Printlovers, n. 94, 2022

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PRINT LOVERS

94/2022

MYPOWER MYPAPER

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mycordenons.com P R I N T B U Y E R | S T R AT E G I E E T E C N I C H E D E L L A C O M U N I C A Z I O N E S TA M PATA

S T R A T E G O G R O U P | Via Cassanese, 224 | 20054 Segrate (Milano) | ITALIA | € 14,00


Dal 1965 la stampa di carattere Made in Italy Milano Firenze Roma Nepi Napoli via Cassia km 36,300 +39 0761 527254 varigrafica.com



Design DLV BBDO Carta myMalmero Bleu 250 g/m2 myMalmero Palissandre 250 g/m2 myMalmero Schiste 250 g/m2 myMalmero Tourbe 250 g/m2 myMalmero Perlè Noir 250 g/m2 Nobilitazione LUXOR® Lumafin Pink, Yellow, Blue, Bronze, Clear LUXOR® 107469N Liquid Pink LUXOR® 108144 Soft Copper LUXOR® 107467N Blue Element LUXOR® 108142N Rusty Earth LUXOR® 109657N Soft Turquoise

STAMPA E NOBILITAZIONE


A NEW EXPERIENCE TO DISCOVER


navapress.com

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Pronti per il decollo.


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abbiamo vista stampata dappertutto. Dal profilo giovanile su banconote e francobolli alle serigrafie di Andy Warhol, dalla copertina di “God save the Queen” dei Sex Pistols ai quadranti degli orologi Swatch, passando per i gadget di ogni tipo: mug, calamite, t-shirt, scatole di biscotti, calendari, modellini in scala, tendine parasole per le auto. È mentre chiudiamo questo numero che giunge la notizia della fine di un’epoca, quella del regno di Elisabetta II. A chi si occupa di comunicazione non può sfuggire quanto, al di là del lato umano e di quello politico (con un rinnovato dibattito sull’istituzione monarchica), l’impatto della notizia riguardi in larga misura un immaginario visivo sapientemente costruito nell’arco di 70 anni, che ha segnato cambiamenti epocali e ha sfruttato tutti i mezzi a disposizione per diventare icona mondiale. Prima la radio, poi la TV per dare un volto concreto a un’entità che altrimenti sarebbe stata percepita distante, irreale e anacronistica: “devo essere vista per essere creduta”, disse. Chilometri di carta stampata in rotative iperattive – con foto e notizie non sempre controllabili – e poi internet, con il sito ufficiale e l’approdo ai social, anche essi inclusi nel protocollo “London Bridge” applicato alla morte della sovrana. La volontà di essere presente nelle vite della popolazione, non solo quella Britannica e del Commonwealth, si è spesso ritorta contro la famiglia, mostrando vantaggi e svantaggi dell’essere costantemente sotto i riflettori. Ma ha anche determinato scelte stilistiche precise, spesso afferenti all’area della cosiddetta “fashion diplomacy”, soprattutto da parte delle donne della Royal Family che da decenni vengono passate al setaccio degli esperti di costume e moda: corteggiate dai brand, in grado di lanciare giovani designer – era il 2018 quando abbiamo parlato di Richard Quinn, pioniere della stampa tessile digitale, consacrato proprio dalla Regina che gli ha conferito il Queen Elisabeth II Award for British Design – di fare tendenza, e, ultimamente, di esprimere un’eleganza apparentemente lontana da sfarzi e ostentazione, che non ha disdegnato nemmeno il fast-fashion, come Kate Middleton insegna. Ma l’impatto maggiore l’ha avuto senz’altro l’immagine di una “Regina-Pantone” che ha vestito tutti i colori possibili per distinguersi sempre tra la folla, con outfit monocromatici impeccabili, palette oltraggiosamente vivaci o pastelli inaffrontabili dalla maggior parte delle comuni mortali, tanto che Pantone le ha effettivamente dedicato un pantonario. Ha avuto dunque gioco facile, con questa Royal Family volutamente pop, il fiorire di cimeli di cui strabordano i negozi di souvenir, che non ha pari in nessun’altra monarchia europea: un filone commerciale destinato a non esaurirsi nel breve termine, o addirittura ad avere un’impennata. Perché se non si può ancora dire se il suo successore avrà lo stesso appeal, quel che è assolutamente certo è che l’icona Elisabetta II resterà un unicum irraggiungibile nella storia dell’immagine.

L ' E D I T O R I A L E

di M I C H E L A

P I B I R I

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Il talento artistico di Portrait Eyewear DI ACHILLE PEREGO

Packaging Chic & Green DI MICHELA PIBIRI

Si fa presto a dire caffè D I R O B E R TA R A G O N A

Anatomia di uno stampato D I LO R E N Z O C A P I TA N I

Outdoor: digital, sostenibile e programmatico D I C AT E R I N A P U C C I

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Design totalmente originale, dagli occhiali al packaging. Abbiamo intervistato Valentina e Gabriel Hernandez, che hanno realizzato il loro sogno di fondare un brand in cui lusso e arte si incontrano.

“L’inizio di una bella amicizia” tra packaging di alta gamma e sostenibilità è relativamente recente. Ma, una volta innescato, prosegue con innovazioni continue: vi raccontiamo le ultime e più interessanti novità.

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Tra il chicco e la tazzina c’è un mondo pieno di variabili, e il packaging riveste un ruolo cardine nella perfetta conservazione e comunicazione del prodotto caffè.

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Non è un vezzo chiedersi come è fatto un volume, un packaging o una shopper: ecco qualche consiglio per imparare a riconoscere tecniche di stampa, cartotecnica e legatoria.

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L’Out of Home sta vivendo una rivoluzione guidata dal digital advertising, da un approccio data driven e dalla sostenibilità. Ne abbiamo parlato con importanti specialisti del settore.

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Dai musei alla stampa

Una cartella di 480 colori codificati provenienti da 200 opere di Maestri dell’arte europea, che può essere utilizzata per stampare qualsiasi superficie: è il progetto del fotografo Rocco Antonio Trabucco.

DI MICHELA PIBIRI

Stampare e nobilitare il legno

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D I E L E N A PA N C I E R A

Analizziamo la stampa su legno, ma quando si parla di legno in realtà si intendono i suoi derivati, e spesso di stampa imitativa del legno su carta. In questo articolo vi spieghiamo tutto.

Il segno educato di Anna Schettin

Calligrafa, docente e cofondatrice dell’Associazione Calligrafica Italiana, Anna Schettin ci racconta l’arte di tracciare una scrittura regolare, elegante e ornata.

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DI STEFANO TORREGROSSA

EDITORIALE Real Pop. di Michela Pibiri

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COM'È FATTO PRINTLOVERS #94 I materiali e le tecniche

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INSIDE Freia, la IPA firmata Dario Frattaruolo Design

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EVENTI BRL 2022 apre nel segno della Metamorphosis

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PERCORSI DI LABELING La ricetta di So.ve.mec per un’etichetta vincente 40

CONCORSI In attesa della nuova edizione del premio AWDA 83

NEWS

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PERCORSI DI PACKAGING Retail Pak racconta il segmento Hospitality

GRANDANGOLO Vesuvius, il primo gin campano firmato BasileADV 42

ABBIAMO PARLATO DI Persone e aziende citate in questo numero

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GRANDANGOLO Avery Dennison presenta Make a Mark 2022

SPAZIO ROBILANT ASSOCIATI Il progetto di rebranding myCordenons

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CREATIVE FRAME Il progetto Fluente firmato DLV BBDO

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FOTOGRAFIA 5Continents, editoria al servizio del Bello

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PRINT BUYER NUMERO 94/2022 DIRETTORE RESPONSABILE Enrico Barboglio

ART DIRECTOR Stefano Torregrossa › onicedesign.it

COORDINAMENTO EDITORIALE Michela Pibiri michela.pibiri@strategogroup.net

PRINTLOVERS www.printlovers.net redazione@printlovers.net

HANNO COLLABORATO Achille Perego, Caterina Pucci, Elena Panciera, Lorenzo Capitani, Roberta Ragona, Simone Azzoni, Stefano Torregrossa

STRATEGO GROUP srl Via Cassanese 224, 20054 Segrate (MI) amministrazione@strategogroup.net

TRADUZIONI Marta Sanders – The Language Switch

PUBBLICITÀ Deborah Ferrari | t. 389 9004599 › deborah.ferrari@strategogroup.net Segreteria pubblicità › brando.zuliani@strategogroup.net

REA MILANO 1190227 Autorizzazione Tribunale Milano n. 706 | 11/10/2004 STAMPA PRESSUP – Nepi (VT) ABBONAMENTI T. 02 49534500 | F. 02 26951006 abbonamenti@strategogroup.net Annuale 60 euro – Bonifico bancario a STRATEGO GROUP srl IBAN: IT70 C034 4020 6000 0000 0264 200

Gli articoli firmati impegnano esclusivamente gli Autori. Dati e caratteristiche tecniche sono generalmente forniti dalle Case costruttrici, non sono comunque tassativi e possono essere soggetti a rettifiche in qualunque momento. Tutti i diritti sono riservati. Notizie e articoli possono essere riprodotti solo a seguito di autorizzazione dell’editore e comunque sempre citando la fonte. Testi e fotografie, qualora non espressamente richiesto all’atto dell’invio, non vengono restituiti. Desideriamo informarLa che il D.Lgs. 196/03 (Testo Unico Privacy) prevede la tutela di ogni dato personale e sensibile. Il trattamento dei Suoi dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e della Sua riservatezza. Ai sensi dell’art. 13 del Testo Unico, Le forniamo quindi le seguenti informazioni: il trattamento che intendiamo effettuare verrà svolto per fini contrattuali, gestionali, statistici, commerciali, di marketing; il trattamento, che comprende le operazioni di raccolta, consultazione, elaborazione, raffronto, interconnessione, comunicazione e/o diffusione si compirà nel modo seguente: archiviazione su supporto cartaceo e archiviazione informatizzata su personal computer. Il titolare dei dati è: Stratego Group srl nella persona del Rappresentante Legale. Il responsabile del trattamento dei dati è: Enrico Barboglio [enrico.barboglio@strategogroup.net, via Cassanese 224, Segrate MI, T. 02.49534500]. Al titolare del trattamento Lei potrà rivolgersi per far valere i Suoi diritti così come previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 196/03.

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Com'è fatto Print

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La rivista è ricca di contenuti digitali: inquadra i QR code con il tuo smartphone per accedere.

CLICHÉ E COLORE A CALDO

STAMPA E NOBILITAZIONE CONTROCOPERTINA

Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo, a freddo e digitale. Attraverso le sue ispirazioni, Luxoro vuole diffondere un nuovo modo di pensare il packaging e l’immagine dei brand, soluzioni di nobilitazioni inedite e materiali di altissima qualità studiati per design unici. Che si tratti di packaging, etichette, editoria, alta sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono sempre all’avanguardia e sorprendenti. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e sostenitore WWF nel progetto di tutela e sostenibilità per fauna e ambiente. C www.luxoro.it

Varigrafica opera nel settore delle Arti Tipografiche da oltre 50 anni, ed oggi si posiziona come azienda leader a livello nazionale, grazie all’esperienza ed il know-how si propone con lo stesso carattere distintivo verso i mercati internazionali. Affidabilità e qualità sono divenute sempre più parole chiave, grazie alla passione presente nella proprietà e nei collaboratori; passione che supporta ed è supportata da uno straordinario parco macchine dalla prestampa alla finitura. Al centro del processo di produzione vengono posti prodotto e cliente così da sottolineare sì la qualità e le caratteristiche tecnologiche all’avanguardia, ma soprattutto l’aspetto tipico del Made in Italy: regalare un’esperienza sartoriale dove il prodotto è ideato e creato su misura ricercando soluzioni sempre nuove per rispondere alle mutevoli richieste del mercato C www.varigrafica.com


IL DESIGN DI COVER E CONTROCOVER È DI

La controcover per il numero 94 ins egue il concetto di unicità, un concetto che Varigrafica ha cercat o di portare anche tra i vari passaggi di stampa e nobilitazi one attraverso la totale sinergia tra offset, tradizionale e dig itale. Ci troviamo dunque di fronte a una controcover che rap presenta nell’insieme di ogni suo elemento l’unicità e il lusso di ess ere unici. I primi segni che danno il LA a queste controcopertine – dove parlare al plurale è d’obbligo – sono dati dalla stamp a Off

Per alcune persone il concetto di lusso è legato in senso stretto a un’abbondanza di elementi preziosi, che come in una vegetazione lussureggiante si stratificano, accumulando valore economico. Al contrario, c’è chi lega il lusso a un senso estetico minimale, in cui i vuoti sovrastano i pieni, la mancanza accende il desiderio, l’unicità giustifica l’attesa.

Questa linea del total white viene poi mantenuta e si procede con la realizzazione della numeraz

E se oggi provassimo a dare al lusso una nuova definizione? Se riuscissimo a considerarlo sotto una luce diversa, cercando di introiettarne il senso e interrogandoci sul suo significato più alto e nobile?

set Digitale in total ne G40.

white tramite Komori Lithro

con sistema Indigo HP Dig

singolarità di ogni esemplare.

ione progressiva

itale così da sottolineare la

Da qui si passa ai pro

cessi di nobilitazione tramite stamp a a caldo, dove ogni colore di carta myMalmero viene abbinato rispettivam ente a una colorazione di Lumafin e hot foil. È così che il nu

mero e la variabilità di ere aumenta. A seguito di una nobilitazione ricca di colori luminosi e Lumafin con effetti traslucid i abbiamo poi realizzato un embossing floreale, un richia mo alla natura e alla sua forza, a tutta la sua opulenza che si può toc care con mano. controcopertine uniche nel loro gen

Questa controcover sintetizza il bisogno di tornare a un tempo lento, di concedersi il lusso supremo: rallentare. Accogliendo gli stimoli cinetici di un mondo sempre più veloce senza tralasciare l’importanza del nostro mondo interiore. Un invito a Rifiorire, espressione che rappresenta anche il concept creativo della copertina. Un’intera tiratura finemente realizzata in copie rese uniche e diverse grazie all’impiego delle più moderne tecnologie, per ricordare a chi la fruisce la sua stessa unicità. Ispirati dal pensiero espresso da H. D. Thoreau: “alla fine basta una passeggiata in mezzo al bosco e poco altro”.

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Colori a caldo e cliché Il concept di questo numero vuole mettere in risalto la semplicità del lusso: a volte per essere unici basta poco. Tra le diverse combinazioni delle varie cover troviamo anche gli effetti stampati a caldo, ogni diversa tonalità di LUMAFIN® sulla scritta THRIVE è stata accoppiata con un diverso LUXOR® sulle forme geometriche così da creare un contrasto tra lucido e metallizzato, i colori brillanti ed eleganti creano movimento sul design e risaltano l’unicità di ogni scheda. Sullo sfondo di ogni numero è percepibile anche al tatto, oltre che all’occhio, una composizione di fiori e foglie in rilievo a secco, una stampa raffinata ottenuta con cliché hinderer+mühlich.

CARTA COPERTINA E CONTROCOPERTINA myCordenons sviluppa, produce e commercializza creative & technical papers offrendo al mercato internazionale oltre 2.500 prodotti differenti per target e applicazione. Dedica da sempre importanti risorse alla ricerca e sviluppo di carte innovative e originali per dare immediata risposta alle richieste dei clienti e rimanere sempre al passo con i trend del momento, offrendo una qualità eccellente fatta di contenuti tecnologici e creatività. Accanto alle più avanzate tecnologie, l’azienda mantiene intatta la vocazione a creare prodotti di alta gamma con una raffinata cura del dettaglio. Attraverso una produzione sempre più flessibile, ha sviluppato un ampio portafoglio di carte sempre all’avanguardia che uniscono all’estetica il plus degli effetti tattili. L’ampia gamma a catalogo è arricchita dalla possibilità di richiedere forniture di carte personalizzate in base alle specifiche esigenze di colorazione, grammatura e finitura. C mycordenons.com

myMalmero myMalmero è una carta caratterizzata da un’ampia e ricercata palette di colori e da una superficie wove, la scelta perfetta per ogni progetto dove la tinta è protagonista. Presenta una buona speratura, tenacità e solidità alla luce. La gamma si è recentemente rinnovata con l’aggiunta di 3 nuovi colori (in totale 20) e di una nuova grammatura, 375 g/m2. Sono disponibili inoltre buste coordinate in formato quadrato in colori selezionati. myMalmero Perlè, arricchita da eleganti inclusioni perlescenti, completa con il suo tocco scintillante il mondo myMalmero. Presente solo nelle varianti Blanc e Noir, come la sua omonima ha un bel tatto, morbido e gradevole che si caratterizza per la superficie “wove”. 9


Per le ultime notizie visita www.printlovers.net

COMUNICAZIONE D'IMPRESA

LIBRI

SPRINT24: TUTTO PRONTO PER IL 2023

UNCOVER AWDA 3-4 UNCOVER Aiap Women in Design Award AWDA 3-4, a cura di Cinzia Ferrara, Laura Moretti e Carla Palladino per AIAP Edizioni è un volume non convenzionale che affronta, attraverso la lente del design, i temi dei diritti e del lavoro femminile e più in generale delle disparità in ogni ambito. Riccamente illustrato, è un’edizione multilingue italiano/inglese che include saggi critici, interviste, progetti di comunicazione visiva e illustrazioni. La pubblicazione è frutto della collaborazione tra le curatrici del premio internazionale AWDA, l’ISIA di Urbino, che ne ha curato il concept grafico attraverso un gruppo di lavoro coordinato dal direttore Jonathan Pierini e la collaborazione con 12 illustratori/illustratrici che hanno interpretato i ritratti delle attiviste coordinati da Bianca Sangalli Moretti e Gianluca Patti. www.aiap.it/prodotto/uncover/

Tra i prodotti più stampati da Sprint24 spiccano da sempre i calendari e le agende, poiché sono strumenti utili e fondamentali per esser ricordati tutti i giorni dai propri clienti. Anche quest’anno Sprint24 mette a disposizione più di 50 template da personalizzare, ma c’è una novità! Per i meno esperti o per chi preferisce mettersi nelle mani di un grafico esperto ma non sa a chi rivolgersi, ora è disponibile il servizio di impaginazione professionale. Affinché la parte grafica sia perfetta, si svolgerà un briefing per capire le necessità e i gusti del cliente al fine di realizzare il file perfetto sotto tutti i punti di vista. Gennaio, in fondo, è dietro l’angolo: sarebbe un peccato perdere l’occasione di realizzare il calendario o l’agenda perfetta! Per saperne di più: www.sprint24.com/calendari

TEXTILE

IN MOSTRA

AD AMSTERDAM APRE LO UNITED REPAIR CENTRE

PAUL KLEE AL MASI LUGANO

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IN MOSTRA

ANDY WARHOL. LA PUBBLICITÀ DELLA FORMA

Andy Warhol, Querelle, 1982

Prima ancora di upcycling e riciclo, c’è la riparazione dei capi d’abbigliamento, un po’ come si faceva una volta. È questa la filosofia di Patagonia che insieme all’azienda a impatto sociale Makers Unite ha aperto ad Amsterdam lo United Repair Centre (URC), centro di riparazione degli indumenti dei clienti di tutta Europa che impiega personale che ha difficoltà a trovare un’occupazione. L’obiettivo è agire come antidoto ai vestiti usa e getta, stimolando anche altri brand della moda a incorporare la riparazione e il riutilizzo nei propri modelli di business. Con una stima di 300.000 riparazioni l’anno, l’URC eviterebbe in media un milione di kg di rifiuti tessili. Non male, considerando che negli ultimi 20 anni l’industria tessile è diventata responsabile del 10% delle emissioni globali di CO2. Poiché la riparazione prolunga la vita utile di un indumento, ha un impatto positivo immediato. Ad esempio, indossare un indumento per nove mesi in più riduce le emissioni di CO2 di quel prodotto del 27%, il consumo di acqua del 33% e i rifiuti del 22%. https://eu.patagonia.com/gb/en/upcoming-events.html.

Dal 4 settembre 2022 all’8 gennaio 2023 il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano presenta una straordinaria raccolta di disegni e incisioni di Paul Klee (Münchenbuchsee, 1879 – Muralto, 1940) dalla collezione Sylvie e Jorge Helft. Esposta per la prima volta nel suo insieme, la collezione Helft comprende una settantina di opere tra disegni a matita, a penna, pastelli, acquerelli, acqueforti e litografie, che coprono un ampio arco temporale della produzione dell’artista, dal 1914 fino alla sua morte. Questo coerente nucleo di lavori mette in luce la forza e l’importanza del disegno, e in particolare della linea, nell’opera di Klee. Il disegno non è mai concepito dall’artista come fase preparatoria per la realizzazione di un dipinto, ma come opera autonoma: in questo senso, è significativo considerare che quasi la metà della sua vasta produzione – che comprende circa 9.000 opere – sia costituita da disegni. www.masilugano.ch

Apre il 22 ottobre 2022 fino al 26 marzo 2023 alla Fabbrica del Vapore di Milano una nuova retrospettiva dedicata a Andy Warhol, con oltre 300 opere divise in sette aree tematiche e tredici sezioni, dagli inizi degli anni ’50 come illustratore commerciale alla fine degli anni ’80 caratterizzati dal rapporto col sacro. Curata da Achille Bonito Oliva, la mostra è un viaggio nell’universo artistico e umano di uno dei più grandi innovatori della storia dell’arte mondiale, in cui saranno esposte una ventina di tele, una cinquantina di opere uniche come serigrafie su seta, cotone, carta, oltre a disegni, fotografie, dischi originali, T-shirt, il computer Commodore Amiga 2000 con le sue illustrazioni digitali, la BMW Art Car dipinta da Wahrol, la ricostruzione fedele della prima Factory e una parte multimediale con proiezioni di film da vedere con gli occhialini tridimensionali. www.fabbricadelvapore.org

Ph. Lucia Tonelli e Costanza De Luca

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INNOVATION IN PRINTING & DESIGN

Metamorphosis è la consapevolezza nell'evoluzione Brand Revolution LAB presenta dieci nuovi capolavori nati dalla collaborazione tra brand, designer, stampatori e fornitori di materiali. Un percorso sperimentale fatto di tecniche di stampa, supporti eccezionali e pensiero creativo.

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Il talento artistico di Portrait Eyewear

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di A C H I L L E

Lusso che fa rima con arte. È il sogno realizzato da Valentina e Gabriel Hernandez, sorella e fratello poco più che quarantenni che a Bassano del Grappa hanno fondato il loro brand di occhiali artigianali che valorizza il talento di artigiani italiani e artisti internazionali.

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Origini spagnolo-venezuelane, esperienze nel mondo della progettazione – Valentina – e del design – Gabriel – accumulate negli anni di lavoro a Madrid, e poi la concretizzazione di una passione a Bassano del Grappa, ossia nel distretto italiano degli occhiali, vicino a quel Cadore dove è cresciuto l’impero Luxottica costruito da Leonardo Del Vecchio. E lì che nel 2016 è nata Portrait Eyewear, un brand di occhiali da sole e da vista nato dall’autentico desiderio di preservare la qualità tradizionale dell’artigianato italiano, incanalando questa preziosa risorsa attraverso la ricerca del design contemporaneo dell’occhiale e seguendo i principi di un’impresa sostenibile e socialmente responsabile. Anche nel packaging – scatole e astucci – pensati per contenere prodotti che, fin dall’inizio – soprattutto con le linee Neon, ispirata alle omonime luci, e Glitch, contenente il concetto del difetto personalizzato – non solo si indossano ma si collezionano. Così come le scatole che li contengono. A cominciare dalla scatola in cartoncino avana riciclato e automontante senza colla, che nel 2016 si è aggiudicata il German Design Award Special. Con una menzione, riservata a Portrait e al suo direttore creativo Gabriel – Valentina è invece la Ceo dell’azienda – nonché al disegno a cura di Alquimia Visual, Karen Lopez Pereney evidenziava come “il design di questo eccezionale packaging per occhiali da vista” fosse “il risultato di tentativi sperimentali con forme poligonali e cartoni ecocompatibili, realizzato per scoprire la bellezza e la natura del prodotto in un modo speciale”. Gli strati sovrapposti, proseguiva la menzione del premio riferendosi alla scatola realizzata allora dallo Scatolificio Pasubio di Schio, “fissano il prodotto e forniscono una presa fissa. Packaging con una forma interessante interamente senza adesivo”.

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Oggi quella scatola, la prima che ha accompagnato la sfida imprenditoriale di Portrait Eyewear, spiega Gabriel Hernandez, ha subito un refresh, una rivisitazione pensata anche per soddisfare maggiormente l’identità del brand e l’immagine del packaging che in genere il mercato attribuisce ai prodotti di lusso. A realizzarla, così come gli astucci, oggi è il Gruppo Cafiero di Limana di Belluno, e il cartoncino sempre riciclato e marchiato CFC è stato rivestito da una carta lucida sovrapposta a caldo con in rilievo il logo del brand e il claim Frames (cornici) che caratterizza, come il nome Portrait (ritratto), sia l’azienda sia la storia professionale, molto legata al mondo della fotografia, di Gabriel. A Cafiero – una delle migliori aziende in Italia per il packaging di lusso, e nella fattispecie degli occhiali, secondo Gabriel Hernandez – Portrait ha affidato anche la realizzazione degli astucci in cuoio rigenerato unito a una speciale resina ecologica e che riportano al loro interno il brand e sempre il claim “Frames the Artist in you”. Quella che sei anni fa è stata una scommessa, alla fine si è rivelata vincente. Certo, ricordano i due, non era facile pensare di entrare nel settore dell’occhialeria di alta gamma che vede l’Italia leader e grandi brand presiederla con prodotti di qualità. La scelta quindi di una start-up come Portrait è stata quella di pensare di unire il lusso all’arte e creare prodotti unici, veri e propri pezzi artistici a tirature limitate che non venissero mai buttati, una volta svolto negli anni il loro compito, ma restassero nei cassetti acquisendo valore negli anni. 14

U Un’idea accompagnata in seguito anche dalla scelta, per venire maggiormente incontro alla richiesta del mercato, di produrre linee di occhiali, sia da sole sia da vista, più entry level. Così Portrait, con l’impegno e la passione di Gabriel e Valentina, e del team che si è formato – dal commerciale al marketing alla progettazione – è cresciuta negli anni fino a essere presente oggi in circa una ventina di Paesi nel mondo, partendo dai mercati di Italia e Francia e dal successo che sta riscontrando ultimamente in America, soprattutto a New York e Miami, con circa 250 punti vendita (ottici in prevalenza) serviti e una vendita anche online sia direttamente sul suo portale (www.portraiteyewear.com) sia attraverso piattaforme di marketplace come la tedesca Zalando, prima per i mercati tedesco e olandese e ora anche per quello italiano. «Il nostro prodotto – spiega ancora Gabriel Hernandez – è interamente realizzato a mano in Italia da artigiani che combinano la tradizione artigianale con una manifattura ad alta tecnologia, perseguendo i più alti standard qualitativi. Il pro-


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Il design dei nostri prodotti è totalmente originale, compreso il packaging con il quale si è voluto riprodurre un taglio che ricordasse le fresature.

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cesso di produzione aderisce a pratiche ecologiche e sostenibili. Tutti i nostri fornitori hanno una filosofia di efficienza energetica e garantiscono un posto di lavoro etico e privo di sfruttamento». Gli occhiali da vista e da sole, prosegue il direttore creativo dell’azienda «sono il risultato di una profonda ricerca e sperimentazione progettuale, fortemente influenzata dai movimenti artistici del passato e dedicata alle sue figure più iconiche. Coerentemente con l’anima artistica del progetto, la comunicazione si basa quindi sulla promozione di artisti emergenti, in una collaborazione leale che coadiuva entrambi i soggetti, il marchio e i suoi affascinanti testimonial».

I «Il design dei nostri prodotti – sottolineano Gabriel e Valentina Hernandez – è totalmente originale, compreso il packaging con il quale, pensando alle scatole, si è voluto riprodurre un taglio che ricordasse le fresature che nobilitano e danno un tocco artigianale e artistico alle montature degli occhiali. Le nostre forme – aggiungono – sono state studiate attentamente per creare un prodotto dal carattere nuovo. Quando abbiamo creato Portrait Eyewear abbiamo dedicato molto tempo allo studio delle forme, scegliendo un modo distintivo per disegnare le nostre montature. A questo proposito, oltre a implementare materiali originali e nuove tecnologie, offriamo forme la cui ispirazione proviene da elementi associati alle arti visive in generale, come la tendenza della polygon-art e il design minimalista-contemporaneo». Il processo produttivo adotta pratiche sostenibili anche nell’ultima fase della filiera, ossia la produzione dell’imballaggio, che utilizza cartone riciclato FSC; il suo design è totalmente pieghevole (senza bisogno di colla) e completamente 15


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originale. Garantisce una consegna sicura del prodotto, combinando i principi di un involucro che è anche un prodotto di design e di un imballaggio resistente alla consegna. Ma quali sono le caratteristiche che rendono il prodotto innovativo? «Forme e design originali. La combinazione di linee curve e taglienti e di finiture preziose. La fresatura a bassorilievo sopra il ponte nasale e la fresatura netta nelle aste, tutti dettagli che richiamano il carattere e l’identità del marchio. Una lavorazione complessa e preziosa, interamente realizzata a mano in Italia e nessuna presenza di loghi visibili». Per passione personale e profonda ammirazione verso gli artisti autentici, quelli che rischiano tutto per dare un significato più profondo alla società, è nato all’interno dell’azienda vicentina il progetto dell’Art Incubator di Portrait. Che rappresenta, spiegano i due fondatori di Portrait, «un’opportunità per mettere in luce un talento così encomiabile, ponendo le basi per una simbiosi cooperativa con gli artisti emergenti, sponsorizzando la loro immagine – come persone reali e straordinarie – attraverso la strategia di comunicazione dei nostri prodotti. La nostra intenzione è quella di aumentare continuamente la rete dei nostri artisti, onorando il loro lavoro e facendoli conoscere al di là del loro ambito immediato». Sono decine gli artisti che fanno parte del progetto Portrait, sia italiani sia internazionali che, ciascuno a proprio modo, hanno apportato e apportano un contributo, sia per quanto riguarda il prodotto occhiale sia per il packaging. Del resto l’Art Incubator di Portrait è stato concepito, spiega ancora Gabriel Hernandez «per portare la nostra visione a un livello successivo, creando una vivace comunità di artisti e “incubarne” il talento. Per fare ciò, mettiamo in contatto queste figure con partner e sponsor che vedono nell’arte una vera e propria forma di valore». 16

E E a livello di packaging, questo binomio, prodotto di lusso e arte, ha avuto già una speciale realizzazione grazie alla collaborazione con il veneziano Emiliano Donaggio. Un giovane e affermato artista in ambito internazionale, con all’attivo molte esposizioni, collettive e personali, nelle più importanti città italiane, in capitali europee come Londra e Barcellona, negli Stati Uniti a Los Angeles e New York e in Sud America. Donaggio, ricorda Gabriel Hernandez, persegue con coerenza e assoluta libertà espressiva il suo percorso creativo, tanto nell’ambito del design (le giacche da lui disegnate sono state acquistate da VIP internazionali come Elton John, Madonna, Robin Williams) e in quello più propriamente artistico, in cui si distingue per l’utilizzo creativo di materiali poveri (dalla plastica al filo di ferro) che inserisce nelle sue installazioni anche di grande respiro, sulla facciata di edifici. A questo si aggiunge un sicuro senso del colore e l’inserzione di scritte, che fanno di lui un erede della pop art e del graffitismo. Questa qualità artistica è stata applicata alla scatola che imballa gli occhiali Portrait. Per ora, chiosa Gabriel Hernandez, «è rimasta un prototipo esposto negli uffici di Bassano del Grappa ma l’idea iniziale di aprire agli artisti il nostro packaging, dalle scatole agli astucci, rimane e il sogno è quello di proseguire questa esperienza». Rendendo nei prossimi anni ancora più esclusivo non solo il contenuto, gli occhiali, ma anche il contenitore.


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Luca Angiolillo DIRETTORE DI RETAIL PAK Italiano di nascita e cosmopolita per attitudine, Luca Angiolillo si è unito a Retail Pak 5 anni fa dopo un percorso nel settore finanziario e assicurativo e, in seguito, in quello dei sigari e della cioccolata. Grazie alla sua curiosità, attitudine propositiva e amore per le sfide ha sviluppato il mercato europeo che attualmente rappresenta circa la metà del fatturato dell’azienda. È in breve diventato direttore di Retail Pak incentivando un nuovo approccio alla sostenibilità e un’etica del lavoro improntata alla cura del cliente passo dopo passo.

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Quando l’ospitalità di lusso passa anche attraverso il pack Quello dell’Hospitality è un segmento particolarmente interessante per chi, come Retail Pak, progetta e realizza packaging su misura per clienti attivi in diverse parti del mondo. Hospitality sta per settore alberghiero e ristorazione, ma in senso letterale richiama il concetto di un’accoglienza fatta di servizi di qualità ma anche di disponibilità e gentilezza, cura dei dettagli e attenzione verso aspettative e bisogni. E se si riesce a sorprendere gli ospiti con un dono inaspettato, sarà sicuramente amore a prima vista e duraturo, a qualunque latitudine: da qui la centralità di tutto ciò rientra nella categoria di “amenities”. Nell’Hospitality non solo ci si confronta con realtà geografiche e culturali differenti, ma grazie alla molteplicità dei servizi che l’hôtellerie a 5 stelle e la ristorazione di alta gamma offrono alla propria clientela, il segmento presenta sfide creative che vanno dai welcome kit ai gadget, dalla

cosmesi al wine and spirits fino al food. Questo dà modo ai fornitori di cimentarsi nelle applicazioni più diverse e nello sviluppo di soluzioni ad hoc, spesso realizzando prodotti coordinati per l’intera gamma di servizi ed edizioni speciali in occasione delle Feste. Premiumness, personalizzazione e sostenibilità sono i denominatori comuni delle diverse applicazioni di stampa, nobilitazione e ingegnerizzazione del pack di questo segmento che Retail Pak ha abbracciato nel 2019: da allora l’azienda è diventata partner sia di famose catene del lusso sia di piccole realtà che nel packaging vedono un’importante investimento in termini di branding. Il settore si è dovuto fermare nel 2020 a causa della pandemia, ma questo blocco ha rappresentato l’occasione di cambiare approccio. La cura del cliente è diventata il centro assoluto e nel 2021 il settore si è rimesso in moto rapidamente e con processi decisionali molto più veloci rispetto al passato, con sviluppi futuri molto interessanti.

Retail Pak Retail Pak è un’azienda con base a Hong Kong specializzata nel packaging su misura di alta gamma. Con la produzione in Cina, uffici negli Stati Uniti, in Messico e in Asia e un’ampia rete di fornitori offre il proprio know how lavorando a contatto diretto con i brand e le agenzie di design. La sostenibilità è un elemento cardine dell’azienda, che utilizza materiali riciclati e riciclabili, è dotata delle certificazioni ISO e di quelle delle catene di custodia per la carta, il legno e i materiali nobili come ceramica e metallo. Guarda l’intervista a Luca Angiolillo per conoscere da vicino Retail Pak.

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Le box abbattibili per il take away di Chez Scott Un piccolo ristorante a Biarritz con l’esigenza di offrire un take away di qualità, sia per gli aperitivi salati che per la pasticceria, ma con poco spazio per lo stoccaggio delle box. Un brief complesso, quello di Chez Scott, che ha richiesto un’attenta ricerca per risultati estremamente soddisfacenti: Retail Pak ha infatti progettato una scatola a piatto, che può essere messa in frigo per mantenere la temperatura resistendo all’umidità, da montare e fissare grazie all’uso di adesivi, adatta al contatto alimentare. Esternamente sobria ed elegante grazie all’uso del bianco e nero, all’interno la box – disponibile in 5 diversi modelli – presenta divisori applicabili grazie a scanalature sul fondo. L’interno è progettato per essere removibile e consentire alla box di essere riutilizzata più volte: una soluzione resistente, sostenibile e adatta non solo al take away ma anche ai servizi di catering.


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Una gift box per i clienti della Spa Guerlain al The Woodward di Ginevra Un esempio di packaging customizzato in edizione limitata – solo 40 pezzi, realizzati interamente a mano – è quello progettato e prodotto su richiesta dello chef pasticcere del The Woodward di Ginevra, 5 stelle composto esclusivamente da suite e dotato dell’esclusiva Spa Guerlain. Per i migliori clienti della spa, in occasione della Pasqua 2022, è nata l’esigenza di una scatola quadrata per custodire un uovo di cioccolato artigianale: Retail Pak ha soddisfatto la richiesta in poco più di due settimane, dallo studio di fattibilità alla consegna. Ha scelto una carta goffrata riciclata e riciclabile, arricchita da lamina oro e nobilitazioni serigrafiche; l’interno presenta una base per l’uovo e pareti interne realizzate in PBS, bioplastica certificata food-contact, senza elementi chimici e 100% compostabile.

La boite ronde a matrioska per l’Hotel du Palais Creare una gift box per i clienti VIP seguendo un moodboard in linea con lo stile dell’Hotel, i suoi ambienti e i suoi colori. È da questa richiesta che è nata la cappelliera studiata da Retail Pak per l’Hotel du Palais: la forma rotonda è notoriamente molto complessa in cartotecnica, ma l’azienda l’ha proposta proprio perché la sua origine – contenere i cappelli delle signore – ben si sposa con il carattere dell’Hotel. La boite ronde è realizzata in cartone rigido da 3 mm rivestito in carta da 157 gsm con finitura opaca laminata che protegge il colore: è stata infatti stampata utilizzando i Pantone e i loghi proprietari dell’Hotel du Palais in tre taglie differenti, studiate per poter essere messe una dentro l’altra e ottimizzare spazio e costi in logistica. Il logo è stampato in serigrafia, sia sul coperchio che sulla parete esterna; l’interno è stato realizzato con un pattern composto dal logo.

Un cofanetto laccato per i cioccolatini dell’Hotel du Cap-Eden-Roc Una destinazione molto conosciuta e frequentata dal jet-set internazionale, che ospita 3 ristoranti stellati: è l’iconico Hotel du Cap-Eden-Roc di Antibes. Lilian Bonnefoi, uno degli chef pasticceri della struttura, ha chiesto a Retail Pak di creare un’offerta hospitality d’alta gamma per gli ospiti delle suite: una scatola per cioccolatini inedita, bella ed elegante. Il legno laccato esternamente è stato il materiale d’elezione, mentre l’interno contiene l’alloggio per i cioccolatini fatto su misura con carta alimentare stampata in lamina argento e colore Pantone proprietario, soluzione che rende più facile l’esperienza di degustazione e fa sì che il legno rimanga pulito. Dal 2019 a oggi l’Hotel continua a utilizzare le 200 box che non hanno subito nessun tipo di usura, sintomo di grande qualità manifatturiera.

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56 Mar Design Studio, di Dubai, si è ispirato alla cultura dei faraoni dell’antico Egitto per il design del suo profumo. La bottiglia ha la forma di un falco, l’animale sacro di Horus con un tappo che rappresenta la statua di Tutankhamon. I simboli geroglifici sono impreziositi con l’oro di Kurz e Avery Dennison Fasson® Bright Foil Gold New, un materiale autoadesivo con la perfetta tonalità e lucentezza dell’oro, che fa risaltare ulteriormente la ricchezza della cultura egiziana.

MAKE A MARK II 20 NUOVI, PIONIERISTICI PROGETTI DI PACKAGING DESIGN

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Dopo mesi passati a esplorare nuove idee, testare nuovi materiali e sfidare i confini della creatività, i nuovi design pionieristici sviluppati grazie alla piattaforma creativa Make a Mark vengono svelati al Luxe Pack Monaco 2022. Creato da ESTAL, Avery Dennison e KURZ e giunto alla sua seconda edizione, il progetto Make a Mark mira ad accelerare l’innovazione e le soluzioni sostenibili nel design del packaging di lusso. Con il brief di produrre un “design pionieristico che si focalizzi su sostenibilità, lusso e innovazione”, venti tra i migliori designer del mondo sono stati invitati a reimmaginare il futuro del packaging di lusso nelle categorie craft beverage, wine and spirits, beauty and fragrances.

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I designer hanno avuto accesso alle più recenti tecnologie e ai nuovi materiali per la creazione del packaging e sono stati incoraggiati a pensare senza vincoli di costo e fattibilità per spingere ulteriormente la loro creatività e aprire nuovi orizzonti nell’innovazione del packaging. Le loro idee sono state poi trasformate in prototipi veri e propri grazie alle bottiglie in vetro di ESTAL, i materiali per etichette di Avery Dennison, gli elementi decorativi e gli strumenti di stampa di KURZ. Nella realizzazione fisica dei prototipi è stata fondamenrale anche la collaborazione di più di trenta altri partner della supply chain del packaging di lusso come produttori di capsule e tappi, stampatori di etichette, etc. I prototipi, presentati anche quest’anno al Luxe Pack Monaco, sono raccontati in un catalo-

go in edizione limitata per ispirare la comunità del design e i brand. I progetti di design di quest’anno fanno spazio ai colori, a nuove texture e superfici ed esplorano nuovi materiali. I designer non solo hanno compreso il brief presentando design audaci e unici, ma hanno anche sfidato i modelli di business esistenti. In queste pagine ci sono le immagini di alcuni dei progetti della seconda edizione di Make a Mark che rappresentano ognuno una categoria diversa. In una dichiarazione congiunta a nome di ESTAL, Avery Dennison e KURZ, Vladimir Tyulpin, Market Segment Leader di Avery Dennison Premium Packaging Solutions, ha detto: «Abbiamo chiesto ai nostri designer di dare libero sfogo alla loro immaginazione e di crea-

re qualcosa di inaspettato ed è esattamente ciò che hanno fatto. I concept di quest’anno invitano tutti noi a reimmaginare ciò che è possibile fare quando si tratta di packaging design e i messaggi sociali positivi che possono trasmettere. Ci auguriamo che questo avvii una conversazione globale su nuove idee dinamiche, audaci e creative». I fondatori di Officina Grafica, Vincenzo Macarrone e Tommaso Pecchioli, hanno raccontato del loro lavoro e di come si sono avvicinati al progetto Make a Mark: «Da oltre 15 anni amiamo vestire le bottiglie di vino. Quest’anno, con il progetto Manifesto, abbiamo voluto lanciare un messaggio importante per tutti noi e lasciare un segno indelebile con una comunicazione sociale applicata al design».


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Partisan du Sens, agenzia francese, ha creato una divertente gamma da cocktail per attrarre la Generazione Z. Il carattere giocoso del progetto esprime i valori della diversità e generosità attraverso un design che esplora i volumi, i colori e le texture del vetro di ESTAL e l’etichetta stampata su carta Avery Dennison collega i vari elementi. Gli elementi decorativi di KURZ, infine, producono quella luminosità necessaria a collocare il brand nella fascia lusso.

I designer coinvolti in Make a Mark II includono: 43’oz Design Studio, Moldavia; 56 Mar, Dubai; Aktiva Brand Experience Design, Spagna; Appartement103, Francia; Black Eye Project, Regno Unito; Black Squid Design, Australia; BULLET Inc., Giappone; FLOV, Polonia; forceMAJEURE, Stati Uniti; Lonsdale, Francia; MABA, Spagna; Morillas, Spagna; Officina Grafica, Italia; O,Nice! Design Studio, Italia; Partisan du Sens, Francia; Popular Packaging GmbH, Germania; Sociedad Anónima, Messico; SURE Brand Design, Argentina; ThinkBoldStudio, Portogallo; Zweischneider GmbH & Co. KG, Germania. Per scaricare il catalogo Make a Mark in digitale e per richiedere dei campioni omaggio basta visitare il sito makeamark.world.

L’agenzia di design Officina Grafica, dall’Italia, ha scelto come tema centrale la drammatica carenza d’acqua a livello mondiale. Credendo che tutti abbiano il diritto all’acqua pulita indipendentemente da sesso, razza, religione, reddito o classe sociale, il team si è ispirato alla silhouette di una bottiglia Estal e alle vecchie bottiglie utilizzate per trasportare i messaggi. Il risultato è un design raffinato con acqua che scorre all’esterno della bottiglia e il manifesto del brand all’interno.

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Packaging Chic & Green Come arrivare a un impatto zero senza compromettere la resa estetica del packaging? È veramente possibile un lusso sostenibile? Sono queste le domande su cui il settore del packaging di alta gamma si concentra ormai da anni per dare risposte sempre più trasparenti ai propri clienti. Tra neo e monomateriali, guerra all’overpackaging, reinterpretazione di supporti tradizionalmente considerati “poveri”, riciclo e riuso ecco una selezione di ciò che si è distinto nel corso delle ultime fiere di settore, da Packaging Première alla Paris Packaging Week.

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Carte oro e argento sartoriali e sostenibili

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Valtenna Light Core, sistema cartotecnico dall’anima leggera Valtenna ha elaborato il sistema Light Core, frutto di ricerca interna e trasferimento di competenza tra le due divisioni aziendali (pack rigido rivestito e cartotecnico). Una serie di innovazioni tecniche ha consentito la produzione di pack rivestito con anima in microonda, coniugando qualità funzionale ed estetica ad una riduzione di peso del 30% (con evidenti benefici sia nella logistica, sia nel consumo di materiale). Il sistema, compatibile con una vasta gamma di strutture rivestite, prevede l’impiego di divisori interni e passepartout realizzati con anima cellulosica con l’obiettivo di realizzare imballi monomaterici interamente riciclabili garantendo la sostituzione di termoformati in plastica ed inserti in foam. Inoltre, il sistema Light Core nella struttura collapsible coniuga la riduzione di massa del 30% alla riduzione del volume del 90% producendo vantaggi logistici senza precedenti. L’ottimizzazione nell’impiego di questo tipo di materiale garantisce complementarità rispetto alla filiera tradizionale del cartone rigido e soddisfa anche le necessità di continuità produttiva ed efficienza in approvvigionamento multicanale.

100% Recycled Shiny & Kind è il progetto di ICMA, Società Benefit da novembre 2021, che propone una gamma sempre più ampia di carte su basi riciclate, realizzate con tecniche rispettose dell’ambiente senza rinunciare alla bellezza e l’unicità dei suoi prodotti. Le due nuove collezioni Gold e Silver, restyling del campionario Mineral, sono novità assoluta nel mercato delle carte per il packaging di lusso: le carte Gold 1425 e Silver 1431 sono 100% riciclate, certificate FSC Recycled Credit e riciclabili. Sono disponibili sia lisce che goffrate, anche in piccole quantità. Queste due carte sono prodotte senza cloro e sbiancanti ottici, quelle con il retro avana non sono disinchiostrate. Il processo produttivo è integrato: la cellulosa riciclata viene utilizzata direttamente come materia prima per la produzione, senza fasi intermedie, risparmiando energia e acqua e riducendo le emissioni di CO2. In entrambi i campionari le carte sono tutte riciclabili e disponibili in versione lucida e satinata, sia a tinta unita che con texture che richiamano tessuti o motivi geometrici ed eleganti.

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“L’inizio di una bella amicizia”, per citare uno dei capolavori del cinema di tutti i tempi, tra packaging di alta gamma e sostenibilità è relativamente recente. Sì, perché se di impatto ambientale del packaging monouso si parla da molto tempo, il rapporto inizialmente non è stato privo di conflitti. Ancora negli appuntamenti fieristici immediatamente precedenti la pandemia, molte tavole rotonde a livello nazionale e internazionale si incentravano sugli sforzi compiuti dalle aziende produttrici per sviluppare soluzioni a minore o basso impatto: si parlava di provenienza rinnovabile e responsabile delle materie prime, dell’uso di materie prime seconde come gli scarti pre e post-consumo, di riciclabilità, biodegradabilità e compostabilità, di utilizzo responsabile dei materiali di origine fossile – e quindi, se non dell’eliminazione completa, almeno del non abuso della plastica – di alleggerimento dei pack in vetro e molto altro. Le sfide erano parecchie ed estremamente tecniche, come la resistenza meccanica e la resa estetica dei materiali riciclati, o la shelf life di prodotti ad alta deperibilità come i cosmetici eco-bio o gli alimenti in relazione a carta e biomateriali, ma lo scoglio più grande, al termine di ogni intervento di specialisti del settore, sembrava essere principalmente uno: il maggiore costo rispetto ai materiali e ai processi produttivi tradizionali. Costo che non tutti i clienti sarebbero stati disposti a sostenere perché ancora solo tre anni fa molti grandi brand non avevano la sostenibilità in cima alla

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Carte tinte in pasta con colori naturali Solo ingredienti naturali, dalle fibre al colore. La cartiera James Cropper ha lanciato la linea Wainwright Colours from Nature, una collezione di carte la cui palette omaggia il camminatore e autore di una famosa serie di guide illustrate dedicate al Lake District inglese Alfred Wainwright. I colori utilizzati per la collezione sono tutti derivati dagli scarti di piante rinnovabili, che offrono un’alternativa ai coloranti sintetici. Un esempio? Il rosmarino, i cui scarti di produzione non edibili dell’industria alimentare vengono convertiti in colore. L’utilizzo di coloranti naturali offre una palette colore limitata e può anche non garantire un risultato ottimale in legatoria. Tuttavia la cartiera, la prima a livello industriale a utilizzare inchiostri naturali, è impegnata in una costante ricerca nella selezione dei coloranti per garantire una buona corposità alla cellulosa e un utilizzo sicuro nella produzione. Le carte della collezione sono intrinsecamente biodegradabili e si degraderebbero naturalmente se – per errore – venissero disperse nell’ambiente.

propria agenda. A fronte di una domanda ancora limitata, insomma, si procedeva con una ricerca coraggiosa e determinata, ma non priva di incertezze, e nella maggior parte degli appuntamenti fieristici gli stand dei produttori di supporti e le aziende di cartotecnica e stampa che presentavano soluzioni ecosostenibili erano contrassegnate come eccezione virtuosa, o addirittura destinate a occupare un’area a sé stante. Qualcosa è cambiato

Nelle fiere post-pandemia di questo ultimo anno le cose sono notevolmente cambiate, e già si è parlato di come questo evento traumatico abbia accelerato processi già in atto su scala globale in molti settori. La questione del maggiore costo di un packaging responsabile sembra non essere più al centro delle tavole rotonde: la domanda c’è perché sono cambiate le priorità e, in alcuni casi e Paesi, anche gli obblighi di legge. Negli ultimi tre anni sono molte le aziende di stampa italiane che hanno cominciato a redigere i propri bilanci di sostenibilità e in alcuni casi a certificarsi come so-

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cietà Benefit, soprattutto quelle che si confrontano con i mercati internazionali della moda e del lusso e hanno sentito come urgente la necessità di attivare percorsi di ottenimento di tutte le certificazioni ambientali e di qualità produttiva. La sostenibilità nel suo insieme – e quindi la virtuosità dell’intero processo produttivo nel contesto azienda, incluso il risparmio energetico, la gestione degli scarti, la capacità di compensare il proprio impatto ambientale con azioni di diversa natura – diventa sempre più un prerequisito di base per ottenere le commesse. Sul versante delle applicazioni, la partita si gioca tutta sulla capacità di fornire soluzioni innovative e di perfezionare, in termini di prestazioni e resa estetica, quelle già sviluppate negli anni scorsi. E si gioca anche sulla cultura: informare brand e designer, ma anche i consumatori finali, che un packaging può essere sostenibile anche se realizzato con carte pregiate, nobilitato con foil e dotato di film protettivi, tutti materiali che possono entrare nel processo di deinking e riciclo della carta. Se un tempo la sostenibilità veniva comunicata attraverso un’estetica molto legata al colore avana e una

stampa minimalista, senza nobilitazioni ed effetti tattili, oggi di fatto è possibile realizzare pack sostenibili che non hanno nulla da invidiare all’eleganza che da sempre contraddistingue il lusso. L’etichettatura ambientale è un’opportunità?

E a proposito di comunicazione, da gennaio 2023 entrerà in vigore in Italia l’obbligo di etichettatura ambientale introdotta con il D.lgs n°116/2020, sia sul packaging B2B, tramite codici alfanumerici utili a identificare la composizione dell’imballaggio, sia B2C, con indicazioni chiare e precise su composizione e smaltimento destinate ai consumatori finali. Queste indicazioni dovranno favorire la raccolta, il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio di tutti gli imballaggi immessi sul mercato italiano e dovranno riguardare tutte le loro parti, anche quelle separabili, e molti brand soprattutto nel settore alimentare del circuito GDO già le utilizzano. Una misura nata per agevolare la raccolta da parte dei consumatori finali, che assumono un ruolo centrale nel corretto riciclo, può


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Di lunga durata e senza punti colla: la shopper “Organic” firmata D’Auria Organic è una bag 100% cellulosa con un accurato studio formale che consente l’assemblaggio senza impiego di collanti. Il prodotto è stato concepito sia come risposta long lasting ai supporti promozionali di veicolo del brand e sia come prodotto individuale. La produzione è realizzata attraverso un sistema di pieghe che garantiscono solidità strutturale e flessibilità del prodotto. La piega giapponese sul fondo consente l’apertura e la chiusura in opera. I manici realizzati in tessuto di cellulosa bloccano la struttura attraverso soluzioni di forma con l’esclusione di colle. Il risultato è un prodotto monomateriale integralmente riciclabile nella raccolta della carta. Il sistema di pieghe appositamente studiato consente grande variabilità dimensionale, con un volume variabile tra 0,6 litri e 34 litri. Organic è realizzata con l’impiego di prodotti cartacei provenienti da approvvigionamenti responsabili e trasformati attraverso filiera certificata.

diventare anche un veicolo per comunicare scelte precise in fatto di materiali da parte dei brand di tutti i segmenti. Un approccio olistico al packaging sostenibile

Per dare una definizione di packaging sostenibile ci si può affidare alla Carta Etica del Packaging, redatta nel 2015 da un team del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano insieme a Edizioni Dativo e patrocinata dall’Istituto Italiano Imballaggio, che dice al punto 10 – l’ultimo di un vero e proprio decalogo – tutto quanto c’è da dire: “L’imballaggio è sostenibile se progettato in modo olistico, pienamente equilibrato con il prodotto e con i suoi modi d’uso, così da ottimizzare le prestazioni ambientali complessive”. È bene tenerlo a mente anche perché demonizzare o glorificare materiali in sé e per sé, senza considerarne la provenienza, il ciclo produttivo, l’utilizzo cui sono destinati, l’impatto nella logistica e la facilità di conferimento e smaltimento è un approccio riduttivo e semplicistico. Quando si parla di sostenibilità,

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Una carta traslucida che sostituisce la plastica Effetto barriera, adatta al confezionamento sia di alimenti sia di cosmetici e in grado di mostrare il contenuto in trasparenza: Sylvicta, prodotta dalla divisione Translucent Papers di Arjowiggins, è una tra le alternative alla plastica che diverse cartiere stanno proponendo negli ultimi tempi. Si tratta di un materiale riciclabile, biodegradabile e compostabile realizzato a partire da materie prime rinnovabili e la sua alta funzionalità previene il contatto con l’ossigeno, e quindi il deterioramento dei prodotti, e sopportare il contatto con le materie grasse. La carta barriera semitrasparente è ottenuta grazie a una speciale raffinazione meccanica delle fibre che non prevede l’uso di sostanze chimiche nocive, e non è sottoposta ad alcun trattamento superficiale. Le applicazioni sono molteplici: pouch semitrasparenti per cibi e cosmetici, involucri anche metallizzati come quelli per il burro, ma anche utilizzi in cartotecnica tradizionale visto che può essere stampata in offset o flexo, incollata, nobilitata e rivestita con materiali termosigillanti. Una valida opzione sostenibile per gli imballaggi monouso.

insomma, si parla di equilibri complessi in cui le semplificazioni non giovano a nessuno, tantomeno all’ambiente. È per analizzare questa complessità che stanno nascendo soluzioni che aiutano a misurare l’impatto complessivo di un pack: Grafiche Paciotti, azienda attiva nel settore print & packaging innovativo e sostenibile, ha realizzato la prima carta d’identità green per il settore del packaging che permette, attraverso un QR Code, di visualizzare una scheda dettagliata contenente il punteggio di sostenibilità e l’impatto ambientale di ciascun prodotto realizzato. Ogni cliente può monitorare l’impatto totale delle emissioni relative agli articoli prodotti dall’azienda, scaricando un report annuale delle emissioni di CO2 compensate, da poter utilizzare nel proprio bilancio di sostenibilità e da comunicare, eventualmente, anche ai consumatori finali. L’importanza dei riconoscimenti

Sempre in una logica comunicativa e culturale non si può infine non notare come gli ultimi anni abbiano visto la sostenibilità guadagnare un posto

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Il jeans va di moda anche su carta e cartone Viene da Eska un materiale innovativo ottenuto dalle fibre denim riciclate. Si chiama Eska Jeans ed è un cartoncino eco-sostenibile e 100% biodegradabile, ottenuto con una miscela di materiali naturali e riciclati: le fibre jeans provengono sia da vestiti usati sia da scarti di produzione mentre quelle cellulosiche vengono dal cartone riciclato. Il cartoncino viene tinto in pasta e le texture e i colori possono cambiare a seconda delle fibre utilizzate, con ampie possibilità di personalizzazione attraverso stampa e taglio. Il materiale è indicato per applicazioni cartotecniche rigide con cordonature nette e definite a prescindere dalla grammatura. Questo permette di ottenere pack completamente monomateriale che non necessitano rivestimenti, visto che la carta jeans viene poi laminata da ambo i lati con adesivi base acqua. Sempre a base denim è la nuova carta riciclata e riciclabile al 100% lanciata da James Cropper che utilizza jeans prelavorati nella miscela di fibre, composta per l’esattezza da un 20% di fibra denim post consumo e un 80% di fibra cellulosica riciclata proveniente da fonti come le tazze da caffè recuperate nell’ambito del progetto CupCycling. Il processo di lavorazione dà vita a una carta bianco ghiaccio con tonalità azzurra, di qualità premium disponibile in grammature da 220 gsm e 350 gsm adatta a diverse applicazioni.

d’onore nei diversi awards internazionali, la cui rilevanza nella filiera del packaging non ha bisogno di presentazioni: giurie qualificate che conferiscono attestati di benemerenza alle applicazioni frutto dell’incontro tra pensiero creativo e applicazione tecnica valgono più di mille parole. Progressivamente le principali manifestazioni del pack di alta gamma e i concorsi di packaging design hanno allargato lo sguardo verso la sostenibilità, sviluppando premi e menzioni che tengono conto dell’impatto ambientale dei prodotti. È il caso dei LuxePack In Green Awards, che da ben 13 anni mette in evidenza e premia le migliori innovazioni nell’ambito del packaging sostenibile, e per il 2022 si pongono l’obiettivo di una maggiore integrazione all’interno della fiera al fine di rendere LuxePack il barometro a livello globale per quanto riguarda i trend del packaging eco-sostenibile nel segmento lusso. Dal 2021 i Pentawards hanno in-

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trodotto la categoria “Sustainable design” per gli ambiti Food, Beverage, Health and Beauty, Home, Luxury goods e Branding and consumer. In Italia resta un punto fermo il concorso Best Packaging dell’Istituto Italiano Imballaggio, che oltre a Qualità e Innovazione ha un focus speciale sull’Ambiente con il patrocinio del Conai (Consorzio nazionale Imballaggi), che a sua volta ha un suo concorso denominato EcoPack – Ecodesign degli imballaggi nell’economia circolare destinato alle aziende consorziate. Un’area dedicata a mettere in luce le innovazioni in ambito sostenibile sono state inaugurate anche a Packaging Première a Milano e a Parigi all’interno della Packaging week, ed è proprio durante la visita di queste due fiere che abbiamo raccolto alcune delle soluzioni più interessanti nell’ambito del chic&green che vedete in queste pagine.

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Tamper Evident Luxury Box: un packaging sicuro e rispettoso dell’ambiente per il mondo del Beauty Per far fronte all’ingente problema della contraffazione e del taccheggio nel settore del Beauty, Industrie Grafiche Bressan, specializzata in packaging farmaceutico, grazie a un’intensa attività di R&D ha progettato un packaging capace di offrire una protezione vitale dei prodotti in commercio. Il Tamper Evident Luxury Box di IGB, dotato di sigillo cartotecnico, garantisce la conferma visibile che un prodotto non è stato manomesso: quando il sigillo viene rotto appare infatti una linguetta ad alta visibilità che evidenzia l’avvenuta prima apertura della scatola, assicurando così l’originalità del prodotto. Questo sigillo in cartoncino rispetta sia i requisiti che gli standard ISO 21976:2018, nonché quelli ancora più severi dell’FDA. Tamper Evident Luxury Box, prodotto secondo gli standard della ISO 14001 ed FSC, è in grado di eliminare tutti i wrapping in cellophane dalle confezioni dei profumi, togliendo tonnellate di plastica dal mercato. IGB ha concesso la licenza di commercializzazione di questo innovativo packaging a Pusterla 1880, storica azienda leader nei settori del beauty, fragrances e beverage.


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Cliente: Ilaria Schirippa Design: Dario Frattaruolo Design Stampa etichetta e packaging: La Commerciale

Bottiglia: Gruppo Saida Colore a caldo: Luxoro Carta: Fedrigoni Paper e Fedrigoni Self-Adhesives Fotografo: Diego De Dominicis

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FREIA LA BIRRA INDIAN PALE ALE PRODOTTA DALL’IMPRENDITRICE ILARIA SCHIRIPPA VIVE A CAVALLO TRA MITOLOGIA NORRENA E CONTEMPORANEITÀ. L’artwork e il design di Dario Frattaruolo celebrano le diverse sfaccettature della divinità femminile di cui porta il nome. A raccontarne la storia sono le etichette e il multipack realizzate con La Commerciale, Gruppo Saida, Luxoro e Gruppo Fedrigoni. Freia, Freya, Freja, Freija, è multilingua, multiculturale, è una donna a Bergen, Haiti, Lahasa a Locri. Ha molte manifestazioni e nomi ed è considerata la dèa dell’amore, della bellezza, della seduzione, della fertilità, della guerra, delle virtù profetiche. Il concept per l’etichetta parte dal nome scelto, che rimanda alla mitologia norrena. L’ispirazione prende spunto da un immaginario mistico e dalle virtù profetiche che avvolgono le manifestazioni di questa divinità rielaborandole in chiave contemporanea. La seduzione è espressa nelle laminazioni dell’oro che sono in superficie e nella ricerca di un profilo femminile non ingentilito ma, al contrario, tratteggiato da lineamenti forti, quasi come fosse una guerriera a riposo. La contemporaneità di questa figura femminile viene messa in risalto anche dallo sfondo con cui è in dialogo. Un tappeto di geometrie, disegni astratti e Graffiti Art intersecate fra di loro in un gioco di linee e morbidezze che ricordano il dolce e l’amaro. La carta utilizzata per l’etichetta è di Fedrigoni Self-Adhesives, in particolare è stata scelta la linea Premium White WS Barrier, una carta ultra white che grazie alla tecnologia Barrier crea un filtro, una vera e propria barriera, tra la carta e l’adesivo in grado di garantire un’ottima resistenza agli sbalzi termici. L’etichetta abbraccia una bottiglia creata da Gruppo Saida che nella forma richiama il mondo delle trappiste belghe. Il packaging è stato realizzato con la carta Arena Smooth White di Fedrigoni Paper. Sia l’etichetta che il packaging, stampati da La Commerciale, sono nobilitati con il colore a caldo LUXOR® MTS 495.

DARIO FRATTARUOLO DESIGN È uno studio creativo multidisciplinare con sede in Toscana, specializzato in Branding, Packaging e Illustrazione. Premiato con riconoscimenti e premi internazionali, da oltre 20 anni utilizza nuovi metodi di ricerca applicata in tutti gli ambiti della comunicazione fino alla creazione di concetti innovativi per il prodotto. Studiando l’evoluzione dei caratteri tipografici, le trasformazioni della grafica nei vari contesti storico culturali e delle sue tendenze più attuali, creando un’identità grafica capace di stimolare la percezione. Lo studio collabora tramite seminari e workshop con La Sapienza Università di Roma, l’Università per gli stranieri di Perugia e Università degli studi della Tuscia e lavora con clienti italiani e internazionali, in particolare in Asia e negli Stati Uniti.


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LA COMMERCIALE ETICHETTA E PACK DALL’EFFETTO WOW Il giorno in cui il designer Dario Frattaruolo, con l’entusiasmo che lo contraddistingue, ha scelto di coinvolgere La Commerciale nel progetto della birra Freia, l’azienda di Alba ha deciso di abbracciare pienamente questa nuova avventura. L’etichetta Solo apparentemente semplice da eseguire, l’etichetta è stata realizzata sulla carta Premium White WS Barrier di Fedrigoni Self-Adhesives, ideale per tutti quei prodotti che devono resistere a forti sbalzi termici e all’umidità. Si tratta di una carta ultra-white dotata di una barriera fisica tra l’adesivo e il frontale in grado di garantire un’ottima resistenza. Il punto di bianco quasi ottico e la texture naturale non particolarmente marcata la rende la carta ideale per la stampa di campiture piene di colore intenso come quelle presenti sull’etichetta Freia. L’etichetta è stata realizzata con una Gallus TCS 250, una macchina da stampa offset UV a tecnica mista, che ha permesso di stampare la quadricromia con cui è stato realizzato il fondo colorato e le lavorazioni successive in un unico passaggio. L’etichetta è stata impreziosita da alcuni dettagli in lamina a caldo che incorniciano e danno risalto alla figura femminile posta al centro. Per farlo è stata la Luxoro MTS 495, una sfumatura calda di oro che fa emergere in particolare la folta chioma bianca in contrasto. Per accentuare maggiormente il contrasto, è stata inserita una verniciatura serigrafica spessorata perfettamente a registro sulla chioma di capelli e sulle scritte centrali e laterali. Questo effetto è stato realizzato per mettere in risalto le parole chiave che sono contenute nell’etichetta e, soprattutto, tutta la forza evocativa di questa divinità riletta in chiave contemporanea. Il pack La realizzazione del packaging secondario perfettamente abbinato all’etichetta è l’altro aspetto che ha coinvolto La Commerciale. Il packaging, che può contenere fino a 3 bottiglie di birra Freia, è stato realizzato in due parti separate. La parte esterna è stata prodotta su carta Arena Smooth White 200 g/m2 sempre di Fedrigoni Paper accoppiata a cartoncino teso. Nei lati ricorrono le geometrie e le decorazioni con graffiti astratti e colorati che già erano presenti sull’etichetta mentre sul retro si ritrova il volto femminile come protagonista. La parte interna è stata realizzata sempre su carta Arena Smooth White 200 g/m2 accoppiata in questo caso a microonda. L’intero packaging non presenta punti colla in quanto ha una struttura interamente automontante. Sia la componente esterna del packaging sia quella interna sono state realizzate in quadricromia con stampa offset UV per la realizzazione dei fondi colorati molto brillanti abbinati alla lamina a caldo oro della stessa tonalità presente sull’etichetta adesiva. Questo è un chiaro esempio di come poche lavorazioni ben concepite possano produrre un risultato fresco, dinamico e… semplicemente wow. www.lacommerciale.it 29


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GRUPPO SAIDA LARGO ALLA CREATIVITÀ NELLA BOTTIGLIA BASSA E SPAZIOSA

SILVER VINITALY 2022 Design International Packaging Competition

GOLD SOLOBIRRA 2022 Best Pack

BRONZE SOLOBIRRA 2022 Best Label

Il progetto Freia nasce da una chiacchierata con il designer, una buona birra, una figura ispirata alle leggende norrene. Dal primo piacevole incontro avuto nell’ufficio di Dario Frattaruolo, il team di Gruppo Saida, azienda che dal 1958 si occupa di fornitura e creazione di packaging in vetro, ha compreso l’importanza di trovare e proporre un contenitore che potesse favorire la fantasia e creatività nella creazione della etichetta. Il briefing richiedeva una bottiglia dalla forma accattivante e tuttavia bassa e panciuta. Ovviamente la presenza di un’ampia zona etichettabile per agevolare lo sviluppo del design e una buona superficie per evidenziare i dettagli sia del viso di Freia che dell’insieme del concept. Già nella sua originale forma e versione “nuda”, la bottiglia in questione rimanda al mondo delle birre artigianali. Il cosiddetto collo oliva evoca alcune classiche forme presenti tra le birre artigianali trappiste belghe. Una morbida spalla che abbraccia il corpo spazioso e largo che termina con una interessante e pronunciata raggiatura sul fondello della bottiglia. Una delle peculiarità del Gruppo Saida è la volontà di non fermarsi al prodotto in quanto tale, bensì intravedere il progetto oltre a un semplice contenitore. Nel vino come nella birra o nei distillati, l’azienda scorge una poesia che tuttavia necessita di un’interessante e pregiata carta per essere scritta, scolpita. Sviluppare e proporre contenitori in vetro per alimenti è fornire questa particolare carta per concretizzare queste poesie che poi devono essere confezionate per viaggiare fuori dai nostri confini ed essere decantate. www.grupposaida.it

LUXORO L’ORO: PREZIOSA GEOMETRIA Gli inserti dorati presenti su etichetta e pack sono il risultato di una stampa a caldo con il LUXOR® MTS 495. Una tonalità della gamma LUXOR® /ALUFIN®, l’ampia collezione di effetti metallizzati dedicati alla stampa a caldo su carta e cartone e adatti a infiniti tipi di design. L’oro opaco si adatta bene alle diverse superfici di etichetta e pack e risulta performante con qualsiasi tipo di texture, l’effetto a caldo è infatti impeccabile sia nei tratti pieni che nei dettagli sottili allo stesso modo brillante e prezioso. Il colore caldo e raffinato e allo stesso tempo sobrio mette in risalto la figura femminile al centro della scena e le forme geometriche donano equilibrio e risaltano la fluidità del design. I prodotti della linea LUXOR® /ALUFIN® sono pensati nel rispetto dell’ambiente, non compromettono la riciclabilità del substrato su cui vengono applicati e sono compostabili. www.luxoro.it

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LA SOSTENIBILITÀ COME FILO CONDUTTORE I mondi sinergici di Fedrigoni Self-Adhesives e Fedrigoni Paper si incontrano in mostra a LuxePack di Montecarlo dal 3 al 5 ottobre 2022.

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Premiumness, recycling, upgrading, packaging, soluzioni tecnologiche. Sono tante le novità di Fedrigoni, tutte legate all’impegno in tema di circolarità. Non a caso. Lo dimostra la recente assegnazione al Gruppo Fedrigoni del riconoscimento Platinum, il più alto in assoluto, da parte di EcoVadis, agenzia internazionale di valutazione e rating della sostenibilità. Tra le novità di Fedrigoni Self-Adhesives in mostra nel comune stand del Gruppo Fedrigoni, spicca la gamma di Recycled Prime Papers, le nuove carte riciclate. Da oggi, infatti, i prodotti di punta della gamma standard Manter by Fedrigoni Self-Adhesives sono disponibili anche nella versione composta al 100% da carta riciclata. Affidabili e adattabili, garantiscono massima resa in termini di qualità e bellezza. Gli speciali trattamenti H+Opacity, Ultra WS e Barrier, Greaseproof, ne amplificano le performance, mentre la possibilità di poter scegliere un liner in rPET (PET riciclato), e la certificazione FSC™, ne confermano la sostenibilità. Anche le carte realizzate con fibre alternative offrono nuovi spunti a designer e produttori, grazie alla matericità e alla piacevolezza al tatto del prodotto. Ne risultano carte speciali, ispirate alla natura, che utilizzano materiali tra cui il cotone, la bagasse – derivata dalla canna da zucchero – e l’erba essiccata. Una gamma recentemente ampliata con nuovi materiali e

fibre, quali il bambù, la paglia, il cacao. Il valore aggiunto? Il potenziale espressivo, dato dal carattere tattile, olfattivo e visivo, delle fibre alternative. A questo si aggiunge l’unicità derivante dalle piccole differenze, sempre presenti in natura. Il risultato, l’opposto di un prodotto standardizzato e seriale, è unico. Carte in grado di evocare mondi, prive di limitazioni di stampa, il sogno di ogni creativo. Infine, i materiali della serie Neck labels, realizzati con le carte premium di Fedrigoni Self-Adhesives, specifici per la produzione di etichette per collarini per il settore wine & spirits. Efficienza tecnologica, impatto ambientale ridotto e alta qualità si combinano in questa nuova gamma di carte autoadesive premium: i frontali, tutti certificati FSC™ e con grammatura ridotta, sono progettati per ridurre il tipico “effetto memoria” della carta. Le soluzioni autoadesive della nostra gamma sono disponibili per tutti i tipi di collarini, consentendo finalmente di coordinare l’intero packaging e dare al prodotto un’immagine premium. Con lo stesso materiale è infatti possibile realizzare sia l’etichetta principale sia il collarino. Premiumness assoluta, estetica e funzionale, grazie al packaging coordinato. Innovazioni tecnologiche, prestazioni tecniche e funzionali, che fanno volare ideazione e immaginazione di ogni creativo!

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DAL MONDO PAPER INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ: CARTE SPECIALI AD ALTE PRESTAZIONI E CELLULOSA TERMOFORMATA

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Novità in arrivo in casa Fedrigoni anche per il mondo Paper. L’impegno in un percorso di sviluppo sostenibile, sempre più circolare e attento all’ambiente, è particolarmente caro al Gruppo, che da oltre 20 anni investe e innova in questo ambito. Il nuovo cofanetto Materia Viva Metamorphosis raccoglie la collezione di carte ad alte prestazioni tecnologiche di Fedrigoni Paper, in grado di sostituire, con ottimi risultati, i substrati plastici monouso. Non solo carte grafiche speciali dalle alte caratterizzazioni estetiche ma carte tecniche con elevate performance da utilizzare come sostitute alla plastica. Sì perché il percorso Plastic to Paper è oggi possibile grazie a carte con barriere e features estremamente performanti. Le tecnologie delle carte

selezionate sono molte, tra queste: le qualità di resistenza alla luce, antigraffio e anti-impronta, super glossy, metallizzate, traslucenti come una carta velina, resistenti all’umido grazie all’high barrier technology, elastiche, adatte al food contact, antimuffa, o addirittura termosaldabili. Grazie a queste innovazioni i clienti Fedrigoni avranno la possibilità di realizzare packaging monomateriale a base carta con alte qualità estetiche e performance tecniche, un’alternativa più sostenibile rispetto alle soluzioni equivalenti in plastica. Presentate nel campionario nelle tonalità neutre, dal bianco al nero, le carte del secondo volume di Materia Viva evocano la tecnologia che le caratterizza; sono disponibili nei molti colori, grammature, goffrature e texture di Fedrigoni.

Alle carte in catalogo si aggiungono le molte soluzioni bespoke realizzate e messe a punto anche grazie a sinergie e joint venture. Tra queste vi è Icelite CleanCut, caratterizzata dall’ottima pulizia di taglio, che ha permesso lo sviluppo del dispenser monodose Paper Snap®. Analogo discorso per la seconda novità di Fedrigoni Paper: Éclose. Si tratta di un nuovo brand per realizzare packaging termoformato in pura cellulosa, soluzione migliorativa rispetto alla plastica, nato dalla collaborazione con l’azienda Tecnoform di Parma. Il nome Éclose, di origine francese, rimanda al dischiudersi del bozzolo del baco da seta, alla natura, alla preziosità, alla protezione e alla sostenibilità, tutte caratteristiche proprie al nuovo brand. Consente di creare soluzioni ad hoc in termini di forma, colorazio-

ne in polpa, embossing, debossing e finiture. Éclose è particolarmente adatto all’impiego nei settori della cosmetica, delle fragranze e di tutti gli articoli del lusso che puntano su sostenibilità e bellezza. Il passaggio dalla dimensione bidimensionale della carta a quella tridimensionale di vassoi, cofanetti e packaging è un passo importante per Fedrigoni. Tutte queste innovazioni sono parte dell’impegno di Fedrigoni nell’accompagnare i suoi clienti nella transizione verso soluzioni più attente all’ambiente. L’appuntamento per vedere e toccare con mano queste importanti novità è a Montecarlo, Principato di Monaco, dal 3 al 5 ottobre 2022, in occasione di LuxePack 2022.

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Si fa presto a dire caffè

Ogni giorno nel mondo vengono bevuti due miliardi di tazze di caffè: tra il chicco e la tazzina c’è un mondo pieno di variabili. Il mercato del caffè sta sperimentando un grande fermento, e ogni modo di consumare la bevanda arriva con i propri trend di design ed esigenze specifiche in termini di materiali e stampa. Ne abbiamo parlato con Gruppo Goglio, ArteficeGroup, la roastery Garage Coffee Bros e due AD con progetti in gara al Coffee Design Awards.

di R O B E R T A

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Dal tradizionale espresso all’italiana fino ai caffè filtrati, i cold brew e i caffè in capsule: dietro una tazza caffè si nasconde un mondo di preparazioni differenti. Due miliardi di tazze ogni giorno è la stima della British Coffee Association: un mercato in espansione, incentivato dai cambiamenti della società e dall’allargarsi della platea di consumatori. L’innovazione sul prodotto fa il paio con l’evoluzione dei metodi di comunicazione, per raggiungere audience molto diverse. Abbiamo approfittato dei Coffee Design Awards all’interno di World Of Coffee 2022 per parlare con esperti di packaging, roastery, designer e agenzie di comunicazione su cosa è cambiato nel modo di produrre, bere e comunicare il caffè. La prima rivoluzione riguarda le modalità di consumo, e con essa i formati di packaging. Nel consumo domestico in Italia domina ancora il caffè per moka, seguito dalle capsule, diventate in breve tempo un’abitudine tanto negli uffici che nelle case. È la modalità definita funzionale: una bevanda che scandisce una pausa veloce, all’insegna della praticità, per recuperare lucidità ed energia. Negli ultimi anni, tuttavia, è emerso un nuovo pubblico, il cui consumo di caffè è diversificato e comprende

Nel consumo domestico in Italia domina ancora il caffè per moka, seguito dalle capsule, diventate in breve tempo un’abitudine tanto negli uffici che nelle case

preparazioni comuni ad altri paesi. Una rivoluzione iniziata con l’apprezzamento per il caffè filtrato in stile americano, che ha reintrodotto il tempo tra gli ingredienti fondamentali dell’esperienza. Non più una veloce parentesi ma una bevanda con tempi più lunghi: da lì la strada si è aperta alla french press, al rito del fika svedese, passando per il cezve turco sino al cold brew. Questo pubblico è in realtà una molteplicità di pubblici, che potremmo dividere in due segmenti principali legati all’età: da una parte i più giovani, attori di un consumo fuori casa modello Starbucks, interessati a lavorazioni fantasiose e aromatizzate. Dall’altra un pubblico adulto, a cui si rivolge il mercato degli specialty coffee. Un settore, quest’ultimo, che ha molte affinità con l’enogastronomia: prodotti di alta qualità, spesso mono-origine, con modalità di preparazione articolate ed esperienze di degustazione. Un consumo più consapevole in cui la ritualità è parte integrante del piacere. I materiali coffee-friendly,

dal sottovuoto alle capsule

Se i pubblici di riferimento non potrebbero essere più diversi, le necessità che accomunano i produttori sono le stesse: un packaging che

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mantenga integre le caratteristiche del prodotto, con un occhio alla sicurezza e uno alla sostenibilità, come fa notare Davide Jarach, responsabile Sviluppo Strategico del Gruppo Goglio e presidente di Goglio Tianjin Packaging: «C’è ancora una domanda concentrata sui materiali che potremmo definire “tradizionali”, come il triplice accoppiato con alluminio ad effetto barriera, ma come in altri settori c’è una richiesta crescente di materiali dal fine vita più semplice. Nel caso dei macinati sottovuoto questo significa materiali monopolimero, che mantengano inalterate le proprietà barriera eliminando l’alluminio. L’approccio sistemico è fondamentale, consente di integrare i materiali nuovi nella lavorazione senza dover modificare i macchinari e la filiera produttiva, con un vantaggio in termini di efficienza energetica e logistica». Il tema della shelf-life è il terreno su cui si gioca la battaglia dei materiali, come rileva Adriano Rosso, Art Director e Graphic Designer, il cui progetto per Bazzara Bioarabica era in concorso al Coffee Design Awards: «Anche il sacchetto Bioarabica per ora è in classico triplice accoppiato, ma credo che il futuro siano le confezioni monomateriale in polietilene

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o quelle composte da laminato poliolefinico, ottenuto accoppiando una struttura di polipropilene e una di polietilene. I brand investono molto sulla costanza qualitativa e questo si riflette anche sui materiali, che devono essere in grado di mantenere intatte le proprietà di freschezza anche in situazioni critiche di umidità e calore». Nell’ambito degli specialty, i cui volumi sono più bassi, c’è la possibilità di sperimentare con materiali diversi, come ci chiarisce Elisabetta D’Affara, Graphic Designer e Art Director, anche lei in concorso ai Coffee Design Awards con il packaging per il caffè di Garage Coffee Bros: «C’è molta ricerca sui polimeri per sviluppare soluzioni più leggere a parità di tenuta, quindi con minore impronta energetica. In parallelo c’è un incremento di materiali con una componente importante di carta, tale da permettere il conferimento con la raccolta di carta e cartone, e di accoppiati in carta e plastica che siano facilmente separabili in fase di smaltimento. Soprattutto per un prodotto come gli specialty, non perdere in qualità col passare del tempo è essenziale, e la carta in questo momento si presta di più a utilizzi di breve durata, come l’acquisto di sfu-

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so in torrefazione da trasferire dentro i contenitori di casa. Proprio in questo ambito c’è un segnale abbastanza interessante di ritorno a contenitori riutilizzabili – ad esempio in alluminio – da riempire nel punto vendita o tramite vuoto a rendere».

L La vera differenza nelle preferenze di formato non è tra grandi brand e specialty, rileva Davide Jarach: «La divaricazione sulla scelta di formato e supporti è tra prodotti destinati al mercato italiano o straniero. Nel nostro paese ha una grande presa la confezione sottovuoto, mentre all’estero è più comune il formato soft con valvola. La decisione dei leader di mercato di non abbandonare la classica “mattonella” ha portato gli altri player ad allinearsi per competere nella grande distribuzione. Dall’altra c’è la logistica: è semplice da gestire in termini di stoccaggio. Influisce anche la modalità di acquisto: in Italia il macinato è ancora preponderante, mentre ovviamente per il caffè in gra-

Nel nostro paese ha una grande presa la confezione sottovuoto, mentre all’estero è più comune il formato soft con valvola. — DAVIDE JARACH GRUPPO GOGLIO

ni la confezione sottovuoto non sarebbe adatta, perché le forme irregolari dei chicchi potrebbero intaccare l’integrità della confezione mettendo a rischio la freschezza del prodotto». Sulla scelta del formato e come si presenta a scaffale influisce anche una mancanza di informazioni da parte del consumatore su come avviene la torrefazione. Ci spiega meglio Davide Cobelli: «Nella produzione industriale il caffè viene tostato, e successivamente lasciato degassare perché disperda i gas prodotti durante la tostatura. Una parte di gas rimane comunque all’interno dei chicchi, per cui vengono spezzati in fasi successive per farlo fuoriuscire completamente. Questo perché il consumatore è abituato a pensare che un alimento dalla confezione gonfia sia il segnale che qualcosa non va, il che è vero per altri prodotti alimentari, ma non per il caffè tostato, anzi. Questo è un problema di informazione. Noi per i nostri caffè macinati utilizziamo il sottovuoto con l’azoto per migliorare il mantenimento della freschezza, ma comunque ci rivolgiamo a una clientela a cui proponiamo una shelf life di prodotto molto più breve, che consenta di apprezzare maggiormente le caratteristiche aromatiche delle miscele».


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Accanto al classico macinato sottovuoto si sono ritagliate uno spazio rilevante le capsule, vere protagoniste della comunicazione nel mondo del caffè di questi anni. Sempre Davide Jarach: «Le capsule in alluminio per ora hanno un grande vantaggio per il mass market, una shelf life molto lunga. Noi siamo dell’idea che le capsule siano uno dei prodotti in cui il lavoro sulla compostabilità del packaging è fondamentale. Il fatto che non sia necessario separare il prodotto dal contenitore semplifica lo smaltimento e riduce di molto la percentuale di rifiuti prodotti». Un mercato in cui a guidare sono le scelte del player principale del sistema a capsule, commenta Tiziano Saitta, Creative Director di ArteficeGroup: «Guida la compatibilità con sistema più diffuso: anche i brand che hanno un proprio sistema di capsule hanno sempre una gamma di capsule compatibili. Sull’aspetto dei materiali uno degli ambiti in cui c’è maggiore spazio per la ricerca di design è il problema dell’overpackaging: gli anni appena trascorsi hanno modificato la percezione degli imballaggi, per cui il consumatore – specie in merito ai prodotti alimentari – cerca una rassicurazione sulla sicurezza. Dall’altra c’è spazio per

lavorare sull’uso efficiente dello spazio, con meno vuoti, sulla riduzione del packaging secondario e la scelta di materiali più leggeri, che significa una logistica più efficiente».

La stampa just-in-time riduce la necessità di grandi scorte, e per una micro roastery la possibilità di partire da basse tirature è fondamentale. — ADRIANO ROSSO DESIGNER

Una stampa per tutte le

tirature

Sul fronte delle tecnologie di stampa, il segnale più evidente riguarda le tirature. Adriano Rosso rileva come in questo ambito gli interessi di mass market e specialty tendano a convergere: «Anche se la stampa rotocalco rimane di alto livello qualitativo e ideale per le grandi tirature, la stampa digitale soddisfa sempre più le necessità di entrambi. La stampa justin-time riduce la necessità di grandi scorte, e per una micro roastery la possibilità di partire da basse tirature – a volte anche poche decine di pezzi – con tempi di lavorazione e consegna rapidissimi è fondamentale. I player mainstream stanno percorrendo una strada simile, ossia il versioning: maggior numero di referenze, tirature più piccole, pronte a reagire velocemente ai cambiamenti della domanda e generare acquisti d’impulso». Davide Cobelli spiega come queste microtirature per gli specialty

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abbiano a che fare con le piccole quantità di una materia prima di altissima gamma: «Nel caso delle qualità più pregiate è possibile che l’approvvigionamento possa essere anche solo uno o due sacchi, che lavorati possono diventare non più di 400 pacchetti: per questo è importante che le tirature siano commisurate alla quantità effettiva del prodotto e ai suoi cicli di stagionalità. Questo vale anche per gli altri materiali di comunicazione che li accompagnano, come ad esempio le cartoline – anche queste in carta riciclata – che raccontano e approfondiscono le caratteristiche delle diverse qualità di caffè». Per quello che riguarda le tecnologie di stampa si sta assistendo, più che a una sostituzione da parte della stampa digitale, a un affiancamento delle due tecnologie. Commenta Elisabetta D’Affara: «Per gli specialty la stampa digitale è il mezzo di elezione. Diventa particolarmente interessante quando si lavora con le nobilitazioni: verniciature, laminazione a caldo o a freddo ormai si possono fare in digitale, aprendo un ventaglio di effetti materici che trasmettono qualità anche con tirature ridotte».

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Il linguaggio (anche smart) del caffè

Se sul tema della sicurezza alimentare e della stampa le necessità si somigliano, è sul design che le audience differenti portano a stili di comunicazione e ispirazioni radicalmente differenti. Tiziano Saitta sottolinea come la comunicazione del caffè si fondi spesso su uno storytelling che segue il consumatore nelle proprie abitudini: «Il caffè è un prodotto che si comunica, si vende e si acquista in base a una forte componente di emozionalità. Nel mercato mass market è considerato soprattutto come una commodity, con un racconto che non è basato tanto sulle caratteristiche organolettiche quanto sulla fedeltà del consumatore al brand. Laddove prima l’accento era sulla morbidezza o sulla cremosità della bevanda, adesso è sul fatto di portare le proprie abitudini, magari ereditate dai consumi di famiglia, anche nel nuovo sistema con le capsule. Questo si riflette anche nelle scelte di design, che tendono a rifarsi a un linguaggio molto consolidato». Il cambio delle abitudini non si riverbera solo sul packaging, ma anche su altri aspetti di comunicazione stampata in cui si declina l’im-

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magine di un brand. Nel caso del caffè, questo significa un supporto in particolare: le tazzine. «Per anni la tazzina di caffè ha identificato la comunicazione di brand – pensiamo a Illy, che sulla riconoscibilità delle proprie tazzine ha costruito un’immagine di marca e un sistema narrativo, legandosi anche al mondo dell’arte e del design; o a Borbone e il bicchierino di vetro che si legava all’idea della tradizione napoletana – creando un parallelismo tra l’esperienza a casa e al bar». Il discorso cambia quando si guarda invece al mercato specialty, come ci conferma Elisabetta D’Affara: «Anche per la relativa giovinezza del mercato, la comunicazione è una tela bianca su cui sperimentare un linguaggio visivo meno legato alle consuetudini e più vicino a quello del design grafico d’arte, colorato, espressivo, con forte uso di forme forti, font tipografici insoliti e un linguaggio fresco e ironico. C’è grande sensibilità nei confronti dell’immagine visiva, che sta andando nella direzione in cui per tanti anni ha lavorato la comunicazione dei vini: trasmettere tramite scelte di design, materiali e supporti l’eccellenza delle materie

Il caffè è un prodotto che si comunica, si vende e si acquista in base a una forte componente di emozionalità. — TIZIANO SAIT TA ARTEFICEGROUP

prime. Nel lavoro con Garage Coffee Bros l’ispirazione è venuta dai tessuti tipici delle diverse zone di produzione delle diverse qualità, da cui ricavare dei pattern grafici per rappresentare il paese di provenienza. Abbiamo utilizzato il colore per identificare i profili di sapore utilizzando le associazioni tra sapori e colori, lavorando a contrasto per una risultante cromatica forte e vivace. Attorno a questi elementi di design era importante comunicare in maniera chiara l’impegno sulla sostenibilità. Abbiamo sfruttato la possibilità di usare le etichette per caratterizzare referenze di prodotto diverse con un pack di base che fosse sempre lo stesso, con l’ulteriore vantaggio di essere semplici da separare al momento del riciclo. Il packaging flessibile è in polipropilene mentre le etichette sono in carta certificata FSC». Per incentivare l’abitudine a separare gli imballi Garage Coffee Bros ha ideato un’attività di comunicazione ad hoc, come ci racconta Davide Cobelli: «Abbiamo sfruttato la possibilità di usare le etichette per caratterizzare referenze di prodotto diverse, con un pack di base che fosse sempre lo stesso. L’ulteriore vantaggio è che


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sono semplici da separare al momento del riciclo. Per incentivare l’abitudine a staccare le etichette abbiamo creato un album da collezione al cui completamento il consumatore riceve in regalo l’adozione di un albero di caffè in Ecuador».

S Secondo Adriano Rosso alcune macrotendenze sono destinate a durare: «La scelta di proposte grafiche minimaliste corrisponde a esigenze di mercato ben radicate, abbinate a un altro trend consolidato nella comunicazione del comparto alimentare: lo stile retrò. Il cibo si presta bene all’abbinamento con la dimensione ludica, per questo – anche in risposta alle difficoltà degli ultimi anni – penso che continueranno a essere molto presenti le illustrazioni ricche di colori vivaci, personaggi divertenti e pattern irriverenti. Nel caso della linea Bioarabiche, l’esigenza era di intercettare un cliente abituato a

C’è grande sensibilità nei confronti dell’immagine visiva, che sta andando nella direzione in cui per tanti anni ha lavorato la comunicazione dei vini. — ELISABET TA D’AFFARA DESIGNER

consumi etici e consapevoli. Il design richiama aspetti tradizionali del caffè riproposti in chiave moderna, come i caratteri stencil del logotipo che evocano quelli utilizzati sui sacchi di juta per trasportare i chicchi o i barili di quercia che contengono il Jamaica Blue Mountain, e i tratti minimali che ricreano foglie e drupe della pianta del caffè. Attraverso l’uso di testi, icone e grafici si è cercato di rendere accessibile una conoscenza del varietale più approfondita». Questo lavoro di educazione del cliente sarà sempre più importante anche nelle grandi marche, per rispondere a gusti sempre più specifici: «Il dato sulla crescita degli acquisti online ha fatto sì che anche brand consolidati abbiano iniziato a rivedere la loro immagine per spiccare sui vari marketplace. Un mutamento che si è tradotto col moltiplicarsi dei prodotti in piccoli formati, in buste stand-up che in passato si vedevano più negli Stati Uniti che in Europa. Nella media i consumatori italiani – pur considerando irrinunciabile il caffè – non hanno una conoscenza specifica della bevanda, anche a causa di un’uniformità di linguaggio, carente nell’offrire informazioni sul prodotto. Le confezioni si arricchi-

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ranno di icone con informazioni su aroma, gusto e sul processo di trasformazione ideale della miscela. Ci sarà una maggiore attenzione a diffondere attraverso il packaging la cultura del caffè di qualità». E come per altri prodotti rinomati del mercato agroalimentare, anche per il caffè sarà sempre più comune vedere in uso tecnologie anticontraffazione e strumenti smart, come nota Davide Jarach: «Abbiamo notato l’introduzione dei QR code, utilizzati in maniera molto varia, sia per raccontare più nel dettaglio la storia del prodotto, sia per valorizzare le caratteristiche dei caffè mono-origine o per dare maggior risalto a pratiche produttive sostenibili in termini di ambiente e lavoratori. Nei casi dei prodotti di alta gamma l’inserimento di sistemi anticontraffazione comincia a essere richiesto, un fenomeno simile a quello che ha interessato il mercato del vino o di altre eccellenze gastronomiche italiane». Insomma, quando domani vi accingerete a bere il primo caffè della giornata, non lo guarderete più con gli stessi occhi.

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Mario Coppola e Antonella Coppola CEO E MARKETING MANAGER DI SO.VE.MEC. Antonella Coppola è specializza in Marketing e Business internazionale. Dopo aver lavorato come Assistant Brand Manager Marketing in un’azienda di import e posizionamento di prodotti italiani in Cina, nel 2019 torna in Italia e crea l’ufficio Marketing all’interno dell’azienda di famiglia, occupandosi sia di vendite sia promuovendo il profilo aziendale in eventi, fiere e contest.

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Progettare un’etichetta con la stampa in mente

Mario Coppola si è specializzato in Economia e commercio, lavorando fin da piccolo nell’azienda di famiglia in concomitanza con gli studi. Ha imparato l’arte della stampa acquisendo sempre di più le abilità da stampatore che gli consentiranno di investire sempre di più nelle nuove tecnologie per ampliare la produzione aziendale.

So.ve.mec. La So.ve.mec. nasce da un’idea di Antonio Coppola a Nola (NA) nel lontano 1984 come azienda per modulistica varia e successivamente si apre anche al settore delle etichette adesive. Negli anni a seguire, grazie all’ingresso in società delle nuove generazioni, si specializza con stampe a caldo, rilievo a secco, serigrafia tattile e oro tridimensionale. Infine, in risposta alle esigenze del settore del beverage, la So.ve.mec. decide di avviare anche un reparto produttivo dedicato al packaging, offrendo ai suoi clienti capsule per bottiglie di vino, olio, liquori etc.

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Guarda il video dell’open house qui.

Sono molti i fattori che contribuiscono alla realizzazione di una buona etichetta, ma quello principale è la capacità di individuare da subito la sua ragione d’essere. Sembrerà banale ma non lo è: un messaggio chiaro e definito rappresenta almeno il 50% dell’efficacia di un’etichetta – portavoce di ciò che il produttore vuole comunicare al consumatore – mentre l’altro 50% è costituito dal modo in cui si trasmette il messaggio: è qui che entra in gioco lo stampatore. Per questo è importante saper valorizzare, da stampatori, tutti gli elementi che contribuiscono a comunicare il concetto. Viviamo in una società velocizzata e dominata dagli hashtag in cui tutti i contenuti vengono ridotti all’osso, e questo fenomeno dai social si estende al mercato: il consumatore non è disposto a passare mediamente più di 15 secondi davanti a uno scaffale, sia per i ritmi frenetici del quotidiano, sia per l’infinita scelta di prodotti a disposizione. L’obiettivo è dunque attirare l’attenzione in un tempo così ridotto e allo stesso tempo comunicare in modo semplice e diretto le informazioni essenziali.

L’importanza della filiera Brand, designer, fornitori di materiali e stampatori sono anelli di una stessa catena. La differenza tra un’etichetta progettata in sinergia si vede già nel processo di realizzazione: significa risparmiare tempo e denaro. Al contrario, revisionare più volte un progetto per raggiungere una sua fattibilità di stampa può diventare controproducente e dispendioso. È un’esperienza comune a molti stampatori la commissione di progetti graficamente impeccabili ma non realizzabili tecnicamente. Il problema principale non è l’esperienza dei designer, ma la mancanza di una comunicazione produttiva tra le parti. Il mondo della stampa è straordinariamente vasto e in continua evoluzione, e ad oggi non esiste una scuola capace di formare realmente sulle diverse tecniche di stampa, quindi sono gli stampatori stessi a dover informare di tutte le innovazioni e tecnologie che permettono di raggiungere livelli sempre più alti.


P E R C O R S I

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Come è fatta l’etichetta speciale So.ve.mec. realizzata durante l’Open House

Formazione e ispirazione: l’open house del 22 marzo Il nostro è un settore altamente specializzato che può essere compreso solo sul posto, per questo il 22 marzo scorso abbiamo aperto la nostra sede produttiva a 50 designer, con la collaborazione dei nostri fornitori Fedrigoni e Luxoro, il primo per mostrare la vasta gamma di carte esistenti e il secondo per presentare tutte le nobilitazioni su etichetta. L’evento è partito la mattina con una serie di speech – Luciano Sepe per Fedrigoni Paper, Micol Valle per Fedrigoni Self-Adhesives, Alessandro Carnevale per Luxoro, noi di So.ve.mec. con uno speech incentrato sia sulle nostre tecnologie di stampa e su uno studio di neuromarketing che abbiamo condotto su alcune etichette stampate da noi – ed è terminato nel pomeriggio con la dimostrazione pratica della stampa di un’etichetta pensata appositamente per l’evento. Un evento di questo tipo agisce su due aspetti: il primo è sicuramente quello della formazione, dunque mostrare le capacità di stampa, il secondo è l’ispirazione. Mostrare ciò di cui siamo capaci diventa un incentivo per i designer a creare etichette sempre più performanti. Per noi, stimolare la creatività dei grafici rappresenta un vantaggio poiché ogni progetto è una sfida e riuscire a utilizzare le nostre tecnologie al massimo delle loro potenzialità ci fa acquisire ancora più esperienza nel settore. L’open house di So.ve.mec. di sicuro non è stato né il primo e né l’ultimo tra gli etichettifici, ma è ben lungi dal rappresentare un trend: capita molto spesso che gli etichettifici mirino più a collaborare con professionisti già affermati nel campo della stampa piuttosto che aprirsi alla formazione, il che può essere assolutamente stimolante, ma lo è altrettanto aprire le proprie porte per creare sinergia tra tutte le parti.

Per l’evento del 2 marzo è stata studiata e realizzata sotto gli occhi di tutti i partecipanti un’etichetta speciale, espressione massima di tutte le lavorazioni di stampa possibili, che grazie alla tecnologia e configurazione dei macchinari della So.ve.mec. avviene in un unico passaggio macchina. È realizzata con 2 strati di carta sovrapposti: il fondo è carta Luce Barrier, mentre il talloncino marrone è una Sirio Pearl Fusion Bronze, entrambe Fedrigoni Self-Adhesives. La texture di fondo è realizzata con un debossing a caldo, la scritta So.ve.mec. è un rilievo a secco tono su tono, mentre i loghi Fedrigoni e Luxoro sono in lamina a caldo con rilievo a secco con microincisione per il primo, e rilievo a secco a sezione cuspide per il secondo. Tutti i passaggi suddetti sono realizzati tramite unico cliché h+m e foglie Luxoro. È stata poi prevista la stampa di 2 colori serigrafici (nero e arancione) con l’aggiunta di un rilievo Braille. Termina il tutto una lamina rossa colata 3D multilivello che interseca i 2 strati di carta senza creare nessuna crepa. Il rosso colato è un multilivello per ottenere una massima definizione, perché le scritte all’interno dei 2 cerchi sono molto piccole e dunque hanno uno spessore di micron molto più basso rispetto al resto.

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G R A N D A N G O L O

VESUVIUS MAGMA GIN IL PRIMO GIN 100% CAMPANO È FIRMATO BASILE ADV Dalla creatività dell’imprenditore Maurizio De Fazio e dallo studio di comunicazione visiva BasileADV nasce “Vesuvius Magma Gin”: il primo distillato di erbe raccolte tra le pinete del Vesuvio, il vulcano più famoso del mondo, che ne narra la storia millenaria e di quella che fu la Campania Felix. Arriva così il primo gin realizzato interamente in Campania e ideato da Andrea Basile che ha pensato a ogni particolare. Le bottiglie, da 70 cl, realizzate dall’azienda Vetroelite, indossano con eleganza e audacia il marchio del prodotto, grazie alla pregiata Carta Fasson Cotton White di Avery Dennison che dona un piacevole tocco naturale. Ogni dettaglio sull’etichetta ha un significato preciso: il lettering riprende le insegne di alcune botteghe napoletane degli anni ‘40, le onde rimandano alla 42

trama creata dalle incisioni sul corallo, il colore nero è quello della pietra lavica, il contorno rosso ricorda il magma e il colore del corallo di Torre del Greco; infine la direzione delle linee nella parte inferiore ricorda la silhouette del Vesuvio. Sul tappo appare la testa di Medusa: il mito narra che Perseo la uccise e pose il capo in un sacco coprendolo di alghe e giunchi, che a contatto con il sangue, sott’acqua, si pietrificarono diventando di colore rosso e assumendo la forma di serpenti. Nacque così il corallo rosso, la cui lavorazione è una tradizione secolare di Torre del Greco. Il retro dell’etichetta, visibile attraverso la silhouette del Vesuvio ricavata sul fronte, cela un’evocativa illustrazione delle botaniche che ricordano la forza del Vesuvio.

La bottiglia è racchiusa in un’elegante box realizzata da Retail Pak, arricchita da nobilitazioni in lamina rossa e da una fascia dello stesso colore che rende il prodotto facilmente trasportabile. Ad affiancare Andrea Basile in questo lavoro il type designer Giuseppe Salerno, co-fondatore della fonderia tipografica Resistenza, mentre la stampa delle etichette è stata affidata a La Commerciale di Alba (CN). Le immagini sono state realizzate dal fotografo Diego De Dominicis. Il Vesuvius Magma Gin si differenzia dagli altri per il suo cuore vesuviano e il sapore vulcanico, deciso e “passionale”, qualità che caratterizzano la terra di appartenenza e gli abitanti. Il risultato finale è un connubio di creatività e identità territoriale, è la fantasia che

incontra le abilità artigianali e si muove alla costante ricerca dell’eccellenza nello spazio sottile che separa tradizione e magia. In prima distillazione sono state realizzate 1944 bottiglie, proprio come l’anno dell’ultima eruzione del Vesuvio e ognuna è numerata, perciò unica. Nonostante sia “nato” da pochi mesi, il gin è già molto conosciuto; infatti ha vinto il primo premio per la categoria Label al OneMorePack 2022 ed è già approdato nei locali simbolo della movida internazionale: ai beach club di Mykonos, nei più frequentati bar di Ibiza, nei locali in voga di Milano e in tutta la Campania. Già tanti traguardi in così poco tempo; ciò a dimostrare che la tenacia e la passione possono portare lontano.


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HOW IT'S MADE ANATOMIA DELLO STAMPATO Non è un vezzo chiedersi come è fatto un volume, un packaging o una shopper. Il più delle volte, è lo stampato stesso che ce lo dice: sono poche infatti le cose che non si possono dedurre direttamente. E questo ci torna utile quando dovremo farne uno simile o solo ci imbattiamo in una soluzione cui non avevamo pensato, o ancora ci aiuta a non commettere errori e a chiamare le cose con il nome corretto. Vestiamo insieme i panni di Sherlock Holmes per scoprire quanto uno stampato sa dirci di sé. di L O R E N Z O

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Per quasi novant’anni è stato presentato come “uno dei grandi tesori” della Biblioteca dell’Università del Michigan: in realtà, il manoscritto di Galileo Galilei del 1610, in cui l’astronomo rivelava la presenza di quattro stelle in orbita attorno a Giove, e quindi la conferma che non tutti i corpi celesti ruotavano attorno alla Terra, è un clamoroso falso. L’osservazione di corpi orbitanti attorno a un altro corpo che non fosse la Terra era vera, il documento no. La scoperta dell’agosto scorso è dell’Indiana Jones dei falsi d’autore Nick Wilding, professore di Storia alla Georgia State University, che già nel 2012 aveva attestato la falsità di un’edizione del Sidereus Nuncius sempre di Galileo. A tradire il falsario allora era stato l’inchiostro, questa volta sembra sia stata la carta. 46

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Questa è solo l’ultima delle tante affascinanti storie di ritrovamenti fortuiti, misteri e incredibili scoperte di manoscritti e stampati. A volte sono questioni per filologi e collezionisti, altre svolte cruciali per la nostra cultura. Due su tutti: il De Re Pubblica di Cicerone ritrovato nel 1819 da Angelo Mai in un manoscritto del VII secolo grattando via i Commenti ai Salmi di Sant’Agostino; e la celeberrima quanto falsissima Donazione di Costantino svelata da Lorenzo Valla nel 1440 e sulla quale per secoli la Chiesa ha basato il proprio potere temporale. Storie in bilico tra filologia, mistero e, come dicono quelli bravi, entipologia: l’affascinante disciplina che si occupa della classificazione dei prodotti stampati secondo le loro caratteristiche storiche, funzionali, tecniche ed estetiche. Ma non occorre andare in cerca del mitico secondo libro della Poetica di Aristotele dedicato alla commedia di cui favoleggia Umberto Eco ne Il nome della rosa: basta uno stampato qualsiasi per vestire i panni di Sherlock Holmes e scoprire quanto sa dirci di sé. Perché sapere come è fatto può essere molto utile. I 5 sensi all’opera A dire la verità da addetti ai lavori, più o meno consapevolmente, l’analisi di uno stampato la facciamo sempre quando ce lo rigiriamo tra le mani, lo sfioriamo e lo sfogliamo, ne guardiamo dall’alto il dorso e ne valutiamo stampa e confezione. Qualcuno lo apre e ne osserva controluce le pagine, qualcuno sfrega tra le dita la carta per indovinarne mano e grammatura, qualcuno addirittura lo annusa. Non è un vezzo chiedersi come è fatto un volume, un packaging o una shopper; il più delle volte, è lo stampato stesso che ce lo dice: sono poche infatti le cose che non si possono dedurre direttamente. E questo ci torna utile quando dovremo farne uno simile o solo ci imbattiamo in una soluzione cui non avevamo pensato, o ancora ci aiuta a non commettere errori e a chiamare le cose con il nome corretto. A volte è questione di materiali, di tecniche, o ancora di ordine delle lavorazioni: è la giusta sequenza di stampa, plastifica, vernice lucida, vernice opaca, per esempio, che dà vita alla nota texture tono su tono della doppia G del packaging di Gucci: a vederla così sembra facile da ottenere, ma in certi casi non lo è affatto. (01)


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In tutto questo, sono i sensi i nostri migliori alleati: vista, tatto e, perché no, anche olfatto, perché alcuni inchiostri hanno quasi sempre un odore caratteristico, come certe vernici. Ma non bisogna fermarsi alla superficie: occorre anche una discreta curiosità perché lo stampato va analizzato, girato e rigirato, a volte smontato del tutto o strapazzato, perché spesso alcuni segreti si nascondono letteralmente tra le pieghe. Per esempio, in una confezione filo singer sul piatto rivestita in tela, per trovare il filo occorre riportarlo alla luce smontando il volume, così come in una brossuna Optabind (02) va tolta la copertina per mettere a nudo il rivestimento del dorso. O ancora vale la pena di smontare una shopper per scoprire che, a parte la stampa, il più delle volte è “solo” un foglio cordonato, piegato e incollato. Fare le cose con metodo Indubbiamente il metodo entipologico con il suo approccio tassonomico e sistematico può essere una linea guida. I manuali di grafica partono classificando gli stampati in base all’uso e alla funzione per poi scendere nel dettaglio e descrivere di ciascun tipo di

+ + + Avere la consapevolezza delle fasi vuol dire anche avere evidenza di quante lavorazioni devono essere fatte, quali in linea e quali fuori, e, visto che ogni lavorazione è un costo, significa anche avere consapevolezza dei costi e saper valutare un preventivo.

stampato parti e caratteristiche. Quello che dovremmo fare noi è proprio sfruttare questo approccio e analizzare uno stampato in ciascuna sua parte, dalla più esterna ed evidente, alla più piccola e nascosta. Per un volantino, un flyer, un’etichetta, un invito o un biglietto da visita questo può essere semplice, molto meno per un volume cartonato imbottito cucito con cofanetto che è composto da molte più parti. Ma come si fa? In pratica si tratta di mettersi nell’ottica di ricostruire il capitolato dello stampato proprio come se dovessimo essere noi a commissionarlo al nostro stampatore: tipo di stampato, parti, colori, tipo di stampa e di carta, nobilitazioni, confezione, e così via… Ma non basta, perché fatto l’elenco delle parti, capito come sono state stampate o nobilitate e quali materiali sono stati usati, dovremmo anche cercare di ricostruire quali lavorazioni sono state fatte e in che ordine, non perché saremo noi materialmente a farle, ma proprio perché ne dobbiamo valutare la fattibilità e gli effetti. Pensiamo alla sequenza di taglio di tre classiche legature dell’editoria libraria: un volume brossurato con alette, uno senza e un olandese. Nel primo caso prima si taglia il volume sul davanti, si incassa la copertina e si refilano testa e piede; nel secondo, incassata la copertina, si procede con il refilo sui tre lati; mentre con l’olandese prima si refila il volume sui tre lati e poi si incassa. E se ci fosse il taglio colore sulle pagine? (03) Come è stato fatto e quando? Avere la consapevolezza delle fasi vuol dire anche avere evidenza di quante lavorazioni devono essere fatte, quali

in linea e quali fuori, e, visto che ogni lavorazione è un costo, significa anche avere consapevolezza dei costi e saper valutare un preventivo. Non a caso in ogni numero anche noi proponiamo la rubrica “Com’è fatto Print”. Prendiamo la coulisse di figura (04): apparentemente è un semplice quartino chiuso in testa e al piede con una stampa a caldo e un fregio stampato anch’esso a caldo e applicato al centro dell’apertura sul davanti. Ma è proprio quel fregio che complica le lavorazioni. Prima di tutto la stampa a caldo borda il fregio, inoltre le ghirlande del motivo devono cadere esattamente al taglio e il fronte deve essere perfettamente a registro con il retro. Per far questo, il fregio è stato concepito come un quartino, stampato a caldo con un’abbondanza tale che quando è stato fustellato si è ottenuto il bordo oro uniforme e infine la coulisse aveva la stessa abbondanza sul lato da aprire in modo che si potesse incassare il quartino del fregio sulla coulisse, incollare e refilare. Questo è solo un esempio di come un risultato apparentemente semplice in realtà nasconda insidie tecniche. Colori e spessori Proviamo ora ad applicare il metodo partendo da colori e tecniche di stampa che vanno considerati più o meno insieme, procedendo per esclusione: si può partire chiedendoci se ci sono tinte piatte. (05) Cerchiamo grafismi pieni non retinati che possano darci una risposta, come fondini o risguardi stampati a 1 colore. Se li troviamo, quali siano i colori speciali usati ce lo dice

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solo il confronto con il pantonario coated o uncoated a seconda che la carta sia lucida o opaca. Certo potrebbe essere verniciata e la resa leggermente alterata, ma non stiamo facendo una copia anastatica… In ogni caso, non fermiamoci alle apparenze: la tinta piatta potrebbe essere stata usata non per forza da sola, ma come rinforzo per esempio nelle immagini. Ora, a meno che lo stampato non sia un volume d’arte, di fotografia o di particolare pregio, potremmo quasi certamente escluderlo, ma se ci sono foto particolarmente vivide, bianchi e neri molto definiti e neutri, potrebbe valer la pena ricorrere al lentino e cercare tracce di un’eventuale esacromia (verde e arancione oltre alla quadricromia) (06) o di neri o di pantoni grey di rinforzo. Cerchiamo nei punti in cui il registro è più difficile da tenere come i bordi, i testi negativi, i filetti, i testi. Ma i pantoni potrebbero essere stati usati anche da soli, per esempio in stampati più semplici, ma d’effetto come biglietti da visita, inviti, flyer, oppure potrebbe non esserci nemmeno stampa in senso stretto: non è detto infatti che si debba usare solo l’inchiostro, in offset o digitale che sia, ma si può anche “stampare” con i nastri a caldo, l’impressione in embossing o debossing o la vernice, o ancora serigrafare (07). In questi casi, in particolare, potrebbe non essere così facile destreggiarsi tra le diverse tecniche perché molto dipende da come vengono utilizzate, su quali supporti e per quali tipi di stampato. Pensiamo alle possibilità offerte dalle nobilitazioni digitali. L’embossing si può ottenere anche in digitale usando polimeri ad alto spessore che danno lo stesso effetto dello sbalzo: a tradire, per così dire,

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+ + + L’embossing si può ottenere anche in digitale usando polimeri ad alto spessore che danno lo stesso effetto dello sbalzo.

la lavorazione digitale sarà la planarità della carta che non risulta alterata dal cliché (08), così come per i foil metallici, cangianti o pastello si avranno spessori positivi, a volte anche importanti, e non negativi come per la stampa a caldo, che richiede comunque un minimo di pressione; inoltre al lentino non si vedranno nemmeno tracce di strappo del nastro. Anzi chi ricorre alle nobilitazioni digitali ricerca in genere proprio l’alto spessore, oltre a sceglierle spesso per convenienza in base alla tiratura. (09) Quale tecnica? Al di là delle nobilitazioni, le diverse tecniche di stampa come le distinguiamo? Ancora una volta si tratta di andare alla ricerca di indizi significativi. E la carta è uno di questi. Se il nostro stampato, per esempio un volantino, un catalogo, ma anche un libro, usa una carta non eccessivamente grammata (in roto normalmente non si va oltre i 130 gr) e con segni di cannettature coniche in testa o al piede, potremmo essere quasi certi che è stato stampato in roto. La conferma ce la darà il tipo di stampato: se si presume che ne possano essere state tirate molte copie, è quasi una certezza; in più la roto lascia segni ine-

quivocabili: la carta è sempre un po’ più croccante rispetto alla piana perché è passata nel forno di asciugatura; il registro per quanto accurato non sarà mai perfetto e soprattutto la segnatura avrà sempre qualche piccola grinza, di solito in testa, perché la piega avviene ad alta velocità in macchina e, per quanto si pratichino piccoli fori o si usi inumidire la carta per agevolarla, non si avrà mai una piega “pulita” come quella che si ottiene piegando fuori linea un foglio di piana. In più, salvo rare eccezioni, le roto non hanno un gruppo verniciatore, quindi non ci saranno finiture particolari o a spot su porzioni di pagina e potrebbe esserci qualche alone traslucido dovuto alla soluzione di bagnatura o all’asciugatura non uniforme. Altri indizi inequivocabili sono la confezione filo colla che tiene insieme le pagine dello stampato e i fori degli aghi al piede della segnatura, se non refilata. Ovviamente ci troveremmo davanti a un volantino, per esempio, che di per sé ha alta distribuzione e di conseguenza tiratura e questo riporta inevitabilmente alla rotativa, ma gli aghi ci sono anche nei quotidiani. (10) Il digitale invece, ormai assolutamente affermato, concorrenziale e usato


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per stampati come libri, anche di pregio, a seconda della generazione delle macchine lascia un effetto un po’ cerato sulle zone inchiostrate, percettibile soprattutto sulle immagini o sui fondi, ma anche sui testi. Questo è dovuto al fatto che l’inchiostro, indipendentemente dal tipo di tecnologia digitale, non ha le stesse fasi di penetrazione ed evaporazione dell’inchiostro offset, che si lega chimicamente alla carta, bensì polimerizza. L’aspetto cerato della stampa con lo sviluppo tecnologico tende a scomparire. In generale però la stampa digitale ha un aspetto per così dire più asettico, forse perché si tende a usare carte molto bianche; per definizione non può avere capperi di stampa, buchi, battute, asciutti, così come fuori registro; inoltre il più delle volte il retino sarà ad alta frequenza e non ci sarà la classica rosetta dell’offset. Quale supporto? Molto più complessa è l’individuazione del supporto: ovviamente quando non si tratta di carta il discorso si fa più facile perché materiali plastici, tele e cartoncini sono in numero più ridotto e con un minimo di ricerca si riesce a individuare cosa è stato usato. Con la

carta è più complesso: a meno di carte speciali, con lavorazioni o trattamenti particolari, come colori in pasta e goffrature, filigrane o vergature, al più si potrà indovinare il tipo di finitura. Pensiamo alle patinate: lucido e opaco sono facili da individuare, ma poi ci sono le semilucide, le matte e le satinate. Questo quanto meno allo stato grezzo, ma spesso si altera questa finitura in stampa o subito dopo per proteggere, nobilitare o preparare il supporto ad altre lavorazioni. Le combinazioni tra carta e vernici di macchina e/o vernici di nobilitazione fuori linea sono davvero innumerevoli e solo osservando lo stampato è arduo capire quale carta, intesa come cartiera e tipo, sia stata usata e distinguere, per esempio, una patinata lucida da un’altra, a meno che non cambi il punto di bianco in modo sensibile, soprattutto per le carte da edizione generiche. In questi casi la cosa migliore è sottoporre il campione a un esperto di carta o chiedere aiuto al referente di una delle maggiori cartiere. La grammatura invece si può individuare facilmente con una bilancia per carta così come la mano misurando lo spessore di un foglio con un micrometro o uno spessimetro digitale.

+ + + L’inchiostro, indipendentemente dal tipo di tecnologia digitale, non ha le stesse fasi di penetrazione ed evaporazione dell’inchiostro offset, che si lega chimicamente alla carta, bensì polimerizza.

Legatura e tagli Veniamo ora alla legatoria. È forse questo l’aspetto cui prestare più attenzione soprattutto in stampati complessi, ma non solo, anche perché, come abbiamo visto sopra, a volte nell’apparente semplicità si nascondono dettagli da tenere in considerazione e che fanno la differenza. Anche una semplice scheda, un biglietto da vista o un invito potrebbe non esser stato solo tagliato sui 4 lati. Potrebbe essere un po’ un caso limite perché non c’è motivo di fustellare quando si può andare in taglierina, che costa decisamente meno. Però se i tagli richiesti non sono dritti e gli angoli retti o soltanto si aprono finestre, allora la fustella è d’obbligo. L’indizio da cercare sono le tacche di tenuta che la fustellatrice richiede per non perdere il pezzo in macchina. Esistono fustellatrici speciali che non richiedono i punti di tenuta come quelle usate per le carte da gioco, ma si tratta di casi molto particolari. Dove non arriva la fustella, che ha limiti oggettivi di dimensioni minime, arriva il taglio laser che permette di intagliare la carta traforandola quasi come fosse un ricamo. Il vantaggio è la finezza del taglio, lo svantaggio è che si deve accettare un minimo di segno di bruciatura della carta che si nota sul retro del taglio. È questo il segno che dovremmo cercare quando ci imbattiamo in tagli particolarmente fini o arditi. Un esempio davvero estremo sono gli Omoshiroi Blocks (11) composti da qualche centinaio di foglietti ognu-

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no tagliato con un suo disegno che, una volta rimosso dal blocco, mette a nudo una vera e propria scultura di carta. Un capolavoro tecnico in cui fustelle e tagli laser creano vere e proprie opere d’arte prodotte in serie. Ma non si deve pensare che prodotti industriali ormai consolidati non siano in realtà il frutto di operazioni e lavorazioni complesse. Basta un giro in legatoria o su Youtube per scoprire quanti passaggi trasformano una risma di carta stampata in un semplice volume brossurato. La legatoria è ormai un concentrato di tecnologia efficiente che ha velocizzato ogni fase, grazie anche alla spinta della stampa digitale che ha reso davvero conveniente anche la copia unica. Partiamo dalla legatura più facile, la semplice accavallatura di fogli piegati che diventa punto metallico nel momento in cui le segnature accavallate sono tenute insieme da un filo (12). Vale la pena analizzare questi tipi di stampato perché i punti potrebbero essere non solo 2 come di solito, oppure potrebbero essere non solo in piega ma anche sul piatto e il filo potrebbe essere colorato. Il punto metallico poi ha la criticità del limite della grammatura della carta e del numero delle pagine. Analizzare uno stampato di questo tipo consente anche di valutare come si comporta la carta quando le pagine sono tante e di quanto lo spessore del-

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la carta influenza il cosiddetto “creep”, ovvero lo spostamento delle pagine man mano che si procede verso il centro. Tenere conto di questo significa, tra l’altro, evitare di trovarsi con margini che cambiano pagina dopo pagina o grafismi che sono pericolosamente vicini al taglio. Orientarsi con le brossure invece è facile. Se c’è il filo che tiene le segnature, allora è cucito filo refe, altrimenti è una fresata tradizionale (nella figura 13 una brossura fresata di un manga che si legge al contrario). Non è detto che un volume cartonato è per forza cucito e viceversa. Il filo refe è più costoso, ed è possibile dare comunque prestigio al volume facendo un cartonato e liberando il budget della cucitura per la nobilitazione della coperta. È quello che accade normalmente con l’editoria libraria. Il filo si vede aprendo le pagine in centro o controllando se in dorso si vede la piega della segnatura, oppure in dorso, affogato nella colla, nella legatura con incollatura al vivo e dorso a vista. Con i cartonati la questione si complica: sicuramente un cartonato classico ha una copertina composta dal corpino del dorso e i due quadranti in cartone che sono rivestiti e rimboccati di carta, pelle o tela di legatoria, nella quale viene incassato il volume che è incollato con i risguardi. Nei volumi più di pregio i risguardi sono due quartini di carta diversa e più pesante

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La legatoria è ormai un concentrato di tecnologia efficiente che ha velocizzato ogni fase, grazie anche alla spinta della stampa digitale che ha reso davvero conveniente anche la copia unica.

rispetto a quella usata per l’interno, ma se ne può fare a meno, incollando direttamente la prima e l’ultima pagina ai quadranti. Questa versione tradizionale può essere complicata a piacere aggiungendo parti (si può arrivare anche a 13 tra sovraccoperta, capitelli, segnalibri, cofanetto, imbottitura, solo per citarne alcune) o togliendone, come nella legatura open spine cucita filo refe senza copertina cartonata e con filo a vista (14). Un’interessante variazione invece si ottiene tagliando al vivo i quadranti e mettendo a nudo i cartoni (15), o cambiando la loro grammatura e trasformandola in olandese con quadranti morbidi in cartoncino da 250 a 400 gr; in bodoniana con due quadranti refilati al vivo e applicati alla copertina del volume brossurato; o ancora in giapponese, raffinata legatura eseguita manualmente passando un filo da un foro all’altro e avvolgendo il dorso. (16)


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OUTDOOR: DIGITAL, SOSTENIBILE E PROGRAMMATICO Digital advertising, approccio data driven e sostenibilità guidano la rivoluzione che ha investito il settore dell’Out-Of-Home già da qualche anno. Ne abbiamo parlato con specialisti del settore come IGP Decaux, Clear Channel, Printable, Bìllalo, Wayap e SarLed. di C A T E R I N A

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La Toscana e la Val D’Orcia invadono la Milano Design Week 2022 a bordo di un tram milanese firmato Neff in collaborazione con IGPDecaux. Due anni a dirci che stare in casa non era poi così male. Poi, puff, improvvisamente è successo, siamo tornati. Andare in ufficio, prendere mezzi affollati, stare fermi nel traffico, uscire a cena fuori, viaggiare. Ogni volta che mettiamo il naso fuori casa – questo ci dicono gli esperti di settore – prestiamo molta più attenzione di prima alla comunicazione outdoor. Un comportamento che si può spiegare con la progressiva assuefazione alla pubblicità online che, per quanto efficace, porta a soffermarsi maggiormente su cartelloni e maxi affissioni. Ma anche con l’avvento di cambiamenti strutturali nel mondo dell’Out-of-Home che erano in essere ben prima della pandemia e vedono i leader del settore sfruttare a pieno le potenzialità dei nuovi strumenti di digital advertising (in particolar modo mobile) per consolidare (o costruire ex novo) la propria immagine offline, amplificare la visibilità di una campagna e renderla più “tangibile” agli occhi degli utenti. Insomma, è un periodo roseo per l’OOH che, solo nel primo quadrimestre del 2022, ha recuperato i valori del 2019 (+101% rispetto allo stesso periodo del 2021). Destreggiarsi tra le sfide e le contraddizioni della modernità non è semplice (si pensi all’uso dei dati personali degli utenti e il rispetto delle normative sulla privacy), ma è pur vero che questo periodo di sperimentazione apre immense opportunità creative per tutta la supply chain, che si tratti di brand, agenzie, designer, pubblicitari e professionisti della stampa per esterni. Ne parliamo con Luca Stucchi e Filippo Gullì (IGPDecaux), Eszter Sallai (Clear Channel), Mattia Pelizzoni (Printable), Nicola Palmas (Bìllalo), Mita Aga Rossi (Wayap) e Carlo Podda (SarLed).

A portata di smartphone In un report di Market Insights si prevede che il mercato del Digital Out of Home (DOOH) raggiungerà un valore di oltre 34 miliardi di dollari entro il 2025. Secondo GroupM le campagne che integrano media tradizionali e digitali sono molto efficaci nel convincere i consumatori a compiere azioni dirette. «Se un tempo l’obiettivo di una campagna era principalmente consolidare la brand awareness, oggi il focus è su un approccio data driven, che sfrutta l’analisi dei dati e i nuovi strumenti di digital advertising per coinvolgere gli utenti, spingendoli a interagire con il marchio. Le informazioni sui gusti e le abitudini degli utenti servono a progettare una comunicazione sempre più omnicanale, immersiva e personalizzata» spiega Filippo Gullì, Sales Director di IGPDecaux. Tra le strategie più efficaci c’è l’uso del MOOH (Mobile Out of Home) e dei QR code, che possono essere associati alla pubblicità statica (cartellonistica, maxi affissioni, banner) e permettono di traghettare gli utenti su un sito web, un’app o una landing page, ma anche di monitorare in tempo reale l’efficacia di una campagna.

Purché sia sostenibile La pandemia ha stimolato una riflessione sull’urgenza di rendere sostenibile anche la pubblicità per esterni. Oltre a incentivare lo sviluppo di materiali innovativi, riciclabili e riutilizzabili, occorre rendere le soluzioni green sempre più competitive affinché rappresentino un’alternativa concreta per gli inserzionisti e i clienti finali. IGPDecaux, leader nella comunicazione outdoor in Italia, ha maturato una spiccata sensibilità per il tema, operando una riorganizzazione dei processi, oggi sempre più orientati a una decisa riduzione

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dell’impatto ambientale. «Prediligiamo la stampa water based e l’uso di supporti innovativi, spesso sviluppati in esclusiva dai nostri fornitori» spiega Luca Stucchi, direttore esecutivo di IGPDecaux. «Il 90% della carta che acquistiamo è riciclata e, a fine esposizione, viene recuperata per produrre nuova carta e imballaggi. Siamo stati i primi in Italia ad aver avviato un sistema di riciclo e recupero degli adesivi in PVC utilizzati per rivestire tram, bus e station domination nelle città di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma e Napoli». Gli adesivi recuperati sono utili nella realizzazione di dossi stradali artificiali, canne per irrigare, suole per scarpe, serramenti o pannelli insonorizzati per l’industria dell’automotive. Anche le tabelle in polipropilene e polistirolo vengono impiegate nella produzione di oggetti di uso quotidiano come cassette della frutta, appendiabiti e vasi per piantumazione.

Muri che parlano e fanno parlare di sé La pandemia ha accelerato un processo di digitalizzazione già avviato che rende possibile una comunicazione sempre più personalizzata e in tempo reale. «I brand si aspettano la possibilità di programmazioni versatili e last minute, perciò diamo

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molta importanza alla misurazione sia in fase propedeutica alla programmazione che a fine campagne» racconta Eszter Sallai, Managing Director della Clear Channel, media company leader nel settore OOH. «L’espansione del digitale non ha scalzato il tradizionale, che riveste ancora un ruolo importante. Si tratta di due declinazioni complementari, che si possono combinare per raggiungere obiettivi diversificati di comunicazione». Il formato classico si presta perfettamente a personalizzazioni creative che catturano lo sguardo, mentre il digitale sfrutta la potenza della diffusione e della versatilità. «Il mural advertising è un esempio di comunicazione OOH che punta alla spettacolarità, trasformando una campagna in qualcosa di notiziabile e virale» prosegue Sallai. «Impossibile non notarli, le pareti dei condomìni si trasformano in veri e propri punti di interesse all’interno del quartiere, vengono immortalati e condivisi sui social con estrema naturalezza. Per noi non si tratta di una semplice riproduzione di una campagna classica, ma di una vera e propria opera d’arte. Per questo preferiamo che gli street artist coinvolti mantengano un livello di autonomia sulle scelte stili-

In alto a sinistra, e qui sopra, campagne realizzate da Clear Channel per WIZZair e Absolut Vodka.

stiche e di soggetto pur garantendo uno stretto legame col brand che ha commissionato l’opera». Chi bazzica Milano si sarà imbattuto di recente nei due murales commissionati dalla compagnia aerea WIZZ Air, con il coinvolgimento dello street artist Mate o degli impianti che Absolut Vodka ha voluto personalizzare in occasione del Pride, con i colori iconici della manifestazione.

Grande formato per un grande impatto Il settore Out-of-Home è sicuramente uno di quelli in cui l’uso della stampa di grande formato trova maggiore applicazione. Location straordinarie, metrature importanti soprattutto nel centro città: un investimento non da poco, alla portata di brand noti e ambiziosi, ma di sicuro


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impatto. Nata come concessionaria pubblicitaria circa quarant’anni fa, Printable si è specializzata nella fornitura di maxi affissioni – ha realizzato il più grande maxi telo d’Europa in via Melchiorre Gioia a Milano, 55x57 m – affidandosi a tecnologie di ultima generazione, velocità di consegna e competitività. «Fortunatamente la pandemia non ci ha colpito molto e grazie alla recente integrazione con il digital advertising siamo riusciti a differenziare l’offerta» spiega Mattia Pelizzoni, Sales Director di Printable. «Sul fronte della sostenibilità, già in tempi non sospetti ci siamo impegnati ad acquisire tutte le certificazioni necessarie (ISO 9001, 140001, FSC, etc.) e abbiamo creato un energy team, che si occupa di monitorare l’efficienza energetica e l’impronta ecologica dell’azienda, raccogliendo dati utili ad ottimizzare i processi e ridurre gli sprechi. La ricerca e sviluppo sul fronte dei materiali sta facendo passi da gigante, ma soprattutto nel caso di clienti provenienti dal mondo del luxury è ancora difficile trovare un compromesso tra le esigenze estetiche e strutturali di una grande affissione e quelle di sostenibilità».

L’analisi dei dati riduce gli sprechi Come usare i dati in maniera funzionale nel contesto della pubblicità tradizionale? Bìllalo è un’azienda sarda, il cui nome deriva dall’unione del termine inglese billboard (manifesto) e del sardo “billare” che significa letteralmente controllare, tenere d’occhio. Il servizio che offre è uno strumento digitale di pianificazione delle campagne out of home, progettato per avvicinarsi all'esperienza di pianificazione delle campagne di digital advertising. «Gli spazi pubblicitari OOH sono geolocalizzati e per ognuno è possibile visualizzare le foto, la street view, oltre alle caratteristiche fisiche ed altri importanti dati. Per semplificare la ricerca degli spazi, algoritmi proprietari calcolano per ogni spazio gli indici di visibilità, basandosi sulle informazioni registrate. – spiega il titolare Nicola Palmas –. Possiamo suggerire le migliori location per le campagne pubblicitarie, fornendo dati su traffico, composizione socio demogra-

A destra, maxi affissione realizzata da Printable; sotto, campagna Oxfam realizzata da Wayap

fica della popolazione residente in una certa area, presenza di punti di interesse nelle circostanze. Queste informazioni, combinate con i parametri e le caratteristiche degli spazi pubblicitari, consentono di arrivare a un livello di precisione nella pianificazione che solo operatori esperti di ogni singolo territorio sarebbero in grado di raggiungere altrimenti». Grazie a Bìllalo, un’azienda può decidere di pianificare una campagna scegliendo solo gli spazi pubblicitari illuminati e situati ad una certa altezza da terra in un dato raggio dai propri punti vendita in tutta Italia, in pochi minuti, dal proprio computer e presto da smartphone. «Abbiamo migliorato la fruizione dei dati storici e presto potremo sapere quali campagne sono state eseguite su ogni spazio pubblicitario nel corso degli anni» aggiunge Palmas. Una buona analisi di partenza, la conoscenza del proprio target e degli obiettivi sono aspetti che hanno riflessi non solo sulle performance aziendali e sul ROI, ma anche su aspetti di responsabilità sociale delle aziende: ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale delle proprie operazioni, digitalizzando in parte o integralmente i processi. «Tra i nostri clienti storici c’è un’importante organizza-

zione di spettacolo dal vivo in Sardegna che in passato faceva pubblicità per eventi utilizzando quantità considerevoli di manifesti di piccolo formato e qualche affissione di grande dimensione. Oggi ha ridotto drasticamente le quantità, puntando su spazi più grandi in location con alti livelli di traffico e una decisa concentrazione del pubblico potenziale dei singoli artisti che promuove. In particolare, grazie all’utilizzo combinato delle analisi geosociodemografiche sulla popolazione residente, ha trovato nuovo pubblico e tracciato le conversioni grazie all’utilizzo di QR code con link di atterraggio su pagine di approfondimento, iscrizione alle newsletter e acquisto biglietti. Abbiamo calcolato che rispetto al 2019 sono riusciti a tagliare i costi per l’acquisto degli spazi di quasi il 30%, e di circa il 23% sul costo delle stampe nonostante i rincari dell’ultimo anno».

Smart non solo nelle metropoli Wayap è un’azienda specializzata in pubblicità per esterni nata nel 2014 come naturale prosecuzione di A.P. Italia, fondata nel 1964. Oltre a svolgere il servizio di concessionaria di spazi pubblicitari per affissioni e cartellonistica su strada, si occupa

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di consulenza per la pianificazione e scelta delle postazioni più strategiche in ciascun territorio, in base alle esigenze e alle dimensioni del cliente, che si tratti di un piccolo imprenditore o di una multinazionale. «Lo scenario del tutto imprevedibile generato dalla pandemia ci ha permesso di testare sul campo tutta la resilienza ed energia di una struttura snella e veloce, che ha saputo mantenere un contatto diretto con le aziende, pronte a tornare su strada già nella seconda metà del 2020» racconta Mita Aga Rossi, direttrice marketing di Wayap. «Anche in questo momento stiamo sottoscrivendo nuovi importanti incarichi con varie città italiane per definire una strategia che integri tradizionale e digital, con pensiline intelligenti per i mezzi pubblici e soluzioni a supporto della mobilità elettrica e di città che stanno diventando sempre più smart e sostenibili». Se da un lato alcune realtà sono decisamente all’avanguardia e spingono Wayap ad “alzare l’asticella” nella progettazione di nuove soluzioni tecnologiche, dall’altro bisogna investire molte energie nel supportare anche i clienti locali, così come le molte aziende italiane che si collocano in una fascia media. «C’è molto interesse per il digital advertising, non solo nelle metropoli, ma anche in città più

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a misura d’uomo, perché è ormai assodato che il pubblico tende a essere più colpito da forme di pubblicità in movimento o effetti 3D». Rispetto all’affissione tradizionale, resta aperta la questione relativa alla rotazione dei messaggi pubblicitari. «La domanda che le aziende devono porsi è se sia meglio essere visti su un impianto statico con immagine fissa o all’interno di un meccanismo di rotazione, con fino a 6 diversi brand al minuto» prosegue Aga Rossi. «Difficile dire se nell’inconscio di un utente pubblicitario si consolida meglio l’immagine vista in cartellone statico o su un ledwall in rotazione. Probabilmente molta dell’efficacia finale resta nella qualità del concept creativo, oltre che nella forza del messaggio». Chi ha scelto di investire nel digital signage è SarLed. Nata come agenzia pubblicitaria negli anni Duemila, si è specializzata nella realizzazione di campagne promozionali sia nel campo delle ADV che in quello della stampa promozionale sia offset che digitale. «Nel 2000 abbiamo costituito sezioni specializzate in digital web, cartellonistica stradale, indicazioni turistiche, realizzando migliaia di impianti su strada sia in Sardegna che in Nord Italia, grazie alla collaborazione con le più grandi società nazionali del

A sinistra, affissione di Printable; a destra led realizzati da SarLed

settore. La naturale evoluzione della pubblicità stradale ci ha portato nel 2019 a passare al digital signage, avviando partnership con le migliori aziende produttrici di ledwall e videowall, per uso sia interno che esterno» racconta Carlo Podda, direttore di SarLed Led Wall & Co. «Cambiano le tecnologie, ma non l’intento di stimolare l’attenzione dell’utente con campagne vivaci, attraenti, che rimangano impresse nella mente. E questa è una realtà tanto nelle grandi città che nei centri più piccoli».

Non dimenticare l’empatia Quel che è certo è che resta fondamentale catturare l’attenzione degli utenti puntando su messaggi unici e indimenticabili. Anche per questo gli annunci tradizionali stanno assumendo un aspetto sempre più “social”, che invita gli utenti a fotografare e postare, amplificando la visibilità del brand. La necessità di essere virali deve andare di pari passo con quella di “restare umani” e comunicare, anche con ironia, con il pubblico. Tecnologie all’avanguardia e nuovi strumenti digitali devono essere la leva, ma ciò che davvero non può mancare in una campagna efficace è la capacità di creare una connessione con chi la osserva.


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O D D I C O L O R E

PANTONE 173 EC BO S8 26A–1

A . R .T. E N T E R P R I S E S

Dai musei alla stampa, il colore d’autore di Rocco Trabucco

di M I C H E L A

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P I B I R I

E se il patrimonio artistico-culturale custodito nei musei italiani fosse una risorsa concreta per brand, creativi e stampatori? Non solo fonte di ispirazione e documentazione, ma vero e proprio strumento di gestione del colore fedele al reale. Con la possibilità di dare vita a collezioni nei più svariati ambiti – dal tessile all’automotive, dall’interior design al promotional – legate indissolubilmente al personale tocco coloristico dei grandi Maestri dell’arte europea. È l’inedita possibilità che offre il lavoro di catalogazione e codificazione compiuto da Rocco Antonio Trabucco, fotografo professionista e fondatore della A.R.T. Enterprises. Oggi, dopo la sua prematura e recentissima scomparsa, il suo lavoro è portato avanti dalla moglie Maria De Chirico Trabucco.


C O L O R E

PANTONE 128 EC BA 079–1

Una cartella di 480 colori codificati e registrati alla SIAE, provenienti da 200 opere diverse, che può essere messa a disposizione di tutte quelle industry che proprio sull’uso del colore fondano la propria attività.

Immaginate un capo di haute couture che possa vantare lo stesso esatto punto di giallo dell’abito di una Pia Donna dipinta nel 1507 da Raffaello Sanzio nella sua famosa Deposizione, anche nota come Pala Baglioni. O un’automobile con livrea rosso fiammeggiante come il drappo adagiato morbidamente sul grembo dell’Orfeo – personificazione di gusto classicista di Scipione Borghese – rappresentato nel mosaico del 1628 di Marcello Provenzale. O, ancora, un wallpaper che abbini la tonalità decisa dell’uva matura e quella delicata delle pesche che fanno capolino – e sembra quasi di sentirne il profumo – dalle mani del Giovane con canestro di frutta di Caravaggio del 1593. Sono solo tre esempi di opere custodite dalla Galleria Borghese di Roma che Rocco Antonio Trabucco, fotografo professionista sulla cui lunga carriera si potrebbero scrivere tomi interi, ha fotografato a partire dai primi anni 2000 per conto del Ministero e dei Beni e Attività Culturali al fine di creare una vasta opera di catalogazione telematica delle opere d’arte del Polo Museale Romano per diffondere la conoscenza del patrimonio all’estero. È con grande passione visionaria, completamente proiettata verso il futuro, che ci ha raccontato il suo lavoro e le possibili applicazioni in un’intervista recente, al termine della quale non avremmo mai immaginato di salutarlo per l’ultima volta. Trabucco è infatti mancato improvvisamente durante l’estate, ma la moglie Maria De Chirico, avendolo sempre affiancato nell’attività, ha deciso di portare avanti il progetto di A.R.T. Enterprises, la società che Trabucco aveva fondato proprio in occasione della campagna per il Ministero. Una campagna che ha richiesto un lungo e sapiente lavoro di fotografia analogica da tramutare poi in file ad alta definizione: «Per avere un colore puro e perfetto – ha spiegato Trabucco – bisognava ottenere il buio completo per evitare ogni fonte di inquinamento luminoso. Le opere dovevano avere solo luce a 5600 gradi Kelvin ed è stato necessario sostituire le lampadine ogni 10 opere, perché oltre

un certo uso il grado di luce ideale calava. Questo lavoro, naturalmente rispettoso di tutti i criteri di conservazione, ha consentito di ottenere negativi puri, con gli stessi colori che doveva aver visto l’artista stesso nel momento in cui ha realizzato l’opera». In virtù di tale resa, le riproduzioni fotografiche sono state certificate dalla Soprintendenza come fedeli in tutto e per tutto al reale, attraverso un timbro che riporta la dicitura “Riproduzione fedele all’originale”, conformità riportata anche da una perizia giurata del Tribunale civile di Roma. Di questo immenso archivio fotografico una parte dei negativi è stata acquisita dal Ministero, mentre la restante parte, afferente alle medesime opere, è rimasta di proprietà del fotografo, con l’autorizzazione a fare utilizzo commerciale delle riproduzioni purché non lesivo delle opere stesse e tramite la corrispondenza di royalty. La digitalizzazione dei negativi ha implicato la necessità di codificare i colori delle opere utilizzando Photoshop «che è in grado di dare la formula cromatica del colore scelto. Per riprodurre lo stesso identico colore, è stato necessario utilizzare la medesima formula cromatica adoperata dall’artista molti secoli fa» ha raccontato Trabucco. «Da questa operazione complessa è nata l’idea di estrapolare una cartella di colori, in maniera tale che la loro riproduzione su diversi supporti di stampa possa seguire parametri univoci ed essere sempre fedele all’opera reale». Ma se consideriamo i segni del tempo, le patine e le verniciature che spesso caratterizzano le opere musealizzate, come è possibile essere certi che il colore campionato sia esattamente aderente all’originale? «La mia tecnica fotografica ha permesso di estrarre il colore dalle maglie, al di là della superficie e quindi di risalire all’originale non alterato dal tempo». Ecco nascere dunque una sorta di “pantonario” – si passi l’antonomasia – di 480 colori codificati e registrati alla SIAE, provenienti da 200 opere diverse, che può essere messo a disposizione di tutte quelle industry che proprio sull’uso del colore fondano la propria attività.

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C O L O R E

La scelta dei colori codificati e registrati, ha spiegato Trabucco, si è basata su una sensibilità personale legata anche all’origine dell’amore per l’arte e la fotografia: «Abruzzese di nascita, all’età di 13 anni mi sono trasferito con la mia famiglia a Roma, e ho sentito da subito la mancanza dei colori legati al mutare delle stagioni. Nell’arte ho ritrovato i colori della mia infanzia. E ho deciso di catturarli per me, raggiungendo un livello di eccellenza riconosciuta nella fotografia d’arte. Tanto che il Ministero mi ha chiesto di progettare la creazione dell’archivio telematico». Il lavoro compiuto da Trabucco e ora gestito da De Chirico apre il campo a molteplici applicazioni ed è particolarmente interessante se si pensa che quello della riproduzione fedele in stampa delle opere d’arte è uno dei temi fondamentali nell’editoria di settore, sia quella di carattere scientifico-didattico sia quella di carattere divulgativo, nonché della realizzazione di stampe in diversi formati e gadgettistica da bookshop, dalle cartoline ai notebook, dalle mug di ceramica alle calamite fino alle amatissime t-shirt e tote bag. Ma soprattutto apre nuove possibilità di business: «Le possibilità sono molteplici – ha proseguito Trabucco – a partire dall’inserimento di questa cartella colori nei sistemi di software per la gestione del colore per diverse applicazioni di stampa. I colori codificati possono essere usati da tutti i sistemi di stampa digitale in diversi ambiti applicativi per creare rapidamente collezioni e linee mirate, che possono andare dall’abbigliamento (e tessile in generale) all’arredamento, dalla creazione di accessori e oggetti di design all’edilizia, dall’interior decoration all’automotive e persino ai giocattoli. È possibile creare collezioni di materiali industriali come vernici, o fine art come tempere, pastelli e pennarelli». Tutte applicazioni che potrebbero essere supportate da una comunicazione che ne valorizzi la peculiarità in maniera da renderle distintive sul mercato, ma non solo: in sottofondo c’è l’idea di valorizzare, attraverso l’uso di colori ufficiali e certificati, il patrimonio stesso. A partire da oggetti stampati coi colori dell’arte europea potrebbe innescarsi la curiosità verso le opere da cui quei colori provengono. E, perché no, qualcuno potrebbe anche avere voglia di utilizzare parte dei proventi di una collezione per promuovere e sostenere le attività culturali. Sono tutte possibilità da esplorare e combinare tra loro. Come nella tavolozza di colori di un artista, c’è solo l’imbarazzo della scelta su come valorizzare al meglio questa eredità importante e carica di significato.

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PANTONE 122 EC

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rocco antonio trabucco Rocco Antonio Trabucco (1947-2022) nasce a Ortucchio, in provincia de L’Aquila. Nel 1960 si trasferisce a Roma con la famiglia e nel 1963 entra come apprendista nell’A.F.I. (Agenzia Fotogiornalistica Internazionale). Nel 1967, durante il servizio di leva militare, vince un concorso per il ruolo di fotografo personale dell’allora Ministro della Difesa Luigi Gui. Nel 1968 torna all’A.F.I. e dopo pochi mesi passa ai servizi speciali all’estero. Nel 1976 fonda la propria agenzia, la Trasal press, che internazionalizza nel 1980 gestendo i servizi di altre 13 agenzie estere. Nel 2002 la Camera dei Deputati gli conferisce il prestigioso premio “Vittorio Bachelet” come promotore artistico della fotografia italiana nel mondo e l’Istituto Luce rileva tutto il suo archivio fotografico, 70.000 immagini, per celebrare i suoi 100 anni di storia che ricorreranno nel 2024. Sempre nel 2002 il Ministero dei Beni Culturali gli commissiona una campagna fotografica in digitale sulle opere esposte nel Polo Museale Romano, in occasione della quale fonda la società A.R.T. Enterprises. Nel 2005 si aggiudica la gara indetta dalla Commissione Cultura Europea “Caravaggio e l’Europa” da cui verrà estrapolata la mostra fotografica d’arte esposta in tutte le capitali degli stati membri. “Dal Rinascimento a Caravaggio” è l’ultima mostra realizzata. Dopo la sua scomparsa, A.R.T. Enterprises è rappresentata dalla moglie Maria De Chirico Trabucco. Per informazioni: info@artenterprises.it

PANTONE 4745 EC BA 064–1


M A N I FAT T U R A

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C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

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Treccani Emporium arricchisce la linea DEFINIZIONE rivestendo i suoi quaderni in 6 colori fluo della gamma Bukram Power di Manifattura del Seveso. I quaderni, stampati a caldo con lamina nera, fanno parte di una serie di oggetti che Treccani Emporium ha studiato per l’utilizzo quotidiano, per far riscoprire l’importanza di un immenso patrimonio culturale comune: la lingua italiana.​ La gamma di colori sgargianti adoperati per le copertine esalta le potenzialità di questi quaderni, dando grinta e ispirazione a chiunque decida di immergersi nella scrittura di questi splendidi kit di tutti i generi, dal design alla moda, dal cinema all’arte.

BUKRAM POWER È un tessuto resistente, in 100% cotone, che grazie alla sua flessibilità si adatta a diversi utilizzi: dal rivestimento di agende ai quaderni e a molti altri utilizzi di cartotecnica. È disponibile in due versioni: PWR#1 coi suoi 6 colori fluo di tendenza e PWR#2 coi suoi 6 colori pastello dal rosso acceso al giallo sole. Si può avere solo spalmato oppure con base carta da 20 g/m² certificata FSC®. Altezza: 78 cm. Lunghezza rotoli: 25 e 50 metri lineari. Costruzione filato: 33/13 fili/cm², 100% cotone. Peso: 280 g/m² senza retro carta. Spessore: 0,36–0,38 mm. Processi di stampa: offset, offset con inchiostri UV, stampa a caldo, stampa a secco, serigrafia. 61


P R I N T A B I L I T Y

COME SI STAMPA E NOBILITA IL LEGNO “Per fare un tavolo ci vuole il legno. Per fare il legno ci vuole l’albero”, cantava Sergio Endrigo. Un materiale organico che trova impiego non solo nell’arredamento e nell’edilizia, ma anche in numerosi altri settori, dagli strumenti musicali ai giocattoli. Qui analizziamo la stampa su legno, ma quando si parla di legno in realtà si intendono spesso suoi derivati. E quando si parla di stampa su legno, non si intende tanto stampa decorativa, quanto imitativa del legno su carta. Sembra complesso: Dopo questo viaggio sarà tutto più chiaro. di E L E N A

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P A N C I E R A


P R I N T A B I L I T Y

Il legno è un materiale organico, proprio come la pelle, viene usato in modo massiccio nel settore dell’arredamento e dell’edilizia, ma trova impiego in numerosi settori, dagli strumenti musicali ai giocattoli. Cominciamo però dalla base. Tutto parte dagli alberi. Il legno serve alle piante a portare in alto, alla luce, le parti verdi in cui avviene la funzione clorofilliana. In questo articolo ci riferiremo sempre alle piante dicotiledoni; escluderemo cioè palme, bambù e altre specie, il cui tessuto di sostegno si chiama “stipite”. Per l’arredamento e l’edilizia viene usato il fusto dell’albero. La chioma viene usata come legna da ardere. Nel tronco degli alberi si identificano due macro-sezioni: quella esterna si chiama zona corticale, ed è composta da corteccia, libro e cambio. Quella interna è il legno propriamente detto, ed è composta da alburno, durame e midollo. La corteccia viene eliminata in sede di lavorazione. Il libro è uno strato formato

da condotti nei quali discende la linfa. Il cambio è un sottile strato tra corteccia e legno, che produce nuove cellule che determinano l’accrescimento del fusto in senso radiale. La parte più interna è formata dall’alburno e dal durame, sezioni che possono essere distinguibili o meno tra loro. Li si riconosce perché nei climi temperati la successione delle stagioni determina i cosiddetti “anelli di accrescimento”, gli elementi che poi formano le venature. Il cuore del tronco si chiama midollo. È poco compatto, ha una consistenza minore rispetto ad alburno e durame, e ha un aspetto spugnoso: questa struttura è finalizzata all’accrescimento assiale del fusto. Fisica e meccanica del legno: cosa serve sapere prima di stampare

Dal punto di vista fisico, il legno è un materiale poroso: circa il 50–60% del suo volume è costituito da cavità. Sono i capillari, che finché l’albero è vivo trasportano la linfa. Questa par-

ticolare conformazione del tronco, interamente percorso da capillari, è il motivo principale della cosiddetta igroscopicità del legno. Tale materiale, infatti, assorbe acqua dall’aria e la trattiene in forma liquida, nei pori oppure nella parete cellulare. La sua struttura porosa può essere sfruttata anche per impregnarlo di liquidi protettivi, coloranti o adesivi. Quando si parla di stampa diretta su legno, bisogna tenere conto di questa caratteristica. Infatti, se non si prevede un pretrattamento che chiuda i pori in superficie la quantità di inchiostro necessaria sarà molto maggiore. L’umidità del legno ne influenza tutte le caratteristiche fisiche, meccaniche e tecnologiche: dall’elasticità alla sua tendenza anisotropa al ritiro e rigonfiamento lineari e volumetrici. La stabilità dimensionale del legno è un aspetto fondamentale da considerare, anche quando si parla di stampa. Può essere garantita se in fase di lavorazione il legno ha un’umidità che si manterrà in equilibrio con le condizioni ambientali anche nel successivo impiego. Non

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esiste una “umidità perfetta” del legno, ottimale e costante in ogni caso. Con un’umidità inferiore al 20% i fenomeni di degrado fungino più noti e frequenti non si innescano. Sopra al 20% le sue caratteristiche meccaniche si riducono, benché non in modo drastico. Se non entra direttamente in contatto con l’acqua, l’umidità del legno resta al di sotto del 20%, a meno di avere condizioni di umidità relativa dell’aria prossime al 100%. In ambiente normale, l’umidità del legno varia fra il 10 e il 20%. Se si vogliono evitare gli effetti collaterali della variazione di umidità, occorre mantenere condizioni climatiche costanti, ma questo è difficile anche nelle abitazioni private, dove a seconda della stagione l’umidità varia di 6-8 punti percentuali. La soluzione migliore è cercare di tenere il manufatto in equilibrio col clima (temperatura e umidità relativa) in cui è in servizio, valutando la situazione caso per caso. Tradizionalmente i legni vengono classificati in base alla loro durezza. Da questa dipendono spesso anche le loro destinazioni d’uso. I legni si differenziano anche per il loro aspetto: dal colore (bruno, rossastro, nero) al disegno, che dipende dal taglio e dall’andamento delle fibre (lucentezza, grana, venatura).

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Legno massiccio: pro e contro

Il legno nasce cilindrico: questa è infatti la forma del tronco. In alcuni casi viene impiegato nella sua interezza, come legno massiccio. In questo caso il tronco viene tagliato in modo da mantenere una sezione rotonda, oppure – più spesso – rettangolare. Quest’ultima forma è generalmente più duttile e pratica, sia per le successive lavorazioni che per la conservazione e lo stoccaggio. Il legno viene suddiviso sulla base del taglio: se è centrale si chiama taglio con cuore; se un lato è tangenziale alla linea di diametro del tronco si chiama taglio cuore spaccato; se non include il cuore si chiama taglio fuori cuore. Dal tipo di taglio dipendono stabilità dimensionale (deformazioni e svergolamento) e rischio di fessurazione della tavola o della trave: nel primo caso sono molto alti, nel secondo sono alti, nel terzo sono limitati. Per aumentarne dimensione e resistenza, soprattutto se usati in ambito strutturale, vengono incollate due o più porzioni di massello. A seconda delle dimensioni, si chiamano listello, tavola, tavolone o legname squadrato. Il problema del legno massiccio è però il suo costo. La resa di un tronco infatti è solamente del 15- 20%.

da decenni ormai è diffusa la pratica della "nobilitazione" di pannelli poco pregiati attraverso l'incollaggio sulla superficie di carta stampata con tecnologia rotativa a imitazione del legno.


P R I N T A B I L I T Y

piccolo glossario dei materiali, delle proprietà e delle tecnologie Anisotropia: proprietà di un materiale che ha caratteristiche diverse a seconda della direzione lungo la quale vengono considerate. Il legno è un materiale anisotropo: le sue variazioni dimensionali variano a seconda della direzione delle fibre. Dicotiledoni: classe delle angiosperme che comprende piante sia erbacee che legnose. Durabilità: proprietà di un materiale di conservare le caratteristiche fisiche e meccaniche durante un periodo di tempo, sotto l’azione di diversi agenti. Igroscopicità: capacità di un materiale di assorbire l’umidità presente in aria. Le sostanze igroscopiche cambiano aspetto, colore o dimensione, per cui possono rivelare lo stato di umidità dell’aria. Impiallacciatura: copertura di un supporto ligneo non pregiato con un piallaccio di legno pregiato, che viene incollato sopra. Massello: legno da lavorazione costituito da un pezzo unico, usato solitamente per parquet e mobili pregiati. Il massello non è impiallacciato né placcato. Attenzione: è un sostantivo, anche se spesso viene usato come sinonimo dell’aggettivo “massiccio”. Metamerismo: fenomeno ottico per cui colori che sembrano uguali sotto una certa luce, si rivelano invece diversi se sono illuminati con una luce diversa. Minuzzolo: letteralmente “pezzettino minuto, piccolissima parte di cosa sminuzzata”. Piccoli pezzi di legno fragile, di scarto, riciclato. Porosità: il rapporto tra il volume dei vuoti (pori) e il volume totale del materiale considerato. Proprietà tecnologica: definisce l’attitudine di un materiale a essere sottoposto a diverse lavorazioni. Per esempio, sono proprietà tecnologiche malleabilità, fusibilità, saldabilità, truciolabilità. Definiscono quindi la capacità del materiale di lasciarsi lavorare, rispettivamente, per deformazione plastica, fusione, unione di lembi e asportazione di truciolo con macchine utensili.

Del legno non si butta via niente: derivati e compositi da piallacci, fibre e trucioli

Ma il legno – perdonateci il paragone – è un po’ come il maiale, non si butta via niente. Ecco, quindi, che molto spesso i tronchi o le parti di scarto vengono tagliati e poi ricomposti in vari modi. I materiali di partenza possono essere piallacci, trucioli o fibre di legno. Vengono lavorati e ricomposti, usando colle speciali, così da essere utilizzabili. Anche in questo caso vengono realizzati prodotti lineari oppure piani, come i pannelli truciolari, OSB e in fibra di legno. I pannelli da piallacci

Il tronco può essere tranciato o sfogliato, in modo da ottenere fogli più o meno sottili, detti rispettivamente “piallacci” o “sfogliati”. La sfogliatura è un processo semplice ed economico, e quindi più adatto alle produzioni di massa. Richiede però materiale con elevate caratteristiche geometriche, ovvero un buon diametro e una buona rettilineità dei tronchi. Il taglio a strati è invece adatto a lavorazioni più pregiate, come l’impiallacciatura. In questo modo si riesce anche a mantenere la fiammatura del legno, il disegno. I piallacci ottenuti tramite sfogliatura o tranciatura vengono essiccati, levigati, selezionati desiderato. Dai piallacci vengono composti prodotti lineari, detti “stratificati di piallacci”, e prodotti piani, come i compensati. I pannelli da fibre di legno

I fasci di fibre vengono ottenuti con un processo di sfibratura, dopo che il legno grezzo è stato sottoposto a una prima riduzione in minuzzolo. Le fibre si legano nel pannello intrecciandosi tra loro e sfruttando l’azione adesiva del legno stesso.

È possibile anche aggiungere altre sostanze adesive alla miscela. In base come vengono prodotti, i pannelli di fibra di legno vengono suddivisi in “pannelli per via umida” e “pannelli per via secca”. I pannelli da trucioli

I pannelli truciolari possono essere classificati in base alla struttura del pannello, ovvero monostrato, multistrato (composti da particelle orientate o non orientate all’interno di ciascuno strato), a separazione progressiva simmetrica, pannelli estrusi con tubi. Possono essere classificati anche in base alle dimensioni e alla forma delle particelle: pannelli di trucioli sminuzzati (pannelli truciolari), pannelli di trucioli grossi e ampi (waferboard), pannelli di trucioli lunghi, stretti e orientati (OSB), pannelli di altri materiali. Pretrattamento, stampa, post-trattamento

Il legno massiccio o i materiali impiallacciati con specie pregiate vengono stampati di rado. Normalmente e tradizionalmente vengono verniciati o dipinti con vernici pigmentate. Le vernici hanno valore lucidante e decorativo, ma anche protettivo: servono a isolare il legno poroso da acqua e sporco. Quando si parla però di composti e derivati del legno, la stampa entra in ballo prepotentemente. Da decenni ormai è diffusa la pratica della “nobilitazione” di pannelli poco pregiati – solitamente truciolari, multistrato o pannelli di fibra di legno. Questa nobilitazione avviene attraverso l’incollaggio sulla superficie di carta stampata con tecnologia rotativa a imitazione del legno. La carta, trattata nella maggior parte dei casi con resina melamminica, viene applicata sotto pressione e a caldo, e diventa così parte integrante del pannello. Negli ultimi anni sta prendendo pie-

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P R I N T A B I L I T Y

de anche la stampa digitale, che viene fatta direttamente sul materiale. Solitamente si usano MDF o comunque pannelli che presentino una superficie abbastanza liscia e omogenea. La tecnologia più usata è quella UV e UV LED, che offre buone prestazioni in termini di resistenze e di qualità di stampa. Per migliorare la coerenza cromatica, la resa quantitativa dell’inchiostro e la qualità di stampa, le superfici legnose vengono pretrattate con sostanze a base polimerica, poliuretanica o acrilica. Questi liquidi di pretrattamento vengono spruzzati sulla superficie o stesi con rulli e passati in forni per asciugare, e costituiscono la vera e propria base per la stampa. Per produzioni industriali vengono usate macchine single pass, ma possono essere usate anche stampanti flatbed ad alta produttività con sistemi automatizzati di carico e scarico del materiale. I vantaggi della stampa digitale sono diversi: lavorando on-demand, possono essere praticamente annullati i costi di magazzino; si possono creare infiniti pattern e design a imitazione del legno; con alcune tecnologie si possono riprodurre le venature del legno a registro con la stampa. In tutti i casi, a seconda degli usi finali, possono essere aggiunti post trattamenti per aumentare le resistenze all’abrasione, al graffio, al calpestio, all’umidità. Possono essere vernici, spruzzate o stese con rulli sui pannelli, oppure addirittura lamine polimeriche, incollate e pressate ad alta temperatura.

Creare l’effetto legno

Nell’industria dell’arredamento e dell’interior design, una delle sfide più grandi è creare un “effetto legno” convincente e verosimile. Oltre alla resa cromatica, complicata dal metamerismo, è di vitale importanza restituire l’effetto tattile del legno: tridimensionalità delle venature, temperatura, naturalità. Ci sono vari modi per ottenere risultati di livello da medio a ottimo – anche a seconda della qualità e delle resistenze richieste per il prodotto finito, dei costi, dei volumi produttivi. Nell’ambito della stampa tradizionale, i rotoli di carta melamminica vengono stampati con combinazioni di tinte spot che vanno dal beige al marrone scuro. In questo caso, l’effetto tridimensionale delle venature viene delegato a trattamenti analogici come presse a caldo, che imprimono la texture desiderata. Solitamente il prodotto che deriva da questo processo è di qualità media, e le venature non sono a registro con la stampa. Passando al digitale, alcune tecnologie prevedono l’uso della quadricromia tipica del mercato delle arti grafiche, magari con l’aggiunta di alcuni colori speciali. Altre, per ridurre il rischio di metamerismo, mutuano l’uso di combinazioni di tinte marroni da altri settori, come la stampa digitale su ceramica e vetro. Per quanto riguarda la riproduzione delle venature, alcune delle più avanzate tecnologie digitali riescono a riprodurre la texture del legno perfettamente a registro con la stampa. Questo può

avvenire sia con tecnologia additiva, sia con tecnologia chimico-sottrattiva. La prima prevede l’aggiunta di strati di materiale per creare lo spessore, passaggio dopo passaggio, mentre la seconda prevede l’uso di speciali sostanze chimiche che, grazie alla loro “incompatibilità” con il coating su cui agiscono, fanno sì che questo si ritragga nei punti desiderati, creando le scanalature.

con il contributo tecnico e scientifico di: Andrea Bernasconi Professore, HEIG-VD/HES-SO Luca Bellotto R&D, Symera Fabio Centimerio R&D, Marabu Italia Stefano Costacurta CEO, Symera Massimo Del Senno Consulente R&D tecnologia del legn

Luigino Giacchetta R&D, ICA Riccardo Hassan CEO, Sirpi

Alessandro Mantovani Sales, Fenix Digital Group Silver Santandrea R&D, Cefla

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P U S T E R L A

www.pusterla1880.com

C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

LA CARBON FOOTPRINT DI PUSTERLA

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Consapevole del fatto che la sostenibilità deve essere considerata come un lungo percorso dove non esiste alcun punto di arrivo ma solo tappe intermedie di miglioramento, Pusterla 1880, in linea con i propositi di sostegno al Global Compact delle Nazioni Unite, ha iniziato nel 2021 un nuovo cammino il cui intento è quello di misurare le proprie carbon footprint in modo tale da avere un parametro di riferimento su cui basare i prossimi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e continuare così a diminuire il proprio impatto sul pianeta. Nel percorso della creazione di una strategia di sostenibilità, la consapevolezza del proprio impatto ambientale è il primo passo da fare. Per questo motivo Pusterla 1880 ha analizzato la propria carbon footprint con l’ausilio della società Quantis. L’obiettivo di questo studio è sta-

to appunto quello di comprendere le aree della filiera produttiva che hanno maggiore impatto in termini di generazione di CO2 in modo da poter definire un’efficace strategia di riduzione degli stessi. Lo studio sviluppato si è basato sul modello classico del protocollo GHG (Green House Gas) nato alla fine degli anni ’90 dalla necessità di creare uno standard internazionale per il tracciamento e la reportistica delle emissioni dei gas serra aziendali, e il conseguente sviluppo di un programma d’azione per affrontare i cambiamenti climatici. Ad oggi il protocollo GHG è riconosciuto dal World Resources Institute (WRI), dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), e collabora con governi, ONG e organizzazioni di settore per raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2030.

L’analisi e le rilevazioni sono state effettuate basandosi sui report dell’anno 2021, e hanno suddiviso le emissioni, secondo le indicazioni del protocollo, in tre scope o calcoli: il primo scope ha valutato le emissioni dirette dell’azienda derivanti dall’utilizzo di combustibili per la produzione di energia, per i veicoli aziendali, per i processi produttivi la cui fonte è di proprietà o controllata dall’azienda; il secondo scope ha valutato invece le emissioni considerate indirette in quanto la loro produzione fisica avviene all’esterno dell’azienda e non è sotto il controllo di Pusterla 1880; il terzo scope infine, facoltativo ma molto interessate, ha calcolato tutte le altre emissioni indirette che vengono generate dall’intera filiera produttiva. Queste analisi hanno dato al Gruppo la possibilità di individuare punti dell’intera filiera di produzione che lasciano più impronte nell’am-

biente a livello di produzione di gas serra. Il report servirà dunque come base per la creazione e attuazione di una strategia di miglioramento e monitoraggio delle carbon footprint di gruppo, comprese le entità Pusterla Italia, Pusterla UK, Pusterla France, Pusterla Asia, che da ora avrà come anno di riferimento il 2021. Gli strumenti e le conoscenze acquisite durante questo percorso hanno poi dato la possibilità a Pusterla 1880 di diventare autonoma nelle misurazioni grazie agli strumenti appresi; in questo modo l’impatto ambientale verrà poi autonomamente ricalcolato ogni anno per continuare a tenere monitorati le evoluzioni ed i miglioramenti delle carbon footprint dei prodotti di Pusterla 1880.

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S P A Z I O

R O B I L A N T

A S S O C I A T I

Robilant realizza myPowerkit per myCordenons. Innovazione in azione, non solo sulla carta. 68


S P A Z I O

R O B I L A N T

A S S O C I A T I

Angelo Ferrara Esperto di Corporate Branding e linguaggi di Marca. Dopo aver maturato un’esperienza di oltre 15 anni nelle più interessanti realtà del settore a Londra, Angelo Ferrara ha assunto la direzione strategica e creativa dell’area Corporate Branding di Robilant Associati, di cui è diventato Partner nel 2012. Un raro talento nel cristallizzare design e strategia lo ha portato ha sviluppare e dirigere progetti di branding per clienti di altissimo profilo. È a capo delle attività di Corporate Social Responsability di Robilant Associati ed è responsabile dei progetti pro-bono e di comunicazione interna che l’azienda realizza.

Il design

non riguarda solo l’aspetto del prodotto o l’effetto che fa tenerlo in mano. Il design è come funziona”, esprimeva bene Steve Jobs e sarebbe stato d’accordo Achille Castiglioni.

Ecco perché per myCordenons non si è trattato semplicemente di definire la dimensione estetica di una rinnovata identità visiva. O di progettare un nuovo linguaggio espressivo per generare modalità narrative inedite per la carta. Si è trattato soprattutto di rinnovare un paradigma consolidato. Tra le difficoltà maggiori che le aziende incontrano nel loro percorso di rinnovamento c’è spesso la capacità di mettere in discussione prassi consolidate. “Si è sempre fatto così. Tutti nel nostro settore fanno così”. Solo lo sguardo esterno può permettersi la libertà di un’osservazione “critica” perché scevra da condizionamenti e abitudine. Questo sguardo – quello del consulente e designer – deve poi avere l’umiltà e la curiosità dell’ascolto, per comprendere a fondo meccanismi, strategie, necessità, difficoltà, limiti e opportunità espresse da chi quegli oggetti, quegli strumenti, li usa quotidianamente.

Con questo spirito abbiamo progettato per myCordenons, myPowerkit. Lo chiamiamo ancora catalogo, ma nel dirlo qualcosa suona già anacronistico. myPowerkit è un oggetto inedito, concepito e disegnato ad hoc per myCordenons, lavorando a stretto contatto con il team e Grafiche Antiga. Rompe le regole tradizionalmente codificate per questo genere di strumento. Supera il classico e pesante “librone” con le mazzette carte e colori, per diventare un tool di lavoro agile e sempre funzionale. Ancora più proprietario grazie al caratteristico blu corporate di myCordenons, realizzato ad hoc per il progetto. Un kit modulare è estendibile e aggiornabile, una valigetta portatile che riorganizza le linee e i prodotti in agili mini-book, favorendo la massima flessibilità di chi lo usa – tutte le carte sempre con me vs. porto solo ciò che serve. I libretti-sample si possono ordinare grazie a un codice segnico progettato ad hoc: una intuitiva legenda, atta a rendere immediatamente evidenti l’architettura della proposta e le caratteristiche principali delle carte. Un linguaggio che naturalmente diventa digitale seguendo la nuova organizzazione dell’offerta e tradu-

cendola in un sistema di navigazione e filtri user-friendly che creano una sinergia completa con il kit “analogico”. La modularità della struttura rende il catalogo uno strumento sempre attuale, grazie alla possibilità di seguire i cambiamenti dell’offerta semplicemente aggiungendo o rimuovendo un libretto e salvando così il catalogo dal suo destino di obsolescenza programmata. Il kit è inoltre dotato di una esclusiva cassa audio interamente in carta – realizzata con 274 fogli – e di un apposito spazio per lo smartphone, così che la creatività possa trovare disponibile in qualsiasi momento la colonna sonora di cui necessita per esprimersi: una novità che non è fine a se stessa ma che ben esprime la capacità di myCordenons di liberare la creatività della carta al servizio dei suoi clienti, fino a realizzare una playlist “myCordenons” su Spotify. Un progetto di marca fondativo, che ridefinisce posizionamento, identità, linguaggi e offerta di questa storica cartiera italiana. Il design è progetto e non può esimersi dal considerare le funzioni dell’oggetto e le necessità e le condizioni di chi lo usa. Il design ragiona in vista di una funzionalità che poi trova il modo di essere anche bella, semplicemente perché questa è la sua missione e ragion d’essere.

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© Luigi Spina

5 Continents, 20 anni al servizio del Bello di S I M O N E

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A Z Z O N I

Valentina De Pasca, Sales and Marketing Communication della casa editrice specializzata in arti extra-europee, ci racconta i segreti di progetti editoriali che rappresentano l’eccellenza per musei, artisti e collezionisti.


F O T O G R A F I A

© Luigi Spina

Simone Azzoni

V 5 Continents è una casa editrice dedicata a settori molto specifici. Chi sono i vostri clienti e chi sono i destinatari delle pubblicazioni?

Per pubblicare cataloghi d’arte, fotografia, design e di altri ambiti di cui vi occupate è necessaria una estrema attenzione alla qualità di stampa e alla cura di ogni dettaglio, dalla carta alla legatoria. Quali sono gli ingredienti che contribuiscono alla realizzazione di un ottimo prodotto editoriale? Chi sono e in base a cosa scegliete i vostri partner di stampa e i fornitori di supporti? Qual è il loro contributo nella buona riuscita di ogni progetto?

Quale spazio occupa nel panorama editoriale attuale la pubblicazione di fotografia d’autore, e cosa rappresenta per un fotografo la pubblicazione di un catalogo: perché lo pubblica, quali sono le sue potenzialità comunicative, in quale fase di un progetto autoriale si inserisce? Si può parlare di antitesi rispetto alla tendenza del self publishing?

È critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea allo IUSVE. Insegna Lettura critica dell’immagine all’Istituto di Design Palladio di Verona. Ha curato numerose mostre di arte contemporanea in luoghi non convenzionali. È co-direttore artistico del festival della Fotografia Grenze. È critico teatrale per riviste e quotidiani nazionali. Organizza rassegne teatrali di ricerca e sperimentazione. Tra le pubblicazioni recenti ‘Frame - Videoarte e dintorni’ per Libreria Universitaria, ‘Lo Sguardo della Gallina’ per Lazy Dog Edizioni e, per Mimemsis, ‘Smagliature (2018). ‘Teatro e fotografia. Conversazione con Enrico Fedrigoli’ è il suo ultimo libro.

Valentina De Pasca è Sales and Marketing Communication di 5 Continents, una casa editrice leader nel campo delle arti extra europee. Con un dottorato in storia dell’arte altomedievale si occupa di tutto ciò che riguarda la vendita, distribuzione e promozione dei libri pubblicati dalla casa editrice nelle librerie di tutto il mondo. Guida quattro reti promozionali (italiana, francese, inglese e americana) e crede fortemente che affidarsi a una casa editrice per un artista sia «uscire da una zona di confort, che spesso nasconde anche una certa autoreferenzialità, e provare a camminare con le proprie gambe in libreria». I nostri libri nascono anzitutto dal dialogo con le maggiori istituzioni museali italiane e internazionali, con fondazioni private, artisti e collezionisti: direi che sono loro i nostri clienti. Per quanto riguarda i destinatari, sono sicuramente appassionati d’arte e, soprattutto, persone curiose rispetto a quello che avviene nel panorama artistico a 360 gradi: non va dimenticato infatti che 5 Continents Editions nasce come leader nel campo delle arti extra europee e a quest’anima teniamo molto proprio perché costituisce un elemento identitario forte. A questa domanda non posso che rispondere con le parole dell’Editore, Eric Ghysels: un libro d’arte, e dunque di contenuto anzitutto visivo, deve la sua forza al lavoro di fotolito. Solo avendo in mano immagini impeccabili si può dar vita a un volume che può vantare l’eccellenza. Tutti i libri di 5 Continents Editions sono stampati in Italia presso due stampatori: Conti Tipocolor a Calenzano (FI), e nelle sedi di Loreto e Trevi di Tecnostampa (Gruppo Pigini). La fiducia reciproca che abbiamo allenato e nutrito in questi vent’anni – eh sì, quest’anno 5 Continents Editions festeggia i suoi vent’anni! – fa sì che si crei un dialogo approfondito intorno ad ogni progetto. È una ricchezza sapere di poter contare sulla loro professionalità, e quindi affidarsi ai loro consigli relativi al tipo di carta, stampa, legatura… La pubblicazione di volumi fotografici nel panorama italiano e internazionale – e non solo a firma 5 Continents, ovviamente – sta diventando sempre più cospicua. Dobbiamo tuttavia tener presente che le vendite di questo tipo di pubblicazioni sono molto diverse dai “numeri” che sentiamo nelle classifiche di narrativa, ma questo aspetto lo lasciamo a un’altra intervista! Per un fotografo la pubblicazione di un volume, distribuito a livello internazionale, è sicuramente un trampolino di lancio e motivo di forte visibilità. E credo sia proprio questo il valore aggiunto (non il solo, certamente) di affidarsi a un editore e di agire per l’appunto in controtendenza rispetto alla scelta del self-publishing. Il self-publishing è certamente meno oneroso, tuttavia affidarsi a un editore comporta anzitutto il mettersi in gioco, l’aprirsi al confronto, la collaborazione con una squadra e le diverse professionalità che la compongono… significa anche dare la possibilità al proprio lavoro di uscire da una zona di confort, che spesso nasconde anche una certa autoreferenzialità, e di provare a camminare con le proprie gambe in libreria. 71


Valentina De Pasca

5 Continents 5 Continents Editions è stata fondata nel febbraio 2002 da Eric Ghysels, e da allora i libri d’arte che pubblica sono una lente per scoprire gli esseri umani, il mondo che abitano e la creatività a cui sono capaci di dare vita. La casa editrice, indipendente, è infatti “casa” di una pluralità di sguardi, di sensibilità, di incontri, di interessi e, come esplicitato dal suo stesso nome, non si pone confini spaziali e temporali nei dialoghi alla base dei suoi progetti, non si accontenta infatti del già visto: la sua anima si nutre di curiosità e scoperta. E la sensibilità dell’Editore, così come il suo stile improntato all’etica, ne sono la guida. Il fil rouge che connota da ormai vent’anni la casa editrice è l’attenzione al carattere visivo, all’apporto visuale: è l’arte con la A maiuscola che si declina nei diversi ambiti dell’esistenza.

Valentina De Pasca ha un dottorato in storia dell’arte altomedievale ed è professionista nel campo dell’editoria. Il suo lavoro nel mondo editoriale le sta permettendo di approfondire temi legati alla progettazione, vendita e promozione del libro, nonché di realizzare progetti autoriali in ambito artistico e letterario. È autrice, tra gli altri, dell’albo illustrato Pomodori da scartare (Edizioni Gruppo Abele, 2019), del volume, realizzato in collaborazione con Alessandra Falconi, Atelier inclusivi con l’Art Brut. Percorsi per la scuola primaria (Edizioni Centro Sudi Erickson, 2021), nonché del saggio introduttivo di Maria Lai. I luoghi dell’arte a portata di mano (5 Continents Editions, 2021).

© Luigi Spina

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In cosa consiste esattamente il tuo lavoro, qual è il tuo metodo e il criterio di scelta dei progetti da pubblicare?

Il mio biglietto da visita riporta la dicitura “Sales and Marketing | Communication”… Mi occupo di tutto l’aspetto legato alla vendita, distribuzione e alla promozione dei nostri libri nelle librerie di tutto il mondo, guidando quattro reti promozionali (italiana, francese, inglese e americana) e confrontandomi costantemente con loro rispetto alle vendite e ai nuovi progetti. E nel contempo “costruisco”, cercando di farlo in maniera originale, l’identità della casa editrice attraverso i social ma soprattutto scrivendo la newsletter settimanale che immagino come il punto di contatto più intimo tra noi e i nostri lettori. Tuttavia proprio questo mio curiosare nel mercato editoriale approfondendone anzitutto le dinamiche che ci riguardano mi porta a collaborare con l’Editore anche a livello strategico: è uno dei momenti che preferisco, il confronto che conduce a incontrare artisti, autori, curatori per identificare progetti nuovi. Come scegliamo un nuovo progetto? Anzitutto per noi è fondamentale che dietro al progetto ci siano donne e uomini che stimiamo, e che condividono i nostri valori, in primis la condivisione del Bello.

Di quale progetto vai più fiera per forza, energie delle relazioni innescate, risultati ottenuti?

Sento parte di me ogni progetto firmato 5 Continents, anche quelli che hanno preceduto il mio arrivo in casa editrice. Citerei in questo contesto Loving. Una storia fotografica, il nostro bestseller che ha venduto ad oggi circa 75.000 copie in tutto il mondo, lanciato in piena pandemia: era l’ottobre 2020. Il libro è nato da un incontro e dal colpo di fulmine dell’Editore che ha visto l’originalità e la potenza comunicativa (ed emotiva) di fotografie anonime di uomini che si amano scattate tra il 1850 e il 1950. È stato un lavoro portato avanti per oltre un anno da una squadra internazionale: noi siamo a Milano, i collezionisti abitano a New York, l’Art Director lavora a Montreal… Insieme ai coeditori (Sandmann Verlag in Germania e Duomo Ediciones in Spagna) e alla casa editrice parigina Les Arènes (che ha co-prodotto con noi l’edizione francese) abbiamo costruito un ufficio stampa mondiale che ha lavorato con una passione e un entusiasmo tali da attutire la distanza geografica… È stata un’esperienza davvero unica e ne vado, sì, particolarmente fiera!

Tra le vostre pubblicazioni più recenti c’è il libro “Maria Lai. Ricucire il dolore. Tessere la speranza” di Micol Forti. Ci racconti qualcosa di questo progetto?

5 Continents Editions ha un rapporto “privilegiato” con la Fondazione Maria Lai, e questo è certamente un altro aspetto di cui vado fiera… Non posso nascondere che in 5 Continents non mancano elementi motivo di orgoglio! L’ultimo volume dedicato a Maria Lai è un piccolo tesoro poiché racchiude temi cari – che potremmo definire anche intimi – dell’artista. La storia sacra (esemplificata anzitutto in Presepi e Viæ Crucis) dialoga con quella sarda in opere inevitabilmente differenti ma nelle quali emerge forte la comune anima. E poi il testo che accompagna la narrazione visiva è di Micol Forti, storica dell’arte che dal 2000 dirige la Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani… Un binomio non male, insomma!


E

welcome to the next step!

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LE AZIENDE ASSOCIATE

aggiornato al 19 settembre 2022

www.fespaitalia.it


C A L L I G R A F I A

IL SEGNO EDUCATO DI ANNA SCHETTIN

Anna Schettin progetta e insegna l’arte di “tracciare una scrittura regolare, elegante e ornata”. Ha cominciato ad amare la calligrafia quando ancora studiava graphic design e l’Italia aveva accantonato una tradizione culturale ricchissima a favore di un progresso tecnologico, tutto orientato al digitale, tanto da fondare nel 1991, insieme ad alcuni amici, l'Associazione Calligrafica Italiana. E ciò che trent’anni fa era controtendenza, adesso è una moda, o meglio uno stile comunicativo, destinato a restare anche grazie alla passione dei nativi digitali amanti per il “fatto a mano”. di

S T E F A N O

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C A L L I G R A F I A

Associazione Calligrafica Italiana | Copertina Calendario corsi e attività La storia dell’uomo nasce con l’invenzione delle prime scritture. Tuttavia, oggi c’è molta confusione riguardo cosa siano esattamente scrittura e calligrafia. La calligrafia (dal greco “kalòs” bello e “graphia” scrittura) è, per definizione, l’arte di “tracciare una scrittura regolare, elegante e ornata”. Ma è anche, più semplicemente, un testo scritto a mano. Su un piano storico e artistico, fare calligrafia e fare scrittura sono due azioni differenti: la prima è controllata e formale, la seconda spontanea e automatica. Ma sono altresì la stessa cosa, se si considera l’atto individuale e unico di tracciare segni. Scrivere a mano necessita di cura e soddisfa la nostra ricerca di un tempo lento, unico. Nella mia attività di insegnante e di professionista mi interessa dare valore alla grafia personale, perché è spontanea, individuale, unica e — nell’automatismo di tracciare i segni — ci rappresenta. Seppure in piena era digitale, non possiamo fare a meno di scrivere a mano. È perciò importante “insegnare bene” a scrivere ed è ne-

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Tenuta cessario riapprendere un elegante e funzionale modello che renda la nostra grafia più spontanea e regolare, seppur mantenendo proprie individualità riscontrabili nella grandezza, nelle proporzioni, nella velocità, nella maniera di legare le lettere, nello stile. Com’è nata l’Associazione Calligrafica Italiana, di cui sei stata fondatrice? Ho avuto la fortuna in incontrare la calligrafia del 1986 quando, giovanissima studentessa di graphic design, ho frequentato un corso con un’insegnante americana. In quegli anni in Italia la calligrafia — considerata un’attività decorativa e insegnata negli istituti tecnici fino agli anni ’70 — era praticamente scomparsa. Con un gruppo di amici abbiamo fondato, nel 1991, l’Associazione Calligrafica Italiana con lo scopo di promuovere la diffusione della calligrafia e di far conoscere ovunque la tradizione calligrafica italiana. Attività in controtendenza in quegli anni, quando l’arrivo dei computer e lo sviluppo di nuove e

Dalle Ore | Logo ed etichetta più veloci Tenuta Dalle Ore Logo, etichetta vini, coordinato — Pennello e inchiostro diluito

Associazione Calligrafica Italiana Calendario corsi e attività

Estro Cantina Albino Piona Calligrafia originale per etichetta. ESTRO è scritto con un segno dinamico e leggero, fatto a pennello, per esprimere entusiasmo, gioia e tutta la leggerezza del vino spumante — Pennello a punta sottile, inchiostro e acquerello

tecnologie stava via via annullando tutte le attività manuali legate all’uso delle lettere, del disegno, della scrittura e della stampa. Mai come negli ultimi anni la calligrafia è diventato un trend: nel design, nel packaging, nel mondo digital. Quale pensi sia l'origine di questo successo? È una moda passeggera o destinata a restare? La riscoperta della calligrafia in epoca moderna viene fatta risalire alla fine dell’Ottocento, con il contributo d William Morris e di Edward Johnston. È un’arte antica, che percorre la storia e lo sviluppo della nostra scrittura, e chi la pratica oggi riproduce stili storici o moderni di lettere con strumenti formali o informali.

ABC XYZ | Alfabet

Attraverso attività di insegnamento e divulgazione, non solo da parte dell’Associazione Calligrafica Italiana, si sono poste le basi per una nuova educazione di questa arte, ma è stato grazie alla diffusione sempre maggiore di immagini e contenuti attraverso le reti sociali,


C A L L I G R A F I A

che le “lettere fatte a mano” sono diventate di tendenza. Parole come font, calligrafia, lettering, type design — espressioni associate al carattere della scrittura — vengono usate anche da chi non è addetto ai lavori (a volte confondendo termini e significati) e attività manuali vengono scoperte con entusiasmo da nativi digitali, nuovi anacronistici professionisti del “fatto a mano”. Tutto ciò è frutto della riscoperta di un tempo lento e della cura del bello, ha appeal, e sono convinta che sia destinato a restare.

| Alfabeto

La nostra scrittura ci rappresenta. Ognuno di noi traccia le lettere in modo unico, perché ognuno ha un modo proprio di lasciare il segno.

Viviamo nell’era digitale; la stessa tipografia, ormai, è diventata questione di bit, software e programmazione. Cosa può insegnare un’arte manuale come la calligrafia alle nuove generazioni di designer? Dobbiamo ricordare che le forme dei caratteri tipografici, dalla loro origine fino a quelli che leggiamo ogni giorno intorno a noi, nascono all’origine da lettere scritte a mano, sviluppate nei secoli e con tratti e qualità definite dagli stru-

menti e dai modi con cui sono state tracciate. Le nuove generazioni di designer devono possedere competenze teoriche e culturali che, se abbinate ad abilità pratiche, diventano esperienze fondamentali in era digitale. Per essere un bravo progettista, chi disegna caratteri digitali deve conoscere lo sviluppo delle lettere nella storia, dalla forma scritta a quella stampata; deve praticare gli elementi fondamentali di calligrafia e di disegno a mano libera, oltre ad avere una formazione specifica di morfologia, costruzione e leggibilità dei caratteri. Ai miei studenti, futuri designer digitali, insegno che in calligrafia è necessario scrivere belle lettere, ma non è fondamentale ricercare la forma perfetta. La calligrafia racchiude in sé molte arti, come dice Hermann Zapf: “in essa c’è matematica, geometria, spaziatura, espressionismo, sentimenti, regole, composizione, carta, sporcizia, pasticcio e ordine". Un testo scritto a mano ha valore innanzitutto se è sincero, se è traccia autentica di chi lo produce.

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C A L L I G R A F I A

ANNA SCHETTIN GRAFICA, CALLIGRAFA, INSEGNANTE

Dell Frescura | Haiku

La calligrafia educa all’osservazione delle proporzioni delle lettere e al gusto del bello, ma anche alla consapevolezza del segno manuale, che è unico. Scrivere e disegnare a mano diventa esperienza fondamentale e la capacità di sperimentazione accresce il valore anche del prodotto grafico digitale. Qual è il valore aggiunto di un intervento calligrafico all’interno di un progetto di visual design? In cosa si differenzia, ad esempio, da un carattere digitale handwriting? La calligrafia e il lettering (scrittura di lettere e disegno di lettere) danno vita a composizioni di lettere uniche e permettono più possibilità creative. Dal punto di vista stilistico, un testo scritto a mano acquisisce valore quando ha il rispetto della geometria: le lettere si basano su delle forme che si ripetono e ogni stile storico a cui facciamo riferimento ha una sua texture, un

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suo equilibrio, una sua eleganza, un suo ritmo, espressione del gesto che si ripete. Ma l’atto fisico la rende unica, ed è questo che mi affascina da sempre, questo ciò che più amo della scrittura. Un carattere digitale, invece, per quanto completo di variazioni e legature e seppur nasca da un’idea manuale, sarà sempre limitato nella ripetitività dei tratti (le lettere sono tutte uguali, le faccio “premendo un tasto”) e rimarrà, quindi, forzatamente meccanico. E quando la leggibilità viene superata, e il gesto diventa pura espressione? Se la calligrafia è al servizio della comunicazione deve necessariamente essere leggibile. A volte, però, la ricezione del messaggio può arrivare anche quando il testo non è immediatamente leggibile, quando giochi di texture, ritmo, peso espri-

Anna Schettin ha conosciuto la calligrafia nel 1986 e da allora ne ha approfondito lo studio formale ed espressivo frequentando numerosi corsi in Italia e all’estero, con calligrafi internazionali e con gli amici italiani con cui ha condiviso il percorso di formazione. Arricchisce la sua formazione e la passione per le lettere con esperienze di tipografia, incisione e stampa, miniatura, legatoria e tecniche applicate. Ha contribuito a diffondere la calligrafia in Italia attraverso l’insegnamento e le attività dell’Associazione Calligrafica Italiana, di cui è stata nel 1991 uno dei fondatori. È grafica professionista e docente di Calligrafia e Lettering presso Accademie e Scuole di Design. Ama trasmettere ai suoi studenti l’amore per le lettere, e insieme a loro continuare a crescere. Li educa allo studio diretto delle fonti e all’elaborazione di un stile calligrafico proprio: tale segno è unico e, se sincero, credibile. Approfondisce la conoscenza e la pratica delle scritture storiche, studiando alla fonte modelli antichi — come capitali, onciale, carolina e cancelleresca — e moderni, come le lettere scritte ed incise di Rudolf Koch. Pratica queste scritture con strumenti tradizionali o informali alla ricerca di segni originali ed espressivi.

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Il giorno più bello? Oggi! Grafiche Tassotti Carta decorativa e cartotecnica Calamo e inchiostro su carta Rives

Mi racconti una storia? Allestimento per Abilmente, Fiera della Creatività


C A L L I G R A F I A

alla calligrafiaper perché affascinatiFiera da della Creatività un significato facendo passaree allestimento Mimono racconti una storia? | Logo Abilmente,

In calligrafia qualcosa c'è scritto sempre: anche quando le lettere sembrano delle “non–lettere”: è comunque espressione di un segno unico, di qualità, di personalità.

in secondo piano ciò che viene scritto. Il gesto può parlare con ansia, rabbia, leggerezza o emozione. Una calligrafia può essere armonica, pulita, curata, formale e leggibile; ma può anche essere informale, sporca, con un ritmo irregolare ed equilibri sfalsati, poco leggibile, ma con la forza e l'autenticità del tratto e il valore espressivo. Per questo motivo la calligrafia può essere estremamente versatile; qualcosa c'è scritto sempre, anche quando le lettere sembrano non–lettere, poiché essa è espressione di un segno unico, di qualità, di personalità.

Quali sono le pratiche per una “buona” calligrafia? Quali consigli ti senti di dare a chi vuole iniziare questa carriera o perfezionarla? La diffusione di contenuti tramite i social ha reso la lettera scritta estremamente trendy e, solo apparentemente, anche facile da realizzare. Molte persone si avvicinano

quest’arte, e desiderano emulare i grandi maestri; altri invece perché vogliono migliorare la propria grafia. Altri ancora perché desiderano rallentare: in tempi dove tutto corre veloce, fare calligrafia vuol dire riprendersi un tempo lento, fatto di cura, silenzio, artigianalità.

Se mi rivolgo a chi vuole iniziare una carriera dico che praticare il segno educato non è facile, richiede un percorso lungo e specialistico, fatto di impegno e molto esercizio, ricerca e approfondimento. Ci si può dedicare alle scritture storiche, a quelle informali, all’uso di strumenti antichi oppure moderni, al segno espressivo o all’uso commerciale. Si può seguire una strada o tutte quante, ma è necessario rivolgersi a insegnanti preparati e consultare fonti corrette; essere attenti, curiosi e sinceri, e soprattutto molto appassionati.

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E V E N T I

Spazio Daylight Superstudio Più — Via Tortona 27, Milano

Vernissage con ingresso solo su invito

Ingresso aperto al pubblico con visite guidate, formazione e tavole rotonde

La mostra aspetta la visita di designer, agenzie, comunicatori, print buyer, stampatori, operatori della filiera della stampa, studenti di scuole e istituti tecnici di grafica e comunicazione oltre agli appassionati di grafica e comunicazione stampata.

Un allestimento scenografico d’impatto, un rebranding e nuove iniziative per contribuire ad allargare le competenze di brand, stampatori, designer e creativi; una serie di sessioni formative e informative su materiali, tecniche, tecnologie e tendenze della comunicazione stampata; infine, i progetti hanno preso vita dopo nove mesi di laboratorio. Questo è ciò che Brand Revolution LAB presenterà durante la due giorni espositiva a Milano, nello spazio Daylight dei SuperStudio Più in Via Tortona 27, il 27 e 28 ottobre 2022. Brand Revolution LAB è l’iniziativa pensata e realizzata da Stratego Group in cui brand, agenzie, stampatori e fornitori di materiali si incontrano in un laboratorio creativo e collaborativo per proporre una nuova comunicazione, focalizzata sulla stampa ma contaminata dal digitale. Andiamo quindi per gradi, perché quest’anno Brand Revolution LAB ha molto da offrire. Quella che segue è un’anteprima di quello che succederà il 27 e 28 ottobre e che sarà svelato completamente solo al momento del vernissage. Due nuove iniziative che si affiancheranno al LAB per dare maggiore spinta alla formazione, alla collaborazione e al business «Sei anni di esperienza ci hanno insegnato che non basta organizzare un laboratorio dove

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mettere intorno a un tavolo Brand, Designer, Agenzie creative, Stampatori e fornitori di materiali – dice Valentina Carnevali, Project Manager di Brand Revolution LAB e Chief Marketing Officer di Stratego Group – è importante che la conversazione vada oltre questa esperienza e continui dentro la community dei professionisti che ogni anno cresce, per numero di persone e per competenze. Stiamo pensando a una serie di servizi e iniziative che possano contribuire ad arricchire questo spazio di innovazione e le persone che lo frequentano». Il concept Metamorphosis in un allestimento artistico sorprendente I progetti di questa edizione portano un messaggio chiaro: il mondo della stampa cresce ed è proiettato verso il futuro. È un settore che si evolve per rispondere alle diverse esigenze dei brand e dei consumatori, diventando contemporaneo e integrandosi alla dimensione digitale. L’esposizione ospitata quest’anno da SuperStudio Più avrà un allestimento coordinato che sarà una sorpresa per i partecipanti all’evento di ottobre: «Un bel lavoro di squadra che parte da un’illustrazione e diventa un ambiente immersivo grazie alle competenze di tutti» dicono Daisy Viviani, curatrice creativa di Brand Revolution LAB,

Per richiedere l’invito al Vernissage o per iscriversi alla giornata del 28 ottobre sono attivi i form su: www.brandrevolutionlab.it


E V E N T I

e Elisa Seitzinger, illustratrice e artista visiva: insieme hanno creato il concept e l’identità visiva dell’edizione 2022. Sull’illustrazione di partenza dicono: «Per comunicare il concetto di Metamorphosis è stato scelto un testimonial d’eccezione, Johannes Gutenberg, inventore della stampa a caratteri mobili, che è stato rappresentato sia in vesti passate che in chiave contemporanea, ma questo è tutto ciò che possiamo svelare sull’allestimento». Sono 10 i team di lavoro che si sono messi in gioco per dare vita ad altrettanti progetti di comunicazione stampata insieme a brand che provengono da settori molto diversi tra loro, garantendo anche quest’anno una grande varietà di soluzioni e la possibilità di contaminare linguaggi espressivi e stili diversi. AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, organizzazione che si occupa dei diritti delle persone con SM, ha sviluppato un’idea innovativa insieme all’agenzia DLV BBDO e ai partner di stampa Athena Digital Print Service e Solution Group; Culti Milano, brand noto per le sue raffinate fragranze per la casa e la persona, ha collaborato con l’agenzia Advision, i partner di stampa Eurolabel e Varigrafica e i fornitori di materiali myCordenons e Luxoro; Dynamo the Good Company, marchio di abbigliamento outdoor nato a Dynamo Camp, il primo Campus Ricreativo Terapeutico in Italia, ha sviluppato diverse soluzioni per la propria comunicazione insieme all’agenzia The Embassy e i partner Eurolabel, Ico e Tecno Tag; Edenred, inventore dei buoni pasto e leader in servizi per il mondo del lavoro, si è messo in gioco con l’agenzia H2H e lo stampatore Retail Pak;

Talk e formazione Brand Revolution LAB, durante la giornata del 28 ottobre, porterà sul palco delle sue talk e tavole rotonde i protagonisti dei progetti e alcuni ospiti con conversazioni su: materiali, tecniche e trend degli stampati ecosostenibili dalle più svariate rese estetiche; le soluzioni innovative per rendere riutilizzabile un packaging pensato per la logistica; la stampa digitale al servizio di una comunicazione personalizzata e sempre diversa; l’importanza dell’illustrazione nella comunicazione stampata; i nuovi codici comunicativi per coinvolgere ed emozionare; come sta cambiando la comunicazione del lusso, anche quella stampata, rispetto al cambiamento dei valori; come la stampa dà forma concreta a servizi e prodotti intangibili.

Flob Flower, e-commerce specializzato nella vendita online del settore florovivaistico e arredamento green, ha fatto match con l’agenzia O,Nice Design e gli stampatori Eurolabel e Ico; Istituto Auxologico Italiano, fondazione riconosciuta come IRCCS che opera nella ricerca biomedica e nell’assistenza sanitaria di alta specializzazione, ha lavorato insieme al team di Brand Revolution Creative, composto da Daisy Viviani e Dario Frattaruolo, allo stampatore Ciemme e al fornitore di carte creative myCordenons; Mulino Bianco, marchio Barilla famoso per i suoi prodotti da forno, ha incontrato la creatività di Artefice Group e collaborato con lo stampatore Leaderform Group e il fornitore di materiali per la nobilitazione Luxoro; Schenker Watermakers, società leader nella produzione di dissalatori marini di nuova generazione, ha fatto team con l’agenzia Effige 2.0, lo stampatore Retail Pak e il fornitore di carte myCordenons; Stivaleria Savoia, azienda specializzata nella realizzazione di calzature artigianali su misura, si è messa in gioco con Hello DTV, lo stampatore Retail Pak, il fornitore di materiali da rivestimento e legatoria Fontana Grafica e il fornitore di soluzioni per la nobilitazione Luxoro; TOM Unexpected Gin, premium gin italiano ispirato alle atmosfere milanesi, ha esplorato le possibilità creative della stampa insieme all’agenzia Smith Lumen, allo stampatore Grafical e ai fornitori di materiali Luxoro e myCordenons.

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C O N C O R S I

&

AWA R D

AWDA AIAP WOMEN IN DESIGN AWARD IN ARRIVO LA QUINTA EDIZIONE È nato nel 2012 ed è il primo premio mondiale rivolto alle donne designer della comunicazione visiva e alle realtà lavorative a loro collegate. Ma non solo: dopo dieci anni di vita AWDA può definirsi osservatorio e progetto di ricerca dallo sguardo intergenerazionale e intersezionale. Ne abbiamo parlato con il nucleo storico di organizzatrici, le designer, docenti e socie AIAP Laura Moretti, Cinzia Ferrara, Daniela Piscitelli e Carla Palladino.

di M I C H E L A

P I B I R I

Come nasce AWDA? AWDA è un progetto di ricerca ambizioso e consolidato nel tempo, che ha il preciso obiettivo di fare emergere, in un’ottica di valorizzazione e gender equality, quelle figure femminili del design della comunicazione visiva, del passato, del presente, del futuro, che la storia non sempre riporta. Il minimo comun denominatore di noi curatrici del progetto è l’essere socie e aver rivestito ruoli apicali nell’AIAP, Associazione italiana design della comunicazione visiva. Siamo anche designer, libere professioniste e docenti in università e accademie: Università degli Studi di Palermo, Università della Campania Luigi Vanvitelli, IED Istituto Europeo di Design di Firenze. Nel 2012 Cinzia Ferrara, Laura Moretti, Daniela Piscitelli, lavorando su un’idea iniziale di Laura Moretti, hanno formato il primo nucleo di curatrici di AWDA. Successivamente si è integrata Carla Palladino, e attualmente il gruppo ha accolto studentesse e diplomate all’ISIA di Urbino e una giovane giornalista: Costanza De Luca, Angelica D’Errico, Greta Rolando, Bianca Sangalli Moretti, Emma Sangalli Moretti, Lucia Tonelli e Greta Valotto, espressione di crescita

e rinnovamento non solo anagrafico. A riprova del suo valore, a partire dal 2019 AWDA si svolge in partnership con ico-D, l’International Council of Design, che ha creduto nel premio e nella sua mission, e ha coinvolto due associazioni internazionali: Graphill, Norwegian Association for Visual Communication, e ADGI, Asosiasi Desainer Grafis Indonesia. Quali ricadute hanno avuto le edizioni passate? Oltre a fare emergere il ruolo delle donne in una logica di riscrittura della storia (o delle storie) del design della comunicazione visiva che non deve includere solo figure femminili di spicco o già storicizzate, AWDA si pone come osservatorio, valorizzando la “dimensione femminile nascosta” nel progetto, in riferimento alle nuove modalità di produzione, alla gestione dei processi, alle pratiche di condivisione in una nuova dimensione a-temporale, a-moderna, in cui le qualità di adattabilità e flessibilità dettano le regole del gioco. Vuole anche dare voce a un lavoro diffuso quanto poco e male rappresentato in Paesi in cui lo sviluppo delle competenze e la promozione del lavoro femminile è lontano da una condizione di ugua-

glianza. A distanza di dieci anni nessuno di tali ambiziosi obiettivi si è dimostrato inattuale (purtroppo!). Avremmo voluto molto volentieri riformulare qualche punto ma ci siamo trovate a riflettere su quanto un premio come AWDA si dimostri ancora necessario. Quanto è importante la stampa in AWDA? Attribuiamo alla stampa grande valore, lo dimostra da un lato l’avere incluso per ogni progetto un colophon in cui sono riportate non solo le professionalità coinvolte ma anche tutti i dati relativi a carta e stampa, dall’altro l’avere sempre collegato a ogni edizione del premio la realizzazione di un volume che è per noi molto più di un catalogo. Ne è un esempio il volume speciale UNCOVER AWDA che non solo accoglie progetti della terza e quarta edizione del premio, ma include saggi, riflessioni teoriche e interviste ad attiviste, che affrontano attraverso la lente del design i temi dei diritti e del lavoro femminile, e più in generale delle disparità in ogni ambito. Un volume che è una sperimentazione grafica e tipografica che abbiamo potuto realizzare grazie al contributo delle giovani progettiste

(studentesse dell’ISIA di Urbino) e dei nostri partner tecnici, Tiburtini per la stampa e ICMA per le carte. Quali sono gli sviluppi futuri del premio? Al momento siamo concentrate sulla preparazione della quinta edizione, sulla distribuzione del volume UNCOVER AWDA e sulla costruzione di una rete che consenta al premio di crescere. Siamo alla ricerca di partner che insieme a ico-D possano aiutarci nella divulgazione e sviluppo. Siamo convinte che AWDA sia molto più che un premio: è una piattaforma di confronto e dialogo, che ha l’intento di generare un network tra designer, ricercatrici, attiviste. Tra gli obiettivi futuri: far conoscere AWDA in quei paesi del mondo in cui alle donne sono negati i principali diritti umani e non solo quelli relativi alla possibilità di studiare, lavorare, realizzare progetti. Sappiamo che questo non potrà da solo modificare le realtà, ma potrà essere un contributo al cambiamento culturale. Per saperne di più: www.aiap-awda.com IG: @aiapwomenindesign

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A B B I A M O 5 Continents Editions.........................................70 A.R.T. Enterprises...................................................58 Advision...................................................................... 81 Aga Rossi Mita........................................................53 AIAP Edizioni.....................................................10, 83 AISM.............................................................................. 81 Alquimia Visual....................................................... 13 Angiolillo Luca........................................................ 18 Arjowiggins...............................................................25 ArteficeGroup...................................................37, 81 Athena Digital Print Serv.................................. 81 Avery Dennison.......................................20, 42, 43 Barilla........................................................................... 81 Basile Andrea..........................................................42 BasileADV..................................................................42 Billalo...........................................................................53 Brand Revolution LAB.........................................80 Cafiero gruppo....................................................... 14 Carnevale Alessandro......................................... 41 Carnevali Valentina..............................................80 Carone Gianluca....................................................85 Ciemme...................................................................... 81 Clear Channel.........................................................53 Cobelli Davide.........................................................36 Conai............................................................................26 Conti Tipocolor....................................................... 71 Coppola Antonella................................................40 Coppola Mario........................................................40 Culti Milano.............................................................. 81 D’Affara Elisabetta................................................36 D’Auria.........................................................................25 D’Errico Angelica...................................................83 Dario Frattaruolo Design...................................28 De Chirico Maria....................................................58 De Dominicis Diego...................................... 28, 42 De Fazio Maurizio..................................................42 De Luca Costanza.................................................83 De Pasca Valentina..............................................70 Di Bruno Serena.....................................................85 Dionisi Daniele........................................................85 DLV BBDO.......................................................9, 81, 85 Donaggio Emiliano............................................... 16 Dynamo the Good Company.......................... 81 Edenred...................................................................... 81 Edizioni Dativo........................................................25 Effige 2.0.................................................................... 81 Eska...............................................................................26 ESTAL............................................................................20 Eurolabel.................................................................... 81 Faenza Group.......................................................... 51 Fedrigoni......................................................28, 31, 41

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P A R L A T O

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W E

T A L K E D

Ferrara Angelo........................................................68 Ferrara Cinzia..........................................................83 Flob Flower............................................................... 81 Fluente........................................................................85 Fontana Grafica..................................................... 81 Frattaruolo Dario............................................28, 81 Gallus...........................................................................29 Garage Coffee Bros..............................................38 Ghysels Eric..............................................................72 Goglio Tianjin Packaging..................................35 Grafical....................................................................... 81 Grafiche Antiga......................................................69 Grafiche Paciotti...................................................25 Gruppo Goglio.........................................................35 Gruppo Saida...........................................................28 Gullì Filippo...............................................................53 H2H................................................................................ 81 Hello DTV................................................................... 81 Hernandez Gabriel............................................... 13 Hernandez Valentina.......................................... 13 hinderer+muelich.............................................9, 41 HP.................................................................................... 9 ICMA..................................................................... 23, 83 Ico.................................................................................. 81 IGPDecaux................................................................53 Ind. Grafiche Bressan..........................................26 Industrialpack........................................................... 3 Ist. Auxologico Italiano...................................... 81 Ist. Italiano Imballaggio....................................25 James Cropper.......................................................24 Jarach Davide.........................................................35 Kapag........................................................................... 17 Komori........................................................................... 9 KURZ........................................................................8, 20 La Commerciale............................................ 28, 42 Lazzati Industria Grafica..................................57 Leaderform Group................................................ 81 Lopez Pereney Karen.......................................... 13 LuxePack...................................................................26 Luxoro................................................8, 28, 41, 81, 87 Macarrone Vincenzo...........................................20 Manifattura del Seveso..................................... 61 Mauri Carolina........................................................85 Moretti Laura...........................................................83 myCordenons.......................................9, 69, 81, 88 Nava Press.................................................................. 4 O,Nice Design.......................................................... 81 Officina Grafica......................................................20 Oropress...................................................................ins. Oscar della Stampa.............................................44 Packaging Première............................................26

A B O U T

Palladino Carla.......................................................83 Palmas Nicola.........................................................53 Pecchioli Tommaso.............................................20 Pelizzoni Mattia......................................................53 Piscitelli Daniela....................................................83 Podda Carlo..............................................................53 Portrait Eyewear.................................................... 13 Printable....................................................................53 Pusterla 1880............................................. 26, 27, 67 Quantis........................................................................67 Resistenza.................................................................42 Retail Pak.....................................................18, 42, 81 Robilant Associati.................................................68 Rolando Greta.........................................................83 Rosso Adriano.........................................................35 Saitta Tiziano...........................................................37 Salerno Giuseppe..................................................42 Sallai Eszter..............................................................53 Sangalli Moretti Bianca.....................................83 Sangalli Moretti Emma......................................83 SarLed.........................................................................53 Scatolificio Pasubio............................................. 13 Schenker Watermakers..................................... 81 Schettin Anna.........................................................75 Schirippa Ilaria.......................................................28 Seitzinger Elisa.......................................................80 Sepe Luciano........................................................... 41 Smith Lumen........................................................... 81 So.ve.mec..................................................................40 Solution Group....................................................... 81 Sprint24.............................................................10, ins. Stivaleria Savoia.................................................... 81 Stucchi Luca............................................................53 Tecno Tag.................................................................. 81 Tecnoform................................................................33 Tecnostampa.......................................................... 71 The Embassy............................................................ 81 Tiburtini......................................................................83 TOM Unexpected Gin.......................................... 81 Tonelli Lucia.............................................................83 Trabucco Rocco Antonio..................................58 Treccani Emporium............................................. 61 Tyulpin Vladimir.....................................................20 Valle Micol................................................................. 41 Valotto Greta...........................................................83 Valtenna.....................................................................23 Varigrafica.......................................................2, 8, 81 Vella Francesca......................................................85 Vetroelite...................................................................42 Viviani Daisy.............................................................80 Wayap..........................................................................53


C R E A T I V E

COV E R

E

C O N T R O C OV E R

D I

F R A M E

Q U E S TO

N U M E R O

S O N O

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DLV BBDO DLV BBDO è un’agenzia di comunicazione nata nel 1997 ed è una delle 289 sedi di BBDO, il network più premiato nel mondo. In DLV BBDO, così come è per il network, vengono create storie che muovono le emozioni dei consumatori e cambiano il loro modo di pensare, sentire e reagire nei confronti di un brand.

www.dlvbbdo.com

Fluente

CREDITS

Fluente è la scuola di lingue che non c’era e DLV BBDO ha aiutato i suoi fondatori a raccontarne l’essenza lavorando a tutto tondo sulla sua immagine, visiva e non, perché anche il nome della scuola nasce in collaborazione con l’agenzia. La filosofia che ispira Fluente è quella di un apprendimento personalizzato e senza stress. Senza stress perché le aule dei corsi sono bellissimi borghi umbri, personalizzato perché viene disegnato sulle esigenze del cliente. Tutto questo fa di Fluente una scuola di altissimo livello, rivolta soprattutto a professionisti che vogliono sviluppare, tramite l’apprendimento di una lingua, il proprio potenziale. Sono queste le caratteristiche che hanno ispirato il lavoro dei designer. I colori ci parlano di natura e di relax, sono eleganti e preziosi. Il lettering graziato sottolinea la ricercatezza e la cura che la scuola applica a ogni suo corso. Con Fluente DLV BBDO racconta l’apprendimento di una lingua straniera con un approccio inedito per il settore e distintivo al massimo.

Creative Director: Serena Di Bruno, Daniele Dionisi Graphic Designer: Carolina Mauri, Gianluca Carone Account: Francesca Vella



See. Touch. Feel.

L’allegria italiana su un pack edizione limitata di Venchi. Metallizzazione digitale: DM–SMARTLINER Rilievi a secco: hinderer + mühlich


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