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Novembre 2013

Rivista Mensile del Progetto “Finis Terrae�

FINIS TERRAE Generare culture non violente

In questo numero: Speciale Fantastica Adolescenza Intervista a Gianfranco Visicchio Intervista a Stefania Gianfrancesco


EDITORIALE di Don Francesco Preite

FINIS TERRAE Rivista mensile del Progetto Finis Terrae

Quando la fede tocca la storia

Autorizzazione del Tribunale di Bari n. 2131/2012 del 24.09.2012

Direttore Responsabile: Vitandrea Marzano

Vicedirettore Responsabile don Giuseppe Ruppi

Coordinatrice di Redazione Alessandra Rizzi

Gruppo di Redazione: Mariapia Locaputo Rossana Mazzeo Michele Lucarelli Giuseppe Cifarelli

Hanno collaborato in questo numero Gianfranco Visicchio Stefania Gianfrancesco Giuseppe Cifarelli

Editing e u cio gra co Marco Troccoli

Da poco, si è conclusa la fase diocesana della causa di beati cazione di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e Presidente Nazionale del movimento Pax Christi. Storica rimane la marcia della pace organizzata nel 1992 a Sarajevo con 500 persone durante il con itto con cecchini appostati sui palazzi, come anche forte la sua attenzione continua per una Chiesa povera con i poveri. Un vescovo che si è sporcato le mani con le sue scuole di formazione politica ispirate alla gura del Buon Samaritano che "non disdegna di sporcarsi le mani, non passa oltre per paura di contaminarsi; non si prende i fatti suoi; non si rifugia nei suoi a ari privati; non tira diritto per raggiungere il focolare domestico, o l'amore rassicurante della sposa, o la mistica solennità della sinagoga". Molti politici in Puglia, debitamente e anche indebitamente rivendicano la paternità autorevole di don Tonino nel loro modo di fare politica. È stato un vescovo coraggioso, capace di sdoganare un Vangelo vissuto troppo spesso nel disincanto di una spiritualità molto angelica e poco umana, che contemplava più la sacrestia che la strada. Don Tonino ha vissuto il sano Vangelo quotidiano di strada, accessibile a tutti. L'inclusione sociale dei poveri e degli esclusi è stata la priorità della sua azione pastorale. E tutto questo con la forza del sorriso e della gioia anche quando la malattia stroncò la sua vita a

soli 58 anni. L'impatto del Vangelo sulla storia ha avuto nella fede di don Tonino un ponte sempre aperto. Certo la fede non si riduce alla storia. Ma possiamo evitare l'impatto tra il Vangelo e la politica o l'economia? Oppure possiamo mai negare la centralità e l'essenzialità dell'amore verso il prossimo nel messaggio cristiano? Rileggendo la sua vita mi sembra da una parte di dare concretezza all'Evangelii Gaudium. La recente esortazione apostolica di Papa Francesco che invita ad uscire per "o rire a tutti la vita di Gesù Cristo", preferendo "una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura". Dall'altra parte mi sembra di dare attualità alla politica del "Padre Nostro" di don Bosco, che non signi ca attivismo ideologico, legato a particolari scelte politiche di partito, ma formazione che aiuta a maturare, specialmente nei giovani, una sensibilità sociale e politica. È innegabile, come questo sia un tema attualissimo e delicato per i giovani e per gli educatori. É quanto mai necessario proporre un'educazione alla politica che aiuti i giovani ad impegnare se stessi per il bene della comunità sociale scegliendo per la propria vita gli inalienabili valori umani e cristiani. Chi è veramente preoccupato della dimensione educativa cerca di in uire attraverso gli strumenti politici, perché essa sia presa in considerazione in tutti gli ambiti: dall'urbanizzazione e dal turismo no allo sport e al sistema radiotelevisivo, realtà in cui sovente si privilegiano i criteri di mercato e di pro tto. Essere fedeli al Vangelo non signi ca chiudersi o sotterrare i propri talenti in attesa della ne ma signi ca aprirsi, camminare per strade nuove cercando il ne con la convinzione di don Tonino: "Non c'è fedeltà senza rischio".


SPECIALE FANTASTICA ADOLESCENZA Alessandra Rizzi

Adolescenti questi sconosciuti Nel mese di novembre ci sono due ricorrenze molto importanti: il 20 novembre si celebra la giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, il 25 quella contro la violenza sulle donne. Due momenti diversi e distinti ma che il Comune di Bari- Assessorato al Welfare e l'U cio del Garante dei diritti dei minori del Consiglio Regionale della Puglia hanno deciso di unire, idealmente e concretamente, scegliendo gli adolescenti come destinatari di tutti i messaggi e le iniziative ( Fantastica adolescenza per il primo appuntamento,

Generare culture nonviolente per il secondo) che, in occasione delle due giornate, sono state organizzate a Bari. Il l rouge che lega i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza con il diritto delle donne a non dover subire alcun tipo di violenza è la necessità di partire dal coinvolgimento diretto delle e degli adolescenti, delle bambine e dei bambini per provare a spostare un po' quella cultura che rende il loro immaginario così ricco di stereotipi, per provare a riscrivere una nuova storia delle relazioni tra generi e tentare così di prevenire e arginare ogni forma di discriminazione e violenza- che sia sulle donne o sui bambini ma anche sugli omosessuali e sui più deboli. Sono fenomeni, questi, legati ad uno stesso modello culturale che vede nella separazione e nello squilibrio tra maschio e femmina la sua r a g i o n d ' e s s e r e . Fa nt a s t i c a adolescenza , coordinata dalla Cooperativa Soc. Progetto Città, vuole ri ettere attraverso workshop, seminari e convegni- in programma dall'11 al 24 novembre- sul mondo degli adolescenti visto come fermento e tumulto di potenzialità, saperi, competenze, a ettività, e moz i on i. E i n f att i s ono g l i adolescenti e i preadolescenti i destinatari primi e privilegiati della manifestazione, proprio per dar loro voce e protagonismo

nell'a ermazione dei loro diritti. Generare culture nonviolente tra le nuove generazioni contro la violenza sulle donne , coordinata dalla Fondazione Giovanni Paolo II e con il coinvolgimento di circa 70 associazioni che quotidianamente operano per sostenere una cultura della non violenza e del rispetto delle di erenze e della dignità umana, è una kermesse di eventi, laboratori, campagne di sensibilizzazione, seminari e performance- in programma dal 18 al 25 novembre- con il ne di promuovere e sensibilizzare alla condivisione di una c u ltura nonviolenta e rispettosa delle donne e delle di erenze, contro ogni forma di discriminazione e sopra azione. L'obiettivo? stimolare una ri essione che sia soprattutto culturale e che vede n e g l i a d o l e s c e nt i g l i at t o r i principali del cambiamento. E quindi, reading, ash mob di teatro giornale, presentazione di libri, proiezione di cortometraggi, laboratori manuali no al corteo conclusivo che, il 25 novembre, attraverserà la città di Bari per far sentire la propria voce contro la violenza di genere. Un altro mondo è possibile, ed è da l l'e ducazione che bis og na ripartire.


CONTRIBUTI Alessandra Rizzi

Cambiare il futuro a raverso la musica Intervista a Stefania Gianfrancesco 1. Da tre anni la BIMA, in c ol l ab or a z i on e c on I l C i rc ol o Beethoven, organizza il BIMF (Bari International Music festival). Di cosa si tratta? Il Bari International Music Festival è un festival di musica classica che si svolge fra maggio e giugno di ogni anno. Si tratta dell'unico festival barese interamente internazionale, sin dalla sua direzione: il barese residente in Canada, Fernando Altamura (direttore esecutivo), l'australiano David Fung (direttore artistico) e la barese Stefania Gianfrancesco (direttore organizzativo). Ogni anno arrivano da tutto il mondo artisti tra i più richiesti nel panorama musicale. Accanto alla serie di concerti a Bari in Vallisa, c'è una serie di concerti, BIMF on Tour, in giro per la Puglia, e un'Academy, un programma di alto perfezionamento musicale, che si svolge nella sede del Circolo Beethoven, un'associazione culturale dedita all'insegnamento del pianoforte e alla divulgazione della cultura musicale.

un progetto complesso e articolato come Finis Terrae? Le possibilità di integrazione sono molteplici: si potrebbero tenere delle lezioni-concerto (una formula che coniuga una parte discorsiva e una 3. L'arte e la musica in particolare possono essere leva di riscatto sociale suonata) che raccontino i principali in un quartiere come il Libertà? In che capolavori musicali (come già facciamo in altre realtà di cili con modo? di imparare a conoscere e apprezzare la musica classica. In quasi tre anni di attività, la richiesta e il riscontro positivo sono andati sempre crescendo.

In un paese come l'Italia, sarebbe colpevole pensare che arte, e musica nello speci co, non possano essere strumenti di riscatto sociale. Lo studio di uno strumento e di una disciplina come quella musicale forma la mente a trecentosessanta gradi, servendo quindi anche negli altri ambiti della vita. Inoltre perché escludere la possibilità di intraprendere una carriera nel settore musicale? Ormai è tramontata l'epoca di chi vive solo facendo l'esecutore, e la conoscenza della musica rappresenta senza alcun dubbio un importante competenza per chi vuole operare nel settore culturale.

2. Il Libertà è un quartiere di cile, con spazi aggregativi pressoché inesistenti e poca partecipazione e condivisione nei confronti degli stimoli culturali. Che tipo di risposta e di integrazione hanno avuto Il Circolo Beethoven, che comunque nel quartiere Libertà si trova, e il BIMF? L a risposta è stata di grande apprezzamento. La musica, se fatta con competenza e passione, è un linguaggio immediato che raramente lascia indi erenti. Inoltre molte persone hanno nel cassetto il sogno di imparare 4. Come potrebbe integrarsi l'attività a suonare uno strumento, o comunque del Circolo di Beethoven o del Bimf in

grande soddisfazione e successo); si potrebbero tenere dei concerti dai programmi musicali appositamente pensati per chi si a acci ora alla musica classica, e preceduti da una guida all'ascolto che spieghi i brani stessi; ancora, si potrebbero tenere dei corsi di avviamento al pianoforte, sia di gruppo sia in lezioni individuali: un modo per avvicinarsi a questo meraviglioso strumento e, perché no, decidere di continuare a studiarlo in maniera sistematica. Tutto con grande essibilità di date e periodi dell'anno, al ne di raggiungere il numero maggiore di persone.


TESTIMONIANZE Mariapia Locaputo Direttrice Operativa Finis Terrae

Da bene confiscato a bene per la colle ività La ma a non è a atto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una ne Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni .

collettività che subiscono il fenomeno criminale. Dopo quasi due decenni dall'approvazione delle legge109/96, la con sca e il riutilizzo sociale dei beni con scati alla criminalità organizzata rappresenta uno dei baluardi più signi cativi della lotta alle ma e. L'Agenzia Nazionale per l amministra-

Così dichiarava Giovanni Falcone in una celebre intervista, sottolineando l'importanza di unire le forze e di allargare il campo di azione nella lotta alla ma a. Dopo oltre un ventennio, quelle parole rimangono un imprescindibile punto di riferimento quando si vuole immaginare un futuro diverso di legalità e di solidarietà umana. La con sca dei patrimoni illecitamente acquisiti ha sempre assunto un forte valore, anche simbolico, sia sotto il pro lo della lotta alla criminalità organizzata, perché costituisce il risultato palmare del duro lavoro svolto d a l l e f o r z e d e l l ' o rd i n e e d a l l a magistratura, sia sotto il pro lo sociale, poiché consente di restituire i beni oggetto di reato ai territori e alle

zione e la destinazione dei beni sequestrati e con scati alla criminalità organizzata, operativa solo a partire dal 2011, ha censito, al 7 gennaio 2013, ben 12946 beni sottratti alle organizzazioni criminali, di cui 1126 nella regione Puglia. Si tratta di immobili e aziende utilizzati dalle ma e per commettere reati o per riciclare, attraverso attività lecite, i proventi di attività criminose. Nella provincia di Bari, su 337 immobili oggetto di con sca e/o sequestro, solo 91 sono però a dati in gestione a organizzazioni sociali non lucrative e questo la dice lunga sulla strada che ancora dobbiamo percorrere a nchè la lotta alla ma a, a tutte le ma e possa dirsi decisamente vincente. Ne l n o s t ro t e r r it or i o d e l l ' V I I I circoscrizione del Comune di Bari,

numerosi sono i beni con scati che attendono una destinazione sociale, attraverso la quale si possa dare un segnale alla cittadinanza di ripristino della legalità. Il 28 novembre scorso, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha consegnato a don Mario Sangiovanni, direttore dell'Istituto Salesiani SS. Redentore, le chiavi di un bene con scato alla criminalità organizzata (sito in via Principe Amedeo, nel cuore del quartiere Libertà). La consegna formale dell'immobile, approvata da una delibera della giunta comunale (n. 572 del 18/11/2013), consentirà agli operatori del progetto Finis Terrae, di procedere con i lavori di ristrutturazione. Al termine degli inter venti di manutenzione straordinaria e adeguamento impiantistico, il bene con scato alla criminalità organizzata sarà riconsegnato al Comune che, in seguito, ne a derà la gestione a nché si con guri come un Polo della legalità sul territorio cittadino e diventi luogo di riferimento per l'intera cittadinanza barese. Un piccolo passo lento e per tanti versi macchinoso e reso complicato dagli ingranaggi farraginosi della burocrazia amministrativa per dare una piccola speranza di legalità sul nostro territorio, con l'auspicio di poter veramente realizzare quanto progettato e di rendere questo bene un simbolo reale e operativo della giustizia tra gli abitanti del quartiere Libertà.


L’INTERVISTA Michele Lucarelli e Rossana Mazzeo

Gianfranco Visicchio Presidente del Consorzio Meridia dell'imprenditoria sociale in Puglia. Al la ne di quest i due anni le cooperative hanno liberamente deciso di dar vita ad un Consorzio che ha preso il nome dal Progetto che appunto si chiamava Meridia; inizialmente hanno aderito 6 cooperative sociali ma nel corso di questi 15 anni il Consorzio si è rivelato sempre più un punto di riferimento per le cooperative sociali della Provincia di Bari e non solo.

1. Il Consorzio Meridia nasce a Bari nel 1999 e si occupa di accompagnare e tutelare lo sviluppo di cooperative sociali. Come è nata l'idea e quali le attività piu' impegnative e di cili da perseguire? Il Consorzio nasce a conclusione di un percorso formativo/consulen- ziale rivolto alle cooperative sociali della Puglia, nell'ambito di un progetto nanziato da IG Imprenditorialità Giovanile Spa, e gestito da una aggregazione molto eterogenea ma con grandi competenze e professionalità; parlo innanzitutto di CGM il Consorzio Nazionale Gino Mattarelli , l'Istituto di Ricerca Sociale IRS di Milano, l'Istituto di Organizzazione e Consulenza IRSO del Prof. Butera, e il Centro di Formazione Elea dell'Olivetti. Tutti questi soggetti insieme a due partner associativi quali Arci e Movi danno vita per 2 anni ad una serie di azioni di accompagnamento allo sviluppo, ra orzamento e consolidamento

immigrati ed immigrate. La città in questi anni credo abbia fatto nta di non vedere la trasformazione sociale del quartiere che pian piano è già avvenuta; mancanza di spazi di aggregazione, riduzione del numero dei negozi di prossimità, presenza massiccia di giovani immigrati e immigrate di nuova generazione molto spesso dediti ad attività illegali, sono un cocktail che rischia di diventare esplosivo se non a rontato con la giusta determinazione e 2. Dal 99 ad oggi ci sono stati cambiamenti rispetto ai bisogni di consapevolezza. natura sociale e quali sono oggi le problematiche piu' urgenti da 4. Il Consorzio, tramite alcune cooperative, sta gestendo il CAFrisolvere? Penso che le problematiche siano CAP nell'Istituto del Redentore: d av v e r o t a nt e e t u t t e u r g e nt i ; p e n s a t e s i p o s s a n o c r e a r e sicuramente dobbiamo migliorare sul collaborazioni in futuro sul sociale? pi an o d e l l ' o e r t a prov an d o a d Sicuramente si, anzi sono auspicabili, organizzare una risposta rapida ed perché sia il Consorzio che le e cace alle tante domande che cooperative aderenti sono ormai da provengono dai territori e dalle anni una presenza stabile del famiglie in particolare. Credo però che Quartiere e spesso riferimento delle u n ' a t t e n z i o n e v a d a d a t a a l l a famiglie. L'integrazione tra soggetti riformulazione dell'o erta dei servizi di erenti è indispensabile se socio-sanitari e di sanità territoriale; su vogliamo rendere la nostra azione questo fronte secondo me si aprono sempre più e cace. spazi interessantissimi per la cooperazione sociale e per il terzo settore tutto. 3. Di cosa ha bisogno socialmente il quartiere Libertà? Uno dei problemi atavici del quartier Libertà è la scarsa presenza di spazi di aggregazione sia per i giovani che per gli anziani; ma oggi in realtà credo vada a rontata un'altra questione che no ad ora secondo me è stata sottovalutata, e mi riferisco in particolare alla presenza di una larga fascia di giovani


ETICA SOCIALE Vitandrea Marzano

L'etica dell'effimero e la trappola del presente Come ha osservato Milan Kundera, nel suo celebre romanzo intitolato La lentezza, tra velocità e oblio c'è un legame indissolubile: il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio . E nell'epoca della modernità liquida, declinata attraverso i paradigmi del consumo individuale, l'oblio è un presupposto essenziale per garantire regolarità al ritmo di un rinnovamento che scandisce in modo irrimediabile i nostri stili di vita, segnati da una strutturale insoddisfazione. La vita dedita al consumo non riguarda, infatti, tanto l'acquisto o il p o s s e s s o, m a l a v e l o c i t à , i l movimento, la capacità di dimenticare e superare celermente l ' i n c u b o d i u n p r e s e nt e d i soddisfazione , per costruire un domani di desideri . Trucchi, vest it i, pro dott i te cnolog ici, automobili, il destino dei beni è ormai e mero tanto quanto la società è capace di proiettarci in un immaginario di cambiamento permanente. Il sociologo polacco Zygmunt Bauman, tra i più autorevoli e proli ci intellettuali del nostro tempo, con il suo saggio edito dal Mulino, intitolato Vite di corsa ci consegna l'ennesimo decadente ritratto di una società contemporanea, ancora troppo vincolata ai modelli della produzione. Una produzione che non fonda più la propria

legittimazione sull'uniformità dei comportamenti (il culto della quantità), bensì sulla di erenziazione (potenzialmente in nita). Smaltire il (bene) vissuto è più importante che accumulare. E la tirannia del momento produce umani sincronici , che vivono unicamente nel presente e che non prestano attenzione all'esperienza passata o alle conseguenze future delle proprie azioni. Un presente ricco di promesse e identità mutevoli, aggiornabili, in perpetua ricerca di legittimazione e di consenso presso di sé ed i modelli dominanti. Le informazioni agiscono sull'incertezza dell'azione e la essibilità dei comportamenti diventa l'unico antidoto per sfuggire ad una ssità che non è trendy, è perdente, quasi pre-moderna. Le conseguenze di una società sospesa in un tempo veloce e incapace di profondità, sono

l' ignoranza e la super uità . Una civiltà dell'eccesso, della ridondanza, ma allo stesso tempo delle fragilità. Perché restare al passo con i tempi non è semplice e la competizione semina vittime che implodono nella propria (apparente) inadeguatezza. L' obsolescenza istantanea è il modello che segna, infatti, non solo il ciclo dei beni di consumo, ma il lavoro, gli a etti, le relazioni, la comunicazione. Ricostruire un tessuto di consapevolezza collettiva e di rinnovata sensibilità sociale è un'emergenza del nostro tempo ammonisce Bauman - prima che l'epoca del disimpegno coltivi, dietro le quinta del proprio palcoscenico, una Politica in grado di 'guidare' pericolosamente i destini della società.


“È il mondo lo spazio in cui giochiamo la nostra identità”. Don Tonino Bello

Magazine Finis Terrae | N. 14/2013  

Il Magazine Finis Terrae è la rivista mensile del Progetto FT Bari sostenuto dalla Fondazione con il Sud

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