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I miei primi 40 anni... Luca Nocentini si racconta

NUMERO 13 MARZO 2011

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Periodico di informazione locale economico culturale edito da Valtiberina Edizioni srl Iscrizione Registro Stampa n.3/08 Autorizzazione Tribunale di Arezzo del 13.02.2008 Iscrizione Roc n.17245 ISSN 2035-2832


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1861-2011

150 anni dell’Unità Italiana

Il primo periodico di informazione locale economico culturale MONTERCHI INFORMA

Informa Edizione Monterchi iscrizione registro stampa n. 3 – 08 autorizzazione del Tribunale di Arezzo del 13-022008. Iscritta all’autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) al n. 17245

anno IV – numero 13 marzo 2011 Edito da STUDIO INOLTRE direttore responsabile Cinzia SCATRAGLI direttore editoriale Cinzia SCATRAGLI responsabile redazione Manuela PULETTI hanno collaborato Manuela PULETTI Lara CHIARINI Manuela DI CRESCENZO Catia BIGI Luca Giovanni LAZZERONI Laura MARINI Matteo ROMANELLI Luca NOCENTINI Silvia GRAZI Elisa NOCENTINI Classe 2 C Scuola Media Monterchi progetto grafico copertina Studio Inoltre Monterchi & Niccolò Lazzerini impaginazione, grafica e stampa Industria Grafica Valdarnese San Giovanni Valdarno pubblicità STUDIO INOLTRE Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 www.valtiberinainforma.it press@valtiberinainforma.it foto di copertina Ricardo MÉNDEZ PASTRANA

Redazione Monterchi Informa Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 Quotidiano on.line: www.monterchiinforma.it info@monterchiinforma.it Manoscritti, dattiloscritti, foto non si restituiscono. L’editore non si assume come propria l’opinione di quanti collaborando con MONTERCHI INFORMA esprimono liberamente giudizi ed affermazioni con scritti e servizi a loro firma. La collaborazione non richiesta formalmente per iscritto non sarà retribuita. Le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito per diffusione culturale economica. E’ vietata la riproduzione totale o parziale dei testi, disegni, foto riprodotte su questo numero del giornale senza autorizzazione. © Monterchi Informa – Tutti i diritti riservati

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del 13.02.2008

NUMERO 13 MARZO 2011 Iscrizione

Roc n.172

45 ISSN 2035-

2832

Nasce il progetto Valtiberina Informa, anzi direi cresce con nuovi sistemi di comunicazione multimediale e, sempre più ampia la realizzazione di periodici di informazione locale. Edizioni di Monterchi, Anghiari, Sansepolcro, Sestino ed entro l’anno Citerna, ogni paese con la propria rivista e un portale specifico! Per ogni realtà del territorio un periodico a valenza bimestrale composto da 48 pagine, di cui 16 di approfondimento generale. Nuclei familiari, aziende, negozi e uffici avranno la possibilità di ricevere uno strumento dalle caratteristiche irripetibili, in modo del tutto gratuito, grazie alla distribuzione postale. Non solo, troverete anche degli espositori ubicati in alcuni punti importanti della Valtiberina, dove ritirare sempre gratuitamente il giornale del paese che più vi interessa. Quattro adesso i portali specifici, uno per ogni paese: www.monterchiinforma.it – www.anghiariinforma.it – www.sansepolcroinforma.it ed entro l’anno www.citernainforma.it a breve graficamente e tecnologicamente rinnovati i portali di Monterchi ed Anghiari, new entry per gli altri. Nuovo lo spazio interessantissimo ed innovativo che troverete all’interno dei singoli quotidiani online con gli spot-video promozionali e videoclip rivolti in particolar modo alle aziende o a chi voglia pubblicizzare un evento. E dal 14 marzo online anche Valtiberina Informa www.valtiberinainforma. it dove troverete la novità del TG in WEB, ogni lunedì un appuntamento settimanale. TG registrato direttamente dagli studi della nostra redazione con servizi esterni di approfondimento. Nella pagina di apertura oltre ai link dei portali specifici dei paesi stessi, che evidenzieranno l’ultima notizia inserita, tanti i settori tematici e di utilità. Tutto questo non è certo per vincere un primato, ma per portare avanti un progetto in cui io personalmente credo e ho sempre creduto fin dalla nascita nel 2008 di Monterchi Informa, ma che soprattutto è condiviso con lo staff sempre più numeroso che ruota attorno alla redazione... Un impegno notevole e un grande staff quindi per raccontarvi la Valtiberina di tutti i giorni... Cinzia Scatragli Direttore responsabile s.cinzia@valtiberinainforma.it

Per tutti gli aggiornamenti quotidiani, reportage fotografici e video visita i quotidiani online www.monterchiinforma.it e www.valtiberinainforma.it


Il primo periodico di informazione locale economico culturale

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NOTIZIE DAL COMUNE

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Con lo sguardo al futuro

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Pierluigi Finocchi e’ il nuovo segretario comunale

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Dalla Regione in arrivo contributi per il recupero del patrimonio edilizio esistente

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Mensa e trasporti, in Valtiberina Monterchi è il comune più economico

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Renata Cardinali ha vinto il concorso da vigile urbano

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Per il F.A.I. Monterchi è una delle cento meraviglie d’Italia 10 Aumento dell’imposta tarsu, era gia’ stabilito nel bilancio 2010 10 Paesi a Teatro 11 SCUOLA Scuola: tanti nuovi progetti bollono in pentola 12 Progetti Scuola Primaria Monterchi A.S. 2010-11 13 STORIA CULTURA E TRADIZIONI Monterchi e le sue origini 14 Il diavolo della piana monterchiese 16 CITERNA EVENTI

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Torna l’undicesima edizione de “IL TORRIONE” 17 PERSONAGGI I miei primi 40 anni… Luca Nocentini si racconta 18 STORIA La chiesa di san Michele Arcangelo 20 ATTUALITÀ Monterchi: paese di beccacce e beccacciai 22 EVENTI La festa dei Nonni: un’occasione per ricordare 25 ASSOCIAZIONI Resoconto Presepe Vivente a Le Ville - Monterchi 26

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RICORRENZE 30

SOMMARIO

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Notizie dal Comune di manuela pULeTTI

con lo sguarDo al Futuro Il sindaco Boncompagni ripercorre il 2010 e ci anticipa qualche novità

Da poco è cominciato il nuovo anno ed è tempo di bilanci. Guardandosi alle spalle, il sindaco di Monterchi Massimo Boncompagni è comunque soddisfatto di come la sua giunta ha lavorato in questa seconda legislatura. “Si può sempre fare di più – ha commentato il primo cittadino monterchiese confermando il suo essere così schivo ed esigente – però da quando siamo stati rieletti abbiamo messo molta carne al fuoco e altrettanti progetti sono stati portati a termine, mi riferisco ai recenti atti con i quali abbiamo impegnato i fondi per i lavori relativi al miglioramento sismico, all’adeguamento alle norme di sicurezza e all’ abbattimento delle barriere architettoniche della scuola del capoluogo, per una spesa complessiva di oltre 700 mila euro, inoltre abbiamo appaltato i lavori per il completamento di piazzale San Rocco, allargato il mercato settimanale, impegnato altri 150 mila euro per l’apertura del museo delle bilance da anni in stand by, senza tralasciare l’importante progetto per la riqualificazione energetica, sempre del plesso

Il prossimo importante intervento sarà la messa in sicurezza del plesso scolastico del capoluogo scolastico, per un importo di circa 500 mila euro, l’avvio del procedimento per la messa in sicurezza idraulica del paese ed il finanziamento del progetto per la riqualificazione del parco del “Parco delle Rimembranze” per altri 150 mila Euro, questo per ciò che concerne gli ultimi investimenti”. Monterchi non ha mai potuto competere alla pari con realtà limitrofi accattivanti ed interessanti come Anghiari o Sansepolcro certo è che se paragonato ai comuni con le sue stesse dimensioni e con gli stessi obiettivi quanto meno regge il confronto. Di cose ce ne sono ancora tante da fare, qualche piccolo neo rimane e qualche scheletro nell’armadio i monterchiesi ancora lo vedono. Sul tavolo degli imputati non tanto gli investimenti fatti dalla macchina amministrativa quanto la necessità di maggiore comunicazione con i cittadini e la necessità di una maggiore attenzione verso il turismo e lo sviluppo del territorio, “anche se – come afferma Boncompagni - una fase interessante è già stata avviata con il la realizzazione del museo delle bilance. In questo periodo di seconda legislatura abbiamo confermato le manifestazioni degli anni passati come il Monterchi Festival che ha portato in Valcerfone artisti di fama internazionale, sono state allestite mostre di pittura ed eseguiti concorsi estemporanei nel centro storico. Inoltre abbiamo deciso di predisporre con la Regione e Soprintendenza, una mostra interamente dedicata agli scavi di Catiglianello, favorendo così un percorso museale ben più ampio che parte dalla Madonna del Parto e termina a Palazzo Massi. Anche il settore sociale – conclude il primo cittadino - ha ricevuto una bella svolta grazie anche all’impegno dei giovani assessori che hanno proposto idee innovative, convegni interessanti e quant’altro”.

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pierluigi Finocchi e’ il nuoVo

segretario coMunale sarà in Valcerfone una volta a settimana

Cambio di guardia all’interno della macchina comunale monterchiese: dallo scorso sabato infatti, a sedere nell’ufficio del segretario comunale c’è Pier Luigi Finocchi. Il nuovo funzionario subentra a Sergio Innocenti, dallo scorso ottobre in pensione e sostituito, negli ultimi mesi dell’anno, da Massimo Redenti. Finocchi è assai conosciuto nella rete amministrativa della Valtiberina, questo perché è il segretario comunale di Sansepolcro e a Monterchi soggiornerà solo una volta a settimana, nello specifico il sabato. Questa convenzione con il comune biturgense era stata annunciata dal sindaco Boncompagni durante il consiglio comunale di dicembre, ed è la conseguenza di numerosi tagli finanziari ai quali la Valcerfone sarà sottoposta nel 2011. Questo “sub affitto” del funzionario comunale non è tuttavia una novità. Lo stesso Sergio Innocenti, infatti dal 2007, fino allo scorso settembre, ha fatto spola tra Subbiano e Monterchi, lavorando in Valcerfone due volte a settimana. Dopo Elio Abram responsabile dell’area demografica e Raffaello Fedeli responsabile dell’ufficio cultura, con il pensionamento di Innocenti, Monterchi rinuncia ad un altro pilastro della macchina comunale. Erano gli anni ’80 quando l’ex segretario cominciò a lavorare tra le mura di Piazza Umberto I forte della sua laurea in economia e commercio: molte le delibere passate tra le sue mani, altrettante le verbalizzazioni dei consigli comunali più accesi. Un’era è oramai terminata, i pilastri sono oramai stati sostituiti da altrettanti validi collaboratori: in Piazza Umberto I le novità incalzano.


Notizie dal Comune di Manuela PULETTI

Dalla Regione in arrivo contributi per il recupero del patrimonio edilizio esistente

Anche il comune di Monterchi è stato inserito nella graduatoria regionale è ufficiale, in arrivo per i comuni montani o di piccole dimensioni demografiche, un interessante contributo per i piani di recupero del patrimonio edilizio esistente: a comunicarlo l’assessore regionale Mattei. La commissione Mobilità e infrastrutture ha, dunque, dato il suo via libera allo stanziamento di 294 mila euro per la redazione e l’attuazione dei piani di recupero del patrimonio edilizio esistente. Nello specifico si tratta di contributi annuali che, in base alle richieste e ai criteri di priorità previsti, andranno per il 2010 a 18 Comuni delle province di Arezzo, Grosseto, Lucca, Massa, Siena, e precisamente: Castiglion Fibocchi, Castiglion Fiorentino, Laterina, Monterchi, Montemignaio, Ortignano Raggiolo, Poppi, Subbiano (Ar); Seggiano (Gr); Vergemoli (Lu); Aulla, Bagnone, Comano, Licciana Nardi, Podenzana, Pontremoli, Tresana (Ms); Radda (Si). Per ciascuno, un contributo di 14.000

Mensa e trasporti, in Valtiberina Monterchi è il comune più economico L’inchiesta è basata su dati standard senza tenere in considerazione eventuali riduzioni

Mensa, trasporti scolastici, libri di testo, strumenti didattici, ma quanto pesa la scuola sul menage familiare? Il nostro giornale ha voluto fare un’inchiesta tra i comuni della Valtiberina e scoprire così quali sono i paesi in cui il pranzo e il pulmino sono meno costosi. Prima di analizzare ogni singolo territorio è opportuna fare una precisazione: i dati presi in analisi sono generici, ossia non sono state prese in considerazione eventuali riduzioni o agevolazioni varie. Dall’indagine emerge il primato di Monterchi dove, calcolato su 200 giorni scolastici effettivi, la spesa media della famiglie ruota intorno ai 737 euro. Un buono mensa costa appena 2 euro e 85centesimi così come a Caprese Michelangelo, ma il fiore all’occhiello della Valcerfone sembrano essere i trasporti la cui quota è inferiore a tutti gli altri comuni della Valtiberina: si parla di 167 euro annuali. Segue, di poco, la patria di Michelangelo Buonarroti dove le famiglie spendono 740 euro all’anno per i buoni mensa e per il classico pulmino giallo. Questo se la scuola viene frequentata da un solo figlio, nel caso in cui si parla di almeno due alunni, il comune ha previsto delle sensibili riduzioni sui trasporti. Fanalino di coda in questa singolare classifica è Sansepolcro dove, escluse tutte le riduzioni dovute al reddito familiare, un buono pasto costa ben 4 euro, il 30% in più rispetto a Monterchi o Caprese( sempre con le dovute proporzioni). Anche i scuola bus sono i più costosi della Valtiberina, ogni anno i biturgensi sborsano 187 euro se hanno figli che frequentano le scuole elementari e medie, 209 se invece hanno bambini che vanno all’asilo poiché la chiusura si protrae sino al 30 Giugno. In questa classifica salta all’occhio anche Badia Tedalda dove i buoni mensa sono i più costosi dell’intera valtiberina, fatta eccezione per Sansepolcro, i questo caso si arriva a sfiorare i 3 euro e 70 nelle scuole medie ed elementari. Essendo però un territorio molto vasto, nell’ambito dei trasporti il comune ha previsto delle tariffe agevolate per chi abita nel capoluogo diverse da chi abita nelle frazioni, nel primo caso si parla di 115 euro al mese, nel secondo di 200 fatta eccezione per le scuole materne dove i costi salgono ancora. Sfiorati i mille euro anche ad Anghiari dove le famiglie arrivano a pagare circa 950 euro all’anno per mandare i propri figli alla scuola materna, 916 per le elementari e medie. Pieve Santo Stefano, invece, si posiziona al quarto posto tra comuni più costosi in vallata: nella terra dei Diari un buono mensa costa 3,50 e il pulmino 180 o 190, per una spesa complessiva di 880 euro. A 860 euro invece, si trova il comune di Sestino, il quale oltre ad un buono mensa standard, che si aggira intono alle 3,50 ha delle importanti riduzioni, circa il 40% sui trasporti nel caso in cui ci siano più figli ad utilizzare lo stesso mezzo.

euro, o 20.000 euro se superano l’indice previsto nella graduatoria generale del disagio dei comuni montani e dei comuni di minore dimensione demografica. “Rispetto a qualche anno fa, la società è cambiata in modo radicale: la fascia a reddito medio-basso della popolazione si è allargata, sono sempre di più i giovani con lavoro precario che non possono accedere ai mutui – ha affermato Mattei -. Le politiche abitative devono cogliere i cambiamenti”. E’ per questo che la legge, che risale al ’96, sarà rivista, dando priorità, anche con provvedimenti-stralcio, agli interventi più urgenti. Un percorso che la commissione ha chiesto di condividere con l’assessorato, attraverso una serie di incontri tematici sulle singole misure”. Quanto alle politiche in atto, l’assessore ha affermato che le risorse attualmente disponibili ammontano a 292 milioni di euro e ha citato, fra le azioni messe in campo e programmate, l’acquisto e il recupero di strutture edilizie in zone disagiate, il piano casa, un piano di interventi di interesse regionale da 100 milioni, il piano di riqualificazione degli alloggi, il sostegno agli affitti. Tra le misure urgenti da mettere in cantiere fin da subito, la revisione delle tabelle per le graduatorie e i criteri di accesso all’edilizia residenziale pubblica.

RENATA CARDINALI

HA VINTO IL CONCORSO

DA VIGILE URBANO La biturgense è stata per anni, vigilessa a tempo determinato, ora ha un contratto senza scadenze a fianco di Giorgio Pozzuoli lo storico vigile urbano della Valcerfone

*si ringraziano tutti gli impiegati comunali che hanno collaborato con noi fornendoci i dati necessari per la riuscita dell’inchiesta

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Notizie dal Comune di manuela pULeTTI

per il F.a.i. Monterchi è una Delle cento MeraViglie D’italia

Il libro è curato da Lucia Borromeo Dina ed edito da Rizzoli

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e sue mura arroccate, i suoi vicoli suggestivi, gli scorci di panorama sulle vallate della Valtiberina, ma soprattutto la celeberrima Madonna del Parto, sono questi gli elementi fondamentali che hanno permesso al Fondo Ambientale Italiano di inserire Monterchi tra le meraviglie da visitare. L’elenco di tutti “ I cento luoghi incantati da vedere nella vita”, questo il titolo dell’opera, sono racchiusi nel libro curato da Lucia Borromeo Dina ed edito da Rizzoli. Cento località, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, passando per l’Umbria e il Lazio, cento paesi da non perdere per la loro peculiarità, per la loro storia, per la loro cultura e tradizione, una sequenza spettacolare di gioielli del patrimonio, in gran parte poco noti, tutti scelti tra le cittadine e i borghi medievali così da avvicinare sempre più gli italiani alla bellezza del Bel Paese e sottolineare ancora una volta le grandi esigenze di tutela di questo ineguagliabile patrimonio d’arte e di storia. Conoscere e innamorarsi dei posti anche per imparare a proteggerli, e’ questa la battaglia condotta dal Fai, che ormai conta più di cento delegazioni sparse sul territorio ed ha acquisito, restaurato e restituito al pubblico decine di capolavori, ultima in ordine di tempo la

Fontana delle 99 cannelle all’Aquila, profondamente danneggiata dal terremoto che ha squassato l’Abruzzo. In un quadro così ricco di tradizione e cultura ecco che viene inserita a anche la Valcerfone, spesso bistrattata e poco valorizzata: con la sua storia, con i miti e le leggende che la contraddistinguono, con il suo più grande gioiello quale la Madonna del Parto viene così definita “...e poi tra tutte meraviglie che da sole valgono un viaggio e ne garantiscono l’innamoramento c’è Monterchi con il suo famoso affresco di Piero della Francesca”. Nell’opera vengono fatte anche delle meritate lodi all’inquietante austerità di Forte Bard, un comune tra i più suggestivi e meglio conservati della Valle d’Aosta, al fascinoso Castello della Manta, seduto sulle colline di Saluzzo, nel cuneese, con i dipinti delle sue sale che evocano l’eleganza della corte tardo medievale. Tra i gioielli della Lombardia c’e’ il Monastero di Torba e poi ancora la Villa dei Vescovi, a Luvigliano di Torreglia nel Veneto e ancora giù a scendere per il Lazio e la Sicilia. Il Volume si trova nelle librerie già da Natale perché, come dice l’autrice, “nella vita non e’ mai troppo tardi per innamorarsi e l’Italia e’ l’oggetto che più di qualunque altro ha bisogno del nostro amore’’.

auMento Dell’iMposta tarsu, era gia’ stabilito nel bilancio 2010 In esclusiva per Monterchiinforma parla il primo cittadino Boncompagni

Nel mese di dicembre 2010 la Giunta Comunale, con deliberazione n. 64 del 11/12/2010, ha confermato tutte le tariffe, aliquote d’imposta e detrazioni per l’anno 2011. Nonostante le problematiche emerse ed il necessario rispetto preciso delle leggi in materia, è stata rispettata la volontà politica di non aumentare le tasse per l’anno in corso a carico dei cittadini. Gli avvisi di pagamento pervenuti agli utenti ad inizio anno si riferiscono alle somme dovute per la TARSU anno 2010, tariffe che comprendono l’aumento approvato con il bilancio 2010, pari a circa il 16% sulle tariffe vigenti dal 2006. Le singole tariffe TARSU non cambieranno per l’anno 2011. Le tariffe applicate dal comune di Monterchi risultano, tuttavia le più basse in confronto a quelle dei comuni limitrofi: CaTeGOrIa

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DeSCrIZIOne

Abitazioni Private Produzione e Commercio Pubblici Esercizi

San GIUSTInO (€/mq)

SanSepOLCrO (€/mq)

anGHIarI (€/mq)

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1,45 * 1,99 * 6,99 *

1,76 3,71 7,37

1,63 2,89 4,04

1,38 2,20 3,50

“Tale obiettivo raggiunto – spiega Boncompagni - è particolarmente importante se si tiene conto dei seguenti elementi negativi che si è dovuto fronteggiare come aumento dei costi per il conferimento al termovalorizzatore, costi raddoppiati negli ultimi sei anni, da 57 €/t alle attuali 115 €/t. ed aumento dei RSU passati dalle 807 t/anno del 2004 alle 1.221 t/anno del 2009. La gestione attuale sarà, tuttavia, oggetto di modifiche con particolare attenzione alla raccolta differenziata del vetro e della carta nel centro storico e del vetro presso i pubblici esercizi. Per ultimo, e non meno importante, è necessario ricordare – conclude Boncompagni - che nell’agosto del 2010 è stata pubblicato il bando di gara per l’affidamento del servizio pubblico di gestione integrata dei rifiuti urbani di Ambito per i Comuni delle Province di Arezzo, Siena e Grosseto. Dopo l’individuazione del gestore unico, prevista entro la fine del 2011, il comune di Monterchi, unitamente agli oltre 100 comuni che obbligatoriamente fanno parte dell’ambito Sud, non potranno più svolgere il servizio di raccolta dei RSU ”. per approfondimenti e comunicati vari degli argomenti comunali trattati e pubblicati visita l’online del quotidiano www.monterchiinforma.it

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Notizie dal Comune

paesi a teatro Prossimo appuntamento culturale a Monterchi è l’inizio della settima stagione di Paesi a Teatro, la rassegna di teatro popolare organizzata insieme da Comune e Pro-Loco. Anche quest’anno parteciperanno le compagnie di Monterchi, Sansepolcro, Selci Lama e Apecchio, con la presenza inedita di Cortona e Pitigliano, nuovi “paesi a teatro”.

I loro lavori in vernacolo toscano, umbro e marchigiano sono un evidente segnale della vivacità culturale di questa nostra terra, forse un po’ lontana dai grandi centri di promozione culturale, tuttavia consapevole delle proprie radici, e per questo sicuramente capace di osservare la realtà con distacco e ironia.

di maria Cristina pOLCrI

assessore alla Cultura del Comune di monterchi

Paesi a Teatro, nata nel 2005 come manifestazione dedicata a un genere, quello del Teatro Popolare, ingiustamente considerato minore, ha nel tempo acquisito un ruolo sempre più significativo, non solo tra gli amanti del genere, come testimoniano gli spettatori sempre numerosi, ma anche tra le varie compagnie che la ritengono una delle poche opportunità che la Valtiberina offre loro per esprimersi. E’ importante sottolineare quanto questa Amministrazione, malgrado le sempre maggiori difficoltà in cui versano i nostri Comuni, abbia creduto, e continui a credere, nella Cultura, non solo quella “alta” cui, doverosamente, la presenza della Madonna del Parto ci invita, ma anche quella più “popolare”, non meno importante, perché sicuramente fedele espressione del nostro sentire comune. Con “Paesi a Teatro” comincia dunque la nostra programmazione di eventi culturali, che proseguirà nella nuova stagione e fino alla fine dell’estate con il Monterchi Festival, anche quest’anno in grado di proporre un cartellone ricco di concerti, mostre e interessanti momenti di approfondimento culturale. Il pubblico, proveniente non solo dalla Valtiberina, sembra apprezzare queste nostre proposte, perché sia a teatro, per gli spettacoli di teatro popolare, che nel giardino del Museo o in Piazza, per gli eventi del Monterchi Festival, abbiamo registrato un costante aumento di presenze, spesso di affezionati spettatori desiderosi di riscoprire ogni anno il nostro paese come spazio aperto in cui emozionarsi ancora. 11


Scuola

scuola: tanti nuoVi progetti bollono in pentola

2a C Scuola media monterchi

Dalla grammatica alla matematica ce n’è per tutti i gusti

Solitamente gli studenti vedono la grammatica sempre più noiosa e difficile, a volte la ritengono anche inutile perché non ne capiscono l’utilità. Ugualmente la matematica è per molti studenti qualcosa di noioso e pesante, è per questo che nella scuola secondaria di primo grado, a Monterchi, per i ragazzi sono stati attivati interessanti progetti didattici che vogliono offrire un nuovo approccio allo studio, un approccio diciamo più “leggero”. In questo anno scolastico gli studenti della scuola secondaria di primo grado di Monterchi hanno avviato insieme ai loro professori dei progetti importanti, come quello di grammatica che integra l’insegnamento tradizionale con un gioco didattico e tramite l’uso di power point con il quale gli studenti possono proporre una sintesi ragionata degli argomenti che studiano a scuola. Ugualmente per la matematica è stato avviato il progetto legato ai giochi aritmetici, dove i ragazzi aderiscono facoltativamente e in questa competizione vince chi consegna il quesito con meno errori e in meno tempo. Così anche per l’inglese partirà l’iniziativa di integrazione formativa legata agli incontri con la lettrice di inglese. Allo stesso tempo anche i professori di Musica, di Educazione motoria e di Arte hanno integrato le loro attività tradizionali con progetti volti ad arricchire l’offerta formativa della scuola secondaria di primo grado. In particolare nella corsa campestre la professoressa di educazione fisica sceglie i ragazzi e le ragazze più veloci e resistenti che poi dovranno percorrere o 700 metri o 1000 metri. A questa competizione partecipano anche studenti di altre scuole come Sansepolcro e Pieve Santo Stefano. Tutti questi progetti sono pubblicati nel sito della nostra scuola all’indirizzo www.icanghiari.it, dove chiunque può prendere visione dell’organizzazione della nostra scuola.

Vai nei quotidiani online di www.monterchiinforma.it e www.anghiariinforma.it e potrai entrare nelle pagine dedicate alla scuola del tuo paese. Con un semplice click Progetto grafico del banner elaborato dagli studenti della classe 2C Scuola Media di Monterchi.

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Scuola

progetti scuola priMaria

Monterchi a.s. 2010-11

Anche quest’anno la scuola primaria di Monterchi, integra la sua offerta formativa con progetti didattici volti a completare il percorso di crescita psico-fisica dei suoi studenti. Nello specifico quest’anno verrà proposto il PROGETTO BOCCE che si svolge in collaborazione con la FIB e vi partecipano le classi III – IV – V . Accolto con molto entusiasmo dagli alunni, mira all’acquisizione di un consapevole senso della coordinazione e del rispetto delle regole. Assieme a questo la scuola propone il PROGETTO M.E.G. (Meeting the English Guest) rivolto alle classi IV e V , dove i genitori madrelingua inglesi interverranno in classe su aspetti familiari della civiltà anglosassone e neozelandese, proponendo anche la realizzazione di semplici project work. Il PROGETTO decennale SPORTGIOCANDO sponsorizzato da MPI, CONI con la partecipazione della Provincia e degli Enti locali coinvolge le classi I e II della scuola primaria. Gli obiettivi principali sono il coinvolgimento del bambino a livello psicomotorio e l’apprendimento di regole attraverso l’attività ludica per il vivere comune. Il PROGETTO SCACCHI è presente da alcuni anni nella proposta formativa della scuola primaria di Monterchi è rivolto alle classi III – IV – e V . accolto con entusiasmo da alunni e genitori si avvale della collaborazione del prof Daniel Sevales storico collaboratore della scuola. In seguito al successo ottenuto, alcuni alunni hanno partecipato anche a tornei rivolti ad adulti. Infine la scuola intende arricchire lo studio dei linguaggi musicali attraverso il PROGETTO MUSICA che coinvolge tutte le classi della scuola primaria del plesso e gli insegnamenti si differenziano in base all’età. Dai giochi ritmati attraverso filastrocche. Piccole recite e canti si giunge allo studio di uno strumento musicale. Gli alunni hanno così l’opportunità di percorrere un pezzetto di mondo musicale.

Genitore, studente vuoi avere un filo diretto con la scuola, conoscere i progetti inseriti nel piano formativo, consultare il regolamento d’Istituto e il regolamento di disciplina. Visionare il patto educativo di corresponsabilità...e quant’altro!! Vuoi essere sempre informato e aggiornato su tutto quello che ruota attorno al mondo scolastico!! Da adesso puoi... Vai nei quotidiani online di www.monterchiinforma.it e www.anghiariinforma.it e potrai entrare nelle pagine dedicate alla scuola del tuo paese. Con un semplice click Progetto grafico del banner elaborato dagli studenti della classe 2C Scuola Media di Monterchi.

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MONTERCHI E LE SUE ORIGINI

Continua il viaggio alla scoperta del nostro paese

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ello scorso numero abbiamo cercato di diradare la nebbia che avvolgeva le origini del nostro Monterchi tracciando una linea su quello che poteva essere la sua fondazione, di seguito cominciamo invece ad analizzare le vicissitudini storiche che contraddistinguono la storia della Valcerfone. È pressoché certo che Monterchi esistesse già nel 476 d.C., quando Odoacre depose a Ravenna l’ultimo imperatore romano d’Occidente Romolo Augustolo, sancendo così anche ufficialmente la fine di un’istituzione che nei fatti non esisteva più da quasi un secolo. Tuttavia non c’è nessun documento scritto che lo attesti. Anzi, questa condizione di anonimato perdura per tutto il primo millennio. Nonostante ciò, almeno per sommi capi, è possibile delineare le vicissitudini più importanti che il nostro paese dovette sopportare fino all’anno Mille. Nel 493 Odoacre fu sconfitto ed ucciso in battaglia dall’esercito ostrogoto, che occupò l’Italia formalmente su mandato dell’imperatore d’Oriente Zenone. In realtà i Goti instaurarono un loro regno indipendente sotto la guida di Teodorico. Uomo colto, nei primi anni di governo improntò la sua azione politica ad una convivenza pacifica tra germani e latini, dando relativa stabilità ad un’Italia martoriata da secoli di conflitti. È in questo contesto che Monterchi vive un periodo di relativa prosperità, grazie soprattutto al fiorire della pieve di S. Antimo, che in questi anni conobbe il suo massimo splendore. La sua area di influenza era piuttosto ampia, estendendosi ben oltre la Valle del Cerfone, da Scandolaia a Celle, da Pantaneto a Ranzola, da Fighille a Pianezze. La pieve apparteneva in questo periodo alla giurisdizione della Diocesi di Arezzo, che all’epoca godeva di grande prestigio e reputazione. La Chiesa infatti era stata l’unica istituzione ad aver mantenuto, nei secoli di decadenza dell’Impero Romano, una certa autorità ed era stata l’unico punto di riferimento per le popolazioni nei difficili momenti delle scorribande barbariche, assurgendo al ruolo di sola garanzia della continuità della vita civile e della difesa della tradizione latina. Arezzo e tutta la zona circostante godevano anche di una posizione geografica strategica: di qui passava la via Cassia, che conduceva fino a Roma e questo era uno snodo cruciale nell’attraversamento via terra dell’Italia centrale, dal Tirreno all’Adriatico. Proprio lungo un segmento di questo percorso, la strada Arretium – Tifernum, sorgeva la pieve di S. Antimo. Ed è probabile che attorno ad essa sorgesse anche un villaggio di origine romana, il vicus S. Antimi, del quale tuttavia non restano tracce archeologiche. Gli ultimi anni del regno di Teodorico furono segnati da tensioni crescenti tra le due etnie che convivevano in Italia e da contrasti sempre più forti con la Chiesa per questioni dottrinali (gli ostrogoti erano ariani). Alla sua morte nel 526 salì al trono la figlia Amalasunta, che però sarà uccisa pochi anni dopo. Questo episodio fu il pretesto con cui, l’imperatore bizantino Giustiniano, nel 535 dette inizio alla guerra gotica, con l’ambizioso scopo di riconquistare i territori occidentali dell’Impero. Godendo dell’appoggio della Chiesa e di quello che restava dell’aristocrazia romana, il generale Belisario riuscì velocemente a riconquistare Roma, Ravenna e tutto il Sud Italia, ma trovò un’inaspettata resistenza degli ostrogoti nel resto della peni-

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di Matteo ROMANELLI

sola, sotto il comando del re Totila, le cui truppe, nel 540, secondo quanto riporta Taglieschi, attraversarono la Valtiberina. Totila seppe attirare a sé le simpatie dei contadini tramite una politica fortemente antilatifondista, consistente in espropriazioni massicce ed affrancamento dei coloni. Tuttavia fu sconfitto nel 552 a Gualdo Tadino (a dimostrazione che la Valtiberina fu uno dei principali teatri di battaglia) e poi, definitivamente, nel 553 sui Monti Lattari, presso Napoli. L’Italia così dopo quasi un secolo era di nuovo parte dell’impero ma il prezzo fu carissimo: devastazioni, saccheggi, eccidi, carestie e pestilenze afflissero una popolazione già fortemente provata. Anche i monterchiesi dovettero patire questa situazione. Come riporta A. Tafi, infatti, “per 18 anni l’Italia e la Toscana furono percorse da eserciti goti e bizantini […] Molte città e villaggi sparvero (sic) per sempre o si ridussero ai minimi termini. La popolazione calò paurosamente: a meno di un terzo di quanto si calcola ne avesse l’Italia nel I secolo d.C.: a circa 3 milioni di abitanti […] Non pare che ad Arezzo toccassero rappresaglie e distruzioni: almeno Procopio non ne parla; ma i territori adiacenti a quello aretino, come quelli di Chiusi e della Val Tiberina ne ebbero a soffrire enormemente” (A. Tafi, La Chiesa Aretina dalle origini al 1032, Arezzo 1972). Con l’emissione della Prammatica Sanzione, l’Italia fu ridotta a provincia bizantina sotto il comando dell’esarca di Ravenna. La dominazione bizantina fu molto dura, soprattutto in termini di vessazione fiscale. Ma la vittoria di Giustiniano si rivelò effimera. Nella Pannonia (l’odierna Ungheria) viveva in quegli anni un popolo germanico di origine probabilmente scandinava: i Longobardi. Essi, legati con un foedus di alleanza a Bisanzio, avevano combattuto come mercenari nelle fila dell’esercito di Belisario durante la guerra gotica. In tale occasione avevano potuto conoscere la ricchezza di risorse della penisola italiana. Per questo nel 568, sfruttando l’instabilità creata dalla conquista bizantina, decisero di partire alla volta dell’Italia, guidati da Alboino. Tutto il popolo, uomini, donne, anziani e bambini si incolonnò in marcia in una vera e propria Völkerwanderung, una migrazione di massa di un’intera comunità. Già nel 572 l’intero nord Italia, comprese Milano e Pavia, che diverrà la futura capitale longobarda, furono occupate. Nel 575 giunsero in Toscana. Arezzo fu occupata nel 590. Dopo un periodo di consolidamento delle posizioni, l’espansione longobarda riprese con l’insediamento a re di Rotari nel 636. Scrive G. Franceschini: “Tra il terzo ed il quarto decennio del sec. VII, in quella ripresa offensiva che segnò l’avvento del regno di Rotari, i Longobardi scendendo dai monti raggiunsero la valle del Tevere e si attestarono a Montedoglio ed Anghiari, mentre le difese della collina dello Scopetone crollarono sotto la pressione nemica, e gli avamposti longobardi, occupata la valle del Cerdone, si attestarono a Monterchi, a Citerna e alle Celle di Sovara, arrestandosi a lungo sulla sponda destra del fiume”. (G. Franceschini, Stoppedarca ed altre note di erudizione e di Storia aretina, Arezzo 1968). La Valtiberina per lungo tempo divenne quindi terra di confine tra Longobardi e Bizantini. Una chiara testimonianza di questa divisione politica è rimasta nell’intitolazione delle chiese. Infatti a S. Michele Arcangelo, patrono dei Longobardi, e a S. Apollinare, patrono


Storia Cultura e Tradizioni dei Bizantini, sono dedicati un gran numero di sacri edifici. Solo per restare nell’ambito della pieve di S. Antimo ricordiamo le chiese di S. Michele a Citerna, Fighille, Padonchia, Lippiano e Pianezze e quelle di S. Apollinare alla Villa del Poggio, a Monte Agutello e a Ciano (queste due non più esistenti). Il numero aumenta se consideriamo anche l’area biturgense. I due eserciti, attestati sulle colline lungo le due sponde del Tevere, davano luogo ad un’estenuante guerra di posizione, contraddistinta da razzie e saccheggi nelle campagne. Fu in questi anni che molti villaggi rurali, come quello che sorgeva attorno alla Pieve di S. Antimo, si spopolarono, con gli abitanti ritirati nei più sicuri borghi fortificati di Monterchi e Citerna. Ciò dette inizio ad un periodo di decadenza dell’antica pieve paleocristiana che tuttavia, a testimonianza della sua importanza, conservò intatte tutte le sue prerogative, a differenza di molti altri casi in cui con lo spostamento della popolazione veniva eretta anche una nuova chiesa. Fu sempre in questo periodo che il plebanato passò sotto la Diocesi di Città di Castello. Come riferisce G. Franceschini “[…] e soltanto al tempo della secolare lotta tra Longobardi e Bizantini si giunse a quella manomissione di confini che rese tanto strana la configurazione delle due diocesi di Arezzo e di Città di Castello da queste parti” (G. Franceschini, La Pieve di Sovara, Sansepolcro 1975). Questa situazione condizionerà molti degli eventi della storia di Monterchi, soprattutto nel Basso Medioevo, quindi è da tenere a mente. Anche tralasciando la guerra, la vita sotto la dominazione longobarda non deve essere stata semplice per i monterchiesi dell’epoca. Infatti i Longobardi si comportarono da veri e propri conquistatori, confiscando le terre e riducendo gli indigeni ad una condizione di mezzadri. A questo si aggiungeva l’instabilità politica del regno, in cui l’autorità centrale era talmente debole da rendere i duchi, capi militari locali, una sorta di principi autonomi, che esercitavano quindi il potere in maniera del tutto arbitraria. Inoltre, sorsero delle diatribe anche con la Chiesa (i longobardi dapprima erano pagani, poi furono convertiti dalla regina Teodolinda, ma aderirono all’eresia ariana). Per questo, quando nell’VIII secolo i re Liutprando e Astolfo ripresero una politica espansionista ai danni dei Bizantini arrivando ad occupare Ravenna, il Papa Stefano II chiese l’aiuto dei Franchi che guidati dal maggiordomo (poi consacrato re dallo stesso pontefice) Pipino “il Breve” sconfissero i Longobardi, costringendoli a rinunciare alle terre bizantine conquistate. Tuttavia l’esarcato non fu restituito all’Impero d’Oriente, cui appartenevano,

ma donate al papa che quindi divenne capo di un regno temporale, lo stato della Chiesa. Questo evento è fondamentale anche per la storia monterchiese. Infatti la sua collocazione lungo il confine dello stato pontificio condizionerà fortemente la storia del nostro paese fino al XIX secolo. Nel 774 il papa Adriano I fece un nuovo appello ai Franchi contro i Longobardi. Il figlio di Pipino, Carlo, scese allora in Italia e detronizzò l’ultimo re Desiderio, annettendone i territori. Carlo si dimostro molto liberale nei confronti degli sconfitti ed anche l’atteggiamento verso le terre conquistate in Italia fu di grande generosità, allo scopo di mantenere l’appoggio della Chiesa. Nell’800, la notte di Natale, come è noto, sarà incoronato imperatore del Sacro romano Impero da Leone III e passerà alla storia con l’appellativo di Magno. Del passaggio dei carolingi a Monterchi non c’è alcuna traccia. Tuttavia non c’è dubbio che l’instaurazione di un sistema feudale vassallatico sistematico e capillare abbia fortemente modificato l’organizzazione sociale della Valtiberina. Alla morte di Carlo Magno (814) il suo impero entro presto in crisi, a causa della pressione esterna dei popoli confinanti ma soprattutto disgregato all’interno dalle ambizioni dell’aristocrazia feudale. Già nell’887 il Sacro Romano Impero non esisteva più. Seguì una fase di sostanziale vuoto politico, finché nel 962 il duca di Sassonia, eletto re di Germania, Ottone I occupò anche l’Italia e si fece incoronare imperatore da Giovanni XII a Roma. A Monterchi non c’è traccia documentale del periodo sassone, tuttavia sembra, anche se la critica storica non è concorde su questo punto, che tra il decimo e l’undicesimo secolo nel paese comandassero gli Adalberti, famiglia scesa in Italia con gli Ottoni. Ad essi succedettero i Lambardi, e così abbiamo superato l’anno Mille. L’istituzione imperiale sta entrando definitivamente in crisi, mentre cominciano ad intravedersi i primi barlumi della civiltà comunale che segnerà la storia del Basso Medioevo italiano. Anche la storia di Monterchi si farà più chiara, grazie alla presenza di documenti scritti. Ma questa è un’altra storia, che sarà trattata nel prossimo numero.

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Cultura e Tradizioni

il DiaVolo Della piana Monterchiese Tra mito e religione, allo scoperta del “Giangio”

di manuela di Crescenzo

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hiunque per lavoro o per diletto sia passato per la piana di Monterchi, probabilmente, si sará accorto di un’ insolita figura dipinta su di un casotto: ai più appare come un diavolo alato. I proprietari, i fratelli Puletti, ricordano che il loro nonno soleva fare delle merende nei pressi del pozzo assieme al “Giangio” suo cugino e artefice della pittura. Angelo Puletti, detto Giangio, vissuto a Monterchi tra il 1866 e il 1950, pur nascendo come decoratore, si dilettava anche a dipingere, prediligendo motivi floreali e paesaggi in cui, spesso, ricorreva un brillante azzurro cobalto ottenuto dal guado che, in quel periodo, era coltivato in zona. Si racconta che questo eclettico personaggio girava in bicicletta con tutti i suoi attrezzi e che, spesso, decorava le pareti delle case in cambio di vitto e alloggio. La sua bottega era situata in un fondo dell’attuale palazzo Massi, in cui sono stati ritrovati dei mortai che utilizzava per creare i colori, dei rulli con motivi floreali fatti a mano per decorare le pareti e particolari cornici richiudibili per poter trasportare facilmente le sue tele. Oggi, a Monterchi, salvo la strada intitolata in suo onore nel 1993, sembra restare un vago ricordo di Giangio che sopravvive più che altro, nelle tele possedute da alcune famiglie come quella a casa di Vaschino a Le Ville, di Rosadi a Ripoli e in qualche cappella cimiteriale. I dipinti di Angelo Puletti, sono caratterizzati da obiettività dei paesaggi e cura dei particolari pur mancando un’ adeguata prospettiva. Infatti, si pensa che l’ artista non abbia mai avuto maestri e il suo estro sia una caratteristica ereditiera considerata la familiarità che aveva con Luigi Puletti autore, nella seconda metà dell’ 800, di una Madonna con Bambino, attualmente conservata nella chiesa di Greppalto a Citerna. Le sue tele sono, ancor oggi, importanti testimonianze di come era Monterchi intorno al 1900, prima del terremoto che distrusse il paese. Ma tornando al nostro diavolo alato, cosa spinse il Giangio a dipingere il misterioso disegno? Vittorio Puletti discendente del noto pittore monterchiese, afferma che all’interno della struttura c’erano molti dipinti, la maggior parte dei quali sono andati persi, all’esterno però, si può osservare il fantomatico diavolo alato, rosso su uno sfondo azzurro rivolto verso la vallata; sul retro, dove c’é il pozzo, sono rappresentati due angeli su uno sfondo bianco che, peró, sono quasi del tutto deteriorati. Inoltre nella parte posteriore del casotto sono disegnati un uomo ed una donna definiti dallo stesso signor Vittorio ‘i padroni della casa’. Riguardo alla simbologia dei disegni interviene l’insegnante Lina Guadagni spiegando che dalla Carta Archeologica di Diringer si evince che la zona della piana di Monterchi, dove si trova il misterioso casotto, ci sono tombe romane; anche se, in realtà, nella zona suddetta sono stati ritrovati resti di vasellame etrusco. In ogni caso sembra accertato che la valle fosse una zona di sepoltura quindi, so-

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stiene la Guadagni: ‘É probabile che la simbologia del disegno risieda nella spiegazione del diavolo che introduce all’aldilá’. Ma perché dalla parte del pozzo, che contiene l’acqua simbolo di vita, sono disegnati due angeli e, perché dalla parte opposta, verso l’antica valle delle tombe, c’é il disegno del diavolo? Inoltre che significato hanno l’uomo e la donna disegnati sul retro del casotto? ‘Il Diavolo e l’Acqua Santa’ con Adamo ed Eva stretti tra la tentazione del male e la redenzione del bene? Il mistero resta fitto e tutto ciò che é celato dietro la simbologia del dipinto sembra andato perduto, nessuno sembra essere a conoscenza del motivo di quell’immagine, cosí affascinante e allo stesso tempo inquietante, che si ammira dalla valle sottostante. è come se, il vecchio Giangio, avesse posto quel diavolo a dominar la valle per ricordare a contadini e passanti cosa spetta loro se non conducono una vita decorosa. Nel retro, è celato il pozzo dell’acqua, sorgente della vita, a cui poter accedere conducendo una vita ligia alla ricerca della verità, che porterà alla scoperta dei due angeli della salvezza.


Citerna Eventi

Torna l’undicesima edizione de

“IL TORRIONE” Nel teatro dedicato allo scrittore del surrealismo magico, Massimo Bontempelli, riparte l’undicesima edizione della Rassegna Teatrale Nazionale “ Il Torrione” di Citerna. La manifestazione, nata dall’idea di Angelo Edoardo Zigrino del Teatro dei 90 e realizzata grazie alla volontà costruttiva d e l l ’Am m i nistrazione Comunale e della Pro-Loco di Citerna, è divenuta un appuntamento molto atteso sia per la sua particolarità che per l’incredibile adesione da parte delle compagnie teatrali. Negli ultimi anni, la direzione artistica della rassegna è stata portata avanti dalla U.I.L.T, Unione Italiana Libero Teatro dell’Umbria, ovvero un’associazione nazionale che coordina, tramite le sue componenti regionali, l’attività di oltre 750 compagnie teatrali amatoriali presenti nel territorio italiano. Dopo l’esperienza del 2010 che ha celebrato il decennale della rassegna riservando la partecipazione alle compagnie vincitrici le precedenti edizioni, quest’anno sono state riprese le procedure consuete con l’emissione di un bando per concorso a premi, che è stato inviato alle compagnie amatoriali di tutta la nazione. Il festival che si contraddistingue per portare in scena spettacoli di teatro comico dialettale, riesce a sottolineare l’importanza delle singole e diverse tradizioni all’interno di radici storiche comuni, ancora più vive e sentite in questa XI edizione. Nel 150° anniversario dall’Unità d’Italia, infatti, acquista maggior vigore e significato il percorso intrapreso fin dall’inizio, che privilegia la produzione di spettacoli in dialetto, con la valoriz-

zazione dei vari vernacoli regionali abbinati alle necessarie qualità tecniche ed artistiche: lo scopo primario si fortifica e rimane quello di ricercare, partendo dalle diverse origini espressive delle nostre consuetudini, gli elementi comuni e connettivi di una lingua che ci accomuna in un unico popolo. La manifestazione è diventata per il piccolo paese di Citerna, un fiore all’occhiello ed ha permesso la conoscenza della cittadina, tra i borghi più belli d’Italia a tante persone provenienti dalle diverse realtà nazionali. Un prestigio dovuto anche alla raffinatezza e intimità del luogo,

Il primo appuntamento è per Venerdì 18 Marzo

di Elisa NOCENTINI

che dalla sua piccola piazza affacciata tra Umbria e Toscana è l’emblema perfetto di un confine che diventa ricchezza storica e culturale. Nell’ambito della manifestazione che assume colori e sfumature nuove ogni anno si respirare costantemente un’aria di festa e passione che riesce inevitabilmente a coinvolgere tutti, come soltanto il teatro riesce a fare. La Rassegna partirà venerdì 18 Marzo per proseguire nei mesi di Aprile (1,15 e 29) e di Maggio (13 e 27). La serata conclusiva si svolgerà sabato 11 Giugno, sarà una giornata di premiazione arricchita dalla splendida e consueta festa in piazza con un incontro conviviale allargato a tutti i partecipanti. Per saperne di più: www.citerna.net

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i Miei priMi 40 anni…

luca nocentini si racconta

di Silvia GraZI

Il famoso fisioterapista della nazionale di pallavolo femminile tra lavoro, amore e viaggi

Il fisioterapista Luca Nocentini, classe 1971, oltre ad essere un’icona dello sport, è soprattutto una “speranza” quando i vari “mal di schiena”, “mal di spalle”.. ginocchia.. ci attanagliano e diventano insopportabili. Luca, alias NOCE, fisioterapista che tutti conosciamo è dai più definito il “mago buono” se non altro perché riesce sempre a trovare una soluzione ad ogni problema. Il suo essere “fisio” è caratterizzato prima di tutto dal suo essere uomo, sensibile, umile, accogliente, buono, che trasla in modo impeccabile alla “sua FISIOTERAPIA”, rendendolo unico nel suo genere. Luca,quando inizia la tua collaborazione con la nazionale di pallavolo? Era il 1996: mi telefona la federazione e mi dice, devi andare via con la nazionale di Fausto Polidori dove devo andare? Risposi io? a Città di Castello, ed io, Città di castello in Umbria vicino a casa mia? Credo di si! Rispondono. Il giorno successivo mi presento proprio a casa sua suonando il campanello: Polidori mi guarda e dice chi sei? Luca… mi guarda perplesso.. ed io.. subito Luca il fisioterapista! Da qui cominciamo a parlare: ma chi è il tuo babbo.. il tuo nonno, l’albero genealogico tipico delle nostre parti, poi destinazione Finlandia per la prima trasferta che non scorderò mai! Tra il 2000-2002 fu l’anno della mia crescita perché arrivò la nazionale seniores maschile alla corte di Anastasi, nel 18

2003 ci fu il passaggio alla femminile con Bonitta fino al 2006, dal 2006 ad oggi con Barbolini. Luca e le olimpiadi? Heheh le olimpiadi! (sospira). Atene 2004 le olimpiadi che tornano a casa, un evento! Chi ci avrebbe mai pensato di poter far parte della storia e vedere le olimpiadi nella capitale greca, anzi essere dentro lo stadio il giorno della cerimonia di presentazione, sembrava un sogno, non sapevo dove guardare da quanto c’era da vedere… indescrivibile! ero ubriaco dalla magnificenza della situazione, come se un treno mi avesse investito. la metabolizzazione di ciò che era stato l’ho avuta dopo 20 giorni che sono tornato a casa… Pensavo: ho visto i giamaicani correre i 100metri come una vespa truccata,i gruppi di fondisti correre come gazzelle e poi: Baldini entrare nello stadio e vincere la gara per eccellenza! E chi se le scorda queste cose! Ricordo ancora la preparazione alle olimpiadi quanto mai travagliata, con una qualificazione tardiva e una preparazione frettolosa. Conoscevo poco le giocatrici e l’ambiente, però entrare in uno “sport grosso “ quello che si vede alla televisione fa sempre uno strano effetto; vedersi vicino questi personaggi grandiosi che poi scopri: essere umani a tutti gli effetti…. Per chi ama lo sport è un po’ come portare un bambino a Disneyland questa è la sensazione! Inoltre le mille responsabilità che ti investono in queste situazioni, l’atleta deve stare


Personaggi bene a tutti i costi, perché quei 15 giorni valgono una vita! La differenza tra il lavoro con gli sportivi e con la gente comune è proprio questa gli atleti ti obbligano a farli stare bene, mentre la gente comune nel momento che sta bene ringrazia e vive… E Pechino 2008? Se ad Atene sono state le olimpiadi del cuore, a Pechino si parla di olimpiadi della politica. Ci sono andato dopo aver pensato molto alla situazione politica, anche perché la Cina per la prima volta si apriva al mondo, facendo entrare gente di tutto pianeta nel cuore cinese! Mille controlli.. addirittura il materiale fisioterapico spedito 2 mesi prima della manifestazione perché doveva essere super visionato; internet inesistente, vedevi la gente, nei vari villaggi, cercare la linea come Ceccherini con la padella nel famoso film “Il Ciclone”, la paura degli attentati era altissima.. Luca e i suoi viaggi? Atene ha cambiato molto la mia vita perché fino a quel momento tutto era andato liscio, ogni cosa si era realizzata, tutto ciò che volevo l’avevo raggiunto e li capì che c’era un po’ di morte interiore, il vuoto aveva preso forma, rimettersi in discussione era l’unico modo per rinascere. Così decisi di andare in Africa perché solo questo continente permette di riscoprire le pulsioni primarie: la fame, la sete, il sonno, il sesso! Fu proprio in quel periodo che arrivò anche la mia prima vera delusione amorosa, quella che scotta, che ti fa rielaborare tutti gli anni passati prendendo coscienza di cosa sia l’indifferenza, dell’importanza della verità, e della brutalità della bugia! Capire che la vita non è una competizione. L’abitudine allena lo spirito alla morte, invece il cambiare i punti di vista e fare nuove esperienze fa vivere e stimola! Ho fame di conoscenza, ma

non solo nel vedere visivo, ma soprattutto nel percepire emotivo, è per questo che ogni volta parto vado e poi torno! andare in giro per il mondo e vedere come campa l’altra gente,è entusiasmante, soprattutto capire come gli altri riescono a dare un senso alla vita! Luca che torna sempre… Perché è importante rimanere attaccati alle origini, perché noi siamo gente di questi feudi, di questi paesi… “ma ndo vado meglio de qui”… ora poi con la casina nuova in campagna! La felicità è dentro di noi, ciò che è dentro è anche fuori, ciò che non è dentro non è da nessuna parte. Luca e l’amore L’amore è l’antidoto alla morte! Lo dice anche Ligabue: l’amore conta! E serve per esorcizzare la grande paura che la nostra mortalità ci incute. La mia compagna di viaggio, si chiama Manuela, con lei sono andato un po’ contro tutto e tutti: è molto più giovane di me, è una pallavolista nel giro della nazionale, tutte situazione che da protocollo culturale mi impedivano di poter vivere serenamente questa storia, poi ho capito che siamo spiriti che viaggiano in corpi e non il contrario e la MANU è lo spirito che mi piace: fine dei calcoli. Sono andato contro i pregiudizi, le chiacchiere, i calcoli matematici della vita… ho visto che non avevano senso e quindi ho intrapreso il mio percorso, perché sono felice! In questo viaggettino che è la vita già trovare le passioni è difficile e nel momento che le trovo… non lo vivo? Mi faccio devastare dai pregiudizi!?.. ma siamo matti! Luca e l’amicizia.. Molti amici li ho trascurati questo è stato il modo migliore per capire quali sono quelli veri perché sono rimasti! La nostra fortuna è che ancora viviamo in un contesto in cui le persone sono vere! Di sicuro ad oggi ho ricevuto molto di più di quanto abbia dato nell’amicizia. Le persone che vengono da te per la prima volta rimangono un po’ affascinate, soprattutto perché pensano di incontrare “il dottorone”, invece ti presenti con il tuo ambulatorio minuscolo ed accogliente, senza nessuna foto medaglia o poster che ricordi quello che sei stato.. poi vedono te, in tuta da ginnastica con il tuo ciuffo ribelle, il tuo sorriso dirompente e pensano: “ma questo è il famoso fisioterapista?”, poi bastano due parole due sguardi e conquisti anche loro. Riesci ad entrare in sintonia con tutti, ma proprio tutti… ma come fai? Sono quello che sono, non penso molto al perché delle cose. Non credo di essere simpatico a tutti, neanche Gandhi o Madre Teresa ci sono riusciti.. figurati io! Mi piace stare in sintonia con gli altri. Dopo 14 anni, ancora nazionale? No non riparto… almeno con la nazionale!!! 19


La chiesa di san Michele Arcangelo

un tesoro storico in Valcerfone

di Matteo ROMANELLI

La sua storia comincia all’epoca dei Longobardi e Bizantini

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a chiesa di S. Michele Arcangelo a Padonchia è una di quelle tante gemme incastonate tra le colline della campagna toscana che restano però semisconosciute, essendo escluse dal circuito mediatico – economico del grande turismo. Ma ciò non fa che accrescerne il fascino e l’emozione della scoperta che si provano quando si visita per la prima volta. La sua antichissima storia comincia nell’Alto Medioevo, al tempo della guerra tra Longobardi e Bizantini. Non ci sono documenti né storici né archeologici ad attestarne la costruzione, che tuttavia possiamo stimare con una certa sicurezza essere avventura tra il VII e l’VIII secolo, negli stessi anni in cui si è probabilmente formato il primo nucleo della frazione di Padonchia, maggiormente protetta dalla sua ubicazione collinare rispetto ai villaggi del fondovalle. Fin dall’inizio, la Chiesa di S. Michele Arcangelo è stata sottoposta alla giurisdizione della pieve di S. Antimo. La costruzione primitiva ha poi subito nel tempo modifiche, restauri e probabilmente anche demolizioni e ricostruzioni. Ciò si può intuire dall’attuale assenza di abside (fatto inconcepibile per l’architettura sacra medioevale). Le prime modifiche si ebbero probabilmente già in epoca gotica (XII secolo), quando fu costruita una navata laterale con due eleganti arcate a sesto acuto. Nel XV secolo, fu edificata una volta anch’essa in stile gotico sovrastante l’altar maggiore e si cominciò ad decorare le pareti con i primi dei dieci affreschi oggi visibili (più un dipinto a tela). Nel XVI secolo fu costruito un arco in stile romanico che separa il presbiterio dal resto della chiesa. Alla fine del XVIII secolo la navata laterale fu demolita per far posto ad una casa canonica. Il 26 aprile 1917 il sacro edificio fu duramente colpito dal sisma che afflisse Monterchi: crollarono il campanile e la volta gotica sopra l’altar maggiore e numerose crepe lesero le pareti e il soffitto. Ci vollero dieci anni perché l’allora parroco don Sebastiano Bruschi potesse restaurarla e consolidarla, costruendo una nuova torre campanaria. Nel 1953 don Bruno Giorni ordinò altri restauri che riportarono alla luce, dopo alcuni secoli, gli undici

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affreschi della chiesa ed infine, nel 1990, fortemente voluti dal parroco don Quinto Giorgini e da tutta la popolazione, furono effettuati altri lavori di consolidamento e ristrutturazione, comprendenti tra le altre cose il rifacimento del tetto, dell’intonaco, del pavimento, la sostituzione dell’altar maggiore con uno in pietra proveniente dalla chiesa di Petretole ed il ripristino di una parte della navata laterale, trasformata in cappella. La chiesa in questo modo ha assunto l’aspetto attuale. La facciata è in pietra arenaria e la sua forma è irregolare ed asimmetrica: si allarga e si abbassa sul lato destro. Il portale con stipiti e gradini di pietra è decentrato e sormontato da una finestra rettangolare. Sulla sinistra si erge il campanile ricostruito nel secolo scorso. Il tetto è a tre pendenze. Anticamente nel retro doveva esserci un’antica abside scomparsa, probabilmente in uno dei quattro terremoti del sec. XIV, il più grande dei quali fu nel 1353. Sul lato sud c’è una seconda finestra bifora che illumina la cappella. Mentre l’antica chiesa aveva una superficie di oltre 120 mq, l’attuale è ridotta a circa 80 mq. Sui gradini che portano al presbiterio c’è un grande arco centrale, in stile romanico, sopra il quale è appeso un crocifisso in legno scolpito. Sopra all’altare risalente ai secoli XI – XII si posa una mensa rettangolare, sotto la quale è stata posta una carta pergamenata datata, a ricordo della traslazione di questo altare, con alcune monete del tempo, e sotto la pietra sacra murata nella mensa sono state inserite alcune reliquie tra cui quella della grande mistica S. Veronica Giuliani. Sulla parete centrale del presbiterio c’è una parte del precedente settecentesco altare barocco sormontato da un tabernacolo marmoreo per l’Eucaristia. In una nicchia, si venera una devota statua settecentesca in cartapesta raffigurante l’Immacolata circondata da due colonnine di stucchi barocchi. Sul lato sinistro dell’altare maggiore c’è un medioevale Ciborio di pietra, ornato dal bassorilievo di un calice sormontato da un’ostia. Nel Medioevo serviva per contenere l’Eucaristia, ora invece custodisce le numerose reliquie venerate in questa chiesa. Sul lato destro dell’altare c’è un altro tabernacolo contenente i Santi Oli. Mentre la parete sinistra della chiesa e quelle del presbiterio sono tutte dipinte, quella a destra è caratterizzata invece da robusti pilastri di pietra che sostengono le due belle arcate a sesto acuto. L’arcata più piccola è attualmente chiusa da una sottile parete posticcia che nasconde le scale che portano alla sacrestia. La più grande funge da ingresso alla cappella laterale, il cui altare è stato ricostruito con la mensa in pietra del vecchio altar maggiore e poggia sulla parete di fronte all’affresco seicentesco raffigurante la Madonna Immacolata che porta in braccio Gesù Bambino, con ai piedi le figure dei santi Rocco e Sebastiano. Mentre il soffitto della parte centrale è a capriate di legno, quello della cappella è sostenuto da travi. Il nuovo pavimento è in cotto dell’Impruneta. Come detto, nei lavori di ristrutturazione del 1953 vennero alla luce dieci affreschi, rimasti nascosti per secoli sotto la calce. Un primo restauro pittorico fu eseguito, nella primavera del 1956, da tecnici della Soprintendenza alle Gallerie di Firenze. Molti degli affreschi rinvenuti necessitano ancora di studi approfonditi e di ulteriori interventi conservativi. I più antichi risalgono alla fine del Trecento,


Storia mentre i più moderni sono stati completati a metà Cinquecento. Il primo affresco sulla sinistra dell’ingresso raffigura S. Cristoforo che traghetta il Bambino. Abbastanza deteriorato, soprattutto nella parte inferiore, è datato 1522. Accanto a questo, possiamo ammirare un S. Sebastiano nella tradizionale iconografia, ossia legato ad un albero, trafitto da numerose frecce, di stile umbro, del 1485. Proseguendo lungo la parete, troviamo un S. Macario, purtroppo acefalo, che con la mano benedicente scaccia tre demoni, pitturati con tre colori diversi: nero, rosso e bianco. Nello sfondo di un paesaggio desertico appare una piccola chiesa. Si ipotizza, pur in assenza di conferme certe, che essa possa essere la chiesa di Padonchia come appariva prima dell’ampliamento del XV secolo. è datato anch’esso 1485 ed è attribuito allo stesso autore del S. Sebastiano. Proseguendo ancora in questa rassegna, troviamo un S. Martino anch’egli come da tradizione raffigurato nell’atto di dividere il mantello con un povero . Secondo i critici, lo stile fa pensare sia l’opera di un epigono del Signorelli, pittore cortonese allievo di Piero della Francesca. C’è poi la raffigurazione di una santa che ancora non si è riusciti ad identificare (forse S. Lucia o S. Maria Maddalena), in posizione eretta e solenne, di cui però sono andati perduti gli arti. è di poco posteriore al S. Martino. Si nota quindi l’affresco più antico e probabilmente di maggior pregio della chiesa, sebbene ne sia arrivata a noi solo una piccola porzione. Si tratta di una testa d’angelo, di scuola spinelliana, eseguito probabilmente alla fine del XIV secolo. Potrebbe essere parte di un’Annunciazione andata perduta con la costruzione dell’arco romanico all’ingresso del presbiterio. Passato l’arco, notiamo la figura del S. Patrono della chiesa, S. Michele Arcangelo, purtroppo anch’esso acefalo, che in veste di guerriero, schiaccia con il piede sinistro il diavolo trafitto con la lancia impugnata dalla mano destra del Santo, mentre la sinistra tiene la bilancia simbolo della giustizia divina. Quest’affresco risale alla prima metà del Quattrocento. Passando alla parete dietro l’altare troviamo quindi una Pietà, di finissima composizione, dei primi del Cinquecento. La Madonna presenta un volto dolce e geometrico e regge sulle ginocchia il corpo esanime del Cristo. è l’unico affresco a presentare un accenno, per quanto rudimentale, di prospettiva. Quindi si ritiene possa essere opera di un allievo di Piero della Francesca. è stata restaurata nel 1998,

quindi si trova in ottimo stato. Continuiamo questa presentazione con quello che, almeno nella devozione popolare, è il più importante degli affreschi, se non altro perché è l’unico ad essere sempre rimasto visibili. è anche il più antico, risalendo alla prima metà del Trecento. Raffigura una Madonna seduta in trono con il Bambino, che con la mano sinistra accarezza la Vergine, mentre con la destra le porte un giglio. Per questo è detta anche “Madonna del Giglio”. è stata anch’essa da poco restaurata. Passiamo ora ad analizzare l’ultimo affresco, quello della cappella laterale. Si tratta dell’opera più moderna (fine del Cinquecento) ed infatti lo stile è sensibilmente differente rispetto a quello degli altri affreschi. Come detto, raffigura l’Immacolata che porta in braccio Gesù Bambino, avvolta dalla gloria del Paradiso, mentre schiaccia con i piedi il serpente e uno spicchio di luna, simboli del peccato. In basso sono raffigurati, S. Sebastiano e S. Rocco, vestito da pellegrino secondo la tradizione. Fu restaurato anch’esso nel 1998. Quest’affresco, al tempo della pestilenza del 163031 godette di grande venerazione, in quanto S. Rocco era venerato come protettore dalla peste. A questi dieci affreschi va aggiunta la tela raffigurante S. Michele Arcangelo, di soggetto simile a quello dell’affresco, del quale probabilmente costituiva una sostituzione, dipinta nel 1769. Il primo documento storico nella quale viene citata risale al 26 settembre 1230, quando il vescovo tifernate Matteo rese visita alla pieve di S. Antimo, alla presenta dei rettori delle 42 chiese del plebanato. Tra di essi un anonimo “…Presb. Archipresbitero de Padocchia…”. La presenza di un arciprete (carica pressoché equivalente a quella di pievano) a Padonchia pone un quesito storiografico ancora non del tutto risolto: perché la chiesa di S. Michele era retta da una figura così in alto nella gerarchia clericale? La risposta più probabile è che a Padonchia fosse parroco un prelato che avesse esercitato in passato il ruolo di arciprete o pievano e che quindi avesse mantenuto tale titolo come onorificenza personale. Quello che invece è sicuro è che il suo beneficio era piuttosto ricco. Infatti nella decima papale del 1349 viene tassata per “lib. XLIII”, ottava tra quelle sottoposte alla pieve di S. Antimo. Nel 1440 passò dal patronato dei Tarlati, cacciati da Monterchi a seguito della vittoria medicea nella Battaglia d’Anghiari, a quello dei capitani di parte guelfa di Firenze. Nel 151520 fu eretta da papa Leone X la diocesi di

Sansepolcro per ovviare alla situazione complessa ed un po’ paradossale di un territorio, la Valtiberina toscana, che si trovava sottoposta ad un vescovo, quello di Città di Castello, residente in un altro stato. In questa occasione il territorio della pieve di S. Antimo fu smembrato e diviso tra le nuove arcipreture di Citerna e Monterchi . In questa occasione, per aumentare il beneficio della nuova pieve, fu sancita l’unione della chiesa di Padonchia a quella di S. Simeone, pur mantenendo formalmente distinte le due parrocchie. La chiesa di S. Michele veniva quindi officiata da un cappellano nominato dal pievano. Questa condizione durò fino all’inizio del XX secolo, grazie alla tenace opera di don Sebastiano Bruschi che, a partire dal momento della sua nomina a cappellano di Padonchia nel 1891, cominciò una battaglia legale a suon di documenti storici per provare l’indipendenza della parrocchia di S. Michele Arcangelo da quella di S. Simeone. Nel 1910 le sue ragioni vennero infine riconosciute e il vescovo di Sansepolcro mons. R. Sandrelli riconobbe la parrocchialità di Padonchia, che ritrovò così la sua autonomia. Don Bruschi sarà nominato primo parroco della restaurata parrocchia di Padonchia e la servirà con grande attaccamento per oltre quarant’anni, fino alla morte nel 1952. Negli ultimi anni della sua vita si batterà per far sì che il Beneficio in passato goduto dalla chiesa di S. Michele e poi passato nella disponibilità dell’Arcipretura di S. Simeone e ad essa rimasto anche dopo il 1910, tornasse al suo antico proprietario. Il suo successore fu don Bruno Giorni. Nel 1959 fu trasferito a Monterchi. Al suo posto arrivò per un anno don Giovanni Furbatto e poi fino al 1965 don Vasco Donati Sarti. Fu quindi nominato parroco don Quinto Giorgini che è rimasto in carica fino al presente, salvo una parentesi dal 1994 al 1995 di don Giuseppe Rinaldi, ex-parroco di Ripoli. Nel 1986, nell’ambito di una più generale opera di revisione della struttura organizzativa della Chiesa italiana, fu istituita la nuova Diocesi di Arezzo – Cortona – Sansepolcro, nella quale quindi confluì anche la parrocchia di Padonchia. Nello stesso anno, il vescovo mons. D’Ascenzi, inoltre, ridusse a 245 le parrocchie aretine, accorpando molte di quelle piccole e poco abitate. In questo modo alla parrocchia di Padonchia furono unite quelle di Borgacciano, Ripoli, Pianezze, Tarsignano e Fonaco. In questa maniera la parrocchia è la più grande del comune di Monterchi e conta circa 300 abitanti. 21


Monterchi: paese Di

beccacce e beccacciai

di Luca nOCenTInI

Una tradizione mai sopita in Valcerfone è da poco finita la stagione venatoria e questo articolo, è dedicato a tutti i beccacciai Monterchiesi e, soprattutto, a colei che ancora una volta ha scelto, nel suo lungo viaggio da animale migratore, di fermarsi nei boschi e nella valli del nostro paese regalandoci giornate indimenticabili: la Beccaccia. La Beccaccia (Scolopax Rusticola) è un animale misterioso ed affascinante, anzi, direi più misterioso, quindi affascinante. Il mistero ci attrae e rende ogni cosa più bella. Il sorriso enigmatico della Gioconda ne ha fatto il quadro più famoso al mondo, le donne misteriose sono le più desiderate! Ma la Beccaccia cos’ha di tanto strano? La chiamano la “Regina del bosco”, altri la “sorda”, per il fatto che a volte si lascia avvicinare, immobile, senza scappare come non sentisse i cacciatori avvicinarsi. A vederla camminare a terra pare impacciata, quasi goffa, con quel  becco ingombrante, mentre si dondola sulle gambe corte.  In volo  é un capolavoro della natura, potente e velocissima. Si raccontano di lei storie incredibili. C’è chi dice che trasporti i piccoli tenendoli fra le zampe per difenderli dai predatori; molti giurano di averla vista fingere di esser morta cadendo a terra dopo un colpo di fucile per poi volare, di nuovo, più veloce di prima. Si pensa che far impagliare la beccaccia, per tenerla come trofeo di caccia, sia di cattivo auspicio e che condanna chi lo fa a non cacciarne più. Secondo altri ancora il canto dell’animale (rarissimamente udibile), è un suono quasi innaturale ed ipnotizzante come le sirene di Ulisse. Verità, leggende e superstizione si mischiano nelle mille storie che parlano di lei a fine giornata nei bar di Monterchi. La verità è che la Beccaccia fa battere il cuore. L’attesa che precede il “frullo” mette tutti i muscoli in tensione, blocca il respiro, porta il cuore in gola. è come se stessimo per batterci contro una belva feroce o  dovessimo abbattere un animale con un significato quasi religioso.

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Attualità Non si sa perché, ma il beccacciaio teme la Beccaccia, la rispetta ma forse più ancora la ama. Uno strano modo di amare, forse l’unico che ci é stato insegnato, ma è cosi. Non è qualcosa simile all’amore e al rispetto quello che si sente nelle parole del Fabbrino che racconta con indicibile precisione le azioni di caccia? E cosa spinge il Tramontana ad uscire di buonora, con la brina che imbianca il paesaggio, senza troppo pensare al suo cuore ballerino o il Calimero a girovagare giorni interi per il monte Favalto? E così è per tutti i beccacciai Monterchiesi che appartengono ad una categoria di cacciatori romantici ma non ancor in estinzione.  Sarà forse tutto questo che fa sì che, almeno una volta nella vita, tenendo la Beccaccia stretta fra le mani, dopo averla tolta dalla bocca del cane, ti capita di provare un senso di vaga tristezza. E’ bella, astuta e merita rivincita. Alla prossima stagione.

   È il giorno di Novembre, il 20 E piove lento come a stagion s’addice A Tabacco e granoturco il piano è fatto E proprio in un di questi ch’è basso e dalla pioggia invaso or scorgo il cane. È puntato, e masticando va l’odor che acre Il vento di lei porta. Poi, in un sol punto il frullo, il colpo é l cuor che batte forte. Ah se col sol soffio la vita ridonar potessi Subito l’farei ch’è bella astuta e merita rivincita. Ma giá s’affredda come ma  battuta dal tramontano vento e l’occhio suo lucente E limpido colora di un mortal nero vitreo, fermo.

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Eventi

la festa dei nonni: un’occasione per ricordare

di manuela pULeTTI

In sessanta hanno partecipato a questa iniziativa svoltasi lo scorso 19 Dicembre

C

’era la neve che accarezzava la strada e i tetti, c’era l’albero di Natale con le luci ad intermittenza e un caminetto accesso che faceva da cornice ad una bella iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale lo scorso 19 Dicembre e che ha visto radunare in una sola stanza, le radici storiche di Monterchi. Orgogliosi di non avere più vent’anni, molti personaggi, che per certi aspetti incarnano la storia della Valcerfone, non hanno saputo rinunciare al pranzo pre natalizio, svoltosi al ristorante la Greppia, la settimana prima della Santa Festività. C’erano tutti dal maestro Osvaldo Verdinelli con i suoi inconfondibili occhiali sulla punta del naso, che per decenni ha insegnato a gran parte dei suoi con cittadini, a Gennaro del Novanta, presidente dell’associazione Reduci e Combattenti e autore per altro, di divertenti intrattenimenti durante il convivio. C’era il passato, il presente e il futuro, c’era la storia del nostro paese. Immancabile anche Guido Acquisti, ex commerciante di mangimi in quel di Le Ville e Aldo Martellini, “le maitre de la polenta” accompagnato dall’inseparabile consorte, c’era Tonino con la nuora e il celeberrimo “Bernocche”, in cento avevano aderito a questa iniziativa anche se poi a causa delle condizioni metereologi avverse in sessanta hanno partecipato. “Il vero messaggio del Natale è che noi tutti non siamo mai soli” questo diceva Taylor Caldwell ed è proprio con questo spirito che l’assessore al sociale Roberta Zati e il capogruppo Enzo Giuntini in collaborazione con le associazioni locali e l’autotrasporti Leonardi, hanno messo in piedi una simile iniziativa. Dagli antipasti ai succulenti tortellini in brodo, passando per la carne e le patate al forno, con una sana spruzzata di panna cotta, non mancava proprio niente: ce n’era per tutti i gusti. L’atmosfera che si respirava era proprio quella del Natale: cordialità e serenità sincera fra chi ha vissuto la guerra, fra chi ha sofferto la fame, fra chi ha vissuto due se non tre generazioni, fra chi, oggi, rappresenta la nostra storia. Ricordando a ritroso quella giornata di festa, mi immagino in un angolo della stanza, davanti a me i pilastri generazionali di Monterchi, ognuno di loro ha dato il suo contributo al paese, chi ha insegnato, chi ha fatto il meccanico, chi il commerciante, tutte persone che hanno difeso il territorio dalle insurrezioni straniere e protetto i capolavori che oggi, noi giovani vantiamo di avere. In poche ore, quella stanza dai vetri appannati per lo sbalzo di temperatura, era diventata una scrigno di ricordi, di valori e di sani principi che solo i nostri nonni possono ancora vantare di avere. Il pranzo doveva essere allietato da due noti musicisti, i quali però, a causa della neve non hanno potuto raggiungere Monterchi: l’appuntamento per tutti è per il prossimo anno! 25


Associazioni

resoconto presepe ViVente

a le Ville - Monterchi

associazione“Venite adoremus”

Grande successo per la 6° Edizione Il 06 gennaio2011si è chiuso il sipario alla Ripa di Le Ville, piccola frazione del comune di Monterchi (AR), della 6° edizione del Presepe Vivente organizzata dall’Associazione”Venite Adoremus”. Quest’ anno gli organizzatori (volontari) sono stati premiati in quanto, tutti i 5 giorni durante i quali si sono svolte lele rappresentazioni, è stato il tempo buono. Tranne il giorno del Santo Natale,in

avuto l’opportunità di essere convocati dal Consigliere Regionale Enzo Brogi nella sede del consiglio regionale di Firenze dove si è recata una piccola rappresentativa del Presepe Vivente: la Sacra Famiglia, i Re Magi e duepastori. Lo stesso Consigliere, durante la presentazione dell’evento, ha commentato che Monterchi è già famoso per l’affresco della Madonna del Parto di Piero DellaFrancesca ed adesso

cui la gente non partecipa in maniera massiccia all’evento, le altre quattro rappresentazioni sono state un serpentone continuo di persone che percorrevano levie del paese in modo ininterrotto dalle h. 17,15 alle h. 20. Si sono contate approssimativamente 20.000 presenze, gente venuta da buona parte dell’Italia.Solo da Pistoia il giorno di Santo Stefano sono venuti sette pullman ed il primo dell’anno ne sono venuti quattro da Roma. Quest’anno, con l’aiuto dell’onorevoleAndrea Sarubbi, abbiamo

è conosciuto anche per il Presepio Vivente che rappresenta unaun’ opportunità turistica. Dobbiamo constatare che questa opportunità è stata per noiun’ottima pubblicità a livello nazionale andando in onda su RAI 3. E’ inutile dire che la buona riuscita di questa rappresentazione non è dovuta solo ai componenti delconsiglio dell’Associazione “Venite Adoremus”. Intorno a questa riuscita ruotanotantissime persone: circa 280 unità fra coloro che raffigurano i quadri viventi e lo staff (è da precisare che è importante

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anche chi presta la sua opera anche per una solarappresentazione). Inoltre dobbiamo ringraziare chi presta i materiali: l’Antichità di Roberto Bianchi di Le Ville Monterchi AR, il vivaio di Sergio e Jean Louis Giovagnini di Sansepolcro AR ed Il Pane di Pistrino di Cangi Oscar di Pistrino PG che mette a disposizione il forno per fare i panini che vengono distribuiti durante il percorso. Ringraziamo anche tutti coloro che con il loro contributo hanno sponsorizzato la nostra iniziativa. Un grazie particolare va ai residenti di La Ripa di Le Ville Monterchi, che sacrificano i propri spazi privati per allestire quadri e rimangono chiusi in casa ed al buio durante tutta la durata della manifestazione. Quest’anno, all’interno della nostra brochure, è stata messa una pagina dove i visitatori potevano esprimere le proprie sensazioni, suggerimenti e consigli. Dobbiamo dire che nell’apposita urna, collocata all’uscita del percorso del PresepeVivente, abbiamo trovato centinaia di schede con scritto i propri pensieri: alcuni hanno fatto dei veri e propri commenti, altri si sono limitati a poche parole anche unasola, tutti positivi. L’ultimo ringraziamento va alla Pro Loco di Monterchi che, a conclusione della rappresentazione del 06 Gennaio ha offerto polenta, salsicce e sambudelli a tutti i presenti. Salutiamo calorosamente tutti coloro che leggeranno questo articolo e faranno da passa parola con tanto affetto ed un forte abbraccio e diamo appuntamento alla prossima edizione del Presepe Vivente anno 20112012.


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