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      L'ABUSO  DELLA  VIDEOFONIA   E  PROBLEMI  ATTINENTI     EVOLUZIONE  GIOVANILE  

Sergio Sapetti


ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE “GIOVANNI CENA” VIA DORA BALTEA 3 – L0015 IVREA (TORINO)

INDICE 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

1.

capitolo.......................................................................................................................... 2 capitolo.......................................................................................................................... 3 capitolo.......................................................................................................................... 4 capitolo.......................................................................................................................... 5 capitolo.......................................................................................................................... 6 capitolo.......................................................................................................................... 7 capitolo.......................................................................................................................... 9

capitolo

In prima analisi si deve comprendere che: agli occhi dell'adulto il giovane sembra impaziente perché richiede un quantitativo apparente di esperienze maggiore rispetto all'unità di tempo. Ciò non è esatto. L'adulto e il giovane hanno lo stesso quantitativo di richiesta, è il loro modo di concepire lo scorrere del tempo che è diverso. Agli albori della cinematografia, il "cameramen" aveva il compito di filmare una scena (oggettiva, uguale per tutti), girando più o meno velocemente la manovella della cinepresa. Se la manovella era girata velocemente, il film conteneva un maggior numero di fotogrammi per unità di tempo, quindi risultava al rallentatore; se la manovella era girata lentamente, il film conteneva pochi fotogrammi per unità di tempo e risultava veloce o addirittura a scatti; la scena ripresa però era oggettivamente caratterizzata da un suo tempo di svolgimento peculiare, invece era la ripresa cinematografica che durante la proiezione la rendeva troppo lenta o troppo veloce, in proporzione inversa alla velocità di acquisizione. La graduale trasformazione biologica dell'organismo vivente, nell'essere umano è consapevolizzata con una rapidità diversa a seconda dell'età. In proporzione, mentre un bambino di 10 anni, nel giro di un anno, incrementa del 10% la sua vita (nell'esempio cinematografico: tanti fotogrammi, quindi il bambino rispetto all'adulto vede la scena al rallentatore) nello stesso periodo di tempo, un anziano centenario l'avrà incrementata del solo 1% (quindi la sua percezione del tempo, nell'esempio cinematografico, sarà rapidissima ed egli avrà difficoltà ad inserire nuove nozioni senza un ambiente calmo e paziente). Il ritmo di vita del bambino è perciò di natura dotato di una vibrazionalità più elevata del ritmo di chi è più grande di lui. Quando tra i due individui vi è un interscambio di notizie, l'adulto deve tenere conto che il bambino si annoierà e dimostrerà impazienza se la velocità dei messaggi non sarà adatta alle sue richieste. Ciò non significa che ad un bambino si debba parlare a 180 parole al minuto anziché a 120, perché non è la velocità del parlato ma il quantitativo di informazioni che conta: per un bambino, imparare una lettera dell'alfabeto mette in moto talmente tanti impulsi neuronali che può essere soddisfatto o addirittura intasato dal gran numero di informazioni esperienziali; una lettera dell'alfabeto contiene gli archetipi del suono e della forma del Verbo Creatore,

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l'acquisizione della pronuncia e poi della scrittura di una lettera dell'alfabeto è relativa alla storia dell'umanità, viceversa imparare a guidare un'automobile impegna lo sviluppo di facoltà già acquisite in altri ambiti: equilibrio, orientamento, coordinazione ecc. in tal caso si ha solamente l'applicazione ad un nuovo ambiente di dati già elaborati durante la precedente crescita. Personalmente non noto che i bambini di oggi richiedano meno informazioni esperienziali dei loro predecessori, viceversa, per lo stile di vita e l'educazione odierna, essi sono più orientati ad acquisire nozioni tecnologiche a discapito di esperienze fisiche: molti non riescono a fare le capriole ma prima di andare a scuola già sanno manovrare telecomandi e telefoni cellulari! A parità di bambini è cambiato l'ambiente, loro si sono adattati, spostando l'interesse dal piano fisico a quello mentale, in base a regole di sopravvivenza istintualmente presenti nel profondo inconscio di ciascuno: "Se il mondo è questo, mi ci adatto".

2.

capitolo

Nel corso degli ultimi anni, soprattutto negli ambienti scolastici, si è manifestata un'accentuazione di fenomeni che, mentre prima erano presenti ma circoscritti a casi sporadici, ora si stanno generalizzando. Per organizzare il lavoro, restando nell'ambito di questo manuale, i fenomeni si riassumono in: "spettacoli di esibizionismo filmati tramite il videofonino e inseriti in internet". In genere non si dà molta importanza alle parole e al loro vero significato etimologico ed esoterico, invece, nel simbolo del "verbo" vi è la risposta alla domanda. Ripeto perciò la "frase chiave" suddetta e stimolo tutti gli insegnanti a fare sempre molta attenzione a quali parole sono utilizzate dagli alunni, infatti, inconsapevolmente, essi con l'uso di un certo termine anziché un altro palesano i problemi e le richieste al docente: "spettacoli di esibizionismo filmati tramite il videofonino e inseriti in internet". Questi sono i dati di partenza certi che abbiamo a disposizione per un'analisi, su questi occorre lavorare per capire la causa del problema e quindi trovare le giuste soluzioni. Lo spettacolo è lo specchio, lo specchio riflette la luce, lo specchio permette di vedersi, soprattutto: lo specchio è uno strumento di osservazione. Prima conclusione: inconsciamente, dando spettacolo si osserva. Lo spettacolo è esibizionista, esibire è estrarre ciò che si ha. Avere è "prendere" non istantaneamente bensì "prendere con una durata di tempo". Seconda conclusione: inconsciamente, dando spettacolo esibizionista si vuol osservare ciò che si ha in forma duratura. Il filmato è una narrazione, si sta raccontando una storia, a chi la si vuol raccontare la propria storia personale? A tutto il mondo: Internet. Terza conclusione: osservo e faccio partecipe il tutto mondo di quello che valgo veramente. Un concetto a parte per il videofonino, infatti questo strumento permette di vivere virtualmente un contatto interpersonale, abbattendo le barriere della distanza e permettendo di utilizzare tre sensi su cinque: tatto, vista, udito. Ma il vantaggio apparente rispetto al qui e ora del contatto fisico, è che il filmato può essere registrato e inserito in internet in modo duraturo, quindi la richiesta è: che la mia azione duri nel tempo.

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In base a queste premesse si può osservare una discrepanza tra il concetto che ritrae i ragazzi odierni come: vuoti, impazienti, annoiati, senza stimoli e l'analisi su esposta che si trae dall'inconscio dei loro atti più palesi: estrema voglia di far vedere quanto valgono a tutti e per lunghi periodi. Forse però, il problema è che tra la volontà potenziale e le vere qualità espresse, essendo gli adolescenti stimolati sopratutto da istinto e avventatezza, anche se i concetti base sono buoni, i risultati sono discutibili.

3.

capitolo

Il cervello è programmato per comprendere i dati mediante dei confronti. Ogni senso trasmette le sue ricezioni al cervello, è quest'ultimo che genera la "sua realtà soggettiva" analizzando i dati provenienti dall'esterno (l'esterno può anche essere un'altra zona corporea). Faccio un esempio: di fronte ho una persona più alta di me, dietro di lei, sullo sfondo vedo una casa, dietro alla casa, lontanissime all'orizzonte, vedo le punte delle montagne. Gli occhi recepiscono questa informazione così com'è: la persona è alta, la casa è bassa, le montagne sono piccole. Il cervello elabora i dati e in base alla conoscenza acquisita da bambino suggerisce la soluzione oggettiva: la persona è più piccola della casa che a sua volta è molto più piccola delle montagne, ma la casa e le montagne sono lontane perciò sembrano essere di dimensioni inferiori alla persona. Io non ho "visto" una montagna più alta di una casa che è più alta di una persona, è stato il mio cervello, in base alla sua programmazione, cioè in base ai dati che vi sono stati immessi all'origine o con le nozioni acquisite in seguito che ha dedotto questa soluzione logica. Questo esempio vale per tutti i sensi. Non vi sono perciò dei pensieri coscienti generati da una realtà oggettiva, invece vi sono dei punti di vista analitici, personali, che sono delle soluzioni apparentemente logiche, ma non per questo infallibili, per sopravvivere in questo tempo materia. Ad ogni effetto corrisponde una causa, quando un evento è ormai soggetto agli effetti è difficile porvi un rimedio che non sia basato sulla coercizione, ma lo scopo di questo manuale è di trovare le cause originarie del problema (sia da parte degli adolescenti, sia dei docenti) per render possibile l'attivazione di nuove cause consone all'armonia e non al disagio e al disordine attuale. Per quanto riguarda la coercizione, gli enti pubblici troveranno le soluzioni immediate più appropriate, ma per evolversi occorre aiutare a sviluppare nel bene le cause profonde del fenomeno. In base al risultato dell'analisi, sapendo che l'effetto è stato generato da una decisione cerebrale, in base alla programmazione ricevuta dall'adolescente, genero la domanda corrispondente: "perché osservo e faccio partecipe tutto il mondo di quello che valgo veramente?" in pratica, chi me lo fa fare di dare pubblico spettacolo, magari osceno, mettendo in mostra delle qualità che non sono le mie ragioni di vita? Sarebbe semplificativo imputare le cause del comportamento adolescenziale esclusivamente ad una moda fornita da adulti che speculano e si approfittano di loro, purtroppo tale esempio, soprattutto a livello televisivo, è diffuso, ma anche in questo caso siamo negli effetti, non nelle cause: se io non sento lo stimolo interno per assumere droga o comportarmi sessualmente in modo perverso, la sola pubblicità esterna, pur subliminale, non è sufficiente per convincermi. Viceversa è la constatazione che in questo periodo storico c'è la richiesta di determinate emozioni che stimola i venditori di veleni ad approfittarsi dei più deboli ed ignoranti. La Scuola pubblica, dopo la famiglia, è il luogo più appropriato per aiutare a convogliare giustamente le energie dei giovani verso le loro vere prerogative, non secondo i concetti di chi li ha preceduti, ma per renderli atti a generare il futuro.

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Accettando di nascere oggi in un corpo umano, la Vita affida al genitore e all'insegnante il difficile compito di aiutare ciascuno a ritrovare se stesso e le sue ragioni di vita, questo compito è sacro, va tutelato, onorato e rispettato. Per rispondere alla domanda precedente, tenendo conto, come ho premesso, della relatività del pensiero cosciente, occorre distinguere tra l'obiettivo ipotetico che l'adolescente si è posto quando ha deciso di esibirsi, rispetto alle vere motivazioni, inconsce e sconosciute, che lo hanno veramente mosso all'azione. L'obiettivo immediato, personale, può essere un momento di noia, il desiderio di assomigliare ad un modello (compagno, attore ecc.) e non sono di grande importanza perché hanno condotto ad un risultato che se da un lato è stato approvato da pochi pari livello evolutivo, dall'altro è oggettivamente pietoso (come quando un bambino taglia un braccio al soldatino perché vuole impossessarsi della spada di plastica per usarla, poi si accorge che in mano sua la spada è microscopica e il soldatino è monco). Ma la causa profonda è il "bisogno di esternare ciò che si ha", cioè di "CAPIRE CHI SONO". Aiutare i piccoli a crescere imparando a conoscere e a riconoscere il proprio valore personale è uno dei compiti della scuola, luogo in cui gli adolescenti trascorrono molte ore settimanali di vita attiva! Allora perché proprio a scuola, invece di avere l'estrinsecazione positiva della manifestazione si ha quella deleteria e degradata? Anche in questo caso non è giusto entrare in argomenti non attinenti a questo manuale, non esistono insegnanti di serie A e di serie B, non esistono scuole migliori e scuole peggiori, la Scuola e il Docente sono sempre validi, ma non sempre chi ne incarna la mansione riesce a svolgere i suoi compiti con l'esatta comprensione del ruolo e dei fenomeni da elaborare.

4.

capitolo

CHI SONO? Sono un adolescente, quindi una vita incarnata in un essere umano, in questo spazio-tempo, il cui rapporto con l'esistenza è impaziente e istintuale. Per poter aiutare questo adolescente a crescere (ma anche per distruggerlo se si vuole approfittare delle sue enormi risorse, e questo i venditori di veleno lo sanno benissimo perché è la loro ragione di vita) lo si aiuta a consapevolizzare il suo potere. Il potere individuale è la proprietà relativa all'individuo, è la sua potenza. La potenza è il lavoro compiuto nell'unità di tempo. Il lavoro è il prodotto di una forza per lo spostamento dal suo punto di applicazione, quindi la potenza è una forza in movimento, misurata in un istante. La forza è la "causa" che perturba lo stato di quiete o di moto di un corpo, da ciò si deduce che il potere individuale è la potenzialità di agire la causa che ci ha portato a vivere. La causa della vita è l'ignoranza perché fino a che si ignora una realtà non si è nell'assoluto, quindi, l'ignoranza genera l'esigenza di consapevolizzare l'esistenza tramite continue trasformazioni in un universo duale, binario, in modo da render possibile una scelta autonoma. Le trasformazioni sono obbligatorie, il corpo biologico più o meno perde un kilogrammo al giorno di sostanze, tra calore, emissioni solide e liquide, le molecole di tutte le cellule viventi si modificano di continuo, perciò il corpo che indossavamo ieri, oggi è già diverso, quello della stagione scorsa è finito nell'aria e nelle fognature, quello di 7 anni fa potrebbe essere già diventato una pianta, una nuvola o un fungo; con questa realtà a disposizione, come si può credere di "possedere un corpo" oppure che sia il "corpo a darci vita" e non noi a dar vita a lui non riesco razionalmente a capirlo, il corpo non esiste di per se stesso, non è mai uguale, se non ci fossi io come collante non sarebbe in grado di far nulla attivamente, è per me impensabile e inconcepibile immaginare la vita come un corpo biologico.

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Mentre questo concetto io ora lo esprimo in termini razionali, l'istintuale, quindi l'adolescente, lo percepisce con enfasi ma non riesce a comprenderlo cerebralmente, intanto, spesso, dall'esterno la società e soprattutto le mode lo portano ad enfatizzare l'immagine corporea a discapito della ricerca sottile dell'essenza della Vita.

5.

capitolo

Siamo in un universo duale, binario, ogni causa relativa ha una concausa di equilibrio potenziale, l'effetto dipende dalla scelta individuale es. causa: ho fame, concausa di equilibrio: sono a digiuno; scelta personale: cerco nutrimento, sopporto e non cerco nutrimento. Perché di fronte ad uno stimolo potente ed istintuale come la fame posso evitare di cercare nutrimento? Non per ragioni fisiche, perché il fisico ha già deciso di invogliarmi a cercare nutrimento tramite lo stimolo sensoriale della fame. A nessuno piace soffrire (il masochista trova piacere in alcuni dolori, questo non significa che gli piaccia soffrire ma che trova gioia dalla sofferenza), se si sceglie attivamente una via di sofferenza è perché si spera di riequilibrarne il dolore, ottenendo un piacere maggiore. Tante persone si lamentano di sofferenze che mai si impegnano veramente ad affrontare con intelligenza, volontà e costanza perché in realtà grazie alla palese manifestazione di disagio, ottengono in cambio dei benefici occulti più elevati. L'inconscio è fuori dal tempo-materia in cui è consapevole la mente conscia, ogni volta che sentiamo un profumo o un suono udito in occasioni particolarmente significative, l'inconscio rivive quell'esperienza così come fu vissuta magari molti anni prima; nei cassetti dell'inconscio siamo in un altro universo, senza tempo, senza limiti di spazio. Così alle prime potentissime richieste fisiologiche di certezze sulla nostra stessa nascita, si sono incarnati degli psichismi, degli archetipi, che sono il nostro potenziale per tutta questa vita relativa. Ad un certo punto, il bisogno di certezze si fa impellente, il mio universo mi va stretto, proietto fuori da me il disagio (specchio=spettacolo), lo faccio nel momento e con il mezzo che meglio lo rappresenti, ma quello che esce dalla mia rappresentazione adolescenziale non è il disagio, ma la mia risposta al disagio che, essendo a specchio, quindi riflessa, è ribaltata! "perché voglio osservare e fare partecipe tutto il mondo di quello che valgo veramente?" "perché, secondo me, nessuno vuole osservarmi e farsi partecipe di chi sono realmente, a parte quei pochi coetanei che condividono con me la stessa esperienza" Questo è un punto di vista relativo, infatti si sa che l'adulto stima l'adolescente, ma spesso pretende da lui dei comportamenti che sono a loro volta delle proiezioni delle problematiche dell'adulto e non delle vere prerogative del ragazzo. Però l'adolescente è troppo istintuale e in preda agli effetti per poterlo capire se non gli si va incontro con molta pazienza ed ecco spiegato perché nella risposta ho inserito le parole "secondo me". Una sillaba chiave che ho inserito è poi "farsi partecipe", infatti si è spesso alla ricerca di qualcuno che dall'esterno ci venga incontro, comprendendoci senza una richiesta esplicita, ma solo per il fatto che noi ci siamo. Purtroppo invece, se non adottano comportamenti pragmatici o esuberanti, in questa società è difficile farsi notare. Ho poi cambiato la parola "veramente" della domanda con "realmente" nella risposta, per dare un tono più materico, terreno al vero bisogno primario dell'adolescente.

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6.

capitolo

La spiegazione dettagliata dell'uso delle parole relativa al capitolo precedente è un primo spunto per suggerire come passare dall'analisi all'intervento. Riepilogando, il videotelefono stimola praticamente tutti i sensi ma soprattutto tatto, vista e udito, questo è un primo simbolo di disagio: spesso i ragazzi da parte di chi è più grande di loro non ricevono CONTATTO, SGUARDO, APPRENDIMENTO CHIARO. Il CONTATTO è in questa società ridotto al minimo, si pensi che per un etto di prosciutto si sprecano due fogli di plastica, un sacco di carta (spesso non riciclabile), uno scontrino adesivo; da recenti analisi condotte con dei fornai e rivenditori di pane ho desunto che vi è un forte incremento di bambini che rifiutano di nutrirsi con merendine che non siano confezionate nella plastica (perché altrimenti non sono igieniche); qualunque adulto ormai deve tenersi lontano dall'esecuzione di gesti d'affetto verso i minori per paura di esser creduto un pervertito (fino a pochi decenni fa era normale il gesto d'affetto proprio per rincuorare il piccolo che nella vita c'è sempre qualcuno che lo può aiutare disinteressatamente); la disinibizione in alcuni comportamenti sessuali nasconde però la riduzione al minimo dei gesti d'affetto all'interno delle coppie siano esse costituite da adolescenti o da gente adulta. L'insegnante può offrire un contatto enorme se condivide gli spazi degli alunni, minimo se resta nella sua posizione cattedratica. Se il docente non fissa la sua immagine in un certo settore dell'aula, ma circola e si propone in luoghi della stessa a seconda degli eventi, studiando quale sia l'orientamento migliore in un certo momento, stempera la mancanza di contatto, evitando di incorrere per contro in legami troppo stretti. Da parte del docente occorre sempre avere la consapevolezza di essere nel posto giusto al momento giusto per poter rappresentare, agli occhi del discente, sia una presenza di controllo, ma anche di sostegno. Lo SGUARDO è a sua volta uno specchio che riflette la vera essenza del rapporto interiore che ci lega ad una persona, lo sguardo dell'insegnante è quello di un professionista che propone la sua forza ("causa" che perturba lo stato di quiete o di motodell'alunno) al fine di ottenere l'obiettivo richiesto dal discente: "allenami a vivere bene". Mi sembra superfluo dover sottolineare che chiunque svolga lavori che hanno una finalità prioritaria di formare ed educare altri individui, prima di svolgere la sua attività e periodicamente per controllo, deve sottoporsi ad analisi (tramite un analista, non solo con un'autoanalisi, mentre quest'ultima dovrebbe essere continua e quotidiana). Eppure riscontro che in certe situazioni si ha ritrosia a mettersi in discussione di fronte a qualcuno che non ha altra funzione che essere il nostro "specchio parlante" per aiutarci a riflettere e a migliorare. L'analisi è inoltre utile fonte all'insegnante di strumenti idonei per elaborare e risolvere i suoi compiti. Purtroppo sia nei rapporti sociali sia nei rapporti scolastici gli sguardi diretti spesso sono evitati per evitare di mettere in soggezione l'altro individuo o per non far credere di essere invasivi, personalmente non ritengo che il nostro inconscio abbia il problema della privacy quando le intenzioni sono giuste e oneste, mentre con i "vampiri" che insidiano le nostre risorse interiori per appropriarsene, spesso un ottimo deterrente è il fissarli direttamente negli occhi e questo è un buon insegnamento che il docente fornisce, nell'ambito delle sue competenze, all'alunno.

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APPRENDIMENTO: in tale parola inserisco il simbolismo dell'orecchio, cioè la capacità potenziale di acquisire nozioni proveniente dall'esperienza, ma in senso più fisico l'orecchio è il "governo" del suono e dell'equilibrio. Cosa piace ai giovani, da sempre e per fortuna ancor oggi? Il ballo e la musica. Ed ecco che accanto ad un certo argomento intorno al quale si è costruito questo manuale (videofonini) si ha un altro problema comportamentale dei ragazzi: l'abuso di ascolto di musica in formato MP3. Le cuffie e l'alto volume isolano il ragazzo dal mondo esterno (che oltre ad essere considerato noioso è altresì rumoroso a causa dell'inquinamento acustico dei centri abitati), proiettandolo in un universo di suoni che lui ha scelto per moda e per piacere momentaneo. A questi stimoli l'insegnante dovrà rispondere con altrettanti suoni adeguati; a questo proposito, anche se è recensito nella bibliografia di un altra mia pagina web, ricordo qui l'importante opera del dott. Milton H. Erickson - LA MIA VOCE DI ACCOMPAGNERÀ a cura di Sidney Rosen CASA EDITRICE ASTROLABIO oltre che di molte altre opere del medesimo eccelso psicologo del XX secolo. Lo studio di tecniche di dizione e di recitazione, aiutano l'insegnante ad utilizzare delle modalità di voce atte a stimolare inconsciamente l'attenzione dell'alunno, allo stesso modo con cui, con le tonalità non adatte, l'alunno si estranea dalla lezione. Oltre alle importanti informazioni ricavate dai testi del dott. Milton H. Erickson e all'allenamento della giusta tonalità di voce, è importante sapere il significato simbolico, archetipico dei suoni. Queste informazioni non sono facilmente reperibili ma si possono desumere per ragionamento (oltre che con percorsi specifici, come ad esempio dei percorsi spirituali che aiutano a comprendere, con la recitazione mantrica, il significato del suono; un testo base che fornisce dei dati molto utili è "i mantra" di Stefania Redini, de Vecchi Editore). Si noti come sia in centri buddistici sia presso alcuni psichiatri spagnoli si utilizzi la scrittura per aiutare lo sviluppo delle persone: nell'uno e nell'altro caso li si fa scrivere, i buddisti fanno scrivere i loro simboli sacri, gli psichiatri fanno scrivere in corsivo, poi, in base alle irregolarità riscontrate, si forniscono degli "allenamenti" atti a migliorare il percorso (spirituale in un caso, psicologico nell'altro) degli utenti. Mentre gli psichiatri insegnano a scrivere con grafia diversa le stesse parole, i buddisti insegnano a recitare quei mantra (quindi suoni sacri) che aiutando il riequilibrio interiore di chi li pronuncia correttamente, armonizzano anche la futura stesura del simbolo scritto. L'uso del suono è potentissimo! Ad esempio, appoggiare l'intenzione della voce su una vocale anziché un'altra, può spostare l'attenzione inconscia dell'interlocutore verso concetti più personali o verso concetti più universali, la vocale "a", vocale con il suono di vibrazione mediana, è universale (colore, forma, suono ecc. sono oggettivamente uguali per tutti nel loro valore assoluto, indipendentemente che ognuno li interpreti a modo suo), il suono della lettera "i", vocale con il suono di vibrazione elevata, è individuale mentale (l'interpretazione dei valori assoluti è sempre personale); il suono della lettera "u", vocale con il suono di vibrazione profonda, è di stimolo istintuale, personale ma indifferenziato (i bisogni primari sono uguali per tutti ma sono vissuti peculiarmente da ciascuno in modo diverso). Il docente che sa modulare in modo naturale e automatico la tonalità di voce in base all'obiettivo da raggiungere avrà senz'altro un carisma favorevole e ridurrà la necessità da parte dell'alunno di ricorrere ad alternative diverse per non annoiarsi. Una spiegazione nell'uso delle tonalità simboliche simile a quella dei suoni è quella dei colori, che è presente nel mio manuale on line di CROMOLOGIA, ma anche le nozioni base di grafologia e di stenografia sono utili per comprendere il meccanismo della comunicazione sonora.

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Infatti i principali sistemi stenografici si basano sul concetto di rappresentare il suono com'è pronunciato e non la parola così com'è scritta ortograficamente in lingua corrente, perciò lo studio dei testi di storia della stenografia (forse reperibili presso l'Accademia Aliprandi di Firenze, la casa Editrice Giunti e presso qualche centro dell'Intersteno), è un altro valido supporto per entrare in sintonia con il simbolismo subliminale.

7.

capitolo

In conclusione, dopo aver esposto con il ragionamento quali sono le cause che originano gli effetti di disagio scolastico e quindi dopo aver suggerito dei metodi per aiutare gli insegnanti ad avere degli strumenti appropriati per svolgere con dovizia il loro lavoro e gli studenti per ottenere quello per cui sono venuti al mondo: "sapere chi sono ed esprimere le loro potenzialità". Concludo sottoponendo all'attenzione del lettore questa immagine, tratta liberamente dal web insieme ad altre immagini con contenuti subliminali:

la si osservi con particolare attenzione e si cerchi di capire bene cosa rappresenta

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Cosa si è visto? La risposta fornita dalla maggioranza degli adulti è: una scena intima o erotica o simile. Ma degli studi hanno dimostrato che i bambini non riconoscono questa immagine intima perché la loro memoria non conosce ancora questa situazione, ciò che vedono i bambini sono 9 delfini. Ora, anche l'adulto, pian piano cerchi i 9 delfini, se non li avesse già visti prima. La riflessione è questa: giusto che il bambino non veda la scena intima perché non la conosce ancora, ma perché l'adulto NON HA VISTO I DELFINI? Essere adulti non deve significare soffocare il bambino che ci ha generato, egli è ancora in noi nel nostro profondo e ancora più in profondo c'è tutta la storia dell'umanità. Questo enorme potenziale c'è nell'uomo realizzato professionalmente e culturalmente ad altissimo livello e c'è nell'adolescente che si filma con il videofonino, con i messaggi subliminali dei venditori di veleni il bambino si estingue e l'adolescente è un vecchio impasticcato. Con l'insegnante presente, che con lo sguardo e la tonalità di voce esprime la sua partecipazione carismatica al divenire dell'esistenza, l'adolescente fonda le radici del suo Albero della Vita in un terreno solido e ben nutrito.

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Bibliografia: ♦ Nicola Zingarelli - vocabolario della lingua italiana (X edizione) - Zanichelli Editore ♦ Giacomo Devoto - avviamento alla etimologia italiana - editore Felice Le Monnier ♦ Michele Giocondi (collaborazione Piero Marovelli) - dizionario dei sinonimi e contrari - Editoriale Paradigma ♦ Sito internet giochidiluce

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L'abuso della videofonia e bullismo a scuola