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Anno 7 | Mensile N° 6-7 | Luglio-Agosto-Settembre 2012

Mario Balotelli

tra gEnio E SrEgoLatEzza

Pronti PEr PartirE? Ecco i consigli salva vacanza

StiLi Di Vita

8 modi per godersi davvero l’estate

ForMa FiSiCa

attenzione alle diete last minute

PSiCHE

Parlare da soli fa bene

Da non PErDErE

in allegato il Dossier odontoiatria


Vol. 5

Rigenerazione ossea Ortodonzia & bambini S.O.S. gengive Denti piÚ bianchi Addio rughe senza bisturi Punta il tuo smartphone e scopri le novità sull’ortodonzia invisibile

Chirurgia implantare alla prima seduta in tre ore


Sommario Sbiancamento Innamoratevi del vostro sorriso

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Implantologia Valutazione e selezione del paziente 8 L’igiene orale nel paziente implantologico

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ortodonzia & bambini

La fase chirurgica: l’inserimento degli impianti

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L’ortodonzia e i nostri bambini

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Protesi in Titanio

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Profilassi: cosa fare per i nostri bambini?

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Laboratorio odontotecnico

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Protesi in zirconio

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Parodontologia Ahi ahi! Non ti ridurre così!

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Gengive che sanguinano? No problem!

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In caso di recessione gengivale

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oralift Un lifting del viso senza il bisturi del chirurgo

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rigenerazione ossea Una rigenerazione affidabile e sicura per la salute della bocca 22

GNATOLOGIA bite

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ortodonzia invisibile Migliora il tuo sorriso con il massimo comfort 28

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Editoriale

Controcorrente La parola chiave dell’odontoiatria è ormai una sola: implantologia. Tutto gira solamente attorno a questa branca che è diventata preponderante, va per la maggiore e ha permesso la fioritura di numerosi studi unicamente implantologici sia in Italia che nel vicino est (vedi Bulgaria, Croazia, Romania). Un dente con un piccolo difetto viene considerato perso per poi essere sostituito da una “vite”, cioè da un impianto che sembra risolvere tutto. In realtà le difficoltà nascono proprio dopo avere inserito l’impianto perché la protesizzazione che su questo deve essere eseguita è più difficile, necessita di validi collaboratori odontotecnici, presenta tempi più lunghi... Ma cosa è successo dell’endodonzia e della parodontologia? La prima permette di salvare un dente dolorante dopo aver eliminato i nervi, la seconda salva i tessuti di sostegno del dente e ne consente la sopravvivenza ancora per lungo tempo. Tutto ormai viene risolto solo con l’estrazione del dente e la sua sostituzione con un impianto, non si aspetta neanche troppo tempo perché ci sono i postestrattivi e se non c’è troppo osso si risolve con i mini-impianti, oppure si fa un carico immediato (soluzione istantanea con impianto-dente in un’unica seduta).

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Mettiamo un freno e guardiamoci anche attorno per constatare che non tutti i lavori implantologici sono oro colato. Teniamo anzi presente che i problemi di osteointegrazione ci sono, ma con percentuali basse, circa (1-2%), nella prima fase (inserimento impianto). E allora fermiamoci e chiediamoci onestamente: è possibile risolvere questa riabilitazione “solo” con l’implantologia?


Sbiancamento

Innamoratevi

del vostro sorriso

Ridere senza preoccuparsi dell'aspetto dei denti è un desiderio di molti. Dimenticatevi sedute lunghe e dolorose, con le tecniche odierne, ottenere un effetto luminoso senza "torture" è possibile

Il colore dei nostri denti è assolutamente personale, ognuno ha il suo proprio e comunque non è mai bianco immacolato come la porcellana dentale ottenuta dopo i primi trattamenti termici in laboratorio. È da sfatare peraltro la credenza popolare che il colore dei denti sia dovuto allo smalto; questo non possiede infatti un colore proprio, ma è traslucido e dalla sua superficie traspare il colore della sottostante dentina. Quando si cambiano i denti decidui, meglio conosciuti come denti da latte e sempre molto chiari, i sottostanti denti permanenti non risultano altrettanto splendenti e brillanti; anzi spesso si presenta una sorpresa sgradita alla mamma che vede spuntare e crescere giorno per giorno dei denti definitivi un po’ giallognoli. Una delle prime domande che quindi ci viene rivolta è proprio se sarà possibile nell’immediato “sbiancare” questi denti ancora prima di fare magari dei trattamenti ortodontici. Avere denti chiari è già un desiderio nella prima adolescenza. Certo è che con il passare del tempo lo smalto tende a scurirsi assorbendo da cibi e bevande (vino rosso, mirtilli, carciofi, liquirizia, caffè e the, etc.) o dalla nicotina pigmenti sempre in maggior quantità: il risultato è la perdita di brillantezza e splendore originale. Sentiamo allora quali novità ci sono in questo campo dai dottori Viviana Picchio e Roberto Capello, odontoiatri.

nere anche un bianco più intenso seppur innaturale, ma d’effetto, come i sorrisi dei personaggi televisivi e cinematografici. Un sorriso luminoso e di grande impatto come quello di Simona Ventura o di Michelle Hunziker è un po’ il sogno, neppure troppo impossibile, per molti di noi. Oggi la gamma dei prodotti disponibili per lo sbiancamento è veramente vasta, ma solo pochi mantengono le promesse di denti bianchi in una sola seduta, di risultati immediatamente visibili e duraturi, sicuri di non arrecare danni ai denti.

Dottoressa Picchio, chi ha denti scuri e/o pigmentati ha la speranza di ritrovare almeno in parte il naturale colore? I progressi fatti dall’odontoiatria consentono di riproporre il colore dei denti di base e talvolta di otte-

Dottor Capello, si sentono voci discordanti sulle caratteristiche degli sbiancanti dentali... Come può rassicurarci in proposito? Da tempo il principio attivo dei trattamenti sbiancanti è il perossido di idrogeno. Questi trattamenti sono in

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Sbiancamento grado di penetrare all’interno dei prismi dello smalo a essere dubbiosi sui possibili trattamenti sbiancanto e, dando vita a una reazione ossidante, disgregare i ti. I prodotti in commercio sono veramente tanti: una pigmenti ridonando immediatamente ai denti un colovera jungla in cui doversi destraggiare per scegliere re più bianco e brillante. Nonostanil prodotto migliore. Anche in Farte i progressi, i trattamenti intensivi macia ormai si vendono sostanze Un sorriso luminoso sbiancanti che però sono per lo più sono ancora ritenuti potenzialmente e di grande impatto abrasivi sullo smalto e come tali il dannosi e statistiche basate su studi come quello clinici evidenziano una forte incidenloro risultato è legato all’assottigliaza di sensibilità nella maggior parte di Simona Ventura mento seppur minimo dello smalto. dei casi mal sopportata dai pazienti. o di Michelle Hunziker È stato anche proposto un metodo La sensibilità è direttamente correlegato all’utilizzo del laser, ma con è un po’ il sogno, lata all’effetto disidratante che querisultati non propriamente soddisfaneppure troppo sti materiali esercitano sullo smalcienti. Oggi però esiste in commercio impossibile, to dei denti. Ma, mentre per le cure un prodotto veramente innovativo, per molti di noi odontoiatriche i pazienti si aspettano studiato in Canada, di nuova genee quindi sono già preparati a dover razione che mi sento di consigliare: provare fastidio e talvolta dolore, per finalità puramenBlancone, che si pone come obiettivi la certezza dell’ete estetiche sono meno disponibili. Per tutta questa sito, la garanzia della naturalezza del risultato e l’eliserie di motivi, sono gli stessi dentisti a non consigliare minazione dei disagi per il paziente.

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Sbiancamento

Lo sbiancamento passo per passo

1 Preparazione del paziente con applicazione di diga protettiva a base di Vitamina E a livello del bordo gengivale 2 Applicazione di uno strato sottile di sostanza attiva (gel) sulla superficie dei denti da sbiancare 3 Attivazione del gel con lampada fotopolimerizzatrice. Si può notare il cambio di colore (viraggio) da arancione a bianco 4R  imozione del gel dalle superfici dentali con l’aspirazione 5 Rimozione della protezione gengivale e lavaggio con abbondante acqua

Siete sicuri che denti e gengive non subiscano danni? L’azione di Blancone è talmente veloce che si evita un’inutile permanenza del prodotto sui denti, di conseguenza la disidratazione dello smalto non si verifica e la sensibilità non aumenta. Un aspetto importante è che non si produce un innalzamento termico che potrebbe danneggiare la polpa vitale del dente. Le gengive invece risultano protette grazie all’applicazione della specifica barriera a base di Vitamina E che previene il contatto con i tessuti molli. È necessariamente molto lunga, dottoressa Picchio, la seduta di applicazione di questo sbiancante? Assolutamente no. Grazie infatti alla tecnologia fotodinamica che sfrutta l’energia luminosa, l’azione viene sviluppata in pochi secondi e il materiale sbiancante applicato vira di colore consentendo all’operatore un controllo visivo diretto: appena il colore del gel cambia, questo viene asportato evitando un’inutile sovraesposizione. Quanto dura nel tempo questo trattamento sbiancante? Può durare più di due anni, anche se molto dipende dalle abitudini e da una certa predisposizione genetica. Se così non fosse, non potremmo utilizzare regolarmente nei nostri studi questo sbiancante sui denti naturali del paziente che sta ad esempio attuando una riabilitazione implantologica completa: prima di scegliere il colore definitivo delle sue protesi, faccia-

mo un ciclo di sbiancamento per visionare il tono del bianco dei denti residui naturali e quindi uniformare il colore delle due arcate. Il colore ottenuto viene fotografato e sottoposto all’odontotecnico che visionerà attentamente il tutto e cercherà di realizzare la stessa tonalità cromatica. Il risultato estetico è armonico e assolutamente più piacevole per il paziente che non si vede costretto a opzionare per un colore spento che non ringiovanisce il suo sorriso. Dottor Capello, che tipo di pazienti richiede questo trattamento? Sicuramente fra i giovani la richiesta è molto elevata, ci sono i neo-sposi e ancora i fumatori. Per questi ultimi la piacevolezza di un sorriso bianco ritrovato è così forte che spesso promettono di non fumare più per non intaccare i denti nella loro giovinezza ritrovata. Ci sono limitazioni particolari per questo tipo di trattamento con Blancone? Non esistono limitazioni di sorta per lo sbiancamento dentale, soprattutto per questo sbiancamento fotodinamico. I rischi di un trattamento ben eseguito sono praticamente nulli: l’operatore deve solo visionare che non esistano carie, infiltrazioni, etc. che possono impedire l’utilizzo del gel. Uno sbiancamento sicuro, veloce ed efficace è sicuramente il desiderio di molte persone. Basta poco per concedersi molto: un sorriso rinnovato che faccia nascere un’emozione in noi e fuori di noi.

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Implantologia: progettazione

Valutazione e selezione Protesi totale (dentiera): è possibile eliminare questi “oggettini” con mini impianti o implantologia guidata in una sola giornata

del paziente

Approccio a una giusta diagnosi

Diversi step sono necessari per formulare l’approccio terapeutico ottimale: ¬ Anamnesi del paziente – book fotografico. ¬ Valutazione psicologica del paziente. ¬ Valutazione del costo biologico e quindi indicazioni e controindicazioni.

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¬ Valutazione dei punti di riferimento anatomici in base al posizionamento dell’impianto. ¬ Determinazione dimensione verticale. ¬ Considerazioni biomeccaniche con progettazione finale. ¬V  alutazioni radiologiche (TAC).


Implantologia: progettazione

Implantologia? Sembra una grossa parola, ma in realtà tutto si riduce a un intervento di poche ore anche per chi cerca quello che si definisce “carico immediato”. Sono proprio queste le persone a cui mi rivolgo in particolare, cioè coloro che non dispongono di molto tempo libero e per questo devono stringere al massimo il numero delle sedute per completare il trattamento. Al primo posto ci sono i portatori di protesi totale, che magari dopo 10 anni di ingombro palatale, scoprono nell’implantologia una valida soluzione. L’edentulia totale è un handicap molto più diffuso di quanto si pensi. Le difficoltà principali alla risoluzione del problema sono rappresentate dalla presunta complessità e dal costo elevato del trattamento. Non dimentichiamo che la popolazione mondiale sta invecchiando, con prospettive di vita che sono decisamente aumentate rispetto al secolo scorso (dati ISTAT: speranza di vita media 75,6 anni per l’uomo e 81,4 anni per la donna). In una popolazione d’età tra i 65 anni e oltre, gli edentuli a livello di entrambe le arcate sono così distribuiti: Germania 25%, Svezia 13%, Regno Unito 30%, Stati Uniti 33%, Giappone 20%, Svizzera 12%, Italia 20%. Si tratta di un numero alquanto elevato e, pur essendo i manufatti protesici ben eseguiti, queste persone devono convivere con

creme, paste, cuscinetti che peggiorano con il tempo la situazione. Ricerche documentate e una lunga storia clinica hanno dimostrato l’efficacia e l’affidabilità a lungo termine degli impianti dentali, in particolare per quanto riguarda i benefici dell’osteointegrazione e della preservazione dell’osso, anche nel caso di protesi acriliche. COSA CHIEDONO I PAZIENTI? Le richieste più gettonate sono così riassumibili: protesi estetica, denti chiari, protesi superiore senza palato, non rimanere mai senza denti. In genere, si tratta di un paziente che ha trascurato i propri denti per molti anni perché lavora molto, anche 15 ore al giorno, che ha raggiunto importanti traguardi professionali e che ha poco tempo da dedicare al suo odontoiatra. È il tipo che disdice gli appuntamenti il giorno prima perché sempre in giro, per riunioni, viaggi, contratti… fino a quando i denti cominciano a vacillare, hanno una forte mobilità e dondolano tanto da non poter più mordere un panino o fare una leggera forza. Il paziente stesso si accorge che è giunto al limite delle possibilità, che ha chiesto troppo ai suoi denti senza fare niente per loro… La sensibilità al caldo e al freddo gli fa vedere le stelle. Così si presenta in studio convinto di met-

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Implantologia: progettazione tere “un po’ di stucco” e andarsene. A questo punto bisogna procedere per gradi: nel mio studio la prima seduta è una vera visita approfondita con osservazione di OPT digitale (panoramica dentale) per rilevare le prime anomalie, seguono poi i sondaggi parodontali, il book fotografico, le impronte per costruire provvisori, e la programmazione di forma e tinte. Fondamentale è anche il colloquio con il paziente, per imparare a conoscerlo e sapere quali sono le sue aspettative sia estetiche che funzionali. Nel secondo incontro viene organizzato il progetto della dima radiologica, utilizzando denti radiopachi che permettono di evidenziarne la posizione. L’esecuzione della TAC è essenziale, programmiamo i movimenti articolari utilizzando il sistema Kavo Arcus Digma. Si procede quindi con la preparazione, nei nostri laboratori interni, di un manufatto estetico in prova per rilevare la migliore espressione estetica. Il terzo incontro prevede: estrazione dei denti vacillanti, inserimento degli impianti, inserimento della protesi estetica tirata su impianti (il paziente non può assolutamente rimuovere la protesi che risulta fissa). APPROCCIO CON IL PAZIENTE Il successo di ogni cura avviene solo se seguita dal professionista con metodologia, a cominciare dall’esecuzione delle radiografie, delle foto e compilando

una cartella clinica con una corretta analisi estetica talvolta seguendo anche le proposte e le richieste del paziente. Il rapporto deve essere confidenziale e nello stesso tempo finalizzato ad assecondare la personalità del paziente stesso, le sue esigenze e le sue necessità di lavoro. Non dimentichiamo che talvolta anche una vecchia foto può essere utile per ricreare quella naturalezza e quella piacevolezza del sorriso che il paziente desidera ricreare ancora una volta nella sua bocca. Il lavoro è quindi piuttosto complesso e articolato anche se spesso il paziente non si rende esattamente conto dei tempi necessari per fare la riabilitazione richiesta. INIZIO LAVORO Uno dei primi passi da ottemperare è quello della raccolta dati (anamnesi) circa la salute del paziente. È fondamentale conoscere eventuali patologie in atto, malattie pregresse, sofferenze renali o epatiche, allergie a farmaci, materiali o sostanze in genere, l’utilizzo sistematico di farmaci (vedi la cosiddetta “aspirinetta”), etc. per non incorrere in situazioni spiacevoli che possono alterare o peggiorare la salute generale del paziente. Non dimentichiamo che la bocca fa parte dell’apparato digerente e come tale non è svincolata dal resto del corpo, quindi il dentista deve avere la possibilità di inquadrare il paziente sotto una visione a tutto tondo per tutelarne la salu-

Progettazione in laboratorio: posizione impianti e corrispondenti elementi dentali provvisori

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Implantologia: progettazione

Microscopia ad individuare il posizionamento dei punti di riferimento anatomici direttamente nel cavo orale del paziente

te e poi focalizzare la sua attenzione sui denti, sulle gengive, sulla lingua, sulle guance. Il paziente, insieme al consenso informato, sottoscriverà tutto quanto dichiarato e come tale è il primo diretto responsabile delle informazioni rilasciate. Il secondo livello, è quello di fare una specifica diagnosi che verterà a considerare tutti i singoli denti presenti nel cavo orale e i tessuti molli; seguirà un piano di trattamento per l’esecuzione del quale sarà fondamentale un inserimento di molti dati importanti per poter ottenere una giusta armonia nel contesto del volto (analisi facciale) e della bocca (analisi dento-labiale). Quello che potremmo definire il nostro cavallo di battaglia è la rilevazione della giusta dimensione verticale; fondamentale è pertanto l’analisi fonetica. Brevemente, il test si svolge nel modo seguente: il paziente deve essere nella posizione di riposo, guardando cioè all’orizzonte e avendo tra le due arcate dentali uno spazio compreso tra i 2-4 mm (spazio fisiologico) che non viene mai completamente occupato dai denti; viene quindi richiesto al paziente di pronunciare le lettere M e S (a questo proposito potrei dilungarmi ore per evidenziare i progressi fatti con l’informatica, spiegare quanti e quali programmi computerizzati sono disponibili per

rilevare questo dato; in realtà, è sempre e solo il paziente che contando progressivamente ad alta voce i numeri partendo dal 61 e arrivando al 69 ci permette di ottenere soggettivamente un lavoro fantastico, con poche mosse, ma ben orchestrate!). Pronunciando quindi la parola “mamma” più volte, è possibile riuscire a determinare la lunghezza ottimale dei denti incisivi (il bordo incisale deve sfiorare infatti la superficie labiale senza trovare alcun intoppo): la posizione di questi denti è decisiva per il sorriso sia che si tatti di soggetti giovani o anziani, uomini o donne. Anche le foto sono decisive: numerosi sono gli scatti che bisogna fare sia al volto che alla bocca del paziente per immortalare ogni singola espressione, ogni singolo dente, ogni sfumatura della zona periorale ...nulla deve essere lasciato al caso. Tutti questi dati vanno ad arricchire la cartella clinica del paziente per poter essere visionati ogni qual volta ce ne sia la necessità; le impronte nei materiali più idonei saranno necessarie per “forgiare” nuovi provvisori che dovranno già soddisfare il paziente secondo le sue esigenze: guardandosi allo specchio non crederà come sia stato possibile un tale cambiamento in tempi relativamente brevi.

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Implantologia: progettazione PIANIFICAZIONE PRECHIRURGICA Affinché sia possibile garantire il successo a lungo termine sia dell’impianto che della protesi è fondamentale progettare una distribuzione ergonomica dello stress biomeccanico in particolare nella regione dei canini e dei molari. Secondo le più accreditate linee guida per la riduzione del carico eccessivo, bisogna agire nel seguente modo: ¬ Limitare il trasferimento delle forze occlusali a livello dell’impianto riducendo lo spessore del tavolato occlusale della protesi. ¬ Distribuire in modo ottimale le forze occlusali, dove è possibile, con il massimo dei monconi che supporteranno la protesi stessa. ¬ Inserire impianti con caratteristiche dimensionali sia di maggiore lunghezza che di diametro opportuno pur nel rispetto dell’estetica che di durata nel tempo del restauro. ¬ Posizionare e inclinare gli impianti in modo da favorire l’ottenimento del progetto protesico insieme al massimo dell’estetica e della funzionalità. ¬ Evitare eccessivi cantilever al fine di non inserire leve di tipo svantaggioso. Nel piano di trattamento di pazienti che presentano mu-

Paziente dello studio con tatuaggio sul labbro inferiore

scoli masticatori particolarmente sviluppati o di quelli in cui l’analisi occlusale evidenzia un morso serrato, bisogna utilizzare impianti con le massime dimensioni, aumentare il numero degli impianti e dei monconi per uniformare il più possibile il carico occlusale. Il progetto del restauro deve sempre prendere in considerazione anche i denti antagonisti.

Il nostro slogan è da alcuni anni quello di fare l’intervento in un’ora al mattino (6 impianti) inserire i denti (12) nel primo pomeriggio e la sera andare a cena tranquillamente (in casi selezionati)

Book fotografico, ceratura diagnostica progetto denti individuali

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Implantologia: progettazione

LA DIMA VIRTUALE

1 Vista dall’alto del progetto della dima chirurgica superiore 2-3 Vista frontale della dima 1 con e senza l’inserimento degli impianti 4 Analogamente a quanto visto nelle figure precedenti per l’arcata superiore, il procedimento è simile per la mandibola. In figura il progetto della dima chirurgica inferiore che vedremo realizzata nelle pagine seguenti

La dima è una sagoma che viene utilizzata frequentemente dagli artigiani o dagli installatori per forare in punti ben precisi, per esempio per montare un lavandino, una mensola, un mobile etc. che sono fissati con più viti. In questi casi la dima è semplicemente un foglio o un cartoncino con lo schema di foratura, in montaggi più complessi può essere tridimensionale

Dott. Roberto Capello Odontoiatra

Ha conseguito la Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli Studi di Genova, ha ottenuto il Master in Tecnica Avanzata di Ricostruzione Ossea e Master Universitario in Implantologia. Esercita la libera professione a Pietra Ligure e Albenga (SV), Torino, Roma e brindisi dedicandosi all’odontoiatria conservativa, estetica, protesi mobile e fissa, paradontologia, gnatologia, implantologia, ortodontia per bambini e adulti (apparecchio invisibile). Ha partecipato a settanta corsi di aggiornamento in Italia e all’estero. www.capelloroberto.it

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Implantologia

L’igiene orale nel paziente

implantologico

L’altissima percentuale di successo si basa su una seria e scrupolosa pratica di mantenimento dell’igiene orale che deve essere perseguita anche al raggiungimento della guarigione completa: mai abbassare la guardia! Gli impianti vanno tenuti nell’ambiente orale più deterso possibile per non dare spazio ai microrganismi che non vedono l’ora di colonizzarne la superficie. Bisogna fare la solita “crociata” contro la placca batterica che insidiosa non perde occasione di replicarsi ogni volta che le viene data la possibilità. Il paziente

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deve controllare in modo quasi maniacale e da certosino la sua igiene quotidiana con quelle che sono le armi fondamentali al suo arco, cioè spazzolino, dentifricio e l’immancabile collutorio a base di clorexina. La pulizia dei ponti in zirconio o titanio deve essere eseguita con spazzolini a setole sintetiche in quanto non determinano microabrasioni. Di norma sono necessari due richiami periodici all’anno durante i quali si svolgono i dovuti controlli clinici e radiologici.


Implantologia

La fase chirurgica: l’inserimento

degli impianti

Punta il tuo smartphone e segui passo passo la fase chirurgica

QUANDO IL KIT, COSTITUITO DA DIME, IMPIANTI, PUNTE PER LA FORATURA E PROTESI FISSE, È PRONTO, SI PUÒ PASSARE ALLA FASE CHIRURGICA IN UNA SINGOLA SEDUTA, ANCHE NEL CASO DI DUE ARCATE. SI INIZIA CON IL POSIZIONAMENTO DELLA DIMA, CHE GUIDA IL CORRETTO POSIZIONAMENTO DELL’IMPIANTO, L’ESATTA INCLINAZIONE DEL SITO IMPLANTARE E INFINE PROTEGGE LA LINGUA E I TESSUTI MOLLI. VENGONO POI ESEGUITI I FORI, INSERITI GLI IMPIANTI, RIMOSSA LA DIMA E BLOCCATA LA PROTESI FISSA SUGLI IMPIANTI. IL TUTTO SI RIPETE PER LA SECONDA ARCATA. AL TERMINE DELLA SEDUTA IL PAZIENTE PUÒ GIÀ MANGIARE E PARLARE TRANQUILLAMENTE SENZA

PARTICOLARI DISTURBI. QUESTO È POSSIBILE PERCHÉ LA TECNICA SFRUTTA UN TIPO DI OSSO (DETTO CORTICALE) CHE SOPPORTA UN CARICO MASTICATORIO GIÀ IN PRIMA SEDUTA, CIOÈ SUBITO DOPO L’INSERIMENTO DEGLI IMPIANTI. NON APRENDO ALCUN LEMBO, SI RIDUCONO L’INSORGENZA DI GONFIORE E DI SENSAZIONI DOLOROSE. CON QUESTO PROCEDIMENTO SI ABBATTONO I TEMPI DI INATTIVITÀ LAVORATIVA, FATTORE DA SEMPRE IMPORTANTE SOPRATTUTTO PER CHI SVOLGE UNA libera PROFESSIONE.

Intervento eseguito: impianti inseriti con dima e fotografati 1 ora dopo l’intervento. Si noti la mucosa in condizioni fisiologiche perfette. Nell’arcata inferiore il paziente è stato protesizzato con 12 elementi in porcellana ricercando un effetto estetico pari ai denti naturali

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Implantologia

LE EVENTUALI CONTROINDICAZIONI Non devono sottoporsi a implantologia dentale pazienti che non siano stati educati con successo ad un elevato tenore d’igiene orale domiciliare, né pazienti che non aderiscono a un controllo professionale a scadenze prefissate per l’igiene (attuata dall’igienista dentale). Questo perché la resistenza all’infezione causata dalla placca batterica di un’unità implanto-protesica è molto minore che per un dente naturale, essendo diverso il relativo apparato di sostegno. La radice di un dente naturale è infatti connessa attraverso la mediazione del legamento parodontale, assente invece lungo il cilindro di Tita-

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nio che per l’appunto si osteointegra, cioè si raccorda, direttamente all’osso. L’osso di sostegno dentale e soprattutto quello implantare è particolarmente vulnerabile alle infezioni; infatti nella vita degli impianti, viene difeso solo dal manicotto gengivale. Non devono inoltre sottoporsi a implantologia pazienti affetti da malattie sistemiche, diabete non compensabile con terapia appropriata, con disturbi della coagulazione o sottoposti a radioterapia. L’osteoporosi generalizzata in ultimo non è una controindicazione assoluta, perché in realtà la mandibola è per lo più risparmiata da questa patologia.


Implantologia

Protesi in Titanio Questa tipologia di protesi fissa può essere inserita nell’arco di sole 3 ore in casi selezionati: 1 ora risulta necessaria per inserire un numero di 5-6 impianti mentre le restanti 2 ore permettono l’inserimento

della protesi fissa sull’arcata interessata. Tale protesi può essere provvisoria senza alcuna struttura metallica di rinforzo, ma comunque cementata sui monconi.

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Modello ottenuto direttamente dalla dima chirurgica senza impronte

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Protesi fissa armata metallo-composito modello precedente con fusione (telaio individuale)

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Coronamento di un buon effetto estetico

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Implantologia 4

Titanio rivestito da composito. Notiamo i denti personalizzati inseriti in modo “mosso” per non avere un effetto dentiera. Si evidenzia la parte gengivale che rende il dente della giusta dimensione e corregge i “buchi neri” dovuti alla mancanza di papille gengivali

5 Ottima estetica e morfologia dei denti dove si può notare un allungamento delle corone per farli apparire nella posizione giusta (altezza). Tuttavia mettendo in evidenza la parte del colletto dentale più scura (radice) a nostro parere non si ottiene un buon risultato estetico finale, in quanto si appiattisce, manca profondità con un effetto “piastrella”

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Stesso lavoro eseguito con materiale composito. Smalto-dentina-gengiva

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Implantologia

Laboratorio

odontotecnico

Momento di lavorazione direttamente nelle mani dell'artigiano odontotecnico

La figura dell’odontotecnico è decisamente bistrattata soprattutto a causa dei numerosi abusivi che imperversano in tutta Italia. Ripresi dalle telecamere, sbattuti sulla prima pagina dei quotidiani sembrano essere il capro espiatorio di tutti i mali nazionali. Di certo alcuni si sono impossessati di una professione che non gli compete e come tali sono anche perseguibili non fosse altro che per ragioni fiscali, ma la maggior parte sono artigiani seri e competenti, capaci di plasmare i materiali da laboratorio per realizzare come li definisco io “pezzi unici, perché unici sono i miei pazienti”. Comunicando con il dentista e sulla base delle foto, dei parametri che gli vengono forniti, delle impronte e mettendo a frutto la loro manualità, riescono a costruire denti nelle giuste proporzioni e nella specifica morfologia, apportano correzioni a singoli ele-

menti o a intere arcate sfumando tinte o inserendo caratterizzazioni per far sembrare ogni sorriso il più naturale possibile. Molti odontotecnici sono altamente preparati e quindi il lavoro non gli manca, anzi la loro arte è fortemente richiesta anche oltre confine; per specialisti di così alta levatura, come si suol dire, “tanto di cappello”, tutta la stima dovuta perché in fondo il manufatto protesico che viene inserito in bocca, seppur sotto le direttive dell’odontoiatra, è opera loro. L’odontotecnico con la “O” maiuscola è quindi una figura di primaria importanza, da non sottovalutare specie se pieno di entusiasmo e al passo con i tempi. Guardiamo insieme questo lavoro protesico che ha cambiato in positivo la vita attuale e sicuramente il futuro di questa signora di 40 anni: sicura di sé oggi ride, parla, mastica, comunica in piena libertà.

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Implantologia

Protesi in Zirconio 1

Caso clinico eseguito: soggetto di 40 anni, sesso femminile, con protesi totali (dentiere) sia superiore che inferiore. Si può notare l'innaturale posizione delle labbra

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Progettazione 3D con impianti inseriti virtualmente

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Direttamente nel cavo orale vengono inseriti 2 manufatti in resina alisea per controllare soprattutto la dimensione verticale e i punti di contatto

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Aspetto del telaio in zirconio inserito nel cavo orale del paziente

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Protesi in zirconio. Notiamo le flange gengivali ben sviluppate in altezza e costruite in porcellana per far apparire la posizione del dente sulla linea del sorriso: i denti in tal modo non risultano troppo lunghi

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Implantologia 6

Protesi superiore e inferiore in zirconio/porcellana con gengive in porcellana. Notare il colore dei canini che esaltano la naturalezza di questo caso

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Anche all’ingrandimento, le gengive modellate in porcellana appaiono ben rifinite e molto naturali

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Sorriso finale della paziente: protesizzazione piĂš filler labbra

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Vista "aerea" della parte occlusale. Notiamo la morfologia dentale

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Visione delle due arcate. Notare l’altezza della flangia gengivale in porcellana per ottenere il massimo dell’estetica

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Rigenerazione ossea

Una rigenerazione affidabile e sicura per la salute della bocca

Quando l’estrazione dei denti, i traumi o le infezioni della bocca provocano un difetto osseo bisogna correre ai ripari per non compromettere la stabilità degli impianti o dei denti naturali. Oltre alle corrette misure di igiene orale e alla cura degli stati patologici, spesso si può intervenire anche a ricostruire il volume osseo, attraverso le tecniche di chirurgia rigenerativa Ne parliamo con il dottor Roberto Capello, odontoiatra e master in tecnica avanzata di ricostruzione ossea, nel suo studio di Pietra Ligure, per farci spiegare come si fa e in quali casi è possibile ottenere i migliori risultati. Dottor Capello, quali sono i casi di perdita di osso della mandibola e della mascella? Nella pratica di ogni giorno mi capita di vedere moltissimi casi di difetto osseo, cioè di situazioni in cui l’osso della bocca non è sufficiente per mantenere la stabilità dei denti o delle protesi o per inserire nuovi impianti in modo che resistano nel tempo. Nella maggior parte dei casi i pazienti presentano questi problemi a causa di estrazioni dentarie in cui non sono state adottate misure di prevenzione del

riassorbimento osseo, oppure a causa di infezioni batteriche non opportunamente curate. In quest’ultimo caso mi riferisco alla parodontite, conosciuta anche come piorrea, che può causare gravi perdite di osso perché il corpo reagisce all’infezione con una grave reazione infiammatoria a danno dei tessuti della bocca. In tutti questi casi, dico sempre ai miei pazienti due cose: il dentista deve essere in grado di valutare correttamente i problemi e scegliere le soluzioni migliori ma il paziente deve essere il primo a capire lo stato di salute della sua bocca e le possibilità di intervento. Esigere le spiegazioni per acquisire consapevolezza mette il paziente nelle condizioni di partecipare alla scelta di ciò che è meglio per la sua salute.

Esempi di difetto osseo in cui può essere necessario un intervento di rigenerazione: difetto della parete ossea attorno all’impianto (a sinistra), riassorbimento osseo in seguito a estrazione di un dente (a destra).

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Rigenerazione ossea Procediamo un passo alla volta. Cosa succede quando si estrae un dente? E perché si dovrebbe fare qualcosa per prevenire il riassorbimento osseo? Quando un dente viene tolto, rimane vuoto lo spazio in cui era inserito, l’alveolo. Dopo l’estrazione, l’alveolo si riempie di sangue che coagula e lentamente comincia a trasformarsi in tessuto osseo. Ma il contorno iniziale dell’osso non si mantiene identico durante questo processo: gradualmente il bordo dell’osso tende ad abbassarsi perché non c’è più il dente che occupa lo spazio dell’alveolo. Nell’arco di poche settimane, si instaura un processo di rimodellamento dell’osso con relativo riassorbimento, soprattutto a causa della mancanza di un carico masticatorio in quella specifica sede. Le ossa mascellari e mandibolari hanno ragione di esistere solo se stimolate da quella che è la loro funzione prioritaria, cioè di sostegno del dente. A lungo andare, il riassorbimento osseo può causare delle complicazioni. Ad esempio, se si va a posizionare un ponte per sostituire la funzione del dente estratto, può rimanere uno spazio vuoto tra la protesi e la gengiva, a causa del riassorbimento dell’osso sottostante. Il risultato estetico non è gradevole e l’igiene orale risulta inevitabilmente più complicata: parti di cibo si possono accumulare tra la gengiva e la protesi causando, tra

Il riempimento dell’alveolo con i biomateriali permette di preservare la dimensione verticale e orizzontale dell’osso

Rigenerazione ossea completa ottimale, che conferisce stabilità ai denti contigui e permette un trattamento protesico senza un ulteriore intervento chirurgico rigenerativo

Senza preservazione dell’alveolo l’osso subisce un riassorbimento sia orizzontale che verticale

Riassorbimento dell’osso dell’alveolo dopo estrazione dentale, che comporta l’inclinazione dei denti contigui

le altre cose, l’infiammazione di questa zona della bocca. Anche l’inserimento di un impianto può risultare una procedura difficoltosa in caso di volume osseo ridotto: per assicurare che l’impianto duri nel tempo deve essere il più possibile circondato da osso, come accade per le radici dei denti naturali. In alcuni casi, gli impianti rimangono fissati anche se l’osso non li ricopre completamente ma possiamo andare incontro a problemi estetici - quando i tessuti si ritirano e lasciano visibile la vite - e di igiene orale, per gli stessi motivi visti prima. Ecco perché è opportuno intervenire con una procedura di rigenerazione per mantenere il volume iniziale dell’osso. In Italia vengono effettuate circa 3 milioni e mezzo di estrazioni all’anno, ma nella maggior parte dei casi non viene preso in considerazione un idoneo trattamento preventivo di conservazione della struttura ossea della bocca. Se non si interviene nell’immediatezza del caso, si arriva a situazioni molto spiacevoli per il paziente, il quale si vede costretto a optare per soluzioni che non lo soddisfano completamente. Un buon dentista, ovvero un odontoiatra che sa stare al passo con i tempi, deve già proiettarsi nel futuro della riabilitazione del paziente e quindi giocare d’anticipo in ogni estrazione dentale.

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Rigenerazione ossea Dottor Capello, come si fa a conservare l’osso e cosa significa “procedura di rigenerazione”? Per conservare il contorno dell’osso dopo che i denti sono stati estratti si può intervenire con la chirurgia rigenerativa che si serve dell’utilizzo di sostituti ossei per riempire l’alveolo e mantenere il volume originario. Un sostituto osseo è un biomateriale che viene posizionato per mantenere lo spazio e sostenere la formazione di nuovo tessuto e, in altre parole, supporta la rigenerazione dell’osso. Non dobbiamo dimenticare che l’osso è un tessuto “vivo” e ha la capacità fisiologica di ricrescere. Questa formazione di nuovo tessuto supportata dagli innesti ossei si completa nell’arco di alcuni mesi, dopo i quali l’osso rigenerato dal nostro organismo è maturo e pronto per l’eventuale terapia implantare. Gli innesti a lento riassorbimento, quelli che non vengono degradati subito dal corpo e permangono alcuni anni, assicurano poi il mantenimento del volume osseo per molto tempo. Un vantaggio concreto durante la rigenerazione proviene, per diversi motivi, dall’utilizzo di una membrana riassorbibile: le membrane in collagene naturale permettono un perfetto isolamento, un idoneo mantenimento del sostituto osseo in situ e una migliore vascolarizzazione dell’innesto, fattori che migliorano la qualità dell’osso. Favoriscono inoltre la guarigione portando a un miglior risultato estetico dei tessuti gengivali. Dottor Capello, ci aiuti a capire meglio cosa sono i biomateriali e cosa bisogna sapere per essere sicuri della loro affidabilità. Oggi le soluzioni di chirurgia rigenerativa a disposizione sono diverse e di buon livello, ma devono essere scelte accuratamente a seconda della problema-

tica che si vuole andare a trattare e ponendo sempre il benessere e le aspettative del paziente al primo posto. Le possibilità vanno dagli innesti in granuli ai blocchi, di origine autologa (osso del paziente stesso), omologa (osso di banca umano), eterologa (osso di origine animale) o sintetica. Anche per le membrane esistono molte varianti. Il materiale inserito deve essere ovviamente di ottima qualità e possedere alcune caratteristiche fondamentali come la biocompatibilità, non deve provocare processi infiammatori o reazioni immunitarie. Nei miei studi la scelta è caduta sui prodotti Geistlich proprio sulla base di questi criteri. Più di 700 pubblicazioni scientifiche, un’esperienza clinica di oltre 25 anni, milioni di pazienti trattati con biomateriali Geistlich in tutto il mondo e risultati positivi documentati a lungo termine: questi sono i criteri che ritengo fondamentali per garantire la sicurezza del risultato e il benessere del paziente. In molti casi con questi biomateriali permetto anche al mio paziente di evitare un doloroso intervento chirurgico di prelievo osseo da un’altra sede e la loro sicurezza è tale da non impedire la donazione di sangue. E cosa si può fare quando l’osso non è stato conservato o non è sufficiente per una terapia implantare? Se i denti sono stati estratti da molto tempo e non è stato possibile preservare il volume degli alveoli o se la malattia parodontale ha provocato un riassorbimento osseo importante si può comunque intervenire per ripristinare la struttura ossea preesistente. Nel caso della parodontite la cura della malattia è prerequisito per qualsiasi tipo di intervento aggiuntivo. L’entità della chirurgia rigenerativa dipenderà, ovviamente, dalle dimensioni del difetto e la tecnica chirurgica dalla visibilità del sito di intervento.

Innesti ossei per correggere i difetti delle ossa della bocca

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Rigenerazione ossea

Esiste in questo settore una certificazione che atUna volta inseriti gli impianti possiamo stare tranquilli testi la qualità e la sicurezza dei prodotti utilizzati? o l’osso può riservarci ancora qualche sorpresa? Non solo deve esistere, ma la pretendo. CertificazioGli impianti sostituiscono la funzione e l’estetica dei ni fondamentali sono quelle CE e FDA (rilasciate in denti naturali ma i tessuti che li circondano possoEuropa e negli USA) che garanno comunque riassorbirsi. Ci sono molte cause che provoca- L’osso è un tessuto “vivo” tiscono elevati standard di quano l’esposizione dell’impianto, e ha la capacità fisiologica lità e sicurezza. Ma per tutelare i pazienti a 360°, io pretendo quella situazione sgradevole in di ricrescere anche una vasta ricerca clinica, cui i tessuti non coprono più la documentata su riviste riconosciute dalla comunità vite che risulta perciò visibile. La parete ossea può scientifica internazionale. Cerco anche i risultati a essere recuperata e l’impianto può essere di nuovo lungo termine sull’utilizzo di un biomateriale: solo coperto dai tessuti secondo i principi di cui abbiacosì posso verificare la stabilità dei risultati negli mo parlato. L’utilizzo di biomateriali anche in questo anni, senza incorrere in complicazioni o effetti indecaso è provvidenziale: un innesto osseo per sostesiderati che mettono a rischio il risultato e la salute nere la ricostruzione dell’osso e una membrana in del paziente. collagene naturale per coprire il sito chirurgico.

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Gnatologia

Bite È da tempo ben documentato il ruolo che l’occlusione dentale svolge sulla postura ed è altrettanto certo che una malocclusione può ripercuotersi sull’articolazione temporomandibolare generando i noti click o scrosci articolari. Clinicamente si possono verificare anche cefalee muscolotensive che spesso non trovano altra spiegazione medica e non si risolvono con terapie farmacologiche. Dott. Capello, i disturbi craniomandibolari sono molto diffusi nella popolazione? I dati presenti in letteratura dimostrano che tali disturbi coinvolgono tantissime persone che presentano una scorretta relazione tra mandibola e mascella: si generano tensioni e spasmi dei muscoli dell’apparato stomatognatico da un lato e ipotonie

Visone occlusale di un bite su un modello di gesso.

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dall’altro con ricerca automatica di un compenso che ripristini l’indispensabile equilibrio del corpo. Molti di questi pazienti avvertono dolore e mal di testa diffuso. Sono spesso pazienti che presentano parafunzioni ovvero quegli atteggiamenti viziati e ripetuti, inconsci che scatenano i problemi gnatologici. Le parafunzioni più subdole sono il bruxismo e il digrignamento dei denti di notte, nel sonno, ma talvolta questi atteggiamenti ricorrono anche di giorno quando i denti vengono serrati in maniera anomala e stretta, appoggiati fra di loro anche di giorno. Il risultato più evidente di questa situazione è l’usura delle cuspidi dei denti posteriori, con conseguente abbassamento della dimensione verticale del terzo inferiore del volto, e anche dei denti anteriori che tipicamente presentano zone di dentina esposta.


Gnatologia

Cosa fare in questa situazione che si immagina necessiti di una soluzione? È necessario intervenire con quello che viene definito con il termine inglese “bite”. Esistono decine e decine di tipologie diverse di questi apparecchi, da quelli preconfezionati a quelli individuali. Ognuno ha la sua specificità e le sue indicazioni, ma solo quello costruito direttamente sulle proprie arcate è veramente terapeutico. Il bite a cui facevo riferimento è una sorta di mascherina occlusale che si inserisce fra le due arcate e permette, semplificando molto, al condilo di riposizionarsi nel più corretto rapporto con il menisco articolare e la cavità glenoide di accoglimento con risoluzione di un equlibrio mio-funzionale compromesso. Cefalee, acufeni, capogiri e dolori articolari sono risolvibili già nei primi giorni dal suo inserimento. Dott. Capello, può illustrarci come avviene una visita tipica durante la quale si suggerisce al paziente la necessità dell’inserimento di un bite personalizzato? È fondamentale guardare il viso del paziente quando questo si trova in stazione eretta per evidenziare eventuali asimmetrie del volto e particolari atteggiamenti posturali del capo, del collo e delle spalle. Per fare una diagnosi più specifica il paziente deve avere tutta la muscolatura facciale rilassata; quindi gli si richiede di portare in chiusura i denti fino al primo contatto e poi di serrare forte le arcate. L’osservazione e la palpazione dei muscoli masticatori può evidenziare ipertrofie muscolari tipiche delle parafunzioni. Fondamentale è anche la palpazione per individuare punti algici in corrispondenza dell’emergenza dei nervi cranici dell’articolazione temporomandibolare e dei muscoli masticatori. La palpazione dell’articolazione si esegue sul polo laterale del condilo, sia in condizione di bocca aperta

Visone laterale di un bite con evidenziazione degli ancoraggi.

che chiusa. Può essere utile anche l’auscultazione della medesima con il fonendoscopio: un rumore di schiocco netto e breve è sintomo di dislocamento e incoordinazione condilo-meniscale e si accompagna a una deviazione nel movimento di apertura; ripetuti click leggeri e distribuiti lungo tutto il movimento sono indicativi di alterazioni morfologiche dei tessuti articolari molli e/o duri e possono nei casi più gravi simulare rumori di fregamento o di sabbia. Si possono anche quantificare i movimenti di lateralità e di protrusiva per registrare i dati clinici più completi possibile. Questo bite sembra essere un vero portento… È un apparecchio di facile introduzione, non invasivo, che non altera nulla in maniera cruenta e irreparabile. Basta indossarlo la notte e qualche ora anche di giorno per avere dei riscontri positivi. Sono moltissimi anche gli sportivi che portano un bite durante le gare. Dati scientifici presenti da anni in letteratura dimostrano come le performance di questi atleti migliorano sensibilmente e costantemente nel tempo: la distribuzione dei carichi posturali lungo tutta la colonna vertebrale è assolutamente più consona ed equilibrata. Sono persone che hanno al loro seguito medici di alto grado, specialisti del settore… quindi se loro si sono resi conto dei tangibili benefici che ne risultano, direi che anche altre persone con tutte le problematiche che abbiamo enumerato possono provare nella loro bocca i vantaggi che ne derivano.

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Ortodonzia invisibile

Migliora il tuo sorriso

con il massimo comfort

Ogni giorno si parla di estetica: sulle riviste, alla televisione, sui cartelloni pubblicitari. Tutti siamo tesi a trovare un’immagine di noi sempre migliore, dove il viso ha sicuramente un posto di primo piano, la bocca è al centro dell’attenzione e con essa i denti attirano il nostro sguardo

Un bel sorriso permette di essere più sicuri e sereni, ci trasmette voglia di vivere e se madre natura non ci ha donato una dentatura perfetta non dobbiamo disperarci e neppure limitarci a sognare a occhi aperti. Le possibilità di intervenire sulle nostre arcate per migliorare i denti soprattutto con metodiche che nulla tolgono ai nostri rapporti sociali, sono precise, invisibili e discrete, sono ormai una realtà. Il “made in Italy” nei cosiddetti trattamenti ortodontici estetici ha un successo in continua ascesa. Chiediamo quindi alla Dottoressa Viviana Picchio che ci spieghi in cosa consistono. Dottoressa Picchio, ci sono novità sui cosiddetti trattamenti ortodontico estetici? L’estetica è sempre più una richiesta in tutti i campi e pertanto l’odontoiatria non ne è esente. Non ultimo l’ortodonzia, a qualunque età venga attuata presenta spesso da parte dei pazienti delle precise limitazioni: no problemi di visibilità, no problemi nei rapporti sociali, no problemi di fonetica. Ecco quindi la necessità di trattamenti “invisibili”, cioè di allineatori trasparenti che risolvono tutte queste problematiche riassumibili in poche parole come no fili o attacchi metallici. Ma la novità più importante è rappresentata dalla possibilità di poter usufruire oggi di un sistema

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tutto italiano, un “made in Italy” che non togliendo nulla alla qualità, offre un prezzo più basso rispetto alla concorrenza, pertanto un numero maggiore di pazienti potrà usufruire di questo vantaggioso programma. ALL-IN, questo il nome, nasce da una scrupolosa e avanzata ricerca di Micerium che si avvale di un team di Ingegneri, Ortodonzisti e tecnici di laboratorio in grado di offrire la garanzia di un’altissima precisione. ALL-IN quindi è il frutto dell’intuizione di portare in Italia tutti prodotti più innovativi e all’avanguardia presenti sul mercato mondiale per fornire materiali e apparecchiature di alta qualità. Così descritte, ci sono tutte le basi per avere un buon prodotto senza varcare i confini... È proprio così, e dati i tempi in cui stiamo vivendo poter offrire ottime caratteristiche qualitative a un prezzo più contenuto proprio perché tutto si “costruisce” a livello nazionale, credo sia un ottimo obiettivo. Con questa soluzione targata Italia posso andare incontro e soddisfare tutte quelle persone che fino a oggi avevano dovuto rinunciare a migliorare il proprio sorriso. Ora concretamente tutti questi pazienti possono essere rassicurati perché il lato economico è divenuto un problema minore. Ma in cosa consiste allora ALL-IN? Si tratta di allineatori trasparenti che calzano come un guanto solo sulla superficie dentale, da qui nes-


Ortodonzia invisibile

sun ingombro né difficoltà nella fonetica. Qualunque tipo di attività, dal professionista allo studente passando per il commerciante e quant’altro, non presenterà difficoltà a essere mantenuta; anche tutte le attività sportive possono essere praticate senza alcuna limitazione. Le mascherine vengono cambiate ogni 15 giorni, rimuovendole solo per mangiare o spazzolare i denti per la consueta igiene.

Per quali casi ALL-IN è indicato? Non ci sono grosse limitazioni né dal punto di vista clinico né di età. Il trattamento ALL-IN può essere impiegato per trattare malocclusioni dentali di grado lieve e moderato. È perfetto sicuramente per le numerose recidive che spesso si verificano dopo precedenti trattamenti ortodontici, per la risoluzione degli affollamenti o per la riduzione di un diastema. Que-

Studio del caso con teleradio- Ortopantomografia richiesta per Studio tridimensionale dell’alligrafia su paziente adolescente visionare nell’insieme il caso clinico neamento dentale

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Ortodonzia invisibile L’ingombro è minimo, non ci sono fili metallici, ma allora lo spostamento come avviene? Gli allineatori hanno nella loro intrinseca composizione tutte le caratteristiche per determinare lo spostamento dei denti. Il paziente avvertirà semplicemente una leggera pressione sui denti oggetto di spostamento o sui denti dove si scaricano le forze. Quando, dopo circa 24-36 ore, questa sensazione, mai associabile a dolore, termina, il movimento desiderato è avvenuto così come la modifica che ci si era proposti per quella specifica mascherina. Dopo 2-3 settimane, in base a come concordato con il proprio ortodonzista, come già detto, è indispensabile cambiare l’allineatore con quello successivo che a sua volta provocherà, a livello dei denti interessati, un ulteriore lieve miglioramento per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati nel trattamento.

Disegni 3D dello studio dell’allineamento dentale (prima e dopo)

La parte direttamente clinica, Dottoressa Picchio, quando il paziente decide di allineare i suoi denti con ALL-IN, in cosa consiste? Per prima cosa, valutata la fattibilità del caso da trattare, si procede con gli esami radiografici e con una prima presa delle impronte. Si continua con le impronte in materiale di precisione e del morso (rapporto fra le arcate). Dopo circa due settimane, dal centro di produzione di ALL-IN, vengono consegnati

Il caso clinico prima e dopo (visione occlusale)

sto trattamento inoltre non favorisce l’insorgenza della carie, è estetico e pratico. Se vogliamo identificare un paziente standard per questa tecnica, direi che sicuramente l’adolescente è perfetto: non deve cambiare nulla della sua vita, non deve vergognarsi, può continuare a sorridere ...Cosa può chiedere di più? Anche gli adulti, comunque, fortemente motivati non hanno problemi a intraprendere una tale terapia.

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Ortodonzia invisibile

Prima del trattamento

Durante il trattamento con mascherine inserite

gli allineatori invisibili insieme a un piano di trattamento virtuale definito “check-line” da visionare insieme al paziente. Relazionarsi in questo modo con il paziente è molto importante: vedere sul monitor i singoli spostamenti fino al raggiungimento dell’obiettivo finale dà una carica in più stimolando il paziente nella sua voglia di iniziare e migliorare. Quanto tempo durano questi trattamenti? Chiaramente ogni caso ha la sua soggettività; comunque volendo generalizzare si può affermare che la durata media di questi trattamenti ortodontici è compresa fra i dodici e i diciotto mesi. Non escludo che nei casi meno complessi possano essere suffi-

Soluzione del caso in visione occlusale

cienti anche solo sei mesi. In tutti i casi comunque è fondamentale la collaborazione del paziente che con costanza e attenzione deve indossare le mascherine tutto il giorno eccetto che durante i pasti principali e salvo in situazioni eccezionali. Allora, Dottoressa Picchio, secondo la sua opinione la richiesta dell’ortodonzia invisibile non può far altro che aumentare... A mio parere la richiesta di allineare i denti con il metodo invisibile e “made in Italy” vedrà sempre più seguaci. Come si fa a rinunciare a questo trattamento che presenta solo note positive? Tutti invidieranno il vostro sorriso, ma solo voi saprete la verità.

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Ortodonzia & bambini

L’ortodonzia

e i nostri bambini

Quali genitori non si sono domandati almeno una volta se e quando è necessario portare il proprio bambino dal dentista? Ecco allora qui di seguito alcuni importanti consigli per potersi meglio destreggiare nel mondo dell’ortodonzia il cui significato, tanto per cominciare, va ricercato, nella lingua greca e significa letteralmente avere “denti allineati”

La cura della bocca deve iniziare prima possibile, già quando spunta il primo dentino da latte o dente deciduo e deve continuare quotidianamente con costanza e fare in modo che non insorgano carie neppure in questi dentini destinati a essere cambiati o non ci siano problemi anche alle gengive.

Quando allora è consigliabile portare il proprio figlio dal dentista? Secondo le più accreditate linee scientifiche una prima visita può essere fatta già intorno ai cinque o sei anni perché a questa età qualora ci fossero delle situazioni anomale sono facilmente correggibili. Anticipando i tempi di intervento, si minimizza la necessità di un trattamento ortodontico complesso negli anni a seguire e anche la spesa sarà sicuramente più contenuta. Non bisogna quindi attendere il cambio di tutti i denti da latte o ancora peggio che il bimbo abbia dolore per portarlo dal dentista! La figura dell’ortodontista deve essere quella di un amico da cui andare in tutta tranquillità e nello stesso tempo se ci sono problematiche farsi consigliare per il meglio: un trattamento ortodontico intercettivo sul bambino è facilmente gestibile e risolvibile senza eccessivi stress. Quali sono i vantaggi di un trattamento iniziato in età precoce? I vantaggi sono molteplici perché non solo si possono raddrizzare i denti migliorando così l’estetica del sorriso, ma è concretamente possibile stimolare la crescita delle ossa mascellari, creare un profilo più armonico, dare spazio a denti affollati che così risultano anche meglio detergibili, diminuire la possibilità di estrazioni dentarie. Peraltro posizionando al meglio i denti anteriori sporgenti, e sono molti i bambini con questa protrusione, si riducono la probabilità di traumi a questi stessi denti specie in soggetti che praticano sport. Non vi immaginate quanti sono i piccoli pazienti che giungono in studio con gli incisivi anteriori scheggiati o fratturati, in preda al panico e doloranti!

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Ortodonzia & bambini

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Ortodonzia & bambini

Molti genitori, ancor più dei bambini, si preoccupano dell’aspetto che avranno i piccoli quando indosseranno l’apparecchio. Cosa può dirci in proposito? I bambini sono talvolta più giudiziosi dei propri genitori e soprattutto quando si spiegano loro la cose stanno molto attenti, capiscono bene e fanno a loro volta domande. In genere nell’età compresa fra i 6-10 anni non hanno grosse problematiche nell’indossare gli apparecchi ortodontici specie quelli mobili in resina acrilica e che vengono fabbricati anche in svariati colori, con brillantini ed elastici. Si confrontano fra di loro e fanno quasi a gara per avere l’apparecchio uguale a quello dell’amica/o del cuore. Certo bisogna subito essere chiari ovvero insistere molto sul fatto che non si tratta di un gioco e che l’apparecchio va indossato almeno 14-15 ore al giorno. Anche le attività extra-scolastiche, comprese quelle sportive, non danno limitazioni; tuttavia se si tratta di un ragazzino particolarmente amante di sport a contatto fisico, si può consigliare, qualora avesse un apparecchio mobile, di non indossarlo solo in quella specifica occasione. Mi piace ricordare in questo contesto una paziente particolare dello studio. Si chiama Valentina, ha nove anni, ama ballare e nuotare, ma, a differenza di tanti altri piccoli pazienti che sono attenti e precisi, non segue le direttive della sua dentista e, come si è soliti

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dire, facendo orecchie da mercante non porta con costanza l’apparecchio; addirittura lo dimentica a scuola, lo perde o non sa più dove l’ha messo: è insomma un po’ monella e bisogna rammentarle in continuazione “Valentina, metti l’apparecchio!”. Forse qualcuno di voi ha capito che si tratta di nostra figlia che, avendo entrambi i genitori dentisti, gioca in casa e se ne approfitta troppo prolungando i tempi in attesa di avere l’età giusta per mettere l’apparecchio invisibile. Non bisogna imitarla. Un trattamento ortodontico è una terapia seria e seriamente bisogna affrontarla.


Ortodonzia & bambini Dottoressa, ci dica ancora qualcosa circa la durata dei trattamenti, la cadenza dei controlli in studio e soprattutto i costi. La correzione di un problema ortodontico può richiedere pochi mesi, ad sempio la chiusura di spazi nei settori anteriori, oppure tempi vicino all’anno e mezzo se si tratta di risolvere affollamenti. I controlli e le attivazioni variano a seconda del caso, ma in genere sono settimanali o quindicinali. Per quanto riguarda il costo, ovvio dipende dal tipo di apparecchio necessario che sarà direttamente correlato alla complessità del caso. Per importi

più importanti possiamo anche proporre il finanziamento a tasso zero. Direi che per la salute del proprio figlio, la famiglia non si pone grossi problemi. Si tratta infatti di salute orale, ma collegabile a un contesto di benessere fisico generalizzato. Forse non tutti sanno che gravi forme di malocclusione sono correlate a patologie della colonna vertebrale, a cefalee non meglio inquadrabili, predisposizione a riassorbimenti ossei a livello dei mascellari ...Un ultimo consiglio: l’inserimento di un apparecchio di contenzione a fine cura ridurrà al minimo le possibilità di recidive.

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Ortodonzia & bambini

Profilassi: cosa fare

per i nostri bambini?

I nostri figli vengono sempre prima di qualunque cosa, per loro siamo pronti a tutto in particolare quando si tratta della loro salute. Tuttavia, nel caso dei denti, a parte l’insorgenza di una sintomatologia acuta, ovvero un ascesso, una carie che procura un forte dolore, i genitori sono un po’ restii a portare i bambini dallo specialista forse per le loro personali esperienze negative. In realtà, un controllo, un parere, un piccolo intervento fatti in età prescolare possono risolvere molte situazioni Una volta deciso di sottoporre il bambino a una visita, il consiglio più importante che si possa dare in questa fase è quello comunque di tranquillizzare il bambino stesso spiegandogli che non gli succederà nulla, che il dentista userà degli strumenti banali come lo specchietto per guardare bene i suoi dentini, userà aria e acqua per meglio verificare la presenza di carie, utilizzerà un tubicino per aspirare la saliva. Il bambino, così preparato, non si spaventerà anzi sarà ansioso e curioso, quindi non vedrà l’ora di sedersi su quella particolare poltrona del dentista che si alza e si abbassa quasi fosse una giostra. Già dalla prima visita si può stabilire, se non ci sono patologie in atto, un piano terapeutico di prevenzione, a cominciare da una buona igiene fatta con paste al fluoro e spazzolino professionale. Si tratta di materiali al gusto di cioccolato, fragola, vaniglia e come tale particolarmente graditi ai bambini. A una pulizia così fatta, possono seguire applicazioni di fluoro topico, cioè su singolo dente, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra e quindi ripetuti nell’arco dell’anno. Il fluoro, infatti, è in grado di inibire il metabolismo dei batteri e migliorare la remineralizzazione dello smalto, può pertanto in una sola parola prevenire la formazione della carie rendendo il dente più resistente all’attacco degli acidi. Peraltro anche l’abitudine di lavarsi i denti con dentifrici al fluoro è benefica poiché questo elemento minerale penetra negli strati più

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superficiali dello smalto creando una sorta di barriera protettiva. Un altro modo di fare prevenzione, ma anche terapia della carie almeno in fase iniziale, è quello di procedere con l’uso dell’ozono. Si tratta di una tecnica innovativa che, senza anestesia, trapano o dolore, può distruggere batteri, funghi e virus con cui l’ozono viene in contatto. Sulla superficie dentale cariata è in grado di far regredire in maniera efficace lo sviluppo dei batteri fino a eliminarli progressivamente. Di certo tale tecnica è ottimale per tutti quei bambini poco collaboranti per i quali bisogna comunque intervenire per “sterilizzare” il tessuto carioso e stimolare la remineralizzazione. L’applicazione è molto semplice: tramite un manipolo e una coppetta l’ozono viene distribuito sul dente per pochi secondi, stabiliti preventivamente dall’odontoiatra e compresi fra 10 e 40, si aspetta ancora pochi attimi affinché tutto il gas venga riassorbito e il gioco è fatto. Semplicità e tranquillità assoluta sono i due elementi fondamentali di questa terapia che sta prendendo sempre più campo. Un ultimo consiglio, ma non per questo meno importante è quello di tenere sotto controllo l’eruzione dei primi denti molari permanenti, i cosiddetti “denti dei sei anni”. Molti genitori si aspettano che i denti defini-


Ortodonzia & bambini l’utilizzo di specifiche resine, molto fluide e biancastre che, una volta indurite, impediscono alla placca batterica di penetrarvi dentro e replicarsi. La pratica della sigillatura va comunque controllata con cadenze regolari e, se necessario, rifatta. I costi sono comunque per tutti questi trattamenti, proprio perché di prevenzione, molto contenuti e quindi nessuna preoccupazione da parte dei genitori!

Come agisce? L'ozono crea nei tubuli dentali un ambiente asettico e privo di acidi prodotti dai batteri cariogeni. Dopo l'applicazione, quasi il 100% dei batteri patogeni e delle cellule infette vengono uccisi.

tivi spuntino nella bocca del proprio figlio solo dopo la caduta dei denti da latte. Non è così: infatti dietro all’ultimo molaretto deciduo, senza che si perdano dentini, fanno la loro comparsa questi denti molari importantissimi proprio in un’età in cui le manovre di igiene orale sono ancora insufficienti e il consumo di zuccheri è molto elevato. L’anatomia di questi denti caratterizzata da solchi, fessure, fossette ne rende difficile la detersione, ecco allora la necessità di proteggere questi denti con le sigillature, ovvero

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Parodontologia

Ahi ahi!

Non ti ridurre così!

La parodontologia, scienza che studia le strutture di sostegno del dente, non è per niente branca di secondo piano nell’odontoiatria. La ragione di questa affermazione è abbastanza intuibile: se si riescono a preservare in buoni condizioni sia osso che gengive, i denti rimangono nella loro sede senza vacillare, migrare e sventagliarsi Le foto di fianco sono emblematiche di un caso clinico che si è presentato alla nostra osservazione. Il paziente, 45 anni, sesso maschile, fumatore, lamentava sia un problema estetico sia una quasi totale impossibilità ad alimentarsi normalmente a causa di una forte mobilità dentale. L’esame clinico evidenziava profondità di tasche, sventagliamento dentale, arrossamento e sanguinamento delle gengive, presenza di placca batterica e tartaro, un problema di forte alitosi. Eseguite anche le radiografie del caso, dalla semplice OPT (panoramica) allo status RX, si poteva evidenziare il forte riassorbimento osseo sia verticale che orizzontale con esposizione delle forcazioni radicolari nei denti dei settori posteriori.

Il caso

Non bisogna arrivare a una situazione simile a questa: chi tratta la parodontologia vorrebbe poter intervenire tempestivamente per non dover inorridire davanti a un caso simile perché se è vero che gli impianti funzionano molto bene, è anche vero il detto “meglio prevenire che curare”. Poter bloccare la malattia parodontale su tutti i fronti e con tutte le armi in nostro possesso sarebbe invece un bel traguardo.

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La foto in 3D evidenzia perfettamente come le radici siano inserite solo per pochi mm nell’osso mascellare. La diagnosi di malattia parodontale è decisamente facile a farsi! Con tutta questa documentazione alla mano è stato agevole colloquiare con il paziente e spiegargli quanto la sua situazione non fosse particolarmente felice. Il lavoro da fare era parecchio e serio per essere sicuri di non perdere alcun dente: root planing e scaling, ovvero levigatura radicolare sottogengivale, attuata con anestesia per contatto assolutamente indolore per bloccare i batteri e la loro replicazione, in quanto unici e vera causa della malattia parodontale (allontanare tutti i microrganismi e le tossine da loro prodotte, è fondamentale per bonifi-


Parodontologia care tutta la bocca e creare una condizione seppur non sterile, ma completamente risanata), applicazione di disinfettante sottogengivale sotto forma di gel parodontale e quindi assolutamente specifico, a base di clorexidina per impedire la ricolonizzazione batterica dopo la strumentazione meccanica e favorire la guarigione; qualora se ne valutasse la necessità applicazione di antibiotico dopo il trattamento convenzionale non chirurgico di levigatura radico-

lare per inibire selettivamente i batteri responsabili della malattia parodontale. La partecipazione, ovvero la compliance del paziente, è assolutamente d’obbligo perché tutto quello che viene fatto sulla poltrona del dentista non venga perso. Per questo ci deve essere una giusta istruzione del paziente che così motivato è rigoroso sia nei suoi “compiti” a casa che nel mantenere e rispettare i controlli presso lo studio.

I batteri della bocca Porphyromonas gengivali, Actinobacillus actinomycetemcomitans, Prevotella intermedia, Fusobacterium nucleatum, Bacteroides forsythus, Campylobacter rectus, Eikenella corrodens, Peptpstreptococcus micros, Selenomonas sp., Eubacterium sp., Spirochete, Streptococcus intermedius, Treponema denticola.

Questo lungo elenco, peraltro neanche completo, sono i nomi scientifici di alcuni dei batteri che si insediano nella nostra bocca quando si instaura la malattia parodonatale. Sono in parte anaerobi cioè che vivono bene anche in assenza di ossigeno, Gram-negativi, a cocco o a bastoncello, mobili o immobili, ma comunque responsabili della parodontite di qualunque livello e grado. Molti di questi batteri come l’actinobacillus sono responsabili di endocarditi di media entità come dimostrano molti lavori scientifici; si insediano a livello delle tasche parodontali e di qua si diffondono attraverso tutto l’organismo, che in genere è in grado di tamponare la situazione, ma che talvolta specie quando è in atto una diminuzione delle difese immunitarie, fino a raggiungere organi come il cuore verso il quale hanno un tropismo positivo. Tutto questo per sottolineare che la bocca non è un organo a sé stante, svincolato dal resto del corpo e quindi che una sua situazione di malattia può non rimanere confinata, ma può altresì ripercuotersi su tutto l’organismo. Attenzione!

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Parodontologia

Gengive che sanguinano?

No problem!

Non sono solo i denti che devono essere curati, chi vuole avere un sorriso perfetto deve preoccuparsi anche della salute delle proprie gengive. Dalla prevenzione alla cura ecco cosa si può fare

Il sanguinamento gengivale è un chiaro sintomo, facilmente identificabile dal paziente durante il semplice spazzolamento dei denti, di una patologia più o meno importante a carico dei tessuti molli che circondano i denti. Questa situazione è la spia di un processo infiammatorio in atto che da semplice gengivite può evolvere in una malattia degenerativa oggi denominata parodontite (un tempo conosciuta come piorrea) a sua volta direttamente correlata a un aumento di rischio cardiovascolare. Per capire cosa fare per prenderci più cura delle nostre gengive abbiamo incontrato la Dottoressa Viviana Picchio.

Gengive che sanguinano, arrossate o gonfie: dottoressa Picchio, come può spiegare la causa di questi sintomi? È intuitivo che la semplice descrizione di quello che è un quadro clinico abbastanza diffuso, porta facilmente a fare diagnosi di gengivite. La presenza di questi segni associati a una spiccata sensibilità, favorisce la formazione di tasche parodontali, cioè di aree più o meno estese di raccolta di batteri diretti responsabili di questa malattia. È infatti ormai universalmente riconosciuta come unica causa la presenza di batteri che, in mancanza di un’accurata igiene orale soprattutto fra dente e dente o fra dente e gengive, sono liberi di proliferare esercitando la loro azione infettiva sulle gengive stesse. Cosa si può fare per prevenire il sanguinamento delle gengive? È molto semplice, basta mantenere sempre alto il livello di igiene orale rispettando alcune regole facili, ma efficaci come: spazzolare i denti dopo ogni pasto o almeno due volte al giorno per circa due minuti; è bene scegliere uno spazzolino sia normale che elettrico a setole morbide. Le setole dure possono infatti compromettere lo stato di salute gengivale a

Il ph salivare Di norma il pH salivare si aggira intorno a valori di neutralità (6.5-7.4) grazie alla forte presenza di bicarbonati, ovvero sostanze capaci di impedirne la variazione. Tuttavia sono abbastanza frequenti condizioni che tendono a influenzare il valore del pH salivare; tra questi il grado di igene orale, il tipo di alimentazione e la presenza di batteri. Una saliva acida (pH ‹ 6) favorisce il rischio carie, l’ipersensibilità dentinale la formazione di tartaro. Una semplice analisi ci permette di confrontare il pH della saliva del paziente con le colorazioni di base rappresentate a lato e a seconda del risultato ottenuto consigliare la terapia da effettuarsi.

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S.O.S. gengive causa dei microtraumi a cui potremmo sottoporle con movimenti sbagliati; usare il filo interdentale quotidianamente per mantenere deterse anche zone difficilmente raggiungibili con lo spazzolino. Anche una dieta ricca di Vitamina C e calcio, scarsa di cibi zuccherini, può contribuire a mantenere le nostre gengive più sane. Sarebbe bene inoltre non fumare in quanto questa abitudine può causare sensibilità e sanguinamento incrementando in ultimo il rischio di gengivite. È ovvio che una visita da uno specialista del settore andrebbe fatta una volta all’anno per avere la conferma che tutto sia ok. Tutto quello che ha descritto è focalizzato sulla prevenzione, ma cosa si può fare se un soggetto è già affetto da gengivite? Una volta fatta la diagnosi di gengivite la terapia consiste nell’eliminare la placca batterica, decontaminando le gengive e rendendole di conseguenza meno congestionate e doloranti. Si ripristinerà ovviamente in questo modo una migliore situazione circolatoria con ritorno a un colore e a una consistenza fisiologici. L’igiene orale attenta, attuata sia in studio che a casa, farà in modo che in breve tempo le gengive non risultino più gonfie, arrossate e sanguinanti. È bene ricordare a questo punto che mentre la gengivite è

L’esame microbiologico

è molto banale. Si esegue direttamente in studio inserendo un cono di carta assorbente sterile nella tasca gengivale e facendolo umettare per 15-20 secondi dal fluido crevicolare. non deve essere presente sangue. Si ripone il cono in una provetta con tappo e si spedisce il tutto al laboratorio specializzato (nel nostro caso alla microbiologia dell’Università degli Studi di Genova) per l’identificazione dei batteri presenti e la loro quantità. Questo esame fornisce le informazioni necessarie per stabilire un piano di trattamento farmacologico con antibiotici specifici.

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Parodontologia

Gli esiti del test

Esempio di cartella parodontale con visualizzazione schematica della profondità delle tasche misurate nella zona vestibolare dell’arcata superiore. Calcoli statistici su denti sondati nell’arcata superiore con tasche maggiori di 4 mm.

una condizione patologica generalmente poco rilevante e come tale reversibile, lo stadio successivo è una malattia vera e propria in cui il piano di trattamento richiede più sedute e una terapia decisamente mirata per non compromettere la stabilità dei denti. In questa situazione diversi parametri andranno presi in considerazione come indice di placca, presenza di sanguinamento, mobilità dentale, profondità delle tasche gengivali. Fondamentale è lo status radiografico cioè una serie di radiografie mirate, per visionare e raffrontare le perdite di osso verticale e/o orizzontale. Nel mio studio si completa il tutto con il test salivare e il prelievo di fluido crevicolare per l’analisi micro-biologica mirata. Gli interventi di root planing e scaling, ovvero la

Root planing e scaling: modalità di misurazione delle tasche parodontali con sonda millimetrata.

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levigatura radicolare sottogengivale, attuata con anestesia per contatto e quindi in modo indolore, sono alla base della terapia per asportare i batteri, unici responsabili della malattia. I test di cui ci ha parlato sono molto “indaginosi”? No, anzi, sono facili da attuarsi ma ci danno un quadro più completo delle caratteristiche del paziente che si è presentato alla nostra attenzione. L’analisi della saliva è praticamente un test di routine perchè in modo estremamente semplice, ma efficace si ottengono informazioni utili per inquadrare eventuali problematiche del soggetto in questione a cominciare da un’alimentazione poco corretta. I parametri presi in considerazione sono: ¬ La quantità salivare prodotta con stimolazione: in 5 minuti, il volume dovrebbe essere maggiore di 4 ml. ¬ L a capacità di tamponamento: è questo un valore direttamente correlato all’acidità della saliva. Una saliva fisiologicamente sana ha un pH intorno a 7. L’analisi microbiologica viene effettuata mediante un banale e indolore prelievo con coni di carta assorbente, il materiale contenuto nella tasca parodontale permette di identificare la quantità di batteri patogeni presenti sulla totalità della carica batterica e isolare quelli direttamente interessati allo sviluppo e progressione della malattia. Solo in questo modo il percorso terapeutico risulterà personalizzato.


S.O.S. gengive Peraltro nei controlli a breve, medio e lungo termine sarà possibile con questi test monitorare l’andamento della malattia e verificare l’insorgenza di recidive. Se i denti sono importanti, da come ha descritto il tutto, le gengive non sono secondarie... Un bel sorriso a 360° comprende sia la componente

bianca (denti) che quella rosa (gengive) e se i tessuti molli non sono bene equilibrati e sani si rischia di vanificare anche estese riabilitazioni protesiche che ci sono costate tempo e denaro. Esorto pertanto le persone a consultare un esperto del settore per avere chiarimenti e suggerimenti in merito e ottimizzare cosĂŹ il proprio stato di salute orale.

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Parodontologia

In caso

di recessione gengivale Il ritiro della gengiva non è solo un problema parodontale, ma anche estetico. Dal punto di vista clinico vi è associata una forte sensibilità del o dei denti interessati: la radice è scoperta e la linea gengivale non è armoniosa come dovrebbe essere Dottoressa Picchio, cosa si intende in maniera specifica con il termine di recessione gengivale? Con questo termine si indica in senso apicale lo spostamento del margine gengivale libero. La causa più frequente è un errato spazzolamento dei denti utilizzando uno spazzolino a setole dure; ma anche l’accumulo della placca batterica può portare sicuramente

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a questo tipo di problema. La malattia parodontale e i traumi occlusali possono favorire la retrazione dei tessuti molli lasciando pertanto scoperte zone spesso ad alta incidenza estetica. Fortunatamente oggi giorno la tecnologia e i materiali a disposizione ci aiutano molto nel porre rimedio a queste situazioni. Può spiegare meglio Dottor Capello che cosa si può fare per i tessuti molli ovvero per le gengive? Sembra un po’ azzardato, ma oggi la ricerca scientifica in campo medico ha fatto passi importanti e anche in odontoiatria gli effetti non hanno tardato a presentarsi tanto da poter parlare di rigenerazione a 360° cioè sia per l’osso che per i tessuti molli. Non si possono ovviamente fare miracoli, ma si possono fare proprie tecniche e materiali opportuni per affrontare i singoli casi. Ad esempio, Emdogain offre una soluzione proprio per la rigenerazione di un nuovo tessuto parodonta-

Difetti intraossei estesi sul gruppo frontale: si noti il ritiro della papilla gengivale.

Difetto di recessione gengivale localizzato: si noti a livello del canino la forte retrazione della gengiva.

Difetti intraossei: dopo l’apertura del lembo, si evidenzia la mancanza estesa di osso attorno alla radice.

Difetti di biforcazione: dopo l’apertura del lembo, il punto di separazione delle radici è ben visibile e sondabile a causa del forte ritiro osseo.


S.O.S. gengive le: è una metodologia di ricostruzione dell’apparato di sostegno naturale dei denti i quali risultano maggiormente bloccati alle gengive. Tale prodotto rappresenta quindi una buona soluzione per supportare la rigenerazione biologica dei tessuti parodontali che sono stati persi. Cosa succede esattamente quando si applica Emdogain? Per prima cosa l’applicazione di tale prodotto deve verificarsi solamente sulla superficie radicolare ben detersa del dente interessato; qualora si presentassero spicole ossee o rugosità o aderenze bisogna provvedere a eliminarle per permettere la successiva adesione dei tessuti. Quando si è sicuri del lavoro svolto, si procede con l’applicazione di qusta sostanza che è in grado di stimolare la formazio-

ne di una matrice la quale a sua volta servirà come supporto per lo sviluppo di cellule differenziate e finalizzate alla produzione di cemento (parte esterna radicolare) sul quale si potranno fissare le fibre parodonatali. Nell’arco di alcuni mesi, il danno sarà colmato con legamento parodontale di nuova formazione. Per cosa e quando è possibile utilizzare tale prodotto? La rigenerazione è un momento fondamentale che trova varie indicazioni quali nei cosiddetti difetti infraossei, compresi quelli particolarmente estesi al fine di offrire un supporto aggiuntivo ai tessuti molli, nei difetti di biforcazione e ancora nei problemi di recessione gengivale. In quest’ultima evenienza i risultati sono direttamente apprezzabili dal paziente stesso.

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Parodontologia Cosa significa quest’ultima affermazione: potete spiegarci meglio? Certamente. I difetti di recessione gengivale sono un problema estetico e insieme clinico in quanto associato a forte sensibilità del o dei denti interessati: la radice è scoperta e la linea gengivale non è armoniosa come dovrebbe essere. La tecnica chirurgica, che da sola non è in grado di portare a una gengiva stabile nel tempo, associata a Emdogain, migliora significativamente la copertura radicolare permettendo la risoluzione del difetto in modo ottimale. Il trattamento con Emdogain si integra agevolmente nella chirurgia parodontale e non necessita di un secondo intervento chirurgico; è conveniente ed efficace, in particolare se utilizzato in zone difficili da trattare. I risultati ottenuti sono duraturi nel tempo? Sì. Una bibliografia di rilevanza internazionale dimostra come la sicurezza e la bontà del prodotto diano benefici eccellenti e anche a lungo termine. I risultati possono essere così riassunti: un successo clinico

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documentato per almeno 9 anni, mantenimento di un miglior livello di profondità di sondaggio e di un miglior livello gengivale. La guarigione è decisamente veloce e senza complicanze chirurgiche. Anche i pazienti già trattati sono soddisfatti in quanto il dolore e il gonfiore sono limitati al minimo.

Dott.ssa Viviana Picchio Odontoiatra

Nata ad Alessandria, ha conseguito la Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università degli studi di Genova. È dottore di ricerca in fisiologia ed esercita la libera professione a Pietra Ligure e Albenga (SV). www.vivianapicchio.it


Oralift

Un lifting del viso senza il bisturi del chirurgo Questa è stata la richiesta da parte di una paziente di origine svizzera, ovvero voleva un apparecchio che una sua cara amica si era fatta costruire a Zurigo. Ma come è possibile? Ho deciso così di documentarmi al meglio e al più presto e pertanto ho scoperto l’arcano: un nuovo prodotto denominato Oralift può determinare un ringiovanimento facciale e lo scopritore è un dottore inglese (dott. Mohindra). Allora cosa aspetto, visto che lo studio sta puntando più che mai sull’estetica? Volo a Londra per il corso di formazione, mi documento più che posso, faccio domande, etc. Insomma mi entusiasmo per questo apparecchio così semplice che tutti i big di Londra vogliono indossare: una novità estetica unica al mondo. Come sempre a lei dott. Capello le novità non spaventano, anzi sono uno stimolo per andare sempre incontro ai suoi pazienti. Racconti anche a noi qualcosa di Oralift... È un apparecchio che stimola i muscoli facciali in una nuova posizione. I muscoli diventano così più tonici e contrastano il processo di invecchiamento del viso. Peraltro anche il collo e la testa risentono positivamente di questo esercizio seppur passivo. Oralift, attraverso l‘allenamento bilanciato della muscolatura, provoca un vero e proprio lifting facciale e controlla in modo naturale l’aspetto del viso: come accade per il resto del corpo, infatti, anche il viso con esercizi mirati è in grado di contrastare con efficacia i segni del tempo ritrovando distensione, volume, tono e naturale giovinezza.

Anche il collo e la testa risentono positivamente di questo esercizio seppur passivo 47


ORALIFT PRIMA DEL TRATTAMENTO

DOPO IL TRATTAMENTO

Janan Harb - Ex Regina dell’Arabia Saudita

Quali possono essere i benefici principali che si possono ottenere con Oralift? Pur dovendo indossare l’apparecchio per solo 2-3 ore al giorno a periodi prestabiliti dallo specialista, i vantaggi sono veramente notevoli come: ¬ Riduzione delle rughe espressive attorno alla bocca e agli occhi. ¬M  iglioramento della circolazione e dell’ossigena-

zione della pelle del viso. ¬ Riduzione delle rughe del collo. ¬ Riduzione delle borse sotto gli occhi. ¬ Aumento della tonicità di tutta la muscolatura facciale. ¬ Prominenza maggiore degli zigomi. La somma di tutti questi effetti porta ovviamente ad un ringiovanimento globale della faccia, ritardando i segni progressivi dell’invecchiamento.

PRIMA DEL TRATTAMENTO

DOPO IL TRATTAMENTO

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Oralift PRIMA DEL TRATTAMENTO

DOPO IL TRATTAMENTO

Anche chi non è più tanto giovane e porta addirittura una protesi dentale può fare utilizzo di Oralift? Certo che sì, perchè come ribadito agisce sui muscoli sia del ventenne che dell’ottantenne, senza interventi invasivi, senza anestesia, dolore, ematomi e ricoveri. Più passano gli anni e più il volto migliora. pensiamo che in Inghilterra molti personaggi dello spettacolo, compresi giornalisti televisivi, lo richiedono e hanno ottenuto risultati incredibili. La stessa ex regina dell’Arabia saudita, moglie del defunto re Fahd, afferma che le è stato ridonato il suo aspetto giovanile e la vitalità del suo viso. Ricordiamoci che tale persona non ha necessità di farsi pubblicità o di avere rientri economici: è solo visibilmente felice e ringiovanita. Per quanto tempo bisogna portare l’apparecchio Oralift? Bisogna mettersi in testa che lo studio dell’odontoiatra diviene una sorta di palestra per il nostro viso. A seconda della decisione del paziente, gli incontri e i costi variano e cioè si può scegliere se avere solo delle direttive e controlli saltuari o avere il personal trainer nella figura del dentista che a cadenze specifiche modifica l’apparecchio per resettare la posizione dei muscoli e permettere di ottenere il massimo. Da “brutto anatroccolo a cigno” quindi... È un percorso da vivere insieme, con volontà e determinazione. I risultati non mancheranno, il prima

e il dopo trattamento sono veramente sotto i nostri occhi. Un progetto da costruire con il paziente sia da un punto di vista dentale che facciale.

Per gentile concessione del Dott. Mohindra (Londra), presso il quale ho seguito il corso Oralift

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RINGRAZIAMENTI Come nelle migliori tradizioni, anche noi vogliamo fare i nostri ringraziamenti alle persone che più ci sono vicine. E quale occasione più giusta per farlo verso i nostri genitori? Siamo fortunati, abbiamo tutti e due ancora mamma e papà senza i quali non avremmo potuto essere quelli che siamo e fare quello che facciamo. Da buoni piemontesi, sono ancora pieni di vitalità e vogliosi di dispensarci i loro consigli; con un aiuto, una telefonata, una rincuorata sono sempre presenti e orgogliosi di noi e, neanche a dirlo, soprattutto di nostra figlia Valentina che ogni giorno di più cresce e diventa sempre più cigno... È brava, generosa, ma come tutti i figli di questa nuova generazione forse un po’ troppo sicura di sé e tecnologica. Quando non va a scuola è praticamente sempre con noi in studio e quindi conosce già l’ambiente dove si muove con sicurezza: tutti la conoscono e scambiano con lei qualche parola; non si lamenta quasi mai e passa ore e ore ad aspettare che noi, fra un paziente e l’altro, possiamo ritagliare un po’ di tempo anche per giocare; talvolta le basta semplicemente un sorriso o un abbraccio per trasmetterle la forte e unica sensazione d’amore che nutriamo nei suoi confronti. Ora basta prolungarci sulla famiglia e quindi rammentiamo ancora una volta Aldo Zilio, anche lui odontotecnico di alta precisione e grande cuore, all’altezza di eseguire piccoli capolavori di grande valore. Un ringraziamento particolarmente sentito a Ezio Picchio, titolare di laboratorio da una vita; con lui i lavori hanno una via preferenziale e un occhio di riguardo. L’amore e la stima reciproca sono un sigillo di garanzia. Un caloroso ringraziamento come sempre al Dottor Marco Ferrari, anestesista-rianimatore. Nessun intervento viene attuato senza la sua presenza; di poche parole, ma molto professionale, è in grado di rasserenare noi e i pazienti; è sempre disponibile anche nei week-end quando forse vorrebbe godersi la sua famiglia! Per le foto a Valentina, ringraziamo lo Studio di Fotografia Rossello (Albenga): arte e fantasia insieme! Un grazie di vero cuore alla modella Valentina che ha prestato il suo volto con tanta simpatia e “professionalità”. Sempre vicini sia nella vita privata così come nelle lunghe giornate di lavoro, siamo ormai capaci di intenderci con un semplice sguardo: alti e bassi della quotidianità caratterizzano i nostri umori, ma

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insieme affrontiamo tutto o almeno ci proviamo. Gli interessi comuni ci spingeranno ancora una volta a cercare di dare il meglio di noi stessi perché un sorriso in più possa illuminare un volto nella certezza che “un sorriso costa poco, ma vale tanto; dura solo un istante, ma si ricorda per sempre”. A proposito di sorrisi, nostra figlia Valentina vorrebbe conoscere i Modà... soprattutto il cantante Kekko. Sa tutte le loro canzoni a memoria, e ci fa “dannare” perchè vorrebbe incontrarli: Help us! Sarebbe un bel regalo! DOTT. CAPELLO E DOTT.SSA PICCHIO

www.capelloroberto.it www.ortodonziainvisibile.info www.sbiancamentodentale.biz www.esteticadelsorriso.eu www.videodonto.it Per ogni ulteriore domanda o informazione scrivere all’indirizzo info@capelloroberto.it oppure vivianapicchio@yahoo.it. Vi sarà risposto nel più breve tempo possibile. Supplemento veicolato con il periodico mensile Agenda della Salute


Collegati al sito della Dottoressa Picchio e se vuoi ottenere una risposta nell’arco di 48 ore a qualunque tua domanda invia un’email all’indirizzo vivianapicchio@yahoo.it

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Dossier a cura del Dott. Capello Roberto e della Dott.ssa Picchio Viviana odontoiatri a Pietra Ligure (SV) e ad Albenga (SV). In questo doss...

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