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Andrea Cervellin Campione Italiano motocross



alpinismo 3

TINTARELLA DI SCIALPINISMO UNA SERATA SUGLI SCI GRAZIE A DYNAFIT C’è una novità che animerà le fredde serate di quindici rifugi alpini, e non solo: Nachtspektakel - Tour the Moon, un circuito di quaranta date dove tutti potranno vivere l’esperienza di “una notturna” e, soprattutto, di una cena in quota insieme a tanti amici.

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ynafit mette fine alle noiose serate invernali e offre la possibilità di sciare di notte, sotto il cielo stellato. Un appuntamento itinerante sulle nostre montagne dove liberamente si può vivere lo scialpinismo in modo ludico e divertente, rigenerante per il fisico e ritemprante per la mente. Un progetto Dynafit che coinvolge alcuni tra i più accoglienti rifugi alpini e i più qualificati punti vendita di scialpinismo. Nella maggior parte dei casi Dynafit metterà a disposizione dei partecipanti sci e attacchi di prova. Grazie alla collaborazione con un totale di 15 negozi specializzati in articoli sportivi nelle immediate vicinanze delle rispettive location per lo sci notturno, tutti i partecipanti avranno la possibilità

Lo sci in notturna di Dynafit coinvolgerà 15 rifugi alpini: Rifugio

Località

Mont Seuc (1700 m.)

Alpe di Siusi (BZ)

Innerhofer Alm (1.743 m.)

Valle Aurina/Rio Bianco (BZ)

Rifugio Bristot al Col Toront (1612 m.) Nevegal (BL) Bar Ristoro La Grava (1300 m.)

Nevegal (BL)

Pfeifer Huisele (1720 m.)

Colle Isarco (BZ)

Baita del Cacciatore (1830 m.)

San Candido - Monte Elmo (BZ)

Höferalm (2010 m.)

Burgusio - Watles ski area (BZ)

Bar Ristoro Spirito di Vino (1894 m.)

Laris, Champorcher (AO)

Bar Ristorante Campo (1600 m.)

Alpe Mera, Scopello (VC)

Rifugio Crosta (1751 m.)

Alpe Solcio, Varzo (VB)

Rifugio Meira Garneri (1800 m.)

Vallone di Sant’Anna, Sampeyre (CN)

Rifugio Graffer (2261 m.)

Pian del Grostè, Madonna di Campiglio (TN)

Rifugio Campogrosso (1457 m.)

Campogrosso, Recoaro Terme (VI)

Rifugio Franchetti (2433 m.)

Vallone delle Cornacchie, Prati di Tivo (TE)

Rifugio Montecristo

Località Le Steppe-Montecristo, Assergi (AQ)

di noleggiare l’attrezzatura di prova Dynafit per il tour dei rifugi. Lo scopo del progetto è soprattutto quello di divertirsi praticando lo scialpinismo e avvicinare e incoraggiare anche i principianti di questo sport. La praticità e la facilità di utilizzo delle attrezzature Dynafit renderanno i tour divertenti anche per i novizi dello sport, inoltre i rivenditori specializzati forniranno tutta l’assistenza necessaria. Con 15 percorsi diversi, tra i 250 e gli 900 metri di dislivello, principianti o professionisti dello scialpinismo troveranno il tour che fa per loro: nel bosco, lungo i sentieri forestali o a margine delle piste che risultano ovviamente vuote durante la notte. La sicurezza sarà come sempre al primo posto: lungo i vari percorsi, infatti, nelle serate di sci notturno non saranno impiegati gatti delle nevi né


cannoni sparaneve. Chi parteciperà alle serate potrà vivere per una volta l’esperienza di sentire lo scricchiolio della neve fresca nell’altrimenti silenziosissimo paesaggio alpino, osservare le ombre degli alberi innevati al chiaro di luna e godersi una tranquilla salita su una montagna dove di giorno sferragliano le cabine della funivia. Su, ad attendere gli sportivi, vi saranno squisiti banchetti per gli escursionisti e tante persone che condividono la stessa passione e che non resistono al fascino dello sci escursionismo in notturna. L’atmosfera autentica dei rifugi farà sì che molti si tratterranno più del previsto, con nuovi o vecchi amici, e la promessa di tornare la settimana successiva. E alla fine vi sarà un altro piacere da gustare: la discesa alla luce delle lampade e della luna! Ai piedi delle Piccole Dolomiti, il Rifugio Campogrosso in collaborazione con il negozio Valli Sport di Schio, apre agli scialpinisti tutti i venerdì dal 07-01-11 al 04-03-11. Si può raggiungere da due versanti, quello trentino da Rovereto, quello vicentino da Schio fino al Pian delle Fugazze dove si parcheggia nei pressi di Malga Fratte detta anche „Mangia e bevi“ e si continua per il segnavia n° 173 (ex 13) per Malga Boffetal; il rifugio è raggiungibile anche da Recoaro Terme fino al Rifugio La Guardia, dove è disponibile un ampio parcheggio, da qui si prosegue seguendo la strada carrozzabile o il sentiero n° 151 (ex 1). Per ulteriori informazioni: Valli Sport tel. 0445/517626 info@vallisport.it www.vallisport.it Per conoscere tutti i rifugi che partecipano all’iniziativa, le specialità offerte, come raggiungerli e il partner specializzato per le attrezzature di prova, si può visitare il sito www. dynafit.it Tutte le informazioni sulla stagione di sci notturno 2010/2011 saranno disponibili anche sulla pagina face book di DYNAFIT.


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Sportivi e non

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me, ma sono pronto a scommettere di non essere il solo, viene spontaneo dividere l’umanità in due macro categorie: chi ha fatto sport e chi no. Trovandovi, in questa distinzione, molti più significati di chi si ostina a cercare un briciolo di senso nelle vecchie e logore categorie: ebrei e gentili, bianchi e neri, essere di destra o di sinistra. Termini oggi completamente svuotati di senso, come guelfi e ghibellini o come riformisti e conservatori. Faccio solo un esempio: Messner in una bella intervista che vi consiglio, “La mia vita al limite”, si definisce un riformista, ma in tema di tutela dell’ambiente dice di essere un convinto conservatore. Invece, basta essere in un luogo qualsiasi, meglio se non sportivo, e si percepisce subito chi ha ricevuto un’educazione da sportivo e chi no. In spiaggia o sulla neve, al supermercato o in autostrada i non sportivi si di-

stinguono a colpo d’occhio. Primo, perché sono imbranati. In spiaggia possono inciampare sulla sabbia, al supermercato accorgersi di aver dimenticato il portafoglio al momento di pagare, in autostrada viaggiare a 100 all’ora sulla corsia di sorpasso, che se così facessero in coda a uno skilift, per esempio, sarebbero ancora lì chissà da quale stagione. Secondo, perché sono maleducati: sporcano, gridano, fanno i prepotenti, che per loro magari vuol dire avere carattere, ma è vero il contrario. Terzo, perché sono brutti, forse non necessariamente in senso genetico, sono brutti perché, la frase è di Winston Churchill, “non sono baciati dalla simmetria classica tra mente e corpo”. Corpi casualmente belli con teste fatalmente vuote; intelligenze brillanti in corpi grossi, grassi, goffi. Chi, invece, ha fatto fin da piccolo un’attività sportiva ha una luce diversa. Dei modi di comportarsi diversi. E’ più sveglio, sa organizzarsi, è indipendente. E’

di Luigi Borgo educato. Poche attività sanno trasmettere il senso della disciplina senza cadere nell’autoritarismo come lo sport. Non c’è modo migliore della pratica sportiva per insegnare ai giovani il valore delle regole. Lo sport è il massimo educatore. Forse il senso di certi valori a molti ragazzini sfugge mentre vivono lo sport, forse talvolta anche qualche genitore non capisce la severità degli allenatori, il loro pretendere impegno, serietà, determinazione, forse non si capisce il significato di allenarsi alle prime luci dell’alba o dopo il tramonto, quando fuori fa freddo o piove o nevica, eppure sono convinto che alla lunga ogni giovane atleta intuisce che dietro a tutto ciò c’è uno spirito razionale dalla cui obbedienza si assicura una società più seria, più ordinata; una società di belle persone. Questa è la vera missione del vero sport. Chi parla di vittorie, poverino, non ha capito molto.


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magico 141

Andrea Cervellin con la sua Husqvarna num ero 141 vince il titolo di Campione Italiano di motocross classe 250

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i lui e delle sue vittorie avevamo già scritto qualche anno fa, ma di Andrea Cervellin si continuerà a scrivere a lungo, perché Andrea è uno che con la moto ci sa fare davvero e a soli 20 anni è già tra i più forti piloti d’Europa. Nato a Valdagno nel 1990, Andrea cresce in una famiglia di sportivi. Il padre, Fabrizio, è maestro di sci e la madre, Emanuela, è un’Antoniazzi, cioè sorella di quel Giorgio Antoniazzi, grande talento del cross italiano, vincitore di tre titoli italiani e per molti anni uno tra i piloti di vertice del cross made in Italy. Fin da piccolo, quindi, Andrea vive di pane e sport, e soprattutto dimostra di avere il gene di famiglia per la moto cross, per i salti, le corse nello sterrato. La pista dei Parlati diventa la sua seconda casa. Vince da subito, prima nel Minicross, nel campionato regionale, poi in quello nazionale, fino a che non si accorgono di lui i grandi Team Cross. Diventa pilota nel team Fly Cross Kawasaki e poi è l’Honda Martin a offrirgli moto e contratto. Ma due anni fa Andrea passa alla Husqvarna che ha un avveniristico progetto per una nuova

moto. La Husqvarna, casa motociclistica svedese, è oggi di proprietà della BMW ed è prodotta in Italia, a Varese. Andrea Cervellin corre per il Moto Club Free Racing di Vicenza sia il campionato Europeo sia quello Italiano e questo è il suo secondo anno in sella alla nuova moto. “E’ stata una stagione fantastica! Dopo la caduta in Slovenia dello scorso anno, dove mi sono fratturato una spalla, sono riuscito a rimettermi subito in sella, grazie soprattutto all’eccellente intervento del professor Rigon di Villa Berica e subito ho trovato quel feeling con la moto che da un po’ stavo inseguendo”. La sua Husqvarna, dice, è quasi un prototipo, “con un motore piccolo, il più piccolo che c’è al mondo ma per questo anche il più leggero. Da un lato, quindi, non dà ancora il massimo della potenza che può esprimere e ha bisogno ancora di sviluppo, ma dall’altro ha dato alla moto una ciclistica straordinaria. Una moto, quindi, super maneggevole che non andava guidata contando sulla potenza del motore ma sulle sue qualità telaistiche”. Andrea comincia a capire la sua moto, a sfruttarne la scorrevolezza, l’agilità nei cambi di direzione, il suo essere leggera nei salti e questo gli ha permesso di


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lottare sempre nelle posizioni di vertice. “Con questa moto ho imparato a essere veloce contando non solo sulla potenza del motore ma sull’insieme delle qualità del mezzo. Quando, e sarà presto, i miei meccanici riusciranno a dare qualche cavallo in più al motore, saremo arrivati alla perfezione”. Nel campionato Europeo, Andrea si è dovuto accontentare della seconda posizione, dopo che nella fase centrale si era trovato a lungo in testa. “Abbiamo avuto qualche problema tecnico dovuto essenzialmente all’aver cercato uno

sviluppo troppo celere del nostro motore”. Il ritiro in due gare decisive lo ha fatto chiudere al secondo posto, dietro al francese Lenoar su Suzuki. Ma Andrea non si è perso d’animo e ha cercato e trovato nel campionato Italiano il titolo che voleva. Sebbene con una gara in meno, in quanto una tappa dell’Italiano era in concomitanza con una valevole per il titolo Europeo, Andrea Cervellin si è aggiudicato il titolo di Campione d’Italia. E, cosa rarissima, se l’è aggiudicato nello stesso anno in cui l’ha conquistato

anche il fratello Michele, che corre nella categoria Minicross Senior su Honda 150 4T e che fa parte del team Martin Honda e del progetto “Talenti Azzurri”, una speciale squadra che la Federazione Italiana ha ideato per far crescere le speranze del cross tricolore. Di Michele Cervellin parleremo nel numero di febbraio di Sportivissimo. Prima dei due super fratelli Cervellin era stato Franco Picco l’ultimo vicentino a conquistare il titolo Italiano e, altra curiosità, Andrea è il secon-

do vicentino che conquista il titolo su una moto Husqvarna. Prima di lui è stato il cornedese Bruno Battilana, pilota degli anni ’70, ad aver conquistato il tricolore su una moto arancione, la quale aveva, altra coincidenza, il numero 14 che, se non è simile, poco gli manca al 141 di Andrea. Per il prossimo anno Andrea punterà al titolo Europeo e correrà la fase finale del Mondiale. Aspettiamo grandi notizie.

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Il VELOCLUB PIANA A.S.D. compie 20 anni, storia e vittorie di un grande sodalizio di Orazio Zanatta

attività. Una ioso traguardo dei 20 anni di PIANA A.S.D. taglia il prestiggente si è sempre applicato, per favorire ed UB CL LO VE a inat om den a rtiv diri Quest’anno la nota società spoche premia l’impegno e la costanza con la quale il gruppo tappa sicuramente importante del ciclismo sia a livello agonistico che amatoriale. Ad oggi il Veloclub Piana incentivare al meglio la pratica risulta una delle società sportive con un maggior numero di iscritti praticanti nella vallata dell’Agno, circa 250, numero in costante crescita di anno in anno. Dalla stagione 2010 il Veloclub Piana ha unito le forze con CICLI gruppo CORNALE, ciclistico storico della vallata. Questa nuova collaborazione ha fornito nuova linfa vitale, permettendo di raggiungere risultati di prestigio sia a livello provinciale che regionale.

La squadra agonistica annovera tra gli iscritti Massimo Bruttomesso, nella categoria senior, che quest’anno con 40 gare disputate , ha ottenuto ben 10 vittorie ed 8 secondi posti, con la conquista del GIRO DELLA PROVINCIA, il CAMPIONATO VENETO DI SALITA, il C A M P I O N AT O PR OV IN CI AL E MEDIOFONDO.

iano Battihe da Damra su strada c n a te a iv o arr la ga nella giudicato fazioni son ndi soddis piazzamenti, si è ag o gradino del podio ra g r io n e S d . ri n a a o ri .B v c o i .T g se a te M il , oltre lla ca nche O di Sempre neon 22 gare disputate A , conquistando a PIONATO VENET o Filippozzi nella ca stin, che c ri ASTICO-BRENTella prova di CAM oria veterani, Filipp man, ha conquistatoa per amato ONTE CORNO e n ascella nella categ tegoria super gentleO DI VICENZA, dil LUGO-M tinti anche Diego Meserico che, nella ca A CRONOMETRvo si è aggiudicato Si sono dismavera e Vittore P ed è CAMPIONEpiazzamenti di rilie INCIA he oltre a vari tegoria Pri ELLA PROVIN D O Caneva c e IR le ria. e G h il che Mic e di MTB di catego n a re la l a n le ia seg c in v o pro sesso campionato riguarda il suo primo Per quanto Franca Peretti, al tato la ma“debole” onismo, ha conquis nella gara anno di ag pione Veneto salita- SANTA Una menzione partico lare glia di CamRO MUSSOLINO Est salita per Marco Fochesato che di S.PIET A, campione Nord TELVECdebutto in campo agonis al tico CATERINVALDAGNO-CAS di TREnella categoria junior ha otnella gara cendo anche la garapoi un 2° tenuto piazzamenti di pre stiCHIO, vin HE ed ottenendo sto a DEgio nelle varie compet 3° po izio BASELEG ni. il VeVE ed un ( 1°a SOAVE, 2° nella sto a SOA. “Ringrazio ancora gruppo o VA p LDAGNO-CASTELVECC o O id N d A n Z sple SEN 3°alla G.F. FIZIC , 5°a HIO, a e questo iutato ed lla G.F. loclubPianche mi ha sempre a meglio” LIOTTO, sfiorando il pod l di amici, ad esprimermi a l termine molte altre competizioni io in in incentivato to Franca Peretti a tutt a la regione.“Sono molto ha dichiara ne agonistica. sod disfatto dei risultati ottenut i della stagio e cre do di avere ancora dei margi ni glioramento per il prossim di miha dichiarato il portacolo o anno”, ri del Veloclub Piana


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he è giunta vinciale, c ro p o ll e v li UDACE a vi sono: rfetta e per la pe club Pianada per il campionato lo e V l a d l percorso te e li a a d z v tà iz e B n a ri T a rg v M eo di er la agonistich TE ROCOLI gara r, veterani, prattutto p ifestazioni ET nior, senio ma nel cirecipanti so ju rt a a p ri i o e g d te Tra le manIO FONDO DEI S edizione e pri r ca o da part ti battaglia ddiviso pe -LA MEDo alla sua Ventesima un positivo riscontr DACE su incia, che si sono da iana. U A a D n v n A o R ’a tr P v T st S UDACE, di ro nno que IALE SU a frazione a tutta la p T SALITA a va. che ogni a Una gara acchina organizzatiIONATO PROVINCcipazione di atleti d finale che porta allvinciale NORD ES , per passare poi all i nato pro ircuito pianeggiante e rodata mOVA DEL CAMP con una buona parte ed infine sulla salitame campio -UNA PR e supergentleman ustriale di Valdagno ECCHIO valida coetii con un inizio in cdi Castelvecchio. gentlemannello della zona ind AGNO- CASTELVgonistiche degli atllespplendida frazione temencuito ad a EO SALITA VALD ra prova le qualità a 6% ed arrivo nella state brillan alcune o n o S 1 u F l d O e zate - 1° TR o che ha messo a enza massima d te organiz gli stradisti er un percors di 8 KM con pend p e it IL sc u itinerari: salita finale con vari L GARDA al GIRO DE no partecipaquale han iscritti in una Per quanto to ben 38 n tempo da riguarda l’at giornata coo tutti i 160 tività amato-“lupi”lung ercorso, tutti riale anch KM del p visibilmente e q u e st ’a n n arrivati a felici. IL o sono stat provati m due giorni e promoss 70 km, in e 2 i d vello I IA molteplic IA-ITAL e 5000 metri di dislicare nel R T S i U -A i IA an in L m lp iniziative, A ò A u IT passi non p iGIRO bili, con 4 assica che liaia” di ch partire daa indimenticaOLOMITICI una cldimenticare le “mig a durante le l GEMEL 4 PASSI Di ogni ciclista. Senza ati del VeloclubPian L A G G I Opalmares d corsi dagli appassion C IC L IS T Ilometri per ne settimana. CO con gl uscite dei fi i amici tede schi di PRIEsport, hanno N AU CHIEMSEE ch 2008 presso reso la visita fatta e in occasione della Questa è statla cittadina bavarese. dai ciclisti del Veloclu festa dello b Piana nel nonostante a sicuramente una be sione comunle logiche difficoltà di lla occasione di scambi co e per lo spor o t ha unito anmunicazione. Comunquculturale cora una vo e la paslta .

Per quanto riguarda laa discip i lina della M M.T T.B T. .B B Il VeloclubPiana mette a disposizione l’espeerienza dei suoi istrutto o-ri SIMB di terzo livel-lo PIERO ed ENNIO O per le uscite accompagnate dei fine settimana con percorsi naturalistici studiati ed adattati a tutti i Biker, dai più giovani ai ppiù ù esperti.

lmino a a, oltre ad un pu d Il Velo clubPiane programmate, dispone di r Gar9 posti per le uscit de in località Ponte G una accogliente seale tutti gli appassionati deell zaro presso la qu ogni mercoledì, per fisssaarree ali siaa inn pedale , si ritrovano e le uscite settiman gli appuntamenti e in bici da strada. i-cimountain bike chsposizione anche delle biici Inoltre sono a di ritti che lo richiedono, e peerr ioprova a tutti gli isc cipazione degli appasssio agevolare la parte , viene fornito un servizio la-nati alle iniziativezato, con le indicazioni reela S.M.S. personaliz luoghi di ritrovo. tive agli orari ed aisede sociale tutti gli iscritti Sempre presso la mento sportivo trovano l’abbiglia le tecnico, testato direttaa-ufficiale in materiaza, con consigli pratici peerr mente dalla dirigen . un utilizzo ottimale

in MTB ionistiche olto aprs u sc e e it m Le usc nno sono state nde di quest’a con percorsi di graLLA E , D te a z O z IR re p BIO ome IL G interesse c GIRO DEL PASUO DI IL , N A IA T TIP PIAT DELL’AL e IL GIRONE E LUSERNA. LAVARO


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Il Presidente Grigolato Giuliano ringraziando tutti gli sponsor, ha tracciando un bilancio più che positivo dell’attività svolta dal Veloclub Piana nell’anno 2010 ed assieme al gruppo Dirigente ha già in cantiere grosse novità per il prossimo anno sia a livello amatoriale che a livello agonistico. “Credo che la vera forza di questo gruppo stia nello spirito di amicizia e di passione comune verso questo magnifico sport che ci unisce da tanti anni e ci gratifica per l’impegno profuso” ha dichiarato Giuliano con visibile soddisfazione.

Il Veloclub Piana invita tutti gli appassionati dai più giovani ai veterani a svolgere assieme una sana attività sportiva sulle due ruote ricordando che lo sport fa bene alla salute. Per ulteriori informazioni consultare il sito internet: www.veloclubpiana.it

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LA MONTAGNA, L’UOMO,

L

’uomo ha da sempre avvertito il fascino misterioso del sublime e vissuto le più svariate forme di estasi. Uno degli spazi del Pianeta dove si possono più facilmente provare simili ebbrezze ed incanti è senza dubbio la montagna. Radicate nell’uomo ci sono generali motivazioni antropologiche che fanno della montagna, delle sue grotte, delle forre, dei suoi boschi infiniti, delle sue sorgenti incontaminate luoghi in cui si manifesta il sacro e l’uomo che le visita avverte l’incanto della contemplazione. La montagna e la spiritualità ad

essa legata hanno da sempre assunto moltissimi significati nella storia delle idee, delle credenze e della produzione letteraria. Tutte le culture hanno ritrovato nel profilo verticale della montagna un’immagine della tensione verso l’Oltre e l’Altro, rispetto al limite terrestre. La montagna con la sua natura spesso incontaminata diventa luogo preferito per il colloquio con l’eterno e per il rapporto con la dimensione del divino, per cui l’uomo, salendo, è tra l’altro portato alla meditazione ed alla riflessione spirituale. Il monte così può significare ascesi, distacco dal materiale e simboleg-

giare la tensione dell’uomo verso la divinità che abita i cieli. E’ per questo che tradizioni religiose di tutte le culture e di tutti i tempi, alimentate da una inesauribile fantasia, hanno conferito a tante montagne un senso ed un valore sacro, spazio di un possibile legame tra cielo e terra. La montagna con il suo potente carico simbolico ha, in ogni tempo, ispirato una sterminata produzione letteraria e pittorica. La cima di un monte quasi ci obbliga anche fisicamente ad alzare gli occhi verso l’alto laddove ha sede l’invisibile, l’irraggiungibile e il trascendente. Con queste premesse si può tentare di comprendere anche perché

l’uomo esplora le montagne, le sale a volte in condizioni ambientali e climatiche estreme sino al rischio della vita. Forse è proprio la dimensione dell’ascesa che consente, seppure allo stato inconscio, la ricerca dell’Assoluto. L’uomo nell’ascendere lascia il peso della materialità, della monotonia, della quotidianità e forse arriva all’intuizione del mistero che abita nell’Alto, nell’Oltre; ne prova struggente desiderio, ne assapora l’insopprimibile bisogno. E’ lassù sulla montagna che si sperimenta la contemplazione, anche tra fatica e sofferenza, che permette di uscire da sé per conoscere l’Altro. Nella Bibbia la montagna è il luogo


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Il SACRO

Una riflessione profonda sulla montagna come luogo d’elezione per la nostra spiritualità

di Vittorio Cappozzo foto di Dorino Stocchero della presenza di Dio, quindi della bellezza, del silenzio meditativo, della perfezione e della prova, si fa così simbolo dell’elevazione dell’uomo. Oggi, così pieni e sicuri del nostro sapere scientifico, sorridiamo di tutto ciò, ma chi è più attento alla nostra umana avventura, sente con nostalgia che il perdersi allo sguardo di un fulmine a ciel sereno poteva essere, e perché no, la coda di un drago incastonata da innumerevoli diamanti; la forma di una nuvola, il volo di un animale fantastico, l’urlo del vento, il lamento senza posa delle anime dei defunti; le frane, le valanghe, i crolli delle torri, la punizione della divinità offesa.

Il principale responsabile delle continue devastazioni del patrimonio naturale è l’uomo, il quale si è costantemente rivolto con atteggiamenti trionfalistici verso il potere incontrastato della natura. L’immaturità e l’impreparazione scientifica, unitamente a superate concezioni filosofiche e morali, gli ha impedito di usare con discrezione le proprie capacità di dominio sugli altri essere viventi e sull’ambiente. Ciò ha avuto come inevitabile conseguenza una profonda alterazione degli ambienti naturali con distruzione di animali e vegetali, che non hanno avuto il tempo di reagire efficacemente ad un’evoluzione così rapida, determinata

artificiosamente dalla invadente azione dell’uomo. Le montagne con le loro vette che si innalzano verso il cielo appaiono dimora visibile del Dio invisibile, la cui maestà è nascosta tra le nubi. La fede biblica, a differenza di altre che finiscono per ”divinizzare” il monte, afferma però con fermezza il primato di Dio su tutto il creato e quindi anche sui monti. La montagna con la sua natura spesso incontaminata è luogo privilegiato per il colloquio con l’Eterno, con ciò che non si può vedere e non si può dire, con il profondo della nostra anima per un rapporto con la dimensione del divino, pensiamo ai monasteri, agli eremi

e ai luoghi di silenzio in Dio. Nella Bibbia il Monte è un luogo dove si svolgono avvenimenti speciali, rivelatori, è luogo di particolare vicinanza a Dio, Mosè, la trasfigurazione, le beatitudini, la crocefissione, addirittura Dio stesso è identificato come montagna rocciosa e come rocca. Ma anche noi salendo sulle nostre montagne possiamo dire : ”alzo gli occhi verso i monti, da dove verrà il mio aiuto? Il mio aiuto è dal Signore che ha fatto cielo e terra”. Ecco che ancora con la Bibbia si può dire: “il Signore è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli del cervo e sulle alture mi fa camminare”.


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bici targata Vi di Enzo Casarotto

Il presidente id t ddella ll FC F.C.I.I provinciale, i i l Renzo R Gandini, esamina la stagione 2010 del ciclismo vicentino.

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l 2010 firma il secondo giro di boa del responsabile provinciale F.C.I. Renzo Gandini che assieme a Francesco Cecchin, Max Cerato, Stefano Retis, Stefano Melison e il segretario MariaPia Pegoraro gestisce le sorti dell’attività ciclistica provinciale. “Un’altra stagione va in archivio – asserisce Gandini - e sostanzialmente anche nel 2010 le cose sono andate per il verso giusto, sotto tutti i punti di vista nonostante un periodo economico che di sicuro non aiuta l’attività sportiva di nessun genere. Grazie ai miei validi collaboratori e alla sensibilità delle società vicentine, tutte le problematiche sono state affrontate e risolte nel migliore dei modi e mi riferisco in particolare al grosso lavoro in cui il Comitato Provinciale è stato impegnato in prima persona rispetto all’organizzazione del Trofeo dello Scalatore d’Oro Memorial Sasso-Pelizzari, dei meeting rosa, esordienti e giovanissimi tutti riusciti molto bene con gran partecipazione e che anche nel prossimo anno organizzeremo. Da non dimenticare quanto fatto per il settore pista che ha avuto un incremento notevole rispetto al passato e che ci ha visti protagonisti come Federazione anche per quanto riguarda la gestione dei tre impianti presenti nell’area berica. Ritengo che la linea portata avanti dal questo Comitato sia ampiamente condivisa con la base. L’unico rammarico è stato lo scarso introito che non ci ha permesso d’investire su qualche gara in più per il settore esordienti. Anche sotto l’aspetto agonistico i corridori vicentini si sono fatti onore con Enrico Battaglin, Andrea Pasqualon, Federico Zurlo (il primo vicentino ad aggiudicarsi la prestigiosa Coppa d’Oro), Andrea Giovanelli, Lorenzo Genovese, Mattia Furlan, Luca Tagliapietra, Marco Pisano, Alessandro Campese, Emanuele Furiassi, Daniele Savio, Roberto Pesavento, Susanna Zorzi, Viviana Gatto, Michela Pavin, Silvia Grotto, Jessica Pellizzaro, Katia Ragusa, Jessica Schiavo, Giulia Pironato, Nicole Dal Santo, Maria Vittoria Sperotto, Anna Ferrari, Camilla Zampese, e tanti altri che stanno crescendo nelle società vicentine non solo per quanto riguarda l’aspetto sportivo ma che si distinguono anche in atti di solidarietà non ultimo quello dimostrato nei confronti dell’amico Davide Casarotto coinvolto nella tragica alluvione di Cresole”. “Colgo l’occasione - afferma per concludere Renzo Gandini - per ringraziare gli atleti e tutte quelle persone che in Provincia lavorano dietro le quinte indispensabili per qualificare sempre più questo meraviglioso sport che nel 2011 avrà alcune novità importanti. Augurando a tutti dei giorni sereni e felici di festa in famiglia, siamo a disposizione di tutti per far crescere ulteriormente questo sport che amiamo sopra ogni altra cosa e ci auspichiamo anche, visto quanto è successo quest’anno, cresca anche sotto l’aspetto della sicurezza delle gare”.



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per Thomas

È stato organizzato dallo Schio Bike il primo trofeo dedicato alla memoria di Thomas Casarotto, gara di altissimo livello, vinta dalla Cicli Pengo di Enzo Casarotto

“È

un percorso duro con tanti rilanci e delle belle gradinate; è lungo al punto giusto (3 km. n.d.r.) e penso sia abbastanza selettivo, meno male che se non altro non c’è tantissimo fango”. Questa è la prima impressione raccolta nel pre-gara dal debuttante veronese di Villafranca Elia Mazzuraga e così si presenta anche il 2° Trofeo Keit – 1° Memorial Thomas Casarotto e 11^ prova di ciclocross Veneto per amatori Udace organizzata da Edo Sandri presidente del gruppo sportivo Schio Bike e dai suoi tanti appassionati. Presenti Calearo il presidente di Vicenza e componente nazionale Udace, il sindaco di Schio Luigi Dalla Via, l’Assessore allo sport Gabriele Terragin e la famiglia di Thomas Casarotto al completo. 90 gli atleti al via suddivisi nella varie categorie con due partenze. In totale sono 47 le società iscritte. Grazie ad un percorso apprezzato dai partecipanti già si pensa in futuro ad organizzare qualcosa di più importante e si vocifera che grazie alla capacità organizzativa della Schio Bike, questo tracciato potrebbe benissimo ospitare la prova tricolore. “Sono contentissimo – afferma Edo Sandri il presidente della Schio Bike - perché siamo stati graziati dal tempo che ci è stato favorevole dopo le settimane di poggia che ci hanno preoccupato non poco per le condizioni del terreno di gara; il percorso è stato apprezzato e ciò gratifica i nostri sforzi organizzativi. Tutti i miei collaboratori hanno dato il massimo della loro disponibilità per allestire il tracciato curando tutti quei minimi particolari che alla fine hanno prodotto un risultato di qualità. La partecipazione poi di atleti sia numericamente che titolati con parecchi campioni italiani al via, ci ha oltremodo soddisfatti e stasera torniamo a casa consapevoli che i nostri sforzi sono stati premiati. Un grazie va indistintamente a tutti i miei collaboratori, poi la ciliegina sulla torta è stato l’aver dedicato la manifestazione al nostro concittadino Thomas Casarotto, spesso compagno di allenamenti di molti di noi. Io sono sempre stato in mezzo allo sport in primis con il motocross e ora con la bici e in più col lavoro che faccio (Vigile del fuoco n.d.r.), la sicurezza è stata sempre un punto fondamentale nella mia indole e quindi aver richiamato anche oggi l’attenzione sulla sicurezza e l’aver fatto di tutto per garantirla agli atleti in gara, per me è una cosa di primaria importanza

rispetto ai premi, alla partecipazione e quant’altro, dobbiamo non solo a parole ma con i fatti, portare avanti tutti insieme queste problematiche nel mondo del ciclismo”. Per la cronaca, il trofeo Thomas Casarotto è andato alla Cicli Pengo società prima classificata con 86 punti davanti alla Pederzolli Elite sport di Trento con 26 punti; terza la Mtb Villafranca con 19 punti. La

Schio bike si piazza all’ottavo posto con 14 punti. Questi i vincitori nelle varie categorie: Donne fascia B: Vania Bergamo (Pedali Roventi) , Donne fascia A: Sabrina Masin (Cicli Pengo), Debuttanti:Alessio Pederzolli (Cicli Pederzolli Elite sport), Cadetto: Mario Chiodin (Cicli Pengo), Junior: Diego Lavarda (Cicli Pengo), Senior: Andrea Pauletto (Team Racing Mem), Vetera-

ni: Oscar Zantomio (Cicli Pengo), Gentlmen Claudio Dovigo (Benato Bikers), Supergentilmen: Antenore Scarpetta (cicli Pengo), Supergentlmen B: Giovanni Bertoldo (Imac Tezze Arzignano), Primavera: Samuele Mazzurega (Villafranca). Per le classifiche complete e le foto: info@schiobike.it.


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un anno di lavoro con lo Siamo giunti alla fine anche di questo 2010 e per l’Assessorato allo Sport del Comune di Valdagno è tempo di un primo bilancio del lavoro svolto in questi mesi, caratterizzati da diversi successi sportivi che hanno dato lustro all’intera città. Si è trattato anche di mesi piuttosto difficili, in cui ci si è dovuti confrontare con la sempre minor disponibilità di fondi per lo sport ed i crescenti tagli imposti alle Amministrazioni in ogni settore. Lo sport è per tutti. Ciclo di conferenze sullo sport come stile di vita.

Si sono tenuti nei primi mesi dell’anno alcuni incontri con relatori di livello nazionale per trattare tematiche legate al mondo sportivo quali l’alimentazione e le tecniche di allenamento. Le conferenze sono state rivolte ad un vasto pubblico composto non solo da sportivi, ma anche da genitori, dirigenti e tecnici delle associazioni, personale del mondo scolastico e cittadini interessati. Particolare attenzione è stata rivolta alla promozione di una corretta pratica sportiva, non solo intesa come attività agonistica, ma anche e soprattutto come stile di vita attivo. Considerate le numerose richieste di chiarimenti in merito agli obblighi fondamentali ed agli adempimenti necessari per costituire e amministrare correttamente un’associazione sportiva dilettantistica, è stato poi organizzato un incontro ad hoc per trattare il tema. Grazie alla collaborazione del CONI di Vicenza è stato possibile dipanare la matassa di procedure da rispettare e fornire così un’importante risposta alle diverse associazioni cittadine.

Il grande sport a Valdagno

L’intenso lavoro delle società sportive valdagnesi ha permesso di ospitare in città diversi appuntamenti di alto livello, realizzati in collaborazione con l’Assessorato allo Sport. Si è tenuta al Palalido, dal 27 al 30 maggio, la Final Six 2010 di hockey su pista, evento conclusivo dell’Eurolega, principale competizione europea di questa disciplina. Ospiti a Valdagno, oltre ai padroni di casa dell’Hockey Isello Vernici-Città di Valdagno, l’F.C. Barcellona, l’F.C. Porto, il Roncato Pati Vic, il Ce Noia e il Reus Deportiu. Anche se è sfumato il sogno di agguantare l’ambita coppa europea per i valdagnesi un altro sogno è stato realizzato pochi mesi dopo. L’8 giugno, infatti, l’Hockey Isello Vernici-Città di Valdagno ha vinto il primo scudetto della sua storia, traguardo raggiunto con il sostegno dell’intera città che ha tifato e poi gioito insieme ai giocatori.

Dal 13 al 18 luglio, sempre al Palalido di Valdagno, si è tenuto il Campionato Italiano Divisione Nazionale di pattinaggio artistico a rotelle, organizzato dal

Valdagno Castelgomberto ADP Pattinaggio Artistico, con i patrocini dei comuni di Valdagno e Castelgomberto. Quasi 500 atleti provenienti da tutta Italia hanno affollato la città per un appuntamento degno di nota che ha visto di nuovo Valdagno polo attrattivo di manifestazioni sportive di grande rilevanza. L’assegnazione di questo Campionato è stato un ulteriore riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto sul territorio dalle numerose società sportive che ogni giorno curano con passione la promozione dello sport e dei suoi valori, soprattutto quando svolto a livello dilettantistico.

Tra gli eventi di rilievo non va dimenticato il 2° Campionato Nazionale di Arrampicata Sportiva Vigili del Fuoco, tenu-

tosi dal 24 al 26 settembre presso la palestra di arrampicata “Sandri e Menti” del Palasoldà. Dopo il successo della prima edizione, anch’essa svoltasi a Valdagno, è stato deciso di riproporre questa bella competizione per il secondo anno consecutivo, grazie all’organizzazione del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Vicenza ed in collaborazione con la Provincia di Vicenza ed il Comune di Valdagno. L’appuntamento è stato seguito da un folto pubblico accanto alla partecipazione numerosa di atleti provenienti dai comandi di tutta Italia.

Altro appuntamento ormai fisso per il ciclismo valdagnese è stata la “Granfondo Liotto Città di Valdagno”, già riconfer-

mata anche per il 2011. Quest’anno la gara, giunta alla sua 12a edizione, ha raggiunto i 2200 partecipanti, in rappresentanza di ben 500 teams provenienti da tutte le regioni del nord Italia, dall’Emilia Romagna e dalla Toscana, confermandosi come ambito appuntamento primaverile per tutti gli appassionati.

Opere pubbliche per lo sport

Seppur in un periodo di grossi tagli, sono proseguiti alcuni interventi volti al miglioramento dell’offerta di luoghi e strutture per l’attività fisica e la pratica sportiva ad ogni livello. Concluso il tratto di collegamento tra la pista ciclabile Prien Am Chiemsee e la ciclabile di valle che permette ora il collegamento con tutta la pista che sale da Montebello, arrivando nel pieno centro della città, nella zona di Oltreagno e del Parco della Favorita. Immersa nel Parco La Favorita, è stata installata la nuova area fitness aperta al pubblico. Nel prato tra l’ingresso principale e la fontana antistante le serre, infatti, è stata realizzata un’area con otto attrezzi in acciaio inox specifici per l’attività fisica all’esterno, che permetteranno a chiunque lo volesse di tenersi in forma nello splendido contesto del parco. Per gli sportivi e non l’area è fornita anche di appositi pannelli che illustrano tutte le possibilità di utilizzo delle macchine con preziosi suggerimenti sugli esercizi fisici che è possibile svolgere con queste attrezzature. Sono state poi completate la rigenerazione del manto erboso e l’installazione dell’impianto di illuminazione presso il campo da calcio comunale di San Quirico. A tal proposito, dispiace di aver creato qualche disagio alle squadre a inizio stagione, ma grazie a questo intervento è stato possibile portare a quattro il numero dei campi da calcio regolamentari presenti sul territorio (Piana, Stadio dei Fiori, Maglio di Sopra, San Quirico). Sono proseguiti anche i lavori di manutenzione ordinaria presso le altre strutture. Infine, grazie anche ad un contributo regionale, inizieranno nei prossimi mesi i lavori di sistemazione dell’area sportiva Valdagno Sud. L’attuale piastra polifunzionale verrà demolita e sarà creato un campetto da calcetto con fondo sintetico più distante dalle abitazioni in modo da arrecare minor disturbo ai residenti. Nella nuova struttura, che verrà anche dotata di illuminazione, sarà possibile giocare anche a basket.

Valdagno si muove con la Festa dello Sport 2010

L’Assessorato allo Sport del Comune di Valdagno, in collaborazione con la Consulta delle Società Sportive ed il

CONI di Vicenza, al moto di “Valdagno si muove” ha organizzato, dal 3 al 6 giugno, la Festa dello Sport. Quattro giorni tutti dedicati allo sport valdagnese con dimostrazioni, incontri, tornei, ma anche stand gastronomici e buona musica. La manifestazione ha voluto offrire alle diverse società sportive partecipanti la possibilità di godere di una vetrina d’eccellenza per i propri atleti, per le proprie realtà e per le attività svolte con grande impegno durante tutto l’arco dell’anno. Per l’occasione sono state presentate le «10 Passeggiate del Cuore», itinerari cittadini di varia difficoltà realizzati in collaborazione con l’Associazione Amici del Cuore per riscoprire il sapore di una sana passeggiata tra le meraviglie di Valdagno. Altra iniziativa che l’Assessorato allo Sport sta portando avanti grazie all’aiuto di associazioni ed amici riguarda la mappatura GPS dei nostri sentieri per poi metterli a disposizione di chiunque fosse interessato. “Abbiamo fatto molto quest’anno, seppur con risorse ridotte – è il commento dell’assessore allo sport Alessandro Grainer – ma il lavoro svolto dalle società sportive è stato ancora più importante. È nata una Consulta delle Società Sportive che si sta impegnando nel mettere in rete le diverse realtà cittadine, raccogliendo al tempo stesso proposte, idee ed iniziative per il futuro. La collaborazione tra società e Comune è a dir poco fondamentale per la buona riuscita di qualsiasi evento e devo dire che finora ho potuto sempre contare su una grande disponibilità e partecipazione per cui ringrazio tutti. Un ringraziamento va anche alla Banca San Giorgio e Valle Agno dimostratasi sempre attenta allo sport valdagnese contribuendo a realizzare molte iniziative. Infine, ricordare tutti i successi sportivi di questo 2010 sarebbe impossibile, quindi nel fare gli Auguri di Buone Feste anche a nome dell’Amministrazione Comunale, mi congratulo con i nostri campioni, grandi e piccoli, che quest’anno hanno raggiunto importanti traguardi personali, ma che sono grandi risultati per tutta Valdagno. In bocca al lupo per i successi futuri!”


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sport e per lo sport

di Giulio Centomo Foto di Gianpietro Bevilacqua


sci

22La Scuola di Sci

Recoaro Mille protagonista della stagione sciistica 2010/2011

a lezione di sci

di F.S. Foto di Riccardo Corà

la già dal ponte di Sant’Ambrogio con sciistica a Recoaro Mille è iniziata o voluto iniziare nel modo più giusto ione stag la e, mbr dice di ni gior i hann prim razie alle abbondanti nevicate dei o Pianalto, protagonista fin da subito nel ricevere i tanti sciatori chesede del Tunche, propone varie possibilità Scuola Italiana di Sci, diretta da Carla di giornate sugli sci. La Scuola di Sci Recoaro Mille, nella nuovad’oro, per gli sciatori più bravi. Sono possiuna stagione che si preannuncia ricce per tutti i livelli, da quello di bronzo, per chi inizia, fino a livello un’ottima opportunità per i residenti della e e la sua Scuola di Sci sono oaro di lezioni sia individuali sia collettiv agonismo su tracciati. Recoaro Mill di sci sfruttando al meglio il proprio tempo. La vicinanza di Rec gio. di e ismo gon prea di ni lezio e nse erig inte bili anch ore pom ero due l’int fare e ere piste perd le iungere la senza, tuttavia, nostra provincia, i quali possono ragg enti che possono sciare dopo la scuo tto, un grande vantaggio per gli stud e, partecipando ai corsi che la Scuola di Sci organizza. attu sopr ce, ituis cost ura pian la Mill Mille con o imparato a sciare proprio a Recoaro Sono molti, infatti, quelli che hann

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Breve profilo degli allenatori dell’Unione Sportiva Asiago, settore sci alpino

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sci

L

a prima notizia è questa: lo scorso inverno, sotto l’egida della Scuola di Sci Melette, tre allenatori dell’Unione Sportiva Asiago, Pietro e Alberto Bonomo e Luigi Borgo, con Ross Zampese e Gianni Sartori hanno partecipato al campionato inter regionale per Maestri di Sci sulle nevi della pista Cola del Nevegal, riuscendo a conquistare il terzo posto, sebbene fossero solo in cinque e corressero contro Scuole che si erano presentate con un gran numero di maestri. La seconda notizia è che gli allenatori dell’Usa sono prima di tutto grandi appassionati di sci: ecco, in sintesi, chi sono: Laura Tescari, ex atleta del Comitato Veneto, è da sempre allenatrice dell’Unione Sportiva Asiago. Segue la categoria baby e cuccioli e vanta una grandissima esperienza nell’insegnamento dello sci ai bambini. Valeria Pizzolato, anche lei è una ex atleta del Comitato Veneto, quest’anno si è laureata in Ingegneria a Trento, segue la categoria baby e cuccioli. Stefano Reniero, ex atleta azzurro, è laureato in Scienze Forestali ed amministratore di una società d’ingegneria specializzata, tra l’altro, nella realizzazione di piste di sci.

LO STAFF DELLO SKI FORCE ONE Luigi Borgo, laureato in Lettere, ha varie pubblicazioni nel mondo dello sci, è editorialista di Sciare Magazine e da quest’anno è consigliere dei maestri di sci del Veneto. Pietro Bonomo, ex atleta del Comitato Veneto, oltre a sciare fa l’imprenditore, è suo il caffè più in di Asiago, il “Keple”, come Fabrizio Cappelletti, anch’egli allenatore e imprenditore, suo il caffè più in di Vicenza, il “Venticinque” in piazza

dei Signori. Alberto Bonomo è laureando in Economia e Commercio a Venezia e da quest’anno gli è stata affidata la categoria giovani. Sciare con l’Unione Sportiva Asiago è anche sciare assieme a dei professionisti impegnati che vivono intensamente la loro grande passione per lo sci.

Per Informazioni: UNIONE SPORTIVA ASIAGO SCI via Cinque – 36012 – Asiago (Vi) Tel e fax 0424.462668 www.usasiago.com e-mail info@usasiago.com


i n i M i x a una m 24

IL PADRE FRANCO CECCATO


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rally

a cura Demitri Brunello

MICHELE CECCATO

è figlio d’arte, il padre Franco, nel 1982 è stato Campione Italiano rally, con la 131 Abarth ufficiale 4 Rombi, gli ha trasmesso la passione e la grinta per diventare un buon pilota. La Ceccato Motors Concessionaria di famiglia in via Venezia a Padova, con il marchio BMW e MINI, ha permesso a Michele di avvicinarsi nel primo Campionato Italiano Turismo a bordo di una Mini Cooper S che l’ha visto protagonista nel CITS, il Campionato Italiano Turismo di Serie, lanciato dal Gruppo Peroni e riservato alle vetture fino a 2000 cc. E’ stato un doppio debutto, per il CITS al suo primo appuntamento con gli appassionati del genere. Michele Ceccato con il preparatore Giuseppe Zarpellon di Bassano e con il suo staff ha scelto l’assetto Eibach- Bilstein, che s’è rivelato subito vincente, quello su base Bilstein B14 PSS è regolabile in altezza, ma non in taratura, formula a cui Michele ha saputo adeguarsi e sfruttare a suo vantaggio facendo sognare il pubblico, conquistando tre pole position e cinque primi posti assoluti, sfiorando per un soffio la vittoria di tutto il campionato. Sette gare disputate, dove il pilota vicentino ha sempre fatto la differenza nei circuiti di Vallelunga, Franciacorta, Misano, Mugello, Varano, Imola. Alla prima tappa di Vallelunga ha conquistato subito la pole position, dove ha segnato il giro più veloce, e la sua 1ª vittoria non è mai stata messa in dubbio fin dai primi giri di gara. Giri perfetti e prove autorevoli si sono confermati con il primo posto assoluto anche nella prima gara di Franciacorta, in quella di Imola, dove c’è stato un vero trionfo partendo dalla pole per conquistare come una furia la vittoria sia nella prima che nella seconda gara. Da fiato sospeso, fino all’ultimo giro, anche l’ultima gara, quella che si è disputata il 23 e 24 ottobre a Vallelunga, dove una pole seguita da un primo posto nella prima gara avevano fatto sognare per qualche minuto tutto il team che segue Ceccato. Una prima esperienza di campionato questa, che non è passata di certo inosservata agli addetti ai lavori e che riserverà nuove soddisfazioni nel campionato CITS del 2011.

Un grande debutto per il vicentino Michele Ceccato su Mini Cooper S nel primo Campionato Italiano Turismo: ben 5 vittorie su 7 gare

Michele Ceccato è nato a SCHIO l’8 ottobre 1984. Debutta come pilota nel 2010 con la MINI COOPER S. Nel 2011 sarà ancora in pista con la BMW MINI. Dirige la concessionaria di famiglia TOYOTA FERRI di Limena Padova.



arti marziali 27

storie di maestri

il Maestro Giuseppe Bon

Maestro Giuseppe Bon con il suo Maestro Shin Dae Woung

Maestro Giuseppe Bon con il Maestro Mario Mandrà

di Massimo Neresini

C

on questo articolo vorrei iniziare un percorso che ci porterà a conoscere meglio alcuni tra i più famosi ed importanti Maestri che insegnano o hanno dato molto nelle varie discipline delle Arti Marziali nella nostra provincia che per molti versi si può considerare, relativamente a questo sport, tra le più importanti in Italia. Non solo perché è il mio diretto Maestro ma anche perché è straordinariamente conosciuto per il suo valore nell’Arte e nelle Competizioni prima, e oggi nell’insegnamento, comincerò dal Maestro Giuseppe Bon, Maestro di Kung Fu, sia di stili esterni che di stili interni tra i quali il più conosciuto è sicuramente il Tai Chi Chuan. Il Maestro Giuseppe Bon, nato il 19 agosto 1956 a Vicenza, è il direttore tecnico ed il presidente della scuola di Arti Marziali cinesi “A. S.D. Italia Ponn-Zè Team”, che letteralmente significa “Stella che Brilla” in lingua coreana in onore del suo primo Maestro. Egli pratica Arti Marziali cinesi dal 1976 e per 15 anni è rimasto sotto la rigida guida del Maestro Shin Dae Woung, di origini coreane e giunto in Italia per addestrare l’esercito americano; il carisma e l’abilità del Maestro Shin, nonché l’impegno e la dedizione dimostrati dal Maestro Bon stesso, gli anno impresso uno stile ed un’impronta indelebili. Attualmente il Maestro Bon è cintura nera 6° grado, pluricampione italiano di Kung fu, primo classificato per ben 8 volte nelle gare di forma, 3 volte nei combattimenti Sanda e due primi posti nel Tai Chi Chuan. Vincitore nella categoria Maestri al 1° Word Kung Fu Cup 1997 svoltosi a Perugia. Partecipante al 5° campionato mondiale di Kung fu e Sanda tenutosi a Taiwan si è distinto nel maneggio della sciabola e pur non riuscendo in “casa cinese” a salire sul podio, più volte è stato menzionato come il “migliore occidentale”, pote-

Oscar Higa - Bao Lan - Severino Maistrello


te ben capire a quel tempo, con la Cina estremamente chiusa, cosa quelle parole potessero significare; nel 1990 si è recato nella Cina centrale, nel famosissimo Monastero di Shaolin a studiare ed allenarsi con i monaci guerrieri del Tempio. Nel 1992 è stato inoltre invitato all’Istituto di Educazione Fisica di Pechino dove per un mese ha potuto approfondire lo studio dello stile Pa Kwa, Tai Chi Chuan stile Chen e del Sanda, pratica di puro e duro combattimento, perfezionando inoltre l’uso di antiche armi particolari. In questa occasione ha partecipato ad una gara dimostrativa svoltasi a Tianjin (Tien Jin) dove ha ricevuto applausi ed elogi da anziani Maestri. Il Maestro Bon si è recato in Cina per la terza volta nell’Agosto del 2000, portando con se alcuni allievi della propria scuola, per praticare ed approfondire le proprie conoscenze con maestri dell’Università di Educazione Fisica di Pechino e di una delle maggiori scuole di Shaolin, nei pressi del monastero. Oltre al normale allenamento affina le sue tecniche partecipando a vari stage tenuti da rinomati Maestri cinesi (il Maestro Ho Bing Quan, il Maestro Go Ming Xu, il Maestro Chen Xiao Wang) ed inoltre collabora con l’associazione N E I

DAN di Bologna del Maestro Flavio Daniele. Si è recato in Cina ultimamente per altre due volte e altrettante in Canada per approfondire, con il Maestro Chen Zhonghua di cui oggi è diretto discepolo, le tecniche di applicazione e lotta del Tai Chi Chuan stile Chen, metodo pratico fondato dal Grande Maestro Hong Junshen. Queste e molte altre esperienze ne hanno fatto un insegnante serio ed un personaggio di spicco nel panorama del Kung Fu italiano ed europeo, tant’è vero che il suo Team è sempre presente agli avvenimenti più prestigiosi quali: Golden Dragon, European Dacascos Championship, Wo r l d

Kung Fu Cup, International Tournament, salendo sempre sul podio. Volete imparare l’Arte del Kung Fu e del Tai Chi Chuan… cosa aspettate a

contattare uno dei migliori Maestri che potete trovare in Italia, proprio qui vicino a casa… quante volte si cerca un tesoro lontano e si pensa di non poterlo trovare mai, invece è proprio lì vicino a voi che aspetta solo di essere “visto”.

A.S.D. ITALIA POON-ZE TEAM SCUOLA DI KUNG FU E TAI CHI CHUAN AUGURA A TUTTI I LETTORI DI SPORTIVISSIMO UN FELICE NATALE ED ENERGETICO 2011


saranno famosi

Una straordinaria iniziativa per insegnare il calcio ai bambini: il metodo sudamericano di formazione e divertimento nel centro polifunzionale THE GAME di Zermeghedo

calcio A5 A5 29

di Giulia Marcigaglia

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uando alla fine dell’estate il dott. Michele Pellizzari, imprenditore di Arzignano e titolare del rinomato centro sportivo polifunzionale The Game di Zermeghedo, e Fabrizio Amoroso, famoso attaccante dell’Arzignano Futsal, sono entrati in contatto, subito hanno unito mezzi e idee al fine di creare qualcosa di utile e allo stesso tempo divertente per i bambini, per il loro apprendimento e per la loro formazione. Nasce così la scuola di calcio a 5, aperta a tutti i bambini nati dal 1997 al 2005. Questo format, inusuale in Italia, trae l’ispirazione dai paesi sudamericani. Grandi campioni come Ronaldo, Ronaldinho, Cambiasso e Messi hanno iniziato da bambini giocando a calcio a 5, e dopo aver dimostrato di possedere grandi doti atletiche, sono arrivati dove oggi li vediamo. Richiedendo, il calcio a 5, un maggiore slancio tecnico del calcio a 11, più atletico, risulta più adatto alla propedeutica. Si è sempre nel vivo del gioco: tutto si fa più veloce e le azioni sono più numerose, come più numerosi sono i gol. La tecnica è proporzionata alla velocità, basta una distrazione di un attimo per subire gol dall’avversario. Un bambino che vuole imparare i segreti del calcio, può apprendere meglio se ha maggiore spinta tecnica, e il calcio a 5 appunto si basa sul controllo di palla, sul passaggio veloce e sulla capacità di esaltarsi negli spazi stretti; senza contare le ridotte dimensioni del campo, che consentono di toccare palla in continuazione, lasciando quindi ad ogni bambino modo di rendersi partecipe durante il gioco. Il The Game inoltre, non essendo legato a nessuna squadra, non segue alcuna logica economica: diversamente da ciò che accade di solito nelle scuole calcio di paese, l’obiettivo principale è l’insegnamento; tutti i bambini sono seguiti allo stesso modo e con la stessa premura, dal momento che non vi è come obiettivo finale il crescere dei futuri talenti per la prima squadra. L’iniziativa è particolarmente interessante anche per i metodi di insegnamento e apprendimento che vengono utilizzati: quello deduttivo, che si basa sulla capacità dell’insegnante di mostrare al bambino il gesto atletico, il quale lo ripeterà fino a che non

apprenderà il movimento corretto, e quello induttivo, basato al contrario sulla capacità dello stesso bambino, che compie il gesto atletico spontaneamente e che viene migliorato o corretto tramite gli accorgimenti tecnici dell’allenatore. Il tutto è avvalorato dalla presenza di due allenatori d’eccezione che fanno la differenza, lo stesso Fabrizio Amoroso e il collega Luciano Antonelli, altro riconosciuto campione di calcio a 5. Atleti professionisti quindi, che nel tempo libero dagli allenamenti coltivano la passione dell’insegnamento ai bambini, per trasmettere i segreti del mestiere. “Non ci limitiamo a far giocare i ragazzi liberamente,” dice Amoroso, “io e Luciano giochiamo assieme a loro in modo tale da mostrargli gesti e tecniche. Siamo convinti che giocare con i ragazzi possa dare a loro una spinta.” L’utilizzo di un metodo deduttivo, è certificato dalla presenza di questo personale pienamente qualificato. La qualità dei servizi offerti è incrementata oltretutto dall’alto livello degli impianti; racconta Michele Pellizzari “la scintilla che ha fatto scaturire in me l’idea di istituire una scuola calcio è il fatto che un campo di calcio a 5 è più a misura di bambino.” Al The Game gli impianti sono

sicuri: i bambini hanno la possibilità di fare pratica in una superficie di un centimetro di gomma, liscia e riscaldata, mentre nel calcio a 11 i campi sono grandi, dispersivi e spesso pericolosi. “Le famiglie hanno la certezza di lasciare i loro figli in buonissime mani. I ragazzi sono seguiti e si allenano in un ambiente protetto, al riparo dalle intemperie, igienico e confortevole!” continua Pellizzari. Inutile dire che il The Game è una struttura pensata su misura per il calcio a 5: oltre alla scuola calcio, ospita gli allenamenti di molte squadre prestigiose: dall’Arzignano Futsal al PugnelloTezze, dal Giemme ai Goonies, ai Rowdies. Senza contare le 5 squadre di CSI (Montecchio, Becks United, Futura Futsal, Four Four, Olympia Gambellara) che si allenano e disputano il campionato presso l’impianto e la nuova squadra dell’Arso Calcio Femminile che gioca il sabato sera. Non a caso i professionisti scelgono come punto di riferimento i luoghi che reputano più adatti alle loro attività; ciò non può essere che l’ulteriore riprova della qualità ed il sentore che da quest’iniziativa nasceranno dei futuri campioni.


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i 7 Roccoli

In libreria la seconda edizione del bel libro più DVD di Stocchero e Dal Cengio

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escrivendo vendo una zona circoscritscritDiego Dal Cengio - D orino Stoc ta sulla chero dorsale tra la valle dell’Agno e quella del Chiampo, denominata ta 7 Roccoli per la presenza nza di sette caratteristiche che ragnaie, Dorino Stococchero, firma storica ca di Sportivissimo, e Diego Dal Cengio, o, grande appassionato to di caccia, ci accom-pagnano attraverso o l’antichissima artee dell’uccellagione, raccontandoci i suoi riti, i suoi strumenCent’anni di tradizione nell’alta va ti, le sue tecniche, venatoria lle dell’Agn o e del Chia mpo la struttura dei suoi roccoli. Un libro denso di sapere che ci riporta indietro di decenni, quando l’andare “a roccolare” era una vera e propria professione delle genti venete che si tramandava di padre in figlio con la proprietà stessa del roccolo. Prima che il tempo estinguesse le ultime tracce di queste sette ragnaie, tanto importanti da aver dato il nome al territorio in cui sorgevano, Stocchero e Dal Cengio le hanno salvate dall’oblio, ricostruendo per ciascuna le caratteristiche del sito, del casello, della vegetazione con cui era realizzata l’arconà e, quindi, le misure di questa, l’ampiezza del suo arco, la distanza dal casello e ogni altro dettaglio utile per poter conoscere com’era il roccolo nel tempo della sua attività. Da questi studi Dal Cengio ha potuto ricostruirne un esemplare in scala, mentre Stocchero con l’attenzione e la profonda conoscenza del mondo venatorio che i lettori di Sportivissimo ben conoscono, ci fa entrare nei valori della caccia di un tempo, quando non si usavano armi da fuoco ma l’intelligenza e la raffinata operosità dell’uomo. Il libro ha avuto uno straordinario successo tanto che è alla sua seconda edizione. Esso contiene anche un prezioso DVD con le testimonianze di Gino Zordan, classe 1920, che racconta la sua vita di “roccolatore”.

i 7 ROCCO

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vittoria in rosa

ciclismo 32

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di Donatella Brunello

agazza semplice e molto motivata, Maria Vittoria Sperotto ha la bici da corsa nel sangue: in una recente intervista così diceva: “la bici mi rende libera e mi fa sentire leggera”. E’ una bellissima affermazione che esprime compiutamente il significato di cosa sia il ciclismo per Maria Vittoria, una ragazza esile ma tenace, longilinea ma con una buona massa muscolare. Pesa circa 52 kg ed è alta 1 metro e 72 cm, ha tredici anni e mezzo ma con quei suoi occhi furbi color nocciola – verdi dorato sa già quello che vuole: pedalare tanto e diventare una grande del ciclismo azzurro. E come giovane ciclista Maria Vittoria ha già dimostrato di avere talento: sa concentrarsi, sa essere determinata, sa sfoderare quella fantasia agonistica capace di dare un volto sempre imprevedibile alla corsa, ed è anche un po’ selvaggia, cioè segue le regole, ma se potesse fare a modo suo, sarebbe una ragazza ancora più indipendente di quanto già non lo sia. (Fin da quando era piccola, diceva alla sua mamma: “quando avrò il mio primo stipendio, porto te e il babbo in America). Però, nel frattempo, con i suoi risparmi - è una ragazza molto parsimoniosa – dice di voler acquistare una motocicletta, forse per non pedalare sempre! La ragazza è una tipetta sveglia, un cavallo selvaggio. Per questo non le è difficile spingere a tutta in una nuvola di ciclisti che sembra si sfiorino. Al meeting giovanissimi di Treviso G5 faceva togliere il fiato per come volava! In un gruppetto di 4 atlete ha compiuto 12 giri, spingendo al massimo, “sembrava un’ape regina” in quello sciame velocissimo. Maria Vittoria ha cominciato da piccola a preferire le due ruote: a cinque anni viaggiava in casa con il monopattino elettrico ciopper, casco mimetico da skate competition, occhiali gialli da sci e via tra porte e spigoli; con degli elastici aveva fissato un cuscino sulla pedana per poter stare seduta, mentre ai lati del manubrio aveva legato dei nastri di raso gialli e rosa svolazzanti. Che numeri! Che grinta! La stessa di oggi, quando vuole fare della bicicletta il suo futuro di sportiva. Si allena costantemente tre volte alla settimana con le sue compagne della CMB. Sono un gruppo affiatato e simpatico. E’ felicissima di aver conquistato e indossato la maglia rosa di campionessa Trivenento esordiente 2° anno 2010. Il titolo è stato conquistato con la vittoria del meeting interregionale (Trentino, Veneto, Friuli) su ben 4 prove. Maria Vittoria ne ha vinto una ed è arrivata seconda nelle altre tre. Questo meeting esprime il meglio del ciclismo femminile italiano. La quarta e ultima prova per l’assegnazione della maglia rosa di Campione Triveneto si è svolta domenica 28 agosto a Sarnonico in provincia di Trento. Prima di gareggiare per la CMB Cycle Woman, Maria Vittoria ha corso per due indimenticabili anni con la Scuola Ciclismo Piovene Cicli Rampon (G5-G6) e prima ancora con il Veloce Club Schio (G2 e G3) e per un anno con i Giovani Ciclisti Santorso (G4). La campionessa triveneta è un’atleta completa che sa destreggiarsi in piano ma è nella salita che esprime il meglio di sé, dimostrando doti da vera scalatrice. Maria Vittoria dedica la sua vittoria ai suoi Ds del cuore: al caro amico Remigio, Claudio, Claudio Franco e ai due Beppe; ai suoi presidenti: signor Antonio Cannata, presidente della Scuola Ciclismo Piovene, e Mario Dalla Guarda, presidente del CMB Cycle Woman. Rivolge un caloroso ringraziamento e un abbraccio “stritolante” ai genitori, al papà Lucio e alla mamma che alla domenica lavora e la segue con la forza del pensiero. Rivolge un saluto ai nonni: Adelia, Teresa, Ottorino e Antonio. Grazie a zia Livia, Giacomo Giuliano, Silvano, Martina. Allo staff dei giornalisti Luigi, Laura, Andrea, Maria Luisa, Eros, Alessandro, Paolo. Tutti le dimostrano il loro affetto e il loro entusiasmo e si complimentano per il suo impegno e per i suoi brillanti risultati.

Maria Vittoria Sperotto è la fortissima ciclista di Schio che si è aggiudicata il titolo di Campionessa Triveneto; storia e passione di una promessa del ciclismo italiano Anno 2010 Maria Vittoria Sperotto oltre alla maglia di Campionessa Triveneto ha vinto 4 gare, ha ottenuto 5 secondi posti, 2 terzi e 5 piazzamenti; è arrivata quarta al meeting Campionato Italiano a Chiaveri; ha conquistato il titolo di Ruota d’Oro, premio datole dal signor Rino Piccoli domenica 24 ottobre 2010, trofeo, questo, che viene aggiudicato ai migliori esordienti e allievi sia femminile che maschile.


Famila fans club

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tavolta i protagonisti non sono i numeri, i risultati, e le giocatrici del Famila; stavolta lo spazio del basket femminile è dedicato ai suoi tifosi e a quello che hanno da dirci, alle loro sensazioni e al loro umore. I tifosi in casa Famila sono sempre esistiti e da sempre hanno incitato le arancioni del presidente Marcello Cestaro. Il Famila Fans Club è un Club da poco rinnovato le cui redini sono in mano ad Antonella Nardello che con la vice presidente Antonella Cornolò e il tesoriere Leda Signore forma il terzetto ai vertici di un consiglio direttivo che comprende altri 12 elementi: Gianni, Giuseppe, Paolo, Luigino, Armando, Gianfranco, Mario, Giovanni, Bruno,Marco, Nicolò e Alessandro. Nel club comandano quindi le donne e non può essere diversamente trattandosi di sport al femminile! C’è anche da sottolineare che sono però maschietti, quelli della curva “Kommandos”, i tifosi più calorosi: il cuore pulsante, instancabile e coinvolgente del tifo al Palacampagnola (teniamo a sottolineare, incitamenti verso la propria squadra dal primo all’ultimo secondo senza mai essere volgari o offensivi nei confronti degli avversari). “La fortuna del Famila Fans Club – sostiene Antonella Nardello - è basata sulla collaborazione che da sempre esiste tra noi supporter e i dirigenti della società. Loro sono sempre disponibili per sostenere ed incoraggiare le nostre numerose iniziative è poi con un presidente come Marcello Cestaro… tutto è sempre fattibile…”. – Di cosa si occupa il club? “Oltre a realizzare il vo-

Conosciamo i tifosi arancioni, il sesto giocatore del Famila

basket 33

di Enzo Casarotto Foto di Codiferro


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lantino gara delle partite interne, il Famila Fans Club organizza tutte le trasferte del campionato (andremo anche a Valencia per l’Eurolega), alle quali partecipano numerosi sportivi, talmente tanti che in più di un’occasione un pullman non è bastato. Un altro obbiettivo è portare le ragazze della squadra ad un contatto più diretto con noi che seguiamo le partite dalla tribuna; un’esperienza bellissima quest’ultima che ci ha fatto apprezzare l’umiltà e la disponibilità di tutte loro nei nostri confronti (alleghiamo anche alcune foto)”. – Come mai tanto successo con ben 210 iscritti? “Il rapporto

con i dirigenti della società Famila è splendido e spesso condividiamo i loro consigli anche se il club mantiene la propria autonomia e la propria libertà organizzativa e gestionale. Le cose vanno bene perché c’impegniamo a fare le cose per bene ma il successo è comunque scontato perché a Schio il basket femminile è molto seguito”. –Cosa fate per farvi conoscere? “Siamo presenti all’ingresso del Palacampagnola per ascoltare i suggerimenti di tutti i tifosi e per proporre le nostre iniziative e poi, grazie al sito

www.familafans.net tutti possono seguirci”. – Infine… “Con la speranza di riuscire a far crescere questa bellissima realtà che è il basket femminile, capace da parecchio tempo di dare visibilità alla città di Schio anche oltre confine, invitiamo calorosamente tutti i vicentini al Palacampagnola convinti che anche chi viene per la prima volta, s’in-

VALTERMO

namorerà dell’atmosfera sana che si respira in occasione delle partite della nostra meravigliosa squadra. Il nostro è un ambiente dove le famiglie possono trascorre assieme ai figli, alcune ore senza tensioni e nel puro divertimento. Aspettiamo anche voi di Sportivissimo e FORZA FAMILA!!!”

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cambio al vertice di Giulio Centomo

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er la prima squadra del Rugby Alto Vicentino la stagione 2010-2011 vorrebbe essere quella dei grandi obiettivi, della riscossa, del salto di qualità. Tutto questo passa per le mani di Filippo Vittadello, nuovo coach del XV vicentino con un passato di tutto rispetto. Padovano, classe ‘63 e cresciuto rugbisticamente tra le fila del Petrarca Padova dall’età di 12 anni. L’esordio in prima squadra avviene nel 1980, a 17 anni, dopo aver fatto tutta la gavetta attraverso le formazioni giovanili di club e le nazionali U15, U17 e U19. Nel 1985 per Vittadello c’è anche la convocazione nella rosa della Nazionale maggiore. 3 campionati nazionali vinti con il Petrarca Padova (1985-19861987), nel 1992 a Thiene con lo storico Titanus coglie la promozione alla serie A e nel 1994, a Monselice arriva la promozione in B. Dal 1996 inizia la sua carriera di allenatore anch’essa non priva di risultati di riguardo. Perchè il rugby e non un qualsiasi altro sport? In realtà li ho provati un po’ tutti quand’ero giovane. Nuoto, ciclismo, pallavolo, baseball, tennis, calcio, ma quello che più mi dava soddisfazione era il rugby, sport collettivo per eccellenza dove l’individuo è a disposizione della squadra e il cooperare diventa basilare per ottenere un qualcosa. È proprio questo spirito agonistico che mi ha insegnato a perdere o vincere sacrificandomi, ma anche divertendomi. Qual è la tua maggiore soddisfazione fino ad oggi nella tua carriera rugbistica? E qual è la tua maggiore delusione? Come giocatore ho avuto la soddisfazione di vincere dei campionati con il Petrarca, compreso l’ultimo scudetto che risale al lontano 1987. La mia delusione invece è di non aver giocato a Twickenham contro l’Inghilterra con la Nazionale nel 1985. Era la prima volta che l’Italia entrava nel tempio del rugby mondiale ed io purtroppo ero in panchina. Come allenatore l’aver vinto il campionato nazionale U21 nel 2003 con il Petrarca e la promozione in serie A2 nel 2009 con il C.U.S. Verona sono due risultati di cui vado senz’altro fiero. Cosa vuol dire per te allenare una squadra di rugby? Trasmettere, confrontarsi prima con se stessi e poi con gli altri, insegnare a stare assieme, capire valutare e produrre una metodologia adattata alle risorse a disposizione, proporre sempre obiettivi chiari e sensati, rappor-

rugby

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Intervista a Filippo Vittadello, nuovo allenatore della formazione seniores del Rugby Alto Vicentino

tati e condivisi da tutti. La forza dell’allenatore sta nel sapersi mettere in gioco sfruttando al meglio l’organico. Da giocatore, quali sono le caratteristiche che deve avere un allenatore per dare qualità? Obiettivi precisi e di facile intendimento, saper comprendere

e stimolare in ogni occasione, allenamento o partita, vittoria o sconfitta che sia. Deve saper adattare ed organizzare il gioco sulle capacità di tutti, rapportandole al collettivo, interloquendo sempre con i giocatori in maniera propositiva e collaborativa, nel rispetto dei vari ruoli che ci devono essere in una squadra. Da allenatore, quali sono le caratteristiche che deve avere un

giocatore per essere di qualità? L’aspetto mentale prima di tutto. Quindi impegno, disciplina, motivazione, caratteristiche base per praticare questo sport. In Italia si fa una selezione dei giocatori partendo dall’aspetto fisico, parametro importante ma non fondamentale, dato che non è di sicuro l’unica dote che deve avere un giocatore per fare la differenza. In questo modo perdiamo potenziali giocatori per il nostro già povero movimento. Il ritorno a Valdagno, che cosa ti ha spinto ad accettare questa chiamata?


Un’altra scommessa, soprattutto stimolato dalla voglia, la passione e la volontà delle persone che hanno creato questa società dal nulla e che ambiscono a migliorarla, coinvolgendomi in questo difficile ma stimolante progetto. Poi, lontano da realtà più consolidate, diventerà ancora più interessante e significativo se si riuscirà in questo intento. Spero di dare il mio contributo, anche se devo dire che è un bel viaggetto per arrivare a Valdagno. Cosa hai ritrovato nel gruppo di giocatori che già avevi conosciuto qualche anno fa? Molti più giocatori come numero, ragazzi che ora sono uomini, giovani cresciuti nel vivaio e meno giovani che hanno esperienza e si mettono ancora in gioco, in un’ambiente dove tutti sono motivati a migliorare e a crescere, percependo una grande voglia di apprendere, imparare, conoscere. Una bella sensazione, condita da buone intenzioni, stimolante e decisamente di buon auspicio per il futuro. Come sarà a tuo parere la stagione 2010/2011? Sicuramente sarà un anno di transizione a causa delle nuove regole che riguardano la mischia. Muterà di fatto il valore di ogni squadra. Le formazioni più forti in mischia subiranno un danno, mentre chi aveva difficoltà in questa fase di gioco sarà agevolato. Evidentemente nel gioco gli equilibri cambieranno e la squadra che riuscirà ad adattarli al meglio farà bene.

Quali obiettivi ti sei posto per questa stagione? Provare a trasmettere un’idea di gioco, capita e condivisa da tutti, organizzando un collettivo dove ogni singolo giocatore sarà a disposizione della squadra. Sarà una sfida mentale innanzitutto, poi si tratterà di combattere con intelligenza, sapendosi adattare al meglio. Posso contare anche sull’aiuto e la collaborazione di uno Staff Tecnico di tutto rispetto composto dal preparatore atletico, Marco Canistri, e dai tecnici Giordano Zarantonello e Paolo Piovan, miei ex compagni di squadra a Thiene e al Petrarca.

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motori 37

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iovanni Zonta, classe 1939, un appassionato di sport con i motori ed il ciclismo in primo piano, ora è un pensionato sereno. Il suo passato lo ha visto avviare una carrozzeria a Villaraspa che nel 1982 ha trasferito in Via De Gasperi a Pianezze San Lorenzo. La sua carrozzeria Europa ora gestita con i figli, è meta di continue visite di tanti sportivi che apprezzano la cordialità del personaggio che trattiamo oggi. Zonta “Mistero” per gli amici, è un personaggio saggio, serio, un uomo vero, amabile e disponibilissimo. La sua sportività lo ha visto protagonista in Svizzera (dal 1959 al ’66), con la Berna Thun una formazione dilettantistica di emigranti italiani, con la quale, difendendo la porta, si è concessa il lusso di vincere il campionato delle colonie italiane oltre confine nel 1959. Rientrato nel vicentino ha poi proseguito col calcio nelle fila della Marosticense e nel Nove. Ha però

Giro ciclistico d’Italia e due anni fa a Valdobbiadene c’è stata l’ultima attenzione della Rai che ha dedicato un servizio proprio al mio “gioiello”. – Anche il ciclismo di oggi è diverso rispetto a quello degli anni ’60. “C’è un’enorme differenza; le strade sono completamente diverse, i mezzi meccanici altrettanto, ora un

tra bici e motori chiuso presto questa parentesi per dedicarsi al lavoro in carrozzeria. Il suo tempo libero lo ha trascorso da oltre 40 anni con la passione del ciclismo prima come dirigente tra le fila del Velo Junior Nove di Giacomo Comacchio (seguiva le gare in moto) e successivamente ha operato per 5 anni nella squadra del cambio ruote Iscaselle gestita da Flavio Milani attuale vice presidente vicario della Federazione ciclistica italiana, girando in lungo e in largo per l’Italia fornendo una professionalità non comune al ciclismo. Dopo questa esperienza ha messo a disposizione in prima persona le sue vetture sponsorizzate Carrozzeria Europa al servizio del ciclismo ospitando in gara soprattutto direttori di corsa e di organizzazione. - E’ famoso anche per un “gioiello che si ritrova tra le mani. “Si – esordisce con fierezza Zonta – 13 anni fa ho trovato una Fiat 1500 cabrio della Rai Radiotelevisione Italiana carrozzata nel 1964 a Torino da un certo Savio e ho visto che poteva fare al caso mio; l’ho ristrutturata e tuttora seguo le gare ciclistiche del Veneto con questa fantastica vettura che è molto ammirata da chi la incrocia e molti sono gli appassionati che mi chiedono informazioni; è il mio fiore all’occhiello!”. – Non le mancano di certo aneddoti e ricordi legati a questa vettura. “Sono spesso invitato a mostre d’auto d’epoca perché tutti gli organizzatori fanno bella figura se possono annoverare il mio gioiello tra le auto in esposizione e qualche volta le auto vengono abbinate a mostre di bici d’epoca; per me in questi casi la soddisfazione è doppia perché contemporaneamente posso seguire entrambi i mondi a cui sono affezionato. In quest’auto sono saliti Adriano De Zan e tantissimi personaggi del mondo sportivo e dello spettacolo e non lo nascondo, anche le miss sono “passeggeri da tenere in considerazione…”, ho seguito anche molte tappe del

Vita, passioni e valori di Giovanni Zonta, un grande uomo di sport di Enzo Casarotto

corridore lo fa a tempo pieno, allora la cosa primaria era il lavoro e poi c’era la passione per la bici che spesso equivaleva a tanto sacrificio per allenarsi, per sostenere trasferte impossibili e faticare in gare quasi sempre intorno ai 200 km.”. – Cosa le viene in mente sfogliando il libro fotografico dei suoi ricordi sportivi? “Dalle parti di Villaraspa tanto tempo fa ho notato un ragazzino che era sempre in bici; mi ha incuriosito è gli ho procurato un paio di ruote: è così iniziata l’avventura ciclistica per Gianni Faresin poi più tardi gli ho detto che se rimaneva umile e serio per lui si sarebbero spalancate le porte del professionismo… e così è stato. Da queste parti abbiamo avuto campioni oltre a Faresin: Battaglin, Loro, Vedovello, Colpo, Bertacco, Moro, grandi personaggi che sono maturati anche ai loro dirigenti sportivi. Ora c’è anche Enrico Battaglin che sta crescendo. I ricordi sono tanti legati a questa mia passione è ogni giorno provocano emozioni importanti” – Cosa le costa in termini economici la sua passione per lo sport? “Nel tempo è stato un buon investimento: anche la Carrozzeria si è fatto un nome e quindi oltre alle tante soddisfazioni di carattere umano e sociale (ora sto raccogliendo qualcosa per gli sfortunati alluvionati di Cresole e Caldogno), c’è stato anche un ritorno economico che ha compensato le spese. Io per lo sport e in particolare per il ciclismo, sono sempre in prima fila laddove c’è la lungimiranza di educare e far crescere i ragazzini nel modo giusto mediante la bici”.


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Palafitte nel lago di Garda

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sub

la piattaforma galleggiante usata per l’assistenza allo scavo subacqueo

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di Antonio Rosso

l termine del primo corso di archeologia subacquea FIPSAS di Vicenza è stata organizzata una immersione al sito palafitticolo “la Quercia” di Lazise, presso Verona, nel lago di Garda, uno dei più importanti del Veneto. L’insediamento si estende per 500 metri per 150, parallelo all’antica linea di riva e l’ambiente di lavoro subacqueo è costituito da un fondale ricoperto da ciottoli di varia misura, da cui affiorano un gran numero di teste di palo. E’ presente una leggera corrente e la visibilità si mantiene sui tre, quattro metri. L’area di scavo era localizzata lontano da riva, a circa tre metri di profondità. Titolare dello scavo la dottoressa Alessandra Aspes, del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, di cui ne diverrà direttrice, su permesso della Soprintendenza Archeologica. Alla ricerca hanno partecipato oltre che il personale scientifico del museo anche numerosi subacquei veronesi appassionati di archeologia del Club Subacqueo Asso dei quali Giuliano Dolci ne era il coordinatore ed il motore. Le campagne di lavoro sono durate per oltre 10 anni durante i quali sono stati rilevati circa 6000 pali quasi completamente costituiti da legno di quercia. Lo strato archeologico è risultato spesso oltre un metro e di difficile lettura per le numerose unità stratigrafiche. Sono stati riconosciuti due livelli antropizzati, inseriti in tre fasi evolutive che sono terminate con la copertura dell’area a opera di una conoide fluviale, ancor oggi ben visibile. La palafitta è stata datata quasi totalmente alla fase media dell’età del bronzo e forse è stata impiantata nell’ultimo periodo del Bronzo antico (XVII sec. a.C.). Pur essendo tutta la zona del Garda interessata da palafitte, questa è stata l’ultima ad essere scoperta, nel 1983. L’area è stata delimitata in settori di 30 metri suddivisi in corsie di tre metri per poter individuare con ordine I pali e contrassegnarli con un disco di Pvc precedentemente punzonato con numeri progressivi. Contemporaneamente su una lavagnetta i sub ne indicavano l’essenza (latifoglia o resinosa), la forma, la sezione e l’eventuale lavorazione. Successivamente è stata rilevata la posizione di ogni palo con un tacheometro elettronico ed i dati hanno così consentito di ottenere la planimetria completa del sito. Per lo scavo è stata impiantata una base galleggiante costituita da un pontone di cinque metri per quattro su cui venivano anche lavati i materiali. Lo scavo avanzava mediante sfogliatura manuale dei livelli con tagli di cinque centimetri l’uno su due settori di un metro quadrato ognuno e in quattro quadranti. Sul fondo la visibilità era garantita da due eiettori ad acqua limpida ed erano disponibili due aspiratori (sorbone), una ad acqua e una ad aria per eventuali operazioni di pulizia. Tutti gli operatori hanno lavorato in coppia ed era-

Cronaca di uno straordinario sito archeologico risalente al XVII secolo avanti Cristo le teste di palo indicate dai galleggianti

fasi di lavoro

la struttura subacquea per portare in superficie la posizione del palo

fasi di lavoro

un frammento di ceramica dell’età del bronzo dopo il suo ritrovamento


alcuni frammenti di ceramica sopra il fondale

preparativi per l’immersione

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no radiocollegati con il pontone su cui era pronta una imbarcazione. La documentazione finale è risultata composta dal giornale di scavo, dai rilevamenti di ogni livello sfogliato in scala 1:1 realizzati con fogli di acetato, dalle riprese video e da un fotomosaico giornaliero della pianta e delle sezioni di lavoro. Tale metodologia è stata premiata dai ritrovamenti. Tra i materiali particolarmente interessanti che sono stati rinvenuti uno spillone di bronzo lungo più di 50 centimetri con testa a disco e gambo avvolto a tortiglione, una “tavoletta enigmatica” in terracotta ed una forma di pane parzialmente carbonizzata. Ricca l’industria

preparativi per l’immersione

ceramica con bicchieri globosi, ciotole emisferiche e carenate, vasi troncoconici, orci e dolii con numerosi elementi decorativi. Sono state recuperate fusarole, pesi da telaio, soffiatoi; tra i bronzi, pugnali, tubicini, bottoni e pendagli. In selce, numerose le punte di freccia, gli elementi di falcetto, i pendagli in pietra, le macine e macinelle. In osso, punteruoli, spatole, immanicature. Moltissimi i resti di ossa di animali e di semi in particolare di nocciolo e corniolo. Il cantiere attualmente è chiuso, l’area è vincolata e tutelata dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e, naturalmente, sono vietate le immersioni.

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tennis 42

meeting giovane

Un vivaio di ragazzi in visibile crescita, l’impegno di un direttivo che investe soprattutto su di loro e una struttura sportiva che molti addetti ai lavori invidiano, il Meeting Club Valdagno è questo e molto altro. 4Winter, il torneo di Natale, al via dal 17 dicembre al 6 gennaio 2011. di Chiara Guiotto

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ingiovanire il circolo sviluppando progetti nuovi e interessanti rivolti soprattutto ai ragazzi è il denominatore comune di un’idea di circolo tennis che sta popolando a Valdagno. “Sono loro il nostro futuro, la nostra linfa – ha dichiarato il presente del Meeting Sereno Zarantonello. E su di loro vogliamo investire il nostro domani”. Sono in previsione una serie di lavori per rendere ancora più funzionale la struttura sportiva che è costituita da ben 4 campi, di cui 2 coperti durante la stagione invernale. A rendere più invitante il centro tennis una club house dotata di ristorante e spogliatoi, una zona relax dotata di piscina e giardino, e per finire un angolo barbecue molto sfruttato in questi ultimi anni in occasione delle feste estive. Sì perché il Meeting Club, quale circolo ludico privato, chiaramente nasce come circolo tennis ma dà molta importanza anche alle relazioni umane ed è diventato, soprattutto di recente, luogo di incontro di molti sportivi che terminata la partita di tennis si fermano con gli amici per una cena in compagnia. E’ infatti il secondo anno che riscuote moltissimo successo il “Summer Party” di luglio, una festa ad invito alla quale quest’anno hanno partecipato ben 120 persone. Il 2010 ha registrato 250 soci, una ventina in più rispetto al 2008, un dato davvero positivo per la realtà sportiva valdagnese. Una scuola tennis gestita in modo eccellente dal maestro Luca Antoniazzi che, assieme al maestro Daniele Danzo, gestisce i ragazzi del Centro Tennis Unificato (una scuola tennis che per l’appunto unisce due scuole tennis, il Meeting e l’altro circolo di Valdagno il Tennis Club). Antoniazzi da 2 anni gestisce la scuola tennis e da quest’anno, supportato dalla veterana Victoria Sokolova, sta svolgendo un ottimo lavoro con i suoi ragazzi.

Organizza amichevoli, accompagna i suoi allievi, anche i più piccolini, a tornei provinciali e regionali, e durante il periodo estivo puntuali come tutti gli anni i centri estivi che sono diventati ormai un appuntamento fisso e costante per molti bambini della vallata. Addirittura per il prossimo anno c’è l’intenzione di allungare il periodo portandolo ad un mese e mezzo e proporre più attività ludico sportive che occupino i ragazzi per l’intera giornata. Accanto alla scuola tennis che, grazie al lavoro costante del maestro Antoniazzi sta svelando numerose giovani promesse, esiste da anni un portafoglio importante di squadre agonistiche. Non solamente le categorie under, dai più giovani agli under 16, bensì la D1 maschile, due D3 maschili (di cui una realizzata esclusivamente per far giocare i giovani ragazzi della scuola tennis per acquisire più esperienza), e la D1 femminile. Ma non è finita qui perché altre due categorie, questa volta un po’ più anziane, da anni militano sul territorio regionale e hanno raggiunto ottimi risultati: stiamo parlando dell’over 45 e l’over 60. E’ proprio il caso di nominare le gesta di quest’ultima: esattamente un anno fa in coppia Marcello Vigolo e Piero Farina hanno vinto il Campionato Regionale Over 60 e con onore si sono pure aggiudicati il quarto posto ai Campionati Italiani. Ma veniamo ai giorni nostri: è in corso il campionato invernale al quale stanno partecipando due squadre di 4° categoria, gruppo C e si sta svolgendo proprio in questi giorni il torneo di quarta categoria maschile 4Winter che è alla sua seconda edizione. “L’anno scorso ci sono stati ben 88 iscritti -ha commentato Alberto Arici, Giudice Arbitro e socio storico del Meeting. Quest’anno di certo gli iscritti saranno di più!” Si tratta dell’unico torneo in regione organizzato durante il periodo invernale e che, a differenza dei classici tornei di quarta, vanta un montepremi davvero molto alto per questo tipo di categoria. Iniziato il 17 dicembre, si concluderà il 6 gennaio. Arici, affiancato dal Giudice Francesco Sabino, dal maestro Antoniazzi e dal direttore di gara Elisa Piccoli danno la disponibilità di entrambi i campi coperti. Atteso il vincitore dello scorso anno Tommaso Costalonga, giovanissimo atleta figlio d’arte!

Per i simpatizzanti del tennis il Meeting Club offre la possibilità di acquistare anche solo la quota piscina: l’ospite può ugualmente usufruire dei campi ma deve giocare assieme ad un socio. E’ questo un modo per allargare i confini del circolo tennis, attirare giovani sportivi per rendere più piacevole ed interessante una realtà sportiva locale in espansione. In calendario tutti gli anni il torneo “24ore” il 15 di Agosto: un full immersion di tennis no stop per 24 ore filate. Un appuntamento che ogni anno riunisce numerosi soci, giovani e meno giovani. Imperdibile il classico torneo sociale che quest’anno si è concluso il 4 dicembre con la consueta cena al ristorante La Villa di San Quirico alla quale hanno partecipato più di 60 persone a dimostrazione che il Meeting è un circolo sempre più unito e compatto. Durante la serata sono stati premiati i vincitori del torneo sociale: Luca Mazzaretto per il singolare maschile, la coppia Zorzan Andrea-Sgorbati Lorenzo per il doppio maschile e la coppia Francesca Pisi-Luca Antoniazzi per il doppio misto. Per tutti i giovani interessati alla scuola tennis contattare il numero 0445/410535.


hhockey

la porta è aperta

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Gli infortuni ai portieri hanno reso difficile questa fine d’anno per la capolista Isello Vernici Valdagno

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’è qualche serio motivo di preoccupazione nella Isello Vernici capolista nella massima divisione. E’ tutto incentrato sulle condizioni fisiche dei due estremi difensori. Forse mai, in precedenza, come ora s’era verificato il caso di trovarsi sia con il portiere titolare che con il secondo in precarie condizioni fisiche a causa di malattia o infortuni. E dato che un portiere, come concordano gli addetti del settore, costituisce almeno il sessanta percento delle fortune di una squadra allora la situazione attuale per la Isello Vernici è davvero delicatissima visto che ad essere in ballo non c’è soltanto la difesa del primo posto nella massima divisione, ma anche

il cammino in Eurolega per cercare di centrare la Final Eight. Bisogna tenere conto pure degli infortuni che hanno interessato altre pedine importanti della formazione biancoceleste. Il difensore Michele Panizza (guai alla schiena) ha recuperato da poco, ancora più recente invece il recupero del-l’attaccante Valerio Antezza (strappo al tendine). La formazione del tecnico Gaetano Marozin ha dovuto stringere i denti e fare leva sul supplemento di buona volontà della parte di rosa che era effettivamente a disposizione. Poco prima della trasferta di campionato a Sarzana, il portiere titolare Juan Oviedo (ancora interessato da una dolorosa infiammazione al nervo sciatico) aveva ammesso che “non sono ancora guarito

del tutto, sarebbe necessario un adeguato periodo di riposo, ma nell’ordine delle priorità ci sono gli interessi della squadra”. Come dire che pur in quelle condizioni il tenacissimo e mai domo estremo biancoceleste era disponibile ad una chiamata del suo allenatore. Sensatamente sia il tecnico Marozin, che tutto il resto dello staff medico, unitamente alla società del presidente Repele hanno deciso di concedere al portiere titolare un periodo di assoluto riposo. Così a Sarzana e nel successivo turno interno per il derby con il Roller Bassano è entrato in scena, come sostituto, Marco Vallortigara. “Oltre alla slogatura della caviglia – ha detto al termine dell’ottimo match che ha disputato contro i biancorossi bassanesi - c’è pure

di Giannino Danieli una microfrattura ad acuire il dolore. La situazione, però, impone di guardare avanti nonostante questi problemi”. Il calendario di dicembre, due partite alla settimana tra anticipi di campionato e Eurolega, era proprio di quelli meno adatti per consentire un recupero normale degli infortunati. La tregua, per le festività, scattava solamente il 19 dicembre (il giorno prima era in programma la seconda giornata di Eurolega, ospite al PalaLido il Porto) per un ritorno alle ostilità l’8 gennaio con la trasferta a Follonica per la penultima (dodicesima) giornata del girone di andata. Nell’am-biente biancoceleste, quindi, una speranza comprensibile per un inizio di 2011 migliore.


e v e n a l a r t come neve animale fantastico un è ) us ut m s pu go (la A IN LA PERNICE BIANCA ALP no con la natura ’u tt tu un e ar nt ve di o, tr al che sa, come nessun di Dorino Stocchero

È

l’unica specie di tetraonide che non abbandona mai le alte praterie alpine e sincronizza perfettamente le colorazioni del piumaggio con i cicli stagionali e le condizioni ambientali, e per questo è detta anche “simbolo delle Alpi”. La pernice bianca è una specie caratteristica dell’ambiente alpino e nivale, in Italia vive esclusivamente nelle Alpi oltre al limite della vegetazione arborea, sui pendi erbosi ricchi di massi sparsi, tra le morene e le pietraie, ai margini delle nevi perenni. E’ il tipico uccello di montagna capace di vivere fino a tremila metri di quota sapendo difendersi dal freddo e resistere alle più basse temperature procurandosi il cibo laddove altre specie morirebbero. Chi non avrebbe mai detto che ci fossero uccelli capaci di digerire la cellulosa non ha considerato il caso dei tetraonidi, famiglia compresa nell’ordine dei galliformi. Il suo habitat va oltre le ultime foreste e si estende sulle vette e i pendii rocciosi delle montagne, dove vento e neve battono inclementi, per questo per difendersi dal freddo ha piume perfino sulle zampe e sulle narici. La pernice bianca si è adattata alla vita delle alte quote, sa sfoggiare un abito per ogni stagione ed è in grado di celarlo alla vista, tra la vegetazione, le sassaie e la candida neve. La pernice si nutre essenzialmente di fiori, germogli, gemme, foglie, mirtilli, semi di piante e altre bacche; il tipo di nutrimento varia a seconda della stagione e delle condizioni di innevamento. Le livree principali sono due: quella estiva e quella invernale. La livrea estiva è caratterizzata da una colorazione di fondo tendente al brunonerastro o al bruno rossastro, con barrature grigie, nere e fulve tranne che

sull’addome, il sottocoda e buona parte delle ali che sono del tipico colore bianco. In inverno invece il colore del piumaggio è completamente bianco ad esclusione delle timoniere esterne della coda, di colore nero, che però sono in gran parte coperte dalle copritrici bianche. Il maschio presenta due righe nere che vanno dal becco agli occhi, inoltre porta due vistose caruncole rosse. Le dimensioni sono medie, la struttura è massiccia e raccolta, il becco breve è di colore nero e le ali sono corte e rotonde. Il peso degli esemplari di entrambi i sessi si aggira intorno ai 400-500 grammi. Le pernici sono delle grandi pedinatrici (camminatrici) e molte volte per sfuggire ai predatori tendono a camminare e non a volare allo scopo di celarsi tra le pietraie. Una caratteristica propria di questa specie, in ogni stagione e di entrambi i sessi, è quella di avere oltre ai tarsi, anche le dita interamente ricoperte da piume, particolarità di rivestimento che negli altri tetraonidi si arresta all’attaccatura delle dita. Questa caratteristica aiuta la pernice bianca soprattutto nella stagione invernale quando sono fondamentali la termoregolazione e la deambulazione sul manto nevoso (in tal modo aumenta la superficie di appoggio). Le piume candide che ricoprono abbondantemente il piede, tranne le unghie, lo fanno assomigliare a quello della lepre, come indica chiaramente l’etimologia del nome latino Lagopus. La pernice bianca è di abitudini gregarie, eccetto in primavera nel periodo da marzo a maggio quando, a seconda delle condizioni di innevamento e dello stato della muta, ha luogo la formazione delle coppie. L’accoppiamento avviene nel territorio prescelto che viene difeso con tenacia dai maschi; i medesimi mettono in atto le parate nuziali, che consistono in

piccoli voli di qualche decina di metri e in pavoneggiamenti: ali abbassate, coda aperta a ventaglio e caruncole turgide, proprio innanzi alla femmina. La pernice bianca prepara il nido con muschio, licheni e qualche piuma, in una cavità del terreno riparato tra i sassi e la bassa vegetazione. La deposizione delle uova avviene nel mese di giugno con un numero variabile da 8 a 10, esse sono di colore giallastro con macchie bruno-nere o bruno-rossicce e vengono incubate dalla sola femmina per 24-26 giorni. I piccoli nati vengono allevati dalla madre che li controlla in ogni movimento, pronta a mettere in atto parate di distrazione in presenza di un potenziale predatore. Dal canto loro i pulcini si immobilizzano sul terreno, confidando delle doti di mimetismo oppure corrono rapidamente tra le pietre se rilevano un pericolo. Poco dopo la settimana di vita vengono sperimentati i primi voli, ma è solo verso il mese di vita che la tecnica viene sviluppata perfettamente. Il ciclo riproduttivo si conclude con Monte Zevola una sola covata all’anno, mentre la maturità sessuale viene raggiunta al primo anno di vita. In Italia la specie non è in estinzione ma la sua sopravvivenza è in forte crisi, forse perché le condizioni atmosferiche negli ultimi anni, nel momento della schiusa dei pulcini, sono state proibitive a causa delle piogge abbondanti e degli sbalzi di temperatura, con oscillazioni intorno allo zero grado termico, che hanno provocato una mortalità dei pullus che si aggira sul 7080 %. Inoltre dagli studi scientifici internazionali si è costatato che, a causa dell’innalzamento termico, la specie ha aumentato di circa 150 metri il proprio areale, cioè se in una data stagione essa stanziava sui 2000 metri adesso il proprio habitat si trova a 2150 sul livello del mare. La Pernice Bianca è specie cacciabile secondo piani numerici di prelievo.

Omo dona


caccia

445

Alba nel fondo valle Monte Zevola, Vaio Neve Pernice Bianca

Pernici Bianche in livrea estiva

Gruppo del Carega

Fiorentini

Passo della Lora (cima Tre Croci)

Rifugio Scalorbi, campo Brum


46 ON I UN E ER D E IL

”olli!! S ei f U d O ale n o Fa diag

CE N A FR

S E D E L A N O G A DI

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La diagonale e’ qualcosa di unico, una meraviglia, qualcosa che ti si p presenta davanti e si p prende tutto...

ROBERTA PERON di Roberta Maria Dalla Vecchia

R

eunion è un’ isola dell’ Oceano Indiano che dista solo 220 km dalle piu’ famose Mauritius al largo del Madagascar. E’ tuttora un dipartimento francese e ivi si trova una grande mescolanza di razze da rendere difficile la distinzione dei gruppi etnici. Un angolo di Francia trasportato ai tropici. L’isola dei vulcani. E’ un isola bellissima caratterizzata da una varieta’ di ambienti: belle coste dove a pochi metri dalla spiaggia si trovano le barriere coralline e i fondali profondi. Ottima quindi per il sub,il surf, lo snorkling (il semplice stare sulla spiaggia) ma soprattutto per le escursioni nelle sue montagne. All’ interno ci sono due catene montuose principali ed il monte piu’ alto e’ il Piton des neiges (3069 m) un picco circondato da 3 immensi e stupendi anfiteatri naturali: i circhi di Cilaos, Mafate e Salazie. Canyon dalle pareti lisce, vallate, picchi, gole spettacolari, altopiani, vaste zone di foresta allo stato naturale e campi di lava. A sud infatti un vulcano è ancora in attività: il Piton de la Fournaise (2632). Ed è in questa strepitosa isola che i pazzi dei francesi hanno ideato una gara e non una qualsiasi, una diagonale che attraversa l’isola addentrandosi in tutta la sua magnificità. Diagonale des fous...la diagonale dei folli, di chi ha il coraggio di mettersi alla prova, una gara molto dura che è lunga 163 km ed ha un dislivello positivo di 9656 mt. Io ne vengo a conoscenza nel 2008 dopo aver ultimato il mio primo UTMB, l’ultratrail che fa il giro del M.Bianco. Resto affascinata dalle immagini che mi vengono mostrate e in me nasce un sogno che resta al buio finchè nel febbraio di quest’anno, vengo presa da una gran voglia di realizzarlo. Allora parto con la macchina organizzatrice perchè comunque è lontano, bisogna prenotare un volo non proprio economico, trovare una soluzione di soggiorno... ecc. Così dopo aver individuato alcuni italiani partecipanti alla gara (saremo in totale 9 sul GranRaid ed 1 al SemiRaid) mi organizzo con alcuni di loro. Così è partita parte la mia avventura.... Diagonal des Fous (Diagonale dei Pazzi). Sarà proprio così? Questo mi chiedevo prima di raggiungere l’isola ma sopratutto prima di viverla passo dopo passo. Quasi 2600 atleti sulla linea di partenza, 163 KM di sentieri tecnici e 9656 mt. di dislivello positivo. Tra i partecipanti solamente 9 gli italiani e 275 le donne.


ultra-maratoneta 47

La gara è un qualcosa di molto sentito nell’isola, lo dimostra il fatto che la metà dei partecipanti è residente e per loro è necessario un sorteggio per le troppe richieste. Lungo il percorso si trovano sempre oasi di famigliari ed amici che prestano loro assistenza e ristoro. Alcuni di essi li accompagnano persino di corsa per alcuni tratti. Una grande partecipazione collettiva! Arrivo a Sant Denise senza aspettative, come sempre. Non so a cosa andrò incontro ma penso ad un’avventura fantastica da gustare. E’ così che affronto mentalmente questa ULTRA, con prudenza e umiltà, accompagnata però dal mio solito sano e vincente ottimismo che determina la mia riuscita. Il percorso, molto tecnico, richiede una buona dose di concentrazione. Il giorno della gara raggiungo, insieme ai miei amici, lo stato di Saint Philippe dove c’è il briefing ed il controllo materiali. Una calca emozionante che riempie a poco a poco l’interno dello stadio. Tutti con la t-shirt bianca ufficiale obbligatoria! La partenza avviene alle ore 22,00, dopo il terzo colpo di cannone! Ed è così che il “biscione” parte lentamente uscendo da un varco di poco più di cinque metri; spinti dall’adrenalina, dall’emozione, dall’incitazione di quanti presenti attorno allo stadio esultano al nostro passaggio. Ci avviamo così verso la prima parte della gara che abbandona la costa tropicale, a quota zero, per inoltrarsi nella foresta, lungo la quale si arriva all’eterna salita che ci porta a più di 2500 mt di altitudine. Nella salita la calca è così tanta che il procedere in fila indiana ci fa aspettare un bel pò e vengo assalita da una violenta crisi di sonno. Camminare al buio nonostante la miriade di persone attorno, si rivela molto dura. Mi rendo conto di barcollare ma continuo nel mio procedere per raggiungere in tempo la barriera oraria. La crisi passa dopo un’ora, e vengo stranamente risvegliata da dei botti che sento più in alto....??....è il vulcano Piton de la Fournaise! Resto affascinata dalle immagini notturne del vulcano in eruzione, quelle colate rosse mi fanno sorridere e mi mettono un marcia in più per continuare in quello che ora è diventato un sentiero lavico, scivoloso ed instabile. Il freddo punge e così, all’alba indosso guanti e giacca a vento. Mi addentro poi in una zona di pascoli. Dopo un’ulteriore discesa, molto dura e tecnica, nel mezzo della foresta, il sentiero và ondulato ma deciso. Aiutandomi con i rami e arbusti mi lancio per la discesa e raggiungo un nuovo paesaggio uggioso. Sali e scendi con dislivelli im0 0 6 Dei 2 portanti ci permettono di raggiungere CILAOS al 90 esimo KM , in tarda serata. atleti alla D’ora in poi, dall’anfiteatro spettacolare di quepartenza sto paese, mi lancio in solitudine al chiarore 1 1 1 1 della luna, alla furiosa rincorsa verso gli atleti davanti a me. Arrivo al circo di MAFATE, si sono splendido! Molto bello e totalmente selvaggio. ritirati Qui non bisogna sbagliare, non ci sono vie d’uil te duran scita.: c’è un ingresso ed un’uscita che dura un paio di giorni di trekking. tragitto Passiamo per Roche Plate. Ora fa caldissimo ma salgo per l’ultima salita, fermandomi più volte sulle corde, viste le forti pendenze. Così arrivo alla Possession. Verso sera raggiungo di nuovo l’oceano, mancano 20 km all’arrivo. Ormai sono 45 ore che sono in giro e ora...è arrivato il momento di andare di fretta! Inizio a spingere per percorrere follemente gli ultimi 14 km. L’ultima discesa la corro in modo fantastico per raggiungere lo stadio..il tempo di fotografare il tabellone ed eccomi alla riconsegna del chip. Sono le 23,30 e scoppia la mia felicità e quella degli atleti presenti. Sono il ritratto della gioia per quello che ho vissuto, visto, toccato..lasciato. Felice per avercela fatta! Contenta per averci creduto! Come sempre motivata dalla curiosità con il cuore e la mente sempre aperta. Una bella avventura.


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galà dello sport 2010

TUTTI I PREMIATI In occasione dell’annuale Gala dello Sport Cornedese si è tenuto un dibattito dal titolo “Sport a livello Locale: una risorsa indispensabile”. Sono intervenuti il sindaco di Cornedo, il dottor Martino Angiolo Montagna, il professor Umberto Nicolai, presidente Coni Comitato Provinciale di Vicenza e Assessore allo Sport e al Tempo Libero del Comune di Vicenza, Stefano Benincà, cittadino cornedese premiato come Atleta dell’anno 2009 in occasione del Galà dello scorso anno, vincitore per il secondo anno consecutivo del Campionato Italiano di corsa in montagna (cat. MASTER) e del Grand Prix Montagne Vicentine e della Venice Marathon, categoria Over 40 e 24° assoluto, migliorando di 2 minuti il tempo dell’anno scorso. stati premiati Nel corso del dibattito sono dicatari del da Umberto Nicolai gli aggiu 2009/2010. BONUS SPORT anno sportivo

entino ha aderito all’iIl Comune di Cornedo Vic NI di Vicenza in colCO dal niziativa promossa cia di Vicenza e con il laborazione con la ProvinVicentine contribuendo sostegno delle Latterie unale di € 500,00, che con uno stanziamento com ato dal CONI ci permetsommato a quanto stanzi nus Sport per complesBo te oggi di distribuire i icatari dei Bonus sono: sivi € 900,00. Gli aggiud

iara, Scalzotto Lovato Noemi, Bertolini Ch , Bertolini DaMaria, Massignani Mariapia Donà Franvide, Massignani Emanuela, i, Pretto Anna, cesca, Massignani Giovann Verma Aaina, Kumar Saksham

PREMIAZIONI ATLETA SPORTIVO DELL’ANNO ATLETA SPORTIVO DELL’ANNO Paolo Marangon, dell’Associazione Polisportiva Dilettantistica Valdagno Campione Europeo 2010 di Kick Boxing Categoria 79 Kg conseguito ad Atene il 26/11/201 Battilana Guido, dell’Associazione Polisportiva Dilettantistica Valdagno, Campione italiano 2009 di Muay Thai Categoria 75 Kg conseguito a Pisa il 08/12/2010 dicembre 2009

Sara Zarantonello, portiere del G.S. Hockey Trissino. Campionessa italiana 2010 di Hockey su pista categoria Under 13 e 1° posto nel torneo internazionale disputato in Francia a Lione


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SOCIETÀ SPORTIVA DELL’ANNO MENZIONI D’ONORE A.S. Cornedo Sport calcio a 5, rappresentata dal Presidente Onorario Emanuele Gonzato e dall’attuale Presidente Buleghin Stefano, la cui squadra femminile ha vinto il camregionale pionato a 2009/2010 dell F.G.C.I. serie C Femminile, composta dalle atlete:

Centrale Difensore Fodimbi Barbara (capitano) Busatto Cristina Portiere Meni Lindita Portiere Mion Elisa Centrale Difensivo Maddalena Meri Laterale Difensivo Orso Martina Laterale Difensivo

A.S.D. Spagnago Calcio con il Presidente Enrico Urbani per la vittoria nella stagione sportiva 2009/2010 della Coppa A.I.C.S. Città di Vicenza, con gli atleti:

dro Diego Allenatori: Quaranta Roberto e D’Alessan anche stata è 5 a io La società A.S. Cornedo Sport calc con la anile giov re setto del nto leme premiata per l’imp Junior ntino Vice . creazione della nuova società A.S.D

Gecchele Fran- Laterale Offensivo cesca Menti Michela Laterale Offensivo Battilana Roberta Attaccante Pivot Offensivo (Capocannoniere Massignan Lisa della stagione sportiva Laterale 2009/2010 con 60 gol!) Cavion Debora Laterale Difensivo Visonà Anna Dalla Laterale Offensivo Pozza na Offensivo Lore Roncari Laterale Ilaria Cavaliere Pivot

E ASSOCIAZIONI” DI PREMIAZIONI “TORNEO DELLLCE NTRO AGGREGATICALCIO A 5 PROMOSSO DA VO GIOVANILE: 1° classificato: “Il muretto” 2° classificato: Alpini Cornedo le 3° classificato: Amministrazione Comuna

Alvise Grigolato Andrea Antoniazzi Andrea Battistin Andrea Soldà Andrea Zarantonello Angelo Roncari Cristian Grigolato Davis Urbani Diego Farinon Emanuele Poretto Enrico Urbani Federico Gasparella Flavio Sinigaglia Galdino Belluzzo Leonardo D’Andrea

Luca Battilana Luca Soldà Marco Battistin Marco Chiumento Marco Dal Lago Massimo Fioraso Matteo Pretto Michele Zamperetti Mirco Schiavo Paolo Benetti Roberto Cocco Roberto Zoso Stefano Faccin Il Mister Stefano Pace

Squadra di Pallavolo Maschile dell’A.S.D. Polisportiva Cornedo che ha vinto il Campionato di 1° divisione Maschile anno 2009/2010 con promozione in serie D scendono gli atleti Bertozzo Sebastiano Venturini Michele Marcigaglia Simone Peserico Giovanni Frighetto Luca Delmastro Nicola Battistin Emanuele Bertoldi Giulio Danieli Massimo Savegnago Alessio Rossato Filippo Maragon Nicolo’ Fanton Tommaso Missaglia Fausto Zorzetto Lorenzo Allenatore: Luca Meneguzzo


lettere

Potete scrivere al Senatore Alberto Filippi inviando le vostre e-mail a: sportivissimo@mediafactorynet.it

quei nostri amici in bici Caro Senatore,

Caro Francesco,

vorrei esprimere il mio profondo cordoglio per i sette ciclisti morti nell’incidente di Lamezia Terme. Sono anch’io un ciclista e, come loro, anch’io faccio parte di un gruppo che ama pedalare assieme. Quanto è accaduto a Lamezia poteva accadere ovunque e a chiunque di noi. Siamo in tantissimi che ogni giorno solcano le nostre strade per fare sport in amicizia e divertirsi. Credo che non ci sia stato ciclista al mondo che non abbia provato un brivido sentendo la notizia di Lamezia e non abbia pianto per questa grande, inspiegabile tragedia. Anche senza conoscersi, tutti i ciclisti sono amici; anche se non li conoscevamo, i 7 di Lamezia erano nostri compagni di sport e la loro morte è stata un dolore per tutti noi.

mi unisco a te e idealmente a tutti i ciclisti nel dolore di quanto è successo a Lamezia. La bicicletta è uno sport meraviglioso che si adatta, come pochi altri, ad atleti di tutte le età e di tutti i livelli: morire così non ha proprio senso. Adesso, forse, non è il momento per capire come tragedie di questo genere non debbano più ripetersi, ma un giorno bisognerà affrontare il problema. E bisognerà farlo seriamente, mettendo regole per gli automobilisti quanto per i ciclisti. Lo sport non deve mai uccidere. La tua lettera è nobile e mi ha suggerito un’immagine che, forse, è già un primo passo affinché tragedie come questa non si debbano più ripetere. Da adesso, quando dalla macchina vediamo dei ciclisti per strada, ricordiamoci sempre dei 7 nostri amici ciclisti di Lamezia…

Francesco, ciclista Buone Natale e Buon Anno a te e tutti i lettori di Sportivissimo, Alberto.

Le vostre lettere possono essere lette anche nel sito: albertofilippi.it

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