QMagazine uscita novembre 2017

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2° numero 2017 - Issue n° 18 -Travel & Lifestyle € 4,50 © Andrew Kelly/REUTERS

2° numero 2017 - Issue n° 18

Per lui, per lei, per te

Storia di copertina DAVID BECKHAM Sfumature di grigio DIANA SPENCER Moda LA NATURA COME MODA la Mostra DENTRO CARAVAGGIO Motori SCOSSA ELETTRICA Hotel AXEL APRE A MADRID Viaggi ISRAELE E GIORDANIA Cultura & Alimentazione DIETA MEDITERRANEA E SOSTENIBILITÀ


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2° numero 2017 - Issue n° 18 -Travel & Lifestyle € 4,50

Per lui, per lei, per te

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S O M M A R I O

Storia di copertina DAVID BECKHAM Sfumature mature di grigio DIANA SPENCER Moda LA NATURA COME MODA la Mostra DENTRO CARAVAGGIO GIORDAN NIA N IA A Motori SCOSSA ELETTRICA Hotel AXEL APRE A MADRID Viaggi ISRAELE E GIORDANIA Cultura & Alimentazione DIETA MEDITERRANEA TERRANEA E SOSTENIBILITÀ

© Andrew Kelly / REUTERS

E D I T ORIALE S T OR I A DI C O PERTINA David Beckham M OD A La Natura come Moda M OD A E TENDENZE #Mygreenfashionlife V I A GG I Un fantastico viaggio tra Israele e Giordania S E R I AL F EELLER Come riconoscere una Serie tv a tema LGBTQ B E N E SS ERE Aqualux - un contesto dallo charme sostenibile A RT E Dentro Caravaggio GOL OS ITÀ Astino nel Gusto C ULT URA E ALIMENTAZIO NE Dieta mediterranea e sostenibilità L’O V E TTO DI C O LO MB O Calciatori, fate coming out! Q M A GAZINE PER VO I I sorrisi arcobaleno con smile and fight Benvenuti in Axel Hotel Madrid S F UM ATU RE DI G RIG IO Diana Spencer FA M I GLIA ARC O B ALENO Rugby e Amore S O ST E NIB ILITÀ Chi potrebbe essere la nonna della mountain bike? M OT ORI È scossa elettrica V I A GG I Direzione Grecia Versace Love Art Q M A GAZINE PER VO I La terza edizione di QPrize WH AT ’ S INN? WH AT ’ S APP? E L OGIO DEL S U PERF LU O WOR L D EVENTS C ALENDAR Autunno-inverno 2017/2018 V I TA D A C RO S S DRES S ER Viaggio delle mie brame C ON T RO EDITO RIALE Alessio Virgili Alessandro Cecchi Paone

Per lui, per lei, per te

© Andrew Kelly / REUTERS

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2° numero 2017 - Issue n° 18 -Travel & Lifestyle € 4,50

SOMMARIO

Storia di copertina DAVID BECKHAM Sfumature di grigio DIANA SPENCER Moda LA NATURA COME MODA la Mostra DENTRO CARAVAGGIO Motori SCOSSA ELETTRICA Hotel AXEL APRE A MADRID Viaggi ISRAELE E GIORDANIA Cultura & Alimentazione DIETA MEDITERRANEA E SOSTENIBILITÀ

Tanti contenuti enuti multimediali l d l aggiuntivi d disponibili nella versione one digitale per ogni device.

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Q M AGAZIN E DIRETTORE EDITORIALE: Andrea Cosimi CAPO REDATTORE: Elisa dal Bosco GRAFICA E IMPAGINAZIONE: Monica Sotgiu IN REDAZIONE: Gerardo Abate, Giovanna Ceccherini, Calogero Pirrera SEGRETERIA DI REDAZIONE: Teresa Dalessandri HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Eugenio Spagnuolo, Alberto Vita, Gianluca Miserendino, Veronica Colanero, Mauro Fanfoni EDITORIALISTI: Alessandro Cecchi Paone, Paolo Colombo, Stefano Ferri, Alessio Virgili FOTOLITO E STAMPA: Pixartprinting EDITORE: Sonders and Beach Italy s.r.l. Sede di Milano - Via San Gregorio, 27 - 20124 Iscrizione ROC Lombardia n. 21970 PUBBLICITÀ: www.q-magazine.it marketing@sondersandbeach.com

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I C O L O R I A R C O BA LE NO D E LLA ‘ SOSTE NIBILI TA’

QM A G AZINE SI RINNOVA QMagazine racconta l’arcobaleno della Sostenibilità: i colori degli ‘Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile’ diffondono consapevolezza ed impegno all’azione

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ari Lettori, Questa lettera per informarvi che da oggi avrò il compito di dirigere QMagazine, succedendo al mio predecessore Alessio Virgili. Inutile dirvi quanto possa essere entusiasta ed onorato di poter affrontare questa nuova sfida con Voi al mio fianco. Un ringraziamento particolare va ad Alessio per il lavoro svolto in questi anni alla guida di una rivista che è cresciuta fortemente in termini di contenuti, qualità e lettori. Con Alessio abbiamo iniziato questo progetto oltre dieci anni fa e continueremo questo nuovo viaggio insieme. Lui, infatti, continuerà a collaborare come editorialista contribuendo a dare lustro ai contenuti di QMagazine. Con la promessa di regalarvi ad ogni uscita una nuova emozione. Vi auguro una buona lettura. OGGI SI APRE UNA FASE DIVERSA PER QMAGAZINE. UGUALMENTE IMPEGNATIVA. Dal Salone del Mobile alla Settimana della Moda, dai tour operators internazionali (TUI, Thomas Cook,ecc) all’hotellerie (Marriott, IHG, Four Seasons, ecc.) solo per citarne alcuni, tutte le grandi firme del design, della moda, del turismo e del Lifestyle continuano a testimoniare il loro crescente impegno nel raggiungimento di obiettivi di crescita aziendale secondo criteri di ‘sostenibilità’. Di sostenibilità se ne parla molto e con molteplici declinazioni: sostenibilità ambientale, sociale, economica, culturale… In effetti, la costante ed evergreen attenzione all’argomento non dovrebbe sorprendere, se sono autentiche – non solo trendy - la presa di coscienza verso la menzogna della crescita economica esponenziale ed il desiderio di non voler spezzare gli ultimi esili fili che ci legano ancora al nostro più intimo essere naturale.

Qui a QMagazine non ci piace moltissimo usare il termine ‘sostenibilità’. Questo sostantivo è logoro, vecchio, svilito da un uso spesso solo propagandistico (green washing). Per questo ci piace di più ragionare in termini di ‘durabilità’, di ‘conservazione’, di ‘opportunità’ e soprattutto di ‘consapevolezza’. In francese, per esempio, ‘durabilité’ rende molto bene l’impegno che la società civile, così come le aziende, intraprendono per far durare, replicare, aggiustare, riciclare, e non sprecare o guastare fonti naturali di vita che, come tali, sono destinate ad esaurirsi. QMagazine, come mezzo di comunicazione digitale e cartaceo, intende condividere con il suo pubblico l’impegno verso la trattazione e la diffusione dei ‘Diciassette Obiettivi Globali per lo Sviluppo Sostenibile’ elaborati dalle Nazioni Unite nel 2015 e da raggiungere entro il 2030. Tutti gli obiettivi sono accomunati da due principi, che QMagazine sposa da sempre: la tolleranza e l’inclusività. Declineremo d’ora in avanti questi due principi dominanti nei Global Goals sotto molteplici aspetti: attraverso la cucina, la moda, il turismo, il design, con spunti di riflessione e di ragionamento per migliorare, nella nostra vita quotidiana, il ‘buono, il bello ed il ben fatto’ che ci rendono ‘sostenibili o durabili’, tutti i giorni. Nessuna fazione, nessuno schieramento: solo la messa in chiaro di urgenze da risolvere, di compiti da svolgere, di impegni da non procrastinare…. sempre nello stile QMagazine, sempre guardando al futuro con il sorriso sulle labbra e nell’anima.

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SIR DAVID BECKHAM UN’ICONA DI STILE di Paolo Colombo

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Sir David Beckham non solo è stato un grande campione di calcio, un idolo per i tifosi, ma da sempre è un’ icona gay, vuoi anche per la sua bellezza, per il suo fascino. Alzi la mano chi non avrebbe voluto prendere il posto dell’ex Spice Girls Victoria Adams?

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eckham, nato a Londra il 2 maggio 1975 ha compiuto 42 anni ma, dovessi scegliere tra il calciatore che arrivò al Milan 7 anni fa ed il Beckham che ho visto, da vicino, a fine settembre, sceglierei sicuramente quest’ultimo. Bello come il sole, talmente bello che, nel 2015 la rivista statunitense People lo collocò al primo posto nella classifica degli uomini più belli del pianeta! E lasciamo stare il patrimonio dell’ex golden boy del calcio inglese, stimato in circa 200 milioni di sterline, l’umiltà, la gentilezza e la disponibilità di questo campione sono una vera e propria rarità nel mondo del calcio e dei VIP in generale. Solo per quello uno si innamora, ed anche in fretta, ovviamente e rigorosamente in maniera platonica. Ma come si fa a non amare una persona così adorabile? di Calogero Pirrera

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Due aneddoti, tanto per farvi capire la semplicità e la disponibilità del personaggio. Seconda presentazione di Beckham al Milan (quando rientrò in prestito ai rossoneri a fine dicembre 2009) io sono il primo giornalista seduto in tavolo di fronte alla destra del calciatore. Sono rigorosamente vietate le fotografie, ma appoggio la macchina fotografica sul tavolino e faccio alcuni scatti. Lui si accorge della luce dell’apparecchio che si accende, mi guarda, mi strizza l’occhio e con la mano mi fa segno di continuare a scattare. Un’altra volta eravamo in Corso Como 10, durante la fashion week maschile. Folla oceanica per vedere David Beckham e Victoria. Io mi trovo per caso in una sala dove non dovrei essere. photo Eolo Arrivano PerfidoBeckham, Victoria, Carla

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Sozzani, il Principe Casiraghi di Monaco ed altri personaggi. Chiedo a David se è possibile scattare una foto ricordo, lui mi risponde che prima deve visitare lo show room. Mi giro di spalle per non disturbare. Dopo 5 minuti mi sento toccare sulla spalla, mi giro e Beckham esclama: “La vogliamo scattare questa foto o no?” Trovatemi un altro calciatore, un’altra star così disponibile nell’universo intero! David Beckham e Milano, una storia d’amore mai finita tra il fuoriclasse inglese, il Milan e la città meneghina. E pazienza se sono passati più di sette anni dall’ultima apparizione a San Siro, in quell’umida serata del 14 marzo 2010 quando Beckham, durante Milan-Chievo, fu costretto ad abbandonare il campo per la rottura del tendine d’Achille sinistro. Da gran signore e fuoriclasse quale è

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sempre stato, non si lasciò abbandonare ad urla di dolore, miste ad isterismo, ma riuscì a passare la palla ad un compagno di squadra, prima di zoppicare a bordocampo. E, nonostante qualche ruga in più, il tempo passa anche per David Beckham, comunque sempre in ottima forma, il tempo sembrerebbe essersi fermato a sette anni fa, visto le migliaia di tifosi, milanisti e non, che hanno letteralmente invaso Corso Vittorio Emanuele per vedere l’ex campione appositamente tornato a Milano per l’inaugurazione dell’Adidas Brand Center. Inutile dire che questo era uno di quegli appuntamenti imperdibili dell’anno. La bellezza, la grinta, la signorilità e la gentilezza sono rimaste quelle di un tempo e così rompendo il rigido protocollo che non lo vorrebbe parlante, Beckham spiazza il suo press office,

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dimostrando ancora una volta di essere un vero signore anche nei confronti dei giornalisti: Di nuovo a Milano, che effetto ti fa? “ Milano è sempre un posto dove mi sento benvenuto, qui mi sento a casa, è una città speciale ed è speciale tornarci. Io amo Milano, sono felice di esserci tornato, perchè mancavo da troppo tempo”. Star planetaria del calcio, sex symbol, uomo più bello del pianeta, modello, attore, stilista, forse ho dimenticato qualcosa? “ Beh, la cosa più importante della mia vita è sempre stata la famiglia, ma sono fortunato che il successo nella carriera di calciatore mi abbia permesso di conoscere e di sperimentare altre cose. Anche quando ho appeso gli scarpini al chiodo ho continuato a girare il Mondo. Sono fiero del mio ruolo di ambasciatore dell’Unicef”. Siamo a Milano, nella capitale mondiale della Moda. Cosa è la Moda per te? “Devo innanzitutto ringraziare i designer, gli stilisti che ho conosciuto nel corso degli anni e dai quali ho imparato tanto. La moda è qualcosa che mi riesce naturale e che mi piace molto fare. I lavori ai quali collaboro riflettono, in qualche modo, la mia concezione della moda ed anche un po’ il mio stile”. Si è parlato di stile Metrosexual, soprattutto per i calciatori. Come sono le tendenze della moda ora e come le interpreta David Beckham? “ Ovviamente la moda, come tutto il resto, si evolve. Nel terzo millennio gli uomini si occupano del loro look molto più che nel passato.

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Il mio stile riflette quello che sono ora e forse, anzi sicuramente non mi prendo più i rischi che mi prendevo da giovane, quando vestivo in maniera più appariscente”. Ovvia e scontata la domanda sul “suo” Milan: “ Il Milan è una delle squadre migliori al Mondo, la differenza la fanno anche i suoi tifosi. In ogni paese dove viaggiavo con la squadra ed in tutte le trasferte italiane, era qualcosa di pazzesco l’amore verso di noi. I supporter rossoneri sono incredibili, è bello essere tornato qui, ed anche se è passato molto tempo da quando me ne sono andato, la sensazione è quella di sentirsi ancora parte della squadra”. Tempo scaduto per l’intervista, dato che il pubblico presente all’interno dell’ Adidas Brand Center, scalpita per scattare un selfie con la superstar. Resta così senza risposta la domanda sul fatto che nessun calciatore italiano abbia avuto ancora il coraggio di fare Coming-out…pazienza sarà per la prossima volta. L’importante è non attendere altri sette anni prima di rivedere Sir David Beckham a Milano!

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Ferragamo Orange Fiber Collection

#MYGREENFASHIONLIFE “moda”

ed “eco” da sempre due mondi considerati estremamente distanti, qualcosa sta cambiando?

di Veronica Colanero

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Ferragamo Orange Fiber Collection

uando parliamo di eco-sostenibilità pensiamo immediatamente all’impegno per un’energia più pulita e naturalmente non siamo tentati di associare parole come “moda” ed “eco”. Da sempre due mondi considerati estremamente distanti. Il primo caratterizzato dal cambiamento, dal glamour e anche un po’ dall’effimero, mentre il secondo dall’impegno per un futuro migliore. Per anni il settore tessile è stato considerato una delle industrie più inquinanti al mondo, specialmente se si parla di fast-fashion. Ma l’impegno per un’industria più green non può attendere, soprattutto per un paese come l’Italia, dove il settore moda rappresenta la seconda industria più importante per l’esportazione. È proprio qui, nella nazione che vanta tradizioni famose in tutto il mondo, che si stanno sviluppando nuove fibre per poter ristrutturare la produzione tessile nel rispetto della natura e del nostro futuro. Ma le nuove scoperte sono sempre precedute da sperimentazioni, infatti da anni l’impegno internazionale di questa grandissimo industria, ha già prodotto tessuti che oggi sono impiegati nelle produzioni e non solo più considerati come una possibilità alternativa. Nel 2009 due giovani newyorchesi brevettarono la Bionic Yarn, una fibra che ebbe un’enorme successo perché derivante da bottiglie di plastica riciclate. Inutile dire che l’industria della moda, sia nel lusso che nelle produzioni di massa non attesero molto per iniziare ad utilizzarla nelle loro collezioni. Sempre nell’idea di riciclo di materiali e fibre già esistenti nacque la Econyl, tessuto 100% green derivante dal riciclo del nylon. Mentre dall’amore e il rispetto per gli animali, nasce il Craybon, un filato molto pregiato ricavato dal guscio dei gamberi riciclati. Tra i suoi effetti benefici quello di proteggere la pelle da allergie e di essere un ottimo assorbitore di umidità. Con la stessa filosofia, sempre più numerose sono le fibre brevettate usufruendo del mondo vegetale. Tra le più note la Soybean Protein Fiber, fibra estratta dalla soia che concede l’opportunità di creare tessuti estremamente morbidi e lucidi. Ma anche gli scarti alimentari possono essere considerati una fonte per la creazione di nuove fibre, unendo così la lotta all’inquinamento causato dallo smaltimento dei rifiuto con la battaglia all’innovazione. E dall’ingegno italiano e con alle spalle questo stesso sogno che nel 2014 nasce l’Orange Fiber. Azienda e prodotto prendono il loro nome dalla materia prima, le arance. Coerente con

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Ferragamo Orange Fiber Collection

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Vegea Grape leather

questo progetto, Salvatore Ferragamo ha colto per primo il potenziale e in collaborazione, le due aziende hanno creato la Capsule Collection SS 17 chiamata la Ferragamo Orange Fiber Collection. Ma le arance non sono i soli frutti a dar vita a prodotti eco, dalla mela nasce una tra le prime pelli semi-vegetali, la Pellemela. Ricavata da un 76% di farina di mela mischiata con acqua e collante naturale si dimostra essere uno dei primi materiali biodegradabili da poter impiegare nell’industria della moda in sostituzione della pelle. Ma qualcosa di ancora più stupefacente è nata dalla creatività italiana, mettendo in contatto due diverse delle nostre tradizioni. Solo l’anno scorso è nata Vegea, nome di un prodotto, di un’azienda e di un progetto già riconosciuti a livello internazionale per l’innovazione, con il merito di aver creato la prima pelle di origine ve-

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getale prodotta dalle vinacce. La Grape leather è decisamente una novità, poiché questo progetto ha il valore aggiunto di far avvicinare l’industria della moda a quella vinicola. Naturalmente ha da subito attirato l’attenzione di molti, accaparrandosi così prestigiosi premi per l’impegno nel rispetto dell’ambiente. Tra questi il Global Change Award 2017 della H&M Foundation, uno dei concorsi più prestigiosi per l’innovazione nel fashion business. Infatti, moltissimi gli eventi esistenti nel mondo della moda con alla base il tema dell’eco-sostenibilità. Da anni infatti, designer e personaggi pubblici hanno supportato e spronato il sistema per essere al passo con i tempi. Grazie a loro oggi abbiamo l’occasione di vedere eventi come la Green Fashion Week, gli Eco Awards e il Green Carpet Fashion Award. Quest’ultimo per l’edizione Italia, si è

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svolto a Milano chiudendo la settimana della moda lo scorso Settembre, diventato l’evento più importante della fashion week. Nessuno dei grandi nomi si è tirato indietro alla richiesta di supporto concreto nell’industria. Le più grandi case di moda italiana hanno preso l’impegno importante di voler cambiare il fashion system. Gucci ne è un esempio concreto, le pellicce spariranno già dalle collezioni 2018 per un futuro più green nel rispetto degli animali. La moda italiana resta tra le più ammirate nelle industrie creative, ma deve anche fare del bene e contribuire al grande cambiamento nel rispetto del nostro pianeta. Perché oggi la credibilità della moda passa anche per la sostenibilità, accrescendo e dando un nuovo significato al valore della bellezza.

Kasia Smutniak in customized Fendi ai primi Green Carpet Fashion Awards Italia

Dakota Johnson in Gucci ai primi Green Carpet Fashion Awards Italia

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Dean Caten, Livia Firth in Roberto Capucci e Dan Caten ai primi Green Carpet Fashion Awards Italia

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Gerusalemme

UN FANTASTICO VIAGGIO TRA ISRAELE E GIORDANIA Un mix di cultura e divertimento Foto e testo di Antonio Palmentieri Si ringrazia Daniele Ruggiero 42

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1. PASSEGGIARE TRA LE VIE DELLA CITTÀ VECCHIA DI GERUSALEMME LA MATTINA PRESTO È il ricordo al quale sono più legato. Io e Daniele ci siamo incamminati di primo mattino per andare a visitare la celebre spianata della moschea, la Chiesa del Sacro Cuore e il Muro Occidentale, noto anche come Muro del Pianto. Ognuno dei quattro quartieri (ebraico, musulmano, cristiano e armeno) pullula di commercianti che iniziavano ad aprire le saracinesche dei loro negozi di souvenir e alimentari. 2. FARE LA SPESA AL MERCATO MAHANE YEHUDA DI GERUSALEMME Una tappa obbligatoria di ogni viaggio è quella del mercato. Più di ogni altro luogo, è qui che si incontrano la vita vera e gli usi e costumi degli abitanti. Il Mahane Yehuda è il mercato ebraico dove, tra ortodossi dalle lunghe barbe e cappelli neri, si rimane rapiti dai profumi e i colori dei vari cibi esposti sulle bancarelle.

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3. AMMIRARE CON IL NASO ALL’INSÙ L’ARCHITETTURA DI TEL AVIV Tel Aviv è una città dalle due anime, una ultra moderna fatta di grattacieli, mentre l’altra di vecchie case, alcune delle quelli nell’eccentrico stile Bauhaus. Vedere come si alternino una all’altra è cosa davvero unica. Molto affascinante anche il mercato dell’usato di Jaffa che è uno dei mercati più antichi del mondo.

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escrivere lo Stato d’Israele è davvero qualcosa di impossibile tanto è il suo peso nella nostra cultura, ma una cosa è certa: un viaggio in Israele è qualcosa che non si dimentica e che ti resta dentro. Prima di partire io e Daniele, il mio compagno, non avremmo mai pensato che questa sarebbe stata una delle vacanze più belle mai vissute fino ad oggi. Dal momento che avremmo dedicato al nostro viaggio circa tre settimane (non poche) per poter girare l’Israele tra nord e sud, io e Daniele, abbiamo cercato di organizzare tutto nei minimi dettagli. È inutile dire che di cose da fare ce ne sarebbero un milione, quindi ho deciso di consigliarvi le 10 cose che dovete assolutamente fare se andate in viaggio in Israele, quelle che ormai sono indelebili nella mia memoria e che sono sicuro apprezzerete anche voi. (Le mie) 10 cose da non perdere se andate in viaggio in Israele:

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4. PETRA Misteriosa. Suggestiva. Affascinante. Magica. Unica. Si possono usare tanti aggettivi per Petra, il sito archeologico a 250 km da Amman, capitale della Giordania. Nella splendida cornice naturale delle montagne del Wadi Araba e della valle che si estende dal Mar Morto fino al Golfo di Aqaba, Petra racconta storie secolari, di commercio e di decadenza, di abbandono e di magia. 5. AMMIRARE LA FORTEZZA DI MASADA Ad un centinaio di chilometri a sud-est di Gerusalemme si trovano le rovine di questa fortezza. La sua drammatica storia rende la vista che domina sul Mar Morto fino alla Giordania ancora più affascinante. Oggi Masada è nella lista dei Patrimoni dell’Unesco e a questa antica città è legato un tragico evento. 6. FAR IL BAGNO NEL MAR MORTO Un’esperienza unica, il bacino idrico più salato

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Acri Giardini Bahai

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della terra dove è possibile sperimentare l’incredibile sensazione di galleggiare a pelo d’acqua nella massima depressione terrestre (oltre 410 metri sotto il livello del mare). Da fare assolutamente insieme ai fanghi ma fate attenzione agli occhi, non bagnateli perché l’enorme quantità di sale presente potrebbe crearvi qualche problema. 7. I GIARDINI BAHA’I Da Tel Aviv potete noleggiare un’auto e raggiungere i Giardini Baha’i ad Haifa. Dopo aver passeggiato sul lungomare, salite fino alla cima del Monte Carmelo dove scoprirete le terrazze dei giardini

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Baha’i (Baha’i Gardens). Questi giardini ben curati e perfettamente simmetrici includono un tempio Baha’i con cupola dorata e 19 terrazze di vegetazione lussureggiante e fontane. La vista più celebre dei giardini è dalla rotatoria su Ben Gurion St, dalla colonia tedesca.

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8. ACRI, LA CITTÀ DELLE QUATTRO RELIGIONI San Giovanni d’Acri si trova nella parte settentrionale della valle costiera, chiamata anche valle di Acri. La città ha una spiaggia bellissima, ed è anche il punto più settentrionale al quale arriva la sabbia fine e morbida dal delta del Nilo. La città vecchia di San Giovanni d’Acri è una delle poche città che si trovano lungo le spiagge del Mar Mediterraneo le cui mura si sono conservate tutto intorno senza subire danni. 9. EILAT Eilat, la capitale del turismo in Israele è la città che si trova più a sud, bagnata dalle cristalline acque del Mar Rosso. Eilat ha una storia che risale ai tempi biblici, quando era considerata un centro strategico per via della sua ubicazione ge-

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ografica e per la sua vicinanza al Mar Rosso, la Giordania e l’Egitto. È la destinazione perfetta per chi volesse fare vacanze tranquille ed in famiglia. 10. VIVERE LO SPIRITO DELLO SHABBAT Lo Shabbat è festa del riposo nella religione ebraica che si svolge ogni sabato. Il mondo sembra fermarsi per 24 ore e i ritmi frenetici della vita quotidiana moderna lasciano posto alla gioia del riposo, dedicato interamente alla cura degli affetti familiari e religiosi. È qualcosa di molto sentito dagli ebrei, e noi siamo riusciti a vivere questa emozione grazie ad una coppia di ragazzi che ci ha invitato a provare questa fantastica esperienza insieme alla loro famiglia. La terra di Israele è centro di vicende storiche dall’alba dei tempi, incrocio di civiltà, zona contesa tra religioni. Se a Gerusalemme tutto questo è palese, negli altri luoghi del paese è difficile riconoscere l’importanza storica, in quanto le civiltà che si sono succedute hanno praticamente cancellato quelle precedenti. Nonostante le piccole dimensioni del territorio, Israele è ricco di attrazioni. Panorami spettacolari, siti storici e alcuni de luoghi più sacri della terra. Viaggiare in Israele ci ha aperto la mente e riempito il cuore, con tutti i suoi pregi e le sue contraddizioni, la magia dei luoghi ci ha stregati così tanto che ci siamo promessi presto di ritornarci.

Tel Aviv

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Gerusalemme Gerusalemme

GERUSALEMME: La città è situata sulle colline della Giudea, in favorevole posizione sia per le comunicazioni tra il mare e la valle del Giordano sia per la difesa, essendo racchiusa per tre lati da profonde valli, tra cui quella percorsa dal Cedron. Gerusalemme, costituita da moderni quartieri, è il massimo centro politico e culturale di Israele, nonché città santa per due delle principali religioni monoteiste (ebraismo e cristianesimo). La città vecchia e le sue mura, dal 1981 considerate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, ospitano luoghi di importante significato religioso, tra cui il Monte del Tempio, il Muro del pianto, il Santo Sepolcro, la Cupola della Roccia e la Moschea al-Aqsa. In ebraico, Yerushalayim; in arabo, Al-Quds. I più importanti monumenti antichi di Gerusalemme appartengono alla fase detta “del secondo tempio”, ricostruito per opera di Erode dopo il 37 a. C. e di cui rimangono i grandi muri di sostegno, gli ingressi meridionali coperti a volta. Accanto al tempio sono i resti della fortezza Antonia, così chiamata da Erode in onore di Marco Antonio. Dopo la distruzione del 70

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coli di civilizzazioni diverse. Nell’Ottocento e nel primo Novecento sorsero a Gerusalemme, a opera di tedeschi, inglesi, greci, francesi, copti, armeni ecc., innumerevoli edifici e complessi religiosi nei più diversi stili di imitazione.

d. C. e un lungo periodo di abbandono, Gerusalemme fu ricostruita da Adriano col nome di Aelia Capitolina. Della città romana, costruita secondo il consueto schema ortogonale, restano tracce nell’impianto urbanistico dell’attuale città vecchia. Numerose le necropoli, con tombe monumentali (tombe dei Re, tomba detta di Erode, tomba dei Benè Hezir e tombe dette di Zaccaria, di Assalonne e di Giosafat nella Valle di Cedron) nelle quali si mescolano forme architettoniche orientali ed ellenistiche. Nella città antica, compresa entro la cinta delle mura medievali, si distinguono cinque quartieri tradizionali; quello cristiano, quello ebraico, quello musulmano, quello armeno e infine, a sé stante, l’area compresa nel recinto sacro musulmano (al-Haram al-Sharif). I monumenti della città presentano un aspetto assai eterogeneo, dovuto al sovrapporsi nei se-

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EILAT: Eilat si trova nel Distretto Meridionale, 250 km a Sud di Gerusalemme, all’estremità settentrionale del golfo di Aqaba (Mar Rosso), presso il confine giordano. Eilat è citata nella Bibbia con il nome di EzionGeber, nel primo Libro dei Re. Si ritiene quindi che la sua posizione di porto naturale sul mar Rosso fosse già importante ai tempi di Salomone, in quanto punto di imbarco del rame prodotto dalle miniere di Timna. Eilat è divenuto lo sbocco al mar Rosso dello Stato di Israele, unico collegamento tra Mar Rosso e mare Mediterraneo (il porto israeliano di Ashdod) a parte il canale di Suez. La maggiore attrazione della città di Eilat è senza dubbio lo spettacolare paesaggio della fauna marina, grazie alla barriera corallina. PETRA: Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Dichiarata una delle sette meraviglie del mondo moderno. Petra, la città rosa, scolpita nella

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Masada

roccia, è uno dei luoghi più magici che esistano al mondo. E pensare che fu scoperta solo piuttosto di recente. Il complesso archeologico, infatti, fu rivelato al mondo occidentale dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt nel 1812, esattamente due secoli fa. Nell’antichità era una città edomita, poi divenne capitale dei Nebatei. Ancora oggi, nell’era moderna, si può raggiungere Petra solo a piedi o a cavallo. L’ingresso più spettacolare è quello orientale, attraverso la lunga e profonda fessura delle rocce chiamata Sig. Nel sito archeologico ci sono più di 800 monumenti classificati di cui 500 sono tombe. La porta di Traiano segnava il passaggio dall’area commerciale della città all’area destinata al culto del Qasr al-Bint. Da sapere: Occorre pagare una tassa se si è in Israele e si va in Giordania di circa 65 dollari, alla dogana, mentre l’intero viaggio organizzato dagli enti locali costa circa 320 dollari a persona.

mura alte cinque metri lungo un perimetro di un chilometro e mezzo, con una quarantina di torri alte più di 20 metri. Era considerata una fortezza inespugnabile. L’unico punto d’accesso a Masada era l’impervio Sentiero del serpente, così chiamato per via dei numerosi tornanti che lo rendevano un difficile ostacolo. Oggi Masada è nella lista dei Patrimoni dell’Unesco.

MASADA: Masada è una meta turistica molto amata dagli stranieri ed è quasi un culto per gli israeliani: il motivo sta nella sua storia, che sfiora la leggenda. È un’antica fortezza costruita a picco su una rocca a 400 metri di altitudine nel bel mezzo del deserto da cui si scorge il Mar Morto, a metà strada tra Tel Aviv e Gerusalemme. Era circondata da

TEL AVIV: Tel Aviv capitale mondiale del turismo gay, soffia lo scettro di “metropoli Lgbt-friendly” a città come New York e San Francisco, tradizionalmente considerate tra le mete preferite dai turisti omosessuali. Il riconoscimento è arrivato attraverso la community virtuale americana di “Gay Cities”, un sito attraverso il quale i viag-

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MAR MORTO Il Mar Morto è un luogo magico ed una eccezionale destinazione termale, il bacino idrico più salato della terra dove è possibile sperimentare l’incredibile sensazione di galleggiare a pelo d’acqua nella massima depressione terrestre (oltre 410 metri sotto il livello del mare). Il bacino, nonostante il suo nome non è un mare, bensì un lago la cui elevatissima salinità delle acque non permette che si sviluppi alcuna forma di vita in esso.

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Tel Aviv

Tel Aviv

Tel Aviv

giatori condividono esperienze e consigli sulle loro vacanze. Piena di energia, edonistica e vocata al divertimento, Tel Aviv, è per molti aspetti l’altra faccia della vicina Gerusalemme. E forse si spiega pensando che è una città “ragazzina”: in fondo solo nel 2009 ha celebrato il suo primo secolo. Per tutti questi motivi esprime una cultura liberal, è facile da vivere e si presenta con molti volti diversi. La gente di qui ama vivere allegramente, affolla i caffè, e di notte non va a dormire presto. La vita qui, dopo il buio, è forse altrettanto piena di quella che si svolge alla luce del giorno. Tel Aviv a modo suo, pur essendo una città giovane, ha un grande passato. A pochi chilometri si trova infatti la vecchia città di Jaffa che ha dato i natali a Tel Aviv. A pochi isolati dalla spiaggia si trova il grande e vivace Carmel market, dove perdersi tra frutta e spezie, tra modernità e tradizione. Poi non resta che proseguire verso, e attraverso, la zona di Nachlat Binyamin, dove si può provare a scoprire l’artigianato locale fino a sbucare sull’elegante boulevard Rothschild. Questa strada è fiancheg-

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giata da palazzi e da locali alla moda – fateci caso: sempre affollati – e conduce, in fondo, alla quinta formata dall’imponente teatro nazionale, Habima. Tornando verso il mare sfiorando gli iconici edifici in sfacciato stile Bauhaus passeggiamo intorno a Bialik street, i luoghi che hanno regalato alla città il soprannome di White City. Negli anni ‘20 e ‘30 un gran numero di architetti ebrei, che avevano studiato in Europa, si trasferirono a Tel Aviv. Volendo ricreare la cultura delle strade europee nel caldo clima di Israele trasportarono qui lo stile architettonico modernista: ne nacque un mix strano con lunghe teorie di palazzi (se ne contano circa 4000) caratterizzati da simmetria, funzionalità e semplicità. I balconi, i pilastri, i tetti piani e le finestre a fessura sono diventate il marchio di Tel Aviv. Tel Aviv è storia e modernità, influenze europee e espressioni di cultura locale. Una delle zone certo non turistiche è Florentin, verso sud, e molti la chiamano la Soho di Tel Aviv. Era un quartiere povero, ma sta attirando una popolazione più giovane e creativa che si mescola intorno ai negozi di abiti economici e artigiani che costruiscono ancora mobili di legno nelle botteghe. Di notte poi, Florentin si trasforma e pulsa di vita. ACRI: Città antichissima, Acri è stata teatro di numerose vicende storiche. Per la sua posizione strategica sulla costa, questa località è stata abitata da numerosi popoli lungo i secoli. San Giovanni d’Acri si trova nella parte settentrionale della valle costiera, chiamata anche valle di Acri, ha una spiaggia bellissima, ed è anche il punto più settentrionale al quale arriva la sabbia fine e morbida dal delta del Nilo. È una città impregnata di storia, le mura che la circondano infondono un’atmosfera di sicurezza a chi vi passeggia.

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COME RICONOSCERE UNA SERIE TV A TEMA LGBTQ Dal racconto delle origini ai nuovi protagonisti di Eugenio Spagnuolo

Flesh and bones

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osa ci fa dire che una serie tv è a tema LGBTQ o non lo è? Un bacio tra due protagonisti dello stesso sesso? In realtà, se siete un po’ telespettatori ci avrete fatto caso, queste cose sono tracimate ormai da anni nella bella tv: da House of Cards al Trono di Spade, le sfumature comprese dall’acronimo LGBTQ hanno ampi spazi nella nuova serialità televisiva, e il talento degli autori garantisce sulla qualità delle storie narrate. Ma un bacio (due, tre, dieci) non basta e negli ultimi anni abbiamo assistito a un ulteriore passaggio: la scelta di affidare a gay, lesbiche, bisex e transessuali il ruolo di protagonista in serie “per tutti”. Un titolo tra tutti: Flesh and bones, serie tv drammatica (disponibile in Italia in streaming su Amazon Prime Video),

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che mette in scena il lato oscuro di una scuola di danza newyorkese: la protagonista, Claire (Sarah Hay) è una dolce étoile, sottoposta alle angherie di un nevrotico coreografo gay. Un personaggio negativo a tutto tondo, se non fosse che a interpretarlo è l’ottimo Ben Daniels, attore orgogliosamente gay dalla sua prima apparizione sullo schermo. E aver portato in tv un omosessuale antipatico al di fuori degli schemi del politicamente corretto, ma anche lontano dallo stigma presente in tanti vecchi film e telefilm, è sicuramente una conquista. Del resto chi l’ha detto che noi meritiamo solo ruoli in odore di santità? Un altro filone interessante, che sta prendendo forma nella nuova tv, è quello del racconto delle origini. In When We Rise (in Italia su Sky),

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gonisti, l’intelligenza e la delicatezza del racconto e perché ci mostra, se ce ne fosse bisogno, che gli inglesi a recitare sono i più bravi di tutti e da loro possiamo aspettarci grandi cose in fatto di tv. ©ABCStudios

Gus Van Sant e Dustin Lance Black mettono in scena la storia del movimento dei diritti civili delle persone LGBTQ nell’America oscurantista degli anni 60 e 70: la serie narra la storia vera di Cleve Jones (raccontata nella biografia My life in the Movement), interpretato da Guy Pearce, intrecciandola con quelle di Roma Guy (Mary Louise Parker) e Ken (Michael K. Williams) in un racconto corale e generazionale. Un esperimento che pare riuscito a giudicare da quanto ha scritto l’autorevole Entertainment Weekly: “When We Rise è una mini serie molto espressiva che alterna momenti sentimentali e profondi a momenti più duri. Illumina e ci spinge all’empatia con i protagonisti e ad unirci alla loro battaglia”. Infine, non è ancora arrivata in Italia, ma si può vedere in streaming online: Queers. Più che una serie tv in senso stretto, una raccolta di 8 monologhi per raccontare cosa ha significato essere gay nelle varie epoche storiche. Prodotta dalla BBC, in occasione del cinquantesimo del Sexual Offences Act, approvato il 27 luglio 1967 dal Parlamento inglese per depenalizzare (finalmente) gli atti omosessuali tra due uomini maggiorenni, è stata scritta e interpretata da alcuni dei migliori sceneggiatori e attori inglesi: Alan Cumming, Ben Whishaw, l’amatissimo Russell Tovey (Looking) e Gemma Whelan, che ricorderete come Yara Greyjoy di Game of Thrones. Una serie tre volte bella: per i prota-

When We Rise

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UN CONTESTO DALLO CHARME SOSTENIBILE AQUALUX Hotel SPA Suite&Terme per un benessere rigenerante con speciali proposte dedicate al mondo rainbow

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zazione basati sulla veicolazione dell’energia naturale senza utilizzo di radiatori e condizionatori. Nelle immediate vicinanze non mancano opportunità di divertimento: a soli 18 chilometri si trova la discoteca “Art” di Desenzano e a meno di due il dance club “Holliwood” che ospita uno degli eventi più cool della zona, la serata “Milord”.

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elax totale e armonia rigenerante: questo il binomio che contraddistingue l’unicità del contesto di AQUALUX Hotel SPA Suite&Terme, primo hotel lgbt friendly del Lago di Garda, dove acque incredibilmente azzurre, clima dolce, ulivi e vigneti si fondono alla filosofia di un bien vivre basato sulla sostenibilità e sullo charme con pacchetti ad hoc che prevedono speciali momenti di romantico benessere nella Private SPA. Il concetto di benessere si esalta infatti nell’eccellenza dell’offerta della SPA ma si concretizza nell’anima green con la scelta dei materiali bio-compatibili e l’impiego di energie rinnovabili; cascate di piante disegnano il perimetro di questa struttura - che è la prima non situata in Alto Adige ad aver ottenuto l’importante riconoscimento della certificazione Clima Hotel -, e giardini pensili ricoprono il tetto. Le camere, accoglienti e dotate dei più moderni comfort, sono caratterizzate dalla gamma dei colori caldi e avvolgenti delle terre naturali e sfruttano i principi dettati dall’eco climatiz-

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ACQUA, RELAX E BENESSERE Cuore di AQUALUX Hotel SPA Suite&Terme è l’ampia corte che ospita l’AquaExperience: otto piscine – interne ed esterne – oltre a percorsi di acqua corrente, una zone dedicata al nuoto, stazioni idro e aeromassaggio, e una vasca salina dedicata al relax. Le piscine indoor sono contraddistinte da forme e dotazioni particolari: si distinguono quella a forma di T rovesciata, e quella a forma di coppa di champagne. Tra le piscine esterne, una vasca di 250 mq che comunica con un’altra vasca interna raggiungibile a nuoto. Un’offerta “acquatica” in grado davvero di soddisfare tutte le esigenze con un Pool-Bar perfetto durante i mesi estivi per sorseggiare una ricca selezione di drink energetici e gustose bevande ricche di vitamine. Ulteriore fiore all’occhiello della struttura è lo spazio di 1000 mq per il benessere, AquaSpa & Wellness con cabine dedicate ai trattamenti, idroterapia e fangoterapia, una Private SPA, saune, bagni a vapore, una fontana di ghiaccio, un calidarium e un solarium. Vale la pena di segnalare, per le sue caratteristiche uniche, anche un’area riservata esclusivamente alle donne con sauna divano e bagno al vapore. IMPERDIBILI TRATTAMENTI BEAUTY Una vastissima gamma di proposte beauty è a disposizione per trascorrere piacevoli momenti all’insegna del relax curando anche il proprio aspetto fisico : massaggi, bendaggi, maschere, azioni viso e corpo mirate, applicazioni con differenti finalità. Un approccio all’avanguardia che utilizza sostanze e principi attivi naturali: tra gli altri polvere di diamante, ferro, miele cristallizzato combinato alla vitamina C, fiori secchi e grano saraceno per comporre sacchetti utilizzati per piacevolissimi massaggi. Imperdibile l’AquaSpa Break Ritual alle essenze agrumate del limone del Garda ed arancia, dalle riconosciute proprietà antiossidanti o il magico rituale di coppia Diamond Rose che

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mixa l’aroma inebriante della Damask Rose alla polvere di diamante. Non mancano le ultime novità non invasive della medicina estetica come il Cryo Repairing Lifting, un lifting freddo che, combinando sapientemente massaggi e una selezione di principi attivi, ridà immediatamente definizione all’ovale del viso, migliora la tonicità e l’elasticità della pelle e dona un aspetto più giovane. Partner d’eccezione in questo tempio del benessere green, NATURA BISSÉ sinonimo di eccellenza a livello internazionale per il rispetto dell’equilibrio naturale del corpo e per la salute dell’ambiente: figura tra i pionieri della sperimentazione di prodotti a base di aminoacidi di elastina e collagene naturale in forma libera riservati ai trattamenti viso e corpo. I PIACERI DEL PALATO E dopo una giornata trascorsa all’insegna del relax e del benessere cosa c’è di meglio che degustare una sfiziosa cena presso EVO Bardolino e vivere un’esperienza di gusto, tradizione e creatività, conoscere un “mondo” gourmet sempre attento a soddisfare le esigenze del mangiare sano, immerso in un ambiente raffinato e al contempo accogliente. Coccolati con discrezione dal garbo del Maitre di sala e guidati dalla solare verve del giovane chef Simone Gottardello che vanta una significativa esperienza con lo chef Giancarlo Perbellini. I suoi piatti sono costruiti con cura e con pochi ingredienti fondamentali, sempre con il rispetto della stagionalità, esaltati dal tocco delle chicche del territorio, ovvero prodotti che solo la

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ricchezza di questa zona sa offrire, e valorizzati da uno degli ingredienti di riferimento del Garda, l’Olio EVO Viola: prodotto da Olio Viola - azienda della medesima proprietà dell’hotel - frutto della spremitura delle migliori olive frante subito dopo la raccolta, le sue proprietà - conosciute e comprovate dalla dieta mediterranea - si uniscono a un sapore fruttato e a un aroma corposo. E per concludere la serata la Sparkling Lounge con una raffinata gamma di cocktail e proposte beverage di altissima qualità.

LGBT PRIDE PACKAGE È una delle offerte esclusive, create per la clientela LGBT. Propone un pacchetto di una notte con sistemazione in una elegante camera doppia e un romantico wellness moment per due. Grazie all’”Aroma Couple Massage” nella Private SPA, un massaggio olistico antistress eseguito utilizzando un mix di quattro straordinari oli, la sensazione di benessere è assicurata e l’armonia ritrovata. La proposta dà accesso anche alla AquaSpa&Wellness e all’area pool con acqua termale AquaExperience (durante la stagione invernale sono disponibili 3 piscine indoor e 1 piscina outdoor). Completa l’esperienza una cena all’insegna dei sapori della tradizione del territorio con un menu a base di quattro portate (bevande esclusive) presso EVOBardolino. A partire da € 157,00 a persona Aqualux Hotel Spa&Suite Bardolino Via Europa Unita, 24/b 37011 Bardolino (VR) – Italy, T.: +39 045-6229999 – F.: +39 045-6229900 info@aqualuxhotel.com www.aqualuxhotel.com

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San Giovanni Battista, 1603 Olio su tela, 172,7 x 132 cm The Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri ŠThe Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri

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San Francesco in estasi, 1597 Olio su tela, 94 x 130 cm Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, CT ©Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, CT. The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Sumner Collection Fund. Foto di Allen Phillips\Wadsworth Atheneum

DENTRO CARAVAGGIO

Il genio lombardo al Palazzo Reale di Milano, in una retrospettiva che presenta i risultati di anni di studi e ricerche di Calogero Pirrera

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ichelangelo Merisi detto il Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) è un artista apprezzato e amato da tutti, dallo studioso del settore a chiunque si avvicini alla sua arte. Ormai tutti conoscono l’intensità naturalistica della sua pittura, così come la sua vita avventurosa che, dalla natia Lombardia, lo portò giovane a Roma, dove ebbe fama. Da questa città Caravaggio fuggì con una condanna a morte sulla testa dopo aver ucciso un uomo, riparando a Napoli, Malta, in Sicilia e poi ancora a Napoli,

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da dove si imbarcò per raggiungere le terre del papa, perché era stato perdonato, ma arrivato sul litorale laziale, dopo spostamenti e peripezie, morì misteriosamente a Porto Ercole. Questo successo ha portato la sua figura al centro di numerosissime esposizioni, soprattutto negli ultimi anni, tanto che ormai il suo nome è garanzia di grande successo per una mostra. Inutile qui precisare che non tutte le esposizioni hanno contribuito a una comprensione profonda e non stereotipata della sua pittura:

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Riposo durante la fuga in Egitto, 1596-1597 Olio su tela, 135,5 x 166,5 cm Galleria Doria Pamphilj, Roma Roma, Galleria Doria Pamphilj © 2017 Amministrazione Doria Pamphilj s.r.l.

possiamo affermare, senza esagerare, che alcune di queste mostre si sono infatti limitate a spostare una sua opera da una città a un’altra, niente altro. È pur vero che già una sola opera di Caravaggio vale la visita di un museo, ma si corre spesso il rischio di usare l’arte più per il suo effetto di richiamo sul pubblico che per le diverse implicazioni che una mostra “scientifica” può svelare. Non è questo il caso della mostra a Palazzo Reale di Milano, evento che ospita la cifra record di venti opere del maestro, provenienti dai più importanti musei del mondo. Si tratta di tele realizzate durante tutto l’arco della sua vita, e di ognuna viene presentata la rispettiva radiografia. Ciò permette di indagare il metodo di lavoro dell’artista, oltre che il percorso del suo pensiero creativo, mostrandoci, grazie ad esempio all’individuazione di ridipinture o pentimenti, alcuni dettagli esecutivi che sfuggono alla vista.

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La presentazione di nuovi documenti rinvenuti (come un manoscritto inedito di Gaspare Celio, databile agli anni immediatamente successivi alla morte del pittore) ha aperto spiragli a nuove scoperte cronologiche. Inoltre, letti insieme ai dati emersi dalle radiografie, questi documenti hanno portato nuove precisazioni tecniche sulle opere giovanili del genio lombardo, con datazioni sempre più precise. Questi studi, condotti con innovativi metodi scientifici, hanno permesso di sfatare il mito di un Caravaggio che non disegnava sulla tela, ma vi interveniva direttamente con il colore, poiché in alcune opere giovanili sono stati rintracciati tratti di disegno sotto gli strati di pittura. Così come è stato rilevato che, a partire dal 1600 circa, il pittore predisponeva le sue tele con uno doppio strato di preparazione scura, che poi, ultimate le figure, diventava lo sfondo della scena rappresentata, senza quindi aggiunta di altra pittura. Tra le opere più note in mostra: la Giuditta che taglia la testa a Oloferne (1601/02 circa, Palazzo Barberini, Roma), il Riposo durante la fuga in Egitto e la Maddalena peniten-

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te (entrambe: 1597, Galleria Doria Pamphilj, Roma), il Sacrificio di Isacco (1603, Uffizi, Firenze) e la Flagellazione di Cristo (1607, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli), pala che colpisce per la precisione anatomica di questo Gesù Cristo che pare dimenarsi alla colonna, opponendosi agli aguzzini. Numerose le opere cosiddette “minori”, o meglio poco conosciute, come il San Giovanni Battista (1604, Nelson-Atkins Museum of Art

CARAVAGGIO A MILANO A cura di Rossella Vodret Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano dal 29 settembre 2017 al 28 gennaio 2018 promossa e prodotta da Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, in collaborazione con il MIBACT www.caravaggiomilano.it

di Kansas City) o il Martirio di Sant’Orsola (1610, Gallerie d’Italia - Palazzo Zevallos Stigliano, Collezione Intesa Sanpaolo, Napoli), uno degli ultimi capolavori del pittore. In questo dipinto, nonostante le travagliate condizioni di conservazione, notiamo lo stile maturo di Caravaggio, caratterizzato da un forte senso tragico della scena: essa rappresenta infatti il momento più importante della vita della santa, quello risolutivo, cioè quando viene trafitta da una freccia letale. Il pathos viene amplificato dal rosso dei primi schizzi di sangue, da quello delle vesti della santa e del suo assassino, nell’armatura del quale si concentra la tipica ricerca della realtà di Caravaggio, un’immediatezza che qui crea strabilianti effetti di luce e riflessi in mezzo al buio di tenebra che circonda i personaggi. Tutto, nonostante un apparente frastuono, è ridotto a una dimensione esistenziale pura.

Martirio di sant’Orsola, 1610 Olio su tela, 143 x 180 cm Collezione Intesa Sanpaolo Gallerie d’Italia - Palazzo Zevallos Stigliano

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Sacrificio di Isacco, 1602-1603 Olio su tela, 152,5 x 182 x 11 cm Galleria degli Uffizi, Firenze ©Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi

LA SESSUALITÀ DI CARAVAGGIO

La sessualità di Caravaggio è stata a lungo dibattuta, ed è stato fatto persino il tentativo psicoanalitico di legare il suo temperamento aggressivo alla presunta omosessualità, incorrendo inevitabilmente nell’errore. Le opere degli primi anni romani presentano sensuali figure efebiche di giovani, travestiti (e svestiti) da divinità o allegorie, come il Fanciullo morso da un ramarro (15961597, Fondazione Longhi di Firenze) in mostra, o come quelle realizzate per il cardinale Francesco Maria Del Monte a palazzo Madama sul finire del Cinquecento. Qui Caravaggio condivise per alcuni anni una camera con il pittore siciliano Mario Minniti, amico e modello, fino a quando questi ritornò nella sua Messina. I due si rincontrarono nuovamente quando Caravaggio arrivò in Sicilia, fuggendo dai Cavalieri di Malta, del cui ordine era entrato a far parte. Tuttavia queste prime opere romane, considerate sempre più spesso a sfondo omoerotico, sono state verosimilmente realizzare per soddisfare le esigenze specifiche del committente, come il suddetto cardinale (che secondo l’insinuazione di un contemporaneo non era per niente insensibile alla bellezza dei giovani ragazzi), e non danno necessariamente prova dell’omosessualità di Caravaggio; tanto meno può darcene una supposta relazione col pittore siciliano, che potremmo semplicemente leggere come l’incontro di due professionisti che lavorano insieme, e niente più. Nel Novecento la critica è intervenuta negando o confermando l’omosessualità o, al limite, la bisessualità di Caravaggio, producendo numerose teorie e interpretazioni che però spesso non sono state confermate da riscontri nei documenti. Lasciamo dunque la parola a qualche rilevante testimonianza che possiamo definire attendibile, e che non lascia quindi spazio ad altre interpretazioni, almeno per ciò che riguarda l’opinione di qualcuno sul pittore. Tra le fonti e i documenti dell’epoca ci vengono incontro in effetti alcuni dati ai quali non si può dare che un senso ben preciso. Mi riferisco alla testimonianza del pittore Tommaso Salini che, durante un processo per diffamazione al Caravaggio nel 1603, gli attribuì «una bardassa», un giovane amante, un tal Giovan Battista che Caravaggio, difendendosi, disse di non conoscere. Sappiamo che l’accusa di sodomia era una delazione consueta a quel tempo, che non si risparmiava a nessuno, ma Caravaggio forse in parte mentiva. Il processo era stato intentato da Giovanni Baglione, pittore e biografo, pubblicamente ostile a Caravaggio,

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ritenuto appunto l’autore di alcuni pesanti versi satirici che lo riguardavano. Secondo un’ipotesi critica di Herwarth Röttgen, il Baglione alluse al Caravaggio sodomita nella sua opera Amore Sacro e Amore Profano (1602, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini), ritraendolo nelle vesti del demonio, mentre il giovane Amore sarebbe il pittore Francesco Bonari, poi detto Cecco del Caravaggio. Questa ipotesi critica si basa sulla testimonianza dell’inglese Richard Symonds che intorno al 1650 visitò a Roma Palazzo Giustiniani: dopo aver visto il celebre Amore vincitore (1601 ca., Berlino, Gemäldegalerie) di Caravaggio (che ispirò fortemente l’opera di Baglione), gli fu raccontato che il giovane nudo rappresentato era Cecco, e in merito annotò: «his owne boy or servant thait laid with him». Secondo i documenti parrocchiali del 1605 Caravaggio abitava proprio con un garzone di nome Francesco, e si tratta quasi certamente del Bonari: garzone, modello, allievo e forse “ragazzo” di Caravaggio. L’altra fonte che insinua l’omosessualità di Caravaggio riguarda un’affermazione dello storico messinese Francesco Susinno il quale, ne Le Vite de’ Pittori Messinesi (il manoscritto è datato 1724), scrive che il pittore, quando fu a Messina, andò dove si trovavano un insegnante e i giovani di una scuola, verso l’arsenale della città: «osservando gli atteggiamenti di que’ ragazzi scherzanti per formarne le sue fantasie. Insospettitosi di ciò sinistramente quel maestro, ispiava perché sempre gli era di attorno. Questa domanda disgustò fieramente il pittore, e quindi in tal ira e furore trascorse che, per non perdere il nome di folle, die’ a quell’uomo dabbene una ferita in testa». La notizia non è certo di prima mano, poiché l’autore ai tempi in cui Caravaggio si trovò a Messina (1608/09) non era ancora nato, e di conseguenza potrebbe essere semplice e maliziosa aneddotica tramandata nel tempo, insinuazioni esplicite che avevano avuto, già sappiamo, Caravaggio come protagonista, con il suo consueto temperamento violento e la sua ambiguità sessuale. Avere la conferma “scientifica” della sua omosessualità spiegherebbe o darebbe un indirizzo specifico ad alcune scelte estetiche di Caravaggio, è pur vero, ma anche il suo contrario non toglierebbe niente a quello che, al di là delle questioni di genere, è uno dei più grandi e rivoluzionari geni dell’arte.

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Fanciullo morso da un ramarro, 1596-1597 Olio su tela, 65,8 x 52,3 cm Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze ©Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

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ASTINO NEL GUSTO

Grande successo per l’evento gastronomico dell’anno di Gerardo Abate

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stino nel Gusto è stato l’evento gastronomico dell’anno, nel millenario Monastero di Astino, location d’incanto immersa nella Valle della Biodiversità. Tre giorni di festa, dal 13 al 15 ottobre, che hanno coinvolto 100 fra i migliori cuochi, artigiani, produttori e vignaioli del territorio, oltre a tanti ospiti eccezionali. Un grande successo anche grazie ai cooking show d’autore con i Masterchef Antonino Cannavacciuolo, Carlo Cracco, Antonia Klugmann, e con Heinz Beck, Davide Oldani e i padroni di casa Enrico e Roberto Cerea. Lo slogan era “L’eccellenza è servita” ed è proprio il caso di dire che l’eccellenza è stata di fatto servita. In mille forme e in mille modi. Dagli antipasti fino ai dolci gourmet. Tutto Il meglio della cucina e della produzione

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Carlo Cracco

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Antonino Cannavacciuolo

pasta di salame di Cremona e julienne di Salva Cremasco DOP accompagnati da un ottimo Franciacorta DOCG. Per concludere un dolce e sorbetto d’eccellenza. Convivium di Gianni Margini, una sorta di ciambella che racchiude tutto il territorio di East Lombardy, olio del Garda DOP, Moscato di Scanzo bergamasco, glassa al torrone di Cremona, ripieno a base di crema di zucca, accompagnata da pere macerate nel Moscato di Scanzo DOCG. Sorbetto cioccolato fondente, cachi freschi, biscuit al mais di Gandino e fave di cacao preparato da Riccardo Schiavi.

gastronomica della Lombardia Orientale oltre ad alcuni fra i più celebri chef italiani. Cosa si è mangiato ad Astino nel Gusto? Ecco alcune prelibatezze Tra i piatti presentati durante la manifestazione non si possono non citare l’uovo affumicato di Carlo Cracco e il Plin di gorgonzola, cozze e limone di Antonino Cannavacciuolo. Immancabili i sapori locali come la Polenta bergamasca con funghi porcini, taleggio e pasta di salame preparata dai fratelli Enrico e Roberto Cerea e la Focaccia East Lombardy di Paco Magri, con la zucca mantovana, il porro, la

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Il Monastero di Astino dal 1107 domina il centro della omonima valle, comprende 26 ettari di coltivazioni biologiche, 40 ettari di bosco, 9.000 mq di orto botanico; con oltre 200 varietà di alberi da frutto. Un luogo di incanto e di bellezza, ideale per ospitare e dare risalto ad un’offerta che punta su qualità, identità e territorio. Inoltre Bergamo con Brescia, Cremona e Mantova è parte integrante di East

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Lombardy | Regione Europea della Gastronomia 2017, sigillo di qualità ed eccellenza. L’evento è stato organizzato in occasione del G7 dell’Agricoltura; che ha visto protagonisti i Ministri dell’Agricoltura di Italia, Stati Uniti, Germania, Francia, Giappone, Regno Unito e Canada. Un’occasione importante per affrontare tematiche notevoli inerenti la sostenibilità e l’obiettivo fame zero.

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DIETA MEDITERRANEA E SOSTENIBILITÀ di Giovanna Ceccherini

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uando si parla di ‘Dieta Mediterranea’ la mente si sofferma sulla parola ‘dieta’. La ‘dieta’ è, nel nostro immaginario, sacrificio, è regime, è regola. A causa di queste spontanee interpretazioni, parlando di Dieta Mediterranea, mi è stato detto, in tono scherzoso: ‘quindi vorresti che tutti vivessero a mozzarella e pomodoro?’… ‘la dieta Mediterranea la fai al Sud…’. Luoghi comuni e segnali evidenti che ben pochi conoscono il vero senso della parola ‘dieta’ ed in particolare il valore universale che essa acquisisce quando associata all’aggettivo ‘mediterranea’. La parola ‘Dieta’ proviene dal greco ‘diaita’, che significa ‘stile di vita’. L’aggettivo ‘mediterranea’, connota quindi uno modus vivendi mediterraneo che, grazie alla qualità dei prodotti agricoli, al vivere all’aria aperta, all’abbondanza di rifrazione solare, alla mitezza del clima, è stato definito da UNESCO come ‘Patrimonio, Intangibile dell’Umanità’ con protocollo 884/2010, a Nairobi con la seguente dichiarazione (traduzione in Italiano):

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Il protocollo UNESCO del 2010 inerente il riconoscimento della Dieta Mediterranea come Patrimonio Intangibile dell’Umanità (ICH - Intangible Cultural Heritage) dice quanto segue: La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione ed in particolare il consumo di cibo. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio d’oliva, cereali, frutta fresca o secca e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vini o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea (dal greco ‘diaita’: stile di vita) è molto più di un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale . Poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità ed ha dato luogo ad un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto del territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca ed all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo come nelle zone di Soria in Spagna, Koroni in Grecia, Cilento in Italia, Chefchaouen in Marocco. Le donne svolgono un ruolo indispensabile nella trasmissione delle competenze , così come nella conoscenza di riti, gesti tradizionali e celebrazioni e nella salvaguardia delle tecniche.

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‘LA CULTURA E LA STORIA AFFONDANO DIRETTAMENTE NELLE COSE, NELLE PIETRE, NELLE RUGHE DEI VISI DEGLI UOMINI, NEL SAPORE DELL’OLIO, NEL COLORE DELLE ONDE’ cit. Claudio Magris UNESCO mette in evidenza l’importanza della qualità del cibo, originato in una terra sana e ricca in termini di biodiversità, in cui l’uomo ha interagito per secoli ed ha creato un modello di vita tipicamente mediterraneo, in cui interagendo con la terra per la propria sussistenza, egli ha fortemente influenzato l’urbanizzazione, creando un esempio antropico unico e che il mondo intero invidia. Tuttavia, come UNESCO afferma, la Dieta Mediterranea ‘è molto più di un semplice alimento’. UNESCO, quindi, valorizza la parola ‘dieta’ in un contesto completamente nuovo, non solo alimentare, che assume piuttosto, oggi, il senso e l’onere della sostenibilità della nostra organizzazione ambientale, sociale, economica e, finalmente, culturale. In effetti, UNESCO pone in ordine: • interazione sociale (essenziale per trasmettere la conoscenza, le tradizioni, il senso di appartenenza); • rispetto del territorio e della biodiversità, fulcri di arti e mestieri; • rispetto e valorizzazione della donna, come madre (genera la vita), come collante familiare e sociale (attraverso il suo lavoro in casa, crea le condizioni affinché la comunità conviva in armonia), come ‘padrona’ delle tradizioni, degli usi e dei costumi che, come in un rituale sempre attuale, porta benefici alla convivenza. Il suo ménage familiare aiuta tutti i membri della famiglia nella vita in comunità. Desidero puntare l’attenzione su un aspetto ben preciso che il protocollo UNESCO sottolinea in maniera trasversale, in ogni parola, in ogni riga del suo contenuto: il senso di partecipazione alla vita, di integrazione e di condivisione, il desiderio di comunità e di collaborazione come obiettivi

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da perseguire, anche e soprattutto attraverso la tavola. Qui, il cibo è icona e manifesto di una presa di coscienza universale: alimentarsi è alla base della sopravvivenza non solo fisica, bensì anche ambientale, sociale ed economica. Gli Obiettivi Globali per lo Sviluppo Sostenibile (ONU 2015) trovano terreno fertile nella Dieta mediterranea, antesignana storica di cultura greco-romana, delle scienze e della sapienza dei popoli mediterranei. Sono proprio questi uomini, con secoli di commerci, colonizzazioni, guerre, matrimoni, conquiste nel Bacino Mediterraneo ad aver forgiato il seme della ‘sostenibilità’ (neologismo che, per opinione puramente personale, non è altro che sinonimo altisonante di ‘buon senso’ e di ‘buone pratiche’). Ancora, una breve riflessione, questa volta sulla cucina mediterranea: buona parte delle ricette sono elaborate con prodotti importati nel Mediterraneo e nelle cui fertili terre hanno trovato nuova casa: pensiamo al pomodoro, alla melanzana, al grano, alla patata, al riso… alimenti provenienti dalle Nuove Americhe e dall’Asia. L’ingegno umano dei popoli mediterranei hanno trasformato ‘gli intrusi’ in vere e proprie eccellenze gastronomiche, elaborandone i sapori in molteplici maniere, grazie proprio agli scambi di conoscenze che un mare chiuso come il Mediterraneo favoriva. È questo un esempio di come la Dieta Mediterranea sia, storicamente, esempio di inclusione e di rielaborazione delle risorse, tanto da rendere queste ultime patrimonio proprio. La parola ‘Dieta’ quindi se associata a ‘Mediterranea’, non è una questione solo alimentare. È un ‘sistema di valori’ ai quali ispirarsi, in particolare in termini di abbattimento delle diversità e di amore per la condivisione. È anche la nostra storia più bella, sebbene spesso dimenticata e trascurata.

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CALCIATORI,

FATE COMING OUT!

LE RIFLESSIONI DI UN GIORNALISTA SPORTIVO CHE LO HA FATTO di Paolo Colombo

ono passati 9 anni da quell’intervista che fece tremare il mondo del calcio italiano. All’epoca conducevo la trasmissione V-ictory, in onda su LA7 al venerdì in seconda serata. Avevamo concordato con gli autori ed il direttore di allora Antonello Piroso, una puntata dedicata ai gay nello sport. Argomento tabù in Italia, ancor più tabù se si va ad indagare nel mondo del calcio. Riuscii ad intervistare un calciatore di serie C che conduceva una doppia vita. Di giorno calciatore, fidanzato con una ragazza, alla sera escort di lusso per calciatori… e che calciatori. Tra i nomi fatti c’erano almeno trenta giocatori italiani e stranieri, tra azzurri ed altri squadre nazionali. Ça va sans dire che non posso scrivere i nomi dei giocatori gay e/o bisex, molti di loro sposati per copertura. Ho sempre sorriso nel leggere giornali di gossip e

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vedere il calciatore belloccio di turno fotografato insieme alla velina o soubrette di turno. Ma perché in Italia nessun calciatore ha ancora fatto coming-out? Colpa di un italietta ancora troppo becera e retrograda? Paura dei tifosi? Quello è da escludere visto che numerosi ultras hanno una mentalità molto più aperta di quello che potremmo immaginarci! Paura degli sponsor? Da escludere anche questa teoria perché numerose aziende si sono accorte finalmente che siamo nel terzo millennio. Ma di cosa hanno paura allora i calciatori italiani? Dovreste chiederlo a quel centinaio di gay/bisex che milita tra la serie A e la serie B. Di certo non li aiuta la Federcalcio, sorda all’ultima campagna contro l’omofobia nello sport. L’unico Mister Azzurro che ebbe le palle, mi si perdoni il francesismo, di schierarsi a favore dell’iniziativa fu Cesare Prandelli che aderì alla campagna dei lacci rainbow per i calciatori un paio di anni fa. Quanti sono i calciatori che hanno fatto Comingout nel Mondo? Nel 1990 Justin Fashanu divenne il primo calciatore gay professionista a dichiararsi pubblicamente. Stiamo parlando di 27 anni fa, in un modo sicuramente diverso da quello attuale e le vicissitudini che Fashanu passò dopo essersi dichiarato pubblicamente omosessuale ebbero dell’incredibile. Gay e per giunta nero, il peggio del peggio per un’Inghilterra ancora troppo bacchettona. Non solo la decisione fu accolta con ostilità dal mondo sportivo e dalla comunità nera britannica, ma soprattutto famiglia ed amici cercarono di allontanarlo ed isolarlo. Il fratello, anch’egli calciatore, lo ripudiò letteralmente e gran parte della comunità nera britannica valutò la scelta di Fashnau come “svergognata, un affronto alla comunità nera, un danno d’immagine patetico ed imperdonabile”. La storia si concluse in maniera tragica 8 anni dopo. Il 2 maggio il corpo di Justin Fashanu venne ritrovato senza vita nel garage della sua abitazione. Il calciatore si era suicidato. Per fortuna cambiano i tempi ed allora ecco i coming-out dell’ex centrocampista di Stoccarda, Lazio e West Ham Thomas Hitzlsperger, quello di Anton Hysen, figlio dell’ex difensore di Fiorentina e Liverpool Glenn, difensore dichiaratamente omosessuale e salito alla ribalta nel 2011, quando attraverso il magazine Offside decise di mettere a nudo pubblicamente i segreti della propria sfera personale. Bella anche la storia Robbie Rogers, giocatore del

Los Angeles Galaxy che scelse internet per il suo Coming-Out, fatto sul suo sito web dichiarò che “i segreti ti causano un sacco di danni interiori”. Ultimo, in ordine di tempo è stato, quest’anno l’inglese Liam Lloyd Davis che milita nella National League, primo giocatore gay dichiarato a giocare nel rinnovato tempio del calcio inglese di Wembley. A quando un calciatore italiano e non a violare con il suo coming-out i vari San Siro, Juventus Stadium o Olimpico, in fondo prima di lui di giocatori gay non dichiarati ne sono passati a decine su quei prati di gioco.

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I SORRISI ARCOBALENO CON

SMILE AND FIGHT di Elisa dal Bosco

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partita la campagna per chiedere l’inserimento del divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale, negli statuti delle Federazioni sportive italiane. Era cominciata con i selfie col paradenti arcobaleno di tanti campioni di tutti gli sport. Grazie anche all’evento di Milano a settembre in cui Libera Rugby Club, la prima squadra di rugby inclusiva d’Italia, aveva sfidato gli ex nazionali di rugby. La comunità Lgbt e non solo si è mobilitata per la campagna ‘Smile and Fight’. L’obiettivo, raccogliere 1000 simbolici sorrisi arcobaleno da portare al Ministro dello Sport per chiedere la modifica degli statuti di tutte le Federazioni sportive italiane, con l’introduzione del divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale. A oggi infatti, nessuna Federazione riporta nel suo statuto questo divieto, a fronte, di altri come il divieto di discriminazione per la razza, la religione, il credo politico. In un mondo, come quello dello sport, un gesto come questo da parte delle istituzioni sportive sarebbe importante per dare coraggio a quei giovani che si avvicinano alle diverse discipline, vedendosi talvolta costretti a vergognarsi del loro orientamento sessuale e/o a nasconderlo. Un disagio davvero in contrasto con l’etica dello sport che vuole tutti uguali in campo e con il suo valore educativo e di inclusione sociale, dai massimi livelli fino allo sport giocato in qualsiasi contesto.

i giocatori al termine della partita mentre indossano i Sorrisi Arcobaleno

Alla campagna ‘Smile and Fight’ hanno aderito generosamente: Paolo Pizzo, Campione mondiale di scherma; Angelica Savrayuk, ginnasta olimpionica e vincitrice di tre titoli mondiali; la “Coppia dei sogni” Emanuele Di Marino e Arjola Dedaj, atleti paralimpici con tre medaglie conquistate agli ultimi mondiali di Londra. Insieme a loro stanno aderendo tanti altri campioni, come: Marco Parolo, calciatore della S.S. Lazio e della Nazionale, e Luca Mora, Capitano della S.P.A.L. 2013; le stelle del nuoto Filippo Magnini, Massimiliano Rosolino, Simona Quadarella e Luca Marin; Giusy Versace, la campionessa paralimpica vincitrice di “Ballando con le stelle”; Adriano Malori, ciclista, medaglia d’Argento nella cronometro ai mondiali del 2015; Gianluca Mandras, già campione italiano dei pesi massimi, Andrea Giani, ex nazionale di volley tre volte campione del mondo e oggi allenatore della nazionale di volley tedesca, Klemen Čebulj, schiacciatore del Power Volley Milano, Luca Martin, ex nazionale di rugby e allenatore della nazionale italiana di rugby a 7, Massimo Giovanelli, 37 volte capitano della nazionale italiana di rugby, Marcello Cuttitta, ex nazionale di rugby, Tito Tebaldi, ex nazionale di rugby, Mike Maric, campione mondiale di apnea, Riccardo Sbertoli, palleggiatore del Power Volley Milano, Alessandro Melli, ex calciatore e dirigente sportivo. E ancora: gli ex nazionali di rugby di Italian Classic XV e la giovane arbitro di rugby Maria Beatrice Benvenuti. PER ADERIRE ALLA CAMPAGNA BASTA ANDARE SUL SITO WWW.SMILEANDFIGHT.IT E SCATTARSI IL “SELFIEARCOBALENO” A SOSTEGNO DELL’INIZIATIVA, CHE VERRÀ PUBBLICATO SULLO STESSO SITO.

Elisa dal Bosco, PR Quiiky.com, Alessio Virgili Presid. AITGL, Andrea Cosimi Dir. QMagazine all’evento di Milano

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Sponsor dell’intera iniziativa è il jersey sponsor di Libera Rugby Club, Althea – Amore e sughi, brand da sempre schierato a favore dei diritti della comunità Lgbt. Althea è uno dei brand più amati e seguiti sui social. www.smileandfight.it

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BENVENUTI IN AXEL HOTEL MADRID Il nuovo punto di incontro più eterofriendly, urban e alla moda è arrivato nella capitale spagnola!

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xel Hotel Madrid si trova nella calle Atocha 49, situato nel famoso Barrio de las Letras, circondato dalle strade più emblematiche della città, in un'enclave bohemien che unisce divertimento, shopping e gastronomia. L’Axel hotel con le sue 88 camere, sarà il tuo punto di incontro LGBTI a Madrid, con i suoi spazi innovativi per il tempo libero, in cui prendersi cura di sé stessi e divertirsi, sempre fedeli al concetto Axel, con il suo stile unico, design, comfort e la sua atmosfera cosmopolita. UN HOTEL 'ETEROFRIENDLY' NEL QUARTIERE LAS LETRAS DI MADRID La facciata di Calle Atocha 49 è in stile classico. Sullo zoccolo grigio, sotto i balconi e sotto ad una facciata colorata, appaiono le lettere in neon

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arancione che indicano l'ingresso di un corridoio, attraverso il quale l'hotel è accessibile. In questo edificio del XIX secolo, la cui facciata è firmata Wenceslao Gaviña, architetto preferito della borghesia di quel tempo, ha trovato il suo spazio Axel Hotel Madrid. I suoi sette piani ospitano 88 camere, tre suite, una terrazza “Sky Bar” con piscina ed un centro benessere, che ospita una palestra, un solarium e un hammam. Come attrazione gastronomica, l'hotel mette a disposizione dal Gruppo Iglesias, il suo ristorante principale, " Las chicas, los chicos y los maniquís ", un omaggio agli anni 80, ad un successo musicale del gruppo spagnolo Radio Futura. Questo ristorante si affaccia sulla calle. SCOPRI LE CAMERE DEL NUOVO AXEL HOTEL MADRID Le camere dell’Axel Hotel Madrid rappresentano una delle scommesse più all’avanguardia di Axel Hotels. Le sue 88 magnifiche camere sono state arredate e decorate con un elegante stile avanguardista, moderno e divertente, ispirato al movimento socio-culturale che si è radicato a Madrid nel decennio degli anni’80: la movida di Madrid che permette di godersi il soggiorno più confortevole e chic della capitale. Tutte le camere sono dotate di comodi letti King e Queen, TV a schermo piatto, cassaforte, minibar, asciugacapelli, wi-fi gratuiti e accessori da bagno Axel.

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Le camere Axel Hotel Madrid sono classificate in: Axel City Camera standard interna con letto singolo o matrimoniale Queste camere hanno una dimensione da 18 a 23 mq. Aria condizionata, Accappatoio ed Accessori da bagno di Axel, TV a schermo piatto, Minibar Servizio in camera, WiFi gratuito. Axel Premium Camera superior con letto queen size e terrazza o balcone. Queste camere hanno dimensioni da 22 a 31 mq. Con gli stessi servizi. Axel Junior Suite Queste camere hanno una dimensione da 28 a

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45 mq con gli stessi servizi, ma in più Bagno con doccia e vasca Axel Suite Accoglienti suite con comodi letti king size e balcone. Queste camere hanno una dimensione da 38 a 58 mq. E con i medesimi servizi Axel. Prenota la tua stanza preferita a: www.axelhotels.com FILOSOFIA "ETEROFRIENDLY" DI AXEL HOTELS Gli hotel Axel, come quello di Madrid, sono rivolti a tutto il pubblico. Il mercato è «gay ma senza ghetti»: la reception non chiede di conoscere

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l'orientamento sessuale di ogni persona. La base è il rispetto. Il target eterosessuale rappresenta circa il 30% dei clienti. Inoltre, all'interno della comunità gay, ci sono anche molte sub-nicchie. Non tutte le persone gay vogliono la stessa cosa. Se qualcuno vuole sentirsi a proprio agio, come quando una famiglia con i bambini desidera circondarsi di più bambini senza disturbare altre persone, allora gli hotel Axel sono adatti. Tutto si può fare, nel rispetto altrui. L'unico elemento di diversità è l’eterogeneità del pubblico. FORTE ESPANSIONE NEL PROSSIMO DECENNIO Sono trascorsi 14 anni da quando il presidente della catena alberghiera, Juan Juliá, ha lanciato il suo primo hotel Axel a Barcellona e ora attraversa la sua fase di espansione più importante. Con tre aperture quest'anno, la catena aggiunge sette alberghi nel suo portafoglio: due a Barcellona, due a Berlino (Germania), uno a Maspalomas (Gran Canaria), uno a Ibiza e l'ultimo a Madrid. Quest'anno, oltre all’albergo ad Atocha, hanno aggiunto quello di Ibiza e la seconda sede nella capitale tedesca. La catena prevede di aprire 10 nuovi alberghi nei prossimi cinque anni. L'obiettivo di Axel è quello di portare la sua filosofia alle più importanti destinazioni LGBT del mondo. L'attenzione è rivolta alle capitali europee e agli Stati Uniti. Con questo in mente, Julia conferma che "presto" sarà in grado di annunciare qualcosa sul mercato statunitense. Il marchio Axel, dice, è forte negli Stati Uniti; in particolare New York, Miami, San Francisco o Los Angeles sono le destinazioni più ambite.

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Il piano di espansione prevede l’inaugurazione di 20 nuovi stabilimenti nei prossimi dieci anni, spiega Julià, anche se sottolinea che "non ci va bene tutto" e che l'importante è trovare luoghi adatti per avviare un hotel delle caratteristiche di Axel.

AXEL HOTEL MADRID Calle de Atocha, 49 - 28012 Madrid Tel. (+34) 91 088 33 80 Email: madrid@axelhotels.com www.axelhotels.com

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ph. John McIntyre

DIANA SPENCER La regina dei cuori che non ha mai lasciato andare la sua corona di Elisa dal Bosco

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uest’anno Lady Diana avrebbe compiuto 56 anni e sarebbe una bellissima Nonna, sicuramente ancora molto impegnata a favore delle cause umanitarie e presente per i Nipoti ed i Figli, che non l’hanno dimenticata, come i tantissimi fans che non dimenticano il tragico incidente. A vent’anni dalla sua morte, è stato trasmesso anche un omaggio speciale dalla rete ITV il 24 luglio scorso, per ricordare la principessa, già moglie di Carlo d’Inghilterra, morta nel tunnel dell’Alma a Parigi il 31 agosto 1997. Era una principessa che osava agire nell’interesse di coloro che erano stati dimenticati; una persona appartenente alla Famiglia reale che ha usato la sua posizione sociale per parlare per conto di co-

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loro che non avevano voce. Soprattutto, lo faceva con grande grazia, dignità e talvolta umorismo; rifiutandosi di essere accatastata al sistema che avrebbe forse preferito più silenzio. Già molto amata nel mondo della moda, Diana aveva molti stilisti in fila per poterla omaggiare con un abito o un accessorio: Diana sapeva esattamente cosa indossare e quando, usando la moda per aprire porte, costruire ponti e ottenere ciò che voleva. Al contempo, la moda ed il design storicamente hanno giocato una parte fondamentale nella definizione della sua presenza ed accettazione della Principessa, anche nel mondo gay, come icona. Diana Spencer vantava amicizie importanti ovunque, ma fu molto legata ai grandi protagonisti

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© Andrew Wong/Reuters

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della moda, della musica e dello show business. Molti di loro erano uomini gay di alto profilo: la pop star George Michael e lo stesso Elton John che le regalò l’interpretazione di English Rose, lo stilista Gianni Versace, il cantante dei Queen Freddie Mercury. Già nel 1996, in alcune visite ufficiali, Diana parlò e fece capire la sua posizione anche sulle tematiche legate alle malattie più diffuse. Sdoganando anche quelle malattie che tutti avevano timore di pronunciare, da quelle autoimmuni che avevano reso gli uomini gay il nemico pubblico dell’epoca, disapprovati anche dai loro amici e dalle loro famiglie. Le foto di Diana che teneva le mani a quegli uomini negli ultimi giorni sono apparse in tutto il mondo. Diana era amata, amata dalla gente comune, per il suo grande animo e cuore e perché ha fornito un ottimo esempio per le persone emarginate e per chi ha sofferto, per chi è stato sconfitto da un’opinione comune spietata. Lei era sopravvissuta ad un brutto divorzio ed alle sconfitte della sua vita personale. Aveva sfidato i suoi critici a divenne una figura emblematica per i diritti umani internazionali. Tutto questo l’ha resa l’icona acclamata da tutta la comunità gay, Diana aveva indossato gli abiti più belli ed aveva affrontato il mondo con un sorriso unico sul volto. Un’icona per coloro che cercavano l’accettazione e l’uguaglianza. La regina dei cuori che non ha mai lasciato andare la sua corona. Lo scorso ottobre sono stati consegnati gli Attitude Awards con Tom Daley: era presente anche il principe Harry, che ha ritirato il Legacy Award dedicato a sua madre Diana. Il principe Harry è salito su palco e ha pronunciato un discorso che ha fatto emozionare tutto il pubblico. “William e io siamo incredibilmente orgogliosi di ciò che nostra madre ha raggiunto. E vi ringraziamo per averla premiata con il Legacy Award”. La principessa Diana è stata premiata dall’importante riconoscimento del Legacy Award per le sue doti importanti legate all’accettazione di chi è diverso, e per la lotta contro le malattie autoimmuni. In molti oggi ci chiediamo cosa avrebbe fatto Diana per continuare la lotta contro l’HIV e l’AIDS se fosse ancora in vita. Avrebbe sicuramente consigliato a tutti di fare controlli regolari in tutto il mondo. E lei sarebbe accanto a coloro che vivono apertamente la condizione di HIV-positivi. Gli Attitude Awards sono i riconoscimenti LGBT che ogni anno vengono assegnati a chi si è speso nei confronti della comunità LGBT. Tra

i tanti premiati il principe Harry, per il grande impegno nella lotta all’AIDS proseguendo quanto fatto dalla madre Diana. I premiati: Legacy Award - Diana, Princess of Wales Legend Award, supported by Virgin Holidays – Kylie Minogue Sport Awards - Greg Louganis Icon Award - Erasure Hero Award - Nigel Owens Culture Award - Everybody’s Talking About Jami Honorary Gay Award - Amanda Holden Film Award – Moonlight Music Award, powered by Jaguar - Charli XCX Man of the Year, supported by Virgin Holidays Nyle DiMarco Comedy Award - Matt Lucas Inspiration Award, powered by Jaguar - Laverne Cox

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Emanuele De Santis ed il fidanzato Vincenzo a Milano

EMANUELE DE SANTIS, RUGBYSTA

RUGBY E AMORE L’esperienza sportiva si integra in maniera semplice ad una vita altrettanto semplice di Elisa dal Bosco

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ncontriamo Emanuele De Santis mentre splende un solo spettacolare su Roma, Emanuele classe 1986 è uno dei mediani di mischia della squadra Libera Rugby Club, la prima squadra di rugby inclusiva d’Italia. “Mi sono avvicinato al rugby nel febbraio del 2015 per una scommessa, se mi avessero detto, tra un anno giocherai con una vera squadra di Roma, non ci avrei creduto. Ho trovato più di una squadra di sportivi, ho trovato tanti amici e mi sono divertito un sacco fin da subito. Il mio incontro con il Rugby è nato grazie ad Andrea che mi ha portato sul campo, qui ho fatto i primi allenamenti, al terzo mi sono slogato

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una caviglia. E ho scoperto che mi mancava allenarmi, sentirmi parte di una squadra. E da allora ne faccio parte” ci dice sorridendo Emanuele. “Io e Vincenzo ci siamo incontrati sul campo. È entrato in squadra a maggio, non c’è ancora competizione tra noi, ma sono certo che lui diventerà più bravo di me, lui ha più attitudine sportiva, per me resta un gioco, uso un sacco di energia, elimino lo stress, conosco una parte di tecnica che si impara giocando, ma ora stanno arrivando tanti ragazzi bravissimi, E temo fortemente che, apprendendo appunto questa tecnica che si impara giocando, il mio

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ph Francesca Bauduin

posto da quasi titolare verrà presto meno. Con Vincenzo siamo una coppia, tutti ci conoscono”. E ci mostra qualche foto che li vede sorridenti insieme. “I nostri allenatori si concentrano sull’attività sportiva, prima di essere altro siamo giocatori di rugby, sono molto competenti, e gli allenamenti possono essere duri. Ad esempio costole incrinate, caviglie slogate, dolori vari, accadono spesso, fa parte dello Sport”, ci racconta Emanuele. Sempre più spesso si parla di sportivi che si nascondono, o che hanno timore di parlare della loro omosessualità: “Una persona che si nasconde, lo fa forse per un disagio personale, intorno a sè ha un ambiente che comunica sensazioni errate e pur di far parte di un mondo, o di un lavoro, una squadra si nasconde, noi non abbiamo nulla verso che si nasconde, sono contro chi permette che ci sia questa sorta di discriminazione, contro chi permette che ci si nasconda” dice con tono serio Emanuele. LA COPPIA “Io ed il mio fidanzato ci siamo incontrati in campo lo scorso a maggio, ci siamo conosciuti cosi, ci frequentiamo da allora, un po’ presto per parlare di matrimonio,

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Emanuele e Vincenzo con il sorriso arcobaleno

ma crediamo nell’unione, parliamo di figli. Sarebbe una cosa che vorremmo entrambi fare, ma che, come il matrimonio, è un po’ presto da discutere. Nonostante questo siamo molto seri a riguardo. Il prossimo viaggio sarà ad Amsterdam perché a giugno parteciperemo alla Bingham Cup, un torneo mondiale ogni due anni, quest’anno in Europa e parteciperemo come Libera Rugby Club. Abbiamo partecipato quest’anno alla Union Cup, unendoci ad un’altra squadra scozzese la Caledonian Thebans, di Edinburgo. Sognando una prossima vacanza tra gli ingredienti non deve mancare una città da scoprire, bei monumenti e tanto relax., e magari

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ph Andrea Carega

a Budapest”. IL RUGBY Rugby in italiano significa letteralmente pallovale per indicare anche lo stesso sport di squadra. Ne esistono due varianti principali, differenziatesi nel Regno Unito alla fine del XIX secolo: il rugby a 15 o rugby union, con 15 giocatori per squadra, e il rugby a 13 o rugby league, con 13 elementi per squadra. Le due discipline hanno regolamenti differenti e sono considerate indipendenti l’una dall’altra. Il rugby a 15 è praticato a livello internazionale in buona parte del mondo: nel Regno Unito, nei Paesi dell’ex impero britannico (Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Figi, Sudafrica), in Francia, in Italia che ospita un suo campionato nazionale dal 1929, Argentina, Romania ed ex Unione Sovietica riscuote successo anche in Giappone, Marocco, Kenya, Namibia e in diverse altre nazioni di Oceania e Asia. Il rugby a 13 ha il maggior seguito in Inghilterra, Francia, Australia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea, paese quest’ultimo nel quale è lo sport nazionale.

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NO OMOFOBIA: LIBERA RUGBY CLUB E UNA RAPPRESENTATIVA DI EX NAZIONALI HANNO LANCIATO LA CAMPAGNA ‘MOSTRA I DENTI CONTRO L’OMOFOBIA’. Sabato 23 settembre al Parco Forlanini di Milano Libera Rugby Club, la prima squadra di rugby inclusiva d’Italia, già protagonista del famoso bacio tra rugbisti finito in copertina su Sportweek nel 2015, ha incontrato una selezione di ex nazionali in una partita (non regolamentare) di rugby a 7. La giornata è stata l’occasione per lanciare ufficialmente la campagna ‘Mostra i denti contro l’omofobia’. Tutti i giocatori si sono fatti fotografare con il paradenti arcobaleno simbolo della campagna a cui stanno aderendo campioni di tutti gli sport. A conclusione dell’evento uno speciale ‘terzo tempo’ con pasta al sugo per tutti offerta dal jersey sponsor di Libera, Althea – Amore e sughi, brand da sempre schierato a favore dei diritti della comunità Lgbt, fin dal suo lancio sul mercato a fine 2012 www.smileandfight.it GRAZIE EMANUELE E GRAZIE A TUTTI GLI SPORTIVI, ARCOBALENO E NON.

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CHI POTREBBE ESSERE LA NONNA DELLA MOUNTAIN BIKE? ECODESIGN E SOSTENIBILITÀ SONO TEMI MOLTO CALDI di Elisa dal Bosco

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emi caldi, sul lato sociale, civile ed anche politico sono oggi quelli legati alla green economy. Esiste una traduzione valida anche in italiano? Letteralmente l’economia verde è strettamente connessa con lo sviluppo sostenibile come forma di sviluppo economico che include a salvaguardia dell’ambiente e dei beni liberi (aria, acqua per intenderci) per le generazioni

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future e che con il tempo ha dato vita all’economia sostenibile, molto correlata con la green economy. In tema di sostenibilità e di lotta all’inquinamento non solo atmosferico, ma anche sonoro, in una stagione in cui l’accensione dei riscaldamenti nelle abitazioni mette a dura prova il limite di pm10 tollerato, parlare di uso della bici è importante ed utile.

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Silvia Nicolis

Vero è che, i precursori della bicicletta comparvero nell’800, ma erano semplici modelli di legno muniti di ruote, di sterzo e senza pedali. Il successivo velocipede con grande ruota anteriore a scatto fisso, in poco tempo si è evoluto in fretta in una miriade di variabili con applicazioni di ogni tipo: trazione a leva, a catena, con cardano ecc. Ed è proprio in questo contesto che con il marchio francese Terrot possiamo parlare dell’ingegnoso sistema di propulsione a leva con cambio a 10 velocità, un’invenzione che indubbiamente migliorò le prestazioni delle famose “Biciclette da Turismo”. Il Museo Nicolis di Verona, custode di una rarissima collezione di 120 biciclette d’epoca, presenta da questo autunno al pubblico la sua - Terrot Levocyclette - del 1905 con singolare cambio a 10 velocità. Uno dei motivi principali del successo che sta avendo il cicloturismo nel mondo è la bicicletta anche come elemento di riqualificazione di un nuovo turismo per la montagna, un trend in continua crescita che probabilmente trae le sue origini già dai primi del ‘900 come dimostra la bici Terrot Levocyclette. Con un sistema innovativo a leva con velocità intercambiabili, la pedalata risultava piacevole e la postura sulla sella confortevole, probabilmente date le caratteristiche era più adatta ai pendii rispetto ai rettilinei. Possiamo quindi definirla una mountain bike d’altri tempi?

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Per gli inizi dello scorso secolo la Terrot Levocyclette era sicuramente una valida “arrampicatrice”! L’esemplare del Museo Nicolis, conserva integre tutte le parti compreso il sistema frenante Levocyclette, costituito da un freno anteriore azionato a leva, mentre quello posteriore veniva azionato a cavo. Il Museo Nicolis fa parte della rete Verona Garda Bike, nata nel 2012 su iniziativa di nove aziende veronesi con un obiettivo comune: il sostegno e la promozione del cicloturismo sulle sponde del Lago di Garda. Si ringrazia Biciclette d’epoca per le immagini ed informazioni storiche.

MUSEO NICOLIS Il Museo Nicolis è uno dei più importanti Musei privati in Italia e in Europa che custodisce ben 7 collezioni d’epoca: centinaia tra auto, moto e biciclette, macchine fotografiche e per scrivere, piccoli velivoli, accessori da viaggio e tanti oggetti vintage, opere dell’artigianato e dell’ingegno umano. Un emozionante viaggio nel tempo in 6000mq, oltre 1 km di percorso espositivo. Concetti quali “raccolta” e “riutilizzo”, che hanno guidato la crescita dell’impresa cartaria, sono gli stessi che hanno alimentato la passione per il collezionismo di Luciano Nicolis, consentendogli di vedere dei “gioielli” dove altri vedevano solo rottami e aiutandolo nella instancabile opera di ricerca che lo ha portato a scovare in tutto il mondo auto d’epoca, a recuperarle, restaurarle e riportarle all’antico splendore. Dove: Museo Nicolis - Villafranca di Verona via Postumia, 71 Quando: Aperto dal Martedì alla Domenica. Chiuso il Lunedì. Orario: continuato 10-18 Contatti: 045 6303289 info@museonicolis.com www.museonicolis.com

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È SCOSSA ELETTRICA Dopo il dieselgate le case automobilistiche accelerano sull’elettrico, magari passando dalle motorizzazioni ibride. E sulla guida assistita (ormai quasi autonoma) di Alberto Vita

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arrivato il momento della mobilità elettrica? Addio all’ansia da autonomia? Forse. Perché le Case costruttrici, dopo il Dieselgate, ci credono, investendo miliardi, pungolate anche dalla “regina” delle auto elettriche, ovvero quella Tesla che ha appena iniziato a consegnare la nuova Model 3, piccola elettrica dai costi contenuti. Proprio la Casa di Elon Musk è quella che sin da subito ha creduto nella mobilità totalmente elettrica, producendo prima una Roadster e poi la berlina sportiva Tesla S e il Suvone Model X. Bellissime e con

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autonomia che, nelle versioni più performanti, arriva otre i 500 chilometri. Ma Tesla a parte sono tante le Case che hanno scommesso, e scommetteranno, sull’elettrico. Abbinato sempre di più alla guida autonoma o semi-autonoma. Tanto che una Casa importante come Volvo ha annunciato che dal 2019 ogni sua nuova auto avrà (almeno) un motore elettrico; Plug in-Hybrid, Mild electric e Full Electric. Propulsioni che già troviamo in diversi modelli sul mercato. Andiamo a vedere quali. Tra i più venduti ecco la Nissan Leaf, auto

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Opel Ampera-E Nissan Leaf Mercedes EQ

Tesla X

totalmente elettrica appena rinnovata, con una maggiore autonomia e con la tecnologia e-Pedal che consente al guidatore di partire, accelerare, decelerare e fermarsi semplicemente regolando la pressione sul pedale dell’acceleratore. Le auto elettriche hanno infatti un potentissimo freno-motore. E poi ecco la “cugina” Renault Zoe, Règie che propone anche il simpatico quadriciclo a due posti Twizy. Elettriche pure a cui si è di recente aggiunta la Opel Ampera-E, capace di oltre 500 km di autonomia, la Volkswagen e-Golf, con oltre 200 km di autonomia, la Smart elettrica e la serie i della BMW, con la mini-monovolume i3 e la sportivissima i8. BMW che sta mettendo sul mercato anche un mild-Hybrid, ovvero un propulsore termico a cui si aggiunge una piccola unità elettrica, con la serie 5 o la S. La stessa scelta è stata fatta sulle piccole Suzuki, come la Baleno 1.2 Svhs, o in Casa Mercedes, che per il puro elettrico ha addirittura lanciato un nuovo brand, EQ, Porsche, con un Panamera e-hybrid bellissima, o Audi, con la serie e-tron sulla A3 e sul suv Q7. Ma se si parla di ibrido non si può non citare Toyota che lo applica a diversi suoi modelli, tra cui la più conosciuta è la Prius (avete presente quelle dei taxi?), giunta ormai alla quarta edizione. Ma grande successo

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in Casa Toyota sta avendo il crossover Ch-R, con un 1.8 a benzina coadiuvato da un motore elettrico dalla grande personalità. E ricordiamo che Toyota controlla anche il marchio Lexus, brand premium che ha appena presentato il suo nuovo crossover Nx e la nuova ammiraglia lusso Ls, berlina con un motore da 3,5 litri e ben due elettrici. Dal Giappone alla Corea; ecco la Kia Niro, crossover comoda che si può scegliere con tre diverse modalità di motorizzazioni; elettrico, Ibrido e ibrido Plug-in. Infine oltre ai crossover, anche le grandi Suv sono sempre più ibride, a partire dalla Lexus Rx, passando per la Tesla X come abbiamo visto, o le novità in arrivo, come la Jaguar I-Pace, con ben due motori elettrici e la DS 7 Crossback, con un turbo benzina da 200 CV e due motori da 80 kW. Auto scelta anche da Macron per il suo insediamento.

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DIREZIONE GRECIA ALLA SCOPERTA DI ARISTOTELE E ALESSANDRO MAGNO IL PASSIONALE

Storia, cultura, archeologia ma anche amori passionali e gastronomia fanno della Grecia una destinazione oggi viva più che mai di Eleni Sarikosta

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Alessandro Magno in sella a Bucefalo

Kavourotrypes Beach

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a Grecia attrae, questo non è un segreto. Da sempre questa terra è stata cantata e raccontata dai più grandi maestri della storia. Una passione senza fine che oggi è ancora viva; quest’anno infatti la Grecia si è riconfermata una meta tra le più ambite tra i turisti europei. I viaggiatori italiani non sono stati da meno, anzi sono stati tra i più numerosi a recarsi da questa parte del Mediterraneo. Sempre più attratti dalle spiagge incantevoli e dalla natura incontaminata, ma anche dalla storia, dalla cultura e dalla ricchezza archeologica di questo paese che ha dato i natali ad Aristotele e ad Alessandro Magno. Si tratta di una vera e propria consacrazione in occasione di un compleanno speciale. Ricorrono infatti 2400 anni dalla nascita di uno dei

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Aristotele

padri fondatori della filosofia occidentale, il grande Aristotele. Tra le mete in crescita troviamo la Macedonia Centrale e soprattutto la Penisola della Calcidica, il territorio intitolato ad Aristotele e ad Alessandro Magno. Con le sue tre dita - Athos, Sithonia e Cassandra - che si spingono nell’Egeo del nord, l’area della Calcidica è una meravigliosa foresta che scorre senza soluzione di continuità fino a raggiungere il mare. Macedonia Centrale fa rima con Aristotele, il grande scienziato e filosofo che nacque a Staghira nel 384 a.C.; e con Alessandro Magno, nato a Pella nel 356 a.C. e fondatore dell’impero che si estendeva dal Nord Africa fino all’Estremo Oriente. I due grandi della Storia erano molto vicini.

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© Leonid Andropov

Sithonia, Vourvourou Spiaggia nella zona di Karidi

Aristotele infatti, dopo aver studiato ad Atene nell’Accademia fondata da Platone, tornò in Macedonia e venne scelto da Re Filippo per educare suo figlio, il futuro Re Alessandro. L’apertura mentale di Alessandro Magno è cresciuta grazie agli insegnamenti di Aristotele che lo educò nella Scuola Ateniese insieme all’amico carissimo Efestione. Aristotele tacque sempre sulla questione personale dei due allievi, ma riferendosi al rapporto tra i due, confermò che si trattasse di “una sola

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anima dimorante in due corpi”. Proprio come successe nell’antichità con il rapporto speciale tra Achille e Patroclo. L’amore che legava Alessandro ad Efestione non ebbe purtroppo vita lunghissima, perché Efestione morì e per Alessandro la perdita dell’amico fu un dramma senza misura. A tal punto che fece tagliare tutte le criniere e le code ai cavalli in segno di lutto. Bandì i flauti ed ogni altro tipo di intrattenimento o strumento musicale. Dopo la morte di Efestione, Alessandro rimase disteso sul cadavere dell’Amato per un giorno ed una notte. Fece giustiziare il medico Glaucia per negligenza, e addirittura fece radere al suolo il tempio di Asclepio dio della medicina. Alessandro chiese di essere raso a zero in segno di lutto e gettò i capelli nella pira funebre del suo compagno. Chiese quindi agli Dei se il suo amico potesse essere adorato come un dio. In tempi più recenti, una grande popolarità alla figura di Alessandro Magno arriva anche dal film Alexander di Oliver Stone. Uscito prima negli Stati Uniti, dove ricevette numerosi critiche per la presunta omosessualità del protagonista, e poi in Europa. Da questo film esce un lato molto coraggioso

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Monte Athos

ed attuale di Alessandro Magno, Alessandro infatti è stato il primo a sognare un mondo senza confini, nei suoi molti anni come comandante di un esercito imponente si dimostrò un valoroso esploratore ed un guerriero. Un uomo di ineccepibile apertura mentale ed uno stratega che arrivò a fondare ben 80 nuove città. Le conquiste di Alessandro Magno arrivarono fino in oriente, ma sempre seguendo ciò che per Alessandro era un must: fece sue tutte le usanze, la cultura, gli usi dei popoli che conquistò, senza mai imporre i propri. E parlando con gli amici, da Efestione a Tolomeo, non dimenticò mai il suo mare che lo aspettava a casa. Lo stesso mare, quello della penisola Calcidica, che si è meritato oggi 57 bandiere blu, arrivando ai vertici tra i migliori mari europei e primo in assoluto in Grecia. Un’attrazione irresistibile per gli amanti della spiaggia, alla quale la penisola dove nacque Aristotele aggiunge quindi Archeologia (per esempio la straordinaria Stageira, dove nacque 2400 anni fa e sarebbe sepolto il grande filosofo), Gastronomia (qui si mangia il miglior pesce della Grecia) e Spiritualità (sul terzo dito sorge il mistico Monte Athos, regione inaccessibile alle donne punteggiata da venti antichi monasteri dove il tempo si è fermato). Non a caso Ioannis Giorgos, Governatore della penisola Calcidica, descrive il suo territorio proprio attraverso questi tre magici territori: “La nostra Penisola è oggi una delle destinazioni greche più amate dagli italiani. Prima si veniva solo per il mare, oggi si viene anche per la cultura e per i nostri splendidi siti sto-

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rico/archeologici. Tra questi voglio ricordare: Stagyra, città natale di Aristotele; il Monte Athos; i monasteri greco ortodossi; Olynthos, la città antica fondata da Filippo”. Questo è il segnale importante che la Grecia c’è, anche dopo Aristotele ed Alessandro Magno.

Dipinta di blu, verde e oro, la Macedonia Centrale è una Terra unica, disegnata da spiagge inviolate, alte montagne, fiumi e laghi isolati, dove dedicarsi allo sport e alle attività all’aria aperta, oppure rilassarsi immersi nel silenzio più assoluto. Parte dell’antico regno di Macedonia, è oggi una delle tredici regioni amministrative greche: un’area di grande interesse non solo naturalistico, ma anche storico, culturale e artistico. Porta d’accesso dell’odierna Macedonia Centrale è Salonicco, in greco Thessaloniki, la capitale, sede dell’aeroporto internazionale e seconda città del Paese per numero di abitanti. Stimolante, divertente, cosmopolita, colta, ospitale, trendy, Salonicco è un mix di Ellade classica, memorie bizantine e modernità. Il suo passato glorioso oggi rivive nel centro storico, dove convivono chiese bizantine tutelate dall’UNESCO e hammam ottomani, vestigia romane ed eredità medievali come la maestosa Torre Bianca (Lefkòs Pyrgos), simbolo cittadino, che guarda il mare. Sull’impianto stradale romano, la città moderna si snoda lungo ariosi paseos tra edifici eclettici, teatri e bei portici. Ci si muove tra moderni kafeneia, pasticcerie e boutique. Passeggiando ci si imbatte nella maggiore moschea eretta in suolo greco, l’Hamza Bey Tsami, nei resti dell’agorà ellenica e romana e nel Bey Hamami, l’edificio per i bagni voluto dal sultano Murad II nel 1444. Lungo via Egnazia, l’arteria principale, sulla centrale Via Aristotelous e nei vecchi quartieri recuperati alle spalle del porto, come Ladádika, si concentrano caffè, ristoranti e locali, affollati a ogni ora del giorno e della sera. Proprio qui vale anche la pena di perdersi tra le voci, gli odori e i colori pungenti del mercato coperto Modiano. Per dettagli: #visithalkidiki http://www.visit-halkidiki.gr

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VERSACE LOVE ART di Mauro Fanfoni

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iami, non solo movida, spiagge, sole, lifestyle, ma anche altro: negli ultimi anni il fermento culturale in città ha dato i suoi frutti attraverso musei disegnati da grandi architetti, enormi teatri multifunzioni, gallerie d’arte, un intero quartiere consacrato alla street art, e una settimana dedicata all’arte che riunisce molte delle gallerie più importanti al mondo, con decine di migliaia di visitatori e collezionisti provenienti da tutti i Paesi. Non è un caso che Gianni Versace sia stato un precursore dei tempi, comprendendo le potenzialità e le sorprese che avrebbe riservato la città, tanto da decidere di viverci per lunghi periodi. Tra le sue passioni principali c’era, infatti, l’arte contemporanea, di cui si interessava, visitando continuamente atelier e studi a Miami, città che è diventata, appunto, destinazione di riferimento nel mondo dell’arte e, grazie alla sua posizione strategica tra gli Stati Uniti e il Sud America, tra le più importanti nel continente americano. A dicembre, come ogni anno, la città ospita Miami Art Basel, ramo US della fiera di Arte Svizzera che attrae collezionisti, galleristi, curatori e curiosi da ogni parte del mondo. La città, durante questa settimana, cambia volto, e anche abito. Solitamente a Miami Beach il dress code è molto “easy”, mentre nel periodo di Art Basel non è inconsueto vedere persone elegantemente

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vestite, a volte anche in modo estroso. I ristoranti sono tutti “full”, quelli più rinomati prenotati da settimane, le feste a invito si susseguono e si accavallano sera dopo sera sia sulla terraferma sia a Miami Beach. Una settimana piena di energie e vibrazioni positive dove è Impossibile riuscire a vedere tutte le exhibitions tra quelle più glam, alternative, tematiche e le più costose: si perchè l’ingresso alle mostre è quasi sempre a pagamento! Una visita must per chi è a Miami è una puntata su Ocean Drive, e più precisamente al 1116 dove si trova Villa Casuarina, l’ex residenza di Gianni Versace, sulla quale soglia lo stilista fu

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© Jeff Christensen/Reuters

© Gaston De Cardenas/REUTERS

Gianni Versace e Naomi Campbell

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assassinato il fatidico 15 luglio 1997. Immersa nella storica zona dell’Art Decò di Miami il suo stile architettonico è spagnoleggiante fuori e rococò all’interno. Vi piacerebbe passeggiare per le stanze dove hanno dormito Madonna ed Elton John? Volete, soprattutto, varcare la porta di una delle dimore più famose al mondo? Semplice, basta prenotare una cena o un aperitivo da Gianni’s, il ristorante italiano, che prende il nome dal famoso stilista, ospitato all’interno del luxury “The Villa Casa Casuarina”, un lussuoso hotel da 10 suites. Qui si può cenare o prendere un drink nel patio a bordo piscina, tra mosaici dorati tra cui spicca quello della Medusa, simbolo Versace, colui che cambiò la moda trasformandola nel fenomeno di massa che è oggi. Acquistata nel 1992, e completata la ristrutturazione nel 1995 ad opera esclusivamente di maestranze italiane, il suo nome deriva dal pino australiano “Casuarina” che sorge nello splendido parco. L’ edificio originario risale al secolo scorso e fu progettato dall’ architetto Arthur Ladler-Jones per conto di Charles D. Boulton, a sua volta architetto paesaggista e progettista di parchi. I due professionisti si ispirarono al “Castello di Colombo”, costruito a Santo Domingo nel sec. XVI, per il progetto della maestosa residenza.

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GIANNI VERSACE nasce a Reggio Calabria nel 1946, e fin da piccolo visse dentro alla moda grazie a sua madre, che aveva una bottega da sarta nel centro della città. All’inizio degli anni Settanta si trasferisce a Milano, dove inizia a lavorare per alcune aziende di moda e nel giro di qualche anno presenta la sua prima collezione con il suo nome. In quel periodo la moda era ancora uno stile di vita che riguardava persone facoltose, e non aveva collegamenti con le principali industrie culturali del mondo come il cinema e l’arte. Gianni Versace in questo è fu lungimirante: sapeva che la frontiera della moda era un’altra, e prevedeva lo sconfinamento e la sovrapposizione con la cultura popolare. L’aspetto più evidente in cui si tradusse il suo sforzo di allargare il bacino di fruitori dell’alta moda fu il coinvolgimento di celebrities che fino ad allora non avevano avuto un ruolo diretto nel mondo fashion. Alle sue sfilate nelle prime file c’erano sempre i personaggi che le persone volevano vedere sulle riviste, e che da quel momento iniziò a vedere insieme ai suoi abiti. A lui si deve l’utilizzo delle top models, diventato oramai una consuetudine. Rimane celebre la sua sfilata del 1991 dove fece uscire insieme Naomi Campbell, Carla Bruni, Cindy Crawford, Linda Evangelista e Christy Turlington a braccetto mentre cantavano “Freedom” di George Michael, realizzando un cult per addetti ai lavori e non, tanto che la Maison ha voluto riproporlo quest’anno alla FWM di settembre con le stesse top models, a cui devono molto o parte del loro successo. Il nome Versace è stato in quel periodo sinonimo di divertimento, del bon vivre, della sensualità, dell’intrattenimento e della celebrità.

© Gaston De Cardenas/REUTERS

© Gaston De Cardenas/REUTERS

Negli ultimi anni l’edificio, di circa 2000 mq, purtroppo ha avuto diversi proprietari. Solo nel 2014, finalmente, è stato acquistato dalla famiglia Nakash (proprietaria del marchio di jeans Jordache e di altri hotel) che ha conservato la struttura e riportato Casa Casuarina, come era alle origini, ovvero una location da soggiorni “mille e una notte” e dove la parola privacy regna sovrana e accessibile a pochi eletti. Potrete, però, vederla in video: nella seconda stagione di American Crime Story, la serie di Showtime che ha già raccontato il processo a O.J. Simpson, si racconterà l’omicidio di Versace, interpretato da Edgar Ramirez, mentre Penelope Cruz indosserà i panni di Donatella, sorella dello stilista, e Ricky Martin quelli di Antonio D’Amico, il compagno di Gianni Versace. (M.F.)

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LA TERZA EDIZIONE DI QPRIZE CON IL CONVEGNO SHARING ECONOMY & DIVERSITÀ di Elisa dal Bosco

Lo staff di Qprize giugno 2017

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bbiamo assistito a giugno alla Terza Edizione del Premio QPrize, ideato da QMAGAZINE, allo Straf Hotel, nel centro di Milano, per ringraziare le Aziende legate al Turismo che si sono contraddistinte per i Servizi o le Campagne di Comunicazione rivolte ai Viaggiatori LGBT. Il Premio quest’anno è stato assegnato sulla base di una ricerca effettuata dall’Istituto Lanfranchi Editore su un campione di 700 viaggiatori LGBT. Il premio è stato conferito alle aziende che si sono distinte per l’alta sensibilità e grande impegno nei confronti delle tematiche LGBTQ in Italia. L’evento è stato patrocinato dal Consolato

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Partendo da una ricerca qualitativa sulle abitudini di viaggio del segmento LGBT (commissionata dal gruppo Sonders and Beach Italy, elaborata da Lanfranchi Editore) sono stati rilevati gli alti consumi culturali e tecnologici e le spese relative a mercati come la casa, la salute, i trasporti e la cura di sé. Il segmento LGBT è decisamente “social” e usa strumenti tecnologici evoluti, oltre ai servizi delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e dunque un’economia sostenibile. FINE BOX Tra gli strumenti tecnologici è stata lanciata anche la nuova versione dell’app Wimbify in cui si condividono le esperienze di viaggio attraverso una comunità di persone che mettono a disposizione la propria esperienza. Con Wimbify è possibile trovare il compagno o la compagna di viaggio o le guide locali ideali per la propria vacanza.

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Generale Americano di Milano e dall’Associazione Internazionale del Turismo Gay & Lesbian IGLTA, nonchè da quella italiana AITGL. Ascoltando i commenti al termine le voci erano univoche: “per noi non è solo un premio, ma è anche la consapevolezza che riusciamo a trasmettere, con la nostra filosofia, basata sul valore della persona e la ricchezza della diversità”, “è questo è il più gran riconoscimento che possiamo ricevere”, “ci ripaga di tanti sforzi e anche di tanta passione che mettiamo nel nostro lavoro, per combattere ogni diversità”. Il turismo Lgbtq in Italia è una realtà in continua crescita, soprattutto dopo l’approvazione delle Unioni Civili. QPrize ha scaldato i motori con un dibattito aperto tra Robert Peaslee (Consul for Commercial Affairs, American Consulate General in Milan), Alessio Virgili (CEO Sonders&Beach & Ambasciatore in Italia dell’Associazione Internazionale turismo gay e lesbian IGLTA), Alessandro Cecchi Paone (conduttore TV, giornalista), FlixBus con Davide Bertolasi e Marco Zucchetti, AirBnb con Matteo Stifanelli, BlaBlaCar con Maria Fossarello, Wimbify con Gerardo Abate e come Moderatore Paolo Colombo (Giornalista LA7).

Durante l’evento di oggi sono stati premiati per il mercato LGBTQ italiano 2017: • • •

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la migliore Compagnia Aerea (Air Berlin: con Silvana Napolitano, Country Manager Italy) la migliore Catena Alberghiera (NH Hotels: con Nicola Accuso, Direttore Commerciale NH) la migliore Destinazione Medio Raggio (Barcellona: a ritirare il premio l’Ente del Turismo Spagnolo con Maite Vicente de Juan, Responsabile Comunicazione Marketing) la migliore Destinazione Lungo Raggio (San Francisco) il migliore Home Sharing (AirBnb, con Matteo Stifanelli, Country Manager) il migliore Car Sharing (BlaBlaCar: con Maria Fossarello, Marketing Manager). Inoltre un premio speciale per il supporto del Turismo LGBTQ (Alessandro Cecchi Paone) e due premi unici per Supporter Turismo LGBTQ 2017 (Robert Peaslee, Console degli Affari Commerciali del Consolato Americano Generale a Milano) e Supporter Turismo Sportivo LGBTQ 2017 (Paolo Colombo).

Un ringraziamento speciale a Straf Hotel per la magnifica ospitalità ed al Comune di Milano sempre attento alle tematiche LGBTQ.

Alessandro Cecchi Paone riceve il Premio QPrize

Paolo Colombo e Alessandro Cecchi Paone durante il dibattito

Alcuni lettori di QMagazine

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Whatp s INN a cura di Gerardo Abate

Brooklyn Bridge by 1Hotel

Grand Brooklyn Bridge, il nuovo hotel dal design eco-consapevole a New York

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rooklyn Bridge by 1Hotel è la novità eco-consapevole nel panorama alberghiero di NewYork. Sorge lungo il Pier1, accanto all’iconico ponte di Brooklyn ed è frutto di un design green e concept eco-friendly. Entrando nella lobby lo spettacolo che ci si trova di fronte è un muro vegetale alto ben otto metri, ricoperto di piante e vegetazione locale. Come a voler ricordare ogni giorno a tutti gli ospiti la forte attenzione di 1Hotel per l’ambiente. Le suites, realizzate con materiali e architettura sostenibili, offrono una vista mozzafiato sullo skyline di Manhattan e sulla statua della Libertà. Un modo unico per sentirsi circondati dalla natura anche in città.

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Rosewood Luang Prabang, apre la culla per tutti gli amanti del glamping

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li amanti del glamping, il campeggio rivisitato in chiave glamour, a partire da questo inverno avranno un sogno in più. Il Rosewood Luang Prabang è un resort con 22 ville immerse nella vegetazione rigogliosa che caratterizza il fiume Mekong in Laos. Disposte sul lungofiume, le abitazioni si sviluppano verso l’esterno, offrendo agli ospiti la possibilità di godere del benessere e di momenti di pura quiete a pieno contatto con la natura. Si mettono in evidenza le docce e vasche relax e i paradisiaci salottini openair, ma la vera delizia sono le tende di lusso in stile lodge.

Daintree Eco Lodge, perchè prima di tutto l’Australia è aborigena

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Daintree Eco Lodge

Icehotel, in Svezia lo storico hotel di ghiaccio, sempre uguale e sempre diverso

l Daintree Eco Lodge è uno splendido resort che sorge nel cuore della più grande foresta tropicale del continente Australiano, la Daintree Rainforest, che è anche la regione più biologicamente diversificata dell’intera Australia. Il vero pregio di questo hotel è la sua area benessere, che è letteralmente immersa nella foresta e offre trattamenti per corpo e mente, basati sugli antichi insegnamenti aborigeni. Arredamento e arte aborigena caratterizzano anche le quindici villette con letti a baldacchino di un bianco che più puro non si può. Le strade interne alla foresta di Daintree sono state concepite in modo da ridurre al minimo l’impatto sull’ecosistema circostante.

Icehotel

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vete presente quando, a distanza di tempo, tornate in un posto e vi sembra che qualcosa sia cambiato? È questa la sensazione che avreste visitando l’Icehotel di Jukkasjärvi, il primo hotel di ghiaccio del mondo. Questa struttura, unica al mondo, è sempre uguale e sempre diversa. Dal 1991 viene ricostruito ogni anno durante l’annuale festival di scultura del ghiaccio, e svolge regolare attività alberghiera da dicembre ad aprile. Ciascuna delle Art Suites è unica e viene realizzata a mano da artisti appositamente ingaggiati da ogni parte del mondo.

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WhatSApp

a cura di Gerardo Abate

WIMBIFY, TROVA IL TUO COMPAGNO DI VIAGGIO IDEALE E IL TUO LOCAL HERO LGBT Wimbify è l’applicazione che non può mancare nel cellulare di un viaggiatore Lgbt. Si tratta di una vera e proria community di viaggiatori Lgbt che interagiscono per organizzare viaggi e vivere esperienze da veri local. Prima di partire, i viaggiatori solitari che cercano compagnia possono scorrere le proposte pubblicate da altri e scegliere il proprio compagno di viaggio ideale. Sempre tramite l’app, una volta arrivati a destinazione sarà possibile incontrare dei veri local e condividere, tramite tour personalizzati, la cultura e la movida lgbt del posto. Su Wimbify è attiva una squadra di Local Heroes che ogni giorno è pronta a condividere i segreti della propria città, con orgoglio e in totale sicurezza. Wimbify ti trova alloggio e compagnia, Flixbus ti offre il trasporto...il resto metticelo tu!

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SMART READY TO SHARE, LA NOVITÀ NEL MONDO DEL CARSHARING Be Ready to Share! Arriva dalla Germania l’idea del car sharing privato by Smart. Basta uno smartphone, una Smart e degli amici con cui condividerla. Con questa app sarà possibile mettere la propria auto al servizio di utenti autorizzati, in modo ecologico e sostenibile. Il proprietario potrà decidere quando e per quanto tempo rendere il servizio disponibile, e avrà pieno controllo della disponibilità della propria vettura. Gli utenti autorizzati potranno aprire la macchina tramite il proprio smartphone, grazie ad una Connectivity Box installata all’interno del veicolo. Sapevamo che sarebbe stata solo questione di tempo, l’Airbnb delle auto è arrivato.

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JUNKER, FARE LA DIFFERENZIATA NON È MAI STATO PIÙ FACILE DI COSÌ Alzi la mano chi, fermo davanti ai cassonetti della differenziata, non si è mai chiesto: “E questo dove lo butto?”. Per poi allontanarsi perplesso, con la speranza di aver fatto la scelta giusta. Oggi a sollevarci da dubbi e rimorsi causati dalla differenziata, arriva Junker. Un’app nata a Bologna, che riconosce quello che stiamo gettando e ci dice come e dove smaltire i nostri rifiuti. L’ultilizzo è molto semplice e si basa su un database, in continuo aggiornamento, di prodotti identificabili tramite codice a barre e altri simboli. Fornisce inoltre informazioni utili e geolocalizzate comune per comune. Un’idea di cui si sentiva il bisogno, già attiva in diverse città italiane. Junker

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TZIG E LE SPEDIZIONI NON SARANNO PIÙ UN PACCO Metti caso che tua mamma ti voglia spedire la mozzarella fresca che tu a Milano non la puoi trovare. Quella di bufala del caseificio in periferia a Caserta. È una missione urgente che deve essere risolta in giornata, perchè in questi casi domani è già troppo tardi. Ci vuole una spedizione di precisione: veloce, affidabile e conveniente. In questi casi la soluzione la offre tZig, l’app che mette in contatto chi deve spedire un pacco con chi sta per mettersi in viaggio. Permette a chi effettua il trasporto di guadagnare durante i propri spostamenti, e alla mamma di risparmiare sulla spedizione. Pizza fatta in casa stasera?

CON COMEHOME! IL PROSSIMO OSPITE DI UNA FESTA PRIVATA PUOI ESSERE TU Milano è sempre stata la città degli eventi e delle feste private ed esclusive. Lo sanno bene i quattro fondatori di Comehome! La piattaforma digitale che permette di ospitare, condividere e partecipare ad eventi privati nelle case di perfetti sconosciuti. Il sitema si basa sulla solida legge che per ogni evento privato ci sia qualcuno che abbia il desiderio di imbucarsi, quindi è praticamente infallibile. Un modo geniale di dare la possibilità a persone con interessi simili di conoscersi e partecipare alla stessa serata. Attenzione però, possono entrare solo coloro che effettuano la prenotazione per l’evento.

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ELOGIO DEL a cura di Gerardo Abate

The Uncomfortable, gli oggetti veramente inutili di Katerina Kamprani The Uncomfortable, di Katerina Kamprani, è una collezione di oggetti impossibili e assolutamente inutili, quindi adorabili. Si tratta di oggetti che siamo soliti utilizzare tutti i giorni, ma con delle semplici modifiche che li rendono totalmente inutili. Un innaffiatoio che innaffia se stesso, un calice di vino siamese, un set di tazze da due con i manici legati. Il bello di questi oggetti non risiede unicamente nel fatto che siano assolutamente inutilizzabili, ma è quello di essere stati realizzati con un preciso scopo: infastidire chi li guarda. Buona visione! FB: @theuncomfortable

Timeless Garden, l’orologio ecologico hi-tech Made in Italy Timeless Garden è un’invenzione tutta italiana, nata dalla creatività di Tommaso Ceschi e Francesco Castiglione Morelli. L’idea green di questi due ingegnosi designers è stata quella di sfruttare i processi chimici che intervengono tra terra e metallo, per produrre l’energia sufficiente a far funzionare un orologio. Funziona senza dover utilizzare alcuna fonte di corrente esterna. Nasce così questo elemento d’arredo eco-friendly, che tra le altre cose produce ossigeno e aiuta a purificare l’aria dall’anidride carbonica.

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superfluo Ykra, gli zaini dal look retrò che amano l’ambiente e la libertà

Direttamente da un seminterrato di Budapest, con un grande desiderio di natura e libertà, misto alla nostalgia per gli oggetti quelli con l’anima dentro. Sono nati così i backpacks Ykra. Ispirati agli zaini da campeggio oldschool degli anni Settanta e a quel movimento hippie che amava riunirsi sulle montagne, per cercare la libertà di espressione che veniva soffocata nell’Ungheria urbana. Realizzati interamente a mano nel rispetto dell’ambiente, rappresentano un mix perfetto di fascino retrò e pregiata manifattura. Prezzo a partire da 98€ Brompton

Brompton, la bici pieghevole che non teme rivali

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Personalmente tutto iniziò con una vecchia Graziella che girava per il cortile. Storia comune dell’ingresso nel mondo delle biciclette pieghevoli. Poi tutto è cambiato e si è passati dal ferro pesante alle super pieghevoli moderne. Le hanno riproposte in tanti, ma nessuno le fa meglio di Brompton. Il primo progetto risale alla metà degli anni ’70 e oggi è la pieghevole per antonomasia, Made in UK. È composta da 1.200 pezzi, tre quarti dei quali sono fabbricati appositamente per la Brompton. Una garanzia di qualità e affidabilità dal design unico. Perchè perdere tempo a cercare parcheggio in macchina quando puoi entrare in ufficio direttamente in bicicletta?

i-Ride il mini skateboard elettrico sempre a portata di zaino

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Muoversi in città non sarà più un dramma con i-Ride, il nuovo compact skateboard elettrico dalle dimensioni talmente ridotte che può facilmente essere trasportato in un normale zaino. Si tratta di un concentrato di potenza e praticità, che può raggiungere fino a 30km/h di velocità e funziona anche in salita. Non fatevi spaventare dalle dimensioni ridotte, il corpo centrale è in alluminio super resistente e può sostenere fino a 120kg di peso. Unica controindicazione? Se sei un ritardatario cronico dovrai inventarti una nuova scusa. Prezzo a partire da $399

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EVENTI Autunno - Inverno 2017/2018

Moda

Mostre ed Eventi

NEW YORK: Fashion Week F/W 2018 febbraio 8 – 16, 2018

MOSTRA FRIDA KAHLO – OLTRE IL MITO Milano 01/02/2018 : 03/06/2018 VAN GOGH. TRA IL GRANO E IL CIELO Vicenza 04/10/2017 : 08/04/2018 GIANFRANCO FERRÉ. SOTTO UN'ALTRA LUCE: GIOIELLI E ORNAMENTI TORINO Dal 12 Ottobre 2017 al 19 Febbraio 2018 PETER LINDBERGH. A DIFFERENT VISION ON FASHION PHOTOGRAPHY Reggia di Venaria Reale (Torino) Dal 07 Ottobre 2017 al 04 Febbraio 2018 LADY DIANA UNO SPIRITO LIBERO Reggia di Venaria, Sale dei Paggi (Torino) 08/07/2017 - 28/01/2018 CARAVAGGIO EXPERIENCE 14/07/2017 - 28/01/2018 Reggia di Venaria, Citroniera delle Scuderie Juvarriane

LONDON: Fashion Week F/W 2018 febbraio 16 – 20, 2018 MILAN: Fashion Week F/W 2018 febbraio 21 – 27, 2018 PARIS: Fashion Week F/W 2018 febbraio 27 – March 7, 2018

Spettacoli Concerti FIORELLA MANNOIA IN TOUR IN ITALIA DAL 01/12/2017 AL 31/01/2018 FRANCESCO GABBANI 20 gennaio Firenze, Nelson Mandela Forum ANASTACIA 6 maggio Brescia, Gran Teatro Morato 7 maggio Roma, Auditorium Parco della Musica 9 maggio Bologna, Teatro Euro auditorium 10 maggio Milano, Teatro Ciak MICHELE BRAVI - ANIME DI CARTA IN TOUR IN ITALIA DAL 03/11/2017 AL 19/11/2017 PAOLA TURCI - IL SECONDO CUORE TOUR IN ITALIA DAL 13/11/2017 AL 14/12/2017 GIANNA NANNINI AMORE GIGANTE TOUR IN ITALIA 2017-11-30 Rimini RDS Stadium 2017-12-02 Roma Palalottomatica 2017-12-04 Assago (MI) Mediolanum Forum 2017-12-06 Firenze Nelson Mandela Forum 2017-12-07 Firenze Nelson Mandela Forum

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W O R L D

ROMA: VIRGINIA RAFFAELE DAL 28/11 AL 3 DICEMBRE 2017 Teatro Brancaccio (Roma) ROMA: LORELLA CUCCARINI LA REGINA DI GHIACCIO al Teatro Brancaccio Roma Dal 27/12/2017 al 07/01/2018 MILANO: LA GUERRA DEI ROSES AMBRA ANGIOLINI TEATRO MANZONI DAL 09/11/2017 AL 26/11/2017 MILANO: ALIS – LE CIRQUE WORLDʼS TOP PERFORMERS dal dal 23/12/2017 al 30/12/2017 TEATRO LA LUNA LAS VEGAS ZUMANITY BY CIRQUE DU SOLEIL MICHAEL JACKSON ONE BY LAS VEGAS CIRQUE DU SOLEIL BRITNEY SPEARS MARIAH CAREY MYSTERE BY CIRQUE DU SOLEIL CELINE DION

E V E N T S

C A L E N D A R


Eventi Gay NOVEMBRE ZURIGO Dal 10 al 12: Black Party Weekend - Mirror BUENOS AIRES 18: Gay Pride Orgullo Buenos Aires MIAMI Dal 23 al 27: White Party Week HONG KONG 25: Hong Kong Gay Pride DICEMBRE ROMA 1: AIDS Fighting Day – Europa Multiclub MADRID Dal 4 all’11: MadBear ROMA Dal 8 al 10: Fetish Pride Italia GENNAIO ASPEN Dal 14 al 21: Gay and Lesbian Ski Week AROSA Dal 20 al 27: Arosa Ski Week FORT LAUDERDALE Dal 20-27: Atlantis Caribbean All Gay Cruise

VANCOUVER Dal 21 al 28: Gay Whistler Ski Week PUERTO VALLARTA DAL 28 al 4 febbraio: Beef Dip Bear Week PLAYA DEL CARMEN Dal 31 al 5 febbraio: Arena Dance Music Festival FEBBRAIO NEW ORLEANS Dal 9 al 13: Gay Mardi Gras RIO DI JANEIRO Dal 9 al 14: Carnival rio FORT LAUDERDALE Dal 11 al 18: RSVP Caribbean Cruise SYDNEY Dal 16 al 4 Marzo: Mardi Gras AUCKLAND Dal 18 al 1 Marzo: Atlantis Auckland to Sydney Atlantis Cruise MIAMI Dal 28 al 6 Marzo: Winter Party Miami MARZO GRAN CANARIA Dal 2 all’11:

Carnevale SAN JUAN Dal 18 al 25: Atlantis Southern Caribbean Gay Cruise LES MENUIRES LES 3 VALLEES Dal17 al 21: European Gay Ski Week 2018 TIGNES Dal 18 al 24: European Snow Pride 2018 BERLIN Dal 28 al 3 Aprile: Easter Leather and Fetish Week APRILE NEW ORLEANS 1: Gay Easter Parade AMSTERDAM 14: Eurovision in Concert AMSTERDAM 27: Kings Day Amsterdam PALM SPRINGS 27 al 30: White Party Palm Springs TORREMOLINOS 29 al 6 Maggio: Delice Dream

Sport

Cinema E Teatro NOVEMBRE TAIWAN Dal 10 al 19: Taiwan International Queer Film Festival 2017 FIRENZE Dal 14 al 19: Mamma Mia! ROMA Dal 23 al 26: Modern Family 1.0 TORINO Dal 28 al 3 Dicembre: Mamma Mia! MONTREAL Dal 23 al 3 Dic: Image+Nation International LGBTQ Film Festival DICEMBRE ROMA Dal 6 al 7 Gennaio: Mamma Mia! MILANO Dal 13 al 18: Cats ROMA Dal 27 al 7 Gennaio: A Natale Divento Gay GENNAIO PALM SPRINGS Dal 4 al 15: Palm Springs International Film Festival 2018 MELBOURNE Dal 14 al 4 Febbraio: Midsumma Festival 2018

W O R L D

UTAH Dal 18 al 28: Sundance Film Festival FEBBRAIO SYDNEY Dal 15 al 2 Marzo: Mardi Gras Film Festival BERLINO Dal 15 al 25: Festival Internazionale del Cinema di Berlino MARZO MILANO DAL 2 al 18: Hairspray GUADALAJARA DAL 9 al 16: Premio Maguey LGBT Film Festival 2018 AMSTERDAM Dal 8 al 18: Amsterdam LGBTQ Film Festival 2018 MELBOURNE Dal 15 al 25: Melbourne Queer Film Festival 2018 ROMA Dal 15 al 25: La Bastarda di Istanbul ROMA Dal 20 al 4 Marzo: Hairspray BOSTON Dal 30 al 9 Aprile: Wicked Queer - Boston LGBT Film Festival 2018

E V E N T S

C A L E N D A R

GENNAIO DUSSELDORF Dal 5 al 7: Gay German Open 2018 APRILE ROMA Dal 27 al 29: RoMan Caput Mundi – Volleyball Tournament WELLINGTON, FL. Dal 5 all’ 8: Annual International Gay Polo Tournament

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VIAGGIO DELLE MIE BRAME

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er un crossdresser mettersi in viaggio non è cosa ovvia e a volte nemmeno piacevole. Il crossdressing non è accettato ovunque: in alcuni Paesi la società non è pronta ad accoglierlo e chi lo pratica rischia grosso in termini di incolumità; in altri è persino illegale, sicché ti puoi trovare la polizia che sgomma alle tue spalle, ti ferma e ti arresta, e non per trattenerti mezz’ora (che già sarebbe tutto meno che piacevole) ma proprio per chiuderti in galera, farti processare e detenerti a lungo. Esiste uno Stato, pensate, in cui per gli uomini che si mettono gli orecchini – solo quelli, non anche gonne e tacchi – è previsto un anno di prigione. Alla faccia della sostenibilità. Per cui, a differenza di tante altre categorie umane, i crossdresser, quando preparano la valigia, devono adottare precauzioni. La prima, e più ovvia, è informarsi. Se si viaggia all’interno dell’Unione Europea o dello spazio Schengen non c’è problema: almeno formalmente le discriminazioni da noi sono vietate. Idem per chi si reca nelle Americhe o in Australia e Nuova Zelanda. Ma se andate in Asia o in Africa, o in alcuni Paesi dell’est europeo, vi conviene proprio saccheggiare il web. La fonte ufficiale è il sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it, nel quale per ogni nazione sono riportati, alla voce Sicurezza, i suggerimenti in termini di abbigliamento, laddove ce ne siano. Purtroppo a volte ciò è insufficiente, perché noi crossdresser siamo una nicchia della nicchia e c’è chi, in perfetta buona fede, non pensa neppure di doverci informare. Nella scheda degli Emirati Arabi Uniti, per esempio, non si dice da nessuna parte che il crossdressing è illegale, semplicemente si “con-

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V I T A

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siglia” di attenersi alle norme di comportamento islamico. Allora suggerisco di andare su Google e digitare crossdressing seguito dal nome della città e poi dello Stato di destinazione (due ricerche separate). State pur sicuri che se ci sono pericoli, qui li sgamate tutti. Provate a scrivere crossdressing Dubai, per esempio: ne verranno fuori di ogni. E se non trovate nulla partite tranquilli, significa che non c’è rischio anche se il cosiddetto buon senso vi metterebbe in guardia. L’anno scorso andai in Turchia, Paese islamico in via di radicalizzazione, come si dice da noi. Google non dava controindicazioni al crossdressing e tuttavia partii timoroso, cercando di censurarmi per quanto possibile. All’aeroporto di Istanbul, durante i controlli prima del volo per Antalya, mi successe una delle cose più belle e a suo modo tenere che mi siano mai capitate. Attendevo che il mio trolley scorresse lungo il nastro della security, e quando fu il momento di prenderlo m’impacciai perché il tizio che mi stava davanti mi toglieva spazio. Ne venne fuori un piccolo ingorgo e un poliziotto venne da me: Excuse me sir…, iniziò a dirmi, ma si fermò subito. L’occhio gli cadde sui miei piedi smaltati di french, e così si corresse: Excuse me madam, could you please take your bag? I pregiudizi sono una trappola in cui tutti incappiamo. Per fortuna c’è stato Google, in questo caso, a togliermeli prima che partissi. Fu un soggiorno meraviglioso, come attesta la maschera di felicità che esibisco in questa foto, scattatami proprio in quell’occasione (da un fotografo mussulmano, prego notare). Stefano Ferri

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L A D I V E R SITÀ C O M E S C HE R N O, D I S C R I M I N A ZI ONE E D E MA R G I N A ZI ONE

Alessio Virgili

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o sappiamo bene noi della comunità LGBT, ma lo sanno bene anche coloro che sono identificati nella diversità a causa di limitazioni impattanti sul loro stile di vita, come nel caso della disabilità motoria o psichica. Vorrei focalizzarmi su un tipo di diversità che ancora oggi viene vista come una malattia mentale, nel suo significato più brutto che per molti eccepisce nel senso di “pazzia”. Le malattie mentali oggi appartengono, in forme diverse tra loro, ad una grande maggioranza di persone che spesso, a causa della disinformazione, non ne hanno coscienza. Tra queste patologie c’è il disturbo bipolare che, per chi ne è affatto, assume caratteristiche spesso invalidanti che portano all’emarginazione sociale del soggetto, a volte accompagnato da attacchi di panico e stati depressivi. Eppure la scienza considera questa patologia come tipica delle personalità cosiddette “geniali” di cui, non a caso, ne soffrivano personalità come Hemingway o Churchill. Il disturbo bipolare, o bipolarismo, è caratterizzato da gravi alterazioni dell’umore che causano a chi ne soffre emozioni molto contrastanti, passando da un delirio di onnipotenza e euforia a crisi di ansia e depressione, spesso anche nel giro di pochi istanti. Un aspetto che caratterizza questa patologia, oltre agli eccessi nei due estremi dell’umore, è anche la rapidità con cui le persone che ne sono affette alternano gli stati, passando dall’euforia alla depressione nel giro di pochi minuti. La bipolarità è una condizione psichica difficile che spesso richiede un percorso di guarigione difficile, sofferto e difficilmente completo. La cinematografia negli ultimi anni ha iniziato a raccontare storie legate a questa malattia.

Numerosi sono le pellicole come The hours, film in cui Nicole Kidman interpreta splendidamente la scrittrice inglese Virginia Woolf; Il cigno nero diretto da Darren Aronofsky nel 2010 nel quale Natalie Portman interpreta una ballerina di talento, ma mentalmente instabile; Il lato positivo del 2012 di David O’ Russel con Bradley Cooper che interpreta il ruolo di un uomo bipolare, il cui disturbo è emerso dopo aver scoperto il tradimento della moglie. E Mr Jones, pellicola del 1993, con Richard Gere nei panni del protagonista, una persona affascinante che vive tra euforia e disperazione; Il film Teneramente folle (2014) di Maya Forbes, con Mark Ruffalo, che tratta del rapporto tra un padre con disturbo bipolare e le sue figlie, mettendo in evidenza le emozioni delle bambine. La versione romanzata della biografia della regista stessa che con sua sorella China, hanno vissuto per un periodo sole con il padre affetto da disturbo bipolare. Quest’ultimo è un film molto importante che pone quesiti e propone risposte su cui riflettere attentamente: Cosa significa per i bambini vivere con un genitore affetto da un disturbo mentale? I figli si trovano immersi in una situazione che non comprendono pienamente con emozioni diverse, che oscillano dalla tenerezza alla paura. Emblematico è il titolo originale del film “Infinetely Polar Bear” che è tratto da una frase del film in cui la piccola Faith, spiega così agli amici la malattia del padre “mio padre è un Orso Polare”. Sono molti i personaggi famosi bipolari sia nel mondo della musica che del cinema. Tra questi troviamo Kurt Cobain dei Nirvana e Axl Roses dei Guns N’ Roses; nel cinema abbiamo Ben Stiller, Vittorio Gassman e Robin Williams, morto suicida nel 2014. Fra le star più famose anche Demi Lovato o persone entrate nella storia come Vincent Van Gogh, Virginia Woolf e Sir Winston Churchill.

C O N T R O E D I T O R I A L E

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VERSO UN VOTO ARCOBALENO CHE CONTI Alessandro Cecchi Paone

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a campagna elettorale è già iniziata da tempo, anche se mancano ancora alcuni mesi alle consultazioni politiche generali. Conviene prepararsi adeguatamente se vogliamo poter sperare che nella battaglia della propaganda, che si annuncia furibonda, ottengano un po’ di spazio anche i temi cari alla comunità glbtq e in generale a chi ha a cuore diritti e libertà civili. Non sarà facile, bisogna saperlo. Ci sentiremo dire, come sempre, che ci sono cose più urgenti e importanti da affrontare: disoccupazione, immigrazione, tenuta dell’Unione Europea. Ma è un’obiezione che è facile smontare. Le persone omosessuali chiedono infatti di essere prima di tutto cittadini con piena dignità e parità di diritti e di doveri. E dunque riguarda anche loro il tema della mancanza di lavoro, soprattutto per i giovani. Riguarda anche loro l’aspetto umanitario della gestione dei migrati. Soprattutto sono e devono essere

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in prima linea nella difesa dell’Europa, che ha avuto un ruolo insostituibile nel creare le condizioni di una vita quotidiana normale e civile per gay lesbiche e trans, così come nell’imporre finalmente all’Italia la legge sulle unioni civili. Ciò detto dobbiamo ricordare fin d’ora ai partiti e ai candidati che chiederanno la nostra adesione e il nostro voto di non dimenticare che sono rimaste in sospeso questioni importanti come le adozioni delle coppie di fatto, per esempio, è che ci aspettiamo, oltre alle quote rosa, il rispetto di quote arcobaleno nella compilazione delle liste. Infine, con un’attenzione a chi legge questa bella rivista perché ama viaggiare, fatemi ricordare che ognuno può e deve votare chi gli pare, guardandosi però da chi propone di rialzare muri e di tornare a limitare la libertà di circolazione di persone, merci e danaro. Saremmo i primi ad esserne colpiti e rigettati indietro di anni.

C O N T R O E D I T O R I A L E


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