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2° numero 2016 - Issue n° 16 -Travel & Lifestyle € 4,50 2° numero 2016 - Issue n° 16

Per lui, per lei, per te

Storia di copertina LA PINA Glamour SORGIVA Viaggi TEL AVIV PRIDE 2016 La mostra REVOLUTION Sfumature di grigio HUMPHREY BOGART Viaggi THAILANDIA Identity SHAKESPEARE TO SHAKSPEARE Pazzi per le serie ORANGE IS THE NEW BLACK Benessere AQUALUX HOTEL SPA SUITE & TERME Gay Culture SAN SEBASTIANO


Visitate Zurigo. Scoprite la metropoli variopinta. Visitate zuerich.c om/lgbt e scopri te migliori le feste LGBT di Zurigo

Angel Black Party „Fallen Demons“ 2016 5 Novembre 2016, X-TRA, Zürich angels.ch zuerich.com/lgbt | #VisitZurich


SEMPRE FUORI Venite e unitevi alla festa. Si tiene ogni giorno dell’anno. Che siate qui per lavoro, per piacere o un po’ per entrambe le ragioni, Las Vegas sa come far divertire tutti.


2° numero 2016 - Issue n° 16 -Travel & Lifestyle € 4,50

Per lui, per lei, per te

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E D I T ORIALE S T OR I A DI C O PERTINA La Pina M OD A E TENDENZE Uomo, un inverno dai riflessi metallici Cara celeste nostalgia GL A M O U R Sorgiva C I N E MA L’estate addosso V I A GG I Rilassati, danza e ama: sei in Thailandia Baden Württemberg Dieci motivi per non perdersi il gay Pride di Zurigo Tel Aviv Pride 2016 Mgallery by Sofitel si rifà il look Friends & Thailand A RT E You say you want a Revolution B E N E SS ERE A q u a l u x H ote l S pa S uite & Te r m e E - B R E ZZE N e ro a me tà P E R L A G O LA Olio Da Vinci V I A GG I Novotel Live Cooking M O T O R I 2. 0 #Lovewins con Car2go M O T O R I Da parigi il futuro dell’auto PA Z Z I PER LE S ERIE Orange is the new black V I A GG I Milano & Verona le tappe imperdibili S F UM ATU RE DI G RIG IO Humphrey Bogart GAY C U LTU RE San Sebastiano B E N E SS ERE L’Inferno addosso I D E N T ITY Shakespeare is love V I TA D A C RO S S DRES S ER Niente è come appare WH AT ’ S APP? E L OGIO DEL S U PERF LU O WH AT ’ S INN? L’O V E TTO DI C O LO MB O Rachele a Diletta, sul podio con limpidezza WOR L D EVENTS C ALENDAR 2016/2017 C ON T RO EDITO RIALE Unioni civili: una vittoria S O M M A R I O

2° numero 2016 - Issue n° 16 -Travel & Lifestyle € 4,50

SOMMARIO

Storia di copertina LA PINA Glamour SORGIVA ORGIVA Viaggi TEL AVIV PRIDE 2016 20 016 0 16 La mostra REVOLUTION Sfumature di grigio HUMPHREY BOGART Viaggi THAILANDIA THA AILA LAN LAN AN Identity SHAKESPEARE TO SHAKSPEARE Pazzi zi per le serie ORANGE IS THE NEW NE EW BLAC EW B Benessere AQUALUX HOTEL SPA SUITE & TERME Gay Culture SAN SEBASTIANO SEBASTTIAN IANO IA

Per lui, per lei, per te

Storia di copertina LA PINA Glamour SORGIVA Viaggi TEL AVIV PRIDE 2016 La mostra REVOLUTION Sfumature di grigio HUMPHREY BOGART Viaggi THAILANDIA Identity SHAKESPEARE TO SHAKSPEARE Pazzi per le serie ORANGE IS THE NEW BLACK Benessere AQUALUX HOTEL SPA SUITE & TERME Gay Culture SAN SEBASTIANO

Tanti contenuti enuti multimediali l d l aggiuntivi d disponibili one digitale per ogni device. nella versione

Q M AGAZIN E DIRETTORE EDITORIALE: Alessio Virgili CAPO REDATTORE: Letizia Strambi DIRETTORE COMMERCIALE: Andrea Cosimi a.cosimi@sondersandbeach.com GRAFICA E IMPAGINAZIONE: Monica Sotgiu IN REDAZIONE: Gerardo Abate, Eduardo Montiel Cerqueda SEGRETERIA DI REDAZIONE: Teresa Dalessandri HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Gianluca Miserendino, Veronica Colanero, Alberto Vita ARTE: Calogero Pirrera EDITORIALISTI: Alessandro Cecchi Paone, Paolo Colombo, Stefano Ferri FOTOLITO E STAMPA: Pixartprinting EDITORE: Sonders and Beach Italy s.r.l. Sede di Milano - Via San Gregorio, 27 - 20124 Iscrizione ROC Lombardia n. 21970 PUBBLICITÀ: www.q-magazine.it marketing@q-magazine.it

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L’ E TÀ DE LLA TE NE R E Z Z A

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onostante la logica ci suggerisca diversamente ci sentiamo sporchi, sbagliati, colpevoli. Un conflitto interno, che si consuma tra la nostra vera natura e il nostro retaggio culturale. Siamo davvero “anormali”. Non perché una “minoranza” sia realmente al di fuori dalla normalità, ma perché non viviamo noi stessi nella normalità. Così coloro che rappresentano la norma, non essendo abituati a vederci, ci considerano estranei alla normalità. Non ci sentiamo liberi di esprimere un affetto in pubblico. Quando nasce spontaneo il desiderio di tenerezza verso quello sguardo genuinamente sorridente, carico di dolcezza, di chi ha lasciato scoperte le proprie difese, della persona che amiamo, subito lo soffochiamo dentro di noi come un adolescente che tenta di nascondere con vergogna a se stesso i primi impulsi. Desiderare la spontaneità di prendersi sotto braccio mentre si passeggia sotto la pioggia o improvvisamente pronunciare le parole “amore mio” e “ti amo” in pubblico. Invece, il desiderio di un innocente bacio sulle labbra spesso si trasforma in una fredda pacca sulle spalle. E così, vestire gli abiti di qualcun altro nella “normalità”, non ci risparmia, nemmeno nel

privato, di provare imbarazzo verso noi stessi. Come un sortilegio che condanna il nostro vero “io” nell’oblio dell’incertezza, tra giusto e sbagliato. Un continuo interrogativo che ci rende eternamente insoddisfatti. Poi l’età giunge ad un punto in cui volgendo lo sguardo al passato, ci sembra più lungo di quanto non possa essere il futuro. La nostra vita ha necessità di assumere un qualche significato. Ci si chiede a chi resterà il frutto delle nostre gioie, paure, insicurezze e dei nostri sacrifici. Capiamo, allora, che nella vita, una stagione del tempo che ha una propria fine, è essenziale ad un certo punto avere qualcuno a cui poter affidare la staffetta del nostro vissuto. Fa parte dell’esistenza umana. Ma non appartiene a tutte le esistenze umane. In quello che può apparire un puro desiderio egoistico, si cela l’altruistico volere dei piani della natura, che spinge l’essere umano al bene. La natura non ha voluto che dall’amore tra uomo e uomo o donna e donna nascesse la vita, ma non ha impedito a queste coppie di donare amore. Purtroppo, l’arroganza umana è giunta alla cieca convinzione di possedere tutta la conoscenza, e preferisce privare dell’amore coloro che ne sono capaci.

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LA PINA Eclettica, originale e molto creativa. di Pino Gagliardi

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La Pina e Emiliano Pepe

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n autentico ed energico fiume in piena, un po’ naif e un po’ gangsta. La Pina è, indiscutibilmente, la speaker più amata d’Italia, la punta di diamante del palinsesto di Radio Deejay. Fa poche incursioni nel mondo televisivo, come quella in Pechino Express, il programma che le ha regalato “il più bel viaggio della mia vita” ci rivela ancora emozionata, forse perché il tutto è coinciso - per gli #sposini - con luna di miele con il suo Emiliano. È stata davvero così intensa questa esperienza? Sarò banale ma il viaggio di Pechino Express è stato una bomba! La Birmania è un paese straordinario; certo ho fatto quel viaggio in un modo che è speciale, che è quello di chiedere i passaggi, di poter dormire in casa delle persone del posto, quindi oggettivamente ne ho avuta una visione molto profonda e molto forte. Gli abitanti sono veramente meravigliosi, è proprio una Saint Honoré con tutte queste ciliegine, una roba di una bellezza immensa. Come in Vietnam che è un paese fatto di persone dolcissime e accoglientissime. Un viaggio che non ti è piaciuto? Le Filippine invece sono molto più dure, Manila forse è stata una delle città che mi ha scioccato di più, per la violenza e per tante altre cose.

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Quello che ricordi con piacere? Il Perù, anche quello un viaggio straordinario! Il Machu Picchu è una cosa bellissima però molto forte, anche per il fatto dell’aria rarefatta, sapete è una bella legnata per fartelo tutto! Sicuramente è un posto che va visto almeno una volta nella vita. In Europa mi è piaciuta molto Atene. Che tipo di viaggiatrice è La Pina? Pazzesca, una delle più brave, mi organizzo con largo anticipo, smanetto molto sul web per cercare le combo aereo/albergo ideali. In genere conosco quasi tutti gli alberghi delle città in cui sono andata, perché me li studio, guardo le tipologie delle camere, etc. Che tipo di viaggi ti piace fare? Ho due metodi di viaggio diversi: uno è quello per piacere, e uno è quello per SOS Villaggio dei Bambini che è un’associazione con cui collaboro da anni. Per piacere diciamo che per il 99% sono a Tokyo, mentre se ho poco tempo, magari un week end, scelgo qualche capitale europea. Come nasce il tuo amore per il Giappone? Ci vado da quando ero piccola, perché i miei ci lavoravano negli anni ’80 e ho continuato ad andarci con una certa regolarità.

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La Pina con Diego in Giappone

È diventata, quindi, una grande passione per cui ho sempre voglia di andarci, c’è chi ha il mal d’Africa io ho il mal di Tokyo (ride). Come prepararsi quindi a un viaggio in Giappone? Intanto a marzo esce il mio libro sul Giappone, quindi, io direi innanzi tutto di partire da lì. Documentarsi prima: Tokyo non è una città dove arrivare e poi sbattere la testa così a caso, è una città complessa, piena di contraddizioni ma estremamente affascinante, i giorni non bastano mai per vedersela tutta... è per questo che poi uno ci ritorna, ci ritorna e ci ritorna. È una nazione forte: per certe cose è delicata, per altre è un paese che si ferma quando fioriscono i ciliegi, è un popolo che si ferma a guardare i petali dei fiori, insomma questo la dice lunga su chi sono. Dall’altra parte i giapponesi sono molto diversi da noi, sono molto puliti, sono educati, tutto funziona e questa cosa che tutto funziona, e che nessuno ti dà fastidio, nessuno ti deruba, nessuno ti frega, mi consente di sentirmi in una condizione di vacanza… è un posto che mi fa ricaricare le “batterie del cervello”. Qualche consiglio per chi ha “voglia” di Giappone? Conoscere le sue due facce: quella della tradizione, quindi i templi, per esempio il tempio Meiji a Yoyogi Park ma anche Shibuya che è la parte più tecnologica, la parte più “di struscio”, con continue proposte di immagini, di

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ci sono da ospitare. I bambini ospitati da quel momento diventano tutti fratelli e si tenta di formare una nuova famiglia; dove si ricostituisce la famiglia, si ricostituisce anche la possibilità di vivere bene. All’interno di questi villaggi vengono aperte delle scuole in modo tale che ci sia interazione con il resto della comunità e spesso anche ambulatori medici che vanno dal dentista al pediatra. Personalmente mi sono impegnata per far attivare dei servizi per rimanere in contatto con le famiglie d’origine sia come supporto psicologico sia come supporto economico per uscire dalla povertà.

La Pina con i bambini di “Sos bambini onlus”

suoni, la contemporaneità di rumori, sapori e luci. Questa è una cosa che di solito genera un fortissimo stimolo per il cervello perché il fatto che tu ti muova in maniera completamente diversa dal solito rappresenta già di per sé un viaggio.

Qual è il viaggio che ti piacerebbe fare e che non hai ancora fatto? Il giro del Giappone a piedi! È una cosa faticosissima, mi piacerebbe cominciare ad aprile e finire, tipo, a giugno.

Fobie da viaggio? Sinceramente no, forse gli alberghi brutti sono la mia fobia, andare in un albergo brutto, ma a Tokyo è impossibile, sono tutti belli! Mi danno fastidio i ritardi, mi danno fastidio i contrattempi, quello molto… però appunto, forse sarà per quello che mi piace il Giappone! Qualche gesto scaramantico prima di partire? Nessuno! Mi piace fare la valigia in un certo modo, con tutte le cose divise, in bustine, borsine, molto ben organizzate,   la copertina da portarmi in aereo, la crema abbronzante, cioè sono molto “accessorize”, sono una ragazza kitsch. Cosa non deve mancare mai nella valigia de La Pina? Delle copertine morbide, io ho sempre nella mia valigia questi straccetti, che hanno l’odore di casa e di mio marito (Emiliano Pepe ndr); perché mi piace molto viaggiare ma allo stesso tempo sentirmi anche a casa. Raccontaci dei tuoi viaggi di solidarietà… Tutto è iniziato con SOS Villaggio dei Bambini, il fondatore è austriaco, costruiscono villaggi che sono in tutti il mondo e solo in Italia ce ne sono sette. L’idea è quella di costruire dei veri e propri villaggi, fatti di casette, in ognuna di queste vengono sistemati 8, 10 bambini a seconda di quanto sono poveri e di quanti orfani

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UOMO, UN INVERNO

DAI RIFLESSI METALLICI di Veronica Colanero

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inalmente l’uomo di questo inverno sarà forte, deciso e non passerà inosservato. Le nuove tendenze ci descrivono uomini protagonisti, impazienti di mettersi in mostra, non più attraverso piccoli dettagli, ma urlando la loro presenza. Abiti ed accessori, collaborano sostenendosi a vicenda per creare il prossimo futuro della moda maschile. Riflessi futuristici dalle tonalità fredde, caratterizzano le giacche metalliche di Calvin Klein Collection e Versace. Contraddistinte da dettagli opachi che ne esaltano le forme e il carattere, sono sempre abbinate a pantaloni sportivi o dal taglio elegante, ma a condizione che i tessuti siano opachi. D’obbligo la t-shirt bianca per completare il look. E se il capo-spalla è così forte e d’impatto, più sobri sono gli accessori che l’uomo abbinerà. Il backpack sarà in scale di grigio o in nero. Non più indossato sulle spalle, ma trasportato a mano come se il tragitto da percorrere non fosse poi così lungo. Per Armani sarà tono su tono, rigorosamente abbinato ai colori degli abiti che l’uomo

Calvin Klein Collection

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Armani

Louis Vuitton

indosserà, mentre lo usa per definire e sostenere il carattere dell’outfit. L’uomo esploratore di Louis Vuitton, indossa invece una moderna visione dell’iconico Monogram. Rinnovato nei colori, dai toni del grigio e del nero, nasce il già richiestissimo Monogram Eclipse. Ma il prossimo Autunno-Inverno 16/17 non sarà solo caratterizzato da contrasti nei colori e materiali, anche le più tradizionali tecniche saranno abbinate a nuove tendenze. I ricami saranno un obbligo e non importa in quali materiali, conteranno i colori perché il loro compito sarà quello di arricchire e fortificare i look. Gucci e Dries Van Noten creano con questi degli stili assolutamente casual e ricchi. Abbinano le giacche ricamate di filo o di paillette a camice dai colori accesi e a pantaloni dai toni calmi. Diversa è l’interpretazione dell’uomo Valentino. Le borchie, che ormai da anni sono diventati elemento irrinunciabile della maison, delineano e arricchiscono con disegni il completo da uomo. Giacca e pantalone rigorosamente abbinati, ma con dovuta energia.

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Valentino

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Cara celeste nostalgia

Miu M iu

di Veronica Colanero

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on agiremo in modo complesso, ma semplice, quasi naturale usando anche un po’ di positiva nostalgia. È questo che ci attende per il prossimo autunno/inverno. Simbolo di giovinezza e libertà, il giubbotto di jeans torna a bussare alla porta del nostro guardaroba. Creato con uno dei materiali più puri, il cotone, è perfettamente adatto all’autunno, la stagione che ama sentirsi indefinita. Se il materiale è

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proletario, il modo di indossarlo può definire una personalità chic . Basti pensare alle grandi dive che ne hanno fatto un capo iconico negli anni. Taglie rigorosamente over indossato su maglioni fantasia, da Au Jour Le Jour, passando per Balenciaga a Miu Miu, questo capo viene completamente riadattato alle nuove tendenza FW 16/17 riempiendo le passerelle di nuove interpretazioni.

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Fendi

Lanvin

Burberry B Vivienne Westwood

Fendi, Burberry e Lanvin ravvivano ravvi i fashion-show lasciando libere le rockstar assolute della prossima st stagione. Le extra-strap, must che arricchiranno e vizieranno noi e le nostr nostre borse nel prossimo Autunno-Inverno. Aspettatevi arcobaleni che prenderanno prenderan vita dai più vivaci, inaspettati colori e materiali. Fasceranno e animeranno i nostri out���ts, rallegrando anche le più grigie giornate. In assoluto contrasto, alla più confortevole confortevo e democratica tela denim, la stagione in ascesa ci trascina in un mondo fatto ddi riflessi. Shine resta tra le tendenze più forti della stagione. Vivienne Westwood e Dolce & Gabbana all’interno delle loro collezioni ne inseriscono decisi e definiti tocchi mai banali. Con molta discrezione, quasi come fossero piccoli dettagli preziosi li abbinano a shorts e gonne. Il risultato, una femminile esplosione di luc luce che ne esalta ancora di più l’essenza.

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Sorgiva Fotografo: Gianluca Fiore Sito: www.g-kuks.com Instagram: g.kuks Modello: Giulio Nardozzi Modella: Giulia Presti

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L’ESTATE ADDOSSO

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Scava da sempre nell’intimo dei rapporti di coppia, ma stavolta Muccino ci mette di fronte un quartetto in cui gioca con equilibrio la stabilità dei due ragazzi gay. Offrono la “casa” aprendo le porte alla libertà, nella città che ne è l’emblema: San Francisco.

ph. Andrea Maddaluno

Di Letizia Strambi

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ph. Andrea Maddaluno

ph. Andrea Maddaluno

SAN FRANCISCO

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opo aver parlato di ogni declinazione possibile dei rapporti amorosi e umani Gabriele Muccinao si cimenta in una storia omosessuale. La colonna sonora del film è di Jovanotti e, come negli altri film , (basti pensare alla Carmen Conosoli de L’ultimo Bacio) ha un ruolo pari a quello dei personaggi. Tanto è vero che la scena fulcro del film ha come sfondo San Francisco all’alba, bella come mai con il sottofondo di “Welcome to the world”, una canzone composta da Jovanotti e interpretata da Jack Jaselli. Al Festival del Cinema di Venezia Muccino ha spiegato che, in pratica, è stata la canzone a fargli venire voglia di fare un film. Al centro del film un’estate “che rappresenta uno stato dell’anima, in cui qualcosa cambia e non tornerà mai più come prima. Non importa a che età questo accada” racconta il regista. Quindi non a caso la coppia omosessuale che vive il suo amore come rifugio e libertà viene scelte quale pilastro per aiutare l’altra “non

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È la città che Gabriele Muccino ha visitato quando per la prima volta è arrivato negli Stati Uniti. Ama San Francisco in modo particolare per la sua “liberalità” che incarna il vero sogno americano, “più di ogni altra città americana”. Ha girato qui anche La ricerca della Felicità. Per premiare questa sua scelta, la San Francisco Travel Association ha anche promosso un contest per vincere un soggiorno a San Francisco in occasione dell’uscita del film assieme con Kaplan International e Visit California.

coppia” a guardare la propria vita secondo una nuova prospettiva. Il cambiamento è quello di quell’estate in cui ci accorgiamo che le nostre pulsioni sono per una persona dello stesso sesso, e affrontiamo la nostra famiglia che pur sembrando tanto “aperta” alla fine trova comunque difficile l’accettazione fino in fondo. Il cambiamento ci porta in una nuova città, a fare un giro in bicicletta, a guardare un panorama mai visto, a giocare con un cane, a scegliere nuove strade lavorative. “Ogni viaggio è un’iniziazione a un’altra forma di vita- spiega Gabriele Muccino - una possibilità di rimettersi in gioco, di far crollare pregiudizi e buttare via qualche parte di sé. Per esempio, io in inglese non balbetto. In America nessuno sa che sono balbuziente. Appena torno in Italia, ricomincio. La mia balbuzie è figlia della mia insicurezza, che ha radici nella mia adolescenza solitaria”. Siamo lontani degli ultimi film “statunitensi” cui ci ha abituato Muccino, come La ricerca della Felicità, ma ogni regista ha bisogno anche dei suoi piccoli film, piccole poesie, che descrivono nuove prospettive. Questa storia riporta in vita il fanciullino interiore di Gabriele. “È una storia di formazione, un viaggio esistenziale nelle coscienze e nel futuro dei personaggi”. “Gli adulti vedranno il film pensando a una pellicola per ragazzi e scopriranno invece che si parla di loro: è un’età che tutti abbiamo vissuto e portiamo dentro”. “Ho impiegato tutta la vita a dimostrare a me stesso che io sono migliore di come mi pensano gli altri - ha concluso il regista - è una battaglia mai finita. In pratica, passo il tempo a convincermi che gli altri hanno torto. Ma chi vince la battaglia con la coscienza ha vinto la guerra dell’esistenza”.

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ph. Andrea Maddaluno

“Ho impiegato tutta la vita a dimostrare a me stesso che io sono migliore di come mi pensano gli altri�


RILASSATI, DANZA E AMA:

sei in Thailandia Di Letizia Strambi

Doi Inthanon, Chiang Mai

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Phuket-Laem Phromthep

NON CI SONO DIFFERENZE Basta fare una passeggiata nel mercato dei fiori di Bangkok per capire che in Thailandia il concetto di discriminazione non esiste. Orchidee di tutti i tipi e sorrisi di ogni genere. Subito si incontrano persone gay lesbiche, transgender e queer, che sfuggono anche a una “classificazione” perché qui sono semplicemente persone, e non perché sono accettate, ma perché sono ”esseri umani” e non fa alcuna differenza il loro modo di vestirsi, esprimersi e, meno che mai, le loro scelte sessuali. Il benvenuto che si ha in Thailandia è il più caldo e accogliente tra i Paesi orientali. Ladyboys e Katoey lavorano negli spettacoli, ma anche al mercato, al museo, ovunque, senza che nessuno alzi il sopracciglio quando li vede. Quindi la Thailandia è in assoluto un Paese estremamente sicuro per chiunque voglia mischiarsi tra le persone del luogo. Non a caso si chiama “la terra del sorriso”. Tuttavia è importante il senso del pudore, il rispetto per chiunque, quindi risulterebbe strano, ad esempio, se due persone si baciassero in pubblico, sia etero che omosessuali, o che arrivassero in sauna senza asciugamano. Ricordate, anche se ci sarà chi farà intendere il contrario, che in Thailandia fare sesso con un minore di 18 anni è un crimine punito severamente. Bisogna avere 20 anni per accedere a un bar ed esibire un documento di identità.

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COSA PROVARE Le mete gay sono in tutto il Paese: Bangkok, ma anche Pattaya, Koh Samui, Phuket e Chang Mai. È quasi impossibile andare in Thailandia senza includere nel tour il suo mare e le spiagge meravigliose. Superata la folla di quelle più famose (come quella di The Beach a Phi Phi Iland), se ne possono trovare ancora di inesplorate in arcipelaghi da togliere il fiato. La Thailandia è ricca di siti archeologici, templi e palazzi meravigliosi, e anche nelle regioni più remote del Nord, ai confini con il Laos, si può essere accolti con grazia anche negli agriturismi trovando sparse per la campagna le meraviglie della cultura orientale e buddista. Chi pone particolare attenzione alla cucina, troverà qui un cibo delizioso e vario, aperto a gusti gradevoli anche in occidente, con migliaia di sfumature di sapore dovute alla millenaria attenzione ai dettagli in cucina. Infine il benessere fa parte integrante della cultura. Il massaggio thai è sicuramente uno dei più diffusi al mondo, ma è da provare nel paese di origine. Non avrete problemi per massaggi in coppia, ma ricordate sempre l’estremo rispetto per la persona che opera il massaggio, considerata, soprattutto se esperta, al pari di quello che per noi sarebbe un professore di livello universitario.

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Bangkok Silom Sathorn area

BANGKOK Bangkok è una delle capitali più belle del mondo con un importante scenario LGBT. È una città vibrante e piena di colori. Ogni anno si svolge il grande raduno del Gay Pride Bangkok associato recentemente al Songkran Thai New Year che si celebra il 13 aprile. Sono tre giorni di pura festa. Di giorno, ci si incontra a Lumphini Park e ci si rilassa immersi nel verde (dopo aver visitato, se volete, i meravigliosi palazzi e templi). Di notte ci sono divertimenti di ogni tipo, locali ultramoderni, grattacieli illuminati, mercatini, e una gastronomia eccellente dallo street food ai ristoranti gourmet. Le zone predilette dal turismo LGTB a Bangkok sono tra Silom e Sathorn nel distretto finanziario che si trasforma di notte in un dedalo di locali. Altro distretto della gay life è Siam Lumphini, il centro della città, piano di centri commerciali (non dimenticate di portarvi una valigia aggiuntiva per lo shopping che farete inevitabilmente). Nell’area di Silom, facilmente raggiungibile con lo skytrain, ci sono bar, ristoranti e discoteche. Gli hotel gay friendly sono il Trinity Silom, vicino al Gay Sauna Mania, una delle più famose della città, The Heritage Bangkok, il Residence Hotel Silom, Bandara Suites Silom, il FuramaXclusive Sathorn Hotel,

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Furama Silom 8 con Rooftop Pool, il Mandarin Hotel, il Siri Sathorn Hotel, il Silom Serene Hotel, il Siam Heritage Boutique Suite, il Tarntawan Place, il Raya Surawoong Hotel, il Pinnacle Lumpinee Hotel, l’Holiday Inn Express Bangkok Sathorn. Nel quartiere di Siam Lumpini - l’hub della città moderna, dei grattacieli, di bar e dei grandi mall come Paragon, Siam Center, MBK - troviamo invece il Novotel Bangkok, il Siam@Siam design Hotel, il Mercure Bangkok Siam Hotel, l’Holiday Inn Express Siam Hotel. La sauna più famosa della città è Babylon si trova in quest’area a South Sathorn www.babylonbangkok.com. È dotata anche di un B&B

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Chon Buri-Ao Pattaya

e di una palestra per chi volesse rimanere al centro della gay life per tutto il soggiorno. Ci sono poi luoghi preposti per chi volesse andare oltre le manipolazioni del massaggio thai. Uno di questi è l’Adonis Massage dove tutto avviene in piena sicurezza e trasparenza. La discoteca imperdibile è il DJ Station Club, un luogo gayfriendly e estremamente sicuro, ma sono molto trendy anche il G.O.D. (Guys On Display) e il 9 Night Club. Tra i bar-ristoranti il The Balcony Pub è uno dei più apprezzati dalla community. PATTAYA Un luogo di vacanza e divertimento. Qui è stata eletta Miss International Queen. Le Drag queen sono qui meravigliose e non potete perdere i loro show che trovate ovunque nel Paese ma a Pattaya in particolare, dove assisterete a veri e propri musical con costumi unici. Pattaya ha due zone gay: quella a sud più movimentata e piena di go go bar come il Soi Pattayaland 13/4, e quella in centro dove la vita è meno frenetica e gli ambienti gay friendly sono frequentati da tutti. Il locale più famoso è l’Alcazar www.alcazarpattaya.com con bellissimi ladyboys. Per ballare invece la discoteca XRay a Pattaya Nord. La sauna più frequentata è la Sansuk, anche guesthouse, tra Pattaya e Jomtien, www.sansukpattaya.com PHUKET Patong Beach è sicuramente una delle spiagge più famose dell’intera Thailandia, qui sorgono numerosi resort e hotel gay friendly

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Koh Samui

(tra questi l’Aquarius a pochi metri dalla spiaggia). A Patong si può fare una vacanza all’insegna del relax nei numerosi centri termali e massaggi, ma anche godere del divertimento notturno dei go go bar su Bangla road. KOH SAMUI Koh Samui ha nel quartiere di Chaweng, la sua area gay con una straordinaria vita notturna. Il Green Mango, è una discoteca tra le più note al mondo nella community gay, pur essendo aperta anche a frequentazioni eterosessuali. Ottima l’animazione dello Sweet Soul, gradito al popolo gay soprattutto per le serate a tema. CHIANG MAI È la capitale culturale del Nord della Thailandia. Qui vivono molti ragazzi gay spesso integrati nella vita agricola delle fattorie. Esiste una gay zone a Chang Pueak area nord della città con go go bar, karaoke e molti alberghi gay. Qui possiamo trovare locali storici come il G-Star Vintage e il See Man Pub, ma quelli più frequentati dai millennial sono il Warm up, il Monkey Club, il Tazzan Deang, il Sign in e l’Infinity, tutti eterofriendly.

CONTATTI www.turismothailandese.it Via Barberini, 68, Roma Telefono: 06 4201 4422

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Centro per l’Arte e la Tecnologia dei Media esterno

BADEN WÜRTTEMBERG

tra l’oro dei gioielli e quello delle birre artigianali La Città del Sole e quella dell’Oro, le vigne urbane e il verde dei parchi e della Foresta Nera. Scopriamo le tappe imperdibili in un breve tour alla portata di tutti. Di Gerardo Abate

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l Baden-Württemberg è la regione della Germania che confina con la Francia e con la Svizzera rappresentando un’enclave dorata: vanta il maggior reddito pro capite e il miglior sistema scolastico di tutta la nazione, oltre ad essere lo scrigno dove viene custodita, da oltre cinque secoli, la birra più pura del mondo.

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È qui che 189 case produttrici e 1500 diverse etichette artigianali si impegnano a garantire una birra genuina, di alta qualità, usando come ingredienti solo acqua, malto, luppolo e lievito. Senza aggiunta di elementi chimici, proprio come prevede il decreto nazionale sulla purezza della birra datato 1516 che festeggia quest’anno mezzo millennio. Non è un caso che si trovino in questa regione alcuni tra i birrifici storici tedeschi come il Brauerei Ketterer, il Brauerei Vogelbräu e l’Hoepfner, che conserva una delle ultime cantine di fermentazione all’aperto ancora attive. Iniziamo il nostro tour da due cittadine: Pforzheim e Karlsruhe meglio conosciute come

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COME ARRIVARE NEL BADEN-WÜRTTEMBERG: La compagnia aerea low cost Eurowings offre voli giornalieri per Stoccarda da tutte le principali città italiane, con tariffe Basic, Smart e Best per adeguare il volo alle esigenze di ogni passeggero. DOVE MANGIARE E DORMIRE: Pforzheim: Ristorante Ratskeller e Schlosskeller, piatti tipici in atmosfera distinta e informale. Royal Hotel, 4 stelle. Karlsruhe: Brauerei Vogelbräu e Hoepfner Burg, buona cucina locale con degustazione di birre premiate. Novotel Karlsruhe City, 4 stelle. Stoccarda: Leonhardts, ristorante moderno presso la Torre della Televisione. VfB-Clubrestaurant, specialità sveve dal contorno calcistico. Kronenhotel, 4 stelle.

Birrificio Ketterer, Pforzheim

GAYLIFE: Karlsruhe: Prinz S & Aquarium Sauna, gay bar e saunaland in Karlsruhe. Stoccarda: Kings Club, Gaytunnel & Subway U1, best gay dance clubs; Viva Sauna & Olympus Sauna per rilassarsi in ottima compagnia.

Stoccarda State Theatres

Christmas City Karlsruhe

la Città dell’Oro e la Città del Sole, entrambe a meno di un’ora da Stoccarda. Pforzheim è un piccolo centro caratterizzato da un’affascinante architettura in stile liberty dove tutto gira intorno all’arte orafa. Qui si trova lo Schmuckmuseum il museo del gioiello, un paradiso dorato con una collezione di 2000 pezzi originali e introvabili. Nato negli anni 60 raccoglie gioielli e amuleti da tutto il mondo e conserva come fiori all’occhiello opere di origine Etrusca e capolavori di designer italiani come Giò Pomodoro, Mario Pinton e Bruno Martinazzi. La Città del Sole, Karlsruhe, è famosa per la sua singolare forma a ventaglio che ha fatto innamorare il presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, a tal punto da sceglierla come modello per la costruzione di Washington D.C. È in questa città, tra le più assolate della Germania, che si trova lo ZKM – Centro per l’Arte e la Tecnologia dei Media – il più grande incuba-

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tore d’arte e cultura di tutta Europa. Un edificio moderno, nato dalla matita di Rem Koolhaas, dove, dal 1989, non solo si mette in mostra, ma si produce arte, in un contesto giovane (più del 40% dei visitatori ha meno di trenta anni) e in una continua evoluzione che ha l’attualità come chiave di interpretazione primaria. A chiudere il tour, Stoccarda, la capitale del Baden-Württemberg, con il verde dei vigneti che la circondano arrivando fin dentro alla città, e i contrasti architettonici tra gli edifici moderni -come il Museo della Mercedes- e quelli storici, come la prima Torre della Televisione mai costruita al mondo (1956). Qui il turista saprà apprezzare la piazza del Castello con la reggia barocca (Neues Schloss) e il castello vecchio (Altes Schloss), situati a due passi dal colorito mercato dei coltivatori e dalla galleria d’arte Staatsgalerie che ospita opere dal XXIV al XXI secolo. I più curiosi, amanti del trash d’autore, non potranno fare a meno di visitare il Museo del Maiale (Schweine Museum), dove oltre 50.000 maialini, tra salvadanai, peluche e ceramiche, sono stati collezionati in un ex macello dalla proprietaria Erika Wilhelmer, una simpatica signora dai capelli arancioni, sempre vestita pink, che sorride a tutti i visitatori della collezione di suini più grande del mondo.

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Dieci motivi per non perdersi il gay Pride di

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Zürich Tourism / Gaetan Bally

di Eduardo Montiel 1. L’integrazione è parte integrante della vita sociale. La città più grande della Svizzera e la più gay friendly. Zurigo è un luogo di pace in cui non ci sono pregiudizi riguardo l’orientamento sessuale. Ogni anno, dal 1994, questa città si riempie di colori per il Pride, quest’anno eravamo 9000 persone. Zurigo è quindi una città aperta a nuove correnti e all’avanguardia anche dal punto di vista dei diritti civili. Alla fine degli anni venti è iniziato il dibattito sulla liberta omosessuale. Durante la seconda guerra mondiale Zurigo è diventata pioniera per la legislazione in merito. Uno dei movimenti più importanti

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è stato quello del “Der Kreis”, “Il cerchio”, sviluppato nel Damen-Club Amicitia. 2. Passeggiare lungo lo “Zürisee”. Percorrendo le strade si sente un’atmosfera rilassata e piena di vita. Si arriva al centro passando per la chiesa di St. Peter, la più antica chiesa medievale della città. 3. Visitare antichi Bagni pubblici Frauenbad Stadthausquai (costruiti nel 1887) ad uso esclusivo femminile, ma vi possono entrare i bambini fino a 6 anni. Divenuti nel tempo un ritrovo per donne lesbiche e queer, sono oggi anche un punto di incontro dove si svolgono serate a tema.

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4. Conoscere la storia di Ganimede. Simbolo della città, la statua che rappresenta il giovinetto è stata realizzata per l’artista Hermann Hubacher. La figura mitologica è ritratta con un’aquila, infatti, secondo la mitologia greca, Ganimede fu rapito da Zeus trasformato in rapace, e portato nell’Olimpo come amante. Diversi artisti hanno rappresentato

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questa la leggenda omoerotica, tra questi: Antonio Allegri, Benvenuto Cellini e Michelangelo Buonarroti. 5. Scoprire dove è nato il dadaismo. Quest’anno Zurigo celebra i 100 anni dalla nascita del dadaismo e sono molti gli eventi dedicati nei locali e nei musei della città, anche in occasione del Pride. Il movimento antibellico creato durante la prima guerra mondiale ha interessato le arti visive, la letteratura, il teatro e la grafica. Il luogo dove si è sviluppato questo movimento era il Cabaret Voltaire, che per tutto l’anno ospita mostre ed eventi. 6. Prendere appuntamento per altre celebrazioni divertenti. A Zurigo si svolge anche la Street Parade un altro festival in cui etero e gay condividono la loro passione per la musica elettronica in uno dei maggiori festival europei. Durante lo Street Parade centinaia di migliaia di persone si riuniscono nelle strade insieme alle autovetture in movimento che suonano al ritmo dei Dj internazionali. Nel 2016 i partecipanti sono stati più di 1.000.000.

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PER SPOSTARSI

7. Incontrare un Vip. Quest’anno tra i testimonial del Gay Pride c’erano i Vengaboys. Magari vi vengono in mente per canzoni come “Up and Down”, “We like to party”, “Bom Bom Bom Bom” o “Welcome to Ibiza”. Come Dj Guest c’era Alex Lo, famoso nella comunità elettronica gay del Messico, di ritorno da Tel Aviv dove si era esibito con Eliad Cohen. 8. Una notte tra le più vive in Europa. La vita notturna a Zurigo durante il Pride è ricchissima. Ci sono diverse feste organizzate dalla comunità LGBT. Ricercatissimi i party degli “Angeles”. White Party e Kitsch Party sono immancabili per gli amanti del design “esagerato”. 9. Partecipare significa incontrare Kosta Kowatschew-Wyder la guida al Pride di Zurigo. Un volontario che vi farà atto conoscere i punti più caratteristici della città per un turista LGBT. Conosce tante persone e tutti i luoghi di tendenza di Zurigo. “Ask Kosta”, potrebbe essere lo slogan adatto al prossimo Pride. 10. Conoscere Alex Minsky. Sono già due anni che il modello, ex marine, partecipa al Pride in nome dell’uguaglianza, essendo un attivista dei diritti civili, e appoggiando, da etero, le campagne gay. Alex ha perso una gamba in Afghanistan, e dopo ha cominciato ad allenarsi intensamente, fino a riuscire ad avere un corpo scolpito perfettamente. Poi ha aggiunto diversi tatuaggi simbolici. Alex, originario della California ha posato per diversi fotografi come Tom Cullis e Michael Stokes.

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La ZürichCARD Uno strumento indispensabile per i turisti, consiste in un abbonamento per i mezzi pubblici, con facilitazioni per l’ingresso nei musei e numerosi sconti nei negozi. Per dormire Courtyard Marriot, Hotel gay friendly a nord della città, facilmente raggiungibile con i mezzi e dotato di un’area fitness sempre aperta. Per Bere Il Cranberry Bar. Da oltre 10 anni questo bar è ormai diventato un punto di riferimento per i gay. I cocktail sono colorati, con nomi divertenti e sapori impareggiabili. Per mangiare Il ristorante Volkshaus, aperto 100 anni fa, è tuttora un ristorante all’avanguardia. Situato di fronte alla piazza Helvetiaplatz nel quartiere di tendenza Zürich-West, serve piatti con carne o pesce fresco provenienti esclusivamente dalla Svizzera. Per Ballare La discoteca Heaven. Un riferimento per la vita notturna di Zurigo. La discoteca Kaufleuten, ben ubicata nella zona più movimentata di Zurigo. Potete trovare un po’ di tempo di attesa prima di entrare. Nell’area principale ritmo electro-pop con canzoni commerciali. Una seconda area è dedicata alla musica house, e poi l’area pop con gente di tutte le età dedicata ai successi internazionali.

Alex Minsky

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TEL AVIV PRIDE 2016

“G

un tour nella storia gay della città tra lotte del passato e un futuro arcobaleno conquistato a fatica. di Letizia Strambi

38 Scultura in piazza Gae Aulenti

uardiamo al Pride di Tele Aviv, uno dei più grandi del mondo, e ci meravigliamo che un tale bastione della libertà esista in una regione piagata da tanta intolleranza”. Così Hillary Clinton ha salutato il Gay Pride 2016 che ci ha visto partecipi con altre 200.000 persone di cui 35.000 turisti. Questo vi da la dimensione dell’attenzione mondiale rivolta a questo evento. Il tema di quest’anno era: “Le donne per il cambiamento”. Le donne come portatrici di pace e con un ruolo, diciamolo, a volte minoritario nella visibilità dei Pride mondiali. Non si è trattato quindi di un carro in più, ma di una consapevolezza del ruolo femminile in un momento di grande dibattito all’interno della community LGTB su alcuni temi caldi, come l’utero in affitto, che molte lesbiche femministe giudicano un abuso delle coppie gay maschili, soprattutto se abbinato a un pagamento. L’occasione è quella del dialogo, e come sempre parte dalla città che ha saputo più di tutte innovarsi: Tel Aviv. Israele ha investito mezzo milione di dollari in

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questo Gay Pride nella città giudicata la “più gaya del pianeta” dal Boston Globe. Tel Aviv è in un momento di particolare splendore al nostro arrivo: è stata selezionata come “Best Gay City da GayCities.com ed è una “delle mete perfette per lune di miele gay” secondo CNN. La città che non dorme mai ha bellissime spiagge estese, un dedalo di strade piene di negozi, parchi dove si vive e socializza, chioschi per cibi da strada e ristoranti. Gastronomia, architettura e moda hanno tratti orientali, ma al contempo europei ed arabi. La prima tappa ci porta a scoprire le ricchezze nascoste del distretto fashion: non tanto mall ma piccoli artigiani e miriadi di passamaneria. Qui scoviamo Kobi Levi, in un appartamentino umile si nascondono delle scarpe che sono dei veri e propri capolavori, opere d’arte. “Ho aperto un blog nel 2010 e Lady Gaga mi ha scoperto… Non so neanche io come, ha scelto le mie scarpe io gliele ho spedite e da allora è stato tutto in ascesa”. Il Pride di Tel Aviv ha anche il suo profumo by Our Studio: il Tournesol. Arancio e vetiver sono alla base. Inutile dire che è perfetto per uomo, donna e altre sfumature di gender. Poi è la volta dell’incontro con il fotografo di moda Ido Wolfman che ci mostra il suo tributo a Madonna e alcune foto scattate all’Evita locale gay di Tel Aviv noto in tutto il mondo.

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Il nostro tour parte da dove tutto ha avuto inizio in Nachmani Street 28 sede dell’associazione AGUDA, un edificio interamente dedicato alla community LGTB. Vi troviamo famiglie arcobaleno che portano i bambini a lezione di danza. “Non esiste in Israele una trasmissione televisiva o un telefilm senza una persona gay” ci racconta Shai Doitsh, la nostra guida volontaria. A Rothschild Boulevard tra le case in pieno stile Bauhaus si susseguono i caffè gay friendly. Scioglie i dubbi sullo stile Bauhaus, Patrimonio Unesco, il nostro Shai: “Se non fosse stato per queste case la città non si sarebbe mai sviluppata: questo stile architettonico aveva preso il via con il socialismo, quindi fu proibito in Germania una volta asceso Hitler, e i molti immigrati in arrivo in Palestina portarono la corrente artistica qui, arricchendola di balconi e finestre grandi per godere della luce del posto”. Per le strade di Tel Aviv si trovano molti militari, ma la nostra guida ci spiega il valore che essi assumono nel Paese, che va oltre la sicurezza. La leva in Israele dura un minimo di tre anni per gli uomini e due per le donne, ma di norma si rimane anche quattro o cinque anni. “È un modo di restituire al tuo Paese tutto quello che ti ha dato nella tua crescita; l’ammissione dei gay e dei transgender al militare ha favorito enormemente la loro integrazione”. “Mia madre quando mi ha visto partire per il militare, ha potuto dire alle sue amiche e vicine di casa, che suo figlio stava onorando lei e lo Stato di Israele” “Se non fai il militare non puoi accedere all’università e sei automaticamente escluso dalla società” “Per me, come per molti ragazzi, è il periodo più bello della nostra gioventù”. Ma come si è arrivati a questa uguaglianza? Non facilmente. Fin dal 1948 essere gay era illegale in Israele. I primi veri passi in avanti sono stati fatti nel 1965 quando sei persone uscirono allo scoperto come attivisti allo scopo far uscire la community alla luce. “Non possiamo nemmeno

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immaginare il coraggio di queste persone”. Nel 1970 il Parlamento era costituito da conservatori, per lo più immigrati russi, ebrei ortodossi, tuttavia una piccola opposizione di sinistra, nel 1988, fece passare la legge in cui era legale essere omosessuale. “Si trattava di un emendamento ad una legge fiume, che venne approvata alle 2 di notte (non si poteva lasciare l’aula fino all’approvazione), e credo che il conservatori capirono il cavillo la mattina dopo quando lessero i titoli delle le prime pagine dei giornali”. “Noi volevamo essere parte della società - racconta il volontario – e il secondo grande passo per l’integrazione lo abbiamo avuto nel 1994, quando il primo ministro, che aveva servito il Paese nell’Intelligence, fece in modo che a partire dal 1997 uomini e donne gay o transgender potessero accedere alla leva militare in qualsiasi ruolo”. Al centro della città lo Sheinkin Park da cui si dirama il Pride. Questo era posto dove le persone sceglievano di fare outing, e spesso anche esibirsi in occasione del Pride. Un’abitudine che si è perpetuata dal 1992, anno in cui fu stabilito che nessuno poteva essere licenziato perché gay, e se in un negozio fosse stato trovato il cartello: “vietato l’ingresso ai gay” il proprietario sarebbe stato perseguito nei termini di legge. Per le coppie omosessuali oggi esiste una sorta di certificato noto come Public Known, che dà tutti i diritti di una coppia similmente a quella sposata con diritto alla separazione stabilita in tribunale civile. Accoglienza prevista anche per gli ebrei del mondo che identificano in Israele la loro Patria. Lo stato provvede a vitto e alloggio per gli studenti, e dà anche un compenso, restituibile se si decide di rimanere, attraverso la leva militare e altre prestazioni lavorative. Il 25% della popolazione di Tel Aviv è gay e ci sono 27 eventi Pride in tutto Israele. “Si può dire

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superata la più grande paura del popolo ebraico: quella di non avere una discendenza, acuita ancor più dall’Olocausto” ci dice Shai. “Credo che questo fosse il problema più grande all’origine della ghettizzazione dei gay: la paura di morire soli; oggi invece possiamo essere ebrei e gay! Una vera liberazione, un fatto prodigioso se pensiamo che tutto ha avuto inizio dalla volontà di sei persone”. Su Hilton Beach sventolano i vessilli arcobaleno della comunità Lgbt, a pochi passi l’Hotel Carlton, dalla cui terrazza con roof pool è possibile cogliere con un solo sguardo tutta la città e il suo lungomare. L’ora del tramonto è piena di sportivi che si cimentano in qualsiasi declinazione di allenamento dai pattini al jogging, dai racchettoni al paddington, dalla bicicletta allo skateboarding. Per chi ha preferenze più colte il Museo d’arte della città è una tappa immancabile: vi accoglie subito Gustave Klimt, e due murales di Roy Lichtenstein. Nelle sale trovate una sezione importante di Art Nuveau, ma anche Picasso, Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Cézanne, Van Gogh, Matisse, Gauguin, Kandinsky, Mondrian, Modigliani, Braque, Mirò. Dominante il tema della memoria e della conservazione: un ebreo eccellente come Woody Allen direbbe che non potrebbe essere altrimenti.

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iccante

ollente

Un pizzico di piccante di qua, un raggio di sole bollente di là. La temperatura dei sensi sale nelle cucine di Gerusalemme e cresce ancora di più sulle spiagge di Tel Aviv. Appena 45 minuti di distanza da una città all’altra, meno di 4 ore di volo da casa. La temperatura può iniziare a salire già adesso.

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LA COLLEZIONE MGALLERY BY SOFITEL SI RIFÀ IL LOOK

con la ristrutturazione di Papadopoli e Cerretani © Paolo Garlando

Il marchio upscale del gruppo AccorHotels rinnova le sue strutture a Firenze e Venezia.

Hotel Papadopoli Venezia MGallery by Sofitel

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Gallery by Sofitel è una collezione di boutique hotel dedicata agli amanti della vita, della letteratura e della cultura. Ogni hotel MGallery by Sofitel conduce gli ospiti in un mondo diverso, che si tratti di un’epoca passata, un’oasi nascosta o uno spettacolare paesaggio naturale. Ogni hotel MGallery by Sofitel ha la particolarità di offrire agli ospiti un Memorable Moment, un’esperienza esclusiva legata alla storia dell’hotel e alla cultura locale. A Firenze, nel cuore del quartiere di San Lorenzo, troviamo l’Hotel Cerretani MGallery by Sofitel, base ideale per un viaggio culturale

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nel capoluogo toscano sulle orme di Donatello, Botticelli, Leonardo e Michelangelo. Recentemente ristrutturato, l’elegante quattro stelle è situato nei pressi del Duomo, delle Cappelle Medicee e della Basilica di Santa Maria Novella. Eleganza e charme contraddistinguono le rinnovate aree comuni e il winebar Michelangelo, luogo ideale per gustare i sapori della tradizione toscana accompagnati da un’attenta selezione di vini regionali. Per il loro Memorable Moment gli ospiti dell’Hotel Cerretani Firenze MGallery by Sofitel hanno la possibilità di compiere una speciale visita

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© Edmondo Angelelli

© Paolo Garlando

© Edmondo Angelelli

Hotel Papadopoli Venezia MGallery by Sofitel

Hotel Cerretani Firenze MGallery by Sofitel

dell’Antico Setificio Fiorentino. Il tour guidato della bottega è un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta della storia della seta tra pregiati tessuti prodotti artigianalmente, antichi telai di Sette e Ottocento ancora in funzione e l’unico esemplare di macchina per la lavorazione della seta creata da Leonardo Da Vinci. A Venezia l’Hotel Papadopoli MGallery by Sofitel riflette negli arredi l’eleganza e lo splendore del XIX secolo con vista sul Canale dei Tolentini e sui Giardini Papadopoli. Il Ristorante è all’interno dell’incantevole giardino d’inverno recentemente rinnovato e propone ricette tipicamente veneziane. L’hotel gode di una posizione centrale invidiabile, vicino al Canal Grande e al Ponte della Costituzione di Calatrava che collega l’hotel con Piazzale Roma e la stazione ferroviaria di Santa Lucia. Questo hotel per la sua ristrutturazione e gli arredi si è avvalso del lavoro di artigiani e di materiali veneziani (a partire dalle magnifiche stoffe). Il Memorable Moment dell’Hotel Papadopoli MGallery by Sofitel consiste in un giro in gondola di oltre mezz’ora che si conclude con una degustazione al bar dell’hotel sulle orme di Corto Maltese, per assaggiare il cocktail della casa, il Corto Maltese, omaggio all’eroe dei fumetti nato dalla penna di Hugo Pratt.

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Hotel Cerretani Firenze MGallery by Sofitel

HOTEL CERRETANI FIRENZE MGALLERY BY SOFITEL Via De Cerretani, 68 50123 Firenze Tel. 055 238 1301 E-mail: H1539@accor.com Web: www.sofitel.com/it/hotel-1539-hotel-cerretanifirenze-mgallery-by-sofitel/index.shtml HOTEL PAPADOPOLI VENEZIA GIARDINI PAPADOPOLI S.Croce, 245 30135 VENEZIA – Tel : (+39) 041 710 400 e-mail: H1313@accor.com Web: http://www.sofitel.com/it/hotel-1313-hotelpapadopoli-venezia-mgallery-by-sofitel/index.shtml

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FRIENDS & THAILAND È stata la mia personale “Bangkok Express”. Con Mario e Tommaso, due fantastici amici, abbiamo deciso di partire alla volta della Thailandia, per vivere insieme un’avventura indimenticabile. di Antonio Palmentieri

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on appena scesi dall’aereo ci si accorge che a Bangkok, la capitale, si può fare qualsiasi cosa, dalle visite ai templi allo shopping sfrenato. A circa 70 km dalla capitale, infatti, si trovano le rovine della città più antica della Thailandia: Ayutthaya, Patrimonio dell’Umanità Unesco e un posto che va assolutamente visto almeno una volta nella vita. La regione a Nord, più affascinante è Chiang Mai, Mario, Tommaso ed io abbiamo viaggiato in bus di notte per raggiungerla (sta a circa 700 km). Esistono, infatti, autobus che somigliano a un hotel che forniscono un bagno, un letto e una cena.

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Salendo sempre verso nord, ci siamo addentrati in una zona in cui gli elefanti e gli esseri umani sono tutt’uno con l’ambiente. A dorso di elefante abbiamo fatto un giro tra i monti Doi Suthep. Gli elefanti si sono immersi da soli nel fiume Ping, dove hanno iniziato a giocare tra di loro con l’acqua coinvolgendo inaspettatamente anche noi, che in pochi minuti ci siamo ritrovati a giocare con loro in uno dei pomeriggi più strani e divertenti della mia vita. Il giorno siamo andati ad ammirare le tigri e a conoscere le famose donne “giraffa”, una tribù di origine birmana. Queste donne, rifugiatesi in Thailandia nel 1990 a causa di un conflitto con il regime militare birmano, sono

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le ultime rimaste al della loro stirpe. Indossano grandi anelli di ottone intorno al collo fino dall’età di 5 anni. A ogni compleanno ne aggiungono uno, fino ad arrivare a 20 anelli per un totale di 5 chilogrammi di peso. Con un volo interno, ci siamo poi diretti verso il sud per andare a Phuket. Qui è possibile vedere spiagge da sogno tra le più belle al mondo, tra cui ricorderò di sicuro Bang Tao Beach, Panwa e Paradise Beach. La Thailandia è un luogo dove la natura, gli animali e gli esseri umani formano un tutt’uno in armonia.

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The Beatles Illustrated Lyrics, ‘Revolution’ 1968 by Alan Aldridge © Iconic Images, Alan Aldridge

YOU SAY YOU WANT A REVOLUTION.

Records and Rebels 1966 - 70

Victoria and Albert Museum di Londra di Calogero Pirrera

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Poster for The Crazy World of Arthur Brown at UFO, 16 and 23 June, by Hapshash and the Coloured Coat, 1967, London (Michael English & Nigel Waymouth) Photograph © Victoria and Albert Museum, London

The Souper Dress, 1966, Photograph © Kerry Taylor Auctions

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ella forza iconoclasta dei movimenti di protesta del famigerato ’68 si è già troppo parlato, così come di alcune pretese troppo idealistiche che si sono trasformate in mere illusioni. Quello che ci resta oggi, e questa mostra permette una valutazione meno sommaria del fenomeno, è una cultura che spazia dalla comunicazione all’arte, che seppur nata come protesta, è diventata in breve un canone. “You Say You Want a Revolution” cantavano i Beatles proprio in quel fatidico anno, l’esplosione di una rivoluzione che quasi cinquanta anni dopo può, nel bene e nel male, far sentire ancora il suo effetto, avendo in qualche misura partecipato ai netti cambiamenti della mentalità del mondo occidentale dopo il risveglio dall’austerità del dopoguerra. Visitando la mostra si noteranno innanzitutto i riferimenti al momento storico che incarnò questa rivoluzione, così come si evidenzieranno le nuove idee politiche legate ai diritti civili, al multiculturalismo, all’ambientalismo, all’antimilitarismo, alla sessualità o alla critica al consumismo. Si ripercorreranno i luoghi delle tappe fondamentali di un percosso (dal 1966 al 1970) che da Carnaby Street a Londra, sinonimo di club e controcultura, ci porterà fino alle

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Anti-Vietnam demonstrators at the Pentagon Building, 1967, Photo by Bernie Boston The Washington Post via Getty Images

proteste parigine del maggio ’68 e ancora fino al celebre festival di Woodstock del 1969. Più di 350 oggetti tra fotografia, poster, letteratura, musica, design, cinema, moda, ma anche feticci come una lista della spesa scritta dietro le barricate durante i disordini studenteschi del 1968 a Parigi, un raro computer Apple 1, o abiti e cimeli di artisti come John Lennon, Jimi Hendrix o Mick Jagger. E proprio la musica, che ha avuto un ruolo centrale in questa “controcultura”, si potrà ascoltare con le tecnologie innovative delle cuffie Sennheiser. Il suono sarà integrato con video, immagini in movimento e spettacoli di luci psichedeliche, creando un’esperienza audiovisiva coinvolgente e dinamica. L’esposizione è completata da interviste a icone del periodo come Yoko Ono, Stewart Brand e Twiggy, e da pellicole cinematografiche come 2001: Odissea nello spazio (1968) e Easy Rider (1969), capolavori a dire il vero di valore diseguale, ma entrambi rappresentativi di un mondo che stava cambiando.

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Djinn Easy Chair, designed by Oliver Mourgue, manufactured by Airborne, 1963, Photograph © Victoria and Albert Museum, London

YOU SAY YOU WANT A REVOLUTION. RECORDS AND REBELS 1966 – 70 a cura di Geoffrey Marsh e Victoria Broackes Victoria and Albert Museum di Londra 10 Settembre 2016 - 26 febbraio 2017 www.vam.ac.uk

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AQUALUX HOTEL SPA SUITE & TERME Wellness con il personal trainer, depurazione con l’aufgussmeister, e tour con guida in bici per degustare i vini sulle rive del Lago di Garda.

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l paradiso è facilmente raggiungibile e chi lo ha scoperto cerca di tornarci. Parliamo dell’Aqualux Hotel Spa Suite & Terme, un’oasi di benessere sul Lago di Garda. Una Spa da 1000 metri quadri con un’ampia zona relax, completata da tre saune, un bagno turco, un calidarium e un’esclusiva Private Spa sono il punto di forza dell’Hotel dove l’acqua ha un ruolo dominante replicato in ogni ambiente. Oltre alle piscine termali esterne, Aqualux è dotato di: una piscina interna, una vasca con cascata d’acqua, postazioni, percorsi, nicchie e lettini con idro e aeromassaggio, doccioni cervicali e piastre ad aria, una vasca idromassaggio sospesa, accessibile attraverso un ponticello dal piano sovrastante la piscina, arredato con graziosi salotti. Inoltre, per chi avesse già visitato l’hotel di Bardolino, ci sono piacevoli sorprese e novità.

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Il Centro Fitness è stato totalmente rinnovato e ingrandito. Si affaccia sull’incantevole corte interna dell’hotel immersa nel verde ed è equipaggiato con attrezzature cardio e isotoniche di ultima generazione. A disposizione degli ospiti un personal trainer che, senza costi aggiuntivi, crea una scheda di allenamento personale destinata a coloro che scelgono Aqualux Hotel Spa Suite & Terme per i propri soggiorni. Due i filoni proposti dagli istruttori: stretching e core training. “La nostra filosofia - spiega il sales manager Riccardo Gentile - è incentrata sul wellness a tutto tondo, per questo abbiamo deciso di differenziarci con una cura sempre più esclusiva della persona”. Aqualux è anche l’unico Hotel del territorio del Garda ad essere dotato di un maestro di Aufguss, il rituale in uso tra chi fa la  sauna.

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Consiste nel versare di colpo dell’acqua mescolata ad essenze aromatiche o balsamiche sulle pietre della stufa, in modo da produrre un forte getto di vapore molto caldo e impregnato delle essenze. L’Aufgussmeister aumenta lo stimolo termico con colpi di asciugamano indirizzati verso le persone. Ci sono alcune mosse classiche come l’Herumwirbeln  (elicottero), l’Herunterschlagen  (colpo secco dall’alto al basso) e il  Damenspende  (colpetti dal basso all’alto). Le essenze più usate sono il limone, l’arancio, la  cannella, la  lavanda, il  pino, l’eucalipto, la menta e le spezie orientali. Ne viene utilizzata una diversa per ogni versamento. Il rituale crea una sintonia profonda, emozionale e sensoriale tra chi dona il calore con movimenti coinvolgenti e chi lo riceve. Un rituale Aufguss significa vivere l’intima e straordinaria esperienza del calore. Il corpo segue il ritmo dei movimenti eleganti dei “maestri” e delle loro sferzate di calore. I “tocchi” d’aria calda, manovrati con un telo, sfiorano la pelle enfatizzando un’esperienza percettiva profonda, che esalta il benessere. Si assapora fino in fondo il senso di pace e leggerezza con il successivo corretto raffreddamento del corpo e la fase di relax accompagnata da tisana o infuso caldo, frutta fresca e frutta secca. L’Aqualux Spa è particolarmente accurata per il percorso guidato detossinante e purificante, con scrub al sale o al caffè, seguiti da bagno turco, sauna finlandese e poi il trattamento di punta di questo periodo: il candle massage. Un’esperienza polisensoriale, un massaggio specifico al burro di karitè sciolto direttamente in una candela, studiato dalla beauty manager di Aqualux per distendere i muscoli ed allentare le tensioni. Trae le sue origini dalla filosofia Ayurvedi-

ca, disciplina secondo la quale corpo e mente sono strettamente legate, quindi il massaggio non solo rende la pelle più bella ed elastica, ma stimola i sensi, rilassa la mente e lo spirito. Tra i massaggi di coppia gay è uno dei più richiesti. Aqualux Hotel Spa Suite & Terme è anche e soprattutto un punto di partenza per diversi tipi di esperienze sul territorio. Tra le ultime novità la bike experience: una gita in bici a misura di ospite, costruita secondo i suoi gusti ed esigenze. Ad esempio, si va alla scoperta dei vini bianchi verso Lugana, o dei rossi nella Valpolicella. 45 km al massimo per una gita di 6 ore circa con guida. Le coppie gay apprezzano in modo particolare queste uscite che aiutano ad approfondire la conoscenza del Garda, e uniscono il piacere dello sport agli stimoli olfattivi e del gusto.

AQUALUX HOTEL SPA SUITE & TERME Via Europa Unita, 24/b 37011 Bardolino (VR) - Italy Tel. +39 045-6229999 Fax +39 045-6229900 info@aqualuxhotel.com

B E N E S S E R E

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NERO A METÀ

da Mastroberardino il blanc de noir che omaggia Pino Daniele di Gerardo Abate Piero Mastroberardino

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ero a metà è una singolare lla scoperta da aggiungere subito alla pr proria personalissima n carta dei vini. Si tratta di un curioso esperimento e portato avanti dalla famiglia fa Mastroberardino, s che ha saputo unire re in una sola bottiglia bo il prodotto dell’esperienza za e della tradizione diz e lo spirito innovativo di sperimentaziosp ne, n con una dedica speciale allaa grande gr musica napo nap apo napoletana di Pino Daniele. Nero a metà è il frutto della vinifi vin nificcazione in bianco dell’Aglianico e riporta alla a luce un antico progetto di famiglia che pone pon one enfasi e sulle doti di grande versatilità di questo que uesto nobile n vitigno. Piero Mastroberardino Mastroberardi dino , 41 anni, Ordinario di Economia e G Gestione delle Imprese nell’Università ità ddegli li St Studi di Foggia ed erede della più antica vinicola della Campania, racconta come ca casa ea di produrre un blanc de noir con le uve l’idea l’A dell’Agninico sia venuta a papà Antonio, il mad casa Mastroberardino, che già negli anni stroo di ant testò per la prima volta le potenzialità ottanta l’A dell’Aglianico in versione bianca. c Dall colore paglierino tenue con riflessi grigi, est vino è caratterizzato da un profumo parquesto cola ticolarmente elegante con ampie e complesse ote floreali or note ben legate a delicate note fruttate. Fres , sapido s Fresco, e deciso, dal retrogusto minerale,

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si accompagna splendidamente a piatti di pesce ma può rientrare perfettamente in una vasta gamma di abbinamenti più ricercati, con carni bianche e paste dal condimento leggero. Il nome è un omaggio al Nero a Metà della musica italiana, Pino Daniele e all’album della sua consacrazione e affermazione come cantautore a livello nazionale. Quel disco che dal 1980 è simbolo del sound inconfondibile dell’artista partenopeo, diventato una icona per la sua capacità di saper fondere sonorità blues, rock, jazz tipiche della black music con l’immancabile tradizione della scuola napoletana. Un disco all’interno del quale scorrono insieme la lava del vesuvio e l’acqua del Mississippi, non a caso la rivista Rolling Stones ha inserito l’album Nero a Metà al sedicesimo posto nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre. L’azienda agricola Mastroberardino, attiva da oltre dodici generazioni, si trova in Irpinia nel cuore delle terre di provenienza del Taurasi DOCG, dove oltre a portare avanti le proprie ricerche e sperimentazioni sull’Aglianico, produce tutti e tre i migliori bianchi della zona: Falanghina, Greco di Tufo e Fiano di Avellino.

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OLIO DA VINCI

tutti a scuola di Extravergine di Gerardo Abate

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a storia dell’Olio da Vinci suggerisce un nuovo modo di intendere l’olio di oliva, con un atteggiamento che punta alla scoperta dei benefici per la nostra salute, legati al consumo di un prodotto genuino che nasce con l’intenzione di celebrare millenni di tradizione tenendo uno sguardo rivolto al futuro. L’idea che ha dato il via al progetto da Vinci è stata quella di onorare gli ulivi che da migliaia di anni offrono in dono il proprio prezioso succo. Da qui l’obiettivo di elevare l’olio extravergine di oliva al posto che si merita, quello di protagonista tra i prodotti alimentari in grado di promuovere uno stile di vita sano. Il consorzio da Vinci insegna che un buon olio di oliva è un elemento di base della dieta mediterranea, famosa per essere una delle diete più salutari al mondo. Si tratta del più nobile dei grassi vegetali, ricco di omega-3 e omega-6; acidi grassi essenziali, utili per contrastare l’invecchiamento delle cellule, impossibili da sintetizzare per il nostro organismo, che devono essere assunti attraverso la nutrizione. L’olio extravergine di oliva fornisce il colesterolo buono, riduce il rischio di infarto e diabete e se usato regolarmente diventa una ottima strategia di prevenzione antitumorale, inoltre grazie all’alto contenuto di squalene è anche un ottimo protettivo per la pelle. Secondo la legge italiana un olio di oliva può definirsi Extravergine se possiede un livello di acidità inferiore allo 0,8%, valore che assicura la qualità minima di categoria. Dietro l’Olio da Vinci si cela lo spirito di tre imprenditori agricoli nel cuore della Toscana, in un paradiso disegnato da uliveti sulle colline del Montalbano, che uniscono la comune passione per la terra e per l’ulivo, per creare un prodotto salutare di qualità superiore. Ottenuto solo tramite processi meccanici utilizzando esclusivamente le olive migliori, con il sogno di costruire un mondo migliore attraverso l’educazione all’uso di cibi salutari.

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Il sapore al palato celebra l’unione dei tre elementi fondamentali, ovvero delle migliori cultivar locali -Moraiolo e Frantoio- con il territorio e il clima del Montalbano, creando un risultato che non è possibile trovare da nessun’altra parte al mondo. Per ottenere questo risultato le olive vengono raccolte a mano al momento giusto e lavorate entro 12 ore dalla raccolta, per garantire l’assoluta conservazione del prodotto che si traduce in un livello di acidità inferiore allo 0,2%. I tempi sono cambiati e allo stesso modo anche l’olio di oliva è cambiato, al giorno d’oggi un Extravergine di alta qualità è un prodotto che negli ultimi seimila anni non è mai stato così buono. Per questo motivo deve essere usato in cucina non come un ingrediente di contorno ma per esaltare e combinare profumi e sapori, creando interazione tra tutti gli ingredienti. Una cucina salutare, con ingredienti di qualità, è molto più facile di quanto non sembri.

PROFILO ORGANOLETTICO Di colore verde tipico fresco di frangitura, si apre al naso con note fruttate intense e connotazioni erbacee. Fluido e avvolgente al palato, con amaro e picante netti e ben dosati e gusto vegetale di carciofo. (www.oliodavinci.it)

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NOVOTEL LIVE COOKING: al via il primo format di lezioni di cucina in live streaming su Facebook Prevista una Social Dinner per le persone che seguiranno il contest sulla pagina Facebook di NovotelHotels.it

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i sono luoghi in cui si può vivere, oltre che soggiornare, luoghi dove fare incontri di lavoro, rilassarsi degustare cibo di qualità: i Novotel sono questo tipo di luoghi. Il marchio midscale del gruppo AccorHotels, leader mondiale nel settore alberghiero, in questa visione, ha creato il primo format di lezioni di cucina in live streaming – visibile direttamente sul canale Facebook della catenaper promuovere assieme all’enogastronomia, da sempre al centro dell’identità del marchio, anche una nuova dimensione dell’ospitalità dove l’hotel diviene anche luogo di intrattenimento e socializzazione. I protagonisti di Novotel Live Cooking sono Erica Liverani, vincitrice di MasterChef Italia e Alessandro Vannicelli, food blogger e autore web, fondatore di schisciando.com. Durante il live streaming sulla pagina www.facebook.com/NovotelHotels.it Erica realizza passo dopo passo una ricetta per ogni lezione, con ingredienti stagionali ed un particolare focus sulle materie prime. La community di Novotel può seguire il live cucinando assieme ad Erica, interagendo live con domande, curiosità e commenti a cui si risponde in tempo reale grazie ad Alessandro. Il prossimo appuntamento sarà il 28 novembre alle ore 20.00, per seguire la diretta basta collegarsi alla pagina Facebook Novotel (https://www.facebook.com/NovotelHotels.it). Il percorso social-gastronomico si concluderà a dicembre con una “social dinner” al Novotel Milano Linate con una serata tutta da scoprire in compagnia di Erica e Alessandro.

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Alessandro Vannicelli e Erica Liverani

CON NOVOTEL, ACCORHOTELS LASCIA GLI OSPITI LIBERI DI GODERSI APPIENO IL PROPRIO SOGGIORNO Novotel Hotel, Suites & Resorts propone, attraverso un’offerta multiservizio, viaggi su misura per clienti business e leisure: camere spaziose e flessibili, una cucina equilibrata 24 ore su 24, sale riunioni, personale attento e pro-attivo, spazi dedicati ai bambini, una lobby multifunzionale e aree fitness. Con PLANET 21, il programma di sviluppo sostenibile di AccorHotels, Novotel si impegna per il pianeta. Novotel offre oltre 450 hotel e Resort in 61 paesi, idealmente situati nel cuore delle principali città internazionali, nei quartieri commerciali e nelle principali mete di svago. AccorHotels, operatore alberghiero leader mondiale, è presente in 94 paesi con 4.000 hotel. http://www.novotel.com/it/

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Pensavate di conoscere tutta la storia?

The Untold History Da Nerone a Michelangelo, vi racconteremo la storia che per troppo tempo è rimasta nascosta‌

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#LOVEWINS CON CAR2GO Car 2Go è attentissima alle tematiche arcobaleno e anche in Italia cerca di applicare metodi di promozione sempre dinamici, graditi a un pubblico che ne segue la filosofia vicina alla sharing economy e ne predilige il comodissimo metodo di spostamento.

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ar2go si è sempre schierata a difesa dei diritti dei gay, prendendo parte a diverse iniziative, come il Gay Village e Italian Gaymes a  Roma, e partecipando a numerose Pride Parade svolte in diverse città europee. In quanto a spirito di libertà car2go si è sempre dimostrata all’avanguardia e favorevole ai cambiamenti. Non poteva quindi perdersi l’occasione di partecipare alla prima unione civile gay di Roma. Gli sposi erano Raffaele Villarusso, di 43 anni e Luca De Sario, 30 anni, e la macchina scelta dalla coppia era una car2go. Un giorno storico per la community gay di Roma che aspettava nella piazza michelangiolesca del Campidoglio Raffaele e Luca pronti a coronare il loro sogno. Molto emozionati, vestiti allo stesso modo, sono arrivati con una smart car2go con gli sportelli personalizzati: “room for two, any two” da una parte e “Raffaele&Luca, #lovewins” . La sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha celebrato l’unione nella Sala Rossa del Campidoglio dichiarando: “E’ un momento importante. Nasce

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una nuova coppia e una nuova famiglia. Questa è la sfida che vi accingete a intraprendere. Vi auguro una vita intensa. Andate avanti a testa alta con forza e divertitevi”. “È una forte emozione. Questa legge ci rende tutti uguali. Bisogna avere il coraggio di essere felici”. Ha aggiunto Raffaele al termine della cerimonia. “Abbiamo messo nero su bianco – ha commentato Luca – Ora siamo una famiglia, come lo eravamo già nella realtà di tutti i giorni”.

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DA PARIGI IL FUTURO DELL’AUTO: sarà elettrico, connesso, a guida autonoma di Alberto Vita

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gli italiani piacciono le auto con supporti per l’ausilio alla guida, magari con un motore elettrico a supporto di quello termico o con un sistema di navigazione e infotainment sempre connesso. Ma, da sempre contano anche i cavalli sotto il cofano, i sedili super comodi, i sistemi audio di marca e, soprattutto negli ultimi anni, a possibilità di personalizzare l’auto Un vero e proprio trend modaiolo ribadito anche al recente Salone de l’Automobile di Parigi, dove noi di Qmagazine abbiamo visto le auto del futuro. Tra le auto elettriche ve le vogliamo segnalare una cattiva, filante, da super weekend (non troppo lontano...) ovvero la BMW I8 limited edition, la supercar Plug-in Protonic Dark Silver. E poi, per fine settimana più tranquilli, ma sicuramente più lontani, la Opel Ampera-e, un’auto a cinque posti iperconnessa che stupisce con

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ben 500 chilometri di autonomia e che inizia a far concorrenza alla regina delle auto elettriche, alla californiana Tesla, creatura di Elon Musk, che propone ad oggi due supercar: un Suv,  il Model X, con 7 posti e apertura ad ali di Falco delle porte posteriori, e la Model S, anch’essa una supercar sportiva dalle perfomance sorprendenti. Per chi predilige la personalizzazione alle emissioni zero, c’è DS, il brand premium del gruppo Peugeot-Citroen, che non ha posto limiti alle possibilità di fare propria l’auto con Commande Spèciale. Viene creata da Madame L. che ridisegna secondo i gusti dei clienti in un atelier dove lavorano insieme designer e artigiani, le Ds3, 4 e 5 della Casa francese.  La Volkswagen a Porte de Versailles ha portato una serie di auto elettriche, tra cui la Golf con autonomia di 300 km Olà concept ID, che sta

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per Iconic Design. La Opel ha svelato la Ampera-e, un’auto a cinque posti iperconnessa che stupisce con ben 500 chilometri di autonomia, mentre Mercedes per stessa ammissione di Eugenio Blasetti, pr del marchio, questo è “un Salone di svolta: siamo partiti per primi a vendere un’auto elettrica nel 2007 con la Smart e oggi lanciamo un marchio nuovo che al pari di Amg, indicherà chiaramente che cosa offriamo. Si tratta di EQ, intelligenza elettrica, e sotto questo ombrello venderemo anche offerte di accumulatori, che servono per ricaricare velocemente le auto”. Inoltre, da chi domina da anni la Formula Uno, non poteva mancare una ipercar, “presto lanceremo una ipercar da sogno che unirà i due mondi, Formula Uno e uno o più motori elettrici”. Infine, essendo a Parigi, non poteva mancare  la  Renault, pronta a dedicare un intero grande spazio alla sua vasta gamma di auto elettriche, dalla Zoe alla Twizy, alla Leaf della sua alleata Nissan, nonché dei concept che stupiscono. Insieme alla vicina Citroen.

E se la  Tesla  non è più una novità, anche se qui presenta la Model S restilizzata, la X sport e mostra l’intero sistema di propulsione a “nudo” nel suo stand (in attesa della Model 3), Jaguar Land Rover  scopre le sue future carte elettriche mettendo in bella vista nel suo stand la nuova monoposto di Formula E. Dai costruttori giapponesi e coreani la solita ondata di ibride, con Kia, Hyundai, Lexus e Toyota che, naturalmente nei saloni come questo porta anche la sua tecnologia all’idrogeno. La bella notizia è che Kia ha annunciato che dal 2018 non venderà più auto a gasolio.

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ALFA ROMEO GIULIA VELOCE Tra le poche note italiche al Salone c’è stata la nuova segmento D del Biscione che ha preso la denominazione “Veloce”, nata nel 1956 con la Giulietta e che da allora identifica le versioni più sportive e distintive del Biscione. Disponibile in abbinamento ai due nuovi propulsori costruiti in alluminio – il 2.0 Turbo benzina da 280 CV e il 2.2 Diesel da 210 CV - a loro volta accoppiati a un cambio automatico 8 rapporti ed all’inedita trazione integrale Q4 studiata per dare il massimo in prestazioni, efficienza e sicurezza. Anche la Veloce è proposta con l’allestimento Business AE, studiato dalla Casa per le aziende.

Alfa Romeo Giulia Veloce

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ORANGE IS THE NEW BLACK

Una serie che incolla allo schermo e che si rivede più volte volentieri per capire le dinamiche dell’universo femminile, la fragilità della nostra anima, le reazioni all’inesorabilità del fato di Letizia Strambi

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i avviciniamo alla quinta stagione e giugno sembra lontanissimo. La quarta è finita con la morte di uno dei personaggi più puri e positivi: l’innocente Poussey, e forse gli autori si trovano costretti a scelte sempre più crude per descrivere la vita nel penitenziario femminile di Litchfield. Basata sull’autobiografia di Piper Kerman, Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison, OITNB ha decretato parte della fortuna di Netflix, essendo un prodotto originale. Gli autori che lavorano per Jenji Kohan, ideatrice della serie, hanno approfondito i personaggi a livelli introspettivi inediti per altre serie, pur prendendo in prestito schemi preesistenti, come

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quello di Lost, in cui, in ogni puntata, ci sono i flashback per scoprire la vita passata di ogni personaggio del dramma corale. Di un umorismo graffiante e raffinate sfumature nei dialoghi Orange Is The New Black ci fa capire che nessuna è innocente, ma tutte hanno motivi per essere lì, spesso decretati da un destino avaro di speranze. Piper, la protagonista interpretata da Taylor Schilling, una bionda fine, di famiglia borghese, bisessuale, si trova in prigione per essersi innamorata di Alex (Laura Prepon) una sexy bellezza anni cinquanta, trafficante di droga. Ha dieci anni per rifarsi una vita con il fidanzato Larry Bloom (Jason Biggs), ma viene sca-

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Pensi al bene del mondo con il culo al caldo sul parquet, facile per te e Madonna” le fa osservare una compagna di cella. Lo staff del penitenziario vive le stesse iatture delle prigioniere: una serie di fallimenti personali conducono a una vita di piccinerie e infelicità, e spesso le vendette si consumano in abusi di potere che essi subiscono per primi, ricattati da mogli avide, direttrici corrotte, detenute scaltre. Una società matriarcale di guerriere pronte a vendere un’amica per una coperta, e masticare peperoncino per fare una crema contro il mal di schiena per una nemica. Per chi guarda l’empatia con le prigioniere è immediata e totale. I veri nemici diventano quindi non le guardie, non quelle contro cui combatti per una doccia, per un pasto, per un assorbente, ma quelli di fuori: la madre snob, il fidanzato che si sposa la tua migliore amica, il marito picchiatore che ti brucia il negozio, il compagno spacciatore che mette incinta un’altra e se la porta a casa tua. Una serie che ci fa abbassare il braccio con cui scaglieremmo una pietra, che ci incolla allo schermo dal primo episodio, e dona un quadro meraviglioso della magia del femminino, quasi al di là del luogo in cui è ambientato, il cui paradigma è l’estremo, il forzato, che ci regala una spremuta di realtà, l’essenza di ciò che può essere una donna.

raventata nella realtà della prigione, dove immediatamente tira fuori la sua anima grintosa. Si trova sempre in mezzo a conseguenze gravi per atti quasi involontari. I suoi “non l’ho fatto a posta” hanno ripercussioni nella vita altrui e lei li paga amaramente. Tutto il mondo affettivo femminile e le sue problematiche, le sua fragilità, la sua forza, le sue sfumature sessuali, sono analizzate nel ventaglio dei numerosi personaggi. Chi assume il ruolo di madre protettiva e dura come Red (Kate Mulgrew), inflessibile con chi si droga, capace di sopportare la crudeltà della sconfitta e risalire la china con le ossa spezzate. O Miss Claudette, pronta a uccidere un vecchio che aveva approfittato di una delle sue figliole. Poi ci sono coloro che una madre la cercano da sempre come Suzanne “Occhipazzi” Warren interpretata da Uxo Aduba, lesbica, un po’ ritardata, adottata da una famiglia bianca che avuta una figlia naturale si stanca di lei, Dayanara (Dascha Polanco), madre delle sue sorelle fin da bambina, Lorna che sogna di sposarsi. La queer Lea DeLaria interpreta invece Big Boo una lesbica maschio, con un’adolescenza infernale. Persino le apparentemente innocue, come Erica Yoga Jones (Constance Shulman), sono dentro perché per un attimo sono sfuggite alla propria coscienza rivolta al bene, ubriacandosi. C’è sempre qualcuno pronto a farti osservare che non sei così “pulita”. “Quanti neri poveri fanno yoga Erica?

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MILANO & VERONA

le tappe imperdibili Un tour con Quiiky assieme a un gruppo di giornalisti stranieri di riviste gay: ecco quello che gli è piaciuto. di Letizia Strambi

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IL CASTELLO E LA PIETÀ Il Castello Sforzesco nasconde una delle più belle sculture al mondo, la Pietà Rondanini di Michelangelo. Molti credono che Michelangelo vecchio non avesse fatto in tempo a finire la scultura, ma questo solo in parte è vero. Se nelle prime opere come la Pietà di San Pietro, la grandezza è tutta rivolta al futuro, con una Maria bambina che tiene il peso del dolore, della nascita e della morte, in una perfetta visione di compiuto, finito, in questa scultura si ritrova tutto il dramma di Michelangelo anziano. Un uomo che viveva di contrasti: il suo anelito a Dio, e il peso del suo corpo umano, cui sono dovuti i peccati, gli eccessi, la materia all’origine della tentazione. Dov’è dunque l’anima di Michelangelo, il suo amore puro? Nella natura stessa del marmo da cui lui vorrebbe far uscire il pensiero, l’anima che ha dentro, ma non ne può essere capace fino in fondo, perché la materia non rende lo spirito così come lo abbiamo dentro. L’ULTIMA CENA Molto meglio viveva la sua omosessualità Leonardo, era mentore del suo Salaì che lo face-

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Pietà Rondanini - Michelangelo

artiamo con un grande ago e un insieme di colori, un tributo alla città di Milano in piazzale Cadorna. Nella scultura di Claes Oldenburg si racchiudono diversi significati, i colori delle linee della metro, l’arcobaleno simbolo di accoglienza di tutte le diversità che sono confluite nella città, l’ago che ricorda la sartorialità, l’artigianato e soprattutto la moda che da sempre sono il tessuto connettivo della città. Il richiamo a Leonardo nella città è immediato, perché la sua sorte fu legata a doppio filo a quella del Principe Sforza, che rese grande Milano al tempo in cui Firenze era resa grande dai Medici, Roma dai Papi, Ferrara dagli Este. Leonardo arrivò qui con i suoi lunghi capelli a suonare il liuto, ma in cuor suo aveva ben altri intenti. Il suo desiderio era quello di una gigantesca statua equestre, ma anche di studiare, sperimentare, inventare. Divenne ben presto lo scenografo di feste inimmaginabili dove si muovevano pianeti in quadri astrali con centinaia di comparse.

Ultima Cena - Leonardo

va impazzire. Un po’ modello, un po’ allievo, un po’ compagno a bottega. Gli piaceva così com’era si ispirò con ogni probabilità a lui per il San Giovanni del Cenacolo. Se il mondo di Leonardo è unità geometriche e infinito, quello di Salaì e caos e leggerezza. LA VIGNA DI LEONARDO Quando nel 1495 Ludovico il Moro assegna a Leonardo l’incarico di dipingere un’Ultima Cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, la chiesa che medita di trasformare nel mausoleo del proprio casato, gli Sforza, concede a Leonardo la proprietà di una vigna estesa per poco più di un ettaro. Leonardo dopo aver lavorato una giornata alla pittura la sera passava alla sua vigna. Nell’aprile del 1500 però le truppe del re di Francia sconfiggono e imprigionano il Moro e anche Leonardo lascia

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Pasticceria Giovanni Galli

Vigna di Leonardo

Modello di Leonardo nella Pinacoteca Ambrosiana

Milano, non senza aver prima affittato la vigna al padre del suo allievo prediletto Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì. Leonardo non smetterà mai di occuparsi della sua vigna: la riconquisterà quando i Francesi gliela confischeranno e in punto di morte, nel 1519, la citerà nel testamento, lasciandone una parte a un servitore e un’altra parte proprio al Salaì, che abitava in una casupola nei pressi e che qui verrà ucciso, cinque anni dopo, in circostanze mai troppo chiarite, lasciando dietro di sé una catasta di quadri leggendari. Sulla vigna cade l’oblio fino al 1919, ossia fino ai giorni in cui l’architetto Piero Portaluppi avvia il cantiere della trasformazione di Casa degli Atellani. È in questo periodo che l’architetto Luca Beltrami, grande storico di Leonardo, studia sui documenti d’epoca le precise dimensioni e la possibile posizione della vigna. Ed è in questo periodo che Beltrami si spinge in area per verificare le proprie ricerche e per fotografarla, miracolosamente ancora intatta, in fondo al giardino di Casa degli Atellani. Prima che venga distrutta da un incendio e dai disastri dell’urbanistica. Prima che Expo 2015 la veda rinascere.

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LA PINACOTECA AMBROSIANA Da non perdere in un tour milanese la pinacoteca che conserva opere del Salaì e allievi Leonardeschi, con una serie di ritratti androgeni, tra cui il “musico”. Per i curiosi qui troverete i capelli di Lucrezia Borgia ancora intatti: meravigliosi. Disse Stendhal vedendoli: “il più bel biondo di sempre”. Splendida la Biblioteca voluta da Federico Borromeo, vescovo di Milano, che si innamorò della libreria vaticana e cercò di emularla. Ma non fu possibile per una cultura ancora gotica che avvolgeva la città del Duomo europeo, mentre a Roma ci si spingeva già oltre il rinascimento e a Firenze circolavano i libri di Platone. Qui si conserva uno dei capolavori assoluti del genio umano, il codice Atlantico. Gli aerei, gli elicotteri, i carri armati: non c’è rimasto niente nel futuro che non fosse stato già ideato da Leonardo in questi 12 volumi. PASTICCERIA GIOVANNI GALLI I marron glaces di questa pasticceria storica lasciano lo spazio alla degustazione e a un aneddoto. Lavorava qui una certa Lucia Bosè. Veniva a prendere le paste ogni domenica Luchino Visconti che ne lodava la bellezza invitandola a metterla a frutto con una carriera nel cinema. Un po’ incerta tentò comunque la sorte con Miss Italia e vinse superando l’altrettanto bella e formosa Silvana Mangano. Si innamorò di un torero, girò il mondo, fu la musa del grande regista gay. Si dice che persino Renata Tebaldi, avesse perso la testa per lei. IL TEATRO ALLA SCALA Tappa imperdibile per un viaggiatore che identifica nell’opera l’italianità. Il legame tra gay e lirica è noto a tutti. L’amore per i costumi, la po-

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Targa in memora di Tommasoli

Cantine dei Cesari

esia e il canto si contestualizza tra questi splendidi drappi rossi e il lampadario di cristallo. Affacciarsi ad un palco, e vedere nel museo i ritratti delle vere grandi icone di sempre come Maria Callas provoca una grande emozione nei nostri compagni di viaggio stranieri. Balcone di Giulietta

VERONA RELAX A BARDOLINO Aqualux Hotel Spa Suite & Terme Ottimo punto di partenza per Verona dove trascorrere del tempo in un’atmosfera piacevole e rilassante. Da provare l’AquaSpa & Wellness tra saune, bagno turco, area fitness e zona AquaExperience. Per rifocillarsi una cucina gourmet di ottimo livello, anche nel caso di un semplice lunch. CANTINE DEI CESARI Per chi volesse accompagnare il suo viaggio ad un’esperienza di degustazione, le Cantine dei Cesari costituiscono una buona opportunità. Degustazioni di cibi locali e vini eccellenti. Sullo sfondo vigne a perdita d’occhio, un numero infinito di barili di ogni dimensione e materiale, molte bottiglie di grandi annate. Fondata nel 1936 da Gerardo Cesari la cantina è presto diventata sinonimo di vini di alta qualità nell’area di Verona. Infatti, fin dagli anni settanta, l’Amarone Cesari è stato tra i primi vini della Valpolicella ad arrivare nei cinque continenti, grazie allo spirito avventuriero di Franco Cesari. Tra i vini odierni ottimo il Corvina in purezza. A SPASSO IN CITTÀ Verona è la città dell’amore. Viverci forse non rende questa idea, ma quello che qui fu narrato

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da Shakespere si rinnova a tinte identiche dopo cinque secoli. Una città che conserva valori e forme legati ad un passato d’antichi fasti medievali e rinascimentali. Come Mercuzio nel terzo millennio è stato ucciso in queste strada un ragazzo, Nicola Tommasoli, qualche anno fa. La sua unica colpa era avere dei capelli troppo lunghi. Ogni anno alcune madri degli assassini si incontrano sotto la targa che lo ricorda assieme alla madre della vittima. Come Capuleti e Montecchi. Non c’è da stupirsi se Shakespeare, un vero passionale, avesse una relazione particolare con Verona e queste sue contraddizioni. La città fa da sfondo a “Romeo e Giulietta”, ma anche a “Due gentiluomini di Verona”, “La bisbetica domata”, “Mercante di Venezia” e “Otello”. Immancabile una serata all’Arena, se il cartellone lo consente, e una visita alla casa di Giulietta dove lasciare il proprio messaggio, d’amore naturalmente. La città è anche patria di Catullo poeta narrante gli amori omosessuali senza peli sulla lingua, un Alfonso Signorini del tempo, con qualche studio classico in più alle spalle. Per mangiare l’Osteria Sottoriva, molto antica, cibi tradizionali vino buonissimo. Un tempo era una casa di tolleranza, vengono ancora conservati alcuni antichi ricordi e vi si trovano simpatici libri in tema oltre a polpette da leggenda.

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HUMPHREY BOGART Sopravvissuto a un mondo corrotto con un codice morale nascosto dietro a un sorriso e una sigaretta. Un uomo mai chino che celebrò come pochi l’amicizia maschile e imparò l’amore a 44 anni. di Letizia Strambi

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nato nell’Upper West Side di Manhattan, mammina faceva la grafica e papà era chirurgo: non gli mancava proprio niente. Era un bel bambino paffuto e tranquillo. Chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato l’icona del ribelle? Humphrey Bogart, trench e sigaretta in bocca è tuttora l’immagine di come deve essere fatto un maschio. Tolta la brillantina, rimarrebbe l’essenza dell’uomo dalle tenerezze impercettibili, dallo sguardo profondo e dalla cicatrice accattivante. Anche se nulla è trapelato, si pensa che il suo carattere duro dipendesse da un conflitto mai risolto con i genitori, con il padre in particolare. Della madre disse “non posso dire di aver mai amato mia madre… l’ammiravo”. Per tutta la vita cercò in altri uomini la figura affettuosa di un padre. In particolare con John Huston, di cui ammirava l’equilibrio. Così come lo rassicurava Spencer Tracy, sua guida nel mondo del teatro. Le scelte migliori di Bogart, non a caso, dipendono da questi felici incontri. Espulso da scuola, si arruolò in marina. Il mare fu parte fondamentale della sua vita. Appena ebbe i soldi, si comprò una barca, un 15 metri che non ha mai cambiato. Gli scacchi furono un’altra grande sua passione, e nei momenti in cui se la vide brutta, giocò per soldi a Coney Island. Aveva una cicatrice sul labbro superiore che tutte le donne (e più di qualche uomo) avrebbero voluto curare con un bacio. Si narrano ancora leggende su come se le procurò. Se fosse stato un divo odierno qualche chirurgo gliel’avrebbe cancellata, segnando il suo declino. Come Harrison Ford iniziò da attrezzista dietro ai palcoscenici di Broadway. E come per il divo di Star Wars bastò una sostituzione a farlo entrare nel giro. Divenne subito il cattivo ragazzo di una serie infinita di pièce teatrali. Fu questo il periodo del primo matrimonio, quello con Helen Menken. Un anno di litigi, in pieno stile Bogart. Seguì la seconda moglie Mary Philips. Anche lei non era tranquilla. Si narra che fu arrestata per ubriachezza molesta e staccò a morsi un dito a un poliziotto. Al cinema invece volevano Bogart solo per gangster movie, e lui, stanco, cominciò ad atteggiarsi sempre più a cattivo ragazzo. Durante la lavorazione del film Le cinque schiave incontrò la sua terza moglie Mayo Methot, anche lei abbastanza “indisciplinata”.

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“Sono democratico in politica, episcopale per l’educazione, dissidente per disposizione” Nonostante questa vita turbolenta Bogart fu però molto puntuale e preciso sul lavoro. “Humphrey non ha preso mai sul serio se stesso, ma il suo lavoro sì” raccontava John Huston, il regista che diede il via alla stagione d’oro dell’attore. Erano sempre insieme dentro e fuori dal set: li univa il mare e il buon bere. Il vero “personaggio Bogart” emerse con Il mistero del falco, un noir, il primo film di John Huston in cui la figura di Sam Spade definisce l’attore come ancora oggi lo ricordiamo: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, sigaretta all’angolo della bocca, volto corrucciato e l’inconfondibile sorriso a denti stretti. Siamo nel 1942, attori e registi si barcamenano come possono in tempi di guerra. Così Bogart accettò un film a basso costo, Casablanca. Il soggetto fu rimaneggiato più volte a seconda degli esiti del conflitto. Nemmeno gli attori capivano più di cosa si parlasse nella trama. Quindi tutti si chiesero, dopo, perché divenne popolarissimo, al punto da guadagnare l’Oscar per miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura non originale. “Non ho fatto nulla di diverso da prima in

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Humphrey Bogart Ingrid Bergman Casablanca

Casablanca, - disse Bogart - ma quando Ingrid Bergman si gira verso la camera dicendoti Ti amo in primo piano, sfido chiunque a non sentirsi romantico”. Un classico ancora oggi citato ogniqualvolta si parla di amore, baci, pianisti, Marocco e addii: praticamente sempre. Intanto però, la vita privata di Bogart con la moglie precipitava. Lei era gelosa di Ingrid Bergman (come darle torto?) e addirittura tentò di accoltellare il marito. La soluzione si trova durante la lavorazione del film successivo Acque del Sud, dove per la prima volta Bogart incontra Lauren Bacall. Lei ha 19 anni. Potete immaginare quanto fosse bella questa donna a 19 anni? Appena la vide in camerino se ne innamorò all’istante. Aveva l’insolenza della gioventù, era sfrontata e innocente. Humphrey è stato il suo primo uomo. “Il problema con Lauren – disse - è che appena la vedi te ne innamori… come chiunque altro”. Lauren, lo ricambia, e diventa “quella giusta”. Humprey trova la sua musa e la sposa contro il parere di tutti. Nasce un sodalizio che darà luogo a capolavori come Il Grande Sonno, e una famiglia con due bambini un maschietto e una femmina che lui chiama Leslie Howard Bogart, in omaggio al suo carissimo amico Leslie Howard. E a questo punto, nel pieno della sua carriera e felicità, con il suo amico John Huston alla regia,

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e la sua amica Katharine Hepburn come partner, girò un altro film icona per tutti i viaggiatori: La Regina d’Africa. Il duro Humprey si lascia convincere da una puritana (Katharine) a risalire un fiume del Congo. “Katharine Hepburn ti parla come se fossi un microfono, ti legge dentro con la tempra del peggiore drink, non gliene frega niente di come appare: non cerca di essere un personaggio, lo è”. Disse Bogart di lei. Un pensiero confermato dalla troupe al completo. “Quando la mattina si alzava e si sentiva il fruscio tra le piante, c’era qualcuno che diceva: Che Dio aiuti la giungla”. Le riprese furono lunghe e faticose, ma arrivò finalmente l’Oscar per il nostro Bogart. Ora poteva scegliere, soffiare pure qualche parte in commedie romantiche a re indiscussi del genere, come Cary Grant, godendosi nuovi personaggi tipo il Larry Larrabee di Sabrina. Ma il meglio era già passato: morì di tumore alla gola, per via del fumo. Al suo funerale c’erano migliaia di maestranze del cinema, un fatto che si verifica raramente. È un’icona, ripresa di decennio in decennio, cristallizzata con il film di Woody Allen Provaci ancora Sam, e reiterata nelle retrospettive che spesso gli vengono tutt’oggi dedicate. La sua ironia lo consegna alla modernità. Come potrebbe essere altrimenti per uno che prima di spirare disse: “Non sarei mai dovuto passare dallo Scotch al Martini”.

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Non sono bello, forse un tempo lo sono stato, ma non la livello di Robert Taylor. Quello che ho sempre avuto è carattere, anche in faccia. L’ho ottenuto tirando darti e bevendo molto. Perciò quando lavoro dico chiaro a tutti: “Non mi togliete le rughe dalla faccia, lasciatele dove sono”

S F U M A T U R E

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Humphrey Bogart e Lauren Bacall

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SAN SEBASTIANO

LA BELLEZZA CHE HA FATTO SOGNARE PER MILLENNI di Alessio Virgili

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ra un alto ufficiale dell’impero romano al fianco di Diocleziano, imperatore che odiava i cristiani. San Sebastiano, quindi era, innanzi tutto, un discriminato, e fu poi un martire. Se ciò non bastasse a creare un’icona per il mondo LGBT, la sua esecuzione - legato a una colonna e trafitto da frecce lungo tutto il corpo - completa un quadro di spunti rappresentativi. Secondo la leggenda, il suo corpo fu abbandonato senza costatarne l’effettiva morte. Raccolto e curato da Santa Cecilia, una volta guarito, San Sebastiano tornò da Diocleziano per rimproverarlo, e questi ordinò nuovamente la sua flagellazione a morte raccomandandosi di gettare poi il cadavere nella Cloaca Maxima.

“San Sebastiano salvato dagli angeli” (1604) di Peter Paul Rubens

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ERA OMOSESSUALE? Non vi sono documenti che attestino l’omosessualità di San Sebastiano. Tuttavia il suo destino è stato quello di divenire nel tempo un’icona gay. Il primo a parlarne apertamente fu, nel 1909, Georges Eekhond nella sua opera “Saint Sébastien Dans la Peinture”. L’anno successivo addirittura Gabriele D’Annunzio usò per lui l’appellativo di “favorito” degli imperatori Diocleziano e Massimiano nella sua opera “Martyre de saint Sebastien” in cui il martire fu fatto interpretare, non a caso, ad una giovane donna. L’opera dell’esteta si concludeva con gli arcieri che, mentre uccidevano Sebastiano, gli gridavano il loro amore per la sua bellezza. Ma “favorito” in realtà è un termine ambiguo che poteva anche indicare un ruolo da consigliere.

C U L T U R E


È nel XX secolo che queste tesi iniziando a diventare sempre più tema di discussione e dibattito per cui il Santo comincia a godere di una certa simpatia da parte della community, al punto che qualcuno si è spinto a definirlo “patrono” della stessa. NELLE ARTI FIGURATIVE È nel Rinascimento che la raffigurazione di San Sebastiano muta. In epoca romana e bizantina fino al Medioevo era stato rappresentato come un uomo maturo. Aveva, infatti, circa quarant’anni quando nel 304 d.C. fu giustiziato; età che all’epoca era considerata già molto avanzata. Tuttavia nel Rinascimento l’arte tenta di rappresentare la rinascita spirituale idealizzando l’essere umano. È qui che troviamo il ringiovanimento e l’abbellimento estetico di San Sebastiano divenuto efebo ragazzo adolescente, esaltato nelle forme perfette e svestito dei propri abiti per evidenziare meglio la sua bellezza e forza fisica. La raffigurazione di un giovane, attraente, seminudo e legato ad una colonna antica ha intercettato sempre più l’interesse degli artisti omosessuali permettendo loro di celebrare le bellezze del corpo maschile. ANALOGIE CON L’ARTE OMO-EROTICA Nel periodo cinque-seicentesco molti artisti ritraggono il San Sebastiano come un bel giovanotto con tratti effeminati e con un corpo dolcemente scolpito. Questo viene interpretato da molto critici d’arte come un tentativo di raffigurazione omoerotica del Santo, vedendo nella rappresentazione delle frecce irte sul corpo del martire un esplicito simbolismo fallico nonché un’allusione ad un’ideale di sadomasochismo estetico. Secondo Janet Cox-Rearick, storica dell’arte, già in questo periodo diventa abbastanza diffusa la lettura omoerotica della figura di Sebastiano e tra il XVI-XVII individua una tradizione letteraria che lega il martire all’omosessualità, come suggerito dal suo utilizzo da parte di William Shakespeare ne “La dodicesima notte” e ne “I due gentiluomini di Verona”. Un altro storico dell’arte, Louis Réau, nel 1958 conclude dicendo: “[dal XV secolo] Il cerchio si chiude, la connessione tra i sodomiti, sedotti dalla nudità e dall’apollinea bellezza (quasi mitica) dell’efebo, ed il santo-martire che viene glorificato da un artista non a caso soprannominato Il Sodoma, è compiuta”.

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Sandro Botticelli

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Guido Reni

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IL SAN SEBASTIANO: DALLA LETTERATURA AL CINEMA Il mito del San Sebastiano non ha influenzato solo l’ambiente delle arti raffigurative. Molti autori, infatti, da William Shakespeare a Thomas Mann, hanno fatto espliciti riferimenti a questa figura o hanno utilizzato per i loro personaggi principali il nome di “Sebastiano”. Dalla seconda metà del XIX secolo molti scrittori omosessuali da Walter Pater, Oscar Wilde (che assunse verso gli ultimi anni di vita lo pseudonimo di “Sebastian Melmoth”), fino a John Addington Symonds, Marcel Proust, Frederick Rolfe e John Gray sembrano adottare il carattere del martire, che si trasforma sotto la loro penna in un “paria sociale” specchio della loro stessa esistenza. Il tedesco Thomas Mann, nella sua opera “La Morte a Venezia” esalta la figura eternamente giovane di San Sebastiano come esempio di suprema “bellezza apollinea”, ovvero disciplinata, proporzionata e luminosa. L’allusione alla sofferenza del martire in riferimento alla professionalità del protagonista, Gustav Aschenbach, rappresenta l’infatuazione dell’autore per un giovane ragazzo e fornisce un modello per il cosiddetto “eroismo che nasce dalla debolezza” il quale caratterizza l’equilibrio tra il tormento agonizzante e l’accettazione serena del proprio destino, oltre alla semplice pazienza e passività come un risultato stilizzato di trionfo artistico. Subito dopo, nel 1891, la pubblicazione da parte di Rolfe di “Two Sonnets, for a Picture of Saint Sebastian the Martyr by Guido Reni” scatenò uno scandalo perché improntata ad un esplicito omoerotismo. Nel secolo scorso invece, lo scrittore bisessuale giapponese Yukio Mishima, si fece fotografare più volte nella scena del martirio. Nella sua opera “Confessioni di una maschera” attribuisce ad uno dei quadri di Sebastiano dipinti da Guido Reni il risveglio nel personaggio adolescente del desiderio omo-sessuale attraverso l’atto della masturbazione. Nel 1958 il drammaturgo americano Tennessee Williams pubblica una poesia intitolata “San Sebastiano di Sodoma” in cui il martire è presentato come il giovane amante dell’imperatore Diocleziano, rifacendosi all’opera di D’Annunzio e in “Improvvisamente l’estate scorsa” utilizza per il proprio “eroe gay” il nome di Sebastiano.

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Non da meno sono stati i fotografi omosessuali che hanno utilizzato la figura di Sebastiano per dar sfogo alla propria arte. Da Fred Holland Day, che nel 1905 realizza una serie di scatti dedicati al martire utilizzando come modelli degli adolescenti, a Pierre et Gilles che nel 1987 creano una serie di immagini del santo. Celebre, inoltre, la foto realizzata da Bruce Weber per una collezione dello stilista Gianni Versace, in cui è fotografato un modello la cui posa è ispirata alla scena del martirio di San Sebastiano. La Cinematografia vede nel film “Sebastiane” realizzato nel 1976 dal regista inglese omosessuale Derek Jarman la massima esaltazione di San Sebastiano come figura iconica gay fino a farlo emergere come “santo degli omosessuali”, suscitando violente polemiche. San Sebastiano Museo Thyssen Bornemisza, Madrid

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L’Inferno addosso

“Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’eterno dolore per me si va tra la perduta gente”. (Dante Alighieri, Inf., III, 1-3)

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hi non ricorda queste parole? L’Inferno è un tema troppo affascinante per relegarlo solo ai ricordi scolastici scuola. E come sempre all’estero sono i primi ad accorgersi del valore e del fascino che alcuni temi culturali esercitano sul nostro immaginario. Così in occasione della prima mondiale del film “Inferno”, diretto da Ron Howard e ambientato principalmente nella capitale del Rinascimento italiano, Acqua di Firenze® ha presentato una nuova fragranza, che inaugura una collezione speciale: Inferno®. Un turbine di note legnose e resine, con un senso di polvere, cenere cadente, oblio. Una caduta infinita pervasa di Rosa Nigra, Mirra e Cuoio. Inferno® è una creazione di Acqua di Firen-

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SHAKESPEARE IS LOVE

Una pièce teatrale porta in scena l’amore struggente e misterioso raccontato nei Sonetti del grande bardo per un giovane sublime e terreno, ambiguo e cristallino. di Gianluca Miserendino

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ualcuno ci sorveglia mentre scriviamo. La madre. Il maestro. Shakespeare. Dio”. Dev’essere vero, il pensiero di Martin Amis, se da quattro secoli nessuno al mondo sa immaginare parole che il prodigioso figlio del guantaio di Stratford-upon-Avon non

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abbia già messo per iscritto. Perché Shakespeare è questo: una colossale tavolozza capace di rendere al mondo ogni sfumatura di colore e ogni inclinazione umana, dalla più nobile alla più infima. Un gigante del pensiero che si è fatto mazziere degli esseri umani. Otello, Re

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Lear, Amleto, Shylock, Romeo, Giulietta, Puck, Macbeth, Iago, Ariel, Mercuzio, Ofelia e infiniti altri ancora: ogni personaggio una carta, e ogni carta uno struggente ritratto del nostro spirito. Vita e morte, follia e ragione, amicizia e odio, riso e pianto, maschile e femminile. E amore, sopra ogni cosa e al di sopra di ogni questione di genere, per quella “mente androgina”, come lo definì Coleridge, capace di comprendere in sé tutti gli amori del mondo, senza aggettivi al seguito a limitarne i palpiti. E proprio quando pensi che stia per cadere nel banale e nel retorico, Shakespeare ti strappa il cuore dal petto e te lo mette pulsante davanti agli occhi. Come nei suoi Sonetti, dedicati in gran parte a quel “Fair Youth” rimasto misterioso quanto alla sua reale identità ma cristallino nel suo essere uomo e oggetto di puro amore da parte del Bardo. “Volto di donna dipinto dalla stessa mano della Natura hai tu, signore e signora della mia passione” scrive Shakespeare al suo amato divinamente sospeso tra carnalità e sublimazione. E in questa dualità ce lo rende oggi Melania Giglio, grande attrice teatrale che ha deciso di portare in scena già dallo scorso anno e con grande successo al Globe di Roma un suo delicato omaggio ai Sonetti e alla loro universalità. La pièce, a quattro voci, vede Shakespeare e il giovane amato – che a un tratto si baciano teneramente in scena – affiancati dalla Dama nera terrena e fatale e dalla Musa del poeta - Melania Giglio stessa - capace di ridare ispirazione con la sua voce potente e con brani che vanno da Amy Winehouse ad Alanis Morrissette passando per Marvin Gaye e Leonard Cohen. “Ho messo in scena quello che nei Sonetti c’è già” spiega la Giglio “perché Shakespeare ha indagato ogni possibile aspetto

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dell’amore senza alcun limite, tantomeno di genere: è proprio la libertà con cui ne scrive che mi ha colpito dei suoi Sonetti”. Una libertà per molto tempo negata, se è vero che “per secoli le traduzioni hanno riportato al femminile versi chiaramente indirizzati a un uomo, in nome di un perbenismo che ha per troppo tempo chiuso gli occhi di fronte alla verità”. Sul rapporto tra Shakespeare e l’omosessualità si è a lungo favoleggiato, senza avere nessuna prova certa. La Giglio spiega che “anche Antonio e Bassanio si amano: e come nel Mercante di Venezia, anche in altre opere troviamo esempi grandiosi di amori tra persone dello stesso sesso, più o meno sublimati. L’importante, nel riproporre in chiave moderna questi capolavori, è quello di avere rispetto delle intenzioni dell’autore anche nell’invenzione e nell’adattamento. Anche perché, se un attore osa pensare di superare con il suo ego Shakespeare, può star certo che non vincerà mai”.

SONETTO 18 Devo paragonarti a un giorno d’estate? Tu sei più amabile e più tranquillo. Venti forti scuotono i teneri germogli di Maggio, E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine. Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo, E spesso la sua pelle dorata s’oscura; Ed ogni cosa bella la bellezza talora declina, spogliata per caso o per il mutevole corso della natura. Ma la tua eterna estate non dovrà svanire, Né perder la bellezza che possiedi, Né dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra, Poiché tu cresci nel tempo in versi eterni: Finché uomini respireranno o occhi potran vedere, Queste parole vivranno, e daranno vita a te.

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NI E N TE È CO ME A PPA RE

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crivo questo articolo in una giornata. Una giornata molto importante per me, perché cade a un anno esatto dalla mia prima uscita mediatica: un magnifico servizio sul Corriere che fornì a me l’opportunità di spiegarmi e ai tanti che lo videro l’occasione di sentir parlare credo per la prima volta di crossdressing. Ora che Qmagazine mi chiede di collaborare con una rubrica fissa sulla sua rivista, sento innanzitutto la necessità di spiegare cosa s’intende per crossdresser, e per quale motivo, a differenza di altre categorie, la definizione non solo non esaurisce la descrizione della personalità di quelli come me, ma persino conduce fuori strada. Il crossdresser è, sic et simpliciter, colui che indossa abiti del sesso opposto. Crossdresser sono gli uomini che vestono da donna e le donne che vestono da uomo. Le locuzioni “vestire da donna” e “vestire da uomo” vanno prese alla lettera: gli scozzesi in kilt non sono crossdresser perché il kilt è una gonna concepita per un fisico maschile, e allo stesso modo le donne occidentali in jeans o pantalone non sono crossdresser perché i capi che indossano sono concepiti per loro. Il minimo comun denominatore a tutti i crossdresser è il bisogno di sentirsi nei panni del sesso opposto, quale che sia il capo che si decide di indossare. Un crossdresser maschio, se indossa un pantalone, vorrà indossarne uno da donna, e una crossdresser femmina, se indossa una t-shirt, ne sceglierà una sportiva maschile. Detto questo, attenzione! L’errore più comune che si fa è considerare il crossdressing alla stre-

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gua di una tendenza affine al sesso, come l’omosessualità e il transgender. Niente di più sbagliato. Mentre l’omosessualità e il transgender vanno a identificare caratteristiche intime dell’individuo, il crossdressing si ferma alla superficie (gli abiti sono un fatto non intimo ma esteriore) e nulla spiega delle cause che lo provocano. La confusione che ne segue è esiziale, perché induce la gente a considerare il crossdresser per quello che spesso non è. Esistono tante forme di crossdressing. Ci sono sì quelli che si vestono da donna come segno di omosessualità e quelli per cui il cambio di abbigliamento manifesta un primo passo verso una transizione di sesso; ma ci sono anche i crossdresser che semplicemente protestano contro le convenzioni sociali, o quelli che indossano abiti dell’altro sesso per scelta professionale (gli attori che si esibiscono en travesti). Alcuni, poi, diventano crossdresser a causa di una profonda scissione interiore per cui di giorno sono impiegati di banca in doppiopetto blu e la sera indossano parrucca tacchi e minigonne e si recano nei locali “per travestiti” (come ancora spregevolmente purtroppo si dice). Vi rendete conto che nessuna di queste tipologie umane ha a che fare con l’altra? In ognuno di questi casi stiamo parlando di persone con tendenze sessuali e caratteristiche psichiche completamente diverse. Ecco perché il termine “crossdresser” non basta. Per capire occorre andare al di là di ciò che si vede. Nulla di nuovo peraltro. Da tempo sento dire che niente è come appare. Stefano Ferri

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Whatp s INN a cura di Gerardo Abate Cae Mabon

Cae Mabon, un ecovillaggio da favola nel verde del Galles

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i tratta di un villaggio in stile celtico, completamente adagiato nel verde dei boschi alle pendici del monte Snowdon in Galles. Cae Mabon è costituito da casette costruite interamente di pietra, legno e paglia, nelle quali però è possibile godere dei migliori comfort. Sale da pranzo, centro fitness e yoga e singolari vasche idromassaggio alimentate con acqua fornita dal vicino fiume. Uno scenario da favola che si nutre di energie rinnovabili e agricoltura biologica.

The Shinola

The Shinola, il boutique Hotel che cambierà Detroit

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on aprirà le sue porte fino al prossimo autunno ma ad oggi si tratta già del boutique Hotel più atteso della storia della città di Detroit. Sarà il fiore all’occhiello della Shinola, azienda specializzata nella produzione di orologi e beni di lusso e sorgerà in centro città. Il design degli interni e delle oltre centotrenta stanze sarà curato niente di meno che da Gachot Studios, coloro che hanno messo la firma al celebre stile di Detroit.

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Soneva Jani

Soneva il resort che mancava alle Maldive

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oneva Jani, di recentissima apertura (Soft Opening Ottobre 2016, Official Opening 5 Novembre) è quello che mancava alle Maldive. Jani, che in sanscrito significa Saggezza, è un resort che prende spunto dalla natura selvaggia e la completa con il miglior lusso, composto da ville costruite con la migliore qualità e comfort. Circondato da una laguna privata di 5.6 km dell’atollo Noonu può offrire tranquillità, massima riservatezza e una sala degustazione vini in cima ad una torre di vetro alta sei metri.

Hotel Wattens, uno Swarovski tra le alpi austriache

Hotel Wattens

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acciamo un salto in Austria, a due passi da i Mondi di Cristallo Swarovski, dove sorge l’Hotel Wattens. Commissionato proprio da Swarovski, questo edificio condensa in modo perfetto le due anime del luogo. Una facciata di cristallo, che riflette i vicini headquarters e showrooms dell’azienda, e una completamente verde costituita da un bosco verticale senza soluzione di continuità con il panorama delle alpi austriache, sulle quali si affacciano le finestre delle lussuose camere.

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RACHELE A DILETTA

sul podio con limpidezza

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na medaglia contro i pregiudizi nei confronti dell’omosessualità. È quella d’argento di Rachele Bruni nella 10 km del nuoto di fondo alle Olimpiadi di Rio 2016. Una medaglia olimpica che vale oro, non solo per lo sport italiano, ma per tutto il movimento LGBT visto che, dopo il podio, la campionessa ha dedicato l’argento alla sua compagna Diletta. Non era mai successo prima nulla di simile nella storia dello sport italiano, tanto meno nel nuoto. Per questo applaudo con standing ovation la coraggiosa scelta e la semplicità con cui ha compiuto un gesto che dovrebbe essere naturale. Voto dieci a Rachele che, per prima spezza il ghiaccio, dà una picconata a quel muro di vergognosa omertà che regna nel mondo sportivo italiano. Brava bravissima Rachele in un Olimpiade che ha visto una quarantina di atleti gay tra i partecipanti, segno che il mondo sta cambiando sia nello sport che nella vita di tutti i giorni. Ho sempre sostenuto che si più essere grandissimi atleti, campioni ed AMARE chi si vuole, senza pregiudizi! L’amare, l’essere se stessi senza nascondersi è la cosa più bella che una persona che un atleta LGBT possa fare. Sicuramente la dedica di Rachele darà la possibilità a molti ragazzi, ragazze italiane di trovare il coraggio per fare coming-out in famiglia, con gli amici o con i compagni di scuola.

E spero vivamente che altri atleti/e possano trovare la forza di uscire allo scoperto senza avere paura di pregiudizi visto che siamo nel 2016 e non nel Medioevo. Anche per combattere certi brontosauri che gravitano nel mondo dello sport italiano, che talvolta fanno uscite poco felici sulle calciatrici, roba da Jurassic Park. “ Non ho mai fatto coming out, ma non mi sono neanche mai preoccupata dei pregiudizi, io vivo la mia vita con naturalezza” – aveva spiegato Rachele Bruni a Casa Italia, tra lo stupore di molti giornalisti. “Dite che ci vuole coraggio? Non lo so, so solo che mi è venuto naturale pensare alla mia Diletta e non ai pregiudizi della gente , anche se, indubbiamente, ci sono persone che hanno ancora dei pregiudizi, ma io vivo serena e tranquilla senza pensare a questo: vivo per me stessa, per la mia passione per il nuoto e per le persone che mi vogliono bene”. Parole da scolpire nella mente di quei dirigenti bacchettoni ed in quelle di “tifosi” che sono contrari alle unioni civili, che guai a parlare di atleti gay (e poi si scopre che vanno a trans). L’Italia può e deve cambiare anche con questi semplici gesti, con la dedica di Rachele alla sua Diletta. A quando una dedica di un nuotatore al suo compagno??? A quando quella di un calciatore? Coraggio ragazzi, adesso tocca a voi! Paolo Colombo

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WORLD Events Calendar 2016-2017

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Mostre ed Eventi

TRENTO (PASSO DEL TONALE): Dal 08 al 11 dicembre – GBreak

PISA: Dal 01 ottobre al 5 febbraio 2017, Mostra di Salvador Dalì - Il sogno del Classico

ASPEN: Dal 15 al 22 gennaio - Gay and Lesbian Ski Week ROMA: Dal 10 Ottobre al 15 Aprile 2018, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea - TIME IS OUT OF JOINT

AROSA: Dal 21 al 28 gennaio - Arosa Ski Week VANCOUVER: Dal 21 al 29 gennaio - Gay Whisltler Ski Week AVORIAZ, FRANCE: Dal 11 al 18 marzo – European Gay Ski Week 2017 MAMMOTH LAKES: Dal 15 al 19 marzo - Elevation Mammoth Gay Ski Week

MILANO: Dal 19 ottobre al 29 gennaio - The Art Of The Brick: LA MOSTRA DEI LEGO PARMA: Fino al 11 dicembre, Mostra di Monet – Quelle Ninfee che anticiparono l’Informale

TIGNES, FRANCE: Dal 18 al 25 marzo - European Snow Pride 2017

FORLÌ: Dal 11 febbraio al 18 giugno 2017, ART DECO - Gli anni ruggenti in Italia

SOLDEN, AUSTRIA: Dal 23 marzo al 01 aprile – Gay Snow Happening 2017

ROMA: Fino al 19 Febbraio 2017, LOVE L’Arte contemporanea incontra l’Amore MILANO: Dal 04 al 09 Aprile - Salone del Mobile BOSTON: Dal 06 al 09 Aprile - Art & Design Boston Design Week 2017

Moda MILANO: Dal 14 gennaio al 17 gennaio - Fashion Week Men’s

FIRENZE: Palazzo Pitti, fino al 31 dicembre 2020, Mostra Donne protagoniste nel Novecento

NEW YORK: Dal 30 gennaio al 02 febbraio - Fashion Week Men’s PARIS: 18 gennaio al 22 gennaio - Fashion Week Men’s LONDON: Dal 06 gennaio al 09 gennaio - Fashion Week Men’s MILANO: Dal 22 febbraio al 28 febbraio - Fashion Week Women’s NEW YORK: dal 09 febbraio al 17 febbraio - Fashion Week Women’s PARIS: 28 febbraio al 08 marzo - Fashion Week Women’s LONDON: dal 17 febbraio al 21 febbraio - Fashion Week Women’s

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C A L E N D A R


Eventi Gay

Musica

LOS ANGELES: 31 ottobre - Gay Halloween StreetParty

MILANO: Dal 16 al 17 novembre – MARCO MENGONI

GRAN CANARIA: Dal 07 al 13 Novembre - Maspalomas Winter Pride MILANO: Dal 25 al 26 novembre – ELISA

MIAMI: Dal 25 al 28 Novembre - White Party Week PUERTO VALLARTA: Dal 29 gennaio al 5 febbraio - Beef Dip Bear Week SYDNEY: Dal 18 febbraio al 5 marzo - Mardi Gras

LAS VEGAS: Dal 09 dicembre al 11 giugno – JENNIFER LOPEZ “All i Have” MILANO: 28 gennaio – SKUNK ANANSIE

SITGES: Dal 21 febbraio al 01 marzo - Sitges Carnival RIO DE JANEIRO: Dal 24 febbraio al 01 marzo - Carnival Rio

LAS VEGAS: Fino 20 febbraio – ELTON JOHN “The Million Dollar Piano”

MIAMI: Dal 01 al 06 marzo - Winter Party Miami MIAMI: Dal 07 al 09 aprile - Miami Beach Gay Pride

LAS VEGAS: Fino al 04 febbraio – CELIN DION

BANGKOK: Dal 13 al 15 aprile - Songkran Thai New Year BARCELLONA: Dal 13 al 16 aprile – Matinee Easter Weekend

LAS VEGAS: Dal 26 aprile al 13 maggio – MARIAH CAREY

NEW ORLEANS: 16 aprile Gay Easter Parade KIEV: 9, 11 e 13 maggio - Eurovision Song Contest 2017

PHUKET: Dal 27 al 30 aprile - Gay Pride Festival

LAS VEGAS: Fino al 20 maggio – BRITNEY SPEARS

Spettacolo e Teatro MILANO: Dal 29 al 30 novembre - Roberto Bolle and Friends LAS VEGAS: Fino al 18 dicembre – ABSINTHE LAS VEGAS: Fino al 24 dicembre – DRAG BRUNCH AT SENOR FROGS LAS VEGAS: Fino al 30 dicembre – DIVAS STARRING FRANK MARINO

Cinema AMSTERDAM: Dal 09 al 19 marzo – Amsterdam LGBTQ Film Festival

LAS VEGAS: Fino al 30 dicembre – CHIPPENDALES BOSTON: Dal 30 marzo al 09 aprile - Wicked Queer Boston LGBT Film Festival

NEW YORK: Fino al 30 dicembre – KINKY BOOTS TRIESTE: Dal 29 al 31 dicembre – Roberto Bolle and Friends LAS VEGAS: Fino al 31 dicembre – Zumanity by CIRQUE DU SOLEIL

ZURIGO: Dal 26 aprile al 04 maggio – Festival cinematografico Gay e Lesbian Pink Apple

LONDRA: Fino al 04 marzo – Mamma Mia LAS VEGAS: Fino al 01 aprile – Le Reve the Dream

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MELBOURNE: Dal 31 marzo al 11 aprile - Queer Film Festival

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UNIONI CIVILI: UNA VITTORIA Alessandro Cecchi Paone

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ono stato fra i più entusiasti nel commentare, anzi meglio festeggiare, l’entrata in vigore della legge Cirinnà sulle Unioni Civili. So bene che non è esauriente e completa e che sullo sfondo restano le legittime richieste di arrivare al matrimonio ugualitario e al diritto di adozione anche per le coppie gay. Ma dopo dodici anni di battaglie durissime, alle volte feroci per volontà degli oppositori, ho trovato incomprensibili le posizioni intransigenti e di rifiuto di chi si è mosso all’insegna del “tutto o niente”, del “tanto peggio, tanto meglio”. La democrazia liberale prevede percorsi riformisti graduali che, sempre, portano alla fine al risultato pieno. Ma il cammino va intrapreso, dopo di che tutto diventa più facile e quasi inevitabile, nella direzione giusta. Esulto dunque felice e augurale nel vedere il moltiplicarsi delle convivenze gay e lesbiche che in tutta Italia stanno trovando pubblica celebrazione e pieno riconoscimento legale. Un enorme conquista, tardiva e parziale rispetto al resto del mondo civile, ma risolutiva per il nostro Paese troppo a lungo a sovranità laica limitata. Indietro, statene certi, non si torna. Ne parliamo anche su queste pagine perché si tratta non solo di un grande passo avanti sul pia-

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no dei diritti civili e legali del nostro popolo, ma perché è forte il segnale che abbiamo dato sul versante del costume e delle abitudini quotidiane. L’omofobia è tutt’altro che sconfitta definitivamente, ma la naturalezza che d’ora in avanti accompagnerà la vita delle coppie omosessuali regolarizzate, e la relativa visibilità più facile anche per le altre, produrrà serenità, benessere, possibile condivisa felicità collettiva. La sconfitta dei reazionari e dei discriminatori, che possiamo ben definire sostanzialmente definitiva, esclude nuove tossiche fiammate di contrapposizione e divisione . Mi aspetto, e qui entrano direttamente in ballo gli interessi e gli sforzi imprenditoriali di chi legge questo magazine anche per lavoro, che aumenteranno rapidamente gli esercizi pubblici che troveranno il coraggio di esporre la bandiera arcobaleno per esprimere la loro apertura a tutti, popolazione LGBT compresa. E dunque si avvicina finalmente il momento di cogliere il tanto atteso boom del turismo gay dichiarato nel nostro paese, trainato dalla possibilità di celebrare unioni d’amore e di vita nei luoghi più amati e sognati del mondo intero. Se ne avvantaggeranno coloro che hanno faticosamente preparato ai margini questa svolta, gli altri seguiranno. Ne riparleremo presto.

C O N T R O E D I T O R I A L E


Ill tuo tu tu uo o riferimento rif rife ife fer eri rim me me mento en ntto nt o per pe p e err entrare entra en trra are in are in contatto cconta co o on ntatto tta atto con co co on n lee aziende azie az ziend nde de turistiche ttu uris rist sttiche tiic iche Lgbt Lg Lg gb b btt del del de el mondo. mon m mo o ond on nd do. do o.



QMagazine numero 16 OTTOBRE 2016