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BEST VOGUE

ALL’INTERNO

Monia Merlo E LA SUA FOTOGRAFIA IN PUNTA DI PIEDI

N° 001 - APRILE 2014 PHOTOGRAPHER: MONIA MERLO MODEL: GIULIA BELTRAME MUA & HAIR STYLIST: MARCELA BANTEA DRESS: FOXY BROWN PADOVA


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MONIA MERLO

“Fotografia in punta di piedi” di BARBARA MARIN

Ha raggiunto le 101 foto in “BEST OF” su Photovogue. La copertina del nostro Tabloid n.1 é un omaggio a lei e ai suoi successi. La fotografia che ritrae Giulia Beltrame, pettinata con un’acconciatura in bilico tra passato e futuro, raccoglie in un’unica immagine una storia vera. Un architetto e la sua passione per la fotografia che é diventata inaspettatamente una professione. Non lo immaginava nemmeno lei, quando da ragazzina guardava le foto di Camillla Akrans. E’ passata da un amore all’altro, perché per amare bisogna sperimentare. Turbeville, Moon, Roversi, Ghirri, Woodman. E il destino un giorno si gira e chiama lei. Sì, proprio lei, che ha divorato con gli occhi le pagine patinate dei giornali dove ora é deve dimostrare chi é. Forse prima d i tutto a sé stessa. E così, la ragazzina che sognava, arriva a toccare il mondo degli dei. L’olimpo fotografico per eccellenza. Io la riconoscerei tra mille, perché sopra ogni cosa Monia ha uno stile. Capita che la fotografia nasca da un bisogno di raccontarsi attraverso gli altri. Oggi Monia, quel percorso interiore lo ha compiuto, fino all’ultimo dialogo con il suo inconscio. Monia ama la fotografia. Monia ama l’eleganza e le cose dette a bassa voce. Monia legge Vogue da quando aveva 12 anni. Monia oggi può permettersi di non raccontare sé stessa, di dimenticarsi di chi é e perdersi dentro l’obbiettivo. “24-70 e 70-200” mi risponde quando le domando


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MONIA MERLO che lente preferisce usare. “Mark II 5d”. La macchina. Sembra facile. Sembra quasi che bastasse possedere quell’attrezzatura e una modella davanti per imitare il suo accento fotografico. E’ che dietro quella Mark II c’é lei. Non io. Non voi. E questo fa la differenza. Monia dice tante cose ma é di poche parole. Monia trasmette molte emozioni ma delle sue é molto gelosa. Monia é il linguaggio del corpo, é l’eco di una mano posata su un fiore, è l’onomatopeica di una bocca chiusa, un viso senza occhi, un petalo senza stelo. Per sottrazione, lei aggiunge. Monia Merlo é tutto questo e altrettante misteriose cose che si nascondono tra le dominanti dei suoi colori. Nella posizione di un braccio. Nella prossemica delle gambe in uno spazio aperto o calustrofobico. Non smetto mai di pensare alle sue fotografie. Non solo quando scatto ma anche quando penso al mondo in cui vorrei posare gli occhi per sempre. Niente realtà. Non serve mostrare quel che tutti già vedono. Monia rivela le voci di un coro che cammina all’indietro, quelle voci al sapore di latte e ciliegia delle sue bambole in carne ed ossa. Quei segreti tra le trine e i toulles in realtà non sono svelati, sono solo una provocazione pendente sul senso della femminilità, della sua collocazione non solo nella moda ma sono certa, anche nella vita. Se pur immaginata.


PHOTOGRAPHER: MONIA MERLO


PHOTOGRAPHER: MONIA MERLO “FOTOGRAFIA IN PUNTA DI PIEDI” di BARBARA MARIN MODEL: MARIA TESSARIOL


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ALESSANDRA BARSOTTI

“Fotografa del mese di Aprile” di BARBARA MARIN

L’ecletticismo fotografico é cosa di pochi. Non esiste una definizione sensibile per tratteggiare i contorni di Alessandra Barsotti. Debordante e silenziosa. Un ossimoro visivo contestuale alla sua posizione dietro la macchina fotografica. Intima e schiva, si traduce in ritratti di natura, imitando la parte più profonda del sé. Esplode in silenzi afoni la raffinatezza, nascosta dietro una velina di rete, dentro gli occhi di una bellissima modella. Ritrarre é l’animus questo é. Riuscire a ritrarre ogni cosa come se ogni cosa avesse un volto, oltre l’essere umano. Come se ogni cosa avesse un’anima oltre l’esistenza. Così i suoi fiori e le sue piccole gocce d’acqua che sembrano perle d’amore mai cadute, così i suoi astratti, fabbricazioni di fantasia che riportano allo stesso animus espressivo. Anche una carta arrotolata, geometrica ma mai troppo ha una faccia e sa parlare. Dal blu eclettico dell’iride, Alessandra non documenta, inventa. Nessun verismo da patologiche imitazioni, anzi una semplicità disarmante che rivela un’artisticità che si evolve in sé come un crisalide. A tratti, quasi struggente. Un velo di malinconia che copre tutto, come una leggera tela ghiacciata. Eppure nessuna cosa piange, semmai si schiude alla vita. Faticosamente. Ma lo fa. Gocciola, sfocato come un segreto rivelato a pochi, il sesto sen-


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ALESSANDRA BARSOTTI so di Alessandra, quel saper cogliere l’attimo, quello fuggente. Quella stessa sensazione da cinematografo che mi fa sentire dentro la voglia di salire su un tavolo e dire “E’ così che fai tu - Guardi da ogni punto di vista la stessa cosa che gli altri vedono con una sola retina”Capitano. Mio capitano. E’ una donna al comando delle sue emozioni. Tira le redini e gestisce il suo sentire con equilibrio e punte di genialità. L’oggi é decostruito in eternità. Perché cogliere l’essenza in ogni abitante del mondo, sia di carne o pietra o legno o acqua, o occhi - da un sapore di dea alla donna del sentire acuto, senza voce, debordante di cuore. Quella donna con le redini che guida i sensi dall’ipofisi al cuore. Felice di averla conosciuta. Alessandra é imprendibile.


PHOTOGRAPHER: ALESSANDRA BARSOTTI


NON DOCUMENTA, INVENTA

E’ COSÌ CHE FAI TU - GUARDI DA OGNI PUNTO DI VISTA LA STESSA COSA CHE GLI ALTRI VEDONO CON UNA SOLA RETINA


PHOTOGRAPHER: ALESSANDRA BARSOTTI


PHOTOGRAPHER: FABIO BERG

PHOTOGRAPHER: ERWIN ERRIYANTO

PHOTOGRAPHER: DAMIANO ERRICO

PHOTOGRAPHER: BROOKE SHADEN


PHOTOGRAPHER: CLAUDIO FERRARI

PHOTOGRAPHER: LARA ZANARINI

PHOTOGRAPHER: FAHMI BHS


PHOTOGRAPHER: AJIE AL’RASYID

PHOTOGRAPHER: ALAIN LABOILE

PHOTOGRAPHER: NATI KEREN

PHOTOGRAPHER: AMI STRACHAN


PHOTOGRAPHER: SARAH LEE

PHOTOGRAPHER: CARLOS SILVA AVLISILVA

PHOTOGRAPHER: DIEGO LOFFREDO


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ROBERTO PIREDDU

“Sagome erranti” di IVANO MERCANZIN

Ho conosciuto Roberto con le sue location fatiscenti, case abbandonate, muri sbrecciati, pareti scrostate, natura che a volte incombe gli spazi e li divora. In mezzo a questo abbandono una figura, indefinita, immobile, evanescente , ectoplasma, sagoma , essere quasi senza consistenza. Ora questi personaggi , la firma per eccellenza di Roberto, sono collocati all’esterno, sono usciti dai loro anfratti , dagli angoli abbandonati e camminano veloci nel mondo. Ecco allora una sagoma che erra di fronte ad un negozio e un cagnolino, unico essere visibile , che la osserva. Ora un’altra figura scende le scale accompagnata da graffiti al muro, segni del nostro tempo, linguaggi universali, messaggi in bottiglia lasciati nel mare dell’indifferenza. “Esiste poi un posto a Cagliari dove puoi mangiar a qualsiasi ora” si legge in un poster che ci colloca nella splendida isola di Roberto e ancora il consueto passante indifferente che passa e avanza con il suo ombrello in movimento.


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ROBERTO PIREDDU Ma e’ l’immagine del natante immobile , che attira maggiormente la mia attenzione, questa imbarcazione residuo di un tempo che fu , ora abbandonata a se stessa, chiglia ferrosa inanimata che ha solcato mille mari, visto mlle mondi, che ora giace inerme , carcassa di ferro , che sopravvive all’assedio del tempo e del mare, cattedrale immobile ancorata a se stessa e la figura, ombra umana, passa oltre senza notarla o evitandola come allontanasse l’incuria del tempo che colpisce cose e persone.


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PHOTOGRAPHER: ROBERTO PIREDDU “SAGOME ERRANTI” di IVANO MERCANZIN


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PHOTOGRAPHER: ROBERTO PIREDDU “SAGOME ERRANTI” di IVANO MERCANZIN


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ROCCO CARNEVALE

“Nel mistero” di IVANO MERCANZIN

Una figura si dirige verso un punto di luce, immerso nella nebbia, sembra di respirare le gocce di freddo che perpetrano nella pelle, gli alberi, come mostri del bosco protendono i lori bracci, quasi a stringere in un morsa mortale la sagoma errante. Una donna in movimento, forse una danzatrice, un balletto che la rende indefinita, quasi uno schizzo a carboncino da completare, da terminare , o forse lasciato volutamente incompiuto per la nostra immaginazione, mentre l’altra figura si muove in una stanza disadorna, fatta di nulla se non una cornice, indefinita e chiusa di uno spiraglio fatto di niente. Ancora un figura, sagoma inconsistente, un semplice schizzo poggiato su una striscia di luce, quasi sospeso nell’aria, linee che convergono verso un punto, geometrie che sembrano muoversi, animarsi ad assorbire questa essenza di vita. Luci e ombre, forme e geometrie, figure e sagome, lontane, si respira attimi di sospensione, attese, momenti che devono ancora completarsi,frames cristallizzati di un momento qualunque di chiunque, resi eterni dall’attimo dello scatto.


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PHOTOGRAPHER: ROCCO CARNEVALE “NEL MISTERO” di IVANO MERCANZIN


LUCI E OMBRE, FORME E GEOMETRIE, FIGURE E SAGOME

FRAMES CRISTALLIZZATI DI UN MOMENTO QUALUNQUE DI CHIUNQUE


RUBRICA_VISIONARY

PHOTOGRAPHER: ROCCO CARNEVALE “NEL MISTERO” di IVANO MERCANZIN


PHOTOGRAPHER: GUNARTO SONG

PHOTOGRAPHER: ANUCHIT SUNDARAKITI

PHOTOGRAPHER: JAKE OLSON STUDIOS

PHOTOGRAPHER: FRANK DIAMOND


PHOTOGRAPHER: JAN KRAFT

PHOTOGRAPHER: LISA HOLLOWAY

PHOTOGRAPHER: MAGDALENA WOŁK


PHOTOGRAPHER: RAFFAELE BALLIRANO

PHOTOGRAPHER: MIKKO LAGERSTEDT

PHOTOGRAPHER: MARCELO SZNAIDMAN

PHOTOGRAPHER: TUITO TUITER


PHOTOGRAPHER: MICHAL ZAHORNACKY

PHOTOGRAPHER: ANDREA STRUNK

PHOTOGRAPHER: TOÀN PHÍ


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SILVIA PETRONE

“Contemplazione visiva” di FRANCESCA IONA

La fotografia di Silvia Petrone è immersa in un profondo alone di contemplazione visiva, Le sue foto raccontano di volti di un’ infanzia imbevuta in una forte atmosfera poetica di silenzio e bellezza, dove luci ed atmosfere delicate delineano la delicatezza di un’età di pura fanciullezza. La fotografia di Silvia è carica di emozione che racchiude la poesia di un infanzia serena. Uno sguardo con una tale intensità e così dritto negli occhi che solo un figlio può donare all’obbiettivo e che riesce a dare la possibilità di porsi come strumento atto alla mediazione. Una mamma fotografa è prima di tutto un esteta, esteta di una bellezza che non è stereotipata ma fatta di carezze, amore e sintonia, Silvia infatti, razionalizza sì il suo sentire ma lo fa sempre in funzione del rapporto madre figlia e del suo percepire il mondo immersa in una luce naturale che mette in rilievo un’età di pura innocenza. Ogni immagine richiama infatti la delicatezza della pittura, in un mondo fatto di serenità . Un’artista che tramite i suoi scatti celebra la bellezza, con la semplicità di un tocco fanciullesco. Lei è: Silvia Petrone. “Contemplazione visiva”.


RUBRICA_VISUAL THOUGHTS

PHOTOGRAPHER: SILVIA PETRONE “CONTEMPLAZIONE VISIVA” di FRANCESCA IONA


RUBRICA_VISUAL THOUGHTS


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PHOTOGRAPHER: SILVIA PETRONE “CONTEMPLAZIONE VISIVA” di FRANCESCA IONA


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ALESSANDRO RISULEO

“Il principio è la luce” di BARBARA MARIN

Partiamo dal principio. Il principio é la luce. Così come in ogni fotografia che abbia una sua dignità artistica, la luce é il fondamento. L’essenziale. Alessandro parte avvantaggiato. Creativo nella vita e nel lavoro, sviluppa un senso dell’estetica e del colore attraverso il suo quotidiano. Un art director si veste da fotografo e indossa quei panni per passione e immagino, anche per una necessità di dare un volto alle sue idee. Sul suo sito http://www.alessandrorisuleo.com/ ci sono tre progetti meravigliosi. RAYS OF LIGHT. Un diaframma chiuso sulla bellezza delle forme e la loro geometrica e sinuosa disposizione nel sfondo. Non esattamente uno spazio. Dal nero emerge quel che la luce inonda. I corpi nudi sono in posizioni femminee, ancestrali, quasi fetali. In Erich Neumann, che più di tutti gli allievi di Jung dedicò i propri studi ai vari aspetti del femminile, l’archetipo della Grande Madre, tendenzialmente conservativo e nemico della differenziazione. E’ il principale ostacolo allo sviluppo del Sé individuale, che per conquistare la propria parte femminile deve sviluppare le proprie capacità di separazione ed autoaffermazione. Più in generale, la figura (o l’archetipo) della Grande Madre riappare non di rado nelle opere creative: dalla figura di Medea, che ha attraversato i secoli da Euripide a Pasolini, alla Regina della Notte del Flauto Magico di Mozart.


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ALESSANDRO RISULEO Musicali. Sfumate. Accennate. Le donne nella luce. Il secondo progetto si chiama OUTSIDE THE FRAME. Una splendida cornice fa da spalla ad una rappresentazione sofisticata dalla donna, con attributi intelligenti, particolari descrittvi, gestualità che riportano la nostra mente fino all’eros. Una maschera, un velo, le braccia allacciate in un rito, una danza sulle spalle, un lenzuolo che sa di desideri. Magnifica interpretazione dell’altra faccia della donna, non più archetipo ma simbolo di sé stessa. Il terzo progetto, sfonda il muro del simbolismo con la concettualità. CONCEPTUAL, si basa su una ricerca stilistica raffinata, citazioni autorevoli dalla pittura e dalla scultura, elementi naturali. La produzione fotografica di Alessandro propone sempre la donna senza vesti. Pochi drappi. Qualche sipario dietro cui celarsi. Il nudo non é un rimando al mondo erotico - quanto un concetto dell’anima. Una vestizione con accenti diversi che pone la donna al centro del mondo, le attribuisce un valore pieno e corposo, una posizione di comando se pur non aggressiva. E’ oltre la lente che Alessandro ricerca la sua identità, forse c’é una madre, una figlia, c’é un delizioso tormento per quelle creature che fanno il mondo e lo partoriscono. Partiamo dall’inizio e finiamo all’inizio, all’inizio di tutto. Compreso l’amore.


PHOTOGRAPHER: ALESSANDRO RISULEO


RUBRICA_FOCUS ON

PHOTOGRAPHER: ALESSANDRO RISULEO “IL PRINCIPIO È LA LUCE” di BARBARA MARIN


PHOTOGRAPHER: ALESSANDRO RISULEO


RUBRICA_FOCUS ON


PHOTOGRAPHER: ALESSANDRO RISULEO


PHOTOGRAPHER: ARIEL COHEN

PHOTOGRAPHER: EVGENY KOLESNIK

PHOTOGRAPHER: ARASH BEHESHTI

PHOTOGRAPHER: LOTTA VAN DROOM


PHOTOGRAPHER: BARBARA MARIN

PHOTOGRAPHER: FEYZULLAH TUNÇ

PHOTOGRAPHER: CISCO IMAGE


PHOTOGRAPHER: JOHN P. DUNNIGAN

PHOTOGRAPHER: CARMIT OHANA ROZENZVIG

PHOTOGRAPHER: AJG FILMPRODUCTIONS

PHOTOGRAPHER: ROSITA DELFINO


PHOTOGRAPHER: JASEN TAN

PHOTOGRAPHER: MIREK BRZOZOWSKI

PHOTOGRAPHER: TOMASZ WISNE


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

PINPIN NAGAWAN

di LORENZO CRINELLI

Credo che Pinpin Nagawam dedichi molto tempo al soggetto, penso realizzi molte foto sempre alla ricerca di quella “sensazionale”, anche se molte delle sue foto lo sono e anche se apparentemente il suo mondo è fatto da immagini del quotidiano vivere, talvolta fragili racconti di fiori, bambini che giocano o corrano, immagini di interni e dei luoghi della sua terra. Anche perché il suo raccontare è cosi poliedrico e vario, pieno di curiosità visive di grande fascino, che lo porta sempre alla ricerca di nuove sensazioni che possano esprimere i suoi interessi che sono sempre scanditi dal fascino e dal ritmo silenzioso della bellezza, dalla magia dei colori, dalla luce solare che filtra attraversa la misteriosa vegetazione dei luoghi, dalla fiamma di un fuoco che colora di arcane magie gli interni e le notti chiuse nel buio. Ma quello che sorprende maggiormente è la sua attenzione al mondo dei ragazzi, ai loro giochi, ai loro fragili momenti di gioia e di pace, alle loro letture, ai loro affetti, al loro riposo alla loro aulica serenità e semplicità. Momenti di rara bellezza e vivacità quali una corsa nel bosco, dai giochi con l’acqua, dall’assistere allegramente al magico rito della lotta dei galli. E tutto


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PINPIN NAGAWAN questo nell’incantato meraviglioso scenario del sua Indonesia di cui è cantore e “maestro” visivo di rara efficacia e bellezza. Ed è altrettanto sorprendente come Pinpin Nagawan nell’esprimere questo mondo racconti se stesso e i suoi sentimenti, la sua sensibilità e soprattutto mi sembra la sua grande modestia che è virtù rara e che denota la saggezza legata ad una grande esperienza e sapienza nel rapportarsi col mondo.


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PHOTOGRAPHER: PINPIN NAGAWAN di LORENZO CRINELLI


IL SUO RACCONTARE È COSI POLIEDRICO E VARIO, PIENO DI CURIOSITÀ VISIVE DI GRANDE FASCINO

NELL’INCANTATO MERAVIGLIOSO SCENARIO DEL SUA INDONESIA


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PHOTOGRAPHER: PINPIN NAGAWAN di LORENZO CRINELLI


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TOMASZ SOLINSKI

di LORENZO CRINELLI

Basterebbe vederlo e guardarlo nella cura che mette nel riprendere un paesaggio per capire poi quanto avviene di fronte ad altra immagini quali un ritratto, un interno, una scena quotidiana. Un lucido rigore a cui niente sfugge nell’esigenza primaria di non concedere spazio alla casualità la quale se anche c’è è perché l’immagine lo impone ma deve essere registrata ed entrare nella sfera dall’apparenza reale. Insomma ogni momento emozionale, sia un volto che rida o pianga o la ripresa di un semplice cane, deve essere vissuto prima proprio da Tomasz Solinski e poi magicamente fermato. Ed anche scene che richiedano “l’attimo fuggente” sembra che lui abbia la capacità di viverle anticipatamente e il camminare di un animale, l’espressione di un volto che si bagna, il movimento di una bambina che corre o che si tira i capelli sembra che lui lo avverta prima che avvenga e al momento opportuna tutto si ferma e diventa immagine. Sempre tuttavia alla ricerca della bellezza, dell’espressione che è sentimento. Nel suo mondo fotografico non sembrano esserci ipocrisie, cose innaturali. Tutto sembra magicamente istintivo, pieno di naturalezza e naturalità come chi riconosce nella bellezza del vivere il proprio segno distintivo e la propria volontà di esprimersi in esso. La bellezza di raccontare con l’occhio di chi riconosce in se stesso la capacità di confrontarsi con la vera natura delle cose.


PHOTOGRAPHER: TOMASZ SOLINSKI


NEL SUO MONDO FOTOGRAFICO NON SEMBRANO ESSERCI IPOCRISIE, COSE INNATURALI

LA RICERCA DELLA BELLEZZA, DELL’ESPRESSIONE CHE È SENTIMENTO


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PHOTOGRAPHER: TOMASZ SOLINSKI di LORENZO CRINELLI


PHOTOGRAPHER: ALEKSANDRA MAJEWSKA

PHOTOGRAPHER: ROMINA DUGHERO

PHOTOGRAPHER: ELSA GABO

PHOTOGRAPHER: ALEXANDRA FIRA


PHOTOGRAPHER: PAOLO STOPPANI

PHOTOGRAPHER: PAULO MENDONÇA

PHOTOGRAPHER: JEROME BERBIGIER


PHOTOGRAPHER: GIANPIERO DI MOLFETTA

PHOTOGRAPHER: PAOLO SCARANO

PHOTOGRAPHER: LILLO BONADONNA

PHOTOGRAPHER: PIOTR NOWAK


PHOTOGRAPHER: MANUEL CAFINI

PHOTOGRAPHER: RENDY OKTAREZA

PHOTOGRAPHER: DHENY PATUNGKA


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TRI HANDOKO

di LORENZO CRINELLI

Un mondo quello di Tri Handoko dove la fantasia e la capacità creativa fa scuola e trova adeguata risposta con emblematici magici interni, costruiti con una capacità inventiva incredibile e piena di suadente mistero, ritratti disegnasti e dipinti da fascinati colori e dove anche le cose più quotidiane, il gioco dei bambini, il coprirsi la testa con una foglia per ripararsi dall’acqua, per quanto visione di cose concrete e reali, sono sempre ammantate da quell’incantato stupore e bellezza che solo chi ha la capacità di vivere quotidianamente in questa dimensione può realizzare. E anche un normale lavoro di un contadino o di un agricoltore di curare con un irrigatore manuale delle piante può trasformarsi in un inno di gioia alla primavere, in una immagine sognante e di forte suggestione visiva. Ma Tri Handoko ha soprattutto la capacità di rendere tutto il suo mondo fotografico in musicale poesia visiva, tutta sembra rasserenarsi nelle sue immagini anche quando descrivono cose dolorose, scene complesse o amare. C’è nelle sue immagini l’incanto del raccontare con la delicatezza della sensibilità che diventa bellezza, forse legata anche la fantastico mondo, forse anche solo apparente, in cui sono immersi i luoghi in cui vive nei quali la natura ha ancora dei ritmi umani, dove i sentimenti sono ancora scanditi da un sereno e non cattivo sentire, dove un sorriso è un sorriso, dove la gioia è un segno d’amore e dove la poesia la si porta nel proprio sentire


PHOTOGRAPHER: TRI HANDOKO


PHOTOGRAPHER: TRI HANDOKO


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PHOTOGRAPHER: TRI HANDOKO di LORENZO CRINELLI


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MICHELE SORRENTINO

di LORENZO CRINELLI

Tutto in Michele Sorrentino sembra essere caratterizzato dal senso profondo della bellezza anche quando si tratta di immagini forti che raccontano storie e significati profondi ma che hanno la stessa matrice dei ritratti incantati, dei suoi paesaggi con i ragazzi che giocano nello spettacolo di un tramonto, delle scene quotidiane, di una passeggiata sulla spiaggia, all’ironia di una scena di vita domestica. Un mondo fermato e sospeso dallo stupore di quello che accade e proprio per questo raccontato in ritmi che conoscono il senso del tempo, delle emozioni, degli stati d’animo. C’è quasi un apparente distacco da parte di Sorrentino verso il mondo che descrive, ma è un distacco legato al momento al non voler entrare e partecipare emotivamente per avere la capacità di descrivere con lucida chiarezza quello che accade, le emozioni altrui, il loro dolore, la loro fede. Basta guardare il ritmo intenso e toccante delle sue foto sulla processione della Desolata in Puglia per capire questo, dove appare il peso della storia e del significato religioso unito ad una lacerante bellezza. Lui le emozioni sembra viverle prima e dopo che la foto. E in ogni caso i suoi diversi temi fotografici li risolve sempre in immagini in cui il segno e il colore pastoso o sfocato, producono un uguale energia di rappresentazione sia che appartengano alla terra, al quotidiano, ad una


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MICHELE SORRENTINO cronaca amara o inquietante, a temi che riguardano il corpo o lo spirito o a semplici ritratti. Non c’è mai misura o dimensione banale nelle sue immagini e tutto è scandito da un ritmo che diviene “visione” del suo raccontare. Un mondo quello di Sorrentino pieno di forza espressiva che sempre diventa iconica rappresentativa bellezza


PHOTOGRAPHER: MICHELE SORRENTINO


TUTTO È SCANDITO DA UN RITMO CHE DIVIENE “VISIONE” DEL SUO RACCONTARE

UN MONDO FERMATO E SOSPESO DALLO STUPORE DI QUELLO CHE ACCADE


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PHOTOGRAPHER: MICHELE SORRENTINO di LORENZO CRINELLI


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MARTA MISIEWICZ

di LORENZO CRINELLI

Esattamente come un luogo ma forse anche di più, una figura, un ritratto, un autoritratto con i suoi colori e luci, può rivelare, nella sua enigmatica fisicità visiva, un stato interiore e psicologico del rappresentato con una forza descrittiva che neppure la parola conosce. E salvo rare eccezioni, legate all’infanzia a i bambini e alla loro gioiosa vivacità e allegria, il mondo fotografico di Marta Misiewicz sembra prediligere il volto umano e della donna in genere. E non solo è scelta legata alla femminilità nel senso puramente estetico della donna come rappresentazione e simbolo di bellezza ma è proprio il contrario; quello di ricercare attraverso il sentire femminili, le sue espressioni, la sua gestualità, le sue emozioni, il suo fascino, la radice profonda della sua essenza di donna che attraverso il proprio sentire comunichi emozioni e sentimenti che tornino ad essere altra bellezza. Si vuole in sostanza esprimere e trascrivere, attraverso uno volto di donna qualunque sia il momento psicologico ed emotivo del momento, stati d’animo e sentimenti che siano la reale condizione esistenziale della donna. Quella di Marta Misiewicz è una donna moderna che vive la realtà del presente e ne conosce i problemi ma che non vuole essere simbolo di quello che secolarmente è stata: oggetto e spesso “bambola” di desiderio, di violenza e negazione della sua essenza. La bellezza interiore della


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MARTA MISIEWICZ donna cerca non il suo riscatto o la sua rivincita ma la sua identità e affermazione. E mi convinco di questo guardando il mondo che lei descrive attraverso i bambini con le loro ingenuità, la loro purezza, la loro serenità. La sua è una ricerca attraverso l’immagine di valori interiori primari e veri, scevri da inutili orpelli e che siano solo espressione di sola bellezza interiore


PHOTOGRAPHER: MARTA MISIEWICZ


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PHOTOGRAPHER: MARTA MISIEWICZ


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ALESSIA FRANCESCA MUOIO

“Movimento dello spirito” di FRANCESCA IONA

La fotografia di Alessia Francesca Muoio è sensuale, ritratti di discreta e riservata femminilità fatta di sguardi magici che la contraddistinguono, una schiena scoperta, mezzi busti immersi in una splendente e luminosa aurea artistica. La sua luce è dura e implacabile avvolge le protagoniste attraverso un bianco e nero pulito e contrastato ostentando una sfaccettata e poliedrica natura dell’universo femminile. Sono ritratti intensi che riescono a conservare impulsività, naturalezza e schiettezza e dove la donna da entità dolce e rassicurante diviene sfida che esplora i movimenti dello spirito esprimendo forza e vigore. Alessia Francesca giovane interessante fotografa contemporanea ci regala un’insolita interpretazione della femminilità attraverso una prospettiva che coinvolge il volto e il corpo. Alessia Francesca Muoio racconta la bellezza attraverso una grande teatralità. Il risultato di una progettualità visiva. Il ‘’movimento dello spirito’’.


PHOTOGRAPHER: ALESSIA FRANCESCA MUOIO


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PHOTOGRAPHER: ALESSIA FRANCESCA MUOIO


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DANIELE BRUSA

di LORENZO CRINELLI

Immagini apparentemente piene di contraddizioni che sembrano muoversi su piani e dettati narrativi diversi che spaziano da astruse e surreali immagini femminili, a figure legate strettamente a richiami pubblicitari, a quelle con messaggi minacciosi ed ecologici a quelle ludiche, anche qui bisognerebbe stabilire quanto lo sono, e piene di fascino e di enigmi. Ma a pensar bene poi tutto sembra rientrare nella stessa logica visiva in quanto anche un’elegante collo di donna fasciato da una catena di serico metallo può essere un grido “ecologico” che qualcosa ci soffoca, di aiuto verso cose che potrebbero succedere o accadere. In fondo queste immagini ci permettono di vedere un orizzonte inevitabilmente altro, diverso da quello che siamo abituati a vedere codificato da immagini sempre uguali, regalandoci un assuefazione, una abitudine al visto che oggi pur nella fascinazione sempre maggiore verso l’incongruo, l’insolito, difficilmente siamo disposti a leggere e sentire. E se l’insolito non lo vogliamo accettare quello che è apparentemente scontato non lo prendiamo in considerazione . Le immagini di Daniele Brusa parlano per quello che sono e raccontano con la chiarezza visiva del messaggio loro proprio, insito nella foto, e li sta la loro forza e bellezza: nel rappresentato e come e stato significatamene rappresentato. L’immagine è estetica e messaggio. E tutti


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

DANIELE BRUSA questi diversi aspetti Brusa li ha risolti in forti immagini plastiche, convincenti e talvolta sofisticate che producono una uguale energia sia alle cose che appartengano alla terra o al quotidiano, o ad una cronaca amara e inquietante, sia a quelle che appartengono a sfere diverse ludiche sacre o sensuali. Egli sfugge per scelta visiva alla trappola della piccola impressione, della posa solo apparentemente preziosa o fine a se stessa e la sua rappresentazione plastica evoca intime risonanze ed echi che si ripercuotono attraverso lo spazio e il tempo e porta le sue foto nella sfera delle allusioni, delle allegorie, dei misteri: le fa diventare simboli quasi “icone” di una astrologia di segni naturali e diretti.


ANCHE UN’ELEGANTE COLLO DI DONNA FASCIATO DA UNA CATENA DI SERICO METALLO

PUÒ ESSERE UN GRIDO “ECOLOGICO”


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

PHOTOGRAPHER: DANIELE BRUSA di LORENZO CRINELLI


RUBRICA_EVE AND THE OTHERS

FABRIZIO MICHELI

di PATRIZIA MORETTI

Fabrizio spesso ama citare il poeta latino Orazio (odi, 1,11). “Dum loquimur, fugerit invidia aetas: Carpe diem, quam minumum credula postero”, ossia “mentre parliamo il tempo, invidioso, sarà già passato. Cogli il presente, confidando il meno possibile in ciò che verrà “ Ed e’ proprio qui che entra il suo concetto di fotografia, dello scrivere con la luce, perché, come fotografi, si ha il privilegio immenso di catturare “attimi di tempo”. Si può fissare un momento, un istante, che costituirà una frammento della memoria, che aiuterà nel futuro a rimembrare il passato. Ed è per questo che, in un mondo ove “ogni cosa è vanità” (S. Filippo Neri) Fabrizio cerca di regalarci il suo universo femminile, fatto di sguardi accennati, di fugaci attimi d’intesa, di un’ingenuità che raramente sconfina nella malizia, di sorrisi complici in un gioco delle parti. “Fotografo d’Istanti Femminili”, Fabrizio Micheli mi piace presentarlo così. La sua visione dell’universo femminile lo avvicina a una concezione ‘classica’ del nudo, Egli cerca di regalarci il sua Visione della Donna fatta di sguardi accennati, di fugaci attimi di intesa, di un’ingenuità che raramente sconfina nella malizia, di sorrisi complici in un gioco delle parti . Egli ama spesso citare il poeta latino Orazio (odi, 1,11).


RUBRICA_EVE AND THE OTHERS

FABRIZIO MICHELI “ Dum loquimur, fugerit invidia aetas: Carpe diem, quam minimum credula postero”, Ossia “Mentre parliamo il tempo, invidioso, sarà già passato. Cogli il presente, confidando il meno possibile in ciò che verrà”. Ben lontano dallo sposare la teoria del materialismo e del piacere Epicureo, Fabrizio si avvicina con i suoi scatti, delicati e armoniosi, alla constatazione realistica del Panta Rei ‘ tutto scorre’ . Ed è proprio qui che entra in gioco il suo concetto di fotografia, dello scrivere con la luce, di quel privilegio immenso, patrimonio del fotografo, che è ‘catturare attimi di tempo’ fissando momenti e istanti come frammenti della memoria. I suoi nudi raccontano momenti radiosi, storie impregnate di luce e gioco, gesti sensuali di tenera vanità femminile. Mai volgari, mai oltre quella linea di classe e bon ton che caratterizza ognuna delle sue Modelle.


PHOTOGRAPHER: FABRIZIO MICHELI


UNIVERSO FEMMINILE, FATTO DI SGUARDI ACCENNATI, DI FUGACI ATTIMI D’INTESA,

DI UN’INGENUITÀ CHE RARAMENTE SCONFINA NELLA MALIZIA


RUBRICA_EVE AND THE OTHERS

PHOTOGRAPHER: FABRIZIO MICHELI di PATRIZIA MORETTI


RUBRICA_EVE AND THE OTHERS

FRANCO RODI

di PATRIZIA MORETTI

Una ricerca costante della luce, quella di Franco Rodi. La luce e non solo. I suoi bn ne testimoniano il gusto per i chiaroscuri decisi e non banali, ma c’è di più: la figura emerge prepotente in ogni suo lavoro, l’uomo e le sue sfumature risulta essere sempre protagonista e mai complemento. Al centro di tutto lui mette l’umanità e le sue più variegate sfumature. I suoi nudi sono arte, forme in movimento, tensione e dettaglio. Una visione forte, un mood raffinato che va oltre il semplice scatto e racconta la pelle e le sue interpretazioni. Abbracci tra mondi differenti, le cui diversità di amalgamano in un perfetto connubio di luci e ombre. Le architetture si adattano all’uomo e lo rendono soggetto piuttosto che oggetto. Anche un piccolo particolare, una mano, diventa il punto focale dove far convergere occhio e mente. Il carattere deciso che traspare dal suo lavoro si concretizza con l’uso sapiente della luce, una luce potente e protagonista.


PHOTOGRAPHER: FRANCO RODI


I SUOI NUDI SONO ARTE

FORME IN MOVIMENTO, TENSIONE E DETTAGLIO


PHOTOGRAPHER: FRANCO RODI


PHOTOGRAPHER: NEIL KREMER

PHOTOGRAPHER: MARTIN KRYSTYNEK

PHOTOGRAPHER: KETIL BORN

PHOTOGRAPHER: MAGDALENA ANNA KOCJAN


PHOTOGRAPHER: ALBERTO GHIZZI PANIZZA

PHOTOGRAPHER: GIANPIETRO MEDAGLIA

PHOTOGRAPHER: YONG KI PARK


PHOTOGRAPHER: JULITA SKRETKOWICZ

PHOTOGRAPHER: MAGDALENA BERNY

PHOTOGRAPHER: NATALIA PIPKINA

PHOTOGRAPHER: GAテ記 PHOTOGRAPHY


PHOTOGRAPHER: ANITA ANTI

PHOTOGRAPHER: FULVIO PETTINATO

PHOTOGRAPHER: ALESSANDRO BERGAMINI


RUBRICA_MY WAY

LAURA FOGAZZA

di CINZIA ANNA RIZZO

Nelle foto di Laura, costante la presenza femminile, come sogno, pensiero, riesso di un’idea appena accennata eppure forte. Donne evanescenti come il fumo delle loro sigarette, eppure vive, ironiche, importanti. Donne che si raccontano in un quotidiano che non è mai banale. Belle di una bellezza non solo esteriore. Donne dei nostri giorni e di ogni tempo, come di ogni cultura. Donne che sfogliano riviste patinate e si specchiano nelle vetrine e che nella notte ritrovano il sentiero dei propri passi.


RUBRICA_MY WAY

PHOTOGRAPHER: LAURA FOGAZZA di CINZIA ANNA RIZZO


RUBRICA_MY WAY


RUBRICA_MY WAY

PHOTOGRAPHER: LAURA FOGAZZA di CINZIA ANNA RIZZO


RUBRICA_VISUAL THOUGHTS

MARIANNA MOSCONI

“Il valore della conoscenza” di FRANCESCA IONA

La fotografia di Marianna visualizza storie quotidiane di realtà e di luoghi. Immagini che prendono vita frequentando territori comuni, come le vie, spazi, località, paesi. Ove si esercita una professione, quest’artista entra nell’essenza di una street rivelando ai nostri occhi frammenti di vita giornaliera consueta ma carica di bellezza, incisività e intensità. Marianna Mosconi possiede l’occhio necessario a cogliere le scene imprendibili e misteriose, perché per lei basta vedere, conoscere un punto di partenza una premessa per cogliere l’attimo. Immagini ipnotiche che invitano lo spettatore ad entrare nel suo mondo per poter godere sino in fondo della meravigliosa esperienza che lo aspetta. Sorprendere e donare un po’ di serenità. Marianna Mosconi possiede una vera e propria forma d’arte, che nasce dalla calma e serenità di saper aspettare l’attimo, di saperlo cogliere delicatamente ed educatamente.


RUBRICA_VISUAL THOUGHTS

PHOTOGRAPHER: MARIANNA MOSCONI IL VALORE DELLA CONOSCENZA di FRANCESCA IONA


IMMAGINI IPNOTICHE CHE INVITANO LO SPETTATORE AD ENTRARE NEL SUO MONDO

PER POTER GODERE SINO IN FONDO DELLA MERAVIGLIOSA ESPERIENZA CHE LO ASPETTA


RUBRICA_VISUAL THOUGHTS

PHOTOGRAPHER: MARIANNA MOSCONI IL VALORE DELLA CONOSCENZA di FRANCESCA IONA


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

PABLO MOZZARELLI

di LORENZO CRINELLI

Un mondo fatto di forti contrasti, di decise ombre e di grandi luci, di fragile e intense passioni, di sentimenti ed emozioni sempre forti in cui più che la luce è l’ombra che sembra scandire le sensazioni e il sentire dei personaggi. Immagini, paesaggi ritratti e figure che sembrano sempre raccontarci e dirci di decise emozioni dove anche il peso o la leggerezza del proprio sentire è dettato da gesti intensi, sospesi, da toni profondi che sono specchio di un modo di essere sensibili a percepire le proprie umane debolezze e a quelle sanguigne del proprio cuore. E anche quando ci si lascia andare ad un caldo abbraccio o ad un giro di tango si avverte sempre il peso delle proprie emozioni. Ma c’è anche nel racconto fotografico di Pablo Mozzarelli il tentativo di cogliere l’attimo fuggente o evanescente, di rara e irripetibile qualità intuitiva, per farne un diretto strumento di comunicazione visiva, di esperienza che si trasmette a chi guarda riuscendo a stabilire e trasmettere le stesse sue emozioni; la sua capacità di sensibilizzare attraverso il rappresentato, sia un volto di ragazzo che si riflette in un’ombra, un uomo che cammina in un solitario parco avvolto di silenzio, in modo da attivare nell’osservatore tutte le facoltà sensoriali, concentrandone però l’attenzione proprio sulle valenze cromatiche


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

PABLO MOZZARELLI intense e profonde, che attraverso la vista, diventano di volta in volta modulazioni sonore, timbriche, emozione tattile o sensuale, vibrazione fisica in virtù della bellezza o l’armonia dei rapporti tonali così ricchi, come ho detto di umori forti, passionali. In fondo guardando alcune immagini di questo fotografo mi viene di pensare al tango ai suoi suoni, ai suoi ritmi strascicati e pieni di humus umano, di cuore e di amore. Ecco forse la parola più giusta per descrivere le fotografie di Mozzarelli è che lui le scatta con il “suo cuore” fatto di umano sentire, di passioni, di debolezze e li le trascrive alla luce delle sue inquiete bellissime ombre.


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

PHOTOGRAPHER: PABLO MOZZARELLI di LORENZO CRINELLI


VIENE DI PENSARE AL TANGO AI SUOI SUONI, AI SUOI RITMI STRASCICATI

PIENI DI HUMUS UMANO, DI CUORE E DI AMORE


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

PHOTOGRAPHER: PABLO MOZZARELLI di LORENZO CRINELLI


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

MARIO STEINGERWALD

di LORENZO CRINELLI

Lo spazio e i suoi equilibri, le sue scansioni, i suoi volumi, i suoi ritmi visivi scanditi dalle dimensioni e le strutture che in esso si muovono e che lo dividono, lo sezionano in forme ora geometriche, ora lineari. In questa dimensione e ricerca si muove parte del mondo fotografico di Mario Steingerwald, fatto di suggestive e spazzanti immagini di elementi architettonici, strutturali o luoghi o porzione di strade dove la presenza dell’uomo sembra essere solo presenza casuale e di misura, di rapporto e in ogni caso sempre e soltanto riferimento tra macro e micro cosmo. L’uomo in queste situazioni è casualità c’è perché passa, attraversa o sale una scala. E anche quando la figura umana acquista la sua dimensione reale nello spazio ambientale si ritrova solitaria presenza in un mondo più grande di lui dove le estensioni sono scandite da ritmi geometrici o lineari quasi che le emozioni e i sentimenti nascessero attraverso queste dimensioni o fossero scandite dallo spazio fisico . Le sue foto di interni, di scale, di strutture industriali fatte di solidi fasci di linee, suggeriscono un’iterazione con una realtà che sembra far parte della nostra esistenza, ma che possiamo percepire e riconoscere solo attraverso un approccio polisensoriale, attraverso esperienze capaci di coinvolgere la molteplicità dei nostri sensi.


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

MARIO STEINGERWALD Steingerwald ci apre alla comprensione di nuovi mondi sensoriali portandoci in una dimensione spazio-temporale in cui l’uomo per ritrovarsi e riconoscersi deve acquistare una nuova poesia della realtà dove le emozioni interne si confrontano anche con la realtà circostante che bene o male fa parte nel nostro vivere quotidiano e in cui dobbiamo continuamente confrontarci. Una poetica quella di Mario Steingerwald che attraverso il vuoto/ pieno apparente dell’esterno ci riconduce alla nostra identità di esseri che si emozionano e in questo si riconoscono.


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PHOTOGRAPHER: MARIO STEINGERWALD di LORENZO CRINELLI


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO


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PHOTOGRAPHER: MARIO STEINGERWALD di LORENZO CRINELLI


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

FABIO RUGGERI

di LORENZO CRINELLI

Quello che Fabio Ruggeri racconta nelle sue immagini è un mondo talmente suo, e assorbito dal suo sentire, che è difficile scriverne leggendo solo la foto e senza conoscere l’uomo. Sono visioni dove c’è poco spazio per la bellezza e dove la vera bellezza è espressa dalle emozioni, qualunque esse siano forti o fragili, dalle sensazioni e dai pensieri che possono nascere da un sguardo, da un bacio furtivo, dal sorriso di un uomo che suona l’armonica, da un gesto delle mani che chiedono e a volte offrono amore o carità. Sono quelle di Ruggeri le fotostorie, testimonianze visive, che guardano a chi a meno, al piccolo, a chi è fragile, a chi ha perso la fede e vuole ritrovarla. E sempre un volto, il gioco di un bambino, forse anche il suo stesso sorriso che guarda gli altri e gli riprende con il suo obbiettivo, è segnato da un’attenzione umana, fatta di amore, di rispetto e di generosa pietà. C’è qualcosa quando guardo le sue immagini, soprattutto quelle dei bambini di colore, dell’Africa o dell’Etiopia ma non è importante da dove ma il perché, che colpisce i miei sentimenti e anche le parole dette nascono male, dicono cose che ormai tutti conoscono e che si ripetono e che non ho la voglia umana di continuare a dirle: parlano i visi, gli occhi, gli sguardi, le mani, il sorriso dei “suoi” bambini e che in verità dovrebbero es-


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

FABIO RUGGERI sere figli di tutti. E sempre, o perlomeno molto spesso, le sue immagini sono accompagnate dai suoi componimenti che oltre a chiarire il narrare scandiscono il ritmo visivo dell’immagine, per avvalorarne il peso ma soprattutto il suo messaggio di speranza, ed anche, credo, di grande fede in un mondo migliore. Qualche tempo fa nel commentare una sua foto, nonostante fossi rimasto stupito e affascinato da quanto vedevo, ho scritto che non avevo voglia di usare per le sue immagini, per le sue foto, la parola bello. Continuo a crederlo perché quello che Ruggeri ci racconta attraverso le sue foto è qualcosa che nasce dall’interno e che non ha una misura, una quantità, è un sentimento dell’anima che, sempre mi sembra, si accompagna ai moti del proprio sentire che sono quelli solari della luce del cuore.


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

PHOTOGRAPHER: FABIO RUGGERI di LORENZO CRINELLI


LA VERA BELLEZZA È ESPRESSA DALLE EMOZIONI

PARLANO I VISI, GLI OCCHI, GLI SGUARDI, LE MANI, IL SORRISO DEI “SUOI” BAMBINI E CHE IN VERITÀ DOVREBBERO ESSERE FIGLI DI TUTTI


RUBRICA_POESIE DELL’OCCHIO

PHOTOGRAPHER: FABIO RUGGERI di LORENZO CRINELLI


PHOTOGRAPHER: DENNIS RAMOS

PHOTOGRAPHER: EMANUELA MIGLIACCIO

PHOTOGRAPHER: MASSIMILIANO MARCHESE

PHOTOGRAPHER: DARIUSZ KLIMCZAK


PHOTOGRAPHER: SCOTT BLACK

PHOTOGRAPHER: WEERAPONG CHAIPUCK

PHOTOGRAPHER: ELENA SHUMILOVA


PHOTOGRAPHER: ERKAN DEMIREL

PHOTOGRAPHER: ILONA PULKSTENE

PHOTOGRAPHER: SAM PORTRAITSBYSAM

PHOTOGRAPHER: ANDREA GOTTARDI


PHOTOGRAPHER: HOSSEIN ZARE

PHOTOGRAPHER: NICHOLAS SURYA WIBOWO

PHOTOGRAPHER: SIMONE MALATESTA


RUBRICA_VISUAL THOUGHTS

SAMITHA CAGLIERO

“Dolce e spirituale” di FRANCESCA IONA

La fotografia di Samitha è luce pensiero. Estetica e ragione. Uno straordinario strumento di cui fa parte la sua arte, per arricchire e mettere in evidenza gli aspetti della concretezza della vita che il suo animo attento e sensibile ci regala.. Rivestite dalle sue affascinanti e incantevoli sfumature ed evanescenze, le ombre che avvolgono le sue immagini, intraprendono ed instaurano con la luce una comunicazione dolce e spirituale. Le mani sono un’importante simbologia della sua creatività, spesso ritratte simbolo prezioso e frequente, sono un complemento del corpo e come tale presente a dare indicazioni su quello che l’io compie, attività che riesce a foggiare, formare, plasmare attraverso la manipolazione del fare e delle opere realizzate e da realizzare. I suoi progetti sono di forte impatto emozionale, Samitha plasma lo spazio riuscendo a dare interpretazioni diverse che spaziano dal ritratto a parti del corpo offrendo la possibilità di interpretazioni diverse. Ombre e luce convivono in armonia con la sua arte.


RUBRICA_VISUAL THOUGHTS

PHOTOGRAPHER: SAMITHA CAGLIERO “DOLCE E SPIRITUALE” di FRANCESCA IONA


PLASMA LO SPAZIO RIUSCENDO A DARE INTERPRETAZIONI DIVERSE

OMBRE E LUCE CONVIVONO IN ARMONIA CON LA SUA ARTE


RUBRICA_VISUAL THOUGHTS

PHOTOGRAPHER: SAMITHA CAGLIERO “DOLCE E SPIRITUALE” di FRANCESCA IONA


RUBRICA_FOCUS ON

JOAO FREIRE

“Fly me to the sun” di BARBARA MARIN

The landscape photographer , usually , is a raving lunatic who wakes up when it ‘s still dark outside , cold machine and tripod mounts and heads for the mountains and cliffs , smiling in the face of ominous storm clouds as if they were in front of a beautiful spring day.he landscape photographer walking for hours in the morning haze to the “ perfect resume point “ brings heavy equipment over rough roads , the backpack on your back and snowshoes . The landscape photographer must prepare his set in harmony with nature , with the movements of the sun and the vagaries of climate, can not “ put two flashes “ or to move the subject ... if two elements are not aligned in the right way , sometimes , you have to do 10 kilometers to “fix the shot .” In short , yes, the landscape photographer is usually a madman with an incredible passion for photography. And after taking her picture perfect, after risking his neck and endangering their own equipment from thousands of Euros. After all this needs to develop its raw files. Joao makes us travel with no luggage, no suitcases or toiletry bag. We do not need anything. Just want to leave, desire to escape into a dream world where he dives from a wooden jetty.


RUBRICA_FOCUS ON

JOAO FREIRE And ‘the portrait of his Portugal and its stunning views. São Torpes beach, Sines, Alentejo, Portugal, Costa do Norte, Sines, Alentejo, Portugal. Praia de São Torpes, Sines, Alentejo, Portugal, Santo André Lagoon, Alentejo, Portugal. These are some of the locations that are part of the portfolio of the landscaper Joao. Simple, art and life. A colorful language, expressive, positive and driver. It starts. You fly. Fly me to the sun, says his photograph. Nothing could be more clear its skies even as it is overcast. And the sea, the sea more romantic palette of photoshop. A true artist of color and light management. How many dreams that the Raw. How many.


RUBRICA_FOCUS ON

PHOTOGRAPHER: JOAO FREIRE “FLY ME TO THE SUN” di BARBARA MARIN


HARMONY WITH NATURE, WITH THE MOVEMENTS OF THE SUN AND THE VAGARIES OF CLIMATE

AFTER ALL THIS NEEDS TO DEVELOP ITS RAW FILES


RUBRICA_FOCUS ON

PHOTOGRAPHER: JOAO FREIRE “FLY ME TO THE SUN” di BARBARA MARIN


RUBRICA_FOCUS ON

VALENTINA MANTOVANI

di LORENZO CRINELLI

Forse nelle foto di Valentina Mantovani, può sembrare un gioco di parole, prima della foto c’è l’idea che non è detto che sia pensata ma esiste in lei come immagine, come rappresentazione mentale e visiva. E ancora prima dell’idea, o quello che è il pensiero di realizzarla, c’è la semplicità di visione, la scelta di quello che può trasformarsi in idea e quindi in immagine. E’ una capacità di sintesi mentale e visiva perché l’essenzialità delle sue foto, i suoi racconti apparentemente fragili, un libro arrovesciato, una dama con tappi quali pedine, un occhio il cui sopracciglio diventa una piuma, non è casule e leggero ma pesa nei suoi profondi significati rappresentativi e di linguaggio. In fondo cosa c’è di più essenziale di un uomo che scende la scale con il proprio figlio in braccio ma dietro sui gradini ci sono delle scritte che unite all’immagine l’arricchisce e diventa racconto nel racconto. Una sorta di assemblaggio a volte enigmatico ma che ha origini culturali e di immagine nella poesia visiva degli anni ’60. Quello della Mantovani è un mondo che anche quando tutto appare naturale e immediato, l’attimo in cui si ferma il gatto di casa, sembra esserci dentro l’idea che porta ad altro racconto e significato. Un gioco ad incastri ma bellissimo perché molto spesso proprio per questo le sue foto diventano poesia narrativa in cui il detto è dentro e fuori all’immagine e


RUBRICA_FOCUS ON

VALENTINA MANTOVANI anche altrove e legato a chi guarda. In fondo è un gioco a sorpresa non si può fare tutto quello che si vuole, ma quello che il mondo ci consente. Il reale e la sua percezione , sembrano dirci in alcune sue immagini, in un mondo figurato e pieno di immagini come il nostro corrisponde alla vita che si sta vivendo, dunque anche il “simbolismo” dell’immagine è una cognizione reale e diventa emblema e inedita rappresentazione del vivere. Ed ognuno lo vede con il proprio occhio


RUBRICA_FOCUS ON

PHOTOGRAPHER: VALENTINA MANTOVANI di LORENZO CRINELLI


IMMAGINI IPNOTICHE CHE INVITANO LO SPETTATORE AD ENTRARE NEL SUO MONDO

PER POTER GODERE SINO IN FONDO DELLA MERAVIGLIOSA ESPERIENZA CHE LO ASPETTA


RUBRICA_

PHOTOGRAPHER: VALENTINA MANTOVANI di LORENZO CRINELLI


RUBRICA_TRIBUTE TO

FRANCESCA WOODMAN

(DENVER, 3 APRILE 1958 – NEW YORK, 19 GENNAIO 1981)

È stata una fotografa statunitense. Fu, nonostante una vita breve, un’artista fotografica influente e importante per gli ultimi decenni del XX secolo. Appariva in molte delle proprie fotografie e il suo lavoro si concentrava soprattutto sul suo corpo e su ciò che lo circondava, riuscendo spesso a fonderli insieme con abilità. La Woodman usava in gran parte esposizioni lunghe o la doppia esposizione, in modo da poter partecipare attivamente all’impressionamento della pellicola. Nelle sue foto compaiono anche l’amica fotografa Sloan Rankin Keck e il compagno Benjamin Moore. Francesca Woodman crebbe in una famiglia di artisti, il padre George era un pittore mentre la madre Betty era una ceramista. Trascorse diversi anni e molte vacanze estive della sua infanzia a Firenze, dove frequentò il secondo anno di scuola elementare e prese lezioni di pianoforte. Scoprì la fotografia molto giovane, sviluppando le sue prime foto a soli 13 anni. Tra il 1975 e il 1979 ha frequentato la Rhode Island School of Design (RISD), dove si appassiona alle opere di Man Ray, Duane Michals e Arthur Fellig Weegee. In questo periodo torna in Italia, a Roma, per frequentare i corsi europei della RISD con l’amica e collega Sloan Rankin. Qui si appassiona alle opere di Max Klinger e conosce, tra gli altri, anche Sabina Mirri, Edith Schloss, Giuseppe Gallo, Enrico Luzzi e Suzanne


RUBRICA_TRIBUTE TO

FRANCESCA WOODMAN Santoro. Frequenta anche l’ambiente artistico della Transavanguardia Italiana. Nel gennaio del 1981 ha pubblicato la sua prima (e unica, da viva) collezione di fotografie, dal titolo Some Disordered Interior Geometries (Alcune disordinate geometrie interiori). Nel corso dello stesso mese si suicidò gettandosi da un palazzo di New York all’età di 22 anni. Le sue fotografie vengono esposte frequentemente in tutto il mondo anche oggi. Tratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Francesca_Woodman l testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons di Wikipedia. Full Frame utilizza il testo in modalità gratuita, senza scopo di lucro, solo per scopo divulgativo e didattico. Wikipedia® è un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc.


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DEBORAH LOU TURBEVILLE

(JULY 6, 1932[1] – OCTOBER 24, 2013)

Was an American fashion photographer. She is widely credited with adding a darker, more brooding element to fashion photography, beginning in the early 1970s.[1] Turbeville is one of just three photographers, together with Guy Bourdin and Helmut Newton, who essentially changed fashion photo shoots from traditional, well-lit images into something much more edgy.[1] She was the only woman and only American among this trio.[1] In 2009, Women’s Wear Daily wrote that Tuberville transformed “fashion photography into avant-garde art.”[1] Her photographs appeared in numerous publications and fashion advertisements, including ads for Bloomingdale’s, Bruno Magli, Nike, Ralph Lauren and Macy’s. Tratto da: http://en.wikipedia.org/wiki/Deborah_Turbeville l testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons di Wikipedia. Full Frame utilizza il testo in modalità gratuita, senza scopo di lucro, solo per scopo divulgativo e didattico. Wikipedia® è un marchio registrato della Wikimedia Foundation, Inc.


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CREDITS:

LORENZO CRINELLI PRESIDENT-WRITER

FRANCESCA IONA WRITER-ADMIN

LAURA DRAKE ENBERG WRITER-ADMIN

CINZIA ANNA RIZZO WRITER-ADMIN

PATRIZIA MORETTI WRITER-ADMIN

IVANO MERCANZIN WRITER-ADMIN

BARBARA MARIN FOUNDER

DANIELE FUSCO FOUNDER

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Il primo tabloid italiano che si occupa di fotografia internazionale, presente, passata e futura.

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