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ANNO XXII N. 266

euro 2,00 www.trentinomese.it

APRILE 2014 9 771724 550829

ISSN 1724-5508

04014 >

appuntamenti, incontri e attualità trentina

MUOVERSI IN TRENTINO

UN CAFFÈ A CASA DEL REGISTA TRENTINO ANDREA PALLAORO

Tra le montagne più belle del mondo, un fiume di automobili. Eppure un’altra mobilità è possibile: lenta, sostenibile, naturalistica. E a passo d’asino...

FINALMENTE IN LIBRERIA IL NUOVO BELLISSIMO LIBRO DI FIORENZO DEGASPERI

QUARTA PUNTATA

UNA “GUERRA TRA PARENTI”

1914-1918

CENTO ANNI DALL’INUTILE STRAGE


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Passeggiare CURCU & GENOVESE

in Trentino-Alto Adige

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SEMPLICI ITINERARI PER GRANDI E PICCOLI Dopo il grande successo di pubblico del libro-guida dedicato ad “Andar per malghe in Trentino”, l’autore ritorna ad occuparsi di escursionismo, indicando tempi e dislivelli delle mete proposte e volgendo una particolare attenzione alle passeggiate adatte anche a famiglie con bambini e passeggini. 35 itinerari scelti per la loro bellezza, la tranquillità, l’interesse storico-archeologico, il fiabesco, il naturalistico. 20 passeggiate in Trentino, 15 in Alto Adige, effettuabili quasi tutte nell’intero arco dell’anno, indipendentemente dalle stagioni, invitano tutti gli amanti e i curiosi del camminare, passo dopo passo, a conoscere le vie e i sentieri che uniscono i luoghi della nostra terra e che ci conducono ad assaporare la gastronomia di malghe, rifugi e Gasthof. La guida è soprattutto un invito a conoscere le storie e le leggende nate su questi sentieri, affinché non ci si dimentichi. Quindi non soltanto una proposta escursionistica, fatta di belle fotografie, mappe, numeri di telefono, posti di ristoro, dislivelli e tempi, ma anche un diario narrativo che ci aiuta a non essere soltanto turisti ma ospiti di questa nostra regione. Passeggiate dello “stupore”, intendendo con questo la capacità di “stupirsi” e di “meravigliarsi” ancora, riscoprendo la nostra dimensione in armonia con il mondo attraverso l’ambiente naturale e culturale.

Semplici itinerari per grandi e piccoli, accompagnati dalla cartina escursionistica con informazioni, storie, leggende, curiosità e tantissime fotografie.

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etti una sera a cena, a lume di candela, nella nicchia di un antico castello, in una sala rinascimentale con la stufa maiolica nell’angolo e i mobili d’epoca… È la magica atmosfera che si respira al Castello di Pergine, il maniero che dalla sommità del Tegazzo domina la Valsugana con la sua imponenza e medievale bellezza. Un tempo fortezza dei capitani del Tirolo e successivamente residenza dei principi vescovi tridentini, oggi il castello ospita un raffinato ristorante. Aperto dall’11 aprile fino alle festività dei Santi, Castel Pergine propone la tipica cucina trentina ma con un tocco di fantasia e creatività che la rende particolarmente seducente. Una cucina raffinata che privilegia le cotture leggere, le paste fatte in casa o l’olio d’oliva. In questo periodo primaverile Verena Neff e Theo Schneider che gestiscono il ristorante da parecchi anni propongono un menu di stagione con del prosciutto di capretto affumicato, delle tagliatelle con bruscandoli su crema di formaggio, un coniglio marinato alle erbe con spuma di champignons e per finire con un canederlo di ricotta su crema di cioccolato, infuso di gelsomino e fragole. Il tutto costa Euro 35,00 senza vini e Euro 49,00 con i vini abbinati. I tempI dI IerI e dI oggI sI fondono

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astel Pergine vuol anche dire l’incontro tra arte antica e arte moderna, un progetto che Theo e Verena portano avanti dal ’93. Nel 2014 sono collocati una quarantina di sculture in ferro di Paolo Bellini, artista ticinese, nel parco selvaggio entro le due cinte murarie e nelle sale del palazzo. Tutto questo, con un tocco di originalità, fa rivivere il fascino di ieri nel tempo di oggi.

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RING

trentinocommenti

RING di Pino Loperfido

di Tiziana Tomasini

perfidie

a mali estremi I NUOVI ORATORI: CARD D’ISCRIZIONE, CAMPI DI CALCIO SINTETICI, MA MANCANO I PRETI

ALLACCIATE LE CINTURE: QUANDO ABITUDINE E SUPERFICIALITÀ POSSONO PROVOCARE GUAI

a sempre interpretati come luoghi di ritrovo e di aggregazione ancor prima che di preghiera – sulle brillanti e lungimiranti impronte educative di don Bosco – gli oratori stanno cavalcando l’onda dei tempi e si sono decisamente evoluti, sia in termini di strutture che di organizzazione. I campetti in terra per i primi tiri a pallone sono ora ricoperti da verdi manti sintetici; i muretti che costituivano la tribuna per le bande di ragazzini che assistevano agli incontri hanno lasciato spazio a pratici seggiolini in perfetto stile stadio; alte cancellate delimitano l’area di gioco, così da scongiurare l’immancabile lancio del pallone contro le finestre del parroco. Gli inarrestabili progressi tecnologici sono evidenti e riconoscibili anche in queste storiche sedi: per frequentare la struttura è necessario essere dotati di specifica card di iscrizione; la prenotazione di una sala si fa direttamente on-line, gli eventi e le manifestazioni religiose e sportive vengono comunicate via mail, l’accesso ai campi di gioco segue una puntuale programmazione per squadre e società. Non mancano le opportunità di svago anche per i più piccoli: aree verdi con giochi per ogni fascia d’età. Così mentre un tempo (neanche troppo lontano) si giocava solo a calcio – con turnazioni feroci, che includevano spesso qualche bella scazzottata – ora tutto risulta molto più organizzato e calibrato. Questa nuova dimensione del ritrovo ha portato i giovani a riavvicinarsi all’oratorio, che in passato aveva conosciuto tristi momenti di abbandono, soppiantato da altre accattivanti attività ricreative. Rispetto agli anni passati, mancano tuttavia quelle figure che in larga misura hanno contribuito a far crescere intere generazioni. I sacerdoti, che con la loro figura solida ed autoritaria vegliavano e vigilavano (silenziosamente o in prima linea) sull’andamento dell’oratorio, sono ora sostituiti da figure laiche, che agiscono con indubbia motivazione ma senza quell’aura di riconosciuta imponenza che la tonaca automaticamente trasmetteva. Bastava la vista di quelle figure vestite di nero fino ai piedi per mettere ordine, per placare le risse, per disciplinare i ribelli. Poche parole chiare e decise, intercalate magari negli episodi simbolo della vita di Gesù, costituivano un mix infallibile per tenere a bada bande di ragazzini che si affacciavano alla vita. E laddove anche le parole non erano sufficienti a chiarire il concetto, ogni tanto arrivava qualche tirata d’orecchie e qualche scapaccione ben assestato. Poi via, tutti di nuovo a rincorrer la palla, sollevando un polverone.

n’automobile avviata è come una pallottola sparata da un revolver, ma anche motocicli e biciclette non scherzano. Provate a chiedere a Rosario Fiorello se non ci credete, o all’evanescente e ignoratissimo poveraccio da lui steso sulle strisce. Ma chiedete anche al nostro Ignazio Moser, figlio di Francesco, che qualche settimana fa è stato travolto da uno scooter a Gardolo, mentre era in sella alla sua fiammante bici in carbonio. Il fatto è che troppo spesso ci mettiamo alla guida di uno di questi tre mezzi con leggerezza, con la stessa nonchalance che adoperiamo, ad esempio, camminando da una stanza ad un’altra del nostro appartamento. Forza dell’abitudine e della superficialità. Cioè non si pensa mai a quello che potrebbe accadere se..., ma solo a quanto sicuramente la nostra abilità e il nostro tempismo riusciranno a non far accadere. E la presunzione non c’entra. E nemmeno la dabbenaggine. È la stessa forma di cecità irragionevole che porta un reduce da infarto a riprendere a fumare (i primi giorni “No, io mai più”, dopo un mese “beh, una sigaretta cosa vuoi che mi faccia?”, dopo un anno si ricomincia a pippare come e più di prima, tanto “la vita è una sola”, “no, dai, non mi può capitare due volte”, ecc.).

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Così come il saper scrivere non fa di noi degli scrittori, il conseguire la patente di guida non fa di noi dei perfetti automobilisti. Il saper pigiare la frizione, inserire la marcia e dare gas con perfetto movimento sincronico non ci garantisce nessuna immunità. E nemmeno la garantisce alle centinaia di pedoni e ciclisti che sfioriamo tutti giorni con l’utilitaria, magari trafficando arditamente sul cellulare. Forse anziché continuare a menarla su provvedimenti discutibili e ossimorici (“pneumatici invernali o catene a bordo...”) le Istituzioni dovrebbero calcare la mano su una nuova educazione alla sicurezza, magari a partire dagli studenti delle superiori. Con focus sulle conseguenze dell’uso di alcol e droga. Perché punire va bene, ma non serve a nulla se quando si arriva alla punizione la frittata è stata fatta, ed è già troppo tardi. A tal proposito l’idea di paragonare il mezzo di trasporto ad una pallottola vagante è interessante e veritiera. tant’è che, lo sapete qual è, secondo le ultime statistiche, la percentuale degli incidenti stradali causati da errore umano? Il novantanove per cento. E nel rimanente uno per cento, il revolver si è inceppato...


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Il massimo indispensabile. Potenzia i tuoi sensi alla guida con il Collision Prevention Assist Plus e sfiora la perfezione con il touchpad di bordo. Goditi le prestazioni dell’auto con la migliore aerodinamica nel suo segmento e riduci al minimo emissioni e consumi. Lasciati sedurre da linee leggere come l’alluminio e resistenti come l’acciaio. Perché da oggi non devi rinunciare a nulla. Nuova Classe C. Vieni a scoprirla.

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RING di Carlo Martinelli

alla carlona LE SCRITTE MURALI E LE IDEE LATITANTI, COME 34 ANNI FA...

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apita talvolta, E proprio non possiamo farne a meno, di percorrere il sottopassaggio che da piazza Dante porta in corso Buonarroti, a Trento. Una manciata di metri alla luce di lampadine che diffondono un’atmosfera vagamente tetra, da certi film dell’orrore, dozzinali, quelli di serie B per capirci. In più, lungo tutto il percorso, siamo accompagnati da metri e metri di scritte. Di ogni colore, di ogni tipo, fatte con lo spray o il pennarello, ma non mancano la più umile matita o il gessetto di antica memoria. Scritte neanche belle, senza fantasia, noiose graficamente se ci passa l’espressione. È insomma che il cittadino non può neanche sperare di appagare visivamente la sua voglia di nuovo e di diverso, tanto immutabili e durature sono queste scritte. Da qui una modesta proposta. O meglio due possibili alternative per rendere meno pietoso l’attraversamento del tunnel incriminato che altri, meno accomodanti del sottoscritto, definiscono un cesso che basta. Il Comune, o chi per esso, potrebbe coprire le pareti laterali del passaggio con enormi cartelloni bianchi. Passato un mese basterebbe procedere alla sostituzione dei medesimi per garantire ai molti, che ivi transitano, una continua e garantita conoscenza delle ultime tendenze cittadine in

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RING fatto di scritte, messaggi, amenità e, lo si sappia subito per non indignarsi dopo, oscenità. Oppure, seconda e forse migliore proposta, basterebbe fornire di colori e pennelli qualche scolaresca di una qualsiasi scuola di Trento - elementari, medie, Istituto d’arte tanto per citare - e lasciare alla fantasia e alla creatività il compito di rendere meno opprimente quel tracciato. Esperienze di altri paesi indicano che ci vuole poco, in fondo, per fare più “simpatica” una città. Se poi, con l’acutezza che spesso distingue i burocrati del potere cittadino, avremo tra qualche mese l’intero sottopassaggio invaso da enormi teloni pubblicitari, poco male. Sarà sempre meglio di adesso. Alt. Fermi. Stop. Rewind. Riavvolgiamo il nastro. Perché quel che avete fin qui letto, cari amici che scorrete queste considerazioni alla carlona, è la fedele trascrizione di quel che il sottoscritto ebbe a pubblicare l’11 settembre del 1980 sulla pagina della cronaca di Trento del quotidiano “Alto Adige”. Ritrovare quel ritaglio e considerare come nulla - ma proprio nulla - sia da allora mutato, è stato un tutt’uno. Proprio non ce la facciamo. Non ce la fanno i writers di casa nostra, tristi e banali e scontati fino alla noia. Non una scritta, non un murale che indichi fantasia, colore, allegria, voglia di vivere. Per non dire della patetica disfida a suon di scritte politiche. Neri vs rossi, poundiani vs anarchici, anti questo vs anti quello. Non ce la fanno - supponiamo per motivi di bilancio - coloro che dovrebbero cancellare le scritte per restituire ai muri la bellezza intangibile e senza tempo dello spazio bianco. E dire che basterebbe spruzzare di bianco le pareti ricoperte di scritte. Ci si dirà: il giorno dopo le riempirebbero di nuovo. E se invece volessimo prendere esempio da città e realtà dove la creatività è incoraggiata, stimolata, assecondata? In fondo era una scritta sul muro anche il disegno di papa Bergoglio ritratto su un muro di Roma come un Superman in movimento. Eppure quell’immagine ha fatto il giro del mondo. Un po’ quel che è successo, fatte le dovute proporzioni, dalle nostre parti con l’orso dipinto sulla facciata del centro sociale Bruno. Quel murale è diventato un simbolo, fa la sua bella figura, comunque la si pensi. Eccola, allora, l’ennesima contraddizione. Che fanno i trentini? Discutono se salvare o meno il murale, se mettere sotto vetro quel trionfo di colori o se invece lasciare che le ruspe facciano il loro lavoro e che tutto venga abbattuto (come sarà, par di capire). Non uno che sposti un po’ la questione e dica, più semplicemente: fate quel che volete di quel murale, ma fate in modo che dieci, cento, mille disegni colorati trovino posto sui muri, sulle facciate grigie e anonime dei nostri palazzi, sulle scuole, nei sottopassaggi. Viene il sospetto che una gestione intelligente ed appassionata della cosa potrebbe persino diventare un interessante volano economico, occasione di lavoro, in particolare per dei giovani. Certo, servono intelligenza e passione. L’alternativa? Che tra 34 anni qualcuno ritiri fuori questo articolo che, nel 2014, ritirava fuori un articolo del 1980...


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FRONTE RETRO

Armani Giovanni MASO SENTINELLA NON SI ARRENDE Una storia d’amore fra soldi, natura e ribellione La modernità, la tecnologia, l’arroganza dei soldi, il consumismo hanno più o meno sfregiato o sepolto questo territorio sotto le ondate del cemento delle seconde case, della rapina dell’acqua, dell’esbosco non sempre correttamente pianificato e gestito. Il paesaggio è stato spesso violentato secondo il principio del “prima il denaro”. “Si fa questo perché crea denaro”. “Si fa questo perché crea lavoro!…” Ma questo agevole e piacevole scritto di Armani non mostra solo il lato negativo delle cose. Perché, come in tutte le monete, c’è anche un lato diverso. C’è anche dell’ottimismo, nonostante tutto. C’è il raggio di sole, quella luce di speranza che come lasciò scritto Alexander Langer ci può consentire di “continuare in quello che è giusto”. Un giorno, forse, una nuova coscienza ecologica guiderà il mondo…

Pag. 205 Euro 14

Casetti Bregantini Carla UNA STORIA BELLA Romanzo “Una storia bella” riposa su due convinzioni che costituiscono la motivazione forte e, insieme, la giustificazione dell’intero percorso di scrittura. La prima: la vita è un viaggio. La seconda: senza la gioia del dono reciproco, dunque della relazione, essa non ha senso. Non so se l’autrice, che si è assunta il compito, direi quasi la missione, di annotare sulla pagina la storia del movimentato e avventuroso viaggio di Livio, sia una persona felice. Di certo mi sento di dire, avendola conosciuta un po’ ma soprattutto avendo letto tra le righe, che la felicità non solo l’ha cercata, ma l’ha inseguita come obiettivo e tensione, sempre. Ciò che traspare anche nel corso della sua pacata e radiosa partecipazione all’ordinaria straordinarietà delle vicende narrate. Vicende percorse dal protagonista Livio, divenuto suo marito in un tempo della vita che è per lo più di bilancio, a partire dalla nascita e, di seguito, attraverso l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta fino al matrimonio con Bruna, alla loro vita in comune durata trentaquattro anni, alla solitudine amara e inconcludente della vedovanza. Pag. 256 Euro 14

IN LIBRERIA


trentinoildialettoinforma di RENZO FRANCESCOTTI

il dialetto in-forma LA CIUCA, I EMBRIAGONI, I ZUCÓNI E IL LIOFANTE

“E

l Bepi l’ha ciapà, na ciuca!” “Cossa?!” Insomma, si è ubriacato. Ciucca, nel significato di sbornia esiste anche nei dizionari in italiano. L’etimologia è incerta. Certi linguisti la farebbero derivare da ciocco, che corrisponde al trentino zòch. Perché? Perché la ciucca ti fa diventare come un ceppo. Altri la fanno derivare da “zucca”, latino cucutia. Così veniva chiamata figurativamente e ironicamente la testa, intesa come testa

latino: un idioma che ha resistito come una diga di porfido alla pressione dei confinanti dialetti tedeschi. I cembrani conservano ad esempio le forme verbali interrogative fas, vas, ses per dire “fai”,“vai”, “sei”. Mi ricordo (doveva essere il 1970) che Mario Nicoletti, passato da poco professionista, corse al Vigorelli nel campionato italiano dell’inseguimento. Nicoletti aveva una potenza enorme, ma era matto come un cavallo: non riusciva a controllare il suo equilibrio nervoso. In allenamento in pista faceva tempi mostruosi e in gara toppava. Così successe quel giorno. C’era lì ad assistere anche Francesco Moser che nella specialità dell’inseguimento è stato campione del mondo. “Ses vegnù a pé?” chiese a Nicoletti subito dopo tagliato il traguardo. I cembrani si sono fabbricati delle curiose, gustose parole dialettali, modificando l’italiano. Come dicono (o dicevano) all’elefante? Liofante. E all’orchestra? Loquestra. E all’orina? Lorina… e così da qualche vecchio potresti sentire: Zo a Trent al Circo sonava la loquestra è ho vist el liofante che el feva na gran lorina! renzofrancescotti@libero.it

dura, testa vuota. Anche in dialetto di uno che non brilla di fosforo si dice l’è en zucón. Così come, di uno che alza molto il gomito si dice: l’è uno che ’l ciuchéta: l’è en ciuchetón. In Val di Cembra, la zucca con la forma di una fiasca, viene chiamata ciuca. Bisogna dire che questa zucca dalla forma particolare è diffusa in molti Paesi del mondo, di solito non mangiata ma tenuta come ornamento. Nel passato veniva svuotata e seccata diventando, da noi, una fiasca come quella dei pellegrini; nei paesi dell’America Latina, riempita di grossi semi seccati,uno strumento musicale. C’è da pensare che in Val di Cembra più che di acqua la riempissero di vino. Per cui si diceva: El Bepi l’ha svoidà na ciuca e l’ha fat la ciuca. Ciuchi era anche il soprannome di una famiglia di Cembra (gli etnologi di San Michele stanno da anni indagando il perché). Sono forse gli stessi specialisti che ad un mantice di pietra a cascata d’acqua avevano anni fa messo l’etichetta: bòt de l’óra, ad accenti gravi e acuti sbagliati, invertiti. Con quegli accenti l’etichetta significava “botta dell’ora” (ovvero na bota che te ciapi en de na data ora, ma quala?), e non invece “botte del vento” come in realtà è. Gli ho fatto sapere di metter a posto gli accenti. Sono passato a distanza di anni ma gli accenti erano sempre gli stessi: sbagliati… C’è da dire che quello cembrano è un bellissimo dialetto, simile a quello della Val d’Adige, ma ancora più vicino al 15

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Aperto tutti i giorni Sabato e domenica dalle ore 17.00 TRENTO - Via Milano, 148 Tel. 0461.262022 Fax 0461.223120 www.doctrento.it info@doctrento.it


Diretto da: Paolo Curcu [ paolo@trentinomese.it ] In redazione: Pino Loperfido, Cristina Pocher, Gennj Springhetti Hanno collaborato a questo numero: Alberto Folgheraiter, Annalisa Borghese, Paolo Chiesa, Silvia Conotter, Lara Deflorian, Fiorenzo Degasperi, Fabio De Santi, Alberto Folgheraiter, Renzo Francescotti, Flora Graiff, i Maceta, Alice Manfredi, Carlo Martinelli, Francesca Negri, Silvia Tarter, Nicola Tomasi, Tiziana Tomasini Grafica: Fabio Monauni Redazione: Via Ghiaie 15 38122 Trento Tel. 0461/362155 Fax 0461/362170

SOMMARIO APRILE2014

BOLZANO - Via Bari, 15 Tel. 0471.914776 Fax 0471.930743 Direzione pubblicità: Giuseppe Genovese Stampa: Alcione - Trento Registrazione Tribunale di Trento n. 536 - 4 aprile 1987

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(un anno, 12 numeri a Euro 20,00) BOLLETTINO POSTALE c/c N. 11492386 Curcu & Genovese Associati - TM Via Ghiaie, 15 - 38122 TRENTO BONIFICO BANCARIO CASSA RURALE DI TRENTO IBAN IT15 E083 0401 8040 0000 3080 485 CARTA DI CREDITO Telefonando allo 0461.362122 DIRETTAMENTE PRESSO L’UFFICIO ABBONAMENTI Via Ghiaie 15 - Trento Tel. 0461.362107 ufficioabbonamenti@trentinomese.it I Suoi dati saranno trattati per dar corso al suo abbonamento; il conferimento dei dati è necessario per perseguire la finalità del trattamento; i Suoi dati saranno trattati con modalità manuali, informatiche e/o telematiche e non saranno diffusi. Lei potrà rivolgersi (anche telefonicamente) al Servizio Privacy presso il titolare del trattamento per esercitare i diritti previsti dall’art. 7 del D.lgs 196/03. Titolare del trattamento dei dati è la CURCU & GENOVESE ASSOCIATI S.r.l., Via Ghiaie, 15 – 38122 Trento - Tel 0461.362122 AVVISO AI LETTORI La scelta degli appuntamenti è a cura della redazione. La redazione non è responsabile di eventuali cambiamenti delle programmazioni annunciate.

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8 COMMENTI 13 IL DIALETTO IN-FORMA

Attualità 16 20

IL TRENTINO A MOTORE “VE LO DO IO IL TURISMO TRENTINO”

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A PASSO D’ASINO

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ANDREA PALLAORO

24 34 36 38 40 42 44 46 48 50

Editrice: Curcu & Genovese Associati S.r.l. Via Ghiaie 15 - 38122 Trento Tel. 0461.362122 Fax 0461.362150 Concessionaria Pubblicità: Südtiroler Studio S.r.l. TRENTO - Via Ghiaie 15 Tel. 0461.934494 Fax 0461.935706 studiotn@bazar.it Direzione pubblicità: Rosario Genovese

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LA CARNEFICINA INFINITA TUTTO UN ALTRO MONDO COMPUTER, BOLLETTE E CROISSANT LE ANTICHE VIE DIVENTANO “SOCIAL” LUCA RIGONI RIPENSARE LE “TORRI” LARA STEFFE LE MERAVIGLIE DEL CANYON RIO SASS IL DILETTO DI DIPINGERE TI RICORDI DI GIAN PACHER?

Panorama

56 SERATE D’AUTORE 59 UMBERTO TOZZI 60 IL LAGO DEI CIGNI

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TEATRO A TRENTO

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GIOVANNI ALLEVI GIUSEPPE GIACOBAZZI IL TRENTINO DEI BAMBINI ORCHESTRA “HAYDN” JANINE JANSEN - MINGUS

Giorno per giorno

74 MOSTRE 78 APPUNTAMENTI DEL MESE

Scoop&news

89 LEVICO ACQUE SI RINNOVA 90 UMBERTO GALIMBERTI 92 NUOVO DISCO PER I TBSOD

Rubriche 94 96 97 98

LIBRI E LIBRERIE FRATELLI DI TAGLIA IL RISTORANTE LA VIGNETTA info@trentinomese.it www.trentinomese.it


trentinoattualità

TRENTINO A MOTORE ABBIAMO LE MONTAGNE PIÙ BELLE DEL MONDO MA SIAMO INVASI DAL TRAFFICO CHE, PROBABILMENTE, NON DIMINUIRÀ TROPPO DRASTICAMENTE ANCORA PER UN BEL PO’. SU QUESTO SI STA INIZIANDO A RIFLETTERE, ANALIZZANDO I NUMERI DELLA MOTORIZZAZIONE NELLA NOSTRA REGIONE di Silvia Tarter

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trentinoattualità

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eimiladuecentosei virgola novanta chilometri quadrati. Sono i numeri della superficie del Trentino, piccola regione la cui forma ricorda, come scrisse Cesare Battisti nella sua tesi di laurea alla fine del’800, una farfalla. Una farfalla dalle ali rocciose, che costringe, ora come in passato, i suoi abitanti a fronteggiare nei loro spostamenti le imponenti barriere delle loro pur tanto amate montagne. Siamo abituati a pensarci, e chi ci vede da fuori appare ancora più convinto di ciò, di essere una regione ancora abbastanza selvaggia, incontaminata, ricca di boschi, laghi e ruscelli – e questo è certamente vero – nonché di aria pulita, per lo meno più di quella che si respira nelle metropoli. Le nostre montagne più celebri, le Dolomiti, sono state elette patrimonio dell’Unesco il 26 giugno del 2009, e da poco, lo scorso gennaio, hanno ricevuto un’altra prestigiosa incoronazione da parte di Lonely Planet, la celebre casa editrice australiana che sforna guide turistiche per avventurarsi nei luoghi di tutto il mondo. Nella sua classifica, Lonely Planet’s Beautiful’world, su 15 luoghi prescelti come meraviglie del mondo, le Dolomiti si sono aggiudicate il terzo posto, per la bellezza del loro ambiente, ma anche la qualità della vita. Un primato da mantenere, ma soprattutto, un tesoro da difendere. Far conoscere

Autovetture Provincia Provincia ogni 100 di Trento di Bolzano veicoli Euro 0

3,6

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Euro 1

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Euro 2

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Euro 4

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Euro 5+

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sempre più queste meraviglie rendendole accessibili è giusto, è necessario alla nostra economia, a mantenere viva l’immagine del nostro territorio. Favorire il turismo però si scontra sempre più naturalmente con il problema della mobilità e degli spostamenti. Più persone che rivendicano il loro diritto a conoscere, rilassarsi e divertirsi, significa più persone che si motorizzano per spostarsi, riempiendo le strade e aumentando il traffico. Solo nel 2011, i turisti registrati nei comuni dolomitici sono stati più di 27 milioni (dati della Fondazione Dolomiti Unesco). Immagine ancora più vivida è quella delle 13mila persone che hanno raggiunto passo Fuciade quest’estate, per assistere al concerto gratuito della manifestazione “Suoni delle Dolomiti”, non senza sollevare successivi dibattiti.

CHE SIGNIFICA MOBILITÀ SOSTENIBILE?

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e ne è parlato per la prima volta nel 1992 alla conferenza di Rio de Janeiro, ma da allora in poi ha assunto sempre più rilevanza, e soprattutto urgenza. Significa conservare un territorio perché sia fruibile alle generazioni future, e garantire, anche nel presente, una migliore qualità della vita. Bellezza, movimento, accessibilità, economia, tutti lati di una stessa medaglia che rappresentano una bella sfida di convivenza. Qualche piccolo segnale di protesta arriva, come quello che del rifugio Malga Zugna, (Comune di Rovereto) che ha deciso di sbarrare l’accesso ai veicoli negli ultimi duecento metri, a quota 1400 m quindi, per far sì che solo a piedi si possa arrivare alla meta. Il 24 gennaio a Madonna di Campiglio, nelle Dolomiti di Brenta, si è tenuto l’8° convegno internazionale sulla mobilità sostenibile e sicura in ambiente montano, di cui a breve usciranno gli atti, a cura dell’ACI, Automobile Club d’Italia. Un momento di dibattito tra professori, TN

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NO2 Media annua:

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O3 media annua giorni di superamento

50

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Fonte Legambiente 2012

Vetture circolanti

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2010

2011

2012

Alto Adige

303.012

328.724

351.691

358.664

414.560

Trentino

343.183

382.894

411.934

424.993

501.452

Trentino-Alto Adige 646.195

711.618

763.625

783.657

916.012

ingegneri ed esperti, per riflettere sugli scenari futuri per il traffico che si profilano nelle Dolomiti. «Sono emerse diverse riflessioni» spiega il dottor Alberto Ansaldi, direttore della sede ACI di Trento, «Occorre pensare a come limitare la circolazione veicolare sulle Dolomiti. La proposta che è emersa e ha fatto discutere, anche nei giorni successivi al convegno, sulla stampa locale, è stata quella di porre un pedaggio sull’accesso alle montagne. Questa in realtà sarebbe la soluzione più semplice, ma non la migliore». Far pagare, come sempre è il modo più rapido per tamponare un problema, ma forse in questo caso occorre una riflessione 19

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trentinoattualità VEICOLI CIRCOLANTI PER TIPO CLASSE DI POTENZA

PIÙ FIAT CHE VOLKSWAGEN

I

n Trentino, viaggiano più auto italiane (Fiat, in particolare) rispetto all’Alto Adige, e lassù abbondano Volkswagen e Audi. TN FIAT

BZ

77.802 55.605

VOLKSWAGEN 40.935 51.656 FORD

29.349 32.090

OPEL

28.295 27.867

AUDI

16.995 19.005

RENAULT

25.045 10.307

BMW

16.906 12.355

re circolanti di Trento è aumentato di altre 1436 unità. (Dati forniti dal Centro Studi Continental su base ACI). più ampia. Si è parlato infatti anche del concetto di paesaggio, con un intervento del professor Ugo Morelli dell’università di Bergamo, aggiunge Ansaldi, «Bisogna pensare che non esiste più ormai, neanche in Trentino un paesaggio che non sia antropizzato». E la realtà con cui si dovrà convivere nella previsione per il futuro è quella di una sempre maggiore accessibilità a qualunque luogo e una crescente esigenza di spostamento. “A tal pro, l’ACI, continua Ansaldi, da parte sua provvederà a un costante monitoraggio dei movimenti”. Dal rapporto 2012 della Fondazione

Centro Studi Filippo Caracciolo presentato all’ACI infatti, viene a galla come la nostra Provincia risulti essere la più motorizzata tra tutte le cinque province dolomitiche, che sono per l’appunto Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine. Il numero del parco circolante privato nella nostra provincia ammonta a 501.452 mezzi totali di cui 376.875 autovetture (dati riferiti sempre all’anno 2012). Significa 94,6 veicoli ogni 100 persone, e 71,1 automobili ogni 100 persone. Tante, se consideriamo chi non è ancora patentato oppure non lo è più. Nel 2013 inoltre, il parco di autovettu-

VEICOLI CIRCOLANTI IN ALCUNI COMUNI DEL TRENTINO

E a Bolzano come va? La nostra vicina sembra essere ancora una volta più verde: conta 81 veicoli, e 62,8 automobili ogni cento abitanti, che significa 414.560 veicoli totali, di cui 319.947 autovetture. La media del tasso di motorizzazione delle province dolomitiche che esce dal rapporto non si discosta troppo da quella nazionale, anzi, purtroppo, addirittura la supera: ci sono 84 veicoli e 65,2 autovetture ogni 100 abitanti contro gli 82,4 e 62,1 ogni 100 abitanti del resto d’Italia. Nonostante le montagne, siamo più motorizzati. Oppure, probabilmente, di nuovo, proprio a causa delle montagne. Ma quando è cresciuta tutta questa motorizzazione? Tredici anni fa, in quell’anno 2000 che ora sembra già lontanissimo, i veicoli circolanti a Trento erano 343.183. Ci è voluto un bel balzello per arrivare a quota 500.000! A Bolzano invece, dai 303.012 veicoli del 2000 fino alla fine del 2012, la crescita della motorizzazione si è arrestata sui 414.000 veicoli. Un Trentino Alto Adige, comunque, che appare nel complesso sempre più a motore. È vero anche che più motorizzazione non corrisponde automaticamente a più spostamenti. Ma se cresce il bisogno di spostarsi in maniera indipendente, è chiaro come aumenti allora di conseguenza, anche se mai del tutto

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trentinoattualità VEICOLI CIRCOLANTI PER TIPO DI ALIMENTAZIONE

Alberto Ansaldi direttore della sede ACI di Trento

coincidente, la necessità di dotarsi di un mezzo. Un bel nodo di Gordio. «È difficile estrapolare il dato dello spostamento effettivo dei trentini, afferma anche il dottor Ansaldi. «Si può notare comunque che con l’avvento della crisi si tende ad utilizzare meno l’auto, e a fare meno viaggi, cercando di ottimizzare i loro spostamenti». Cosa che, naturalmente, ha un risvolto più che positivo oltre che per l’ambiente anche per il nostro stile di vita, permettendoci di organizzare meglio il nostro tempo e svincolandoci da quell’idea di infinita disponibilità dell’automobile. A questo potrebbero contribuire in parte anche i blocchi del traffico in determinate fasce orarie. Anche quest’inverno, nonostante ci abbiano pensato anche le piogge a ripulire l’aria, dal 1 novembre fino alla fine di marzo è in vigore il piano antismog previsto dal comune di Trento per ridurre le emissioni limitando

Dati aggregati Trentino Alto Adige

la circolazione, tutti i giorni dalle 7 alle 10 e dalle 16 alle 19 (a parte il sabato e festivi) dei veicoli ad alta emissione (benzina euro 0, diesel euro 0 e euro 1 e 2, motocicli e ciclomotori a due tempi euro 0 e euro 1). I blocchi in realtà interessano una piccola parte delle automobili che circolano, perché la maggioranza è abbastanza “giovane”, ovvero appartiene a una classe medio alta di veicoli, e quindi, meno impattante sulla qualità dell’aria. E quale carburante si predilige? A Trento, e questo è diverso rispetto ad altre realtà, si sceglie per lo più il gasolio rispetto alla benzina. Da noi solo il 29,2% viaggia a benzina, contro il 32,5% delle altre province. Auto più grosse quindi? In genere, prevale la fascia media, che rappresenta un terzo, 33,3%, ed è compresa tra i 1201 e 1600 cc di cilindrata.

VEICOLI CIRCOLANTI PER ANNO DI IMMATRICOLAZIONE

Ma quanto è impattante sull’aria che respiriamo il nostro spostamento quotidiano? Da un po’ di tempo non sentiamo più tanto spesso parlare di polveri sottili, ovvero PM10 (un insieme di polvere minerale, sale marino, nitrati, ammonio), oltre a biossido di azoto e ozono, oltre i limiti consentiti. Sarà perché le centraline lungo le strade sorridono sempre, sarà perché il tema torna quando è abbastanza lontano da fiere e mercati. L’aria trentina, comunque, non è proprio cristallina. Trento, tra le cinque province dolomitiche, è quella dove nel 2012 si è registrata la più alta concentrazione di Biossido di azoto, con 41 µg/mc nel 2012 in media, un punto al di sopra di quanto impone la normativa vigente, ovvero 40 µg/mc di media annuale. Insomma, c’è ancora molto da fare. E se è vero che la crisi ci costringe a ottimizzare gli spostamenti, la bici piace sempre di più e ci sono nuovi modi di muoversi che hanno preso piede, come il car sharing, il carpooling , il bike sharing, è anche vero che è impossibile fare marcia indietro più di tanto. È impensabile impostare la propria quotidianità azzerando, o minimizzando il numero di volte che occorre spostarsi per qualcosa, in primis lavorare. Comunque, una strada più verde ci sarebbe. Si chiama idrogeno, parolina magica affatto nuova, ma attorno alla quale c’è ancora molto da lavorare, per perfezionare le tecnologie e smuovere le note dinamiche politiche ed economiche del mercato del carburante. Per quanto ci riguarda più da vicino, anche Trento fa parte del progetto dell’Autostrada dell’idrogeno, o anche detto corridoio dell’idrogeno. Si tratta di un progetto europeo, presentato a Bruxelles nel 2010, che vede cooperare Provincia di Trento e Bolzano e Autostrada del Brennero e prevede di collocare lungo l’asse che va da Modena a Monaco un impianto di produzione, stoccaggio e distribuzione di idrogeno, con delle stazioni di rifornimento ogni 100 km. Utopia? No, ma è ancora troppo presto, per parlarne nell’immediato. Intanto, occhio ai prezzi dei carburanti. ■ 21

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trentinoattualità

di Paolo Chiesa

L

a Valle dei Mòcheni non smette mai di stupire, almeno chi non ci vive abitualmente. Mentre sali la strada che da Canezza porta a Frassilongo hai l’impressione di entrare in un mondo magico. Sarà per questo che la chiamano la Valle Incantata? Ma anche chi ci abita non può non farsi prendere dal panorama e dai boschi che incontra mentre va a lavorare o torna a casa. E la Valle non

“VE LO DO IO IL TURISMO TRENTINO”

“La gente non sa che il 40% del costo del giornaliero sugli sci serve per produrre la neve artificiale...”

DAL SUO BUEN RETIRO IN VALLE DEI MOCHENI, IL PROFESSOR GIORGIO DAIDOLA SPARA A ZERO SUL MODO DI FARE TURISMO ATTUALE. DEBITI RIPIANATI SCRITERIAMENTE DALLA PROVINCIA, SCARSA LUNGIMIRANZA, ECCESSIVA SPETTACOLARIZZAZIONE

smette di attirare, per venirci a vivere, anche persone che hanno girato il mondo in lungo e in largo e che delle montagne conoscono ogni segreto. A Frassilongo per esempio, abita da 18 anni Giorgio Daidola, originario di Torino e professore all’Università di Trento, dove insegna Economia applicata al turismo e in particolare alla gestione delle imprese turistiche. Daidola ha 70 anni e nonostante la sua preoccupazione di “avere un futuro troppo breve per realizzare tutti i sogni ancora nel cassetto”, ha un’energia che molti trentenni si sognano. Una forza d’animo e di testa che gli permette tuttora di praticare le passioni di tutta una vita: viaggiare in barca a vela e raggiungere con il viaggio i posti dove poter sciare e conoscere nuove realtà. Navigare e sciare: due attività che possono sembrare in antitesi ma che nel suo caso sono l’una l’emanazione dell’altra. Daidola, maestro di sci e grande esperto di neve e

di montagne, ha girato tutti i Continenti per scendere sulla neve dalle montagne più alte. E il suo record è il Shisha Pagma, primo 8000 sceso con la tecnica del Telemark. E la navigazione? La sua seconda passione la vive con la sua barca a vela, il “Zeffiraglia III”, un Gladiateur di 10 metri che dal 2009 ha sostituito la precedente “Bétemps”. E la particolarità è che i suoi viaggi per mare Daidola li fa non tanto per le spiagge e per le nuotate, ma per vedere, conoscere, incontrare, cioè per vivere il mare e le coste da

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esploratore curioso. E spesso succede che dopo avere attraccato, gli capiti di andarsi a cercare una montagna dove poter sciare, come gli è accaduto in Marocco, in Albania, ma anche nel deserto del Sahara. “Sì, perché ci sono dei posti al sud della Libia e dell’Algeria, dove ci sono montagne di sabbia e dune dove puoi sciare senza problemi e con gran soddisfazione”. Giorgio Daidola non è solo uomo di azione e di “spedizione”. Oltre a insegnare, scrive. È giornalista e ha diretto per

anni la “Rivista della Montagna” di Torino e pubblicato articoli su tutte le più prestigiose riviste di outdoor italiane, francesi, spagnole e statunitensi, oltre a collaborare con vari quotidiani. Ha inoltre da poco dato alle stampe un libro: “Viaggio in Mediterraneo. Immagini, incontri, riflessioni di un velista curioso”, nel quale viene descritto il suo viaggiare in barca a vela seguendo le coste del Mediterraneo in un percorso lungo cinque anni, dove oltre all’esperienza del viaggio ha riportato le sue esperienze di conoscenza di luoghi posti “oltre” i porti di attracco, inoltrandosi ad esempio nell’entroterra della Grecia e della Turchia. Il professore è una miniera di aneddoti, ma uno dei motivi del nostro incontro è capire come si fa a fare e gestire il turismo in modo che sia sostenibile. “Le persone quando vanno in vacanza cercano principalmente comfort, sicurezza e velocità, cioè nessuna perdita di tempo. In pra-


trentinoattualità tica tendono a non staccarsi da quello che vivono nel resto dell’anno. Ma la gente non si rende conto di avere bisogno di altre cose: situazioni nelle quali poter avere serenità e potersi emozionare”. Il professore questo tipo di approccio non è che lo insegna e basta, perché ha fatto molte consulenze con proposte per creare e rilanciare il turismo, sia per il privato che per il pubblico. Daidola inizia a parlarne con una battuta: “Le mie proposte di solito non vengono accettate perché sono sostenibili e costano poco”. Sembra un paradosso ma le cose sembra stiano proprio così, soprattutto in un mondo nel quale se non fai investimenti di decine di milioni di euro (con conseguente contributo pubblico), sembra che non fai le cose fatte bene. In Trentino, insomma, le proposte del professore sembrano non adeguate. “La gente non sa che il 40% del costo del giornaliero sugli sci serve per produrre la neve artificiale. L’errore è quello di sviluppare un turismo che senza neve fallisce. Gli impianti sono così costosi che sei costretto a farli funzionare solo per mantenerli e per farlo devi produrre neve artificiale che costa. È un cane che si morde la coda”. Daidola è da anni che tenta di

IL TELEMARK, CHE PASSIONE!

È

un anticipatore, Daidola, ma in una delle sue passioni è legato al passato: quella per il Telemark di cui abbiamo trattato nell’articolo portante. All’inizio degli anni ’80, rispolverando le foto di suo padre, il professore ha riscoperto l’attrezzatura e ha reintrodotto la disciplina in Italia. “Questa tecnica è nata nel 1850 in Norvegia per merito di un falegname che ha realizzato questa attrezzatura che permetteva, per la prima volta, di curvare con gli sci. In Italia si sono prodotti per anni gli sci che venivano venduti negli Stati Uniti ma da noi questa tecnica non si praticava mai”. Ora invece si scia così anche in Italia, grazie al professor Daidola, anticipatore di tempi e saggio mediatore tra modernità ed emozioni.

scardinare un modo di fare turismo che ha sicuramente bisogno di correttivi e di nuove idee. “Non si può dominare la natura”, prosegue “non servono i grandi investimenti, ci vogliono attività flessibili e piccoli interventi poco rigidi”. E le idee qui non mancano e sono idee così razionali che ci si chiede come mai non siano ancora venute in mente a nessuno. “Gli impianti della Panarotta così come sono organizzati perdono 300mila euro l’anno. Una realtà così piccola e con un deficit di queste dimensioni negli Stati Uniti sarebbe già stata chiusa. Da noi non succede perché l’ente pubblico ripiana le perdite”. E il bello di Daidola è che non elenca solo le cose che non vanno ma fa anche le proposte per trovare le soluzioni ai problemi. Per esempio, quella

di mettere in rete Panarotta, Bondone e Paganella in modo che si possa sciare in tutti e tre i posti con un unico skipass. Oppure quella di utilizzare gli skilift, gli unici impianti a basso costo che invece stanno scomparendo. O ancora quella di creare le alternative alla neve sia quando la neve non c’è che quando ce n’è tanta: escursioni con le ciaspole o a piedi, apertura dei rifugi anche d’inverno. Ma perché, professore, non si riesce ad attuare un cambio di prospettiva sul turismo sia invernale che estivo? La risposta è tanto illuminante quanto sconcertante: “perché c’è un deficit culturale in questo senso. Non perché le persone non capiscano niente, ma perchè non riescono a prevedere quale sarà il futuro del turismo. I miei studenti l’hanno

capito e quando toccherà a loro occuparsi di queste cose, terranno conto del fatto che il clima sta cambiando e che il turismo che vive solo con la neve è destinato a fare i conti con il fatto che la neve, a parte casi particolari, ci sarà sempre meno. Il difficile è farlo capire ad amministratori e imprenditori che pensano il futuro sempre uguale al passato: impianti che funzionano pochi mesi e contributi pubblici infiniti”. Purtroppo il professor Daidola ha ragione. Il periodo nel quale il turismo di massa faceva girare soldi solo per poche categorie sta finendo e secondo lui il passaggio successivo sarà quello di fare lavorare anche le altre componenti del turismo, non solo impianti e alberghi. “Ci vuole il valore aggiunto del creare ricchezza, non del perdere soldi. Bisogna smettere di costruire impianti e strutture ricettive nuove. Vanno invece ristrutturate le malghe e migliorati i sentieri per raggiungerle. Creare una rete tra i Rifugi e le baite stesse”. Come detto, le cose da fare “diversamente” dal solito sono tante e sono contenute nei vari Business Plan che Daidola ha studiato per la Panarotta, per la Val dei Mòcheni e per il Tesino, tutti per un motivo o per l’altro non attuati. Piani di attuazione dove, secondo il professore, si potrebbero “anticipare le tendenze in atto, evitando la dilagante tendenza a un modello unificato di stazione di sci “lunapark” che, oltre a essere insostenibile da un punto di vista ambientale ed economico, non risponde più alle tendenze in atto nella domanda sulla base delle più recenti ricerche”. Chissà che non succeda prima o poi che qualche amministratore illuminato gli chieda: “mi fa dare un’occhiata alle sue teorie”? Nella Valle Incantata potrebbe anche succedere… ■ 23

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trentinoattualità

A PASSO D’ASINO

di Pino Loperfido Foto G. Salomon - M. Casanova

UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE BELLEZZE PAESAGGISTICHE DEL TRENTINO, ALL’INSEGNA DELLA LENTEZZA. ROBERTO LEONARDI, GESTORE DEL RIFUGIO POTZMAUER, GIORGIO SALOMON, NOTO FOTOREPORTER, E SILVANO MORATELLI, ALPINISTA. E POI CI SONO LEO E PULCE...

I

l silenzio è rotto solo dal fruscio del vento, dai respiri di tre avventurosi e validi viaggiatori che tagliano trasversalmente il Trentino con l’agilità di un coltello in una fetta di torta. Loro sono Roberto Leonardi, gestore del Rifugio Potzmauer, Giorgio Salomon, noto fotoreporter ed ex operatore Rai, e Silvano Moratelli, alpinista e imprenditore. Dopo aver girato le montagne di mezzo mondo, arrampicato in Cile, Argentina e Patagonia, i nostri tre hanno deciso di dedicarsi alle bellezze di casa nostra. E tra le bellezze del Trentino hanno scelto quella più selvaggia e vasta: il Lagorai. Ma siccome a loro pareva un po’ banale camminare zaino in spalla, hanno voluto connotare il lo24

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ro viaggio di una componente animale molto particolare. A fare compagnia a Roberto, Giorgio e Silvano, dunque, un pony e un asino. Due mammiferi che per qualcuno hanno importanti proprietà antidepressive e sono grandi compagni

di viaggio e amici degli esseri umani. Un vero e proprio inno alla lentezza in quest’epoca veloce, piena di gente che corre, anche in contesti solitamente rilassanti come il trekking o lo sport. “Vedo spesso gente in mountain bike che fila a testa bassa, senza degnare di uno sguardo i tesori naturalistici che scorrono accanto” dice con un velo di rammarico Roberto Leonardi. La partenza verso i 120 chilometri di percorso attraverso il Lagorai, viene data l’8 giugno 2013 proprio dal Rifugio Potzmauer, in Val di Cembra. I tre amici si sono assegnati compiti ben precisi e nulla – o poco – viene lasciato al caso. Roberto si occuperà, naturalmente, di cucina, ma anche di materiali, attrez-


trentinoattualità

zature; Silvano sarà responsabile degli itinerari e della topografia del percorso; Giorgio, come è naturale che sia, dovrà documentare l’impresa con macchina fotografica e videocamera. Leo, l’asinello, è ladino di Gardena, mentre Pulce è il suo affiatatissimo partner. A loro spetterà il compito di trasportare il quintale di materiale del viaggio, che comprende due tende. Ma cosa ha spinto i tre amici a compiere quest’impresa? Gli spunti sono diversi ma sembrano convergere nello stesso punto: il fatto che, pur essendo ormai esperti della montagna, ritengono di non aver abbastanza conosciuto il “giardino di casa propria”, ovvero il meraviglioso territorio del Lagorai. Le prime tappe portano Roberto, Giorgio e Silvano, in rapida successione, a Maso Trenta, Malga Cadinello Alta, Rifugio Refavale. Tutti luoghi suggestivi e unici che all’inizio del Novecento furono teatro dei sanguinosi scontri della Prima

RIFUGIO ALPINO POTZMAUER A GRUMES

guerra mondiale. Era inevitabile che il ricordo del conflitto divenisse parte integrante della traversata a passo d’asino (e di pony). Tanti gli aneddoti legati a questa avventura. Una ce la racconta Giorgio Salomon: “Eravamo al Passo Manghen, lì lì per appisolarci, quando ci siamo accorti che Leo e Pulce non c’erano più, si erano volatilizzati. Siamo corsi subito a cercarli e per fortuna li abbiamo beccati sulla strada che scendeva a valle...”. Era già successo che gli asini venissero spaventati dai motociclisti, ma erano sempre rimasti, fedeli, al loro posto. Altro incontro curioso, quello con il mitico Francesco Moser in piena azione su una difficile ascesa: quattro chiacchiere, un paio di ricordi da condividere e poi ognuno torna sulla sua strada. Vivere la montagna è anche questo lento camminare, inerpicarsi, salire e discendere. Se poi lo scenario è quell’angolo di paradiso che risponde al nome di “Lagorai”, l’esperienza è ancora più completa e indimenticabile. La solitudine è pressocché assoluta (“Ci sono stati lunghi tratti in cui, pur essendo a

giugno, non abbiamo incontrato nessuno!” dice Moratelli), fatto davvero insolito nel 2013, in una regione che ogni anno vede arrivare milioni di turisti da tutto il mondo. A coronamento dell’impresa, grazie alla presenza nella spedizione di Salomon, è stato confezionato un film, intitolato proprio “A passo d’asino”, presentato all’ultimo Filmfestival della Montagna di Trento, dove ha destato molto interesse e curiosità. Un documento importante che si erge a memento perché i trentini di domani possano continuare ad apprezzare i valori che solo la montagna sa insegnare agli uomini. ■

I

l rifugio è situato nelle adiacenze del Parco Naturale del Monte Corno, crocevia tra il Trentino e l’Alto Adige. È meta e tappa intermedia del Sentiero Europeo E5 (Lago di Costanza - Venezia) e offre possibilità di escursioni estive e invernali. Rifugio Alpino Potzmauer 38030 Grumes, Loc. Cima Roberto Leonardi Cell. 333.7771211 Cell. 338.7033945 rifugioleo@gmail.com www.rifugiopotzmauer.it Anche su Facebook!

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trentinoattualità 1914-1918 - UNA “GUERRA TRA PARENTI” – 4° PUNTATA

LA CARNEFICINA INFINITA QUANDO IL TERRORISTA SERBO GRAVILO PRINCIP ACCESE LA MICCIA CHE AVREBBE INNESCATO LA PRIMA GUERRA MONDIALE, TRE CITTÀ AI CONFINI DELL’IMPERO DEGLI ASBURGO COSTITUIVANO LA LINEA DI DIFESA DALL’IMPERO DELLO ZAR. SU QUELLA LINEA, LONTANA OLTRE L’IMMAGINAZIONE, FURONO MANDATI A SCHIANTARSI I CONTADINI TRENTINI. AUSTRIACI DI LINGUA ITALIANA, IN GRAN PARTE SOSPETTI, STRAPPATI ALLA TERRA E ALLA MONTAGNA IN NOME DELL’OBBEDIENZA A UN ANZIANO MONARCA CHE, COME OGNI ESTATE, DOPO SERAJEVO CONTINUÒ LE VACANZE A BAD ISCHL di Alberto Folgheraiter

L

e trincee attorno a Cracovia, fino al 1596 antica capitale della Polonia, scavate per difendere la Moravia e la Slesia da un’invasione da est, formavano un anello di 57 chilometri, con trenta forti dei quali 17 corazzati. La piazzaforte di Leopoli, che aveva una circonferenza di 48 chilometri, doveva, invece, assicurare la difesa della Galizia e della Bucovina. La “battaglia della Galizia”, combattuta dal 23 agosto all’11 settembre 1914 si concluse con l’arretramento dell’esercito austriaco di 160 chilometri e l’occupazione di Leopoli da parte dei Russi il 3 settembre. In meno di tre settimane

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costò trecentomila tra morti e feriti e centomila prigionieri tra le fila degli austriaci; 225 mila tra morti, feriti e dispersi nell’esercito dello zar. Con i suoi forti dislocati su un anello di 45 chilometri e con un’artiglieria di quasi mille pezzi, la città-fortezza di Przemyśl, lungo il fiume San, aveva il compito di difendere le pianure ungheresi. Poteva contare su undici battaglioni di fanteria e nove batterie di artiglieria. A queste si aggiunsero ventidue battaglioni della leva di massa. Przemyśl tenne in scacco per mesi le armate dello zar al comando del generale Nikolaj Ivanov.

La città-fortezza, stretta d’assedio il 24 settembre 1914 fu espugnata dopo sanguinosi combattimenti (quarantamila morti tra i russi). Riconquistata dagli austriaci il 12 ottobre, fu assediata una seconda volta a partire dal 9 novembre. Restò isolata per 133 giorni e fu costretta alla resa il 22 marzo 1915 per fame e mancanza di munizioni. Prima di arrendersi ai russi, gli austrotirolesi (nella fortezza combatterono i soldati del II reggimento tirolese del Landsturm, pertanto anche molti trentini) macellarono cinquemila cavalli, bruciarono settecentomila corone, distrussero l’artiglieria e minarono i


trentinoattualità ponti. I russi fecero prigionieri 117mila soldati e quattromila civili, nove generali, un centinaio di ufficiali superiori e duemilacinquecento ufficiali. Testimoniò in una lettera ai familiari il trentino Giacomo Beltrami: “Miei cari, le nostre fatiche i nostri patimenti, e i nostri sforzi sono statto tutto innutile; Ma noi non ne abiamo colpa se non fusse statto per la manchanza dei viveri, mai più il nemico prendeva questa tera, perche tantti asalti che hà fatto sono statto sempre respinto con grandi perdite. Ebene domani ne damo in mano hà nostri nemici” (Q. Antonelli, I dimenticati della Grande Guerra. La memoria dei combattenti trentini (19141920), Il Margine 2008). La città-fortezza di Przemyśl fu riconquistata da austriaci e tedeschi nel maggio del 1915. *** Il 2 dicembre, l’imperatore Francesco Giuseppe celebrava l’ascesa al trono avvenuta nel 1848. La ricorrenza di quello speciale “genetliaco” dell’anziano monarca era occasione di festa in tutto l’Impero. Il 2 dicembre 1914 le truppe austriache occuparono Belgrado. Vi restarono appena due settimane poiché i Serbi riconquistarono la loro capitale con un bottino di 40mila soldati, mille cavalli, 133 cannoni pesanti. Liberarono diecimila serbi che erano stati fatti prigionieri dagli austriaci quindici giorni prima.

Lo smacco subito costò il posto al generale Oskar Potiorek il quale, il 2 dicembre aveva telegrafato con giubilo all’augusto sovrano, annunciando “umilmente al trono di sua Maestà che Belgrado è stata occupata dalle truppe del Vostro esercito”. Il comandante supremo era stato sollevato dal comando “accogliendo una sua domanda per ragioni di salute”. In quei giorni, temendo un coinvolgimento dell’Italia nel conflitto da parte dell’Intesa (Inghilterra, Francia e Russia), l’ex cancelliere tedesco principe

von Bülow si era recato a Roma quale ambasciatore speciale del Kaiser per proporre la cessione del Trentino in cambio della neutralità italiana. In verità, von Bülow avrebbe dovuto convincere allo scambio anche Vienna ma il vecchio imperatore Francesco Giuseppe non aveva alcuna intenzione di cedere. Se avesse offerto il Trentino agli italiani, a cascata avrebbero bussato all’indipendenza le altre minoranze dell’impero. Per non parlare della cessione di Trieste, il porto “austriaco” più importante dell’Adriatico.

53 MESI DI MASSACRI

S

crive Emilio Gentile (“Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo”, Laterza 2014): “Il 1° agosto 1914 iniziava la Grande Guerra. Forse nessuno la voleva, ma nessuno seppe evitarla. Non fu inevitabile per fatalità, ma non esplose neppure per caso, anche se il caso ebbe la sua parte. Fu decisa da uomini che avevano il potere di scegliere tra la pace e la guerra. E scelsero la guerra. La guerra fu dichiarata dai governanti senza consultare i governati. Tuttavia, in nessuno degli Stati belligeranti gli uomini mobilitati, che andarono al fronte per uccidere o essere uccisi, si ribellarono contro i loro governanti. Molti pensavano che la guerra sarebbe durata pochi mesi; pochi prevedevano che sarebbe durata alcuni anni. Le previsioni dei pochi furono offuscate dalle illusioni dei molti. La guerra durò cinquantatré mesi. Vi parteciparono le maggiori potenze mondiali e Stati minori di tutti i continenti. Furono mobilitati circa settanta milioni di uomini. Le ultime classi chiamate a combattere furono formate da giovani nati fra il 1899 e il 1900. I combattimenti della Grande Guerra

cessarono l’11 novembre 1918”. […] “Esplosa quando la civiltà europea era all’apogeo della sua egemonia mondiale, la Grande Guerra aveva dimostrato di quanta crudeltà fosse capace la parte più civilizzata e più progredita dell’umanità, che non aveva esitato a usare tutte le risorse della produzione industriale, le conquiste della scienza e della tecnica, l’efficienza organizzativa degli apparati statali, l’ingegno, la cultura e le arti per produrre una gigantesca macelleria umana allo scopo di conseguire la vittoria su un nemico disumanizzato, demonizzato e bestializzato”. […] “Mai tanti individui erano stati massacrati contemporaneamente in una tanto immane carneficina di massa. Mai tanti milioni di esseri umani erano stati coinvolti contemporaneamente nell’esperienza tragica di un immenso dolore collettivo. I monumenti ai morti, innalzati per consolare il dolore di milioni di famiglie, promettendo di perpetuare la sacralità dei caduti nella memoria delle future generazioni, rappresentarono anche il monumento funebre alla modernità trionfante che si era suicidata nella Grande Guerra”.

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trentinoattualità

IL PATTO “SEGRETO” DI LONDRA

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ià il 16 febbraio 1915 era stato inviato a Londra dal ministro degli Esteri italiano Sidney Sonnino un memorandum in sedici punti. Conteneva le condizioni per le quali l’Italia sarebbe entrata in guerra contro l’Austria e la Germania a fianco delle potenze dell’Intesa. Da parte italiana era il “tradimento” di precedenti intese poiché fin dal 1882 l’Italia era legata alla Germania e all’Austria-Ungheria con un patto militare chiamato della “Triplice Alleanza”. Dopo discussioni fra le parti, il 14 aprile fu raggiunto l’accordo su tre documenti. Entro un mese dalla stipula del patto, l’Italia si impegnava a entrare in guerra contro Austria-Ungheria, Germania e impero Ottomano, i nemici cioè dell’Intesa. Le quattro Nazioni della nuova Intesa si impegnavano a non siglare una pace separata, a mantenere il segreto su questo patto ma soprattutto ad assegnare all’Italia un cospicuo bottino. Al tavolo della pace, l’Italia avrebbe ottenuto il Tirolo meridionale (Trento e Bolzano), i territori di Gorizia, Gradisca, Trieste, l’Istria fino al golfo del Quarnaro con le isole di

Ma il governo di Roma scalpitava. Già il 25 novembre era stato autorizzato un primo passo diplomatico presso l’ambasciatore austriaco in Italia per trattare la questione dei “compensi da dare all’Italia a soddisfazione del sentimento nazionale”. Vale a dire la cessione delle terre chiamate “irredente” (Trento, Trieste, l’Istria). Il dossier era formalmente aperto. Nel tiramolla diplomatico, a marzo del 1915 l’Austria offrirà all’Italia il territorio del Trentino meno Madonna di Campiglio e le valli di Non, di Sole e di Fassa. Quanto alla cessione di Trieste neanche parlare. Correva voce, peraltro, che l’Italia fosse in trattative “segrete” con Londra e con la Francia. Del resto, da Parigi erano pur arrivati finanziamenti a Mussolini per lanciare il suo nuovo giornale, il Popolo d’Italia (che cominciò le pubblicazioni il 15 novembre 1914), che avrebbe dovuto alimentare nella coscienza popolare la mai sopita insoddisfazione per la mancata riunificazione delle “terre irredente”. Le potenze dell’Intesa avrebbero accolto ben volentieri le richieste italiane di “indennizzo territoriale”, purché il governo Salandra aprisse il fronte contro l’Austria. La qual cosa fu concretizzata con il patto “segreto” di Londra stipulato lunedì 26 aprile 1915. Che poi la popolazione trentina fosse d’accordo con la cessione del proprio territorio all’Italia era tutto un altro discorso. Quando il 16 marzo 1915, Alcide Degasperi, che era parlamentare 28

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Cherso e di Lussino, le isole della Dalmazia, Zara, Sebenico e Trau; Valona e Saseno in Albania. Inoltre, all’Italia sarebbe stato garantito lo sfruttamento del bacino carbonifero di Adalia in Turchia e avrebbe mantenuto la sovranità sulla Libia e sul Dodecaneso, l’arcipelago, nella Grecia orientale, al confine con la Turchia, che era stato occupato nel 1912 durante la guerra italo-turca. Il patto fu firmato a Londra il 26 aprile 1915. Secondo quanto stabilito, la sera del 23 maggio l’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria. All’alba del 24 maggio, il primo colpo d’artiglieria contro i forti austriaci sulle Vezzene fu sparato dal forte di Verena sull’altipiano di Asiago. Cominciava la prima Guerra Mondiale anche per l’Italia. Come convenuto, il patto di Londra restò segreto. Sennonché alla fine del 1917, in seguito alla rivoluzione Russa, i bolscevichi saliti al potere diffusero tutti i patti diplomatici segreti stipulati dagli zar. La pubblicazione degli accordi del patto di Londra provocò grave imbarazzo ai governi firmatari, soprattutto a quello italiano.

a Vienna, incontrò a Roma il ministro degli esteri, Sonnino, gli fece presente che l’opinione pubblica nel Trentino era divisa. Alcuni erano “frementi per l’italianità”, ma la maggioranza, peraltro calma e non maldisposta, temeva “per il clero, per gli stipendi, per le congrue, per il Vescovado di Trento, pel grande Seminario. Temono la legislazione italiana. Bisognerebbe in parte rassicurarli”, disse Degasperi. Parlava soprattutto da cattolico facendosi paladino, in particolare del clero, il quale, sotto la dominazione austriaca, era riconosciuto e tenuto in gran conto. Nel colloquio con Sonnino, Degasperi sottolineò anche la maggiore autonomia goduta dalle amministrazioni comunali del Trentino, Trento e Rovereto in primis. E i quarantamila soldati trentini che erano al

fronte, sotto la bandiera della duplice monarchia, che fine avrebbero fatto? Insomma, tutti cercavano alleati nel tentativo di indebolire l’avversario. La Germania aveva trovato nei rifugiati bolscevichi in Svizzera il proprio cavallo di Troia da introdurre oltre le armate dello zar. Alcuni fuoriusciti russi furono avvicinati, riforniti di denaro e fatti rientrare in patria. Il 7 gennaio del 1915, due anni prima della rivoluzione che avrebbe spodestato la dinastia dei Romanov, a Pietrogrado (dal 1914 al 1924 con questo nome, poi cambiato in Leningrado sino al 1991, oggi San Pietroburgo) prese il via la campagna per destabilizzare la Russia dall’interno. Prima della guerra, Trento contava 31mila abitanti. Molti erano stati sfol-


“I soldati conducevano una esistenza primordiale, senza lavarsi per settimane, dormendo in fosse o nicchie scavate nelle pareti delle trincee […] Essi vivevano circondati da grossi ratti famelici, tormentati da pidocchi e pulci, nauseati dalle esalazioni dei propri escrementi e dal fetore dei cadaveri di commilitoni e di cavalli in putrefazione, assistendo talvolta all’agonia dei propri camerati che giacevano feriti nella ‘terra di nessuno’, senza poterli soccorrere”. (E. Gentile, Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, Laterza 2014)

lati. Tutti aspettavano con trepidazione notizie dal fronte carpatico-galiziano. Il 12 dicembre 1914 i giornali scrivevano: “Le nostre operazioni nei Carpazi continuano il loro corso secondo il nostro disegno stabilito. Il nemico oppose ieri resistenza per lo più colle sue retroguardie, che ripetutamente vennero sconfitte. Nella Galizia non si è avuta ancora nessuna decisione. Dove i Russi sono passati all’attacco furono respinti sempre con grandi perdite”. La censura operava tagli decisi sulle notizie non gradite ai comandi generali. Ma bastava scorrere l’elenco interminabile dei morti e dei feriti, che i giornali pubblicavano ormai ogni giorno, per comprendere che il prezzo della vittoria finale sarebbe stato intriso del sangue di una carneficina infinita. Da entrambe le parti. Per il 25 dicembre 1914, primo anno di guerra, papa Benedetto XV aveva proposto alle Nazioni belligeranti la “tregua di Dio”, vale a dire una “tregua per Natale”. Scriveva il giornale “Il Trentino” (16 dicembre 1914) che “alla proposta del Papa per una tregua nel giorno di Natale, l’Inghilterra ha dato subito la sua adesione. Risulta che parimenti favorevole e senza condizione alcuna è stata la riposta dell’Austria, della Germania, della Serbia e del Belgio. Si ignora la risposta della Turchia, sebbene si dica che sia stata anche essa favorevole, in omaggio al Pontefice. La Russia oppose un rifiuto per ragioni militari; la Francia, interpellata a mezzo della diplomazia

belga e dell’Arcivescovo di Parigi, fu recisamente contraria”. Lo stesso giornale, giovedì 24 dicembre notava che “la guerra non è ancora finita e la pace sembra ancora lontana. Milioni di uomini stanno ancora nelle trincee e spiano il momento propizio per mandarsi l’un l’altro una palla omicida, milioni di uomini guardano in faccia la morte, come se il Redentore non fosse mai nato”. Su qualche fronte, a Natale, fu osservata la tregua. Il 26 dicembre, un soldato inglese scrisse al fratello una lettera che fu ripresa qualche giorno dopo da “Il Trentino”: “La vigilia di Natale i tedeschi pensavano già alle feste dell’indomani e ci gridarono di non sparare fino a Capodanno. La mattina di Natale vi era la nebbia, e poiché tutto era calmo, uscimmo fuori

dalle trincee e ci mettemmo a passeggiare su e giù giocando anche una partita a football. Quando fummo stanchi di questo gioco oltrepassammo la nostra linea dirigendoci verso i tedeschi. Appena la nebbia si fu un po’ rischiarata, vedemmo che i tedeschi facevano come noi. Essi dovevano essere senza dubbio inermi e così ci avvicinammo loro tanto che cinque di noi e cinque di essi si incontrarono e si misero a chiacchierare. Quasi tutti i tedeschi parlavano inglese. Dopo il rancio, quasi tutti i nostri soldati uscirono dalle trincee e trovammo che anche i tedeschi s’erano avanzati in gran numero. Ne risultò una folla enorme di uomini che si scambiavano sigarette e piccoli doni”. All’inizio della guerra l’esercito inglese, formato esclusivamente da soldati professionisti, contava appena cinquantamila uomini contro i quattro milioni della Francia, i sei milioni della Russia, i tre milioni dell’impero austro-ungarico e i quattro milioni e mezzo delle truppe del Kaiser di Germania. Nel corso dei 53 mesi (tanto durò la prima guerra mondiale) alle truppe della corona inglese si aggiunsero gallesi e scozzesi, ma soprattutto 160mila irlandesi. Di questi, 49mila restarono uccisi sui campi di battaglia del continente. Per tornare al Trentino, il “Segretariato per i Richiamati” continuava a predisporre gli elenchi dei morti e dei feriti. All’iniziale guerra di movimento era subentrata la guerra di posizione e di logoramento. Tutta l’Europa si avviava a diventare una sterminata trincea e le gallerie un immenso sudario di morte. ■ 4 - CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO

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trentinoeventi

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al prossimo 24 aprile al 4 maggio si alzerà sipario sulla 62° edizione del Trento Film Festival, la più prestigiosa rassegna internazionale dedicata alla cinematografia di montagna, all’alpinismo e alla cultura delle “terre alte” del mondo. Un’edizione ancora una volta ricca di novità e di proposte in linea con la ricerca di originalità e di trasversalità attorno al mondo delle montagne che ha connotato le ultime edizioni. 123 sono le opere in gran parte inedite che saranno proiettate in quattro sale della città e di queste 26 quelle selezionate per il concorso internazionale che assegnerà le tradizionali “genziane”, d’oro e d’argento. Per gli appassionati del genere, il programma cinematografico del 62° Trento Film Festival sarà inaugurato venerdì 25 aprile con l’anteprima internazionale del nuovo restauro del documentario “The Epic of Everest” (1924), realizzato dal capitano John Noel, durante la spedizione britannica del 1924, tragicamente conclusasi con la morte dei due alpinisti di punta della spedizione, George Mallory e Andrew Irvine. In occasione del restauro il British Film Institute ha commissionato al musicista e compositore inglese Simon Fisher Turner una partitura musicale inedita. Simon Fisher Turner, ritornerà al Trento Film Festival in occasione di questo evento speciale per eseguire la partitura, per la prima volta fuori dal suo Paese. Dunque film soprattutto, ma anche incontri alpinistici, mostre, spettacoli, la rassegna internazionale dell’editoria di montagna MontagnaLibri, la più completa vetrina 30

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MONTAGNA PROTAGONISTA ALEX HONNOLD, SIMONE MORO, L’ALPINISMO AL FEMMINILE, UNA FINESTRA SUL MESSICO, IL MEGLIO DELLA CINEMATOGRAFIA DI MONTAGNA AL 62° TRENTO FILM FESTIVAL DI TRENTO dell’editoria specializzata sulla montagna, gli antiquari del libro di montagna, il Parco dei mestieri per le famiglie ed i ragazzi che festeggia 10 anni, un ricco calendario di incontri con gli autori e di convegni a 360° sul mondo della montagna, dell’avventura e del

viaggio. E tra gli ospiti attesi a Trento, il nome del climber american Alex Honnold è quello più prestigioso. Il giovane specialista in ascensioni in “free solo” sarà all’Auditorium di Trento giovedì 1 maggio. Il giorno successivo, invece, con la regia e

la conduzione di Reinhold Messner, sul palco dell’Auditorium di Trento alcune tra le più grandi alpiniste donne saranno le protagoniste di “Grimpez les femmes!”. In arrivo al Festival con nuovi film che li vedono protqgonisti anche Simone Moro, David Lama, Adam Ondra, Kurt Diemberger. Particolarmente ricco il calendario delle mostre collaterali. La Casa della SAT (Società degli Alpinisti Tridentini) ospiterà “Centocinquanta. La nascita dell’alpinismo in Trentino”, mostra storica sulle prime importanti salite delle montagne trentine; a Palazzo Trentini si potrà visitare la personale di Lalla Ramazzotti Morassutti (1925 – 2012), “Dolomiti”, mentre a Torre Mirana, “I sogni del serprente piumato. Fiabe e leggende dal Messico” proporrà le opere di alcuni dei più noti e afffermati illustratori per l’infanzia messicani. Copertine di musica”, al Castello del Buonconsiglio, “Terra in montanis”, il viaggio fotografico di Albert Ceolan nelle terre dell’Euregio Trentino Alto Adige, Tirolo e nello spazio archeologico della “Tridentum” romana la mostra “Elephant Enigma” del fotografo canadese Dag Georing. ■


VOLKER JESCHKEIT è nato nel 1954 in Germania. Ingegnere meccanico, dirige lavori edili per una società altoatesina. È stato ricercatore per il rilievo della fortezza di Trento, in particolare per le opere di fortificazioni campali del maggiore generale Franz Steinhart. Ha collaborato con l’archivio di Stato di Vienna, il Museo Storico della Guerra di Rovereto e con W. Rosner, direttore dell’Archivio di St. Pölten-Austria, massimo esperto per le fortificazioni austro-ungariche nel Trentino. Risiede a Villamontagna di Trento.

TRENTO Via Ghiaie, 15 Tel. 0461.362111 BOLZANO Via Bari, 15 Tel. 0471.930993 ROVERETO Via Magazol, 30 Tel. 0464.414404


trentinoincontri trentinoattualità di Alberto Folgheraiter e Paolo Curcu

UN CAFFÈ A CASA (DEI GENITORI) DI...

ANDREA CHE “GIRA” A LOS ANGELES MARTIN SCORSESE LO HA PARAGONATO A MICHELANGELO ANTONIONI. UN SUO CORTOMETRAGGIO HA OTTENUTO UN PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA (60 MILA DOLLARI) A PALMS SPRING. STIAMO PARLANDO DEL REGISTA ANDREA PALLAORO, 32 ANNI, TRENTINO

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a Rivista del Cinematografo, la più antica pubblicazione italiana del settore (1928), edita dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, nel numero di marzo 2014 scrive che “sparsi per il mondo ci sono giovani che hanno idee, sogni e coraggio. Sono esordienti, registi che crescono film dopo film. In comune hanno il talento”. Tra di loro anche Andrea Pallaoro, un giovane trentino che vive negli Stati Uniti ormai da quindici anni. Con un lungometraggio, Medeas, ha vinto il primo premio per la regia al festival internazionale di Marrakech (dicembre 2013). Trentadue anni, nato a Trento il 6 febbraio 1982, Andrea è figlio dell’architetto Angelo Pallaoro. All’età di 17 anni, allievo del liceo classico “G. Prati” di Trento, ha avuto l’opportunità di trasferirsi negli Stati Uniti per frequentare il quarto anno. È approdato a Craig, in Colorado, e dagli Usa non è più tornato. Ottenuta la maturità, nel 2008 ha conseguito il master universitario in “Film Directing” al “California Institute of the Arts”. Vive e lavora a Hollywood, la “Mecca” del cinema, vicino a Los Angeles. Negli ultimi mesi ha trasvolato più volte l’Atlantico per ritirare i numerosi premi che gli sono stati attribuiti. Da Venezia a Bari, dal Marocco a Milano. Innamorato della celluloide, è uno dei registi emergenti della nuova generazione. C’è chi lo ha paragonato a Scorsese, chi a Michelangelo Antonioni. E intanto fioccano i premi, in particolare per Medeas, rivisitazione della tragedia 32

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trentinoincontri

Il riconoscimento del quale va maggiormente fiero? “Sicuramente quello ottenuto a Marrakech, per via della giuria, una delle più importanti che ci possano essere”. Qual è l’ultimo film visto? “L’ho rivisto per lavoro, due giorni fa, Raging Bull (Toro scatenato) di Martin Scorsese (1980)”. C’è un attore o un’attrice che vorrebbe avere in un suo film? “Ce ne sono tanti. Al prossimo film lavorerò con una leggenda del cinema, della quale non posso ancora anticipare il nome, ma che per me rappresenta una delle più interessanti figure. Il tema è l’esplorazione, un caracter-study di una figura femminile, molto anziana, in un momento di grande crisi e di fragilità. Se riusciamo a completare i finanziamenti, e siamo già sulla buona strada, cominceremo le riprese a settembre”. Tanti finanziamenti significano un buon film, per contro un budget ridotto porta a un risultato mediocre? “Un budget alto arriva anche con tantissime influenze, quindi la tua visione è a repentaglio. Sei incatenato. Io preferisco lavorare con un budget ridotto ma essere libero”. Che libro tiene sul comodino? “In questo momento ho due libri: la Divina Commedia e la biografia di Virginia Woolf”. Qual è il piatto preferito? “Los Angeles sta diventando una delle capitali culinarie del mondo, anche per quanto riguarda la cucina italiana. Ma il piatto preferito resta un bel risotto o una spaghettata”. Se poi è cucinato dalla mamma…

Andrea Pallaoro con alle spalle un fotogramma del cortometraggio “Wunderkammer”

regia. È stato a Marrakech che Martin Scorsese lo ha paragonato, appunto, a un novello Antonioni. Commenta Andrea Pallaoro: “È stato un grandissimo onore che Martin Scorsese, presidente di una giuria con Paolo Sorrentino, Fati Akin, Marion Cotillard, Amat Escalante, Park Chan Wook e Patricia Clarkson, abbia apprezzato e premiato Medeas per la miglior regia”. Abbiamo incontrato il giovane regista trentino-americano nell’attico di famiglia, in uno stabile di colore rosa, tra il

castello del Buonconsiglio e le scuole elementari Sanzio, a Trento, l’indomani della proclamazione al “Dolby Theatre” di Los Angeles dei premi Oscar (gli Academy Awards 2014) per il cinema. Come commenta la statuetta attribuita a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, quale miglior film straniero? “Sorrentino l’ho conosciuto di recente a Marrakech. È una persona che mi piace molto, che stimo per il suo lavoro. Ricordo che avevo poco più di vent’anni quando vidi una delle sue prime opere (“Le conseguenze dell’amore”, 2004),

Andrea assieme alla mamma Nadia Cicuttin

di Euripide andata in scena ad Atene nel 431 avanti Cristo. Ha ottenuto un premio per la miglior regia (60 mila dollari) a Palms Spring. A Palazzo Mezzanotte, nella sede della Borsa di Milano, ha ricevuto il premio di “UK - Italy Business Awards” alla 70° Mostra Cinematografica di Venezia, quale “Best Innovative Budget”. Si è presentato ai Festival di Tiblisi, al Camerimage e a Marrakech, in Marocco, dove è stato premiato per la migliore 33

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un film che mi ha colpito molto. “La grande bellezza” è una pellicola che ha motivazioni diverse ma che apprezzo davvero”. Dopo Wunderkammer (il racconto di un’anziana madre che accudisce il figlio Down) è arrivata Medeas, una pellicola presentata con successo, lo scorso anno, pure alla Mostra del cinema di Venezia. Da quel poco che abbiamo potuto vedere, lei cura molto i dettagli e la fotografia… “La cosa più importante, per me, è quella di sviluppare un linguaggio cinematografico che riesca ad articolare la mia visione nel modo più onesto possibile. In questo, ogni elemento della grammatica cinematografica diventa essenziale: la composizione dell’immagine, l’uso della luce, il framing (l’aggiustamento di camera), l’uso della lente, sono tutte condizioni che arrivano a comporre un linguaggio che per me è fondamentale”. Si capisce che c’è molta scuola dietro quelle immagini. Ma quanto è risultato dello studio e quanto del talento personale? “La scuola è stata fondamentale per34

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ché mi ha messo in contatto con registi e opere che, diversamente, non avrei potuto vedere. Poi l’approccio alla sceneggiatura, al film, è il mio contatto. In quell’ambito la scuola non ha avuto molta influenza”. Ha sempre avuto la passione per il cinema? “Sì, fin da bambino. Ricordo che avevo sei-sette anni e, a Levico, dove abbiamo una casa per le vacanze, organizzavo spettacoli per i miei coetanei e i loro genitori. Posso dire che ho sempre avuto il desiderio di fare teatro o cinema ed è un’aspirazione che non ho mai più abbandonato”. Qual è stato il primo film che ha visto o che ricorda di aver visto? “Biancaneve e i sette nani, un film di animazione che era in cartellone al vecchio cinema Modena. Mi ci portò mio padre. Avrò avuto cinque-sei anni”. C’è stato qualche “maestro” al quale ha ispirato il suo percorso artisticoprofessionale? “Sì, è stato Michelangelo Antonioni. Fra tutte le figure della storia del cinema è quello che mi ha ispirato di più”. Antonioni è morto nell’estate del

2007. L’ha conosciuto? Personalmente, voglio dire. “Ci siamo incrociati una volta a Los Angeles, dove lui, ormai malato e sulla sedia a rotelle, era venuto per un tributo dell’Accademy. Ci sono andato e in quell’occasione hanno fatto vedere “The passenger” (1975) con Jack Nicholson e il suo ultimo cortometraggio “Lo sguardo di Michelangelo” (2004)”. Che ruolo ha avuto la famiglia nelle sue scelte, diciamo così, un po’ controcorrente? “Quando ho manifestato il desiderio di andare negli Stati Uniti, i miei genitori non hanno ostacolato o impedito questa scelta. Mi hanno lasciato libero”. Se non avesse potuto seguire la sua “vocazione” di regista che cosa avrebbe voluto fare da grande? “Sono sempre stato affascinato dall’arte. Avrei intrapreso, credo, la professione dell’architetto, come mio padre. O avrei fatto il fotografo, non so”. Quanto è costato, se ha avuto un costo, “sradicarsi” da Trento e dalla famiglia? “Sono andato via che avevo 17 anni, pertanto non è mai stato uno sforzo o un


trentinoincontri peso. È stata una scelta. Anzi, ho vissuto questa esperienza con uno spirito di avventura, di eccitazione e di entusiasmo. Certo, ci sono state difficoltà logistiche, relative alla vita di tutti i giorni… ma chi non le ha?”. Molti suoi coetanei, una volta laureati, oggi sono costretti a prendere la valigia e a emigrare. Li chiamano “cervelli in fuga”. Si considera anche lei della partita? “Io pure sono stato definito, in diversi articoli, un “cervello in fuga”. Ma non ho scelto di andare a vivere negli Stati Uniti per la mancanza di opportunità in Italia. L’ho fatto perché trovavo questo percorso consono alla vita e alla professione che avrei voluto intraprendere”. In Italia per fare carriera più che buoni studi servono (o servivano) le spintarelle. È così anche negli Stati Uniti? “Le spintarelle servono sempre. Negli Stati Uniti c’è soprattutto un sistema meritocratico che qui manca. Se hai talento e determinazione, tanta determinazione, negli USA trovi la tua strada”. Quanto servono le conoscenze nel mondo del cinema? “Servono, eccome. Però negli Stati Uniti puoi allargare la tua cerchia di conoscenze anche se sei straniero. Ci sono i modi per intrufolarti in certi ambianti e, probabilmente, è più facile che in Italia”. Prendendo a prestito una celebre terzina del “Paradiso” di Dante, quanto “sa di sale lo pane altrui”? “Sa molto di sale. È attraverso l’esplorazione del diverso, dello sconosciuto, che capiamo meglio noi stessi, il mondo che ci circonda e cosa significa vivere”. Per restare nelle citazioni classiche, i latini dicevano: “Carmina non dant panem” (la poesia non aiuta a sfamarsi). E il cinema, per un giovane regista? “Se si pensa al cinema come espressione artistica e non come un’avventura commerciale è vero, ci sono difficoltà nel vivere la propria passione. Però le due parti della mela si possono anche incontrare”. I primi anni del suo lavoro sono stati, per dirla con un’immagine, a maglie strette. A partire dal 2013 è stato tutto un grand’angolo, premi e soddisfazioni plurime… “Si, è vero. Questi riconoscimenti stanno rendendo più facile la realizzazione del mio prossimo film. Il progetto è già scritto, dovrei cominciare a girare a fine estate”. Da qualche parte abbiamo letto che

il film s’intitolerà The Whale e sarà interpretato da un’attrice molto affermata. “Non posso ancora dire nulla, ma posso assicurare che è una professionista di caratura internazionale”. Per tornare al Trentino, per quanto la riguarda è vero il detto “nemo propheta in patria”? “Dal Trentino non è ancora venuto nulla. Mi piacerebbe avere il supporto della città da cui provengo, dove ho ancora radici, ma devo dire che no, non c’è stato alcun riconoscimento”. Come si fa a ottenere i finanziamenti per un’opera, soprattutto all’esordio? Bisogna bussare a molte porte? “Sì e non si deve mai darsi per vinti. Il fatto di trovare aiuto da certe parti e non da altre determina le tue scelte, il tuo percorso futuro”. Qualcuno ha scritto che nessuna carovana ha mai raggiunto il suo miraggio, ma solo i miraggi hanno mosso le carovane. Lei ha intravisto il suo miraggio in questo percorso che non è da tutti? “No, non ho ancora trovato il mio miraggio ma lo sto inseguendo”. Una canzone di Gianni Morandi (1985) ricorda che “uno su mille ce la fa”. Pensa di avercela fatta?

“Mi piace molto quella canzone. No, non ce l’ho ancora fatta. Sono molto lontano dal mio concetto di avercela fatta, però in questi ultimi mesi ho ricevuto dei segni che mi consentono di pensare di essere sulla strada giusta”. Che rapporto ha mantenuto con i compagni di scuola? “Ci sono compagni delle medie e delle Superiori con i quali sono ancora in contatto. Ma sono altrove: in Cina, Svizzera, Spagna. Non sono tanti”. Abbiamo sottomano una rivista che l’ha inserita tra i dieci giovani registi più promettenti del pianeta. Una grande soddisfazione ma anche una bella responsabilità… “Una responsabilità che mi lusinga e della quale sono molto entusiasta. Adesso ho altri progetti in cantiere”. Il cinema fa sognare, quale sogno ha nel suo cassetto? “Il sogno di trovare il modo di essere più onesto possibile con la mia visione, il sogno di esprimermi nel modo più integro”. Insomma che cosa vorrebbe fare “da grande”? “Vorrei creare immagini che possano contribuire alla storia del cinema, che possano essere apprezzate anche fra cento anni”. ■

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TUTTO UN ALTRO MONDO

di Silvia Conotter

BASTAVA SAPER PRENDERE BENE LE SCOSSE (ELETTRICHE)

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dolfo Zennaro, classe 1940, è la classica persona che ama fare tutto per bene: dal lavoro al ballo allo sport. Tant’è che ha saputo stare al passo con le rapidissime evoluzioni tecnologiche, dagli anni Cinquanta in poi, trovando sempre il tempo per andare a correre o prepararsi per la Marcialonga, ma soprattutto per diventare, diverse volte, assieme alla moglie Anna, campione nazionale di ballo liscio. Cominciando ad allenarsi a 47 anni. Lo incontriamo a Lavis, alla scuola di ballo Ritmomisto che ha fondato nel 2001, dove tantissimi bambini e ragazzi hanno imparato e tuttora imparano a ballare: liscio, ma anche hip hop, break dance, classico, moderno e addirittura imparano a diventare 36

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ADOLFO ZENNARO, 73 ANNI, RACCONTA DEI SUOI ANNI ALLA GRUNDIG DI TRENTO DURANTE IL BOOM DELLA VENDITA DI TELEVISORI. TRA GITE QUOTIDIANE SUI TETTI E LAVORI IN TUTTA ITALIA. E QUELLA VOLTA CHE QUASI QUASI CI LASCIAVA LA PELLE cheerleader. Ma cominciamo dall’inizio. Come è entrato alla Grundig? All’età di 16 anni ho cominciato a lavorare nella ditta Fratelli Benvenuto, che faceva parte della Grundig. Erano gli anni del boom dei televisori e c’era bisogno di formare dei tecnici. Dopo una scuola interna di un anno i migliori sono stati assunti. Viste le mie capacità mi hanno fatto specializzare nell’assistenza ai sistemi di telecamere a circuito chiuso: per il traffico, le sale operatorie, le

grandi industrie. Già allora ce n’erano molti? Sì, soprattutto negli ospedali. Servivano per far vedere agli studenti come operavano i chirurghi. Giravo tutta l’Italia: il primo viaggio lungo, a 22 anni, è stato a Palermo. Ci ho messo 34 ore, perché a Napoli il treno si è fermato per un guasto e io che dormivo in cuccetta non me ne sono neanche accorto. In questo caso non ci sono stati grandi cambiamenti. Già, in più anche le comunicazioni erano difficoltose. Avere

un computer o un cellulare mi avrebbe facilitato, magari semplicemente per avere un suggerimento tecnico. All’Italcementi, ad esempio, ho installato un sistema di videosorveglianza dei forni, in modo tale che la cottura del cemento avvenisse in maniera corretta. Le telecamere erano tutte avvolte da una camera stagna, con l’acqua nell’intercapedine per farle raffreddare poiché la temperatura arrivava anche a 1200 gradi. E poi era complicato logisticamente, perché c’erano 700 metri di


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Negli anni Cinquanta con i colleghi della Grundig

distanza dalla sala centrale in cui si vedevano le immagini. Quindi andare a controllare se era tutto a posto implicava andare avanti e indietro. Non avevo orari. Le connessioni video erano agli inizi, bastava un niente perché si vedesse male. Erano tutti lavori lunghi: ricordo ad esempio due mesi consecutivi a Sanremo con un mio collega per effettuare delle modifiche agli apparecchi che in quella zona potevano ricevere più programmi, vista la vicinanza con il confine francese. Come mai viaggiava così tanto? Perché quella era una delle poche ditte che aveva un mercato molto ampio di distribuzione, con grossi rivenditori. In quegli anni fecero una vera e propria fortuna: iniziarono a commerciare i primi apparecchi radio, poi piccoli registratori a nastro e infine le tv. Noi eravamo un po’ come una famiglia e si faceva un po’ di tutto, ad esempio ci si fermava la sera a caricare il camion che riforniva tutta Italia. Si parla anche di 300 o 400 televisori alla volta. Quanto costava un apparecchio allora? Al pubblico 700 mila lire, era un prodotto molto caro: il mio stipendio era di 37 mila lire. Noi avevamo delle agevolazioni, però ci volevano comunque dodici stipendi interi. Allora, visto che ormai ero preparato, ho cominciato ad acquistare i

pezzi poco a poco e li ho assemblati. Sono diventato uno dei pochi in paese ad avere un televisore - precisamente un 21 pollici - per la felicità dei miei amici. A quei tempi tutti andavano al bar, soprattutto a vedere “Lascia e Raddoppia”. Non ce l’aveva nessuno. Era un lavoro che presentava anche dei pericoli. Ci sono stati alcuni episodi in cui ho rischiato la vita: una volta dovevo pulire una telecamera per le immersioni subacquee. Mi sono infilato nel tubo in cui era inserita per pulire, nella parte frontale, un cristallo, ma il diluente che utilizzavo mi ha fatto svenire. Fortuna che i colleghi se ne sono accorti e mi hanno tirato fuori subito. Era pericoloso anche salire sui tetti: ho conosciuto quelli di mezzo Trentino dando una mano ai tecnici che sistemavano le antenne. Le mie figlie ricordano ancora, ridendo, che quando chiedevano alla mamma dove fossi la risposta più comune

era: “Sul coert”. E il regalo più bello che potessi fare alla nostra piccola, Manuela, era farle saltare la scuola ogni tanto e portarla con me. Ricordo però durante una forte nevicata – era il 1974 – che in via Oss Mazzurana feci uno scivolone su un lucernario, rompendo addirittura il vetro. Eravamo un po’ incoscienti, non c’era tutta l’attenzione alla sicurezza che c’è oggi. Si pensava a lavorare e basta. E com’era invece la storia delle scosse? Era un gioco che facevamo tra colleghi, quando non ci vedeva nessuno. Prendevamo l’alta tensione dal tubo catodico – 25 mila volt – e vicino al bancone di ferro la facevamo passare per tutto il corpo facendo uscire le scintille azzurre dai piedi. Non era pericoloso se sapevi prendere la scossa nel modo giusto, anche perché c’era poca corrente. Oggi non si potrebbe di certo fare. Il trucco era tenersi fissi alla ventosa, altrimenti continuava a scaricare elettricità. Cos’è successo invece quando nel 1980 la Grundig si è trasferita a Trento? Io non volevo lasciare Lavis. Così dopo 6 mesi mi sono messo in proprio: prima con un laboratorio di assistenza tecnica che seguiva Trento, la Val di Fiemme, la Val di Fassa, e la Val di Sole ogni 15 giorni. Poi ho anche aperto un negozio di vendita radio, tv e videoregistratori. Nel 1992 sono andato in pensione. E poi è diventato campione nazionale di liscio. Sono sempre stato sportivo: andavo a correre tutti i giorni, ho partecipato a quattro Marcialonga. Nel 1987 mia moglie Anna mi ha chiesto di cominciare a ballare assieme. Sono emerse subito le nostre buone doti e capacità di interpretazione. Così ci siamo appassionati e abbiamo cominciato a gareggiare: dal 1994 in poi abbiamo vinto più volte i campionati italiani nella nostra categoria.

Nel 1999 con la moglie Anna, dopo la vittoria dei campionati nazionali

Com‘è cambiato il mondo del ballo? Una volta era una consuetudine: si andava a Pergine, a Vigolo Baselga, ad Andalo. Generalmente la domenica pomeriggio e qualche volta il venerdì sera. Si ballava anche due o tre ore filate, a Mori addirittura ricordo che stavamo dalle 15 alle 20. L’ingresso era di cinquemila lire a testa, una bevanda compresa. Allora quelli bravi erano visti un po’ come dei disturbatori, quelli che “i se vol far veder”, adesso invece se non si è sufficientemente preparati non si va. È più visto come uno sport che un divertimento. Adolfo Zennaro ci ha dato un altro spaccato dei grandi cambiamenti avvenuti nella nostra società dalla metà del secolo scorso ad oggi: quello che colpisce di più è certamente la facilità nel trovare un lavoro, di specializzarsi (internamente all’azienda) all’occorrenza, di cambiare professione nel momento in cui non corrispondeva più alle proprie esigenze. Pur solo quella di rimanere a vivere a Lavis, invece di spostarsi a Trento. Ci sarà ancora un’epoca in cui tutto questo avverrà di nuovo? Chi lo sa. Forse è meglio pensare all’insegnamento che ci ha trasmesso Adolfo: non è mai troppo tardi per cominciare, sia il ballo o qualsiasi altra nostra passione. ■

Adolfo Zennaro 37

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trentinoattualità

COMPUTER, BOLLETTE E CROISSANT SONO TANTI GLI OVER 50 CHE PARTECIPANO AI CORSI DI INFORMATICA ORGANIZZATI DALLA FEDERAZIONE ANZIANI PENSIONATI DELLE ACLI. LO FANNO PER TENERE ATTIVA LA MENTE E DIVERTIRSI

di Annalisa Borghese

«L

a posta elettronica ce l’ho sul mio computer». All’inizio, a digiuno di ogni informazione tecnologica, è così. Se non mi collego da casa, non posso vedere la mia posta e sembra incredibile poterla invece leggere ovunque ci si trovi e da qualunque computer si abbia a disposizione. Sembra incredibile perché la testa non ragiona ancora in modo tecnologico ma, almeno in questo caso, basta poco per cambiarla. E il bello è che ci si appassiona. Le persone over 50 che partecipano ai corsi per imparare ad usare il computer si divertono un sacco. Anche se devono prendere appunti e ripetere lo stesso gesto più volte per memorizzarlo. E magari aspettare il pranzo della domenica per chiedere al figlio o alla figlia di cercare quella cartella che “chissà dov’è finita lì dentro”. 38

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Che il computer sia efficace per tenere attive le capacità cognitive e contrastare l’apatia è cosa nota. Uno degli studi più recenti in merito, condotto da un’équipe della Mayo Clinic, in Arizona, su un migliaio di anziani fra i 70 e i 90 anni, ha dimostrato che il deficit cognitivo lieve di coloro che non usano il computer è del 37 per cento contro il 18 per cento per chi naviga in Internet. «L’idea è venuta a mia figlia. Ha cambiato il computer e mi ha passato il suo. Lì per lì non sapevo cosa farmene, ma poi in banca mi hanno detto che l’estratto conto si può leggere anche in internet senza aspettare che arrivi per posta. Allora ho incominciato a pensare che potevo imparare ad usarlo». Così Giovanni si è iscritto al primo corso di avviamento all’uso del pc, promosso per il quinto anno consecutivo dalla Federa-

zione Anziani e Pensionati delle Acli in collaborazione con la cooperativa “Formazione e Sviluppo”, ed è tornato sui banchi insieme ad altre 15 persone fra i 60 e i 75 anni. Ha scoperto un mondo che gli è piaciuto, tanto da proseguire con il corso intermedio, ripetuto due volte, e non è l’unico. Ripetere in questo caso non è sinonimo di incomprensione o incapacità. Semplicemente aiuta a memorizzare meglio tutto quello che si ha imparato a fare. Un esempio? Aprire una nuova cartella. «Creare un archivio mi piace molto perché faccio ordine nelle bollette e le ho sempre a portata di mano». Archivio digitale, naturalmente. Alberto Nardon, giovane ingegnere con la passione per l’insegnamento, sa che ai fini della comprensione è importante ricondurre ogni gesto a concetti noti. Per questo spiega loro che l’archi-


trentinoattualità vio è dinamico, un diagramma ad albero. Un tronco e tanti rami quanti se ne vuole. Ma non esistono liane per passare da un ramo all’altro per cui occorre ritornare al tronco per aprire un’altra cartella. I partecipanti lo seguono bene anche se ogni tanto arriva un SOS perché una nuova cartella improvvisamente sparisce. Un’ora di lavoro e l’archivio è pronto da riempire. Non solo bollette e spese condominiali, ma anche fotografie di figli, nipoti e viaggi. Per questo, però, occorre un’altra lezione. Insomma non è che ogni cosa entri subito in testa e soprattutto non è che la logica ferrea della tecnologia incontri subito la linea di pensiero di persone che per una vita, con il digitale, non hanno avuto nulla a che fare. «Per me finora è stato così. Lavoro in un asilo nido, sono un’educatrice e adesso i genitori ci chiedono le foto dei loro bambini su cd e io non so da che parte incominciare» racconta Tania che preferirebbe forse farne a meno, ma tant’è. Uno solo, su venti iscritti del corso intermedio, il computer lo usava già in ufficio, ma ora in pensione ci si dimentica e fare un po’ di ripasso insieme ad altre persone diventa un momento piacevole in una giornata invernale che rischia di diventare lunga. E nessuno getta la spugna? «Su un migliaio di partecipanti in cinque anni, le persone che dopo un paio di

lezioni hanno rinunciato a seguire il corso base si contano sulle dita di una mano» ci comunica Nardon. E le richieste più frequenti, quali sono? «Imparare a scaricare le foto dalla macchina fotografica, usare la mail e leggere le bollette on line». Facebook interessa? «Un po’ sì, ma quando introduco il discorso sulla tutela della propria immagine, scatta la diffidenza». L’obiettivo è pur sempre il divertimento, nel senso etimologico della parola. Fare altro rispetto a ciò che si fa ogni giorno, perché il computer non lo usano proprio quotidianamente. Non ancora, perlomeno. Carlo lo accende per leggere il giornale on line e soprattutto per cercare ricette vecchie e nuove. Avendo lavorato come cuoco per 40 anni, se una ricetta è sbagliata gli salta subito all’occhio. «Prendiamo i croissant. Ho trovato un sito dove spiegano come prepararli in venti minuti. Ma si rende conto?! Venti minuti quando ci vuole un’ora e mezzo!». Allo stesso modo Anna, appassionata di ricamo, cerca nuovi disegni in internet. Pur affermando di non andare d’accordo con il computer, si adatta ad usarlo con questa finalità. Una postazione fissa per ognuno, alcuni prendono diligentemente appunti, altri non staccano gli occhi dalla pagina word

aperta sulla grande lavagna luminosa dove man mano appaiono parole d’uso comune: browser, provider, google, google chrome, gmail, account. Ecco, non proprio scontato creare un account e torna il paragone che tanto aiuta con la quotidianità. «L’account è come il bancomat – spiega Nardon. – Così come avete un bancomat presso la vostra banca, potete avere anche un account presso un sito. Allo stesso modo il pin del bancomat è la vostra password. Da conservare con la massima attenzione». Ci sono poi anche le curiosità come il simbolo della chiocciola negli indirizzi di posta elettronica, già in uso presso i mercanti veneziani ad indicare tutt’altro, naturalmente. «E se un indirizzo mail esistesse già?» «Al momento della registrazione il computer ci avvisa chiedendoci di cambiarlo altrimenti non ce lo registra». Strane anche le frasi per aiutarci a ricordare la propria password e torna il pensiero non tecnologico: «Mi chiedono il nome del nonno materno. Ma la domanda sarà uguale per tutti?». «Beh sì, però il suo nonno è diverso dal mio…». Menomale che la registrazione dell’indirizzo di posta elettronica si fa una volta sola. La lezione successiva è un continuo scambio di mail per impratichirsi e imparare anche a spedire un allegato. Sì, ma le foto? Con le foto come si fa?! ■

Un mondo di golosità per i vostri momenti più dolci! La Pasticceria Bronzetti, propone una vasta gamma di dolcissime specialità artigianali realizzate con materie prime altamente selezionate per offrirvi solo il meglio dell’arte pasticcera italiana... UOVA DI PASQUA IN PURO CIOCCOLATO... ANCHE CON SORPRESA PERSONALIZZATA! DOLCE PASQUALE AL VINO MERLINO

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trentinoattualità

di Annalisa Borghese

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al virtuale al reale. Il buon uso di internet può portare ad esperimenti di buone pratiche che diventano esperienze virtuose e condivise. La social street (strada sociale, ndr) è questo. Vivere in prima persona il vicinato. In fondo l’idea originaria è molto semplice: conoscere il vicino di pianerottolo, anche quello che non si saluta, e poi a poco a poco proporre idee da condividere per stare meglio nel palazzo in cui si vive e nella strada in cui si abita, insieme a decine o centinaia di persone che magari hanno i nostri stessi affanni quotidiani. Una conoscenza virtuale in partenza, all’interno del gruppo chiuso che una persona costituisce in Facebook e promuove tramite volantini nei negozi del rione e qualche volta affissi in punti strategici. Poi un primo incontro davanti ad una tazzina di caffè. I passi da fare sono questi, il resto è tutto da scrivere e ogni strada ha la sua storia. Punto di ritrovo, fin dall’inizio, per i residenti di via Suffragio è il bar “Porteghet”. Qui si sono ritrovati in pieno inverno, sette o otto, non di più. Lo stesso numero in via Salterio, a Melta di Gardolo, una stradina secondaria che fino ad un paio d’anni fa era senza nome. Dopo alcuni restauri e la costruzione da parte di una cooperativa di un gruppo di palazzine dove oggi abitano giovani single, coppie e famiglie, è arrivata anche l’intito-

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LE ANTICHE VIE DIVENTANO “SOCIAL” UNA CONOSCENZA VIRTUALE IN PARTENZA, ALL’INTERNO DEL GRUPPO CHIUSO CHE UNA PERSONA COSTITUISCE IN FACEBOOK E PROMUOVE TRAMITE VOLANTINI NEI NEGOZI DEL RIONE. POI UN PRIMO INCONTRO DAVANTI AD UNA TAZZINA DI CAFFÈ... lazione a Stefano Salterio, lo scultore della statua della fontana del Nettuno. Entrambe neonate social streets, sono entrate di diritto nell’elenco delle quasi 200 esistenti in Italia di cui hanno incominciato a parlare anche giornali e tiggì italiani e stranieri e la notizia è giunta fino in Sud America. «Ci stiamo riappropriando del “noi” e per farlo non si può delegare tutto ai governanti – spiega Federico Zappini, appassionato di politica, una figura di spicco all’interno del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani. - Partire dal “basso” è indispensabile e la fatica è da mettere in conto considerato che siamo disabituati a interagire. La relazione istantanea ci riesce più facile, peraltro siamo agevolati dal-

la tecnologia, ma il rapporto continuativo l’abbiamo dimenticato». Qualche proposta già condivisa? «Dagli esercenti è arrivata l’idea di abolire i parcheggi e rendere via Suffragio zona pedonale. Ci sentiamo periferia e lo si vede. Saracinesche abbassate, la sensazione di abitare in una via di passaggio nonostante il piacere di due passi sotto i portici». Riabituarsi a vivere insieme, dunque, per il piacere e con il piacere di farlo. L’idea, per semplice che sia, rischia di essere travisata in una sorta di mutuo aiuto tra vicini, che finalmente si salutano. «C’è anche questo, certamente, ma come conseguenza spontanea del desiderio di conoscere chi ci sta attorno così come ne è conseguenza la

condivisione di idee e buone pratiche – prosegue Federico. I progetti, affinché non restino sulla carta, devono andare di pari passo con i processi. Se non succede è perché la cittadinanza è diventata un concetto svuotato di vitalità, un concetto formale. Ma la comunità è cosa viva, capace di emozionarsi ed emozionare e di portare altri tipi di sentimento oltre il rancore e la rabbia generalizzata». E a Gardolo, nel frattempo? «L’attenzione è sulle aree comuni. Durante i giorni della grande nevicata non abbiamo avuto difficoltà a decidere che ci saremmo ritrovati al mattino presto del giorno successivo per spalare la neve. I mezzi del comune non passano in via Salterio e tocca a noi residenti». Salvatore


trentinoattualità Via Salterio

Romano, giornalista attento al fenomeno dell’innovazione sociale e della partecipazione “bottom up” (dal basso, ndr), ha scommesso in prima persona sulla social street di cui è venuto a conoscenza navigando in internet. «È uno strumento già sperimentato e riconosciuto come valore. Ho pensato che anche per noi fosse arrivato il momento di provarlo dando fiducia alle persone». Già, dove non c’è conoscenza, c’è diffidenza e la parola d’ordine della social street è proprio la fiducia. Per questo, nonostante il moltiplicarsi dell’iniziativa e la rete umana che si sta creando, l’intento è di mantenerla così com’è senza alcuna struttura, ruoli ufficiali, linee guida o tessere associative perché poi finisce che chi fa sono sempre gli stessi e gli altri delegano, un meccanismo che c’entra poco con la cittadinanza attiva. Ci sono in ballo non solo il recupero della socialità, del piacere della socialità, ma anche la tutela dei beni comuni. La strada è uno di questi. «Una discussione sui massimi sistemi o su qualunque argomento lontano da noi è più semplice da sostenere di un confronto su questioni che ci toccano da vicino perché richiedono responsabilità personale a riguardo che è l’opposto della delega». Federico e Salvatore hanno le idee chiare. Solidarietà e sussidiarietà passano attraverso la relazione di buon vicinato. «Chiunque fa parte del gruppo su Facebook può proporre qualcosa. Nel momento in cui lo fa e ne chiede

la condivisione, se ne assume la responsabilità in prima persona. Questo significa che ognuno di coloro che aderirà alla proposta, farà quello che può per portare avanti l’iniziativa proposta. Così facendo si agisce insieme». Se a Trento non è stato il fiorire di social streets che si è verificato in breve tempo a Bologna, dove via Fondazza ne è la capostipite, non è solo questione di diffidenza. «La sensazione è che la difficoltà dipenda dal contesto. In Trentino il bisogno di socialità ha sempre trovato risposta in una rete associativa forte e capillare. Inoltre un buon livello di benessere ha permesso finora di mantenere una serie di servizi che sostengono famiglie e singoli per cui la spinta motivazionale a trovare altri modi per socializzare non è stata così sentita o comunque è arrivata più tardi che altrove». Ma è arrivata e incomincia ad affiorare il sentimento condiviso di “guardare” la città per capire che cosa sta succedendo, cosa manca e come rivalutarla. L’idea è che nella cura dei beni comuni si possa interagire con gli amministratori diventando cittadini attivi che prediligono fare anziché mugugnare. Anche Rovereto sta muovendo i primi passi in questo senso con l’apertura di un gruppo su Facebook, strumento di contatto per i residenti di Rovereto nord. Per informazioni e documentazione: www.socialstreet.it socialstreetnetwork@socialstreet.it ■

Pranzo di Pasqua 20 aprile 2014

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trentinoattualità

di Gianfranco Gramola

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uca Rigoni è nato a Roma il 7 gennaio del 1964. “Sono nato nella capitale perché mio padre Mario in quel periodo lavorava a Roma. Era giornalista alla Rai”. Il suo percorso professionale è iniziato alla fine del Liceo, all’inizio dell’università. È andato a Lettere a Bologna (laurea con lode all’Università di Bologna in Lettere e Filosofia, con una tesi in Storia del Cinema, ndr). All’inizio il suo interesse era soprattutto per il cinema e la letteratura. Dopo di che la sua passione si è spostata progressivamente sugli esteri, la politica estera alla quale si dedica tutt’ora. Ha iniziato con piccole collaborazioni sulla carta stampata quando ha finito il Liceo Prati. Scriveva su “l’Adige”, come collaboratore non retribuito. Ha scritto molto per altre testate, poi il “Giornalino dello Spettacolo”, “il Mattino di Napoli”, ecc… Portava avanti il giornalismo insieme al percorso universitario accademico. Poi ha optato in toto per il giornalismo ed è andato a vivere a New York. Tra il 1989 e la fine del 1991 ha lavorato alla Rai Corporation a New York e poi da lì, grazie ad Enrico Mentana è entrato nel TG5 e via via si è sempre occupato di Esteri. Ora ha lasciato il TG5 per Tgcom 24, le News di Mediaset, realizzando anche servizi per tutti i telegiornali Mediaset. Come inviato è stato in Somalia e in Afghanistan, a Londra nel 2005 e nel 2006 per gli attentati e l’allarme terrorismo, e molte volte in Medio Oriente. Luca Rigoni è sempre con la valigia in mano. Oggi è a Roma, domani parte per Bruxelles, quattro giorni fa era a Kiev, in Ucraina… 42

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IN DIRETTA DAL MONDO LUCA RIGONI È SEMPRE CON LA VALIGIA IN MANO. OGGI È A ROMA, DOMANI PARTE PER BRUXELLES, QUATTRO GIORNI FA ERA A KIEV, IN UCRAINA… UNA CARRIERA GIORNALISTICA BRILLANTE CHE LO HA PORTATO DA TRENTO A NEW YORK PRIMA E POI IN GIRO PER IL PIANETA, A CACCIA DI NOTIZIE Quali sono stati i suoi maestri di giornalismo che stima molto? Sono tanti, ma tanti. Della carta stampata conosco molto bene e stimo, anche per ragioni personali, Eugenio Scalari. Diciamo che per lui ho un affetto non solo professionale ma anche personale. Poi stimo altri giornalisti, anche di altri settori. Naturalmente devo moltissimo a Enrico Mentana, poi anche a tutti i direttori che ho avuto successivamente, come Carlo Rossella, Clemente Mimun, ecc… Sulla carta stampata ho avuto altri modelli, altri maestri. Uno fra tutti Indro Montanelli ovviamente. Quando ero ragazzo seguivo molto in tv il giornalismo di approfondimento fatto e curato da Sergio Zavoli. Questo come universo giornalistico. Quali sono le qualità di un buon giornalista? Chiarezza, sintesi e partecipazione. Una sua ossessione professionale?

La precisione. Qual è il suo motto? Rincorrere la vita. Fra colleghi c’è più rivalità, competizione o complicità? Competizione. Le sue radici trentine quanto contano nella sua professione? Io sono nato a Roma, non a Trento, ma questo per una casualità dei miei genitori. Però sono cresciuto a Trento e quindi inevitabilmente gli

anni formativi fino alla maturità classica li ho fatti lì. C’è questo imprinting che non si può dimenticare. Poi sono andato via, sono andato a fare l’Università a Bologna e successivamente per tre anni a New York. Però c’è una formazione di base anche caratteriale, una sorta di “puritanesimo”, non religioso ma culturale che il Trentino mi lascia in eredità. Questo almeno è quello che spero, senza presunzione, cioè di rigore, di puntualità, di metodo e di precisione. Ho letto che, da inviato, ha conosciuto Ilaria Alpi. Si! Ci siamo incrociati a Mogadiscio. Lei era inviata del Tg3. Seguiva la guerra civile somala. Poi lei è morta il 20 marzo del 1994. E’ stata uccisa a Mogadiscio assieme all’operatore Miran Hrovatin. Delle sue interviste “americane”, quale fra tutte l’ha emozionata di più? Tra i vari americani che ho intervistato, e sono stati parecchi, Condoleezza Rise, un


trentinoattualità personaggio un po’ dimenticato ultimamente. Era segretaria di stato americano all’epoca di Bush ed era la prima segretaria di stato donna e di colore e ricordo che è stata una lunga intervista. L’ho trovata una persona molto carina e affettuosa. Mi è rimasta molto impressa. Ho intervistato anche Colin Powell, bravissimo, anche se non mi ha emozionato più di tanto. Ha fatto anche l’inviato nelle terre martoriate dalle guerre. Hai mai visto la morte da vicino? Ho visto la morte non vicina a me, ma vicina agli altri. Ho visto un collega fotografo che è morto in Medio Oriente falciato da una mitragliata che proveniva da un carro armato israeliano, nei territori palestinesi. Lo ricordo all’ospedale, cadavere. Ho visto la morte negli occhi degli altri. Ha intenzione di scrivere un libro dove racconta le sue interviste “americane” e, da inviato, episodi significativi avvenuti in Somalia e in Afghanistan? Ci sono alcuni grandi giornalisti, grandi maestri, fra questi Bernardo Valli di Repubblica, che dicono che i giornalisti non scrivono libri. A dire la verità io non c’ho mai pensato ad un libro. Magari più avanti, avendo accumulato ancora più cose, più esperienze, lo farò. A dire la verità sono anche un po’ pigro, perché lavoro tantissimo e quando ho un giorno libero, me lo voglio godere. Il 2 aprile 2005 ha annunciato in diretta la morte di papa Giovanni Paolo II. Come ha vissuto questa esperienza? Io non ho conosciuto papa Woityla. La diretta l’ho vissuta con grande emozione, però essendo impegnato sul fronte del lavoro. E quello mi è servito anche come scudo, di fronte alle grandi emozioni. Stavo lavorando, quindi innanzitutto la notizia.

Cosa pensa della crisi ucraina? Sono appena tornato da Kiev. L’ho vista e vissuta di prima persona questa crisi. Penso che tutta la popolazione ucraina, per quanto composita, sia come credo politico, ideologico, appartenenza culturale e quant’altro, abbia diritto a ottenere quello che chiede, cioè una maggiore vicinanza e progressivamente una adesione alla Comunità Europea. Io credo che questo sia giusto. Detto questo, trovo che fino ad oggi (4 marzo 2014, ndr.), chi ha agito meglio sullo scenario ucraino è stato Wladimir Putin, il presidente russo, perché ha saputo veramente muoversi come su una scacchiera, cioè occupare senza sparare un colpo. In Crimea, oggi ha fatto ritirare le truppe. È stato bravo nel gestire la situazione. Invece l’occidente ha parlato molto forte, a voce alta ma finora non ha fatto assolutamente nulla. Immagino che, comunque vada a finire, la crisi ucraina avrà ricadute molto pesanti nei rapporti tra Occidente e Russia nei prossimi anni. Avrà anche ricadute economiche perché dopo bisognerà salvare il Paese dal baratro finanziario e di questo dovrà occuparsene l’Unione Europea. Dovremo mettere mano al portafoglio per salvare quella parte di Ucraina che è filo-europea. E quella sarà una questione prevalentemente economicofinanziaria. La parte russa è stata gestita, a mio avviso, meravigliosamente dal punto di vista strategico da Putin. Ma non voglio dare giudizi morali definitivi. Mi racconta la sua infanzia trentina? Io sono cresciuto nel centro storico di Trento. Ho fatto le elementari, le scuole medie e le superiori. Lì ho tantissimi ricordi, tantissimi amici che ancora sono a Trento e li ritrovo quando vengo su a Natale e alle feste comandate, a trovare i miei genitori che

vivono ancora a Trento. Entrare nei dettagli non credo sia interessante, ma ho assorbito la trentinità e questo è stato formativo per la mia cultura. Poi quando sono andato a studiare a Bologna certi legami si sono un po’ allentati. Un angolo del cuore a Trento? Dal punto di vista geografico sicuramente piazza Duomo e piazza Fiera. Certe mattinate di luce splendente ammiravo le montagne del Bondone e anche il Calisio. Da casa mia, all’ultimo piano, in centro, vedo il Calisio la mattina e quella vista mi rincuora. È un ricordo che mi dà anche calore. Cosa le manca di Trento? Mi manca lo sci. Una volta andavo sempre a sciare nei weekend. Per questioni di lavoro sono due anni che non riesco a farmi la settimana bianca. Prima mi chiedevi dei posti trentini a cui mi sento legato. Non sono solo piazza Duomo o piazza Fiera, ma anche le montagne innevate. Ricordo a memoria le piste di neve (potrei scendere con gli sci a occhi chiusi), i rifugi che nel frattempo sono cambiati un po’. Ho molta nostalgia di queste cose. Da ragazzo sciavo sul Bondone, poi più avanti, insieme a parenti e amici andavo a Marilleva, in val di Sole. Negli ultimi anni mi sono spostato in Alto Adige, esattamente in val Ba-

dia, dove mi trovo benissimo come albergo, piste, cibo e cortesia. La cucina trentina le manca a Roma? Cerco malamente di riprodurla a Roma dove vivo e anche all’estero quando per lavoro devo starci per diverse settimane. Un po’ di cose le faccio, non alla perfezione ma le faccio. Cerco comunque di assaporarla quando torno nella mia città. Adesso vive a Roma. Come si trova nella Città Eterna? Con Roma ho un rapporto di amore e odio. Ho vissuto a New York, ho visto Los Angeles e tante altre città. Adesso passo tanto tempo a Milano per questioni di lavoro legati a Tgcom 24. Quindi conosco molto bene anche Milano, ma Roma è la città più bella del mondo. Forse è stupido dirlo, perché proprio qualche giorno fa ha vinto l’Oscar, ma Roma è descritta molto bene nel film “La grande bellezza”. Però il prezzo de “La grande bellezza” lo paghi con tanti disguidi, tanti problemi, il caos, la sporcizia, le buche, un’amministrazione pubblica che funziona male e a fatica. Però al di là di questo Roma è una città meravigliosa e ha un clima fantastico. Ho sempre abitato in centro. Attualmente vivo vicino al palazzo delle Esposizioni e prima ho vissuto nella zona ■ limitrofa al Colosseo.

Luca Rigoni assieme alla collega Cesara Buonamici

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trentinoattualità

RIPENSARE LE “TORRI” IL PROGETTO L’ESPOSIZIONE SUL PROGETTO DI RESTYLING DEL QUARTIERE DELLE TORRI DI MADONNA BIANCA DI TRENTO, A FIRMA ITEA/UNIVERSITÀ DI TRENTO, È STATA FORTEMENTE VOLUTA DALLO IUAV, LA FACOLTÀ DI ARCHITETTURA DI VENEZIA, PARTICOLARMENTE SENSIBILE ED ATTENTA AL TEMA DEL RI.U.SO (RIGENERAZIONE URBANA E SOSTENIBILE). I REFERENTI DI ITEA E DELL’ATENEO TRENTINO SONO STATI I PROTAGONISTI DI UN INCONTRO CON I DOCENTI E GLI STUDENTI UNIVERSITARI DELLO IUAV, CHE HA VISTO IL SUO APICE NELL’APERTURA DI UNA ESIBIZIONE ESPOSITIVA 44

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ai come ora mondo accademico e professionisti di settore stanno investendo tempo e risorse su un tema di elevato potenziale strategico per la salvaguardia dei quartieri degradati e il risparmio del territorio: il cosiddetto RI.U.SO., acronimo che sta per “RIgenerazione Urbana SOstenibile”. E l’iniziativa portata a termine da Itea/Unitn nel novembre scorso con l’esposizione pubblica del progetto di riqualificazione del rione storico delle Torri di Madonna Bianca presso il Palazzo della Regione “Adalberto Libera” a Trento, registra il suo primo successo visto l’interesse suscitato nel mondo accademico veneziano, che si è concretizzato con la richiesta pervenuta dall’Università IUAV di ospitare la mostra nelle sue sale di rappresentanza. L’exhibit trentina ha fatto


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inoltre da cornice iconica ad una tavola rotonda, di stampo seminaristico, che è stata offerta ai docenti e agli studenti della Facoltà di Architettura. A fare gli onori di casa vi erano molteplici autorità, fra le quali in primis i referenti del progetto curato “in gemellaggio” tra Itea e ateneo: la consigliera di amministrazione Michela Chiogna, già coordinatrice della Commissione Torri Itea, Marco Tubino direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica dell’Università di Trento con i professori Giorgio Cacciaguerra e Claudia Battaino, entrambi membri della suddetta Commissione. In rappresentanza della città veneta, i relatori Renato Bocchi coordinatore nazionale Ricerca PRIN “Re-cycle Italy Nuovi cicli di vita per architetture e infrastrutture della città e del paesaggio” dell’Università IUAV e Leopoldo Freyrie presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori. Il seminario e la mostra ad esso collegato – che si è tenuta presso la sede dello IUAV (ex Cotonificio Santa Marta Dorsoduro – Venezia) ed è stata aperta al pubblico dal 28 febbraio al 12 marzo – hanno come obiettivo la divulgazione dell’attività di ricerca e progetto, promossa da Itea e coordinata dal Laboratorio di Architettura dell’Università di Trento, per affrontare il tema della rigenerazione

di un contesto architettonico di spiccata rilevanza e riconoscibilità della città di Trento. La mostra apre ad una riflessione generale sulle problematiche legate ai “territori fragili” dell’edilizia sociale, affrontate in maniera multiscalare e multidisciplinare, e propone un progetto di riciclo-rigenerazione del quartiere in

termini di vivibilità e di connessioni. Lo spazio pubblico, il “vuoto” che rappresenta oggi la vera distanza tra le persone, è l’elemento che più si offre alla progettazione ed è individuato come riserva potenziale per le nuove dinamiche, urbane e sociali, di mediazione tra il quartiere, ■ la città, il fiume.

QUARANT’ANNI E... SENTIRLI

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quartieri residenziali di Madonna Bianca e Villazzano Tre, realizzati tra il 1973 e il 1982 su progetto degli architetti M. Armani, E. Ferrari, ing. L. Perini, costituiscono un ampio tassello di città pubblica attuato attraverso un PEEP, Piano Edilizia Economica Popolare (1967/68) da GESCAL e IACP. A 40 anni dalla sua realizzazione, il valore di questo complesso residenziale emerge oggi, attraverso una molteplicità di spunti analitici che possono essere ricondotti ad almeno due macro-elementi significativi. In primo luogo esso costituisce una fotografia straordinaria di un momento storico di particolare rilievo per la Provincia di Trento, nell’ambito del contesto più generale di natura politico-istituzionale legato al PUP, Piano Urbanistico Provinciale (1964/67) voluto da Bruno Kessler, che ha interessato la progettualità dell’abitare sociale. Da un secondo punto di vista, di carattere urbano, appare di particolare interesse il chiaro riferimento ai principi del “quartiere e dell’abitazione razionale” riscontrabili nelle regole morfologiche d’impianto delle nuove residenze e sviluppati già nei CIAM, Congressi Internazionali di Architettura Moderna (1930/59).

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trentinobottegad’artista

di Renzo Francescotti

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nche se è nata in val di Fiemme, a Cavalese, Lara Steffe va considerata secondo me una fassana, dato che all’Istituto d’Arte di Pozza di Fassa ha studiato (per diplomarsi poi a Milano, all’Accademia di Brera); e poi vive e scolpisce a Moena, e insegna a Pozza. Si sa che i fassani, ovvero i ladini hanno nel loro Dna il gusto estetico, il bisogno di coabitare con la bellezza (forse perché, sin dalla nascita, vivono tra le montagne più affascinanti del mondo) e come i fiemmesi, vivono allo stesso tempo tra le più belle foreste d’Italia. Così che gli alberi presiedono la loro vita e il legno è un po’ la loro seconda carne. Perfettamente naturale quindi che in Val di Fassa ci siano tanti scultori in legno, analogamente – anche se in misura minore – ai ladini della confinante Val Gardena. Lara ha cominciato poco dopo i vent’anni a partecipare a manifestazioni artistiche,a proporsi in esposizioni. Al suo attivo ha anche una significativa esperienza all’estero, in Ecuador, dove ha insegnato disegno e scultura nell’istituto tecnologico Superior Inter-

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“Nell’aria libera”

IMPALPABILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE IL LEGNO È UN PO’ LA SUA SECONDA CARNE. LARA STEFFE È UNA SCULTRICE CHE NON SI ADAGIA SUI RISULTATI, MA CONTINUA A RICERCARE cultural Bilingue di Insilivi. Dal 2004 ha iniziato a partecipare a molti simposi di scultura in legno e anche in pietra in Italia e all’estero. Ed è appunto in uno di questi simposi che, nel 2009, ho visto per la prima volta le sue sculture in legno, assegnandole il primo premio, assieme alla Giuria di cui sono da tredici anni presidente. Il Simposio è quello del Tesino “Luci e ombre del Legno”, definito come “il più bel simposio di scultura in legno d’Italia”, internazionale, giunto alla sua tredicesima edizione. Vincerlo, come ha fatto la Steffe, è stata una bella impresa. Anche perché prima di lei era stato vinto (due anni prima) solo una volta da una donna: e Lara risultava essere uno dei concorrenti più giovani in assoluto ad aggiudicarsi il primo premio. Lo fece con l’opera “Nell’aria libera” così giudicata dalla Giuria: “Nome nuovo – a ribadire la capacità della manifestazione di attirare nomi nuovi di giovani artisti – Lara Steffe è la seconda donna a vincere il primo premio del Simposio. Questa artista ci ha dato un’opera di elegante gusto manieristico. Ariosa e dinamica questa scultura raffigura un’immagine femminile dai capelli lunghi e sciolti come un fascio di ginestre, “Le ragazze con gli occhi di sole”

rappresenta il fascino e la bellezza della natura e della vita liberata dal suo peso”. Nella ricerca della dinamica leggerezza Lara è stata poi calamitata dalla scultura giapponese delle ceramiche. È così che nel 2009 ha realizzato alcune sculture, alte oltre un metro, come Keiko, figlia della primavera; Jakima; Il sorriso più dolce di Dani, di una femminile raffinata eleganza. Opere che ha esposto nella mostra itinerante del Simposio, nel 2010, un’esposizione che tra l’altro è stata allestita, oltre che in Trentino, nelle province di Bologna, Perugia, Modena, Ferrara e nella Repubblica di San Marino. Ma dicevamo della ricerca della leggerezza dell’essere nella Steffe: in effetti lei

lavora sul versante opposto di Matthias Sieff, anche lui fassano, anche lui vincitore giovanissimo (2006) del Simposio del Tesino e da questa manifestazione messo in orbita (su di lui è uscita recentemente una monografia curata da chi scrive), che con le sue sculture arcaiche lavora all’appesantimento. Leggerezza e pesantezza sono due dimensioni fondamentali della realtà, c’è posto per tutti gli artisti… Lara è una scultrice in legno che non si adagia sui risultati, sui successi raggiunti; non vuole ripetersi. Negli ultimi due anni ha partorito sculture in legno per molti aspetti nuove e persino sorprendenti. Ad esempio Le ragazze con gli occhi di sole, nel 2013, una scultura in cirmolo e colorata in acrilici,


trentinobottegad’artista

“Omaggio a Nora Gregor”

alta circa un metro e mezzo. Si tratta di una coppia di ragazzine, alleggerite del peso del corpo sino ad apparire filiformi, l’una con una fascia che le copre i seni, l’altra con una fascia simile che le copre le reni. Le mani, lunghe e affusolate sbocciano come alghe da braccia filiformi, e si atteggiano pudicamente a mascherare i seni o il ventre. Le carni, pallidissime, si oppongono cromaticamente all’ocra (unico colore presente) delle fasce e dei capelli, pettinati in acconciature sofisticate. L’insieme ci offre l’impressione di una realtà reinventata nella chiave di una stilizzazione, che ci invita a liberaci dal peso della terra. Liberarci dal peso della realtà, dalla gravezza del vivere quotidiano, passare dalla dimensione della terra a quella dell’aria sembra essere la tensione più presente nell’opera della Steffe. Le sue sculture in legno (un materiale che nelle sue mani diviene di estrema leggerezza), attingendo dal Liberty la linea serpeggiante, sembrano curvarsi per tendersi a fiondare libere nello spazio. Così, ad esempio in Omaggio a Nora Gregor (2013), in legno di cirmolo, acrilici, colori a

matita e foglia d’oro, con una figura (femminile, come tutte quelle di Lara, mai che scolpisse un maschietto, rimaniamo in attesa…) si atteggia come una donna della belle epoque, come una sirena. E non riesci a capire che cosa abbia più attirato Lara: se le fattezze graziose e minute (ma anche di femmina fatale come è stata vista) di questa attrice austriaca di teatro e cinema, nata a Gorizia, che ha recitato anche a Hollywood: o la vicenda di questa donna che fu famosa, sposata a un principe e uomo politico austro-fasciata e concluse la sua vita a 48 anni, in miseria, in Messico, nel 1949. E voglio chiudere con due sculture recentissime, dai titoli inglesi (una Lara che si propone al mercato globale?): I would like to fly, in legno di acacia alta un metro e mezzo; e I’m here, in legno di tiglio, acrilici e colori a matita (alta cm. 92,5). Sono due sculture in cui la Steffe sembra strizzare l’occhio alle giovanissime d’oggi, dalle gambe interminabili, anoressiche: con le quali camminano quasi in danza di libellule sulla terra, lanciando i loro messaggi erotici al mondo (ma non a noi della vecchia guardia che preferiamo bellezze più rubensiane). Personalmente le vedo come emblemi del nostro tempo, visti con innegabile fascino e non disgiunti da una sottile ironia. ■

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“I would like to fly” 47

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trentinoattualità

MERAVIGLIE MADE IN TRENTINO: IL CANYON RIO SASS di Tiziana Tomasini

UNA PERLA NATURALISTICA INCASTONATA NELL’ALTA VAL DI NON. LADDOVE FIORISCONO I MELI, ESISTE UNO SPETTACOLARE PERCORSO COSTITUITO DA ROCCIA, ACQUA E VEGETAZIONE. CHE LASCIA LETTERALMENTE SENZA FIATO

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bbigliamento sportivo, spirito d’avventura ed un pizzico di adrenalina: questi gli ingredienti fondamentali per visitare il Canyon Rio Sass di Fondo. A tutto il resto ci pensa la natura – che qui esplode in tutta la sua selvaggia bellezza – unitamente alla precisa organizzazione della cooperativa che gestisce il luogo. La base operativa si trova nell’imponente caseggiato in cui ha sede il Municipio, in piazza San Giovanni. E poi, nel cuore di Fondo, l’accesso vero e proprio al tracciato scavato nella roccia dolomitica dalla potenza dell’acqua. Visitabile e percorribile, per ovvi motivi climatici, nella bella stagione – indicativamente da aprile ai primi di novembre – questa gola naturale di quasi un chilometro non può non incantare anche il turista più preparato per un singolare mix di 48

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elementi paesaggistici mai uguali a se stessi, sempre magicamente interpretabili a seconda delle altezze e delle rifrazioni della luce. Ogni particolare viene abilmente rilevato dalla maestria delle guide, che aprono la strada sospesa sulle passerelle appese nel vuoto intercalando nozioni geologiche con inserti storici, notizie curiose con informazioni su flora e fauna. Lorenzo Abram (soprannominato “Asterix” per fisionomia e caratteristici baffi) mostra di conoscere ogni angolazione di questo incredibile spettacolo morfologico: mentre racconta ed illustra, sposta un sasso, elimina un ramo dal camminamento, si sofferma su particolari non percepibili ai neofili visitatori. Muniti di caschetto, molto motivati a questa nuova avventura ma comunque convinti di averne visti ormai di caratteristici paesaggi trentini, ci ricrediamo

stupiti non appena solcato il varco del percorso. Premesso che non ci addentreremo in complessi approfondimenti di carattere specificatamente geologico e storico per non rendere questa avventura eccessivamente didattica e disciplinare, ammettiamo che non è impresa facile riferire le molteplici sensazioni sensoriali che si percepiscono, in grado di lasciare libero spazio a tutte le espressioni che l’essere umano può effettivamente cogliere e interiorizzare: rocce a picco, strettoie a strapiombo, slarghi improvvisati; piante rampicanti sospese nel vuoto, muschi morbidissimi da accarezzare, pittoresche alghe rosse che colorano il passaggio; punti di buio e punti di luce forte, che ora chiudono ogni spiraglio di luce, ora aprono a squarci di cielo. In tutto questo particolare contesto peraltro fondamentale, la protagonista

risulta ed è, indiscutibilmente e senza alcuna esitazione, soprattutto l’acqua: a tratti calma e placida nelle anse e negli slarghi naturali, a tratti grintosa e decisa quando la roccia incombe e ne disciplina l’andatura, a tratti potente e aggressiva nelle gole più profonde, che raggiungono l’impressionante profondità di oltre cento metri. Fino alla fragorosa cascata che copre ogni voce, creando un effetto sonoro di potenza esplosiva. Ripercorrendo a posteriori le


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nitide e suggestive immagini, si svelano molti segreti che la roccia racchiude. Oltre ai fossili – che arricchiscono ed arredano le pareti con simboli umani (simpaticissimo il cuore perfettamente simmetrico) – risultano di particolare effetto tutte quelle interpretazioni che la stessa materia suggerisce alla fantasia umana: grazie alle indicazioni della nostra guida Lorenzo, riconosciamo stupefatti quella che viene definita “la sindone”, cioè la sembianza del volto di Cristo; ammiriamo i due elefanti dalle inconfondibili proboscidi e l’occhio tipico del pachiderma; osserviamo uno splendido ricamo roccioso che ricorda i lavori a maglia delle nostre nonne; distinguiamo “il fantasma” dall’aspetto veramente spettrale; simpatica quanto improbabile l’impronta a tre dita di un ipotetico animale preistorico o, ancora meglio, di quel celeberrimo coyote disegnato dai cartoonist. Ma sono molti gli spunti che il paesaggio – naturale o modificato dall’uomo – riesce ad offrire: osserviamo il punto della sorgente ferruginosa e

i resti dello stabilimento termale visitato anche dall’imperatore Francesco Giuseppe e dalla moglie Sissi; riconosciamo le grandi opere idrauliche umane nella diga di sbarramento costituita da tronchi d’albero e risalente al 1700. Un mirabolante viaggio nei meandri del Trentino che vale veramente la pena di essere vissuto anche dai trentini. Certo, perché le statistiche parlano di grandi numeri di visitatori (gruppi e scolaresche) provenienti soprattutto da fuori regione. Segnale importante per la promozione ed il lancio del Trentino, ma contemporaneamente punto debole per l’arricchimento culturale dei residenti in regione, che spesso non sono a conoscenza o talvolta tendono a sottovalutare le bellezze locali. Con piacere ci viene comunicato che alcuni noti personaggi contemporanei hanno fatto visita a questo tesoro naturale: dall’arcivescovo mons. Luigi Bressan e curia al seguito, fino all’ex presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai. Non è infrequente trovare placidi sui prati o semplicemente di passaggio anche i caprioli, che mostrano di amare questo prezioso angolo di natura. Un viaggio speciale, tutto da provare, che distoglie dal frastuono della città e riconcilia con un mondo che regala ancora ritagli di natura selvaggia, di forte ed indiscutibile impatto emotivo. ■

MESE DEGLI ASPARAGI... ...MAS DELA FAM

INFO

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l Canyon Rio Sass, visitabile da metà aprile all’autunno, è percorribile tutti i giorni in due fasce orarie (10.00 –14.00), con ulteriori possibilità ed estensioni nel periodo estivo (11.00 –15.00–16.00). Su richiesta, si effettuano visite anche in altri orari. Il materiale necessario per l’escursione (caschetto e mantellina) viene fornito in loco. Per info e prenotazioni: COOPERATIVA SMERALDO Piazza San Giovanni 9 – 38013 FONDO Tel. e Fax 0463,850000 smeraldo@fondo.it – www.canyonriosass.it

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trentinoattualità

IL DILETTO DI DIPINGERE

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al lontano 1987 sono stati in molti a frequentare il corso di Disegno e Pittura diretto dal Prof. Giorgio Perilli. Alcuni di noi si sono “seduti a cavalletto” negli spazi che l’Università Popolare Trentina, in quegli anni, aveva riservato al Maestro il quale, tra l’altro, proseguiva l’insegnamento della Storia dell’Arte nel Trentino, a suo tempo iniziato da Nicolò Rasmo. Attualmente gli incontri, bisettimanali, hanno luogo nell‘aula di Disegno e Pittura dell’Utetd in Piazza Santa Maria Maggiore a Trento. Trentasei allievi sperimentano tecniche pittoriche diverse, dalla matita al pastello, dall’olio all’acquarello. Collochiamo i nostri modelli (nature morte, fiori, oggetti, ecc.) su un tavolino a fianco del cavalletto e, successivamente, passiamo alla copia dal vero. E che la realtà sia diversa da quella che si vede lo dimostra il fatto che ognuno di noi dipinge lo stesso soggetto in modo diverso, mettendo in luce a volte personalità e sensibilità diametralmente opposte. Lo studio della figura umana – ritratto di un collega o di una modella ed autoritratto – ci insegna ad indagare spazi invisibili all’occhio, a guardare 50

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MOLTO SEGUITI E APPREZZATI GLI INCONTRI TENUTI DAL MAESTRO GIORGIO PERILLI ALL’UNIVERSITÀ DELLA TERZA ETÀ DI TRENTO. UN’OCCASIONE ANCHE PER STABILIRE SOLIDI LEGAMI ED AMICIZIE, CONDIVISIONE DI INTERESSI IN AMBITO ARTISTICO, EMPATIA “oltre”: un lavoro tanto difficile quanto stimolante. Perilli segue la nostra fatica, a volte interviene quando – dice lui – siamo in dirittura d’arrivo e presi dallo stesso entusiasmo dell’atleta in vista del traguardo, corriamo il rischio di rovinare un lavoro con “qualche pennellata di troppo”. Lo stesso lavoro finito viene presentato all’aula e commentato dal Maestro: questo è il momento del confronto, particolarmente apprezzato da tutti noi perche ci permette di valutare le nostre criticità, debolezze, anche la nostra mancanza di coraggio. Quando poi ci sentiamo dire che “poteva andare peggio”, allora capiamo di aver portato a termine un buon lavoro... Ad un Professore che della disciplina e del


trentinoattualità

CHI È GIORGIO PERILLI Giorgio Perilli è nato a Chieti il 21 luglio 1933. Ha iniziato a disegnare dall’infanzia. Ha frequentato la Scuola Classica Napoletana, dove è stato allievo di Biase Capanna e Germano Cuocolo. Ad esso è rimasto poi sempre fedele, anche perché l’ha ritenuta erede dei valori artistici d’Abruzzo, dal Palizzi al Michetti, al Patini, al Cascella. Dal 1962 vive e opera a Trento. Ha tenuto la cattedra di Disegno e Storia dell’arte al Liceo Scientifico di Trento. Presso l’U.P.T. tiene corsi di pittura e di storia dell’arte, succedendo in questo incarico a Nicolò Rasmo e insegna materie artistiche anche all’UTETD. A Bonazza ha dedicato, in collaborazione col figlio Marco, la prima monografia critica di tutta la produzione pittorica, nel quadro storico dei movimenti italiani ed europei del tempo. Giorgio Perilli esporrà a Chieti, durante la processione del Venerdì Santo, il 12 aprile, presso la Bottega d’Arte, nel Palazzo della locale Camera di Commercio. rigore ha fatto una ragione di vita, non potremmo certo chiedere complimento più grande. l nostri interessi artistici si riconoscono nell’Associazione “Gruppo Trento” da noi fondata nell’anno 2000. Associazione che non ha finalità di lucro, che promuove lo studio teorico e pratico della pittura e della storia dell’arte. Organizziamo conferenze, seminari ed incontri,

di Cinzia

e Jolanda

mostre di pittura, visite guidate in luoghi di rilevante interesse storico-artistico. Nessuno di noi si sente artista, convinti come siamo che questi ultimi siano già molti, forse troppi. Ci consideriamo dilettanti perché, nonostante l’impegno e la fatica, ci dilettiamo in compagnia. Il ritrovarsi in aula regolarmente ha stabilito solidi legami ed amicizie, condivisione di interessi in ambito artistico, empatia.

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Quando il tempo lo permette lo studio e la pittura proseguono all’aperto (en plein air). Il Trentino è generoso di scorci di rara bellezza e non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Qualcuno di noi si reca “in avanscoperta” ad osservare il luogo predestinato alla pittura con particolare attenzione al percorso del sole: elemento questo fondamentale per lo studio delle luci e delle ombre. Disegnare all‘aperto è diverso dal disegnare in aula: altra la luce, altro il colore. Per noi rappresenta una sfida diversa e, perché no, anche una ulteriore opportunità di conoscenza. Tutto qui? No di certo. Se è vero, come qualcuno ha detto, che “l‘Arte è la domenica della vita “, il ritrovarci in aula a dipingere e parlare di pittura è per tutti noi molto più di una gradevole occasio■ ne.

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trentinoattualitĂ

di Carlo Martinelli

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GIAN PACHER?

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trentinoattualità CRONISTA SPORTIVO E CRITICO D’ARTE, GIORNALISTA E SCRITTORE, NARRATORE DELICATO DELLA SUA CARA CITTÀ, TRENTO. NON È SOLO NOSTALGIA RISCOPRIRE UNA DELLE VOCI PIÙ AUTENTICHE A PARTIRE DALLA FINE DEGLI ANNI CINQUANTA. “TRENTINO MESE” LO FA PROPONENDO UNO DEI RACCONTI, ANCORA INEDITI, CUI STAVA LAVORANDO QUANDO CI LASCIÒ, NEL 1987

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volte ci si sorprende in compagnia dei più disparati pensieri. Così, al tempo del web e dei social network, dove la memoria, i ricordi, le foto d’epoca, una certa nostalgia e una sorta di estetica vintage sono spesso protagonisti, uno si chiede come avrebbe percorso questo tempo uno come Gian Pacher. Scrittore, giornalista, narratore delicato, imprescindibile protagonista della scena culturale di Trento per tutti gli anni Sessanta e Settanta, prima della scomparsa, prematura, nel 1987. Ricordarlo, qui, non è però solo nostalgia o vintage. È doveroso tributo ad una delle voci più importanti che il Trentino abbia coltivato nel secondo dopoguerra e, forse, frettolosamente dimenticato da troppi. Franco de Battaglia lo ha conosciuto be-

ROLLY MARCHI E UNO CHE L’È RESTÀ

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el 1974 Rolly Marchi firma la prefazione a “Vai balordo!”, il terzo libro scritto da Gian Pacher dopo “ Quando a Trento c’era l’Europa” e “Fuori dal Giro al Sass”. E di Pacher, in quella prefazione - intitolata “Uno che l’è restà” - affettuosamente, così scriveva Rolly Marchi: “Nome familiare pronunciato per lo più con simpatia dalla gran parte dei trentini, è un bambino adulto con la faccia da intellettuale, lo sguardo astuto ma onesto, gli occhiali con i supporti sottili da cultura, il sorriso fra il timido e l’innocente, la parola decisa, il corpo pieno di idee e queste ultime precise”. E, nel chiudere quella prefazione, scriveva ancora Marchi: “Quando più di 20 anni fa mi sono trovato davanti ai dubbi, alle tentazioni del domani, sono salito su un treno diretto a Milano. Non è il caso di fare bilanci, propri e soprattutto pubblici, sono andato e basta. Gian Pacher, che per indole, estroversione, vivacità, interessi apparteneva al gruppo di quelli che “volano”, invece di salpare, è rimasto, “l’è restà”. Meno male. Se così fosse Trento avrebbe un cantore in meno e a me mancherebbe un amico con cui invecchiare, tornando di tanto in tanto a riparlare la nostra lingua, dentro o fuori il Giro al Sass, poco importa. Balenghi vanno, balenghi tornano, e la vita continua”. ne negli anni in cui è stato il responsabile della redazione trentina dell’”Alto Adige”, il quotidiano che annoverò Gian Pacher tra i suoi collaboratori a partire dal 1958. Qualche anno fa la Biblioteca comunale di Trento lo invitò ad indicare

dieci libri che potessero raccontare la vita nella città. Al secondo posto collocò proprio “Cara città, volti e immagini di Trento” di Gian Pacher. De Battaglia, oggi editorialista de “l’Adige”, lo ricorda così: “Aveva una penna felice soprattut-

UNO DEGLI AUTORI PIU LETTI, UNA DELLE VOCI PIU’ ASCOLTATE

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auro Lando, giornalista che con Gian Pacher divise molti anni nella redazione trentina dell’Alto Adige, nel secondo volume del suo “Dizionario del Trentino” - Curcu & Genovese editore - dedica una voce anche a Gian Pacher. In poche righe riesce a restituire il senso di un percorso umano e culturale, giornalistico e di impegno, interrotto troppo presto. Quando Gian Pacher muore, il 24 febbraio 1987, non aveva neppure 52 anni. Era nato a Trento il 30 luglio del 1935. Scrive Lando: “Giornalista e scrittore, Gian Pacher è stato uno degli autori più letti e una delle voci più ascoltate di Trento. Lo è stato perché nella sua multiforme attività e nei suoi diversi interessi ha sempre usato il garbo che invita all’attenzione, la nostalgia che sollecita il ripensamento, la curiosità che offre stimoli. Lo ha fatto quando ha scritto di sport, e di calcio in particolare, con cronache mai gridate, ma mirate piuttosto sui protagonisti. Lo ha fatto quando si è dedicato alla critica d’arte offrendo testi in cui le intuizioni e le interpretazioni degli artisti apparivano chiare. Lo ha fatto quando ha recensito i lavori teatrali non dedicandosi solo a quelli delle compagnie più importanti che raggiungevano Trento, ma anche alla fatica di quelle locali. Tutto questo sulle pagine del giornale “Alto Adige”. Gian Pacher è stato scrittore, autore di innumerevoli libri, tutti rivolti all’orizzonte della città capoluogo: ha narrato vicende, personaggi e luoghi della prima metà del secolo scorso in cui le migliaia dei suoi lettori sapevano riconoscersi. In più è stato anche militante socialista con la presenza in Consiglio comunale nelle file del PSI e vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti. Appassionato del Festival dei film della montagna ha fatto parte del direttivo della manifestazione. “Trento più vuota senza le sue storie. Amicizia e rimpianto per un uomo che dei ricordi faceva vita e speranza” titolò l’”Alto Adige“ del 25 febbraio 1987. Su “l’Adige” del medesimo giorno Bruno Cagol, che era presidente dell’Ordine dei giornalisti, scrisse che quello di Pacher era “uno stile personale, apparentemente pignolo, ma in realtà espressione di una preparazione culturale e professionale frutto di intensi studi, di minuziose ricerche”.

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trentinoattualità

to nel racconto. I suoi libri sono tesoro per scoprire una città che non si vede più, ma resiste ancora, sotterranea, nei ricordi, nei rapporti interpersonali, nelle nostalgie e nelle resistenze alle volgarità. Quel libro è forse il suo titolo più indovinato, più aderente alla poetica che gli era cara del piccolo mondo trentino che la globalizzazione cerca di spazzare via, ma che un antico orgoglio urbano difende. Al tempo qualcuno irrideva il fatto che Gian Pacher si occupasse tanto di calcio quanto di arte e di costume.

Io trovo che quei suoi filoni di vocazione fossero invece lo specchio dei tempi. Per lui la partita al Briamasco, la vernice di una mostra o il ritratto della venditrice di castagne avevano significato e al di là del momento, diventavano occasione di incontro, pezzi diversi di città che stavano assieme, antitesi e alternativa allo shopping vuoto e compulsivo. Questa sua presenza aiutava così anche il giornale in un ruolo che oggi appare forse demodè: diventare momento di incontro, anche fisico. Il raccontare come dimensione del vivere, questa l’eredità che ci ha lasciato. E che merita di essere riscoperta”. Così, ecco il nostro contributo ad una doverosa riscoperta. Non un nostalgico “te ricordet?”, per citare un altro suo conosciutissimo libro – i suoi titoli era – no autentici best seller, non v’era casa trentina che non ne ospitasse uno – ma l’indicazione di una traiettoria, giornalistica e di impegno sociale, di scrittura e di presenza quotidiana dentro la sua città, che appare oggi totalmente con-

temporanea. Ed è un ricordo affidato ad un racconto inedito che un po’ mette i brividi. “Una camera al Bristol” – che i lettori di Trentino mese trovano in queste pagine - è l’ultimo racconto scritto da Gian Pacher. È senza finale: non vi fu il tempo di scriverlo. È infatti il sesto racconto – ne erano previsti dodici, ma dei restanti sei il manoscritto indica solo il titolo e la trama – del libro cui stava lavorando quando la malattia che l’aveva minato da alcuni mesi se lo portò via, nel febbraio del 1987. Gian Pacher aveva indicato il possibile titolo: “Non hai più la veste a fiori blu”. Nei racconti recuperati i temi cari allo scrittore: il mondo femminile, i caffè – quelli veri, mitteleuropei, oggi tristemente assenti dalla città –, il cinema, l’amicizia, quel piccolo mondo trentino che in lui aveva trovato un narratore incantato e perennemente stupito e curioso. Perché solo chi conserva la curiosità abita con dignità il suo tempo.

Racconto inedito di Gian Pacher

Una camera al Bristol L

a ditta di import-export dove Umberto aveva trovato lavoro da un paio di mesi, era più nota per le grazie della cassiera che per il volume di affari messo insieme in un anno. La signora Marisa, infatti, sepolta in un piccolo ufficio arredato con vecchi mobili di noce chiaro, fra registri di cassa, libri mastri, pacchi di fatture, rappresentava una sorta di fiore prezioso al culmine del suo splendore e, per altro, desiderabile come non mai. Tutto attorno a lei appariva scolorito, vecchio, fatiscente: dalla calcolatrice manuale che aveva perduto buona parte della verniciatura, alla macchina da scrivere, una “Unterwood” con tanto di campanellino, allo schedario in legno con griglie tipo coloniale, ad una scansia dove si ammucchiavano faldoni di corrispondenza annodati con fettucce grigiastre. 54

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Tutto ciò circondava la signora Marisa che trascorreva dieci ore al giorno dietro la scrivania di vago stile floreale, sistemata su una sedia “biedermaier” ingentilita da un paio di cuscini ricamati. Un accerchiamento che la rendeva praticamente irraggiungibile, ma ugualmente meritevole di un lungo assedio fatto di sguardi, parole appena pronunciate, tentativi di intese costruiti soprattutto sulla speranza di essere comprese. La signora Marisa era alta ed il suo corpo flessuoso manifestava nel passo, nei movimenti, persino nei rari momenti di stanchezza, una straordinaria eleganza, una bellezza ancora piena e vitale, una dolcezza di forme che sfioravano l’opulenza nel disegno dei fianchi e nella floridezza dei seni. Scura di capelli, con appena qualche filo d’argento, si pettinava con molta cura facendo in modo che le ondulazioni naturali seguissero un loro ritmo e le incorniciassero il viso


trentinoattualità ove splendevano gli occhi neri. Lo sguardo era irresistibile non solo per la sensualità che esprimeva, ma per l’esistenza di un carattere determinato, di una personalità costruita attraverso l’avventura della vita. Ne sapeva qualche cosa il proprietario della ditta, un maturo rampollo di una famiglia che vantava origini nobiliari, ormai completamente prigioniero delle capacità e delle iniziative della sua dipendente. La signora Marisa, infatti, faceva il bello ed il cattivo tempo, avendo accentrato sulla sua scrivania non solo tutto il lavoro ma tutte le decisioni, lasciando le briciole ad un fattorino da tempo immemorabile in ditta ed ad Umberto che, con il suo diploma di ragioniere, avrebbe voluto sollevarla dalle incombenze più noiose. Manco a dirlo, dopo appena una settimana di permanenza in ditta, Umberto aveva preso una cotta per la signora Marina che, apparentemente, lo degnava appena di uno sguardo. La differenza di età era notevole poiché Umberto aveva appena compiuto i ventuno anni e la signora, viceversa, da poco superato i trentacinque. Eppure il suo comportamento era tale e quale dovesse fare la corte ad una coetanea. Si tratteneva oltre il lavoro per restare solo con lei, sperando nell’approfondimento della conoscenza. Talvolta, invece, arrivava primo in ufficio e collocava un fiore nel vasetto di porcellana che la signora Marisa teneva sulla scrivania. Lei chiedeva chi poteva essere stato l’autore di quel gesto gentile e Umberto assumeva l’espressione ebete di una persona caduta dalle nuvole, ma, nel contempo, lanciava sguardi dove, volendo, si poteva leggere tutto. La signora Marisa sorrideva appena, un tantino lusingata ma ben decisa a non scendere di un millimetro dal suo piedistallo. Per una donna bella e sola come lei i pettegolezzi abbondavano. Il fattorino, un certo Silvestro, invalido di guerra dopo la campagna d’Albania, era un’enciclopedia di notizie. Sembrava infatti che ci fossero delle scommesse, a dir poco singolari, sulla signora Marina. Al Caffè Specchi dove si davano convegno serale e notturno i suo ammiratori, il proprietario della ditta aveva giurato di non frequentare per due mesi il casino della zia Lidia e dedicarsi interamente alla conquista della splendida cassiera. Ma il sacrificio non era servito a nulla, perché malgrado una gratifica di fine d’anno, numerosi mazzi di rose, un paio di inviti a cena per altro gentilmente declinati, la signora Marisa era rimasta una torre inaccessibile. Viceversa il principale non solo aveva digiunato rispetto alle normali frequentazioni dalla zia Lidia, ma alla scadenza della scommessa aveva dovuto far fronte alla parola data: una serata con tutti gli annessi e connessi dalla zia Lidia per l’intera compagnia. Questo genere di sfide erano ormai all’ordine del giorno al punto che il principale, ormai convinto di aver a che fare con una donna irraggiungibile, punzecchiava amici e clienti perché a loro volta si cimentassero nella corte alla signora. Cosicché era nata una sorta di lotteria settimanale che consisteva nell’accettazione di un invito a cena o, in subordine di una apparizione, per l’aperitivo, al Caffè Specchi così da essere visti e controllati. Ma gli sforzi, anche pregevoli, di amici e clienti confermavano clamorosamente che il solo a trarne vantaggio era ormai il principale il quale, talvolta, esasperato da tanti rifiuti,

scommetteva persino denaro sui falliti approcci dei suoi conoscenti. Il fattorino Silvestro, però, raccontava ancora che la signora Marisa nascondeva un passato misterioso. Non era trentina, ma dal dopoguerra abitava in città dove, quasi subito, si era sistemata in ditta grazie al fatto di parlare perfettamente il tedesco. Proprio questa specifica conoscenza aveva alimentato molta curiosità e tanti pettegolezzi, cosicché si era venuti a sapere che la signora Marisa, ferrarese di nascita, era venuta al Nord seguendo i tedeschi come interprete. La fine della guerra l’aveva sorpresa a Levico, dove conviveva con un ufficiale della Marina che, in Valsugana, aveva trasferito il comando generale dell’Adriatico. Caduto prigioniero degli Alleati, l’ufficiale tedesco, un certo Helmut di Stoccarda, biondo come un vichingo, non aveva potuto proteggere la sua donna e le conseguenze erano state pesanti. Scovata da un gruppetto di partigiani, la signora Marisa aveva dovuto sottoporsi all’umiliante rituale  della tosatura, sanzione inevitabile alle donne italiane che risultavano collaborazioniste. C’è però da dire che il duro castigo non aveva colpito una donna navigata da cento esperienze, ma una ragazza profondamente innamorata, molto ingenua e superficiale, educata secondo rigidi schemi e quindi incapace di comprendere il rischio di una scelta che, inevitabilmente, la collocava aldilà di una profonda trincea di odi, risentimenti e rancori. Ma se l’esperienza era stata dura, la signora Marisa aveva saputo uscirne con grande dignità, conquistando giorno per giorno un carattere forte che non concedeva nulla alla passione, che coglieva solamente il momento ironico di una galanteria maschile di cui disprezzava apertamente le lusinghe, le metafore, la battuta, il complimento. Tuttavia, da qualche settimana, qualche cosa era mutato in lei. Uno stato d’animo sbocciato all’improvviso e tale da renderla irritabile e scontrosa ma al tempo stesso malinconica e strana. Inutile nascondere che la discreta gentilezza di Umberto che la guardava con gli occhi pieni di dolcezza, dapprima avevano costituito motivo di fastidio, poi d’imbarazzo, ed ora di commossa comprensione. Un sentimento che la signora Marisa non provava da tempo e che, per quanto cercasse di razionalizzare, respingere, persino irridere, la turbava. Umberto non poteva cerco rammentarle il biondo Helmut dei turbinosi e tormentati anni di guerra, ma forse il carattere del marinaio di Stoccarda poteva avere qualche punto di somiglianza con il suo giovane collega d’ufficio. E poi c’era la differenza d’età e la signora Marisa non poteva trascurare un dato di questa importanza, non certo un particolare. Almeno tredici, quattordici anni di differenza. Troppi? Troppo pochi, chissà? Tuttavia la presenza di Umberto, l’omaggio di una rosa, la freschezza della parola, l’entusiasmo per la vita che straripava dal suo carattere, avevano risvegliato, nella profondità, quell’istinto di donna, per altro soffocato e represso per tanti, tanti anni. Non si poté evitare quindi che Umberto e Marisa comparissero in pubblico. E tutto avvenne per caso in un piovosa serata di primavera allorché, uscendo dal lavoro, Umberto raccolse tutto il suo coraggio e la invitò a consumare insieme l’aperitivo. La signora Marisa non pensò nemmeno in quel momento che l’offerta era fatta davanti al Caffè degli Specchi, 55

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dove stazionava l’esercito dei suo ammiratori respinti, e disse di sì. Fu una risposta naturale, spontanea, forse lungamente meditata ed attesa. Ma si trattò di un sì espresso con un dolce sorriso. È facile comprendere che l’apparizione della signora Marisa e del suo giovane accompagnatore, non passò inosservata. Anzi. La compagnia dei suoi sfortunati ammiratori restò come fulminata da una visione che mai si sarebbero aspettati. Il suo principale restò con il bicchiere dell’aperitivo a mezz’aria e tutti gli altri, commercianti e benestanti dai quali la bella signora aveva ricevuto pressanti inviti, sbarrarono gli occhi per l’incredulità. Ci fu un attimo di smarrimento. Qualcuno tentò maldestramente di alzarsi come per invitare la signora Marisa ed Umberto al tavolo, ma lei attraversò il salone con molta fierezza. Appena un leggero cenno del capo, un buonasera a bassa voce. Si sedettero da soli ad un tavolino appartato accanto all’ingresso della sala da ballo. Umberto credeva di vivere un sogno ed ebbe la straordinaria accortezza di non perdere la sua semplicità. Non si pavoneggiò, non cercò di attirare l’attenzione, non esagerò nell’ordinazione; continuò ad essere il ragazzo di ogni momento. La tranquillità del giovane compagno giovò assai alla signora Marisa che troppo tardi si era resa conto di avere accettato l’invito nel luogo meno adatto. Ma Umberto non poteva certo sapere, pensava, quindi che stare al gioco era indispensabile. Trascorsero così quasi un’ora a conversare senza che una parola, un solo spezzone di frase giungesse al tavolo degli ammiratori respinti, i quali pur tendevano le orecchie in una curiosità che li divorava. I commenti che i maturi dongiovanni dedicavano in quel momento a Marisa ed Umberto erano certamente di una pesantezza inaudita. Dal loro punto di vista, l’uomo è cacciatore e quindi da assolvere sempre ed in ogni caso. Umberto godeva quindi di una inevitabile simpatia pur se corrosa da valutazioni morali circa la sua impudenza, la sua arroganza, la sua spregiudicatezza. Caratteristiche che, a parer loro, deponevano a scarsissimo credito di un giovane appena diplomato e che avrebbe dovuto comportarsi con rispetto, stando al suo posto, frequentando possibilmente ragazze della sua età. L’età costituiva comunque un grosso vantaggio ed il proprietario della ditta, che per primo era rimasto folgorato dall’apparizione di Marisa, ora trovava evidente il dato dell’età. Umberto poteva essere certamente un arrogante, però aveva ventuno anni, il che bastava a suscitare l’invidia 56

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di un fisico prestante e di altri, viceversa, segnati dall’adipe e dai troppi bicchieri di vino bianco. Nei riguardi della signora Marisa, invece, tutti furono spietati. All’improvviso la creatura affascinante che aveva turbato molte notti ed alimentato speranze di appassionati incontri, aveva assunto l’aspetto di una ninfomane, di cui, stranamente, ora ciascuno assicurava di aver colto, magari in poche parole di conversazione, i segni distintivi. Nel frattempo la signora Marisa ed Umberto avevano guadagnato l’uscita. Lui giocando il tutto per tutto non aveva trascurato un particolare troppo importante perché quell’incontro, forse casuale, si arricchisse di un senso, di un significato in grado di legarlo alla notte, la sola dimensione dove l’abbozzo di un disegno avrebbe preso forma, dove una garbata confidenza si sarebbe ben presto trasformata in una amicizia più tenera, più complice di segreti. E la signora Marisa, ancora una volta, cedette al piacere di un invito a cena che le rammentava felici evasioni e di cui d’un tratto sentiva di voler riassaporare, sia pure sfiorandolo, il gusto e lo stordimento. Ma non fu tutto. Umberto completò la serata trascorrendo con lei, nel buio del Cinema “Vittoria”, la visione del film “Pioggia” con Rita Hayworth che, in quanto ad amori torbidi era tutto un programma. *** Da quella sera Umberto fu il più invidiato della compagnia. Lui era molto lusingato di trovarsi al centro dell’attenzione generale, ma preoccupato per le decisioni che prima o dopo avrebbe dovuto prendere. Dopo la visione del film aveva accompagnato Marisa a casa ed erano rimasti a lungo a parlare nell’andito buio del portone, sviscerando decine di argomenti come se ciascuno volesse fare tardi, non concludere la serata. E, al mattino dopo, in ufficio, Umberto aveva atteso il suo arrivo, preoccupato di leggere negli occhi l’atteggiamento duro di ogni giorno. Invece la signora Marisa gli aveva sorriso, conservando quell’atmosfera un po’ magica della sera avanti e così era stato per giorni e giorni durante i quali le uscite dopo lavoro si erano ripetute nella volontà di aggiungere nuove parole, nuove confidenze alle ore trascorse insieme. C’è da dire che per Umberto, come per ciascuno di noi, Marisa emanava il fascino della donna, la suggestione di un corpo nel pieno della sua maturità, la fantasia di inseguire dolcissime esperienze. Uscire con lei era saltare il fossato, appartenere ad un’altra realtà, diversa sia dalla frequentazione delle compagne di scuola, sia dalle occasionali visite alla casa di tolleranza che continuava ad essere una valvola di sicurezza e, comunque, un luogo di incontro obbligatorio per appartenere al gruppo dei ragazzi cresciuti. Se Umberto sognava estasi nelle braccia di Marisa, noi tutti eravamo convinti che lei rappresentava l’amante ideale, piena di attenzioni, di dolcezze, ma anche improvvisamente aggressiva, cacciatrice, figlia della sua esperienza. Si trattava quindi di trovare una conclusione, di arrivare prima o poi, ma certo in tempi ragionevoli, ad un incontro diverso dalla visione del cinema, dalle due chiacchiere al Caffè degli Specchi. I vecchi amatori che con Marisa erano andati in bianco, non avevano perso il piacere di scommettere sulle possibilità di Umberto, il quale era stato avvicinato dal titolare della ditta che gli aveva chiesto, senza tante perifrasi, di saper dire se per caso quel rapporto di amicizia fosse sbocciato in una situazione più concreta. (....)


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uova iniziativa del C.U.C. (Circolo Universitario di Trento), in collaborazione con Teatrincorso e Spazio 14 e con il contributo dell’Università degli Studi di Trento e Opera Universitaria: venerdì sera di primavera all’insegna di una cultura partecipata e giovane, ma anche di spessore. “Serate d’Autore” - così s’intitola l’iniziativa, prevede di animare i venerdì sera con una miscela a base di teatro, poesia, letteratura e performance. Per iniziare saranno infatti ospiti, presso il teatro Spazio 14 di via Vannetti a Trento, venerdì 21 marzo alle 20.45, la Compagnia Elena Vanni con lo spettacolo di interazione con il pubblico “A.R.E.M.”, una simpatica “Agenzia di Recupero Eventi Mancanti” che aiuterà il pubblico a recuperare eventi mancanti e necessari della memoria della propria vita, in una sfida teatrale che esalta le capacità tecniche attoriali e l’affiatamento della brava compagnia al femminile.

SERATE D’AUTORE PIACEVOLISSIMI VENERDÌ SERA DI PRIMAVERA ALL’INSEGNA DI UNA CULTURA PARTECIPATA E GIOVANE, MA ANCHE DI SPESSORE. UNA MISCELA A BASE DI TEATRO, POESIA, LETTERATURA E PERFORMANCE Sarà la volta, venerdì 28 marzo, di un incontro con l’autore declinato in ambito poetico: Giulio Mozzi, scrittore e consulente letterario che attualmente lavora per l’editore Marsilio, che presenterà “L’invenzione della memoria”. In questa serata durante la quale la poesia sposerà i modi interattivi della performance per coinvolgere il pubblico in un percorso affascinante sulla parola poetica alla ricerca di memoria “costruita”, assai più che ricostruita, con testi tratti dalla sua ultima pubblicazione “Dall’archivio”, pubblicato da

Nino Aragno editore. Venerdì 4 aprile Spazio 14 avrà ospite lo scrittore e ricercatore universitario Stefano Dal Bianco per incontrare i testi poetici di “Ritorno a Planaval” e “Prove di libertà”, editi da Mondadori, e legati dal filo rosso della memoria. Venerdì 11 aprile tornerà Giulio Mozzi con un ulteriore affondo nel tema della memoria su base poetica: “La memoria dell’invenzione”, serata coinvolgente per il pubblico e sfida a vivere le “invenzioni” poetiche del passato come patrimonio di una tradizione ancora viva.

Infine venerdì 30 maggio Demetrio Paolin, con il suo “Non fate troppi pettegolezzi” edito dalla casa editrice Liber Aria, ci trascinerà in un “viaggio del cuore” dalla prosa di Salgari a quella di Franco Lucentini, da Primo Levi a Cesare Pavese. A rendere ancora più piacevoli tutti i venerdì presso Spazio 14, i raffinati vini proposti da Pojer e Sandri. Tutti gli incontri sono a ingresso gratuito, tranne lo spettacolo “A.R.E.M.” della Compagnia Elena Vanni. Per informazioni e prenotazioni: info@spazio14.it, 346.6050763. ■

“PROCESSO ALLE VERDURE”

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opo il grande successo dello spettacolo “Tutti a bordo... destinazione musical” (37 repliche in Trentino Alto Adige e molte altre fuori regione) torna a Vezzano, sabato 12 aprile (ore 20.45) la compagnia “Des Etoiles” con un nuovo musical che lascia presagire grandi novità: “Però”. L’Associazione porterà in scena uno spettacolo ballato e cantato dal vivo da parte dei protagonisti, sia adulti che bambini, che si cimentano in tutte le discipline, dal caraibico allo standard, dal moderno al jazz. Direttore artistico Mauro D’Alessio, che dopo il grande viaggio sulla nave di “Tutti a bordo... destinazione musical”, si avventura insieme alla sua ciurma in un altro spettacolo, per svelare altri tesori nascosti tra i musical più celebri della storia. 70 ballerini, 12 cantanti e più di 200 costumi, vi faranno sognare sulle note più famose della musica per lasciarvi, alla fine, con un’unica parola.. Però! Tra gli appuntamenti del mese segnaliamo un cambio in

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corsa per quanto riguarda la rassegna “Famiglie a teatro”, che, a fronte dell’annullo di Pippicalzelunghe del 6 aprile, si concluderà domenica 13 aprile (ore 16.30) con lo spettacolo Processo alle verdure di Fondazione Aida, dove a moderare il grottesco processo sarà la voce fuori campo inconfondibile e ironica, di Paolo Poli, nei panni del sindaco. La trama si snoda in un susseguirsi di colpi di scena, canzoni e situazioni divertenti, in bilico tra il sogno e la realtà.


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Il Centro Servizi Culturali S.Chiara presenta in prima assoluta

con la Lydian Sound Orchestra diretta da Riccardo Brazzale e la Compagnia Abbondanza/Bertoni Mattia Cigalini

Dario Duso

Riccardo Brazzale

Matt Renzi

Paolo Birro

Michele Abbondanza Antonella Bertoni

Rossano Emili

Marc Abrams

Fulvio Sigurtà

Mauro Beggio

Gianluca Carollo

Eleonora Chiocchini Carlo Massari Tommaso Monza Francesco Pacelli Francesca Zaccaria

sax alto e soprano sax tenore, flauto e oboe sax baritono e clarinetti tromba e flicorno tromba e flicorno

Roberto Rossi trombone

Juan Lorenzo

chitarra flamenco

tuba

pianoforte

arrangiamenti e direzione

regia e coreografia

contrabbasso batteria

danzatori

Centro Servizi Culturali S. Chiara TEL.: 0461 213834 N° VERDE 800 013952 www.csc.tn.it


trentinopanorama

di Fabio de Santi

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on sono tanti gli artisti italiani che possono vantarsi di aver venduto oltre settanta milioni di dischi una cifra stratosferica che moltissimi big di oggi non si sognano neppure. Un numero che fa comprendere la dimensione del successo di un cantautore come Umberto Tozzi, vero e proprio fenomeno della musica leggera italiana. A cinque anni dal suo ultimo tour attraverso il Belpaese, Tozzi ha deciso ora di riproporsi sul palco nei più importanti teatri d’Italia fra cui il 13 aprile ci sarà anche l’Auditorium S. Chiara di Trento. La sigla è quella di “Yesterday, Today”, in cui Tozzi presenterà i suoi successi, dai primi anni ‘70 e ‘80. E proprio fra le ultime curiosità che riguardano il suo nome c’è quella legata al superclassico “Gloria” che è stato inserito dal regista Martin Scorsese nella colonna sonora del suo ultimo film “The wolf of Wall Street”. Proprio a questo riguardo in una recente intervista a La Stampa Tozzi ha raccontato: “Mi ha emozionato e ne sono orgoglioso. Lo staff di Scorzese aveva contattato la nostra produzione per prendere i diritti, quindi sapevo già da

UMBERTO TOZZI IL 13 APRILE ALL’AUDITORIUM S. CHIARA DI TRENTO, SI POTRANNO RIASCOLTARE I PIÙ GRANDI SUCCESSI DEL CANTAUTORE: DA “GLORIA” A “TI AMO”... tempo di questa scelta. Ma sono ancora più contento del fatto che abbiano selezionato la mia versione: era già stata una grande gioia quando Adrian Lyne per “Flashdance” aveva utilizzato la versione inglese di “Gloria”, quella cantata da Laura Branigan. Ma stavolta la voce è la mia. Ed è in un punto del film in cui si vede Portofino e c’è un pezzo d’Italia conosciuto in tutto il mondo”. Riguardo invece alla sceta di proporsi in una dimensione come quella dei teatri il cantautore ha evidenziato come: “Il teatro è affascinante per noi che stiamo sul palco, si crea un’atmosfera particolare, più intima; c’è una nicchia di persone che viene lì apposta per sentirti e ha modo di ascoltare bene con una qualità del

suono migliore. Avevo già affrontato un tour teatrale, ma molti anni fa. Quando ho accettato di fare questo ero un po’ dubbioso sinceramente, invece sta andando benissimo e abbiamo registrato anche dei sold out. L’aspetto che mi ha stupito, però, è stato vedere facce nuove tra il pubblico, mescolate ai miei fans di sempre”. A dare il titolo allo show proprio il

suo ultimo disco “Yesterday Today” doppio album con primo disco fatto solo di inediti e il secondo di rifacimenti delle sue canzoni più celebri. Quelle canzoni che attraverseranno lo show e che hanno segnato almeno un paio di generazioni: come “Ti amo”, oppure “Tu” e, l’anno seguente, “Gloria”, che – ripreso da Laura Branigan – dilaga anche nelle charts internazionali. Nel 1987 insieme a Gianni Morandi e Enrico Ruggeri, vince il Festival di Sanremo con “Si può dare di più”; nello stesso anno porta al successo in tutta Europa “Gente di mare”, interpretata insieme a Raf mentre fra i suoi ultimi grandi successi il brano “Gli altri siamo noi” legato sempre al palco dell’Ariston. ■

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di Lara Deflorian

I CIGNI DI DADA MASILO

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n chiusura della stagione della danza, ancora una volta potremo assistere a Trento ad una rivisitazione di una celebre opera. E così dopo l’originale rilettura di Cenerentola firmata da Thierry Malandain per il Ballet Biarritz, il 15 aprile al teatro Sociale sarà la volta di un’altrettanto particolare e coraggiosa versione de Il Lago dei cigni, Swan Lake, il balletto classico per antonomasia più conosciuto al mondo. Firmato da Dada Masilo, giovanissima danzatrice e quasi sconosciuta seppur rivoluzionaria e grintosa coreografa sudafricana, questo lavoro è stato definito lo spettacolo più allegro del 2012, oltre ad aver debuttato al National Arts Festival di Grahamstown in Sudafrica, e aver trionfato lo scorso anno

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IL 15 APRILE AL TEATRO SOCIALE VA IN SCENA UNA PARTICOLARE E CORAGGIOSA VERSIONE DE IL LAGO DEI CIGNI, SWAN LAKE, IL BALLETTO CLASSICO PIÙ CONOSCIUTO AL MONDO alla Biennale della danza di Lione. I suoi elementi caratterizzanti sono, infatti, una danza potente, gioiosa, intrigante, all’insegna di un interessante mix stilistico, che vede la fusione virtuosa di linguaggi contemporanei che ben s’intendono con il balletto classico e con la danza popolare africana, nello specifico quella del Sudafrica, paese natio della coreografa. “La danza africana – ha raccontato recentemente Dada Masilo in un’intervista – si è sviluppata molto negli ultimi anni: le influenze iniziali erano americane, oggi

sono più europee… è in costante evoluzione, si lavora sulla fusione degli stili, ma sta anche crescendo l’arte concettuale.” Nata a Johannesburg in Sudafrica, quest’artista ha studiato alla Dance Factory nella città natìa per poi proseguire i suoi studi in Belgio presso il centro fondato da Anne Teresa de Keersmaeker, un’incisiva artista della danza contemporanea. A proposito del suo esordio come coreografa, Masilo ha dichiarato: “Io volevo soprattutto danzare; ballare era la mia grande passione,

ma a Bruxelles ho iniziato a creare… ho sviluppato il mio assolo Dying dying dead, una sorta di Requiem per mia zia morta di Aids che ho poi inserito anche in Swan Lake…”. Rapidamente si rivela quindi come una delle danzatrici e coreografe più famose in Sudafrica e partecipa a numerosi festival, tra i quali il Dance Umbrella, ottenendo vari riconoscimenti. La sua esplorazione e rielaborazione tra le opere classiche inizia prima con Romeo e Giulietta nel 2008 e poi, l’anno successivo con Carmen. La sua ultima creazione


trentinopanorama è proprio Swan Lake, in cui si fondono stili così diversi e lontani della danza, differenziati tra loro anche nella musica, dove Ciaikovskij incontra Steve Reich, Arvo Pärt e Saint-Saëns. “La cosa più interessante – spiega Dada Masilo – è cosa esce dal confronto tra una tecnica come quella classica, giocata sulla verticalità, e la danza africana, molto più legata alla relazione con il terreno… ” Con spiccato umorismo in questo nuovo Lago dei cigni troviamo trasgressione e versi tribali per 12 interpreti che nulla hanno a che vedere con il candore dei cigni piumati in punta di piedi. Uomini e donne scalzi, indossano tutù con cui mettono in mostra muscoli e pelle scura. La vicenda vede Siegfried, principe omosessuale innamorato del cigno maschio e nero Odile, osteggiato dai suoi tradizionalisti genitori, che vogliono per lui il cigno bianco femminile Odette. Alla fine, come nella versione originale, non c’è salvezza per nessuno. Con coraggio, la coreografa sudafricana dona nuova vita e nuova energia all’opera, incrociando i temi del rapporto tra i sessi, dell’omofobia e di un continente, quello africano appunto, devastato dall’Aids. Il Lago dei Cigni è forse l’opera più importante nella storia del balletto. Sicuramente è la più famosa, anche se al

suo debutto, avvenuto alla fine dell’Ottocento, non venne accolta da un grande successo. Il fatto di centrare l’opera sulla dualità uomo/ cigno e soprattutto sul binomio bene/male è sempre stato comunque un grande stimolo per la fantasia e la coscienza etica e sociale dei coreografi. Oltre all’originale di Petipa e Ivanov, basti pensare infatti alla versione di Nurayev, psicologica e freudiana che attinge al suo vissuto intimista, oppure a quella del coreografo svedese Mats Ek che sviscera il rapporto intergenerazionale madre/figlio con cigni androgini, scalzi e calvi, per non parlare dell’anglosassone Matthew Bourne, che utilizza un corpo di ballo tutto al maschile e che ripropone con ironia una sorta di corte reale inglese. E anche il finale può, conseguentemente, regalare un lieto fine o, come acceda nella versione originale e in quella che vedremo di Dada Masilo, un’inesorabile tragedia. La programmazione regionale, strutturata per il primo anno oltre che su Trento anche su Bolzano, vedrà la sua conclusione anche quest’ultima il 5 aprile. In questa occasione il Centro SCS Chiara metterà a disposizione dei suoi abbonati un pullman per gli spostamenti tra le due città. Al teatro Comunale di Bolzano, in prima nazionale, si esibirà la compagnia islandese Iceland Dance Company, diretta da Lára Stefánsdóttir, impegnata in un trittico contemporaneo della coreografia nordica, realizzato da tre differenti coreografi: la stessa Lára Stefánsdóttir, Jo Strømgren e Valgerður Rúnarsdóttir. Forte di un repertorio firmato dai maggiori coreografi europei e non solo, questo ensemble con i suoi danzatori dalla forte individualità, ha saputo portare la danza verso un’inaspettata originalità. ■

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di Antonia Dalpiaz

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ignore & Signori” è il titolo dello spettacolo in scena il 2 ed il 3 aprile al Teatro Melotti di Rovereto interpretato da Natalino Balasso, Aristide Genovese e Anna Zago diretti da Piergiorgio Piccoli. La pièce, tratta dal film di Pietro Gelmi, Palma d’Oro a Cannes nel 1966 e David di Donatello per la miglior regia, è una commedia all’italiana che mette a nudo il popolo veneto, ma anche gran parte dei comportamenti degli italiani. La vicenda si sviluppa attraverso tre storie di infedeltà in un ambiente molto cattolico, dove ognuno pensa ai fatti degli altri. Una satira feroce sull’ipocrisia della provincia italiana, divertente ed originale, affidata ad un cast tutto veneto. Al Teatro Sociale di Trento da giovedì 3 a domenica 6 aprile la Compagnia Artisti RiunitiTeatro Eliseo propone “John Gabriel Borkman” di Henrik Ibsen, per la regia di Piero

SIGNORE & SIGNORI NATALINO BALASSO TRA LE PROPOSTE TEATRALI PIÙ GHIOTTE DI TRENTO E DI ROVERETO Maccarinelli. Nel ricco cast spicca il nome della brava Lucrezia Lante della Rovere, interprete di un classico di fine Ottocento, riletto in forma contemporanea. È più che mai attuale infatti la storia di Borkman, brillante banchiere alle prese con un fallimento che lo coinvolgerà sia dal punto di vista economico che familiare. Il tutto analizzato con la nota lucidità poetica e filosofica del grande autore norvegese. Il 4 aprile presso il Teatro Portland in Via Pa-

piria a Trento andrà in scena “Laribiancos”, tratto dal romanzo “Quelli dalle labbra bianche” di Francesco Marsala, adattamento teatrale ed interpretazione di Pierpaolo Piludu. Regia di Giancarlo Biffi. Una Sardegna antica, sorprendente, diversa, un racconto che collega il passato al presente. Martedì 15 aprile al Teatro Cuminetti di Trento Mariangela Gualtieri è l’autrice ed interprete di “Come cani, come angeli”, diretta da

Cesare Ronconi. Una pièce teatrale che utilizza anche le marionette per affrontare un percorso che parla di umano e sovrumano, utilizzando il linguaggio della poesia. La Stagione di Rovereto si conclude il 29 aprile con “Ubu Roi” di Alfred Jarry, con Roberto Latini (che cura anche la regia), Savino Paparella, Ciro Masella e Sebastian Barbalan. “Ubu Roi” è ormai un classico del teatro mondiale come Edipo o Amleto, capace di aprire un mondo non solo sulla dimensione umana ma anche su quella teatrale, che qui si dilata e prende coscienza delle sue infinite possibilità. ■

LILLO E GREG AL “SIPARIO D’ORO”

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ontinuano gli spettacoli del Sipario d’Oro con “Balera Paradiso” portato in scena da l’Estravagario al Teatro Melotti di Rovereto il 4 aprile. Testo, regia di Alberto Bronzato. Sempre il 4 al Teatro Monte Baldo di Brentonico la Filo Bastia di Preore allestisce “Pillole, amore e frenesia” di Arnoldo Boscolo, regia di Jacopo Roccabruna. Nella stessa data al Teatro di Pomarolo la compagnia ”Le voci di Dentro” di Mezzolombardo propone “Rumors- una farsa a suon di pallottole” di Neil Simon. Al Teatro Concordia di Volano la Filo di Ora presenta “La baita degli spettri” di Lillo e Greg, regia di Angelo Melchiori. Il 5 aprile diversi teatri della Vallagarina sono coinvolti nella circuitazione della rassegna a partire dal Teatro S.Floriano di Lizzana con le Compagnie Riunite di

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Macerata nell’allestimento de “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare, regia di Antonio Mingarelli. Al Teatro di Sabbionare di Avio la Filo Concordia 74 di Povo propone “Fum ‘ntei oci” di Carlo Romano e Raffaele Sposito, traduzione e regia di Carlo Giacomoni. “I 39 scalini” è il titolo del lavoro proposto al Teatro Sociale di Mori dal gruppo “Colonna Infame” di Conegliano, diretto da Gianni Della Libera. All’Auditorium di Trambileno, la filodrammatica di Schio Teatro Ottanta presenta “Tramaci par l’eredità” di Jean Francois Regnard, regia di Paolo Balzani. Michele Comite sarà l’interprete di “Far finta d’esser Gaber” al Teatro di Pedersano. L’11 aprile serata di premiazione e fuori concorso l’allestimento di “Barufe in famegia” di Giacinto Gallina con la compagnia di Lizzana diretta da Paolo Manfrini.


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a Locanda dello Scalco, circondata dai caratteristici terrazzamenti per la coltivazione della vite, nasce in un vecchio edificio in pietra del 1681 che fu il maso del castello di Segonzano, castello oggi ridotto a pochi ruderi. Costruito nel 1216, il maniero fu tenuto da vari signori fino al 1535, anno in cui la famiglia a Prato, che da allora ne detiene la proprietà, venne investita della giurisdizione sulla signoria di Segonzano. Nel 1797 fu teatro di una battaglia tra le truppe imperiali austriache e quelle napoleoniche.   Ristrutturato con passione e pazienza, offre sette suite colorate in cui antico e moderno si sposano sapientemente per offrire agli ospiti tutti i comfort senza per questo perdere quell’atmosfera calda e accogliente che si respira tra le mura di questa antica dimora ai piedi delle rovine del duecentesco castello. Il nome “Locanda dello Scalco” è dovuto al fatto che la famiglia a Prato fu dal 1579 scalco ereditario del Principe Vescovo di Trento. Nel medioevo e nel rinascimento il termine “scalco” indicava lo scudiero che alla corte del re trinciava le carni ed assaggiava le vivande prima di ser-

RELAX E BUONA CUCINA LA LOCANDA DELLO SCALCO, RISTRUTTURATA CON PASSIONE, OFFRE SETTE SUITE IN CUI SI SPOSANO ANTICO E MODERNO

virle ai convitati. In seguito, divenne il titolo attribuito al responsabile dell’andamento dei banchetti della casa reale o di quelle dei grandi feudatari e nelle occasioni importanti lo scalco era chiamato a dirigere il convitto del signore. Sonia Tacca e Alessandro Rinaldi, i nuovi gestori della Locanda dello Scalco, riaprono il ristorante: soffitto in pietra a volta, tavole candide e…menu colorati! Così come lo scalco dirigeva

il banchetto del signore, così cercheranno di “dirigere” nel migliore dei modi le vostre cene. L’ambiente raffinato è comunque giovane e non vuole essere l’esclusiva di cene importanti o romantiche: compagnie di amici e cerimonie trovano la giusta collocazione tra le diverse “vesti” dei locali e dei menu proposti. I menu, contraddistinti dai colori, proporranno sempre

quattro scelte tra le quattro portate principali e seguiranno l’andamento delle stagioni, sempre con un occhio di riguardo alla tradizione della terra che li ospita e un occhio alla terra di origine dello chef, il mare. La Locanda dello Scalco è anche B&B: perché non approfittarne e decidere, dopo un buon digestivo offerto nel giardino illuminato e scaldato dalla dolce aria estiva, di pernottare in una delle sette suite elegantemente arredate e dotate di vasca idromassaggio: il risveglio sarà soft e una super colazione darà la giusta carica alla giornata. ■

INFO

LOCANDA DELLO SCALCO Fraz. Piazzo, 51 38047 - Segonzano (TN) Tel. 0461.696044 Fax 0461.696291 info@locandadelloscalco.it www.locandadelloscalco.it

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di Nicola Tomasi

È

inesauribile l’affetto del grande pubblico per Giovanni Allevi, che torna a Trento il 2 aprile (Teatro Auditorium - ore 21) e poi in molti altri teatri italiani, con nuovi concerti di pianoforte solo, nel “Piano Solo Tour 2014”, dopo il successo del “Sunrise Tour” in cui – nel triplice ruolo di compositore, musicista e direttore d’orchestra – ha portato sul palco il suo primo Concerto per Violino e Orchestra in Fa Minore “La Danza della Strega”. Chiuso il 2013 con la sfida vinta di un album interamente dedicato alla magia del Natale, “Christmas for you”, e la recente certificazione del Disco di Platino per “Alien”, il compositore tornerà in concerto, per riportare sul palco un programma musicale di pianoforte solo che abbraccia la sua pluri-premiata e ventennale attività compositiva. Allevi eseguirà, infatti, le melodie entrate ormai nell’immaginario musicale di tutto il suo pubblico, le stesse che lo hanno portato ad essere considerato l’enfant terrible della Musica

PIANO SOLO GIOVANNI ALLEVI, TORNA A TRENTO IL 2 APRILE, CON LE MELODIE ENTRATE ORMAI NELL’IMMAGINARIO MUSICALE DEL SUO PUBBLICO Classica Contemporanea. Giovanni Allevi è uno dei maggiori compositori puri e incontaminati dell’attuale panorama internazionale. È compositore, direttore d’orchestra e pianista. Ha una laurea con Lode in Filosofia e due diplomi di Conservatorio, conseguiti con il massimo dei voti in Pianoforte e Composizione. Diventa in breve tempo un fenomeno sociale, l’enfant terrible che ha lasciato annichilito il mondo accademico con il suo straordinario talento e carisma. Entra nell’immaginario collettivo delle nuove generazioni che affollano i suoi con-

certi. Le sue composizioni tratteggiano i canoni di una nuova “Musica Classica Contemporanea”, attraverso un linguaggio colto ed emozionale, che prende le distanze dall’esperienza dodecafonica e minimalista per affermare una nuova intensità ritmica e melodica europea fondata sulle forme della tradizione classica infuse dei suoni del presente. Per il suo impegno intellettuale Allevi, oltre a sollevare l’entusiasmo del suo pubblico, ha ricevuto attestazioni di stima da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di Papa Benedetto XVI, del Premio

Nobel Mikhail Gorbaciov e di molti esponenti del mondo artistico e culturale. È stato insignito nel 2012 dell’Onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Numerose le tesi di laurea a lui dedicate nelle varie Università italiane che attestano il grande valore sociale e culturale della sua figura artistica. Recente l’esibizione davanti a Papa Francesco in Piazza San Pietro a Roma il 26 ottobre 2013 (trasmesso in Mondovisione), in cui ha suonato anche la sua versione arrangiata per pianoforte solo dell’Ave Maria di Bach-Gounod, contenuta nell’album di Natale “Christmas for you” ■

TUTTO IL SOUND DEI PERTURBAZIONE A TRENTO

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l 17 aprile, provenienti dalla recente esibizione sanremese, suoneranno a Trento i Perturbazione, uno dei principali gruppi rock italiani. Nati a Rivoli, alle porte di Torino, hanno segnato la musica nazionale grazie a una manciata di album fra i più significativi dell’ultimo decennio. Dopo gli esordi nel ‘98 (Waiting to Happen e 36) è arrivato il passaggio alla lingua italiana e con esso l’album della svolta: In circolo, uno dei dischi più rilevanti della contemporaneità nazionale. Considerato dal mensile “Rolling Stone” come uno dei cento più belli di sempre della musica italiana, In circolo è stato da poco ripubblicato in una versione doppia e celebrativa per il decennale. Nel 2010 arriva Del nostro tempo rubato, l’album linguisticamente più maturo del sestetto piemontese. Titolari di una forte identità legata all’incrocio tra strumentazione rock (basso e chitarre elettriche, batteria) e classica (violoncello, pianoforte),

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nonché di molti progetti paralleli (Concerto per disegnatore e orchestra, Le città viste dal basso etc.) i Perturbazione incarnano ormai più una factory creativa che una semplice band. Recentemente i Perturbazione sono rientrati a casa Mescal che ha pubblicato, il 6 Maggio 2013, il sesto disco del gruppo, prodotto da Max Casacci (Subsonica), intitolato Musica X e distribuito in allegato a XL di Repubblica; la band, che sa magistralmente shakerare la canzone d’autore al pop strizzando l’occhio al rock e al contempo all’elettronica, ha registrato 10 nuovo brani, per un nuovo percorso con specialissimi ospiti (I Cani, Erica Mou e Luca Carboni) e fresche suggestioni per un’esperienza che non mancherà di stupire neppure i più affezionati seguaci della band. L’apertura del concerto sarà affidata ai “Bob an the Apple”, vincitori del premio trentino “CMA – Centro Musica Awards 2013”.


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mesi primaverili sono particolarmente adatti ad effettuare un ciclo di cure termali per riprendersi dai rigori dell’inverno e prepararsi ad affrontare al meglio la bella stagione. L’acqua solfato arsenicale ferruginosa, grazie alle sue proprietà benefiche rappresenta un valido aiuto. L’“Acqua Forte” di Levico Terme sgorga nella Catena del Lagorai e lungo il suo tragitto sotterraneo viene a contatto con banchi di minerali dai quali trae gli elementi che la contraddistinguono, i quali, a contatto con l’aria si ossidano, conferendole quella particolare e inconfondibile colorazione rossastra. Presso le Terme di Levico e Vetriolo vengono curate le seguenti patologie in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (accesso con il solo ticket se muniti di prescrizione da parte del proprio medico di base): malattie

UNA TRADIZIONE DI SALUTE ANCHE QUEST’ANNO COME DA TRADIZIONE IL 26 APRILE RIAPRONO LE TERME DI LEVICO

artroreumatiche (balneo e fangobalneoterapia); malattie delle vie respiratorie di pertinenza otorinolaringoiatrica e pneumologica (cure inalatorie); malattie dermatologiche (balneoterapia) e problematiche ginecologiche (irrigazioni

vaginali). Vengono curate le problematiche legate allo stress e all’ansia (balneo e fangoterapia) e le affezioni neurologiche (non in convenzione con il SSN). A pagamento è possibile inoltre effettuare terapie complementari che aiutano a migliorare l’equilibrio psicofisico, a ritrovare efficienza e a rimanere in forma: kinesiterapia, massaggi termali, shiatsu e riabilitazione motoria. Ricordiamo inoltre che presso le Terme di Levico è disponibile una palestra e un reparto Wellness dotato di un percorso Kneipp e di una piscina con idromassaggio. La stagione termale 2014, sarà caratterizzata da un incremento della proposta riabilitativa con l’aggiunta di trattamenti osteopatici, accanto a nuove proposte termali e di benessere.

Un’ottima opportunità per conoscere da vicino gli stabilimenti del compendio termale levicense attraverso un’immersione nell’“Acqua Forte”, abbinata a massaggi termali e a trattamenti estetici. Anche quest’anno continua la campagna di prevenzione delle Terme di Levico e Vetriolo delle affezioni alle vie respiratorie e delle affezioni all’apparato artromuscolare: Benessere artromuscolare Tutti coloro che effettueranno un ciclo di cure termali o una serie di trattamenti complementari entro il 30 giugno, potranno usufruire, in autunno, di uno sconto del 20% su tutte le cure e i trattamenti tranne: visite specialistiche, trattamenti osteopatici e fisioterapici, shiatsu, ginnastica posturale e Aquawalk. Benessere respiratorio Per coloro che effettueranno un ciclo di 12 terapie inalatorie entro il 30 giugno, è prevista la possibilità di effettuare, a decorrere dall’1 settembre, un ciclo di 6 terapie inalatorie (6 inalazioni e 6 aerosol, visita medica inclusa), al costo di 45 € oppure un ciclo di 12 terapie inalatorie (12 inalazioni e 12 aerosol, visita medica inclusa), al costo di 80 €, con una riduzione del 75% rispetto alle tariffe di listino. ■

INFO Tel. 0461 706077 info@termedilevico.it www.termedilevico.it

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di Nicola Tomasi

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a comicità e l’ironia di Giuseppe Giacobazzi sbarca in un Trentino primaverile, che ha tanta voglia di buonumore. Lo spettacolo è inserito nel ciclo “Cabarettiamo - Comici a Teatro” e sarà a Trento il 4 aprile (Teatro Auditorium ore 21.00). Giuseppe Giacobazzi (Andrea Sasdelli per l’anagrafe) è senza dubbio il comico televisivo che meglio di altri è

UN PO’ DI ME LO SPETTACOLO DI GIUSEPPE GIACOBAZZI È INSERITO NEL CICLO “CABARETTIAMO - COMICI A TEATRO” E SARÀ AL TEATRO AUDITORIUM DI TRENTO IL 4 APRILE riuscito a trasporre nel modo più naturale, la sua simpatia e la sua semplicità a teatro, senza dover sottostare al limite della brevità del racconto che la televisione impone. Dopo il successo di Apocalypse e le fortunate apparizioni televisive a Zelig, torna in teatro con Un po’ di me (Genesi di un comico) e, dopo vent’anni di carriera, decide di aprire il cassetto dei ricordi per raccontare un

po’ del suo privato. «Non è un racconto retrospettivo – spiega – semmai è una lucida analisi su quello che è stato, su quello che è e su quello che forse sarà. Cercherò di raccontare quello che sono; passando dai miei ricordi fanciulleschi delle vacanze al Viagra, da un passato trascorso lavorando nella moda fino alla nuova realtà di genitore.» Lo farà a modo suo, senza fronzoli, in maniera schietta e

sincera, lasciando però sempre un piccolo spazio aperto ■ alla poesia.

È TEMPO DI OPERETTA, CON “CIN CIN LA”

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li appassionati del genere possono cominciare a fare salti di gioia. Uno dei titoli più rappresentati al mondo, “Cin Ci La”, operetta in due atti di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, sarà in scena nel capoluogo trentino il 17 aprile (Teatro Sociale - ore 20.30). L’operetta, ambientata in Cina, luogo di un esilarante gioco di equivoci e di trasgressioni, ha avuto la sua prima rappresentazione al Teatro Dal Verme di Milano il 18 dicembre 1925. Tipica pièce “maliziosa”, memore della tradizione del café-chantant, nella sua licenziosa ingenuità Cin Ci La è l’operetta che meglio rappresenta non solo il gusto italiano degli anni venti, ma anche la moda dilagante per l’esotismo e per una Cina di maniera. Si svolge, infatti, a Macao, dove è immaginaria tradizione che quando un membro della casa regnante si sposa, si dia inizio al Ciun-Ki-Sin: un periodo nel quale si sospende ogni divertimento e ogni lavoro. Questo fino a quando il matri-

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monio non sarà consumato. I due sposini, la principessa Mjosotis e il principe Ciclamino, non hanno però le idee molto chiare sui doveri coniugali e il Mandarino di Macao è disperato, perché il Ciun-Ki-Sin rischia così di durare in eterno. Risolverà il problema (creandone però altri, tutti esilaranti) l’arrivo imprevisto di Cin-Ci-La, un’attrice parigina seguita dal suo buffo spasimante. Per un gioco degli equivoci, scandito da pagine musicali spigliate, briose e tutte famosissime, entrate ormai nella memoria collettiva. Tra gli interpreti che vedremo a Trento il 17 aprile, Silvia Felisetti (Cin Ci La), Alessandro Brachetti (Petit Gris), Elena Rapita (Myosotis) e Antonio Colamorea (Ciclamino). Danzerà il Corpo di Ballo Accademia al cospetto delle coreografie di Costanza Chiapponi. L’Orchestra sarà “Cantieri d’Arte” diretta da Stefano Giaroli. La regia è affidata a Alessandro Brachetti.


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i comincia domenica 27 aprile con l’Open Day della Vigolana, una giornata dedicata alla scoperta del territorio passeggiando, andando in bicicletta e a cavallo: un’intera giornata accompagnati da guide, istruttori di nordic walking, di mountain bike, di equitazione per venire incontro ai gusti di tutta la famiglia. Siccome il movimento fa venire fame, niente di meglio che mangiare tutti assieme alla Sagra di San Giorgio. Domenica 18 maggio torna la Vigolana Camina e Magna: Solidarietà Vigolana vi invita alla tradizionale passeggiata gastronomica di circa 14 km, immersi nella natura e alla scoperta degli antichi borghi, con 12 tappe per degustare piatti tipici e prodotti locali. Domenica 25 maggio ragazzi e adulti possono provare tantissimi sport e attività del movimento: tennis, rugby, calcio, pallavolo, freccette, scacchi, orienteering, skiroll, giocoleria e tanto altro. Questo è lo spirito della Vigolana in Movimento: provare, buttarsi in nuove esperienze

BENESSERE ALL’ARIA APERTA ARIA DI PRIMAVERA SULL’ALTOPIANO DELLA VIGOLANA: TANTE LE INIZIATIVE PER GODERSI QUESTE GIORNATE CON IL PRIMO SOLE ALL’INSEGNA DEL BENESSERE ALL’ARIA APERTA

e divertirsi assieme alla famiglia e agli amici. Da non dimenticare domenica 1 giugno il Trofeo Casarota, inserito nel circuito Sat delle gare in montagna. Riservata agli appassionati della corsa in montagna il Vigolana Trail: sabato 7

giugno due percorsi di 65 e 35 km lungo i versanti della Marzola e della Vigolana, per godere della “fatica positiva” e dell’immancabile terzo tempo. Ritorna anche Benessere in Movimento: una serie di uscite dedicate alle pas-

seggiate, alla fotografia, al nordic walking, alla mountain bike, all’equitazione accompagnati dagli esperti che sapranno farvi notare i tanti emozionanti dettagli del nostro territorio. Tante le date e le attività proposte e tanti i luoghi diversi del nostro territorio da scoprire. Per non dimenticare il gusto, i nostri ristoratori in primavera propongono piatti con prodotti di stagione cucinati con cura e passione per esaltare i Sapori della Primavera. INFO: Consorzio Turistico Vigolana 38049 Vattaro Via San Rocco 4 Tel. 0461.848350 info@vigolana.com ■ www.vigolana.com

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di Nicola Tomasi

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abato 5 e domenica 6 aprile (dalle 9 alle 19, entrambe le giornate) si terrà al Palalevico la prima edizione de Il Trentino dei bambini, una “due giorni” dedicata interamente alle famiglie. Organizzata da Bsi Fiere in collaborazione con il sito iltrentinodeibambini.it sarà la prima manifestazione in provincia in cui si potrà entrare in contatto con le realtà del territorio che propongono servizi utili alla gestione familiare, ma anche corsi ed attività interessanti per il tempo libero. Senza dimenticare il divertimento, perché all’esterno del Palalevico verrà allestita un’area gonfiabili e all’interno un altro grande settore dedicato al gioco. Vi aspettano quindi spazi gestiti da personale qua-

IL TRENTINO DEI BAMBINI UNA “DUE GIORNI” DEDICATA ALLE FAMIGLIE. ORGANIZZATA DA BSI FIERE IN COLLABORAZIONE CON IL SITO ILTRENTINODEIBAMBINI.IT lificato (0-3 anni con le tagesmutter e 3-10 anni con le tate di TATA APP); lezioni dimostrative di un’ora circa delle proposte per le donne in gravidanza (yoga, canto, ipnosi in preparazione del parto,...); laboratori creativi, dedicati al riciclo creativo e al rispetto dell’ambiente, ma anche incontri pratici di Musica in Culla e dell’associazione Chiacchiere in musica in cui si vedrà come arricchire le potenzialità espressive del bambino immergendolo in uno spazio sonoro, ludico, affettivo e relazionale. Ampio spazio verrà dedicato ad incontri tematici per approfondire questioni che

stanno a cuore alle famiglie, con Stefania Gadotti (massaggio ai neonati), l’ostetrica Cristina Guareschi (parto in casa), la pedagogista Daniela Scandurra (approccio Montessori), il pediatra neonatologo Dino Pedrotti (consigli utili a 360°per i genitori), l’ostetrica Violeta Benini (autosvezzamento), Amaori Angelini (portare i piccoli in fascia), Monica Poscoliero (pannolini lavabili), Cristina Pietrantonio (la figura della “doula”) e Laura Tonello (accompagnamento delle figlie all’arrivo del menarca). Spazio anche per il mercatino del riuso, dove potrete trovare vestiti, oggetti e giochi in buono stato a prezzi

Pio Pio... pulcini al MUSE 27 marzo - 21 aprile 2014

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vantaggiosi. E poi uno spazio dedicato alle manovre salvavita, per capire come comportarsi in situazioni d’emergenza, spazi dedicati ai neonati, con la possibilità ad esempio di fare loro i calchi delle manine e dei piedini, e poi incontri dimostrativi per le mamme che si vogliono rimettere in forma facendo ginnastica con i propri figli, laboratori per bambini di impronta montessoriana, tanti stand informativi con le proposte del territorio legate alle famiglie e altri in cui si potranno acquistare oggetti carini e utili nella vita familiare. Trovate il programma dettagliato sul sito www. iltrentinodeibambini.it. ■


Gaetano d’Espinosa

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concerti sinfonici proposti dall’Orchestra Haydn in questo mese di aprile vedono il debutto sul podio del complesso sinfonico regionale di Gaetano d’Espinosa, classe 1978, considerato uno dei direttori d´orchestra più promettenti della nuova generazione. L’artista palermitano sarà a Trento mercoledì 9 aprile (Auditorium, ore 20.30) per dirigere la prima assoluta di Canticum ascensionum IV dell’altoatesino Heinrich Unterhofer, la Sesta Sinfonia di Franz Schubert e la Sinfonia concertante per oboe, clarinetto, corno e fagotto di W. A. Mozart. Una partitura, quest’ultima, che il salisburghese realizzò durante il suo terzo soggiorno a Parigi, nell’aprile 1778. Commissionatagli da Le Gros, il direttore dei “Concerts Spirituels”, l’opera fu scritta in grandissima fretta per quattro valenti musicisti amici di Mozart, tutti appartenenti alla cerchia di Mannheim ma, per circostanze poco chiare, non venne eseguita e disparve dal programma. Forse anche in conseguenza di questo contrattempo il manoscritto autografo andò perduto, così che noi

GAETANO D’ESPINOSA E MOZART L’ARTISTA PALERMITANO SARÀ A TRENTO PER DIRIGERE LA PRIMA ASSOLUTA DI CANTICUM ASCENSIONUM IV DELL’ALTOATESINO UNTERHOFER, LA SESTA SINFONIA DI SCHUBERT E LA SINFONIA CONCERTANTE PER OBOE, CLARINETTO, CORNO E FAGOTTO DI W. A. MOZART conosciamo questo lavoro soltanto in un adattamento anonimo nel quale il flauto e l’oboe, originariamente previsti nell’organico dei solisti, sono sostituiti dall’oboe e dal clarinetto; possiamo però con una buona ragione supporre che nessun altro mutamento sia intervenuto nella stesura della composizione, che pertanto può essere considerata autenticamente mozartiana. Nel tempo questa partitura è divenuta un’opera fondamentale nel repertorio dei migliori solisti di fiati, che vi hanno modo di far brillare la propria abilità. A proporla saranno le prime parti dell’Orchestra

I fiati dell’Orchestra “Haydn”

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Il barocchista Ottavio Dantone

Haydn, Gianni Olivieri, Stefano Ricci, Andrea Cesari e Flavio Baruzzi: un’occasione per valorizzare le risorse interne e far conoscere al pubblico i professori dell’orchestra. Mercoledì 16 aprile alle 20.30 sarà invece sul palco dell’Auditorium di Trento il M° Ottavio Dantone, uno tra i massimi interpreti dello strumento simbolo del barocco, il clavicembalo. Nel 1985 egli ha ottenuto il premio di basso continuo al Concorso Internazionale di Parigi e nel 1986 è stato premiato al Concorso Internazionale di Bruges (due dei

concorsi di clavicembalo più importanti del mondo), primo italiano ad aver ottenuto tali riconoscimenti a livello internazionale in ambito clavicembalistico. Nel duplice ruolo di direttore e solista, l’esperto barocchista eseguirà assieme ai musicisti della Haydn il Concerto per clavicembalo e orchestra in fa minore di Wilhelm Friedemann Bach. L’impaginato della serata vedrà inoltre l’esecuzione della Sinfonia in do maggiore di Carl Philipp Emanuel Bach, della Sinfonia n. 10 di Mozart e della Sinfonia n. 49 di ■ Haydn.


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di Fabio De Santi

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ltimi due concerti per la prima parte della stagione della Società Filarmonica di Trento. Martedì 1 aprile protagonista sarà il pianoforte di Benjamin Grosvenor con un programma di sala che prevede l’esecuzione composizioni di F. Mendelsshon, F. Schubert, R. Schumann, F. Mompou, N. Medtner M. Ravel e Strauss/Schulz-Evler. Ancora una prestigiosa rivelazione giovanile viene chiamata a illuminare il palcoscenico della Filarmonica di Trento. Il pianista britannico Benjamin Grosvenor, a soli vent’anni, ha già ricevuto entusiastiche accoglienze in tutto il mondo con esibizioni elettrizzanti e intense interpretazioni. Venerdì 11, sul palco della Filarmonica il duo composto da Janine Jansen, violino e Itamar Golan, pianoforte. Al suo debutto a Trento, la violinista olandese Janine

JANINE JANSEN L’11 APRILE, SUL PALCO DELLA FILARMONICA IL DUO COMPOSTO DALLA BELLA VIOLINISTA E DA ITAMAR GOLAN, PIANOFORTE Jansen si presenta come una delle massime interpreti attive oggi sulla scena musicale internazionale. Un concerto speciale quindi, che allinea quattro intense pagine del primo e secondo Ottocento per la gioia del pubblico anche più raffinato. Cresciuta in una famiglia di musicisti Janine Jansen debutta con la Royal Concertgebouw Orchestra nel 1997 salutata immediatamente da un suc-

cesso strepitoso. Il richiamo di quella serata produce una serie di inviti se possibile ancor più prestigiosi: Berliner Philharmoniker, Filarmonica di New York e decine di altre orchestre si contendono l’artista, ora diretta da Gustavo Dudamel, Daniel Harding, Valery Gergiev, Antonio Pappano o Esa-Pekka Salonen. Janine incide in esclusiva per Decca (Universal Music). Lo strumento suonato da Janine

Jansen è il ‘Barrere’ di Antonio Stradivari (1727) dato in prestito dalla Fondazione Elise Mathilde. Itamar Golan è nato nel 1970 a Vilnius ed è di origine israeliana. Emigrato in Israele con i suoi genitori all’età di un anno, ha studiato pianoforte trasferendosi poi in America presso il New England Conservatory. In poco tempo Golan ha costruito una carriera come solista e pianista da camera, affermandosi soprattutto in quest’ultimo settore in coppia con il violinista russo Maxim Vengerov, così come Janine Jansen, Barbara Hendricks, Shlomo Mintz, Mischa Maisky e Ju■ lian Rachlin.

CHARLES MINGUS: A ROVERETO SI CELEBRA IL MITO

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he Black Saint and the Sinner Lady”, pubblicato nel 1963, è concepito come una sorta di “catarsi” del popolo nero vissuta attraverso un artista che ne rappresenta le sofferenze, le contraddizioni, e le pulsioni più sofferte. Nonostante appartenesse alla borghesia nera e non fosse cresciuto nelle classi sociali più disagiate, Charles Mingus era rabbiosamente consapevole della condizione di inferiorità nella quale era tenuto il suo popolo, ed era calato in questa perenne lotta. Si può delineare così un disco fondamentale per la storia del jazz come “The Black Saint and The Sinner Lady”, al centro della particolare performance che verrà proposta il 16 aprile all’Auditorium Melotti di Rovereto per la rassegna “Itinerari Jazz” (ore 21). Riccardo Brazzale affronterà l’interpretazione di questo must insieme alla Lydian Sound Orchestra, che riunisce alcuni tra i solisti più autorevoli del panorama italiano. La danza è affidata ad Antonella Bertoni e Michele Abbondanza, che già hanno lavorato con alcuni grandi del jazz, come Steve Lacy e John Surman. Charles Mingus, contrabbassista dalle doti superlative, ha anche sviluppato con originalità gli aspetti compositivi e orchestrali della musica nero-americana, sulla scia del suo maestro Duke Ellington. Ha approfondito la creazione di forme ampie e

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aperte, ha disegnato mirabili equilibri tra le parti scritte e quelle improvvisate. “The Black Saint and The Sinner Lady”, pubblicato nel 1963, è un lavoro di grande pregnanza orchestrale, vorticoso e sfaccettato nell’intreccio di motivi musicali, umani, civili. Il disco consiste in un’unica lunga composizione divisa in quattro tracce e sei movimenti, parzialmente scritta come un balletto.


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di Nicola Tomasi

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a macchina organizzativa di BSI Fiere sta lavorando a pieno ritmo per la prossima edizione di “Expo Valsugana Laghi Lagorai”, che si terrà dal 25 al 27 aprile 2014 e che conta ormai ogni anno 30 mila affezionati visitatori. Tante le novità che caratterizzeranno l’Expo 2014, importante vetrina per il territorio ed il tessuto economico locale, a partire dalla conferma della location sulle rive del lago di Levico. Sarà il Palalevico, il vero cuore della manifestazione, e il lungo lago che ospiterà le tensostrutture per un’area complessiva con i suoi 20 mila metri quadrati di superficie, di cui 3.500 coperti”. Al centro congressi, che ospiterà l’area dedicata all’artigianato trentino, si somma infatti la zona verde del lungolago: cornice di gran effetto per la Fiera Cavalli Trentino, la rassegna delle razze equine che proporrà anche competizioni ad ostacoli, spettacoli ed esibizioni. Proprio lì sarà realizzata una scenografica arena di 1.500 metri quadrati, un centinaio di box a disposizione dei cavalli in mostra ed una tribuna con 600 posti a sedere.

VETRINA DEL TERRITORIO AL PALALEVICO “EXPO VALSUGANA LAGHI LAGORAI” VENTI MILA METRI DI SUPERFICIE PER LA “TRE GIORNI” DI FINE APRILE

Già oltre un centinaio, invece, gli espositori iscritti all’Expo, che troveranno collocazione anche sotto le tensostrutture e nelle casette in legno all’esterno del Palalevico. Molte le aziende che hanno seguito l’Expo nello spostamento a Levico e molte le new entry dell’Alta Valsugana che hanno sposato questo nuovo

progetto, in particolare un’area sarà realizzata dagli artigiani di Levico Terme. Oltre ai settori fieristici tradizionali presenti (serramenti, mobili, scale, complementi d’arredo, pavimenti, rivestimenti, elettronica, macchine operatrici, autovetture, artigianato, servizi, sicurezza ed impiantistica), sarà dato ampio spa-

zio al tema della bioedilizia e del risparmio energetico: dalle fonti rinnovabili ai materiali naturali isolanti, dai sistemi costruttivi rispettosi dell’ambiente ai componenti biocompatibili. “Sentiamo molto fermento attorno a questo evento, oltre che un appoggio importante del territorio: le Casse Rurali dell’Alta Valsugana saranno infatti il main sponsor e ci sosterranno anche il Consorzio B.I.M. Brenta e le Comunità di Valle sia dell’Alta che della Bassa Valsugana”. In riva al lago anche la zona ristoro con i prodotti del territorio, per un evento a 360 gradi che soddisferà le esigenze di tutti. ■

FREE STYLE

SALONE UNISEX

di Sara Condini

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trentinomostre

LA DEVOZIONE DOPO IL CONCILIO DI TRENTO

S

olitamente si pensa che l’immersione totale nel mondo delle immagini e il nostro condizionamento rispetto ad esse siano iniziati con l’apparizione della

televisione nelle nostre case. La storia dimostra invece che lo stretto rapporto tra comunicazione visiva e potere risale ben più addietro, quando per la prima volta uno sciamano ha inciso nella roccia un segno-simbolo e gli appartenenti alla tribù si sono inchinati ad un Dio senza nome e al potere incarnato nel capo e/o nello sciamano. Ma ci sono stati, nel fluire degli accadimenti del mondo, alcuni snodi in cui l’immagine è stata caricata, volutamente e funzionalmente, di caratteristiche e valenze strettamente “politiche”.

Uno di questi snodi è stato sicuramente il Concilio

UN LIBRO SUI LUOGHI E SUI FATTI DEL CONCILIO

I

l tema del concilio suole suscitare interesse, curiosità e desiderio di approfondimento tra i visitatori di Trento, molti dei quali rivolgono in merito delle domande alle guide turistiche coinvolte nella visita culturale. Il centro storico offre molti spunti, testimonianze, riferimenti e addentellati alla storia del concilio, perché tutto ricorda e racconta quel grande momento: la cattedrale, il Museo Diocesano, S. Maria Maggiore, le altre chiese, i palazzi rinascimentali, il castello del Buonconsiglio e anche alcuni suggestivi angoli nascosti e meno frequentati. Lungi da pretese di completezza o di esaustività, questo testo, si propone di fornire delle conoscenze che consentano di comprendere i motivi religiosi, sociali, culturali e politici che a suo tempo, negli ambienti ecclesiastici, ma anche tra le gerarchie laiche, suscitarono il desiderio, l’esigenza o l’urgente necessità di riunire al più presto un’assise cattolica, in grado di risolvere la grave crisi religiosa che stava dilaniando l’Europa. Adriana Maurina Il Concilio di Trento - I fatti, i luoghi e i personaggi pag. 90 Euro 15

di Trento (1545-1563), nato per contrastare

l’affermarsi, nelle fredde terre del nord, del luteranesimo con le sue ramificazioni più o meno populiste e ribelli. Attorno a questo importante avvenimento, che ha visto le immagini della Madonna e dei Santi subire cambiamenti iconografici o perfino scomparire dagli apparati pittorici delle chiese, il Museo Diocesano Tridentino ha allestito, fino al 29 settembre, una bella e approfondita mostra

dall’evidente titolo “Arte e persuasione. La strategia delle immagini dopo il Concilio di Trento”. L’esposizione è accompagnata da un poderoso catalogo curato da Domizio Cattoi e Domenica Primerano ed edito da Temi, che ci aiuta a camminare all’interno di un percorso affascinante ed esplicativo di quanto nato in quelli anni di duri dibattiti, facendoci capire come l’immagine religiosa – materializzata in opere pittoriche, scultoree, incisioni, ecc. – abbia, e svolga ancor oggi, una funzione importantissima di trasmissione di valori, significati, simboli legati alla politica ecclesiastica. Infatti alla comunicazione visiva religiosa è, da sempre, stato commissionato il compito di informare, convincere, catturare l’attenzione e commuovere. Come è noto, in una delle ultime sessioni dell’assise tridentina, precisamente la XXV del 3 dicembre 1563, fu promulgato il decreto Della invocazione, della venerazione e delle reliquie dei santi e delle sacre immagini, con il quale la Chiesa assolveva l’uso delle immagini sacre, la cui liceità era stata aspramente criticata dalla Riforma protestante. Richiamandosi alla tradizione, la norma esaltava la funzione didattica delle immagini e stabiliva alcuni principi generali

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trentinomostre circa le caratteristiche delle rappresentazioni da collocare negli edifici di culto. Demandava inoltre ai vescovi il controllo sulle raffigurazioni inconsuete da esporre nelle chiese. Pensiamo soltanto al divieto di presentare nuda la figura umana e la conseguente campagna di “censura” verso moltissime opere pittoriche con l’intervento, anche a posteriori, di “vestizione” delle figure nude. Questi semplici esempi daranno l’idea del clima di grande dibattito culturale che sorse attorno alle immagini e al loro potere comunicativo anche in termini di diffusione di dottrine eretiche. La mostra indaga le iconografie più diffuse nel contesto locale: il culto del Crocifisso, l’esaltazione della figura della Madonna, la rivalutazione delle figure dei santi con particolare riferimento alla figura di Carlo Borromeo. Particolarmente indicate a questo scopo erano le raffigurazioni del martirio dei santi, che assumevano talvolta toni molto cruenti e patetici, oppure le immagini che catturavano i paladini della fede cattolica nei momenti dell’estasi mistica. La mostra espone una serie di opere realizzate da artisti di rilievo che transitarono in Trentino tra la fine dell’evento conciliare e la metà del XVII secolo, tra gli altri Paolo e Orazio Farinati, Felice Brusasorci, Jacopo Palma il Giovane, Martino Teofilo Polacco, Francesco Frigimelica, Fra Semplice da Verona, Donato Mascagni e Pietro Ricchi. Accanto alla produzione di questi artisti forestieri, che supplivano all’assenza di una vera e propria scuola pittorica locale, sono presentati dipinti di personalità più modeste sotto il profilo stilistico – Paolo ed Elia Naurizio, Ciro Lugo, Giovanni Battista Rovedata e altri anonimi –, ma non per questo meno interessanti nella capacità di elaborare immagini efficaci dal punto di vista iconografico e indurre sentimenti di pietà e devozione nei fedeli. Nel contesto dell’esposizione sarà valorizzato anche il patrimonio artistico dislocato sul territorio: specifici percorsi legati ai temi della mostra porteranno alla scoperta di emergenze monumentali e cicli figurativi di particolare interesse. Info: 0461 234419, www.museodiocesanotridentino.it. In occasione della mostra il museo propone alle scuole uno speciale percorso di visita all’esposizione rivolto alle classi di ogni ordine e grado. I percorsi per le scuole si prenotano contattando i Servizi educativi del museo allo 0461 234419.

BORGO VALSUGANA Mostre ART OF KILLING Apertura: da martedì 1 a domenica 6 aprile. Installazione del fotografo ceco Lukas Houdek che ricostruisce le vicende dei tedeschi cacciati dalla Boemia nel 1945. Presso la Mostra Permanente della Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai. Info: www.mostradiborgo.it. Mostre LUCI ED OMBRE DEL LEGNO - UNA MOSTRA CHE VIAGGIA Apertura: da sabato 19 aprile a domenica 11 maggio. Spazio Erika Klien. Opere di Ionel Alexandrescu, Gianluigi Zeni, Marco Martello, con la partecipazione di Antonio Ruben da Cudan. Info: APT Valsugana, ufficio di Borgo Valsugana Tel. 0461.727740.

CAVALESE Mostre ANNAMARIA GELMI E ANNELIESE PICHLER L’IMMAGINE TERRESTRE Apertura: da venerdì 27 dicembre 2013 a domenica 20 aprile 2014. Centro Arte Contemporanea Cavalese - Piazzetta Rizzoli, 1. Dal 12 al 20 aprile, aperto tutti i giorni tranne il lunedì. Nel restante periodo aperto sabato e domenica. Orario: 15.30-19.30. Info: Tel. 0462.235416; info@artecavalese. it; www.artecavalese.it.

CLES Mostre BENVENUTI AL MONDO Apertura: da sabato 29 marzo a domenica 18 maggio. Palazzo Assessorile. La mostra è articolata in due sezioni che occupano le sale affrescate dei quattro piani del palazo. La prima sezione, dal ditolo. “Innocenza di sguardi. Maternità e infanzia nelle collezioni del Mart” a cura di Daniela Ferrari, presenta trenta opere di pittura e scultura dedicate al tema dell’infanzia e della maternità. La seconda sezione, dal titolo “Per cullare un’idea. Incontro tra architetti ed artigiani”, a cura di Pier Dal Ri, mette in esposizione 22 culle disegnate da architetti e realizzate dai migliori artigiani utilizzando il legno dei boschi del Trentino. Orario: 10-12/15-18. Chiuso il lunedì. Aperto lunedì 21 aprile.

FAEDO Mostre STORIE DI GENERE: L’ALTRA METÀ DELLA COOPERAZIONE Apertura: da sabato 8 marzo a venerdì 11 aprile. Comune di Faedo – Via S. Agata, 5. . Orario: Lunedì, martedì e giovedì ore 8.3012.30 e 14.00-17.00; mercoledì e venerdì ore 8.30-12.30. Sabato

e domenica chiuso. Ingresso libero. Un documentario e alcune video-installazioni consentiranno di ascoltare le intervistate, conoscere così il loro vissuto e gli episodi più o meno gratificanti della loro vita. La mostra è itinerante: chi desidera ospitarla nel proprio paese puoi contattare i responsabili: 0461.1747012 - cesc@museostorico.it; 0461.898672 - donne@ ftcoop.it

FOLGARIA FRAZ. COSTA Mostre ANNAMARIA TARGHER Apertura: fino a domenica 27 aprile 2014. Alpen Hotel Eghel. - Via Maffei, 49. Orario: tutti i giorni 08.0024.00. Ingresso libero.

LEVICO Mostre FORTE PURA SALUBRE ACQUA: MOSTRA SUL TURISMO TERMALE NELL’ARCO ALPINO: LEVICO TRA XIX E XX SECOLO Apertura: fino a domenica 28 settembre 2014. Villa Paradiso. Le fonti di acqua minerale hanno costituito e continuano a rappresentare un’importante risorsa naturale del territorio alpino. Oltre all’imbottigliamento e alla commercializzazione delle acque, numerose località hanno conosciuto una significativa e radicale trasformazione urbanistica, socio-economica e socio-culturale per effetto del costante incremento del flusso turistico attratto dall’efficacia delle cure idroponiche e dalla salubrità dei luoghi. È quanto accaduto anche in Trentino, dove, ad esempio, l’abitato di Levico Terme si è mutato da borgo a vocazione fondamentalmente rurale a vero e proprio centro urbano sul modello di altre famose stazioni termali mitteleuropee quali Bad Gastein, Ischl, Franzensbad, Marienbad. La mostra Forte pura salubre acqua intende illustrare questo passaggio, soffermandosi soprattutto sul periodo compreso fra gli anni settanta dell’Ottocento e lo scoppio della prima guerra mondiale. Orario: Da martedì a venerdì ore 14-19; martedì e giovedì anche ore 10-13; sabato, domenica e festività ore 10-13/14-19. Chiuso il lunedì (escluso il 1° maggio e il 15 agosto 2014). Ingresso libero. Info: Biblioteca comunale di Levico Terme Tel. 0461.710206; levico@ biblio.infotn.it.

PERGINE VALSUGANA Mostre SOGNO FORMATO A4 Apertura: da sabato 29 marzo a sabato 12 aprile. C/o Spazio EventArt - Via Petrarca, 36. Mostra con opere di piccole dimensioni. L’iniziativa si ispira al concetto espositivo già sperimentato con successo nello

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trentinomostre scorso anno con “C’era una volta” a cui parteciparono 116 artisti italiani e stranieri, con disegni su carta e cartoncino. Info: www. spazioeventart.com. Mostre FORME IN FERRO FORGIATE DA PAOLO BELLINI Apertura: da sabato 26 aprile a domenica 2 novembre. Castel Pergine. Più di trenta opere dell’artista lungo un percorso tra le due cinta murarie, nel giardino interno, nella sala d’entrata, nella Cantina Rosa, nella Prigione della Goccia e nella Sala del Trono. Inoltre alcuni dipinti si trovano nella sala da pranzo. Info: Castel Pergine - www.castelpergine.it.

PIEDICASTELLO Mostre TERRE COLTIVATE - STORIA DEI PAESAGGI AGRARI DEL TRENTINO Apertura: fino a domenica 8 giugno 2014. Le Gallerie di Piedicastello. Un’esposizione sulle continuità e sui cambiamenti che hanno riguardato la parte di territorio “usata” per garantire il sostentamento della popolazione e per trasformare l’agricoltura in uno dei fattori principali dell’economia trentina. Ingresso libero. Orario: mardom ore 9-18; lunedì chiuso. Info e prenotazioni: Tel. 0461.230482; www.museostorico.it; info@museostorico.it.

PREDAZZO Mostre LE SCRITTE DEI PASTORI. TRE SECOLI DI GRAFFITISMO RUPESTRE FIEMMESE IN PROSPETTIVA ETNOARCHEOLOGICA Apertura: da venerdì 15 novembre 2013 a domenica 27 aprile 2014. Museo Geologico delle Dolomiti. Mostra a cura di Marta Bazzanella. Orario: da martedì a sabato ore 10-12.30/16-19. Aperture straordinarei: domencia 29 dicembre 2013 e domenica 5 gennaio 2014. Info: www.museosanmichele.it.

RIVA DEL GARDA Mostre AREONATURA. LO SGUARDO DI TULLIO PERICOLI SUL PAESAGGIO DELL’ALTO GARDA Apertura: da sabato 22 marzo a domenica 2 novembre. MAG Piazza C. Battisti, 3/A. A bordo di

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un aereo da turismo Tullio Pericoli ha sorvolato, in una mattina di fine novembre 2013, il territorio dell’Alto Garda, con l’intento di cogliere, per la prima volta dal cielo, la forma che il paesaggio gli avrebbe potuto restituire da quel particolare punto di vista. Durante il volo sono state scattate numerose fotografie di quella zona che dalla Valle dei Laghi si estende fino alle rive settentrionali del Garda. È attraverso la personale suggestione “aerea” e l’aiuto delle immagini fotografiche che Pericoli - nei mesi successivi - ha creato un ciclo di tavole che saranno esposte al MAG dalla primavera all’autunno prossimi. Si tratta di circa sessanta opere su carta di diverse dimensioni e tecniche (olii, acquerelli e matite). Il titolo della mostra, Areonatura, è un neologismo ideato dall’artista per raccontare l’esperienza di un volo fatto per meglio decifrare la forma di quel particolare paesaggio. Info: www.museoaltogarda.it.

ROVERETO Mostre MARIO RADICE, ARCHITETTURA, NUMERO, COLORE Apertura: da sabato 15 febbraio a domenica 8 giugno. Mart. La mostra presenta l’opera di Mario Radice, tra i massimi esponenti del gruppo degli astrattisti comaschi, precursore e figura di spicco nel panorama dei movimenti artistici degli anni Trenta. Attraverso la presentazione di materiali inediti e i confronti con gli artisti coevi, l’esposizione propone una rilettura storico-cririca dell’astrattismo italiano. Orari: da martedi a domenica dalle 10 alle 18. Venerdì dalle 10 alle 21. Lunedi chiuso. Info: 0464.431813; 800.397760; info@mart.trento.it. Mostre L’ESPERIENZA DELLA TOTALITÀ. EL LISSITZKY Apertura: da sabato 15 febbraio a domenica 8 giugno. Mart. La mostra ripercorre, attraverso circa 140 opere, lo sviluppo dell’arte di El Lissitzky. Pittura, fotografia, fotomontaggio, disegno e illustrazione, scultura, progetti architettonici e manifesti sono parte di un percorso ideale volto alla concretizzazione di una arte rivoluzionaria e collettiva. Orari: da martedi a domenica dalle 10 alle 18 Venerdì dalle 10 alle 21. Lunedi chiuso. Info: Tel. 0464.431813; 800,397760; info@mart.trento.it. Mostre SILVIO CATTANI - RECENT PAINTINGS Apertura: da sabato 29 marzo a sabato 19 aprile. Studio 53 Arte. Corso Rosmini, 53. Info: www.studio53arte.com; art@silviocattani.it.

“L’ARTE NON HA SCADENZE” “WOMAN ART” ALLO SPAZIO EVENT ART DI PERGINE VALSUGANA

C

ommentando l’annuale appuntamento dedicato da Spazio Event art all’arte al femminile Marisa Fontanesi dice: “L’arte non ha scadenze e si affina nel tempo. In realtà è un discorso che si arricchisce proseguendo, si libera delle pastoie del passato purificandosi, diventa filosofia di vita.” E la conferma del concetto si è vista infatti anche quest’anno alla mostra “Woman art” che, lungi dall’essere una ripetizione di standard prevedibili, ha sorpreso per la qualità e l’inventiva, proponendo spunti di riflessione ma anche un piacevole momento di piacevole stupore e di incontro. L’inaugurazione è stata arricchita da un video di Assia Franceschini e da una performance di danza di Francesca Lilith Miceli. Anche il pubblico ha risposto favorevolmente visitando la mostra numeroso. Hanno esposto Cinzia Zeni Agosti, Marina Berra, Patrizia Bazzanella, Claudia Bertera, Libera Carraro, Emma Civallero, Rita Demattio, Nadia Dorigatti, Assia Franceschini, Marzia Ferrari, Marisa Fontanesi, Tiziana Tirtha Giammetta, Karla Klaser, Pamela Lazzarini, Mariella Martinelli, Francesca Miceli, Silvia Moroni, Giovanna Orlando, Rosanna Prudel, Anna Pisetta, Paola Tramontin, Nicoletta Spinelli, Gabriella Rigotti, Rita Toet, Luciana Zabarella, Roberta Zanghellini. Il prossimo evento sarà la mostra “Naturalmente” dal 22 marzo al 4 aprile sui temi dell’ambiente e della vita. Seguirà dal 5 al 18 aprile un altro evento dal titolo “l sogno… ricordi?” i cui partecipanti si cimenteranno sul formato A4. Tutte le mostre sono aperte al pubblico dal mercoledì al sabato con orario 16 alle 19.


trentinomostre TRENTO Mostre PAESAGGI LONTANI E MERAVIGLIOSI Apertura: da venerdì 20 dicembre 2013 a domenica 4 maggio 2014. Castello del Buonconsiglio. L’antica Russia nelle stampe tesine del Museo Pushkin di Mosca. Mostra a cura di Eugene Bogatyrev e Lia Camerlengo. Info: Castello del Buonconsiglio Tel. 0461.492803; www.buonconsiglio.it. Mostre SILENT FRACTURE Apertura: da sabato 8 febbraio a sabato 10 maggio. Galleria Boccanera - via Milano, 128/130. Mostra di Neboj a Despotovi , a cura di Maja iri . Orari: da lunedì a sabato 10-19 o su appuntamento. Info: www. arteboccanera.com; info@arteboccanera.com; Tel. 0461.984206; Cell. 340.5747013. Mostre CHIAMATA A RACCOLTA. COLLEZIONI PRIVATE IN MOSTRA Apertura: da domenica 16 febbraio a domenica 11 maggio. Galleria Civica - Via Belenzani, 44. Una mostra per raccontare, attraverso oltre 100 opere, la passione, la ricerca e la dedizione dei collezionisti trentini. Dalla metà del secolo scorso fino alle ultime istanze, pitture, sculture, disegni, fotografie narrano un collezionismo spesso sconosciuto, riservato, intimo che il pubblico ha incontrato raramente. Orari: da martedi a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Lunedi chiuso. Info: Tel. 0461.985511; 800.397760; civica@mart.tn.it; www.mart.trento.it. Mostre CHRISTIAN SCHWARZWALD - GRAPH Apertura: da venerdì 21 febbraio a sabato 24 maggio. Galleria Paolo Maria Deanesi - Via SS. Trinità, 12. Seconda personale dell’artista austriaco Christian Schwarwald. Info: www.paolomariadeanesi.it. Mostre IL MANIFESTO TURISTICO IN TRENTINO Apertura: fino a venerdì 18 aprile. Biblioteca Fondazione Museo storico del Trentino, via Torre d’Augusto 35. Tema della mostra è il manifesto quale mezzo di espressione pubblicitaria. Gran parte del materiale proviene dalla collezione Salce, un ricca raccolta di manifesti, frutto di una donazione privata, conservata presso il Museo civico Luigi Bailo di Treviso. Altro materiale, quali le guide e la pubblicistica minore, è depositato presso biblioteche e archivi trentini. Il materiale più recente si trova invece presso l’Archivio provinciale di Trento. Ingresso libero. Orario: da lunedì a giovedì ore 9.00-17.00; venerdì ore 9.00-13.00 (sabato e domenica chiuso). Info: Fondazio-

ne Museo storico del Trentino Tel. 0461.1747000; info@museostorico.it; www.museostorico.tn.it. Mostre ARTE E PERSUASIONE. LA STRATEGIA DELLE IMMAGINI DOPO IL CONCILIO DI TRENTO Apertura: da venerdì 7 marzo a lunedì 29 settembre. Museo Diocesano Tridentino. Mostra interamente dedicata al rapporto tra il concilio di Trento (1545-1563) e le arti figurative. La strategia delle immagini dopo il concilio di Trento, ripercorre due secoli di arte in Trentino e mette a fuoco le principali funzioni assunte dalle immagini sacre, alle quali veniva assegnato il compito di informare, convincere, catturare l’attenzione e commuovere. Una storia sul potere della comunicazione visiva attraverso le opere di grandi artisti del passato. Info: Tel. 0461.234419; www.museodiocesanotridentino.it.

Mostre RASSEGNA DEI VINI NOSIOLA DEL TRENTINO Apertura: da venerdì 14 marzo a sabato 19 aprile. Palazzo Roccabruna. In occasione di DiVinNosiola, Palazzo Roccabruna è la sede prestigiosa di una rassegna, di laboratori enogastronomici e di degustazioni dedicati ai vini Nosiola partecipanti all’iniziativa. Info: Tel. 0461.887101; www.palazzoroccabruna.it. Mostre OSVALDO CIBILS - CUEROS Apertura: da sabato 15 marzo a mercoledì 30 aprile. Galleria Argo - CentrA - Via II Androna, 3. Mostra personale dell’artista. Info: centra@hotmail.it. Mostre PIO PIO... PULCINI AL MUSEO Apertura: da venerdì 21 marzo a lunedì 21 aprile. MUSE, Museo delle Scienze. La schiusa delle uova e i pulcini: una bellissima esperienza per i bambini! Info: www.muse. it; Tel. 0461.270311. Mostre FINESTRE DELL’ANIMA Apertura: da venerdì 21 marzo a venerdì 11 aprile. Palazzo Trentini. Via Manci, 27 - Sala Aurora. Mostra a cura di Sabina Castelli e Massimo Parolini. Orario di apertura: da lunedì a venerdì ore 10-18; sabato 10-12 (chiuso la domenica).

Mostre LUCI E OMBRE DEL LEGNO. UNA MOSTRA CHE VIAGGIA Apertura: da venerdì 14 marzo a sabato 19 aprile. Palazzo Roccabruna. Rassegna delle opere plastiche premiate presso il Concorso internazionale di scultura in legno che si tiene ogni anno a Castello Tesino. Info: Palazzo Roccabruna Tel. 0461.887101; www.palazzoroccabruna.it.

Mostre MATTIA FRANCESCHINI - I VOLTI DEL CINEMA Apertura: da sabato 29 marzo a venerdì 11 aprile. Studio d’Arte Andromeda - Via Malpaga, 17. 18 ritratti di grandi registi. Orario: 1719.30. Ingresso libero.

Mostre PAESAGGI E MONDI FANTASTICI Apertura: da sabato 22 marzo a domenica 6 aprile. Sala Thun di Torre Mirana, Via Belenzani 3. Le opere sono frutto della fantasia del Maestro Angelo Orlandi che dal reale spazia al mondo dei sogni e del mistero. Particolarmente interessante il fascino per le rocce, le grotte e le montagne, ricordi della sua infanzia che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua vita. Chi conosce il Maestro può vedere in ogni sua mostra questo attaccamento alla sua terra. Ingresso libero e gratuito, orario apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Info: UCAI - Unione Cattolica Artisti Italiani Tel. 0461.246634; mariamichelazzi@alice.it; http://orlandiangelo.jimdo.com.

Mostre LA CITTÀ E L’ARCHEOLOGIA DEL SACRO Apertura: da martedì 1 aprile a domenica 25 maggio. Museo Diocesano Tridentino, Piazza Duomo 18. La mostra propone per la prima volta al grande pubblico i reperti rinvenuti nel sottosuolo della chiesa, offrendo l’opportunità di conoscere gli esiti di un ampio lavoro di ricerca che ha permesso di restituire alla città una fase importante e poco nota della sua storia. L’esposizione consente inoltre di contestualizzare le testimonianze archeologiche venute alla luce durante lo scavo, integrando le novità emerse dallo studio di questi reperti con le conoscenze già acquisite nei precedenti interventi effettuati sia nell’area di Santa Maria Maggiore che in altri punti della città. Mediante l’esposizione di reperti particolarmente evocativi, alcuni dei quali riferiti agli altri luoghi di culto, come la Basilica di San Vigilio, Sant’Apollinare, la chiesa del Doss Trento, San Lorenzo, l’esposizione fornisce al visitatore un’esaustiva panoramica dei siti archeologici cittadini riferibili alla Trento paleocristiana. Orario: dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30. Info: Museo Diocesano Tridentino Tel. 0461/234419; info@ museodiocesanotridentino.it. Mostre MARCELLO ZANIN Apertura: da martedì 1 a mercoledì 30 aprile. Galleria d’Arte “Il ritrovo degli Artisti” - Via Endrici, 17. Mostra personale di Marcello Zanin. Orario: 10-12/16-19. Info: 334.1028483.

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trentinoappuntamenti

IN APRILE IL TRENTINO DIVENTA DEI BAMBINI

L

a comicità e l’ironia di Giuseppe

Giacobazzi sbarcano in un Trentino

primaverile, che ha tanta voglia di buonumore. Lo

spettacolo è inserito nel ciclo “Cabarettiamo - Comici a Teatro” e sarà a Trento il 4 aprile. “Signore & Signori” è il titolo della piece in programma il 2 ed il 3 aprile al Teatro Melotti di Rovereto interpretato da Natalino

Balasso, Aristide Genovese e

Anna Zago diretti da Piergiorgio Piccoli. Per la gioia dei più piccoli, sabato 5 e domenica 6 aprile (dalle 9 alle 19, entrambe le giornate) si terrà al Palalevico la prima edizione de

Il Trentino dei

bambini, una “due giorni” dedicata interamente

alle famiglie. Ma passiamo alla musica e in particolare all’operetta. Gli appassionati del genere possono cominciare a fare salti di gioia. Uno dei titoli

NATALINO BALASSO

A

ttore e scrittore autodidatta e versatile, Natalino Balasso inizia ad esibirsi nei club e nei piccoli teatri dell’Emilia-Romagna con spettacoli comici surreali dallo stile vagamente futurista alla fine degli anni 80. Nel 1993, grazie alle sue collaborazioni come autore a riviste di umorismo e satira (Comix, Cuore, Smemoranda) e alla pubblicazione di un suo libro di racconti surreali dal titolo “Operazione buco nell’acqua” (Sperling & Kupfer editori), viene notato dai produttori di alcune trasmissioni televisive delle reti Mediaset ed inizia una collaborazione con l’azienda come autore comico. Nel 2003, dopo aver partecipato come comico ad alcune trasmissioni televisive che gli hanno dato notorietà nazionale, affronta la sua prima tournée di prosa a livello nazionale con la Compagnia degli Gnorri mettendo in scena una farsa brillante dal titolo “Dammi il tuo cuore, mi serve”. Tra il 2004 e il 2010 scrive tre romanzi: L’anno prossimo si sta a casa (Mondadori), Livello di guardia (Mondadori) e Il figlio rubato (Kellermann). Nel 2012 superando la forma romanzo, scrive un libro di finzione in cui immagina una lunga intervista a Dio ad opera di un giornalista, il titolo è Dio c’è ma non esiste.

più rappresentati al mondo,

“Cin Ci La”, operetta in

due atti di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, sarà in scena

generazione.

aprile.

Per la danza, il 15 aprile al teatro Sociale va in scena

Aprile è anche ricco di

una particolare e coraggiosa versione

Lago dei cigni, Swan Lake, il

balletto classico più conosciuto al mondo.

torna nella nostra provincia

Ma c’è spazio anche per i libri, con una nuova iniziativa

entrate ormai nell’immaginario musicale del suo pubblico. Un pizzico di nostalgia, invece, per l’esibizione

Tozzi, il 13 aprile all’Auditorium S.

Chiara di Trento, dove si potranno riascoltare i più grandi successi del cantautore: da “Gloria” a “Ti amo”... Per la musica classica, i concerti sinfonici proposti dall’Orchestra Haydn vedono il 9 aprile il debutto sul podio del complesso sinfonico regionale di

tmaprile

de Il

Giovanni Allevi,

il 2 aprile, con le melodie

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dei direttori d´orchestra più promettenti della nuova

nel capoluogo trentino il 17

grandi nomi in Trentino:

di Umberto

Gaetano d’Espinosa, considerato uno

del Circolo Universitario di Trento: “Serate

d’Autore”, iniziativa che prevede di animare i

venerdì sera con una miscela a base di teatro, poesia, letteratura e performance. Dulcis in fundo, dal prossimo 24 aprile al 4 maggio si alzerà il sipario sulla 62° edizione del Trento

Film

Festival, la più prestigiosa rassegna internazionale dedicata alla cinematografia di montagna, all’alpinismo e alla cultura delle “terre alte” del mondo.


trentinoappuntamenti 1 MARTEDÌ Cultura CONFERENZA Trento. Ore 16.45. Società Dante Alighieri, Via Dordi, 8. Conferenza: “Trent’anni insie” - Antologia del “Gruppo Poesia 83” - presenta Italo Bonassi - Letture di Giuliana Raffaelli Bonassi - Alla chitarra Stefano Cattoni. Info: Soc. Dante Alighieri - Tel. 0461.239994. Musica CONCERTO FILARMONICA Trento. Ore 20.45. Sala Filarmonica. Benjamin Grosvenor, pianoforte. Su musiche di F. Mendelsshon, F. Schubert, R. Schumann, F. Mompou, N. Medtner, M. Ravel, Strauss/Schulz-Evler. Info: Società Filarmonica Tel. 0461.985244; www.filarmonica-trento.it. Musica ORCHESTRA HAYDN Arco. Ore 20.45. Casinò Municipale. Concerto. Info: www.gardatrentino.it/events. Musica INVITO ALL’ASCOLTO Trento. Ore 9-11. Sala Filarmonica, via Verdi 30. John Diamanti-Fox, clarinetto; Francesco Maria Moncher, pianoforte; Quartetto Indaco; Eleonora Matsuno, violino; Jamiang Santi, violino; Francesca Turcato, viola; Isabel Vaz, cello. Ingresso libero. Info: Tel. 0461.985244; info@filarmonica-trento.it; www. filarmonica-trento.it.

2 MERCOLEDÌ Cultura ICT DAYS 2014 ORIZZONTI 2016 Trento. Rise Povo, Sociologia Trento, Lettere Trento, Bibioteca comunale Via Roma, MUSE, Trento. Gli ICT Days - Orizzonti 2016 sono la grande kermesse dell’innovazione organizzata da Trento RISE in collaborazione con i suoi due soci fondatori, FBK e il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università degli Studi di Trento, coinvolgendo tutte le componenti dell’ecosistema trentino dell’innovazione: dalla PA al mondo della ricerca, dal business agli attori pubblici, dagli studenti ai cittadini. Perché l’innovazione è un fatto collettivo: la si fa insieme. Il programma in dettaglio sul sito 2014.ictdays.it. Danza DANZA DEL VENTRE Zambana vecchia. Ore 20.45. Sede Associazione “Mana”. Per info e/o iscrizioni: mimosa.2009@ live.it. Musica GIOVANNI ALLEVI IN CONCERTO Trento. Ore 21. Teatro Auditorium. E’ inesauribile l’affetto del grande pubblico per Giovanni Allevi, che torna con nuovi concerti di pianoforte solo, nel “Piano Solo Tour 2014”,dopo il successo del “Sunrise Tour” in cui - nel triplice ruolo di compositore, musicista e direttore d’orchestra - ha portato sul palco il suo primo Concerto per Violino e Orchestra in Fa Minore “La Dan-

za della Strega”. Info: n.verde 800 013952; info@centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it.

3 GIOVEDÌ Cultura ICT DAYS 2014 - ORIZZONTI 2016 Trento. Rise Povo, Sociologia Trento, Lettere Trento, Bibioteca comunale Via Roma, MUSE, Trento. Gli ICT Days - Orizzonti 2016 sono la grande kermesse dell’innovazione organizzata da Trento RISE in collaborazione con i suoi due soci fondatori, FBK e il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università degli Studi di Trento, coinvolgendo tutte le componenti dell’ecosistema trentino dell’innovazione: dalla PA al mondo della ricerca, dal business agli attori pubblici, dagli studenti ai cittadini. Perché l’innovazione è un fatto collettivo: la si fa insieme. Il programma in dettaglio sul sito 2014.ictdays.it. Cultura CONFERENZA Zambana. Ore 16.30. Biblioteca. “Nel mondo dei cibi sani e felici” per la settimana naz. per la prevenzione oncologica a cura della LILT. Musica «ORCHESTRA HAYDN» Rovereto. Ore 20.45. Sala Filarmonica. Marco Pierobon, direttore e tromba su musiche di Gershwin. Info: Associazione Filarmonica Rovereto Tel. 0464.435255; associazionefilarmonica1@tin.it.

Teatro JOHN GABRIEL BORKMAN Trento. Ore 20.30. Teatro Sociale. Un classico del teatro di fine Ottocento riletto, diretto e interpretato in maniera fortemente contemporanea, per comunicare le geniali parole di Ibsen in un’ambientazione volutamente essenziale e storicamente più vicina a noi. Anche perché la storia di J. G. Borkman, brillante banchiere incorso in un fallimento, sembra scritta oggi. Alle vicende finanziarie, si intrecciano quelle familiari in un’analisi lucida, filosofica e poetica, ma anche feroce e tragicomica del destino che fa di ognuno un prevaricatore, un umiliato e offeso, che trasforma ogni affermazione vitale in un gesto di violenza. Un testo straordinario che consente a un eccellente gruppo di attori di suonare tutte le corde dell’animo. Info: n.verde 800 013952; info@ centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it.

4 VENERDÌ Cabaret UN PO’ DI ME DI GIACOBAZZI Trento. Ore 21. Teatro Auditorium. Giuseppe Giacobazzi (Andrea Sasdelli per l’anagrafe) è senza dubbio il comico televisivo che meglio di altri è riuscito a trasporre nel modo più naturale la sua simpatia e la sua semplicità a teatro senza dover sottostare al limite della brevità del racconto che la televisione impone. Dopo il successo di Apocalypse e le fortunate apparizioni televisive a Zelig, torna in teatro

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trentinoappuntamenti con Un po’ di me (Genesi di un comico) e, dopo vent’anni di carriera, decide di aprire il cassetto dei ricordi per raccontare un po’ del suo privato. Info: n.verde 800 013952; info@centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it. Cultura SERATE D’AUTORE Trento. Teatro Spazio 14 - Via Vannetti, 14. Avrà ospite lo scrittore e ricercatore universitario Stefano Dal Bianco per incontrare i testi poetici di “Ritorno a Planaval” e “Prove di libertà”, editi da Mondadori, e legati dal filo rosso della memoria. Info: info@spazio14.it, 346.6050763, www.spazio14.it. Cultura ICT DAYS 2014 - ORIZZONTI 2016 Trento. Rise Povo, Sociologia Trento, Lettere Trento, Bibioteca comunale Via Roma, MUSE, Trento. Gli ICT Days - Orizzonti 2016 sono la grande kermesse dell’innovazione organizzata da Trento RISE in collaborazione con i suoi due soci fondatori, FBK e il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università degli Studi di Trento, coinvolgendo tutte le componenti dell’ecosistema trentino dell’innovazione: dalla PA al mondo della ricerca, dal business agli

attori pubblici, dagli studenti ai cittadini. Perché l’innovazione è un fatto collettivo: la si fa insieme. Il programma in dettaglio sul sito 2014.ictdays.it. Cultura CHIESE PALEOCRISTIANE E DEL PRIMO MEDIOEVO IN ITALIA NORD-ORIENTALE Trento. Ore 16. Facoltà di Lettere e Filosofia, via Tommaso Gar. Castra tardoantichi e fondazioni di culto cristiano: nuovi dati archeologici nella diversità di genere. Enrico Cavada (Soprintendenza per i beni architettonici e archeologici di Trento). Luoghi di culto e sepolture longobarde nei castra di età altomedievale dell’Italia settentrionale Elisa Possenti (Università degli studi di Trento). Ingresso libero. Info: Museo Diocesano Tridentino Tel. 0461.234419; info@museodiocesanotridentino.it; www.museodiocesanotridentino.it. Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Arco. Ore 20.45. Chiesa di Bolognano. Coro del Conservatorio Bonporti in concerto. Info: www. gardatrentino.it/events.

Teatro LA BAITA DEGLI SPETTRI Volano. Ore 20.45. Teatro “Concordia”. Commedia di Lillo & Greg con la Filodrammatica di Ora. Per la 33a edizione del concorso nazionale “Sipario d’oro 2014”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro PILLOLE, AMORE E FRENESIA Brentonico. Ore 20.45. Teatro “Monte Baldo”. Commedia tratta da “Mio suocero in rodaggio” di Arnoldo Boscolo con la Filo “Bastia” di Preore. Per la 33a edizione del concorso nazionale “Sipario d’oro 2014”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro LARIBIANCOS Trento. Ore 21. Teatro Portland, via Papiria 8. Dal romanzo “Quelli dalle labbra bianche” di Francesco Masala. Una Sardegna antica, sorprendente, diversa. Un grande racconto di come si era ieri e forse anche oggi. Info: Teatro Portland Tel. 0461.924470; nfo@teatroportland.it; www.teatroportland.it. Teatro JOHN GABRIEL BORKMAN Trento. Ore 20.30. Teatro Sociale. Un classico del teatro di fine Otto-

cento riletto, diretto e interpretato in maniera fortemente contemporanea, per comunicare le geniali parole di Ibsen in un’ambientazione volutamente essenziale e storicamente più vicina a noi. Anche perché la storia di J. G. Borkman, brillante banchiere incorso in un fallimento, sembra scritta oggi. Alle vicende finanziarie, si intrecciano quelle familiari in un’analisi lucida, filosofica e poetica, ma anche feroce e tragicomica del destino che fa di ognuno un prevaricatore, un umiliato e offeso, che trasforma ogni affermazione vitale in un gesto di violenza. Un testo straordinario che consente a un eccellente gruppo di attori di suonare tutte le corde dell’animo. Info: n.verde 800 013952; info@centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it.

5 SABATO NUDA E PER POCHI SOLDI Dro. Ore 20.45. Teatro Oratorio. Commedia con la Compagnia Filodrammatica Ce.Dro. Info: www. gardatrentino.it/events. Musica LA MUSICA SACRA San Lorenzo in Banale. Ore 20.30. Badia. Concerto di Ferruccio Busoni con il Coro Filarmonico Trentino: Dania Tosi e Isabella Pisoni, soprano; Nina Cuk, contralto; Sandro Miori, tenore; Matteo

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TRENTO – Via Ghiaie 15 Tel. 0461 362111 – annunci@bazar.it

Orario: lunedì-venerdì 8.30-12.30/14.00-18.00

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BOLZANO – Via Bari 15 Tel. 0471 930993 – bazarbz@bazar.it

Orario: lunedì-venerdì 8.30-12.30/14.30-18.30

GIORGIA

NOEMI

STEVE HACKETT

LUCA CARBONI

Noemi torna con una nuova maturità artistica e personale sviluppata grazie ad esperienze professionali e non che le hanno aperto orizzonti diversi. Questo album, come annunciato dal titolo, nasce e si è sviluppa a Londra e vede un grandissimo impegno personale dell’artista sia dal punto di vista autorale che produttivo, infatti la produzione artistica è curata della stessa Noemi.

Se vi siete persi il concerto o nel live set non c’era uno dei vostri brani favoriti, ecco l’occasione per rivivere la magia senza tempo chiamata Genesis, grazie ad uno dei suoi artefici, Steve Hackett con la sua straordinaria band dal vivo.

A maggio Luca Carboni sarà ancora live in tutta la penisola con un concerto che conquista il pubblico con una scaletta ricca di hit indimenticabili. Canzoni per raccontare in modo aperto questi magici trent’anni di musica con lo sguardo rivolto sempre verso il futuro. In ogni data del tour Luca Carboni sarà accompagnato da una super band con Antonello Giorgi alla batteria, Ignazio Orlando al basso, Mauro Patelli e Vince Pastano alle chitarre, Fulvio Ferrari alle tastiere.

Viene aggiunto un importante appuntamento al calendario del “Senza Paura” tour 2014 di Giorgia, uno straordinario concerto all’Arena di Verona il 25 maggio. Il live nel prestigioso anfiteatro sarà l’ultimo appuntamento del nuovo attesissimo tour di Giorgia

TRENTO Teatro Auditorium Santa Chiara 8 maggio 2014 ore 21

TRENTO Teatro Auditorium Santa Chiara 25 maggio 2014 ore 21.00

TRENTO Teatro Auditorium Santa Chiara 15 maggio 2014 ore 21

VERONA Arena 25 maggio 2014 ore 21

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trentinoappuntamenti Amadori e Sebastiano Caserotti, bassi; Trio Broz, Sandro Filippi, direttore. Info: info@corofilarmonicatrentino.net; www.corofilarmonicatrentino.net . Per i più piccoli IL TRENTINO DEI BAMBINI Levico. Palalevico, dalle 9 alle 19. Una due giorni in Valsugana dedicata interamente alla mamma e al proprio bimbo ricca di proposte per le famiglie con un particolare riguardo alle nuove tendenze del mercato. Info: APT Valsugana, ufficio di Levico Terme - Tel. 0461.727700. Teatro QUEI DEL TERZO PIANO Verla di Giovo. Ore 20.45. Teatro Parrocchiale. Spettacolo con la Filodrammatica di Verla. Per la rassegna teatrale “Il Pellicano”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro PURGA & CIOCCOLATO Mezzolombardo. Ore 21. Teatro “S. Pietro”. Commedia di Gian Carlo Pardini con la Filodrammatica di Telve Valsugana. Per la 3a edizione “Comedie a Mezonbart”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro LA CÀ DEI VIOLONI Levico Terme. Ore 21. Teatro Mons. Caproni. Commedia di Renzo Francescotti con la Filolevico di Levico terme (con gli stessi attori che l’hanno portata in scena quasi 40 anni fa). Per la rassegna teatrale “Franco&Daniela”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro IL MERCANTE DI VENEZIA Lizzana. Ore 20.45. Teatro “S. Floriano”. Commedia di William Shakespeare con CTR - Compagnie Teatrali riunite di Macerata. Per la 33a edizione del concorso nazionale “Sipario d’oro 2014”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro TRAMACI PAR L’EREDITA’ Trambileno. Ore 20.45. Teatro Comunale “Moscheri”. Commedia di Jean Francois Regnard con SchioteatroOttanta. Per la 33a edizione del concorso nazionale “Sipario d’oro 2014”.Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro 39 SCALINI Mori. Ore 20.45. Teatro Sociale. Commedia di Patrick Barlow con la CompagniaTeatrale “Colonna Infame” di Cognegliano Veneto (TV). Per la 33a edizione del concorso nazionale “Sipario d’oro 2014”. In-

fo: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro TRAMACI PAR L’EREDITÀ Sabbionara d’Avio. Ore 20.45. Teatro. Adattamento di Paolo Balzani con Schio Teatro 80 (VI). Per la 33a edizione del concorso nazionale “Sipario d’oro 2014”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro RUMORS - UNA FARSA A SUON DI PALLOTTOLE E PETTEGOLEZZI Pomarolo. Ore 20.45. Auditorium Comunale. Commedia di Neil Simon con l’Associazione Culturale “Le Voci di Dentro” di Mezzolombardo. Per la 33a edizione del concorso nazionale “Sipario d’oro 2014”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro TUTI ‘N TERAPIA Samone. Ore 20.45. Teatro. Commedia di Gloria Gabrielli con la Filodrammatica “La Logeta” di Gardolo. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro PAROCO PER TRE DÌ Tuenno. Ore 21. Teatro. Commedia di Fabrizio Dettamanti con la Filodrammatica “R.A.L.” di Rallo. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro ROBE DE L’ALTRO MONDO Tesero. Ore 21. Teatro Comunale. Commedia di Roberto Giacomozzi con la Filodrammatica “Lucio Deflorian” di Tesero. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro JOHN GABRIEL BORKMAN Trento. Ore 21. Teatro Sociale. Un classico del teatro di fine Ottocento riletto, diretto e interpretato in maniera fortemente contemporanea, per comunicare le geniali parole di Ibsen in un’ambientazione volutamente essenziale e storicamente più vicina a noi. Anche perché la storia di J. G. Borkman, brillante banchiere incorso in un fallimento, sembra scritta oggi. Alle vicende finanziarie, si intrecciano quelle familiari in un’analisi lucida, filosofica e poetica, ma anche feroce e tragicomica del destino che fa di ognuno un prevaricatore, un umiliato e offeso, che trasforma ogni affermazione vitale in un gesto di violenza. Un testo straordinario che consente a un eccellente gruppo di attori di suonare tutte le corde dell’animo. Info: n.verde 800 013952; info@ centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it.

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6 DOMENICA Cultura CONFERENZA Trento. Ore 14-18. “Migliora le tue relazioni”.Info: Centro Darshan Tel. 347.7603015; respirolibero@gmail. com; www.respirolibero.it. Musica HYPERSPECTIVES Villazzano. Ore 17. Villa de Mersi. Concerto con al pianoforte Edorardo Bruni. Ingresso libero. Per i più piccoli IL TRENTINO DEI BAMBINI Levico. Palalevico, dalle 9 alle 19. Una due giorni in Valsugana dedicata interamente alla mamma e al proprio bimbo ricca di proposte per le famiglie con un particolare riguardo alle nuove tendenze del mercato. Info: APT Valsugana, ufficio di Levico Terme - Tel. 0461.727700. Teatro LA RADIO E IL FILO SPINATO Lavarone. Ore 21. Teatro Cinema “Dolomiti”. Commedia di e con Roberto Abbiati e Luca Salata. Per la 2a edizione “Lavarone a Teatro”, rassegna del teatro dialettale. Info:

Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro VACANZE FORZATE... (STESSA CASA STESSO MARE) Bedollo. Ore 20.30. Teatro Comunale. Commedia di Antonella Zucchini - tradotta in dialetto trentino con la Filodrammatica di Viarago. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro JOHN GABRIEL BORKMAN Trento. Ore 16. Teatro Sociale. Un classico del teatro di fine Ottocento riletto, diretto e interpretato in maniera fortemente contemporanea, per comunicare le geniali parole di Ibsen in un’ambientazione volutamente essenziale e storicamente più vicina a noi. Anche perché la storia di J. G. Borkman, brillante banchiere incorso in un fallimento, sembra scritta oggi. Alle vicende finanziarie, si intrecciano quelle familiari in un’analisi lucida, filosofica e poetica, ma anche feroce e tragicomica del destino che fa di ognuno un prevaricatore, un umiliato e offeso, che trasforma ogni affermazione

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Presentazione Ufficiale

VenerdĂŹ 4 Aprile, ore 18.30 Trento, Sala di Rappresentanza della Regione autonoma Trentino Alto Adige

Presenta: Sonia Leonardi Interviene l'autrice: Luisa Gretter Adamoli Ingresso libero


trentinoappuntamenti vitale in un gesto di violenza. Un testo straordinario che consente a un eccellente gruppo di attori di suonare tutte le corde dell’animo. Info: n.verde 800 013952; info@ centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it.

8 MARTEDÌ Cabaret SPETTACOLO COMICO CON “DAVIDE COLAVINI” Trento. Ore 21.30. Osteria “La Scaletta”. Info: prenotazione per la cena al n. 346.8508734. Musica INVITO ALL’ASCOLTO Trento. Ore 9-11. Sala Filarmonica, via Verdi 30. Luca Capoferri, pianoforte. Ingresso libero. Info: Tel. 0461.985244; info@filarmonica-trento.it; www.filarmonicatrento.it. Musica I MARTEDÌ DEL ROSMINI Trento. Ore 20.30. Aula Magna del Liceo Rosmini, via Malfatti 2. Rassegna musicale coordinata e promossa dal Liceo Rosmini di Trento. Evento artistico importante con il Quartetto Athenaeum, che nella serata “...dalla Francia...”, ci conduce nelle atmosfere affascinanti della seconda metà dell’800 fino ad arrivare a sonorità del ventesimo secolo.Ingresso libero.

9 MERCOLEDÌ Musica ORCHESTRA HAYDN Trento. Ore 20.30. Auditorium Santa Chiara, via Santa Croce 67. Per la stagione sinfonica Orchestra Haydn 2013-2014 concerto di Gaetano D’Espinosa, Direttore; I fiati solisti dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento: Gianni Olivieri, Oboe; Stefano Ricci, Clarinetto; Andrea Cesari, Corno; Flavio Baruzzi, Fagottosu su musiche di Heinrich Unterhofer, Wolfgang Amadeus Mozart e Franz Schubert. Info: Centro Servizi Culturali Santa Chiara n. verde 800.013952; www.centrosantachiara.it.

10 GIOVEDÌ Cultura INCROCI DI PAGINE Trento. Ore 18. Biblioteca di Lettere, via Santa Croce. Tema: Sentimenti quotidiani: il groviglio. Libro: Antonio Pascale, Le attenuanti sentimentali, Einaudi. La cena: Ore 20.00 presso Galleria Civica (Via Belenzani 46, Trento). Ciclo di incontri che coinvolge la città e i suoi spazi, personalità del mondo della scienza, della letteratura, dello spettacolo alla ricerca di nuove modalità di dialogo fra le mille declinazioni del sapere. La conversazione tra artista, scienziato e pubblico proseguirà anche grazie un momento più informale: una cena al museo - articolata sulla formula dello speed dating

- per continuare a confrontarsi e scambiare opinioni. Un’occasione per “acchiappare la fortuna” e trovarsi, magari, fianco a fianco con la famosa ballerina. Sui profili social del museo e sulla pagina facebook dedicata al progetto sarà infine possibile, per tutti i partecipanti, proseguire virtualmente il dialogo... in attesa dell’appuntamento successivo. Info: MUSE Tel. 0461.270311; www.muse.it.

11 VENERDÌ Cultura SERATE D’AUTORE Trento. Teatro Spazio 14 - Via Vannetti, 14. Tornerà Giulio Mozzi con un ulteriore affondo nel tema della memoria su base poetica: “La memoria dell’invenzione”, serata coinvolgente per il pubblico e sfida a vivere le “invenzioni” poetiche del passato come patrimonio di una tradizione ancora viva. Info: info@spazio14.it, 346.6050763, www.spazio14.it. Enogastronomia CENA AL BUIO Dro. Ristorante Alfio - Via G. Mazzini, 12. Andromeda organizza in collaborazione con “Gruppo Oltre le vette” della Sezione Sat di Arco una cena al costo di € 30,00: “Spegni la vista e accendi gli altri sensi”. Il ricavato sarà devoluto per acquisti di generi alimentari da devolvere ai bisognosi. Info: 349.5224292. Musica CONCERTO FILARMONICA Trento. Ore 20.45. Sala Filarmonica. Janine Jansen, violino; Itamar Golan, pianoforte. Su musiche di L. Janacek, F. Schubert, E. Chausson, J. Brahms. Info: Società Filarmonica Tel. 0461.985244; www. filarmonica-trento.it.

Teatro BARUFE EN FAMEGIA Rovereto. Ore 20.45. Teatro “Fausto Melotti”.Commedia di Giacinto Gallina con la Compagnia di Lizzana. Per la 33a edizione del concorso nazionale “Sipario d’oro 2014”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it.

12 SABATO Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Arco. Ore 20.45. Chiesa Collegiata. Camerata Musicale “Città di Arco” in concerto. Info: www. gardatrentino.it/events. Teatro NUDA E PER POCHI SOLDI Dro. Ore 20.30. Teatro Oratorio. Commedia di Loredana Cont con la Filo “Ce.Dro” di Dro. Per la rassegna teatrale “Nilo Faitelli”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro EN VEDOV ALEGRO Mezzocorona. Ore 20.45. Teatro “S. Gottardo”.Commedia di Moreno Burattini - trad. e adattam. dialettale a cura della Filo “Toblino” con la Filodrammatica “Toblino” di Sarche. Per la rassegna teatrale 2014 organizzata dalla Filodrammatica “S. Gottardo” di Mezzocorona. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro PAROCO PER TRE DÌ Tres. Ore 21. Teatro Comunale. Commedia di Fabrizio Dettamanti con la Filodrammatica “R.A.L.” di Rallo. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro DOLORI, DOLORI, DOLORI Predazzo. Ore 21. Auditorium “Casa della Gioventù”. Commedia di Gabriele Bernardi con la Filodrammatica “Nino Berti” di Rovereto.

Per la 17a edizione “Chi è in scena”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro PERÒ Vezzano. Ore 20.45. Teatro Valle dei Laghi. La compagnia “Des Etoiles” torna a Vezzano con un nuovo musical che lascia presagire grandi novità: “Però”. L’Associazione porterà in scena uno spettacolo ballato e cantato dal vivo da parte dei protagonisti, sia adulti che bambini, che si cimentano in tutte le discipline, dal caraibico allo standard, dal moderno al jazz. Direttore artistico Mauro D’Alessio, che dopo il grande viaggio sulla nave di “Tutti a bordo... destinazione musical”, si avventura insieme alla sua ciurma in un altro spettacolo, per svelare altri tesori nascosti tra i musical più celebri della storia. 70 ballerini, 12 cantanti e più di 200 costumi, vi faranno sognare sulle note più famose della musica per lasciarvi, alla fine, con un’unica parola.. Però! Info: Teatro Valle dei Laghi Tel. 0461.340158; info@teatrovalledeilaghi.it; www.teatrovalledeilaghi.it.

13 DOMENICA Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Arco. Ore 20.45. Casinò Municipale. Con Castel Arco in concerto. Info: www.gardatrentino.it/events. Musica UMBERTO TOZZI IN CONCERTO Trento. Ore 21. Auditorium S. Chiara. Ieri e oggi. Uno dei più famosi cantautori italiani nel mondo torna con un tour nei teatri più importanti d’Italia, location ideali per la sua musica melodica e raffinata al tempo stesso. Umberto canterà i suoi più grandi successi con la sua fidata band in un magnifico concerto che spazia dai primi anni 70 (con tutti i grandi successi

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trentinoappuntamenti da Gloria, Notte Rosa, Si può dare di più, Ti amo, Gli altri siamo noi, Immensamente) fino ai giorni nostri. Info: www.centrosantachiara. it; n. verde 800.013952. Teatro STAVA LA MADRE Lavarone. Ore 21. Teatro Cinema “Dolomiti”. Commedia di Angela Demattè Angela Demattè, Sandro Mabellini e Ambrogio Sparagna. Per la 2a edizione “Lavarone a Teatro”, rassegna del teatro dialettale. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it.

15 MARTEDÌ Danza DADA MASILO - SWAN LAKE Trento. Ore 20.30. Teatro Sociale. E’ stato la rivelazione dell’ultima Biennale della Danza di Lione. Swan Lake della giovane coreografa sudafricana dalla grinta rivoluzionaria Dada Masilo è una singolare rilettura del Lago dei cigni oscillante tra codici classici, passi africani. Fusione virtuosa di stili di danza e musicali (Caikovskij incontra qui Steve Reich, Arvo Pärt e Saint-Saëns), il Lago della Masilo è impregnato di humor. Negato ai dodici interpreti il pallore caratteristico dei pennuti lacustri e la gracilità dell’archetipo accademico. Tutù per donne e uomini, muscoli e pelle scura in evidenza per dare con maestria e intelligenza un calcio alla tradizione e alle piume. Info: n.verde 800 013952; info@centrosantachiara.it; www. centrosantachiara.it. Musica INVITO ALL’ASCOLTO Trento. Ore 9-11. Sala Filarmonica, via Verdi 30. Concerto per orchestra da camera e quartetto Jazz. In collaborazione con il Conservatorio Bonporti di Trento. Interpreti: Quartetto Jazz; Emiliano Tamanini, tromba e flicorno soprano; Luca Poletti, fender rhodes e pianoforte; Michele Bazzanella, basso elettrico; Filip Milenkovic, batteria. Ingresso libero. Info: Tel. 0461.985244; info@filarmonica-trento.it; www.filarmonicatrento.it. Teatro FURIA AVICOLA Trento. Ore 20.30. Teatro Cuminetti. Mentre nell’ambito dell’Ècole des Maîtres lavoravamo con un gruppo di attori provenienti da quattro paesi europei alla creazione di uno spettacolo intitolato La fine d’Europa, la Babele delle nostre lingue c’istigava alla formulazione di domande sull’identità, l’appartenenza e sul concetto di fine. Lo spettacolo Furia avicola è una delle derive di questo percorso. Info: n.verde 800 013952; info@centrosantachiara.it; www. centrosantachiara.it.

Teatro FOYER DELLA DANZA: I MILLE CIGNI DEL LAGO Trento. Ore 17. Teatro Sociale. In collaborazione con il CID Centro Internazionale della Danza di Rovereto a cura di Paola Carlucci - Compagnia Controra A fine Ottocento - sulle rive del lago ideato da Petipa-Ivanov- ajkovskij - il cigno diventa simbolo del balletto, incarnando la leggerezza, la fierezza e la grazia di un’arte che aveva raggiunto i massimi livelli di tecnica ed espressività. Info: n.verde 800.013952; info@centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it.

16 MERCOLEDÌ Danza DANZA DEL VENTRE Zambana vecchia. Ore 20.45. Sede Associazione “Mana”. Per info e/o iscrizioni: mimosa.2009@ live.it. Musica OTTAVIO DANTONE IN CONCERTO Trento. Ore 20.30. Auditorium Santa Chiara, via Santa Croce 67. Direttore e Clavicembalista Carl Philipp Emanuel Bach su musiche di Sinfonia in do maggiore, wq 182/3 Wilhelm Friedemann Bach. Concerto per clavicembalo e orchestra in fa minore Wolfgang Amadeus Mozart. Sinfonia n. 10 in sol maggiore, k 74 Joseph Haydn. Sinfonia n. 49 in fa minore, Hob. i: 49 “La Passione. Info: Centro Servizi Culturali Santa Chiara Tel. 0461.213811; info@centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it. Teatro THE BLACK SAINT AND THE SINNER LADY DI CHARLES MINGUS Rovereto. Ore 21. Auditorium Melotti. È un lavoro di grande pregnanza orchestrale, vorticoso e sfaccettato nell’intreccio di motivi musicali, umani, civili. Riccardo Brazzale ne affronta l’interpretazione con la Lydian Sound Orchestra, che riunisce alcuni tra i solisti più autorevoli del panorama italiano. La danza è affidata ad Antonella Bertoni e Michele Abbondanza, che già hanno lavorato con alcuni grandi del jazz, come Steve Lacy e John Surman. Info: n. verde 800.013952; info@ centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it. Teatro FURIA AVICOLA Trento. Ore 20.30. Teatro Cuminetti. Mentre nell’ambito dell’Ècole des Maîtres lavoravamo con un gruppo di attori provenienti da quattro paesi europei alla creazione di uno spettacolo intitolato La fine d’Europa, la Babele delle nostre lingue c’istigava alla formulazione di domande sull’identità, l’appartenenza e

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trentinoappuntamenti sul concetto di fine. Lo spettacolo Furia avicola è una delle derive di questo percorso. Info: n.verde 800 013952; info@centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it.

17 GIOVEDÌ Musica PERTURBAZIONE “MUSICA X” Trento. Ore 21. Teatro Auditorium. L’apertura del concerto sarà affidata ai “Bob an the apple” vincitori del CMA - Centro Musica Awards 2013. Info: n.v erde 800.013952; info@centrosantachiara.it; www. centrosantachiara.it. Teatro CIN CI LÀ Trento. Ore 20.30. Teatro Sociale. L’operetta, ambientata in Cina, luogo di un esilarante gioco di equivoci e di trasgressioni, ha avuto la sua prima rappresentazione al Teatro Dal Verme di Milano il 18 dicembre 1925. Tipica pièce “maliziosa”, memore della tradizione del café-chantant, nella sua licenziosa ingenuità Cin Ci Là è l’operetta che meglio rappresenta non solo il gusto italiano degli anni venti, ma anche la moda dilagante per l’esotismo e per una Cina di maniera. Info: n. verde 800.013952; info@centrosantachiara.it; www.centrosantachiara.it.

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18 VENERDÌ Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Arco. Ore 16. Chiesa Evangelica. Liturgia ecumenica della Parola Orchestra della Pasqua Musicale Arcense. Info: www.gardatrentino.it/events.

19 SABATO Per i più piccoli PASQUISSIMA - MERCATINI E TRADIZIONI Pergine Valsugana. Presso il Parco Tre Castagni. Tradizionali bancarelle del mercatino, artisti e spettacoli, la fattoria degli animali, mercato contadino, attività per i più piccoli, la trattoria dei sapori. Info: APT Valsugana, ufficio di Pergine - Tel. 0461.727760.

20 DOMENICA Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Arco. Ore 20.45. Casinò Municipale. Orchestra della Pasqua Musicale Arcense in concerto. Info: www.gardatrentino.it/events. Per i più piccoli PASQUISSIMA - MERCATINI E TRADIZIONI Pergine Valsugana. Presso il Parco Tre Castagni. Tradizionali

bancarelle del mercatino, artisti e spettacoli, la fattoria degli animali, mercato contadino, attività per i più piccoli, la trattoria dei sapori. Info: APT Valsugana, ufficio di Pergine - Tel. 0461.727760.

21 LUNEDÌ Per i più piccoli PASQUISSIMA - MERCATINI E TRADIZIONI Pergine Valsugana. Presso il Parco Tre Castagni. Tradizionali bancarelle del mercatino, artisti e spettacoli, la fattoria degli animali, mercato contadino, attività per i più piccoli, la trattoria dei sapori. Info: APT Valsugana, ufficio di Pergine - Tel. 0461.727760.

23 MERCOLEDÌ Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Riva del Garda. Ore 20.45. Chiesa arcipretale. Coro e Orchestra del Conservatorio di Brescia in concerto. Info: www.gardatrentino.it/events.

24 GIOVEDÌ Culttura TRENTO FILM FESTIVAL Mostre storiche, artistiche e fotografiche arricchiscono il programma del 62° Trento Film Festival, vestendo spazi e palazzi del centro storico di Trento. Un vero e proprio itinerario a tappe che, grazie ai differenti linguaggi dell’arte, racconterà montagne, paesi lontani e vicini e molto altro ancora. Per il programma dettagliato visitate il sito: www. http://www.trentofestival.it Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Riva del Garda. Ore 21. Chiesa San Giuseppe. Corpo Bandistico “Dino Fantoni” in concerto. Per Flicoro d’Oro - Concerto di apertura. Info: www.gardatrentino.it/events.

25 VENERDÌ Culttura TRENTO FILM FESTIVAL Mostre storiche, artistiche e fotografiche arricchiscono il programma del 62° Trento Film Festival, vestendo spazi e palazzi del centro storico di Trento. Un vero e proprio itinerario a tappe che, grazie ai differenti linguaggi dell’arte, rac-


trentinoappuntamenti

Musica FLICORNO D/ORO CONCORSO Riva del Garda. Palazzo dei Congressi. 16ª edizione - Concorso bandistico internazionale. Info: www.gardatrentino.it/events. Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Arco. Ore 16. Chiesa Evangelica. Gruppo fluatisti “Il conventello” in concerto. Info: www.gardatrentino.it/events. Tradizione ORTINPARCO 2014 - L’ORTO CHE VIAGGIA Levico Terme. Parco delle Terme. Allestimenti di orti-giardino, esposizione, scambi e vendita di piante, laboratori creativi per adulti e bambini, momenti musicali, teatrali e di poesia, mercatino dei contadini, dell’artigianato e degli antichi mestieri. Info: APT Valsugana, ufficio di Levico Terme Tel. 0461.727700. Tradizione EXPO VALSUGANA LAGHI LAGORAI E TRENTINO CAVALLI LevicoTerme. Palalevico. Ore 1020. Tradizionale appuntamento con la mostra mercato nata per valorizzare il territorio della Valsugana e del Trentino Orientale con l’area del biologico ed espositori dell’artigianato, industria, commercio, sevizi e nuove tecnologie. Inoltre, in concomitanza, Trentino Cavalli, la rassegna di allevamenti locali con gare, spettacoli, convegni, animazione e concerti. Info: APT Valsugana, ufficio di Levico Terme Tel. 0461.727700.

26 SABATO Culttura TRENTO FILM FESTIVAL Mostre storiche, artistiche e fotografiche arricchiscono il programma del 62° Trento Film Festival, vestendo spazi e palazzi del centro storico di Trento. Un vero e proprio itinerario a tappe che, grazie ai differenti linguaggi dell’arte, racconterà montagne, paesi lontani e vicini e molto altro ancora. Per il programma dettagliato visitate il sito: www. http://www.trentofestival.it Musica FLICORNO D/ORO CONCORSO Riva del Garda. Palazzo dei Congressi. 16ª edizione - Concorso bandistico internazionale. Info: www.gardatrentino.it/events.

Musica CONCERTO PER VIOLINO E PIANOFORTE Riva del Garda. Ore 17.30. Auditorium Conservatorio. Info: www. gardatrentino.it/events.

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Musica PASQUA MUSICALE ARCENSE Arco. Ore 20.45. Chiesa di Bolognano. Ensemble del Conservatorio Bonporti di Riva. Info: www. gardatrentino.it/events. Teatro L’EREDITÀ DELA PORA SUNTA Mezzolombardo. Ore 21. Teatro “S. Pietro”. Commedia di Loredana Cont con la Filodrammatica “Tra ‘na roba e l’altra” di Cavrasto. Per la 3a edizione “Comedie a Mezonbart”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it.

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conterà montagne, paesi lontani e vicini e molto altro ancora. Per il programma dettagliato visitate il sito: www. http://www.trentofestival.it

Teatro TE LA CANTO E TE LA DIGO Lavarone. Ore 21. Teatro Cinema “Dolomiti”. Commedia con Antonia, Alessio, Piergiorgio e Lino e il Gruppo “Poe.Mus” di Cognola. Per la 2a edizione “Lavarone a Teatro”, rassegna del teatro dialettale. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@cofas.it; www.cofas.it. Teatro L’EROE DE LA STAZION Predazzo. Ore 21. Auditorium “Casa della Gioventù”. Commedia di Donato Dellagiacoma con la Filodrammatica “Romano Dellagiacoma” di Predazzo. Per la 17a edizione “Chi è in scena”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Teatro GHE FOME POSTO...O FOME ‘L PESTO?” Tenno. Ore 20.30. Teatro Don Bosco. Info: www.gardatrentino. it/events. Tradizione ORTINPARCO 2014 - L’ORTO CHE VIAGGIA Levico Terme. Parco delle Terme. Allestimenti di orti-giardino, esposizione, scambi e vendita di piante, laboratori creativi per adulti e bambini, momenti musicali, teatrali e di poesia, mercatino dei contadini, dell’artigianato e degli antichi mestieri. Info: APT Valsugana, ufficio di Levico Terme Tel. 0461.727700. Tradizione EXPO VALSUGANA LAGHI LAGORAI E TRENTINO CAVALLI LevicoTerme. Palalevico. Ore 1020. Tradizionale appuntamento con la mostra mercato nata per valorizzare il territorio della Valsugana e del Trentino Orientale con l’area del biologico ed espositori dell’artigianato, industria, commercio, sevizi e nuove tecnologie. Inoltre, in concomitanza, Trentino

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27 DOMENICA Culttura TRENTO FILM FESTIVAL Mostre storiche, artistiche e fotografiche arricchiscono il programma del 62° Trento Film Festival, vestendo spazi e palazzi del centro storico di Trento. Un vero e proprio itinerario a tappe che, grazie ai differenti linguaggi dell’arte, racconterà montagne, paesi lontani e vicini e molto altro ancora. Per il programma dettagliato visitate il sito: www. http:// www.trentofestival.it Cultura CONFERENZA Trento. Ore 14-18. “Quantistica nel quotidiano: La Legge di Attrazione”. Il Salto Quantico è un seminario con Emanuele Tartaglia (fisico e formatore, esperto di Pnl). Info: Centro Darshan Tel. 347.7603015; respirolibero@gmail.com; www.respirolibero.it. Musica FLICORNO D/ORO CONCORSO Riva del Garda. Palazzo dei Congressi. 16ª edizione - Concorso bandistico internazionale. Info: www.gardatrentino.it/events Teatro L’EROE DE LA STAZION Predazzo. Ore 21. Auditorium “Casa della Gioventù”. Comme-

dia di Donato Dellagiacoma con la Filodrammatica “Romano Dellagiacoma” di Predazzo. Per la 17a edizione “Chi è in scena”. Info: Co.F.As. Tel. 0461.237352; info@ cofas.it; www.cofas.it. Tradizione ORTINPARCO 2014 - L’ORTO CHE VIAGGIA Levico Terme. Parco delle Terme. Allestimenti di orti-giardino, esposizione, scambi e vendita di piante, laboratori creativi per adulti e bambini, momenti musicali, teatrali e di poesia, mercatino dei contadini, dell’artigianato e degli antichi mestieri. Info: APT Valsugana, ufficio di Levico Terme Tel. 0461.727700. Tradizione EXPO VALSUGANA LAGHI LAGORAI E TRENTINO CAVALLI LevicoTerme. Palalevico. Ore 1020. Tradizionale appuntamento con la mostra mercato nata per valorizzare il territorio della Valsugana e del Trentino Orientale con l’area del biologico ed espositori dell’artigianato, industria, commercio, sevizi e nuove tecnologie. Inoltre, in concomitanza, Trentino Cavalli, la rassegna di allevamenti locali con gare, spettacoli, convegni, animazione e concerti. Info: APT Valsugana, ufficio di Levico Terme Tel. 0461.727700. Tradizione SAGRA PATRONALE DI SAN GIORGIO CastelloTesino. Grande mercato lungo le vie del centro, attività per bambini, musica. Info: APT Valsugana, ufficio di Castello Tesino Tel. 0461.727730.

28 LUNEDÌ Culttura TRENTO FILM FESTIVAL Mostre storiche, artistiche e fotografiche arricchiscono il programma del 62° Trento Film Festival, vestendo spazi e palazzi del centro storico di Trento. Un vero e proprio itinerario a tappe che, grazie ai differenti linguaggi dell’arte, racconterà montagne, paesi lontani e vicini e molto altro ancora. Per il programma dettagliato visitate il sito: www. http:// www.trentofestival.it

29 MARTEDÌ Culttura TRENTO FILM FESTIVAL Mostre storiche, artistiche e fotografiche arricchiscono il programma del 62° Trento Film Festival, vestendo spazi e palazzi del centro storico di Trento. Un vero e proprio itinerario a tappe che, grazie ai differenti linguaggi dell’arte, racconterà montagne, paesi lontani e vicini e molto altro ancora. Per il programma dettagliato visitate il sito: www. http:// www.trentofestival.it

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USA: cronistoria di un incredibile errore giudiziario

stendo spazi e palazzi del centro storico di Trento. Un vero e proprio itinerario a tappe che, grazie ai differenti linguaggi dell’arte, racconterà montagne, paesi lontani e vicini e molto altro ancora. Per il programma dettagliato visitate il sito: www. http://www.trentofestival.it Danza DANZA DEL VENTRE Zambana vecchia. Ore 20.45. Sede Associazione “Mana”. Per info e/o iscrizioni: mimosa.2009@ live.it.

4 DOMENICA Tradizione FESTA DEI MELI IN FIORE Caldonazzo. Manifestazione dedicata alla fioritura e alla mela, la cui coltivazione caratterizza la campagna di Caldonazzo. Bancarelle, assaggi enogastronomici, artigianato, musica e animazione per bambini. Info: APT Valsugana, ufficio di Levico Terme Tel. 0461.727700.

7 MERCOLEDÌ Danza DANZA DEL VENTRE Zambana vecchia. Ore 20.45. Sede Associazione “Mana”. Per info e/o iscrizioni: mimosa.2009@ live.it.


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GRUPPO ITAS: CONTINUA LA CRESCITA “LEVICO ACQUE” SI RINNOVA ALL’INSEGNA DI UNA “SOSTENIBILE LEGGEREZZA”

RISULTATI IN CONTROTENDENZA NEI RAMI “DANNI” E ECCELLENTI NEL RAMO “VITA”

LA CERIMONIA DEL 22 MARZO SCORSO, GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA

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l 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua, è stato il gran giorno per Acqua Levico. Una grande e partecipata cerimonia di inaugurazione per una sede completamente rinnovata secondo i criteri ecocompatibili più avanzati grazie ad una collaborazione fruttuosa tra la Società Levico Acque, la Patrimonio del Trentino e la Provincia Autonoma di Trento; l’introduzione di processi produttivi ad alta efficienza I titolari di energetica, e una nuova immagine Levico Acque per esprimere la purezza dell’acqua e la filosofia aziendale. “È importante supportare aziende come la Levico Acque che investono sul territorio, creando occupazione e esportando un’immagine vincente del Trentino – ha detto Claudio Bortolotti, Presidente di Patrimonio del Trentino durante la cerimonia. “Sappiamo bene che nulla è più importante del rispetto per l’ambiente in cui si vive, che è la vita stessa. – gli ha fatto eco Mauro Franzoni, Presidente di Levico Acque - Gli sforzi fatti e i risultati ottenuti vanno nella direzione della qualità, del rispetto e della trasparenza, concetti che per noi si declinano in “sostenibile leggerezza”. I nuovi lavori hanno visto una collaborazione sinergica tra Levico Acque, Patrimonio del Trentino e la Provincia Autonoma di Trento, con il patrocinio del Comune di Levico. Un’opera che ha impegnato la Levico Acque, anche da punto di vista economico sostenendo i costi di progettazione, di direzione lavori e sicurezza, e Patrimonio del Trentino nella realizzazione dei lavori per un totale di circa 2.5 milioni di euro. Una suggestiva immagine del nuovo stabilimento

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oddisfazione e ottimismo sono sentimenti che scaturiscono da “Casa ITAS” nel quartiere “Le Albere” di Trento. La tornata dei consigli di amministrazione, ospitati per la prima volta nella nuova sede della Compagnia, disegnata da Renzo Piano, si è tradizionalmente conclusa con il CdA della Mutua Capogruppo. Positivi i risultati per tutte le Compagnie del Gruppo, in netta controtendenza rispetto al contesto economico critico e al mercato assicurativo sofferente. “Si è chiuso un anno positivo sotto molti punti di vista. – ha dichiarato il presidente Giovanni Di Benedetto – ITAS dimostra ancora una volta di saper esprimere valore anche in un momento delicato del contesto socio-politico, raggiungendo risultati ancora una volta d’eccellenza. La crescita del nostro portafoglio Rami danni è stata del 3,4%: un risultato ottimo se pensiamo che il mercato segna un -4,6%! Un risultato raggiunto grazie agli sforzi quotidiani di tutti, dipendenti e agenti. ITAS non smette mai di ricercare l’efficienza organizzativa che, grazie anche a scelte strategiche importanti operate nell’ultimo periodo dalla governance, rappresenta oggi la cifra e la ricetta che le ha fatto scalare in breve tempo le classifiche nazionali. Siamo cresciuti e ci siamo rafforzati nell’interesse dei soci e assicurati e della comunità. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: tutte le nostre Compagnie assicuratrici chiudono, per il secondo anno consecutivo in utile. E vogliamo anche evidenziare, a questo proposito, che l’aumentata pressione fiscale nei confronti delle compagnie assicuratrici in Italia ha significato, in termini percentuali, un aggravio del 70% sull’utile (lo scorso anno ammontava a circa il 50%): la nostra Capogruppo registra infatti per il 2013 un utile ante imposte di quasi 8 milioni di euro. Ci consoliamo pensando che la gran parte di questi utili resta nelle nostre terre! ITAS Mutua e ITAS Vita insieme registrano infatti un utile ante imposte di oltre 15.600.000 euro che poi diventa un netto di 7.581.000 euro.”

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DALLE TRADIZIONI ALLA COMICITÀ

IL FILOSOFO GALIMBERTI: “LA SOFFERENZA DEI GIOVANI È CULTURALE” UN INCONTRO PROMOSSO DALLA FONDAZIONE CARITRO

IL PALINSESTO RADIOFONICO RADIO2 DELLA STRUTTURA REGIONALE

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a programmazione radiofonica a diffusione regionale su Radio2 della Struttura Programmi della Sede RAI di Trento, che prende il via dal primo aprile e si protrarrà fino alla fine di giugno, prevede: il martedì pomeriggio, alle 15, “Dove abita la poesia. Luoghi, voci e suoni di un poetare inedito: è un viaggio, a cura di Stefano Uccia, nella poesia letta e raccontata e al tempo stesso una narrazione dei luoghi in cui la poesia trova ispirazione. Alle 15.15 va in onda “33 trentini”, un’escursione storica, brevi ma efficaci monografie raccontate in una conversazione gradevole per conoscere i personaggi più noti del Trentino. Le 13 puntate sono curate da Flavio Pedrotti. Segue “Tradizioni popolari del Trentino”: il programma, curato da Ugo Slomp, è dedicato alle tradizioni popolari del Trentino. Sono analizzate, in particolare, le tematiche legate alla meteorologia, botanica, elementi del linguaggio dei segni amorosi, delle malattie, dei segni del sacro presenti nelle grandi processioni, materiale che si può trovare nei testi antichi e riconoscere nella memoria popolare tramandata oralmente. Il martedì si conclude con la replica di “C’era una volta” che propone il racconto delle fiabe tradizionali, adattate alla realtà e alla storia trentina. Il mercoledì, alle 15.00, si apre con “Rodo-dentro”, a cura di Flavio Pedrotti, dove Mario Cagol, autore e attore versatile, affronta i piccoli temi quotidiani ricavandone spunti di rara ilarità. Alle 15.30 si propone “A pieni nudi sul palco”, a cura di Flavio Pedrotti, programma d’informazione, attualità e cultura teatrale. Conclude le trasmissioni del mercoledì “Pianeta trentino della musica jazz” a cura di Daniele Torresan. Il venerdì pomeriggio, curato da Giorgio Balducci, si propone “Attenti a noi due”, programma comico-satirico scritto e interpretato da Lucio Gardin e Loredana Cont. I “due”, in particolare, propongono gags e “siparietti” di tipica espressione trentina. Alle 15.30 va in onda “35 anni endrio” programma, curato da Ugo Slomp, che rievoca fatti, avvenimenti, eventi culturali in forma di Almanacco mediante la lettura di articoli di giornali di 35 anni fa e con la colonna sonora dei gruppi musicali dell’epoca. Il venerdì si chiude con “Enrosadira: i colori delle dolomiti” programma, curato da Giorgio Balducci, che si occupa di cultura, sport, turismo primaverile ed ambiente alpino.

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a sofferenza dei giovani oggi non è solo psicologica, è anche culturale”. Ha esordito con queste parole Umberto Galimberti, filosofo e professore ordinario dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, aprendo l’incontro “Generazioni orfane di futuro”. L’incontro, organizzato dalla Fondazione Caritro, rientra nella serie di iniziative messe in campo dalla Fondazione, in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Provinciale, sui disturbi del comportamento alimentare. Al teatro Sociale di Trento, davanti ad un pubblico eterogeneo, Galimberti ha disquisito di giovani con Aldo Genovese, direttore del Centro Disturbi Comportamento Alimentare dell’Azienda Sanitaria. “Anoressia e bulimia sono i segni della sofferenza sul corpo. L’anoressia può partire dall’idea di identificarsi con un modello, ma poi l’aspetto che emerge prepotente – ha detto Aldo Genovese – è il controllo continuo sul corpo e sulle calorie che ad un certo punto occupano completamente la mente. Nella bulimia, invece, l’aspetto estetico ha importanza, ma è un’importanza strumentale, cioè l’utilizzo del corpo e delle relazioni sessuali in modo caotico per regolare delle emozioni che non sono regolate, perché non sono riconosciute”. In Trentino i problemi di anoressia e bulimia si riscontrano perlopiù tra gli adolescenti, anche se – secondo i dati del Centro di Riferimento provinciale per i Disturbi del Comportamento Alimentare, che ha in carico 300 pazienti – si sta registrando, in questi ultimi anni, un aumento dei casi precoci, intorno ai 10 anni di età, e dei casi tardivi. Guardando al futuro, Galimberti non si fa illusioni, se non si cambia “In una società capitalistica e mercantile che ci prevede solo come produttori e consumatori, in un circolo vizioso dove se non consumi non ci sono più posti di occupazione, dove se produci, ma nessuno consuma, devi chiudere la fabbrica, come si fa a pensare che le cose possano cambiare senza trovare nuove soluzioni che ci portino fuori da questo circolo?”


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DALLA BAMBOLA ALLA SLOT MACHINE BELLA INIZIATIVA DEL CONSIGLIO DELLE DONNE, IN VISTA DELL’8 MARZO. NUTRITO IL NOVERO DEGLI ORATORI

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ncora una volta il Consiglio delle Donne del Comune di Trento ha deciso di parlare di donne, nell’avvicinarsi dell’8 marzo, dando un taglio particolare a un incontro che è diventato, ormai, una tradizione: si cominciò con proiezioni di film indipendenti, che non arrivano generalmente nelle sale cinematografiche della nostra città, aperte a uomini e donne, a tutti coloro che, sul problema della violenza contro le donne, si interrogano e si chiedono se e quali rimedi ci siano. Poi, fu la volta di un delicato concerto per sole voci femminili e, negli anni successivi, si toccarono argomenti di scottante interesse, con la presenza di relatrici esperte e qualificate: Sicurezza, Salute, Sesso, Soldi, Successo. Quest’anno, con un certo anticipo rispetto alla data consueta, per evitare il sovrapporsi di eventi, il Consiglio delle Donne ha scelto un tema difficile e doloroso: il gioco d’azzardo, che diventa ludopatia, e che incorona Trento capitale del gioco d’azzardo – dopo Pavia – per il gran numero di mini casinò e di slot machine presenti in bar e tabaccherie. Per parlarne in maniera assolutamente corretta e senza inutili allarmismi, il Consiglio delle Donne si è rivolto alla psichiatra Maria Luisa Grech, che tutti i giorni incontra familiari disperati e giocatori (forse) desiderosi di smettere. La dottoressa Grech ha spiegato con semplicità i meccanismi perversi che portano alla ludopatia ed ha posto l’accento sul disagio e sulla solitudine che spingono a cercare nel gioco d’azzardo sia compagnia che riscatto. Ma non ci si è fermati solo al gioco d’azzardo; per non dimenticare che il gioco è indispensabile per le bambine (e naturalmente per i bambini, ma il discorso tendeva a essere “di genere”), il Consiglio delle Donne ha invitato una straordinaria affabulatrice come Brunamaria Dal Lago Veneri, scrittrice e giornalista, conoscitrice di tradizioni e di leggende, che ha raccontato l’esperienza del gioco sano, che aiuta a crescere creando un mondo altro – di cui ogni bambino è consapevole. E benché il nostro fosse un

Da sx: Rosanna Cavallini, Brunamaria Dal Lago Veneri, Luciana Grillo, Maria Luisa Grech, Maria Concetta Mattei

incontro “di genere”, Brunamaria ha ricordato che i suoi giochi d’infanzia erano simili a quelli dei maschi, con i quali si creavano rapporti sinceri di complicità. Particolarmente gradevole è stato anche l’intervento di Rosanna Cavallini, artista e collezionista di giocattoli antichi che, mostrandoci le sue bambole di legno della Val Gardena, ha ricordato il giocare di una volta, all’aperto, con semplicità, quando il tempo passava con l’aiuto della fantasia e la compagnia dei coetanei, sotto gli occhi degli adulti. Ora – e lo hanno ribadito tanto la Grech quanto la Veneri – per gli adolescenti c’è grande indipendenza, o forse solitudine… come d’altra parte per gli anziani. E non a caso, proprio anziani e adolescenti sono i giocatori più attivi, i primi alle slot – ma le donne preferiscono il Bingo e il Grattaevinci – i secondi giocano on line, nelle loro stanze, al riparo da sguardi indagatori. Come moderatrice, il Consiglio delle Donne ha invitato una giornalista trentina ben nota a tutti noi, Maria Concetta Mattei che, con estrema disponibilità, ha aderito all’invito ed ha guidato le relatrici con garbo sorridente e sicura professionalità, raccontando di casi patologici irrisolti e di guarigioni insperate, quando si trova sostegno negli altri. Ha fatto gli onori di casa, ringraziando il Sindaco e il Presidente del Consiglio Comunale che hanno sposato la proposta, considerandola quanto mai attuale e utile, e reso possibile l’incontro, la presidente del Consiglio delle Donne, Luciana Grillo Laino che – all’inizio – nel salutare i numerosi presenti, ha chiesto all’Assessora alle Politiche sociali di portare a tutti il benvenuto delle Istituzioni. L’Assessora Maria Chiara Franzoia, riconoscendo la gravità della situazione locale, ha ringraziato con calore il Consiglio delle Donne che affianca l’Istituzione, facendo da tramite fra la base e il vertice. Anche nella bella Sala Falconetto di Palazzo Geremia, come già nella Sala consiliare di Palazzo Thun, il Consiglio delle Donne ha allestito il “Postooccupato” che simbolicamente ricorda tutte le donne vittime di violenza che quel posto non lo occuperanno mai più. Luciana Grillo 93

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LUCIO GARDIN PREMIATO A ROMA UN NUOVO DISCO PER THE BASTARD SONS OF DIONISO

AL PREMIO INTERNAZIONALE ALBEROANDRONICO CON UN CORTO SUL GIOCO D’AZZARDO

UN DISCO RUDE, CON CHITARRA BASSO E BATTERIA CHE SI SOMMANO ALLE TRE VOCI CHE SPESSO ESPLODONO IN ARDITE ARMONIZZAZIONI

Lucio Gardin che riceve il premio della critica dalle mani del presidente di giuria Italo Spada, critico cinematografico

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l nuovo album dei Bastard sons of Dioniso è pronto. Scalzato lo stivale in due anni di tour con “Per non fermarsi mai” il trio ha raccolto idee ed impressioni culturali e sonore di questo periodo e le ha espresse in un disco rude, sintetizzando in chitarra basso e batteria, con l’ausilio delle tre voci che esplodono in ardite armonizzazioni, il loro modo di vedere la musica. A volte duro a volte sognante, questo lavoro rispecchia il loro sound carico e disincantato con una cura nei testi che va sempre perfezionandosi. Il titolo “c’è ma non si vede” celato in un rebus che compone la foto di copertina, in una sfida al decriptaggio mnemonico musicale e sensoriale. L’album è impreziosito dalla presenza in “Trincea” dei Gnu Quartet (nota formazione d’archi già avvezza al rock avendo collaborato in passato con artisti quali Afterhours, PFM e Negramaro) e dell’ecclettico artista Bugo, in veste di autore, nel brano “Ti sei fatto un’idea di me”. Il disco, prodotto da Piero Fiabane per LP & Friends e Fiabamusic e distribuito da Artist First è stato registrato in Trentino nel 2013, e mixato e masterizzato da Gianluca Vaccaro al Terminal2studio di Roma nel gennaio 2014. 94

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lla finale della 7° edizione del PREMIO INTERNAZIONALE ALBEROANDRONICO l’autore trentino Lucio Gardin è stato premiato per il film sulla ludopatia “Diario di una Trappola”, realizzato con Fondazione Caritro e Assessorato alla Sanità. Il concorso, rivolto a opere letterarie e cortometraggi a tema libero, ha avuto in questa settima edizione quasi 800 concorrenti provenienti da oltre trenta nazioni. Dopo essere arrivato in finale al Festival Internazionale IL CORTO.IT di ROMA, al Festival Internazionale CORTOCINEMA di Pistoia, e al Festival AMBIENTE IN CORTO di Frosinone, Gardin ha dunque ottenuto un nuovo riconoscimento con un film che non tratta certo un argomento facile. Il film, da poco trasmesso da Rai 3 Regione e in prossima programmazione su Sky Cinema, sarà anche proiettato il giorno 14 maggio presso l’Auditorium di Paderno Dugnano (MI) in un convegno nazionale sul gioco d’azzardo. Ma l’impegno sociale di Gardin non si esaurisce qui visto. “Grazie alla sensibilità di Fondazione Caritro stiamo lavorando a un film che sarà cooprodotto da RAI su un altro tema delicatissimo: l’anoressia. Perché sono convinto che si possono trattare anche gli argomenti più drammatici con la leggerezza del sorriso, basta farlo con sensibilità”. Ma Gardin non si ferma ai film a tema sociale. “Vorrei realizzare un lungometraggio che promuova il Trentino. Così come La grande Bellezza di Sorrentino, Il sorpasso di Risi, o Vacanze Romane di Wyler tanto per citarne alcuni, hanno promosso le bellezze di Roma, allo stesso modo vorrei realizzare un film che promuova il territorio, che faccia venire voglia di trascorrere le vacanze da noi”. Chi non avesse ancora visto il film DIARIO DI UNA TRAPPOLA può farlo digitandone il titolo su YOUTUBE.


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CHIOCCHETTI PREMIATO AL “RIGONI STERN” “MOSAICO DI DANZE” DA ASCOLTARE IL NUOVO LAVORO DELL’APPREZZATO DUO PIANISTICO FORMATO DAI MUSICISTI TRENTINI MONIQUE CIOLA E EDOARDO BRUNI

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osaico di danze” è il titolo del nuovo lavoro discografico del duo pianistico formato dai musicisti trentini Monique Ciola e Edoardo Bruni. Pubblicato nell’estate 2013, racchiude una varietà di danze ottocentesche che rappresentano il repertorio più famoso ed amato dal pubblico per la musica a quattro mani. Nel mese di marzo 2014 i due artisti porteranno il loro cd in giro per il Trentino, presentandolo al pubblico mosaico di con alucni concerti in diverse località. Il progetto discografico è stato ideato e curato dagli stessi interpreti quale naturale conclusione di un’attività concertistica che li ha visti esibirsi in questo repertorio DUO PIANISTICO in diverse città italiane e Monique Cìola Edoardo Bruni tedesche tra il 2012 ed il 2013. Le sessioni di registrazione sono state realizzate presso il Metrò Studio Recording di Riva del Garda, mentre l’editing ed il mastering è stato curato dal tecnico del suono Marco Olivotto di Nogaredo. Il cd contiene una ventina di brani, dalle danze di Brahms IC O

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MENZIONE D’ONORE PER IL ROMANZO “I MISTERI DEL CJASLIR”

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l romanzo storico “I misteri del Cjaslir” di Fabio Chiocchetti (Edizioni Curcu & Genovese) è stato segnalato al Premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi, sezione narrativa. La giuria, costituita da Eraldo Affinati, Marie Hélène Angelini, Margherita Detomas, Paola Maria Filippi, Paolo Rumiz e Graziano Riccadonna ha ritenuto degno di menzione “l’impegnativo romanzo storico con grande affresco dedicato alle leggende e alle storie popolari che circondano un santo vescovo e una presunta strega della Val di Fassa”. Il primo premio è andato a Mauro Corona per la sua opera La voce degli uomini freddi (ed. Mondadori). La cerimonia di premiazione si è tenuta sabato 29 marzo a Riva del Garda, presso il Palazzo dei Congressi. Ambientato a Bressanone all’inizio del ‘600. Daniel Zen, Principe Vescovo di modeste origini, appena eletto si trova a gestire un processo di massa contro presunte streghe della sua terra, la Val di Fassa: tra queste Dorothea de Freina, donna dai poteri misteriosi che egli ha conosciuto in gioventù. Ben presto viene colpito da uno strano morbo incurabile: maleficio? avvelenamento? complotto politico?... ispirate alle melodie zigane a quelle di Dvorák dallo spirito slavo denso ma anche semplicemente contadino, passando attraverso le ammiccanti danze spagnole di Moszkovski per concludere con la trasfigurazione moderna della danza ottocentesca nelle opere sccritte dallo stesso Bruni. Un assaggio di queste musiche verrà offerto dal vivo dai due pianisti negli appuntamenti di presentazione del cd Mosaico di danze, che si terranno ad Arco mercoledì 12 marzo (Palazzo dei Panni, ore 20.45), a Trento sabato 15 marzo (Hortus Artieri in Piazza Duomo, ore 17), a Tione domenica 16 marzo (Auditorium Scuola Musicale, ore 17.30) e a Cles giovedì 20 (Auditorium Scuola Musicale, ore 18). L’ingresso a tutti gli appuntamenti è libero e gratuito. 95

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IL LIBRO DEL MESE

TUTTE LE DOTI DI UNA RACCONTATRICE PRESENTATO A TRENTO IL LIBRO DI ELENA FIA FOZZER

PASSEGGIARE, UN PASSO DOPO L’ALTRO... SI PRESENTA COSÌ L’ULTIMA FATICA LETTERARIA DI FIORENZO DEGASPERI. 35 ITINERARI DI IMPORTANZA NATURALISTICA, PAESAGGISTICA, STORICO-ARTISTICA, TUTTI DA SCOPRIRE E DA PROVARE Dove dormirò questa sera? Non ha importanza. Cosa fa il mondo? Vengono trovati nuovi dèi, nuove leggi, nuove libertà? Non ha importanza. Ma che quassù ancora una primula fiorisca e una patina argentea rivesta le foglie, e che morbido il vento canti sommessamente giù in basso, tra i pioppi, e tra i miei occhi ed il cielo un’ape dorata ondeggi e sussurri, questo ha importanza (Hermann Hesse, Masseria. Storie di vagabondaggio)

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n una sala gremita, presso il Centro “Rosmini” di Trento, la “Pro Cultura” ha presentato il Libro “Acquerelli di parole” di Elena Fia Fozzer (AlcionEdizioni, Lavis 2013). Renzo Francescotti e Nives Fedrigotti sono stati i presentatori del libro, anche nella loro veste di prefattori delle due parti dell’opera: quella in dialetto introdotta da Francescotti e quella in lingua italiana dalla Fedrigotti. Questa pubblicazione di una settantina di pagine è un piccolo gioiello editoriale, impreziosito da foto inedite e da riproduzioni di opere d’arte dell’autrice, uno degli artisti trentini viventi più importanti. Si tratta di una singolare autobiografia scritta attraverso una collana di brevi racconti in dialetto e in italiano – ha detto Renzo Francescotti – , dove al linguaggio dialettale del tutto inedito per la Fozzer vengono affidati gli episodi dell’infanzia, della giovinezza, della vita in collegio a Venezia; sino all’esordio come insegnante di disegno e storia dell’arte a vent’anni, in una scuola superiore. Mentre le pagine che raccontano della sua carriera di artista internazionale col movimento Madì, i suoi viaggi e le manifestazioni artistiche all’estero sono affidate alla lingua nazionale. I due presentatori hanno sottolineato le doti di raccontatrice di Elena Fia Fozzer, in uno stile limpido, talvolta sorprendente, ironico e autoironico, che si affida alla memoria ma senza cadere mai nel sentimentalismo. Insomma un delizioso piccolo libro questo della Fia Fozzer, da leggere e rileggere, da gustare e ricordare. La lettura di alcuni brani in dialetto e in italiano, interpretati con la riconosciuta professionalità da Chiara Turrini e Arrigo Dalfovo del Gruppo “Neruda”, ha arricchito la riuscitissima serata della “Pro Cultura”. 96

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erte volte, per provare l’ebbrezza e la gioia di entrare in sintonia con il mondo, non serve frequentare paesi esotici, scalare vette impossibili, sprofondare nel caos della vita. Basta girare l’angolo, sapersi fermare, saper guardare, osservare. Recuperando la nozione più preziosa della vita, dai più smarrita: esistono innumerevoli corrispondenze fra l’uomo e la totalità del cosmo, al quale egli è così strettamente apparentato e su cui è così perfettamente ricalcato, tanto che si può parlare dell’uomo, di un fiore, di un sasso o di una goccia d’acqua come di un universo in miniatura, cioè di un microcosmo. Le passeggiate, con il loro ritmo tranquillo, lento, passo dopo passo, in un mondo che sa soltanto correre verso


trentinolibreria Sandra Frizzera Trento universitaria Edizioni31 Il sogno è una realtà. Ovviamente si tratta di una realtà diversa da quella che viviamo ciascuno coscientemente a occhi aperti. Ma si tratta pur sempre di realtà che qualche volta ci permette di scoprire dei risvolti e dei segreti relegati nel profondo della nostra psiche di cui costituiscono parte integrante, in grado addirittura di condizionare la nostra vita. In quest’ultima fatica narrativa di Sandra Frizzera mi è sembrato, infatti, di cogliere una parte in cui ho avuto l’impressione di essere condotto in un universo decisamente onirico, mentre altri capitoli invece mi conducevano in una realtà vissuta, da chi la veniva raccontando, in termini di consapevolezza e di concretezza sperimentata. La parte onirica è, nella fattispecie, quella racchiusa in quello spicchio di Trento universitaria che l’autrice ritaglia, immagina e concentra in tre appartamenti contigui di un palazzo del centro cittadino. (Dalla prefazione)

A cura di Luigi Oss Papot Masetti Storia, chiesa, comunità Publistampa

Quinto Antonelli Storia della scuola trentina Dall’umanesimo al fascismo Edizioni Il Margine

Pergine e le sue frazioni sono un tutt’uno, pur nella specificità, nella particolarità e nel fascino che ogni luogo ha. Sì, perché ogni territorio, ogni località ha la sua piccola, curiosa e interessante storia da raccontare. La bella frazione di Masetti – con i suoi duecento abitanti, il suo territorio e l’ambiente – rappresenta un piccolo frammento di storia, dentro ad accadimenti più grandi. L’idea di raccontarla in un libro è senz’altro positiva perché valorizza e migliora la conoscenza del nostro passato. Il narrare avvenimenti, fissarne le immagini sulle pagine di un volume, permettono di conservarne il senso, di tenere ferma e salda la memoria su di essi e impediscono che un ricco patrimonio di conoscenza possa andare perduto. Un libro consegna a noi e alle generazioni future una grande ricchezza e contribuisce a rafforzare quel rapporto che lega l’uomo al proprio territorio.

A partire da un minuzioso lavoro pluridecennale di indagine sulle fonti relative ai processi di alfabetizzazione e di educazione, Quinto Antonelli propone in questo libro un’accurata storia della scuola in Trentino raccontata come un grande e appassionante romanzo collettivo, un «crocevia» di tante altre storie: la storia sociale di un’infanzia – quella più povera – perennemente combattuta tra obbligo scolastico e precocissimo avvio al lavoro; la storia dei saperi, della loro organizzazione sistematica e della loro mediazione didattica; la storia culturale di popolazioni e comunità a lungo sospese tra due nazioni e molteplici appartenenze; la storia politica dei tentativi di rendere i trentini sudditi fedeli dell’Austria prima, del Regno d’Italia poi; la storia dei progetti educativi portati avanti da ideologie, movimenti, Chiese, Stati, governi.

l’ignoto, sono la misura dell’universo e del corpo. Se il viandante esplora lo spazio in lungo e in largo, compie lo stesso percorso attraverso il suo corpo, che assume le dimensioni di un continente, la cui conoscenza è sempre in divenire. Ci sono delle passeggiate in cui il godimento è dato dalle sfumature dell’aria, dei colori, degli odori: un lago, una piccola cima, un prato immenso. Altre dove è una testimonianza dell’uomo, della sua fede o della sua presenza a coglierci di sorpresa lasciandoci stupiti: un affresco, un’asimmetria architettonica, un castello. Il contesto è la cornice scenografica su cui il viandante costruisce le proprie fantasie. Camminare allora significa aprirsi al mondo, immergersi in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi. Allora ci si accorge che la nostra vita di viandanti non è mai sola. Lontani dal clamore della vita urbana, ci accorgiamo che entriamo in un’altra fonosfera, fatta di canti di uccelli, del rumore dei sassi e delle acque, dello stormire delle fronde, del vento che soffia e del sole che brucia, della neve che ghiaccia e della pioggia che bagna, mescolandosi con il sudore, entrambi fonti di vita. La lentezza ci apre al mondo, ci aiuta a comprendere ciò che abbiamo perso, ad imparare ad ascoltare le voci della natura: canti degli uccelli, grugniti, belati, nitriti, ragli, ecc. Ci aiuta a riscopre il suono di un mondo al limitar della scomparsa: un colpo di martello di un fabbro di paese, il cigolio di un carro, la frusta di un

pastore. Scoprendo, come dice Plinio, che se gli uccelli producono versi alla maniera dei poeti, è naturale che a loro volta i poeti trovino parole e musica per la loro creazione ispirandosi al canto degli uccelli. 35 itinerari, 20 in Trentino e 15 in Sudtirolo, scelti per la loro importanza naturalistica, paesaggistica, storicoartistica, ci aiutano a riscoprire il piacere della marcia, del camminare, del lasciarsi andare. I tempi sono solo indicativi, le passeggiate sono aperture al mondo, dove adulti e bambini possono ritrovare la loro dimensione e, magari, conoscere il genius loci, lo spirito del luogo, colui che, da millenni, sovrintende alla gestione del territorio ma di cui noi abbiamo perso il ricordo. I posti di ristoro non sono un elemento secondario, tutt’altro. Ci aiutano, attraverso la gastronomia, a comprendere la cultura del luogo, a conoscerne i sapori e i gusti, sfumature della gioia della vita. Con questo libro si augura un buon cammino, consapevoli che ciò che conta è solo il fatto di averlo percorso, delle cose che abbiamo visto, annusato, toccato, degli incontri casuali, dei sogni diventati realtà e della stessa trasformata, complice il paesaggio, in fantasia.

Fiorenzo Degasperi

Passeggiare in Trentino Alto Adige Curcu & Genovese (Euro 16,90)

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Macéta news TRENTA GIORNI IN TRENTINO

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renta giorni di fatti, sei lustri di avvenimenti, tre decine di quotidianità ai confini della realtà. Trenta giorni in Trentino: anche se non vi parrebbe, ne sono accadute di cose strane, cose che voi umani nemmeno potevate immaginare. Ecco quelle degne di nota. Eccovi le “Macéta News”. Il “Sole 24 Ore” ha pubblicato l’elenco dei sindaci più amati dagli italiani. Al primo posto c’è Andreatta, ex æquo con la cucina Scavolini. La sezione degli alpini di Trento si rinnova, con l’arrivo di molti giovani e, per la prima volta, di una donna di colore: un’autentica penna nera. In via Santa Croce riapre lo storico ristornate “La Vecchia Trento”. Oltre le pizze, si potranno gustare specialità locali e prelibatezze indiane, nello spazio denominato “La Vecchia Delhi”. A Riva, scoperta una che una coppia coltiva marijuana vicino alla caserma dei Carabinieri. Si sono giustificati sostenendo che per accendere la canna c’è bisogno della fiamma… Da più parti si chiede chi musei trentini abbiano una regia unitaria. Già contattato il premio Oscar Sorrentino. Secondo la “Fondazione Mach” di San Michele all’Adige, il vino rosso invecchia prima in casa che in cantina; la moglie ubriaca, invece, vicino alla botte vuota. Inoltre, perché invecchi bene, si consiglia di tenere il vino a debita distanza dai bicchieri.

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Macéta” sono i fratelli Luca e Siro Mantovani. Vivono fra Mantova e Tenno. Dal loro sito www.imaceta.com lanciano quotidianamente le “Maceta News” sul mondo, alcune delle quali apparse nelle edizioni 2004, 2008 e 2010 de “Le Formiche e le Cicale” di Gino & Michele – i padri di “Zelig” – e sull’Enciclopedia Universale della

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In Val di Non, un consigliere comunale è stato accusato e condannato per avere scassinato la macchinetta del caffè del municipio. Il processo è stato celebrato per direttissima: una decisione espresso. Il governo Renzi cala la scure sulle indennità regionali. Anche i membri delle province autonome percepiranno emolumenti non superiori a quelli dei sindaci dei capoluoghi. Per ringraziarlo i trentini hanno deciso di erigergli in piazza un emolumento. Da Rovereto arrivano due notizie in contemporanea. L’Amministrazione comunale ha acquistato moduli verbali per comminare ventimila multe. Inoltre, l’Unione Astronomica Nazionale chiamerà un asteroide “Rovereto”. Le astronavi saranno invitate a parcheggiare negli spazi appositi, pena multe astronomiche. Nuova sede per il Centro Sociale “Bruno” in Lungadige San Nicolò; in quella vecchia è rimasto solo il murales dell’orso: praticamente un panda. Si sta pensando al gemellaggio con il Musée d’Orsay. Una catena di sex toys tedesca ha regalato un buono sconto di 50 euro ai consiglieri provinciali di Trento e Bolzano, per acquistare articoli erotici nei suoi negozi. Potrebbero avere un buon utilizzo dopo le votazioni in assemblea, soprattutto durante lo spoglio. Ne sa qualcosa una consigliera regionale bolzanina, che ha usato il rimborso spese per acquistare un sex toy, scatenando vibranti proteste. Battuta (ed. Corriere della Sera-Smemoranda). Loro testi sono usciti sull’Agenda Ridens, pubblicata dall’omonima agenzia di spettacolo di buona parte dei comici di Zelig. Dopo aver pubblicato diversi libri - l’ultimo è “Fratelli di Taglia” (Sagoma ed.) storia umoristica del Risorgimento italiano - attualmente “I Macéta” collaborano al programma “Buone Nuove”, su Radio Italia.


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Il ristorante

IN OGNI NUMERO trentinomese VI PROPONE UN RISTORANTE PROVATO PER VOI Il ristorante presentato in questa rubrica è una libera scelta redazionale. Il nostro giudizio anche se critico, è espresso in “cuori” perchè, comunque, il difficile lavoro del ristoratore merita rispetto.

Segnalazioni e commenti: info@trentinomese.it

BICI GRILL TRENTO WELLNESS E GUSTO SI INCONTRANO CON SEMPLICITÀ Unire sport e agricoltura. È questo il sogno nel cassetto dei due imprenditori agricoli trentini che hanno aperto da tre mesi il Bici Grill di Trento Sud. Il locale ha un obiettivo: proporre la materia prima trentina fresca e di qualità, fare piatti semplici ma saporiti (grazie anche alla consulenza di Walter Miori, storico chef stellato trentino) e collaborare con realtà locali che hanno voglia di confrontarsi e crescere. Così, la carne è quella rinomata della macelleria Belli di Sopramonte o degli Allevatori trentini; la frutta e le verdure sono quelle dei campi locali; canederli e pasta sono fatte in casa così come i dolci, squisiti. C’è anche il gelato, quello del Bologna di Mori, e quando sarà stagione verranno proposti anche dei gusti fatti con i prodotti coltivati dai proprietari, che vanno dalle erbe officinali alle ciliegie. Il locale è tutto un work in progress: ha aperto i battenti il 24 dicembre e per il momento offre 60 posti all’interno del locale tutto legno ed ecologicità, ma sono in preparazione un’ampia area esterna, un parco

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attrezzato con giochi per bambini, una terrazza solarium dove ristorarsi godendo di una bella vista. Quando poi aprirà il tratto di ciclabile che costeggia il Bici Grill (è slittato di un anno e dovrebbe essere pronto a maggio 2014) l’attività sicuramente si amplierà ulteriormente, ma già ora ha iniziato a farsi conoscere e apprezzare. Io ho assaggiato un gustoso piatto di lasagne agli asparagi e speck, una buonissima carne salada alla piastra con verdure alla griglia ben fatte, un roastbeef leggero e saporito, un tiramisù davvero da ricordare. In carta – o forse sarebbe meglio dire scritto sulla lavagna – anche canederlotti vegetariani porri e formaggio, gnocchi di pane alle rape rosse, pollo alla griglia, “bike hamburger” e altri piatti a prova di sportivo. Dulcis in fundo, crostate, torte di mele e carote, il tiramisù di cui si diceva e il gelato artigianale Bologna. Caffè biologico ed equosolidale Cibao (da migliorare). Ottimi gli aperitivi (fate fare alle ragazze del bar, sono molto brave), altro servizio che richiama molte persone verso il fine settimana. Le porzioni sono abbondanti, i prezzi in media sono di 8 euro a piatto. Il posto ideale per un piatto veloce a pranzo, per un pit stop durante l’allenamento, per una serata tra amici, magari per vedere la partita di calcio della squadra del cuore (con Sky Sport HD).

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Il Mondo di Kako / Dizionario della crisi

O COME “OTTIMISMO” Il

test sul bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è sufficiente a rivelare se un individuo milita nel partito degli ottimisti o in quello dei pessimisti. Detto questo, è bene sapere che l’essere ottimisti o pessimisti ha effetti tangibili nell’economia reale. Il cittadino votato all’ottimismo, in genere, ha una maggiore propensione a mettere al mondo figli e ad impegnarsi in progetti proiettati nel futuro; e così facendo finisce con l’essere un volano dell’economia. La presenza di chi affronta la vita con ottimismo si rivela preziosa, in particolare, negli ambienti di lavoro. Secondo un’indagine di un istituto americano di ricerca, infatti, 9 individui su 10 ritengono di essere maggiormente produttivi sul lavoro quando sono circondati da persone ottimiste.

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artoonist e giornalista pubblicista, vive fra Merano e Trento. Dopo aver studiato restauro a Firenze e xilografia con Remo Wolf, crea Kako, impertinente bimbo protagonista di una strip seriale lanciata dalle riviste “Linus” e “Snoopy”e poi approdata nel web. Due iBooks di Kako da un anno stazionano nella top ten della

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classifica dei comics che si possono scaricare gratis su iTunes. Artista eclettica, ha al suo attivo anche radiodrammi scritti per la Rai e pastelli eseguiti per plaquettes di poesie inedite di Alda Merini, Ezra Pound, Salvatore Quasimodo e Marina Cvetaeva. Le sue ultime sfide professionali comprendono favole illustrate e biglietti d’auguri con protagonista Kako.

TrentinoMese Aprile 2014  

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