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DiPi international

magazine

n.2

MAR 2018


IN QUESTO NUMERO PERSONE, PROTOTIPI & PROGETTI

RACCONTI DA ROMA Teoria U & Eventi Sportivi………………………………………………….…...6 Prototipare a Roma - il Laboratorio UPractice………………………….…….8

RACCONTI DALL’ITALIA L’Ascolto Empatico - Project Puzzle in Umbria……………………...…..12 Prototipi italiani: Transition Space e New Eyes Everyday…………...……..16 Lego Serious Play…………………………………………………………..…..20

STORIE DAL MONDO Galleria Immagini - Frammenti di U…………………………………….…….22 Lo ULab Hub di Dresda - una Comunità in Costruzione……………….…..24 Tender Souls - una Finestra sul “Divide Sociale” a San Francisco………..26

NUVOLE……………………………………………………………...28 LINKS………………………………………………………………...30


IN THIS ISSUE PEOPLE, PROTOTYPES & PROJECTS

NARRATIVES FROM ROME Theory U & Sporting Events…………………………………………………..7 Prototyping Sessions in Rome - the UPractice Laboratory………………..9

NARRATIVES FROM ITALY Empathic Listening - Project Puzzle in Umbria…………………………….13 Prototypes from Italy: Transition Space and New Eyes Everyday……….17 Lego Serious Play……………………………………………………….….....21

STORIES FROM AROUND THE WORLD Image Gallery - Frames of U………………………………………………...23 The Story of Dresden ULab Hub - a Community in the Making………....25 Tender Souls: a Window on the Social Divide of San Francisco…....…..27

CLOUDS………………….......................................................... 29 LINKS……………………………………………………………….31


Co-Creation Team Editor Rachel Hentsch

Assistant Editor Daniela Veneri

Design & Illustrations Rachel Hentsch

Contributors Sara Franzini Cristiana Buscarini Cecilia Toni Saracini Uri Noy Meir Susan George Gabriella Delfino Chiara Micalizzi

Photographers Tommaso Carmassi Giorgio Maiozzi

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Daniela Ferdeghini Simonetta Carpo Caterina Tavani Fabrizio Faraco Ralf Lippold Brenton Gieser


THE EDITOR’S LETTER Questo e-magazine è un progetto co-creato ed in continua evoluzione. E’ nato nell’ottobre 2017 in lingua italiana con il doppio intento di documentare le attività e l’evoluzione dello U.Lab Hub Roma, nonché di supportare nel loro percorso gli studenti del corso online erogato dal MIT sulla piattaforma edX.

This e-magazine is an ongoing experiment in co-creation. It was originally born in October 2017 in Italian with the double intent of documenting the activities and evolution of U.Lab Hub Roma, and to support the students’ learning journey alongside the online course offered by MIT on the edX learning platform.

L’ottimo riscontro ottenuto mi ha incoraggiata a lanciare appelli più temerari, verso altri Hub italiani e successivamente verso la comunità U.Lab globale, con l’intenzione di raccogliere più contenuti da condividere. Sono convinta che il racconto e la condivisione dei rispettivi progetti porti alla creazione di un tessuto sociale più collaborativo, fondato sull’ascolto e sull’apprezzamento reciproco.

The good initial response encouraged me to reach out further, towards other Italian Hubs and then towards the U.Lab global community to harvest more content to share. I believe that storytelling and project-sharing are key elements to weaving a more collaborative community fabric, based on listening and appreciation.

Il responso è stato entusiasmante e siamo quindi lieti di lanciare il primo numero bilingue del magazine DiPiU’ international.

The response has been wonderful and so we are happy to be launching the first bilingual issue of DiPiU’ international magazine.

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Come gestire gli eventi sportivi in maniera più sostenibile? Usando la Teoria U.

by Sara Franzini Gabrielli &

Durante i miei studi universitari mi sono imbattuta nel meraviglioso mondo della sostenibilità, in particolare nel mondo dello sport e dell’organizzazione di eventi sportivi. Tutto ciò mi ha spinta a studiare in maniera approfondita la ISO 20121 (la normativa internazionale sull’organizzazione degli eventi in maniera sostenibile) e ad attivare una ricerca universitaria su “quando, come e dove gli eventi sportivi sono stati organizzati seguendo le linee guida della sostenibilità”. I risultati hanno mostrato che pochissimi eventi sportivi nel mondo sono stati organizzati seguendo queste linee guida e credo che il motivo principale risieda nel fatto che ci siano lacune a livello di processo organizzativo.

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La Teoria U può quindi essere usata: ➢ sia in ogni fase del processo organizzativo (quindi un processo U all’interno di ogni fase del Plan-Do-Check-Act) oppure ➢ come linea guida di tutto il processo nella sua interezza ○ Plan diventa SEE, LISTEN & CO-SENSE; ○ Do diventa CO-CREATE & DESIGN; ○ Check diventa DISCERN, CRYSTALLISE & REITERATE; ○ Act diventa PROTOTYPE.

Siccome proprio durante il periodo in cui ho iniziato questa ricerca ho intrapreso un percorso stupendo attraverso la Teoria U, che mi ha portata ad apprezzare ed apprendere i suoi principi e strumenti innovativi, ho pensato che il processo di gestione ed organizzazione degli eventi sportivi potesse intraprendere la strada della sostenibilità grazie agli strumenti ed i principi della Teoria U. All’interno della ricerca universitaria abbiamo così iniziato ad applicare alcuni strumenti della Teoria U all’interno di alcuni eventi sportivi e abbiamo notato come hanno aiutato molto il processo ma soprattutto le persone coinvolte. Per esempio abbiamo applicato Shadow Walking per aiutare i volontari ad apprendere in maniera più veloce il proprio ruolo e le mansioni, le problematiche che potevano incontrare e le competenze necessarie. Il risultato è stato ottimo in quanto tutti hanno appreso velocemente ed in maniera corretta e completa.


A More Sustainable Approach to Managing Sporting Events Through Applying Theory U Cristiana Buscarini

During my University studies in Sports Management I came upon the wonderful world of sustainability, in particular in the domain of sporting events management. So I began studying the ISO 20121 (Event Sustainability Management System) guidelines and researching “When, How and Where sporting events have been organized using these sustainable guidelines”. I discovered that all over the world very few sporting events have actually been organized using these guidelines, and I believe that the main problem lies within the organizational process.

For example we used the Shadow Walking practice in a sporting event to help volunteers learn their tasks and this enabled them to comprehend their roles more quickly. The image below-centre shows the shift in paradigm that needs to occur in the process of sporting events management, in order to create more sustainable events. Sara Franzini Gabrielli

During my research period I also started studying and discovering the Theory U principles and tools. I strongly felt that the Theory U tools and principles could help the sustainable process. So I began applying these very useful tools and principles in the management process of some sporting events, and noticed that they helped not only the process itself, but also and mostly, the people involved in the processes.

Theory U can therefore be applied: ➢ either in each single phase of the organisation process (i.e. a U-process within each phase of the Plan-Do-Check-Act cycle) or ➢ as a guideline for the entire process ○ Plan becomes SEE, LISTEN & CO-SENSE; ○ Do becomes CO-CREATE & DESIGN; ○ Check becomes DISCERN, CRYSTALLISE & REITERATE; ○ Act becomes PROTOTYPE. 7


PROTOTIPARE A ROMA: il Laboratorio UPractice by Rachel Hentsch

Che cos’è il concetto è che

prototyping?

imparo qualche facendolo.

Il

cosa,

E allora le mani assumono un’importanza speciale, perché non lavoro a qualche cosa “con la testa”, ma lavoro con le mani-- che a volte sono molto più intelligenti e potenti della testa. Quindi non è un lavoro razionale, ma è un lavoro che parte “dalla pancia”, e arriva fino alle mani. Una cosa importante del prototipo è che se io voglio crescere e quindi sviluppare qualche cosa, lo provo, lo sperimento, e

non è importante che io sbagli, anzi. Il prototipo si porta l’errore dentro di sé, ma è questa la potenza che lo rende speciale.

Perché a differenza di un sistema in cui siamo abituati a pensare che le cose sono giuste o sbagliate e che non possiamo sbagliare, il prototipo si porta dietro invece l’idea che grazie

all’errore, probabilmente imparerò molto di più. 8


PROTOTYPING SESSIONS IN ROME: the UPractice Laboratory

& Cecila Toni Saracini What is prototyping? The idea is that

I learn something, through doing. That’s when our hands take on a special role, because I am no longer working on something with my head, but instead with my hands. And sometimes the hands are actually much more intelligent and powerful than our minds. It’s therefore not rational work, rather, it’s something that starts from the “gut” and reaches our hands.

An important aspect of prototyping is that if I wish to grow and develop something new, I try it out, I experiment and

it doesn’t matter if I make mistakes. On the contrary. The prototype will embed the errors within and that is what makes it so powerful and special. As opposed to our usual way of thinking, where we tend to think of things as being right or wrong, and where we must avoid mistakes at all costs, prototyping instead embraces the idea that

through our mistakes, we will probably learn much more. 9


PROTOTIPARE A ROMA: il Laboratorio UPractice ’

il prototipo si porta l’errore dentro di sé

grazie all’errore imparerò molto di più 10

by Rachel Hentsch


PROTOTYPING SESSIONS IN ROME: the UPractice Laboratory & Cecila Toni Saracini

prototyping embeds mistakes

through our mistakes we can learn much more 11


ASCOLTO EMPATICO: Project Puzzle by Uri Noy-Meir, Susan George & Project Puzzle è stato commissionato dalle autorità locali e regionali dell'Umbria ed è finanziato dal fondo europeo FAMI - Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, che sostiene azioni volte a migliorare il sistema regionale per i rifugiati ed i richiedenti asilo (CAS – Centro di Accoglienza Straordinaria). Il progetto prevede un piano d'azione triennale e l'utilizzo di strumenti di facilitazione propri della Theory U e del Teatro degli Oppressi. La Theory U permette al sistema di “vedere se stesso”, ed offre strumenti specifici per aiutare tutti i soggetti coinvolti nell'attività di un sistema (stakeholders) a comprendere meglio le proprie azioni e quelle degli altri. Questa parte del progetto è cominciata con una serie strutturata di “stakeholders interviews”, colloqui con tutti gli interessati. Ciò ha permesso al team di comprendere meglio la realtà di ciascun attore, di conoscere da vicino ogni singolo pezzo del puzzle-sistema e di conseguenza anche l'intero quadro della situazione. Il processo continuerà con la creazione di una serie di tavole rotonde in cui i rappresentanti di tutte le parti sperimenteranno i “coaching circles”, una metodologia concepita per favorire la condivisione e la riflessione profonda sulle sfide proprie del sistema di cui si fa parte. Il Teatro degli Oppressi è utilizzato in questo progetto per facilitare l'integrazione della comunità locale, dei richiedenti asilo e di quanti lavorano intorno all'organizzazione dell'accoglienza. A questo scopo il team sta pianificando una serie di workshops e di eventi che prevedono l'uso dei linguaggi propri del teatro, dello storytelling e dei video partecipativi, come occasioni di autentico incontro e di azione sociale. L'obiettivo è quello di passare dal concetto dell'immigrazione vista come un problema a quello dell'immigrazione come soluzione, trasformando l'immagine di un migrante da quella di una persona senza mezzi propri che chiede aiuto, a quella di una persona dotata di talento creativo, che può diventare un'importante risorsa culturale ed economica per il territorio.

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EMPATHIC LISTENING: Project Puzzle Gabriella Delfino

Project Puzzle was commissioned by the regional and local authorities Project Puzzle was commissioned by the regional and local authorities of Umbria and financed by the E.U. Asylum, Migration and Integration of Umbria and financed by the E.U. Asylum, Migration and Integration Fund - which aims to improve the regional system of refugee and Fund - which aims to improve the regional system of refugee and asylum seekers (CAS - Centro di Accoglienza Straordinaria Emergency asylum seekers (CAS - Centro di Accoglienza Straordinaria Emergency “Welcome” “Welcome” Centres). The 3-year project makes use of facilitation Centres). The 3-year project makes use of facilitation tools from tools from Theory U and the Theatre of the Oppressed. Theory U and the Theatre of the Oppressed. Theory U is used to allow the °system to see itself°, that is, to help the Theory U is used to allow the °system to see itself°, that is, to help the various stakeholders understand their own actions and those of other various stakeholders understand their own actions and those of other stakeholders better. This part of the project started with a series of stakeholders better. This part of the project started with a series of stakeholder interviews that have allowed the facilitation team to gain a stakeholder interviews that have allowed the facilitation team to have a better understanding of each stakeholder’s part of the puzzle and within better understanding of each stakeholder’s part of the puzzle and in the the bigger picture of the whole system. The process will continue by bigger picture of the whole system. The process will continue by creating a series of peer 2 peer “round tables” in which representatives creating a series of peer 2 peer “round tables” in which representatives of the various stakeholders will engage in highly structured “coaching of the various stakeholders will engage in highly structured “coaching circles” where they will share their challenges within the system. circles” where they will share their challenges within the system. Theatre of the Oppressed is used in the project to facilitate the Theatre of the Oppressed is used in the project to facilitate the integration of local resident community and the community of asylum integration of local resident community and the community of asylum seekers and workers. A series of workshops and events are being seekers and workers. A series of workshops and events are being planned that will engage local community and the asylum seekers in planned that will engage local community and the asylum seekers in processes that will use theatre, storytelling and participatory video as process that will use theatre, storytelling and participatory video as spaces of authentic encounter and social action. The aim of the action space of authentic encounter and social action. The aim of the action is is to move from the idea of immigration as a problem, to to move from the idea of immigration as a problem, to immigration immigration as a solution. Transforming the image of the migrant as as a solution. Transforming the image of the migrant as a poor person a poor person requiring “help”, to that of a talented creative individual requiring “help” to one of a talented creative individual that is can that can become an important resource for the cultural and economical become an important resource for the cultural and economical life of life of the territory. the territory.

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the SYSTEM can SEE ITSELF

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SPACES of AUTHENTIC ENCOUNTER and SOCIAL ACTION

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PROTOTIPI ITALIANI FASE 1 - ottobre 2017 Alcune persone sono perennemente in affanno, vivono il quotidiano come stessero in scatola e corrono lungo le medesime vie personali. Ho osservato che alcuni piccoli metodi e abitudini possono creare nuovi modi di fermarci, osservare ed ascoltare il mondo circostante per risolvere problemi quotidiani. Alcune persone conoscono le proprie abitudini creative, altre non ne sono consapevoli o non sanno quali sono per loro utili. Il mio prototipo vuol essere un luogo virtuale (attualmente un gruppo facebook- Creatività e vita di tutti i giorni) dove condividiamo e co-creiamo questi strumenti. Credo che il cambiamento inizi da piccoli pensieri e piccole azioni e vorrei aiutare le persone ad identificare e coltivare le proprie.

NEW EYES by Chiara

FASE 2 - febbraio 2018 Durante il corso u.lab dello scorso anno continuava a risuonare in me la domanda “Qual è lo scopo della mia vita?”. Una domanda grande, importante. Incoraggiata dalla Theory U, ho provato a dare una risposta: restituire al sistema le mie capacità, le mie competenze e ciò che di bello e utile ho scoperto. Ho deciso quindi di lanciare un prototipo per creare una comunità di persone, con l’obiettivo di condividere, sperimentare co-creare l’uso della creatività per risolvere i “piccoli” problemi di ogni giorno. Quelli a cui magari il tran tran ci ha abituato, ma che la sera ci fanno sentire sfiancati; che rendono le giornate grigie e non ci consentono di aprirci ad altro, perché ci lasciano presi dalle cornici e dagli schemi in cui viviamo quotidianamente. Ho deciso così di lanciare un gruppo su Facebook, un modo immediato e rapido per arrivare agli altri: lo avevo immaginato come uno spazio aperto, interattivo, caratterizzato da morbidezza ed accoglienza. Oggi mi rendo conto che l’ascolto profondo, che mi proponevo di realizzare, non ha avuto i frutti immaginati. Torno quindi su di me, resto lì e mi accorgo che ciò che posso fare continuare ad ascoltare: me stessa e gli altri. Sento di avere fatto un balzo in avanti, probabilmente in preda al desiderio di realizzare qualcosa di utile. Come creare uno spazio protetto di partecipazione? Ed ecco che emerge qualcosa: forse adesso non è così importante la forma definitiva (quella che avevo personalmente immaginato con il mio prototipo), ma il come. Probabilmente non c’è da creare uno spazio nuovo dall’esterno, ma alimentare ed accompagnare qualcosa che già c’è. Resto in ascolto... Come farlo? Non ho la risposta, proverò ad intervistare personalmente stakeholders della mia comunità locale. Assumo una nuova posizione: immagino di non essere “attore attivo”, ma di continuare a sollecitare riflessioni in me, insieme agli altri. Potrò essere così presente lì, dove possono comparire le trasformazioni, per scorgerle, accoglierle e accompagnarle. Mi ritrovo quindi a continuare a percorrere avanti e indietro la U con una nuova consapevolezza: non solo nelle intenzioni, ma anche nell'approccio, può emergere l’ego. E nella mia piccola esperienza, è stato tornando al mio Io più profondo e agli altri che è emersa ancora la possibilità di sentire e alimentare un eco-sistema nella sua interezza. Ho deciso così di continuare con fiducia, immergendo me stessa nella comunità locale, continuando a prototipare e consentendo al futuro di emergere.


ITALIAN PROTOTYPES

EVERY DAY Micalizzi

PHASE 1 - October 2017 Some people usually constantly in hurry, they live their everyday lives as though in a box and run along the same personal alleyways. I realized that tiny methods and habits can create new ways to stop, observe and listen to the world around us to solve daily problems. Some people know their creative methods well, others aren't aware of the ones they use, or which ones are useful for them. My prototype is a local virtual space (now a facebook group - Everyday Creativity) in which we share, speak about, and co-create these tiny tools. I believe that change begins from small thoughts and tiny actions and I would like to help people identify and cultivate theirs. PHASE 2 - February 2018 During the last u.lab course I asked myself “What is my work”? It is a big question. Encouraged by Theory U, I tried to answer: my work is to give back to the larger system my abilities and knowledge and whatever useful and significant I have discovered. Starting from this insight, I launched my prototype: to create a community in which people can share, experience and codesign the application of creativity to everyday problems. I mean the "little" problems of our day-to-day life, that make us tired and depleted at the end of the day. Those that make our days grey and prevent us from going beyond our usual schemes. I created a Facebook group, a simple and fast way for people to join. I imagined it as an open, welcoming and interactive virtual space. Later, I realized it wasn't creating the deep listening I was looking for. So I turned the camera back onto myself, stayed with myself, and realized that what I can do is to still strive for deep listening of myself and others. I feel I probably skipped something, as I was hurrying to create something useful. How can I create a safe holding space? Something wants to emerge… I am telling myself that "how" I do things is more important than "what" I do. Perhaps it isn't necessary to create a new space and I need to pay attention to the existing system-space that is asking for deep listening and participation. As I continue listening, I ask myself... How can I do it? As I look for the answers, I decide to go for stakeholder interviews in my local community. This means that I am going to change my role: I'm not going to be an "active player" in the way that I initially imagined, I'm going to facilitate deep listening and conversations between myself and others.

This is my way to be present where transformations emerge, with the intention to recognize, see and hold them. So I am moving backwards and forwards along the U with a new awareness: Ego can seep in, not only in my intentions but also in the ways I approach the system. In my experience, I saw new possibilities to feel and fuel a whole eco-system only after I returned to others, and to my deepest self. This is what brought me to trust the journey and continue immersing myself in my local community, prototyping with others and making space for the emerging future.

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PROTOTIPI ITALIANI

transition Dopo molti anni di esperienza in aziende multinazionali, abbiamo capito che c'era una questione irrisolta nei nostri cuori e nelle nostre menti. Ci ritroviamo a trattare con colleghi e persone insoddisfatte della propria vita professionale, una vita che non hanno scelto… L'obiettivo di questo progetto è quello di creare un movimento, un cambiamento culturale, in aziende e organizzazioni. Le persone creano scopo, senso e valore aggiunto al di là della mera produttività. Trovare e accogliere la tua intima identità, il tuo proprio intento, e poi metterli in azione può essere importante tanto per la tua vita privata quanto per quella professionale. Noi vogliamo creare un luogo di trasformazione.

Rivolgiamo la nostra attenzione al tempo di “transizione”, quando le persone perdono il “senso” del proprio essere in momenti pivotali della vita: il passare del tempo, neo-laureati in cerca di un lavoro, persone che il lavoro lo hanno perso e sono in cerca di nuove opportunità, donne al rientro dopo una maternità, uomini e donne che desiderano cambiare le proprie condizioni di lavoro per qualsiasi ragione, e così via. Il necessario cambiamento culturale da affrontare in questo tempo di transizione è: abbandonare il concetto di “carriera” come “posizione in crescita” e “status sociale” e cominciare a pensare di più alla volontà intima, alle proprie vocazioni, a soluzioni e sogni. Posso trovare un'organizzazione che guarda avanti e che mi permetta di sviluppare le mie aspirazioni?

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by Daniela F Caterina Tavani


ITALIAN PROTOTYPES

space

Ferdeghini, & Simonetta Carpo

After many years of experience in multinational companies, we realized that a bigger question was 'suspended' in our heart and mind. We had to deal with colleagues and people unsatisfied with their professional life, a life that they hadn't chosen‌ The aim of the project is to create a movement, a cultural shift, in companies and organizations. People bring purpose, sense and added value to companies, beyond mere performance. Finding your 'inner place', your scope, and then bringing it into action could be relevant to both your personal and professional life. We want to create a place of transformation.

We put our attention on the "transition" time, when people lose their "sense" of belonging, during pivotal moments in life: aging, neo-graduates approaching job search, fired people looking for new opportunities, women after maternity leave, people wishing to change their job condition for any reason, and so on. The cultural shift necessary to go through and cope with a transition time is: letting go of the concept of "career" as a "growing position" and "money status" and starting to think about will, inner calling, solutions, dreams. Can I find a forward-looking company where I can develop my purpose?

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PROTOTIPI ITALIANI

Lego Seriou by Fabrizio Faraco

Per diventare facilitatori LEGO® Serious Play® [da qui in avanti “LSP” NdR] si fa un percorso di certificazione molto intenso. All'interno del processo di certificazione, nelle sessioni di riflessione sul metodo, ci viene introdotta anche la U Theory. Nel 2015 il gruppo dei facilitatori giapponesi mi introdusse al percorso edX dello U.Lab e al Presencing Institute. Con loro discutemmo del progetto di illustrare la U theory usando il LSP. Dopo aver seguito (solo parzialmente in diretta) il percorso edX del 2015, nacque il mio primo prototipo che coniugava le due metodologie. Durante il 2016, con il crescere della mia esperienza nell'uso del LSP e con l’approfondimento della U Theory, frequentando il corso e l’U-Lab Hub di Roma nel 2016, mi sono accorto che il core process di LSP altro non è che un viaggio lungo la U. Ho costruito quindi il mio prototipo del 2016: in ogni workshop LSP percorriamo la U più e più volte. Il core process ci dice che a fronte della domanda posta dal facilitatore i partecipanti costruiscono un modello individuale con LEGO® e usano questo modello come metafora 3D per raccontare la loro risposta e interagire tra loro.

Per fare ciò, il partecipante segue questo percorso: Si dimentica ciò che sa - Downloading Si guarda intorno con sguardo nuovo sentendo ciò che lo circonda - Sensing Trova ciò che non conosce - Presencing Cristallizza la visione e l’intenzione Crystallizing Prototipa il futuro - Prototyping Implementa il da farsi - Performing

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Queste fasi della U Theory vengono attivate da un percorso mindful. Nel LSP si usano le mani. L’utilizzo delle mani attiva per intero il cervello e, quindi, attraverso le mani attiviamo la mindfulness. Ho condiviso il prototipo con i partecipanti ai tanti workshop che ho fatto e che faccio da allora. Molti si sono ritrovati nel percorso della U e hanno testimoniato che hanno raggiunto presencing e crystallizing intention in ogni fase del workshop.. Questo ha prodotto in loro molto interesse nella U theory. Leggi qui l’articolo integrale (sul sito di Fabrizio).


ITALIAN PROTOTYPES

us Play During 2016, as my experience in the application of LSP grew and as I deepened my knowledge of Theory U via the online course and participation in the Rome U.Lab Hub, I observed that the core process of LSP was very similar to the U journey. I therefore built my 2016 prototype to validate the idea that in an LSP workshop we keep walking the U, over and over again. The core-process tells us that in response to the question posed by the facilitator, the participants construct an individual model with LEGO® and use this model as a 3D metaphor to share their answers with others and interact with one another.

In order to do this, the participant follows this path:

To become a facilitator for LEGO® Serious Play® [henceforth denominated “LSP” - Editor’s note] it is necessary to undertake a very intense certification procedure. At some point of the certification process, Theory U gets introduced. In 2015 a group of Japanese facilitators introduced me to the edX U.Lab MOOC, and to the Presencing Institute. We discussed a project to illustrate Theory U using LSP. After taking the course in 2015 (having only partly followed the live sessions) I birthed my first prototype, that combined both methodologies.

Forget what you know - Downloading Observe surroundings with fresh eyes - Sensing Find and connect with the unknown - Presencing Crystallise vision and intention - Crystallizing Prototype the future - Prototyping Implement next steps - Performing

In the U Theory workshop this is achieved through mindfulness. In LSP , hands are used to construct the answer to the facilitator’s questions and the use of hands activates the brain wholly. So through their hands, participants activate mindfulness. I shared my prototype first of all with the participants in the many workshops I have run and am running since then. Many of them found themselves on the U Journey and have testified that they achieved presencing and crystallization of their intentions. This discovery also produced a great deal of interest in U theory. Read Fabrizio’s whole article here (on his website)

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FRAMMENTI DI U

curated by D Questa galleria visiva è stata concepita dall'idea di condividere cosa un percorso a “U” possa rappresentare: un'esperienza che

ca

le

le

un' f nell'autenticità del proprio essere e della realtà delle cose che

de

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co,

all ar

ga l e

prospettive,

rafforza

relazioni, invita a disegnare nuovi raggi d'azione, e che mostra aspetti del mondo – e di noi stessi – che raramente vengono considerati in grado di fare la differenza per le nostre vite, le nostre comunità e per il pianeta in cui viviamo.

Photos via charlespetillon, voyagetovulnerability, lm_naturewild, aljoscha.aljoscha, _articulatepr, pioneerworks, daghino, bigcat_photo_adventures. Tutti i contenuti, le fotografie e i video sono di proprietà dei rispettivi autori. | All content, photographs and videos are property of their respective authors.


FRAMES OF U Daniela Veneri This visual gallery has been conceived with the idea to share what a “U” journey may feel like: A

c a g -ma -

w i d en s

g,

em

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into the

x

in

,

a

of things that

es ,

perspectiv

strengthens connections, invites you to design new approaches to action, and that powerfully shows facets of reality – and of yourself - that you rarely imagine could make a tangible difference in our lives, for our communities and for the planet we live on.

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Photos and videos via edoardotresoldi, gabrieldawe, www.simonchristen.com, darelcarey, brooklynmuseum, oscar_vasquez_acuna, ptra-pixabay. Tutti i contenuti, le fotografie e i video sono di proprietà dei rispettivi autori. | All content, photographs and videos are property of their respective authors.

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STORIA DELLO U.LAB HUB DI DRESDA Una Comunità in Costruzione

by Ralf

Dresda, una città rinomata per la sua arte e un po’ meno per il suo lascito tecnologico (ottica, microelettronica) e per l’innovazione sociale (es. alloggi cooperativi, Hellerau è stata la prima città-giardino tedesca), sembra il luogo ideale per il DresdenULabHub. Dal 2015, con il lancio del primo u.lab, questo hub è rimasto in fase di prototipazione, con un’occupazione singola, quella di me stesso, come ospitante ed ospite allo stesso tempo. Mi attivo gestendo una presenza su Twitter e Facebook, come anche organizzando spazi di accoglienza (Biblioteca dello Stato sassone, Impact Hub Dresden) per guardare le sessioni dal vivo. Rimango fedele ad un sogno che ho scritto all’inizio del 2009 e che mi aiuta a venire fuori dai momenti di “abbattimento“: “fornire un luogo dove le persone possono esplorare i propri punti di forza“ La visione che ho per il DresdenULabHub è che sia una piattaforma adattabile e viva, fondata sulle pratiche dello u.lab per le varie comunità locali, compresi i responsabili politici, e connesso globalmente. U.lab (un tempo Global Classroom e GIZ Leadership MOOC) mi ha regalato insegnamenti e risultati oltre le aspettative, compresi diversi incontri di buona sorte (dove ho incontrato partecipanti allo u.lab in altri MOOCs). Negli ultimi tre anni, il supporto dello u.lab team è avvenuto a vari livelli. Ho imparato ad usare Zoom durante gli Hub Host Calls casualmente, ed ora adopero questo strumento in vari contesti. DresdenULabHub si prefigge di catalizzare la trasformazione in Sassonia con l’aiuto dei funzionari del governo ed il team dello u.lab è stato generoso con le raccomandazioni presso gli u.labbers attivi nelle attività governative scozzesi e olandesi.

@DresdenULa @CitizenScien @ulabsaxony #ulabsaxony (Tw #CitizenScienceLab

Il più grande apprendimento dopo tanti anni che vorrei condividere è: “Resta curioso e aperto agli altri e al mondo. Abbi il coraggio di chiedere aiuto quando senti aprirsi la “finestra dell’opportunità”. Le cose accadono quando meno te l’aspetti.” Far parte di una comunità globale di host mi ha fatto capire che le sfide sono simili in tutto il mondo, e che l’energia positiva necessaria nutre il mio ottimismo per la realizzazione di idee innovative.

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THE STORY OF DRESDEN U.LAB HUB A Community in the Making

Lippold

Dresden, a well known city for its arts and a bit less for its technology legacy (e.g. optics, microelectronics) as well as its social innovations (e.g. cooperative housing, Hellerau being the 1st German garden city), seems like the perfect spot for a DresdenULabHub. Since 2015, with the run of the 1st u.lab, this has been in the prototyping phase, even though recently occupied by one person, me, being host and participant at the same time. Nevertheless, active on Twitter and Facebook, as well as organizing spaces (Saxon State Library, Impact Hub Dresden) to watch live sessions, I stick to a dream written down in early 2009: “Providing a place where people can play to their strengths“ which pulls me through the “low times“. What I see DresdenULabHub to be is an adaptive living platform based on u.lab practices for the various local communities, including policy makers and connected globally. u.lab (formerly the Global Classroom and the GIZ Leadership MOOC) has given me learnings beyond expectations including various encounters of serendipity (where I met u.lab participants in other MOOCs).

bHub (Twitter) nceL (Twitter) y (Facebook) witter/Facebook) (Twitter/Facebook)

Over the course of the last three years, support by the u.lab team occurred at many levels. Learning about Zoom during the Hub Host Calls quite unintendedly, now using this tool myself in various contexts. As DresdenULabHub is intended to catalyse transformational changes within Saxony and with government officials the u.lab team has been generous to make personal introductions with active u.labbers in the Scottish and Dutch government activities.

The greatest learning after all these years which I’d like to share is: “Stay open and curious. Take the courage to ask for support once you feel the ‘opportunity window’ opening. Things happen to fall in place once you least expect them.“ Being part of the global host community provided me with the insights that challenges are similar all around the world, and the necessary positive energy that keeps me optimistic to bring innovative ideas into reality.

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DISCONNESSIONE SOCIALE: Tender Souls by Brenton

Tender Souls è un breve documentario su tre residenti del quartiere Tenderloin di San Francisco. Conducono vite totalmente diverse all’interno dello stesso quartiere, eppure hanno in comune un passato segnato dal dolore e dalla lotta. Il film rivela la storia di un uomo che da oltre 20 anni lotta nelle strade del Tenderloin contro la doppia condizione di senzatetto e dipendenza da sostanze, di una coppia madre-figlia che si fanno bastare un appartamentino da 28 metri quadrati mentre navigano la quotidianità di un quartiere inquietante, e di un community leader che ha prevalso su un destino segnato dalla morte, dalla dipendenza e dalla malattia, fino a diventare un leader pubblico al servizio della comunità.

“Una storia ha il potere non solo di educare, ma di aprire i cuori, e di spezzarli.” Brenton Gieser

JUST SAY La condizione del senzatetto è un’esperienza, non un’identità. Seguiamo Keeaira della squadra Downtown Streets Team mentre descrive il suo percorso, dal vagabondaggio fino al suo arrivo nel team. Condivide con noi le sue riflessioni su come potremmo tutti impegnarci maggiormente e semplicemente verso i nostri vicini senzatetto, 26


SOCIAL DIVIDE: Tender Souls

Gieser

Tender Souls is a short documentary about three Tenderloin residents that live vastly different lives in the the same square mile and yet share a common history of pain and struggle. The film unearths the story of a man who has struggled with homelessness and addiction on the streets of the Tenderloin for the last 20 years, a mother and daughter making due in 300 square foot apartment all while navigating the unsettling nature of the neighborhood, and a community leader who prevailed from a life marred by death, addiction and illness to now serving as a public leader in the community. Read the story behind the film.

“Stories have the power to not only educate, but to open hearts, and to break hearts.” Brenton Gieser

“HI” Homelessness is an experience, not an identity. Hear Downtown Streets team member Keeaira describe her path from homeless to the team, and her thoughts on how we all can engage our homeless neighbors. LEARN MORE ABOUT BRENTON GIESER AND HIS WORK

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NUVOLE DI U curated by Daniela Veneri

Quali parole sono emerse maggiormente dai contenuti di questa rivista?

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What words have emerged more powerfully from the contents of this magazine?

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DiPiU' international - March 2018  
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