ucuntu n.37

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In corso Agenda: 1 maggio festa nelle terre confiscate ai mafiosi a Belpasso 8 maggio presentaz. Associazione Lavori in Corso (*) 16 maggio corteo con Addiopizzo (ma non solo) a Catania Tutti gli altri giorni: lavorare insieme per costruire il giornale alternativo a Ciancio Inchiesta: Agroalimentare/ Il mercato infinito SocietĂ : Vauro, i cortigiani, Pasolini e Rousseau (*) operativa da ora. Ucuntu, Periferica, Cordai , molto altro e molto di piĂš || 18 aprile 2009 || anno II n.37 || www.ucuntu.org ||


Satira proibita

Vauro, i cortigiani, Pasolini e Rousseau La vignetta per cui hanno cacciato Vauro dalla Rai

Vauro è il suddito e Berlusconi il re. Perché mai un re o i suoi cortigiani - dovrebbe rendere conto di quel che decide? O dovrebbe lasciare che i sudditi lo accusino impunemente (in questo caso, di Impregilo) davanti a tutti? “Se un uomo ragguardevole deruba i creditori o compie altre furfanterie, non è sempre sicuro dell' immunità?”. Lo diceva Rousseau, varie rivoluzioni fa...

“La sola vera anarchia è quella del potere”. Questa affermazione, contenuta nel “Salò” di Pasolini e pronunciata verso nel film dal Duca, uno dei quattro tiranni-aguzzini del castello, spiega più di altri ragionamenti la sospensione del vignettista Vauro dalla trasmissione “AnnoZero”. Come tutti sanno, Vauro il suddito, Vauro il “buffone”, ha disegnato una vignetta dove si adombrano delle responsabilità per i morti del terremoto in Abruzzo: il giorno dopo è stato “silurato”. Motivazione ufficiale: la sua vignetta è “lesiva del sentimento di pietà verso i defunti”. D’accordo, ammettiamo che abbia ragione il neodirettore generale della Rai. Ma a questo punto bisogna chiedersi: quando, durante la campagna elettorale in Sardegna, il mandante del “siluramento” di Vauro aveva “scherzato” sui desaparecidos argentini non si trattava ugualmente di lesione del sentimento di pietà verso i defunti? Non andava dunque anch’egli sospeso dal suo l’incarico? Tutti – in Italia – però tacquero, compresi Enzo Carra (già condannato nel processo Enimont) e Giorgio Merlo, entrambi del Pd, che

ora si mostrano offesi dal comportamento di Vauro e del “cannibale” Santoro, come lo chiama Carra senza forse conoscere il significato della parola. Ecco: di qui c’è il suddito Vauro, di là il regnante Berlusconi. Due pesi, due misure. Anzi: una misura per il primo, nessuna per il secondo, perché il potere si può permettere qualunque cosa, se – come nella repubblica di Salò rappresentata da Pasolini – vige una dittatura. Il poeta Valerio Magrelli, in un’intervista su l’Unità del 15 aprile, ha detto una cosa analoga: “Berlusconi è l’immaginazione al potere”. È vero. Può raccontare qualunque frottola, poi smentirla, ripeterla, espellere chiunque dalla tv, ospitare un mafioso in casa e parlarne alla sua morte come di un eroe, fare le corna nelle foto, infilarsi il cellulare nell’orecchio davanti alla Merkel come Napoleone il proprio mignolo, tutte cose che quando quello slogan fu coniato, nel ’68, gli studenti del Maggio nemmeno osavano pensare. Il dramma è che l’anarchia del potere, oggi, stante anche la timidezza, per non dire la scomparsa,

dell’opposizione, non ha più controlli. Duole, a questo proposito, ricordare un passo contenuto nella voce Economia, scritta da Jean Jacques Rousseau per l’Enciclopédie di Diderot e D’Alembert: “Tutti i vantaggi della società non sono forse per i potenti e per i ricchi? Tutte le cariche lucrose non sono coperte da loro? Tutti i favori e le esenzioni non sono riservati a loro? L’autorità pubblica non è loro favorevole? Se un uomo ragguardevole deruba i suoi creditori o compie altre furfanterie non è sempre sicuro dell’immunità? Le bastonate che somministra, le violenze che commette, i delitti e persino gli omicidi di cui si rende colpevole non sono insabbiati, sì che dopo sei mesi non se ne parla più? Ma non appena il medesimo individuo è derubato, tutta la polizia è in fermento e guai agli innocenti su cui cadono i sospetti!”. Rousseau lo scrisse nel 1755. Ci sono state nel frattempo la rivoluzione francese, quella russa, due guerre mondiali, la globalizzazione, ma sembra non sia mai cambiato niente. Riccardo De Gennaro

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Libera informazione

“Lavori in Corso” Operativa l'associazione E ora, alla fase 2 Lamentarsi che Ciancio è Ciancio può essere gratificante, ma non è che poi serva a molto. Meglio provare a costruire qualcosa di alternativo a lui – ma con quali forze? Tutti insieme. E' su questa base che un gruppo di giovani catanesi lavora da alcuni mesi (o da molti anni), raccogliendo a poco a poco esperienze e forze per fare, nei prossimi mesi, un salto di qualità. La prima tappa è terminata ora, con la costituzione formale di “Lavori in Corso” Dopo Report di Sigfrido Ranucci (2009) o dopo Il Caso Catania di Joe Marrazzo (1983) Catania improvvisamente si sveglia, scopre che c'è la mafia e che ci sono loschi affari (Catania “di sinistra”, naturalmente: alla Catania di destra non gliene importa un bel niente). L'indignazione dura per diverse settimane, si fanno dibattiti, si discute. I progressisti esprimono la più sentita solidarietà ai giornalisti scesi in Sicilia a fare - finalmente! - delle inchieste. Rettori e presidi osservano che sì, c'è qualcosa di vero ma non bisogna esagerare. Risorge il patriottismo catanese: i principali intellettuali s'indignano per le calunnie contro questa città che avrà tanti difetti ma ha il sole, il mare, l'Etna, il calore umano. Da Barcellona (filosofo ultramarxista, un po' a sinistra di Mao) a Buttafuoco (fascista “uomo-di-mondo”, elegantissimo, fra il repubblichino e il gagà) si fiondano le articolesse in difesa di Catania calunniata e, già che ci siamo, anche di Ciancio. E i giovani? Restano lì perplessi, percepiscono vagamente che forse Catania non è una città come le altre e che probabilmente bisognerebbe fare qualcosa. Vanno ai dibattiti e scrivono su qualche blog, fiduciosamente. I Siciliani, nel frattempo, non trovano una lira di pubblicità (nell'83) e tirano

avanti per come possono, a forza di volontà. Pubblicità non ce n'è neppure per Casablanca (nel 2009), e quindi diandare in edicola non se ne parla. Le inchieste si continuano a fare, magari su web: ma non sembra che la città sia particolarmente interessata ad esse, tranne una minoranza “illuminista” fra i 15 e i 25enni. *** Ecco questa è l'informazione a Catania, senza farsi illusioni, trent'anni dopo le prime inchieste (le nostre e le “forestiere”) degli anni Ottanta. Non è una situazione cattiva - una minoranza civile c'è - a patto di guardarla in faccia e di non cadere nella trappola degli entusiasmi. Infatti gli entusiasmi non servono. Che cosa serve allora? Una cosa semplicissima: il lavoro. Lavoro costante, serio, senza illusioni inutili ma senza pessimismi. Perché si può arrivare alla fine, se si lavora - seriamente e insieme - abbastanza a lungo. Sulla parola “insieme” a Catania si potrebbe già scrivere un trattato. La sintesi sarebbe che lavorare insieme è meglio che lavorare ciascuno per conto suo. Un giorno anche questa scoperta arriverà fin quaggiù, e sarà la precondizione di tutto il resto. *** Va bene. Pensando più o meno a queste

cose, il 15 abbiamo costituito formalmente l'Associazione “Lavori in Corso”: s'era cominciato a parlarne, ricorderete, nel giorno di Pippo Fava il 5 gennaio. Da allora siamo avanti tranquillamente, con i seminari e gli incontri ogni settimana, e con la produzione di Ucuntu, che è questa faccenda qui che vedete. “Lavori in Corso” sarà presentato l'otto e nove maggio, insieme a Libera Informazione, con Morrione. I “leader” (ma da noi sono semplicemente quelli che portano lo zaino più pesante) sono Luca Salici, Max Nicosia, Sonia Giardina e Claudia Campese. Lavorano a Ucuntu, Periferica, Cordai e Step1 e hanno poco più di cent'anni fra tutti quanti. Altre scadenze importanti: il primo maggio nelle terre confiscate ai mafiosi (un percorso che qui parte molti anni dopo che a Palermo, ma finalmente parte); il sedici alla manifestazione di Addiopizzo (finora è una manifestazione “contro la mafia” e “di Addiopizzo”: noi speriamo di farla diventare una manifestazione contro tutti i poteri mafiosi, informazione compresa, e di tutti i movimenti antimafiosi, tutti insieme). Che altro dire? Buon lavoro. Lavoro serio e unità, non ci vuol altro. E mai fermarsi, e mai accettare compromessi. Riccardo Orioles

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Catania degli affari/ Il caso Maas

Un business da cento milioni Il mercato infinito Ma alla fine, qualcuno riuscirà veramente a vendere pesce e verdura al megamercato alimentare su cui da trent'anni s'affaccendano politici e imprenditori catanesi? O resterà una cattedrale nel deserto, isolato nella campagna fra discariche e trazzere? I commercianti, da tempo, al Maas non ci credono più: ma che scelta hanno? Fra poco i vecchi mercati verranno chiusi...

E’ un affare da cento milioni di euro. L’affare si chiama "Maas", il mercato agroalimentare ancora in costruzione in contrada Jungetto. Sono appena arrivati altri milioni dalla Regione, ma i commercianti gridano: "Il trasferimento è troppo costoso. Non ce la facciamo. E’ un anno che lo diciamo". Eppure il cda del Maas dice che all’ultimo bando di assegnazione degli spazi hanno partecipato tutti, entusiasti. Una storia disseminata di contraddizioni, proteste, e molto, molto denaro pubblico. Il 4 marzo il Maas ottiene finalmente una parte dei sospirati 6 milioni richiesti a gran voce per continuare i lavori di costruzione, ed il 21 Marzo esce fuori il titolone sul quotidiano locale La Sicilia: "La Regione ricapitalizza e salva il Maas". Il presidente del Maas, Ingrassia, aggiungerà pure: "Sia gli operatori del mercato ortofrutticolo che del mercato ittico hanno aderito in maniera massiccia" - con Ucuntu, ad eccezione di una telefonata, decisero di non parlare più a Giugno, ma dimostrarono invece tutto il loro disappunto anzi ci hanno creato problemi di ab-

bondanza perchè le richieste degli operatori sono 14 in più del previsto". Tutto il contrario invece viene detto il 20 giorni dopo proprio dai commercianti. E’ il 9 Aprile ed esce un trafiletto: è una lettera del geometra Arena, presidente del sindacato degli operatori del mercato ortofrutticolo (Somaac) che invece lancia un’allarme, dicendo che i commercianti difficilmente potranno accollarsi le spese enormi previste per il trasferimento e che non si possono lasciare fuori dal Maas 14 operatori, perchè rimarrebbero del tutto disoccupati. Infatti i commercianti non hanno scelta. I vecchi mercati, ittico ed ortofrutticolo, saranno presto dismessi e venduti a privati in tempi rapidi. Arena insomma conferma quanto detto a Ucuntu un anno prima, e soprattutto smentisce l’entusiamo degli operatori. Gli operatori del mercato però, fatto ancora più grave, puntalizzano diversamente. Molti di loro, pur partecipando formalmente al bando, non hanno depositato la cauzione richiesta di 3.000 euro, perchè credono che in verità il mercato agroalimentare non sarà mai pronto, e

che anche se pronto, sarà inutlizzabile per via della strada vecchia e inadeguata che collega la tangenziale al Maas. Ad oggi infatti c’è una piccolissima stradicciola, male asfaltata, che si incunea in mezzo alla campagna e a discariche abusive, un collegamento assolutamente insufficiente alle esigenze commerciali del luogo, con rischi di assalti da parte di ladri, difficoltà di transito per grossi mezzi, ed eccessivi costi di carburante. L’asse viario necessario richiederebbe altri 5 anni di lavoro e altri milioni di euro, ma di ciò oggi non se ne parla proprio. Seppure il Maas verrà completato, al contrario di ciò che ha sempre sostenuto il cda, senza adeguata strada rimarrebbe comunque una fantastica cattedrale nel desrto da 100 milioni di euro. Ma perchè per il Maas è così importante che si assegnino i box? Perchè solo attraverso ciò e la dimostrazione ufficiale che il mercato può essere avviato con successo, la Regione darebbe i miloni mancanti, utili al proseguimento di lavori, e le banche a loro volta concederebero il nuovo mutuo. Soldi su soldi, milioni su milioni.

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Catania degli affari/ Il caso Maas

Durante questo ultimo anno il quotidiano La Sicilia, a cadenza quasi mensile, ha pubblicato articoli che si facevano portavoce del cda del Maas e che invocavano l’aiuto della Regione, sostenendo che gli operatori fossero ben contenti di trasferirsi lì. A Ucuntu invece gli operatori stessi, già nell’Aprile del 2008, avevano raccontato tutt’altro e ad oggi ripetono la stsssa storia: “La spesa è rimasta eccessiva. Io dovrei pagare dai 250 euro di adesso ai 2.500 di domani, perché mi dovrei accollare condominio, spese per la vigilanza, pulizia e ristrutturazione del mio box. Insostenibile. Chiudo bottega. Ma per tutti è così. Qui ci guadagnerà solo la grande distribuzione, perché gli agroalimentari sono già stati un fallimento per gli operatori in Italia. Vedi Bologna. Ma il terreno di San Giuseppe la Rena è stato già venduto. Quindi hanno fretta di mandarci via”, ci disse un commerciante. Oggi, l’ultima richiesta disperata che la Soomac fa alla Regione e al comune, è che si aiuti il costosissimo trasferimento al Maas attrverso contributi economici conistenti. Ma dai politici, ancora una volta, non è errivata alcuna risposta. Giuseppe Scatà

SCHEDA/ LA LUNGA STORIA DEL CONSORZIO MAAS

Maass, “Mercati Agro-Alimentare Sicilia Spa”, è la denominazione sociale del consorzio proprietario del terreno di 100 ettari in contrada Jungetto, lì dove sta sorgendo il nuovo mercato agroalimentare. La società ha un capitale sociale di euro 21.076.557,25, di cui il 99% è in mano a soci pubblici (i maggiori azionisti sono: Regione, 38 mld di vecchie lire; Provincia 1 mld; Comune, 1 mld) e l’1 % a soci privati. Il progetto del mercato Agroalimentare nasce nel 1989 e diviene uno dei più grossi scandali della tangentopoli catanese, a cominciare dal finanziamento dell’opera: 160 miliardi di lire. Le Procure di Catania e di Palermo aprirono due inchieste, e in tempi diversi: Catania per le mazzette, Palermo per abuso d’ufficio. Elio Rossitto, ex presidente del consorzio Agroalimentare, economista dell’ università di Catania, ex sindaco

comunista di Cassaro (SR), era stato accusato dall’imprenditore Alfio Puglisi Cosentino, secondo il quale un terreno di sua proprietà, del valore di tre miliardi, sarebbe stato venduto al consorzio per dieci miliardi, con l’aiuto di Gaetano Scardaci, funzionario dell’Ute di Catania, che aveva fatto la perizia sul bene. Puglisi Cosentino raccontò che Rossitto gli avrebbe chiesto due miliardi di lire per sopravvalutare il terreno. Rossitto, dopo l’arresto, avrebbe affermato di avere diviso la tangente con gli ex componenti del Cda del consorzio e con Rino Nicolisi, a quei tempi presidente della Regione, e Salvo Andò, ex ministro della difesa. Ma il tribunale di Palermo nel 2000 prosciolse tutti gli imputati coinvolti. Riconosciuti innocenti questi, la storia dell'Agroalimentale tornò a non interessare più nessuno... G.S

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Primo maggio

Festa e memoria nelle terre che un giorno erano dei mafiosi

Portella: la pietra del primo maggio.

“Avete mai visto i cavalli impauriti gridare impazziti? E’ impressionante, e la cosa che mi torna sempre in mente, insieme ai miei compagni morti, in quella mattina del 1 maggio 1947 a Portella della Ginestra (Piana degli Albanesi). Eravamo andati per far festa. Sentimmo subito dei colpi, ma pensavamo a dei mortaretti per festeggiare. Il mio amico Giorgio Cusenza cadde a terra e solo alla vista del suo sangue capii che ci volevano ammazzare tutti. Scappammo impauriti, i carrettini con decine di bambini sopra facevano su e giù senza capire dove andare. Una donna correva con in braccio il suo bambino ferito, come la madonna. Il bandito Giuliano era appostato coi suoi uomini, in alto, dietro un grande masso e da lì fecero il tiro a bersaglio contro di noi. I fascisti e i mafiosi padroni delle terre ci odiavano, avevano perso le loro terre e molto potere a causa nostra. Ci volevano punire per questo. Eravamo riusciti a prenderci le terre, grazie ad una legge (decreto Gullo) che assegnava i terreni agricoli ai contadini e grazie soprattutto ad una marcia su Palermo nel ‘46 di 3.000 uomini, donne e bambini coi carretti e coi muli.” Mario Nicosia, 84 anni, ha la fierezza di un guerriero e il cuore puro di un bambino quando racconta la strage di Portella della Ginestra. Aveva 22 anni quel giorno e aveva da pochi anni scoperto cosa significa lottare per mangiare un pezzo di pane, lottare per non rubare le odorose frittate

Anche in provincia di Catania cominciano a nascere le cooperative di giovani sulle terre sequestrate ai mafiosi. La prima è dalle parti di Belpasso e sarà lì che festeggeremo insieme, fra balli canti e allegria, il primo maggio di quest'anno. Una giornata giovane eppure antica, dalle lotte dei contadini di Portella a quelle contro i padroni mafosi di oggi.

piene di uova delle famiglie fasciste e mafiose del suo paese, lottare per non vedere le donne nutrirsi di erba e il Podestà fascista dare i migliori biscotti al suo cane. Il simbolo di Portella è un grande masso, il Sasso di Barbato lo chiamano, a ricordo di un grande medico sindacalista della zona, Nicola Barbato. Il Sasso veniva usato fina dalla fine dell’800 e viene usato ancora oggi come podio nei comizi. A Portella vennero uccisi un bambino di 7 anni, Giuseppe, una bambina di 8, Vincenza, e altri 9 tra donne e uomini. Tutti contadini. Continua il Sig. Nicosia: “Dove siete voi adesso è terra bagnata di sangue, e bisogna portare rispetto, quel sasso di Barbato per noi è come se fosse sacro, ricordo che siccome ai tempi del fascismo era vietato venire qui a Portella a festeggiare il 1 maggio, qualcuno di nascosto veniva e adorava quel sasso e lo si guardava come si guardava una fidanzata al balcone che non si poteva toccare, se lo avvicinavano c’era la galera. Nel 44 quando riuscimmo a riprendere i festeggiamenti piangevamo di gioia in quel sasso. Io dico ai giovani solo di non farvi ingannare, dovete scegliere voi, capite chi vi vuole bene e chi no. La vita è troppo bella, ora avete tutto, e quelle lotte vi hanno reso più liberi.” *** Non so se adesso abbiamo tutto, abbiamo più cose, e queste troppe cose ci hanno fatto perdere forse passioni e ideali.

Ma una cosa tutti abbiamo in più da pochi mesi: una terra confiscata ad una famiglia mafiosa vicino Catania. Una grande azienda agricola che speriamo dia lavoro a tanti giovani disoccupati. Lì festeggeremo il nostro primo maggio e la nostra liberazione da chiunque ci vuole rendere schiavi. Senza troppe cerimonie, ma tra balli, canti, del buon cibo e del buon vino. Festa tra lavoratori e lavoratrici, tra chi sia alza al mattino presto per andare in fabbrica o la cantiere, per fare il pane, per pulire le scale, per insegnare ai bimbi, per vendere al mercato, ... grazie a chi ci ha permesso tutto questo, grazie a Mario Nicosia, contadino libero di Piana degli Albanesi. Toti Domina, “I Cordai”

A SCAMPAGNATA DO PRIMU MAGGIU Vi invitiamo alla scampagnata del 1° maggio! Nel ricordo di Portella di Ginestra in Contrada Casa Bianca, nel territorio del comune di Belpasso, a 4Km da Sigonella, terra confiscata alla mafia. Per arrivarci: dall'autostrada CT-PA uscire allo svincolo di Motta; alla fine della rampa di uscita svoltare tutto a destra per la SP13; a circa 50m svoltare a sinistra alla prima traversa; a circa 2Km sulla sinistra si trova il terreno (di fronte a un grande capannone col tetto semicilindrico distrutto) Gapa/ Libera Catania

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In piazza con Addiopizzo

Contro la mafia per la Catania civile (e contro Ciancio che l'imbavaglia. No?) Facciamo un corteo antimafia, a Catania il 16 maggio, dicono i ragazzi di Addiopizzo. Anniversario di che? Di niente: semplicemente un giorno come tutti gli altri, uno dei tanti giorni di una città che amiamo - con più coraggio del solito, magari. Organizziamolo tutti insieme, allora : contro i poteri mafiosi, contro il bavaglio, per respirare libero e riprenderci la città

Avere rispetto della propria città significa saper tenere un comportamento civile e onesto. Vi sarà capitato di passeggiare lungo la scogliera di Ognina e di indignarvi per l'enorme quantità di rifiuti presenti sulle bellissime pietre laviche che si affacciano sul mare. Vi sarà capitato di dare il pizzo a un parcheggiatore abusivo per la paura di trovar la macchina graffiata ad un vostro eventuale rifiuto a pagare. Vi sarà capitato di prendere con le vostre auto delle enormi “scaffe”, come le chiamiamo noi a Catania, e di pensare che dietro quelle buche ci siano appalti truccati e utilizzo di materiale scadente per costruire le strade della nostra città. Vi sarà capitato di lamentarvi e di dire "In questa città non cambierà mai niente perché ognuno di noi pensa a tirar acqua al suo mulino". Ebbene, è giunto il momento di svegliare Catania, la città dormiente, assumendosi ognuno le proprie responsabilità. Il 16 maggio 2009 la gente di Catania che vuole sperare e agire scenderà in piazza per dare vita a un corteo antimafia per la legalità e la civiltà, perché solo con la legalità e la civiltà si possono cambiare le cose, dai rifiuti presenti alla scogliera agli appalti truccati, fino ad arrivare alle infiltrazioni mafiose presenti nelle nostre file politiche.

Agiamo per rendere la città meravigliosa perché, con il suo barocco settecentesco, il suo mare e il suo vulcano, lo può essere davvero. Serve però l'impegno di tutti. Ora è il momento di agire da uomini e da cittadini, di non demandare ad altri i nostri doveri, di riprenderci quello che è nostro. In un momento in cui è forte l'indignazione per le condizioni dei quartieri, per i servizi che non ci sono, per gli interessi economici di pochi a scapito dell'interesse di tutti, per le collusioni delle istituzioni con la criminalità, per tutta la bellezza che abbiamo intorno che viene costantemente deturpata, per il pensiero comune che “tanto non cambierà mai nulla”, vogliamo camminare insieme a tutti i catanesi che desiderano che realmente qualcosa cambi e per dimostrare che un'alternativa esiste. Sarà un incontro di cittadini, l’inizio di un percorso comune per riacquistare la vera cittadinanza del luogo in cui viviamo. Nessuna etichetta, nessuna bandiera e nessuno schieramento politico, ma lo stesso accordo: riprenderci la città per farla diventare come la vogliamo. Sosteniamo la legalità in tutte le sue forme, dai commercianti che non pagano il pizzo a tutti quelli che si battono nel loro piccolo contro la mafia: chi opera nei quartieri difficili e dà speranza ai nostri bambini, chi si batte per i nostri diritti, come il diritto all’informazione, ad avere servizi effi-

cienti e spazi sociali e culturali. "Beato il paese che non ha bisogno di eroi", diceva Brecht. Ebbene, adesso gli eroi per Catania dobbiamo essere tutti noi: facciamo sentire la nostra voce a chi crede di avere campo libero per distruggere la nostra città e renderla invivibile. Anche se la strada è lunga non ci deve far paura e dobbiamo percorrerla insieme. Vi invitiamo, perciò, a partecipare come cittadini, portando con voi esperienza e impegno. Il tema del corteo è Catania: quella che amiamo e quella che vogliamo e dobbiamo cambiare in nome della legalità e del rispetto di noi stessi. Abbiamo scelto il 16 maggio, un giorno come tanti, perché non abbiamo bisogno di date speciali per ricordarci di fare il nostro dovere e far sentire la nostra voce, perché siamo catanesi tutti i giorni. Unitevi a noi con la vostra forza, perché non ci si può lamentare senza far niente per migliorare e noi non ci vogliamo lamentare, VOGLIAMO CAMBIARE! Vi comunicheremo presto i dettagli del nostro incontro, nel frattempo non prendete impegni e comunicateci la vostra adesione e tutte le idee che volete condividere con noi scrivendoci un e-mail con oggetto “corteo” a: addiopizzocatania@gmail.com. I ragazzi, cittadini, di AddioPizzo Catania

|| 18 aprile 2009 || pagina 07 || www.ucuntu.org ||


Ridi, ridi...

News. Roma. Due fratelli albanesi aggrediti da un gruppo di italiani con mazze, bastoni e pietre. Hanno rifiutato le cure mediche. info: divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it

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