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Piero Manzoni

1933-1963

a cura di Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo


Sommario

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Piero Manzoni. Life and Works Flaminio Gualdoni

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Achrome: ipotesi linguistico-filosofica Gaspare Luigi Marcone

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“Quei culmini senza respiro” Manzoni, Agnetti e Scheiwiller Giorgio Zanchetti

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In rete – in tempo reale Piero Manzoni e una geografia possibile della neoavanguardia europea Francesca Pola

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Piero Manzoni 1933-1963

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Le opere Testi di Gaspare Luigi Marcone Apparati

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Nota biografica Gaspare Luigi Marcone

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Nota bibliografica essenziale


Piero Manzoni. Life and Works

Flaminio Gualdoni

Piero Manzoni firma due modelle trasformandole in Sculture viventi durante le riprese per il Filmgiornale SEDI, Milano, 1961 Papillon Fox, 1956 Olio e cera su masonite, 50 x 70 cm

1 Hanno creato un nuovo stile pittorico dipingendo con chiavi intinte nel colore, in “La Provincia”, Cremona, 24 agosto 1956.

1. “Le opere che maggiormente hanno impressionato e hanno suscitato i più disparati commenti sono state quelle del pittore milanese Piero Manzoni. Con spregiudicatezza giovanile, il Manzoni, seguace di un personalissimo stile surrealista ha iniziato un nuovo modo pittorico, dipingendo con chiavi intinte nel colore. Ne sono uscite due opere, Papillon Fox e Domani chi sa permeate di strane tonalità, che hanno costituito un autentico fascino di richiamo per tutti i visitatori”1. L’anonimo recensore che, nel quotidiano cremonese “La Provincia”, dà conto della 4ª Fiera mercato. Mostra d’arte contemporanea di Soncino in cui Manzoni fa il suo debutto espositivo, coglie in fondo un punto essenziale: l’affacciarsi di “un nuovo modo pittorico”. Di surreale, in quanto oltranza estetica rispetto al binomio cogente figurareastrarre, si dice in Italia ormai da anni, almeno da quando lo spazialismo di Fontana e l’arte nucleare di Baj e Dangelo hanno fatto irruzione sulla scena milanese e da quando gallerie come Schwarz e Schettini hanno preso a documentare con ampiezza e vivezza un orizzonte che va da Ernst e Schwitters ai CoBrA, da Matta a Bryen e a Saura. L’accezione è tuttavia generica, non definisce un’area d’esperienza, è piuttosto un atteggiamento che si vuole sottratto al dovere dell’estetico, dello stile, in favore di uno scavo profondo e accecato nell’originario dell’esprimere, in cui materia e gesto e segno e superficie siano non attrezzi della cucina del senso ma sostanze fervidamente ambigue, in se stesse problematiche. Affacciandosi in questo momento all’arte, Manzoni non deve scontare un tirocinio professionale e disciplinare che l’abbia formato pittore. Ha dipinto poco più che “en amateur”, sino a questa svolta fatidica. In compenso ha molto letto, molto riflettuto, immettendo nutrimenti diversi e forti intorno alla questione della ragion d’essere dell’arte e dei suoi possibili. Essere artista gli importa, da subito: l’apparato convenzionale di ciò che si chiama arte è uno dei saputi con cui

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Linea m 1000, luglio 1961 Inchiostro su carta, contenitore di metallo, h 51 x ø 39 cm MoMA - The Museum of Modern Art, New York Manzoni seduto sopra un sacco di fibra sintetica nel suo studio di via Fiori Chiari, 1962

sbiancata, un parallelepiedo di paglia sbiancata con una materia che reagisce alla luce posto su una base di legno bruciato, una finestra fosforescente, una nuova Base magica, tra le altre opere: cambiano le modalità, gli intenti, le riflessioni, nel solco di una continuità che è insieme pensiero unitario e lucido e forza radiante di attuazioni possibili. Nel giardino della fabbrica danese Manzoni fa inoltre collocare un parallelepipedo in ferro sul quale compare la scritta in lettere lapidarie “Socle du monde”, base del mondo, quintessenza d’ogni Base magica. Nell’esperienza fisica la scritta si legge capovolta, perché in quella mentale è la base a sorreggere la sfera terrestre e non viceversa. È un omaggio dichiarato a Galileo, colui che ha insegnato all’uomo a vedere in modo nuovo. Anche questo è un modo di pensare la realtà tutto nuovo (non si tratta, ha scritto per Dada Maino, di “dire diversamente” ma di dire “nuove cose”)30, che Manzoni fissa con un gesto secco di bruciante genialità. Ancora egli costeggia l’umore dell’opera d’arte totale, ancora il suo modo di figurarsi l’universale è insieme perfettamente fisico e perfettamente mentale. Ancora il suo è un visualizzare, in economia di mezzi assoluta, un processo di pensiero. Il 9 marzo 1962 si inaugura ad Amsterdam la mostra Nul, prima grande celebrazione pubblica del clima di ricerca del quale Manzoni è caposcuola riconosciuto. Per quanto riguarda la sua presenza, in più lettere inviate a Peeters Manzoni traccia una sorta di autoritratto per opere, ivi comprese concezioni che per ragioni pratiche non avranno sbocco operativo. Egli intende presentare una serie di Achrome, tra i quali almeno uno fosforescente e uno con cobalto cloruro, datati a ogni anno a partire dal 1957, e inoltre le uova con impronta digitale, serie di impronte digitali, linee di varia lunghezza compresa la versione da 1140 metri nata nel frattempo. Propone inoltre una sessione in cui firmare donne nude come Sculture viventi, che in una delle lettere indica come “sculture naturali”. Immagina anche possibilità ulteriori. Vorrebbe realizzare una parete tutta 29

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P. Manzoni, Il verificarsi di nuove condizioni… [Dada Maino], 1961, poi in P. Manzoni, Scritti sull’arte, cit.


Piero Manzoni sulla terrazza sopra il tetto della casa dove viveva in via Cernaia 4, Milano, 1957

Albisola Marina, agosto 1957 Mostra di giovani pittori al bar Giamaica, Milano, novembre 1957


1. Domani chi sa, 1956 Olio e cera su masonite 89,5 x 69,5 cm


12. Achrome, 1957-58 Gesso grezzo e tela 130 x 97 cm

13. Achrome, 1957-58 Gesso grezzo e tela 131 x 79 cm


14. Alfabeto, 1958 Inchiostro e caolino su tela 25 x 18 cm

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15. Achrome, 1958 circa Tela grinzata e caolino 70 x 100 cm 16. Achrome, 1958 circa Tela grinzata e caolino 81 x 100 cm 17. Achrome, 1958 circa Tela grinzata e caolino 113 x 163 cm


“Perché non liberare questa superficie? Perché non cercare di scoprire il significato illimitato di uno spazio totale, di una luce pura ed assoluta?”


30. Linea m 6, 1959 Inchiostro su carta, tubo di cartone 25 x ∅ 6 cm

Piero Manzoni nel suo studio srotola una Linea, 1959

31. Linea m 8,17, 1959 Inchiostro su carta, tubo di cartone 17 x ∅ 5,5 cm


49. Corpo d’aria n. 06, 1959-60 Scatola in legno contenente palloncino con gomma, tubo per gonfiare e piedistallo 4,8 x 42,7 x 12,4 cm

Piero Manzoni con dei Corpi d’aria durante le riprese per il Filmgiornale SEDI, Milano, 1960

“Ho preparato (nel ’59) una serie di 45 ‘corpi d’aria’ dal diametro max. di cm 80: ora, qualora l’acquirente lo voglia, potrà acquistare, oltre all’involucro (in gomma) ed alla base, conservati in un apposito astuccio, anche IL MIO FIATO, per conservarlo nell’involucro.”


54. Linea di lunghezza infinita, 1960 Cilindro di legno, etichetta di carta 15 x ∅ 4,8 cm

55. Linea lunga 7200 m, 1960 Inchiostro su carta, cilindro di zinco ricoperto da fogli di piombo 60 x ∅ 96 cm

“Ho potuto eseguire quest’anno UNA LINEA LUNGA 7.200 METRI (nella prima serie di linee, iniziata nella primavera del ’59 la lunghezza massima che avevo raggiunto era di m. 33,63): è questa la prima di una serie di linee di grande lunghezza, di cui lascerò un esemplare in ognuna delle principali città del mondo (ogni linea dopo l’esecuzione verrà chiusa in una speciale cassa d’acciaio inossidabile, rigorosamente sigillata, nel cui interno verrà praticato il vuoto pneumatico) fino a che la somma totale delle lunghezze delle linee di questa serie non avrà raggiunto la lunghezza della circonferenza terrestre.”


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“Recentemente ho apposto la mia firma e LA MIA IMPRONTA DIGITALE ad alcune uova (il pubblico ha preso contatto diretto con queste opere inghiottendo un’intera esposizione in 70 minuti). Continuo a distribuire uova consacrate colla mia impronta.”

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64. Uovo scultura n. 11, 1960 Uovo in scatola di legno 5,7 x 8,2 x 6,7 cm 65. Uovo scultura n. 21, 1960 Uovo in scatola di legno 5,7 x 8,2 x 6,7 cm 66. Uovo scultura n. 34, 1960 Uovo in scatola di legno 5,7 x 8,2 x 6,7 cm

Piero Manzoni con l’opera Uova in resina acrilica, Herning, 1960


72. Achrome, 1960-61 Panno cucito 70 x 60 cm

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73. Socle du monde, 1961 Ferro e bronzo 82 x 100 x 100 cm


“Sempre nel gennaio del ’61 ho costruito la prima ‘base magica’: qualunque persona, qualsiasi oggetto vi fosse sopra era, finché vi restava, un’opera d’arte. Una seconda l’ho realizzata a Copenhagen. Sulla terza in ferro di grandi dimensioni, posta in un parco di Herning (Danimarca, 1962) poggia la terra: è la ‘base del mondo’.”


81. Merda d’artista n. 53, 1961 Scatoletta di latta, carta stampata 4,8 x ∅ 6 cm

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Piero Manzoni nella sua casa di via Cernaia 4 con la Merda d’artista, 1961


82. Merda d’artista n. 07, 1961 Scatoletta di latta, carta stampata 4,8 x ∅ 6 cm 83. Merda d’artista n. 78, 1961 Scatoletta di latta, carta stampata 4,8 x ∅ 6 cm 84. Merda d’artista n. 86, 1961 Scatoletta di latta, carta stampata 4,8 x ∅ 6 cm

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Scatolette di Merda d’artista nn. 20, 53, 68, 78, 80, maggio 1961


“Nel mese di maggio del ’61 ho prodotto e inscatolato 90 scatole di ‘merda d'artista’ (gr. 30 ciascuna) conservata al naturale (made in Italy). In un progetto precedente intendevo produrre fiale di ‘sangue d’artista’.”


88. Base magica - Scultura vivente, 1961 Legno 60 x 79,5 x 79,5 cm

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Piero Manzoni firma una modella trasformandola in Scultura vivente durante le riprese per il Filmgiornale SEDI, Milano, 1961


89. Achrome, 1961 circa Peluche 18 x 18 cm

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90. Achrome, 1961 circa Peluche 19 x 20 cm

91. Achrome, 1961 circa Peluche 20 x 20 cm

“Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere.”


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Piero Manzoni 1933-1963  

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