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PRINT LOVERS

87/2021 printlovers.net

P R I N T B U Y E R | S T R AT E G I E E T E C N I C H E D E L L A C O M U N I C A Z I O N E S TA M PATA

S T R A T E G O G R O U P | Via Cassanese, 224 | 20054 Segrate (Milano) | ITALIA | € 14,00


Novità: Scatole in formati personalizzati a prezzo ridotto

Oltre 1 milione di clienti soddisfatti

30 anni di esperienza

Servizio competente

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STAMPIAMO QUALITÀ AL MIGLIOR PREZZO


Design Lateral Creative Hub Carta Gruppo Cordenons Reef Red 260 g/m2 Hot foil LUXOR® 108143N Mysterious Ruby

STAMPA E NOBILITAZIONE


La stampa digitale su tessuto amplia i suoi orizzonti Qualità, flessibilità e sostenibilità: questi sono i valori alla base del successo di Monna Lisa, la serie di stampanti digitali industriali per la stampa diretta su tessuto. Produciamo macchine che rispondono alle esigenze di mercati dinamici, sempre in evoluzione, in un’ampia gamma di applicazioni: dalla moda abbigliamento allo sport, al tessile arredamento. Le stampanti Monna Lisa assicurano a chi le utilizza competitività, innovazione e basso impatto ambientale. www.monnalisadtp.eu


L A

S C A T O L A

M A G I C A

CHE

emozione tornare al cinema. Prendersi addirittura un pomeriggio libero per consacrare il momento: io l’ho fatto senza sensi di colpa, perché tutto in me reclamava a gran voce quell’esperienza totale, ancor più intensa se viene fatta quando fuori splende il sole. Dentro il cinema esistiamo in molte dimensioni e allo stesso tempo siamo completamente lì. Al buio, in silenzio, senza collegamenti con l’esterno – i più civili di noi, s’intende – dentro una storia che non è la nostra, arrivati a quel punto attraverso precisi rituali di scelta. Eppure il cinema non è sempre stato così immersivo, o meglio, non solo. Tutti ricordiamo la storia (più una leggenda, in realtà) del pubblico terrorizzato dalla proiezione de L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat dei Fratelli Lumière nel 1895, ma forse abbiamo sentito parlare molto meno di quello che già da qualche anno succedeva oltreoceano, da che Thomas Edison aveva inventato una scatola “magica” che veniva portata di fiera in fiera (ah, le fiere! Ricordate?) per intrattenere il pubblico. Si chiamava Kinetoscopio e le persone, una alla volta, inserivano una moneta e ci guardavano dentro mentre giravano una manovella che dava il movimento a una pellicola da 35 mm, quella inventata da George Eastman. Potevano anche sentire una colonna sonora sincronizzata, se il marchingegno era dotato di Kinetophono. Per riprendere le immagini si usava un Kinetografo, distinguendo nettamente la tecnologia di produzione da quella di riproduzione, mentre il cinematographe dei Lumière era, diremmo oggi, all-in-one: poteva sia riprendere che proiettare. Ma ciò che ha fatto concordare gli storici nel definire “cinema” quello dei Lumière e “precinema” quello di Edison non è la tecnologia in sé, bensì la proiezione per una visione collettiva. La stessa dimensione sociale della fruizione teatrale, insomma, che ha resistito un secolo e più anche quando la moda delle scatole magiche è tornata nelle nostre vite sotto forma di televisori, pc, tablet e smartphone. In fondo, alla lunga, la storia dei nostri personal media – tra scrollare e girare una manovella che differenza c’è? – ha reso giustizia a Thomas Edison. Finché tutti i cinema non hanno sprangato le porte e ci siamo trovati a pensare: sì ok… bella la scatola magica, ma non ci vivrei.

L ' E D I T O R I A L E

di M I C H E L A

P I B I R I


Il design secondo Harry Pearce

Dai grandi magazzini di lusso alla Royal Academy of Arts, dai Pink Floyd all’ONU, il designer e artista Harry Pearce, socio di Pentagram, lavora in tutto il mondo con i più grandi.

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di

Le scatole di latta, col loro gusto retrò, hanno davanti a sé un futuro scintillante e hanno conquistato brand del calibro di Loison, Tre Marie e Mulino Bianco Barilla.

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Dietro i “barattoli” c’è un mondo da raccontare: Wahrol l’aveva ben capito consacrando all’arte la zuppa Campbell’s. Ma come si stampa e nobilita il packaging di latta e alluminio?

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Come si progetta un libro inclusivo, stampato o digitale? Ecco gli standard da rispettare per offrire a tutti un’esperienza di lettura ottimale, dai tag semantici all’uso del colore.

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d i R O B E R TA R A G O N A

L’ecodesign è un approccio multidisciplinare sempre più richiesto anche nel packaging. Ce lo spiegano James Pryor, Sylvia Vitale-Rotta e Sara Limbo, esperti internazionali del settore.

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d i LO R E N Z O C A P I TA N I

L’era dell’ecodesign

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d i E L E N A PA N C I E R A

Liberi di leggere

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C AT E R I N A P U C C I

Metallo, un mondo di luce e colore

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di MICHELA PIBIRI

Think Tin

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Packaging & ricerca

Monomateriali, compostabili, biodegradabili, persino edibili. Con Claudio Corradini e Antonella Cavazza dell’Università di Parma scopriamo a che punto è la ricerca sui materiali per il packaging.

d i M A R I L D E M O T TA

Aggiungi un piatto (personalizzato) a tavola

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La foto buona? È quella che lascia dubbi

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COM'È FATTO PRINT

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PERSONALMENTE Valigie e bauli, di Marilde Motta

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NEWS

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NO WORDS Intenzioni green, di Lorenza Pellegri GRANDANGOLO Nava Press stampa il mondo di Kaws

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Fabio Moscatelli, fotografo romano specializzato in reportage sociale, porta avanti una poetica fatta di storie intime, private e potenti, in grado di accedere al senso profondo dell’umanità.

di SIMONE AZZONI

EDITORIALE La scatola magica, di Michela Pibiri

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Funky Table, Bitossi Home e Fotoceramica Shop raccontano la loro visione di “mise en place”, tra personalizzazione, colori pop e abbinamenti audaci a prova di instagrammabilità.

d i C AT E R I N A P U C C I

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GRANDANGOLO Faenza Group interpreta l'arte di Zanasi

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TIPOGRAFIA Danilo De Marco

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INSIDE Track21, una birra in viaggio

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INTERVISTA È tempo di Intranet of People

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ENGLISH VERSION

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ABBIAMO PARLATO DI Persone e aziende citate in questo numero

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CREATIVE FRAME F*ck 2020 Calendar

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SPAZIO ROBILANT ASSOCIATI Mestieri d'Arte, rivista pop&art

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GRANDANGOLO La nuova collezione Kind di Icma

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BRAND REVOLUTION LAB Progetti pirateschi oltre il packaging

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PRINT BUYER NUMERO 87/2021 DIRETTORE RESPONSABILE Enrico Barboglio

ART DIRECTOR Stefano Torregrossa › onicedesign.it

COORDINAMENTO EDITORIALE Michela Pibiri michela.pibiri@strategogroup.net

PRINTLOVERS www.printlovers.net redazione@printlovers.net

HANNO COLLABORATO Simone Azzoni, Lorenzo Capitani, Angelo Ferrara, Marilde Motta, Elena Panciera, Lorenza Pellegri, Caterina Pucci, Roberta Ragona, Stefano Torregrossa

STRATEGO GROUP srl Via Cassanese 224, 20054 Segrate (MI) amministrazione@strategogroup.net

TRADUZIONI Marta Sanders – The Language Switch

PUBBLICITÀ Deborah Ferrari | t. 389 9004599 › deborah.ferrari@strategogroup.net Segreteria pubblicità › brando.zuliani@strategogroup.net

REA MILANO 1190227 Autorizzazione Tribunale Milano n. 706 | 11/10/2004 STAMPA FAENZA GROUP SPA – Faenza (RA) ABBONAMENTI T. 02 49534500 | F. 02 26951006 abbonamenti@strategogroup.net — Annuale 60 euro – Bonifico bancario a STRATEGO GROUP srl IBAN: IT70 C034 4020 6000 0000 0264 200

Gli articoli firmati impegnano esclusivamente gli Autori. Dati e caratteristiche tecniche sono generalmente forniti dalle Case costruttrici, non sono comunque tassativi e possono essere soggetti a rettifiche in qualunque momento. Tutti i diritti sono riservati. Notizie e articoli possono essere riprodotti solo a seguito di autorizzazione dell’editore e comunque sempre citando la fonte. Testi e fotografie, qualora non espressamente richiesto all’atto dell’invio, non vengono restituiti. Desideriamo informarLa che il D.Lgs. 196/03 (Testo Unico Privacy) prevede la tutela di ogni dato personale e sensibile. Il trattamento dei Suoi dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e della Sua riservatezza. Ai sensi dell’art. 13 del Testo Unico, Le forniamo quindi le seguenti informazioni: il trattamento che intendiamo effettuare verrà svolto per fini contrattuali, gestionali, statistici, commerciali, di marketing; il trattamento, che comprende le operazioni di raccolta, consultazione, elaborazione, raffronto, interconnessione, comunicazione e/o diffusione si compirà nel modo seguente: archiviazione su supporto cartaceo e archiviazione informatizzata su personal computer. Il titolare dei dati è: Stratego Group srl nella persona del Rappresentante Legale. Il responsabile del trattamento dei dati è: Enrico Barboglio [enrico.barboglio@strategogroup.net, via Cassanese 224, Segrate MI, T. 02.49534500]. Al titolare del trattamento Lei potrà rivolgersi per far valere i Suoi diritti così come previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 196/03.


Com'è fatto Print

ENGLISH VERSION C pg. 87

Natural Green Evolution White 280 g/m² Quella di PRINTlovers 87 è una copertina che ci proietta nel futuro, con una promessa: il design ci salverà. Ma non c’è futuro senza un’evoluzione – o meglio, una rivoluzione – nel nostro approccio alla natura. Ecco perché per questo numero è stata scelta la nuova Natural Green Evolution, prodotta con il 100% di fibre riciclate, naturale evoluzione dell’iconica Natural Evolution di Gruppo Cordenons. Questa nuova carta, certificata FSC® Recycled (FSC-C012975), offre tutti i requisiti di un supporto completamente eco-friendly ed è compatibile con le principali tecniche di stampa e nobilitazione.

CLICHÉ E COLORE A CALDO Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento internazionale nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo e la stampa a freddo. Attraverso le sue ispirazioni Luxoro vuole diffondere un nuovo modo di pensare il packaging e l’immagine dei brand, soluzioni di nobilitazioni inedite e materiali di altissima qualità studiati per design unici. Che si tratti di packaging, etichette, editoria, sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono sempre all’avanguardia e sorprendenti. Le tecnologie e i materiali decorativi che Luxoro propone sono tra i migliori al mondo e la competenza nell’offrire consulenza e servizio è un punto fermo della filosofia aziendale. Luxoro è fornitore di materiali di decorazione, ma è anche partner in grado di sviluppare con designer e creativi le migliori applicazioni per dare vita alle loro idee. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e totalmente a impatto zero. C www.luxoro.it


La controcopertina è stata realizzata da Faenza Group con diverse tecnologie di stampa e finitura su carta Reef Red 260 g/m² di Gruppo Cordenons, su progetto creativo di Lateral Creative Hub. Il particolare effetto visivo dell’immagine è reso possibile dall’elaborazione speciale del file originale in quadricromia trasformato a “2 colori” grazie al sistema sviluppato da Faenza Group, COLOR SUITE®, che interviene sia sull’interpretazione dell’output di stampa del file che sulla gestione del colore.  Il tutto è possibile vederlo sulla carta grazie alla stampa

Il progetto creativo di copertina e controcopertina è di

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offset LED UV bianco in doppio passaggio

che solitamente viene utilizzato per la stampa di prodotti di packaging di lusso.  Per la stampa a caldo è stato utilizzato il colore metallizzato Mysterious Ruby di Kurz ottenuto con cliché microinciso h+m in un unico passaggio. Chiudono la lunga serie di lavorazioni speciali la sovrastampa serigrafica gialla a un colore e la verniciatura lucida spessorata. Gruppo Cordenons Reef Red 260 g/m² Creando un vivace contrasto estetico e tattile con la carta della cover, la controcopertina di questo numero di PRINTlovers sceglie Reef di Gruppo Cordenons nella sua versione Red, per proiettarvi verso la promessa di un’estate all’insegna della libertà. Una carta creativa la cui texture evoca coralli e sabbie finissime. Adatta alle principali tecnologie di stampa e nobilitazione, Reef è disponibile nelle colorazioni White, Red, Blue, Black, Grey e Brown ed è offerta nelle grammature 120, 260 e 330 g/m². Reef è ideale per progetti grafici che allo stile uniscono il look and feel di un prodotto esclusivo come packaging di lusso, shopping bag, copertine di cataloghi e libri di pregio, brochure, immagini coordinate, greeting card e molto altro.

LUXOR® 108143N MYSTERIOUS RUBY E CLICHÉ MICROINCISO

La scritta Lovers della copertina e la scritta “Design will save us” della controcopertina sono realizzate con il colore a caldo Mysterious Ruby, una tonalità di rosso metallizzato calda e piena, che si esprime al meglio sia nel contrasto con il bianco della carta Natural Green Evolution della copertina, sia nell’elegante effetto tono su tono ottenuto sulla carta Reef Red colorata in pasta della controcover, combinandosi ed esaltando le diverse texture dei supporti col suo colore misterioso e passionale. Mysterious Ruby fa parte della collezione Extra!ordinari di Luxoro. Sulla copertina è stato stampato con un cliché piano h+m, mentre per la controcover è stata scelta una suggestiva struttura microincisa, ottenuta sempre con cliché h+m, che esalta la profondità del colore e la tattilità della carta, donando corpo e materia al design.

STAMPA E NOBILITAZIONE

CARTA COPERTINA E CONTROCOPERTINA

Faenza Group SPA miscela competenze, servizi e creatività per produrre strumenti di comunicazione di potente efficacia. Disponibilità all’ascolto, ricerca e innovazione continua rendono il gruppo di aziende una delle realtà più amate dentro e fuori i confini nazionali. Faenza Group SPA è l’insieme di 8 aziende grazie alle quali è stato raggiunto un ventaglio di soluzioni e performance qualitative in ogni attività che mettono in campo. Il Gruppo ha sedi a Faenza, Milano, Modena, Treviso, New York, Londra e Parigi. Per ogni esigenza basterà chiamare una delle tante sedi per avere a disposizione l’intero gruppo. Sempre. Sono 100 le persone impegnate quotidianamente per produrre ciò che rende unico Faenza Group: la massima espressione di qualità raggiungibile nell’ideazione e produzione di strumenti di comunicazione. Printing, Packaging, Publishing, Coffee Table Book, Fac-Simili: per ognuno di questi ambiti ci sono specialisti al lavoro pronti a soddisfare ogni esigenza. Ciò che il Gruppo si prefigge è spostare in avanti il limite del possibile nella stampa, nel packaging e nella cartotecnica. Vincendo le sfide attraverso la costante innovazione, un alto livello di qualità, la rapidità e flessibilità nelle risposte, l’affidabilità di ogni servizio. C www.faenzagroup.com

Forte di una lunga tradizione, Gruppo Cordenons si è specializzata nello sviluppo di carte creative, servendosi delle più avanzate tecnologie e mantenendo intatta la vocazione a creare prodotti di alta gamma con una raffinata cura del dettaglio. Una specificità che contraddistingue l’azienda nello scenario mondiale e grazie alla quale ha messo a punto un portfolio unico che conta oggi oltre 2.500 referenze. Carte differenti per tipologia e target di applicazione caratterizzate da effetti perlescenti, metallizzati e cangianti; da patine che riproducono la morbidezza e la lucentezza della seta; dal look & feel della vera pelle e cartoncini caratterizzati dall’effetto gommato. A queste si aggiungono le naturali, morbide al tatto grazie alla presenza di fibre di cotone, e quelle eco-friendly prodotte con fibre riciclate. Attraverso una produzione sempre più flessibile, Gruppo Cordenons offre ai clienti, oltre all’ampia gamma a catalogo, la possibilità di richiedere forniture di carte personalizzate in base alle specifiche esigenze di colorazione, grammatura e finitura. C www.gruppocordenons.com


Tra le novità di quest’anno c’è che PRINT offrirà sempre più contenuti di quelli stampati sulla carta. Gli articoli ‘aumentati’ sono contrassegnati nelle singole pagine con il simbolo della app ‘Stampare Aumentato’ che si può scaricare gratuitamente dagli store per sistemi operativi iOS e Android. L’app potrà essere utilizzata anche per le altre testate firmate Stratego Group. Funziona anche con la rivista sfogliabile online su stampamedia.net.

Scarica l'app. Stampare Aumentato è disponibile sia su App Store che su Google Play. Scaricala gratuitamente e aprila, anche partendo da questo QR Code.

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Inquadra la pagina. Inquadra la pagina contrassegnata dall’icona ‘Stampare Aumentato’ con l’app per farle prendere vita: accederai a contenuti multimediali e interattivi.

Per ‘aumentare’ alcune pagine può essere necessaria una connessione dati del cellulare o quella di una rete Wi-Fi. Inoltre bisogna fare in modo che la rivista sia sufficientemente illuminata, così che la app possa riconoscere la pagina in maniera ottimale. Stampare Aumentato è ottimizzata per molti modelli di smartphone ma richiede device con prestazioni relativamente performanti; è dunque possibile che non funzioni perfettamente su tutti gli smartphone.


di M A R I L D E

M O T T A

Valigie e bauli, l’altro packaging Borsoni, bauli, trolley, persino il fardello composto da un fazzoletto ripiegato in quattro e annodato al bastone come abbiamo visto in tanti film di Charlot. Sono tutti contenitori, una forma di packaging con cui abitualmente si ingaggia una lotta feroce poiché, là dentro, non ci sta mai tutto quello che si vorrebbe portare con sé, tanto meno ci sta nell’ordine pensato da chi ha progettato l’involucro. Le valigie rigide e costrittive, le duffle bag e gli zaini tattici che sembrano di infinita capienza sono invece tutti luoghi della rinuncia, del dubbio, del rimpianto per quel che si lascia fuori. Invano tutorial online insegnano come si organizza lo spazio. L’impeccabile Jeeves non è più al servizio nemmeno di lord, per cui aperta la valigia, davanti a quel vuoto che sembra voler ingoiare la nostra identità, le reazioni più irragionevoli prendono il sopravvento. Pur essendo un contenitore adatto all’imballo, la valigia non viene progettata da packaging designer, è ormai una sorta di standard, oggi sostituita dal trolley con ruote da molti decibel e manico telescopico per trainarlo. Di signore con cappelliere e beauty case al seguito non vi è più traccia. Rarissimi e oggetto di culto i bauli di Louis Vuitton, Hermès, T. Goff, Maison Goyard. Vere architetture che si sviluppano in ripiani, portabiti, cassettiere, ribaltine che diventano scrittoi, nicchie segrete per i gioielli. Gli unici contenitori che consentono di portare il proprio mondo al seguito. Resta l’invidia irreprimibile per Marlene Dietrich nella scena finale di “Shanghai Express” accanto alla montagna di bauletti, cappelliere, portmanteau, valigie di tutte le dimensioni che andavano a costituire il suo minimo indispensabile per il viaggio. Ci fu un tempo in cui il packaging per gli effetti personali era opera di design e diventava parte indispensabile della narrazione filmica, come in Gentlemen Prefer Blondes, in The Journey, o era una povera valigia in fibra, però così importante da stare nel titolo: La ragazza con la valigia.

M A R I L D E M OT TA . Nel 1978 ha scelto le pubbliche relazioni come professione.

Scrive e tiene corsi su alcune aree della comunicazione. Ad Personam® è la sua agenzia.

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Per le ultime notizie visita www.printlovers.net

IN MOSTRA

IN MOSTRA

CARRÀ E MARTINI. MITO, VISIONE E INVENZIONE. L’OPERA GRAFICA

141 – UN SECOLO DI DISEGNO IN ITALIA

IN MOSTRA

Fino al 24 giugno a Bologna, nelle sale espositive della Fondazione del Monte, è in programma la mostra antologica 141 – Un secolo di disegno in Italia, che indaga le evoluzioni del disegno in cento anni di arte italiana. In mostra una selezione di 141 opere su carta realizzate da artisti di spicco dei principali movimenti e delle tendenze più innovative del XX secolo, che vanno dalle Avanguardie Storiche all’informale, dalla Pop Art all’arte Concettuale fino ai giorni nostri: un percorso che offre uno spaccato sulle infinite possibilità espressive di una tecnica antica che rivela la sua straordinaria attualità. La mostra sarà visitabile nel rispetto delle normative anti-Covid. www.fondazionedelmonte.it

DISPLACED DI RICHARD MOSSE A BOLOGNA

LIBRI

Dal 13 giugno al 3 ottobre il Museo del Paesaggio di Verbania, a Palazzo Viani Dugnani, ospita oltre 90 opere, perlopiù di grafica, dei due grandi artisti del Novecento italiano che si sono affermati grazie all’invenzione di un nuovo linguaggio in pittura e scultura. Di Carlo Carrà sono esposte circa cinquanta tra acqueforti e litografie a colori, che comprendono tutti i più importanti esiti dell’artista. Le circa quaranta opere in mostra di Arturo Martini sono comprese tra il 1921 e il 1945 e coprono tutta la carriera dell’artista, a iniziare dal lavoro a matita su carta “Il circo” del 1921. Completa il percorso dedicato al mito e alla visione una serie di sculture di Arturo Martini, presentate accanto ai bozzetti, ai disegni e alle incisioni.

UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA, SKIRA

La Fondazione MAST presenta la prima mostra antologica dell’artista Richard Mosse. Curata da Urs Stahel, Displaced presenta un’ampia selezione dell’opera del fotografo irlandese, un’esplorazione in equilibrio tra fotografia documentaria e arte contemporanea sui temi della migrazione, del conflitto e del cambiamento climatico, con l’intento di mostrare il confine in cui si scontrano i cambiamenti sociali, economici e politici. Da maggio a settembre 2021 sarà possibile vedere 77 fotografie di grande formato, inclusi i lavori più recenti realizzati nell’Amazzonia Brasiliana, e due monumentali videoinstallazioni immersive. www.mast.org

Richard Mosse, Mineral Ship, State of Para, Brazil Serie

CARTA

FONTANA GRAFICA PRESENTA CORVON® PURE MANO Audace, originale, contemporaneo. CORVON® PURE MANO è una carta spalmata dall’effetto soft touch che si aggiunge alla nota collezione CORVON® in veste sostenibile, con una palette di colori accattivanti adatti a progetti editoriali, luxury e premium packaging. CORVON® PURE MANO è realizzato tramite il processo circolare WINTER WRUP-CYCLING, per mezzo del quale fibre di scarto vengono trasformate in materiali da rivestimento di alta qualità. La base infatti, è composta da ben il 50% di fibre riciclate post-consumer waste (PCW). CORVON® PURE MANO è una prodotto versatile, può essere nobilitato con stampa a caldo, stampa a secco e serigrafia. È certificato FSC®, conforme alla normativa REACH e riciclabile. www.fontanagrafica.net

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Un secolo di storia attraverso lo sguardo fotografico e compositivo di Maurizio Galimberti. È il nuovo progetto del fotografo già noto per i ritratti alle celebrity internazionali, gli scatti di New York e il volume fotografico sul Cenacolo vinciano pubblicato sempre da Skira nel 2019, che racconta i momenti cruciali dell’ultimo secolo di storia: l’immagine di un bambino nel ghetto di Varsavia nel 1943, il fungo atomico di Nagasaki, il profilo di Che Guevara, il volto scavato di Aldo Moro fino ai profughi del Mare Nostrum vengono frantumati in numerosi scatti e ricomposti in un’immagine sfaccettata, regolata da un rigore matematico e da un’incredibile poesia d’insieme. Il volume di 76 pagine, cartonato, porta la firma anche di Federico Minnini per il design e di Matteo Nucci e Denis Curti per i testi. www.skira.net

Che Guevara NY 1965 - by Michael Nicholson ©2020 Maurizio Galimberti

Arturo Martini, La famiglia degli acrobati, 1936-37

N E W S


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FOTOGRAFIA

EVENTI

MAX VADUKUL PER EMPORIO ARMANI E ROBERTO CAVALLI

GRENZE ARSENALI FOTOGRAFICI

Porterà la firma del fotografo inglese Max Vadukul la campagna SS 2021 di Emporio Armani. I modelli, scattati in un sapiente bianco e nero cinematografico e ricco di contrasti per il quale il fotografo è rinomato e apprezzato, inscenano una performance sospesa nel tempo, fisicamente tesa, descrivendo un vortice di energia e vitalità che unisce persona e vestito. Vadukul, rappresentato dall’agenzia Annapia Lorenzi, ha firmato anche la Stagione Zero di Roberto Cavalli by Fausto Puglisi che inaugura con la collezione un nuovo capitolo della maison.

Max Vadukul per Roberto Cavalli SS21

N E W S

Torna a Verona dal 1° al 30 settembre 2021 Grenze - Festival Internazionale di Fotografia. Giunto alla sua IV edizione, Grenze è realizzato con il patrocinio dell’Unesco e del Comune di Verona. Nel 2021 il quartiere di Veronetta e altre location della città (Bastione delle Maddalene, Galleria Isolo17, Teatro Scientifico, Teatro Nuovo, Palazzo Orti Manara, Istituto Design Palladio, Lo Spazio) ospiteranno i fotografi dell’agenzia Sudest57 e nomi affermati del panorama artistico internazionale. Tema di quest’anno è Peripherie: la periferia intesa come area urbana e come metafora dello sguardo decentrato. www.grenzearsenalifotografici.com

TEXTILE

EPSON E GREENCHIC INSIEME PER L’UPCYCLING Si chiama “Upcycling: con Epson la moda si fa sostenibile” ed è il nuovo progetto di Epson in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Aldo Galli - IED Network di Como e Greenchic per coniugare moda, creatività e sostenibilità. Nove studenti del Master “Textile: Design, Innovation, Sustainability” guidati dal professor Fulvio Alvisi selezioneranno alcuni capi messi a disposizione da Greenchic, il primo marketplace di moda pre-loved in Italia che si contraddistingue per un modello di business fondato sull’economia circolare, e si sfideranno a colpi di creatività per recuperare gli abiti e dare loro nuova vita. Per concretizzare il proprio design in stampe sui tessuti, avranno a disposizione una stampante a sublimazione Epson SureColor SC-F100 che permetterà di aggiungere una nuova creatività e reinventare i capi.

EVENTI

UNBOXING BRAND REVOLUTION LAB 2021 Un kick-off a distanza ha dato il via, il 6 maggio, alla nuova edizione di Brand Revolution LAB, che ha coinvolto brand, agenzie e patner nell’unboxing dei migliori esempi di stampa digitale, nobilitazione, decorazione con taglio laser e anticontraffazione. Oggetto dell’incontro: i supporti da sperimentare durante quella che da 4 anni costituisce la piattaforma di R&D più inclusiva del mondo delle Arti Grafiche, ossia le carte di Gruppo Cordenons e i supporti più sostenibili per il packaging secondario e primario, per le etichette, il grande formato e la comunicazione commerciale. I brand coinvolti quest’anno sono 3M, Podere l’Agave, Quercetti, E. Marinella, Veralab, Oasi Dynamo e Gustosa; le agenzie The 6th, Lateral, Hello DTV, O,Nice Design, Ideology, Creostudios, The Embassy e DLV BBDO; i partner HP, Konica Minolta, Gruppo Cordenons e Grafical. www.brandrevolutionlab.it

TEXTILE

DECORATIVE

315 NUOVI COLORI PANTONE FHI

GLITTERATURA EFFETTO BAGLIORE FIRMATA INDECO

PANTONE ha aggiungo 315 nuovi colori al suo FHI (Fashion, Home + Interior) Cotton Passport, strumento di riferimento per designer e studenti per visualizzare i colori e trovare ispirazione per il loro lavoro sui tessuti, ovunque si trovino: negozi, showroom, riunioni con i clienti, opifici. L’FHI Cotton Passport copre in totale una gamma di 2.625 colori su cotone racchiusi in un formato compatto e facile da trasportare, che si apre a fisarmonica per visualizzare tutti i colori FHI contemporaneamente e comprende anche una maschera per isolare e visualizzare la singola scheda colore. www.pantone.com

PACKAGING

BUILD THE BOX: IL LUXURY PACKAGING È GREEN Coniugare lusso e sostenibilità nel packaging: come progettare una scatola fasciata rigida “green”. È questo il tema di una tavola rotonda live che ha concluso il ciclo di webinar on demand “Build the Box!” organizzato da Packaging Première. I relatori hanno parlato di sostenibilità da diverse prospettive all’interno della filiera: dal lato tecnologico a quello dei materiali, tra cui carte prodotte con fibre post-consumer, inchiostri, colle a base organica, passando per gli aspetti legati alla stampa e all’allestimento, senza dimenticare il punto di vista dei designer Laura Moretti e Vincenzo Antonuccio e dei clienti finali Sartoria del Gusto e Barone Ricasoli. È stata inoltre annunciata l’edizione speciale di Packaging Première Collection, dal 5 al 7 ottobre 2021 al PAC di Milano. Per vedere la tavola rotonda: bit.ly/BuildTheBox

Indeco Serigrafia ha sviluppato nel proprio laboratorio un nuovo metodo per realizzare finiture glitterate in grado di valorizzare ogni singolo pigmento e restituire così un risultato ricco di bagliori e dalla peculiare sensazione tattile. Chiamata stars/brillant/ bagliore, questa nuova finitura è stata sviluppata per i flaconi in vetro ma può essere applicata anche su altre componenti del packaging come ghiere e cappucci; si distingue dalla tradizionale finitura glitter perché non incorpora i pigmenti direttamente nella vernice ma li applica sopra, dopo la verniciatura a colla, con una tecnica analoga a quella della floccatura, consentendo così di sprigionare tutta la loro lucentezza. www.indecoserigrafia.it 0013


THE GLOBAL PLATFORM FOR PACKAGING INNOVATIONS AND TRENDS

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No Words LO R E N Z A P E L L E G R I Da copywriter e consulente di comunicazione dà voce ai brand che vogliono comunicare al meglio.

Da coach allena le persone e le organizzazioni a diventare migliori, qualunque cosa significhi per loro. Il suo sito è lorenzapellegri.com

Intenzioni green. “What’s in a name? That which we call a rose by any other name would smell as sweet.” O almeno così la vedeva Shakespeare, tramite la sua Giulietta. E dev’essere così che la vedono anche negli uffici marketing e comunicazione delle aziende più romantiche e naïf, quando lanciano prodotti più o meno ecocompatibili ma solo ai loro occhi innamorati, non a quelli dell’evidenza empirica, e pertanto prima o poi si vedono arrivare addosso una valanga di materiale fecale, quello sì, 100% biodegradabile indeed. Alcune di queste aziende arrivano a usare le etichette per urlare a squarciagola, cioè a lettere cubitali, di essere una rosa – pardon, una cosa – per un’altra. Ci sbattono in faccia facciate di eco-packaging belle e buone che – si premurano di avvisarci con fior fior di rationali e cartelle stampa – d’ora in poi rimpiazzeranno versioni precedenti meno attente e sensibili al mondo di oggi e di domani, e via così di proclama in proclama finché a qualcuno non viene in mente di controllare che la rosa abbia, oltre al nome, anche tutto il resto. E se poi questo qualcuno è un consumatore che al profumo un po’ mellifluo della poesia preferisce la prosaica verità delle cose, ecco qua consumarsi il dramma dell’epic fail. Perché oggigiorno il consumatore non si limita a recriminare col malcapitato di turno al numero verde del servizio clienti, ennò, il consumatore dà fiato alle trombe sui social. Dove magari afferma, maledetto impiccione, di aver tagliato, spaccato, vivisezionato il flacone in questione e di aver scoperto che sotto un rivestimento, per esempio, di carta riciclata si nasconde il solito, e sordido, contenitore di plastica. Lo afferma e basta?

Macché: lo dimostra con foto incriminanti della rosa fasulla, con cui suggella il post e propaga il fuoco dello sdegno della community. Manco a dirlo, il post viene condiviso un po’ ovunque, diventa virale e porta ad accuse di greenwashing e misleading marketing, oltre che a campagne d’opinione bottom-up da cui le aziende, e soprattutto la loro brand reputation, escono maluccio. Ora, se per un momento il consumatore mettesse da parte il proprio risentimento, ancorché legittimo, e volesse mettersi ad analizzare i sogni di gloria ecofriendly dei brand da cui si sente sedotto e tradito, ne rimarrebbe inebriato. O almeno ne resto inebriata io, che prima di essere pubblicitaria sono filosofa, e dunque non riesco a restare insensibile alla vision di questi brand, per i quali la morale sta tutta nelle intenzioni. Insomma, non importa chi tu sia nei fatti, importa chi vuoi essere nel tuo cuore. È il tuo afflato che conta, il tuo anelito trascendente. E allora, se un flacone è di plastica ma aspira a essere di carta, voilà, basta che dica di esserlo su un pezzetto di cellulosa riciclata messo lì alla bisogna e così tutta la sua matericità, non solo la sua anima, sarà green. Solo che purtroppo no, non funziona così. Purtroppo viviamo in tempi refrattari, se non allergici, a queste sottigliezze ontologiche e il mio consiglio, da consulente di comunicazione, è di lasciar stare. Meglio una realtà dei fatti scontata ma onorevole di qualunque dichiarazione non supportata dai fatti. Meglio non definirci una rosa se non lo siamo: le spine non perdonano.

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Il design secondo Harry Pearce Designer di fama internazionale, creativo poliedrico e socio della rinomata agenzia Pentagram, Harry Pearce ha all’attivo straordinari progetti che mettono al centro la tipografia, la stampa e la scelta accurata dei materiali. Molti di loro sono dedicati all’arte, alla cultura e al no profit: nomi come Pink Floyd, Royal Academy of Arts e ONU potrebbero già bastare, ma sono molti di più e tutti d’eccellenza. In questa intervista esclusiva ci racconta la sua visione.

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di M I C H E L A

P I B I R I


I N T E R V I S T A

“Rem tene, verba sequentur” recita una famosa sentenza attribuita a Catone il Censore. In quattro parole giunte fino a noi attraverso due millenni di storia c’è il succo della buona retorica: padroneggia l’argomento, ché le parole seguiranno. Si può dire che la massima funzioni anche oggi per il buon design, soprattutto nella relazione con un mondo complesso come quello presente: prima viene l’idea, poi i mezzi per concretizzarla. Fisici o digitali che siano. Ed è un po’ questo l’approccio di Harry Pearce, designer, artista e fotografo inglese, socio dello studio internazionale Pentagram dal 2006 – una filosofia di vita, prima ancora che una realtà professionale – che nel corso della sua carriera ha lavorato in tutto il mondo su progetti molto diversi tra loro per obiettivi, tipologia e dimensioni, con eccellenze dell’arte e della cultura, dell’editoria, del luxury retail e poi tanto, tantissimo con il no-profit, impegnandosi anche in prima persona e pro bono a sostegno di cause umanitarie. Tra i suoi ultimi progetti in ordine di tempo c’è anche il rebranding di Fedrigoni, lo storico gruppo cartario italiano che, a seguito di diverse acquisizioni, ha rinnovato e uniformato la propria identità globale: una sfida non da poco risolta con straordinaria eleganza e profondità di pensiero.

La carta è di vitale importanza: quando penso e parlo di progetti, passo il tempo a disegnare su carta. Per me è istintivo

Pentagram Quali sono oggi le grandi sfide della comunicazione di marca, e come le affronta Pentagram?

Indubbiamente la sfida più grande è riuscire a lasciare un segno di qualunque tipo in un mondo completamente sovraccarico. Siamo costantemente bombardati da informazioni, messaggi e comunicazioni che ci arrivano da tutte le parti. Arrivati a un certo punto molta di questa comunicazione diventa inutile, eppure, semplicemente, continua ad aumentare. Noi di Pentagram cerchiamo sempre di creare qualcosa di valore. Un lavoro che abbia un vero scopo, quello di arricchire le nostre culture, e non di esaurirle. È una scelta semplice in realtà, ma difficile da portare avanti.

Pentagram è uno studio di design indipendente e multidisciplinare fondato nel 1972 da Alan Fletcher, Theo Crosby, Colin Forbes, Kenneth Grange e Mervyn Kurlansky. Ha uffici a Londra, New York City, San Francisco, Berlino e Austin, Texas. I suoi 24 soci sono tutti designer professionisti con i propri team, e lavorano sia in collaborazione con gli altri soci, sia in maniera indipendente. L’attività di Pentagram include grafica e identità visiva, packaging e product design, mostre e installazioni, siti web ed esperienze digitali, pubblicità e comunicazione, fino alle produzioni audiovisive. La struttura organizzativa di Pentagram è unica: si tratta dell’unico grande studio di design in cui i proprietari sono anche i creatori dei progetti e fungono da contatto principale con ciascun cliente. Ciò riflette la convinzione che il grande design non può esistere senza passione, intelligenza e, soprattutto, impegno in prima persona, come dimostra un portfolio che copre cinque decenni, molti settori e clienti di tutte le dimensioni. 0017


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21 Sep 3 Dece

royalacad See it for f

Quanto è importante la stampa nel tuo processo creativo, e come scegli le tecniche di stampa e i materiali che meglio si adattano ai tuoi progetti?

La stampa è rimasta una costante e una parte molto importante della maggior parte dei miei progetti. Il suo ruolo si intreccia simultaneamente con l’ambiente digitale e con quello fisico. In termini di progettualità, per me la carta è di vitale importanza: quando penso e parlo di progetti, passo il tempo a disegnare su carta. Per me è istintivo. Abbozzare e condividere pensieri e idee rimane un processo fisico, ed è sempre stato il mio modo di fare. Qualsiasi progetto che si manifesterà nel mondo fisico lo realizziamo in qualche forma, e il più delle volte questa forma è la carta: è davvero l’unico modo per capire come funzionerà effettivamente, in scala e nella sua materialità. Per quanto riguarda la scelta della carta, a guidarla è naturalmente la tipologia di progetto. Per esempio, noi di Pentagram abbiamo progettato un gran numero di etichette di vino e le caratteristiche della

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carta, per un prodotto di questo tipo, sono regolate da vincoli molto particolari; per un libro invece c’è tutto un ventaglio di scelte e requisiti completamente diversi. La scelta dei materiali e delle tecniche di stampa è come una bellissima danza tra differenti possibilità. Un ambito di scelta più ristretto spesso può semplificare il progetto, mentre quando le possibilità sono illimitate, può essere davvero difficile prendere la giusta decisione. Il nostro lavoro ha un ambito di applicazione molto ampio: progettiamo dalla più piccola etichetta alle grafiche su edifici enormi. Le scelte che dobbiamo compiere in termini di stampa e supporti sono profondamente diverse in ogni circostanza. Ma trovare la carta perfetta, diciamo per caso, può condurre un progetto verso un’ispirazione e una direzione completamente nuove. Quanto è importante per te il type design, e quali sono gli ingredienti di design efficace e sorprendente?

La tipografia è sempre stata al centro del mio lavoro. Spesso è il nucleo di un sistema e di un’identi-

Nella mia visione tutto coesiste, ogni cosa si innesta sull’altra, e le idee forti si esprimono collettivamente tà su cui si basa tutto il resto. Con la tipografia si può esprimere tantissimo con poco. Se una parola è scritta, c’è la forma, lo stile e l’aspetto estetico. Poi c’è il significato letterale della parola, e ovviamente c’è il suono implicito. Un semplice, piccolo carattere tipografico può contenere un’energia profonda e vitale: questo per me ha del prodigioso, è meravigliosamente sorprendente. La creazione di un carattere unico premette a ogni business di avere un tono di voce che nessun altro ha. E dà molta soddisfazione il fatto che tutto questo stia diventando una parte fondamentale di molte nuove identità.


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Harry Pearce

21 September – 3 December 2019 royalacademy.org.uk See it for free. Become a Friend.

Harry Pearce è graphic designer, artista e fotografo. Ha studiato al Canterbury College of Art. Prima di unirsi a Pentagram come socio nel 2006, ha co-fondato e gestito lo studio Lippa Pearce Design per 16 anni. Pearce ha lavorato in tutto il mondo per creare identità, installazioni, manifesti, packaging, libri e per tenere conferenze per clienti come i grandi magazzini di lusso Liberty, John Lewis e Saks Fifth Avenue, le case editrici Thames & Hudson e Phaidon Press, la Royal Academy of Arts, il Camden Art Center, WITNESS, la catena Waitrose, il quartiere culturale di Abu Dhabi, Berry Bros & Rudd, Pink Floyd, Lloyd’s of London, Fedrigoni, PEN International, l’Old Vic Theatre, il Science Museum e l’ONU. Per gli artisti Ai Weiwei, Anish Kapoor e Anthony Gormley ha creato le identità visive delle loro principali retrospettive alla Royal Academy of Arts. Il suo lavoro è stato esposto a New York, Parigi, Londra, Toronto, Napoli e in oltre 65 paesi con la mostra “Tolerance”. Dal 1993 è membro attivo del board di For Witness, un ente di beneficenza per i diritti umani fondato da Peter Gabriel. È anche un membro attivo di Alliance Graphique Internationale e ha parlato a conferenze di design in tutto il mondo, tra cui Australia, Sud Africa, Nuova Zelanda, Stati Uniti, India, Olanda e Costa Rica. Pearce è autore di due libri: Typographic Conundrums (2009) e Eating With The Eyes (2015). IG: @harrywpearce

Pentagram lavora molto anche con la dimensione digitale. Come la fate coesistere con l’esperienza fisica?

La dimensione digitale è integrata nella maggior parte dei nostri progetti, indubbiamente. Tuttavia io intendo il mondo in termini di idee. Per me è tutta una questione di espressione delle idee e di forma. Non importa quale sia il metodo scelto per riprodurre quelle idee, il nostro punto di partenza è ben al di sopra della sua articolazione finale. Trova l’idea, insomma, e poi trova il modo più giusto per realizzarla. Pentagram è una realtà composta da singoli partner, ciascuno col proprio particolare approccio o specializzazione. Spesso ci riuniamo per trovare la migliore risposta ai brief, per esempio unendo intelligenza artificiale e dimensione sonora, graphic desi-

gn e architettura o design di prodotto, e così via. Si tratta di integrare differenti discipline e approcci. Nella mia visione tutto coesiste, ogni cosa si innesta sull’altra, e le idee forti si esprimono collettivamente. Uno degli elementi che contraddistinguono Pentagram dalle altre principali agenzie internazionali è il vostro impegno nel mondo della cultura e del no-profit: arti visive e performative, mostre, musei e fondazioni. Si tratta di attività che includono materiale digitale, stampato, allestimenti fisici ed esperienze immersive. Quali sono le peculiarità di questo settore quando si tratta di comunicare?

La cosa davvero importante per Pentagram è la vasta piattaforma in cui viviamo: essere in grado di lavorare con argomenti, tipologie di business e culture molto diversi tra loro. E poter crescere e imparare mentre lo facciamo è un vero privilegio. Investire in arte, cultura e tanto lavoro di beneficenza è per noi una ricompensa costante. Progettare per il settore culturale richiede spesso, come giustamente sottolinei, il saper integrare le tante sfaccettature di un’istituzione e del suo mondo. Dall’identità visiva allo spazio ambientale, da un minuscolo biglietto

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a un libro, un’app o un edificio. Tessere insieme tutto questo è fondamentale nella costruzione di una narrazione coerente che viene mostrata al mondo. Quando mi avvicino a questo tipo di lavoro, vado alla ricerca del cuore, il vero centro, il luogo dove sta il sentimento. Nessun progetto è uguale a un altro, nessuna istituzione funziona come un’altra. È sempre un nuovo viaggio alla scoperta della forma di espressione più autentica. Tra gli ultimi progetti di Pentagram che portano la tua firma c’è anche il rebranding di Fedrigoni, storico gruppo cartario italiano di rilevanza mondiale. Come hai affrontato questo progetto, tra memoria storica e ricerca di rinnovamento?

Si è trattato di un progetto estremamente delicato. Sia per la storia del marchio, sia perchè ha richiesto a diverse aziende della divisione materiali autoadesivi premium di cambiare completamente identità per allinearsi alla nuova struttura globale di Fedrigoni. Un cambiamento molto coraggioso e a tuttotondo. Principalmente l’approccio, in termini di design,

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Un semplice, piccolo carattere tipografico può contenere un’energia profonda e vitale: questo, per me, ha del prodigioso

è stato quello della semplicità, e la ricerca del modo più chiaro e sincero possibile per rinnovare l’immagine di questa azienda così complessa e così amata. Come si può vedere, la tipografia è il centro di tutto il lavoro. Abbiamo usato la storia come trampolino di lancio per costruire un’identità molto moderna. In tutti i progetti in cui le aziende hanno una storia così importante, trovo che il passato sia sempre presente: è una grande risorsa, molto istruttiva, quando si cerca di capire qual è il modo migliore per progettare in maniera autentica. Cos’è l’innovazione per Pentagram?

Accogliere il cambiamento costante è l’idea vitale di Pentagram. Innoviamo costantemente nel momento in cui invitiamo nuovi soci a unirsi a noi: il loro carattere e le loro competenze portano sempre dei cambiamenti nella nostra atti-

vità. Ciò si traduce in nuove idee e nuovi punti di vista riuniti allo stesso tavolo, e in modi inediti di lavorare e fare design. Quando i partner più anziani smettono di lavorare, la generazione più giovane porta l’attività al passo con il mondo attuale. Quali sfide pensi che ci riserverà il futuro?

Le grandi sfide che vedo per tutti noi riguardano il bisogno di cambiare la direzione del nostro modo di essere, che sia la nostra relazione col pianeta o tra di noi. L’innovazione umana cresce costantemente e si muove a una tale velocità che per tutti noi diventa sempre più difficile restare al passo. Il fatto che siamo stati così enormemente distruttivi per così tanto tempo e su così tanti fronti, ci pone di fronte a una sfida immensa. Io credo che la grande sfida sia il nostro stesso futuro, e che la chiave di tutto sia la nostra capacità di adattamento in positivo.


< G R A N D A N G O L O >

IL MONDO DI KAWS IN UNA MONOGRAFIA LIMITED EDITION STAMPATA DA NAVA PRESS PER HOCA FOUNDATION Appena presentata, subito sold-out. È andata così per la monografia in edizione limitata che HOCA Foundation (Hong Kong Contemporary Art) ha dedicato all’artista statunitense KAWS dopo la mostra monografica KAWS: Along the way. La pubblicazione offre una vasta panoramica sul lavoro dell’artista, attraverso le immagini della sue mostra retrospettiva a Hong Kong, e include un saggio del curatore Germano Celant in forma di brochure e una raccolta di 34 card a mattonella più un vellum dedicate alle figure iconiche create dall’artista. Un’edizione limitata in 1888 copie, confezionata in un cofanetto a conchiglia con labbrature e numerata singolarmente sul retro. La realizzazione del kit è stata affidata a Nava Press che ha curato ogni minimo dettaglio.

BROCHURE ESSAY In formato chiuso 15x20 cm, è stampata su carta Arcoprint 1 E.W. da 250 g/m² per la copertina e da 120 g/m² per l’interno di 24 pagine. La copertina è stampata a 2/1 colori (PMS Cool Gray 11U e rosa P 189 U in bianca, P 189 U in volta). L’interno è stampato in 5/5c; il tutto trattato con vernice protettiva ad acqua e confezionato con filo Singer rosa (usando PMS 189 U come riferimento) sul lato lungo. SCATOLA A CONCHIGLIA PERSONALIZZATA In formato 22,5x29 cm, ha un’anima di cartone da 3 mm rivestita da tela Buckram P Extra grigia ed è stampata a caldo con foil bianco opaco e sfondamento sulla prima, la quarta di copertina e il dorso. In seconda e in terza sono applicati due vassoi aperti sul lato del dorso, non stampati e rivestiti di tela Buckram grigia. L’interno del vassoio a

sinistra presenta l’applicazione di una plancia cartonata (Invercote da 400 g/ m²) rivestita in tela Assuan rosa e stampata a caldo, sempre in rosa. Il vassoio a sinistra è riempito con una struttura cartotecnica in polistirolo espanso rivestito da tela Assuan rosa con alloggio per brochure, schede e opuscolo. VELLUM Una card speciale effetto pergamena traslucida, realizzata con carta GSK Extra White da 200 g/m² e stampata con Impala a 1/0 colore bianco. CARD/MATTONELLE Set da 34 cards in formato 15x20 cm con soggetti differenti per ogni scatola. Ogni scheda è composta da un’anima in cartone bianco da 1,5 mm di spessore, accoppiata sul fronte con carta Garda Gloss da 130 g/m² e stampata a 5/0 colori con trattamento protettivo

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con vernice ad acqua. Sul retro, ogni card è accoppiata con carta Arcoprint E.W. da 120 g/m² con stampa 1/0 colori (PMS Cool Gray 11 U). Labbratura rosa a spruzzo sui quattro lati, usando come riferimento PMS 189 U. EXHIBITION PHOTOGRAPHY In formato chiuso 15x20 cm, ha la copertina realizzata con carta Arcoprint 1 E.W. 250 g/m² stampata a 2/1 colori (PMS Cool Gray 11U e rosa P 189 U in bianca, PMS Cool Gray 11U in volta), in maniera complementare alla brochure. L’interno a 32 pagine è composto da 4 ottavi a finestra accavallati stampati a 4/4 colori su carta Gardagloss da 200 g/ m². il tutto trattato con vernice protettiva ad acqua e confezionato con filo Singer rosa (usando PMS 189 U come riferimento) sul lato lungo.

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THINK T I N di C A T E R I N A

L E

S C A T O L E

C O N Q U I S T A N O

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P U C C I

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D E C O R A T I V E

Ci ricordano la scatola per biscotti presente nella casa di qualsiasi nonna, solitamente piena di accessori da cucito. Oggi i brand le presentano in versioni rinnovate e personalizzate in ogni dettaglio.

In principio furono i biscotti danesi Royal Dansk con la loro iconica scatola di colore blu, spesso contenente aghi, filo e altri materiali da cucito. Sono state uno dei primi veri e propri packaging a trasformarsi in un oggetto di uso domestico. I consumatori le consideravano molto più di un semplice contenitore, apprezzandone il valore estetico ed emozionale. A piacere erano la forma smussata sugli angoli, i colori tenui, la capienza che le rendeva ideali a contenere ogni genere di cimelio: bigiotteria, lettere, cartoline, chiavi. Gradualmente sono state soppiantate da materiali usa e getta, più moderni, economici e facili da stampare. Non sono mai del tutto scomparse, ma si è preferito utilizzarle per contenere prodotti di pregio, spesso destinati alle ricorrenze: panettoni, colombe e alta pasticceria, ma anche liquori e prodotti per la cura del corpo. Oggi, cavalcando l’onda dell’utilizzo di materiali duraturi, molti brand le stanno riproponendo in versioni innovative, dai colori vivaci, ricche di dettagli nobilitati e in rilievo. Loison. Se il contenuto è di pregio, la scatola lo è ancor di più. Loison è uno storico marchio di pasticceria vicentino attivo dal 1938. Alla bontà dei suoi prodotti dolciari – dai rinomati panettoni e colombe ai classici biscottini al burro per accompagnare la pausa caffè o tè – si unisce la raffinatezza delle confezioni in latta, che si contraddistinguono per i colori pastello e polverosi, che ricordano in tutto e per tutto le cappelliere dei primi del Novecento. Tutte le fasi di pianificazione, progettazione e ottimizzazione del packaging sono supervisionate internamente da Sonia Pilla, anima creativa dell’azienda. E artefice dello “stile” con cui Loison si è

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fatta conoscere nel corso degli ultimi trent’anni. Ogni anno, Sonia Design realizza proposte innovative, dove nessun dettaglio è lasciato al caso. Materiali utilizzati, colori e forme sono frutto di un attento studio, che incrocia elementi di tendenza, dettagli storici, culturali e ispirazioni provenienti da qualche viaggio. L’importante è che il prodotto finito non risulti banale e che chi lo acquista o lo riceve possa apprezzare la passione con cui è stato realizzato. «L’obiettivo è stato comunicare l’artigianalità e la qualità dei nostri prodotti dolciari, partendo dalla bellezza della scatola», racconta Pilla. «La mia famiglia si occupava di tessuti; inoltre, prima di imbarcarmi in questo progetto, ho lavorato diversi anni nel settore dell’arredamento. Per questo ho sviluppato un gusto in linea con questi due mondi, dove la componente estetica è un requisito indispensabile».

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I classici colori delle confezioni natalizie (verde, rosso e oro) non la convincevano; così, ha proposto colori borotalco (carta da zucchero, rosa antico, bianco burro, avorio) che sono diventati la cifra stilistica delle scatole Loison. «All’epoca la mia idea poteva sembrare azzardata, ma il tempo mi ha dato ragione e oggi i colori pastello sono molto ricercati nella pasticceria di lusso», spiega Pilla. «Ottenere questi colori tenui su una base metallica come quella della banda stagnata non è affatto semplice e richiede prove su prove, numerose passate di colore, una preparazione tecnica che si acquisisce solo dopo tanti anni di esperienza». Il successo delle confezioni è frutto di un lavoro di ricerca appassionato, che non conosce sosta. «Le scatole – spiega Pilla – sono come pigiamini che confeziono per i miei bambini, che sono i nostri dolci. Le ispirazioni possono

Le ispirazioni possono arrivare da qualsiasi cosa: cartoline d’epoca, riviste di moda, libri di storia dell’arte, monumenti.

arrivare da qualsiasi cosa: cartoline d’epoca, riviste di moda, libri di storia dell’arte, monumenti». Tra le collezioni che maggiormente contraddistinguono il marchio c’è, per esempio, la Cappelliera Ovale, ispirata alle custodie di modisteria di Coco Chanel; ma anche le Latte Limited Edition della collezione Fiori e Frutti, impreziosite dalle uova Fabergé, che possono diventare custodie per materiali da cucito, fotografie o gioielli. «Nel progetto Genesi ho voluto focalizzare l’attenzione sul legame con il territorio e l’arte, riprendendo alcuni elementi architettonici tipici del Palladio, come l’arco e il capitello» spiega l’art director. Dall’estro creativo e imprenditoriale di Dario Loison è nata, recentemente, l’idea di aprirsi al mondo dell’e-commerce, con “Insolito Panettone”, un portale che ambisce a diffondere la cultura del panettone, liberandolo dai cliché ai quali è spesso legato.


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Tre Marie. Una latta pop art che racconta Milano Da sei anni, futurebrand cura la comunicazione del marchio Tre Marie per quanto riguarda le business unit dedicate alle ricorrenze (panettoni, colombe) e ai prodotti dolciari “everyday” (wafer, biscotti, torte). Per un brand fortemente connesso alla tradizione lombarda, si è scelto di incentrare il posizionamento sul legame con la città natale, come riassunto magistralmente dal payoff “Il buono di Milano”. Graficamente, questo si è manifestato attraverso la scelta di illustrare architetture e monumenti simbolo della città. «Sui pack più rappresentativi del marchio abbiamo proposto una versione stilizzata di alcuni luoghi-simbolo: il Duomo e la Galleria in primis, ma anche posti meno noti a chi non vive a Milano come l’iconica rotonda della Besana» spiega Christian Trabucco, Senior Account

Executive di futurebrand. La scelta della latta deriva dalla volontà di utilizzare materiali duraturi, proponendoli in una versione più contemporanea e rendendoli personalizzabili in ogni dettaglio. Dopo il primo successo della campagna 2019, si è deciso di dare continuità a questa scelta donando ulteriore valore aggiunto al prodotto. «Per Pasqua abbiamo creato una limited edition che presentasse tutte le varianti della colomba Tre Marie», prosegue Trabucco. «Il pack ispirato alla Pop Art racconta i valori cardine del brand e, al tempo stesso, rende omaggio alla cultura pop e alla città di Milano». Lo stile illustrativo stilizzato di monumenti, tendenze e altri elementi “tipici” della città (come gli iconici tram) si unisce ai fiori che richiamano l’elemento primaverile. La stessa agenzia si è occupata anche di “Dedicato a Te”, nuovo progetto di Mulino Bianco.

“Dedicato a te” di Barilla: le grandi idee hanno bisogno di partner coraggiosi La pandemia ha accelerato i processi di trasformazione digitale e per alcuni player di mercato è stata l’occasione per imbarcarsi in progetti avanguardistici, che spesso i più tradizionalisti faticano a comprendere. Un esempio è quello di Barilla che a marzo 2020 ha inaugurato una nuova unità di business completamente dedicata alla personalizzazione. Il primo passo di questa nuova roadmap è stato il lancio, a novembre 2020, di “Dedicato a Te”. Una piattaforma web che permette agli utenti di realizzare confezioni personalizzabili, adatte a ogni occasione: compleanni, lauree, feste della mamma, del papà o dei nonni, ma anche semplici “pensierini” con cui dimostrare il proprio affetto a un amico o a un partner. Ma come funziona esattamente? Innanzitutto, si accede alla piattaforma web e si sceglie uno dei prodotti top seller aderenti all’iniziativa: Pan di Stelle, Macine, Baiocchi, Abbracci eccetera. Una volta selezionato il prodotto e la relativa confezione – disponibile in tre tipologie diverse di materiali, tutti riciclabili – si inseriscono nomi, foto e dediche speciali da apporre su ciascun packaging.

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D E C O R A T I V E

«Stiamo studiando il fenomeno della personalizzazione già da alcuni anni. Nel 2017 avevamo lanciato un’iniziativa che premiava gli utenti con la spedizione di un pacchetto di biscotti corredato da una dedica» spiega Laura Pezzotta, Head of Personalization Business Unit di Barilla. «Abbiamo ricevuto centinaia di feedback entusiasti dai partecipanti. Questa reazione ci ha spinti a trasformare l’iniziativa in una strategia aziendale a lungo termine». In collaborazione con i diversi partner del progetto, si è cominciato a lavorare sulla costruzione del sito e della relativa offerta. In linea con gli obiettivi di sostenibilità del Gruppo Barilla, le confezioni sono realizzate con materiali completamente riciclabili. «Abbiamo scelto di non fermarci al cartoncino rigido, ma di estendere l’offerta anche al mondo delle latte e del vetro, come nel caso della crema spalmabile» prosegue Pezzotta. «L’ampia gamma di materiali tra cui scegliere, unita alle infinite possibilità di personalizzazione, ha fatto sì che, ancor prima del lancio ufficiale del sito, avessimo a disposizione un centinaio di combinazioni diverse». Ogni scatola Dedicato a Te è quindi un pezzo unico, che si presta a diventare un oggetto da collezione, parte integrante dell’arredamento d’interni. In primis le confezioni in latta, che richiamano le iconiche biscottiere presenti a casa della nonna, favorendo la creazione di un legame emozionale tra l’utente e il marchio che, nel caso di Barilla, è sinonimo di casa, affetto, cura. Il successo del progetto ha spinto il brand a introdurre nuove referenze a partire da aprile 2020 e

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a lavorare su nuovi concept di personalizzazione, includendo lavorazioni speciali come l’embossing o i colori metallizzati. Certo, inizialmente non è stato semplice convincere i partner della bontà del progetto, come spiega Pezzotta: «L’obiettivo che ci siamo posti è che il prodotto finito arrivi a casa dell’utente entro una decina di giorni dall’inserimento dell’ordine. Ciò significa che lo stampatore deve essere in grado di realizzare referenze diverse in tiratura limitata o, a volte, in singola copia in tempi molto brevi e mantenendo un costo competitivo. Le tecnologie per ottenere tutto ciò esistono già, ma a volte manca il coraggio, da parte di chi stampa, di imbarcarsi in un’impresa tanto ardita. Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare partner disposti a rischiare. E il risultato finale ha ripagato ogni singolo sforzo».


Metallo, un mondo freddo di luce e colore

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P R I N T A B I L I T Y

Non sono tanti gli imballaggi che possono vantare un ritratto – anzi, trentadue – e una fama globale: Campbell’s Soup Cans di Andy Warhol, del 1962, è una delle opere più iconiche del secolo. A distanza di quasi sessant’anni, la latta e l’alluminio rimangono tra i materiali più usati nel packaging, stampati e nobilitati. E la loro fortuna non accenna a diminuire, anche grazie alla riciclabilità. Due strade, una destinazione di E L E N A

P A N C I E R A

Trentadue lattine di zuppa Campbell’s, leggermente diverse le une dalle altre, allineate come in un supermercato. Nuovo oggetto del desiderio dell’umanità. Si dice che Warhol stesso fosse un grande consumatore di minestra Campbell’s. La latta, tecnicamente detta “banda stagnata”, è uno dei materiali più fortunati e longevi del mondo del packaging. Le sue origini risalgono al basso medioevo: in Europa centrale si iniziò a usare nel XIV secolo un lamierino di ferro ricoperto di stagno per produrre lanterne, piatti, tazze. Ma lo stagno era stato usato come rivestimento per altri metalli, come il rame, già in epoca romana. All’inizio dell’ottocento, appoggiandosi agli studi di Nicholas Appert, Peter Durand brevettò l’uso di lattine di banda stagnata per conservare gli alimenti, invenzione che si diffuse immediatamente in tutta Europa. Presto alla banda stagnata si affiancò l’alluminio, scoperto proprio in quegli anni, che – pur costoso per via della complessità del suo processo

di estrazione – aveva il pregio di non arrugginire. Oggi la banda stagnata e l’alluminio continuano a venire usati nel settore alimentare per produrre imballaggi sia primari che secondari, ma anche nella moda, nella cosmesi, negli alcolici. Sono considerati materiali nobili, e vengono apprezzati anche per la loro sostenibilità a livello ambientale: gli scarti produttivi possono essere riciclati al 100% e anche gli imballaggi usati generalmente ritornano nella filiera. Alcuni, i più curati e pregiati, possono essere riutilizzati nei modi più diversi. Per questo, se i brand progettano la confezione in latta perché abbia una seconda finalità d’uso ne aumentano il valore, e la trasformano in un gadget promozionale duraturo e comunicativo. Ecco che entrano quindi in gioco la stampa e le nobilitazioni, per aumentarne il valore; se nel settore alimentare c’è un limite di prezzo significativo, ci sono altri settori, dalla marginalità più alta, che consentono una libertà maggiore.

Definiamo latta un materiale composto da una lamiera di acciaio cosiddetto “dolce” (ovvero una lega di ferro con meno dell’1% di carbonio) sulla cui superficie viene depositato un sottile strato di stagno. In questo modo si ottiene un materiale composito robusto, resiliente e malleabile, resistente alla trazione e alla compressione come l’acciaio dolce, ma anche all’ossidazione e alla corrosione come lo stagno. Se lo stagno viene applicato tramite elettrolisi e lo spessore dell’acciaio è inferiore a mezzo millimetro, questo materiale viene definito “banda stagnata”. L’alluminio, che viene estratto soprattutto dalla bauxite, è invece l’elemento più diffuso sulla crosta terrestre dopo l’ossigeno e il silicio. È un metallo di colore bianco argenteo, duttile, malleabile, stabile all’aria perché si ricopre di una sottile pellicola di allumina che lo protegge dalla corrosione. Latta e alluminio vengono confezionati in bobine (note anche con il termine inglese coil). Vengono quindi tagliati, pressati, eventualmente stampati e nobilitati, saldati e aggraffati in modo da ricavarne barattoli, scatole, lattine, bombole a tenuta stagna (dette “aerosol”), e molti altri imballaggi, oltre ai tradizionali “giocattoli di latta”.

È un processo che permette di ottenere trasformazioni chimiche grazie all’energia elettrica.

L’espressione “faccia di tolla” che usiamo per definire una persona sfrontata e impudente deriva dal termine settentrionale “tolla”, che significa “tavola, lamiera”.

Essendo simili come aspetto e destinazione d’uso, facciamo spesso confusione tra latta (banda stagnata) e alluminio. Ma ci sono alcune differenze: la latta è più pesante e resistente dell’alluminio, che ha costi di estrazione e lavorazione molto alti. Resiste molto bene anche alla corrosione da parte di alimenti acidi come i pomodori, e, come l’alluminio, viene riciclata facilmente.

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P R I N T A B I L I T Y

Vernice selettiva lucida e opaca con stelle metallizzate. Ph. New Box

Prima tappa: il colore “Litolatta” è il nome che viene tradizionalmente dato alla litografia su latta. Ha sempre mutuato la propria tecnologia da altri settori, come quello cartotecnico. Come la stampa offset su carta, anche la litolatta si sta evolvendo in direzione di una maggiore sostenibilità e produttività. La maggior parte dei sistemi offset nel settore, oggi, solitamente gestisce la quadricromia classica (ciano, magenta, giallo e nero). Le macchine, che possono raggiungere dimensioni notevoli, sono formate da una serie di castelli di stampa, ciascuno dei quali gestisce un colore e una matrice. Ai quattro castelli della quadricromia si aggiungono poi uno o più castelli dedicati al bianco, che serve a costruire il fondo per i colori, togliendo l’effetto metallizzato. Oltre a questi, si possono aggiungere altri castelli, dedicandoli a costruire un’esacromia o addirittura un’eptacromia con arancioni, verdi e viola, oppure destinandoli a inchiostri speciali, metallizzati o colori spot. Le stampanti offset per il metallo sono simili a quelle che stampano carta e cartoncino; cambiano i sistemi di carico e scarico, e gli inchiostri, che oggi sono soprattutto UV (in attesa dello sviluppo e della diffusione di sistemi UV LED). Dai coil si ricavano fogli di metallo della misura necessaria alle successive lavorazioni. Vengono poi pretrattati con una vernice particolare, che prepara la superficie e aiuta l’adesione degli inchiostri UV. L’alluminio viene stampato in fogli o bobine, con tecnologia offset molto simile a quella usata per la banda stagnata, con alcune differenze dovuti alla maggiore leggerezza del supporto: la densità degli inchiostri deve essere maggiore per diminuire il “tack”; non può essere usato il magnetismo per movimentare il materiale in macchina; c’è meno pericolo di contrografismi sul retro dei fogli stampati, proprio per la leggerezza dei fogli e per la loro maggiore velocità di asciugatura. Esiste anche un altro tipo di stampa industriale su alluminio, che viene realizzato sulle lattine già formate (solitamente usato nei settori food & beverage e nella cosmesi, per esempio per stampare lattine aerosol di deodorante). È detto dry offset, offset a secco o waterless, a causa della mancanza dell’acqua di bagnatura durante il processo, e per questo può essere usato anche per prodotti sensibili all’acqua. Combina il processo di stampa offset con quello tipografico.

Bottiglia in banda stagnata brevettata. Ph. Gruppo Asa

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Giochi di luce in superficie

Se vogliamo ottenere lo stesso effetto su carta o cartone, possiamo usare un foil con effetto metallico come base per la stampa.

Questa espressione è mutuata dal settore tessile, dove indica una particolare tipologia di decorazione realizzata per sottrazione: il disegno viene realizzato sul tessuto con cera o qualche altro materiale impermeabilizzante che non lascia penetrare il colorante della tintura, e poi viene lavato.

Il tack è la misura di quanto una sostanza è appiccicosa. Si usa soprattutto per gli adesivi.

La nobilitazione di base, quando parliamo di stampa su metallo, avviene per sottrazione: è la metallizzazione, che consiste nella stampa diretta degli inchiostri colorati sul metallo senza una base (primer) bianca. L’effetto metallico che otteniamo è diverso dal cosiddetto “oro in pasta” o “non metallizzato”, che realizziamo invece con una vernice o un inchiostro metallizzato coprente. Questo effetto metallizzato spesso viene usato in abbinamento a parti non metallizzate (e quindi con una base di inchiostro bianco applicato selettivamente). Si può ottenere per qualsiasi tipo di colore, anche spot. Per esigenze funzionali (aumentare le resistenze) e di sicurezza (proteggere il contenuto degli imballaggi in metallo), vengono usate speciali vernici protettive. Ma possono essere applicate finiture speciali lucide o opache, singolarmente o in combinazione, anche con finalità decorative. La vernice selettiva o “a riserva”, ovvero applicata solamente su una parte della stampa, è più evidente sui colori scuri e su fondi pieni. A seconda dell’ordine di applicazione delle vernici lucida e opaca attraverso la tecnica serigrafica possiamo ottenere un contrasto maggiore o minore, e un leggero effetto tattile. Otteniamo anche l’effetto glitter grazie a una vernice speciale: trasparente, può essere applicato in modo selettivo su qualsiasi colore, trasformandone l’aspetto e moltiplicando la luce.

Stampa digitale: la frontiera La stampa digitale è una tecnologia di cui conosciamo tutte le potenzialità espressive, tecniche ed economiche, ma per produzioni industriali su latta sta uscendo solo ora dalla fase di sviluppo e sperimentazione. Piccolissimi lotti, spesso legati a progetti di personalizzazione particolari, vengono realizzati con stampanti flatbed fuori linea, dalla produttività necessariamente limitata. Sono particolarmente adatte a produzioni altamente personalizzate e confezioni realizzate anche in copie singole. Esistono anche stampanti digitali direct-to-shape per la stampa diretta su lattine. Sono attive anche le prime stampanti inkjet single pass in linea dalle performance industriali, dalle produttività giornaliere non distanti da quella delle macchine offset. La tecnologia digitale elimina infatti i tempi e i costi di avviamento delle stampanti tradizionali, che incidono notevolmente sulle produzioni attuali, molto frammentate. Per migliorare la bagnabilità del metallo e quindi l’adesione degli inchiostri, prima della stampa le lastre vengono sottoposte a fiammatura oppure a un trattamento corona. Come avviene per la stampa offset, anche gli inchiostri digitali vengono protetti con una verniciatura finale. Attualmente le tecnologie di inchiostri usate per la stampa digitale sono UV e UV LED, ma si sta lavorando per sviluppare anche inchiostri a base acqua.


P R I N T A B I L I T Y

Vernice con effetto ruvido. Ph. New Box

Velluto e metallo, caldo e freddo, opaco e lucido: la floccatura è una delle nobilitazioni più particolari che si possono realizzare su metallo, e una delle più efficaci, dato che ne esalta per contrasto tutte le proprietà intrinseche. Viene realizzata direttamente sul foglio steso, applicando la colla grazie a un telaio serigrafico per un effetto selettivo e distribuendo sulla superficie la polvere di tessuto (flock). La floccatura ha buone resistenze, ma non può essere usata su imballaggi primari. Per trasformarla in un vero gioiello, possiamo applicare sulla scatola di latta brillantini o Swarovski. L’applicazione degli strass è manuale, e viene realizzata alla fine dell’intero processo di produzione.

Vernice effetto goccia. Ph. New Box

Se cerchiamo effetti tattili, abbiamo diverse possibilità: possiamo richiamare l’idea della goccia d’acqua sulla confezione in metallo con una vernice serigrafica densa, lucida trasparente. Per un effetto matte e sensoriale marcato possiamo applicare una finitura soft touch, che dà una sensazione tattile di morbidezza liscissima e gommosa. Abbiamo anche la possibilità di applicare una vernice ruvida, su tutta la superficie oppure selettivamente: realizzato sempre attraverso la serigrafia, dà tridimensionalità al prodotto e offre un’esperienza tattile piacevole e singolare.

Svarowski applicati a mano. Ph. New Box

Possiamo coinvolgere altri sensi oltre alla vista: con inchiostri e vernici profumate offriamo un’esperienza olfattiva inattesa. Esistono ampi cataloghi di profumazioni, ma con un lavoro di R&D possiamo anche sviluppare fragranze su misura o riprodurre il logo olfattivo del brand.

Floccatura. Ph. New Box

Finitura effetto glitter. Ph. New Box

Oro metallico e metallizzato, rilievo. Ph. New Box

Nel mondo dei sensi

Abbiamo detto che il valore di una confezione di latta aumenta nel momento in cui riusciamo a darle una seconda vita, o magari a instaurare un rapporto dialogico con il pubblico che la userà. Oltre al design, anche la tecnologia ci viene in aiuto. Una particolare finitura fluorescente, sensibile alla luce, aggiunge un elemento interattivo ai packaging metallici, che così al buio rilasciano una luminescenza giallo-verde. L’effetto lavagna offre al pubblico la possibilità di interagire con la latta scrivendoci sopra con un gessetto e cancellando la scritta con un panno umido, infinite volte. È una tecnica interessante soprattutto per il settore alimentare, e la speciale vernice usata è idonea al contatto con gli alimenti. Un’altra idea che permette un rapporto potenzialmente continuo con le persone che usano le confezioni metalliche è dato dalla realtà aumentata: inquadrando la grafica si apre un mondo di possibilità illimitate: ricette, video, racconti di brand, fissi o mutabili.

Rilievi, alture, avvallamenti Ci sono due tipi di lavorazioni delle confezioni in metallo: quelle industriali, che prevedono altissime produzioni e necessitano processi standard per entrare in linee di produzione esistenti, e quelle promozionali, che hanno tirature più basse e si prestano a lavorazioni particolari. Fanno parte della prima categoria barattoli, scatolette e lattine per l’industria alimentare; bidoni e secchielli per vernici e altri prodotti liquidi. Fanno parte della seconda categoria, invece, lattine e scatole di latta di forme personalizzate, che hanno spesso finalità promozionali e sono destinate quindi anche a essere conservate e riutilizzate. Per questo, e per la particolarità delle lavorazioni a cui vengono sottoposte, i materiali usati per gli imballaggi promozionali solitamente hanno spessori maggiori. La duttilità di latta e alluminio ci permette di sagomarle, ottenendo forme diverse, geometriche o irregolari. Particolarmente difficile da realizzare è la sfera, che prevede una deformazione massiccia del materiale di partenza, e per questo richiede anche un lavoro particolare sul file di stampa per evitare l’effetto deformato. La morbidezza del materiale permette anche di esaltare le grafiche superficiali, rendendole tridimensionali grazie all’impressione di rilievi (detti anche embossing), solitamente a registro. Sia la sagomazione che la decorazione a rilievo vengono realizzati con stampi speciali (femmina e maschio) in leghe di metallo attraverso cui vengono fatti passare i fogli di latta o alluminio.

Rilievo. Ph. New Box

Interazioni profonde

Vengono realizzati anche nella cartotecnica, ma su metallo ovviamente lo spessore dei rilievi è maggiore e più resistente.

Grazie a: Giovanni Cappelli – Anfima Monica Mantovani – Ball Corporation Packaging Expert Community – Gruppo Asa Lucia Pagani – Limea Fisma Enrico Martinelli – Martinelli Factory Tin Box Paolo Delforno – Metlac Nicola Bagnara, Ottaviano Lucatello, Giancarlo Lucatello e Gianpaolo Sausa – New Box Marco Scatto e Roberto Della Rupe – Plus4 Luca Bellotto e Stefano Costacurta – Symera

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< G R A N D A N G O L O >

LA COMUNICAZIONE MULTICANALE SI SPOSA COL LUSSO IN UN COFANETTO REALIZZATO DA FAENZA GROUP Zanasi Group è un’azienda con oltre 50 anni di storia ed esperienza nel settore della carrozzeria, verniciatura e restauro di auto di lusso. Il team è ormai da anni un partner di casa Ferrari per qualsiasi tipo di riparazione e personalizzazione delle rosse più famose al mondo. Punto di riferimento per il restauro di auto d’epoca a livello internazionale, Zanasi Group si è certificata anche per Maserati grazie agli altissimi standard raggiunti. La storia di Zanasi Group è assolutamente affascinante, ma ancora di più sono le vere e proprie opere d’arte che il team riesce a realizzare. Alle auto che vengono affidate alle abili ed esperte mani degli specialisti di Zanasi Group viene data nuova vita in tutte le sue parti. Dalla carrozzeria alle parti meccaniche. Ma ciò che conta non è solo il risultato. Tutte le fasi del re-

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stauro sono ugualmente importanti. E altrettanto fondamentale è far rivivere tutte le operazioni svolte al proprietario dell’auto. Il cofanetto che fa vivere il restauro Il regalo più grande che si può fare a chi ama la sua auto, è proprio renderlo partecipe di ogni singolo momento che contribuisce al grande risultato. Per questo Zanasi Group ha pensato di regalare ai propri clienti un cofanetto con gli scatti di un lavoro prezioso. Creare un oggetto che racchiude un’arte vera e propria non è cosa semplice, ma il team di Faenza Group è stato in grado di soddisfare anche le più alte aspettative. Oltre all’album fotografico, il cliente ha pensato fosse ancora più significativo ed emozionante inserire all’interno del cofanetto anche dei video. Unendo creatività e tecnologia,

Faenza Group ha creato un cofanetto luxury dallo stile innovativo che contiene un libro con gli scatti più importanti e un display da 10 pollici portatile con scheda di memoria su cui poter salvare i video personalizzati per ogni cliente. L’idea di innovazione è rappresentata alla perfezione da un rivesti-

mento esterno in simil carbonio con logo Zanasi Group realizzato su adesivo resinato metallic color argento. Per l’interno, invece, è stato scelto Suedel® Luxe, un elegante rivestimento floccato dal tocco morbido, impreziosito dal vivace richiamo al rosso Ferrari del nastro in raso.

Cofanetto versione premium formato chiuso 38x38x8 cm, realizzato in cartone 2,5 mm rivestito esternamente in Carbon CCX 3301, internamente in Suedel deluxe colore grigio 4509. Stampa a caldo a 1 colore sul fronte Alloggio interno con cornice rinforzata con inserimento di polistirolo per inserimento di n. 1 volume dimensioni 33x33x7 cm con nastro estrattore in raso. Inserimento all’interno dell’anta di chiusura di un modulo Video display da 10.1” memoria da 1GB dotato di pulsanti volume/play/pausa con speaker e accensione ad apertura magnetica. Porta USB posizionata lateralmente. Cavo USB lunghezza 1 mt. Chiusura del cofanetto con calamite.


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I N S I D E

Birrificio: Ventitré Design: Basile Adv Type Design: Resistenza

Copywriting: Chiara De Berardinis Fotografia: OST Design Bottiglia: Estal Stampa etichetta: Labelado

Colori a caldo e cliché: Luxoro Carta etichetta, packaging secondario e brochure: Fedrigoni Packaging secondario: Grafica Nappa

UN PACKAGING PIONIERISTICO PER UNA BIRRA “IN VIAGGIO”

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Una birra che celebra il movimento, l’avventura, la ribellione e la scoperta pionieristica di nuovi orizzonti. Prende il nome di Track 21 ed è una Pacific Pale Ale prodotta dal birrificio artigianale irpino Ventitré. Il suo packaging limited edition è un progetto ideato da Andrea Basile, fondatore dello studio di comunicazione BasileAdv, Giuseppe Salerno e Paco González, della Type Foundry Resistenza, e da importanti partner nell’ambito della stampa, nobilitazione, cartotecnica e supporti speciali: Estal, Labelado, Fedrigoni, Grafica Nappa e Luxoro. Una rosa di partner d’eccezione, che hanno realizzato in maniera impeccabile l’idea creativa e curato ogni minimo dettaglio: Andrea Basile e Giuseppe Salerno ci raccontano tutto sulla genesi e lo sviluppo di Track 21.

BASILE ADV — RESISTENZA

BasileADV è uno studio creativo impegnato a fornire soluzioni di comunicazione visiva di alta qualità, rispondendo ai gusti e alla personalità di ogni cliente. Aiuta le aziende a stare orgogliosamente fuori dai confini della concorrenza, offrendo loro una presenza duratura sul mercato con una reale integrità d’immagine. È specializzato nella progettazione di branding e packaging e l’obiettivo è quello di diffondere bellezza e cultura creativa, partendo semplicemente da un prodotto. Collabora a stretto contatto con la type foundry Resistenza: uno studio italo-spagnolo che

dispone di un catalogo di oltre 80 font, al quale lavora ormai dal 2008. La loro esperienza, e soprattutto l’eccellenza delle loro lavorazioni, sono state infatti apprezzate e acquistate da diversi noti brand internazionali tra cui Reebok, Penguin, Netflix, Disney. Inoltre, lo Studio BasileADV collabora con lo studio fotografico Ost Design di Milano gestito dall’omonimo Andrea Basile e l’illustratrice Naomi Turco e con la copywriter romana Chiara De Berardinis. www.basileadv.com www.resistenza.es


I N S I D E

Come nasce Track21 e quale storia racconta?

Track21 nasce dall’esperienza difficile e inaspettata che ci ha fatto vivere il 2020, con l’intento di raccontare in maniera tangibile questa astrusa realtà. Una delle cose che ci è sicuramente mancata di più è stata viaggiare; perciò, non potendolo fare in termini materiali, abbiamo voluto realizzare un prodotto che potesse muoversi per noi e soprattutto far sognare, con la mente e con il cuore, chiunque lo avesse tra le mani. Track21 rappresenta un po’ la metafora della vita: si tratta di un viaggio complicato e difficoltoso, e per questo l’etichetta è composta da tante “traiettorie” create grazie a una fustella, per sottolineare i diversi percorsi della vita di ognuno di noi. Abbiamo scelto inoltre una birra bionda, dal gusto dolce e amabile con l’intento di “addolcire” l’amarezza di questo difficile periodo che stiamo vivendo.

Quali sono gli elementi che compongono il progetto e come dialogano tra loro?

Track21 è composto principalmente da tre elementi: la bottiglia con la sua etichetta, il packaging secondario e la brochure all’interno. La bottiglia ha un’estetica inusuale che riesce in maniera straordinaria a definire il concetto di viaggio lungo e tortuoso. È rivestita da un’etichetta perforata che fa sì che la bellezza del vetro ambrato si riesca a vedere da diversi punti della silhouette. Ricca di elementi e con uno stile decostruttivista, la bottiglia viene quindi inserita all’interno di un packaging funzionale e dall’estetica minimale, che crea un forte contrasto e un effetto sorpresa. Inoltre, il design dell’astuccio è stato pensato come fosse una valigetta, da trasportare grazie a una maniglia ricavata dalla fustellatura. All’interno dell’astuccio, invece, si trova un carnet di biglietti del treno, dedicati ai professionisti che hanno collaborato al progetto.

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I N S I D E

GRAFICA NAPPA L’ASTUCCIO DA VIAGGIO COL GUSTO DELLA SCOPERTA

Track 21 si caratterizza anche per un uso molto ricercato del type design. Ci raccontate qualcosa di più?

La maggior parte della superficie dell’etichetta presenta un type design molto coinvolgente con lettering e font customizzati. Il testo Track è ispirato ai lettering delle locomotive di altri tempi, altri hanno un tocco piú liberty mentre altri ancora richiamano uno stile industriale. Tutto si combina per realizzare un linguaggio inedito e di grande impatto. Il packaging secondario si caratterizza per la presenza di un font ad hoc, il Norman Fat, recentemente creato dalla type foundry Resistenza. Ogni composizione tipografica è stata ideata appositamente per Track, rispettando il nostro metodo di lavoro che consiste nel disegnare lettering e caratteri specificamente per le etichette. Questo sistema di creazione di font ci porta ad avere un design piú personalizzato, centrando l’obiettivo del briefing di partenza. Inoltre, le lettere ci danno la possibilità di pensare alla tipologia di nobilitazioni che possiamo applicare, come rilievi, colpi a secco, UV e colori a caldo.

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Il messaggio da veicolare insieme alla soluzione cartotecnica è la prima immagine che il consumatore riceve. Entrambi quindi sono stati processati da Grafica Nappa coordinandosi con la parte creativa. Come da brief, infatti, la stampa doveva rispettare un aspetto incisivo del progetto grafico, e doveva farlo su una carta naturale colorata in pasta. La soluzione, quindi, è stata la stampa con tecnologia UV LED che permette di mantenere un risultato materico salvaguardando l’immediatezza della comunicazione, grazie all’asciugatura dell’inchiostro in superficie. Discorso più complesso, invece, è stato quello della soluzione cartotecnica, che doveva rispondere a una serie di requisiti: sostenibilità, protezione, messaggio “delivery”, funzionalità, praticità, sfida dello scaffale fisico e digitale dell’e-commerce e ovviamente, prodotto di alta gamma. Rimarcando il concetto del viaggio, Grafica Nappa ha cercato di soddisfare ciascuna esigenza: come un viaggio l’astuccio va “scoperto” tra chiusure, fori e punti colla, rigorosamente ecologici. Elemento che caratterizza in maniera inconfondibile questo pack è infine il manico, ideato per rendere la birra trasportabile e ricavato da uno dei quattro spigoli tramite una doppia fustella e cordonature che rinforzano la presa. www.graficanappa.com

Come avete scelto i materiali per i diversi elementi del progetto e i partner per realizzarlo?

Ogni dettaglio risponde a un intento preciso e inerente alla progettazione. Tutto richiama il vissuto, l’effetto “consumato” che la bottiglia fa trapelare attraverso ogni materiale. Un lavoro fatto di minuziosa ricerca e grande professionalità. Per questo ci siamo fatti consigliare dagli specialisti di ogni singolo settore, dalla carta Savile Row Plain Camel di Fedrigoni al colore rame di Luxoro, al lettering in piombo della tipografia che ha stampato la brochure.


I N S I D E

LABELADO LE TRAIETTORIE INASPETTATE DELL’ETICHETTA L’etichetta Track 21 è un progetto molto complesso, dalle innumerevoli lavorazioni e finiture e dal forte impatto visivo. Un progetto fuori dagli schemi che ha coinvolto Labelado sin dalle prime fasi e che ha costituito uno stimolante banco di prova, ricco di soddisfazioni. L’etichetta Track 21 ha richiesto diversi passaggi in macchina da stampa, permettendo sovrapposizioni di lavorazioni molto diverse tra di loro. La prima fase ha previsto la stampa in quadricromia delle tinte realizzata con la macchina da stampa digitale HP Indigo WS 6800 su carta autoadesiva Manter Cotone Bianco UWS di Fedrigoni Self-Adhesives.

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In seguito, tutte le nobilitazioni sono state eseguite con una ABG Digicon Series 3. La prima lavorazione realizzata è l’applicazione del LUMAFIN® MS 79 9 Clear di Kurz, che fa parte del catalogo delle nuove proposte Luxoro. Questa tipologia di materiale è stata scelta per la realizzazione dell’outline della scritta “Fasten Seatbelt while Seated”, del numero 5 e per le sottili linee che circondano la scritta Track 21, creando un piacevole effetto lente lucido e perlato che illumina il design senza sovrastarlo. È stata poi eseguita una stampa serigrafica blu oltremare per la scritta “Fasten Seatbelt while Seated”, il grado alcolico, la tipologia di birra “Pacific Pale Ale” e il logo del brand. Il secondo passaggio in macchina ha previsto un’ulteriore applicazione di colore a caldo. In questa fase è stato scelto il Kurz MTS 108142 N Rusty Earth, dalle sfumature color ruggine che aiutano ad esprimere la natura vissuta del prodotto in complementarità con il blu oltremare delle scritte. Questa tipologia di colore a caldo è impreziosita da dettagli a rilievo, lavorazione che dona tridimensionalità a elementi grafici come l’ancora e la

bussola facendoli fuoriuscire dalla superficie ruvida dell’etichetta. Inoltre, per arricchire ulteriormente l’etichetta è stata inserita la microincisione di alcuni elementi grafici come l’elicottero, lo scudo e il luppolo presente all’interno delle tre medaglie. Questa tipologia di lavorazione richiede un grande lavoro in fase di prestampa per la realizzazione degli elementi grafici. La precisione di lavorazioni come la microincisione e la lamina e rilievo in contemporanea è possibile grazie al connubio tra l’uso di cliché per la stampa a caldo in bronzo e la maestria dei macchinisti di Labelado. Tutti i cliché utilizzati per le lavorazioni sono stati realizzati da Hinderer+Mühlich, leader nel settore. Per concludere, l’etichetta è stata fustellata con una forma molto particolare e irregolare, un reticolo con fori interni che avvolge completamente la bottiglia. Track 21 è un’etichetta molto complessa, ricca di dettagli e di finiture in grado indubbiamente di catturare l’attenzione.

www.labelado.com

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I N S I D E

FEDRIGONI PAPER FEDRIGONI SELF-ADHESIVES LA CARTA, UN VIAGGIO CREATIVO IN TOTALE LIBERTÀ Einstein diceva che se la logica ci porta da A a B, l’immaginazione ci può portare ovunque e la carta Fedrigoni stimola intrinsecamente l’immaginazione. Del resto, la missione di Fedrigoni è “elevare la creatività” di designer e stampatori perché concepiscano e realizzino dei packaging in grado di valorizzare i prodotti e i brand. Track21 è un progetto dallo stile vintage e dal carattere dirompente che rivisita in chiave fortemente contemporanea la cultura della Beat Generation, quella della gioventù inquieta e “on the road” di Kerouac. L’idea, molto ben riuscita, era quella di produrre un packaging di lusso, che però raccontasse il viaggio come metafora delle traversie della vita. Non a caso i designer Basile e Salerno hanno scelto Savile Row Plain, una carta naturale certificata FSC®, che prende il nome dalla famosa strada londinese dove sono nate le firme delle migliori sartorie mondiali. È composta al 60% da cellulosa Elemental Chlorine Free, al 20% da puro cotone e al 20% da fibre tessili. Cotone e fibre tessili conferiscono un morbido effetto tessuto alla carta, che riveste l’astuccio come un vestito su misura. Savile Row Plain è stata scelta per Track 21 perché caratterizzata da una superficie leggermente ruvida perfetta per richiamare l’idea di vissuto che i designer volevano suggerire. La stessa carta è stata utilizzata per creare anche un divertente carnet di biglietti del treno, sempre nella nuance Camel per rafforzare l’immagine coordinata del packaging, perché il colore ben si presta a conferire al blocchetto l’aspetto vintage desiderato e perché la carta è colorata in pasta e quindi 0038

risolve l’antiestetico problema del taglio bianco delle pagine del libretto. Il packaging secondario stabilisce la prima relazione tra consumatore e brand, ma l’etichetta diventa il vessillo del brand dal momento in cui si stappa la bottiglia. Consumata al bar, oppure a casa, una birra in bottiglia rimane tra le mani del consumatore fino all’ultimo sorso. Quindi, un’etichetta in grado di trasportare il consumatore in un viaggio tra ricordi e nuove suggestioni e di emozionarlo stimolandone la vista e il tatto rafforza il legame con il marchio. Manter Cotone Bianco di Fedrigoni Self-Adhesives, la carta autoadesiva su cui è stampata l’etichetta di Track21, esercita un enorme potere sul consumatore perché la sua particolare texture marcata a feltro gioca un ruolo importante nel sollecitarne il piacere tattile. Progettato appositamente per il settore del beverage, l’adesivo SH9020 resiste al contatto con l’acqua ghiacciata mantenendo l’etichetta sempre ben adesa sul vetro nonostante la scarsa superficie di contatto. Il trattamento barrierante Ultra WS assicura la stabilità dimensionale dell’etichetta ed evita problemi di edgelifting, bolle e grinze in caso di sbalzi termici. Manter Cotone Bianco è anche una carta sostenibile perché prodotta con fibre di puro cotone, pianta che si rinnova annualmente. Inoltre, data l’elevata grammatura, è perfetta per le finiture in embossing pensate e realizzate per Track21. Creare, immaginare, sentire, emozionare sono i verbi senza confini del mantra di Fedrigoni.

www.fedrigoni.com


I N S I D E

Quali sono state le principali sfide tecniche da affrontare per esprimere al meglio l’idea creativa, e come sono state risolte?

La principale sfida per noi è stata il coordinamento di ogni singolo professionista, perché siamo dislocati in varie parti dell’Italia e dell’estero. Il periodo complesso in cui viviamo non ha giocato a nostro favore, in particolar modo per la difficoltà nel reperimento e nelle spedizioni delle materie prime. Altra sfida, superata anche questa con non poche difficoltà, è stata quella di preparare il file dell’etichetta, complessa nella sua forma defustellata, ancora una volta a distanza, senza realizzare le bobine di prove di etichettatura, ed essere certi che l’etichetta aderisse bene al vetro lavorato. L’esperienza, la preparazione e la passione di tutti sono stati però gli elementi fondamentali per affrontare e vincere questa piccola sfida.

OGNI DETTAGLIO RISPONDE A UN INTENTO PRECISO E INERENTE ALLA PROGETTAZIONE. TUTTO RICHIAMA IL VISSUTO, L’EFFETTO “CONSUMATO” CHE LA BOTTIGLIA FA TRAPELARE ATTRAVERSO OGNI MATERIALE. UN LAVORO FATTO DI MINUZIOSA RICERCA E GRANDE PROFESSIONALITÀ. 0039


ESTAL LA BOTTIGLIA DALL’ANIMA RIBELLE In sintonia con la filosofia di Track21, un concept di birra dall’anima ribelle che è sempre in viaggio e che, nonostante le difficoltà lungo il percorso, arriva sempre a destinazione, per questo progetto è stata selezionata la bottiglia Bobber JR di Estal. Questa bottiglia fa parte della nuova collezione Wildly Crafted e risveglia la nostalgia per l’artigianalità, ma anche il valore del design e delle cose fatte per bene, perciò è la base perfetta per questo progetto ambizioso, nostalgico verso tempi più semplici ma con una visione positiva del futuro. Wildly Crafted è un portafoglio di bottiglie che parla di un nuovo paradigma di packaging in vetro che fa appello all’essenza del movimento globale dei “marchi artigianali”. Questi attributi includono piccoli lotti in cui le imperfezioni vengono scelte per il fascino estetico e i vantaggi di sostenibilità ambientale. Wildly Crafted è una comunità che accoglie con favore l’idea che l’imperfezione nel processo di produzione sia una un elemento positivo. www.wildlycrafted.com @wildlycrafted community

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LUXORO RUGGINE VINTAGE, TRASPARENZE E INCISIONI DALLO STILE INDUSTRIAL L’etichetta che avvolge la bottiglia è caratterizzata da fasce ricoperte da scritte e loghi che esprimono la natura viaggiatrice del prodotto. Per la realizzazione del logo-lettering Track è stato ideato un font ad hoc che richiama la tipografia tipicamente ferroviaria. Per la parte del 21, invece, è stato scelto un font più lineare, dalla forma tubolare e senza contrasto. Entrambi sono stati eseguiti e nobilitati con Rusty Earth, un ruggine stampato a caldo, un colore profondo, dai toni vintage e dallo stile industrial, qui utilizzato perfettamente per esprimere la natura vissuta del prodotto. L’effetto metallizzato è accompagnato da un blu oltremare che ne rafforza l’intensità. Sulla fascia centrale è possibile scorgere delle lavorazioni che creano trasparenze, incisioni a rete che fanno da contorno alla scritta e che sono il risultato di una stampa a caldo con il nuovo effetto semi trasparente LUMAFIN® Clear, lucido e perlato, che illumina il design senza sovrastarlo. Nell’esecuzione si notano varie applicazioni di stampa: in combinazione con le lavorazioni UV spiccano diverse strutture ottenute con i cliché per la stampa a caldo di hinderer+mühlich. Disseminati sull’etichetta si possono infatti riconoscere rilievi a caldo e micro incisioni che riescono così a restituire un prodotto di qualità e valore. Un’etichetta che si compone come un progetto davvero fuori dagli schemi. www.luxoro.it


HOW IT'S MADE LIBERI DI LEGGERE Per molte persone i libri costituiscono vere e proprie “barriere architettoniche”. Ma se tutti sappiamo che il braille è il metodo di scrittura e lettura per ciechi e ipovedenti, cosa succede quando a dover essere letto è un e-book? E quali sono gli standard per rendere inclusivo un libro, digitale o fisico, per chi ha bisogni educativi speciali (BES) o disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)? Dai formati reflowable all’uso di tag semantici, dalla scelta del font all’uso del colore, ecco cosa bisogna sapere sui libri accessibili.

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L’idea del metodo di lettura e scrittura tattile che porta il suo nome venne a Louis Braille nel 1829, quando incontrò un ingegnere dell’esercito che aveva escogitato un sistema per leggere i messaggi nel buio delle trincee. Braille, cieco dall’età di 3 anni, elaborò un alfabeto formato da simboli composti da un massimo di sei punti, disposti su una matrice 3x2 inquadrata in una casella di circa 7x4 mm. Uno dei vantaggi di questo sistema era la facilità di realizzazione: i punti infatti potevano essere facilmente incisi con un punteruolo su fogli di carta spessa. All’epoca i ciechi leggevano con il metodo Haüy che usava gli stessi caratteri usati per la stampa, messi in risalto da un filo di rame collocato sulla facciata opposta del foglio, su cui veniva fatto scorrere il polpastrello dell’indice. Ma ciò non consentiva di scrivere, oltre al fatto che la lettura tattile di segni articolati era estremamente complessa.

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Da allora il braille è diventato lo standard e si è esteso oltre i 64 caratteri possibili con la matrice base, coprendo punteggiatura, segni diacritici, simboli matematici, chimici e fonetici, linguaggi specifici e persino la musica. Il braille è sugli astucci dei farmaci, sulle targhe tattili alle fermate della metropolitana o nei musei, sul packaging (per esempio la linea “Terre d’Italia” di Carrefour) e persino Lego Foundation ha realizzato i Braille Bricks per insegnarlo ai bambini giocando. Il braille, fondamentale per l’inclusione delle persone cieche o ipovedenti e basato su una traduzione tattile e materiale del testo, non è esente da difetti: «I libri in braille e quelli a caratteri ingranditi per persone con ipovisione grave – spiega Cristina Mussinelli, Segretaria Generale della Fondazione LIA – sono difficili da trovare, voluminosi e pesanti da portare con sé, e inoltre sono costosi, perché vengono prodotti su richiesta da centri specializzati in base alle specifiche esigenze». La tecnologia, con la diffusione del libro digitale e la digitalizzazione della sua produzione, ha portato al punto di svolta. Infatti, se ho un testo digitale, lo posso trasformare e adattare molto facilmente e così le possibilità di fruizione si moltiplicano: posso trasformalo in audio, farlo riprodurre da un Braille display e posso cambiare le caratteristiche formali dei caratteri, dei corpi, delle interlinee in modo che possa essere accessibile e facilmente letto anche da chi ha difficoltà visive o di apprendimento. Il testo fluido Allo stato attuale per l’editoria non scolastica gli standard di un libro digitale sono essenzialmente due: il mobi e l’epub. Il mobi è il formato proprietario di Amazon per i Kindle, l’epub invece è lo standard aperto per gli e-book ed è diventato il formato principale nell’editoria digitale. L’epub presenta benefici soprattutto in termini di accessibilità, anche se esistono altri formati, a volte proprietari, che possono essere considerati di fatto “dialetti” di questi due “linguaggi”. In ogni caso si tratta sempre di formati “re-flowable”, per così dire liquidi, in grado di ottimizzare il testo in base al dispositivo di visualizzazione e di rimodellarlo secondo le impostazioni e preferenze tipografiche dell’utente. Alla base dell’epub c’è l’XML, un linguaggio di markup creato dal World Wide Web Consortium (W3C) per la codifica dei documenti facilmente leggibile da uomini e macchine. Per far questo si usano i tag che definiscono la struttura del


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A. Cousseau - C. Dutertre, Lucilla Scintilla, Sinnos.

documento, il modo in cui il documento deve essere memorizzato e trasportato. Di fatto, un epub può essere considerato come un sito inscatolato in un formato specifico dove le pagine sono file in formato HTML o XHTML, lo stesso formato utilizzato per il web, mentre il layout del libro è determinato da un foglio stile in formato css, un file che descrive la resa grafica. Per sua natura l’epub, nella versione 3, è il formato migliore per la rappresentazione di un contenuto digitale, perché fruibile in modo ottimale da tutti i dispositivi esistenti. Non a caso dal 28 giugno 2021 Kindle non supporterà più il formato mobi e i formati derivati prc e azk. Resterà solo per gli e-book a layout fisso, che Amazon accetta al momento solo nel caso di libri per bambini, fumetti (in kf8) e libri di testo scolastici o universitari in formati complessi, spartiti musicali compresi. Per definizione, teoricamente, sarebbe escluso dai formati adatti a un libro digitale accessibile anche il pdf, proprio per la sua natura fissa, orientata alla stampa: non c’è testo liquido e la geometria della pagina non si adatta al dispositivo o allo schermo su cui stiamo leggendo. Ma in realtà un pdf, se viene impaginato correttamente in fase pro-

gettuale, può essere accessibile: non a caso viene utilizzato in parte della scolastica.

+ + + Il braille, fondamentale per l’inclusione delle persone cieche o ipovedenti, si basa su una traduzione tattile e materiale del testo

L’e-book accessibile Per essere davvero accessibile, un e-book deve possedere alcune caratteristiche che facilitano la lettura, ovvero, come anticipato, deve adattarsi al device e alle esigenze di chi legge, consentire di ingrandire i caratteri, di modificare i colori e i contrasti per il testo e lo sfondo; inoltre ogni elemento deve essere opportunamente marcato per essere identificabile dal device e quindi riproducibile. Immaginate di avere “I Promessi Sposi” nell’edizione che abbiamo letto a scuola con note e disegni, ma stampato in testo a correre senza interruzioni di riga e di paragrafo, tutto nello stesso carattere e corpo, senza identificazione di note e senza titoli: sarebbe illeggibile. Ecco, questo è quello che ha a disposizione un ipovedente con un testo reso non correttamente accessibile. Per questo ci deve essere un indice dei contenuti che sia navigabile e consenta al lettore di accedere direttamente a tutti i capitoli del testo tramite link, ci devono essere i titoli, identificati come tali, per favorire la navigazione, un indice analitico

che permette l’accesso diretto, tramite rimandi interni interamente linkati, ai termini indicizzati, note linkate e indirizzi web attivi in modo da rimandare a Internet per eventuali approfondimenti. Le eventuali tabelle devono essere navigabili per righe e colonne e le intestazioni devono essere identificate come tali. Infine, i contenuti non testuali come foto, disegni, grafici devono avere una descrizione parlante. Per sua natura l’epub permette di pubblicare contenuti con un maggiore livello di accessibilità, grazie alla possibilità di sfruttare al massimo i tag semantici dell’HTML5, all’arricchimento dei tag ARIA (che identificano le varie porzioni di testo), e alla possibilità di dichiarare il livello di accessibilità del file direttamente tra i metadati dell’e-book. Nel contesto dell’implementazione dell’European Accessibility Act, ovvero la normativa europea per l’accessibilità di prodotti e servizi varata nel 2019, l’adozione del formato epub 3 è strategica per editori, creatori di contenuti e, in generale, per tutta la filiera editoriale. La cultura dell’accessibilità L’applicazione degli standard non è un vincolo, ma si traduce nell’acces-

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so al testo con tecnologie assistive e diverse possibilità di lettura, prima di tutto audio, tramite le funzioni di sintesi vocale dei vari smartphone e tablet o dei pc, tutti device che permettono il text-to-speech nel rispetto delle regole di pronuncia e sillabazione della lingua del testo. Programmi come Google Play Libri o Libri di macOS, oltre a personalizzare visivamente il testo e a interagire con esso, consentono la sintesi vocale regolando la velocità della voce e permettono di spostarsi tra i titoli, le sezioni o i link. L’altro grande vantaggio è la lettura diretta in braille digitale: non occorre più produrre un testo in braille, ma basta collegare il proprio device di lettura a un display braille che traduce in tempo reale le parole in segni. Un e-book accessibile ha il vantaggio di essere un libro migliore per tutti i lettori in generale, anche per gli editori. E questo è merito della Fondazione LIA che promuove l’accessibilità del libro, aiuta e affianca gli editori a elaborare un modo giusto di produrre. «Produrre pubblicazioni e piattaforme digitali accessibili e maggiormente fruibili – spiega Cristina Mussinelli – significa non solo tener conto dell’evoluzione delle normative, ma soprattutto mettere l’utente al centro da un punto di vista progettuale, commerciale ed etico». L’idea vincente è proprio quella di proporre un modello produttivo detto born accesi-

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ble, ovvero, continua Mussinelli, «introdurre l’accessibilità nei tradizionali processi produttivi in modo che i libri siano accessibili a tutti fin dalla loro prima pubblicazione. Questo implica che non sarà necessario creare una versione accessibile a posteriori, ma che verrà pubblicata e messa in commercio un’unica versione di alta qualità fin da subito» senza un re-work, insomma, che non garantirebbe piena compatibilità e le stesse tempistiche di pubblicazione di un libro cartaceo. «LIA è stata uno dei principali promotori di questo concetto e incoraggia tutte le realtà italiane e internazionali con cui collabora a lavorare secondo la stessa filosofia, accompagnandole passo passo nel loro percorso verso l’accessibilità. Gli editori, infatti, possono inserire l’accessibilità nei propri processi produttivi facilmente, senza adattamenti successivi derivandola direttamente dagli stessi file impaginati per la stampa» dice ancora Mussinelli. È quello che hanno fatto fin dal 2014 in Rizzoli Education, che con Mondadori Education ha reso accessibile l’intero catalogo di scolastica. Perché se il tema è caldo per gli e-book di varia e saggistica, lo è ancora di più per i testi scolastici, «il cui layout è complesso perché – come ci hanno spiegato da Mondadori Education e Rizzoli Education – nell’impaginato non c’è un rapporto lineare e concatenato tra gli

+ + + Realizziamo la copia digitale di ogni prodotto a catalogo proprio perché riconosciamo al digitale una caratteristica intrinsecamente inclusiva.

elementi: bisogna rendere leggibili tabelle, schemi, mappe concettuali, sintesi, percorsi iconografici, formule, grafici, cronologie, traduzioni a fronte, note al piede». E aggiungono: «Realizziamo la copia digitale di ogni prodotto a catalogo proprio perché riconosciamo al digitale una caratteristica intrinsecamente inclusiva. Per noi, l’evoluzione del prodotto editoriale non si ferma solo alla digitalizzazione dei contenuti e alla loro erogazione su più canali, ma coinvolge la fase stessa della progettazione, affinché si adottino metodologie e tecniche didattiche, ovvero contesti di apprendimento, che contribuiscano a un insegnamento inclusivo». La soluzione trovata è quella che chiamano “nativo unico” che rende il testo “liquido” fin dall’inizio, operando una taggatura dei contenuti direttamente in InDesign: ogni parte così è identificabile e spacchettabile in porzioni che possono essere facilmente estratte in un XML poi trattato per creare una versione digitale altamente fruibile. «La sfida sicuramente più rilevante, per Mondadori Education e Rizzoli Education, è stata quella di costruire un flusso che preveda regole di impaginazione che consentano, con uno sforzo ragionevole, l’estrazione dall’InDesign di un file XML. Questo processo coinvolge diverse figure, dai redattori e grafici alla programmazione e controllo, agli


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Descrizioni alternative delle immagini I contenuti digitali sempre più spesso veicolano significati importanti attraverso le immagini. Ma come “vede” un’immagine chi non può vedere? Attraverso la descrizione alternativa che racconta un’immagine o una foto. Per questo è importante, spiega Mussinelli, che «tutte le foto, le illustrazioni e i grafici presenti all’interno di un documento digitale o di un sito web siano corredati da una descrizione alternativa che permetta di comprendere il contenuto anche a chi ha una disabilità visiva. Quando non possiedono una descrizione alternativa, le immagini di fatto perdono ogni significato, diventando silenziose per chi ha una disabilità visiva». Per scrivere una buona descrizione alternativa è necessario seguire alcune regole basate su una tassonomia di categorie che classifichi i diversi tipi di immagini e la descrizione vera e propria del contenuto della figura. Questa attività è onerosa, soprattutto per i testi di scolastica in cui la maggior parte dell’iconografia non è costituita da foto bensì da disegni, illustrazioni, infografiche, immagini complesse, diagrammi o schemi; per questo la LIA ha iniziato un progetto pilota per l’automazione delle descrizioni basata sull’Intelligenza Artificiale: usando i servizi basati sulle reti neurali artificiali e sul machine learning offerti da Microsoft, Google, Amazon e Facebook, è stato sviluppato un tool che riceve in input un file epub, estrae tutte le immagini e crea automaticamente la descrizione alternativa. Anche Mondadori Education e Rizzoli Education hanno iniziato una sperimentazione analoga basata su AI: «Al momento, la versione accessibile del testo digitale contiene le immagini strettamente necessarie alla comprensione ma, per quanto riguarda le descrizioni alternative, abbiamo recentemente iniziato a sperimentare con tecnologie AI per semplificare il processo in modo da potere inserire ogni elemento non testuale del libro».

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uffici digitali che si occupano delle infrastrutture». Questo significa modalità di produzione molto più veloci e meno costose rispetto alla conversione di quello stesso titolo in versione digitale. «Proprio uno sforzo condiviso ha reso possibile un processo di creazione omogeneo senza stravolgere flussi consolidati. La lavorazione dell’XML è sicuramente una fase di lavoro che prima non esisteva, ma è stata armonizzata nel calendario editoriale. Già in prima bozza inseriamo all’interno dell’impaginato i tag che consentiranno l’estrazione automatica dell’XML, poi convertito in HTML in modo che sia fruibile in digitale». Percorso analogo anche per Il Mulino che ha reso accessibili non solo i libri, ma anche la sua piattaforma didattica Pandoracampus: in collaborazione con LIA nel 2019 ha avviato un percorso per rendere accessibili i contenuti web secondo le linee guida pubblicate dal W3C (WCAG 2.1 Livello AA) tra le quali vi è la possibilità, per un utente, di navigare la piattaforma senza l’uso di mouse, l’identificazione semantica delle parti della pagina web, un contrasto colori adeguato e la presenza di descrizioni alternative per tutte le immagini e i contenuti. Libri ad alta leggibilità Ma l’accessibilità non passa solo dalla digitalizzazione. Esiste, infatti, il grande universo dei libri cartacei per chi ha for-

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me di ipovisione, bisogni educativi speciali (BES) o disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Per aiutare e personalizzare il loro apprendimento sono nati i libri ad alta leggibilità: un’altra realtà che sta acquisendo sempre più importanza nel mondo dell’editoria. «Sono libri pensati per chi ha specifiche difficoltà di lettura, dislessia o altro disturbo dell’apprendimento» chiarisce Cristina Mussinelli. «In generale, si tratta di un testo formattato in modo da facilitare la lettura da parte di tutti, attraverso l’utilizzo di alcuni criteri nell’impaginazione, come testi non giustificati e pagine maggiormente “ariose” grazie a margini più ampi e un’interlinea maggiore. Alcuni editori in Italia sono specializzati in questa tipologia di pubblicazione, con libri o intere collane dedicate». Mondadori Education e Rizzoli Education, per esempio, affiancano a testi interamente BES, quindi versioni “facilitate”, impaginate ad hoc e con font ad alta leggibilità e certificati, come il biancoenero, ampie porzioni dei libri “per tutti” con “print facilitato”, quindi le parti di teoria, gli esercizi, le mappe e le sintesi, «oltre alla lettura recitata di molte parti, anche il Text to speech e il dizionario integrato come click & search. L’accessibilità al testo è garantita anche dalla lettura ad alta voce (spesso dell’intero profilo) accessibile direttamente da smartphone grazie ai codici QR con i quali accedere alla parte digitale».

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Lo stesso fa Zanichelli che mette a disposizione in ogni volume strumenti digitali come dizionari, sintesi vocali (anche con karaoke che evidenzia l’esatta parola letta), audiolibri. Il Battello a Vapore, che dedica un’intera serie di libri all’alta leggibilità, ha scelto invece di non realizzare testi semplificati nei contenuti, ma libri con caratteristiche grafiche e di impaginazione che favoriscano la leggibilità e che li rendano accessibili a tutti i piccoli lettori con DSA e BES. E così fanno anche la casa editrice Raffaello con la collana “Parole Leggere” e Uovonero con “Abbecedanze”, nella quale è pubblicata anche la fortunata serie di romanzi per ragazzi con protagonista Hank Zipzer, ragazzo dislessico ideato dalla scrittrice Lin Olivier e dall’attore Henry Winkler, il Fonzie di Happy Days, anch’egli affetto da dislessia. Ma ci sono collane dedicate anche agli adulti come “Relax. Leggi senza fatica” di TEA o “Leggo facile” di Mondadori, solo per citarne un paio. Ma cosa rende accessibile un libro stampato? Per prima cosa tutta una serie di accorgimenti tipografici come

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la spaziatura tra parole, lettere e punteggiatura, un’interlinea più ampia e il testo non giustificato. Inoltre, paragrafi e capitoli devono essere frammentati, senza sillabe a capo per evitare parole spezzate e margini appositamente studiati per non opprimere troppo la pagina. «In Zanichelli – racconta Massimo Evangelisti, responsabile editoriale che ha curato il progetto “10 in leggibilità” (http://tiny.cc/wtovtz) – con lo studio grafico ChiaLab e l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) di Urbino, abbiamo individuato 10 regole che possono appianare gli scogli dell’illeggibilità. Per molte persone, infatti, i libri costituiscono delle vere e proprie barriere architettoniche: illustrazioni, foto e testi devono essere messi in pagina in modo da rendere chiaro e lineare il percorso di lettura, e le immagini dovranno essere vicine al testo di riferimento. Va evitato il crowding, ovvero l’affollamento delle parole: ogni riga dovrà contenere al massimo 80 battute. L’interlinea deve aumentare in proporzione alla misura del carattere e deve esserci un rientro di capoverso ogni paragrafo

+ + + Weinzettl ha realizzato un font che traduce ogni carattere nel suo corrispettivo in braille consentendo a non vedenti e vedenti di leggere insieme lo stesso testo.

per scandire bene il testo e indicare l’inizio di una nuova parte». Poi c’è l’uso del colore: «Scegliere un fondino – continua Evangelisti – troppo scuro o acceso può pregiudicare la lettura del testo così come sovrapporre un testo a un’immagine». Anche il supporto ha la sua importanza e l’uso di carta color avorio a grammatura spessa evita i riflessi della carta bianca ed eventuali trasparenze. Un bell’esempio di libro veramente accessibile e per tutti è il primo libro per bambini del progetto Luckydot, “Wo Ist Luna?”, realizzato dalla designer austriaca Anna Weinzettl e stampato da Estermann Druck in collaborazione con Müller-Martini. Weinzettl ha realizzato un font che traduce ogni carattere nel corrispettivo in braille consentendo a non vedenti e vedenti di leggere insieme lo stesso testo. Lo stesso ha fatto con le immagini rendendole rilevate in modo da poter essere percepite al tatto e per migliorare al massimo la leggibilità il libro cartonato è un tout-carton che consente l’apertura massima delle pagine. Ha anche una parte digitale audio coi versi degli animali.


Fondazione LIA - Libri Italiani Accessibili Nata nel 2011 dapprima come progetto dell’AIE con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per promuovere la cultura dell’accessibilità nel campo editoriale e la creazione di un catalogo dei libri accessibili in Italia, nel 2014 la Fondazione LIA si è evoluta in organizzazione non profit. Nel 2017 la UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) si aggiunge come membro istituzionale, seguita nel 2019 dalla AID (Associazione Italiana Dislessia) e dalla Biblioteca per Ciechi “Regina Margherita” di Monza. L’obiettivo della Fondazione è quello di permettere a tutte le persone con disabilità visiva o difficoltà di lettura dei prodotti editoriali a stampa di scegliere come, quando e, soprattutto, cosa leggere, favorendone così l’integrazione sociale e la partecipazione attiva al mondo della cultura, della scuola e del lavoro. Oggi Fondazione LIA offre servizi di consulenze e formazione per le aziende che vogliono integrare l’accessibilità digitale all’interno dei propri processi produttivi e lavora con l’obiettivo di favorire la creazione di un ecosistema editoriale accessibile per tutti, garantendo così la possibilità di leggere un documento, a prescindere dalla tipologia e dal contesto: e-book, bilanci e relazioni annuali, rendicontazioni, ma anche i siti web, le app, le piattaforme digitali. Oggi LIA ha un catalogo di 26.000 titoli certificati come accessibili, numero costantemente in crescita con le novità editoriali in uscita, e ha come partecipanti attivi moltissimi editori, grandi e piccoli (www. libriitalianiaccessibili.it).

Il font giusto Grande importanza, infine, ricoprono i caratteri tipografici. Se volete avere un’idea della difficoltà di lettura che può avere un dislessico, il designer britannico Dan Britton ha creato un font “al contrario”, ovvero un font a cui manca il 40% di ogni lettera. In verità questo font non riproduce esattamente quello che un dislessico percepisce, ma rende l’idea di come possa essere difficoltosa e lenta la lettura. Ma il font da solo non basta: esiste a oggi una vera e propria guida redatta dalla British Dyslexia Association che racchiude le indicazioni per la creazione di materiale didattico che faciliti l’apprendimento (http://tiny.cc/zsfvtz) nella quale si suggerisce per esempio di usare font senza grazie (come Arial, Comic Sans, Verdana, Tahoma, Century Gothic, Trebuchet, Calibri o Open Sans), usare corpi di almeno 12-14 punti con un’interlinea maggiore almeno del 35%, di impostare lo spazio tra le parole almeno 3,5 volte lo spazio tra le lettere e di evitare la sottolineatura e l’uso dell’italic, preferendo il bold per dare

enfasi. Ma ci sono anche font creati ad hoc e certificati: editori come Biancoenero Edizioni e Sinnos hanno creato un font specifico per l’alta leggibilità. Il font biancoenero dell’omonima casa editrice è stato il primo a nascere in Italia con questo scopo e oggi è usato da Pearson, Giunti, Mondadori Education e Rizzoli Education, La Scuola. Realizzato dal graphic designer Umberto Mischi, supportato da un team di psicologi, tipografi ed esperti nei disturbi dell’apprendimento, si focalizza principalmente sulla singola lettera, sulla differenza tra ascendenti e discendenti e sulla larghezza media delle lettere; secondo Mondadori Education e Rizzoli Education «grazie al singolare disegno di ogni lettera e agli accorgimenti tipografici utilizzati nell’impaginato (corpo, interlinea, utilizzo della bandiera) consente ottimi risultati di leggibilità». Leggimi! è invece il font creato da Sinnos nel 2006, e successivamente adeguato e aggiornato nel 2016, anch’esso in collaborazione con neuropsichiatri, logopedisti e insegnanti

+ + + Ma il font da solo non basta: esiste a oggi una vera e propria guida redatta dalla British Dyslexia Association che racchiude le indicazioni per la creazione di materiale didattico che faciliti l’apprendimento.

ed è usato anche dal Battello a Vapore. I caratteri sono contraddistinti da uno spessore uniforme e una spaziatura adeguata, oltre che da determinati accorgimenti che riducono la confusione fra alcune lettere. Esiste anche l’EasyReading, un carattere ibrido realizzato con la combinazione di lettere dotate di grazie (serif) e lettere senza grazie (sans-serif). Le grazie, in particolare, sono state realizzate apponendo specifici allungamenti ortogonali alle estremità delle lettere, impedendo così la confusione di quelle simili per forma, mentre i caratteri ben distanziati impediscono la percezione di affollamento. Il carattere, tra gli altri, è usato da Ancora, Panini, Edizioni Paoline Libri e RAI Libri. Infine, da citare ci sono anche il Dyslexie, frutto del lavoro di un olandese affetto da dislessia, in cui ogni lettera è unica e inequivocabile, dallo stile un po’ infantile, e l’OpenDyslexic, che si pone come carattere opensource, quindi di libero uso.

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Mestieri d'arte: una rivista "pop&art" che rompe gli schemi Un layout editoriale inedito, colto e innovativo. Un graphic design audace e contemporaneo. Cambia volto “Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture”, la storica rivista della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, che mira a dare narrazione e visibilità allo straordinario patrimonio di saper fare e di alto artigianato del nostro Paese. 0048

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n magazine dedicato all’eccellenza artigianale italiana e internazionale, alle sue origini e ai suoi rapporti con la creatività e lo stile, che racconta non solo storie o prodotti, ma anche materiali, tecniche, atelier, scuole, botteghe e gli artefici: i maestri d’arte. Il progetto grafico editoriale rompe gli schemi stilistici e narrativi propri di questo mondo, introducendo una nota “pop” di prorompente impatto


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Angelo Ferrara Esperto di Corporate Branding e linguaggi di Marca. Dopo aver maturato un’esperienza di oltre 15 anni nelle più interessanti realtà del settore a Londra, Angelo Ferrara ha assunto la direzione strategica e creativa dell’area Corporate Branding di Robilant Associati, di cui è diventato Partner nel 2012. Un raro talento nel cristallizzare design e strategia lo ha portato ha sviluppare e dirigere progetti di branding per clienti di altissimo profilo. È a capo delle attività di Corporate Social Responsability di Robilant Associati ed è responsabile dei progetti pro-bono e di comunicazione interna che l’azienda realizza.

visivo che dona risalto e protagonismo alle più sofisticate creazioni artigianali. Gli oggetti, ricchi e lavorati, trovano celebrazione su sfondi colore pieni estremamente moderni che, per contrasto, ne esaltano l’aura di irripetibilità. Tipografia, impaginazione e colori lavorano insieme definendo un nuovo format editoriale moderno e divulgativo che niente

cede alla ricercatezza della narrazione, pur rendendola più accattivante e vivace. Il nome della rivista “Mestieri d’Arte & Design” si trasforma in logo, appropriandosi definitivamente della parola “Mestieri”. Il magazine si compone di 128 pagine stampate a 5 colori su carta usomano Soporset, con una copertina a 5 colori in bianca e volta su carta usoma-

no Soporset più pesante, plastificata opaco in bianca con passaggio di vernice UV serigrafica lucidissima a settore in bianca. Il tutto confezionato in brossura cucita a filo refe e stampato da Grafiche Antiga.

craftmanship diventa coinvolgente grazie a uno storytelling visivo che attinge agli stilemi del design e del lifestyle, aprendo l’universo dell’alto artigianato, così esclusivo a ricercato, alla conoscenza e all’apprezzamento di un pubblico più ampio.

Il risultato complessivo, con la direzione artistica di Robilant Associati, è particolarmente emozionale: la

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Necessario e multidisciplinare, l’ecodesign è un approccio sempre più affermato nell’ambito del packaging. Ma cosa contiene davvero questa formula, dal pensiero creativo alla produzione fino allo smaltimento? E come evitare che il termine si trasformi, nella percezione comune, in una buzzword vuota al pari di tante altre dichiarazioni d’intenti? Ne abbiamo parlato con tre esperti internazionali: Sylvia Vitale-Rotta, Founder & CEO di Team Créatif Group, James Pryor, Co-Founder & Creative Director dell’agenzia Touch, e Sara Limbo, Professoressa associata dell’Università Statale di Milano.

L'era dell’Ecodesign

Boutille Source Janvier


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Con oltre 20 anni di esperienza nell’industria del packaging design e di prodotto, James Pryor ha contribuito a realizzare innovazioni significative a livello globale per realtà del calibro di Unilever, P&G e Nestlé. Dopo essersi occupato di design sia all’interno di agenzie che come designer in-house, nel 2008 ha fondato con Guy Harrison “Touch”, agenzia specializzata nell’innovazione di design sostenibile che progetta soluzioni avanzate per brand come Häagen-Dazs, Highland Spring e Carlsberg.

Co-Founder & Creative Director di Touch

— James Pryor Nata in Tanzania da genitori italiani e cittadina del mondo, Sylvia Vitale-Rotta ha fondato Team Créatif a Parigi nel 1986 insieme a Nick Craig. Con una presenza in 52 paesi del mondo – dal Brasile agli Stati Uniti passando per Singapore – Team Créatif Group si occupa di branding, packaging design, retail design e architettura (con Value Market) e di global communication e brand content (con Shortlinks) per clienti multinazionali. È stata presidente della giuria della sezione Design dei Cannes Lions nel 2009, ha tenuto una Ted talk sul tema “Packaging is for People” nel 2016, è membro della giuria dei Red Dot Awards dal 2016 e ha ottenuto una serie di riconoscimenti per il suo lavoro trentennale nel design, non ultimo dei quali l’Ordine nazionale al merito della Repubblica Francese.

Founder & CEO Team di Créatif Group

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— Sylvia Vitale-Rotta

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Sara Limbo è professoressa associata del Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente dell’Università Statale di Milano, esperta in food packaging ed ecodesign ed esperta nel settore del confezionamento e condizionamento degli alimenti. La sua attività scientifica si è sempre tradotta nella pubblicazione su riviste di carattere internazionale del settore scientifico, e in ambito editoriale ha pubblicato nel 2010 in collaborazione con Luciano Piergiovanni “Food Packaging: Materiali, tecnologie e qualità degli alimenti”, edito da Springer.

Professoressa associata Università degli Studi di Milano

— Sara Limbo

È nella direttiva europea Energy-related-Products del 2009 (Direttiva 2009/125/CE) che va ricercata l’origine del termine “Ecodesign”. La direttiva fa riferimento alla progettazione delle apparecchiature elettroniche in termini di ottimizzazione delle prestazioni a parità di qualità funzionali: un principio cardine dall’ecodesign anche nella sua accezione attuale ed estesa a diversi ambiti, tra cui quello del packaging, basato su valori misurabili e utilizzabili come kpi di sostenibilità aziendale. E col lancio della nuova tranche di Horizon Europe – il programma-quadro europeo per la ricerca e l’innovazione – il tema si conferma come una pressante necessità. Abbiamo fatto il punto sullo stato dell’arte con tre professionisti con punti di vista complementari sul settore, dal design alla ricerca scientifica, dalla comunicazione al quadro normativo di riferimento: se c’è un ambito, infatti, che trova nella multidisciplinarietà la sua cifra distintiva è proprio quello dell’ecodesign.


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Sylvia Vitale-Rotta — Tutti i paesi europei sono focalizzati sul tema. Nazioni come la Germania ci lavorano da più tempo, il che significa filiere di riciclaggio e ricerca sui materiali più avanzate, per cui la spinta è ad andare oltre. Non siamo al punto in cui i consumatori smettono di comprare prodotti con packaging non riciclabili, ma ci avviciniamo al momento in cui i brand riceveranno sanzioni economiche se non dimostrano di stare lavorando al tema. Cambiare una linea di produzione richiede anni, il momento per pianificare questi cambiamenti attraverso l’ecodesign è ora.

Sara Limbo — Negli ultimi anni c’è stato un cambio di velocità per le aziende. La ricerca e l’università si sono fatti carico della ricerca di soluzioni, per farsi trovare pronti dal mercato con dei materiali testati e affidabili e ready-to-market. Uno dei ruoli dell’ecodesigner in questo momento è anche creare parametri per la comparazione oggettiva delle diverse soluzioni, che rispondano ai criteri di ripetibilità del dato scientifico. Quando si parla di sostituzione di materiali dal punto di vista del tecnologo alimentare questo si traduce anche nella valutazione dell’impatto di questi materiali sulla reale shelf-life del prodotto.

James Pryor — Gli esempi di redesign più radicale vengono dagli alimenti secchi e dai prodotti per la pulizia e la cosmesi. Il packaging bag-in-box contiene un sacchetto non riciclabile, il prodotto e tantissima aria, come tra scatola e sacchetto: due strati di packaging e volume eliminabile. Stiamo lavorando in due fasi: la prima è togliere l’aria e il packaging superfluo non riciclabile e usare i volumi in modo efficiente; la seconda è ripensare la logistica eliminando il packaging, così che il consumatore non sia responsabile del riciclo e i brand non debbano occuparsi di acquisto e lavorazione del packaging. L’altro esempio è il settore cosmesi e prodotti per l’igiene, che sostiene inutilmente i costi di stoccaggio e spedizione di litri e litri d’acqua. Eliminando l’acqua e producendo prodotti solidi o in tab, si apre la possibilità di rivoluzionare il packaging a parità di sicurezza del prodotto.

Sylvia Vitale-Rotta — I consumatori in questo momento sono confusi, acquistano un prodotto pensando che sia sostenibile ma in realtà non hanno a disposizione informazioni trasparenti per fare un acquisto ragionato. Come eco-designer abbiamo il dovere non solo di progettare secondo i principi dell’economia circolare, ma di comunicare con chiarezza questi principi ai consumatori, perché possano fare scelte giuste.

Sara Limbo — Il paradosso dei decenni passati è che la ricerca sulla plastica ha prodotto talmente tanti prodotti che si è dato per scontato a lungo che ci fosse un materiale plastico per qualunque esigenza, con proprietà barriera di tutti i tipi. Adesso ci stiamo rimettendo in gioco sulla ricerca dei materiali, ricreando quel ventaglio di opzioni a disposizione delle aziende a partire da materiali e processi nuovi. La richiesta a livello normativo è di ridurre i materiali da smaltire: si tratta di ridurre il numero di variabili generando una filiera vantaggiosa per tutti, anche economicamente.

Quando si può parlare di eco-innovazione nel packaging?

James Pryor — Il nostro approccio al design è basato sulla scienza. Usiamo strumenti di life cycle assessment per valutare lo stato di fatto in termini di impronta ecologica, risorse idriche, energia, degradabilità, e usiamo questi dati come base di comparazione per i profetti futuri. I brand con cui lavoriamo sono concentrati su due aree in particolare. La prima sono i materiali difficili da riciclare, per cui non esiste una gestione dell’end-of-life. Un esempio sono i packaging in plastica flessibile come quelli degli snack: c’è una spinta forte sulla ricerca di alternative. La seconda sono prodotti in cui il packaging è responsabile della maggioranza dell’impronta ecologica. Se per settori come l’industria casearia il tema è la produzione, nel caso della birra è il packaging, con i costi di produzione e distribuzione e l’impronta ecologica di vetro spesso e pesante. C’è spazio per un lavoro di ottimizzazione.

Ecodesign: a quali domande risponde e quali sono i mercati che ne fanno maggiore richiesta?


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James Pryor — Un esempio è il lavoro che stiamo facendo con Loop e Terracycle per diversi brand, tra cui Haagen-Dazs. Abbiamo sviluppato un contenitore che può essere riutilizzato sino a cento volte, il contenitore in acciaio a doppia parete mantiene il gelato alla giusta temperatura e fa sì che lo strato superiore si sciolga più velocemente di quello inferiore, così da avere il gelato alla consistenza perfetta, e l’isolamento a due strati lo rende facile da maneggiare. Ha un’impronta ecologica molto inferiore al packaging single-use, è 100% riciclabile e monomateriale. Risponde ai criteri dell’economia circolare e funziona anche in termini di posizionamento del brand: durante il primo mese di lancio abbiamo avuto più di 2.4 miliardi di menzioni sui social media, ed è il prodotto più popolare della sezione grocery di Loop negli Stati Uniti.

Sylvia Vitale-Rotta — Una case history che amiamo è un lavoro realizzato per Volvic. Da uno studio sui consumatori senior è emerso che la bottiglia da un litro e mezzo era difficile da maneggiare, causando problemi alle articolazioni. L’abbiamo riprogettata con una struttura più resistente e facile da usare che impiega meno plastica. Questo successo ha incoraggiato Danone ad adottare più spesso questo approccio nel proprio design di prodotto. È un esempio di come un design che tiene conto delle necessità di tutti porti anche alla realizzazione di prodotti più sostenibili.

Sara Limbo — Stiamo lavorando su progetti non ancora pubblici con aziende che stanno ottimizzando le proprie soluzioni di packaging per prodotti alimentari, per cui il nostro ruolo è sia aiutarle a trovare nuovi materiali, sia individuare le criticità della filiera dalla produzione allo scaffale. Stiamo lavorando su materiali esistenti per aumentarne le prestazioni di confezionamento e conservazione, e collaborando anche con le aziende che producono imballaggio nello studio e sviluppo di soluzioni riciclabili e compostabili, arrivando quindi a materiali semplificati, con fine vita più semplice ma che garantiscano l’attuale qualità. Se chiede a un consumatore medio qual è secondo lui la fonte più grave di inquinamento, risponderà la plastica. Ma ci siamo accorti durante quest’ultimo anno che la plastica risponde anche a delle esigenze di protezione e conservazione per cui ancora non sempre sono già disponibili delle alternative adatte a tutti i contesti. Lo spreco di cibo è un problema serio tanto quanto quello dello smaltimento della plastica, per cui secondo me sarà sempre più importante che il lavoro dell’ecodesigner sia affiancato da quello degli esperti di comunicazione, in grado di veicolare al consumatore le giuste informazioni sui materiali, sul loro ciclo di vita, sul giusto smaltimento e anche su quali sono i giusti contesti d’uso dell’uno o dell’altro, perché possa fare scelte corrette e consapevoli.

Ci sono degli esempi particolarmente significativi, dall’idea creativa allo sviluppo in tutta la filiera?


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James Pryor — Gli ecodesigner devono avere la capacità di prendere i valori di brand e i desideri del consumatore e trasformarli in un prodotto tangibile, ma a questo devono affiancare un bagaglio multidisciplinare. Alla creatività si affiancano conoscenze ingegneristiche e di scienza dei materiali, di logistica, psicologia del consumo, marketing, legislazione, tutta la catena del packaging e dell’infrastruttura. Un ecodesigner deve conoscere i principi dell’economia circolare e utilizzarli in maniera creativa.

Sylvia Vitale-Rotta — Una delle differenze principali della formazione degli ecodesigner è la loro specializzazione in ambiti specifici. Per molti anni il design strutturale è stato realizzato da professionisti interni alle aziende che producono packaging, i quali erano in possesso di tutte le competenze sui materiali e i processi per lavorare in autonomia. Sarà sempre più comune lavorare in team con altre realtà – come quella di Team Créatif in Francia o Touch in UK – perché il mondo degli ecomateriali è sempre più complicato e le variabili da considerare, che siano l’aspetto produttivo o gli studi delle abitudini dei consumatori, saranno sempre più diversificate. Non possiamo poi non affrontare il tema dello spreco generato da packaging e logistica poco ragionati. Se un prodotto finisce in discarica prima di arrivare alla vendita inquina due volte, e nell’ultimo anno abbiamo avuto sufficienti esempi dei problemi legati alla logistica per capire che anche questa è un’area di lavoro in cui l’apporto dell’ecodesign sarà fondamentale.

Sara Limbo — L’ecodesigner deve avere competenze diverse, prima fra tutte nell’ambito della sicurezza dei materiali. Quando si parla di sostituzione di materiali è importante colmare il vuoto di conoscenza sui comportamenti dei materiali una volta inseriti nel contesto reale in cui i prodotti devono essere realizzati, venduti e utilizzati. Nel packaging alimentare questo si traduce in una conoscenza degli alimenti, per evitare di realizzare packaging sostenibili ma che non tengono conto delle esigenze del prodotto, traducendosi in food waste. Il lavoro di un ecodesigner è un lavoro di team, che si affianca a professionisti quali l’esperto di logistica, il tecnologo, l’esperto dei materiali. Essere consapevoli di queste variabili consente di controllare l’evoluzione della qualità nell’arco del tempo, prevederla e costruire dei meccanismi di modellazione e previsione. È necessario l’uso di strumenti di life cycle assessment, un approccio quantitativo che consenta di confrontare e comparare numericamente gli impatti generati da una soluzione rispetto ad un’altra. Noi cerchiamo di formare professionisti che abbiano questi strumenti, con la prospettiva che lavorino in team con altre discipline come l’economia o il marketing, che permettano di prevedere i movimenti della società.

Quella dell’ecodesigner è una figura professionale sempre più richiesta. Quali competenze deve avere?


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Sylvia Vitale-Rotta — In aggiunta a questi grandi progetti di natura strutturale che richiedono cambiamenti sostanziali, ci sono tanti fattori su cui lavorare. Molti dei nostri clienti stanno riducendo gli inchiostri utilizzati sul packaging o passando a inchiostri di origine vegetale. I packaging premium vengono realizzati con nobilitazioni in oro o argento che usano meno prodotto, perché non tutti i mercati hanno l’infrastruttura per il riciclaggio di prodotti nobilitati con foil metallico. Abbiamo visto anche una riduzione significativa dell’uso di vernici lucide rispetto agli anni precedenti. Sono tutte azioni che possono essere intraprese subito e vanno nella direzione della normativa, ma con tempistiche più brevi dei cambiamenti sistemici.

Sara Limbo — L’ambito normativo può sembrare lontano dal lavoro di ricerca, ma abbiamo un esempio concreto nel nostro contesto europeo di come l’impianto normativo e l’innovazione si intersechino, ovvero l’EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare. L’EFSA rappresenta un organo di consultazione in cui la normativa diventa input per la ricerca. In questo momento la ricerca nell’ambito dell’ecodesign del packaging per alimenti si muove in conseguenza delle richieste nate dalle politiche europee in materia di sostenibilità ambientale. Lo sviluppo di soluzioni che portino non solo a rispondere alle richieste ma a superarle è parte integrante del lavoro dell’ecodesigner.

James Pryor — Dati alla mano, un uso efficiente dei materiali e una filiera che accorcia la distanza tra produzione, vendita e consumo crea risparmi significativi. L’errore è stato parcellizzare il pensiero sui costi del packaging, mentre è un costo che va visto nella sua totalità. Quando aumentiamo l’efficienza e diminuiamo lo spreco diventiamo più profittevoli. L’Ellen MacArthur Foundation, con cui collaborano molti dei nostri clienti, ha calcolato che passare all’economia circolare significa più di 600 miliardi di dollari di risparmio in costi energetici, di risorse, tecnologici. La mentalità dei brand è cambiata, ci sono molti meccanismi che agevolano queste innovazioni tramite incentivi fiscali e agevolazioni finanziarie. Inoltre sanno che il cambiamento è inevitabile se non vogliono incorrere in sanzioni economiche in futuro. Il packaging è visto come un asset, non un costo inevitabile per stare sul mercato.

Sylvia Vitale-Rotta — I brand devono anche tenere conto dei rischi connessi alla perdita di quote di mercato. Abbiamo già visto esempi di cambiamento di abitudini dei consumatori, in cui una fedeltà al brand che sembrava inamovibile si è spostata verso marchi percepiti come più sostenibili. Quello che ora è un costo, presto sarà un obbligo di legge, e il prezzo per recuperare il tempo perduto e recuperare quote di mercato strappandole ai loro competitor che sono stati più veloci ad adattarsi sarà decisamente più alto.

Sara Limbo — Chi svolge attività di ricerca nell’ambito del food packaging ha la possibilità di vedere il dibattito sull’innovazione da un’altra prospettiva. Per le aziende che hanno intrapreso un progetto di ricerca con l’università questo investimento produce un vantaggio di comunicazione, conoscenza e risorse: spesso internamente alle aziende non sono presenti figure in grado di tradurre certe spinte in progetti, che invece è il risultato che si ottiene affiancandosi a realtà di ricerca. È anche una soluzione di contrasto al greenwashing, perché fornisce soluzioni basate sui dati, che consentono di far arrivare al consumatore l’informazione di uno sforzo tecnologico ed economico. Sono convinta che questo sia il momento per le aziende per investire in innovazione, anche approfittando delle possibilità offerte dall’Unione Europea in termini di finanziamenti e risorse per l’innovazione attraverso il supporto di università e enti di ricerca pubblici e privati.

Costi: quanto incide la sostenibilità nei costi da sostenere per i brand, e quanto influenza le loro decisioni?

James Pryor — Quando si lavora sul design strutturale, le soluzioni devono essere future-proof: se ben realizzato non avrà necessità di modifiche per cinque o dieci anni. In Europa ci sono diverse norme specifiche sul packaging. Abbiamo visto una crescita delle EPR, le Extended Product Responsibility fees, in cui gli introiti delle tasse di gestione finanzieranno l’infrastruttura per lo smaltimento, con l’obiettivo di arrivare al riciclaggio di tutti i materiali che entrano nel sistema. Questa prospettiva impatta su molti dei nostri clienti, siamo al lavoro per ridisegnare packaging e filiere, perché l’entrata in vigore delle leggi li trovi pronti con prodotti sostenibili in linea con le richieste. L’altro grande cambiamento di paradigma è la tassazione per la carbon footprint. Questi cambiamenti sono trasversali a tutti i mercati: negli Stati Uniti sono i singoli stati che cominciano a introdurle. La Francia adotterà presto una legge sull’eliminazione dei packaging single-use, e avrà prodotti sfusi disponibili in tutti i supermercati oltre una certa dimensione. Se progetti un prodotto che deve vivere in quel mondo, devi disegnarlo con la consapevolezza di cosa riserva il futuro.

Normative ambientali: quali sono le più importanti a livello internazionale e come influiscono nel processo di progettazione?


M A T E R I A L I

Monomateriale, biodegradabile, commestibile

LA RICERCA CAMBIA LA STORIA DEL PACKAGING di M A R I L D E

M O T T A

Studi recenti hanno prefigurato uno scenario che ipotizza un incremento, nel 2030, del volume degli imballaggi pari al doppio della quantità che sarà possibile smaltire. Affidarsi alla ricerca è la via d’uscita non solo per rendere più efficiente l’economia circolare, ma per scoprire materiali per il packaging veramente sostenibili e così inusuali che mettono le ali alla creatività dei designer. Ne abbiamo parlato con Claudio Corradini, Professore di Chimica Analitica all’Università di Parma, e Antonella Cavazza, Ricercatrice di Chimica Analitica e Presidente del Master di I Livello in Packaging del medesimo ateneo.

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M A T E R I A L I

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Per i cittadini alle prese con la raccolta differenziata e la tassa sui rifiuti, ogni contenitore è un inconveniente, se non un vero rebus. Bisogna leggere in etichetta dove riporlo per avviarlo correttamente allo smaltimento o al recupero. Talvolta bisogna togliere il tappo, le etichette e guarnizioni varie. Con il prof. Claudio Corradini dell’Università di Parma passiamo in rassegna i molti e diversi materiali per il packaging che potrebbero semplificare la vita ai consumatori e migliorare la situazione ambientale. Fermeremo l’attenzione su quelli che si possono definire monomateriale, allargando poi l’orizzonte alle nuovissime formulazioni. Quali prospettive potrebbero aprire le recenti scoperte di sostanze perfino edibili? La ricerca le ha già rese tangibile realtà per il confezionamento: si tratta di farle conoscere alle aziende e accettare ai cittadini.

Cosa si intende per packaging monomateriale?

Si intende quello costituito da un unico materiale, quali ad esempio vetro, alluminio, barattolame in acciaio, carta, cartone eccetera. Se consideriamo le “plastiche”, quelle monomateriale sono generate da un unico polimero, quali ad esempio polipropilene (PP), polietilene ad alta densità (HDPE) e a bassa densità (LDPE), cloruro di polivinile (PVC), polistirene (PS), polistirene espanso (EPS), policarbonato (PC), poliarilsolfone (PSU), polimetilmetacrilato (PMMA) e polietilene tereftalato (PET). Questi materiali sono largamente diffusi in ragione del loro basso prezzo, leggerezza, ottime proprietà meccaniche ed inerzia chimica. La maggior parte di questi materiali per il packaging è resistente ai processi naturali di degradazione

Il packaging è un settore industriale che può avere una grande influenza nel contesto dell’economia circolare

e per questo costituisce un grave problema ambientale. Alcuni di questi polimeri, quali ad esempio PET, LDPE, HDPE e PP possono essere sottoposti a riciclaggio e a tale scopo sono state messe a punto procedure meccaniche e chimiche. Comunque bisogna considerare anche le sostanze non intenzionalmente aggiunte (NIAS), rendono complessi e costosi i processi di riciclaggio in un’ottica di economia circolare.

A che punto è la ricerca sui materiali per un packaging sempre più sostenibile?

L’Unione Europea ha emanato una serie di misure da adottare con il recepimento delle direttive del “Pacchetto Economia Circolare” (Direttiva 2018/851/UE e Direttiva 2018/852/UE) intese ad applicare anche nel packaging obiettivi quali ciclo di vita dei prodotti e compa-

tibilità ambientale dei materiali. Oggi bisogna considerare il quadro concettuale e il modello operativo definito dall’economia circolare basato su una gestione delle risorse naturali tale da ripensare, ridisegnare e ristrutturare l’economia industriale lineare ancora dominante. Il packaging è un settore industriale che può avere una grande influenza nel contesto dell’economia circolare e per questo è importante incentivare i settori della ricerca e sviluppo di materiali innovativi in grado di minimizzare gli impatti negativi del packaging sull’ambiente e favorire la selezione delle migliori pratiche di confezionamento disponibili. Ci sono materiali innovativi biodegradabili e compostabili, ottenuti da materie prime di origine vegetale e/o animale, che prevedono l’impiego di amido, cellulosa, chitina, lana, proteine eccetera, sin-

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Claudio Corradini Professore di Chimica Analitica, vanta un’esperienza pluriennale nel campo della chimica degli alimenti, del packaging e delle problematiche inerenti la sicurezza alimentare e il “food contact material”. Componente del CdA dello spin-off universitario HMI. Dal 2014 al 2020 Presidente del Master di I primo Livello in Packaging dell’Università di Parma.

tetizzati direttamente, attraverso diversi stadi di trasformazione che possono includere anche processi fermentativi, come nel caso delle bioplastiche. L’amido e la cellulosa possono essere impiegati quali componenti per il packaging biodegradabile: in particolare l’amido è una materia prima economica, abbondante, facilmente reperibile, e oltre ad essere biodegradabile è anche commestibile. Veramente nuovo è l’impiego di film a base di chitosano, estratto dall’esoscheletro di crostacei, per realizzare un packaging attivo con proprietà antimicrobiche e batteriostatiche, adatto al settore alimentare per le sue particolari caratteristiche fisico-chimiche, biodegradabilità, non tossicità, biocompatibilità. Sono ormai numerosi i materiali, ottenuti da proteine del latte, per packaging attivi ed edibili. Soluzioni di packaging edibile e biodegradabile sono realizzate impiegando proteine di origine vegetale, quali glutine di grano, zeina di mais, proteine della soia e di arachidi che presentano ottime proprietà filmogene e hanno, rispetto alle proteine di origine

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animale, un minor costo. Da alcuni anni il Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale (SCVSA), in collaborazione con il Centro Interdipartimentale per il Packaging (CIPACK) e con lo spin-off universitario High-Mat Innovation (HMI) dell’Università di Parma, è impegnato nella ricerca sullo studio e caratterizzazione di film e rivestimenti realizzati con componenti edibili che possano essere impiegati nel packaging alimentare ed essere consumati senza rischi per la salute. Si tratta di film edibili a base di polimeri e altri componenti naturali, principalmente di origine vegetale. Una soluzione sostenibile, biocompatibile, biodegradabile che presenta buone proprietà meccaniche; i film risultano flessibili, inodori e insapori, traslucidi o trasparenti. Infine possono fungere da vettori di additivi alimentari come antiossidanti, nutraceutici e aromi. Questi materiali possono essere impiegati come rivestimento di altri materiali (incluso carta e cartone) mediante tecnica

coating per immersione (dip coating) e/o deposizione mediante spruzzatura (spray-coating). È in fase di studio la realizzazione di un materiale ecosostenibile con caratteristiche fisiche e meccaniche simili a quelle del polietilene espanso, in grado di garantire un concreto plastic downgauging applicabile anche al comparto del luxury packaging.

È un’utopia pensare che un solo materiale possa essere usato per il contenitore, la chiusura, l’etichetta?

È sempre più indispensabile trovare le giuste sinergie tra comparti diversi quali ricerca, imprenditoria, finanza, addetti al marketing ed al design per definire le giuste soluzioni per preservare quello che si riteneva un bene inesauribile: il nostro pianeta. Le soluzioni di packaging più percorribili sono quelle in cui ogni singolo componente sia ecosostenibile. Il marketing e il design potrebbero puntare su messaggi significativi che aiutino i consumatori nelle scelte.

Le soluzioni di packaging più percorribili sono quelle in cui ogni singolo componente sia ecosostenibile.


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A questo occorre aggiungere l’impiego di collanti, di inchiostri per l’etichettatura, l’adozione di forme di packaging attivo e intelligente sia per prolungare la shelf-life del prodotto sia per garantire la piena tracciabilità e monitoraggio delle condizioni di conservazione. Lo scopo delle attività di ricerca è di offrire nuovi materiali che siano efficienti nel migliorare tutte le funzioni dell’imballaggio, riducendo l’impatto ambientale.

Packaging e sostenibilità: come svilupparle senza compromessi?

I materiali per il packaging dovrebbero essere realizzati tenendo conto della loro riciclabilità, o idoneità al compostaggio, con il conseguente coinvolgimento non solo dei produttori di packaging, ma necessariamente anche delle infrastrutture che dovranno garantire che i consumatori siano in grado di poter conferire correttamente il packaging usato. L’industria alimentare è antesignana nell’incorporare nuove tecniche di progettazione di imballaggi e innovazioni. Il settore lusso è ancora orientato a evidenziare altri attributi. La scelta del materiale con il quale confezionare un prodotto è di per sé “segnaletica” del prodotto stesso, va valorizzata tanto più è ecocompatibile. Il settore del lusso può impiegare un packaging monomateriale costituito da

Recenti studi hanno proposto inchiostri per il packaging a base di carbossimetil chitosano, già applicati nel campo del packaging alimentare e medicale in quanto ecocompatibili ed edibili.

carta o cartoncino in fibra vergine secondo standard internazionali, quali ad esempio Forest Stewardship Council (FSC) o Programme for the Endosement of Forest Schemes (PEFC). Altra strategia potrebbe essere quella di prevedere, nella scelta di un nuovo packaging, l’uso della LCA (Life Cycle Assessment) quale strumento per valutare l’impatto ambientale e orientarsi quindi verso materie prime alternative. Un esempio interessante è la “carta cuoio” realizzata da sottoprodotti e residui della filiera del cuoio (25%), cellulosa proveniente dal riciclo degli scarti post-consumo (30%) e fibre di cellulosa vergine certificata. Un materiale ecologico, riciclabile e compostabile al 100%.

Per i packaging designer e i graphic designer che sfide pone il packaging monomateriale?

Proporre un packaging realizzato impiegando carta di sola cellulosa che si dissolve completamente in pochissimo tempo, utilizzando per la grafica inchiostri biodegradabili, come quelli a base di soia, può

risultare un messaggio efficace se recepito da un consumatore attento all’ecosostenibilità. Probabilmente tale soluzione di packaging si realizza a discapito dell’aspetto estetico rispetto a quello che si otterrebbe con un packaging tradizionale fatto con cartoncino plastificato e processi di stampa che conferiscono colori brillanti alla confezione finita. Fattori di importanza non trascurabile in tutto quello che riguarda il settore del lusso. L’interesse dei packaging e graphic designer per le soluzioni innovative non può prescindere da considerazioni che riguardano la comprovata (con criteri scientifici) sostenibilità e la percezione del consumatore. La scelta degli inchiostri e relative tecniche di stampa è un ulteriore argomento di confronto tra scelte ecosostenibili e risultato finale atteso. Recenti studi hanno proposto inchiostri per il packaging a base di carbossimetil chitosano, già applicati nel campo del packaging alimentare e medicale in quanto ecocompatibili ed edibili. Di tali inchiostri sono stati verificati i risultati ottenuti in flessografia e in serigrafia.

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M A T E R I A L I

LA CULTURA DEI NUOVI MATERIALI, TRA SCIENZA ED ESTETICA

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Con la professoressa Antonella Cavazza, Presidente del master in packaging dell’Università di Parma, esaminiamo il gap fra ricerca, disponibilità di nuovi materiali e loro conoscenza, nonché effettivo impiego da parte di industria e packaging designer.

critici del mondo della progettazione e realizzazione dell’imballaggio, cioè il problema della “comunicazione” tra gli attori che collaborano allo sviluppo dell’imballo. Ciò è ancora più determinante quando questo va realizzato con un materiale appena apparso sulla scena.

Aspetti sensoriali, esperienziali, estetici dei nuovi materiali: come valorizzarli per facilitare la conoscenza e l’adozione?

Packaging e graphic designer lavorano sull’immagine, la percezione, le sensazioni che la confezione deve trasmettere al consumatore. Il tutto superando le possibili difficoltà di realizzazione dovute a diversi fattori. Passare dai materiali tradizionali a nuovi materiali sostenibili richiede infatti, generalmente, oltre a costi maggiori anche una riconversione degli impianti e dei processi tecnologici adottati. Talvolta l’effetto complessivo del prodotto finito, per quanto riguarda il tipo di stampa, gli inchiostri utilizzabili e la luminosità dei colori, non è ritenuto soddisfacente rispetto a quello prodotto con materiali tradizionali. Parimenti per l’effetto di protezione del contenuto e la shelf-life. Tutto ciò porta quindi a una diffidenza verso i nuovi materiali da parte di chi si sviluppa il packaging e una difficoltà ad allinearsi a quanto richiesto invece dal marketing. Soprattutto si mette in evidenza uno dei punti

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Di chi è il compito di fare cultura sui nuovi materiali per il packaging, diffondere la ricerca ed evitare fake news?

Antonella Cavazza Ricercatrice di Chimica Analitica, si occupa dello sviluppo di metodi analitici per il controllo di alimenti e materiali a contatto con alimenti. Membro del Centro interdipartimentale per il Packaging, Presidente del Master di I primo Livello in Packaging dell’Università di Parma.

Il punto critico è proprio la comunicazione tra gli addetti alle singole fasi di sviluppo. L’azienda che confeziona il proprio prodotto all’interno di un materiale, che è costruito da altri, affida il proprio bene e la propria reputazione alle mani di un fornitore che ha la responsabilità di veicolare il prodotto fino al consumatore. Ogni azienda, anche piccola, dovrebbe quindi avere al suo interno uno specialista del packaging che sia in grado di dialogare col fornitore del materiale, col grafico, col marketing, coi tecnici che realizzano la stampa, con chi segue la parte di conformità eccetera. Multidisciplinarità è il punto di partenza, ovvero una convergenza di conoscenze e competenze. Invece c’è sempre più specializzazione in un solo ambito e assenza di dialogo, di basi comuni. All’università di Parma, proprio con questo scopo, è nato 10 anni fa il Master in Packaging, che mette insieme chimici, tecnologi alimentari, economisti, ingegneri, laureati in giurisprudenza, architetti eccetera. Persone che guardano al packaging da punti di vista diversi, che si confrontano tra loro e imparano a dialogare, affrontando insieme le problematiche di un settore in continua evoluzione. La formazione è improntata al problem solving visto dalla parte di chi deve confrontarsi con le tante sfaccettature del packaging. Il master forma le competenze necessarie alle nuove figure professionali a cui sarà demandato il compito di aiutare anche il consumatore finale a capire correttamente ed apprezzare le innovazioni, ma non solo. Saranno i referenti dell’azienda anche nei confronti dei media per un’informazione corretta, di cui si sente spesso la mancanza.


< G R A N D A N G O L O >

ICMA PRESENTA KIND: COLLEZIONE DI CARTE SARTORIALI 100% RICICLATE NATE DALL’IMPEGNO PER UNO SVILUPPO ETICO E SOSTENIBILE Ci sono le 100% R Bases nei colori bianco naturale, avana e nero, accanto alle Linen che riproducono le tele e le variazioni cromatiche delle fibre e dei tessuti sartoriali e infine le Waves con le loro armoniose linee di ispirazione orientale. Le nuove carte di Icma Sartorial Paper fanno parte di una collezione unica nel suo genere perché utilizza carte 100% riciclate, una collezione “manifesto” che racconta l’impegno dell’azienda per uno sviluppo etico e sostenibile, risultato di una nuova stagione di ricerca e creatività nell’ambito della trasformazione superficiale della carta. La nuova collezione di Icma si chiama “Kind” e presenta una selezione di carte sartoriali “buone” e “oneste”, espressione di una bellezza minimal, creata con materiali sostenibili, texture naturali, nobilitazioni senza tempo. L’estetica e la ricercata qualità delle nuove carte valorizzano il savoir faire di Icma affinato in oltre 85 anni di esperienza

nella nobilitazione superficiale di carta e cartone. L’innovazione della collezione Kind è fatta da alcuni inediti e distintivi elementi che rendono queste carte diverse da tutte le attuali proposte presentate dal settore delle carte creative per packaging di lusso. Queste nuove carte sono 100% riciclate, certificate FSC Recycled Credit, prodotte senza cloro e sbiancanti ottici; inoltre quelle con retro avana e nero non sono disinchiostrate. Il processo di produzione è integrato, cioè la carta è prodotta direttamente dal macero, senza il passaggio intermedio della produzione della cellulosa riciclata, ottenendo così un risparmio in termini di consumo di acqua, energia ed emissioni di Co₂. Ma vediamo più nel dettaglio le tre serie della collezione. La serie 100% R Bases è caratterizzata da 13 articoli in 3 varianti di colori: bianco naturale, avana, nero e in 5 grammature diverse a seconda della base (il bianco liscio è

disponibile in 120, 190, 250 gsm, l’avana in 90, 125 e 190 gsm, il nero in 90 gsm). Le carte sono proposte lisce o valorizzate con textures tessili e pop, scelte tra le oltre 200 goffrature del patrimonio di Icma con l’obiettivo di valorizzare i supporti riciclati. La serie Linen riproduce le tele tradizionalmente impiegate come nobile materiale da rivestimento, fedele anche nelle varianze cromatiche tipiche delle fibre e dei tessuti sartoriali con una lavorazione di goffratura e bicoloritura che permette un consumo minimale di pigmenti. È una gamma elegante, ampia, composta da 18 carte suddivise in freschi toni pastello e in colori più classici, una palette che rende questi prodotti adatti a molti tipi di utilizzo. Le cromie spaziano dal bianco naturale al celeste carta da zucchero, dal blu navy al marrone terracotta, dal verde felce al corallo, dal sabbia al grigio antracite. Waves è invece una serie di ispirazione

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orientale, la bellezza sobria di queste carte dall’aspetto calligrafico richiama le onde e le foglie, tipiche delle stampe giapponesi. L’elemento distintivo è la linea che crea giochi prospettici e forme armoniose sul foglio di carta. La texture proviene dall’archivio storico di Icma, che ne custodisce le prime interpretazioni su carta nel secondo dopoguerra e viene realizzata con la particolare tecnica della stampa a goffrè, che prevede l’applicazione dell’oro e dell’argento opachi nei solchi del disegno. Con Kind Icma prosegue nel suo percorso di responsabilità per uno sviluppo etico e sostenibile, che l’ha portata a ottenere lo status di Benefit Corporation lo scorso maggio e per ogni 10.000 fogli venduti della nuova collezione l’azienda ha scelto di piantare un albero nella sua foresta Laetitia in Camerun (per informazioni www.treedom.net/ it/organization/icma-sartorial-paper).

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P A C K A G I N G

BEYOND PACKAGING di M I C H E L A

P I B I R I

Sviluppare una nuova grammatica espressiva, con la licenza poetica di contraddire alcuni principi fondamentali del rapporto formafunzione per esprimere qualcosa di completamente nuovo. Tre progetti molto diversi tra loro per categoria merceologica, posizionamento, materiali e design hanno lanciato la sfida di andare “oltre il packaging” nel corso di Brand Revolution LAB 2020. Sono quelli realizzati da Creostudios per Alpro di Danone, Coo’ee Italia per VIP Val Venosta e Hello DTV per Terranova Instruments. 0062

Il packaging è la forma più antica di comunicazione di prodotto. Deve affascinare con onestà, e nel suo invogliare a scoprire il contenuto crea, naturalmente, delle aspettative. Ci sono quindi regole tecniche molto chiare, sia scritte – le informazioni devono essere veritiere, chiare e precise anche per legge – sia non scritte. Se le prime sono inderogabili, sulle seconde, a patto di avere un po’ di intraprendenza, si può sperimentare. Sono queste le premesse di Beyond Packaging, etichetta che racchiude tre progetti realizzati durante Brand Revolution LAB 2020. Progetti «un po’ pirateschi, perché fanno un atto di hacking sul concetto di packaging», come ha detto Fabio Paracchini, Chief Strategy and Innovation Officer di The Embassy e presentatore di Brand Revolution LAB OnAir. Regola fondamentale del packaging è che deve contenere il


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prodotto. Ma nel caso del progetto dell’agenzia torinese Creostudios per Alpro, il prodotto non c’è: si può dire che il packaging contenga il brand stesso. Ha spiegato Giovanna Guglielmi, Executive retail manager di Creostudios: «Il progetto fa parte di una campagna sviluppata quando l’azienda stava ottenendo la certificazione B-Corp, e parte da alcuni dati: negli ultimi cinque anni, in Italia, è cambiata la percezione della sostenibilità. Il 75% degli Italiani è disposto a spendere qualcosa di più per avere un prodotto eco-friendly, ma trova che sia difficile distinguere l’azienda realmente virtuosa da quella che dice di esserlo. Ci siamo quindi posti l’obiettivo di raccontare in modo semplice l’impegno dell’azienda, attraverso un cofanetto che racchiude non i prodotti ma i tre elementi essenziali alla sopravvivenza sul Pianeta – acqua, terra e aria – de-

stinato ai buyer». Tutto realizzato, naturalmente, con materiali e processi ecosostenibili. Un’altra regola del packaging, quando si parla di prodotto alimentare fresco, è che il prodotto si veda il più possibile, a garanzia della sua effettiva freschezza e qualità. Ci ha pensato l’agenzia veronese Coo’ee Italia a contraddirla, realizzando per VIP Val Venosta una serie di pack flessibili, 100% compostabili, personalizzati grazie alla stampa digitale. Il pack diventa quindi la superficie ideale di una campagna multisoggetto che esprime il concetto di “Senza” per le mele coltivate senza diserbanti. «Il progetto risponde alla volontà specifica di Val Venosta di contraddistinguersi sullo scaffale, comunicando il proprio impegno sia attraverso le informazioni riportate sulla confezione, sia attraverso un materiale completamente com-

Il packaging è la forma più antica di comunicazione di prodotto. Deve affascinare con onestà, e nel suo invogliare a scoprire il contenuto crea, naturalmente, delle aspettative.

postabile», hanno spiegato Edoardo Castagna, Graphic designer, e Alessandro Tosatto, Art director di Coo’ee Italia. Le mele si intravedono attraverso una finestrella, ma la relazione instaurata con il cliente è presto detta: completa fiducia nel contenuto, anche se non si vede. Si gioca invece tutto su una nuova grammatica espressiva il progetto di Hello DTV, giovanissima agenzia creativa milanese, per Terranova Instruments: la creazione di un mondo immaginifico per il confezionamento in cartone ondulato e flow pack di strumenti di precisione e misurazione industriali. Una sfida aperta al mondo della comunicazione B2B, normalmente legato a un packaging funzionale e talvolta anonimo, che è «il risultato di un percorso molto lungo e ampio di rebranding – spiega Daisy Viviani, Art director di Hello DTV – di cui l’illustrazione è uno degli elementi: una special edition che esprime la scoperta di ciò che c’è dietro questo settore dopo tante visite in azienda nei reparti di produzione. Ossia un mondo fatto di tanto impegno e creatività». Soluzioni totalmente inaspettate, anche nel copy, per imballare prodotti metalmeccanici, che nel settore hanno generato reazioni di grande sorpresa, come ha raccontato Sergio Valletti, Managing director di Terranova Instruments. Che ha aggiunto: «Da ingegnere ho sempre vissuto la novità come innovazione di prodotto o di processo. La serie di tante piccole e lente innovazioni porta a un’evoluzione. Quando invece questa innovazione avviene in maniera disruptive, si parla di rivoluzione. E credo che, in questo senso, noi abbiamo perfettamente centrato la questione». Nelle pagine seguenti vi raccontiamo i progetti nel dettaglio.

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La sostenibilità è nella nostra natura – Alpro di Danone Il concept

L’osservazione di quanto avviene in natura evidenzia come ogni essere vivente riesca a sopravvivere finché risulta in grado di interagire adeguatamente con il proprio ambiente. La nostra specie, nel perfezionare le sue capacità di adattamento ai diversi ambienti naturali presenti sulla Terra, li ha modificati così tanto da devastarli, diminuendo progressivamente le possibilità del pianeta di far fronte ai bisogni dell’umanità. Il progetto “La sostenibilità è nella nostra natura” vede i tre elementi naturali indispensabili alla sopravvivenza dell’uomo messi al sicuro in uno “scrigno”. Un gesto che simboleggia un impegno concreto e la filosofia “meno Terra, meno Acqua, meno CO2” che da sempre accompagna Alpro nella creazione dei suoi prodotti; una filosofia sposata da Creostudios, che fa della sostenibilità uno dei princìpi fondanti dell’azienda. Creostudios, che si definisce “creative evolution company”, ha sviluppato il progetto nei suoi diversi elementi insieme a O-I per le bottiglie, Lazzati Industria Grafica per il cofanetto e i sigilli adesivi, HP per la stampa dei sigilli, Gruppo Cordenons per la carta e Luxoro per il colore a caldo e i cliché. «La visita allo stabilimento Kurz ci ha permesso di capire quanto l’azienda sia attenta al tema della sostenibilità, innescando la nostra idea creativa sullo sviluppo del progetto della scatola.

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La scatola/presentoir di Lazzati Industria Grafica

La possibilità di utilizzare il vetro per i contenitori ha fatto il resto. Con questi materiali abbiamo colto la possibilità di sviluppare un progetto elegante in modo essenziale», ha detto Giovanna Guglielmi di Creostudios, che ha guidato il team creativo composto da Ylenia Franco, Creative project manager, Fabrizio Gaglioti, Senior art director, Selene Rigatelli, 3D artist e Gianluca Ortu, Copywriter.

Le bottiglie di O-I

Un progetto eco-sostenibile dove i protagonisti sono aria, acqua e terra. Tre bottiglie di vetro dalle linee essenziali, decorate con pochi ma significativi segni, fanno da contenitore ai tre preziosi elementi perché per parlare di sostenibilità è importante essere chiari e trasparenti. Per dare vita a questi tre concetti di packaging primario, Creostudios ha scelto O-I: Expressions Relief, la soluzione di O-I per creare goffrature stampate in 3D, personalizzate e dagli effetti tattili. Il risultato è uno straordinario set di bottiglie con 3 versioni di design, aria, acqua e terra, con una qualità premium e credenziali di sostenibilità.

Il progetto “La sostenibilità è nella nostra natura” vede i tre elementi naturali indispensabili alla sopravvivenza dell’uomo messi al sicuro in uno “scrigno”.

Nella filiera collaborativa del laboratorio Brand Revolution Lab, Lazzati si è occupata della realizzazione del packaging ideato da Creostudios: progettazione cartotecnica, stampa, nobilitazione, fustellatura e assemblaggio. Il disegnatore, partendo dalla misurazione delle bottiglie di O-I, ha interpretato il rendering con un progetto tecnico funzionale e sostenibile, assemblando la carta Wild Sand di Gruppo Cordenons con altri materiali avana per creare i vari elementi di questa scatola/presentoir: una fascia con il suo cassetto doppia parete a spessore su anima di microtriplo, una base a più strati fustellati di alveolare cartone e un top in microonda, entrambi abbinati allo stesso cartoncino. Sulla superficie naturale della carta della fascia si esprimono insieme stampa e nobilitazioni (con colore a caldo di Luxoro e cliché di h+m): bianco offset UV Led, bianco a caldo e rilievo a secco. Completano il progetto le etichette per le bottiglie, stampate su carta adesiva con tecnologia HP Indigo. Tecnologie utilizzate: plotter da taglio, macchina


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da stampa offset UV Led, macchine per stampa a caldo e rilievo a secco, HP Indigo 12000.

La carta Wild di Gruppo Cordenons

La calda tinta Wild Sand, parte del campionario Creative di Gruppo Cordenons, sposa perfettamente il concept del cofanetto di Alpro che propone un omaggio agli elementi naturali offrendo un messaggio di sostenibilità e di rispetto per il pianeta. Piacevole al tatto grazie al contenuto di cotone, Wild nelle grammature 300 e 450 è stata impiegata per la produzione di questo packaging dall’eleganza minimal proprio per il suo look & feel naturale.

La nobilitazione: colore a caldo Colorit V911 e cliché di Luxoro

Per nobilitare il cofanetto è stato scelto Colorit V911. Prodotto presente nella collezione Colorit Graphics di Kurz, è un classico intramontabile ad alta coprenza, che esalta le caratteristiche semplici, eppure uniche, di un vero e proprio trendmark come il bianco. Il clichè in ottone hinderer + mühlich riproduce tutto il planisfero attraverso un rilievo a secco. Hinderer + mühlich  per questo progetto ha saputo adattarsi perfettamente al substrato importante e strutturato con il quale ha dovuto confrontarsi. Il rilievo a secco si distingue per la precisione e definizione con le quali i continenti sono stati impressi su un supporto molto vigoroso.

Val Venosta “Senza” Il concept

Ogni mela ha la sua storia: un pack che racconta le peculiarità di una mela coltivata senza diserbanti diventa la risposta di Coo’ee per VIP Val Venosta, che gioca con l’alta personalizzazione della stampa digitale per rendere unico ogni pack di mele, e che ha voluto raccontarne la sostenibilità. Il termine “senza” diventa il fulcro attorno cui ruota un copy multi-soggetto che rappresenta le peculiarità del mondo delle mele coltivate rispettando l’ambiente. “Senza sprechi” è anche il cuore pulsante del progetto, perché stampato su un imballaggio termosaldato, compostabile al 100% e sviluppato da Goglio Packaging System. «Il concept creativo è nato dalle possibilità offerte dalla stampa digitale, che permette a ogni packaging Val Venosta “Senza” di essere unico nella sua veste grafica, con un copy che può potenzialmente variare su ogni singolo pack – ha detto Alessandro Tosatto, Art director di Coo’ee Italia. – Particolare attenzione merita l’utilizzo degli inchiostri e della superficie coprente scelti affinché l’involucro risulti compostabile. In tal modo si ottiene un packaging a impatto zero sull’ambiente, proprio come la mela Val Venosta coltivata senza diserbanti. Una delle tante azioni che ogni giorno VIP Val Venosta mette in atto

per restituire alla natura dolcezza e gratitudine». Coo’ee Italia è un’agenzia specializzata in strategia e creatività per campagne pubblicitarie e progetti di comunicazione multicanale. Sotto la guida di Tosatto, hanno lavorato al progetto Niccolò Gatto, Copywriter, e Edoardo Castagna, Graphic designer.

La stampa di Goglio la tecnologia HP

Per dare forma al lavoro creativo di Coo’ee, Goglio ha realizzato sei varianti di sacchetti per le mele stampati in digitale con HP Indigo 20000 su materiale compostabile barriera: un laminato che combina la naturalezza del cellophane alle proprietà saldanti del bio-polimero estruso. L’esclusiva laccatura Goglio aumenta le naturali proprietà barriera del cellophane, ottenendo un laminato particolarmente adatto per il confezionamento di prodotti che necessitano di essere protetti da ossigeno e umidità. Il laminato, certificato OK compost–TÜV Austria, può essere personalizzato con la stampa, mantenendo tutte le caratteristiche richieste a un materiale compostabile. L’uso della stampa digitale ha permesso di realizzare le diverse varianti, caratterizzate da tre fronti diversi che si differenziano per messaggi comunicati, colori della parola “senza” ottenuti da un mix di quadricromia e pantoni e foto delle mele.

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P A C K A G I N G

To be more precise – Terranova Instruments Il concept

Terranova è una realtà industriale lodigiana, specializzata in progettazione e produzione di strumenti per la misurazione di precisione. In un’ottica di sviluppo del proprio business, il Gruppo ha sentito l’esigenza di trovare un modo personale per raccontarsi al mercato, riscoprendo valori, storia e specificità che la contraddistinguono. Hello DTV inizia così un lungo percorso di collaborazione con la struttura, costruendo il nuovo posizionamento strategico per la Branded House e le tre sub-brand, definendo mission, vision e il nuovo manifesto. Una declinazione creativa in grado di sviluppare un linguaggio moderno ed elegante, a raccontare il nuovo corso della lunga storia del Gruppo Terranova, che vede nel suo sviluppo anche l’apertura di nuovi canali di comunicazione: Instagram, LinkedIn e Facebook. L’ultimo touchpoint è il packaging, elemento di comunicazione che non viene valorizzato nel mondo industriale: la sfida più grande, costruita all’interno di Brand Revolution LAB, è quella di declinare il linguaggio di brand su diversi elementi – flow pack e scatole d’imballaggio – con un occhio di riguardo ai temi della sostenibi-

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lità. «La possibilità di personalizzare ogni pack con una grafica, un particolare o un colore diverso, ha aperto le porte all’immaginazione e ci ha permesso di valorizzare uno dei punti di forza del cliente: l’elevata efficienza nella customizzazione degli ordini», ha detto Daisy Viviani, fondatrice e art director della giovanissima officina creativa milanese Hello DTV.

I flow pack: la stampa di ACM e la tecnologia HP

Acm ha realizzato il packaging flessibile con 10 diversi soggetti grafici che declinano il concept “To be more precise”, partendo dalla stampa sino alla produzione delle buste finite. Grazie alla stampa digitale con tecnologia HP Indigo 20000 che usa il dato variabile, la marca si apre a possibilità di personalizzazione ultraflessibili e potenzialmente infinite, il tutto con una qualità grafica altamente performante che rende le immagini nitide e brillanti. È stato realizzato un prodotto alta-

mente ecosostenibile utilizzando un mono-materiale di polietilene; il tutto è stato accoppiato, rigorosamente con colle senza solventi, a un secondo ed ultimo strato di politene per ottenere buste smaltibili nel riciclo delle materie plastiche.

La possibilità di personalizzare ogni pack con una grafica, un particolare o un colore diverso, ha aperto le porte all’immaginazione e ci ha permesso di valorizzare uno dei punti di forza del cliente

Il pack di cartone ondulato, di ICO

Dopo la definizione di quattro diversi tracciati fustella sulla base delle indicazioni dell’agenzia grafica, ICO ha stampato le scatole in digitale con tecnologia HP PageWide C500 su cartone ondulato, realizzato internamente in onda E con copertina in fibra vergine patinata. Per gestire le diverse varianti sia di grafica che di fustella è stata utilizzata la procedura VDP (stampa dato variabile). Direttamente in macchina è stata applicata una vernice di sovrastampa a scopo protettivo. I campioni sono stati realizzati utilizzando un plotter che ha sfruttato i medesimi tracciati fustella come percorso di taglio e cordonatura.


G R A F I C A L

www.grafical.it

C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

LA SOSTENIBILITÀ SECONDO GRAFICAL: UNA SCELTA PER MIGLIORARE OGNI GIORNO

C

Cosa significa sostenibilità? A Grafical, azienda che dal 1984 interpreta la stampa a 360°, viene rivolta spesso questa domanda. E a loro, che della tensione al miglioramento costante hanno fatto il loro punto di forza, piace definirla un modo di vivere piuttosto che limitarsi a darne una semplice definizione. La sostenibilità, per Grafical, è un mondo complesso che parla innanzitutto di rispetto per l’ambiente e per le risorse. Non solo ecologia – la definizione più comune e conosciuta – ma un concetto più ampio dai profondi risvolti sociali ed economici, dal valore sempre più rilevanti per le imprese. «Sarebbe facile dirvi che Grafical è sostenibile al 100% – dice Anna Lonardi, Responsabile Marketing e Comunicazione dell’azienda di Marano di Valpolicella – ma a noi piace dimo-

strare il nostro impegno con i fatti. La sostenibilità è un valore di cui comprendiamo la complessità. Per essere sostenibili serve impegnarsi giorno dopo giorno, anche con piccoli gesti. Stiamo lavorando anche noi in questo modo, migliorando poco alla volta il nostro iter produttivo. Come? Prima di tutto utilizzando energia proveniente solo da fonti rinnovabili, un piccolo traguardo di cui siamo molto fieri. Grazie alla certificazione FSC garantiamo ai nostri clienti la tracciabilità della materia prima. Le carte utilizzate provengono da foreste controllate e valutate in conformità ai principi e criteri di buona gestione forestale stabiliti e approvati dal Forest Stewardship Council. Questa certificazione è un simbolo di tutela che ci consente di ave-

re un ruolo attivo nella corretta gestione delle risorse naturali senza penalizzare la qualità delle materie prime». Grafical è anche partner di RafCycle®, il programma che rimette in circolo i materiali di scarto delle etichette trasformando i rifiuti in risorsa. Grafical conferisce gli scarti di produzione in uno stabilimento UPM, che li processa per realizzare nuovi materiali o per produrre energia. Un impegno, quello di Grafical, attestato e certificato, che permette all’azienda di partecipare attivamente alla realizzazione di packaging che nascono secondo i principi della sostenibilità.

nel 2020 il prestigioso Touchpoint Awards Identity che premia l’eccellenza italiana dell’identità visiva e del design strategico. La Fattoria La Maliosa, azienda agricola della Maremma collinare certificata biologica dal 2010, si è rivolta a Grafical per la stampa della nuova etichetta “Saturnalia”, vino rosso naturale IGT Toscana. La forza di Saturnalia è la produzione basata su processi agronomici innovativi che si focalizzano sul rispetto dell’ambiente e dei consumatori: lo specchio di tutti questi valori è proprio l’etichetta stampata su carta Ronda di UPM Raflatac 100% riciclata: innovativa, d’impatto, autentica e sostenibile.

Saturnalia, innovazione sostenibile dal vino all’etichetta

Tra le ultime esperienze di Grafical c’è la collaborazione a un progetto che ha fatto della sostenibilità il suo punto di forza, aggiudicandosi

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D E C O R A T I V E

AGGIUNGI Se un tempo a conquistare i commenti estasiati dei commensali era “il servizio buono” ereditato dalla nonna e gelosamente custodito, oggi le nostre credenze si popolano di piatti “instagrammabili”, personalizzati con tinte pop e scritte audaci. Ne parliamo con Mariangela Negroni (Funky Table), Ginevra Bocini (Bitossi Home), Fabio Fiore (Fotoceramica.Shop).

U N P I AT T O

( P E R S O N A L I Z Z AT O )

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)

Dillo con un piatto —

La Bitossi Home

di C A T E R I N A

P U C C I

Anni di repliche di “Cortesie per gli ospiti” ce lo hanno insegnato: la mise en place o, per dirlo in italiano, l’arte di apparecchiare la tavola, racconta moltissimo di noi. Le stoviglie che scegliamo per accompagnare i nostri pasti, che siano da soli o in compagnia, appartengono a quell’elenco mai troppo lungo di cose di cui ci piace circondarci e che spesso ci descrivono meglio di una fototessera.

decorazione delle ceramiche da tavola risale a oltre 10.000 anni fa. Il termine stesso deriva dal greco kéramos che significa, letteralmente, “argilla per stoviglie”. La sua composizione – una terra a base di silicato di alluminio – la rende facile da plasmare e in grado di assorbire efficacemente l’acqua, e dunque indicata alla conservazione di cibi e bevande. Nei secoli, l’Italia ha sviluppato una solida tradizione artigianale in questo settore; con l’avvento della rivoluzione industriale, l’intera penisola si è popolata di distretti di produzione di fama mondiale. Oggi questa tradizione artigianale si contamina con linguaggi contemporanei, per incontrare i gusti di una nuova generazione di acquirenti, alla ricerca di pezzi unici, di qualità, a prezzi contenuti. Ne parliamo con Mariangela Negroni che nel 2015, insieme a sua sorella Titti, ha dato vita a Funky Table, un concept store con sede a Milano nel cuore delle Cinque Vie. Il brand propone accessori per la tavola che spaziano dal vintage alle piccole produzioni in serie. «Volevamo rivoluzionare l’idea di tavola mescolando tradizioni, colori e ispirazioni provenienti da più parti del mondo: Giappone, Grecia, Sud Italia, Nord Africa», racconta Negroni. «La nostra proposta è in aperto contrasto con il minimalismo che ha dominato gli anni Novanta, promuovendo l’idea di servizi da tavola coordinati, dai colori possibilmente neutri». La cifra stilistica di Funky Table è, invece, l’iperdecorativismo spinto, che immagina una tavola composta da piatti coloratissimi, diversi l’uno dall’altro. «Se apriamo la credenza, ci troveremo piatti che abbiamo ereditato, altri ancora che ci hanno regalato o abbiamo acquistato alla fine di un viaggio» prosegue Negroni. «Abbiamo cominciato a indagare il concetto di piatti singoli che diventano parte di un’unica storia collettiva, che racconta le

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D E C O R A T I V E

diverse sfaccettature della nostra personalità e della nostra società». Oltre a fungere da oggetti da arredamento, i piatti personalizzati diventano all’occorrenza un’efficace strumento di comunicazione. Il claim di Funky Table, del resto, è “Say it with a plate”, cioè “Dillo con un piatto” ed è nato all’interno di una delle loro collaborazioni di lunga data: quella con l’azienda fiorentina Bitossi Home. Società interna al Gruppo Colorobbia, nell’anno in corso Bitossi Home festeggia il centenario della fondazione della manifattura Bitossi Ceramiche 1921-2021, fondata da Guido Bitossi nel 1921, da cui ha avuto inizio la straordinaria vicenda industriale della famiglia Bitossi.

La tavola scomposta —

L’incontro tra Bitossi Home, editore della tavola toscano e Funky Table negozio milanese, avviene durante un’edizione del Salone del Mobile di qualche anno fa. La sinergia tra le due realtà porta alla nascita del progetto “La Tavola Scomposta”, che oggi conta un centinaio di referenze, distribuite in circa mille punti vendita. Nel corso degli anni il progetto La Tavola Scomposta di Bitossi Home ha incrementato le collaborazioni coinvolgendo giovani designer, al fine di suggerire al cliente un costante cambiamento di stili nelle nuove collezioni portando

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Funky Table

nella mise en place il giusto equilibrio tra poesia e ironia. Il risultato è un mélange di artigianato e prodotto industriale, che si presta a diventare strumento di marketing. «Abbiamo diversi progetti bespoke con brand della moda, che ci chiedono di realizzare servizi da tavola personalizzati, in occasione di eventi specifici o per il lancio di una nuova collezione», spiega Ginevra Bocini, art director del brand toscano. «Recentemente abbiamo introdotto un servizio di table-sharing, che permette di noleggiare i prodotti dai tre ai sei giorni prima di effettuare un acquisto. La nostra utenza è composta prevalentemente da donne di età compresa tra i 25 e i 65 anni, accomunate dallo stesso desiderio di esprimersi attraverso un oggetto semplice come un piatto, che diventa un pezzo dell’arredamento d’interni. Inoltre, in seguito alla pandemia, abbiamo dovuto rafforzare i nostri canali online, sia a livello commerciale che in termini di comunicazione. Non solo le piattaforme di e-commerce, ma anche i social necessitano una cura costante, che

non si esprime esclusivamente con fotografie curate nei dettagli, ma anche attraverso la storia di ciascun pezzo, che deve apparire quanto più autentica possibile», conclude Bocini.

Si stampa anche in digitale —

Le stoviglie in ceramica sono uno strumento di comunicazione potente in grado di consolidare l’identità di un brand. Per questo genere di utilizzo, si ricorre solitamente alla stampa digitale, con cui è possibile realizzare piccole tirature ed edizioni limitate a prezzi concorrenziali. È il caso di Fotoceramica.Shop, azienda specializzata nella decorazione di piccoli e piccolissimi lotti di ceramica e porcellana. Fabio Fiore, co-fondatore dell’azienda insieme a Daniela Ghinelli, ci spiega quale tipo di clientela predilige questa tipologia di applicazione: «Da una parte c’è il settore B2B, composto prevalentemente da professionisti dell’ambito Ho.Re.


D E C O R A T I V E

Fotoceramica Shop

Bitossi Home

Funky Table

Ca. Questi clienti sono mossi dal desiderio, se non proprio dalla necessità, di rinnovare le proprie strutture molto frequentemente e colgono l’occasione per rispolverare anche la propria immagine aziendale». Se in passato il servizio di piatti personalizzato con nome e logo della struttura era appannaggio di alberghi e ristoranti di lusso, oggi anche una piccola trattoria o un bed&breakfast a conduzioni familiare possono permettersi di personalizzare i propri arredi e stoviglie, grazie alla stampa digitale. Nel caso del B2C, la personalizzazione di stoviglie è legata maggiormente alle ricorrenze. «Spesso ci vengono richiesti oggetti in ceramica customizzati ad hoc per festeggiare un lieto evento come una laurea o un matrimonio: si utilizzano fotografie dei festeggiati, caricature di amici e parenti, frasi simpatiche e tormentoni» spiega Fiore. La decorazione viene realizzata con una tecnica chiamata fotoceramica in decalcomania. Sostanzialmente, si tratta di elaborare l’immagine o grafica fornita dal cliente,

con particolari applicazioni che consentono di realizzare un provino grafico dell’oggetto decorato su richiesta. Quando il risultato soddisfa il cliente si passa alla stampa su una carta speciale. Per farlo, si utilizzano stampanti digitali di ultima generazione, appositamente modificate per funzionare in quadricromia con inchiostri toner a pigmenti ceramici. Dopodiché si passa alle lavorazioni propriamente artigianali per rifinire i pezzi prima di spedirli. «Le stampe vengono spalmate con una lacca ceramica liquida, composta da collodio e fondente – prosegue Fiore – e una volta asciutte, le grafiche stampate vengono ritagliate a forbice, una ad una. Lo spessore e la viscosità del foglio laccato non ci consentono di utilizzare plotter da taglio. Le grafiche ritagliate vengono immerse in acqua, lo strato di smalto trasparente che riveste e protegge l’immagine si separa dal foglio e viene posizionato e applicato sulla superficie smaltata. Il passaggio in essiccatore precede l’ultima e fondamentale fase di lavorazione: la cottura».

Anche per Fotoceramica.Shop la presenza sul web è fondamentale, tuttavia «Non reputiamo l’e-commerce la scelta più appropriata per il nostro segmento, inteso come decorazione personalizzata» spiega ancora Fiore. «Dal primo contatto alla messa a punto della grafica finale possono passare diversi giorni, durante i quali c’è un confronto continuo col cliente per verificare la fattibilità del suo progetto. L’acquisto d’impulso non ha riscontro con la nostra attività. Molto tempo lo impieghiamo per far capire e dimostrare che stampare con toner ceramico per decorare superfici smaltate non è come stampare su carta o creare colori ed immagini su schermo. Le tonalità e le sfumature realizzabili sono molto più limitate, quando ci vengono illustrate le grafiche da realizzare partendo dai codici Pantone, sappiamo già che ci attenderà un lavoro dimostrativo per far sì che il cliente riesca a comprendere limiti e potenzialità della fotoceramica in decalcomania» conclude Fiore.

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onicedesign.it

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Bastione delle Maddalene

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E

Fonderia 20.9

V E R O NA

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Z

Teatro Nuovo

E

2021

Teatro Scientifico

Lo Spazio

festival

I N T E R Galleria Isolo17

Museo Miniscalchi Erizzo

Palazzo Orti Manara

N A Z I O N A L E Istituto Design Palladio

/ / / / /

Giuliana Traverso

di fotografia Joey L.

P e r i p h e r i e Ernesto Bazan

1 – 30

Inside Out & more

Settembre

www.grenzearsenalifotografici.it


T Y P O G R A P H Y

STELVIO GROTESK

HERBERT

DANILO DE MARCO Quell’amore viscerale per la tipografia

STELVIO GROTESK

Giovanissimo e già pluripremiato, con l’aspirazione

– più che legittima – dell’internazionalità.

STELVIO GROTESK

Danilo

De Marco, catanese, ha scoperto fin dall’inizio dei suoi studi un amore viscerale per i caratteri tipografici, sviluppando una competenza specialistica che non è affatto scontato trovare nelle nuove generazioni di visual designer.

NEW RACHEL

Dopo gli studi

in Accademia di Belle Arti, ha lavorato per lo studio Meedori e poi a Lugano. ha fondato lo studio

AGANÈ

K95 ALPHABET

Infine, tornato nella sua Sicilia,

K95 insieme a Dario Leonardi,

titolare di una storica tipografia di Catania, assumendo il ruolo di direttore creativo.

HERBERT

In questa intervista

ci racconta la sua visione del type design, in costante equilibrio tra estetica e funzione.

di S T E F A N O

T O R R E G R O S S A

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T Y P O G R A P H Y

Light Regular Medium Bold Extra Bold Stylus

Come sei arrivato a una passione e una competenza tecnica così profonde per il type design? Ho studiato grafica all’Accademia di Belle Arti di Catania e, fin da subito, ho provato un amore viscerale per la tipografia. Adoravo analizzare i caratteri, capirne le differenze, coglierne le caratteristiche. Come ogni designer, all’inizio della mia carriera mi limitavo a modificare le forme delle lettere di caratteri digitali già esistenti per renderle più interessanti e personali.

E il primo carattere che hai disegnato? Fu in occasione della mia tesi all’Accademia, nel 2014. Ho progettato identità e segnaletica della metropolitana di Catania, disegnando per loro il mio primo carattere in assoluto. È stato un progetto complesso e articolato, perché la metropolitana e i sistemi di trasporto sono storicamente veri e propri landmark di un territorio: basti pensare alle identità delle metropolitane di New York, Londra, Parigi o Milano.

Il tuo percorso professionale ti ha portato in Svizzera per circa un anno e mezzo. Quali differenze hai visto all’estero in termini di approccio al design? L’esperienza è stata breve e non del tutto positiva, ma mi ha fatto crescere molto come designer. Gli Svizzeri hanno un modo di progettare sistematico e organizzato, sono grandi lavoratori e hanno un ap-

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NEW RACHEL

"In Svizzera ci invidiano la creatività, il genio, l’intuito, la visione"

proccio iperrazionale al progetto. Non a caso di noi italiani invidiano la creatività, il genio, l’intuito, la visione: caratteristiche fortissime nel design italiano anche se, purtroppo, non sempre sfruttate bene.

La Sicilia è geograficamente il punto più lontano da Milano, che è considerato ancora il centro “caldo” del design e della comunicazione in Italia: come vivi questa distanza? Fare visual design di un certo tipo in Sicilia non è facile. Le difficoltà sono molte e sono soprattutto culturali: non molti clienti, qui, sono in grado di capire il valore di un progetto grafico vero. Ci sono tantissimi giovani designer talentuosi in Sicilia, che spesso però sono costretti ad andarsene per trovare nuovi spazi di crescita.


T Y P O G R A P H Y

D Aganè S

Come interpreti l’esplosione di energie, nuove agenzie e creatività che sta caratterizzando la Sicilia negli ultimi anni?

New Rachel E

aA bB cC dD eE fF gG hH iI jJ kK lL mM nN oO pP qQ rR sS tT uU vV wW xX yY zZ

Se ci sono così tanti giovani designer di talento è merito soprattutto dei molti professionisti diventati docenti negli ultimi anni, che oggi sono in grado di trasmettere passione e competenze alle nuove generazioni. Penso in particolare a Gianni Latino, mio mentore e amico, e molti suoi colleghi.

Quando affronti il progetto di un nuovo carattere hai un workflow già rodato? Segui l’ispirazione o lo scopo? La ricerca o la sperimentazione? Spesso il mio progetto inizia osservando un carattere già esistente. Mi chiedo sempre: come posso

creare un carattere simile, ma esagerandone e migliorandone alcune caratteristiche, per dargli una personalità autonoma? Inizio lavorando su carta, concentrandomi in particolare su alcuni glifi chiave come la g minuscola o la t. Quando ho deciso in che direzione andare, mi sposto in digitale: su Illustrator disegno altre minuscole, alcuni segni di punteggiatura, e cerco di dare un senso generale al progetto. A questo punto, se il risultato mi convince, inizio a costruire sul serio il carattere. Di solito parto dal peso più sottile, e man mano prevedo eventuali varianti più nere.

Quanto conta la tipografia per un visual designer? Tantissimo. Nei miei lavori di design la tipografia è sempre l’elemento predominante: a volte lascio il carattere com’è, più spesso lo modifico, lo trasformo, lo rendo particolare e personale. Scelgo il carattere giusto (o lo disegno, quando necessario) già nelle primissime fasi di ogni progetto.

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T Y P O G R A P H Y D Stelvio Grotesk

B Herbert C

"Se un type designer progetta con consapevolezza e competenza, ci sarà sempre spazio per nuovi caratteri". AGANÈ S

È piuttosto raro trovare in un giovane visual designer una così elevata attenzione alla tipografia, spesso considerata a torto una materia secondaria in molte scuole. In molte scuole, purtroppo, si insegna a guardare e usare le lettere come semplici veicoli di contenuto: sono strumenti che trasportano significati letterali, e niente di più. In realtà, il carattere è un elemento grafico potentissimo per un progetto, come sosteneva Albe Steiner decenni fa. Più ancora che insegnare type design, scuole, università e accademie dovrebbero introdurre nel piano didattico materie che insegnino ai giovani designer a sperimentare con le lettere come segni grafici, a usarle in modo diverso, creativo, nuovo, simbolico.

In un mondo in cui ci sono letteralmente milioni di font disponibili, secondo te c’è ancora spazio per creare e pensare nuovi caratteri? Finché non ci si limita a ripensare e riproporre i classici, sì. Ogni carattere nasce in un momento storico, sociale e culturale specifico. Cambiano tempi, società e trend: se un type designer progetta con consapevolezza e competenza, ci sarà sempre spazio per nuovi caratteri.

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Facciamo un gioco, rispondi velocemente. Bodoni o Didot? Bodoni. Amo la sua robustezza, la sua forza: è molto flessibile e sa adattarsi a diversi progetti.

Univers o Helvetica? K95 Alphabet E

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Univers. Anche se esteticamente è meno caratteristico, resta più leggibile di Helvetica.

Caratteri graziati o lineari? Senz’altro lineari. Sono un grande fan dei caratteri grotesk, che utilizzo quasi sempre nei miei progetti.

Light o Black? Black. Adoro i caratteri spessi, e neri: lo spessore esalta le forme delle lettere e permette di sperimentare molto di più con le forme delle lettere.


T Y P O G R A P H Y

HERBERT Herbert nasce per omaggiare lo straordinario genio di Herb Lubalin nella gloriosa New York degli anni ’60 e ’70. Volevo un carattere che potesse essere usato a corpo grande, soprattutto per composizioni grafiche interessanti e nuove. L’ho realizzato in circa due anni, lavorando sul treno che mi portava da Lugano a Como, ispirandomi ad alcuni progetti di Lubalin stesso. Herbert ha ricevuto un DCC Annual Awards; i manifesti progettati per pubblicizzarlo hanno vinto il bronzo all’IDA Design Award nel 2019.

STELVIO GROTESK Dopo aver completato Herbert, avevo il desiderio di realizzare un grotesk da usare liberamente in K95. I primi tentativi furono fallimentari, finché non lessi quasi per caso il racconto di come Vignelli realizzò, a fine anni ’70, l’identità dei Parchi Nazionali statunitensi: il progetto era quasi interamente in Helvetica, eppure aveva una potenza e un impatto visivo impressionanti. Presi ispirazione dalle forme suggerite dalla fauna del nostro più vicino Parco Nazionale dello Stelvio, cercando di mediarle con le forme dei classici grotesk svizzeri e di quelli italiani (uno su tutti: Forma, di Aldo Novarese). Per Stelvio ho progettato cinque pesi — Light, Medium, Regular, Bold, Extrabold; uno stile che ho chiamato Stylus, una personale sperimentazione in stile brutalism; e un set di 70 icone coerenti con il carattere. Il sito di Stelvio, un piccolo gioiello che ripercorre anche la gloriosa storia dei caratteri grotesk, ha ricevuto numerosi premi: FWA, Site Of The Day per Awwwards e CSS Design, FWA, Site Of The Week e Site Of The Year per DDD Award.

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Danilo De Marco nasce a Catania nel 1989. Allievo di Gianni Latino nel 2011 presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, si laurea nel 2014 ed entra a far parte dello studio Meedori del direttore creativo Gianni Famà. Nel 2015 realizza Meedori Sans. Nel 2016, recuperando un progetto di type design realizzato durante gli studi (DDM), realizza Agané, che riceve un IF Design Award e un oro agli IDA Design Awards. Nel 2016 si trasferisce a Como e lavora in un’agenzia svizzera con sede a Lugano. Torna a Catania un anno e mezzo dopo, fondando con Dario Leonardi lo studio K95. L’intesa tra Danilo e Dario (titolare di una storica tipografia catanese) è immediata: entrambi mirano a portare il loro stile di design a livello internazionale. Per lo studio K95, tra il 2017 e il 2020 Danilo realizza: K95 Alphabet (con Giulia Gambino), Herbert, Huber, New Rachel (anch’esso ispirato da un primo lavoro durante l’Accademia) e Stelvio Grotesk.

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F O T O G R A F I A

Fabio Moscatelli Lo stereotipo tipico della periferia, un personaggio tatuato e dall’aspetto poco raccomandabile: Michele è laureato in filosofia e antropologia e da anni presta servizio volontario per aiutare gli anziani e i bambini disabili nell’inserimento scolastico. Quel famoso “andare oltre l’aspetto estetico”.

— La foto buona? È quella che lascia dubbi di S I M O N E

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A Z Z O N I


F O T O G R A F I A

Simone Azzoni È critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea allo IUSVE. Insegna Lettura critica dell’immagine all’Istituto di Design Palladio di Verona. Ha curato numerose mostre di arte contemporanea in luoghi non convenzionali. È co-direttore artistico del festival della Fotografia Grenze. È critico teatrale per riviste e quotidiani nazionali. Organizza rassegne teatrali di ricerca e sperimentazione. Tra le pubblicazioni recenti Frame - Videoarte e dintorni per Libreria Universitaria, Lo Sguardo della Gallina per Lazy Dog Edizioni e, per Mimemsis, Smagliature (2018). Teatro e fotografia. Conversazione con Enrico Fedrigoli è il suo ultimo libro.

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Storie intime, private, potenti, in grado di accedere agli archetipi che abitano il senso profondo dell’umanità. Questa è la poetica di Fabio Moscatelli, fotografo romano specializzato nel reportage sociale che ci racconta, in questa intervista, i segreti del suo lavoro, in particolare il suo progetto “Qui vive Jeeg” realizzato a Torbellamonaca e il suo punto di vista sul concetto di perfieria.

Ci descrivi innanzitutto il progetto “Qui vive Jeeg”?

“Qui Vive Jeeg” è nato inconsapevolmente circa 8 anni fa, quando scattai una foto a mia moglie con nostra figlia in braccio, assorta a guardare un paesaggio urbano; considero quell’immagine il seme da cui poi è germogliato il progetto. Mi rimase impressa per diverso tempo perché racchiudeva bellezza ma soprattutto perché concettualmente era la perfetta rappresentazione di “casa”, intesa sia come affetti sia come tessuto urbano di cui sento di fare parte. Dopo quattro anni sono ripartito da quella fotografia per iniziare una ricerca sul territorio che evidenziasse la bellezza e la peculiarità di un quartiere complicato come Torbellamonaca: spazi urbani, il degrado interpretato come una forma d’arte ma soprattutto persone che avessero storie da raccontare. Ho raccolto esperienze meravigliose accomunate da un senso di appartenenza al quartiere che ha sorpreso me per primo. È un progetto tuttora in fase di sviluppo poiché c’è sempre qualcosa da scoprire e raccontare. Ho sempre evitato di cadere in una narrazione mainstream: troppo facile parlare della piazza di spaccio, molto più soddisfacente non fermarsi allo strato superficiale. “Qui Vive Jeeg” può essere considerato uno spin off di un altro progetto che parla sempre di periferia seppur in maniera molto più emotiva, quello di Gioele, il ragazzo autistico con cui collaboro da 7 anni.

Le immagini di “Qui vive Jeeg” partono da un immaginario, anche letterario, o ne creano uno?

Il mio intento è quello di raccontare la Torbellamonaca che quasi nessuno conosce e quindi nessuno si aspetta. Ho la possibilità di dare voce alla parte più vera e genuina di questo territorio, perché è impensabile che i circa 28.000 residenti siano associati solo a spaccio e delinquenza. La maggior parte delle persone vive una normalissima quotidianità, fatta di lavoro, famiglia, passioni, problemi e divertimenti. Uno dei primi racconti che ascoltai quattro anni fa è quello di Mariagrazia, residente storica di Torbellamonaca: “io dormo poco e mi sveglio presto al mattino, allora mi affaccio alla finestra e vedo le luci delle case che si accendono: c’è chi inizia la propria giornata per andare a lavorare, si prepara la colazione, o chi come me dorme poco e di dedica ad altre attività. È bello vedere l’umanità destarsi dalla notte”. In queste poche parole c’è la normalità di un quartiere come molti che io cerco di far emergere.

Mi dai anche una definizione di “periferia”?

La mia personalissima definizione è piuttosto un’interpretazione: è riduttivo pensare alla periferia come agglomerato urbano. Ogni volta che mi capita di osservare l’edilizia popolare, caratteristica delle periferie e non solo di Torbellamonaca, immagino quelle costruzioni come enormi contenitori di storie che attendono un ascoltatore propenso e attento. La periferia sono le persone che la costituiscono, nel bene e nel male: ritengo che sia anche una condizione umana.

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F O T O G R A F I A

Fabio Moscatelli

La schiettezza, la ricerca della bellezza, storie spesso ai margini

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«Se sapessi raccontare una storia con le parole, non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica», disse una volta Lewis W. Hine. Fabio Moscatelli è così: le sue storie sono le nostre. Intime, private, ma così potenti nell’accedere agli archetipi che abitano il senso profondo dell’umanità. Romano, specializzato nel reportage sociale, nel 2013 è finalista del Leica Award e vincitore del Concorso National Geographic nella categoria Ritratti. Nel 2014 partecipa alla realizzazione della campagna fotografica “Chiedilo a Loro” per la CEI. Sempre nel 2014 è vincitore del Moscow International Foto Awards’14 nella categoria Book: Documentry. Nel 2015 pubblica il suo primo libro, “Gioele Quaderno del tempo libero, che viene presentato in anteprima al Photlux Festival e nel 2016 è tra i vincitori della Slideluck Napoli. Il progetto “The Right Place” è tra i vincitori del concorso Oltre le Mura e viene esposto al MACRO di Roma. Finalista al premio Streamers 2017 con il progetto “Work in progress Without Us”, esposto a Officine Fotografiche. “Nostos”, pubblicato nel 2020 come self publishing, è un viaggio nell’infanzia attraverso la rivisitazione dei luoghi del Centro Italia colpiti dal sisma di tre anni fa. Pubblica su Lens Culture, Phom Magazine, The Post Internazionale, Private International Review Of Photography e Gup Magazine. “Qui vive Jeeg” racconta la periferia di Torbellamonaca e tutte le periferie.

La vista dalla finestra di uno degli appartamenti situati nelle iconiche torri di Torbellamonaca.


F O T O G R A F I A

La foto-simbolo da cui, per Fabio Moscatelli, è nato tutto.

Alcuni architetti sostengono che nel degrado urbano non possa che alimentarsi quello morale. A tuo avviso c’è una equivalenza tra banlieue e delinquenza?

“La delinquenza non è un fenomeno esclusivo dei sobborghi, dove soprattutto la mancanza di servizi, e quindi delle istituzioni, fa sì che questa si accentui. Va fatto un distinguo: in una piazza di spaccio come Torbellamonaca spesso i fatti di cronaca sono legati a guerre tra famiglie che si contendono il territorio per i loro traffici, mentre i micro crimini hanno la stessa incidenza che hanno in qualsiasi altra zona della città. Io ho trovato un’umanità rara in periferia: è il luogo in cui “il vicino di casa” lo chiami per nome, al mercato rionale incontri sempre l’amico con cui andare a prendere un caffè, ma soprattutto, nel caso in cui ti trovassi in difficoltà, avrai sempre qualcuno pronto a tenderti una mano.

Periferia è anche un punto di vista diverso nei confronti del centro. In cosa può consistere la qualità di questo sguardo decentrato?

Si deve avere la capacità di spogliarsi da qualsiasi tipo di pregiudizio, soprattutto quando il nostro pensiero è continuamente influenzato da una narrazione stereotipata; il primo ad aver fatto questo passo sono proprio io, che ho vissuto in diversi quartieri centrali di Roma. L'amore di mia moglie mi ha portato qui 24 anni fa, in un quartiere che non conoscevo minimamente e che ho imparato a scoprire con il tempo e la curiosità, oltre che con il mio mestiere. Da quando ho iniziato questo progetto moltissime persone mi hanno chiesto di venire a conoscere Torbellamonaca; è il risultato più bello che potessi ottenere. Persone che incuriosite “aggiustano” il tiro del proprio sguardo volendo toccare con mano quello che io cerco di raccontare con le mie fotografie.

Periferia è anche la possibilità di invertire forze centrifughe che generano scarti, avanzi. Come riportare al centro ciò che è emarginato?

Poco più di un anno fa ho avuto la possibilità di presentare questo progetto al MACRO Asilo di Roma; in qualche modo ho portato Torbellamonaca nel centro della città, suscitando sorpresa e anche un pizzico di meraviglia. Ricordo esclamazioni del tipo: “ma perché, a Torbellamonaca c’è anche questo?”. Ma occorre che sia anche il centro a muoversi verso la periferia, nonostante le attrattive e possibilità siano indubbiamente differenti. Qualcosa sta però cambiando; penso al Teatro di Torbellamonaca che ogni anno, almeno prima del Covid, faceva registrare 250.000 presenze l’anno, oppure al Museo delle Periferie che sta nascendo proprio qui a Torbellamonaca. Ecco, credo che la cultura possa essere il fattore determinante per equilibrare forze apparentemente contrapposte.

I tuoi progetti sono spesso il risultato di un dialogo empatico con i luoghi e le persone. Leggere le situazioni con la propria cultura e il proprio vissuto è un rischio da evitare o una opportunità per essere necessari e sinceri?

Io ho l’esigenza di entrare in empatia con tutte le componenti che daranno vita al progetto, altrimenti non riuscirei a fotografare; la mia emotività credo sia una caratteristica riscontrabile nella mia produzione. La schiettezza, la ricerca della bellezza, storie spesso ai margini: questi sono gli ingredienti che compongono il mio lavoro. La fotografia che produciamo è spesso lo specchio della nostra personalità e in questo io mi sento molto sincero, innanzitutto nei confronti dei soggetti che fotografo.

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Ed eccola Mariagrazia, fiera della biblioteca ricavata in una delle stanze della sua casa, che consiste in 2000 titoli catalogati

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Sembra che l’archetipo della favola, il “c’era una volta” rimanga una delle forme di narrazione più funzionali, anche nel reportage. Come stai utilizzando in questo senso i social?

Il famoso “c’era una volta” presuppone che io mi debba mettere comodo ed ascoltare – o guardare – una storia. Oggi c’è molta frenesia e una ricerca di immediatezza del risultato: io negli anni sono diventato molto lento e riflessivo, non mi considero un reporter ma piuttosto un narratore. Le mie storie si sviluppano in archi temporali molto dilatati e “Qui vive Jeeg” non fa eccezione, anzi; per questo da progetto fotografico si sta trasformando in altro, un lungometraggio e spero, prima o poi, un sito internet ispirato al celebre “Humans Of New York” dove periodicamente si raccontano storie di cittadini comuni. Ad oggi mi accontento di raccontarle, insieme agli amici Francesco Rossi e Giorgio Pincitore, su una pagina Facebook; piaccia o non piaccia molta della comunicazione viaggia sui social ed anche se adeguarsi non è un obbligo, spesso è una necessità. I social sono anche il mezzo che utilizzo per distribuire i miei libri.

I giornali sembrano essere sempre più raramente interessati a queste storie. Come pubblichi i tuoi lavori?

A mio avviso siamo stati educati al dramma e a non uscire mai dalle nostre convinzioni. C’è da considerare inoltre la ormai decennale crisi del settore dell’editoria, per cui i giornali non si assumono il rischio di uscire da logiche consolidate. Per far conoscere il proprio lavoro oggi occorre percorrere altre strade, anche diventare imprenditori di sé stessi; io più volte mi sono affidato al self publishing, una scelta obbligata ma anche coraggiosa. Il self publishing lascia una totale libertà di scelta, dal layout grafico al formato. È vero che si corrono dei rischi, come in tutte le imprese, ma rendere sold out una propria produzione in maniera indipendente è una soddisfazione incommensurabile.

Le mostre sono un passaggio che pare sopravvivere alla smaterializzazione. Come ti rapporti con i supporti di stampa?

Amo molto le carte cotonate con una grammatura “importante”, ma molto dipende anche da ciò che andrò a esporre. Mi confronto molto con il mio stampatore: pur avendo una buona conoscenza delle carte ritengo che chi ogni giorno ha a che fare con la materia possa guidarmi nella giusta direzione.

Il supporto e i formati scelti dipendono dalla tipologia di progetto. Però c’è un ritmo, un dialogo che ti interessano particolarmente?

Negli anni il linguaggio fotografico si è estremamente evoluto, nello stesso progetto posso coesistere fotografie realizzate con strumenti e tecniche anche molto diversi; tutto questo si ripercuote e si ritrova nella rappresentazione materiale del proprio lavoro. Ecco perché dico che formati e supporti sono sempre fattori fondamentali; mi piacerebbe molto vedere una mostra in cui convivono pannelli molto grandi in cui si alternano anche delle Polaroid originali. In fondo più piccolo è il formato più si è costretti ad avvicinarsi per guardare un’opera.

Da un punto di vista tecnico, cosa determina per te la qualità di una foto?

La foto buona è quella che mi suscita un’emozione, che mi lascia dei dubbi, mi porta a farmi domande e non esce dalla mia mente finché non trovo le giuste risposte: tutto questo è ciò che rende di qualità una foto. Non sono un esteta dell’immagine e non mi ritengo neanche tecnicamente preparatissimo, mi interessa il contenuto e non il confezionamento. La fotografia non racconta la verità, ma una parte infinitesimale di questa: un fotografo deve cercare di essere sincero. È forse la parte più dura del nostro lavoro ma quando si riesce è sicuramente quella che regala le soddisfazioni più grandi. Siamo dei testimoni e abbiamo sempre la possibilità di scegliere, e non è da tutti: ecco perché in qualche modo mi ritengo un privilegiato.


MANIFATTURA

DEL

SEVESO

-

BOMPAN

www.manifatturadelseveso.it - www.bompan.it

C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

MANIFATTURA DEL SEVESO E BOMPAN UNITE DAL DIGITALE La tecnologia inkjet UV LED Mimaki incontra i tessuti naturali di Manifattura del Seveso: il connubio perfetto per personalizzare il packaging di lusso.

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Manifattura del Seveso, con un secolo di esperienza alle spalle nella produzione di tele da legatoria, ancora una volta si conferma al passo coi tempi. Già nel 2010 è stata la prima azienda al mondo a ottenere la certificazione FSC® nel proprio settore, e da allora si impegna a promuovere sempre più soluzioni rispettose dell’ambiente. Credendo fortemente nel valore dell’innovazione, ha voluto affrontare una nuova sfida con la stampa digitale sui propri tessuti, dai cotoni alle viscose opache e seriche. È nata così la collaborazione con Bompan, importatore esclusivo per l’Italia e Malta della tecnologia Mimaki, multinazionale giapponese leader nella produzione di stampanti a getto d’inchiostro di grande

formato e sistemi di taglio per svariati mercati come grafica e comunicazione visiva, mondo industriale, tessile e abbigliamento, prototipazione e stampa 3D. Il digitale sta rivoluzionando il mondo della stampa su tessuto e sta prendendo sempre più piede in Italia per via dei bassi costi di avviamento, semplicità di utilizzo e automazione del processo, dando la possibilità a chiunque di stampare pezzi unici, piccole tirature ma anche ampi volumi con soggetti personalizzati a prezzi contenuti. La sperimentazione sui tessuti di Manifattura del Seveso ha dato risultati sorprendenti. Le macchine Mimaki serie UCJV300 e UJV100-160 utilizzano colori brillanti e un bianco altamente coprente che permettono altissima defi-

nizione, perfette tinte piatte e non solo. Grazie alla tecnologia Mimaki UV Led e all’inchiostro clear a bordo macchina è possibile riprodurre effetti opachi e lucidi. Inoltre, le stampe a rilievo sono di grande impatto e ancor più spettacolari sulla cangiante Setalux®, 100% viscosa serica. Quindi, dopo la stampa su qualsivoglia tessuto e filato per la moda e l’arredamento, ora Bompan, consente a designer e brand di lusso anche di rivestire e realizzare preziosi packaging in modo personalizzato e con effetti unici grazie alla stampa UV LED sulle tele di Manifattura del Seveso. Un obiettivo condiviso tra le due realtà che insieme vogliono dare un segnale positivo di ripartenza e offrire un cambiamento radicale nel mondo della stampa.

Appuntamento a giugno 2021 negli showroom di Bompan

Nella prima decade di giugno le due aziende organizzeranno insieme un evento, nel pieno rispetto delle regole Covid-19, presso gli showroom della Bompan di Bologna e Tradate, dove si potranno vedere dimostrazioni dal vivo, da rotolo e da foglio, di questa sorprendente stampa digitale sui tradizionali tessuti Cialux® e Setalux® ma anche su nuove finiture e nuance di Manifattura del Seveso. Prenotazioni aperte da maggio direttamente sul sito Bompan: www.bompan.it

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I N T E R V I S T A

Se la comunicazione interna si fa (anche) con la stampa Persone al centro, protagoniste di un dialogo interno all’azienda. La pandemia ha rivelato come anche la stampa sia un asset strategico per le aziende che curano il benessere dei propri dipendenti, come hanno dimostrato brand come Fastweb, Mutti, BRT e Modulblock. Abbiamo chiesto a Filippo Poletti, comunicatore aziendale, Top voice of LinkedIn e autore del libro “Tempo di Iop: Intranet of People”, di parlarci del potere rivoluzionario di una buona comunicazione interna.

di M I C H E L A

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P I B I R I

Lavoro da casa, distanziamento, assenza di fisicità. La collaborazione in remoto, grazie alla quale tanti professionisti tra il 2020 e il 2021 hanno potuto e possono continuare a lavorare, pone costantemente nuove sfide organizzative, e la comunicazione interna assume un ruolo fondamentale in una logica di efficienza e di qualità degli output esterni, come ci spiega Poletti. Premettendo: «il dialogo interno all’azienda è una casa con cinque fondamenta: rispettivamente, l’unità per il bene comune, il dialogo aperto tra le persone, la formazione continua per tutti i collaboratori, il benessere o welfare delle persone e, infine, la sostenibilità intesa come adesione, da parte di tutti coloro che fanno parte dell’impresa, ai principi dell’economia circolare». Stabiliti i capisaldi su cui deve basarsi la comunicazione interna, vediamo come può essere portata avanti sia con strumenti digitali sia attraverso la stampa.


I N T E R V I S T A

Maggiore è il coordinamento tra i lavoratori, migliori saranno i risultati che l’azienda sarà in grado di garantire ai clienti esterni

Quanto è importante oggi la comunicazione interna nelle aziende? La comunicazione interna aziendale è unire le forze. Questa è, per usare un termine preso a prestito da chi si occupa di modelli di business, la sua “value proposition”, la sua proposta di valore. Più la comunicazione interna è sviluppata, minori saranno i costi di coordinamento e di gestione degli scambi tra le unità organizzative all’interno dell’impresa. Una ricerca dal titolo “The cost of poor communications”, condotta su 400 imprese statunitensi, ha calcolato i costi derivati dalla comunicazione interna poco efficiente: sono pari a 26 mila dollari all’anno a lavoratore, dovuti in particolare al calo di produttività derivato dal mancato superamento delle barriere di comunicazione.

In che modo una buona comunicazione interna si riverbera anche sull’esterno? La comunicazione interna ha effetti anche sull’esterno e, in particolare, sui clienti delle aziende: come insegna Luca Gastaldi, docente

di organization design al MIP, la business school del Politecnico di Milano, le imprese non creano valore tanto attraverso le unità organizzative che le costituiscono, ma attraverso i processi aziendali che generano i risultati che andranno, poi, al cliente finale. In sintesi, maggiore è il coordinamento tra i lavoratori, migliori saranno i risultati che l’azienda sarà in grado di garantire ai clienti esterni sia in termini di prodotti che di servizi offerti.

Com’è cambiato il ruolo della comunicazione interna durante l’emergenza sanitaria che dura da più di un anno? La pandemia ha accelerato il processo di diffusione del lavoro a distanza. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il “lavoro agile” è entrato nella quotidianità degli italiani ed è destinato a restarci: al termine dell’emergenza si stima che i lavoratori agili, che opereranno almeno in parte da remoto, saranno complessivamente 5,35 milioni, di cui 1,72 milioni nelle grandi imprese, 920 mila nelle piccole e medie imprese, 1,23 milioni nelle microimprese e 1,48 milioni

nella pubblica amministrazione. Per adattarsi a questa “nuova normalità” di lavoro il 70% delle grandi imprese aumenterà le giornate di lavoro da remoto, portandole in media da uno a 2,7 giorni alla settimana. Siamo di fronte a un cambiamento epocale: basti pensare che nel 2019 i lavoratori agili non superavano la soglia di 500 mila persone. La collaborazione professionale a distanza pone una grossa sfida in termini di organizzazione, affrontabile anche grazie all’ausilio della comunicazione interna.

Quali sono gli strumenti attualmente più efficaci per svilupparla e gestirla al meglio? Mai come oggi i nostri sforzi devono essere indirizzati a sviluppare la comunicazione interna nella nostra impresa, condividendo le ragioni di ciò facciamo e gli obiettivi da raggiungere. Lo possiamo fare usando una intranet, intesa come sito internet aziendale, oppure un’app, una newsletter, così come tramite le soluzioni messe a disposizione da aziende come Microsoft e Facebook oppure, infine, aprendo un canale riservato ai dipendenti sul social media Telegram. Dopo tanti anni in cui il dibattito sull’innovazione si è

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I N T E R V I S T A

Filippo Poletti Milanese, Top voice ufficiale di LinkedIn in Italia, dal 2017 cura su LinkedIn la rassegna quotidiana dedicata ai cambiamenti del mondo del lavoro ed è promotore del portale Rassegnalavoro. Ogni giovedì, su LinkedIn, conduce il talk New Normal Live dedicato alla “nuova normalità” sul lavoro. Giornalista professionista, ha scritto per più di 30 testate, tra cui il Corriere della Sera. Si occupa di comunicazione digitale aziendale. Suo il libro “Tempo di IoP: Intranet of People” (Flaccovio) dedicato alla comunicazione interna d’impresa. In uscita il libro “Grammatica del nuovo mondo” (Lupetti).

concentrato sull’IoT o Intranet of Things è giunto il momento di dedicare la nostra attenzione all’IoP, acronimo di Intranet of People, intesa come la rete interna tra le persone, realizzabile attraverso diversi strumenti.

Anche la comunicazione stampata ha ricoperto un ruolo importante in questa fase. Per quali scopi e applicazioni si è rivelata più adatta e quale valore aggiunto ha portato? Faccio due esempi concreti: durante il primo lockdown, nel mese di marzo del 2020, Fastweb, azienda italiana di telecomunicazioni, ha inviato a casa dei dipendenti un kit di mascherine, guanti in nitrile e gel disinfettante, accompagnato da una cartolina firmata dall’amministratore delegato Alberto Calcagno che motiva il gesto di cura e ringrazia i dipendenti per il lavoro svolto a garanzia della continuità del servizio. Un altro esempio concreto di comunicazione interna fatta con la stampa è quello dell’azienda di conserve alimentari emiliane Mutti, che ha voluto celebrare il Natale organizzando una cena

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“smart” a casa dei collaboratori, accompagnata da un cesto natalizio e da una lettera scritta ai dipendenti dal ceo Francesco Mutti con i più sentiti ringraziamenti per gli sforzi e l’impegno profusi nel corso del 2020. I dipendenti del gruppo hanno ricevuto un kit di ingredienti speciali e una tra 5 diverse ricette studiate da alcuni chef stellati Michelin per la preparazione di un piatto per quattro persone.

reroi. Siamo una grande squadra che con responsabilità e puntualità si muove ogni giorno sulle strade che attraversano tutta l’Italia”, si legge nel testo che accompagna l’inserzione. Un esempio analogo è quello di Modulblok, attiva nel settore dei sistemi di stoccaggio e della logistica di magazzino. Sia BRT che Modulblok hanno unito le forze interne e, grazie a loro, hanno dato un volto ai servizi e ai prodotti che offrono ai loro clienti.

Ci sono altri casi di comunicazione stampata aziendale che si è distinta per inventiva e che ha avuto una visibilità pubblica?

I cambiamenti riscontrati in questo periodo di emergenza hanno stabilito nuovi parametri cui non si può più rinunciare?

Includerei tutte le pagine stampate sui media che hanno visto il coinvolgimento dei collaboratori. Il risultato, in questo caso, è stato duplice: da una parte quello di unire i collaboratori e dall’altra parte, attraverso i loro volti, di coinvolgere i clienti. Gli esempi dell’ultimo anno sono diversi: prendiamo quello del corriere espresso BRT che, lo scorso luglio, ha acquistato spazi pubblicitari per presentare la propria squadra. “Noi di BRT Corriere Espresso non siamo supe-

La pandemia ha rappresentato e rappresenta un banco di prova per la comunicazione interna. Se fino a ieri questa attività poteva essere considerata uno dei tanti desiderata aziendali, oggi è una conditio sine qua non. Indietro, è ciò che prevedo, non si torna. Il “tempo dell’IoP” o “Intranet of people” è il tempo dell’oggi e del domani. E del dopodomani. Perché al centro del lavoro ci sono e ci saranno sempre le persone.


E N G L I S H PAGE 8 HOW PRINT IS MADE LUXOR® 108143N MYSTERIOUS RUBY AND H+M MICRO-ENGRAVED CLICHÉ The words “Lovers” on the front cover and “Design will save us” on the back cover are printed in Mysterious Ruby, a warm, full-bodied shade of metallic red; it is best expressed both in the contrast with the white of the Natural Green Evolution paper on the front cover and in the elegant tone-on-tone effect achieved on the Reef Red pulp-coloured paper of the back cover, combining and enhancing the different textures of the substrates with its mysterious and passionate colour. Mysterious Ruby is part of Luxoro’s Extra!ordinari collection. The cover has been printed flat with an h+m cliché, while the back cover has been printed with a delicate micro-engraved structure, again using an h+m cliché, which enhances the depth of the colour and the tactility of the paper, giving body and substance to the design. THE BACK COVER The back cover has been produced by Faenza Group with different printing and finishing technologies on Reef Red paper by Gruppo Cordenons in 260 g/m² weight. The particular visual effect of the image is made possible by the special processing of the original four-colour file transformed into “2 colours” thanks to the system developed by the Faenza Group, COLOR SUITE®, which acts both on the interpretation of the print output of the file and on colour management. All this can be seen on the paper thanks to the double-pass white LED UV offset printing that is usually used for printing luxury packaging products. Kurz’s Mysterious Ruby metallic colour was used for hot stamping, plus the micro–engraved effect obtained with h+m clichés in a single pass. The long series of special processes is completed by a one-colour yellow screen-printing overprint and a thick gloss varnishing. COVER NATURAL GREEN EVOLUTION WHITE 280 G/M² PRINTlovers 87 is a cover that takes us into the future with a promise: design will

save us. But there is no future without an evolution - or rather, a revolution - in our approach to nature. That’s why the new Natural Green Evolution paper was chosen for this issue, produced with 100% recycled fibres, a natural evolution of Gruppo Cordenons’ iconic Natural Evolution. This new paper, certified FSC® Recycled (FSC-C012975), offers all the requirements of a completely eco-friendly substrate and is compatible with the leading printing and finishing techniques. BACK COVER GRUPPO CORDENONS REEF RED 260 G/M² Creating a lively aesthetic and tactile contrast with the cover paper, the back cover of this issue of PRINTlovers chooses Reef by Gruppo Cordenons in its Red version to project you towards the promise of a summer of freedom. A creative paper whose texture evokes corals and fine sands. Suitable for the main printing and finishing technologies, Reef is available in White, Red, Blue, Black, Grey and Brown and is offered in 120, 260 and 330 g/m² weights. Reef is ideal for graphic projects that combine style with the look and feel of an exclusive product, such as luxury packaging, shopping bags, catalogue and book covers, brochures, coordinated images, greeting cards and much more.

PAPER GRUPPO CORDENONS On the back of a long tradition, Gruppo Cordenons has specialised in developing creative papers, using the most advanced technologies and maintaining intact its vocation for creating high-end products with refined attention to detail. A specificity that distinguishes the company on the world scene and thanks to which it has developed a unique portfolio that today has over 2,500 reference points. Papers that differ in terms of type and application target, characterised by pearlescent, metallic and iridescent effects; by coatings that reproduce the softness and brightness of silk; by the look and feel of genuine leather and cards with a rubberised effect. In addition to these, there are the natural, soft-tothe-touch products thanks to the presence of cotton fibres and the eco-friendly ones

V E R S I O N produced with recycled fibres. Through an increasingly flexible production, Gruppo Cordenons offers customers - in addition to the wide range in the catalogue - the possibility of requesting supplies of customised papers based on specific colouring, weight and finishing requirements. www.gruppocordenons.com PRINTING AND FINISHING FAENZA GROUP Faenza Group SPA combines skills, services and creativity to produce communication tools of powerful effectiveness. A willingness to listen, research and continuous innovation make the group of companies one of the most popular both inside and outside Italy. Faenza Group SPA is a group of 8 companies, thanks to which a range of solutions and qualitative performance has been achieved in every activity they undertake. The Group has offices in Faenza, Milan, Modena, Treviso, New York, London and Paris. Just call one of the many offices to have the entire group at your disposal for your every need. Always. 100 people work every day to produce what makes the Faenza Group unique: the highest expression of quality achievable in the design and production of communication tools. Printing, Packaging, Publishing, Coffee Table Books, Facsimiles: there are specialists at work ready to satisfy every need for each of these areas.The Group’s aim is to push the boundaries of what is possible in printing, packaging and converting. Overcoming challenges through constant innovation, a high level of quality, rapid and flexible responses, and the reliability of every service. www.faenzagroup.com CLICHÉS AND COLOURS LUXORO Luxoro is the exclusive partner in Italy of the KURZ Group, a world player and international reference point in producing equipment and technology for hot and cold printing. Luxoro wants to spread a new way of thinking about packaging and brand image through its inspirations, new finishing solutions, and high-quality materials studied for unique designs. Whether it’s packaging, labels, publishing, security, cosmetics, automotive, white goods or fashion, Luxoro’s enhancements are al-

ways cutting edge and surprising. Luxoro’s decoration technologies and materials are among the best in the world, and expertise in advice and service is a cornerstone of the company’s philosophy. Luxoro is a supplier of decoration materials but it also develops with designers and creative people the best applications to bring their ideas to life. Thanks to strict corporate policies aimed at environmental sustainability, Luxoro has long been a 100% renewable energy and totally zero impact company. www.luxoro.it

PAGE 16 DESIGN ACCORDING TO HARRY PEARCE Internationally renowned designer, multi-disciplinary creative, and partner in the renowned Pentagram agency, Harry Pearce has an impressive portfolio of projects that focus on typography, printing and careful choice of materials. Many of them are dedicated to art, culture and not-for-profit: names such as Pink Floyd, Royal Academy of Arts and the UN may be enough, but there are many more, and all are excellent. In this exclusive interview, he tells us about his vision. BY MICHELA PIBIRI “Rem tene, verba sequentur” (literally “grasp the subject, the words will follow”) goes a famous sentence attributed to Cato the Elder. In four words that have come down to us through two millennia of history is the essence of good rhetoric: master the argument because the words will follow. The same maxim can be said to apply to good design today, especially in relation to a world as complex as ours: first master the idea, then think about the means of bringing it about - whether physically or digitally. This is the approach of Harry Pearce, English designer, artist and photographer, a partner in the international studio Pentagram since 2006 - a philosophy of life, even more than a professional setting. In the course of his career, he has worked all over the

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world on projects that differ significantly in terms of their objectives, type and size, with leading figures in the fields of art and culture, publishing, and luxury retailing. But he has worked enormously with the non-profit sector, also committing himself personally and pro bono in support of humanitarian causes. His latest projects include the rebranding of Fedrigoni, the historic Italian paper group which, following several acquisitions, has renewed and standardised its global identity: no small challenge, solved with extraordinary elegance and depth of thought. What are the great challenges of brand communication today, and how does Pentagram respond to them? Undoubtedly the greatest challenge is making any kind of impression in a world of complete overload. We are all bombarded from every angle by information, messages and communication. To a degree, much is worthless, yet it all just increases. We try at Pentagram always to create work of worth. Work that has a real purpose, that’s adding to our cultures and not depleting them. It’s actually a simple choice, but hard to maintain. How important is print in your creative thinking? How do you choose the printing techniques and materials that best suit your projects? Print has remained a constant and a very important part of most projects. Its role is simultaneously intertwined with the digital and the physical environment. In terms of my creative thinking, paper is vital. When I think and talk about projects, all the while I am sketching on paper. For me, it’s second nature. Sketching and sharing thoughts and ideas remains a physical process, and has always been the way for me. Any project that will manifest in the physical world we make in some form, most often in paper. This really is the only way to understand how it will actually function. Its scale, its materiality etc. Regarding choosing the paper, this is clearly governed by the project. For instance we have designed a great number of wine labels, and the paper specifications for such an item are governed by very particular constraints. For a book, it’s an entirely different set of choices and requirements. The choosing of materials and the printing techniques is like a beautiful dance between the different possibilities. The narrower the scope of choice can often mean the easier the project. Sometimes when the possibilities are limitless it can be so difficult to make the right decision. Our work is very broad in its application. We design for the smallest label right through to graphics on enormous buildings. The choices we

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have to make regarding print and materiality are profoundly different on every occasion. But finding the perfect paper, say by chance, can lead to a whole new inspiration and direction to a project. How important is type design to you, and what are the ingredients of an effective and surprising design? Typography has always been at the heart of my work. It’s often the core of a system and identity that the rest builds from. With typography, so much can be expressed with so little. If a word is written, there is the shape, style and look of the word. Then there is the literal meaning of the word, and of course, there is the sound implied. A deep and vital energy can be contained in just a simple little piece of type. That, for me, has a sense of wonder and is beautifully surprising. Creating a unique font allows for a unique tonality and voice for any business. It’s satisfying to see this becoming an ever-present part of many new identities. You also work a lot with the digital world, including augmented reality. What is your approach to digital, and how does it integrate into the physical experience of consumers? Digital is, of course, integrated into most of our projects. However, I see the world as ideas. For me, it’s all about expression of ideas and form. No matter what the method is for replaying those ideas, we start way above the final methods of articulation. Find the idea and then the most appropriate way to bring it to life. At Pentagram, we are made up of individual partners. Each with their own particular approach or specialism. Often we come together to best answer briefs. For example, AI with sound, graphic design with architecture or product design, and so on. It’s about integration of different disciplines and approaches. I see everything living together, building on each other and expressing rich ideas collectively. One of the elements that distinguish Pentagram from other major international agencies is your commitment to the world of culture: visual arts, performing arts, exhibitions, museums and foundations. These are activities that include digital, printed material, physical setups and immersive experiences. What are the peculiarities of this sector when it comes to communicating, and how can your approach be summarised? What is so important to Pentagram is the broad platform that we inhabit. To be able to work between greatly varying subject matters, business and cultural types. To be able to grow and learn in doing so is such a privilege. Investing in art, culture and a lot of charitable work is the

constant payback. Designing for the cultural sector often requires, as you rightly point out, being able to integrate many facets of an institution’s world. From the visual identity to the environmental space, from a tiny ticket, to a book, app or a building. Weaving this all together is so important in building a consistent narrative displayed to the world. When approaching this type of work, I hunt for the heart, the true centre, where the feeling is. No one project is the same, no one institution works like another. It’s always a fresh journey of discovery, to find the truest form of expression Among your latest projects, there is also the rebranding of Fedrigoni, a historic Italian paper group of global relevance. How did you approach this project, between heritage and the search for renewal? This was a very sensitive project. Sensitive because of the great history behind the brand, and also it required several businesses to completely change their identities in the PSL division, aligning with the new Fedrigoni global structure. It’s a very brave change all round. Primarily the design approach was simplicity and finding the clearest and most sincere way to rebrand this complex and much-loved business. As you can see, typography was at the heart of the work. We used their history as a springboard to build this very modern identity. In all projects where companies have such a deep history, I find the past is always present. It’s a great source and educator when trying to understand how best to design authentically. What is innovation for Pentagram? Embracing constant change is the living idea of Pentagram. We continually innovate as we allow new partners to join us — their character and skills always change the business. This means new ideas and views at the table and fresh ways of working and making design. As the older partners retire, the younger generation keep the business in step with current times. What challenges do you think the future will hold for us? The great challenges I see for us all are the need to change the direction of our way of being, whether that’s our relationship with the planet or with each other. Human innovation is moving at such a rate and increasing constantly that for us all to stay in step gets forever more difficult. The fact that we have been so enormously destructive for so long and on so many fronts leaves a challenge of great enormity. I believe great change is our future, and our ability to adapt positively, I think, will be the key.

HARRY PEARCE Harry Pearce is a graphic designer, artist and photographer. He studied at Canterbury College of Art. Before joining Pentagram as a partner in 2006, he co-founded and co-ran Lippa Pearce Design for 16 years. Pearce has worked around the world devising identities, installations, posters, packaging, books and talks for clients as diverse as Liberty, Thames & Hudson, the Royal Academy of Arts, Camden Art Centre, WITNESS, John Lewis, Waitrose, Abu Dhabi cultural quarter, Berry Bros & Rudd, Phaidon Press, Pink Floyd, Saks Fifth Avenue, Lloyd’s of London, Fedrigoni, PEN International, The Old Vic Theatre, Science Museum and the UN. For Ai Weiwei, Anish Kapoor and Anthony Gormley, he created identities for their major retrospectives at the RA. His work has been exhibited in New York, Paris, London, Toronto, Naples and in over 65 countries with the ‘Tolerance’ exhibition. Since 1993 he has been an active member of the advisory board For Witness, a human rights charity founded by Peter Gabriel. He is also a committed member of Alliance Graphique Internationale and has spoken at design conferences across the globe, including Australia, South Africa, New Zealand, the USA, India, Holland and Costa Rica. Pearce is the author of two books, Typographic Conundrums (published in 2009) and Eating With The Eyes (published in 2015). ABOUT PENTAGRAM Pentagram is a multi-disciplinary, independently-owned design studio founded in 1972 by Alan Fletcher, Theo Crosby, Colin Forbes, Kenneth Grange, and Mervyn Kurlansky. We have offices in London, New York City, San Francisco, Berlin and Austin, Texas. Our 24 partners are all practising designers with their own teams, and they work both collaboratively (with other partners) and independently. Our work encompasses graphics and identity, products and packaging, exhibitions and installations, websites and digital experiences, advertising and communications, sound and motion. The structure of Pentagram is unique. We are the only major design studio where the owners of the business are the creators of the work and serve as the primary contact for every client. This reflects our conviction that great design cannot happen without passion, intelligence and — above all — personal commitment and is demonstrated by a portfolio that spans five decades, many industries, and clients of every size.


PAGE 21 THE WORLD OF KAWS IN A LIMITED EDITION MONOGRAPH PRINTED BY NAVA PRESS FOR HOCA FOUNDATION As soon as it was presented, it sold out. This is how it went for the limited edition monograph that HOCA Foundation (Hong Kong Contemporary Art) dedicated to the American artist KAWS after the exhibition KAWS: Along the Way. The publication offers a broad overview of the artist’s work through images of his retrospective exhibition in Hong Kong. It includes an essay by curator Germano Celant in brochure form and a collection of 34 tile cards plus a vellum dedicated to the artist’s iconic figures. A limited-edition of 1888 copies, packaged in a clamshell case with lips and individually numbered on the back. The production of the kit was entrusted to Nava Press, who took care of every detail. Personalised clamshell box In a 22.5x29 cm format, it has a 3 mm cardboard core covered with grey Buckram P Extra canvas and is hot printed with opaque white foil and embossing on the front, back cover and spine. On the inside front and inside back covers there are two open trays on the spine side, unprinted and covered with grey Buckram cloth. The inside of the left-hand tray has a hardback board (400 g/m² Invercote) covered in pink Assuan cloth and hotstamped in pink. The tray on the left is filled with a polystyrene foam structure covered with pink Aswan canvas with accommodation for brochures, cards and leaflets. Brochure essay In closed format 15x20 cm, it is printed on Arcoprint 1 E.W. paper of 250 g/m² for the cover and 120 g/m² for the 24-page interior. The cover is printed in 2/1 colours (PMS Cool Gray 11U and pink P 189 U in white, P 189 U in vault). The inside is printed in 5/5c; the whole is treated with water-based protective varnish and packed with pink Singer thread (using PMS 189 U as a reference) on the long side. Vellum A special translucent vellum card made of 200 g/m² GSK Extra White paper and printed with Impala 1/0 white. Cards/tiles Set of 34 cards in 15x20 cm format with different subjects for each box. Each card is composed of a 1.5 mm thick white cardboard core, laminated on the front

with 130 g/m² Garda Gloss paper and printed in 5/0 colours with protective water-based varnish treatment. On the reverse side, each card is laminated with 120 g/m² Arcoprint E.W. paper with 1/0 colour printing (PMS Cool Gray 11 U). Pink spray labelling on all four sides, using PMS 189 U as reference. Exhibition Photography In closed format 15x20 cm, the cover is made of Arcoprint 1 E.W. paper. 250 g/m² printed in 2/1 colours (PMS Cool Gray 11U and pink P 189 U in white, PMS Cool Gray 11U in vault), complementary to the brochure. The 32-page interior is made up of 4 windowed overlapping eighths printed in 4/4 colours on 200 g/m² Gardagloss paper. The whole is treated with water-based protective varnish and packed with pink Singer thread (using PMS 189 U as a reference) on the long side.

PAGE 41 FREE TO READ For many people, books are real ‘architectural barriers’. But if we all know that braille is the method of writing and reading for the blind and visually impaired, what happens when it is an e-book that needs to be read? And what are the standards to make a book inclusive, digital or physical, for those with special educational needs (SEN) or specific learning disorders (SLD )? From reflowable formats to the use of semantic tags, from the choice of font to the use of colour, here is what you need to know about accessible books. BY LORENZO CAPITANI The idea for the tactile reading and writing method that bears his name came to Louis Braille in 1829, when he met an army engineer who had devised a system for reading messages in the darkness of the trenches. Braille, who had been blind since the age of three, devised an alphabet consisting of symbols made up of up to six dots arranged on a 3x2 matrix framed in a box approximately 7x4 mm in size. One of this system’s advantages was that it was easy to make: the dots could be easily engraved with an awl on thick sheets of paper. At that time, the blind read using the Haüy method, which used the same characters as those used for printing, highlighted by a copper wire placed on the opposite side of the sheet, over which the fingertip of the index finger was run. But this did not allow

for writing, besides the fact that tactile reading of articulated signs was highly complex. Since then, Braille has become the standard and has expanded beyond the 64 characters possible with the basic matrix, covering punctuation, diacritical marks, mathematical, chemical and phonetic symbols, specific languages and even music. Braille is on medicine boxes, tactile signs at underground stops or in museums, packaging (e.g. Carrefour’s ‘Terre d’Italia’ line) and even the Lego Foundation has created Braille Bricks to teach children through play. Braille, which is fundamental for the inclusion of blind and visually impaired people and is based on a tactile and material translation of the text, is not without its flaws. “Braille books and enlarged character books for people with severe visual impairment,” explains Cristina Mussinelli, Secretary-General of the LIA Foundation, “are difficult to find, bulky and heavy to carry around. They’re also expensive because they’re produced on request by specialised centres according to specific needs.” With the spread of the digital book and its digitisation, technology has reached a tipping point. If I have a digital text, I can transform and adapt it very easily, and so the possibilities of use multiply: I can convert it into audio, have it reproduced by a Braille display, and I can change the formal characteristics of the characters, the bodies, the line spacing so that it can be accessible and easily read even by those with visual or learning difficulties. The fluid text At present, there are essentially two standards for digital books in the nonschool publishing sector: mobi and epub. Mobi is Amazon’s proprietary format for Kindle, epub is the open standard for e-books and has become the primary format in digital publishing. The epub format has benefits mainly in terms of accessibility, although there are other formats, sometimes proprietary, which can be considered de facto ‘dialects’ of these two ‘languages’. They are still ‘reflowable’ formats, so to speak - liquid, capable of optimising the text according to the viewing device and reshaping it according to the user’s typographical settings and preferences. The basis of epub is XML, a mark-up language created by the World Wide Web Consortium (W3C) for the encoding of documents that can be easily read by humans and machines. To do this, tags are used to define the document’s structure and the way it is to be stored and transported. An epub can be considered as a site boxed in a specific format where the pages are files in HTML or XHTML format, the same format used for the web, while the layout of the book

is determined by a style sheet in CSS format, a file that describes the graphic rendering. By its very nature, epub, in version 3, is the best format for representing digital content because it can be used optimally by all existing devices. It is no coincidence that as of 28 June 2021, Kindle will no longer support the mobi format and its derived formats PRC and AZK. It will only remain for fixed-layout e-books, which Amazon currently only accepts in the case of children’s books, comics (in KF8) and school or university textbooks in complex formats, including sheet music. By definition, theoretically, PDF would also be excluded from the formats suitable for an accessible digital book, precisely because of its fixed, print-oriented nature - there is no liquid text, and the geometry of the page does not adapt to the device or screen on which we are reading. But in reality, a PDF, if it is correctly formatted in the design phase, can be accessible: it is no coincidence that it is used in some schooling. The accessible e-book To be truly accessible, an e-book must possess certain characteristics that facilitate reading; in other words, as mentioned above, it must adapt to the device and the needs of the reader, allow the characters to be enlarged, and modify the colours and contrasts of the text and the background. Furthermore, each element must be appropriately marked to be identifiable by the device and therefore reproducible. Imagine having the classic Italian novel I Promessi Sposi (The Betrothed) in the edition we read at school with notes and drawings, but printed as a running text with no line or paragraph breaks, all in the same font and body, with no identification of notes and no titles: it would be unreadable. This is what a visually impaired person has with a text that is not properly accessible. For this reason, there must be a table of contents that is navigable and allows the reader to directly access all the chapters of the text through links; there must be titles, identified as such, to facilitate navigation, an analytical index that allows direct access, through fully linked internal references, to the indexed terms, linked notes and active web addresses to refer to the Internet for further information. Any tables must be navigable by rows and columns, and headings must be identified as such. Finally, non-textual contents such as photos, drawings, and graphics must have a talking description. By its very nature, epub allows publishing contents with a higher level of accessibility, thanks to the possibility of taking full advantage of the semantic tags of HTML5, the enrichment of the ARIA tags (which identify the various portions of text), and the possibility

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of declaring the level of accessibility of the file directly in the e-book’s metadata. In the context of implementing the European Accessibility Act, the European legislation for the accessibility of products and services launched in 2019, the adoption of the epub 3 format is strategic for publishers, content creators and, in general, for the entire publishing chain. The culture of accessibility The application of standards is not a constraint but translates into access to the text with assistive technologies and different reading options, above all audio, through the voice synthesis functions of various smartphones and tablets or PC - all devices that allow textto-speech while respecting the rules of pronunciation and hyphenation of the language of the text. Programmes such as Google Play Books or macOS Books, in addition to visually customising the text and interacting with it, enable textto-speech by adjusting the voice’s speed and allowing moving between titles, sections or links. The other significant advantage is direct reading in digital Braille: you no longer have to produce a Braille text but simply connect your reading device to a Braille display that translates words into real-time signs. An accessible e-book has the advantage of being a better book for all readers in general, including publishers. And this is thanks to the LIA Foundation, which promotes book accessibility and helps and supports publishers to develop the right way to produce. “Producing accessible and more usable publications and digital platforms,” explains Cristina Mussinelli, “means not only taking into account the evolution of regulations but above all putting the user at the centre from a design, commercial and ethical point of view”. The winning idea is precisely that of proposing a production model known as born-accessible, in other words, continues Mussinelli, “introducing accessibility into traditional production processes so that books are accessible to everyone from the moment they are first published. This implies that it will not be necessary to create an accessible version afterwards, but that a single high-quality version will be published and put on the market right away,” without any re-working, in short, which would not guarantee full compatibility and the same publication time as a paper book. “LIA has been one of the main promoters of this concept and encourages all the Italian and international organisations with which it collaborates to work according to the same philosophy, accompanying them step by step on their path towards accessibility.

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Publishers can easily include accessibility in their production processes, without subsequent adaptations, by deriving it directly from the same files designed for printing,” says Mussinelli. They have been doing this since 2014 at Rizzoli Education, which, with Mondadori Education, has made its entire schools catalogue accessible. If the issue is a hot one for e-books and non-fiction, it is even more so for school textbooks, “the layout of which is complex because,” as they explained to us at Mondadori Education and Rizzoli Education, “in the pagination, there is no linear and chain-linked relationship between the elements: it is necessary to make readable tables, charts, concept maps, summaries, iconographic paths, formulas, graphs, chronologies, translations, and footnotes.” They add, “We make a digital copy of every product in the catalogue precisely because we recognise that digital has an intrinsically inclusive characteristic. For us, the evolution of the editorial product does not stop with the digitisation of the content and its delivery on multiple channels but involves the design phase itself so that teaching methods and techniques or rather learning contexts - are adopted that contribute to inclusive teaching.” The solution found is what they call “unique native”, which makes the text ‘liquid’ from the start, tagging the contents directly in InDesign: each part can thus be identified and unpacked into portions that can be easily extracted into an XML and then processed to create a highly usable digital version. “The most important challenge for Mondadori Education and Rizzoli Education was to build a flow that provides layout rules that allow, with a reasonable effort, the extraction of an XML file from InDesign. This process involves many different people, from editors and graphic designers to programming and control, to the digital offices that take care of the infrastructure.” This means much faster and cheaper production methods than converting the same title into a digital version. “It is precisely a shared effort that has made a homogeneous creation process possible without upsetting consolidated flows. The XML processing is undoubtedly a work step that did not exist before, but it has been harmonised in the editorial calendar. In the first draft, we already insert the tags that will allow the automatic extraction of the XML, which is then converted into HTML to be used digitally.” The path was similar for Il Mulino, which made accessible not only books but also its educational platform Pandoracampus: in collaboration with LIA, in 2019 it started on the

road of making web content accessible according to the guidelines published by W3C (WCAG 2.1 Level AA), including that a user can navigate the platform without using a mouse, the semantic identification of the parts of the web page, adequate colour contrast and the presence of alternative descriptions for all images and contents. Highly readable books But accessibility is not only a matter of digitisation. There is, in fact, a large universe of paper books for those with low vision, special educational needs (SEN) or specific learning disorders (SLD). To help and personalise their learning, highly readable books have been created: another situation that is becoming increasingly important in publishing. “These are books designed for those who have specific reading difficulties, dyslexia or other learning disorder,” clarifies Cristina Mussinelli. “Generally speaking, it is a text formatted in such a way as to facilitate reading by everyone, through the use of certain criteria in the layout, such as not justified texts and more ‘airy’ pages thanks to wider margins and increased line spacing. Some publishers in Italy specialise in this type of publication, with books or entire series dedicated to it.” For example, Mondadori Education and Rizzoli Education place alongside entirely SEN texts - in other words, “facilitated” versions with ad hoc layouts and highly readable and certified fonts, such as black and white - large portions of books ‘for all’ with ‘facilitated print’. This means the theory parts, exercises, maps, and summaries, “in addition to audible reading of many parts, including text-to-speech and integrated click & search dictionary. The accessibility of the text is also guaranteed by reading aloud (often the entire profile) that can be directly accessed from smartphones thanks to QR codes taking you to the digital part.” Zanichelli does the same, providing in each volume digital tools such as dictionaries, voice synthesis (also with karaoke that highlights the exact word read), and audiobooks. Il Battello a Vapore, which has an entire series of books dedicated to high readability, has chosen not to produce texts with simplified content but books with graphic and layout characteristics that encourage readability and make them accessible to all young readers with SLN and SEN. This is what the Raffaello publishing house is doing with the “Parole Leggere” series and Uovonero with “Abbecedanze”. It also publishes the successful series of novels for children starring Hank Zipzer, a boy with

dyslexia created by writer Lin Olivier and actor Henry Winkler, Fonzie from Happy Days, who also suffers from dyslexia. But there are also series dedicated to adults such as “Relax. Leggi senza fatica” from TEA or “Leggo facile” from Mondadori, to name just two. But what makes a printed book accessible? First of all, a whole series of typographical tricks such as spacing between words, letters and punctuation, wider line spacing and not justified text. In addition, paragraphs and chapters must be fragmented, with no carriage syllables to avoid broken words and margins specially designed not to overwhelm the page too much. “In Zanichelli,” says Massimo Evangelisti, the publishing manager who oversaw the ‘10 in legibility’ project (http://tiny.cc/wtovtz), “with the ChiaLab graphics studio and the Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA) of Urbino, we have identified ten rules that can smooth out the obstacles of illegibility. For many people, books are real architectural barriers: illustrations, photos, and texts must be placed on the page in such a way as to make the reading path clear and linear, and the images must be close to the reference text. “Crowding should be avoided: each line should contain a maximum of 80 characters. The line spacing should increase in proportion to the font size, and there should be a paragraph indent for every paragraph to scan the text and indicate the beginning of a new part.” Then there is the use of colour. “Choosing a background,” continues Evangelisti, “which is too dark or too bright can affect the reading of the text, just as superimposing a text on an image can affect the reading of the text.” The substrate is also important, and thick ivory paper avoids the reflections of white paper and any transparencies. A fine example of a genuinely accessible book for everyone is the first children’s book, “Wo Ist Luna?” from the Luckydot project, created by the Austrian designer Anna Weinzettl and printed by Estermann Druck in collaboration with Muller-Martini. Weinzettl created a font that translates each character into its Braille counterpart, enabling blind and sighted people to read the same text together. She did the same with the images, making them raised so that they could be perceived by touch. To achieve the reliefs and Braille dots on the paper, a digital UV transparent varnish was used in register, and to maximise readability, the hardback book is a tout-carton that allows the pages to be opened as wide as possible. The book also has a digital audio part with animal cries. The right font


Finally, the typeface is of great importance. If you want to get an idea of how difficult it is for people with dyslexia to read, British designer Dan Britton has created an ‘upside-down’ font, or rather, a font with 40% of each letter missing. In truth, this font does not reproduce exactly what a person with dyslexia perceives, but it does give an idea of how slow and challenging reading can be. But the font alone is not enough: there is now a guide drawn up by the British Dyslexia Association that gathers together ideas for creating teaching materials to facilitate learning (http://tiny. cc/zsfvtz). It suggests, for instance, using sans serif fonts (such as Arial, Comic Sans, Verdana, Tahoma, Century Gothic, Trebuchet, Calibri or Open Sans), using bodies of at least 12-14 points with a line spacing of at least 35% longer, setting the space between words to at least 3.5 times the space between letters and avoiding underlining and the use of italics, preferring bold for emphasis. But there are also fonts created ad hoc and certified: publishers such as Biancoenero Edizioni and Sinnos have created a specific font for high readability. The Biancoenero font of the publishing house of the same name was the first to be created in Italy for this purpose and is now used by Pearson, Giunti, Mondadori Education and Rizzoli Education, and La Scuola. Created by graphic designer Umberto Mischi, with the support of a team of psychologists, typographers and experts in learning disorders, it focuses mainly on the single letter, the difference between ascending and descending lines and the average width of the letters. According to Mondadori Education and Rizzoli Education, “Thanks to the unique design of each letter and the typographical devices used in the layout (body, line spacing, use of the flag), it provides excellent readability results.” Leggimi! is the font created by Sinnos in 2006 and then adapted and updated in 2016 - again in collaboration with neuropsychiatrists, speech therapists and teachers - and is also used by Battello a Vapore. The fonts are characterised by uniform thickness and adequate spacing, and certain features that reduce confusion between certain letters. There is also EasyReading, a hybrid font made up of serif and sans serif letters. The serifs, in particular, have been created by placing specific orthogonal elongations at the ends of the letters, thus preventing confusion of those similar in shape, while the well-spaced characters avoid the perception of crowding. The typeface is used by Ancora, Panini, Edizioni Paoline Libri and RAI Libri, among others. Finally, we should also mention

Dyslexie, the result of the work of a Dutchman who has dyslexia, in which each letter is unique and unambiguous, with a somewhat childish style, and OpenDyslexic, which is an opensource font, and therefore free to use. ALTERNATIVE IMAGE DESCRIPTIONS Digital content increasingly conveys important meanings through images. But how does someone who cannot see ‘see’ an image? Through the alternative description of an image or photo. This is why it is essential, explains Mussinelli, that “All photos, illustrations and graphics in a digital document or website are accompanied by an alternative description that allows those with a visual impairment to understand the content. When images do not have an alternative description, they lose meaning, becoming silent for the visually impaired. To write a good alternative description, it is necessary to follow some rules based on a taxonomy of categories classifying the different types of images and the actual description of the picture’s content. This activity is burdensome, especially for school texts where most of the iconography is not photos but drawings, illustrations, infographics, complex images, diagrams or schemes; for this reason, LIA has started a pilot project to automate descriptions based on Artificial Intelligence. Using services based on artificial neural networks and machine learning offered by Microsoft, Google, Amazon and Facebook, a tool has been developed that receives as input an epub file, extracts all the images and automatically creates the alternative description. Mondadori Education and Rizzoli Education have also started a similar experiment based on AI. “At the moment, the accessible version of the digital text contains the images strictly necessary for comprehension, but, as far as alternative descriptions are concerned, we have recently started experimenting with AI technologies to simplify the process so that any non-textual element of the book can be included”. — LIA FOUNDATION LIBRI ITALIANI ACCESSIBILI (ACCESSIBLE ITALIAN BOOKS) Begun in 2011 first as a project of the AIE (Italian Publishers’ Association) with the support of the Ministry of Cultural Heritage and Activities to promote the culture of accessibility in the publishing field and the creation of a catalogue of accessible books in Italy, in 2014 the LIA Foundation evolved into a non-profit organisation. In 2017, the

UICI (Italian Union of the Blind and Visually Impaired) was added as an institutional member, followed in 2019 by the AID (Italian Dyslexia Association) and the ‘Regina Margherita’ Library for the Blind in Monza. The Foundation aims to allow all people with visual impairments or difficulty in reading printed publishing products to choose how, when and, above all, what to read, thus encouraging their social integration and active participation in the world of culture, school and work. Today the LIA Foundation offers consultancy and training services for companies that want to integrate digital accessibility into their production processes. It works to encourage the creation of a publishing ecosystem accessible to all, thus guaranteeing the possibility of reading a document, regardless of its type and context: e-books, balance sheets and annual reports, reports, but also websites, apps, digital platforms. Today, LIA has a catalogue of 26,000 titles certified as accessible. This number is constantly growing with new publishing releases, and it has many publishers, both large and small, as active participants (www. libriitalianiaccessibili.it).

PAGE 50 THE ERA OF ECO-DESIGN Necessary and multidisciplinary, eco-design is an increasingly established approach to packaging. But what does this formula contain, from creative thinking to production and disposal? And how can we prevent the term from becoming an empty buzzword, like so many other declarations of intent? We talked about this with three international experts: Sylvia Vitale-Rotta, Founder & CEO of Team Créatif Group; James Pryor, Co-Founder & Creative Director of the Touch agency; and Sara Limbo, Associate Professor at the Università Statale di Milano. BY ROBERTA RAGONA JAMES PRYOR Co-Founder & Creative Director of Touch James has over 20 years of expertise in the product and packaging design industry, delivering major global innovation projects for Unilever, P&G & Nestlé, to name a few. Following several design roles in agencies and in-house for businesses, including Speedo international

and 3T, James and Guy joined forces at 1HQ, with James leading the team as technical design lead. In 2008, Guy and James set up Touch, where James leads the agency’s creative output. Recently James has been at the forefront of sustainable design, leading initiatives for brands such as Häagen-Dazs, Highland Spring, and Carlsberg. SYLVIA VITALE-ROTTA Founder & CEO Team of Créatif Group Born in Tanzania of Italian parents and a citizen of the world, Sylvia Vitale-Rotta founded Team Créatif in Paris in 1986 together with Nick Craig. With a presence in 52 countries worldwide - from Brazil to the US via Singapore - Team Créatif Group focuses on branding and packaging design as well as retail design and architecture with Market Value global communication and brand content with Shortlinks for an audience of multinational clients. Sylvia Vitale-Rotta was president of the jury of the Design section of the Cannes Lions in 2009, gave a Ted talk on the theme “Packaging is for People” in 2016, has been a member of the jury of the Red Dot Awards since 2016 and has received many awards for her 30 years of work in design, not least the National Order of Merit of the French Republic. SARA LIMBO Associate Professor, University of Milan Sara Limbo is an associate professor at the Department of Science for Food, Nutrition and the Environment at the State University of Milan. She is an expert in food packaging and eco-design and an expert in food packaging and conditioning. Her scientific work has always translated into the publication of international journals in the scientific field, and in 2010 she published in collaboration with Luciano Piergiovanni “Food Packaging: Materials, technologies and food quality”, published by Springer. — The origin of the term “Eco-design” is to be found in the European Energy-related Products Directive of 2009 (Directive 2009/125/EC). The directive refers to the design of electronic equipment in terms of optimising performance with the same functional quality: a fundamental principle of eco-design also in its current meaning and extended to various fields, including packaging, based on measurable values that can be used as corporate sustainability KPIs. And with the launch of the new tranche of Horizon Europe – the European framework programme for research and innovation – the issue

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is confirmed as a pressing necessity. We took stock of the state of the art with three professionals with complementary points of view on the sector, from design thinking to scientific research, from communication to the regulatory framework of reference: if there is one field, in fact, that finds its distinctive feature in its multidisciplinary nature, it is precisely that of eco-design. Eco-design: what questions does it answer, and what are the markets that demand it most? James Pryor Our approach to design is based on science. We use ife cycle assessment tools to assess the status quo, measuring factors like carbon footprint, water resources, energy, degradability. We can then use this data to compare our ideas for the future. The brands we work with focus on two areas in particular. The first is materials that are difficult to recycle and for which there is no end-oflife management. An example of this is flexible plastic packaging, such as snack packaging: there is a solid push to find alternatives. The second is products where the packaging is responsible for the majority of the ecological footprint. While for sectors such as the dairy industry the issue is production, in the case of beer it is the packaging, with the creation, distribution and footprint of thick, heavy glass. There is room for optimisation work. Sylvia Vitale-Rotta All European countries are focused on the subject. Countries like Germany have been working on it longer, which means more advanced recycling chains and materials research, so the push is on to go further. We are not at the point where consumers stop buying products with non-recyclable packaging, but we are approaching the point where brands will receive financial penalties if they do not demonstrate that they are working on the issue. Changing a production line takes years; the time to plan for these changes through eco-design is now. Sara Limbo In recent years there has been a change of speed for companies. Research and academia have taken over the search for solutions to be ready for the market with tested and reliable ready-tomarket materials. One of the roles of the eco-designer at this time is also to create parameters for objective comparison of different solutions, which meet the criteria of repeatability of scientific data. When talking about material sub-

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stitution from the food technologist’s point of view, this also means assessing the impact of these materials on the actual shelf-life of the product. How do the principles of eco-design apply to packaging, and when can we really talk about eco-innovation? James Pryor The most radical redesign examples come from the dry foods sector and from cleaning and cosmetics products. Bag in box packaging formats include a non recyclable bag, dry food products and lots of air, and there is a lot of air between the box and the bag: two layers of packaging and volume that can be removed. We are working in two phases: the first is to remove the air and unnecessary, unrecyclable packaging and use the volumes efficiently; the second is to rethink logistics by eliminating the packaging so that the consumer is not responsible for recycling and brands do not have to deal with buying and processing the packaging. The other example is the cosmetics and hygiene products sector, which incurs unnecessary storage and shipping costs of litres and litres of water. By eliminating water and producing solid or tab products, the possibility of revolutionising packaging with the same product safety is opened up. Sylvia Vitale-Rotta Consumers are currently confused; they buy a product thinking it is sustainable, but they do not have transparent information to make a reasoned purchase. As an eco-designer, we have a duty not only to design according to the principles of the circular economy but also to communicate these principles clearly to consumers so that they can make the right choices. Sara Limbo The paradox of the past decades is that plastic research has produced so many products that it was long taken for granted that there was a plastic material for every need, with all kinds of barrier properties. Now we are getting back into the game of materials research, recreating that range of options available to companies from new materials and processes. The demand at the regulatory level is to reduce the number of materials to be disposed of: it is a question of reducing the number of variables by creating a supply chain that is advantageous for all, including economically. Are there any particularly significant examples, from the creative idea to development throughout the supply chain?

James Pryor One example is the work we are doing with Loop and Terracycle for several brands, including Haagen-Dazs. We’ve developed a container that can be reused up to a hundred times; the double-walled steel container keeps the ice cream at the right temperature and allows the top layer to melt faster than the bottom, so the ice cream is at the perfect consistency, and the two-layer insulation makes it easy to handle. It has a much smaller ecological footprint than single-use packaging, is 100% recyclable and single-material. It meets the criteria of the circular economy and also works in terms of brand positioning. During the first month of its launch, we had more than 2.4 Billion mentions on social media, and it is the most popular product in Loop’s grocery section in the US. Sylvia Vitale-Rotta A case history we love is a piece of work we did for Volvic. A study of senior consumers found that the one-and-a-half litre bottle was difficult to handle, causing joint problems. We redesigned it with a more robust, easier-to-use structure that uses less plastic. This success has encouraged Danone to adopt this approach more often in its product design. It’s an example of how design that takes into account everyone’s needs also leads to more sustainable products. Sara Limbo We are working on projects that are not yet public with companies who are optimising their packaging solutions for food products, so our role is to help them find new materials and identify critical issues in the supply chain from production to shelf. We are working on existing materials to increase their packaging and preservation performance and collaborating with packaging companies to study and develop recyclable and compostable solutions, thus arriving at simplified materials with an easier end-of-life but still guaranteeing their current quality. If you ask the average consumer what they think is the biggest source of pollution, they will answer plastic. But we have realised over the last year that plastics also meet protection and preservation needs for which suitable alternatives are not yet available in all contexts. Food waste is as serious a problem as plastic disposal, so in my opinion, it will be increasingly important for the work of the eco-designer to be supported by that of communication experts, able to convey the correct information to consumers about materials, their life cycle, the proper disposal and also about the right contexts

of use of one or the other, so that they can make correct and informed choices. The eco-designer is a professional figure who is increasingly in demand. What skills does he/she need to have? James Pryor Eco-designers must have the ability to take brand values and consumer desires and turn them into a tangible product, but they must also have a multidisciplinary background. Creativity is combined with knowledge of engineering and material science, logistics, consumer psychology, marketing, legislation, the whole packaging chain and infrastructure. An eco-designer must know the principles of the circular economy and use them creatively. Sylvia Vitale-Rotta One of the main differences in the training of eco-designers is their specialisation in specific areas. For many years, structural design was carried out by professionals within packaging companies, who had all the material and process expertise to work independently. It will be more and more common to work in teams with other realities - such as Team Créatif in France or Touch in the UK - because the world of eco-materials is increasingly complicated and the variables to be considered, whether they are the production aspect or studies of consumer habits, will be more and more diversified. We must also address the issue of waste generated by poorly thought-out packaging and logistics. If a product ends up in a landfill before being sold, it pollutes twice, and in the last year, we have had enough examples of the problems linked to logistics to understand that this is another area of work in which the contribution of eco-design will be fundamental. Sara Limbo The eco-designer must have different competencies, first of all, in the field of material safety. When it comes to material substitution, it is vital to fill the knowledge gap about the behaviour of materials once they are placed in the real context in which products are to be made, sold and used. In food packaging, this translates into knowledge about food to avoid making sustainable packaging that does not take into account the needs of the product, resulting in food waste. The work of an eco-designer is a team effort, working alongside professionals such as the logistics expert, the technologist and the materials expert. Being aware of these variables makes it possible to control the evolution of quality over time, predict it and


build modelling and forecasting mechanisms. It is necessary to use life cycle assessment tools, a quantitative approach that allows us to compare and contrast the impacts generated by one solution numerically with respect to another. We try to train professionals who have these tools, with the prospect of them working in teams with other disciplines such as economics or marketing, enabling them to predict the movements of society. Environmental regulations: what are the most important ones internationally, and how do they affect the design process? James Pryor When working on structural design, the solution must be future-proof: if done well the pack won’t need to be changed for five or ten years. In Europe, there are several specific legislations and taxes on product packaging. We have seen a growth in EPRs, Extended Product Responsibility fees, where the revenue from these fees will be used to fund the infrastructure for disposal, to recycle all materials that enter the system. This perspective impacts many of our customers; we’re working on redesigning packaging and supply chains so that when the laws come into force, they are ready with sustainable products that meet the requirements. The other big paradigm shift is carbon footprint taxation. These changes cut across all markets: in the US, individual states are beginning to introduce packaging specific legislation. France will soon adopt a law to eliminate single-use packaging and have bulk products available in all supermarkets over a certain size. If you design a product that has to live in that world, you have to design it with an awareness of what the future holds. Sylvia Vitale-Rotta In addition to these major structural projects that require substantial change, there are many factors to work on. Many of our customers are reducing the inks used on their packaging or switching to vegetable-based inks. Premium packaging is being made with gold or silver foil eco-designed inks which uses less foil because not all markets have the infrastructure to recycle metal foil products. We have also seen a significant reduction in the use of gloss varnishes compared to previous years. These are all actions that can be taken now and go in the direction of regulation, but with a shorter timeframe than systemic changes. Sara Limbo The regulatory environment may seem distant from research work, but we

have a concrete example in our European context of how regulation and innovation intersect, namely EFSA, the European Food Safety Authority. EFSA is an advisory body where legislation becomes an input for research. At the moment, research in the field of eco-design of food packaging is moving as a consequence of the requests arising from European policies on environmental sustainability. Developing solutions that meet and exceed these demands is an integral part of the eco-designer’s work. Costs: How much does sustainability affect brands’ costs, and how much does it influence their decisions? James Pryor Data shows that efficient use of materials and a supply chain that shortens the distance between production, sale and consumption creates significant savings. The mistake has been to compartmentalise thinking about the cost of packaging, whereas it is a cost that needs to be seen as a whole. When we increase efficiency and decrease waste we become more profitable.. The Ellen MacArthur Foundation, with whom many of our clients work, has calculated that moving to the circular economy means more than $600 billion in savings in energy, resource and technology costs. The mindset of brands has changed; there are many mechanisms in place to facilitate these innovations through tax incentives and financial breaks. They also know that change is inevitable if they don’t want to incur financial penalties in the future. Packaging is seen as an asset, not an unavoidable cost to stay in the market. Sylvia Vitale-Rotta Brands must also consider the risks associated with losing market share. We have already seen examples of changing consumer habits, where seemingly immovable brand loyalty has shifted towards brands perceived as more sustainable. What is now a cost will soon be a legal obligation, and the price of making up for lost time and regaining market share by snatching it from their competitors who have been quicker to adapt will be much higher. Sara Limbo Who carries out research in the field of food packaging have the opportunity to see the innovation debate from a different perspective. For companies that have embarked on a research project with the university, this investment is an advantage in terms of communication, knowledge and resources:

companies often do not have people within their own ranks who are capable of translating certain ideas into projects, which is what you get when you work with research institutes. It is also a solution for combating greenwashing because it provides data-based solutions that allow consumers to be informed of a technological and economic effort. I am convinced that now is the time for companies to invest in innovation by taking advantage of the possibilities offered by the European Union in terms of funding and resources for innovation through the support of universities and public and private research bodies.

PAGE 61 ICMA PRESENTS KIND, A COLLECTION OF 100% RECYCLED SARTORIAL PAPERS, ARISING FROM ITS COMMITMENT TO ETHICAL AND SUSTAINABLE DEVELOPMENT. There are the 100% R Bases in natural white, natural brown, and black, alongside the Linens, which replicate cloth and the color variations of sartorial fibers and fabrics, and finally, Waves, with their harmonious oriental inspiration. The new Icma Sartorial Papers are part of a one-ofa-kind collection that uses 100% recycled paper. This “manifesto” collection tells the story of the company’s commitment to ethical and sustainable development and is the result of a new season of research and creativity in the field of paper surface transformation. Icma’s new collection is called “Kind” and presents a selection of “good” and “honest” sartorial papers. It’s an expression of minimal beauty, created with sustainable materials, natural textures, and timeless finishes. The aesthetics and fine quality of the new papers take advantage of the know-how Icma has honed in over 85 years’ experience in the surface finishing of paper and cardboard. The innovation behind the Kind collection lies in several new and distinctive aspects that make these papers different from all the options currently available in the sector of creative papers for luxury packaging. These new papers are 100% recycled, FSC Recycled Credit certified, produced without chlorine or optical bleachings, and those with natural brown and black verso are not deinked. The production process is integrated, i.e. the paper is produced directly from pulp, without the interme-

diate step of making recycled pulp. This saves water and energy and reduces CO2 emissions. So let’s take a closer look at the three series in the collection. The 100% R Bases series features 13 articles in three color variants: natural white, natural brown, and black and comes in five different substance weights depending on the base (plain white is available in 120, 190, 250 gsm, natural brown in 90, 125, and 190 gsm, black in 90 gsm). The papers are available plain or enhanced with fabric and pop textures chosen from among the 200 embossed patterns in Icma’s collection, adding value to the recycled bases. The Linen series replicates the cloths traditionally used as a noble covering material, remaining faithful to the chromatic variances typical of fibers and tailoring fabrics, with an embossing and two-tone process that allows the consumption of pigments to be minimized. It’s an extensive and elegant range of 18 papers, including both fresh pastel shades and more classic colors— a palette that makes the products suitable for many types of use. The colors range from natural white, baby blue, navy, and terracotta to fern green, coral, sand, and charcoal. Waves, on the other hand, is an oriental-inspired series. The understated beauty of these calligraphic-looking papers recalls the typical waves and leaves of Japanese prints. The distinctive element is the line, which plays with perspective and harmonious shapes on the sheet of paper. This texture comes from Icma’s historical archive, which conserves the first interpretations of it on paper from the post-World War II period. It’s made with a special technique that involves embossing with dye and applying matte gold and silver to the grooves of the design. With Kind, Icma is continuing its journey of responsibility for ethical and sustainable development that led it to obtain B Corp ® status last May. For every 10,000 sheets of the new collection sold, the company has chosen to plant a tree in its Laetitia forest in Cameroon (for information, go to www.treedom.net/it/organization/icma-sartorial-paper).

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A B B I A M O

P A R L A T O

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W E

T A L K E D

A B O U T

LATERAL Lateral Creative Hub is an independent creative studio based in Milan that deals with communication on different but adjacent fronts. Brand identity, social media content, websites, video campaigns and packaging are part of a single ideal brand map, which now more than ever must be interpreted with an overall vision and management. Lateral arises from this finding and is consolidated on the basis of a well-defined approach: customize services and resources on the real needs of the project and act as one multidisciplinary and specialized interlocutor, able to offer solutions that optimize times and costs, creating high added value. www.lateral.biz F*CK 2020 CALENDAR What is the purpose of the design? Be functional, beautiful, inspiring. And, at times, liberating. F*ck 2020 is a calendar that celebrates the arrival of 2021 making a mockery of 2020, through imagination, design and irony. Born as a Christmas mailing to wish a happy new year to customers and prospects, the Lateral calendar immediately had a strong media impact by collecting articles in design magazines and blogs in Italy and abroad. Twelve months of colors, large and small desires enclosed in a leporello structure, developed to create a three-dimensional interactive object that can be held flat and leafed through like a book or standing up taking various shapes. F * ck 2020 Calendar has been awarded a Gold Award at the A’Design Awards 2020-21 in the category A’Graphics, Illustration and Visual Communication Design Award. CREDITS: Creative Director: Francesco Fallisi Designer: Francesco Fallisi Designer: Federica Bello Printing Company: Tech:art Tourin using HP Indigo Paper: Divina White by Gruppo Cordenons 240 gsm Photographer: Studio 3GK

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3M..................................................................13 ACM.............................................................. 66 Anfima........................................................31 Antonuccio Vincenzo.........................13 Asa gruppo...............................................31 Bagnara Nicola.......................................31 Ball Corporation.....................................31 Barilla.......................................................... 26 Basile Andrea......................................... 34 BasileAdv.................................................. 34 Bello Federica.........................................97 Bellotto Luca...........................................31 Biancoenero Edizioni..........................47 Bitossi Home........................................... 68 Bocini Ginevra........................................ 68 Bompan..................................................... 83 Cappelli Giovanni..................................31 Castagna Edoardo............................... 63 Cavazza Antonella............................... 56 ChiaLab......................................................46 Coo’ee Italia............................................ 62 Corradini Claudio................................. 56 Costacurta Stefano.............................31 Craig Nick..................................................51 Creostudios........................................13,62 De Berardinis Chiara........................... 34 De Marco Danilo....................................73 Delforno Paolo........................................31 Della Rupe Roberto..............................31 DLV BBDO...................................................13 E. Marinella...............................................13 Epson........................................................4,13 Estal............................................................. 34 Estermann Druck.................................46 Evangelisti Massimo...........................46 Faenza Group......................................8,32 Fallisi Francesco....................................97 Fedrigoni.............................................. 17,34 Ferrara Angelo....................................... 49 Fiore Fabio............................................... 68 Fond. Cologni Mestieri d’Arte.........48 Fondazione LIA...................................... 42 Fontana Grafica...............................12,27 Fotoceramica.Shop............................ 68 Franco Ylenia.........................................64 Funky Table............................................. 68 futurebrand............................................ 25 Gaglioti Fabrizio....................................64 Galimberti Maurizio.............................12 Gatto Niccolò......................................... 65 Ghinelli Daniela......................................70 Goglio Packaging System............... 65

González Paco....................................... 34 Grafica Nappa........................................ 34 Grafical................................................. 13,67 Grafiche Antiga..................................... 49 Gruppo Cordenons.........8,13,64,97,100 Guglielmi Giovanna............................. 63 Gustosa.......................................................13 Harrison Guy............................................51 Hello DTV.............................................13,62 hinderer+muelich.............................8,37 HP......................................................13,64,97 Icma.............................................................61 Ideology.....................................................13 Il Battello a Vapore..............................46 Il Mulino..................................................... 45 Indeco Serigrafia..................................13 ISIA...............................................................46 Konica Minolta........................................13 Kurz..................................................... 8,37,64 Labelado................................................... 34 Lateral Creative Hub...........................97 Lateral.........................................................13 Latino Gianni.......................................... 75 Lazzati.................................................. 64,95 Leonardi Dario........................................73 Limbo Sara............................................... 50 Limea Fisma.............................................31 Loison Dario............................................ 24 Lonardi Anna...........................................67 Lucatello Giancarlo.............................31 Lucatello Ottaviano.............................31 Luxepack...................................................14 Luxoro......................................... 8,34,64,99 Manifattura del Seveso.................... 83 Mantovani Monica................................31 Martinelli Enrico.....................................31 Martinelli Factory Tin Box.................31 Metlac.........................................................31 Mimaki........................................................ 83 Mischi Umberto......................................47 Mondadori Education........................44 Moretti Laura...........................................13 Moscatelli Fabio.....................................78 Mueller Martini......................................46 Mussinelli Cristina................................ 42 Nava Press............................................ 3,21 Negroni Mariangela............................ 68 New Box......................................................31 O,Nice Design..........................................13 Oasi Dynamo............................................13 O-I.................................................................64 Onlineprinters...........................................2

Ortu Gianluca.........................................64 Ost Design................................................ 34 Packaging Première............................13 Pagani Lucia............................................31 Paracchini Fabio................................... 62 Pearce Harry............................................16 Pellegri Lorenza.................................... 96 Pentagram................................................16 Pezzotta Laura....................................... 26 Piergiovanni Luciano..........................51 Pilla Sonia................................................. 23 Plus4.............................................................31 Podere l’Agave........................................13 Poletti Filippo.........................................84 Pryor James............................................ 50 Quercetti....................................................13 Raffaello....................................................46 Resistenza Type Foundry................. 34 Rigatelli Selene.....................................64 Rizzoli Education..................................44 Robilant Associati................................48 Salerno Giuseppe................................. 34 Sausa Gianpaolo....................................31 Scatto Marco...........................................31 Sinnos..........................................................47 Skira..............................................................12 Sonia Design........................................... 24 Soporcel.................................................... 49 Springer.....................................................51 Studio 3GK................................................97 Symera........................................................31 Team Créatif Group............................ 50 Tech:art.......................................................97 Terranova Instruments..................... 63 The 6th........................................................13 The Embassy......................................13,62 Tosatto Alessandro.............................. 63 Touch.......................................................... 50 Trabucco Christian.............................. 25 Turco Naomi........................................... 34 Uovonero..................................................46 UPM...............................................................67 Valletti Sergio......................................... 63 Ventitré..................................................... 34 Veralab........................................................13 Vitale-Rotta Sylvia............................... 50 Viviani Daisy............................................ 63 Weinzettl Anna......................................46 Zanasi Group........................................... 32 Zanichelli..................................................46


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C R E A T I V E

LA

COPERTINA

DI

F R A M E

QUESTO

NUMERO

È

DI

Lateral Creative Hub Lateral Creative Hub è uno studio creativo indipendente con sede a Milano che si occupa di comunicazione su fronti diversi ma attigui. Identità di marca, contenuti per social media, siti web, campagne video e packaging sono parti di un’unica ideale mappa di brand, che mai come oggi deve essere interpretata con una visione e gestione d’insieme. Nasce da questa constatazione Lateral e si consolida sulla base di un approccio ben definito: personalizzare servizi e risorse sulle reali esigenze del progetto e porsi come un unico interlocutore multidisciplinare e specializzato, in grado di offrire soluzioni che ottimizzano tempi e costi, creando alto valore aggiunto. www.lateral.biz

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F*ck 2020 Calendar Qual è lo scopo del design? Essere funzionale, bello, stimolante. E, a volte, liberatorio. F*ck 2020 è un calendario che celebra l’arrivo del 2021 facendosi beffa del 2020, attraverso l’immaginazione, il design e l’ironia. Nato come mailing natalizio per augurare buon anno a clienti e prospects, il calendario Lateral ha avuto fin da subito un forte impatto mediatico collezionando articoli su testate e blog di design in Italia e all’estero. Dodici mesi di colori, grandi e piccoli desideri racchiusi in una struttura a leporello, sviluppata per creare un oggetto interattivo tridimensionale che può essere tenuto piatto e sfogliato come un libro o in piedi assumendo varie forme.  F*ck 2020 Calendar si è aggiudicato un oro agli A’Design Awards 2020-21 nella categoria A’Graphics, Illustration and Visual Communication Design Award.

CREDITS Direttore Creativo: Francesco Fallisi Designer: Francesco Fallisi Designer: Federica Bello Stampato da: Tech:art Torino con tecnologia HP Indigo Carta: Gruppo Cordenons Divina White 240 g Fotografo: Studio 3GK


onicedesign.it

See. Touch. Feel. Quando la nobilitazione incontra le tendenze, il packaging diventa design.


87

PRINT LOVERS

87/2021 printlovers.net

P R I N T B U Y E R | S T R AT E G I E E T E C N I C H E D E L L A C O M U N I C A Z I O N E S TA M PATA

S T R A T E G O G R O U P | Via Cassanese, 224 | 20054 Segrate (Milano) | ITALIA | € 14,00

Profile for Stratego Group Srl

Printlovers, n. 87, 2021  

Strategie e tecniche della comunicazione stampata

Printlovers, n. 87, 2021  

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