Page 1

nUMERo 10 MARZo APRILE MAGGIo 2013

Speciale

Nella foto: Mario Cipollini

in questo numero

Periodico di informazione locale e cultura Iscr. Tribunale di Arezzo del 13/02/2008 edito da Valtiberina Edizioni srl Dir. Resp. Cinzia Scatragli Iscr. R.O.C. n. 20836


quotidiano online app mobile

apple & android


. . . e t con ! e u q vun

o

rivista digitale e interattiva


VALTIBERINA INFORMA iscrizione registro stampa n. 3 – 08 autorizzazione del Tribunale di Arezzo del 13-02-2008. Iscritta all’autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) al n. 20836 Edizione sansepolcro anno III – numero 10 Marzo | Aprile | Maggio 2013

Il primo periodico di informazione locale economico culturale

in questo numero

NUMERO 10 MARZO APRILE MAGGIO 2013

Speciale

Nella foto: Mario Cipollini

2013 anno di svolta e cambiamento per Valtiberina Informa

Periodico di informazione locale e cultura Iscr. Tribunale di Arezzo del 13/02/2008 edito da Valtiberina Edizioni srl Dir. Resp. Cinzia Scatragli Iscr. R.O.C. n. 20836

direttore responsabile Cinzia SCATRAGLI s.cinzia@valtiberinainforma.it editore VALTIBERINA EDIZIONI SRL in redazione Matteo ROMANELLI, Daniela BARTOLINI, Alice RICCI Michele ROSSI, Ilaria RICCERI hanno collaborato Manuela PULETTI Martina MANESCALCHI Roberta RONDINI Avv. Lara CHIARINI Sara MORETTI Sara GIACHI Dott. Corrado SCARLATO D.ssa Daniela GRAZIOTTI D.ssa Rosella GUADAGNI D.ssa Valentina ANEMOLI Angela GANOVELLI Susanna RUBECHI Gianfranco FAINA grafica e impaginazione Leonardo NASSINI stampa Cortona Grafica s.n.c. pubblicità VALTIBERINA EDIZIONI SRL Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 www.valtiberinainforma.it press@valtiberinainforma.it foto di copertina concessa da Mario Cipollini

Redazione Valtiberina Informa Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Arezzo) Tel e Fax 0575/70490 Quotidiano on.line www.valtiberinainforma.it press@valtiberinainforma.it Manoscritti, dattiloscritti, foto non si restituiscono. L’editore non si assume come propria l’opinione di quanti collaborando con Valtiberina Informa esprimono liberamente giudizi ed affermazioni con scritti e servizi a loro firma. La collaborazione non richiesta formalmente per iscritto non sarà retribuita. Le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito per diffusione culturale economica. E’ vietata la riproduzione totale o parziale dei testi, disegni, foto riprodotte su questo numero del giornale senza autorizzazione. © Valtiberina Edizioni srl – Tutti i diritti riservati

N

on solo l’App del quotidiano online Valtiberinainforma.it, disponibile gratuitamente su AppStore e GooglePlay, ma a breve la prima rivista multimediale della Valtiberina in Digital Edition scaricabile sempre dall’App di Valtiberina Informa con formato App Folio. E’ un’edizione speciale che si aggiunge al formato tradizionale cartaceo suddiviso per edizioni locali già molto apprezzato dai nostri lettori. Che cosa cambia? Il lettore si trova la rivista di pagine interattive con fotogallery, video o grafici animati. Pagine che rispetteranno sempre la nostra linea editoriale con notizie e approfondimenti storici del territorio. Seguiremo in maniera più capillare gli eventi, in modo tale che il turista o il semplice abitante della Valtiberina, scaricando la rivista troverà al suo interno pagine dedicate agli eventi stessi con gestione del testo in multilingua, contenuti audio, video, immagini e rotazioni 3D, presentazioni fotografiche e quant’altro. Tutto questo per accontentare non solo i nostri lettori che si troveranno a percorrere sentieri nuovi di lettura sorprendenti e divertenti, ma per guardare anche all’aspetto di promozione turistica del territorio stesso. Interessante nuovo ed innovativo anche per chi pubblicitariamente si vuole promuovere con delle pagine interattive/ multimediali. L’edizione nativa della rivista in Digital Edition di Valtiberina Informa è una novità assoluta per il nostro territorio e siamo orgogliosi di essere i primi, un regalo ai nostri lettori un’idea del futuro in cui il lettore è protagonista assoluto. La Redazione lo accompagnerà sempre con la sua professionalità e serietà proiettandolo nel futuro prossimo! Le riviste in forma cartacea nelle varie edizioni locali di Anghiari, Monterchi e Sansepolcro Informa che affronteranno come sempre tematiche più attinenti al paese/città di riferimento saranno invece inviate solo agli abbonati e sfogliabili nel quotidiano online www.valtiberinainforma.it. Dopo ben quattro anni di distribuzione capillare nel territorio con più di settantamila copie annue distribuite gratuitamente  ai nuclei familiari aziende e uffici, abbiamo deciso in virtù delle importanti novità della nostra testata giornalistica, di apportare dei cambiamenti alla distribuzione delle stesse. Cogliamo l’occasione a tal riguardo per ringraziare quelle persone che silenziosamente e siete veramente tanti al di là delle aspettative, hanno provveduto ad abbonarsi per non perdere neanche un numero della rivista che parla del proprio paese, e questo ci riempe di orgoglio. Grazie!! Chi ancora non lo avesse fatto comunque è ancora in tempo ad abbonarsi. La campagna abbonamenti sarà sempre attiva, la redazione provvederà a stampare in particolar modo per il primo numero un quantitativo maggiore al numero degli abbonati per dare modo a chi magari non è venuto a conoscenza del cambiamento, di poter avere la rivista abbonandosi subito. Non un passo indietro, ma uno sguardo al futuro! Cinzia Scatragli direttore responsabile

s.cinzia@valtiberinainforma.it


Le riviste in forma cartacea solo agli abbonati. Non un passo indietro ma uno sguardo al futuro Le riviste di Valtiberina Informa nelle edizioni locali in forma cartacea di Anghiari, Monterchi e Sansepolcro Informa da questo numero NON SARANNO PIU DISTRIBUITE GRATUITAMENTE. Dopo ben quattro anni di distribuzione capillare nel territorio con più di settantamila copie annue distribuite gratuitamente ai nuclei familiari aziende e uffici, abbiamo deciso in virtù delle importanti novità della nostra testata giornalistica, di apportare dei cambiamenti alla distribuzione delle stesse. In virtù del fatto che l’applicazione non sarà fruibile a tutti i nostri lettori che ci hanno fedelmente seguito fino ad oggi, e che vogliono continuare a riceverle, abbiamo deciso di continuare a stampare le riviste ma solo ed ESCLUSIVAMENTE PER GLI ABBONATI che le riceveranno nominative e comodamente a casa o nella propria azienda, fidelizzando così i nostri lettori. Cogliamo l’occasione a tal riguardo per ringraziare quelle persono che silenziosamente e siete veramente tanti al di là delle aspettative, hanno provveduto ad abbonarsi per non perdersi neanche un numero della rivista che parla del proprio paese, e questo ci riempe di orgoglio. Grazie!! Per chi ancora non lo avesse fatto comunque è ancora in tempo ad abbonarsi, per ricevere la rivista in uscita nel mese di aprile. La campagna abbonamenti sarà sempre attiva, la redazione provvederà a stampare in particolar modo per il primo numero un quantitativo maggiore al numero degli abbonati per dare modo a chi magari non è venuto a conoscenza del cambiamento, di poter avere la rivista abbonandosi subito.

Non un passo indietro, ma uno sguardo al futuro!! Le MODALITA’ per abbonarsi sono le seguenti: Abbonamento online

nella pagina specifica degli abbonamenti nel quotidiano online www.valtiberinainforma.it con pagamento PayPal o Carta di Credito;

Bonifico bancario BCC IBAN: IT18C0834571520000000021572 intestato a Valtiberina Edizioni srl Direttamente ai mercati settimanali di Anghiari, Monterchi e Sansepolcro dove saremo presenti con una nostra postazione;

Telefonando alla redazione 0575/70490

per fissare un appuntamento con il nostro incaricato che si sposterà all’occorrenza nel territorio valtiberino;

Direttamente alla Redazione ubicata in Monterchi Viale Piero della Francesca, 91/a

Il costo annuale dell’abbonamento è di Euro 19 per ogni edizione locale.


Il primo periodico di informazione locale economico culturale

no

ter e agin 6 1 p speciale

All’in

con lo

08

10

33

Personaggi RICORDO DI BRUNO BUITONI

10

Cultura UNA MOSTRA DELLA “COMPAGNIA ARTISTI” STA FACENDO IL GIRO D’ITALIA

12

Eventi 53° RADUNO NAZIONALE CAMPANARI D’ITALIA

14

Associazioni I BALESTRIERI DI SANSEPOLCRO

16

Dalla redazione NASCE L’APP DI VALTIBERINA INFORMA LA VALTIBERINA AVRÀ L’INFORMAZIONE LOCALE CON LA PRIMA RIVISTA MULTIMEDIALE

33 34

SPECIALE GIRO D’ITALIA

40 43

IL RE... LEONE DELLA VALTIBERINA

44 44 45 46 46

LE SQUADRE DEL GIRO 2013

LA VALTIBERINA, AREZZO E IL GIRO. UNA STORIA D’AMORE LUNGA UN SECOLO IL PRIMO VINCITORE A SANSEPOLCRO: MIGUEL INDURAIN PLANIMETRIA GENERALE UN ARETINO IN ROSA IL SALUTO DI ALFREDO MARTINI L’INVITO DI STEFANO BERTOLOTTI, LO SPEAKER UFFICIALE DEL GIRO D’ITALIA

segui il quotidiano online

45

SOMMARIO

08


RiCoRDo Di bRUno bUitoni di Gianfranco FAInA (*)

A

vevo 18 anni ed ero al primo anno di Economia alla Università di Perugia quando un giorno Bruno Buitoni, giovane e brillante rappresentante della quinta generazione Buitoni, sposato con la bellissima Misette, designato dalla famiglia a divenire il delfino dell’anziano e glorioso zio Marco presso la casamadre di Sansepolcro - dopo aver fatto alcuni anni di “formazione” con il mitico zio Giovanni negli Stati Uniti e con lo zio Bruno alla Perugina - mi squadrò e con un sorriso mi disse: “Vuoi venire a Sansepolcro con me a vivere l’avventura di un radicale rinnovamento della gloriosa ma invecchiata “mamma Buitoni”? Potrai continuare a studiare ed allo stesso tempo, come fanno molti in America, farti una esperienza di lavoro straordinaria”. Era la fine del 1955 e l’Italia entrava in uno dei periodi più belli ed eccitanti della sua storia, ed io per fortuna accettai la proposta. Bruno era il primo della quinta generazione ad essere messo alla

8

prova. Aveva visto le fabbriche distrutte alla fine della guerra ed il coraggio e la tenacia con cui il padre e gli zii, in totale unione di cuori e di braccia con tutti i collaboratori di ogni grado, avevano ricostruito e ripreso la strada della crescita. Aveva respirato e fatti suoi i “valori” della famiglia: l’orgoglio e la responsabilità di una grande tradizione, l’unione di intenti dietro al capo riconosciuto, il rispetto del consumatore ed il continuo sforzo per il miglioramento dei prodotti, la responsabilità sociale verso collaboratori e comunità locali. Nei dieci anni passati a Sansepolcro attuò una straordinaria rivoluzione culturale ed industriale. Con il supporto di qualificati consulenti, inserendo due-tre dirigenti di alto livello ed una decina di neo diplomati e laureati umbro-toscani, introdusse in azienda le più aggiornate tecniche manageriali quali: il centro informatico-contabile elettronico, la contabilità dei costi, la programmazione della produzione e delle scorte, la gestione budgetaria ed infine il marketing, di cui io divenni il direttore. E poiché i nuovi stili di vita, con il notevole anticipo dell’età dello svezzamento dei bambini, avevano reso non più adeguato il prodotto-pilastro dell’azienda della prima metà del ‘900, la Pastina Glutinata Buitoni, con la quale erano cresciute tre generazioni di italiani, Bruno fece studiare una nuova linea di moderni prodotti per la prima infanzia che furono con successo lanciati con il marchio NIPIOL (secondo i dettami del più aggiornato “marketing di prodotto”), ancora oggi sul mercato. La Buitoni fu così la prima azienda a produrre in Italia gli alimenti omogeneizzati in una nuova modernissima fabbrica costruita ad Aprilia all’inizio degli anni ’60. Bruno aveva avuto ragione: per noi “forestieri” quegli anni di Sansepolcro restarono indimenticabili; ma a metà anni ’60 divenne chiaro che il Borgo era troppo piccolo per un’Azienda così importante e quindi Bruno decise di spostarne la Sede Direzionale non a Roma, dove era nato e dove il cuore lo portava, ma a Perugia, vicino all’altra grande azienda di famiglia, la Perugina, dove la ragione gli faceva chiaramente vedere la necessità di una concentrazione strategica delle attività di famiglia per meglio fronteggiare la concorrenza di altre grandi aziende alimentari,quali Barilla, Plasmon e Ferrero, nel frattempo diventate molto forti in Italia. Lo zio Giovanni aveva percepito il problema, ma la quarta generazione era strategicamente bloccata dalla ingombrante presenza di un “grande capo” che ormai da tanto tempo viveva negli Stati Uniti e fece passare troppi anni


Personaggi senza prendere alcuna vera decisione in merito. Quando negli ultimi anni ’60 la quinta generazione, arrivata al potere, decise finalmente di dar vita ad un vero Gruppo industriale, operante in Italia, Francia e Stati Uniti, con un Centro strategico-finanziario a Perugia (la IBP), la leadership fu assunta dal ramo famigliare al quale faceva capo l’azienda finanziariamente più solida, la Perugina, nella persona di un giovanissimo Paolo Buitoni, intelligente, preparato, ma inesperto. L’operazione fu fatta con una modalità (“peruginizzazione” della Buitoni) che vide Bruno Buitoni nettamente contrario, per ragioni che il senno di poi dimostrerà valide, tuttavia Bruno, con spirito di lealtà alla famiglia, rinunciò alle sue legittime ambizioni ed accettò di essere Presidente non operativo. Per me fu un momento di grande interesse professionale, essendo diventato direttore marketing della Perugina, ma anche di vero dolore nel vedere sorgere un velo di incomprensione tra le due persone per le quali avevo più stima ed affetto: mio zio Giovanni Faina, che era stato l’artefice del grande sviluppo della Perugina la cui quota di mercato in Italia era passata in dieci anni dal 5 al 35%, e Bruno Buitoni, anche lui allievo e grande estimatore di mio zio, che ormai sentivo come un secondo “zio”. La grande crisi economica del 72-76 trovò il Gruppo impreparato e nel mezzo di uno sforzo per crescere; si erano persi troppi anni prima di “consolidare le forze” e la finanza era stata appesantita da una serie di investimenti ed acquisizioni. Furono tempi molto duri, con inflazione a due cifre, tassi di interesse oltre il 20%, e molte grandi aziende costrette e vendere a stranieri (Barilla all’americana Grace) o allo Stato (Motta, Alemagna, Star, GS supermercati). Le operazioni italiane entrarono in una spirale insostenibile di perdite/indebitamento tanto che, a fine ’76, la famiglia decise di richiamare alla guida del Gruppo il più esperto Bruno. Era una missione difficilissima che imponeva di affrontare subito il problema di una drastica riduzione di personale, in un momento in cui in Italia le tensioni sociali erano altissime, con pericolose punte di estremismo (non c’era ancora stata la marcia dei 40.000 a Torino). Il contrasto con le parti sociali fu molto duro ma, per merito di entrambe le parti, non mancò il rispetto reciproco e la responsabilità di salvaguardare la sopravvivenza delle aziende. Il Gruppo, malgrado significativi miglioramenti gestionali, uscì finanziariamente stremato da questa lunga crisi e, all’inizio degli anni ’80, apparve chiaro che, con le sole proprie forze, non poteva mantenere l’indipendenza. Bruno allora propose a Mediobanca ed al Ministro dell’Industria del tempo il progetto di mettere insieme la IBP e le aziende alimentari che facevano capo allo Stato (SME), creando così un Gruppo alimentare italiano di dimensioni competitive con i più grandi gruppi europei. Sembrò a tutti una eccellente idea, ma non se ne fece niente perché la politica di allora era impegnata in decisive guerre di potere (si era alla fine della prima Repubblica) e comunque l’Italia non aveva, come continua a non avere tutt’oggi, una chiara politica industriale volta a valorizzare/proteggere i settori industriali strategici. A quel punto per l’IBP era indispensabile una iniezione di capitale fresco che la famiglia non era in grado di assicurare. Bruno quindi, autorizzato dalla famiglia, si mise alla ricerca di un partner SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

segui il quotidiano online troverai news in tempo reale

industriale che garantisse la continuità dello sviluppo a lungo termine delle aziende, possibilmente con la salvaguardia di un ruolo per la famiglia. Io facevo parte del ristrettissimo team che lo affiancava e che per due anni,in gran segreto, portò avanti contatti con diversi grandi gruppi internazionali, fino a che, all’inizio dell’85 non si concretizzò il “bliz” vincente della CIR di De Benedetti. Bruno aveva qualche diffidenza sulla reale volontà dell’Ingegnere di impegnarsi su un progetto industriale “a lungo termine”, ma la superò quando lo vide riprendere e realizzare, con la sua straordinaria velocità di movimento, l’idea dell’ unione Gruppo Buitoni-SME. Ma anche questa volta la politica fu determinante nel mettersi “di traverso” e non se ne fece niente, inducendo l’Ingegnere a rinunciare al progetto ed a vendere il Gruppo Buitoni a Nestlè. Eravamo nel 1988 e sul viso di Bruno, che sentiva il peso di essere l’ultimo Presidente di una grande storia familiare costretto a “passare la mano”, ritorna il sorriso di colui che sa di essere riuscito a raggiungere il miglior risultato possibile, date le circostanze. Conosce bene ed ha grande ammirazione per la Nestlè,per la qualità dei suoi prodotti, la capacità di ricerca ed innovazione, la forza delle sue strategie di lungo termine che ne hanno fatto la prima azienda alimentare del mondo. L’aveva conosciuta tanti anni prima, quando era giovane studente universitario a Losanna, dove l’allora amministratore delegato, l’italiano Bignami, gli aveva proposto di andare a lavorare con loro. Ricorda con piacere quell’ambiente e pensa che, dopo gli ultimi difficili anni di tempestosa navigazione, la nave Buitoni-Perugina non poteva approdare in un porto migliore. I due Marchi ed i valori che rappresentano potranno trarre nuovo vigore dalla ricerca e dalle tecnologie più avanzate e continuare a portare per molto tempo il nome Buitoni nel mondo. Questa consapevolezza conforterà gli anni della sua lunga e serena vecchiaia. * Il dottor Gianfranco Faina, profondamente legato alla famiglia Buitoni e alla Azienda, ha vissuto la sua vita professionale ai livelli più elevati della struttura aziendale: prima Direttore Marketing Buitoni, poi Direttore Generale di Buitoni e di Perugina ed infine autorevole e ascoltata presenza nel Comitato di Direzione di Nestlé Italiana.

Sansepolcro 18.06.2012 Bruno Buitoni davanti al monumento 9


UNA MOSTRA DELLA “COMPAGNIA

ARTISTI” STA FACENDO IL GIRO D’ITALIA

di Cinzia SCATRAGLI

Può una mostra di carattere nazionale partire dalla provincia? Ciò è quanto sembra stia accadendo a Sansepolcro dove la “Compagnia Artisti” ha organizzato “All you need is paint”, collettiva d’arte interamente dedicata ai Beatles. La Mostra, ideata e allestita da Silvia Chialli e Michele Foni, ha già avuto luogo a Brescia, Vicenza, Sanremo, Gatteo Mare, Cerveteri, Brindisi e, dal 15 al 17 Marzo scorsi a Milano nell’ambito della Fiera di Rho del Cartoomics 2013 dove ha registrato, tra l’altro, le visite di Rolando Giambelli Presidente di Beatlesiani d’Italia Associati e di Germano Dantone celebre Publishing Manager presso Carisch S.p.A. e già Marketing Manager presso Sony Music Spa, Warner Music Group ed EMI Music. Il 5 Aprile la ormai celebre mostra è tornata ad essere esposta in una città del nord Italia. L’evento, dedicato a tutti i fans e amanti della Beatlesmania, si è 10

tenuto al celebre Fillmore Club di Cortemaggiore (PC) . Nella maggior parte di queste occasioni l’esposizione è stata al fianco dei Beatles Days, organizzati dal Fans Club “BEATLESIANI D’ITALIA ASSOCIATI” come nel caso del primo della lunga serie di appuntamenti che era stato dal 26 al 27 Maggio 2012, nella prestigiosa sede del centro Fiera del Garda di Montichiari di Brescia. La Collaborazione dell’artista Silvia Chialli, nonché Socia, dal 1994, del Fans Club, è stata determinante e ha consentito all’associazione di artisti, di poter raggiungere un cosi elevato livello. Si tratta di un’opportunità espositiva che per qualità e, sicuramente per numero di visitatori, il gruppo non aveva avuto l’occasione di sfiorare prima. La Mostra d´Arte Contemporanea, con la presenza di fans del leggendario gruppo di successo provenienti da tutto

il mondo, affianca sempre eventi che trovano spazio nei mezzi di comunicazione di massa nazionali. L’esposizione offre un bel numero di artisti italiani e stranieri e molteplici tecniche e forme d´Arte realizzate o fissate su tela quadrata, di lato di 60 centimetri. Le opere trattano la leggendaria vicenda del gruppo rock britannico, originario di Liverpool e attivo dal 1960 al 1970, che più di altri ha segnato un’epoca nella musica, nel costume, nella moda ed anche nella pop art; fenomeno di comunicazione di massa, di proporzioni mondiali, sono stati considerati tra le maggiori espressioni della musica contemporanea. La storia, le vicende, i volti, i luoghi, i loghi, i personaggi affini e le mitiche copertine degli LP dei Beatles sono le immagini che emergono da questa collezione. Ogniuna sembra fatta per diventare una “icona” laica della Leggenda che


Cultura ancora oggi, a oltre quarant’anni dallo scioglimento del gruppo, non ha nessuna intenzione di tramontare. La forza di un mito si potrebbe dire che si fortifica, dunque, in provincia e trae nuova linfa da giovani che giocano a fare gli artisti, con risultati ragguardevoli, da oltre sedici anni. Insieme a questi giovani ci sono artisti meno giovani di vari territori, con alle spalle importanti carriere espositive e spazi dedicati in vari musei, che hanno intravisto nella mostra una tra le più fresche e innovative idee del mondo dell’arte contemporanea; questi hanno partecipato volentieri premiando, con la loro presenza, chi la

segui il quotidiano online troverai news in tempo reale organizza. La mostra, dopo Piacenza, mantiene la sua unità e si prepara per altre città italiane. Gli artisti la offrono ancora al grande pubblico e a quanti, sulle orme dei Beatles, la vorranno accogliere. In preparazione con la collaborazione di Carlo Ilio Mannocci, figura di spicco delle formidabili associazioni degli italiani d’america, una trasferta negli Stati uniti ed esattamente in Oregon. Nelle tasche degli organizzatori c’è poi la polvere del sogno di poterla vedere in Inghilterra. I sogni, si sa, costano poco e scaldano il cuore tradendo la grande ambizione di chi fa le cose con sentimento.

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

La bEatLEs List Di “all YoU nEED is Paint”

Continuano ad affluire artisti italiani e stranieri. Si allunga lista degli autori che partecipano, con un’opera, alla collettiva; ma vediamo l’elenco completo che è ormai composto da cinquantotto partecipanti: Posy Abbot, Riccardo Antonelli, Mario Argenti, Nicole Aue, Stefania Bartolini, Claudio Boncompagni, Franco Cerini, Alessandra Cesari, Silvia Chialli, Enzo Chialli, Andreina Cola, Alfiero Coleschi, Anna Maria Conti, Pruscini Da Cavargine, Donatella Dalla Ragione, Diego Della Rina, Enzo Della Rina, Mario Dolfi, Fabrizio Fabbroni, Giuseppe Fabbroni, Michele Foni, Ruggero Foni, Gianni Franceschina, Stefano Gennaioli, Maura Giussani, Mirco Guardabassi, Letizia Lanzarotti, Niccolò Lazzerini, Sara Lovari, Maria Bernadette Liguori, Ornella Lodo, Patrizia Manenti, Mauro Marrani, Liuba Mascia, Alessandro Marrone, Alberto Massi, Lucia Matassi, Marco Mercati, Pino Nania, Giacomo Naldini, Cristian Ordanini, Giulia Oretti, Giuseppe Paci, Mihaela Pascu, Anna Chiara Pellizzari, Gino Pigolotti, Paolo Piovaticci, Maurizio Rapiti, Shirley Rae Mannocci, Pierluigi Ricci, Quirino Rondinini, Dario Salvi, Laura Serafini, Joy Stafford Boncompagni, Nicoletta Spinelli, Diana Tarlindano, Annamaria Veccia e Antonio Zullo.

11


25 e 26 maggio 2013

53° RaDUno nazionaLE CaMPanaRi D’itaLia 5° RaDUno CaMPanaRi CEntRo itaLia Quest’anno il Raduno Nazionale Campanari e il Raduno Campanari Centro Italia si svolgerà a Sansepolcro, in occasione del Millenario della Basilica Cattedrale di San Giovanni Evangelista e della Città. Il Gruppo Campanari “Borgo Sansepolcro”, voluto fortemente da alcune persone amanti del suono delle campane, è nato il 14 febbraio 1994 con sede presso il campanile della Cattedrale. Si è dotato di uno statuto e di un consiglio di amministrazione e conta ad oggi circa 65 soci di cui 30 campanari effettivi. Da sempre le campane a Sansepolcro venivano suonate a mano, ce lo ricordano scritti e le storie dei nostri nonni, le Campane della Torre di Berta venivano suonate da alcuni dipendenti del Comune, a San Francesco e al Duomo dai campanari. Le campane del Duomo suonano ancora sulla base della musica composta appositamente dal prof. Cinti. Secoli di storia raccontata anche attraverso il suono delle campane, poesie scritte in loro onore, persone che sacrificano le loro giornate di festa per questa arte e proprio di arte si deve parlare. Una storia affascinante che colpisce ogni turista che sale in cima al campanile del Duomo, il campanile di Piero della Francesca, che svetta nella Leggenda della Vera Croce. Una storia che continua nei secoli e noi campanari ne siamo orgogliosi. Le persone che salgono sul campanile a vedere Sansepolcro dall’alto rimangono estasiaste dalla bellezza della

12

a cura del Presidente Bruno Tredici

città vista da lassù, sia di giorno come di notte, un’esperienza unica ci dicono. Le nostre campane sono lassù, spettatrici della vita della città, vita che loro stesse segnano tutti i giorni, salutano la nascita dei bambini, unica città dove avviene, ci indicano le ore e ci avvisano anche della scomparsa delle persone accompagnandole con il suono come un ultimo saluto. Le nostre campane sono antiche, belle e con fregi meravigliosi che raccontano la storia di una città di una chiesa come la nostra Basilica Cattedrale, ed ognuna di loro ha un proprio nome, che deriva dalla chiesa, o dalla cultura popolare: la Ventitre, la Mortina, il Cennino……e poi il campanone, dedicato a San Giovanni Evangelista che viene alzato a bicchiere e con i suoi sordi rintocchi dà il tempo alla musica delle altre due campane. È tutto un rincorrersi di emozioni e di suggestioni. È uno spettacolo unico, un suono meraviglioso che percorre tutti i vicoli del Borgo e che scandisce la festa importante, la festa grossa, quella alla quale non si può mancare. Quando le campane suonano a distesa la domenica per annunciare le Sante Messe della Cattedrale e quando suonano le campane di tutta la città per un evento importante, attirano sempre l’attenzione della gente.


Eventi

segui il quotidiano online troverai news in tempo reale

   

   

 

 

  

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

13


i baLEstRiERi Di sansEPoLCRo a cura dell’Associazione La Società Balestrieri di Sansepolcro è un antico sodalizio che fonda le radici nel Rinascimento toscano ed ha saputo perpetuare nel tempo, ininterrottamente dal XV° secolo il Palio della Balestra®, singolar tenzone in cui i Balestrieri della città di Sansepolcro sfidano gli amici – rivali di sempre i balestrieri della città di Gubbio. La manifestazione è il culmine degli eventi culturali proposti nel contesto delle rievocazioni rinascimentali del mese di Settembre. In tale periodo, Sansepolcro si trasforma in un vero e proprio palcoscenico storico tra i più importanti e ricchi nel panorama delle rievocazioni nazionali. In numerose città d’Italia, durante il Medio Evo ed il primo Rinascimento, si svolgevano competizioni di tiro con la balestra “grossa” allo scopo di incoraggiare l’addestramento al tiro, di compagnie formate da liberi cittadini, per avere, in tal modo, sempre disponibile una riserva militare per la difesa della città. La gara di tiro con la balestra fra Sansepolcro e Gubbio è documentata storicamente fin dal 1594, ma vi sono fonti storiche attendibili che confermano che tale disputa avveniva anche antecedentemente e da allora, tutti gli anni, la seconda domenica di Settembre, si celebra il Palio della Balestra®. Ercole Agnoletti, nella sua pubblicazione “Le Memorie di Sansepolcro” scrive: “2 Settembre 1515… si balestrò il Palio della balestra,di panno rosso…”. Il premio per il vincitore del Palio consisteva, infatti, in un pezzo di panno di lana (della misura di quattro metri circa) utilizzato per la confezione di un abito a mantello (dal latino “pallium”). Lo stesso Piero della Francesca, il più illustre dei cittadini del Borgo, sommo pittore, matematico e maestro della prospettiva risulta, che fosse tra i possessori di una delle 160 balestre comunali. Nel 1453, il 22 Aprile, fu fatta la pubblica rassegna delle armi in possesso del comune e, tra i possessori di balestra, viene registrato anche Piero di Betto, da identificare con Piero della Francesca (Mariangela Betti-

14

Giovanni Tricca “Il Palio della Balestra a Sansepolcro”). Dopo la seconda metà del XVI secolo, le armi da fuoco rimpiazzarono in battaglia i balestroni e le gare con questo tipo di arma scomparvero su tutto il territorio italiano tranne che a Sansepolcro e a Gubbio, dove si continuò, senza interruzione attraverso i secoli, a sfidarsi al tiro con la balestra per onorare i propri Santi Protettori, secondo l’antica tradizione. Lo stesso Cosimo II de Medici, in visita alla città nel 1612, assistette al palio e si volle cimentare nel tiro. Nel 1920 fu Presidente Onorario della Società Balestrieri il Principe Umberto di Savoia. Dal 1951 nella seconda domenica di Settembre, a Sansepolcro, inizialmente in Piazza Garibaldi e poi in Piazza Torre di Berta, si svolge la disputa del Palio tra i balestrieri di Sansepolcro e Gubbio in abito storico. Al mattino l’Araldo, attraversando le vie principali del centro storico, legge il bando di sfida ai rivali Eugubini e il pomeriggio, dopo la benedizione delle armi, i balestrieri delle due città entrano in Piazza annunciati dal rullo dei tamburi e dal suono delle chiarine. I tiratori delle due città si alternano sui banchi di tiro con i loro costumi rinascimentali. Durante il tiro, malgrado le gradinate siano affollate di spettatori, sulla piazza cala uno strano silenzio, rotto solo dai colpi secchi delle frecce che si conficcano nel corniolo. Se la balestra era nata come arma di guerra oggi è uno strumento di pace che rinnova ogni anno il rapporto di amicizia tra i due sodalizi che si confrontano a Gubbio l’ultima domenica di Maggio e a Sansepolcro la seconda domenica di Settembre. Al Palio della Balestra® 2011 in Piazza Torre di Berta alla presenza del socio balestriere onorario Roberto Vittori, del sindaco di Sansepolcro e del sottosegretario alla difesa è stata riconsegnata la piccola balestra denominata “Petra de Burgo” in onore al più illustre cittadino Piero della Francesca che si firmava Petro de Burgo. La balestra


Associazioni “Petra de Burgo” era rientrata dall’ultima missione dello Space Shuttle Endeavour STS 134 dal 16 maggio al 1° giugno, con la quale il col. Roberto Vittori ha eseguito dei tiri dimostrativi in assenza di gravità, in omaggio alla principale manifestazione storica della città biturgense. Il col. Roberto Vittori attualmente lavora negli U.S.A. presso l’ambasciata d’Italia a Washington e di recente è stato insignito della Medaglia Russa al Valore Aerospaziale ricevuta direttamente dal presidente russo Vladimir Putin. La balestra “Petra de Burgo” è possibile vederla presso la sede della Società Balestrieri Sansepolcro. Al Palio della Balestra Straordinario di Sabato 01 settembre, prima dei tiri in Piazza Torre di Berta, Alessandro Quasimodo figlio del poeta Salvatore Quasimodo ha letto la poesia “Balestrieri Toscani” scritta da suo padre dopo aver assistito in forma privata a un palio. La Società Balestrieri di Sansepolcro si avvale di un nutrito gruppo di figuranti che rappresentano l’antica Nobiltà maschile e femminile, personaggi ripresi dai dipinti di Piero della Francesca, Notabili rappresentanti delle Arti. Non mancano gli Armigeri guidati dal loro capitano, e un ben preparato gruppo Musici. Il Corteo Storico accompagna sempre il gruppo dei balestrieri in occasione delle manifestazioni sia in città che fuori Sansepolcro. Il gruppo Musici si è costituito ufficialmente nel 1996 e, nello stesso anno ha fatto il suo debutto durante il Palio di Gubbio, nella formazione che mantiene ancor oggi che è composta da suonatori di Chiarine e Tamburi.

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

segui il quotidiano online troverai news in tempo reale Dalla sua nascita ad oggi, il gruppo è parte integrante della Società Balestrieri. E’sempre presente al Palio e a tutte le altre manifestazioni ufficiali a cui partecipano i Balestrieri. Ha presenziato in autonomia, a manifestazioni di vario tipo, in territorio nazionale ed estero, in rappresentanza della Società di cui fanno parte e della città di Sansepolcro. Negli ultimi due anni il gruppo Musici ha partecipato al concerto “The Armed Man a Mass for Peace” del gallese Karl Jenkins organizzato dal Gruppo Bandistico Filarmonica dei Perseveranti e dai gruppi Corali cittadini. Gli ultimi impegni in cui si sono cimentati, sempre insieme alle già citate realtà musicali, sono stati il”Concerto propiziatorio al Palio della Balestra 2012” svoltosi nella Cattedrale di Sansepolcro con l’esecuzione dei brani “Marcia trionfale” dell’Aida di G. Verdi, del brano “La Freccia Nera” nell’originale arrangiamento della sigla televisiva del 1968 dell’omonimo teleromanzo di Sandro Luminelli, dei brani “O Fortuna e Fortune piango vulnera”, tratti dai “Carmina Burana” di Carl Orff. Nel novembre 2012 partecipazione al concerto di Santa Cecilia organizzato dalla Banda Filarmonica dei Perseveranti ed esecuzione dei brani “Marcia trionfale” dell’Aida di G. Verdi, del brano “Pirata dei Carabi” e dell’inno nazionale italiano. Il Concerto, dedicato al Patrono della città, San Giovanni Evangelista, svoltosi in Cattedrale il 27 Dicembre 2012, è organizzato come tutti gli anni dal Lions club cittadino. La Società Balestrieri ricerca figuranti. Scrivere a info@balestrierisansepolcro.it

15


nASCE L’APP DI VALTIBERInA InFoRMA E dal mese di Aprile la Valtiberina avrà l’informazione locale con la prima rivista multimediale in Digital Edition. E’ cambiato il modo di leggere il mondo!!

Il futuro tutti ne parlano tutti lo vogliono ma dicono anche che quando lo guardi il futuro cambia perché lo hai guardato. Ci vuole il progresso per crearsi il futuro essere incredibili per essere credibili. Proprio così essere incredibili quasi folli, vogliamo uscire dall’informazione tradizionale ancorata ai vecchi sistemi e portare nel nostro territorio quello che oramai le testate a livello nazionale e internazionale stanno portando avanti da diversi anni. Sono loro le nostre muse ispiratrici, sono loro che ci hanno fatto sognare. Ma da oggi il nostro sogno è diventato realtà è disponibile infatti su Apple Store e Google Play l’applicazione di Valtiberina Informa. Ci abbiamo creduto e lavorato tanto consapevoli dell’importanza della sfida, ed è eccola qua, unica innovativa, intuitiva, molto più di quanto puoi immaginare! La puoi scaricare gratuitamente ed è disponibile per Ipad Iphone Folio Galaxy Tab. Non solo, le riviste nelle edizioni locali di Anghiari, Monterchi e Sansepolcro Informa si trasformano e la Valtiberina avrà la prima rivista multimediale in Digital Edition!

La Valtiberina in Mobile! Basterà il movimento impercettibile di un dito per raggiungerci e per non perderti neanche una notizia!

La VaLtibERina aVRÀ L’inFoRMazionE LoCaLE Con La PRiMa RiVista MULtiMEDiaLE. E’ CaMbiato iL MoDo Di LEggERE iL MonDo!! Non solo l’App del quotidiano online Valtiberinainforma.it, ma disponibile la prima rivista multimediale della Valtiberina in Digital Edition scaricabile sempre dall’App di Valtiberina Informa con formato App Folio. È un’edizione speciale che si aggiunge al formato tradizionale cartaceo già molto apprezzato dai nostri lettori. Che cosa cambia? Il lettore si trova la rivista di pagine interattive con fotogallery, video o grafici animati. Pagine che rispetteranno sempre la nostra linea editoriale con notizie e approfondimenti storici del territorio, ma in particolar modo seguiremo gli eventi, soprattutto per soddisfare il turista in visita nella nostra bellissima vallata. Seguiremo infatti in maniera più capillare gli eventi, in modo tale che il turista scaricando le riviste troverà al suo interno pagine dedicate agli eventi stessi con traduzione in multilingue, lettura in audio, apertura di video e fotogalery o con link a musei e quant’altro. Tutto questo per accontentare non solo i nostri lettori che si troveranno a percorrere sentieri nuovi di lettura sorprendenti e divertenti, ma guardare anche all’aspetto di promozione turistica del territorio stesso. Interessante nuovo ed innovativo anche per chi pubblicitariamente si vuole promuovere con delle pagine interattive/multimediali con inserimento di spot e fotogallery e link al proprio sito. Tante le ditte che hanno apprezzato e aderito al progetto, uscendo così dagli schemi tradizionali della pubblicità che erano abituati ad avere. L’edizione nativa delle riviste in Digital Edition di Valtiberina Informa è una novità assoluta per il nostro territorio e siamo orgogliosi di esserne i primi, un regalo ai nostri lettori un idea del futuro in cui il lettore è protagonista assoluto. La Redazione lo accompagnerà sempre con la sua professionalità e serietà proiettandolo nel futuro prossimo! 16


itĂ , Storia, Cultura l a u , A Att r te, Me dicin a, T ... urism a i m o, Enogastrono


SOVRAPPESO E OBESITÀ

Screening dei bambini in Valtiberina Toscana L’obesità è una condizione multifattoriale caratterizzata da un eccesso di grasso corporeo, che nasce dallo squilibrio tra l’introito calorico e la spesa energetica. La sua prevalenza è in aumento in tutti i Paesi occidentali e anche nei Paesi in via di sviluppo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’aumento dell’obesità come una vera e propria epidemia e come uno dei più rilevanti problemi di Sanità pubblica, spingendo le autorità politiche e sanitarie, a tutti i livelli, a prendere iniziative per prevenire le malattie croniche correlate. In Italia la prevalenza del sovrappeso è stimata fra il 25-30% nei bambini e adolescenti e il 35-40% nella popolazione adulta, mentre l’obesità interessa circa il 10-15% dei bambini e il 10% della popolazione adulta. L’obesità si associa e costituisce un fattore di rischio per numerose malattie che fanno aumentare la 18

mortalità e si correla anche a patologie che possono peggiorare la qualità di vita del soggetto. Tutte queste condizioni morbose rendono conto dell’elevato costo sociale ed economico dell’obesità. La mortalità per malattie cardiovascolari aumenta in modo direttamente correlato con il BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea), così come aumenta il rischio di sviluppare patologie quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, dislipidemie, malattia coronarica, colelitiasi, cancro colon-rettale, patologie respiratorie ed osteoarticolari. Non si deve inoltre dimenticare che gli obesi sono soggetti a molteplici limitazioni, sia di ordine funzionale sia psicologico, che intralciano e mettono a rischio i rapporti di lavoro, la vita di relazione e sociale, le attività quotidiane e che incidono molto sulla percezione dello stato di salute e sulla psiche dei pazienti. L’obesità infantile è un problema

di notevole rilevanza sociale ed è in continuo aumento, in Italia colpisce un bambino su quattro. Un preoccupante dato di fatto è rappresentato dalla persistenza dell’obesità infantile nell’età adulta, con conseguente aumento dei rischi per la salute. Intervenire durante l’età evolutiva è, quindi, di fondamentale importanza; ci si deve occupare della prevenzione dell’obesità, mediante una corretta informazione basata sull’educazione alimentare e sull’importanza dell’attività fisica e di un adeguato stile di vita, fin dai primi anni della scuola dell’obbligo. Gli interventi di prevenzione dell’obesità devono essere integrati, e prevedere la partecipazione di famiglie, scuole, operatori della salute e comunità; multicomponenti, e promuovere non solo la sana alimentazione ma anche l’attività fisica e la diminuzione della sedentarietà, la formazione dei genitori, il


counseling comportamentale e l’educazione nutrizionale; pluriennali. In Italia l’Istituto Superiore della Sanità ha coordinato un progetto chiamato “Okkio alla salute - Promozione della salute e della crescita sana dei bambini della scuola primaria” collegato al programma europeo “Gaining health”, noto in Italia come “Guadagnare salute”, con lo scopo di definire un sistema di monitoraggio dello stato ponderale, delle abitudini alimentari e dell’attività fisica nei bambini delle scuole primarie di 8-9 anni in grado di fornire dati epidemiologici accurati e confrontabili tra le diverse realtà regionali e locali. REGIONE TOSCANA METODOLOGIA DELL’ INDAGINE La Regione Toscana dunque, nel Piano sanitario regionale 2008/2010, aveva previsto azioni di contrasto all’obesità infantile e alla promozione di corretti stili di vita tramite l’approccio della Sanità di iniziativa, avviando con delibera regionale un progetto specifico denominato “Progetto assistenziale per il bambino con eccesso ponderale” mediante il quale, per i bambini in sovrappeso e obesi, sono stati definiti i percorsi di diagnosi e follow-up. Il target individuato è la popolazione pediatrica di dieci anni, con previsione di una coorte annuale di circa 30.000 soggetti/anno a livello regionale. Al momento del Bilancio di salute dei dieci anni i pediatri di famiglia individuano i bambini in eccesso ponderale (sovrappeso/obesità in base al Bmi secondo Cole) che, una volta inseriti nel registro specifico aziendale, sono avviati al percorso assistenziale previsto dal presente progetto mediante la compilazione di una scheda informatizzata (presa in carico). Al momento della presa in carico viene valutata la presenza di fattori di rischio per complicazioni metaboliche; ai bambini in sovrappeso con presenza di fattori di rischio e ai bambini obesi sono prescritti gli esami di laboratorio al fine di evi-

denziare precoci alterazioni metaboliche. Il percorso assistenziale dei soggetti in sovrappeso prevede un follow-up da effettuarsi tra i 2 e i 12 mesi dalla data della presa in carico mentre per i bambini obesi sono previsti tre follow-up da ef-

fettuarsi con intervalli minimi di 30 giorni l’uno dall’altro, da concludersi entro 12 mesi dalla data di presa in carico. Durante l’esecuzione del follow-up verrà valutata la presenza di segni e sintomi correlati con la sindrome metabolica.

IL PROGETTO DI SCREENING DELLA ZONA VALTIBERINA. MATERIALI E METODI In linea con il suddetto progetto regionale è stato promosso, dal Distretto socio-sanitario della U.s.l. 8 zona Valtiberina, un progetto rivolto ai bambini nati nell’anno 2000 non assistiti dal pediatra di famiglia ma dal medico di medicina generale e che, pertanto, sarebbero stati esclusi dal monitoraggio dello stato nutrizionale previsto dal progetto regionale. Si tratta di uno screening dell’obesità e del sovrappeso e di un progetto di educazione alimentare finalizzato ad aumentare le conoscenze di genitori e bambini sulla corretta alimentazione e sul corretto stile di vita. Il progetto di screening si è svolto nel periodo febbraio 2011 - dicembre 2011 e ha previsto una coorte di 134 bambini, chiamati su invito a recarsi nell’ambulatorio del pediatra del distretto; di questi hanno partecipato e sono stati valutati 84 bambini, di cui 45 femmine e 39 maschi. Le figure professionali operanti nel progetto sono rappresentate dal pediatra e dalla dietista, i quali hanno rilevato: • l’anamnesi familiare, tramite domande riguardanti lo stato ponderale dei genitori (se in sovrappeso o obesi) ed eventuali patologie correlate all’obesità, quali diabete, dislipidemie, ipertensione, patologie cardiovascolari e disturbi del comportamento alimentare. • l’anamnesi personale del bambino, tramite domande circa la nascita a termine, se sottopeso per l’ età gestazionale, l’allattamento al seno, il tipo di divezzamento e se in sovrappeso, l’inizio prima dei cinque anni. • l’esame obiettivo del bambino, tramite la rilevazione di peso (kg), altezza (cm), BMI, circonferenza vita e pressione arteriosa. • l’anamnesi alimentare del bambino, tramite domande sulla colazione (se fa colazione prima di recarsi a scuola e che cosa mangia), sullo spuntino scolastico e sulla merenda. • lo stile di vita del bambino, con domande sullo sport (se lo pratica e per quante volte a settimana) e su quanto tempo trascorre davanti a tv e videogiochi. I bambini che risultano obesi e in sovrappeso (in base al BMI secondo Cole), saranno richiamati per una consulenza dietologica ed esami emato-biochimici appropriati. OBIETTIVI Gli obiettivi principali del progetto sono essenzialmente due: 1. individuare precocemente da parte del pediatra i soggetti a rischio di sviluppare le complicazioni metaboliche legate all’eccesso ponderale; 2. intervenire anche in collaborazione con i medici specialisti per prevenire lo sviluppo di una patologia cronica.

19


RISULTATI STATO PONDERALE DEI BAMBINI Dall’indagine svolta è risultato che: il 4,76% dei bambini è sottopeso, il 66,67% è normopeso, il 13,09% è sovrappeso e il 15,48% è obeso. Quindi, il 28,57% dei bambini presenta un eccesso ponderale.

dall’indagine è risultato che il 64,28% dei bambini fa una colazione adeguata, il 15,48% non la fa in modo adeguato e il 20,24 % non la fa.

La merenda di metà mattina adeguata riguarda il 21,43% dei bambini, mentre il 78,57% non la fa in modo adeguato. Questo dato è in linea con i valori della regione Toscana che presenta il 28,4% dei bambini con eccesso ponderale, però, in Valtiberina, risulta essere minore la percentuale dei bambini in sovrappeso (13,09% rispetto al 21,2% dei bambini toscani) e maggiore la percentuale dei bambini obesi (15,48% rispetto al 7,2% dei bambini toscani). Nel 37,5% dei casi l’eccesso ponderale è iniziato prima dei cinque anni di età del bambino. STATO PONDERALE DEI GENITORI In Valtiberina il 27% dei genitori è in sovrappeso e il 6% è obeso. Tra questi, il 37% è affetto da patologie correlate all’obesità, in particolare: il 10,8% dei genitori con eccesso ponderale è affetto da ipertensione, l’8,1% da dislipidemie, il 5,4% da diabete e il 10,8% presenta contemporaneamente più patologie. Quando almeno uno dei due genitori è in sovrappeso il 20% dei bambini risulta in sovrappeso e il 23,3% obeso e quando almeno uno dei due genitori è obeso il 14,28% dei bambini è in sovrappeso. Rispetto alla regione Toscana, in Valtiberina i genitori con eccesso ponderale risultano essere di meno. Per quanto riguarda invece i bambini, il confronto tra regione Toscana e Valtiberina evidenzia che in percentuale è uguale la correlazione fra la presenza di almeno un genitore in sovrappeso e il sovrappeso del bambino mentre è maggiore la correlazione fra la presenza di almeno un genitore in sovrappeso e l’obesità del bambino; inoltre, in percentuale è minore la correlazione fra la presenza di almeno un genitore obeso e il sovrappeso e l’obesità del bambino. ADEGUATEZZA DELLA COLAZIONE E DELLA MERENDA Per quanto riguarda le sane abitudini alimentari,

20

Lo spuntino pomeridiano viene fatto in modo adeguato dal 35,72% dei bambini, il 54,76% non lo fa in modo adeguato e il 9,52% non lo fa.

Dal confronto con la regione Toscana risulta essere uguale la percentuale di bambini in Valtiberina che effettua una colazione adeguata, mentre risulta essere maggiore la percentuale di bambini che non fa colazione e quindi minore la percentuale di bambini


che non fa colazione in modo adeguato. Inoltre, lo spuntino scolastico adeguato in Valtiberina è effettuato da una percentuale inferiore di bambini rispetto alla regione Toscana TEMPO DEDICATO AD ATTIVITA’ FISICA, TV E VIDEOGIOCHI Se l’alimentazione è un aspetto cruciale che condiziona l’eccesso di peso nella popolazione infantile, non è di minore importanza l’attività fisica, fattore determinante per mantenere o migliorare la salute dell’individuo e prevenire il rischio di sovrappeso nei bambini, anche se la crescente disponibilità di televisori e videogiochi mina il quadro più salutare e porta ad aumentare il numero di ore trascorse in attività sedentarie. Dall’indagine è risultato che solo il 2,38% dei bambini pratica sport tutti i giorni, il 61,9% lo pratica 2-3 volte a settimana, il 7,14% lo pratica 1 volta a settimana, mentre il 28,5% dei bambini non pratica alcuno sport.

Di contro, il 64,29% dei bambini svolge attività sedentarie, come guardare la televisione, giocare ai videogiochi o al computer, per almeno un’ora al giorno, il 25% per almeno due ore e il 10,71% per oltre due ore.

riguarda invece le attività sedentarie, in Valtiberina sembra essere inferiore rispetto alla regione Toscana la percentuale di bambini che trascorre più di due ore al giorno davanti a televisione, computer e videogiochi. Rispetto alle raccomandazioni, che pongono un limite di esposizione complessivo a televisione e videogiochi di non oltre le due ore quotidiane, molti bambini eccedono sul loro utilizzo, con comprovato aumento del rischio di sovrappeso ed obesità. CONCLUSIONI Il progetto ha permesso di raccogliere dati relativi allo stato ponderale e allo stile di vita dei bambini nati nell’anno 2000 residenti in Valtiberina, assistiti dal medico di medicina generale. I dati rilevati mostrano una presenza di eccesso ponderale nei bambini in linea con quella della regione Toscana, così come risultano pressoché simili i dati relativi alle sane abitudini alimentari e allo stile di vita dei bambini. Pertanto in Valtiberina, così come nella regione Toscana, è importante la programmazione di azioni di Sanità pubblica in modo coordinato e condiviso tra enti, istituzioni e realtà locali, al fine di promuovere la corretta alimentazione e il corretto di stile di vita, coinvolgendo famiglie, scuole, operatori della salute e comunità. E’ importante l’effettuazione di interventi di educazione sanitaria focalizzati sui fattori di rischio modificabili dell’eccesso ponderale, promuovendo la conoscenza sulle caratteristiche di colazione, spuntino scolastico e merenda pomeridiana adeguate, il consumo di 5 porzioni giornaliere di frutta e verdura e l’attività fisica. Va inoltre incentivata la riduzione del consumo di bevande zuccherine e gassate e delle merendine confezionate e la riduzione del tempo dedicato ad attività sedentarie come guardare la tv e giocare ai videogiochi o al computer, che non dovrebbe superare le due ore al giorno. Tutto ciò al fine di contrastare la diffusione dell’eccesso ponderale e delle malattie croniche correlate.

Progetto eseguito da: Dott. Scarlato Corrado (Pediatra) Dott.ssa Graziotti Daniela (Dietista)

Dal confronto con la regione Toscana, in Valtiberina risulta essere maggiore la percentuale di bambini che non pratica alcuno sport e minore quella di bambini che praticano sport tutti i giorni, mentre sono uguali le percentuali di bambini che praticano sport 1 volta a settimana e 2-3 volte a settimana. Per quanto

Hanno collaborato: MMG Zona Valtiberina Dott.ssa Guadagni Rosella Dott.ssa Anemoli Valentina Ganovelli Angela (Infermiera coordinatrice del Distretto) Rubechi Susanna (Dietista Ospedale Sansepolcro) Con il contributo di: Azienda Aboca Spa Sansepolcro ASL 8 Arezzo

21


Numero unico per la

ex Guardia medica Telefonate registrate e certezza di trovare il dottore, che sarà collegato con il nostro medico di famiglia. 0575/303730. Un numero importante che tutti gli aretini faranno bene ad imparare, a segnarsi sulla loro rubrica o sulla memoria del proprio cellulare. È il numero unico per chiamare da tutta la provincia il servizio di Continuità assistenziale in attività dalle ore 20 del 1 marzo. Una vera e propria rivoluzione, una semplificazione forte e soprattutto un miglioramento garantito di questo servizio. La continuità assistenziale (che ancora in molti chiamano guardia medica), oggi ha in provincia di Arezzo quindici numeri telefonici diversi, da zona a zona. Numeri che corrispondono a sedi presso le quali i 18 medici che sono in turno tutte le notti, nei festivi e prefestivi, stazionano per rispondere alle esigenze degli utenti che in quegli orari hanno necessità di un medico per interventi non urgenti (per i quali, lo ricordiamo, c’è sempre il 118).  Fino al 1 marzo quando un paziente chiamava uno di questi numeri, aveva una risposta immediata se il medico in quel momento non era fuori sede per una visita a domicilio. Ma quando il medico era fuori sede i tentativi di contatto potevano andare avanti anche a lungo, spesso mettendo in difficoltà i cittadini, che a quel punto, spazientiti, chiamavano il 118, richiedendo un servizio inappropriato. Oppure, peggio ancora, decidevano di uscire di casa per andare ad un pronto soccorso per chiedere una prestazione non da pronto soccorso. “Negli anni - ha spiegato il di-

22

rettore generale della Asl Enrico Desideri - ci sono state molte contestazioni, proprio perché in certe occasioni non si riusciva a parlare con il medico. Dal 1 marzo, grazie ad un accordo che abbiamo stipulato con i medici di famiglia ed i medici della continuità assistenziale, si cambia. È stata istituita una centrale telefonica che risponde direttamente al numero unico 0575/303730. Qui ci sono degli operatori che appena il cittadino chiama, pongono poche rapide domande per poter gestire al meglio il servizio: nome e cognome, nome del medico curante, luogo nel quale il cittadino in quel momento si trova. L’operatore non chiede, perché non è di sua competenza, le ragioni mediche per cui il cittadino chiama. Ma a quel punto ha tutte le informazioni necessarie per poter gestire la richiesta. Tramite una apposito software verifica la correttezza dei dati forniti, e mette in collegamento il cittadino direttamente con il medico di continuità assistenziale, che viene rintracciato sul telefono cellulare aziendale di cui è stato dotato. Il medico risponderà anche se è fuori sede. Qualora sia impossibilitato, perchè in quel momento sta eseguendo una visita a domicilio, sarà premura dell’operatore di centrale, chiedere al cittadino di richiamare più tardi. Nel frattempo, se il medico di continuità assistenziale si metterà in contatto con la centrale, questa provvederà a collegarlo con il cittadino che ha chiamato. In questo modo sarà evitata quel-

di Cinzia SCATRAGLI

la difficoltà di comunicazione che a volte in passato ha creato disagi diretti e indiretti”. Le telefonate saranno tutte registrate, per garantire, in caso di contestazione, una tracciabilità certificata delle chiamate. “Ma c’è di più - sottolinea ancora Desideri - perché dal 1 marzo i medici di continuità assistenziale saranno fortemente legati ai medici di famiglia raggruppati all’interno delle AFT, cioè le Aggregazione Funzionale Territoriale. I medici di famiglia sono stati inseriti in queste associazioni per una gestione collettiva e condivisa dello stato di salute dei propri pazienti. In genere ogni AFT, conta dai 20 ai 25 medici. Ebbene, anche i medici di continuità assistenziale saranno inseriti nelle AFT, e quindi conosceranno le caratteristiche della popolazione di sua competenza. E soprattutto il cittadino nel tempo, chiamando il servizio di Continuità assistenziale sarà poi seguito sempre dagli stessi medici”. Questi stessi medici, progressivamente, si potranno anche collegare al dossier sanitario elettronico del paziente, e ciò consentirà di non trovarsi di fronte a situazioni a lui sconosciute, ma addirittura avrà totale possesso delle informazioni sulle condizioni generali del paziente e soprattutto il tipo di terapie a cui il suo medico di famiglia lo sottopone. Il nuovo servizio, è attivo tutti i giorni dalle 20.00 alle 08.00 del mattino e nelle 24 ore dei giorni festivi e prefestivi.


Distretto Socio

Sanitario di Sansepolcro

Completati i lavori di ristrutturazione. Messa a norma degli impianti, riammodernamento e miglioramento complessivo della struttura. Lavori per quasi 200.000 euro realizzati in sei mesi. Il 22 marzo l’inaugurazione. Per sei mesi i cittadini che usufruiscono dei servizi del distretto sociosanitario di via Santi di Tito a Sansepolcro, hanno subito i disagi classici della presenza di cantieri. Stessa cosa per i dipendenti, con molti uffici costretti ad uno o più traslochi provvisori e sistemazioni a volte disagiate sia per il pubblico che per gli operatori. Ora, finalmente, i lavori di riammodernamento, adeguamento e ristrutturazione sono conclusi e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Realizzati dalla Ditta Romeo Puri Impianti di Castel San Niccolò per un importo di 172.357 euro, i lavori hanno interessato quasi per ìntero lo storico edificio di Sansepolcro. A giorni partirà anche il rifacimento della pavimentazione di parte del primo piano (uffici amministrativi) con un diverso finanziamento per un importo di quasi 20.000 euro. E per il momento non si è messo mano alla pur necessaria ristrutturazione dell’Ambulatorio Odontoiatrico perché è in fase di aggiudicazione e fornitura il nuovo “Riunito Dentistico”: in quell’occasione la Asl provvederà a rinnovare anche quell’ambiente rendendo quegli spazi più innovativi ed efficienti. I nuovi ambienti sono stati inaugurati alla presenza del direttore generale della Asl, Enrico Desideri (“dal distretto forte le migliori risposte ai bisogno dei cittadini”), del direttore sanitario Branka Vujovic (“qui in Valtiberina terreno fertile per la innovazione grazie alla eccellente intesa fra noi tecnici e gli amministratori che rappresentano i cittadini”), del sindaco di Sansepolcro Daniela Frullani (“massima attenzione alle politiche sull’ospedale, ma è la medicina del territorio che deve essere al primo posto, con le Case della salute che sono prossime ad arrivare”), del direttore della Zona Distretto, Patrizia Castellucci (“si conclude oggi un percorso avviato sulla carta da tanti anni: grazie agli operatori che hanno lavorato, ma soprattutto ai cittadini che comprendendo

di Cinzia SCATRAGLI

le ragioni dei lavori, hanno subito i disagi maggiori”). La ristrutturazione ha determinato una diversa distribuzione interna degli spazi, cercando anche di apportare piccole e grandi migliorie con la creazione di ambienti adeguati alle specifiche finalità di utilizzo. Sono stati predisposti moderni, funzionali ed accoglienti locali per il Consultorio Familiare (organizzato con sala di attesa), l’Ambulatorio Ginecologico, l’Accoglienza dell’utenza. E ancora per i servizi di Psicologia e il Corso di accompagnamento alla nascita. Rinnovati gli Ambulatori per Vaccinazioni adulti e pediatriche, con sala di attesa attrezzata con giochi ed arredamento per bambini; l’Anagrafe Assistiti; il Cup; l’Ispettorato Micologico; il Servizio Infermieristico suddiviso in Accoglienza dell’utenza, Servizio Prelievi  e Medicazioni con ampia ed accogliente sala di attesa, utilizzata anche dagli utenti che necessitano di valutazione da parte della Commissione Invalidi Civili. Rimessi a nuovo anche i Servizi Igienici (adeguandoli alle norme per i portatori di Handicap) e gli spogliatoi per il Personale. Per quanto riguarda la dotazione informatica sono stati sostituiti i computer obsoleti e forniti di nuovi gli uffici che ne erano sprovvisti (ulteriori 13.000 euro). Un tocco di colore agli ambienti è stato dato da una tinteggiatura piacevole e da una cartellonistica  molto dettagliata, di aiuto per l’informazione all’utenza. I lavori sono stati divisi in lotti funzionali. Ogni area è stata sottoposta a demolizioni totali e parziali di pareti e ricostruzione, rifacimento di pavimenti, impianti elettrici e impianti termo-idraulici; rifacimento quadro elettrico generale, compartimentazione con porte REI (antincendio e antipanico), cablaggio generale. Per gli arredi del primo piano erano stati spesi 25.000 euro a fine 2011, mentre i mobili usati sono stati riutilizzati per arredare alcuni uffici del Valdarno e di altri distretti periferici.

23


Legalità in classe

a Badia Tedalda e Sestino Una società senza regole condivise, regole in grado di costruire un’alleanza tra individui che perseguono scopi comuni, non esiste, non sarebbe una società. Il senso del dovere, la convivenza civile, il rispetto delle diversità e la conoscenza di norme sono aspetti imprescindibili per la crescita consapevole e partecipativa dei nostri figli, aspetti prioritari che interessano la famiglia e la scuola in primis. Il diritto di cittadinanza, sancito dalla carta costituzionale, non è un optional. E’ il cuore del vivere consapevolmente “con” e “per” gli altri. E la scuola, per il ruolo che la società le affida, entra nel merito e si fa ambiente portatore di valori di civiltà: superamento dei pregiudizi e delle intolleranze; promozione dell’idea di diversità come bene da coltivare e disseminare; abbattimento delle discriminazioni di genere o legate al razzismo; promozione e rispetto della dignità dei diritti umani; creazione delle condizioni perché germogli e si fortifichi la conoscenza dei diritti fondamentali su salde radici che si ispirino all’educazione alla legalità. Per questo, l’Istituto comprensivo “Lucio Voluseno” di Sestino e Badia Tedalda, su proposta del Dirigente Scolastico Monica Cicalini, e dell’allora Comandante Provinciale Antonio Frassinetto, già dallo scorso anno ha avviato un progetto “legalità” in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e l’educazione alla legalità entrerà in classe nella secondaria di primo grado (medie) con una serie di incontri che vedranno in cattedra il Maresciallo Fasulo, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Sestino, e il Maresciallo Rizzo, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Badia Tedalda, con il coordinamento del Capitano Giuseppe Di Matteo, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Sansepolcro. Si parlerà di regole, leggi, Costituzione ma anche dei rischi ai quali le nuove ge24

nerazioni sono e saranno esposte. Chi non conosce i giovani d’oggi, ad esempio, non sa che vivono su mondi paralleli: il mondo reale e il mondo virtuale della Rete. Il primo è l’ambiente quotidiano, la casa, la scuola, la famiglia, gli amici; il secondo è il tablet, la Rete Internet, il profilo Facebook, Twitter, i social network, le amicizie virtuali, la chat. E’ il secolo della globalizzazione e Internet il suo mentore imprudente. La Rete amplifica le potenzialità delle conoscenze, annulla i tempi di reperimento per le informazioni, crea collegamenti e possibilità di interloquire a colpi di click tra individui su versanti opposti del globo terrestre. Una rivoluzione tecnologica e comunicativa che avremmo pensato appartenesse alla fantascienza e che invece ce l’abbiamo in casa, anzi, in tasca dei nostri figli. Come ben sanno i ragazzi di oggi che coi cellulari super compatti da tenere in saccoccia convivono in ogni momento e in ogni luogo con la rete virtuale. Ma accanto alle straordinarie potenzialità della Rete, emergono problemi di non poco conto. “I bambini e i ragazzi – si chiede la Dirigente Monica Cicalini – sono in grado di utilizzare le nuove tecnologie in maniera adeguata e responsabile? Hanno la percezione che tra i bit del computer si annidano insidie che potrebbero portare gravi conseguenze? La straordinaria libertà concessa alle ultime generazioni da modelli familiari, talvolta evanescenti, fa coppia con la non sempre puntuale presenza degli adulti, dei genitori, che lasciano i moderni internauti navigare liberamente senza restrizioni di sorta. Così, bambini che si sentono adulti e adulti ancora ragazzini, se non schermati da conoscenze adeguate, corrono notevoli rischi”. La libertà del mondo della Rete pullula di soggetti malintenzionati, di personaggi che coperti da nomi non corrispon-

denti alla realtà o dai modi affabili ed apparentemente gentili, possono approfittarsi dell’ingenuità degli imberbi. Sono note alle forze dell’ordine, e se ne ha conoscenza attraverso i giornali o da recenti indagini di settore, numerose violazioni della privacy, tentativi di truffa, di ricatto o pedofilia. La scuola, per il ruolo che la società le affida, non si esime dal creare momenti di confronto, di approfondimento e di presa di coscienza di un fenomeno che espone i più deboli, i bambini e gli adolescenti, a rischi connessi all’uso talvolta inconsapevolmente spregiudicato di Internet. Nelle chat, per esempio, straordinario strumento di comunicazione, il cibernauta viaggia da solo. Dall’altra parte della fibra ottica non è in grado di capire chi ci sia né quali intenzioni abbia. E uno scambio amichevole di cose futili può trasformarsi in tentativi di avere incontri reali con finalità incerte. L’adolescente può trovarsi di fronte a materiali e contenuti inadeguati (che mostrano violenze gratuite, istigano al razzismo o che espongono espliciti riferimenti sessuali). Il progetto legalità dell’Istituto Voluseno, dunque, tra lezioni ed approfondimenti raggiungerà l’apice - quando la primavera avrà rasserenato gli animi e i passi appenninici - con la visita presso il Comando provinciale di Arezzo, dove il Colonnello Roberto Saltalamacchia incontrerà gli alunni e i loro docenti per “toccare con mano” l’aspetto sociale ed educativo dell’Arma dei Carabinieri che quotidianamente trasmette al territorio e alle nuove generazioni. Ci preme quindi rivolgere la nostra sentita gratitudine all’Arma dei Carabinieri e ai Comandanti Provinciali Colonnello Antonio Frassinetto (attualmente operante in altra sede) e Colonnello Roberto Saltalamacchia, che si sono resi disponibili, sin dall’inizio, a collaborare e partecipare attivamente al nostro Progetto.


GHERARDI SVI numeri e parole di una stagione fantastica! Con il punto del 29-27 nel quarto set contro Reggio Emilia siglato da Ludovico Carminati s’è chiusa la stagione della Gherardi Svi Città di Castello. Una stagione sensazionale, quella del ritorno nella massima serie, una stagione vissuta da dominatori assoluti e incontrastati. Lo dicono i numeri: 65 punti su 72 in palio, 22 vittorie su 24 partite, 23 partite nelle quali la squadra tifernate ha fatto punti (tranne che nell’ininfluente partita di ritorno contro Atripalda, persa quando Città di Castello aveva festeggiato la A1 da tre settimane), 15 vittorie di fila (da Matera all’andata a Corigliano al ritorno, migliore squadra per punti in attacco ottenuti a set (17,24 con ben 612 break point), maggior numero di ace (108, con Van Walle primo nella speciale classifica a quota 46 ), maggior numero di muri a segno (289 alla media di 3,32 a set, con Piano secondo tra i giocatori a quota 69). Ma al di là dei numeri è stato il gioco di squadra a testimoniare la devastante forza della Gherardi Svi di quest’anno: “Credo che sia difficile identificare questa stagione così straordinaria solo sotto l’aspetto dei numeri – evidenzia Andrea Radici – perché dietro i numeri ci stanno le persone, le componenti che contribuiscono al successo di una squadra che ha dimostrato durante tutta la stagione di avere fame di vittoria e voglia di risultato. Queste sono state le condizioni ideali con le quali abbiamo impattato la stagione poi c’è stato il continuo miglioramento sia individuale che di squadra che ci ha permesso di avere la fiducia per andare avanti e lavorare con qualità. Sotto tutti questi aspetti il gruppo è stato straordinario, la squadra ha dato spettacolo in ogni partita, per cui non credo che oltre questo ci sia spazio per altre considerazioni. La fotografia è l’ultima azione del campionato chiusa da un attacco vincente, il flash che riassume questi sette mesi”. L’allenatore biancorosso poi si sofferma sui festeggiamenti: “È stata una bella festa sotto tutti gli aspetti: i riconoscimenti di un’intera città, dal sindaco alla festa davanti al nostro pubblico. È stato emozionante per tutti, per me in particolare perché ripaga vent’anni di carriera”. Dopo il trionfo per i giocatori della Gherardi Svi è arrivato il rompete le righe, un rompete le righe momentaneo per alcuni mentre

di Cinzia SCATRAGLI altri, come i due stranieri, sono tornati presto in patria. “I ragazzi hanno avuto 10 giorni di riposo, gli stranieri sono stati impegnati con le nazionali, poi ai primi di aprile siamo ripartiti con un post campionato per il quale ringrazio la società per la lungimiranza di questa scelta che ci permette di dare allenamento a tre ragazzi che speriamo possano avere un’estate piena di lavoro e soddisfazioni con le nazionali (Tosi, Piano e Sartoretti). Ma vogliamo anche dare un lavoro mirato soprattutto sulla tecnica ai giocatori della zona come Braga, Lensi, Franceschini, con la presenza anche di Grasso, Carminati, Massari e qualcuno dal settore giovanile”. Parlando dei momenti di festa citati da Andrea Radici, due sono stati i momenti belli della festa cittadina: l’iniziativa organizzata dal settore giovanile con i bambini del minivolley nel pomeriggio e la cena in piazza, sotto il Loggiato Gildoni della sera. Nella serata del sabato tantissimi tifosi ed appassionati hanno partecipato alla cena preparata da tre società rionali di Città di Castello (San Giacomo, Madonna del Latte e Salaiolo-La Tina) che il presidente Arveno Joan ha ringraziato pubblicamente nel suo indirizzo di benvenuto e saluto ai presenti. Sono poi intervenuti l’assessore allo sport del comune di Città di Castello, Massimo Massetti, il presidente del CP Fipav di Perugia, Luigi Tardioli, e del CR Umbria, Giuseppe Lomurno. Da tutti sono venuti i complimenti per il grande successo ottenuto e hanno convenuto sul fatto che questa grande squadra e questa grande società, con un pubblico meraviglioso, competente ed appassionato, deve giocare a Città di Castello in un palazzetto ampliato. Poi sono saliti sul palco i componenti dello staff medico, quelli dello staff tecnico, con in testa ovviamente Andrea Radici, e i giocatori dai giovani Lensi e Sartoretti a capitan Rosalba che ha preso la parola ed invitato gli imprenditori di Città di Castello a fare un’operazione di marketing grandiosa, cioè legare il proprio nome a quella che è la maggiore realtà sportiva della città, il Città di Castello Pallavolo Gherardi Svi. Dopo il ringraziamento a due pilastri della società come Valdemaro Gustinelli ed Antonello Cardellini, c’è stata la foto di gruppo con Arveno Joan e la consorte Maria Antonietta e tanti altri scatti di tifosi, giovani e meno giovani, con i loro beniamini. Perchè la pallavolo a Città di Castello è questa!

25


La Protezione Civile

in Valtiberina Intervista a Lamberto Bubbolini

La Protezione Civile e il suo rapporto con il territorio e con i cittadini, la struttura, le funzioni, l’attività svolta e le interazioni operative. Questi i temi di un’intervista con l’ingegner Lamberto Bubbolini, responsabile della Protezione Civile in Valtiberina. Ne pubblichiamo un estratto, la versione integrale nel nostro sito e in multimedia. Ingegner Bubbolini, chi svolge le funzioni di Protezione Civile sul territorio della Valtiberina? Di Protezione Civile in Valtiberina si occupa l’Unione dei Comuni, unitamente alle amministrazioni pubbliche locali, collegata sia alla Provincia sia alla Regione. L’Unione ha al suo interno del personale qualificato che si dedica alla Protezione Civile, anche se non in maniera esclusiva, bensì affiancando tale attività allo svolgimento delle proprie mansioni ordinarie. 26

Di quali strutture si avvale l’Unione dei Comuni nell’ambito della Protezione Civile? L’Unione dei Comuni dispone del Centro Intercomunale di Protezione Civile, situato a Pieve S. Stefano e inaugurato nel 2004. Si trova accanto ad una nostra struttura operativa provvista di spazi e mezzi adeguati agli interventi, dove parte del personale dell’Unione lavora sempre. È dotato di postazioni informatiche e di tutta la strumentazione necessaria alla gestione delle emergenze. Il Centro Intercomunale di Protezione Civile si occupa di tutte le emergenze riguardanti il territorio? No, al Centro Intercomunale competono soltanto le emergenze che travalicano il grado di municipalità a livello territoriale o di importanza e viene allertato se si tratta di criticità

di Daniela BARTOLINI

di un certo spessore. Nel caso in cui si abbia invece a che fare con situazioni particolarmente gravi interviene il personale della Regione. Si tratta di una struttura a livelli, dove ai gradi di emergenza si collega l’organismo di competenza. Come viene definita l’attività della Protezione Civile? Il testo base in materia di Protezione Civile è il Piano Intercomunale, redatto dalla Comunità Montana Valtiberina Toscana nel 2007 e pensato come guida operativa in grado di fornire una metodologia di lavoro al personale impegnato nelle attività di Protezione Civile. Il Piano Intercomunale comprende al suo interno i Piani Comunali ed è in linea sia con il Piano Provinciale sia con i testi regionali e nazionali. Quali sono le emergenze fronteggiate dalla Protezione Civile in Valtiberina?


Le emergenze alle quali la Protezione Civile deve far fronte sono quelle collegate ai rischi presenti sul territorio: rischio sismico, idrogeologico (in relazione spesso al maltempo), incendi boschivi per lo più in estate e rischio industriale. Il Centro Intercomunale gestisce anche l’emergenza neve per la E45. Come lavora la Protezione Civile e in che modo si attiva in relazione alle emergenze? Il personale dell’Unione dei Comuni che si occupa di Protezione Civile svolge sia un’attività ordinaria e continuativa, volta soprattutto alla prevenzione e al controllo di possibili situazioni di crisi, sia operazioni collegate alle emergenze. Esiste un servizio di H24 per il quale c’è sempre una persona reperibile: risponde al 337 568037, che anche i cittadini possono chiamare direttamente in caso di necessità. Il personale di Protezione Civile dell’Unione dei Comuni opera soltanto all’interno della Valtiberina? Dipende dal tipo e dal grado di emergenza. Normalmente le attività del nostro personale sono collega-

te a criticità del territorio, ma possiamo essere impiegati anche al di fuori di esso se si verificano emergenze gravi. Nel 1997 ad esempio il personale dell’allora Comunità Montana ha operato nelle zone colpite dal terremoto in Umbria e anche in Abruzzo nel 2009. Che ruolo ha il volontariato nelle operazioni di Protezione Civile? L’utilizzo dei volontari nelle emergenze è regolamentato dal Piano Intercomunale. Esiste un elenco di associazioni di volontariato certificate dalla Regione Toscana che possono essere impiegate nelle operazioni di Protezione Civile. Di questo elenco fanno parte anche il Gruppo Comunale Sansepolcro Altotevere e la Misericordia di Pieve S. Stefano. La Protezione Civile in Valtiberina svolge esercitazioni? Sì, periodicamente vengono programmate esercitazioni sul territorio. Servono a verificare l’efficacia delle attivazioni e a sperimentare i Piani di Protezione Civile ai loro diversi livelli. Nel 2008 c’è stata “Chimera 2” in tutta la Provincia di

Arezzo, ma il personale dell’Unione dei Comuni ha partecipato anche a “Terex 2010”, esercitazione internazionale svoltasi nel 2010 che ha messo in atto la simulazione di un terremoto. Quali sono le caratteristiche del “buon operatore” di Protezione Civile? L’operatore ideale di Protezione Civile deve avere capacità di sintesi, essere una persona calma, dotata di una forte inventiva, in grado di utilizzare al meglio tutto quello che ha a disposizione per risolvere le situazioni critiche e poter organizzare in modo ottimale le operazioni di soccorso. Pieve S. Stefano non ha aderito all’Unione dei Comuni. Cosa comporta questa defezione in chiave Protezione Civile? Nonostante il Comune di Pieve S. Stefano non abbia aderito all’Unione dei Comuni ha mantenuto fino ad ora la sua convenzione con il nostro ente in materia di Protezione Civile, in quanto è stata stipulata prima del passaggio dalla Comunità Montana al nuovo organismo comprensoriale.

27


CRESCE LA REDAZIONE DEI BABY REPORTER!

SEGUITELI, VI STUPIRANNO! Aumenta “la redazione” dei Baby Reporter... dove i bambini si improvvisano “giornalisti” e scrivono su Valtiberina Informa. Come ben sapete ai piccoli lettori del giornale abbiamo lasciato uno spazio, online e nelle riviste, dedicato ai loro editoriali, recensioni e articoli. Spazio che sicuramente offre interessanti spunti anche per i grandi. Realizzeranno interviste video in esclusiva e racconteranno l’attualità a modo loro, senza filtri, senza sinonimi e soprattutto senza i grandi che fanno da intermediari. Vi consigliamo di seguirli sul nostro quotidiano online www.valtiberinainforma.it nella sezione dedicata a loro! Vi stupiranno! Le nuove Baby-Reporter di Valtiberina Informa sono: Giorgia Niccolini, Giorgia Goracci, Elena Cappietti, Elisa Frangipani. Si aggiungono a Maria Elena Franceschini e Virginia Olivieri e frequentano la quarta elementare a Monterchi.

BABY-REPORTER ALLA PROTEZIONE CIVILE Le Baby-Reporter di Valtiberina Informa sono andate in trasferta a Pieve S. Stefano per visitare il Centro Intercomunale di Protezione Civile Valtiberina e hanno intervistato il dott. Claudio Nocentini, uno dei referenti dell’Unione dei Comuni per il settore della Protezione Civile. Le nostre sei giornaliste in erba hanno anche avuto la possibilità di vedere i mezzi utilizzati nella gestione delle emergenze e di conoscere alcuni operatori. A loro la parola per il racconto della visita e l’intervista al dott. Nocentini. Giorgia Niccolini Ha avuto paura qualche volta? Si sono verificate più volte situazioni di difficoltà, ma la cosa che non dobbiamo avere è la paura. Conoscere i fenomeni naturali come i terremoti e gli incendi è fondamentale, la paura non fa parte del nostro lavoro. 28

Elisa Frangipani Quali strumenti usate per lavorare? In base alle situazioni che si presentano ci sono vari strumenti: il punto di riferimento è il Centro Intercomunale, dove arrivano le comunicazioni e da dove partono le attività di coordinamento. C’è una sala delle riunioni con dei computer per mettere in contatto i vari organismi, ad esempio i comuni, e la sala

radio con le ricetrasmittenti per le comunicazioni, che vengono fatte anche con i cellulari. Giorgia Goracci Qual’è la cosa più difficile e quella più facile del suo lavoro? Non ci sono né cose difficili né cose facili, tutto deve essere valutato al momento. Le decisioni vanno prese in tempi rapidi perché le situazioni siano affrontate e risolte.


Elena Cappietti Quale è stata la più grande emergenza che ha affrontato? E’ stata nel febbraio dell’anno scorso, perché era caduta tantissima neve, in particolar modo a Badia Tedalda e Sestino dove era alta fino a 2 metri e mezzo e ha creato molti problemi.

possono fare qualcosa ed essere coinvolti, ad esempio attraverso il volontariato.

Video e galleria fotografica nel quotidiano online www.valtiberinainforma.it

Virginia Olivieri Nella Protezione Civile ognuno ha un compito? Sì, ognuno ha il proprio compito e tutti gli operatori ricevono una formazione adeguata a svolgerlo al meglio, lavorando insieme agli altri. Maria Elena Franceschini Cosa bisogna fare per diventare operatori della Protezione Civile? Per noi dell’Unione dei Comuni è parte del nostro lavoro, ma tutti 29


BULLISMO: PROFILI

DI RESPONSABILITA’

PENALE E CIVILE

Il bullismo è l’espressione di un malessere sociale che si traduce in una serie di comportamenti aggressivi di tipo abusivo, in alcuni casi dagli esiti anche drammatici; è un fenomeno ormai capillarmente diffuso nel nostro Paese, difficile da interpretare, da comprendere e da trattare all’interno delle aule dei Tribunali; purtroppo è un fenomeno in crescita, ormai tristemente noto anche alle cronache più recenti. Nell’ordinamento giuridico italiano non esiste una normativa organica che disciplini il bullismo né dal punto di vista civilistico né dal punto di vista penalistico. Una definizione di bullismo utile ai fini del suo inquadramento giuridico è quella fornita dalla direttiva del Ministero della pubblica istruzione del 5 febbraio 2007 recante “linee di indirizzo generale ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo”. Secondo la citata direttiva “Il termine italiano “bullismo” è la traduzione letterale di “bullyng”, parola inglese comunemente usata nella letteratura internazionale per caratterizzare il fenomeno delle prepotenze tra pari in contesto di gruppo. Il bullismo si configura come un fenomeno dinamico, multidimensionale e relazionale che riguarda non solo l’interazione del prevaricatore con la vittima, che assume atteggiamenti di rassegnazione, ma tutti gli appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi. Il comportamento del bullo è un tipo di azione continuativa e persistente che mira deliberatamente a fare del male o danneggiare qualcuno. La modalità diretta si manifesta in prepotenze fisiche e/o verbali”. Venendo a trattare gli aspetti strettamente giuridico-penalistici del bullismo, partendo dal presupposto che il nostro codice penale non prevede alcuna norma che contempli il reato di bullismo, la rilevanza penale del fenomeno dovrà essere verificata volta per volta, attraverso la sua riconducibilità ad alcune figure di reato già previste e punite dal codice penale. I comportamenti che integrano il bullismo, a seconda delle condotte poste in essere dal bullo, possono integrare vari tipi di reato: percosse (art. 581 c.p.), lesioni personali (art. 582 c.p.), ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.), stalking (art. 612-bis c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), violenza sessuale (art. 609-bis c.p.). Quanto all’im30

putabilità e alla punibilità del soggetto minore, il nostro ordinamento penale opera una distinzione tra il soggetto minore degli anni 14 e quello maggiore degli anni 14 ma minore degli anni 18. L’art. 97 c.p. stabilisce che non è imputabile chi al momento in cui ha commesso il fatto non aveva compiuto i quattordici anni. Il legislatore ha dunque fissato una volta per tutte una presunzione di non imputabilità del minore degli anni 14, il quale tuttavia, se giudicato socialmente pericoloso, può essere sottoposto alla misura di sicurezza del ricovero in un riformatorio giudiziario o a quella della libertà vigilata. Secondo l’art. 98 c.p., nel caso di minori ricompresi tra gli anni 14 e gli anni 18, l’imputabilità va giudicata caso per caso, in concreto ed in relazione al fatto commesso. Il giudice dovrà dunque appurare la concreta capacità di intendere e di volere del minore degli anni 18 al momento in cui ha commesso il fatto. In caso di mancanza di tale capacità il minore non è punibile. Nel diverso caso in cui il minore degli anni 18 risulti capace di intendere e di volere al momento della commissione del fatto, viene considerato punibile, ma la pena è diminuita. Sugli aspetti giuridico-civilistici connessi al fenomeno del bullismo, il soggetto danneggiato dalle varie vessazioni attuate nei suoi confronti, potrà azionare nel processo civile il proprio diritto al risarcimento del danno subìto agendo nei confronti dei genitori del minore a norma dell’art. 2048 comma 1 c.c. o a seconda dei casi nei confronti della scuola. A livello civile, i soggetti che possono essere ritenuti respon-

L’AVVOCATO RISPONDE Avv. Lara Chiarini Via dell’Acquedotto, 2 - Anghiari (Ar) Tel e Fax 0575/789910 L’Avv. Lara Chiarini risponde alle vostre domande sul sito www.valtiberinainforma.it e nei prossimi numeri in uscita del giornale. Per inviare i vostri quesiti scrivete alla redazione: redazione@valtiberinainforma.it

sabili e quindi tenuti al risarcimento del danno provocato dal bullismo sono: i genitori del bullo; la scuola per gli atti di bullismo compiuti tra le mura scolastiche; ogni altro soggetto tenuto alla vigilanza dei minori in luoghi diversi dalla scuola. I genitori rispondono dei danni causati dal loro figlio minore derivanti dal compimento di atti di bullismo a seconda dei casi per culpa in vigilando o per culpa in educando. La responsabilità dei genitori è una forma di responsabilità solidale e quindi ciascuno di loro potrà essere chiamato indifferentemente a rispondere dei danni provocati dal figlio. Per andar esenti da responsabilità, come chiarito dalla giurisprudenza, i genitori del bullo dovranno dimostrare non solo di averlo adeguatamente educato secondo quanto imposto dall’art. 147 c.c. ma anche di averlo adeguatamente osservato ai fini educativi. Dal momento in cui i genitori affidano il minore all’istituto scolastico, quest’ultimo ha la responsabilità di quanto accade al minore durante tale periodo. Pertanto, se il minore subisce atti di bullismo dai qual derivi un danno la scuola è tenuta a risponderne per non aver ottemperato al precetto di cui al secondo comma dell’art. 2048 c.c. per culpa in vigilando. L’art. 2048 comma 3 c.c. “prevede che gli insegnanti sono liberati da responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto”; in sostanza l’esclusione della responsabilità dell’educatore impone la dimostrazione che l’atto di bullismo sia stato del tutto improvviso ed imprevedibile. In ragione di ciò, l’amministrazione scolastica dovrà dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi degli atti i bullismo.


SOROPTIMIST

International Club Sansepolcro

donne per i diritti, diritti per le donne Inaugurata presso il Tribunale di Arezzo un’aula di ascolto protetto per i minori Il Soroptimist International è un’organizzazione senza fine di lucro che riunisce donne con elevata qualificazione in ambito lavorativo che opera, attraverso progetti concreti, per l’avanzamento della condizione femminile, la promozione dei diritti umani, l’accettazione delle diversità, lo sviluppo e la pace. Attualmente le socie sono circa 90.000, distribuite in oltre 3000 Club presenti in 125 Paesi. Le aderenti promuovono azioni e creano opportunità per trasformare la vita delle donne attraverso la rete globale delle socie e la cooperazione internazionale. Il nome Soroptimist deriva dalle parole latine soror e optima ed è interpretato come “il meglio per le donne”. Nel rispetto dell’etica e delle finalità proprie dell’organizzazione, il Soroptimist International Club di Sansepolcro, il 1146° in Europa, nasce nel 2003 nella città di Piero della Francesca come libera associazione di donne impegnate attivamente nei vari ambiti della società che osservano principi di etica professionale e di elevata moralità nell’espletamento delle proprie attività e nella vita in generale. Quello biturgense è il secondo club in provincia di Arezzo dopo quello del Capoluogo che è stato anche il club padrino ed il 130° dell’Unione Italiana. Proprio i due Soroptimist International club della provincia aretina, quello di Sansepolcro e di Arezzo, hanno recentemente collaborato assieme ad un’importante iniziativa degna di nota che ha portato alla realizzazione di un’aula per l’ascolto protetto dei minori presso il Tribunale di Arezzo, inaugurata in data 11.02.2013 alla presenza delle Autorità civili e religiose e della Presidente Nazionale dei Soroptimist International Club d’Italia, Avv. Flavia Pozzolini. Fino ad oggi, grazie alle iniziative dei Club Soroptimist d’Italia, sono state inaugurate ben 23 aule in tutta Italia, prima fra tutte quella realizzata presso il Tribunale di Pesaro. L’aula di ascolto protetto, è un ambiente dove i soggetti minori coinvolti in processi penali potranno rilasciare deposizioni in condizioni di assoluta riservatezza e tranquillità, in presenza solo del giudice e dello psicologo. L’aula può essere utilizzata anche per l’ascolto dei minori nei procedimenti civili di separazione tra i coniugi nei quali, a volte, diventa indispensabile ascoltare i minori coinvolti per deciderne le modalità di affidamento. L’aula realizzata presso il Tribunale di Arezzo è costituita da due ambienti separati: un locale allestito

di Cinzia SCATRAGLI

ad attesa e area giochi dove i minori possono sentirsi tranquilli e a loro agio; un secondo locale dotato di sistema di registrazione aula/video che serve da regia tecnica, munito di un vetro a specchio unidirezionale, quindi luogo di visione e di ascolto idoneo a raccogliere le testimonianze dei minori, sottratti alla pubblicità dell’udienza ed al confronto diretto con le altre parti processuali. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito il Comune di Arezzo che ha eseguito le opere murarie e gli artisti Antonelli Riccardo, Michele Foni, Donatella Zanchi di Sansepolcro e Nicoletta Spinelli di Ravenna, della “Compagnia Artisti” di Sansepolcro che hanno offerto le loro 16 opere collocate nei due ambienti allestiti. Il Soroptimist International club di Sansepolcro ha così contribuito alla realizzazione di una struttura stabile, collaudata ed affidabile anche sotto il profilo tecnico, che ha il nobile scopo di perseguire il rispetto della persona e il suo diritto alla riservatezza.

31


CreativitĂ e tecnologia: un binomio vincente Alias da oltre dieci anni offre servizi ad alto valore tecnologico e creativo che spaziano dalla creazione di siti web, eCommerce, software in

32

piattaforma web, alla progettazione grafica e comunicazione visiva per la costruzione di brand, corporate identity e campagne coordinate


Speciale

D

opo 14 anni il Giro d’Italia torna a fare tappa a Sansepolcro e lo fa in un’occasione speciale, chiusura ideale dei festeggiamenti del Millenario della città biturgense il 12 maggio, ad un anno dalla storica visita di Papa Benedetto XVI. Anche la frazione, che arriverà a Firenze dopo 170 km avrà una valenza particolare. Da una parte infatti sarà dedicata alla memoria di due grandi del ciclismo italiano come Fiorenzo Magni e Gino Bartali, dall’altra costituirà la prova generale in vista del Campionato del Mondo che si disputerà proprio nel capoluogo della Toscana nel prossimo mese di settembre. Si correrà su un percorso molto interessante, aperto a più di una soluzione, dalla fuga da lontano, allo sprint ristretto, fino all’azione solitaria nel finale. Quattro i G.P.M. che renderanno dura la corsa: la Consuma, Vallombrosa, la Vetta Le Croci e Fiesole, mentre saranno due (novità del Giro di quest’anno) i traguardi volanti, uno fissato a Bibbiena e l’altro a Pontassieve. L’arrivo sarà poi posto nello spettacolare scenario di Piazzale Michelangelo, dal quale si apre una splendida vista su tutta Firenze. Ma in quanto a bellezza anche la località di partenza non si fa certo disprezzare. L’appuntamento per il raduno con le operazioni del foglio firma è fissato a Porta del Ponte, prima

SEGUI VALTIBERINA INFORMA SU FACEBOOK E TWITTER

dell’incolonnamento e del via virtuale che sarà dato a Porta Fiorentina attorno alle 12.30. La carovana percorrerà quindi il tratto di trasferimento non competitivo fino al km 0, attraversando anche il centro storico biturgense. La partenza reale avverrà quindi al passaggio da Santa Fiora. Qui si apriranno le ostilità e subito chi vuole attaccare troverà pane per i propri denti, visto che ad Anghiari si entrerà risalendo corso Matteotti in salita. Su quelle aspre pendenze potrebbero esserci i primi attacchi. Il gruppo punterà quindi verso Tavernelle e verso il Valico della Scheggia, dove lascerà la Valtiberina, lasciandosi alle spalle una mattinata che certamente per tutti gli appassionati sarà piena di emozioni e di gioia.

L’altimetria della tappa

33


Speciale

La Valtiberina, Arezzo e il Giro

una storia d’amore lunga un secolo Cronaca di passagi, arrivi e partenza della corsa rosa nella nostra terra dalla prima edizione del 1909 ad oggi. “L’entusiasmo è come l’onda del mare sollevata da vento. Nella pigra e lucente bonaccia si destano le prime crespe: le crespe aprono solchi profondi, urtano le masse ancora dormienti, le agitano, le alzano, le sobbalzano, le spingono; sempre incalzate dalla furia spietata che cerca, che spezza, strappando brandelli di schiume candide; ingigantendo sino a diventare una forza indomabile, che trascina, inghiotte, divora ogni ostacolo, ogni energia”. Con questo incipit dalla prorompente retorica Magno, al secolo Eugenio Costamagna, primo direttore della Gazzetta dello Sport, annunciò all’Italia e al mondo la nascita del Giro d’Italia, la cui prima edizione si sarebbe celebrata sette mesi dopo la pubblicazione di quello storico articolo, uscito lunedì 24 agosto 1908. La bicicletta in quegli anni si stava imponendo come un vero e proprio fenomeno sociale e, contemporaneamente all’aumento dell’uso del mezzo da parte della popolazione, cresceva anche la popolarità delle corse e dei primi campioni del “velocipede”, per usare il termine dell’epoca. Già dalla fine del XIX secolo erano nate le prime gare in linea, del 1892 è la Liegi – Bastogne – Liegi e del 1896 la Parigi – Roubaix, mentre in Italia già si disputavano da alcuni anni Milano – Sanremo e Giro di Lombardia, ma soprattutto nel 1903 il quotidiano L’Auto aveva lanciato il Tour de France, a cui imitazione ora nasceva il Giro. E la risposta del pubblico andò oltre ogni iniziativa. Alla partenza della prima tappa della storia, la Milano – Bologna di giovedì

34

13 maggio 1909, accorsero due ali di folla festanti, che da Piazzale Loreto per tutto Corso Buenos Aires invasero il centro della città meneghina. Un dettaglio: erano le 2.53 del mattino. E questo entusiasmo dovette essere lo stesso con cui i girini furono accolti ad Arezzo il 23 maggio, quando nel corso della quinta tappa, la Roma – Firenze di 346,5 km, la carovana transitò per la prima volta nella città di Petrarca. La corsa, proveniente dalla Valdichiana, nonostante le difficoltà già incontrate lungo il percorso e gli oltre 250 km percorsi, era ancora in una situazione di equilibrio. Proprio ad Arezzo si verificò però un fatto importante, ossia il ritiro di uno degli assi stranieri presenti in gara, il francese Louis Trousselier (vincitore, tra l’altro di un Tour e di una Roubaix nel 1905), attardato irrimediabilemnte da diverse forature e dalla rottura, proprio all’ingresso in città del mozzo della ruota posteriore. Il parigino, secondo quanto narrano i pettegolezzi, continuerà poi nei giorni successivi a girovagare per l’Italia, ma in caccia di conquiste diverse da quelle dei trionfi sportivi. A Firenze vincerà invece, con una rimonta straordinaria negli ultimi dieci chilometri Luigi Ganna, colui che poi conquisterà anche la classifica generale della prima edizione del Giro e, con le 5325 lire di premio conquistato (qualcosa come 133.000 € al cambio odierno), potrà realizzare a fine carriera il sogno di una vita, quello di divenire costruttore di biciclette. Se un passaggio avvenne già nella prima edi-

di Matteo Romanelli con la collaborazione di Daniela Bartolini

zione, Arezzo dovrà però attendere il 1 giugno 1925 per vivere l’emozione di un arrivo di tappa. Si correva infatti quel giorno la nona frazione, con partenza da Sulmona per una lunghezza di 376,8 km. Il Giro di quell’anno fu caratterizzato dal duello tra il vecchio campione Costante Girardengo e l’astro nascente 23enne Alfredo Binda, al suo esordio nella corsa organizzata dalla Gazzetta. E proprio il varesino era in testa alla classifica (non c’era ancora la maglia rosa, che sarà introdotta nel 1931), primato conquistato approfittando di una foratura che era aveva fatto perdere cinque minuti al primo Campionissimo, e che avrebbe saputo difendere fino alla fine, dando così il via alla propria leggenda. Quel giorno però dovette inchinarsi a Girardengo, capofila di una tripletta della Wolsit, completata da Bestetti e Belloni. Due giorni dopo il Giro ripartirà ancora da Arezzo, diretto a Forlì, senza che cambi il nome del vincitore. Per assistere al secondo traguardo aretino basterà attendere poco meno di tre anni, il 16 maggio 1928. In Italia ormai le istituzioni democratiche erano state completamente cancellate dal regime fascista ed anche il Giro, come ogni altro momento collettivo, era stato inquadrato nell’ambito della propaganda di partito. Non stupisce pertanto che la tappa, la terza della corsa, quel giorno partì da Predappio, con evidente intento celebrativo del Duce. Fu una frazione molto breve, di soli 148 km, la più corta che fino a quel momento si fosse mai disputata nella storia. Il Giro, con 298 partenti tuttora il più parte-


segui il quotidiano online troverai news in tempo reale

cipato di sempre, in quelle prime giornate stava vivendo su uno spettacolare duello tra Alfredo Binda e Domenico Piemontesi, sfida che si ripeté anche ad Arezzo quando il varesino della Legnano superò nettamente (tre biciclette) in una volata di trenta corridori il portacolori della Bianchi, che mantenne però il primato in classifica grazie alla vittoria per leggero distacco ottenuta nella prima tappa a Trento. A chiudere il podio di giornata fu Alfonso Piccin, anch’egli su bici Bianchi. La tappa successiva ripartì due giorni dopo dalla città vasariana in direzione Sulmona. Furono 328 km destinati a passare alla storia del ciclismo, una delle più grandi imprese di Binda, che si scatenò fin dall’inizio demolendo la resistenza degli avversari. Secondo fu Giuseppe Pancera (Touring) a 6’16’’, terzo Pietro Chesi (Bianchi) a 9’34’’. Piemontesi crollò, perdendo oltre un quarto d’ora e dovette ovviamente cedere il primato al nativo di Cittiglio, che ipotecò così la sua terza vittoria nella classifica generale. Il successivo arrivo del Giro ad Arezzo è datato 14 maggio 1937, sesta tappa della venticinquesima edizione della corsa rosa con partenza da Livorno. A vincere la volata disputata nello storico stadio Giuseppe Mancini (situato in zona Campo di Marte, del quale proprio quel giorno fu inaugurata la nuova tribuna coperta) fu Giuseppe Olmo, che in quest’occasione colse l’ultima delle sue venti vittorie in carriera sulle strade del Giro. Dietro al portacolori della Bianchi si piazzarono l’indipendente Michele Mara e Walter Generati della Fréjus, il cui compagno di squadra Giovanni Valetti vestiva la maglia rosa, insegna del primato che difese anche nella tappa successiva, con partenza da Arezzo e arrivo a Rieti, vinta dal bolognese Marco Cimatti (che correva con la squadra definita Italiani all’Estero). La perderà l’indomani, nella cronoscalata del Terminillo vinta da Gino Bartali, che si involerà così verso il secondo successo consecutivo. Il 26 maggio 1940 la nona tappa prese avvio da Terni e arrivò ad Arezzo dopo un percorso di 183 km. Vinse in volata Primo Volpi della Azzini, davanti a Olimpio Bizzi in forza alla Bianchi e Glauco Servadei della Gloria. Il giorno dopo i corridori ripartirono ancora dalla città del Saracino, diretti verso Firenze, per una tappa brevissima di 91 km che prevedeva il Passo della Consuma a metà percorso. Si impose Olimpio Bizzi su Gino Bartali. La

maglia rosa in entrambe le giornate fu vestita da Enrico Mollo (Olympia), che però dovette cederla nella frazione successiva, la Firenze – Modena del 29 maggio, una giornata passata alla storia del ciclismo, nella quale un giovane neoprofessionista di appena 20 anni, alla partenza gregario di Bartali alla Legnano, ma promosso sul campo dopo la caduta in discesa dalla Scoffera del capitano nella seconda tappa, salutò tutti sull’Abetone e arrivò solo con quasi quattro minuti di vantaggio. La sua maglia non era ancora biancoazzurra, ma il suo nome era Fausto Coppi. All’arrivo dell’ultima tappa a Milano fu incoronato come il più giovane vincitore del Giro della storia (record che resiste ancora). Era il 9 giugno 1940. Il giorno dopo giunse “l’ora delle decisioni irrevocabili”, la dichiarazione di guerra di Mussolini a Francia e Inghilterra. E per un po’ di Giro non si parlò più. La corsa rosa rinacque nel 1946 e fu un’edizione memorabile, vinta da Gino Bartali e disputata su strade ai limiti della praticabilità attraversando un paese devastato dal secondo conflitto mondiale, ma che ben rappresentò lo spirito e la volontà con cui l’Italia seppe ripartire in quel drammatico frangente e porre le basi per l’impetuoso sviluppo degli anni successivi. Il Giro tornò ad Arezzo nel 1950, un’edizione dedicata al Giubileo e che per questo prevedeva la sua conclusione a Roma, con Papa Pio XII che avrebbe ricevuto il vincitore. Sembrava un finale scritto su misura per Bartali, fervente credente, a maggior ragione dopo la caduta di Coppi che si era fratturato il bacino nel corso della nona tappa. Invece per la prima volta il Giro andò ad uno straniero: lo svizzero Hugo Koblet, che curiosamente non era neppure cattolico ma protestante. Alle sue spalle Bartali e quell’Alfredo Martini che coi suoi 92 anni resta uno dei pochi testimoni ancora in vita di un ciclismo d’altri tempi. Il “Falco bianco”, come fu soprannominato il giovane elvetico dalla stampa dell’epoca, vestiva già la maglia rosa quando il 7 giugno la 13a tappa partì da Rimini per arrivare ad Arezzo. 244 erano i chilometri in programma, con le salite verso San Marino e il passo del Muraglione lungo le quali Koblet si involò guadagnando 2 minuti di abbuono, che gli permisero di rafforzare la leadership. Lungo le strade pianeggianti del Valdarno, poi, si ricompattò in testa un gruppo di 28 uomini, che si giocò in volata la vittoria di tappa: a

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

primeggiare fu Luciano Maggini (Taurea), che regolò due leggende come Fiorenzo Magni (Wilier) e Gino Bartali. L’indomani da Arezzo si ripartì alla volta di Perugia e fu una frazione storica per la Valtiberina perché per la prima volta il Giro transitò per le strade della vallata. Il gruppo dopo la partenza dallo stadio attraversò tutto il Casentino fino ad affrontare il Passo dei Mandrioli, lungo il quale Bartali tentò l’attacco per mettere Koblet in difficoltà. Ma il portacolori della Guerra tenne bene e passò terzo al G.P.M., preceduto anche dal connazionale Kübler (Fréjus). Dopo la discesa su Bagno di Romagna che ricompattò il gruppo, “Ginettaccio” ci riprovò sulle rampe verso il Valico di Montecoronaro, ma accortosi della facilità con cui la maglia rosa riusciva a tenerne la ruote, decise di desistere, almeno per quella giornata. Così a Valsavignone tentò la fuga un quartetto formato da Primo Volpi, Fritz Schär, Giacomo Zampieri e Mario Fazio. Il gruppo, a causa della marcatura tra Koblet e Bartali, rallentò quindi al passaggio da Pieve S. Stefano e al rifornimento di Sansepolcro accusava oltre quattro minuti di ritardo dal quartetto di testa, al cui inseguimento intanto la coppia formata da Pasquini e Serse Coppi si era portata a soli 45’’. Il ricongiungimento avvenne nei pressi di Città di Castello. Ad Umbertide ormai il distacco del gruppo principale si aggirava sulla dozzina di minuti. Furono i sei fuggitivi quindi a giocarsi la tappa sulle rampe che salgono verso il centro di Perugia, anche se in realtà per la vittoria non ci fu lotta: Schär (Arbos) si involò subito, lasciando il minore dei fratelli Coppi (Bianchi) e Zampieri (Bottecchia) a 1’22’’. Il gruppo chiuderà a 10’09’’ senza che i big si dessero battaglia. Se il primo passaggio del Giro in Valtiberina avvenne dopo 41 anni dalla nascita della corsa rosa, per il secondo non occorrerà aspettare neppure dodici mesi. Il 23 maggio 1951, infatti, nel corso della Firenze – Perugia, il gruppo attraversò di nuovo la vallata. I cronisti dell’epoca narrano di una frazione che fino ad Indicatore fu “figlia della noia e del sonno e che perciò ha fatto crescere la barba”, disputata “con il passo di chi accompagna un funerale” . Al passaggio nel sobborgo aretino però la corsa finalmente si accese. Il fuggitivo solitario della mattina Bonini venne infatti raggiunto da un quartetto composto da Carrea, Barbiero, Giudici e Schär e poi staccato sulla salita verso la Foce di Scopetone, 35


Speciale

quando lo svizzero, evidentemente ispirato dalle tappe con arrivo a Perugia, forzò decisamente il ritmo. Dietro in gruppo invece poco da segnalare, se non qualche schermaglia. Al passaggio a Le Ville quindi l’elvetico della Arbos era già maglia rosa virtuale. Il tratto tra la frazione monterchiese e Sansepolcro si rivela il più eccitante della corsa, a causa del clima caldo che provoca l’esplosione di diversi tubolari. Forano prima Bartali, poco dopo Koblet e Coppi, mentre la peggio va a Loretto Petrucci, che dopo il guasto va in crisi e perde mezz’ora, e soprattutto al campione del mondo Schotte, costretto addirittura al ritiro. Al passaggio nella città biturgense provano a forzare il ritmo la maglia rosa Magni, Kübler, Bobet e Bartali, mentre dietro Koblet e Coppi, non ancora rientrati dopo il problema tecnico, si lanciano all’inseguimento, con il Campionissimo aiutato nell’intento dal fedele gregario Carrea, lasciatosi volontariamente staccare dalla fuga. A Città di Castello i sei si ricompongono e contestualmente si rialzano, lasciandosi riassorbire dal plotone. Ma non tutti vogliono arrendersi: il primo a reagire è Antonio Bevilacqua, che già ad Umbertide assieme a Brasola e Pasquini riuscirà a rientrare sui battistrada. Alla chetichella evadono però anche, uno dopo l’altro, Casola, Pasotti, Vincenzo Rossello, Drei, Zanazzi, Sabatini, Fornara, Menon e soprattutto Rik Van Steenbergen. Questi uomini non riusciranno a chiudere il buco sulla testa, ma guadagneranno comunque circa sei minuti sul plotone principale. Come l’anno precedente, sarà quindi l’erta verso Perugia a decidere la corsa. Questa volta il più forte appare Bevilacqua che guadagna circa 30’’, però quando pare aver ormai vinto sbaglia strada a 500 m dall’arrivo e viene quindi ripreso e superato da Giudici (Stucchi), che si impone con 5’’ di margine su Brasola (Wilier) e Schär, al quale comunque Perugia continua a portar bene visto che con questo piazzamento guadagna la maglia rosa, cedutagli da un Magni giunto tranquillo in gruppo ad oltre nove minuti. Nel dopo tappa il Leone delle Fiandre apparve tutt’altro che deluso dall’esito della frazione, asserendo che era ancora molto presto e che in quella fase le insegne del primato erano più una “camicia di forza” che un vantaggio. I fatti gli daranno ragione, visto che alla fine vincerà il suo secondo Giro, davanti ad un incredibile Van Steenbergen, che dimostrò

36

di essere ben più di un velocista, e a Ferdi Kübler. Dopo il 1951 per rivedere il Giro in Valtiberina occorreranno 30 anni. Molti meno ne passeranno invece prima del successivo arrivo ad Arezzo. Era il 19 maggio 1959, si correva la quarta tappa, dall’Abetone, dove il giorno precedente nell’arrivo in salita si era imposto Charly Gaul, prendendo anche la maglia rosa. Ma quanto la vittoria del grande lussemburghese, aveva fatto scalpore la clamorosa crisi di Nencini, giunto staccatissimo al traguardo. Fu proprio il mugellano quindi, in un impeto d’orgoglio a portar via in discesa, poco prima del passaggio a Pistoia, la fuga che avrebbe caratterizzato la frazione. Un drappello composto da otto uomini, che toccherà un vantaggio massimo superiore ai 10 minuti, prima di ridursi a quattro unità lungo le rampe della Consuma, mentre il gruppo pur senza forzare si riavvicinava. Al traguardo volante di Bibbiena Nencini, Cestari, Pellegrini e Neri avevano sette minuti sul plotone. Ne perderanno quattro nel lungo tratto pianeggiante fino ad Arezzo, ma riusciranno a giocarsi in volata il successo, andato piuttosto nettamente ad Armando Pellegrini (Emi), su Cestari (Atala) e Nencini (Carpano). Neri quarto di tappa aggancerà la stessa posizione nella generale, al comando della quale resterà saldamente Gaul, compagno tra l’altro del vincitore di giornata. Il giorno dopo si ripartì da Arezzo per una lunga tappa di 243 km con arrivo a Roma che vedrà imporsi Rik Van Looy allo sprint, senza grossi cambiamenti in classifica. Charly Gaul vincerà quell’anno il suo secondo Giro, al termine di uno spettacolare duello con Jacques Anquetil, risolto solo nella durissima penultima tappa da Aosta a Courmayeur, 296 km con i due passi del Grande e Piccolo San Bernardo nel percorso. Arezzo tornerà protagonista quattro anni dopo, nel 1963, quando il 24 maggio ospiterà la sesta tappa partita da Bolsena. Fu una classica frazione di trasferimento, condotta ad andatura turistica nella prima metà e ravvivatasi solo nella discesa da Siena grazie all’attacco di Nencini e Benedetti, la cui azione fu però tenuta a bagnomaria dal gruppo fino alle porte di Arezzo, quando avvenne il ricongiungimento. L’attesa della folla assiepata sul traguardo di via Crispi era tutta per l’enfant du pays Bruno Mealli, in maglia tricolore. Ad alzare le braccia fu però

il romano, trapiantato in Veneto, Vendramino “Mino” Bariviera (Carpano), che bissò così la vittoria del giorno prima a Viterbo, davanti a Aldo Pifferi (Lygie) e a Mario Zanchi (Salvarani), grande e sfortunato atleta originario di Castiglion Fibocchi. L’indomani la corsa rosa ripartì alla volta di Riolo Terme, nell’Appenino ravennate, dove si impose il Cittorinese Nino Defilippis. In entrambe le frazioni la maglia rosa rimase sulle spalle di Diego Ronchini, che si piazzò quinto nella generale finale, vinta per il secondo anno consecutivo da Franco Balmamion (Carpano), su Adorni (Cynar) e Zancanaro (San Pellegrino). Dopo questa tappa, per 18 anni Arezzo e la Valtiberina non saranno più protagoniste dei percorsi del Giro, limitandosi quindi ad osservare a distanza l’epopea delle sfide tra Merckx e Gimondi e gli anni successivi. La corsa organizzata dalla Gazzetta dello Sport tornerà ad arrivare ad Arezzo quando oramai l’attenzione degli appassionati era polarizzata dal duello tra Moser e Saronni. Proprio quest’ultimo era in maglia rosa il 26 maggio 1981, quando si disputò la tappa di 199 km con partenza da Cascia, che vide finalmente la carovana ripercorrere le strade valtiberine. L’avvio fu piuttosto tranquillo, anche perché il giorno precedente il Terminillo aveva abbastanza sconquassato la classifica, con Moser precipitato ad oltre 5 minuti (anche a causa di una brutta caduta che aveva fatto temere il ritiro del trentino), ma anche Saronni era andato in crisi, difendendo il primato grazie al grande vantaggio accumulato nel corso delle prime frazioni pianeggianti, ma palesando quelle difficoltà in salita che lo costringeranno ad accontentarsi del terzo posto in classifica finale, dietro a Battaglin e allo svedese Prim. Al rifornimento di Umbertide la corsa era ancora bloccata, quando si verificò un colpo di scena: la caduta di Saronni, che fece un brutto volo di una decina di metri finendo in un fosso. Nonostante una ferita al ginocchio, la maglia rosa ripartì e rientrò in gruppo. A Città di Castello tentò l’allungo il giovane ventenne aretino Maestrelli, evidentemente stimolato dal correre in casa. Al suo inseguimento si portarono a turno ma invano vari corridori, fino a che, poco prima di Sansepolcro, ci fu il rientro di dieci atleti. Gli undici di testa riuscirono a difendere il vantaggio di circa un minuto sul plotone principale e a 10 km dall’arrivo ancora Maestrelli, il più generoso, e Renosto si avvantaggiano. È il


segui il quotidiano online troverai news in tempo reale primo, in maglia Magniflex, sfruttando anche il maggior lavoro del compagno di fuga, ad imporsi in viale Giotto, mentre il portacolori della Selle San Marco dovette accontentarsi del secondo posto, con pochi metri di vantaggio sul resto della fuga, regolata dallo svizzero Bolle (Cilo) ed in forte rimonta nel finale. Il giorno successivo si ripartì da Arezzo per l’arrivo sulla breve salita del Santuario di Montenero, sopra Livorno. A vincere su un traguardo particolarmente adatto alle sue caratteristiche fu Moreno Argentin, mentre la maglia rosa restò a Saronni. Il Giro tornerà in Valtiberina nel 1984 e sarà un’occasione storica: il primo arrivo di tappa nella vallata, ospitato da Città di Castello. La frazione, di 175 km, partiva da Rieti e prevedeva uno sviluppo quasi completamente pianeggiante. Nonostante questo i primi chilometri furono davvero spettacolari, grazie anche ad una galleria non illuminata nella zona tra Terni e Massa Martana che ispirò a qualcuno un attacco a sorpresa. Fin lì a provarci erano stati soprattutto gli uomini della Santini, guidati da quel Roberto Reveberi che rappresenta il decano dei d.s. italiani, presente anche quest’anno in gara alla guida della Bardiani. Ma dalla suddetta galleria uscirono in testa Fignon, Lejarreta, Van Impe e Van der Velde. La maglia rosa Moser reagì subito, mentre in gruppo restarono attardati

Battaglin e Saronni. Seguì un inseguimento sul filo dei cinquanta all’ora che durò settanta chilometri, prima del ricongiungimento che avvenne nei pressi di Resina. Fu volata quindi e nella sorpresa generale ad imporsi non fu Freuler, fin lì dominatore degli sprint con quattro successi, che anzi rimase chiuso e fuori anche dal podio di tappa, ma Paolo Rosola (Bianchi), uno dei migliori protagonisti degli arrivi a gruppo compatto dell’epoca, che superò sulla linea l’ormai anziano Roger De Vlaeminck (Gis Gelati) e l’emiliano Silvano Riccò (Santini). Il giorno dopo si ripartì da Città di Castello per la tappa più lunga, che prevedeva di giungere a Lerici dopo 269 km di gara. Uscito dall’antica Tifernum  il plotone transitò per Monterchi e Le Ville prima di puntare verso Arezzo. Il bel sole che splendeva in questa fase sulla gara lasciò spazio nel finale alla pioggia. Decisiva fu la “discesa assassina”, come definita dai cronisti dell’epoca, che conduceva al traguardo ligure. Il più coraggioso fu Roberto Visentini, che si impose davanti a Fignon a 19’’ e a Pedersen. Moser preferì non rischiare ed arrivò settimo, difendendo comunque la maglia rosa, che avrebbe portato ancora per diversi giorni, perso ad Arabba e poi definitivamente riconquistato nella cronometro conclusiva da Soave a Verona, dove avvantaggiato anche da un’indubbia superiorità tecnologica del

mezzo inflisse oltre tre minuti a Fignon, che si dovette accontentare della seconda piazza nella generale davanti ad un sorprendente Moreno Argentin. Il 22 maggio 1986 l’undicesima tappa del Giro partì da Pesaro diretta a Castiglion del Lago. Dopo una prima fase in Romagna, il gruppo entrò in Toscana passando per Ponte Presale e Badia Tedalda. La scalata al Passo di Viamaggio avvenne a ritmo molto lento, senza che si segnalino attacchi. Il G.P.M. posto a quota 983 m fu vinto da un giovane al secondo anno da professionista, un certo Gianni Bugno di cui tra poco torneremo a sentir parlare. Anche la successiva discesa su Sansepolcro e il passaggio per San Giustino e Città di Castello vide i ciclisti interpretare il copione della classica tappa di trasferimento. La bagarre si accese un po’ solo nell’ultima salitella verso Monte Castiglione, ma ormai non c’era più spazio per fare la differenza e in volata si impose in maglia Carrera Guido Bontempi (al terzo successo personale in quel Giro), davanti a Van der Velde (Panasonic) e Rosola (Sammontana). La maglia rosa restò sulle spalle di Giuseppe Saronni, che però dovette cederla cinque giorni dopo a Visentini, con il podio chiuso da Francesco Moser. Il Giro torna sulle nostre strade il 24 maggio 1990, nel corso della Fabriano – Vallombrosa. In maglia rosa quel Gianni Bugno

La premiazione di Mario Cipollini plurivittorioso in Valtiberina,

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

37


Speciale

appena citato, che al termine di un’edizione letteralmente dominata andrà ad eguagliare Binda e Merckx divenendo il terzo atleta di sempre a restare in testa alla classifica dalla prima all’ultima tappa. Ed anche quel giorno il brianzolo, in maglia Château d’Ax, fu grande protagonista, andando ad imporsi sul traguardo posto in cima alla salita valdarnese, che tra l’altro quest’anno sarà G.P.M. nella tappa tra Sansepolcro e Firenze, precedendo con una stoccata nel finale l’allora sovietico Ugrumov (Alfa Lum) e il francese Mottet (RMO). La corsa era entrata in Valtiberina ad Umbertide dopo essere passata da Gubbio. Nei pressi di Città di Castello nove uomini avevano tentato la fuga, ma la loro azione era stata ben presto rintuzzata dal gruppo. A Sansepolcro il traguardo intergiro veniva vinto da Fidanza, mentre, superata Anghiari, sul Valico della Scheggia passava per primo l’australiano Phil Anderson, che così rafforza la sua maglia verde. La corsa quindi dopo Arezzo attraversava tutto il Valdarno fino al già descritto esito in salita. Il 1991 è stato l’anno del secondo arrivo di tappa in Valtiberina: ancora a Città di Castello e ancora al termine di una tappa con partenza da Rieti, su un percorso praticamente fotocopia di quello di sette anni prima. Era il 2 giugno e in gruppo quel giorno si parlava più che della frazione delle polemiche relative alla sicurezza dei percorsi, dopo le molte cadute sulle gallerie buie del giorno prima in discesa dal Terminillo. Forse anche per sfogare questo nervosismo la media fu molto elevata, superiore ai 42 km/h. A caratterizzare la giornata fu la fuga di nove uomini formata da Lietti, Pierobon, Vanzella, Molinari e Harmeling, ripresa solo a quattro chilometri dall’arrivo. Furono quindi le squadre dei velocisti a prendere in mano la situazione e la migliore si dimostrò ancora una volta la Del Tongo, con un perfetto lavoro di Franco Ballerini a lanciare ai 300 metri Mario Cipollini, che superò senza patemi il sovietico Abdujaparov (Carrera) e lo spagnolo Moreda (CLAS). Per il Re Leone arrivò quindi la prima delle tante vittorie tra Arezzo e la Valtiberina, ottenuta con una superiorità schiacciante. Per la formazione aretina, che aveva anche Chioccioli in maglia rosa, fu quindi un giorno di festa, proprio alla vigilia di una tappa che avrebbe attraversato la provincia. L’indomani infatti si ripartì da Città di Castello per

38

arrivare a Prato. Dopo la partenza si passò per Monterchi e Le Ville prima di arrivare ad Arezzo affrontando lo Scopetone. La frazione, sulla carta per velocisti, fu invece vinta in una volata ristretta dall’attuale commentatore RAI Davide Cassani, che seppe battere allo sprint un drappello di nuove uomini che anticipò di appena otto secondo il grosso del gruppo, ovviamente regolato da Cipollini. Chioccioli tenne la maglia e lo fece fino a Milano, dove divenne il primo ed unico aretino a vincere un’edizione del Giro, davanti a Chiappucci e Lelli. Ma è stata il 1992 probabilmente l’annata storica per il Giro in Valtiberina. In occasione dei 500 anni dalla morte di Piero della Francesca la corsa rosa restò in zona per ben tre giorni. Si cominciò il 26 maggio con il ritorno del Giro ad Arezzo dopo 11 anni. Era la terza tappa, con lo Scopetone nel finale atteso per dare le prime indicazioni sulle condizioni dei favoriti. E proprio lungo quei quattro chilometri di salita, dopo il riassorbimento della fuga di giornata composta da ben 25 elementi, si era accesa la corsa, con l’attacco di Chiappucci, che però non riuscì a fare la differenza. Arrivò quindi a disputarsi la vittoria un gruppo piuttosto numeroso, dal quale emerse Maximilian Sciandri (Motorola), che all’epoca correva ancora con licenza italiana, il quale superò Lelli e Ledanois. La maglia rosa passò sulle spalle di Miguel Indurain ed in molti pronosticarono che lì sarebbe rimasta fino a Milano. Previsione azzeccata, ed il navarro lo fece capire già il giorno dopo, lungo i 38 Km della cronometro da Arezzo a Sansepolcro, passando per il Valico della Scheggia e per

Anghiari prima della conclusione in Piazza Torre di Berta. Quella del portacolori della Banesto fu una prestazione memorabile per l’eleganza e l’efficacia del gesto tecnico e atletico: fece segnare il miglior tempo in tutti i settori e andò ad imporsi con 32’’ di vantaggio sul compagno di squadra De Las Cuevas e con 34’’ sull’altro francese Bezault della Z. Tra i favoriti per la classifica solo Chiappucci riuscì a limitare i danni perdendo 1’09’’. In generale per Sansepolcro fu una giornata di grande sport e spettacolo, con gli spettatori che poterono assistere al passaggio di ben 192 corridori. Il 28 maggio si ripartì ancora da Sansepolcro, per una frazione dedicata ai velocisti che dopo essere transitata per San Giustino, Città di Castello e Umbertide sarebbe entrata nelle Marche per terminare a Porto S. Elpidio. Allo sprint si impose, davanti a Baffi e Strazzer, ancora una volta Mario Cipollini, che vendicò così la sconfitta subita tre giorni prima a Uliveto Terme da Leoni. Nel 1996 il Giro toccò fugacemente Arezzo, da dove partì, dopo un lungo trasferimento da Fiuggi, la decima tappa, conclusasi a Prato con la vittoria di Rodolfo Massi e la maglia rosa sempre sulle spalle di Davide Rebellin. Quell’edizione la vincerà poi Pavel Tonkov (Panaria). Il russo, passato nel frattempo alla Mapei, era in testa alla generale anche il 20 maggio 1997, quando una frazione tornò a concludersi ad Arezzo dopo aver attraversato la Valtiberina. Si partiva da San Marino e nonostante le diverse difficoltà altimetriche nella prima parte fu una tappa dall’andamento piuttosto lento. Fatta eccezione per un’azione di Berzin da lontano quasi subito

Miguel Indurain all’arrivo della cronometro Arezzo-Sansepolcro


segui il quotidiano online troverai news in tempo reale annullata, il plotone procedette compatto nell’attraversamento della Valtiberina, dopo lo scollinamento da Bocca Serriola (primo il tedesco Steinhauser). Si transitò da Città di Castello e Monterchi prima di giungere ad Arezzo dove, come al solito verrebbe da dire, la volata fu dominata da Mario Cipollini, al terzo successo in quattro tappe in quel Giro, che sopravanzò Leoni e Angel Edo, in uno sprint che a fine corsa lasciò strascichi polemici per la squalifica, con la “prova televisiva” di Fagnini, poisson pilote di Cipollini nello storico treno della Saeco, messo fuori corsa per una manovra pericolosa negli ultimi 250 metri. Il giorno dopo ripartenza da Arezzo alla volta dell’arrivo in salita sul Terminillo, dove Pavel Tonkov vincerà rafforzando momentaneamente il suo primato, anche se alla fine la classifica generale sarà da Ivan Gotti. Il 24 maggio 1999 il Giro per la seconda volta nella sua storia tornò a far tappa a Sansepolcro. La frazione partiva da Ancona e, dopo una prima fase delle Marche, prevedeva l’ingresso in Valtiberina passando da Bocca Serriola. Nel corso della lunga discesa nacque la fuga di giornata, formata dall’austriaco Glomser e dai russi Ekimov e Gontchenkov. I tre resteranno in avanscoperta fino a circa dieci chilometri dall’arrivo, doppiando in testa anche il G.P.M. di Anghiari (vinto dall’atleta salisburghese), dopo essere passati da Città di Castello, Selci e San Giustino. Una volta ripresi i tre, tutto pareva apparecchiato per il lavoro delle squadre dei velocisti, ma ad 8 Km dall’arrivo ci fu la foratura di Dario Frigo, uomo di classifica della Saeco. Molti dei vagoni del treno di Cipollini dovettero quindi fermarsi ad aspettarlo, ma nonostante il mancato supporto di atleti come Petito, Secchiari e Calcaterra, il lavoro di Scirea e Fagnini fu sufficiente per lanciare verso il successo il velocista lucchese, al terzo trionfo tra Arezzo e la Valtiberina, il 27° in carriera sulle strade del Giro, davanti a Ivan Quaranta e Massimo Strazzer (entrambi della Mobilvetta). La maglia rosa era sulle spalle di Laurent Jalabert (Once), con soli due centesimi di vantaggio su Marco Pantani, che diventeranno quattro grazie all’abbuono conquistato dal francese all’Intergiro di Santarcangelo di Romagna. Quello fu forse il momento più significativo della tappa del giorno successivo, una frazione molto breve di 125 Km da Sansepolcro a Cesenatico. Le operazioni prima del via si svolsero tra due ali di folla che salutarono la

partenza del gruppo dalla città biturgense. Il plotone affrontò quindi subito la salita di Viamaggio, in cima alla quale transitò per primo un giovane che poi avrebbe avuto una grande carriera, ossia Paolo Bettini, davanti a Mariano Piccoli e Miguel Angel Peña. Poi, dopo il passaggio da Badia Tedalda, si entrò in Romagna per raggiungere la città natale di Pantani. Dopo quattro giri del circuito finale fu ancora volata, ma questa volta Cipollini si fece anticipare da Quaranta, mentre l’olandese Jeroen Blijlevens completava il podio di giornata. Il penultimo passaggio del Giro in Valtiberina è datato 21 maggio 2000, quando si corse la Corinaldo – Prato, una tappa molto lunga di 255 Km. Le prime tre ore furono condotte a velocità bassissima, sotto i 28 di media, tanto che al passaggio dal G.P.M. di Bocca Trabaria, che introdusse la carovana nella vallata, il gruppo era sostanzialmente compatto, anticipato dalla maglia verde Karsten Kroon a caccia di punti per la speciale classifica. Il plotone passò quindi da San Giustino, Sansepolcro e Pieve Santo Stefano, per poi attaccare le rampe del Valico dello Spino, lungo il quale tentò la fuga lo spagnolo José Gomez, che scollinò con 15’’ su Baliani e 40’’ sul resto del gruppo comandato da Cardenas. La tappa si animò poi lungo il Passo della Consuma, dopo l’attacco del povero Ricardo Otxoa. Gli ultimi cinquanta chilometri (nei quali si affrontava anche la Vetta Le Croci, salita anch’essa inserita nel percorso di quest’anno), furono quindi davvero intensi con tantissimi attacchi, corridori che rientravano in testa, altri che si staccavano, un continuo rimescolarsi di carte insomma. Alla fine a vincere fu Axel Merckx (Mapei), figlio del grande Eddy, con una stoccata ai -5 dall’arrivo, che gli permise di anticipare di 6’’ un drappello di sette uomini regolato da Sciandri (Linda McCartney) davanti a Filippo Casagrande (Vini Caldirola). Quinto fu José Enrique “El Bufalo” Gutierrez, che strappò a Tosatto la maglia rosa, prima di cederla il giorno dopo sull’Abetone all’altro Casagrande, Francesco, che la porterà fino alla penultima tappa, quando al Sestrière Stefano Garzelli si affermerà come vincitore di quella edizione. Stefano Garzelli era in maglia rosa, conquistata il giorno prima sul Terminillo, anche nel 2003 quando si corse la Rieti – Arezzo di 217 km, una frazione destinata a passare alla storia. L’avvio della tappa fu piuttosto

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

tranquillo, senza particolari azioni da segnalare per tutti i primi 170 km, se escludiamo alcuni tentativi subito rintuzzati dal gruppo, che quindi al passaggio da Umbertide era ancora compatto. L’Intergiro di Città di Castello andò quindi al francese Jimmy Casper, davanti a Di Biase e Backstedt. Subito dopo partì una fuga composta da sei uomini, Zanotti, Da Cruz, Aggiano, Gutierrez, Adyeyev e Marini, che riuscì a guadagnare un leggero vantaggio. Al passaggio a Monterchi i battistrada avevano una quarantina di secondi di vantaggio, che poi scemarono gradualmente dopo Le Ville lungo la Valcerfone. L’ultimo ad arrendersi fu Adyeyev, ripreso a Palazzo del Pero. Il finale fu quindi, come da pronostico, materia per velocisti. E a vincere, sfruttando il perfetto treno della Domina Vacanze, fu ancora Mario Cipollini, vestito con i colori dell’iride, che finalmente riuscì a rompere il ghiaccio in quell’edizione del Giro, dopo essere stato ripetutamente battuto da Petacchi nelle prime frazioni, e soprattutto collezionò il suo 41° successo parziale sulle strade della corsa rosa, eguagliando in testa alla classifica di tutti i tempi Alfredo Binda. Secondo giunse uno storico rivale di Cipollini, ossia Robbie McEwen (Lotto), mentre il velocista spezzino della Fassa Bortolo dovette accontentarsi del terzo posto. La coabitazione in testa alla graduatoria dei plurivittoriosi di tappa con il grande campione varesino durò solamente 24 ore. Il giorno successivo infatti, il campione del mondo si impose anche nell’Arezzo – Montecatini Terme, divenendo detentore unico del record con 42 vittorie (curiosamente il podio fu identico a quello del giorno prima). Quella fu l’ultima volta in cui il Giro passò in Valtiberina ed anche l’ultima occasione in cui fece tappa ad Arezzo, da allora toccata fugacemente soltanto altre due volte, nel 2007 nel corso della Spoleto – Scarperia (vinta a tavolino da Thor Hushovd dopo la squalifica di Petacchi) e lo scorso anno, durante l’Assisi – Montecatini Terme andata a Roberto Ferrari. Il 12 maggio l’appuntamento si rinnova e la storia continua, per scrivere una nuova pagina del Giro e del ciclismo, ma anche di una terra dove da sempre “la gente corre fuori dell’uscio di casa quando sente il fruscio delle ruote”, per dirla con le parole usate da Alfredo Martini nel descrivere l’amore del pubblico per la bicicletta e i suoi campioni.

39


Speciale

Il Re... Leone della Valtiberina

Mario Cipollini è il ciclista che ha vinto di più in Valtiberina. Ripercorriamo insieme a lui i suoi successi sulle strade a cavallo tra Toscana e Umbria, un quadro di immagini precise ed emozioni ancora vive nel rapporto privilegiato tra una terra e un campione. di Daniela Bartolini

“Ho un ricordo nitido e intenso ancora oggi delle vittorie di Città di Castello, Sansepolcro e Arezzo. Vincere è sempre il coronamento di un lavoro svolto lungo chilometri e chilometri, ma alcuni successi hanno un valore aggiunto. Da queste parti ho sempre respirato aria di casa e nel ritornare con la mente a quei giorni vengono a galla emozioni personali accanto a quelle sportive”. Parole e musica di Mario Cipollini, che esordisce così quando gli si chiede un ricordo dei suoi trionfi in Valtiberina, per ripercorrere insieme a lui oltre dieci anni di sudore e Foto Tavanti Arezzo champagne tra Burri, Piero e Petrarca. Perché Cipollini e questa terra sono speciali l’uno per l’altra ed è come se si fossero scelti, dandosi appuntamento nel tempo per ritrovarsi e riprendere il discorso proprio da dove lo avevano lasciato, come fanno i vecchi amici davanti ad un bicchiere che sembra essere lì da anni solo per loro. Non può che essere così per un campione che nel corso della sua carriera tra Arezzo e la Valle del Tevere al Giro d’Italia ha sempre vinto: quattro vittorie in cinque arrivi, con l’en plein mancato solo perché una di queste tappe era una cronometro e le cronometro si sa non finiscono in volata... Premesso che chi scrive ha avuto la fortuna e il privilegio di assistere ad ognuno di questi successi, è dunque a buona ragione che possiamo definire Mario Cipollini il re, o per meglio dire

40

il Re Leone, della Valtiberina. Nessuno, infatti, ha mai vinto altrettanto su queste strade e quel suo gesto inconfondibile delle braccia alzate al cielo sul traguardo appena dominato rappresenta l’istantanea migliore per descrivere il Giro in questo fazzoletto di terra a cavallo tra la sua Toscana e la parte alta dell’Umbria. “Ricordo perfettamente la vittoria di Città di Castello del 1991, quasi da neoprofessionista, visto che ero solo alla terza stagione tra i pro, anche se avevo già vinto quattro tappe al Giro d’Italia”, dichiara Cipollini nel fare insieme a noi l’amarcord dei suoi successi in Valtiberina. Quello tifernate è il suo quinto alloro e arriva il 2 giugno, a due anni e un giorno dalla sua prima vittoria al Giro, ottenuta a Mira nell’edizione del debutto nella corsa rosa e a pochi mesi dal passaggio nel professionismo. “Stavo cercando di impormi in un sistema”, ricorda Mario, e a giudicare dai risultati ci stava riuscendo alla grande, fin da giovanissimo, senza mai sprecare alcuna occasione offerta dai traguardi adatti alle sue caratteristiche, com’era quello di Città di Castello. “Fu una vittoria particolare perché si respirava aria di casa, dato che correvo con la Del Tongo, importante anche perché confermava la validità di una scelta fatta dalla squadra e dal suo patron di puntare sui giovani. Del Tongo infatti - spiega Mario - veniva


segui il quotidiano online troverai news in tempo reale

Sansepolcro 1999 Foto di Bruno Balziminelli

dal vecchio ‘gruppo Saronni’ e dopo la fine di quel ciclo aveva deciso di impostare la squadra su nuovi nomi, costruendo un team dove io e Fondriest eravamo le punte di diamante per il futuro. La vittoria in casa che quel giorno sono riuscito a conquistare, oltre ad avere un sapore speciale come tutte le vittorie in casa hanno, ha rappresentato anche una conferma fondamentale della scelta fatta da parte di Del Tongo di puntare su di me. Regalandogli quel successo l’ho ripagato della fiducia nei miei confronti”. Un successo netto, uno sprint imperiale che riporta i discorsi sulla gara, dopo le polemiche del giorno prima sulla sicurezza dei corridori e la loro rabbia per una caduta collettiva in un tunnel non segnalato, sfociata in un tentativo di sciopero poi interrotto non senza prolungati mugugni. “Feci una volata magistrale, battendo Djamolidine Abdujaparov di una bicicletta. Uno sprint col gruppo aperto, dove le squadre tirano e poi la volata parte e lì vince il più forte”. Nessun dubbio su chi fosse, con Adbu “battuto tante volte” come ricorda Cipollini, impotentemente secondo e tutti gli altri dietro, perché come già dichiarava all’epoca il giovane Mario: “Se la volata è pulita vinco io”. La prima foto a braccia alzate in Valtiberina del suo Re Leone porta poi con sé una nota di cronaca che la arricchisce di ulteriore emozione: a lanciare Mario verso il traguardo Franco Ballerini, con la maglia gialla e nera che i due hanno condiviso per un paio di stagioni della loro giovane carriera, destinata ad incrociarsi di nuo-

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

vo anni dopo, con in ballo una maglia piena di colori. Il 27 maggio del 1992 invece Cipollini non vince nel primo arrivo della storia a Sansepolcro, come detto non per suo demerito, bensì perché a concludersi in piazza Torre di Berta è una cronometro, dominata da Miguel Indurain. Il giorno dopo però è di nuovo volata nella tappa che riparte dalla città di Piero della Francesca diretta a Porto Sant’Elpidio e Mario taglia per primo il traguardo mettendo in fila Adriano Baffi e Massimo Strazzer, dopo aver attraversato nei primi chilometri le strade della Valtiberina. Nel ‘91 a Città di Castello nell’alzare le braccia al cielo Cipo ricorda che ha sentito aria di casa, ma quando sei anni dopo il Giro fa tappa ad Arezzo Mario è ancora più a casa, su strade a lui familiari per via di una carriera dilettantistica trascorsa in terra aretina con la Serre Berneschi e Daniele Tortoli e dei primi allori da professionista con la Del Tongo. “Ho fatto tre anni a Ripa di Quarata dalla famiglia Berneschi, poi altri tre con Del Tongo. Arezzo la sento casa mia, è una città dove mi hanno sempre rispettato e con la quale ho mantenuto un forte legame, anche al di là dell’aspetto sportivo. È un legame al luogo, alle persone, alla zona, agli appassionati, ha carattere umano ed interiore, non dipende solo dalle corse” specifica Mario sottolineando come quello aretino sia stato un periodo importante della sua vita, oltre che di una carriera pronta a spiccare il volo proprio da quelle strade. Il 20 maggio del 1997 Cipollini è già il Re Leone e vince da

41


Speciale

campione italiano in carica e con la maglia ciclamino della classifica a punti sulle spalle la San Marino-Arezzo. In viale Giotto lo sprinter della Saeco regola Endrio Leoni e Miguel Angel Edo e conquista così la terza vittoria in quattro tappe, un inizio folgorante di un Giro vissuto come d’abitudine da protagonista, scalando edizione dopo edizione la classifica dei plurivincitori di tappa e regalando emozioni forti ai suoi sempre più numerosi sostenitori. Il pubblico aretino lo accoglie con grande calore e Mario ricorda con piacere la festa nella “sua” città, anche se fu un trionfo con un piccolo neo: la squalifica dell’ultimo vagone del leggendario treno rosso, Gianmatteo Fagnini, colpevole secondo la giuria di aver diretto verso le transenne il tentativo di rimonta del russo Sivakov. “Fu una squalifica che ci dispiacque molto e offuscò un po’ il godimento per la vittoria appena conquistata - ricorda adesso Mario - ma dopo Arezzo vinsi altre due tappe e dimostrai così di non aver bisogno di scorrettezze per vincere”. Non ne aveva, infatti, casomai spesso ad essere scorretti erano i suoi avversari, disposti a tutto pur di impedirgli di alzare le braccia al cielo, ma nonostante il treno azzoppato per la prima volta SuperMario fa cinquina al Giro. La corsa rosa torna a Sansepolcro il 24 maggio del 1999 e questa volta finisce in volata: Cipollini è ormai nell’olimpo del ciclismo, ha alle spalle oltre cento trionfi sulle strade di tutta Europa e ben ventisei al Giro, uno in più di Merckx. Sul traguardo biturgense nulla possono Ivan Quaranta e Massimo Strazzer e le sue vittorie diventano ventisette. “Quel giorno - racconta Mario - ho battuto Quaranta, che all’epoca era un giovanissimo atleta con doti fantastiche, tanto che lo chiamavano il Ghepardo per la capacità di accelerazione. Aveva caratteristiche tecniche molto diverse dalle

Foto Tavanti Arezzo

42

mie e cercava di farsi spazio da giovane emergente. Io invece dovevo sempre confermare di essere il più forte, perché quando sei sul trono ti danno le spallate per farti cadere e io ogni tanto dovevo urlare e far capire che sul trono c’ero ancora io. Sì, con quella vittoria ho avuto l’enorme soddisfazione di continuare la linea da dominatore”. Una linea che è proseguita anche nelle tappe successive, con la chicca della vittoria di Castelfranco Veneto nel decennale esatto del primo successo rosa il 1° giugno 1989. Sul traguardo biturgense a festeggiare il Re Leone una folla di tifosi entusiasti e una bimba, nata, nemmeno a farlo apposta, durante il Giro d’Italia di due anni prima: la figlia Lucrezia, che coi suoi boccoli biondi abbraccia il papà dopo l’ennesimo trionfo. Passano quattro anni, durante i quali Cipollini continua a mietere successi, mettendo in bacheca anche la corsa dei suoi sogni, quella Milano-Sanremo che per lui pareva essere stregata e che invece domina il 21 marzo 2002, anno di grazia che lo vede alzare le braccia al cielo per quattordici volte, stabilire il suo record personale di tappe vinte al Giro in una sola edizione, ben sei, impreziosite dalla conquista della maglia ciclamino e vincere la Gand-Wevelgem dopo essere andato in fuga. Soprattutto, il 2002 è l’anno di Zolder e di quella maglia con tanti colori che fa incontrare di nuovo Mario e Franco Ballerini, un tempo pronto a lanciarlo allo sprint, adesso a costruirgli intorno la nazionale per vincere il campionato del mondo. E SuperMario non delude: con uno sprint imperiale dove Lombardi e Bettini alzano le braccia addirittura prima di lui dopo averlo lanciato si veste di arcobaleno e ricorda gli anni della Del Tongo con l’amico Franco. È tempo di tornare di nuovo a casa e di portare sulle strade aretine la casacca iridata. Il 18 maggio 2003, Cipollini trionfa ad

Foto Tavanti Arezzo


segui il quotidiano online troverai news in tempo reale

Arezzo con la maglia di campione del mondo, bissando il successo del 1997. Dopo un avvio di corsa difficoltoso e una settimana senza successi, l’aria toscana rigenera il Re Leone, che castiga Robbie McEwen e Alessandro Petacchi e conquista così la sua quarantunesima vittoria di tappa al Giro d’Italia, eguagliando il record di Alfredo Binda. La comproprietà del primato col grande Alfredo dura però solo 24 ore, il tempo di ripartire da Arezzo la mattina successiva e vincere, con un insolito colpo di reni, la tappa numero 42 a Montecatini Terme, record assoluto. “Nel 2003 al Giro ho avuto una partenza complicata, con la vittoria che non arrivava nonostante le ripetute occasioni per i velocisti. Ad Arezzo fu una forma di liberazione: vincere con la maglia di campione del mondo ha rappresentato un momento di felicità totale”, ricorda Mario. Felicità, emozione, brividi e non solo numeri, sentimenti che travalicano e nobilitano l’aspetto sportivo. Questo è, da sempre, Cipollini, un personaggio che è prima di tutto persona. Un divo sì, ma soprattutto il “toscanaccio” semplice e schietto capace di svecchiare il volto e la sostanza di uno sport che prima di lui mostrava tanta fatica e pochi sorrisi. Inconfondibile la sua sagoma in mezzo al gruppo, nelle volate lanciate da lontano che agli occhi dei

profani parevano soltanto una macchia di bici, braccia e gambe aggrovigliate. Ripercorrere insieme a lui la storia del Giro d’Italia in Valtiberina è senza dubbio un modo privilegiato per andare oltre quello che si può leggere in qualsiasi resoconto sportivo e tornare sulle nostre strade attraverso i suoi occhi e le sue parole. Vittorie splendide per potenza e grazia, com’era abitudine di un atleta che piegava telai nello spasmo dello sprint e quando scendeva dalla bici sembrava pronto per sfilare sul red carpet, vittorie che riprendono vita e ad ascoltare il suo racconto sembra di respirare ancora l’odore acre di gomma e di asfalto. Perché la volata è una metafora di vita, è l’adrenalina che esplode, è tutto o niente, è il giorno da leone, anzi, da Re Leone, contro i cento da pecora… è qualcosa che si capisce fino in fondo ed entra nelle vene solo a viverla, da spettatori aggrappati ad una transenna sulla linea d’arrivo o da vincenti, con le braccia alzate al cielo a liberare il trionfo. Un grazie speciale dunque a Mario Cipollini, per il suo feeling con una terra che lo ha visto crescere e ne ha accompagnato l’ascesa, per aver portato nel grande ciclismo il nome di Città di Castello, Sansepolcro e Arezzo e per aver accettato di raccontare i suoi ricordi ai lettori di Valtiberina Informa.

iL PRiMo VinCitoRE a sansEPoLCRo:

MigUEL inDURain

Il 27 maggio del 1992 il Giro d’Italia arriva per la prima volta a Sansepolcro, grazie ad una cronometro partita da Arezzo 38 km prima. A vincere, in maglia rosa, Miguel Indurain, che proprio in quegli anni stava costruendo la sua leggenda sulle strade del Giro e soprattutto del Tour de France. Il portacolori della Banesto domina la corsa e conquista per la prima volta in carriera la classifica finale del Giro, cui aggiunge la conquista del Foto Tavanti Arezzo secondo Tour, riuscendo a compiere la storica accoppiata dopo il trionfo a sorpresa della stagione precedente. Così lo spagnolo in rosa dopo l’arrivo di Piazza Berta: “Sono contento di portare questa maglia. La responsabilità? Mah, io ho la responsabilità di portare la maglia rosa, gli avversari di portarmela via. Sto bene, le montagne non mi fanno paura. Ora dovranno attaccare gli altri. Comunque questo Giro non è una questione privata tra me e Chiappucci, ma un faccia a faccia tra me e quelli che vogliono vincere il Giro. Se porterò la maglia rosa fino a Milano? Beh, chiedetelo a Chiappucci…”

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

43


Speciale

le squadre del giro 2013

PLANIMETRIA generale

44


segui il quotidiano online troverai news in tempo reale

Un aREtino in Rosa di Matteo RoMAnELLI

L

a Provincia di Arezzo è una terra di antica e consolidata tradizione ciclistica. Lo dimostrano le tante corse storiche, molte delle quali sopravvivono ancora oggi, nonostante il periodo di crisi, l’epopea di una squadra come la Del Tongo, a cavallo degli anni ’80-’90, e soprattutto le gesta di molti ciclisti che hanno saputo segnalarsi fino ai più alti livelli. Citiamo per tutti in passato il recentemente scomparso Alberto Roggi, Mario Zanchi e Bruno Mealli, fino ai contemporanei Bennati, Nocentini e Capecchi. Ma il corridore che più di ogni altro ha saputo portare in alto nel mondo il nome di Arezzo è stato senza dubbio Franco Chioccioli. “Coppino”, come veniva soprannominato per la somiglianza fisica con il grande Fausto Coppi, è stato un atleta la cui grandezza non è completamente resa dal pur ricco palmarès. Tra tutte le vittorie spicca ovviamente il Giro del 1991, ma non possiamo dimenticare le sette tappe complessive vinte in carriera alla Corsa Rosa (più due cronosquadre) e la frazione di St. Etienne al Tour del 1992, oltre a, tra le altre cose, un Giro del Trentino, una Coppa Agostoni e una Bicicletta Basca. Ma più di questi successi, dei tanti piazzamenti (sette volte nei dieci al Giro) o delle quattro maglie azzurre indossate ai Mondiali, nella memoria degli appassionati rimangono l’eleganza e l’efficacia del suo incedere in salita, ma anche la sua completezza che lo rendeva competitivo pure sul passo e il fatto di onorare sempre ogni gara alla quale si schierava al via. Il Giro (sempre disputato e sempre portato a termine nei 13 anni di professionismo) senza dubbio è stato la corsa della sua vita, quella che gli ha dato le soddisfazioni e i dolori più grandi. Prima i dolori, nel 1988, quando, dopo aver dimostrato di essere chiaramente il più forte, perse la maglia rosa nella storica tappa di Bormio, con il Gavia percorso in condizioni atmosferiche decisamente al di là dei limiti previsti dal regolamento (e dal buon senso). Quindi la gioia del trionfo nel 1991,

competitivo. Nel 1991 è arrivata la grande soddisfazione per essere riuscito ad arrivare al traguardo tanto inseguito. È stato un Giro quasi dominato, venti giorni in maglia rosa, persa e poi ripresa e portata fino alla fine.

un’edizione dominata fin dall’inizio, con la maglia rosa presa già alla seconda tappa a Sassari e da lì alla fine lasciata solo per un giorno sulle spalle del francese Boyer, un simbolo del primato onorato con una condotta di gara sempre votata all’attacco, come dimostrano le vittorie all’Aprica, dopo una fuga divenuta mitica scattando sul Mortirolo, e al Passo Pordoi. Ma queste emozioni sono sicuramente rievocate meglio dalle parole del diretto interessato, che Valtiberina Informa ringrazia per la grande disponibilità dimostrata. Lei è stato l’unico aretino ad aver vinto il Giro d’Italia, che ricordo ha di quella vittoria? Il 1991 è stato un anno un po’ speciale perché erano dieci anni che inseguivo un Giro d’Italia e sono riuscito finalmente a conquistare questa grande vittoria, dopo che nel 1988 avevo perso sul Gavia, quindi per me è stata una grande soddisfazione. Sono dei bellissimi ricordi per chi come me ha dato tanto al ciclismo. Dopo il 1988 si può dire che vincere, ed in quella maniera, fu anche occasione di grande riscatto per lei? Sì, nel 1988 fu una grande delusione e ci ho messo tre anni per essere di nuovo

SEGUI VALTIBERInA InFoRMA SU FACEBooK E TWITTER

Qual è stata la tappa più bella di quel Giro vinto? La tappa più bella è stata indubbiamente la vittoria all’Aprica col Mortirolo e la fuga da lontano, ma anche la cronometro di Casteggio è stata bella perché a cronometro non ero un grande fenomeno e sono riuscito a conquistare la vittoria. Aprica, Pordoi, sono tutti dei bei ricordi anche perché il Pordoi è una montagna mitica: dove ho vinto hanno vinto i grandi campioni. nel 1991 ci fu un arrivo di tappa a Città di Castello, mentre la frazione successiva passò nell’aretino diretta a Prato, cosa ricorda? La tappa a Città di Castello la vinse un mio compagno di squadra, Mario Cipollini, e io ero in maglia rosa. Due toscani vicini alle nostre zone! È stata per me una grande soddisfazione passare dalle mie parti in maglia rosa, peraltro correndo con una squadra aretina, la Del Tongo. nel 1992, anno della tappa a Sansepolcro, arrivò sul podio, fu un risultato positivo? Il 1992 è stato un anno bello, ma ho trovato un avversario degno delle vittorie ottenute. Miguel Indurain a cronometro era imbattibile e in salita teneva. Essere arrivato terzo dopo aver vinto l’anno prima è stato soddisfacente comunque perché salire sul podio è sempre bello. Si allenava mai nelle strade della Valtiberina? Sì, quando facevo gli allenamenti lunghi transitavo spesso dalle vostre parti. In particolare mi capitava spesso di passare nella zona di Citerna.

45


Speciale

“Noi del ciclismo ci diamo del tu”. In questo modo ha chiuso il proprio intervento Alfredo Martini in occasione della presentazione della tappa di Sansepolcro. Riportiamo uno stralcio del suo discorso, una lucida dichiarazione d’amore allo sport di cui ha fatto la storia, che “sta pagando i suoi debiti con il pubblico perché noi siamo persone perbene” e che “non ha bisogno di gradi avvocati, gli avvocati del ciclismo sono il sudore e la fatica”. “…La nona tappa del Giro d’Italia parte da questa bella cittadina, che ha grandi significati nella storia. Mi sono domandato se è meglio per una città partire o arrivare e penso sia meglio la partenza: gli arrivi sono bellissimi, ma scappano tutti. Alla partenza invece la gente vede arrivare i corridori uno ad uno, bendisposti, col sorriso… Non credo ci sia sport che possa far avvicinare la gente ai protagonisti come il ciclismo. È bello vedere la gente andare a farsi firmare l’autografo anche su una carta di caramella dai campioni. E i campioni del ciclismo non si rifiutano mai, si sentono partecipi di quello che sente la gente, si sentono ‘del popolo’. La gente corre fuori dell’uscio di casa quando sente il fruscio delle ruote. Questo è il ciclismo! Il ciclismo unisce e oltre al gesto atletico è straordinario, appartiene ai giochi ma non è un gioco, è qualcosa di più, è un esercizio difficile e complesso, perché devi fare i conti con un’infinità di cose, con un mezzo meccanico, con la posizione da tenere, con le condizioni atmosferiche. Il ciclismo è amato dalla gente, che si fa i chilometri per salire sulle montagne e applaudire i protagonisti a uno a uno. La storia del ciclismo è luminosa, è una storia così grande che rimane dentro al cuore della gente e i ciclisti sono di esempio in questo mondo perché non si fanno trecento km senza rinunciare ai giochi della vita…La gente vede nel ciclismo qualcosa di superiore e di profondo perché nel ciclismo c’è grande umiltà: tu avvicini un campione e lui si mette a parlare con te… Due che si incontrano per la strada in bicicletta e non si conoscono dopo un chilometro che sono insieme si danno del tu e noi del ciclismo ci diamo del tu”.

L’inVito Di stEFano bERtoLotti,

Lo sPEaKER UFFiCiaLE DEL giRo D’itaLia La festa, le emozioni, i colori e le suggestioni del Giro d’Italia rappresentano indubbiamente alcuni tra i buoni motivi per assistere a quello che è un avvenimento che va ben oltre lo sport. Assistere alla partenza di una tappa del Giro d’Italia è un’esperienza sicuramente unica. Il ciclismo è un viaggio che permette a chi fa parte di questa grande carovana di apprezzare le bellezze del nostro paese, bellezze e peculiarità che faranno il giro del mondo grazie alle immagini della tv. Sansepolcro, che ospiterà la partenza di una delle tappe più spettacolari, si mostrerà al mondo con le sue eccellenze, avrà modo di far conoscere ulteriormente la Concattedrale di San Giovanni con le sue opere realizzate dal Perugino e da altri importanti artisti, il Palio della Balestra, i luoghi di Piero della Francesca e tanto altro. La partenza di una tappa è anche l’occasione, per appassionati e non, di vedere da vicino i protagonisti di quello che è un evento sportivo che tutto il mondo ci invidia, un’occasione di aggregazione all’insegna dello sport più bello del mondo! Vi aspettiamo!

46


Dedica il tuo

5x1000

segno.net

al MEYER

BASTA LA TUA FIRMA E QUESTO NUMERO 94080470480 SULLA TUA DICHIARAZIONE DEI REDDITI. www.meyer.it/5x1000


Sansepolcro Informa 10  

2013 anno di svolta e cambiamento per Valtiberina Informa. Non solo l'App del quotidiano online Valtbberinainforma.it, disponibile gratuitam...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you