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n. 98 Aprile 2014 mensile di informazione in distribuzione gratuita

L’IDROCATARRAVOLANTE AFFONDA NELL’ARENA DI GILETTI

PASQUALE CELOMMI

OCCHIO AI BENEFATTORI

ALDO L’ALBANESE

pag. 11

pag. 18

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SOMMARIO

n. 98

3 Soldi pubblici a “L’Arena” 4 Salvatore Di Paolo 6 Graziella Cordone 7 Fabio Berardini 8 Teramo Culturale 11 La Mostra su Pasquale Celommi 12 L’Opinione di Mario su “Apriti Teramo” 13 Jaques Le Goff 14 Il libro del mese 16 Berardo Rabbuffo 17 Pioniere 18 Occhio ai benefattori 19 Note linguistiche 20 Musica 21 Gli ungulati 22 Musica 23 L’Oggetto del desiderio 24 La Fondazione Veronesi 26 Cinema 28 Aldo l’albanese 29 Calcio 30 Pallamano

L’Editoriale

Soldi pubblici a “L’Arena” D

di

Zapoj Tovariš altro ancora. Ha poi aggiunto che le sue responsabilità sono grandi e che le tocca lavorare anche 14 ore al giorno... Però oggi lunedì 14 aprile non era al lavoro e ci dicono non ci sarà neppure domani martedì, per cui dobbiamo arguire che mercoledì dovrà lavorare almeno 42 ore. Giletti ha definito le sue parole “vergognose”. Su quanto invece affermato con fervore autodifensivo dal Presidente

omenica 13 Aprile abbiamo assistito ad una delle pagine più nere della politica italiana e delle devastanti

conseguenze della legge Bassanini ma la cosa più triste è che questa pagina abbia contribuito a scriverla la Provincia di Teramo nelle persone del Presidente Valter Catarra e della Signora Becci, Segretario Generale con incarico di Direttore Generale della Provincia nonchè

è possibile scaricare il pdf di questo e degli altri numeri dal sito web

www.teramani.info scriveteci a

dimmitutto@teramani.info

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. La stessa, intervistata da un inviato del programma televisivo di Rai uno “L’Arena” condotto da Massimo Giletti, ha candidamente affermato

Catarra, presente negli studi Rai, e sulle

che sì è vero che lei guadagna quasi

dichiarazioni imbarazzate di un dirigente

Direttore Responsabile: Biagio Trimarelli Redattore Capo: Maurizio Di Biagio

quanto, ma non s’è capito bene quanto,

della Provincia, meglio stendere un velo

del Presidente della Repubblica Giorgio

pietoso.

Hanno collaborato: Mimmo Attanasii, Maurizio Carbone, Mario del Mare, Maria Gabriella Del Papa, Maurizio Di Biagio, Maria Gabriella Di Flaviano, Floriana Ferrari, Carmine Goderecci, Maria Cristina Marroni, Fabrizio Medori, Silvio Paolini Merlo, Antonio Parnanzone, Leonardo Persia, Sirio Maria Pomante, Zapoj Tovaris.

Napolitano ma che lo stesso Presidente

Qualcuno di nostra conoscenza avrebbe

ha a sua disposizione il Quirinale… ed

detto: “Viva l’Italia”. n

Gli articoli firmati sono da intendersi come libera espressione di chi scrive e non impegnano in alcun modo né la Redazione né l’Editore. Non è consentita la riproduzione, anche solo parziale, sia degli articoli che delle foto. Progetto grafico ed impaginazione: Antonio Campanella Periodico Edito da “Teramani”, di Marisa Di Marco Via Paladini, 41 - 64100 - Teramo - Tel 0861.250930 per l’Associazione Culturale Project S. Gabriele Organo Ufficiale di informazione dell’Associazione Culturale Project S. Gabriele Via Paladini, 41 - 64100 - Teramo - Tel 0861.250930 Registro stampa Tribunale di Teramo n. 1/04 del 8.1.2004 Stampa: Gruppo Stampa Adriatico Per la pubblicità: Tel. 0861 250930 347.4338004 - 333.8298738 Teramani è distribuito in proprio

3


di

4 n.98

Il ricordo

Salvatore Di Paolo Industria e nobiltà

Maurizio Di Biagio

www.mauriziodibiagio.blogspot.com

elegante, tra l’infantile e l’analitico, le pieghe del mondo. Di solito sapeva trarsi d’impaccio mormorando a suo modo, con cautela, dosando dolcemente le parole come fossero carezze da soffiare al vento. Irradiava benevolenza in modo solenne e umile, soppesando idee e movenze che non sopraffacessero mai l’altrui sensibilità. L’hanno pianto in tanti. Con sincerità. Salvatore Di Paolo, presidente di Confindustria Teramo, se n’è andato con il clamore misurato dei giusti. Con il rimpianto di una collettività intera, perché lui a suo modo era universalmente apprezzato e ben voluto. Una brutta malattia l’ha sradicato da questa terra che lui aveva imparato ad osservare con i suoi occhi comprensivi e severi. Numerose sono stati gli attestati di profonda stima del mondo imprenditoriale, della politica e delle istituzioni, nonché dei semplici cittadini. Di Paolo se n’è andato di Marzo: aveva compiuto

S

63 anni. È stato presidente degli industriali teramani dal 2009, a capo

sorriso celava una fiammella di sofferta malinconia. In lui si notava il

di buoni intenti. Di grandi qualità umane, amava molto starsene in

vizio della cura di sé, della sua fisionomia, del corpo, del portamento

campagna dove, appassionato di giardinaggio, aveva una casetta: “Mi

e dell’abbigliamento. Lo sguardo era languido e indulgente, sgranato

sto preparando per la pensione” diceva. Il cordoglio è giunto sincero:

come quello di un bimbo, perché scrutasse con quella sua curiosità

“Scompare una mente illuminata cui avevamo affidato la speranza di

anche del Polo Agire e della azienda Gelco: ha lasciato moglie e due

erbava un’aria di silenziosa determinazione che rivelava una

figlie. “Io sono originario di Napoli – raccontò una volta a Teramani -

nobiltà d’animo e consapevole virtù. Ai miei occhi assumeva

però mi considero un abruzzese per convinzione poiché ci vivo dal

gradualmente l’aspetto di un lord in giacca e camicia, con

1958”. Spesso dispensava un “lei” che suonava amichevole come

l’hobby dell’equitazione, e a voler essere sinceri il suo rapido

un “tu”, specchio della sua anima parca di sentimenti aristocratici e

poter interpretare il cambiamento in questa congiuntura così difficile e piena di insidie” è il primo commento dei suoi vice presidenti Agostino Ballone, Ercole Cordivari, che poi ha preso il suo posto, e Fabrizio Sorbi. “Non potrò poi dimenticare la sua eleganza, la sua cortesia e la sua straordinaria gentilezza” ha commentato l’onorevole Giulio Cesare Sottanelli. “Con lui perdiamo un grande protagonista del nostro Abruzzo ma mi auguro e spero che il suo operato possa essere di esempio per tutti noi e per le generazioni future”. Il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi ha chiarito da subito di non voler essere retorico “ma davvero voglio testimoniare la stima nei riguardi di una persona della quale ho apprezzato la ricchezza umana e lo spessore professionale. Salvatore Di Paolo ha saputo rappresentare, con esemplare efficacia, le istanze del mondo imprenditoriale; è stato un piacere averlo avuto come referente”. L’amministrazione comunale di Castellalto, territorio su sui insisteva l’azienda che dirigeva (la Gelco), ha disposto un giorno di lutto cittadino. “Con la tempra e la determinazione che da sempre l’hanno contraddistinto, ha lottato fino all’ultimo contro il male che l’aveva colpito” ricorda la Fondazione ITS di Teramo. È stato per molto tempo legato alla conduzione della Gelco di Castelnuovo, l’azienda di dolciumi che produce i Chupa chups, le Mentos oppure le Fruitella. Fu un inizio travagliato: la linea di produzione si attivò nel 1982, con 15 dipendenti ed un fatturato ridotto. Però cominciò la crescita sotto la direzione manageriale del presidente di Confindustria che si concretizzò nel 1987 con la cessione dell’azienda al gruppo Perfetti che cambiò le prospettive all’azienda. Nel 1990 ci fu il primo raddoppio della fabbrica: si passò dai 3.500 mq di copertura ai 7 mila fino ad arrivare a 250 dipendenti. “La Gelco – raccontò una volta Di Paolo - è come fosse una mia creatura, come posso voler bene alle mie figlie. C’è un buon rapporto con le maestranze, siamo un’azienda che da molti punti di vista anticipa certe dinamiche; ci interessiamo molto alle problematiche dei dipendenti: li consideriamo una risorsa e non un debito”. n


Redazionale

Eventi

Caffè del Corso giovedì 24 aprile

Il “Caffè del Corso”, come sempre, farà da cornice a questo splendido evento, con la sua sala interna caratterizzata anche da un suggestivo soppalco dal quale è possibile osservare l’intero locale, oltre che da una struttura esterna che renderà più piacevoli le serate primaverili-estive del Wine Bar, il tutto attraverso la professionalità e la filosofia dei titolari Domenico e Gianni, sempre attenti ad offrire prodotti di alta qualità ed un servizio impeccabile. Una serata unica come quella del 24 Aprile non poteva che essere caratterizzata dalla presenza di un gruppo musicale unico nel nostro territorio, ovvero la band “The Mufflers”, trio composto da Remo Leonzi (voce/chitarra), Tommaso Paolone (basso), Davide Grotta (batteria). Il gruppo musicale, ormai divenuto, negli ultimi anni, un punto di riferimento per gli amanti del rock ‘n’ roll e del soul. Le sonorità della chitarra di Remo Leonzi e il vigore della sezione

D

ritmica è un mix di successo per una serata di adrenalina e voglia di ascoltare buona musica.

opo il successo della serata del 27 Marzo, il “Caffè del Corso” torna a presentare un nuovo evento di degusta-

Il Caffè del Corso, vi invita inoltre a conoscere la propria enoteca,

zione unico nel suo genere.

caratterizzata da offerte uniche come:

Questa volta, i titolari del Wine Bar di

• Champagne Cristal

Corso Cerulli ci accompagneranno in

• Champagne Louis Roederer

un viaggio tra i sapori della Spagna,

• Champagne Krug

viaggio che avrà luogo Giovedì 24

• Champagne Billecart - Salmon

Aprile a partire dalle ore 19:00.

• Champagne Bollinger • Baron De L

Assoluto protagonista sarà il pro-

• Beaune 1er Cru Les Perrieres

sciutto iberico di “Sanchez Romero

• Aceto Balsamico La Secchi

Carvajal”, denominato con il marchio “5J”, sinonimo del massimo livello di qualità nel campo dei prosciutti iberici. Il prosciutto “Cinco Jotas” è considerato tra i migliori al mondo per sapore, consistenza e aroma; una qualità senza eguali ottenuta grazie ad un’attenta selezione dei maiali di razza 100% pura Iberica e ad un processo di lavorazione e stagionatura completamente artigianale, attraverso un’arte che si tramanda di generazione in generazione da oltre 120 anni. A completare questo itinerario, attraverso i sapori e gli odori della Spagna, non poteva mancare la presenza di una “Bollicina” di qualità, rappresentata in questa occasione dal Vino Bianco Spumante (Cava Méthod Traditionelle) di “Castell Del Remei”, I cui vini hanno ottenuto premi di vario tipo sin dalla fine del 1800 (Medaglia d’oro e d’argento al concorso internazionale di Bruxelles nel 1887, medaglia d’oro ad Atene nel 1902 e a Budapest nel 1907...), continuando tuttora una storia di qualità.

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di

6 n.98

Quale Sindaco per Teramo?

Graziella Cordone Scendo in campo per gli ultimi, sono una di loro

Maurizio Di Biagio

www.mauriziodibiagio.blogspot.com

A proposito, lei non farà mica raccomandazioni un giorno che sarà a Piazza Orsini? “Prima di tutto non le ho mai ricevute e dunque mai le farò. Sono figlia di due sordomuti, sono andata a lavorare fuori: a Livorno, ad Ascoli e in diverse città del nord, nessuno mi ha regalato nulla”. Qual è lo slogan della sua campagna? “Era ora di cambiare…cioè veramente basta. Guardatevi intorno, questa città non è più quella di qualche anno fa, è sporca, irriconoscibile, le scuole scoppiano, mia figlia quasi ci rimetteva le penne, c’è l’amianto, la muffa”. E in caso di riconferma di Brucchi? “Me ne vado a Giulianova. Non voglio una città dove il sindaco se n’è frega della volontà popolare, della raccolta di cinquemila firme per decidere cosa fare del vecchio stadio comunale: si deve tornare a parlare, a discutere e non a imporre”. Mi tolga una curiosità, dove nasce quel taglio di capelli?

O

“Sono stata obbligata, ma lo conserverà solo fino a Maggio, poi…si vedrà”

Graziella Cordone, madre di tre figli ed infermiera nel reparto di Pediatria al

sano servizio che si deve portare alla gente e che è scomparso. Non sono

Mazzini di Teramo, si definisce una di loro, una della gente, del suo eletto-

una rottamatrice ma certi affaristi in politica mi hanno rotto, pensano solo

rato. Si presenta candidata sindaco per una lista civica che abbraccia Città

ai loro comodi”.

di Virtù e alcune forze della sinistra un po’ più radicale a partire da Sel. “Ho

Prossima tappa: ballottaggio? “La priorità assoluta è cacciare via

Lei è anche una sub.

cchi grandi e chiari come in un cartoon giapponese, un taglio di

“Noi siamo pesci piccoli in un mondo di squali però se i Teramani mi eleg-

capelli che la rendono sbarazzina, una volontà di ferro che l’hanno

geranno, farò emergere il marcio di questa città, tirerò fuori lo schifo”.

portata a sfidare il gotha della politica cittadina. Armata di sacro

Lei è chitarrista e recita in teatro.

fervore e di una volontà che caratterizza sempre i principianti,

“Sono giovane, in politica vedo che c’è troppo carrierismo, manca quel

questa amministrazione, quest’incubo di Brucchi, poi si vedrà”. La sua prima misura qualora fosse al governo della città “Da buona madre di famiglia, la scuola e l’economia, cioè fare un po’ di spending review in Comune, rivedere i compensi e i premi ai dirigenti, un miglior criterio per i locali di proprietà di Piazza Orsini, e tante altre cose che del resto fanno parte dei miei punti programmatici”. Lei è infermiere, farà il doppio lavoro come Brucchi se dovesse essere eletta sindaco? “No, io mi metterò da subito in aspettativa perché vorrò servire la mia città a tempo pieno. Non puoi stare lì con l’orologio in mano per partecipare ad un consiglio comunale, è una mancanza di rispetto per la città”. Dopo Sloggia Varrassi, anche Sloggia Brucchi? “Per difendere oncologia ho fatto due scioperi della fame e raccolto le firme per far sloggiare l’ex direttore generale della Asl. Abbiamo combattuto scelto di candidarmi come Sindaco di Teramo, perché ho a cuore il futuro

per far reintegrare sul posto di lavoro il professor Vicentini: ho lottato contro

di questa città, ormai abbandonata a se stessa” ripete spesso. Non fatevi

la Asl ma l’ho fatto per le persone, per la mia città e per la sua gente, anche

trarre in inganno dal suo esile fusto: Graziella la rossa (per via soprattutto

andando contro i miei interessi perché in tali circostanze potevo essere

dei suoi capelli) ha grinta da vendere. Dalle scalette del duomo racconta la

sanzionata disciplinarmente per aver svolto attività antiaziendale”

sua meravigliosa avventura politica e non può fare a meno di inarcare le

La campagna elettorale sta entrando nel vivo e i toni s’infiamma-

sopracciglia quando rimarca con profonda delusione l’attuale degrado che

no. Che ne pensa per esempio della diatriba Di Pasquale-Il fatto

ha raggiunto la nostra città. I suoi grandi occhi esplorano in un grand’angolo

teramano? “Io sono dell’idea che sui fatti personali, sulla vita personale, io

di pietà e commiserazione la rabberciata città che un tempo “non era così”.

non entro. Lo faccio solo se tali diatribe concernono l’interesse comune e

Cordone, quanto ha di comunista dentro?

il bene pubblico, allora inizio ad interessarmi. Ora la cosa che mi lascia più

“E gli altri quanto hanno di fascista?”.

perplessa è che abbiamo due partecipate che sono in debito. Nella Team

Bel tipino! Ma è vero che i rossi mangiano i bambini? “No, io li

i costi della raccolta differenziata e della Tia sono maggiorati a dispetto di

sforno. Ho tre figli: Una di otto, Maja, una di sei, Andrea, una di cinque, Dea”.

tutte le promesse fatte in precedenza e nella Ruzzo reti la situazione dei

Ma chi gliel’ha fatto fare di scendere in politica?

debiti è disperata. Per il momento questo mi interessa, ed anche molto. Co-

“Mi hanno convinto le persone che in questa città disastrata non hanno

munque questa sarà una campagna elettorale molto dura, senza dubbio”.

parola, persone al limite, persone che nemmeno possono comprarsi le

Per quale motivo la gente la dovrà votare?

scarpe, persone disilluse in un mondo senza meritocrazia”.

“È che sono una di loro”. n


Fabio Berardini Il cielo pentastellato sopra Teramo. Il candidato sindaco grillino correrà in solitaria.

F

i primi contatti con gli altri attivisti. Finora non

7

ho mai incontrato Grillo ma penso di farlo

n.98

successivo. Sono venuto a contatto con il Movimento attraverso i meet up e lì ho avuto

quando verrà a Pescara”. La prima misura che attuerebbe una volta con la fascia tricolore addosso “Penserei immediatamente al mondo del lavoro e a come rilanciarlo, non disdegnando il settore primario dell’agricoltura. Le persone si stanno suicidando perché perdono il posto di lavoro e i candidati sindaci che fanno?

abio Berardini, il giovane candidato sin-

anch’essa mi ha dato lo sprone perché faccia

Ballano l’happy sulla scalinata del Liceo

daco dei Cinque stelle, ha iniziato la sua

al meglio questo mio compito”.

classico! Ci vuole più dignità soprattutto

storia d’amore con Teramo attraverso il

Ma non mi dica che s’è messo in mente

quando nel territorio ci sono 16 mila poveri.

basket. Da sei anni in città, vissuti preva-

di battere la corazzata Brucchi-Gatti!?

Poi seguirei l’esempio di Parma creando un

lentemente nella facoltà di Giurisprudenza di

“Sì, perché noi siamo chiari come l’acqua,

fondo a sostegno delle piccole imprese e del-

Coste Sant’Agostino (gli mancano solo 5 esami

senza troppi giri di parole siamo per la mas-

le famiglie in difficoltà. Eviterò anche di fare

per laurearsi), è stato eletto candidato sindaco

sima trasparenza in politica e in tutti gli atti

spese inutili, tenendo a caro i soldi dei miei

dalla sua assemblea pubblica. In caso di ballot-

amministrativi, abbiamo uomini non ricattabili

concittadini, per esempio non farei in modo

taggio non stringerà alcuna alleanza. Segno del

e siamo per la meritocrazia e statene certi

che accadesse mai quello che è successo

Cancro, è impegnato nella lotta agli sprechi, a

non raccomanderemo nessuno: se sarò eletto

con la pavimentazione di Ponte San Ferdi-

cominciare dalla Ruzzo reti. E a proposito della

sindaco in questa città andrà avanti chi merita.

nando, perché a rimetterci con quell’incuria e

politica locale dice: “C’è molta omertà in città e

Non si ottengono poltrone, posti e incarichi

negligenza sono le tasche dei cittadini”.

c’è molta paura di esporsi, con un clientelismo

In caso di ballottaggio sarebbe pronto

radicato difficile da rimuovere”. Grillo finora

ad appoggiare qualcuno, ad esempio

l’ha visto solo sul blog.

Pomante che pare più vicino alle vo-

A chi indirizzerebbe il tuo vaffa a

stre posizioni?

Teramo? Di sicuro non mancano i per-

“Noi siamo chiari: non facciamo alleanze con

sonaggi.

nessuno, corriamo da soli, se gli elettori ci

“No, questa volta lo indirizzerei alla politica lo-

vorranno dare fiducia per cambiare questo

cale bieca e cieca, certamente vecchia e stan-

stato di cose è bene, altrimenti dovranno

tia, che persegue modi e usanze desueti, con

fare i conti con il passato di sempre e con le

rappresentanti sempre quelli, calati dall’alto,

loro logiche che ben conosciamo. Pomante,

eletti da coordinamenti politici e non dal basso,

poi, non è avvezzo ai nostri standard perché

cioè da assemblee pubbliche e democratiche

lui in buona sostanza non è un democratico,

come facciamo noi”.

un anno fa voleva ottenere la candidatura

A proposito con quanti voti è diventato

dal Movimento senza passare per la trafila

candidato sindaco?

che tutti noi conosciamo che è quella delle

“Con 40; gli altri quattro li ha presi Elisa, una

assemblee, senza sottostare agli iter che noi

signora di San Nicolò. Il mio incarico mi è

conosciamo bene”. Tetramo. Così ormai chiamano questa

stato conferito dopo una libera votazione con schede all’interno di un’assemblea pubblica

con il Movimento 5 Stelle”.

città i suoi colleghi universitari. Come

che si è tenuta all’Hotel Abruzzi e che è stata

Facile a dirsi, più difficile metterlo in

si è arrivato a tanto?

preceduta da altre sette in cui si è dibattuto

pratica

“Per iniziare, l’effetto tetro è scaturito dalla

di tutto, dei diversi problemi cittadini e della

“Noi non faremo la politica per gli amici e per gli

delocalizzazione dell’università: sappia-

politica locale”.

amici degli amici, non creeremo una partecipa-

mo tutti a chi appartengono quei terreni

Sa dov’è Vico del Sole? Faccio questa

ta come la Ruzzo reti che con la materia prima

dove poi è sorta, alla famiglia Tancredi. In

domanda ad un ragazzo di 25 anni che è

gratis come l’acqua ha contratto 93 milioni di

questo modo è venuto meno l’apporto

vissuto per molto tempo fuori dall’urbe.

euro di debiti, solo perché per fare un lavoro di

anche economico degli universitari alla

“Io conosco bene Teramo sebbene abbia

una persona ce ne sono venti. La Ruzzo reti spa

città, separando i due contesti, una grande

vissuto sette anni a Treviso, quattordici a

è a rischio fallimento ma nessuno vuole che se

opportunità persa per uno sviluppo con-

Pescara e solo gli ultimi sei in questa città che

ne parli in primis il Pd, del resto è una creatura

giunto. Noi vogliamo una città viva, con più

ho imparato ad amare. Mio padre Luciano,

loro, e penso se ne vergognino un poco”.

eventi e manifestazioni, più legata al mondo

odontoiatra e originario della Marsica, dei

Come e quando è sbocciato l’amore con

universitario: se sarò eletto, farò in modo di

dintorni di Pescina, è particolarmente contento

Grillo? L’ha mai incontrato?

avvicinare gli studenti alla macchina ammi-

di questa mia avventura perché è innamorato

“Nell’estate del 2012 mi sono avvicinato al

nistrativa perché molti non sanno come si fa

follemente di questa terra, mia madre Patrizia

M5S e sono diventato attivista nell’Ottobre

un semplice accesso agli atti”. n


di

8 n.98

Silvio Paolini Merlo

Teramo culturale

I Savini

dimmitutto@teramani.info

nonno a cui è oggi intitolato il Museo archeologico di Teramo, ne era come il suggello. Al di là dell’attenzione di Benedetto Croce su qualche pagina della sua Napoli nobilissima come della Letteratura della nuova Italia, il Francesco Savini Snr, indicato variamente come «patrizio teramano», storico, scrittore, mecenate, ricercatore, archeologo e paleografo, ha rappresentato certamente una delle massime

Discendenze aperte della teramanità artistica

espressioni dell’abruzzesistica, un localismo intelligente e parco assai più che apologetico o - per dirla alla vichiana maniera - boriosamente erudito. A sua volta figlio e nipote di Savini eletti in epoca borbonica

C

primi cittadini teramani (il padre Domenico lo era stato due volte), il

colline con le grandi cascine, e infine le distese a perdita d’occhio

storico e operatore culturale. Pare sia da ascrivere a lui la prima

in ogni direzione. Dopo la scomparsa di Francesco Savini nel marzo

corretta identificazione, stabilita per analogia con l’anfiteatro di Santa

2011, ho sinora avuto solo un’occasione di ripercorrere il sentiero di

Maria Capua Vetere, dei resti di teatro e anfiteatro romani posti nel

quell’oasi sospesa tra gli appennini e

cuore di Teramo. E già questo, assieme al suo capo d’opera storico,

suo Comune di Teramo nella sua vita intima e pubblica dai più antichi

ome per le tenute gentilizie dei primi nobili romani, capivo di

tempi ai moderni può dirsi «un monumento di storia municipale»,

essere già in casa sua, penetrato nel suo mondo, sospinto oltre

come nel 1951 troviamo scritto sul Giornale d’Abruzzo. Lunghissima

il soglio del suo materno dominio, ma di non essere arrivato.

sarebbe l’elencazione delle cariche oltre che dei lavori di studio e

Prima il lungo vialetto costeggiato da ulivi secolari, poi le dolci

di recupero sui beni architettonici cittadini e provinciali del Savini

l’adriatico. Ricordo i suoi modi bonari

Francesco Savini (1846-1940)

fino ad allora la più completa e lucida ricostruzione del teramano

e del tutto irrituali, molto rari in uomini

mai apparsa, edita a Roma dai tipografi Forzani del Senato nel 1895,

di così elevata cultura, quando con

sarebbe bastevole a dire del suo contributo alla futura memoria.

mio padre tornavamo a fargli visita

Questo ancestrale collegamento con l’antica romana gens, credo non

nella sua villa in contrada Selva dei

a caso, ritorna nel Francesco nipote per quel legame sempre molto

Colli, immersa nella serenità delle

forte con la capitale che egli

radure che si estendono attorno a Mo-

ebbe, e che in via altrettan-

sciano. Non senza un certo orgoglio ce

to sintomatica può trovare

ne illustrava il progetto architettonico,

una scaturigine emotiva

concepito in base ai princìpi delle

nella curiosa coincidenza

ville palladiane con gli spigoli orientati

per cui, a distanza di pochi

verso i quattro punti cardinali, e che a

mesi dalla nascita del padre

ripensarci per forma e posizione sem-

Domenico Cipriano Maria,

bra voler rinviare al «falansterio» che

settimo figlio del Francesco

Charles Fourier agli inizi dell’Ottocento

Snr, gli scavi della Domus

immaginava come microcosmo della

romana rinvenuta sotto

società perfetta, capace di autosufficienza e di superare il dualismo

Palazzo Savini portavano

tra città e campagna. Nelle parole e negli sguardi mi apparve subito

alla luce il «Mosaico del

un meraviglioso, poetico e intelligentissimo bambino. E poi, tutto

Leone», che diverrà da quel

intorno, finanche lungo le scalinate, l’irruenza furibonda delle sue tele.

momento uno dei simboli

Coloratissime, piene di selvaggia e vitalistica espressività. Il suo stu-

delle radici imperiali dell’In-

dio, con le ampie vetrate esposte sulla ricca vegetazione tutt’intorno,

teramnia pretuziana. Forse

in apparenza caotico come e forse più di un vero laboratorio di idee, che voleva circonfuso dalla musica nella quale amava immergersi. Un’attività, la sua, talmente viscerale da alimentarsi di una passione

Francesco Savini (1927-2011)

proprio questo emblematico rinvenimento del nonno, risalente al 1891 durante i

esclusiva e segreta. Non credo di eccedere nel sostenere che in pochi

lavori di ristrutturazione dell’avita dimora, può aver indotto il nipote

e forse in pochissimi a Teramo e in Abruzzo, allora come oggi, abbia-

a omaggiare con un mosaico, nel 1958, la sede della teramana Cassa

no saputo di questa sua prorompente e inesauribile vena creativa.

di risparmio. Se tuttavia sul Savini storico nessuna ombra sembra es-

Più nota, forse, l’azienda agricola proseguita sulle orme paterne cui

sersi finora addensata, della sua attività di archeologo si è di recente

nel tempo si è aggiunta la Country House di Borgo Spoltino, luogo

messa in dubbio la validità e teorica e pratica dei suoi interventi sulla

d’interazione per i più disparati eventi culturali, turistici ed enogastro-

chiesa della Madonna delle Grazie, ricostruita altra dal suo stile roma-

nomici.

nico - non originale neanche quello e già sottoposto a modifiche nel

Descritto da Edoardo Testori come un «borghese contadino, genti-

gusto barocco durante il Seicento - e per questo rimasta inaccessibile

luomo di campagna», Savini in realtà era il depositario di una delle

dal 1892 al 1900. Interventi per i quali, come sostenuto aspramente

più antiche casate del teramano, oltre che erede diretto di uno tra

da Francesco Tentarelli, sarebbe da addebitargli persino «la morte

i più estesi possedimenti della provincia. Il nome stesso, di quel

dell’arte settecentesca a Teramo», affermazione che peraltro cozza


con l’altra, più condivisibile, del suo «sentire antiromantico». Il rigore

presto si distaccherà e che tuttavia segnerà in modo definitivo

filologico che emerge dai suoi scritti e la propensione all’asciuttezza

la sua predilezione per le forti tinte di Matisse e il realismo volu-

antiretorica restano, a parer mio, esemplari e difficilmente confron-

metrico del cubismo “analitico” di Picasso e Braque. Uno stile il

tabili entro una storiografia e agiografia al contrario quasi ovunque

suo certamente eclettico, a tratti astrattista e aggressivamente

viziata da memorialismi deformanti, presunti primati d’autorità di

fauvista, altrove riconducibile a quello che Testori ha definito il

9 n.98

neo-cubismo di un «realismo interiore», in altri casi ancora propenso più al neo-naturalismo e al ritorno alla figura umana che Savini riscopre dagli anni Settanta, specie nei disegni a matita e a penna tra i quali anche una serie di studi sulla prospettiva, per poi riabbandonare. Una vicenda d’altronde, quella dei Savini, pervasa da continui richiami e assonanze. Al pari di Franciska Stenius, pittrice finlandese conosciuta nel laboratorio parigino di Franchetti, an-

Borgo Spoltino

che Luciana Tiezzi Bertone, prima moglie di Francesco

questo o quel tipo, e in una parola dalle pesanti nebbie idealistiche

Savini Jnr scomparsa nel

che nell’Abruzzo degli ultimi due secoli hanno trovato terreno fertile

1985, pittrice e scultrice di

dagli Spaventa a Croce. Proprio in quella villa di contrada Selva,

origini umbro-toscane, ha

in origine casino di caccia degli Acquaviva, Savini Snr era morto -

fiancheggiato i pellegrinaggi del coniuge tra Teramo, Roma, Milano, la Riviera li-

F. Savini, Finestra sulla notte (1974)

segue a pag. 10 L. Tiezzi Savini, Testa di Barbara (1962) F. Savini, Pini (1961)

novantenne - il 6 novembre del 1940, dopo aver ceduto i suoi beni al figlio Domenico, come questi ricorderà nella ristampa anastatica del Comune di Teramo, con un ramoscello d’ulivo. È specie grazie alla primogenita Barbara e alla seconda moglie Franciska, custode dell’archivio di famiglia, che oggi la vicenda del Francesco Savini Jnr mi si dipana dinanzi in tutta la sua portata e in tutte le sue sfaccettature. La vicenda di chi, nel mentre conseguiva la laurea in giurisprudenza a Roma nel 1950, veniva attratto dai Prix de Rome a Villa Medici, che d’improvviso gli aprivano un mondo impensato e lo persuadevano a trasferirsi in Francia. A Parigi, sedotto come molti giovani dalle avanguardie post-impressioniste, in quelli che furono gli anni del tardo esistenzialismo umanista di Sartre e dei chansonnier della Nuova canzone francese, avviava il suo apprendistato con Vladimiro Franchetti, pittore italo-russo seguace di Kandinsky, dal quale


10

Teramo culturale

segue da pag. 9

n.98 gure di Levante, l’Europa di Parigi, Saint Paul de Vence, Berna, la New York dell’arte Pop di Rauschenberg, Lichtenstein e Oldenburg, l’espressionismo astratto di De Kooning, Pollock e Rothko, condiviso le letture di Goethe, Mann, Kafka, Dostoevskij, Tolstoj, Evtuscenko. Tra gli aspetti di questa sua prima vita con Luciana Tiezzi ad emergere con maggior forza, quello dominante sopra ogni altro è certo il legame controverso e intensissimo, non sfuggito a Testori né credo a chiunque altri lo abbia avvicinato, tra

F. Savini, Paesaggio aprutino (1998)

Piki Savini a Roma (1979)

Francesco e il secondo figlio. All’anagrafe

e insieme quanto assoluto dolore vi fosse in

Domenico come il nonno, ma da tutti co-

questo rapporto tra padre e figlio non molto

nosciuto come Piki. Colpito fin dall’infanzia

mi fu possibile comprendere allora, passato

da una grave forma di carenza immunitaria

oltre un ventennio dalla tragedia. Restava il

dovuta a piastrinopenia grave, sindrome

bruciante desiderio del “rifare” la realtà del

rarissima che gli impedirà sempre una vita

mondo dal suo interno. Conservo l’immagi-

normale e la frequenza di scuole pubbli-

ne di un vecchio Bösendorfer in un angolo

che, in cambio della consapevolezza della

poco illuminato del salone, acquistato dal

fragilità estrema di ogni sua giornata, Piki

dottor Savini dopo il 1980, l’anno nel quale

era è stato ed è rimasto, fintanto ha vissuto

Piki, a 24 anni, per un colpo accidentale

e oltre, il più diretto erede dell’arte paterna.

alla testa caricando le valigie nel bagagliaio

Dotato dello stesso prodigioso talento per il

dell’auto, sviluppa emorragie plurime al cer-

disegno, la sua passione più grande resterà

vello e in brevissimo tempo muore. Aveva

la musica, trasmessagli anch’essa dal padre

quasi concluso gli studi alla facoltà di agraria

quando, fin da ragazzo, aveva iniziato a dilet-

di Perugia, ma anzitutto aveva già prodotto

tarsi a orecchio con la fisarmonica e il piano-

disegni e acquerelli che ne avevano rivelato

forte. Quanta complicità, quanta speranza,

le straordinarie doti, e un primo concerto ufficiale al Music Inn di Roma, appena l’anno prima, del quale realizzava anche il

F. Savini, Tevere notturno (1998, particolare)

manifesto. Mentre il male lo consumava, Piki aveva alimentato la vita del padre di quella forza spasmodica e insieme taciuta che vibra nelle sue lussurreggianti visioni cromatiche. Qualcosa di quell’empito rimasto sospeso nel figlio riaffiora ineluttabile nell’impegno della nipote Flavia de Strasser, figlia di Barbara Savini, diplomata in regia alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e animatrice a Venezia di un gruppo teatrale. Ed è proprio il suo debutto nello scenario di Borgo Spoltino in una personale rilettura di Lady Macbeth, appena lo scorso anno, a scandire l’ultimo episodio di un ciclo plurisecolare mai concluso. n


di

La mostra

Pasquale Celommi apre la mostra teramana

S

i aprirà domenica 13 aprile la mostra dal titolo “La pittura di Pasquale Celommi tra rotte di scambi culturali” nelle sale della Pinacoteca Civica di Teramo a cura di Paola di Felice. Pasquale Celommi nasce a Montepagano ma presto si trasferisce con i genitori tra l’umile gente di mare; grazie ad un premio della Provincia intraprende la formazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ma è soprattutto a contatto con la sua gente, protagonista delle sue opere più note, che l’arte di Pasquale Celommi lascia il segno e dialoga con quell’ambiente vivissimo che è l’Abruzzo culturale dell’Ottocento. L’evento di apertura dell’esposizione dedicata al pittore si terrà a partire dalle ore 18,00 e vedrà la partecipazione di Vittorio Sgarbi. Per l’occasione abbiamo invitato la direttrice dei Musei Civici di Teramo a raccontarci brevemente le ragioni della mostra. Direttrice Di Felice, perché una mostra su Pasquale Celommi? La mostra su Pasquale Celommi segue il percorso voluto dall’Amministrazione Comunale inerente una valorizzazione del patrimonio storico-artistico teramano e abruzzese. L’evento espositivo in effetti è stato preceduto

Sirio Maria Pomante

dimmitutto@teramani.info

11 n.98

da una serie di mostre sull’arte abruzzese e teramana tra ‘800 e ‘900, oltre che sulla ceramica di Castelli fra il XV e il XVIII secolo, ricostruendone i nessi e le relazioni con altre esperienze artistiche a livello nazionale ed europeo. Tale percorso ha consentito di riscrivere pagine di storia dell’arte poco conosciute o dimenticate, valorizzando e promuovendo la nostra storia e la creatività dei nostri artisti. Quali sono stati i criteri ispiratori dell’allestimento e quali aspetti sono stati prescelti? Si è pensato di dedicare un’antologica a Celommi, individuando le tematiche a lui più care come gli idilli campestri, i ritratti, le distese marine ecc. e, soprattutto, esponendo opere recuperate di recente nel mercato antiquario che non si conoscevano o delle quali non si aveva più notizia. Da questo punto di vista la mostra è per molti versi una novità assoluta. Pasquale Celommi è certamente un figlio della nostra terra, con quali artisti abruzzesi possiamo ricercare tangenze e relazioni? Intanto il titolo stesso della mostra “La pittura di Pasquale Celommi tra rotte di scambi culturali” intende evidenziare le connessioni di un’arte che non è espressione di puro localismo quanto consapevole espressione di una creatività che conosce le altre esperienze. Celommi si confronta spesso con Michetti, cui lo lega una profonda amicizia; ha contatti epistolari con Teofilo Patini, di cui spesso riprende temi e soggetti negli idilli agresti e pastorali, anche se di Patini non condivide la denuncia sociale di un mondo “erede” solo di povertà e sofferenza e piuttosto ne evidenzia la carica di “leggerezza” e gioia che trascorre sui visi dei suoi personaggi e rende “amica” la natura tutta resa con un tripudio di colori e di luce; ma è anche attento al dettato nuovo della scuola napoletana del secondo ‘800, dei pittori napoletani, di quei “napoletani d’Abruzzo” che a Napoli portano novità e nuove atmosfere, dai fratelli Palizzi a Morelli, dalla Scuola di Resina a Rossano e Dalbono. n

Ritratto di lavandaia


di

12 n.98

MaRio Del Mare

L’opinione di MaRio

“Apriti Teramo”

dimmitutto@teramani.info

l’immediato presente, scambio in onda,

te.... come? con i Beni R.elazionali.. con la

introduce nella percezione..altri paradigmi

BARCONOTA come Simbolo per Ricordarsi

energetici...ripropone l’Antico... Partire in

incontrandoci e scambiando comunicazione

un viaggio alla Riconquista della Reciprocità

di una comune azione

incondizionata...dei popoli antichi dei frutti..

ta Presente Previsione...CREDITO SOCIALE…

in Te-visione.. Remo-

Attraverso l’esperienza della conoscenza,

SERVIZIO DI CULNATURA

trovare una sintesi tra tradizione orale,

tessiAmo incontri al posto delle tasse e Rate

scritta, virtuale, la comunicazione è ricchezza,

nei conti...con l’U.V.A....l’opportunità che

il conoscersi, guardandosi negli occhi e

unisce i destini eleva i cammini e fa della di-

riconoscersi in un rapporto empatico è come

versità degli scambi la viva Ricchezza di Tutti..

passare dal Contratto al Contatto...

da Bacco a Cristo Adesso.. con lo sguardo c’è

Primaria reciprocità..conTatto..Tutto ciò Ricrea

contatto.. Sovrano Stato di Atto..

una corrente vibrante... permette di approfon-

sapienza del sapere elevato a stile di vita

dire lo scambio con fiducia e durevolezza...

come “ V Bene Comune” per integrare e

passaggio da conoscenza a complicità, stormi

snellire Riconcettualizzare la possibilità di

di uccelli Ridisegnano nell’azzurro codici di

Essere collante della trasmissione del sapere

A

geometria Relazionale..per Nio..Bellezza..

Riprendere forza e conoscenza e scolpire la

il suono dello stile, istante costante, emotive

burocratica casta di delega vigente in cui tutti

PRITI ALTRA REALTA’... TErrAmò...

Rotte..più si scambia più si cambia, più

chi più chi meno siamo STATI avvolti e attrA-

EP(Entusiasmo primordiale) Sep

aumenta il dialogo tra i soggetti, più cresce

VERSO IL DIALOGOS in seno alla responsabi-

(scambio Ep) SAT(spazio Atto Tempo)

l’opportunità di interscambiare esperienze,

lità DELLA BELLEZZA...si Ri diffonde in di retta

TA(Totale Apertura) Ora e Adesso è

conoscenze, saperi, beni e cresce la capacità

la TE visione...

concesso percepire l’Atemporalità del Sapere.

di Scolpire con cura e raffinatezza.. l’immagi-

Avviene l’autocertificazione, sentirsi parte

Ogni istante e in ogni tempo trascorso all’a-

nata.. Realtà. si modella

libera ed espressa del creAzione continua

scolto e nel Dialogo con l’altro, è Piacere, è

imparando a donare a una persona, sai che

ManiFestAzione... la legge attraverso il

Guadagno di sensibilità e empatia.....Alimenta

riceverai da un Altro... Rigenerando un Umano

servizio mette nella sovranità dell’Essere,

la Reciprocità-Responsabilità del passaggio

Valore Aggiunto UVA che fa diminuire la paura

dall’ego all’eco in risonanza armonica con le

da una mentalità che quantifica aun sentire

abbattendo l’IVA Ricomincia l’avventura l’Au-

leggi universali si Rigenera contatto Credito

che Riqualifica...Paesaggio dall’Accumulo

tenticità in un organica ciclica evoluzione ove

ad ogni Atto.. per fare circolare e rigenerare le

all’AbbonDanza...da Qui...

l’accumulo materiale e concettuale diviene

energie della salute per la propria serenità e il

La Nave del tempoSpost-contemporaneo..

Abbondanza..

bene-essere del pianeta...

spostando i punti di vista in diverse Angolazio-

della Potenza espressa.. ove la responsabilità

RECIPROCITA’ - APPARTENEZA-ACCOGLIENZA

ni trovi nuove soluzioni...Esempio...passaggio

creativa di ognuno permette la riduzione del

NEL VIAGGIO DELL’ESISTENZA PER QUANTO

dalla Banca alla Barca del Tempo... l’unione

consumo superfluo ed inquinante e quindi la

VOGLIAM ESSER LONTANI...SI AMO TUTTI

di chi Ri-cambia, Baratta e Autoproduce....

Ridistribuzione della Ricchezza Esistenziale,

SULLA STESSA ARCA-MONDO...BARCA DEL

luce nell’incontro... già diffonde il senso di

individuale e collettiva Riprende forma... DA

TEMPO...VALORE INFINITO DI OGNI IRRIPETIBI-

Reciprocità insabbiato dal consumismo... e si

QUI IL VIAGGIO A SPERIMENTARSI....sentendo-

LE ISTANTE NEL BENE RELAZIONALE RISOLUZI-

Passa al RinasciSenso...

si in Barca in M.A.R.E

NE DEI CONFLITTI AMIAM LA TERRA PULIAMO

La Fertilità delle occasioni, è la leggerezza

nel viaggio RElazionale in Onda illuminan-

I FIUMI SEPPELLIAM LA GUERRA... n

la formula magica consigliata è ep sep sat ta

della perdita o il consapevole dono e distacco dall’oggetto”, per Ridi-stribuire le fortune..la Reciprocità ...stimola...valorizza il soggetto.... Risonanza, l’attrazione dell’immagine l’incastro.. Destinazione invocata, dall’inconscio voluta...intima e universale..dalla colonna vertebrale l’Universo Sale..la spontaneità è strategia raffinata... osservando il fenomeno della Banca del tempo e dello scambio di Assegni oggi, dove gli strumenti Bancari viaggiano ad Altre velocità, ci si accorge che il contratto per lo scambio di prestazione nel tempo è poco efficiente ed efficace in una Realtà complessa... Allora a tal punto è necessario compiere un Salto di Coscienza, basta imitare il saggio,


di

La storia

Jacques Le Goff Lo storico che scoprì le mille facce del medioevo

Maria Gabriella Del Papa

dimmitutto@teramani.info

n.98 quelle che portano gli studi storici all’attenzione del grande pubblico, della stampa, dei non specialisti. Fu anche, a suo modo, uomo di cinema tanto da partecipare con tutta la sua curiosità per ogni espressione della cultura alla trasposizione cinematografica de “Il nome della Rosa” di Umberto Eco. L’altra grande passione della sua vita fu la moglie Anka morta nel 2004 dopo oltre 40 anni di vita in comune e alla quale ha dedicato un libro di grande intensità “Con Anka” nel quale ricostruisce questo tratto di vita comune con la sua compagna e che il grande storico trasforma in un affresco sull’Europa contemporanea. Come ha scritto lo stesso Le Goff: “Vorrei mostrare come i sentimenti e la vita quotidiana di una famiglia si articolano con l’ambiente e la storia che hanno vissuto - vita privata e vita collettiva, in un momento in cui si profila un’Europa più unita”. Lo storico, dunque, viene fuori dall’uomo Le Goff in ogni momento. Come scriveva Marc Bloch: “Il buon storico somiglia all’orco della fiaba. Là dove fiuta carne umana,

L

là egli sa che si trova la sua preda”. E Le Goff sapeva sempre, dove era la sua preda.

o storico e intellettuale francese Jacques Le Goff è morto martedì 1

Molti di noi hanno studiato Le Goff, tanto alle superiori

aprile, nella sua casa di Parigi: aveva 90 anni ed era malato da tem-

che all’Università, e tutti l’abbiamo apprezzato anche

po. È stato uno dei più grandi studiosi e innovatori della storiografia

dopo, quando abbiamo scoperto la bellezza e la profon-

europea.

dità insite nei suoi libri, dal fondamentale “L’uomo del

Membro della Resistenza fran-

13

Medioevo” in poi.

cese durante la Seconda Guerra

Ricordiamo altri suoi capolavori.

mondiale e osservatore involon-

Il cielo sceso in terra. Le radici medievali dell’Europa (Laterza, 2004),

tario dell’occupazione sovietica

in questo testo “L’Europa si costruisce. È una grande speranza che si rea-

di Praga nel 1948, Le Goff era

lizzerà soltanto se terrà conto della storia: un’Europa senza storia sarebbe

diventato prima professore alla

orfana e miserabile.

facoltà di lettere dell’università

L’immaginario medievale (sempre Laterza, 2011) è uno dei testi più

di Lille (1954-58), nel Nord della

affascinanti di Le Goff: quali erano i pensieri di un uomo medievale?

Francia, e poi, direttore a soli 48

Quali immagini popolavano la sua veglia e i suoi sogni? Attraverso la

anni della École des hautes étu-

letteratura erudita e popolare, l’arte, le prediche dei chierici, i raccon-

des en sciences sociales (Scuola

ti di discese agli inferi, la classificazione e spiegazione dei sogni, Le

superiore di studi sociali).

Goff individua i simboli e le metafore con cui gli uomini del Medioevo

Dalla fine degli Anni 60 è stato

interpretavano il mondo terreno e ultraterreno.

anche condirettore della rivista

Il re medievale (Giunti, 2012) è un libricino in cui lo storico si sof-

Annales. Nel 2000 ha ricevuto la

ferma sulla figura dei sovrani del Medioevo. Dopo il crollo definitivo

laurea honoris causa in Filosofia

dell’Impero romano e il periodo delle invasioni barbariche, si delinea

dall’Università di Pavia.

una figura assolutamente nuova e originale di capo politico: il sovra-

Le Goff fu uno dei padri della ‘Nouvelle Histoire’ e plasmò la conoscenza

no dei giovani regni d’Europa.

dei secoli compresi tra l’età antica e la soglia della modernità come pochi

Ne La civiltà dell’Occidente medievale (Einaudi, 2013) Jacques Le

altri ricercatori. Con le sue teorie sul Medioevo lo storico francese ha

Goffe si sofferma sulla forza creatrice dei secoli tra il X e il XIII che è

fornito nuove chiavi di comprensione per il passato e la contemporaneità.

all’origine di molte delle innovazioni tipiche del mondo in cui viviamo.

Si deve proprio a Le Goff la fine del “mito” di un Medioevo età oscura,

Una grande lezione di storia, che ci mostra nelle loro profonde inter-

buco nero nell’avanzare progressivo della civiltà ed egli ci rimanda invece

dipendenze i vari atteggiamenti degli uomini.

l’immagine di un’epoca che dura “dal II, II secolo fino alla rivoluzione indu-

Lo sterco del diavolo. Il denaro nel Medioevo (Laterza, 2012)

striale in campo economico e alla rivoluzione francese in campo politico”.

Jacques Le Goffe si sofferma sul denaro che non è certo un prota-

Non a caso oggetto dei suoi studi, per quanto riferiti al Medioevo, sono

gonista di primo piano del Medioevo. Dai pulpiti medievali, infatti,

figure ancora oggi importanti nella società contemporanea: l’intellettuale,

risuona la condanna dell’avarizia come peccato capitale e le parole

il banchiere, il commerciante e soprattutto l’uomo nel suo vivere quoti-

dei monaci e dei frati elogiano la carità ed esaltano la povertà come

diano. Non a caso alcuni dei suoi libri più importanti sono “gli intellettuali

ideale incarnato da Cristo. Non l’accumulo, non la ricchezza garanti-

del Medioevo”, “L’uomo del Medioevo” e il più recente “Lo sterco del

scono il buon vivere. La salvezza è nel dono e nel sostegno ai deboli.

diavolo”. “Il denaro nel Medioevo”.

La pecunia è maledetta e sospetta, perché né il denaro né il potere

Il “quotidiano”, l’”immaginario collettivo”, il “meraviglioso”, l’”altro

economico sono arrivati a emanciparsi dal sistema globale di valori

Medioevo” o il “Medioevo lungo”, sono le formule predilette di Le Goff,

proprio della religione e della società cristiana. n


di

14 n.98

Il libro del mese

E qualcosa rimane

Maria Cristina Marroni

dimmitutto@teramani.info

immensa distesa di sequoie spoglie e stanche di aver vissuto per così tanti secoli.” Improvvisamente, dopo un’assenza di otto anni, Viola telefona alla sorella per invitarla a trascorrere due giorni insieme, come avveniva nel passato. Le sorelle si riscoprono ferme a quell’amore dei giorni lontani, che nulla ha potuto contaminare e distruggere, né la diversità dei caratteri, né la lontananza. Il tetto della piccola casa di Lego le protegge ancora. “Papà e mamma erano il nostro rumore. Io e te il silenzio. Io sognavo l’amore, tu lo facevi. Io sono

di Nicoletta Bortolotti

rimasta. Tu te ne sei andata. Ho continuato a cercarti. Poi ho

A

capito che un amore da lontano non è un amore da meno.”

nche se lontane, Margherita e Viola, due sorelle assai diver-

La storia si delinea attraverso

se per temperamento, restano unite da un amore che vive

intensi ricordi del passato fami-

anche di assenza e si alimenta nel silenzio, perché conti-

liare, a cui si legano fatti storici

nuano a cercare entrambe quella casa di Lego, che il padre

rilevanti del nostro Paese. Così

aveva costruito per loro da piccole.

sfogliamo l’album di famiglia, dove incontriamo nonno Fran-

Margherita e Viola

cesco e nonno Federico, nonna

hanno entrambe il

Clara e nonna Alba. Nonno Federico viveva calmo e fiducioso,

nome di un fiore:

mentre la nonna Clara consumava la sua passione impetuosa per

quello della marghe-

un uomo del Sud nei rifugi sotterranei. Clara come Viola, di genera-

rita, che simboleggia

zione in generazione.

la semplicità, l’inno-

Viola, dopo tanti anni, non è cambiata: sempre disordinata, sempre

cenza, la sponta-

volubile, sempre indipendente. In fondo per lei la felicità è la libertà,

neità, la bontà e

quella stessa che le ha permesso di non inquadrarsi in una forma

quello della viola, dal

fissa, ma di scegliere giorno per giorno di realizzare i propri desideri

profumo intenso e

in modo nuovo e inconsueto.

riconoscibile. Diversi

Invece qual è stato il momento più felice per Margherita? Senza

i due fiori anche

dubbio la nascita della piccola Sofia, che tanto somiglia a Viola. Nel-

nei colori, il bianco

la vita, però, non ci sono solo gioie, purtroppo anche dolori e quello

esprime la purezza e

più intenso per Margherita parla della crisi sociale di una generazio-

il candore, il viola il

ne: il marito Matteo viene messo in mobilità sul lavoro.

dolore, il tormento e

Il passato riaffiora prepotente e torna agli anni di Piombo, quando

la tristezza.

le Brigate rosse tingevano di sangue i cuori atrofizzati. Per Mar-

Così Margherita,

gherita e Viola, però, c’era la casa dei Lego e loro, piccine, erano

la maggiore delle

protette in quello scrigno di plastica colorata. Poi la separazione

due sorelle, cresce

dei genitori, lacerante e dolorosa: “Da piccole vedevamo le parole

rifuggendo gli amori

colorate, Viola. E anche il tempo in cui la casa di Lego ci offrì riparo

adolescenziali, al

ebbe diversi colori, a seconda della gioia o del dolore dei suoi

contrario Viola cam-

abitanti. E quello fu il periodo blu, il colore del temporale. Il periodo

bia spesso ragazzo e

in cui ognuno di noi cominciò a chiudere le porte del bagno e della

taglia dei jeans. Per il desiderio di indipendenza, Viola abbandona

camera e a cercare per conto proprio. Ma cosa? Il fiume, il paese,

presto la propria casa, non prima di aver assistito al crollo di quella

l’animale, il colore o la persona che facesse schizzare il felicitome-

piccola casa di Lego, che rappresenta metaforicamente il mondo

tro alle galassie. Che ci facesse sentire tutti più leggeri e azzurri

idealizzato dell’infanzia.

come zanzare azzurre. Come nella casa di Lego non eravamo più.”

La famiglia non aveva resistito ai colpi della sorte e alla fragilità de-

Perché Viola telefona a Margherita? Cosa vuole confessarle? Il

gli amori “liquidi”, perciò il papà aveva iniziato dapprima a viaggiare

finale del libro non è scontato e la scrittrice, Nicoletta Bortolotti,

e a lasciare a lungo la famiglia, per poi abbandonarla definitiva-

si muove con delicatezza e disinvoltura nel racconto di un amore

mente. “Fu allora, Viola, che l’odore dei nostri genitori cambiò? Per

assoluto.

questo odore diverso non poterono più riconoscersi nella grande foresta dell’Ovest che era diventata il loro letto matrimoniale? Una

E qualcosa rimane, Nicoletta Bortolotti, Sperling & Kupfer. n


di

16 n.98

Quale Sindaco per Teramo?

Berardo Rabbuffo Né a destra, né a sinistra ma per noi tutti contro questa politica

Maurizio Di Biagio

www.mauriziodibiagio.blogspot.com

due parti un accordo, una sintesi: io facendo opposizione di destra ero disarmato, perché il soccorso al vincitore glielo dava sempre il Pd. Sono rimasto disgustato da questo modo di fare perché la democrazia si regge anche sull’opposizione, se in Italia viene meno quest’assunto ecco il patatrac, invece c’è gente che ha la schiena dritta che non si genuflette e fa l’interesse del cittadino. Nelle dittature non c’è l’opposizione”. Ma tornando al tram, a Teramo, a meno che lei non prenda il 51% delle preferenze lei si dovrà alleare con qualcuno. “Per me questo o quello pari sono”. Rabuffo è grillino. Non mi dica. “No, nel caso noi non vincessimo al ballottaggio mi regolerò. Io non stimo nessuno dei due candidati, Brucchi e Di Pasquale, altrimenti avrei seguito uno dei due”. I maligni intanto potrebbero dire che ha un posto sicuro nell’assise comunale. O no?

B

“Non è questo il mio obiettivo. Io ho fatto il vice-sindaco, l’assessore,

a sostenerlo sono, oltre che gli amici del gruppo civico “Libera Teramo”

la soddisfazione verrà dal successo politico che i Teramani vorranno

che si è coagulato attorno a questo progetto, anche l’Alde-Alleanza dei

accordare alla nostra iniziativa”.

Liberali e Democratici per l’Europa del Centro Democratico, presenti an-

Come vede quest’asse Brucchi-Gatti che si è formato per la

che alle prossime elezioni regionali ed europee. Rabbuffo fa un appello

corsa a Piazza Orsini?

ai Teramani, “a coloro che vogliono cambiare le cose, perché d’ora in poi

“Io credo che Gatti, che pure stimo perché nel centrodestra è l’unica

più nessuno si dovrà fare strangolare da ricatti e clientelismi”.

persona intelligente, sia una persona corretta, mentre gli altri sono solo

Allora Rabbuffo, a Piazza Orsini ci siamo lasciati con il bus

arroganti. Non sarò mai un gattiano ma alcune qualità gliele riconosco.

contromano.

Disapprovo però che lui possa appoggiare questo stato di cose per

“Che ancora sta là, che non è mai stato in senso contrario, visto che era

mero calcolo. Oltretutto Brucchi doveva essere il candidato della sini-

una corsia preferenziale, quella fu solo un’uscita giornalistica”

stra, poi è diventato il sindaco della destra”.

Lei scende in campo per sfilare la fascia tricolore a Brucchi.

Della “sua” destra.

Perché questa scelta?

“Di quella che non s’inginocchia, pulita, la destra vera”.

il consigliere, sono stato sempre eletto, ho fatto il presidente dell’as-

erardo Rabbuffo scende in campo per la corsa a Piazza Orsini.

semblea dei sindaci, il consigliere regionale a testa alta sempre senza

Lo fa all’ultimo minuto con amici che hanno condiviso il suo

piegarmi a nessuno, credo che uno non debba fare politica a vita o

percorso politico. Dice di aver accolto il loro invito “sentendo

della politica un mestiere, voglio invece che quelli che partecipano con

l’impegno come un dovere”. In questa nuova esperienza politica

me abbiano la possibilità di sperimentare questa sensazione. Per me

“La scelta è stata dettata dall’impraticabilità di chi, come me che ha

Quale sarà la sua prima misura una volta in Municipio?

fatto politica da 20 anni, non può andare a votare visto che non

“Innanzitutto il mio programma si racchiude in un principio

ci sono scelte plausibili e spendibili. Ho provato a lungo di coin-

che non è quello vigente: il Comune di Teramo infatti è

volgere una persona che aveva grosse capacità imprenditoriali

stato trasformato in un centro di potere, funzionale a

e professionali e che poteva dare molto alla città: tra veti con-

poche persone, su questo concetto hanno immolato

trapposti e sveltezze dei partiti il progetto è tramontato, colpa

i costi della collettività, le tasse. I cittadini teramani

anche del Pd e delle sue autolesionistiche fughe in avanti. Pur di

non amano più questa città. Io sono Teramano da

non andare a votare, ho assunto su di me questa responsabilità di

generazioni e la nostra città non può essere asservita a

candidarmi, dietro la pressione degli amici. La democrazia ha un senso elevato. Non avrei condiviso una candidatura di Brucchi, non l’avrei fatto nemmeno cinque anni fa, che poi lui non è di destra…”. Difatti, come affermò Dodo Di Sabatino

questa gente che la sta occupando da 40 anni. Che cosa è diventata Teramo? Noi invece vogliamo trasformare Teramo in un centro che eroga servizi con minor costi, come quelli ad esempio del numero dei dirigenti e dei fitti passivi. Una macchi-

durante l’inaugurazione della sede

na amministrativa più leggera: la Team

elettorale del sindaco Brucchi “siamo

è diventata un ministero che raggruppa

tutti democristiani”.

di tutto e che non produce nulla se

“Il problema è questo: due correnti

non costi per i cittadini. Quando ero

di democristiani, l’una nel Pd, l’altra

assessore all’ambiente il gettito della Tia

nell’ex Pdl, hanno distrutto la poli-

era di sei milioni di euro, ora è di dodici.

tica creando un falso bipolarismo

Comunque dettaglierò un programma in

che non produce nulla. In regione il più delle volte si trovano tra le

cinque punti, perché tutti devono capire quel che andremo a fare”. n


Redazionale

Dimagrire o

perdere peso?

di peso (acqua e muscoli) ma poco dimagrimento (perdita di grasso). Il risultato è che l’ago della bilancia cala ma il più delle volte ci si svuota soltanto. Specialmente nelle donne ne risentono fortemente le curve tipiche come il seno che diventa cadente ed i glutei che si afflosciano…! Molte persone non dovrebbero esagerare con “l’aerobica” per evitare un ulteriore perdita di muscoli, che sono il principale “brucia grassi” del nostro corpo dopo cervello, reni e altri organi vitali. Purtroppo non esiste l’allenamento ideale e molto spesso i risultati potrebbero non arrivare se non si analizza il soggetto e se non si conoscono i meccanismi della fisiologia che fanno la vera differenza. Un bravo professionista può aiutare nella comprensione di questi meccanismi e guidare al meglio…!

S

Esempio: Sig.ra Maria 60Kg. 25% grasso corporeo

te dimagrire! La massa muscolare per vivere utilizza ossigeno e a

Grasso consumato 12,5 grammi

riposo si nutre per il 60 – 70 % di grassi e in minima parte di zuccheri.

*Al 70% del HR max considerando un soggetto allenato con un Q.R.

Quando si fanno attività aerobiche (correre, bike, balli aerobici,

di circa 0,8

Attività Danza Aerobica lezione di 1 ora (0,105 Kcal/Kg/min)

pesso usati erroneamente, anche dai mass media, il dima-

consumo energetico = 280 Kcal

grimento e la perdita di peso rappresentano concetti simili

Energia proveniente da acidi grassi 40% circa = 112 Kcal*

ma non uguali. Perdere peso non vuol dire necessariamen-

Energia proveniente da carboidrati 60% circa = 168 Kcal*

ecc) si utilizzano maggiormente gli zuccheri in circolo, di deposito nei muscoli e nel fegato (il famoso glicogeno) ma il grasso viene

Renato Gentile · Personal Fitness Trainer

utilizzato davvero in minima parte, se non in soggetti fortemente

certified

allenati (maratoneti, ciclisti, ecc,) ma sempre in minoranza rispetto agli zuccheri. Purtroppo la sola aerobica in persone che hanno grasso in eccesso e non una buona struttura muscolare porta ad una perdita

Tel. 373.5063624 www.renatogentilepersonaltrainer.com

Tratto dal “Pioniere” nr. 51 del 28 dicembre 1958, settimanale dei giovani.

diventare

prenotato; altrimenti gli impiegati respin-

proprietario

gono la sua domanda e il poveretto deve

di diritto del

rassegnarsi a rimanere, dal punto di vista

suolo lunare,

L’Angolo di Gianni Rodari

spaziale, un nullatenente. Che cosa se ne

marziano,

Un pezzo di luna

facciano, intanto, di quei lontani possedimenti

o magari

non si può sapere ma si può immaginare. Di

venusiano o

tutte le disgrazie della vita, di tutti gli incidenti

gioviano (non

sfavorevoli che capitano loro quaggiù, essi

“giovia-

potranno consolarsi pensando: “Meno male

le”, che è

che mi restano i miei poderi sulla Luna. Tra

altra cosa), si

qualche anno, appena ci si potrà andare, mi

presenta al

ritiro lassù in pensione, e buonanotte a tutti”.

catasto e fa

Si tratta di una consolazione a buon mercato

una semplice

e poco utile. Se volete un consiglio, non

dichiarazione,

preoccupatevi di prenotare un pezzo di Luna,

pagando una certa tassa come per qualsiasi

o magari un intero satellite di Giove, che ne ha

altro acquisto.

tanti. Prenotatevi, intanto, un buon posto nel

i legge spesso nei giornali di gente

Se un altro si presenta dopo di lui, per diventa-

futuro. E c’è solo un mezzo: studiare, lavorare,

che dichiara di essere proprietaria di

re a sua volta un proprietario terriero su scala

formarsi un carattere fermo e combattivo,

un pezzo di luna , o di certi terreni sul

cosmica, deve stare bene attento a scegliersi

allenare la volontà. A queste condizioni, un

pianeta Marte. La cosa generalmente accade

un pianeta non ancora occupato, o almeno un

posto nel mondo non vi mancherà; e forse

in America. L’aspirante proprietario, per

continente di quel paese che non sia stato già

avrete per giunta anche un posto sulla luna. n

S


di

18 n.98

Mimmo Attanasii

Satira

Occhio ai benefattori Le promesse si squaglieranno al sole di giugno

dimmitutto@teramani.info

come pedina di società che usano indisturbate e come vogliono denaro pubblico. Racconta lei stessa delle proprie vicissitudini lavorative: “Ho lavorato per 9 anni in un istituto professionale, come assistente educatrice seguendo un ragazzo disabile. Dopo 9 anni sono stata dirottata ad altra scuola perché il mio posto doveva essere ricoperto da una superdotata di alt(r)e

Q

conoscenze e rigorosamente in possesso della sola licenza di terza media, come la ual è quel paese dove imperver-

moglie di Cetto La Qualunque.

sano miriadi di cavallette con il

Dapprima, avevo 18 ore settimanali che

lampeggiatore rosso acceso per

si sono ridotte piano piano a 14 per fare

aprire varchi che nessuno si sogne-

largo a giovani donne avvenenti. L’anno

rebbe mai di sbarrare? Senza alcun dubbio,

appresso, le ore si riducono drasticamente

la risposta è il Paese di Bengodi. Nessuna

a 12 settimanali perché non c’è più posto

burla ai danni dei creduloni, ma la pietra

per me, donna ormai priva di accessori che

che rende invisibile, l’elitropia, pare proprio

solo la giovinezza concede in comodato

l’abbiano trovata i calandrini delle onlus. Le

d’uso”. E aggiunge, per concludere: “Undici

mani tese a volte inducono in tentazione, a

anni di professionalità, di serio impegno,

prendersi tutt’e due le braccia. E lo fanno.

posti e accomodati con garbo senza

Altroché se lo fanno!

cortesia in una panchina dimessa con 12

Poco tempo fa, stampato sopra un ma-

ore settimanali, pari a 360 euro al mese di

nifesto, che promuoveva la recita di una

stipendio.

celebre attrice in città, si nascondeva non

Durante una delle solite campagne eletto-

tanto ma di certo abusivamente secondo

rali, nel febbraio 2013, un noto politico del-

quanto riportato dai quotidiani locali, il

la mia zona, oculatamente controllata dalla

logo di una organizzazione non gover-

mafia bianca, in una riunione all’interno

nativa nata per combattere la fame e gli

della cooperativa per cui lavoro, ha tirato

squilibri tra nord e sud del mondo. Ci si

fuori da un cilindro usato una magia stanca

aggrappa a tutto affinché si possa attrarre

da circo Barnum. L’immancabile promessa

un target per opinione comune sensibile a

di un avanzamento di livello e conseguente

tutte quelle iniziative di sensibilizzazione

gratifica economica se l’urna avesse pre-

e attivazione della società civile, esperien-

miato l’invocato di turno”. Povera signora.

ze concrete di sostenibilità ed economia

La pagliacciata della riunione ha reso a lei

solidale; volontariato ed educazione

e alle sue colleghe un abbassamento del

alla cittadinanza mondiale. Peccato che

livello di assunzione.

l’associazione in questione non era a

Da assistente educatrice a operatore

conoscenza della presunta strumentaliz-

strumentalizzazione. Meglio non essere

socio assistenziale. Tutto ciò, affinché la

zazione in un evento che nulla aveva a che

oggetto di bontà, neanche di quella vera,

cooperativa onlus potesse aggiudicarsi un

vedere con la mission di un movimento

poiché è bello essere soggetti di diritti,

appalto per le scuole superiori giocando

mosso da un esigenza sentita da tutti, da

padroni e gestori della qualità della propria

sulla pelle dei lavoratori.

una coscienza popolare, da una necessità

vita. Onlus che truffa. Ristoranti, alberghi,

Semplice come bere un bicchiere d’ac-

condivisa, complice una presa di coscien-

santoni, club erotici. Oltre 3 mila finte or-

qua. E chi te la nega in Italia l’acqua?! Il

za sempre più diffusa e responsabile dei

ganizzazioni no profit sono state scoperte

sindacato pare sia deciso questa volta

doveri di ciascun uomo verso i suoi simili.

in tre anni (“Onlus che truffa”, di Gianni Del

a dissotterrare l’ascia di guerra. Ma non

Figura magra per il promoter dell’attrice.

Vecchio e Stefano Pitrelli, “L’Espresso” del

troppo. Forse a scorgere appena il manico.

Non dovrebbe mai essere ammissibile as-

15 ottobre 2007).

Chissà! Vale la pena scavare tanta terra

soggettare un bene non negoziabile come

E altre frodi spuntano ovunque. Per rubare

per la riconquista di un diritto acquisito?

la solidarietà a variabili dipendenti e non

fondi o evadere le tasse. Ai danni del fisco

Molti dipendenti hanno aderito. Di più quel-

definite. Sarebbe saggio di alzare la testa e

e dei veri volontari. Un segnale arriva dritto

li che si sono ritirati.

drizzare le orecchie.

da una assistente educatrice dequalificata.

A maggio si vota e sul tavolo della trattati-

Di non cronicizzare una dipendenza, di

Una signora e madre di famiglia di 52 anni,

va ci sono promesse succulente pronte a

fuggire da quella gabbia di reciproca

precaria che a bella posta casca a fagiolo

squagliarsi al sole di giugno. n


di

Note linguistiche

Maria Gabriella Di Flaviano

D

“essere solito”. - Urgere: incalzare, essere urgente. Ha solo delle terze persone dei tempi semplici, senza passato remoto. Usate il participio presente: urgente - Vertere: riferirsi. Ha solo le terze persone dei tempi semplici, senza passato remoto. - Competere: gareggiare; fulgere: risplendere che non hanno il participio passato e quindi nemmeno i tempi composti, per i quali si ricorre ai sinonimi gareggiare e brillare o essere splendente. - Stridente: emettere stridore. Ha solo i tempi semplici senza passato remoto. Non ha il participio passato. - Divellere: strappare. Usa prevalentemente solo le voci del participio

certe persone. Nelle forme mancanti vengono sostituiti da sino-

passato: io divelsi, egli divelse, essi divelsero, il participio passato:

nimi. Sono molti ma mi limiterò ad osservare i principali, distinti

divelto, e quindi tutti i tempi composti. Sono attestate anche: io

in due categorie: verbi usati comunemente e verbi rari e uso po-

divellevo, io divellerò, rispettivamente in perfetto e futuro in tutte le

etico. I primi mancano di alcune voci, quasi sempre del passato remoto e del participio passato e perciò di tutti i tempi composti. È il caso di: - Fungere: fare le veci, esercitare una carica. Usato in tutti i tempi

persone. Tra i verbi difettivi rari e di uso poetico sono annoverati - Auge: angustia dà angoscia;

semplici e in tutte le persone.

- Cale: importa;

Passato remoto = funsi – Poco usati i tempi composti – participio

- Fia: sarà accadrà;

passato = funto

- Fiede: ferisce, fiedono – feriscono

- Solere: essere solito – Ha l’indicativo presente io soglio, tu suoli, egli

19 n.98

I verbi difettivi ifettivi sono definiti quei verbi che sono privi di certi tempi o di

dimmitutto@teramani.info

- Lice: è lecito, è permesso;

suole, noi sogliamo, voi solete, essi sogliono; l’imperfetto: io solevo

- Molce: accarezza; inperfetto molceva;

ecc….; il congiuntivo presente: che io soglia, ecc…; l’imperfetto con-

- Luce, luceva, lucevano, lucente;

giuntivo: che io solessi, ecc…; il gerundio presente: solendo. In tutte

- Riede: ritorna, riedono, rediva;

le forme mancanti e sostituito dal più comune predicato nominale

- Tange: tocca, riguarda. n


di

20 n.98

Write about... the records!

The Raven That Refused To Sing (And Other Stories) Steven Wilson

Maurizio Carbone

dimmitutto@teramani.info

strumenti, chitarre, basso-batteria incredibili, e il mellotron? L’Uomo Schizoide del 20° Secolo... è tornato. Just moment, nomi e cognomi dei protagonisti che hanno assecondato Steven in questa incisione: Guthrie Gowan (formidabile chitarrista), Nick Beggs (basso stratosferico), Adam Holzman (tastieri...ssime), Marco Minnerman (metronomico batterista), il sempre-verde Theo Travis (fiati pirotecnici), il nucleo è questo ma, ci sono altri collaboratori come Jakko Jakszyk e, buon ultimo, Alan Parson! Il titolo dell’incisione “Il Corvo che rifiutava di cantare” (e altre storie), rimanda inevitabilmente al sogno e, al fiabesco. La 2nda traccia Drive Home, è l’episodio più melodico del lotto, commovente, sensibile, struggente, un suggerimento: YouTube, cliccate questo titolo e... vedrete una clip d’animazione originalissima. Segue la n° 03, Holy Drinker, il sacro bevitore viene annunciato da sinistre note di tastiere, ed è subito ‘caos’, ritmi sincopati, cambi repentini, incroci pazzeschi, echi quasi free-jazz, improvvisazione pura, gran lavoro del duo Beggs-Minnerman alla ritmica e, ancora, autentiche sciabolate di

Format: 2LP - 2013 Kscope Records/Audioglobe

D

sax e flauto (ancora Travis), la mente corre immediatamente al mai dimenticato Ian Anderson! Il primo vinile finisce qui, il secondo continua alla grande, Pin Drop, la goccia-spillo, cade e punge, l’ascolto prosegue con The Watchmaker (05), alternanza cantato-strumentale a creare l’ennesima suggestione, degna dei migliori Genesis, dopo 4’ 10”, la song

a un WILSON (Jonathan - Fanfare, ndr), all’altro: Steven (3 nov.

cambia ritmo

1967, Hemel Hempstead, Hertfordshire UK), se non proprio

(ancora una

gemello anagrafico, almeno musicale, alla luce delle straor-

volta), chitarre,

dinarie capacità artistiche. Le analogie sono evidentissime,

flauto, piano,

chitarrista, tastierista, cantante, compositore, autore, produttore,

mellotron, e, i

sound-engineer e, 360°, forse non sono sufficienti per catalogare le

soliti granitici

sue capacità. Un personaggio così non può e, non deve essere igno-

basso-batteria.

rato, infatti, autentici mostri sacri del PROG-ROCK come Robert FRIPP

La perizia di

(King Crimson) e, Ian ANDERSON (Jethro Tull), gli hanno affidato - in

Wilson è...ma-

esclusiva -tutti i processi di rimasterizzazione e riedizione dell’intera

niacale, ma, non

discografia delle rispettive formazioni, amatissime dagli affezionati,

fine a se stessa,

dio sa quanto, estimatori italiani.

funzionale

Steven Wilson, nonostante faccia parte di diverse formazioni, o

all’andamento

meglio, progetti (PORCUPINE TREE, BLACKFIELD, I.E.M.,BASS COM-

del brano.

MUNION, NO-MAN...), non disdegna l’attività solista, doveroso citare

Siamo arrivati al

Insurgentes (2008) e, Grace For Drowning (2011), sempre editi dalla

capolinea, The

benemerita Kscope, label che da sempre ha fatto della qualità arti-

Raven that Refu-

stica e tecnica, il proprio standard. Steven, musicista precocissimo, a

sed to Sing (and

soli 11 anni (!), ha imbracciato la prima chitarra (classica), a 15 anni,

Other Stories), la fantasia non fa certo difetto all’artista britannico,

realizza i primi demo, già curatissimi tecnicamente, abilità che con-

il piano introduce l’accorata preghiera “Sing for Me, You Can with

noterà fortemente tutta la produzone discografica e concertistica.

Me, You Can Live with Me...” , rivolta al nero Corvo che troneggia

Gran manipolatore di suoni, autentico mago della consolle, in questo

all’interno di copertina. Il sogno e la fiaba, finiscono qui, l’esperien-

progetto, dispiega tutta l’arte di cui è capace.

za è stata incredibile, forma e contenuto, anima e corpo, tecnica e

La confezione è gia accattivante: doppio vinile 180 gr., edizione gate-

creatività, simbiosi perfette.

fold, inside bags con testi, credits e specifiche varie, permettetemi, la

È vero che ci sono diverse citazioni e rimandi, King Crimson (In The

considerazione per l’autore del pregevole artwork, Haio MULLER, gra-

Court of... e, Larks Tongues in Aspic - 1973, Pink Floyd, Genesis,

fico straordinario, già la cover mi ha rimandato alla stilizzazione della

Yes...), lo stile di Steven Wilson, comunque, è tutt’altro che derivativo,

2nda di copertina dell’immenso In The Court Of The King Crimson

ascoltare per credere. Sempre via YouTube, c’è una seconda clip Dri-

(1968 - Island): Moonchild! Appena la puntina (altro chè laser!), plana

ve Home, anche questa diretta da Jess COPE e Simon CARTWRIGHT,

sulla spirale centripeta, analogica dei solchi, velocità 33 & 1/3, what

se volete... piangere.

happens? Luminol (01) con i 12 minuti e più, è da infarto: stacchi

Grazie, Mr. Wilson!

voluttuosi, ritmi mozzafiato, rises and falls, dinamiche poderose degli

Time 54:02 - Voto 9. n


di

Mimmo Attanasii

Satira

Tutta colpa di quei figli d’ungulati

dimmitutto@teramani.info

n.98 rale” quanto meno molto vicina a esso, del

estatiche di quel Berlinguer della “questione

Comitato d’intervento per le crisi aziendali

morale” metamorfosata in una inafferrabile

e di settore (Cicas). Subito stanziati, per le

manutenzione etica e materiale, tanto che il

famiglie che non ricevono assegni da mesi,

mio cane ancora si sta grattando l’orecchio

oltre 29 milioni di euro per gli ammortizza-

dallo sbigottimento. Se si smanetta con il

tori sociali in deroga (Marsica news, 4 mar-

touch, una chicca la si coglie leggendo di

zo 2014). Le risorse in parte assegnate alla

facilonerie su toni che non andrebbero su-

Regione Abruzzo dal ministero del Lavoro

perati e di incomprensibili limiti della demo-

e delle Politiche sociali, con decreto 78641,

crazia per assicurarsi uno scontro politico

del 22 gennaio 2014 e, in altra parte, frutto

che resti nei confini delineati di una accorta

di residui, serviranno a coprire le richieste

e buona educazione. Per approfondimenti

di cassa integrazione in deroga fino alla

sui principi morali si rimanda a “Rimborso-

fine di ottobre 2013 e quelle di mobilità per

poli” (Il Messaggero.it, 4 febbraio 2014), ma

tutto il 2013. Il commento dell’assessore

anche alla “Mandrilleide” (Il Messaggero.

al Lavoro, percepito da chi scrive come un

it, 30 gennaio 2014). Eppure, i problemi in

momento di amministrazione spicciola, si

terra d’Abruzzo non si esauriscono in quel

sofferma sulla marcatura di stampo teatrale

trend abusato di crisi economica inflessibi-

a quei 10 mila abruzzesi che, grazie alla

le, di precariato, di disoccupazione in lieve

solita politica del fare, riusciranno ad avere

flessione se non ci calcoli sopra i cassintegrati. A creare apprensione sociale non ci mancavano che i cornuti. I cervi. Si riproducono in fretta e, con altrettanta rapidità, si vedono spuntare fra le orecchie accenni di

I cervi si riproducono in fretta

corna di cui poi si cingeranno il capo per esibirle fieri nei combattimenti tra maschi. Una specie perniciosa che causa danni economici non

S

21

sopportabili. I figli d’ungulati presenti sulle montagne, oltre

enza esitazione si leva la suggestiva

ai cervi e i caprioli, i cinghiali,

corona dell’economia abruzzese

per esempio, sono giunti

descritta come una “canaglia com-

un sostegno in un momento così difficile.

nelle attuali aree protette in tempi più o

missariata” che è riuscita a mettere

Immancabile, la chiosa sulle responsabilità

meno recenti, in seguito a interventi diretti

in pareggio i conti della sanità. Abbattere

altrui. Un appello al Governo centrale affin-

o indiretti dell’uomo. Il loro attuale status

un miliardo di debito, sforbiciare duecento

ché sblocchi ulteriori fondi da destinare a

tassonomico è ancora molto discusso sep-

posti in vari consigli di amministrazione e

lavoratori sospesi, licenziati, in difficoltà so-

pure reintrodotto per ben altri fini verso la

porre in liquidazione società partecipate in

ciale e, spesso, al limite della sopravviven-

metà del secolo scorso. Ed è subito scattato

perdita. A cinque anni dal sisma, secondo

za. In soldoni, bisogna pure dirgli grazie a

l’allarme caccia. Una venagione pensata

quanto riferito dal procuratore regionale

questi signori, per avere finalmente trovato

come selettiva a tutela degli agricoltori e

della Corte dei Conti, nel “cratere” aquilano

con insopportabile ritardo i fondi necessari

della fauna protetta. Non la pensano così

ci sarebbe un presumibile rischio di infil-

a pagare il dovuto a chi quel dovuto lo ha

gli animalisti che hanno subito fatto giun-

trazioni mafiose proprio nell’ambito della

atteso con la rabbia del sopravvivere senza

gere da più parti l’eco della loro protesta.

ricostruzione post-sisma (il Centro online,

salario per giorni infiniti.

“Lanciamo un mail bombing per ricordare

4 marzo 2014). A parte mafia, camorra e

Denari della collettività che le amministra-

all’intera giunta che la campagna elettorale

‘ndrine, bisognerebbe prestare attenzio-

zioni locali avrebbero potuto risparmiare se

per avere i voti insanguinati dei cacciatori,

ne ai danni collaterali di un risanamento

avessero provveduto a risanare il risanabile

alle elezioni del prossimo 25 maggio, sarà

aggressivo messo in atto dalla vanagloria

in altro modo. E quale sarebbe questo altro

oggetto di una grande campagna animalista

meritocratica. Si contano più di 10 mila

modo? Non sono pagato per gestire la cosa

che farà valere le ragioni di quell’88% degli

lavoratori, tra i 7.800 della cassa in deroga

pubblica. E neanche per scrivere. Si sorride

italiani contrari alla caccia” (il Centro online,

proscritti da 1.193 aziende e 2.725 quelli

amaro nell’ascoltare gli slogan nella immi-

4 marzo 2014).

della mobilità, prossimi alla “canna del gas”.

nente campagna elettorale. Tra ilari con-

Insomma, tutta colpa di quei figli d’ungu-

Pronta l’azione, se non proprio “pre-eletto-

vincimenti di politicanti in preda a visioni

lati. n


di

22 n.98

Musica

Fabrizio Medori

Pierangelo Bertoli Il mio ricordo

dimmitutto@teramani.info

la scaletta del concerto mi rendevo sempre più conto della quantità di brani di grandissimo valore – ed altrettanto successo - che andavo ad affrontare, e molti di essi avevano fatto, che io lo volessi o meno, da colonna sonora di molti momenti fondamentali della mia vita. Due o tre settimane dopo quella telefonata

L

mi trovavo catapultato su un palco della pro-

programma televisivo di fine anni 70, con-

di uno dei miei miti giovanili! Per cinque anni

dotto da Renzo Arbore, che fra gli altri aveva

abbiamo attraversato l’Italia in lungo e in

“lanciato” il mio concittadino Ivan Graziani.

largo, passando per quasi tutte le regioni, e

Probabilmente il brano presentato, estratto da

conoscendoci sempre più a fondo, abbiamo

vincia romana, a fianco di una vera e propria

a prima volta che ho sentito il nome di

leggenda della musica d’autore italiana. Il mio

Pierangelo Bertoli, uno dei nuovi cantau-

percorso musicale - personalissimo e tutt’altro

tori italiani, è stato durante una puntata

che ortodosso - mi aveva finalmente portato

di “L’altra Domenica”, indimenticabile

ad una svolta di livello professionale, a fianco

suonato su ogni genere di palco, affrontato ogni genere di pubblico, e risolto ogni genere arrangiamenti diretti, essenziali e curatissimi,

di problema, pratico o tecnico, ma ogni sera

lontano anni-luce dal classico suono dei gruppi

abbiamo visto le facce sorridenti di chi stava

che accompagnavano - in maniera piuttosto

nelle prime file, vicino a noi, e abbiamo can-

deprimente - la maggior parte dei suoi colleghi

tato e suonato insieme a loro. Poi, di nuovo in

di allora. Fui molto colpito anche dalle parole

macchina a parlare di musica, di politica, delle

delle canzoni e delle presentazioni dei brani.

nostre rispettive famiglie. Quando, durante

Ricordo in particolare Non Finirà, amara e ro-

l’ultima tournee, quella del 2001, mi chiese

mantica storia di una giovanissima prostituta,

un parere sugli arrangiamenti del disco che

e Pescatore, l’hit del momento. Parecchi anni

stava registrando in quel periodo, con altri mu-

dopo, nella primavera del 1997, la sorte mi ha

sicisti, 301 guerre, mi dette una grandissima

inaspettatamente portato a contatto con l’ar-

dimostrazione di stima e di considerazione.

tista e, immancabilmente, con l’uomo Bertoli:

Oggi mi manca moltissimo il suonare in quel

un concerto, era Rosso Colore, perché ricordo

con mia grandissima sorpresa, ricevetti una

modo, fare il musicista professionista, ma mi

bene che, oltre alla imponente e bonaria figura

telefonata dal mio vecchio amico Vincenzo

manca molto di più Pierangelo, mi mancano

del “cantautore disabile”, mi colpì molto la

Irelli, da anni tastierista di Pierangelo, che mi

le nostre lunghe chiacchierate sulla musica,

sua capacità di affrontare temi politico-sociali

chiedeva di entrare a far parte del gruppo di

sulla politica, sulle nostre rispettive famiglie, e

importanti, senza lasciare l’aspetto musicale

Angelo, come chitarrista e corista. Iniziò in

ancora di più mi manca quel sorriso attraverso

in secondo piano. All’epoca avevo più o meno

quel momento un’avventura musicale, durata

il quale, durante il concerto, mi comunicava

quindici anni e nel giro di pochi mesi ascoltai

fino alla dolorosa scomparsa di Angelo, che ha

che per lui, come per me, stare sul palco non

diversi altri brani di quel cantautore così mo-

decisamente cambiato la mia vita. Studiando

era un piacere, era una Gioia. n

derno nelle scelte artistiche, e mi innamorai dei suoi primi successi: Per Dirti T’Amo, Eppure Soffia, A Muso Duro. Fu così che, a cavallo fra il 1980 e l’81 Pierangelo venne a suonare nella mia città, Teramo, dove ancora oggi, a distanza di quasi venticinque anni, è raro poter assistere ad un concerto. Suonò al Cinema Smeraldo, ed il successo della prevendita fu così ampio da portare gli organizzatori a chiedergli di tenere, oltre allo spettacolo mattutino, per i ragazzi delle scuole, e a quello serale, anche un terzo spettacolo, subito dopo quello serale. Io, sedicenne appassionato di rock, assistetti al primo dei due concerti serali, e rimasi seriamente impressionato dall’impatto sonoro della musica di Pierangelo, sorretto da


di

Carmine Goderecci

L’oggetto del desiderio

La spilla

N

di Oro e Argento Gioielleria dal 1989

23 n.98

Nel basso impero la fibula a tre frange segnalava il potere supremo e, verso il V secolo, alla spilla da balia si sostituisce una spilla a medaglione, da portare sulla spalla che appuntato al centro del petto. Dall’epoca barbarica al Rinascimento la spilla è monile maschile e femminile, con funzioni ornamentali e talismaniche.

ell’antichità la spilla era molto

Nel linguaggio degli emblemi la spilla

più di un semplice ornamento.

che collega i lembi del mantello rappre-

Usata da uomini e donne infatti

senta l’amore e l’amicizia come pure

essa assolveva alla funzione di

l’esprimere la congiunzione fra la natura

chiudere e fermare vesti e mantelli.

umana e la e quella divina in Cristo.

Nella Grecia antica la fibula d’oro aveva

Il Seicento la rappresenta incastonata

una funzione prevalentemente pratica,

di diamanti e trasformata nel volumino-

ma nelle Roma Imperiale essa divenne

so devant de corsage, mentre nei due

un gioiello, tanto che nelle case patrizie

secoli successivi prenderà la forma à

vi era uno schiavo incaricato di pulire e

sevigné, un fiocco a più elementi rivolti

conservare le sole fibule.

verso il basso e a “ bouquet” fiorito di

Si narra che a Roma esisteva una sorta

brillanti.

di rituale magico-religioso chiamato

La moda della spilla non declinerà

infibulatio per conservare la forza agli

neppure agli inizi del XX secolo e con il

atleti, la voce ai cantanti, la purezza agli

decò, 1925, raggiungerà il suo massi-

infanti. Nella spilla la virtù di chiudere

mo splendore divenendo elemento di

le vesti si associava a quella simbolica

eleganza e segnale di distinzione per la

di proteggere le virtù dell’individuo.

donna contemporanea. n


di

24 n.98

Sanità

La Fondazione Umberto Veronesi premia i giovani ricercatori. Due teramani tra di loro

U

na Roma blindata, in attesa del Presidente USA Obama, ha accolto la Fondazione Umberto Veronesi con il Presidente prof. Paolo Veronesi e il suo staff, al Campidoglio, nella Sala Giulio Cesare, per l’assegnazione dei Grant 2014. Più di 150 borse di studio sono

state elargite dalla Fondazione U.V. ai giovani ricercatori, impegnati nella ricerca scientifica ed oncologica. La Delegazione teramana della Fondazione, presente a Roma con la Presidente prof.ssa Anna Maria Camerino e il Sindaco di Teramo dott. Maurizio Brucchi, si è complimentata con i due ricercatori teramani : Daniela Di Giacomo e Filippo Lococo, vincitori di due borse di studio. I giovani studiosi hanno superato brillantemente, con i loro progetti, la complessa selezione. La biologa Daniela Di Giacomo condurrà la sua ricerca sulle tematiche relative “La nuova piattaforma biotecnologica diagnosi di predisposizione al cancro al seno” presso l’Università dell’Aquila, mentre il progetto di Filippo Lococo, medico, specializzato in chirurgia toracica, riguarderà la “Diagnosi precoce del tumore al polmone”e verrà condotto presso l’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Il Sindaco Brucchi, medico, chirurgo, senologo, figura importante nell’ambito della prevenzione e la cura del tumore alla mammella attivata dalla ASL di Teramo, ha avuto parole di apprezzamento per i giovani

Floriana Ferrari

dimmitutto@teramani.info

ricercatori teramani che intraprenderanno percorsi importanti nel campo della ricerca scientifica. Lo stesso Presidente della Fondazione prof Paolo Veronesi nell’accogliere il Sindaco si è complimentato per l’ impegno e il lavoro importante che svolge in città, non solo come politico ma anche come medico, soprattutto nell’ambito della prevenzione dei tumori di cui è il principale promotore. Del resto lo stesso Brucchi ama ricordare il ruolo significativo che ha avuto il prof. Umberto Veronesi, fondatore della Fondazione che porta il suo nome, scienziato, fondatore dello IEO, nella sua formazione professionale ed umana, e la possibilità che ha avuto, a Milano, in qualità di chirurgo ed allievo di U. Veronesi, di operare i pazienti accanto al grande scienziato. Il prof. Paolo Veronesi, erede dell’illustre genitore, per le doti umane e professionali, e con la stessa passione per la ricerca scientifica, la stessa carica empatica nei confronti della gente, la stessa voglia di lasciare una traccia emozionale in quanti lo ascoltano, prima di premiare i vincitori delle borse di studio, ha sostenuto che“ La Fondazione è un vivaio di eccellenza ed un punto di riferimento nella comunità scientifica internazionale. Oggi, grazie alla ricerca i casi di guarigione dei tumori alla mammella sono raddoppiati. E’ migliorata la qualità della vita e la diagnosi precoce con mezzi sempre più sofisticati. E’ importante perseguire e diffondere i fattori di rischio, la conoscenza delle patologie oncologiche, per evitare la malattia. La ricerca scientifica ci consente di vivere di più, nella società chiunque può contribuire al progresso scientifico, le risorse economiche sono ridotte al lumicino, per questo serve una strategia condivisa nella società, cittadinanza, scuola, impresa, per seguire un modello virtuoso per la ricerca. E’ importante consentire ai giovani di condurre ricerche all’estero, ma è importante farli rientrare dopo il percorso formativo. I nostri ricercatori sono i migliori al mondo e la nostra Fondazione li sostiene da undici anni.” Per il prof. Giovanni Puglisi , Presidente Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, intervenuto alla cerimonia dei Grant, “la Fondazione U.Veronesi ha saputo riconoscere il merito, e la presenza di tante donne ricercatrici meritevoli ha determinato la migliore percentuale di presenze femminili, senza bisogno di quote rosa. La valorizzazione dei giovani del nostro Paese, la valorizzazione delle capacità sono prodotti di una politica lungimirante, di investimenti mirati. E’ importante l’aiuto dei meno giovani ai giovani per la realizzazione dei loro potenziali. Grazie ai progetti di ricerca la costruzione della pace, attraverso l’alfabetizzazione del valori culturali, rappresenta un sinodo di progresso e cultura. La pace non si tiene sui trattati, ma attraverso un’equa distribuzione delle risorse, non serve declamare la pace ma realizzare la cultura dei fondamenti costitutivi della pace, la sensibilizzazione delle coscienze. La Fondazione U. Veronesi per il merito e la conoscenza è una cassa di risonanza ed autorevolezza”. Per il Comitato Etico e Scientifico è importante, nei progetti, la valutazione bioetica, i principi e valori, la valenza morale, la qualità e la solidità scientifica. Nell’ambito dell’assegnazione dei Grant 2014, per la qualità elevata dei progetti, le valutazioni sono state complesse. Più di 400 progetti di ricerca da valutare, un grande lavoro , ma una piacevole lettura, in cui emergevano la passione, la voglia di conoscenza e di arricchimento. E’ stato difficile dover scegliere. Per la giovane Ricercatrice Chiara Segré “Ricercare è imparare l’umiltà, avere perseveranza, tenacia. Ci vogliono occasioni concrete e sostegno per poter continuare a lavorare, realizzando un progetto di vita professionale”. Significativo il messaggio del prof. Umberto Veronesi che, in videoconferenza ha voluto ribadire l’importanza della cerimonia dei Grant, l’occasione per la Fondazione di dimostrare il lavoro e l’impegno nella ricerca scientifica. “E’ importante credere nella scienza” ha chiosato. n


MENSILE DI INFORMAZIONE DELLA CITTÀ DI TERAMO

Comunicato preventivo per la diffusione di Messaggi Pubblicitari Elettorali Modalità dell’offerta per l’accesso agli spazi sul periodico mensile “Teramani” destinati ai Messaggi pubblicitari per le Elezioni per il rinnovo dei Sindaci e dei Consigli Comunali, per l’elezione del Presidente della Giunta Regionale e per il rinnovo del Consiglio Regionale della Regione Abruzzo, per l’elezione dei membri italiani del Parlamento Europeo, fissate per il 25 maggio 2014. Ai sensi della legislazione vigente ed in attuazione alle Disposizioni dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, si stabilisce che: a) gli spazi elettorali saranno offerti a tutti i partiti, a tutte le liste e naturalmente a tutti i candidati che ne facciano richiesta; b) il termine di prenotazione dello spazio pubblicitario e per la consegna del materiale relativo è fissato per il 10 maggio 2014; c) I messaggi elettorali saranno pubblicati sul numero di Maggio di “Teramani” in distribuzione dal 17 Maggio 2014; d) È previsto unicamente il pagamento anticipato. Domicilio eletto per eventuali consultazioni del codice di Autoregolamentazione, contenente le condizioni generali e le tariffe degli spazi pubblicitari: Teramani di Marisa Di Marco, Via Paladini, 41 - 64100 Teramo - Tel. 0861.250930.


26 n.98

di

Cinema

Crisi

L’esordio di un maestro, Ingmar Bergman

Leonardo Persia

dimmitutto@teramani.info

Jenny (Marianne Lofgren) è la madre vera, con tutte le stimmate della donnaccia del cinema d’epoca, un po’ pingue, fumatrice non-stop, abiti glamour, truccata nel viso e nei gesti, fissa oscena per gli uomini. Aveva affidato la piccola Nelly alla dimessa Ingeborg (Dagny Lind) dal volto emaciato, insegnante di piano la cui vita è stata tutta concentrata in quella bimba che, adesso donna, vive con trepidazione l’attesa del primo ballo e del primo bello. A quello che, per la gioia sempre moderata della mamma adottiva, le fa una corte ordinata, tal

M

Ulf (ribattezzato Uffe, cioè uffa: Allan Bohlin), la ragazza non riesce a

glia, il suo primo film da regista. Riscrittura totale, pur nel manteni-

una risata cannibalesca come due libertini sadiani pronti a ingurgitare

mento dei topoi che ne sono alla base. Contrapposizione paese/

la piccola preda innocente. Nelly, virginale e spaurita, sembra Justine,

dir di sì. Quando arriva la madre biologica, con al seguito il bellimbu-

omento che separa: crisi. Momento costituito dall’arrivo in

sto Jack (Stig Olin), lei si lascia accendere e accecare da quest’ultimo,

una piccola città, dove ogni cosa è al suo ordinato posto,

decidendo di seguire la prima, maschera di decadenza, che la vuole

di Jenny, la bestia madre dell’omonimo dramma di Leck

con sé solo per tenersi accanto l’uomo, assai più giovane, da riattiz-

Fisher, da cui un Bergman 27enne ricava, un po’ controvo-

zare con tale bocconcino. Sul treno, scena choc, i due esplodono in

grande città, con giovane donna che,

capro da azzannare. Ma...

sedotta, passa dal primo alla seconda, ne

La dicotomia bergmaniana non è, e non

è delusa e, pentita e deprivata dei grilli

sarà mai dopo, quella manichea di uno dei

che le stuzzicavano la testa, torna all’ovile

tanti drammi morali degli anni ’40. Il due

per sposare l’uomo tranquillo che aveva

si ri-raddoppia nel suo numero feticcio

disprezzato, dimentica dell’amore andato

quattro, magico anche per Sade. E’ quello

a male della city.

che ricomprende (rispetto al tre supposto

Non dramma straziante, quindi, come av-

perfetto) il quarto incomodo del diavolo,

verte una voce off, ma dramma quotidia-

dell’oscurità, del sesso e della morte.

no: quasi una commedia. In cui, battuta

Numero d’ordine fondato e compiuto dal

della protagonista, si può essere talmente

disordine, il quarto elemento che chiude

felici da aver mal di stomaco. E dove il

il cerchio (o il quadrato), contaminando

sipario è la tenda di una finestra. Invece

tutti gli altri elementi. Per questo, Kris è

Bergman ne fa una tragedia sconquassan-

una scatola cinese di crisi, all’interno della

done le interiora e mettendone in forse

quale ciascuno separa (κρίνω, krino) e

l’apparente tranquillità di luoghi comuni

sceglie, pensando (κρίνομαι, krinomai).

e narrativi. La forma è tradizionale, domi-

Il concetto della critica/crisi è esplorato

nata con fluidità e padronanza, benché

radicalmente, etimologicamente e in tutte

il film fosse stato realizzato in un clima

le sue contrapposte sfumature. Anche

umano non proprio pacifico.

in quella di interpretare sogni e segni (in

Sfilano già tutti gli elementi profilmici del

questo caso le convenzioni narrative).

grande autore a venire: specchi, finestre,

Ingeborg, malata di cancro, sola e privata,

acqua, estate, treni, sigarette, teatri,

per ignobili fini, del suo unico affetto, non è

manichini, luci evanescenti, chiaroscuri

la mater dolorosa del testo originale. Con-

taglienti. Tematicamente: amori frustrati,

tiene già in sè il carattere delle madri (e dei

incapacità di essere autentici, scoper-

padri) di Bergman, i cui figli sono soltanto

ta del principio di (ir)realtà, famiglie

giocattoli al servizio delle loro fisime. Dal

ammorbanti, malattia, morte. Espulsione

personaggio inizia la sarabanda genitoriale

dal paradiso (artificiale). “Se nella vita si vogliono delle cose, bisogna

che arriverà, strada facendo, al culmine, con l’ Ingrid Bergman di Sin-

esserne pronti a pagare il prezzo”. Tutti lo pagheranno assai caro,

fonia d’autunno (anche lei pianista) e al frustratissimo, incestuoso

soprattutto perché, nella riproposizione dello schema eden piacere/

padre (ancora musicista) della giovane violoncellista dell’ultimo Sa-

inferno realtà, il film sa andare oltre, in un costante affilamento di

rabanda. Si veda la sequenza nella quale viene introdotta la donna,

unghie e di sguardo già fuori dal comune.

intenta a umiliare e a insegnare a un marmocchio che nello sguardo

L’opposizione principale dei due luoghi geografici si estende a

ha già l’odio che rinfaccerà, da adulto, a un qualche altro genitore, in

due madri tra le quali è sballottata, confusa, la protagonista Nelly

qualche altro futuro film di Bergman. La donna desidera per la figlia

(Inga Landgré), una diciottenne che sta vivendo la sua estate, come

un destino grigio quanto lo è stato il suo.

molte altre future eroine bergmaniane. Prima dell’inevitabile arrivo

Nel finale, curva e dietro le quinte, osservatrice integerrima con

dell’inverno/inferno che, dopo il culmine gioioso, la vita offrirà a lei,

integerrime battute, sembra lei la vera manipolatrice, non Jenny. In

come a tutti.

entrambe le situazioni “materne”, Nelly era stata pre-determinata, con


capisce quanto sia falsa; Jack osserva la lo-

precipitato ad un inferno vero, per colpa di

candina di uno spettacolo (altro specchio) e

una vergine, specchio esemplare di virtù.

si spara in faccia. Per ironia, il volto gli viene

Tuttavia Bergman rinuncia persino alla facile

27

coperto con un giornale, altro messaggero di

conclusione, in fondo rassicurante, dei buoni

falsità. Questa la scena primaria a cui assiste

ribaltati in cattivi. Ingeborg afferma di non

n.98

Nelly. La crisi dei suoi “genitori” distanziati e

avere più paura, guardando Nelly e Ulf final-

simbolici, nella cui eccentrica composizione

mente insieme. Lo spettatore invece capisce

alberga tutto un allusivo sentore di turpitudi-

che loro, i savii, sono tutt’altro che emendati,

e statuarietà di parole, gesti, sentimenti. Un

ni edipico-incestuose, è stata determinata da

pur nella loro negatività acquisita. Nessuna

mondo di marionette. Non a caso il dramma

lei e dai suoi occhi. Veri, buoni. Implacabile

catarsi: il circolo si è riavviato diabolicamen-

esplode tra un teatro e un salone di bellezza,

sguardo morale. Quello che Jack definisce

te, perpetuando scontento. Messi in crisi allo

preceduto da un’intermittenza di luci al neon

“un’ancora nella realtà”. Quindici anni dopo,

stesso modo dei cattivi, ognuno condizio-

che sottolineano la precarietà sfuggente

con L’occhio del diavolo, anche Don

nato dall’altro. L’inverno è arrivato. L’inferno

dell’esistere. Jenny si guarda allo specchio e

Giovanni, da un inferno coreografico sarà

sono gli altri. n

Jenny che le aveva imposto Jack, allo stesso modo in cui la madre adottiva aveva fatto con Ulf. Mai visto un happy end più triste. Sguardi mai appassionati, freddezza del contorno, ritorno all’incipit con la consapevolezza amara di aver decifrato l’autentica essenza di tanta immobile calma apparente. E la ragazza che, con totale e irreversibile disincanto, finisce per accettare solo quello che l’esistenza può offrire: finzione, convenzione, nessuna possibilità di scelta. Né qui né lì. “Bisogna continuare a vivere. Non dobbiamo scoraggiarci di fronte alle avversità” sentenzia Ingeborg. E pensare che la ragazza era fuggita dalla città perché ne aveva smascherato l’artificiosità elevata a legge, la recitazione dentro e fuori lo spettacolo. Manichini veri e manichini falsi, personaggi statuari alla stazione


di

28 n.98

Antonio Parnanzone

La storia

Aldo l’Albanese

N

dimitutto@teramani.info

tanti, mentre i suoi genitori, più radicati sul territorio, non vogliono abbandonare la loro umile casa. Sposato con una bambina di appena cinque anni, decide di tentare l’avventura e lo fa in gran segreto sapendo che non avrebbe mai avuto l’approvazione della famiglia. Incarica il cognato di avvisare i genitori quando non li vedrà più tornare a casa, promettendo che dall’Italia farà avere presto sue notizie. Porta con se l’occorrente per il cambio di vestiti per i componenti la famiglia e il necessario per sfamare la piccola. In tasca ha i soldi per la traversata (il guadagno di tre anno di lavoro), qualche spicciolo per il taxi quando arriverà a destinazione e niente più, neanche i documenti personali perché se presi sarebbero facilmente identificabili e rispediti al paese di origine. A Valona lo attende un componente l’organizzazione per la

on ha niente in comune con il romanzo di Ignazio Silone “l’avventura di un povero cristiano” la storia di Aldo, albanese arrivato clandestino in Italia ora con regolare permesso di soggiorno illimitato in attesa di cittadinanza italiana, ma può

essere ugualmente intitolata come il celebre romanzo dello scrittore marsicano. Aldo è di fede cristiana e la sua odissea ha dell’incredibile al pari di tante altre di suoi connazionali arrivati in Italia nei primi anni duemila. Di nazionalità albanese da generazioni immemori, il suo nome è italianissimo. In omaggio all’Italia e alla zia sposata con un militare italiano, il padre per riconoscenza sceglie per il primogenito il nome Aldo. Nato nel 1964, vive in minima parte il buio periodo storico del suo paese di origine per ovvi motivi di età. I genitori e i nonni, invece, subiscono l’efferatezza della dittatura comunista. Nei primi anni quaranta suo padre, benestante, viene privato di tutti i possedimenti e ridotto ad una esistenza di stenti al pari dell’intera popolazione albanese. Durante la dittatura Aldo, ormai cresciuto, e la sua famiglia sopravvivono lavorando in un calzaturificio. Pochi spiccioli bastano per il necessario, il voluttuario lo si vede solo sugli schermi della Tv. Dall’Italia arrivano immagini di intrattenimento (Sanremo in primis) e di negozi pieni di ogni ben di dio. Anche i sogni sono proibiti dalla dittatura perché la TV italiana la si può vedere di nascosto con le finestre chiuse. La fine del regime fa posto ad una traballante democrazia che presto viene sconfitta dai nostalgici comunisti e proprio in questo periodo accade l’irreparabile. L’azienda dove lavora Aldo viene svaligiata e tutte le attrezzature portate via, non si sa dove e da chi. Si suppone dalla delinquenza organizzata che imperversa in quei momenti di anarchia totale. Non c’è più lavoro per l’intera famiglia e quindi l’interrogativo è d’obbligo: cosa fare? primogenito di cinque figli Aldo cova dentro di se la voglia di andar via, direzione Italia, come fanno in

traversata, ma vista la forte affluenza deve attendere due giorni prima di partire. Lontano dal porto su una spiaggia isolata, a mezzanotte del 1° luglio 2001 la famiglia sale sul gommone insieme ad altri trenta connazionali. Non ci sono luci e le correnti del mare nello stretto di Otranto spesso creano onde alte che mettono a rischio la traversata. Per il viaggio di sola andata basterebbero due ore ma , per eludere la sorveglianza delle vedette della marina italiana, ne sono necessari più del doppio, virando prima verso la Grecia per poi riprendere la rotta verso l’Italia. Cinque ore drammatiche al solo chiarore della luna con il cuore in gola terrorizzano Aldo e gli altri rannicchiati sul gommone. Il natante è abilitato a solcare il mare per poche centinaia di metri a largo delle coste, per l’occasione invece viene adibito a traghetto per condurre i disperati nell’altra sponda dell’Adriatico. Paura e disperazione affliggono i passeggeri, ma non c’è altro da fare se non arrivare dall’altra parte e sperare di non esser catturati e rispediti indietro. La fede è di grande aiuto in momenti drammatici come questi quando la razionalità non da più certezze. Aldo assopito e nel silenzio abbraccia moglie e figlia e prega affinché la provvidenza li aiutino ad arrivare sani e salvi nell’altra sponda del mare. L’approdo è alle prime luci dell’alba sugli scogli della Puglia, ma non ricorda dove. L’odissea continua sulla terra ferma perché in territorio straniero c’è la gendarmeria italiana a turbare l’animo dei clandestini. Si incamminano per raggiungere la stazione di Bari, destinazione ancora molto lontana. Per alleviare il viaggio , l’organizzazione clandestina mette loro a disposizione un furgone per trasporto merci. Non c’è altro da fare che approfittarne, ma la bambina di Aldo stremata rischia il soffocamento perché oltre al buio non c’è aria di ricambio nell’abitacolo di fortuna dell’automezzo. La piccola rischia molto, stremata dal viaggio e con poco ossigeno. Una pattuglia della Polizia ferma il furgone per un controllo e così il carico umano viene scoperto. I gendarmi bloccano l’autista, ma non i passeggeri i quali si dileguano nella boscaglia circostante. Frastornati e assillati dall’incubo di essere presi e rispediti in patria vagano senza meta nei dintorni. La ragione e la necessità convince l’insolita comitiva a riprendere il cammino, prima però si tolgono di dosso i vestiti sudici e bagnati per indossarne altri più puliti


vuole più saperne di tenerlo in casa. Non si sa

italiana, infatti, protegge la maternità

bene perché, ma il motivo sembra da

indipendentemente dalla nazionalità della

ricercare nell’aspettativa economica del

gestante. Alle donne clandestine in maternità

29

congiunto che Aldo non riesce a soddisfare

vengono concessi i permessi di

essendo clandestino e lavoratore in nero mal

soggiorno,unitamente ai mariti, per il periodo

n.98

pagato. Trova riparo in casa di un altro

di gestazione pari a nove mesi. Nella loro

parente, ma la condizione di clandestino non

intimità la coppia realizza il sogno della vita in

gli permette di avere una decente esistenza

Italia procreando un altro figlio e dopo due

costretto nell’anonimato e senza identità.

mesi , accertata la gravidanza, come per incanto i permessi di soggiorno sono pronti. Riacquistata la dignità del proprio nome e

per non dare nell’occhio agli abitanti della

cognome, entrambi i coniugi riescono a

zona e alla polizia italiana. Un commerciante

trovare lavoro regolare, ancorché precario,

di frutta si commuove e offre una banana alla

per soddisfare i bisogni primari della famiglia,

bimba. Aldo vuole pagare, ma il commercian-

presto con una unità in più. Il bimbo appena

te si rifiuta di prendere il denaro in segno di

nato ha ridato dignità ai genitori dopo

solidarietà per il loro dramma avendo capito

un’avventura tra mare e terra degna di essere

che sono clandestini albanesi. Tra stenti e

oggetto di un film di avventura. Una storia di emigranti simile a quella di fine ottocento,

paure arrivano a Bari. Ognuno di loro prende una destinazione diversa per accordi presi

Nella vita un po’ di fortuna non guasta mai e

ancorché in piena modernità negli anni

con conoscenti o parenti giunti sul luogo a

in questo caso Aldo può dirsi soddisfatto

duemila, quando nostri connazionali

prelevarli. Aldo lo aspetta un parente della

perché un poliziotto gli fornisce una buona

sbarcavano nei pressi di New York dove

moglie residente ad Ancona. Salgono sulla

informazione. Non avrebbe mai immaginato

restavano spesso senza trovare lavoro e

sua macchina e finalmente l’Italia sembra

che per emergere dall’oblio della clandestinità

senza i denari per tornare indietro. Quella di

essere conquistata dalla giovane famiglia

sarebbe bastato un semplice atto di amore

Aldo almeno ha un lieto fine ed è sufficiente

albanese, ma non è così perché la sorpresa è

con la moglie. Non costa niente e soprattutto

per rendere felice una famiglia che ha pagato

dietro l’angolo. Appena quindici giorni dopo

non bisogna chiedere permesso a nessuno, è

lo scotto di una dittatura crollata sotto il peso

Aldo si trova per strada perché il parente non

sufficiente solo la loro volontà. La legge

della sua stessa inefficienza. n

Calcio

Il Teramo

Antonio Parnanzone di

L

ha voluto rischiare nulla, volontà più volte espressa dal Presidente Campitelli fin dall’inizio. Una squadra costruita per vincere e con un programma minimo imposto dalle regole: ottavo posto. Lo spirito vincente del Presidente non ha lasciato spazio al risultato minimo perché in quella posizione era troppo vicino il baratro della Serie D. Tenersi lontano era prudente e dominare dall’alto era come dire alle altre contendenti: sono affari vostri. Dopo tanto dire e fare, finalmente all’orizzonte è comparso il traguardo di stagione. Con quattro turni in anticipo sul calendario, il Teramo ha acquisito il diritto di partecipa-

a festa si ripete come le altre negli anni passati, anche quando

re, nella prossima stagione, nella Lega Pro Unica.

la stagione non è stata pienamente confortata dal risultato. C’è

Appena sei anni per ritrovare una categoria toccata dal Teramo

soddisfazione per un’annata ancora vincente, ricca di valori del

poche volte nella sua lunga storia. Due artefici su tutti: Luciano

calcio a cominciare dalla qualità del gioco, dalle ottime individualità e

Campitelli ed Ercole Cimini. Un binomio vincente pieno di entu-

dalla volontà di vincere.

siasmo e tanta voglia di

Un campionato condotto

fare calcio. Il legittimo

sempre in prima fila, in al-

scetticismo che accolse i

cuni momenti di grande in-

cugini di campagna, ben

tensità, in altri un po’ meno

presto si è trasformato

, con un finale un po’ a

in gratitudine per il gran

sorpresa. Ingredienti di una

lavoro svolto. Apprezza-

lunga stagione singolare per

mento si, ma soprattutto

le regole che l’ha caratteriz-

capacità ha dimostrato la

zata. Nove vincitori , di fatto nessun vincitore se non la permanenza

Società nel gestire campionati di vertice, indipendentemente se a

nella terza serie nazionale dove erano già con un gradino più basso,

conclusione di annata è stato primo posto o poco giù di li. Sempre a

ma sempre in quella serie. La strana formula ha condizionato pro-

tirare la volata per cercare di spuntarla e mai nelle retrovie a soffrire

grammi, budget, obiettivi a breve e lungo termine delle società coin-

situazioni inconcludenti. Essere arrivati vuol dire anche restarci per

volte. Un mix di situazioni che nell’arco nello svolgimento del torneo

non vanificare tanti sacrifici. È l’obiettivo che la Società si propone

hanno alimentato speranze, delusioni e aspettative. La Società non

per l’immediato futuro. n


30 n.98

dalla

Sport

Redazione

Pallamano

L

dimitutto@teramani.info

squadra teramana. Ed altri ancora. Per quanto concerne la femminile vogliamo segnalare una società teramana della quale si è sempre parlato poco: la Torelli Teramo che svolge da tantissimi una meritoria attività giovanile. Quest’anno disputerà le finali nazionali Under 18 dopo aver vinto il titolo regionale. E non è la prima volta.

a Teknoelettronica chiude la sua sta-

Per quanto riguarda invece l’Artrò – Globo –

gione 2013/2014 contro il Romagna

Alianz Teramo, dopo aver fallito i play off ed

Imola al PalaGiorgioBinchi. Trattasi

aver fin troppo faticosamente, nonostante

dell’ultima occasione pe conquista-

le sbandierate velleità, ha conquistato la

re la prima ed ultima vittoria nei play off.

permanenza in A1 nei play out, ha cessato

Qualora ciò non dovesse accadere resta la

agli impegni futuri. Franco Chionchio sta la-

la sua attività. Ci pare curioso, e ne abbiamo

soddisfazione di avere comunque conser-

vorando con grande impegno, forse memore

tutta l’esperienza per dirlo, che una società

vato la A1 ed aver dato la possibilità alle

degli insegnamenti di Ante Sabic che creò

così attrezzata e con un triplice sponsor,

giovani promesse del vivaio di misurarsi con

a Teramo un movimento giovanile che altre

abbia deciso di non proseguire la propria at-

atleti ben più esperti che componevano le

squadre ben più titolate come il Volani Rove-

tività ancora per qualche tempo per non la-

altre squadre.

reto, Cividin Trieste, Firs e e Banco Roma di

sciare troppo spazio dalla fine della stagione

Questo ha permesso anche di mettere in

Roma ci invidiavano. Da segnalare che già si

alla ripresa del prossimo campionato. Voci di

luce il grosso lavoro che sta svolgendo il

vedono i primi frutti di questo grande lavoro

corridoio ci spingono a pensare che ci siano

tecnico Franco Chionchio su giovani da

in Stefano Arcieri che ha grosse possibilità

problemi grossi e di varia natura. Ci auguria-

plasmare e condurre a disputare più che

di entrare a far parte della rappresentativa

mo che queste voci vengano smentite.

dignitosamente le finali Under 20 che si

nazionale Under 16. Stefano Arcieri rappre-

Apprendiamo che Pierluigi Montauti ha avu-

disputeranno a fine maggio in sede da stabi-

senta la punta di un gruppo composto da Di

to, proprio nel momento in cui scriviamo, un

lire. Si parla di Chieti che ha avanzato la sua

Giandomenico Pasqualino nazionale Under

colloquio con il presidente federale Purromu-

candidatura. Va dato merito alla società che

20, Toppi Paolo centrale, Riccardo Di Giulio

to, colloquio che dovrebbe sancire il rilancio

sta permettendo al tecnico di lavorare con

ala, l’eclettico Barbuti Davide in gradi di rico-

in ambito nazionale ed internazionale della

estrema tranquillità sui propri allievi i quali

prire diversi ruoli e i pivot Piermarini Diego

Coppa Interamnia e di conseguenza della

avranno ancora più di un mese per affinare

e Luongo Stefano che ha grosse possibilità

pallamano teramana. Con tutti i benefici

le proprie capacità, periodo che li preparerà

di diventare la spina dorsale della futura

anche economici per la nostra città. n


Teramani 98  

Teramani, n. 98 - aprile 2014

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