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MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO DIRETTO DA SILVIA AROSIO

Anno II - N. 04 - Gennaio 2020

TUTTI IN VIAGGIO CON VIRGILIO, DANTE E LA BELLA BEATRICE INTERVISTE●ANTICIPAZIONI●CASTING●PERSONAGGI●TOURNÉE●LIBRI


SOMMARIO GHOST - IL MUSICAL

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LA DIVINA COMMEDIA OPERA MUSICAL

I LEGNANESI

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PRISCILLA

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MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO Anno 2 - Numero 4 - Gennaio 2020 • Supplemento alla testata www.silviaarosio.com (Reg. al Tribunale di Milano n°249 del 21/11/2019) • Direttore Responsabile: Silvia Arosio • Art Director, Grafica & Impaginazione: Daniele Colzani • Hanno collaborato: Barbara Delponte - Claudia Grohovaz - Paola Neri - Antonello Risati - Emiliano Toso - Accademia Ucraina di Balletto - CLP 1968 Relazioni Pubbliche - Consorzio PontediLegno Tonale Green Press - Immaginando - MIC srl - Nico Ufficio Stampa - Parole & Dintorni - Pragma srl - Show Bees - Words for you • Contatti: silvia.arosio@gmail.com

Edizione Digitale: www.issuu.com/riflettorisu

Facebook Riflettorisu

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SALVATORE GIULIANO

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EMILIANO TOSO

Il magazine Riflettori su... è stampato su prodotti certificati FSC e PEFC

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SOMMARIO

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DAVIDE VAN DE SFROOS

ATTILIO FONTANA

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ICE MUSIC FESTIVAL

THE POZZOLIS FAMILY

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ACCADEMIA UCRAINA DI BALLETTO 4

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e ancora...

50 - VOCAL COACH 51 - NOVITÀ 52 - LA LIBRERIA 56 - LO SCENOGRAFO 58 - ARTIST COACH 62- ANDAR PER MUSEI Buona

lettura!


LA VOCE DEL DIRETTORE

Anno nuovo, nuovi propositi:

prendiamoci cura di noi stessi

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orse non tutti sanno che l'etimologia della parola gennaio deriva dal latino Januarius = mese dedicato a Giano, il dio romano raffigurato con due volti, uno rivolto al futuro e l'altro al passato. Era il dio che proteggeva non solo le porte o i ponti, ma anche tutti i periodi di passaggio, come quello tra un anno e l’altro. Un anno nasce per uno che muore, eros e thanatos: parleremo anche di questo, sul questo mensile di inizio anno, di vita/ amore e morte, con il musical Ghost o La Divina Commedia Opera Musical, tanto per citare qualche articolo. Non è Dante un uomo in cammino alla ricerca dell’amore, passando attraverso l’aldilà? Non è l’amore eterno di Ghost un’emozione che ci tocca le corde più vibranti dell’anima? La vita e la morte impregnano da sempre le opere letterarie, l’arte, la musica, il teatro. Forse per questo, quando assistiamo ad un concerto,

andiamo ad una mostra o andiamo a teatro ci sentiamo così vivi: perché riviviamo tutti i passaggi, tutto il divenire della vita, nelle opere di chi ci ha preceduto. Un’ANSA del 19 dicembre ci ha raccontato come “L'arte in ogni sua espressione allunga la vita. Uno studio su oltre 6000 adulti over-50 mostra che il rischio di morte è minore per chi frequenta spesso musei, gallerie d'arte, per chi va a teatro o a concerti o all'opera, o ancora a mostre. E più spesso si frequentano, minore è il rischio di morte. Lo studio è stato condotto presso la University College di Londra e pubblicato sul British Medical Journal. Gli epidemiologi hanno monitorato la salute del campione per un tempo medio di 12 anni ed hanno sottoposto i partecipanti ad una serie di dettagliati questionari sugli stili di vita e sul tipo di attività artistiche frequentate, tra musei, mostre, spettacoli teatrali e musicali etc. È emerso che coloro che frequentavano manifestazioni artistiche presentavano un rischio di morte del 14% inferiore nei 12 anni del follow-up rispetto a chi non aveva mai frequentato questo tipo di eventi o luoghi d'arte: i decessi sono stati 3,5 per 1000 persone l'anno nel gruppo degli amanti dell'arte, contro 6 per 1000 l'anno per gli altri. Le persone che partecipano ad attività artistiche più di frequente (ogni due mesi o di più ancora) presentano un rischio di morte ridotto del 31% rispetto a chi non prende mai parte ad attività artistiche: i decessi sono stati 2,4 per 1000 persone l'anno tra questi frequentatori più assidui”. Diversi studi affermano che l’arte sia in grado di attivare

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aree del cervello atte a rallentare l’invecchiamento e a diminuire il rischio di malattie anche gravi. Oltre ai musical che vi ho citato, in questo mese, troverete, l’interessate intervista al biologo compositore Emiliano Toso: l’autore ci parla del potere benefico della musica a 432hz, la quale, studi scientifici alla mano, aiuta organismo e mente a ritrovare il proprio equilibrio. Toso ci ricorda, come anche in alcuni ospedali italiani, il San Raffaele di Milano o il Gemelli di Roma, si utilizza la musica come coadiuvante delle cure. In questo passaggio di anno (o di decennio), facciamoci tutti una promessa, anche se personalmente odio fare propositi: prendiamoci cura di noi stessi e dei nostri cari anche in questo modo. Gustatevi l’arte. Andate a teatro. Concedetevi due ore senza cellulare, immergetevi nelle storie o nelle musiche che vengono rappresentate per voi, dal vivo, davanti ai vostri occhi. Scientificamente parlando, aumenterete i livelli del cortisolo e serotonina nel sangue, la dopamina ci aiuterà a sentirvi meglio e staccherete dai problemi quotidiani. Emotivamente e culturalmente, sarete arricchiti. Con l’arte, quell’arte che ci fa sentire vivi e fa bene al cuore, alla mente, allo spirito ed anche al corpo. Teatro, musica, cinema, mostre, libri: troverete tutto questo in queste pagine ed anche fuori dalle pagine, nelle vostre città. E vi assicurerete un anno nuovo più sereno e… spettacolare. Il mio augurio è tutto qui: prendetevi cura di voi. • RS

Silvia Arosio


PRODUZIONI

Un viaggio epico con

Dante,

Beatrice e Virgilio

SCENOGRAFIE IMMERSIVE, COREOGRAFIE ACROBATICHE, SORPRENDENTI EFFETTI SPECIALI E MAXI PROIEZIONI 3D

D

opo il successo delle precedenti stagioni sui principali palchi d’Italia, torna la prima opera musicale basata sul poema di Dante Alighieri, un avvincente viaggio dall’Inferno al Paradiso con scenografie immersive, coreografie acrobatiche e sorprendenti effetti speciali e maxiproiezioni in 3D. La Divina Commedia Opera Musical, insignita della Medaglia d’Oro dalla Società Dante Alighieri, torna in tour a partire dal 15 gennaio 2020 forte del riconoscimento ricevuto come Miglior Musical al Premio Persefone 2019 davanti a importanti produzioni internazionali. Prodotta da MusicInternational

Andrea Ortis è Virgilio

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Company, l’opera vanta un team creativo d’eccezione e una troupe di oltre 50 professionisti che porta in tour una produzione innovativa e ambiziosa: un cast di voci eccezionali con un corpo di ballo acrobatico dà infatti vita ai personaggi più emblematici del poema dantesco, che si muovono su suggestive musiche avvolti da proiezioni video di ultima generazione LO SPETTACOLO Dante è protagonista di un duplice viaggio, fisico e spirituale, che attraverso i tre regni ultramondani, Inferno, Purgatorio e Paradiso, diviene exemplum per l’umanità. Ne La Divina Commedia Opera Musical, Dante è in viaggio, su binari distinti e paralleli: da una parte cammina verso e dentro se stesso alla ricerca nostalgica del proprio esistere, dall’altra naviga tra le rovine della dannazione, le storture e le brutture del proprio limite, condotto tra vizi e ossessioni, perversioni e peccati. Lo spettacolo utilizza diversi linguaggi espressivi e asseconda l’inesauribile fantasia di Dante. Il Dante Viaggiatore in scena diventa la proiezione fisica della voce di se stesso, che nella magistrale interpretazione di Giancarlo Giannini (esclusiva voce narrante dello spettacolo), rappresenta la maturità di un Dante che si ricorda con tenerezza, quando a metà


Pubbliredazionale

della propria esistenza, spinto da una forte depressione, trova nella scrittura una salvezza creativa e fertile. Lo smarrimento nella selva diventa evocazione di una memoria: pretesto fortunato e ispirazione per il capolavoro che viene “sfogliato” in scena, come un libro animato, attraverso la magia teatrale. Dante si muove in molteplici ambienti scenici, nei quali passa da coltri infuocate e sulfuree della Città di Dite a tempeste desolate e violente che colpiscono Francesca; da mari tempestosi e mortali, come quello di Ulisse a foreste pietrificate

I PROTAGONISTI

• ANTONELLO ANGIOLILLO Dante

• ANDREA ORTIS - Virgilio • MYRIAM SOMMA - Beatrice • FEDERICA BASILE - Pia de’ Tolomei/La donna

• ANTONIO MELISSA - Ugolino Catone

• ANGELO MINOLI - Ulisse/Guido Guinizzelli

• NOEMI SMORRA - Francesca Matelda

• ANTONIO SORRENTINO Pier delle Vigne

• FRANCESCO IAIA - Caronte

e mortifere, o a laghi ghiacciati, nei quali si trovano Pier delle Vigne prima ed Ugolino poi. Il viaggio non ha mai fine e il maestro Virgilio accompagna il poeta di Firenze, proteggendolo, incoraggiandolo, esortandolo nei momenti di maggior difficoltà. Gli ambienti che si susseguono si fanno sempre più tranquilli: boschi dai colori autunnali, come quelli di Pia dei Tolomei, o fiabeschi, come il giardino di Matelda. Infine, luminosi e celestiali, come quelli che attendono Dante in occasione dell’incontro con Beatrice. La fantasia dantesca asseconda le suggestioni e la visione registica di Andrea Ortis. Le emozionanti musiche orchestrali di Marco Frisina sorreggono i testi suggestivi di Gianmario Pagano e Andrea Ortis. Il tutto si svolge su un palco modulare automatico con sollevamento di piani e con la presenza di elementi scenici costruiti su disegno di Lara Carissimi, con la presenza di proiezioni di ultima generazione animate in 3D. Non mancano coreografie acrobatiche dirette da Massimiliano Volpini e un suggestivo

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allestimento luci su disegno di Valerio Tiberi. LA VOCE DEI PROTAGONISTI Ecco le interviste rilasciate in esclusiva per Riflettori su... ad Andrea Ortis (Virgilio), Antonello Angiolillo (Dante Alighieri), Miryam Somma (Beatrice) e a Noemi Smorra (Francesca/ Matelda). ANDREA ORTIS (VIRGILIO): Andrea, cosa ha significato per voi, e per te in particolare, che curi la regia, aver meritato il Premio Persefone? Direi un segnale importante che dà soddisfazione rispetto ad uno spettacolo il cui posizionamento è difficile, sempre a patto che sia utile e giusto dover trovare una collocazione precisa in termini di tipologia o categoria. È un lavoro di grande insieme quello che da quasi 5 anni porto avanti e questo premio, che ripeto, ho accolto con grande piacere, l'ho sentito come un momento di attenzione preziosa. Quest’anno, lo spettacolo sarà ancor più spettacolare. Che cosa avete aggiunto in questa edizione?


La spettacolarità, se intendi l'apparato scenico o effetti speciali, è insita nel testo scritto da Dante nel 1300. La messa in scena è la consistenza al paesaggio che ho immaginato, sentito. Per risponderti, al di là di un allestimento molto moderno in termini di tecnologie applicate con proiezioni 3D, un corpo di ballo ancor più nutrito e l'utilizzo del linguaggio laser, l'aspetto più eclatante è il testo, la parola, il racconto che sembra non risolversi mai, aprendo a noi e al pubblico mille quesiti, mille emozioni, mille sensazioni ogni volta nuove. Pensa che fortuna poterti rispondere che è La Divina Commedia l'effetto più spettacolare che abbiamo! Come tutte le opera e ancora di più questa, è uno spettacolo “in cammino”. Come si è modificato il tuo ruolo e la tua regia e quanto è complicato avere questo doppio ruolo? Ogni opera creativa non può avere come obiettivo la costruzione di un cofanetto replicabile in maniera certa centinaia di volte. Ogni spettacolo è in cammino, perché la sostanza di tutto vive di persone, di anime e mon-

di personali. Se così non fosse saremmo sempre sostituibili e non indispensabili; penso invece che questa sia una fesseria enorme. Scelgo nomi e cognomi, non dotazioni tecniche, scelgo umanità e identità che ho bisogno di conoscere. E' nella conoscenza la comprensione, è nella comprensione la libertà di poter andare "in cammino" appunto non verso un punto preciso, piuttosto verso una direzione. In tal senso il doppio ruolo non è un limite è una possibilità che abita in me. Il teatro è uno dei mezzi ideali per avvicinare i ragazzi alle opera d’arte o alla letteratura. So che le matinée delle scuole hanno sempre un grande successo. Come mai, secondo te? Non mi faccio domande su questo perché non ho perplessità, non rimango sorpreso, perché non ho dubbio alcuno sulla voglia dei ragazzi, sul loro enorme appetito che sento più profondo e raffinato di come spesso si pensi. Credo invece che dobbiamo impegnarci e molto per studiare il linguaggio o i linguaggi che utilizziamo, credo che non tutto possa essere offerto alle scuo-

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le, credo che dovremmo avere noi del settore più attenzione a proporre spettacoli agli istituti chiedendoci con grande onestà intellettuale se ciò che facciamo abbia o meno un valore utile. Ricordiamo chi sono gli altri attori in scena con te e quali sono quelli nuovi? Dante Antonello Angiolillo, Ulisse/Guido Guinizzelli Caronte/Cesare/San Bernardo Francesco Iaia, e poi persone appena entrate in questo grande viaggio come Noemi Smorra nel ruolo di Francesca e Matelda (cover Martina Maiorino), Antonio Melissa nel ruolo di Ugolino, Catone e San Tommaso, Antonio Sorrentino nel ruolo di Pier delle Vigne/Arnaut Daniel, Federica Basile nel ruolo di Pia dei Tolomei e La Donna. ANTONELLO ANGIOLILLO (DANTE): Antonello, perché il pubblico in generale ama così tanto questo spettacolo? Mi permetto di rispondere allontanandomi un po' dallo spettacolo in questione. Il mercato teatrale italiano è ormai in crisi da un po' di anni e le produzioni si ostinano a produrre


IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il teaser de La Divina Commedia Opera Musical spettacoli rincorrendo il meccanismo dei "titoli" e dei "nomi" di richiamo. In poche parole, così come fa ormai la televisione da anni seguendo l'Auditel, si sta lasciando al pubblico il compito di scegliere e fare da "autore" di quello che vuole vedere. Questo per me è totalmente sbagliato perché il pubblico non è preparato per questo tipo di mestiere, perché di questo si tratta, è un mestiere. Autori non ci si improvvisa così come non ci si improvvisa attori, cantanti, ballerini, registi, scenografi, produttori, distributori, giornalisti... e potrei andare avanti così per molto. E' un cane che si morde la coda e tutto questo ha portato ad un drammatico abbassamento della qualità e della levatura culturale dei prodotti teatrali che si offrono. Perché capisci bene che questa rincorsa ad ascoltare il pubblico è un cammino in sola discesa. Molti teatri si lamentano dei bassi risultati di prevendita di molti spettacoli temendo per Divina Commedia che è uno spettacolo "serio". Si stanno ricredendo perché Divina Commedia sta vendendo benissimo ovunque e qui vengo a rispondere in modo più diretto alla tua domanda. Il pubblico è stanco di quello che gli si offre ed è inconsciamente stanco di fare da "autore non retribuito" al

teatro italiano. Il pubblico ama questo spettacolo perché da una parte c'è un testo meraviglioso che è tutt'altro che pesante, è arte, e dall'altra c'è una messa in scena dell'opera dantesca che permette al pubblico di entrare completamente nel mondo di Dante e di fruirne grazie ad uno staff tecnico e artistico di ottima qualità e levatura. Il mio plauso personale va al regista Andrea Ortis e alla produzione MIC, nella persona di Lara Carissimi, che non hanno ceduto al canto delle sirene dell'isola di Auditel ma, come Ulisse, le hanno ascoltate continuando però il loro viaggio senza deviare dai principi che credo fondamentali per la buona riuscita di uno spettacolo: correttezza e coerenza verso il Teatro. Il pubblico ama questo spettacolo perché questo spettacolo non considera il pubblico "deficiente" e gli permette di pensare dandogli la possibilità di ringraziarci per la testarda scelta, venendo a teatro.... e il grazie sta arrivando con violenza. Spero non farai tagli (nda non abbiamo fatto tagli) o adattamenti a questa risposta, credo sia giusto, a volte, essere anche poco politicamente corretti e prendersi la responsabilità dei propri errori. ( Ormai sei Dante da qualche anno: cosa ancora oggi ti fa fremere ed emozionare quando rivesti i suoi panni? Fino a quando sarò in grado di emozionarmi interpretando un ruolo continuerò a farlo a meno che non arrivino

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altre proposte che mi possano interessare. Interpretare Dante continua ancora ad emozionarmi, e continuo ancora a piangere sinceramente ad ogni replica e questo è bellissimo per un attore, non che sia fondamentale farlo per essere credibili che sia inteso. È una questione mia. È difficile dirti cosa mi fa emo-

Antonello Angiolillo è Dante


detto, è un'opera grandiosa ma non per questo richiede una recitazione diversa. Io non amo il termine Giancarlo "essere veri" a teGiannini, atro perché credo voce che non completi narrante il senso dell'essere attori. Preferisco di gran lunga parlare di "essere onesti". Ecco in questo spettacolo bisogna "essere onesti" nella recitazione. Sto ovviamente entrando in un discorso più filosofico dando zionare, se lo sapessi avrei rag- per scontato che ci debba essegiunto tutto e non avrebbe più re la tecnica di base per recitare. senso fare questo lavoro, forse. Ascoltare l'altro è fondamentale So che avviene ed è bello. Cre- per me Antonello e Dante, ma do che contribuisca sicuramente in generale per tutti, perché in la grandezza dell'opera dantesca questo spettacolo il mio viaggio che è talmente ampia e profonda dentro questi tre mondi fantache prima di esaurire il suo pote- stici non è altro che il viaggio re su di me ci vorrà molto tem- dentro me stesso e se non fossi po. Sicuramente contribuiscono in totale ascolto con gli altri inanche il mo vissuto e la mia età terpreti sarebbe come non essere che mi permettono di scavare in in ascolto con me stesso... pramodo diverso dentro me. Tutto ticamente la morte dell'attore. questo però non avrebbe lo stes- E' un viaggio dell'uomo dentro so senso se non fosse supportato l'uomo. anche da un bel clima in comCosa vuol dire cantare impagnia e dall'ottimo rapporto mersi in questa straordinaria che mi lega al mio compagno scenografia 3d che caratterizdi viaggio più diretto Virgilio, za lo spettacolo? Andrea Ortis. La bella atmosfera che si respira in compagnia, grazie anche ad una produzione che ci tutela, cosa sempre più rara in questo mondo, permette a me attore di essere rilassato e di concentrarmi sul mio lavoro Dal tuo punto di vista, quanto ruoli come questi possono dare ad un attore? Che tipo di recitazione è richiesta per un’opera di questo tipo? Possono dare tantissimo. Tutti i ruoli danno tanto ad un attore se li si affronta nel giusto modo perché noi siamo come gli altri ci vedono e così è per il personaggio. Esso è visto attraverso i nostri occhi e se noi non gli diamo tanto, il personaggio non ci restituisce molto. Questa, come

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Qui si entra in un'altra sfumatura della domanda precedente perché, tecnicamente, spesso mi trovo ad interpretare Dante che è collocato dentro mondi visivamente fantastici e coinvolgenti per il pubblico mentre io sono su di un palco vuoto con, a volte, la distrazione di tutto ciò che necessariamente deve avvenire dietro le quinte. Questo perché grazie alle proiezioni 3D video-mapping il pubblico mi vede, per esempio, immerso in una foresta che fisicamente, per me, non esiste. In questo caso il mio lavoro è stato interessantissimo, e lo è tutte le sere, perché in qualche modo ho bisogno di mettere in moto la fantasia e vedere ciò che non c'è. Che bella la fantasia. Mi devo concedere il lusso di tornare bambino e tornare a vedere cose che noi grandi non capiamo quando ce ne parla un bimbo, anzi, spesso ci passiamo sopra abbandonandolo al suo mondo. Poi c'è tutta la parte fisica e imponente dalla scenografia realizzata da Lara Carissimi, che mi permette di sentirmi piccolo, confuso e spaventato come forse si sentiva Dante in quel momento drammatico della sua vita quando, esiliato dalla sua città e deluso e


arrabbiato verso la politica e la chiesa, era solo e in depressione, forse con il pensiero verso un possibile suicidio, e si sedette a scrivere di questo viaggio per la necessità di esternare e, probabilmente, in questo modo per fare analisi ed esorcizzare quel momento drammatico. MYRIAM SOMMA (BEATRICE): Anche per te, un ruolo ormai consolidato. Com’è cambiata la Myriam dell’inizio e quella di oggi e cosa sta apportando al personaggio? Sicuramente è un personaggio radicato dentro di me a livello vocale... con il regista abbiamo però deciso di “lasciare nel mio bagaglio” tutto ciò che è stato di Beatrice dalla sua nascita ad oggi, senza però perdere nel cuore quel calore da cui sono partita per “capirla”.... da un punto zero prendo per mano quella dolce fanciulla e ne scrivo nuovamente i tratti... con quella profonda dolcezza e tenerezza che la contraddistinguono per tutta la durata dello spettacolo. Beatrice è una donna che ama e ama senza misura. Vive degli stessi respiri di

Dante perché li sente tutti e perché da quelli riesce a capire quanto Dante sia determinato a proseguire il suo viaggio senza arrendersi.... è sempre lì e lo riscalda come un fuoco di passione ed è quella stessa passione che mi attraversa dentro e diventa il motore. Paradossalmente anche io ho bisogno di quel fuoco... non puoi brillare se non lo senti dentro quel calore. La mia Beatrice, e mentre lo dico mi emoziona molto, è calda e presente... con il suo canto scioglie i dubbi di Dante e quando poi alla fine si incontreranno, teneramente tutto sarà compiuto! Riparto da qui e mille input in queste giornate di allestimento arrivano... conferme e novità... un terzo anno che è un nuovo anno... Beatrice richiede una vocalità davvero incredibile_ a livello tecnico, che tipo di canzoni interpreti? Sono un soprano lirico leggero e fin da piccola sono abituata ad arrivare a note molto acute... poi con lo studio della tecnica ho capito come utilizzare bene la voce e a saperla

WWW.DIVINACOMMEDIAOPERA.IT 11

gestire mentre canto. Amo le opere musicali e la Divina Commedia è una di queste... mi sento a casa a cantare in questo registro, anche se crescendo ho sperimentato tanti altri generi musicali e mi incuriosiscono molto! Però sono sempre più convinta che la tecnica vocale classica sia la base per poter cantare ogni genere musicale. La delicatezza e la forza straordinaria di Beatrice la rendono un personaggio modernissim o .

Myriam Somma è Beatrice


Che tipo di donna è Beatrice rispetto allo standard di oggi? Beatrice è una donna di oggi. Non dobbiamo lasciarci condizionare dal fatto che Dante l’abbia “angelicata” perché lui lo ha fatto per un bisogno personale di risolversi... lei è posta al centro dentro un Paradiso che altro non è per l’uomo un punto di arrivo, ma in se stesso! Lei è una qualsiasi moglie e per un marito, una madre per un figlio, una sorella per un fratello... sapere di avere una persona al fianco che ti sprona, ti indica la strada e sopratutto “ti lascia camminare dentro un buio infernale, dove cadrai e ti alzerai, perché ti dice che ti aspetta e da lì non andrà via fino a quanto tu non sarai arrivato!”.... quest’immagine è già prova della forza di una donna... l’animo di Beatrice è saldo e fedele e il suo amore per Dante la conferma su tutto.

I NUMERI DELLO SHOW • 8 CANTANTI - ATTORI • 14 BALLERINI - ACROBATI • 50 COMPONENTI IN TROUPE • 70 SCENARI CON EFFETTI 3D • 200 COSTUMI DI SCENA Ogni donna al giorno d’oggi dà prova costante della sua grande forza interiore amando, soffrendo, restando in silenzio e tante volte dovendo subire molto perché il mondo di oggi ancora ci mostra quanto sia difficile, ancora adesso, essere libere di dire o fare qualcosa senza rischiare. Spesso l’uomo ci spaventa e la nostra fragilità viene minacciata e “stuprata” da tante azioni che non dovrebbero esistere e invece ci sono ancora... ma noi donne siamo forti e non permetteremo mai a nessuno di farci del male o di spegnere “la nostra luce”. La donna angelicata che ispira Dante per tutta la vita

e lo segue da lontano nello spettacolo è la più adatta per invitare il pubblico a teatro… Il teatro è verità... e la Divina Commedia Opera Musical ci mostra la verità dell’umanità... descrive i peccati dell’uomo all’inferno ma poi ci regala la bellezza del Paradiso passando per una possibilità che offre il Purgatorio... ma la parola chiave di tutto è l’Amore! Dante è un uomo alla ricerca... Beatrice è la luce che indica la strada... Pia dé Tolomei una malinconica vita passata... Virgilio la guida... Ulisse la determinazione... Catone il valore della libertà... etc... venire a teatro è riscoprisi nelle storie di questi personaggi e la sensibilità che ci contraddistingue rende questa opera un viaggio meraviglioso per noi artisti e per tutti quelli che verrano a vederci... “ fino a raggiungere l’amore!” Vi aspettiamo numerosi. • RS

L'intervista a Noemi Smorra (Francesca/Matelda)

• Noemi rientri nello spettacolo dopo qualche anno. In che ruolo ti troviamo ora? Devo ammettere che riaccostarsi alla materia dantesca e a questa interpretazione artistica de La Divina Commedia Opera Musical in particolare è sempre un lavoro di grande arricchimento interiore. La cordialità e la comunanza sono sempre state caratteristiche insite sia nel gruppo di lavoro di allora, sia nella compagnia attuale, molto caloroso è stato il loro benvenuto! Questa volta abbandonerò la malinconica e gentile Pia Dé Tolomei per dedicarmi alla riscoperta di Francesca da Rimini e di Matelda. Difficile non nominare l'amica e collega Manuela Zanier per la forma e la consistenza espressiva che ha sempre dato al personaggio di Francesca in particolare. Ma proverò a tracciare un disegno differente portandomi nel cuore la sua esperienza. • Cosa trovi “in più” in questo allestimento? Domanda difficile. Diciamo che tutti gli aspetti artistici hanno trovato in questo nuovo allestimento la loro piena maturità. E la cosa che mi entusiasma è che la ricerca continua ogni giorno e questa, secondo me, è la vera chiave di lettura. Passione, affezione, competenza e approfondimento. • Il cast è totalmente rinnovato e così anche la regia. Come sei stata accolta? Come dicevo prima, l’accoglienza è stata emozionante. Il lavoro attoriale e personale che stiamo facendo con Andrea Ortis è profondamente arricchente. Sono felice di essere “tornata”! • Come altri del cast, hai un percorso stradale davvero eterogeneo_ cosa significa per te lavorare in un’opera come questa? Quando ritorni a lavorare su questo “codice” espressivo è come se vai a rispogliarti del superfluo che alle volte si accumula nella vita quotidiana. La cosa preziosa è il “tempo del lavoro” e dell’approfondimento che si riesce a conquistare in questa dimensione; diventa oltre che una pratica concreta anche un percorso spirituale.

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S W I S S

VENERDÌ 13 MARZO

TEATRO DI LOCARNO

GRAN GALÀ DELLA LIRICA

DIREZIONE ARTISTICA CARLO PESTA

LA TRAVIATA, CARMEN, RIGOLETTO, TURANDOT… con ORCHESTRA AMADEUS diretta dal MO GIANMARIO CAVALLARO

VICTORIA SHAPRANOVA Mezzosoprano internazionale

PREVENDITA BIGLIETTI TICKET ON LINE

WWW.BIGLIETTERIA.CH

13 +41 (0)788828106 • info@opera.ballet.ch • www.opera-ballet.ch


MUSICAL

Servizio fotografico © Attilio Marasco

A TEATRO VA IN SCENA LA FEDELE TRASPOSIZIONE DEL CULT MOVIE DEGLI ANNI 90

Ghost, dove l a ' more vince sempre e su tutto 14


a cura di Silvia Arosio

U

n racconto senza tempo, un’appassionante storia d’amore che ha commosso più di una generazione, capace di rendere percettibili i sentimenti e i comportamenti umani: amore, inganno, ironia, amicizia e avidità sono le fondamenta di quello che può essere definito il musical sensoriale e fantasy per eccellenza. Trasposizione fedele del cult movie degli anni 90 e vincitore di un Golden Globe (miglior attrice non protagonista) e due premi Oscar® (miglior sceneggiatura e miglior attrice non protagonista), Ghost Il Musical è adattato per il teatro dallo stesso sceneggiatore originale, Bruce Joel Rubin. L’impianto narrativo, seppur cinematografico, sposa appieno le regole dettate dal teatro e dal musical: le vite di Sam (Mirko Ranù) banchiere di New York e Molly (Giulia Sol), giovane artista, vengono sconvolte dall’omicidio di lui. Ma Sam si ritrova fantasma e per manifestarsi a Molly si serve della truffaldina medium Oda Mae (Gloria Enchill). I due cercano di convincere Molly dell’esistenza di una vita ultra terrena e insieme riusciranno a smascherare il mandante dell’omicidio di Sam. A tenere legate le vite dei protagonisti è la lotta tra il bene e il male, dove l’amore vincerà su tutto. La regia e la scenografia sono affidate a Federico Bellone firma prestigiosa che ha contribuito al trionfo di grandi musical sia a livello nazionale che internazionale. Tra i successi che portano il suo

Demi Moore, Patrick Swayze e Whoopy Goldberg

nome Mary Poppins, Fame, West Side Story, The Bodyguard-Guardia del corpo, Dirty Dancing, Newsies, A qualcuno piace caldo. La regia associata e la coreografia sono di Chiara Vecchi. La grande spettacolarità degli effetti speciali, tra le caratteristiche principali sia del film che del musical vede la collaborazione di Paolo Carta, brillante illusionista, che ha già firmato mu-

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sical di grande successo come Mary Poppins. La colonna sonora, pop-rock e ballabile al tempo stesso, è arrangiata da due big della musica internazionale: Dave Stewart ex componente degli Eurythmics e Glen Ballard tra gli autori della musicista canadese Alanis Morissette. Fiore all’occhiello l’indimenticabile brano Unchained Melody dei The Righteous Brothers, sottofondo musicale di una delle scene più emozionanti e copiate del panorama cinematografico e teatrale internazionale degli ultimi trent’anni. Sui palchi italiani il volto del coraggioso Sam è di Mirko Ranù. A interpretare Molly con la sua freschezza e dolcezza, la giovane e promettente Giulia Sol e nei panni della carismatica Oda Mae, Gloria Enchill cantante dall’anima soul. Nei panni dell’avido e spietato Carl, l’attore Thomas Santu. Ghost Il Musical è uno


spettacolo che vi lascerà nel cuore la più grande delle emozioni, quella che solo un’importante storia d’amore può dare! L'INTERVISTA MIRKO RANÙ L’impianto narrativo dello spettacolo, seppur cinematografico, sposa appieno le regole dettate dal teatro e dal musical Mirko, come sarà questa trasposizione? La trasposizione teatrale di questo spettacolo non poteva che essere strettamente fedele al film del 1990 in quanto la stesura del copione è stata direttamente curata da Bruce Joel Rubin sceneggiatore Premio Oscar di "Ghost". Come sei stato scelto? Cosa chiedeva il regista Federico Bellone? Sono state fatte diverse audizioni. Inizialmente Federico mi avrebbe voluto visionare come Carl ma penso che il mio lato dolce e tenero sia più vicino all' anima di Sam. Avevi visto la precedente versione? Se sì, quali sono le differenze? Vidi la precedente versione nel 2014. Da quello che ricordo le differenze maggiori che ho potuto riscontrare sono la totale mancanza di proiezioni in questo spettacolo: una gran-

de scenografia che riproduce le diverse ambientazioni all' interno della storia e la presenza di efficaci effetti speciali realizzati da Paolo Carta. Come sempre, non è possibile fare paragoni con i precedenti illustri che hanno interpretato un ruolo. D’altronde, Sam è un personaggio un po’ pirandelliano, presente per il pubblico ma non visibile agli altri sul palco. Cosa significa, anche a livello di controscene, dare corpo a questo personaggio? È una delle prove più difficili, dal punto di vista attoriale, che mi siano mai capitate ma non solo per me, anche per i miei colleghi: in questo momento siamo in fase di prova

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IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il teaser di Ghost - il musical e già ci rendiamo conto quanto sia difficile non dovermi guardare, sfiorare o incrociare anche solo per sbaglio in scena. Siamo abituati a seguire il nostro istinto che spesso la fa da padrone. Si parla di grandi effetti speciali, firmati da Marco Carta. Senza svelarceli, ci dici la tua opinione?


Gli effetti speciali, visti per la prima volta a Madrid nella versione spagnola, hanno lasciato di stucco noi e tutto il pubblico presente in sala. Spesso sono partiti applausi a scena aperta facendoci domandare come fosse stato possibile. La colonna sonora è arrangiata da due big della musica internazionale: Dave Stewart ex componente degli Eurythmics e Glen Ballard tra gli autori della musicista canadese Alanis Morissette. Cosa ascolteremo in particolare? Le musiche di Ghost, a mio avviso, sono gradevolissime ed orecchiabilissime: un genere pop/rock che, in alcuni casi strizzano l'occhio al gospel e al rap. Ovviamente non può mancare l'indimenticabile e commovente Unchained melody. La scrittura del finale poi è da brividi, impossibile non commuoversi al solo ascolto. E dal punto di vista scenico cosa dobbiamo aspettarci? Ci saranno tutti i luoghi che ricordiamo nel film: il loft di Sam e Molly, gli uffici della banca di Wall Street, la metropolitana ed il locale di Oda Mae. Ricordiamo i tuoi compagni di avventura…

I PROTAGONISTI • MIRKO RANÙ - Sam • GIULIA SOL - Molly • GLORIA ENCHILL - Oda Mae • THOMAS SANTU – Carl • GIOSUÈ TORTORELLI – Fantasma dell’ospedale

• LUCA GAUDIANO – Fantasma della metropolitana

• SALVATORE MAIO - Willy Lopez • CRISTINA BENEDETTI - Louise (sorella di Oda Mae)

• MITSIO SILVIA PALADINO FLORIO - Clare (sorella di Oda Mae) • ANDREA DI BELLA - CLARA MASELLI - MANUEL MERCURI CAROLINA SISTO - Ensemble • FRANCESCO ALIMONTI MARTINA PERUZZI - Swing on stage

Mirko Ranù e Giulia Sol

Non avevo mai avuto il pia- "adesso". Vivere i nostri giorni cere di lavorare con Giulia senza rimpianti, prendere coSol, Gloria Enchill e Thomas raggio e vivere appieno le noSantu che conoscevo solo di stre decisioni, le nostre azioni vista. Sono tre grandi talenti e perché forse, domani, sarà umanamente persone adorabili troppo tardi per poter tornare e generose. Il lavoro da fare è indietro... E se noi diciamo che amiamo moltissimo e ce la stiamo mettendo tutta per arrivare pronti Ghost, tu come ci rispondi? Idem ;-) • RS al debutto. Ghost è una delle storie più commoventi e romantiche degli ultimi anni: perché la gente dovrebbe venire a vederla in teatro? "Ghost" è una storia che riguarda tutti noi. Gloria Rivederlo a teatro sarà Enchill come rivivere il film... dal "vivo". Quella pellicola è indelebile nelle nostre menti ma penso che questo spettacolo rappresenti un'occasione per ricordarci quanto sia importante il concetto di

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INTERVISTE

Priscilla, il ritorno

del musical dei record

UNA TRAVOLGENTE AVVENTURA "ON THE ROAD" DI TRE AMICI, UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL DESERTO AUSTRALIANO

A

grande richiesta Priscilla La Regina del Deserto il musical dei record! da dicembre 2019 torna nei migliori teatri d’Italia. Tratto dall’omonimo film cult Le Avventure di Priscilla La Regina del Deserto - vincitore di un Premio Oscar e del Grand Prix Du Publique al Festival di Cannes - Priscilla è una travolgente avventura “on the road” di tre amici che, a bordo di un vecchio bus rosa soprannominato Priscilla, partono per un viaggio attraverso il deserto australiano alla ricerca di amore e amicizia, finendo per trovare molto di più di quanto avessero mai immaginato! Un musical sfavillante con oltre 500 magnifici costumi, una sceneggiatura esilarante ed una intramontabile colonna sonora che include 25 strepitosi successi internazionali, tra cui I Will Survive; Finally; It’s Raining Men e Go West suonati con un orchestra dal vivo in alcune piazze della tournèe 2019. Priscilla Queen Of The Desert the Musical, è il musical australiano di maggior successo visto in tutto il mondo da oltre 6 mi-

lioni di spettatori. Vincitore di 2 Tony Awards Priscilla torna trionfalmente in Italia fino a febbraio 2020. LE VOCI DEI PROTAGONISTI Abbiamo intervistato Pedro Batista Gonzalez, Simone Leonardi e Cristian Ruiz, i protagonisti di Priscilla - La Regina del Deserto. PEDRO BATISTA GONZALEZ (ADAM/FELICIA): Pedro, dopo la sostituzione di Mirko Ranù, quest’anno entri a pieno titolo nel cast. Quali sono le differenze tra il tuo personaggio e quello di Mirko? Ciao Silvia, piacere mio, grazie del tuo interesse nel mio personaggio, spero riuscirai a venire ad uno degli spettacoli della tournée.

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di Silvia Arosio

Quest’anno ho fatto un grosso upgrade anche se sono all’interno del cast da 6 anni facendo parte dell’ensemble e ho avuto l’opportunità di interpretare tutti i personaggi, tranne i principals ovviamente. Quest’anno ho una bella responsabilità, ma è anche un onore, un privilegio e un piacere enorme ricoprire questo ruolo che per sei anni ho sempre ammirato e studiato da dietro le quinte. Grazie a due artisti che hanno ricoperto questo ruolo prima di me, Mirko Ranù e Riccardo Sinisi mi sono perduta-

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mente innamorato di questo ruolo. Le differenze tra il mio personaggio e quello di Mirko sono sicuramente estetiche: sono pelato, senza sopracciglia, secco secco, senza tutti i muscoli che facevano di Ranù un bronzo di Riace, espressione che non mi si addice molto, in questo lui era in tutto e per tutto Adam. Io nel mio piccolo provo sempre a dare il massimo e porto dentro il mio sangue cubano che è molto estroverso, quasi un pelino più di quello che era Mirko perché noi cubani siamo pazzi, esagerati, chiassosi, urliamo e cantiamo a squarciagola sempre. Diciamo che io porto un po’ più di esagerazione ed esuberanza rispetto a Mirko però chi conosce lo spettacolo può notare nel mio personaggio qualcosa di Riccardo Sinisi e Mirco Ranù perché loro mi hanno insegnato molto senza saperlo, con i loro di toni di voce e i loro


Da sin.: Nick Lloyd Webber e James D. Reid

gesti. Ma io sono pazzo, sono pazzooooo. La tua ironia tutta latina, ti ha aiutato nel carattere spigoloso del giovane Adam/ Felicia? Il mio essere cubano rende innato il carattere spigoloso del giovane Adam e Felicia. Noi cubani ci lanciamo negli eventi della vita senza pensarci due volte, abbiamo la filosofia del “carpe diem”, viviamo il presente al mille per mille e questa caratteristica mi ha aiutato nel personaggio Adam e Felicia. IL di VIDEO Com’è in scena la tua nuova “nonna” affettuosa e severa Bernadette? La Bernadette di Simone Leonardi l’avevo già conosciuta durante la tournée del primo anno ed è un piacere condividere la scena con lui che è stato scelto proprio dal team australiano per interpretare e rendere giustizia a questo meraviglioso personaggio. In tanti dicono che sia molto fedele a quella che è la Bernadette originale

del film, molto ironica, puntigliosa, che risponde alle battute, che non vuole mai perdere la sua maturità, il suo essere donna e protettrice. Meno male che c’è perché io me la spasso a renderle la vita difficile con le mie battute. Simone è un osso duro, ricevere le sue battute mi fa sentire proprio come essere di fronte alla Bernadette del film. Alla fine però la sua rigidità e la sua durezza sfociano nella dolcezza. Perché bisognerebbe vedere o tornare a vedere Priscilla? Bisognerebbe vedere o rivedere Priscilla perché bisogna amare, accettare, perdonare e cercare di supportare le persone che amiamo, i nostri amici e la nostra famiglia.Priscilla ci insegna tutto questo: amore, accettazione, solidarietà, sostegno, è un arcobaleno di quello che oggi come oggi l’umanità sta perdendo.Parliamo dei valori che ci rendono umani, si parla della comunicazione con gli occhi, con gli abbracci, questa

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I PROTAGONISTI DELLO SPETTACOLO • SIMONE LEONARDI - Bernadette • CRISTIAN RUIZ – Tick/Mitzi • PEDRO BATISTA GONZALEZ Adam/Felicia

• STEFANO DE BERNARDIN - Bob • ARIANNA BERTELLI – Diva 1/Cynthia • NATASCIA FONZETTI – Diva 2 • ALICE GRASSO – Diva 3 • LEINER RIFLESSI– Miss U/Jimmy • ADELE CREMA- Marion • ALESSIA PUNZO - Shirley • SIMONE NOCERINO – Young Bernadette/ Ensemble/ Dance Captain • ANTONIO CATALANO – Frank Ensemble • JACOPO BRUNO – Farrah/ Ensemble/cover Tick • MATTEO FRANCIA – Ensemble/ cover Adam • SIMONE ALIPRANDI - Ensemble • STEFANO ANGIOLINI - Ensemble • GIUSEPPE BENCIVENGA - Ensemble • PIERLUIGI LIMA – Ensemble • LUCA PITOCCHI– Ensemble • NADINE GUERRA – ensemble • MAIRA ALBANO – Cover/Swing • MATTEO PERIN – Cover/Swing • PIETRO CERENZIA - Benji • MATTEO DEAMBROGIO - Benji • RUBEN SANTIAGO VECCHI - Benji


è Priscilla e io l’amo da sei anni e continuerò ad esserle fedele sempre.Bisognerebbe vedere Priscilla per imparare ad essere veri, ad amare e a vivere nell’unità, per imparare ad essere persone migliori. SIMONE LEONARDI (BERNADETTE): Simone, credo che il tuo ritorno oggi sia quello più giusto. Sei stato Bernadette nella prima edizione ed ora rientri dopo Manuel Frattini. Quali emozioni hai provato alla chiamata e come vivi ora questa esperienza? Interpretare Bernadette oggi è un doppio onore, uno perché sono sempre onorato di poter portare in scena un ruolo così bello, sofisticato e importante e due perché raccolgo l’eredità di Manuel, ho la possibilità di esserci dopo di lui. Lui che è stato un re del teatro musicale italiano. Il personaggio di Bernadette negli ultimi anni ci ha uniti e sera dopo sera sento che mi ha unito a Manuel, proprio

oggi sono andato a trovare una collega Renata Fusco in una società di doppiaggio dove stava lavorando e mi ha detto: “ è un po’ come abbracciare Manuel”, quindi ecco, se poter essere in scena con Bernadette è un po’ come abbracciare Manuel io ne sono felice. Conoscendoti un po’, trovo che il Simone di oggi sia diverso da quello di ieri. Cosa è cambiato e come tutto questo si riverserà sulla scena con i tuoi compagni? Il Simone di oggi è più vecchio, più saggio e sicuramente meno rigido, quindi questo si riflette in un’interpretazione più matura di Bernadette che chiaramente si è aperta anche al contributo diverso di Cristian e Pedro. Ricevere informazioni diverse da due partner in scena, arricchi-

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sce senz’altro l’interpretazione con sfumature e colori nuovi. Chiaramente il mio pensiero va sempre ai miei primi compagni di viaggio: Mirko e Antonello ma è incredibile come Priscilla ti faccia ritrovare subito la voglia di stringerti al tuo gruppo di lavoro, d’atlra parte lo spettacolo di conclude con una canzone che si intitola We belong together e in Priscilla questo è più vero che mai. E come sarà oggi la tua Bernadette? Il regista vi ha lasciato liberi o vi ha dato delle dritte? Ho lavorato molto bene con il regista associato per l’Italia, Matteo Gastaldo, abbiamo cercato nuovi colori insieme. Sostanzialmente il personaggio di Bernadette è sempre quello ma si è arricchito di nuovi colori e Matteo in realtà è stato molto democratico ma nello stesso tempo all’interno delle righe quindi lo ringrazio per aver rispettato lo spettacolo, il testo e per avermi lasciato la possibilità di ancorarmi a quello che conoscevo e nello stesso momento ad aprirmi a nuove visioni, nuove informazioni, nuove nuance. Priscilla ha sempre un grande successo di pubblico ed è davvero adatto a tutti: perché


lo possiamo considerare un family show? Non lo possiamo ma lo dobbiamo considerare un family show, i bambini che vengono a vederlo lo confermano (proprio l’altro giorno ho ricevuto un messaggio vocale da un bambino che era estasiato dallo spettacolo e che si era affezionato particolarmente a Bernadette). È la magia di questo spettacolo: non media convinzioni ma racconta situazioni e lascia lo spettatore libero di interpretarle come vuole. Non predica, non pontifica ma espone e se lo spettatore ha la mente neutra come quella dei bambini saprà elaborare le informazioni come vuole. La famiglia include tutti: nonni, bambini, genitori, cani e quindi per questo Priscilla è un family show perché include tutti. CRISTIAN RUIZ (TICK/MITZI): Cristian, torni come Tick/ Mitzi anche quest’anno, con una nuova Bernadette. Come

state lavorando in questa stagione? Questa nuova avventura di Priscilla parte in maniera molto particolare perché non ci siamo realmente ripresi ma stiamo cercando di alzare un po’ la testa dopo un’avventura infausta come quella della perdita di Manuel. Sono onorato di poter lavorare insieme a Simone, quindi di avere anche quello spirito della Priscilla originale perché per la Priscilla che abbiamo creato negli anni ho un Tick e una Mitzi molto miei e poter entrare in contatto con una persona che ha lavorato con il team creativo originale mi dà degli spunti incredibilmente reali per poi lavorare al meglio e portare avanti una storia bellissima, quindi per me questa è la nuova esperienza lavorativa con Simone che conosco da tantissimo tempo e con il quale ho lavorato più volte e che in questa occasione vivo in maniera completamente differente.

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LE MUSICHE DELLO SHOW • It’s Raining Men • What’s Love Got To Do With It • I Say A Little Prayer • Don’t Leave Me This Way • Material Girl • Go West • Holiday • Like A Virgin • I Love The Nightlife • True Colours • Follie! Delirio Vano E Questo! Sempre Libera (La Traviata) • Color My World • I Will Survive • Thank God I’m A Country Boy • A Fine Romance • Shake Your Groove Thing • Pop Muzik • Girls Just Want To Have Fun • The Good, The Bad And The Ugly • Hot Stuff • MacArthur Park • Boogie Wonderland • The Morning After • Always On My Mind • Like A Prayer • We Belong • Finally


L’aspetto psicologico dei personaggi è molto accentuato in questo spettacolo, molto di più che in altri musical. Come ti sei costruito il tuo ruolo? L’aspetto psicologico in Priscilla è essenziale perché noi performer insieme anche a Matteo Gastaldo (regista associato) e Fabio Serri (direttore musicale) abbiamo voluto dargli un taglio realistico o comunque che avesse una connotazione umana molto forte, ci sono altre versioni di Priscilla in cui tutto questo non esiste e questa è la riprova che noi performer in Italia siamo capaci di lavorare a più livelli, anche a livelli più profondi. Io da sempre mi sono avvicinato a Tick nello specifico con grande umiltà e grande onestà, perché credo che un personaggio del genere che non è affatto semplice debba essere onorato da un lavoro meticoloso e per questo sono grato di poter interpretare ogni sera questo personaggio. Ci racconti qualche aspetto del dietro le quinte? Come vengono gestiti i cambi di co-

stume, trucco e parrucco? Il trucco, il parrucco e i costumi sono uno degli aspetti più eclatanti di Priscilla ed è un po’ a volte anche il traino che porta la gente in teatro per poi far scoprire che c’è tanto di più e che probabilmente è molto meglio di quello che pensavano. Dietro le quinte c’è una coreografia a parte, c’è un altro spettacolo a arte che secondo me la gente dovrebbe vedere. E’ sempre uguale, è identico ed è davvero una coreografia altrettanto divertente, succede di tutto e ci diciamo di tutto, meno male che i nostri microfoni non sono accesi in quel momento. Dietro le quinte c’è una quan-

tità esorbitante di persone che lavorano per i cambi scena, ognuno di noi ha una dresser che ci aiuta nel cambio, sia veloce che non veloce, anche se a dire il vero cambi non veloci non ce ne sono e quindi si crea una specie di famiglia in cui tutti quanti veramente contribuiscono a fare lo spettacolo, quelli che sono in scena e quelli che sono fuori scena tanto che dopo tutti questi cambi quando entri in scena sei un attimo frastornato e la domanda è :” ah ok, ora devo recitare, questo è il momento della scena” perché ti sembra davvero che lo spettacolo non sia mai finito, né in scena che dietro le quinte.• RS

WWW.PRISCILLAILMUSICAL.IT 23


TRADIZIONI

© Federico Vagliati

UN VIAGGIO NEL TEMPO PER RIDERE CON LA COMPAGNIA DIALETTALE PIÙ FAMOSA D'ITALIA

Tutto il mondo de I Legnanesi 24


di Silvia Arosio

P

rassato e presente, tradizione e attualità: c’è tutto il mondo de I Legnanesi nei grandi progetti che segnano un finale del 2019 da record: tra il libro di Regione Lombardia per il 70° anniversario, il film per la tv Non c’è Natale senza panettone trasmesso il 26 dicembre scorso su Retequattro e lo spettacolo Non ci resta che ridere in scena al Teatro della Luna di Milano fino all'8 Marzo e proseguono il tour fino a maggio in tante città italiane (tutte le date sul sito www.ilegnanesi.it) IL LIBRO - OMAGGIO PER 70 ANNI Era l’8 dicembre 1949 quando, nell’oratorio di Legnarello, prese il via questa favola “con i piedi per terra”, fatta di lavoro di giorno e di evasione sul palcoscenico la sera e nei weekend, interpreti della tradizione teatrale italiana. Alla vigilia di questa data indimenticabile, a conclusione di un anno in cui è stato celebrato lo straordinario traguardo di 70 anni di teatro, Regione Lombardia ha realizzato

Tony Barlocco e Felice Musazzi

un libro fotografico, grazie alla disponibilità anche degli archivi privati delle famiglie Musazzi e Barlocco. “Avremmo dovuto pensare a un’enciclopedia, per raccogliere tutto il materiale fotografico che racconta 70 anni di storia. – sono le parole di Sandra Musazzi e Enrico Barlocco – Sono stati scelti alcuni tra gli scatti più significativi, dove il bianco e nero delle primissime ed emozionanti

immagini lasciano man mano il passo ai primi scatti a colori e all’esplosione di luci, costumi e scenografie dei ritratti degli spettacoli più recenti. Le favole che si raccontano ai bambini parlano spesso di un sogno che si avvera. Per noi quella de I Legnanesi è stata una favola che ha visto il desiderio di Felice Musazzi e Tony Barlocco diventare realtà: diventando immortali per il loro pubblico, lo sono diventati anche per noi che, accanto ai ricordi della Teresa e della Mabilia che condividiamo con i loro fan, ce ne hanno lasciati molti altri, nei momenti più intimi, che continuiamo a conservare con tanto affetto nelle scatole dei nostri ricordi. Una realtà forse anche più emozionante di quanto nel 1949 avessero immaginato di realizzare, anche grazie ad Antonio Provasio ed Enrico Dalceri, che hanno saputo cogliere l’entusiasmo, la sensibilità e gli obiettivi di Musazzi e Barlocco.” IL FILM PER LA TV Non è Natale senza panettone è il primo film per la TV prodotto da Mediaset, con la storica compagnia teatrale de I Legnanesi. Il lungometraggio girato tra Legnano, Milano e Napoli racconta un nuovo capitolo della

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I LEGNANESI PER I BAMBINI Non manca l’impegno sociale ne “I Legnanesi per i bambini”: il titolo del CD, in cui Antonio Provasio (con dei racconti inediti per l’infanzia) ed Enrico Dalceri (con alcune delle canzoni per bambini più famose ed altre composte appositamente) coinvolgono la Teresa e la Mabilia per supportare il Comitato Italiano per l’UNICEF con una donazione di 1 euro per ogni copia venduta, a sostegno della campagna Ogni bambino è vita.

LO SPETTACOLO NON CI RESTA CHE RIDERE Mabilia (Enrico Dalceri), chic più che mai - come si conviene a un viaggio a Parigi – ammira la Gioconda insieme a mamma Teresa (Antonio Provasio) e papà Giovanni Colombo (Lorenzo Cordara, al suo debutto in questa stagione), che sfoggiano gilet gialli catarinfrangenti nelle sale del Louvre, mentre fuori i manifestanti fanno dei loro gilet gialli il simbolo della protesta, inseguiti dai gendarmi (Giordano Fenocchio e Fabrizio Rossi). Nel cinquecentesimo anniver-

sario dalla morte di Leonardo da Vinci, la Monna Lisa è al centro della loro attenzione: il capolavoro deve tornare in Italia e Teresa, incurante dell’esistenza di un sortilegio legato al furto del celebre quadro, spinge il marito Giovanni a compiere il misfatto. Il tempo di un gioco di luci, ed ecco la famiglia Colombo catapultata nel 1504, anno di realizzazione dell’opera. Tra un austero Leonardo (Giovanni Mercuri) e un intraprendente Gian Giacomo Caprotti detto il Salai (Maicol Trotta), l’imperturbabile e poco avvenente Monna Lisa (Franco Cattaneo) l’arrivo di Michelangelo (Francesco Pellicini) e di un poco statuario David (Mauro Quercia), ecco che prende il via la solita girandola di battute, malintesi, risate, ritmi incalzanti, omaggi al genio italico, sapientemente mescolati da Provasio, regista, che firma anche i testi insieme a Mitia Del Brocco. Il viaggio nel tempo, prima di proseguire nel secondo atto, si

Enrico Dalceri, Antonio Provasio e Lorenzo Cordara

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© Federico Vagliati

vita della Famiglia Colombo alle prese con lo sfratto dal cortile, raso al suolo a causa della costruzione de L’outlet del Pandoro. Con il cameo di Gigi D’Alessio, Evaristo Beccalossi, Emanuela Folliero, Gianluigi Nuzzi, Andrea Pucci ed Edoardo Romano Non è Natale senza panettone vede La Teresa, La Mabilia e Il Giovanni trasferirsi a Napoli, pronti a iniziare una nuova vita senza però rinunciare alle proprie tradizioni.


nalità e il giudizio della Mabilia, per accendere ancora una volta, grazie ai Colombo, i riflettori sui valori della famiglia, della necessità di parlare e non lasciarsi isolare dalla tecnologia, per imparare a volersi bene davvero. Oltre due ore di spettacolo, che preludono al sempre emozionante gran finale in smoking, per ricordare che, nonostante i problemi e le difficoltà della vita, “non ci resta che ridere!”.

Per l’Italia la guerra è finita... per Teresa comincia adesso! Ma le basterà poco per rendersi conto che ha già nostalgia della sua vita di tutti i giorni, e del suo Giovanni. Ci vuole il tradizionale siparietto finale, con la razio-

© Federico Vagliati (3)

prende una pausa per il mirabolante quadro di rivista dedicato a Parigi, con la Tour Eiffel che fa da sfondo scintillante alle coreografie dei boys (quest’anno guidati dalla coreografa Valentina Bordi) e all’ingresso trionfale di Mabilia, come sempre diva tra le dive, splendida in un abito da favola nel Gran Can Can de I Legnanesi. Il secondo tempo si apre con il celeberrimo brano del 1940 “Mamma”, portato al successo da Beniamino Gigli e Claudio Villa, in un quadro di rivista che allo stesso tempo commuove e lascia senza fiato per la cura di scenografie, costumi e brani (curati da Enrico Dalceri, insieme al M° Arnaldo Ciato per i momenti musicali) ormai cifra inconfondibile de I Legnanesi. Siamo nel 1918, i bombardamenti lambiscono il cortile, ora adibito a ospedale da campo: Teresa, in veste di infermiera, ha in mente qualcosa per provare a cambiare il corso del futuro… ed ecco che per la prima volta scopriremo qualcosa di più degli amatissimi personaggi del cortile lombardo, con un viaggio nel tempo molto reale che racconta le storie dei “nonni” di Mabilia (Valerio Rondena e Danilo Parini) e della Carmela (Maurizio Albè in versione maschile, con gli stessi tratti inconfondibili della “nipote”).

LE INTERVISTE AI PROTAGONISTI Di seguito le interviste rilasciate in esclusiva per Riflettori su... da Enrico Dalceri (la Mabilia), Antonio Provasio (la Teresa) e a Lorenzo Cordara (il Giuàn) che ci raccontano il meraviglioso mondo de I Legnanesi.

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sono stati applicati circa 20 metri di tulle di tre punti differenti di azzurro per ottenere sfumature sofisticate. Oggi un costume di questo livello non avrebbe prezzo: oltre a essere un pezzo unico, è molto significativo ed emozionante indossarlo ancora oggi perché è stato il primo dei magnificenti abiti di Barlocco che ho indossato 33 anni fa, quando, dopo la sua scomparsa, furono fatti sfilare i suoi costumi più belli. Ci sarà anche un Maurizio Albè in versione maschile, quest’anno! Maurizio Albè, insieme a tanti altri attori “storici”, è una colonna de I Legnanesi. In questo viaggio nel tempo, quest’anno sarà il nonno della Carmela, con una grande prova di attore perché reciterà praticamente immobile, solo con la voce e la mimica del viso. La Carmela comunque c’è sempre… ballerà il can can nel primo tempo insieme a tutte le donne del cortile! Ci presenti Lorenzo? Lorenzo è un attore con molto talento e che lavora con il cuore.

© Federico Vagliati (2)

ENRICO DALCERI (LA MABILIA): Enrico, non manca chiaramente il classico spettacolo in teatro. Ma davvero, ormai, non ci resta che ridere? Quest'anno è stato un anno particolare, pieno di successo, di emozioni, strepitoso.... non ci resta che ridere! Ridere fa sempre bene, fa passare la solitudine, e come diceva Musazzi "ridere fa meglio di una scatola di supposte... perlomeno fa meno male!!!". Ridere con I Legnanesi è una promessa, lo facciamo sul palco, lo fa il nostro meraviglioso pubblico. I vostri spettacoli si cullano nella tradizione, ma attingono da sempre all’attualità. Quest’anno è l’anniversario della morte di Leonardo… Antonio Provasio e Mitia Del Brocco quest'anno hanno scritto un copione molto nuovo, arrivando a coinvolgere (e omaggiare naturalmente) anche Leonardo da Vinci nelle nuove avventure della Famiglia Colombo, che, per un sortilegio legato al furto della Gioconda, si ritrovano catapultati nel 1500 e ne succedono delle belle! Immaginate una famiglia lombarda, semplice, abituata alla dimensione del “cortile”, cosa può combinare! Enrico, i costumi ed i numeri coreografici come saranno? Ci dai qualche titolo di brano? Anche in questo spettacolo la “mia” Mabilia non abbandona mai il sogno di diventare

soubrette, di essere la più bella e la più ammirata. Quest’anno I Legnanesi li porto a Parigi nel primo tempo con un fantastico Can Can, grazie anche ai nuovi boys e alla nuova coreografa Valentina Bordi, molto molto brava, con grande pazienza e dedizione al lavoro. Nel secondo tempo ho regalato un balletto a tutte le mamme italiane, con una grande classico cantato da Beniamino Gigli Mamma. Poi non manca mai la Mabilia che scende dalle scale come il suo “mito” Wanda Osiris”, una tradizione dei Legnanesi. Mabilia sfoggerà un abito preziosissimo, di circa 60 anni fa, e, diva tra le dive, diventerà la "pavona del palcoscenico". Ideato per Tony Barlocco su ispirazione di un disegno di Ertè, l'abito è interamente decorato con perline di vetro e strass colorati, compreso il mantello di quattro metri di circonferenza realizzato con paillettes, strass e bacchettine di vetro, tutte rigorosamente cucite a mano per ricreare il piumaggio di un pavone. Al fondo,

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© Federico Vagliati (2)

È stato scelto da Antonio tra tanti candidati, ed è entrato in Compagnia in punta di piedi, con molta umiltà, nonostante la sua bravura. Sin dalle prime repliche il pubblico lo ha applaudito e accolto con tanto calore. Come mai tutti amano I Legnanesi? Secondo me, per la semplicità, per la spontaneità, per aver saputo abbattere le barriere tra attori e pubblico, perché si portano in scena vecchie ma amatissime tradizioni, e la capacità di far immedesimare il pubblico con i personaggi – ricordiamo, uomini che interpretano donne del cortile – che ciascuno di noi ha incontrato nella propria vita. Inoltre, ogni sera usciamo dal copione: il pubblico se lo aspetta, si diverte con noi e viene a vederci anche più volte nella stessa stagione per godersi i momenti di improvvisazione. Il pubblico percepisce che siamo vicini, ci divertiamo con loro, ci confrontiamo con loro: senza il nostro pubblico non siamo niente. Ci racconti del progetto del CD Unicef? I Legnanesi per i bambini è il titolo del CD che troverete nei teatri (ma non solo, da gennaio), in cui Antonio (con dei racconti inediti per l’infanzia, in italiano e in dialetto) ed io (con alcune delle canzoni per bambini più famose ed altre composte ap-

positamente) coinvolgiamo la Teresa e la Mabilia per supportare il Comitato Italiano per l’UNICEF con una donazione di 1 euro per ogni copia venduta, a sostegno della campagna Ogni bambino è vita. Con questo CD, si conferma l’impegno de I Legnanesi nel sociale, facendo anche divertire i bambini. Un augurio di buon 2020 dalla Mabilia Voglio augurare a tutti un 2020 pieno di serenità, felicità e salute. Un 2020 meno social, e più reale, pieno di amore vero, di rapporti veri (e non “da tastiera”), nel rispetto dei bambini, degli anziani, delle nostre famiglie. È un bell’impegno, non solo per il 2020, ma per tanti anni a venire! ANTONIO PROVASIO (LA TERESA): Antonio, prima di tutto, un libro: già nei teatri trovavamo il manuale di ricette delle Teresa, ma adesso troviamo qualcosa di oserei dire “agiografico”! Un libro fotografico sulla storia dei Legnanesi, che racchiude 70 anni di storia, Un bel lavoro di raccolta: come lo avete realizzato? Mangia, bev, tas...e è stata un'idea divertentissima di mia moglie Mitia, che ha raccolto alcune ricette tipiche in dialetto e in italiano, proposte dalla Teresa in versione "chef", e ha riscosso

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un grande successo! Il libro fotografico invece ha una genesi istituzionale, a conclusione di un anno in cui è stato celebrato lo straordinario traguardo di 70 anni di teatro, grazie a Regione Lombardia e a Stefano Bruno Galli, Assessore all’Autonomia e Cultura di Regione Lombardia che nell'introduzione ci definisce “Interpreti veri del più autentico spirito lombardo, in ogni piazza e in ogni teatro, anche al di fuori del territorio regionale". Parole che ovviamente ci onorano e ci danno una responsabilità sempre più grande! Sarebbe servita un'enciclopedia per raccogliere tutto il materiale fotografico e per racchiudere 70 anni di storia in 72 pagine abbiamo scelto alcuni tra gli scatti più significativi, dove il bianco e nero delle primissime ed emozionanti immagini di Felice Musazzi e Tony Barlocco (grazie alla di-

sponibilità anche degli archivi privati delle famiglie Musazzi e Barlocco) lasciano man mano il passo ai primi scatti a colori e all’esplosione di luci, costumi e scenografie dei ritratti degli spettacoli più recenti. E l’altra grande novità ha riguardato il film per la tv Non c’è Natale senza panettone su Retequattro: lo avete girato in gran parte in esterni. È stato emozionante ? Un’esperienza nuova, che ci


IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il teaser di Non ci resta che ridere

pacità di fare sua una maschera importante come quella del Giovanni. Come mai tutti amano i Legnanesi? Dovresti chiederlo al nostro pubblico! Posso provare a immaginarlo: perché I Legnanesi sono una finestra su un mondo che non c’è più, ma che ci man-

ca. Perché ne I Legnanesi riusciamo ancora a vedere i valori veri, la semplicità dei rapporti, il calore di una famiglia (anche allargata). Perché con I Legnanesi ci si diverte in modo semplice, perché le risate restano nel cuore anche quando si esce da teatro, e aiutano ad affrontare più serenamente la vita quotidiana. Un augurio di buon 2020 da parte della Teresa... Me racumand, divertitevi insieme a noi per tutto il nuovo anno, perché… Non ci resta che ridere! LORENZO CORDARA (IL GIUÀN): Come sei stato scelto? Mi sono presentato alla Compagnia tra diversi candidati con una mia “idea” del personaggio del Giovanni, nel rispetto della tradizione dialettale che sento molto vicina, anche in famiglia per esempio i miei genitori parlavano e valorizzavano il dialetto! Quanto è stato difficile calarsi in una maschera già “indossata” precedentemente? Sicuramente c’è una respon-

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sabilità importante, il pubblico è “abituato” a un certo tipo di Giovanni, interpretato da circa quarant’anni da Luigi Campisi. Ma, trattandosi appunto di una “maschera”, come Pulcinella o Arlecchino, ho mantenuto le caratteristiche fondamentale cercando di cucirmela addosso poco alla volta. Il risultato, a detta dei primi spettatori, è stato positivo come accoglienza. Faccio teatro da più di vent’anni, e pur sembrando un personaggio “facile”, il Giuàn ha tante sfaccettature e la lunga tournèe de I Legnanesi mi permette di lavorarci giorno dopo giorno, facendolo sempre di più “mio”. Che lavoro attoriale ha richiesto invecchiarsi? Qui la mia esperienza precedente in teatro mi ha aiutato moltissimo. Ho lavorato per esempio sul “rallentare” i movimenti, il parlato e le reazioni, rendendoli meno spediti e sicuri, sperimentando a 43 anni come potrebbe essere a oltre 70.. anche se oggi ci sono dei settantenni molto più sprint di me! Come mai tutti amano i Legnanesi Ti porto il mio esempio: per me da bambino Legnanesi faceva rima con Natale e famiglia. Oggi sicuramente per la semplicità, per la comicità pulita e mai volgare che arriva a tutti, perché sul palco ci si diverte e questo divertimento arriva al pubblico. Per noi sul palco non è mai “andare a timbrare il cartellino”, ogni sera c’è spazio per l’improvvisazione e trasmettere qualcosa di nuovo e fresco agli spettatori. Un augurio per il 2020 dal Giuàn? Beh, visto che il mio è un personaggio “da osteria”, quindi mi viene naturale dire “non bevete troppo, ma venite a divertirvi con noi a teatro!” • RS

ILEGNANESI.IT

© Federico Vagliati

ha permesso di far conoscere la tradizione de I Legnanesi a un pubblico sempre più ampio. E’ stato emozionante ma anche molto faticoso, perché questa estate oltre al nuovo spettacolo teatrale, con Mitia abbiamo scritto anche il copione del film… e addio vacanze! E poi abbiamo girato, con il sole e il maltempo, con un piano di produzione serratissimo – diverso dai ritmi del teatro! – in contemporanea con le prove e il debutto di Non ci resta che ridere, un tour de force che ci ha dato doppia soddisfazione! Come hanno reagito i milanesi nel vedere in mezzo a loro le nostre nuove maschere della città? Grande calore, un po’ di naturale curiosità. C’è chi è venuto a salutarci come si saluta un parente che non si vede da tempo, ma che fa parte della famiglia, chi ci ha chiesto un selfie, chi aveva già comprato i biglietti per il Teatro della Luna e ci siamo dati appuntamento a teatro. Ci introduci Lorenzo? Lorenzo mi ha colpito subito ai provini, per il talento e per la serietà. Abbiamo lavorato molto insieme per accompagnarlo in questo “ingresso” in famiglia, e sostenerlo passo dopo passo. Porta con sé una grande esperienza in palcoscenico e la ca-


Spettacolo degli allievi della

Accademia ucraina di Balletto direttore Artistico: egor Scepaciov Diretta da Caterina CALVINO PRINA

presenta

IL LAGO DEI CIGNI Musica di Pëtr iL’ič čAjkOvSkij

Con la partecipazione straordinaria di

ALINA NANU MICHAL KRCMAR Prima ballerina del Teatro dell’Opera di Praga

Primo ballerino del Teatro dell’Opera di Helsinki

MUSICA DAL VIVO con l’Orchestra MUSICA IN SCENA diretta da Paolo MArCHeSe

STAGIONE 2019-2020

27 MARZO ore 21 • 28 MARZO ore 21 www.teatroarcimboldi.it - Teatro degli Arcimboldi Viale dell’Innovazione, 20 Milano - Numero biglietteria: 02 641142 212


MUSICAL

Salvatore Giuliano,

la vita sul palcoscenico VANNO IN SCENA GLI ULTIMI ANNI DEL BANDITO, FIGURA DI RILIEVO NELL’ITALIA DEL DOPOGUERRA

D

opo il successo dei tour 2015/2016, 2016/2017 e i sonori applausi all’Arena Sferisterio di Macerata e all’Oscar del Musical nel 2016, la Compagnai della Marca torna in scena con la sua prima produzione Salvatore Giuliano, musical di Dino Scuderi per la regia di Roberto Rossetti. Lo show sarà rappresentato al Teatro Nuovo di Milano lunedì 13 gennaio 2020 alle ore 20.45. Il musical, scritto da Dino Scuderi insieme con Pierpaolo Palladino, Franco Ingrillì e Stefano Curina per le liriche aggiuntive, è uno spettacolo che racconta gli ultimi anni di vita del bandito Salvatore Giuliano, figura di rilievo nell’Italia del dopoguerra.

LA TRAMA Giuliano iniziò la sua ‘carriera’ prima come bandito, poi come simbolo del movimento separatista, e infine come eroe e star internazionale. Ma il crepuscolo sarebbe arrivato prima di quanto lui si aspettasse: con la ben nota strage di Portella delle Ginestre tradì quel ceto popolare che l’aveva sempre sostenuto, e presto lui stesso si sarebbe trasformato nella vittima di un complotto tra Mafia, Stato e politica. La sua vicenda controversa scosse e divise milioni di persone, ed è fortemente intrecciata ai grandi eventi della recente storia siciliana e italiana: la fine della guerra, la rapida ascesa e l’ancor più brusco declino del mo-

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vimento separatista, e la crescita del potere politico della mafia. È una storia di fratellanza e inganni, in un contesto sociale e politico siciliano del dopoguerra, con affinità spesso oscure a quelle nazionali.


di Silvia Arosio

Una storia di cui, ancora oggi, sono molti gli interrogativi. Nonostante la produzione letteraria su Giuliano sia abbastanza vasta, un musical su di lui rappresenta un evento artistico inedito. L’opera presenta anche aspetti di originalità formale. Non si limita, cioè, a riproporre il modello ormai classico del musical americano, ma ne innova sia la forma, attraverso un consapevole radicamento nella tradizione del melodramma italiano, sia nel contenuto, mettendo sulla scena, con testi originali, una storia italiana.

IL CAST E LA PRODUZIONE I protagonisti del musical sono Francesco Properzi (Salvatore Giuliano) e Monia Censi (Mariannina Giuliano), con la partecipazione di due interpreti di primo piano nel mondo del teatro musicale italiano come Cristian Ruiz e Roberto Rossetti. Sul palco anche Enrico Verdicchio (Gaspare Pisciotta), Fabio Tartuferi (Don Calogero Vizzini), Alessandro Casalino (Nitto Minasola) e l’ensemble composto da Giulia Ciccarelli, Cristina Crescini, Ilaria Gattafoni, Silvia Gattafoni, Andrea Mari, Pietro Micucci, Matteo Monachesi, Benedetta Morichetti, David Scocco e Veronica Settembretti. A completare il cast, Sofia Tornambene (la vincitrice di X Factor 2019) nel ruolo di Michele. Le musiche sono composte dal Maestro Dino Scuderi. La regia è di Roberto Rossetti, il quale cura anche le coreografie e la direzione musicale dello show. La realizzazione dello spettacolo è resa possibile dalla professionalità dello staff tecnico della

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I PROTAGONISTI • FRANCESCO PROPERZI: Salvatore Giuliano

• MONIA CENSI: Mariannina Giuliano

• CRISTIAN RUIZ • ROBERTO ROSSETTI: Ugo Luca • ENRICO VERDICCHIO: Gaspare Pisciotta

• FABIO TARTUFERI: Don Calogero Vizzini

• ALESSANDRO CASALINO: Nitto Minasola

• Ensemble composto da GIULIA CICCARELLI, CRISTINA CRESCINI, ILARIA GATTAFONI, SILVIA GATTAFONI, ANDREA MARI, PIETRO MICUCCI, MATTEO MONACHESI, BENEDETTA MORICHETTI, DAVID SCOCCO e VERONICA SETTEBRETTI. • SOFIA TORNAMBENE (la vincitrice di X Factor 2019) nel ruolo di Michele.

Compagnia della Marca: Rudy Teodori (scenografie), Giulia Ciccarelli (costumi), Ulisse Ruiz (luci) Lorenzo Chiusaroli (disegno fonico) e Alessio Rutili (tecnico di palco). La produzione è Compagnia della Marca, su concessione di MediterrArea. Fabio Tartuferi (co-fondatore insieme a Roberto Rossetti della Compagnia della Marca) ne è il produttore esecutivo.


L'INTERVISTA AL REGISTA A ROBERTO ROSSETTI Il musical è nato qualche anno fa. Che figura era Salvatore Giuliano? Perché fare uno spettacolo su di lui? Perché è una storia avvincente, che non parla solo della figura del bandito e della Sicilia, ma riguarda uno spaccato storico di tutta la nostra nazione, che è ricca di grandi storie da raccontare. Salvatore Giuliano era fondamentalmente un fuorilegge, un criminale, ma per tante persone è stato anche altro, una testa calda, un ragazzo che con coraggio non si è voluto piegare alla violenza e all’assenza dello stato. Un ragazzo che si è schierato e ha combattuto per qualcosa in cui credeva fortemente. L’opera non si limita, cioè, a riproporre il modello ormai classico del musical americano, ma ne innova sia la forma, In che senso? Credo che la più grande differenza sia questa: spesso importiamo grandi successi americani, bellissimi, ma spesso per vari motivi soprattutto economici ne riproduciamo una brutta copia. Qui si fa un prodotto totalmente nostro. Credo sia ora di camminare con le nostre gambe anche nel musical, e magari iniziare ad esportare. Ma se non si comincia mai… Quali le differenze tra le prime messe in scena e questa?

Il regista Roberto Rossetti

Lo spettacolo in collaborazione con il M° Scuderi, è stato tagliato, per il resto, ho cercato di rendere lo show il più dinamico possibile, con un grande lavoro alle luci in collaborazione con Ulisse Ruiz, mio storico collaboratore, minimalismo scenico, quasi Grotowskiano e movimenti coreografici minimali ma di forte impatto.

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Che tipo di musiche ci dobbiamo aspettare? Le musiche scritte dal Maestro Dino Scuderi sono a dir poco meravigliose, le definirei insieme al fascino storico di questa vicenda, colonna e portamento di questa opera che difficilmente il pubblico dimenticherà. Roberto, conosci molto bene il mondo del musical, essendo anche attore: anche in questo caso, avrai una parte. Come sarà la tua regia? Sarò in scena con un piccolo “cameo” come l’amico e collega Cristian Ruiz e l’ultima vincitrice del talent XFactor Sofia Tornambene, vestirò i panni del colonello Ugo Luca, figura di spicco della lotta al banditismo siciliano, la sua “stretta di mano” con la mafia di quel tempo, segnò inequivocabilmente il primo “patto” fra lo Stato e la mafia. Per quanto riguarda la regia, non ci sono “macchiette” in


questo spettacolo, tutto è curato, dal punto di vista attoriale, con grande misura. So che curi anche le coreografie e la direzione musicale dello show... Per quanto riguarda la direzione musicale, sempre in collaborazione con il M° Scuderi, ho fatto molta attenzione ad amalgamare “le misure attoriali” alle parti cantate, per quanto riguarda i movimenti coreografici mi sono lasciato guidare dalla forza espressa dalle musiche del Maestro. E il tuo ruolo? Come già anticipato vestirò i panni del colonnello Ugo Luca, ma soprattutto in questa operazione culturale, il mio ruolo è quello di dirigere al meglio tutti gli attori e lo staff tecnico. Come sono stati scelti i protagonisti? La scelta è stata l’unica concepibile per me, cioè quella di rispettare la storia, l’opera e il teatro stesso, quindi l’età dei personaggi, e le caratteristiche scenico/attoriali. Vogliamo ricordare chi è la Compagnia della Marca, che

sta suscitando interesse a livello nazionale? La compagnia della Marca nasce nel 2015, quando ho sentito la necessità di fare ciò che mi andava di fare dal punto di vista professionale. Libertà di espressione, grande disciplina, persone giuste al posto giusto, onestà, entusiasmo, passione e soprattutto grande rispetto per il teatro. In cinque anni abbiamo prodotto due Musical completamente italiani (Salvatore Giuliano ed Edda Ciano tra cuore e cuore) entrambi composti dal M° Dino Scuderi. Aprite i vostri occhi, spettacolo di prosa, la mia

prima opera, scritta per il Ministero della cultura e del turismo e Legambiente, un fantasy che parla della nostra meravigliosa Italia. Alkimia con Ilaria e Silvia Gattafoni per la regia di Giacomo Gamba, spettacolo dal forte respiro europeo, clownerie e metodo Lecoq. E ultima produzione La Tempesta di W. Shakespeare per la regia di Gabriela Eleonori con un grande Giovanni Mschella nel ruolo di Prospero. Un ventaglio di proposte artistiche vario, coraggioso, e aggiungerei raro. Approfitto per ringraziare il mio compagno di viaggio Fabio Tartuferi e tutto il direttivo di Compagnia della marca, Laura Rossi, Annamaria Luccisi, Francesco Properzi e Enrico Verdicchio. Perché i milanesi dovrebbero venire a vedere questo spettacolo? Per non dimenticarlo, e per tornare a teatro molto presto. Salvatore Giuliano è uno spettacolo che rimarrà nei loro cuori, per energia, storia, cultura e per le fortissime emozioni che vivranno insieme a tutti noi. • RS

WWW.COMPAGNIADELLAMARCA.COM 35


INTERVISTA

Emiliano Toso, bio-musicista

e bio-compositore a

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hertz

PARLA IL PAPÀ DEL PROGETTO "TRANSLATION MUSIC" , DOVE ARTE E SCIENZA SI UNISCONO IN UNA DANZA

C

iò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare i miracoli della realtà Una. E poiché tutte le realtà sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le realtà sono nate da questa realtà unica mediante adattamento." (Ermete Trismegisto, Tavola di Smeraldo) “Com’è in cielo così è in terra” (Padre Nostro) Il corpo umano è musica. Il cosmo è musica. Se nella mia curiosità sull’arte e sulla musica, come ho raccontato nell’editoriale di questo mese, ho voluto approfondire i benefici che le note possono apportare al corpo umano (e unitamente alla psiche e allo spirito), mi sono imbattuta su alcuni studi dedicati alla musica a 432hz. Quella di Mozart o Verdi, per esempio, ma anche dei Pink Floyd a Mick Jagger, la musica che ci fa stare bene. 432Hertz nasce da una naturale risonanza con le frequenze alla base del nostro organismo e dell’universo: così studi scientifici parlano della voce delle stelle o del canto delle balene. Non sono abbastanza qualificata per entrare nel dettaglio. Ho chiesto quindi parere ad un esperto: ho parlato con Emiliano Toso, musicista compositore, ma in primis biologo cellulare e creatore del progetto “Translational Music”.

LA NOSTRA INTERVISTA Emiliano, chi sei o come ti piace definirti? Non amo definirmi per non limitare la mia espressione vitale ma credo di potermi identificare con chi ha unito la musica con la biologia, la scienza della vita. Per tanti anni ho studiato e insegnato Biologia, una grande passione che deriva dalla curiosità di scoprire come si organizzano i 50 mila miliardi di abitanti all'interno del nostro corpo, le cellule. Le cellule hanno milioni di anni di evoluzione e attraverso il loro comportamento ci insegnano la collaborazione, l'integrazione, il riconoscersi l'una con l'altra: elementi fondamentali per l'evoluzione dell'uomo, a sua volta cellula del grande organismo umanità. A queste conoscenze ad un certo punto ho unito la parte più sottile, quella delle emozioni, del movimen-

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to, dell'amore. Questa seconda parte non si trova nelle pagine dei libri o dentro il camice del laboratorio di ricerca, si può trovare nell'arte, nella musica di cui siamo permeati. Attraverso i miei studi e soprattutto affidandomi al mio cuore, ho potuto unire queste due mie grandi passioni per creare composizioni in musica che vengono utilizzate in ambienti sanitari, assistenziali, didattici e creativi. La mia Vita è diventata una magia ed una missione in cui posso esprimere tutto me stesso creando benessere e salute a me e a migliaia di persone nel mondo. Quali sono stati i tuoi studi in biologia? Dopo la laurea ho conseguito il dottorato in Biologia Cellulare a Torino per diventare Associate Director presso un Istituto di Ricerca Biomedico. Qui ho fondato un gruppo di Bio-


di Silvia Arosio

logia Molecolare e Cellulare dedicato allo studio del DNA e delle biotecnologie. Dal 2016 mi sono dedicato completamente al progetto Translational Music, un mare di cellule sotto un cielo di music, che unisce arte e scienza nella danza della vita. Secondo la moderna fisica quantistica, tutto è vibrazione. La materia stessa lo è e tutto è collegato. Senza en-

trare nel dettaglio scientifico, in poche parole, come si potrebbe spiegare tutto questo? Una delle scoperte più grandi di questa epoca è stata la dimostrazione che due corpi che sono venuti in contatto restano connessi dal punto di vista energetico per sempre, a qualsiasi distanza. Non possiamo più negare la responsabilità che abbiamo nelle nostre azioni, dobbiamo ormai ammettere

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che i nostri gesti le nostre azioni i nostri pensieri influenzano non solo le persone intorno a noi ma tutti gli esseri viventi. La musica ha sempre cercato di aiutarci in questa percezione che anche cio' che non vediamo ha un grande potere sulle nostre emozioni, sulla nostra salute. Qual è la “musica dell’universo” ed è vero che possiamo trovarla nel cosmo, in terra e in noi? Tutto ciò che si muove crea vibrazioni, quindi musica. Una parte delle frequenze generate le possiamo percepire con le nostre orecchie, la maggior parte è inudibile all'uomo ma entra comunque in risonanza con le nostre cellule, con il nostro corpo che è un vero e proprio strumento musicale. Ormai è stato dimostrato che ciascuna delle nostre cellule emette suoni diversi a seconda del suo stato di salute e risuona con la musica delle altre cellule e intorno a noi in una danza complessa e meravigliosa che serve loro per comunicare, per ri creare continuamente equilibrio e salute nel corpo. Cosi' la terra è uno strumento musicale


che emette un suono a circa 8 hz e così il cosmo, i pianeti, il sole, tutto è immerso in una meravigliosa intelligenza che si esprime attraverso la vibrazione e il suono. Qual è la storia della musica a 432hz? La musica ha accompagnato l'uomo in qualsiasi epoca storica e località, significa che il suo potere sul nostro benessere è stato riconosciuto dall'evoluzione come assoluto. Le caratteristiche che vengono analizzate nella musica utilizzata per la salute sono la struttura (tempo, armonia, tonalità ecc), l'intonazione dello strumento (La centrale calibrato a 432 vs 440 vs 444Hz ecc) e l'intenzione (chi dà vita a quella struttura attraverso quello strumento). L'intonazione è un po' il linguaggio che utilizziamo, che dovrà essere più vicino possibile a quello del nostro cervello, delle nostre cellule, del nostro pianeta. Perciò per molti anni si è cercato di utilizzare l'intonazione 432Hz che genera armonici (frequenze correlate alla nota emessa dallo strumento) che risuonano in modo efficace con la doppia elica del DNA (frequenza di replicazione), la massima funzione del cervello (sincronizzazione bi-emisferica) e il battito fondamentale

del nostro pianeta (risonanza di Schumann); inoltre viene rispecchiata la legge dell’ottava (che nell’arte si è dimostrato quanto generi benessere e bellezza), praticamente si produce un linguaggio molto più simile a quello della natura e dell’universo. Nonostante grandi dibattiti e tesi supportate da grandi musicisti e studiosi tra i quali Giuseppe Verdi e Rudolf Steiner, negli anni dell'industrializzazione e delle guerre è stato deciso di utilizzare una intonazione a 440Hz, piu' brillante e accattivante ma meno affine alla nostra salute e consapevolezza. Ora sempre più persone stanno apprezzando nuovamente la musica intonata a 432Hz e meglio ancora

segreto la notte quando nessuno poteva ascoltare le mie composizioni, la mia parte piu' intima e fragile. Quando per il mio compleanno ho deciso di diffondere per la prima volta la mia musica, ho cominciato a ricevere centinaia di riscontri di persone che la utilizzavano per la loro salute, per la gravidanza, per rilassarsi, durante una terapia, nella scrittura di un libro o per una espressione artistica, ho cominciato a credere che potessi essere utile all'umanità in questa nuova veste di compositore musicista e studioso degli effetti scientifici della musica sul nostro corpo fisico ed emozionale I tuoi brani sono tutti in 432hz? Come vengono composti e suonati?

Bio432Hz, prodotta interamente con strumenti acustici. Come sei passato da biologo ad artista e musicista? Quello che mi è successo a 40 anni lo auguro a tutte le persone che stanno facendo un percorso di ricerca e crescita personale. Il mio nuovo manager - l'universo - ha deciso di unire le mie piu' grandi passioni, quella conclamata (biologia) e quella piu' nascosta (musica) che si esprimeva in modo

I miei brani vengono tutti suonati e registrati su strumenti acustici accordati a 432Hz. La qualità degli strumenti e della registrazione è molto importante per garantire il massimo effetto sull'ascoltatore finale che sarà maggiore dal vivo, un po' meno su CD/LP e molto minore su mp3/streaming. Credo che il massimo effetto si possa percepire sdraiati sotto al mio pianoforte, esperienza che offro durante i concerti dal vivo.

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È vero che negli ospedali italiani e non, sta entrando la musica a 432hz come aiuto alla terapia? Ogni settimana vengo invitato da ospedali di tutta Italia per umanizzare le cure, per portare quella parte legata alle emozioni che la chimica da sola non riesce a guarire. E' meraviglioso entrare nei reparti con il pianoforte e vedere immediatamente gli effetti sulla salute dei pazienti e il nutrimento che ne deriva al mio corpo e alla mia anima. Potrei raccontarvi decine di esperienze commoventi in reparti di neonatologia, oncologia, psichiatria di ospedali che utilizzano Translational Music di routine. Sul mio ultimo ebook "La Biologia è Musica" (macrolibrarsi.it) sono descritti effetti ed esperienze incredibili. Voglio ricordare che si tratta sempre di terapie complementari, che mai debbono sostituirsi alla cura tradizionale. Da biologo, materialmente, come questa musica può aiutarci e come dobbiamo fruirne? Uno degli elementi che rendono questo nuovo lavoro meraviglioso è il fatto che genera

a sua volta una creatività incredibile in chi organizza gli eventi, chi suona, chi mi supporta nella quotidianità e logistica e soprattutto chi sceglie Translational Music per il proprio percorso. Ognuno sembra che sappia precisamente di quale CD ha bisogno e come utilizzarlo. Così dallo scorso anno ho deciso di radunare periodicamente i centinaia di operatori del benessere Translational Music, professionisti che hanno deciso di affiancare al proprio lavoro (medici, infermieri, fisioterapisti, osteopati, insegnanti, massaggiatori, direttori di centri di cura e benessere, agricoltori, allevatori, artisti, insegnanti yoga, psicologi ecc ecc) questo strumento che ne arricchisce e potenzia i benefici. So che sei spesso invitato a convegni e organizzi concerti con la tua musica, spesso legati alla danza. Quando ti vedremo e dove?

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Ogni anno piu' di 70 eventi cosi' diversi da descrivere: concerti nei teatri, sui laghi, nel mare, nei boschi; seminari scientifici ed artistici, interazioni con musica, danza, pittura (la mia mamma traduce ogni mio brano in uno splendido acquerello come quelli che vedete nelle copertine dei CD). Quest' anno per esempio suonerò alla camera dei deputati e poi tra i delfini fino al teatro Manzoni di Milano (27/4) con Beatrice Carbone e Daniel Lumera. Sul mio sito www.emilianotoso.com ci sono sempre le date aggiornate dei miei tour in cui potete vedere le date più vicino a voi. Nessuno ha mai pensato di scrivere un musical con i brani a 432hz? Io lo aspetto. E' in cantiere, sarete i primi a saperlo ed è anche uno dei miei più grandi sogni. Mi piace sognare e vedere che il mio manager crea tutte le condizioni per portarli sulla terra, vedere che si materializzano grazie all'entusiasmo e alla creatività di persone comuni, semplici, autentiche che credono in questo progetto e lo fanno risuonare sempre più forte in tutto il Mondo. Vi aspetto sotto al pianoforte per donarvi le mie vibrazioni più dolci e ricche di amore per la Vita. • RS


L'INTERVISTA

Attilio Fontana e il suo musical su San Pio

L 'ATTORE ROMANO RACCONTA LA GENESI DELL'OPERA SULLA FIGURA DEL SANTO DI PIETRELCINA

A

ctor Dei - L’attore di Dio”, il musical dedicato alla vita di San Pio da Pietrelcina, ideato dall’attore e cantautore Attilio Fontana, ha concluso una serie di date tra la Puglia e Napoli. Con la regia di Bruno Garofalo e la sceneggiatura di Attilio Fontana, Mariagrazia Fontana, Francesco Ventura, Antonio Carluccio, Michela Andreozzi e Federico Capranica, lo spettacolo vede come protagonista lo stesso Attilio Fontana. LA NOSTRA INTERVISTA Attilio, la nascita dell’Opera risale a qualche anno fa. Come è stata la sua genesi? Ero in scena con Tosca di Dalla e un produttore mi sottopose l’idea di scrivere un’Opera Musical della stessa intensità sulla figura di Padre Pio. Inizialmente, fui titubante, quasi scettico, per la delicatezza del personaggio di cui conoscevo la devozione tramandatami da mia madre e sapendo quanto l’amore per questa figura fosse radicato e delicato per chi ne conosce la storia. Iniziai a leggere dei libri prima di rifiutare la proposta e misi insieme il team di autori con cui scrivemmo le prime musiche: per accettare dovevo essere pronto e desideravo che fosse tutto approvato ufficialmente a San Giovanni Rotondo. Cercai quindi di contattare Padre Luciano Lotti (il bibliografo ufficiale di Padre Pio ): all’inizio non mi volle proprio incontrare,

poi, dopo mesi, al primo appuntamento, ci fu quasi un rifiuto dell’idea da parte sua. Mi disse che gli proponevano spesso questo tipo di cose ma per lui non era plausibile; discutemmo un po’ e gli chiesi di sentire i brani e vedere un video che presentava l’idea. Durante l’ascolto si commosse e disse che era l’Opera di più altra qualità tra quelle che aveva ascoltato e che ci avrebbe aiutato. Grazie a lui, ho conosciuto persone semplici e straordinarie insieme, che hanno avuto a che fare con Pio e che ci hanno aiu-

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tato ad entrare nell’umanità di questo personaggio incredibile rispettandone tutte le tappe della sua tormentata e complessa vita. Perché San Pio può esser considerato “Actor Dei”, attore di Dio? Fu una risposta ad una mia domanda-intervista che feci a Padre Massimo Montagano (un frate che si occupa di teatro ). Ricordo che gli chiesi : “Insomma, in poche parole chi è per lei Padre Pio?” Lui esclamò: “Actor Dei! (in latino), L’Attore di Dio, perché fu costretto a ricevere il Cristo e


di Silvia Arosio

la croce e doverla “interpretare” veramente per tutta la sua vita”! Fu una risposta folgorante e da allora nessun titolo mi parve più opportuno per rappresentare un’opera teatrale legata alla figura del Santo: una fusione di mondi che si incontravano e fondevano dentro questo titolo. Rispetto alle primissime rappresentazioni, cos’è oggi Actor Dei? È cambiato nella forma, meno futurista, più “francescano” e vicino al pubblico che non conosce già la storia, ha un sapore più mediterraneo e racconta meglio il nostro sangue, le radici. Sa di terra e sud. Ha dei brani nuovi che chiudono il cerchio su qualcosa che secondo me mancava, rendendo più comprensibile tutto nonostante non abbia parti recitate. Come hai scelto il regista? Ed il cast? Il produttore di questa messa in scena, Rosario Imparato, mi volle incontrare proprio con Bruno Garofalo, dicendo che voleva fare un riallestimento, rivisitando l’opera e proponendomi la sua regia. Dopo infiniti confronti, ci convincemmo a rivedere alcune cose e ammetto che Bruno Garofalo, grazie alla sua longeva esperienza, ha aggiunto alla precedente versione una maggiore comprensibilità, senza far perdere all’opera la magia delle musiche e i testi, e dando più voce al Popolo del Sud che è il vero co-

protagonista del Santo. E’ stato bello rinnovare alcune idee ed i personaggi, e dare forza e sapore di terra ad una storia che in fondo ci appartiene nel profondo del DNA. Sei in scena nel ruolo di Pio: come è il tuo personaggio? Nella prima versione, le responsabilità di autore e direttore artistico erano troppe e anche se mi fu proposto il ruolo rifiutai perché avrei voluto dargli il rispetto e l’energia emotiva e scenica che meritava: oggi dopo anni di palco e con l’opera già composta e messa a punto, ho finalmente potuto vestire fino in fondo questo personaggio con tutto me stesso. Esco dallo spettacolo ogni sera macerato dalle emozioni forti da cui mi faccio attraversare, ma è un regalo profondo che non si ha la fortuna di vivere in tutti gli spettacoli. L’opera ha di base il contenuto dell’amore universale e gode di un cast nutritissimo di circa quaranta artisti tra attori, cantanti e ballerini che danzano le coreografie di Orazio Caiti. Che genere di brani si ascoltano nello spettacolo? L’opera è molto dinamica,

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piena di esplosioni popolari, ha tarante , melodie napoletane, brani emotivi e anche una parte sinfonica che rispetta in forma pop i canoni dell’opera ma sempre aderendo al racconto. La mia vera ossessione però era, durante la composizione, oltre al rispetto dell’uomo e del santo, quella di fare un’opera che non dovesse moralizzare né convertire nessuno ma raccontare questa storia “emozionando”. Volevo che fosse un’opera “Mediterranea”, magari esportabile , non il solito musical che importiamo dall’America o Inghilterra o Francia: questo spettacolo ha qualcosa di “sacro”, nel senso della tradizione musicale classica. Questo la rende italiana nel senso più profondo della nostra tradizione, parla di sangue, passione, tradimento e del Sud che ha un colore preciso ma che, a parte per alcuni spettacoli di successo (ad esempio Scugnizzi o La Gatta Cenerentola) è difficile da trovare oggi tra le proposte sempre più esterofile e che spesso trattano temi che ci coinvolgono poco. Visivamente, cosa dobbiamo aspettarci?


La scena è sempre in movimento, ci sono proiezioni e audio e luci molto curate, ma la cosa più potente rimane questo cast e questo “Popolo”. Prima che fosse affidato al maestro Garofalo, il cast, scelto tra quasi mille persone, ha vissuto un mese di laboratorio condotto da me, Orazio Caiti e Maria Grazia Fontana, nel quale abbiamo fatto un lavoro intensissimo e che rende questo spettacolo unico. I commenti e le recensioni parlano sempre del fatto che da anni non si vedeva uno spettacolo così coinvolgente dal punto di vista non solo artistico ma di un gruppo così emotivamente “dentro” dall’inizio alla fine: è progetto complesso e raro e questo mi inorgoglisce molto. Che figura di San Pio ne emerge? Di Uomo, prima del Santo, un uomo pieno di tormenti, doni invisibili, in continuo dialogo con il dolore e il suo Dio che lo mette alla prova continuamente. Un uomo attento agli ultimi e che parla la stessa loro lingua, dolce ma estremamente severo: insomma un vulcano in continuo movimento e il cui miracolo tangibile dopo mille peripezie rimane l’ospedale che ancora oggi cura migliaia di persone ed è un’eccellenza mondiale (una parte dei diritti è

devoluta proprio a Casa Sollievo). Un Frate che sposa un Popolo come dicevo che lo ama, lo tradisce, lo “vende” e commercializza, lo diffida e lo indaga, lo sposa e lo diffama grazie al Demonio che fa da Gastone divertendosi nei momenti in cui la bilancia pende dalla sua parte. Mi ripeto ma ha una drammaturgia e un ritmo fortissimo. Lo spettacolo è totalmente cantato: lo possiamo considerare musical o Opera Popolare Ti sei ispirato a qualche opera in particolare che hai fatto o che conosci? Come ti dicevo, era il periodo della Tosca di Lucio e stavamo tutti i giorni vicino al lui e al suo genio. Far parte di un’opera così mi faceva venire voglia che gli somigliasse nella bellezza dei testi e per alcune caratteristiche anche se in una forma diversa: ad esempio, come nell’Opera lirica nella Tosca tutti i recitativi parlati erano melodici e questo codice mi piaceva riportarlo su Actor Dei, Così è stato, la sfida era anche dargli un ritmo e un’intensità ancora più forte di alcuni spettacoli che ho amato molto come Notre Dame o la Tosca appunto, ma che hanno

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dei momenti dove tutto rallenta troppo e in una storia così non potevo permetterlo, Ed il pubblico devo dire che ci sta dando ragione . Il pubblico quindi sta rispondendo molto bene. Che target di persone vorreste interessare? Mi imbarazza un po’ ma non è raro ricevere standing ovation alla fine di Actor Dei, e, di tutti gli spettacoli che ho fatto è uno di quelli che raccoglie gli applausi più intensi, Il pubblico che lo incontra ci “rimane bene”, soprattutto gli scettici che pensano di annoiarsi venendo a vedere un’opera sacra: quelli sono quelli che più si esaltano alla fine e questo è un po’ il sogno, unire chi conosce e ama la storia del Santo, ma portare questa storia a chi va abitualmente in teatro o al pubblico del musical che ancora non conosce Actor Dei, facendoli ricredere e scoprire una storia intensa e che ci appartiene di più di altre . Lo spettacolo inizierà un tour? Volevamo ripartire dalla Puglia e fare una tenuta lunga su Napoli che ci ha riempito di bella energia. Per questa stagione si ferma ma già si sta programmando una ripresa che toccherà tutto lo Stivale prossimamente. • RS


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NOVITÀ

Per Davide Van De Sfroos è ora di suonare... "de nocc"

© Enza Procopio

PER IL CANTAUTORE MONZESE UNA RACCOLTA DEI SUOI BRANI PIÙ BELLI RIVISITATI E RIARRANGIATI

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a poche settimane è uscito Quanti nocc (My Nina / Artist First), il nuovo disco live del cantautore e scrittore Davide an de Sfroos (all'anagrafe Davide Bernsconi). Una raccolta dei più bei brani dell’artista rivisitati e riarrangiati presentati durante il tour teatrale Tour De Nocc e il tour estivo Van Tour concerti che hanno riscontrato un incredibile successo di pubblico e di critica. L’album, disponibile dal 22 novembre in versione digitale, doppio CD e triplo vinile, è lo specchio fedele del ritorno sul palco di Davide Van De Sfroos. Un inteso anno di concerti e viaggi ricchi di emozioni che ha reso ancora più forte il legame con il suo pubblico.


di Daniele Colzani

UN DIFFICILE LAVORO DI SELEZIONE DEI BRANI «La pubblicazione di un disco dal vivo, non sempre deve essere intesa semplicemente come una raccolta. Io vedo questo lavoro come un album di foto, di istantanee scattate in luoghi diversi, in città e serate differenti, dove lo spirito di ogni brano e di ogni suono si intrecciava alla notte e al pubblico in modo differente spiega Davide Van De Sfroos in merito al nuovo album - Abbiamo scelto tra centinaia di esecuzioni quelle che ci sembravano permeate da maggior forza ed eseguite con più convinzione, trasportati dal flusso possente delle esibizioni effettuate nel corso del Tour De Nocc che è stato seguito con molto affetto nei teatri e del Van Tour estivo che ha visto sotto il palco moltissime persone cantare e ballare nelle notti estive all’aperto nelle località più disparate. Sarebbe stato impossibile per me non desiderare un disco che r i prop o nesse e fermasse nel tempo queste emozioni. La combinazione straordinaria dei musicisti e degli strumenti suonati mi ha fatto ritrovare dopo tante esecuzioni nel tempo, ancora una volta delle sorprese emotive tingendo le canzoni anche più famose con nuovi colori che le hanno

rese uniche nel loro momento. Uno spruzzo di jazz, il folk che scherza insieme al Reggae, le ballate morbide con la suggestione di flauto, violino, fisarmonica e percussioni speciali, il rock che subentra teso e che poi si rilassa, sono ingredienti importanti del disco Quanti Nocc che oltre ai numerosi pezzi raccolti, testimonia anche un istante ben preciso nel corso di queste stagioni di concerti». Inoltre, Davide Van De Sfroos in via del tutto eccezionale, e per sole 4 date prima di una pausa per lavorare su alcuni progetti paralleli, torna live riproponendo al pubblico l’atmosfera notturna, intima e confidenziale del Tour de nocc. L’artista sarà in concerto infatti l’8 novembre al Teatro Galleria di Legnano (MI), il 9 novembre al Teatro Trivulzio di Melzo (MI), il 15 novembre all’Auditorium Tiziano Zalli di Lodi e il 21 novembre al Cine-

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ma Teatro Manzoni di Busto Arsizio (VA). I concerti saranno impreziositi dai musicisti Angapiemage Galiano Persico (violino, tamburello, cori), Riccardo Luppi (sax tenore e soprano, flauto traverso), Paolo Cazzaniga (chitarra elettrica e acustica, cori) e Francesco D’Auria (batteria, percussioni, tamburi a cornice, hang). • RS

IL VIDEO

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SPETTACOLI

The Pozzolis Family e l a ' rte di sopravvivere ai figli

LA FAMIGLIA PIÙ IRRIVERENTE DEL WEB È SUL PALCO CON UNA NUOVA EDIZIONE DEL LORO DISSACRANTE SHOW

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© Virginia Bettoja

he Pozzolis Family è la famiglia comica del web idolo dei genitori, una vera e propria terapia di gruppo dedicata alle famiglie. Composta dai genitori, Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli, e dai loro due figli Giosuè e Olivia, raccontano la loro vita quot i -

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diana e trattano tematiche correlate al mondo della genitorialità con un tono assolutamente veritiero, ironico e irriverente, decisamente lontano dagli stereotipi della “famiglia perfetta”. Nato nel 2016, il progetto The Pozzolis Family, di cui Alice e Gianmarco sono autori, attori e registi, raccoglie un successo sul web inarrestabile: nel 2018 sono primi nella Top10 delle Mamme Blogger Italiane su Instagram secondo Blogmeter, mentre nel 2019 sono la prima Family Influencer secondo Buzzoole. Anche offline sono sempre più affermati: dopo il loro primo romanzo best seller “Un figlio e ho detto tutto”, nel 2019 tornano in libreria con il nuovo libro “L’amore si moltiplica” e debuttano a teatro con il primo spettacolo comico “A-LIVE! Perché sopravvivere ai


di Silvia Arosio

L'intervista

Inquadra il QRcode dell'intervista di Silvia Arosio ai protagonisti dello spettacolo figli è una cosa da ridere!” in tre date speciali a Milano, Bologna e Roma che registrano il sold-out.

tra maternità e lavoro. Fantasisti! Quando si tratta di inventarsi una cena alle otto di sera e non si è fatta la spesa. Contorsionisti! Nel letto, cercando posizioni plausibili per “riposare” mentre quei picco-

© Virginia Bettoja

LO SPETTACOLO Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli tornano insieme sul palco con la nuova edizione del loro dissacrante spettacolo: entrate nel magico tendone della The Pozzolis Family, per vivere l’esperienza familiare più liberatoria e straordinaria di sempre: Perché il circo? Beh, scusate, ma cosa c’è di più circense di un genitore? Equilibristi! Che riescono a sopravvivere

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li angioletti ti sfracellano la schiena con le ginocchia. Clown! Per far divertire i bambini e ridere di noi stessi, ma soprattutto… Domatori! Perché ogni tanto, metterli in gabbia sarebb… ah, non si può? “A-live! Perché sopravvivere ai figli è una cosa da ridere!” è un grande show, prodotto da Vivo Concerti e Show Reel Factory, ricco di stand-up, canzoni, numeri di varietà e riti spirituali, che permetterà al pubblico di farsi trascinare da Alice e Gianmarco nel “mondo Pozzolis” ed essere parte attiva della performance. Un’esperienza catartica e soprattutto confortante, perché chi ha figli si sentirà compreso, mentre chi non li ha potrà esclamare: “meno male!” • RS


EVENTI

L ' Ice

Music Festival

sul ghiacciaio Presena

ARTISTI E ORCHESTRA SI ESIBIRANNO IN UN IGLOO FINO A MARZO, SUONANDO STRUMENTI MUSICALI DI GHIACCIO

S

i è aperto da pochissimi giorni il sipario dell’ICE Music Festival 2020: la seconda edizione della kermesse artistica ospitata all’interno del teatro-igloo da 300 posti realizzato a 2600 metri di quota al Passo Tonale. Quattro concerti a settimana (eseguiti da artisti di fama internazionale con strumenti rigorosamente di ghiaccio), pièce teatrali sui cambiamenti climatici e cene di grandi chef. Straordinaria la location ma anche gli strumenti musicali utilizzati nei concerti: 16 tra violini, viole, violoncelli, chitarre, un enorme xilofono e percussioni composti interamente di ghiaccio. Vere opere d’arte realizzate dalle

mani dell’artista statunitense Tim Linhart che ha coordinato anche i lavori di edificazione dell’EQ ICE DOME. GLI SPETTACOLI IN PROGRAMMA Il calendario prevede fino a marzo 2020 due concerti il giovedì e due il sabato. Gli appuntamenti del giovedì vedono la presenza della ParadICE Orchestra, una formazione di 7 artisti residenti, che proporranno al pubblico gli ICE CLASSICS MUSIC, i “classici” della canzone d’autore riletti in chiave classica, popolare

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e contemporanea. I concerti del sabato sono dedicati all’ICE POP MUSIC con la presenza di artisti e progetti musicali di valore, una serie di appun-


di Daniele Colzani

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il promo tamenti in cui si alternano vari linguaggi, dal jazz al pop, dal rock alla musica tradizionale. A confermare l’attenzione del mondo musicale, la presenza di artisti di fama internazionale che si esibiranno nella nuova edizione come i Bandabardò, una delle band più esplosive d’Italia esibitasi all'inaugurazione del 4 gennaio. L'11 gennaio sarà la volta di Lorenzo Frizzera (chitarrista considerato tra i migliori talenti della scena musicale italiana). Sabato 1° febbraio invece sul palco ghiacciato salirà con un doppio concerto Elio (in un inedito dedicato a un’avventura tutta ghiacciata). E, a giudicare dalle prevendite, è altamente probabile che la nuova edizione si riveli un successo di pubblico come la prima, che

vide tutti i 52 concerti sold out, con oltre 8mila spettatori. Già oggi infatti per varie date della kermesse i biglietti sono agli sgoccioli. LE NOVITÀ DELL'EDIZIONE 2020 La nuova edizione dell’Ice Music Festival sarà però contraddistinta da una novità: agli spettacoli musicali si affiancheranno gli eventi domenicali di ICE THEATRE. In scena “La fantastica avventura di un cuore di ghiaccio”, una favola per grandi e piccini in collaborazione con il Museo delle Scienze di Trento (MUSE), musicata dal vivo con gli strumenti di ghiaccio per illustrare in modo originale le conseguenze dei cambiamenti climatici sul territorio alpino. Sempre la domenica, durante

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il Carnevale, l’ICE PUPPETS SHOW, spettacolo in prima mondiale delle marionette di ghiaccio azionate dal puparo siciliano Mimmo Cuticchio, uno dei maggiori interpreti viventi. Inoltre, nel percorso tra l’arrivo della cabinovia e l’EQ Ice Dome saranno collocate delle statue di ghiaccio realizzate dall’artista Ivan Mariotti. Infine, sono in programma quattro cene gourmet con alcuni degli chef più quotati della Lombardia e del Trentino, realizzate con i prodotti di eccellenza del territorio. Ma, per chi vorrà provare un’esperienza ancora più completa, nelle vicinanze del teatro sono stati costruiti anche tre ulteriori igloo: all’interno sono state ricavate altrettante lussuose stanze da letto. • RS


LA POSTA DI PAOLA

a cura della Redazione

Come affrontare

al meglio un provino

I CONSIGLI DELLA VOCAL COACH PAOLA NERI

E

cco le altre lettere arrivate in redazione, nelle quali i lettori chiedono consigli a Paola Neri (casting director delle opere musicali come Notre Dame de Paris, Tosca, Dracula, Romeo e Giulietta Ama e cambia il mondo, vocal coach e cantante di successo degli anni '60 e ' 70).

LE DIFFICOLTÀ DI PROVINI E CASTING • Gentile signora Paola, ho fatto un provino con lei tempo fa, ma purtroppo non andò bene... Quando potrò avere un altra possibilità? Ci terrei molto ad un suo giudizio. Grazie Giulia Cara Giulia, purtroppo non ricordo il tuo provino e, mi dispiace, che sia andato male. Da parecchio tempo non mi occupo di casting e non credo di farlo a breve. Resto, invece, a disposizione per darvi consigli nel caso ne facciate richiesta. Un caro saluto e SEMPRE buona musica, Paola. • Gentile Signora Neri, mi chiamo Renata e vivo in Sicilia. Non sono più giovanissima, ma la voglia di cantare non mi ha mai abbandonata. Vorrei

chiederle cosa ne pensa di programmi come Amici, X Factor, ecc. dove ragazzi, sempre più giovani, si affacciano alla discografia senza un minimo di esperienza. So che lei è stata una cantante degli anni '60 e quindi può dirmi come si procedeva a quei tempi in questo campo. Grazie, Renata Cara Renata, prima di tutto cantare aiuta lo spirito e la mente. Si dice che chi canta prega due volte quindi......... non smettere mai! Per quanto riguarda i Talent posso dirti che i miei tempi non sono nemmeno paragonabili - Alla discografia si arrivava dopo aver cantato nelle balere, nelle sale da ballo, partecipato a concorsi in tutta Italia. Il famoso LP era un premio per chi aveva inciso almeno dieci 45 giri. Oggi,dopo un

Per scrivere a Paola Neri: silvia.arosio@gmail.com

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mese ad Amici, si canta l'inedito e si incide il CD. Cosa dirti.......io resto legata ai miei tempi, alla mia esperienza di grande lavoro, alle mie serate con microfoni a volte inesistenti. Altro che AUTO -TUNE !!!! Sarebbero tante le cose da dire ma.......mi fermo qui Un caro saluto e buona musica. • RS La vocal coach Paola Neri


NOVITÀ

Mario

a cura della Redazione

Biondi, la

sua idea di vita...

IL CANTANTE CATANESE SI INTERROGA SUL SIGNIFICATO DI REALTÀ

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crive Mario Biondi nella Premessa ai racconti: «Che la vita possa essere una sorta di sogno non l'ho certamente scoperto io, ma quanto più mi inoltro nella mia, tanto più fatico a distinguerla dai sogni. Mi scopro sempre più spesso a chiedermi: quella vicenda l'ho davvero vissuta o l'ho soltanto sognata? E quel luogo? Quando mai ci sono stato? Eppure è lì davanti alla mia mente, in tutti i minimi particolari. "Nel nostro cervello ci sono ricordi di fatti che in realtà non abbiamo mai vissuto". È una frase che ho visto scritta

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su un muro tanti anni fa: sembrava fatta apposta per le storie che andavo via via raccontando. Se non li abbiamo vissuti nella realtà, quei fatti, come possiamo ricordarceli? Oppure il sogno è un'altra faccia della realtà? O forse il sogno è una realtà che viviamo in parallelo alla realtà concreta della vita?» Ecco il filo conduttore e il senso dei racconti qui raccolti. (Mario Biondi - Sognando la vita - Oligo Editore - 140 pagine - 16, 00 euro) • RS


LA LIBRERIA LE NOVITÀ DELLE CASE EDITRICI E I NOSTRI CONSIGLI PER SCEGLIERE IL TITOLO GIUSTO PER VOI Daniele Bresciani ANIME TRASPARENTI

Cinzia Giorgio I MIGLIORI ANNI Aprile 1975. A soli quarantotto anni, Matilde Carbiana sta per diventare nonna. Il nipote ha deciso di nascere proprio il giorno del suo compleanno. Eppure, quello che dovrebbe essere un momento di grande gioia pare turbarla. E il turbamento arriva da lontano… Estate 1943. La cittadina di Venosa è occupata dai nazisti, che terrorizzano gli abitanti. Matilde, giovane e determinata, non ha intenzione di rimanere confinata nella provincia lucana... (Newton Compton 318 pg - € 9,90)

L’ispettore Miranda sa che le regole sono fatte per essere infrante. Per questo, quando gli viene chiesto di archiviare tre casi senza avviare alcuna indagine, non ci sta. Sembrano tanto diversi l’uno dall’altro: l’investimento di una donna incensurata, il ritrovamento del cadavere di una prostituta e l’omicidio di un delinquente da quattro soldi. Ma lui ha imparato con l’esperienza che, in ogni cosa, esistono legami invisibili. Però, non è del tutto sincero, nemmeno con sé stesso. (Garzanti - 396 pg € 18,60)

Elizabeth Buchan IL MUSEO DELLE PROMESSE INFRANTE Esiste un museo, a Parigi, dove le persone non fanno la fila per ammirare i capolavori dell’arte. Dove non sono custoditi né quadri né statue. Un museo creato per conservare emozioni. Ogni oggetto è il simbolo di un amore perduto, di una fiducia svanita. Un cimelio donato da chi vorrebbe liberarsi dei rimorsi e andare avanti. Come la stessa curatrice, Laure, che ha creato il Museo delle Promesse Infrante per conservare il suo ricordo più doloroso. (Nord - 396 pg - € 18,60)

SOTTO I RIFLETTORI... I BALLETTI PIÙ BELLI Le storie dei balletti più belli raccontate in un fantastico libro pop up per avicinare i bambini al fantastico mondo del balletto. Vivete la magia della danza attraverso illustrazioni da sogno e divertitevi ad ascoltare le musiche dei balletti più famosi come Il lago dei cigni, Romeo e Giulietta, Don Chisciotte, La bella addormentata nel bosco, Coppelia e Lo Schiaccianoci (Gribaudo - 20 pg - € 26,95 - Età di lettura: dai 7 anni)

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di Daniele Colzani

PER GLI APPASSIONATI DI CINEMA IL LIBRO DEI FILM È vero che Chinatown reinterpreta le regole del noir? Che effetto produce nello spettatore la struttura a episodi di Pulp Fiction? Perché i punti di vista multipli in Rashomon confondono la nozione di realtà? Interpretando le migliori produzioni degli ultimi 100 anni, Il libro dei film risponde a queste e a molte altre domande, gettando nuova luce sui più grandi capolavori di tutti i tempi. Scritto in un linguaggio sempre chiaro, con fotogrammi di scene leggendarie, locandine, citazioni e infografiche, il libro esplora i registi, i personaggi, le trame e i temi chiave di oltre 100 grandissime opere apparse sul grande schermo. Che tu sia un cinefilo devoto o un semplice spettatore occasionale, queste pagine ti faranno guardare con una nuova prospettiva i tuoi film preferiti e ti daranno l’ispirazione per vederne, o rivederne, moltissimi altri. (Gribaudo - 352 pg - € 22,00)

Giorgia Martone DIFETTI DI FAMIGLIA

Helen Brown BONO Dopo lo spavento per una grave malattia, il matrimonio di Helen, scrittrice di successo, è entrato in crisi e lei si sente irrequieta, Durante il soggirono a New York su consiglio di un'amante dei gatti, prende in affido un micio dal gattile locale, convinta di accogliere un felino dolce e sonnacchioso. Invece arriva Bono, un persiano che ha perso la casa per colpa dell'uragano Sandy e bisognoso di cure mediche quotidiane, oltre che di una nuova famiglia. (Sperling&Kupfer - 272 pg - € 16,90)

Il crepuscolo sta calando e annuncia la fine di un'altra giornata. Una come tante. Né memorabile né straordinariamente ordinaria. Proprio come la quotidianità di Eva, che da tempo vive in un limbo tra il desiderio di cambiare e l'incapacità anche solo di provare a farlo. Ha paura di sconvolgere un fragile equilibrio. Quello che è convinta di aver trovato nel matrimonio con Marco, l'uomo che ha saputo darle ciò che durante l'infanzia non ha mai conosciuto: affetto e una famiglia. (Garzanti - 106 pg - €18,00)

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Federico Santaiiti LA ROMA DI FEDERICO FELLINI

Via Margutta, dove una targa indica la sua abitazione. Non può non iniziare da qui la passeggiata romana alla scoperta dei luoghi di Federico Fellini nel centenario della sua nascita, avvenuta il 20 gennaio 1920. Il legame tra Fellini e la Capitale ha fatto la storia del cinema. E ha contribuito pure alla storia dell’immagine della città, che il regista ha letto con sguardo lucido ma anche visionario e riscritto secondo suggestioni da sogno che della realtà hanno finito per fare mito. (Olmata - 96 pg - € 11,50)


SCUOLE E ACCADEMIE

L ' Accademia Ucraina di

Balletto e il suo Open Day UNA GIORNATA PER CONOSCERE DA VICINO LA SCUOLA, I DOCENTI E IL PROGETTO FORMATIVO

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progetto arte, formazione e cultura incontrando i docenti dell’Accademia, i responsabili della scuola dell’Istituto delle Marcelline (scuola secondaria di primo grado e liceo), la direzione dell’Accademia e le tutor del convitto. Il progetto si distingue per: • Alta formazione coreutica grazie al valore della Metodica Vaganova e ai docenti provenienti dai più famosi teatri dei paesi dell’Est ed europei. • Preparazione scolastica di altissimo livello garantito dall’esperienza in campo didattico dell’Istituto delle Marcelline • Convitto maschile e femminile interno con possibilità

di usufruirne anche durante alcuni weekend prestabiliti • Collaborazione con il Teatro Arcimboldi per gli spettacoli messi in scena dall’Accademia e per lo svolgimento delle lezioni in alcuni periodi e giorni specifici Il programma dell’Open Day prevede: • dalle ore 9.30: accoglienza, visita alla sede e informazioni sui corsi di danza, sulla scuola e sul convitto; • dalle ore 10.30: lezioni aperte con la partecipazione di tutti i corsi dell’Accademia • ore 14.30 inizio audizioni • Al termine delle lezioni e durante le audizioni le famiglie potranno ancora ricevere informazioni e parlare con i responsabili dell’Istituto, della scuola e del convitto. Per chi volesse partecipare all'Open Day è gradita la prenotazione telefonando allo 02.58316396 o scrivendo a segreteria@accademiaucraina.it. LA STORIA L’Ukrainskaia Akademia Baleti - Centro Internazionale per lo Sviluppo dell’Arte Coreografica è stata fondata dalla Sig.ra Alvina Kalchenko, già Prima Ballerina del Teatro dell’Opera di Kiev e Onorata Artista dell’ex Urss che oggi ne è direttore artistico.

© Fabio Foto Danza (3)

abato 8 febbraio l’Accademia Ucraina di Balletto apre le porte al pubblico per il suo Open Day e, per agevolare chi viene da lontano, nello stesso giorno avrà luogo la prima sessione di audizioni. Dalle 9.30 in poi, la storica sede, situata presso l’Istituto delle Marcelline di Milano, accoglierà chiunque voglia avvicinarsi a conoscere questa realtà che negli ultimi anni si è fortemente radicata nel cuore del capoluogo lombardo grazie alla serietà e completezza del percorso proposto. Il pubblico avrà la possibilità di conoscere da vicino tutti gli aspetti del

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Pubbliredazionale

Nel 1995 approda in Italia al fine di diffondere la tradizione della Metodica Vaganova nell’arte della danza classica e, per meglio rispondere alle esigenze della situazione italiana, nel 2005 si articola in due realtà ben distinte e separate con obiettivi e finalità diverse: • ACCADEMIA UCRAINA DI BALLETTO (AUB): con sede presso l’Istituto delle Marcelline di Milano, svolge la sua attività di scuola professionale di formazione per ballerini professionisti per studenti dagli 11 ai 20 anni con frequenza giornaliera per un totale di ore di studio settimanali da 12 a 18/20. Alla fine di ogni anno accademico gli allievi devono sostenere un esame per il passaggio all’anno successivo. L’esame di diploma prevede, oltre all’esame di danza classica, anche un esame per ciascuna delle materie complementari: repertorio, passo a due, carattere, danza contemporanea. L’Accademia in collaborazione con l’Istituto delle

Marcelline, offre a tutti gli allievi la possibilità di frequentare le scuole medie e superiori e di usufruire di un convitto interno. • CENTRO INTERNAZIONALE DI BALLETTO – UCRAINA (C.I.B.U.): in Italia ha come scopo la diffusione della Metodica Vaganova nelle scuole in cui gli allievi hanno la possibilità di studiare dalle due alle quattro volte alla settimana. A tale scopo i docen-

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ti del Centro, supervisionati dalla sig.ra Kalchenko, hanno creato dei Programmi ad hoc basandosi sulla Metodica Vaganova professionale. Il Centro Internazionale di Balletto Ucraina organizza quindi corsi di formazione per insegnanti che si tengono presso la sede dell’Accademia Ucraina di Balletto a Milano (www.cibu.it) e in altre sedi sparse su tutto il territorio italiano • RS


LO SCENOGRAFO

Lo scenotecnico

e la costruzione scenica

IL PRODUCTION DESIGNER E "ARCHITETTO DELL'EFFIMERO" RACCONTA IL SUO LAVORO

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opo le abbuffate natalizie e lo scambio di doni come anticipato lo scorso mese parliamo della parte più tecnica della scenografia... ovvero della costruzione da parte dello scenotecnico della scena! Una vera e propria arte di falegnameria fatta di legno e chiodi alla quale si andrà ad aggiungere la parte pittorica o scolpita a seconda delle esigenze e delle linee guida dello scenografo. Molti laboratori specializzati nel costruire le scene sono sparsi in tutta Italia e vengono a supporto logisticamente per poi realizzare la scenografia. Famoso il detto fra noi scenografi che la scena se ben costruita avrà una sua bellezza estetica fatta di listelli di legno denominate cantinelle e cavalle che sono le strutture che sostengono i telai e che verrà vista soltanto dagli addetti ai lavori e comporrà la parte retrostante della scenografia. Un elemento molto usato nella scena teatrale e’ il praticabile ovvero una struttura rialzata da terra dove ci si può salire tramite scale poste nel palco o scale retrostanti non visibili al pubblico chiamate fratine, il praticabile come ci dice la parola stessa tranquil-

lamente sostiene il peso delle persone, di altri praticabili e di telai che compongono la scena. Lo scenotecnico per costruire la scena ha bisogno da parte dello scenografo di elaborati grafici eseguiti oggi con Autocad e dei modellini in scala che aiutano lo scenotecnico capire il meglio possibile la scena che dovrà creare. In laboratorio lo scenografo insieme allo scenotecnico capirà subito se ci saranno eventuali problemi strutturali a seconda della complessità della scena che si andrà a realizzare. Ogni scenografia ha il suo tallone d’Achille che ovviamente in questa fase si cerca di ottimizzare. Passiamo alla parte pittorica, la nostra scena composta

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di praticabili e telai di legno ben congegnati dal nostro scenotecnico dovrà essere decorata con effetti pittorici in base alle esigenze ad esempio

TRA I SUOI LAVORI

• Assistente Scenografo: 2000 teatro Buonanotte Mamma regia L. Salveti; 2001 teatro Otello regia G. Del Monaco; 2002 teatro Tancredi regia M. Gasparon; 2003 teatro Proserpine regia M. Gasparon; 2003 teatro Orfeo regia M. Gasparon; 2015 teatro Una coppia in provetta regia G. Corsi; • Scenografo: 2006 Premiere del film animato The Wild (Disney), 2017 Design Area Kids Family Hotels, 2018 teatro Romeo e Giulietta regia M. Iacopini. 2019 teatro La leggenda di Thor regia A. Ronga


di Antonello Risati

Dal modellino alla realtà

dei finti marmi o dei particolari iperrealistici come da indicazioni del nostro bozzetto di cui abbiamo parlato nel mese scorso. Per capire al meglio la nostra decorazione e arrivare al tono di colore e materia si fanno delle campionature che poi lo scenografo visionerà e valuterà per poi dare il suo assenso.Nel prossimo mese approfondiremo ancora il magico rapporto fra scenografo e scenotecnico e di come la scultura e la pittura si fondono con la scenografia! Alla prossima! • RS

Telai e finitura finale

IL VIDEO

Progettazione AutoCad

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Inquadra il QRcode e guarda i suoi lavori


ARTIST COACH

Ode alla diversità:

il bisogno dell a ' rtista

SEI UN ASPIRANTE ARTISTA? I CONSIGLI PER TUTTI COLORO CHE SOGNANO DI STARE... SOTTO I RIFLETTORI

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omanda: che differenza c’è tra l’essere se stessi e l’essere diverso? Risposta: nessuna! Essere diversi equivale ad essere se stessi! Con la puntualizzazione di un SE’ STESSO che muta al mutare del tempo e all’ambiente che lo circonda. Potrebbe apparirti assurdo riconoscerti come più individui ma è quello che accade sul serio! Soprattutto agli attori! In realtà, ogni giorno, dentro di noi, si agitano una miriade di NOI che hanno modi di pensare ed agire peculiari. Riconoscere le nostre diversità ci permette di equilibrarle, rendendoci capaci di non far prevalere sempre quella con la quale, per abitudine o comodità, ci piace maggiormente riconoscerci. Riconoscere i propri mille volti ed essere sempre sè stessi. E’ qualcosa che aiuta profondamente a superare difficoltà personali e a vivere meglio. Se riconoscere SE’ STESSI come diversi dall’abituale SE’ STESSO è fondamentale, c’è un altro ambito in cui la diversità gioca un ruolo importante. E il suo gioco passa da chi “mostra” una diversità a chi “osserva” quella stessa diversità. Mi riferisco alla relazione con il resto del mondo, con gli “altri”. Avere una diversa prospettiva implica un tuo movimento. Ti propongo una cosa semplice semplice: a seconda di dove ti trovi in questo momento (treno, casa, ufficio - in pausa mi auguro! -, nella mensa della fabbrica,

Barbara Delponte

su una panchina, ovunque tu stia leggendo) guarda la prima cosa che hai davanti... Fatto? Bene! Tieni l’immagine che hai visto ben impressa nel tuo cervellino. Ora alzati e vai dietro (o di fianco, dipende dalla posizione della cosa che hai scelto di guardare) all’oggetto della tua osservazione (Ovvio, se hai scelto la parete...ti conviene tornare all’inizio del giochino). Guarda quella stessa cosa da dove sei adesso: Fatto? Bene! Prendi quell’immagine e confrontala con quella che hai registrato prima Fatto? Ora cosa puoi dedurre da queste due os-

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servazioni? (“Nulla” non è contemplato nelle opzioni) Bravo! Che hai guardato la stessa cosa da due lati diversi! Non mormorare: “Era ovvio…” Lo scopo del giochino era farti MUOVERE. Non può esserci un cambio di prospettiva se non ci si muove. Ma cosa vuol dire “essere diverso”, oltre che dinamico? Strano, particolare, eccentrico, destabilizzante, inquietante, affascinante (per fortuna, non tutte le interpretazioni riguardo la diversità sono sempre negative!) Metticeli tu gli altri aggettivi, tutti quelli che ti vengono in mente!


di Barbara Delponte

Ci sono infinite varietà e sfumature di diversità e non tutte provocano gli stessi effetti. Potresti tagliarti i capelli corti corti o farteli rasta: gli altri ti vedrebbero in maniera differente, ma, in linea di massima, dopo un paio di giorni si saranno abituati. Prova ad andartene in giro senza vestiti! Non credo che la reazione degli altri sarebbe un: “Stavi meglio prima” o “Carino il nuovo look!” Tutto dipende da quali corde tocca, negli altri, la diversità che hai deciso di mostrare e quanto questa si discosti dal vivere e dalla morale comune. Tanto più allarghi la forbice, tanto più verrai giudicato “fuori norma”. Eppure, nel suo piccolo, nella sua intimità, ognuno si sente diverso dall’altro perché ognuno ha una propria individualità e personalità e non c’è modo migliore di esprimerla se non “facendo qualcosa di diverso”. È paradossale riflettere su quanto si tenga alla morale comune, che in comune si è creata, e quanto, individualmente, in un modo o nell’altro, si cerchi di rifuggirla. La maggior parte delle persone, però, si limita a vivere la propria diversità stando ben attenta a rimanere nei giusti con-

fini, “Mica che poi se ne accorgono…” La paura del giudizio e della “cacciata dall’Eden” porta i più ad omologarsi a ciò che si ritiene conveniente o consono. A quello che, per la maggioranza, è giusto. E accade che... la perfetta casalinga, madre affettuosa e moglie amorevole, al martedì sera va a fare ki-

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ckboxing (“Così mi sfogo”), o il perfetto uomo d’affari con il blue tooth all’orecchio da quando si sveglia e lo smartphone da polso, arriva a casa e si mette il pigiama con le pantofole a forma di cane, quelle pelose con le orecchie e il muso (“Così mi rilasso”). E che dire di quelli che usano l’alibi del “è di moda”? “Mangio vegano perchè è di moda” “Bevo fino allo sfinimento agli happy hours perchè è di moda” Ma, allora, che fatica serve per essere uguali, per essere conformi? Che fatica serve per trattenere, rinnegare, soffocare i nostri desideri o, ancor peggio, i nostri bisogni, il nostro bisogno di essere quello che sentiamo di essere? Ci è stato insegnato che “se vai contro, resti da solo” “se si è sempre fatto così, un motivo ci sarà!” o, peggio, ci è stato suggerito: “ma chi te lo fa fare...è già tutto bell’e pronto!”. Beh, è ora di cambiare musica! A chi ci dice: “ehi...mi sembri un po’ fuori” “ma...sei pazzo/a!”


Coco Chanel

o, quando noi pensiamo:: “.... mi dicono che sono una persona diversa”... La risposta è una sola: MENO MALE! Essere diversi vuol dire rompere lo schema, rinunciare all’adattamento in favore del soddisfacimento. Chi è diverso sovverte le regole comuni e se crea delle proprie; esce dai binari e percorre la strada che ha scelto di percorrere. Essere diversi vuol dire...essere se stessi! Vuoi vestirti sempre di giallo? Fallo! Vuoi farti crescere i peli sotto le ascelle? Fallo! Vuoi andare al lavoro camminando all’indietro? Fallo! Vuoi baciare con la lingua la prima persona del tuo stesso sesso che incontri? Fallo! No, aspetta, mi sono lasciata prendere dall’entusiasmo, è meglio se ci scambi prima due chiacchiere, così, per capire l’atmosfera. Se provi un’emozione speciale nel fare qualcosa, santo cielo, falla! Sei te stesso quando fai qualcosa che ti che ti procura benessere, che ti rende felice, che ti soddisfa. Fai uscire la tua felicità dalle quattro mura di casa o da qualunque altro posto “protetto”, porta te stesso in giro per il mondo: faglielo vedere il mondo e, al mondo, fai vedere chi sei TU! Sei te stesso quando prendi un pensiero o un’idea dal cesto di quelle già pronte e, rigirando-

tela tra le mani, la guardi e ti chiedi: “Ma è davvero così?” Non è necessario che la risposta debba per forza essere “no” (non è diverso chi dice sempre no, è diverso chi dice quello che pensa!) potrebbe anche essere “sì”, ma sarà il TUO “sì”! Lo avrai pronunciato dopo che quell’idea o quel pensiero ti hanno attraversato da testa a piedi e viceversa, dopo che ti sono girati nelle vene: il tuo “sì” sarà diverso da tutti gli altri “sì”. C’è un altro modo di vivere rispetto a quello degli altri: il TUO! Quando arrivi a questa consapevolezza, hai comunque una scelta: puoi sempre chiedere scusa al mondo e rientrare nei ranghi con una frase del tipo: “Ops... perdonatemi, è stata una svista” o spalancare del tutto gli occhi e gridare: “Non mi avrete mai più!” Ricordati che nessuno può obbligarti a fare nulla, neanche ad essere felice… Per concludere il mio “Inno alla Diversità” ti faccio pensare anche ad un’altra cosa... Negli anni, nei decenni, nei secoli, quante cose sono cambiate nella società e nell’immaginario collettivo?

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Quando si vide la prima automobile, qualcuno pensò: “Non durerà a lungo…” Quando Coco Chanel presentò i suoi primi pantaloni, molti dissero: “Cielo! Un abito da uomo per una donna! Impensabile!” Solo per citarti due cose, così al volo. Il diverso cambia quello stesso mondo che in prima battuta lo osteggia. Il diverso è intraprendente e coraggioso; scommette su se stesso e vince, sempre. Per questo sii orgoglioso di sentirti diverso, in qualunque modo si esprima la tua diversità. Gli ARTISTI sono diversi, le menti geniali sono diverse, tutto quello che “fa la differenza” è diverso! La diversità è un dono e un vantaggio. Da oggi in avanti se qualcuno ti guarderà di sbieco e ti dirà: “Sei davvero strano/a” tu abbraccialo e rispondigli: “Grazie! Non potevi farmi un complimento più bello!” Esprimi il tuo talento come meglio ti soddisfa! Se, fino ad ora, ti guardavi allo specchio e ti veniva da sospirare, vai davanti allo specchio adesso guardati, sorridi e dimmi se non... TI VIENE DA RECITARE, DA CANTARE, DA BALLARE!! Per info: barbaradelponte.coaching@gmail.com • RS


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ANDAR PER MUSEI

di Daniele Colzani

ECCO LE MOSTRE DEL MOMENTO. LE ABBIAMO VISITATE PER VOI... Stephen King L'ISTITUTO

FELLINI. LA DOLCE VITA E 8 ½.

DONNE NELL'ARTE: DA TIZIANO A BOLDINI L’Associazione Amici di Palazzo Martinengo prosegue il percorso di indagine su temi di grande attualità sociale e mediatica proponendo, a partire dal 18 gennaio 2020, un’esposizione dedicata alla rappresentazione della donna nell’arte dal Cinquecento fino alla Belle Époque. Grazie alla selezione di un centinaio di opere provenienti da prestigiosi musei, pinacoteche e collezioni private, sarà possibile analizzare a trecentosessanta gradi l’affascinante tematica, con l’obbiettivo di dimostrare come la donna abbia da sempre avuto un ruolo centrale nella storia dell’arte italiana. Infatti, i più grandi pittori rinascimentali, barocchi e del XIX secolo, da Raffaello a Tiziano, da Caravaggio a Tiepolo, da Zandomeneghi a De Nittis fino a Boldini, hanno dedicato a nobildonne, aristocratiche e popolane memorabili ritratti, nei quali hanno fatto emergere la personalità, l’eleganza, il carattere, la sensualità e le più sottili sfumature del mondo femminile. (BRESCIA, PALAZZO MARTINENGO, fino al 7 giugno 2020)

Il Magazzino delle Idee di Trieste, per celebrare i cent'anni della nascita di Federico Fellini, espone 120 fotografie di scena per capire fino a che punto La dolce vita e 8 ½ - abbiano contribuito ad affermare modelli di eleganza, di gusto e di stile così nuovi e affascinanti da influenzare un pubblico molto più ampio di quello delle pellicole stesse e attualissimi ancora oggi. Si vedono le signore impellicciate che, in pieno inverno, assistono al celebre bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi, gli attori al trucco, il regista all’opera mentre si sbraccia, ammalia, impartisce direttive agli attori. (TRIESTE, MAGAZZINO DELLE IDEE, fino all'1 marzo 2020)

CONSIGLIATA DALLA REDAZIONE I LOVE LEGO presenta in scala ridotta dettagliatissime riproduzioni di fantastici mondi: dallafrenesia della città contemporanea alle avventure leggendarie dei pirati; dai paesaggi medievali agli splendori dell’Antica Roma in una riproduzione fedelissima del Foro di Augusto; dalla conquista dello spazio, alla suggestiva riproduzione di un paesaggio artico per arrivare al sorprendente scenario della Liberazione. Costruzioni e non solo. Attraverso una “caccia al personaggio” il visitatore è invitato a cercare personaggi celebri (e non) nascosti all’interno delle installazioni: da Harry Potter a Dart Fener, diversi gli ospiti a sorpresa inseriti nelle varie installazioni per chi vuole divertirsi a scovarli tra i famosissimi mattoncini. (ROMA, PALAZZO BONAPARTE, fino al 19 aprile 2020)

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RIFLETTORI SU... 4  

Magazine di cultura e spettacolo diretto da Silvia Arosio

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