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Editoriale a cura del direttore Stefano Quagliozzi

Le ragioni del si e quelle del no

Si susseguono in questi giorni ipotesi di sforamento del parametro fissato da precedenti accordi dei governi italiani con l’Unione europea, per un graduale rientro del debito pubblico, nota zavorra sulle nostre spalle come su quelle di 60 milioni di connazionali. In verità il limite massimo consentito dai Paesi che adottano l’euro come moneta, senza andare incontro a sanzioni, sarebbe il 3% del rapporto tra debito e PIL. Ma nel nostro specifico caso, essendo ormai indebitati per 2.342 miliardi di euro (sui quali tra l’altro vanno calcolati gli interessi) il caso “Italia” si presenta come particolarmente delicato sullo scenario internazionale. Ecco che allora la decisione del governo di invertire la rotta e di sospendere i precedenti accordi con la UE, con una manovra economica che raggiunge il 2,4% del rapporto deficit/PIL, anziché l’1,6% concordato precedentemente, ha aperto scenari di una possibile crisi internazionale con un’Italia che potrebbe trovarsi in difficoltà una volta che le agenzie di rating declasseranno la nostra affidabilità per la restituzione del debito e col rischio di uno “spread” a rialzo con conseguente impennata degli interessi sul debito pubblico, che potrebbe costare agli italiani anche qualche miliardo di euro in più all’anno. Le ragioni del sì all’ulteriore indebitamento, vengono perorate dal governo per giustificare investimenti e agevolazioni fiscali alle imprese proprio per far

ripartire una economia stagnante dal 2008 e che da allora ha subìto solo costrizioni e manovre contenitive stile “lacrime, sudore e sangue” piuttosto che manovre equilibrate che dessero attenzione sia al rigore, sia ai necessari investimenti per far ripartire occupazione e benessere. Ecco che in oltre dieci anni abbiamo assistito ad una decrescita (con ampie differenze con gli altri Paesi europei dell’area euro) e solo negli ultimi anni una timida ripresa con quote da prefisso telefonico, sempre molto lontana dai nostri partner europei e distante anni luce dalla crescita dei giganti asiatici o degli stessi USA che nell’anno corrente hanno toccato, anche grazie ad un taglio netto delle tasse, una crescita del PIL pari al 4,1% e una disoccupazione fisiologica che non raggiunge il 4%. Per uscire dallo stallo servono manovre coraggiose e una fermezza assoluta con l’UE che ha consentito per quasi dieci anni alla Francia di sforare il rapporto deficit/PIL ben oltre il 3% fissato dai trattati, e alla Germania di sanare con soldi pubblici il sistema bancario teutonico, in barba a qualsiasi norma di buon senso e con ferma opposizione a fare altrettanto in altri Paesi che presentano le medesime esigenze. Le nostre problematiche, sicuramente frutto di uno scellerato uso dei fondi internazionali richiesti dai governi a partire dagli anni ‘80, per tappare buchi di bilancio, si riversano oggi su noi e sui nostri figli e chissà ancora per quante generazioni.

Ma come in tutte le famiglie o le aziende indebitate che non riescono a restituire i prestiti, vuoi per mancanza di ulteriori entrate, vuoi per l’impossibilità di tagliare le spese correnti, debbono affacciarsi anche ipotesi di “vendita dei gioielli di famiglia”. Nelle famiglie saranno i risparmi o gli oggetti preziosi o i terreni e fabbricati ereditati dai nonni, nella aziende saranno i titoli, le azioni, il capitale, i capannoni, le proprietà aziendali. Per lo Stato sono le grandi società pubbliche e i Beni Culturali. E allora, provocatoriamente, diciamo che da domani mattina verrà azzerato il nostro debito pubblico, attraverso la vendita ai cinesi o agli americani del Colosseo con buona pace dei Commissari UE che fanno le pulci ad un Paese come il nostro, povero di risorse liquide ma ricchissimo di storia e di gioielli di famiglia che nessun altro al mondo può vantare.

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TABLET ROMA

TabletRoma, il giornale che si ascolta tutti i gioved’ dalle ore 19.35 alle 19.45 su Radio Roma Capitale 93 FM

ANNO 6 NO 65 OTTOBRE 2018 SOMMARIO 8 PRIMO PIANO

Toglietemi tutto ma non i miei follower

16 TABLET INCONTRA Martina Menichini

20 + DESIGN Apre a Milano Westwing

36 UN POSTO TRANQUILLO Cherofobia, la paura di essee felici

42 TABLET BIKE Tra casali e fattorie

46 TABLET NATURA Gli uccelli e il freddo

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Chi siamo TabletRoma Reg. Trib. di Roma n° 296/2012 del 19/10/2012 WWW.TABLETROMA.IT editore Tablet Edizioni di Cristina Anichini Via Difilo 41 - 00124 Roma - P.I. 13042831001 C.F. NCHCST66E63H501F anichini@tabletroma.it direttore responsabile Stefano Quagliozzi - quagliozzi@tabletroma.it progetto grafico tablet ADV Maurizio De Vincentiis impaginazione e grafica Marco Flore stampa Poligraf s.r.l. Via Vaccareccia, 41/b - Pomezia - tel. 06 9106822 pubblicità 340.340.69.70 Rita Chiodoni - pubblicita@tabletroma.it - ritachiodoni@libero.it direzione e redazione redazione@tabletroma.it tablet eventi Massimo Gallus - eventi@tabletroma.it mob. 334.39.22.475 Hanno collaborato a questo numero Ivan Alemanno, Serena Basciani, Vincenzo Ber tolini, Giorgia Conti, Gabriele Conti, Annamaria De Calisti, Diana Di Sebastiano, Barbara Donzella, Claudia D.T., Massimo Gallus, Simona Git to, Marina Grappasonni, Libreria Novarcadia, Alessandra Lino, Federica Lorenzet ti, Giovanni Masia, Sandro Massimei, Giulia Migani, Giuseppe Menzio, Giuliana Muti, Rober ta Pistagni, Alessandro Polinori, Davide Sagliocco, Luca Carlo Santagà, Lorenzo Sigillò, Alber to Terraneo, Teo

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Primo Piano di Serena Basciani

Toglietemi tutto ma non i miei follower

Un breve viaggio attraverso il potere del social network che avanza

Nello scorso numero abbiamo parlato del nuovo che avanza, e lo abbiamo visto osservando il cambiamento nel modo di ascoltare musica. Oggi vi porto, cercando di tenervi per mano, a vedere da vicino il Sacro Graal della comunicazione 2.0: i Social Network. Vi risparmio i numeri, ma comunque vi dico che se state basando la comunicazione 2.0 della vostra attività gestendo in autonomia una pagina Facebook... ecco diciamo che quel quel tempo potete impiegarlo in un massaggio rilassante, perché l’incremento che la vostra attività avrà dalla pagina face autogestita sarà lo stesso che avrete se affronterete la giornata di lavoro più rilassati e aperti al mondo grazie ad un sapiente massaggio. Il mondo della comunicazione passa inevitabilmente attraverso i social, e solo la pagina Facebook ormai non sposta quasi di niente. È un servizio in più che date ai vostri clienti già fedeli, un mezzo attraverso cui

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potete raggiungerlicon più velocità. Se usate la pagina face per la vostra attività fatelo consapevoli di farlo per questo. Se, invece, cercate nuove frontiere dovete iniziare a pensare che il canale social di riferimento oggi è instagram, anche se non sappiamo per quanto continuerà ad esserlo. Vi parlo di due storie oggi. Per capirci parlando di social attraverso storie concrete, che sicuramente conoscete già. Per iniziare Instagram è talmente importante oggi che pur di raggiungere un milione di seguaci su questo canale una coraggiosa ventenne di Venafro e la sua famiglia con lei, hanno sabotato una persona a caso: sua maestà Maria De Filippi. Non avete sentito parlare della mitologica Sara Affi Fella? Vi aggiorno, lei, bellissima ventenne di Venafro partecipa con il fidanzato ad un programma estivo di Maria De Filippi. Ne esce come il volto più amato dal mondo dei social ed il suo profilo inizia a diventare popolarissimo. La mente arguta di Sara pensa allora di proporre al fidanzato un patto massonico fingendo la rottura per partecipare al ben più noto show pomeridiano della De Filippi. A settembre scorso quindi Sara si siede sul trono. Questo percorso le vale il raggiungimento di 1 milione e 200 Mila like su Instagram. Il suo profilo pullula di sponsor. Brand come Garnier pagano

circa 20.000 euro per comparire sul suo profilo. L’ascesa di Sara continua fino a che Instagram decide di riprendersi quel che da: il popolo dei social inizia ad insinuare che qualcosa di losco si nasconda sotto questa ricciolina diventata influencer in sei mesi. A settembre riapre lo show della De Filippi e nelle prime puntate Sara viene smascherata. Per i non pratici di troni e tronisti: il programma consiste in sei mesi in cui chi siede sul trono sceglie per fidanzato una persona tra un serie di pretendenti. Sara ha finto di cercare un fidanzato nascondendo quello vero nell’armadio per sei mesi grazie alla complicità dei suoi genitori. Appena la notizia si diffonde, in meno di due ore, da un milione e duecento Mila i suoi seguaci diventano circa 600 Mila. Gli sponsor comunicano l’interruzione della collaborazione con lei, che ha tradito in diretta nazionale Maria De Filippi. La mattina dopo il profilo Instagram di Sara non esisteva più. Fine di una storia d’amore tra una potenziale influencer e i social Network. Passiamo ora a chi invece dei social ha fatto la sua fortuna: Chiara Ferragni. Il suo matrimonio con Fedez é stato l’evento dell’anno. Solo su Instagram ci sono state 32 milioni di interazioni da parte degli utenti che hanno partecipato alle dirette dei protagonisti. L’ hashtag #TheFerragnez è stato utilizzato sui social 117 Mila volte (fino al 2 settembre) Con la foto del bacio sull’altare Fedez ho totalizzato (sempre solo su Instagram) 1,5 milioni di like, con la stessa foto la sposa arriva a 2,8 milioni. Perché dovrebbe interessarci parlare ancora di un evento come quello del matrimonio di Fedez e Chiara Ferragni? Perché ci parla di come cambia la società, di come cambia la comunicazione, di come cambia il lavoro di chi si è sempre occupato di comunicazione. Vi metto a confronto il matrimonio dei Ferragnez con quello di Totti e Ilary che risale al giugno 2015. Tredici anni fa i social avevano un ruolo marginale nella comunicazione e i grandi mass media la facevano da padrone perciò quello che era il matrimonio


dell’anno venne trasmesso in diretta da Sky. Diretta del matrimonio, speciale di due ore, undici telecamere dedicate. Per l’esclusiva tv dell’evento venne pagata la cifra di 30.000 euro. Tredici anni dopo, quindi: nessuna telecamera ma solo smartphone, non diretta dell’evento ma continue dirette sui profili Instagram degli sposi a partire dalla preparazione fino al risveglio del giorno dopo il matrimonio. Valore commerciale dell’operazione stimato? Siete seduti? Secondo Launchmetrics, società di monitoraggio e analisi dati web, i 67 milioni di interazioni totali delle nozze dei ferragnez in termini economici corrisponderebbero ad un introito totale di circa 36 milioni di dollari Perchè? provo ad essere sintetica: Gli stilisti che hanno disegnato (e,verosimilmente, donato) gli abiti (sposa, sposa, figlio degli sposi, damigelle, genitori, amiche, amici ecc) hanno avuto 67 milioni di interazioni. Così gli sponsor che hanno partecipato all’organizzazione ed alla realizzazione dell’evento. Quali? Due su tutti, vi porto come esempio. Alitalia ha dedicato un volo solo allo sposo e agli ospiti per raggiungere il luogo delle nozze. Trudi ha realizzato dei peluches a grandezza naturale degli sposi che hanno accolto gli ospiti del volo Alitalia dedicato e che sono stati “sguinziagliati” a girare per Noto (il paese della Sicilia dove si sono svolte le nozze). Come si traducono in guadagno per questi brand i famosi 67 milioni di interazione? Un ritorno di “comunicazione” senza confini. Non la diretta televisiva in cui si vede il proprio gadget, o l’immagine sulla rivista patinata che la settimana dopo incarta il pesce e finisce sul fondo del pattume. Ma un bacino di utenza pari a 67 milioni di volte in cui il proprio brand compare finendo direttamente nei profili social delle persone “normali” . Semplifico ancora di più: non serve che compri un giornale o accendi la tv, io (brand) sono dove sei tu (persona normale, verosimilmente attratta dal mondo del Vip). Dentro casa tua, nel tuo smartphone; quello stesso smartphone che si può collegare direttamente allo shop online dove quello che hai visto indossato dal tuo “influencer del cuore” può arrivare da te con un clic, magari mentre sei in sala d’attesa dal medico, o mentre sei in metro per andare al lavoro. Tutto semplice quindi per la comunicazione ora? Direi di no, eventualmente ancora più complicato. Credete forse che l’idea dei Ferragnez sia venuta all’ad di Trudy che aveva fatto un corso di aggiornamento sulla potenza dei social network? Io non so come sia andata ma credo che si tratti di un colpo di intuito del social manager dell’azienda o di uno dei collaboratori di Chiara Ferragni (se non di lei stessa). Provo ad immaginare la conversazione tra la Ferragni (o chi per lei) ed il responsabile marketing di Trudy: Ciao Trudy io sono tra le più importanti influencer del mondo, tra poco mi sposo e pensavo di coinvolgerti in una operazione di marketing che a spanne posso calcolare verrà rimandata in giro nell’etere circa 60 milioni di volte. Di questi 60 milioni di volte almeno dieci partiranno da me (generalmente le aziende mi pagano circa 18.000 Mila euro per un post). Ora pensavo: realizzate dei piccoli e grandi ferragnez ed io li farò vedere al mondo rendendovi top trend per almeno 48 ore Ok sto mandando da te un corriere con un assegno in bianco Immagino il finale dell’assegno in bianco per farla breve, e poi perché non oso immaginare quando può aver quotato questa idea quel fottuto geniaccio dei social che é l’impero di Chiara Ferragni. La morale della storia quale è? Se non hai un bravo social media manager ti puoi dare in faccia anche 22 milioni di follower. I tempi corrono, la comunicazione li segue, ma alla base di tutto, da Platone a Steve Jobs, io credo ci sia sempre una base solida che poggia su tre principi e che nè i tempi nè le tecnologie possono mai cambiare:

serenabasciani@gmail.com Direct Instagram: SerenaBasciani Facebook Official Page: Serena Basciani Editoria e Comunicazione

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1 lavora bene e produci qualità 2 cerca sempre delle idee vincenti anche quando sei sulla cresta dell’onda 3 affida la tua comunicazione a qualcuno capace di comunicare con qualità e con idee vincenti

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Tablet run

di Lorenzo Sigillò - immagini © di fotoincorsa.com

Ottobre mese perfetto per le prime gare in compagnia!

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Il primo impatto che abbiamo avuto con i calendari delle corse di ottobre è stata la verifica di quello che negli scorsi mesi era sembrata solo una sensazione, ma che ora possiamo confermare: le competizioni organizzate stanno diventando veramente tantissime! Ogni weekend è una scelta difficilissima rinunciare, inevitabilmente, a qualcosa. Se qualcuno storce il naso per delle organizzazioni approssimative, altri invece sono ben contenti di avere la possibilità di correre a Roma, nel Lazio o anche in corse top italiane. E soprattutto di poter scegliere tra diversi chilometraggi e tipi di terreno. In considerazione del fatto che solitamente i professionisti, o comunque chi è abituato ad affrontare le competizioni più impegnative si prepara settimane se non mesi prima, Tablet Run ha pensato che un orientamento in questo super calendario di ottobre servisse soprattutto a chi è meno abituato a distriscarsi tra le date.

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Per questo abbiamo provato a fare una selezione ottobrina, pensando soprattutto agli avventurosi, magari a chi corre da poco o comunque vuole provare per le prime volte i brividi di correre in compagnia, un piacere condito da un pizzico di competizione. Escludendo quindi maratone, grandi chilometraggi, corse top (ne parleremo sul nostro magazine online tabletroma.it, niente paura, ci sono appuntamenti meravigliosi), cari neofiti e amatori siamo qui per voi! Cominciamo sabato 6, alle 15.00, con Villa Borghese che ospita la StraWoman,

5 km non competitiva, che si svolge in diverse città d’Italia e che ora tocca anche Roma. Ottavo anno consecutivo dell’evento e tutte unite dalla missione “no alla violenza sulle donne”. E per i maschietti? Niente paura, vi aspettiamo domenica 7,ad esempio, alla 10 chilometri della 7a edizione della Run for Autism con partenza dallo Stadio di Caracalla alle 10.00. Se invece volete avventurarvi in una simpatica giornata toscana, e magari dopo bere un bel bicchiere di vino, forse anche i 14 km della Montepulciano Run, vicino Siena, potranno non apparirvi così impossibili. Domenica 14 ottobre, invece, arriva la quinta edizione della Corri per Medici Senza Frontiere e sarà l’occasione ideale per divertirsi nel noto polmone verde di Villa Pamphili. 7,5 chilometri, non proprio semplicissimi per via dei dislivelli della villa, ma sempre molto divertenti, da correre alle 10 del mattino.

Altrimenti, anche per questo weekend, vi consigliamo una gita fuori porta, stavolta nella suggestiva Viterbo, dove potrete competere nei 10 km della 11esima StraViterbo! Gran bella domenica anche quella del 21 ottobre, con una bella scelta tra divertimento e bellezza. Sì perché ci sarà la possibilità di correre a Tor Vergata nella travolgente Crazy Run di 5 chilometri, conditi da ostacoli

gonfiabili da oltrepassare durante il percorso, oppure nella Roma Urbs Mondi (già conosciuta negli anni scorsi come Hunger Run) che percorre 15 chilometri in un meraviglioso ‘tour’ del centro di Roma, a partire dallo Stadio di Caracalla. Per l’ultimo weekend del mese, vi poniamo invece di fronte a due corse da 10 chilometri alle 9:30. Una di queste è la Maratonina delle Castagne, giunta alla quindicesima edizione, da correre a Rocca di Papa altrimenti, magari per i romani sud, c’è la Dragona run (ViviDragona), nell’omonimo quartiere

tra Acilia e Ostia. Sabato,invece,ancora a Villa Pamphili,c’è una 6 chilometri di beneficenza, ormai divenuto appuntamento annuale fisso, la Corri al massimo per I.R.E.N.E. (associazione che lotta contro i tumori celebrali), con appuntamento alle 16.00. Insomma non serve essere grandi atleti, nè competere per vincere, ci sono tante possibilità per tutti e ottobre è un mese perfetto per correre, buon divertimento! Stay Tabley, Stay prime volte e Run!


Il libraio consiglia a cura della libreria Novarcadia

Giovedì 18 Ottobre, ore 18:30 IL CIRCOLO DELLO SCRITTORE CON… MARINO MAGLIANI

Lo scrittore Marino Magliano terrà il CIRCOLO LETTERARIO e incontra il GRUPPO DI LETTURA per discutere del suo libro e confrontarsi con i lettori. Per chi volesse partecipare al gruppo il libro adottato è “PRIMA CHE TE LO DICANO ALTRI”Una lettura emozionante che noi librai abbiamo amato sin dalle prime pagine e che era d’obbligo trasmettere a tutti i lettori. Buona lettura!

Sabato 20 Ottobre, ore 19:00 ROMA IN GIALLO… LA VOCE DELL’OMBRA Gli appuntamenti in libreria di Ottobre

Sabato 6 Ottobre, ore 11:00 GIALLI DA INTENDITORE

A “Torpigna” due rapinatori hanno ucciso un commerciante cinese insieme alla sua bambina, gli eventi precipitano. Adesso c’è un grosso guaio nella Chinatown romana e per risolverlo serve uno sbirro come Wu. Tra laboratori clandestini e banche segrete, inconfessabili connivenze e diaboliche speculazioni, finirà per scontrarsi con il potere delle famigerate TRIADI e con il progetto di morte di un’oscura mente omicida. Andrea Cotti riesce a trasportare il lettore in un sogno oscuro, avvolto dal mistero e da quella suspense che solo i grandi scrittori sanno trasmettere. Roma non è mai stata così crudele e affascinante. Sarà presente l’autore, interviene Cristina Anichini, Editore di TabletRoma.

Lunedì 15 Ottobre, ore 17:00 LIBRAI A DOMICILIO CON… “ALBERI SAPIENTI ANTICHE FORESTE”

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Presso il CENTRO SOCIALE di Casalpalocco, Viale Gorgia di Leontini, 171, 00124 Roma RM, Daniele Zovi incontra i lettori.Un bosco, ci dice, non è solo l’insieme degli alberi che lo compongono, e neppure la somma di flora e fauna. Un bosco è il risultato di azioni e reazioni, alleanze e competizioni, crescita e crolli. Zovi guida il lettore in questo spazio, addentrandosi sempre più nel folto della foresta, alla ricerca dello spirito del bosco. Una ricerca che, pagina dopo pagina, appare sempre più come una ricerca del nostro spirito.

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Cosa accomuna la morte di un trafficante di droga e di un anonimo dirigente d’azienda? Qual è il dono nascosto che si cela dietro le poesie di una prostituta minorenne? Sullo sfondo di una Roma di periferia accaldata, sfatta, che si sveglia al mattino tra palazzine a distesa d’occhio e viali semideserti, si intrecciano le storie di Mila e Vera e dell’ispettore Nico Torrisi. Un giallo misterioso e avvolgente che Rosanna Praturlon racconta con straordinaria abilità portando il lettore, alla scoperta di un’insospettabile verità.

Sabato 27 Ottobre, ore 11:00 NAPOLI MAGICA

Attraversare una città significa muoversi nello spazio, ma anche camminare a ritroso nel tempo. Napoli magica è un viaggio nel cuore esoterico e misterioso di una delle città più antiche e affascinanti del mondo. Da Virgilio Mago al fiume «fantasma», dalla leggenda nera di Raimondo di Sangro alla maledizione della Gaiola, dalla Sirena Partenope, demone marino o uccello antropomorfo, umanizzata al punto da morire per amore, ai misteri della città sotterranea, dal mito di Iside all’enigmatica Y di Forcella e così via.


Centro Commerciale 'Le Terrazze'


Il diario di Watson di Ivan Alemanno - www.watsonedizioni.it - watsonedizioni@gmail.com

Bibliofili per passione

Come trasformare casa in una vera e propria biblioteca.

Librerie di casa piene di volumi, scrivanie, tavoli e comodini altrettanto. Chi più chi meno ha una passione smodata per l’acquisto di libri, che poi legge o semplicemente accumula. I cosiddetti lettori forti sono preda di continue tentazioni che vociferano qualcosa simile a “Questo libro lo devo prendere per forza, lo metto insieme agli altri e poi lo leggerò”. È grazie a loro che l’editoria mantiene ancora naso e bocca a pelo d’acqua, lasciando scoprire nuovi autori e altrettanti editori.

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Ma tornando a noi, il bibliofilo è una figura importante nel panorama culturale italiano e lo si riconosce facilmente anche durante le fiere dove, armato di trolley o sacche di cotone, fa incetta di novità editoriali. La collezione di libri dà vita a una biblioteca che non è una somma di libri ma è un organismo vivente con una vita autonoma (cit. Umberto Eco). Questo essere è lì che ci osserva e genera tormento per i volumi a cui non abbiamo ancora dedicato attenzione, un rimorso che ogni tanto ci da modo di osservare la nostra libreria con venerazione. Nelle abitazioni che ho frequentato per parentela, amicizia e altre esperienze che non sto qui a raccontarvi, ho avuto modo di osservare questi esseri che per la maggior parte delle volte erano ridotti a un’enciclopedia medica o storica situata in un angolo buio del mobile della sala da pranzo. Nulla di cui meravigliarsi. Accade invece che esistano luoghi come la casa di Bruno Baronchelli. Bruno è un amico, uno di quei personaggi che alla propria passione ha dedicato un intero appartamento.

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La sua casa-biblioteca ospita quasi 65mila testi di genere fantastico, catalogati e sistemati con cura. Tutte le pareti sono rivestite di scaffali colmi di libri. Lui è presente a ogni evento di editoria, pronto a tornare a casa con le novità che il panorama narrativo italiano possa offrire. A tal proposito, nel pensare a questo articolo, mi è venuto in mente un termine giapponese coniato appositamente per l’accumulo di libri senza controllo: tsundoku. Ne avevo sentito parlare quando, anche io prima di fare l’editore ho investito migliaia di euro nell’acquisto compulsivo di volumi di ogni genere, mi resi conto che questa propensione non doveva essere solo mia ma appartenere anche ad altri e quindi potesse essere stata studiata da qualcuno. Il termine giapponese è un gioco di parole nato in epoca Meiji, tra il 1868 e il 1912, e dimostra come ci sia una storia molto lunga di persone che da sempre comprano libri che poi non leggono e semplicemente accumulano. Per cambiare registro e voler essere più filosofici, i libri che collezioniamo, siano essi letti o meno, costituiscono una biblioteca che contiene la maggior parte del nostro essere. Se per tutta la vita accumuliamo

senza sosta libri e conoscenza, il numero crescente di titoli non letti ci guarderà in maniera sempre più minacciosa. Più aumenta il nostro sapere, più si allarga il numero di libri da leggere. È importante quindi mettere in bella mostra le nostre collezioni e dar loro la giusta importanza affinché ci ricordino quanto la nostra esistenza sia fugace e quanto sia utopistico pensare di leggere tutti i libri necessari. Leggere è un esercizio fine a se stesso, il mezzo più importante che abbiamo per nutrire la mente. Il suo significato più profondo sta nella lettura stessa che dovremmo rendere continua, per il bene nostro e di tutti gli esseri intelligenti. Per questo mese vorrei suggerirvi un buon libro di fantascienza “Dies irae” di Ezio Amadini. Ci leggiamo al prossimo articolo!


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Giuliana Muti

Lasciata l'estate alle nostre spalle eccoci giunti in autunno. I nostri capelli e soprattutto la nostra cute hanno perso nei mesi caldi acqua, lipidi e sali minerali, elementi essenziali al nostro organismo. Vorrei questo mese aiutarvi a preparare la vostra cute e i vostri capelli per affrontare i prossimi mesi, e vi parlerò di quanto sia fondamentale provvedere alla loro cura e quali suggerimenti darvi per prevenirne la caduta oltre che aumentarne la ricrescita e il volume, rimpolpando le lunghezze dopo il caldo estivo. Nel periodo autunnale ďŹ siologicamente riscontriamo un aumento di perdita dei capelli durante il lavaggio e l'asciugatura, ma vorrei sfatare il mito che i capelli 'cadono nel periodo delle castagne', descrivendovi quelli che potrebbero essere i motivi reali.

Consiste in: 1) una detossinazione cutanea utilizzando prodotti speciďŹ ci dopo aver analizzato il problema, che servono a puriďŹ care il cuoio capelluto in profonditĂ riducendo le tossine esogene presenti e rendendo pronta la cute a ricevere i trattamenti successivi con maggiore efďŹ cacia. Questo trattamento viene applicato mediante il macchinario di ossigenoterapia;

Cause patologiche Si possono riscontrare delle cause di carattere ormonale, anemico, sďŹ bramenti dovuti a dermatiti o all'uso di alcuni farmaci. Oppure fattori ereditari piuttosto che motivazioni legate allo stress o a uno sbilanciamento emotivo. Motivazioni e cause in cui è indispensabile il parere di un medico. Anomalie Sono fattori che contribuiscono alla caduta e all'indebolimento del capello, come per esempio:

3) applicazione dell'hair conditioner (crema/balsamo) e sali minerali, speciďŹ ci per capelli depauperati, disidratati, privi di volume, colorati e ricci;

- un' alimentazione non adeguata che porta ad una eccessiva produzione di sebo, a una desquamazione e a prurito, terreno fertile per la caduta; - l'uso di prodotti, quali shampoo e creme, non idonei al caso speciďŹ co perchè acquistati senza la consulenza di un professionista. Per esempio prodotti particolarmente alcalini che possono contribuire alla secchezza della cute e alla perdita di colore dei capelli, oltre che all'aumento o alla comparsa di doppie punte; - gesti meccanici non corretti come l'uso della piastra senza utilizzare preventivamente termoprotettori. Su queste cause si può agire in forma preventiva e 'curativa' all'interno di un Salone bionaturale. Come? Con il wellness & blend treatment, la nostra proposta di biogenerazione naturale attraverso una serie di trattamenti atti alla prevenzione della caduta e della disidratazione del capello, e per aumentarne la crescita e l'infoltimento.

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2) una detersione (shampoo) che personalizziamo con olii essenziali. Fondamentale è l'utilizzo di prodotti a ph acido (5.5) applicabile anche sul corpo. Il detergente viene scelto in base all'anomalia che si presenta sulla cute piuttosto che sui capelli;

4) applicazione di lozioni speciďŹ che in ďŹ ale a seconda dell'anomalia, cioè desquamazione o produzione di sebo, oppure per contrastare il fenomeno della caduta utilizzando estratti di farfana, chinino e tricorexina; 5) passaggio di un prodotto per lo styling che viene stabilito a seconda del tipo di texture o del risultato che si vuole ottenere. Per esempio l'uso di una crema smoothing per allisciare ed eliminare il crespo, o di una mousse dinamizzante per elasticizzare il riccio. Presso il Salon Concept di Aessenze tutti i prodotti utilizzati sono naturali e rendono ogni gesto di bellezza un trattamento unico, capace di garantire risultati altamente performanti.

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Tablet incontra di A.T.

Martina Menichini, un’artista polivalente

L’arte è da sempre parte di lei. Un richiamo al quale non può resistere. Dal teatro alla radio, dal cinema alla televisione passando per la fotografia, il presente ed il futuro di Martina Menichini è legato a doppio filo al mondo dello spettacolo declinato in ogni sua versatilità. Dove lo trovi il tempo Martina per fare tutto? Hai qualche segreto? Un segreto è quello di svegliarsi presto la mattina e organizzarsi la settimana a grandi linee, cercando di incastrare il tutto: la vita privata, sociale e quella lavorativa… Per poter essere produttivi bisogna stare bene sotto tutti i punti di vista, senza tralasciare nulla e nessuno, soprattutto se stessi. Il teatro, il tuo primo grande amore, ti vedrà protagonista nelle prossime settimane. A novembre si alzerà il sipario di questa nuova stagione teatrale che mi porterà prima al Petrolini con il testo “Mi suicidio con calma” e poi a febbraio riproporrò insieme al mio compagno di vita e di palco, Raffaele, il testo “Sali o scendo”, Nel frattempo, lo studio rimane presente nella tua quotidianità. Sono al secondo anno della magistrale in scienze motorie e ho vinto la borsa di studio per attività di tutorato specializzato. Una esperienza umana di insegnamento, di cui sono molto contenta, rivolta a studenti con difficoltà cognitive o motorie. Lo sport ha sempre fatto parte della sua vita, prima come atleta di sincronizzato per 14 anni, pluricampionessa italiana, poi come insegnante di danza orientale e inoltre prosegue la sua carriera come giudice di sincronizzato

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foto di Azzurra Primavera

Riavvolgiamo il nastro. Nel tuo curriculum ci sono tante esperienze... Dai fotoromanzi ai servizi fotografici, a 18 anni sono stata scelta per il primo film nazionale sul bullismo, “Nient’altro che noi”, diretto da Angelo Antonucci e sono entrata nelle case degli italiani con le previsioni del tempo su Sky Meteo24. Innamorata della recitazione mi sono trasferita a Londra per studiare alla Central School of Speech and Drama e mi sono confrontata con attori provenienti da tutto il mondo. Ma la pratica è quella che conta. Già da qui si intuisce la sua versatilità. E se c’è un campo dove non vuole fermarsi, quello è il cinema. Anche lì porto la mia personalità al servizio del progetto, ma è un mondo che ho respirato meno degli altri, purtroppo. Rimane comunque un mio obiettivo. È importante per la tua carriera, essere a Roma? Certamente aiuta: Roma è una città poliedrica, che offre tante opportunità per noi attori ma non è tutto. È fondamentale farsi conoscere, promuovere le proprie capacità ed essere sempre pronti quando si presenta l’occasione giusta. E come è Martina nel quotidiano? Sono una ragazza semplice, solare, innamorata della vita, della mia famiglia e del mio compagno. Sono una inguaribile sognatrice, ma con il tempo sono diventata anche realista. Adoro viaggiare, stare in compagnia, insomma vivere, arricchendomi ogni giorno dall’amore, dalla bellezza della natura e dalle relazioni con le persone con cui sono in contatto. Una carriera lunghissima alla faccia della giovane età, che oggi trova nel doppiaggio un settore di grande sviluppo professionale. La mia voce prestata ad altri corpi (e volti) per arrivare dritta al cuore e alle orecchie degli italiani. Una strada che aveva già af-

fascinato Martina. Ho ripreso da poco il mio percorso da doppiatrice e stanno arrivando le prime soddisfazioni anche in questo campo. Ci vuole tempo, pazienza, perseveranza. Mi piace l’atmosfera di quando sono in sala, la magia che si crea nel buio di fronte al microfono e la mia voce che “dà vita” ai personaggi. Cosa vuoi dire ai nostri lettori prima di terminare l’intervista? Saluto tutti i lettori di Tablet Roma e li aspetto al mio prossimo spettacolo “Mi suicido con calma” che sarà in scena dall’8 all’11 novembre al teatro Petrolini. Non potete mancare! CONTACTS Facebook Official Page http://www.facebook.com/ martinamenichinipagina Instagram: martina_menichiniufficiale


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Allenarsi davanti a

THE MIRROR

Un giorno la palestra sarà lo specchio Dagli USA arrivano sempre idee particolari, spesso non convenzionali, ma sicuramente innovative. Una di queste è The Mirror, uno specchio smart con allenatore incorporato, che monitora gli esercizi e corregge gli eventuali errori. Sotto la supervisione di un coach interattivo si potranno eseguire esercizi fisici ad hoc, con la promessa dell’allenamento giusto per ogni diversa persona.

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Andare in palestra, infatti, può essere una scocciatura e il tempo da trovare per andarci non è poi un dettaglio da trascurare. Le nostre vite ormai sono molto più che frenetiche. The Mirror è stato creato allo scopo di avvicinare all’attività fisica chi fosse impossibilitato per tempo o costi elevati. Davanti a The Mirror è possibile fare esercizi personalizzati di varie discipline: tra le altre abbiamo yoga, pilates, cardio e boxe. Nello specchio smart di cui stiamo parlando ci si specchia mentre si fa esercizio, si possono tenere sotto controllo le calorie bruciate, e i sensori riferiscono frequenza cardiaca e altri dati biometrici. E a farci compagnia non solo l’istruttore virtuale, ma eventualmente anche i nostri amici, a distanza.

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L’idea non poteva che venire da una sportiva, una ex ballerina professionista del NYC Ballet, Brynn Putnam, che per l’appunto ha anche aperto una catena di centri fitness nella stessa New York City. Fondare la start up Mirror è stato per lei un passo doveroso e dalla data di lancio, Febbraio 2018, ad oggi la Putnam può contare già su 13 milioni di dollari di finanziamenti. Mirror e il suo omonimo specchio smart, sono sicuramente gli apripista nel settore dell’industria tecnologica legata al benessere, tutta ancora in divenire. E

pensare che il primo prototipo ha preso posto semplicemente nella cucina di Brynn, per poi essere pensato nella sua versione commerciale, più avanzata ma sicuramente più costosa. Specchiarsi in The Mirror costa infatti ben 1500 dollari, ma per utilizzare appieno il servizio è necessario abbonarsi al piano di esercizi mirato, di 40 dollari al mese. E se ci pensiamo bene, nonostante l’ingente investimento iniziale, è un prezzo decisamente inferiore rispetto a quello di un abbonamento in palestra.


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Westwing, l’ex – Dalani, apre a Milano il primo temporany store in Italia Lo scorso 1° Marzo Dalani, il portale italiano dedicato alla casa e all’arredamento, ha cambiato nome in Westwing, assumendo quello del gruppo, di cui fa parte, fondato in Germania da Delia Fisher, giovane ex giornalista di Elle Decor. Il cambio del nome era legato all’importanza di essere presenti e riconoscibili, anche in Italia, con lo stesso nome del gruppo fondatore. Il rebranding è stato celebrato con un evento a Milano nel delizioso ristorante Carlo & Camilla in Segheria, cui hanno partecipato ospiti del mondo dello spettacolo, dell’arte e del design. La nuova rinominazione si accosta all’intenzione dello shopping di arricchire sempre più la sua offerta di prodotti con brand internazionali, oggetti di design e prodotti di tendenza. Dal 2011 il Westwing Group è cresciuto rapidamente estendendosi in 14 paesi tra cui l’Italia, la Germania, la Francia, i Paesi Bassi, la Spagna, il Brasile e la Russia. Nel 2016 con un fatturato di 50 milioni di euro l’Italia si posizionava come secondo mercato dopo la Germania. Chi di voi infatti non ha mai acquistato su Dalani o meglio, è tempo di dire, su Westwing? Ma le sorprese non finiscono qui, infatti dal 13 settembre 2018 al 13 gennaio 2019, il sito di e-commerce di mobili e complementi per la casa diventa fisico con un pop – up store a Milano, nel cuore di Brera, in via San Carpoforo n.9. [foto 1] Che dire poi della scelta del periodo di apertura? Non vi sembra perfetto per fare acquisti natalizi? Sulla scia degli altri negozi Westwing già testati in Germania, Polonia e Brasile, anche questo porta avanti l’idea di Westwing Now, il sito con cui l’e – commerce affianca alla storica modalità delle offerte temporanee un catalogo evergreen di mobili e accessori per la casa sempre disponibile. Un cambio di rotta e di tendenza che vede il passaggio dall’acquisto online a quello in loco, seppur momentaneo, per dare un volto e uno spazio nel quale potersi identificare. Il Westwing a Milano è uno spazio di 300 mq dal carattere Industrial con pareti di cemento grezzo a vista, grandi lucernari e finiture grossolane ammorbidite dall’arredamento [foto 2], che è stato concepito come se si trattasse di una casa [foto 3 - 4]: si passa dall’ingresso al living, dalla sala pranzo alla zone notte, abbracciando tutte le ultime tendenze in fatto di interior decoration, quali il “boho glam” il “modern greenery” o il “modern retro”. Ma nel Westwing di Milano, non sono solo l’architettura e gli arredi a fare da protagonisti, qui è infatti possibile trovare ed acquistare una vasta collezione di complementi e di accessori in grado di ispirare e di trasformare ogni interno in una bellissima casa! [foto 5] Qualcuno di voi l’ha già visitato? Sarei curiosa di saperne di più!

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Carla Gamboni alla Kenny Contest Pont de Vaux è una località della Francia situata nel dipartimento dell’Ain della regione dell’AlverniaRodano-Alpi, da 32 anni, si organizza una gara unica nel suo genere denominata “PDV Racing Mundial du Quad alias la 12 ore”. È una vera e propria manifestazione sportiva di importanza mondiale! È una festa spettacolare delle ruote artigliate, vi partecipano piloti di Quad – SSV (Buggy) – Motocross. La manifestazione crea un volume di affari per la piccola località estremamente importante Erano ben 500 i piloti, provenienti dai 5 continenti. Diario di gara Carla Gamboni la pilota romana, pluricampionessa Italiana di specialità ed inserita nel progetto “Talenti Azzurri F.M.I. quest’anno ha voluto partecipare al Mundial du Quad Kenny Contest, gara della durata di 4 ore, si può correre da soli (Marathon, questo è quello che ha fatto Carla oppure in coppia con un altro pilota).  Il giorno 22 agosto si è aperto il paddock, ed abbiamo allestito il box e l’ospitality  Il 23 giovedì mattina alle 11 abbiamo effettuato prima le verifiche amministrative e poi le OP (operazioni tecniche = verifiche tecniche sul mezzo con relative prove fonometriche - punzonatura estintore+tanica

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benzina+caschi+pettorina) come da programma, poi c’è stato il trasferimento in convoglio dei mezzi al parco chiuso della piazza del paese per poi alle 20:00 la presentazione di tutti i piloti e team, sono poi stati parcheggiati tutti i mezzi (500 mezzi) nella strada principale di Pont de Vaux (nella main street) e alle 10:30 p.m. sfilavano in convoglio tutti e 500 mezzi attraverso la cittadina fino al circuito (è uno spettacolo molto emozionante e coinvolgente)   i partecipanti della Kenny Contest erano 91 la gara di endurance della durata di 4 ore poteva essere svolta in coppia o singolarmente, Carla ha deciso di farla da “SOLA” Qualifiche della durata di 1 ora che si sono tenute il venerdì 24 alle 17:15 con pista allagata, Carla ha ottenuto la 24ma posizione (9 secondi dal 1°) il quad aveva i rapporti corti, non sviluppando la massima velocità sul dritto di circa 1Km il sabato 25 agosto alle 9:00 a.m. si sono schierati per prendere il via alle 9:30 in stile Le Mans, il ritmo è stato sempre molto sostenuto con un terreno pesante, il quad era stato preparato ad oc cambiando i rapporti e sul dritto non c’era altro mezzo che tenesse! Al primo passaggio era 53ma quindi gara in rimonta fino alla 17ma posizione, ad 1 ora e 10 sosta per rifornimento (non avendo il serbatoio maggiorato) e finendo la prima manche delle prime 2 ore in 22ma posizione (1ma del femminile 3 degli Italiani, della

solitaria 17ma con una sosta gli altri avevano tutti il serbatoio maggiorato). Carla si è ferita alla mano sinistra procurandosi due vesciche sul palmo ed una sul polso (non riuscendo più a tenere il manubrio con la mano si è aiutata con il polso) è quindi andata in infermeria per una medicazione prontamente curata con “pelle finta” le hanno messo una seconda pelle sintetica (immaginate ospedale da campo allestito di tutto punto stile Dakar). La domenica mattina il 26 agosto la partenza della seconda manche prevista alle 9:00 a.m. con 8 gradi ed una nebbia che non si vedeva ad 1 metro, in più sole contro e polvere, in fondo al dritto della partenza “incidente” e Carla ovviamente coinvolta costretta a ripartire ultima, aveva quasi un giro di distacco dai primi (un giro 5km). Un’altra gara in rimonta, ad un’ora e 10 pit stop velocissimo per farla ripartire con la benzina sufficiente a terminare la manche, Carla testa bassa e denti stretti risale fino alla 29ma posizione che in classifica assoluta le aggiudica la 23ma posizione 1ma della femminile 14ma del singolo e 1ma singolo italiani e 5° degli italiani. La trasferta in Francia si è conclusa, adesso pronti per nuove sfide……. Per il 2019 siamo alla cerca di sponsor per tentare la 12h sempre a Pont de Vaux con una squadra vincente di sole Valchirie. Gasssssss


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QUANDO TRATTI LA TUA PELLE IN MODO CORRETTO, PUOI MIGLIORARLA E TRASFORMARLA ! L’estate è volta al termine e si ritorna alla routine: lavoro scuola e impegni da rispettare sono tutti fattori che incidono sul nostro umore, è la cosiddetta sindrome da “rientro”; infatti dopo il rientro dalle vacanze estive spesso ci si sente un pò stressati, per allentare tale pressione e rendere la ripresa della routine più leggera è bene dedicarsi del tempo e prenderci cura del nostro benessere. Ottobre è il mese giusto per iniziare a mettere in pratica la lista dei buoni propositi che si compila in vacanza quando si ha il desiderio di cambiare stile di vita, spesso tra i primi punti Il desiderio di poter sfoggiare gambe perfette ed il corpo dei nostri sogni nella stagione successiva. La cellulite è il nemico numero uno per molte donne e l’autunno è il momento giusto per iniziare i buoni propositi. Si avranno così 10 mesi di tempo per attuare tutte le strategie corrette per debellarla. Cosa fondamentale da sapere è che prima di andare ad aggredire la cellulite la nostra pelle ha bisogno di essere preparata! Dopo la stagione estiva e le lunghe esposizioni solari la pelle ha bisogno di “bere” per mantenere la sua elasticità e la sua bellezza; non si può parlare di perdita di peso di trattamenti antiaging prima di una adeguata idratazione del

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corpo e della pelle. Una corretta idratazione è la premessa fondamentale ed è la base per costruire i risultati e mantenere la pelle giovane e luminosa. Dopo lo stress estivo e le lunghe esposizioni solari è proprio la pelle a subire i primi effetti del cambio di stagione che si presenta secca ruvida e spenta, ha bisogno di ritrovare il suo equilibrio e di ripristinare il suo turnover cellulare, la compattezza e il livello di idratazione. Tanto più che la temperatura va giorno per giorno abbassandosi e si profilano all’orizzonte i primi freddi ed i primi stress di un’altra stagione nemica della pelle: l’inverno. Dedicarsi un trattamento viso corpo è un gesto che in questa stagione di cambiamento diventa un vero e proprio toccasana. A questo proposito di fondamentale importanza è sottoporsi ad un trattamento di scrub che permette di rinnovare lo strato più superficiale dell’epidermide predisponendo ad un migliore assorbimento di sostanze nutritive. Ripristinare le normali funzioni della pelle aiuta a preservare la bellezza naturale rendendola piu ricettiva ai trattamenti successivi. Soltanto dopo aver effettuato questo trattamento la pelle sarà veramente in grado di ricevere le creme idratanti. Altrimenti lo strato di cellule morte farà da barriera ed il prodotto applicato non avrà possibilità di penetrare come dovrebbe. Insisto su questo concetto poiché per esperienza vedo persone che applicano prodotti viso e corpo senza mai ottenere i risultati sperati, questo perchè la pelle non è stata sufficentemente preparata.

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Sottoporsi a questo trattamento in un centro specializzato nella cura del viso e del corpo è la soluzione ideale poiché solo attraverso strutture di Eccellenza si possono trovare Preziosi consigli ed essere guidati verso un percorso piacevole e delicato come l’esfoliazione. Il mio compito come consulente di bellezza è quello di accompagnare ogni individuo verso il percorso più idoneo e di metterlo anche a conoscenza di come prendersi cura della sua pelle in modo autonomo attraverso la beauty routine e di fargli evitare gli errori più comuni ma dannosi per il suo Lifestyle.

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Il cambio di stagione TREMATE il “cambio di stagione” è ARRIVATO! Non temete, il tuo armadio oggi tornerà alla luce se seguirai con giudizio questi piccoli ma preziosi suggerimenti! Se potessimo, ci prenderemmo una pausa per traghettare lievemente da una stagione all’altra. Tuttavia, bastano alcune piccole strategie per evadere dalla routine quotidiana, che ci diano quell’attimo di respiro per fare un punto della situazione sulla nostra vita. Nel decidere come fare il cambio di stagione nell’armadio sono diversi gli elementi da prendere in considerazione e spesso non si tratta soltanto di capi d’abbigliamento. Nel cambio di stagione infatti, se l’armadio è abbastanza grande, saranno anche coinvolti: • Biancheria intima e pigiami • Costumi da bagno • Biancheria per il letto: coperte, plaid, piumini, cuscini, lenzuola, copripiumini • Scarpe • Borse • Giacche e cappotti, sciarpe, cappelli e guanti • Accessori come cravatte, cinture, etc. Alcuni accessori possono essere considerati “4 stagioni” e quindi troveranno posto nell’armadio tutto l’anno.

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L’OCCORRENTE PER FARE IL CAMBIO DI STAGIONE Vi sembrerà strano, ma per fare il cambio di stagione nell’armadio occorre del materiale, a volte anche apparentemente assurdo:

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• Scatole di cartone e scatole in plastica o tessuto • Sacchi capienti • Pennarello • Sacchetti per abbigliamento, di diverse dimensioni

• Grucce nuove per sostituire quelle vecchie o per i nuovi acquisti • Una scala • Carta e penna • Vestiti comodi e scarpe comode che non siano ciabatte (sulla scala potrebbero farvi cadere) da indossare per effettuare il cambio di stagione • Stracci e detersivi per la polvere • Antitarme • Ago e filo Una giornata intera da dedicare solo a questo La tv o la musica accesa vicino a voi, per rendere il tutto più divertente. La primissima cosa da fare per iniziare il cambio di stagione è svuotare completamente l’armadio, riponendo i capi sul letto, cercando però di non gettarli alla rinfusa, ma di mantenerli piegati. Con straccio e detersivo, togliete la polvere su tutte le superfici interne ed esterne dell’armadio; se occorre utilizzate la scala. Anche servirsi di un antitarme potrebbe non essere una brutta idea, per sbaragliare l’armadio da eventuali nemici. A questo punto prendete in mano ogni capo di abbigliamento tirato fuori dall’armadio e ponetevi alcune domande: da quanto tempo non uso questo capo? Mi piace davvero? E’ ancora di moda? Che valore economico ha? Che valore affettivo ha? E’ tanto rovinato oppure si può aggiustare? Mi sta ancora bene?(provatelo!). Se il capo in questione supera tutte le domande, mettetelo in una zona della stanza che adibite proprio a questo: a servire da piano d’appoggio temporaneo per i capi che metterete via, ma che indosserete ancora alla prossima stagione. Se il capo in questione non supera il test, i casi sono tre: è così vecchio, malandato e usurato che deve essere buttato e quindi troverà posto nella scatola “da buttare”. è ancora possibile utilizzarlo, ma non mi piace più, quindi troverà posto nella scatola “da regalare”

lo voglio tenere, ma deve essere aggiustato, quindi troverà posto nella scatola “da aggiustare”. Una volta selezionati i capi da tenere e quindi da riporre, piegateli con la dovuta cura e sistemateli nelle scatole e nei sacchetti per indumenti che metterete via, avendo cura di mettere le magliette con le magliette, le gonne con le gonne, i pantaloni con i pantaloni e via discorrendo: se sulle scatole o sui sacchetti riuscite a scrivere quali capi state mettendo via, poi li ritroverete più facilmente quando vi serviranno. A questo punto scatole e sacchetti saranno riposti nella parte alta dell’armadio, sul soppalco di casa, nello sgabuzzino oppure nel letto contenitore. Usate la scala qualora il posto scelto sia troppo in alto. Gli indumenti adatti alla nuova stagione, subiranno lo stesso trattamento di quelli messi via: devono essere sfoltiti di ciò che non mettete più o di ciò che è rovinato e distribuiti nelle varie scatole apposite. Se avete fatto un buon lavoro nel cambio di stagione precedente, questa fase sarà molto veloce.


PELURIA SUPERFLUA… NON E’ SOLO DONNA… ANCHE GLI UOMINI AMANO LA PELLE GLABRA… L’uomo appare sempre più attento all’estetica ed alla cura del proprio corpo; uno dei trattamenti più richiesti in questo campo, è l’eliminazione definitiva della peluria superflua: non è solo un vezzo, o una necessità utilizzata dagli sportivi, ma dona una spetto più curato ed ordinato.

La classifica dei trattamenti laser più richiesti dagli uomini: 1. Eliminazione peluria delle orecchie

2. Eliminazione peluria che fuoriesce dalle narici

Dott. Daniele D’Andria MEDICO

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Quanti trattamenti sono necessari per l’eliminazione o riduzione della crescita dei peli? La ricerca ha dimostrato, che in seguito ad epilazione laser di terza generazione: dopo un trattamento, il 44,9% dei pazienti presenta una rimozione dei peli maggiore del 50%; dopo due trattamenti, il 71,5% dei pazienti presenta una rimozione dei peli maggiore del 50%. Risultati eccellenti (con una riduzione dei peli superiore al 95%) possono essere attesi dopo 4-6 trattamenti a distanza di 3-4 settimane. L’applicazione di ulteriori trattamenti incide sui risultati nel lungo periodo. Il successo dell’epilazione con uno o due trattamenti ha una durata di circa 2 mesi; con 4 e 5 trattamenti la riduzione dei peli persiste oltre i 12 mesi.

La storia In passato, depilazione, epilazione meccanica, ceretta ed elettrolisi erano i soli metodi per la rimozione dei peli superflui. I primi anni 90 hanno visto la pubblicazione dei primi rapporti sull’utilizzo dell’energia laser per la distruzione selettiva dei follicoli piliferi e dalla metà degli anni 90, la rimozione dei peli superflui con il laser è divenuto il “Gold Standard” (trattamento più idoneo e sicuro) dei trattamenti di epilazione. E’ vero che con gli anni aumentano i peli sul corpo? I peli sono annessi cutanei presenti pressoché ovunque sul corpo umano tranne che sui palmi della mano e del piede e sulle labbra. I peli del vello (o folletto) sono peli fini e incolori che ricoprono gran parte del corpo, possono trasformarsi in peli terminali se stimolati dagli androgeni (ormoni sessuali maschili), specialmente quelli di viso, schiena, addome, ascelle e dei genitali durante la pubertà, ma possono trasformarsi in peli terminali anche con l’invecchiamento. Il numero di follicoli piliferi presenti sulla pelle è fissato alla nascita. E’ vero che il pelo ha diverse fasi? Il pelo dell’uomo cresce seguendo uno schema ciclico continuo che comprende le fasi dell’anagen, catagen e telogen. La fase anagen è un periodo caratterizzato da crescita stabile attiva, elevata attività metabolica e rapida divisione (e differenziazione) delle cellule della matrice del bulbo. La fase catagen è un periodo relativamente breve di 2-4 settimane di degradazione del follicolo pilifero che precede il periodo di riposo. La fase telogen è un periodo di completa inattività che dura dai 2 ai 5 mesi.

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Cherofobia:

la paura di essere felici

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“Come te la spiego la paura di essere felici quando non l’hanno capita nemmeno i miei amici? …non riesco a vivere senza una cosa che mi opprime, che mi indichi la fine… Questa è la mia cherofobia, no, non è negatività. Questa è la mia cherofobia, fa paura la felicità… La bambina è cresciuta troppo in fretta, tra i muri di una cameretta in cui ha iniziato a stare stretta. E ogni volta che qualcosa va come dovrebbe andare, penso di non potercela fare. E cerco ogni forma di dolore mischiata al sangue col sudore, e sento il respiro che manca e sento l’ansia che avanza… fatemi uscire da questa benedetta stanza!” Qualche settimana fa, una ragazza di 16 anni ha presentato alle audizioni di X-Factor una sua canzone che ha talmente sorpreso e coinvolto il pubblico al punto da farne parlare un po’ tutti e un po’ dappertutto… La parola cherofobia deriva dal greco “chairo” che significa “mi rallegro” ed indica l’avversione alla felicità. Non è un termine molto diffuso o ben definito e non è presente, come disturbo, nel DSM-5, il manuale utilizzato dai professionisti per la diagnosi delle psicopatologie. Fa riferimento ad un atteggiamento di paura nei confronti della felicità, che viene intesa non soltanto come sensazione di gioia ed euforia transitorie ma come una sensazione più generale di benessere, appagamento e serenità. Le

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persone cherofobiche evitano deliberatamente le esperienze positive, gioiose e divertenti che possano suscitare un’emozione di felicità. Ma perché una persona dovrebbe avere paura della felicità? Molte volte sarà sicuramente capitato anche a noi, in periodi felici e fortunati, di pensare: “è troppo bello per essere vero! Ora chissà che mazzata mi arriverà!” e quindi incrociare le dita e toccare ferro… Ecco, questo è un pensiero di tipo “cherofobico”: sembra affondare le sue radici nella credenza irrazionale che quando una persona è felice, presto si verificherà un evento negativo a punirlo, accadrà qualcosa di tremendo come “scotto” da pagare per questa felicità. Come la spiega la psicologia? Una delle interpretazioni più accreditate fa riferimento alla teoria dell’attaccamento: il bambino non ha sperimentato una relazione di attaccamento sicura, capace di accogliere e contenere ogni esperienza emotiva, sia positiva che negativa. Avendo vissuto una una relazione di attaccamento disfunzionale (insicuro/evitante, insicuro/ambivalente, disorganizzato) cresce in condizione di fragilità, soprattutto per quanto concerne la sua sfera emozionale e relazionale. Voglio riportare quanto ascoltato in un video pubblicato su Youtube dal dott. Marco Crepaldi, presidente della Associazione Hikikomori Italia Onlus: egli afferma che nelle parole della canzone risuona il disagio esistenziale delle generazioni odierne e presenta due ipotesi circa la cherofobia, che ritengo interessanti come spunto di riflessione. La prima ipotesi è che la cherofobia scaturisca da antichi traumi o conflitti: nel corso della propria vita si sono vissute esperienze che

hanno portato a creare, a livello mentale, una correlazione causa-effetto tra felicità ed evento negativo. Questa correlazione non ha elementi reali che la confermino ma piuttosto è creata e sostenuta dall’ansia, che si rivela essere una paura anticipatoria di quello che si teme di provare. Le persone giungono a creare pensieri catastrofici, per cui ci si convince che qualcosa di brutto dovrà inevitabilmente capitare se ci sentiamo felici, se raggiungiamo un obiettivo che ci dà soddisfazione, se proviamo una gioia. Questo pensiero fa sì che una qualsiasi emozione positiva provata venga azzerata dalla paura insorgente. E così il qualcosa di brutto che si temeva è già accaduto. La seconda ipotesi del Dott. Crepaldi fa riferimento alla depressione, intesa nel suo significato più esteso, cioè come momento prolungato di tristezza e di abbassamento del tono dell’umore. Le persone che vivono per lungo tempo una simile situazione, devono fare una grande fatica per cercare di non soccombere a questa tristezza persistente e cercano, più o meno consapevolmente, di adottare strategie difensive di pensiero. Una di queste strategie è arrivare ad accettare il fatto che è possibile vivere anche senza essere felici. Così, si smette di combattere contro l’infelicità e la si accetta come parte integrante della propria vita. A questo punto accade una cosa interessante: quando finisce la “lotta”, la persona si rilassa, si rasserena e comincia a sentirsi meglio e quindi a sperimentare sensazioni di benessere e di serenità che riducono lo stato depressivo. E allora cosa succede? Subentra la paura di non essere in grado di gestire queste nuove sensazioni e soprattutto la paura che il “lasciare entrare la


felicità” possa intaccare la corazza difensiva che è stata costruita con tanta fatica. La paura che la felicità possa renderci vulnerabili, esposti di nuovo alla sofferenza. “E ogni volta che qualcosa va come dovrebbe andare, penso di non potercela fare…”. Ecco la cherofobia, la paura della felicità. Un’altra ipotesi, la mia, fa riferimento alla teoria delle Carezze dell’Analisi Transazionale: tutti noi abbiamo bisogno di riconoscimenti, di essere visti e “accarezzati”, per poter crescere sani, felici. E sin da quando siamo bambini cerchiamo di capire quali siano i comportamenti che ricevono più Carezze. Non solo dagli altri, ma anche Carezze che impariamo a darci da soli. È un bisogno fondamentale, si va alla ricerca di qualsiasi tipo di riconoscimento, anche negativo. Lo abbiamo già affermato: qualsiasi Carezza è sempre meglio di nessuna Carezza. Anche quelle negative sono meglio di niente,

perché ritenute necessarie alla propria esistenza. Crescendo, la persona si forma una idea di sé, degli altri e del mondo e stabilisce, anche, il proprio “quoziente di Carezze”: quante Carezze positive e quante negative sono destinate a lui. Se una persona ha vissuto molte esperienze negative, se ha ricevuto poche Carezze positive, finirà per stabilire per se stesso un quoziente di Carezze in perdita. Deciderà pertanto di aderire ad un copione di vita e ad una posizione esistenziale “perdente” e sarà praticamente impossibile per lui anche solo pensare di avere a che fare con Carezze che gli regalino momenti di soddisfazione, serenità, benessere. Perché inconsciamente riterrà di non meritarseli. Sentirà che sono “oltre” il proprio quoziente di carezze. Allora, eviterà anche di riceverle: dagli altri, dalle circostanze, da se stesso. In questo caso, la felicità è per lui destabilizzante, perché va ad incrinare l’idea che si è creato di sé.

DOTTOR GIANFRANCO PANARELLO MUSCOLINO MEDICO CHIRURGO

OCULISTA 335.52.14.614

Studio: Via Raffaele De Cosa, 61, palaz. A3 - Ostia - Tel. 06.563.398.60 Studio: Galleria n°24 Le Terrazze Casal Palocco Tel. 06.50.91.52.79 - 06.50.91.21.02 Studio: Via Gino Bonichi, 111 - Acilia - Tel. 06.52.35.07.70 Studio: Via Torgegno, 65F - AssoMedical - Infernetto - Tel. 06.50916397

Pertanto adotterà una condotta evitante verso tutte quelle situazioni sociali e relazionali che possano “accarezzarlo” e, a livello intrapsichico, svaluterà eventuali Carezze che gli arrivino contro la sua volontà. Si può superare la cherofobia? Io sono una psicoterapeuta, quindi non posso che affermare che in una situazione simile sia necessario un intervento psicoterapeutico. Attraverso un lavoro profondo su noi stessi, è possibile rivedere il passato, per andare oltre i traumi e le esperienze negative e comprendere quali cause abbiano condotto a creare questa associazione negativa tra piacere e dolore. Ma anche, nel qui ed ora, “ridecidere” la propria posizione esistenziale, il proprio copione e modificare il modo di pensare, imparando ad usare meccanismi di difesa, o meglio protezioni, più funzionali per chi voglia vivere il presente con serenità, accettando felicità e tristezza come parti fondamentali della propria vita.


Strategie di sopravvivenza a cura di Sibling - siblingcoach@gmail.com

Talento e passione, i due ingredienti per una vita felice

Chi sa cosa è veramente il talento? Cinque persone ne darebbero definizioni diverse. Capacità eccezionale? Dote? Inclinazione? Roba per comuni mortali o soltanto per pochi baciati dalla fortuna? E poi, dove lo possiamo trovare? Si dice che la mano dominante, quella con cui si scrive, rappresenti la personalità adulta, l’Io che si è sviluppato. Il talento starebbe nell’altra, che rappresenta ciò che si era da bambino, il mondo del possibile, quello che avremmo voluto o potuto essere e non siamo stati. Un talento che molto spesso è inespresso. Una strada percorsa da bambini e poi dimenticata, abbandonata per inseguire ciò era più giusto, più spendibile sul mercato, più accettabile. Per chi? E oggi per chi facciamo ciò che facciamo, per noi o per gli altri? Quanto è davvero importante per noi? Cosa ci piacerebbe veramente fare? Riflettiamo. A cosa non riusciamo a rinunciare appena abbiamo un momento di tempo libero? Disegnare, cucinare, fotografare, andare a pesca, mettere in ordine..? Bene, il talento si nasconde proprio qui, tra le cose che facciamo spinti dal piacere e da un bisogno interiore. Basterebbe analizzare con un po’ di attenzione il meccanismo che ci induce a farle e il modo

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in cui le facciamo per capire meglio cosa vogliamo dalla vita. Non sto dicendo che se abbiamo la passione del disegno diventeremo tutti illustratori. Ma che il modo in cui noi esercitiamo quell’attività ci può dare informazioni su un nostro particolare talento. Conoscerlo ci permetterebbe di utilizzarlo proficuamente anche nel lavoro che già esercitiamo e di ritagliarci un ruolo più adatto a noi. Risultato: più divertimento, meno fatica e maggiore apprezzamento da parte dei colleghi. Ma come individuare il proprio talento? Per prima cosa guardiamoci intorno e cerchiamo di trovare le sue tracce: disegni, manicaretti, fotografie, oggetti riparati, una casa ordinata

fino all’ossessione (a proposito sapete che tante persone sono riuscite a trasformare in oro le loro ossessioni?). Poi andiamo alla ricerca della nostra fiamma interiore, cerchiamo di capire per cosa arde e, se si sta smorzando, rinfocoliamola. Cosa provate quando rimirate i prodotti del vostro hobby preferito? Se sentite le farfalle nello stomaco come quando siete innamorati e avete l’impulso di lasciar perdere tutto e tornare a dedicarvi a quella attività, siete sulla buona strada. Il poeta Rilke così scriveva ad un aspirante scrittore: “Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore….. Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza.


19.35


Tablet Sociale a cura di Giuseppe Menzio

Di “associazioni culturali” ne esistono molte… “Nuova Acanto” ha forse la particolarità di essere “poliedrica” nel senso che cerca di dare spazio a tutte le molteplici manifestazioni dell’arte, della cultura, della storia, dell’attualità. Lo fa sia attraverso conferenze, riunioni, proiezioni, ascolti musicali in sede il venerdì pomeriggio, che attraverso eventi esterni, con visite a mostre, musei, concerti, gite, viaggi, crociere. Attiva da ormai sei anni durante i quali sono stati offerti oltre 320 eventi, “Nuova Acanto” conta 150 Soci, e ospita, quando possibile, anche persone non iscritte. Aldilà dei contenuti, le iniziative sono inoltre momenti apprezzati di incontro, di scambi, di convivialità sicuramente importanti in fasce di età che in genere offrono minori opportunità di contatto sociale. Inoltre, molte delle nostre iniziative esterne, prevedono l’utilizzo del pullman, il che consente di ridurre di molto le difficoltà e lo stress provocati dai crescenti problemi del traffico, in particolare (ma non solo) verso il centro città.

Venerdì 5 Ottobre “Nuova Acanto” inizia la sua settima stagione, con sette eventi relativi a temi diversi, dall’arte moderna alla musica nordica, dai grandiosi palazzi rinascimentali al cinema giapponese, dai tesori delle cittadine d’arte alle meraviglie naturali. Ecco una breve sintesi delle iniziative programmate.

• Per la musica, continueremo con la “riscoperta” di autori meno noti rispetto alla “triade dei 3 B” (Bach, Beethoven, Brahms), e dopo Shostakovitch, sarà la volta di Jan Sibelius, simbolo musicale dell’identità nazionale finlandese.

• Una visita a Palazzo Merulana, che dopo decenni di abbandono (era il vecchio Ufficio d’Igiene), è stato restaurato in modo eccellente ed ospita ora la collezione della Fondazione Cerasi, con importanti opere della Scuola Romana e del primo ‘900 : Donghi (“La gita in barca” qui sotto), Balla, Scipione, Campigli, De Chirico, Casorati, Capogrossi, ecc. Prima della visita si potrà fare un pranzo leggero al bistrot del palazzo.

• La gita a Gualdo Tadino avrà come meta non soltanto una delle belle cittadine dell’Umbria, ma anche la visita ad una mostra del pittore romano Luciano Ventrone, le cui opere sorprendono per l’incredibile definizione dei dettagli e per la sensazione quasi metafisica che trasmettono. “Meraviglia ed Estasi”, a cura di Vittorio Sgarbi, è stata allestita nella chiesa di S.Francesco.

Ven 05 15:30 Mer 10 11:00 Ven 12 15:30 Mer 17 7:30 Sab 20 16:15 Mer 24 8:00 Ven 26 15:30

Apertura della nuova stagione. Rinnovi, iscrizioni. Rinfresco. Visita a Palazzo Merulana e alla collezione Cerasi (+ pranzo) Musica del Nord : Jan Sibelius e la sua Sinfonia n.2. Guida all’ascolto Gita a Gualdo Tadino e visita alla mostra di L.Ventrone + pranzo Concerto al Parco della Musica : Ciajkovskj, Lalo, Sibelius Sutri, Lago di Vico, Caprarola, pranzo, Palazzo Farnese Il grande cinema giapponese : Jasuijro Ozu

• Programmato anche il nostro primo concerto al Parco della Musica (e l’Orchestra di Santa Cecilia), con tre autori ottocenteschi un russo, Ciaikovskj con la bellissima ouverture “Romeo e Giulietta”, un francese, Lalo, con il concerto per violoncello, e il finlandese Sibelius, con la sua imponente Sinfonia n.2 (ovviamente oggetto della “guida all’ascolto” precedente). • Ottobre è il mese ideale per apprezzare i colori della Tuscia. Visiteremo il prezioso Parco archeologico di Sutri, e il grandioso Palazzo Farnese di Caprarola.

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• Chiuderemo con il cinema giapponese, con il grande regista Jasuijro Ozu, ammiratore del cinema occidentale, ma allo stesso tempo colui che ha tramandato nel modo migliore le tradizioni e la cultura familiare del Giappone. Tutti i dettagli, quote di partecipazione e contatti sono disponibili nel “calendario” mensile (può essere richiesto a giuseppe.menzio@fastwebnet.it, oppure cliccando su https://www.csp-palocco.it/associazionie-gruppi/associazione-culturale-nuova-acanto.html.


Dott. Antonino Marchese

Dott. Antonino Marchese


Tablet Bike di Luca Santagà - fb avventure in bici

Tra casali e fattorie

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Sembra il titolo di una rivista di arredamento. O di enogastronomia. Ovviamente non è così; si tratta di un bel giro in mountain bike. Ma non il solito giro. Questa volta, vorrei portarvi con me per farvi conoscere un altro aspetto di questo bellissimo sport. Spesso nei miei articoli sottolineo come sia bello ed appagante perdersi in territori sconfinati; esplorare luoghi incontaminati ci porta a spasso nel tempo ed entriamo in una dimensione oramai dimenticata. In questo itinerario aggiungiamo una variante tutt’altro che spiacevole: ogni tanto sbuchiamo in una fattoria. Siamo cosi abituati a pensare al nostro territorio come ad un insieme di centri abitati, che ogni tanto dimentichiamo che l’Italia è un Paese fondamentalmente rurale. La cosa che non smette mai di stupirmi è che spesso è sufficiente allontanarsi una manciata di chilometri da casa, per ritrovarsi immersi nella campagna romana, con le sue dolci colline, i suoi boschi e si, anche le sue fattorie. Quindi alle prime luci di una domenica mattina di questa torrida estate, saltiamo in sella e cominciamo a pedalare. Il gruppo è il solito, quello di Avventure in Bici, ma per l’ occasione ci facciamo accompagnare da amici di un altro gruppo che è proprio di zona. Il nostro punto di partenza è all’ intersezione tra via di Malagrotta e la via Aurelia. Prendiamo la strada che porta a Castel di Guido, ma subito deviamo a destra e attraversiamo un centro residenziale ancora immerso nel silenzio.

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La temperatura è già alta e l’umidità è spaventosa… solo la velocità ci mantiene ventilati. Dopo una breve discesa su asfalto, proprio in prossimità di un maneggio la strada diventa sterrata e lo spettacolo che ci si para davanti è grandioso: la vallata si apre ed i campi sono coperti da una soffice bruma che rende il paesaggio misterioso ed ovattato. La strada fende la valle proprio al centro, tutto sembra irreale ed immoto, si sente solo lo scrocchiare delle nostre gomme mano a mano che proseguiamo sulla ghiaia compatta. Sulla sinistra vediamo le carcasse spettrali di un paio di vecchi trattori abbandonati, oramai preda della ruggine, che in emergono solo in parte dalla bruma. La strada comincia a salire dolcemente su una collina e dopo qualche minuto ci accorgiamo che accanto alla strada i vigneti hanno sostituito i campi. Lontane, si stagliano come sentinelle, alcune fattorie. Sbuchiamo su via di Boccea, e dopo una rapida sosta caffè ci infiliamo in un sentierino sulla sinistra che ci porta, dopo qualche centinaio di metri in una fattoria apparentemente in abbandono. E’ composta da una serie di edifici enormi a testimonianza di un grandioso passato; noi ci fermiamo in quello che sembra il cortile principale a scattare qualche foto. Basta un po’ di fantasia per immaginare questo posto in piena attività. Ora, se non fosse per il fruscio del vento tra l’erba incolta, il silenzio regna sovrano. Lasciamo questo gigante spettrale e proseguiamo il nostro itinerario in discesa tra i campi e proprio in vista della fattoria confinante ci imbattiamo in una coppia di serpenti, probabilmente bisce d’acqua. Sono proprio in mezzo al sentiero, e noi ci fermiamo rispettosi ed incuriositi dal loro rituale di accoppiamento. Non si sono accorti della nostra presenza, o non ne sono infastiditi e quindi per qualche minuto ammiriamo le loro evoluzioni, finchè improvvisamente, si rifugiano tra le erbacce. La fattoria successiva, tutt’altro che in abbandono ha un lungo capannone dove le balle di fieno sono stipate con ordine quasi fino al soffitto, ed è troppo grande la tentazione di farci un selfie in cima

a queste dorate pile di paglia. Proseguendo velocemente su strada asfaltata arriviamo nella zona di Maccarese. Qui lo scenario è radicalmente diverso: si alternano grandi fattorie, ad edifici più piccoli, alcuni perfettamente restaurati e ben tenuti; non più campi e vigneti ma giardini. Il traffico è sostenuto e noi lasciamo l’asfalto per imboccare un bellissimo viale tra due filari di eucalipti. Il fondo sabbioso a tratti rende più faticosa la nostra


avanzata, e quando raggiungiamo finalmente una fontana dalla quale sgorga acqua freddissima, ci possiamo finalmente rinfre scare un po’. Ma non siamo ancora stanchi e la nostra voglia di girare per le campagne è intatta. Quindi riprendiamo a pedalare e torniamo verso nord. Dopo pochi chilometri di strada sterrata giungiamo in una fattoria così vasta che sembra di entrare in un piccolo villaggio. Ci fermiamo proprio al limitare delle prime costruzioni, anche perché ci sembra di entrare in un posto nel quale non siamo stati invitati, ed in quel momento esce da un casale da sogno, un signore che con atteggiamento amichevole ci viene incontro. La scena è talmente strana che merita di essere raccontata: il nostro sorridente protagonista è vestito da vero signore di campagna, giacca a quadri con toppe di velluto ai gomiti comprese. La differenza col nostro, di abbigliamento, aggiungendo che siamo decisamente accaldati ed impolverati, aggiunge quel tocco di stridore che rende la scena surreale. Noi siamo un po’ imbarazzati, ma lui ci da il benvenuto e ci chiede da dove veniamo. Gli rispondiamo che stiamo compiendo una sorta di giro delle fattorie della zona e capiamo che ci siamo imbattuti in una persona cortese, disposta a chiaccherare e soprattutto molto informata sulla vita di campagna e di questo territorio che talvolta ci capita di sfiorare, magari in autostrada, ma senza realmente interessarci. E scopriamo un mondo parallelo al nostro, costituito da impegno e fatica ma anche da persone garbate e disponibili. Questo signore di altri tempi, ci porta a spasso tra gli edifici spiegandoci la storia della sua famiglia e del meraviglioso luogo dove abita, e quando ci salutiamo per prendere finalmente la via del ritorno, lo facciamo come se ci conoscessimo da anni. Alla fine, siamo in bici da quasi quattro ore, i chilometri ed il caldo cominciano a farsi sentire, ma noi, come sempre, siamo appagati e sorridenti. Più tardi, a casa, rimangono negli occhi e nella mente le immagini più belle di questa domenica di sport e amicizia. La mountain bike ci regala spesso scorci meravigliosi di una terra che in fondo è un po’ anche nostra. Henri Rousseau diceva: “Quando vado in campagna e vedo il sole e il verde e la fioritura di ogni cosa mi dico: si, tutto questo appartiene a me.” Ed io non potrei essere più d’ accordo.

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Turisti per caso di Barbara Donzella - fotografie di Lorenzo Sigillò

Francia del Sud. Bordeaux e i suoi incantevoli vigneti Sentendo il nome Bordeaux sicuramente la vostra mente andrà immediatamente a uno dei vini francesi più pregiati e conosciuti al mondo. Vero, o almeno lo è in parte! Sì, perché oltre ad essere una zona conosciuta per i suoi magnifici e sterminati vigneti, Bordeaux è anche una città affascinante, vivace e talmente bella da essere stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2007, e in prima fila per la candidatura dell’Expo 2025, grazie alle sue suggestive piazze e ai suoi palazzi costruiti in pietra bionda d’Aquitania. Perdersi nei vicoli del centro è già di per sé un’esperienza che vale la pena provare, ma non potete dire di essere stati a Bordeaux se non avete visitato la Piazza della Borsa. Il fascino di questo luogo è per lo più da attribuirsi al Miroir d’Eau, una installazione che, grazie a una specie di piscina che si riempie e si svuota ogni 15/20 minuti, crea sulla promenade uno specchio d’acqua di circa 3 centimetri, dove la bella fontana e i palazzi della Camera di Commercio e del Museo delle Dogane si riflettono. L’effetto visivo che questo giochi d’acqua creano è dav-

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vero scenografico! Non stupisce, quindi, che questo sia anche il luogo più visitato e fotografato della città che, nel periodo estivo, diventa anche un divertente posto dove rinfrescarsi, camminando a piedi nudi in questa pataugeoire (piscinetta, come la chiamano i bordolesi). Il monumento religioso più importante di Bordeaux è la Cattedrale di Sant’Andrea, voluta da Papa Urbano II e realizzata nel 1096, con i suoi 23 metri di altezza e 124 metri di lunghezza e il suo altissimo campanile Pey-Berland (staccato dalla chiesa), con la statua della Madonna d’Aquitania in cima. Altra chiesa che merita una visita è la basilica di Saint Michel, con la Flèche la sua torre campanaria di 114 metri, una delle più alte di Francia. Spostandovi a sud del quartiere St. Michel (che prende il nome dalla chiesa) vi imbatterete nel Marché des Capucins. Questo non e un semplice mercato di frutta, verdura e spezie, ma una vera e propria istituzione (costruita nel 1749) e un luogo per gli appassionati di pesce - sia di fiume che di mare - e scampi, che qui troveranno freschissimo e in abbondanza sui banchi e potranno assaggiare in uno dei piccoli locali che si trovano all’interno del mercato.

dimenticare che Bordeaux, per molto tempo, è stato il secondo porto d’Europa.

Dopo aver pranzato vi consigliamo una passeggiata lungo il fiume della Garonna. Non bisogna infatti

Vedrete infatti tantissime persone del luogo correre, andare in bici sulla lunghissima pista ciclabile o gio-

Questo lungofiume, che si estende per oltre 4,5 chilometri, grazie ad importanti lavori è stato completamente rimodernato. Oggi i vecchi magazzini in mattoni rossi sono stati trasformati in ristorantini, bar e negozi, e questa passeggiata è diventata punto di ritrovo anche per gli appassionati sportivi.


ciclabili che costeggiano questi meravigliosi vitigni, carichi di profumo e di colori. Se non amate o non potete andare in bici, però non disperate, perché esiste un simpatico trenino che permette di ammirare le colline, 20 châteaux e alcuni siti medievali del luogo con un’audioguida che ne racconta i segreti. E se desiderate c’è anche l’opzione per fermarvi nello château Rochebelle e visitare le sue cantine monolitiche e degustare un bicchiere di vino della tenuta. Ricordiamo, in ogni caso, che sono oltre 100 le aziende vinicole che organizzano visite ai loro vigneti e cantine, con assaggi dei loro migliori vini, quindi vi consigliamo di contattarli direttamente, in alternativa a costosi tour organizzati. La caratteristica principale si questo vino, che nasce su un suolo argilloso-calcareo, è il suo aroma di frutti rossi e legni pregiati e il gusto rotondo. L’80% della produzione della zona è di vini rossi, realizzati dall’unione di Merlot e Cabernet.

care in uno dei tanti campi da calcetto, basket, hockey o beach volley.

Dopo aver degustato i vini della zona, vi consigliamo di concludere la gita con una passeggiata nel centro di questo incantevole borgo medievale (inserito anch’esso, insieme ai vigneti, tra i siti protetti dall’UNESCO), alla maestosa chiesa scavata nella roccia, la Eglise monolithe de Saint-Émilion, alla sua torre del Re, senza dimenticare di fermarvi ad assaggiare la sua specialità locale, i buonissimi macaron.

La città è collegata da un’efficientissima rete di tram che collega tutto il centro e da numerose piste ciclabili che permettono di visitare altrettanto comodamente la città. Tappa imperdibile, prima di avventurarsi nei dintorni della città, è La Cité du Vin, la Città del Vino, un museo dedicato al mondo del vino inaugurato nel 2016 che, attraverso un allestimento immersivo, permette al visitatore di scoprirne la storia e, con vari giochi interattivi, imparare a educare il senso dell’olfatto e della vista nelle degustazioni. Oltre alle sale espositive ci sono un auditorium, un ristorante, un wine bar con vista panoramica e un fornitissimo negozio con vini provenienti da oltre 80 Paesi da tutto il mondo. Infine, è previsto un assaggio di vino all’ottavo piano del museo. Bordeaux è circondata da oltre 1000 kmq di vigneti. A circa 35 chilometri dalla città si trova Saint Èmilion, considerata la capitale vinicola della regione, circondata da immense distese di vigneti dei più famosi châteaux (termine che non implica la necessaria presenza di un castello, anche se spesso è così, ma da intendersi come tenute e aziende vinicole). Il modo migliore per goderne appieno è noleggiare una bici e seguire le piste

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Tablet Natura

di Alessandro Polinori , Responsabile CHM Lipu Ostia, Consigliere Nazionale Lipu/BirdLife Italia

Gli uccelli ed il freddo: una mangiatoia come salvezza Suggerimenti per aiutare i nostri amici alati in vista della brutta stagione

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Con l’imminente arrivo della brutta stagione ed il conseguente abbassamento delle temperature, sarà sempre più difficile per gli uccelli reperire il cibo necessario al loro sostentamento, a partire dagli insetti, che diventeranno praticamente introvabili. Se consideriamo, inoltre, che nutrirsi è il sistema più sicuro inventato dalla natura per combattere il freddo,  alimentando in tal modo quel riscaldamento interno rappresentato dal metabolismo corporeo, sarà  facile comprendere come il modo più semplice ed efficace, per aiutare i nostri amici alati, sia somministrare loro cibo idoneo attraverso delle mangiatoie. Durante i mesi freddi occorrerà effettuare questa pratica con continuità, poiché, per alcune specie, potrà arrivare a costituire l’unica fonte di sostentamento. Con il calo delle temperature molti uccelli ampliano la loro dieta fino a diventare, per necessità, principalmente  onnivori. Chiaramente, sarà utile diversificare il tipo di cibo per attirare ed aiutare un maggior numero di specie; pian piano, guadagnando la loro fiducia, riusciremo anche ad osservare questi meravigliosi animali sempre più da vicino e, limitando al minimo il disturbo, a realizzare splendidi scatti, scoprendo aspetti inconsueti del loro comportamento. Frutta fresca, croste di formaggio, semi di girasole, grasso, semi di mais, canapa e mais tritato, noccioline, pezzetti di dolci (a Natale anche panettone e pandoro!) e di biscotti, lombrichi e tarme della farina sono tra gli alimenti più adatti ad attirare un numero incredibile di specie. I merli sceglieranno briciole e vermi, le cince semi, biscotti e noccioline, i pettirossi il grasso e le larve, mentre uccelli granivori come fringuelli e verdoni si nutriranno di semi e mais.  Esistono in commercio e sono sempre più facili da reperire, dei mix, appositamente realizzati per soddisfare le esigenze delle diverse specie. Naturalmente, all’inizio, dovremo avere un po’ di pazienza e lasciare che gli animali si abituino a questa nuova,

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per certi versi inusuale, “fonte di cibo”. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, anche per quanto concerne le diverse tipologie di mangiatoie, alcune decisamente elementari, altre più complesse e gradevoli dal punto di vista estetico, adatte anche al più signorile dei giardini. Innanzitutto sarà importante collocare queste mangiatoie in un luogo tranquillo, anche il nostro balcone può andare bene, purché si scelga un angolo riparato dal vento e dalla pioggia e non facilmente raggiungibile dai nostri gatti o cani! Potremo utilizzare le classiche mangiatoie in legno, dotate anche di un tettino che protegge il cibo  dalla pioggia o delle originali mangiatoie a gabbietta (entrambe disponibili presso il CHM LIPU di Ostia), ideali per essere appese sui balconi o sui rami degli alberi nei nostri giardini.  Ma sara’ possibile anche realizzare delle mangiatoie a costo zero, utilizzando “rifiuti” come bottiglie di plastica, buste del latte o dei succhi di frutta, retine delle cipolle o delle patate.  Un metodo semplicissimo, ad esempio per aiutare cince e verdoni, consiste nell’esporre in balcone una fila di  arachidi appese ad un filo. Sarà divertente osservare le acrobazie che compiono questi colorati uccelli mentre mangiano!  Chiaramente, la presenza degli uccelli sarà maggiore nelle zone più vicine a Parchi e spazi verdi, anche se,  ormai anche in città, è possibile osservare numerose specie, che si sentono più al sicuro nei viali cittadini, piuttosto che nelle campagne invase dai cacciatori. Lo scopo dell’impiego delle mangiatoie è di aiutare principalmente i volatili di piccole dimensioni, che hanno  maggiori difficoltà a procurarsi il cibo e sono più vulnerabili. Per questo, in città come in campagna, è comunque

consigliabile utilizzare i modelli con tettoia, che risolvono il problema di corvidi e piccioni, che, se troppo abbondanti, finiranno per scacciare gli altri uccelli (ben più deboli e per questo a rischio) e mangiare tutto il cibo! Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Centro Habitat Mediterraneo LIPU di Ostia (sito nel parcheggio del Porto Turistico di Roma, ingresso Via dell’Idroscalo), e-mail: chm.ostia@lipu.it Le fotografie sono di: A. Polinori, Claudio Leali, S.Pizzichini,


a cura di Avv. Vincenzo Bertolini e Dott. Giovanni Masia

Viaggi in aereo:

istruzioni per i bagagli registrati.

Chi viaggia in aereo lo sa bene. Fare in modo di partire sempre con il solo bagaglio a mano. La prospettiva di registrare ed imbarcare il bagaglio in stiva, infatti, si accompagna immancabilmente con il timore di andare incontro a spiacevoli “contrattempi” o, quantomeno, a lunghe attese ai nastri di riconsegna. Quando però il bagaglio eccede per peso e/o dimensioni gli standard di cabina, deve necessariamente essere consegnato al vettore al check-in, ovvero al gate al momento dell’imbarco. Ma quali sono gli obblighi ed i diritti che sorgono rispettivamente in capo al vettore ed al passeggero con la consegna dei bagagli? Va subito detto che il vettore è responsabile del danno derivante dalla distruzione, dal deterioramento, dalla perdita o dal ritardo dei bagagli ricevuti in consegna dal passeggero all’atto dalla partenza. Tale responsabilità sorge per il fatto stesso che l’evento che ha causato il sinistro si è prodotto nel corso di un qualsiasi periodo durante il quale il vettore aveva in custodia i bagagli consegnati. Sempreché il danno non derivi esclusivamente dalla natura dei bagagli, da loro difetto o vizio intrinseco. In caso di sinistro al bagaglio, è di fondamentale importanza segnalare immediatamente l’accaduto all’Ufficio Assistenza Bagagli (Lost and Found) presente in aeroporto all’interno dell’area dove si trovano i nastri di riconsegna. Si tratta di un ufficio facente capo alla società di gestione aeroportuale (e non già alle compagnie aeree) preposto a ricevere le denunce dei passeggeri relative ai disservizi bagagli. In esito alla segnalazione l’ufficio è tenuto a rilasciare il cosiddetto Rapporto di Irregolarità Bagaglio (in inglese

Property Irregularity Report – PIR). Il documento PIR contiene un codice univoco alfanumerico di 10 caratteri utilizzato per il tracciamento e la ricerca del bagaglio e/o per attestarne l’eventuale danneggiamento. La funzione principale del PIR è quella di evitare che si consolidi la presunzione di integra restituzione del bagaglio. In altri termini, in mancanza di segnalazione, e quindi di PIR, si presume che il bagaglio sia stato riconsegnato ed accettato senza riserve dal passeggero. Una volta abbandonata l’area di riconsegna, quindi, non sarà più possibile denunciare eventuali sinistri al bagaglio e dunque non sarà più possibile proporre alcuna azione nei confronti del vettore. Ma vediamo nel dettaglio quali sinistri possono interessare il bagaglio e cosa fare quando si verificano. Distruzione o deterioramento Ciò che accomuna queste due tipologie di sinistro è la presenza di danni al bagaglio evidentemente più gravi nell’ipotesi della distruzione rispetto all’ipotesi del deterioramento. In entrambi i casi, la normativa applicabile (Convenzione di Montreal) stabilisce che entro sette giorni dal ricevimento del bagaglio danneggiato deve essere inoltrato un reclamo al vettore. In difetto, il passeggero perde il diritto di agire in via risarcitoria nei confronti del vettore. In caso di distruzione o deterioramento è previsto un limite risarcitorio di circa 1250 EUR (a passeggero) comprensivo del danno patrimoniale e non patrimoniale, a meno che il passeggero non abbia effettuato, all’atto del check-in, una dichiarazione speciale di inte-resse alla consegna dietro pagamento di una maggiorazione tariffaria. In tal caso il vettore sarà tenuto al risarcimento sino a concorrenza della somma dichiarata, a meno che egli non dimostri che tale somma è superiore all’interesse reale del mittente alla consegna a destinazione.

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Smarrimento o tardiva consegna Potenzialmente ogni tardiva riconsegna del bagaglio può tramutarsi in uno smarrimento definitivo dello stesso. Sul punto, la citata Convenzione prevede che ove il bagaglio non sia ancora giunto a destinazione entro ventuno giorni dalla data prevista può considerarsi definitivamente smarrito. Al verificarsi di tale circostanza, il passeggero può far valere nei confronti del vettore i diritti che gli derivano dal contratto di trasporto. Anche in questo caso il limite risarcitorio è pari a circa 1250 EUR (a passeggero), a meno che il passeggero non abbia effettuato, all’atto del check-in, una dichiarazione speciale di interesse alla consegna dietro pagamento di una maggiorazione tariffaria. In tal caso il vettore sarà tenuto al risarcimento sino a concorrenza della somma dichiarata, a meno che egli non dimostri che tale somma è superiore all’interesse reale del mittente alla consegna a destinazione. Il rinvenimento e la restituzione del bagaglio al legittimo proprietario prima dei ventuno giorni integra l’ipotesi di ritardata consegna. In questo caso, il reclamo deve essere inoltrato entro ventuno giorni dalla data in cui il bagaglio è stato messo a disposizione del passeggero. In difetto, il passeggero perde il diritto di agire in via risarcitoria nei confronti del vettore. Anche per il danno da ritardo bagaglio il limite risarcitorio è fissato in 1250 EUR circa (a passeggero), salvo dichiarazione speciale di interesse alla consegna effettuata dal passeggero al momento della consegna del bagaglio e dietro pagamento di una maggiorazione tariffaria. Quindi, se proprio dovete imbarcare il bagaglio in stiva, ricordate che in caso di irregolarità al bagaglio occorre prima farsi rilasciare il PIR in aeroporto e successivamente inoltrare un reclamo al vettore, entro 7 giorni se si tratta di un danneggiamento, entro 21 se si tratta di una tardiva consegna. Per tutto il resto, c’è ViaggiareTutelato…

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L’avvocato risponde a cura dell’avvocato Federica Lorenzetti - lorenzettiavv@gmail.com - 06.56305241

Il danno da vacanza rovinata.

Come sempre salve a tutti e ben ritrovati nel nostro sportello, al quale, anche in questo mese, avete rivolto numerosissime domande. In questo articolo vi voglio parlare del danno da vacanza rovinata (che è stato oggetto di ulteriori sviluppi normativi in questi ultimi due anni) e le modalità risarcitorie alle quali può accedere il consumatore/viaggiatore. Ovviamente tale danno si configura allorquando al soggetto è stata lesa la legittima aspettativa di godere pienamente del proprio viaggio come occasione di svago, di piacere e di realizzazione del programma prescelto. La normativa a tutela del viaggiatore, ad oggi, è davvero molteplice tanto da un punto di vista comunitario ( vedi la Direttiva UE n. 90/314 sui pacchetti turistici, la Convenzione di Montreal del 1999, il Regolamento comunitario n. 2027 come modificato dal Regolamento n. 889/2002 e il Regolamento n. 261/2004 sul trasporto aereo ) nonché da un punto di vista nazionale ove la figura del viaggiatore che richiede la prestazione, già assunta con il Codice del Consumo, è stata “trasfusa” nell’art. 47 del Codice del Turismo (D.Lgs. n. 79/2011). Fornendovi una pratica guida da poter seguire nel caso in cui pensiate di doverla applicare per la tutela die vostri diritti lesi, è necessario preliminarmente evidenziare come tale protezione trovi ambito applicativo nei contratti del turismo organizzato, delle vendite tradizionali con nuove formule contrattuali, applicate ai pacchetti turistici venduti fuori dai locali commerciali ed a distanza. Ciò che viene richiesta è la sottoscrizione di un contratto poiché

viene riconosciuta validità alla forma scritta anche se non sono indicate le conseguenze per la mancata consegna di una copia dello stesso o della sua redazione. Il contratto deve essere redatto in termini chiari e precisi, prevalendo in caso contrario l’interpretazione più favorevole al consumatore. Sono previste specifiche clausole di recesso concesse al compratore (ad esempio in caso di revisione del prezzo superiore al 10 per cento di quello originariamente concordato o di modifica unilaterale di uno o più elementi del contratto, non accettati dal turista per giustificato motivo). Orbene, nel caso in cui vi sia pertanto un inadempimento contrattuale a tutto ciò che è stato concordato con il consumatore, tanto l’organizzatore quanto l’intermediario “sono tenuti al risarcimento dei danni secondo le rispettive responsabilità e anche per le prestazioni di terzi, sempre che l’inadempimento non sia attribuibile al consumatore, dipenda da un fatto imprevedibile e inevitabile commesso da un terzo o sia derivato da forza maggiore”. Pertanto, il mancato godimento della vacanza legittima pienamente, la richiesta di risarcimento, quando l’inadempimento o l’inesatta esecuzione delle

prestazioni è non di scarsa importanza ai sensi dell’art. 1455 c.c. e la prova dell’inadempimento coincide semplicemente (atteso il favore che viene riconosciuto al consumatore) con la prova del verificarsi del danno. Il consumatore potrà quindi far valere le sue ragioni per le rispettive responsabilità nei confronti dell’agenzia di viaggi e del tour operator (l’organizzatore) entro tre anni dal rientro del consumatore nel luogo di partenza per i danni alla persona, mentre, in tema di inadempimento delle prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto, il termine ex art. 2951 c.c. è di diciotto o dodici mesi a seconda che il trasporto inizi o si concluda in Europa o fuori. Per i danni patrimoniali diversi da quelli alla persona (le spese aggiuntive, ad esempio, sostenute per i disservizi subiti) la domanda dovrà invece essere presentata entro un anno dal rientro del consumatore nel luogo della partenza. Il reclamo, anche con lettera raccomandata, deve essere tempestivamente rivolto all’organizzatore o al venditore, secondo le rispettive responsabilità, entro dieci giorni lavorativi dalla data di rientro nel luogo di partenza.


Scadenzario Fiscale Anna Maria De Calisti commercialista

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Lo Studio De Calisti A.M. saluta tutti i Lettori che si inoltrano nello scadenzario fiscale di Ottobre 2018. La prima scadenza è il pagamento dei contributi per i datori di lavoro domestico. Il pagamento che va dal 1° ottobre al 10 ottobre, secondo la nuova circolare Inps, potrà essere versato esclusivamente secondo le seguenti modalità: a) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche” (tabaccherie); b) online sul sito internet “www. inps.it”, nella sezione Servizi on line – Elenco di tutti i servizi - Pagamento contributi lavoratori domestici; c) telefonando al Contact Center 803.164, tramite utilizzo di carta di credito;d) utilizzando il bollettino MAV. Lo Studio rammenta, che per l’anno 2018, l’INPS ha suddiviso i contributi per i datori di lavoro domestico in due tabelle scindendo il tipo di contratto applicato da tempo indeterminato a quello a tempo determinato con l’aggiunta del contributo addizionale. Si rende noto che in data 1° ottobre per coloro che hanno rateizzato attraverso la Rottamazione le cartelle Equitalia è fissata la scadenza per il pagamento della 2° rata; Entro il 1° ottobre a fronte di una proroga dovrà essere comunicata all’Agenzia delle Entrate attraverso l’invio telematico sia la comunicazione dei dati Fatture Emesse e Ricevute (Spesometro 2018) che la comunicazione di liquidazione IVA 2° trim. 2018. Si informano i lettori che per i non titolari di partita iva il 1° ottobre scadono i contributi e le imposte relative alla dichiarazione dei redditi 2018 per l’anno d’imposta 2017;

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Lo Studio rende noto che avendo dipendenti o collaboratori occasionali, la scadenza del 16 ottobre prevede: IRPEF, Ritenuta d’acconto, contributi INPS. Inoltre, entro il 16 ottobre coloro che sono titolari di Partita Iva e si trovano sotto un regime IVA mensile dovranno effettuare il versamento. Si prosegue poi con la scadenza del giorno 16 ottobre per coloro che hanno deciso di rateizzare i versamenti che derivano dalla Dichiarazione dei Redditi 2018 ed Irap 2018 (anno d’imposta 2017). Pertanto, coloro che sono in possesso di partita IVA , dovranno effettuare il versamento riguardo Irpef, Irap, Ires, Iva, adeguamento studi di settore ed eventuale acconto della cedolare secca sugli immobili dati in affitto.

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Chi non ha potuto pagare omettendo imposte e ritenute (non versate o versate in misura insufficiente entro il 17 settembre 2018), con l’opportuno calcolo può ravvedersi entro il 17 ottobre.

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Entro il 25 ottobre i contribuenti potranno presentare attraverso i Caf e gli Intermediari il Mod. 730/2018 integrativo a modifica di quello originario. Si rende noto che entro il 25 ottobre il lavoratore può inoltrare la richiesta al datore di lavoro di non voler pagare la seconda o unica rata dell’acconto Irpef e/o cedolare secca nella misura risultante dal prospetto di liquidazione del Mod. 730 2018; pertanto dovrà indicare per iscritto, sotto la Sua responsabilità, l’importo che ritiene dovuto. Inoltre con la scadenza del 25 ottobre coloro che ne sono soggetti, dovranno presentare gli elenchi riepilogativi Intrastat.

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Lo scadenzario Fiscale del mese di ottobre 2018 si conclude con importanti adempimenti dichiarativi interessati da una proroga dei termini. Pertanto per il 31 ottobre è fissata la scadenza per la presentazione dei Modelli: Redditi PF, SC, SP, IRAP, 770 nonché la certificazione unica dei lavoratori autonomi. Si rende noto che in data 31 ottobre per coloro che hanno rateizzato attraverso la Rottamazione Bis le cartelle Equitalia è fissata la scadenza per il pagamento della 3° rata;

Si rinnova ai lettori che in qualità di CAF CGN lo Studio è abilitato a fornire ulteriori servizi tra cui: • 730 per coloro che sono dipendenti, collaboratori, pensionati. • ISEE, RED, Detrazioni ecc. • Gestione Badanti e Colf. • Successioni. Lo Studio ringrazia per l’attenzione dei lettori e rimane a disposizione, per ogni ulteriore chiarimento.

Lo Studio offre servizi di consulenza del lavoro


Tablet Territorio di Sandro Massimei

Recupero e riutilizzo delle acque meteoriche e delle acque grigie

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Da secoli e fino a tutto il novecento, nel bacino del mediterraneo e nel sud dell’Italia, la pratica della raccolta della pioggia per il fabbisogno idrico delle abitazioni e dei campi, era largamente diffusa. Cisterne o piccoli bacini che si riempivano con le piogge invernali, dove era accumulata acqua per il fabbisogno estivo. Il sistema di accumulo estremamente diffuso, a gestione praticamente famigliare, è stato sostituito da un sistema centralizzato, formato da grandi invasi e acquedotti a gestione regionale. Per l’epoca è stata naturalmente una scelta ragionevole ma oggi è evidente che sarebbe necessario dotarsi anche di capacità di accumulo diffuso: realizzando nuovi volumi ma anche recuperando le strutture esistenti e, soprattutto, le conoscenze per realizzarle, gestirle e mantenerle efficienti. L’importanza della raccolta della pioggia per far fronte a parte dei consumi domestici è ormai ampiamente riconosciuta in tutto il mondo, un po’ meno in Italia. Le acque meteoriche sono generalmente riutilizzate per gli scarichi del WC e per gli usi non potabili in genere. Attraverso un’adeguata filtrazione, le acque piovane hanno una bassa concentrazione di sali, che le rendono particolarmente idonee all’uso in elettrodomestici, come la lavatrice e la lavastoviglie. Le acque grigie sono le acque provenienti da lavandini, doccia e vasca da bagno (esclusi il water e l’intera cucina) che possono essere raccolte, trattate e disinfettate, per poi essere rinviate all’utenza domestica per scopi non potabili, all’interno delle cassette di risciacquo o riutilizzate per l’irrigazione. Nel nostro paese si registrano le prime esperienze e cominciano a prendere forma politiche che favoriscono

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la raccolta delle acque di pioggia e delle acque grigie ed il loro riuso (prevalentemente irrigazione e scarico di WC). Ad esempio, la Regione Emilia Romagna – probabilmente la Regione italiana più attenta al tema del risparmio idrico ha elaborato un “Regolamento Edilizio Tipo”, che prevede, oltre ai requisiti cogenti per una qualità edilizia minima indispensabile, l’introduzione di requisiti tecnici “volontari”, che definiscono una qualità aggiuntiva a quella minima indispensabile, per il soddisfacimento dei quali sono assegnati degli incentivi in forma di sconti sugli oneri concessori. Tra questi vi sono “sistemi di captazione, filtro e accumulo delle acque meteoriche provenienti dalla copertura dell’edificio, con apposita rete duale per usi compatibili delle acque meteoriche”. In Italia da segnalare il quartiere residenziale di Preganziol (TV): parte delle acque grigie o saponose prodotte dal complesso edilizio (240 AE, 15 mc/g) vengono trattate tramite due sistemi di fitodepurazio-ne a flusso sommerso

orizzontale, ognuno di superficie utile pari a 116 mq. L’acqua depurata, raccolta in una cisterna, viene riutilizzata per l’alimentazione delle cassette di risciacquo dei wc, tramite la realizzazione di un’apposita rete di distribuzione interna. Gli eventuali surplus vengono reimpiegati per l’irrigazione. Le acque dei tetti vengono trattate in un sistema di fitodepurazione a flusso verticale, accumulate in appositi serbatoi e riutilizzate per l’irrigazione. All’interno delle singole abitazioni sono stati installati dispositivi di risparmio idrico ai diversi punti di erogazione. Considerando solo il costo di realizzazio-ne del sistema di trattamento delle acque grigie e il risparmio di acqua potabile, si stima che i costi di investimento iniziali e di manutenzione siano ammortizzabili in circa 9 anni. Negli anni successivi oltre al risparmio idrico si avrà anche un notevole risparmio economico. Probabilmente l’esperienza di raccolta della pioggia più famosa al mondo è quella della Potsdamer Platz, il “centro” della nuova Berlino riunificata, cui hanno lavorato i migliori


architetti della scena internazio-nale, dallo studio Murphy/Jahn a quello di Richard Rogers, da Renzo Piano ad Arata Isozaki. La gestione dell’acqua potrebbe apparire un aspetto marginale nella progettazione di Potsdamer Platz: ma il Comune e i progettisti hanno scelto di usare proprio l’acqua come fulcro del nuovo spazio, dando vita a un sistema di nuovi canali e zone umide di diverse migliaia di metri quadrati che creano un piccolo “parco” urbano nel centro di Berlino. Non si tratta solo di uno spazio pubblico da vivere: il sistema è un grande serbatoio in grado di accumulare oltre 4.000 metri cubi di acque di pioggia, cui si aggiungono alcune centinaia di metri cubi che vengono immagazzinati nei tetti verdi degli edifici. In pratica per eventi meteorici ordinari, il 100% dell’acqua piovana che cade sull’area di Potsdamer Platz (diversi ettari di superficie impermeabilizzata) viene immagazzinato e, purificato attraverso un sistema di fitodepurazione perfettamente inserito. Pensando al reticolo di scolo delle acque nel nostro Municipio, solamente andando a riutilizzare le acque meteoriche delle superfici non drenanti di abitazioni, scuole, uffici pubblici e privati, si otterrebbe una sensibile diminuzione del rischio idraulico. Concludendo, è bene ricordare che a Roma per far arrivare al rubinetto un metro cubo d’acqua, ne sono stati usati e persi lungo il percorso altri 0,41 m3 e sono stati usati 0,27 kWh di energia elettrica. Anche per questo il recupero e riutilizzo delle acque meteoriche e delle acque grigie è una scelta conveniente e di obbligata sostenibilità.

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Tablet Scuola di Diana Di Sebastiano

Dal degrado al decoro: intervento di pulizia nel plesso Palocco 84 (Istituto Comprensivo Tullia Zevi)

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Il Comitato Genitori Tullia Zevi, in collaborazione con l’associazione Retake di Casal Palocco e con il supporto dell’ azienda di progettazione e manutenzione spazi esterni I Giardini di Rò, ha organizzato, lo scorso 8 settembre, un intervento di pulizia straordinaria presso il plesso Palocco 84. Tantissimi i genitori intervenuti che si sono rimboccati le maniche e, con grande impegno e volontà, hanno ridipinto le aule, pulito i giardini, tagliato i rami pericolanti e raccolto immondizia, tutto per unico comune obiettivo: regalare a tutti i bambini una scuola decorosa e sicura. La situazione è grave in molte scuole, racconta il Presidente del Comitato Genitori, Diana Di Sebastiano: secondo i dati dell’ultimo rapporto di cittadinanza attiva - presentato il 27 settembre scorso - l’agibilità igienico sanitaria è stata certificata solo al 36% degli edifici scolastici, la prevenzione incendi al 34% e la verifica di vulnerabilità sismica al 29% degli istituti. E, per quanto riguarda gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, la situazione non è migliore. Nel nostro caso, noi come Comitato Genitori, ci siamo attivati da diversi mesi per chiedere l’intervento delle istituzioni per i 5 plessi dell’Istituto Comprensivo, ed in particolare l’ufficio Giardini e l’ Ufficio Tecnico del X Municipio, interessando anche il Presidente del Municipio Dr.ssa Giuliana Di Pillo, senza purtroppo ricevere neanche una risposta da parte loro. I genitori dunque, nella totale assenza delle istituzioni, si ritrovano a doversi sostituire a loro: acquistano

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materiale, pitturano le aule, disinfettano gli ambienti, tagliano rami pericolanti….nella speranza che il loro esempio sia da stimolo per chi, questo, dovrebbe farlo di lavoro. Il nostro impegno continuerà nel cercare un dialogo costruttivo con le istituzioni e chiedendo ciò che è nostro diritto avere. Abbiamo in cantiere molti progetti che presenteremo nel corso dei prossimi mesi per garantire sicurezza e decoro ai nostri figli. Per chiunque volesse supportarci nelle nostre iniziative, ci contatti via mail all’indirizzo: comitatogenitoritulliazevi@gmail.com


La cilegina sul Tablet di Teo

Pensieri confusi alla rinfusa

Avete presente le vacanze? Si quei giorni appena trascorsi che già sembra un secolo e che solo fra altri 4 o 5 rivivrete? L’entusiasmo della partenza, la voglia di riposarsi, il lusso di essere serviti, la consapevolezza che la penna caduta in ufficio verrà raccolta dopo due settimane.... ehhhh. E ancora: tre pasti al giorno, dessert e vino compresi, attività fisica limitata allo spostamento dal letto al lettino, lo shopping invece dello zapping, l’abbronzatura che batte il make-up fatto al semaforo per 14 a 0.

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Emozioni vissute in prima persona, ma anche attraverso una lettura sotto l’ombrellone o grazie a un film recuperato in un’arena estiva. Uhm, i film. No, aspettate un attimo, sui film non ci siamo. Sui film che mostrano scene di gente che parte in vacanza c’è qualcosa che devo denunciare, condividere, urlare, col fine di promuovere una class action contro i produttori e i registi di tutto il mondo. Da Hollywood a Cinecittà, dai Forrester ai Cesaroni, da James Bond a Rosy Abate, dalle Alpi alle Piramidi, avete voi mai visto la star di turno in una scena realistica che mostri il suo arrivo in hotel o

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a casa dei parenti? Siete sicuri sicuri che sia stata convincente? Cioè, la scena dello scarico della valigia dalla macchina l’avete vista bene? Avete notato il varcare della soglia? Poggiare la valigia sul letto (quella di un lungo viaggio... ça va sans dire)? E non c’era niente che vi ha infastidito? Qualcosa che, nonostante il film scorra piacevolmente e quello che avete notato sia qualcosa di totalmente irrilevante ai fini della trama, rimanga lì nei vostri pensieri, pur se all’angolo e in ombra? Tipo lo zzzzzzz della zanzara che sentite allontanarsi ma sapete che lei c’è e che prima o poi ritornerà a succhiarvi il sangue? A me capita la stessa cosa. Mi spiego: ai titoli di coda, a caso risolto o a matrimonio avvenuto, a me la visione di quella valigia mi ritorna imponente più del braccio mozzato al cattivo, del bacio alla francese delle due star, di una Arcuri o un Garko che indovinano una battuta. Magari vestiti :) Ebbene, ormai vi è chiaro, mi riferisco alla disinvoltura con la quale questa valigia viene maneggiata! È leggerissima!!! Tirata fuori dal bagagliaio come fosse la sporta vuota della Conad al parcheggio del supermercato prima di entrarvi, trasportata come fosse un pincher e sollevata con lo sforzo che faccio nel riporre un libro sullo scaffale. Insomma, è tutto talmente irreale. Non lo sopporto. Io voglio vedere il rossore sul viso, i muscoli tendersi, le ernie uscire. Ecco, questo mi piacerebbe. Assegnerei Oscar sulla base di valigie pesanti, di case in disordine (avete visto le villone americane su più livelli dove nonostante i bambini e i cani tutto è sempre perfettamente in ordine e pulito?), di donne che lavino i piatti (di solito ne asciugano uno.

Mai che ci sia il pentolone incrostato), e ancora di donne che stirino qualcosa che non sia già stirato, tipo una camicia (e non che con la tavola da stiro aperta si limitino a piegare un canovaccio). Ma pure gli uomini eh! Un Oscar all’attore che interpreta un ruolo dove esca di casa alle 7:30, si faccia un’ora di traffico, almeno 8 ore di ufficio, torni alle 19, collabori un minimo per la preparazione della cena o che si occupi di dar retta ai bimbi affamati anche del papà. Questo papà non può avere il fisico con 200 muscoli tutti in evidenza, il completo da ufficio nelle medesime condizioni di quando è uscito di casa e il sorriso uguale al mio quando esco dalle acque del mare sardo. No, io questo Oscar lo do a quello con la panza (con la zeta eh!), sfiancato, stropicciato e anche puzzolente. Tiè. Ed ora, fine della pausa. Raccogliete la penna caduta, controllate il make-up da semaforo rosso, fate ogni tanto un po’ di isometrica da seduti e siete a posto. Back to reality: vacanze lontane e valigie pesanti. Per qualsiasi pensiero o commento (mi raccomando: confuso e alla rinfusa!) scrivimi a lacilieginasultablet@gmail.com


TabletRoma ottobre 2018  

Free press mensile romano di informazione, cultura e società

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