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Riflettori su...

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO DIRETTO DA SILVIA AROSIO

Anno II - N. 10 Set / Ott 2020 Seguici sui social Riflettori su...

DAVIDE LOCATELLI

Il pianista bergamasco e le sue 88 sfumature di rock

DENNY LANZA

Saliamo tutti a bordo della Giostra del musical

zza a i p n i i Baul

FRIDA KAHLO

Il "caos" dell'artista messicana sbarca a Milano

IL FLASH MOB PER ACCENDERE UN FARO SULLA CRISI DEL SETTORE DELLO SPETTACOLO

INTERVISTE●ANTICIPAZIONI●CASTING●PERSONAGGI●TOURNÉE●LIBRI


Guarda in faccia la tua vera Natura.

emozionati, impara, divertiti! 42 ettari di Collina Morenica, oltre 1.500 animali di 250 specie selvatiche provenienti da tutto il mondo, una serra tropicale, uno zoo safari e un percorso dedicato ai giganti del passato. Un grande Parco, vivo ed emozionante, dove conoscere il passato e il presente della Natura e capire come possiamo proteggerla per portarla con noi nel futuro.

B u s s o l e n g o Ve r o n a w w w. p a r c o n a t u ra v i va . i t


SOMMARIO

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GIOVANNI VERNASSA

FLASH MOB BAULI IN PIAZZA

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C.RE.S.CO.

BERNSTEIN SCHOOL OF MUSICAL THEATER

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LA GIOSTRA DEL MUSICAL

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LA SCUOLA DEL MUSICAL

Riflettori su...

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO Anno 2 - Numero 10 - Settembre / Ottobre 2020 • Supplemento alla testata www.silviaarosio.com (Reg. al Tribunale di Milano n°249 del 21/11/2019) • Direttore Responsabile: Silvia Arosio • Art Director, Grafica & Impaginazione: Daniele Colzani • Contatti: silvia.arosio@gmail.com • Hanno collaborato: Emanuela Cattaneo - Antonello Risati - Claudia Grohovaz - 88 Studio / Ufficio Stampa e Pr - Bauli In Piazza / We Make Events Italia - BElive | studio associato - Coordinamento C.Re.S.Co. Fondazione Nazionale Carlo Collodi - Ella Ufficio Stampa e Digital PR di Carla Soffritti - Lara Facco P&C - Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication - MUSA Museo del Sale di Cervia - Next Exibition - Parole & Dintorni - Show Bees - Studio Lucia Crespi

Edizione Digitale: www.issuu.com/riflettorisu

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LA DODICESIMA NOTTE

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Il magazine Riflettori su... è stampato su prodotti certificati FSC e PEFC

ALE BELLOTTO 3


SOMMARIO

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TURANDOT DANCING QUEEN

MICHELANGELO NARI

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DAVIDE LOCATELLI

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DODY BATTAGLIA

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APRIRE UN BLOG

ROBY FACCHINETTI ARNALDO POMODORO

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ARTE A TEATRO

48 - SCENOGRAFO 56 - FRIDA KAHLO 68 - DIVISIONISMO

84 - PARCO DELLE CORNELLE

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PARCO DI PINOCCHIO 98 - GOURMET & HOSPITALITY

86 - TEATRI IN MOSTRA 104 - LIBRI

72 - FLOREILEGIUM

92 - IL FOLIAGE 106 - MOSTRE NELLE MARCHE

76 - ARTE E VOTO

96 - CURIOSITÀ 4

Buona lettura!


LA VOCE DEL DIRETTORE

Il

Baule dei sogni: ora, è il

momento della concretezza

UN INTERO SETTORE PRODUTTIVO È BLOCCATO E PENALIZZATO. I TEATRI D’ITALIA DEVONO INIZIARE A FARSI SENTIRE

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embra quasi un’installazione artistica, quella in copertina di questo numero di Riflettori su... ad un anno esatto dalla sua prima uscita: un anno fa, quando questa rivista è nata, mai più pensavo di trovarmi in difficoltà a parlare di teatro, per mancanza di eventi. Un’immagine bellissima nella sua straordinarietà: Il 10 ottobre, centinaia e centinaia di bauli, sono stati piazzati a Milano, in una prospettiva quasi brunelleschiana, su un piano orizzontale tendente all’infinito, sbarrato dalle altezze gotiche del “fondale” del Duomo. Arte? Forse. Ma anche una protesta. Come quella di qualche giorno , quando tanti e tanti artisti si sono radunati, silenziosi davanti ai teatri,

senza costumi. Senza valigia Perché, vedete, il baule è un luogo dei sogni. Quando ero piccola, ero affascinata dal baule verde scuro di legno, con le borchie, che i nonni tenevano accanto al letto, pieno di “dote” e biancheria, quasi un “portale” per una Narnia fantastica, quasi un carico da nave, pronta per salpare verso mondi lontani ed affascinanti. Verso un’isola che non c’è. Il baule, in scena, è stato utilizzato, negli anni, da trasformisti, illusionisti, artisti di ogni genere. n un baule, tutto può succedere: puoi smaterializzare una persona e farla riapparire in un altro Puoi occultarci scheletri oppure puoi farci uscire abiti antichi e odoranti di canfora. O solo un volo di colombe. E siamo pronti a qualsiasi cosa Pur di stare qua Siamo il padre e la figlia Arrivati fin qua Siamo una grande famiglia Abbiam lasciato soltanto un momento La nostra valigia di là Nel camerino già vecchio Tra un lavandino ed un secchio Tra un manifesto e lo specchio Tra un manifesto e lo specchio (Francesco de Gregori)

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L’attore ha un piccolo baule con sé, una valigia: la valigia con cui ha lasciato il paese per realizzare un sogno, quella con poche carabattole, o quella con il copione ed i costumi di scena. La stessa che usa per spostarsi da una città all’altra, durante un tour. Quella che si tiene sopra l’armadio, in attesa di ricominciare. Ebbene, il baule è sogno. Ma non è più tempo di sognare. Ci abbiamo messo un po’ per fare uscire questo giornale, sempre sul filo di lama delle aperture e delle chiusure dello spettacolo dal vivo. I teatri e in cinema hanno riaperto, sì, no, forse. Come ha affermato Giovanni Vernassa, in un’intervista realizzata qualche settimana fa, e che troverete su queste pagine, con le condizioni che avevamo i teatri non erano in grado di riaprire. Molti lo hanno fatto, grazie anche alle deroghe ai 200


posti, voluti dalle regioni; parecchi hanno lanciato le stagioni ed hanno investito soldi per poterle proporre. E, soprattutto, i teatri che hanno riaperto, lo hanno fatto in sicurezza, come dimostra la ricerca dell’Agis, che sta girando sui social da qualche tempo, che ha indicato 1 solo contagiato nei periodi di apertura: sanificazioni ordinarie e straordinarie, controllo della temperatura, nessuna fila alla cassa, chiusura dei bar (altra voce che non mi spiego), posti distanziati e fissi e chissà cos’altro. Mancavano benedizioni, suffumigi e tamburi scaramantici. Il tutto per mettere i cast e le crew nelle condizioni migliori per lavorare e per fare sentire il pubblico in sicurezza, per farlo “essere” in sicurezza. Dal 26 ottobre, i teatri sono di nuovo chiusi. Gli investimenti fino a qui fatti sono stati inutili, le indagini ed i timidi rientri in sala ce li siamo giocati. Serviranno queste misure? Se sono state messe in piedi per lanciare un segnale, il segnale che riceviamo è sbagliato e fuorviante. Rimanen-

do dell’idea che i teatri sono sicuri, la chiusura aumenterà la paura negli utenti quando le sale riapriranno, i produttori rimasti non investiranno più ed il sistema imploderà. Puff. Il discorso del teatro che crea valore culturale e “salute”, l’arte che fa bene alla mente ed al fisico, di cui vi ho ampiamente parlato negli scorsi numeri, è ora un gradino sotto al concetto che lo spettacolo dal vivo crea PIL, crea lavoro, fa girare l’economia ed è business, nonostante

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il parere contrario di qualcuno. Quindi, quali soluzioni? Credo sia arrivato il momento di smettere di sognare e di cominciare a fare capire ai politici, che, forse, non vanno a teatro, cosa significa chiudere i teatri e non, al contrario, sostenerli ed incentivarli con aperture controllate e stanziamenti pubblici. Forse, e dico forse, è il momento in cui gli artisti, spesso divisi ed in competizione per arrivare ad avere un ruolo in uno spettacolo, creino una coscienza comune. Forse è il momento di svuotare i bauli di sogni e riempirli di documenti, azioni concrete e connessioni. La famosa “rete” di connessioni, di cui vi ho già parlato in precedenza, sarà quella che salverà gli artisti, acrobati aerei dell’effimero, del qui ed ora, della performance dal vivo, dal non schiantarsi al suolo, tirandosi dietro tutto il tendone del circo da greatest show. O almeno, proviamoci. • RS

Silvia Arosio


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Storie ed emozioni salgono

sul palco:

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MANIFESTAZIONI

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i è tenuta nel pomeriggio del 10 ottobre in piazza Duomo a Milano la tanto attesa manifestazione dei lavoratori e rappresentanti delle imprese del settore e degli eventi che chiedono alle istituzioni di essere ascoltati. Il movimento Bauli In Piazza ha radunato 1.300 persone tra lavoratori dello spettacolo

e imprese del settore che in questo momento versano in grave difficoltà. Cinquecento bauli neri, ben distanziati, altrettanti addetti ai lavori hanno alternato momenti di silenzio, ad applausi, al rumore delle mani che battevano sui loro flight case ed infine hanno compiuto una simbolica chiusura dei bauli

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vuoti per rimarcare la necessità di ricominciare a riempire i flight case con il proprio lavoro. Al centro è stato inoltre posizionato un baule rosso in rappresentanza di tutti i colleghi che non ci sono più. Ora per Bauli In Piazza inizia il lavoro di follow up di quanto accaduto sabato 10 ottobre a


di Silvia Arosio

Bauli in Piazza un grande flash mob "rumoroso"

500 FLIGHT CASE SCHIERATI PER ACCENDERE UN FARO SULLA CRISI DEL SETTORE DELLO SPETTACOLO

Milano. “Da adesso in poi è necessario instaurare un tavolo di lavoro con le istituzioni - dichiarano gli organizzatori - e tutti i rappresentanti del settore degli eventi, concerti, congressi, spettacoli e fiere e il Ministero dei Beni delle attività culturali e del turismo, il Ministero delle attività produttive ed il Ministero

della Sanità. Ora più che mai è necessario mettere punti fermi e lavorare compatti per individuare una meta temporale e delle regole in grado di permettere al comparto di ricominciare a lavorare in sicurezza e in maniera economicamente sostenibile. Da oggi deve iniziare un percorso graduale, ma determinato, per

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rimettere in piedi il settore”, concludono a margine dell’evento. Milano ha accolto imprese, lavoratori e professionisti del settore come spesso accadeva nei mesi prima del lockdown grazie alla mole di eventi organizzati in questa città. • RS #bauliinpiazza #wemakeevents #noifacciamoeventi


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INTERVISTA

Il teatro è contatto, così non possiamo riaprire!

GIOVANNI VERNASSA GESTISCE LA SOCIETÀ ESSEVUTEATRO PER LA PROGRAMMAZIONE DI SPETTACOLI TEATRALI IN ITALIA

L'

ESSEVUTEATRO NEW s.r.l. - nel 1993 entra in una cordata genovese che rileva il Politeama Genovese - nel 1998 fonda l’Antico Teatro Pagliano che gestisce la gestione teatrale del Teatro Verdi - nel 2001 entra a far parte dell’Associazione Culturale Teatro Puccini di Firenze - nel 2002 nella Teatro Tenda S.r.l. che gestisce oggi TuscanyHall e nella December Seven 2000 S.r.l. che gestisce il Teatro EuropAuditorium -nel 2011 nella Duse S.r.l. che gestisce il Teatro Duse -nel 2015 apre la società Theatricon S.r.l. inaugurando il Teatro Celebrazioni-nel 2019 fon-

da la Teatro di Fiesole S.r.l. che gestirà il Teatro Auditorium. Oggi segue anche il Teatro Verdi di Firenze.

Giovanni, arriviamo subito al dunque. I teatri possono riaprire ma con al massimo 200 posti occupati. Come si può andare in scena con così pochi paganti? Con così pochi posti i Teatri Privati non possono riaprire i costi supererebbero di gran lunga i ricavi e quindi fallirebbero nel giro di pochi mesi. L’alternativa non sarebbe quella di permettere un accesso a percentuale di posti? In realtà, ora parlano di riaprire gli stadi. Personalmente,

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mi sembra una follia ma se così fosse, non vedo perché non riaprire anche i Teatri al 100% delle capienze. Quando riapriranno i teatri di cui ti occupi? Sicuramente non prima di Dicembre, ma sarà davvero molto dura. Cosa state mettendo in campo per garantire riaperture sicure? Tutte le misure richieste: sanificazione, l’uso delle ma-


di Silvia Arosio

scherine, personale addetto per il pubblico, insomma tutto quello che richiede il CTS. E sul palco e dietro le quinte come si garantirà la sicurezza dello staff e degli artisti? È scontato che purtroppo le grandi compagnie non potranno girare, come per esempio i grandi musical che siamo abituati a vedere. Per adesso ci saranno molte Compagnie con pochi artisti. Cosa implica, anche a livello di costi, la continua sanificazione dei luoghi? Costi molto alti e purtroppo non riusciremo a coprirli con gli incassi così ridotti… La gente ha ancora voglia di andare a teatro? Assolutamente si. Cosa avete pensato per incentivare le vendite? Gli abbonamenti sono ancora un’opzione valida? Si, magari per quest’anno saranno per lo più a scelta, visto che è impossibile garantire a tutti lo stesso posto. I cartelloni sono tutti pronti? Qualche artista ha defezionato? Assolutamente no: stiamo

solo aspettando le nuove regole che dovrebbero arrivare tra il 7 ed il 15 Ottobre; successivamente, capiremo cosa fare Perché il teatro è importante, oggi? Il Teatro è sempre stato importante ma oggi lo è di più perché è rimasto l’unico punto di aggregazione e di emozione in questo mondo sempre più

virtuale, soprattutto dopo il lockdown che ci sta ancor più isolando. Pensate a tutte le video conferenze che ci sono state in tutti i settori e continuano ad esserci! L’uomo ha bisogno dei contatti umani, di guardarsi negli occhi, di abbracciarsi, di confrontarsi, di emozionarsi, di ridere in compagnia ed il TEATRO è tutto questo! • RS

WWW.ESSEVUTEATRO.IT 13


INIZIATIVE

Una rete di sostegno economico per lo spettacolo dal vivo

NASCONO SUI SOCIAL LE INIZIATIVE DI ARTISTI PER AIUTARE COLLEGHI, TECNICI ED ORCHESTRALI IN DIFFICOLTÀ

N

ell’editoriale, ho affermato come sia il momento per gli artisti del teatro musicale di “fare rete”. Ho notato con piacere che qualcosa si sta muovendo in questo senso. Siamo tutti particolarmente scossi da questa situazione credo che incanalare questa rabbia in progetti concreti sia il passo da fare subito.

IL PROGETTO DI CHRISTIAN GINEPRO Il primo appello di cui vi voglio parlare è stato lanciato il 26 ottobre da Christian Ginepro su Facebook: “Siamo tutti consapevoli del fatto che l’80% degli artisti di musical non sono protagonisti ed hanno avuto delle paghe che non permettono in questo momento di essere tranquilli, anche senza lavoro. Chiaramente tutti noi abbiamo avuto degli alti e dei bassi

. – ci dice Christian Ginepro, raggiunto al telefono - Noi non saremmo in questa drammatica situazione se le paghe del nostro mestiere fossero state in passato adeguate alla tipologia del lavoro. L’aiuto che vogliamo dare si rivolge non solo agli artisti e orchestrali ma a tutti quei tecnici che si trovino ora in grave difficoltà e che ci hanno sempre aiutato a mettere in scena uno spettacolo. L’insegnamento è il modo in cui la maggior parte dei miei colleghi si compra casa. Questa potrebbe essere la strada per aiutare chi ha bisogno, aggiungendo un’ora di insegnamento o togliendo un’ora di insegnamento al nostro budget. Gli attori sono prima di tutto persone sensibili e sono sicuro che nessuno si tirerebbero indietro per aiutare un collega in grossa

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difficoltà finanziaria, mettendo insieme le nostre ore di lavoro con magari un fondo che possiamo raccogliere grazie ai nostri follower. Il veicolo di questo progetto per raccogliere i soldi in maniera cristallina sarà famiglia Ginepro tramite la quale in sette anni abbiamo già raccolto circa 150mila euro per i nostri vari progetti. Chiediamo dunque di segnalare delle realtà di grosse difficoltà in maniera totalmente anonima. Una volta trovati i nomi delle persone da sostenere, raccoglieremo una serie di nomi di artisti che mettano a disposizione un’ora di lezione privata online per raccogliere fondi. Una seconda modalità sarà semplicemente una colletta, tra colleghi e follower, che andrà su un fondo creato ad hoc. Infine, potremmo fare delle staffette Instagram dove ogni


di Silvia Arosio

performer mette a disposizione un quarto d’ora della sua arte: chi legge, chi canta, chi danza, indicando un iban dove fare un versamento come nelle grandi raccolte per le malattie rare in televisione. I soldi verranno raccolti tramite il ramo di Famiglia Ginepro, chiamato Piazza Grande, che si occupa proprio di progetti di gruppo a italiani (nda gli altri due rami sono A CHORUS LIFE": adozione a distanza di gruppo di bambini in Etiopia o Benin e PROGETTO DOPODOMANI: adozione a distanza di gruppo di famiglie vittime di guerra al confine turco/siriano). Abbiamo un conto corrente gratuito di tutto, bolli statali compresi, intestato alla associazione e bisogna incominciare a muoversi per difendere i più deboli di noi. Quelli che questo Governo non ha nemmeno la volontà di sapere se esistono. Portate alla nostra attenzione situazioni di colleghi di Musical in drammatica difficoltà. Senza famiglie alle spalle o in condizioni di depressione tali da non essere in grado di uscire da soli da queste sabbie mobili. Siamo una delle categorie meno compatte di tutto il settore. Vedia-

mo di cambiare questa mediocre tendenza." "Inoltre, è già partito un nuovo progetto per sostenere le scuole di danza private, che in questo momento sono chiuse e che spesso devono pagare affitti dei locali, andrò personalmente nelle scuole per tenere 4 lezioni gratuitamente. Coinvolgendo alunni e genitori, raccoglieremo soldi per pagare l'affitto alle scuole dove lavoro per i mesi di lockdown di marzo, aprile e novembre. Il progetto ripartirà appena si potà e continuerà fino a maggio 2021, con 6 lezioni di un'ora l'una, di musical, recitazione, canto sia per i ragazzi sia per i genitori, al costo di 15 euro a persona.L’intero incasso verrà devoluto alla Scuola.. E se resta qualcosa...meglio così mi pago le spese di viaggio e qualche bolletta pure io. E poi ci assembreremo tutti a cena!" L'INIZIATIVA DI SIMONE LEONARDI Un altro aiuto concreto viene lanciato da Simone Leonardi ed è rivolto alle scuole ed acca-

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demie in genere: “Alle scuole di Danza/recitazione/musica e accademie di arti performative in genere che vivono un momento complicato e hanno bisogno di "tenere insieme" le loro classi, offro Gratuitamente 5 pacchetti di 2 ore ciascuno di team coaching Artista e contento su Zoom, con allievi e docenti. Questo significa che intraprenderò il percorso con le 5 scuole che avverto più in difficoltà. Ricordo, per chi non lo sapesse, che sono un Life-coach professionista con attestato di Qualità dei Servizi riconosciuto dal Ministero dello Sviluppo economico, iscritto alle liste A.Co.I. e collaboro già con la piattaforma Spotlight dallo scorso lockdown. Vorrei dare un contributo nel mio paese e credo questo sia il momento giusto per sostenere la comunità artistica, specialmente quella porzione di formatori che hanno la delicata responsabilità di educare i professionisti del futuro. Non è sostegno economico e non è certo l'aiuto maggiore che potrete ricevere, ma può essere qualcosa di importante. Per prenotare le tue due ore scrivi a simone.leonardi82@ yahoo.it e raccontami la tua situazione”. Credo che la rete di cui vi parlavo stia lentamente prendendo forma. • RS


EMERGENZE

Il grido d 'allarme dei

Parchi permanenti italiani LE STRUTTURE NEL 2019 HANNO TOTALIZZATO 20 MILIONI DI VISITATORI E 1,1 MILIONI DI PERNOTTAMENTI

Giuseppe Ira , presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e presidente del parco a tema Leolandia

I

l Governo sfodera un altro duro colpo contro l’industria dei parchi divertimento, dichiarandone a sorpresa la chiusura nell’ultimo DPCM, firmato in data 25 ottobre. Una chiusura immotivata, contro la quale l’Associazione Parchi Permanenti Italiani annuncia una dura protesta, a difesa di un comparto che ogni anno genera 60.000 posti di lavoro, tra occupati fissi, stagionali e indotto. Il provvedimento, del tutto inatteso, vanifica di fatto milioni di euro di investimenti sostenuti per mettere in sicurezza i parchi dotandoli di tutti i presidi, le tecnologie e le strutture necessarie per evitare assembramenti e scongiurare il rischio di contagio; investimenti che hanno permesso di operare nel pieno

rispetto delle regole, senza registrare alcun focolaio in quattro mesi di attività. Preoccupa molto anche la consueta promessa di adeguate misure di “ristoro”, che, ad oggi, si sono rivelate del tutto assenti nel caso del comparto. Dall'inizio della crisi, le aziende del settore sono state sistematicamente tralasciate dall’agenda politica e costrette ad autofinanziarsi, ricorrendo a prestiti o cedendo quote, se non l’intera proprietà, a fondi di investimento speculativi. “Pur nel rispetto e nella massima comprensione della gravità del contesto che ha condotto le Istituzioni a prendere una decisione così drastica – dichiara il presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e pre-

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sidente del parco a tema Leolandia, Giuseppe Ira - il trattamento riservato alle aziende del comparto ancora una volta è ricco di contraddizioni: la visita dei parchi divertimento si svolge sempre all’aria aperta ed è illogico vietarla, quando si permette di svolgere sport all’aperto, nei parchi e nei giardini pubblici. Nel provvedimento, inoltre, non si fa riferimento alle aree gioco pubbliche per bambini che spesso, per mancanza di controllo e scarso senso civico, non offrono la stessa garanzia di sicurezza dei parchi divertimento. Nel caso di parchi tematici, come Leolandia, il danno economico è enorme: il provvedimento arriva nel pieno della stagione di Halloween, dopo che abbiamo sostenuto investimenti


di Daniele Colzani

ingenti per la tematizzazione dei parchi e l’acquisto delle derrate alimentari. È altrettanto incomprensibile la decisione di penalizzare zoo e acquari, lasciando aperti i musei: la chiusura di una realtà come l’Acquario di Genova, ad esempio, primo al mondo ad essere certificato come struttura turistico culturale, rappresenta un colpo gravissimo per l’economia di Genova e di tutta la regione Liguria, senza considerare gli ingenti costi fissi per l’azienda legati al mantenimento degli animali”. “Consideriamo immotivata la chiusura e, soprattutto, non tollereremo ulteriori silenzi - gli fa eco Maurizio Crisanti, segretario nazionale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani - in gioco ci sono i destini di centinaia di imprenditori e migliaia di lavoratori. Abbiamo già scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e ai Ministri Stefano Patuanelli e Dario Franceschini. Il Governo dovrà affrontare finalmente i danni subiti dal settore nel 2020, come del resto ha fatto nei confronti di altri comparti come quello dello spettacolo, a cominciare da cinema e

teatri. Ad oggi il MIBACT ha completamente ignorato le difficoltà del settore, che ha perso nell’estate 2020 oltre il 72 per cento di visitatori rispetto al 2019, con un mancato incasso di circa 250 milioni di euro. I parchi divertimento sono stati esclusi da tutti i provvedimenti a favore di imprese e lavoratori del turismo". Il comparto raggruppa oltre 230 realtà in Italia tra parchi a tema (come Leolandia e Mirabilandia), parchi faunistici (come l’Acquario di Genova e Zoom Torino), parchi acquatici (come Aquafan Riccione e Caribe Bay) e parchi avventura per un totale di 25.000 posti di lavoro

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(10.000 fissi e 15.000 stagionali) e ricavi totali per 450 milioni di euro nel 2019, cifre che salgono rispettivamente a 60.000 occupati e 2 miliardi di euro di ricavi considerando l’indotto composto da hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e simili. Nel 2019 i parchi della Penisola hanno totalizzato oltre 20 milioni di visitatori provenienti dall’Italia, a cui si sommano 1,5 milioni di stranieri, per un totale di 1,1 milioni di pernottamenti in hotel, segno che il comparto sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nella composizione dell’offerta turistica del nostro Paese. • RS


INIZIATIVE

C. Re. S. Co. lancia un

SOS per il teatro italiano

È TEMPO DI RISPOSTE PER NON PERDERE L'ALTA QUALITÀ ARTISTICA CHE L'ITALIA HA DIMOSTRATO DI METTERE IN CAMPO

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l coordinamento C.Re.S.Co, sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria internazionale, ha risposto alle numerose sollecitazioni da parte delle Istituzioni avanzando senza sosta proposte e suggerimenti, con l’obiettivo di salvaguardare il sistema dello spettacolo dal vivo nazionale prestando particolare attenzione ai soggetti più fragili. Non abbiamo mai nascosto una profonda perplessità per alcune misure, certamente dettate dall’emergenza e adottate nel tentativo di accontentare tutti, senza però tenere conto delle enormi differenze del comparto: si pensi ad esempio all’indennità INPS erogata ai lavoratori dello spettacolo per i mesi di marzo, aprile e maggio, quando chi aveva 7 giornate lavorative

versate e chi ne aveva 150 si è visto corrispondere la stessa cifra pari a 600 euro (ad oggi siamo ancora in attesa di sapere cosa ne sarà dell’indennità una tantum di 1.000 euro prevista dal DL rilancio); si consideri ancora il contributo destinato a soggetti diversi come gli extra FUS, imprese di dimensioni molto differenti che forse non c’è stato il tempo (e la volontà) di mappare davvero, preferendo assegnare 10.000 euro alle piccole realtà emergenti così come alle imprese più strutturate ma non finanziate dallo Stato. Pur riconoscendo la bontà delle intenzioni messe in campo dal Governo, dobbiamo ammettere che le ripercussioni pratiche delle misure citate non hanno avuto un impatto così decisivo sul

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settore, infatti oggi le piccole e medie imprese, che rappresentano spesso la parte più dinamica e innovativa della scena contemporanea, sono sul punto di implodere, trascinando via con sé il sogno di un ricambio generazionale che pure gli obiettivi strategici del DM avevano promesso. Stanno chiudendo (se non l’hanno già fatto) molti piccoli teatri che, applicando le misure di distanziamento sociale, vedono ridursi drasticamente la sostenibilità delle stesse strutture; molte imprese di produzione indipendenti, che non avranno la possibilità di circuitare in Italia e all’estero, non potranno più contare sulle entrate che ne hanno garantito ad oggi la sopravvivenza, non riuscendo


a cura della Redazione

di conseguenza ad assicurare il tasso occupazionale fin qui faticosamente mantenuto; i festival stanno lottando per recuperare intere programmazioni cancellate e per garantire agli artisti la possibilità di fare il proprio lavoro. A fare le spese di tutto ciò non sono solo i lavoratori dello spettacolo, ma tutti i cittadini e le cittadine italiane che non godranno più della stessa offerta culturale, soprattutto nelle aree più periferiche del Paese. Il cd Cura Italia (DL 17/03/2020 n.18) ha istituito il Fondo Emergenze, raddoppiato di fatto dal DL del 19 maggio 2020 n. 34: come si è scelto di impegnare quelle cifre che possono davvero dare ossigeno all’intero sistema? Inoltre tutti i soggetti finanziati dal Fus non sanno ancora come dovranno rendicontare il contributo ministeriale, garantito per tutti in misura pari all’80% del contributo 2019: chi valuterà l’operato delle imprese, considerato che il restante 20% sarebbe dovuto essere erogato “tenuto conto dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da Covid_19, della tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli”? Cosa ne sarà dei soggetti finanziati dal Fus e degli extra Fus nel prossimo triennio e quale destino aspetta

le residenze teatrali nel 2021? Cosa ne è del Codice dello Spettacolo e dei suoi decreti attuativi, che attendiamo da anni dopo aver considerato una vittoria l’approvazione della L.107 del 22 novembre 2017? Come saranno usati i fondi del Recovery Fund e che ruolo avrà la cultura – e lo spettacolo dal vivo – nella ripartizione delle risorse di cui l’Italia potrà giovare per la ripartenza? In queste ore delicate, dopo che i correttivi messi in campo fin qui hanno lasciato spazio all’incertezza più profonda, rischiamo che gli slanci progettuali e le istanze di cambiamento espresse dal settore cedano il passo allo sconforto. Siamo altrettanto convinti che solo assieme sia possibile disegnare il teatro che vorremmo, affrontare i cambiamenti e cogliere le opportunità che questo tempo difficile può comunque regalarci, in primis favorendo un ripensamento profondo di funzioni e responsabilità dell’intero settore. Perché non accada, perché

non si perda l’alta qualità artistica che questo Paese ha raggiunto e perché le attività garantite ai cittadini possano continuare a contrastare la povertà educativa che diventa sempre più un pericolo anche per la nostra democrazia, crediamo che sia necessario che le Istituzioni tornino ad ascoltare il comparto attraverso le sue forme di rappresentanza e che rispondano presto alle domande che da troppo tempo ci stiamo ponendo. C.Re.S.Co è come sempre a disposizione per continuare il dialogo avviato da tempo nelle sedi istituzionali. • RS

WWW.PROGETTOCRESCO.IT 19


SCUOLE

La Scuola del

Musical

si rinnova...

LA SDM RIPARTE IN SICUREZZA E CON UN ORGANICO DIRETTIVO AMPLIATO E DI GRANDE RISONANZA

L

a direzione della scuola amplia il suo team e vede nella figura di vicedirettore artistico Chiara Vecchi e come responsabili canto Elena Nieri e Gianluca Sticotti. La SDM si distingue da sempre per essere una scuola con professori di alto livello impegnati direttamente sul campo del teatro, Musical, Prosa, Opera ed Entertainment. A partire dal direttore artistico Alice Mistroni (nel tondo), nota attrice protagonista di successo, vice direttore Chiara Vecchi, nota coreografa, regista associata e casting director dei più grandi musical degli ultimi anni, fino a tutto l’organico di insegnanti che ogni anno lavorano con successo, sul palco e dietro le quinte, nei grandi palcoscenici italiani. È molto importante avere insegnanti che lavorano con assiduità e danno per primi l’esempio di come si deve affrontare lo studio per avere successo e per fare del teatro un mestiere per tutta la vita.  Alice, come sarà il Vostro team di insegnanti quest’anno? Per gli allievi è importante essere seguiti da un team coeso di insegnanti che portano avanti un programma completo ed articolato che tocca tutte le di-

scipline necessarie a diventare la cosiddetta “tripla minaccia”. La SDM crede fortemente nell’ importanza di un team di insegnanti che rimanga lo stesso per tutti e due gli anni di scuola e che garantisca continuità di programma e dia sicurezza al ragazzo che a sua volta si sente accompagnato fino al diploma da professori con i quali, in due

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anni, instaura un rapporto di fiducia e stima reciproca importante ai fini di una crescita stimolante. In che modo date prospettive lavorative agli alunni? I nostri ragazzi entrano in contatto diretto con il mondo del lavoro già da dentro la scuola. Per due anni sono immersi in una realtà che rispecchia il mondo professionale, nelle metodologie, nel linguaggio tecnico teatrale internazionale e nel rispetto dei ruoli e delle gerarchie. In classe oltre che studiare e seguire lezioni, affrontano spesso provini interni tenuti dai professori stessi e hanno l’opportunità di esibirsi e fare incontri speciali con ospiti illustri


di Silvia Arosio

© Photojù Giulia Marangoni

esterni del calibro di Federico Bellone, Saverio Marconi, Claudio Insegno, Mauro Simone e molti altri, dai quali ricevono feedback sul lavoro svolto e su come usare il loro talento e le loro capacità ai fini di diventare Performer di successo. E con grande orgoglio diciamo che performer di successo ci diventano eccome. Il 70% dei nostri diplomati lavora subito nel mondo dello spettacolo. Ricordiamo lo spettacolo di fine anno, andato in scena, per esigenze di Covid, a settembre… Con grande orgoglio la SDM ha portato i diplomati 2020 sul palco di un teatro dando loro l’opportunità di fare lo spettacolo di fine anno The wedding singer e di avere la loro vittoria personale dopo un anno difficile e faticoso. Un grande segnale di ripartenza e fiducia nel futuro. Dopo un anno problematico che ci ha visti costretti a rivedere il modo di fare lezione e a lavorare con il metodo online, quest’anno riapriamo in sicurezza con lezioni tutte dal vivo, grazie anche agli spazi molto

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di canto e distanziamento. Qualche altra novità? Tra le novità in SDM abbiamo le lezioni di Back Stage, tenute da Giuseppe Musmarra ex allievo diplomato sdm e oggi noto direttore di scena collaboratore di Federico Bellone (Mary Poppins, Dirty Dancing, Charlie e la Fabbrica del cioccolato, West Side Story per nominare alcuni). Qual è il segreto di una buona scuola di musical?

© Photojù Giulia Marangoni

grandi e adeguati delle nostre sale. Come garantirete la sicurezza sanitaria? Tutto l’organico di insegnanti e allievi è stato sottoposto ad esame sierologico e verranno seguite tutte le misure di sicurezza come da decreto ministeriale. Misurazione della temperatura all’ingresso, obbligo di mascherina quando non coinvolti in una performance, visiere protettive per le lezioni

È molto importante insegnare ad un allievo non solo come stare sul palco ma anche dietro le quinte, oltre che imparare un vero e proprio mestiere in più, che spesso per alcuni dei nostri allievi diventa una vera e propria professione e un’opportunità in più di lavoro e di diventare un artista a tutto tondo. In un mondo sempre più competitivo anche nel campo della formazione teatrale siamo davvero orgogliosi di poter affermare dati alla mano che il reale 35% dei cast dei grandi spettacoli in Italia sia formato da diplomati Sdm che le produzioni stesse affermano “facciano la differenza”. E fare la differenza è l’unica carta vincente per rendere un sogno un mestiere. Ci auguriamo davvero possa ripartire presto tutta la macchina produttiva musical e non solo, con degli importantissimi progetti in cui i nostri ex e nuovi allievi sappiamo già saranno ovviamente coinvolti.La nostra voglia di insegnare, performare, lavorare e far lavorare non si ferma. • RS

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ACCADEMIE

Riparte anche la

Bernstein

School of Musical Theater

INAUGURATO L’ANNO ACCADEMICO 2020/2021: CON ILNUOVO CORSO TRIENNALE SI POTRÀ CONSEGUIRE UN DIPLOMA ACCADEMICO DI I LIVELLO

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a Bernstein School of Musical Theater inaugura l’Anno Accademico 2020/2021 presentando il nuovo corso triennale al termine del quale gli allievi potranno conseguire un Diploma Accademico di I Livello in Recitazione, diploma equipollente a una Laurea di I livello della classe L-3 (Laurea triennale in Discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda). Un traguardo molto ambito che arriva dopo un lungo percorso in cui la BSMT, prima scuola di Musical Theater nata in Italia ventotto anni fa, ha dimostrato di avere tutte le caratteristiche necessarie per divenire un’Accademia idonea a rilasciare un titolo riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR). La BSMT, diretta da Shawna Farrell e con la direzione amministrativa di Giuseppe Lombardo, è diventata negli anni un punto di riferimento per l’insegnamento delle arti performative e delle discipline dello spettacolo, grazie all’esperienza della Direttrice e a un corpo docenti formato dai migliori professionisti nel settore della recitazione, canto e danza. L’attenzione agli allievi, l’accuratezza nell’insegnamento delle discipline artistiche, la solidità accresciuta negli anni, oltre agli spazi offerti dalla sede, sono stati oggetto di attento esame da parte del MIUR che da

oggi la riconosce come soggetto AFAM, cioè istituzione di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica i cui titoli hanno valore legale equiparato ai titoli universitari. Al termine del triennio di studi gli allievi dovranno raggiungere i 180 crediti previsti per il conseguimento del Diploma Accademico che dà diritto alla possibile iscrizione ad un Corso di Laurea Magistrale presso qualsiasi Ateneo italiano o estero (le strutture didattiche competenti operano il riconoscimento totale o parziale dei crediti acquisiti dallo studente). Per il corso triennale la BSMT intensificherà la collaborazione già esistente con i docenti dell’Università di Bologna e del DAMS. Il percorso per il conseguimento del Diploma

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Accademico è finalizzato alla costruzione e allo sviluppo della personalità artistica di ciascun allievo, attraverso la conoscenza e la fusione dei tre principali linguaggi dello spettacolo: la recitazione, il canto e la danza. Il primo anno di corso è caratterizzato da un intenso lavoro tecnico finalizzato ad apprendere la grammatica di base delle materie fondamentali e rimuovere problematiche e lacune preesistenti in modo da sviluppare la personalità artistica di ciascun allievo, che prenderà forma negli anni successivi. Il secondo anno lo studente prosegue il lavoro tecnico sulla voce e sul corpo iniziando parallelamente a confrontarsi con la performance, la scena teatrale, fino alla costruzione del personaggio.


di Silvia Arosio

Nel terzo anno, il percorso di perfezionamento tecnico ed espressivo si completa attraverso lo studio di repertori più complessi e la messa in scena di produzioni dirette da professionisti dello spettacolo dal vivo. Ciascun allievo, con il supporto dei docenti, lavorerà inoltre alla preparazione di un portfolio individuale in vista sia dell’Esame Finale (Showcase) che per l’avvio alla carriera professionale. Nei tre anni le materie di base (solfeggio e lettura dello spartito, tecniche dell’improvvisazione, dizione, esercitazioni tecniche di lettura, tecniche del training fisico e vocale, storia dello spettacolo, drammaturgia, elementi di foniatria) si uniscono alle discipline caratterizzanti (danza, educazione alla voce, canto, esercitazioni sceniche, tecniche della recitazione, recitazione in versi e in lingua inglese, recitazione cinematografica e televisiva, tecniche della commedia dell’arte, trucco per il teatro e mimo) e alle discipline affini (emissione vocale, tecniche di respirazione, recitazione su partitura musicale, voice in the speech, musical, canto corale, elementi di coreografia, interpretazione del personaggio, acrobatica e combat). Il corso prevede la frequenza obbligatoria a tempo pieno, con accesso tramite audizione. Il riconoscimento ottenuto dal Ministero è punto d’arrivo e di partenza allo stesso tempo: segna infatti un traguardo raggiunto, ma anche un primo passo nel riconoscere l’importanza della formazione sul Musical Theater in Italia. LA NOSTRA INTERVISTA A SHAWNA FARREL Quando e come nasce la BSMT? La BSMT nasce nel 1993

come prima scuola di Musical Theater in Italia. Ad oggi si contano oltre 500 diplomati con artisti sparsi nelle maggiori produzioni nazionali ed internazionali. Molti altri è possibile trovarli in televisione, radio o produzioni cinematografiche e una buona parte si è dedicata all’insegnamento nelle maggiori scuole di musical theater in Italia e all’estero. Quali sono i suoi punti di forza? I punti di forza della nostra scuola sono tanti soprattutto nella cura che mettiamo nella formazione e nell’insegnamento. Questo significa investire nella ricerca di insegnanti di fama internazionale, di team creativi e

tecnici fra i migliori in Italia, in una struttura come poche in Italia, aperta dalle 8:30 alle 22:30, 7 giorni alla settimana, al servizio dei nostri allievi. E ancora investimenti in numerosi, eventi, concerti e produzioni, che si traducono in “on the job training”, preziosissimo momento di grande crescita artistica per tutti gli allievi. Nel 2017 grazie all’agibilità della nuova sede, la BSMT ha ricevuto l’accreditamento dalla Regione per promuovere corsi di Alta formazione. Questi con-

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tributi ci permettono di invitare professori di fama internazionale il cui costo altrimenti non sarebbe sostenibile dalla scuola. Infine, dal 2018 la Bsmt é l’unica scuola di musical theater a ricevere il riconoscimento dal Fus (il Fondo Unico dello spettacolo) per l’Altissima Formazione Musicale. Ed oggi siamo arrivati alla laurea breve… Dopo quasi 30 anni di dedizione, esperienza, ma soprattutto passione siamo arrivati ad un primo traguardo della laurea triennale. Per i giovani artisti e per l’Italia questo riconoscimento è un importante passo avanti che ci porta alla pari delle migliori scuole di Londra e New York. Questo riconoscimento si va ad aggiungere alla reputazione che l’artista Italiano si è conquistato nel West End di Londra o con produttori come Stage Entertainment. Quali vantaggi porterà tutto questo? Per i futuri laureati questo riconoscimento sicuramente porterà dei vantaggi perché facilita l’accesso a un corso di laurea magistrale, a corsi di specializzazione o master (non necessariamente connessi al mondo dello spettacolo) con il sistema europeo per l’accumulazione ed il trasferimento dei crediti inoltre dà un maggior peso e prestigio a chi si presenta ad un’audizione sia in Italia che all’estero Un vantaggio per la scuola, a cui tenevamo molto, consiste nel poter ufficialmente formalizzare le nostre collaborazioni e rapporti internazionali con le università di Londra, China, Lituania, Canada e Korea: si tratta spesso di rapporti ostacolati nel passato dalla burocrazia fra enti privati come il nostro, non riconosciuti, e le norme imposte dall’università.


Le prossime novità? Fra le novità previste dal nuovo ordinamento, troviamo uno stimolante project work per il primo anno di 104 ore sul Teatro Greco con il prof. Luca Bargagna (già regista per il Teatro greco di Siracusa), mentre per il secondo anno abbiamo introdotto 52 ore di Commedia dell’Arte con il prof. Michele Pagliaroni. La Prof.ssa Silvia Mei invece terrà la cattedra di Storia dello spettacolo per il primo e il secondo anno. Grazie all’inserimento di questi docenti, speriamo di poter consolidare le nostre collaborazioni con enti nazionali e con il DAMS e l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Inoltre, abbiamo avuto modo di ampliare il corpo docenti, inserendo nel nostro staff professionisti come Erika Biavati, Maurizio Cardillo, Lara Puglia, Lorenzo Scuda (uno dei fondatori del fantastico gruppo degli Oblivion), Nicolas Poluzzi (per acrobatica), Giorgio Camandona e Giuseppe Galizia. Sarà un anno intenso con oltre 1.200 ore di lezione, dove tu sai che la giornata inizia alle 8:30 ma non sai quando tornerai a casa. Vorrei dedicare un’ultima riflessione all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo… In gergo, l’artista di musical theater viene definito come un

“triple threat performer”, un artista cioè in grado di ballare, recitare e cantare. Purtroppo per noi in questo periodo il triple threat performer si traduce in “triple threat problem”. Proprio per la natura stessa del nostro settore, il contatto fisico, l’emozione esplosiva, l’energia generata sono elementi essenziali per uno spettacolo. La situazione attuale, che impone distanziamento e assenza di tocco, richiede un ulteriore sforzo da parte dei ragazzi, un controllo assoluto delle proprie azioni in scena e fuori dalla scena che risulta quasi innaturale. Dobbiamo vigilare 3 volte di più perché, per noi, fare lezione on line non è un’opzione sostenibile a lungo termine. Lo abbiamo fatto per quasi 3 mesi, ma non è stato facile. In Giugno, la fase due ci ha permesso di fare un passo co-

raggioso: produrre il nostro Summer Musical Festival “alla COVID”. Il primo spettacolo Jekyll and Hyde è andato in scena al Teatro Comunale di Ferrara: una platea senza poltrone ha fatto spazio alla scena e al cast mentre sul palco a distanza è stata sistemata l’orchestra. È stato bello, fantastico, ma allo stesso tempo “spaventoso”! Con il teatro Duse e il Celebrazioni chiusi, City of Angels e Oklahoma sono andati in scena direttamente nel cortile della nostra Accademia. Una scelta quasi istintiva, con risultati che hanno di gran lunga superato le nostre aspettative. E siamo arrivati ad Ottobre, un momento tradizionalmente riservato alla scoperta dei nuovi cartelloni teatrali . Invece operatori culturali pubblici e privati si trovano ancora a fronteggiare un futuro di incognite con l’aggravante di condizioni economico-finanziarie incerte. Broadway, West End chiusi, nessuna produzione nuova o vecchia di musical theater previste in Italia. Previsioni internazionali ipotizzano addirittura un’apertura dei luoghi di cultura e spettacolo non prima di dicembre 2021. Vedi la recente comunicazione della Metropolitan di New York. Infine, la speranza di un vaccino che, nelle migliore delle ipotesi sarà al 75% efficace, non sembra tranquillizzare il pubblico di spettatori. • RS

WWW.BSMT.IT 26


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WEB TALENT

Tutti a bordo della

giostra del musical

AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL WEB TALENTE NAZIONALE CON LA DIREZIONE ARTISTICA DI DENNY LANZA

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n un’emergenza sanitaria che mette in ginocchio l’intero panorama artistico mondiale, abbiamo il compito di continuare ad evidenziare l’importanza della cultura, il valore della condivisione, il potere comunicativo dell’arte in senso lato e la sensibilità di valorizzare il talento. Per tali ragioni nasce La Giostra del Musical, un web talent nazionale ideato e prodotto da Musical Times (www. musicaltimes.it) con la direzione artistica di Denny Lanza. Il talent, strutturato come una vera e propria competizione web (che pone il suo Focus sul panorama del Musical internazionale) è aperto ad aspiranti performer che verranno valutati da una giuria composta da addetti del settore e dal pubblico di Musical Times. La Giostra del Musical è aperta ad artisti che non hanno mai firmato un contratto professionale con una produzione artistica italiana o estera. Nel Corso della Competizione potrebbero

Denny Lanza

essere assegnati riconoscimenti speciali, borse di studio e opportunità lavorative. Il vincitore de La giostra del musical vincerà una cifra in denaro.

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IL FORMAT Chi non è mai salito su una ruota panoramica? Quasi tutti. Tranne le persone che soffrono di vertigini. È una giostra emozionante che ti da una “panoramica” a 360 gradi di tutti gli ambienti circostanti. Un giro ti permette di osservare meraviglie di cui non eri nemmeno a conoscenza. E se facessi più di un giro, quante meraviglie scopriresti? Da questo concetto abbiamo ideato La Giostra del Musical. 7 Giri di Giostra. Un giro a Settimana. Quindi 7 settimane di competizione. E un ottavo giro dedicato esclusivamente ai finalisti, cioè ai vincitori delle


di Silvia Arosio

7 settimane di gara. L’ottavo giro, chiamato “giro finale” decreterà i vincitori assoluti. Ogni girodella Giostra avrà un Tema ben specifico e i concorrenti dovranno sfidarsi con un brano scelto esclusivamente da uno dei Musical presenti all’interno di quel giro.

Rispettandone le caratteristiche. I concorrenti potranno scegliere di partecipare a tutti i giri di giostra (Opzione consigliatissima perché ogni giro potrebbe offrire possibilità uniche ed irripetibili!) o potranno “salire” esclusivamente sui giri che preferiscono.

I concorrenti saranno suddivisi in tre fasce d’età (under 14, 15/18 anni, over 19 anni) Ogni giro di Giostra decreterà 2 vincitori per fascia d’età che accederanno di diritto al “giro finale”. Un vincitore per fascia d’età sarà decretato dalla giuria tecnica e un vincitore sarà deciso dal pubblico che voterà il concorrente preferito su www.musicaltimes.it . Il giro finale sarà suddiviso in due: finale e finalissima. I concorrenti ammessi alla finale si scontreranno uno contro uno nella FINALE (gli scontri saranno definiti ad estrazione). I vincitori degli uno contro uno si sfideranno per l’ultimo giro per contendersi la vittoria LA NOSTRA INTERVISTA A DENNY LANZA Denny, perché non dobbiamo arrenderci? Cosa stai ideando per sostenere il settore? È un anno difficile per i lavoratori dello spettacolo ma è un anno difficile anche per i ragazzi che sognano di fare questo mestiere e si ritrovano con un grande punto interro-

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gativo davanti. Da sempre sostengo il talento degli artisti del domani e l’idea che qualcuno possa mollare la presa per la paura che produce un settore in profonda crisi mi tormenta. Per questo motivo, ho ideato La Giostra del Musical e sto ideando tanti altri maxi eventi che continuino ad alimentare l’attenzione del pubblico nei confronti del teatro musicale e dell’arte in ogni sua forma. L’arte ha il potere magico di sapersi evolvere e sapersi reinventare. Io sono un regista iperattivo, non riesco a stare con le mani in mano e il mio cervello non va in ferie nemmeno quando sono al mare, continuo a creare, a produrre e guardare davanti a me con quell’ottimismo e quella positività di chi vive l’arte come una missione. Non possiamo abbandonare il palcoscenico, non possiamo abbandonare il pubblico e abbiamo il compito di con-

tinuare a raccontare storie. La storia de La Giostra del Musical è una storia divertente che vuole riconoscere e valorizzare quegli aspiranti artisti che sono spesso chiusi in una camera. La Giostra del Musical vuole portarli fuori da quella camera! Quali saranno…. I giri di Giostra? I giri di Giostra che ho scelto li ho individuati confrontandomi con il mio amico Lucio Leone e tra i 7 Giri due in particolar modo mi incuriosiscono e mi spaventano allo stesso tempo: il giro dedicato a Garinei e Giovannini e il giro dedicato alle performance comiche. Il primo mi entusiasma perché credo sia fondamentale sottolineare il valore della commedia musicale italiana, il secondo mi spaventa perché si sa che “saper far ridere” è molto più complicato che saper commuovere e uno

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il teaser dei problemi più grandi che riscontro negli emergenti (e spesso anche nei professionisti) è il vizio di prendersi troppo sul serio. I più grandi attori sono coloro che sanno “giocare” con i personaggi che interpretano e li fanno vivere con la leggerezza che a volte bisogna avere. Ci sono stati i vincitori della prima edizione? Nella prima edizione abbiamo assistito ad un livello altissimo tra i concorrenti. I vincitori Morgana Siddi per gli Under 14, Asia Retico per i 15-18 anni e Enrico Cava per gli Over 19 sono sicuramente dei talenti straordinari ma ammetto che non sono gli unici. Ci sono stati tantissimi vincitori morali che sono sicuro applaudiremo molto presto nei più grandi teatri italiani. Quale il tuo augurio per questi artisti? Il mio augurio? Vedere degli artisti scendere dalla Giostra e vederli salire sui palcoscenici di maggior spessore. • RS

WWW.MUSICALTIMES.IT/LA-GIOSTRA-DEL-MUSICAL 30


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SPETTACOLI

Sul palco le limitazioni diventano opportunità

© Servizio fotografico di Marco Borrelli

LE INVENZIONI STILISTICHE PER EVITARE IL CONTATTO HANNO IL PREGIO DI VALORIZZARE LA RAPPRESENTAZIONE

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abrio Gentilini sul palco, a Roma, in un classico, una Dodicesima Notte messa in scena con particolari escamotages anti covid: quando le limitazioni diventano opportunità creative, il teatro vince! Come è stata questa Dodicesima Notte in scena al Silvano Toti Globe Theatre di Roma? Decisamente oltre le aspettative. Dovevamo terminare le repliche dello spettacolo il 26 settembre scorso invece abbiamo avuto il piacere di potere prolungare per altri 3 weekend grazie al successo di pubblico e al notevole impegno della produzione del Globe Theatre. Nell’allestire lo spettacolo sia-

mo riusciti a fare di necessità virtù. Ciò che sembrava un impedimento per via dell’emergenza Covid è stato risolto con invenzioni stilistiche che hanno valorizzato lo spettacolo invece di penalizzarlo. La messa in scena è composta da un quadrante di orologio formato da 12 sedie che rappresentano le 12 ore. Ad ogni ora coincide un cambio scena che è gestito da un movimento coreografico e scenografico (le sedie si spostano) e in questo movimento, per evitare contatti tra di noi attori, abbiamo trovato una soluzione in cui riusciamo a sanificarci le mani e passare da una scena all’altra, scambiandoci le sedie ed evitando ogni possibile contagio e soprattutto creando

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qualcosa di artisticamente bello e di intrattenimento. E’ stato un grande lavoro di squadra gestito in maniera eccellente da Laura Ruocco per i movimenti coreografici, da Alberto Bellandi per i movimenti scenici e dalla supervisione di Loredana Scaramella che ha curato la direzione registica. Inoltre la particolarità di questo spettacolo è che siamo 13 attori e 4 musicisti sempre in scena per tutta la durata della rappresentazione. L’azione si svolge nell’isola fantastica e immaginaria dell’Illiria e la regista Scaramella ha pensato di creare una situazione fuori da ogni epoca, una dimensione immaginaria, onirica, in cui lo scandire del tempo è il comune


di Silvia Arosio

denominatore di tutto. I nostri costumi e il trucco lo descrivono: ci sono accenti steampunk negli abiti e negli accessori curati da Susanna Proietti, che si accordano con le musiche (per lo più inedite di Mimosa Campironi) che dalle melodie più dolci passano a tratti rock e indie con richiami psichedelici, svolte egregiamente dal Quartetto William Kemp. Come è il tuo personaggio Antonio e come ti sei preparato per interpretarlo? Ho lavorato soprattutto sull’idea del prendersi cura dell’altro, dell’amato. Antonio è un “carer”, colui “che si prende cura di”. Il suo amore per Sebastiano (Giulio Benvenuti), un altro uomo (il che la dice lunga sulla modernità di Shakespeare ancora oggi), è espresso in modo diretto e sempre coerente con le proprie azioni: Antonio è disposto a sacrificare tutto per lui e a mettere in pericolo sé stesso e la propria vita. Il suo amore è in contrasto con gli altri amori protagonisti di questa vicenda, che sono invece basati sull’illusione e l’apparenza di come si idealizza e identifica un amore. L’obiettivo che aveva Shakespeare nello scrivere questa commedia era infatti di mettere in scena grottescamente quei disvalori e difetti umani che ancora adesso appartengono alla nostra società, non mancando però di intrattenere e far ridere il pubblico in abbondanza.  

Come è stato tornare in scena di fronte al pubblico dopo il lockdown? Provo un grande senso di gratitudine e mi sento un privilegiato. Non era per nulla scontato essere su questo palcoscenico in questo momento storico. Ringrazio la produzione del teatro che si è messa in gioco nonostante le difficoltà di questo momento, la regista Loredana Scaramella che mi ha scelto nuovamente per una sua opera al Globe e tutti i miei

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colleghi per l’impegno e la dedizione quotidiana. Mi godo con grande gioia questo momento e per fortuna ci sono già altri progetti, anche teatrali, all’orizzonte: si stanno definendo le date di The Boys in The Band, la commedia con la regia di Giorgio Bozzo con cui abbiamo debuttato nel 2019, e che tornerà in scena all’inizio del 2021, per esempio a Roma alla Sala Umberto dal 23 marzo al 4 aprile. Cari lettori, voglio salutarvi ora lanciando un intento che spero possa essere di buon auspicio per tutti noi. Che si possa tornare nuovamente e liberamente a riempire tutti i teatri e tutti quei luoghi in cui l’arte si rinnova e si esprime. E che ciò che viene espresso sappia incarnare le origini per cui l’arte è nata: curare gli animi, risvegliare coscienze e farsi specchio del mondo in cui siamo immersi. • RS


PERSONAGGI

Ale

Bellotto e la

magia della scena: cos’è un magical performer?

COME STUPIRE IN TEATRO? SERVONO GRANDI EFFETTI SPECIALI O BASTANO DUE O TRE TRUCCHI PER FARE RIMANERE IL PUBBLICO A BOCCA APERTA!

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i sa, il teatro è magia. Ma in questo caso lo è in maniera particolare. Ne parliamo con un performer di musical, che ha scelto di portare l’illusionismo sul palcoscenico e non solo in puri spettacoli di prestidigitazione. Chi è Ale Bellotto? Sono un Magical Performer! Sì, insomma, uno che fa accadere cose strane in scena. Avrei potuto dirti che sono un mago, un prestigiatore o un illusionista ma, spesso, devo scontrarmi con il fatto

I VIDEO

Inquadra il QRcode e accedi al canale Youtube di Ale Belotto

che, nell’immaginario comune, queste categorie sono rappresentate da persone con la giacca di paillettes di 2 taglie più grande che fanno comparire foulard colorati e fiori di piuma da una scatola di legno con le stelline. Decisamente più accattivante MAGICAL PERFORMER. Quando ha deciso di diventare un Magical Performer e come? Scopro la magia nel 2011 ad una fiera (del fumetto) a Milano. Trovai per caso lo stand di Mauro Brancato, un mago torinese che vendeva alcuni giochi di prestigio e per venderli, li eseguiva per gli astanti creando un piccolo spettacolo. Io rimasi estasiato e, dopo un’ora, decisi di acquistare un mazzo di carte a dorso rosso.  Da quel giorno iniziai a studiare la magia e la sto ancora

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di Silvia Arosio

studiando adesso. La magia è un’arte vastissima e si dice che una vita intera non basti a studiare tutto quello che è stato scritto su di essa. La mia branca preferita è la magia da palcoscenico e questo è anche dovuto al fatto che sono stato catapultato su un palco di un famoso locale di cabaret varesino (il CAFFETEATRO di Verghera di Samarate) un po’ per caso.  Era una sera di inverno del 2012 ed ero tra il pubblico. Ad un tratto, i presentatori, Stefano Chiodaroli e Massimo Contati, un attore comico e un mago comico di fama nazionale, mi chiamarono sul palco dicendo “Abbiamo un amico molto abile con le carte tra il pubblico, dai vieni a farci vedere qualcosa!” e questo fu il mio battesimo del palcoscenico.  Ale, sei anche artista di musical. Cos’è la “magia” per te? E come si incastra con il teatro? Se partiamo d i cendo che la magia è più che altro stupore, allora possiamo anche dire che il teatro è magia. Non sempre serve far sparire qualcosa o qualcuno; a volte basta anche un cambio luce o un accento musicale per rimanere a bocca aperta!  Grazie al teatro e al musical, ho potuto fare esperienze eccezionali! Sono stato consulente per alcuni spettacoli a livello nazionale

tra cui Le streghe di Eastwick con la regia di Mauro Simone, in collaborazione con l’accademia bolognese BSMT diretta da Shawna Farrell e ho potuto vincere alcuni premi in Italia e in Europa con un numero al quale ho voluto dare un’impronta attoriale e teatrale. Come hai vissuto il lockdown? Il lockdown del 2020 non mi ha fermato, anzi, non ci ha fermato. Ho la fortuna di condividere la vita e la scena con Giulia, Giulia Musso per la precisione. Lei è una cantante, un’attrice, una performer formidabile. Dopo la laurea in filosofia ha sentito anche lei il richiamo dello show business e si è diplomata alla BSMT di Bologna, prima, e alla STELLA ADLER STUDIO di New York, poi, insieme abbiamo pensato ad uno spettacolo a due, uno spettacolo che mescoli magia, stu-

pore ma anche musica ed emozioni. Uno spettacolo dal titolo Sembra ma non è! E come sta crescendo questo spettacolo? La vera sfida è stata quella di riuscire a trovare una trama che potesse racchiudere tutto ciò e per farlo, abbiamo deciso di prendere un caffè con un amico ma anche un grande performer, regista e soprattutto un genio creativo di nome Mauro Simone. Insieme stiamo creando qualcosa di unico ed emozionante che possa stupire e divertire il pubblico per allontanarlo dalla serietà del periodo storico in cui stiamo vivendo.  Altri progetti? Il link con Massimo Contati continua ad esistere sia sul palco che in TV. Ho avuto il piacere di accompagnarlo sul palco di Tú sí que vales con il suo ultimo esilarante numero.  Per quanto riguarda il teatro; io e Giulia, non vediamo l’ora di ritornare a sentire gli applausi provenienti dalla platea.  • RS

WWW.ALEBELLOTTO.COM

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SPETTACOLI

Turandot

Dancing Queen,

la nuova opera pop

© Silvana Veneri

LO SPETTACOLO È STATO SCRITTO DAI COMPOSITORI ALESSANDRO AUGUSTO FUSARO E MARCELLO ROSSI CORRADINI

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a celebre favola di Carlo Gozzi torna con una nuova produzione che spazia nei generi moderni dal pop-rock alla dance elettronica, dal rap al progressive sinfonico in una cornice di opera pop: Turandot Dancing Queen. Lo spettacolo, presentato, in forma concertistica, presso la Fiera di Verona, lo scorso 4 ottobre, è composta da due atti, ognuno con una ricca proposta di temi musicali e arrangiamenti pensati per caratterizzare al meglio i personaggi. Turandot Dancing Queen

è quindi un flusso continuo di musica che evolve continuamente e conduce l’azione scenica sempre con il canto. La grande sfida per gli autori è stata rivisitare la trama al pas-

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so con la società di oggi in modo di sorprendere il pubblico e far sì che il lo spettatore possa riconoscersi nei diversi valori trasmessi dai personaggi principali. Come mai proprio questo tema? L’opera classica ci ha sempre appassionato e, di conseguenza, le storie messe in scena dai grandi compositori del passato. La favola di Turandot di Carlo Gozzi ha colpito entrambi per l’ambientazione esotica e lo sviluppo della trama. Dopo un ulteriore confronto su altri soggetti


di Silvia Arosio

abbiamo quindi deciso di iniziare con la storia dell’autore Veneziano, di cui quest’anno ricorre l’anniversario del terzo centenario della nascita. In effetti, la storia di Turandot è stata ripresa ultimamente sia nel musical che nel cinema, anche se molti non l’hanno riconosciuta. Sarà fedele alla trama originale? La storia è stata sicuramente fonte di ispirazione per registi e autori di ogni epoca e nella nostra idea compositiva c’era fin da subito la volontà di tenere i tratti fondamentali del soggetto ma al tempo stesso di personalizzarlo con elementi scenici e di dialogo scritti ex novo che possano sorprendere il pubblico e tenerlo sempre coinvolto nel seguirne attivamente l’evoluzione. In che modo l’avete attualizzata? Prestando attenzione alla società di oggi, a come il concetto di Talent/concorso sia entrato a far parte delle nostre vite sia in campo artistico che sentimentale oltre a caratterizzare i personaggi con situazioni sociali personali. Come mai avete deciso, molto coraggiosamente, di

Alessandro Augusto Fusaro

I PROTAGONISTI • CAMILLA FASCINA: Turandot • ANDREA MANGANOTTO: Joy • SARA RIDOLFI: Altair • ALEX FUSARO: Hei • ANASTASIA BRUGNOLI: Solair • ENRICO FRIGO: Hi • PIERO FACCI: Imperatore Altoum • CORO DELL’UNIVERSITÀ DI VERONA DIRETTO DAL M° MARCELLO ROSSI: Popolo cinese

investire oggi in un’opera teatrale? ensiamo che l’arte sia un’esigenza da sempre presente nello spirito dell’uomo. Investire tempo ed energia in un’opera teatrale significa dare un forte segnale di credere nella musica e nel tornare a teatro per vivere delle emozioni in prima persona con la magia della messa in scena.         E perché Opera Pop? Il linguaggio musicale per la composizione dell’opera è quello della musica Pop ma inteso come abbreviazione di Popular Music dove non ci si riferisce solo alla musica pop in sè ma anche a generi come il rock, la dance elettronica, Il progressive sinfonico o il rap. Che tipo di musicalità sentiremo in scena? La sonorità sarà moderna ma all’interno di una cornice formale classica dove i personaggi portano avanti un flusso continuo musicale che includono il recitar cantando, l’arioso e le arie. I brani solistici hanno come peculiarità un genere musicale Popular diverso, sia negli arrangiamenti che nel carattere del testo. Come avete scelto il cast di questa presentazione concertistica? Il cast lo abbiamo selezionato durante la fase di lockdown, chiedendo ad ogni candidato di inviarci un proprio cavallo di battaglia, una cover richiesta da noi autori e il curriculum

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vitae. Chi passava questa fase passava all’interpretazione di uno dei brani dell’opera. È stata una fase delicata e lunga ma siamo molto contenti dei professionisti che abbiamo scelto per questa avventura insieme. Diventerà uno spettacolo completo? Se sì, come? Certo, stiamo andando per gradi per rispettare i protocolli di sicurezza ma, non appena si potrà, la forma concerto evolverà in una messa in scena con regia che vede inclusa anche la presenza di un corpo di ballo. Il cast sarà lo stesso? Certo, i cantanti sono dei professionisti che hanno svolto un ottimo lavoro in fase di lettura e allestimento dell’opera in forma di concerto quindi non vediamo l’ora di farli muovere con massima libertà sul palco. Vista la difficile situazione dello spettacolo, avete un’idea di quando partirete? Siamo sempre attenti alla situazione dei protocolli di sicurezza, pertanto non è facile ipotizzare il periodo della messa in scena senza il distanziamento ma siamo altrettanto propensi ad offrire lo spettacolo in forma di concerto nei contesti in cui è possibile. • RS

Marcello Rossi Corradini


PERSONAGGI

Michelangelo Nari omaggia

il grande Charles Aznavour “VOUS PERMETTEZ, AZNAVOUR?” È UN DELICATO RACCONTO TRA SORRISO E MALINCONIA, PER FAR RIVIVERE LE CANZONI DEL GRANDE CHANSONNIER

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er omaggiare il cantautore, nasce Vous permettez, Aznavour?, CD che racconta lo chansonnier in dieci brani. Ideatore, produttore ed interprete è Michelangelo Nari, cantante e attore che viene dal musical. Michelangelo, ci siamo conosciuti su un palco di musical, ma non sei solo questo. Come ti definiresti? Sono soprattutto una persona felice di fare ciò che fa. Ho scoperto la musica in un giorno preciso, il 25/02/1999, ascoltando una canzone e capendo cosa avrei voluto fare nella vita. È stato ed è ancora un percorso lungo, spesso difficile, in cui ho fatto della versatilità e di tante nuove esperienze il mio punto di forza. Principalmente la mia “carriera” (non amo chiamarla così) è fatta di tante piccole cose, dagli studi di registrazione ai palchi, dalle sigle dei cartoni animati all’operetta, dalla dance al pop per arrivare alla recitazione e al musical. Non sono un performer in senso stretto, ho sempre studiato privatamente e non ho una formazione accademica in questo senso, ho frequentato l’Università e dopo la laurea in Psicologia mi sono dedicato totalmente alla musica. Sicuramente mi piace sfidarmi in nuovi progetti, non amo essere troppo focalizzato su un unico stile. Sei recentemente stato in scena a Roma con Vous permettez, Aznavour?, a cui è legato anche il CD, uscito a lu-

glio. Come è nato il progetto? Il progetto Vous permettez, Aznavour? nasce circa un anno fa; ho sempre cantato in francese, lingua che adoro e che fa parte di me almeno a livello “genetico”, e faccio da anni spettacoli in lingua qui a Roma. Un anno e mezzo fa mi è stato chiesto di partecipare ad un concerto su Edith Piaf cantando alcuni brani di Aznavour; nel preparare quei brani ho avuto una meravigliosa sensazione di familiarità, quasi che quelle canzoni facessero già parte di me e dovessero solo essere rispolverate. Ho deciso quindi di impegnarmi e di inve-

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stire un po’ di tempo e di risorse nella realizzazione del CD e del concerto teatrale. La paralisi dovuta al COVID-19 sicuramente ha rallentato molto tutto, ma non mi sono tirato indietro. Il titolo Vous permettez, Aznavour? racconta proprio la volontà di avvicinarmi a questo mondo con il massimo rispetto, senza voler copiare o scimmiottare, ma solamente cercando di omaggiare e di reinterpretare a mio modo queste melodie e questo artista. Cosa significa per un artista, nel 2020, cantare questi brani? Come dicevo è una riscoperta


Pubbliredazionale

delle mie origini e del mio passato. Non vengo da una famiglia nella quale si ascoltava tanta musica quando ero piccolo, ma quella che c’era apparteneva ai cantautori italiani (Tenco, Paoli, Lauzi, De André) e agli chansonniers francesi. Le canzoni raccontano una storia, sono dei racconti in cui chi interpreta non deve solo cantare, ma deve guidare l’ascoltatore in una narrazione vera e propria. Aggiungici poi quello spirito malinconico e poetico che io ho sempre amato, perciò davvero ho capito subito che questo era un vestito che mi poteva stare bene addosso. Mi piace paragonare le canzoni di Aznavour a dei quadri impressionisti, le cui pennellate non sono nitide e possono essere interpretate in modo diverso da chi le vede, ma sono di forte impatto emotivo e ti restano dentro. Questo è in generale, per me, un periodo della vita nel quale ho necessità di “casa” e sicurezze. Cantare Aznavour è un po’ tornare a casa per me: come ho detto, mi piace spaziare e fare tante cose diverse, ma trovo sia fondamentale sapere dove sia il proprio rifugio, dove sei totalmente a tuo agio e puoi esprimerti al meglio… un po’ come

quando si è sempre in viaggio ma si ha voglia di ritornare a casa. La vendita del CD sta andando molto bene: quando e come è stato realizzato e dove possiamo acquistarlo?

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È stato realizzato a cavallo del lockdown, una prima parte ad inizio anno e una seconda parte a fine primavera. Sono 10 canzoni, alcuni dei brani più noti del repertorio di Aznavour (La Bohème, She, Comme ils disent) e altri meno famosi ma che sono delle piccole gemme secondo me (Les deux guitares, Qui). Per lo più i brani sono cantati nella versione originale francese, ma ci sono anche alcuni brani in italiano ed interventi in inglese, tedesco, spagnolo, ebraico e russo. Mi piace cantare in tante lingue, ogni idioma trovo abbia una musicalità a sé stante che merita di essere approfondita. Gli arrangiamenti sono stati fatti con pianoforte, batteria e contrabbasso, con alcuni inserimenti di fiati, e sono presenti tre duetti con altrettante amiche/colleghe: Rosy Messina, Stefania Fratepietro ed Eleonora Segaluscio. Il CD è disponibile


su tutte le piattaforme digitali grazie a Fluente Records, mentre in formato fisico è ordinabile dal mio sito web, www.michelangelonari.com; per ogni CD venduto donerò 1€ in beneficenza alla Aznavour Foundation, che ha sede in Armenia ed è stata fondata proprio da Aznavour e da suo figlio Nicholas per promuovere progetti umanitari in tutto il mondo. Come hai “messo in scena” il cd? Come si sviluppa il concerto? Ci tenevo davvero tanto a farlo, specie nella data del 1 Ottobre, secondo anniversario della morte di Aznavour. Non è stato facile e sicuramente è un rischio, da tanti punti di vista, ma sono convinto che si debba osare, specie in questo momento storico dove è semplice farci paralizzare e deprimere da tutto ciò che abbiamo intorno. Ho pensato ad un viaggio tra 16 brani, i 10 del CD più altri brani immortali che non ho inserito nelle incisioni (L’istrione, Ed io tra di voi). Cercherò di accompagnare gli ascoltatori nel mood emotivo dei brani, attraverso racconti e piccoli elementi scenografici che possano definire e contestualizzare a livello visivo; parlerò di Aznavour, di ciò che ha detto e fatto, e proverò anche a narrare qualcosa di me.

Non ho barriere nel raccontarmi, e penso che ogni brano possa sottolineare un aspetto che mi rappresenta. Avrò con me tre musicisti (Mauro Scardini al pianoforte, Patrizio Sacco al contrabbasso e Stefano Marazzi alla batteria) e le tre ospiti femminili che hanno duettato nel disco, ad eccezione di Stefania Fratepietro che sarà sostituita da Martina Cenere. Il concerto è abbastanza modulabile, per contesti più ridotti è anche proponibile in una versione solo piano e voce; sicuramente una versione più intima ed avvolgente, che penso renda ugualmente giustizia a questi brani e riesca a catapultare l’ascoltatore in un mondo  che oggi non esiste più.

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Progetti futuri di Michelangelo Nari? Attualmente non ho situazioni definite a livello teatrale, ci sono molti progetti di ripresa con spettacoli che ho già fatto in passato ma nulla di certo come tempistiche. Sto esplorando un po’ il mondo degli adattamenti, che ho già iniziato con il musical Heathers, con alcune cose a livello discografico e teatrale proprio dal francese, e in generale cerco di mantenere il mio percorso in linea retta, mantenendo una certa coerenza in quanto scelgo e decido di fare. Il periodo è sicuramente difficile per tutto il mondo dello spettacolo e dobbiamo stringere i denti, ma penso possa essere il momento giusto per guardarsi dentro, dedicarsi ai propri progetti e provare in qualche modo a ricentrarsi… come se ci mettessimo in posizione di partenza, pronti a scattare quando finalmente ci sarà dato il via. Io sono un ottimista, perciò non mi demoralizzo facilmente, ringrazio il mio background tennistico per questo… con la pallina gialla non ero poi così forte, ma sicuramente mi ha dato quella forma mentis da combattente e lottatore che è stata indispensabile in questo mondo… perciò, pronti per giocare il prossimo set! • RS


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PERSONAGGI

Davide Locatelli e le

sue 88 sfumature di rock IL PIANISTA E COMPOSITORE BERGAMASCO CON I SUOI VIRTUOSISMI MIXA IL CLASSICO CON IL MODERNO

L'

immagine più iconica di Davide Locatelli è il pianoforte che si incendia nel video del suo arrangiamenrto di Pirates of carribean, tema centrale della fortunata serie di film che hanno protagonista Johnny Depp. Davide è stato definito "un pianista rock, che con i suoi virtuosismi e il modo unico di miscelare alla perfezione classico e moderno" e ascoltando i suoi brani ci si rende immediatamente conto di quanto grande sia il suo talento. perchè, diciamolo, non è da tutti prendere un brano "immortale" come l'Estate di Antonio Vivaldi e "locatelizzarlo" in chiave rock: il risultato è adrenalina

pura, un mix vincente di estro e bravura. In questo numero di Riflettori su... lo abbiamo raggiunto e lo abbiamo intervistato, scoprendo che oltre a quella "scorza dura" c'è un uomo, c'è un artista che vive con e per la musica e che sogna di duettare con un altro genio: il violinista tedesco David Garrett che condivide con lui il nome, la passione per i tatuaggi e per il rock! LA NOSTRA INTERVISTA Che ricordo hai del lockdown? Come lo hai vissuto? Ho un ricordo comunque positivo del lockdown, cerco sempre di vedere nella negatività qualcosa di posi-

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tivo. In quei mesi ho ritrovato il tempo per me stesso, ho studiato tanto e mi son dedicato a molte attività che avevo lasciato sempre nel cassetto. Il mondo della musica in passato si è riunito per raccogliere fondi da destinare a progetti di solidarietà (ricordiamo il brano Domani a sostegno dei terremotati dell'Abruzzo e il tuo bellissimo brano Experienc" per Amatrice). Perchè in questa emergenza sanitaria non è accaduta la stessa cosa e abbiamo visti solamente progetti isolati come Rinascerò, rinascerai di Roby Facchinetti per la sua Bergamo?


di Daniele Colzani

Sono sincero, e credo che la ''paura'' di voler approfittare del momento poteva risultare uno scopo pubblicitario di cattivo gusto. Roby, oltre ad essere un amico, ha trasmesso con la sua musica un messagggio molto forte per la nostra città (Bergamo) e ha fatto un gesto che non tutti gli artisti del suo spessore avrebbero fatto. Chapeau, Facchinetti non si smentisce mai! Bravo. Parlaci del tuo rapporto con la "tua" Bergamo? Quale aspetto ne apprezzi di più e quale vorresti cambiare o migliorare? Io amo la mia città. Nonostante sia quotidianamente a Milano per lavoro, ho deciso di non trasferirmi perchè la mia città rimane l'angolo di paradiso quando la sera torno a casa, e me lo voglio godere... SEMPRE! L'unico aspetto che migliorerei è la mentalità delle persone, ancora troppo chiusa e ricca di pregiudizi. Vuoi raccontare ai lettori di Riflettori su... il tuo

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda i video del canale Youtube di Davide Locatelli 43


progetto Paradiso Inferno Piano Tour? Cosa devono aspettarsi? Non so nemmeno io cosa si debbano aspettare perchè sarà un tour talmente ricco di effetti speciali che non voglio sbilanciarmi. Voglio che lo spettatore abbia un ricordo indelebile dentro di sè. Quando e come hai capito di avere la passione per la musica? La passione per la musica mi è stata trasmessa a 3 anni da mio papà Claudio, anche lui pianista. Ho capito che poteva essere la mia strada verso i 12-13 quando partecipai ad alcuni corsi e li vinsi. Che consiglio ti senti di dare ai giovani che vogliono intraprendere la strada per diventare musicisti? Il consiglio più scontato, ma il più vero: NON ARRENDETEVI... MAI! Hai seguito il flash mob

"rumoroso" di Bauli in Piazza dello scorso 10 ottobre? Cosa ne pensi? La situazione nel campo musicale e degli operatori del settore è molto grave... A me e a molti miei colleghi sono saltati i tour con il quale ci si paga da vivere e con il quale si mantiene una famiglia. Trovo scandaloso che il governo snobbi di

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continuo chi regala sorrisi ed emozioni alla gente. Come dicevo prima, cerco sempre di trovare il lato positivo in tutto, e trovo che questa ''co s p i razi o n e'' verso di noi sia il giusto stimolo per accrescere la creatività nel poter trovare soluzioni alternative al nostro lavoro. Qual è il primo palco sul quale ti sei esibito e su quale vorresti suonare? Il primo palco è stato quello dell'oratorio del mio paese, avevo 5 anni e ricordo ancora il sudore delle dita prima dell'esibizione. Il palco a cui ambisco è sicuramente quello di Sanremo, ma ogni cosa ha il suo momento Il tuo animo rock e i tatuaggi ti accomunano ad un altro "genio" della musica: il violinista David Garrett. Lo conosci? Ti Piacerebbe suonare con lui? David non lo conosco perso-


nalmente, ma è una delle poche persone con la quale vorrei collaborare. E' uno dei miei riferimenti da sempre. Grande musicista, e da fuori sembra anche una grande persona. Tutti ricordano la tua partecipazione a Tu sì que valès, dove Rudy Zerbi e Maria De Filippi si complimentarono per la tua versione di Summer di Vivaldi. Che ne pensi dei talent musicali? Era il 2015, è passato un bel po' di tempo ed ho un ricordo sia positivo che negativo di quell'esperienza. Sicuramente il talent ti da la spinta per poter iniziare la carriera bruciando un po' di tappe, ma se non hai le spalle larghe finisci come la maggior parte dei talenti: nel dimenticatoio. Io sono orgoglioso del percorso fatto, perchè sono arrivato a Tu si que vales con le braccia doloranti del carico e scarico del furgone pre e post concerto. Credo che vivere le situazioni dal più basso, sia la scuola migliore per poter far questo mestiere. Oggi potrei

evitare questo passaggio, eppure mi piace ancora caricare e scaricare il pianoforte dal furgone a fine concerto di fronte lo stupore del pubblico Sei un vero maestro nel riarrangiare brani classici e nel personalizzare (potrem-

mo coniare il termine "Locatellizzare") canzoni più recenti. Come riesci in questo difficile lavoro? Raccontaci il tuo segreto Beh il trucco c'è, ma non si vede... se lo sapessero tutti che segreto sarebbe? :-) • RS

WWW.DAVIDELOCATELLI.IT 45


PROGETTI

a cura della Redazione

Il potere della musica IL PROGETTO COMPRENDE IL PRIMO ROMANZO E UN NUOVO CD

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a qualche settimana è uscito il nuovo lavoro discografico di Roby Facchinetti, Inseguendo la mia musica, - distribuito da Believe Digital – che contiene 2 CD live del tour 2019 e un CD intitolato Rinascerò, rinascerai che include l’omonimo successo, oltre a quattro inediti. Inseguendo la mia musica sarà disponibile anche in tiratura limitata con una speciale confezione di quattro vinili. Il progetto discografico, che prevedeva inizialmente solo il “live”, si è arricchito di quattro brani inediti nati durante il lungo e difficile periodo del Covid-19. Il tempo sospeso del lockdown ha ispirato Roby che ha composto queste musiche in risposta al dolore di quanto accadeva intorno a lui, spinto dal desiderio di speranza e di rinascita. La prima canzone realizzata è stata Rinascerò, rinascerai a cui l’amico Stefano D’Orazio in poche ore aveva aggiunto le parole di un’autentica poesia.

Il brano, che ad oggi ha registrato oltre 16 milioni di visualizzazioni ed è stato tradotto spontaneamente in oltre 13 lingue, ha raccolto e continua a raccogliere proventi destinati all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, la città più colpita dal virus. Un successo ascoltato in tutto il mondo che è diventato un inno alla vita. Dalla collaborazione Facchinetti-D’Orazio sono nate altre 3 canzoni inedite: il primo singolo uscito lo scorso 10 settembre, Fammi volare è un interminabile volo fantastico, sottolineato dal video di Gaetano Morbioli. Il secondo è Invisibili, un brano dedicato a quegli anziani che hanno avuto la fortuna di invecchiare insieme protetti dal loro profondo amore, ma che vivono in solitudine. In ultimo, su una musica toccante, Stefano ha scritto un testo dedicato a Valerio Negrini: Senza un’ultima parola che dice D’Orazio “è il brano che più mi coinvolge tra questi inediti che con “Rinascerò, rinascerai” formano un CD ricco di forti emozioni”. Completa il progetto discografico, il primo romanzo di Roby Facchinetti, Katy per sempre, uscito il 22 settembre edito da Sperling&Kupfer, una storia

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© Cristian Dossena

per Roby Facchinetti

emozionante sul potere della musica, che accompagna tutta la vita della protagonista del libro. • RS


Il meggo della narrativa femminile tutto in un solo catalogo

Scoprici in tutti gg store onnne e in breria 47


LO SCENOGRAFO

Aspettando la nuova primavera teatrale!

IL PRODUCTION DESIGNER E "ARCHITETTO DELL'EFFIMERO" RACCONTA IL SUO LAVORO

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npo la pausa estiva ci ritroviamo finalmente in questo spazio, purtroppo ancora accompagnati da questa brutto periodo. Tutto ciò si riflette sul nostro vissuto quotidiano e ci condiziona ma non dobbiamo mollare, usciremo da questa brutta tempesta in mezzo all’oceano di nome Covid-19 e arriveremo alla tanta agognata isola felice e senza essere perseguitati dalla pandemia! Il mondo dello show business scalpita per ripartire verso nuovi spettacoli e per farsi trovare pronto per quando tutto ricomincerà! Quest’ultimo periodo si sta trasformando nella grande fucina che partirà nel giro di qualche tempo, tutti a cercar di ipotizzare quale sarà il prossimo rinascimento da poter cavalcare... perché più ci sono limitazioni e più cresce la voglia di poter

andare a vedere uno spettacolo teatrale con maestose scenografie e finalmente la possibilità di poter rivedere teatri pieni per un lungo periodo che effettivamente non succede da innumerevole tempo. Cosa ci dovremmo aspettare nei prossimi mesi? Purtroppo al momento l’incertezza alberga in tutti noi e questo non aiuta a pianificare. Le nuove produzioni non possono ancora pensare dei nuovi allestimenti a breve termine ma comunque regna in chi vuole produrre spettacoli la paura di arrivare più tardi di altre produzioni. quindi la partita si giocherà fino all’ultimo rigore, chi avrà più coraggio e lungimiranza vincerà questa strana finale che vedrà il vincitore probabilmente a primavera.

Quindi aspettando il nuovo corso e nuovi allestimenti teatrali, noi scenografi e tutti gli addetti ai lavori stiamo pensando al fantastico ritorno alle scene che si prospetterà interessante. Già alcuni spettacoli si preparano ad accendere i motori, dal canto mio penso che i veri fuochi d’artificio ci saranno con la prossima stagione ma sicuramente anche in questa stagione sopratutto nella seconda parte ci potranno essere risvolti interessanti. Quindi non molliamo e teniamo duro che nuove storie verranno messe in scena è tutto

TRA I SUOI LAVORI

Teatro Off

• Assistente Scenografo: 2000 teatro Buonanotte Mamma regia L. Salveti; 2001 teatro Otello regia G. Del Monaco; 2002 teatro Tancredi regia M. Gasparon; 2003 teatro Proserpine regia M. Gasparon; 2003 teatro Orfeo regia M. Gasparon; 2015 teatro Una coppia in provetta regia G. Corsi; • Scenografo: 2006 Premiere del film animato The Wild (Disney), 2017 Design Area Kids Family Hotels, 2018 teatro Romeo e Giulietta regia M. Iacopini. 2019 teatro La leggenda di Thor regia A. Ronga

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di Antonello Risati

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda i suoi lavori

Riciclo materiali

tornerà meglio di prima, questo ci aspettiamo tutti noi dopo tanta pazienza e resilienza. Lo scenografo come figura in questo contesto attuale si trova a dover affrontare ancor di più il problema del budget dei costi che al momento per quanto riguarda i nuovi allestimenti è praticamente nullo. Quindi bisogna reinventare e riutilizzare dei materiali e dargli una nuova vita

come capita spesso negli spettacoli di teatro Off, infatti questa situazione a volte e’ una buona palestra per i giovani scenografi che cominciamo a muovere i primi passi in teatro così sapranno gestire al meglio le risorse negli spettacoli con budget importanti che andranno in scena nei grandi teatri con molti spettatori. Ovviamente meno risorse ci sono più bisogna aguzzare l’ingegno

Concept musical La leggenda di Thor

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e la creatività usando anche materiali di riciclo, in questo caso la scenografo può fare la differenza è aiutare la produzione, abbassando notevolmente i costi e questo a volte produce dei risultati inaspettati e lodevoli. Come progettista lo scenografo deve sempre cercare di mettere a disposizione delle scene che si possano riutilizzare nel tempo per spettacoli futuri da parte della produzione cercando ovviamente di rivisitarle in base alla sceneggiatura per poi aver così meno impatto a livello di costi sul budget a disposizione. Il teatro rinascerà a breve come tutto il mondo dell’intrattenimento in generale e tutto il comparto dello spettacolo si dovrà tenere pronto per questa nuovo rinascimento! Alla prossima... • RS


DISCHI

a cura della Redazione

Il cielo di e

Al

Dodi Di

Battaglia

Meola...

IL BRANO ONE SKY È STATO INCISO INSIEME AL LEGGENDARIO CHITARRISTA AMERICANO

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chitarristi che collaborano per la prima volta in un brano dal sound inaspettato e sorprendente, forte dell’unione dei loro diversi background musicali. Il primo, storico chitarrista dei Pooh e conosciuto a livello internazionale tra i più vitali e produttivi musicisti italiani. L’altro, jazzista di eccezionale talento, considerato uno dei più grandi interpreti della chitarra, che spazia da sempre dal jazz fusion alla world music. Insieme, come una sorta di ponte naturale tra le loro diverse cifre stilistiche nell’ambito delle sei corde, hanno realizzato One Sky, a distanza di chilometri l’uno dall’altro, ma uniti dallo stesso amore per la musica e per il potere liberatorio che la stessa può esprimere. Il risultato dell’unione delle loro chitarre è la perfetta rappresentazione dell’esperienza crossover, grazie all’interazione tra l’inconfondibile sound pop rock di Dodi Battaglia e il mondo del jazz con contaminazioni latine di Al Di Meola. One Sky è il primo interessante assaggio del nuovo disco di inediti di Dodi Battaglia, in uscita nei prossimi mesi. • RS

© Domenico Fuggiano

al 16 ottobre sarà in radio e disponibile sulle piattaforme digitali One Sky, il nuovo brano di Dodi battaglia inciso insieme al leggendario chitarrista americano Al di Meola sarà disponibile anche in una speciale edizione in vinile 45 giri in pre-order sul sito www.azzurramusic.it. Dodi Battaglia e Al Di Meola, due

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LEGISLATURA

Aprire un blog oggi:

normative e responsabilità FACCIAMO UN PO' DI CHIAREZZA SULLE NORMATIVE CHE A LIVELLO GIURIDICO REGOLANO, QUESTE DUE ATTIVITÀ

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uali sono, a livello giuridico, le differenze tra un giornale online e un blog? Quali le responsabilità? Ne parliamo con l'Avv. Michele Vitali (nel riquadro a destra) dell’ordine di Pavia. Avv.Vitali, in America i blog sono stati equiparati ai giornali online. In Italia, c’è un po’ di confusione a livello di diritti e di doveri di chi scrive su un giornale registrato e chi è solo blogger. Quali sono le ultime normative a riguardo? Dunque, è vero che la normativa Italiana in materia di editoria on line e di Blog è forse meno “evoluta” rispetto a quella di altri paesi come gli Stati Uniti (ma anche, guardando all’Europa, Francia e

Germania), tuttavia guardando bene i riferimenti legislativi e la giurisprudenza possiamo dire che anche da noi si stia formando una disciplina chiara. Le fonti normative non sono assolutamente recenti perchè alla base vi sono sem-

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pre le leggi inerenti la “vecchia” carta stampata ma, l’apporto della giurisprudenza ha senza dubbio aiutato a chiarire parecchi aspetti. La prima e più importante fonte resta senza dubbio la costituzione (art. 21 comma 3 in particolare) che sancisce il principio per cui la stampa non possa essere soggetta a censure o autorizzazioni; poi vi sono la L. 47 del 1948 in materia di “disposizioni sulla stampa” e il Regio Decreto 562 del 1946 che  reca norme in materia di sequestro delle testate giornalistiche. È stata poi la  giurisprudenza della cassazione (non senza repentini cambi di ricezione) a  dire quali di questi principi fossero applicabili anche ai blog od alle


di Silvia Arosio

testate giornalistiche on line (sia “mera copia” del giornale cartaceo sia “autonome”)  e a porre quindi chiarezza sull’equiparazione o meno di queste nuove forme  di diffusione dell’informazione al giornale cartaceo.Ciò che ne è emerso è che il più recente orientamento della Suprema Corte  (in essere dal 2015) equipara le testate giornalistiche on line alla carta  stampata (garantendo i diritti e le tutele anche costituzionali ma anche  imponendo il rispetto delle normative volte ad impedire che con la stampa si  commettano reati), lasciando però fuori i blog che hanno una disciplina  differente e più libera a patto che non assumano in alcun modo forme, e  contenuti equiparabili alle testate giornalistiche. Recentemente il TAR del  Lazio con sentenza 9841 del 2017 (richiamando e riassumendo varie  sentenze della Cassazione anche in materia penale) ha chiarito le  caratteristiche che il blog debba avere per non essere ricompreso nella sfera  delle testate giornalistiche on line e precisamente:

la periodicità (il blog è libero mentre il giornale deve avere una scadenza fissa che deve essere  rispettata), la verifica della veridicità delle notizie (obbligo che i blog non  hanno), la presenza di un direttore responsabile ed obblighi di registrazione  ben precisi (che il blog non è tenuto ad avere).  Cosa significa aprire un

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giornale online regolarmente registrato? Cosa comporta? Aprire un giornale on line comporta, appunto, la registrazione presso il Tribunale di riferimento per territorio ed il rispetto degli obblighi - fondamentalmente - dei giornali su carta stampata (come già detto: periodicità, verifica dell’attendibilità delle notizie e


presenza di un direttore) comprese anche le responsabilità penali. In altre parole, essendo il giornale  on line equiparato ad una testata giornalistica su carta, il direttore è  responsabile in merito alla veridicità delle informazioni riportate ed al contenuto degli articoli che ha l’obbligo di supervisionare rispondendo  (anche per articoli non firmati) di eventuali notizie inveritiere o di contenuti  offensivi.  E se il proprietario di un blog fosse pure giornalista? Secondo me se il proprietario di un blog fosse un giornalista andrebbe fatta una distinzione in base all’operato ed al tipo di blog. Se il giornalista agisse  come tale, risponderebbe al proprio ordine in caso di illeciti disciplinari e la  sua pubblicazione non sarebbe nemmeno un blog ma una testata  giornalistica vera e propria, perchè fornirebbe notizie diciamo “controllate”;  mentre se il giornalista agisse come privato cittadino ad esempio aprendo un  blog di cucina, a mio parere non opererebbe come giornalista e quindi non  avrebbe re-

sponsabilità diverse da quelle degli altri blogger. Il reato di diffamazione come viene gestito nei due casi? Beh, il reato di diffamazione ex art. 595 del codice penale e cioè l’offesa all’altrui reputazione fatta comunicando con più persone diciamo che vale  per tutti ed anche per i blogger. Mentre nel caso delle testate giornalistiche  (on line o non on line) si parlerebbe di diffamazione a mezzo stampa che  assume maggior rilievo ma che ha obbligato il legislatore a tenere ben  presente il bilanciamento tra l’offesa e la libertà di stampa e, di conseguenza,  è soggetta a varie discriminanti e cioè cause oggettive di esclusione della  configurabilità di un reato come ad esempio (cito forse la più importante) la  rilevanza del fatto narrato per l’interesse pubblico. Per fare un esempio molto  succinto

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ma che forse chiarisce, se, per riportare un fatto di assoluto interesse pubblico e di gran risonanza, il giornale offende la reputazione di  qualcuno, ciò non costituisce reato di diffamazione. I commenti che vengono lasciati dai lettori, invece, sia per il giornale che per il blog, possono a volte essere diffamatori. Chi ne risponde? Nel caso di commenti di let-


tori la giurisprudenza tende ad escludere la responsabilità del direttore del giornale perchè i controlli necessari a vagliarli  tutti sarebbero quasi impossibili (in molti casi la pubblicazione è immediata e  quindi sarebbe possibile solo un controllo successivo che non è punito dal  nostro codice penale). Quindi, salvo rarissimi casi che sono avvenuti negli  anni, non è prevista alcuna responsabilità per chi dirige la testata.  Ci sono dei precedenti che hanno dato qualche dritta per orientarsi? Di precedenti in materia di responsabilità del direttore del giornale, dei  giornalisti e dei blogger ce ne sono tantissimi e sarebbe difficile in questa  sede affrontarli tutti per fornire un “orientamento” senza contare che ogni  caso sia a se stante soprattutto in questa materia. Direi genericamente che occorra seguire scrupolosamente la deontologia e i doveri che provengono  dal proprio ruolo per quanto riguarda chi ha come riferimento un ordine;  mentre per i blogger basterebbe il buon senso e il rispetto di normalissime e  basilari regole sociali che, ahimè, son sempre più disattese. Se un giornalista o un blogger pubblica un comunicato stampa che viene da terzi, la responsabilità di chi è? In questo caso la differenza è sempre la stessa: il giornalista e/o il direttore  del giornale hanno dovere di controllo del-

la veridicità della notizia anche se proviene da terzi come un comunicato stampa o altra fonte e quindi se  pubblicano qualcosa di falso ne rispondono; mentre il blogger non ha dovere  di controllo della veridicità di ciò che pubblica. Perché, secondo lei, un giornalista ha tanti vincoli, appartenendo a un Ordine e un blogger e un influencer possono fare quello che vogliono? Non sarebbe ora di porre dei freni alla pubblicità travestita da articoli anche per chi non è giornalista? Dunque, premetto che la re-

sponsabilità ce l’abbiano tutti anche se magari in forme differenti, come ad esempio nel caso della citata diffamazione e quindi  anche l’influencer o il blogger hanno vincoli dettati dalla legge e dal nostro  codice penale che devono rispettare in qualità di cittadini. Il Giornalista ha  più vincoli perchè è iscritto ad un albo professionale e svolge una funzione -  uso un termine improprio - “istituzionale” che lo vincola mag-

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giormente proprio per tutelarne la credibilità. Se leggo una notizia su un giornale  accreditato sono portato a fidarmi, se la leggo su un blog (faccio fatica a non  fare nomi ma mi trattengo) sono meno portato a considerare quanto riportato  come veritiero perchè so che non c’è alcun tipo di controllo. Poi sul fatto che  alcuni blog siano giornali on line travestiti e che ci vorrebbero normative più  severe per blogger ed influencer sono perfettamente d’accordo. Il discorso,  invece, della pubblicità travestita da articoli è una questione diversa che è  stata già oggetto di interventi da parte dei tribunali al fine di disincentivare  questa forma di comunicazione.  Cosa consiglia ad un giornalista ed a un blogger per tutelarsi? Cosa consiglio per tutelarsi…Se dicessi “rivolgersi ad un avvocato” sarei di  parte, quindi non lo dico. Al giornalista direi di studiare le normative di  riferimento e di rivolgersi in caso di dubbi anche e soprattutto deontologici  all’Ordine che comunque ha anche questa funzione. Al Blogger, francamente,  direi di usare la diligenza, la correttezza e la coscienza perchè comunque  inevitabilmente queste sono forme di comunicazione che influenzano il  pubblico (soprattutto le nuove generazioni e soprattutto i più giovani) e  vanno quindi usate con attenzione senza abusarne. • RS


MOSTRE

Frida Kahlo porta il suo "caos" a

Milano

UN PERCORSO SENSORIALE ALTAMENTE TECNOLOGICO E SPETTACOLARE NELLA VITA DELL'ARTISTA MESSICANA

Leo Matiz Frida Kahlo Coyoacàn, Città del Messico, 1944 Fotografia a colori © Fondazione Leo Matiz

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a pochi giorni ha aperto a Milano, negli spazi della Fabbrica del Vapore, la mostra Frida Kahlo - Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale. La mostra sarà visitabile fino

al prossimo 28 marzo 2021 Frida Khalo rappresenta una figura centrale dell’arte messicana e certamente la più celebre pittrice latinoamericana del XX secolo. Con il marito Diego Rivera, tra i più importanti muralisti del Messico, formano una delle coppie più emblematiche della storia dell’arte mondiale. Nata nel 1907, a sud di Città del Mes-

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sico, eredita e fa suoi i valori della Rivoluzione messicana, tra cui l’amore per la cultura popolare. “Le canzoni, gli abiti indigeni, gli oggetti d’artigianato e i giocattoli tradizionali, insieme all’influsso religioso della madre e alle nozioni tecniche sulla fotografia acquisite dal padre – afferma Arèvaldo - creano un legame profondo tra la sua


di Daniele Colzani

produzione artistica – e dunque la sua esistenza – e la storia del Messico”. Come noto, Frida, da bambina, fu colpita dalla poliomielite, una malattia che l’avrebbe resa per sempre claudicante dalla gamba destra; più tardi, a 18 anni, fu vittima di un incidente: l’autobus sul quale viaggiava si scontrò con un tram, e lei subì diverse fratture alla colonna vertebrale, alle vertebre lombari e all’osso pelvico, oltre a una ferita penetrante all’addome. Fu durante la lunga convalescenza che iniziò a dedicarsi alla pittura. I postumi dell’incidente ne resero l’esistenza piuttosto tormentata. Frida ebbe infatti diversi aborti e dovette affrontare oltre trenta operazioni, tutti eventi infausti che rappresentò nei suoi dipinti, dai quali trapelava inoltre l’immenso dolore interiore provocatole dai continui tradimenti di Diego Rivera.

Particolare dello Studio di Frida (tavolo scrittoio con Diario e colori) Casa Azul, 1946 Coyoacàn, Città del Messico © NAVIGARE Srl

IL PERCORSO ESPOSITIVO La mostra accoglie il visitatore in un ambiente fortemente caratterizzato, con grandi immagini di Frida e la riproduzione delle peculiari pareti blu di Casa Azul, dove l’artista visse e da cui idealmente parte il percorso di visita. Una sezione multimediale all’ingresso, grazie a monitor

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e proiezioni, propone immagini animate che vedono Frida protagonista dei suoi dipinti. Segue una crono-storia raccontata attraverso le date che hanno maggiormente segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, con alcune delle sue citazioni più rappresentative, riprodotte in grandi iscrizioni. Frasi e cita-


zioni si alternano ad immagini in grande formato in cui l’artista è protagonista di scatti fotografici celebri, che hanno fatto il giro del mondo. Nello stesso ambiente è inoltre collocata Le due Frida, una istallazione artistica che riproduce il noto dipinto omonimo: la struttura portante è realizzata dall’artista Innocenzo Mancuso; le donne messicane che compongono il team di Enamoramex hanno dato vita alla realizzazione degli abiti, dei ricami di vetro dei cuori, della pittura a mano che riproduce il sangue e del tessuto squarciato dell’abito bianco, mentre i minuziosi ricami dell’abito blu sono opera delle tessitrici Tehuana di origine zapoteca. Il viaggio alla scoperta degli ambienti intimi in cui Frida visse ed operò continua con le gli ambienti di Casa Azul. Riprodotti fedelmente, in scala reale, questi spazi sono ricchi di dettagli di grande interesse e curiosità. • La camera dei sogni: qui è ricostruita l’intera stanza da letto di Frida con il grande letto a baldacchino in legno massello con lo specchio che utilizzava per potersi ritrarre anche quan-

Leo Matiz - Frida, Cristina Kahlo, Diego Rivera ed un’amica - Città del Messico, 1941 ca. Fotografia B/N © Fondazione Leo Matiz

do costretta a letto dalla malattia e dove morì il 13 luglio del 1954. Sul letto uno dei busti che l’artista doveva indossare e che dipinse: La colonna rotta. La camera è arredata con oggetti tipici della cultura messicana, tra cui sculture di pietra e pupazzi di cartapesta, con quadri e fotografie fedelmente riprodotti, libri, mobili e le stampelle personali. • L'universo creativo: l’Atelier riproduce minuziosamente lo studio della pittrice realizzato nel 1946 al secondo piano di

Camera da letto di Frida (riproduzione fedele del letto a baldacchino in legno massello e specchio, con stampelle ed elementi di arredo) Casa Azul Coyoacàn, Città del Messico © NAVIGARE Srl

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Casa Azul: lo scrittoio e la scrivania con tutte le boccette dei colori ed i pennelli, il diario di Frida, la sedia rossa impagliata, la scatola con i gessetti colorati, la sedia a rotelle ed il grande cavalletto con il dipinto della natura morta. Le grandi finestre, incorniciate dei muretti in pietra, riproducono la vista del bellissimo giardino. • Il giardino: riproduce l’area lussureggiante di vegetazione che Frida curava e nel quale abitavano vari animali come scim-


Particolare dello Studio di Frida (sedia a rotelle, pennelli e cavalletto) Casa Azul, 1946 Coyoacàn, Città del Messico © NAVIGARE Srl

mie e pappagalli. Le aiuole, con i loro muretti gialli e lo sfondo delle pareti blu con le finestre verdi, si estendono attorno alla nota piramide a gradini, colorata di giallo, arancio e blu, e adornata di piante e statuette rappresentanti figure azteche. Tra le pareti si scorge anche la teca blu a muro con gradini e statuette che reca l’iscrizione bianca Frida y Diego vivieron en esta casa 1929-1954. • I colori dell'anima: questa sezione è dedicata alle fotografie che il colombiano Leo Matiz scattò a Frida Kahlo. Pittrice ormai conosciuta e indipendente, sia economicamente che sentimentalmente da Rivera, Frida è colta nelle sue espressioni più caratteristiche ed immersa nel suo ambiente quotidiano e immortalata in vari scatti esclusivi in bianco e nero e a colori, che ne esaltano la femminilità. Gli spazi di Casa Azul si ritrovano dunque nuovamente negli scatti di Matiz. Nella teca al centro della sala è inoltre possibile ammirare la macchina fotografica origina-

le di quello che è considerato uno dei più importanti fotografi del XX secolo, e altri strumenti della fotografia del tempo. Lo straordinario rapporto di amicizia che legava Leo Matiz a Frida Kahlo emerge attraverso la

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmie, 1943 Olio su tela 81,5 × 63 cm Collezione Jacques - Natasha Gelman (Città del Messico, Messico) - Riproduzione formato Modlight © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F.

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video testimonianza esclusiva, resa dalla figlia Alejandra Matiz, tra i curatori della mostra. • Diego: amico, amante e sposo: al piano superiore la mostra prosegue con una sezione dedicata a Diego Rivera. Regala grandi emozioni la proiezione di una delle lettere più evocative che Frida scrisse al marito, accompagnata dal sonoro di forte impatto emozionale in lingua originale. Alle pareti le gigantografie dell’artista. Una macchina da scrivere del tempo campeggia con una lettera che Rivera scrisse all’amante Maria Felix. Nella teca a vetro posta al centro della sala se ne trova un’altra impreziosita dai disegni dei rospi di Rivera e sono esposte altre lettere e cartoline che Frida inviò, per esempio, al Dr. Eloesser, suo amante e medico di fiducia. • La stanza del curatore: questa sala è dedicata dal curatore Arèvaldo alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita di Frida, trattate su grandi pan-


nelli grafici: se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato (gioielli, ceramiche, giocattoli). Spazio anche alla musica con alcune tra le più celebri canzoni tradizionali, che si potranno anche ascoltare. Esposti alcuni esempi mirabili di collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. • Gli abiti di Frida: la Kahlo è stata una grande donna ed una straordinaria artista, ma è innegabile che sia riuscita anche ad imporsi quale icona di stile. Ecco in questa sezione trovano posto alcuni degli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla Kahlo. Gonne ampie e coloratissime, scialli e camiciole, copricapo e collane, qui

ogni capo esposto è un esclusivo richiamo alla tradizione messicana. Grazie alla collaborazione di Milagros Ancheita, esperta del costume messicano e anch’essa curatrice della mostra, in questa sala si scoprono tutti i dettagli e i riferimenti storici dei capi d’abbigliamento indossati da Frida Kahlo. • I murales: il focus sulla tradizione messicana procede con le proiezioni di alcuni dei più conosciuti murales che Diego Rivera firmò in varie parti del mondo. Presentati nella loro interezza e in alcuni dei det-

Diego Rivera Senza Titolo, anno ND Litografia acquerellata 32,5 × 44 cm Collezione privata (Messico) © Galerìa Oscar Romàn

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Leo Matiz Frida Kahlo Xochilmico, Messico, 1941 Fotografia B/N © Fondazione Leo Matiz

tagli più significativi, si alternano sulle pareti le proiezioni dei ventisette pannelli murali che compongono il Detroit Industry Murals (Detroit), Pan American Unity Mural (San Francisco, 1940) e Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central (Città del Messico). • I busti: in un ambiente attiguo si possono inoltre ammirare sette busti in gesso che altrettanti artisti contemporanei hanno voluto rielaborare, ispirandosi ai corsetti che Frida dovette utilizzare nel corso della sua vita e che dipingeva. Ne troviamo uno che riproduce il celebre busto con il motivo della falce e martello ed il bambino in grembo, o altri nati dalla creatività degli artisti, per esempio quello in cui i volti di Frida e Diego diventano due teste di moro, comparando i loro intrecci amorosi con quelli raccontati dal mito. • Frida e il suo doppio: qui sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che Frida realizzò nel corso della sua carriera artistica. Il modlight è una particolare forma di retroilluminazione


omogenea, in cui ogni dipinto, precedentemente digitalizzato, viene riprodotto su uno speciale film mantenendo inalterate le dimensioni originali. Attraverso questo metodo, si possono apprezzare tutte le caratteristiche principali delle tele dipinte da Frida nell’arco della sua esistenza. A completare la sezione, uno dei capolavori di Frida Autoritratto con Bonito (1941) interamente animato. • Frida in bollo: a conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, in mostra una straordinaria collezione di prodotti filatelici. La raccolta è davvero unica ed annovera le più importanti emissioni che diversi stati – oltre al Messico, Niger, Togo, Sierra Leone, Ciad, Mozambico, Serbia, Maldive, Repubblica Centrafricana - hanno tributato in omaggio alla Kahlo in concomitanza di alcune ricorrenze.

• Sala Cinema: nella sala proiezioni si ha la possibilità di assistere ad uno speciale ed emozionante documentario sulla vita di Frida dal titolo Artists in Love: Frida Kahlo & Diego Rivera. • Le opere di frida e Diego: al termine della visione uno spazio riservato ospita Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia opera originale di Frida del 1938 che esprime in modo inequivocabile l’impossibilità di movimento. Sono inoltre esposte sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera, provenienti da collezioni private, che rappresentano scene di vita quotidiana. • Il viaggio: lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D conclude infatti il percorso esposi-

Francobollo Omaggio a Frida Kahlo pe il 110° Anniversario della nascita recante collage di dipinti Sierra Leone, Africa emesso nel 2017

tivo. Con la sua combinazione di video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali, è una esperienza sensoriale molto emozionante, adatta a grandi e piccoli. Rappresenta un momento unico di “immersione” visiva in movimento dentro il mondo artistico e umano di Frida Kahlo. Ogni immagine tridimensionale è connessa ad un effetto speciale. Il movimento della piattaforma, su cui sono poste delle comode poltrone, perfettamente sincronizzato con la visione, dà la sensazione di muoversi in prima persona, enfatizzando ogni spostamento ed in tutte le direzioni. • Spazio ludoteca: non ultimo, un laboratorio dedicato ai bambini e alle visite scolastiche appositamente concepito per avvicinare gli studenti alle opere d’arte di questa straordinaria pittrice. • RS

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ARTE A TEATRO

L’autunno degli

Arcimboldi

è dedicato alle famiglie

GRANDE SUCCESSO PER LE DUE ART-EXPERIENCE CLAUDE MONET – THE IMMERSIVE EXPERIENCE E UNKNOWN STREET ART EXHIBITION ALLESTITE NEL TEATRO MILANESE

I

l pubblico milanese ha dimostrato di apprezzare l’innovativa proposta culturale e oltre 18.000 visitatori finora si sono recati a teatro per lasciarsi trasportare in un affascinante viaggio nell’arte, a cavallo fra la fantasia del maestro dell’impressionismo e la provocazione delle opere di Banksy, riconosciuto come il più importante esponente dell’arte di strada. Ecco la nostra intervista a Lara Martinetto, Responsabile comunicazione e pubbliche relazioni di Next Exibition. Come avete scelto il teatro Arcimboldi e perché proprio questi due progetti?

Durante il lock down la nostra attività è stata messa in standy. Da una parte Dimensione Eventi con tanti concerti (come il tour live teatrale di Edoardo Bennato) e dall’altra Next Exhibition con la chiusura dopo sole tre settimane della mostra “Frida Kahlo Through the Lens of Nickolas Muray” alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Non ci siamo dati per vinti e la mente ha sempre lavorato alla ricerca di soluzioni. Da qui lo spunto di fare “di necessità virtù” pensando al teatro come nuovo contenitore di arte. Collaboriamo con Show Bees da anni e così è nata questa nuova avventura.

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di Silvia Arosio

Milano perché è il fulcro delle nuove sperimentazioni e perché è stata una delle città più segnate dal Covid. C’era bisogno di un segnale forte. Abbiamo analizzato vari possibili contenuti museali e siamo stati tutti concordi che il momento e la location richiedevano due innovatori, due leader: Monet, Padre dell’Impressionismo, e Banksy, simbolo della Street Art. Cosa significa per te portare l’arte figurativa in teatro? Partiamo dal presupposto che il teatro è arte e quindi trovo naturale che lo spazio teatrale possa diventare contenitore di arte figurativa. Le opere salgono su un palcoscenico come nel caso di Monet, rendendo più intimo il rapporto col pubblico che, a sua volta, si trova a calcare il palcoscenico, cosa mai fatta in precedenza. Nella mostra immersiva su Monet il visitatore diventa lui stesso protagonista dell’opera, diventa un attore vero e proprio. E’ una sensazione nuova e bella, totalizzante, che sono certa il pubblico stia apprezzando molto. I numeri di presenze ed i feedback lo dicono. Per cui credo che la formula arte a teatro sia davvero vincente e un ottimo spunto per il futuro. So che ci sono state anche delle proposte di matrimonio

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il video Claude Monet – The Immersive Experience

nelle esposizioni… Proprio così. il 25enne Davis si è proposto alla giovanissima fidanzata di 21 anni. Ovviamente tutto è stato studiato nei dettagli con la collaborazione dello staff in mostra che ha accolto con entusiasmo la richiesta di Davis. Chi fa questo mestiere è spinto da una grande passione. Condividere un’emozione è quanto di più bello possa accadere. Sapere che un nostro evento rimarrà nella memoria di qualcuno, come uno degli attimi più emozionanti della sua vita, è magia pura... L’autunno del Teatro degli Arcimboldi è dedicato alle famiglie con le iniziative rivolte ad avvicinare i bambini al mondo dell’arte e dare la possibilità alle famiglie di partecipare insieme a un momento culturale e di svago. Quali saranno gli appuntamenti e perché? Saranno molti gli appuntamenti, tra cui la Merenda in mostra, dedicata ai più piccoli (fino ai 12 anni), che ogni martedì e mercoledì dopo le ore 14.00 potranno visitare le mostre ad un prezzo speciale e poi gustare una prelibata e salutare merenda al bar del teatro. Come garantite la sicurezza per il Covid? Seguiamo un protocollo ben preciso. In primis ingressi in mostra contingentati, obbligo di mascherina, controllo della temperatura prima dell’ingresso, numerosi igienizzanti in sala, sanificazione degli ambienti. Nel reparto VR in mostra Monet forniamo delle mascherine ulteriori per l’utilizzo dei visori, disinfettati ad ogni utilizzo. Nulla è lasciato al caso e viene persino consigliato l’acquisto dei tickets

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in prevendita per evitare code al botteghino. Il tutto per garantire massima tranquillità sia al pubblico che a chi lavora in mostra. Il pubblico sta rispondendo molto bene. Fino a quando potremo vedere la mostra e come si può accedere? Le mostre sono aperte fino al 13 dicembre, dal martedì al sabato. Tutte le informazioni sono reperibili sul sito www.teatroarcimboldiarte.it Prevendite con il circuito Ticket One o presso il botteghino della mostra negli orari di apertura della stessa. Oltre al Teatro degli Arcimboldi, presso la Palazzina

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il video UNKNOWN Street Art Exhibition


Nickolas Muray, Frida with Idol, 1939 | © Nickolas Muray Photo Archive

di Caccia di Stupinigi, dal 24 ottobre al 31 gennaio, sarà allestita una mostra dal titolo ANDY WARHOL - SUPERPOP. Il viaggio estroso e colorato nella vita di Warhol. Cosa troveremo? Troveremo il mondo del Padre della POP ART a 360 gradi. Per la prima volta a Torino, un’esposizione unica che raccoglie oltre settanta opere ufficiali: fotografie, serigrafie, litografie, stampe, acetati, ricostruzioni fedeli degli ambienti e dei prodotti che Warhol amava e da cui traeva ispirazione. Assolutamente da non perdere per gli appassionati di Warhol, ma anche per i curiosi. Perché tutti capiranno, dopo la visita,

quanto Andy abbia influenzato la vita di ognuno di noi. Per tutte le info consiglio di visitare il sito ufficiale www.warholsuperpop.it E dopo Warhol, anticipazione per Riflettori su..., torna Frida!

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Abbiamo lavorato sodo e siamo riusciti a riportare la mostra Frida Kahlo Through the Lens of Nickolas Muray, dal 13 febbraio al 25 aprile 2021, alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Non si tratta di un teatro, ma la location è comunque molto bella… So che sarà ricreata l’atmosfera dello studio ed esposta la copia esatta dello storico divano rosso de la Factory. Ogni visitatore potrà sentirsi una star degli anni Sessanta alla corte dell’artista del momento, scattandosi un selfie ricordo. Un modo per attirare i giovani? Tutto l’allestimento invita a scattare selfie e foto ricordo, pratica ormai sdoganata a qualunque età. Warhol diceva che ognuno di noi avrebbe potuto diventare, in futuro, celebre per 15 minuti. E il suo futuro è il nostro oggi. • RS


APPUNTAMENTI

a cura della Redazione

Agli Arcimboldi è tempo

di

Halloween

Art

Night

IL TEATRO MILANESE È PROTAGONISTA CON UNA'APERTURA STRAORDINARIASERALE FINO ALLE 22:00

Q

uale miglior occasione per visitare Claude Monet - The Immersive Experience e UNKNOWN Street Art Exhibition e vivere la festa di Halloween all’insegna dell’arte e della bellezza? Il Teatro degli Arcimboldi si prepara a proporre al proprio pubblico una serata speciale con un’apertura straordinaria delle mostre fino alle 22.00 che consentirà al pubblico di godere in totale relax un affascinante viaggio nell’arte fra le luci e i colori della mostra multimediale dedicata al maestro dell’impressionismo e la provocazione della mostra che raccoglie alcune tra le principali opere di Banksy, il più importante e controverso esponente dell’arte di strada.

Ovviamente saranno attive tutte le precauzioni per vivere un’esperienza emozionale unica, in totale sicurezza, abbracciando l’arte con mascherina e distanziamento di sicurezza. Un viaggio sensoriale che proseguirà nel bar del foyer con l’Aperitivo in Mostra che, solo per la notte di Halloween si prolungherà fino alle 22.00 proponendo ai visitatori divertenti e deliziosi cocktail in tema horror: Spider drink, Chupito e Cervello, Zombie Drink, Black Mojito accompagnati da gustose proposte culinarie come Halloween Snack, Meneghino Incappucciato, Tortilla insaguinata e Nachos con Bloody Sauce.

In teatro, per tutto il percorso della mostra e durante gli eventi collaterali, il visitatore potrà sentirsi in un ambiente rilassato e sicuro grazie a una prevenzione attenta e a un rispetto scrupoloso degli adempimenti prescritti dalle normative anti Covid. Halloween Art Night, una serata imperdibile per festeggiare la notte delle streghe con i propri amici e familiari, lasciarsi affascinare dalle mostre allestite all’interno del teatro e trascorrere un piacevole momento di relax, in totale sicurezza, degustando i divertenti aperitivi “da brivido” proposti dal bar del teatro. • RS

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ARTE & DINTORNI

A

Bologna è tempo

di

Brick

di Silvia Arosio

Art

L’ORIGINALE ARTE DEI MATTONCINI ARRIVA A BOLOGNA IN UN CONTESTO UNICO, INASPETTATO E SPETTACOLARE

T

ornando in teatro, fino all’ 8 dicembre 2020, presso il Teatro Celebrazioni di Bologna si punteranno i riflettori sulla coloratissima Brick Art. Il foyer, i corridoi, la platea, il palco: tutto il teatro ospiterà oltre quaranta opere per un totale di oltre tre milioni di mattoncini. Creatore delle opere il reggiano Riccardo Zangelmi, unico italiano al mondo a essere stato riconosciuto come artista da LEGO ® Group. Lara Martinetto, Responsabile comunicazione e pubbliche relazioni di Next Exibition, ci ha raccontato le peculiarità di questa mostra. A chi si rivolge questa mostra e cosa ospiterà? La mostra è un inno alla gioia: un mondo colorato e fantastico, capace di coinvolgere e far sognare grandi e piccini. Le opere d’arte raffigurano oggetti di vita quotidiana: dai cibi, come la mela e la pera, alle manie delle donne, come borsetta e scarpe. Un mood Riccardo Zangelmi, Hyppo Wash

forever young che Riccardo Zangelmi, stupirà con quadri Unicuore scenici surreali: nel percorso si manifesteranno scoiattoli colorati alla ricerca non di nocciole, ma di piccoli cuori rossi; un coniglio spunterà dal cappello e una capra a pois mostrerà i suoi occhiali da sole. E non mancherà gran finale sul palcoscenico con le installazioni giganti degli animali, sempre in versione fantastica. Da Lillo, il coccodrillo intento a gustarsi un buon gelato, agli gelmi trascorre la sua giovinezHippo Wash, i due ippopotami za a studiare musica e giocare nella vasca da bagno. Fino a con i LEGO®, mostrando da Unicuore, l’unicorno gigante, subito molta creatività e immaginazione. In seguito studia vera star della mostra. come perito agrario e inizia a CHI È RICCARDO ZANGELMI lavorare come giardiniere, danNato il 25 settembre 1981 a do anche in quel settore sfogo a Reggio Emilia, Riccardo Zan- grande fantasia. All’età di 30 anni torna alla passione mai sopita per le costruzioni e per l’utilizzo artistico dei mattoncini facendo sì che le sue opere vengano notate da LEGO® group. Da amatore diventa così professionista, ottenendo nel 2016 la certificazione proprio dal gruppo LEGO®. Oggi Zangelmi è l’unico artista italiano riconosciuto da LEGO® insieme a soli altri sedici artisti nel mondo. • RS

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MOSTRE

Il

Divisionismo si "riprende"

le sale del Castello Visconteo UN PERCORSO RICCO E AFFASCINANTE TRA LE OPERE PIÙ SIGNIFICATIVE DEI MAESTRI ITALIANI

Emilio Longoni Ragazzina col gatto, 1893-1896 olio su tavola, 24x33 cm Collezione privata

L

a grande mostra Divisionismo La rivoluzione della luce a Novara nella magnifica cornice del Castello Visconteo Sforzesco - programmata originariamente dal 23 novembre 2019 sino al 12 aprile 2020 e chiusa anticipatamente per l’emergenza sanitaria - ha riaperto i battenti e sarà visitabile fino al prossimo 24 gennaio 2021. Per dare risposta alle attese di oltre trentamila persone che avevano prenotato e avrebbero dovuto vedere la mostra durante i due mesi in cui è stata sospesa dal lockdown

e a coloro che avevano manifestato il desiderio di rivederla, l’Associazione METS Percorsi d’arte si è prodigata, con l’appoggio della curatrice Annie-Paule Quinsac, tra i massimi esperti di Divisionismo italiano, per riottenere le opere, al fine di proporre una rassegna che corrispondesse al progetto scientifico originale: raccontare la storia del Divisionismo italiano, rivoluzione della luce, in diciotto artisti, sessantasette opere, otto sale. Il successo nell’ardua impresa di rewind si deve in

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gran parte alla straordinaria generosità dei prestatori, privati e museali – inclusi i due musei svizzeri – che hanno creduto fino in fondo alla ripresa. Grazie alla loro dedizione, su sessantasette opere soltanto sei non sono presenti all’appello, un’assenza imposta da ragioni di conservazione che, dando luogo a importanti sostituzioni, ha permesso di approfondire alcuni aspetti del racconto espositivo. Tra i dipinti assenti, l’unico non rimpiazzato è la monumentale Maternità di Previa-


di Daniele Colzani

ti, fragilissimo e di difficile movimentazione, in assoluto insostituibile, rappresentato da una riproduzione di stessa misura (175,5 x 412,5 cm) collocata all’ingresso, dove si trovava all’inizio della mostra, nell’apparato didattico che spiega la storia e l’importanza dell’opera. Negli altri casi, invece, si è scelto di far subentrare dipinti che avessero lo stesso peso dei precedenti e potessero illustrare aspetti diversi delle problematiche affrontate in questa esposizione. LE SOSTITUZIONI Le cinque sostituzioni riguardano quattro sale: • Sala 2: La Prima Triennale di Brera. Uscita ufficiale del Divisionismo, al posto della grande tela di Sottocornola Fuori di porta (Le sorelle), si presenta un capolavoro di Segantini, Petalo di rosa (1890), che in un primo momento l’artista aveva pensato di notificare alla Triennale. La tela illustra un aspetto del simbolismo di Segantini, e la presenza di alcune microfotografie di analisi non

Giovanni Segantini Petalo di rosa, 1890 olio su tela con aggiunte a foglia e polvere d’oro, 64x50 cm Firmato e datato in alto a destra: “G. Segantini 1890” - Collezione privata

invasive, che documentano l’uso dei metalli, permette di introdurre una riflessione sulla sua tecnica polimaterica. L’intero procedimento si coglie in modo più immediato grazie al confronto con il dipinto stesso.

Angelo Morbelli Venduta! 1897 Olio su tela, 67 x 107 cm Firmato e datato in basso a sinistra: “Morbelli 1897” Collezione privata

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• Sala 3: L’affermarsi del Divisionismo, Venduta! (1897) di Morbelli, dal linguaggio divisionista raffinato quanto quello di Riflessioni di un affamato di Longoni, dipinto che sostituisce, è stato scelto perché nel corpus di quest’ultimo non esistono altre opere di denuncia che possano avvicinarsi in potenza alla tela divenuta icona del coinvolgimento sociale dell’artista. Venduta!, terzo dipinto dedicato da Morbelli alla prostituzione minorile, è un assoluto capolavoro che traduce un messaggio paragonabile in forza a quello di Longoni, anche se di implicazione morale diversa. • Sala 4, Pellizza da Volpedo. Tecnica e simbolo, la sostituzione di due opere, La processione (1892-1895) e Tramonto (1900-1902), e la necessità di mantenere l’ordine cronologico, hanno conferito alla piccola sezione un


carattere di testimonianza dell’evoluzione dell’artista maggiore di quanto avesse nella versione originale. La piazza di Volpedo (1888), dipinta a Firenze sotto l’influenza di Fattori, è esposta sulla stessa parete di Il ponte (1892 circa), primo tentativo di divisone del colore, e ciò permette di capire l’evoluzione dalla pittura ad impasto al divisionismo. Rimasta identica è la parete centrale dedicata al monumentale Sul fienile (1893-1894), esito maestoso del simbolismo naturalista dell’artista. Sulla parete a sinistra invece permane, a conclusione della presenza di Pellizza in mostra, il paesaggio Nubi di sera sul Curone (1905-1906), preceduto, in contraltare, da Il ritorno dei naufraghi al paese (L’annegato) del 1894 che accentua, in stato d’animo e linguaggio pittorico, l’impatto di Sul Fienile. • Sala 8, Il nuovo secolo. L’evolversi del Divisionismo, Alba domenicale di Morbelli (1915) è stata sostituita con

Giuseppe Pellizza, Il ritorno dei naufraghi al paese (L’annegato), 1894, olio su tela, 34,5x57,5 cm firmato in basso a destra G. Pellizza Collezione privata

Per sempre (1906), l’ultima delle due tele dedicate al “mal sottile”, la tubercolosi, flagello che allora falciava esseri giovani con una frequenza tale da tradursi nel morboso fascino ottocentesco del “fior reciso”, celebrato in memorabili poemi, liriche, dipinti e sculture. Proprio in quella tematica il dipinto chiude un’era, ma l’ar-

tista evita un pathos scontato grazie alla magia del linguaggio divisionista spinto all’intensità estrema, uno dei più puri esempi del divisionismo di Morbelli in cui le particelle di colore polverizzate sulla tela rendono in vibrazione luminosa la dicotomia eternità della natura - caducità della vita umana. • RS

Angelo Morbelli, Per sempre, 1906 olio su tela, 87 x 135 cm Firmato e datato in basso a sinistra: “Morbelli 1906” Collezione privata

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ARTE & DINTORNI

Rebecca Louise Law conquista

il cuore di Parma con i fiori PROROGATA FINO AL 19 DICEMBRE 2020 FLORILEGIUM, LA PRIMA PERSONALE ITALIANA DELL’ARTISTA BRITANNICA

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ino al 19 dicembre nell’Oratorio di San Tiburzio a Parma - parte del complesso San Tiburzio che include anche l’Antica Farmacia San Filippo Neri - sarà possibile ammirare

la prima personale italiana di Rebecca Louise Law: un Florilegium di nome e di fatto, capace di inondare con la sua colorata e profonda brezza d’estate la città di Parma.

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Curata da OTTN Projects e inserita nel programma di Parma Capitale italiana della Cultura 2020, Florilegium è l’evento di punta di Pharmacopea - progetto di riscoperta dell’identità


di Daniele Colzani

L'INSTALLAZIONE FATTA DI 200MILA FIORI L’installazione è letteralmente una cascata naturale in costante e organico mutamento, composta dalla coabitazione di 200mila fiori, dall’A-

ando nuovi itinerari turistici in grado di riqualificarli - gli spazi depositari dell’identità chimico-farmaceutica cittadina alle le fonti storiche, ai materiali d’archivio, agli antichi erbari e alle farmacopee riemersi in un meticoloso lavoro di recupero. Tale percorso porterà alla realizzazione di una pubblicazione capace di tracciare una linea sino alle origini locali di questa sfera del sapere che caratterizza il territorio di Parma. INIZIATIVE COLLATERALI Sarà inoltre attivato un volontariato aziendale che contribuirà alla valorizzazione e all’apertura di questo patrimonio storico-culturale a cittadini, visitatori e, in particolare, a un turismo interessato alla sostenibilità, alla storia della cosmesi e della tradizione del benessere. È stato infine sviluppato un Public Program con diverse iniziative. Il calendario degli eventi sarà aggiornato in www. pharmacopeaparma.it • RS

© Servizio fotografico OTTN Projects

chimico-farmaceutica della Piccola Parigi, promosso dal Gruppo Chiesi e Davines.

chillea millefolium al Tortum, che potrà essere contemplata sino al 20 luglio e poi, da settembre fino al 19 dicembre 2020, secondo orari che verranno comunicati nei prossimi mesi. Gratuita, adatta ai bambini e ideata appositamente per lo spazio di Via Borgo Palmia 6/A, grazie al sostegno di Gruppo Chiesi, Davines e Cosmoproject e alla collaborazione di Ad Personam, Florilegium è il cuore di un’esposizione su più fronti firmata dall’artista britannica, che prosegue anche in questa occasione la propria ricerca sull’evoluzione e sul deperimento dell’opera, spesso concepita come architettura floreale larger-than-life e scultura site-specific. I luoghi scelti sottolineano il perfetto innesto della mostra nel disegno di Pharmacopea, che intende riconnettere – cre-

WWW.PHARMACOPEAPARMA.IT 73


ARTE & DINTORNI

Arnaldo

Pomodoro

e il rapporto con il teatro

L'OMONIMA FONDAZIONE INAUGURA LE VISITE GUIDATE OPEN STUDIO - IL TEATRO SCOLPITO

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partire dal 25 ottobre 2020 la Fondazione inaugura le visite guidate Open Studio negli spazi recentemente rinnovati dello Studio e dell’Archivio di Arnaldo Pomodoro, con un focus dedicato al rapporto dell’artista con il mondo del teatro: maquettes, figurini, un costume originale, tavole progettuali, fotografie di scena raccontano ai visitatori un altro ambito di attività poco noto dell’artista, oltre alla più classica attività scultorea.“L’esperienza teatrale mi ha aperto nuovi orizzonti – scrive Arnaldo Pomodoro, a proposito del suo impegno con il lavoro teatrale – e mi ha stimolato a sperimentare anche nel campo della scultura, perché il teatro mi dà un senso di libertà creativa: mi sembra, in un certo senso, di poter materializzare la visionarietà. In alcuni progetti per la scena, soprattutto nel caso di testi classici, ho realizzato grandi macchine spettacolari da cui poi ho tratto vere e proprie sculture. In altri casi ho preso lo spunto da progetti di sculture non realizzate”. Il programma culturale della Fondazione si arricchisce così di un nuovo percorso didattico, in aggiunta a quelli già attivi presso il Labirinto di Via Solari 35, la Fonderia De Andreis di Rozzano, il centro di Milano con il tour Pomodoroincittà, nonché lo stesso Studio Arnaldo Pomodoro, dove ogni mese si svolge un ricco programma

© ph CSArt Comunicazione per l_Arte

Obelisco per Cleopatra, Soliera, 2020

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di workshop incentrati sulle tecniche della scultura. Questa iniziativa segna un nuovo passo nel progetto globale di conservazione, valorizzazione e promozione dell’Archivio e dei suoi contenuti, avviato con la pubblicazione on-going del Catalogue Raisonné dell’artista e promosso dalla Fondazione con l’obiettivo di favorire una sempre più ampia conoscenza dell’opera di Arnaldo Pomodoro e una piena accessibilità al pubblico del proprio patrimonio materiale e immateriale. Alla valorizzazione dell’Archivio si affianca poi quella della Collezione, attraverso una serie di iniziative diffuse sul territorio organizzate in collaborazione con la Fondazione, a cominciare dal comodato d’uso triennale del monumentale Obelisco per Cleopatra, collocato per i prossimi tre anni nel

piazzale antistante al Castello Campori di Soliera (MO). Per presentare al meglio l’opera - progettata nel 1989 in riferimento alla messinscena de La passione di Cleopatra di Shawqi sui ruderi di Gibellina - il 17 ottobre 2020 inaugura al Castello la mostra Arnaldo Pomodoro. {sur} face, a cura di Lorenzo Respi. L’esposizione - accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo dedicato alla genesi e all'attuale collocazione dell'Obelisco - racconta l’esperienza teatrale di Pomodoro, che ha sempre rappresentato per l’artista un momento di ricerca sperimentale e di grande libertà creativa, attraverso i costumi di scena originali, i disegni preparatori e i bozzetti scenografici della Cleopatra, oltre alle fotografie e ai video

© Elisabetta Fabbri

Cono tronco, Santa Sofia, 2020

Arnaldo Pomodoro Surface, Soliera, 2020

dello spettacolo, passando per l’Obelisco e le sculture degli anni Duemila, sino al bozzetto in bronzo dell’opera ambientale Ingresso nel labirinto (19952011), presentato per la prima volta a Soliera. Un altro aspetto poco noto dell’attività di Pomodoro, quello della produzione grafica, sarà invece al centro della mostra in programma per novembre alla Galleria d’Arte Contemporanea “Vero Stoppioni” di Santa Sofia (FC), a cura di Renato Barilli, che fa seguito alla recente inaugurazione del comodato d’uso quinquennale di un’altra opera monumentale, Cono tronco (1972), da poco collocata sul lungofiume del Bidente nel Parco di Sculture all’aperto di Santa Sofia. Sono inoltre in via di definizione due importanti comodati di opere di Arnaldo Pomodoro: quello al Museo del Novecento di Milano, nell’ambito del nuovo ordinamento della sezione dagli anni Venti agli anni Cinquanta della collezione permanente del Museo, e quello presso gli Horti dell’Almo Collegio Borromeo di Pavia, che sarà aperto al pubblico come oasi naturalistica e spazio d’arte contemporanea a cielo aperto.• RS

© ph CSArt Comunicazione per l_Arte

a cura della Redazione

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INIZIATIVE

L ' a rte al servizio della

democrazia americana IL PROGETTO UNITY INVITA TUTTI GLI AMERICANI A SOSTENERE LA DEMOCRAZIA ESERCITANDO IL DIRITTO DI VOTO

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uesta dinamica campagna di poster digitali mira a ispirare i cittadini a votare. Immagini sorprendenti dei migliori illustratori della nazione lavorano per stabilire l'unità e l'appartenenza tra tutti gli americani, che condividono in comune il diritto di eleggere un governo del popolo. Il Norman Rockwell Museum entra nella pubblica piazza in un modo nuovo con un progetto di unificazione a sostegno della democrazia: una campagna di manifestazione per votare che mette in evidenza concetti originali di sei importanti illustratori contemporanei incaricati dal Museo di creare arte motivazionale nella grande tradizione dei poster illustrati. Le opere avvincenti di Mai Ly Degnan, Rudy Gutierrez, Anita Kunz, Tim O'Brien, Whitney Sherman e Yuko Shimizu riflettono la voce personale di ogni artista e una vasta gamma di approcci artistici. Un'iniziativa artistica e civica del Museo, The Unity Project mette l'arte dell'illustrazione al servizio del bene sociale nei beni comuni. Il programma si ispira alle Quattro libertà di Norman Rockwell e alle immagini dell'era dei diritti civili che hanno mobilitato l'azione dei cittadini per il cambiamento sociale. La Campagna ci ricorda che la Costituzione dà potere al popolo e rafforzerà la nostra

Yuko Shimizu - Defend Democracy (Lady Liberty), 2020

agenzia di cittadini, il legame comune nella nostra democrazia che dà il potere al popolo di eleggere il proprio governo, governo di, da e per il popolo. Il progetto Unity ritaglia un nuovo spazio per il lavoro del museo nel mondo, per sostene-

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re la giustizia sociale attraverso l'arte dell'illustrazione. Ci auguriamo che ispiri i cittadini di tutta la nazione a votare. NORMAN ROCKWELL: IMMAGINARE LA LIBERTÀ Gli illustratori americani


di Daniele Colzani Whitney Sherman - Vote: Defend Democracy, 2020

Rudy Gutierrez - Humanity, Not Politics, 2020

hanno una lunga tradizione Il potere delle immagini di nell'osservare e nel rispondere plasmare le narrazioni cultual mondo che li circonda. Im- rali si rivela in questa mostra magini forti possono plasmare dinamica ed in evoluzione, che la percezione e aiutarci a immaginare e lavorare verso ideali aspirazionali. Le opere d'arte create per far emergere il voto nel 2020 entreranno a far parte di Norman Rockwell: Imagining Freedom, e la mostra tornerà a Stockbridge dopo un tour di sei città che ha portato l'arte di Rockwell e il lavoro di altri creatori a New York, Detroit, Washington DC, Normandia, Francia, Houston e Denver, Norman Rockwell: Imagining Freedom esplora l'indelebile odissea delle Quattro Libertà, i più grandi e sfuggenti ideali Tim O’Brien - Vote, 2020 dell'umanità.

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invita gli spettatori a rintracciare le origini e l'eredità delle Quattro Libertà dai processi della Grande Depressione e della Seconda Guerra Mondiale al movimento per i diritti civili degli anni '60, e l'appello alla libertà oggi attraverso le linee razziali, di genere, etniche e religiose. Norman Rockwell: Imagining Freedom ispira la conversazione sulle nostre preoccupazioni sociali più urgenti attraverso la lente dell'arte e della storia e ci invita a considerare come possiamo diventare alleati nella creazione di un mondo più umano. Le opere più iconiche di Rockwell, inclusi i leggendari dipinti delle Quattro libertà ispirati alla visione di Franklin D. Roosevelt per un pacifico mondo del dopo-


Mai Ly Degnan - Defend Democracy, 2020

Anita Kunz - Every Vote Counts, 2020

guerra; la richiesta personale dell'artista per l'unità nella regola d'oro; il suo appello per i diritti umani in Il problema con cui viviamo tutti e omicidio in Mississippi; e la sua petizione per la verità e la trasparenza in The Right to Know riflettono il desiderio dell'artista di fare la differenza.

Norman Rockwell (1894-1978) Rosie the Riveter, 1943.

Più di quaranta opere d'arte Rockwell sono affiancate da dipinti, disegni, fotografie e scritti di artisti che hanno lavorato nel corso dei decenni per la causa della libertà, tra cui Dorothea Lange, Gordon Parks, Arthur Rothstein, Mead Schaeffer, Arthur Szyk, Martha Sawyers, Langston Hughes, Thomas Lea, Boris Artzybasheff e Denys Wortman, tra gli altri.

Reimagining the Four Freedoms, una componente espositiva multimediale, presenta prospettive stimolanti di quaranta artisti contemporanei che esplorano le speranze e le aspirazioni della società per un mondo libero e giusto. Tra di loro è evidenziata una serie di straordinarie ricreazioni di Maurice Pops Peterson, che presenta una visione dell'arte di Rockwell per una nuova era. • RS

Norman Rockwell (1894-1978) - The Problem We All Live With, 1963.

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visitbrescia.it

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#visitbrescia


PARCHI TEMATICI

A casa del burattino più famoso del mondo

ABBIAMO VISITATO PER VOI IL PARCO POLICENTRICO COLLODI - PINOCCHIO E SIAMO TORNATI TUTTI BAMBINI PER UN GIORNO

UN CAPOLAVORO TRADOTTO IN 260 LINGUE Carlo Collodi è lo pseudonimo del giornalista, scrittore fiorentino Carlo Lorenzini il cui romanzo più famoso è sicuramente Le avventure di Pinocchio - Storia di un burattino. La prima metà apparve originariamente a puntate tra il 1881 e il 1882, pubblicata come La storia di un burattino, poi completata nel libro per ragazzi uscito a Firenze nel febbraio 1883.

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di Daniele Colzani

IL PARCO DELLA FIABA: ARTE, GIOCO, NATURA Il Parco di Pinocchio è un percorso monumentale il cui valore artistico è riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo visitato ogni anno da migliaia di persone da tutto il mondo, soprattutto famiglie con bambini e da amanti dell’arte e dell’architettura. Un luogo magico che niente ha a che vedere con i parchi divertimento è infatti un parco culturale dove si può anche giocare. Un’esperienza formativa straordinaria per i bambini. La visita inizia nel Museo Interattivo di Pinocchio, novità del 2020, dove si gioca e si rivivono alcuni episodi salienti delle Avventure di Pinocchio. C’è la Bottega di Geppetto dove scovare il legno nel quale è racchiuso Pinocchio e dove acciuffare il Grillo Parlante, si attraversa il Bosco della Fata per arrivare al Campo dei Miracoli dove raccogliere quaranta zecchini d’oro. Si procede così, gioco dopo gioco, fino ad arrivare al Grande Pescecane.

Nel Paese dei Balocchi ci sono le antiche Giostrine del Novecento, veri e propri pezzi da museo, ci sono spettacoli di burattini e i due percorsi avventura; Vola sul Fiume e Nave Corsara accessibile ai bambini dai 5 anni compiuti di altezza compresa tra 1 metro e 1 metro e mezzo. Gli appassionati di arte e di botanica si trovano immersi in un vero e proprio museo a cielo aperto dove alcuni degli artisti più significativi del Novecento hanno creato opere che ripercorrono le vicende del burattino: Emilio Greco, Venturino Venturi, Marco Zanuso, Pietro Por-

cinai, Giovanni Michelucci, Pietro Consagra. IL PERCORSO DEL PARCO MONUMENTALE Il Parco di Pinocchio è costruito come un percorso a sorpresa: inizia con due opere che condensano il significato della storia di Pinocchio, il monumento “Pinocchio e la Fata” di Emilio Greco e la Piazzetta dei Mosaici di Venturino Venturi. Si tratta di un percorso a tappe, con sculture, edifici e sistemazione del verde dove l’adulto e il bambino interagiscono insieme per rievocare Le Avventure di Pinocchio, attraverso le opere

© Servizio fotografcio di Emanuela Cattaneo

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ono proprio a Collodi le radici Pinocchio. Carlo Lorenzini ha vissuto qui i suoi anni di bambino presso i nonni, con davanti agli occhi queste colline, la maestosa Villa Garzoni e il suo straordinario giardino, le stradette di pietra in pazza discesa del borgo di Collodi Castello. Da grande, scelse come nome d’arte “Collodi” pensando a questo paesino dove era nata la madre, e così ci ha dimostrato quanto questo luogo era importante per lui. In questo luogo è poi nato un parco dedicato al suo personaggio più famoso: Pinocchio!

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di grandi artisti del Novecento. Scommettiamo che molti personaggi ed episodi non li ricordate! Se è così… perché non rileggere Le avventure di Pinocchio, una volta tornati a casa? IL PINOCCHIO DI LEGNO PIÙ ALTO DEL MONDO Un’idea dentro al progetto per il Parco Policentrico Collodi-Pinocchio; un grande abete ultracentenario delle foreste di Burtigny; un anno di lavoro nella falegnameria della famiglia Volet vicino a Montreux; due camion che hanno viaggiato un intero giorno dalla Svizzera all’Italia: ecco sorgere a Collodi il Pinocchio in legno più alto del mondo: ben 16 me-

tri di altezza. Questo Pinocchio da record può essere un grande, meraviglioso giocattolo agli occhi dei piccoli. LO STORICO GIARDINO DI VILLA GARZONI Il Parco Policentrico di Pinocchio-Collodi comprende anche il maestoso giardino del Settecento, lo splendido parco di Villa Garzoni dove ha lavorato sarta apprezzata la madre di Carlo “Collodi” Lorenzini, autore del racconto. Un luogo conosciuto dall’autore che ha vissuto nella casa dei nonni materni, a due passi dal giardino. Al contrario della Villa, non più aperta al pubblico, il giardino è ancora oggi aperto al pubblico. Monumento nazionale italiano, il giardino Garzoni fa parte della Via Europea dei Giardini Storici. Particolarissimo per la sua andatura verticale, si trasforma in un vero palcoscenico verde che toglie il fiato.

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dell’infanzia e tornò più volte da adulto, presso la famiglia materna. Una manciata di casupole che sembrano cadere a valle e che solo la poderosa Villa riesce a frenarne la discesa. Un piccolo gioiello tra i comuni Bandiera Arancione del Touring Club che si può raggiungere a piedi oppure in auto. UN BIGLIETTO, TANTE EMOZIONI I luoghi di Pinocchio si visitano con un unico biglietto che dà accesso all’intero Parco Policentrico di Pinocchio-Collodi, composto dal Parco di Pinocchio e dalle sue attrazioni, dal Museo Interattivo e da due percorsi avventura per i bambini dai 5 anni compiuti, dallo Storico Giardino Garzoni e dalla Serra tropicale- Casa delle Farfalle. • RS LA SERRA BOTANICA CASA DELLE FARFALLE All’interno del Giardino Garzoni è stata costruita una serra in pietra e cristallo dove vivono tutto l’anno fiori, piante e animaletti delle zone tropicali. La serra è anche Casa delle Farfalle che ospita in lunghi periodi dell’anno esemplari tropicali ed equatoriali. La Serra è soprattutto un laboratorio didattico di insetti e altre specie curiose come il millepiedi gigante, il baco da seta, i piranha, gli insetti stecco, la blatta e la chiocciola giganti, uccellini e pappagallini granivori. COLLODI, BANDIERA ARANCIONE TOURING CLUB Collodi è il borgo di origini medievali del quale era originaria la madre dello scrittore de Le Avventure di Pinocchio. Lorenzini scelse come nome d’arte “Collodi”: è il segno del legame con questo piccolo paese, dove Carlo trascorse parte

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PARCHI NATURALI

Un autunno ricco di novità al parco Le Cornelle

DALL’ARRIVO DI DUE NUOVI ESEMPLARI DI IBIS EREMITA AL DOPPIO CONTEST PER I CUCCIOLI DI TAPIRO E ALPACA

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l programma EEP (European Endangered Species Program) dell’ibis eremita vede la collaborazione di diverse strutture a livello europeo per salvaguardare una delle specie europee a più grave rischio di estinzione. Nel 2013 questo uccello contava un solo individuo europeo selvatico con comportamento migratorio e piccole colonie stanziali parzialmente dipendenti dall’uomo, soprattutto lungo le coste atlantiche del Marocco. L’Ibis Eremita è una specie considerata a grande rischio di estinzione, basti pensare che in Italia questo volatile si è estinto da diverse centinaia di anni, in parte per bracconaggio e caccia incontrollata, in parte per i numerosi cambiamenti dell’habitat prodotti dall’uomo, che hanno modificato le condizioni nelle quali la specie era abituata a vivere. Il Parco Faunistico Le Cornelle, valutate le condizioni di habitat e strutture, ha ricevuto l’ok definitivo da parte della coordinatrice EAZA, per partecipare a questo importante progetto di salvaguardia e diffusione della specie. Ai due maschi già presenti provenienti dalla Germania, si sono aggiunti 3 esemplari (2 femmine e un maschio) provenienti dalla Francia proprio per assicurare la variabilità genetica della colonia riproduttiva. A questi esemplari nei prossimi mesi si aggiungeranno nuovi soggetti provenienti dalla

Svizzera: il parco ospiterà quindi almeno 4 coppie di Ibis per dar vita al processo riproduttivo. “Grazie ai progetti LIFE europei e al lavoro dei partner europei, colonie stabili di Ibis Eremita sono oggi presenti in Austria, Germania, Svizzera e – con il programma di migrazioni guidate dall’uomo – anche in Toscana e sulle Alpi. L’obiettivo è di incrementare il numero di esemplari per ristabilire comunità selvatiche stabili in natura e tentare di ristabilire comportamenti migratori ormai perduti” spiega il dr Maurizio Oltolina, veterinario e direttore Sanitario del Parco. L’Ibis eremita (Geronticus eremita) ha un’apertura alare

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fino a 125 cm e può raggiungere un peso tra 1 e 1,5 kg, è caratterizzato da un piumaggio nero con riflessi iridescenti verdi e violacei e presenta sulla testa una sorta di corona di piume lunghe. Altra caratteristica, le zampe rosse e un lungo becco rosso incurvato verso il basso. Al Parco Faunistico Le Cornelle sarà possibile ammirare questi maestosi esemplari nella grande voliera che ospita i Grifoni, altra specie per la quale in Italia è stato portato avanti un importante programma di salvaguardia e reintroduzione in natura che oggi vede la presenza di esemplari nelle aree del Trentino Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia e in Sicilia.


di Daniele Colzani

DUE BELLISSIMI FIOCCHI AZZURRI A rallegrare queste prime fredde giornate autunnali, anche la nascita di un cucciolo maschio di Tapiro che segue quella di un cucciolo di Alpaca. Il piccolo Tapiro, nato il 1° di ottobre è in salute e proprio in questi giorni, dopo aver vissuto esclusivamente in compagnia della mamma regolarmente visitato dai veterinari del Parco, ha potuto incontrare il padre sotto l’attenta supervisione del personale. Nei prossimi giorni sarà la volta della sua sorellina, Lodi, nata la scorsa stagione. Successivamente si provvederà all’inserimento controllato del cucciolo nell’intera comunità di Tapiri presenti nel Parco. Tapiri che – spiega Oltolina – “oltre ad essere animali molto amati dai visitatori, hanno per tutti noi un grande valore simbolico. Ci ricordano infatti l’importanza di salvaguardare le grandi foreste sudamericane, soprattutto la foresta Amazzonica e quelle del Pantanalin in cui i tapiri vivevano in gran numero, e che oggi per mano dell’uomo rischiano la completa distruzione per lasciare il posto ad allevamenti di bestiame e coltivazioni intensive. I Tapiri sono dunque il simbolo non solo della salvaguardia di una specie, ma della tutela di un intero ecosistema

che per molti aspetti contribuisce, in maniera fondamentale, al “funzionamento” del nostro pianeta”. Un’attenzione alla salvaguardia e alla sensibilizzazione che è alla base del lavoro quotidiano di veterinari e keeper del Parco Faunistico Le Cornelle che, attraverso la coordinatrice EAZA dei tapiri, sono in contatto con Patrícia Medici, biologa brasiliana fondatrice della Lowland Tapir Conservation Initiative e ricercatrice per l’IPE (Istituto di Ricerche Ecologiche) con sede in Brasile. Un filo conduttore tra la salvaguardia degli esemplari nel loro habitat e quelli in cattività, grazie anche all’utilizzo di un manuale comune – realizzato proprio dalla Dott.ssa Medici - per la gestione e cura degli esemplari in cattività. Durante la scorsa primavera, l’exhibit dei tapiri è stato arricchito con attrezzi che stimolassero il benessere psicofisico degli animali, come spazzole per il relax e la pulizia, ed un gioco cognitivo in cui i tapiri devono cercare di prendere il cibo contenuto all’interno del tubo girevole aperto ad una sola estremità, questi dispositivi vanno ad aggiungersi agli arricchimenti che quotidianamente sono proposti agli animali del parco.

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Ma non è tutto, al Parco è arrivato anche un cucciolo di Alpaca e per gli amici social doppio contest per assegnare il nome ai due nuovi arrivati ai quali manca solo il nome. L’appuntamento è sulla pagina Facebook dal 19 al 20 ottobre 2020 per l’alpaca mentre dal 22 al 24 sarà il turno del cucciolo di tapiro alla ricerca di un nome. CONCORSO “ASSEGNA UN NOME” Il contest del Parco Le Cornelle per assegnare un nome al cucciolo di Alpaca avrà la durata di 2 giorni (dal 19 a 20 ottobre) sulla pagina Facebook del Parco. Chiunque vorrà, infatti, potrà partecipare alla scelta del nome del piccolo commentando il post che lo ritrae. Verranno considerati solo i nomi inseriti come commento al post. Lo staff del parco sceglierà tre nomi tra quelli proposti e saranno i fan a votare quello più bello. I vincitori riceveranno un biglietto d’ingresso omaggio utilizzabile entro il 31 dicembre 2020. Uguale regolamento anche per l’assegnazione del nome al cucciolo di Tapiro per il quale gli amici di Facebook potranno suggerire un nome nel contest che avrà la durata di 3 giorni (da 22 al 24 ottobre 2020). • RS


TUTTI SUL PALCO

I teatri danno spettacolo e svelano i loro segreti

IL CONSORZIO VISIT EMILIA APRE IL SIPARIO SULLE VISITE A 22 TEATRI STORICI TRA PARMA, PIACENZA E REGGIO EMILIA

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on quello spirito agguerrito che si respira proprio nelle grandi imprese descritte ed esaltate da drammaturghi e commediografi, Visit Emilia lancia un’iniziativa culturale volta a promuovere i luoghi sacri della musica e dello spettacolo nell’area compresa tra le province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Da un’idea di Natalia Maramotti, presidente di Destinazione Turistica Emilia. Il concetto di stagione teatrale per

l’autunno/inverno 2020 cambia allora forma, diventando innanzitutto un’occasione per invogliare turisti e viaggiatori all’esperienza inconsueta di addentrarsi nel cuore dei teatri storici nei due periodi compresi tra il 24 e il 25 ottobre e dal 5 all’8 dicembre. Dal Teatro Regio di Parma al Teatrino del Castello di Vigoleno (PC), fino all’antichissimo Teatro Ruggero Ruggeri di Guastalla (RE), quelli che si spalancheranno ai partecipanti

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nell’ambito di Teatri Aperti saranno universi segreti e normalmente accessibili solo al pubblico delle rappresentazioni e che ora diventano essi stessi rappresentazione della voglia di affermare l’esistenza di un patrimonio unico e generoso, mai rassegnato all’idea di chiudersi all’esterno. Gratuite o a pagamento a seconda dei casi, le visite saranno effettuabili solo su prenotazione con info reperibili sul sito www.visitemilia.com


© Visit Emilia

PARMA A Parma, il Teatro Regio apre molto più del sipario il 24 e il 25 ottobre e poi il 6, 7 e 8 dicembre. Considerato uno dei templi italiani della lirica, è un vero monumento dell’opera costruito in stile neoclassico a partire dal 1821 per volere della duchessa Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone. Dal foyer alla platea decorata da Magnani e sovrastata dal lampadario in bronzo dorato forgiato dalle officine Lacarrière di Parigi, fino all’eccezionale sipario dipinto e alla Sala del Ridotto, ogni angolo è parte di una storia che merita di essere illustrata e conosciuta da appassionati di musica e amanti del bello. I visitatori potranno inoltre accedere a luoghi normalmente non aperti al pubblico, come i laboratori di sartoria, la sala di scenografia, la sala prove dell’orchestra, i camerini e il palcoscenico. Anche il Farnese, all’interno del Complesso della Pilotta, si aggiunge al prestigioso elenco di Teatri Aperti (24, 25 ottobre e 5, 6 e 8 dicembre). Si sa il Teatro Farnese, costruito interamente in legno (1618), regala un'inconfondibile armonia. Sino al 14 febbraio 2021 si può poi godere anche di un tocco di sofisticata eleganza, quella delle opere

Foto di Luca Fregoso ©Visit Emilia

di Daniele Colzani

Teatro Regio di Parma, sala centrale

di Fornasetti, che vanno in scena con la mostra Theatrum Mundi. La rocca di Busseto accoglie il Teatro Giuseppe Verdi dove il Maestro si guardò bene dal mettere piede, pur avendo offerto una notevole somma per la sua costruzione e pur possedendovi un palco. Attraversando il portico e salendo lo scalone, si viene accolti da decorazioni di Giuseppe Baisi e Alessandro Malpeli e dai medaglioni di Gioacchino Levi raffiguranti la Commedia, la Tragedia, il Melodramma e il Dramma romantico. La visita è prevista il 24 e 25 ottobre e il 5, 6, 7 e 8 dicembre. L’elegante sala degli spettacoli, a tre ordini di palchi, con un

Teatro Giuseppe Verdi di Busseto

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boccascena arricchito da oro e stucchi bianchi, è uno dei fiori all’occhiello del Teatro Magnani di Fidenza. La struttura porta il nome dell’artista fidentino autore di decine di scenografie verdiane, che ne curò tutta la decorazione, compresa quella della Sala del Ridotto. La visita, gratuita, è in programma il 24 ottobre e il 5 e 6 dicembre. Anche se molto più recente rispetto ai gioielli storici finora descritti, l’Arena del Sole di Roccabianca, inaugurata solo nel 1946, ha una caratteristica unica nella presenza, all’interno, delle nove statue un tempo parte del monumento di Ettore Ximenes eretto in onore di Giuseppe Verdi nel piazzale della stazione di Parma. Danneggiate durante la Seconda Guerra Mondiale, le raffigurazioni delle opere del Maestro sono state ricollocate in sala. È possibile ammirarle nel corso delle visite guidate gratuite previste tra il 5 e l’8 dicembre 2020. Piccola sala all’italiana nel cuore della bassa parmense, il Teatro Pallavicino di Polesine Zibello è l’evoluzione della spartana sala voluta originariamente dal Marchese Antonio Pallavicino nel 1804. Il 6 e l’8 dicembre, sarà possibile ammirare gratuitamente nel cor-


© Francesca Bocchia

Teatro Magnani di Fidenza

so di una visita guidata questa miniatura spettacolare, dotata di 12 palchetti e decorata da Pietro Piazza e Giovanni Azzi (del quale si conserva ancora il sipario a tendone con fantasie floreali). PIACENZA Fu Stendhal a definire il Teatro Municipale di Piacenza, inaugurato nel 1804, il più bel teatro d’Italia. La forma a tre quarti d’ellisse della sala è l’innovazione di Lotario Tomba che rivoluzionò i principi della canonica architettura teatrale europea, dando alla città una struttura all’avanguardia e di grande eleganza, impreziosita nel tempo dalle opere di Alessandro Sanquirico e dei suoi allievi. Nel 1895 divenne il primo teatro del Paese a essere interamente illuminato da lampade a energia elettrica. Straordinario il Secondino di scena di Domenico Menozzi, restituito alla vista nel 2007, dopo un attento restauro. In un vicolo tra via Castello e via Taverna, il Teatro San Matteo rivela nella propria architettura le origini sacre di tempietto protoromanico. Divenuto sala cinematografica tra le due

guerre e caduto in rovina, venne restaurato negli anni ’80 del secolo scorso e presenta oggi una platea di 200 posti. Costruito nel ‘500, il Teatro dei Filodrammatici nasce come chiesa a pianta basilicale costruita per ospitare le spoglie della patrona delle monache cistercensi di Santa Franca. Destinato a usi militari dopo la soppressione del convento, l’edificio divenne sede di una scuola di musica e di una tipografia, fino a quando nei primi anni del ‘900 fu convertito in teatro con

l’aggiunta di una platea con loggiato e di un ampio palcoscenico. La facciata, in stile Liberty, è opera dell’ingegner Gazzola. Simile la vicenda del Teatro Gioia, anticamente chiesa intitolata al Sacro Cuore e sede dell’Ordine dei Gesuiti, col tempo convertito nel teatro Romagnosi, smantellato e finalmente destinato all’attuale funzione intorno al 1990. I teatri piacentini saranno visitabili a pagamento con guida il 24 e il 25 ottobre e nei giorni compresi tra il 5 e l’8 dicembre.

Teatro Municipale di Fidenza © Francesca Bocchia

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Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia

Cortemaggiore affonda le proprie radici nel 1826, quando Maria Luigia d’Austria consente i lavori per la trasformazione del convento. Due ordini di palchi dominano una piccola platea a ferro di cavallo in una sala decorata in stile rinaTeatro Verdi scimentale a fiori e di Castel ghirlande. La visita San Giovanni gratuita alla platea è in programma per il 25 ottobre e il 6 dicembre. Ancora Maria Luigia d’Austria e ancora un edificio religioso si legano alla storia del Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda, inaugurato nella forma contenuta progettata da Giannantonio Perreau - platea ti da una fitta vegetazione che con pianta a ferro di cavallo, tre presenta anche rimandi al realiordini di palchi e un loggione - smo magico di Severini. Le vinel 1853. La visita guidata gra- site guidate a pagamento sono tuita è prevista per il 25 ottobre. in programma il 24 e 25 ottobre Probabilmente tra i più piccoli e 5, 6, 7, 8 dicembre. al mondo, il Teatrino del Castello di Vigoleno si trova in una REGGIO EMILIA sala rettangolare del complesso Specchio della passione per fortificato medievale e prevede il palcoscenico di una città che posti a sedere per 12 spettatori. già dalla seconda metà del SeiRealizzata intorno agli anni ’20 cento non poteva concepire un del Novecento dal pittore russo palazzo nobiliare senza uno Alexandre Jacovleff con curio- spazio adibito alle recite, il Teso gusto esotico e ricco di sim- atro Municipale Romolo Valli bolismi, la sala è un trionfo di venne inaugurato nella sua forsuggestioni e dettagli raccorda- ma attuale nel 1857. Edificato nell’area occupata anticamente dalla piazza d’armi della Cittadella, il Municipale accoglie il pubblico con un trionfale porticato dominato da un cornicione decorato con 14 statue. La grandiosità del palco - sul quale è installato un organo del 1815 - e l’ampiezza del retropalco rendono l’idea dell’importanza attribuita da Reggio Emilia all’arte della rappresentazione. Il Teatro sarà aperto con visite guidate a pagamento il 24 e 25 ottobre e il 5 e 6 dicembre. Costruito nel punto in cui Niccolò Postumo fece erigere il proprio palazzo sul finire del XV secolo, il Teatro Comunale Bonifazio Asioli di © Visit Emilia

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© Francesca Bocchia

A Pontenure si entra gratuitamente nel Teatro Serra di Parco Raggio, accanto alla dimora, denominata "Villa Fortunata", che fu fatta edificare da Armando Raggio, tra il 1882 e il 1885. In questo teatrino “bomboniera” c’è un palcoscenico in muratura, il cui arcoscenico conserva tracce di decorazioni floreali. Spettacolare è la modanatura curvilinea che separa le due aree di copertura: in ferro la platea, in tegole il palcoscenico, suggerendo col suo andamento curvilineo il periodo di edificazione che va collocato tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Si visita il 24 e il 25 ottobre e il 5, 6 e 8 dicembre. Inaugurato nel 1823, il Teatro Verdi di Castel San Giovanni vide nel 1841 il debutto di Anna Maria "Marietta" Baderna, perla della danza famosa in tutto il mondo, e venne ampliato nel 1919. Il foyer consente oggi di ammirare le antiche volte a crociera, mentre per la sala è stato recuperato, per quanto possibile, l’aspetto della chiesa originaria. La visita guidata gratuita è prevista il 5 e l’8 dicembre. Intitolato nei primi del Novecento alla leggendaria attrice che ne aveva calcato il palco a soli 10 anni, il Teatro Eleonora Duse di


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Teatro Herberia di Rubiera

montata da orologio. Progettato da Antonio Tegani – che non a caso aveva collaborato alla realizzazione del ‘fratello maggiore’ – e finemente decorato da Cesare Cervi, il teatro venne inaugurato nel 1868 e solo nel 2012 intitolato al grande tenore novellarese. Le visite guidate gratuite avranno luogo il 5 e il 6 dicembre. Con un nome che richiama l’antico toponimo di Rubiera, il Teatro Herberia aprì il sipario nel 1926, mostrandosi in una struttura tardo Liberty ideata

© Francesca Bocchia

Correggio è il frutto di una vivacissima storia di rappresentazioni, incendi e ricostruzioni. Nonostante questo, si riconosce ancora il disegno originario dell’architetto Forti con pianta a ferro di cavallo, 60 palchi ordinati su tre ordini, un loggione e un palco reale: la forma in cui la sala venne inaugurata nel 1852. La visita guidata gratuita è prevista per il 24 e 25 ottobre e per i giorni 5, 6 e 8 dicembre. Tra i dieci più antichi d’Italia, il Teatro Ruggero Ruggeri venne costruito nel 1671 su progetto di Antonio Vasconi per ordine di Ferrante III, duca di Guastalla. Nonostante gli interventi di restauro subiti nel corso dei secoli, la veste attuale mantiene la pianta a ferro di cavallo e l’originale assetto della facciata. È possibile tuffarsi nella sua storia con le visite guidate gratuite in programma il 25 ottobre, e il 6 e 8 dicembre. Erede della sala per spettacoli esistente fin dal Cinquecento nella rocca dei Gonzaga, il Teatro Franco Tagliavini di Novellara ripropone in miniatura la struttura del Municipale di Reggio Emilia con pianta a ferro di cavallo, tre ordini di palchi con loggione e ampia scena sor-

da Antonio Panizzi e Italo Costa. Molto attivo anche come cinema, venne chiuso e poi riattivato, previo restauro, a fine anni ’80. È possibile visitarlo gratuitamente con guida il 24 e 25 ottobre e il 5 e 6 dicembre. Ricostruzione in grande scala del piccolo teatro barocco in legno realizzato da Giovan Battista Fattori nel 1775 all’interno della cinquecentesca fortezza-palazzo voluta dai Bentivoglio, il Teatro Sociale di Gualtieri nasce nel 1907 con platea a ferro di cavallo sul quale si elevano due ordini di palchi e una galleria sostenuti da colonnine in ghisa. Inondato dalla piena del Po nel 1951, resiste ma cade in disuso fino alla riapertura nel 2009. Visitabile con guida il 25 ottobre e il 6 dicembre. Il 24 ottobre e il 5 dicembre, sarà infine possibile visitare gratuitamente al seguito di una guida il Teatro Comunale di Rio Saliceto, originale esempio di convivenza tra edilizia privata ed edilizia pubblica, inaugurato nel 1911 per volere, pare, di Clina Sacchetti, che in esso decise di investire il denaro inviatole per acquistare terreni dal marito Pietro Montanari, allora effettivo proprietario della struttura. • RS

Teatro Comunale di Rio Saliceto

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A TUTTA NATURA

Il foliage nelle

Marche

tra i colori dell 'aututnno PARCHI E RISERVE SI TINGONO DI COLORI CALDI, INVOGLIANDO A LUNGHE PASSEGGIATE TRA GLI ALBERI

N

ella regione Marche, la stagione autunnale non ha niente da invidiare agli altri periodi dell’anno. In autunno, infatti, parchi e riserve si tingono di meravigliosi colori caldi, invogliando a lunghe passeggiate tra salici, pioppi, faggi e querce per ammirare lo straordinario spettacolo del foliage.

Per godere appieno di questo fenomeno naturale, che ogni anno porta le foglie degli alberi a colorarsi di varie e diverse sfumature di giallo, arancione, marrone e rosso, basterà camminare all’interno del Parco Sasso Simone e Simoncello, prezioso gioiello naturale nel cuore del Montefeltro, raggiungendo la

Riserva Naturale di Canfaito

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cerreta più grande d’Europa; o recarsi nella Riserva Naturale della Gola del Furlo e ammirare, oltre al suggestivo canyon, i colori del bosco di sponda che si riflettono sulla superficie del fiume; o ancora, stupirsi di fronte alla faggeta secolare di Canfaito, un ampio altopiano situato sulle pendici del Monte San Vici-


© Paolo Mini

di Daniele Colzani

no; e infine esplorare il Parco Nazionale dei Monti Sibillini dove nel periodo autunnale si trova la mela rosa presidio Slow Food. Insomma, nelle Marche non mancano i luoghi per gustare appieno lo straordinario fenomeno del foliage, eccone di seguito alcuni tra i più belli. NEL PARCO SASSO SIMONE E SIMONCELLO LA CERRETA PIÙ GRANDE D’EUROPA Il Parco Naturale Regionale Sasso Simone e Simoncello è un’area protetta di circa 5.000 ettari nel cuore del Montefeltro, nella zona più settentrionale dell’Appennino umbro-marchigiano. Nei suoi fitti boschi è soprattutto il cerro, specie del genere delle querce, la principale fonte di attrazione per gli amanti del foliage. Esso si trova lungo tutta la vasta foresta mediterraneo-montana che dal Passo della Cantoniera di Carpegna si estende fino ai piedi dei due Sassi, tanto da renderla la cerreta più grande d’Europa. In autunno, il color rosso rame delle foglie disseminate per quest’area immensa offre uno spettacolo davvero unico. Oltre ai cerri, anche i faggi donano in questo periodo dell’anno splendide gradazioni di arancio. Se ne trovano in particolare all’interno del bosco di Pianacquadio, un prezioso gioiello naturale nel cuore del Montefeltro. Gli amanti del foliage non potranno poi perdersi la torre trecentesca con orologio di Frontino, il borgo più piccolo della provincia di Pesaro Urbino, al cospetto del Monte Carpegna. Si tratta di uno spettacolo davvero unico: la torre è infatti completamente ricoperta di foglie che in autunno diventano di un caldo rosso acceso. Ai piedi dell’omonimo

Frontino (PU)

Monte, immersa nel verde dei faggeti, si trova Carpegna, storico borgo montano del Montefeltro, terra dei Conti di Carpegna, tra le famiglie più blasonate d’Italia, capostipiti dei Malatesta, dei gloriosi Montefeltro e dei Della Faggiola del noto Uguccione, descritto nei versi del Canto XXIII dell’Inferno di Dante. LE TERRAZZE PANORAMICHE DELLA RISERVA NATURALE GOLA DEL FURLO Attraversata dal fiume Candigliano, la Riserva Naturale Gola del Furlo offre il tipico bosco di sponda caratterizzato dallo scotano, l’orniello e i pioppi con le loro sfumature gialle, rosse e arancioni che si

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alternano al verde smeraldo brillante dei lecci. In particolare, per ammirare la suggestione del canyon, del fiume e dei riflessi del bosco, il consiglio è di osservare la gola dall’alto sulle terrazze panoramiche del Monte Pietralata. A sud-ovest della gola del Furlo, nel punto dove il Burano confluisce nel Candigliano, sorge Acqualagna, riconosciuta a livello internazionale Capitale del Tartufo, celebre per il tartufo bianco pregiato. Qui, il “diamante della tavola” nasce da sempre in modo spontaneo per una strana alchimia del terreno, e tutta l’economia del paese gira intorno ad esso.


Vigneto a Camerano (AN)

VIGNE E CORBEZZOLO NEL PARCO DEL CONERO Il Parco del Conero è un’oasi ambientale che si sviluppa attorno al Monte Conero per circa 6000 ettari, coperti per la maggior parte da macchia mediterranea a picco su un mare cristallino. Nei versanti nordorientali, ai boschi dei sempreverdi lecci si accostano molti esemplari di carpino nero, roverella e acero d’Ungheria: tutti alberi che mutano le loro foglie assumendo colori che vanno dal giallo-ocra fino al rosso acceso. Lo spettacolo di foliage più bello da poter ammirare in questa zona è quel-

lo dei filari delle vigne del Rosso Conero che si tingono di rosso. In autunno sarà poi possibile ammirare un’altra caratteristica pianta del Conero, il corbezzolo che da fine ottobre muta il colore dei suoi frutti - bacche rotonde di sapore dolciastro in un bellissimo rosso scarlatto. Tra le belle spiagge della riviera e il Parco del Conero sorge Sirolo, antico borgo medievale da cui si gode una vista mozzafiato e ci si può perdere tra i vicoli del centro storico. A pochi passi dal borgo poi c’è il Teatro alle Cave, una cava naturale all’interno del Parco.

Pievetorina, Riserva di Torricchio

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LA PARETE DI SCOTANO NEL PARCO GOLA DELLA ROSSA E FRASASSI Il Parco Gola della Rossa e Frasassi è un immenso cuore verde ricco di una natura integra e rigogliosa. Nei versanti esposti a nord prevalgono tutte specie arboree che in autunno assumono la stessa colorazione che dà nome alla Gola: il rosso, in tonalità che variano dall’arancio intenso del carpino, al rosso vermiglio del faggio o a quella quasi bordeaux delle piccole foglie dell’orniello, offrendo a chi passeggia un panorama intenso e suggestivo. In particolare, seguendo il sentiero del parco che conduce alla grotta del Vernino - insenatura nella roccia caratterizzata da un igresso molto particolare a forma di buco della serratura - si potrà osservare sul Monte Murano un’intera parete rossa ricoperta di scotano. Percorrendo invece l’itinerario di Valle Scappuccia, si incontreranno specie di alberi che generalmente si trovano ad alta quota, come i faggi, e si potrà ammirare la suggestiva fenditura nella roccia formatasi in epoca remota per effetto dell’erosione del torrente Scappuccia.


IL VECCHIO FAGGIO DEL PARCO DEL MONTE SAN VICINO E CANFAITO Si tratta della più giovane riserva naturale marchigiana, istituita nel 2009, che si espande per circa 1500 ettari. In particolare, nella Riserva del Monte Canfaito, un altopiano situato sulle pendici del Monte San Vicino, si potranno incontrare i bassi e robusti tronchi dei faggi che si aprono come ombrelli, con le chiome che diventano del colore del mogano, della zucca o del vino nuovo. Tra questi, ci si potrà imbattere in un faggio di circa 500 anni, l’esemplare più grande di tutte le Marche, annoverato tra i 300 alberi monumentali d’Italia. Imboccando il sentiero Matelica che porta fin sulla vetta del Monte San Vicino, si attraverserà un bosco che racchiude un’altra bellissima faggeta, con alberi ad alto fusto e radici esterne che formano figure suggestive e misteriose. Nella valle del Potenza, addossato al colle di Montenero, sorge San Severino Marche, caratteristico borgo costituito da due nuclei distinti: il Castello, antico e pressoché disabitato, sulla cima del Montenero, e il Borgo, sviluppatosi a partire dal sec. XIII lungo il pendio, il cui cuore è la bellissima Piazza del Popolo, dalla caratteristica pianta ovale. Merita una visita la frazione di Elcito, situata su uno sperone di roccia, ad oltre 800 metri di altezza alle pendici del Monte San Vicino.

LECCI NELLA RISERVA NATURALE MONTAGNA DI TORRICCHIO Si tratta di un’area racchiusa nella valle del Tazza, affluente del fiume Chienti, tra le pendici dei Monti Fema, Cetrognola e Torricchio: un’area isolata, distante dai grandi centri abitati, rivestita da una flora ricca e variegata, tra cui si annoverano piante del tutto inusuali per le Marche, come la Rosa subcollina. È il leccio a dominare la zona, presente a piccoli gruppi in posizioni rupestri nella parte inferiore della Val di Tazza. In autunno, roverelle e ornielli colorano poi il paesaggio con le loro piccole foglie che assumono colorazioni intense tra il rosso e il marrone.

chiesa è conservata una magnifica maiolica invetriata attribuita a Mattia della Robbia. MELE ROSA NEL PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI Sviluppandosi su una superficie di circa 70.000 ettari prevalentemente montagnoso, il Parco dei Monti Sibillini ospita numerosissime specie tipiche di un territorio montuoso, come la rara stella alpina. Non mancano però le specie arboree che in autunno sono interessate dal foliage: Il giallo dei castagni, che in questo periodo lasciano cadere i loro frutti, si mescola al cremisi dell’acero passando per le sfumature arancioni dei faggi. Un altro colore che punteggia i versanti montuosi è il rosa delle

Riserva Monte San Vicino

© Maurizio Paradisi

Ai piedi del Monte Murano sorge Serra San Quirico, borgo con un bellissimo centro storico ben conservato. In particolare, si potranno osservare le suggestive Copertelle, passaggi coperti che corrono lungo le mura di cinta del paese, e la torre principale di difesa detta Cassero, di cui è ben conservata la torre di forma quadrangolare, che venne costruita tra il 1360 e il 1374.

Situata su un colle tra le valli del Chienti e del Potenza, chiusa dai Monti Sibillini e dal Monte San Vicino, si trova Camerino, che vanta un centro antico pressoché inalterato nel suo impianto medievale. Da visitare, poco fuori dalle mura cittadine, la Basilica di San Venanzio, ricostruita in stile neoclassico, e a circa 3 km dal centro il Convento dei Cappuccini, casa madre dell’ordine, risalente al 1528, nella cui

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mele dei Monti Sibillini. Nelle Marche, si tratta di una coltivazione dalla tradizione antica, un tempo frutto ricercatissimo per la sua capacità di conservarsi dopo la raccolta anche per lunghi mesi, poi quasi completamente abbandonato. Da qualche anno le mele sono tornate in coltura grazie al lavoro della Comunità Montana dei Sibillini e sono oggi presidio Slow Food. • RS


CURIOSITÀ

a cura della Redazione

Il meteorologo Andrea

Giuliacci è un cartoon

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L'ESPERTO DI CLIMA FARA’ PARTE DELLA SERIE TV D’ANIMAZIONE METEOHEROES

l famoso meteorologo Andrea Giuliacci diventa il personaggio di un cartoon. Farà infatti parte della serie tv d’animazione MeteoHeroes dedicata alla salvaguardia dell’ambiente e all’ecologia, prodotta in Italia da Meteo Expert-IconaClima e Mondo TV e in onda con successo dal luglio scorso su Cartoonito (canale 46 del DTT). I nuovi episodi della serie saranno trasmessi a partire dal 19 ottobre da lunedì a domenica in Prime Time alle ore 20:50 sempre su Cartoonito. “È stata davvero una grande sorpresa scoprire che diven-

terò anch’io un personaggio dei cartoni animati!”, ha detto Giuliacci, ben noto al pubblico televisivo per le sue previsioni meteorologiche per Meteo.it sui canali Mediaset. “Sono davvero incuriosito e divertito dall’idea di seguire sul piccolo schermo il mio alter ego animato”. Lo stesso Giuliacci partecipa anche al “MeteoHeroes Podcasting”, l’originale podcast per bambini ispirato al cartoon: è infatti la voce conclusiva di tutte le puntate e fornisce ai piccoli ascoltatori una pillola informativa sui segreti dell’ambiente e del clima.

Le prime cinque puntate di questo nuovo podcast sono disponibili dal 14 ottobre su tutte le piattaforme di podcasting. “L’idea di comunicare aspetti importanti come il cambiamento climatico e la sostenibilità attraverso i cartoni animati, anzi, ‘da dentro’ i cartoni animati, mi piace davvero tanto e mi rende particolarmente orgoglioso di far parte della squadra di questi piccoli supereroi. E poi anche i miei bambini non vedono l’ora di guardarmi accanto a tutti i simpaticissimi MeteoHeroes!”. • RS

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ECCELLENZE /1

Pancor: quando il pane viene dal cuore

SUL RED CARPET DEL CINEMA VISIONARIO DI UDINE SFILA IL PANE CHE VIENE DAL CUORE DELLO CHEF STEFANO BASELLO

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l 16 ottobre è stata una data molto importante che coincide con un evento altrettanto importante fortemente voluto dalla famiglia Marini che da ben 115 anni, di generazione in generazione, guida il simbolo della storia e dell’ospitalità del Friuli Venezia Giulia, e che rappresenta l’hotellerie e la ristorazione di alta qualità di questo territorio, grazie all’accoglienza genuina e vivace dell’Hotel Là di Moret e all’eccellenza della proposta gastronomica de Il Fogolar. Questo evento, organizzato in collaborazione con PromoTurismoFVG, racconta una storia fatta di circostanze positive ma anche di avvenimenti brutti ma soprattutto celebra persone uniche che credono ancora che ciascuno di noi, con le proprie azioni, possa

cambiare in meglio il mondo. Tutto ha inizio alla fine di ottobre del 2018 quando la furia della tempesta Vaia colpisce la Carnia e Sappada distruggendo migliaia di ettari di boschi - oltre l’1% dell’intera super-

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ficie forestale regionale -, con oltre un milione di metri cubi di legname a terra. La tristezza per questa devastazione tocca anche Stefano Basello chef de Il Fogolar e il legame forte e struggente al


a cura della Redazione

suo territorio fa sì che si attivi immediatamente per conservare e, in un certo senso far rivivere, la bellezza di questi luoghi e l’essenza degli alberi sterminati dalla furia della pioggia e del vento. Con l’aiuto della sua brigata si mette al lavoro e recupera la corteccia degli abeti bianchi e rossi, ne estrae le parti commestibili e ne ricava una sorta di farina da utilizzare per ottenere del pane non solo buono e croccante, ma in grado di far tornare a vivere un territorio e la sua natura. Questo gesto di sensibilità e rispetto colpisce tempo dopo il secondo protagonista di questa storia, Swan Bergman, noto regista bolognese - sue la maggio parte delle regie live dei tour di Vasco Rossi – che si mette sulle tracce di Stefano e quando lo conosce ne rimane incantato. Quest’uomo estremamente schivo che a tratti ricorda un folletto appena uscito dai boschi cattura la curiosità di Swan a tal punto da decidere di farlo diventare il protagonista di un documentario da

lui diretto proprio tra le zone distrutte nel 2018, e le più incontaminate vallate carniche dove Stefano e i suoi ragazzi si recano da marzo a ottobre per recuperare erbe, bacche, licheni, gemme e piante selvatiche che diventano vere e proprie materie prime alla base delle preparazioni de Il Fogolar. In Pancor – Il pane che viene dal cuore la convinzione di Bergman che la comunicazione può migliorare il mondo, e la capacità di Basello di trasmettere con semplicità la magia dei suoi luoghi diventano un tutt’uno, un fil rouge che coinvolge Edoardo Marini, il

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terzo protagonista di questo documentario, che ha sempre creduto nei progetti di Basello incoraggiandolo affinchè il territorio, la sua storia, le sue radici e i suoi protagonisti fossero sempre al centro dell’offerta enogastronomica del suo ristorante. Ecco perché la cucina de Il Fogolar privilegia la scelta di materie prime provenienti da piccoli artigiani, contadini, allevatori che hanno permesso la riscoperta di ingredienti dimenticati e antiche ricette in grado anche di far scoprire e valorizzare un intero territorio. Così si chiude il cerchio tra questi tre personaggi, moderni visionari fortemente convinti che ciascuno di noi, con le proprie azioni più o meno piccole può davvero cambiare il mondo! • RS

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ECCELLENZE /2

Il riso nato dalla passione e

nel rispetto della sostenibilità LA TRADIZIONE CHE LA FAMIGLIA POZZI SI TRAMANDA DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE FIN DAL LONTANO 1822

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iamo nel pavese, e precisamente a Landriano, dove da oltre 200 anni sorge la Cascina Cirano attorno alla quale si estendono le risaie della famiglia Pozzi. Qui, per la precisione il 25 maggio 1822, venne eretta la prima pila da riso e oggi, sempre in questi luoghi, si continua la coltivazione del riso Carnaroli nel rispetto dei processi di lavorazione che permettono di ottenere un prodotto naturale e in purezza. Il rispetto della natura e dei principi di sostenibilità, da sempre impone l’utilizzo di concimi naturali: la terra accoglie il riso e con l’acqua ne garantisce una buona crescita grazie al necessario apporto nutritivo. Tra settembre e ottobre il riso è maturo per essere raccolto e, ancora grezzo e non ancora pilato, viene trasportato in cascina dove la lavorazione è ridotta al minimo: ciò

permette di mantenere intatte le caratteristiche nutritive e gustative del riso. Si ottiene così un Carnaroli autentico di altissima qualità proveniente dalle migliori sementi certificate 100% Carnaroli dall’Ente Nazionale Risi (che svolge un’intensa attività per tutelare il settore risicolo e controllare il prodotto commercializzato in Italia), che si distingue per il suo colore ambrato caldo e per la sua consistenza, e che viene confezionato nel medesimo anno solare di produzione (e potendosi così definire “giovane”). Ben si può affermare che il Carnaroli è una

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varietà storica della risicoltura italiana ed è considerato il “principe” dei risi. Quello prodotto da Pozzi ben ne interpreta le caratteristiche in primis quella della tenuta di cottura – non scuoce! – rendendolo ideale per i risotti. Trattiene inoltre al meglio anche profumi e sapori esaltando al massimo qualsiasi ingrediente. L’Azienda Pozzi ha dunque optato per una scelta di qualità anche in questo senso: il ciclo vegetativo di questo riso è infatti tra i più lunghi (circa 165 giorni) e i rischi di produzione notevoli in quanto questa varietà di pianta molto alta (circa 175 cm.) - caratterizzata da un baffo molto particolare, sinonimo di purezza - va incontro più facilmente a rischi di caduta o perdita del-


a cura della Redazione

la posizione eretta a causa di vento e piogge o addirittura di mancata maturazione a causa del freddo. Riso Pozzi rispetta infine tutti i requisiti di tracciabilità varietale - attraverso un sistema riconosciuto anche nell’Unione Europea - così da potersi definire “classico”: tali requisiti identificano il prodotto dalla semina alla commercializzazione per dare al consumatore finale la garanzia di un prodotto di altissima qualità. Ecco perché gustare Riso Pozzi sulle tavole dei più famosi chef - uno per

tutti Davide Figliolini - o su quelle di tutti gli appassionati gourmet significa apprezzare un ingrediente che è stato recentemente selezionato da alcuni punti vendita COOP e IPERCOOP del nord Italia in rappresentanza di alcune tra le migliori eccellenze del nostro territorio. • RS

INFO & CONTATTI • SOCIETÀ AGRICOLA CIRANO • Via Cirano, 41 27015 Landriano (PV) • www.risopozzi.com

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ECCELLENZE /3

Da Lupita la bellezza ha un tocco fashion

UN INDIRIZZO ICONICO NEL CENTRO DI MILANO DOVE SI INCONTRANO TRATTAMENTI ESTETICI E CAPI DI GIOVANI STILISTI

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na location davvero esclusiva e originale quella di Lupita, il centro estetico a pochi passi da Corso Beunos Aires, da cui ammicca la simpatica lupetta tutta rosa divenuta ormai il simbolo irrinunciabile delle donne che amano prendersi cura di sé e ritagliarsi una parentesi di totale relax, e che non rinunciano a soddisfare la propria curiosità in termini di moda. Qui infatti, oltre a godere dei migliori trattamenti estetici e della professionalità di qualificate operatrici, è esposta una selezione di capi e accessori disegnati e realizzati da giovani stilisti milanesi. Sarà così impossibile resistere alla ten-

tatizione di acquistare il blazer morbido, l’abito leggero, il jeans con le perline o la sneaker colorata. Poche proposte continuamente aggiornate secondo gli ultimi trend in fatto di stile che sapranno catturare il desiderio di indossare capi unici e di tendenza che saranno ancor più valorizzati grazie ad un aspetto curato ottenuto con trattamenti mirati. Per affrontare al meglio l’inverno e dare alla pelle del viso, la più esposta a freddo e vento e quindi più facilente suscettibile di andare incontro a irritazioni, screpolature e a quella fastidiosa sensazione di pelle “che tira”, il giusto equipaggiamento per affrontare al meglio questo perio-

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do, vale la pena provare Hydra Wear un trattamento rivitalizzante e idratante che dona una fisiologica idratazione e l’immediata sensazione di turgore e compattezza. Le tecniche di massaggio applicate fanno sì che i principi attivi utilizzati penetrino immediatamente e l’azione sinergica con innovativi complessi bio funzionali oltre a migliorare l’idratazione negli strati più profondi, rinforza la struttura dell’epidermide preservando l’equilibrio osmotico cellulare anche nei confronti degli agenti eserni nocivi e dello smog. Le pelli più mature troveranno un insostituibile alleato in Action Plus un piacevolissimo


a cura della Redazione

rituale per rinvigorire i tessuti, attenuare le rughe e le iperpigmentazioni e ridefinire i contorni del viso. Sfioramenti leggeri ed esperti permettono ai complessi sinergici di peptidi specifici e ingredienti ad elevata attività biologica, di penetrare nei diversi strati cellulari stimolando i fisiologici processi di rinnovamento e riparazione. Il risultato sarà un aspetto più giovane e luminoso grazie ad una pelle rinnovata e vitale. Per le pelli giovani la parola d’ordine è mantenere e per questo sono disponibili trattamenti specifici per fortificare la barriera cutanea e preservarne l’equilibrio sia in caso di secchezza e sensibilizzazione, sia in caso di impurità e iper produzione sebacea. Il centro estetico Lupita utilizza i prodotti firmati Lovely Cosmetics, brand completamente made in Italy, cruelty free, risultato della sintesi del lavoro di un team di specialisti all’insegna di tecnologia, ricerca e sensorialità. Chi ama il make up potrà infine giovarsi della consulenza di una make

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MOSTRE

a cura della Redazione

La magia della Salina

vista attraverso l ' o biettivo AL MUSA (MUSEO DEL SALE) DI CERVIA LA MOSTRA FOTOGRAFICA CONTINUA FINO AL 13 DICEMBRE

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n Salina, tra panorami di acqua e cielo è la mostra allestita al MU.SA. (Museo del Sale) che racconta la Salina attraverso scatti dei fotografi Roberto Arlotti, Florio Badocchi, Fabiana Succi e Roberto Suprani. La mostra fotografica curata da Atlantide e promossa da MUSA, dalGruppo Culturale “Civiltà Salinara”, dal Centro Visite Salina di Cervia e dal Comune di Cervia continua fino al 13 dicembre Un’esposizione fotografica per raccontare la Salina attraverso le sue suggestioni e le emozioni che si possono vivere visitandola a piedi, in bici, in barca elettrica e in trenino. Non solo gli abitanti della Salina, tra cui fenicotteri e altre specie dell’avifauna che rendono quest’area del Parco del Delta del Po conosciuta tra birdwatcher e appassionati, ma anche la possibilità di vivere

qualche ora indimenticabile, circondati da un panorama di acqua e cielo. Riserva Naturale di popolamento animale e area umida riconosciuta a livello internazionale dalla convenzione

di Ramsar, la Salina di Cervia è un’oasi a due passi dalla spiaggia, dove la natura è la vera protagonista. Le fotografie in mostra sono state realizzate prima del Covid 19. • RS

HTTPS://MUSA.COMUNECERVIA.IT/ 106


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