unitamente ai collaboratori Dott. Mezzetto, Chirurgia Vascolare e Dott.. Perandini, Radiologia Interventista, e provata sui simulatori per attività endovascolari che sono in opera al centro Practice di Borgo Trento con l’obiettivo di “esercitare a lungo” la mano del chirurgo sul manichino prima di procedere sul paziente. In un tempo di sole tre ore, il dott. Veraldi e il dott. Puppini hanno impiantato questa nuova endoprotesi, rivascolarizzando tutte le arterie che portano il sangue agli organi addominali, eseguendo una chirurgia sofisticata per tecnica e precisione, confermando altresì il valore della Chirurgia Vascolare ed Endovascolare del Polo Confortini nonché la perfetta sinergia operativa all’interno dello staff. Non è stata necessaria l’apertura di torace ed addome, che avrebbe raddoppiato il tempo in sala operatoria con tutte le conseguenze ad esso correlate, ma il passaggio dell’endoprotesi ha richiesto una incisione all’inguine di soli due centimetri.

Si conferma quindi per la nostra città l’eccellenza della Chirurgia Vascolare, che ha oltre 25 anni di storia nell’ospedale di Borgo Trento e che è stata recentemente riconosciuta a livello internazionale con l’invito per il Dott. Veraldi a relazionare al prossimo “Charing Cross” di Aprile 2015, uno dei principali eventi congressuali di Chirurgia Vascolare che si svolge ogni anno a Londra con l’obiettivo di confrontare gli specialisti selezionati da ogni parte del mondo e tracciare così nuovi orientamenti e percorsi per migliorare la qualità della vita dei malati.

L’aneurisma è una malattia silenziosa e il più delle volte asintomatica, molto spesso è un reperto casuale in corso di altri accertamenti, colpisce fino al 6% della popolazione ultracinquantenne e ha la sua massima incidenza nella VII e VIII decade di vita. La complicanza più frequente è la rottura del vaso che comporta una mortalità in oltre il 70% dei casi, considerando che nella metà di questi il decesso avviene prima dell’arrivo in ospedale. La tecnica endovascolare ha radicalmente modificato la storia naturale di questa malattia, permettendo risultati chirurgici di successo in soggetti che un tempo non avrebbero trovato indicazione alcuna all’intervento. Grazie allo sviluppo di queste metodiche , che trovano piena applicazione in un Polo Chirurgico ad elevatissimo contenuto tecnologico, si può trattare la maggior parte delle malattie dell’aorta addominale e toracica evitando interventi chirurgici molto invasivi e complessi, gravati da elevate percentuali di mortalità e complicanze.

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Le Allergie:

Prodotti immunoterapici erogati dalla Regione Veneto per il trattamento della rinite allergica L’allergia non è solo uno starnuto a primavera…. l’incremento delle allergie gravi, i modelli gestionali di trattamento e prevenzione e l’impegno del Servizio Sanitario Regionale. L’attuale prevalenza delle malattie allergiche in Veneto raggiunge il 30% nella popolazione generale. Nessuna patologia è così frequente e alla luce di questi numeri appare del tutto giustificato il temine di “epidemia allergica” sovente utilizzato da canali televisivi e testate giornalistiche. Tuttavia la malattia allergica nell’accezione comune si identifica nella rinite allergica stagionale che, pur fastidiosa, viene considerata patologia banale, caratterizzata da salve di starnuti primaverili e nulla più. Al di là del fatto che sovente si complica con asma o sinusite, gli otto decessi per asma e le cinque punture fatali da puntura di api e vespe che si sono verificati nella nostra regione nell’anno in corso pongono l’accento anche sulla potenziale gravità della malattia allergica, che colpisce prevalentemente in questi casi soggetti giovani. In realtà l’incremento delle allergie non si limita alle sole forme respiratorie, asma e rinite, ma interessa tutta la patologia allergica in generale e quindi anche le forme più gravi come l’anafilassi da imenotteri, farmaci e alimenti. E in quest’ambito cresce anche l’identificazione di casi di mastocitosi, una patologia che espone i soggetti ad alto rischio di anafilassi per una proliferazione benigna dei mastociti (cellule serbatoio di istamina e altri mediatori dell’anafilassi). In pochi anni il Gruppo Multidisciplinare che opera nella nostra Azienda dedicato a questa patologia ha visto triplicare i soggetti in cura raggiungendo oggi un numero che attualmente supera i 100 pazienti. Questo quadro di grande peso epidemiologico e al tempo stesso di potenziale gravità impone un nuovo approccio a questa patologia, mirato ad una condivisione multidisciplinare e ad una maggiore articolazione.

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Infatti la gestione ottimale e attuale dei pazienti allergici si basa in primo luogo su una positiva interazione fra territorio, ospedale e università attraverso l’identificazione di percorsi condivisi e per la gestione dei casi gravi sulla creazione all’interno dei complessi ospedalieri di gruppi multidisciplinari volti alla definizione diagnostica e al trattamento di queste patologie e contestualizzati nell’ambito di reti regionali plurispecialistiche per la condivisione e l’analisi dei dati. Infatti se le forme più lievi o moderate (che sono la maggioranza) possono essere gestite nell’ambito della medicina generale o della pediatria territoriale utilizzando farmaci oggi del tutto sicuri quali gli anti-istaminici di seconda generazione e i cortisonici inalatori che privi di assorbimento sistemico sono scevri di effetti collaterali, per quelle più impegnative è necessaria una gestione specialistica. Infatti la presenza frequente di comorbidita sia nella rinite (congiuntivite, sinusite, disturbi del sonno, poliposi nasale) che nell’asma (reflusso gastro-esofageo, obesità, apnee notturne, patologie delle prime vie respiratorie) impone che lo stesso soggetto sia valutato da più specialisti per una diagnosi completa e condivisa. Analogamente nei soggetti con pregresse anafilassi si impone non soltanto la ricerca allergologica della causa, ma anche la valutazione di fattori di rischio cardiologici o ematologici. Contestualmente l’esistenza di reti consente un monitoraggio numerico di questi casi e l’identificazione delle principali cause responsabili in ottica preventiva. Anche sul piano terapeutico nei casi più impegnativi è necessario l’uso di farmaci costosi in grado di modulare la risposta immunitaria, quali l’immunoterapia e i farmaci biologici, costituiti da anticorpi monoclonali. Nella nostra Regione e in particolare nella nostra Azienda è ad ottimo punto questo modello organizzativo. Infatti localmente accanto al già citato gruppo interdisciplinare per la mastocitosi opera da anni un ambulatorio integrato di rino-allergologia nel quale allergologi e specialisti ORL valutano e trattano pazienti affetti da patologie allergiche complicate delle vie aeree superiori e un ambulatorio integrato dermo-allergologico dedicato alle forme cutanee più impegnative (dermatite atopica e orticaria cronica). Recentemente è

stato invece costituito un Gruppo Interdisciplianre (GIADA) per la gestione dell’asma grave che vede la collaborazione oltre che dei pneumologi e degli allergologi anche di altri specialisti per l’inquadramento cardiologico, reumatologico, otoiatrico e psicologico.. Questo gruppo si avvale di uno stretto contatto con i reparti de Emergenza per l’identificazione dei pazienti ricoverati in Rianimazione o che sono stati trattati nei PS da avviare al percorso diagnostico. A livello regionale va invece menzionata l’esistenza a Padova del Centro Regionale per le Allergie Alimentari, diretto dalla Prof. Antonella Muraro, che è anche attuale Presidente dell’ European Academy of Allergy and Clinical Immunology, Società di massimo riferimento per le problematiche allergologiche in Europa. Il centro, oltre alla gestione di casi di particolare impegno professionale, coordina, attraverso un modello di rete realizzata con progetto regionale, i PS del nostro territorio consentendo da alcuni anni un costante monitoraggio delle reazioni gravi ad alimenti e rappresentando un fondamentale riferimento epidemiologico per questa patologia. Per le allergie gravi (anafilassi) stiamo per dar vita a un progetto che nella sua fase preliminare partirà nei PS della nostra città e che prevede di dotare, su prescrizione dello specialista allergologo, questi pazienti di braccialetti di colori diversi in rapporto alla tipologia di allergia (rosso per farmaci, giallo per imenotteri, arancio per alimenti e verde per lattice), in modo che la loro patologia possa essere prontamente identificata anche in condizioni di incoscienza. La distribuzione di questi braccialetti avverrà contestualmente alla prescrizione dell’adrenalina autoiniettabile da parte degli specialisti allergologi. Più recente è invece l’istituzione di una rete regionale volontaristica “NEONET” condivisa dalla maggioranza delle Pneumologie e Allergologie della nostra Regione che,

coordinata dal Prof. Andrea Vianello, Direttore della Fisiopatologia Respiratoria di Padova, si propone di condividere i dati sui pazienti con asma grave trattanti con farmaci biologici. Anche questa rete, che ha già prodotto significativi dati scientifici consente una puntuale valutazione in termini di efficacia e sicurezza e sostenibilità e si propone come riferimento nella politica sanitaria regionale per quanto riguarda la patologia asmatica. Ovviamente questo modello organizzativo per la sua realizzazione presuppone una particolare sensibilità al problema e disponibilità collaborativa da parte degli specialisti coinvolti nonché un costante supporto da parte dei vertici delle Aziende Ospedaliere e dell’Amministrazione Regionale. In tal senso sicuramente è tangibile lo sforzo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e di Padova, ma è altrettanto rilevante l’impegno della Regione.

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medicina Prodotti immunoterapici erogati dalla Regione Veneto per il trattamento della rinite allergica

L’impegno della Regione per il paziente ALLERGICO Va prima di tutto ricordato che solo nel recente piano sanitario regionale è stata inserita la patologia allergica. Già prima della scrittura del recente piano regionale in Veneto era gratuita sia l’immunoterapia per veleno di api e vespe che l’adrenalina auto-iniettabile, che rappresenta per questi pazienti un salva-vita. Va peraltro sottolineato che, in mancanza di normativa nazionale in merito, queste misure sono adottate solo in alcune regioni. Questo sul piano pratico significa che in Veneto chi soffre di allergie gravi non paga nulla per una terapia completa ed efficace. In altre regioni deve invece affrontare personalmente i costi di questi trattamenti che sono circa 70 Euro per l’adrenalina autoiniettabile e oltre 300 per un vaccino per allergia a vespe e api. Giustamente la prescrizione di questi trattamenti è affidata allo specialista allergologo e la loro distribuzione alle farmacie ospedaliere. La recente delibera della nostra Regione del 25.11.14 allarga le possibilità di trattamento con immunoterapia ai soggetti allergici ai pollini di graminacee, rimborsando le spese del vaccino completamente ai soggetti a basso reddito e al 50% negli altri. Il costo di questa terapia senza l’intervento regionale sarebbe di oltre i 350 Euro ogni anno. La copertura finanziaria regionale (parziale o totale) si estende per un ciclo di quattro mesi, un periodo che gli studi clinici indicano come efficace nel conseguimento di un successo clinico. Il trattamento per il quale ci sarà l’intervento regionale è per le sole graminacee (peraltro l’allergene più comune nel nostro territorio) ed è in compresse orosolubili, che possono essere assunte dagli allergici a domicilio anche se la prima somministrazione va effettuata in ambiente ospedaliero. Anche in questo caso il trattamento è riservato ai casi più impegnativi di rinite, nei quali il trattamento farmacologico non è soddisfacente ed è prescrivibile solo da parte degli allergologi che operano nel servizio sanitario nazionale. L’attuale possibilità di trattare solo i soggetti affetti da allergia alle graminacee nasce dal fatto che solo per questo allergeni sono presenti prodotti registrati la cui efficacia e sicurezza è garantita da lunghi e ampi studi registrativi. Peraltro a breve saranno disponibili vaccini registrati anche

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per gli acari e per la betulla e pertanto sarà possibile allargare lo spettro si sensibilizzazioni da trattare. I dati di efficacia sicurezza di questi vaccini saranno attentamente monitorati in sede regionale per consentire un ulteriore conferma della loro efficacia e un loro possibile impiego su più ampia scala, soprattutto se il beneficio clinico si accompagnerà a significativi risparmi economici legati al minor uso di farmaci sintomatici e alla riduzione di costi indiretti Diversamente da altre regioni in cui tutti questi trattamenti sono a totale carico degli utenti con questo provvedimento si può ragionevolmente affermare che anche nella gestione delle allergopatie la nostra regione è all’avanguardia sanitaria garantendo al soggetto allergico la migliore gestione su tutto il territorio nazionale. Esiste tuttavia ancora un percorso da concludere. La futura creazione di una rete allergologica, auspicata dal piano sanitario regionale, consentendo l’ottimizzazione dell’interazione ospedale-territorio potrà ulteriormente implementare la gestione di una patologia così diffusa favorendo attraverso una corretta appropriatezza diagnostica e prescrittiva un recupero di risorse in grado di garantire la sostenibilità del progetto veneto sulle allergie.

Il giorno 5 dicembre 2014 alle ore 10.30 presso la Sala del Consiglio dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona di Piazzale Stefani, l’Assessore alla Sanità Luca Coletto è stato illustrato il nuovo impegno della Regione riguardo la “Malattia allergica”. Dal 1 gennaio 2015 il Servizio Sanitario Regionale (SSR) partecipa alla spesa per l’acquisto di prodotti immunoterapeutici per il trattamento della rinite allergica, patologia infiammatoria, acuta che colpisce particolarmente i bambini e si presenta come dermatite atopica progredendo in rinite allergica o asma. Erano presenti: • il Direttore Generale, Sandro Caffi; • il Responsabile del Dipartimento di Allergologia, dott. Gianenrico Senna; • il Primario della Fisiopatologia Respiratoria dell’Azienda Ospedaliera di Padova e coordinatore del progetto regionale sull’asma grave, prof. Andrea Vianello; • il Presidente dell’Europen Academy of Allergy and Clinical Immunology, prof.ssa Antonella Muraro; • il Direttore del nostro Pronto Soccorso, Dottor Giorgio Ricci. A seguito è stata inaugurata presso il Polo Confortini la mostra didattica itinerante a cura della Fevoss “La bellezza della solidarietà, amore che sorprende”, dove sono stati esposti 20 pannelli con fotografie realizzate da Federica Calò che, per oltre un anno, ha seguito i volontari della Fevoss per descriverne la quotidianità.


L Lettura

“Nina è allegra e intraprendente. Ma ha un limite che le impedisce di condurre una vita regolare: è un'ipocondriaca acuta. E della peggior specie: non ammette il proprio disturbo psico-fisico nemmeno quando si ritrova su un letto del pronto soccorso per un attacco di qualche male immaginario - cosa che le accade un giorno sì e uno no. Non c'è patologia di cui legga o senta parlare da cui non si senta affetta. Il suo shopping ideale è... in farmacia, dove si aggira con beatitudine tra gli scaffali colmi di rimedi di ogni tipo.” Io non sono ipocondriaca (Mondadori 15,00 Euro), il nuovo romanzo di Giusella de Maria, giovane autrice campana che ci delizia con le sue duecentoquaranta pagine di tenera ironia ed estrema sensibilità nel raccontare le vicende di Nina, una ragazza che ama talmente tanto la vita da aver paura di viverne una tutta sua. Ne parliamo con l’autrice che ci racconta cosa si nasconde dietro questo malessere regalando al lettore una rinnovata speranza ma anche la consapevolezza che la felicità, a volte, si trova proprio dietro l’angolo. Cosa vuol dire per te essere ipocondriaci? Vuol dire sentirsi terribilmente soli. L’ipocondria è paura di essere abbandonati. Ci si sente male al punto di morire e nessuno è disposto a crederci, nemmeno i medici anche se, essere ascoltati e compresi, probabilmente, sarebbe già un conforto. Spesso si è etichettati come ipocondriaci e liquidati con degli ansiolitici. In realtà la paura di ammalarsi e morire diventa invalidante e impedisce di avere una vita serena. È un meccanismo grottesco se ci pensi. Il timore della malattia e della morte diventano una malattia e delle peggiori: la paura di vivere.

Giusella De Maria

Io non sono ipocondriaca! A cura di Alessia Bottone

Perché hai deciso di scrivere questo libro? A dir la verità inizialmente questo romanzo constava solo di trenta righe si trattava di un breve racconto. Ho buttato giù qualche pagina dopo aver letto un decalogo salvavita, piuttosto macabro peraltro, per riconoscere le avvisaglie di un ictus in atto su un giornale dedicato alla salute. Nello specifico l’articolo spiegava che conoscere i sintomi fatali di un attacco ischemico permette di salvarsi la vita. Dopo averlo sfogliato ho pensato di sviluppare un romanzo. La vera sfida è stata affrontare un tema così difficile con ironia. Per quale motivo un non ipocondriaco dovrebbe leggerlo? Perché potrebbe diventarlo, cosa che spesso succede dopo che si è stati male. Può capitare a tutti di avere un acciacco, magari qualcosa di non grave. Ti assicuro che ho visto uomini e donne che scoppiavano di salute e deridevano chi si sentiva in ansia per un malessere di media entità, cadere quasi in depressione per un’infiammazione del colon o un calcolo al rene. Pensi che l'amore possa essere una soluzione per questo problema? Oppure cosa consigli di fare? Ho sempre pensato che l’amore possa curare molti malesseri così come la comprensione di qualcuno che ci sta vicino può rappresentare un supporto fondamentale. Grazie a ciò si allontana il senso di solitudine e si ricomincia a nutrire interesse nei confronti della vita. Sono altrettanto convinta che, per uscire da certe situazioni di disagio psicologico, sia necessario darsi una spinta da soli ponendosi obiettivi quotidiani, come preparare una torta al cioccolato, o una cena per amici, prendersi cura di un orticello, o fare un bel viaggio. Nel mio romanzo lo ribadisco, la favola del principe azzurro che arriva sul cavallo bianco a salvare una donzella non esiste. “agli uomini piace credere di essere gli eroi salvatori e noi siamo bravissime a farglielo credere. In realtà, quando loro arrivano, noi ci siamo già salvate da un pezzo”. (Io non sono ipocondriaca, pag 104) Progetti in cantiere? Tanti! Traslocare, convincermi a fare una gastroscopia purché io riesca a trovare un medico disposto a sedarmi del tutto e, ovviamente, terminare il mio nuovo romanzo.

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M

medicina- regione veneto

successo in Veneto con 30.200 donazioni.

Sono state consegnate oggi a 26 enti socio assistenziali le 10.178 confezioni di medicinali donate dai cittadini nella Giornata di raccolta del Farmaco svoltasi il 14 febbraio in 113 farmacie di Verona e provincia. Lo straordinario risultato che ha superato del 8,9% quello del 2014 quando i farmaci raccolti furono 9.338, consentirà alle associazioni no profit del territorio veronese di curare decine di migliaia di persone bisognose. In tutto il Veneto sono stati raccolti 30.200 farmaci con un lieve incremento rispetto all’anno scoro e in linea con la media della raccolta nazionale.

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Banco farmaceutico:

Coletto consegna i 10.178 farmaci donati dai veronesi: “momento difficile, generosità ancora piu’ bella”


medicina- regione veneto

Le farmacie aderenti sono state 372 con un incremento del 5% sul 2014. In tutta Italia, invece, sono stati donati 360.000 farmaci in 3.673 farmacie aderenti alla Fondazione Banco Farmaceutico onlus, dislocate in 97 province e oltre 1.200 comuni. La consegna dei farmaci “veronesi” è avvenuta nella sede di Federfarma Verona alla presenza, tra gli altri, di Luca Coletto, assessore alla Sanità della Regione Veneto, Matteo Vanzan, referente veneto del Banco Farmaceutico, Michele Lonardoni, responsabile veronese Enti del Banco Farmaceutico, Massimo Galli Righi presidente Agec, Germano Montolli, responsabile Assofarm Veneto, Marco Bacchini, presidente di Federfarma Verona. “I veneti sono davvero generosi e anche nella Giornata di raccolta del Farmaco si è visto che non hanno certo girato la testa dall’altra parte, nonostante la crisi non accenni a diminuire - ha sottolineato Coletto - ma hanno compreso il senso della donazione perché sono tanti e troppi i nostri corregionali che non ce la fanno più a sostenere molte spese compresa quella dei farmaci. Grazie anche alle farmacie che sono sempre presenti sul territorio h24 e per 365 giorni l’anno offendo un servizio sociale oltreché sanitario, anche nelle zone a bassissima densità abitativa della nostra regione”. “Siamo davvero contenti - ha detto Matteo Vanzan, delegato della Fondazione Banco Farmaceutico di Verona - della risposta dei nostri concittadini all’emergenza della povertà sanitaria. Ancora una volta hanno dimostrato il grande cuore che li contraddistingue. Il nostro impegno è quello di riuscire a raccogliere un numero sempre maggiore di farmaci, per rispondere sempre più efficacemente alle richieste degli enti con noi convenzionati”. Secondo Marco Bacchini, “La profonda riconoscenza degli enti assistenziali al momento della consegna dei farmaci è motivo di sprone per tutti coloro che partecipano alla grande macchina socio sanitaria della Giornata di raccolta del Farmaco. E proprio pensando all’anno prossimo auspico fin da ora un ulteriore incremento del bacino di utenza perché è solo aumentan-

do il numero di farmacie sul territorio (quest’anno la partecipazione delle farmacie scaligere è stata del 9% in più rispetto al 2014) che si può sperare in momenti di crisi di mantenere o accrescere, così come è accaduto a Verona, il numero di farmaci da destinare alle persone in stato di povertà”.

venire, di TV2000 e alla collaborazione della testata nazionale del TGR e del Segretariato Sociale Rai.

La Giornata di raccolta ha goduto del patrocinio del Comune di Verona, della Provincia di Verona e della Regione Veneto ed è realizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus in collaborazione con Federfarma e CDO Opere Sociali e si svolge sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il patrocinio di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Pubblicità Progresso e grazie al sostegno di ASSOSALUTE (Associazione nazionale delle industrie farmaceutiche dell’automedicazione), FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani), Fondazione Telecom Italia, EG EuroGenerici, Teva Italia, e grazie al supporto dei media partner di Av-

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Con Le.Viss.

Le cellule staminali emopoietiche entrano in classe L’associazione di volontariato Le.Viss. - Leucemia Vissuta - nasce il 02 Aprile 2011 per volontà dei fondatori che intendono, attraverso di essa, perseguire finalità di solidarietà sociale allo scopo di svolgere attività nell’ambito dell’ “Assistenza sociale e socio-sanitaria”. In questo contesto si colloca il progetto “C.S.E. A Scuola – Le cellule staminali emopoietiche entrano in classe” percorso informativo dedicato agli studenti veronesi e finalizzato alla sensibilizzazione al dono delle Cellule Staminali Emopoietiche.


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Obiettivi

1) Informazione circa la malattia ematologica. 2) Sensibilizzazione della popolazione scolastica alla donazione delle Cellule Staminali Emopoietiche (C.S.E.). 3) Orientamento all’acquisizione di uno stile di vita corretto in funzione dello status di donatore che viene proposto. La sensibilizzazione nelle scuole è fondamentale e merita di dedicare ad essa tutte le energie necessarie affinché possa diventare uno strumento utile nella disponibilità dei medici, degli ammalati ematologici e della società. 4) Istruzione ad un percorso che porta al rispetto della persona, alla condivisione di intenti che mirano alla salvaguardia della salute pubblica, alla valorizzazione del diritto alla salute che si concretizza nel reperimento del principio attivo indispensabile alla terapia del trapianto, ovvero le C.S.E..

Destinatari

Gli studenti degli Istituti Secondari di Secondo Grado (in particolare quarte e quinte).

Modalità Operative

1) Gli Istituti Secondari di Secondo Grado riceveranno informazione del progetto con comunicazione da parte del USP, dell’associazione Le.Viss. o verranno contattate da un rappresentate dell’Associazione che illustrerà nei dettagli il percorso previsto dal progetto stesso. 2) Le scuole interessate potranno far richiesta di adesione presso l’USP di riferimento, attraverso il sito www.leviss.org o contattando direttamente l’associazione Le.Viss. 3) Il modulo di adesione è disponibile on line sul sito di Le.Viss. oppure può essere richiesto e verrà consegnato direttamente da un rappresentante dell’associazione. 4) Le scuole che aderiscono al progetto “C.S.E. a Scuola” riceveranno un quantitativo di copie (secondo richiesta) del libro “Ha ragione Vincenzo” da proporre in lettura agli studenti. I libri vengono dati a titolo gratuito e rimarranno di proprietà della Scuola. 5) Verrà individuata nelle singole scuole una figura di riferimento, un referente, con il quale il soggetto proponente si relazio-

nerà durante tutto l’iter che porterà a compimento il progetto. 6) Si propone la produzione, singola o di gruppo, di elaborati scritti, disegni, power point o altre forme comunicative che permettano allo studente di esprimere le sue considerazioni e/o conclusioni sugli argomenti proposti. 7) Gli elaborati verranno sottoposti a valutazione da parte dei docenti, ne prenderanno visione i membri del direttivo Le.Viss. e potranno essere presentati dagli autori nel corso dell’assemblea che concluderà il percorso. 8) L’incontro con gli studenti verrà concordato con i docenti referenti al progetto tenendo conto dei tempi di lettura ed elaborazione degli argomenti proposti e secondo la disponibilità dei medici dell’ematologia e del trasfusionale che collaborano. Verrà concordata una scaletta di esecuzione dei lavori. 9) L’incontro con gli studenti prevede l’intervento di un rappresentate di Le.Viss. che illustra il progetto le sue motivazioni e le sue finalità. La proiezione di un film a tema (a scelta tra alcuni titoli proposti da Le.Viss.). L’intervento di medici ematologi e del trasfusionale con relazioni mirate all’ informazione corretta circa la malattia ematologica, la sua diffusione e le possibilità di combatterla anche attraverso il trapianto di C.S.E. (midollo osseo). Ove è possibile testimonianze di donatori ed ex ammalati. Tempo previsto: quattro ore circa. 10) Gli studenti, guidati dai loro docenti possono partecipare attivamente allo svolgimento dell’incontro/assemblea con realizzazione di brani musicali, canzoni, poesie, letture tratte del libro o di loro elaborati. 11) L’Istituto aderente in base alle proprie disponibilità interne, può optare per un incontro/assem-

blea che escluda la proiezione del film nell’ottica della riduzione del tempo impiegato e dedicato.

Costi

Autofinanziamento dell’associazione Le.Viss. onlus Per i partecipanti nella sezione "familiari" si prevede il versamento di una quota di partecipazione pari ad € 15,00, da versare all'associazione di volontariato Le.Viss. utilizzando le seguenti coordinate bancarie : Unicredit Banca Spa - IBAN IT 54 R 02008 11725 000101445563. Copia del bonifico bancario va allegato alla domanda di partecipazione, pena la mancata iscrizione. Al Progetto è abbinata il Premio Letterario Nazionale "Ha Ragione Vincenzo". Per info: www.leviss.org Dr.ssa Graziella Bazzoni T 348 4076162 graziella@leviss.org info@leviss.org bazzoni.graziella@tiscali.it Lo scorso 17 dicembre è stata una data importante per l’Unità Operativa di Ematologia. Infatti l’Associazione di Volontariato Le.Viss (Leucemia Vissuta), che ha tra le proprie finalità anche il sostegno di progetti di ricerca in ambito ematologico, ha consegnato al Dottor Fabio Benedetti la seconda tranche del finanziamento della ricerca per l’individuazione di test per anticipare la diagnosi di infezioni fungine, particolarmente pericolose nei pazienti ematologici. Avere strumenti che permettono di conoscere l’eziologia infettiva con anticipo rispetto alle attualità possibilità può significare per il paziente la differenza tra la vita e la morte. Il costo del progetto è di 40.000 euro, 20.000 dei quali già finanziati lo scorso anno. Il Dott. Fabio Benedetti, capo progetto della ricerca, ha ricevuto un secondo finanziamento di 15.000 euro raccolto dalla Le.Viss.

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S Salute

Dott. Vittorio Antonino

Odontoiatria sportiva: l’importanza del bite A cura del Dott. Vittorio Antonino

L’odontostomatologia sportiva si occupa della prevenzione e del trattamento dei traumatismi dento-facciali e delle articolazioni temporo-mandibolari, con particolare attenzione alla relazione tra performance atletica e apparato stomatognatico nelle sue componenti neurofisiologiche, posturali e stressogene. Ogni atleta richiede particolari attenzioni da parte del medico odontoiatra sportivo per la realizzazione di adeguati supporti occlusali.

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salute

Lo screening medico dell’atleta deve essere assolutamente supportato da un attento esame stomatognatico mirato ad un netto miglioramento della prestazioni atletiche al fine di intercettare problemi respiratori, occlusali ed alimentari. In tale ottica risulta essenziale la sensibilizzazione agli sportivi per l’utilizzo del bite. Il bite è un dispositivo occlusale in resina trasparente che viene progettato sull’occlusione di ogni singolo atleta. Tale supporto impedisce, durante i momenti di massimo sforzo psico-fisico, alla mandibola di premere violentemente contro la mascella così da prevenire traumi dentali e lesioni all’articolazione temporo-mandibolare (ATM) e alla muscolatura di testa e collo. È stato dimostrato che durante l’attività sportiva il bite permette alle arcate dentarie antagoniste di chiudersi al massimo senza peraltro creare danni alla dentizione. Il bite, essendo un dispositivo individuale, viene sempre realizzato previa valutazione da parte dello specialista odontoiatra di una serie di informazioni quali la situzione intraorale del paziente e l’analisi dei modelli in gesso della bocca dello sportivo al fine di realizzare il bilanciamento dei rapporti occlusali del paziente. Presso il nostro studio attraverso indagini tecnologicamente all’avanguardia e computerizzate con metodiche DENTAL-SCAN in 3D vengono realizzate le indagini utili alla realizzazione di bite.

Ma come funziona un bite?

Sempre maggiori evidenze scientifiche indicano che modificando i rapporti occlusali negli atleti in maniera non invasiva si hanno positivi miglioramenti delle prestazioni sportive con un incremento che va dal 20 al 40 %, una riduzione del consumo di ossigeno e una minore produzione di acido lattico a livello muscolare e quindi miglioramento della performance atletica. Come ogni atleta sa, oltre all’occlusione, particolare attenzione va rivolta anche all’alimentazione.

Ad esempio, chi assume dolci prima e durante l’attività sportiva, crea un circuito neuromuscolare che inibisce la contrazione muscolare con conseguente perdita di tono muscolare e quindi un minor rendimento nelle prestazioni sportive. Un altro ruolo importante nella prestazione sportiva lo gioca la respirazione. La respirazione orale infatti fa bruciare molto ossigeno all’atleta e quindi energia facendogli realizzare una performance minore rispetto ad un atleta con respirazione nasale. Nel nostro paese, ormai, si è diffusa questa cultura di utilizzare il bite durante l’attività sportiva infatti molte società di calcio fanno utilizzare ai loro calciatori dispositivi intraorali. È scientificamente accertato che l’articolazione temporo-mandibolare e l’apparato stomatognatico sono coinvolti in meccanismi compensatori per anomalie posturali. La postura mandibolare, quella cranio-cervicale e del corpo intero sono direttamente collegate tra loro infatti ad ogni postura della testa e del corpo corrisponde una precisa posizione della mandibola. Medici e ortopedici concordano che una postura scorretta può essere dovuta anche a problematiche dentali che si creano da una specie di arco riflesso fra una incongrua chiusura della mandibola e vizi posturali negli adolescenti e adulti. Naturalmente un’articolazione ottimale migliora l’attività sportiva e al contrario una cattiva occlusione può portare l’atleta ad una scorretta attività fisica con inevitabili complicazioni muscolari come la tendinopatia cronica agli arti inferiori, fascite plantare, o addirittura un’infiammazione dell’aponeurosi plantare con dolore dovuto a sovrac-

carico del peso, solo per citare qualche esempio. Per il prossimo numero approfondiremo la tematica del respiro e dell’alimentazione.

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B

salute e benessere

Tai Chi e Qi Gong

alleati per la nostra salute A cura del Dott. Gianmario Fiorin

La loro validità scientifica secondo il criterio di "efficacia" e dell'"Evidence Based Medicine". Nei precedenti articoli avevo sottolineato la bontà della pratica del Tai Chi e del Qi Gong. “Esse sono antiche arti orientali dalla combinazione di movimenti sinuosi e delicati adatte a tutte le età e che alla luce delle nuove evidenze scientifiche risultano grandi alleati per la nostra salute. Possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione e cura di numerose infermità che riguardano il sistema respiratorio, il sistema cardiovascolare ed il sistema osseo; favoriscono una buona dose di rilassamento, aiutano a scaricare stress e tensioni, che poi si ripercuotono sul nostro stato di salute”. Mi ero anche impegnato a dimostrare la validità scientifica di queste arti. Da anni lavoro in Riabilitazione e sempre più si parla di appropriatezza delle cure, ma quando una cura è appropriata? In letteratura sanitaria si legge che una cura o una terapia può considerarsi appropriata quando sia associata a un beneficio netto, ossia quando è in grado di massimizzare il beneficio e minimizzare il rischio al quale un paziente va incontro quando accede a determinate prestazioni o servizi. Una prestazione è appropriata quando in ambito scientifico ne è dimostrata la sua validità. Parlare di validità di una pratica olistica come le arti orientali è saper dimostrare in ambito scientifico la loro validità confrontando la loro efficacia con i metodi tradizionali Cosa si dice in ambito scientifico su queste pratiche e quali sono i benefici a loro attribuiti? In questo articolo sintetizziamo alcuni interventi pubblicati in riviste scientifiche internazionali tra il 2008 e il 2013, che danno il senso dell’efficacia del Tai Chi e del Qi Gong.

Benefici fisiologici del Tai Chi Chuan nelle donne

In un lavoro condotto da Yunfa Liu, Komei Ikuda Behavior Science, Human Science Department, Osaka University e Kanichi Mimura, Lixin Wang and Department of Healthy Sports, Osaka Kyoiku University, sono stati esaminati i benefici fisiologici della forma 24 del Tai Chi Chuan mediante la comparazione tra la frequenza cardiaca, il ritmo respiratorio, l'intensità del movimento, l'elettroencefalogramma, l'elettromiografia, la termografia di superficie ed i risultati del test di stato di salute in un campione di

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20 donne di mezza età (di cui 10 già praticanti da tempo e 10 principianti). È stato dimostrano che la forma 24, esercizio aerobico dall'intensità moderata, aiuta a mantenere o a migliorare l'agilità, la flessibilità e la forza muscolare, inoltre ha particolari effetti benefici sul sistema cardio-respiratorio. La continuità nell’esecuzione della pratica garantisce un miglioramento della capacità di rilassamento e di concentrazione mentale.

Tai chi un alleato per gli anziani

Nel 2013 è stato pubblicato uno studio attuato su persone con dolori da artrite cronica, in cui la metà dei partecipanti ha seguito un corso di Tai Chi per 10 settimane. I dati emersi dimostrano una riduzione significativa del dolore. In particolare, i ricercatori della Case Western Reserve University di Cleveland (Ohio) riferiscono che gli anziani che hanno imparato i movimenti del Tai Chi stavano meglio rispetto alla metà che non aveva seguito il corso. Dell’efficacia del Tai Chi sugli anziani è arrivata da poco la conferma dalla comunità scientifica internazionale attraverso il Journal of the American Geriatrics Society. Sulla rivista sono state infatti pubblicate le raccomandazioni delle Società di geriatria Britannica e Statunitense, secondo le quali la pratica del Tai Chi è ottima per prevenire le cadute degli anziani. La stessa rivista sottolinea: “Sì al Tai Chi per il benessere psicofisico degli anziani, esso migliora e potenzia il senso di equilibrio, diminuendo cosi i valori pressori ed influendo positivamente su tutta la salute, rinforzando alcune masse muscolari prevenendo così le cadute”.

Per il Potenziamento cognitivo il Tai Chi è un ottimo alleato

Grande review di Harvard su tutti gli studi che hanno misurato l’effetto del Tai Chi sulle performances cognitive negli anziani. Confermato il potenziale di "cognitive enhancement" soprattutto sulle funzioni esecutive,

cioè quando la persona anziana è chiamata a svolgere mansioni e attività quotidiane. (PM. Wayne, Brigham and Women’s Hospital & Harvard Medical School, Boston).

Il Tai Chi fa bene ai malati di Parkinson

“Migliora l'equilibrio, riduce il rischio di cadute, rallenta la progressione della malattia Parkinson", così ha detto Li Fuzhong, docente al Research Institute Oregon di Eugene negli Stati Uniti e autrice dell'indagine che correla i benefici dell'attività fisica orientale alla patologia.I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica "New England Journal of Medicine". A migliorare è la difficoltà capacità di muoversi e stare in piedi. "È bene chiarire che Tai chi non è una cura ma può aiutare ad alleviare le difficoltà, a rallentare la progressione della malattia e a diminuire l'incidenza delle cadute..." ha continuato Fuzhong. Lo studio ha analizzato 195 anziani divisi in due gruppi: un gruppo sottoposto ad esercizi di Tai Chi studiati per migliorare l'equilibrio centrale del corpo durante gli spostamenti e allenare la forza e la resistenza; e un gruppo sottoposto ad esercizi di stretching. Il secondo gruppo dopo 24 settimane di corso ha fatto registrare un calo della propria condizione motoria. Mentre il primo, allenato con il Tai Chi, ha migliorato tutte le sue prestazioni. Tre mesi dopo il test, alcuni dei benefici persistevano nel gruppo Tai Chi, quali: una maggiore percezione dell'equilibrio e una minore incidenza di cadute.

Il Tai Chi riduce dolore e sintomi nella fibromialgia

Dolori diffusi e generalizzati, rigidità

muscolare, fatica fisica. La fibromialgia è una patologia fastidiosa e dolorosa, che richiede molta pazienza e influisce notevolmente sulla qualità della vita. Il Tai Chi. riuscirebbe a migliorare nettamente i dolori provocati da questa malattia. Ad osservare i benefici sui pazienti è uno studio condotto dall'Istituto nazionale Usa di medicina alternativa e complementare. L'analisi pubblicata sulla rivista scientifica “New England Journal of medicine” si riferisce allo studio di 60 pazienti, divisi in due gruppi, tutti colpiti da fibromialgia. Uno dei due gruppi ha seguito per 12 settimane la pratica del Tai Chi, all'altro è stato proposto un corso di educazione al benessere che includeva esercizi di stretching. Chi aveva seguito il corso di Tai Chi praticando 20 minuti al giorno ha riportato un deciso miglioramento nei dolori e nei sintomi di malessere in generale. Solo il 39% dei partecipanti dell'altro gruppo ha registrato benefici. Inoltre chi praticava Tai Chi ha evidenziato un maggiore benessere nell'80% dei casi anche tre mesi dopo la fine dei corsi. In un ulteriore studio i ricercatori del Tufts Medical Center di Boston (USA) hanno voluto confrontare l’efficacia dello stretching con quella del Tai Chi, sperimentando entrambi i rimedi per 12 settimane su 66 pazienti affetti da fibromialgia Ebbene, il Tai Chi si è dimostrato più efficace dello stretching, riducendo il dolore, la stanchezza, l’insonnia e migliorando le prestazioni fisiche. “Questi risultati - ha commentato la coordinatrice dello studio, la reumatologa Chenchen Wang - sono probabilmente da attribuire al fatto che la fibromialgia è una sindrome complessa e che il Tai Chi fa leva su molte componenti, fisiche, psicologiche, sociali e

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salute e benessere Tai Chi e Qi Gong - alleati per la nostra salute

spirituali, il cui equilibrio è importante per la salute”. In Italia una interessante esperienza si è attuata, alla clinica S.Maria di Reggio Emilia tra il reparto di Reumatologia ed il reparto di Riabilitazione, in collaborazione con la Mayo Clinic di Rochester-Minnesota, USA (clinica inclusa nelle classifiche americane di “The Best Doctors of America” premio assegnato dalla Società Americana di Reumatologia “American college of Reumatology”) in cui l’esperienza del Tai Chi ha dato ottimi risultati, infatti ben 75% dei soggetti coinvolti ha riportato un deciso miglioramento riducendo dolore, stanchezza, insonnia e migliorando le proprie prestazioni fisiche.

Nella lotta contro le neuropatie, praticare il Tai Chi dà una speranza in più

La neuropatia periferica è una malattia nervosa degenerativa per cui oggi non esistono cure, ma solo pochi trattamenti palliativi. Per una patologia così grave si prospetta oggi una speranza in più. Il professor Li Li, specialista di kinesiologia presso la Louisiana State University, negli Stati Uniti, ha condotto uno studio sui benefici del Tai Chi sui pazienti anziani di neuropatia degenerativa. I risultati della sua indagine sono sorprendenti: coloro che praticano regolarmente il Tai Chi hanno ottenuto miglioramenti di gran lunga superiori a quelli trattati con metodi tradizionali (camminate, uso di macchinari leggeri): migliore flessibilità delle articolazioni e una generale sensazione di benessere. La maggior parte dei pazienti racconta inoltre di una significativa diminuzione delle cadute, di una più sicura capacità di camminare e di stare in piedi senza usare le stampelle.

Il Tai Chi attenua la depressione e aumenta l’autostima

Contribuisce inoltre a ridurre lo stress e l’ansia. Questo è quanto emerso da uno studio della Tufts University School of Medicine nel Massachusetts (Usa). Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno riesaminato i risultati di 40 studi diversi sugli effetti delle arti marziali, in riferimento alla depressione e all’autostima. Dimostrando gli effetti benefici di questa pratica il dr Chenchen Wang, che ha coordinato lo studio conclude dicendo “La conoscenza più dettagliata degli effetti fisiologici e psicologici potrà portare a nuovi approcci per promuovere la salute e curare le

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patologie croniche”. Migliora salute di cuore e muscoli riduce il rischio di malattie cardiovascolari e aumenta e tonifica la massa muscolare. Ad affermarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’Hong Kong Polytechnic University, i quali hanno esaminato diversi parametri fisici in un gruppo di 65 anziani, 29 dei quali praticavano regolarmente Tai Chi da almeno tre anni mentre i restanti 36 non l’avevano mai fatto. Analizzando i risultati delle rilevazioni il team guidato dal dottor William Tsang, ha scoperto attraverso le osservazioni emodinamiche, ossia la pressione arteriosa, la resistenza vascolare e la pressione del polso, che i parametri dei praticanti il Tai Chi erano sempre migliori rispetto agli altri, così pure la forza muscolare misurata era maggiore. Le ragioni di questo benessere le ha sintetizzate lo stesso Tsang,“..riteniamo che il miglioramento provocato dagli esercizi dipenda dalla combinazione di allenamento aerobico, stretching, concentrazione mentale e meditazione promossa dai movimenti tipici del Tai Chi.” In un ulteriore studio del 2011 condotto al Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston USA su 100 pazienti con scompenso cardiaco, suddiviso in due gruppi: il primo gruppo è stato sottoposto a lezioni di Tai Chi della durata di un’ora , due volte a settimana per 3 mesi; l’altro gruppo è stato coinvolto in lezioni di educazione alla salute, anche questo per un’ora 2 volte a settimana. per tre mesi. Alla fine del percorso i pazienti sono stati valutati attraverso la somministrazione di test sia sull'analisi del cammino che con indagini diagnostiche come la quantità di ossigeno presente nel sangue. Inoltre sono stati somministrati questionari di carattere psicologico per comprendere l’adattabilità delle proprie condizioni psico-fisiche e sociali in riferimento alla propria patologia. I dati emersi confermano quanto già emerso in precedenti studi ed inoltre i ricercatori pongono l’attenzione sull’aumento della propria autostima.

Per i Bambini “Il cerchio degli Eroi” aiuta nella malattia

Anche al Bambin Gesù di Roma è precisamente nel reparto di Oncologia Pediatrica è stato attivato un progetto chiamato “Prendiamo a calci il cancro”. Prima attuazione in Europa del Kid Kicking cancer nato negli USA e dove le parole chiave sono: “forza, pace, traguardo”, e dove il motto dei bambini che formano il “Cerchio degli eroi” è “Prendiamo a calci il cancro”. I risultati riportati dai report stilati dal Center for Disease Control di Atlanta e pubblicati nelle riviste scientifiche, è emerso che 86% dei bambini che aveva praticato, aveva una maggior autostima ed un maggior controllo sulla malattia e che il 100% dei bambini verificando che questo li faceva star meglio avevano continuato a praticarlo anche a casa. Il risultato più eclatante però riguarda la gestione del dolore: l’impatto è stato valutato su 244 bambini che lamentavano un livello di dolore alto di questi 88,1% ha dato un punteggio del dolore nettamente inferiore dopo aver praticato lezioni di Tai Chi. Nel precedente numero della presente rivista è stato posto l’accento anche sulla bontà della pratica del Qi Gong, questo ha stimolato in me la curiosità di confrontare le due pratiche. Continuando nella ricerca in letteratura scientifica è emerso un bellissimo lavoro di comparazione, molto interessante, pubblicato nel 2011, sui benefici fisiologici e psicologici di Qi Gong e Tai Chi. In questo studio comparato, risultato di studi clinici controllati e randomizzati (RCT) di entrambi le discipline, dal titolo "Una revisione globale di benefici per la salute di Qigong e Tai Chi Roger Jahnke di Am J Salute Promot autore del manoscritto, disponibile in PMC 1 Luglio 2011, sono stai analizzati 77 articoli scientifici in cui sono stati coinvolti 6.410 partecipanti Gli studi provenivano da 13 paesi quali USA, Cina (compresa Hong Kong), Corea, Australia e Nuova Zelanda, Svezia, Gran Bretagna, Italia, Taiwan, Olanda, Israele, Polonia e Spagna".


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Dott. Gianmario Fiorin

Professore Educatore e Terapista di neuro psicomotricità ULSS20 Verona Dipartimento Riabilitativo Osp Fracastoro San Bonifacio gianmario.fiorin@ulss20.verona.it

Nessuno studio ha rilevato effetti collaterali della pratica di qigong/taijiquan. Da tutti gli studi sono stati identificati 163 differenti risultati di salute fisiologici e psicologici e identificate 9 categorie di OUTCOMES sulla salute quali:Densità ossea: 4 studi, Funzionalità cardiopolmonare: 19 studi, Efficienza fisica: 16 studi, Cadute, equilibrio e fattori di rischio correlati: 23 studi, Qualità della vita: 17 studi, Self-efficacy: 8 studi, Risultati riferiti dai pazienti: 13 studi, Sintomi psicologici: 27 studi. Risposte immunitarie/infiammatorie: 6 studi, per ognuna di queste si sono raggiunti i seguenti risultati: Qigong - Tai Chi Densità Ossea Ritardata perdita della massa ossea. Minor numero di fratture rispetto a terapie farmacologiche. Risultati meno decisivi nei grandi anziani. Miglioramento dei biomarkers di salute ossea paragonabili ad allenamento contro resistenza. Aumento della densità ossea nel qigong rispetto ai sedentari. Qigong - Tai Chi Funz. cardiopolmonare Riduzione della Pressione Arteriosa: risultati sovrapponibili ad altre forme di attività fisica. Riduzione della FC basale e aumento della variabilità R-R: effetto dovuto ad un’azione regolatoria sull’equilibrio neurovegetativo del cuore. Miglioramento dei parametri di efficienza cardiopolmonare (incremental shuttle walk, 6- minute walking test, VO2max). Nell’insieme gli interventi si dimostrano: efficaci rispetto ai controlli sedentari e sovrapponibili all’attività fisica convenzionale. Qigong - Tai Chi Efficienza fisica Nei 16 studi esaminati la maggioranza reclutava anziani o pazienti affetti da malattie dolorose croniche. Non c’era uniformità nel tipo e nell’intensità delle pratiche testate. I risultati non sono conclusivi, ma in alcuni studi è dimostrata la capacità di queste discipline di

migliorare le prestazioni fisiche anche in soggetti dalla salute compromessa. Qigong - Tai Chi Cadute, Equilibrio In 16 studi su sedentari o soggetti a rischio per cadute si rileva con il taijiquan un miglioramento significativo dell’equilibrio. Miglioramento significativo della forza muscolare e della flessibilità rispetto a controlli sedentari e a controlli attivi. Nell’insieme c’è una consistente evidenza di un beneficio nel ridurre le cadute e i fattori di rischio correlati, ma servono studi ulteriori. Qigong - Tai ChiQualità della Vita La grande maggioranza degli studi indica che qigong e taijiquan sono dotati di grandi potenzialità nel migliorare la qualità della vita sia in soggetti sani, sia in soggetti affetti da malattie croniche. Qigong - Tai Chi Self-efficacy Self-efficacy “fiducia che una persona prova nella propria capacità di svolgere delle funzioni e di superare le difficoltà ad esse inerenti”. 8 studi hanno riportato significativi miglioramenti della self-efficacy in relazione a: Rischio di cadute · Gestione dell’artrosi · Gestione del dolore nella fibromi algia · Gestione dello stress o di esperienze nuove · Gestione dell’attività fisica Qigong · Tai Chi Sintomi psicologici. Si rilevano risposte piuttosto importanti nel miglioramento di ansia e depressione, soprattutto nel confronto con interventi che non utilizzano attività fisica. Alcuni studi evidenziano miglioramenti nei biomarkers di risposta allo stress. Qigong - Tai Chi Risposte immunitarie/infiammatorie Miglioramento della risposta immunitaria generica e specifica rispetto ai controlli: Markers della funzione immunitaria. Livelli di Ab in risposta al vaccino antin-

fluenzale e antivaricellosi Modulazione significativa dell’Il-6 (marker infiammatorio) rispetto a controlli sedentari Inoltre esistono numerose evidenze che qigong e taijiquan migliorano la risposta immunitaria e riducono la reazione infiammatoria.

Effetti del qigong sull’organismo

Aumento del flusso sanguigno generale e cerebrale. Incremento della funzione immunitaria sia umorale che cellulare. Modificazione dei pattern EEG. Modulazione della secrezione ormonale.

Effetti del taijiquan sull’organismo

Miglioramento della forza muscolare. Miglioramento della flessibilità. Miglioramento dell’equilibrio. Riduzione del tasso di cadute negli anziani. Incremento della funzione immunitaria Possiamo ora rispondere alla domanda iniziale: "..queste pratiche garantiscano il principio di validità riconosciuta e condivisa? (criterio di "efficacia" e dell'”Evidence Based Medicine")." Gli studi presi in esame indicano che Qi Gong e Tai Chi sono un grande potenziale per migliorare la salute e la qualità della vita in pazienti sani e malati cronici. Per queste riflessioni credo possa esser legittimo dichiarare che praticare con costanza il Tai Chi ed il Qi Gong dona a tutti noi, giovani ed anziani uno stato di benessere che si concretizza nel qui ed ora e si protrae nel tempo, diminuendo il rischio di malattia nelle persone sane, o di cronicizzazione in persone già compromesse. Buona pratica a tutti noi

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Autoanalisi in farmacia:

quali sono e a cosa servono A cura del Dott. Gianmarco Padovani Componente del Consiglio direttivo di Federfarma Verona

Se come paziente volessi controllare il mio profilo lipidico nell’ottica della prevenzione diabetica potrei entrare in una farmacia e chiedere, se a digiuno, di controllarmi glicemia, colesterolo, totale, trigliceridi, hdl, ed emoglobinaglicata, di fare l'analisi delle urine e di misurare peso e pressione arteriosa, ottenendo così in pochi minuti un quadro pressoché completo della mia salute personale. Ho continue palpitazioni e l’ospedale mi ha dato appuntamento per un holter pressorio e un ecg non prima di un mese? Molte farmacie sono in grado di effettuare i test richiesti già il giorno dopo! Queste sono solo alcune delle richieste più comuni nell’ambito di prevenzione e diagnosi precoce, ma anche di controllo e monitoraggio di stati patologici e terapie in atto. La Gazzetta Ufficiale a marzo del 2011 ha ufficializzato la possibilità di eseguire autoanalisi in farmacia e ha definito queste: “test gestibili direttamente dal paziente in funzione di autocontrollo, che potranno essere eseguite col supporto di un Operatore Sanitario...” La legge italiana dunque sostiene e sottolinea che l'esame debba essere eseguito con la doverosa presenza di un operatore sanitario... un farmacista, capace di guidare il paziente ad eseguire l'analisi stessa, ma soprattutto in grado di indirizzarlo a eventuali o doverosi approfondimenti di indagine medica!

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Il farmacista in questo modo risulta, ancora una volta, la prima interfaccia di fondamentale assistenza al paziente e al sistema sanitario per una attività di screening e monitoraggio della salute quotidiana al cittadino. Ai primi controlli, ancor oggi più richiesti nelle nostre farmacie, come glicemia, colesterolo e trigliceridi, progressivamente si sono aggiunte la possibilità di monitorare il fegato con i suoi parametri fondamentali (ast, alt, ggt. Creatinina, bilirubina), di diversificare il colesterolo (in totale, hdl.ldl), di eseguire esami più approfonditi che permettano di verificare anche la corretta funzionalità di pancreas e reni quali l'azoto ureico, l'amilasi pancreatica, l'albumina ecc., di vedere l'emoglobina glicata, parametro decisionale nella diagnosi del diabete e nel suo controllo, di verificare l'acido urico (parametro di controllo delle sindromi gottose) e di eseguire, con un unico prelievo capillare di poche gocce di sangue, addirittura l' emocromo completo. Alle autoanalisi del sangue, sempre più diffusamente, si aggiunge la possibilità di eseguire in farmacia in solo un paio di minuti l'esame chimico fisico delle urine particolarmente utile per verificare problematiche renali, idratazione scarsa, infezioni, infiammazioni, efficacia di cure antibiotiche su cistiti e quant' altro. Si sta diffondendo anche la possibilità di eseguire spirometrie e verificare la densitometria ossea. La precisione delle misurazioni è garantita dal marchio di grandi ditte, le medesime da anni attive nel settore della diagnostica clinica e dalla possibilità data al farmacista di eseguire continui controlli di qualità. Oggi dunque in molte farmacie è possibile con un piccolo campione di sangue, ottenuto dalla puntura del polpastrello, avere utilissime informazioni sullo stato di salute generale del paziente, controllare e prevenire alcune delle più comuni patologie metaboliche, monitorare la funzionalità epatica, controllare gli stati anemici ed arrivare addirittura a esami spirometrici e di saturimetria, oppure holter pressori e cardiaci, che uniti alleconsuete ma importantissime misurazioni di peso e pressione, permettono la possibilità di fare sotto casa un check-up a costi accessibili e comparabili a quanto richiesto dal servizio sanita-

servizio sanitario, farmacie e cittadino stesso. Ora finalmente anche l'Italia si sta muovendo in questa giusta direzione per fornire un servizio immediato, semplice, accurato, accessibile a tutti e gestito da un professionista che abbia la vostra fiducia e che siail primo interlocutore sempre nel campo della salute: Il farmacista.

rio nazionale. Il tempo oggi è diventato dunque un importante fattore determinante nella scelta di dove eseguire gli esami. Ricordatevi quindi che se l'ospedale doverosamente richiedesse parecchi giorni per eseguire un holter cardiaco o una lunga coda per delle analisi del sangue, la farmacia può eseguire tutto, altrettanto precisamente, il giorno stesso in cui il cliente lo desiderasse svolgere. In Svizzera e negli Stati Uniti le farmacie sono in prima linea per quello che riguarda la fase diagnostica e la prevenzione, con grandi vantaggi per tutti,

La farmacia moderna si configura sempre più come un complesso centro di servizi per la salute nel quale usufruire di molteplici prestazioni connesse alla cura, all’ informazione sanitaria ed alla prevenzione. L’attenzione a cura e benessere sono ormai valori consolidati in tutti gli stili di vita e all’ interno di quest’ottica la necessità di una accurata prevenzione può essere svolta anche nella struttura onnipresente sul territorio e dipiù facile accesso... la tua farmacia!

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Michele Tansella

Addio al professor Tansella,

padre del Centro per l'analisi dei disturbi psichiatrici A cura di Alberto Cristani

Si è spento domenica primo marzo Michele Tansella, professore ordinario di psichiatria e preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo dal 2006 al 2012. Considerato negli ambienti dell'Univr "scienziato di grande valore", aveva contribuito, tra l’altro, a creare a Verona un Centro per l’analisi dei disturbi psichiatrici affiliato all’Organizzazione mondiale della sanità. In qualità di preside della facoltà di Medicina e chirurgia, aveva avviato tra i primi lo sviluppo di tutta la medicina universitaria. Nato a Bari il 2 ottobre 1942, Michele Tansella si era laureato nel luglio 1966, con una tesi intitolata "Le modificazioni elettroencefalografiche da psicofarmaci. Contributo clinico-sperimentale". Spiega Univr Magazine che Tansella era stato allievo di Antonio Balestrieri dopo un periodo di formazione a Londra all'Istituto di Pisichiatria dell'Università, dal 1970 Tansella ha svolto la sua attività nell'Università di Verona. Ha reso noti a livello internazionale i servizi di salute mentale di Verona e il suo modello è stato esportato in molti Paesi. Dal 1970 ad oggi ha formato 350 psichiatri e ha pubblicato più di 300 articoli scientifici, oltre 100 capitoli di libri e ha curato numerose monografie e volumi alcuni dei quali tradotti in molte lingue. Nel 1979 ha dato vita al registro di casi psichiatrici di Verona ancora oggi attivo. Ma la tappa più importante del suo percorso è segnata dal 23 febbraio 1987 quando, sotto la sua guida, la sezione di Psichiatria e la sezione di Psicologia Clinica del dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina di Comunità dell’università di Verona furono ufficialmente designate, Centro collaboratore dell’organizzazione mondiale della sanità (Oms). Dal febbraio di quell’anno, il Centro di Verona diretto da Tansella ha mantenuto questo ruolo all’interno dell’Oms, rivestendo incarichi di prestigio e collaborando a progetti che hanno influito sulle politiche sanitarie in termini di salute mentale su scala internazionale. Nel 1996 il Centro Oms di Verona ha cambiato nome divenendo ufficialmente “Centro collaboratore Oms per la ricerca e la formazione in salute mentale e per la valutazione dei servizi”. La denominazione sottolinea l’ambito specifico di collaborazione che il Centro di Verona ha con l’importante istituzione sanitaria con sede a Ginevra, ambito che si coniuga con la tradizione di studi condotti fin dagli anni Settanta del secolo scorso da Michele Tansella, assieme al nutrito gruppo di suoi allievi e collaboratori”. Prima di andare in pensione nell’ottobre del 2013, il professor Tansella è stato anche decano dell’Ateneo.

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Influenza:

picco superato, ma sono già 35 i morti

L’influenza stagionale 2014-2015 ha definitivamente superato il picco, verificatosi nella terza settimana di gennaio. Ciò nonostante, nella settimana dal 9 al 15 febbraio, ha messo a letto altri 24.459 veneti. L’incidenza è ulteriormente scesa di circa 10 punti, attestandosi a 49,6 malati per diecimila abitanti, con diminuzioni in tutte le classi di età. Purtroppo, rispetto alla settimana precedente, è salita a 35 la conta dei decessi, con 169 casi complicati da inizio stagione, dei quali 103 molto gravi, con 97 ricoveri in terapia intensiva e 11 pazienti gravissimi sottoposti alla terapia “Ecmo” per l’ossigenazione extracorporea del sangue. Sono questi i dati salienti dell’ultimo Rapporto sull’andamento dell’influenza in Veneto, diramato oggi dal Settore Promozione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica della Regione. “Il picco è ormai alle spalle - dice l’Assessore alla Sanità Luca Coletto - e le strutture sanitarie in tutto il territorio hanno risposto egregiamente anche a situazioni limite di affluenza e gravità. Resta il rammarico per il tributo di vite pagato al forte calo delle vaccinazioni, determinato da notizie inesatte e allarmistiche circolate soprattutto sul web riguardo alla presunta pericolosità del vaccino e ai suoi effetti collaterali e alla vicenda del ritiro di partite di vaccino Fluad, poi risultate a posto, per cui ad un certo punto sembrava che fosse il vaccino, e non la malattia, a uccidere. Un danno grave alla salute pubblica, che dovremo cercar di riparare riprendendo con forza l’azione di corretta informazione sull’utilità e la non pericolosità delle campagne vaccinali”.

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salute e benessere Rapporto SISTEMA DI SORVEGLIANZA DELL’INFLUENZA A parre dal 13 o"obre 2014 è stato avviato, a livello nazionale e in Regione Veneto, INFLUNET la rete di sorveglianza della sindrome influenzale coordinata dall’Istuto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con il Centro Interuniversitario per la Ricerca sull’Influenza (CIRI) di Genova e il sostegno del Ministero della Salute. La rete si avvale del contributo dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta e dei referen presso le Asl e le Regioni. Oltre alla sorveglianza epidemiologica, il Protocollo INFLUNET prevede anche una sorveglianza virologica che consente il monitoraggio della circolazione dei virus influenzali nel nostro Paese che in Veneto è affidata al Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova che provvede alla pizzazione dei virus influenzali circolan. L'obiettivo è descrivere i casi di sindrome influenzale, smarne l’incidenza se1manale durante la stagione invernale, in modo da determinare durata e intensità dell'epidemia.

Risultati regionali Nella nostra Regione hanno aderito alla rete 83 medici sennella, appartenen a 8 Aziende Ulss, che assistono un numero di persone (109.871 nella se1ma se1mana 2015) sufficiente a garanre una copertura dell’2,2% dell’intera popolazione regionale distribuita in fasce d’età conformi a quelle della stru;ura della popolazione regionale. Durante la dicio;esima se1mana di sorveglianza delle sindromi influenzali (se1ma se1mana dell’anno 2015) sono sta segnala 545 casi per un’incidenza totale di 49,6 mala* per 10.000 abitan*. Sulla base di questo tasso si può smare che circa 24.459 persone siano state colpite da influenza in Veneto durante la se1mana. Nell’ulma se1mana si è rilevato un ulteriore calo rispe;o a quanto osservato nelle ulme se1mane di sor-

veglianza con un tasso che è sceso di oltre dieci pun e con decremento complessivo di circa 40 casi ogni 10.000 abitan rispe;o alla rilevazione della quarta se1mana del 2015. Il grafico in Figura 1 sembra indicare che si è raggiunto l’apice nella terza se1mana 2015 per questa stagione, in ancipo rispe;o agli anni preceden. Il tasso regionale risulta nell’ulmo periodo ne;amente inferiore a quello medio nazionale che, secondo i da finora disponibili, si a;esta a;orno agli 77,5 casi ogni 10.000 residen per la dicio;esima se1mana di sorveglianza (se1ma se1mana dell’anno 2015). Anche a livello nazionale si riscontra un lieve calo del dato anche se molto più contenuto rispe;o a quello veneto, sono comunque ancora molte le regioni d’Italia con un’incidenza superiore ai 90 casi ogni 10.000 abitan indicando una situazione disomogenea nel Paese. Osservando l’incidenza specifica per le classi d’età nella Regione Veneto si nota che il tasso d’incidenza per i bambini dagli 0 e i 4 anni è calato ulteriormente nell’ulma se1mana di rilevazione passando da un valore di 127 casi ogni 10.000 abitan ad uno di 115. Anche il tasso per la classe tra i 5 e i 14 anni è diminuito notevolmente scendendo so;o ai 100 casi ogni 10.000 abitan (78,5). Decisamente più lieve è il calo, tra la sesta e la se1ma se1mana 2015, per la classe d’età intermedia tra i 15 e i 64 anni e per la classe degli over 65 anche se la situazione in ques due gruppi parva da una situazione decisamente migliore (Fig. 2 e Tab. 1).

to (ARDS). Sono 97 i casi che sono sta ricovera in terapia intensiva e 11 che hanno necessitato del tra;amento ECMO. Ad oggi sono sta segnala 35 decessi con un’età media di 64 anni. Il numero di segnalazioni di forme complicate o gravi per influenza risulta in forte calo in questo ultimo periodo di sorveglianza.

Fig.1: Andamento dei tassi di incidenza se1manale delle sindromi influenzali. Confronto tra le stagioni epidemiche delle campagne a parre da quella del 2004-2005.

Fig. 2: Andamento dei tassi di incidenza se4manali delle sindromi influenzali per fasce d’età

Forme gravi e complicanze Dall’inizio della sorveglianza ad oggi sono sta segnala 169 casi di forme complicate da virus influenzali con un’età media di 57 anni (mediana 61 anni) e numero pari tra donne ed uomini. La maggior parte (83%) presentava patologie pregresse. Di ques 103 risultano essere casi considera gravi, ovvero con complicanze quali gravi infezioni respiratorie acute (SARI) o sindromi da distress respiratorio acu-

Tab. 1: Casi e incidenza per 10.000 abitan* suddivisi per fasce d’età

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E Eventi - expo

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“Nutrire la crescita, le tre età della vita” è questo il titolo dell’evento patrocinato EXPO nella città di Verona in data 9 maggio 2015 presso il Palazzo della Gran Guardia organizzato dall’associazione I.C.O.R.A. in collaborazione con l'Università degli studi di Verona, l'Azienda Ospedaliera Integrata, il Comune, il CIP della Regione Veneto e Confartigianato Verona. Il tema principale del congresso, dove i relatori saranno medici specialisti di tutta Italia, è la crescita dell’individuo, tra corretta postura e sana alimentazione, trattato per ogni fase della vita, dall’infanzia alla terza età. Parte dell’evento darà modo, a noti sportivi, di raccontare la loro esperienza, la tipologia di preparazione, come ottimizzano il loro “peso - forma” con l’obiettivo di raggiungere le massime performance sportive, senza però andare a ledere i regolari ritmi ed equilibri dell’organismo. Mantenere il proprio corpo in forma è fondamentale per migliorare la qualità della vita e conservare nel tempo un corretto controllo posturale. Nella crescita di un individuo, dall’infanzia alla vecchiaia, l’aspetto nutrizionale e l’attività motoria sono presupposti fondamentali per un corretto sviluppo dell’essere. Per questo è necessario sensibilizzare le persone affinché prestino maggiore attenzione a queste tematiche; in quanto condurre una vita regolare ed equilibrata, sia dal punto di vista alimentare che fisico rappresenta una strategia fondamentale per incidere nello sviluppo, nella crescita e nel benessere della persona. Ormai sono secoli che l’uomo è alla ricerca costante della perfezione, ma, nonostante la scienza sia in continua

evoluzione, è tuttora evidente la difficoltà di applicare e realizzare la massima dei nostri avi latini: “Mens sana in corpore sano”. In concomitanza con il congresso, il Provveditorato degli studi di Verona, con l’intento di far sensibilizzare i giovani sul tema della corretta nutrizione, ha indetto un concorso tra scuole medie e superiori dal titolo: “Nutrire la Crescita”, che verte nella realizzazione di un disegno, di un filmato e di una canzone. I primi tre vincitori di ogni categoria verranno premiati durante la giornata. L’evento oltre allo scopo di far riflettere le persone sull’importanza della sana e corretta alimentazione vanta anche di un carattere benefico. Il ricavato andrà in beneficenza all’A.NA.VI. Associazione Nascere per Vivere Onlus che si occupa di svolgere attività di supporto morale e sociale ai nati prematuri ed alle loro famiglie, in collaborazione con l’équipe medica della Clinica Pediatrica del Policlinico Giambattista Rossi di Verona, con i Centri di Patologia e Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica.




“ L E T R E E T A ’ D E L L A V I T A ”

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Palazzo Della Gran Guardia

Sabato 9 Maggio 2015

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eventi - regione veneto

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Sanità:

Liste d’attesa, vertice Zaia-direttori generali “Situazione positiva ma chiedo lo strappo dell’ultimo miglio”. Diffuso il report aggiornato: tante aziende tra il 90% e il 100% Nel 2014 la sanità veneta ha rispettato i tempi d’attesa per i 68 milioni 260 mila 125 prestazioni erogate nella stragrande maggioranza tra l’85% e il 100% dei casi. Questo dato generale ha fatto da sfondo all’incontro, tenutosi oggi a Padova, tra il Presidente del Veneto Luca Zaia e i Direttori Generali delle Ulss e Aziende Ospedaliere della Regione, convocato per fare il punto del cammino percorso, soprattutto in tema di liste d’attesa, rapporto con il cittadino, umanizzazione delle cure. “Siamo una sanità d’eccellenza, non una normale - ha esordito Zaia - e quindi il nostro dovere è puntare all’eccellenza in ogni settore. Le liste d’attesa sono state, sono e saranno una mia priorità fissa. Da quando siamo partiti sono stati raggiunti importanti risultati, dimostrati dai dati del monitoraggio fatto - ha aggiunto - ma vanno considerati il punto di partenza. Fatta tanta strada ora serve, e mi aspetto da voi, lo strappo dell’ultimo miglio, quello che non si limita a stare dentro all’ultimo giorno dei tempi indicati, ma a fare ancora meglio, e che risolve le criticità che ancora ci sono in alcune zone. Se una macchina funziona al 70% bisogna farla lavorare il 100% - ha detto Zaia ai Dg - se un ambulatorio può


eventi - regione veneto

funzionare un’ora più di adesso deve farlo; se occorrono risorse aggiuntive le cercheremo, anche se i tagli di Renzi rendono l’impresa ai limiti dell’impossibile”. Nel corso dell’incontro, il Governatore ha puntato i riflettori anche su altri importanti aspetti dell’attività sanitaria, non direttamente connessi alla qualità delle cure che, “grazie alla bravura dei nostri medici e infermieri e alle nostre dotazioni tecnologiche sono un’eccellenza non solo nazionale”. Zaia e i Dg si sono quindi confrontati sulla necessità di una presa in carico sempre più celere del paziente nei Pronto Soccorso; sulla funzione degli Uffici Relazioni con il Pubblico, che non devono solo ricevere segnalazioni ma fare sempre il possibile per risolvere il problema che viene posto; sull’attività dei Centri Unici di Prenotazione, che non devono limitarsi a consegnare una data all’utente, ma porre anche attenzione a situazioni limite che possono presentarsi, sospendendo la procedura se la risposta del computer appare anomala, verificandone le cause e poi ricontattando il paziente a domicilio. “Mi rendo conto - ha aggiunto Zaia - che il rapporto con una persona malata non è facile, ma chi sta male ha diritto anche ad avere un sorriso, una spiegazione, un comportamento il più garbato possibile. Si chiama umanizzazione e ci tengo moltissimo”. Venendo ai dati sulle liste d’attesa, il riscontro sull’attività 2014 ha dato esiti positivi. Detto delle prestazioni urgenti, erogate come dovuto al massimo entro 72 ore nel 100% dei casi, anche le altre fasce di priorità presentano un quadro confortante. Nella classe di priorità “B” (entro 10 giorni) 17 Ulss stanno in una forbice tra l’86% e il 99%, 4 tra il 75% e l’82% e solo 3 tra il 62%e il 66%. Sul podio ci sono le Ulss 2 di Feltre e 14 Chioggia (99%) e l’Istituto Oncologico Veneto (97%). Meglio devono fare le Ulss 20 di Verona e 5 dell’Ovest Vicentino e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

Assistenza Specialistica Ambulatoriale: Governo dei Tempi d’Attesa 26 Gennaio 2015

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La fascia di priorità “D” (30-60 giorni) presenta ben 16 strutture tra l’87% e il 99%; 6 tra il 76% e l’83% e solo 2 sotto questa soglia. A primeggiare ci sono le Ulss 2 di Feltre e 14 di Chioggia (99%), l’Ulss 9 di Treviso (96%), l’Ulss 12 Veneziana e la 16 di Padova (95%). Sopra il 90% anche l’Alto Vicentino, Adria, lo IOV, Conegliano-Vittorio Veneto, Rovigo, Belluno, Veneto Orientale e Mirano. Devono migliorare invece le performances dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e l’Ulss 5 Ovest Vicentino. L’ultima fascia di priorità, la “P” (entro 180 giorni), vede 21 strutture al di sopra del 90%, con il 100% di Azienda Ospedaliera di Padova e IOV e il 99% delle Ulss di Feltre, Vicenza, Conegliano-Vittorio Veneto, Treviso, Venezia, Chioggia, Alta Padovana e Adria. L’Azienda Ospedaliera di Verona è all’80%, l’Ulss 5 Ovest Vicentino al 79%. Due focus specifici sono stati dedicati alle aperture festive, prefestive e serali

(la cosiddetta “operazione Ospedali aperti di notte”) che, da settembre 2013 a novembre 2014, hanno erogato ben 200.000 prestazioni, con 1.100 ore lavorative complessive a settimana; e al settore da sempre più sensibile: le mammografie. Questo tipo di esame è passato dalle 254.798 indagini del 2012 alle 296.968 del 2014, con un evidente aumento.

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E eventi - corsi

Le politiche agricole propongono due corsi:

Orticoltura e Viticoltura Ritorno… alla terra per un inizio anno all’insegna delle buone pratiche agricole La nuova Amministrazione Tramonte, che in campagna elettorale ha presentato tematiche riguardanti lo sviluppo di agricoltura biologica, ha da qualche mese formato un gruppo di lavoro agroambientale sostenuto dalle Politiche Agricole, il cui scopo principale è di promuovere la conoscenza e la pratica di tecniche riguardanti la coltivazione biologica, la biodiversità, la salvaguardia dell’ambiente per uno sviluppo agricolo di qualità. Come prima concretizzazione del lavoro di questo gruppo, il Comune di Cavaion propone due interessanti corsi di coltivazione biologica.

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eventi - corsi

Orticoltura organica

fronto al convenzionale agli agricoltori, senza alcuna forzatura successiva, perché si ritiene possa essere in prospettiva futura un’ottima forma di reddito e di sviluppo del settore vitivinicolo legato al turismo, soprattutto quello proveniente dal Nord Europa.

Avrà principalmente uno scopo didattico-culturale e farà da esempio pratico nella diffusione del metodo biologico. Il corso si articolerà in sei lezioni teoriche/pratiche e approfondirà i diversi metodi di “fare orto”. Il corso è aperto a tutti, anche a chi pratica già orticoltura a casa propria.

Info ed isrizioni: Claudio Polinari 3467578516 Marcello Vaona3206008742 gastaldelli.enrico@comunecavaion.it

Un’opportunità di confronto tra il metodo convenzionale e le diverse tipologie di orti: organico e biodinamico. Partendo dal diario dell’orto per la programmazione delle coltivazioni e la rotazione delle colture, si tratteranno la preparazione del terreno, le semine , i trapianti e la difesa biologica. Il primo incontro, lunedì 9 febbraio alle ore 20.30 presso la sala volto di corte Torcolo in Via Vittorio Veneto 1, mentre le successive lezioni il sabato a partire dal 14 febbraio presso l’orto comunale in fase di allestimento, con frequenza quindicinale. Il corso verrà condotto da Maria Grazia Gambuzzi, esperta in orticoltura e giardinaggio. Il costo è 25 euro a persona, per un massimo di 35 partecipanti. Ai partecipanti sprovvisti di orto personale si potrà, se richiesto, assegnare una piccola porzione individuale o collettiva. Info ed isrizioni: Danilo Chini 3667463120 Claudio Polinari 3467578516 ore serali gastaldelli.enrico@comunecavaion.it

Viticultura biologica

Primo corso di viticultura biologica organizzato a Cavaion in collaborazione con l’associazione TerraViva che opera da anni in Valpolicella nella diffusione del metodo biologico e la formazione di operatori del settore viticolo. Il corso si articolerà in 5 incontri: 16, 23 febbraio, 2, 9, 16 marzo presso la sala civica Eugenio Turri di corte Torcolo in Via Vittorio Veneto 1 alle ore 20.30. Sarà condotto da esperti relatori (Spevis, Aveprobi, Fattori della Terra Viva, Firab) agronomi, medici e operatori di marketing. Si parlerà di fertilità del suolo per una produzione di alta qualità, salute e danni da pesticidi, aspetti generali di introduzione all’agricoltura biologica e normative, tecniche pratiche, funghi ed insetti utili e dannosi con modelli di difesa fitosanitari a confronto ed esperienze sperimentate in provincia di Verona nel 2014, per concludere con le prospettive di mercato del vino biologico. Il corso è gratuito e aperto a tutti, in particolare agli operatori del settore vitivinicolo. L’Amministrazione vuole dare un’opportunita di approfondimento del metodo biologico e di con-

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intervista Ivana Paris

Condividere è vivere:

Sharing economy e il portafogli degli italiani A cura di Alessia Bottone

Compartir es vivir. Condividere è vivere recita un noto proverbio spagnolo. Niente di più adatto nel 2015 dove, la società dei consumi sta lasciando spazio ad un nuovo modo di concepire le proprie ma non solo. Osannata dai media, la sharing economy è stata recentemente annoverata dal Time tra le dieci idee che cambieranno il mondo. C’è chi addirittura chi come Jeremy Rifkin, il celebre economista afferma che: “Un gratis seppellirà il capitalismo”. Ciò che è certo è che sta cambiando il portafoglio degli europei e finalmente anche quello di tanti italiani. Stiamo parlando di numerosi servizi innovativi quali Blablacar ovvero una piattaforma online presente in 14 Paesi con 10 milioni di utenti iscritti che mette in contatto conducenti che offrono passaggi a prezzi modici, condividendo la vettura e le ore di viaggio allo scopo di risparmiare e fare nuove conoscenze. Poi è la volta di Aibnb, un portale che dal 2008 offre alla sua community la possibilità di pubblicare gratuitamente annunci, affittare una stanza o l’intero appartamento per una notte o per un periodo più esteso nonché prenotare alloggi in 190 Paesi del mondo. Un’opportunità di viaggio non convenzionale, un modo semplice e diretto per risparmiare e conoscere persone del posto.

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intervista

Infine, tra i più noti troviamo www.scambiocasa.com, ovvero Home Exchange, un sito che permette di scambiare casa e alloggiare senza spendere un Euro reso celebre anche grazie al famoso film “L’amore non va in vacanza” con Jude Law. Anche i trasporti però non sono da meno. Uber infatti collega autisti e clienti e garantisce il noleggio di auto ad un prezzo nettamente accessibile. In Italia ovviamente la sharing economy prende piede anche in cucina.

Un esempio? Scambiacibo, una dispensa per condividere gli alimenti ad alto rischio di scadenza ed evitare gli sprechi. Quali cambiamenti apporta questa nuova visione condivisa nella vita di tutti i giorni? Ne parliamo con Ivana Pais, docente di sociologia economica presso la Facoltà di economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e autrice di La rete che lavora. Mestieri e professioni nell’era digitale (Egea, 2012, pag.152).

Cosa s’intende per sharing economy?

“Attualmente non esiste una definizione univoca e condivisa. Uno dei parametri che permette di riconoscere se un servizio può essere considerato come facente parte di questo modello economico è la relazione tra soggetti, ovvero una rete di utenti che supporta lo scambio di servizi. A differenza della rental economy che, prevede l’affitto o il noleggio di beni e servizi per un breve periodo senza prevedere una collaborazione tra i soggetti, la sharing economy non rientra in una logica di mercato tradizionale in quanto si basa su una dimensione relazionale senza la quale non può avvenire lo scambio”.

Il Time ha annoverato il modello della convidisione tra le 10 idee che cambieranno il mondo. Cosa ne pensa?

“Non saprei, è difficile fare previsioni a lungo termine, la società è molto mutevole. Certo, si tratta di un modello diverso destinato comunque a durare per lungo tempo, ma, allo

stesso modo, credo si tratti piuttosto di una visione destinata ad essere complementare rispetto a ciò che esiste già.

ad individuare innovazioni e tecnologicamente alfabetizzati che presentano però una scollamento tra il livello culturale e la reale capacità di spesa”.

Mi sento di affermare che non si tratta di una moda passeggera, il successo dell’economia della condivisione trova un suo fondamento in tre aspetti fondamentali. Innanzitutto ha saputo intercettare sensibilità culturali ampie che valorizzano l’ecologia, la condivisione del tempo e dei beni, il risparmio e che non si basano sull’ostentazione di beni di consumo e oggetti. Risponde a bisogni nuovi determinati dalla crisi economica e infine, non dimentichiamoci che oggi come oggi, condividere è diventato una moda, quasi chic.”.

Quale target di persone risulta essere più attratto da questo tipo di servizi?

“Dipende dal tipo di servizio offerto. In generale possiamo dire che la fascia che ne usufruisce con maggiore frequenza riguarda soggetti con titoli di studio elevati che non ha una disponibilità economica equivalente. In sostanza troviamo molti free lance pronti

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F focus

Albino Bricolo

Verona in lutto per la morte di Albino Bricolo A cura di Alberto Cristani

Si è spento domenica 22 febbraio all’età di ottant’anni il dottor Albino Bricolo, neurochirurgo della cosiddetta “scuola veronese”, insieme a Renato Da Pian e Giuseppe Dalle Ore. Ha passato la sua vita in un lavoro che, diviso tra pubblicazioni scientifiche e interventi, gli è valso la medaglia d’onore della Federazione mondiale di Neurochirurgia nel 2013 come grande studioso del cervello umano. Il professore, nato a Sommacampagna nel 1935, come si legge sulle pagine de L’Arena, ha avuto una carriera vertiginosa: laureato in Medicina nel 1956 a Modena e specializzatosi in Neurochirurgia a Genova nel 1964, nel 1968 è assistente dello staff neurochirurgico e poi aiuto della prima Divisione, nel 1976 diventa direttore della prima Divisione e nel 1990 è direttore del Dipartimento di Neurochirurgia. Allo stesso tempo è professore universitario all’Università di Verona e di Chicago. Dal 1986 al 2005, anno del suo ritiro, è titolare della cattedra di Neurochirurgia a Verona. I funerali di domani, alle 15.30 nella parrocchia di Sommacampagna, ricorderanno un medico curioso che nel corso degli anni è arrivato a studiare il coma e i tumori cerebrali infantili con grandi risultati. “Oggi è un brutto giorno per la sanità veneta. Con Albino Bricolo è scomparso uno di quegli uomini il cui genio scientifico travalicava i confini e si proiettava in Europa e nel mondo”. Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia esprime il cordoglio dell’intero sistema sanitario Veneto per la scomparsa del famoso e stimato neurochirurgo veronese, morto all’età di 80 anni. “A tutti i suoi famigliari - aggiunge Zaia - desidero far giungere le mie più sincere condoglianze. Albino Bricolo non è stato solo un bravo medico, ma anche un uomo capace di costruire, nella sua specialità,

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qualcosa di unico, che non è solo patrimonio derl passato, ma anche del presente e, sicuramente, del futuro”. “Con Albino Bricolo se ne va il protagonista di un’epopea che ha fatto grande la scuola di neurochirurgia veronese, proiettandola ben oltre gli orizzonti veneti e italiani”. Con queste parole, l’Assessore regionale alla Sanità Luca Coletto esprime il suo “profondo cordoglio” per la morte, avvenuta a Verona, del Professor Albino Bricolo. “Con Renato Da Pian e Giuseppe Dalle Ore - aggiunge Coletto - Bricolo ha saputo aprire alla modernità una disciplina che, anche grazie a lui, ha fatto passi da gigante. Non era solo un grande medico - prosegue l’assessore - ma è stato anche un grande stimolatore del progresso della medicina: non gli bastava curare, voleva anche scoprire e insegnare e in queste tre sfaccettature della sua straordinaria carriera c’è tutta la sua grandezza”. Coletto pone particolarmente l’accento anche sul fatto che “Bricolo è stato di fatto il creatore dell’attuale assetto della neurochirurgia, che ha saputo via via far progredire in tutte le sue branche, con la Terapia Intensiva Neurochirurgica, l’utilizzo del rivoluzionario Gamma Knife, la Neurochirurgia Spinale e quella Pediatrica”.


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A focus arte

A cura di Marifulvia Matteazzi Alberti

L'Arte in Ospedale

“la creta, le mani e lo spirito” Personale di Luigi Carletto al Polo Confortini

Il grande successo al Polo Confortini per la mostra di Luigi Carletto, maestro ceramista di Nove di Vicenza che ha presentato delle bellissime figure plasmate con l’argilla grezza, modellata con la forza delle mani e con mente vivace e volitiva. Lo Scultore gode della grazia della conoscenza dei materiali: sa carpire i segreti insiti nella materia, penetrare reazioni ed effetti, sa dosare, aggiungere e togliere, fermare l’azione generatrice al fine di far nascere e crescere forme cariche di fascino, di emozione fino a formare un qualcosa che pare vivo per poi alitare su ciascuna di esse un afflato che le inizia ad una vita propria. Luigi Carletto lavora tenacemente per ideare creature imbevute di lievito lirico che si nutrono di pensiero, d’istinto, di vibranti evocazioni e sottili allusioni. Con piccoli strappi e frammenti di parole l’Artista ci permette di entrare nell’universo della sua ispirazione, nella lavorazione della terracotta che passa attraverso l’acqua, il fuoco, l’aria. Abilissimo maestro ceramista Luigi Carletto è rimasto sempre fedele a se stesso, lontano da condizionamenti esterni, per rimarcare la sua cifra stilistica originale, il suo linguaggio unico.

Sono forme leggendarie che hanno lo stesso silenzio dell’intreccio del bosco, l’uguale saggezza del ritmo che alterna le stagioni, la pace delle distese verdi di colline che si allargano intorno: sembrano forme sospese in un’estasi contemplativa. Si fanno portatrici di messaggi, di sentimenti profondi che percorrono l’allungamento delle forme che diventano giunchi, canne asciutte e flessuose scolpite nel vento, da cui fanno capolino dei bellissimi visi che nascono, che spuntano miracolosamente e paiono impastati di tenerezza, di inaspettati abbandoni.

Lo Scultore crea una grande comunicazione con lo spettatore, una lirica tensione che pervade i gruppi scultorei dei musicisti, degli amanti, degli innocenti, degli armigeri, dei senza terra, dei filosofi, dei penitenti che sono legati gli uni agli altri da vibrazioni e da continui rimandi, da un’evoluzione espressiva e da una crescita comunicativa che offre la possibilità di scoprire l’intimo segreto delle forme che dialogano nel respiro di uno sguardo.

Ogni gesto di Luigi Carletto è fatto per ghermire l’essenza della realtà e generare con straordinaria abilità creature meravigliose, immerse in uno stato di quiete che sbocciano timide alla luce per vivere sospese in un’atmosfera incantata e fiabesca. Queste splendide creazioni hanno fatto fermare il passo di molte persone che transitano in Ospedale che magicamente attratte da queste sculture che ci riportano indietro nel tempo, ai cari ricordi, alle memorie del nostro vissuto, a quello che eravamo.

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N.06

anno 1 - gennaio-febbraio 2015

SPECIALE ONLINE DI

DEDICATO AI GIOVANI, ALLE FAMIGLIE E a CHI SI OCCUPA DI ADOLSCENZA

www.adolescenzainforma.it sessuologia

DiversitĂ sessuale e terapia psicologia

Informazione e Consultazione Psicologica gratuita alimentazione

FIDA Veronail Corpo Specchio

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psicologia A cura di

Il Servizio di Informazione e Consultazione Psicologica gratuita di Adolescenza InForma Dott. Luca Ravazzini Psicologo, psicoterapeuta

L’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da un cambiamento che può generare instabilità e conflittualità. Per questo motivo è difficile parlare di adolescenza normale o patologica. Le forme di disagio che i ragazzi possono esprimere sono legati a diversi fattori tra i quali le dinamiche proprie della nostra società, dominata dal culto dell’immagine, da relazioni che rimangono facilmente in superficie, da un complesso rapporto con il corpo, da una realtà ideale, o virtuale, che spesso sostituisce, almeno in fantasia, quella più concreta e quotidiana fatta anche di frustrazioni, di conflitti e di esperien-

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psicologia

ze dolorose. Il tempo che viviamo sembra cercare di escludere dalla vita l’impegno, i contrasti inevitabili e la sofferenza, in nome di un’apparente benessere che non può essere messo in discussione. La difficoltà diffusa ad accogliere la complessità dei vissuti, a porre dei limiti e ad accettarli, in noi e negli altri, favorisce la diffusione di nuove forme di un disagio che può esprimersi in modi molto diversi: • Abuso di sostanze • Ansia e attacchi di panico • Bullismo • Comportamenti autolesivi • Comportamenti trasgressivi • Conflitti con la famiglia • Depressione • Difficoltà scolastiche • Dipendenze dalle nuove tecnologie • Disturbi alimentari • Disturbi dell’immagine corporea • Rischio suicidale • Ritiro sociale Adolescenza InForma offre, gratuitamente, un Servizio di Informazione e Consultazione rivolto ai ragazzi, alle loro famiglie, agli insegnanti, agli educatori e a tutti coloro che, a vario titolo, si confrontano con il mondo dell’adolescenza. I professionisti coinvolti in questo progetto sono psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, neuropsichiatri infantili, che hanno svolto o svolgono tuttora vari compiti e funzioni all'interno di strutture istituzionali dislocate sul territorio. Tali esperienze, una volta condivise, hanno permesso di maturare una comune conoscenza dei diversi servizi psicologici e socio-sanitari presenti nel Veronese.

La consultazione si propone di incoraggiare la comprensione della situazione di disagio di cui la persona è portatrice. Dopo un colloquio approfondito, volto ad individuare e a definire la natura della richiesta, l’operatore consultato esprimerà un parere in riferimento all’esito del colloquio. Nel caso in cui si individuasse l’opportunità di svolgere un percorso terapeutico, l’operatore consultato adempirà le seguenti funzioni: • indicare i tipi d’intervento ritenuti più adeguati (colloqui di sostegno, psicoterapia individuale, sostegno alla funzione genitoriale, terapia di gruppo, sostegno farmacologico, ecc…); • fornire chiarimenti sui diversi indirizzi ed orientamenti della psicoterapia (psicoanalitico, cognitivo-comportamentale, familiarerelazionale, ecc…); • fornire indicazioni sulle varie possibilità di supporto psicologico offerte dai servizi pubblici e privati presenti sul territorio.

Il Servizio di Informazione e Consultazione si attua presso gli studi dei professionisti. Coordinatore del Servizio è il Dott.Luca Ravazzin Psicologo, psicoterapeuta.

Per ulteriori informazioni: Tel. 347 2235507 o compilare il form presente sul sito www.adolescenzainforma.it sotto la voce “Servizio di Consultazione Psicologica”.

Il Servizio di Informazione e Consultazione si rivolge inoltre ad insegnanti, medici, educatori e a tutti coloro che sono in contatto con l’adolescente, fornendo l’opportunità di un confronto con un professionista della salute mentale. In questo ambito, a seconda delle necessità, il colloquio individuale potrà essere allargato ad incontri collettivi o a gruppi di lavoro intorno ai temi proposti.

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psicologia sessuale A cura di Dott.ssa Marta Quartini

Diversità

sessuale e di genere (dsg) e terapia

Nella società attuale, eteronormativa, capita di essere bombardati da messaggi negativi rispetto all'orientamento sessuale, il genere e l'etnicità, che in alcuni casi portano all'interiorizzazione dell'oppressione. Il modo in cui gli altri ci percepiscono o ci guardano può divenire parte di quello che siamo. In questo modo l’omofobia viene a far parte dell’Io, spesso influenzando l’autostima e le relazioni e contribuendo alla formazione del senso di colpa e del comportamento autopunitivo o dando luogo a vergogna, poca autostima, isolamento, timore del rifiuto e ad altri problemi psicologici. I gay, le lesbiche, i bisessuali, i trans-gender/sessuali, gli intersessuali, le persone che partecipano a pratiche sessuali, gli asessuali, i poliamorosi e coloro i quali si riconoscono in qualunque punto dello spettro di genere, sono meglio identificabili con il termine Diversità Sessuali e di Genere (DSG) in quanto più inclusivo di quello utilizzato tradizionalmente (LGBTQ). Le preferenze sessuali possono variare sia con il contesto sociale che nel tempo e le persone possono provare attrazione per un individuo dello stesso sesso in momenti diversi della propria vita e, nello stesso tempo, anche il desiderio sessuale può variare d’intensità. La storia delle persone DSG è stata segnata da persecuzioni e da incomprensioni, è stata vista con sospetto e repressa. Tutto questo ha accentuato la loro ipervigilanza rispetto all’ambiente circostante, fino al punto da aumentare la ricerca di segnali di ostilità per paura della paDott.ssa Marta Quartini Psicologa Psicoterapeuta Cognitiva Comportamentale

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psicologia sessuale

tologizzazione e dei giudizi negativi, che inducono a pensare:

“Sarò accettato? Sarò frainteso? Posso rivelarmi? Sarò schernito?”. Queste persone possono avere livelli molto alti di angoscia, di depressione, di bassa autostima, di autolesionismo e di dipendenza da droghe rispetto agli eterosessuali; il desiderio di fuggire le pressioni esterne e ridurre il livello di inibizione aumenta l’abuso di alcool e droghe che può portare a vivere situazioni a rischio. In generale tendono a nascondersi e a vergognarsi, mostrano poca soddisfazione per la loro vita e di conseguenza faticano a rivolgersi allo psicologo. Altri, invece, chiedono aiuto per dare un nome alla propria sessualità. Nello specifico l’identità di genere si riferisce alla percezione e alla consapevolezza che la persona ha di sé come individuo maschile, femminile o ambivalente, ovvero come persona che non si identifica necessariamente con il genere femminile né maschile; è l’opinione che ognuno ha di se stesso indipendentemente dal ruolo sessuale che presenta agli altri volontariamente o no. L’orientamento sessuale rappresenta, invece, la modalità di risposta ai diversi stimoli sessuali e, quindi, anche l’attrazione emotiva e romantica verso gli uomini, le donne, entrambi, nessuno dei due generi o di un altro genere. L’orientamento sessuale può subire modificazioni nel corso del tempo. Le persone che si riconoscono nel gruppo DSG che iniziano una terapia presentano le stesse problematiche degli altri pazienti ma la differenza fondamentale è data dal contesto sociale in cui sono cresciuti. Prima di intraprendere la terapia è fondamentale avere consapevolezza dei propri pregiudizi e credenze rispetto ciò che pensiamo esser sano e normale riguardo al sesso, al ruolo di genere e alle relazioni in quanto siamo tutti cresciuti nella cultura attuale e nessuno è del tutto privo di omofobia o di eterosessismo così come di atteggiamenti razzisti. Un altro aspetto da considerare è l'effetto che

lo stigma ha sullo sviluppo del Sé, bisogna stare attenti a non cadere nell'errore di negare la realtà di differenze tra gli appartenenti al gruppo delle diversità di identità e gli appartenenti alla maggioranza eterosessuale. Storicamente gli appartenenti al gruppo DSG si sono spacciati per eterosessuali fingendo di essere ciò che non erano, aumentando in questo modo l'oppressione interna ed esterna oppure hanno rivelato agli altri le loro preferenze sessuali e di identità di genere (coming out) aumentando così il rischio di esser allontanati. A questo processo di auto-accettazione gli eterosessuali non devono sottoporsi. Fare coming out è spesso molto stressante, è un processo complesso e ricorrente di grande turbolenza emotiva, di confronto/scontro con i pari, la famiglia e la società in generale che ha alla base la paura del rifiuto, di esser maltrattati e che comporta, ogni volta, il decidere se palesarsi o meno in ogni situazione sociale o professionale. Il disorientamento e il disagio emotivo che accompagnano le varie fasi del coming out possono incidere sull’autostima determinando un abbassamento del tono dell’umore e una riduzione della selfefficacy. Le persone che vivono una situazione dove l'oppressione esterna e quella interiorizzata sono altissime hanno più probabilità di soffrire di ansia. Infine, non bisogna sottovalutare che questi pazienti appartengono a molte comunità, spirituali, professionali o culturali e sentono l'effetto di credenze contrapposte. La maggior parte delle religioni non tollera le relazioni fra persone dello stesso sesso, la discriminazione è elevata e il coming out può portare all'esclusione dalla famiglia o dalla comunità. Attualmente, possiamo dire che il livello di accettazione è migliorato soprattut-

to da parte dei partner e della famiglia. Nelle nuove generazioni c'è più apertura e maggiore fluidità tra le diverse identità (Rainbow generation); allo stesso tempo, invece, la popolazione più anziana si trova ancora a gestire l'oppressione e la repressione vissuta negli anni passati. La terapia con queste persone si basa sull'ascolto attivo, l'empatia, sull'astensione totale dal giudizio, sul rispetto e sulla flessibilità e lo scopo è sviluppare la propria storia per far loro capire quanto il contesto sociale abbia influito. Il terapeuta può applicare diverse strategie come la ristrutturazione cognitiva che aiuta il cliente ad affrontare in modo positivo la sua discordanza dai costrutti sociali dominanti esplorando gli stereotipi e i falsi miti riferiti all'omossessualità; lavora per incrementare l'autostima, desensibilizzare la colpa e la vergogna di avere un orientamento sessuale "diverso", aumentare la consapevolezza che il proprio valore personale non è in relazione all'orientamento sessuale, identificare i pensieri relativi a sessismo ed etero sessismo ai fini della loro messa in discussione, migliorare la capacità di autodeterminarsi e scegliere in modo autonomo e consapevole il proprio stile di vita allontanandosi da quelli proposti dalla società e/o da ideologie religiose, apprendere la gestione del proprio corpo delle emozioni e dei pensieri, ricostruire la propria identità sessuale. Conoscere se stessi per il terapeuta è un imperativo più che mai valido in questo contesto ed implica individuare e valutare le proprie risorse e vulnerabilità, riflettendo sulla propria scala di valori, i propri pregiudizi, il contatto con le proprie emozioni, le modalità abituali di comunicare perché si troverà a fronteggiare due dei maggiori tabù presenti: la sessualità e il genere.

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psicologia problemi alimentari

ifica

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Corso di formazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare oti

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FIDA Verona-il Corpo Specchio

L'associazione di Psicoterapia Il Corpo Specchio, sede veronese della Federazione Italiana Disturbi Alimentari, propone un Corso di formazione rivolto a medici, che si terrà nei mesi di aprile, maggio e giugno, per diffondere un approccio ai disturbi del comportamento alimentare multidisciplinare e integrato. Obiettivo del corso è offrire ai partecipanti elementi che possano utilizzare concretamente nella loro pratica clinica. Il progetto formativo si concentrerà sugli aspetti esperienziali di un approccio necessariamente complesso, nella convinzione che l’unione delle competenze e delle culture consenta una presa in carico più ampia sia della persona che manifesta il disturbo che di coloro che le sono vicini. A tal fine verranno utilizzati i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) come esempi di situazioni cliniche nelle quali l'approccio medico non può prescindere da quello psicologico. Il necessario inquadramento teorico costituirà lo sfondo di un percorso eminentemente clinico. Gli specialisti coinvolti cercheranno di presentare una modalità di lavoro che, superando le diagnosi meramente descrittive (DSM V), consenta di collocare e comprendere la patologia nella storia della persona, della famiglia e del più ampio contesto transgenerazionale e culturale, favorendo l'individuazione precoce dei fattori di rischio. Ai partecipanti sarà fornita l'opportunità di sperimentare direttamente questa modalità di lavoro sia

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presentando casi per loro problematici che intervenendo rispetto al lavoro dei colleghi. In particolare, argomenti del Corso saranno: • la prevenzione dei disturbi alimentari nelle relazioni precoci, nell’infanzia e nell’adolescenza • l’importanza della diagnosi precoce per evitare la cronicizzazione del disturbo • il significato del sintomo e una sua lettura transgenerazionale • il rapporto con la famiglia Il Corso, rivolto a medici di base, pediatri, nutrizionisti, psichiatri, neuropsichiatri infantili, si svolgerà in tre giornate pensate anche come moduli autonomi: • 18 aprile - I disturbi del comportamento alimentare nella pratica clinica • 16 maggio - I disturbi del comportamento alimentare nell’infanzia • 13 giugno - Il lavoro con i familiari e il lavoro in equipe In ciascun modulo è previsto un inquadramento teorico con esemplificazioni cliniche, un gruppo Balint per sperimentare in prima persona il rapporto medico-paziente e la discussione di materiale clinico. La partecipazione al Corso è gratuita, l’iscrizione obbligatoria. Il numero massimo di partecipanti è 25. È in corso l’accreditamento ECM.

Per maggiori informazioni: FIDA Verona Il Corpo Specchio Via Giardino Giusti, 4 37129 Verona T 045 8013574 verona@fidadisturbialimentari.it www.fidadisturbialimentari.it/ corpospecchio


abstract

Padri > Essere dietro le sbarre.

La genitorialità in carcere

L’attesa di una lettera, la possibilità di sentire una voce anche se per soli dieci minuti al telefono, la speranza di ricevere una visita, il sogno di tornare a casa. Questo significa essere padri dietro le sbarre: vivere ogni giorno in funzione di tutto ciò che permette di mantenere e spesso, ricostruire, un contatto con i propri affetti tenendo conto delle misure restrittive della libertà personale che coinvolgono anche la vita dei loro figli, costretti a confrontarsi con l’assenza della figura paterna talvolta fin dai primi anni di vita o in adolescenza. Dott.ssa Lucia Marchesini Psicologa psicoterapeuta

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Quali sono i linguaggi del corpo dei nostri ragazzi?

Un corpo > che urla tra

metafora e agito Esiste un collegamento tra automutilazioni e nuove consuetudini di moda: in molti ambienti sono divenuti di uso comune termini e pratiche quali il tatuaggio ed il piercing, ma molti adolescenti si avvicinano a modalità specifiche con l’intento più o meno consapevole di definire la propria identità, manifestare senso di appartenenza, volontà di trasgressione, di affermare autonomia e potenza. Parliamo di interventi sul corpo che ne modificano, in maniera permanente o transitoria, l’aspetto ma ancor di più la percezione e la rappresentazione mentale. Dott.Giampaolo Mazzara Psicoterapeuta - Direttore dello STEP di Verona

La dott.ssa Tecla Pozzan, psicoterapeuta, l’11 novembre 2014, nell’ambito del Progetto “Scuola per Genitori 2014-2015” organizzata dalla Rete di Agenzie Educative “Prospettiva Famiglia”, ha tenuto la conferenza “Quali sono i linguaggi del corpo dei nostri ragazzi?”. La relatrice ha esposto il ruolo che gli adolescenti danno al corpo come mezzo di comunicazione; essi lo violano molto spesso allo scopo di darci dei segnali, di indicarci un loro stato e di sottolineare un loro disagio o una frustrazione. Ecco allora che l’adolescente utilizza il suo corpo per dirci qualcosa. Dott. Paolo Stefano Presidente dell’Associazione Prospettiva Famiglia di Verona

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abstract

> Risk-Taking e Self-Harm Negli ultimi 2-3 anni si parla molto di autolesionismo fra i giovani. È solo una moda, è solo un rituale di gruppo e di imitazione, o c’è molto altro? Corre una profonda differenza fra i comportamenti che prevedono un’assunzione di rischio (Risk-Taking) e quelli autolesionistici (Self-Harm), ma forse appaiono più immediatamente evidenti alcuni punti in comune: l’allarme che questi agiti suscitano negli adulti, l’idea che costituiscano una richiesta d’aiuto e, al tempo stesso, una soluzione insana che l’adolescente ha trovato per affrontare la vita e le sue difficoltà. Dott.ssa Chiara Gnesi Psicologa

Così vicino > -così lontano.

Arteterapia: che cosa rappresenta l’adolescente? Nel processo artistico, grazie allo strumento, al gruppo, all’arteterapeuta, qualcosa pian piano diventa simbolo di uno stato affettivo, emozionale, corporeo: ciò implica, preliminarmente, la capacità di autorizzarsi a poter sentire, poi di riconoscere, connettere, nominare. Nel rapporto autore/immagine, sappiamo della grossa difficoltà di riemergere dal lavoro artistico nella dinamica fusione/separazione vissuta durante il processo. L’arte porta in sé un processo organizzativo, grazie al quale alcune esperienze inconsce diventano riconoscibili. Dott.ssa Giuliana Magalini Arteterapeuta

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Come favorire >l’apprendimento

nei nostri studenti, tra esperienze d’aula e lavoro? Gli studenti di un Centro di Formazione Professionale (CFP) oggi sono molto eterogenei. Molti si portano appresso la delusione di precedenti fallimenti scolastici, spesso mascherata da arroganza o finto non interesse. Altri invece sono affaticati da disturbi dell’apprendimento o mancanza di strategie di studio. Il processo di apprendimento presuppone che venga favorito un cambiamento, nel comportamento o nella percezione di sé che la persona ha. Nei CFP abbiamo la possibilità di favorire il processo di cambiamento degli allievi mettendo in relazione lo studio con la pratica, grazie a stage ben strutturati. Francesca Girelli Psicoterapeuta, psicologa scolastica Luigi Meneghello Formatore e coordinatore corsi CFP


ALOE VERA PG PURO SUCCO DI ALOE GEL

PANCIA PIATTA

PER FAVORIRE IL SOSTEGNO METABOLICO

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Verona InForma 16  

Verona InForma la rivista freepress dedicata alla salute, al benessere e alla medicina della città di Verona. NUOVA GRAFICA. Ideato e prodot...

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