Il Poligrafico, n. 190, Maggio - Giugno 2019

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L’Unione europea ha messo in campo varie soluzioni per adempiere agli obblighi che provengono dai primi accordi internazionali ed è evidente, come testimoniato dalle scelte messe in atto fin dai primi anni Duemila, che sia richiesta una fatica collettiva che coinvolge pubblico e privato: lottare contro il cambiamento climatico significa, in altre parole, attuare una rivoluzione ecologica.

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Che cosa sono il GPP e i CAM, e perché è importante conoscerli

Il nostro pianeta ha vissuto secoli di mutamento. A pagarne il prezzo però, fin dalla metà dell’Ottocento, siamo noi stessi. L’intera umanità, sia pure con profonde differenze, ha ottenuto un netto miglioramento delle proprie condizioni di vita grazie a ciò che, in una parola sola, viene definito ‘progresso’. Il progresso tecnologico ha portato a uno stravolgimento della società: ha modificato i ritmi e le abitudini di ogni individuo. Tutto è cambiato, apparentemente in meglio, con la trasformazione delle città e delle campagne. La corsa sfrenata verso un teorizzato modello di benessere per tutto il Novecento è stata accompagnata a un sistema economico incentrato sull’aumento della produzione mediante l’utilizzo di materie prime, rinnovabili e non, il riscorso ai combustibili fossili e l’ossessione per carbone e acciaio. Si è inculcata l’esigenza di acquistare, consumare, gettare via per poi ricominciare a comprare in modo compulsivo beni di breve durata, facilmente sostituibili da altri beni. Per decenni, a livello globale, si è pensato a un eterno presente. E così, non ci si è curati della terra che ci ospita: il risultato è stato un aumento massiccio dell’inquinamento. Poi, come d’incanto, è sorto il sospetto che, un sistema guidato solo dalle regole ereditate e perpetrate dalla rivoluzione industriale, fosse imperfetto. Pericoloso, persino. Lo stato di salute del clima è stato messo sotto osservazione da molti Paesi che, sparutamente, hanno riconsiderato la validità dei propri tessuti produttivi e, da questi piccoli flebili segnali isolati, ci si è resi conto che la qualità dell’aria, nelle città così come nelle campagne, stava calando sempre più. Qui, la storia recente si intreccia con la cronaca dei nostri tempi. Nei primi anni Novanta del secolo scorso, entra nelle agende dei capi di Stato e di governo la questione climatica. Si discutono i primi negoziati, accordi internazionali. Il tema del riscaldamento globale trova cittadinanza in

vari incontri, sempre più partecipati: a Rio de Janeiro si celebra il summit della Terra, la cosiddetta Conference of the Parties (COP1) nel 1992. In questa occasione viene stipulata la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC): un trattato internazionale dove ci si impegna a ridurre le emissioni di gas serra, non vincolante sotto il profilo legale. Con il Protocollo di Kyoto di poco successivo, si configura invece un obbligo per i Paesi più industrializzati di ridurre le emissioni. A dispetto degli Stati Uniti, che non prendono parte all’appuntamento, l’Unione europea tira le fila di questo cambio di passo, dando l’impressione che l’umanità sia di fronte a un bivio. E così arriviamo agli accordi di Parigi sul clima, in vigore dal 2016, cui sono seguiti i lavori di Bonn nel 2017: l’obiettivo è contrastare il mutamento climatico e lavorare per abbassare la temperatura della Terra di due gradi centigradi. Come? L’avvento del GPP e dei CAM L’Unione europea dispone rimedi di carattere generale per conciliare i cicli produttivi e la salvaguardia dell’ambiente. Nasce il Green Public Procurement (GPP), strumento volto a “favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica” (questa la definizione data dal sito del Ministero italiano dell’Ambiente della Tutela del territorio e del mare – MATTM). Il GPP si inserisce all’interno del quadro europeo per le politiche ambientali in cui le coordinate sono date da una parte dal Piano d’azione per il consumo la produzione e la politica industriale sostenibile, dall’altra con il modello Sustainable Consumption and Production (SCP). Possiamo sintetizzare la ratio del GPP attraverso una serie di parole chiave: acquisti verdi, sostenibilità ambientale e sociale, efficientamento delle risorse, economia circolare. Al GPP, adottato in Italia nel 2008,

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