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• Sara Brusco classe 5B - anno scolastico 2012 - 2013 Maturità 2013 All Rights Reserved © •

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(Indice ) biografia

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opere

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poetica

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influenze artistiche

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il processo creativo

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il corvo nell'arte

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(Biografia) Edgar Poe (questo il nome alla nascita) nasce il 19 gennaio a Boston, da genitori entrambi attori: David Poe ed Elizabeth Arnold, ed entrambi morti di tubercolosi quando il piccolo Edgar aveva solo due anni. A prendersi cura del bambino è un ricco mercante di Richmond John Allan, dal quale l’aggiunta del secondo cognome. Dopo la morte della madre adottiva, il padre non volle mai adottarlo legalmente. Nel 1815 si trasferisce in Inghilterra con gli Allan, dove frequenta le scuole fino al 1820, anno del ritorno a Richmond, dove continuò gli studi per poi iscriversi all’università della Virginia nel 1826. Espulso lo stesso anno dall’università per eccessi alcolici e una certa inclinazione al gioco, il patrigno si rifiuta di pagare i debiti obbligandolo ad abbandonare la scuola per trovarsi un lavoro. Da questo momento iniziano tra i due forti attriti e incomprensioni, che sfoceranno in un abbandono da parte di Edgar della casa degli Allan per trasferirsi a Boston, e lì arruolarsi nell’esercito. A Boston, Poe pubblica in forma anonima la raccolta: Temerlano e altre poesie, d’impronta byroniana. Nel periodo 1827 – 1832 la vita di Poe non si conosce con esattezza, alcuni ipotizzano un viaggio in Europa e un primo incontro a Baltimora della cugina Virginia, presso una zia, Maria Clemm. Nel 1834, prima di morire, il padre adottivo lo disereda completamente (non ci fu alcuna riconciliazione tra i due). Inseguendo un’immagine di sé romantica e, forse deluso per l’insuccesso ottenuto come scrittore, si arruola nell’esercito statunitense, raggiungendo il grado di sergente maggiore. Successivamente si iscrisse anche alla prestigiosa ma durissima accademia militare di West Point, dalla quale fu espulso, dopo pochi mesi,

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per indisciplina. Vinse un premio di 100 dollari elargito dal giornale letterario Saturday Visitors, per il Manoscritto trovato in una bottiglia e con la poesia il Colosseo. Percepisce che i racconti del brivido sono destinati a una grande presa tra il pubblico. Incoraggiato anche dagli editori che vedono fonte di grandi guadagni nella sua scrittura allucinata e macabra, inizia a scrivere racconti dell’orrore per giornali di Baltimora, Richmond, New York e Filadelfia. Nel 1835 entra a far parte della redazione del Southern Literary Messenger di Richmond; nonostante avesse ottenuto il ruolo di vice-direttore, egli continuò a condurre una vita oscura e angosciosa. Nel 1836 sposa la cugina allora tredicenne Virginia Clemm. In questo periodo pubblica una serie notevole di articoli, racconti e poesie, senza però ottenere alcun tipo di riconoscimento. Decide di trasferirsi a New York in cerca di fama e fortuna. Dal 1839 al 1840 è redattore del “Gentleman’s magazine”, e contemporaneamente escono i suoi “Tales of the grotesque and arabesque” che gli procurano un certo successo. Negli anni successivi passa a dirigere il “Graham’s magazine” per il quale scrive “Eleonora”, “Studi letterari e critici”, “il ritratto ovale”, la “maschera della morte rossa”, “i delitti della Rue Morgue”: considerato il racconto capostipi-

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te del genere poliziesco. Compare, infatti, per la prima volta la figura del detective criminologo: Auguste Dupin, predecessore degli investigatori “deduttivi” quale il famoso Sherlock Holmes. Pubblica lo “scarabeo d’oro” (1843), che fruttò un notevole successo, il corvo e altre poesie (1845) e il gatto nero (1843), che gli diedero la celebrità. Nel 1843 le cattive condizioni di salute della moglie e le difficoltà lavorative lo portano ad accanirsi al bere, e nonostante le buone pubblicazioni, le sue condizioni economiche restano comunque precarie. Diventa proprietario del “Broadway Journal” nel 1845 dopo esserne stato redattore. Malato e in condizioni di miseria, continua a pubblicare articoli e racconti. Non ottenendo la fama sperata in patria, ne ottiene in Europa e specialmente in Francia. La morte dell’amata moglie Virginia nel 1847 trascina Poe in una spirale autodistruttiva, la sua dedizione all’alcolismo raggiunge il limite. Il 3 ottobre 1849, Poe viene ritrovato delirante nelle strade di Baltimora, in grave difficoltà e bisognoso d’aiuto, morì tre giorni dopo nell’ospedale Washington College alle cinque del mattino. Le cause della sua morte sono tutt’oggi sconosciute e i referti medici, compreso il certificato di morte sono andati perduti. I giornali del tempo attribuirono la sua morte a una “congestione o infiammazione cerebrale”, eufemismi

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comuni per le morti causate da vizi disdicevoli come l’alcolismo. Alcuni sostengono che fosse stato rapito e forzato a bere per essere sfruttato come “elettore forzato” (una pratica fraudolenta in uso nel XIX secolo e conosciuta come “cooping”). Altre ipotesi sostengono il delirium tremens come causa della morte (sindrome psicotica acuta che si può verificare in soggetti affetti da alcolismo cronico o come sindrome di astinenza dovuta a un’interruzione dei trattamenti, i sintomi sono: stato confusionale, allucinazioni, tremori aumento cardiaco, febbre…).

La casa di Poe a Baltimora

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(Opere Maggiori) ROMANZI Storia di Arthur Gordon Pym 1837

I RACCONTI DEL RAGIONAMENTO (o raziocinio) I delitti della Rue Morgue 1841 Il mistero di Marie Roget 1842 Lo scarabeo d’oro 1843

I RACCONTI DEL TERRORE Metzengerstein 1832 Manoscritto trovato in una bottiglia 1833 La caduta della casa degli Usher 1839 Una discesa nel maelstrom 1841 Il ritratto ovale 1842 La maschera della morte rossa 1842 Il pozzo e il pendolo 1843 Il cuore rivelatore 1843

RACCOLTE Racconti del grottesco e dell’arabesco 1840 Racconti in prosa 1843

SAGGI Eureka La filosofia della composizione Il principio poetico

Il gatto nero 1843 Hop-Frog 1849

RACCONTI UMORISTICI/DI SATIRA LETTERARIA L’uomo d’affari L’angelo del bizzarro

illustrazione di Mark Summers

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(Poetica) Oltre che poeta e scrittore Poe fu anche critico e saggista. Furono proprio i suoi saggi a farlo conoscere in Europa. In essi Poe teorizza l’importanza della cura formale, della necessaria brevità delle poesie e dell’effetto sublime che devono causare nel lettore, elementi ripresi in larga scala da decadentisti e simbolisti francesi. C’è un elemento che balza subito agli occhi nella lettura delle opere di Edgar Allan Poe: la malattia mentale, spesso vera e propria follia dei protagonisti. Ma è l’utilizzo dell’io narrante ciò che sgomenta maggiormente e affascina il lettore. Si capisce che Poe parla di se stesso, ma allo stesso tempo obbliga chi legge a immergersi anch’esso nelle vicende dei protagonisti. La pazzia non è mai il frutto dell’assenza della ragione, ma contrariamente frutto dell’eccesso di ragione, c’è del metodo nella sua follia (detta raziocinante). I personaggi principali sono tutti menti raziocinanti; l’eccesso di ragione uccide (lo sapeva fin troppo bene Giacomo Leopardi contemporaneo di Poe), toglie spazio all’istinto, alla natura.

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Il Corvo è considerato il capolavoro poetico di Poe, sicuramente quello che gli ha dato la fama. La morte della donna amata – elemento tipico della sua poetica - ispira il componimento. Il protagonista in una notte tetra sente bussare alla porta, apre ed entra un corvo che si adagia sopra un busto di Minerva (Pallade). Per gioco l’uomo gli pone una domanda e l’unica risposta che ottiene dal volatile è la parola “nevermore” (mai più). Ha così luogo un dialogo in cui il poeta sembra chiedere conferma della sua sventura. Rivedrà l’amata Leonora? Mai più. Troverà nuovamente conforto nella vita? Mai più. Finché il corvo fa capire che resterà al suo fianco per sempre... “e la mia anima da quell’ombra che fluttua sul pavimento/ non sarà sollevata mai più”. Fin troppo chiaro il valore simbolico del corvo: il tempo che trascorre inesorabile, la disperazione, la morte, l’immagine riflessa del poeta.

Scritta per commuovere l’animo dei lettori e provocare uno stato di «sublime turbamento», il componimento è frutto di un’attenta analisi in cui nulla è affidato al caso, dalla lunghezza (un centinaio di versi) all’obbiettivo, la decantazione della Bellezza, intesa come elevazione. La Bellezza, in tutte le sue manifestazioni, «suscita nelle anime più sensibili il pianto».

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L’indagine delle ossessioni e degli incubi della mente umana, lo indicano come fonte d’ispirazione per molti autori europei: nella lettera del 1885, Mallarmé confida a Verlaine di avere imparato l’inglese solo per poter leggere Poe in lingua originale, ed è noto che l’autore de “Il pomeriggio di un fauno” ha tradotto in francese e pubblicato alcuni poemi dello scrittore americano (il primo traduttore di Poe in Europa è comunque Charles Baudelaire). Il corvo rappresenta il manifesto della poetica di Poe, la sintesi dell’orrore, del mistero, della tensione che culmina nella follia. Nei precedenti racconti Il gatto nero e Il cuore rivelatore, i narratori devono fare i conti col senso di colpa per avere ucciso qualcuno. Ne Il corvo, si menziona solo il fatto che Leonora è morta, non si sa come, si può solo supporre che sia il narratore il suo assassino. Certo è che, il ricordo della donna lo perseguita e lo spaventa. Comunque, il senso di colpa provato dai per-

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S. Mallarmé


sonaggi di Poe non è mai di natura morale, nessuno di loro si sente colpevole per aver commesso un’azione malvagia e lo scrittore non ha mai come fine ultimo nelle sue opere l’insegnamento. Per Poe, il senso di colpa corrisponde al perverso desiderio di auto distruzione di cui anche il protagonista de “Il corvo” è vittima, un processo sinistro, inspiegabile e definitivo che si colora di quei toni macabri che accompagneranno le tematiche base dei successivi Simbolismo e Decadentismo in Francia.

C. Baudelaire

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(Influenze Artistiche ) Nella letteratura Poe influenza Baudelaire, il primo a tradurre in Europa, Jules Verne, precursore del fantascientifico e Stephane Mallarmé, tradusse anche lui in francese. Influenzerà anche H. P. Lovecraft, grande scrittore di romanzi del terrore e del mistero (è considerato il Poe cosmico).

Nella letteratura poliziesca egli elabora un modello, che sarà poi ripreso da Doyle per Sherlock Holmes. Il detective è un outsider che collabora con la polizia ma non ne fa ufficialmente parte. È un personaggio eccentrico e stravagante; il narratore non è il detective bensì un suo assistente o collaboratore, rappresenta il punto di vista del lettore. Un ufficiale delle forze dell’ordine funge da antagonista, sottovalutando le potenzialità deduttive del detective. Il metodo utilizzato per risolvere l’enigma è essenzialmente una ricostruzione logica basata su un’attenta analisi degli indizi.

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Sherlock Holmes Basil Rathbone


Nel cinema, il gusto malinconico e macabro di Poe ha influenzato il regista Tim Burton, che citò il grande scrittore nel suo cortometraggio Vincent, dove il bambino è un grande appassionato di Poe. Nel film The Crow il protagonista E. Draven cita la poesia Il Corvo quando entra nel negozio di Gideon. Il protagonista del film Ladykillers, interpretato da Tom Hanks è un grande appassionato di Poe e più volte cita o legge le sue poesie. Il film The Raven, è un’interessante reinterpretazione della storia della vita di Edgar Allan Poe interpretato da John Cusak.

Tim Burton e Edgar Allan Poe Edgar Allan Poe fu, per Tim Burton, la “musa ispiratrice” del suo modo di fare cinema. Egli provò subito un’attrazione fatale quando scoprì che le sceneggiature dei film di Roger Corman erano ispirati airacconti di Poe. Vincent Price idolo d’infanzia di Burton, era la punta di diamante del ciclo cinematografico di Corman. Lo scenario di the Nightmare before Christmas è stato realizzato basandosi su una poesia di Poe.

Tim Burton

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Anche nella musica, il genio poetico di Poe ha trovato sfogo. Egli ripreso più volte come ispiratore di testi e musiche, è spesso usato come garanzia di successo. Lou Reed, ex Velvet Underground, ha realizzato un doppio album dal titolo “The Raven”. In chiave rock, rivisita l’omonima opera di Poe, la vita e le altre opere.

Molti altri artisti della musica, creatori di fumetti e cartoon, si ispirano non solo alla poetica di Poe, ma anche alla sua vita, alle sue esperienza e alle sue disavventure.

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Vincent Price


The Raven Edgar Allan Poe was born in Boston by two itinerant actors. His parents died when he was young and so he was taken into the family of a rich merchant from Virginia: John Allan. He attends private school in Virginia, but when his foster father didn't want to pay his university studies, he began to work. At the same time he began to devote himself to gambling and alcoholism. one year later in Boston he published “Tamerlane and other poems” which was totally ignored by critics. After a short unhappy period in the army he moved in 1832 to Baltimore where he live with his aunt Maria Clemm and his cousin Virginia, his future wife. Here he won a literary prize for "MS Found in a Bottle". he moved to Richmond in 1835 where he married Virginia, just 13. His works, unfortunately, were not sufficient to support his hard family conditions. In 1846 he published “Tales of Grotesque and arabesque”. A year later he published “The Murders of the Rue Morgue”, which is considered by critics

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the first detective story. But it was “the Gold Bug”

elements and inner psychology of characters).

that gave him the fame. Financial success came

In his stories the characters suffer and lose the

when he wrote “the Raven”, the perfect example

sense of reality. Their delirious monologue have

of Poe's mastery of rhythm and lyrical invention. In

the logic of nightmares.

1846 Poe published the “Philosophy of Composi-

Recurrent themes are: buried alive, fascination

tion” that contains his aesthetic theories.

with death, claustrophobia, desire to violate tombs.

In 1847 Virginia died of tuberculosis and the writer fell in a depression condition. He began to drink more heavily. On 3 October 1849 he was found unconscious in Baltimore, he died in hospital on 7 October and was buried beside his wife.

Master of short stories and genius of analytical imagination, he combine art and science, narrative and mathematics, that are the bases of Poe's short stories. he use frequently the first person narrator that allows the reader to entry in his interior World. Poe's stories belong to two quite separate narrative traditions: ratiocination (“the mystery of Marie Roget”, “the murders in the Rue Morgue”. The Dupin character that introduce the next Conan Doyle's Sherlock Holmes) and grotesque (gothic fiction

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(Il Processo Creativo) Nel saggio “filosofia della composizione” Poe ci il-

dal caso, l’opera procedette con precisione, quasi

lustra il processo che l’ha portato a scrivere Il Cor-

come un problema matematico.

vo. Egli inizia dicendo che c’è un errore fondamen-

1. l’estensione: la prima delle considerazioni.

tale nel modo tradizionale di costruire un racconto:

Se un’opera letteraria è troppo lunga perché sia

il fatto di partire da un qualsiasi avvenimento del

letta in una sola volta, essa perde l’effetto tanto ri-

giorno oppure il fatto che lo scrittore si obblighi a

cercato e agognato dall’autore. Egli fissa dunque

scrivere qualcosa che faccia colpo sul lettore. Egli

un preciso limite di un centinaio di versi, più preci-

invece, preferisce iniziare pensando subito a un

samente cento e otto.

effetto, tenendo sempre ben presente l’originalità

2. l’impressione (territorio): fu la seconda scelta

che esso deve trasmettere, la quale lo porta a deci-

da prendere, in altre parole la scelta di un effetto

dere tra i tanti effetti e impressioni cui è suscettibile

universalmente apprezzabile. Egli sceglie come

l’animo umano.

tema cardine dell’opera la Bellezza e la sua contemplazione. Designa la bellezza quale unico ter-

Non è consueto che un autore si ricordi tutti i pas-

ritorio legittimo della poesia (elemento tipico della

saggi che l’hanno portato alla conclusione del suo

sua poetica).

scritto. Generalmente, essendo le vicende sorte

3. il tono: ovvero stabilire la più alta manifestazio-

alla rinfusa, esse vengono dimenticate. Poe scrive

ne della bellezza. Egli sostiene che la bellezza nel

di non aver mai avuto alcuna difficoltà a ricordare

suo più grande conseguimento spinge irrimediabil-

il progressivo compiersi di una sua qualsiasi com-

mente alle lacrime l’anima sensibile. Sceglie quindi

posizione.

la malinconia come, tra i toni poetici, il più legittimo.

Egli, senza alcun interesse, decide di raccontare

4. ordinaria induzione: trovata la lunghezza, il ter-

come uno dei suoi scritti abbia preso forma.

ritorio e il tono, l’autore si trova ora a ricercare per

Sceglie “il Corvo”, come quella più conosciuta.

la sua poesia qualcosa che coinvolga il lettore e

Nessuna parte di questa poesia è stata dettata

che possa servire come nota-chiave sulla quale far

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ruotare tutta la composizione. Tra tutti i consueti

La scelta ricadde quindi su un essere non fornito di

effetti artistici (trovate nel senso teatrale) sceglie il

ragione ma comunque capace di palare. Fu dap-

refrain, il ritornello. Esso ha una particolare forza

prima un pappagallo, e in seguito un corvo a pre-

nel ripetersi non solo del suono, ma anche del con-

sentarsi nella mente di Poe, come animale capace

tenuto di pensiero. Decide di accrescere l’effetto

di parlare ma anche attinente al tema prefissato.

tenendosi stretto all’uniformità del suono, ma va-

Concepito il corvo come uccello del malaugurio la

riando continuamente quella del contenuto.

ripetizione del Nevermore alla fine di ogni strofa,

5. la natura del refrain: a causa del suo continuo

attribuiva all’opera il giusto tono malinconico.

cambiamento essa doveva essere breve. Le mol-

Senza perdere d’occhio l’obiettivo di eccellenza

teplici variazioni portarono l’autore a scegliere una

prefissatosi, Poe continuò la sua ricerca chieden-

sola parola come al migliore dei ritornelli.

dosi ora quale tra tutti gli avvenimenti fosse il più

6. il carattere: la scelta del ritornello comportò ine-

universalmente malinconico. La risposta era già

vitabilmente una divisione in strofe della poesia,

chiara in lui: la morte.

ognuna delle quali terminava con la parola scelta come refrain. Una tale chiusura per avere efficacia doveva essere sonora e accentuata, e quindi, Poe scelse una parola con un’o lunga, come vocale più sonora, collegata con una consonante più prolungabile. Nevermore (mai più) fu la parola da lui scelta perché rispondeva ai requisiti grammaticali da lui ricercati e si atteneva benissimo a quel tono malinconico della poesia.

In seguito alla scelta della parola si presentò all’autore il problema della sua continua ripetizione all’interno della poesia, collegato soprattutto al presupposto che dovesse essere un individuo umano a pronunciarla.

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Vincent Price e il corvo in uno dei film di Corman


E quando essa raggiunge l’apice della sua valenza

nità di trovare l’effetto che tanto ricercava, quello

poetica? Quando la Morte si allea con la Bellez-

della variazione.

za (quindi la morte di una bella donna, per l’autore

Come prima domanda scelse qualcosa di conven-

l’argomento indiscutibilmente più poetico che vi sia

zionale, alla quale l’amante non aspettava certo

al mondo).

una risposta, la seconda domanda sarebbe stata

A questo punto non restava che unire le due idee,

un po’ meno convenzionale, la terza ancor meno e

la storia di un uomo che si dispera della morte della

così via. Finché l’amante, spinto da superstizione

sua amata, e quella di un corvo che usasse la pa-

e paura, proporrà domande di altro carattere. Do-

rola Nevermore come risposta alle domande di lui,

mande cui ha appassionatamente a cuore la rispo-

tenendo sempre ben presente le varie applicazioni

sta, ma che sa già, inevitabilmente quale sia (trova

della parola ripetuta. Egli decise quindi che il corvo

piacere nell’auto torturarsi), in modo da ricevere da

usasse quella parola per rispondere alle domande

quel “atteso” Nevermore il più bello e insopportabi-

dell’amante, e qui Poe trovò finalmente l’opportu-

le dolore. Trovandosi di fronte una così ben strutturata storia, l’autore decise di stabilire un climax, in altre parole una domanda conclusiva che sarebbe stata l’apice del dolore e della disperazione per un uomo. Si può dire, quindi che la poesia di Poe ebbe il suo inizio qui, cioè alla fine, dove ogni opera d’arte dovrebbe iniziare.

`Prophet!' said I, `thing of evil! - prophet still, if bird or devil! By that Heaven that bends above us - by that God we both adore Tell this soul with sorrow laden if, within the distant Aidenn, It shall clasp a sainted maiden whom the angels named Lenore Clasp a rare and radiant maiden, whom the angels named Lenore?' Quoth the raven, `Nevermore.'

"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello Tu sei o demonio, per il Cielo che si china su noi, Per il Dio che entrambi adoriamo, dì a quest'anima afflitta

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Se nell'Eden lontano riavrà quella santa fanciulla, La rara raggiante fanciulla che gli angeli chiamano Lenore". Disse il Corvo: "Mai più".

una semplice unità di luogo. Quindi l’amante stava nella sua stanza, intrisa delle memorie di colei che l’aveva frequentata. Essa è

questa fu la prima strofa e da essa fu fissato il cli-

riccamente arredata (Bellezza come sola richiesta

max. In modo tale che potesse variare e graduare

poetica).

le domande dell’amante e stabilirne il ritmo.

Tutti gli elementi erano ora, ben definiti, mancava soltanto l’entrata del nero volatile. L’idea fu inevi-

L’originalità, prosegue, non è questione d’impulso

tabilmente quella di introdurlo dalla finestra, dallo

o intuizione. Bisogna ricercarla faticosamente per

sbatter d’ali come un picchiettare alla porta. L’uo-

quanto essa rappresenti un valore. Egli scrive di

mo sentendo bussare avrebbe pensato che fosse

non pretendere tuttavia, nessun tipo di originalità

stato lo spirito della sua amata, ma aprendo la por-

né per il ritmo né per il metro di questa poesia. Ma

ta non avrebbe trovato altro che il buio. La notte

ciò che fa l’originalità del Corvo è la combinazione

è descritta come buia e tempestosa, per spiegare

dei versi all’interno della strofa, niente che sia av-

perché il corvo cercasse di entrarenella stanza il-

vicini neanche lontanamente è stato mai tentato.

luminata. Egli si posa sul bianco busto di Pallade

L’effetto “dell’originalità di combinazione” è accen-

(nome legato alla tradizione greca mitologica della

tuato da principi della rima e dell’allitterazione.

dea Atena), contrastando con l’ebano delle piume. Busto che fu scelto per ben collegarlo alle consue-

Il problema che subito dopo si presentò fu quello di

tudini di studio dell’uomo e per la scorrevole sono-

collocare le due figure in un preciso luogo. Come

rità del nome: Pallade.

prima ipotesi individuò come possibile ambienta-

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zione la foresta o la campagna, ma la necessità di

Si valse ancora una volta di accrescere l’entrata

restringere il campo e delimitare lo spazio per en-

del corvo dandole un effetto quasi fantastico “con

fatizzare l’effetto e tener concentrata l’attenzione

grande sbatter d’ali”. Nelle strofe che seguono la

del lettore, condusse l‘autore a collocare la vicen-

figura del corvo muta di significato per l’amante,

da nella stanza dell’amante. Un luogo ben definito

fino a diventare “cupo, goffo, infausto e sinistro uc-

e isolato, ovviamente non dev’essere confusa con

cello d’altri tempi”. Questo ribaltamento di pensiero


vuole produrne uno simile anche nel lettore. Con la

Attenendosi ai requisiti di suggestività e adattabili-

domanda conclusiva al corvo se rincontrerà mai la

tà, senza sfinire in un eccesso di significati dichia-

sua amata in un altro mondo, la semplice narrazio-

rati (critica verso i trascendentalisti e in particolare

ne si conclude.

R. W. Emerson), Poe concluse le ultime due strofe facendo sì che la loro suggestività pervadesse tut-

Fin qui ogni cosa resta nel limite del reale, del pro-

ta la precedente narrazione.

babile. Un corvo che ha imparato meccanicamente

Il lettore comincia ora a guardare il Corvo come

una sola parola, sfuggito alla custodia del padrone

qualcosa di emblematico, finché tutto non comin-

è spinto in una tempestosa mezzanotte, ad entrare

cerà a diventare chiaro ed evidente non prima

in una finestra dove ancora risplende una luce. È

dell’ultimo verso dell’ultima strofa:

la stanza di uno studioso, occupato a meditare su un volume ma soprattutto a compiangere l’amata defunta. L’uccello entra dalla finestra andandosi a posare nel luogo più conveniente e fuori dalla portata dell’uomo. Egli, scherzosamente e senza espettarsi ovviamente nessuna risposta, gli chiede il suo nome. Il corvo, interpellato risponde con l’unica parola che conosca: Nevermore. Tale parola trova immediata risonanza nel cuore malinconico dello studioso. Egli spinto dall’umana ansia di auto tortura e dalla superstizione, pone delle domande

And the raven, never flitting, still is sitting, still is sitting On the pallid bust of Pallas just above my chamber door; And his eyes have all the seeming of a demon's that is dreaming, And the lamp-light o'er him streaming throws his shadow on the floor; And my soul from out that shadow that lies floating on the floor Shall be lifted - nevermore!

E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta. E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante E la luce della lampada getta a terra la sua ombra. E l'anima mia dall'ombra che galleggia sul pavimento Non si solleverà "Mai più" mai più.

che gli stanno a cuore sapendo già la fatidica risposta: Nevermore.

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(Il Corvo nell Arte) Paul Gustave Dorè, nato a Strasburgo (Fr) nel 1832 e morto a Parigi nel 1883, è stato un pittore e incisore francese. Illustratore, disegnatore e litografo, è noto soprattutto per le sue illustrazioni della Divina Commedia di Dante (1861 - 1868), una delle molte opere che ha illustrato. Artista dalle incisioni dal gusto romantico, accostate a una visione epica e drammatica possiedono un grande virtuosismo tecnico. Trasferitosi a Parigi all’età di sedici anni, cominciò la sua carriera da disegnatore e illustratore. Iniziò come caricaturista per un giornale dell'epoca, affermandosi rapidamente per le sue doti tecniche e artistiche. L'arte di Doré ebbe dei grandi estimatori già tra i suoi contemporanei. La sua edizione della Bibbia (1865) ottenne un enorme successo. Nel 1867 Doré fu protagonista d'una grande mostra delle sue opere a Londra. Questa portò alla creazione della Doré Gallery, situata in New Bond Street, sempre nella capitale inglese. Nel 1869 insieme a Blanchard Jerrold, lavorarono per produrre un grande ritratto di Londra, prenden-

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Gustave Dorè


do l'ispirazione dal "Microcosmo di Londra", prodotto da Rudolph Ackermann, William Pyne e Thomas Rowlandson nel 1808. Doré firmò un contratto di cinque anni con l'editore Grant & Co, che lo portò a vivere nella capitale inglese per tre mesi all'anno. Fu pagato ben 10.000 sterline l’anno, una cifra stratosferica all'epoca. Il libro “London: A Pilgrimage” (Londra: Un Pellegrinaggio), contenente 180 incisioni di Doré, venne pubblicato nel 1872. Nonostante il successo commerciale, molti critici non apprezzarono il libro. La maggior parte fu in disappunto per la scelta di Doré di concentrarsi in

Alcune delle opere maggiori : •

La Divina Commedia (1857-1867):

molte opere di Lord Byron (1853)

L'ebreo errante d'Eugène Sue (1856)

Géographie universelle di Conrad Malte-Brun (1862)

Don Chisciotte (Don Quixote) di Miguel de Cervantes

(1863) •

I racconti di Mamma Oca di Charles Perrault (1863)

La Bibbia (1866)

Il Paradiso perduto (Paradise Lost) di John Milton

(1866) •

Le avventure del barone di Münchhausen di Rudolf

Erich Raspe (1866) •

Le Favole di La Fontaine (1867)

La ballata del vecchio marinaio (The Rime of the An-

cient Mariner) di Samuel Taylor Coleridge (1870) •

L'Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1877)

Il Corvo (The Raven) di Edgar Allan Poe (1884)

Si tratta in tutti i casi d'incisioni in legno (xilografiche).

molte tavole sulla povertà e le situazioni di disagio della città inglese. Venne accusato dall'Art Journal di "aver inventato invece che riprodotto". Fu comunque un gran successo anche se commerciale e Doré ricevette commissioni da molti altri editori britannici, e lavorò anche per l' “Illustrated London News”. Nel suo laboratorio arrivò ad avere, nei momenti di maggior attività, più di quaranta illustratori, tra collaboratori e allievi. L'artista continuò a lavorare fino alla sua morte, a Parigi, nel 1883, dove è sepolto nel cimitero di Père Lachaise.

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A Midnight Dreary

Nameless Here for Evermore

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Vainly I had Sought to Borrow

Some Late Visitor


Dreams No Mortal Ever Dared to Dream Before

Something at My Window Lattice

Not the Least Obeisance Made He

Perched Upon a Bust of Pallas

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Respite and Nepenthe

By Horror Haunted

Balm in Gilead

My Soul from out that Shadow


Anche il pittore francese, Édouard Manet, realizza delle illustrazioni con la tecnica dell’incisione per “il corvo”, “Le Corbeau”. Oltre che abile pittore, Manet ha lavorato anche come incisore e ha realizzato quasi un centinaio di stampe, per lo più acqueforti, ma anche litografie e xilografie. Egli ha realizzato le illustrazioni per il frontespizio de “La ballata” di Théodore de Banville, “Il fiume” di Charles Cros e “The Raven” (1875), traduzione del poema di Edgar Allan Poe di Stephane Mallarmé (“Le Corbeau”). Manet ha fatto particolare attenzione all’opera “The Raven”. La prima illustrazione dal disegno abbastanza accurato, è un dettaglio del poeta al suo tavolo. Le tavole sono ripetutamente rielaborate dall'artista, la triste mezzanotte è enfatizzata con un paesaggio scuro e cupo. Le tavole trasmettono tutte carattere e sentimento. Alcune hanno dettagli ben accurati mentre altre sono in parte abbozzate. L’effetto che trasmettono è comunque forte e malinconico, tipico della poesia di Poe.

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il poeta seduto alla scrivania, legge un libro e medita sulla morte.

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Le Corbeau: il corvo.

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Edgar Allan Poe - The Raven  

Tesina Maturità 2013 Istituto delle Arti di Rovereto - F. Depero

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