Sportivissimo Aprile 2015

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Una vita di gare per cosa?

di Luigi Borgo

Poniamo il caso estremo. Dopo un anno di avviamento all’agonismo, due anni di superbaby, due nella categoria baby e due in quella cuccioli, che in tutto fanno già 7 anni, che nelle tradizioni antiche è un ciclo vitale; e poi ancora dopo due anni nella categoria ragazzi e due in quella allievi, e ancora due in quella aspiranti, due in quella juniores e due in quella giovani, che sono in tutto altri 10 anni, una decade completa, la quale, sommata al precedente settennato, dà la bellezza di 17 anni di sport agonistico…, insomma dopo 17 anni del nostro sport, sci, ciclismo, calcio, tennis, basket… che ci ha visti impegnati dall’infanzia alla adolescenza alla giovinezza, non siamo diventati né atleti di vertice né professionisti, maestri o allenatori o altro. Abbiamo fatto 17 anni di sport ai massimi livelli, abbiamo speso più o meno il denaro con il quale avremmo potuto comperare un appartamento, e alla fine abbiamo partecipato solo a qualche gara nazionale, quelle a cui partecipano un po’ tutti, senza vincerne nemmeno una. Adesso, diventati senior, se abbiamo ancora voglia di fare qualche competizione, facciamo le gare master piazzandoci, quando va bene, nella parte alta della classifica. L’ho detto, questo è un caso estremo: massimo impegno nello sport, minimo risultato nell’attività agonistica. Se ne potrebbe frettolosamente concludere che abbiamo buttato via tempo e denaro in un sogno agonistico che non era per noi. In uno sport per cui non eravamo minimamente portati. Forse sarebbe stato meglio che chi finanziava il nostro impegno sportivo, cioè i nostri genitori, avessero investito quel denaro in un appartamento. Noi che adesso abbiamo i figli che stanno ripercorrendo quella strada infinita di categorie, dovremmo saperlo che alla fine di essa si raccoglierà ben poco. Allora meglio non far fare lo sport agonistico ai nostri figli, dato che pochi diventeranno professionisti, pochissimi atleti, forse nessuno campione? Meglio investire nell’appartamento? No, sarebbe sbagliato, perché sono sbagliate le attese riposte nell’impegno agonistico. Non si fanno 17 anni di sci, di calcio, di tennis, di ciclismo per diventare campioni o maestri di sci o di tennis, proprio come non si va a scuola per diventare premi Nobel o professori. Si fa lo sport e si va a scuola per imparare l’arte d’imparare, cioè per crescere sviluppando la necessaria abilità di far acquisire al nostro corpo e alla nostra mente sempre nuove conoscenze. La scuola ci insegna questo. Da piccoli si studia la definizione di poligono o di predicato nominale non perché nella vita ci servirà sapere che cos’è un poligono o un predicato nominale ma perché così ci educhiamo a usare la testa con logica e ragione in modo da poter facilmente capire un testo o come funziona il nostro telefonino e anche quello che ci sarà tra vent’anni. Le scuole di sport fanno la stessa cosa. Ci insegnano a educare il nostro corpo a compiere movimenti precisi; ci insegnano a educare la nostra testa a controllare le emozioni e i pensieri mentre siamo sopra due assi che scivolano rapidi sotto i nostri piedi, mentre una palla o una pallina viene veloce contro di noi, mentre la strada sale e il nostro fiato si fa corto, che è qualcosa di diverso da ciò che si fa tutti i giorni, in modo che, quando la vita ci darà l’occasione, noi potremo sempre contare su un corpo e una mente educati al nuovo, all’imprevisto, alle emozioni, alla fatica, alla velocità.

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Freeride da sogno Il Collegio dei Maestri di Sci del Veneto ha organizzato un corso di aggiornamento di freeride riservato ai maestri di sci sulle nostre Piccole Dolomiti. Una trentina circa i maestri partecipanti nei tre giorni di un corso davvero indimenticabile. Dopo una prima giornata dedicata a conoscere l’uso dell’attrezzatura tecnica del freerider: sonda, pala e soprattutto l’Artva, lo speciale strumento

Foto di Dennis Rossi, Gianni Bisson , Piero Benetti

che permette l’individuazione del travolto in caso di valanga, tenuta dalle guide alpine Gianni Bisson e Dario Segato, si è entrati nel vivo del corso con una discesa lungo i “roversi del Verena”. Dalla cima del monte si è scesi lungo uno stretto vaio tra le rocce a strapiombo del Verena per completare la sciata nel bosco sottostante superando un dislivello di 900 metri. Il giorno dopo, il ritrovo è stato

presso la Malga Zalica in località Gazza di Recoaro Terme. Con l’elicottero pilotato da Attilio Caneva si è saliti sul Garega per scendere lungo il Vaio Nascosto. Una discesa fantastica tra le rocce dell’Omo e la Dona di fronte alle vette dell’Obante che ha emozionato tutti i maestri per la bellezza davvero unica del paesaggio.

Due giornate fantastiche di freeride sul Monte Verena e sul Gruppo del Carega con i Maestri di Sci del Veneto


Primo giorno: Roversi del Verena

Secondo giorno: Gruppo del Carega

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5° Raduno Scialpinistico del Carega Memorial Tour Cristina Castagna

“(...)dove trovare una gioia più pura e salutare di quella offerta da una bella giornata invernale quando allacci gli ski e prendi la via dei boschi? Può esistere qualcosa di più meraviglioso del paesaggio invernale nordico, dove la neve si distende come una soffice coltre bianca sui campi, tra gli alberi e sui rilievi? Dove si trova una libertà maggiore di quella provata scivolando rapidi sul pendio attraverso gli alberi, con l’aria fredda e tagliente sulle guance, i rami di pino gelati, l’occhio, il cervello e i muscoli all’erta? Si può affermare che il nostro essere è completamente avvolto dagli ski e dalla natura circostante. E in tutto ciò vi è qualcosa che sviluppa la mente e l’anima “.

Fridtjof Nansen (esploratore polare 10/10/1861-13/05/1930)

di Maria Teresa Bazzon e Enrico Pozza fotografie di Elisabetta Faccin, Andrea Sartori, Luca Pretto

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ncora una volta scivolando sui binari del ricordo di Cristina Castagna, gli appassionati dello scialpinismo Vicentino si sono ritrovati sulle nevi del “Carega”. Pieno successo e grande partecipazione per la quinta edizione della manifestazione dedicata alla giovane alpinista di casa, tragicamente caduta nel 2009 dopo aver raggiunto la cima del Broad Peak, il suo quinto ottomila. Organizzata dal CLUB ALPINO ITALIANO sezione RECOARO TERME “Gino Soldà”, domenica 29 marzo, in una splendida giornata di sole, la manifestazione ha visto sfilare alla partenza dal passo di Campogrosso oltre 130 appassionati. E’ dal 2006 che la sezione Recoarese del Club Alpino, con l’allora presidente Coronin Raffaele, organizza questa importante manifestazione con l’intento di promuovere la pratica di questa disciplina e valorizzare la frequentazione dei tanti canaloni innevati delle Piccole Dolomiti nella stagione bianca. Bisogna dire con un po’ di orgoglio che lo scopo è stato raggiunto visto il crescere del popolo dello sci con le pelli nell’alta valle dell’Agno e della manifestazione nelle successive edi-

zioni, organizzata con cadenza biennale. Il Raduno, è stato proposto la prima volta nel 2006 anche per celebrare la prima salita con gli sci a Cima Carega, da parte dei Valdagnesi Ottone Menato, Tarcisio Fornasa e Besco effettuata il 19 marzo 1931. La loro impresa, storicamente documentata, ve-

deva gli alpinisti raggiungere la vetta dopo essere partiti a piedi dalla stazione di Recoaro Terme, bivaccato la notte presso la centrale idroelettrica “Lora”, risalito il canalone del Passo della Lora, deviando verso il passo del Forcellino e dopo la discesa sul val-


11 lone di Campobrun, riprendere la salita fino ai 2259 m.di cima Carega. L’attrezzatura non era certo come quella dei giorni nostri, si pensi solo al fatto che gli sci in legno, non avevano lamine. E così, che dopo due anni prende il via la 2^ edizione che si è svolta il 9 marzo 2008, ma sarà con la 3^ edizione del 21 marzo 2010, che il raduno diventa “Trofeo Cristina Castagna” vedendo la presenza oltre che di Giampaolo Casarotto, anche dei tre alpinisti Tedeschi del Team Dynafit, Benedikt Boehm, Sebastian Haag e Thomas Steiner, compagni di Cristina in Himalaya, così da assumere una connotazione agonistica. La prova cronometrata è stata vinta dal forte atleta dello Sci CAI Schio Davide Pierantoni, con il tempo eccezionale di 1h 03’58”. In queste edizoni, è stato possibile raggiungere il rifugio Fracca-

roli, (2239 m.) collocato nei pressi di cima Carega, dove nell’ottobre del 2013, è stato collocato un busto in bronzo a ricordo di Cristina, in quanto vetta prediletta dalla giovane alpinista. L’edizione programmata per il 2012 è stata annullata per mancanza di neve e rinviata all’anno successivo. Così il 14 aprile 2013 si è potuta svolgere la 4^ edizione, denominata “Memorial Tour Cristina Castagna”, in una splendida e calda giornata di sole, con il percorso modificato per la troppa neve in quota, caduta pochi giorni prima. Siamo così arrivati all’appuntamento del 2015. Il programma inizia al mattino alle ore 8.30, davanti al Rifugio Campogrosso, e, dopo il controllo dell’attrezzatura e la prova Artva, (lo strumento che segnala la presenza della persona sepolta in valanga), i partecipanti

prendono il via in partenza libera. C’è da subito entusiasmo e allegria in tutti gli scialpinisti, anche se la via segnata non porterà al Rifugio Fraccaroli a Cima Carega, come previsto dal programma, poiché la nevicata degli scorsi giorni ha reso pericoloso soprattutto il percorso di discesa dal Boale Dei Fondi solcato da una grossa valanga: per gli organizzatori la prima regola è la sicurezza dei partecipanti e poi il divertimento. Il nuovo tracciato prevede la salita a Prà dei Angeli, con discesa dello stesso e salita a Cima Ofre dopo aver attraversato ampiamente l’alpe di Campogrosso e le sue belle malghe, per infine ridiscendere al rifugio. Dobbiamo ammettere che le condizioni niveo- meteorologiche, se ci hanno un po’ penalizzato per la forzata variazione del tragitto, ci hanno ricompensato con una bella giornata di sole


12 e una neve che si è poi concessa splendidamente alle virtuose pennellate dei variopinti sciatori, Al rientro tutti i partecipanti si sono dichiarati entusiasti, sia per la splendida giornata, sia per l’ottima tracciatura del percorso e poi con altrettanta baldanza hanno continuato la giornata, sul solarium del rifugio Campogrosso per il pasta-party, previsto dal programma, con la possibilità di ammirare ancora una volta le belle montagne che fanno da contorno al luogo. La fatica costata nell’organizzare l’evento, è stata ricompensata dai tanti ringraziamenti per l’opportunità che abbiamo dato ai partecipanti di condividere una giornata di festa, sci e montagna, nel pieno divertimento e relax. Inoltre abbiamo fatto conoscere il posto anche a diversa gente da fuori vallata, che ha dimostrato entusiasmo e sorpresa in quanto non pensava che le nostre piccole montagne, offrissero così tanto dal punto di vista sci alpinistico.

Naturalmente per poter svolgere questa manifestazione, è stata necessaria la collaborazione di numerosi amici, alcuni dei quali già da venerdì hanno cominciato a salire i pendii relativi al percorso, per i sopralluoghi e per collocare le bandierine. In tutto lo staff è stato composto da 28 persone, alle quali va un sentito ringraziamento. Non possiamo dimenticare la disponibilità del punto vendita Valli Sport di Schio e di Salewa da sempre partner della manifestazione, dei fratelli Baschera, pronti all’apertura straordinaria del rifugio Fraccaroli da loro gestito, anche se poi non utilizzato a seguito della modifica del percorso e i fratelli Ferro del rifugio Campogrosso, che hanno cercato di agevolare in tutti i modi il lavoro degli organizzatori e per il trasporto del materiale, che que-

sta volta si è dovuto fare dal Pian delle Fugazze. A questo punto non resta che dare l’appuntamento alla 6^ edizione nel 2017, con la speranza di poter raggiungere cima Carega e sempre auspicando che tutto vada bene, senza incidenti di alcun tipo, come avvenuto nelle precedenti cinque edizioni. L’ultimo ringraziamento della sezione del Cai di Recoaro va a tutti i partecipanti, per la loro presenza e per lo spirito di condivisione e allegria, dove la competizione ha saputo lasciare il posto allo stare insieme a omaggiare la bellezza del luogo, ad onorare la montagna e a ricordare Cristina. Pensando così che sia stato un bellissimo modo di salutarla.

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Sui sentieri dei Cimbri

di Giulio Centomo

Sull’Altopiano di Asiago fervono i preparativi per una stagione a tutta bici e corsa.

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srotola un percorso di 55 km e 1.678 m D+. La Granfondo dei Cimbri è infatti un concentrato di adrenalina che si scatena da Gallio (VI) e si lancia sui sentieri della Grande Guerra, salendo metro dopo metro fin sotto l’Ortigara, uno dei teatri divenuti più noti nel combattimenti

firmare tre dei principali appuntamenti in programdel ‘15-’18. ma è la Sportiva 7 Comuni, Fino al 14 giugno ci si potrà che , ello Mor co Fran da ata guid iscrivere approfittando delioediz 16.a la erà infil no giug a la quota agevolata di 28 euro, bri Cim dei do nfon Gra a dell ne mentre dal 15 e fino al 20 giuione ediz 10.a la e no) giug (21 gno si salirà a 38 euro. Tutte le o Dop ino. Tren del sa Cor La de informazioni sono disponibili a erà torn si sa pau ta dovu una sul sito ufficiale www.granfontrail del no seg nel o seri sul fare dodeicimbri.it. running per estimatori con la La gara è inoltre inserita nel ion. edit fexp Stra 2.a circuito Prestigio MTB 2015, di priIl ne. ordi con o iam and Ma cui sarà la prova di metà calenrio nda cale sul date the save mo dario. è dedicato al mondo delle ruote Solo una settimana più tardi la che osta prop una con se, gras Sportiva 7 Comuni servirà sul piatto degli appassionati di trail l’ormai tradizionale appuntamento con La Corsa del Tre-

nino, che arriva a festeggiare le sue prime 10 edizioni. Qui si scatterà dal parterre di Cogollo del Cengio e via a risalire le pendici dell’Altopiano fino ad Asiago, sul tracciato del vecchio trenino a cremagliera che la collegava alla Val d’Astico. 22 saranno i chilometri derl percorso con un dislivello di 800 m, concentrato per lo più nella prima metà della gara. Da Cogollo, infatti, si inizia subito ad arrampicare verso il primo ristoro di Ponte di Campiello (km 7). La salita prosegue poi fino ai 1.180 m slm di Malga Ronchetto (km 10), dove di fatto la gara scollina per fare il suo ingresso tra i saliscendi dell’Altopiano. Dopo una rapida discesa su Treschè Conca, la via si addolcisce infatti e nella

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seconda metà di gara conduce fino alla finish line. to dei 600 iscritti. Anche qui le iscrizioni sono Non finisce qui, perché una volaperte e sul sito www.lacorsa- ta riscaldati per bene i muscoli, deltrenino.it è possibile trova- la macchina sarà a quel punre tutte le indicazioni per non to calda per riproporre la 2.a perdere nemmeno un minuto edizione della Strafexpedition, e bloccare già il proprio petto- un trail che ha ricevuto ottimi rale. Fino a fine aprile il best feedback dal pubblico di appasprice rimarrà fermo a 15 euro, sionati già all’edizione numero per salire poi a 20 euro dal 1° 1 del 2014. Per quest’anno, nel maggio al 14 giugno, quindi a 25 pieno delle celebrazioni per il euro dal 15 giugno e fino a pochi Centenario della Grande Guerminuti dal via, sempre che non ra, si prospettano nuove emosi arrivi prima al sold out, fissa- zioni lungo i 58 km di gara e i to quest’anno al raggiungimen- ben 2.900 m D+, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo nel prossimo numero!

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Gol in 9 buche di Giulio Centomo foto Davide Moretti – Footgolf Vicenza

Anche nel vicentino arriva il footgolf

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iente mazze né caddy, ma solo un paio di scarpette ben allacciate ed un pallone ben gonfio. È tempo di footgolf. La disciplina, originatasi dall’unione del golf e del calcio per un motivo che ancora non ci è dato sapere, nasce solo pochi anni fa. Il 2012, infatti, segna a livello mondiale il debutto della FIFG – Federation for International FootGolf e, a poco più di due anni e mezzo dalla fondazione conta già 28 Paesi membri in tutti i cinque continenti. Solo pochi mesi prima aveva fatto la propria comparsa nel panorama sportivo verde, bianco e rosso l’Associazione Nazionale Italiana di FootGolf. Soci fondatori sono Leonardo Decarian in compagnia di Javier de Ancizar, Maurits van Tubergen Lotgering e Gabor Gelencser, nell’ordine presidenti delle Associazioni di FootGolf di Argentina, Olanda e Ungheria. Gli appassionati non restano certo con le mani in mano ed anche in Italia prendono il via le prime stagioni ufficiali. Il contagio si diffonde ben presto in ogni angolo del Paese e anche il vicentino apre le porte all’originale disciplina. Promotori in terra berica diventano ben presto gli scanzonati amici del FootGolf Vicenza, poco più di una dozzina di persone che in questi giorni stanno mettendo a punto gli ultimi preparativi in vista dei campionati targati 2015. Due saranno le tappe venete del Campionato Italiano. La prima sarà quella del 26 aprile 2015 (4^ tappa) sul green del Golf Club Caorle (Venezia), mentre il 25 ottobre sarà il Golf Club Montecchia di Padova a radunare la 10^ e penultima tappa della kermesse tricolore. “Se ci giochi, ti innamori” è questo lo slogan scelto dal FootGolf Treviso, punto di riferimento per gli appassionati del Triveneto nonché team Campione d’Italia.

E proprio i footgolfers della Marca, insieme ai cugini del Footgolf Berico/Euganeo, siedono in cabina di regia del Campionato Interregionale che si disputerà in più tappe tra Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Sebbene siano possibili ancora alcuni aggiornamenti, già si conoscono gli appuntamenti dell’anno per le gare del NordEst. La starting line è fissata l’1 marzo a Montecchia (PD) seguita solo una settimana dopo dalla tappa di Asolo (TV). Il 18 aprile si vola ad Udine, prima di una lunga pausa che si protrarrà fino al 6 giugno, quando il circo del footgolf triveneto approderà sull’altopiano trentino di Folgaria per la tappa finale. Curiosi ed appassionati vicentini, nel frattempo, potranno mettersi alla prova prendendo contatto con il team biancorosso, rintracciabile sulla pagina Facebook Footgolf Vicenza. Gli allenamenti al momento si tengono sul 9 buche del Golf Club Brolo di Bassano del Grappa, il primo green vicentino adattato alla pratica del footgolf, ma all’orizzonte sembrano prospettarsi sorprese che per il momento non vi sveliamo. Se vi lascerete conquistare dalla curiosità, non dimenticate di dirci com’è andata. Nel frattempo noi vi diamo appuntamento al prossimo numero.

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New generation talent di Chiara Guiotto foto di Raniero Corbelletti

Un grande spettacolo è andato in scena quest’anno alla PGS Ardor Cornedo che ha visto protagoniste le atlete del pattinaggio a rotelle: i gruppi Spettacolo New Generation (il più numeroso composto da 10 ragazze e il quartetto) hanno fatto faville conquistando risultati inaspettati di fronte allo stupore di numerose squadre avversarie, sulla carta sicuramente più forti e con un bagaglio maggiore di esperienze.

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a gioia si legge chiaramente negli occhi dell’allenatrice dei due gruppi spettacolo Arianna Dal Lago, che abbiamo intervistato all’indomani dell’ultimo importante appuntamento della stagione. Arianna, ex agonista e pedina importante della PGS Ardor Cornedo fino a qualche anno fa, dopo aver visto crescere negli anni la maggior parte delle sue allieve, oggi si trova a festeggiare con loro risultati sorprendenti nonostante siano state molte le difficoltà che la squadra cornedese ha affrontato durante la stagione: l’inadeguatezza della pista di allenamento in primis e la sua disponibilità limitata hanno spesso costretto Arianna Dal Lago e Silvia Specos, seconda allenatrice, ad organizzare gli allenamenti presso piste fuori sede. Ma presentiamo ufficialmente le vere protagoniste di questo spettacolo iniziando dal gruppo New Generation più numeroso,

quello composto da 10 ragazze dai 17 ai 18 anni, insieme da 2 anni: tutte provenienti dalla vallata dell’Agno, le atlete si allenano, piste di Cornedo e Novale permettendo, due volte alla settimana, più la domenica assieme alle ragazze del quartetto. Quest’anno impegno e costanza le hanno premiate con risultati importanti che vanno ricordati: •

1° classificate ai Campionati AICS Provinciali a Zanè,

3° classificate ai Campionati FIPH Regionali a Bassano,

1° classificate ai Campionati AICS Regionali a Castelgomberto,

7° classificate ai Campionati FIPH Nazionali a Conegliano (da sottolineare che è il 2° anno che partecipano alla fase nazionale e quest’anno i gruppi in gara erano 22).

Rispetto all’anno scorso il gruppo si è rinforzato anche grazie all’apporto di tre atlete new entry provenienti dalla PGS Maglio. Va sottolineato inoltre il fatto che i gruppi spettacolo in Veneto sono una cinquantina e quindi c’è molta selezione a livello competitivo. “Sono molto orgogliosa del mio gruppo di ragazze, numeroso e nello stesso tempo compatto e forte; più che una squadra ci sentiamo una grande famiglia, ed io -precisa Arianna- più che allenatrice mi sento “alleducatrice” e sorella maggiore visto il rapporto che si è instaurato con loro.” New Generation GRUPPO Spettacolo: Alessia Zamperetti Giada Soccombi Chiara Grigolato Laura Silvetti Martina Dal Soglio Angela Novella Lorenza Finetto Anna Stevanin Lisa Vencato Arianna Cariolato Elisabetta Preto (riserva)


17 Tutti gli anni da settembre a dicembre le ragazze di entrambi i gruppi sono impegnate nella preparazione del nuovo disco da portare alle gare: gli allenamenti sono quindi impegnativi e richiedono molto costanza sia da parte delle pattinatrici ma anche da parte delle insegnanti. Per quest’ultime ricordiamolo, si tratta del loro secondo lavoro, e senza l’ausilio di un coreografo professionista, con passione, creatività e fantasia devono pensare a tutto, a partire dalla musica, alla coreogra-

Presentiamo ora il quartetto, composto da quattro ragazze tutte maggiorenni insieme da tre anni, di cui tre fanno parte anche del gruppo più numeroso. Il problema della palestra c’è purtroppo anche qui nonostante le ragazze si allenino una sola volta alla settimana. Le allenatrici Arianna e Silvia hanno avuto l’onore di portare a casa più di una bella soddisfazione anche con loro: a stagione praticamente conclusa si tirano le somme e anche il quartetto può dire di aver realizzato una magnifica stagione grazie a risultati di tutto rispetto: •

3° classificate ai Campionati AICS Provinciali a Zanè,

4° classificate ai Campionati FIPH Regionali a Bassano, su 27 quartetti in gara,

3° classificate ai Campionati AICS Regionali a Castelgomberto,

19° classificate ai Campionati FIPH Nazionali a Conegliano.

fia, fino ai costumi, che molto spesso sono realizzati dai genitori delle ragazze. “L’impegno costante e i sacrifici di ognuna hanno premiato entrambi i gruppi -ha aggiunto Arianna- Un grazie particolare al nostro presidente Andrea Brunori per aver sempre creduto in noi e a Nicole Fabrinetti che studia Danza Contemporanea in Accademia, per essersi dimostrata un aiuto importante nella realizzazione di alcuni movimenti e passi di entrambi i dischi”.

New Generation QUARTETTO Spettacolo: Giada Soccombi Elisabetta Preto Chiara Grigolato Michela Vencato Lorenza Finetto (riserva)

Valdagno Ritmica fa l’en plein ragazze Continuano le soddisfazioni per le della Valdagno Ritmica, che a metà marzo, con il gruppo Mini, hanno partecipato al “Trofeo insieme per la ritmica” di Cornedo Vicentino.

di Giulio Centomo

T

re le squadre che la società laniera ha schierato in pedana nella categoria giovanissime e autrici di un vero e proprio en plein. Le giovani atlete, con un esercizio con la fune eseguito a regola d’arte, hanno infatti fatto incetta di premi, infilando in un sol botto primo, secondo e terzo posto, blindando di fatto il podio della giornata. Grande orgoglio è stato espresso dalla società per queste ragazze che hanno affrontato la loro prima gara con l’immancabile carico di emozioni, ma riuscendo a catalizzare il cuore che batte a mille e le mani che sudano in una per-

formance che le ha portate con entusiasmo ad alzare al cielo le tre coppe. La Valdagno Ritmica è al suo primo anno di vita con la società Valdagno Basket e conta ben 58 atlete divise nei tre diversi gruppi per età Supermini, Mini e Propaganda. Le atlete del gruppo Propaganda hanno già partecipato ad alcune gare regionali classificandosi al quinto posto con la serie “Rappresentativa D Squadre” e al secondo posto alle gare “Promo coppie”.

Al bottino del trofeo cornedese si è aggiunta poi un’altra soddisfazione. Una rappresentativa delle ragazze della formazione valdagnese ha infatti acquisito il diritto di partecipare alle finali nazionali del circuito PGS, che si svolgeranno a Lignano dal 23 al 27 aprile. Sarà un’occasione per mettere in luce le capacità di queste giovani ginnaste, di fronte ad un esercito di competitors pronti a dare il 100% in pedana.


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valdagno

Pierangelo è tornato di Chiara Gui otto

ire sul All’età di 17 anni l’abbiamo visto sal poi si è podio assieme a Fauner e Valbusa, leta a trovato di fronte ad un bivio: fare l’at l’azienda di tempo pieno o iniziare il lavoro nel doc, ha famiglia. Pierangelo Lora, novalese tanza di 30 scelto lavoro e famiglia. Oggi, a dis i. anni, il riscatto: suoi 3 titoli Italian

L

a sua storia di sciatore è iniziata quando Pierangelo, per tutti Pippo, aveva 10 anni e appassionato di Sci Alpino era iscritto allo Sci Club Recoaro. Pochi anni sono passati e dallo sci di discesa è passato in modo naturale allo sci di fondo incoraggiato dalla passione del papà Lora Bruno Innocente, il fondatore della sezione Sci Fondo del Cai di Valdagno. Una parentesi va aperta per sottolineare che i fondisti del Cai di Valdagno, capitanati dallo storico Maestro Ennio Storti, sono stati i primi a partecipare alla Marcialonga negli anni ‘70. Negli anni ‘80 il gruppo è diventato Polisportiva Valdagno sezione Fondo che poi però due anni fa si è sciolto.

Torniamo alla carriera di Pierangelo Lora, novalese da sempre, classe 1968: a 14 anni le prime gare e anche i primi risultati in forza allo Sci Fondo Recoaro. Il ragazzo prometteva e dopo qualche anno è stato richiesto allo Sci Fondo Val Magnaboschi di Asiago, team con cui ha raggiunto numerosi traguardi a livello regionale nella categoria Ragazzi-Allievi. Passato alla categoria Aspiranti-Juniores, Pierangelo ha ingranato la marcia giusta e ha portato a casa una serie di piazzamenti tra cui il più importante e prestigioso 3° posto ai Campionati Italiani che gli hanno aperto le porte alla squadra Nazionale Juoniores nella quale ha militato per 2 anni. A 17 anni è salito su un podio che tutti i fondisti avrebbero desiderato: nel gradino più alto Silvio Fauner, al 2° posto Fulvio Valbusa e al 3° posto lui, Pierangelo Lora, il purista della tecnica classica.


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Al top della forma fisica e mentale, pronto per sfide e risultati ancora più grossi, Pierangelo non appena conclusi le scuole superiori all’Istituto Tecnico di Valdagno e il Servizio Militare, si è trovato di fronte ad una scelta importante che avrebbe condizionato in un modo o nell’altro la sua vita futura: lavoro o carriera di atleta? Pierangelo non ha avuto il coraggio di lasciare l’azienda di famiglia e così ha abbandonato la strada dell’atleta professionista per dedicarsi al lavoro. Questo non vuol dire che non ha più sciato, anzi, però l’ha fatto con altri ritmi e aspettative. Gli anni sono passati e nel frattempo Pierangelo si è creato una bellissima famiglia; ma nel 2011 nuovamente qualcosa è cambiato: Pippo da imprenditore di se stesso ha cambiato lavoro e, iniziando a fare il turnista, questo gli ha permesso di ricavarsi del tempo per mettersi in gioco nuovamente a livello sportivo e, perché no, prendersi una rivincita del proprio passato. Da quel periodo e per 4 anni la sua vita è cambiata: 5 allenamenti alla settimana (suddivisi tra corsa in montagna, skiroll e preparazione fisica in palestra, che lui si è creato a casa). Grazie all’appoggio incondizionato della moglie, accanto a lui dall’età di 17 anni, e delle due figlie, Pippo in questi anni di sacrifici ha dimostrato di possedere forte determinazione e moltissima tenacia tanto che dopo un’esperienza al Centro Sportivo Bassano, è stato fortemente richiesto dal Gruppo Sportivo Alpini di Asiago con cui dalla stagione 2014-15 ha dato il meglio di sé collezionando, nella categoria Master A4, un risultato dopo l’altro. Parliamo delle Granfondo top al mondo: dall’inizio della sua carriera ad oggi, di Marcialonghe Pippo ne ha disputate ben 15, mentre ha

partecipato alla Vasaloppet cinque volte. Perdiamo il conto se iniziamo ad elencare tutte le sue gare tra Worldloppet dislocate in tutto il mondo, il circuito Master Tour Italiano e i Campionati Italiani. Le cosiddette gare con il botto sono state le tappe del Campionato Italiano Master: • 1° class. Master A4 (10° Assoluto) 30 Km in tecnica classica, Passo Coe 21.02.15, • 1° class. Master A4 (12° Assoluto) 10 Km in tecnica classica, Vermiglio 28.02.15, • 3° class. Master A4 (20° Assoluto) 30 Km in tecnica skating, Passo Coe 07.03.15, • 1° class. Assoluto nella staffetta 22,5 km (tecnica classica e skating) Passo Coe - 08.03.15. • “Voglio ringraziare -esordisce Pierangelo- i miei due compagni di staffetta Diego Magnabosco e Francesco Benetti perché anche grazie a loro ho coronato il mio sogno, quello di vincere 3 titoli italiani”. Soffermiamoci per un attimo al 1° posto di Vermiglio in Val di Sole: l’episodio è davvero da ricordare perché il giorno prima della gara Pippo aveva concluso il turno alle ore 22, il mattino seguente sveglia all’alba per raggiungere la partenza di Vermiglio, ore 9 start, a gara conclusa via di corsa sul gradino più alto del podio perché alle 14 era nuovamente di turno, stanchissimo ma al settimo cielo! La sua stagione va ricordata anche per tutti gli altri numerosi risultati: • 144° Assoluto alla Sgambeda di Livigno il 15.12.14: con una distanza di 35

Km in tecnica classica, la gara appartiene al circuito Worldloppet; da sottolineare il fatto che su 800 partecipanti provenienti da tutto il mondo, i primi 100 classificati sono professionisti e prima di lui solo una trentina di italiani, 30° Assoluto alla Moonlight all’Alpe di Siusi il 15.01.15 in notturna: ottimo il piazzamento nei 30 Km di tecnica classica su 300 iscritti di cui 150 norvegesi, 294° Assoluto alla Marcialonga il 27.01.15: 60 Km (10 Km in meno rispetto alle altre edizioni per mancanza di neve), addirittura 8000 gli iscritti tra cui 2500 pettorali riservati agli italiani, 5° classificato al Trofeo del Barba al Passo Coe il 7.02.15: 10 Km in tecnica skating, 5° classificato ai Campionati Italiani ANA a Campolongo il 15.02.15: 10 Km in tecnica skating, 4° classificato Assoluto nella competizione a squadre Trofeo Campi di Battaglia ad Asiago domenica 16 marzo, a soli 10 secondi dal podio.

Ti saresti mai aspettato una stagione così? “Dopo 4 anni di sacrifici e allenamenti - commenta Pierangelo- speravo arrivasse qualche bella soddisfazione, ma se devo essere sincero, non pensavo di portare a casa risultati di questo calibro”. L’ultima vittoria ad esempio in staffetta, prima di quella al Passo Coe dell’8 marzo scorso che l’ha visto vincitore assoluto con il suo team di Asiago, risale al lontano 2002. Obiettivi futuri? “Sarebbe fantastico riuscire a mantenere questi risultati assolutamente inaspettati: per il 201516 non potrei chiedere di meglio!”


Città di Valdagno Assessorato allo Sport

Valdagno presenta la nuova GF Whysport Nuovo appuntamento nel panorama granfondo il prossimo 6 settembre. Due tracciati di gara tra le valli dell’Agno, del Leogra e del Chiampo. Ultimo appuntamento 2015 per l’Alè Challenge e gara omaggio per gli abbonati al circuito.

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aldagno si prepara a salire in sella per la nuova Granfondo WhySport – Città di Valdagno, in programma il prossimo 6 settembre con partenza e arrivo nel cuore della Città Sociale. Questo rinnovato appuntamento sul pianeta delle ruote fine sarà anche l’ottava e ultima tappa del rinomato Alè Challenge che, proprio a Valdagno, omaggerà dell’iscrizione i fedeli abbonati di quello che a tutti gli effetti è uno dei maggiori e più apprezzati circuiti ciclofondistici d’Italia. Piazza Verdi a Valdagno accoglierà il villaggio con l’area stand ed il tendone sotto cui prenderà Sul sito della manifestazione, all’indirizzo www. granfondowhysport.it sono disponibili tutte le informazioni utili per procedere all’iscrizione.

forma un ricco programma di intrattenimento, oltre che l’immancabile pasta party finale. «È un piacere poter offrire in città una nuova proposta per i tanti appassionati di ciclismo vicentini, ma non solo – così commenta il Sindaco di Valdagno, Giancarlo Acerbi – e contiamo che in molti sceglieranno Valdagno per questa bella manifestazione. La gara sarà poi Memorial Matteo Cocco, per ricordare nel segno dello sport questo nostro giovane atleta e ciclista prematuramente scomparso nel 2012 e rientrerà in un calendario di manifestazioni sportive di rilievo che anche nel 2015 avremo l’onore di ospitare in città. A luglio, infatti, si terrà la 4.a edizione della Trans d’Havet, gara di corsa in montagna dall’affascinante tracciato sulle Piccole Dolomiti, mentre il mese di ottobre vedrà il gradito ritorno al PalaSoldà dei Campionati di Arrampicata Libera dei Vigili del Fuoco. Saranno un’estate ed un inizio d’autunno a tutto sport.» Tornando alle due ruote, la GF WhySport Città di Valdagno propone due sono percorsi agli appassionati che sceglieranno Valdagno come meta degli ultimi impegni di stagione. Si parte dal più lungo Granfondo, con i suoi 131 km di sviluppo, per passare al Mediofondo che fermerà il cronometro ai 93 km.

Si scatterà da Valdagno per dirigere le prime pedalate in direzione di Recoaro Terme e qui affrontare la prima ascesa a Passo Xon. Si scende in Val Leogra con passaggio per Valli del Pasubio, Torrebelvicino e Schio. Si torna a salire alla volta del Passo Zovo e quindi località Cima, prima di gettarsi in discesa su Monte di Malo e Malo. Via ancora a tutta verso sud, dove si salirà sulla breve ma ardua salita di Torreselle. Si torna a scendere e si punta su Valle di Castelgomberto prima, e poi Castelgomberto. Si transita per Brogliano e una volta raggiunto Cornedo Vicentino la corsa incontrerà la biforcazione dei percorsi. Il medio punterà ancora verso nord per entrare a Valdagno e liquidare

l’ultimo impegno della giornata sui circa 2km di salita verso località Castello. Dosando bene i freni si sfreccerà in discesa verso contrada Vegri per sfilare lungo l’imponente muraglione degli stabilimenti Marzotto e fare l’ingresso trionfale sul rettillineo d’arrivo. Per il granfondo, invece, le salite continuano in direzione di Quargnenta e Nogarole Vicentino. Si scollina nella Valle del Chiampo e si punta sul salitone di Altissimo che sbuca in località Zovo di Castelvecchio per impostare la picchiata su Valdagno. Ad attendere i concorrenti rimarrà ancora la salita di Castello e la finale discesa fino alla bandiera a scacchi di Piazza Cavour.


VALDAGNO SALE IN SELLA ! 6 settembre 2015 Città di Valdagno

800

Si riparte con la rinnovata GRANFONDO WHYSPORT

700

8° e ultimo appuntamento del rinomato Alè Challenge

600

ricco pacco gara offerto da

500 400

WHYSPORT

TM

SPORTS & NUTRITION

300 200 100 0 o o gn oar Xon bio a u ld ec o Va R ass l Pas P e d lli Va

o e vo hi a Sc Zo ion im alo alo ina lle h C o le M c s M nt i c s se Val erto ano vio ta ti d e e Pa Mu i b n sa ese no ic rr te bi o m rogl i v. o gne che on a V To o lv l ol ssim stel chio ina d o g r A M B l s e o a sI o s i Ri ello no n u c ter F a t te u r l e s o C t g Q A di M lv Ca Co Ca gn Cas lda e . t .S P. a o s S a d c a l V c C sso Va Co Pa

Scopri la bellezza dei nostri luoghi... tra le valli dell’Agno, del Leogra e del Chiampo

percorsi: GRANFONDO 131 Km MEDIOFONDO 93 Km

REGOLAMENTO / PERCORSI : www.granfondowhysport.it ISCRIZIONI PRESSO: VALDAGNO: DF SPORT EVOLUTION, Via Rio 6 / CICLI CORNALE, Viale 7 Martiri / AB FREETIME, Corso Italia TRISSINO: WEST CICLI, Viale dell'industria


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thiene

Correre in back di Nereo Toniato

Per chi fosse interessato a sperimentare questo sport, ci sono varie gare in zona già in programma quest’anno: 24-05-2015 Albignasego (PD) 3 km su strada 13-06-2015 Vigodarzere (PD) 2 km campestre 12-07-2015 Carbonare di Rovolon (PD) 6 km in salita valida per il campionato italiano 15-08-2015 Borghetto di Valeggio sul M. (VR) 1,8 km

L

a disciplina del retrorunning, o corsa all’indietro, inizia a prendere piede in America negli anni ’80. Nel nostro Paese invece questo accadrà soltanto dieci anni più tardi, principalmente in Toscana e nel Veneto. Ci sono stati anche i Mondiali su pista che quest’anno si sono tenuti ad Aosta. In quell’occasione un vicentino ha ottenuto 3 quarti posti. (Nel 2010 in Austria aveva ottenuto un secondo e un terzo posto). Ad oggi l’Italia ha conquistato 28 medaglie d’oro, 28 d’argento e 20 di bronzo. I prossimi mondiali si terranno ad Essen, in Germania, nel 2016. I vicentini che si sono approcciati a questo sport sono circa una dozzina.

Per saperne di più potete consultare il sito di PODISMO VENETO dove è possibile trovare tutte le gare in programma: www.calendariopodismoveneto.blogspot.it Per conoscere i benefici salutari di questa particolare disciplina potete leggere: www.correrenelverde.com Il sito ufficiale del retrorunning in Italia: www.retrorunning.com e su facebook www.facebook.com/ groups/298158570259/?fref=ts


telemark

Istantanee e ricordi di una settimana da telemarkisti:

La Skieda di Chiara Guiotto

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a sabato 21 a sabato 28 marzo è andata in scena la 21° edizione de LA SKIEDA, l’International Telemark Festival a Livigno, evento sportivo di fama mondiale quest’anno caratterizzato dai tratti del ‘fumetto’. Le condizioni eccezionali delle piste della Ski area di Livigno e il tempo abbastanza clemente hanno reso possibile una manifestazione sportiva e conviviale lunga una settimana fatta di attività giornaliere diverse tra loro, all’insegna del telemark, delle escursioni in sicurezza e del divertimento in alta quota. Coinvolti entrambi i comprensori della ski area, il Carosello 3000 e il Mottolino, località sciistiche molto conosciute dagli amanti

della montagna. Uno degli eventi di rilievo della settimana è stato il barbecue party in località Vallaccia poco più a nord del paese Trepalle, il comune più alto d’Europa: è conosciuta da tutti come la “festa Trepallina”, indimenticabile raduno e appuntamento fisso di tutti gli appassionati dello sci a tallone libero. Altra tap-

pa storica de La Skieda è stata la “Transumanza”, l’escursione culturale/gastronomica tra le “Tee”, le caratteristiche baite della Val Federia conclusasi anche quest’anno con la tradizionale Festa del Fuoco, una cena in mezzo alla neve, scaldati da un grande fuoco e rallegrati da una band musicale.

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snow board

Come non ricordare l’Epoque race, la giornata dedicata ai nostalgici degli sci di legno, degli scarponi in pelle e dell’abbigliamento vintage di lana e in panno. Una pista è stata appositamente allestita con un percorso di alberelli che fungevano da pali, dei piccoli salti e ampio spazio per le dimostrazioni. Una giuria ha esaminato la discesa di tutti i concorrenti sulla base dell’armonia dei movimenti, il sincronismo dei singoli, delle coppie e dei gruppi, e anche tenendo conto dell’abbigliamento e del materiale d’epoca utilizzato. In memoria di Icaro, una Guida Alpina locale, ogni giorno un Maestro di sci e una Guida Alpina accompagnavano in una gita fuoripista tutti i ragazzi telekids

assieme a tutti gli under 21 che volevano aggregarsi: durante la giornata sono state impartire le nozioni base per muoversi in sicurezza cercando di ridurre al massimo i rischi dei pericoli, apprendendo l’utilizzo del kit APS (Artva, pala e sonda). Presente per tutta l’intera settimana dedicata al mondo del telemark una rappresentativa del gruppo Snea del Sci Club Marzotto di Valdagno composta da una decina di telemarkisti, molti dei quali avevano partecipato alla manifestazione “Skintage” lo scorso 15 marzo sulle nevi di Recoaro Mille e provato in modo gratuito questa spettacolare disciplina.

Lasciamo parlare i numeri: •

1.629 telemarker accreditati, provenienti da oltre 30 paesi del mondo

oltre 1.000 gli skipass venduti

650 persone hanno partecipato alla Transumanza in Val Federia

42 telemarker hanno sciato in costumi d’epoca durante l’Epoque Race

437 sciatori hanno partecipato alle escursioni con le Guide Alpine

120 sciatori alpinisti hanno provato l’esperienza del soccorso alpino grazie ai volontari del Progetto Icaro

105 bambini e ragazzi hanno preso parte ai corsi Telekids dei Maestri di Sci di Livigno

più di 120 le persone coinvolte nell’organizzazione

grupposnea organizza:

corsi di telemark

per principianti stagione 2015/2016 prima lezione gratuita info

Nicola 392 416 15 76


Sauro is magic Conosciamo il SauroTeam: una squadra di Calcio a 5, nata in ricordo di un caro amico scomparso. di Massimo Ceron

S

orta nel 2013 per iniziativa di un gruppo di amici, il SauroTeam è una squadra di calcio a 5 che partecipa al Campionato Provinciale della Federazione amatoriale CSAIN, disputando gli incontri interni al PalaDeGasperi di Cornedo Vicentino il venerdì sera con inizio dalle ore 21,15 e in alternanza con la locale formazione del Futsal Cornedo (che milita in serie C1 della FIGC): con questa modalità è loro intenzione portare avanti il ricordo di Giuseppe Monegato soprannominato Sauro -, orfano di genitori, cresciuto dalla Curia Vescovile di Vicenza e venuto a mancare qualche anno fa, all’età di 71 anni. Giuseppe aveva molte amicizie nella Valle dell’Agno, e parecchi sono i ricordi che ha lasciato in tante persone per la sua voglia di vivere, dopo un’infanzia e una giovinezza sfortunata. Concluso al 7° posto della Classifica generale il primo anno, quest’anno la squadra ha ottenuto l’ambizioso traguardo dell’ingresso ai play off promozione. Il Campionato CSAIN è strutturato con 4 gironi di serie A2 (e il SauroTeam è inserito nel girone B), e uno di serie A1. Salgono direttamente in serie A1 le 4 squadre che si classificano al primo posto nei rispettivi gironi, e la vincente della fase finale dei play off. La perdente sfida invece la vincente della gara dei play out A1, cosicché altre 2

squadre hanno virtualmente la possibilità di accedere alla serie A1. I successivi passaggi delle squadre vincenti delle massime serie A1 (delle province venete) prevedono una breve fase regionale ed una a livello nazionale: negli ultimi anni le squadre vicentine - del Romano d’Ezzelino prima e del Longare Maja poi hanno avuto un ruolo da protagoniste, proprio nelle fasi finali nazionali. Oltre al SauroTeam, in vallata ci sono altre 2 squadre che partecipano al Campionato CSAIN di Calcio a 5: il Brojan, formazione iscritta da parecchi anni, che quest’anno il SauroTeam ha sconfitto per 7 a 4 all’andata e 8 a 5 al ritorno; il Futsal Trissino, quest’anno alla prima partecipazione, e che ha ben figurato nel girone D. Nel girone B (che è appunto quello dov’è inserito il SauroTeam) militano tra le altre anche il Nafta Sandrigo e il BRP Piazzo Five, realtà storiche del calcio a 5 a livello provinciale, con passati gloriosi in Federazione FIGC; non è un caso che entrambe le compagini si piazzino ogni anno ai primi posti della Classifica finale, nonostante l’età non più verde di gran parte dei propri giocatori. Il quadro Dirigenziale del SauroTeam è costituito dal Presidente Massimo Ceron, dal Vice Presidente Enrico Vencato e dai Con-

siglieri Raniero Mincica, Diego Savegnago, Claudio Rilievo ed Enzo Festa. La rosa dei giocatori attualmente “in forza” è composta dai portieri Enea Cariolato e Stefano Cocco, dai Difensori Fabio Franceschi e Davide Grigolato, dagli esterni Massimo De Zen, Roberto Rossato, Federico Pelà e Alessandro Sandri, dai pivot Paolo Bergamin, Paolo Milan e Roberto Cocco, e dagli universali Andrea Brun ed Andrea Pani. Allenatore è Christian Pellizzari. Collaborano col SauroTeam anche Romano Ongaro, Andrea Garbin, Michele Pana e altre persone che hanno avuto la fortuna di conoscere il Sauro. La Dirigenza dà appuntamento a tutti gli appassionati di Calcio a 5, ma soprattutto agli amici del Sauro, alla prossima stagione: la preparazione della squadra avrà inizio alla fine di agosto, e i primi incontri di Campionato si disputano all’inizio del mese di ottobre. Il calendario delle gare viene pubblicato sul sito ufficiale della Federazione CSAIN provinciale (raggiungibile al link http:// www.csainvicenzacalcioa5.it/), generalmente nel mese di settembre. La Dirigenza tiene inoltre a ringraziare gli amici e le amiche che hanno sostenuto il Team durante gli incontri di Campionato delle due stagioni fin qui disputate (in modo particolare le #SauroGirls), la filiale di Val-

dagno della Zurigo Assicurazioni per la collaborazione nella realizzazione delle borse e delle felpe, la ditta Vigolo Luigino Serramenti di Spagnago di Cornedo Vicentino per le tute, Pulisecco Centersec e On. Funebri Sbalchiero per le maglie da riscaldamento, la Pizzeria Lucignolo di Novale di Valdagno (“partner” per i dopo gara) , l’Amministrazione Comunale tutta di Cornedo Vicentino per la vicinanza alla realtà sportiva, Lele Gonzato e Luca Consolaro del Futsal Cornedo C/5 per le preziose collaborazioni pre-partita e Luca Antoniazzi, Presidente del Tennis Cornedo. Ed il SauroTeam è anche Social, hastag #SauroTeamC5 oppure nel gruppo Sauro Club di Facebook, dove vengono pubblicati periodici post e costanti aggiornamenti.



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squash

Letizia d’oro di Chiara Guiotto

Vi presentiamo Letizia Viel, la neo Campionessa Italiana di squash di 1° categoria, sia individuale che a squadre. E pensare che fino a qualche anno fa giocava a tennis, poi per gioco ha vinto il torneo di squash organizzato dal centro Squash Pegaso di Cornedo alle Scuole Medie Garbin, che a quel tempo frequentava. In soli 3 anni da giocatrice amatoriale ta Letizia è diventata una professionis ale dello squash e pedina fondament ile. della squadra nazionale giovan

L

etizia compirà 17 anni il prossimo 8 luglio, abita a Valdagno, frequenta il 3° anno del Liceo Scientifico Tron di Schio e da quel famoso giorno in cui vinse il torneo alle Garbin è stata accalappiata dal suo attuale allenatore Diego Bertoldo, ex Tecnico Federale della Nazionale giovanile, che si è subito reso conto di avere tra le mani una promessa. Letizia possiede una forte attitudine agonistica e un carattere combattivo. “Stiamo lavorando molto sotto il profilo tecnico e tattico -ha commentato il suo

coach Diego- per raggiungere alti livelli. Letizia data la sua giovane età possiede grandi margini di miglioramento e assieme a costanza e autostima potrà arrivare sempre più in alto”. Tesserata da sempre per lo Squash Club Pegaso di Cornedo, Letizia Viel, dopo lo stop di un anno a causa di un infortunio alla caviglia, quest’anno ha dimostrato quanto vale, ottenendo risultati importanti primo fra tutti la medaglia d’oro ai Campionati Italiani di 1° categoria a Riccione, la patria di questa disciplina. Era il pri-

mo weekend di febbraio: testa di serie n°1 Letizia su un tabellone di 19 atlete, la più giovane aveva 15 anni mentre la meno giovane ne aveva 45. Agitazione e troppa responsabilità? Nemmeno l’ombra. Letizia non ha guardato in faccia a nessuno e, una dopo l’altra, le ha sconfitte tutte salendo sul gradino più alto d’Italia seguita da Elena Rinaldi (di Varese) e Petra Paunonen (di Genova). Ma non è finita qui perché un mesetto dopo, sempre a Riccione, ha vinto il titolo italiano a squadre e da lì a poco il Tecnico Federale Marcus Berret l’ha convocata per andare agli Europei che si sono disputati dal 2 al 6 aprile scorsi a Praga. Quest’anno l’Italia ha partecipato solo con atleti under 15 e under 19 quindi ancora più me-


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rito va a Letizia visto che è stata selezionata pur essendo under 17 e l’unica atleta veneta. “19 le squadre provenienti da tutta Europa, un clima sportivo fantastico, un’esperienza emozionante e indimenticabile -sono i primi commenti di Letizia”. Rappresentativa giovanile italiana agli Europei a Squadre: • • • • •

Paola Moretti (Squash Italia S.S.D. Roma) Letizia Viel (Squash Club Pegaso Vicenza) Ludovico Cipolletta (A.S.D. Torino Squash Zone) Pietro Conti (Squash Italia S.S.D. Roma) Luigi Sbandi (A.S.D. Athenae Squash Napoli)

Solido il vivaio giovanile degli atleti del Pegaso di Cornedo (una trentina tra agonisti e pre-agonisti), in particolare il reparto femminile che negli anni ha fatto ben parlare di sé grazie ai numerosi risultati della Campionessa Italiana Assoluta Elisabetta Priante, che dopo diverse stagioni in forza al team vicentino, da quest’anno si è spostata a Padova per questioni scolastiche. Assieme a Letizia vanno poi ricordate le sorelle Brunello: la ventunenne Chiara attualmente ferma per problemi alla schiena e la diciassettenne Marta, compagna di allenamento di Letizia.

Quanti allenamenti fai alla settimana?

“3 giorni mi alleno in campo e 1 giorno mi dedico alla preparazione atletica”

Chi è il tuo primo tifoso in assoluto?

“Il mio papà che mi segue sempre e soffre assieme a me, a volte anche più di me!”

La tua mamma dice che non molli mai e il tuo allenatore ti definisce una macchina da guerra, è vero?

Lo confermiamo noi perché Letizia è troppo modesta per ammetterlo! L’anno prossimo Letizia passerà alla categoria Élite perché, anche se la stagione non è ancora conclusa, ad oggi ha già raggiunto un punteggio che le apre le porte di diritto alla categoria successiva. Al termine della stagione scorsa aveva totalizzato 340 punti, oggi ne ha 667!

Migliori risultati della stagione 2014-15:

1° class. al Torneo di 1° cat. di Modena il 23.11.14 3° class. al Campionato Regionale Assoluto di Padova il 21.12.14

1° class. ai Campionati Italiani di 1° cat. Individuale a Riccione il 7-8.02.15

3° class. al “Memorial Anna Sterchele” categoria élite a Carrè l’8.03.15

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walking

Volevo percorrere il mio Paese a piedi Seconda tappa del cammino attraverso l’Italia.

di Giorgio Albiero

Dopo Valdagno - Sasso Marconi, ora è la volta di attraversare l’Appennino in direzione Roma.

C

arlo ed io siamo qui sui primi colli dell’appennino Emiliano dopo la grande attraversata della Pianura Padana. Per la prima volta dopo la nostra partenza, al risveglio l’orizzonte è ondulato. Si ridiscende a Sasso e si sale nel versante opposto, l’autostrada A1 è li, sotto di noi. Il sentiero segue il crinale del contrafforte Pliocenico costituito da rupi e conformazioni particolari. La zona rientra inoltre nella linea Gotica, ultima linea di difesa sul finale della seconda guerra mondiale dove i tedeschi si disposero dalle Alpi Apuane fino a Pesaro per fermare l’avanzata degli alleati; quando più avanti passiamo per il paese di Livergnano, i racconti sono ancora molto vivi. In un solo giorno sul paese furono sparati 24.000 colpi di cannone. In zona siamo ospiti di una bella famiglia che coltivando le loro verdure in modo sostenibile dimostrano come senza pretese si può campare in modo più armonioso. Non che

sia facile ma con etica ed impegno riescono, come altre realtà incontrate, a mandare avanti la baracca. Si riparte da qui senza una meta precisa; come del resto per tutto il viaggio non abbiamo una mappa e chiediamo informazioni man mano che proseguiamo, di paese in paese. Noi ascoltiamo e delle volte sbagliamo; altre volte invece le indicazioni sono troppo approssimative, si è persa la conoscenza del territorio e la percezione spazio-tempo. Ci siamo accorti che proprio quando ci dicono che non ci si può sbagliare, allora si che c’è da preoccuparsi! Ma ecco una buona descrizione: ecco vedete quel crinale, ci spiega un abitante del luogo, seguite la strada e svoltate per la prima sterrata che scende a sinistra, in fondo alla valle risalite verso destra e cosi facendo arriverete su quel crinale dove troverete delle pale eoliche. Bello, l’ambiente diviene sempre più montano e per la prima volta dalla partenza incontriamo delle mucche al pascolo. Seguiamo le pale per chilometri e poi si scende, è pomeriggio e siamo in un luogo misterioso, zona Mugello, andiamo avanti, su e giù, zig e zag, castagni da coltivazione, prodotti agresti, recinti e ancora pale eoliche. Arriva la sera, per oggi basta,

apriamo la tenda, si mangia qualcosa e a nanna. La notte è stata fredda passata in compagnia della grappa e del turbinio delle pale; si riparte all’alba risalendo un altro passo e da sotto appare finalmente il paese di Firenzuola. L’impressione è quella di entrare in un’oasi nel deserto, in questa microcittà con due porte circondata da mura; qua dentro puoi trovare di tutto, ma per una vasta circonferenza di chilometri non c’è altro. Uscendo da porta Firenze si svalica per il passo del Giogo. Ora la cucina vuole che si parli di olio, ceci o cannellini toscani, ovviamente il dialetto è famigliare e simpatico. Come si sa, in questa zona come pure in buona parte dell’Umbria il pane non contiene sale: ma qual è stato il motivo? Quello che oggi è tradizione è nata un tempo per boicottare il nemico pisano che aveva aumentato la tassa sul sale. Ad ogni passo seguono domande e così sulla cima di una montagna troviamo i resti di un mulino a vento usato per macinare: a 800 metri di altitudine nel passato è stato per qualche motivo il posto più comodo, o anche in questo caso il meno tassato. Altra cosa interessante nella zona è il sentiero delle burraie, una geniale intuizione dell’uomo


per produrre il burro usando l’acqua fresca che esce abbondante in queste montagne. Disseminate lungo il sentiero varie costruzioni esportavano poi il burro in città. E allora penso a come tutte queste cose passate possono essere percepite solo come prodotto da museo da esporre al turista, mentre questa nostra storia, caratteristica e creatività potrebbero in qualche caso essere riattivate in forma certamente più aggiornata ma non distruttiva. Si passa a una decina di Km da Firenze, si attraversano per la seconda volta le ampie anse del fiume Sieve e si ritorna alla cruda realtà del progresso odierno: il punto del nostro passaggio coincide con un crocevia molto trafficato e per un po’ di chilometri l’ambiente è invivibile, il sole riscalda la terra e i gas di scarico offuscano l’orizzonte. Gli olivi e le viti son qui radicati e soffrono in silenzio, gli abitanti sono ormai assuefatti; noi di passaggio soffriamo questo delirio per solo un’ora, ma non per questo dobbiamo restarne indifferenti. I pensieri seguono i nostri corpi e con il buio si arriva ad un’altra azienda wwoof, il giorno di riposo passato qui lo ricordo come il luogo più pacifico del viaggio. Si continua sempre di buon passo anche se i piedi gridano riposo e ritorniamo a quota 800 nella contrada di Chiassaia. Una realtà che non resta ferma alle tradizioni ma le rinnova, qui funziona ancora il seccatoio per le castagne e dei giovani con le capre hanno trovato delle belle persone che non ostacolano il loro desiderio di creare una nuova e bella realtà e si aiutano a vicenda. Si scende e arriva il momento di superare un altro gran fiume, l’Arno. Ci troviamo nel versante ovest della Val di Chiana, una stretta e lunga pianura ondulata che noi attraversiamo verso est.

Dalla parte opposta si risale fra sentieri alla casa dell’amico che ci ospita, ma non siamo soli. Con altri amici vuol provare a raccogliere le olive ma poi anche loro rinunciano; la stagione 2014 è stata un disastro, la mosca ha colpito ovunque, nemmeno un litro per lui e così come per la gran parte della penisola. Quante cose ci siamo sicuramente persi lungo la via ma quante importanti ne abbiamo conosciute: le celle di San Francesco, ora luogo di culto, rispondono al quesito del non aspettare che siano gli altri a migliorare senza dare il buon esempio personalmente. Eccoci così nella regione Umbria. Qui l’accento del dialetto cambia e si mescola con il marchigiano ma la cultura a tavola si assomiglia. Si costeggia il lago Trasimeno fra vivai di conifere e passiamo per case sperdute ma gestite con tanta cura e passione. Si comincia a costeggiare il Tevere e in una bella giornata di pioggia si passa alla provincia di Viterbo, Lazio. Fra olivi e noccioli alla sera come nei racconti da filò arriviamo davanti ad un convento: è buio e siamo bagnati, la sensazione nel chiedere ospitalità è la stessa che potrebbero aver avuto due viandanti del medioevo anche se il frate che accoglie noi scende da una Fiat punto bianca. Poche parole, tanta comprensione: quella è la stanza, questa è la doccia calda. Essenziale! Grazie, lasciamo come ogni tappa un dono dal luogo precedente, oggi cannellini umbri. Avevamo perso la rotta e la strada verso Chia si è allungata. Nessun problema, anticipiamo la sveglia. Arriviamo in paese nel pomeriggio. Cosa ci facciamo qui? Ospiti di un veneto facciamo una pausa per rimettere in ordine le tappe fatte, qui c’è la sede di Ammappalitalia che visitiamo; qui ha girato film e vissuto un italiano di nome Pier Paolo Pa-

solini e le tracce lasciate nelle vicinanze dagli Etruschi sono molte e affascinanti. Si riparte e avvicinandosi a Roma nell’intreccio di strade e ferrovie la terra lascia ancora spazio alla pastorizia. Entriamo nel parco fluviale del Tevere che si snoda come un serpente e da qui le due strade che portano alla città si chiamano Tiberina o Salaria. Per un po’ sulla prima e poi lungo la Salaria arriviamo sani e salvi al paese di Settebagni dove parte una pista ciclabile sconosciuta ai più. La pista ciclabile del Labaro è forse la costruzione più intelligente lasciata in eredità da Italia 90. Questa si aggrappa in arte futuristica al ponte del Grande raccordo anulare per attraversare il Tevere e poi su una classica ciclabile che passa in “aperta” campagna ti porta fino a Ponte Milvio senza trambusto. Siamo in città, la pista continua lungo il Tevere ma da qui la Flaminia porta direttamente in centro. Il luogo prescelto per l’arrivo nella capitale è sotto il cavallo del Campidoglio, dove partono le misure per le strade conciliari, il punto zero romano. Ecco qui mettiamo il nostro punto, una nuova ipotetica via da fare e perfezionare a piedi. Valdagno-Roma Km 950. Calabria, destinazione finale, alla prossima uscita! Spero che finora sia stato interessante, ognuno può vedere quello che vuole o quello che crede. Io ho provato ad essere il più obiettivo possibile ma personalmente sono alla ricerca di un’Italia che ha il coraggio di ammettere e correggere i propri errori ed è pronta a creare nuovi e validi obiettivi.


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storia

La Grande Guerra in alto Adriatico di Antonio Rosso

Venerdì 20 marzo 2015 nella Sala Consiglio della Provincia di Vicenza vi è stata la conferenza stampa di presentazione del Primo Workshop Meet – Mostra Eventi e Turismo dedicato alla Grande Guerra dal titolo “Dal Monte Pasubio al Monte Grappa – due Monumenti Nazionali per un educational sui luoghi della Grande Guerra”. “Le nostre montagne - ha esordito il Presidente della Provincia Achille Variati- sono state protagoniste delle battaglie più cruente, di cui ancora ci raccontano ossari, trincee, camminamenti e tanti altri

segni della storia che qui è stata scritta. Luoghi immersi in paesaggi di grande fascino, che proprio per il rispetto loro dovuto hanno conservato intatti i colori e i silenzi di una natura incontaminata. Luoghi però poco conosciuti che è nostra intenzione valorizzare con eventi e iniziative”. Analogamente la Marina Militare sarà parte attiva ad un progetto di ricerca e investigazione del patrimonio storico subacqueo italiano della Grande Guerra, un progetto, portato avanti di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo, per ricordare e valorizzare le operazioni navali

nelle acque italiane durante la Grande Guerra. Le indagini saranno condotte congiuntamente da personale specializzato della Marina Militare e da archeologi subacquei del ministero per i Beni e le Attività Culturali. I risultati saranno poi divulgati nell’ambito della trasmissione televisiva Linea Blu che dedicherà alla Grande Guerra sul mare ampi spazi di approfondimento. Come subacquei sportivi vicentini non potevamo non contribuire al ricordo di quanto allora è avvenuto in mare a solo poche decine di chilometri di distanza. Qui vi era un secondo fronte che come uomini e subacquei non possiamo dimenticare e dove si sono avuti scontri navali ancora oggi documentati dai numerosi relitti che giacciono in fondo al mare. Alcuni sono stati recuperati, ma i più sono visibili solo


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in immersione. Relitti, spesso, poco conosciuti anche fra gli stessi subacquei. Per tale ragione, in occasione del centenario della Grande Guerra, si intende illustrare quanto è avvenuto nell’alto Adriatico affinchè da un lato non si dimentichino le tragedie avvenute, dall’altro si renda onore a tutti coloro che, da entrambe le parti, sono caduti ed i cui resti, spesso, non è stato neppure possibile recuperare. Durante tutta la guerra, nel nord est, l’azione terrestre e marina hanno operato in sintonia avendo, pur con obiettivi diversi, il compito di aiutarsi reciprocamente. L’Ufficio Storico della Regia Marina lo attesta chiaramente nei seguenti paragrafi tratti dai suoi documenti: “per quanto il compito essenziale che la marina doveva assolvere nell’Adriatico fosse quello di conseguire e di mantenere il dominio del mare, pure le circostanze e le peculiari caratteristiche della guerra le consentirono di svolgere altresì un’azione secondaria, ma sempre vasta e molto importante, a fianco dell’esercito, portando un contributo diretto di energie e di risorse alle operazioni del fronte terrestre. Questo concorso intimamente legato alle vicende delle nostre armi ebbe caratteri ben distinti nei due periodi della guerra: prima cioè, e dopo 6

gli avvenimenti dell’ottobre 1917. Nel primo periodo, oltre ad occupare, presidiare e mettere in stato di difesa il litorale redento ed a fornire all’ala destra dell’esercito cannoni con le relative munizioni e marinai per equipaggiarli, concorse con pontoni armati e, in un secondo tempo, con monitori al bombardamento di obbiettivi terrestri, mentre con le navi e le siluranti dislocate nell’alto Adriatico vigilò sul fianco destro dello schieramento per proteggerlo da attacchi della flotta avversaria. Nel secondo periodo con la brigata marina sul basso Piave e con gli apprestamenti nelle retrovie fino all’Adige, comprendenti approssimativamente 13.000 uomini circa ed alcune centinaia di cannoni di ogni calibro, dette un concorso prevalentemente territoriale. E questo culminò nella efficace partecipazione alla battaglia conclusiva di Vittorio Veneto e nella rapida tempestiva occupazione - mentre ancora perdurava lo stato di Guerra - di territori e di isole lungo tutta la sponda orientale”. In ogni caso i sommergibili austriaci, dislocati nel porto di Pola, fin dai primi mesi di guerra seppero infliggere notevoli perdite alla Regia Marina. Nel litorale davanti a Venezia, riuscirono ad affondare il sommergibile Medusa (10.06.1915), la torpediniera 5PN 5

(26.06.1915), l’incrociatore corazzato R.N. Amalfi (7.07.1915). Risultati che fecero cambiare le tattiche di guerra navale a causa del pericolo di questo nuovo mezzo offensivo. Sarà solo con il successivo impiego di altri mezzi di assalto, di ideazione italiana (Grillo, M.A.S.), che la Regia Marina riuscirà a invertire tale tendenza e a riscattare le perdite iniziali. Una considerazione finale: tutti i relitti della prima Guerra Mondiale sono aree protette. Per tale ragione è allo studio un progetto di loro tutela e valorizzzione, concettualmente poco diverso da quanto si sta facendo nelle località montane, coinvolgendo, in questo caso, subacquei e diving per creare un turismo subacqueo della memoria, sportivo, sì, ma, nello stesso tempo, consapevole dei luoghi che si va a visitare.

1 _ Il piroscafo affonda (G. Scarabello, 1933: Venezia in guerra vol 2° pag 364 – Venezia) 2 _ Idrovolante austriaco catturato e trasportato dal Regio Esploratore Quarto (Cartolina della Marina Italiana nella guerra europea. N.3, serie III – Ed. Danesi – Roma) 3 _ Paolo Emilio Thaon di Revel, capo di stato maggiore della Regia Marina (G. Scarabello, 1933: Venezia in guerra vol 1° pag 17 – Venezia) 4 _ Ammiraglio austriaco Anton Haus, comandante in capo della K.U.K Kriegsmarine (Wikipedia) 5 _ La torpediniera Adria ritorna da un attacco vittorioso sulle coste italiane (rvista Tedenske Slike, n°24 anno II mercoledì 30 giugno 1915 pag. 5 - Lubiana 6 _ Torpediniere italiane in Alto adriatico (archivio dell’autore)

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sub

La Grande Guerra nell’Adriatico: parte 1

Il relitto della torpediniera 5PN A

ppena un mese dopo l’inizio della guerra con l’impero austro ungarico, il 26 giugno arriva la notizia che il sommergibile tedesco UB1 arrivato a Pola da Brema via ferrovia, smontato in tre pezzi e varato come austroungarico con la sigla U10, silurava la torpediniera italiana 5 PN a 9 miglia al largo del Cavallino. Come era potuto accadere che una torpediniera in pattugliamento antisommergibile diventasse lei la preda del mezzo subacqueo che doveva combattere? Grazie ad un ingegnoso stratagemma. Ve-

di Antonio Rosso, Stefano de Min, Luigi Zannini foto di Stefano De Min

diamone le fasi. Il mattino del 26 giugno 1915 alle ore 4.00 la torpediniera 5PN con trenta uomini lascia gli ormeggi di Sant’Elena a Venezia per la vigilanza diurna nel settore nord, mentre una unità gemella PN4 si dirige a sud. Alle ore 8.30 avvicina alcune barche da pesca e si accerta della loro attività: pesca di ossi di seppia. Alle 10.30 viene avvistata una piccola vela, isolata, di taglio alla latina, sembra un veliero lontano. Ma la visibilità è eccezionale, meglio verificare, potrebbe essere molto più vicina. Il tempo di prendere il cannocchiale che la vela non è più visibile. Si

Parti del relitto visibili in immersione

sono persi così minuti importanti. Alle 10.40 all’improvviso di prora a dritta si scorge la scia di un siluro, ad una distanza di circa 100 metri, perpendicolare alla nave. Ci si ricorda allora che una classe di sommergibili tedeschi aveva una vela. Infatti, appostato a quota periscopica, stazionava il sommergibile austriaco U 10 al commando del Tenente di Vascello Wäger che, proprio per evitare di essere avvistato, aveva issato lungo il suo periscopio una piccola vela al fine di sembrare una innocua barca da pesca. La disattenzione costerà cara. Immediatamente il comandante Spano ordina l’indietro tutta con la speranza che il siluro possa passare di prora alla torpediniera. Purtroppo non è così: il siluro colpisce la


37 1 _ Recupero del cannone effettuato dall’equipaggio della nave Moto Trasporto Fari PONZA (da Pellegrini, Zagnoni, 1993 La torpediniera 5PN, bollettino d’archivio Uff. Storico Marina Militare pag. 91)

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2 _ Il sommergibile austroungarico U10 (da Pellegrini, Zagnoni, 1993 La torpediniera 5PN, bollettino d’archivio Uff. Storico Marina Militare pag. 86) 3_ Torpediniera gemella della PN5 ormeggiata nel Bacino di S. Marco a Venezia nel 1915 (archivio personale dell’autore)

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5PN a prora, a circa due metri dal tagliamare. Un’esplosione squarcia la prua ed una colonna d’acqua e di rottami si innalza fino a trenta metri danneggiando la plancia di commando e rendendo inservibili telegrafo e timone. Due uomini cadono in mare. Nessuno perde la testa. Il comandante passa alla plancia poppiera per governare la torpediniera manualmente, ordina l’appello e fa calare in acqua il battello di soccorso per recuperare i due marinai in acqua. Nessuno aveva abbandonato il posto di combattimento per cui intravvedendo a 300 metri di distanza una scia, forse il sommergibile ed essendo il cannone di poppa ancora armato vengono sparati 17 colpi verso questo obiettivo per allontanarlo ed altri 7 nella direzione dove avrebbe potuto trovarsi l’altra torpediniera per attirarne

l’attenzione. Si predispone la lancia di bordo per lasciare la nave. Tutti si armano con pistole e moschetti al fine di evitare un tentativo di cattura da parte del sommergibile nemico. Vengono messe in salvo la cassetta con i documenti riservati e la cassa di bordo. Mancano all’appello il sottonocchiere Giocondo Penso e il cannoniere scelto Ugo Cuneo, colpiti nell’impatto in quanto erano sottocoperta. Ore 11.20, l’acqua invade il locale macchine. Si abbandona la nave, l’equipaggio superstite viene messo parte ai remi e parte preso a rimorchio, aggrappato su pezzi di legno. La torpediniera continua ad affondare di poppa fino a mettersi verticale quando tocca il fondo per abbattersi poi gradualmente. Dopo cinque minuti tutto è finito. Passano le ore. Nessuno in vista, anzi no, un cacciatorpediniere si dirige a grande

velocità a sud, un idrovolante anch’esso diretto a sud non li nota. Ma non era una giornata di visibilità eccezionale? Si continua a remare verso la terraferma, mancano ancora sei miglia da percorrere. Finalmente alle 17.45, stremati dalla permanenza in acqua o dai turni ai remi, avvistano una torpediniera, la P.E.70, che uscita per altre incombenze, nota i marinai che alzano remi e agitano parti del vestiario per farsi notare. I naufraghi vengono raccolti, alcuni in condizioni di salute preoccupanti. Rotta immediata per Venezia dove si arriva alle 19.30. Il comandante Spano nel corso dell’inchiesta per accertare eventuali responsabilità, sarà prosciolto dalle accuse, ma sebbene ne fosse stato apprezzato il comportamento avuto nel corso dell’azione, fu redarguito per l’incauta condotta tenuta nell’avvicinamento allo scafo sconosciuto, rivelatosi nemico. La torpediniera 5PN, varata il 5 settembre 1911, si trovava aggregata alla X Squadriglia Torpediniere di Venezia con compiti di vigilanza costiera e di pattugliamento antisommergibile ed era il quinto esemplare, delle nuove unità clas-

se PN costruite dai cantieri navali napoletani Pattison: PN sta appunto per Pattison Napoli. Lunga 42,5 metri, larga 4,65, 140 t di dislocamento aveva una velocità di altre 27 nodi ed era armata con due tubi lanciasiluri, uno a prua ed uno a poppa ed un piccolo cannone da 57/43. Il relitto giace a 24 metri di profondità su fondale sabbioso misto a fango con visibilità di 10-15 metri. E’ stato scoperto nel 1992 e nel corso dell’inverno del 1993 fu asportato quanto poteva essere interessante. L’11 maggio dello stesso anno furono anche recuperati dalla Marina i due siluri ed il cannone che furono trasferiti al museo Storico Navale di La Spezia. Essendo stata costruita con molte parti in legno, della 5PN rimangono solo le due grosse caldaie a vapore complete di volantini e valvole, il tubo lanciasiluri di dritta spezzato in due parti, il resto dello scafo è affondato nel fango. L’immersione, al di là della valenza storica del relitto, è senz’altro molto interessante essendo l’area divenuta residenza per centinaia di specie: seppie, calamari, merluzzetti, orate e grossi saraghi e, con un po’ di fortuna, tra le lamiere si possono incontrare anche astici. Il relitto è visitabile in tutta tranquillità, in 20-25 minuti.

Disegno della tclasse delle torpediniere a cui appartenena la torpediniera 5 PN


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corsa

Sport Race:

quando la fatica è gioia

di Alessandro Rossato

Fatica, sudore e vesciche. Ma anche passione, divertimento e nuovi traguardi da raggiungere. La corsa è tutto questo e tanto altro ancora. Basta chiederlo a chi si allaccia le scarpe e sceglie di mettersi a correre anche quando fuori piove, anche quando il sole deve sorgere o è già tramontato da tempo. E poi la corsa non ha età. Basta assistere a qualsiasi tipo di manifestazione podistica per scoprire quanti capelli bianchi tagliano i traguardi, indipendentemente dal fatto che si tratti di un diecimila, di una mezza o di un’intera maratona. La corsa unisce, libera la mente dallo stress quotidiano e molto probabilmente è uno degli sport più economici da praticare. Per tutte queste ragioni, ma forse anche per altre cento, sono tantissimi pure nell’Alto Vicentino gli appassionati di questo bellissimo sport. E non stupisce dunque che la neonata società scledense, denominata Sport Race a.s.d., abbia già superato i sessanta iscritti a due mesi dalla sua costituzione. Il presidente Stefano Triches non nasconde la propria soddisfazione: “quando ad inizio anno, assieme ad un gruppo di amici, avevamo abbozzato l’idea di costituire una nuova società sportiva focalizzata sul running non avrei mai pensato di riscuotere così tante adesioni in un così breve lasso di tempo.” Evidentemente però, Stefano

Triches, il suo vice Massimo Dalla Costa, il segretario Stefano Dettin, assieme ai consiglieri Carla Vitella e Vitaliano Sartori avevano visto bene. Senza gli sponsor Meb Elettroforniture e Frisiero Automazioni nulla era possibile. Se a tutto questo si aggiungono poi due sponsor di livello come Alpstation Schio e Montura, leader nel segmento dell’abbigliamento tecnico da montagna, si capisce come le premesse per il successo ci siano tutte. E’ stata la StraVicenza il primo appuntamento ufficiale che ha tenuto a battesimo la neonata società e dato il via ad una serie di appuntamenti che hanno visto la numerosa partecipazione degli iscritti alla Sport Race; tanti schierati ai nastri di partenza, ma anche alcuni importanti risultati: come il quarto posto assoluto tra le donne alla Puro 10000 di Zanè, merito di Maria Pia Chemello già campionessa del mondo di corsa in montagna, o i piazzamenti di Fabio Pettinà, giovane promessa dello scialpinismo italiano. Ma non serve necessariamente

essere dei fuoriclasse per iscriversi a Sport Race, si può essere geometri di grido, severe professoresse di latino, biologi in carriera, o tecnici dell’Enel, ma in ogni caso, come commenta il vicepresidente Massimo Dalla Costa, “le porte della società sono aperte a tutti. Basta essere muniti di un certificato medico sportivo e aver voglia di faticare”. Poi non conta l’età, il peso o i tempi, perché, come ribadisce lo stesso presidente Triches, ”la società, regolarmente affiliata Fidal, è assolutamente aperta a tutti coloro che desiderano partecipare a gare locali e nazionali su strada o di montagna, dalla 10 chilometri sino alle ultramarathon. Tutti i lunedì alle 21 ci ritroviamo con i soci alla Casa del giovane a Poleo, definendo assieme calendari e uscite di gruppo”. Se siete dunque degli ex campioni che hanno voglia di rimettersi in gioco, oppure degli amanti del divano che hanno però deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di dire basta al fiatone per il semplice fatto di fare una rampa di scale, Sport Race è la società che fa per voi e per maggiori informazioni basta scrivere ad info@sportrace.it o sulla pagina Facebook.


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colli berici

Andar per tartuf i di Antonio Rosso foto di Emanuele Retis

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lcune settimane fa mi è capitato sotto gli occhi il regolamento nazionale per le gare di Cani da Tartufo. Il campionato è organizzato dalla Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiana (F.N.A.T.I) e consiste in una serie di gare che simulano in un campo ristretto quanto avviene nel

bosco. I cani devono trovare dei particolari contenitori con i tartufi. Chi impiega meno tempo e trova più tartufi vince. Ho subito cercato se qualche gara fosse stata programmata nel vicentino: nessuna. Ho cercato campioni vicentini: non ne ho trovati. Non sono riuscito a trovare neppure un nome di un partecipante ai campionati italiani che appartenesse ad una associazione della nostra provincia. Eppure siamo pieni di tartufaie ed il tartufo dei monti berici e dei Lessini è ben conosciuto. Non si pone al livello di quelli più celebri di Alba in Piemonte o di Norcia in Umbria, ma le aree attorno a Valdagno attirano molti ricercatori ed ogni anno a Crespadoro, si tiene una sagra del tartufo, così come ad agosto vi è la Festa del Tartufo dei colli Berici a Nanto. Eppure, niente gare. I tartufi sono funghi. Anche se le specie commestibili appartengono al genere “Tuber”, il nome

non deve trarre in inganno: i tartufi non sono tuberi e non hanno alcuna parentela con vegetali come la patata o il topinambur. Conoscendo alcuni ricercatori che si dilettanto in questa attività, ho cercato di saperne di più sui tartufi e di capire come si diventa tartufai. Ne ho così parlato con Emanuele Retis, appassionato camminatore che con il suo cane Zak ha raggiunto ottimi risultati. Emanuele è diventato un appassionato di tartufi per caso, incuriosito da un amico, con cui condivideva le camminate nei boschi, il cui cane spesso si fermava per segnalare un tartufo. Ha cominciato come autodidatta ad insegnare al suo cocker, ancora cucciolo, ad odorare dei tartufi. Poi, dopo aver superato l’esame della regione veneto, ha ottenuto il tesserino regionale di autorizzazione alla raccolta divenendo così uno degli oltre 600 raccoglitori vicentini autorizzati. A questo punto ha iniziato ad and-


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dare per boschi. Emanuele mi racconta che la ricerca dei tartufi va effettuata con l’ausilio di uno o al massimo due cani. Lo scavo va limitato al punto dove lo ha iniziato il cane ed è consentito scavare solo con l’impiego di un “vanghetto” o “vanghella” dotata di un manico lungo non più di 50 centimetri avente una lama di forma rettangolare con dimensioni massime in lunghezza e di larghezza, in punta, rispettivamente di 10 e 3 centimetri. Per inciso, uno dei migliori costruttori italiani di vanghetti per tartufi è un vicentino di adozione, arrivato giovanissimo a Vicenza da Monreale (Palermo), oggi considerato il “Re” dei vanghetti da tartufo. Infine, le buche aperte per l’estrazione dei tartufi debbono essere riempite con la terra precedentemente rimossa e il terreno deve essere regolarmente livellato. Numerose sono le razze di cani, opportunamente addestrati, che si prestano per la ricerca dei tartufi, in particolar modo il cocker spaniel, gli Springer spaniel, il Lagotto romagnolo ed il bracco pointer”. “La raccolta - conclude Emanuele - si può fare tutto l’anno, secondo le indicazioni del calendario regionale essendo la raccolta e la commercializzazione

disciplinate da una legge nazionale ma anche da una regionale. Ad ogni stagione corrisponde una specie diversa. Ad esempio il tartufo nero detto scorzone si raccoglie da maggio a novembre, il brumale da gennaio a marzo. Il tartufo bianco da ottobre a dicembre e così via. Le piante con cui vivono in simbiosi i tartufi sono prevalentemente la roverella, il leccio, il cerro, il carpino, il nocciolo, la farnia, i tigli, la rovere ed anche il pino. In conclusione, chiunque puo dedicarsi alla ricerca dei tartufi ed il vicentino per la sua configurazione geomorfologica è uno dei luoghi più favorevoli per tale attività. Molti sono infatti i ricercatori che riescono a fare delle raccolte molto ricche e spesso dall’iniziale sport, si passa piano piano ad una attività di business, che con lo sport ha poco a che fare. Ma rimangono ancora molti ricercatori che continuano a considerare “andar per tartufi” un’occasione per fare una camminata all’aria aperta con il proprio cane, divertendosi e, nello stesso tempo, portando a casa anche un piccolo bottino da consumare in famiglia o con gli amici.

Storia e curiosità

Per saperne di più:

Il tartufo ha una storia molto antica. I greci lo chiamavano Hydnon (da cui deriva il termine “idnologia” la scienza che si occupa dei tartufi), mentre in latino era il tuber, dal verbo tumere (gonfiare). Plinio il Vecchio, nel libro della “Hystoria Naturale” parlava del tartufo che “sta fra quelle cose che nascono ma non si possono seminare”, mentre Plutarco affermava che il “tubero” nasceva dall’azione combinata dell’acqua, del calore e dei fulmini. Nel vicentino questo prodotto è ricercato e apprezzato da secoli e rientra in numerose ricette tradizionali come quella dei principi Giovanelli di Lonigo del 1890 che propone il piatto “Tartufo alla Berica”.

www.assotartufi.it, www.tuber.it, www.truffle.org, www.micologi.it, www.trovatartufi.com


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Chiara Guiotto

recoaro mille

Skintage Domenica 15 marzo 2015 a Recoaro Mille si è disputata la seconda edizione del Trofeo Roberta Tonini SKINTAGE, raduno di sciatori in abbigliamento e attrezzature d’epoca che si sono sfidati in una prova di slalom gigante.

di Gian Menato

Gian Menato

La manifestazione, inserita nel circuito 1000 Slalom Storie di Sci del Gruppo Sciatori d’epoca facebook e patrocinata dai comuni di Recoaro Terme e Valdagno , è nata con l’intento di ripercorrere la storia dello sci a Recoaro Mille attraverso l’evolversi della moda dello sci d’epoca, intesa come patrimonio storico e culturale rappresentato da importanti capi d’abbigliamento, attrezzature ed accessori in stile “vintage”. Con questo termine sono definiti gli oggetti che, pur essendo di produzioni antiche, conservano funzionalità, caratteristiche, fascino, qualità e talvolta estetica superiori ad oggetti contemporanei ad essi paragonabili. In SKINTAGE, che vorremmo definire Ski Vintage Style, si sono volute rappresentare in particolare tre epoche storiche molto importanti nell’evoluzione dello sport dello sci suddividendo i partecipanti in tre categorie: cat.”A” sci di legno e scarponi di cuoio (anni ’50) cat. “B” sci di metallo o fibra

Gian Menato, Mario Trevisan, Eddo Dal Lago

(antecedenti al 1970) e scarponi di cuoio (anni ’60) cat. “C” sci dritti (antecedenti al 1979) e scarponi di plastica (anni ’70) Una Giuria di esperti ha assegnato il trofeo Roberta Tonini a quei concorrenti che meglio hanno rappresentato lo spirito della manifestazione utilizzando un’attrezzatura rispecchiante la tipologia dei materiali caratterizzanti il periodo storico e che hanno indossato un abbigliamento il più fedele possibile alla moda del tempo. Nel la cat. ”A”, quale tributo ai pionieri che qui praticavano lo sci fin dagli anni ’20/’30, è stato premiato Gian Menato ( Valdagno), che è sceso con abiti e attrezzi antichi, veri cimeli di famiglia. Nella cat.”B”, quale tributo all’equipaggiamento degli atleti dell’Equipe de France che negli anni ’60 si impose nel mondo dello sci non solo per l’innovativa efficienza, con l’introduzione delle fibre sintetiche nella costruzione dei materiali, ma soprattutto per l’eleganza e lo stile , è stato premiato Giovanni Marangon (Valencia), impeccabile nel suo completo, frutto di un’attenta ricerca di collezionista. Nella cat. ”C”, quale tributo alle aziende italiane del POOL Italia che negli anni ’70 hanno sostenuto la Valanga Azzurra fornendo esclusivi e performanti capi da gara, è stato premiato Michele Battaglin (Marostica),che indossava pantaloni e maglione con le caratteristiche imbottiture dell’epoca.

Aldo Ronconi

Una ventina i partecipanti allo slalom gigante, svoltosi tra i pali di legno sul tracciato storico appositamente predisposto dalla società Recoaro 1000 Non Solo Neve con la collaborazione dello Sci Club Marzotto, che sono stati attesi al traguardo, a dare più risalto alla loro prova, da uno dei protagonisti dello sci agonistico recoarese degli anni ’50, Mario Trevisan. A degno corollario di questa bella giornata, vissuta all’insegna della condivisione tra generazioni del meraviglioso sport dello sci e dove i molti giovani presenti hanno saputo calarsi con rispetto e bravura nelle vesti appartenute ai loro padri e ai loro nonni, il gruppo SNEA di Valdagno ha effettuato dimostrazioni di discesa in stile Telemark, con prova gratuita delle attrezzature. Giovanni Marangon

Gruppo anni’50


Michele Battaglin

Gruppo anni’60

43

Eddo Dal Lago

CAT.UNICA FEMMINILE+JUNIOR 1^

GUIOTTO CHIARA

VALDAGNO

DRITTI+SCARPONI PLASTICA

52”21

2^

MENATO MARILI’

VALDAGNO

LEGNO+SCARPONI PLASTICA

56”01

3^

BATTAGLIN ALESSAND

MAROSTICA

DRITTI+SCARPONI PLASTICA

4^

BATTAGLIN FILIPPO

MAROSTICA

DRITTI+SCARPONI PLASTICA

CAT ”A” MASCHILE SCI LEGNO+SCARPONI CUOIO (ANNI’50) 1^

DAL LAGO EDDO

RECOARO

LEGNO CON LAMINE - ATTACCO KANDAAR 45”54

2^

MARANGON SERGIO

VALDAGNO

LEGNO CON LAMINE - ATTACCO KANDAAR 49”25

3^

BICEGO ANDREA

VALDAGNO

LEGNO CON LAMINE - ATTACCO KANDAAR 51”34

4^

MENTI BRUNO

VALDAGNO

LEGNO CON LAMINE - TALLONIERA E 53”25 PUNTALE COBER

5^

NOVELLA RENZO

VALDAGNO

ccc LEGNO CON LAMINE - ATTACCO KAN- 55”28 DAAR

6^

MENATO GIAN

VALDAGNO

EGNO SENZA LAMINE-STAFFA CON TAL- 2’21”47 LONE LIBERO

0)

CAT.”B” MASCHILE SCI METALLO/FIBRA+SCARPONI CUOIO (ANNI’6 1^

MENATO GIAN

VALDAGNO

DINAMIC F34

40”93

2^

MENATO UGENIO

VALDAGNO

FISCHER SUPERGLASS

41”82

3^

DAL LAGO EDDO

RECOARO

ROSSIGNOL STRATO

41”94

4^

MARANGON SERGIO

VALDAGNO

ROSSIGNOL STRATO

45”38

5^

MARANGON GIOVANNI

VALENCIA

DALLMONT

48”02

6^

BALBONI FABIO

VALDAGNO

ROSSIGNOL CONCORDE

56”91

CAT.”C” MASCHILE SCI DRITTI+ SCARPONI DI PLASTICA (ANNI’70) 1^

RONCONI ALDO

VALDAGNO

FISCHER C4

37”66

2^

RANDON GIOVANNI

RECOARO

MAXELL

40”74

3^

PICCOLI FABIO

RECOARO

SPALDING”A”

42”39

4^

BATTAGLIN MICHELE

MAROSTICA

FREYRIE MIRAGE

45”38

5^

NOVELLA RENZO

VALDAGNO

BELLUZZO

48”02

6^

BUSATO FRANCESCO

VALDAGNO

FREYRIE MIRAGE

56”97

Eugenio Menato

Nicola Fongaro


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arti marziali

Predatore

per un giorno Ho scritto questo articolo, sull’Arte della MMA, riportando alcuni spunti di Atleti che hanno potuto allenarsi direttamente o che sono effettivamente allievi del Maestro Marco Vigolo. Ve li riporto direttamente perché possiate effettivamente recepire quanto sia richiesto impegno ed abilità nell’affrontare questa disciplina. Le MMA, come ho già modo di segnalarvi sono un incrocio tra più Arti Marziali, che comprendono l’utilizzo di combinazioni di pugni (Boxe), calci (Karate, Tae Kwon Do, ecc.) gomitate e ginocchiate (Thai Boxe), proiezioni (Judo), lotta a terra (Grappling, Wrestling,BJJ), senza essere un banale mix di queste bensì una Arte da combattimento, che condividendo conoscenze e tecniche le rivoluziona ed usa in un modo direi “innovativo”. “Mi chiamo Pietro Floris, ho 52 anni e da circa una trentina pratico arti marziali, dapprima conseguendo la cintura nera ed il grado di istruttore nell’American Go-ju Karate per poi passare al Jiu-Jitsu, pugilato e Kick Boxing. Da circa otto anni mi alleno nella palestra del M° Marco Vigolo, Direttore Tecnico Nazionale della ShootBoxe nella FIKBMS ed oggi tra i più attivi e quotati tecnici nelle MMA in Italia. Vorrei affermare, o meglio ribadire, come ama fare spesso il M° Marco Vigolo, che per allenarsi ad un incontro di MMA, l’agonista non deve recarsi, ad es. il lunedì alla palestra di Boxe, il martedì al corso di Jiu-Jitsu, il mercoledì alla lezione di KickBoxing ed il giovedì al seminario di Thai-Boxe, per poi la domenica entrare nella gabbia e combattere, bensì adattare ogni singola abilità maturata e/o acquisita in ogni singola specialità alla situazione specifica e unica del combattimento nelle MMA. Bisogna quindi fare un passo in più, un lavoro di amalgama finalizzato ad adattare tutte le abilità acquisite od in corso di acquisizione alla specificità dell’incontro di MMA. Le Mixed Martials Arts, negli ultimi due-tre anni hanno avuto un incremento di pra-

Alcune riflessioni su quest’arte marziale che sempre di piu’ e’ amata e seguita da un folto pubblico e da molti allievi

ticanti a due cifre, grazie anche allo spazio che alcune emittenti televisive hanno dato ad incontri spettacolari, in cui atleti dotati, sia tecnicamente che fisicamente, si affrontano in 5 round da 5 minuti ciascuno. Chiunque sia andato in palestra ed abbia indossato i guantini/guantoni e fatto dello sparring col proprio compagno e si sia ritrovato col fiatone solo dopo un paio di minuti , può capire l’impegno fisico e psichico richiesto a questi atleti la cui preparazione, deve essere curata nei minimi particolari, pena una “rovinosa” sconfitta. Parlare della preparazione atletica del fighter di MMA parte innanzitutto dalla constatazione che la disciplina in oggetto è praticamente completa, in quanto ogni parte del corpo viene utilizzata (dalla punta delle dita alla sommità della testa) e coinvolge tutti i sistemi energetici (aerobico ed anaerobico) che permettono la reale manifestazione della forza muscolare. Visto che i round durano 5 minuti e che possono essere tre o cinque è evidente essere il sistema aerobico il più coinvolto, in un continuo che prevede il prevalere del sistema aerobico in alcune fasi (striking, proiezioni, take-down) e di quello anaerobico (grappling, lotta a terra, clinch ecc.) in altre. Le capacità che servono al “fighter” di MMA oltre alla acquisizione delle varie tecniche e la capacità di amalgamarle e renderle funzionali al singolo combattimento sono la forza esplosiva, la resistenza, la rapidità, la capacità e potenza aerobica. Vi riporto due tra le domande che spesso vengono poste dagli allievi che si stanno allenando nella Scuola con il Maestro Vigolo e che non sono per niente scontate: “Come mi devo allenare con i pesi per essere più forte nelle MMA?” I pesi servono principalmente per sviluppare la forza massimale da cui discende lo sviluppo della potenza, ma è importante che la tecnica di esecuzione sia almeno decente perché è il ca-

di Massimo Neresini rico che determina la tecnica e non viceversa. Infatti, affinché si abbia il tanto agognato transfer nello sport praticato dal lavoro con i pesi ci sono dei minimi di carico negli esercizi fondamentali che sono senza dubbio selettivi e richiedono un serio lavoro di preparazione. Per citare solo le classiche tre alzate del powerlifting: Stacco da terra : Peso corporeo X 2,25 Squat (Back) : Peso corporeo X 1,75 Panca : Peso corporeo X 1,25 Molti sostengono, non senza ragione, che fare pesi senza raggiungere queste performance minime con la corretta tecnica esecutiva è perfettamente inutile ai fini della trasferibilità delle abilità conseguite. Per cui la mia personale risposta è che, se si vuole che l’allenamento con i pesi possa dare dei vantaggi dentro la gabbia, è necessario concentrarsi su esercizi multi articolari (Power Lifting, Weight Lifting) con l’assistenza di un bravo tecnico che insegni la perfetta tecnica esecutiva. “Serve correre? Serve fare fiato?” La risposta è assolutamente sì! Il sistema aerobico è quello predominante nella gabbia e quindi la corsa, così come il nuoto, la bicicletta ecc. con una durata di almeno 40-45 minuti, con una frequenza cardiaca che sia di circa 130-150 BPM è il metodo migliore per sviluppare un buon “fiato”. I vantaggi che si ottengono sono un aumento del volume cardiaco, un miglioramento della circolazione sanguigna, migliore irrorazione dei muscoli con maggiore apporto di ossigeno e di conseguenza una migliore velocità di smaltimento delle scorie metaboliche, una diminuzione della pressione arteriosa e una diminuzione dei battiti cardiaci a riposo. In breve una maggiore efficienza nello sfruttamento dell’energia che sappiamo essere così preziosa negli sport di combattimento.” “Iniziai a praticare arti marziali alla giovanissima età di quattro anni in un cittadina del centro Sardegna, Macomer(NU). Una scuola di Judo che vantava sin da allora titoli italiani ed europei “capitanata” dal Maestro Melis, nella quale più di cento bambini iscritti, iniziavano un’imprinting formativo marziale che li avrebbe accompagnati per tutta la vita.


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Tutto iniziò così! Un percorso, un’educazione, un vero e proprio addestramento mentale e fisico che mi portò a seguire la strada delle Arti Marziali diventando successivamente karateka e kick boxer full contact di grande temperamento. Ma era solo l’inizio! Una lunga carriera da “fighter” mi portò alla consapevolezza che la mia massima aspirazione non era solo quella di portare a casa medaglie e trofei, ma piuttosto quella di trasmettere e Per chi volesse approfondire di avvicinare alle Arti Marziali questa Arte Marziale può ragazzi che non conoscevano contattare: questo affascinante “mondo”. Maestro Marco Vigolo D.T.N Ciò che realmente mi spinper le MMA nella F.I.KB.M.S se a voler passare dal banco unica DSA CONI per gli sport alla cattedra fu una catena di da combattimento in Italia. eventi capitati nel 2001, durante la mia breve carriera Corsi presso la palestra militare, dove appresi e feci HELLOFIT a Cornedo Vicentino apprendere quelle che poi il martedì e giovedì sarebbero state le basi della dalle 20:30 alle 22:30 mia idea e del mio metodo di insegnamento. Info: teamvigolo@gmail.com Trovai terreno fertile quasi per caso in una piccola citSegreteria Scuola: tadina del nord Sardegna, 0445-431252 Castelsardo(SS), dove mi tra
 sferii dopo gli studi universitari e dove la Kick Boxing non era mai “approdata” prima. Qui nell’Ottobre del 2008 iniziò la mia avventura che portò in soli sette anni a far vincere diversi titoli regionali e nazionali quelli che oggi sono conosciuti in tutta la Sardegna come i “Predatori di Castelsardo” (ASD Predators). Il metodo di allenamento da me brevettato nel 2009, “Hard Work Athletic System”, fondava le sue basi nel principio di atleticità eclettica, nell’uso di esercizi a volte poco convenzionali e che sembravano esulare dall’arte che insegnavo (la kickboxing), ma che in breve tempo

forgiava ragazzi in grado di compiere gesti atletici e di esprimere forza e resistenza alla stessa , applicabile a molte discipline, ma che esplicavano il loro massimo potenziale negli sport da combattimento. Questa idea di lavoro ibrido, con contaminazioni militari, con esercizi a corpo libero alternati a workout con l’uso dei carichi, contraddistinse i Predatori di Castelsardo prima ancora che in Italia prendesse piede la moda degli allenamenti funzionali e dell’ormai diffuso TRX. Nel 2010 introdussi, saltuariamente nei miei allenamenti, le basi del corpo a corpo ispirato al metodo del combattimento militare (MCM) che prevedeva l’utilizzo di tecniche di striking in piedi, di proiezioni del Judo e di finalizzazioni per strangolamento e leve a terra. Visto l’interesse dimostrato da parte di un gruppo di ragazzi che avevano già dimestichezza e affrontato competizioni di Kick Boxing, decisi nel 2012 di aprire un corso di MMA per affinare quelle tecniche in modo più specifico e dedicato. Il caso volle che in occasione dello Stage Nazionale Istruttori, che si svolge ogni anno a Cattolica , conoscessi un’alta carica del settore: il Maestro Marco Vigolo, niente di meno che il DT nazionale FIKBMS SHOOTBOXE nonché responsabile della TROJAN FREE FIGHTER Italy.. Non uno qualunque, ma un vero atleta d’eccezione che ha dedicato quasi tutta la sua vita alle Arti Marziali ma soprattutto a quel settore che consente la massima espressione in fatto di efficacia

nelle MMA moderne. Da subito è nata una vera intesa di idee e punti di vista comuni sia per quanto concerne gli allenamenti che come strutturare regole e comportamenti nelle palestre che praticano e vogliono formare atleti in grado di competere nella gabbia o nel ring. L’incontro, gli scambi di idee e i consigli di Marco mi hanno spinto a contattarlo non molti mesi dopo per chiedergli se era disponibile ad organizzare uno stage nella nostra sede con l’obiettivo di far conoscere veramente cosa sono le MMA ai miei atleti. E così è stato. Il 17 Gennaio 2015 il Maestro Vigolo, ospite della ASD Predators, diventa Predatore per un giorno, regalandoci tre ore di insegnamenti efficacissimi grazie alla sua grande preparazione tecnica ed al suo carisma facendo comprendere anche al più “duro” dei miei atleti, il perché e il significato di ogni singola tecnica. Seguirono i passaggi di grado di 35 dei miei allievi sotto la supervisione e le correzioni individuali del Nostro DTN Maestro Marco Vigolo, che anche in quella occasione fece rimanere tutti estasiati, evidenziando l’ineccepibile competenza nel settore. Chi mi conosce sa che non spendo facilmente elogi e complimenti, ma nel caso di Marco è impossibile negare l’evidenza di avere davanti chi sa veramente il fatto suo!” Il Maestro Marco Vigolo vi ricorda: “Un vero Maestro non ti mostra le cento strade da non percorrere, ma ti guida verso la migliore strada che devi percorrere.


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arti marziali di Massimo Neresini

Chen è qui A valdagno il 6° workshop con il Maestro Chen Zhonghua Taiji Quan stile Chen metodo pratico hong.

Anche quest’anno stiamo organizzando a Valdagno il fantastico 6° Workshop di Taijiquan stile Chen Metodo Pratico Hong con il Maestro Chen Zhonghua promosso dalla Scuola Italia Poon-Zè Team diretta dal Maestro Giuseppe Bon con la presenza di altri Istruttori della sua stessa Scuola ed il Maestro Pavel Codl di Praga. Il nostro desiderio è quello di trasmettere, anche solamente a qualcuno di voi, questa grande passione, il Taijiquan: così condividere con Maestri e Allievi l’emozione di incontrare nuovaChi fosse interessato a vedere mente uno dei Grandi Mae parlare con la Scuola e con estri di questa Arte diventa il Maestro Chen Zhonghua ci un qualcosa di indescrivipuò trovare il 13 e 14 Giugno al bile anche per coloro che Palazzetto dello Sport di Valdanon hanno mai ne pensato gno PALASOLDA’ per uno stage ne affrontato il vero “cuointernazionale dalle 9:00 alle re” di questa Arte Marzia12:00 e dalle 14:30 alle 17:00. le. Abbiamo imparato nel Ci puoi trovare su facebook “Bon corso degli anni a capire Giuseppe”; cell. 328-7304862; quanto formidabile sia e-mail: giuseppe.bon56@gmail. questo stile sia dal punto com di vista della salute che della difesa personale Palestre: Axel di Vicenza, New tanto da riuscire a capire Gym di Schio e Progetto Musica o meglio a percepire che di Valdagno. il Taijiquan, conosciuto più nel mondo occidenL’imparare non finirà mai perché tale come una serie di l’Arte non ha limiti. movimenti solo core-

ografici, sia invece una vera e propria Arte Marziale di una energia talmente grande che raramente ho potuto vedere e assaporare marzialità più forte. Posso capire che ai non esperti questo metodo può apparire come una distorsione del Taijiquan, purtroppo per loro (quelli che non vogliono capire) invece è proprio il sistema che si avvicina di più alla tradizione di Arte Marziale Cinese, niente altro che uno stile molto energetico e potente di combattimento che impiega, con forte vantaggio, la meccanica interna del corpo per portare colpi sfruttando tutte le parti del corpo stesso, in particolare le mani, i piedi, i gomiti, le spalle, le ginocchia e le anche. D’altro canto sta proprio anche nella tradizionale storia della nascita mitologica del Taijiquan l’essenza della lotta: la sfida tra una gru, equilibrio e velocità, e un serpente, energia interna e direzione. Ecco come togliendo i fiocchi colorati da una catena si riesce effettivamente a riconoscere la “vera catena” cioè quella che da ragione alla sua struttura. Noi vogliamo proprio vedere e studiare gli anelli di questa catena che smontati uno alla volta possono essere assorbiti per

poi poter costruire la “nostra” catena ancora più resistente. Il Maestro Chen Zhonghua, allievo diretto della grande ed unica Scuola di stile Chen, Maestro di 19ma generazione dello Stile Chen sotto la guida diretta del Grande Maestro Hong Junsheng ci raccoglie spesso attorno ad una lavagna dove cerca di spiegare, in un modo semplice le applicazioni del Metodo e l’essenza del Taijiquan come se fossero l’estratto di un libro di fisica e meccanica del corpo. Continuo ad essere impressionato nel vedere in azione il Maestro Chen che ti atterra o ti respinge con una facilità che ti fa sembrare ridicolo. Usare l’energia dell’avversario in un modo così semplice e seguire degli insegnamenti così essenziali ma così potenti ci entusiasma sempre di più, poi sapere che siamo in pochi a perseguire questo obiettivo e non essere parte di una grande “ruota commerciale” ma di una “élite” dell’Arte Marziale ci da uno stimolo sempre più grande. “L’agire è il non agire”, uno dei principi del Taoismo viene così ad essere dimostrato in pratica ed il Maestro Chen Zhonghua sembra essere assolutamente fermo mentre la sua energia travolge e respinge chiunque gli si oppone. Il Maestro Chen Zhonghua, con l’aiuto della sua semplicità e chiarezza, riesce a trasmettere, ad insegnare e a guidare gli allievi verso mete che sembrano impossibili, attraverso percorsi duri, a volte, difficili da capire. “Imparare non si finirà mai perché l’Arte non ha limiti” diceva il Grande Maestro Chen Fake e non c’è messaggio migliore da portare con sé in “saccoccia”.


snow board

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dolomiti vicentine di Dorino Stocchero

L’irresistibile fascino della caccia sulle vette

La caccia in montagna Quando un cacciatore porta in alto la sua passione per la caccia, viene da domandarci se questa passione cosi profondamente potente e radicata, aggiunga qualcosa al fascino della montagna, o se non sia la montagna a conferire alla caccia quivi praticata tutto il fascino della sua superba bellezza…. Sta di fatto che, essendo queste due passioni materiate di un altissimo senso di poesia, esse si integrano e si compenetrano mirabilmente, talché, a detta dei cacciatori stessi, in nessun altro ambiente la caccia può dare quella somma di emozioni, consentire quella molteplicità di osservazioni, ma soprattutto dare incentivo ad un così completo sviluppo della iniziativa e della personalità, come in alta montagna. A tutto questo, oltre che l’imponenza dei panorami sui quali l’occhio può spaziare, e dei grandi, spettacolari fenomeni cui è dato di assistere, contribuisce certamente la qualità della fauna con la quale il cacciatore deve misurarsi, selvaggina cui non è certo sproporzionato attribuire l’aggettivo di aristocratica: Fauna suggestiva che ci riporta a lontane epoche geologiche e che si allontana per singolarità di caratteristiche da ogni altra specie vivente nel nostro ambiente. La sua mirabile aderenza ad un habitat che per molti mesi dell’anno le contende aspramente cibo e riparo, la sua resistenza, l’interminabile lotta contro i pericoli di ogni sorte, la proverbiale sua avvedutezza a sottrarsi a tali pericoli con l’esercizio più pronto dei sensi, l’attaccamen-

to all’ambiente stesso, conferiscono ai rappresentanti di questa fauna una particolare spiccatissima suggestività che ne rende il prelievo, quanto più difficile. Ne consegue che, se ogni tipo di caccia praticata esige nel Cacciatore qualità fisiche eccellenti, la Caccia in Montagna abbisogna altresì di non comuni qualità spirituali temprate, nella maggior parte delle sue manifestazioni, da resistenza, prontezza e coraggio. Per cui nell’esercizio di ogni Caccia è sempre necessario che il cacciatore sia un conoscitore delle abitudini, dei costumi, delle peculiari caratteristiche della selvaggina cui mira, in Montagna tale studio esige da parte del cacciatore una applicazione particolare e completa. La fauna si può dirsi veramente regale; la cerchia alpina ha miracolosamente conservato o trattenuto, attraverso i secoli di un patrimonio faunistico di cui i cacciatori dovrebbero essere orgogliosi e fieri, di cui non saranno mai abbastanza avari e

gelosi; i medesimi devono sempre applicare una gestione corretta per il suo mantenimento della qualità e consistenza numerica. Quanti sanno che in Italia il prodigioso superstite come l’orso Bruno difende ancora sulle Alpi la postrema esistenza della specie, nascondendosi nelle alte pietraie e nelle valli più selvagge. Compare ogni anno sui sentieri che gli sono abituali, scavalca gli alti passi incurante del freddo e delle nevi, e attende alla riproduzione nelle impervie foreste del gruppo del Brenta, delle Giudicarie e della Valle di Tovel. Un’altra specie importante che nel volgere degli ultimi cento anni era stata sterminata dalla imprudenza e dalla ingordigia degli uomini è il cervo rosso; ora la sua presenza sta occupando quelle selve alpine in cui era scomparso con popolamenti molto consistenti. Il poderoso Stambecco, simbolo e gloria faunistica della Valle d’Aosta, era ridotto nel Gran Paradiso con pochi centinaia di individui della specie e grazie


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alla sua protezione voluta all’epoca per saggezza del governo, ora troneggia in diversi valli euLa pernice bianca si mimetizza ropee delle Alpi. nelle solitudini delle sassaie innata parago essere può lui A per la prodigiosa potenza dei frammezzate dai laghi alpini e muscoli e dei garretti, la bella dalle falde di neve perenne. antilope europea, il camoscio Le coturnici si inseguono chiaalpino, che abbellisce tutta la mandosi nei canaloni e ragcatena alpina. Egli conosce ogni giungono, pasturando, le cime cengia, ogni passaggio, supera più elevate, pronte al primo alcon salti acrobatici i precipizi, si larme a gettarsi nel vuoto con abbandona a galoppi vertiginosi forte velocità. su per pareti, ghiaioni e sentieri Dai cespugli di pino mugo la lepre variabile si sposta con fare intagliati. circospetto sulle radure in ceronano abband si tte marmo Le ca di cibo. confora solatie, e giornat nelle Elegante e decorativo, il capriodelle i macign sui riposi tevoli lo percorre a passi cauti e vellu. pietraie tati i boschi sempre a sventare im, cedrone gallo o llo L’uroga peratore della foresta, scandi- l’insidia, sempre pronto alla sce con il suo canto sommesso fuga. e malioso i progressivi trionfi di Solenne, domina il cielo terso, luce in ogni alba di aprile/mag- con il suo volo l’aquila, sovrana gio, e si invola con il potente irraggiungibile del duplice rebattito di ali al primo sentore di gno delle rocce e dell’aria. E’ questa infine la selvaggina la pericolo. Il magnifico Fagiano di monte cui preziosità ed insostituibilità o gallo forcello, si abbandona impongono al cacciatore veraalle danze di amore sulla neve mente degno di tale nome, il gelata ed invita con il garrulo, rispetto più rigido delle norme tortoreggiante canto, altri rivali protettive della sana disciplina della caccia. alla lotta quasi mai cruenta. Il giorno che la montagna dorapide con e falcato volo Con corse tra i giardini di mirtillo, il vesse rimanere deserta di francolino di monte elude ogni questo loro naturale ed imricerca e solo il sottile fischio che emette può fare scorgere la sua elusiva presenza.

pareggiabile ornamento, esse perderebbero per il cacciatore, per l’amante della montagna e per il fotografo naturalista, gran parte del loro fascino e della loro suggestiva bellezza.

Caffè - Pasticceria

specialità mignon dolci e salate CHIUSO IL LUNEDÌ - Valdagno - Piazza Dante, 17 - tel. 0445 402837


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lettere

Potete scrivere al Senatore Alberto Filippi inviando le vostre e-mail a: sportivissimo@mediafactorynet.it

Quanta burocrazia nello sport!

Le vostre lettere possono essere lette anche nel sito: albertofilippi.it

Caro Alberto, sono un presidente di una ASD, una Società Sportiva Dilettantistica, con 365 iscritti. La Società che ho l’onore di presiedere è nata nel 1979 e io sono presidente da quasi 9 anni. In questi 36 anni il nostro club ha cresciuto e formato centinaia e centinaia di sportivi. Negli anni Ottanta e Novanta ci siamo dedicati all’agonismo, ottenendo anche ottimi risultati a livello nazionale, ma negli ultimi anni abbiamo svolto soprattutto attività amatoriale. Da qualche tempo sto meditando il passaggio di consegne. Dopo 10 anni di presidenza, è giusto cambiare. Ci sono validi giovani nel nostro gruppo, seri e di buona volontà. Durante l’ultimo consiglio ho espresso la mia volontà di passare le consegne ma la risposta che ho avuto un po’ da tutti è stata: “ci sono troppe carte da gestire e noi non vogliamo vivere la vita del club seduti alla scrivania”. Questa osservazione mi ha fatto pensare. Trent’anni fa facevamo agonismo ai massimi livelli nazionali e avevamo decisamente meno scartoffie da compilare, meno responsabilità sulle spalle del presidente del club. Oggi serve il certificato d’idoneità anche per la pratica non agonistica. È obbligatorio dotarsi di defibrillatori. Oggi è diventato difficile perfino avere una sede. Non crede che con tutti questi obblighi, con tutte queste responsabilità si rischia di allontanare i giovani dall’assumersi incarichi nell’associazionismo sportivo dilettantistico?

Caro Roberto, complimenti a te per il tuo impegno nella dirigenza sportiva. Senza il lavoro di migliaia di persone come te, che si sono dedicate all’Associazionismo sportivo senza scopo di lucro ma per amore dello sport, gli italiani non sarebbero quel popolo di sportivi che sono. Senza l’Associazionismo Dilettantistico non avremmo nemmeno i campioni Azzurri, dato che tutti quelli che si sono affermati nello sport sono cresciuti nel club della propria città, diretto, guidato, finanziato dalla buona volontà e dalla passione del suo presidente e dei suoi dirigenti. Le ASD sono la base dello sport italiano e sarebbe un danno enorme se soffocassero tra le carte della burocrazia. Tuttavia lo sport dilettantistico d’oggi ha raggiunto livelli di performance inimmaginabili trent’anni fa. E lo Stato ha dovuto aggiornarsi. Il Decreto Legge Balduzzi, convertito in Legge alla fine del 2012, ha introdotto l’obbligo di dotazione e di impiego di defibrillatori nelle società sportive anche dilettantistiche proprio per salvaguardare la salute dei cittadini che praticano attività sportiva non necessariamente agonistica. Così vale per il certificato d’idoneità fisica. Purtroppo sono carte ma utili. È vero però che ce ne sono tante altre assolutamente inutili. Quello che conta è che la passione per lo sport non venga mai meno e con essa la dedizione alla vita del club, culla di ogni sportivo, semplice appassionato o campione che sarà.

Complimenti per Sportivissimo, Roberto

Con stima, Alberto


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