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Editoriale di Stefano Quagliozzi

direttore responsabile

CORONAVIRUS 2020:

DRAMMA PLANETARIO E QUALCHE OPPORTUNITA’ Sono quasi dieci mesi che conviviamo con l’incubo Covid e ormai sappiamo quasi tutto di lui. Sappiamo che è un nemico insidioso e invisibile, sappiamo che ha fatto oltre un milione e centomila morti in tutto il mondo, sappiamo che dopo un periodo estivo in cui si è depotenziato, rallentando temporaneamente la sua espansione, è tornato prepotentemente alla ribalta della cronaca in settembre, con l’Europa che, da sola, raccoglie il 50% dei contagi mondiali. Abbiamo visto all’opera i negazionisti, coloro che gridano al complotto internazionale per un allarme che, a loro avviso, nasconde solo grandi interessi economici guidati da una regia occulta. Siamo stati testimoni dell’inferno nella primavera di quest’anno, con la deportazione notturna di centinaia di bare con i camion dell’Esercito, a Bergamo, delle prime vittime del Covid-19, con immagini che rimarranno stampate nella nostra mente e in quelle di chiunque le abbia viste, considerato che sono state diramate in ogni angolo del pianeta, attraverso la TV e i social network. Le disposizioni di chiusura totale, adottate recentemente da Francia, Spagna o Germania col fine di contenere il diffondersi del virus, fanno pensare che ancora è lungo il cammino verso una “normalizzazione” che riporti serenità nella comunità internazionale e una nuova spinta per la ripartenza dell’economia, col tentativo di recuperare nel minor tempo possibile il PIL perduto a causa del progressivo indebolimento dell’economia dovuta ai lockdown. Tutti attendono una risposta dalla comunità scientifica; una risposta risolutiva per questa che appare una vera e propria guerra che stiamo combattendo tutti, aggrappati alla speranza che presto o tardi una cura specifica venga fuori, abbinata al vaccino che salverebbe l’umanità da un catastrofico epilogo. Ma nell’attesa di questa auspicata panacea, cosa possiamo fare e soprattutto quali sono le inevitabili positività che costituiscono l’altra faccia della meda-

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glia di ogni cosa? Il lockdown di marzo e aprile ci ha aiutati a riscoprire, specie nelle metropoli, una tempistica rallentata dello scorrere della vita, in barba alle frenesie che costituivano la componente principale del tran-tran quotidiano, fino a qualche mese fa. La riscoperta dello stare insieme in famiglia, di godere del tempo che trascorre in compagnia dei propri figli, il fare qualcosa di collettivo anziché di individuale come ad esempio recuperare il dialogo familiare anziché mangiare un pasto in fretta avendo come unico interlocutore, peraltro passivo, la televisione. Televisione che invece ha avuto anche momenti di gloria con l’impennata degli abbonamenti a Sky, Netflix, Infinity e tante altre fonti, attraverso le quali è stato possibile, durante il blocco totale delle uscite, vedere film vecchi e nuovi per la gioia di chi “non aveva tempo” per farlo prima… Altro dato confortante è l’aumento sensibile dei lettori. Stare a casa ha significato anche leggere più libri, lasciare spazio alle proprie curiosità e lasciarle soddisfare in compagnia di un buon libro stampato o di un e-book per chi preferisce servirsi dell’elettronica. A proposito di elettronica è forse questo il settore che ha fatto la parte del leone, costringendo tantissimi al lavoro agile con collegamenti via internet, scuole costrette ad attrezzarsi con la didattica a distanza e per questo obbligate a dare -sia pur temporaneamente (almeno questo auspichiamo) quella spinta a servirsi maggiormente di supporti e piattaforme elettroniche con le quali superare le difficoltà del momento e non rimanere imbrigliati senza poter dare risposte che la società costantemente chiede a ciascuno di noi, a prescindere dal ruolo incarnato. E’ per questo che sia i lavoratori sia gli studenti hanno trovato - sebbene grazie a un’accelerazione non richiesta - una nuova dimensione di conoscenze telematiche da poter integrare nella vita di tutti i giorni, quando questa pandemia lascerà spazio ad una vita “normale”.

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TABLET ANNO 8° N°85 novembre 2020 SOMMARIO

9 PRIMO PIANO Intervista a Paola Zanichelli, Assessore al Bilancio Municipio X 12 TABLET MUSICA L’Editing audio; il delay

16 RECENSIONI Prendersi cura di sè con le parole

19 OSTIA SCACCHI 64 Caselle

20 TABLET BIKE Archeobike

31 CONFESSIONI DI UNA GOLOSA

ROMA

TabletRoma Reg. Trib. di Roma n° 296/2012 del 19/10/2012 WWW.TABLETROMA.IT Editore Tablet Edizioni di Cristina Anichini Via Difilo 41 - 00124 Roma P.I. 13042831001 C.F. NCHCST66E63H501F anichini@tabletroma.it Direttore responsabile Stefano Quagliozzi - quagliozzi@tabletroma.it Direttore editoriale Cristina Anichini Progetto grafico, Advertising Tablet ADV e Impaginazione Maurizio De Vincentiis Stampa Poligraf s.r.l. Via Vaccareccia, 41/b - Pomezia - tel. 06 9106822 Pubblicità 340.340.69.70 Rita Chiodoni ritachiodoni@libero.it Direzione e redazione redazione@tabletroma.it Hanno collaborato a questo numero Giorgia Conti, Annamaria De Calisti, Patrizia Di Bisceglie, Carlo Dut to, Alessandra Lino, Federica Lorenzet ti, Giuseppe Menzio, Giulia Migani, Alessandro Polinori, Davide Sagliocco, Luca Carlo Santagà, Emanuela Sirchia, Lisa Stanziani, Francesco Valente, L aura Ventura. É consentita la riproduzione anche parziale di testi, grafica, immagini e spazi pubblicitari solo se autorizzata in forma scritta da Tablet Edizioni di Cristina Anichini. Parte delle immagini presenti su questa rivista sono fonte Internet e sono utilizzate solo a fini informativi. Poichè non è stato possibile risalire ai titolari dei diritti, secondo la legge vigente, la redazione si scusa per la mancata citazione rimanendo a disposizione di qualsivoglia richiesta e precisazione da parte dei titolari stessi. La collaborazione a questo mensile è da ritenersi libera e gratuita salvo diversi accordi. Del contenuto degli articoli, degli annunci economici e pubblicitari sono legalmente responsabili i singoli autori. Gli articoli pervenuti anche se non pubblicati non si restituiscono. La Direzione si riserva il diritto di non pubblicare il materiale pervenuto o di effettuare gli opportuni tagli redazionali. Si ringraziano i partners commerciali per il contributo alla pubblicazione e alla diffusione di questo periodico. Finito di stampare il 5 novembre 2020.-

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Primo Piano di Emanuela Sirchia

Intervista a

Paola Zanichelli

Assessore al Bilancio del Municipio X Passione e competenza; analisi, pianificazione e spesa per far quadrare i conti. Assessore Zanichelli, il suo è un incarico particolarmente importante. Dover chiedere e ricevere finanziamenti per il Municipio X e per tutti i tipi di spesa non è certo cosa da poco. Come ha organizzato il suo lavoro all’inizio del mandato?

In entrambi i casi, una catastrofe. Come vi siete regolati? Per quanto riguarda il primo rischio, per procedere con metodo, sono partita dall’analisi dei dieci esercizi precedenti partendo   dal 2008. È subito apparso evidente il dato relativo al mancato impegno dei fondi annualmente stanziati per il nostro Municipio. Ovvero, se il 1 gennaio 200.. vengono stanziati … milioni di euro per la gestione del Municipio e il 31.12.200… i fondi sono stati spesi (impegnati) nella misura del 30%, il residuo, pari al 70 per cento dello stanziamento inziale, deve essere restituito a Roma Capitale: uno spreco enorme e la mancata occasione per realizzare interventi sul territorio. Abbiamo pertanto attivato fin da subito un attento monitoraggio dell’avanzamento dell’impegno dei fondi durante l’anno. Non è possibile , infatti, rendersi conto a dicembre che i soldi ancora da utilizzare sono molti, anche perché i tempi di “impegno” dei fondi stessi non sono immediati e la contabilità pubblica

ha regole stringenti e molto chiare da rispettare. Uscendo poi dalla gestione commissariale, abbiamo prestato la massima attenzione affinché tutto fosse fatto nel rispetto di tali regole.  Devo dare atto a tutto il personale del Municipio, dal Direttore Apicale, ai dirigenti, a tutti i dipendenti, sia dell’ufficio Bilancio che delle varie direzioni, di grande professionalità e disponibilità nel relazionarsi fornendo tutte le informazioni e i chiarimenti che via via si rendevano necessari con la massima collaborazione. Con il loro contributo, abbiamo avviato in Giunta una sorta di dash-board per il monitoraggio costante dell’impegno dei fondi man mano resi nel bilancio municipale. L’attento monitoraggio ha portato all’impegno quasi totale (oltre il 90 per cento) dei finanziamenti ottenuti. E perché non il 100 per cento si chiederà qualcuno? Esiste una percentuale minima di residuo, non comprimibile, rappresentata dai ribassi d’asta (a fine anno, se aggiudico alla ditta che offre uno sconto sull’importo stanziato, resta un residuo che per tempistica non riesco ad impegnare). Quindi, primo importante risultato, utilizzo di tutti i fondi destinati al nostro territorio. Per quanto riguarda invece il secondo rischio, non aver ricevuto stanziamenti sufficienti, abbiamo giocato bene la “carta” delle variazioni di bilancio: a differenza del passato, in ogni variazione di bilancio ci siamo presentati con richieste di ulteriori finanziamenti. Che, in realtà, possono essere un’arma a “doppio taglio” e che devono essere perfettamente calibrati in base agli stanziamenti già disponibili in bilancio e all’effettiva capacità della struttura operativa (gli uffici) di sopportare un ulteriore carico di lavoro per utilizzare non solo i fondi “ordinari”, ma anche quelli “straordinari” ottenuti

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La grande passione per il territorio dove vivo con la mia famiglia, l’esperienza professionale maturata in oltre 30 anni su bilanci e finanziamenti e il desiderio di contribuire alla gestione del “mio” Municipio, mi hanno fatto accettare con enorme piacere, e qualche timore, l’incarico proposto dalla Presidente Di Pillo di entrare a far parte della sua Giunta che, come tutti ricorderanno, si è insediata dopo i 2 anni Commissariamento per mafia. Consapevole delle criticità che avrei incontrato, andando a ricoprire un ruolo meno “appariscente” rispetto agli altri Assessorati, ma nei fatti strumentale e fondamentale per tutte le attività messe in essere da tutti i colleghi, mi sono avvicinata al Bilancio del Municipio X con grande attenzione e, confesso, qualche perplessità. Ammetto di non amare troppo le luci della ribalta e, al tempo stesso, di amare le sfide su terreni nei quali ritengo di avere la preparazione necessaria: l’Assessorato al Bilancio sembrava quindi l’occasione perfetta per entrare in scena, in un momento storico che vedeva Ostia come “crogiuolo” di mafie e delinquenza. Ho iniziato quindi cercando di analizzare i bilanci delle precedenti gestioni e della gestione del Commissario per definirne il perimetro ed identificare priorità e criticità. È apparso subito evidente come  il Municipio X fosse stato gestito, dal punto di vista economico/finanziario, diciamo…..a “marcia ridotta”. Mi spiego meglio: gli stanziamenti

in bilancio sono fondamentali per porre in essere tutte le attività, che siano di funzionamento dell’ente, di erogazione dei servizi di competenza municipale (spesa corrente) e di investimento (spesa in conto capitale) per la realizzazione di opere infrastrutturali. In parole semplici: il budget consente di fare acquisti ed investimenti e senza soldi non si può fare nulla. Nella contabilità pubblica, i fondi stanziati, nel nostro caso, per il Municipio stanziati da Roma Capitale, presentano due grossi rischi: il primo rischio è di non riuscire a spenderli tutti entro le scadenze previste, mentre il secondo è di non aver ottenuto stanziamenti sufficienti a svolgere l’attività programmata.

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variazione prevista in cui le altre strutture stralciano opere previste perché i tempi stretti ( al 31.12) non ne consentono la realizzazione, abbiamo chiesto ed ottenuto oltre 6 milioni di euro (rispetto i 2 iniziali!) per finanziare quasi esclusivamente la manutenzione straordinaria delle strade riuscendo, in tempi record e sempre grazie alla grande professionalità e collaborazione con gli uffici, ad impegnarli tutti. Quindi, anche se gli stanziamenti di fondi non sono capienti a sufficienza, inserirsi in ogni occasione per integrarne la consistenza. E’ quindi un delicato equilibrio che richiede la pianificazione strategica e politica di quanto si intende realizzare, la taratura della capacità operativa degli uffici in termini di risorse umane, la definizione del perimetro

che ora è nelle condizioni di esprimersi al meglio: e per continuare con la metafora sportiva, abbiamo un grande allenatore: la Presidente Di Pillo, che coordina le molteplici azioni da realizzare e vigila perché niente e nessuno “venga lasciato indietro”. Aggiungo inoltre che per gradi ci avviciniamo, grazie allo strumento del Bilancio Partecipativo, all’identificazione delle priorità con la cittadinanza che viene chiamata ad esprimersi su alcuni temi. Lo scorso anno i cittadini e l’Amministrazione hanno deciso insieme, per la prima volta, come investire 20 milioni di euro su tutto il territorio di Roma Capitale per la tutela del decoro urbano. I 4 progetti votati dai cittadini residenti nel nostro Municipio sono stati inseriti nel bilancio e finanziati e sono in corso di realizzazione. Mi piace

lettore con troppi tecnicismi. purtroppo la materia di per se rischia di non appassionare tutti i lettori, e faccio un esempio pratico per meglio spiegare l’azione portata avanti utilizzando lo strumento delle variazioni. Bilancio iniziale 2018 (l’insediamento dell’attuale Consiliatura è di dicembre 2017) per le spese in conto capitale del Municipio X stanziamento pari a 2 milioni. Ovvero, tarato su quanto fatto negli anni precedenti, per il nostro territorio 2 milioni era la cifra adeguata per realizzare le opere d’investimento: manutenzione straordinaria strade, delle scuole, acquisti, opere idrauliche, realizzazione nuovi impianti e cosi via. A gennaio 2018, prima variazione, richiesti - ed ottenuti – ulteriori 2 milioni di spesa in conto capitale. Ovvero abbiamo raddoppiato quanto stanziato, inserendo opere quali la manutenzione straordinaria della fontana dello Zodiaco (opera nel cuore di tutti gli ostiensi e che nessuno prima di noi aveva inserito in bilancio) e realizzazione ex-novo di uno skate park nella “delicata” zona di “Nuova Ostia”, per offrire ai giovani una struttura dove praticare sport. A novembre dello stesso anno, nel corso dell’ultima

finanziario in cui muoversi e il costante monitoraggio dell’andamento che consente la sana gestione del bilancio municipale. E, permettetemi di sottolinearlo, ritengo che tutto questo sia stato fatto in un’ottica di massimizzazione del beneficio per i cittadini.

pensare che le priorità non vengano “calate” dall’alto, ma vengano invece decise insieme ai cittadini che vengono così coinvolti in prima persona nelle scelte degli interventi da realizzare.

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con le variazioni di bilancio in cui eventuali ulteriori spazi di finanza, che si siano resi disponibili, vengano richiesti incrementando quando già stanziato. Non utilizzare fondi stanziati è indice di incapacità ed inefficienza e riduce la credibilità dell’ente inficiando la sana gestione d’esercizio: richiedere ulteriori fondi , sottraendoli magari ad altre strutture territoriali o dipartimentali, tenerli “nel cassetto” per restituirli alla fine dell’anno, fenomeno che tecnicamente di definisce “overshooting”, è assolutamente deleterio per tutta la struttura di Roma Capitale ed altera il già delicato equilibrio finanziario. E cosa abbiamo fatto? Ad ogni variazione abbiamo chiesto, ottenuto, ed impegnato ingenti somme “accaparrandoci” tutti gli spazi di finanza disponibili. Non voglio tediare il

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Un Municipio molto vasto e dalle più svariate prerogative (mare, verde, entroterra) quali le priorità? Un Municipio molto articolato con specificità quali la gestione delle spiagge, il decentramento sul verde, un territorio vasto e densamente popolato: insomma tante le azioni da portare avanti. A mio avviso, le priorità sono innanzitutto infrastrutturali: manutenzione straordinaria delle strade, riqualificazione urbanistica, cura dei parchi, messa in sicurezza delle scuole, pulizia dei fossi idraulici e caditoie, potenziamento dei sistemi di drenaggio e contrasto al rischio idrogeologico, acquisto di telecamere, accessibilità delle spiagge….è tutto prioritario, come Assessore al Bilancio chiedo insistentemente che tutto venga finanziato. Abbiamo costituito una grande squadra

Quali, se ci sono stati, gli ostacoli maggiori da affrontare tenendo anche conto di una legislatura breve (poco più che 3 anni e mezzo)? Diciamo che a meno di tre anni dal nostro insediamento, gli ostacoli principali sono stati, per quanto mi riguarda, all’inizio della Consiliatura, principalmente, la mole incredibile dei debiti fuori bilancio ereditati dalle precedenti gestioni insieme alla sfiducia dopo il commissariamento. Cominciamo subito a spiegare cosa sono i debiti fuori bilancio. Come alcuni sanno, gli enti locali sono tenuti ad amministrare in maniera trasparente al fine di garantire una corretta gestione e il miglioramento dei servizi pubblici. Purtroppo però, alle volte, nonostante le previsioni iniziali, l’Amministrazione deve affrontare delle spese non previste: questi i sono i debiti fuori bilancio, ovvero tutte quelle spese che


non siano state previste dall’ente pubblico all’inizio dell’esercizio. Detto in altri termini, i debiti fuori bilancio sono le obbligazioni impreviste, quelle non messe in conto dalla pubblica amministrazione che, però, alla chiusura del bilancio risultano comunque esserci, contratte in violazione alle norme giuscontabili. Una percentuale minima, rispetto il “volume d’affari” del Municipio può essere comprensibile ed accettabile: trovarsi di fronte una somma di debiti fuori bilancio così consistente e disastrosa ci ha trovato impreparati e ci ha obbligato a sanare tutte le spese senza copertura che abbiamo man mano riscontrato. In una gestione sana, programmata e trasparente non c’è spazio per i debiti fuori bilancio. Quest’anno poi la pandemia COVID ha ci ha drammaticamente colpiti in maniera imprevista ed imprevedibile. Oltre all’emergenza sanitaria, abbiamo dovuto affrontare e continuiamo a farlo, un’emergenza di tipo economico che sta impattando negativamente sia sugli operatori economici del territorio che sulle entrate del Municipio e del Comune di Roma. E, come tutti possono facilmente immaginare, senza entrate è veramente difficile finanziare le uscite e quindi i servizi da erogare e gli investimenti da fare nelle infrastrutture. Stiamo operando in stretta sinergia con le strutture dipartimentali e la Ragioneria capitolina per cercare la quadra necessaria al fine di non essere costretti a stralciare opere o ridurre i servizi: speriamo di riuscire a risolvere in modo positivo e non dover operare tagli a quanto programmato ad inizio anno, prima che si scatenasse questa terribile pandemia. Fine anno vuol dire anche pianificare il Bilancio dell’immediato futuro. Può anticiparci qualche richiesta specifica? Prima di pianificare il futuro, occorre verificare il roll-out dell’anno corrente, con tutti i limiti e gli ostacoli già illustrati. Conto di chiudere l’esercizio corrente con almeno l’ormai consolidato 90 per cento di saturazione sia delle spese correnti che degli investimenti in conto capitale per dare continuità all’operato del mio Assessorato: lavorare quindi a stretto contatto con i colleghi Assessori, la Presidente, gli Uffici e i Direttori per un deployment  intelligente e ben calibrato di tutte le iniziative poste in essere. In contemporanea, anche alla luce dell’esperienza fatta nei bilanci precedenti, abbiamo avviato la fase di rilevazione dei fabbisogni e la definizione delle iniziative che vogliamo realizzare alla luce della nostra visione politica e che vengono ulteriormente affinate tramite il colloquio costante con i cittadini, le associazioni, le consulte in tutti i momenti previsti e possibili. Scusi il gioco di parole, può fare un bilancio della sua esperienza? Il bilancio solitamente offre la visione d’insieme dell’operato, le competenze maturate, il quadro

complessivo dell’esperienza che mi riservo di esprimere alla fine del mandato. Per il momento posso sicuramente anticipare che è stata una bella sfida entrare nel merito della moltitudine di norme che vincolano la gestione finanziaria e contabile e verificare che siano seguite norme e regole che determinano la formazione del bilancio del Municipio e la sua corretta gestione per chi, come me, ha una preparazione di tipo diverso e viene dal mondo privato. Ammetto di essermi “rimboccata le maniche”

per familiarizzare con gli atti che lo compongono: il DUP (Documento Unico di Programmazione) , il PEG (Piano Esecutivo di Gestione), i principi di contabilità pubblica e i regolamenti che fissano in ogni minimo dettaglio ogni procedura, ogni spesa, ogni vincolo. Ma, come abbiamo detto, chi ama le sfide si impegna al massimo per raggiungere il risultato, l’obiettivo prefissato. Con il lavoro di squadra dei colleghi Assessori, grazie alla sapiente regia della Presidente, la proficua collaborazione con gli Uffici Municipali e Capitolini e la consolidata interazione con la Ragioneria Capitolina, mi sembra di poter affermare che l’obiettivo prefissato, ovvero contribuire alla gestione del “mio” Municipio,   in una fase critica come quella post-commissariamento per tentare un ritorno alla “normalità” e ad una sana gestione trasparente con una visione politica di ampio respiro, sia stato ampiamente raggiunto. Non ricordo di aver mai visto nel Decimo cosi tanti cantieri aperti, le spiagge libere cosi curate, il verde pubblico seguito e di questo risultato ho il grande onore di sentirmi parte. E, come diceva Periandro,  “I piaceri sono effimeri, gli onori eterni”.


TABLET MUSICA di Francesco Valente

EDITING AUDIO: IL DELAY Come detto nellʼarticolo precedente, tra le infinite possibilità d’intervento di una traccia audio in ambiente digitale, una grossa parte la fanno i plugin. Detto in maniera semplice: i plugin sono effetti che si possono inserire (insert) su una traccia audio, o affiancarsi al suono originale (mandata o Bus), per appunto effettare il suono con infinite possibilità, al punto tale da poter rendere irriconoscibile il suono originale. Oggi se ne fa un uso massiccio e creativo veramente stimolante, ma come sempre dipende dai gusti e dal talento. Uno degli effetti più famosi, e che non è certamente nuovo a chi fa musica, sia in produzione che in relazione al proprio strumento, i chitarristi per esempio lo conoscono moooolto bene, è il Delay. Delay significa “ritardo“, che in musica assume un significato strettamente legato alle figure di valore (divisioni ritmiche) di note o di strumenti percussivi. In poche parole il Delay è un eco che tutti noi conosciamo come una ripetizione, per esempio della nostra voce, che abbiamo imparato da piccoli accadere quando si strilla in montagna e ci ritorna il suono della nostra voce… in ritardo appunto e ripetuto per un tot di volte. Detto in maniera più tecnica il Delay è la ripetizione di un suono, nota o percussione, che avviene in ritardo rispetto al suono originale e questo ritardo può essere stabilito in modo da rispettare le figure ritmiche, quarti ottavi o sedicesimi e tutte le possibili

suddivisioni. La ripetizione del suono può avvenire sia nel tempo che nella quantità…. Ciao Ciao Ciao : ) …. magari con una degradazione del volume verso le ultime ripetizioni. Il risultato è spesso entusiasmante perchè allarga tantissimo il suno, lo spazializza e si possono fare dei giochi ritmico armonici grazie alle ripetizioni con accavallamenti di note che si rincorrono… Insomma molto bello e ha fatto la fortuna di moltissimi musicisti, The Edge degli U2 per citarne uno su tutti. Ovviamente come sempre si possono fare dei danni se non lo si usa con sapienza. Avendo ora la possibilità di usarlo come plugin sulla nostra Daw (Digital Audio Workstation) il suo utilizzo ha assunto ruoli nuovi e molto performanti, con tantissime varietà, dallʼemulazione di Delay Vintage ai nuovi e performanti Delay per la gioia dei Sound Designer. Oltre a poter decidere che tipo di figura di valore applicare al ritardo e a quante volte possiamo ripetere questo ritardo, abbiamo la possibilita`ʼ di filtrare il ritardo in modo che il suono degradi sia nel volume sia nel tono, magari anche facendo in modo

che si stoni leggermente, per creare un effetto tipo chorus (ne parlerò nei prossimi articoli) rendendo il suono finale veramente affascinante e stimolante creativamente. Possiamo decidere che la prima ripetizione avvenga sul canale sinistro, e la seconda a destra creando un gioco di spazialità inebriante cambiando completamente la percezione del suono originario. Come sempre bisogna provarlo e se siete appassionati di musica digitale sicuramente troverete nel Delay un compagno di giochi entusiasmante e molto produttivo. Nei prossimi articoli presenterò vari plug in tra i più usati, dando un particolare risalto a quella famiglia di effetti chiamati Granulari che sono la vera novità di questi ultimi anni. Ciao Ciao Ciao Ciao Ciao Ciao Ciao Ciao Ciao


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IL COVID 19 CI PORTERA’ AD ABITARE?

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La relazione tra interior design e pandemia è più stretta di quel che si pensi. Chi ricorda che prima del Coronavirus fu la Spagnola a riprogettare le case? Un recente articolo, pubblicato su FastCompany, intitolato “Il covid 19 ha ucciso il massimalismo” racconta di come la pandemia avrebbe drasticamente modificato i canoni estetici dell’interior design superando l’era del “more is more” per abbracciare un minimalismo più attento al confort e all’igiene. Tutto ciò sembrerebbe confermato anche dalla crescita dalle vendite dei mobili che rispetto al resto dell’economia, ha subito un forte incremento negli ultimi periodi. E’ in relazione a ciò che Elizabeth Segran, nel suo articolo su FastCompany, scrive :<< Durante l’estate, le vendite nel settore arredo hanno superato i 10 miliardi di dollari al mese, un valore superiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2019>>. Il motivo? << Tutti stavano cercando di rendere le loro case più confortevoli durante un lungo periodo di vita domestica. Per molti, il comfort significava creare spazi sereni e ordinati che facessero sentire la loro casa come un rifugio dalla dura realtà della vita nel 2020>>. Se gli spazi sono ristretti, come quelli della maggior parte degli appartamenti di città, un arredamento massimalista  e un surplus di ornamenti possono contribuire a un senso di claustrofobia, mentre mobili semplici, decorazioni ridotte al minimo e spazi suddivisi, solo per lo stretto necessario, possono aiutare a ricreare quella sensazione di ariosità e di open space che tanto ci è mancata durante il lockdown. Così quello che si va delineando secondo Sebastian Braueur, vicepresidente del design e sviluppo del prodotto di Crate & Barrel, è un  “minimalismo caldo”, dove per decorazioni si intendono soprattutto cuscini, coperte, tappeti e piccoli complementi che intensificano la sensazione di comfort e di rifugio. Secondo Braueur, questo nuovo minimalismo non sarà netto e freddo come i movimenti minimalisti del passato. A spingere verso un ritorno del minimalismo è però anche un altro aspetto. Così come l’epidemia di influenza spagnola del 1918 aveva contribuito al passaggio dalla ridondante estetica vittoriana a un più igienico modernismo, fatto di grandi vetrate per approfittare del potere disinfettante della luce solare e di ambienti spogli e semplici da pulire. Allo stesso modo, oggi, la preferenza per il minimal è in parte guidata da considerazioni

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sulla pulizia, che ci porta verso interni lineari e facili da igienizzare. Ma il ritorno al minimalismo è, per David Alhadeff, fondatore della galleria di design newyorkese Future Perfect, anche ricerca di spazio. “La pandemia ha cambiato le nostre priorità in modo tale che lo spazio è ora il più grande lusso”. E poiché non tutti possono acquistare una spaziosa casa di campagna durante questo periodo, il ricorso al minimalismo può aiutare a creare l’illusione dello spazio. In ultimo, è anche un modo di circondarsi di materiali e palette cromatiche il più naturali possibile, da un lato per un rinnovato senso di responsabilità sociale e ambientale, dall’altro per un bisogno di vicinanza alla natura che ci porta a trovare empatia per cesti in rattan, tessili di lino e tavolini di legno. Ricorrere a elementi naturali

non soltanto porta ad una sensibilizzazione ambientale ma ci permette di portare nelle nostre case, l’ambiente esterno. Tutto questo, modifica inevitabilmente il lavoro del designer che è chiamato a concentrarsi più su elementi funzionali, come lo spazio e la pulizia piuttosto che sulla pura ricerca formale. Penny Sparke, professore di storia del design alla Kingston School of Art di Londra,

afferma che ha senso che il design si sia spostato su questi elementi piuttosto che semplicemente su ciò che è piacevole alla vista. Ricorda inoltre, che durante i momenti di conflitto sociale come guerre, crisi sanitarie, collassi finanziari ecc.. i designer hanno sempre cercato di utilizzare il loro lavoro per risolvere i problemi. Citando come le epidemie di tubercolosi e colera del 1800, ad esempio, spinsero i progettisti ad inventare la toilette nel tentativo di mitigare la diffusione di queste malattie. “Durante i momenti di crisi, gli esseri umani sono concentrati sulla sopravvivenza” dice Penny Sparke

“il designer risponde a questo e questa pandemia non è diversa”. Tuttavia non sappiamo ancora quanto dovremo convivere con questa nuova pandemia ma possiamo solo augurarci che tutti questi cambiamenti portino ad uno scenario, in cui si vive consapevolmente, si acquista con saggezza, ci si preoccupa dell’impatto delle proprie scelte sull’ambiente, anteponendo azioni consapevoli agli acquisti compulsivi. Perché questo, al di là delle preferenze estetiche, è il minimalismo di cui avremo davvero bisogno.


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RECENSIONI di Patrizia Di Bisceglie

“Prendersi cura di sé con le parole” è un libro che affronta il tema della Medicina Narrativa, che prevede l’utilizzo della scrittura e della lettura finalizzate al percorso di cura in ambito clinico e assistenziale. L’obiettivo è migliorare la relazione tra operatore sanitario e paziente e far emergere il bisogno del malato di essere ascoltato e compreso. Nella prima parte del volume viene trattata la pratica della Medicina Narrativa da un punto di vista metodologico e scientifico, con il contributo delle dottoresse Antonella Savarese e Maria Cecilia Cercato dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” IFO di Roma. Nella seconda parte, invece, Divertiti, Amore, l’intensa autobiografia di Simona Amorese, scritta per la figlia Roberta. Simona, scrittrice e attrice teatrale, una giovane e bellissima donna, innamorata della vita e della figlia Roberta, che scopre di avere un cancro all’età di 25 anni e che decide di combatterlo con tutte le sue forze trovando, appunto, nella scrittura un’ancora di salvezza ricavandone un beneficio terapeutico. Nell’ultima parte sono raccolte le citazioni tratte dal diario e dagli ultimi scritti di Simona, tra cui le frasi da non dire a un malato oncologico. I testi, ora autoironici ora struggenti, si alternano a pagine bianche che sono un invito per il lettore a prendere in mano la penna per raccontarsi condividendo le proprie emozioni. L’AUTORE Simona Amorese (1980-2019), attrice, autrice, giovane donna che a 25 anni ha affrontato una diagnosi di cancro, ha ritrovato «nella penna e nei fogli bianchi un’ancora di salvezza», realizzando anche uno spettacolo teatrale dal titolo emblematico Per sentirmi viva. È stata una delle prime autrici di “Raccontami di te”, progetto di Medicina Narrativa basato sulla raccolta e sulla condivisione di racconti che hanno come argomento l’esperienza della malattia oncologica. Lascio la speranza ai disperati. Per me l’opportunità di trasformare un problema in una soluzione. “Non abbiam bisogno di parole per spiegare quello che è nascosto in fondo al nostro cuore.”

“Ogni, libro, ogni volume possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.” Carlos Ruiz Zafòn “L’ombra del vento”

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Marchio: GRIBAUDO Data d’uscita: Novembre, 2020 Collana: Passioni Pagine: 200 Prezzo: 14,90€ ISBN: 9788858026991 Genere: Varia


Piccola storia della Posta a cura di Giuseppe Menzio

La navigazione a vapore sul Danubio La navigazione a vapore sul Danubio ebbe inizio ufficialmente per concessione imperiale nel 1837. Si trattava di un’innovazione tecnologica di grande rilievo che permetteva si accorciare di molto i tempi di percorrenza, specialmente controcorrente. La compagnia “Erste K.K.Priv. Donau Dampfschiffahrts Gesellschaft” (e cioè “Prima società imperiale di navigazione a vapore sul Danu-

tra Vienna e la bella regione di Wachau. Tra il 1866 ed il 1879 la DDSG fu autorizzata dalle poste imperiali austriache ad effettuare un servizio postale con le sue navi, trasportando lungo le sue rotte, oltre che merci e passeggeri, anche delle lettere. Alla DDSG inoltre venne concessa l’autorizzazione ad emettere propri francobolli, che recavano la scritta “Erste k.k.pr. Donau

bio”), abbreviata DDSG, era stata fondata nel Lungo il corso del Danubio le sue navi attraccavano oltre che in Austria, anche in Serbia, Romania, Bulgaria e nei porti dell’Impero Ottomano. I suoi servizi si estesero gradualmente alla foce del Danubio, al Mar Nero ed a Costantinopoli, mentre aveva creato anche la prima linea a vapore nel Mediterraneo, fra Trieste (allora vitale porto dell’Impero austro-ungarico) e Costantinopoli. Nel 1914 la DDSG aveva una delle più grandi flotte interne d’Europa, ben 142 navi a vapore e 860 chiatte, per un totale di quasi 500.000 tonnellate. Questi numeri si ridussero drasticamente durante la seconda guerra mondiale. La compagnia venne prima requisita dai tedeschi, poi dai sovietici. Lo stato austriaco ne rientrò in possesso (pagando un forte indennizzo) nel 1955. Dopo varie trasformazioni, nel 1995 venne creata la DDSG-Blu Danube Schiffahrt che con cinque navi moderne offre escursioni turistiche

Dampf schiffahrts Gesellschaft” in un ovale, con il valore in un cerchio al centro e due àncore ai lati. Vista la storia della DDSG le lettere affrancate con questi francobolli, piuttosto rari, hanno un elevato interesse anche dal punto di vista storico, e sono molto ricercate. Rarissima ed unica è la lettera rappresentata in questa pagina. Si tratta di un’affrancatura “mista” costituita, partendo da sinistra, da un francobollo del Lombardo-Veneto (da 5 soldi rosso), uno d’Austria (da 5 kreutzer) ed uno della DDSG (da 17 kr.). Venne spedita da Sistov (Bulgaria) il 31/5/1867, ed era diretta a Vienna. Questa lettera è stata battuta ad un’asta del 2007; prezzo base di partenza : 50.000 euro.

-Un manifesto dell’epoca con i passeggeri a bordo di un battello a vapore della DDSG sul Danubio - Un francobollo da 17 kreutzer - Un francobollo ungherese moderno con in primo piano un battello a vapore del 1870 - La rara lettera con affrancatura mista descritta nell’articolo.


SOTTO AL MARE

Associazione di promozione sociale a cura di Lisa Stanzani Presidente APS Sotto al mare

Quanti delfini abbiamo a largo delle nostre coste? Come facciamo a riconoscerli e a censirli? In questo articolo faremo luce su questi aspetti; ma facciamo un passo indietro, per chi non ci conosce: ad aprile del 2019 nasce “sotto al mare”, un’associazione di promozione sociale nata dalla passione e la determinazione di chi l’ha fondata e che vive grazie a ricercatori e volontari che dedicano a questa piccola realtà tempo ed energia. L’attività associativa che più ci sta regalando emozioni e soddisfazioni sono le uscite di eco turismo che organizziamo a bordo del nostro gommone (“mamma uno”) per andare alla scoperta delle bellezze che offre il nostro mare. Durante le nostre uscite di eco turismo, il team di biologi e naturalisti a bordo, scruta costantemente la superficie del mare; ad attirare l’attenzione di chi osserva possono essere rifiuti da recuperare, oppure rappresentanti della fauna marina da conoscere e osservare. Durante i nostri incontri con la gli abitanti del mare, effettuiamo una “cattura” (solo fotografica ovviamente!!) da qui il nome del nostro progetto Catturati in F.O.To in cui F.O.To rappresenta l’acronimo delle aree che investighiamo: Fiumicino, Ostia e Torvaianica. Protagonista indiscusso dei nostri incontri, chi ci conosce lo sa bene, il tursiope (Tursiops truncatus), la specie di delfino costiero altamente

fedele alla nostra area. Durante gli incontri con questi meravigliosi mammiferi marini la “cattura” fotografica assume un’importanza fondamentale in quanto ci consente di trarre molteplici informazioni. Grazie alla tecnica della foto identificazione, è possibile discriminare i singoli individui che costituiscono un pod (o una porzione di esso), e di poterli riconoscere nel tempo grazie all’analisi delle foto scattate (con attrezzatura altamente professionale) che ci permette di riconoscere i “marchi” (forma, colorazione, tacche e graffi) presenti sulla pinna dorsale degli animali che lo rendono unico e differente da ogni altro suo simile. I marchi possono essere derivati da cause assolutamente naturali come l’interazione tra individui o abrasioni accidentali, oppure antropiche spesso derivate dall’interazione con gli attrezzi da pesca o collisioni con imbarcazioni che, nei casi più gravi, sono evolute in vere e proprie mutilazioni come nel caso dell’individuo in foto “catturato” durante uno dei nostri primi avvistamenti. Nella fotografia in basso: ricercatore dell’APS sotto al mare mentre effettua la “cattura” fotografica degli individui, sulla sinistra i due lati delle pinne dorsali di tre individui di Tursiops truncatus.

Prima fotografia in alto: pinna dorsale di un tursiope con una parziale mutilazione probabilmente avvenuta a causa di una lenza. Nella seconda fotografia: new born di tursiope in stretta associazione con la mamma, “catture” di questo tipo ci permettono di stabilire che l’individuo adulto sia di sesso femminile. Dalle “catture” fotografiche effettuate durante gli incontri con i tursiopi, oltre a distinguere i singoli individui che compongono il gruppo incontrato e quindi stimarne il numero, è possibile ricavare anche molte altre informazioni. A volte questi magnifici animali si esibiscono in salti straordinari, questo tipo di comportamento, oltre ad essere estremamente affascinante e sorprendente è anche molto utile, infatti spesso ci permette di determinare il sesso dell’individuo. Oltre all’osservazione diretta dell’area genitale (visibile durante i salti o grazie alle riprese subacquee) che ci permette di determinare il sesso dell’animale esso lo si può determinare anche grazie alla stretta associazione tra un individuo adulto ed un individuo appena nato (new born) o giovane; in questo caso sappiamo che si tratta di un individuo di sesso femminile in quanto sono esclusivamente loro a prendersi cura della progenie. È sempre una grande emozione osservare le coppie mamma-cucciolo oltre che un segnale di speranza per queste magnifiche creature.

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In questa rubrica dedicata alla nostra associazione continueremo a raccontarvi un po’ di più di noi e del nostro lavoro, condivideremo con voi i nostri incontri e le nostre scoperte, vi faremo conoscere le specie che abitano il nostro mare e cercheremo di contribuire alla valorizzazione del nostro territorio.


64 CASELLE a cura di Laura Ventura

In questo nostro incontro vogliamo darvi un piccolo accenno su cosa sia il mondo degli scacchi perché gli scacchi, a tutti gli effetti, sono un mondo!!! Hanno mille sfaccettature e non si fermano solamente alla mossa del pezzo. Sono strategia, attesa, rimodulazione, attenzione, concentrazione e resilenza. Solo per citarne alcune. La loro storia è antichissima. Le prime notizie risalgono al VI secolo in India e riguardano la simulazione di una battaglia fra due eser-

“un chicco di riso per la prima casella della scacchiera, due chicchi di riso per la seconda casella, quattro chicchi di riso per la terza e via via raddoppiando la cifra per le restanti 61 caselle.” Pensando che la richiesta fosse modesta il principe cominciò a fare il calcolo arrivando, con grande stupore, ad una quantità immensa di chicchi di riso: 2 alla 64ima! Non potendo mantenere la promessa il Principe, sleale, fece giustiziare il mercante. Accenniamo al binomio “scacchi-matematica”. Potremmo iniziare dagli assi cartesiani per

sulla scacchiera. E’ dimostrato inoltre che il silenzio del pensare, rigoroso durante una partita, permette addirittura di sviluppare anche altre aree del cervello, quelle che riguardano la logica in generale e la costruzione del linguaggio. A cascata questo porta ad un enorme beneficio in tutte le materie di studio specie per i giovani studenti nelle scuole. Una delle attività preminenti di Ostia Scacchi, quella vision forte e sempre presente, è quella di coinvolgere infatti il più possibile le scuole

citi. Sicuramente la loro origine è persiana e gli arabi ne rimasero subito affasciati. Ma la loro diffusione non ebbe confini. Arrivarono in Europa ed immaginate che il primo campione internazionale fu il norvegese Magnus Carlsen: aveva solo 13 anni!!! Nonostante la giovane età Magnus Carlsen detiene ancora oggi il titolo di campione. La leggenda più bella è quella che si racconta di un Principe indiano, ricco ed annoiato. Propose una favolosa ricompensa a chi fosse stato in grado di vincere la sua noia. Tra i tanti, giunse a lui un mercate che estrasse una tavola con 64 caselle. Vi pose sopra i pezzi e spiegò al Principe le regole. Il Principe si appassionò e riconobbe il merito al mercante chiedendo quale ricompensa volesse. “Mio Principe è semplice” risposte.

passare poi a parlare dell’alfiere che, con il suo movimento, divide la scacchiera lungo una diagonale ottenendo un triangolo rettangolo in cui sia i lati che la diagonale hanno una lunghezza di otto caselle: in altre parole, un triangolo retto equilatero per il quale non vale il teorema di Pitagora! Peraltro i giocatori di scacchi, ovvero gli scacchisti, sviluppano abbastanza rapidamente facoltà logiche, che li aiutano nell’apprendimento delle materie scientifiche, e riescono meglio a pianificare e decidere il proprio futuro. Ci sono moltissimi studi che confermano che gli scacchi aiutano nell’apprendimento della matematica. Ma parliamo anche di concentrazione perché per giocare bene a scacchi occorre estraniarsi dal mondo circostante e focalizzare i pensieri solo

del territorio. Appassionare i ragazzi in giovane età; fin dalle scuole elementari la nostra Associazione cerca di trasmettere ed appassionare i giovani per creare campioni nel futuro ma non solo negli scacchi. Campioni per se stessi e per la vita che li attende. Le scuole sono sempre state estremamente importanti ed il territorio in cui ci troviamo a risposto in maniera meravigliosa. I campionati scolastici ci hanno dato sempre grandi soddisfazioni. Ma di Ostia Scacchi ed del mondo della scuola vi racconteremo nel prossimo numero.

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Tablet Bike di Luca Santagà - fb avventure in bici

fotografie di Davide Loreti

ARCHEOBIKE!

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Libertà. Una parola altisonante e dal significato profondo. La mia generazione, nata libera, non ha conosciuto gli orrori della guerra, ma i più fortunati tra noi, hanno ancora in vita genitori o nonni che di storie, legate alla conquista della libertà ne hanno raccontate parecchie. Le nuove generazioni, tendono a dare per scontata e dovuta tutta quella libertà per la quale i loro avi hanno combattuto anche a costo della vita. Il risultato è che fin troppo spesso essa viene confusa con il diritto di fare quello che si vuole, qualche volta a scapito di quella degli altri. La cosa che mi colpisce, è che in questi tempi difficili, con un mostro terribile che gira tra tutti noi, questa parola assuma una connotazione associata a fattori negativi, come a dire: la mancanza di, la libertà che non c’ è più ecc. Eppure, non esiste concetto più bello e fruibile, in una nazione come la nostra. Certo, bisogna rispettare le regole, in caso contrario sarebbe il caos, ma ad oggi, se ci sentiamo soffocare, qualche volta dipende dalle prigioni più o meno invisibili che noi stessi ci siamo costruiti attorno. I problemi, ma anche la routine, ci opprimono a tal punto che facciamo fatica a sentirci liberi. Vorrei parlarvi invece, di un altro tipo di libertà: quella dove è sufficiente avere un paio di

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scarpe comode per poter evadere. Non risolve certo tutti i problemi, ma scappar via senza una meta precisa, anche solo per poche ore, ci aiuta a vedere le cose con una prospettiva diversa. E possiamo andare ovunque le nostre scarpe e la fantasia ci possono portare. Noi che abbiamo la passione per la bici non facciamo eccezione. Le scarpe comode le infiliamo piuttosto spesso, anche se poi le appoggiamo, o meglio, le agganciamo ai pedali, ma il concetto rimane uguale, si va solo più lontano. Evadere è bellissimo. La meta, in certi casi, è un fattore secondario, basta uscire dalla città, scaricare la bici dall’auto ed iniziare a perdersi; il resto viene da se. Il Lazio è un territorio vastissimo, ricco di natura e storia, e spesso si riesce a coniugare entrambe le cose. Nel nostro vagabondare senza meta per le campagne, o per i boschi, talvolta ci si imbatte in vere e proprie sorprese. Si scopre un mondo fatto di silenzio e di colori, la natura sembra tendere la mano e si mostra amichevole e ad un tratto…ci si può trovare in un quadro o se preferite sulla pagina di un libro di storia. Entrare in mountain bike nei ruderi di una antica città, o transitare in una necropoli etrusca completamente avvolta dalla vegetazione e dimenticata sono occasioni davvero uniche. Ed io vorrei portarvi con me in una breve carrellata di


lusi: oltre alla bellezza naturale del posto si possono ammirare i manufatti della bonifica dell’ Agro Pontino, con le sue caratteristiche chiuse e la completa rete di canali. Se siete da quelle parti non dimenticate di fare una puntatina nel Parco Naturale del Circeo; si trova un paio di chilometri dopo un luogo chiamato Bella Farnia. E’ un bosco bellissimo, pieno di daini che non sono così spaventati dall’ uomo, se ne vedono tanti anche se non si lasciano avvicinare. La strada sterrata che attraversa il bosco porta fino a Sabaudia e alla sua caratteristica architettura. Tornando a nord, il territorio come dicevo prima offre spunti in abbondanza. Una delle mie

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alcune insospettabili meraviglie che sono proprio a pochi chilometri da casa. Non vi nascondo che la zona che preferisco, della nostra bella regione è il Viterbese. Tutto ciò che gronda Etrusco mi affascina particolarmente. Se non volete fare troppa strada in auto, però, vi segnalo un bellissimo itinerario, appena fuori il GRA, che quanto a rovine etrusche è invidiabile: il Parco di Veio. Arrivati ad Isola Farnese ci si addentra in un bosco e si raggiunge un tratto della via Francigena. Pedalando piano, ci si accorge che sia a destra che a sinistra è pieno di tombe etrusche, si viaggia circondati dal mistero per giungere dopo pochi chilometri al Ponte Sodo, un cunicolo di 74 metri scavato dagli Etruschi nel quale scorre il torrente Valchetta. Se avete con voi una torcia, potete attraversare la galleria in una spanna d’ acqua fresca e piena di pesci. Sempre abbastanza vicino a Roma e precisamente nei pressi di Santa Maria di Galeria, si può visitare il borgo medievale di Galeria Antica, affacciato proprio sul fiume Arrone. Si accede al borgo con una comoda strada sterrata, e si entra tra le rovine. Il posto è affascinante e silenzioso e se vi capita di visitarlo con il sole che muore vi assicuro che qualche brivido lo concede. Se siete appassionati di storia recente, vi suggerisco di prendere la bici e visitare la costa che da Latina scende fino al Circeo, oltre al Museo dello Sbarco di Anzio, molto interessante e completo di tutti i mezzi americani perfettamente restaurati, lungo le strade si trovano parecchie testimonianze delle fortificazioni. A girare in lungo e in largo questa zona, non si rimane mai de-

prime escursioni è stata la ferrovia abbandonata Capranica- Civitavecchia, e non so se per ragioni affettive o per la sua peculiare bellezza, mi piace ritenerla un po’ come la spina dorsale delle mie giornate più riuscite. Questo itinerario abbraccia due territori molto diversi tra loro, unendo le colline al mare, ma c’è di più. In tanti anni di esplorazioni in quelle zone, ho scoperto nei dintorni luoghi sempre più belli. Come se quel vecchio percorso fosse stato realizzato per collegare tante bellezze sconosciute e dimenticate, finendo a sua volta per essere dimenticato pure lui. Se partiamo dalla stazione di Capranica (si carica infatti la bici sul treno) ed imbocchiamo il percorso della vecchia ferrovia, possiamo spaziare scegliendo tra bellezze naturali come il Parco della Marturanum, che si imbocca qualche chilometro dopo la partenza, sulla sinistra. Si arriva ad un borgo, Civitella Cesi, con il suo antico lavatoio che è una cartolina, dopo qualche chilometro ed un facile guado di torrente, eccoci nella necropoli etrusca di San Giovenale. Bella da togliere il fiato. Non ci si arriva con l’auto e quindi è deserta e coperta di muschio. Ma se non vogliamo entrare nel Parco della Marturanum, possiamo prendere un caffè a Barbarano e poi fare un giro nel suo splendido borgo, seguire la ferrovia fino a Blera, girare a destra e scendere fino al maestoso Ponte del Diavolo, che ci guarda serafico dall’undicesimo secolo ed ancora non fa una piega. Rimanendo fedeli al percorso della vecchia ferrovia, invece possiamo ammirare le vetuste stazioni, purtroppo in stato di abbandono, ma realizzate in puro stile Liberty a testimonianza di un glorioso passato per le ferrovie. E ancora, muri di sostegno scavati nel tufo, ponti e gallerie, in mezzo alla campagna romana che a mio parere non ha eguali nel mondo. Quasi alla fine del percorso, quando si vede l’azzurra striscia del mare, all’uscita di una breve galleria, si esce dal tracciato si gira a destra e si sale per qualche centinaio di metri fino ad arrivare ai ruderi di Cencelle, cittadina fortificata edificata da papa Leone IV nell’anno 854 per difendere la popolazione dai continui attacchi dei Saraceni. Si lascia la bici e ci si siede a riposare su un rudere godendosi il silenzio ed il panorama che da quell’ altezza abbraccia decine di chilometri di verde. E scusate se è poco. Gli occhi fanno il pieno di bellezza, ed il pensiero va alle generazioni passate, alle persone che prima di noi hanno guardato le stesse verdi colline, hanno visto il sole appoggiarsi laggiù, nel mare. Quelle persone che hanno goduto, come noi, di quei momenti così belli che solo una vita libera ci può regalare.

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Tablet Natura Alessandro Polinori - Vice Presidente Lipu - BirdLife Italia Responsabile Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia

IL PARADISO DEI BIRDWATCHERS Alla scoperta del Parco Naturale di Pantanello Questo mese, attraverso la rubrica Tablet Natura, scopriremo un luogo davvero magico, facilmente raggiungibile da Roma e dal Litorale Romano, perquello che vuole essere un originale invito alla visita. Conosciamo tutti gli splendidi Giardini di Ninfa, in provincia di Latina, definiti dal New York Times come “il giardino più bello e romantico al mondo” e proprio accanto a questa eccellenza italiana (ed inserito all’in-

terno dello stesso Monumento Naturale istituito dalla Regione Lazio nel 2010), vi è un altro sito, sicuramente meno conosciuto, ma che merita grande attenzione per l’importante opera di restauro ambientale portata avanti nel corso degli anni, che ha portato alla realizzio-

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ne di uno splendido scrigno di biodiversità. Parliamo del Parco Naturale di Pantanello, dove la Fondazione Roffredo Caetani, che gestisce l’area in collaborazione con la Lipu, ha realizzato un’incredibile opera di rinaturalizzazione in una zona ampia circa 100 ettari, precedentemente occupata da colture agricole, dando nuovamente vita agli ambienti umidi che caratterizzavano la Pianura Pontina prima della bonifica. Il Parco ricade interamente nel comune di Cisterna di Latina (LT), mentre le zone umide, che occupano circa 12 ettari di superficie, sono costituite da stagni, acquitrini e ambienti paludosi, prati umidi e piccoli corsi d’acqua corrente, caratterizzate da differenti valori ecologici. I cinque stagni hanno una profondità che varia dai 0.20

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ai 1.20 metri, mentre nuclei boschivi, radure e incolti completano il mosaico ambientale dell’area, realizzato anche attraverso la reintroduzione di importanti specie botaniche, di alto fusto e di sottobosco: dalle sughere agli ontani, dai sambuchi ai cornioli. Pantanello è da subito divenuto un vero paradiso per i birdwatchers, grazie alle oltre 120 specie di uccelli censite, tra stanziali e svernanti. La sezione LIPU di Latina, a partire dal 2009, ha condotto una serie di attività di monitoraggio delle specie presenti e non sono mancate le osservazioni interessanti.  La presenza più numerosa e colorata è senza dubbio quella delle piccole alzavole, prima specie ad “apparire” nel parco non appena l’acqua del fiume Ninfa ha allagato le lievi depressioni del terreno. Negli stagni hanno svernato per diversi anni alcuni esemplari della rara moretta tabaccata, sino all’importantissima nidificazione avvenuta del 2019, per quella che è, insieme   all’Anatra marmorizzata, l’anatra più rara non solo in Italia ed in Europa, ma nell’intera regione paleartica.   Il fitto canneto ospita lo splendido airone rosso, mentre, tra i rapaci, sono presenti il falco pellegrino e la poiana, il falco di palude e durante le migrazioni l’aquila minore e il biancone. Il Parco di Pantanello rappresenta, inoltre, una vera aula verde, che la locale delegazione Lipu utilizza per portare avanti attività di educazione ambientale: dal coinvolgimento di migliaia di ragazzi delle scuole di Latina e provincia (ma anche di Roma) in attività di birdwatching lungo il sentiero natura e negli appositi capanni, sino all’organizzazione di corsi di formazione per insegnanti presso il centro visite e di interessantissime visite guidate, che coinvolgono numerosi appassionati

di natura, consentendogli di scoprire quest’incredibile paesaggio “restituito” alla palude. Si ringrazia Gastone Gaiba per la preziosa collaborazione nella stesura del testo. Per informazioni sulle visite in oasi (anche in relazione ad eventuali restrizioni relative all’emergenza coronavirus) contattare direttamente la Lipu Latina: info@lipulatina.it

Per essere aggiornati sul programma completo è sufficiente seguire la pagina Facebook “Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia” o scrivere all’indirizzo chm.ostia@lipu.it. Per info: alessandro.polinori@lipu.it - www.lipu.it


L’Avvocato risponde

a cura dell’Avvocato Federica Lorenzetti lorenzettiavv@gmail.com tel. 06.56.30.52.41

Le diverse modalità

con le quali richiedere la separazione ed il divorzio Salve a tutti e ben ritrovati. In questo mese Vi voglio descrivere le diverse modalità, che in presenza di specifici requisiti, possono scegliere i coniugi per addivenire consensualmente alla separazione e/o divorzio degli stessi. In primis, è possibile, ai sensi e per gli effetti dell’art. 6 della legge 162/2014, usufruire delle convenzioni di negoziazioni assistite alla presenza di due procuratori, ciascuno per parte, per addivenire alla approvazione (omologa) delle soluzioni consensuali in tema di separazione personale e divorzio tra i coniugi. Tale normativa, definita appunto negoziazione assistita, consente in presenza di accordo tra i coniugi, di evitare i tempi procedurali a volte spesso anche lunghi, per ottenere l’equivalente provvedimento di separazione ovvero divorzio tra le parti, che si avrebbe avuto incardinando un normale procedimento avanti il Tribunale ordinario sezione famiglia. Tale convenzione, deve essere presentata, per tramite dei suddetti legali sempre in Tribunale, presso un ufficio preposto ad hoc, e richiede soltanto il parere favorevole del Pubblico Ministero. È fatto poi obbligo dell’avvocato incaricato di trasmettere l’accordo vistato dal PM all’Ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto oppure trascritto ( se religioso). I tempi di attesa, già collaudati dalla

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sottoscritta, sono davvero ridotti poiché davvero celere è tale procedimento. L’applicazione di questa novità legislativa è prevista solo laddove risponda all’interesse del figlio, e sempre ed obbligatoriamente, previa autorizzazione del PM, anche in presenza di figli minori ovvero maggiorenni incapaci o portatori di handicap, ovvero non economicamente autosufficienti. Inoltre è disciplinata, altresì, la possibilità per i coniugi di presentarsi autonomamente presso l’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza di uno di loro o del Comune in cui il matrimonio fu iscritto oppure trascritto al fine di depositare un accordo di separazione e di divorzio. A differenza di quanto previsto per la convenzione che vi ho sopra descritto, tale possibilità concessa ai coniugi prevede, quale condizione ostativa, la presenza di figli minori ovvero maggiorenni incapaci o portatori di handicap, ovvero non economicamente autosufficienti. Importantissimo evidenziare come, ciò che invece rimane assolutamente invariato anche con l’entrata in vigore della nuova normativa che vi ho brevemente descritto, è il tempo che deve intercorrere tra la separazione ed il divorzio e che si cristallizza in sei mesi tra l’una e l’altro in caso di separazione consensuale, altrimenti, di 12 mesi in caso di separazione giudiziale dal momento dell’udienza Presidenziale.

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i Non titolari di P.IVA che rateizzano le imposte, si rammenta la scadenza del 2 novembre 2020 per il pagamento della 5 rata. 2-10 Per Si informano i lettori che il giorno 10 novembre è il termine ultimo per la consegna sia all’Agenzia delle Entrate che al dipendente o pensionato del modello 730 integrativo liquidazione mod. 730/3 integrativo.

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Chi non ha potuto pagare omettendo imposte e ritenute (non versate o versate in misura insufficiente entro il 16 ottobre 2020), con l’opportuno calcolo può ravvedersi entro il 16 novembre. Per coloro che hanno dipendenti o collaboratori occasionali, il 16 novembre prevede: IRPEF, Ritenuta d’acconto, contributi INPS. Inoltre, entro il 16 novembre coloro che sono titolari di Partita Iva e si trovano sotto un regime IVA mensile o trimestrale ( Luglio, Agosto, Settembre 2020) dovranno effettuare il versamento. In riferimento ai Titolari di Partita Iva iscritti nell’albo Artigiani o Commercianti, la scadenza del 16 novembre prevede sia i contributi INPS relativi al 3° trim. 2020 che la 4° Rata INAIL del premio anno 2020 - 2021 ( per coloro che hanno deciso di rateizzare).

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Con la scadenza del 25 novembre coloro che ne sono soggetti, devono presentare gli elenchi riepilogativi Intrastat.

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Si informano i Lettori che con la scadenza del 30 novembre sia i titolari di Partita Iva che le persone fisiche verseranno mediante F24 il 2 acconto IRPEF, IRES, IRAP, cedolare secca ed eventuali addizionali comunali. Presentazione della dichiarazione dei redditi modello “REDDITI PF SP SC 2020” e della busta contenente la scheda per la scelta della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef. Inoltre i Titolari di P. IVA che ne sono soggetti in data 30 novembre 2020 dovranno presentare la Comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA effettuate nel terzo trimestre del 2020.

Si rinnova ai lettori che lo Studio essendo anche CAF CGN è in grado di fornire ulteriori servizi tra cui: • 730 per coloro che sono dipendenti, collaboratori, pensionati. • Mod. PF SP SC • Successioni Lo studio ringrazia per l’attenzione dei lettori e rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

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Un Posto Tranquillo a cura della Dott.ssa Giulia Migani

Dott.ssa Giulia Micani

-Psicologa / Psicoterapeuta -Analista transazionale socio-cognitiva -Mediatore Feuerstein PAS Basic e Standard I livello -Associazione Hikikomori Italia Onlus -Area psicologica Referente Roma Sud -MAIL: giuliamigani@yahoo.it -Cellulare: 338 3839479

Dopamina, che ci fai? Perché sentiamo il bisogno di ricercarti con tale intensità? Cominciamo con lo specificare di cosa si stia parlando: la dopamina è una molecola organica, un importante neurotrasmettitore  (sostanze definite messaggeri chimici poiché consentono alle cellule del sistema nervoso, i neuroni, di comunicare tra loro) della famiglia delle catecolamine, che svolge una funzione di controllo su diversi processi fisici e psichici a livello del  Sistema Nervoso Centrale e Periferico. Per esempio: il controllo del movimento, la memoria di lavoro, i meccanismi di ricompensa e piacere, la produzione di  prolattina, i meccanismi di regolazione del  sonno, alcune facoltà cognitive e la capacità di attenzione, il controllo dell’umore, i meccanismi alla base dell’apprendimento. Ma anche la dopamina agisce come vasodilatatore, stimolante dell’escrezione del sodio attraverso le urine, favorisce la motilità intestinale, riduce l’attività linfocitaria e la secrezione di insulina. È la molecola precursore da cui le  cellule ricavano inoltre altri due importanti neu rotrasmettitori della famiglia delle catecolamine: la norepinefrina (o noradrenalina) e l’epinefrina  (o adrenalina).

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Nel corpo umano la produzione di dopamina spetta principalmente ai neuroni dell’area dopaminergica, che sono situati in diverse regioni del cervello comprese tra il telencefalo e il mesencefalo: nucleo accumbens, substantia nigra, area tegmentale ventrale (che comprende la corteccia prefrontale, l’amigdala e l’ippocampo), ipotalamo posteriore, ipofisi e, in misura minore, anche le  ghiandole surrenali.

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Come funziona? Dopo il suo rilascio nello spazio sinaptico, la dopamina esercita i propri effetti interagendo con i cosiddetti recettori dopaminergici,

presenti sulla membrana di differenti cellule nervose. Nei mammiferi, e quindi anche nell’uomo, esistono 5 tipi diversi di recettori dopaminergici. Tra le tante funzioni che essa svolge, si è visto come la dopamina sia un mediatore del piacere e della  ricompensa: l’encefalo dell’essere umano rilascia dopamina quando “vive” attività gradite, come per esempio mangiare buon  cibo  o avere soddisfacente attività sessuale. Poiché viene rilasciata dal cervello nel momento in cui proviamo gratificazione e soddisfazione, essa è in grado di influire sul comportamento. Questo è il circuito della ricompensa dopaminergica: cioè un meccanismo che consiste nel ripetere quello che produce sensazioni di gratificazione e benessere e scartare ciò che non lo fa. Il nostro cervello, ogni volta che sperimentiamo momenti di piacere, libera appunto dopamina, che funziona da rinforzo. Proprio perché siamo portati a ricercare e a ricreare le sensazioni che ci hanno fatto provare soddisfazione, la dopamina mette in modo ciò che viene chiamato circuito di reward, ovvero circuito della ricompensa, spingendoci a ripetere i comportamenti che ci hanno dato piacere e innescando il noto meccanismo della dipendenza. Il circuito di reward funziona proprio con il rilascio della dopamina, allo scopo di cercare di nuovo gratificazione, sia di tipo fisico che di tipo psicologico.È lecito affermare che la dopamina sia dunque il neurotrasmettitore responsabile della motivazione, dell’apprendimento  associativo, delle  emozioni  positive, in particolare quelle che coinvolgono il  piacere  come componente fondamentale (gioia,  euforia  ed  estasi) e del comportamento di ricerca della ricompensa, essenziale per il cambiamento neuroplastico, ossia il processo che consente il formarsi di un’abitudine o di una dipendenza.

Studi nell’ambito delle Neuroscienze mettono in luce questo ruolo cruciale della dopamina nei meccanismi di ricompensa e gratificazione, individuando proprio in un dosaggio eccessivo dell’ormone una predisposizione alla cosiddetta “addiction”: in sostanza una dose eccessiva di dopamina altera il sistema di controllo nei meccanismi che regolano il piacere, la gratificazione e la ricompensa. Le dipendenze sono dunque una questione di dopamina: la dipendenza da qualsiasi sostanza da abuso (naturali come per esempio il cibo, lo sport, il sesso oppure artificiali, che procurano cioè un rilascio di dopamina a partire da qualcosa di innaturale, per esempio l’alcool e le sostanze stupefacenti, la nicotina, il saccarosio contenuto nel junk food o anche il meccanismo di ricerca di approvazione creato dai social network), è il risultato di un cambiamento a livello di plasticità neuronale, cioè modificazioni nella normale fisiologia e biochimica delle cellule del cervello. La dipendenza da una sostanza fa sì che la persona cerchi la sostanza stessa per percepirne l’effetto. Ed essa ha un effetto tale da spingere chi la usa ad assumerne sempre di più e sempre più spesso, cioè ad abusarne. Assumendo regolarmente una sostanza d’abuso, si stimola il rilascio di dopamina, trasmettendo una sensazione di piacere e di benessere che spinge a ripetere l’esperienza. L’attivazione cronica e prolungata dei neuroni dopaminergici del “sistema di ricompensa” (dovuta all’assunzione continuativa di sostanze d’abuso) può comportare modificazioni delle funzioni di tale sistema che provocano un’alterazione della percezione del piacere. Il tutto si traduce nella percezione di un bisogno forte e urgente, in inglese craving, di assumere  la sostanza, per ripristinare una sensazione di benessere che si sente di avere perso. Ma i circuiti neurali dopaminergici del


Sistema Nervoso Centrale non sono implicati solo nel generare la sensazione di piacere caratteristica delle esperienze edonistiche. In realtà la funzione che essi svolgono è molto più complessa e non associata solamente alla sensazione di piacere: studi scientifici sottolineano che il circuito della dopamina legato al meccanismo della gratificazione, così importante per capire il nostro sistema motivazionale e di scelta comportamentale, è una struttura di apprendimento “esperienza dipendente”.

Dopo quanto esposto, è facile comprendere come chiunque sia in grado di controllare “il mercato della dopamina” possa produrre consumatori fedeli e assicurarsi notevoli introiti economici: si stima che il totale del business della dopamina (alcool, droghe legali e illegali, business del junk food) ammonti a centinaia di miliardi di dollari. Per non parlare degli introiti stratosferici del business che ruota attorno ai comportamenti disfunzionali generati dai  social network.

Cosa significa? Che è in grado di “modellare” le nostre motivazioni nell’ottenere esperienze positive edonistiche o eudaimoniche (esperienze “alte” di ricerca di benessere e felicità che includono la sensazione edonistica ma non sono ad essa limitate). Nel cervello umano le reti neurali coinvolte in questo processo motivazionale realizzano l’apprendimento “esperienza dipendente” che appunto modifica epigeneticamente i neuroni che includono nella propria struttura i recettori della dopamina. L’evoluzione degli studi della Psicologia Epigenetica sta portando dunque ad una distinzione tra i circuiti neurali del piacere (definiti circuiti “like”) da quelli relativi la motivazione per perseguire una ricompensa (circuiti “want”). In estrema sintesi, il circuito dopaminergico funziona come un apparato fondamentale per la ricerca finalizzata alla replicazione di esperienze che implicano anche il piacere ma non solo: la percezione di sé, il riconoscimento, il senso del proprio esistere.

Cosa si può fare? L’unico meccanismo di difesa contro le dipendenze, contro la dipendenza dopaminergica, rimane la consapevolezza che deriva dall’informazione, dalla conoscenza. Essere consapevoli, per esempio, che i circuiti dopaminergici non influenzano esclusivamente i comportamenti edonistici legati alla dipendenza ma anche quelli che promuovono la costituzione di abitudini positive per la nostra salute: le buone pratiche nello sport, nell’alimentazione, nell’uso della tecnologia. Se è vero che tutte le forme di dipendenza siano caratterizzate da una specifica configurazione del circuito dopaminergico, è altrettanto vero che ciò non significa di per sé maggiore probabilità di sviluppare comportamenti di dipendenza: infatti la maggiore attivazione dei neuroni dopaminergici in corrispondenza di emozioni edonistiche può anche portare alla promozione di comportamenti positivi per la salute e il benessere psicofisico. Non va infine dimenticato come tutte le esperienze

edonistiche abbiano anche un aspetto funzionale relativo alla gestione dello stress vissuto in quel momento, a causa dell’effetto dell’attivazione dei circuiti neurali che rilasciano endorfine. Se una persona sta percependo una situazione di distress (cioè stress negativo), la principale motivazione nel ricercare (e ottenere) un’esperienza legata alla sensazione di piacere, attivando i neuroni che concorrono nella produzione di endorfine, può essere proprio questa: il conseguente abbassamento dello stress negativo percepito al momento, anche se tale effetto avrà breve durata. Questo concetto chiarisce come la dinamica dei comportamenti legati al sistema di ricompensa, sia patologici che non, sia così fortemente integrata nei sistemi psico-neuro-endocrino-immunologici, che si influenzano reciprocamente nel nostro organismo. Molto rimane da comprendere circa il modo in cui le molecole, dopamina in primis, cambino strutturalmente e funzionalmente i circuiti neurali della ricompensa e questa comprensione sarà determinante per lo sviluppo di settori della psicologia come la Psicologia Epigenetica, che studia l’influenza degli aspetti psicoemotivi sul livello cellulare del nostro organismo. L’avanzare della ricerca scientifica sarà dunque fondamentale per promuovere efficacemente interventi di promozione del benessere psicofisico nonché per il trattamento di situazioni patologiche.


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Tablet Roma Novembre 2020  

Free press mensile romano a distribuzione gratuita, di informazione, cultura e società

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