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AA.VV.

AGGIORNAMENTO 100 MILA POETI PER IL CAMBIAMENTO BOLOGNA - PRIMO MOVIMENTO

ANTOLOGIA 100TPC

Collana Noi


Nota dell'editore

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NOTA DELL’EDITORE Quel che vogliamo dimostrare con l’aggiornamento alla I edizione dell’Antologia 100TPC riferita all’esperienza del 29 settembre del 2012 è che costruire un testo testimone e portavoce di un evento è un’operazione che abbisogna di mille accorgimenti: è come incidere una materia vasta e grande, con dettagli che ai più sono invisibili, ma che al singolo autore significano essenze imprescindibili. Vogliamo anche dimostrare che un libro non è un manufatto che nasce e che muore dopo un certo lasso temporale, ma gode di continuità e si nutre di quella fluidità tanto agognata dai sostenitore della lettura telematica. Vorremmo anche proporre una teoria, in questa nostra direzione che volge e cerca cambiamento, quella che dall’assenza, attraverso la mancanza, si possano operare connessioni non manifeste nell’immediato, ma possibili. Come quando si prende in considerazione il bianco spazio che contorna poesia e parole dei versi, o silenzio e pausa durante un enunciato. Vogliamo sostanzialmente imparare dall’errore e poi comunicare quanto appreso. Siamo dunque pronti ad offrire un nuovo capitolo alla nostra antologia “100Mila Poeti per il Cambiamento. Bologna - Primo Movimento”, a ridosso dell’evento che, nel 2013, si preannuncia articolato durante tre giorni consecutivi, dal 27 al 29 settembre, con una vera e propria maratona il 28 settembre. Ricordiamo che il 29 settembre dello scorso anno, quell’idea di proporre la giornata, nata solo un mese prima, partì dallo stimolo del giovane poeta marocchino El Habib Louai, il quale comunicò all’amica Pina Piccolo la necessità dell’organizzazione internazionale di trovare un referente a Bologna. Nell’arco di due settimane è nato un piccolo gruppo composto da Pina Piccolo, Gassid Babilonia, Antar Marincola, Marina Mazzolani e in seguito da Patricia Quezada, che iniziarono a lavorare sui vari fronti. Senza l’ausilio di internet e dei social network, non si sarebbero potute raggiungere tante persone in un arco di tempo così breve, monitorando in tempo reale le preparazioni che


Nota dell'editore

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avvenivano in altri paesi, cosa che ha dato un ulteriore impulso alle iniziative in Italia. Così è iniziato il viaggio dei 100mila poeti per il Cambiamento - Bologna. Le adesioni dei poeti si sono allargate grazie al passaparola informatico che ha condotto a raggiungere un gran numero di persone e anche quelle interessate, ma al di fuori dalla rete informatica, non appena saputo si sono aggregate e hanno contribuito a rendere la crescita, che partiva da ogni singolo poeta, esponenziale. Con entusiasmo ogni autore, andava indicando altri tre o quattro artisti che a loro volta facevano lo stesso… Inseguiamo la stessa impronta impressa allora e con questo nuovo capitolo, rappresentato dal luogo come contenitore e laboratorio, intendiamo dare continuità all’iniziativa e al movimento. Anche l’Arena Orfeonica fa parte degli assenti, se pur citati, dello scorso anno. Spazio a noi caro e conosciuto, sappiamo infatti che “nel 1987 un gruppo di residenti di via Broccaindosso organizza una festa di strada, per conoscersi meglio e divertirsi insieme. L’esperienza è così bella che si decide di ripeterla. Successivamente, in occasione della festa del 2002, sentendo la necessità di prendersi cura della strada in un Centro storico sempre più abbandonato a se stesso, nasce l’Allegro Comitato. Si allargano le iniziative, si prende contatto con il Quartiere san Vitale che concede l’utilizzo e la gestione del Campetto al civ.50 e il Campetto diventa l’Arena Orfeonica, uno spazio da allora aperto a tutti, dove ritrovarsi con la bella stagione. Nel 2006 l’Allegro Comitato si costituisce in Associazione Orfeonica di Broccaindosso, che nasce con il desiderio di promuovere la partecipazione attiva alla vita del proprio Quartiere”. Uno spazio da tenere in vita e prendere in considerazione, perché esemplare: a partire da quest’anno infatti non si svolgerà la tradizionale rassegna cinematografica, a causa di un nuovo regolamento comunale che prevede un considerevole aumento di costi per sostenere le richieste di agibilità e i permessi riguardanti le relazioni sull’impatto acustico. Problema che investe molte manifestazioni del centro della città, ridotta al silenzio nei mesi più caldi, quando si vorrebbe uscire e aggregarsi! Nell’Arena Orfeonica vogliamo dunque dimostrativamente


Nota dell'editore

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inserire quelle voci che abbiamo raccolto durante le nostre navigazioni, definite trans moderne, citando la qualità di un evento che si è svolto all’Isola d’Elba, dove siamo stati accolti, noi 100TPC, da altri poeti che si sono aggregati, il 21 giugno, giorno in cui il sole splende per più tempo e ce l’ha annunciato, lì allo Scoglio una luna piena di promesse; cosa che non sarebbe stata possibile se Alessandra Palombo non ci avesse fatto conoscere l’intrepida libraia Silvia (Il Libraio Gest), che vuole far echeggiare i portici di una Darsena fin’ora assopita. È stato allora che ci siamo resi conto che avremmo potuto inseguire tantissimi percorsi differenti, tutti quelli offerti dai 120 poeti dell’antologia che l’anno scorso hanno declamato, aggiunti agli otto che qui rendiamo presenti fanno un bel numero per raccontare come sia in nostro potere spostare la narrativa della storia verso un discorso di pace e di sostenibilità. Augurandovi una buona lettura siamo certi che il nostro lavoro sarà inteso sia a colmare le mancanze nei confronti di alcuni autori non rappresentati nella prima edizione dell’antologia, sia a rilanciare l’intenzione di continuare in questa grande iniziativa, in questo cammino inarrestabile verso un vero cambiamento. Patrizia Dughero e Simone Cuva


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ARENA ORFEONICA Ore 17.30-20.00 La poesia come officina per costruire il mondo, attraversa un grande portone incorniciato da una maschera déco, che sorride nella nota viuzza, e s’apre a un cortile tra tetti e case rosse, poco lontano sappiamo del “verde melograno dai bei vermigli fior”, lo cerchiamo prima d’immergerci nell’ officina di parole, tra orti in cassetta, film all’aperto, baratti e mercatini, spazio ideale per costruire mondi nuovi dall’antico.


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TAREQ ALJABR Con la paura di un’esplosione che si fa vicina… Ricordo ancora l’espressione del volto del mio amico: abbiamo deluso il sole di Homs, E questa notte è divenuto il mio e il tuo nemico, e così (oggi) non vi è più spazio per le nostre speranze. Il cuore di arma non perisce… e la Poesia offre i suoi palmi inoffensivi. Per restare prigioniera, non muore né uccide e non incute terrore se non al suo oppressore. E non restiamo che noi a dormire nella notte. E la sua Homs dorme, nella nostra notte. Tareq Aljabr, poeta e traduttore siriano, è nato a Damasco nel 1987 da una famiglia originaria delle Alture del Golan. E’ laureato in traduzione specialistica presso la facoltà di Lettere e Filosofia all’università di Damasco. Parte delle sue poesie sono state pubblicate su alcuni giornali arabi e non, come in “Al-Madar” e sul giornale danese “visAvis”. Attualmente si dedica alla traduzione dall’inglese all’arabo di alcuni testi per la casa editrice “Al-Mutawassit”.


Arena Orfeonica CHIARA CATAPANO Il difetto del vivente L’ Elba ha spezzato il tempo e piega Su dorsi di fichi d’india l’anima Delle cose a una neutralità senza requie. La materia immateriale s’invola, quella Che gli isolani qui dicono lo scarto dei nervi, La provocazione. Medea ancora cuce, tra brandelli di peccato, Noi in lacerazioni d’impotenza: Allora era lo stesso gesto di Penelope (oggi non più: lo sconto su questa pelle d’asino che porto) Lo stesso gesto d’intessere e scucire, Protrarre intenti dentro disegni di dissoluzione. Radici di tragedia, non vi trovo scavando Il divenire, ma ridivenendo gesto inesauribile: Mantenimento che non consola. Il difetto del vivente è l’inadempienza nel coltivare Il diritto e il risvolto d’ogni natura. L’assenza del compimento, questo appaga Medea, Oggi come allora: E a nessuno pare semplicità e purezza, Il drama della sua mano. E pure Penelope confondono, Spogliando l’attesa nell’attesa. Per cui dimmi, dietro quale china credi L’Eterno si nasconda; perché, non per tutti uguale, A me appare nella forma liquida dell’onda. Impressione è quanto ammanta di severità Questi luoghi: son lunghi filari d’inganni, Ragionevoli genealogie, che ci individuano Senza scampo.

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Sai che attraverserò lì dove non esiste certezza, Dove il senso di proprietà ci frantuma, E ti credo abbastanza da lasciarmi inseguire Ma piano, come ci muovessimo sott’acqua. Sii forte, amore mio: Perché io m’indebolisco, ed esisto. Applica pure la legge del taglione (legge buona) A queste mani che rubano parole all’avvenire. Il difetto del vivente ha la mia, la tua, La firma d’ogni soluzione: E, per quanto impraticabile, sto crescendo Nella sua conoscenza. Chiara Catapano, sono nata e cresciuta tra le geometrie triestine del Borgo Teresiano e le linee tracciate su una carta nautica da un padre capitano-Catapano, che consegnò ai miei giorni nome e spirito d’avventura. Per quanto io fossi più che altro una grande navigatrice mentale, presto desiderai di fuggire realmente dalla biografia decadente e troppo fin de siècle della mia città. In fin dei conti il triestino esiste per essere o totalmente stanziale, o assolutamente migratore. Vivo tra Vienna, la Grecia e la Giordania. La Grecia diventa la patria luminosa, il vento teso costante della mia navigazione. Tornata in Italia inizio a occuparmi di scrittura. In me incoccia Serse Cardellini, poeta filosofo editore, ora amico e fratello in poesia. Chiamata a collaborare in Thauma, associazione culturale - poi costituitasi casa editrice rispondo all’appello con entusiasmo. Qui ho la fortuna di incrociare il mio destino con quello di altri poeti e scrittori tra cui Claudio Di Scalzo. Con quest’ultimo il sodalizio diviene via via più stretto, fino ad imbarcarmi corsara sul legno-web dell’Olandese Volante, rivista da lui fondata. E da qui, riprendendo il mestiere di mio padre, aggiungo alla navigazione di luoghi anche quella nell’immaginario. Nel 2011 è apparsa la mia prima pubblicazione poetica per Thauma edizioni, “La fame”; miei versi sono presenti su siti e antologie poetiche.


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LINDA K. GAARDER Solens barn I Det var frykten, fra en annen virkelighet skrev hun som så én av dem falle inn i den mørke skygge, en slags historie bak menneskene i en krig ikke mer enn tre generasjoner siden. Allerede generasjoner siden og et stort ekko av lidelse ulmet, men det fortsatte jo! Røde murer, blytunge skuldre de med stjernen i passet mot de rutete skjerf et Midtøstens vidunder. Vokste vi ikke alle opp under solen? Vokste vi ikke alle opp i våre små felleskap knyttet til jorden? Felleskap som pekte på hverandre og skjøt. II For de ga meg liv og blant deres røtter, ser jeg bare speil etter speil. Refleksjoner av hverandre, min familie og jeg; jeg fulgte deres mønstre, de spor av skvettenhet, dunkende bryst og ilende øyne mot dem, olme tanker og jeg undret meg hvordan fordommer ble skapt?


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Stadig gnisset de mot hverandre. Inntil dagen jeg rev meg vekk. Det var kvelden vi delte ett måltid i Struga, på tvers av religion, disse linjer rundt menneskene, hennes ord var mine tanker hennes families hat var min egen oppvekst vi var visst fiender, og igjen tenkte jeg på de felleskap som skjøt på hverandre Med våre familier bak oss, deres fortid, dens skygge noe skjedde den kvelden på Balkan, vi tok de grønne kort fram mellom oss Sammen pustet vi ikke lenger i bitterhet. det forduftet i noe så enkelt som latter og levende fjes; Solens barn hadde gått tilbake til sine oppveksts år. (2012)

Figli del sole I Era la paura, di un’altra realtà l’ha scritto lei vedendo una di loro cadere dentro l’ombra scura, una forma di storia dietro gli uomini in una guerra non più che tre generazioni fa.


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Generazioni già passate e un’eco grande di sofferenza ha covato, nonostante ha continuato! Muri rossi, le spalle pesanti di piombo loro con la stella nel passaporto contro quelli con le sciarpe quadrate la meraviglia del Medio Oriente. Non siamo tutti cresciuti sotto il sole? Non siamo tutti cresciuti nelle nostre piccole comunità collegate alla terra? Le comunità che hanno indicato e sparato. II Mi hanno dato la vita e tra le loro radici, guardo solo gli specchi dopo gli specchi. Si riflettono l’uno con l’altro, la mia famiglia e io; ho seguito i loro percorsi, le tracce di spavento, i petti palpitanti e gli occhi sbarrati verso gli altri, i pensieri bui e mi chiedevo di come i pregiudizi si sono creati? Costantemente si scontravano l’uno con l’altro. Fino al giorno che mi sono strappata via. Era la sera quando dividevamo un piatto a Struga, attraverso le religioni, queste linee intorno agli uomini, questa ragazza; le sue parole erano i miei pensieri l’odio della sua famiglia era la mia crescita eravamo infatti nemici, e di nuovo ho pensato alle comunità che si sparavano. Con le nostre famiglie dietro, il loro passato; la sua ombra


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qualcosa è successo quella sera a Balcan, ci siamo scamb le carte verdi fra noi Insieme respiravamo non più nell’amarezza. è sparito in qualcosa così semplice come risate e faccie vivaci; I figli del sole sono tornati ai loro anni di adolescenza. (2012, traduzione di Elisabetta Giacobe) Linda K. Gaarder, nata nella capitale di quel paese dove ci sono più boschi e montagne che persone, nel mezzo di una piccola metropoli dove c´è un forte silenzio tra tutto, ha cominciato ad interessarsi di poesia già in giovane età.. Tre anni fa ha deciso di lasciare la Norvegia e venire in Italia per iscriversi all’università ed entrare in un’altra forma di vita, sempre con la poesia presente. L’anno scorso ha pubblicato il suo primo racconto in italiano ”Le immagini di una melodia” tramite il laboratorio di scrittura creativa interculturale e poi ad Auckland, Nuova Zelanda questa primavera ha recitato nel Poetry Slam del Writer’s and reader’s festival 2012.” Elisabetta Giacobe pugliese, è studentessa di statistica, con una grande passione per la letteratura e il teatro. Ex Erasmus, ex attrice, avida lettrice…


Arena Orfeonica ALESSANDRA PALOMBO Parità Parità! si urlò per noi, le figlie nate e quelle da venire che crebbero e nacquero e di nuovo si vestirono da donne. Fu una partita giusta - accolta, in parte, anche dagli altari scandita dai tic tac degli orologi e da lancette che giravano, giravano come un cuore tachicardico mentre i colleghi salivano -lievi salivanodi grado perché privi del mestruo che rinnova le cellule a ogni ciclo. Cessato il sangue, un consuntivo: l’impressione è di una stagione ricca di grano, ma sale il cruccio per i mancati abbracci ai figlioletti - No, non c’è colpa , non c’era tempo per le passioni femminili soffocate - No, non c’è colpa, non c’era tempo per aver tenuto un passo innaturale - No, non c’è colpa, non c’era aiuto per la televisione che inquadra belle manager, belle professioniste, belle politiche, belle accademiche, belle attrici, bei culi, belle tette Belle, Belle, Belle mentre il bello che snobbammo - non eravamo solo corpo o mi confondo? - ci è sfiorito così, in un periodo durato quanto la sosta di un passerotto

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su un cancello. Il tempo di mettersi gli occhiali ed è scomparso. La maestra La maestra con la crocchia estremità chiamava i piedi ormai dolenti con cui in città salì su un carro per giungere in un’aula di campagna dove ebbe tanto nutrimento, fiori e una buca gabinetto nella stalla con le mucche. Un’altra aula di campagna la vide poi sfollata intenta a cucinare le bucce dei baccelli e un uovo in quattro, dai tedeschi di nascosto, con il fiato bagnato di paura come narrava in una casa riscaldata mentre sferruzzava avanzi di gomitoli finché ebbe del respiro. (dall’inedito “Mestieri”) Alessandtra Palombo è nata nel 1955 a Livorno. Vive all’isola d’Elba nel comune di Portoferraio. Per Liberodiscrivere ha pubblicato Iomare (2004) con prefazione di Manrico Murzi e nota di Giorgio Weiss, Tautogrammi d´amore e d´amarore (2005) con introduzione di Raffaello Aragona , Il lavoro del vento (2008) con prefazione di Manrico Murzi e Un giardino privo di mura con prefazione di M. Murzi ( 2013). Sue poesie sono presenti in Vicino alle nubi sulla montagna crollata (Campanotto, 2008), a cura di L.Ariano ed E. Cerquiglini e in


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altre antologie. Ha pubblicato vari racconti e partecipato a esperienze di scrittura collettiva quali Es temporanea (Liberodiscrivere, 2005), Il volo dello struffello (Liberodiscrivere, 2007) e Malta femmina ( Zona 2009).


Arena Orfeonica DOMENICO SEGNA Con il suo equipaggio di ombre il treno sereno e lucente si ferma poco oltre il borgo. Distesa assorta la campagna. Non c’è un filo di vento. Nessuno può scendere o salire. E’ forse serenità, morte o vanità? * M’addormentai. Al risveglio avevo ancora aperto il libro non più fatto di fogli stampati in bell’ordine ma di foglie, di cartoline ventose, di te che mi destavi. Erano appena suonate le tre. * I passanti gocce di pioggia

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lungo il cristallo del giorno: cicatrizza la terra il sole resta in equilibrio su una foglia sulle mani si posa immobilità. * Conosco il mio prezzo vale quanto un quadrifoglio. Lo si mette in un libro lo si schiaccia come il respiro quando si corre. Qualcuno prenderà il libro senza guardarci dentro lo venderà. L’omino dell’usato lo sfoglierà per valutarlo sino a liberare di nuovo quel soffio ingiallito. Domenico Segna, nato a Roma, vive e lavora a Bologna. Vicecaporedattore de I Martedì del Centro San Domenico di Bologna e redattore de Il regno. Ha pubblicato con Valeria Magnani per le edizioni Pendragon “Libro” con postfazione di Roberto Roversi, unica opera di poesia scritta quattro mani nel panorama poetico in Italia. Sue poesie sono state pubblicate in diverse antologie.


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KHALED SOLIMAN AL-NASSIRY Diario di un uomo dietro la finestra (Hamza Al Khatib) (Ibrahim Al Qashush) (Hamza Al Khatib) Dietro alla finestra che s’affaccia sul mondo, siede un uomo che cerca la propria memoria: ma la memoria, ora, è colpita da manganelli e pallottole, che memoria forata e tumefatta avremo!   La memoria è maschile e femminile, si sposa e genera, ma oggi quando concepisce un bambino, nasce morto, vedremo un corpo livido, lucido, sulle labbra vedremo la stessa patina viola del grano lasciato nel campo per quarant’anni. Vedremo gli uccelli del malaugurio beccare il corpo del bambino, lasciato in preda al vento. Mentre noi udiremo distintamente lo scricchiolio ogni volta che ci siederemo nelle notti estive. Vedremo pure i passanti riposare nei pressi del corpo del bambino, appoggiare la schiena su di lui, fumare una frettolosa sigaretta  che poi molto lentamente spegneranno sul suo corpo e se ne andranno. Verranno pure le iene a divorare il suo corpo e poi se ne andranno. (Il 27 maggio 2011 è stato diffuso un video che mostra il cadavere mutilato del bimbo Hamza Al Khatib della città siriana di Daraa. La salma era gonfia nonostante i numerosi fori, e i genitali erano stati recisi). O Hamza, come fai ad essere così gonfio, così lampante


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nonostante tutti quei fori? Che memoria forata e tumefatta avremo! Che memoria evirata avremo! (Ibrahim Al Qashush) Dietro la finestra che s’affaccia sul mondo, siede un uomo che cerca la propria memoria: anche se la finestra è virtuale, gli uccisi sono reali.   Di mattina quando esce a camminare, nell’aria si aprono molte finestre, gli uccisi che ne escono terrorizzano l’aria, rapidi se ne vanno, nello spazio si sente uno scricchiolio: (gli studiosi palestinesi concordano che lo scricchiolio: è il suono emesso da chiunque sia deportato o costretto a migrare o ucciso. Si manifesta in due circostanze: durante la deportazione, o quando si siede a ricordare). Quale memoria avremo senza ieri, mentre ieri tutti loro sono stati deportati, se ne sono andati, andati, hanno portato via le nostre mattine lasciando la loro memoria cantare, ci hanno lasciato invisibili cantori e noi non possiamo che ascoltare questa schiera di cantori che hanno trasformato le nostre città in canti che rimpiangono la loro partenza, le case: sono il gemito di madri che ricordano. Gli uomini: melodie che mormorano i nomi di coloro che se ne sono andati. Le donne: flauti che cercano invano di rendere dolce la partenza.


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Gli alberi: melodie che s’innalzano e a volte si domandano incerte: come se ne sono andati? A volte ripetono come pronunciando una sentenza: sono partiti, partiti, partiti! Così i misteri si infittiscono in noi che ascoltiamo tutto questo partire. In questo momento c’è un altro che parte, e dal vuoto che lascia soffia un’aria che sferza la città: i grandi viali: sono flauti che contano i luoghi dove non sono ancora passati. I vicoli: sono flauti più piccoli che contano i luoghi che hanno lasciato. I rioni: parlano della loro partenza. I viottoli: indicano le strade del ritorno a casa, ma la casa viene demolita sulla testa di chi la abita, insieme alla strada, mentre noi ascoltiamo tutto questo partire, in città risuona la tromba che annuncia un nuovo esodo. Le piazze: sono fanfare in cui i soldati soffiano, i soldati sono l’eco di fanfare più grandi dove le tombe soffiano. Gli edifici piccoli sono tamburelli che vengono percossi, quelli grandi sono cembali che battono, la gente parte come melodie e in città la morte danza nuda senza pudore né vergogna. Repentina, dal cielo, giunge una gran voce, il sole è una grancassa che le vittime percuotono per salutare chi rimane, ma a rimanere siamo noi che ascoltiamo tutto questo partire.   Ascoltiamo e ricordiamo, ma la memoria, ora, è colpita da manganelli e pallottole, che memoria forata e tumefatta avremo!   Anche la memoria canta,


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ma quando canta le tagliano la gola e la gettano nel fiume. (il 9 luglio 2011 è stato trovato il corpo del cantante siriano Ibrahim Al Qashush gettato nel fiume Aassi. Il cadavere era gonfio nonostante un grande foro nel collo, la gola del cantante era stata tagliata). Ma se la gola della memoria verrà tagliata e gettata nel fiume, il fiume canterà... ......................... Che memoria scricchiolante avremo! Khaled Soliman Al-Nassiry è poeta, scrittore e grafico, nato a Damasco nel 1979, da una famiglia palestinese rifugiata in Siria. Dal 2009 vive a Milano. Lavora nell’ambito dello scambio culturale organizzando eventi di musica e poesia (Siria, Svezia) e ha curato varie antologie di poesia, ultima “Poesie scelte Siria Italia Svezia” pubblicato nel 2011. Attualmente lavora come capo redattore per la parte araba della rivista italo-araba Aljarida distribuita a Milano. Libro pubblicato: Sadaqtu kulla shai - 2009 - Kana’an.


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GIUSEPPE NIBALI Due volti monoculari due fusti ingrommati e i ronzii che allungano Gerusalemme in un vagito Li solidifica in legno una fascinazione antica che infigge gl’omacci alle croci il fuoco nascosto il cipresso e il bambino moriranno in hoc signo non stare a perderti lì a Eboli era quello - e non sbaglio l’incompiuto che lasciavi agl’aguzzini risecchito sui tre punti sul tronco e col martello ti uccidevi ancora un po’ ma è sempre la vecchia maledizione “Ucciso Prometeo è l’universo solo brace rabbuiata”. Giuseppe Nibali, nasce a Catania nel 1991. Fin da giovanissimo si interessa alla poesia vincendo nel 2002 un premio dedicato alla giornalista Maria Grazia Cutuli del Corriere della Sera. Oggi vanta collaborazioni con il settimanale “Prospettive” e il bisettimanale “Il mercatino”. Tra i fondatori dell’associazione “Mettiamoci in


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gioco”, fa parte della redazione di “Prospettive giovanili” e dal 2009 di quella del mensile “Timeo”. Dal 2011 gestisce un blog di poesia intitolato “Pochiversi”. Nel 2011 collabora con il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna guidato da Davide Rondoni. Nel 2012 diventa corrispondente per la newsletter on line “Avviso ai naviganti” e collabora con il quotidiano “La Sicilia”. Tra i primi dieci al “Certamen” del 2012, la sfida in poesia dell’università di Bologna. Fa parte de “I Compari”. Nel 2013 scrive un programma radiofonico per l’emittente siciliana: “Radio voce della Speranza”, intitolato “Spes Publica” .


Arena Orfeonica BERHOLUS TSAGUE “ Ciao CC, ciao amore ti chiamo CC per non dire il tuo nome pronunciarlo mi porta solo dolore ciao CC, ciao amore siamo stati insieme per tanto tempo ma non mi sono accorto del suo passare siamo stati insieme per troppo tempo mi preoccupavo di più di amarti abbiamo avuto momenti di gioia gli vorrei dimenticare abbiamo conosciuto anche le difficoltà che abbiamo potuto superare c’è stata anche la tristezza ma non me ne parlare mi ricordo le nostre discussioni i nostri giochi e tutte le emozioni e quando non ti vedevo tutto il tempo ti pensavo ti volevo sempre al mio fianco ti senza mai essere stanco ciao amore, ciao CC ormai sono solo ricordi ormai appartieni al passato ormai è tutto finito ti ho amata così tanto

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e la cosa mi bruciava come un fuoco credo che ti ho amata troppo e mi sono consumato ciao CC, ciao ma chérie ciao amore, ciao mon ami “ Bertholus Tsague, nato il 07/01/1989 in Camerun, nella regione Ovest, è un giovane ragazzo che occupa la maggiore parte del suo tempo a studiare elettronica e telecomunicazioni alla facoltà di ingegneria di Bologna, dopo i suoi studi primari, le medie e le superiori in Camerun. Ma nel più profondo del cuore ha un amore mai nascosto per l’arte: teatro, musica, canto, poesia...

100 TPC aggiornamento  

Raccolta dei poeti non inseriti nell'antologia "100 TPC Bologna - I movimento" - qudulibri - Bologna 2013

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