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Il professor C.S. Lewis vaI raccontiindel suoParadiso segretario, Walter Hooper LE STAFFETTE

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Editrice Fiorentina


LE STAFFETTE

le staffette collana digital native promossa dal Centro Culturale di Milano

Le prime copie stampate di un libro prendono, nel gergo tipografico, il nome di “copie staffetta” perché precedono quelle che saranno poi a disposizione dei lettori in libreria. La collana «Staffette», promossa dal Centro Culturale di Milano, intende “consegnare” ai lettori, come l’atleta in una corsa sportiva passa il “testimone”, persone, artisti, scienziati, filosofi, scrittori che hanno accettato di percorrere la strada della cultura come ricerca del senso ultimo in ogni ambito del sapere. Le «Staffette» saranno anche staffetta dalla tradizione del libro di carta, da possedere e collezionare, al libro digitale da scaricare in un click.


Il professor C.S. Lewis va in Paradiso I racconti del suo segretario, Walter Hooper a cura di Alessia Zanotti prefazione di Carlo M. Bajetta

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© 2013 Società Editrice Fiorentina via Aretina, 298 - 50136 Firenze tel. 055 5532924 info@sefeditrice.it www.sefeditrice.it facebook account www.facebook.com/sefeditrice twitter account @sefeditrice isbn 978-88-6032-277-7 Proprietà letteraria riservata Riproduzione, in qualsiasi forma, intera o parziale, vietata Referenze fotografiche ©Archivio Centro Culturale di Milano Copertina a cura di Studio Grafico Norfini (Firenze)


Prefazione

«Further up, further in!». Più oltre, più al fondo: è questo il grido con il quale i personaggi de The Last Battle si incitano vicendevolmente alla scoperta della vera, totale, profondità del reale dopo aver varcato i confini del regno di Aslan1. Ma è anche quello che potrebbe essere il motto di tutta la vita di Clive Staples Lewis, un uomo che non cessò mai di spingere amici, colleghi e tutto il suo grande pubblico di lettori ad una sempre maggiore coscienza di sé e della realtà che ci circonda. E in questo dimostrava una semplicità ed un’umiltà disarmante. Significativamente, questo accademico di fama internazionale e scrittore noto in tutto il mondo di lingua inglese, ammetteva con chiarezza che questo era il reale segreto di ogni lettura (critica o meno) realisticamente intesa. La letteratura era infatti per Lewis il grande campo in cui l’uomo comprendeva sempre di più se stesso, il luogo di un incontro: leggendo le grandi opere della letteratura divento migliaia di uomini e, allo stesso tempo, rimango me stesso. Come il cielo notturno della poesia greca, vedo con una miriade di occhi, ma 1 Clive Staples Lewis, The Last Battle, London, Collins/Fontana Lions, 1980, p. 163 (cap. 16). Singolare, come non di rado in questi volumi, la traduzione nell’edizione Mondadori: «guardate al cuore delle cose ed abbiate fede» (in Le Cronache di Narnia, Milano, Mondadori, 2007, p. 1145).


8  il professor c.s. lewis va in paradiso sono sempre io a vedere. Qui, come nella religione, nell’amore, nell’azione morale e nella conoscenza, supero me stesso; eppure, quando lo faccio, sono più me stesso che mai2.

Era questo comunque, anche il metodo con cui l’autore delle Cronache di Narnia andava incontro alla vita, come molti lettori, giovani e meno giovani, che ebbero modo di corrispondere con Lewis poterono scoprire3. È stupefacente quanto, nelle pagine che seguono, il relatore di queste conferenze dimostri di essersi immedesimato con il suo maestro. Leggendo le pagine che seguono, infatti, non è possibile ignorare quanto colui che fu non solo il segretario, ma anche (e qui mi dovrà perdonare Walter, mai autocelebrativo) il migliore discepolo del grande letterato, scrittore e apologeta abbia assunto lui stesso questi tratti. Basti solo notare l’esempio riportato in La ragione come stupore: il fatto di trovarsi a reiterare il ritornello «come ha detto C.S. Lewis» proprio alla fonte della propria citazione è un esempio che Lewis trovò delizioso – e che con tipica ironia volle più volte ricordare a Hooper: Da quel momento in poi questo diventò un suo scherzo privato ricorrente nei miei confronti: ogni volta che voleva che io facessi qualcosa, usava un’espressione del genere: «Come ha detto C.S. Lewis: “Vorrei una tazza di tè”. Come ha detto C.S. Lewis: “Vai a fare questa cosa”. Come ha detto C.S. Lewis: “Lo berrò!”». 2 Id., An Experiment in Criticism, Cambridge, Cambridge University Press, 1961, “Epilogue”; trad. it.: Lettori e Letture. Un esperimento di critica, Milano, Vita e Pensiero, 1997, p. 165. 3 La testimonianza di molti di questi incontri “a distanza” è oggi conservata in Clive Staples Lewis, Collected Letters, ed. Walter Hooper, 3. voll., London, Harper Collins, 2000-2006.


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Ma proprio questa insistenza non era per canzonare l’amico. Tutt’altro. L’umiltà di Lewis, come qui ricorda Hooper, era infatti «davvero grande, e la sua attenzione era costantemente rivolta fuori di sé». Lewis aveva capito che, per quell’uomo, ciò che aveva scritto e detto erano realmente importanti, erano divenuti essenziali per andare al fondo della propria esperienza. Era quanto capitava a molti altri. É straordinario riscontrarlo in quella che fu l’ultima lettera scritta da Lewis, indirizzata a uno dei suoi giovani lettori e alla sua famiglia: Caro Philip Thompson, Tanto per cominciare, permettimi di congratularmi con te per aver scritto una lettera davvero rimarchevole: io di certo non sarei stato in grado di scriverla alla tua età. E per continuare, grazie di avermi detto che ti sono piaciuti i miei libri: è una cosa che a un autore fa sempre piacere sentirsi dire. È buffo che tutti i bambini che mi scrivono capiscono subito chi è Aslan, mentre gli adulti non lo fanno mai! Personalmente non ho letto la ristampa Puffin4 a cui tu fai riferimento, per cui ovviamente mi sfugge l’errore di cui parli: ma chiamerò l’editore e glielo farò notare. Per favore, di’ a tuo padre e a tua madre [quanto] sono grato di sapere che trovino i miei libri “impegnati” di un qualche valore. Con i miei migliori auguri a te e a loro Cordialmente vostro, C.S. Lewis5. 4 Probabilmente, la versione paperback di The Magician’s Nephew [Il Nipote del Mago] della Puffin, uscita il 27 giugno 1963. 5 Clive Staples Lewis, Collected Letters, III, pp. 1483-1484; trad. it.: Lettere ai bambini, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2009, p. 133-134. La lettera fu scritta il 21 novembre 1963. Lewis morì il giorno successivo, il 22 novembre.


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«Tutti i bambini che mi scrivono capiscono subito chi è Aslan, mentre gli adulti non lo fanno mai!»: Lewis non parlava per supposizioni: aveva risposto a molte lettere dei suoi giovani fans, come pure a diverse altre di ammiratori meno giovani. Ma si noti anche il dettaglio relativa alla ristampa di uno dei suoi libri e del saluto ai genitori del piccolo Philip: Lewis prendeva seriamente ogni rapporto e rispondeva con attenzione calibrata a ciascuno. Andava al fondo – e faceva in modo che ciascuno, in ciò, potesse imitarlo. È proprio in questo senso che le pagine che seguono rivelano aspetti di Lewis che la critica non ha spesso voluto indagare e/o saputo rilevare: quella di un uomo che, prossimo al termine della propria esperienza terrena, sapeva ancora insegnare – e forse ancor di più che nella sue prestigiose Università di Oxford e Cambridge dove era stato a lungo docente – e lasciarsi interrogare da un incontro, e in tutto questo rimanere umile, aperto e schietto ricercatore dell’alterità. Proprio in questa schiettezza e umiltà Walter Hooper, che pur ci ha regalato una enorme quantità di materiali inediti, dimostra di essere certamente il più grande studioso di Lewis. Con il coraggio di colui che ha assimilato l’insegnamento del maestro, Walter sa indicare con chiarezza la reale direzione finale del pensiero lewisiano, cosa che ben pochi hanno saputo (o voluto) fare. Carlo M. Bajetta Università della Valle d’Aosta


Nota al testo

L’intento di questa pubblicazione è presentare il grande scrittore Clive Staples Lewis attraverso la testimonianza del suo ultimo segretario privato e oggi biografo ufficiale, Walter Hooper, ospite del Centro Culturale di Milano in due differenti momenti. Nella prima conferenza, tenutasi il 9 maggio 1994, Hooper fu invitato in occasione della ricorrenza del trentennale della morte di Lewis. In questo intervento, intitolato Utopia e Cristianesimo: il caso C.S. Lewis, Hooper racconta il suo incontro con lo scrittore. La novità e l’eccezionalità di tale evento gli cambiarono la vita, lasciando in lui un segno indelebile. Nella sua testimonianza è inoltre possibile cogliere l’originalità e la pertinenza del pensiero di Lewis nelle drammatiche vicende storico-culturali dell’epoca, con riferimento alla delicata situazione della Chiesa anglicana. Il secondo intervento, datato 17 novembre 2005, si inserisce nel ciclo di incontri promosso dal Centro Culturale di Milano Sulle spalle dei giganti, in cui sono state presentate le figure di alcuni grandi intellettuali quali Hans Urs von Balthasar, T.S Eliot e C.S. Lewis. Il titolo di questa conferenza La ragione come stupore. Alla scoperta di C.S. Lewis, coordinata dal professor Edoardo Rialti, introduce già al tema dell’incontro: attraverso le sue


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vicende personali, Hooper descrive il percorso umano e letterario di Lewis, il cui apice è rappresentato dalla sua conversione dall’ateismo al cristianesimo. Nella lettura dei testi presentati, si noterà che talvolta Hooper ripete alcuni episodi o aneddoti personali, che probabilmente sono tra i più vivi e significativi ricordi che segnarono la sua vita. Grazie alla grande quantità di dati autobiografici riferiti da Hooper è possibile cogliere alcuni tratti di una figura così suggestiva e “singolare” quale fu quella dello scrittore e professore irlandese. Con questo libro, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla morte di C.S. Lewis, avvenuta il 22 novembre 1963, si desidera rendere omaggio allo scrittore attraverso la testimonianza, grata e riconoscente, del suo ultimo segretario che, custodendo la sua memoria, ha contribuito a mostrare la verità e l’attualità del suo pensiero. Lo stile dei due contributi, traduzione dello scritto originale inglese, mantiene viva l’occasione con la quale l’autore ha ideato il testo. Nelle note, che nella maggior parte dei casi riportano i riferimenti dell’opera lewisiana citata, è stata segnalata l’edizione inglese originale e una traduzione italiana ove presente. Si è scelto di non indicare tutte le edizioni esistenti, ma soltanto quelle che si sono consultate per la riedizione di questi testi. Ad appendice dei due testi si trovano una breve biografia e bibliografia di C.S. Lewis e una biografia di Walter Hooper.


Note biografiche

Clive Staples Lewis fu un intellettuale di spicco nel panorama inglese del primo Novecento: professore e filologo, scrittore e saggista, conferenziere e teologo. Nato nel 1898 a Belfast da una famiglia protestante, compì i suoi studi in Inghilterra presso il Malvern College di Worcestershire dove conobbe l’amico Arthur Greeves, destinatario di numerose lettere. Successivamente lasciò il College e studiò presso un istruttore privato fino al 1916, anno in cui ottenne una borsa di studio presso l’University College di Oxford. Nella sua giovinezza Lewis si dedicò a svariati generi di lettura, con particolare interesse per le tematiche esoteriche, i classici e le saghe nordiche, e nello stesso tempo si allontanò progressivamente dalla fede cristiana arrivando a definirsi un «ateo blasfemo». Tra il 1917 e il 1918 si arruolò nell’esercito e in seguito a un patto stretto con un commilitone rimasto ucciso, al rientro in patria, Lewis decise di prendersi cura personalmente della madre dell’amico morto, accogliendola in casa sua per diversi anni. Dopo la laurea a pieni voti in Lingua e Letteratura inglese, nel 1923 Lewis ottenne un incarico come docente temporaneo e tutor presso il Magdalen College di Oxford, dove rimase fino al 1954, anno in cui divenne professore di Letteratura Inglese al Magdalene College di Cambridge


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(l’omonimia – pur con spelling e pronuncia differente – rese felice Lewis, che apprezzò l’idea di essere ancora una volta «sotto la protezione di Santa Maddalena»). Sia per la sua figura di intellettuale e scrittore sia per la sua storia personale, l’incontro con J.R.R. Tolkien fu tra i più decisivi. Il rapporto tra i due, conosciutisi quando Lewis insegnava a Oxford, diede origine a un circolo letterario chiamato “The Inklings”, attivo dal 1935 al 1949. Lo scopo di tale circolo era la condivisione e la discussione delle opere inedite che venivano presentate dai vari componenti del gruppo. L’amicizia con Tolkien contribuì anche alla conversione al cristianesimo di Lewis, che era precedentemente passato dall’ateismo al teismo. In una lettera del 1931 indirizzata all’amico Greeves, egli scrive: «Sono appena passato dal credere in Dio a credere definitivamente in Cristo […]. La mia lunga chiacchierata con Dyson e Tolkien ha certamente a che fare con questo». Nel 1956 sposò l’americana Joy Davidman, già ammiratrice della sua opera letteraria, che, giunta in Inghilterra per conoscere lo scrittore, se ne era innamorata. Dopo la precoce morte della moglie, sopraggiunta nel luglio del 1960, Lewis visse nella sua casa di Oxford, dove morì nel novembre del 1963 assistito dal suo ultimo segretario, Walter Hooper.

Walter Hooper fu uno studioso americano di Letteratura Inglese, ultimo segretario personale e biografo di C.S. Lewis. Nato in North Carolina nel 1931, si laureò presso l’Università del Kentucky dove rimase a insegnare


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Letteratura Inglese. Durante l’ultimo anno di università venne a conoscenza di alcune opere di Lewis e ne rimase colpito al punto da decidere di scrivergli per ringraziarlo. Dopo alcuni anni di intensa corrispondenza con lo scrittore, nel giugno del 1963 Lewis invitò Hooper a fargli visita e gli propose di rimanere a Oxford come suo segretario personale. L’amicizia ebbe breve durata poiché Lewis morì qualche mese dopo. Dopo la morte del grande scrittore Hooper rimase a Oxford e, su invito del fratello di Lewis, decise di dedicare il suo tempo e le sue energie a conservare e diffondere il pensiero di Lewis, curando numerose edizioni dei suoi volumi. Nel 1965 fu ordinato ministro della Chiesa anglicana e nel 1988 si convertì al cattolicesimo. Tale fatto fu esito di un percorso nel quale Lewis svolse un ruolo decisivo: a proposito della sua conversione Hooper dice: «Mi chiedevo: dove si trova la verità? Non questo o quel pezzo di verità, ma la verità tutta intera […] mi convertì al cattolicesimo nel 1988. Qui avrei dovuto stare tutto il tempo, qui era dove Lewis aveva indicato». Hooper ha curato l’edizione di circa trenta volumi delle opere di Lewis, alcune delle quali inedite o poco conosciute. Grande studioso e conoscitore delle opere e del pensiero dello scrittore irlandese, ha scritto volumi quali C.S. Lewis: A Companion and Guide (1996) e C.S. Lewis: A Complete Guide to His Life and Works (1998). Insieme a Roger Lancelyn Green si è occupato inoltre di redigere la biografia dello scrittore, C.S. Lewis: A Biography (1974; seconda edizione, 2002).


Nota bibliografica

C.S. Lewis si dedicò a molteplici generi di scrittura. Gran parte delle sue opere sono a oggi tradotte in italiano: fanno eccezione alcuni saggi e parte dell’epistolario. Tra le opere più conosciute di Lewis romanziere vi sono Le Cronache di Narnia, il cui primo volume è Il leone, la strega e l’armadio (1950). Oltre a quest’opera, altri romanzi sono la Trilogia Cosmica (1938-1946), Le lettere di Berlicche (1942), Il grande divorzio (1945), A viso scoperto (1956). Lewis, insigne professore e filologo, scrisse anche opere e saggi di critica letteraria quali L’allegoria d’amore (1938), English Literature in the Sixteenth Century Excluding Drama (1954), L’immagine scartata. Il modello della letteratura medievale (1964), e un saggio storico-lessicale Studies in Word (1960). Dopo la sua conversione, descritta nell’autobiografia Sorpreso dalla gioia (1955), Lewis rivolse la sua attenzione ad argomenti religiosi, rivestendo spesso il ruolo di apologeta del cristianesimo. A questa fase della sua produzione letteraria appartengono opere quali Miracoli. Uno studio preliminare (1947), Il cristianesimo così com’è (raccolta di conversazioni radiofoniche edite nel 1952), Il problema della sofferenza (1940), I quattro amori (1960). Infine numerosissimi sono i saggi di svariata natura e argomento, alcuni recentemente raccolti in L’onere della gloria (2011), e le lettere rivolte ad amici e intellettuali.


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Per un aggiornamento sulle traduzioni italiane disponibili si veda Carlo M. Bajetta, Bibliografia e traduzioni italiane delle opere di C.S. Lewis pubblicate in appendice al volume C.S. Lewis: lettere ai bambini.


Clive Staples Lewis e Walter Hooper

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I racconti del suo segretario, Walter Hooper Una luce inedita e intima del grande scrittore Clive Staples Lewis attraverso la testimonianza...

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