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mela e natura

Nel mondo delle mele

10–19

Tra mele e sementi

L’uomo che sussurrava… alle castagne

Arte e cultura

Ricerche artistiche

20–31 A Cermes in viaggio nel tempo

Arte e recitazione

La Big Apple nel paese delle mele

8 Indice


Il mondo del buongusto

32–39

La pasta delle Alpi

Dalla terra alla tavola

vivere la varietà affascinante e vario

Innamorarsi di un fiore

40–47

Sul Monte San Vigilio

Lo stile italiano

Incantevole inverno

48–50

Magia invernale a Lana

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Tra mele e sementi A Lana e nei suoi dintorni regna la varietà. Da secoli a fondovalle e sui pendii non crescono solo le mele. L’incontro tra il clima alpino e quello mediterraneo produce buoni frutti. Testo: Petra Schwienbacher C’è chi a fare la spesa normalmente va in negozio, Martha Lochmann invece va in giardino armata di coltellino. “Qui ho tutto ciò di cui ho bisogno”. La contadina, con la sua lunga treccia grigia e il grembiale blu, è nella piccola serra nell’orto. Da un lato sul tavolo una fila di piccoli vasetti con i germogli: questo è il suo vivaio di piante per i campi. Di alcune piante ha raccolto le sementi già in autunno. Dodici varietà di pomodori, diverse lattughe, rape rosse, fragole e piante insolite come la cipolla egiziana e l’ossalide delle Ande… e la lista potrebbe continuare all’infinito. Martha, sessanta anni, non sa quante piante diverse possiede e non ha mai sentito il bisogno di contarle. Alla produzione in proprio di sementi dedica molto tempo e non ne potrebbe più fare a meno. Nel 2002 ha frequentato un corso di moltiplicazione delle sementi e da allora non si è più fermata. “Lo faccio per poter avere anche domani, quello che posseggo oggi”, afferma risoluta.

Il maso Bildheim A Foiana, a 700 metri di quota, Martha gestisce insieme al marito Hermann il piccolo maso che i suoi genitori costruirono nel 1939, il maso Bildheim. La casa di legno con l’appuntito tetto a spioventi assomiglia alla casetta delle streghe. La vite americana sale lungo il muro, nel cortile pendono baccelli di semi essiccati. Davanti all’ingresso c’è una grande cesta di mele Jonagold. “Sono per noi, per non doverle comperare d’inverno”, dice Martha. È socia dell’associazione “Giardino Varietale Alto Adige” che si occupa della preservazione di antiche varietà locali. Su un ettaro crescono quattro varietà di mele e accanto alla casa ci sono alcuni castagni. In autunno le castagne avvolte nei loro ricci spinosi cadono dagli alberi, vengono raccolte e arrostite secondo la tradizione; è il periodo in cui il paese è tutto “sotto sopra”. Ogni anno infatti si svolge la festa del “Keschtnriggl”, in cui per quasi un mese intero si festeggia, dedicando tanti eventi al frutto del castagno. “Abbiamo anche tante specie di animali”, afferma la contadina e indica orgogliosa le sue galline di razze diverse, le anatre, le quaglie nane e i pulcini usciti dal guscio da pochi giorni. Al maso vivono anche pecore dal naso nero, pecore dagli occhiali, capre vallesane e conigli giganti pezzati. Bildheim riesce a essere un maso quasi autarchico. Sul tavolo nella calda stube, Martha mi mostra dozzine di vasetti trasparenti pieni di sementi. Nel corso

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di più di dieci anni ha raccolto davvero tanto. “A volte sto male quando vedo che le persone non si occupano delle sementi”, si rammarica. La contadina Martha è una ricchezza per tutto il paese. Trasmette volentieri le proprie conoscenze agli altri. Lo fa durante le camminate guidate tra i castagneti oppure durante i corsi caseari che organizza per gli ospiti insieme alle nove “Contadine creative” di Lana. Si sono associate per offrire ai propri ospiti una “vacanza al maso” ancora più varia.

Per la preparazione del pane le contadine utilizzano antiche ricette. Ulrike ci tiene molto alle usanze e alle tradizioni. Qualche volta in occasione delle grigliate estive o nelle sere d’autunno in cui si arrostiscono le castagne, l’affabile contadina del maso Goldbichlhof si siede a tavola insieme ai suoi ospiti. “Sono felice di poter vivere in un maso come questo. Mi godo la tranquillità che c’è quassù”, quando riesce a trovare il tempo di farlo, racconta.

Duro lavoro Usanze e tradizione per gli ospiti Una delle “Contadine creative” si chiama Ulrike Laimer del maso Goldbichlhof di Lana. Il maso seicentesco si trova a 450 metri di altitudine. Del maso fanno parte due case e una stalla con quindici pecore, che sono il passatempo del padre di Ulrike, e poi qualche gallina che razzola e volteggia davanti alla finestra della stalla. Il terreno di proprietà copre 2,6 ettari coltivati a mele e vigne, a cui si aggiungono alcuni castagni. Ulrike ha piantato più di cinque varietà di mele, per la maggior parte Golden, Stark Delicious e Fuji, e quattro diversi vitigni: Chardonnay, Sauvignon, Gewürztraminer e Schiava. Conferisce gran parte dell’uva a una cantina e vinifica in proprio solo un po’ di Schiava per il consumo domestico. Con le bacche e i frutti dell’orto produce marmellate e anche il succo di mele e lo speck sono di produzione propria. Ogni anno si procura le cosce di maiale da contadini che conosce e li affumica secondo una vecchia tradizione nella cucina adibita all’affumicatura, la cosiddetta Selchküche che un tempo era presente in ogni maso. Ulrike, che ha quarantacinque anni, scommette sulla varietà. Limitarsi a una cosa sola non fa per lei. D’altronde anche gli ospiti apprezzano lo speck affumicato in casa, le uova fresche a colazione e un bicchiere di vino del contadino. Ai vacanzieri affitta due appartamenti e quattordici anni fa, per offrire qualcosa di particolare ai suoi ospiti, ha fondato insieme ad altre colleghe il gruppo cooperativo “Contadine creative”. Da allora le socie organizzano regolarmente passeggiate con le fiaccole al chiaro di luna, degustazioni di vino e cucinano specialità sudtirolesi insieme agli ospiti, ad esempio lo strudel di mele e i canederli.

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Il lavoro al maso è impegnativo sia in termini di tempo sia di energie. Una vera sfida. “Soprattutto perché il pendio è molto ripido e io gestisco il maso da sola”, racconta Ulrike, mamma di un ragazzo venticinquenne e di due ragazze di tredici e sedici anni. “Ma faccio volentieri il mio lavoro, sono contadina nel corpo e nell’anima”. In realtà i suoi genitori la aiutano ancora, per quel che possono, mentre il marito Johann fa un altro mestiere. Un anno fa ha ospitato al maso un profugo africano che per qualche mese l’ha aiutata nel duro lavoro di campagna. Da sei anni gestisce il maso che i nonni della Val d’Ultimo acquistarono nel 1954. Sin dall’inizio era chiaro che sarebbe stata Ulrike la contadina del maso, perché delle quattro sorelle era stata lei ad accompagnare più spesso il padre nei lavori agricoli. Quando aveva tredici anni il padre le ha insegnato anche a guidare il trattore. Oggi Ulrike sale e scende quasi ogni giorno con il trattore lungo le strette e ripide stradine attorno al maso. Anni di esercizio le sono tornati utili: nel 2012 è stata campionessa europea di destrezza alla guida del trattore. “Qui non ti puoi permettere di fare errori”, afferma e ride. Poi va verso il prato. Nei prossimi giorni la attende tanto lavoro. Ulrike deve tagliare l’erba attorno alle vigne e raccogliere dai meli le mele più piccole e di troppo, in modo che quelle rimaste possano crescere bene. Ulrike si fa carico di questo duro lavoro. Il suo premio sarà una buona raccolta in autunno e la possibilità di vivere ancora quassù dove si sente bene.


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Nel mondo delle mele Lana primeggia tra i comuni produttori di mele dell’Alto Adige. Uno sguardo dietro le quinte della Cooperativa Frutticoltori Lanafruit svela quanto lavoro e quanta tecnologia si nascondano dietro questa produzione. Testo: Petra Schwienbacher Sono quasi 70.000 le tonnellate raccolte ogni anno dalle circa 500 aziende agricole di Lana. 55.000 sono le tonnellate conferite dai soli soci della Lanafruit, una delle due cooperative di frutticoltori di Lana. 900 sono gli ettari coltivati a meleto. La raccolta inizia il 15 di agosto, quando le dolci e rosse Gala sono mature, e termina a novembre con la cernita delle Pink Lady, succose e acidule. Norbert Schnitzer, presidente di Lanafruit, è orgoglioso di far parte del comune leader nella produzione di mele in Alto Adige. “Anche se dietro, naturalmente, c’è tanto lavoro”, afferma il sessantacinquenne. Nel 2009 le cooperative Pomus e Lana Frucht, che a sua volta si era già fusa con Ogol, si unirono e l’attuale Lanafruit è il risultato della loro fusione. La cooperativa si occupa dello stoccaggio, della selezione e della vendita delle mele. Il guadagno che rimane al netto delle spese spetta tutto ai contadini. Con un fatturato annuo che varia dai 35 ai 40 milioni, l’ammontare totale che Lanafruit versa ai propri soci è di circa 20 milioni. Schnitzer si mette il caschetto, la visita alla cooperativa inizia. Nella zona anteriore i contadini conferiscono le loro grandi casse piene di mele. A ogni cassa viene assegnato un numero con un codice a barre. Quindi vengono stoccate in magazzini altissimi con sofisticate tecniche di raffreddamento. “All’aria togliamo

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l’ossigeno”, spiega Schnitzer. Tutte le celle vengono raffreddate fino ai due, due gradi e mezzo di temperatura, l’umidità viene alzata fino al 90, 100 per cento e il contenuto di ossigeno viene abbassato dell’uno, uno e mezzo per cento. Solo in questo modo è possibile fornire mele di alta qualità in ogni stagione. I dolci frutti vengono poi selezionati prima della vendita. Il nastro trasportatore li porta sotto lo scanner di una tecnologica macchina selezionatrice, in grado di selezionare le mele in base alla qualità. Moderni sistemi di misura verificano la qualità esterna delle mele, il colore, la grandezza e il peso. Per ogni singolo frutto vengono scattate 70 foto. Tutto in millesimi di secondo. Puro high tech. “Per prima cosa impostiamo la modalità di selezione delle mele. Poi le mele vengono condotte nelle diverse corsie d’acqua”, spiega Schnitzer alzando la voce per sovrastare il rumore della macchina. In una corsia nuotano mele verdi, in un’altra mele gialle e in una terza mele rosse… Un riempitore subacqueo conduce le mele alle casse, aspirando l’acqua. “Le mele rimangono sempre immerse nell’acqua. In questo modo evitiamo che possano danneggiarsi”, afferma Schnitzer. L’acqua è sempre in circolo, viene filtrata costantemente e riutilizzata pulita. Nella struttura di confezionamento, il capolinea del moderno stabilimento, lavorano ogni giorno da 80 a 85 operaie che confezionano le mele a mano in piccole casse e cartoni. Nel complesso sono 100 i collaboratori di Lanafruit che provvedono alla perfetta conduzione di tutto il processo.

Se un tempo le mele di Lana venivano vendute soprattutto in Italia e in Germania, oggi il mercato è cambiato. La clientela è il mondo intero. I paesi scandinavi, la Spagna e l’Africa settentrionale sono diventati importanti acquirenti. “Il mercato migliore, prima dello scoppio della guerra, era la Libia”, racconta Schnitzer. L’India è un altro grande mercato e la consegna delle mele rappresenta una delle sfide maggiori. Le mele rimangono per quasi due mesi sulla nave prima di raggiungere la destinazione. “La vendita e la preparazione per la spedizione sono cambiate rispetto al passato. E gestire tutto è tutt’altro che facile”, spiega Schnitzer che come presidente prima o poi andrà volentieri in pensione. “In azienda abbiamo giovani persone molto capaci. Non mi sarà difficile passare il testimone”.

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L’uomo che sussurrava… alle castagne Johann “Hans” Laimer conosce i segreti delle castagne come nessun altro. A Postal gestisce un vivaio di castagni. Il ritratto di un esperto di castagne. Testo: Petra Schwienbacher La nebbia rimane bassa in questa giornata di maggio. Pioviggina. Johann Laimer calza i suoi stivali di gomma e anche oggi “lavora ai suoi alberi” all’aperto: il quarantaseienne coltiva castagni. Da quassù a 600 metri di quota sopra il paese di Postal nelle giornate serene si riesce a vedere fino a Merano e a Bolzano ma oggi tutto è avvolto in una luce lattiginosa. “Sarebbe peggio se non piovesse”, dice l’agricoltore e sorride. Ogni castagna viene messa in un vaso dal diametro di 20 centimetri. In questo modo Laimer prepara il sottofondo per l’innesto in cui poi d’estate andrà a inserire il seme di una varietà specifica. “Se non si facesse l’innesto, dalla piantina da seme crescerebbe una varietà a caso”, spiega l’esperto. Laimer ha iniziato nel 1999 l’attività di coltivazione biologica e vendita di castagne. Oggi sono duecento i suoi castagni che crescono su tre ettari di terreno accanto ad alcuni filari di viti. Nel 2009 l’agricoltore ha aperto il primo vivaio di castagni e si è specializzato nella coltivazione di castagni certificati.

Frutti gialli e dolci Tutto ebbe inizio sedici anni fa nel maso che Laimer ereditò dal padre nel 1997. Allora gestiva ancora un Buschenschank insieme ai suoi genitori e ogni anno nel periodo del Törggelen avevano sempre bisogno di castagne. Così gli venne l’idea di piantare sul pendio dietro casa castagni suoi. Il Törggelen è un’antica usanza altoatesina: si trascorre una serata tra amici, gustando pietanze sudtirolesi come la zuppa d’orzo, i ravioli ripieni o i canederli, si beve un buon vino nuovo e si chiude in bellezza con le caldarroste. Il nome deriva da “Torggl” che significa torchio. Un tempo dopo la vendemmia si andava di torchio in torchio ad assaggiare il vino nuovo di ogni contadino e da qui è nato il termine “Törggelen”. Laimer ci teneva a mantenere viva questa tradizione della cultura sudtirolese. Con il passare del tempo si è appassionato sempre più a quest’albero imponente dalle grandi foglie. Coltiva in tutto tre varietà di castagne e oggi le vende in tutto l’Alto Adige e anche in Germania e Austria. La varietà che preferisce è la “Südtiroler Gelbe”, la sudtirolese gialla, così l’ha chiamata. “Una bella

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castagna, chiara, dolce e grande. È la varietà che si arrostisce qui in autunno”. Un’altra varietà coltivata nel vivaio è l’incrocio franco-giapponese “Bouche de Betizac”e la varietà H2 che Laimer ha selezionato personalmente. Una varietà adatta all’impollinazione. “Affinché un castagno dia dei frutti, almeno due diverse varietà devono crescere una accanto all’altra”, spiega Laimer, che conosce benissimo tutti i segreti delle castagne. In sostanza Laimer pianta ogni anno circa 5.000 piantine per il vivaio e ogni autunno raccoglie 4.000 chilogrammi di castagne per la vendita.

La raccolta delle castagne All’inizio di ottobre il frutto liscio dalla forma a cuore giunge a maturazione all’interno del suo involucro spinoso e cade dall’albero. La raccolta inizia e vi partecipa tutta la famiglia. Anche i bambini, Nadia di otto anni e Andreas di cinque, danno una mano a raccogliere i marroni. E tutto viene fatto ancora a mano. La raccolta meccanica sarebbe più veloce ma la qualità della castagna ne risentirebbe e Laimer non metterebbe mai in discussione la qualità. Per allungarne la conservazione le immerge nell’acqua per sei giorni prima della vendita. Ogni giorno da metà ottobre a metà novembre Laimer, padre di famiglia, prepara le sue caldarroste davanti all’Ufficio turistico di Lana e poi da fine novembre ogni sabato e domenica d’Avvento si sposta con la sua bancarella delle castagne al Mercatino di Natale “Polvere di stelle”. A Laimer non interessano le attrezzature moderne, preferisce restare fedele alla sua cara vecchia padella con i buchi che si scalda sul fuoco. Prima di arrostirle incide ogni castagna con un coltellino affilato, “altrimenti scoppierebbero”. Il nostro esperto ama gustare le sue castagne con un pochino di burro e un bicchiere di vino. E come dessert seguono poi i tipici dolci altoatesini, i krapfen al ripieno di castagne oppure i famosi cuori di cioccolato e castagna.

>> CONSIGLIO

Le castagne si conservano all’incirca per tre settimane. Per poterle gustare più a lungo, Laimer consiglia di riporle subito nel congelatore. Per arrostirle o bollirle basterà metterle nella padella calda o nell’acqua bollente ancora surgelate. In questo modo si conserva al meglio la loro qualità.

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Maso Casaclima e spumante di mele Immerso tra i meleti di Gargazzone con una vista spettacolare sulle montagne circostanti, il maso ortofrutticolo Sand wiesn della famiglia Thuile è un eccellente esempio di gestione di un maso in completa armonia con la natura. Il Sandwiesn infatti non è un’azienda agricola qualunque, bensì è il primo maso contadino in Alto Adige e in Italia certificato CasaClima. Vivere in modo più ecologico di così proprio non è possibile. Questo era l’obiettivo, pienamente raggiunto, dei Thuile; per il loro progetto hanno anche ricevuto il premio per l’Ambiente della Regione Trentino Alto Adige. Il maso autoproduce tutta l’energia di cui ha bisogno. Una pompa di calore, un impianto fotovoltaico e l’areazione controllata gestiscono energia e calore. L’edificio soddisfa i criteri CasaClima A Gold. I tetti di entrambi gli edifici sono verdi e restituiscono all’ambiente lo spazio tolto alla vegetazione per fare posto alla costruzione. Gli ospiti che soggiornano nei due appartamenti del Sandwiesn, apprezzano molto la vacanza ecologica a contatto con la natura. La famiglia Thuile produce nel proprio maso ecologico un’assoluta novità: il primo spumante di mele della regione, fermentato tradizionalmente in bottiglia e senza additivi aggiunti, nemmeno lo zolfo, naturalmente privo di zuccheri residui. Lo spumante di mele, secco e frizzante, non è solo un ottimo aperitivo ma si abbina perfettamente a diverse pietanze. >> www.sandwiesn.it

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Museo di frutticoltura dell’Alto Adige La storia dell’agricoltura Il fondovalle di questo tratto di Valle dell’Adige era paludoso e fu bonificato e reso coltivabile nel corso del XX secolo. La bonifica pose quindi le premesse dello sviluppo della frutticoltura. Lana detiene il primato nella produzione di mele tra i comuni dell’Alto Adige e qui ha sede anche il Museo della frutticoltura, detto anche “museo della mela”. Il museo a Lana di Sotto, con una superficie espositiva di 1.000 metri quadrati, ha la sua sede negli spazi di Palazzo Larchgut, un edificio medievale sotto tutela e citato per la prima volta nel 1301. L’esposizione introduce i visitatori alla vita dei contadini e illustra la storia e lo sviluppo di viticoltura, frutticoltura, agricoltura e allevamento in Alto Adige. La raccolta di oggetti e attrezzi originali racconta in modo tangibile lo sviluppo dell’agricoltura, le usanze contadine e la vita quotidiana del Novecento. Il museo custodisce anche il più antico torchio dell’Alto Adige, risalente al 1570. Nel fienile della tenuta agricola sono esposti antichi mezzi di trasporto e attrezzi che lasciano solo immaginare quanto faticoso fosse un tempo il lavoro dei contadini. >> www.obstbaumuseum.it/it

Manifestazioni La festa della fioritura dei meli La fioritura delle mele è un vero spettacolo della natura: in primavera milioni di piccoli fiori bianchi e rosa sbocciano e i meleti si trasformano in una colorata distesa profumata. Dato che nelle fredde e serene notti primaverili i meli vengono irrigati per proteggerli dalle gelate, al mattino la vista dei rami scintillanti di brina lascia senza fiato. A questa meravigliosa stagione i paesi di Lana, Cermes, Postal e Gargazzone dedicano la festa della fioritura: una rassegna di eventi culturali e gastronomici che si svolge nel mese di aprile. L’evento clou del programma, “Sapori del maso”, si svolge nel centro storico di Lana: sono più di quaranta le bancarelle in cui contadini e produttori presentano le proprie specialità e i prodotti a marchio qualità “Gallo Rosso”. La “Festa dei masi in fiore” dà l’opportunità ai visitatori di passeggiare di maso in maso attraversando il paesaggio in fiore. I masi storici, che offrono degustazioni dei propri prodotti, sono raggiungibili anche con il servizio navetta gratuito. >> www.lana.info/festadellafioritura


“Keschtnriggl”, la festa autunnale della castagna

La romantica e selvaggia gola di Lana

In autunno, quando le foglie si colorano, il profumo delle caldarroste si diffonde tra le vie dei paesi e delle città dell’Alto Adige. È tempo di “Törggelen” e la castagna è il frutto autunnale che vanta un’antica tradizione locale. Nel mese di ottobre i paesi di Tesimo, Prissiano, Foiana e Lana dedicano alla castagna due settimane di festa. Il programma ha il nome di un oggetto tradizionale, il “Keschtnriggl”, con cui si sbucciavano le castagne appena arrostite.

Il torrente Valsura scende scrosciante nel suo letto sassoso tra due ripide pareti rocciose. Nella gola di Lana, ai piedi del Castello di Braunsberg, la temperatura anche in piena estate è piacevolmente fresca. Per la sua particolare atmosfera la gola rappresenta una meta fantastica per le gite di tutta la famiglia. Dista a piedi solo pochi minuti dal centro ma sembra di entrare in un altro mondo. Un mondo che racchiude diversi tipi di roccia: il porfido quarzifero, la roccia primitiva degli antichi gneiss e nel mezzo uno strato sottile di granito. In estate questo scenario roccioso ospita regolarmente manifestazioni, feste e la rassegna di cinema all’aperto.

Durante queste giornate di festa si ha la possibilità di conoscere gli usi e costumi del territorio legati alla castagna e di scoprire tante cose interessanti su questo frutto. Il “Keschtnriggl” offre un programma culturale e gastronomico molto vario. I contadini e le guardie forestali accompagnano i visitatori nei boschi, numerosi ristoranti della zona preparano succulenti menu a base di castagne e altri prodotti locali, e poi tante degustazioni di vino e feste dedicate al “Törggelen”. Il momento culminante delle due settimane è la festa della castagna di Foiana con musica tirolese, mercato contadino, antichi mestieri artigiani, gastronomia contadina e specialità alle castagne. La festa è raggiungibile comodamente dai paesi limitrofi con un servizio di bus navetta.

La gola di Lana è un itinerario molto amato per le passeggiate estive. Un sentiero conduce in tutta sicurezza lungo i ponti sospesi fino alla rumorosa cascata e poi si inoltra nella romantica gola che diventa sempre più stretta. Dalla gola parte anche il percorso che raggiuge Castel Braunsberg da cui si gode una vista spettacolare sull’intero paese.

>> www.keschtnriggl.it

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“In un castello come questo si impara a non essere schizzinosi”, Anouschka van Rossem van Sinoutskerke sorride e butta un piccolo sasso al di là del muro che cinge il giardino del castello. Figlia di un olandese e di una germanica già da bambina giocava saltando giù da queste mura. Oggi è la proprietaria di uno dei più grandi castelli dell’Alto Adige. Castel Lebenberg, che a 505 metri di altitudine troneggia sopra il paese di Cermes, è da oramai quasi cent’anni di proprietà della sua famiglia. Con le sue mura del colore della terra, l’imponente costruzione si staglia nel verde delle vigne e i visitatori lo riconoscono già da lontano grazie al suo torrione alto 24 metri. Davanti al robusto battifredo tanti edifici si uniscono uno all’altro come un puzzle. “Il maniero ebbe tanti proprietari, dai signori di Marlengo alla famiglia Fuchs finché poi arrivò nelle nostre mani. E di volta in volta venne sempre ampliato”, mi spiega Anouschka van Rossem mentre abbassa la grande maniglia di ghisa e apre la porta che conduce alla corte interna. La visita ha inizio.

A Cermes in viaggio nel tempo In alto sopra Cermes troneggia uno dei più grandi castelli dell’Alto Adige. Anouschka van Rossem, la padrona di casa, ci accompagna nella nostra visita di Castel Lebenberg e ci racconta di cantine a cui si accede salendo le scale, di castellani e di come ci si mantiene in forma portando la legna. Testo: Lisa Maria Kager

Un castello per irrobustirsi Dal primo cortile si accede alla cappella del XIV secolo che campeggia in mezzo agli altri edifici con il suo tetto a scandole. Anouschka van Rossem la ama soprattutto per la sua incredibile acustica. Comunque anche gli affreschi medievali scoperti da poco fanno della cappella un piccolo gioiello. Nella chiesetta fa freddo. Chiedo come siano le temperature nel castello. La castellana ride: “No, non c’è riscaldamento nel maniero. D’inverno ci arrangiamo con stufe a gas, stufe di maiolica, i corridoi però rimangono sempre freddi. Ma tutto questo irrobustisce; infatti, non so proprio cosa sia l’influenza”. La legna per le stufe dev’essere però prima portata fin nelle stanze. “Anche della palestra non ho bisogno, mi bastano i lavori nel mio castello”, prosegue van Rossem e ride ancora. Dal cortile alle stanze di famiglia si devono infatti salire 104 scalini. Guardando in alto dal giardino si vedono due romantiche finestre ad arco. “Lassù viviamo noi”, dice e indica con le sue mani sottili quasi in direzione del cielo. Mentre volge in alto lo sguardo scorge un uccello che va e viene dal torrione volando attorno al palazzo e spiega: “Quelli lassù sono i nostri animali domestici. I falchi vivono qui nella torre”.

Attraversare le epoche Dalle scale di pietra lungo le antiche mura del maniero si arriva nel cortile successivo. Qui inizio a rendermi conto di come le diverse costruzioni che si sono venute ad aggiungere nel corso dei secoli, nonostante abbiano stili differenti, si siano amalgamate armoniosamente in un unico insieme. Dalla collezione d’armi si prosegue per alcuni gradini e si passa davanti a un albero genealogico molto particolare. Tutti i proprietari del castello con i loro stemmi sono stati artisticamente immortalati per l’eternità lungo il muro della scala. L’albero inizia in cima alle scale con il nome di Konrad von Marling nel 1216 e l’ultima diramazione alla fine delle scale riporta il nome di Cornelis Jan van Sinoutskerke, il padre della castellana.

20 Arte e cultura


Alla fine delle scale entriamo nel castello. Le stanze sono ancora completamente arredate e mostrano, fedeli anche nello stile, come si viveva un tempo. Dalla prima stanza, la cosiddetta stanza dei contadini, si accede a un’antica stube con uno dei primi letti a ribalta in legno, un caminetto e cassapanche gotiche e rinascimentali. Le vecchie tavole del pavimento scricchiolano sotto i passi della castellana quando mi accompagna nella stanza successiva, la sontuosa sala degli specchi. Un solo passo attraverso una soglia di Castel Lebenberg e si inizia a viaggiare nel tempo. Mobili sfarzosi, carta da parati decorata ad arte, tappeti orientali e grandi lampadari trasportano i visitatori agli inizi dell’epoca rococò. Sotto un soffitto a stucchi si prosegue fino ad un’altra porta che si apre sulla sala dei cavalieri con i suoi pesanti mobili scuri. Dalla finestra la vista si apre fino al gruppo dei Lagorai. “Da qui vedo il Corno Nero, il Corno Bianco e Pietralba”, elenca la castellana che mi conduce nella stanza dell’impero, proprio lì accanto. Qui la temperatura è decisamente più alta. La stanza, che fa parte del palazzo, insieme ad altri spazi del primo piano è costruita nella roccia. “Per questo è stato possibile costruire in altezza. Alle cantine si accede salendo anziché scendendo le scale”, spiega la castellana. L’ultima tappa è il giardino francese in stile rococò che si distende, perfettamente curato, ai piedi del castello. Tra il giardino e il fienile c’è un grande gelso. “Ha più di duecento anni”, dice orgogliosa Anouschka van Rossem mentre accarezza la corteccia coperta di muschio dell’albero. La sera quando il sole tramonta e si guarda in alto verso il castello il gelso è illuminato da bellissimi colori. “È in momenti come questo che apprezzo davvero il mio castello”, mi dice.

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Ricerche artistiche Hannes Egger è un artista concettuale. Nato a Lana, è anche curatore, pubblicista, filosofo, direttore di festival e molto altro ancora. Lo incontriamo. Intervista: Ariane Löbert “In principio era il Verbo”. Si può iniziare il ritratto di un artista per lo più mondano con una citazione dal Vangelo di Giovanni? Nell’avvicinarsi a Hannes Egger questa frase quasi si impone. La parola pensata e scritta come punto di partenza del rapporto con il mondo, come inizio di un processo artistico. Hannes Egger, classe 1981, studia prima filosofia a Vienna e a Roma e poi approda all’arte, perché “non avevo più voglia di leggere libri”. La parola scritta per lui era diventata troppo unidimensionale, ciononostante è rimasto fedele al segno scritto. Artisticamente identifica la propria origine nel disegno e disegnare ha a che fare appunto con i segni – i segni si uniscono in linguaggio e siamo già ritornati alla parola. Hannes Egger è un artista concettuale, i suoi lavori sono per lo più installazioni. Oggetti tridimensionali che coinvolgono l’osservatore, lo estrapolano dal suo ruolo di spettatore e lo fanno diventare performer. Come in “The Artist is absent, perform yourself”. L’installazione consta di un podio, un piccolo palco oppure una sorta di piattaforma per la danza e stimola l’osservatore, con brevi indicazioni all’azione, a diventare egli stesso artista performante. A volte è una telecamera a osservare la spontanea espressione artistica, altre volte sono le foto a documentare l’accaduto e non di rado l’artista stesso veste i panni dello spettatore. “Mi piace avere un ruolo da osservatore”, dice Egger e con ciò si riferisce anche all’approccio partecipativo dei suoi lavori. Le chiama “domande confezionate” oppure “ricerche artistiche, in cui il risultato non è ciò che viene esposto”. All’inizio tutto parte da un pensiero o da un’idea, che nel corso dei “lavori di ricerca” si sviluppa in un concetto, nel quale si cela spesso qualcosa di ironico e giocoso. Infine è solamente attraverso l’interazione con il pubblico che scaturiscono le risposte ai quesiti artistici di Egger. “Ciò non accade necessariamente attraverso la lingua o i segni, bensì anche attraverso un movimento oppure grazie al rapporto con un’installazione”, continua l’artista.

22 Arte e cultura


Le opere nascono nella mente

Lana Live

Sono i differenti piani in cui si materializzano gli esperimenti di pensiero a stimolarlo; la spazialità, l’interazione con il pubblico, gli assi visivi e di relazione. Egli è in costante ricerca (l’amore per la lettura non lo ha quindi certo abbandonato), con le puntine fissa alle pareti ritagli di giornale, foto e pensieri scritti, disegna schizzi rudimentali in bianco e nero. Egger è autodidatta, i suoi disegni appaiono sempre stilizzati, estremamente sobri, addirittura minimali. L’unidimensionale, il concluso, ciò che si può appendere in casa o in ufficio gli interessa poco. Le sue opere le ha in mente, lì nascono e la realizzazione avviene spesso con la collaborazione di artigiani, tecnici video e del suono. Per questo il suo atelier, nella vecchia fucina nel maso di famiglia a Lana, è più che altro magazzino, archivio privato, officina.

Hannes Egger non è però solo artista concettuale. Da qualche anno è anche direttore artistico del Festival Lana Live. Il Festival è una riflessione transdisciplinare e monotematica su Lana e i suoi dintorni, un festival culturale che ogni anno si sviluppa in luoghi diversi e a volte insoliti. Attraverso musica, performance, mostre, letture ci si avvicina alle chiese, alla zona industriale e quest’anno anche ai quartieri residenziali di Lana. Egger è tra l’altro coeditore della rivista “Kulturelemente”, una pubblicazione che esce più volte l’anno, dedicata alla politica e all’arte. È curatore di mostre e sviluppa progetti museali, tra gli altri per il monastero Marienberg e attualmente per Castel Tirolo.

La serie “Blanco” esemplifica l’approccio partecipativo di Egger, la sua visione ironica della produzione e ricezione dell’arte. Essa consiste in tanti fogli bianchi, firmati, sui quali il proprietario può disegnare quel che gli piace. L’arte, quindi, in tutto e per tutto secondo il proprio gusto personale – la serie è stata acquistata dalla Provincia di Bolzano. Per il padiglione austriaco alla Biennale di Venezia, Hannes Egger ha ideato l’opera “see you”. In un angolo del padiglione ha installato una videocamera, le cui immagini sono state trasmesse in livestream all’interno del rifugio Kürsinger sotto i 3.666 metri della cima del Grossvenediger negli Alti Tauri in Austria. Per la prima volta si è potuto davvero guardare dal Grossvenediger fino a Venezia – grazie alla creazione di un asse di collegamento tra città e montagna, tra alpinisti e visitatori della Biennale, divenuti essi stessi oggetti d’arte. A Venezia soltanto un piccolo pannello informava sulla presenza dell’installazione.

Nel suo lavoro Hannes Egger fa raramente riferimento alla propria provenienza, non è un “artista locale” – eppure, così afferma, Lana è il posto giusto per lui: né troppo grande, né troppo rumorosa, né troppo caotica. Qui ha famiglia, un cane, un giardino, quattro galline e naturalmente le montagne che affaticano le gambe e liberano la mente.

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La Big Apple nel paese delle mele Helga Plankensteiner e Michl Lösch sono i punti saldi del panorama musicale sudtirolese. Il pianista e la sassofonista e cantante sono una coppia, non solo musicale, da più di venticinque anni. I loro figli sono i loro progetti comuni, primo fra tutti il Festival Lana meets Jazz. Intervista: Ariane Löbert Lana Journal: Cos’ha di particolare Lana meets Jazz? Helga Plankensteiner: È un festival che ogni anno rinasce e che non si occupa solo di musica o solo di cultura, bensì anche di dare sostegno ai giovani. Tutto ciò non capita spesso e dipende sicuramente dal fatto che insegno alla scuola di musica e che tanti colleghi collaborano al festival. Michl Lösch: Si tratta semplicemente di una buona mescolanza, di una vera sinergia. Helga Plankensteiner: Non programmiamo mai con largo anticipo, lasciamo piuttosto che le cose seguano una propria dinamica. Ci vuole sempre l’energia giusta, non devi mai pensare che ci siano cose scontate. Per quanto ci riguarda l’energia ci arriva in gran parte dagli allievi. Infatti questo festival è nato soprattutto per loro e con loro, per dare loro la possibilità di esibirsi davanti al pubblico e di suonare insieme a musicisti professionisti. Come siete arrivati al jazz? Michl Lösch: La musica classica mi è sempre sembrata un po’ noiosa, ho sempre voluto improvvisare e semplicemente suonare quel che mi andava. Con la mia prima band suonavamo “fusion”, un mix di jazz e rock. Poi ci siamo sviluppati sempre più nella direzione del jazz. Allora qui non c’era alcuna possibilità di studiare il jazz; sono quindi andato a Milano da Franco D’Andrea e a Graz. Solo più tardi ci fu la possibilità di partecipare a workshops anche in altri luoghi. Per ascoltare jazz o anche solo per acquistare dischi jazz si doveva andare fino a Bologna, Milano o Monaco. Solo lentamente si è sviluppata anche qui la scena jazz, in primis a Merano, Bolzano e Bressanone con qualche possibilità di esibirsi

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in qualche locale e pub; oramai invece ci sono diversi festival jazz e in ogni conservatorio ci sono anche classi di jazz. Helga Plankensteiner: Per quanto mi riguarda, ho fatto il classico percorso passando dal coro della chiesa alla banda musicale nella quale suonavo il clarinetto. Poi ho studiato canto a Innsbruck e a Milano e sono andata a New York. Solo in seguito ho iniziato a studiare seriamente il sassofono, prima nei workshops, durante i quali ho ascoltato tanta musica, e poi anche attraverso regolari studi al conservatorio. Avete numerosi e diversi progetti: componete, suonate in diversi complessi musicali, siete direttori artistici della rassegna di concerti All that Music a Bolzano… come fate a conciliare tutto? Helga Plankensteiner: Trascuriamo la famiglia e gli amici! Michl Lösch: Ci si deve sempre concentrare solamente sul progetto che si ha davanti. Se in programma c’è la composizione, allora devi concentrarti appunto per qualche settimana completamente su quell’impegno. Helga Plankensteiner: Invece quando si è invitati a progetti di band, è sempre tutto molto rilassato e bello, perché non ti devi preoccupare di nulla, puoi concentrarti soltanto sulla musica. È più difficile con i propri progetti, perché sei tu a doverli scrivere, organizzare e vendere. Ci sono cose che preferite nel vostro lavoro? Cose che vi stanno più a cuore e altre invece che non amate troppo? Michl Lösch: I passatempi preferiti sono naturalmente i nostri progetti. Quando ascolto la mia musica suonata da altri, è davvero una bella cosa. Mentre non è altrettanto piacevole suonare davanti a persone che in realtà non sono interessate alla musica, quando senti che non è scoccata la scintilla. Helga Plankensteiner: Per me non è poi così importante che la gente mi ascolti davvero, deve esserci però l’energia giusta. E questa la si avverte subito. Quanto è importante per voi l’insegnamento, che da una parte vi fa guadagnare il pane quotidiano ma che sicuramente non è solo questo? Helga Plankensteiner: No, altrimenti dovrei smettere subito. Si è in grado di insegnare solo se lo si desidera veramente. E quando lo vogliono gli studenti, cioè quando sono aperti, si esercitano e vivono esperienze di successo. Altrimenti l’insegnamento diventa un lavoro molto difficile. Nel mio lavoro trasmetto tutto ciò che so e questo è molto bello. Suonare e insegnare per me sono tutt’uno: se smetto di fare musica, posso anche smettere di insegnare. Michl Lösch: Io mi sono guadagnato a lungo la pagnotta con l’architettura e quindi non ho mai insegnato con continuità, non ne sarei nemmeno il tipo. Ogni tanto però mi diverte: da poco tengo workshop mensili di jazz a Merano e un laboratorio di pianoforte a Bressanone. Entrambi avete visto il mondo, avete vissuto a Milano e New York, avete vinto premi internazionali, lavorate insieme ai grandi nomi del jazz da tutto il mondo. Cosa vi fa rimanere a Lana? Helga Plankensteiner: Lana è la mia terra. Io insegno a Lana e il mondo non scappa. Michl Lösch: I diversi progetti a cui prendiamo parte ci portano comunque anche lontano in giro per il mondo, oppure attraverso i nostri progetti portiamo il mondo fino a qui.

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Arte e recitazione I Müller non hanno in comune soltanto il colore degli occhi. Ciò che accomuna l’attrice Deborah Müller a suo padre, l’artista Ernst Müller, è la profonda passione. Intervista: Lisa Maria Kager

Lui si descrive come un tipo socievole, lei come “la Debby di Lana”. Detto questo, Ernst Müller è un artista conosciuto anche ben oltre i confini regionali e sua figlia Deborah è un’attrice molto famosa a Monaco. Entrambi sono molto impegnati e quando, come a volte succede, si ritrovano insieme seduti alla tavola della loro casa natia non si annoiano di certo perché sulla vita di entrambi, sia del “papà” sia della “bimba”, si potrebbero scrivere dei romanzi. Passione è una parola importante a casa vostra che si tratti di palcoscenico o di pittura. Cosa significa esattamente passione per voi? Ernst: La passione è qualcosa che ti rapisce. Quando sono in fase creativa, posso stare nel mio atelier da otto a dieci ore al giorno senza uscire neppure per un secondo. La pittura mi assorbe completamente e nulla mi trattiene più. Deborah: Sì, semplicemente, si libera energia. Mi accade la stessa cosa quando sono sul palcoscenico. Io utilizzo il mio corpo per esprimermi e mio padre usa il pennello. La passione con cui lo facciamo è la stessa. Ernst: Ma nonostante tutta la passione che ci si può mettere, la cosa più importante è rimanere sempre critici con se stessi. Sei anche tu autocritica come tuo padre? Deborah: Penso che gli altri vogliano lavorare sempre con me perché quando interpreto una parte riesco a trasmettere una certa emozione. E penso che questo accada, perché sono spesso insoddisfatta di me stessa e quindi provo così a lungo finché appunto ritrovo io stessa questa emozione. Solo da quel momento sono poi in grado di trasmetterla. Altrimenti devo cercare qualcos’altro. E così succede anche con i quadri di papà. Ernst Müller è un pittore autodidatta. A quattordici anni ha iniziato a dipingere, ora ne ha sessantacinque. Ernst, ho saputo che sei un autodidatta. È vero? Ernst: Certo. Solo una volta nel corso della mia vita ho frequentato un’accademia estiva ma riprodurre un boccale non mi dà alcunché. Nel frattempo ho accumulato cinquant’anni di pittura alle spalle e segretamente ne vado anche un po’ fiero. Non ho mai dipinto per guadagnare quattrini ma solamente per la gioia di dipingere. Nessuno mi ha mai insegnato qualcosa. Ho sempre deciso da solo cosa fare e come farlo.

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Deborah, Ernst è un testardo oppure tu come lo definiresti? Deborah: Testardo no, direi piuttosto determinato. Il mio papà ama stare in famiglia ed è molto socievole, su di lui puoi fare affidamento. Se lo chiamassi oggi e gli dicessi che non mi sento bene, lui sarebbe il primo ad arrivare per starmi accanto. Con lui divido gioie e dolori ed è proprio questo che apprezzo tanto in lui. Ernst: Il bene più prezioso dopo la salute è proprio la famiglia e per la famiglia bisogna esserci sempre. Una famiglia intatta ha un valore impareggiabile e impagabile. E tu invece come descriveresti Deborah? Ernst: Mi basta guardarla allo specchio per vedere ancora la mia “bimba”. (Ridono entrambi) Deborah: Caspita, come sono bella! (ride ancora di più) Quindi avete molto in comune oppure come possiamo interpretarlo? Ernst: Sì, per quanto concerne la forza e la determinazione, siamo uguali. Per te che sei un appassionato alpinista, queste sono le stesse qualità che arrampicando possono far comodo, vero? Ernst: Infatti. Durante l’arrampicata corpo, spirito e anima devono essere in armonia per poter raggiungere la vetta. Anche nella vita si scende o si sale, sempre. Solo in un secondo momento si capisce che si è dovuta percorrere quella discesa per poter poi salire sulla cima successiva. Non si deve mai perdere il coraggio. Altrimenti entrambi non saremmo qui, dove siamo ora. Nell’arte però non si arriva mai a raggiungere la vetta della montagna. La via non ha fine, bisogna costantemente lavorare su se stessi per progredire e per poter lasciare prima o poi alle generazioni future determinate testimonianze. Cosa pensi di lasciare in eredità attraverso i tuoi quadri? Ernst: La vecchia architettura che qui in Alto Adige è andata perduta. Per alcuni masi la demolizione era indispensabile ma tanti masi contadini storici sono stati abbattuti per costruirne di nuovi. E questo è un vero peccato. Negli ultimi trentacinque anni ho fissato su tela questi masi in corsa contro il tempo. Quando Ernst Müller racconta la propria arte, inizia a gesticolare animatamente e i suoi occhi azzurri si scuriscono improvvisamente.


E dove lavori alle tue opere? Ernst: Ho sempre sognato di avere un mio atelier ma non ho mai pensato che il mio desiderio si potesse avverare. Ma grazie alla fortuna, al lavoro e alla fiducia in Dio si è avverato e ora siamo seduti qui davanti al mio “castelletto”, la più grande scultura esistente di Ernst Müller.

Deborah Müller è assistente sociale diplomata e a ventiquattro anni ha trovato la sua strada nell’arte drammatica. Dal 2006 al 2009 ha studiato alla Nuova Scuola di Recitazione di Monaco di Baviera (Neue Münchner Schauspielschule) ed è ormai una richiesta attrice per spot pubblicitari, opere teatrali, diversi film e serie televisive all’estero.

Ernst Müller mi guida nel suo “castelletto”, la vecchia casa che con faticoso e minuzioso lavoro ha risanato e ristrutturato. Il suo atelier si trova al piano terra: tele dipinte, colori, fotografie e modelli, nel mezzo un enorme ritratto di papa Ratzinger vestito di rosso. Ernst Müller vi si avvicina, rovista tra vecchie fotografie mentre racconta la sua vita.

Ernst Müller è artista e padre di tre figli. I suoi quadri a olio sono dipinti “con l’anima”. Il nativo venostano è autodidatta e non ha mai smesso di lavorare per perfezionarsi. I suoi soggetti preferiti sono i masi contadini che riproduce usando la tecnica a spatola in vivaci colori.

Ernst, parli volentieri di te stesso? Ernst: Nella vita è importante essere convinti di se stessi senza però scrivere in maiuscolo la parolina “io”. Deborah: (ridacchia) Questo è ciò che ho imparato da mio padre, il senso della realtà. E questo è anche ciò che le persone apprezzano in me. Molti non riescono a credere che io sia rimasta la stessa di sempre. (Deborah guarda il padre) È sempre stato un esempio per me. Ho sempre voluto diventare come il mio papà e ora sono sempre più simile al mio papà. Per fortuna.

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Teatro all’aperto Freilichtspiele Lana Chi non ha voglia di uscire di casa nelle tiepide serate estive? “Tutti all’aperto!”, questo è il consiglio, anche quando si tratta di teatro. In piena estate Lana si trasforma nel palcoscenico di spettacoli teatrali popolari contemporanei che si svolgono all’aperto, con la natura a far da scenografia e cornice al tempo stesso. Un’esperienza teatrale del tutto particolare. Gli spettacoli della rassegna Freilichtspiele Lana hanno luogo negli spazi del Giardino dei Cappuccini all’interno dell’antico monastero. Ogni anno viene proposto un nuovo spettacolo teatrale in cui professionisti e attori amatoriali calcano insieme la scena con l’intenzione di coinvolgere il pubblico rappresentando opere scelte con cui confrontarsi anche su temi d’attualità. Le rappresentazioni si tengono in lingua tedesca e/o in dialetto locale. >> www.freilichtspielelana.eu

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La chiesa parrocchiale di Lana di Sotto e l’altare di Schnatterpeck Annoverata tra le più belle opere del tardo gotico, la chiesa parrocchiale di Lana di Sotto custodisce il suo gioiello, l’altare di Schnatterpeck. Si tratta del più grande altare con trittico dell’intero arco alpino ed è noto anche fuori regione. Sul sontuoso altare spicca il trittico, alto 14 metri e largo 7, in cui sono raffigurati episodi della vita di Gesù: la nascita, il tempio, l’incontro con i Re Magi, l’incoronazione di Maria e la Trinità. L’opera conta in tutto ventiquattro statue ad altezza naturale. Il trittico è stato intagliato in legno di castagno, dipinto e infine dorato all’inizio del XVI secolo dallo scultore svevo Hans Schnatterpeck e dai suoi allievi che hanno impiegato otto anni di lavoro per realizzarlo. L’opera costò alla popolazione di Lana, che a quel tempo contava 800 abitanti, 1.600 fiorini che corrispondevano al valore di tre masi contadini e otto carichi di vino. L’altare di Schnatterpeck venne inaugurato nel 1511 nella chiesa parrocchiale di Lana di Sotto e da lì non è mai stato spostato, neppure durante le guerre.


Le sere d’estate a Lana Un paradiso per collezionisti

Il “giovedì lungo”

Dai tempi antichi

LanaPhil

La chiesa di Santa Margherita

Francobolli rari, monete antiche, cartoline postali storiche e tanto altro ancora: LanaPhil, il grande meeting internazionale per collezionisti, si tiene ogni anno ad aprile e a ottobre nella Casa Raiffeisen di Lana.

“Più lunga è la serata, più giovane è la notte”, mettendo in pratica questo motto a Lana nelle sere d’estate si passeggia, si balla, si fa shopping e non solo. Da fine giugno ad agosto nel centro di Lana è tempo di “giovedì lungo”. Questa rassegna amplifica il fascino delle tiepide serate estive, grazie all’atmosfera vivace e alla variopinta cornice di eventi.

Una regione di castelli, chiese e cappelle. Le tracce del Medioevo sono ovunque, così come quelle del periodo preromanico e romanico. Solo a Lana sorgono più di trenta conventi, chiese e cappelle, testimoni di quest’epoca storica. Tra queste spicca la famosa chiesa di Santa Margherita che presenta elementi architettonici e artistici dell’anno 1000. La chiesa romanica con il tetto verde e oro possiede tre absidi e un ampio ciclo di affreschi. Secondo la tradizione risale al X secolo e pare che sia stata donata dall’imperatrice bizantina Teofano, moglie dell’imperatore Ottone II. Dell’originaria costruzione romanica sono ancora visibili le absidi tonde con gli affreschi del 1215, ai cui basamenti sono raffigurati dei bestiari. La chiesa di Santa Margherita si trova proprio al di sotto della passeggiata “Waalweg” di Brandis ed è comodamente raggiungibile a piedi. Ogni mercoledì da fine aprile a fine ottobre vengono proposte visite guidate.

In quest’occasione i visitatori possono ammirare rari e ambiti pezzi da collezione, possono acquistare all’asta e organizzare scambi. Accanto ai numerosi collezionisti circa sessanta espositori propongono cartoline postali storiche, francobolli, monete, lettere. Ma la lista delle offerte degli espositori è molto più lunga: accanto a prefilatelica, marcofilia, cartoline d’epoca, atti e titoli storici e immagini sacre, si possono trovare militaria, banconote, carte valore telefoniche, pubblicazioni sul Tirolo e altri libri, incisioni e vecchie fotografie. Oltre alla possibilità di acquistare l’evento propone l’esperienza dello scambio e una consulenza professionale. Albert Innerhofer, appassionato collezionista di cartoline postali antiche e storiche, è l’ideatore e organizzatore di LanaPhil che si svolge ormai regolarmente dal 2000. Da poco propone ai collezionisti anche una particolarità: i francobolli personalizzati.

Ogni giovedì sera il centro di Lana ospita musica dal vivo, un programma di intrattenimento in piazza del Municipio e nella zona pedonale tanti stand gastronomici e bancarelle; e ancora emozionanti spettacoli di danza, i mercatini delle pulci in cui scovare piccoli tesori e manifestazioni come “Lana cerca la regina dello shopping”. I bambini si divertono con giochi entusiasmanti, sul castello gonfiabile o con i palloncini modellabili. Tutti i negozi partecipanti, i ristoranti e gli stand gastronomici rimangono aperti per tutta la serata e ogni giovedì trasformano l’estate di Lana in una grande festa per grandi e piccoli. >> www.lana.infogiovedi-lungo

>> www.lanaphil.info

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Meraviglie del giardino alla Giardineria Galanthus

Teatro Musica, prelibatezze gastronomiche e bancarelle, circondati da un mare di piante e fiori. La mostra-mercato “Meraviglie sudtirolesi del giardino” è una festa particolare e non solo per gli amanti del giardino. Teatro di queste particolari giornate autunnali è ogni anno la Giardineria Galanthus di Lana. Più di ottanta espositori provenienti da Alto Adige, Italia, Germania e Austria propongono tutto ciò che ha a che fare con il giardinaggio: un’infinità di decorazioni di tutti i generi per il giardino, pratici utensili per il giardinaggio, vasellame in ceramica e vetro, recipienti per piante, antichità e oggetti in vimini. Si possono trovare prodotti di feltro e tessuti realizzati con il telaio, artigianato, prodotti naturali, piante e sementi, tra cui speciali varietà di rose, bulbi, phlox e arbusti rari. Nel corso dell’evento l’associazione “Giardino Varietale Alto Adige” presenta antiche e rare varietà di frutta e verdura, mentre nella caffetteria nel giardino del convento gli artigiani mostrano tutta la loro maestria. Interessanti conferenze dedicate al tema del giardinaggio e alcune iniziative per i bambini completano il programma. >> www.galanthus.it

Passionsspiele

Il festival Literatur Lana

Gli spettacoli teatrali dedicati alla Passione di Cristo offrono l’occasione emozionante e coinvolgente di rappresentare la religione e di avvicinare un vasto pubblico al meraviglioso mistero della figura di Gesù. Da più di vent’anni gli spettacoli vengono organizzati dall’associazione Braunsbergbühne di Lana.

Pensati per chi legge volentieri poesie e per chi le scrive, pensati per tutti gli appassionati delle parole scritte; i giorni che Lana dedica alla letteratura sono un appuntamento da non perdere. Grazie alle letture e agli incontri a cui partecipano personaggi famosi, il festival del pensiero poetico e della scrittura storica e letteraria è un evento eccezionale. Nella cornice di queste giornate si svolgono numerose letture pubbliche, recitazioni di poeti, autori e artisti.

Da allora vengono portati in scena ogni cinque anni e sono ormai famosi anche fuori regione. Le rappresentazioni comprendono la passione di Cristo, la trasfigurazione e la relativa promessa di salvezza dell’umanità. Ogni spettacolo è un momento culturale importante per tutti gli interessati, gli operatori, i volontari e gli artisti. In futuro si prevede l’integrazione anche di alcuni cori nelle rappresentazioni, in modo da evidenziare l’intenso carattere aulico degli spettacoli. Teatro dello spettacolo è la chiesa di Santa Croce a Lana di Mezzo, costruita nel secolo scorso. Fu edificata tra il 1938 e il 1945, anni economicamente e politicamente difficili, e completata poi nel 1950. La sommità del campanile è tondeggiante e gli abitanti la chiamano “la mela di Lana”. Dietro ai tre portoni della chiesa si aprono tre porte basculanti che simboleggiano la Trinità. Le rappresentazioni si tengono in lingua tedesca e/o in dialetto locale. >> www.passionsspiele.it

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Il festival Literaturtage Lana è organizzato dall’associazione Bücherwürmer che in collaborazione con l’associazione Südtiroler Künstlerbund/Literatur indice anche il premio letterario Lyrikpreis Meran. Nel frattempo questo concorso è divenuto uno degli avvenimenti più importanti della scena letteraria tedesca. Nel corso della finale poeti e poetesse leggono brani delle proprie opere e una giuria di grande levatura li analizza e li giudica. Al termine seguono colloqui e dibattiti dedicati alla poesia contemporanea. Il programma di Literatur Lana prevede anche workshop di scrittura drammatica nell’ambito della Summer School Südtirol con relazioni e riflessioni. Le rappresentazioni si tengono in lingua tedesca. >> www.literaturlana.com


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Dalla terra alla tavola Asparagi, mele, vino. La varietà regionale è grande. Sono sempre più numerosi i contadini e i ristoranti che lavorano e trasformano in proprio i prodotti locali. Facciamo visita al contadino Norbert Kerschbamer, alla famiglia Schwienbacher e al ristorante “miil”. Testo: Petra Schwienbacher Norbert Kerschbamer ama gustare i propri asparagi con il parmigiano e l’olio d’oliva. Accompagnati da un bicchiere di Sauvignon. Naturalmente vinificato nella sua cantina. Norbert è di Lana, lo incontriamo nel suo campo d’asparagi, un terreno di 1.600 metri quadrati. Armato di un coltello per gli asparagi, detto a sgorbia, terminerà oggi la raccolta annuale di questo delicato ortaggio. Con attenzione allontana con due dita la terra attorno alla punta dell’asparago, che fa capolino dal mucchietto di terra. Poi aggancia l’asparago nella parte più profonda. Il quarantanovenne li raccoglie con destrezza uno dopo l’altro e passa così tutto il campo. Vende gli asparagi agli alberghi della zona, alla ristorazione nei dintorni e a clienti privati. Subito dopo la raccolta, gli asparagi vengono selezionati, lavati e consegnati già nel pomeriggio. “La sera agli ospiti verranno serviti gli asparagi raccolti quello stesso giorno”, spiega il coltivatore orgoglioso. Per lo chef Andreas Heinisch del ristorante gourmet “miil” di Cermes è proprio questa regionalità e freschezza a fare la differenza in cucina. Anche la famiglia Schwienbacher del ristoro Hofer-Hof a Cermes acquista ogni primavera gli asparagi freschi per i propri avventori direttamente dal contadino. Sono sempre più numerosi i clienti della ristorazione che fanno attenzione ai prodotti regionali, freschi, portati direttamente dal campo in tavola.

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Tutto fatto a mano Questo pomeriggio, terminata l’ultima raccolta, Kerschbamer deve rivoltare e spianare il terreno. Altrimenti l’asparago continuerebbe a crescere. “E diventerebbe poi troppo alto”, spiega mentre raccoglie uno dopo l’altro gli asparagi dal terreno. Un lavoro faticoso, tutto manuale. Ma quando c’è bisogno le sue figlie danno un aiuto efficace. Dopo anni di esperienza Kerschbaumer vede subito dove l’asparago è cresciuto, anche se la cima non spunta ancora dal terreno. Lì dove si formano piccole crepe nella terra sabbiosa. Taglia l’asparago a 23 centimetri di profondità, perché per la vendita ogni asparago deve avere una lunghezza minima di 20 centimetri. Per evitare che l’ortaggio diventi legnoso, ogni piantina va piantata sotto terra. Inoltre su ogni filare viene ammucchiata altra terra e poi ogni filare viene coperto con teli scuri, in modo che l’asparago non si colori di viola con la luce del sole. Ogni pianta produce circa mezzo chilogrammo di asparagi a stagione, grazie al duro lavoro del contadino. Kerschbamer ha iniziato a piantare asparagi tra i suoi meleti a Lana di Sotto nel 1997. Il terreno è molto sabbioso, ideale per questo ortaggio delicato. La zona poi è fortemente soggetta alla grandine. Nell’arco di venticinque anni è grandinato diciannove volte. Un fattore fatale per le mele.

Prodotti firmati Sull’altro lato dei suoi due ettari di campo Kerschbamer ha piantato vigne e qualche melo. Nel 1998 ha iniziato a vinificare in proprio per consumo domestico. Nel 2003 l’agricoltore ha inaugurato ufficialmente la sua cantina “Weingut Hännsl am Ort”. Oggi produce vini di sette varietà: Pinot bianco, Chardonnay, Sauvignon, Schiava, Merlot, Lagrein e Pinot nero e imbottiglia anche vini DOC. “Il lavoro in cantina mi piace. Si può essere creativi e realizzare un prodotto che porta la propria firma”, dice orgoglioso. Le mele le conferisce in parte alla cooperativa, con la parte rimanente produce succo di mela. I clienti apprezzano la sua dedizione al lavoro e i suoi prodotti. “In quest’epoca in cui regnano i prodotti anonimi, mi piace poter avere un contatto diretto con il consumatore”, racconta Kerschbamer, visibilmente contento di aver intrapreso questa strada.

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Tra canederli allo speck e i dolci “riebl” di grano saraceno Per sostenere contadini come Kerschbamer, la famiglia Schwienbacher acquista per il proprio ristorante Hofer-Hof solo prodotti regionali e coltiva quanti più ortaggi possibile nel proprio orto e nel campo dietro casa. Ciò comporta tanto lavoro e poco guadagno. Ma questo i Schwienbacher l’hanno già messo in conto. “Quando arrivo dall’orto con in mano la lattuga fresca, ai clienti piace ancora di più”, dice Luise Schwienbacher e ride. Ha sessantacinque anni ed è la colonna portante dell’attività. Ogni giorno, da metà marzo a metà novembre, è in cucina a preparare piatti gustosi per i tanti escursionisti di passaggio, insieme a Stefanie, la nuora che di anni ne ha trentuno. Gli uomini di casa, Josef settanta anni e Stefan trentuno, si occupano dell’orto, del campo, della serra ma anche del servizio ai tavoli. Nelle giornate di sole come oggi c’è davvero tanto da fare. Già alle 11 arrivano i primi escursionisti e non desiderano altro che gustare le specialità nostrane. Ordinano i tradizionali canederli allo speck con insalata di cavolo cappuccio, ravioli di spinaci oppure i “riebl” di grano saraceno, una specie di omelette dolce spezzettata. E il piatto del giorno: cordon bleu di carne locale e aglio orsino dal nostro orto. Insalata, crescione, fagioli, rape rosse, bacche e frutta: tutto cresce qui a 800 metri di quota. “Comperiamo verdura solo quando non ne abbiamo a sufficienza. Se possibile direttamente dal contadino”, spiega Luise. Produce personalmente sette tipi di succhi, dal lampone alla ciliegia, dal ribes alla mela. E questa è solo una parte dei tanti prodotti di produzione propria. La famiglia Schwienbacher affumica lo speck in casa. “Una parte però la dobbiamo comperare, perché il nostro non basta”. Solo burro e formaggio devono essere acquistati. E in tavola presentiamo solo ciò che si produce nelle latterie regionali. Gli alimenti non devono percorrere un lungo viaggio. Su questo sono tutti e quattro d’accordo.


Ospitali con dedizione

Un viaggio gastronomico nel vecchio mulino

“Ieri abbiamo fatto di nuovo il pane in casa”, racconta Josef. I tradizionali “paarlen” di farina di segale e poca di frumento. Con finocchio, anice, cumino, crescione, trigonella, sale e lievito. Proprio questi “paarlen” sono la ragione per cui questo maso, attestato per la prima volta nel 1399, è diventato una stazione di ristoro nel 1990.

Prodotti locali di alta qualità vengono lavorati anche nella cucina del “miil” di Cermes, che si trova proprio accanto alla storica tenuta Kränzel e ai giardini del labirinto. Alloggiato in un antico mulino del XIV secolo, il ristorante propone creazioni insolite, una mescolanza di cucina regionale e internazionale: tartare di cervo su letto di bosco, carpaccio di lucioperca con cren di mela e piantaggine, asparago di Marlengo, capretto della Val Passiria, “gröstl” di patate e porcini con branzino. Il menu offre oltre a selvaggina locale e carne di manzo del contadino, anche manzo dagli USA e tonno del Mediterraneo.

“Questa in realtà era la nostra stube privata”, racconta Luise ed entra nella stanza perlinata con la stufa tradizionale contadina e il ponte in legno. Oggi questo spazio è dedicato agli ospiti e solo la parte retrostante della casa è adibita a uso privato. Nel piano più basso si trova la stube della panificazione; qui sin dall’inizio si faceva il pane per il consumo familiare. “Ma la voce si è subito sparsa e si presentavano in continuazione conoscenti per comperare il pane”, spiega Luise. E da qui venne l’idea di vendere pane con speck e formaggio. In quel periodo due punti di ristoro nelle vicinanze chiusero e quindi gli escursionisti affamati e assetati diretti alla salita dell’Ochsentod, venivano a bussare alla porta. Dal 2015 Stefan gestisce il ristorante con vista panoramica su tutta la Valle dell’Adige. Fu subito chiaro che sarebbe stato lui a portare avanti l’azienda familiare. È il più giovane di tre fratelli e una sorella ma ha sempre lavorato nella ristorazione. All’ora della tipica merenda tirolese, servita con speck, kaminwurz, formaggio, pane e un bicchiere di vino, ogni tanto Stefan suona volentieri qualche brano con la fisarmonica per intrattenere gli ospiti. Grazie alla dedizione con cui la famiglia Schwienbacher cucina per i propri ospiti, il ristorante Hofer-Hof ha ottenuto il sigillo “Pura qualità in montagna”. Il riconoscimento viene dato solo alle strutture ricettive di montagna che offrono prodotti autentici, genuini e di qualità.

Da sei anni Andreas Heinisch, trentaquattro anni, è lo chef del “miil”. In cucina taglia i porcini freschi a cubetti. Per i suoi piatti cerca di utilizzare il più possibile ingredienti regionali che acquista dai contadini. “A seconda della stagione ci riforniamo direttamente da contadini dei dintorni”, spiega Heinisch. Questo è un fattore molto importante per lui. Carote, broccoli, cavolfiori, lattuga, rape rosse, fragole, lamponi, mele e anche bacche di goji: tutti ingredienti coltivati dai contadini locali. Quanto più possibile a chilometro zero, appunto. Le moderne creazioni sono il risultato del lavoro dell’intera brigata di cucina. “Per la carne acquistiamo l’animale intero e cerchiamo di utilizzarne ogni parte. Così facendo spieghiamo al nostro ospite che non è buono solo il filetto”, spiega Heinisch. Padre di una bambina, per lui cucinare è tutto, trascorre tredici ore al giorno tra le antiche mura del mulino, “questo mestiere lo devi proprio amare”. E più l’ospite apprezza, più cresce la passione.

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La pasta delle Alpi Naturale, biologica e di grande qualità. Questa è la ricetta del successo dei grissini fatti a mano e delle diverse varietà di pasta di Alexander Gross. Testo: Petra Schwienbacher

Il maestro panificatore prende un pezzo di pasta di farro e lo distende con entrambe le mani. Poi con l’aiuto di una spatolina lo taglia in tante strisce sottili. Allunga ogni strisciolina con tutte e due le mani e le appoggia sulla leccarda. Accade tutto così velocemente che è difficile seguire con gli occhi le singole fasi della lavorazione. Alexander Gross ha mani esperte: compie questi movimenti duemila, tremila volte al giorno, sei giorni alla settimana. Ogni giorno alle 6 del mattino il trentottenne entra nei 70 metri quadri del suo laboratorio nello stesso edificio in cui, al piano di sopra, si trova il negozio PUR Südtirol a Bolzano. La sua giornata di lavoro non termina mai prima di sera. Non mostra segni di fatica e il suo viso si illumina quando parla del suo mestiere. “Non è proprio un’attività tra le più straordinarie ma se ti piacciano le cose strane”, ride e prende in mano un grissino, “e se poi sono anche così buoni, allora è proprio un bel mestiere.” Ogni singolo grissino è tirato a mano e questo lo si capisce sia dalla forma che dal sapore. Secondo Gross, che è nato a Lana e vive a Cermes, i suoi croccanti grissini si abbinano perfettamente alla merenda sudtirolese.

Solo il grano integro La pasta ha riposato un giorno intero, prima di essere cotta in forma di grissini. “Un buon alimento ha bisogno, appunto, di tempo. Se parli di vino lo capiscono tutti, se parli di pane non ti capisce nessuno”, racconta il panettiere, che ogni giorno inforna anche fresche pagnotte. Ha fondato Pastalpina tre estati fa con l’obiettivo di lavorare antichi cereali e di creare prodotti genuini. A quel tempo il panettiere lavorava come venditore per un mulino e già allora faceva attenzione a seguire un’alimentazione sana, per sua convinzione personale. Il passo che lo portò a intraprendere la produzione in proprio di prodotti biologici e di qualità fu quindi breve.

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Fin dall’inizio ha prodotto tre tipi di grissini, al naturale, con pomodoro e con rosmarino, e nove tipi di pasta, da farina di farro dicocco, segale, farro monococco, grano saraceno, grano duro; tutti da produzione biologica di Regiograno dall’Alto Adige o dall’Austria per quanto riguarda l’antico cereale di farro monococco. La farina la fa macinare, senza setacciarla, da un amico panettiere. “Dato che il termine integrale in Italia non è chiaro, si può vendere anche farina bianca con l’aggiunta di crusca come integrale”, si lamenta Gross, “ma integrale è solo il grano integro, che contiene tutte le parti del seme. Per questo è più digeribile”.

Dalla produzione alla vendita, direttamente Dopo aver terminato la preparazione dei grissini, Gross si dedica alla produzione della pasta. Usa solamente farina e acqua. La pressa per la pasta è completamente automatica e modella la pasta in forme diverse: si ottengono le mezzelune rigate, chiamate galletti, oppure le lunghe strisce delle tagliatelle. Di tutte le varietà, Gross preferisce le tagliatelle di farro monococco dal colore leggermente rossastro. Forse perché dopo la lavorazione automatica le lega tutte a mano. In tre ore la macchina lavora un carico di 70 chilogrammi. Gross distribuisce la pasta fresca su numerose grate che va poi a posizionare una sull’altra nell’essiccatoio. La durata dell’essiccazione varia da 16 a 30 ore, a seconda della forma. La temperatura è un segreto aziendale. Ci svela però un piccolo indizio con un sorriso sotto i baffi: “Ci si potrebbe stare al caldo ma senza scottarsi”. Nella parte posteriore del panificio Gross pesa la pasta dopo l’essiccazione, riempie i sacchetti e vi incolla le etichette. Poi le porta al piano di sopra, direttamente ai clienti del grande negozio di PUR Südtirol. Ancora oggi sono tanti i clienti che scendono di un piano per osservare Gross all’opera dalla grande parete vetrata, affascinati dallo spettacolo della produzione. E tante sono le volte in cui il mastro panettiere porta in assaggio agli spettatori grissini appena sfornati. “A volte c’è perfino il tempo per scambiare quattro chiacchiere”, dice Gross e sorride.


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Esperienza al Kränzelhof Tra meditazione e piaceri del palato Alla tenuta Erlebnis Kränzelhof, dove “erlebnis” significa esperienza, il nome è già tutto un programma. Sono tante le esperienze da vivere in questo luogo: la tenuta agricola medievale, l’azienda vitivinicola e l’enoteca, un ristorante gourmet e sette coinvolgenti giardini. La tenuta Kränzelhof ha custodito la tradizione e l’ha arricchita con attività artistiche e culturali. Il giardino dall’amore, della fiducia e della sensualità, il giardino dello Yin e Yang, il vigneto, il labirinto occupano una superficie di ventimila metri quadrati all’interno del parco-giardino che è in continua trasformazione grazie alla crescita delle piante e alle sempre nuove installazioni artistiche. Lungo tutto l’arco dell’anno la tenuta Kränzelhof propone numerose iniziative, dalla meditazione alle mostre temporanee, dalle visite guidate alle degustazioni. Nell’antico mulino, dove per secoli si macinò il grano per ottenere la farina, il ristorante gourmet “miil” propone gustose creazioni ai propri ospiti che possono scegliere di accomodarsi sotto le scure travature, nel matroneo, nelle piccole stube oppure nell’idilliaco giardino. >> www.kraenzelhof.it

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Nutris Il primo ristorante gourmet vegetarianovegano in Alto Adige Alimenti sani, ecosostenibili, genuini, una cucina unica in un ambiente di grande stile: il Nutris, il primo ristorante gourmet vegetariano e vegano in Alto Adige, si trova all’interno del Dolce Vita Hotel Alpiana Resort a Foiana. “Buon cibo secondo coscienza”, questo il motto di Arnold Nussbaumer che con le sue pietanze vegetariane e vegane propone gustose alternative per scegliere un’alimentazione sana. Con convinzione lo chef utilizza esclusivamente prodotti regionali, stagionali ed erbe aromatiche locali. Ciò è possibile attraverso la stretta collaborazione con PUR Südtirol, una ditta locale che distribuisce prodotti di alta qualità, provenienti da contadini e produttori sudtirolesi. Gli ospiti apprezzano le ricette innovative, accompagnate da vini regionali e dalla splendida vista sul paesaggio circostante. La novità di una nutrizione consapevole. >> www.alpiana.com


Assaporare la varietà nei tradizionali Buschenschank

Erbe selvatiche, autoctone e salutari

È piacevole il profumo ricco di tradizioni che si respira nelle antiche stube. Nelle mescite contadine, chiamate Buschenschank, la tavola viene imbandita soprattutto con i prodotti tipici della cucina casalinga sudtirolese. La varietà è grande: si va dal pane casereccio al tipico tagliere di speck sudtirolese, dal formaggio di produzione propria a canederli e gnocchi in tutte le varianti, fino ai famosi Schlutzkrapfen. A tutto ciò si aggiungono i succhi di frutta fatti in casa e i vini prodotti in loco: tutto da coltivazione e produzione propria. Lontano dai ristoranti rinomati, a Lana e nei suoi dintorni regnano ancora gli usi e le tradizioni di un tempo con tanti masi e Buschenschank. Soprattutto in autunno, quando in questa zona inizia la stagione delle castagne, le possibilità di ristoro sono molto apprezzate dagli escursionisti. Le castagne vengono raccolte e arrostite per strada e nei Buschenschank e gustate insieme al Suser, un mosto d’uva dolce, oppure con il vino nuovo. In questo periodo si consiglia di prenotare in anticipo.

Le erbe spontanee e gli ortaggi selvatici sono stati trascurati a lungo, per lo più banditi dalle cucine e dimenticati nei libri di ricette. A torto, in quanto le erbe selvatiche sono tanto gustose, quanto salutari per l’organismo. Per questo motivo a inizio maggio l’evento gastronomico “Erbe selvatiche, sane e genuine” le vede protagoniste per alcune settimane. I ristoranti e le locande partecipanti a Lana, Foiana, Prissiano, Sirmiano e sul Monte San Vigilio creano per gli ospiti deliziose pietanze a base di erbe spontanee e ortaggi selvatici. Accanto all’apprezzata cucina casereccia i cuochi reinterpretano i piatti della tradizione e allestiscono innovativi menu. Tutti gli ingredienti provengono direttamente dai contadini della zona. Inoltre, nell’ambito della manifestazione, gli ospiti interessati hanno modo di scoprire tante cose nuove sulle erbe aromatiche e gli ortaggi selvatici. Oltre alle prelibatezze gastronomiche, l’evento propone escursioni dedicate alle erbe spontanee, corsi di cucina tematici, una festa delle erbe selvatiche, workshops e conferenze sulle erbe curative. Uno degli obiettivi principali, che questa manifestazione culinaria si pone, è quello di ridare ai saporiti ortaggi e alle erbe selvatiche il posto che si meritano nella lista degli alimenti da non dimenticare mai. >> www.wildkraeuter.bz.it/it

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Sul Monte San Vigilio I morbidi rilievi coperti di prati e boschi che sovrastano il paese di Lana sono una zona di villeggiatura amata sia dagli ospiti sia dagli abitanti del posto. Testo: Matthias Mayr

Fin da bambino Ulrich Ladurner era affascinato dall’albergo che sorgeva accanto alla stazione a monte della funivia. “Mi domandavo chi vi alloggiasse, che tipo di gente fosse e cosa accadesse dietro a quelle mura”, racconta. Domande appropriate, perché l’albergo nei suoi anni d’oro, ovvero dagli anni trenta agli anni sessanta, ospitava personaggi illustri, tra cui l’allora cancelliere tedesco Willy Brandt e una famiglia nobile del Sud d’Italia che sul Monte San Vigilio trascorreva le vacanze estive soggiornandovi per interi mesi. Ma lo splendore svanì, l’albergo andò in rovina e il suo stato di degrado era ormai sotto gli occhi di tutti. Il meranese Ulrich Ladurner, fondatore dell’azienda “Dr. Schär” specializzata nella produzione di alimenti senza glutine, decise di non voler più assistere alla decadenza di questa struttura. Rilevò l’albergo, ingaggiò il famoso architetto Matteo Thun e non badò a spese per realizzare qualcosa di completamente unico nel suo genere: il vigilius mountain resort. Legno e facciate in vetro caratterizzano l’odierno aspetto di quest’albergo a 5 stelle a 1.500 metri sul livello del mare. Non segue certo standard internazionali. “Volevo creare qualcosa di particolare”, racconta Ladurner, “e se un tempo fu possibile realizzarlo anche senza una strada, perché non riprovarci anche ora?” All’inizio il nuovo progetto non riscosse tanto entusiasmo tra la gente del posto, così attaccata al Monte da esserne quasi gelosa; l’albergo infatti venne deriso e ricevette appellativi quali “casetta per gli uccelli” e “stalla delle mucche”. Nel frattempo i critici si sono lasciati convincere (oppure hanno scelto di tacere), il contrasto tra la particolare architettura e il paesaggio naturale rimangono.

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In mezzo alla natura Ma il Monte San Vigilio offre tante altre meraviglie oltre all’albergo di Ladurner. I sentieri si dipanano nel paesaggio e raggiungono i rifugi e le malghe dove d’estate gli escursionisti trovano ristoro e leccornie. In inverno il Monte è un posto per intenditori, in cui si scia e si slitta lontano dalla ressa. Ora come allora Monte San Vigilio è chiuso al traffico. Si raggiunge con facilità da Lana con la funivia che, costruita nel 1912, fu tra le prime funivie al mondo adibite al trasporto di persone. La cabina, rinnovata da poco, trasporta i passeggeri e in breve tempo sale ripida fino ai 1.500 metri della stazione a monte. Poi si prosegue con la seggiovia dotata di sedute singole fin quasi alla quota del passo. Da qui brevi passeggiate conducono alla chiesetta di San Vigilio e all’incantevole Laghetto Nero. La sella del monte è raggiungibile con una funivia anche da uno degli abitati di Lana, Pavicolo. Si può salire anche dal versante venostano con la funivia che parte da Rablà. Monte San Vigilio è sempre stato apprezzato dagli abitanti del fondovalle. Le famiglie trascorrevano tutta l’estate nelle case di villeggiatura disseminate tra i boschi e le scuole sceglievano San Vigilio per le classiche gite di maggio. Anche per Ladurner il Monte è una parte dell’infanzia e dei ricordi giovanili, meta di gite scolastiche e con i genitori e la famiglia.

L’Ortles è vicino Monte San Vigilio si estende da Merano in direzione sud-ovest e divide la bassa Val Venosta a ovest dal Burgraviato a est. Sovrasta la conca di Merano con le sue colline e i suoi boschi ed è la propaggine del Gruppo dell’Ortles, il massiccio in cui svetta la cima più alta dell’Alto Adige.


Iniziando dalla Val Venosta sono tanti i paesi che sorgono ai piedi dei suoi versanti: Naturno, Plaus, Rablà, Tel, Foresta, Marlengo, Cermes e Lana. La Val d’Ultimo si estende lungo il fianco meridionale del Monte. Il valico vero e proprio tra la Val Venosta e il Burgraviato si trova a 1.743 metri, su un antico luogo di culto pagano, dove sorge la chiesetta consacrata a San Vigilio e non lontano da dove un tempo correva il confine tra le diocesi di Trento e di Chur. Secondo la tradizione nella chiesetta si invoca il bel tempo e il 26 giugno i pellegrini salgono ancora oggi dai paesi circostanti per festeggiare San Vigilio. La navata è preromanica e al suo interno è possibile ammirare un ciclo di affreschi del XIV secolo, che ritrae i dodici apostoli e la Crocifissione. Utilizzata per lungo tempo come stalla per le mucche, la chiesetta fu restaurata e riconsacrata alla fine dell’Ottocento. Poco distante ai piedi della chiesa viene a formarsi nel periodo del disgelo il piccolo Laghetto Nero in cui si dice appaiano fantasmi e nelle cui calme acque si specchiano gli alberi e il cielo.

Le storie del Monte Il meranese Norbert Menz ha raccolto nel suo libro “Jocher Gschichtn” (Storie del Monte) tutto ciò che c’è da sapere su Monte San Vigilio. Descrive le diverse varietà di piante e il loro impiego culinario o curativo, come ad esempio il cirmolo, la “pianta regina delle Alpi”. Il libro di Menz è molto dettagliato, elenca con precisione tutte le malghe, riporta le calcare e le tane

dei lupi, descrive le persone che vi abitano; originali, plasmate dall’estate in solitudine sull’alpe. La storia e le storie, come quelle di “Wascht”, il pastore della malga Tufer e la ricetta della zuppa d’ortiche di “Wendl”. In questo luogo hanno lasciato tracce anche i Celti. Sono state scoperte coppelle nella roccia e si raccontano leggende di mostri, scheletri e ritrovamenti d’oro.

Ritorno al passato Ladurner sente l’impegno che dedica a Monte San Vigilio come un dovere: “Sono spesso su e mi occupo di cose che gli altri neppure vedono: i rifiuti abbandonati, un tratto di strada o sentiero che va riparato a fine inverno. Mi chiedo: come fare per tenere tutto in ordine, cosa va migliorato?” Il futuro di Monte San Vigilio lo vede nel passato. “Il Monte è ancora vergine e in questo sta la sua attrattiva.” Un tempo Monte San Vigilio era il comprensorio sciistico degli abitanti di Merano e Lana; lo sci club Vigiljoch vi organizzava leggendarie gare sociali. Ma l’odierna industria dello sci ha altre necessità in merito a piste, impianti, gastronomia e divertimento. Ed è per questo che Ladurner preferisce puntare sul “riposo e benessere invernale”. “Consapevolmente controcorrente”, dice. “La gente cerca la semplicità, rifugge da un mondo così complicato, dalle pretese eccessive. Le persone hanno anche bisogno di non lasciare che tutto le travolga, di proteggersi.” Sa che questa via non sarà la più semplice e riflettendo afferma: “Saremo i primi”.

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Innamorarsi di un fiore Appartiene alla più grande famiglia del regno vegetale. Ma non è la sola ragione per cui Valtl Raffeiner le ha dedicato, a Gargazzone, un mondo intero. Testo: Lisa Maria Kager

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“È così grande la sua varietà che è semplicemente impossibile non innamorarsi di questa pianta”, racconta entusiasta Valtl Raffeiner, mentre con le sue forti mani da lavoratore tocca un’orchidea rosa e la scuote con delicatezza. Le piccole labbra viola cominciano a dondolare ritmicamente. “Non è fantastico?”, domanda Raffeiner felice. La passione con cui dal 1970 si dedica al suo mestiere di giardiniere è evidente, così come l’amore per la specie delle orchidee. E per questo motivo, il padre di famiglia e imprenditore, ha deciso di sviluppare il progetto Mondo delle orchidee. “Dopo aver trascorso trent’anni in Puglia impegnato nella produzione di piante mediterranee da vendere in tutta Europa, ho voluto realizzare qualcosa che rendesse felici le persone”, racconta. Così dalla primavera di quest’anno utilizza le enormi serre all’inizio del paese di Gargazzone non solo come vivaio delle preziose piante ma anche come spazio espositivo di tutto il loro colorato splendore. Su mezzo ettaro di superficie è sorto un parco tematico in cui i visitatori trovano tutto quello che c’è da sapere su questa pianta esotica.

Dalle origini al fiore Già all’ingresso del Mondo delle Orchidee un breve percorso informativo racconta con l’ausilio di foto e descrizioni la storia delle orchidee. Questa famiglia vegetale ha 70–80 milioni di anni. Grazie al polline di orchidea scoperto sulla schiena di un’ape conservata nell’ambra è stato possibile stabilirne con certezza l’età. Si passa accanto all’orchidea Dracula e alle felci arboree, poi si prosegue fino a una grande finestra, da cui si può vedere il vivaio. Le orchidee sono in fila una accanto all’altra. “Sono 500 diversi tipi di orchidee e in tutto si tratta di 6.000 piante”, afferma fiero Raffeiner. Dopo qualche passo il visitatore entra nel mondo degli insetti. Uno stretto tunnel conduce in una stanza dipinta di giallo.

“Dobbiamo immaginare di essere un insetto che raggiunge il polline attraversando il fiore”, racconta e passa attraverso il fiore immaginario. Le tinte dei fiori raccolti nella serra coprono una paletta di colori che spazia dall’arancione acceso al giallo ocra, agli accostamenti di viola e verde. “Con la loro bellezza le piante non vogliono sorprendere noi, bensì farsi notare dagli insetti per essere impollinate”, così Raffeiner spiega le particolari gradazioni cromatiche dei fiori. Alcune orchidee perdono addirittura tutte le foglie durante la fioritura, come l’orchidea aerea rosa, dalla quale Valtl Raffeiner stacca un fiore avvizzito. Appassionato di piante, raccoglie da cinque anni orchidee da tutto il mondo per testarne poi resistenza e commerciabilità in laboratorio. “Se ne occupa mia figlia Barbara che ha studiato genetica e ora lavora nel nostro laboratorio”, raccolta orgoglioso il papà. Nel laboratorio vengono anche coltivate le orchidee di Raffeiner che spiega, “la crescita di un’orchidea, dal seme al primo fiore, dura cinque anni”. Si passa accanto ai banani e poi attraversando un ponte sospeso si raggiunge una carta geografica del mondo alta quanto una persona. Questa serve per orientarsi, spiega Valtl Raffeiner. “La maggior parte delle orchidee proviene dalle zone equatoriali dell’Asia, dall’America Centrale e del Sud”, spiega e indica con la mano le aree sulla carta. Quando non lavora Raffeiner ama trascorre il proprio tempo in famiglia o in viaggio per il mondo. Mentre si percorre in sua compagnia il sentiero delle orchidee, racconta sempre volentieri delle sue esperienze nella “vera giungla”. L’imprenditore, nonostante sia a capo di una grande azienda, non sembra stressato: “Bisogna prendersi il tempo anche per vivere”, dice, “questo è molto importante”.

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Lo stile italiano Sa fiutare le tendenze della moda. Consiglia con competenza sia donne che uomini. Lucas Kuntner è più di un semplice venditore di calzature. Testo: Petra Schwienbacher

È un tiepido giovedì sera. La piccola piazza nel centro storico di Lana è immersa in una calda luce. La fontana gorgoglia sommessa, una band suona poco più in là. Nel mezzo tante persone sorseggiano i loro aperitivi e passeggiano tra le bancarelle gastronomiche del piccolo mercato mentre i bambini, palesemente attratti dalla musica, muovono le gambette a ritmo. Nell’aria il profumo di cose buone, un’atmosfera mediterranea nel cuore delle Alpi. Secondo il detto, “più lunga è la serata, più giovane è la notte”, a Lana ogni giovedì sera da fine giugno ad agosto si fa festa fino a tardi durante il cosiddetto “giovedì lungo”. Emozionanti spettacoli di danza, mercatini delle pulci, una ricca offerta di bevande e giochi tradizionali per i bambini, attraggono nella piazza del paese un grande pubblico. A rendere così piacevoli le serate del “giovedì lungo” a Lana, non è solo l’ampia offerta gastronomica e l’intrattenimento: non c’è più traccia dell’attività frenetica che durante il giorno anima i negozi, a quest’ora fare shopping o semplicemente dare un’occhiata alle vetrine è rilassante e conformato allo spirito della vacanza. Questo clima si addice particolarmente agli eleganti negozi di calzature, come il Calceus, oppure il piccolo In Piazza, di fronte alla fontana. Sono solo 24 metri quadrati ma l’atmosfera è di grande carattere. Un tempo questi spazi erano occupati da un negozio di generi alimentari. Il pavimento in legno, il bancone e i vecchi scaffali sono quelli originali. Oggi però espongono scarpe. Calzature italiane, di vera pelle, sneakers ricercate accanto a stivaletti e calzature in stile collegiale. Giovani e moderne. “In Italia si produce semplicemente il meglio, nella moda, nelle calzature e negli accessori”, spiega Lucas Kuntner. Il trentatreenne oggi è in negozio già dalle tre del pomeriggio. I giovedì lunghi sono per lui interminabili giornate di lavoro, “ma ora non ne potrei più fare a meno”.

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Il negozio In Piazza aprì dieci anni fa, quando Lucas Kuntner entrò nell’azienda di famiglia. La passione per la moda e per l’eleganza è una tradizione per i Kuntner. Lucas iniziò il suo percorso professionale come venditore di scarpe già all’età di tredici anni, quando nei mesi estivi aveva la possibilità di dare una mano nel negozio del padre. Dopo la scuola superiore proseguì gli studi in lingue e management turistico a Verona e dopo il diploma rientrò nell’azienda di famiglia. E quando non è nel suo negozio In Piazza, lo si può trovare sulle piste come maestro di sci. Kuntner è infatti anche direttore della Scuola di sci del comprensorio di Monte San Vigilio, una meta ideale per le famiglie.

solo della vendita e del contatto con i clienti, c’è tanto lavoro dietro le quinte prima di esporre le scarpe in vetrina”. Kuntner isita fiere e showroom a Milano e sceglie le nuove collezioni per la stagione entrante. Cerca sempre di riconoscere in anticipo quello che sarà il trend. Ha il fiuto giusto per ciò che farà tendenza. Tanti dei suoi clienti confermano questa sua dote: “Se cerchi la vera qualità italiana, devi andare da Kuntner”. Nel suo negozio giovedì sera d’agosto i clienti sono tanti. Mentre fuori prosegue la festa, Kuntner mostra diverse calzature, moderne scarpe di cuoio blu scuro, in pellame nero lucido, stivaletti bordeaux. Tutte con suola importante. “È il trend di quest’anno”.

Insieme al padre e alla sorella coordina gli acquisti dei tre negozi di calzature di proprietà della famiglia, mentre gestisce da solo il marketing e i social media. Padre di una bambina di due anni, spiega entusiasta che ama i suoi diversi compiti. “Non si tratta

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La Piscina Naturale di Gargazzone nuotando immersi nella natura I bambini giocano con i sassolini e sguazzano nella vasca per i più piccoli che riproduce il corso naturale di un ruscello. Nel frattempo i genitori si rilassano sdraiati sul prato oppure seduti sul bordo della piscina lasciando ciondolare le gambe nell’acqua rinfrescante e ammirando le ninfee. Nella Piscina Naturale di Gargazzone si divertono tutti, grandi e piccini. Simile a un’oasi naturale, lo stabilimento è dotato di un ecosistema sostenibile e autarchico, in cui chimica e cloro sono superflui e l’acqua si pulisce da sé, grazie alla presenza di piante d’acqua, fitoplancton e zooplancton. A questo si aggiunge il filtro vegetale che fa circolare l’acqua dello stagno. In tutto sono 2.200 i metri quadrati di superficie balneabile a disposizione degli ospiti: una vasca per i più piccoli, un settore non nuotatori con una profondità massima di 1,20 metri, una piscina di 50 metri e una divertente vasca profonda 2 metri. A disposizione dei piccoli e grandi visitatori ci sono anche giochi per bambini, un campo da beach volley, il ping pong e il calcetto. La Piscina Naturale si trova nei pressi della stazione ed è raggiungibile anche senz’auto, semplicemente in bicicletta, in treno o a piedi. Una linea Citybus collega a intervalli regolari la piscina al centro del paese. >> www.naturbad-gargazon.it

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Estate Bambini a Lana Esperienze, scoperte, creatività Diventare un detective almeno per una volta, è il sogno di ogni bambino. Sul Monte San Vigilio questo desiderio diventa realtà. Nel bosco, il più grande tra i parchi di avventure, i detective della natura scoprono le impronte degli animali e altre cose misteriose. E non è tutto. L’Estate Bambini a Lana prevede anche un trekking in sella ai lama, un’arrampicata, un corso di cucina per bimbi, avventure al chiaro di luna e incredibili escursioni. I piccoli partecipanti non solo si divertono ma si scatenano tra avventure, esercizio fisico, scoprendo tante cose nuove e dando libero sfogo alla loro creatività. Nel frattempo mamma e papà possono godersi una mezza giornata di tempo libero. Il variegato programma dell’Estate Bambini offre a luglio e agosto, dal lunedì al sabato, numerose attività. Due assistenti esperte/i si prendono cura dei bambini dai sei ai quattordici anni di età. Tutti i partecipanti dovranno essere muniti di scarpe robuste, zainetto, pullover, giacca impermeabile, cappellino. Dato che le iniziative sono molto amate e richieste, consigliamo di prenotare per tempo le attività preferite dai vostri bambini. >> www.lana.info/estateperbambini


Passeggiate I Waalwege: sentieri d’acqua e di storia Camminando lungo i Waalwege si attraversano vigneti, frutteti e boschi di castagni in un itinerario perfetto dalle prime giornate di primavera fino all’autunno inoltrato. La vista si apre sul panorama delle montagne circostanti e sull’ampia vallata dell’Adige. Questi sentieri, che si addentrano in un paesaggio meraviglioso, sono la testimonianza di antiche pratiche agricole e della storia culturale del territorio. I Waalwege furono costruiti in epoca preindustriale e percorsi dal guardiano delle acque che provvedeva alla manutenzione dei canali artificiali, i “Waale”, destinati un tempo alla canalizzazione dell’acqua per l’irrigazione di campi e prati. Due di questi percorsi sono comodamente raggiungibili dal paese di Lana: il Waalweg di Brandis e il Waalweg di Marlengo. Il primo comincia dalla strada delle Palade a Lana di Sopra, conduce al convento di Lanegg e poi alla chiesa di Santa Margherita per giungere infine alla cascata nella gola di Brandis a Lana di Sotto. Il Waalweg di Marlengo inizia, dopo una prima salita lungo via Raffein, nei pressi della via Val d’Ultimo e prosegue poi pianeggiante fino a Tel. Da qui si ha la possibilità di continuare la camminata fino a Merano, percorrendo il Waalweg di Lagundo e la passeggiata Tappeiner.

Grande varietà di percorsi ciclabili a Lana Attraverso frutteti, boschi e prati, lungo i tornanti delle strade dei passi, salendo verso le malghe e le cime: a Lana e dintorni sono tanti e diversi i percorsi adatti sia al cicloturismo sia alla mountain bike e alla bici da corsa. Numerose e tutte da scoprire sono le piste ciclabili verso Bolzano, lungo la Val Passiria e la Val Venosta. Un itinerario particolarmente amato e adatto a tutta la famiglia è quello che segue l’antica Via Claudia Augusta in Val Venosta. Lungo la ciclabile ci sono tante piscine all’aperto. Questo e tanti altri percorsi sono adatti alla bicicletta classica ma anche alla moderna bici elettrica, con la quale è possibile esplorare i dintorni in tutta comodità. Chi ama la bici da corsa può scegliere tra le tante strade dei passi e i biker trovano innumerevoli tour per mountain bike. Il centro per il noleggio di biciclette a Lana dispone di mountain bike, biciclette da corsa e bici elettriche e organizza escursioni ciclistiche guidate. Con la “bikemobil card” è possibile usufruire di tutti i mezzi di trasporto pubblici per uno, tre o sette giorni e di una bicicletta a noleggio per una giornata.

Le buche del Golf di Lana Adagiato ai piedi delle rovine di Castel Brandis, il campo da golf di Lana gode di una vista panoramica sull’ampia Valle dell’Adige e sui frutteti. Nello storico scenario di Castel Brandis il famoso designer di campi da golf inglese, Michael Pinter, ha progettato uno splendido campo a 9 buche: 2.793 metri di lunghezza (2.436 per le donne), tre Par 3, quattro Par 4 e due Par 5 (Par 70). Il percorso con il suo ridotto dislivello è adatto a golfisti di ogni età e di ogni livello. La sua lunghezza è abbastanza impegnativa e richiede anche ai più esperti slancio e precisione nei colpi. Grazie al clima mite è possibile giocare su questo campo quasi tutto l’anno. Per migliorare la tecnica è possibile iscriversi all’annessa scuola di golf. Le lezioni di golf sono tenute da professionisti altamente qualificati. >> www.golfclublana.it

>> www.lana.info

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Magia invernale a Lana A Lana e nei suoi dintorni non ci si annoia mai, neppure nella stagione invernale. In questo periodo sono tante le proposte gastronomiche, le atmosfere natalizie e le interessanti attività che affascinano grandi e bambini. Testo: Petra Schwienbacher Nevica e il tempo sembra fermarsi. Sotto le cime innevate e accanto ai laghetti alpini tutto è più silenzioso e ovattato. Anche l’inverno offre infinite possibilità di divertimento all’aperto: dallo sci allo slittino, dal pattinaggio alle escursioni con le racchette da neve. Lana e i suoi dintorni offrono itinerari invernali a piedi per tutti i gusti, piste da slittino e comprensori sciistici adatti alle famiglie con piste per principianti e progrediti. In inverno nella romantica gola di Lana viene allestita una pista di pattinaggio su ghiaccio circondata dalle imponenti pareti rocciose. Su questa pista e sulla superficie del Laghetto Nero a Monte San Vigilio è possibile cimentarsi anche con i birilli su ghiaccio, un’antica pratica sportiva dell’arco alpino. Dopo una piacevole attività sportiva ci si ristora nell’atmosfera natalizia dei mercatini di Lana e dintorni con tisane calde, l’aromatico vin brulé e i piatti tipici della tradizione locale.

Escursioni nel paesaggio innevato Camminando nella natura invernale con o senza racchette da neve si ritrovano energia e gioia di vivere. È davvero piacevole inoltrarsi nella natura incontaminata della Val d’Ultimo e nel comprensorio chiuso al traffico di Monte San Vigilio: i numerosi sentieri si dipanano nel paesaggio e offrono panorami meravigliosi sulle montagne. I percorsi tra i boschi di larici e le radure di Monte San Vigilio, alto 1.500 metri, si raggiungono in pochi minuti di funivia dal paese di Lana. Alla stazione a valle è possibile noleggiare le racchette da neve.

48 Incantevole inverno


Anche in Val d’Ultimo la scelta di itinerari è ampia: sono molto apprezzate le zone attorno al punto di ristoro di Steinrast e dell’alpe Schwemmalm, in cui vengono organizzate regolarmente escursioni guidate. È possibile noleggiare le racchette da neve presso lo Steinrast oppure al noleggio di sci a San Nicolò. Altri affascinanti percorsi si trovano in Alta Val di Non all’altezza del Passo Palade, verso la malga di Monte Luco e attorno al Laghetto di San Felice, un luogo particolarmente incantevole.

Tanta varietà: sci alpino, sci di fondo, slittino Da Lana si raggiungono facilmente i cinque diversi comprensori sciistici attorno a Merano. Il più vicino è Monte San Vigilio, in cui anche grazie alla chiusura al traffico si respira un’atmosfera nostalgica. L’inverno trascorre come un tempo tra battaglie di palle di neve e discese in slittino lungo i due chilometri di pista che attraversano il luminoso bosco di larici. Il piccolo comprensorio di Monte San Vigilio è ideale per le famiglie: con i suoi dolci pendii e i cinque chilometri di piste facili e adatte ai bambini, ai principianti e a chi ama sciare in tutta tranquillità. Se le condizioni di innevamento lo permettono, le piste da sci e da slittino sono aperte tutto l’inverno, mentre i due skilift rimangono aperti solo il fine settimana, nel periodo natalizio e nella settimana di Carnevale. Il noleggio delle slitte si trova presso la stazione a monte.

A poca distanza da Lana si estende anche il comprensorio sciistico di Merano 2000, anch’esso adatto alle famiglie. L’altipiano sopra la città di Merano offre più di 40 chilometri di piste di facile e media difficoltà per sciatori principianti ed esperti. Il comprensorio è facilmente raggiungibile con la funivia da Merano. Nella parte più interna il nuovo snowpark attende snowboarder e freestyler con vari ed emozionanti rails, tubes e boxes. I più allenati hanno la possibilità di sciare anche in notturna sulle piste illuminate o scendere con romantiche fiaccole. A Merano 2000 l’offerta è ampia anche per i bambini. Accompagnati da personale esperto, i bimbi si avvicinano in modo ludico allo sci nell’area a loro riservata, il “Luckis Kinderland”. Possono scendere a tutta velocità con lo slittino lungo la pista di tre chilometri, che a volte rimane aperta che di sera. L’Alpin Bob con la sua pista su rotaia è un’esperienza unica non solo per i bambini. Si tratta della prima pista su rotaia in Alto Adige ed è lunga quasi un chilometro per la gioia e il divertimento di tutta la famiglia. Gli amanti della natura e le famiglie si trovano a proprio agio nel comprensorio sciistico dell’alpe Schwemmalm in Val d’Ultimo. Tra i 1.200 e i 2.600 metri di quota si sviluppano in tutto 25 chilometri di piste ampie adatte sia ai bambini che ai più preparati. La pista più lunga, con il suo dislivello di 1.100 metri, promette cinque chilometri di puro divertimento. I bambini vengono accuditi presso l’asilo sulla neve, “la tana dell’orso”, e mamma e papà

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si godono qualche pista da soli. In valle i meravigliosi percorsi per le escursioni invernali conducono di maso in maso fino ai rifugi a quote più alte. A Pracupola si trovano la pista da pattinaggio su ghiaccio e uno dei più bei tracciati per lo sci di fondo di tutto l’Alto Adige. La pista risale lungo la valle e proprio lungo il percorso all’altezza di San Nicolò è possibile noleggiare l’attrezzatura da fondo. Il comprensorio sciistico di Plan in Val Passiria a gestione ecosostenibile offre piste adatte a tutta la famiglia e discese più impegnative. Il paesino è una meta molto amata anche perché essendo chiuso al traffico permette ai bambini di muoversi sulla neve senza pericoli. Le serate trascorrono in compagnia nelle baite, sciando sulle piste illuminate e passeggiando con le fiaccole. Romantici sentieri e slitte trainate da cavalli conducono attraverso il bosco innevato. In paese si trova anche una pista naturale per il pattinaggio su ghiaccio, una pista da slittino lunga tre chilometri e piste da fondo illuminate anche di sera. Ogni anno a Corvara svetta nel cielo una torre per l’arrampicata su ghiaccio. Il quinto comprensorio, in cui la neve è assicurata, è il ghiacciaio della Val Senales con 35 chilometri di piste di diversi livelli di difficoltà che partono da oltre 3.200 metri di altitudine. Sciando si gode di una vista spettacolare sulla maestosa catena alpina. La discesa che porta fino a valle è lunga 8 chilometri e in soli sei minuti la moderna funivia riporta gli sciatori alla stazione a monte. Per concludere in bellezza una splendida giornata sugli sci, ci si può destreggiare sui tre chilometri della pista da slittino oppure sul magnifico anello in quota dedicato allo sci di fondo.

Tempo d’Avvento, tempo di “Polvere di stelle” A Lana si respira un’atmosfera particolare nelle settimane che precedono la vigilia di Natale. Nei weekend dell’Avvento e nella mattinata che precede la vigilia di Natale le diciannove bancarelle del mercatino natalizio coinvolgono ospiti e locali nello spirito natalizio, offrendo specialità culinarie, artigianato e un festoso programma di eventi. L’aria profuma di pino mugo e cirmolo, di castagne arrosto, zenzero, chiodi di garofano e arance. Una musica dolce accompagna i visitatori mentre passeggiano e assag-

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giano cioccolato alla frutta, formaggio stagionato di montagna o speck sudtirolese. Tra i tanti prodotti di lana, feltro, cera, vetro e legno è possibile trovare un piccolo presente o un regalo di Natale per i propri cari. I bambini si divertono in sella al pony, osservando la famigliola di pecore del maso Mair-Rimblhof e lavorando nell’officina di stelle (laboratorio di bricolage per bambini). Ogni anno durante l’Avvento la ragazza di “Polvere di stelle” distribuisce i biglietti della lotteria natalizia. Tentando la fortuna si ha la possibilità non solo di vincere un premio ma anche di contribuire a una buona causa. Parte del ricavato della lotteria è devoluto al progetto “Stille Hilfe”, impegnato ad aiutare le famiglie bisognose affinché non si sentano abbandonate al loro destino. Nella vicina città di Merano viene allestito ogni anno uno dei più bei mercatini natalizi dell’arco alpino. Il mercatino trova spazio sulle passeggiate lungo il fiume Passirio e ha inizio già a fine novembre.

Alle Terme di Merano per rilassarsi durante il freddo inverno Le Terme di Merano sorgono al centro delle storiche passeggiate della città di cura. Il cubo in vetro, acciaio e pietra dell’edificio si affaccia sulla piazza che nel periodo natalizio, per la gioia dei bambini, ospita un recinto di pecorelle e grandi palle di Natale adibite a chioschi per la ristorazione. Aperte 365 giorni l’anno le Terme offrono venticinque vasche e un’ampia area dedicata alla sauna. Una visita alle terme rappresenta il giusto coronamento di una giornata di vacanza, non solo d’estate dopo una camminata ma anche d’inverno dopo lo sport sulla neve. Il centro Spa e Vital propone trattamenti benessere rilassanti a base di siero di latte e miele, mela e uva, erbe aromatiche e lana. Due grandi piscine esterne con vista sul Gruppo del Tessa sono aperte tutto l’anno. L’atmosfera diventa ancora più romantica quando cadono i fiocchi di neve e in lontananza risuonano i canti e le melodie del mercatino natalizio.


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Editore e coordinazione © 2017 Associazione Turistica Lana e dintorni Via Andreas Hofer 9/1, 39011 Lana tel. + 39 0473 561 770, fax. + 39 0473 561 979 www.lana.info Autori Lisa Maria Kager, Ariane Löbert, Petra Schwienbacher, Matthias Mayr Redazione, traduzioni e correzioni Ex Libris cooperativa, Bolzano – www.exlibris.bz.it Grafica, redazione fotografica ganeshGraphics, Lana Foto Cover Ganesh Neumair Da sinistra a destra p. 1 IDM Alto Adige/Alex Filz, Ganesh Neumair p. 2–3 IDM Alto Adige/Frieder Blickle, Ganesh Neumair, Claudio Gretter, Cantina Merano Burggräfler/Renè Riller p. 4–5 Ganesh Neumair, IDM Alto Adige/Frieder Blickle p. 6–7 IDM Alto Adige/Marion Lafogler, Ganesh Neumair, IDM Alto Adige/Damian Pertoll, IDM Alto Adige/Jessica Preuhs, Associazione Turistica Val Senales/Helmuth Rier p. 10–13 Anna Gruber p. 14–15 Lanafruit p. 16–17 Hans Laimer, Ganesh Neumair p. 18–19 Sandwiesnhof, Ganesh Neumair, IDM Alto Adige/Frieder Blickle p. 20–21 Ganesh Neumair, IDM Alto Adige/Clemens Zahn, Castel Lebenberg p. 22–23 Elisa Nicoli p. 24–25 Andreas Marini, Patrick Schwienbacher p. 26–27 Ganesh Neumair p. 28–29 Andreas Marini, IDM Alto Adige/Frieder Blickle, Ganesh Neumair p. 30–31 Ganesh Neumair, Paul Peter Gasser, Stefan Moses, IDM Alto Adige/Jessica Preuhs p. 32–33 Anna Gruber, IDM Alto Adige/Alex Filz p. 34–35 IDM Alto Adige/Alex Filz, IDM Alto Adige/Marion Lafolger p. 36–37 Pastalpina p. 38–39 IDM Alto Adige/Alex Filz, Dietmar Denger, Günter Standl, Veronika Felder, Associazione Turistica Val Senales/Helmuth Rier p. 40–41 vigilius mounatin resort p. 42–43 Orchideenwelt/Helmuth Rier, Ganesh Neumair p. 44–45 Ganesh Neumair p. 46–47 Georg Mayr, IDM Alto Adige/Alessandro Trovati, IDM Alto Adige/Frieder Blickle, Laurin Moser, Golfclub Lana p. 48–49 Ortler Skiarena/Alex Filz, Associazione Turistica Val d’Ultimo/Alex Filz p. 50–51 Ortler Skiarena Vigiljoch/Alex Filz, Florian Andergassen, Terme Merano Stampa LanaRepro

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