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Lo scorso 2 febbraio, in conferenza stampa alla Camera, è stata presentata la petizione in materia di politiche sulle droghe promossa da una compagine di associazioni impegnate sul tema. A Buon Diritto, Antigone, Associazione Luca Coscioni, CGIL, CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), Comunità di San Benedetto al Porto (Genova), Forum Droghe, ITARDD (Rete italiana per la Riduzione del Danno), La Società della Ragione, LegacoopSociali, LILA, Possibile e Radicali Italiani, si sono rivolti ufficialmente al Governo un intervento decisivo sulle politiche sulle droghe nel nostro paese.
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Nessun governo di questa legislatura si è infatti assunto la responsabilità di convocare la VI conferenza nazionale sulle droghe, per fare il punto sulle avvenute modifiche legislative e per definire le priorità penali e socio-sanitarie in materia di sostanze e dipendenze. Il tempo per ottemperare a questo obbligo di legge ci sarebbe, quello che le associazioni hanno preteso con la loro prtizione è che il Governo dia un segno di chiara volontà politica e la smetta di tergiversare. Da anni non viene assegnata la delega in materia di dipendenze ed è dal 2009, ancora sotto l'era della Fini-Giovanardi, che viene disatteso l’obbligo di convocazione della conferenza nazionale prevista dalla legge. Nel testo presentato ufficialmente alla Camera si parla anche molto di cannabis. Sul versante della cannabis terapeutica, si chiede soprattutto di adeguare la produzione dello Stabilimento farmaceutico di Firenze alle reali esigenze dei
malati del nostro paese, e di dare impulso alla prescrivibilità della cannabis utile, secondo la più recente letteratura scientifica, per la cura di un numero di patologie sempre più ampio. Per quel che riguarda invece il dibattito più generale sulla cannabis (anche ad uso ludico), le associazioni invitano il governo a facilitare il percorso di discussione parlamentare delle numerose proposte di legge sulla cannabis, a partire da quella dell’intergruppo per la cannabis legale e da quella di iniziativa popolare depositata a novembre scorso, ma anche di allargare lo sguardo verso una revisione generale del Testo Unico sugli stupefacenti che ormai risale a 27 anni fa. Infine i promotori chiedono a Governo e Parlamento di dare piena attuazione agli impegni assunti ad aprile scorso all’Assemblea generale
dell’ONU sulle droghe (UNGASS), anche in vista della prossima sessione prevista per il 2019. Per Valentina Calderone, direttrice dell'associazione A Buon Diritto «legalizzare è la giusta via dopo le ampie conferme, prima tra tutte quella della Direzione Nazionale Antimafia, che il proibizionismo ha fallito. Legalizzare la cannabis significa maggior sicurezza, diminuzione della criminalità e introiti garantiti per le casse dello Stato. Non si capisce perché, allora, il Parlamento non metta da parte posizioni ideologiche e non si affretti a discutere in aula e approvare una legge che è, prima di tutto, una grande dimostrazione di responsabilità verso tutti i cittadini». Governo, se ci sei, batti un colpo! Giovanna Dark
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