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Viaggio alla scoperta delle sagre piemontesi con il patrocinio della


Editoriale La gioia di una festa svolge un ruolo fondamentale nella vita di ognuno di noi; feste importanti quali Natale e Pasqua rappresentano solo un momento per divertirsi, per poter fare tutto ciò che abbiamo sempre sognato. La festa è gioia di vivere, spensieratezza, voglia di libertà; la festa è comunità, è potere, è cura e specchio della società attuale, della società di allora, del mondo che cambia. La festa, in quanto momento di tutti e di ognuno di noi, racconta i cambiamenti epocali, economici, culturali. Durante la festa vengono infranti i limiti del quotidiano, si invertono i ruoli, sono leciti offese e scherzi, l’ordine viene infranto e il disordine viene accettato in quanto momento necessario al rinsaldamento dei valori sociali. Ma la festa risponde soprattutto ad una lunga serie di bisogni che variano da un contesto sociale ad un altro, con l’istruzione e con l’età, nello spazio e nel tempo. È impossibile stabilirne un elenco, ma benché si possa parlare di bisogni individuali, è nella collettività che si affermano, è a livello collettivo che vengono soddisfatti. La festa assume anche valore temporale. Collegata al volgere delle stagioni, al movimento degli astri e del sole, le feste fungono da strumento regolatore di ogni attività sociale. Dotate spesso di carica propiziatoria, accompagnavano, anticipavano o concludevano le principali attività umane. Attraverso la festa si va ad esorcizzare la precarietà dell’esistenza, la povertà quotidiana, ma, aspetto molto importante, attraverso l’eccesso e lo spreco che la caratterizza, si vanno a lenire le ferite quotidiane. Le feste diventano luogo privilegiato per creare o rinsaldare i legami sociali. Oggi sono cambiati i bisogni e le abitudini della gente ma l’importanza della socializzazione e dei momenti collettivi non si è estinta: fioriscono concerti, raduni, meeting; sopravvivono satire e parodie politiche. In risposta poi ad un bisogno di socialità fortissimo, difficile da realizzare nella vita di tutti i giorni, si assiste al recupero di vecchie tradizioni, di vecchi riti, di feste e sagre popolari. In risposta a bisogni totalmente nuovi e ad una società sempre più multietnica, negli ultimi anni si sta assistendo a fenomeni che capovolgono il normale svolgersi delle celebrazioni festive. Dopo secoli di ‘privatizzazione’, riemerge il bisogno dell’altro; e per far ciò si ritorna ai grandi raduni, ai capodanni in piazza, alle grandi feste di famiglia. Emerge il desiderio di vedersi riconfermati dalla comunità, e accettati; ma ancora più importante, nelle grandi città emerge il bisogno di dover accettare la società stessa, nella quale non ci si riconosce più. Con questa agile guida abbiamo voluto semplicemente offrire uno spaccato lucido ed essenziale delle cinquanta sagre a cui abbiamo dato l’arduo compito di porre in rilievo il folklore e le tradizioni piemontesi, le nostre tradizioni a cui queste feste hanno il “semplice” compito di ricondurci.

Antonio Petruzzo


Le Porte del Gusto - n. 1 - anno 2012 Viaggio alla scoperta delle sagre Piemontesi

Festa del Ruchè dal 12 al 13 maggio Castagnole Monferrato (AT)

Registrazione Tribunale di Torino n. 31 del 18/05/2012

Fiera dell’asparago 18 maggio Santena (TO)

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Sagra del gorgonzola dal 25 al 27 maggio Cameri (NO)

12

Sagra del canestrello dal 26 al 28 maggio Montanaro (TO)

14

Festa delle ciliegie 2 giugno Pecetto Torinese (TO)

16

Festa dello zucchino 10 giugno La Loggia (TO)

18

Palio dei borghi e Giostra dell’oca dal 15 al 17 giugno (*da conf.) Fossano (CN)

20

San Giovanni dal 16 al 24 Giugno Torino

Edito da S.C. SUPERNOVA COMMUNICATION S.r.l. Corso Filippo Brunelleschi, 91 scala A 10141 Torino (ITALY) Tel. +39 011 04 66 866 Fax +39 011 04 66 867 www.supernovacommunication.com Direttore Responsabile Antonio PETRUZZO Condirettore Bruno TODDE Pubbliche Relazioni Cav. Carmine ABAGNALE Comitato di Redazione Sonia BRUSADORE Fabrizio FILLIA Rosanna GAMBINO Aurora LIVERA Claudia ZANGARINI Progetto Grafico Alessandro ZARBO Redazione e pubblicità S.C. SUPERNOVA COMMUNICATION S.r.l. Stampa Gruppo VAL

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Mostra regionale della toma di 28 Lanzo e dei formaggi d’alpeggio dal 13 al 15 luglio Usseglio (TO) Sagra dello spiedino dal 13 al 16 luglio Feletto (TO)

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Sagra della pesca ripiena dal 4 al 10 agosto Vauda Canavese (TO)

34

Sagra della nocciola dal 17 al 26 agosto Cortemilia (CN)

36

Sagra d’la panissa dal 18 al 24 agosto Vercelli

38

Sagra della patata dal 24 al 27 agosto Montecrestese (VB)

40

Sagra del peperone dal 31 agosto al 9 settembre Carmagnola (TO)

42

22

Nel miele e nel vino dal 31 ago. al 10 sett. (*da conf.) Montà (CN)

44

Sagra del torcetto e della toma Fiera dei prodotti biologici dal 29 giugno al 1° luglio Lanzo Torinese (TO)

24

Cocco...wine 46 dall’1 al 2 settembre Cocconato (AT)

Notte dei Salassi 7 luglio Salassa (TO)

26

Sagra del mirtillo dall’1 al 2 settembre Bognanco (VB)

48


Sagra dell’uva dall’1 al 9 settembre (*da conf.) Borgomanero (NO)

50

Salone nazionale del biscotto Alè chocolate dal 5 al 7 ottobre Alessandria

72

Sagra della rana 2 settembre Vercelli

52

74

54

Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba dal 7 ottobre al 14 novembre Alba (CN)

Festival delle Sagre dall’8 al 9 settembre Asti

76

56

Sagra della castagna dal 12 al 14 ottobre Frabosa Sottana (CN)

Cioccoitaly 96 dal 2 al 4 novembre Stresa (VB)

Sagra dell’agnolotto dall’8 al 12 settembre (*da conf.) Vercelli

Sagra del cipinabò dal 13 al 14 ottobre (*da conf.) Carignano (TO)

78

Fiera dij coj dal 10 all’11 novembre Settimo Torinese (TO)

80

Tuttomele 102 dal 10 al 18 novembre Cavour (TO) 104

Focacciando 60 9 settembre (*da conf.) Susa (TO)

Sagra del kiwi dal 26 al 28 ottobre Bibiana (TO)

92

Sagra mele miele dall’1 al 4 novembre Baceno (VB)

94

100

C’era una volta una Re 9 settembre (*da conf.) Rivoli (TO)

62

Festival dei vini 14 ottobre (*da conf.) Vignale Monferrato (AL)

82

Festa dell’uva dal 14 al 16 settembre Caluso (TO)

64

Fiera nazionale del marrone dal 18 al 21 ottobre Cuneo

Fiera del porro dall’11 al 27 novembre Cervere (CN)

106

Sagra della zucca dal 19 al 21 ottobre Omegna (VB)

84

Vino & tartufi dal 17 al 18 novembre Ovada (AL)

108

86

Fungo in festa 18 novembre (*da conf.) Giaveno (TO)

110

Viverbe 66 dal 14 al 18 settembre Pancalieri (TO) Festa del vino dal 14 al 23 settembre Casale Monferrato (AL)

68

Sagra valsusina del marrone dal 20 al 21 ottobre Villar Focchiardo (TO)

88

Sagra dei pescatori dal 21 al 25 settembre Villafranca Piemonte (TO)

70

Fiera del sedano rosso 21 ottobre (*da conf.) Orbassano (TO)

Fiera fredda dal 2 al 5 dicembre Borgo San Dalmazzo (CN)

Salone del Gusto dal 25 al 29 ottobre Torino

90

Fiera nazionale del bue grasso 112 13 dicembre Carrù (CN) * Date soggette a variazioni. Consultare il nostro sito internet per gli aggiornamenti.


Festa del Ruchè dal 12 al 13 maggio Appuntamenti da non perdere - sabato (Tenuta La Mercantile) ore 17.30, convegno inaugurale - ore 21-24, festa con i produttori Si tratta della quinta edizione di un evento che si propone di promuovere e divulgare la conoscenza del Ruchè: un evento mirato per creare interesse attorno alla nuova annata sia verso gli operatori, sia verso il grande pubblico degli enoappassionati. Gli esordi sono stati incoraggianti e legati al desiderio di una nutrita pattuglia di produttori di celebrare il gioiello del loro territorio e di fare squadra con il Comune di Castagnole Monferrato (che conferisce anche il nome alla doc) e con l’associazione Go Wine. Il programma si rinnova e si arricchisce, creando un evento che si prefigge di diventare un grande appuntamento annuale. Due giornate di festa e di confronto in cui il Ruchè sarà il protagonista esclusivo di una serie di importanti degustazioni. La Festa del Ruchè si apre nel pomeriggio del sabato con un breve convegno per fare il punto sui vini dell’ultima vendemmia e sulla produzione. Nella serata del sabato e dalle ore 10.00 della domenica ecco il banco d’assaggio con protagoniste le aziende vinicole che incontreranno il pubblico all’interno delle belle sale della Tenuta La Mercantile. Inoltre nella mattina della domenica si svolgerà un wine tasting dedicato ai giornalisti ed agli operatori di settore. Da questa edizione spazio anche ai prodotti tipici, con una selezione degli artigiani che operano su questa parte di Monferrato. Animazioni musicali, ospitalità nei ristoranti, passeggiate nei vigneti completano la proposta per un itinerario in un territorio di particolare fascino che, anche grazie al vino, sta conoscendo un nuovo sviluppo. La Festa del Ruchè si svolgerà nel suo paese d’origine, Castagnole Monferrato, ma con produttori di tutti e sette i Comuni della sua delimitazione zonale: Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi.

- banco d’assaggio aperto al pubblico - intrattenimento musicale. - domenica (Tenuta La Mercantile), dalle ore 10 alle ore 12, wine tasting riservato agli operatori professionali - ore 12, apertura punto ristoro ed enoteca (vendita delle bottiglie) - ore 10–18, festa con i produttori, banco d’assaggio aperto al pubblico - punto gastronomico a cura della Proloco di Castagnole Monferrato - in mattinata, passeggiata nei vigneti


AGRITURISMO LA MIRAYA cucina piemontese tradizionale e genuina accompagnata dai nostri grandi vini Via al Castello, 62 - 14030 Castagnole M.to (AT) Tel 0141/29.22.69 LA BUTEGA DIL PAIS specialità nostrane, salumi, formaggi, frutta, verdura, grappe e liquori, pasta fresca Via Roma, 51 - 14030 Castagnole M.to (AT) Tel 0141/29.25.53

Castagnole M.to Abitanti: 1.270 Santo patrono: Sant’Anna, 26 luglio Ente organizzatore: Ass. Go Wine, Pro Loco e Comune di Castagnole M.to Hanno collaborato con noi: Silvia Pezzuto

CENNI STORICI Castagnole Monferrato si trova nel Basso Monferrato in posizione

centrale tra Asti (Km. 14), Casale Monferrato (Km. 30), ed Alessandria (Km. 30). È ubicato su un crinale che segna il confine tra il Monferrato Astigiano e quello Casalese, ad un’altezza di circa 200 mt sul livello del mare. È circondato da colli. Da qui si possono ammirare alcune tra le punte più alte delle Alpi: Monviso, Monterosa, Cervino, Monte Bianco, ben visibili all’orizzonte nelle giornate serene. Richiama nel nome i boschi di castagni che un tempo ricoprivano le colline del suo territorio. Oggi scomparsi, hanno lasciato spazio alla coltivazione della vite e memoria nel toponimo di questo piccolo paese. Il centro abitato di Castagnole Monferrato si presenta come un borgo agricolo, ma con edifici e abitazioni antiche, alcune delle quali risalenti al ‘400, raccolte attorno ai luoghi di culto: la settecentesca Chiesa parrocchiale di San Martino, la Confraternita dell’Annunziata in barocco piemontese, la meridiana più grande del mondo dedicata al vino Ruché, il torchio più grande d’Europa (situato nelle cantine della Tenuta la Mercantile), la seicentesca chiesetta di S. Rocco (ora Madonna di Fatima) e la presenza di storiche cantine scavate nel tufo. Castagnole Monferrato è conosciuto nel mondo per il suo Ruché, definito il fiore all’occhiello della vitivinicoltura astigiana: un vino-vitigno nobilissimo e antico con la caratteristica unica di non essere mai stato commercializzato in passato. Il casalese Galeotto del Carretto, non disprezzabile poeta del Rinascimento, delineava nel 1493 il ritratto di un paesaggio che incarna tuttora l’essenza stessa del Monferrato. Colline, innanzitutto, segnate dall’attività e dalla presenza dell’uomo in maniera profonda ma armoniosa. Cerere e Bacco, i campi e la vigna, oggi come cinque secoli fa si alternano senza mai prendere il sopravvento. Contrariamente all’Astesana o a certe zone delle Langhe, quest’area non ha conosciuto la fittissima dispersione dell’insediamento rurale; per ragioni storiche, economiche e sociologiche i paesi sono rimasti accentrati, mentre le abitazioni contadine sono prevalentemente organizzate in piccole frazioni compatte o in vaste ma ben distanziate “cascine” plurifamigliari. Il territorio ha così potuto conservare un’integrità ambientale che in molte sue parti raggiunge un’inimitabile perfezione.

RISTORANTE AMETISTA atmosfera raffinata, ospitalità, preziosi momenti da vivere insieme, cucina di qualità P. Antico Castello, 15 - 14036 Moncalvo (AT) Tel 0141/91.74.23 - www.ristoranteametista.it FRED’S CAFÉ colazione, pranzo, caffè e bevande, aperitivi Piazza Carlo Alberto, 10 14036 Moncalvo (AT) Tel 0141/91.74.13 BAR-RISTORANTE ROMA specialisti del fritto misto alla piemontese e della cucina tipica piemontese Corso Garibaldi, 73 - 14031 Grana (AT) Tel 0141/92.610 BAR TAVOLA CALDA “LA BETTOLA” specialità piemontesi, come il nostro marocchino con nutella e nocciole piemonte Reg. Reale, 38 - 14025 Montechiaro (AT) Tel 0141/90.63.44 IDROTERMOSANITARIA LOTTI manut. e imp. riscaldamento e condizionamento, termosanitari, gas, antincendio Via Trieste, 15 - 15121 Alessandria (AL) Tel 393/91.33.165 AL.COS serramenti in alluminio a taglio termico Via Tacca, 14 - 14049 Nizza Monf.to (AT) Tel 0141/72.18.77

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Fiera dell’Asparago 18 maggio

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’asparago è una specie ortiva perenne le cui parti commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l’alto. L’asparago di Santena presenta turioni con apice appuntito e di colore verde intenso, con sfumature violacee, ha una lunghezza media di 22 cm e la parte colorata comprende circa il 65% della lunghezza totale. Il materiale d’impianto dell’asparago è dato in prevalenza da “zampe” coltivate in loco. Le “zampe” da mettere a dimora vengono seminate in febbraio-marzo in fosse profonde 10-15 cm e messe in dimora circa un anno dopo. La raccolta avviene da aprile a metà giugno. Per ciò che concerne i terreni, sono da preferire quelli sciolti, sabbiosi, poco calcarei e molto permeabili. Le peculiari caratteristiche pedologiche dei terreni prevalentemente sabbiosi (sabbia 60%), con poco calcare e molto permeabili dell’areale santenese, conferiscono agli asparagi di Santena caratteristiche organolettiche particolari. Al fine di garantire l’origine e la valorizzazione del prodotto nostrano, è stato registrato un marchio di “denominazione d’origine” debitamente registrato al Ministero Industria, Commercio, Artigianato.

Appuntamenti da non perdere - inaugurazione

della manifestazione da parte della “Madrina” alla presenza delle autorità - apertura stand gastronomici - cerimonia dell’investitura della “Bela Sparsera e Ciatarin 2012” - fiera mercatale per produttori di asparagi - sfilata a tema risorgimentale - premiazione dei vincitori dei concorsi e “pesa del mazzo” - mostra fotografica sulle origini della fiera - “Curiosando qua e là…” prodotti tipici e artigianali

- rinnovo patto di amicizia tra i comuni Cavouriani - serate musicali e cabaret - gruppi e intrattenimenti dislocati per le vie e le piazze del paese - Cena di chiusura Sagra con Autorità cittadine


CAFFETTERIA CAVOUR tavola calda, dehor estivo, aperitivi a buffet salone per feste su prenotazione Via Cavour, 79 - 10026 Santena (TO) Tel 011/94.92.061 - Aperto tutti i giorni 6-22 RISTORANTE-PIZZERIA CA’ MIA cucina piemontese creativa, ampi saloni per cerimonie e feste, salette riservate, giardino Str. Revigliasco, 138 - 10024 Moncalieri (TO) Tel 011/64.72.808 - www.camia.it

Santena Abitanti: 10.740 Santo patrono: San Lorenzo, 10 agosto Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Santena Hanno collaborato con noi: Dott.ssa Migliore, Filippo Tesio

CENNI STORICI Santena è un comune di pianura situato a sud-est di Torino, alla

destra del fiume Po. È attraversato dal torrente Banna che divide in due la città. L’origine del comune è molto antica. In questo luogo vennero recuperate alcune suppellettili funerarie e alcune monete di rame appartenenti al periodo di Antonino Pio dimostrando che il territorio santenese era abitato fin dai primi secoli dell’era cristiana. Molte altre invasioni caratterizzarono il corso del XVII secolo e Santena, come gli altri paesi vicini, ne subì effetti rovinosi. Chieri cercò inoltre di recuperare quella parte di territorio che nella prima metà del Quattrocento Santena aveva sottratto al suo dominio. Nel 1728 una sentenza della Camera dei conti accolse le rivendicazioni dei chieresi. Da allora in poi Santena si trovò “chiusa” in un territorio altrui e perse, in pratica, tutta la sua autonomia. Nel 1809 durante l’occupazione napoleonica Santena subì ingenti danni a causa di una drammatica inondazione, che determinò lo studio di un piano regolatore per le opere di arginamento del torrente Banna e di ampliamento dei suoi alvei. Restaurata la monarchia dei Savoia, i santenesi tentarono di erigere Santena a comune autonomo. Tuttavia le loro legittime aspirazioni andarono più volte deluse fino al 1878, quando, grazie all’opera del marchese Compans di Brichanteau, Santena fu eretto in comune. La rivoluzione industriale del XIX secolo non ha prodotto mutamenti dell’economia di questa città che ancora a fine Ottocento fondava la sua ricchezza sulla produzione agricola. Oggi i santenesi coltivano soprattutto pesche e asparagi, rinomati in tutta Italia per la loro elevata qualità. Nel corso del XIX secolo si è registrato un notevole incremento della popolazione. Nella prima metà del Novecento la crescita demografica ha subito una battuta di arresto, mentre si è assistito ad un vero e proprio boom demografico a partire dagli anni Sessanta. Un aumento così grande del numero degli abitanti è stato determinato dalla crescente offerta di lavoro da parte della vicina area industriale torinese: nel 1960 a Santena, su 4.388 abitanti, ben 1.500 risultavano essere operai.

RISTORANTE-PIZZERIA DELL’OLMO cucina tipica pralormese con prodotti locali, piatti di pesce, molluschi e crostacei Via Alba, 67 - 10040 Pralormo (TO) Tel 011/94.81.851 - Cell. 335/60.09.888 RISTORANTE CAFFÈ STAZIONE enoteca, bar, cucina con prodotti regionali, pasta fatta in casa, vini pregiati, cerimonie Piazza Don Bosco, 2 - 10023 Chieri (TO) Tel 011/94.78.362 - www.ristoranteenotecacaffestazione.com TOSA RESTAURANT HOUSE cucina nazionale ed internazionale, sala per cerimonie ed eventi, giardino Str. Genova, 200 - 10024 Moncalieri (TO) Tel 011/64.74.971 - www.tosaristorante.it BAR BIANCO da Claudio bar, caffetteria, tavola calda, aperitivi Piazza Martiri della Libertà, 5 10026 Santena (TO) - Tel 011/94.91.331 PIZZERIA-RISTORANTE-PUB I 4 AMICI aperto tutti i giorni a cena con la cucina di Francoise, feste e cerimonie, giovedì latino Via G. Verdi, 51 - Fraz. Tetti Rosa 10048 Vinovo (TO) Tel 393/60.15.256 TRASLOCHI FERRIAN snc Corso Vittorio Emanuele, 40 10020 Andezeno (TO) Tel 011/94.34.262 - Cell. 335/70.89.398 www.ferriandavidetraslochitorino.com

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Sagra del Gorgonzola dal 25 al 27 maggio

Nel 1988, all’interno del comitato del Rione Cavallo, da poco costituito, si sentì l’esigenza di organizzare qualche attività al di fuori di quelle normalmente proposte durante la Festa Patronale. Lo scopo principale era quello di avvicinare altri contradaioli al comitato per poi coinvolgerli direttamente. Tra le varie idee proposte, quella che da subito ha convinto la maggioranza è stata quella di collaborare con la Latteria Sociale di Cameri, situata nella zona del Rione Cavallo, per farne conoscere i prodotti: in modo particolare il gorgonzola. Da qui l’idea di organizzare la Sagra del Gorgonzola che si è svolta, per i primi due anni, nel cortile della ex trattoria Belvedere “Cavet” limitandosi alla somministrazione di tartine e piccoli assaggi, per crescere e migliorarsi, attraverso le successive due edizioni svolte rispettivamente nel cortile dell’oratorio maschile e nel cortile delle ex scuole medie, fino alla somministrazione di piatti più completi, ma comunque sempre a base di gorgonzola. Visto il successo della proposta si arriva quindi all’organizzazione della Sagra presso la struttura dell’area mercato completa di cucina, sala al coperto per la somministrazione di cibi e bevande ed area esterna per far esibire i gruppi musicali. L’organizzazione della Sagra richiede quindi maggiore impegno, ma la passione e l’entusiasmo lo sono ancora di più ed i numeri, di conseguenza, iniziano a lievitare: il servizio cucina apre il venerdì sera e chiude domenica sera, le cene sono accompagnate da gruppi musicali che si esibiscono dal vivo, i posti a sedere sono 200 e nei tre giorni di Sagra le persone servite sono circa 2000. Tutto questo per merito del comitato del Rione Cavallo che da più di vent’anni tiene viva questa tradizione grazie anche al coinvolgimento di molti giovani del paese che, con la loro vitalità ed efficienza, riescono a rendere divertenti e festosi questi tre giorni di dura maratona gastronomica a base di gorgonzola. E sono proprio l’entusiasmo dei giovani e la tenacia dello zoccolo duro del Rione Cavallo che permetteranno, nel 2012, di festeggiare la 25^ edizione della Sagra del Gorgonzola che come ogni anno, alla fine del mese di maggio, apre l’estate gastronomica di Cameri.

Appuntamenti da non perdere - apertura stand gastronomici con prodotti tipici del territorio - il venerdì alle 19.30 presso il padiglione principale sito in via Baracca angolo via Sabbioncelli si aprono le cucine - vendita del gorgonzola in tutte le sue forme - serate danzanti ed esibizione di gruppi musicali dal vivo - la domenica gli stand e la cucina sono aperti anche a pranzo - solo la domenica il bar principale resta aperto dal pranzo alla cena - animazione per i più piccoli - partecipazione e banchetto della Confraternita del Gorgonzola di Cameri - eventi a cura della Pro Loco - intrattenimenti ed animazione dal vivo


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Cameri Abitanti: 10.878 Santo patrono: San Michele Arcangelo, 8 maggio Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Cameri Hanno collaborato con noi: Stefania De Vecchi, Bruno Cavallini, Gianluca Galli

CENNI STORICI Il Comune di Cameri è situato in Provincia di Novara a circa 40

chilometri di distanza dal centro di Milano. Dal punto di vista fisico-orografico, il Comune di Cameri si caratterizza quale tipica località della pianura padana: il paesaggio è pianeggiante, solcato da numerosi canali di irrigazione che hanno consentito lo sviluppo nei secoli di un’agricoltura intensiva altamente produttiva. Questo carattere è ancor oggi vivamente testimoniato dalla presenza di una specializzata coltura dei cereali. La produzione risicola riveste in questo panorama un ruolo particolare: qui viene infatti coltivato il riso più settentrionale del mondo e, nonostante i continui interventi richiesti al fine di garantire la necessaria fertilità dei terreni, tale attività economica risulta essere particolarmente redditizia. Una porzione non indifferente del territorio comunale è lasciata al bosco spontaneo. Il Comune è infatti compreso nell’area interessata dal Parco del Ticino. Si tratta di un parco fluviale, un’area naturalistica protetta situata lungo le sponde del Fiume Ticino. Nelle stagioni favorevoli quest’area è meta di un considerevole flusso di gitanti provenienti dalle aree urbane circostanti. La zona è particolarmente favorita dal punto di vista infrastrutturale: Milano e Torino sono raggiungibili, tanto grazie all’autostrada quanto per mezzo dei rapidi collegamenti ferroviari da Novara; l’aeroporto intercontinentale della Malpensa, che serve l’intera Italia Settentrionale, dista solo 28 chilometri. Grazie a questa favorevole localizzazione il territorio comunale ospita importanti funzioni produttive: vi si trova una importante unità di un’impresa metalmeccanica di interesse nazionale, operante nel settore degli autoveicoli; anche imprese chimiche, farmaceutiche e tessili di lunga tradizione e di notevoli dimensioni sono localizzate sul territorio di Cameri. Un aeroporto militare, costituente la base delle funzioni difensive per l’intero settore aereo dell’Italia nord-occidentale, è localizzato sul territorio comunale. Gli addetti alle attività manifatturiere e dell’edilizia sono complessivamente 2916, mentre gli addetti al commercio, ai trasporti ed ai servizi pubblici ed alla persona sono complessivamente 1030.

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Sagra del Canestrello dal 26 al 28 maggio

Appuntamenti da non perdere - apertura stand gastronomici con specialità di pesce - “Paese che vai… Canestrelli che trovi”, rassegna del Canestrel di Montanaro con la partecipazione delle pro loco locali

Il nome “canestrello” deriva dai tipici recipienti di vimini intrecciati, detti appunto “canestri”, nei quali si riponevano i dolci dopo la cottura. Il canestrello è un dolce molto sottile, fragile e che presenta forme irregolari dovute alla sua preparazione. Gli ingredienti base del canestrello sono la farina, il burro, le uova e lo zucchero. A seconda delle zone di produzione e delle preferenze, possono inoltre essere aggiunti vaniglia, cacao, nocciola, limone, arancia, caffè, menta, cocco, pistacchio, noce moscata, chiodi di garofano, rum, vino bianco, vino rosso, marsala, latte. Per preparare i canestrelli di Montanaro occorre amalgamare prima tutti gli ingredienti asciutti (aggiungendo la scorza di limone grattugiata) sino ad ottenere un composto di colore omogeneo, quindi, aggiungere gli altri ingredienti assieme all’Erbaluce, il famoso vino bianco doc prodotto nella vicina zona di Caluso, e impastare bene il tutto. Dall’impasto vengono modellate tante palline, schiacciate poi tra due lastre di ferro, poste all’estremità di una lunga pinza. La pinza viene quindi posta direttamente sul fuoco, alternando i due lati, per circa trenta secondi (la tradizione dice “per il tempo di un Avemaria recitata con devozione”). Sulle lastre sono normalmente incise le iniziali della famiglia alla quale apparteneva il curioso strumento, insieme con altri

- mercatino dell’oggettistica e dell’hobbystica - serate degustazione piatti della tradizione e non solo (paella, grigliate, fritti di pesce, polenta e cinghiale) - serate danzanti - raduno delle Fiat 500 con esposizione dei mezzi - rassegna cinofila con esposizione Canina al Parco della Stazione - concerto della Banda Musicale Montanarese - assaggio di sfornata di peperoni e bagna caoda - presentazione di alcune commedie da parte di varie Compagnie teatrali

simboli e disegni; durante la cottura tali segni grafici vengono trasferiti in rilievo sulla superficie del canestrello. I canestrelli sono un prodotto tipico di Borgofranco d’Ivrea, di Ivrea, di Mazzé, di Montanaro, di Rondissone tutti comuni canavesani, ma anche di Vaie e di altri comuni della Valle di Susa, di Polonghera e di Crevacuore. I canestrelli presentano queste differenze fra loro: più spessi e con grigliature rilevate quelli di Vaie e della Valsusa, sottili e con grigliatura leggera quelli di Montanaro; simili a monete medievali quelli di Tonengo, di Mazzè e Polonghera, croccanti, sottilissimi e impressi con stemmi di famiglia quelli di Borgofranco d’Ivrea.


AZIENDA AGRICOLA VALLE ORCO prodotti agricoli, carne bovina e suina, tomino fresco, toma verde di Montanaro, Salam Patata Strada Via Nuova, 1 - 10017 Montanaro (TO) Tel 011/91.60.329 - Fax 011/91.63.182 NEWPORT VIAGGI viaggi individuali e di gruppo su misura, crociere, specialisti in USA ed Australia Piazza Garibaldi, 3 - 10034 Chivasso (TO) Tel 011/91.07.096 - www.newportviaggi.eu

Montanaro Abitanti: 5.405 Santo patrono: Santa Maria Assunta, 15 agosto Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Montanaro Hanno collaborato con noi: Mario Barone, Vilma Bassino

CENNI STORICI

Il primo insediamento risale intorno al 700, fondato dai Longobardi e chiamato “Villalonga” per la disposizione delle casupole in fila indiana. Questo villaggio sembra scomparso verso il 1100. Prima della sua scomparsa pare esistesse già un altro insediamento chiamato “Montenero” o “Montanario”. Il villaggio si estendeva nella Regione denominata “Moncucco”, l’attuale Cantone di Madonna dell’Isola. Era circa l’anno 1100 quando gli abitanti cominciarono a costruire le prime abitazioni ai piedi del castello, per essere difesi e protetti dalle scorribande dei soldati. Il paese fu circondato da mura ai cui angoli vi erano le torri e lungo le mura vi erano poi le porte dove passavano le quattro vie principali. Dopo il 1400 si incominciò a costruire fuori le mura quello che verrà definito il Borgo Nuovo. Il più grande incentivo allo sviluppo e alla riqualificazione di Montanaro fu l’assunzione della Commenda dell’abbazia da parte del Cardinale Lanze dei Conti di Vinovo, nominato abate nel 1749. Egli portò nelle terre abbaziali i migliori architetti per rinnovare ciò che il passato, agli occhi di quel secolo, aveva reso vetusto; fra questi architetti il più illustre fu Bernardo Vittone. Egli realizzò a Montanaro la chiesa di San Nicola, la chiesa di Santa Marta e il Campanile. La tradizione montanarese vanta una variegata gamma di prodotti agroalimentari freschi o trasformati. Il Consiglio Comunale, al fine di promuovere e valorizzare i prodotti tipici presenti sul territorio comunale, ha istituito la DE.C.O. (denominazione comunale d’origine), attribuendo a detto patrimonio agroalimentare un marchio di riconoscimento che ne garantisca e confermi la tipicità. Inoltre, nell’ambito del progetto regionale “Corona Verde” è stato realizzato, in collaborazione con la Scuola Media Statale Giovanni Cena, la scuola elementare parificata Figlie di Carità, il naturalista-fotografo montanarese Mauro FROLA e l’A.T.L. 3, il progetto comunale denominato “Strade dell’Orco”, tendente a valorizzare il verde urbano ed in particolare la zona territoriale fluviale. Sono quindi state ribattezzate quattro strade di campagna che, dall’abitato di Montanaro, arrivano fin sulle sponde del torrente permettendo di trascorrere una giornata all’insegna della tranquillità immersi nella natura.

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Festa delle Ciliegie 2 giugno

La comparsa, alla fine dell’800 della peronospora anche sulle vigne che coprivano la collina pecettese, compromettendone la vitalità e la produzione, ha stimolato, all’inizio del Novecento, una diversificazione dalla monocoltura vitivinicola a favore del ciliegio. Già alla Mostra Internazionale del 1911 di Torino, in ottobre, le giovani “Ceresere” di Pecetto offrirono ciliegie sotto spirito; nel 1916 vengono istituiti il Mercato e la Festa delle Ciliegie e nel 1922 le stesse, sempre sotto l’egida del Comune e la collaborazione della Parrocchia e relativa Società Cattolica, offrirono assaggi di ciliegie al centro di Torino. Il Mercato delle Ciliegie di Pecetto divenne il mercato alla produzione e il centro di riferimento per la cerasicoltura. La raccolta comportava un lavoro notevole a cui si dedicava tutta la famiglia coltivatrice con la collaborazione di aiutanti locali e dei ciresè. Costoro erano uomini dal comportamento meraviglioso che, con il maturare delle ciliegie, lasciavano le loro case sulle montagne del Cuneese (in specie Saluzzese) per giungere a Trofarello e nei paesi dei dintorni a raccogliere ciliegie, amarene e duroni. Con il loro arrivo, le colline si animavano di canti che echeggiavano da un podere all’altro come un richiamarsi quasi per riconoscersi e sentirsi più vicini. Le Ciliegie di Pecetto prodotte su tutto il versante meridionale della Collina Torinese sono state riconosciute nel 2001 Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) e sono state incluse nel Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino. Con questi riconoscimenti la FACOLT ha promosso le Ciliegie di Pecetto® in manifestazioni mondiali (Olimpiadi 2006, Salone del Gusto) e per questo ha prodotto i classici Grafioni sotto Spirito e incentiva le altre trasformazioni: confetture, ciliegie sciroppate, sciroppi.

Appuntamenti da non perdere - il sabato prima della festa “Notte delle ciliegie” con esposizioni e vendita dei produttori locali, musica e spettacoli nel centro storico dalle 18,00 fino a tarda notte - tradizionale festa del prodotto tipico Pecettese, con mostre, bancarelle dei produttori del territorio di “Strade di Colori e Sapori” e delle eccellenze del Paniere della Provincia di Torino (Via Umberto I - piazza Roma e piazza Rimembranza giardino del Municipio) ore 10-20 - nei locali del Vecchio Forno “Mostra pomologica delle ciliegie” con tutte le varietà nostrane e non prodotte a Pecetto - nella ex Chiesa dei Batù mostre varie - esibizioni della banda “La Ceresera” e degli Sbandieratori del Rivass, spettacoli vari - alle ore 12 inaugurazione ufficiale ed alle ore 16 premiazione della miglior produzione e dei cestelli artistici con le Ciliegie d’oro - la domenica successiva “Laboratorio del gusto sulle ciliegie” con i produttori (FACOLT)


AZIENDA AGRICOLA MOLINETTO produzione e vendita di frutta e verdura, gustose ricette ed info utili sul sito aziendale Strada Virana, 42 - 10020 Pecetto T.se (TO) Tel 011/86.09.519 - www.molinetto.com AZ. AGRICOLA MOLINO SERAFINO produzione e vendita di frutta e verdura Str. Valle S. Pietro, 100 10020 Pecetto T.se (TO) Tel 011/31.56.508 - Cell. 338/38.58.119

Pecetto T.se Abitanti: 3.954 Santo patrono: Madonna del Rosario, 1° dom. di ottobre Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Pecetto T.se Hanno collaborato con noi: Adriano Pizzo (Sindaco), Sig.ra Somma

CENNI STORICI Il territorio confina con la città di Torino e digrada dal Colle della

Maddalena lungo il versante sud della collina torinese: il paese è posto a quota 407 m s.l.m. ed ha una superficie di Kmq 9,16; il suo nome lo si vuol derivare dal pino da resina “piceum”, che anticamente ricopriva le pendici boscose della collina torinese. Dal pino “piceum” si trasse pure lo stemma: “un arbore di pessa verde in campo argento” come indicato sulla “concessione dell’arma della Comunità di Pecetto” risalente al 1614. La fondazione ufficiale di Pecetto risale al XIII secolo, più precisamente nel 1224, quando gli abitanti di Covacium (odierna Valle S. Pietro), diventando cittadini Chieresi a tutti gli effetti, manifestarono contemporaneamente la volontà di spostare la loro residenza nella zona dove esisteva una torre costruita dai chieresi a difesa del territorio e una chiesa che già fungeva da parrocchia. Da quel momento la storia del paese è stata sempre indissolubilmente legata a quella di Chieri. Nel 1363, dopo aver battuto il potente marchese del Monferrato, Amedeo di Savoia ricevette dalla Repubblica di Chieri con atto solenne la signoria delle sue terre, compreso Pecetto, ma solo nel 1635 la giurisdizione sulla Comunità passa definitivamente ai Savoia. Durante la rivoluzione francese anche Pecetto ebbe il suo periodo di “terrore”: nel 1801, sciolto l’Ordine Monastico, i frati Camaldolesi del convento dell’Eremo dovettero abbandonare il monastero (fondato da Alessandro da Ceva nel 1601 per volere del Duca Carlo Emanuele I), a cui seguirono la quasi totale distruzione ed il degrado del magnifico monumento. Nell’ottocento molti nobili di casa Savoia e borghesi, costruirono ville e rustici incentivando la coltivazione della vite e di altri alberi da frutta; in particolare ad inizio ‘900 sono selezionate alcune varietà di ciliegio: recentemente la “ciliegia di Pecetto” ha ottenuto dalla Regione Piemonte il riconoscimento di prodotto tipico. Tra gli abitati storici del territorio ora scomparsi vanno ricordati Monspharatus, ricetto fortificato posto sul Bric San Viter, altura facente parte della dorsale collinare e posta a quota 623 m, ora sito archeologico, e l’abitato agricolo di Canape edificato lungo l’omonima strada.

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Fiera dello zucchino 10 giugno

La fiera si svolge nell’accogliente piazza Cavour ed in via Roma. Nella piazza vengono collocati gli stand dell’Oasi dei prodotti tipici della Coldiretti di Torino, che propongono i prodotti di fattoria del Piemonte: miele, salumi, prodotti da forno, formaggi, ortaggi. Il marchio dei prodotti di fattoria del Piemonte di “Campagna Amica” della Coldiretti, attraverso il controllo dei tecnici della predetta organizzazione, garantisce l’individuazione dell’azienda e del produttore, la provenienza degli alimenti, il monitoraggio delle fasi di coltivazione e lavorazione, oltre alla garanzia sui sistemi di produzione. Presenti, con un loro spazio, anche l’Auser del paese. la Polisportiva salesiana e la Caritas parrocchiale. Numerose le rassegne ospitate, tra cui una interessante e originale mostra fotografica sullo zucchino con le fotografie di Rosario Quartarone e Rino Visconti, oltre ai disegni e alle pitture di bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie. Nel tratto di piazza antistante la banca e in via Roma sono presenti alcuni stand di imprese agricole, commerciali e artigianali di La Loggia ed altri comuni. Le merci in esposizione vanno della piante all’oggettistica, dalle confezioni alimentari ai prodotti equo solidali, e ancora libri, calzature, elettrodomestici, oggetti e mobili in vimini, quadri, veicoli, prodotti di cartotecnica ed altro. Le vie dei commercianti ambulanti sono delimitate in via Bistolfi e via Belli. In tali aree vengono installati, sul marciapiede antistante la propria vetrina o in strada, anche 22 stand espositivi dei negozi di La Loggia. Nella seconda parte del pomeriggio, “colonna sonora” della manifestazione sono la musica e il cabaret in piemontese di Charlie Dogliani, una coreografia “nostrana”, divertente e piacevole. La giornata si conclude con la cena presso il Bocciodromo Comunale, rigorosamente a base di “cossot” (zucchine). La Fiera pone tra i suoi obbiettivi la valorizzazione e promozione dell’immagine del Comune, un’opportunità di acquisto dei migliori prodotti locali, nonché, attraverso un richiamo turistico, generare positive ripercussioni sul tessuto economico loggese.

Appuntamenti da non perdere - doppio appuntamento serale con concerto e dj-set prima della giornata clou della fiera - apertura della Fiera con l’allestimento dell’Oasi dei prodotti tipici, della Fiera Commerciale e della presenza dei Commercianti a porte aperte - mostre d’arte ed esposizioni di artisti locali e nazionali - mostre d’arte ed esposizioni degli alunni delle scuole loggesi - mostra fotografica dedicata proprio allo zucchino - concorso gastronomico - presenza della Coldiretti di Torino con il marchio “Campagna Amica” - diversi punti ristoro dove poter assaggiare i prodotti tipici locali ed i piatti preparati con lo zucchino - banchetti delle maggiori associazioni di volontariato della zona che illustrano i loro progetti - musica e cabaret per la parte finale della fiera


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La Loggia Abitanti: 8.457 Santo patrono: San Giacomo il Maggiore, 25 luglio Ente organizzatore: Comune di La Loggia Hanno collaborato con noi: Dott. Ramognino, Sig.ra Marinella, Assessore Di Stefano

CENNI STORICI Un documento datato 16 febbraio 1396 fa apparire il nome di La Loggia

per la prima volta nella storia. Il certificato è un contratto con cui si attesta che Giacomo Darmelli acquisisce la proprietà del “luogo della Loggia”, per il prezzo di 360 fiorini, da Ugonotto Provana, un nobile di Carignano la cui famiglia esercitava la consignoria sul territorio con i Romagnano. La soluzione di questa controversia è decisiva per le sorti future del paese:Dopo esser stato processato da giudice di Torino, per aver fortificato ed edificato il Castello senza averne ricevuto licenza da Ludovico Di Savoia Principe D’Acaja, Giacomo Darmelli viene assolto e riconosciuto Signore di La Loggia. Il principe D’Acaja gli concede ampie licenze di costruire e fortificare il Castello, di condurre l’acqua dell’Oitana nelle sue terre e gli conferisce la possibilità di importare legname, fieno e grano da Moncalieri senza pagare alcuna gabella. Gli eredi aumentano i possedimenti, sotto l’approvazione dell’Abate della Sacra di San Michele, che eserciterà un controllo fino al XIX secolo, fino a quando le leggi napoleoniche sopprimeranno le proprietà terriere delle abbazie. La dinastia termina con Giuseppe Ferdinando, ultimo erede maschio della famiglia, che si sposa con Gabriella di Cavoretta, chiamata Madama d’la Logia: dal loro matrimonio nascerà una sola figlia, Felicita. Il 7.3.1797 il nuovo Re, Carlo Emanuele IV, proclama un editto in cui dichiara tutti i beni feudali esistenti nei suoi Stati sciolti da ogni dipendenza. È la fine dell’epoca delle investiture e di conseguenza anche la fine del feudo della Loggia. Il 14 aprile 1816 gli abitanti del territorio compreso fra il Chisola, il Po, l’Oitana e i Brassi inviano un esposto a Vittorio Emanuele I, Re di Sardegna, chiedendo che il “cantone della Loggia venisse eretto in corpo di comunità, separandolo da Carignano e Moncalieri”. A loro ragione i trenta firmatari della domanda (tra cui figurano il Conte Ferdinando Galli e la Contessa De Sonnaz) espongono tre validi motivi: innanzitutto le frequenti esondazioni del Po, poi la scarsa vigilanza delle guardie campestri ed infine l’impossibilità di fruire di scuole pubbliche. Il 30 gennaio dell’anno successivo la Regia Giunta delibera a favore dei loggesi e sancisce l’erezione del comune di La Loggia. La Loggia è dunque uno dei Comuni più giovani del Piemonte, la sua erezione giunge con due secoli di ritardo rispetto a quella di Carignano, avvenuta all’incirca nel 1600.

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Palio dei Borghi e Giostra dell’Oca dal 15 al 17 giugno Il Palio dei Borghi nasce nel 1961 per rievocare la leggenda del soldato di ventura Giunalin Magliano, al soldo dei Savoia, reduce vittorioso dalle Fiandre, dove aveva combattuto e persin trovato una sposa. Il “ritorno del prode guerriero” fu festeggiato fino al 1969. Poi, per lavori di ristrutturazione del Castello e risistemazione della piazza antistante, il Palio s’interruppe fino al 1986. Dall’anno successivo il Palio - rinominato Giostra de l’Oca - rievoca la storica visita di Carlo Emanuele I di Savoia con la novella sposa, infanta di Spagna, Caterina d’Austria: nel giugno 1585 la coppia ducale, giunta in città da Nizza e attraversate Savona, Ceva e Mondovì, fu solennemente festeggiata a Fossano. Nel torneo, un prode cavaliere lottava con un drago: a seguire, gran spettacolo pirotecnico. Ancor oggi, l’affascinante cornice del castello trecentesco permette di ricreare suggestioni e atmosfere antiche: mezzo migliaio di costumanti dei sette borghi cittadini sfilano con sontuosi abiti riccamente decorati, i fantini si contendono il prestigioso palio, gli arcieri con arco nudo si sfidano nel trafiggere sagome di oche in movimento: la somma dei punteggi delle diverse gare, decreta infatti il vincitore della Giostra de l’Oca. Altra coreografica protagonista della manifestazione è l’arte della bandiera. Dal 1961 la fama del locale gruppo Sbandieratori Principi d’Acaia è consolidata in Italia e nel mondo: esibizioni folcloristiche e competizioni agonistiche vincenti fanno si che questo gruppo sia motivo di orgoglio cittadino oltre che di sincero affetto e ammirazione da chi osserva lo spettacolo. La Giostra dell’Oca riprende un antico gioco che pare risalire proprio al 1300: a quel tempo alcuni cavalieri al galoppo mozzavano la testa dell’oca sistemata in un cesto da cui sporgeva solo il collo del pennuto. Il vincitore portava a casa la gustosa preda! Nel 2012 i fantini, al galoppo, mozzano ancora la testa dell’oca, gli arcieri scagliano le loro frecce sulle sagome dei pennuti in movimento ma non più vive e starnazzanti! E nel gran finale pirotecnico il castello “pare abbrusarsi” di nuovo… come più di 400 anni fa.

Appuntamenti da non perdere - presentazione delle isole dei Borghi partecipanti al Palio - nel cortile interno del castello, gli arcieri, con i relativi Abbà e Abbadesse, nominano il fantino cui affidare le speranze di vittoria del Palio - dopo la Messa Grande, sul Sagrato del Duomo, il Vescovo saluta i protagonisti della manifestazione e porge l’augurio, con la sua benedizione, ai fantini e cavalli ed agli arcieri che alla sera disputeranno la Giostra - in alternanza alle manche dei cavalli viene disputata la gara degli arcieri: ogni borgo ne schiera tre, ognuno dei quali scaglia sei frecce contro un bersaglio rappresentato da oche in movimento da una parte all’altra del fossato del castello - danze, giochi di strada e sfilate


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Fossano Abitanti: 24.854 Santo patrono: San Giovenale, 3 maggio Ente organizzatore: Ass. alla Cultura del Comune di Fossano Hanno collaborato con noi: Dott. Menardi

CENNI STORICI L’origine del nome deriva secondo alcuni dal nome romano proprio

di Faucius, secondo altri dal termine “fossato”, da cui Fossano cioè abitante del fossato. In effetti, la presenza di fossi ed avvallamenti è comune nell’area e la teoria più avvallata dagli storici è quella che si riferisce al gran fossato del Chiotto. Il comune venne fondato da una fazione ghibellina che si ribellò ad Asti. La data ufficiale è il 7 dicembre 1236, quando venne posta una lapide sulla porta Sarmatoria, a nord-est di quello che ora è chiamato borgo vecchio (il nucleo primitivo); Fossano dunque si dichiara comune ghibellino, appoggiato dall’Imperatore Federico II. Prima di quella data, il borgo era costituito da poche case per di più di tipo rurale e senza fortificazioni, solamente circondato da larghi fossati. Successivamente, divenuto Comune, vennero costruite le prime opere difensive. Nel 1304 passa ai Marchesi di Saluzzo e dopo una breve parentesi Angioina, passa sotto la sfera sabauda. Nel 1314 Fossano si sottomette infatti al Principe Filippo di Savoia-Acaja, che inagura la signoria il 27 aprile di quell’anno. Nel 1365 avvengono alcuni scontri tra Federico di Saluzzo e Giacomo d’Acaja che avrà la meglio, ma circa mezzo secolo dopo si estingue il principato d’Acaja e Fossano passa sotto l’influenza dei Savoia. Nel 1424 Amedeo VIII di Savoia concede alcuni privilegi al comune e, nel 1566, Emanele Filiberto gli concede il titolo di città. Il massimo splendore viene raggiunto nel ‘600, dove la città ha un notevole sviluppo demografico, economico ed anche artistico, grazie alla presenza dell’architetto ed incisore Giovenale Botto e del tragediografo Emanuele Tesauro. Nel Settecento, dopo essersi liberati dei francesi che l’avevano occupata, riprende la crescita economica ed artistica: vengono costruiti il Duomo, la Chiesa di San Filippo, quella di S.Antonio Abate e l’ospedale. Tra il 1860 ed il 1877 la cinta muraria venne abbattuta. Oggi il nucleo principale si articola su due livelli: Fossano alta (che include Borgo Piazza e Borgo Vecchio, che costituiscono il centro storico, Borgo Salice e Borgo Nuovo, quartieri nati a partire dal dopoguerra) e Fossano bassa, divisa in Borgo San Bernardo e Borgo Sant’Antonio, situato in un avvallamento delimitato dalla collinetta del Coniolo. Infine Borgo Romanisio, composto dalle numerose frazioni fossanesi.

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San Giovanni

dal 16 al 24 giugno

“Giovanni il Battista fu un asceta proveniente da una povera famiglia sacerdotale ebraica originaria della regione montuosa della Giudea e fondatore di una comunità battista che fu all’origine di alcuni movimenti religiosi del I secolo d.C. [...]. E’ una delle personalità più importanti dei Vangeli, e, secondo il Cristianesimo, la sua vita e predicazione sono costantemente intrecciate con l’opera di Gesù. Insieme a quest’ultimo, Giovanni Battista è presente anche nel Corano, come uno dei massimi profeti che precedettero Maometto. Morì intorno al 35 d.C. “ Patrono della Città ed appuntamento tradizionale per i cittadini torinesi, è ormai patrimonio culturale di Torino. Propone un calendario ricco di avvenimenti legati al folclore, allo sport, alla musica e alla scoperta di antiche tradizioni. La manifestazione non si esaurisce nei due giorni tradizionali del 23 e 24 giugno ma, da alcuni anni, copre un arco di tempo più vasto, con l’intento di offrire ai torinesi e turisti non solo momenti legati al corteo storico, al tradizionale spettacolo pirotecnico ed a quello del farò, ma anche occasioni per scoprire o riscoprire la Città. La manifestazione, organizzata e coordinata dal Settore Tempo Libero della Città di Torino, sarà anche quest’anno ricca di eventi. Non mancheranno gli spettacoli in piazza, i concerti, i giochi e le animazioni per bambini, le manifestazioni sportive, il grande corteo storico in costume, l’accensione del tradizionale farò ed infine il suggestivo spettacolo pirotecnico sul Po. Quest’anno la manifestazione comprenderà l’arco di tempo che va da sabato 16 a domenica 24 giugno.


Torino Abitanti: 907.108 Santo patrono: San Giovanni Battista, 24 giugno Ente organizzatore: Divisione Sport e Tempo Libero del Comune di Torino

Appuntamenti da non perdere - sfilata bande musicali e majorettes - sfilata del corteo storico in costumi d’epoca a cura dell’Associassion Piemontèisa - spettacolo di folclore ed accensione del Farò - messa solenne al Duomo di Torino, con la partecipazione delle autorità cittadine e della Banda Musicale del Corpo di Polizia Municipale di Torino - animazioni per adulti e bambini ed attività sportive - regata storica sul Po ed iniziative per la pratica del canottaggio - spettacolo di musica, luci e colori con dj-set in piazza - spettacolo pirotecnico e chiusura dei festeggiamenti

AUTORIPARAZIONI PINZONE diagnosi computerizzata, frizioni e freni, recupero sinistri, ass. legale, vettura sostitutiva Via Nizza, 23 - 10125 Torino (TO) Tel 011/66.88.686 LA BOTTEGA DEL BORGO NUOVO tessuti, oggettistica e complementi d’arredo, antiquariato Via Cavour, 41 - 10123 Torino (TO) Tel 011/88.93.25 PASTICCERIA NEVA pasticceria artigiana, produzione e vendita Via Digione, 1/bis - 10143 Torino (TO) Tel 011/77.10.757 ART DECO dal 1992 coloriamo il mondo, progettiamo decorazioni d’interni e realizziamo trompe l’oeil Via Bava, 6 - 10124 Torino (TO) Tel 011/88.31.47 BALDIN FIORI fiori e piante in tutto il mondo Corso Agnelli, 60 - 10128 Torino (TO) Tel 011/32.48.932 OSTERIA ROTONDA DEI FACCHINETTI di recente apertura la Pizzeria Rotonda dei Facchinetti 2, specialità culinarie e pizza Via Pianezza, 185 - 10151 Torino (TO) Tel 011/45.56.804 - www.osteriarotondadeifacchinetti.it LAVANDERIA CLEANING lavaggio a secco e ad acqua, wet cleaning, serv. per aziende e ass., servizio a domicilio Via Cravero, 54 - 10154 Torino (TO) Tel 011/20.50.127 - www.lavanderiatorino.it REAL PORTE vend. e install. porte blindate, porte interne, serramenti, avvolgibili e casseforti, pronto intervento gratuito Via Stradella, 193 - 10147 Torino (TO) Tel 011/21.62.396 - www.realporte.it 23


Sagra del Torcetto, del Grissino e della Toma - Fiera dei Prodotti Biologici dal 29 giugno al 1° luglio Appuntamenti da non perdere - la 2° edizione di “Passeggiando fra le borgate di Lanzo” in collaborazione con l’ASD Fitwalking Nature - apertura degli stand gastronomici e concerto della Banda musicale di Lanzo - concorso fotografico “Giusto un Click” e mostre d’arte - “Artisti in Piazza” mercatino per hobbisti - concerti di gruppi selezionati sul territorio per l’intrattenimento giovanile e non solo - “Baby Torcetto e Monsieur Grissino” laboratorio di arte bianca con degustazione di prodotti preparati dagli alunni di Lanzo - dimostrazioni d’intervento dei Vigli del Fuoco e della Croce Rossa - Giro turistico in elicottero con la scuola di volo North West - premiazione dei concorsi in programma durante la sagra - cena di fine sagra con gran finale musicale

Una manifestazione che negli anni ha saputo ingrandirsi, ospitando sempre un crescendo numero di intrattenimenti che piacciono alla gente. Una mostra “Armonie Creative” presso l’ATL, pranzi e cene insieme all’ormai collaudato staff della Pro Loco, gli stand enogastronomici con esposizione e vendita di tante specialità delle Valli di Lanzo e non solo. Poi ancora il mercatino degli hobbisti, l’esibizione da parte delle atlete di ginnastica del Quadrifoglio Rosso, le giostre, il gioco dell’oca, concerti, spettacoli di danza delle Dragonfly, danze e tanti concorsi per grandi e piccini. La 7^ sagra del torcetto ha visto la partecipazione di oltre 25 espositori di prodotti tipici locali e del paniere della Provincia di Torino. Questa sagra è nata, nel 2003, dalla volontà da parte del Presidente della Pro Loco, Salvatore Azzarelli, di far conoscere e pubblicizzare i prodotti di Lanzo ma in particolare il Torcetto, che alcuni anni dopo è entrato a far parte del Paniere. La manifestazione è stata fin da subito accolta in modo favorevole sia dai cittadini lanzesi sia dal numeroso pubblico proveniente dalle valli, da Torino e paesi limitrofi. L’obiettivo è stato raggiunto già dalla prima edizione ed oggi il successo continua: la Sagra è conosciuta e apprezzata da molte persone che vengono a visitare la città. La domenica è possibile effettuare un giro turistico in elicottero grazie alla scuola di volo North West. Il settimanale “Il Canavese” offre al pubblico la prima edizione del mese di Luglio mentre in piazza Rolle, al mattino, viene allestito il Laboratorio di Arte Bianca, dove ragazzi e bimbi, guidati dai genitori, provano l’esperienza da panettieri-pasticceri preparando torcetti, grissini, pizzette e panini mignon offerti al pubblico presente. Oltre ai prodotti tipici del Piemonte e di altre regioni italiane, a pranzo e a cena si possono gustare anche abbondanti e appetitose grigliate preparate dalla Pro Loco e l’immancabile polenta concia preparata da Martino Vighetti e il suo staff. Durante la manifestazione si tengono concerti destinati a tutte le fasce di età e ai gusti musicali diversi.


ALBERGO-RISTORANTE VALLI DI LANZO cucina piemontese, menu francoprovenzale, menu degustazione, oltre 130 vini selezionati Via Roma, 11 - 10070 Ceres (TO) Tel 0123/53.397 - www.ristorantevallidilanzoceres.com PASTICCERIA ARTIGIANA “AL TORCET” pasticceria e torte assortite, Torcettini al burro e alla margarina, Paste di Meliga Via Cibrario, 21 - 10074 Lanzo T.se (TO) Tel 0123/29.416 - aleturcet@hotmail.it

Lanzo T.se Abitanti: 5.303 Santo patrono: San Pietro in Vincoli, 1° agosto Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Lanzo Torinese Hanno collaborato con noi: Salvatore Azzarelli

CENNI STORICI Lanzo fu centro politico ed amministrativo molto importante sin

dalle prime testimonianze che si hanno su di esso: all’inizio del 1000 lo si trova indicato col toponimo Curtis Lanceii. Il castello di Lanzo fu costruito da Landolfo, vescovo di Torino dal 1011 al 1038. Successivamente, con vari toponimi, diventa feudo di appartenenza, con le Valli, prima del vescovo di Torino, poi dei Savoia e anche dei Monferrato, per svariati anni in competizione tra loro. Verso la metà del secolo XVI il castello di Lanzo, considerato uno dei più importanti del Piemonte, venne assediato, espugnato il 28 novembre 1551 e successivamente distrutto (1556-1557) dai francesi comandati dal duca Carlo di Brissac, eccezion fatta per la porta di accesso al borgo, ancor oggi esistente e ben conservata (torre civica di Aymone di Challant). In seguito alla pace di Cateau-Cambrésis il borgo tornò in mano ai Savoia con Emanuele Filiberto (1559) e alla sua morte passò in mano a sua figlia naturale Maria (1577), sposa di Filippo d’Este, assieme a tutte le Valli (eccezion fatta per Lemie e Usseglio). In tale occasione Lanzo divenne marchesato ed il governo degli Este fu rovinoso per Lanzo; perdette molti privilegi nei confronti dei paesi limitrofi, come quello di ottenere il dazio per ogni persona che transitava sul ponte del Diavolo, unica strada di collegamento tra Torino e le Valli. In seguito alla battaglia di Marengo il Piemonte tornò in mano francese (dopo la Rivoluzione francese si trovò addirittura in mano austriaca sotto occupazione dei russi di Savorov) e Lanzo divenne capoluogo di arrondissement, poi declassato a capo distretto (mandamento). Nell’Ottocento, da centro agricolo, Lanzo divenne una cittadina ed una mèta di villeggiatura da parte di molti cittadini torinesi: questa vocazione turistica aumentò esponenzialmente con l’arrivo della ferrovia nel capoluogo valligiano il 6 agosto 1876. Ne fanno testimonianza le numerose residenze di villeggiatura. Pressappoco nello stesso periodo si insediarono nel territorio lanzese le prime industrie meccaniche, tessili e cartarie. Il 26 aprile 1945 la guarnigione tedesca, che occupava a Lanzo il collegio Salesiano, si arrese ai partigiani, grazie alla mediazione del vicario teol. Frasca ed al direttore del collegio salesiano don Ulla.

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Notte dei Salassi 7 luglio

Tradizione che affonda le proprie radici nel 143 a.C., quando i Salassi colpirono e annientarono i Romani guidati dal console Appio Claudio Pulcro. Restarono irriducibili per decenni, fino all’anno 25 a.C , quando Ottaviano Augusto perse la pazienza e incaricò uno dei suoi migliori generali, Terenzio Marrone, di risolvere la faccenda. Il generale riuscì finalmente con tenacia ad avere ragione della fiera resistenza dei Salassi. Questi antenati facevano parte di battagliere popolazioni montanare appartenenti al ceppo dei Liguri che da secoli vivevano nelle zone comprese tra la Savoia, la Valle d’Aosta e parte del Piemonte. Prosperavano più o meno allegramente adorando i loro Dei, cibandosi dei prodotti della terra oltre che di selvaggina e festeggiando con colossali mangiate e bevute le vittorie sui loro nemici. Così come la razza non fu sterminata dai Romani, anche le buone abitudini non sono state dimenticate. Sono infatti rinverdite e potenziate nel tempo grazie agli allegri discendenti che organizzano ogni anno questa festa, ricordando i tempi degli antichi Salassi con danze e banchetti che si svolgono nel corso di una notte speciale.

Appuntamenti da non perdere - ricco menu innaffiato da Barbera e Pinot Bianco - in regalo ad ogni partecipante ciondolo ricordo della serata - musica dal vivo e dj set dalle 20 alle 3 - ingresso a pagamento, parcheggi zona impianti sportivi


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Salassa

Abitanti: 1.771 Santo patrono: San Giovanni Battista, 24 giugno Ente organizzatore: Proloco Salassa Hanno collaborato con noi: Sig.ra Bonino, Giacomino Naretto, Sig. Pezzenda

CENNI STORICI La storia di Salassa inizia con la rimessa a coltura delle terre in epoca lon-

gobarda. La questione dell’etimologia del nome Salassa è collegata al problema dell’origine del borgo. Alcuni autori, quali il Bertolotti, il Della Chiesa ed altri, sostengono che furono i Salassi a fondare il nucleo più antico del paese e fanno discendere il toponimo da un “castrum Salassorum” di epoca preromana. Altri autori e principalmente il Serra, sostengono invece che il toponimo Salassa derivi da un termine di origine longobarda: “sala” che in questo contesto indicherebbe un insediamento di tipo rurale. È difficile stabilire con precisione a quale stirpe etnica appartenesse questo popolo. Si sa che nel Canavese, nel Neolitico, vivevano popolazioni affini ai Liguri che gradualmente vennero a fondersi con popolazioni Celtiche provenienti dal nord Europa. La posizione strategica dei loro territori unitamente alla ricchezza delle miniere contribuirono ad attirare l’attenzione e le cupidigie dei Romani. Le lotte terminarono con la sconfitta dei Salassi e la loro deportazione. Pare però che alcune tribù siano riuscite a sfuggire alla schiavitù - secondo il Micheletti - e si siano rifugiate anche nella pianura della Valle dell’Orco. Secondo l’autore uno degli indizi della diaspora dei Salassi in Canavese è proprio costituito dal nome del borgo di Salassa, mentre altri indizi sono costituiti dal carattere indipendente e dalla mentalità organizzativa della popolazione canavesana, dalla tradizionale abilità nella lavorazione dei metalli (lavorazione in cui i Salassi eccellevano) dei “magnin” di queste zone. Il Panero ritiene che il paese di Salassa abbia preso origine dal vicino centro di S. Ponso, o meglio dall’insediamento romano preesistente a S. Ponso. Sono molti in effetti i reperti romani rinvenuti in questo luogo e suggeriscono che S. Ponso sia stato in età neroniana un villaggio piuttosto attivo, forse uno dei centri principali di un antichissimo “Pagus”. Non è improbabile che alcune famiglie si siano spinte ad est ed abbiano fondato il primo nucleo di quello che sarà il paese di Salassa. Esiste inoltre un ulteriore elemento, forse il più probante, comprovante la presenza romana in questi luoghi; ci riferiamo alle tracce di centuriazione, rinvenute in abbondanza nell’intorno di Salassa. Il territorio delle colonie veniva infatti misurato da appositi agrimensori e diviso in appezzamenti quadrati da assegnarsi ai coloni: le Centurie. Ancora oggi molte strade e rogge che solcano la campagna canavesana sono i residui dei confini tracciati dai Romani per delineare le Centurie.

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Mostra Regionale della Toma di Lanzo e dei formaggi d’Alpeggio dal 13 al 15 luglio Appuntamenti da non perdere - rito del taglio della Toma, convegno con cena e musica dal vivo - apertura Mostra Mercato con stand - esibizioni di vario genere, cena a base di prodotti tipici e musica - pranzo convenzionato in tutti i ristoranti con prodotti tipici e, nel pomeriggio, degustazioni e momenti folkroristici - Mostra Mercato con stand (maggior attenzione ai salumi tipici) - pranzo nei ristoranti di Usseglio e pomeriggio con giochi e intrattenimenti per bambini - cena nell’area fiera, canti e musica tipica - domenica mattina apertura Mostra Mercato con stand e transumanza lungo il paese - pranzo a base si salame di Turgia, per tutto il pomeriggio dimostrazioni, intrattenimento e musica


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Usseglio

CENNI STORICI La zona di Usseglio fu abitata prima dell’era cristiana: il nome scelto era probabilmente Uxeilos (“posto in alto”), e quello latino Ocelum. Nella zona sono state ritrovate due are votive, una dedicata a Ercole e l’altra a GioAbitanti: 224 Santo patrono: Maria Assunta, 15 agosto Ente organizzatore: Pro Loco di Usseglio ve. La prima porta inciso il nome di Marco Vibio Hanno collaborato con noi: Mario Grosso, Sarah Scaparone Marcello e ora si trova sulla facciata della vecchia parrocchiale; l’altra è stata rinvenuta nel 1850, reca il nome di Claudio Casto, ed è stata collocata davanti alla Cappella di San Vito nella frazione Piazzette. Nel medioevo il territorio ha avuto una serie di cambiamenti di dominio, fino a che nel 1418 tornò definitivamente sotto i Savoia. Tra i personaggi storici provenienti da Usseglio il più noto è il conte Luigi Cibrario, senatore del Regno d’Italia e storico di vaglia: a lui si deve la prima storia di Usseglio. Al Cibrario viene intitolato l’attuale rifugio alpino, situato a 2616 metri di quota presso la conca del lago Peraciaval, gestito dal CAI Sezione di Leinì. All’inizio del Novecento la vicinanza di Usseglio a Torino la fece diventare una meta abbastanza ambita per le famiglie nobili piemontesi, e sembra che anche la famiglia reale abbia fatto vari periodi di villeggiatura e caccia nella valle. Il complesso della vecchia chiesa parrocchiale è un raro esempio di edifici religiosi costruiti tra l’XI ed il XVII secolo, raggruppati intorno ad una piazzetta che era l’antico cimitero. La parrocchiale è d’origine romanica, riadattata nella prima metà del Seicento. Nel rimaneggiamento la facciata attuale, rivolta a levante, prese il posto dell’antica abside. Pure il campanile è romanico e risale al secolo XI o XII: sono però rimasti solamente i due piani inferiori della costruzione originaria. La vecchia chiesa parrocchiale non è visitabile, mentre è stato recentemente fatto un restauro delle altre parti del complesso ed è stato creato un piccolo museo con notizie e reperti sulla valle. L’attuale parrocchiale, in stile neo-barocco, è stata costruita tra il 1911 e il 1971 e contiene una pregevole Via Crucis in bronzo e due grandi dipinti provenienti dalla vecchia parrocchiale. Nel 2004, ad opera di alcuni volenterosi ussegliesi, nell’antico complesso parrocchiale è stato inaugurato il museo alpino di storia e natura “Tazzetti”, aperto nei fine settimana.


Sagra dello Spiedino dal 13 al 16 luglio

La manifestazione è nata, in occasione della fondazione dell’Associazione, quasi per scommessa 17 anni fa, nel 1995: un modo per fare festa ma anche per sovvenzionare l’attività e il mantenimento del gruppo degli Sbandieratori, che da sempre si autofinanzia per l’acquisto delle bandiere, strumenti, costumi, ecc. Si voleva organizzare qualcosa che si trasformasse in una vera e propria tradizione felettese. Nel Canavese esistevano già diversi tipi di feste (lumache, tomini, cipolle ripiene, cavoli verza, ecc.), così è maturata l’idea di organizzare qualcosa di diverso, originale e anche sfizioso da gustare: la “Festa dello Spiedino” che dopo 7 anni è diventata “Sagra”. È ormai un appuntamento irrinunciabile per chi ama la buona cucina e la musica: dopo aver soddisfatto l’appetito si può ascoltare della buona musica in una cornice assolutamente gratuita che coinvolge tutti, giovani e meno giovani, dal genere rock al liscio. Il successo non è mancato; la simpatia degli organizzatori e la bontà di quello che i cuochi e camerieri sformano in continuazione soddisfa sempre tutti. La Sagra in numeri (2011): 6000 spiedini di carne, 6000 spiedini di salsiccia, 5000 spiedini freddi (affettati, formaggi, frutta, tutti freschi e preparati in giornata), 300 Kg di porchetta, 900 Kg di patate, 3000 L di birra, 1400 m2 di padiglioni coperti (3 in tot), 4000 m2 di parcheggi, 130 collaboratori (amici e simpatizzanti), 50 addetti al servizio ed alle pulizie, 50 addetti alla cucina e 30 addetti alle bevande e le casse.

Appuntamenti da non perdere - il venerdì sera apertura della 18° Edizione della Sagra : nel padiglione gastronomico con birre , sangria e vini - in concerto la storia della disco dance degli ultimi 50 anni in musica - il sabato sera riapre la cucina per rinfrescare le calde notti estive con ottime birre e vini selezionati di grande qualità - la domenica mattina eventi a tema e spettacolo - pranzo alla Sagra e, su prenotazione, possibilità di asporto - la sera riaprono gli stand gastronomici e la cucina, con musica dal vivo - il lunedì sera sprint gastronomico finale e celebrazione della chiusura con orchestra


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Feletto

Abitanti: 2.410 Santo patrono: San Vittorio, 3° domenica di settembre Ente organizzatore: Ass.ne Sbandieratori ‘D L’Èva D’Ór Hanno collaborato con noi: Teodora Di Cristo

CENNI STORICI Si trova interamente nella pianura alluvionale del torrente Orco.

All’interno del suo territorio racchiude una serie di canaletti irrigui alimentati sempre dall’Orco. Il centro abitato è servito dalla ex-statale 460 di Ceresole Reale e dalla Ferrovia Canavesana, che collega il paese a Torino. Il nucleo centrale urbano mantiene un’impronta tipica del borgo antico. Nella parte meridionale del territorio vi è un terreno argilloso, che in passato fu sfruttato per la produzione di mattoni, ora adibito alla coltivazione di cereali, mentre la parte inferiore del territorio, anch’esso adibito a coltivazione cerealicola, ma con terreno di natura sabbiosa. La parte più vicina al torrente è ricoperta da una vasta e varia vegetazione, soprattutto pioppeti e boschetti di acacie ad uso commerciale, ma anche da flora propriamente locale composta da noccioli, ciliegi e querce. Sul territorio comunale sono presenti numerose aziende agricole, qualche industria soprattutto metalmeccanica e un settore terziario particolarmente sviluppato. Sempre nel territorio comunale sono dislocati laghetti artificiali dedicati alla pesca sportiva. Il nome dovrebbe derivare (secondo il Bertolotti) dal latino flere, che significa piangere, a causa delle numerose e violente piene dell’Orco. Oppure potrebbe derivare da felices o filictum, ossia luogo pieno di felci. La prima notizia che si ha dell’esistenza di questo paese è dell’827, quando in un documento viene citato l’avvocato Ghisiberto di Feletto, difensore dei monaci della Novalesa. Il 26 ottobre 1019, Ottone Guglielmo, dei marchesi d’Ivrea, dona il paese all’abbazia di Fruttuaria di San Benigno come feudo pontificio soggetto alla Santa Sede. Nel 1459 sorgono liti tra Feletto e Rivarolo per ragioni di confine. Dopo 700 anni di indipendenza dal Ducato di Savoia nel 1741 il paese passa sotto il controllo dei futuri re d’Italia. Durante la seconda guerra mondiale questo paese fu il centro più importante della resistenza nel Basso Canavese.Per questo durante la guerra il paese fu incendiato dalle truppe nazi-fasciste, che uccisero almeno 21 felettesi durante i loro rastrellamenti. Feletto è tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita, il 10 luglio 1984, della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

CENTRO CARNI & BRACERIA BISTEKKA Via Rivarolo, 39 - 10040 Lombardore (TO) Tel 011/99.56.691 EFFEGI LEGNO snc serramenti in legno massello, lamellare e pvc, porte interne e blindate, showroom interno V. S. Martino, 9/A - 10090 S. Giusto C.se (TO) Tel 0124/49.38.93 - effegilegno@libero.it FERRAMENTA GILLIO snc Via Circonvallazione, 50 10090 S. Giorgio C.se (TO) Tel 0124/32.54.19 - Fax 0124/32.481 Cell 333/62.54.038 - ferramentagillio@hotmail.it TUTTO CARNI specialità carne equina e salami artigianali, vend. carni bovine dal produtttore al consumatore V. Torino, 14 - 10070 S. Franc. al Campo (TO) Tel/Fax 011/92.44.622 - tuttocarni@gmail.com MACELLERIA QUAGLIO GIANNINO specialità vitello piemontese, sanato, bue e fassone, Salam Patata, salumeria artigiana Via Garibaldi, 46 - 10082 Cuorgnè (TO) Tel/Fax 0124/66.65.56 - www.gianniquaglio.it CANEGATTO vendita piccoli animali su prenotazione, mangimi, toelettatura, vasta scelta di accessori Via Michelangelo, 1 - 10082 Courgnè (TO) Tel/Fax 0124/65.18.44 - canegatto.courgne@gmail.com

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Sagra della Pesca Ripiena dal 4 al 10 agosto

Una settimana dedicata al tempo libero e al divertimento con un ricco programma di eventi, sport, degustazioni, concerti, balli, musica dal vivo e spettacoli di cabaret. La protagonista principale è la regina delle delicatezze, la pesca ripiena, riproposta come la tradizione insegna, rigorosamente preparata secondo l’antica ricetta della nonna e cucinata nel forno a legna. Nello stand gastronomico della sagra della pesca ripiena, durante tutta la manifestazione, sono servite esclusivamente specialità piemontesi; ogni piatto proposto è frutto di uno studio delle vecchie ricette canavesane, un tempo preparate dalle nonne utilizzando i prodotti del territorio. Uno degli obiettivi della sagra è far riscoprire gli antichi sapori della cucina locale con piatti semplici ma gustosissimi. Le pesche ripiene di amaretti e cioccolato restano le regine della manifestazione: tipico dolce al cucchiaio che riempiva di gioia grandi e piccini nelle giornate di festa. La ricetta è quella tradizionale canavesana, il segreto del sapore: la cottura negli antichi forni a legna, fino a qualche tempo fa utilizzati dalle massaie per la cottura del pane. Oltre alla serata interamente dedicata al “fritto misto”, pietanza caratteristica in tutto il Piemonte (eccezionale cavalcata di ben 21 portate di carni, verdure e dolci in pastella), le degustazioni prevedono acciughe al verde, tomini freschi al verde, peperoni di Carmagnola cotti al forno conditi con olio e timo, salame di turgia, agnolotti piemontesi, fagioli con cotiche cucinati nelle tradizionali tofeje di Castellamonte, carni alla brace, salsiccia artigianale, tomini stagionati conditi con olio e peperoncino e per finire la toma di Lanzo. Visitare la Sagra rappresenta un ottimo modo per passare dei momenti tranquilli e rilassanti degustando prodotti tipici della zona, cercare e scoprire piccole e grandi squisitezze enogastronomiche alla portata di tutti ma non sempre conosciute ed apprezzate a dovere.

Appuntamenti da non perdere - grandiaosa apertura degli stand gastronomici con concerto dal vivo - Gara MTB (Mountain bike) categoria esordienti e allievi valida Trofeo Oasi Zegna - Giornata del “fritto misto alla piemontese” - serata danzante (liscio) con orchestra di musica dal vivo - tradizionale abbuffata di carne alla brace - durante tutte le serate resterà aperto lo stand gastronomico dove si potrà degustare la cucina tipica del territorio - cena finale e musica dal vivo - il programma dettagliato è disponibile sul sito: www.sagradellapescaripiena.it


CASA DELLA PASTA pasta fresca (agnolotti, tortellini, ravioli, gnocchi, agnolotti del plin), specialità gastronomiche V. Vittorio Emanuele II, 100 - 10077 Ciriè (TO) Tel/Fax 011/92.10.281 - casadellapasta@legalmail.it GE. CO. STAFF. elab. contabile di ordinari, professionisti e semplificati, modulistica, pratiche fisc. e amm.ve V. Matteotti, 33/A - 10077 S. Maurizio C.se (TO) Tel 011/92.76.934 - www.gecostaff.com

Vauda C.se Abitanti: 1.496 Santo patrono: San Bernardo, 20 agosto Ente organizzatore: Associazione La Baraca di Vauda Canavese Hanno collaborato con noi: Sig.ra Baima

CENNI STORICI Immersa nella quiete della campagna, circondata da boschi e vi-

tigni di uva fragola, grazie all’intraprendente organizzazione dei suoi 80 abitanti, Vauda attira ogni anno migliaia di simpatizzanti durante la prima settimana di agosto in occasione della festa patronale. Il Canavese e le Valli di Lanzo, terre ricche di bellezze naturali e di storia, conquistano con il loro fascino discreto: sono un’oasi a misura d’uomo, da vivere attraverso i loro scorci di storia e nei loro paesaggi, diversamente colorati dalle stagioni. Un mondo sommerso fatto di miti e leggende, riaffiora ogni anno attraverso rievocazioni storiche e manifestazioni folcloristiche che cambiano volto alle città e ricostruiscono il codice genetico del territorio. Il paesaggio, con la scacchiera della pianura coltivata, il rincorrersi delle colline verdi di boschi o di vigneti, i sentieri, le alte cime innevate, gli ambienti protetti dal Medioevo ai giorni nostri, fanno da sfondo a tradizioni e feste come quella organizzata dall’Associazione La Baraca, che rivivono annualmente in suggestive rievocazioni. Natura e storia si fondono, nel Canavese, in un paesaggio movimentato e ricco di fascino, dove il profilo delle Alpi sempre visibile all’orizzonte dipinge una suggestiva cornice per pianure, laghi, rilievi morenici, chiese, ville e castelli. Ad itinerari naturalistici e sportivi si affiancano così percorsi storici, artistici e culturali: quale che sia la propensione individuale, costituiscono tutti ottimi pretesti per fermarsi a mangiare e bere e quindi ottimi momenti di aggregazione tra persone diverse per età, cultura, stile di vita. Il Canavese può essere definito una “terra di tutte le quote” perché, sul suo territorio si passa dalle dolci colline alle imponenti montagne, per poi scendere verso le verdi vallate e le pianure. La cucina locale rispecchia questa diversità e ricchezza del territorio e propone piatti che affondano le proprie radici nelle consuetudini dell’agricoltura e dell’allevamento. Una tradizione contadina povera che utilizzava i prodotti dell’orto, del frutteto, della vigna, degli animali del cortile e della stalla ma che, in alcune occasioni, affiancava piatti più raffinati provenienti dalla permanenza dei Savoia e di altri nobili nella zona.

RISTORANTE PIZZERIA LA MADONNINA sala ricevimenti, matrimoni, comunioni, battesimi, chiuso il martedì V. Bruna, 119 - 10070 S. Francesco al Campo (TO) Tel 011/92.76.227 - Cell. 328/83.10.621 C.M.D. COMPUTER elaboratori di serie e configurazioni su richiesta, periferiche e accessori, ass. tecnica V. S. Pietro, 128 - Fr. Devesi - 10073 Ciriè (TO) Tel 011/69.84.687 - www.cmdcomputer.it BAR-TRATTORIA LA ROTONDA cucina casalinga di piatti tipici piemontesi: selvaggina con polenta, acciughe al verde Frazione Crusi - 10084 Forno Canavese (TO) Tel 0124/77.563 GELATERIA SOTTOZERO gelateria artigianale, torte gelato, semifreddi Piazzale Lepanto, 5 - 10040 Leinì (TO) c/o complesso residenziale Le Betulle 2 Tel 340/78.02.570 SETTENANI BABY PARKING micronido, baby parking, baby-sitter serali, estate bimbi, feste di compleanno Via S. Rocco 7 e Via Bonis 16 - 10040 Leinì (TO) Tel 011/99.89.791 - www.asilosettenani.com SILCOR IMPIANTI impianti industriali e civili, soluzioni “ad hoc” per la soddisfazione del cliente Via C. Colombo, 52 - 10140 Leinì (TO) Tel 011/99.73.902

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Sagra della Nocciola dal 17 al 26 agosto

Ogni anno, da 57 anni, Cortemilia celebra la Sagra della Nocciola e, dal 1999, “Profumi di Nocciola”, la Fiera del dolce alla nocciola Piemonte I.G.P. e del vino di Langa. Cortemilia si trova infatti al centro della principale zona di produzione della Nocciola Piemonte, che dal dicembre del 1993 può fregiarsi del riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta. A Cortemilia si trovano le più antiche fabbriche di sgusciatura e di trasformazione della “Regina Tonda Gentile delle Langhe” e vengono prodotti macchinari per la lavorazione a 360° della nocciola. Qui, come indicato nel Catalogo dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali, si dice che sia nata e sicuramente si è affermata la produzione della famosa Torta di nocciole, fatta conoscere in Italia e all’estero dai maestri pasticceri locali. Da allora le edizioni di Profumi di Nocciola hanno riscosso tutte un notevole successo, grazie anche alla collaborazione di associazioni importanti, tra cui anche la a Confraternita della Nocciola Tonda Gentile di Langa, un sodalizio che ha come fulcro della propria attività proprio la promozione della Nocciola Piemonte. La Sagra della Nocciola dura più di una settimana durante la quale sono numerosi gli eventi enogastronomici, culturali e sportivi che si alternano nel Chiostro dell’Ex Convento Francescano, lungo le contrade del centro storico e nelle piazze del paese. La Fiera Profumi di Nocciola propone eleganti bancarelle coperte posizionate lungo le due contrade principali dei borghi storici, in un contesto caratterizzato dalla forte presenza della pietra di Langa; sono circa 5000 le presenze giornaliere che si contano durante i giorni di festa. Per aumentare la visibilità e l’importanza della manifestazione, il Comitato Organizzatore ha pensato, dal 2010, di istituire il Concorso Nazionale per il “Migliore Dolce alle Nocciole d’Italia” riservato ai professionisti del settore ritenendolo altresi’ un veicolo di traino per la promozione della manifestazione nel suo insieme.

Appuntamenti da non perdere - “Menù Concerto” cena a buffet con concerto di musica classica - “Passeggiata e(t) nogastronomica” e “Fuochi sull’acqua” per le vie del paese - “Sfilata con lancio di nocciole” - “Nocciolandia” cena per le famiglie e giochi per tutti - “Il Medioevo in contrada, tra nocciole e salamelecchi” per le vie del paese: chef e piatti tipici, scene di vita medievale, artisti di strada, musica occitana - 12.a Fiera “Profumi di Nocciola”; i professionisti della nocciola IGP - “Il miglior dolce alle nocciole d’Italia” – “Cena di Gala” - “CASA PIEMONTE” il ristorantestand della manifestazione, aperto tutte le sere


B.S. ARREDAMENTI prod. artigianale di mobili e salotti classici e moderni, lavorazione di legni pregiati, pelli e tessuti C.so L. Einaudi, 75 - 12074 Cortemilia (CN) Tel/Fax 0173/81.534 - borellasugliano@libero.it OFFICINA MORAGLIO & PONZONE 35 anni di esperienza, 10 anni di assistenza rally internazionali (5 titoli europei e 5 italiani) Corso Divisioni Alpine, 9 12074 Cortemilia (CN) - Tel 0173/81.269

Cortemilia Abitanti: 2.454 Santo patrono: S. Caterina d’Alessandria, 25 novembre Ente organizzatore: Ass.to Turismo Comune di Cortemilia Hanno collaborato con noi: Dott. Carlo Zarri (assessore al Turismo), Elisa Mignone

CENNI STORICI Cortemilia, è il centro abitato più importante dell’Alta Langa nel cuo-

re “Autentico & Genuino” del Piemonte eno-gastronomico. È da sempre considerata la “Capitale della Nocciola”, frutto da cui ha ricevuto grande fama nel mondo ed intorno al quale si è sviluppata una importante economia a 360 gradi: dalla coltivazione alla sua trasformazione, dalla produzione dei macchinari per la lavorazione alla produzione di semilavorati per la grande industria, dalla rilevante e apprezzata produzione dolciaria artigianale al turismo legato all’enogastronomia. Cohors Æmilia è il suo nome originale. Le venne conferito dal Console romano Emilio Scauro che sottrasse questa parte della Langa ai Liguri Statielli e ne fece la propria corte per via del clima particolarmente gradevole e della posizione strategica a metà strada tra il nord ed il mare. Logisticamente si trova lungo la strada perpendicolare che unisce Torino (90km) a Savona (60km), a circa 30 km dalle rinomate cittadine di Alba, capitale del tartufo bianco, Barolo, il paese che da il nome all’’omonimo vino e Acqui Terme, rinomato centro termale e curativo. È circondata da uno spettacolare anfiteatro di colline arricchite dai famosi “Terrazzi” di pietra che ne caratterizzano il panorama e che sono oggi tutelati dall’“Ecomuseo dei Terrazzamenti e della Vite” che proprio qui ha la sede. Dopo essersi caratterizzata per molti secoli come il più importante centro agricolo dell’intera regione, Cortemilia ha scoperto negli ultimi anni anche un’ innata vocazione turistica e commerciale dei prodotti tipici che ne stanno determinando il profilo e creando una nuova immagine anche economica. Cortemilia è al centro di un importante bacino eno-gastronomico che produce delle vere e proprie Perle del Gusto: dai formaggi Murazzano e Roccaverano alle varie Tume ed erborinati; dalle pregiate carni bovine del Fassone Piemontese ai gustosi salumi di campagna come il lardo, i cotechini e le frizze; dal rarissimo miele di Montezemolo ai Tartufi Bianco & Nero e ai funghi dell’Alta Langa. A questi prodotti va aggiunta l’importanza che stanno riscoprendo i vini e le grappe del territorio. Accanto ai tradizionali Dolcetto e Barbera doc e all’aromatico Moscato d’Asti docg, si è aggiunto di recente il “classico” AltaLanga Brut doc che, grazie alle sue Bollicine e alle prestigiose cantine di spumante che lo producono, sta dando una nuova effervescenza all’enologia piemontese.

LA DOLCE LANGA pasticceria, caffetteria, cremeria, specialità “Bacio di Langa”, “Moscatella”, “Torta di nocciola” Piazza V. Emanuele II, 7 - 14059 Vesime (AT) Tel/Fax 0144/89.128 - fabrizio.giamello@alice.it TRATTORIA DELLA TORRE cucina del territorio, salone per eventi e cerimonie, parco, piscina, 6 camere accessoriate Via Roma, 15/A - 12070 Perletto (CN) Tel 0173/83.22.55 - www.villacarlalanghe.com FARMACIA GALLO autoanalisi del sangue, analisi spirometrica, test intolleranze alimentari, holter pressorio Via Santa Lucia, 5 - 14059 Vesime (AT) Tel 0144/89.055 - farmaciagallo@fapnet.it IL FORNO DI MANERA pane a lievitazione naturale (alvà), grissini alle nocciole, torte e altri prodotti tipici di Langa Località Manera, 4 - 12050 Benevello (CN) Tel 0173/52.94.06 AZIENDA AGRICOLA SAN MARTINO produzione e vendita di mele, allevamento avicolo e bovino Via San Martino, 7 - 12050 Castino (CN) Tel 338/17.57.740 - Fax 0173/84.044 AZ. AGRICOLA TENUTA CONTESSA le nostre origini sono la tradizione, il nostro intento l’ospitalità ed il rispetto dell’ambiente Via Ponte, 60 - 12070 Perletto (CN) Tel 366/39.37.203 - www.tenutacontessa.it

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Sagra d’la Panissa dal 18 al 24 agosto

La sagra, giunta quest’anno alla sua ventiduesima edizione, si svolge su un’area di circa 5000 mq nel cortile della Palestra Mazzini, con ingresso da C.so De Gregori, all’interno della cerchia dei viali della città nelle immediate adiacenze del centro storico. Dispone di un ampio padiglione gastronomico con oltre 1000 posti a sedere. La cucina è gestita dai cuochi del Comitato e propone un vasto menù con le migliori specialità della zona a cominciare, ovviamente, dalla panissa, piatto tipico vercellese a base

Appuntamenti da non perdere - ogni sera si esibiscono le migliori orchestre da ballo del panorama musicale nazionale su un palco allestito ai bordi di una grande pista da ballo - una serata è dedicata ad un big degli anni sessanta che si esibisce in concerto - nel corso della manifestazione si svolgono spettacoli ed esibizioni delle migliori scuole di ballo della zona - tornei di pesca, bocce, una gara podistica, con premiazioni che vengono effettuate durante le serate musicali - tre bar, di cui uno con musica e specialità caraibiche, una zona dedicata ai bambini con il mondo dei gonfiabili e un grande banco di beneficenza - attigua all’area esterna, all’interno di una palestra, si svolge una rassegna pittorica con la presenza di circa 50 artisti, oltre ad altre iniziative e proposte espositive - tutte le sere, cena con panissa


L’ENFANT GATÈ calzature e abbigliamento bambino, marchi di alta qualità e successo Piazza Cavour, 31 - 13100 Vercelli Tel/Fax 0161/25.47.18 - lenfantgate@alice.it IL BAR DEL BABI cucina piemontese e intern., grill, piscina, parco www.parcoilbabi.it Incr. SP1-SP7 - Fraz. Castell’Apertole 13100 Vercelli - Tel 0161/47.81.67

Vercelli Abitanti: 46.979 Santo patrono: Sant’Eusebio, 17 agosto Ente organizzatore: Comitato “Vecchia Porta Casale” di Vercelli Hanno collaborato con noi: Guido Manolli, Francesco Sola

di riso, salame e fagioli. Nasce nell’estate del 1991, nel rione Porta Casale di Vercelli, quando un gruppo di amici del rione e commercianti della zona, decidono insieme di fare qualcosa per il quartiere, per dare visibilità e far riscoprire quello che di fatto è uno dei rioni più storici della città. Decretano di farlo con una sagra, che riscopra le tradizioni del luogo e nella quale si possa apprezzare uno dei migliori piatti tipici: la Panissa. Il risotto per eccellenza del vercellese, legato alla tradizione contadina come piatto completo è perfetto per le sue origini antiche (risale al settecento), uno dei primi piatti locali, il cui nome deriva addirittura dal tardo latino panicium. La ricetta è semplice e gustosa: prevede un battuto di lardo e salame con la cipolla da fare friggere bene; preso il gusto, si aggiunge il riso ed eventualmente un po’ di vino nero; a parte si fanno cuocere i fagioli per poi aggiungerli con il loro brodo insieme al riso a cuocere lentamente. La prima sede della sagra fu via Peroglio, la via dove la maggior parte degli organizzatori vivono, lavorano, dove altri sono vicini, in qualche modo vi si affacciano. Il successo della prima edizione, nata per gioco e voglia di fare, fa si che il bis sia assolutamente inevitabile e continua a ripetersi grazie ai numerosi apprezzamenti e visitatori. L’organizzazione incomincia ad aggiungere attrattive, la musica in primis, e con le edizioni a venire la sagra inizia ad allungarsi. Prima due, poi tre fino ad arrivare alla sfida attuale dei 6 giorni. Merito del Comitato Vecchia Porta Casale che irrobustitosi nel tempo ha creato sempre maggiori iniziative collaterali, affiancando alla gastronomia e alla musica anche eventi che hanno come protagonisti cultura e sport, senza dimenticare il folklore cittadino. Ad oggi la Sagra è un avvenimento completo; per gli organizzatori catalizzare l’attenzione dei vercellesi e non solo nel periodo post-ferragostano, quando la città sta per dimenticare le ferie, è la realizzazione di un sogno. Al piacere di stare insieme si unisce la possibilità di gustare il tipico piatto vercellese, di ballare con orchestre che di anno in anno si fanno sempre più importanti, di fruire di tante altre proposte e l’ingresso, ovviamente, è gratuito. Il Comitato Vecchia Porta Casale grazie alla sagra ricava fondi per opere di beneficienza, ogni anni diverse, ogni anno di grande valore sociale.

GIOIELLERIA COMPRO ORO “ORO PURO” compro/vendo oro usato, creazioni su disegno, laboratorio riparazioni e pulizia, diamanti Corso Prestinari, 43 - 13100 Vercelli Tel 0161/60.08.92 - www.oropurovercelli.it PROFUMERIA TABACCHERIA QUARTERO linea trucco Diego della Palma, Innoxa, Orlane, articoli per fumatori, bigiotteria, profumi Via Tavallini, snc - 13100 Vercelli Tel/Fax 0161/29.44.01 IL RUSPANTE selezione dei migliori salumi e formaggi, preparazioni gastronomiche artigianali Corso Libertà, 208 - 13100 Vercelli Tel/Fax 0161/25.08.82 CIGLIANO CARNI carni selezionate di sola razza piemontese, gastronomia, formaggi e salumi Via G. Bobba, 38 - 13043 Cigliano (VC) Tel/Fax 0161/42.40.10 - www.ciglianocarni.it RISTORANTE - PIZZERIA IRIS salone luminoso e spazioso per cerimonie e serate, specialità pesce, pizze sottili e croccanti Via Rigola, 68 - 13100 Vercelli Tel/Fax 0161/21.41.18 - ristorante.iris@tiscali.it ZANETTO FLORICOLTURA prog. e realiz. di giardini, aree verdi, parchi, terrazzi, addobbi e composizioni floreali V. della Crocetta, 17 - 13010 Stroppiana (VC) Tel 0161/77.494

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Sagra della Patata dal 24 al 27 agosto

Appuntamenti da non perdere - menu : antipasti a base di salumi nostrani, gnocchi di patate freschi, pasta e patate, raclette, patate e merluzzo, purè con brasato all’ossolana, arrosto con patate fritte, grigliate di carne, insalata di patate, torta di patate, pane di patate, vino ossolano - concerti, musica, cabaret - mostra mercato, stand prodotti tipici gastronomici e manufatti artigianali - esposizione e vendita di varie qualità di patate a produzione artigianale - banco di beneficenza - area giochi e gonfiabili - premio per la patata: più pesante, con la forma più originale in natura, la composizione più artistica realizzata a mano

È tra le sagre più grandi di tutta la Val d’Ossola. A farla da regina in tutti i piatti è ovviamente la patata, ortaggio molto diffuso sin dall’antichità tra le popolazioni locali. La festa ha luogo negli impianti sportivi del Comune di Montecrestese e vi prendono parte, svolgendo le varie mansioni, tutti gli abitanti del comune e delle frazioni, dai più giovani agli anziani: oltre trecentocinquanta volontari, pronti a fornire assistenza nell’ampio parcheggio, a servire ai tavoli non appena ci si siede, addetti al bar, alla cucina e ad ogni altra incombenza per la buona riuscita della festa. Ormai consolidata tradizione, ospita migliaia di persone provenienti non solo dalle vallate limitrofe, ma da località di tutto il nord Italia. Durante il fine settimana si alternano artisti di fama per l’intrattenimento di grandi e piccini, serate con comici di “Zelig”, gruppi musicali che soddisfano i gusti di tutti e spettacoli pomeridiani per l’intrattenimento dei bambini, che possono divertirsi anche con i giochi allestiti appositamente. Ma, come già detto, a farla da padrona è la cucina, dove vengono serviti piatti a base di patate, gnocchi (ovviamente in quantità industriale), ma anche piatti tipici locali; si possono gustare prelibatezze della cultura culinaria ossolana, salumi, formaggi, senza dimenticare grigliate miste e vini tipici locali. Una sagra in grande stile che accontenta tutti, ma proprio tutti, dagli estimatori della buona cucina dal palato fine a chi è alla ricerca di sapori antichi e più tradizionali. Nonostante la numerosissima affluenza, non bisogna preoccuparsi né del parcheggio né dei posti a tavola, grazie all’eccellentissimo servizio, celere e cordiale, tutti ma proprio tutti hanno la possibilità di sedersi a tavola e vedersi consegnare il menu; in pochi minuti si viene serviti da portate calde, fumanti ed appetitose.


TRATTORIA LA PARANZA ambiente moderno ed elegante dove gustare la cucina tipica piemontese e piatti a base di pesce F.ne Pontetto, 1 - 28864 Montecrestese (VB) Tel 0342/23.29.69 - www.laparanzatrattoria.it MACELLERIA CESCHI spec. carne e selvaggina, salami suini con erbe alpine, carne salata di manzo, mortadella ossolana Via Mauro, 9 - 28845 Domodossola (VB) Tel/Fax 0342/24.03.45

Montecrestese Abitanti: 1.241 Santo patrono: Santa Maria Assunta, 15 agosto Ente organizzatore: Proloco Montecrestese Hanno collaborato con noi: Renato Punchia, Guido Tomà

CENNI STORICI II significato del nome è: “Montagna costituita da croppi emergenti come

creste”. Il comune è composto da una serie di nuclei abitativi sparsi su un territorio piuttosto vario, ma alcune di queste frazioni in seguito sono state raggruppate. Il primo censimento viene eseguito nel 1731 al Catasto Teresiano mentre nel 1866 vengono censite le mappe Rabbini, che sono conservate tuttora presso l’archivio comunale. II territorio è ricco di ritrovamenti megalitici, questo sembrerebbe attestare la presenza dell’uomo in questi luoghi nel periodo storico. Questi reperti sono visibili in località Castelluccio, Croppola e Naviledo. La popolazione era di chiara origine votiva; lo testimoniano le numerose cappelle raffiguranti Madonne e santi ed in quasi tutte le frazioni esiste un oratorio dedicato. Esistono pure molti affreschi religiosi su case private. Il territorio comunale si estende sino al confine di Stato con la Svizzera. Partendo dal Pizzo del Lago Gelato, tocca la Cima Tremellina dirigendo poi verso la Corona di Groppo; da qui si innesta fra la Val Maggia e la Valle Antigorio per ritornare poi verso sud-ovest toccando il Pizzo Croscili, il Pizzo Forno, Pizzo Bronzo e Passo Forcoletta. Per quel che riguarda la storia degli abitanti del luogo, si può dire che la conquista romana delle Alpi, si tradusse per l’Ossola in un notevole incremento e sviluppo civile con l’aumento della viabilità dei Passi e quindi del commercio. Con questo anche Montecrestese ne approfittò per far conoscere i suoi prodotti, soprattutto il famoso vino “prunent”, formaggi, burro, ricotta e prodotti di campo. L’invasione Longobarda fu forse il periodo più buio per questa cittadina. Fu inizialmente un’occupazione di tipo militare con l’intento di sfruttare la popolazione rendendola quasi schiava. Un terzo dei suoi prodotti doveva venire consegnato a loro. Altro cenno storico doveroso di nomina è l’invasione svizzera del 1410; occupazione massiccia che vide gli svizzeri giungere sia dalla Val Divedro che dalla Valle Antigorio e probabilmente anche dalla Valle Anzasca attraverso il passo del Monte Moro. Per potersi liberare dagli invasori, chiesero aiuto al Conte Amedeo VIII di Savoia. A liberazione avvenuta, tutti gli Ossolani si apprestarono a fare giuramento di fedeltà al Duca di Savoia. Nonostante il percorso di civilizzazione ed industrializzazione sia stato molto lento e diluito nel tempo, oggi la cittadina può vantare dei buoni servizi, una rete civica molto attiva, ma soprattutto uno spirito volontaristico preponderante in ogni abitante.

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Sagra del Peperone

dal 31 agosto al 9 settembre

Grazie al peperone, insolito e saporito biglietto da visita, Carmagnola offre la sua consueta ospitalità, trasformandosi in un travolgente e variopinto spettacolo di mercati, concerti in piazza, laboratori enogastronomici, eventi artistici, percorsi culturali e spazi commerciali. Rossi, gialli, verdi, i peperoni di Carmagnola sono ormai conosciuti in tutta Italia e vengono celebrati con dieci giorni di festa grande. Ogni anno, agli inizi di settembre, Carmagnola ospita la Sagra del Peperone, un evento importante non soltanto per la valorizzazione del prodotto tipico della città, ma anche perchè permette di conoscere meglio le bellezze artistiche, le tradizioni e la cultura di Carmagnola. Da anni la Sagra riscuote un crescente afflusso di pubblico: oltre alla tradizionale esposizione di peperoni e ai relativi concorsi, alle degustazioni, alla sfilata di “Re Povron” e la “Bela Povronera” e alle esibisizioni dei gruppi folkloristici carmagnolesi si affiancano serate musicali e spettacoli di vari gruppi nonché un’area commerciale dedicata agli espositori. Conosciuta in Europa dalla fine del Settecento, la pianta del peperone giunse a Carmagnola agli inizi del Novecento, introdotta da un orticoltore di Borgo Salsasio. Oggi il peperone di Carmagnola è una risorsa fondamentale per l’agricoltura e l’economia di questa zona ed è un alimento conosciuto ed apprezzato in Piemonte e in Italia per il suo colorito giallo intenso o rosso vivace, il suo profumo e le sue caratteristiche di qualità e genuinità. Vi sono quattro tipologie riconosciute dal Consorzio dei produttori che hanno denominazione di “Peperone di Carmagnola”: il Quadrato (il bragheis), il Corno di bue (il lung), la Trottola e il Tumaticot. La Rassegna Commerciale inserita nella Sagra raggiunge la sua XL edizione e sarà suddivisa in tre aree commerciali ad hoc: P.zza Antichi Bastioni, P.zza Raineri e i Giardini del Castello. La migliore produzione ed il miglior commercio della Città saranno presenti in 120 stand e 70 aree espositive scoperte. Durante la Sagra sarà presente nella Piazza Antichi Bastioni un’area di musica, animazione e interviste, trasmesse in diretta da Radio Vallebelbo.

Appuntamenti da non perdere - inaugurazione ed apertura stand gastronomici - Concorso Mostra Mercato del Peperone riservato ai produttori di peperone dell’area di coltivazione del Peperone di Carmagnola con premiazione degli esemplari più pesanti - giornata “Campagna Amica”; mercato con prodotti a Km 0 - Festa di “Re Peperone” e la “Bela Povronera” con personaggi e maschere del Piemonte - sfilata in via Valobra e intrattenimento musicale - “A tutto peperone”; la peperonata più grande del mondo cucinata nella pentola del Carmagnola Pepper Guinness - finale con spettacolo pirotecnico


RISTORANTE DEL CONTE cucina tradizionale piemontese e pesce, aperti tutto l’anno, terrazza estiva C.so Sacchirone, 15 - 10022 Carmagnola (TO) Tel 011/97.20.650 - www.ristorantedelconte.it LA BOUTIQUE DEI FIORI addobbi floreali per ogni esigenza, idee regalo, bomboniere, fiocchi da nascita, giardinaggio Via Ronco, 65 - 10022 Carmagnola (TO) Tel/Fax 011/97.10.927 - laboutique.deifiori@virgilio.it

Carmagnola Abitanti: 28.713 Santo patrono: Immacolata Concezione, 8 dicembre Ente organizzatore: Comune di Carmagnola Hanno collaborato con noi: Dott.ssa De Michelis (Ufficio Manifestazioni)

CENNI STORICI Vera e propria “porta” tra Torino e il Cuneese, con i suoi 96 chilome-

tri quadrati completamente pianeggianti il comune di Carmagnola è il secondo comune più grande per estensione della provincia di Torino dopo il capoluogo. Venne fondato attorno al XI secolo: a quel periodo risalgono le prime attestazioni nei documenti ufficiali. Il territorio apparteneva agli Arduinici signori della marca di Torino. Passò poi sotto il dominio dei marchesi di Saluzzo, della famiglia Del Vasto di discendenza Aleramica. In quell’epoca fu costruito il castello e le mura che circondavano l’intera cittadina. Il marchesato di Saluzzo si avviò presto a una rapida decadenza fino alla battaglia di Ceresole (1544), vinta dai francesi sugli spagnoli, che comportò un dominio francese durato 40 anni. Nel 1588 Carmagnola passò nelle mani dei Savoia, quando Carlo Emanuele I l’assediò e la tolse ai francesi, che se ne impadronirono nuovamente nel corso del Seicento, durante la guerra civile tra Madamisti e Principisti. Fu in questo periodo (1637-1642), quando ancora non si erano sopiti gli effetti nefasti della peste del 1630, che vennero atterrati i tre grossi borghi originari posti a ridosso delle mura cittadine poiché in posizione tale da pregiudicare l’efficacia delle strutture difensive; immediatamente furono riedificati ad un miglio circa di distanza dal centro fortificato, dove si trovano ora. Nel 1690 la città fu occupata dal generale Catinat e il suo territorio devastato, ma nel 1691 Vittorio Amedeo II la riportò definitivamente entro l’orbita sabauda. Mentre le sue fortificazioni venivano demolite e con esse progressivamente scemava il ruolo strategico-militare, Carmagnola poté dedicarsi a sviluppare la sua vocazione agricola e commerciale, che le valse una notevole rinomanza in campo economico, legata principalmente alla coltura e alla commercializzazione della canapa e dei manufatti di tela e cordami, esportati in grande quantità verso la Liguria e il sud della Francia. Questa caratteristica di grosso borgo agricolo e commerciale si è mantenuta anche negli ultimi secoli, fino a che il processo di industrializzazione del secondo dopoguerra ha generato una profonda trasformazione in senso strutturale e sociale, in virtù della massiccia immigrazione e della rapida espansione urbanistica.

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Nel Miele e nel Vino dal 31 agosto al 10 settembre

Appuntamenti da non perdere - Festa della Leva 1992 e Meeting Giovanile - Il “Salotto” enoteca e la Mieloteca - “Premio letterario Carlo Cocito “ - Apericena al “Salotto” e Giostra degli Asilari per la conquista del Palio dei Borghi - “Corto DAMS Festival” e “Notte Bianca Party” - “Corri Montà” corsa podistica non competitiva - “Montà nel ‘600” rievocazione storica , processo alla Masca Fiorina e battaglie contro l’esercito francese - Sfilata dei Borghi e coreografie pirotecniche narrate su base musicale - Fiera di settembre , luna Park e banco di beneficienza

Il primo fine settimana si focalizza sugli eventi di carattere più culturale: oltre all’apertura della Mostra di acquerelli dell’Associazione Italiana Acquerelli, ad infiammare il pubblico sarà la XXVI edizione del Premio nazionale di libri di racconti “Carlo Cocito”, dedicato al poeta montatese. La Sagra prosegue con momenti per i palati fini, che potranno gustare per tutta la durata della festa degli ottimi aperitivi al Salotto (la vetrina dei vini e dei mieli di Montà sempre animata da musica dal vivo), o assaggiare i menu tematici dell’Osteria della Masca (il vero cuore enogastronomico della manifestazione) con specialità finemente abbinate al miele e all’ottimo vino dei produttori locali. Ogni sera, all’Osteria, musica e balli dedicati a giovani e meno giovani con gruppi live e dj set con musica revival. I Borghi e le tifoserie paesane sono sotto i riflettori con la “Giostra dei Borghi”: per conquistare il Palio devono cimentarsi in diversi giochi competitivi allestiti nella cornice di Piazza San Michele. In un pulsante crescendo di iniziative, tra cui la sfilata di moda che veste gli abiti dei negozi di Montà e Canale nell’aristocratica Piazza della Vecchia Parrocchia, si passa alla passeggiata naturalistica in notturna proposta dall’Ecomuseo alla corsa podistica non competitiva attraversando le vie centrali trasformate in mercatino sotto le stelle, in un centro storico dove ogni piazza diventa un festival a sé: tango argentino, musica e balli country, musica anni ‘70 e ‘80, ballo liscio, disco dance e uno spazio animato con i giochi ed attrazioni per bambini. Dulcis in fundo con la rievocazione storica: Montà torna a rivivere le battaglie che nel ’600 la videro uscire dapprima vittoriosa e poi rasa al suolo dopo un assedio a ferro e fuoco delle truppe francesi del generale Catinat. La sera le Locande dei Borghi animeranno la via centrale che porta al Castello di sommità e attendendo i visitatori con piatti tipici, degustazioni, giochi popolari, canti e balli. Anche la masca Fiorina farà la sua comparsa in un’ambientazione tutta nuova e coinvolgente: le vicende della povera sventurata saranno evocate nel Cortile della Masca Fiorina, tra musica occitana, animazioni e cartomanzia. Per tutta la domenica si susseguiranno poi sfilate in costume storico, addestramenti, scorribande, spari di cannone, scontri con le armi di un tempo, sfilate musicali, la porchetta di Tarcisio a pranzo ed il consueto spettacolo pirotecnico.


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Montà

Abitanti: 4.712 Santo patrono: Sant’Antonio Abate, 17 gennaio Ente organizzatore: Proloco Montà Hanno collaborato con noi: Sig.ra Olga, Dott. Andrea Cauda

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CENNI STORICI Il suo territorio è un susseguirsi di profonde gole e di picchi che congiungono la piana Poirino – Carmagnola alle colline del Monferrato e rappresenta lo spartiacque tra queste due regioni. Il primo nucleo risale intorno all’anno 1000 nella parte alta del paese, mentre la restante parte del centro storico risale al 1200. All’epoca il territorio del comune comprendeva altri villaggi come Turriglie (l’attuale San Vito) Desaja, ai confini di Santo Stefano Roero Morinaldo, verso Canale e Tuerdo, sotto Ghioni. Con la sconfitta dei Biadrate nel 1254, questi centri vennero distrutti. Gli abitanti si trasferirono e intorno al castello costruirono nuovi nuclei separati e chiusi. Successivamente fu eretta la torre civica e la chiesa sul bricco di San Michele. Col passare dei secoli si occuparono gli ampi spazi fra i nuclei portando cosi all’attuale centro storico. Il castello si trova nella parte più alta del paese. Fu costruito nel 1263 dai Roero e fu completamente rifatto dagli Isnardi. Nel 1544 il castello fu saccheggiato dalle truppe del Vasto e il 7 luglio 1691, l’episodio più grave, venne assediato da 5000 francesi del generale Catinat che ne incendiarono una parte e per rappresaglia saccheggiarono e distrussero tutte le case attorno. Oggi il castello è di proprietà privata, presenta una sua torre all’interno e sono ancora visibili gli affreschi e le prigioni. Secondo uno studio del Sole 24 ore è risultato il primo paese (al di sopra dei 3000 abitanti) in Italia nel campo della cultura e dell’istruzione.

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Cocco...Wine

dall’1 al 2 settembre

Appuntamenti da non perdere - banco d’assaggio dei vini e dei prodotti tipici delle aziende di Cocconato, del Monferrato e delle delegazioni ospiti - presentazione del territorio vitato, approfondimento sull’ultima annata in commercio - Barbera d’Asti di Cocconato e Barbera del Monferrato a confronto - degustazioni di formaggi, salumi e dolci che accompagnano quelle dei vini

Le bellezze di questo Comune, a nord di Asti vengono valorizzate in due giorni di festa attraverso degustazioni ed approfondimenti, ospiti e musica che invadono il centro storico confermando ancora una volta la vocazione turistica, le qualità viticole e le ambizioni enologiche della “Riviera del Monferrato”. L’evento, che ha registrato sempre crescenti risultati in termini di pubblico ed aziende espositrici, offre momenti di riflessione ed approfondimento in particolare con le degustazioni guidate dedicate alla Barbera d’Asti di Cocconato ed al suo terroir, inoltre, l’appuntamento con le due “Isole del Vino” ripropone tematiche sulle caratteristiche di alcuni vini “ospiti”. Nelle parole del Sindaco Michele Marchisio sono in evidenza i punti di forza della manifestazione: “dieci anni rappresentano un traguardo importante. “Cocco…Wine” è sicuramente uno degli appuntamenti, nel calendario annuale, più atteso ed apprezzato. È l’occasione per i produttori locali di presentare le proprie eccellenze in un clima di festa, ma anche di attenzione alle proposte rivolte ai turisti enogastronomici, ormai sempre più attenti ed esigenti, che in questa manifestazione hanno l’occasione di scoprire un territorio vocato all’accoglienza ed alla grande ambizione vitivinicola. Questi aspetti sono valsi al Comune di Cocconato il meritato riconoscimento della Bandiera Arancione da parte del Touring Club Italiano. La manifestazione è un ideale palcoscenico dove portare in scena la cultura, la tradizione e l’alta qualità di questo territorio e dei suoi protagonisti”. Il rafforzamento di “Cocco…Wine” – dichiara Massimo Corrado, Presidente dell’Associazione Go Wine - è in linea con i programmi della nostra Associazione, che guarda ai consumatori-turisti del vino. L’evento rappresenta un appuntamento annuale per il turista; i momenti di approfondimento sul Barbera d’Asti di Cocconato e la possibilità di incontrare i produttori direttamente offrono ai visitatori l’opportunità di pianificare un week-end enogastromico nell’interessante territorio del Monferrato Astigiano e di conoscere e degustare i vini ed i prodotti espressione di questa terra”. Il banco d’assaggio dei produttori di Barbera d’Asti di Cocconato e del Monferrato, insieme agli altri vini della zona, accompagna formaggi, salumi e dolci, che ben esprimono la storica vocazione alla gastronomia di qualità della zona e la sua ricca tradizione della ristorazione.


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Cocconato Abitanti: 1.609 Santo patrono: Santi Fausto e Felice, 11 settembre Ente organizzatore: Associazione Go Wine e Comune di Cocconato Hanno collaborato con noi: Associazione Go Wine, Silvia Pezzuto

CENNI STORICI

Cocconato (Coconà [k k ’na] in piemontese, Cocnà [k  k’na] in dialetto monferrino) è un comune italiano di 1.639 abitanti della provincia di Asti, in Piemonte. Cocconato è un paese tipico del Monferrato, con la sua chiesa e i suoi vari ristoranti, oltre alla gastronomia fatta di specialità piemontesi e le mucche che danno un latte ricco e di qualità che consente ai Cocconatesi di produrre una robiola molto buona detta appunto “robiola di Cocconato”. Le origini del paese risalgono all’epoca romana, ma forse esisteva già un antico insediamento dei Liguri, come testimoniava nel fondovalle la leggendaria città di Marcellina, distrutta durante le invasioni barbariche. Alla città di Marcellina si lega la leggenda della Pietra Gagnola, un simulacro d’oro massiccio a forma di cane, che veniva messo sull’erpice, ritenendo che avesse il potere di rendere fertile la terra. All’epoca delle invasioni barbariche, la Pietra e un busto aureo dell’imperatore vennero gettati in un profondo pozzo, dove potrebbero ancor oggi essere nascosti. Successivamente gli abitanti abbandonano l’insicura valle per rifugiarsi sulla vicina collina, attorno al castello dei Conti Radicati, costruito nel X secolo. La famiglia dei Radicati, molto potente, riesce grazie ad abili alleanze a creare uno piccolo stato autonomo che gode di privilegi fino alla fine del XVI secolo, ottenendo anche il diritto di battere moneta. I Radicati sono all’inizio feudatari del vescovo di Vercelli, poi del comune di Asti e poi del marchese del Monferrato. Dal 1480 e fino al 1586, Cocconato entra a far parte dei possedimenti dei Savoia. Nel XVII secolo inizia un periodo di declino dovuto a frequenti saccheggi, pestilenze e carestie, ma rinasce con il dominio napoleonico come capoluogo di mandamento. Durante gli ultimi decenni dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Cocconato conosce un periodo di particolare floridezza economica che portò al fiorire di locande e alberghi in cui ospitare i forestieri: un secolo fa se ne contavano venti, ubicati nel concentrico e nelle borgate, famosi per la cucina semplice ma ricca di sapore.

SALUMIFICIO FERRERO macellazione suina, prod. salumi cotti e crudi, cotechini, prosciutto crudo salato e stagionato qui V. Vittorio Veneto, 5 - 14023 Cocconato (AT) Tel 0141/90.71.86 - www.salumificioferrero.it AZ. AGRICOLA SAN BARTOLOMEO prod. e imbottigliamento di vini del Monferrato - rossi per passione e senza compromessi V. Cocconito, 6 - 14023 Cocconato (AT) Tel 335/69.76.200 - www.cocconito.it BAR-GELATERIA COCCOGEL produzione artigianale di gelato Via Vittorio Alfieri, 108 14023 Cocconato (AT) Tel 0141/90.70.27 RISTORANTE LA MUSCANDIA cucina piemontese, ampi saloni, terrazza estiva, menu degustazione, eventi e cerimonie Via Maestra, 55 - 14020 Pino d’Asti (AT) Tel 011/99.25.492 - www.ristorantelamuscandia.com OSTERIA LA CORTE DEL BARBIO tra volte in mattoni e pavimenti in cotto: osteria, sala meeting, serate a tema e pernottamento Via Mazzini, 36 - 14020 Aramengo (AT) Tel 335/67.01.221 - www.lacortedelbarbio.it AGRITURISMO LA LOCANDA DEL BIRU 2 confortevoli camere (8-10 posti letto), terrazza estiva, su richiesta merenda sinoira, catering Via G. R. Vercelli, 15 - 10020 Brusasco (TO) Tel 011/91.51.928 - www.locandadelbiru.com

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Sagra del Mirtillo dall’1 al 2 settembre

Appuntamenti da non perdere - cena inaugurale con gnocchi e dolci al mirtillo, accompagnata da musica dal vivo - appuntamenti presso l’area termale del centro bognanchese - aperitivo al mirtillo e degustazione di prodotti realizzati con questo frutto - nella piazza del divertimento di Bognanco Fonti, degustazione e mercatino delle specialità tipiche locali: crostate, mousse, zuccotti, biscotti, gelato, grappa, bignè, confetture, crespelle ed il piatto simbolo... il risotto - vendita di mirtilli raccolti a mano non coltivati - in piazza: giochi ed attrazioni per grandi e piccini

Una festa di fine estate che da 25 anni rappresenta la vera forza della valle Bognanco. Coloratissima la Piazza delle Fonti con le bancarelle delle degustazioni e dell’artigianato locale. A ruba i mirtilli raccolti sulle montagne e le torte caserecce preparate dalle donne di Bognanco, con il mirtillo nostrano. Donne in costume in un clima di festa, senza pari, che da sempre rappresenta la genuina e sana ospitalità bognanchese. Distribuzione del risotto al mirtillo, un piatto tipico bognanchese creato oltre 20 anni fa in occasione di questa sagra e che da allora viene copiato dappertutto con successo. La giornata si basa sulla degustazione di svariati prodotti a base del gustoso frutto di bosco, il tutto accompagnato dalla presenza di mercatini artigianali e della musica del Corpo Musicale Santa Cecilia di Bognanco. Un appuntamento da non perdere, per gustare questi piccoli e deliziosi frutti del sottobosco, che in questa occasione vengono rivisitati e presentati al grande pubblico con una serie di degustazioni ed eventi davvero golosi!


MIRBÌ AZIENDA AGRICOLA mirtilli biologici freschi, composta di mirtilli, succo, concentrato, vendita on-line, sped. in tutta Italia Via Vische, 24 - 13040 Moncrivello (VC) Tel 348/23.05.103 - www.mirtillibiologici.it NICO89.COM servizi informatici, siti web, servizi internet, gestionali per siti agenzie immobiliari e di viaggi Località Torno, 14 - 28842 Bognanco (VB) Tel 347/22.86.782 - www.nico89.com

Bognanco Abitanti: 245 Santo patrono: San Lorenzo, 10 agosto Ente organizzatore: Proloco di Bognanco Hanno collaborato con noi: Gianluca Paglino (Presidente Proloco), Sig.ra Doria

B&B ACQUARIO nuova struttura su due piani con balcone, camera matrimoniale con bagno e salottino, giardino V. F.lli Cairoli, 36 - 28845 Domodossola (VB) Tel 338/96.74.349 - www.acquariobeb.it THE GUINNES VALDOSSOLA ristorante - pub: specialità carne alla griglia, pizza, forno a legna, tex-mex, eventi musicali Via Rossano, 8 - 28844 Villadossola (VB) Tel 0324/50.16.96 - www.theguinnes.it PASTICCERIA CAFFETTERIA VALENTINO past. fresca mignon assortita, past. secca, pizze e focacce, torte, spec. “Offelle di Vogogna” Via Nazionale, 115 - 28844 Vogogna (VB) Tel 0324/87.532 - www.pasticceriavalentino.it

CENNI STORICI Bognanco (Bognanch in piemontese, Bügnanch in dialetto ossolano) è un

comune di 245 abitanti della provincia del Verbano Cusio Ossola. È sede di un’importante stazione termale. Le acque delle tre sorgenti che sgorgano a Bognanco (Ausonia, Gaudenziana e San Lorenzo) sono utilizzate per scopi terapeutici e per l’imbottigliamento e la vendita come acque minerali. Il paesino è attraversato dal torrente Bogna da cui deriva il toponimo Bognanco. Si trova a pochi chilometri da Domodossola, centro principale del comprensorio. Fino ai primi decenni del 1900 il territorio era suddiviso in più comuni, che sono stati successivamente uniti nell’unico comune attuale, ad eccezione della frazione di Monteossolano, che è stato invece annesso al vicino comune di Domodossola. Da Bognanco passa la mulattiera Stockalperweg, voluta intorno al 1630 dal barone Stockalper per collegare la Svizzera all’Italia e favorire i commerci. Questo sentiero escursionistico attraversa paesaggi naturali ancora intatti e può tuttora essere percorsa a piedi. Da Briga al Passo del Sempione corre parallela all’attuale strada asfaltata (sulla sua sinistra orografica). Poi, giunta a Simplon, punta decisamente a meridione, abbandonando la Val Divedro e raggiungendo Domodossola passando dalla Val Bognanco. Tra le numerose specie faunistiche che popolano la Val Bognanco si registra l’avvistamento di un rarissimo esemplare di capriolo bianco nel mese di aprile 2008

L’EDEN DELLA FRUTTA commercio al dettaglio ortofrutta, spec. alim. da ogni regione, serv. giornaliero per ristoranti V. Novara, 1/16 - 28881 Casale Corte Cerro (VB) Tel 0323/86.44.57 - www.edendellafrutta.com LA BOTTEGA DEL CENTRO DAL 1890 macelleria, gastronomia, alimentari, specialità: carni, riso, salame crudo, tirà ad mirabè V. Garibaldi, 1 - 15040 Occimiano (AL) Tel 0142/63.390 - labottegadelcentro@hotmail.it VERI SAPORI pasta alimentare, produzione e vendita all’ingrosso Via Cassino, 12 - 28845 Domodossola (VB) Tel 0324/48.20.48

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Sagra dell’Uva dall’1 al 9 settembre Appuntamenti da non perdere - premio artistico “Il Grappolo d’Oro” e apertura concorso di pittura estemporanea - Arrivo delle Maschere; corteo formato dai Rioni, dal Gruppo Storico Borgomanerese e l’accompagnamento del corpo musicale della Società degli Operai di Casale Corte Cerro (VB) - apertura ufficiale della 63° Festa dell’Uva; discorso della Sciora Togna e della Carulena con consegna da parte del Sindaco delle chiavi della Città - “Un Giro sull’Asino” in pista per bambini fino a 10 anni ed aperitivo di presentazione dei Rioni

La Sagra dell’Uva di Borgomanero testimonia, da più di mezzo secolo, l’amore e il legame degli abitanti della zona nei confronti della propria terra natale. La manifestazione, che si tiene ogni anno nelle prime due settimane del mese di settembre, si pone come esaltazione della vendemmia e dei suoi prodotti senza però trascurare lo spettacolo: dal 1936, di anno in anno, carri allegorici si sfidano in una competizione che la tradizione vuole legata non solo alla vendemmia ma anche ad argomenti di interesse popolare, in particolare satira politica ed economia. Dal 1939 la manifestazione venne sospesa per riprendere nel 1952, quando ormai dalla fine della Seconda Guerra Mondiale erano passati sette anni, con grandi manifestazioni innovative ad oggi mantenute: musica, sport, arte e la “Grande Sfilata” della domenica conclusiva. Ogni anno la tradizione si accompagna alla sorpresa, affiancandosi a eventi particolari che rimangono nella storia di ogni singola edizione, come ad esempio mostre mercato dei migliori prodotti dell’industria, dell’artigianato, del commercio o ancora sfilate notturne dei carri allegorici.

- “Per Bacco 2012”; serata con degustazione di prodotti tipici e ampia carta dei vini - giochi del Palio con i Rioni


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Borgomanero Abitanti: 21.518 Santo patrono: San Bartolomeo, 24 agosto Ente organizzatore: Comune di Borgomanero Hanno collaborato con noi: Sig.ra Galuppo

CENNI STORICI

La leggenda narra che un gruppo di tredici persone, chiamate i Tredici Orchi (Trözz’Orchi nella forma dialettale), di ritorno da un pellegrinaggio all’Isola di San Giulio, abbia fondato il primo nucleo della città, sulle rive dell’Agogna. La stessa leggenda racconta anche l’origine del Tapulone, il piatto tipico della città, creato con i poveri ingredienti che il gruppo aveva a disposizione: la carne dell’unica asina che portava i loro bagagli, il vino e poco altro. La prima denominazione “ufficiale” di Borgomanero è Burgus sancti Leonardi (ossia Borgo di San Leonardo). Questo nome gli deriva dalla chiesa di San Leonardo, che presumibilmente risale agli anni tra il 1125 e il 1150. Dalla “carta di Romagnano” del 1198 sappiamo che a quel tempo godeva già della qualifica di borgo franco, cioè affrancato da prestazioni servili, estraneo alla giurisdizione comitale che pure manteneva una certa autorità ed influenza. Il toponimo Borgomanero invece deriva da Giacomo Mainerio (Jacobus de Mayneriis), che fu podestà di Novara tra il 1193 e il 1194. Mainerio ritenne questo luogo il più adatto per creare una roccaforte tra il Sesia e il Ticino e gli impose il proprio nome, sostituendo quello di Borgo San Leonardo. La costruzione del nuovo borgo implicò lo smantellamento dell’abitato di San Leonardo, la cui chiesa, conservata tuttora, rimase esterna alle mura, forse in funzione di chiesa cimiteriale; il nuovo abitato fu riprogettato sul modello della civitas romana. In seguito il borgo continuò a crescere d’importanza e resistette a diversi assedi nella guerra tra Visconti e Paleologi del Trecento. Perse una parte della sua autonomia quando i duchi di Milano la concessero in feudo dapprima ai Tornielli (1412 - 1447) e in seguito ai Trivulzio (1466 - 1548). Nel 1449 venne coinvolta, per la sua posizione, nello scontro tra il Duca Ludovico di Savoia e Francesco Sforza e i suoi dintorni furono teatro di una battaglia vinta dalle truppe lombarde capitanate da Bartolomeo Colleoni. Successivamente divenne un feudo degli Estensi per oltre duecento anni (1552 - 1757). Durante i primi anni dell’Ottocento perse le sue ultime mura, trasformandosi in un centro commercialmente ed economicamente più moderno. La città prese anche parte attiva al Risorgimento italiano: i fratelli Ercole e Antonio Maioni pagarono con l’esilio il tricolore innalzato a Torino nel 1821, Maddalena Zoppis perse un occhio durante le Cinque Giornate milanesi del 1848 e Costantino Pagani fu uno dei Mille dell’impresa di Garibaldi.

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Sagra della Rana 2 settembre

La “Sagra della Rana” organizzata dal Gruppo Carnevalesco Capuccini nell’omonimo rione di Vercelli è la più longeva della Provincia. Nasce nel 1976 da un’idea di un gruppo di amici che, riuniti intorno ad un tavolo proprio a gustare rane, decisero di organizzare una sagra e dedicarla proprio alla regina delle loro risaie (non a caso il logo della sagra è una rana con la corona e una forchetta al posto dello scettro). Fin dalla prima edizione si definì che il periodo per lo svolgimento della manifestazione fosse la prima domenica di settembre e, da subito, gli organizzatori si prefissero lo scopo di creare, oltre al momento culinario, un’occasione di incontro e richiamo per trascorre del tempo in modo piacevole, in allegria e che permettesse di far conoscere il rione e le sue tradizioni. Il passato del rione si contraddistingue per i lavori della “sua gente”, i loro mestieri caratteristici, legati proprio al fatto che vi fosse un’ alta concentrazione di rane: il Ranatè (il pescatore di rane), la Ranatera (la venditrice di rane, di solito la moglie del Ranatè, famosa per il suo richiamo “Cumprè ai rani doni!”, ovvero “Comprate le rane donne!”), ma anche il “Starnighin” (selciatore) ed il “Pescadur” (pescatore). Il senso di attaccamento alle tradizioni è una

Appuntamenti da non perdere - cerimonia ufficiale di apertura con visita ai vari banchetti di beneficienza, alle mostre ed alla “Frog Square” - conferenze su temi vari e sui cittadini illustri di Vercelli - il sabato pomeriggio iniziative varie, anche sportive, mentre la sera degustazioni varie e musica dal vivo - la domenica “Mostra Mercato Sagra della Rana” - Santa Messa ed a pranzo apertura degli stand gastronomici - animazione per grandi e piccoli - cena finale e musica dal vivo


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Vercelli Abitanti: 46.979 Santo patrono: Sant’Eusebio, 17 agosto Ente organizzatore: “Gruppo Carnevalesco Capuccini” di Vercelli Hanno collaborato con noi: Massimo Petruziello, Carlo Petruziello, Francesco Sola

delle caratteristiche più forti di questa sagra che nel tempo si è evoluta, passando presto da un giorno a due, poi a tre e infine agli attuali quattro, arricchendo pian piano anche il programma di molte attività collaterali, con tornei di calcio, corse ciclistiche, momenti di animazione e gioco per i più piccoli. Negli anni novanta la Sagra della Rana conosce la fama anche oltre i confini provinciali, regionali e addirittura nazionali, approdando in Olanda sulle pagine di un famoso quotidiano con un articolo di due pagine sulla storia del gruppo, della manifestazione, dei costumi, della terra e della gente del rione. Con il nuovo millennio nasce all’interno della manifestazione “La Mostra Mercato Sagra della Rana” in collaborazione con l’Ascom di Vercelli, iniziativa nata con l’intento di rivalutare il rione dopo un periodo di lavori che lo avevano “isolato” dalla città. Divenuta uno dei punti fissi della manifestazione, con più di 100 banchetti di artigiani, hobbisti e ambulanti che popolano le vie del rione colorandolo, riesce a dare inizio e vitalità alla giornata della domenica, giornata in cui si celebra anche la Santa Messa proprio all’interno della sagra. Lo spazio dedicato ai giovani è uno dei punti fondamentali e importanti della sagra, infatti l’espressione giovanile è sempre stata uno dei suoi ingredienti principali negli anni, ampliatosi con la creazione di “Frog Street”, ovvero un luogo in cui i giovani possono promuovere la loro creatività e le loro opere d’arte. Dal 2011 è iniziata la seconda era di questa sagra: sono cambiate infatti la sede, divenuta il Parco Baden Powel, e l’impostazione, ma non il lo spirito genuino fatto di buona cucina divertimento e voglia di stare insieme. Il grande spazio ha dato la possibilità di ospitare più pubblico e di organizzare molte più attività collaterali arricchendo così la manifestazione. Durante le serate, musica e animazione si alternano senza tralasciare l’aspetto folkloristico e regalando momenti che ben vanno ad integrarsi con il piacere del buon cibo. Una manifestazione sempre in crescita e sempre al passo con i tempi che non dimentica le sue origini e quelle dei propri ideatori, che grazie al loro amore e alla loro passione hanno reso possibile questa Sagra.

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Festival delle Sagre dall’8 al 9 settembre

Niente come il vino identifica nel mondo Asti e la sua provincia. Per rendere omaggio in patria a questo ambasciatore universale, da 38 anni si celebra ogni seconda domenica di settembre, sotto il segno della Douja d’Or, il Festival delle Sagre, una grande giornata di festa che è stata definita “la più vera rappresentazione di vita contadina”. Oltre 40 pro-loco della provincia di Asti propongono le loro specialità gastronomiche, accompagnate da vini DOC astigiani, nel ristorante all’aperto che è arricchito dai caratteristici bicchieri di vetro da osteria, dai piatti di carta e dalle posate di materiale biodegradabile, simbolo del passato e del futuro allo stesso tempo, il tutto impreziosito da ombrelloni e colorate tovaglie che arredano la piazza insieme alle casette delle pro-loco, conferendo all’insieme quel pizzico di allegria e gioiosità che renderanno il Festival delle Sagre una giornata memorabile. Il tutto dopo la suggestiva sfilata che si snoda per le vie della città, animata da più di tremila figuranti in autentici abiti d’epoca, trattori, arnesi del mestiere, che rappresentano i valori e le tradizioni di questa magnifica terra. La sfilata è l’appuntamento fisso per coloro che ogni anno vogliono assaporare il gusto delle cose semplici di un tempo, dei personaggi della campagna che mantengono vive nella storia quelle consuetudini che affondano le radici in queste colline. Il Festival delle Sagre prende vita nel 1974 sulle ali della pura improvvisazione, da un’idea di Giovanni Borello, allora Presidente della Camera di Commercio, nell’ambito della Douja d’Or, con l’intento di conferire a quello che era essenzialmente un concorso enologico, un momento festoso di schietta allegria. Fu in particolare l’aspetto gastronomico della sagra, la festa del paese, che sollecitò la fantasia degli organizzatori: riuscire a riunire in un giorno le più genuine specialità della cucina campagnola e proporle ai cittadini affinché riscoprissero, attraverso quei sapori resuscitati, un folklore da non dimenticare.

Appuntamenti da non perdere - sabato 8; anteprima del Festival delle Sagre: in Piazza Campo del Palio le pro-loco servono le loro specialità gastronomiche - domenica 9; partenza sfilata con tremila personaggi sui carri trainati da trattori, buoi e cavalli, rappresentano le scene più significative della vita e ell’antica civiltà contadina - nel “villaggio gastronomico” di Piazza Campo del Palio inizia la distribuzione al pubblico dell’imponente menu di cucina di campagna realizzato dalle oltre 40 pro loco. La festa dura fino a notte inoltrata quando si esauriscono le scorte - nel pomeriggio e in serata: momenti di intrattenimento a cura dei gruppi musicali “Le Voci del Piemonte”, “Ji Arliquatu” e del Gruppo Artistico “Il Dusio d’Oro”


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Asti Abitanti: 76.808 Santo patrono: San Secondo, 1° martedì di maggio Ente organizzatore: CCIAA di Asti Hanno collaborato con noi: Sig.ra Negro, Roberta Favrin

CENNI STORICI Asti fu fondata dai Romani (con il nome di Hasta Pompeia), anche se sono

state trovate tracce di un precedente villaggio celtico-ligure. Alcune sezioni delle antiche mura sono ancora presenti nella parte settentrionale della città e durante il XX secolo dei lavori di scavo hanno rivelato un’altra sezione delle mura romane nel centro della città. Nei secoli prima dell’anno Mille, Asti è stata la sede di un ducato dei Longobardi e poi di una contea Caroligia. In seguito durante il Medioevo, Asti è stata un importante centro di scambi commerciali e bancari. È questo il periodo più felice per la città, che si abbellisce di numerose torri e caseforti e vede estendere il proprio potere su numerose città e paesi, come Bra, Villanova, Fossano, Nizza Monferrato, Ceva e Garessio. La cessione di Castello d’Annone da parte del vescovo il 28 marzo 1095 ai consoli dimostra l’esistenza del Comune indipendente già nell’XI secolo. Nel 1531 la Contea di Asti venne ceduta ai Savoia dall’Imperatore Carlo V, quale dote di nozze per sua cognata, Beatrice del Portogallo che sposò il duca Carlo III di Savoia. Da quel momento la città seguì le sorti dei Savoia. Il Ducato di Savoia divenne “Regno di Sardegna” nel 1720, anche se nei fatti ben poco cambiò, a cominciare dalla capitale che rimase a Torino. Nel 1797 Asti fu teatro di una grande rivolta, passata alla storia con il nome di “Rivoluzione Astese”. Il 22 luglio ci fu una sommossa per la scarsità di grano ed il 28 venne proclamata la repubblica da Secondo Arò, Felice Berruti, Gian Secondo Berruti e Gioachino Testa. Il 30 le truppe realiste, appoggiate da contadini sandamianesi, rioccuparono la città e il 2 agosto fucilarono gli insorti. Nel 1935 Asti divenne capoluogo di provincia, staccandosi dalla provincia di Alessandria. La città è conosciuta in tutto il mondo per i suoi vini, in particolare l’Asti spumante ed ogni anno, a settembre, vi si tiene uno dei concorsi enologici più importanti d’Italia, denominato la Douja d’Or. Celebre è anche il suo Palio storico, manifestazione tra le più antiche d’Italia, che si svolge a settembre e culmina con una corsa di cavalli montati “a pelo” (senza sella). Negli ultimi anni ha assunto una notevole rilevanza a livello nazionale anche il Festival delle sagre astigiane, una manifestazione enogastronomica che si tiene la settimana antecedente il Palio, dove oltre 40 pro loco della provincia propongono le loro specialità gastronomiche, accompagnate da vini DOCG astigiani, in un grande ristorante all’aperto, meta ormai di migliaia e migliaia di persone provenienti da tutta Italia, ogni anno.

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Sagra dell’Agnolotto

dall’8 al 12 settembre

Appuntamenti da non perdere - inaugurazione mostra e consegna Premio Cecco Leale - inaugurazione ed apertura della sagra; prende il via la cucina del Rione Cervetto con la preparazioni degli agnolotti e di altre specialità piemontesi - concorso “Miss Cervetto”, selezione del concorso nazionale di bellezza “Miss Carnevali d’Italia” - estrazione lotteria Agno-lotto - serate musicali e danzanti con concerti dal vivo - Memorial “Amici del Cervetto”, competizione calcistica - torneo di basket dell’Agnolotto - spazio “Agnolotti & Friends” con premiazioni dei tornei sportivi e celebrazione dell’anniversario della sagra - nomina della “Lady Cervetto” e della “Nonna Cervetto” - speciale spettacolo pirotecnico per la chiusura della sagra

La Sagra del duemila dura cinque giorni, produce circa 14 quintali di agnolotti, serviti ad un pubblico che in media all’anno si stima ben oltre le 10.000 persone, tra coloro i quali fruiscono della parte gastronomica e chi si reca sul piazzale semplicemente per assistere agli spettacoli e alle iniziative proposti a titolo completamente gratuito. Le provenienze sono, oltre che da Vercelli e Provincia, da numerose località del Piemonte e delle regioni limitrofe. Date le finalità di promozione del territorio, negli ultimi anni si è notevolmente accresciuto lo sforzo sul fronte della comunicazione per la promo-pubblicità della manifestazione, sfruttando tutti i canali mediatici, dalle affissioni alle radio e TV, dalla stampa al web e ai social networks.


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Vercelli Abitanti: 46.979 Santo patrono: Sant’Eusebio, 17 agosto Ente organizzatore: Rione Cervetto ONLUS Hanno collaborato con noi: Sig. C. Bobbola, Francesco Sola

Il personale della Sagra consta di circa 60 volontari, nei vari settori della manifestazione. Il menu proposto oggi affianca numerose specialità al piatto tipico della festa: tutti i cibi sono preparati secondo la tradizione locale e nel rispetto delle norme vigenti. L’iniziativa vede una particolare articolazione che, mediante alcuni suoi momenti-chiave ed alcuni importanti eventi collaterali, abbraccia settori che vanno dalla cultura (la mostra tradizionalmente prevista) allo sport (i tornei legati all’evento e la collaborazione con le associazioni sportive), all’impegno sociale (la visibilità e la promozione offerta alle altre associazioni di volontariato). Sempre per quanto riguarda l’impegno sociale, ogni anno viene preparato un pranzo offerto ad anziani e disabili (nella scorsa edizione ha fatto registrare più di 700 pasti donati), inoltre vengono promosse delle raccolte di fondi destinate a progetti umanitari. C’è poi la parte dedicata all’intrattenimento che prevede, durante la manifestazione, la partecipazione di grandi orchestre e noti cantanti oltre la presenza di iniziative ricreative quali: la selezione di un concorso nazionale di bellezza abbinato alla tradizione del Carnevale, cui si aggiungono, di anno in anno, iniziative nuove e diverse. La sagra dell’agnolotto, pur cresciuta in dimensioni e qualità, è comunque ancora una festa fatta di “genuinità e tradizione”, valori che animavano le feste dei poveri lavandai del passato, in onore della Madonna; per questo essa rappresenta una grande occasione di socializzazione nell’era dell’individualità che si sta attraversando, rivolta a chi ne fruisce ed a chi vi lavora. Se il Rione Cervetto da più di vent’anni fornisce un prezioso contributo nel tramandare il valore gastronomico e culinario dell’agnolotto di carne, esiste una confraternita enogastronomia che dal 1973 si dedica alla tutela dell’immagine della specialità e a garantire che se ne tramandi la storia: si tratta dell’Ordine dei Cavalieri del Raviolo e del Gavi, a cui si deve il merito della raccolta di una buona parte delle informazioni storiche sull’agnolotto che il Rione Cervetto ONLUS ha raccolto e proposto. La pasta ripiena in Italia è oggi uno dei cardini della cucina tipica; le varie forme di pasta e di ripieno hanno però tutte una comune origine nell’agnolotto piemontese.

CASA DELL’AGNOLOTTO ARTIGIANALE produzione e commercializzazione pasta fresca farcita, gastronomia casalinga Via Vercelli, 27 - 13039 Trino (VC) Tel 0161/80.11.99 - agnolotto@interfree.it PASTICCERIA TAVERNA & TARNUZZER pasticceria artigianale fresca e secca, sale da tè, dehor, specialità come Bicciolani ed Amaretti Piazza Cavour, 27/R - 13100 Vercelli Tel 0161/25.31.39 - 0161253139@fastwebnet.it MODO HOTEL camere climatizzate, frigobar, ascensore, garage gratuito, piccoli animali, cucina locale e naz. Piazza Medaglie d’Oro, 21 - 13100 Vercelli Tel 0161/21.73.00 - modohotel@virgilio.it RISTORANTE VECCHIA BRENTA Via Morosone, 6 - 13100 Vercelli Tel/Fax 0161/25.12.30 massimomagagnato@gmail.com www.ristorantevecchiabrenta.it ASSICURAZIONI GIUSIO agenzia di assicurazione Zurich Via Viotti, 6 - 13100 Vercelli Tel 0161/25.90.90 - Fax 0161/60.21.39 Cell 335/60.08.996 - VC003@agenziazurich.it BAR RISTORANTE DEL TEATRO cucina tipica piemontese, prod. locali dagli alpeggi della Valsesia e i pianori del Monte Rosa Corso Roma, 7 - 13023 Campertogno (VC) Tel 0163/77.361 - rist.delteatro@libero.it

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CENNI STORICI È una delle più importanti città d’arte del Piemonte. Il suo centro sto-

rico conserva numerose case torri medievali e antichi palazzi rinascimentali e barocchi, ma la città è nota soprattutto per la celebre Basilica di Sant’Andrea, capolavoro del Romanico-Gotico nel Nord Italia, e per i suoi importanti musei come il Museo Camillo Leone e soprattutto il Museo Borgogna, la più importante pinacoteca della regione dopo quella della Galleria Sabauda di Torino. Dalla fine del 2007 anche la ex Chiesa di San Marco, già mercato coperto, viene adibita a museo grazie alla collaborazione artistica con la Fondazione Guggenheim. La storia della città inizia nei primi decenni del II secolo a.C.; si sviluppò come centro urbano da un preesistente abitato celto-ligure in seguito all’occupazione romana. La definitiva vittoria dei romani sugli altri popoli della zona si tenne nel lontano 101 a.C., quando l’esercito guidato dal console Mario sconfisse in battaglia la potente tribù germanica dei Cimbri ai Campi Raudii. Nel 49 a.C. i vercellesi ottennero la piena cittadinanza romana e il centro, divenuto municipium, si arricchì di strade, monumenti, bagni pubblici, acquedotto, teatro e anfiteatro. Tra il I e il II secolo d.C. la fioritura del centro urbano proseguì senza sosta. Successivamente però, nei secoli III e IV, l’importanza acquisita andò decadendo e le fortune legate a Vercelli declinarono in concomitanza con quelle dell’Impero Romano. Furono secoli di incertezze e dominazioni straniere, fino all’alleanza con i milanesi e la partecipazione alle vicende della Lega Lombarda, con la vittoriosa Battaglia di Legnano. Nel XIII secolo si affermò progressivamente il regime comunale che diede il via al periodo più prospero di tutta la storia della città che aveva ottenuto il controllo sul territorio compreso tra le Alpi, il Po, la Sesia e la Dora. Nel 1219, per volere del cardinale Guala Bicheri iniziarono i lavori per la realizzazione dell’Abbazia di Sant’Andrea e cinque anni dopo nacque l’ospedale attiguo. Nel contempo il comune promosse l’istituzione della prima università degli studi del Piemonte e il 10 luglio 1243, Vercelli fu la prima città in tutta la penisola ad abolire la servitù della gleba. A seguito delle lunghe lotte tra Guelfi e Ghibellini, capeggiati rispettivamente dagli Avogadro e dai Bicheri-Tizzoni, il comune passò nuovamente al dominio straniero e nel 1335 Vercelli perse per sempre la sua autonomia politica. Sotto il dominio dei Visconti si registrò un periodo di relativa tranquillità finché nel 1427 la città andò sotto al ducato di Savoia e si immiserì rapidamente. Nonostante ciò fu uno dei maggiori centri culturali del Piemonte rinascimentale. Nel periodo napoleonico Vercelli conquistò il titolo di capoluogo del Dipartimento della Sesia e fu unita allo stato francese. Dopo la restaurazione dello Stato Sabaudo, risalente al 1814, i vercellesi parteciparono ai moti liberali del 1821, alle lotte risorgimentali ed infine alle Guerre d’Indipendenza che portarono gravi danni alla città. Dando uno sguardo alla storia del secolo scorso, è doveroso ricordare i momenti della lotta partigiana e la situazione disastrosa dopo la Liberazione. Con la rinascita degli anni ’50 e le vicissitudini più recenti, Vercelli tornò alla tranquillità e l’agricoltura portò, la provincia delle terre d’acqua, alla ricca coltivazione di riso che caratterizza il paesaggio rurale e si pone come fattore trainante dell’economia della zona.


Focacciando 9 settembre

Appuntamenti da non perdere - degustazione e vendita prodotti tipici locali - animazioni per bambini - intrattenimento musicale a cura di Masche Parpaje (antica musica Piemontese) - Rerum Natura; balli e canti occitani e degustazione prodotti tipici - Coorspraetoria III (figuranti romani) - vendita prodotti e dolci tipici

La manifestazione prende il nome da un prodotto tipico di Susa: la “focaccia”. È un dolce che ha origini sicuramente antiche, se è vero che anche i romani ne furono conquistati; si presenta come una forma di pane grande e sottile dal sapore dolce e con la superficie ricoperta di zucchero caramellato. Oggi, il dolce si presenta nelle pasticcerie e panifici artigiani nella consueta ricetta classica, ma anche nelle sperimentazioni con frutta, cioccolato ed altre sorprese del gusto. Focacciando è organizzata dal comune di Susa in collaborazione con le associazioni Pro Loco, Pro Segusia ed i Borghi. Inoltre, si aggiungono le partecipazioni di alcune “Pro Loco olimpiche” che presentano unitamente ai produttori delle tipicità segusine, con la focaccia in primis, anche le loro delizie del palato. È una manifestazione volta a sostenere il tessuto economico-produttivo del territorio attraverso la riscoperta e la valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche artigiane della tradizione locale e a favorire la promozione e la fruizione turistica di Susa attraverso un’ampia azione di valorizzazione del patrimonio naturale, di riscoperta delle tradizioni culturali e del ricco e millenario patrimonio storico-artistico. Il programma prevede, oltre alle bancarelle situate in piazza San Giusto, piazza Savoia e Parco Augusto, anche vari intrattenimenti ed animazioni per bambini come il trenino e le strutture gonfiabili nonché esibizioni di gruppi musicali. L’edizione del 2011 ha visto come protagonista una focaccia da record, lunga ben 20 metri, sfornata per l’occasione dai panifici Favro (storici produttori del dolce tipico di Susa).


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Susa

Abitanti: 6.686 Santo patrono: Madonna della neve, 5 agosto Ente organizzatore: Comune di Susa Hanno collaborato con noi: Cinzia Vair

CENNI STORICI Susa (così anche in piemontese e in francoprovenzale; in francese Suse)

è un comune della provincia di Torino, che si trova al centro dell’omonima valle e fa parte della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone. Difficile stabilire l’epoca in cui la città fu abitata per la prima volta e le popolazioni che l’abitarono. Certamente tra esse ci furono i Liguri e in seguito arrivarono i Celti (500 circa a. C.) che si fusero con le prime popolazioni. Poi giunsero i Romani guidati da Giulio Cesare che combatterono con le popolazioni locali e stabilirono con Donno, il loro re, un patto di alleanza. I buoni rapporti continuarono per un lungo periodo, sanciti dalla costruzione dell’arco di Augusto. La città allora si chiamava Segusium e fu la capitale della provincia delle Alpi Cozie. Piazza Savoia, la piazza principale, fu costruita sopra l’antica città, tanto che vi si ritrovano reperti archeologici dell’epoca romana. Del Medioevo rimane la casa De Bartolomei con un campanile di stile medievale. Fu Napoleone a conferirle il titolo di città. Nel suo centro storico risiede una comunità immigrata da Paola, in Calabria, con cui è gemellata. L’economia della città si è sempre retta sulla presenza delle vie di transito: la via napoleonica prima, le statali poi, oggi l’autostrada ed in un ipotetico futuro la linea ad alta velocità. Questa sua posizione di “città di transito” ne ha condizionato di molto la natura, specialmente negli ultimi due secoli: da normale paese ai piedi dei monti, la sua economia si fondava su attività legate alla terra, come l’allevamento e l’agricoltura. Grandi cambiamenti avvennero solo però a partire dai primi dell’Ottocento, quando fu completata la strada Napoleonica. Si sviluppò l’attività alberghiera e quella commerciale: la presenza continua di militari, dovuta alla vicinanza dei confini, contribuì fino a non molto tempo fa all’economia della città. Oggi gran parte degli abitanti di Susa lavorano in valle o a Torino, e tutti i giorni affollano i treni dei pendolari che li portano dove c’è lavoro. Con l’apertura dell’autostrada la città si è liberata del traffico pesante, ma anche di molti dei turisti occasionali (prevalentemente francesi) che si incontravano spesso per la città in tutte le stagioni. Oggi il turismo esiste ed è importante, inoltre, la riqualificazione del centro storico cittadino, la riscoperta del tempio romano, la ristrutturazione del castello medioevale, prima residenza sabauda in Italia, porteranno Susa ad una offerta culturale turistica d’eccellenza.

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C’era una volta un Re

9 settembre

Sembra l’incipit di una fiaba. E forse un po’ lo è, perché “C’era una volta un Re” è molto più di una semplice rievocazione storica. È una città che, volgendo lo sguardo al passato, torna a celebrare i fasti di una dinastia che per anni ha regnato sul Piemonte e sull’Italia. All’ombra del Castello, sembrerà di tornare indietro nel tempo, con cortei, sfilate, mostre e spettacoli teatrali, tutti rigorosamente a tema. La rievocazione storica, una delle prime proposte in Piemonte, è diventata dal 2008 un appuntamento biennale, capace di far rivere al pubblico una giornata del XVIII secolo in un’atmosfera unica e affascinante. Nel corso del fine settimana si alternano visite guidate nel centro storico cittadino, spettacoli, pranzi e cene in locande settecentesche e il Palio tra i quartieri rivolesi: una competizione storica che coinvolge l’intera cittadinanza proponendosi come una vera e propria festa di piazza. Per tutta la giornata, in molti dei locali del centro storico, vi è la possibilità di fare una pausa golosa con piccoli assaggi e degustazioni di cibi e bevande dell’epoca. Chi lo desidera può invece comodamente pranzare o cenare in una delle locande allestite appositamente per l’occasione, con menu tipici del Settecento serviti da locandieri in costume. La giornata si conclude con il tradizionale spettacolo pirotecnico. Ancora una volta, quindi, Rivoli proporrà ai visitatori ed ai turisti un tuffo nel passato. Un weekend di grande suggestione, dedicato al pubblico di ogni età. “C’era una volta un Re” è un’evento organizzato da TurismOvest, con il contributo dell’assessorato alla Cultura, Turismo e Commercio della Città di Rivoli, della Regione Piemonte e della Provincia di Torino.

Appuntamenti da non perdere - visita a tema alla Casa del Conte Verde con le mostre “Le donne di corte” ed “Elisabetta d’Austria Il mito di Sissi” - possibilità di cena in una locanda del centro storico con menu del settecento e spettacolo teatrale - rievocazione storica “C’era una volta un Re” nel centro storico e la sera in Piazza Mafalda - itinerario di degustazione - giochi, balli, spettacoli e scherzi in tutte le strade della città - festeggiamenti di chiusura e giochi pirotecnici


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Rivoli

Abitanti: 49.683 Santo patrono: Madonna della Stella, 21 settembre Ente organizzatore: Turismovest e Comune di Rivoli Hanno collaborato con noi: Turismovest

CENNI STORICI La storia di Rivoli è strettamente legata a quella del suo Castello, testimo-

ne delle vicende di casa Savoia ed in particolare di uno dei suoi principali protagonisti, Vittorio Amedeo II, detto “La Volpe Savoiarda”. In particolare, alcune date e alcuni avvenimenti risultarono particolarmente significativi. Il 14 marzo 1684, Rivoli fu protagonista della salita al trono ducale di Vittorio Amedeo II che proprio al Castello siglò il giuramento protocollare di fronte ai nobili della sua corte. La città festeggiò tale evento con manifestazioni di giubilo popolare. Tali festeggiamenti sono rievocati al Castello, durante l’evento, attraverso il palio tra i quartieri rivolesi . Il 3 settembre del 1730, sempre presso il Castello di Rivoli, Vittorio Amedeo II di Savoia celebrò solennemente, l’abdicazione in favore del figlio Carlo Emanuele III . In quasi mezzo secolo di reggenza (1684-1730), la città di Rivoli, sempre molto amata da Vittorio Amedeo II, fu testimone dei fasti, degli splendori della corte e delle importanti vicende politiche. Il lungo governo di Vittorio Amedeo II trasformò radicalmente la politica piemontese, basata in precedenza sulla sottomissione alle potenze straniere quali Francia o Spagna, rivendicando orgogliosamente l’indipendenza del piccolo stato che un secolo più tardi fu il fulcro del Regno d’Italia del 1861. Dalla metà XIX secolo, la presenza dell’asse viario di Corso Francia e di canali d’acqua (che potevano essere usati come fonte energetica) ha permesso la comparsa delle prime industrie. La prima metà del Novecento è caratterizzata dal notevole sviluppo industriale di Torino, e di riflesso, nelle città circostanti cominciarono a moltiplicarsi gli opifici; Rivoli rimase però una città a prevalente vocazione agricola fino alla II Guerra Mondiale. Solo con il boom economico del dopoguerra Rivoli vedette il moltiplicarsi delle industrie, e parallelamente, subire l’immigrazione di masse proletarie provenienti dalle aree povere del paese che cercavano opportunità nelle realtà nascenti. Inoltre, la relativa vicinanza con Torino e l’aver da tempo un buon servizio di trasporto pubblico che la collegava al capoluogo, portò Rivoli (come le vicine Grugliasco e Collegno) a diventare delle città satellite di Torino. Da ciò derivò un’espansione urbana formidabile (prevalentemente lungo l’asse est-ovest di Corso Francia, Frazione Cascine Vica), tanto che oggi non esiste più soluzione di continuità tra Rivoli e Torino, essendo l’area ubana amalgamatasi con quelle di Collegno e Grugliasco.

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Festa dell’Uva dal 14 al 16 settembre

Appuntamenti da non perdere - concerti ed eventi in piazza - a cura dell’Enoteca Regionale, una cena con la partecipazione dei produttori - sfilata dí apertura della Manifestazione con la partecipazione della Banda Musicale di Caluso, della Ninfa Albaluce 2011 accompagnata dalla Credenza Vinicola, dai Rioni, Frazioni e rappresentanze delle Associazioni sportive nelle vie del centro storico e arrivo al Parco Spurgazzi - Palio di Bimbi - Premiazione Concorso Enologico “Grappolo d’oro” edizione 2012 - Santa messa e proclamazione Ninfa Albaluce 2012 - apertura “Veje Píole” e sfilata dei Rioni e delle Frazioni con i loro carri, della Ninfa Albaluce 2012 e dei gruppi Folkloristici per le vie cittadine - PALIO DELL’UVA 2012 tra i Rioni e le Frazioni e consegna del trofeo al vincitore - premiazione del miglior carro della sfilata e del miglior gruppo, estrazione lotteria e spettacolo pirotecnico

A settembre a Caluso si svolge la 74° festa dell’uva dedicata ai pregiati vini bianchi prodotti dal vitigno Erbaluce: il Caluso Passito, l’Erbaluce di Caluso e lo Spumante di Erbaluce. La manifestazione è patrocinata della Regione Piemonte, dalla Provincia di Torino, dal Comune di Caluso, dall’Atl Canavese e Valli di Lanzo, dalla Pro Caluso e dall’Enoteca Regionale della Provincia. Il Caluso Passito e l’Erbaluce di Caluso sono tra i vini bianchi più rinomati d’Italia e la loro produzione si concentra nella zona di Caluso e dei Comuni circostanti. Conosciuto sin dai tempi più remoti il Caluso Passito era il vino servito nelle ricche corti subalpine e sulle tavole Pontificie. Si tratta di una produzione che è stata riscoperta e valorizzata negli anni recenti attraverso un’importante opera promozionale condotta dal Comune di Caluso, dal Consorzio dei Produttori e, dopo la sua costituzione, dall’Enoteca regionale della Provincia di Torino. Allo stesso mondo anche l’Erbaluce sta vivendo un periodo di grande rilancio attraverso una commercializzazione sempre più vasta e alla capacità di molti produttori di acquisire nuovi mercati. Durante le recenti Olimpiadi di Torino 2006 i vini di Caluso sono stati serviti al Piemonte Media Center in abbinamento con i più importanti piatti dell’enogastronomia piemontese.


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Caluso Abitanti: 7.679 Santo patrono: SS Calocero e Andrea, 2° dom. di ottobre Ente organizzatore: Pro Loco di Caluso Hanno collaborato con noi: Sig. Di Florio

CENNI STORICI Caluso è un comune del Canavese e possiede quattro frazioni (Rodal-

lo, Arè, Vallo e Carolina) e tre cascinali maggiori (Molliette, Borgata Cascina Nuova e La Tavalina). La particolare posizione geografica, sul versante meridionale esterno della morena che chiude l’anfiteatro morenico di Ivrea, unitamente al particolare clima della zona, favorisce la coltura e la produzione di vini quali l’Erbaluce di Caluso e il Caluso Passito; per queste ragioni la cittadina è sede dell’Enoteca Regionale del Piemonte e dell’Istituto professionale di Stato per l’Agricoltura e l’Ambiente “Carlo Ubertini”. Le antiche origini di Caluso vengono fatte risalire alle popolazioni celtiche dei Salassi, in età preromana. I romani in seguito fecero di Caluso una cittadella fortificata cinta da mura e per questo la denominarono Oppidum Clausum, ossia “città forte-chiusa”, da cui il nome Caluso, presumibilmente a presidio della strada per Eporedia (l’attuale Ivrea), vista la strategica posizione su un’altura dominante la pianura canavesana fino a Torino verso sud e la piana di Ivrea a nord. Il borgo di Caluso ebbe una forte importanza strategica in epoca medievale, nel Trecento, allorché divenne il vertice delle guerre per il dominio del Canavese, ben narrate dal cronista dell’epoca Pietro Azario nel suo “De Bello Canepiciano”. Con la fine della guerra, vinta dai ghibellini, Caluso passò ai Marchesi del Monferrato che, in seguito a patti stipulati con i Savoia, riuscirono ad avere per qualche tempo anche il controllo sulla città di Ivrea. La Guerra del Canavese, culminata con la Battaglia di Caluso, ebbe una tale risonanza all’epoca che Dante Alighieri la citò nella Divina Commedia, a chiusura del Canto VII del Purgatorio. Nel Cinquento Caluso si trovò di nuovo in mezzo a sanguinose lotte di successione, questa volta tra Francesi e Spagnoli, i quali smantellarono e neutrlizzarono la rocca, che non fu mai più ricostruita; la sommità della collina di Caluso è tutt’ora caratterizzata dai ruderi dell’antica fortezza. Ebbero la meglio i francesi, i quali lasciarono il borgo al generale Carlo Cossé de Brissac, il quale fece costruire il canale che attraversa il paese derivandolo dal torrente Orco presso Castellamonte, per irrigare i campi e dare energi ai mulini. Con la Pace di Cateau-Cambrésis dell’aprile 1559, che riordinò gli equilibri italiani ed europei, Caluso e il Piemonte tornarono definitivamente sotto la competenza dei Duchi di Savoia.

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Viverbe

dal 14 al 18 settembre Appuntamenti da non perdere - inaugurazione della XXXII edizione della rassegna Viverbe con intervento delle autorità e serata musicale - XXII Gran Premio Viverbe 2012 - gara ciclistica amatoriale; inoltre gara di bocce e di pesca - raduno dei Trattori d’Epoca con premiazione dei partecipanti - presentazione di tiro con l’arco e prove gratuite per adulti e bambini - spettacolo di magia del circolo magico Carlo Rossetti - “XXIII StraViverbe Pancalieri”, giro podistico maschile e femminile non competitivo libero a tutti - polenta, salsiccia e specialità alle erbe aromatiche da degustare al ristorante convenzionato ed infine spettacolo pirotecnico

Metà delle erbe officinali d’Italia vengono prodotte a Pancalieri, in provincia di Torino. C’è un motivo se Pancalieri è un’isola: la sua terra finissima è unica, in quanto è l’antico letto del Po. Per questo le erbe e le piante officinali sono particolarmente ricche di proprietà e i loro oli vengono usati in cosmetica, farmaceutica e liquoristica. La menta in particolare non ha eguali. Da oltre 100 anni il suo estratto viene esportato in tutto il mondo. Questa rassegna dei vivai e delle erbe officinali presenta una mostra mercato sull’erboristeria, la cosmetica e l’alimentazione naturale. La XXXII edizione della rassegna piemontese di piante officinali prevede la mostra di erboristeria, liquoristica, profumeria, cosmetica, apicoltura, dietetica, alimentazione naturale, produzione ed utilizzo dei vivai di piante. Già nel 1865, il farmacista di Pancalieri Chiaffredo Gamba coltivava la menta e la distillava in proprio con un alambicco da 100 litri. Negli anni successivi altri distillatori diedero a questa attività un’impronta industriale destinata ad affermarsi rapidamente, soprattutto in seguito all’introduzione della Mentha Piperita varietà Officinalis Sole. Nel 1926 a Pancalieri esistevano 70 distillerie. Il 19 settembre 2003, in occasione dell’inaugurazione della XXIII edizione di Viverbe, la Menta di Pancalieri è entrata a far parte del “Paniere dei Prodotti tipici della Provincia di Torino”. Per cinque giorni nella mostra mercato saranno presenti i vivaisti e i produttori locali di erbe officinali con l’esposizione degli alberi da frutta e delle coltivazioni tipiche; in particolare la menta piperita di Pancalieri, l’assenzio gentile, la salvia, la malva, l’iperico, l’issopo, la santoreggia e la camomilla. Tutti prodotti che vengono poi utilizzati nell’industria alimentare, dolciaria, cosmetica e farmaceutica. Inoltre durante la rassegna sarà possibile visitare il museo della menta e delle erbe officinali e presso l’area espositiva ci sarà un angolo ristorazione a disposizione di tutti i visitatori.


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Pancalieri Abitanti: 2.019 Santo patrono: San Nicolao, 6 dicembre Ente organizzatore: Comune di Pancalieri Hanno collaborato con noi: Sig. Gianni (giannifoto.it)

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CENNI STORICI

È un grande centro agricolo che giace in perfetta pianura tendenzialmente inclinata verso il Po e distante circa 31 Km da Torino. Il nome di Pancalieri è oggetto di diverse teorie sulla sua nascita: c’è chi lo fa derivare dalla famiglia dei Caleri che avrebbero avuto dominio su questo luogo, chi dalla leggenda di un bimbo affamato che non potendo arrivare al graticcio del pane troppo in alto avrebbe detto in dialetto piemontese “pan calè” (pane discendete), ma l’opinione più probabile è quella che lo fa derivare dalla configurazione del luogo, che è un piano calante verso il Po, da cui Piano Calerio, cioè piano che cala, come Moncalieri vorrebbe significare monte che cala. I primi abitanti furono i Liguri-Vagenni e poi i Galli, che vi avrebbero fabbricato i primi forti e castelli. La zona però fu oggetto di varie conquiste ed i romani lasciarono tracce ancora oggi visibili nelle antiche armature e monete diocleziane, o di altri imperatori, ritrovate enlle campagne attorno all’abitato. L’economia è per larga parte di tipo agricolo. Di particolare rilievo è la coltivazione delle piante officinali e tra queste eccelle la coltivazione della menta piperita. La coltivazione della menta è stata introdotta a Pancalieri fin dal 1862 dal farmacista di allora, Chiaffredo Gamba.

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Festa del Vino dal 14 al 23 settembre

A settembre le colline si animano per il momento più importante della stagione agricola monferrina: la vendemmia. Un lavoro duro e significativo, perché darà vita, con l’anno nuovo, alla nascita di alcuni dei vini più pregiati e apprezzati al mondo. Sempre a settembre anche la pianura vive uno dei passaggi più significativi: la mietitura del riso. Accanto a questi prodotti, ci sono innumerevoli attività che negli anni hanno saputo ritagliarsi un posto in prima fila nel panorama delle eccellenze; basta citare gli insaccati ed i dolci. La Festa del Vino, vuole essere ancora una volta la vetrina privilegiata di queste eccellenze, dando la possibilità a chi parteciperà di poter assaggiare, degustare e apprezzare le ricchezze del territorio. Al Mercato Pavia, in Piazza Castello, oltre 20 Pro Loco del territorio (due delle quali astigiane, Grana e quella della frazione Rinco di Montiglio Monferrato) presentano i loro menu della tradizione sposandoli con le eccellenze vinicole di 16 aziende agricole che si sono distinte per la loro qualità; il tutto può essere degustato sotto grandi tensostrutture con oltre 2.500 posti. Si possono inoltre degustare i vini del “Torchio d’Oro” ed altre eccellenze del territorio. Eventi musicali, mercatini di prodotti, mostre artistiche e commerciali, spettacoli al Castello del Monferrato e per le vie del centro cittadino. Dunque, tutto rigorosamente in linea con la tipicità dei piatti monferrini e piemontesi; niente fritti di mare o quant’altro, che in una zona collinare c’entrano come i cavoli a merenda... L’enogastromia sarà presente anche tra le mura del vicino Castello Paleologo, dove quattro ristoratori aderenti all’Unione italiana ristoratori proporranno le loro prelibatezze.

Appuntamenti da non perdere - “Dire, fare, gustare”, serie di degustazioni (a pagamento) delle eccellenze dei vini premiati con il Torchio d’oro 2012 - momento di riflessione sull’economia del territorio con l’incontro “Economia: commercio, industria, artigianato” - lo storico appuntamento di “Antiquariapassione” nel Salone Tartara del Mercato Pavia di piazza Castello; dodici espositori proporranno oggetti di medio – alto antiquariato - degustazione dei migliori vini e delle eccellenze gastronomiche del territorio racchiusi in speciali menu della tradizione di oltre 20 Pro Loco della zona - eventi musicali, mostre artistiche e spettacoli di animazione


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Casale M.to Abitanti: 36.069 Santo patrono: Sant’Evasio, 12 novembre Ente organizzatore: Comune di Casale Monferrato Hanno collaborato con noi: Luisa Zavanone

CENNI STORICI In seguito al il Trattato di Cateau-Cambrésis del 1559 Casale passò sotto il

dominio dei Gonzaga di Mantova, che, alla fine del secolo, con il duca Vincenzo I, ingrandirono la struttura difensiva della città e costruirono una delle più potenti e prestigiose cittadelle europee. Nel 1708 Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers fu accusato di fellonia contro l’Impero, perse tutti i poteri e i possedimenti, lasciandoli al successore Vittorio Amedeo II, duca di Savoia. Il passaggio completo di Casale sotto i domini di Casa Savoia avvenne nel 1713 e, avendo perso la funzione di capitale, in città terminarono anche le spinte innovative in campo artistico e militare. Dal 12 dicembre 1798 al 17 maggio 1799 Casale, seguendo i fermenti rivoluzionari che in quel periodo si stavano avvicendando in Europa, instaurò la repubblica, issando l’albero della libertà. Successivamente la città fu occupata dagli austriaci e dai russi e rimase in loro possesso fino alla battaglia di Marengo (14 giugno 1800), quando tornò di nuovo nei domini francesi. Fino a dopo la metà del XIX secolo la città era rimasta cinta delle mura difensive e senza alcun collegamento con l’altra sponda del Po (tranne che un ponte di barche). In città, nel frattempo, dopo la soppressione dei conventi durante i primi anni dell’Ottocento voluta da Napoleone, furono avviati numerosi interventi urbanistici che, tra le altre cose, conferirono a molti edifici civili e sacri una architettura neoclassica. Dopo la metà del XIX furono realizzate numerosi impianti e strutture urbane come le fognature, un canale di irrigazione, la sistemazione delle strade e gli impianti del gas e dell’illuminazione, l’allargamento del cimitero, la circonvallazione, il cavalcavia sulla linea ferroviaria, la sistemazione dei giardini pubblici e il collegamento tramite tram con i sobborghi vicini. All’inizio del XX secolo a Casale si stabilirono numerosi impianti industriali, soprattutto cementiferi. Allo stesso tempo crebbe anche l’abusivismo edilizio, e per questo nel 1911 fu approvato il piano regolatore della Agro Callori, una delle aree urbane comunali. Nello stesso anno, inoltre, si insediò nel comune la caserma di artiglieria pesante. Lo scoppio della seconda guerra mondiale interruppe la crescita della città, che riprese solo dopo la fine delle ostilità soprattutto nel quartiere Oltreponte (posto sull’altra sponda del Po); in questo periodo fu ricostruito il ponte sul Po, bombardato durante la guerra, la città continuò ad allargarsi e si insediarono nuovi stabilimenti industriali.

RISTORANTE TAVERNA PARADISO cucina tipica Monferrina, qualità delle materie prime e passione per la tradizione P. Santo Stefano, 7 – 15033 Casale Monf.to (AL) Tel 0142/75.544 - www.ristorantetavernaparadiso.com MACELLERIA DI COSMO vendita carni fresche bovine, ovine, suine, equine, salumi e agnolotti V. Aurelio Saffi, 16 - 15033 Casale M.to (AL) Tel 0142/45.23.53 FILIPPO IL GELATIERE pasticceria fresca, gelateria artigianale e numerose varietà di semifreddi Tel 0142/77.393 - CorsoValentino, 139/141 15033 Casale Monf.to (AL) PUB RISTORANTE NONOIA nuovo interno, giardino estivo, live music, quiz Dr Why, partite SKY, cucina messicana e brasiliana Strada alla Diga, 1 - 15033 Casale M.to (AL) Tel 0142/45.27.53 - www.nonoia.com PANETTERIA CASATI ERSILIA produzione artigianale di pane e prodotti tipici da forno Tel 0142/75.773 - Via Grandi Achille, 39 15033 Casale Monferrato (AL) CAFFÉ DUE PALME caffetteria, aperitivi e tavola calda Via Fassati di Balzola, 6 15033 Casale Monferrato (AL) Tel 0142/45.31.08

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Sagra dei Pescatori dal 21 al 25 settembre

Appuntamenti da non perdere - venerdì 21; maxi paella di pesce presso il RistoPalatenda, serata danzante e spettacolo - sabato 22; pranzo con gli over 65. Gare sportive nel pomeriggio ed inaugurazione Ufficiale alla presenza delle Autorità, presso l’ex Monastero e apertura mostre. Alle ore 19 apertura selfservice presso il RistoPalatenda e, a seguire, serata danzante con concerto dal vivo - domenica 23; gare di fitwalking e triathlon lungo il Po. Raduni e sfilate di moto ed auto storiche. Autosport Show con esibizione e gara a percorso di vetture da rally, go kart e prototipi. Rassegna dell’antiquariato e dell’usato, mercatino degli hobbysti e fiera zootecnica - lunedì 24; spettacolo pirotecnicomusicale sul Po, con sfilata di barche e giochi luminosi. Pesciolini in Gioco, momento ricreativo per i ragazzi delle elementari - martedì 25; Fiera Commerciale per le vie del paese. Gara a Calabrai presso Centro Incontro Anziani di via Valzania con ricchi premi. Elezione “Miss e Mister Pescatori”

La Sagra Patronale si propone al pubblico con la sua 6° Edizione, forte del successo consolidato negli anni, supportato da un ricchissimo programma di iniziative, mostre, spettacoli, musica e danze che allieteranno il pubblico per tutta la durata della manifestazione. Il paese in festa ha la forza di coinvolgere il territorio, offrendo una serie di proposte non consuete per la zona e di grande interesse per il pubblico che da sempre partecipa numerosissimo. Nelle piazze centrali del Paese vengono allestite alcune tensostrutture: Il RISTOPALATENDA propone dei menu con i prodotti tipici del territorio rigorosamente a base di pesce d’acqua dolce e dei prodotti delle campagne circostanti; L’EXPO propone una fiera campionaria sotto struttura coperta con circa 70 stands allestiti (una vetrina interessante per le Aziende della zona e non solo); Musica e concerti, balli al palchetto accompagnati da rinomate Orchestre, luna park, spettacoli pirotecnici, mercatini di antiquariato, fiera mercatale, fiera agricola degli animali e della meccanizzazione saranno il contorno dell’evento. Affiancheranno ulteriormente numerosissime attività collaterali quali concorsi, raduni motociclistici, gare sportive (fit walking), mostre fotografiche, sfilate di moda, raduno bande musicali e, non ultime, spaghettate gratuite offerte ai visitatori e tanto altro ancora.


GASTRONOMIA ARTIGIANALE produzione propria, vendita all’ingrosso, servizio catering P. S.M. Maddalena, 1 - 10068 Villafranca P.te (TO) Cell. 333/99.44.272 - 346/82.62.931 LAVOR. AGRICOLE E FORESTALI PICCATO frantumazione ceppi, vivai pioppi, lavorazioni agricole Via Pratorinaldo, 8/A - 10067 Vigone (TO) Tel 011/98.01.581 - piccato.michele@tiscali.it

Villafranca P.te Abitanti: 4.845 Santo patrono: Angeli Custodi, ultima dom. di settembre Ente organizzatore: Comune di Villafranca Piemonte Hanno collaborato con noi: Dott.ssa Elisa Airaudo

CENNI STORICI

Villafranca è situato a sud ovest di Torino lungo la direttrice che da Pinerolo conduce a Carmagnola; si trova a circa cinquanta chilometri da Torino, venti da Pinerolo e altrettanti da Saluzzo. Si trova in piena pianura alluvionale, non lontano dalle montagne. È bagnato dalle acque dei torrenti Pellice e Chisone e dal fiume Po. La posizione è particolarmente favorevole per l’agricoltura: nel suo circondario in passato venivano coltivati soprattutto frumento e foraggio, oggi vi è quasi esclusivamente la produzione intensiva di granoturco. Oltre al nucleo centrale vi sono sette frazioni, altri nuclei di abitazioni più piccoli ed una grande quantità di case isolate. Villafranca Piemonte sorge sulla riva sinistra del fiume Po, nei pressi della sua confluenza con il torrente Pellice, ai margini della pianura che digrada dal Pinerolese. Le sue origini vanno ricercate in due nuclei primitivi di popolazioni che in questa zona si stanziarono attorno all’anno 1000: i primi, detti Soave, si ricollegano ai bassi tempi dell’Impero Romano, mentre i Musinasco risalgono invece agli antichi liguri che raggiunsero in Piemonte la linea del Po. Il primo nucleo, il Borgo Soave, è ricordato nei documenti storici solo dal 1037, quando Landolfo, Vescovo di Torino, fonda l’Abbazia di Santa Maria nella confinante Cavour. L’accenno al Borgo Soave fa pensare ad una località di discrete dimensioni, fornita di di ben quattro chiese: la pievania e tre chiese minori o “titulos”. L’altro nucleo che ha dato origine a Villafranca è Musinasco, che appare nei documenti scritti solo nel 1001, ma che è invece una località antichissima, come conferma la terminazione del nome: -asco riguarda una località ligure preromana, anche se con una sovrapposizione celtica. Come territorio, il borgo di Musinasco comprendeva la zona tra il fiume Po e il torrente Pellice, fino alla loro confluenza (quindi le attuali frazioni di Madonna degli Orti, Mottura e Bussi). Il primo documento scritto che riguarda Musinasco risale al 1001 ed è un atto dell’Imperatore Ottone III che conferisce a Olderico Manfredi, Marchese di Torino, la terza parte delle valli di Susa, Ulzio e Bardonecchia e la conferma di Vigone, Virle, Cercenasco e Musinasco.

PASTICCERIA PONTE SAN MARTINO fresca e secca, torte al limone, mousse ai frutti di bosco, croccantini e salatini V. Nazionale, 382 - 10060 Abbadia Alpina (TO) Tel 0121/20.11.55 ALBERGO ITALIA 12 camere, servizi privati, TV a colori, telefono con linea diretta e servizio sveglia, AC Via Torino, 71 - 12033 Moretta (CN) Tel 0172/91.11.84 - www.hotelitaliamoretta.com GELATERIA MON BIJOUX Confezioni per natale. Se volete un ottimo gelato, questo è l’indirizzo giusto! Via Del Pino, 5 - 10046 Pinerolo (TO) Tel 0121/73.491 GENERAL COPERTURE coperture industriali e civili, lattonerie, impermeabilizzazioni, rimozione amianto V. Don Zappino, 22 - 10022 Carmagnola (TO) Tel 333/89.11.758 - generalcoperture@yahoo.it ARMERIA GASTALDI fucili da caccia e tiro, armi di libera vend. e abb. da caccia e tiro, attrezzature da pesca Via Levis, 17 - 12035 Racconigi (CN) Tel 0172/85.678 - armeriagastaldi@libero.it PORCHIETTO SERRAMENTI pvc, alluminio e legno, porte blindate, avvolgibili, zanzariere e tende da sole Via V. Emanuele, 2 - 10060 Cercenasco (TO) Tel 011/98.09.365 - www.serramentiporchietto-to.com

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Salone Nazionale del Biscotto - Alè Chocolate dal 5 al 7 ottobre

Appuntamenti da non perdere - rassegna dei migliori artigiani dei prodotti da forno proveniente da tutta Italia - rassegna dei “Biscotti della Tradizione” della provincia alessandrina - esposizione dei maestri cioccolatieri artigiani dell’ACAI (Ass. Cioccolatieri Artigiani Italiani), con assaggi e vendita delle ultime e originali produzioni artigianali - negozi aperti

La 6ª edizione di Alè Chocolate intende a valorizzare commercialmente le produzioni di dolci e del cioccolato in particolare. Sculture di cioccolato in mostra, negozi aperti, ma soprattutto degustazioni, una trentina di bancarelle dei maestri cioccolatieri, musica e massaggi al cioccolato. Tanti modi per “vivere” una passione tutta italiana per il dolce prodotto del cacao. Alè Chocolate è anche un momento di festa e di coinvolgimento delle attività commerciali dell’area centrale della città, con negozi aperti fino alle ore 24 del venerdì e del sabato e per tutta la giornata di domenica. L’iniziativa, oltre all’esposizione dei prodotti, prevede tutta una serie di manifestazioni collaterali di animazione. In concomitanza con Alè Chocolate vi sarà il “Salone Nazionale del Biscotto Piemontese”. La kermesse ospiterà inoltre la rassegna dei “Biscotti della Tradizione” dei Comuni della provincia di Alessandria, occasione nella quale verranno presentati i biscotti artigianali che appartengono alla storia e alla tradizione secolare di ogni singolo territorio. Famose sono le pasticcerie alessandrine nate sulla spinta della borghesia militare dell’Ottocento, ma anche le gelaterie e i laboratori di cioccolateria, che fanno di questa città e della sua provincia una delle realtà territoriali con il più alto numero di referenze in fatto di prodotti tipici da forno (ricordiamo i krumiri, i baci di dama, gli amaretti, i canestrelli, le paste di meliga), oltre che un polo dolciario dedicato al cioccolato che si concentra in particolare a Novi Ligure.


PASTICCERIA GALLINA specialità “Baci di Gallina”, pasticceria piemontese tradizionale di alta qualità Via Vochieri, 46 - 15121 Alessandria Tel 0131/52.791 - www.pasticceriagallina.it SIMONETTA “CIP E CIOP” s.a.s. abbigliamento neonati, bambini e ragazzi Via San Giacomo della Vittoria, 81 15121 Alessandria (AL) Tel 0131/26.54.59 - Fax 0131/32.62.65

Alessandria Abitanti: 94.982 Santo patrono: Mad. della Salve e S. Baudolino, 10 nov. Ente organizzatore: CCIAA e Provincia di Alessandria Hanno collaborato con noi: Dott. Salvatore Iandolino, Dott,ssa Simona Gallo

CENNI STORICI

La città nacque nella seconda metà del XII secolo con il toponimo di Civitas Nova su un nucleo urbano già esistente costituito dall’antico borgo di Rovereto. La città fu fondata ufficialmente nel 1168 e in quell’anno assunse il nome attuale in onore di Papa Alessandro III, che promulgò in quel periodo le azioni contro il Sacro Romano Impero e che aveva scomunicato Federico I Barbarossa. Il 29 ottobre 1174 Alessandria subì un attacco delle forze imperiali che avevano già espugnato nei mesi precedenti Susa ed Asti e che però rimasero bloccate di fronte al fossato che circondava la città: cominciò così un lungo assedio che terminò il 12 aprile 1175, Venerdì Santo, con la resa degli uomini del Barbarossa. Nel 1183 dopo la Pace di Costanza e su ordine dell’Impero, la città assunse il nome di Cesarea, mantenendolo però per un breve periodo. Nel 1198 divenne Libero comune. La nascita delle Ferrovie e l’incremento dei commerci nel Nord-Italia, alla fine dell’Ottocento trasformarono Alessandria in uno dei punti nevralgici per il mercato italiano. Per la sua posizione, al centro dei collegamenti tra Torino, Milano e Genova, in questo periodo la città conobbe un grande incremento demografico. Sotto il Fascismo Alessandria mantenne la sua importanza; negli anni trenta furono eretti importanti edifici pubblici e opere architettoniche, come il Dispensario Antiturbercolare, progettato da Ignazio Gardella e il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi, decorato dai mosaici di Gino Severini. Nel corso della seconda guerra mondiale, la città subì ripetuti e pesanti bombardamenti aerei e la sua Sinagoga fu saccheggiata e parzialmente distrutta dai fascisti nel dicembre del 1943. Nel dopoguerra Alessandria seguì le sorti del Nord-Italia, conoscendo inizialmente quello sviluppo e quella forma di benessere che si diffuse nel Settentrione nel corso degli anni sessanta con il boom economico, conoscendo anche l’immigrazione della gente proveniente dalle regioni del Sud e arrivando a superare i 100.000 abitanti nel 1970. Il 6 novembre 1994 Alessandria fu pesantemente colpita da una grave alluvione che la investì per buona parte sommergendo ampie zone residenziali (specialmente i quartieri Orti, Rovereto, Borgoglio, Borgo Cittadella, Astuti e San Michele) e varie frazioni. Nel 1998 diventò sede, assieme a Novara e Vercelli, dell’Università degli studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”.

GIOIELLERIA BETTON oreficeria e gioielleria, oggetti in montatura (collane, bracciali, ecc.), real. in oro e platino Str. Prov. Pavia, 78 - 15122 Valmadonna (AL) Tel 0131/50.71.08 - www.giorgiobetton.org FRESCARNI vendita di carni all’ingrosso e al dettaglio per hotel e ristoranti, consegne a domicilio Via San Lorenzo, 84 - 15121 Alessandria Tel 0131/25.43.77 AGRIT. LA CANTINA IN COLLINA situato sulle colline del basso Monferrato, offre magnifici piatti tipici della tradizione Via Marconi, 9 - 15040 Cuccaro M.to (AL) Tel 0131/77.11.11 - lacantinaincollina@live.it TENUTA IL FIENILE agriturismo aperto tutto l’anno Via Piave, 1 - 15050 Momperone (AL) Tel 333/72.53.922 tenutailfienile@gmail.com VINERIA DERTHONA cucina del territorio, spec. “ravioli al sugo Derthona”, vitello tonnato alla piem. e baccalà Via Perosi, 15 - 15057 Tortona (AL) Tel 0131/81.24.68 - www.vineriaderthona.it CAFFÉ DEL CENTRO caffetteria, cioccolateria e frapperia, tavola calda e fredda, deliziose pizze al tegame Viale Oliva, 2 - 15048 Valenza (AL) Tel 0131/94.35.88

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Fiera internazionale del Tartufo Bianco D’alba dal 7 ottobre al 14 novembre

Commercianti di tartufi, trifolao e qualità. Questo è il mercato mondiale del tartufo ed è anche il cuore della fiera dedicata al Tuber bianco d’Alba. Nel mercato il visitatore potrà infatti trovare trifole certificate, un’idea portata avanti per la salvaguardia e la certificazione del marchio del Tuber Magnatum Pico. Significa che il tartufo ad Alba è analizzato e garantito prima della vendita: controllato all’ingresso nel padiglione mercato, analizzato da una commissione di controllo, sempre presente sul mercato e a cui il consumatore potrà sempre fare riferimento. I giudici del tartufo si attengono rigidamente alle regole della carta della qualità del Tuber Magnatum Pico, redatta dal Centro Nazionale Studi Tartufo, la più qualificata assise per l’analisi e la valorizzazione del prezioso prodotto delle Langhe. Per garantire ancora una maggiore affidabilità e garanzia al consumatore al momento della vendita il tartufo viene avvolto in sacchetti numerati, che consentono di individuare in ogni momento da quale venditore è stato smerciato il prodotto. Altra garanzia e unicità del mercato mondiale del tartufo bianco d’Alba è un’ordinanza del sindaco della città di Alba, che ne proibisce la vendita al di fuori dell’area fieristica. Il cielo di luglio sulle Langhe ed il Roero è spesso segnalato dalle nuvole, con temporali frequenti, escursioni termiche significative tra giorno e notte, temperature anche sotto la media. L’annus horribilis, il triste 2003, pare decisamente archiviato, la produzione si annuncia in forte ripresa e i prezzi sono destinati a scendere a livelli nuovamente accettabili. Difficile fare previsioni precise, siamo alle prese con un prodotto che cresce e matura un palmo sotto terra, ma scommettere su una grattata tra i 20 e i 30 euro non è un azzardo eccessivo. Prezzi più che buoni, se si pensa che in palio ci sono soprattutto emozioni. Tutti i test sul consumatore lo hanno dimostrato: l’attrazione fatale del Tartufo Bianco d’Alba non ha concorrenti. La nobile armonia di profumi, che virano dal caratteristico agliaceo al rassicurante miele, fino ai toni forti dello speziato per mitigarsi nell’accomodante sentore di fungo, ammaliano il gourmet con meccanismi di suggestione che sono oggetto di studio.

Appuntamenti da non perdere - Mercato del Tartufo e AlbaQualità – al Cortile della Maddalena; Tutti i week end dal 6 ottobre al 18 novembre (week-end lungo: 1, 2, 3, 4 novembre) - Mercato ambulante, Campagna Amica, Mercato della Terra – nel Centro storico; 7, 14, 21, 28 ottobre - Investitura del Podestà – in Piazza Risorgimento 29 settembre - Palio degli asini – in Piazza Cagnasso 7 ottobre - Albaromatica e AMA la carne – in Piazza Risorgimento 14 ottobre - Il Baccanale del Tartufo - nel Centro storico 20 ottobre - Il Borgo si Rievoca – nel Centro storico 21 ottobre


HOSTARIA MUSEUM sito in un antico tempio romano, ambiente moderno, cucina legata alla tradizione Via Cavour, 10/D - 12051 Alba (CN) Tel 0173/59.01.92 - www.hostariamuseum.it F.LLI CASETTA coltivazione della vite e vinificazione dell’uva, eccellente produzione di vini bianchi e rossi Via Castellero, 5 - 12040 Vezza d’Alba (CN) Tel 0173/65.010 - www.flli-casetta.it

Alba

Abitanti: 31.531 Santo patrono: San Lorenzo, 10 agosto Ente organizzatore: Ente Fiera Intern. del Tartufo Bianco d’Alba Hanno collaborato con noi: Valentina Montisci, Giuseppe Malò, Sig.ra Erika

CENNI STORICI È la capitale storica ed economica delle Langhe. Dopo la prima guerra

mondiale e senza entusiasmo la città convisse con il Fascismo intraprendendo attività fieristiche di grande successo. La fiera del Tartufo nata nel 1929 e le feste vendemmiali e i grandi vini contribuirono a far conoscere i prodotti della terra e ad elevare una tradizione agricola millenaria. Alba, durante la seconda guerra mondiale fu proclamata “repubblica indipendente”. Per 23 giorni (dal 10 ottobre al 2 novembre 1944) Alba fu la prima repubblica partigiana costituitasi in Italia, ottenendo una medaglia d’oro al valor militare per l’intensa attività partigiana, raccontata dallo scrittore Beppe Fenoglio. Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell’occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, il maresciallo dei carabinieri di Alba, Carlo Ravera, salvò dalla deportazione numerose famiglie di profughi ebrei lì residenti in domicilio coatto dalla fine dell’agosto 1942. Invece di procedere al loro arresto secondo gli ordini ricevuti il 2 dicembre 1943, ne favorì la fuga con l’aiuto della moglie e di Beatrice Rizzolio, proprietaria del mulino locale. Per questo impegno di solidarietà, il 23 gennaio 1975, l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito l’alta onorificenza dei giusti tra le nazioni al maresciallo Carlo Ravera, alla moglie Maria Ravera e a Beatrice Rizzolio. Nel 1948 e soprattutto nel novembre 1994 violente alluvioni causate dal Tanaro e da alcuni suoi affluenti devastarono alcune zone della città. La città possiede salde radici storiche, grazie soprattutto alla sua cultura gastronomica: i tartufi con le sue botteghe, la pasticceria, il vino con le sue enoteche fanno da corollario ad un centro storico ancora intimamente in stile medioevale. Per comprendere tale realtà bisogna percorrere al sabato via Maestra fino alla piazza del Duomo per godere delle grandi varietà offerte dal mercato settimanale, oppure nell’antica piazza delle Erbe. La grande fortuna di Alba è il commercio del tartufo, il suo profumo caratteristico pervade tutta la città, ma in modo particolare nella Galleria della Maddalena dove gli acquirenti provenienti da tutta Italia e non solo si lanciano in un gioco di scambi gratificanti. Il rito di contrattazione delle trifole tutto giocato sull’olfatto, sul palpeggiamento, sapendo che ogni cercatore ha battuto con pazienza numerosi sentieri sotto il chiaro di luna con la collaborazione di un cane addestrattissimo.

ASS.NE IPPICA DILETT. SAN BOVO turismo equestre e scuola, horseriding, wanderreiten Via Trezzo Tinella, 30 - 12050 Castino (CN) Tel 328/32.73.404 - www.sanbovo.it MUSSOTTO CARNI specializzato in prodotti alimentari di alta qualità, carni macelleria, polleria e salumi C.so Canale, 70 - 12051 Mussotto d’Alba (CN) Tel 0173/44.13.00 RISTORANTE NICOLINI ristorante e albergo con piscina Str. Nicolini Basso, 34 - Frazione Tre Stelle 12050 Barbaresco (CN) Tel 0173/638139 - www.casanicolini.com CASCINA BARESANE nel cuore delle Langhe, B&B con ampio giardino, accoglienti camere e sale di lettura Loc. Santa Rosalia, 32 - 12051 Alba (CN) Tel 335/72.48.764 - www.cascinabaresane.it PANETTERIA GIACOSA panificio artigianale con molta attenzione alla materia prima Corso Langhe, 68/A - 12051 Alba (CN) Tel 0173/44.05.80 IL PARADISO DEL GOLOSO pasticceria, caffetteria, specialità dolci e salate, rinfreschi, torte nuziali e molto altro Corso Piave, 33 - 12051 Alba (CN) Tel 0173/28.32.51

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Sagra della Castagna dal 12 al 14 ottobre Appuntamenti da non perdere - cena di apertura con menu tipico a base di castagne - esibizione dei Balarin de Kyé, un gruppo di bambini e ragazzi di Frabosa Sottana che propongono in costumi tipici le danze occitane

La Sagra della Castagna è una festa poliedrica della durata di tre giorni, che si inaugura tradizionalmente il venerdì sera con la cena di apertura ed un menu tipico a base di castagne. Una kermesse ricca di eventi che anima nel fine settimana Frabosa. Teatro della manifestazione è il Palasagra, grande struttura capace di ospitare oltre 700 persone al chiuso con i lavori di copertura definitiva ultimati nell’estate 2006. Nel centro del paese, il sabato e la domenica, decine e decine di bancarelle e di stand gastronomici con le specialità locali animano le vie. È l’opportunità, per i numerosissimi turisti che arrivano per l’occasione, di poter conoscere ed apprezzare i prodotti pregiati delle valli monregalesi, dalle castagne a tutti i prodotti derivati, dai formaggi quali la Raschera ed il Mondolè, al miele, la crema di marroni, le grappe ed il liquore di camomilla, oltre ai funghi di cui il territorio è molto ricco. La domenica pomeriggio si conclude con la premiazione degli sportivi e dei personaggi dello spettacolo distintisi nell’anno, al termine della quale si festeggia con la grande castagnata per tutto il pubblico intervenuto. Nelle 20 edizioni fin qui svolte sono stati numerosi i big premiati (oltre duecento) per lo spettacolo da Tullio Solenghi a Paolo Bonolis, Giorgio Faletti, Nino Frassica, Maurizio Crozza, Enrico Brignano, Massimo Lopez; tra gli sportivi gli sciatori Gustavo Thoeni, Piero Gros, Alberto Tomba, Much Mair, Christian Ghedina, Patrich Staudacher ed il suo allenatore frabosano Gianluca Rulfi; Stefania Belmondo, Manuela e Giorgio Di Centa per lo sci di fondo, i ciclisti Mario Cipollini e Marco Pantani, Paolo Bettini, Francesco Moser, Ivan Basso, Paolo Savoldelli, Davide Cassani, Alessandro Ballan e Paola Pezzo, Aldo Montano e Valentina Vezzali per la scherma, Pietro Mennea, Sara Simeoni, Maurizio Damilano, Stefano Baldini, Antonietta Di Martino, Alex Schwazer, Elisa Rigaudo e Giuseppe Gibilisco per l’atletica leggera, Massimiliano Rosolino e Pippo Magnini per il nuoto.

- apertura degli stands commerciali della Sagra con l’esposizione e la vendita di prodotti tipici del Mondolè, come il pane, il formaggio Raschera e Mondolè, i coltelli fatti a mano, il miele, le grappe ed il liquore alla camomilla, la crema di marroni, i funghi e naturalmente le caldarroste fatte cuocere negli enormi padelloni - premiazione degli sportivi e dei personaggi dello spettacolo distintisi nell’anno con la Castagna d’Oro - grande castagnata di chiusura per tutto il pubblico


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Frabosa Sottana Abitanti: 1.605 Santo patrono: San Giorgio, 23 aprile Ente organizzatore: Associazione Turistica Mondolè Hanno collaborato con noi: Floriana Zanone

CENNI STORICI

Anticamente si chiamava Ferraria e per i molti boschi che si trovavano sul territorio fu chiamata Ferraria ad Boschos , denominazione che venne poi abbreviata in Frabosa. È assai probabile che il nome Frabosa derivi da due elementi di cui il territorio era ricco, il ferro e la legna. Fondata ufficialmente dai Romani nei primi secoli dopo Cristo, venne chiamata Rocha Ferraria, dalla montagna rocciosa che sovrasta il paese che era ricca di materiale ferroso. La crescita della comunità arriva ad avere una popolazione di poco inferiore ai duemila abitanti nel 1500, dedita soprattutto all’agricoltura ma anche alla piccola industria favorita dalla presenza di numerosi mulini. Nel 1596 venne ufficialmente sancita dalla Corte Ducale di Torino la separazione tra Frabosa Soprana e Sottana. Alcune ipotesi sulla separazione parlano di diverse radici etniche e linguistiche, la prima con radici montanare ed una parlata Quiè (occitana), mentre l’altra caratterizzata da una popolazione multietnica. Nel 1630 viene quasi cancellata dalla pestilenza che provoca in pochi mesi numerose vittime. I pochi abitanti sopravvissuti, grazie anche al contributo di nuove persone giunte dal Monregalese, edificano a partire dal 1650 una nuova chiesa parrocchiale (l’attuale chiesa di S. Giorgio). Nel 1796 pagò un tributo molto alto in termini di indennizzo di guerra richiesto da Napoleone Bonaparte a seguito delle sue campagne in Italia; qualche anno più tardi fa parte del Mandamento di Frabosa che comprendeva i due paesi. Nel 1872 da segnalare la nascita della prima fabbrica per l’estrazione del tannino a S. Giacomo due chilometri prima di Frabosa, mentre alla fine del secolo nel 1898 venne scoperta la grotta del Caudano ad opera degli operai che lavoravano alla produzione di energia elettrica per l’illuminazione della città di Mondovì, nella frazione Miroglio dietro alle cave di marmo. Venendo ai giorni nostri, si ha la trasformazione da paese prevalentemente dedito all’agricoltura, al pascolo ed all’attività dell’estrazione del marmo, a paese a prevalente sviluppo turistico con la creazione delle stazioni sciistiche di Artesina e Prato Nevoso ad opera degli imprenditori liguri. Padre di Artesina fu l’ingegnere savonese Ugo Modena che fece nascere dal nulla una delle più importanti strutture di sport invernali del Piemonte. Nel 1961 nasceva il primo impianto (lo skilift Gaviot) e quattro anni più tardi nasceva la seconda stazione sciistica nella verde conca del Prel. Oggi il comprensorio di Mondolè Ski è il secondo più importante della provincia.

BAR GELATERIA LURISIA locale storico, gusti legati al territorio (vini, erbe, formaggi), sorbetti di frutta fresca, dehor estivo Via L. Einaudi, 2 - 12084 Mondovì (CN) Tel 0174/43.525 - www.gelaterialurisia.it LO STUDIÓ DI PIAZZA in un palazzo signorile, un residence di prestigio con a disposizione camere elegantemente arredate Via delle Scuole, 2 - 12084 Mondovì (CN) Tel 0174/33.08.87 - www.lostudiodipiazza.it PASTICCERIA ODASSO conserviamo gelosamente le nostre ricette, che rispecchiano la tradizione dolciaria piemontese Corso Statuto, 28 - 12084 Mondovì (CN) Tel 0174/42.497 - www.pasticceriaodasso.it RISTORANTE IL BALUARDO tutto si fonde nelle mani di Marc Lanteri per divenire emozione di gusto e charme Piazza d’Armi, 2 - 12084 Mondovì (CN) Tel 0174/33.02.44 - www.marclanteri.it PASTICCERIA GELATERIA ZUCCO Via S. Bernardo, 25 12084 Mondovì (CN) Tel 0174/55.26.39 - Fax 0174/40.462 AZ. AGRICOLA BRICCO DEL CUCÙ produzione e vendita vini: Dolcetto DOC, Langhe DOC bianco, Langhe DOC rosso Fraz. Bricco, 10 - 12060 Bastia Mondovì (CN) Tel 0174/60.153 - www.briccocucu.com

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Sagra del Ciapinabò dal 13 al 14 ottobre

Appuntamenti da non perdere - inaugurazione XXI Sagra del Ciapinabò con rinfresco, degustazione del tubero con bagna caôda e laboratori gastronomici - apertura stand commerciali ed enogastronomici con degustazioni - arrivo, sistemazione animali ed allestimento della “IX Mostra locale dei bovini di razza Frisona” - laboratori gastronomici dei macellai e panificatori carignanesi - “Mezza Notte Gialla al Ciapinabò” - Isola del Gusto, con degustazione di prodotti tipici - musiche e balli di gruppo, concerti in piazza ed intrattenimento - “L’Arte di Fare il Formaggio”

La sagra nasce da un’idea del Comitato Manifestazioni di Carignano agli inizi degli anni ’90. L’Helianthus tuberosus o topinambur, in lingua piemontese “ciapinabò”, è stato scelto perché ingrediente fondamentale nell’assortimento di verdure che accompagna la “Bagna caôda”: un modo semplice ed immediato per coinvolgere un pubblico vasto sempre alla ricerca di ogni singola affermazione delle identità regionali. Con il passare degli anni e dello svolgersi della manifestazione, quella che sembrava essere una mera intuizione si è trasformata in un’idea vincente, un punto di riferimento importante nel calendario per parlare di cibo e conoscere meglio le bellezze artistiche, tradizioni ed eccellenze della città, grazie ad un ricco programma di eventi per un pubblico di tutte le età. Lo stesso prodotto povero, il ciapinabò, sta assumendo le caratteristiche di una valida alternativa all’agricoltura e all’alimentazione tradizionale, alle prese con antichi problemi ma con nuove esigenze di una dieta sana ed equilibrata. La sagra, quindi, diventa l’occasione per incontrare e far incontrare contadini e cultura accademica, cuochi, grandi cultori dell’enogastronomia e semplici neofiti, artisti ed artigiani insieme ai commercianti. E proprio nell’ottica degli scambi culturali e commerciali, dopo aver ospitato espositori provenienti dalla Puglia e dalla Sicilia, l’anno passato si è continuata questa bellissima esperienza con ospiti dalle Marche, dalla Liguria e dalle città di Gorgonzola, Mentone ed Antibes (Francia) con i loro prodotti tipici, balli e costumi. Si è creata inoltre tra i promotori della “Trippa di Moncalieri”, il settimanale “Il Mercoledì” ed il Comitato Manifestazioni di Carignano, una collaborazione denominata “Un Po in tavola”, il cui intento è quello di valorizzare i sapori che si incontrano lungo il nostro amato fiume, creando un calendario di eventi per gli amanti della buona tavola. Così, il ciapinabò di Carignano continua ad ammaliare il pubblico e sarà il grande protagonista di tre giorni da vivere intensamente.


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Carignano Abitanti: 9.258 Santo patrono: San Remigio, ultima dom. di settembre Ente organizzatore: Comune di Carignano Hanno collaborato con noi: Roberto Brunetto, Sig.ra Pesce

CENNI STORICI

Carignano Carignano è un comune periferico-provinciale che dista circa venti chilometri da Torino. Si trova sulla sponda sinistra del fiume Po, all’ingresso sud della metropoli torinese. Si tratta di uno dei comuni piemontesi più vicini al corso del fiume e storicamente più dipendenti da esso. Fino al primo Novecento fu uno dei comuni piemontesi più importanti, poi fu trascinato in un lungo declino economico e demografico dal fallimento dello storico lanificio Bona, cui il paese si era legato come one company town. La leggenda vuole che Carignano, anticamente chiamata “Carnianum” sia stata fondata da Carino figlio di Caro, imperatore del 287. È indubbia la presenza romana sui territori testimoniata dai resti archeologici. Prima dell’anno mille la città era di proprietà del vescovato di Torino, passò successivamente ai Provana e quindi ai Romagnano; nel 1243 ai Savoia. Come molti feudi del torinese, anche Carignano fu contesa per il controllo del territorio dai due più grandi poli di potere dell’epoca i Monferrato e i Savoia. Nel 1583 Carignano ottenne il titolo di città da Carlo Emanuele I il quale provvide ad assegnarne il controllo al figlio Tommaso. A metà XVII secolo Emanuele Filiberto Amedeo, principe di Carignano propose ai carignanesi la creazione di descrizioni della città per inviarli poi in Fiandra a completamento del “Theatrum Statuum Regiae Celsitudinis Sabaudiae Ducis”. All’interno del “Theatrum” vengono riportare tutte le peculiarità della città, nonché menzione delle più importanti signorie locali. Un vero è proprio manifesto della città, dunque, all’interno del quale artisti e autorità hanno inserito personale contributo. Ad inizio novecento, Carignano, seppur occupata dalle truppe nazifasciste, non riportò alcun danno. A seguito della Liberazione avviò la modernizzazione delle proprie strutture e servizi, senza mai abbandonare la sue tradizioni e peculiarità. La popolazione vive uno stato di generale benessere grazie all’alternanza tra attività agricole ed industriali, fortunatamente stabile. La densità del territorio, seppur con un arresto nel primo novecento, ha subito un aumento consistente soprattutto intorno agli anni ‘70, dovuto in particolar modo all’insediamento della Fiat a Torino che, con il relativo indotto, ha incentivato una notevole migrazione proveniente soprattutto dal sud Italia.

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Festival dei Vini 14 ottobre

La manifestazione che, più d’ogni altra, caratterizza il territorio è proprio il “Festival dei Vini”. Giunta nel 2012 alla quindicesima edizione, con un crescente successo, si tiene la seconda domenica di ottobre e vede il piccolo centro cittadino invaso da bancarelle. Circa una quarantina gli espositori che propongono vini pregiati, prodotti gastronomici e oggetti di artigianato locale, provenienti dalla provincia alessandrina e da quelle vicine. Alcune delle attività che si svolgono durante la manifestazione sono: mostre a tema, visita al “Museo di storia contadina” presso l’Agriturismo “La Pomera”, spettacoli di gruppi folcloristici ed il concorso “Negozio Di..vino” che premia la vetrina più bella. Inoltre, dalla collaborazione con il Caseificio “La Traversetolese”, nasce una degustazione di prosciutto crudo di Parma e di Parmigiano Reggiano in abbinamento con i vini esposti. Sempre nella stessa giornata, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, si svolge la sesta edizione di “Vignalesi an gamba” con la premiazione di coloro che hanno portato a far conoscere ancora di più Vignale. In questi anni, si è registrato l’afflusso di alcune migliaia di persone provenienti per lo più da altre province e non solo piemontesi; molti sono infatti i visitatori giunti da Liguria, Lombardia e Veneto.

Appuntamenti da non perdere - “Di Vin in Canto” concerto della Corale San Bartolomeo Gospel Choir - fiera mercato con caratteristiche bancarelle di prodotti enogastronomici ed artigianato locale - degustazione vini - Negozio “Di...Vino”, concorso delle vetrine più belle - Cioccolato in Vignale - aperitivo presso il punto vendita della Cantina Sociale Terre di Vignale - pranzo nell’aula Cavour con menu a piatto: panissa, polenta, salamelle e coppa, bagna cauda, dolci, vini dei produttori locali - 6° edizione “Vignaleis an gamba”


AZIENDA AGRICOLA BILETTA agriturismo Bispeder, viticoltori da quattro generazioni, prod. e vendita vini e grappe Cascina Moncucchetto, 48 - 14032 Casorzo (AT) Tel 0141/92.92.38 - www.dariobiletta.it HOTEL LEON D’ORO camere complete di ogni comfort, terrazza panoramica affacciata sul centro storico Via Roma, 62 - 15033 Casale Monf.to (AL) Tel 0142/76.361 - www.hotelleondorocasalemonferrato.com RISTORANTE BUCA D’OR ristorante, vineria, specialità cottura carni su pietra lavica, dolci artigianali Via Aporti, 36 - 15033 Casale Monf.to (AL) Tel 0142/46.15.53 LA LOCANDA DEL MONACONE eleganti stanze e suites in dimora d’epoca, piscina, cucina raffinata e legata al territorio Via Roma, 12 - 14030 Viarigi (AT) Tel 0141/61.14.07 - www.locandadelmonacone.it

Vignale M.to Abitanti: 1.084 Santo patrono: San Bartolomeo, 24 agosto Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Vignale Monferrato Hanno collaborato con noi: Piero Rivalta, Roberto Corona

PASTICCERIA CRESTA OSVALDO servizio completo per battesimi, comunioni e nozze, prodotti alla nocciola Via Cortemilia, 5 - 14051 Bubbio (AT) Tel 0144/81.117 - www.crestapasticceria.com RISTORANTE BAR SERENELLA cucina piemontese, fritto misto alla piemontese, panissa, specialità funghi e rane V. Bergamaschino, 1 - 15049 Vignale M.to (AL) Tel 0142/93.34.12 NON SOLO QUAD rivenditore di quad, buggy, quadricicli, moto, scooter, bici e auto usate Str. Cà Romera, 5 - 15049 Vignale M.to (AL) Tel 0142/93.34.31 - www.nonsoloquad.net NUOVA OSTERIA VIALARDA sulle colline vicino a Casale Monferrato, punto di riferimento per chi ama la buona cucina Str. Vialarda, 54 - 15033 Casale M.to (AL) Tel 0142/40.84.12 - www.ristorantelamagione.com

CENNI STORICI Vignale, un pittoresco paese nel cuore del Monferrato, era già conosciuto in epoca romana. Citato in un diploma del Barbarossa del 1164, fu feudo degli Aleramici di Monferrato, che vi edificarono un castello. Passò quindi ai Paleologi, che ne ampliarono il borgo e le fortificazioni, circondandolo di mura. Gli stessi promossero la costruzione del complesso dei Servi di Maria (XV secolo). La guerra tra Francia e Spagna portò a Vignale cento anni di scontri cruenti; fu bruciato due volte. I conti Callori sono stati per anni veri mecenati per il paese fino all’Ottocento. Il Palazzo Callori, residenza dei conti, fu costruito nel XV secolo e venne ampliato nel XVIII. Ha un’imponente scalinata che congiunge con il giardino sottostante. Successivamente fu acquistato dalla regione e dal 1979 è sede dell’Enoteca Regionale, grazie anche alla sua eccellenza nella produzione di barbera e del grignolino (considerata la “capitale” dei due vini citati) e fa parte del circuito dei “Castelli Aperti” del Basso Piemonte. Il calendario delle manifestazioni programmate e organizzate a Vignale è molto nutrito: si parte, nel mese di gennaio con la festa della Befana, si prosegue in febbraio con il carnevale, sfilate di carri allegorici, giochi in piazza, il tutto coinvolge non solo bambini e ragazzi, ma anche molti adulti provenienti da località vicine. In pratica ogni mese vede la realizzazione di almeno una manifestazione, eccezion fatta per il mese di luglio, dove si svolge ogni anno un significativo appuntamento culturale denominato “Vignale Danza”: una manifestazione estiva nel corso della quale si esibiscono compagnie di ballo provenienti da tutto il mondo. Il culmine delle attività si registra in agosto con le Feste Patronali di San Lorenzo nell’omonima frazione e, a seguire, la festa Patronale di San Bartolomeo in paese.

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Fiera Nazionale del Marrone dal 18 al 21 ottobre Appuntamenti da non perdere - cerimonia inaugurale della 14° edizione della Fiera Nazionale del Marrone in Piazza Galimberti - concerti, intrattenimento musicale e balli in piazza, con visite ai monumenti

La Fiera del Marrone a Cuneo rappresenta oggi uno degli appuntamenti di maggior spicco per le produzioni tipiche del territorio piemontese. Le sue prime edizioni risalgono agli anni trenta, quando la città di Cuneo era un centro mercatale dei prodotti castanicoli tra i più forniti del nord Italia. Con l’inizio del conflitto mondiale venne sospesa e soltanto nel 1999 se ne recuperò l’eredità, con l’avvio da parte dell’ATL Cuneese del progetto “Il Tempo delle castagne”. Per sostenere iniziative a favore del rilancio della castanicoltura, si costituì l’Associazione per la valorizzazione della castagna, alla quale fu demandato il compito di organizzare a Cuneo la “rinata” Fiera del Marrone. La prima edizione ottenne un successo strabiliante. Oltre centomila visitatori, dei quali molti stranieri, si riversarono lungo le vie del centro storico cittadino attratti dai profumi e dall’atmosfera di una tradizione millenaria. La manifestazione raccolse grande consenso anche da parte di operatori, studiosi e tecnici degli enti montani e dell’Università e fu proclamata evento di apertura delle oltre trenta manifestazioni a carattere “castanicolo” dell’autunno cuneese. Al suo consolidamento negli anni successivi hanno partecipato tutte le maggiori realtà produttive del territorio e gli enti locali, tra i quali il comune di Cuneo, che nel 2004 ha assunto la piena titolarità della Fiera; nel 2009 ha ottenuto il riconoscimento di “Fiera Nazionale”. La quattordicesima edizione della Fiera nazionale del Marrone si svolgerà dal 18 al 21 ottobre 2012, come di consueto, nel centro storico del capoluogo (piazza Galimberti, via Roma, largo Audiffredi, piazza Torino, piazza Virginio, via Santa Maria). Accanto ai momenti esclusivamente enogastronomici l’Assessorato alle Attività Promozionali e Produttive, in sinergia con i partners della Fiera, sta definendo nuove proposte turistiche, iniziative culturali, didattiche e di intrattenimento per creare un evento capace di attrarre non solo gli appassionati del gusto, ma chiunque desideri vivere un fine settimana a stretto contatto con la genuinità, l’artigianato, le tipicità e il folklore delle valli cuneesi, abbinate ai migliori prodotti d’Italia e d’Europa. Per accrescere il valore della manifestazione, investendo sulla qualità dei prodotti esposti e proposti in vendita, gli espositori verranno attentamente selezionati da un pool di esperti composto da rappresentanti del Comune di Cuneo, Slow Food, Coldiretti, Confartigianato, ATL e Promocuneo.

- “Terre da gustare”; la Camera di Commercio di Cuneo organizza degustazioni di prodotti tipici guidate da esperti del GIA (Gruppo Italiano Assaggiatori) - convegni sulla riscoperta dei paesaggi del castagno, sulla tutela e riqualificazione del prodotto e sull’ importanza e l’evoluzione della coltivazione - 14° Adunata nazionale degli “Uomini di Mondo”; dalla celebre frase di Totò raduno di quanti hanno fatto il militare a Cuneo - “Scacco al Marrone”


REGNO BLU - TOP LINE abbigliamento casual, produttori di camice su misura, abbigliamento sportivo Via Rocca De Baldi, 26 - 12100 Cuneo (CN) Tel 0171/40.32.01 - www.toplineabbigliamento.com PASTIFICIO BOETTI produzione artigianale di pasta fresca e dolci, specialità tortelloni di zucca e lasagne Corso Soleri, 2 - 12100 Cuneo (CN) Tel 0171/69.24.66

Cuneo

Abitanti: 55.714 Santo patrono: S. Michele Arc. e Beato A. Carletti, 29 sett. Ente organizzatore: Comune di Cuneo Hanno collaborato con noi: Fabio Guglielmi, Sig.ra Maineri

CENNI STORICI Sorta con consilio et consensu expresso del Signor Abate della chiesa di

San Dalmazzo, Cuneo è nata presumibilmente in conseguenza di un esodo da terre e luoghi sottoposti alla giurisdizione, non più riconosciuta, del Marchese di Saluzzo. I suoi abitanti dovettero considerare l’aspetto difensivo come principale necessità fin dal momento della fondazione. La vita del nuovo Comune inizia in modo difficile, soprattutto per i contrasti con l’ex signore, il Marchese di Saluzzo, che non vuole perdere potere sui suoi sudditi e che, in seguito ad un accordo con Asti, ritorna ad esercitare il suo dominio su queste terre. Nel 1231, grazie soprattutto all’aiuto di Milano, la città viene ricostruita. Il 10 aprile 1382 Cuneo entra nel novero delle terre sabaude, con l’atto di dedizione ad Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, e ottiene l’impegno a vedere restituito il suo vasto distretto, che alla fine del periodo angioino era andato letteralmente in pezzi. Sotto lo Stato Sabaudo Cuneo si richiude, riducendosi, verso la metà del Settecento, sostanzialmente a città-fortezza. Nel corso di questi secoli si intensifica l’attività costruttiva, che introduce mutamenti all’impianto medioevale della villa, e si afferma, accanto alla nobiltà feudale, un ceto borghese dedito alle libere professioni e alle attività commerciali, che si impone economicamente e socialmente fino a detenere la gestione della cosa pubblica. Nella Cuneo ottocentesca prosperano i mercati, soprattutto quelli legati ai bozzoli, alle castagne e poi ai bovini di razza piemontese, che animano l’economia e favoriscono lo sviluppo del sistema bancario. Il Novecento si apre con la Prima Guerra Mondiale e la città, liberale, si afferma a livello nazionale con figure di rilievo come Giovanni Giolitti, Marcello Soleri e Tancredi Galimberti. Il giorno successivo alla caduta di Mussolini, il 25 luglio del 1943, Duccio Galimberti, con un discorso dal balcone della sua casa, rivitalizza le coscienze richiamando la gente di Cuneo alla guerra contro i Tedeschi: la risposta consisterà nell’elevato apporto dei Cuneesi al volontariato partigiano. L’assassinio di Galimberti e il rogo di Boves sono gli episodi più tragici dell’occupazione tedesca, che durerà fino all’avanzata partigiana dell’aprile del 1945. Per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana, Cuneo è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare il 1 agosto 1947 e si costruirà qui, non a caso, il monumento alla Resistenza Italiana.

OSTERIA DEI MORRI ristorante con cucina tipica piemontese Via Roero, 9 12100 Cuneo (CN) Tel 0171/48.05.52 MACELLERIA GIORDANO carne bovina, ovina e suina piemontese, salumeria Via Cavallotti, 25 - 12100 Cuneo (CN) Tel 0171/69.32.97 BARRACUDA CAFFÉ & TOBACCO winebar, cocktail, caffetteria e tabacchi Corso Francia, 26 12100 Cuneo (CN) Tel 0171/692961 SAN QUINTINO RESORT country resort, cucina tipica piemontese, camere full comfort e scuola di equitazione Via Vigne, 6 - 12022 Busca (CN) Tel 0171/93.37.43 - www.sanquintinoresort.com BAR BOBO bar caffetteria, tavola calda, cucina cinese, piatti d’asporto, paninoteca, happy hour Corso Giolitti, 36 - 12100 Cuneo (CN) Tel 0171/68.19.51 AUTORIPARAZIONI BRUNO E CAVALLO Via Caraglio, 12 - 12100 Cuneo Tel 0171/69.88.333 brunoecavallo@libero.it

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Sagra della Zucca dal 19 al 21 ottobre

Ad Omegna, a due passi dal Lago, si festeggia l’arrivo dell’autunno e dei primi freddi con una sagra dedicata alla zucca, frutto dalle numerosissime specie che colora gli orti e diventa prezioso ingrediente di tante ricette, oltre che simbolo di una tra le feste piu amate dai piccini, Halloween. Ad Omegna, dal 19 al 21 ottobre la zucca diventa così oggetto di esposizioni, di mostre ed ingrediente principale di numerosi piatti da gustare. La storia di questo frutto arriva da lontano; nel Nord America la zucca era un alimento fondamentale nella dieta degli Indiani e, proprio da loro, i primi coloni impararono a coltivarla e successivamente a farla conoscere al Vecchio Mondo. Oggi diventa alimento prelibato, da gustare in una moltitudine di ricette, piatti e in abbinamento ad altre bontà. Così per tre giorni si puo deliziare il proprio palato visitando il “mercatino del contadino” nel centro storico di Omegna, facendo una tappa nello stand gastronomico o assaggiando, alle ore 17 di sabato, la focaccia con la zucca in Piazza Mameli. Da non perdere, domenica 21 ottobre, la possibilita di acquistare gadgets di Halloween realizzati con diversi tipi di zucche: gialle, arancioni, verdi e ancora voluminose o appiattite, per tutti i gusti e per tutti gli usi. Le tre giornate saranno rese ancora più divertenti da intrattenimenti musicali e animazione per i piu piccini.

Appuntamenti da non perdere - esposizioni d’arte ed eventi per l’inaugurazione della sagra - “A cena con la zucca” rassegna gastronomica presso alcuni ristoranti locali - mercatino degli hobbisti del piccolo antiquariato e degli artigiani - apertura stand vendita zucche e prodotti gastronomici derivati - stand gastonomico della Pro Loco - mercatino agroalimentare - degustazione vini e spettacolo del gruppo folcloristico - “Grande risottata” a cura della Pro Loco


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Omegna

Abitanti: 15.991 Santo patrono: Sant’Ambrogio, 7 dicembre Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Omegna Hanno collaborato con noi: Assessorato al Turismo del Comune di Omegna

CENNI STORICI L’insediamento antico del territorio è provato dai ritrovamenti archeologici

della frazione di Cireggio, dove in località San Bernardo si sono rinvenuti frammenti fittili e litici della tarda età del bronzo e del ferro, e del monte Zuoli, dove si è individuato un altare protostorico e un possibile scivolo rituale. Priva di fondamento è l’ipotesi, proposta dallo storico Antonio Rusconi, che vorrebbe il lago d’Orta popolato dagli Osci (nome che gli eruditi locali avevano ricavato da “Oscela”, ritenuto l’antico nome dell’Ossola) di origine iberica, dal cui dialetto sarebbe derivato (da umacia = lago) il toponimo Humana-UmeniaVemenia. Un’altra leggenda è quella che fa derivare il nome di Vemania da “Vae moenia” (Guai a voi o mura!) maledizione che Giulio Cesare avrebbe scagliato contro le formidabili mura della città. Nel 1221 Omegna si diede al Comune di Novara seguendo le vicende del Novarese in età medievale e moderna. Anche il novarese fu percorso dalla ventata libertaria e repubblicana conseguente alla rivoluzione francese. Nel 1798 il generale francese Léotaud sbarcò a Pallanza con una schiera di armati, occupò Cannobio e parte dell’Ossola; ma finì sbaragliato dalle truppe sabaude del marchese d’Oncieux tra Gravellona e Ornavasso. All’esordio di Napoleone il Cusio fu occupato dai francesi, poi dagli austriaci. In seguito il cantone d’Omegna, sottoposto al V distretto con sede ad Arona, fece parte del dipartimento dell’Agogna nella Repubblica Cisalpina (1800); con il regno italico voluto da Bonaparte (1805) fu sottoposto alla vice prefettura aronese. Sconfitto Napoleone, nel 1815 il congresso di Vienna sancì la restaurazione dei Savoia; gli omegnesi salutarono con gioia il ritorno di Vittorio Emanuele I. Da metà Ottocento vennero impiantate in paese importanti fabbriche e, agli albori del Novecento, altri pionieri trasformarono il borgo in un vivace centro industriale. Nel 1913 Omegna venne collegata con Pallanza da una tranvia elettrica. Nel 1928 le furono aggregate le attuali frazioni; nel 1939 divenne città. Nel corso della seconda guerra mondiale la resistenza novarese ai nazi-fascisti ebbe inizio in zona, con la figura romantica di Beltrami; fu una base della liberazione partigiana dell’Ossola nel settembre 1944. La liberazione di Omegna avvenne il 24 aprile 1945, mentre le truppe angloamericane passavano il Po, e nelle città del nord Italia ancora occupate dalle truppe nazi-fasciste scattava l’insurrezione generale ordinata dal CLNAI. Tale data ora viene ricordata nel nome della piazza dove si trova il municipio cittadino.

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Sagra Valsusina del Marrone dal 20 al 21 ottobre

Appuntamenti da non perdere - pesatura 50 marroni per il Concorso Peso - apertura Sagra dei Marroni e Mostra Mercato, con distribuzione di “brusatà” - inaugurazione ufficiale della manifestazione con spettacoli di strada, teatro e musica - premiazioni concorso Peso e Confezioni a tema libero, allestite dai produttori valsusini ed esposte al pubblico - ristorazione con menu a base di marroni e dolci stuzzicanti - mostre fotografiche, esposizioni e rievocazioni storiche - vendita di marroni freschi con la presenza dell’Ass. Produttori Marroni Valle di Susa

Come si può leggere negli archivi storici, nel 1863 l’Amministrazione comunale richiedeva alla Superiore Autorità il permesso di effettuare due fiere annuali, da tenersi una il terzo giovedì d’aprile e l’altra il secondo lunedì d’ottobre. La prima, utilizzata per commerciare essenzialmente sementi e animali ad inizio dell’attività agricola annuale, è oggi rievocata da “Villar Focchiardo in fiore”, mentre la fiera autunnale, dedicata alla compravendita dei raccolti ed in particolar modo dei Marroni, con il passar del tempo si è spostata alla terza domenica d’ottobre. Crescendo d’importanza nel tempo, occupa ora il terzo fine settimana, con la veste di Sagra Valsusina del Marrone e Mostra Mercato dei prodotti agricoli, ortofrutticoli, artigianali e commerciali valsusini. Tra i preparativi che precedono l’apertura ufficiale della manifestazione è da segnalare, il giovedì sera, un “rito” particolare: la pesatura di 50 Marroni presentati da ciascun produttore, per la partecipazione al “Concorso Peso”. Vengono richiamati produttori non solo da Villar Focchiardo, che in un clima d’amicizia, mista ad una sana competizione, ricercano ogni anno l’ambito primato raggiungendo record variabili, secondo l’annata, da 1300 a 1600 grammi. Gli stessi concorrenti, nell’esporre il loro prodotto al pubblico del fine settimana, possono cimentarsi in bellissime ed originali composizioni di fantasia, aventi quale tema o elemento realizzativo il Marrone, partecipando, così, anche al “Concorso Confezioni”. L’introduzione delle piante di castagno sul territorio, pare risalga al primo millennio; possono superare i cinque secoli di vita e le più vecchie ceppaie si trovano proprio nella zona tra Villar Focchiardo e San Giorio, dove, verso la fine dell’anno 1200, l’Ordine dei Templari possedeva il castagneto forse più grande della Valle di Susa. Esistono circa 300 varietà di castagne, ma il titolo di Marroni spetta solamente alla qualità selezionata con particolari qualità organolettiche, guardati con particolare riguardo dalle pasticcerie cittadine per la produzione dei prelibati marron glacé ed esportati all’estero, fino alla lontana Australia. In corso di definizione da parte del Ministero dell’Agricoltura, l’attribuzione dell’IGP (Indicazione Geografica Protetta) alla zona della Valle di Susa come sito di produzione, di cui Villar Focchiardo è la “capitale”.


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Villar Focchiardo Abitanti: 2.079 Santo patrono: Santi Cosma e Damiano, 23 settembre Ente organizzatore: Comune di Casale Monferrato Hanno collaborato con noi: Piero Toffoletti, Geom. Giorgio Fiore

CENNI STORICI

Villar Focchiardo è un piccolo centro, collocato nella Media valle di Susa, alla destra orografica del fiume; comprende numerose borgate la maggior parte delle quali in area prevalentemente montana. Il paese si sviluppa nella zona montana per la parte più antica, e le numerose borgate sono situate anche verso il territorio pianeggiante, ove ora sorgono insediamenti artigianali e commerciali e le nuove residenze. Il territorio comunale conserva tracce d’insediamento preistorico forse dell’Età del Bronzo, ma non presenta tuttavia tracce di insediamento romano (come buona parte dei comuni della destra orografica della Dora). Dall’antichità ad oggi la presenza di una strada di comunicazione internazionale come la strada di Francia, ha condizionato molto l’identità dei villaggi valsusini, a causa del continuo passaggio di uomini, merci ed animali, oltre che altre entità impalpabili come virus, idee, papi, imperatori, soldati, carovane di mercanti, pellegrini, giullari. Villar Focchiardo non inglobò la strada e non diventò quindi un borgo, come accadde a S.Antonino e S.Giorio. Agli inizi del XIII secolo, la sua fisionomia è quella di un villaggio aperto, in cui ad un nucleo centrale, la Villa, fanno riferimento una serie di nuclei minori, sparsi in fondovalle e collina. Il centro ospita la chiesa e la domus signorile, dalle quali deriva la sua forza di attrazione. Nuclei abitati minori sono Banda, “Gravia”, Pasquerio, Chiapinetto, Castagneretto e Casellario. Le prime informazioni sul nome risalgono al 1001 con il nome di “Albereti corrispondente, probabilmente, alla località “Albareia”(o “Albareta”) citata più volte nelle documentazioni del comune e nel diploma imperiale di Ottone III, dove viene confermato a Manfredi il dominio sulla valle. La prima menzione con il nome di “Vilare Folcardi” risale al 1029 nel diploma concesso da Manfredi II per la fondazione dell’abbazia di San Giusto di Susa. Il primo nucleo insediativo, forse con il nome di “Albareia”, sorgeva nei pressi della Dora e della via francigena, ma probabilmente a causa dei frequenti straripamenti fu costretto a spostarsi lontano dalla via, verso l’interno. Ma la ragione principale del trasferimento fu probabilmente un’altra. Nei primi decenni dell’XI secolo i nuclei insediativi furono organizzati intorno al centro di una villa, ovvero una piccola azienda agricola signorile: Fulchard è un nome germanico di connotazione aristocratica.

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Fiera del Sedano Rosso 21 ottobre

Appuntamenti da non perdere - cena di gala presso l’Agriturismo Cascina Gorgia; a partire dalle ore 18, tutti i partecipanti alla cena, potranno visitare il campo di pratica golf e il parco didattico con gli animali della fattoria - “Atelier del Sedano Rosso” in Piazza Umberto I; degustazioni e specialità al sedano rosso abbinate a prodotti tipici e vini DOC e DOCG rigorosamente selezionati dai consorzi di tutela - pranzo e cena con il Sedano Rosso; Locanda del Sedano Rosso in Piazza Umberto I - negozi aperti - IX Fiera del Sedano Rosso; Sedano Rosso in piazza e Mostra mercato dell’enogastronomia e dei prodotti tipici DOP e IGP e dell’eccellenza artigiana

Grande successo per questa manifestazione ormai tradizionalmente inserita nel calendario di appuntamenti della Città, che ha richiamato migliaia di appassionati di questo ortaggio tipico del territorio orbassanese, dal 2010 presidio Slow Food. Tante le iniziative e le opportunità per i visitatori di degustare le bontà a base di sedano rosso, tante le attrazioni per grandi e bambini, per una Fiera all’insegna della buona cucina e dello stare insieme. Anteprima della Fiera sarà la cena di gala “Sedano Rosso...che passione!”, in programma presso i rinnovati locali dell’Agriturismo “Cascina Gorgia”, in Strada Stupinigi 80 ad Orbassano. Un appuntamento a cui non mancare, per assaporare in anteprima tante specialità a base di sedano rosso, dall’aperitivo al dolce, una bella occasione per trascorrere una serata insieme, cittadini e istituzioni, condividendo la passione per questa prelibatezza. “Siamo giunti alla nona edizione di questa Fiera - Commenta il Sindaco di Orbassano, Eugenio Gambetta - La Fiera del Sedano Rosso si conferma una tradizione importante per il nostro territorio, un appuntamento all’insegna della valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche e produttive locali. In questi anni abbiamo lavorato con impegno affinché la Fiera del Sedano Rosso mantenesse un alto livello di qualità, in linea con il prestigioso riconoscimento di Slow Food che ha visto protagonista la nostra Città durante lo scorso anno. Ringrazio quindi, a nome di tutta l’Amministrazione comunale, tutti coloro che collaborano con impegno per promuovere questo appuntamento, promuovendo il nome di Orbassano e del Sedano Rosso sull’intero territorio”. Sempre più conosciuto dopo il suo ingresso tra i prestigiosi prodotti targati Slow food, il sedano rosso fa nuovamente capolino tra gli appuntamenti dell’autunno orbassanese. E si prepara a diventare il protagonista della nona edizione della fiera a lui dedicata. Ormai senza più necessità di presentazione, l’ortaggio più conosciuto delle campagne locali torna in piazza per la consueta rassegna realizzata dall’Amministrazione comunale in collaborazione con Confesercenti, Consorzio Sedano Rosso e OadiCentro Commerciale Naturale “I Portici”. La domenica, nelle vie del centro, il clou della manifestazione con la Fiera: sarà anche il momento dei produttori del Consorzio del Sedano Rosso, che venderanno migliaia di piante ai tanti clienti che vorranno assaggiare il prodotto locale per eccellenza.


Orbassano Abitanti: 22.644 Santo patrono: San Giovanni Battista, 24 giugno Ente organizzatore: Consorzio Sedano Rosso e Comune di Orbassano Hanno collaborato con noi: Sig.ra Giovanna, Sig.ra Doni

CENNI STORICI Le campagne dove oggi sorge Orbassano sono state disboscate, suddivise e coltivate già in epoca romana e ciò è documentato da due testimonianze epigrafiche di epoca imperiale, rinvenute nel territorio comunale nella seconda metà del XIX secolo. Questi reperti consistono in due lapidi che indicavano la proprietà del terreno. Prima dello scorso millennio il territorio di Orbassano faceva parte dei territori appartenenti ai Marchesi di Susa, ma venne poi ceduta nel 1029 all’abbazia di San Giusto di Susa, da Olderico Manfredi. Orbassano è nota anche per la “Battaglia della Marsaglia”, che vide schierarsi da una parte le truppe del Re di Francia Luigi XIV e dall’altra quelle di Vittorio Amedeo II, guidate dal Generale Nicola Catinat. È bene ricordare però che tale battaglia non interessò in realtà i territori di Orbassano ma la fascia che circonda il Monte San Giorgio e quindi i comuni di Bruino, Piossasco e Volvera. Già a partire dall’800 Orbassano inizia a trasformarsi: la personalità di Orbassano più rilevante dell’800 è stata Leandro Quenda, sindaco di Orbassano per oltre vent’anni, eletto nell’allora Regno di Sardegna e deposto a Italia già unificata. Sotto il suo lungo mandato a Orbassano sono stati aperti l’ospedale San Giuseppe, la scuola Don Giordano, tessiture, opifici, strade ed è stato lui a proporre e a coinvolgere gli altri sindaci della Val Sangone e del Pinerolese per l’apertura delle linee ferroviarie lungo l’asse Orbassano-Giaveno e Orbassano-Pinerolo. In principio Orbassano fu sede di un’azienda tessile di medie dimensioni, la Depetris, e questo rappresentò il primo settore sviluppatosi in loco e più generalmente nell’intera Italia Settentrionale all’epoca. A partire dagli anni settanta del Novecento con l’insediamento della Fiat presso Tetti Francesi (frazione di Rivalta) e di tutto l’indotto che ne è conseguito, ha causato un forte aumento della popolazione che è passata in breve tempo da 6.000 abitanti a 16.000. È stato quindi stabilito un efficace piano regolatore per organizzare le aree residenziali, quelle commerciali e industriali, le zone destinate ad area agricola e quelle riservate ai servizi.

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Salone del Gusto dal 25 al 29 ottobre

Appuntamenti da non perdere - 950 espositori - 300 Presìdi Slow Food, produttori e prodotti delle comunità del cibo di 130 Paesi - ben oltre 150 appuntamenti tra Laboratori e Teatri del Gusto e Master of Food - 25 Appuntamenti a Tavola ospitati nei migliori ristoranti del territorio - 50 conferenze sui temi più cari a produttori, consumatori, ristoratori e ricercatori - percorsi didattici - aree di ristorazione dove i cuochi della rete di Terra Madre fanno conoscere i prodotti dei loro territori - tra gli eventi speciali del Salone del Gusto, la presentazione della guida Slow Wine, per incontrare i migliori viticoltori sotto il segno della chiocciola

Per la prima volta nell’edizione 2012, Salone del Gusto e Terra Madre si fondono in un evento unico che racconta la straordinaria diversità agroalimentare di ogni continente, dando voce a tutti i piccoli produttori che, nel Nord come nel Sud del mondo, si ispirano al buono, pulito e giusto, producendo un cibo la cui qualità è definita dalla bontà organolettica, dalla sostenibilità ambientale e dalla giustizia sociale. Il Salone del Gusto porta in eredità il successo consolidato nelle passate otto edizioni e un patrimonio di produttori eccellenti, cuochi, Laboratori del Gusto, Presìdi, istituzioni. Dal canto suo, Terra Madre rappresenta una rete di comunità del cibo, accademici, cuochi, giovani provenienti da 150 Paesi. L’obiettivo è di creare il più importante appuntamento mondiale dedicato al cibo, capace di unire il piacere gastronomico e la responsabilità nei confronti di quel che mangiamo e di chi lo produce, affiancando all’esperienza gustativa - che rimane un caposaldo del Salone - la conoscenza delle donne e degli uomini che coltivano, allevano e trasformano i prodotti alimentari di tutto il mondo, dei territori in cui questi nascono e hanno radici profonde. In questo percorso, Salone del Gusto e Terra Madre toccano alcuni temi cruciali legati alla produzione e al consumo del cibo: dal ruolo dei giovani e delle piccole produzioni tradizionali nel futuro dell’agricoltura alla difesa del paesaggio, dalla battaglia per un’agricoltura libera da Ogm alla tutela dei pastori e dei piccoli pescatori, dal rafforzamento del rapporto fra produttore e consumatore alla promozione di scelte più responsabili e informate in campo alimentare, nella piena consapevolezza dei loro effetti sulla salute, sull’ambiente e sul sistema produttivo. Salone del Gusto e Terra Madre, a partire da quest’anno, sono quindi interamente aperti al pubblico e offrono a tutti i visitatori la possibilità di scoprire i sapori delle regioni italiane, le comunità del cibo europee, asiatiche, africane e americane, i Presìdi di tutto il mondo (dal Perù alla Malesia), i protagonisti dei mille orti che Slow Food sta realizzando in Africa; di partecipare ai percorsi di educazione (per adulti e bambini), a conferenze e dibattiti, degustazioni e momenti di scoperta gastronomica (attraverso guide speciali come chef affermati ed emergenti, produttori di vino ed esperti culinari che “salgono in cattedra” nelle consolidate formule dei Laboratori e Teatri del Gusto, dei Master of Food e degli Incontri con l’Autore). Un’opportunità unica, per conoscere sapori insoliti o per scoprire che la vita di un pastore norvegese non è poi così diversa da quella del suo collega etiope.


Torino Abitanti: 907.108 Santo patrono: San Giovenale, 3 maggio Ente organizzatore: Slow Food

PASTICCERIA DULCINEA fresca e secca, cioccolatini, torrone, panettoni, torte nuziali, cesti personalizzati, catering Corso Francia, 207 - Torino (TO) Tel 011/77.67.843 LINEA FRESCA prep. e vendita di piatti gastronomici, prodotti ortofrutticoli piemontesi e liguri Via Mazzini, 36/A - 10135 Torino (TO) Tel 011/81.22.523 - www.lineafrescacongusto.com DA MICLIN salumeria artigianale, formaggeria, vendita vini pregiati, spec. gastr. regionali e non solo Piazza Europa, 5 - 10023 Chieri (TO) Tel 011/94.73.766 RISTORANTE SOLFERINO talento alla base di un grande successo, 3 ristoranti dell’Ambrogini Group Ristorazione Piazza Solferino, 3 – 10121 Torino (TO) Tel 011/53.58.51 - www.ristorantesolferino.com MACELLERIA BRUNO carne di femmina di fassone, ampia selezione di carni suine, coniglio, pollo e tacchino V. Principi d’Acaja, 35 - 10138 Torino (TO) Tel 011/43.43.991 FALEGNAMERIA LUIGI CHIODO specializzati in arredamenti e prog. di mobili in stile e moderni, eccellenza artigiana Str. del Barocchio, 63/18 - 10136 Torino (TO) Tel 011/31.19.312 - www.luigichiodo.it BED & BREAKFAST NICOSIA due B&B a Torino, vicini al centro e all’uscita dell’autostrada To-Mi, ospitalità e cortesia Largo Montebello, 33 - 10124 Torino (TO) Tel 011/02.09.686 - www.bedandbnicosia.it R.B. COSTRUZIONI spec. nell’edilizia con professionalità artigiana, materie prime atte al rispetto della natura Via Carignano, 39/3 - 10048 Vinovo (TO) Tel 011/96.24.226 - www.rbcostruzionisc.it

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Sagra del Kiwi dal 26 al 28 ottobre

Appuntamenti da non perdere - venerdì 26, inaugurazione 13° Sagra del Kiwi con esibizione della banda musicale - convegno sulla coltivazione del kiwi, le sue debolezze e le sue peculiarità - al Palatenda, il gruppo ricreativo dell’anziano organizza una serata danzante - sabato 27, apertura rassegna zootecnica con esposizione animali e prodotti agricoli - mostre ed eventi sportivi - presso il Palatenda, cena del “Gran Bollito” - domenica 28, grande castagnata, frittelle di mele e vin brulè per le strade del paese - sfilate, eventi e serata danzante di chiusura

Per la 13° edizione della Sagra del Kiwi, il Comune di Bibiana (provincia di Torino) propone una manifestazione che, cresciuta e arricchitasi negli anni, soddisfa gli interessi della grande presenza di pubblico. Oltre alla valorizzazione del bel territorio in cui si colloca il paese, che da sempre esprime un’eccezionale attitudine alla frutticoltura, ai visitatori vengono proposti prodotti di qualità, momenti di formazione, diverse mostre (la mostra del fungo e dei prodotti d’autunno, la mostra delle biodiversità con particolare attenzione alle razze animali piemontesi, la mostra del ricamo e quella di arte), serate culturali, spettacoli, ricche proposte gastronomiche presso i ristoranti e gli agriturismi del paese e il mercatino dello scambio e del baratto. Inoltre grazie ad una accurata organizzazione, i visitatori potranno approfittare dei percorsi turistici per passeggiate a piedi, in bici o a cavallo sulla collina e in mezzo ai frutteti, godendo di alcuni punti panoramici di rilievo. Da Bibiana perciò l’invito a conoscere, vedere e scoprire un luogo ricco di particolarità agricole vecchie e nuove, di colori, di sapori e di tradizioni.


Bibiana Abitanti: 3.399 Santo patrono: Sant Bibiana Martire, 2 dicembre Ente organizzatore: Ass. Commercianti di Bibiana Hanno collaborato con noi: Alessandro Noia, Gianluca Viotto

CENNI STORICI Bibiana (anticamente Bubiana) ha origini romane: sarebbe stata fondata, a metà del 1° secolo dopo Cristo, da un certo Bubius, un capitano degli eserciti romani che colonizzarono le vaste aree pedemontane ove essa oggi sorge. In epoca carolingia fu concessa ad Arduino, Conte di Torino, quindi fu infeudata ai Manfredi - Luserna. La prima documentazione storica di Bibiana è data da un atto del 1027 del “cartario di Cavour” che designa la località col nome di Villa Bibiana. Nel 1259 passò sotto la signoria dei Savoia - Acaja. Al 1335 risale la grandiosa costruzione delle mura di cinta che circondavano tutto il territorio comprendente il castello di Castelfiore e le decine di case ai piedi della collina. Bibiana contava allora poche centinaia di abitanti, non così pochi se si pensa che Torino ne contava solo 5.000. Poi, per secoli, un’epidemia di peste causò molte vittime; il 22 settembre 1592 le soldatesche francesi del Lesdiguierès scesero dal Monginevro e con furia distruttrice si avventarono su Bricherasio, Cavour e Bibiana, ove rovinarono case, mura e l’antico castello dei Luserna di Castelfiore. Avvenimento di rilievo nella storia di Bibiana è il soggiorno del Duca di Savoia e futuro primo Re di Sardegna Vittorio Amedeo II: nel 1706 in piena guerra di successione spagnola il duca, lasciata Torino assediata dai francesi, fu ospitato nel convento di Castelfiore il 7 e il 25 Luglio. Ivi, recatosi sul vicino colle di San Bernardo per ispezionare la pianura sottostante, avrebbe pronunciato il solenne voto di far erigire la basilica di Superga se Torino fosse stata liberata. Al ‘700 risale la costruzione certamente su insediamenti precedenti, delle numerosissime cascine che con la loro caratteristica architettura costellarono tutto il territorio di Bibiana, specie la prospera pianura coltivata da secoli con passione e tenacia: esempi di capacità, di iniziativa e di sicuro progresso economico e sociale dei bibianesi, malgrado le ripetute distraziate vicende storiche. Per secoli, distruzioni e ricostruzioni: contrasti tra le politiche distruggitrici dei potenti e la costruttiva tenacia dei sudditi. La tranquilla secolare fedeltà a casa Savoia terminò con la guerra di liberazione. Oggi Bibiana è un paese tranquillo e vivace, in grado di offrire un piacevole e interessante soggiorno.

ERIKA E MORENA MARKET panetteria, alimentari, gastronomia Piazza San Marcellino, 27 10060 Bibiana (TO) Tel 0121/55.277 PASTICCERIA VALPELLICE assortite specialità di valle. Via I° Maggio, 229 10062 Luserna San Giovanni (TO) Tel 0121/90.97.33 BAR ELDA ogni tipo di grappa e liquori, cioccolatini, caffetteria ed articoli regalo, biglietteria Sadem Tel. 0121/90.09.51 - Via I° Maggio, 26 10062 Luserna San Giovanni (TO) LO STYLE arredamenti su misura, librerie, cucine, armadiature per abitazioni, uffici e negozi Via Nazionale, 176 - 10064 Pinerolo (TO) Tel 0121/20.18.74 - www.lostylefdm.com MACELLERIA GEUNA prodotti gastron. pronti, fagottini di maiale e vitello, involtini, polpette e arrosticini Piazza Roma, 26 - 10064 Pinerolo (TO) Tel 0121/32.26.56 PASTICCERIA GELATERIA RAVERA servizio caffetteria e bar, pasticceria e gelateria artigianale Tel 0121/90.26.56 - Via Diaz, 17 10062 Luserna San Giovanni (TO) CAMPEGGIO CAIRO a 500 metri dai negozi e centri d’interesse, terreno pianeggiante, erboso e alberato Viale Dante, 19 - 10066 Torre Pellice (TO) Tel 0121/93.20.60 - camping-cairo@email.it IDEA PIZZA ampia scelta di pizze, anche d’asporto Corso Vittorio Emanuele II, 64 12031 Bagnolo Piemonte (TO) Tel 0175/39.23.61

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Sagra Mele Miele dall’1 al 4 novembre

Appuntamenti da non perdere - workshop con escursioni guidate e letture - Santa Messa ed inaugurazione della Sagra - laboratori per bambini, concerti, castagnata e convegni sui prodotti tipici locali - nei ristoranti locali, menu tipici a tema “sagra mele miele” - visite guidate ai monumenti e luoghi storici del paese - giornata dedicata ai convegni, alle proiezioni ed agli spettacoli che hanno come filo conduttore il tema scelto dagli organizzatori della sagra - laboratori creativi e mostre fotografiche sul territorio ed i suoi tesori - festa di chiusura sagra

Ti accolgono le mele profumatissime che rincorrono il miele dai mille colori e, tutt’attorno, i formaggi d’alpeggio, l’elegante Bettelmatt e i nostrani formaggi locali, produzioni di piccole e grandi aziende agricole. Da dietro l’angolo sbucano incuriosite le castagne, i salumi di capra e di asino dondolano e si trastullano, il pane appena sfornato riempie l’aria… come non fare un assaggio delle torte fatte in casa dalle mamme e dalle nonne? E poi c’è il vino e la birra artigianale, le tisane del consorzio con le erbe officinali coltivate nei campi tutt’attorno, le caramelle e il necessario per preparare il liquore digestivo; marmellate, confetture, creme sfiziose e gustose, da spalmare e da leccarsi dita e baffi. La Sagra Mele Miele è questo: la mostra del prodotto semplice, di piccola produzione agricola ma naturale; prodotto a Baceno e dintorni, nel Parco Naturale dell’Alpe Devero, in questa Terra d’Ossola, a due passi dal confine svizzero. Oltre ai prodotti si possono trovare l’oggetto artigianale di legno, quello scolpito sulla pietra o ricamato a mano. 50 bancarelle in bella mostra, che da più di vent’anni rendono varia e vera questa Sagra, una delle prime a parlare di naturale e di biologico, così di moda oggi. Ma da alcuni anni la Sagra è incontri, convegni, musica, laboratori creativi per i bambini, dialoghi serali con personaggi noti e meno noti che si ritrovano a parlare di montagna, agricoltura e natura. Ogni anno un tema diverso: un modo per portare l’attenzione su queste produzioni, su queste artigianalità, sul territorio bello, semplice, puro. “Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà” (Bernard de Clairvaux). In un tempo che ormai si misura in gigabyte, dove i bambini imparano che una mela è prima di tutto un marchio e dopo il frutto di un albero, dove il senso delle cose di una volta viene soffocato da mondi virtuali possiamo e dobbiamo riscoprire i “fondamentali” della vita.


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Baceno

Abitanti: 928 Santo patrono: San Gaudenzio, 22 gennaio Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Baceno Hanno collaborato con noi: Sig.ra Stefania

CENNI STORICI

Baceno, comune della Valle Antigorio, ha una superficie di 6872 ettari e si trova a 655 metri sul livello del mare. L’antichità del luogo è attestata dal rinvenimento, avvenuto nel 1958, di una tomba assegnabile al II sec. d.C.. Baceno, il cui nome compare per la prima volta in un documento del 918, nel Medioevo seguì le vicende dell’Ossola superiore ed ebbe notevole importanza per la sua posizione alla confluenza di tre valli. Nel 1215 l’imperatore Ottone IV investì della Valle Antigorio la famiglia De Rodia i cui possessi pervennero poi ai De Baceno. Passato con l’Ossola dai Visconti (1381) agli Sforza (1450) e, nell’ambito dei domini spagnoli, dato in feudo ai Borromeo (1595); il paese, con gli altri centri della Valle Antigorio, nel 1647 ottenne di essere esentato dall’infeudazione. Sulla strada per Goglio, in località “al Passo”, sussiste uno sbarramento di vallata sforzesco (ultimo decennio del sec. XV) con torre a cavaliere della strada. La chiesa parrocchiale di Baceno, dedicata a S. Gaudenzio è una costruzione romanico-gotica: iniziata nel XII sec. fu ampliata a tre navate nel XIV e infine portata a cinque nella prima metà del 500, quando venne anche affiancata da un campanile (1523). Costruita a blocchi squadrati di pietra, la chiesa ha una facciata a capanna ornata da un portale mediano (1505), decorata da archetti pensili e da un rosone, conserva notevoli esemplari d’arte cinquecentesca: affreschi di A. Zanetti (1549), vetrate dipinte, una ancona in legno scolpito di scuola elvetica. Tra il XVI ed il XIX un flusso emigratorio portò generazioni di uomini di Croveo e Baceno a Milano, Bologna e Roma, dove avrebbero esercitato le professioni di muratori, panettieri e pastai. Superate le difficoltà del Seicento, la storia di Baceno nel secolo successivo vede il consolidarsi di un’economia agro-pastorale con l’instaurarsi di un ordinamento normativo culminato nei Bandi Pastorali del 1780. In questi anni si collocano le dispute con le altre comunità valligiane per il possesso degli alpeggi. Grazie alla crescita dell’economia si assiste anche ad un modesto aumento demografico. I prodotti principali erano il fieno ottenuto in due tagli, la segale, le patate, le castagne ed il vino (nel 1805 furono prodotte 514 brente). Nel 1836 il chimico domese Giovanni Antonio Bianchetti segnalò le acque termali di Baceno. Dopo il 1860 compaiono le prime attività estrattive, soprattutto d’oro e d’amianto. Nel 1875 fu costituita la latteria turnaria di Baceno, la prima della valle.

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CioccoItaly dal 2 al 4 novembre

CioccoItaly rappresenta una nuova realtà che si colloca nell’ambito della creazione di manifestazioni ed eventi ideati e organizzati da Segeca. CioccoItaly una festa esclusivamente dedicata al cioccolato, ideata e pensata per mettere in luce tutte le peculiarità di questo alimento derivato dai semi della pianta del cacao e naturalmente per farlo gustare al pubblico nelle sue varietà più originali. La manifestazione sviluppa l’intera storia del cioccolato; ogni momento è caratterizzato da un “tema” o un “appuntamento” che ha diversi intenti, in modo tale da costituire certamente opportunità commerciali (Maestri Cioccolatieri d’Italia e Aziende Partner) e gustose attrattive (tutti i visitatori, potenziali consumatori di elaborati a base di cioccolato). Quindi, pianificazione di attività, programmazione di iniziative ad hoc, animazione e show, tutto per lasciare l’impronta indelebile di CioccoItaly. Per 3 giorni, o a seconda delle situazioni per due giorni, nella bellissima e suggestiva cornice della cittadina lagunare di Stresa si alterneranno momenti ed appuntamenti che vedranno protagonista esclusivamente il cioccolato, attraverso gustose iniziative destinate a regalare emozioni uniche! Dedicata ai golosi ma anche ai curiosi, CioccoItaly ospiterà tutti i giorni lo spazio “Cioccolato Artigianale” a cura di insigni maestri cioccolatieri: il pubblico grande e piccino potrà seguire, passo per passo, la lavorazione del cioccolato. Una mostra fotografica e testi esplicativi racconteranno le fasi della raccolta delle fave di cacao della fermentazione, l’essicatura e pulitura. Le operazioni di tostatura e spremitura, concaggio delle materie ottenute dalle fasi precedenti, temperaggio e modellaggio del prodotto finito, verranno eseguite realmente sotto gli occhi degli spettatori. CioccoItaly ospita, in ogni sua manifestazione, oltre 40 stand di produttori di cioccolato provenienti da tutte le regioni d’Italia, che offrono a tutti i visitatori le proprie delizie e le proprie eccellenze.


Appuntamenti da non perdere - tutti i giorni dalle 9:30 alle 20:00 un vero “percorso” nel mondo del cioccolato, dalla lavorazione delle fave di cacao al prodotto finito - CIOCCOITALY SCUOLA; dedicato agli alunni delle Scuole Materne e Primarie, permette loro di conoscere da vicino il cioccolato - LA NASCITA DI UN CIOCCOLATINO; tutti i giorni alle 15:00, a cura dei Maestri Cioccolatieri di Cioccoitaly - CIOCCOITALY ESPOSITORI; tutti i giorni dalle 9:30 alle 20, gli Artigiani Cioccolatieri di Cioccoitaly esporranno le proprie specialità - CIOCCOITALY GOURMET; con il coinvolgimento delle caffetterie cittadine, il caffè viene abbinato al cioccolato fondente e al latte superiore - CIOCCOITALY Pane Dolci & Cioccolato; con il coinvolgimento dei panifici cittadini viene presentato il pane con gocce di cioccolato, baci al cacao e prelibatezze a base di cioccolato purissimo - CIOCCOITALY Cultura; incontri con professori, tecnici ed esperti che parlano del cioccolato raccontando aneddoti, proprietà, origini, benefici, ecc. - CIOCCOITALY CioccoGrappa; con il coinvolgimento delle cantine storiche e distillerie presenti in città e nel circondario vengono presentati i propri prodotti in uno speciale bicchierino di cioccolato extra fondente


PASTICCERIA CAFFETTERIA BIANCHI specializzata in torte monumentali, biscotti e cioccolato C.so G. Marconi, 4 - 28883 Gravellona Toce (VB) Tel 0323/84.80.54 LA VECCHIA SCOGLIERA ristorante, specialità pesce di lago e mare, pizzeria con forno a legna V. Mazzini, 25 - 28835 Feriolo di Baveno (VB) Tel 0323/28.422 ALBERGO RIGOLI in riva al lago con spiaggia privata, vista sulle Isole Borromee Via Piave, 48 - 28831 Baveno (VB) Tel 0323/92.47.56 - www.hotelrigoli.com LOCANDA VERBENA CAFFÉ offriamo sapori di un tempo e tutto viene fatto in casa, specialità polenta con piatti tipici V. Panorama, 13 - Fr. Vezzo - 28836 Gignese (VB) Tel 0323/20.102 - www.locandaverbena.com IL FORNO SHOP spec. “Le foglie dell’Olmo” e “La Stella Alpina”, biscotti di frolla, prod. rustici e focaccia dolce Via Sempione, 8 - 28802 Mergozzo (VB) Tel 0323/80.780 ALBERGO TRATTORIA AL CANTUCCIO 9 camere, ristorante con sale per banchetti, cucina casalinga e pizze cotte nel forno a legna C.so Milano, 186 - 28883 Gravellona Toce (VB) Tel 0323/84.82.24 - www.alcantuccio.net CASA DEL DOLCE rinomata pasticceria che può vantare una lunga tradizione nel settore dell’arte dolciaria Via XXV Aprile, 54 - 28821 Intra (VB) Tel 0323/40.25.55 - www.casadeldolce.vb.it AL VECCHIO FORNAIO PASTICCERE specialità la “Fugascina” (tipico locale) e la torta di pere e pane a doppia lievitazione Via Frattini, 6/A - 28802 Mergozzo (VB) Tel 0323/80.136

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Stresa Abitanti: 5.226 Santo patrono: Sant’Ambrogio, 7 dicembre Ente organizzatore: SEGECA e Comune di Stresa Hanno collaborato con noi: Giuseppe Vita (SEGECA)

CENNI STORICI

Il suo territorio è diviso in quattro parti. La parte costiera comprende il nucleo storico di Stresa, e la frazione di Carciano, la parte insulare comprende tre delle quattro Isole Borromee (Madre, Bella, Pescatori), la parte collinare comprende una serie di frazioni a dominio del lago (Levo, Binda, Campino, Passera, Someraro, Vedasco, Brisino e Magognino) e la parte montana comprende la frequentata stazione sciistica del Mottarone, gli alpeggi sottostanti al versante est della montagna ed il Giardino Botanico Alpinia. Dal 1966 Stresa ospita il Centro Internazionale di Studi Rosminiani, situato all’interno del Palazzo Bolongaro. Il Centro, voluto in particolar modo anche da Federico Sciacca, offre ai visitatori un patrimonio culturale, storico ed artistico legato alla persona del Antonio Rosmini. Il Centro promuove svariate iniziative culturali ed incontri organizzati, prevede corsi conosciuti come “Simposi Rosminiani” e borse di studio. Le Settimane Musicali di Stresa sono nate nel 1961 per iniziativa di Italo Trentinaglia de Daverio, nobile avvocato veneziano, spinto ad occuparsi di musica non da interessi personali ma perché sempre vissuto a contatto con la musica: il padre Erardo era infatti organizzatore musicale, direttore generale del Teatro alla Scala a Milano, sovrintendente del Teatro La Fenice a Venezia e compositore. Il 27 agosto 1962 le Settimane Musicali di Stresa furono inaugurate da un concerto dell’Orchestra del Teatro alla Scala, diretta da Nino Sanzogno; nelle edizioni seguenti hanno partecipato alla manifestazione alcuni tra i musicisti più importanti. Dopo gli esordi al Palazzo dei Congressi di Stresa, all’Isola Bella nel Salone degli Arazzi e alla Loggia del Cashmere nei giardini dell’Isola Madre, il Festival ha poi ampliato progressivamente i propri orizzonti portando i suoi concerti in nuove sedi storiche, permettendo così di coniugare la musica con l’arte e gli scenari che offre la zona. Fra le località coinvolte: l’Eremo di Santa Caterina del Sasso di Leggiuno, l’Auditorium “La Fabbrica” di Villadossola, il Castello Visconteo di Vogogna, la Rocca Borromeo di Angera, Villa Ponti ad Arona, Villa San Remigio e la Chiesa Madonna di Campagna a Verbania, la Chiesa Vecchia di Belgirate e la Basilica di San Giulio ad Orta. Dal 1999 al 2001 nel Festival rientrò anche la chiesa prepositurale dei SS. Giacomo e Filippo di Laveno con il suo prestigioso organo Eugenio Biroldi.


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Fera dij Còj dal 10 all’11 novembre

Appuntamenti da non perdere - incoronazione della “regina dle verze” e del “re dij còj” a cura degli Ordini Culturali Settimesi - presentazione della “Fera dij Còj” - esposizione degli artigiani aderenti alla CNA e Confartigianato - prova di volteggio a cavallo aperta a tutti; a cura dell’A.S.D. Ippica F. Callà - XLVI Dieta Ordinaria della Magnifica Consorteria dei Gamberai - negozi aperti in tutta l’area della Fiera - “Sapori della Tradizione” stand gastronomico dalle ore 11.00 con proposte di piatti tradizionali salati e dolci

Durante il terzo fine settimana del mese di novembre si svolge a Settimo la tradizionale “Fera dji Còj”, ovvero la “Fiera dei Cavoli”: una delle più antiche fiere d’Italia poiché le sue origini si ritrovano in un decreto regio del 1848 firmato dal re Carlo Alberto di Savoia. La Fiera è dedicata al cavolo, uno dei prodotti tipici locali, poiché Settimo può vantare una produzione rilevante di questo ortaggio avendo al suo attivo una varietà considerata tra le migliori attualmente sul mercato. Nel week-end dedicato a questo ortaggio vengono riproposte diverse iniziative legate ad esso, come mostre, rassegne orto-floro-frutticole, zootecniche, delle macchine agricole, dell’artigianato e dell’hobbistica, con concorsi gastronomici, cene e moltissime altre iniziative ed appuntamenti culturali. Legate a questa ricorrenza sono anche due figure tipiche: il “re dij Coj” (re dei cavoli) e la “regina dle verze” (regina delle verze).


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Settimo T.se Abitanti: 47.988 Santo patrono: Corpi Santissimi, 1° lunedì di settembre Ente organizzatore: Comune di Settimo Torinese

CENNI STORICI Settimo Torinese deve il suo nome al fatto di essere collocata al settimo miglio dal centro di Torino. Popolata fin dall’antichità, come testimoniano diversi ritrovamenti, Settimo è stata da sempre attraversata da importanti vie di comunicazione, tra le quali l’antica via romana che collegava Torino a Piacenza. Proprio la sua collocazione e la sua vicinanza con il fiume Po, hanno fatto sì che la Città fosse molto contesa nel passato e soltanto nel 1435, dopo diversi conflitti, i Savoia riuscirono a sottrarla al Marchesato di Monferrato. Durante il secolo scorso la ricchezza di acque permise a Settimo di affermarsi quale centro di lavandai. Dopo l’unità d’Italia ebbero avvio le prime attività industriali, favorite dalla posizione territoriale, oltre che dai buoni collegamenti ferroviari. A partire dagli anni ‘50 ha conosciuto un vero e proprio boom industriale e demografico. Lentamente le antiche tradizioni hanno lasciato il posto ad un’attività economica intensa che ha fatto di Settimo uno dei centri più industrializzati del Piemonte. Tra i settori più rappresentativi dell’industria settimese sono da ricordare quello tessile, quello chimico e quello metallurgico. Un cenno particolare merita la produzione di penne e articoli per la scrittura, attività tipica della zona. Dagli anni Quaranta il settore si è sviluppato fino a caratterizzare l’area come una delle maggiori a livello europeo. Attualmente operano sul territorio diverse grandi e medie industrie del settore e gli articoli per la scrittura prodotti a Settimo vengono esportati in tutto il mondo. Oggi la Città sta attraversando un ulteriore momento di trasformazione e di passaggio da un contesto prettamente industriale ad una realtà metropolitana. Un “salto” importante che Settimo si sta preparando a fare e che da qui ai prossimi anni la coinvolgerà in una serie di cambiamenti, fino a renderla parte attiva ed integrante di una vasta zona metropolitana.

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TuttoMele

dal 10 al 18 novembre Appuntamenti da non perdere - inaugurazione ufficiale con la partecipazione della Filarmonica Vinovese “G. Verdi” - apertura delle rassegne, mostre e concorsi dell’evento - stands vendita mele - rassegna “Cavour Mercato” con oltre 300 stand commerciali - concorso “La Mela in Vetrina” a cura dell’ Ass. Commercianti, Ambulanti ed Artigiani, tra gli esercizi commerciali di CAVOUR, per “Il miglior allestimento con le mele” - apertura giochi al Melapark - “Apple Run” Mini Maratona - “Il Gusto della Mela” laboratori del gusto a cura di Slow Food Pinerolese

Grande manifestazione autunnale che richiama l’attenzione di 300.000 visitatori da oltre 30 anni. Si tratta di una vasta mostra mercato regionale di frutticoltura, gastronomia ed artigianato. Vengono organizzati stands e spettacoli e per l’occasione, tutti i ristoranti propongono menu solo a base di mele. Incredibili sono le qualità e le quantirà di mele provenienti da tutto il mondo che vengono esposte durante la festa. Forse, a vederle dall’alto, assomigliano a festosi coriandoli, data la varietà di colori. Inoltre, i commercianti allestiscono i loro negozi e botteghe, partecipando al concorso di “La mela in vetrina”. Se una mela al giorno fa bene alla salute, una settimana interamente dedicata a questo frutto si propone come un autentico toccasana: puntare su Cavour, delizioso borgo in provincia di Torino e uno dei più fiorenti centri di coltivazione del frutto, è certamente una ghiotta occasione per stuzzicare il palato con menu golosi e per concedersi una passeggiata lungo uno dei sentieri del Parco del Po Cuneese. Opportunità da non perdere per un itinerario fra colori e sapori; oltre alle migliori qualità di mele dei dieci maggiori produttori tra i comuni piemontesi, intrattiene grandi e piccini con spettacoli, mostre, concerti, laboratori del gusto e persino una corsa su strada, Applerun, aperta ai migliori podisti. La domenica a pranzo sarà possibile degustare menu self-service ad un prezzo speciale, mentre la nota più golosa della kermesse spetta alle gustose frittelle di mele, la cui ricetta viene tramandata di generazione in generazione.


BALDO CARNI dal 1950 lavorazione carni, produzione insaccati, vendita ingrosso e dettaglio Via Istituto Pollano, 22 - 10061 Cavour (TO) Tel 0121/69.040 MACELLERIA MARINO da 20 anni fornisce le migliori carni bovine piemontesi, gastronomia e rosticceria Corso Torino, 270/272 - Pinerolo (TO) Tel 0121/71.393

Cavour

Abitanti: 5.642 Santo patrono: San Lorenzo, 10 agosto Ente organizzatore: Comune di Cavour Hanno collaborato con noi: Devis Rosso

CENNI STORICI

È situata all’inizio della valle Po, non lontana dalla sua sorgente e proprio sul confine della provincia di Torino con quella di Cuneo. La sua caratteristica principale è quella di essere ai piedi di una singolarissima montagna in miniatura che si eleva per 162 m dalla pianura circostante: è la Rocca, tutelata come Riserva Naturale Speciale per le sue caratteristiche archeologiche storiche e naturalistiche. Dalla vetta si gode un incomparabile panorama a 360 gradi. Insediamento celto-ligure romanizzato nel I sec. a.C., Cavour conserva le testimonianze di tutto il suo grande patrimonio storico e la memoria di molti personaggi illustri che in diversi modi sono legati al suo sviluppo e al suo prestigio: fra tutti Giovanni Giolitti ed il Conte Camillo Benso. La sua vocazione prevalentemente agricola è testimoniata dalle circa 200 aziende operanti in questo settore. Infatti, accanto a pur fiorenti industrie della lavorazione delle carni, del granito, della piccola meccanica e dell’artigianato, vi si incontrano ampie distese coltivate a cereali, lunghi filari di alberi da frutto e diversi allevamenti specializzati per bovini “Razza Piemontese” già premiati con lodevoli piazzamenti alle più prestigiose mostre nazionali. Cavour vanta anche una tradizione gastronomica che si è già distinta negli anni Cinquanta con i famosi “pranzi dei grassoni” (attualmente rilanciati a livello internazionale) e che oggi si è affinata con accostamenti di altre tipicità locali come le mele, le carni Doc, i salumi, grazie anche ai numerosi ristoranti ed alle aziende agrituristiche presenti sul territorio. L’accurata pavimentazione del centro storico mette in risalto l’antica e ordinata geometria del paese che si riscontra nelle ampie piazze, nelle strade rettilinee, nei vecchi cortili, negli edifici storici e nelle case dai caratteristici tetti in “losa” che contrastano piacevolmente con lo sfondo verde della singolare Rocca. “...alla Rocca di Cavour nell’età preistorica deve essere stato riconosciuto un privilegio di centralità ed un particolare carattere sacro per le sue caratteristiche rappresentative del luogo: un monte isolato, una sorgente di acqua. Il monte è sempre stato, nei periodi preistorici, oggetto di culto particolare perché rappresentava una forza della natura interpretata come divinità. La stessa probabile denominazione antica del luogo, Kab-UR, era stata creata dai primitivi che volevano far sapere ai loro simili, secondo la toponomastica antica, che in quel posto vi era ‘un’altura’ capace di essere ‘abitazione’ e una ‘presenza di acqua sorgente’...” (Giovanni PEYRON)

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Fiera del Porro dall’11 al 27 novembre

La Fiera, che si svolge ogni anno nel mese di novembre, ha come scopo principale la promozione e la valorizzazione del Porro di Cervere, ortaggio abbastanza diffuso nelle nostre zone, che nei terreni della valle di Cervere trova le condizioni ideali per sviluppare caratteristiche sensoriali ed organolettiche che lo rendono unico. La manifestazione si prefigge di far conoscere il prelibato ortaggio attraverso due momenti principali: la mostra mercato che per sedici giorni si tiene presso la nuova area attrezzata per l’occasione in Via IV Novembre, durante la quale i produttori locali vendono il prodotto ai visitatori; la rassegna gastronomica durante la quale vengono presentati piatti esclusivamente a base di porro, cucinato nei modi più disparati ma sempre nel rispetto della buona cucina, da cuochi la cui indiscussa professionalità ha contribuito per gran parte al successo della rassegna stessa. Una serie di iniziative a carattere culturale, commerciale e di intrattenimento hanno completato ed arricchito i due momenti principali. La scelta di dilatare i tempi della fiera da dieci a sedieci giorni ha dato i suoi frutti; il mercato ha permesso ai produttori di vendere in loco buona parte della produzione, mentre i ristoranti della zona e le attività commerciali in genere hanno ottenuto buoni risultati nel periodo in questione. Sono questi passi importanti verso l’ingresso a pieno titolo di Cervere e la sua fiera nel circuito gastronomico della Langa e del Roero, rilanciando il turismo, non solo gastronomico, come occasione di sviluppo del territorio.

Appuntamenti da non perdere - inaugurazione Mostra mercato e consegna del “Porro d’Oro” - serata gastronomica libera a tutti con menu alla carta; prosegue con serata danzante - apertura Mostra mercato e mercatino prodotti tipici - visita “Le Terre del Porro”: navette con guida alla scoperta della Valle del Porro Cervere - esibizione di artisti e giocolieri di strada - Apertura Mostra mercato del porro - Concorso gastronomico riservato alle massaie Cerveresi - serata giovani con menu a buffet ed intrattenimento musicale continuo


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Cervere

Abitanti: 2.179 Santo patrono: Santa Croce, terza domenica di settembre Ente organizzatore: Comune di Cervere Hanno collaborato con noi: Dott. Francesco Graglia, Laura Gaveglio

CENNI STORICI

Secondo alcuni autori, Cervere deriverebbe dal latino Area Cervorum, ricordo di una riserva o parco di cervi connesso agli abitati di Pollentia, Augusta Bagennorum, Alba Pompeia. Si hanno tracce di nella città insediamenti già in epoca romana. Nel periodo medievale, compare nei documenti già alla fine del X secolo: nel marzo del 984 l’atto col quale Manfredo di Arduino il Glabro concede ad Alineo II, il luogo di Cervaria con il castello e le sue pertinenze. Il primo dato storico certo consiste in una lapide sepolcrale romana, rinvenuta nei pressi ove sorse il Monastero delle monache benedettine, distrutto nel 1420, oggi cimitero comunale. Purtroppo di questa lapide si sono perse le tracce. Il primo documento, manoscritto, in cui si indica il Comune di Cervere, risale al 22 Maggio 1428 (Giuramento di fedeltà dei Sindaci ai Signori di Romagnano). Prima di questa data, Cervere viene indicata come Feudo. Si deve escludere, per mancanza di documentazione, che il sito ove sorse Cervere, abbia avuto insediamenti di popolazioni liguri, celtiche o galliche. Ai successori di Alineo, Robaldo III e sua moglie Matilde, si deve la fondazione, nel 1018, del Monastero benedettino di San Teofredo. Dopo un lungo periodo di prosperità, Cervere viene coinvolta, verso la fine del duecento, nella lotta tra il comune di Asti e gli Angiò per il predominio sul Piemonte meridionale. Il castello, costruito nel XII secolo, venne raso al suolo. Tra il 1310 e il 1320 avviene la ricostruzione del castello a carico del comune di Cherasco. Nel 1313 con la morte di Roberto d’Angiò, succede la regina Giovanna subito in guerra con Amedeo VI di Savoia. Nel 1356 il feudo di Cervere passa a Corradino de Brayda, ma dopo dieci anni ritorna in possesso di Cherasco. Nel XVI secolo, feudo e castello di proprietà dei Romagnano, vengono ceduti agli Operti di Fossano. Successivamente il castello verrà demolito nella guerra tra i Savoia e Francesco I, Re di Francia. Dopo d’allora, Cervere seguirà le sorti dello Stato Sabaudo. Ultimi proprietari della torre le famiglie Tuerano Tribaudino di Racconigi che, nel 1929 faranno donazione della torre al Comune di Cervere. Durante la II Guerra mondiale, Cervere venne occupata dalle truppe germaniche a seguito della costruzione di un aeroporto militare posto tra Cervere e la frazione Grinzano.

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Vino & Tartufi dal 17 al 18 novembre

Appuntamenti da non perdere - sabato sera anteprima “Ovada Vino & Tartufi”, con cena presso le Cantine del Palazzo Comunale - presso il Parco Pertini si terrà una suggestiva dimostrazione della ricerca dei tartufi accompagnati da un esperto trifolau e dal suo fidato cane - a partire dalle ore 9:30 della domenica si darà il via alla terza edizione della rassegna eno-gastronomica - per tutto il giorno la città verrà animata da un ricco mercato di vino e tartufi con i migliori coltivatori e le aziende agricole e vinicole della zona - nel primo pomeriggio, le ottime caldarroste - i ristoranti della città proporranno piatti a tema a prezzo fisso

Se i vini prodotti sulle dolci colline del Monferrato Ovadese sono tra i più famosi d’Italia, il tartufo bianco di questo territorio non è certo da meno: Gioacchino Rossini lo definì “il Mozart dei funghi”, giudizio confermato anche dalle ricerche svolte da Raoul Molinari e Giordano Berti su cronache risalenti fino al Medioevo, ma anche su lettere di viaggiatori del Settecento. Tutti concordano sullo straordinario aroma e qualità dei tartufi bianchi di queste terre, vera prelibatezza altamente apprezzata già in passato. La manifestazione dedicata ai vini e ai tartufi sarà un po’ come l’incontro tra Bacco e Giove: se Bacco è il dio del vino, secondo il poeta romano Giovenale, l’origine del tartufo si deve invece a un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia. Sempre grazie alla mitologia di Giove, al tartufo si sono da sempre attribuite anche delle qualità afrodisiache. Già da alcuni anni la Pro loco di Ovada e del Monferrato Ovadese aveva la ferma intenzione di organizzare una manifestazione gastronomica incentrata sul tartufo bianco, visto che le colline ovadesi ne sono ricche e che la zona da tempo immemore vede l’alternarsi di generazioni di cercatori. Il riconoscimento della D.O.C.G. al vino “Ovada” ha dato slancio all’iniziativa che è stata accolta con entusiasmo anche dal Comune e dalle varie Associazioni di Categoria. Il connubio tra i due prodotti principe della zona è sembrato naturale: i succulenti piatti a base di tartufo bianco ben si sposano con i pregiati vini della zona, tra cui il Dolcetto DOC e soprattutto l’Ovada D.O.C.G.. Nel centro storico, dove anche le vetrine dei negozi saranno allestite a tema, si potrà fare il giro dei produttori di vini del territorio, che faranno assaggiare i propri prodotti al riparo dei caratteristici portoni e dei negozi. I vini saranno proposti nei bicchieri ricordo creati per l’occasione, con la sacchetta ed il logo di Ovada. A pranzo ed a cena, presso le Cantine del Palazzo Comunale, la Pro Loco di Ovada delizierà i palati con specialità tipiche a base di tartufo innaffiate dai migliori vini della zona. Si potranno anche gustare, a partire dal primo pomeriggio, le ottime caldarroste preparate nelle tradizionali padelle forate.


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Ovada

Abitanti: 11.965 Santo patrono: San Paolo della Croce, 18 ottobre Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Ovada Hanno collaborato con noi: Sig.ra Cristina

CENNI STORICI Trae il toponimo dal latino Vadum, che in latino significa “guado”, ad in-

dicare la probabile esistenza in epoca romana di un luogo di transito in prossimità della confluenza poco profonda dei due torrenti. Già nelle lettere di Decimo Bruto a Cicerone veniva nominata una località chiamata “Vada”, in una posizione strategica per i commerci tra la Liguria e la pianura. Menzionata per la prima volta nel 967 quando Ottone I dona al Marchese Aleramo una villa in territorio di Ovada, che era sottoposto al Monastero di S. Quintino di Spigno Monferrato. Ovada fece quindi parte della marca aleramica, passando poi sotto il dominio dei marchesi di Gavi, dei marchesi del Bosco e infine dei Malaspina, che in varie riprese (1272-1277) la cedettero a Genova. Alla fine del ‘400, sotto la guida della famiglia Trotti, la città si era ingrandita e possedeva ormai una grande chiesa parrocchiale, un castello e delle mura, anche se l’agricoltura era ancora molto poco praticata e la principale fonte di alimentazione erano le castagne dei boschi circostanti. Principale motore dell’economia del luogo erano invece il commercio e l’artigianato, grazie allo stazionamento delle guarnigioni del castello, anche se le piccole e pericolose strade presenti erano poco adatte agli spostamenti. Colpita da una grave carestia nel 1625 e poi dalla peste del 1630, Ovada perse i 4/5 della popolazione. Usciti dal contagio in pochi mesi, i cittadini decisero di erigere la chiesa della Beata Vergine della Concezione, e nel 1694 nacque San Paolo della Croce. La città diventa un centro di produzione tessile a livello europeo verso il 1760. Nel frattempo inizia a diffondersi l’agricoltura nelle zone disboscate e l’economia è in crescita. Occupata dai francesi durante le Campagne d’Italia, entrò a far parte dell’impero napoleonico. Ovada non soffre molto di particolari razzie, ma, anzi, diventa sempre più florida. Alla caduta di Napoleone, passò al Regno di Sardegna (1815). Ovada attualmente è una cittadina tranquilla, dedita al piccolo artigianato, con discrete attività industriali e forte vocazione turistica. Memore del suo passato plurisecolare genovese, mantiene nel suo centro storico le caratteristiche degli antichi borghi liguri, di cui conserva i gli stretti carruggi e le alte case multicolori. I suoi monumenti ricordano una storia travagliata, come quella di altri innumerevoli borghi ad essa simili, ma vissuta con la fierezza e la dignità proprie di quelle città che la storia l’hanno voluta vivere e non subire.

OTTICA FOTO BENZI ottica, contattologia, optometria, stampe digitali, book fotografici, matrimoni Piazza XX Settembre, 26 - 15076 Ovada (AL) Tel 0143/80.342 - www.fotobenzi.com PANIFICIO DELLA STAZIONE specialità grissini, baci di dama e le frolle, i veri sapori di un antico piemonte Corso Saracco, 230 - 15076 Ovada (AL) Tel 0143/80.385 COMPUTER CLUB vendita PC ed accessori, assistenza tecnica, sviluppo applicazioni Corso Saracco, 80 - 15076 Ovada (AL) Tel 0143/83.53.97 - computerclub@libero.it AGRITURISMO LA ROSSA ristorante, camere, produzione e vendita vivi e ortofrutta, allev. animali da cortile Cascina La Rossa, 39 - 15010 Morsasco (AL) Tel 0144/73.388 - www.quellidellarossa.it HOTEL BELFORTE vicino al casello di Ovada, due chilometri dal centro, 34 camere dotate di ogni comfort Loc. Fornace, 6 - 15070 Belforte M.to (AL) Tel 0143/83.50.97 - www.hotelbelforte.com PASTICCERIA ALESSIA pasticceria e gelateria artigianale, specialità amaretti Tel 0143/83.04.97 - Piazza San Lorenzo, 3 15060 Castelletto D’Orba (AL)

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Fungo in Festa 18 novembre

Appuntamenti da non perdere - premio al miglior cestino di funghi presentato dai Boulajour presenti al mercato - inaugurazione mostra “Giaveno, Capitale del Fungo” - visite guidate gratuite “Alla Scoperta della Citta della Abbaziale”; conoscere e riscoprire l’aspetto storico di Giaveno - “È autunno … salgono le foglie”; attività di creazione di foglie post-it per bambini per un albero ideale dedicato alla pace - “Alla scoperta del ricamo antico”; esposizione della ricca collezione di Livia Battiston - passeggiata in bici nelle valli dei funghi di Giaveno - concorso “Protagonista il Fungo” rivolto a tutti gli esercizi commerciali e alle associazioni di volontariato

Dieci giorni per conoscere e vivere a tutto fungo, il prodotto naturale d’eccellenza di Giaveno e della sua valle. Ottobre a Giaveno è fungo e funghi, festa e mercato dei funghi freschi spontanei, un appuntamento per appassionati e curiosi che ogni giorno porta in piazza sulle bancarelle il frutto della raccolta dei boulajour locali. Fungo in Festa, manifestazione della Città di Giaveno e della Pro Loco è cultura, turismo e soprattutto convivilità con piatti e menu a tutto fungo nei ristoranti e trattorie locali e presso il Palafungo ristorante. Nel periodo, in presenza di prodotto: Mercato dei Funghi freschi spontanei lungo la passeggiata di piazza Molines tutti i giorni a cura delle Associazioni di ricercatori di funghi di Giaveno.


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Giaveno

Abitanti: 16.747 Santo patrono: San Lorenzo e Sant’Antero, 10 agosto Ente organizzatore: Comune di Giaveno Hanno collaborato con noi: Ivan Valle

CENNI STORICI

Giaveno ha origini molto antiche; alcuni studiosi di storia locale fanno risalire il primo insediamento all’epoca romana. L’importante famiglia dei Gavi dell’Augusta Taurinorum (Torino), avrebbero qui costruito una casa colonica, probabilmente nel I secolo d.C.. Le notizie sulle origini di Giaveno ci sono tramandate dalle “Cronache della Novalesa”. Si narra che Carlo Magno nel 773 varcò lo spartiacque che divide la Val di Susa da quella del Sangone, pervenne nella piana situata vicino al villaggio Gavensis e colse alle spalle i Longobardi, attestati fra la Chiusa di S. Michele e Villardora, sconfiggendoli. Nel 1103 il conte di Savoia, Umberto II, dona il territorio di Giaveno all’Abbazia di San Michele della Chiusa, ma Federico Barbarossa, despota dell’epoca, il 26 gennaio 1195 lo toglie all’Abbazia per donarlo a Carlo I, vescovo di Torino. Giaveno ritorna agli abati di San Michele con una donazione del conte di Savoia Tommaso I in data 21 febbraio 1209, i quali provvidero a fortificare la piazza con una robusta cinta muraria ed a costruirvi un castello. Successivamente, nel 1347, l’Abbate Rodolfo di Mombello decise di “villam iavenni murare”, con mura alte due trabucchi (circa 6 metri), intervallate da cinque torri circolari. Il perimetro della “Cittadella Abbaziale” è ancora oggi ben leggibile. Nel 1611 un nuovo patrono S. Antero, le cui reliquie sono traslate da Roma a Giaveno, si affianca al titolare della protezione del borgo, S. Lorenzo. Alla fine del Seicento le numerose incursioni con saccheggi, del generale francese Nicolas Catinat, spogliarono le borgate, il castello e le chiese. Il 1630 si rivela un anno particolarmente critico per il paese, poiché nel corso della seconda guerra monferrina (episodio da inquadrare nel conflitto dei 30 anni), Giaveno viene occupata dalle truppe francesi capeggiate dal Duca di Montmorency. I Savoia scendono in guerra contro i Francesi. Il Maresciallo di Francia Nicolas Catinat invade il Piemonte, mettendolo a ferro e fuoco e, dopo la battaglia della Marsaglia (1693) vinta dai francesi, Giaveno subisce il saccheggio e l’incendio. I Francesi vengono sconfitti e cacciati dal Piemonte, dopo l’assedio di Torino che fu loro fatale, l’8 settembre 1706. Importanti pagine di storia furono scritte nel periodo della Resistenza (1943 - 1945) che vide i partigiani e l’intera popolazione sollevarsi contro l’oppressione nazifascista. Per tali episodi, alla cittadina di Giaveno è stata conferita la medaglia d’argento al valore militare dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro (1997).

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Fiera Fredda dal 2 al 5 dicembre

Il 18 dicembre 1569 Dalmasso Fenoglio e Biagio Pasquerio, allora Sindaci di Borgo San Dalmazzo, ottennero la concessione da Emanuele Filiberto di istituire una fiera in onore del santo Patrono, il 5 dicembre, della durata di tre giorni. Da allora questo appuntamento si è rinnovato ogni anno e ha sempre rappresentato un momento di incontro importante per tutti gli abitanti delle valli, che convergevano verso la cittadina per procurarsi le ultime provviste prima del lungo periodo invernale durante il quale, a causa delle condizioni climatiche spesso sfavorevoli, diventavano difficili gli spostamenti. I valligiani convenuti a Borgo per la Fiera erano soliti recarsi nelle osterie locali per gustare i piatti divenuti classici di questa manifestazione: il minestrone di trippe, le lumache cucinate in varie maniere e il cotechino con i crauti. Questo ha fatto sì che si sviluppasse una forte tradizione gastronomica di richiamo anche ai giorni nostri per numerosi visitatori e gourmet, che affollano la città nel periodo della Fiera Fredda. In particolare, il piatto più tipico della manifestazione, è diventata l’Helix Pomatia Alpina, la chiocciola dalla carne bianca che sulle Alpi Marittime ha trovato il suo habitat naturale. Secondo la più antica tradizione borgarina, le lumache venivano servite semplicemente lessate nel proprio guscio dal quale venivano estratte con il caratteristico chiodo per ferrare i cavalli (usato anche ai giorni nostri) e intinte in salsa piccante a base di olio, sale, pepe e aglio, detta “salsa del cartuné”. Il “cartun” era un carro coperto da un telo sostenuto da quattro centine di legno, trainato dal mulo; era la casa mobile del pastore delle vallate di Borgo: il “cartuné”. Erano proprio i carrettieri di passaggio a Borgo e diretti verso la Francia i principali frequentatori delle osterie locali, che hanno dato il nome alla famosa salsa. In alternativa alla “cartunera” le lumache lessate potevano anche essere accompagnate da “ajé” (o “aiolì”), una maionese con aglio finemente pestato nel mortaio dal sapore vagamente provenzale. La Fiera Fredda è la più importante manifestazione della Città e si tiene ogni anno con un grande mercato di centinaia di colorate bancarelle di porri, dolciumi, giocattoli e prodotti tipici delle vallate per le vie del Paese. La Rassegna dura una settimana e propone un ricco programma di manifestazioni collaterali come concerti, convegni, spettacoli, mostre e ovviamnete, degustazioni e kermesse gastronomiche che vedono la lumaca come protagonista assoluta. La Fiera Fredda della Lumaca è un appuntamento con la tradizione, le degustazioni, i menu tematici, i dibattiti e i convegni e i momenti di spettacolo.

Appuntamenti da non perdere - Cerimonia di apertura della 443ª Fiera Fredda - “Una piccola grande storia”; percorso per la scoperta profonda della Fiera Fredda, del suo valore storico, economico, culturale e sociale - 32° Convivium Magnum della Consociazione Helicensis Fabula; tradizionale appuntamento con le consociazioni enogastronomiche locali e non - mercato nazionale della lumaca in Piazza Bertello


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Borgo S. Dalmazzo Abitanti: 12.635 Santo patrono: San Dalmazzo, 5 dicembre Ente organizzatore: Ente Fiera e Comune di Borgo S. Dalmazzo Hanno collaborato con noi: Marco Dutto, Sigr.a Barbara

CENNI STORICI

Borgo San Dalmazzo ha una storia lunga 24 secoli: secondo alcune fonti, infatti, la presenza di un primo insediamento Celto-Ligure risale al 300 a.C. Vi si insediarono dapprima i Liguri, i romani ne fecero un centro strategico per il controllo dei commerci con la Gallia. Con il crollo dell’impero, anche Borgo fu soggetta alle scorrerie barbariche; distrutta dai Saraceni nell’XI secolo, i Benedettini ne restaurano l’Abbazia ed attorno ad essa si sviluppò la nuova città. Arrivarono poi gli Angioini, che la dominarono fino alla fine del ‘300. Il 6 agosto 1162 muore a Borgo San Dalmazzo, impegnato a contrastare il tentativo di conquista della Provenza da parte di Federico Barbarossa, Ramon Berenguer IV conte di Barcellona e padre del primo re d’Aragona e Catalonia Alfonso II. Nel 1423 il Signore della città, il conte Oddone di Ceva, dimora nell’antico castello eretto sulla collina di Monserrato, distrutto poi dai Francesi. Anche la torre civica venne danneggiata ma fu fatta restaurare da Emanuele Filiberto di Savoia, lo stesso che nel 1569 concesse poi l’istituzione delle due Fiere: di San Giorgio e di San Dalmazzo (Fiera Fredda). I Savoia controllarono la zona fino alla seconda guerra mondiale. Oggi la città é un importante centro artigianale ed industriale posto all’incrocio di tre valli, assai nota per la sua cucina a base di lumache. Importante centro di passaggio per i collegamenti con le località della vicina Riviera Ligure e della Costa Azzurra, raggiungibili in poco più di un’ora, negli ultimi anni Borgo San Dalmazzo è diventata, sempre con maggior successo, un rinomato centro fieristico. Nei rinnovati locali delle ex-industrie Bertello è stato infatti allestito un ampio padiglione commerciale. Quattro sono gli appuntamenti di maggior prestigio organizzati durante l’anno: “Un borgo di cioccolato” (marzo), manifestazione dedicata alla “golosità”; il “Salone della montagna” e la “Fiera di San Giorgio” (aprile), fiera di primavera, sapori, odori, colori e gusti della primavera; la “Fiera Alpi Marittime Mestieri” (settembre), manifestazione dedicata all’artigianato. La Città è insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile concessa dal Presidente della Repubblica il 19 aprile 2001.

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Fiera Nazionale del Bue Grasso 13 dicembre

La Fiera ha origini antiche, poiché si hanno notizie che fin dal 1473 si tenevano in Carrù dei mercati di bestiame con frequenza bisettimanale. Il duca Vittorio Amedeo I, con un decreto del 15 ottobre 1635, concesse alla comunità carrucese di tenere una fiera annuale, da farsi ricadere dopo la festa di San Carlo (4 novembre), per la durata di tre giorni. La prima “Fiera del bue grasso” si svolse il 15 dicembre 1910 e fu istituita per volontà dell’Amministrazione Comunale e del Comizio Agrario di Mondovì, per porre rimedio alla grave carenza di animali da macello ed al conseguente aumento dei prezzi della carne. Ora è diventata un tradizionale appuntamento commerciale e folkloristico, la cui importanza è diffusa anche fuori dai confini regionali, con la finalità di promuovere l’allevamento dei bovini di razza piemontese, favorendo il consumo di carni di eccellente qualità. Infatti, alla fiera, che si tiene annualmente il secondo giovedì antecedente il Natale, sono ammessi esclusivamente bovini da macello di razza piemontese, suddivisi nelle categorie buoi, manzi, vitelle vitelli, vacche, manze, torelli e tori. Le giurie, composte da tecnici, veterinari, allevatori e macellai, redigono le classifiche e la premiazione avviene alle ore undici presso il foro boario in Piazza Mercato, con l’attribuzione ai capi migliori delle ambite gualdrappe e fasce decorate a mano, nonché di medaglie d’oro, coppe, targhe e diplomi, alla quale segue la passerella espositiva dei buoi e dei manzi. Contestualmente alla mostra zootecnica, si tiene pure il consueto mercato settimanale, per l’occasione notevolmente ampliato, nonché l’esposizione di macchine ed attrezzature agricole. Nei ristoranti, fin dal primo mattino, è possibile degustare i piatti tipici locali, quali il bollito con le salse e la minestra di trippe.

Appuntamenti da non perdere - inaugurazione Fiera Nazionale del Bue Grasso con suddivisione in categorie e valutazione dei capi - bancarelle per tutto il paese con esposizione di macchine agricole - spettacoli e ballo liscio - dalle ore 9, presso il Palafiera, distribuzione bollito “no stop” - dalle ore 11 presso il foro boario, premiazione e passerella espositiva dei buoi e manzi


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Carrù

Abitanti: 4.376 Santo patrono: Santa Maria Assunta, 15 agosto Ente organizzatore: Pro Loco e Comune di Carrù Hanno collaborato con noi: Ornella Ferrero, Giorgio Pellegrino

CENNI STORICI

In origine la zona dove oggi è edificata Carrù era abitata dai Celti Bagienni. In tempo medioevale Carrù fece parte della Contea di Bredolo (Mondovì) e nel 901 passò sotto l’amministrazione della signoria dei Vescovi d’Asti. Nel 1250 fu ceduta nuovamente al comune di Mondovì alla famiglia dei Bressano. Sottomessosi agli Angiò, Carrù passò nel 1258 alla famiglia francese e nel 1318 ai principi d’Acaia sino al 1370, anno in cui passò sotto al marchese di Monferrato. Passò quindi sotto i marchesi di Ceva nel 1372 e nel 1418 sotto Ludovico Costa, Luogotente del principe Ludovico d’Acaia. Nel XVI secolo Carrù fu preda di saccheggi e di stragi da parte delle truppe francesi e spagnole, nonché decimata da pestilenze e carestie. I Carruccesi si vendicarono nel 1704 quando durante la secessione in Spagna furono tenute prigioniere duecento truppe provenienti da Francia e Spagna. Nel 1706 più di trecento Carruccesi presero parte alla difesa di Torino contro gli Austriaci, i quali tra il 1726 ed il 1728, transitando per la zona, si fecero rifornire dagli abitanti del paese, dando un duro colpo all’economia della zona. A Carrù transitò pure Napoleone Bonaparte, la sera del 23 aprile 1796 (dopo le vittorie sulle truppe austro-ungariche a Dego, Cairo Montenotte, Cosseria, Millesimo, San Michele Mondovì e Mondovì), durante la sua discesa in Italia. Le sue armate si fermarono a dormire sulla collina Preosa mentre Napoleone dormì in paese, in una casa nell’odierna via Mazzini appartenente all’avvocato Piero Antonio Massimino, decretando che 60.539 lire dovevano essere date ai suoi soldati come tassa da parte dei cittadini. Nel 1799 si stanziarono le truppe austro-russe che, dopo le razzie dei francesi, dilapidarono Carrù di viveri e ai cittadini furono imposte pesanti tasse. Dopo la Battaglia di Marengo nel 1800 i francesi tornarono a Carrù, devastando la campagna ed imponendo nuovi e pesanti tasse, rimanendovi sino al 1815, l’anno della restaurazione. Durante la seconda guerra mondiale le truppe tedesche presero il controllo del castello di Carrù (oggi sede della Banca Alpi Marittime) e durante il periodo della liberazione morirono diciassette partigiani Carruccesi nel tentativo di liberare il paese, tra i quali era presente Giuseppe Perotti (Medaglia d’oro al Valor Militare).

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La terra vi concede generosamente i suoi frutti, e non saranno scarsi se solo saprete riempirvi le mani. E scambiandovi i doni della terra scoprirete l’abbondanza e sarete saziati. Ma se lo scambio non avverrà in amore e in generosa giustizia, renderà gli uni avidi e gli altri affamati. Quando voi, lavoratori del mare dei campi e delle vigne, incontrate sulle piazze del mercato i tessitori e i vasai e gli speziali, invocate lo spirito supremo della terra affinché scenda in mezzo a voi a santificare le bilance e il calcolo, affinché il valore corrisponda a valore. E non tollerate che tratti con voi chi ha la mano sterile, perché vi renderà chiacchiere in cambio della vostra fatica. A tali uomini direte: «Seguiteci nei campi o andate con i nostri fratelli a gettare le reti nel mare. La terra e il mare saranno con voi generosi quanto con noi». E se là verranno i cantori, i danzatori e i suonatori di flauto, comprate pure i loro doni. Anch’essi sono raccoglitori di incenso e di frutti, e ciò che vi offrono, benché sia fatto della sostanza dei sogni, distillano ornamento e cibo all’anima vostra. E prima di lasciare la piazza del mercato, badate che nessuno vada via a mani vuote. Poiché lo spirito supremo della terra non dormirà in pace nel vento sino a quando il bisogno dell’ultimo di voi non sarà appagato. Khalil Gibran

Le Porte del Gusto - Piemonte - n. 1 - 2012  

Viaggio alla scoperta delle sagre piemontesi