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2013 01 IT

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GRATIS 18+ Solo per adulti. Soft Secrets viene pubblicato sei volte all’anno dalla Discover Publisher BV, Paesi Bassi

Numero 1 - 2013

Olanda: tutto come prima

AMSTERDAM

di Giovanna Dark

CU PWIN N ER

WWW.PARADISE-SEEDS.COM

Atomical Haze ® In questa edizione:

Qualche anno fa, ondate di terrore avevano sconvolto l’Italia e gli italiani alla notizia che nei Paesi Bassi si stava lavorando ad una legge che impedisse ai cosiddetti “turisti dello sballo” di recarsi nelle splendide città olandesi al solo scopo di fumare marijuana o, perché no, fare un bel trip con i celeberrimi magic mushrooms che si trovano facilmente – e a un prezzo politico – negli smart shop di Amsterdam. Un sogno che si infrangeva per milioni di perso-

olandese Geert Wilders – ha indubbiamente infestato i progetti per le ferie di molti italiani che, spesso disorientati da un’informazione decisamente parziale, hanno programmato le proprie vacanze nei Paesi Bassi sulla base di pure e semplici leggende metropolitane.

ne che vedevano nella città un’isola felice e un baluardo nell’Europa del proibizionismo. Lo spettro del Wietpas – lo strumento normativo voluto fortissimamente dal leader conservatore

quelli stranieri, in una macabra parodia delle peggiori leggi nazifasciste – pare sia stata finalmente posta la parola “fine”. A conferma delle indiscrezioni che da tempo si susseguiva-

Ebbene, dopo anni di travagliato iter legislativo, sulla parabola del pass per soli residenti – il Wietpas avrebbe infatti distinto i cittadini olandesi da

no sulla stampa orange è arrivato l’annuncio a mezzo stampa del sindaco di Amsterdam, Eberhard Van Der Laan che, nel corso di un’intervista al quotidiano della capitale Volkskrant, se n’è bellamente fregato del protocollo e, senza attendere l’annuncio ufficiale della coalizione liberale-laburista insediatasi il 5 novembre all’Aja, ha affermato: « Sappiano i turisti che saranno ancora i benvenuti nei coffee shop di Amsterdam ». Niente più Wietpas dunque, almeno per gli oltre 220 coffee shop di Amsterdam che rimarranno aperti anche ai non residenti. Questa norma era entrata effettivamente in vigore nella parte meridionale dei Paesi Bassi il primo maggio scorso, e da subito era stata facile bersaglio delle critiche dei gestori di

TECNICA FLOOD AND DRAIN Pensate che l’idrocoltura sia troppo complicata? Che ne dite di un sistema idroponico che vi permetta di coltivare nei vasi, utilizzando un substrato di coltura – anche il vostro concime preferito – e lavorando meno? La nostra ricerca di una coltivazione più rapida con massima resa continua analizzando la tecnica flood and drain... ››

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IRRIGAZIONE A GOCCIA In questo numero mettiamo in evidenza un metodo che è semplice da predisporre e così valido per i produttori che viene utilizzato nelle coltivazioni commerciali in tutto il mondo, dalla produzione di pomodori di qualità ai grandi supermercati britannici fino alla produzione di prodotti di qualità per i coffee shop di Amsterdam. La nostra ricerca di cicli di coltura più rapidi e di maggiori rese continua; in questo numero, analizzeremo l’irrigazione a goccia... ››

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[rendimenti più elevati sono possibili]

Oaxacan, Angola Red e Red Lebanon ›› 27

Venite a visitare il nostro nuovo sito www.plagron.com ricco di nuovi tutorial e consigli

coffe shop e del settore turistico in generale. Scoraggiato dai risultati, il nuovo governo pare abbia deciso di Continua a pagina 3


Sicuro, abbiamo quello cerchi. Siamo il distributore per l’Italia con più varietà di prodotti per la coltivazione indoor. Confronta le nostre offerte per i growshops. Serviamo anche il dettaglio. Visitate il nostro showroom a Roma o acquistate on-line attraverso il nostro sito. Spendi quello che vuoi spendere, non di più. Prodotti dall'ottima qualità al prezzo più conveniente. Non c'è una forma più semplice di trovare ciò di cui hai bisogno per la tua coltivazione indoor.

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3 Continua dalla prima pagina

Think Different è la vera sorpresa della collezione AutoFem di Dutch Passion. Si è creata rapidamente un’ottima reputazione, grazie all’incredibile resa e ai frutti molto potenti. Anche i coltivatori novizi hanno ottenuto un raccolto di oltre 100 grammi a pianta e i coltivatori navigati possono raggiungere fino a 200-300 grammi a pianta. Arriva a un’altezza di oltre 1 metro se affidata a mani esperte ed è una buona alternativa alle varietà tradizionali, offrendo buoni raccolti di forte cannabis a sole 10-11 settimane dalla germinazione. La genetica proviene da un ibrido speciale di AK47 noto come AK420. In indoor ha un potenziale di resa che arriva ai 500 grammi al m², soprattutto nei sistemi SCROG con fonti di luce potenti. Genetica: AK420 x Ruderalis / Indica 20% – Sativa 60% Ruderalis 20% Altezza: 60 - 70 cm Resa: 50/250 g per pianta THC: 16 – 18% Selezionatore: Dutch Passion

Think Different

lasciare alle amministrazioni locali la facoltà di scegliere se rendere operativo il bando imposto allo smercio di cannabis e derivati ai visitatori stranieri. Il primo cittadino di Amsterdam non deve averci pensato due volte e ha immediatamente optato per un ritorno alla tradizione, con tanto di motivazione legata a esigenze di ordine pubblico. Ogni anno, infatti, nella sola Amsterdam un milione e mezzo di turisti frequenta i coffee shop e una retromarcia così clamorosa sulla tolleranza in merito alle droghe leggere avrebbe portato a un aumento dello spaccio incontrollato e, conseguentemente, della criminalità. Le cifre parlano chiaro e tondo e non lasciano spazio a interpretazioni: su sette milioni di turisti ogni anno in visita nella città, circa un milione e mezzo fa tappa in un coffee shop per acquistare cannabis, come riporta ancora Volkskrant.

In realtà, il criterio della residenza resterà tecnicamente in vigore all’interno dello Stato, secondo la nuova intesa tra le forze di governo, ma a quanto riporta il giornale della capitale, la “sua applicazione avverrà di concerto con le municipalità interessate”. Saranno dunque le autorità locali ad avere l’ultima parola. E Amsterdam ha già deciso, anche in ragione del danno che il proibizionismo avrebbe recato non solo ai coffee shop, ma all’intero indotto economico della città. Allo stato attuale, l’unica forza in grado di mettersi di traverso è il ministro della giustizia, Ivo Opstelten, che sulla lotta al “turismo dello sballo” ha basato la sua campagna elettorale. Riconfermato al suo dicastero nel nuovo esecutivo, la sua linea sarà infatti la difesa a tutto campo del Wietpas, come aveva candidamente affermato alla stampa qualche settimana fa, sfidando l’ironia dei media locali, la rabbia delle amministrazioni di frontiera – costrette da sei mesi a fronteggiare il boom dello spaccio in strada – ed il suo stesso partito, dato che i mal di pancia “antipass” tra i liberali sono stati tanti ed autorevoli. Il rischio, a questo punto, è che il partito del premier Mark Rutte, tra l’ovvia figuraccia di una ritirata, una mediazione impossibile con i laburisti ed un’inutile e paradossale guerra ai “mulini a vento”, per salvare la faccia, scelga quest’ultima opzione applicando coattamente un provvedimento inapplicabile. Ma conoscendo il buon senso degli olandesi e la loro storica fierezza autonomista, è forse ora di sbilanciarsi e di annunciare finalmente che, almeno per quanto riguarda la tolleranza, in Olanda non cambierà nulla.


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BELPAESE

Al via la VI edizione della coppa cannabica italiana 2013 Il prossimo sabato 26 gennaio, per tutti gli appassionati del mondo cannabico, è in programma la sesta edizione dell’Italian Cannabis Cup, un evento emblematico che, di anno in anno, porta avanti la volontà e la determinazione della comunità cannabica italiana (i consumatori di cannabis fra i più bistrattati a livello europeo), promuove l’uso responsabile della sostanza e la sua autoproduzione, in barba ai ricavi del narcotraffico. Più qualità e più moralità insomma. di Carlos Rafael Esposito e Filo Green Sabato sera si terrà la premiazione dei partecipanti e tutti i lettori di Soft Secrets sono invitati a partecipare allo show per dimostrare, con la loro numerosa presen-

cannabica ha assunto ben altri connotati, che esulano dalla mera sfida fine a se stessa. Il clima è festoso e più che gara lo chiamerei un simposio di esperti, un

la passione per questa pianta. Molti si domandano ancora, come sia possibile organizzare un evento del genere nel paese più proibizionista dell’occidente. Rispondendo ad un giornalista di settore abbiamo detto che anche noi abbiamo la nostra cattedrale fortificata.... Basta chiudersi dentro ed è fatta! A parte gli scherzi, tutto ciò è reso possibile, da uno dei luoghi di culto dell’antiproibizionismo italiano. Un luogo simbolo per questa e per tante altre lotte politiche e sociali. Il Forte Prenestino di Roma. La buona sinergia tra il Forte Prenestino ed i “cannapionieri”, tanto coraggio e tanta sfrontatezza sono i fattori che hanno reso

contrario dei magazine nazionali che invece hanno praticamente snobbato le passate edizioni. Ma come si sa l’oscuramento ed il controllo mediatico sono sport nazionali, qui da noi, popolari come il calcio. Arrivando al dunque – conclude Filo – prenderanno parte alla gara vera e propria circa 38 competitors, dai giardini di tutta Italia e non solo, verranno giudicati severamente da 30 giudici scelti, di cui 5 internazionali, ci saranno degustazioni, simposi, dibattiti, conferenze, concerti, giochi a premi per coinvolgere tutti i visitatori. Forti e consci del fatto che la fine delle persecuzioni sui coltivatori e consu-

30/40 CORAGGIOSI COMPETITORI CHE, CONSAPEVOLI DEI RISCHI CHE CORRONO, PARTONO DAGLI ANGOLI PIÙ REMOTI DELLA PENISOLA PER CELEBRARE L’AMORE E LA PASSIONE PER QUESTA PIANTA za, l’importanza di una riforma coraggiosa e svelta della legislazione sulle droghe leggere, a partire dalla famigerata “Fini- Giovanardi” che tanti sfracelli ha causato dalla sua nascita come costola del decreto sulle Olimpiadi invernali sino ai giorni nostri. Lo slogan dell’incontro sarà: “Non esiste provare! C’è solo fare o non fare, qualcosa fatto bene..”. Insomma non esitiamo a pretendere che i nostri diritti di consumatori di una sostanza innocua e, anzi, con conclamate proprietà terapeutiche siano riconosciuti, non esitiamo a pretendere un impegno da parte dei politici affinché normalizzino l’accesso a questa sostanza come già si fa in numerosi paesi, non esitiamo ad essere radicali nella misura in cui l’azione concreta di chi sa di essere dalla parte del giusto è sempre più forte dell’azione mistificatoria di chi fa di tutto per spargere fumo negli occhi ad un’opinione pubblica sempre meno disposta a farsi abbindolare dalle indagine farlocche del Dipartimento Politiche Antidroga. Informiamoci e informiamo il prossimo, è un nostro dovere. Soft Secrets ha parlato della Cannabis Cup con Filo Green, una della anime di questo evento romano dall’eco nazionale, ed ecco cosa ci ha risposto: « C’è ancora gente che viene arrestata tutti i giorni per due canne in tasca e che ha paura di uscire per lo stesso motivo, o peggio ancora che ha lasciato l’Italia perché si sente braccato dallo Stato e dalla legge. Questa giornata è dedicata a loro, una giornata dedicata a tutti quelli che hanno deciso di non soggiacere a queste dinamiche, cercando di resistere e di sovvertire almeno per un giorno le scellerate regole liberticide imposte dai nostri governanti. Questo è lo spirito che anima da sempre le precedenti Coppe dell’Italia cannabica e i suoi “cannapionieri”. Ormai siamo giunti alla sesta edizione e più che una competizione, negli anni la Coppa

incontro per degustare le prelibatezze dei “cannapionieri” ».

possibile questo evento la cui notorietà ha già varcato i confini italiani ».

« Lo spirito è di amicizia e condivisione – continua Filo – è questo il clima che si

« Saranno infatti presenti ospiti internazionali come i breeders, i produttori

respira alla Coppa cannabica, un misto tra l’incredulità e la consapevolezza di compiere un atto di disobbedienza civile per i propri diritti, la propria autodeterminazione e la propria cura. La vera forza che anima lo spirito ed incarna il coraggio per questa battaglia di libertà, sono certamente quei 30/40 coraggiosi competitori che noncuranti, ma consapevoli dei rischi che corrono, partono dagli angoli più remoti della penisola, isole comprese, per celebrare l’amore e

di semi ed attrezzature, i giornalisti di settore, “vip del cannabusiness”, e le associazioni terapeutiche che, come sempre, arricchiranno la manifestazione sia di contenuti che di omaggi, premi e prelibatezze. A questo proposito ci preme ringraziare con affetto sia gli sponsor per i premi offerti in palio e soprattutto i giornali di settore internazionali che con grande fiducia hanno mostrato da subito la loro attenzione per la Coppa Cannabica, al

matori deve finire, consentendo l’immediato accesso terapeutico ad una panacea dalle innumerevoli risorse, vi aspettiamo al Forte Prenestino per la sesta edizione ricordandovi che: “Non

esiste provare! C’è solo fare, o non fare, qualcosa fatto bene...” ». Per chi volesse iscriversi come giudice o competitor: http://www.overgrow-italy.nl/forums/ discussioni-cannabis-cup-vf62/coppa-italia-cannabica-6%B0-edizione2013-a-vt17235.html oppure scrivere a questa mail: coppacannabica2013@hushmail.com


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LETTERE DAI LETTORI Lettere dai lettori

Attenzione lettori italiani! Spett-le redazione, innanzitutto voglio ringraziarvi per i preziosi consigli che mi hanno permesso di raggiungere una discreta conoscenza nella coltivazione delle nostre amate. Nelle foto, dove si può notare la mia splendida compagna, una vista della coltivazione indoor (nella quale purtroppo non sono riuscito ad inquadrare in maniera chiara le bimbe), mentre nella seconda, un dettaglio di parte di una Super Lemon Haze. Coltivazione indoor con fertilizzazione 100 % e acqua a ph controllato. Illuminazione 250 W coadiuvata da 4 neon T5 . Lavaggio radicale con acqua osmotica ogni 10 giorni in crescita e ogni 7 in fioritura. Stimolatore di fioritura utilizzzato solo nelle ultime 2 settimane ed in quantità dimezzata rispetto ai dosaggi consigliati. Resa totale della sola Lemon:132 grammi dopo 21 giorni si essicatura, ma io per una questione di risultato non consumo mai prima di 4/5 sett di essicatura e 4 giorni di concia! Vi abbraccio e vi ringrazio ancora!! VIPERASTA Caro Viperasta purtroppo il risciacquo non riesce a sopperire alle carenze, in termini di principi attivi, date da una coltura a metabolismo artificialmente velocizzato. Per il resto ci piace molto la tua pianta anche se presenta segni di calore: guarda le foglie come sono arricciate. Con una 250 watt hai fatto un gran raccolto non c’è che dire! Continua a seguirci, noi non ci dimentichiamo dei nostri lettori!

Volete vincere semi FEMMINIZZATI di DINAFEM? Mandateci una fotografia della vostra stanza di coltura o della vostra miglior pianta di cannabis, dove si veda chiaramente una copia di Soft Secrets. DINAFEM vi manderà una confezione da 3 semi femminizzati. Se nella fotografia dovessero figurare anche la vostra bellissima moglie o ragazza che indossano un micro bikini sexy o dell’intimo molto allettante, riceverete una confezione 2 x 3 di semi femminizzati. La fotografia del mese riceverà una confezione 3 x 3 di semi femminizzati di prima qualità! Il tutto è un omaggio di Soft Secrets Europa e DINAFEM! Mandate le vostre fotografie via e-mail a italy@softsecrets.nl o mandatele alla nostra PoBox. Fate attenzione: il materiale verrà gestito con la massima discrezione. Non pubblichiamo foto sfocate e non ci piacciono le fotografie di piante in fase vegetativa. Vogliamo vedere grosse cime e belle donne! Buona fortuna!

E-mail: italy@softsecrets.nl

Thanks Soft Secrets....... LEGALIZE........ This is the Italian dream.......la lotta è dura e non ci fa paura! Top of the photos di questo primo bimestre del 2013!!! Purtroppo manca la signorina ma ci fa piacere l’impegno profuso! LEGALIZE! E Forza Italia! (non quella del nano).


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Un caloroso saluto a tutta la redazione e un grande ringraziamento per tutto quello che fate! Come faremmo senza di voi? Vi mostro le mie due Euphoria coltivate outdoor, ottimo odore e aspetto, speriamo anche il gusto! Ancora un saluto e grazie per tutti i consigli che ci date. JOE T. Grazie mille per le foto, abbiamo scelto questa perché ben rappresenta ciò che si intende come fioritura ben fatta. La piccola sulla tua destra è bellissima e veramente ben potata, degna di un professionista. Buona fumata Joe!

Cari amici di Soft Secrets, non potevamo non provare la selezione del famoso grower Jorge Cervantes: ecco una delle nostre Jorge Diamond prima del raccolto insieme alla mia “grower di fiducia”. Wow che accoppiata! Saluti e buoni raccolti a tutti. Ma che bel mazzolin di fiori! E che bella grower! Ottima la selezione del seme e ottima soprattutto la tua signorina. Buona coltivazione, la Redazione!

Oh raga ho da scegliere. Facciamo entrambe via! MIRKO Grande Mirko, ma mi sembra abbiano fatto confusione in redazione estera…. Questa foto appartiene alla serie di Roberto. Buona coltivazione e buone fioriture!

Ciao a tutti gli amici di Soft Secrets, vi mando le foto di due Think Different di Dutch Passion, cresciute 1,3m. in una dark room da 120x120 con impianto di estrazione e ventilazione, con una 600w HPS in fase vegetativa con Bio Nova Autoflowering Supermix e Bio Nova X-cell, con l’aggiunta di un CFL green power agro da 200w e di Bio Nova PK 13/14 in fioritura. Il tutto condito con abbondante CO2, e un piccolo iPod nel box a diffondere continuamente musica classica, che le piante amano (vi assicuro che è vero). LEBANESE. Grandi ragazzi, sarebbe veramente piacevole assaggiare un prodotto che viene dalla coltura con musica integrata. Anche con le vacche funziona, soprattutto per quanto concerne l’indice di accrescimento giornaliero e la produzione di latte in kg al giorno. Perché non pensate ad una coltivazione biologica (realmente biologica)? Un saluto dalla redazione fumosissima!


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FLASH PRODOTTI $JBP DBSJ BNJDJ EJ 4PGU 4FDSFUT io e la mia compagna siamo da poco vostri lettori e grazie a voi e ai vostri articoli interesTBOUJTTJNJ JNQBSJBNP sempre qualcosa di nuovo riguardo la cultura della canapa. Vedendo le foto EFJ MFUUPSJ DPMUJWBUPSJ DJ siamo detti “perchè non QSPWBSF BODIF OPJ w 4JBNP alla primissima esperienza e le foto ritraggono le due nostre piccoline: una "VUP 1VSQMF FE VOB "VUP /PSUIFSO -JHIU FOUSBNCF EFMMB 1ZSBNJET 4FFET PSBNBJ BM ¡ HJPSOP EJ germinazione e prossime al raccolto. Le piccoline sono DSFTDJVUF TPUUP $GM EB X JO WFHFUBUJWB F )QT X JO GJPSJUVSB JO UFSSB DPO WBTJ EB MJUSJ GFSUJMJ[[BOUJ 1MBHSPO F HSPX EB Y Y (MJ FSSPSJ TPOP TUBUJ NPMUJ QBSUFOEP EB MVDJ JOJ[JBMJ OPO BEFHVBUF B PWFSGFSUJMJ[[B[JPOF NB MF QJDDPMF hanno tenuto! 4JBNP GJFSJ EFMMB OPTUSB QSJNB FTQFSJFO[B F TJDVSBNFOUF OPO SJQFUFSFNP HMJ FSSPSJ DPNNFTTJ BODIF HSB[JF BJ DPOTJHMJ DIF EJTQFOTBUF OFJ WPTUSJ BSUJDPMJ GFOPNFOBMJ 4QFSP BCCJBUF VO PDDIJP EJ SJHVBSEP QFS EVF OFPGJUJ QVSJ TBSFNNP DPOUFOUJ BODIF per il solo fatto di essere pubblicati! Vi auguriamo buon lavoro e continueremo sempre a leggervi. CANNABIS ROOKIES

ROBERTO A Robbè ma che stai a ‘ffà? Dalla foto si capisce che sei un professionista della coltura e le piante dimostrano la dovuta salute! Anche le due bimbe al centro sembrano in salute…. Buona fioritura! P.s. La prossima volta mandaci qualche dettaglio in più.

BLOSSOM BUILDER LIQUID

*M #MPTTPN #VJMEFS -JRVJE Ò M VMUJNB OPWJUË "UBNJ -F QJBOUF EVSBOUF MB MPSP GBTF EJ GJPSJUVSB OFDFTTJUBOP EJ NBHHJPSF RVBOUJUË EJ GPTGPSP F QPUBTTJP 4FHVFOEP JM TVDDFTTP EJ #MPTTPN #VJMEFS "UBNJ IB DSFBUP VO OVPWB TPMV[JPOF DIJBNBUB Liquid Blossom Builder. " DBVTB EFMM FTDMVTJWP UBTTP EJ GPTGPSP F QPUBTTJP DPOUFOVUP SJTQFUUJWBNFOUF EFM F EFM #MPTTPN #VJMEFS -JRVJE SBGGPS[B MB QJBOUB MBTDJBOEP * GJPSJ F P * GSVUUJ CFMMJ JO TBMVUF F HSBOEJ *M SJTVMUBUP EFTJEFSBUP TJ PUUJFOF HSB[JF BMM VOJDB GPSNVMB 1 , ¨ #MPTTPN #VJMEFS -JRVJE Ò VOB TPMV[JPOF BMUBNFOUF DPODFOUSBUB NM QFS MJUSP P MJUSP EJ TPMV[JPOF QFS PHOJ MJUSJ EJ BDRVB RVJOEJ Ò NPMUP DPOWFOJFOUF

Avete fatto benissimo a mandarci le foto, avete fatto benissimo a scegliere delle auto per la vostra prima esperienza ed infine avete fatto benissimo a scegliere quel litraggio di vasi e la potenza di lampada adatta. La prossima volta cercate auto fiorenti XL così sarete soddisfatti anche dal punto di vista quantitativo. Un abbraccione dalla redazione!

COCO BRICKS

Per 10 litri di substrato professionale in cocco Questo blocco compresso produce all’incirca 10 litri di substrato di cocco pronto all’uso dopo l’aggiunta di 4-5 litri di acqua. Al termine dell’operazione il suo volume risulta decuplicato. Grazie al suo volume iniziale si tratta di un prodotto molto facile da trasportare. Rispetto ai normali substrati a base di torba il cocco dispone di una lunga lista di vantaggi: t & GBDJMF EB VTBSF t )B VO WBMPSF CBTTP EJ &$ JOUPSOP BMMP t )B VO WBMPSF JEFBMF EJ Q) JOUPSOP BM t 4UJNPMB VO QFSGFUUP TWJMVQQP SBEJDBMF t 'BWPSJTDF JM ESFOBHHJP EFMMB TPMV[JPOF OVUSJUJWB t & VO QSPEPUUP MFHHFSP ,H N RVBOEP MB UPSCB QFTB ,H N t & DBSBUUFSJ[[BUP EBMMB GBDJMJUË EJ BTTPSCJNFOUP EFMM BDRVB F EFJ OVUSJFOUJ t 1VÛ FTTFSF SJVUJMJ[[BUP L’uso del cocco abitualmente porta ad una produzione maggiore rispetto ad altri substraUJ 4J USBUUB JOPMUSF EJ VO QSPEPUUP BNQJBNFOUF EFQVSBUP F USBUUBUP DPOUSP NBMBUUJF JOTFUUJ e contaminazioni; mentre contiene additivi speciali per garantire risultati eccellenti. *4536;*0/* 1. Riempire un contenitore con 4-5 litri d’acqua .FUUFSF VO CMPDDP EJ DPDDP JO BDRVB per farlo gonfiare .FTDPMBSF NBOVBMNFOUF JM DPNQPTUP per trenta minuti per ottenere all’incirca 10 litri di substrato pronto all’uso * $PDP CSJDL WFOHPOP DPOGF[JPOBUJ JO CPSTF EB QF[[J B TVB WPMUB DPOUFOVUJ JO DBTTF EB TBDDIJ QF[[J

7PMFUF UFTUBSF RVFTUP QSPEPUUP JOOPWBUJWP DPO * WPTUSJ QSPQSJ PDDIJ $IJBNBUF JM GPSOJUPSF "UBNJ #7 QFS SJDFWFSF VOB DPOGF[JPOF HSBUVJUB DIJBNBOEP SJDIJFEFOEP JM SJWFOEJUPSF B WPJ Qá WJDJOP

4J SBDDPNBOEB EJ VUJMJ[[BSF MP TDIFNB EJ GFSUJMJ[[B[JPOF $PDP /PWB EVSBOUF MB DSFTDJUB per somministrare in modo adeguato i nutrienti ed i minerali.

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IDROCOLTURA

IDROCOLTURA CONTRO IRRIGAZIONE A MANO: PARTE 2

Tecnica Flood and Drain Di Little Lebowski

Pensate che l’idrocoltura sia troppo complicata? Che ne dite di un sistema idroponico che vi permetta di coltivare nei vasi, utilizzando un substrato di coltura – anche il vostro concime preferito – e lavorando meno? La nostra ricerca di una coltivazione più rapida con massima resa continua analizzando la tecnica flood and drain... Nel numero precedente abbiamo analizzato l’NFT (la tecnica del nutrient film – pellicola nutritiva), un metodo di coltura idroponica classificato come ‘idrocoltura pura’. Sebbene sia piuttosto semplice da utilizzare, l’NFT e altri stili di coltura idroponica ‘puri’ tendono a spaventare molti di voi coltivatori. È comprensibile che non vogliate rinunciare alla sicurezza di avere un substrato di coltura – che sia concime, cocco o argilla – attorno alle radici delle vostre preziose piante, soprattutto se ci sono delle succulente cime a rischio! In questo numero daremo un’occhiata a una tecnica di coltura idroponica che offre i cicli di crescita più rapidi e le rese maggiori dell’idrocoltura attiva, ma che ha la flessibilità di utilizzo con cocco o concime. Fatevi questa domanda: quanto avete cominciato a coltivare, quale tecnica avete utilizzato per prima? Mi verrebbe da dire che almeno il 90% di voi ha comincia-

and drain è semplice. Una pianta viene posizionata su un tavolo o in un secchio e la soluzione nutritiva viene immessa da un serbatoio e inonda il tavolo o il secchio. Quando la pompa si spegne, la soluzione nutritiva viene poi drenata nuovamente nel serbatoio. La pompa è collegata a un timer e questo viene utilizzato per impostare la frequenza delle fasi flood and drain.

La quantità di soluzione nutritiva viene misurata facilmente e questo consente ai coltivatori con esperienza di personalizzare il programma nutritivo per ottenere una resa ottimale dalle loro piante. La tecnica flood and drain è davvero uno dei metodi di coltura idroponica più flessibili, perché va bene per tutti. È molto semplice e può quindi essere un modo per tenere i vasi irrigati automaticamente, ma per i coltivatori con maggior espe-

rienza è il metodo che offre le maggiori possibilità per modificare il numero di fasi d’inondazione giornaliere e la rispettiva durata. In questo modo si può adattare il sistema al proprio ambiente di coltura – perché l’area di coltura di ciascuno ha un diverso livello di umidità, temperatura e flusso di aria – e ottenere la massima resa dalle piante. Chi non ne sarebbe felice???

Se però vi dicessi che esiste una tecnica di coltura idroponica che sarebbe stata ideale per la vostra prima coltivazione – e tutte le seguenti – in cui potete usare concime e vasi, limitare la quantità di tempo investita nel miscelare nutrizione e irrigazione E ridurre il ciclo di coltura E ottenere rese maggiori rispetto all’irrigazione a mano??? Meno lavoro + una coltura più rapida + maggiori cime alla fine! Forse avreste dovuto prendere in considerazione la tecnica flood and drain. Fatelo adesso! Cosa è la tecnica flood and drain (inonda e drena)? Il principio alla base della tecnica flood

Si utilizza un timer per fissare la frequenza alla quale la soluzione nutritiva viene pompata dal serbatoio per inondare la superficie e viene poi drenata. Man mano

Durante la fase flood (inondazione), le radici delle piante sono sommerse, il che permette loro di assorbire tutta l’acqua e i nutrienti di cui hanno bisogno. L’aria vecchia viene espulsa dalla zona radicolare e quando la soluzione viene drenata, viene reimmesso ossigeno fresco nella stessa area. Man mano che le piante diventano più grandi, il numero d’inondazioni giornaliere aumenta.

Un sistema a tavolo grande to utilizzando vasi pieni di concime con irrigazione a mano. Mi sembra corretto, in effetti è un ottimo metodo per un novizio. Il concime perdona molti errori e fa da cuscinetto per le oscillazioni di pH e l’eccessiva nutrizione. Inoltre, l’irrigazione a mano delle piante ogni due giorni consente di concentrarsi sull’ambiente – e non dimentichiamocelo – si possono ottenere rese favolose con il concime!

fresco. Le radici ossigenate assicurano una pianta più sana che cresce più velocemente e ha una maggior resa rispetto a una pianta irrigata a mano t 'MFTTJCJMJUË EFM TJTUFNB o QFSNFUUF BJ coltivatori con maggior esperienza d’impostare condizioni di nutrizione perfette per l’ambiente di coltura prescelto, oltre a poter scegliere somministrazioni variabili mediante un timer, il che consente

gato al serbatoio. Quando viene accesa la pompa, la soluzione nutritiva viene immessa nella superficie attraverso il drenaggio in entrata. Il livello di soluzione nutritiva raggiungerà il livello del drenaggio in uscita e verrà reimmesso nel serbatoio. Il drenaggio in uscita previene l’eccessiva inondazione della superficie… come succede anche nella vostra vasca da bagno! Quando si spegne la pompa, la soluzione nutritiva nella superficie ritorna verso il drenaggio in entrata, attraverso la pompa e di nuovo nel serbatoio.

Perché preferire la tecnica Flood and Drain all’irrigazione a mano nei vasi? t -F QJBOUF DSFTDPOP QJá WFMPDFNFOUF F hanno maggior resa – assorbono più acqua e nutrienti di quanto non farebbero con l’irrigazione a mano e somministrare meno nutrimento, più spesso durante il giorno è molto più salutare che somministrare un unico grande pasto ogni due giorni t -B [POB SBEJDPMBSF Ò DPNQMFUBNFOUF riossigenata più volte durante il giorno – durante la fase d’inondazione, l’aria è espulsa completamente dalla zona radicolare e viene reimmesso ossigeno

Il sistema a tavolo a basso livello di stabilire il programma di nutrizione ottimale per alcuni ceppi specifici t /FTTVO BDDVNVMP EJ TBMJ OVUSJUJWJ o J nutrienti non utilizzati dalla pianta vengono drenati nuovamente nel serbatoio, anziché accumularsi sul fondo del vaso. Un accumulo di sali nutrienti ostacolerebbe la crescita, provocando il ‘blocco’ di alcuni di essi Tipi di sistemi Flood and Drain Esistono due sistemi flood and drain: il sistema a tavolo e quello modulare o con secchio. Entrambi si avvalgono della stessa tecnica e hanno una serie di vantaggi. 1. Il sistema Flood and Drain a tavolo In un sistema flood and drain a tavolo, le piante vengono posizionate su una superficie che si trova al di sopra del serbatoio contenente la soluzione nutritiva. La superficie generalmente è piatta e il drenaggio è posto al centro, mediante due apparati. Uno dei due apparati si trova sulla superficie – il drenaggio in entrata – mentre l’altro si trova circa 10 cm al di sopra della superficie – il drenaggio in uscita. Il drenaggio in entrata è collegato alla pompa e il drenaggio in uscita è colle-

Un sistema modulare

che s’inonda la superficie, le piante assorbono tutta l’acqua e i nutrienti di cui hanno bisogno. L’aria vecchia viene espulsa dalla zona radicolare e man mano che la soluzione viene drenata, viene reimmesso ossigeno fresco nella zona radicolare. I vantaggi del sistema flood and drain a tavolo sono che si possono coltivare le piante in qualsiasi substrato di coltura – terreno, argilla, cocco o mapito. Si può coltivare in vasi e spostare i vasi attorno al tavolo, all’occorrenza, oppure si può riempire la superficie di sassolini di argilla e permettere alle radici delle piante di svilupparsi su tutta la superficie: è quindi il metodo da scegliere se volete una coltura rapida e la massima resa. I sistemi a tavolo sono quasi completamente a prova di gocciolamento, perché il serbatoio è posizionato esattamente sotto la superficie e non ci sono quindi pertugi da cui possa gocciolare la soluzione nutritiva: è quindi perfetto se coltivate in un appartamento o in un attico! Sono disponibili anche in formati ideali alle tende di coltura. 2. Il sistema flood and drain modulare o a secchio Simile al sistema a tavolo, dato che si avvale di un timer per controllare il numero di fasi d’inondazione e somministra così alle piante varie dosi di acqua e cibo durante il giorno, ossigenando poi la zona radicolare. Tuttavia, la differenza principale del sistema modulare è che ogni pianta è posizionata individualmente in un vaso. Un condotto d’immissione esce dal fondo di ogni vaso e si collega a un secchio di


11 la crescita. Sperimentate a livello di numero e durata delle inondazioni, in modo tale che troverete il numero ottimale d’inondazioni e per il vostro ambiente di coltura.

tivate in un substrato assorbente e correte il rischio che l’acqua faccia male alle radici delle vostre piante e si verifichino episodi di eccessiva nutrizione.

2. Riempite il serbatoio a seconda dal substrato di coltura. Se utilizzate dei sassolini di argilla, trattate il flood and drain come sistema di coltura idroponica a ricircolo e riempite il serbatoio a distanza di qualche giorno, con una soluzione nutritiva con la metà della potenza. Il motivo per cui utilizzate metà potenza è che le piante che crescono sotto fonti di luce potenti assorbiranno l’acqua a ritmi più elevati rispetto ai nutrienti. Nel tempo l’EC (CF) della soluzione aumenterà, quindi se riempite il tutto con una soluzione completa, correte il rischio di somministrare eccessivo nutrimento. Se utilizzate un substrato assorbente, come terreno o cocco, l’obiettivo è quello di minimizzare il gocciolamento, quindi va aumentato il numero di fasi d’inondazione di uno in più al giorno. Per esempio, non passate da tre a sei fasi perché col-

3. Aumentate il numero di fasi d’inondazione e le piante cresceranno e diventeranno più grandi. Quando si coltiva solo con sassolini di argilla e le giovani pianticelle vengono messe nel sistema, impostate il timer a due fasi d’inondazione da 15 minuti al giorno. Man mano che le piante crescono, potete aumentare il numero di fasi d’inondazione fino a un massimo di uno da 15 minuti l’ora. Dovrete modificare la soluzione ogni 1-2 settimane. Se si coltiva in terreno o cocco e le giovani piante vengono messe nel sistema, impostate il timer a una sola fase d’inondazione da 15 minuti al giorno. Se si usa un substrato di coltura assorbente, bisogna gestire il sistema per minimizzare il gocciolamento e si dovranno fare solo due modifiche della soluzione nutritiva ogni 2 settimane o quando il livello della soluzione si abbassa.

Domande e risposte con un coltivatore Flood and Drain Quando possono essere trasferite le piante in un sistema Flood and Drain? Se le si sono piantate in lana di roccia o in piccoli vasi contenenti terra o cocco, bisogna assicurarsi che siano ben radicate prima di metterle in un sistema flood and drain. Si dovrebbero vedere molte radici bianche nella parte esterna del substrato di partenza.

Le valvole di entrata e di uscita

controllo principale, che a sua volta è collegato a un serbatoio principale. Il sistema utilizza la gravità per mandare la soluzione nutritiva ai vasi e utilizza delle pompe per riempire e drenare il secchio di controllo principale che ha due valvole galleggianti magnetiche al suo interno, che consentono di controllare le pompe sia nel serbatoio principale sia nel secchio di controllo. Queste valvole controllano il livello d’inondazione nei vasi in modo molto preciso, per evitare eccessiva irrigazione o inondazione. Man mano che il livello di soluzione nutritiva raggiunge un livello prefissato nei vasi, la valvola galleggiante magnetica nel secchio principale di controllo interrompe l’attività della pompa situata nel serbatoio principale e accende una pompa nel secchio principale di controllo. La pompa nel secchio principale di controllo convoglia la soluzione nutritiva fuori dai vasi e la reimmette nel serbatoio principale. I vantaggi principali del sistema modulare sono che si possono distanziare a piacimento le piante sotto la luce – in modo tale che diventino enormi! – i sistemi possono essere potenziati aggiungendo più vasi e si può gestire un’area di coltura piena di piante che dipendono da un unico serbatoio. A che tipo di coltivatore si adatta la tecnica flood and drain? Poiché i sistemi flood and drain sono così flessibili, si adattano trasversalmente a moltissimi coltivatori... t * OVPWJ DPMUJWBUPSJ DIF WPHMJPOP MBWPSBSF

con i vasi e avere un carico di lavoro limitato con un certo numero di piante collegate a un unico serbatoio, in modo tale che si possono concentrare sull’ambiente di coltura. t * DPMUJWBUPSJ DPO FTQFSJFO[B DIF DFSDBno un sistema flessibile che si adatti al loro ambiente di coltura e che massimizzi la resa. t * DPMUJWBUPSJ DIF DFSDBOP VO TJTUFNB TV più piccola scala si troveranno bene con il sistema flood and drain a tavolo, che si adatta a una tenda di coltura di 1 – 1,20 metri quadrati o con un sistema flood and drain modulare di dimensioni più ridotte che è ottimale per una soluzione con due fonti di luce. t * DPMUJWBUPSJ TV MBSHB TDBMB USBSSBOOP enorme vantaggio dal sistema flood and drain modulare, dato che riduce sostanzialmente il tempo investito a irrigare le piante e si può potenziare a livello dimensionale aggiungendo vasi. Si può usare un sistema flood and drain a tavolo più piccolo per lo stadio vegetativo, in modo tale che le piante siano posizionate sotto una o due fonti di luce prima di essere trapiantate in un sistema modulare grande. I tre passi verso il paradiso del Flood and Drain! 1. Tenere un diario delle fasi d’inondazione quotidiane è fondamentale per ottenere una crescita e resa ottimali utilizzando la tecnica flood and drain. Segnatevi il numero d’inondazioni al giorno rispetto alla quantità di soluzione necessaria per operare correttamente il vostro sistema ogni giorno. La quantità di soluzione utilizzata dalle vostre piante è collegata direttamente al loro ritmo di crescita e l’idea è quella di massimizzare il consumo e

Se si sta utilizzando un sistema a tavolo, sia lo stadio vegetativo che la fioritura possono avvenire nello stesso sistema. Se si usa un sistema flood and drain modulare più grande, forse è preferibile che lo stadio vegetativo delle piante avvenga sotto una o due fonti di luce prima che le piante vengano messe nella stanza di fioritura, dato che è probabile che il sistema modulare preveda varie fonti di luce. Come devono essere distanziate le piante? Dipende da quante se ne vuole coltivare e quanto le si vuole far diventare grandi. I sistemi a tavolo sono ottimi per la coltura Sea of Green (mare di verde), dove sono distanziate di poco e stanno in vegetativo finché non formano un canopo basso. Sono poi passate in fioritura per un ‘Sea of buds’ (mare di cime)! I sistemi flood and drain modulari sono perfetti per distanziare le piante sotto varie fonti di luce. Si può scegliere di mettere quattro dei secchi modulari sotto ogni fonte o un solo secchio sotto ogni fonte di luce per ottenere delle super-piante! Una volta ho visto un sistema posto sotto 20 fonti di luce in California, dove c’erano due piante ogni 1.000 watt e ogni pianta aveva avuto uno stadio vegetativo di otto settimane prima di essere passata in fioritura. Era come una stanza piena di alberi! A che livello impostare l’EC? Se si utilizza un substrato di coltura inerte, come i sassolini d’argilla, l’effetto cuscinetto (o protezione) contro l’eccessivo nutrimento non è consistente. Fate quindi in modo di cominciare a somministrare metà del dosaggio di nutrienti consigliato dai produttori. Se si utilizza terreno, cocco o una miscela di argilla e cocco, l’effetto cuscinetto è presente attorno alle radici e si può cominciare seguendo il dosaggio consigliato dal produttore sin dall’inizio. Le piante dovranno essere sostenute? Non necessariamente. A differenza delle tecniche di coltura ‘idroponica pura’, come l’NFT o l’aeroponica, il substrato di coltura circonda le radici e aiuta la pianta ad autosostenersi. Tuttavia, come in tutti i tipi di colture indoor, se le piante producono grosse cime, bisognerà sostenerle e fare in modo che non si pieghino su se stesse! Ebbene, che siate novizi o esperti dal pollice verde, il flood and drain ha qualcosa da offrirvi. Provatelo e non vi deluderà. In più, le vostre piante vi vorranno bene per averlo scelto!!!


12

WORLD CANNABIS

Addomestica le fiere Non è un articolo di zootecnia e nemmeno la presentazione di un safari offertovi dalla migliore agenzia viaggi, bensì un deciso invito a frequentare gli eventi cannabici europei. Il prossimo grande appuntamento è Spannabis 2013 di Barcellona. Cos’è la Spannabis lo chiariremo in seguito. Prima voglio spiegare perché le fiere, le coppe e le di CBG reunion sono importanti. I motivi sono numerosi, innanzitutto continua a vivere una cultura alternativa che grazie a ciò si mantiene ed evolve continuamente anche in movimenti antiproibizionisti affermati e diffusi attualmente. Oltre a ciò, ovviamente, si creano numerose possibilità di lavoro quando si incontrano realtà aziendali fonte di collaborazione, e perché no anche di ispirazione. In aggiunta ho visto negli ultimi eventi sempre più studiosi professionisti con

di Amsterdam durante l’ultima coppa di Hightimes e anche conoscere un genetista, e giornalista, della California perché ho potuto avere un confronto generale sul mondo cannabico ed ascoltare le loro esperienze come se stessi leggendo dei threads sul forum di icmag.com. Gli eventi, che sono le Fiere o le esposizioni sulla Canapa sono un buono specchio dell’andamento del mercato e del pubblico nella zona in cui si svolgono. Se ad una fiera ci sono tanti produttori e tanti giornalisti allora si tratta di un

sono state solo creme monosetaccio. La fiera invece era un piccolo expo di pochi stand, molto più meritevoli sono stati i pomeriggi in zona Harlemmerstraat. Prima di Amsterdam c’è stata Praga, quest’anno con il suo grande spazio espositivo di oltre tre padiglioni se contiamo anche un corner fuori con un bruciatore, un bar con birra e della musica. La Cannafest 2012 è stata un ottimo incontro di sperimentazione e avanguardia, con la storia e chi l’ha fatta. Non c’erano molti tra i più grandi ma la

Zurigo: Cannatrade. Cannatrade è una fiera della Canapa in Svizzera. In Svizzera tutto è perfetto e anche la fiera s’è impegnata per raggiungere la funzionalità costante tipica dell’Elvezia. Gli espositori sono stati per la maggioranza rivenditori e micro distributori locali, devo segnalare ancora la presenza di numerosi volantini e pubblicità in lingua tedesca e francese e praticamente nulla in lingua inglese. In Svizzera si crede di fumare bene e si rimane con l’acquolina in bocca fino al ritorno a casa, a meno di non conoscere un casuale e pressoché unico coltivatore di passaggio con qualcosa con sé. Meno male che sappiamo tirare in mezzo chiunque noi italiani. Prima di Zurigo c’è stata la fiera Growmed 2012 di aprile a Valencia in Spagna. La

GLI EVENTI, CHE SONO LE FIERE O LE ESPOSIZIONI SULLA CANAPA SONO UN BUONO SPECCHIO DELL’ANDAMENTO DEL MERCATO E DEL PUBBLICO NELLA ZONA IN CUI SI SVOLGONO. nuove idee rivoluzionarie come pomate con cannabidiolo ad esempio. Ho incontrato anche un tassonomista ed è stato un incontro molto piacevole; chi avrebbe mai detto che nello stand Roor avrei trovato un personaggio che chiuderà un libro sulla botanica della Canapa tra pochi mesi? Ma la cosa migliore è incontrare altri appassionati, spesso da paesi dove è

evento di portata maggiore rispetto a certi circhi mediatici a cui abbiamo tristemente assistito negli ultimi anni e la prova è che l’edizione seguente, a meno di cambiamenti di legge improvvisi, avrà molto più pubblico. Gli ultimi eventi sono stati: la Coppa Hightimes 2012 di Amsterdam dello scorso novembre, un ottimo punto d’incontro per nordamericani reduci delle HTCC

rappresentanza di coltivatori mondiale era notevole. I locali si sono fatti vedere poco, ma bene: bio e outdoor selezionati da cloni della Germania. Gli espositori erano divisi in tre padiglioni principalmente, dove nel primo padiglione si trovavano le case di produttori storici e di nuovi produttori, nel secondo c’erano i distributori e i rivenditori con pochissimi growshops mentre nel terzo padiglione si trovavano i produttori locali e le aziende legate all’area. Nel terzo padiglione quindi c’erano delle aziende della Repubblica Ceca impegnate nella Cannabis terapeutica, quindi pomate ed unguenti con cannabinoidi. Prima ancora c’è stata Cultiva ad inizio novembre a Vienna. Vienna è una città molto carina, l’Austria è un piacevole angolo di natura nel centro dell’Europa, e Cultiva è un’ottimo centro di sviluppo di business con troppo pochi appassionati. Nella piramide espositiva si trovavano tutti gli espositori che poi si sarebbero presentati a Cannafest senza esclusioni, con la differenza che a Vienna c’erano tanti professionisti ed espositori locali il che significa che si parlava principalmente tedesco e soprattutto poche erano le brochure in inglese. Nel cortile per fortuna ho incontrato un amico di un caro amico di molto lontano che per un pezzo di formaggio mi ha regalato dell’olio. Il formaggio si mangia, l’olio no.

consentito coltivare Canapa, con foto e racconti di esperienze recenti. Ho apprezzato molto conoscere dei growers

dei vecchi tempi e nuove leve di ogni parte del mondo. Le foto mostravano genetiche enormi e dentro alle pietre ci

Ancora prima nella nostra risalita temporale di tutto il 2012 c’è stata la fiera di

fiera Growmed è stata una fiera fortemente voluta da Soft Secrets ed era orientata a incentivare l’utilizzo terapeutico dei cannabinoidi in un paese dove, da poco, è fortemente tollerata la coltivazione di Canapa ad uso medicinale. Se ha funzionato l’esperimento lo sapremo alla prossima edizione. Sicuramente è stato molto piacevole sfidare il vento della terrazza fumatori con il biologico outdoor, o di esterior, dei locali. Una fiera come Vienna con il vantaggio di avere qualche appassionato in più dato che Valencia è nella Comunitat Valenciana. L’ultimo evento che riporto è la fiera Spannabis 2012 che s’è tenuta a febbraio a Barcellona. È stata una fiera stupenda, dal Trompetol ai Cannabis Club, dai produttori agli appassionati, agli esperti. In due padiglioni erano radunati tanti stand tra produttori e rivenditori e distributori e grossisti e realtà editoriali.Ovviamente grazie ai Cannabis Club la compagnia delle signorine è stata molto piacevole e anche la presenza degli appassionati si è sentita notevolmente sia con le genetiche d’avanguardia degli ultimi incroci casalinghi e non, sia con le discussioni sulle pratiche di agricoltura. Mi fermo qui perché un elenco di completezza includerebbe numerose coppe e reunion underground e non, che per vari motivi non sono mainstream come queste fiere. E’ importante presenziare agli eventi, sono sempre più le persone piacevoli che ti cambiano il pomeriggio.


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IL CANAPAIO

I problemi della cannabis

1) lava medio, più irrigazioni, meno fertilizzanti 2) trattamenti a base di rame, meno umidità

- Le foglie appaiono con punte

Questo articolo avrebbe dovuto essere una tabella, di rapida consul- - I fusti sono troppo lunghi bruciate Cause: piante troppo vicine, luce con Cause: tazione per identificare chiaramente tutta quella serie di problemi che spettro sbagliato, insufficienti ore luce, 1) overdose fertilizzanti possono verificarsi nel momento in cui si decide di coltivare una o più eccesso azoto 2) marciume radicale piante di marijuana . Per esigenze di impaginazione proverò a scriverlo Rimedi: dirada, usa lampada a luce blu, Rimedi: più ore luce, meno azoto 1) lava medio come testo, sperando che la semplice lettura possa essere lo stesso 2) meno irrigazioni, meno fertilizzanti, medio più aerato d’aiuto (potrete comunque trovare in futuro l’articolo sotto forma di - I fusti sono senza rami / rami non sviluppati di Franco Casalone tabella sul sito internationalfarmers.com). Cause: piante troppo vicine, squilibrio - Le foglie appaiono con macAnche se la cannabis, cresciuta in ambiente idoneo, è una pianta forte, in grado di resistere a molte avversità, contrariamente a quanto si pensa ci sono numerosi patogeni (muffe, batteri, virus, predatori) ed alcune cause date dall’ambiente che possono creare dei problemi alle nostre amate piante. Nella fase compresa fra la semina e l’emergenza della piantina dalla terra potrà verificarsi che

- Il seme non nasce Cause: 1) danni ambientali (troppo freddo/cald; seme vecchio, rotto, immaturo; siccità, terreno crostoso, Ph scorretto) . 2) malattie fungine, batteriche o virali (funghi/muffe: Pythium, Fusarium, Rhizoctonia solanii, Botrytis cinerea, Macrophomina phaseolina) 3) predatori (roditori, formiche, uccelli, nematodi, larve). Rimedi: 1) correggi parametri sbagliati, usa semi fertili, crea condizioni idonee alla nascita 2) cambia substrato di crescita, meno irrigazioni, disinfetta attrezzature, trattamento semi con funghicida 3) identifica predatore, non seminare direttamente in terra, disinfetta il suolo con propoli, neem o olio orticulturale

- La piantina avvizzisce appena nata Cause: 1) freddo/ caldo/ siccità/ Ph scorretto. Eccessiva umidità. Grandine 2) Funghi: Verticillium, Fusarium, Botrytis, Rhizoctonia solanii, Pythium, Macrophina phaseolina. Rimedi: 1) correggi parametri, risemina 2) cambia medio di crescita, meno innaffiature, disinfetta

- La piantina appare mangiata Cause: molluschi (chiocciole, lumache), uccelli, roditori, erbivori, grilli. Rimedi: identifica predatore. Risemina in vaso e trapianta dopo 20-30 gg.

- Le talee seccano e muoiono. Cause: 1) mancanza di umidità, medio senza aria, 2) Verticillium, Pytium Rimedi: aumenta umidità aria (80%), drena/cambia medio, usa disinfettante fungicida

- Le talee non radicano. Cause: BNCJFOUF SBEJDB[JPOF GSFEEP 20ºC), poca umidità, Ph scorretto, Ec eccessivo 2) medio non sterile 3) nematodi (meloidogyne) Rimedi: 1) correggi parametri 2) cambia medio, disinfetta attrezzatura 3) olio di neem

nutrimenti Rimedi: dirada, lava medio e usa fertilizzanti diversi

- I fusti appaiono con ingrossamenti / foglie con galle e/o arricciate Cause: nematodi (ditylenchus dipesaci, meloidogyne)

chie Cause: 1) colorate: eccessiva umidità. Bianche: carenza magnesio. Come bruciature: nutrimenti non bilanciati, overdose 2) funghi: oidio (muffa bianca), botrite (muffa grigia), peronospora (pseudoperonospera), Cercospora, Septoriae, Altrenaria, Trichothecium roseum,

Nella fase di crescita potrà invece succedere che:

- Gli apici ingialliscono e seccano Cause: mancanza calcio Rimedi: fornisci calcio

- Le piantine non crescono Cause: 1) carenza macronutrimenti, nutrimenti non bilanciati, freddo/caldo/siccità 2) marciume radicale (fusarium solanii, rhizoctonia solanii, sclerotium rolfsii) 3) danni da insetti. Danni alle radici (nematodi, animali che scavano gallerie). Fanerogame (vegetali) parassite: orobanche, cuscuta Rimedi: 1) correggi parametri 2) disinfetta medio con propoli/neem, meno irrigazioni 3) identifica predatore, piretro, neem, olio orticulturale, prodotti specifici, getto d’acqua a 60ºC. Cambia medio

- I fusti appaiono bucati / con rotture Cause: 1) grandine, eccessiva umidità 2) funghi: Sclerotinia sclerotium (mal dello sclerozio 3) larve tipo piralide (ostrinia/pyranta nubilalis) Rimedi: 1) sigilla rotture con pasta per tagli da potatura, maggiore ventilazione 2) meno umidità, piretro, fungicidi 3) propoli in soluz. d’ammoniaca/neem iniettati nel buco del parassita, ritrovamento parassita

Rimedi: neem, prodotti specifici. Elimina piante colpite

- Si osserva decolorazione fra le vene delle foglie Cause: 1) carenza nutrimenti 2) oidio 3) danni da insetti diversi Rimedi: 1) identifica carenza, aggiungi complesso nutrimenti crescita 2) zolfo 3) identifica insetto, elimina con prodotti specifici

- Si osserva decolorazione delle vene delle foglie Cause: carenza micronutrimenti Rimedi: aggiungi micronutrienti

- I fusti appaiono ammuffiti

- Le foglie appaiono arricciate ai margini

Cause: 1) eccessiva umidità 2) Botrite, Phoma, Phomopsis, Trichothecium roseum Rimedi: zolfo, meno umidità, più circolazione d’aria. Eliminare le piante infette

Cause: 1) verso l’alto: carenza di assorbimento d’acqua, eccesso sali, medio arido 2) verso il basso: overdose fertilizzanti, carenza potassio 3) peronospera Rimedi:

Phoma, Stemphylium,Colletotrichum, Phomopsis (phomopsis ganjae) virus: mosaico 3) Causate da secrezioni di insetti come metcalfa, afidi. Se striature decolorate, gallerie causate da minatori delle foglie. Rimedi: 1) correggi parametri 2) più ventilazione, funghicidi, elimina parti colpite 3) elimina insetti (piretro, prodotti specifici)

- Foglie con macchioline puntiformi Cause: acari (tetranychus urticae - ragnetti), mosca bianca Rimedi: neem, acaricidi, piretro (non per acari, tre trattamenti ogni 5 giorni 15 giorni), prodotti specifici. Ozonizzatore

- Foglie con ragnatele / uova Cause: ragnetti, larve Rimedi: piretro, neem, sapone potassico, ozonizzatore

- Foglie con buchi Cause: 1) grandine 2) larve, erbivori


16 Rimedi: 1) reti di protezione 2) piretro, lavaggio medio con neem o prodotti specifici, reti di protezione

- Foglie molto scure/ bruciate Cause: eccesso potassio o azoto, gelo, carenza fosforo (colore che tende al rossoviola) Rimedi: lava medio, riduci fertilizzanti, aumenta temperatura, elimina parti bruciate

- Nuovi germogli ingialliscono e/o seccano Cause: carenza calcio Rimedi: fornisci calcio

- Foglie ingiallite Cause: 1) giovani: carenza micronutrimenti (calcio, ferro e zolfo) vecchie: carenza macronutrimenti (azoto, potassio, magnesio e manganese), squilibrio/ eccesso fertilizzanti 2) Marciume radicale (verticillium, fusarium) Rimedi: 1) correggi parametri 2) riduci irrigazioni, piu aria alle radici.

- I piccioli diventano rossi, poi le foglie e i fusti Cause: freddo, (impossibilità di assorbire potassio) carenza potassio (piu raramente carenza fosforo), Ph sbagliato, eccesso sali (magnesio e sodio). Rimedi: correggi parametri. Nella fase della fioritura potremo avere i seguenti problemi:

(bianca, all’esterno) 3) danni da escrementi/melate/rotture tessuti vegetali da parte di insetti diversi Rimedi: 1) correggi parametri, migliore circolazone d’aria, umidità sotto al 40% 2) elimina subito parti ammuffite 3) elimina parti colpite, elimina insetti (a mano, ozonizzatore)

- Cime mangiate / mancanti Cause: larve, uccelli e erbivori (se con semi), uomo Rimedi: identifica predatore

Cause: ragnetti. Rimedi: pulisci a mano, senza danneggiare le cime, ozonizzatore

- Presenza di semi Cause: non eliminazione dei maschi prima dell’apertura dei fiori, presenza fiori maschili su piante femmine, polline proveniente da piante lontane. Rimedi: troppo tardi. Elimina fonte di polline

Cause: afidi (pidocchi delle piante) metcalfa. Rimedi: elimina parassita, pulisci parti colpite. Una volta raccolte le nostre piante, si potranno manifestare problemi nella fase di essiccagione:

Rimedi: usa filtri a carboni attivi, ionizzatore, ozonizzatore

- Muffe fra le cime Cause: eccesso umidità: botrite Rimedi: elimina parti ammuffite, riduci umidità, migliora circolazione dell’aria

- Ragnetti fra le cime Cause: acari Rimedi: pulisci a mano

Cause: fine fioritura: normale; inizio fioritura: carenza macronutrimenti, Ph sbagliato. Rimedi: correggi parametri

Cause: 1) troppo umide, eccesso fertilizzanti di sintesi, ammuffite 2) fusarium Rimedi: essicca meglio, se troppo tardi, distruggi parti ammuffite. l riconoscimento delle cause di vari sintomi non è facile. È sempre importante identificare con sicurezza il problema prima di ogni intervento. La lotta integrata ai parassiti è consigliabile soltanto in caso di coltivazione commerciale (continua). Il piretro deve essere utilizzato in una soluzione a ph inferiore a 6,5. In ambienti chiusi, l’utilizzo di un apparecchio generatore

- Cime bruciate

Cause: 1) overdose azoto, mancanza cacio, rottura radici, erbicidi, emissioni di gas fluoridrici e solforici 2) marciume radicale (sclerotium rolfsii, rhizoctonia, fusarium)

Rimedi: risemina, cambia medio, disinfetta attrezzature, cambia sito di coltivazione

- Infiorescenze non si sviluppano Cause: eccesso/squilibrio fertilizzanti, mancanza d’acqua/luce/ricambio d’aria. Carenza nutrimenti Rimedi: lava medio, aumenta disponibilità acqua/ luce/ aria. Cambia nutrimenti

Anche nel momento dell’utilizzo delle nostre infiorescenze potremo riscontrare degli inconvenienti:

- Cime con gusto aspro

Cause: eccesso fertilizzanti, essiccazione troppo rapida. Rimedi: troppo tardi, riporta all’80% umidità per 4-5 giorni e rifai essiccare in ambiente fresco e ventilato

- Cime che scoppiettano quando fumate Cause: eccesso fertilizzanti, acari o afidi seccati fra le cime. Rimedi: troppo tardi

- Radici danneggiate Cause: roditori, animali che scavano gallerie Rimedi: cambia luogo di coltivazione

- Cime con muffe Cause: 1) eccessiva umidità, carenza circolazione/ ricambio dell’aria 2) botrite (grigia, dentro alla cima), oidio

- Cime che danno mal di testa e/o tosse

Cause: botrite. Rimedi: meno umidità, più ventilazione, elimina parti con muffe

IL RICONOSCIMENTO DELLE CAUSE DI VARI SINTOMI NON È FACILE. È SEMPRE IMPORTANTE IDENTIFICARE CON SICUREZZA IL PROBLEMA PRIMA DI OGNI INTERVENTO

- Foglie vecchie ingialliscono e cadono

Cause: troppo umide, eccesso fertilizzanti. Rimedi: essicca meglio, troppo tardi

- Cime appassite

- Improvviso appassimento della pianta

Cause: fenetica semi sbagliata, cicli luce/ buio non regolari, ambiente con troppe variazioni. Rimedi: isola ermafroditi, correggi parametri

- Cime che faticano a bruciare

Cause: assenza di maschi, piante femmine sterili Rimedi: semina più individui, cambia varietà

Cause: troppo fosforo, freddo, troppe ore di luce, buio non continuo. Rimedi: correggi parametri

- Ermafroditismo diffuso

tilizzanti, varietà con questo gusto, presenza foglie. Rimedi:eEssicca meglio, se eccesso fertilizzanti troppo tardi, cambia varietà, pulisci meglio

- Non presenza di semi

- Ritardo nella differenziazione dei sessi

Cause: carenza azoto, traumi alle piante in crescita. Rimedi: elimina maschi, risemina

- Cime/ foglie/ fusti con secrezioni appiccicose

- Odore troppo forte - Cime con ragnatele

Cause: troppo vicine alla fonte di luce, overdose fertilizzanti, gelo Rimedi: correggi parametri, taglia parti colpite

- Alta percentuale di piante maschio

Rimedi: Meno irrigazioni, medio più drenante

- Radici ammuffite / marce Cause: 1) Troppa acqua d’irrigazione 2) Marciume radicale

- Cime con gusti metallici Cause: eccesso fertilizzanti chimici, “flushing” (lavaggio in termine fioritura) non effettuato. Rimedi: troppo tardi

- Cime con gusto amaro Cause: troppo umide (>15%), eccesso fer-

di ozono (da utilizzarsi esclusivamente quando non ci si trova nell’ambiente interessato) eviterà molti problemi di infestazioni di insetti, acari e muffe. Il predatore più pericoloso è l’uomo, soprattutto se proibizionista. Si consiglia la consultazione dei testi della bibliografia di riferimento per l’identificazione del problema e l’utilizzo specifico dei rimedi. La pulizia dell’ambiente di crescita e la buona salute delle piante sono la miglior misura di prevenzione per ogni possibile problema, a parte quelli causati dall’uomo e dalla follia proibizionista. Buone feste a tutti, sperando che con il nuovo anno ci possa essere una maggiore consapevolezza sul problema della cannabis proibita. Che è il problema più grande e che in Italia si continua ad ignorare. Bibliografia di riferimento: Il canapaio2 (il Canapaio, ed. Shambu), Canapicoltura Indoor (il Canapaio, ed. Shambu),Hemp Diseases and Pests (J.M. McPartland, R.C. Clarke, D.P. Watson, ed. CABI),Marijuana Horticulture (J. Cervantes, ed. Van Patten Publishing), Fitopatologia Entomologia (G. Zanetti, ed. Edagricole),Canapa:il ritorno di una cultura prestigiosa (P. Ranalli, B. Casarini, ed. Avenue media)


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INDOOR

Idrocoltura contro irrigazione a mano. Parte 3: Irrigazione a goccia In questo numero mettiamo in evidenza un metodo che è semplice da predisporre e così valido per i produttori che viene utilizzato nelle coltivazioni commerciali in tutto il mondo, dalla produzione di pomodori di qualità ai grandi supermercati britannici fino alla produzione di prodotti di qualità per i coffee shop di Amsterdam. La nostra ricerca di cicli di coltura più rapidi e di maggiori rese continua; in questo numero, analizzeremo l’irrigazione a goccia... Se pensate all’irrigazione a goccia, cosa vi viene in mente? Probabilmente colture

un timer, la soluzione viene pompata dal serbatoio, attraverso la linea di gocciola-

permette di evitare che il substrato si saturi e che ci sia invece sempre molto ossigeno attorno alle radici della pianta. Questo garantisce uno sviluppo sano e una crescita più rapida. Con la maturazione delle piante, il numero di periodi di somministrazione aumenta. La quantità di soluzione di nutrienti utilizzata dalla pianta può essere misurata facilmente e questo consente dunque di personalizzare il numero di somministrazioni per raggiungere una crescita e una resa ottimali.

Perché scegliere l’irrigazione a goccia e non a mano in vaso? t -F QJBOUF DSFTDPOP QJá SBQJEBNFOUF F rendono di più: le piante assorbono più acqua e nutrienti rispetto a quanto non avvenga con l’irrigazione a mano, che apporta pochi nutrienti. Più somministrazioni frequenti durante il giorno sono meglio di un’unica somministrazione abbondante un giorno sì e un giorno no. t "TTPSCPOP OVUSJFOUJ RVBOEP OF IBOOP bisogno: in un sistema d’irrigazione a goccia non ci si affida all’azione capillare per somministrare acqua e nutrienti alle

L’irrigazione a goccia ha

qualcosa da offrire a ogni coltivatore, dagli amanti della terra che vogliono che i vasi siano irrigati automaticamente, agli esperti d’idro-

Flo Gro – Fornisce un ottimo ambiente alle piante madre

LA COLTIVAZIONE A GOCCIA È UNO DEI METODI PIÙ SEMPLICI E FLESSIBILI SUL MERCATO NELL’AMBITO DELL’IDROCOLTURA ED È DISPONIBILE A OGNI LIVELLO, DA UNA PIANTA IN SU! in serra su ampia scala; ettari ed ettari di pomodori o cetrioli, coltivati su zolle di lana di roccia con chilometri di gocciolatoi collegati a computer che controllano programmi di nutrizione molto complicati. Un po’ difficile per il coltivatore domestico, non trovate? Sbagliato! La coltivazione a goccia è uno dei metodi più semplici e flessibili sul mercato nell’ambito dell’idrocoltura ed è disponibile a ogni livello, da una pianta in su!

mento e fatta arrivare alla pianta attraverso il gocciolatore. La soluzione di nutrienti passa attraverso il substrato e sopra le radici delle vostre piante, drenata attraverso il substrato e portando ossigeno alle radici. La somministrazione di piccole dosi di acqua e nutrienti in modo frequente durante il giorno,

La coltivazione a goccia per il coltivatore domestico offre cicli di crescita più rapidi e maggiori rese d’idro attive, con la flessibilità di coltivare in ogni tipo di substrato, dalla terra, al cocco, dalla lana di roccia all’argilla e di coltivare persino in vaso. Come funziona l’irrigazione a goccia? Procediamo con ordine...

coltura che cercano di misurare l’apporto di nutrienti alla loro coltivazione su base quotidiana e studiano il programma di nutrizione perfetto per il loro ambiente di coltura. Una cosa è certa: se è il metodo prediletto per il coltivatore commerciale, vale senz’altro la pena provarlo! Leggete qui...

radici della pianta. Il noto sistema Wilma Al contrario, i d’irrigazione a goccia gocciolatori nutrono le radici dall’alto e la gravità fa scendere la soluzione di nutrienti. Le tecniche nutritive che si affidano all’azione capillare inumidiscono maggiormente il fondo del vaso, rispetto alle altre zone dello stesso, il che può ostacolare lo sviluppo delle radici e rallentare la crescita della pianta. t .JOPSJ DBNCJBNFOUJ P DBSFO[B E JSSJHB zione: quando alle piante vengono somministrati pochi nutrienti con maggior frequenza, il substrato non è mai saturo o non ha carenze di soluzione nutritiva. Le piante irrigate a mano a distanza di qualche giorno, possono soffrire di deposito d’acqua, perché le piante non riescono ad assorbire tutta la soluzione somministrata in una sola volta. t .FOP MBWPSP J TJTUFNJ E JSSJHB[JPOF B HPD cia non richiedono grande manutenzione. Basta gestire il serbatoio contenente la soluzione nutritiva per tutte le piante e riempirlo a distanza di due o tre giorni, il che è molto più semplice dell’irrigazione a mano.

Tipi d’irrigazione a goccia Cosa è l’irrigazione a goccia? Ci sono molti tipi d’irrigazione a goccia, ma si basano tutti sullo stesso principio. Le vostre piante vengono messe in un substrato di coltura e un gocciolatore viene posizionato all’interno o in sospensione sopra al substrato. Il gocciolatore è collegato a una linea di gocciolamento, che a sua volta è collegata a una pompa. AquaFram – un unico anello a Si tiene la soluzione di nutrienti in un sergoccia con pompa pneumatica batoio e, in periodi di tempo settati su

Ci sono molti tipi di sistemi a goccia fra cui può scegliere il coltivatore domestico, che ricadono in due categorie principali: 1. Sistemi a ricircolo Nell’irrigazione a goccia a ricircolo, in genere le piante si trovano sul serbatoio di nutrienti. La soluzione non utilizzata dalle piante passa nel substrato e torna nel serbatoio, pronta per essere pompata nuovamente alle piante. Il vantaggio di questi sistemi è che sono semplici da far funzionare e predisporre e, dato che tutte le piante


19 sono posizionate sul serbatoio di nutrienti, sono praticamente a prova di perdita. Ci sono tre tipi principali di sistemi a ricircolo... t 4JTUFNJ BE BOFMMP TJOHPMP B HPDDJB In un sistema da anello singolo a goccia, le piante si trovano in un contenitore, di solito pieno di palline di argilla, posizionato sul serbatoio contenente la soluzione nutritiva.

I vassoi Aqua sono una componente chiave del sistema a goccia olandese Il programma di nutrizione viene settato con un timer la soluzione viene pompata automaticamente dal serbatoio alle radici. Le piante ricevono tutti i nutrienti e

disponibile in un’ampia gamma di dimensioni e varianti di vaso e, più di recente, i sistemi a goccia per vaso modulari che consentono di distanziare le piante sotto le fonti di luce, come si preferisce, in modo che possano crescere e diventare enormi! t 4JTUFNB B HPDDJB PMBOEFTF Molto simile al sistema per vaso, in quanto le piante sono posizionate su un vassoio sul serbatoio, ma il sistema a goccia olandese utilizza piccole zolle, di lana di roccia o fibra di noce di cocco, e non vasi. 2. Sistema a scarto In un sistema a scarto, la soluzione nutritiva viene pompata da un serbatoio alle piante utilizzando linee e gocciolatori, ma anziché essere drenata nel serbatoio di nutrienti, la soluzione viene fatta defluire dal substrato in un serbatoio di scarto e non viene riutilizzata. I sistemi a scarto tendono a essere utilizzati nelle colture commerciali, dato che il vantaggio principale è che la soluzione nutritiva è sempre fresca e contiene un equilibrio ottimale di elementi.

Assicuratevi soltanto che la soluzione defluisca correttamente. Un centinaio di litri di soluzione nutritiva che defluisce dal vostro sistema ha probabilità di attirare attenzione indesiderata sulla vostra coltura!

Per che tipo di coltivatore è adatto il sistema d’irrigazione a goccia? Dato che l’irrigazione a goccia è un metodo flessibile e ci sono molti tipi diversi di sistema, ne esiste uno adatto a ogni coltivatore; t * OPWJ[J DIF WPHMJPOP VO TJTUFNB EJ GBDJMF utilizzo per concentrarsi sulla manutenzione dell’ambiente di coltura dovrebbero provare un sistema a goccia per vaso. t * DPMUJWBUPSJ OBWJHBUJ DIF DFSDBOP VO TJTUFma idro che consenta loro di monitorare l’apporto di nutrienti e d’impostare un programma nutritivo ottimale per massimizzare la resa, dovrebbero provare un sistema a goccia per vaso con un substrato idro come l’argilla oppure dovrebbero provare un sistema olandese a goccia. t * DPMUJWBUPSJ QFS VTP QFSTPOBMF QPUSFCCFSP coltivare un’unica pianta grande a pieno ciclo in un sistema goccia ad anello o cer-

I SISTEMI A GOCCIA PER VASO SONO PERFETTI PER I NOVIZI E PER I COLTIVATORI CHE VOGLIONO ADDENTRARSI NEL MONDO DELL’IDROCOLTURA, PERCHÉ SI POSSONO UTILIZZARE CON TUTTI I SUBSTRATI E OFFRONO LA FAMILIARITÀ DI UTILIZZO DEI VASI l’acqua di cui hanno bisogno, ma anche ottimo accesso all’ossigeno. Dato il drenaggio costante del sistema, l’ossigeno viene attirato nella zona delle radici. Quando li si utilizza con le palline di argilla, i sistemi a goccia di questo tipo garantiscono una zona radicolare sana e ossigenata, grazie al drenaggio del substrato. L’ambiente ideale per tenere a lungo una pianta madre o per portare una pianta alla fioritura e raggiungere il massimo risultato a livello di cime! In alcuni casi la resa è così grande che bisognerebbe vederla per crederci!

Molti coltivatori di cannabis su ampia scala usano i sistemi a scarto perché sono facili da predisporre, riducono il carico di lavoro per l’irrigazione e danno ottimi risultati. Le piante possono essere coltivate in vasi riempiti con substrato di lana di roccia o di noce di cocco. Uno dei vantaggi principali nell’utilizzo dei sistemi a scarto è che sono facilmente espandibili. Si possono aggiungere linee e gocciolatori molto facilmente.

care di ottenere il massimo da un numero ridotto di piante in una tenda da 1,2 metri con un sistema a goccia per vaso. t * DPMUJWBUPSJ TV BNQJB TDBMB EPWSFCCFSP cercare una soluzione personalizzata a scarto in cui possano posizionare le loro piante in un’ampia area e nutrirle usando un unico serbatoio.

I tre passi verso il paradiso dell’irrigazione a goccia! 1. Usate il gocciolatore più adatto al sub-

strato. I gocciolatori sono disponibili in un’ampia gamma di dimensioni e grandezze di flusso. Se coltivate in un substrato a drenaggio libero come l’argilla, usate un gocciolatore senza restrizioni. Questo consentirà alla soluzione nutritiva di passare alle radici velocemente, secondo il ritmo della pompa e immetterà molto ossigeno nella zona delle radici, man mano che viene drenata nel substrato. Se usate un substrato assorbente come terra, cocco o lana di roccia, usate un gocciolatore che limiti il flusso, altrimenti il substrato sarà presto saturo. Un gocciolatore con flusso di 2 litri l’ora, impostato con nutrizioni di 15 minuti, apporterà mezzo litro di soluzione nutritiva alla pianta. Ideale per la maggior parte delle piante. 2. Aumentate il numero di periodi d’irrigazione man mano che le piante maturano e crescono dimensionalmente. Questo vi consentirà di ottenere la crescita massima e una resa maggiore. Se usate l’argilla, impostate il timer per due irrigazioni da 15 minuti al giorno per le piante giovani. Man mano che le piante crescono, potete aumentare fino a un massimo di un’irrigazione da 15 minuti l’ora. Dovrete fare un cambio completo della soluzione ogni 1-2 settimane. Se coltivate in un substrato assorbente, impostate il timer a un’irrigazione da 15 minuti al giorno per le piante giovani. Se usate un substrato assorbente, è meglio che adattiate il sistema per minimizzare le perdite e che facciate un cambio completo della soluzione nutritiva ogni 2 settimane o meno, se il livello della soluzione scende. 3. Usate un agente antibloccante. La linea di gocciolamento ha un diametro interno ridotto e nel corso di una coltivazione completa – da 8 a 14 settimane, a seconda del ceppo – queste linee di gocciolamento si possono bloccare, in particolare se si usano nutrienti minerali concentrati e stimolatori (e se volete il maggior numero di cime possibile!). Aggiungere un agente antibloccante nel serbatoio, vi consentirà di non incappare in questo tipo di problema.

Alcune versioni conosciute di questi sistemi disponibili nel Regno Unito sono AquaFarm, WaterFarm e Flo-Gro.

Q&A veloce con un coltivatore che usa l’irrigazione a goccia per vaso

t 4JTUFNB B HPDDJB QFS WBTP In un sistema a goccia per vaso, i vasi sono posizionati su un vassoio sul serbatoio. Le piante e i gocciolatori si trovano nei vasi con il substrato prescelto. La frequenza di somministrazione viene impostata con un timer, mentre la soluzione nutritiva viene pompata dal serbatoio ai gocciolatori e sopra le radici.

Quanto si possono mettere le piante nel sistema? Non appena si sono radicate nel substrato di partenza, dovreste vedere delle radici bianche all’esterno del blocco o del vaso.

La soluzione nutritiva passa nel substrato e sopra le radici delle piante. Quello che non viene assorbito dalle piante, viene drenato attraverso i fori nel serbatoio, pronto per essere pompato nuovamente nei gocciolatori. I sistemi a goccia per vaso sono perfetti per i novizi e per i coltivatori che vogliono addentrarsi nel mondo dell’idrocoltura, perché si possono utilizzare con tutti i substrati e offrono la familiarità di utilizzo dei vasi. Fra i sistemi a goccia per vaso conosciuti Una pianta madre molto felice in un sistema a goccia Flo Gro nel Regno Unito troviamo il Sistema Wilma,

Come andrebbero distanziate le piante? In un sistema con vasi, la distanza è già fissata in partenza, ma potete ridurre la distanza dei vasi in un sea of green o aumentare la distanza se volete far crescere dei veri e propri alberi! Le piante dovranno essere sostenute? Non in un sistema a goccia per vaso, perché c’è molto substrato attorno alle radici, ma se usate i gocciolatori e le zolle, allora, dovrete utilizzare un supporto per le piante. Ecco tutto: le tecniche commerciali sono così disponibili per i coltivatori domestici. Se cercate un’impostazione semplice e grandi rese… irrigate a goccia!


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HISTORY CANNABIS

La cannabis e l’Egitto, una storia che continua

di Enrico Fletzer

Gli incessanti bombardamenti del Dipartimento Antidroga del dottor Giovanni Serpelloni sulla cannabis come causa di malattie mentali ma anche come agente di rincretinimento di massa – secondo lo stereotipo “la cannabis rende scemi” o secondo una correlazione che la legherebbe ad uno spaventoso e mai dimostrato aumento della schizofrenia – ha una lunga tradizione nel pensiero parascientifico occidentale che affonda le sue radici nelle politiche di Napoleone Bonaparte in Egitto. In questo contesto, il generale còrso operava in diretta continuità con la politica di

di quei caffè o locande nei quali viene somministrato, vengono murate e i proprietari rinchiusi in prigione per tre mesi. Art.3 - Tutte le balle di hashish trovate alla dogana, vanno confiscate e bruciate in pubblico. Ma ben presto gli occupanti francesi si resero conto come questa abitudine secolare non poteva essere stroncata da legge alcuna, né tra i residenti né tra le proprie truppe e, di conseguenza, il 18 gennaio 1801 il decreto del generale fu cancellato per manifesta “inapplicabilità”.

senso comune di ogni essere umano raziocinante. Il 30 agosto 1801 i militari francesi lasciarono definitivamente l’Egitto, naturalmente portandosi dietro qualche souvenir e le note fantasie d’Oriente che ispirarono per quasi un secolo gli artisti di mezza Europa. L’hashish divenne un importante fenomeno intellettuale e contribuì alla fondazione di un circolo molto in voga tra gli intellettuali parigini: il Club des Hashashins che finì per fare della sostanza qualcosa di ancora più fumoso ed incomprensibile.

IL NOSTRO GOVERNO HA INCONSAPEVOLMENTE RICONFERMATO UNA PROPAGANDA RITENUTA INSOSTENIBILE MA SOPRATTUTTO “INAPPLICABILE” DALLO STESSO BONAPARTE. cambi commerciali e politici che Venezia teneva con l’Oriente, basata sostanzialmente sul mercato delle spezie e delle droghe di ogni genere. In questo caso l’interesse dei Francesi e degli Inglesi era un’area strategica come il Mediterraneo in grado di riaprire le vie dell’Oriente al mercato mondiale. Ma fu proprio l’invasione francese dell’Egitto da parte di un esercito a cui era interdetto l’uso delle bevande alcoliche a modificare l’immaginario occidentale rispetto ai generi voluttuari, come pure il rapporto con l’uso ricreativo della canapa. La presenza francese in Egitto, seppur breve, ispirò gran parte della letteratura e della pittura di quel paese da Dumas a Gérard de Narval passando per Baudelaire e Rimbaud solo per citarne alcuni. L’incontro tra le due culture fu decisamente stupefacente e molti militari francesi decisero di passare almeno temporaneamente dal vino all’hashish, che era molto diffuso in Egitto e in particolare tra le classi subalterne.

Proprio come sta cominciando ad essere evidente anche oggi, e in particolare nelle Americhe, Napoleone si rese conto dopo solo tre mesi di come il proibizionismo non avrebbe mai potuto funzionare. In seguito avrebbe poi sperimentato come anche l’embargo non sia mai una buona tecnica militare, ma questa è un’altra storia. Da allora noi europei occidentali abbiamo imparato a perseverare nell’errore e siamo riusciti a tenere in piedi un mostro giuridico che prevede, tra gli altri, il divieto di passaggio di canne,

Più avanti negli anni, anche le bizzarre interdizioni del generale Jean-Jacques Menou – in seguito divenuto governatore di Venezia – furono poi riprese e rinverdite da un delegato egiziano alla Conferenza sull’oppio del 1924. Era il dottor El Guindy, che in quell’occasione fece una terrorizzante ricostruzione dei presunti danni provocati dall’hashismo tanto da ispirare alcuni decenni dopo un esilarante spettacolo show di Howard Marks, autore del best-seller Mister Nice.

i pericoli della legalizzazione assieme al sindaco leghista di Verona. Il NIDA è l’Ente che ha il monopolio della cannabis negli USA e che di fatto ne impedisce sia l’uso medico che scientifico. Gli interventi dei neuroscienziati italoamericani riuniti a Verona non si discostano dalle affermazioni un po’ deliranti del dottor El Guindy che teorizzava come “l’hashish predispone ad atti di violenza e produce una caratteristica risata stridente.... il suo occhio diventa selvaggio e l’espressione della sua faccia è stupida”. Inoltre “il tossico-dipendente diventa molto frequentemente nevrastenico ed eventualmente folle”. Il nostro governo ha inconsapevolmente riconfermato una propaganda ritenuta insostenibile ma soprattutto “inapplicabile” dallo stesso Bonaparte. A differenza di Napoleone, il dottor Giovanni Serpelloni continua ad insistere sul chiodo della follia da cannabis e per ironia della sorte ha invitato un altro esperto egiziano a Roma il 12 ottobre, che ha lasciato dietro di sé un lungo intervento in arabo ritrasmesso in originale durante la videoconferenza dal Dipartimento Antidroga. In attesa della traduzione del terzo delegato egiziano, il suo concittadino El Guindy divenne piuttosto famoso per le sue sparate:

Non molto distinti dal mito nato in Egitto, sono anche gli stilemi neuroscientifici

“Questa sostanza ( la cannabis N.d.T.) e i suoi derivati hanno prodotto tali devastazioni che il Governo egiziano ha per

rispolverati ad ogni occasione dal dottor Serpelloni e dalla dottoressa Nora Volkow, direttrice dell’Istituto Nazionale sull’Abuso di Droga americano (NIDA), che proprio in queste ultime settimane hanno rievocato

molto tempo proibito la sua introduzione nel paese. Non posso sottolineare sufficientemente l’importanza di includere questo prodotto nella lista dei narcotici, il cui uso deve esser regolato da questa conferenza”

Preoccupato sull’uso sempre più diffuso della cannabis tra le sue truppe, il comandante in capo di Napoleone, il generale Jacques-François Menou passato alla storia per aver riconosciuto il valore della scoperta della famosa stele di Rosetta in data 8 ottobre 1800 decise di proclamare la prima legge proibizionista della storia moderna, che così recita: Art.1- L’uso della bevanda prodotta dalla canapa, come pure il fumo dei semi di hashish è vietato in tutto l’Egitto. I bevitori e fumatori abituali di questa erba perdono la ragione e cadono vittime di delirio violento che li porta spesso ad eccessi di ogni tipo. Art.2 - La produzione della bevanda di hashish è vietata in tutto l’Egitto. Le porte

reefer, tüte, pétard, plan, joint, toumbeleki, porro ecc. tra adulti consapevoli e su scala planetaria. Un passaggio pulviscolare che diventa la negazione di ogni diritto e soprattutto del buon


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MEDICAL CANNABIS

Cannabis e cura della SLA Conosciuta come SLA, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, nota anche come morbo di Lou Gehrig, è una malattia scaturita dalla progressiva degenerazione del sistema nervoso centrale, dove colpisce i neuroni di moto (motoneuroni) a livello di corteccia celebrale (1° motoneurone), di tronco encefalo e midollo spinale (2° motoneurone). I motoneuroni, nei vertebrati, sono incaricati di portare il segnale all’esterno del sistema nervoso centrale, per il movimento volontario dei muscoli. Colpisce 2-3 persone ogni 100.000 abitanti, specialmente gli uomini, ogni anno. E’ quindi una patologia rara e le cause sono tuttora ignote, nonostante i suoi sintomi siano stati descritti per

In questo caso, la marijuana è utile perché apre i canali del potassio, donando forza muscolare, riflessi e appetito. D’altro canto, la mancanza di potassio, oltre a determinare

lipidi e introdurre nell’alimentazione molti Omega 6 e Omega 3, come quelli copiosamente presenti nell’olio di semi di canapa, non fa altro che proteggerla. Oltre a favorire la presenza di mielina, le proprietà della cannabis ammolliscono l’indurimento, così come in medicina tradizionale cinese era utilizzata per le diminuzioni di Yin. Nel simbolo del Tao, lo Yang (bianco, sole, duro) dev’essere in armonia con lo Yin (nero, luna, molle) e la pianta femminile di marijuana ha un energia Yin, preposta al rimedio delle durezze. Perdendo, con il procedere della malattia, i motoneuroni superiori (corticali) e inferiori (spinali e troncoencefalici),

SECONDO UNA RICERCA SVOLTA DA STUDIOSI DELL’UNIVERSITÀ DI WASHINGTON, LA CANNABIS POTREBBE ESSERE ADDIRITTURA LA MIGLIORE MEDICINA PER QUESTA TERRIBILE MALATTIA la prima volta nel 1860. Si sospetta sia innescata da fattori ambientali o ereditari e un’inchiesta condotta dal procuratore torinese Raffaele Guariniello, tra il 2004 e il 2008, riferisce come per motivi occupazionali, sia stata riscontrata in 51 calciatori su 30.000 presi in esame, 39 dei quali sono morti. Oltre ad essere considerata la malattia dei calciatori è anche quella degli agricoltori, con 123 casi negli ultimi anni solo in Piemonte. Il motivo scatenante sembra essere, in entrambi i casi, il contatto con agenti chimici, come i pesticidi, e altre sostanze tossiche, utilizzate in agricoltura e per il mantenimento dei campi da calcio.

debolezza muscolare, porta proprio alla paralisi. Un eccesso di potassio, quindi di cannabis, invece, può portare a pesantezza muscolare, quindi debolezza e collasso cardiocircolatorio. Dopo aver fumato troppo, infatti, come dopo un’eccessivo sforzo fisico, si possono sentire le gambe pesanti e si può collassare, con il bisogno di sdraiarsi, ponendo le gambe in alto rispetto al corpo. Se la persona non è in grado di farlo da sola, deve intervenire qualcuno per il posizionamento corretto, avendo pure la cura di slacciare cinture o quant’altro possa impedire la circolazione sanguigna.

Come da definizione, la sclerosi amiotrofica laterale colpisce la muscolatura indebolendola e atrofizzandola, ed è definita laterale perché coinvolge i cordoni laterali del midollo spinale, che connettono il primo motoneurone al secondo.

Il termine sclerosi (indurimento) deriva invece dal pallore delle vie mielinizzate. La mielina ricopre i nervi come la guaina di plastica sul filo di rame di un cavo elettrico, e il suo assottigliamento causa dolore al passaggio del segnale. La guaina mielinica è costituita da

diminuisce progressivamente e irreversibilmente la capacità di deglutire cibo, d’articolare le parole e muovere i muscoli scheletrici, paralizzando il corpo, in maniera variabile, fino a compromettere il funzionamento dei muscoli respiratori, portando quindi alla morte entro pochi anni. Una delle ultime morti di SLA che ha avuto eco sui mass media di tutta Italia è stata quella del collega giornalista della RAI Ezio Trussoni, agli inizi di Novembre. La marijuana è utile quindi contro l’indurimento dei nervi e per rilassare la muscolatura nei malati di SLA, ma non solo. L’azione della cannabis sull’apparato endocrino, per esempio, agisce sulla modulazione e la secrezione delle ghiandole, come la tiroide, in corrispondenza yogica con il quinto chakra, quello azzurro della gola, e ciò rende la marijuana ideale per migliorare i problemi di comunicazione. La cannabis poi è un’erba buona per i polmoni, in

di Davide Calabria

grado di rilassare la muscolatura polmonare, facilitando la respirazione. Lo sviluppo della malattia ha probabilmente basi multiple e la degenerazione neuronale sembra essere caratterizzata, oltre che dai problemi d’ossidazione, anche da un eccesso di glutammato. Guarda caso, nel corpo umano, il legame tra i recettori dei cannabinoidi e la marijuana inibisce il rilascio anche di questo neurotrasmettitore, favorendo quindi la vita di questi pazienti. Il subdolo della SLA, invece, è determinato dal fatto che i suoi sintomi iniziali sono per lo più trascurabili: brevi contrazioni, crampi, rigidità, debolezza muscolare e voce nasale. L’ideale sarebbe quindi intervenire con la cannabis già dall’esordio della malattia, che spesso parte dall’utilizzo di un arto, con difficoltà nel camminare o nel realizzare semplici mansioni, come allacciarsi le scarpe. Con il degenerare della malattia, invece, il paziente non riesce più nè a uscire nè a entrare nel letto, ad utilizzare le mani, i piedi, quindi a muoversi, con tutte le complicazioni che possono sorgere. La cannabis può comunque essere utile anche nello stadio avanzato della malattia, perché la sua assunzione provoca il rilascio d’ormoni, quindi favorisce il movimento interno del corpo. Una persona affetta da SLA può generalmente annusare, vedere, sentire ed avere delle percezioni tattili. L’enfasi innescata dalla cannabis può quindi contribuire ad un miglioramento della qualità della vita, anche perché, solitamente, non si riscontrano nel paziente danni alla memoria, all’intelligenza, alla personalità e alla mente in generale. La marijuana può quindi regolare ed equilibrare l’umore dei pazienti, allontanandoli dalla depressione e dal rischio di peggioramenti della salute.


23 Un maggiore equilibrio nella percezione delle emozioni, poi, può portare a gestire meglio la “labilità emotiva”,

nabinoide sintetico (AM_1241), agonista dei recettori dei cannabinoidi. Secondo questi ricercatori dell’Università dell’Ar-

be (per non dire può) aiutare nella cura SLA, giusto perché vietata, mentre tante persone soffrono, alla faccia

NEL NOVEMBRE 2012, LA FONDAZIONE SULLA SLA (ARISLA) HA INIZIATO IL RECLUTAMENTO DI 60 PERSONE, PER VERIFICARE L’EFFICACIA E LA SICUREZZA DI UN FARMACO DERIVATO DALLA CANNABIS. sperimentata dal 15-45% dei pazienti, caratterizzata da attacchi di riso o pianto incontrollabile. La cannabis funziona in questa malattia e potrebbe sicuramente coadiuvare nel donare sollievo, ma purtroppo il divieto la rende poco usata. Non esiste ancora, infatti, una cura definitiva e generalmente la malattia è trattata con il Rilutek (riluzolo) in grado, secondo alcune ricerche, di prolungare la vita del paziente, grazie al fatto che, come la cannabis, inibisce il rilascio di glutammato. Il riluzolo è finora l’unico farmaco approvato dalla Food and Drug Administration per la cura della SLA.

kansas, il farmaco cannabinoide ha prolungato la vita dei topi con SLA del 56%, calcolando che sebbene alcuni pazienti possono vivere per molti anni con la malattia, alcuni perdono la vita entro tre anni dalla comparsa dei sintomi. Alcuni ricercatori dell’Università di Washington hanno invece raccolto dati, pubblicati sull’American Journal

delle case farmaceutiche intente a trovare un farmaco brevettabile con cui far soldi. Addirittura, nell’autunno del 2012, il Governo italiano stava per togliere i fondi ai malati di SLA, per poi rendersi conto della cavolata in atto. Dopo le vive proteste dei pazienti, il Governo, spaventato dalla possibile perdita di consenso, ha

e la sicurezza di un farmaco derivato dalla cannabis Sativa. Alla presentazione del convegno dell’ARISLA, presso una sede della Fondazione Cariplo di Milano, era presente anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, probabilmente con un brivido di coscienza, forse proprio prima di quella che è parsa, durante l’autunno del 2012, la fine della sua carriera politica. Va ricordato, infatti, come nella regione Lombardia, causa la richiesta di verifiche scientifiche, mai effettuate, da parte di Formigoni, non siano ancora passate leggi, quando presentate, volte a favorire questa miracolosa terapia. In Lombardia, non a caso, in ritardo rispetto ad altre Regioni, non è mai stata prescritta la cannabis terapeutica, a favore di pazienti di qualsiasi patologia, alla

Esistono poi studi alla ricerca di medicine capaci, come la cannabis, di proteggere i motoneuroni passando la barriera ematoencefalica. Nel 2008, invece, uno studio statunitense ha dimostrato come la somministrazione di litio sia utile per la stabilizzazione dell’umore nei malti di SLA, quindi per un prolungamento della vita. Anche questo compito, però, può essere svolto egregiamente dalla cannabis, come accennato, senza effetti tossici. Proprio la marijuana, quindi, potrebbe donare un bagliore di luce, nel buio di questa malattia e a testimoniarlo sono pure alcuni studi scientifici. Secondo una ricerca svolta dagli studiosi della School of Medicine dell’Università di Washington, la cannabis potrebbe essere addirittura la migliore medicina per questa terribile malattia. I ricercatori sottolineano come la cura della SLA prevede l’impiego di numerosi farmaci, per far fronte alla complessità dei suoi effetti, rilevando come invece la marijuana presenti in un solo prodotto, potenti effetti antiossidanti, antinfiammatori e neuroprotettivi, favorendo pure l’appetito e il sonno dei pazienti. La Dottoressa Mary Abood, del California Pacific Medical Center di San Francisco, ha invece presentato i risultati di una sua ricerca sulla cannabis somministrata ai topi con SLA, al Convegno per le Società delle Neuroscienze, svolto nel 2004 a San Diego. Ebbene secondo la ricercatrice, mentre il riluzolo è mediamente in grado di prolungare la vita per due mesi nei topi, la cannabis potrebbe allungare l’esistenza anche per tre anni. Alla stessa conclusione sono giunti anche gli autori di uno studio pubblicato sul Journal of Neurochemistry, dopo aver sperimentato sui topi un farmaco can-

of Palliative Care, con un questionario anonimo, su 130 pazienti con SLA, 13 dei quali avevano assunto cannabis negli ultimi 12 mesi, risultando “moderatamente efficace nel ridurre sintomi quali la perdita di appetito, la depressione, il dolore e la spasticità”. Un ultimo studio, per finire, pubblicato sul Journal of Amyotrophic Lateral Sclerosis, condotto dall’Università di Seattle, ha dimostrato nuovamente come la somministrazione di THC ha ritardato la progressione della malattia in un modello animale di SLA. La conclusione è stata: “Dato che il THC è ben tollerato, esso potrebbe costituire, assieme ad altri cannabinoidi, un nuovo strumento terapeutico per la SLA”. La cannabis, insomma, dicono potreb-

effettuato fortunatamente una retromarcia, garantendo, con la rassicurazione del Ministro dell’Economia Grilli, la continuità dell’erogazione dei fondi. Lo Stato sembra comunque non intenzionato a risparmiare sulle cure di questa malattia, incentivando finalmente l’utilizzo dei derivati della cannabis, in modo d’allontanare anche i pazienti favorevoli a questa terapia dai tentacoli delle organizzazioni criminali. Per fortuna, infatti, qualcosa si è mosso nella giusta direzione, grazie al finanziamento di 53.000 euro, da parte della Fondazione di Ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica (ARISLA). Il 5 novembre 2012, la Fondazione ha iniziato il reclutamento di 60 persone, per verificare la tollerabilità, l’efficacia

faccia della tanto proclamata evoluzione di questa zona del Paese. Anche questa volta, ad ogni modo, sappiamo già quale sarà il risultato della sperimentazione: la marijuana sarà definita un ottimo trattamento, in grado di riportare appetito, migliorare l’umore e del sonno dei pazienti, diminuendo la percezione del dolore, come già testimoniano altri studi. Una cosa che ormai hanno capito anche i muri, mentre lo Stato, nel frattempo, continuerà a temporeggiare, insultando in definitiva la sofferenza dei malati di questa terribile patologia, sulla cui pelle guadagneranno (come sempre) le mafie e le case farmaceutiche. Eppure basterebbe lasciar coltivare liberamente una decina di piante ai bisognosi, perché l’erba sia disponibile in maniera sufficiente a qualsiasi malato...


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CANNABIS WORLD

Washington e Colorado dicono si STORICO RISULTATO ALL’ELECTION DAY AMERICANO: PER LA PRIMA VOLTA SI LEGALIZZA A SCOPO RICREATIVO Non solo Casa Bianca, non solo Obama. La notte dell’Election day ha portato agli Stati Uniti anche un altro storico risultato: la legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo nello stato di Washington e in Colorado. La tornata elettorale dello scorso 6 novembre è stata infatti l’occasione per procedere a una valanga di consultazioni popolari su temi cruciali, specie in materia di valori e diritti individuali: sono stati 176 i referendum per cui si è votato in 38 Stati americani, secondo quanto riferito dagli esperti dell’Università della California. di Giovanna Dark

ancora la cannabis come sostanza illegale. Conscio dell’ambivalenza venutasi a creare a livello di giurisdizione, il Dipartimento di Giustizia americano ha reagito ai risultati dei referendum sottolineando che, almeno per il momento, le norme federali restano confermate e, tecnicamente, la DEA (il dipartimento federale che si occupa delle sostanze stupefacenti) ha ancora tutto il diritto di operare nei due Stati, sanzionando anche i detentori di cannabis. Un agente speciale della divisione della

giore età (che negli States arriva a 21 anni) frutterà infatti allo Stato di Washington circa 500 milioni all’anno, perché il prov-

Dea di Seattle ha dichiarato che la legge statale non inciderà sulle loro strategie e sul loro modo di agire. Gli stessi problemi

Gli elettori degli Stati di Washington, Colorado e Oregon si sono espressi per la prima volta in assoluto sulla legalizzazione della cannabis per usi ricreativi permettendo agli adulti di detenerne una minima quantità venduta in esercizi commerciali autorizzati con tanto di Iva. In Arkansas e Massachusetts si è poi votato per consentire l’uso terapeutico della marijuana, misura già passata in altri 17 Stati, mentre nel Maine e in Maryland c’è stato finalmente il si alle nozze tra coppie omosessuali. Se in Oregon la misura non è passata per un soffio, con il 55% dei votanti contrari, nello stato del Colorado l’emendamento numero 64 – che ha alzato il quantitativo personale di cannabis a 28,5 grammi per persona ed ora permette la coltivazione fino a 6 piante – è stato accolto con il 55,3% di voti favorevoli e il 44,7% contrari. Nello stato di Washington, culla del grunge con la sua capitale Seattle, le percentuali non sono state dissimili e l’iniziativa 502 – che oltre a legalizzare la marijuana ha deciso di destinare i proventi derivati dalla tassazione al sistema sanitario, nella fattispecie di prevenzione degli abusi – è

UNO DEGLI ELEMENTI CHE MAGGIORMENTE HA CONVINTO L’ELETTORATO A STELLE E STRISCE È STATA INFATTI LA PROSPETTIVA DI RISPARMIARE MILIONI DI DOLLARI passata con 1.724.209 si (circa il 56%) e 1.371.235 no ( circa il 44%). Una vittoria storica dunque, che assesta un durissimo colpo alla tanto conclamata war on drugs che il governo federale si ostina a combattere con costi spropositati. Uno degli elementi che maggiormente ha convinto l’elettorato a stelle e strisce è stata infatti la prospettiva di risparmiare milioni di dollari, destinandoli al welfare. La decisione farà scattare una serie di conseguenze positive sul piano economico, a partire dal ricavo di oltre mezzo miliardo di dollari all’anno per le casse pubbliche dei due Stati grazie alla tassazione sull’acquisto dell’erba, esattamente come avviene per alcol e sigarette. La vittoria del referendum, che legalizza il possesso personale a partire dalla mag-

vedimento prevede una tripla tassa del 25%: la prima durante il passaggio dal coltivatore all’intermediario iniziale, la seconda allo scambio con il distributore e l’ultima nel momento in cui viene venduta al consumatore. In Colorado, invece, le stime dei ricavi si aggirano intorno a 22 milioni di dollari ogni anno. Sull’entità reale di questi risparmi, tuttavia, gli esperti sono divisi. Per esempio Pino Arlacchi, ex direttore dell’ufficio dell’Onu per la lotta alle droghe, sostiene con occhio decisamente miope che: « La tassazione della marijuana arricchirà le casse pubbliche di cifre irrisorie. Anche perché i maggiori introiti verranno utilizzati per curare il male fisico e psicologico che le droghe leggere comunque causano ». La legalizzazione nei due Stati apre però un conflitto diretto con il governo federale, il quale rimane irremovibile e classifica

si presentano in Colorado, più vicino alle zone calde del narcotraffico tra Stati Uniti e Messico. Lo stesso John Hickenlooper,

governatore del Colorado, ha avvertito prontamente in un comunicato che “non è ancora tempo di festeggiare”, perché l’attuazione del provvedimento sarà “un processo complicato”, che dovrà tenere conto dei regolamenti federali. Hickenlooper ha quindi inviato una lettera al segretario alla Giustizia, per capire se il Dipartimento sia intenzionato a citare in giudizio le autorità preposte alla supervisione del commercio legale di marijuana. Nel frattempo, gli attivisti antiproibizionisti avvertono che i risultati dei referendum rappresentano indubbiamente un passo cruciale per arrivare alla legalizzazione della marijuana in tutti gli Stati Uniti. Uno scenario che – secondo uno studio condotto da 300 esperti di economia, tra cui tre premi Nobel – farebbe risparmiare al governo americano ben 13,7 miliardi di dollari all’anno. Gli esperti sono arrivati a firmare una petizione, basata sulle ricerche dell’economista di Harvard Jeffrey Miron, per chiedere di legalizzare la cannabis in modo da risparmiare i 7,7 miliardi di dollari spesi ogni anno per far rispettare il divieto attuale. Non solo. La spesa pubblica sarebbe alleggerita di altri 6 miliardi di dollari all’anno grazie ai proventi ricavati dalla tassazione della marijuana. A incidere sulla spesa della lotta alla cannabis in modo determinante sono le oltre 750.000 persone arrestate ogni anno per possesso illegale, che – secondo l’organizzazione NORML, una della maggiori associazioni antiproibizioniste americane – superano di gran lunga il numero totale di arresti per crimini violenti inclusi omicidi, stupri, rapine e aggressioni. Uno studio condotto nel 2007 dal dipartimento di Giustizia ha calcolato che viene speso circa 1 miliardo di dollari all’anno per chi finisce in prigione per il vizio dello spinello. Cifre da capogiro, soprattutto se si pensa al periodo di crisi economica iniziato nel 2008 e ancora in piena espansione negli Stati Uniti così come in Europa. Gli elettori dei due Stati americani hanno avuto il coraggio e la forza di ribaltare una politica costosa, dannosa e assolutamente anacronistica. Riusciranno gli europei a fare altrettanto?


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CEPPI IN VIA DI ESTINZIONE

Oaxacan, Angola Red e Red Lebanon Nella guida di questo numero sui Ceppi in via di estinzione, daremo un’occhiata a due sative landrace, Angola Red e Oaxacan Highland del Messico – e per la prima volta – parleremo di un tipo di hashish rinomato, il Red Lebanese. Il subbuglio che è stato creato negli ultimi anni dalla Guerra alle droghe, con la distruzione dei mezzi di coltivazione tradizionali, ha portato a una perdita quasi completa delle varietà originali e Kali Mist ricercate. L’Oaxacan Highland, spesso nota come Gold nonostante il colore beige delle cime (e le punte rosse dei calici!), faceva la sua comparsa regolarmente sul

scomparsa sul mercato nazionale, alcuni esemplari vengono coltivati in Messico, puntellando il paesaggio collinare attorno a Oaxaca City. Di solito cresce diventano alta circa 3,6 metri – piuttosto alta per essere una varietà montana – e tende a produrre rami lunghi e forti che le danno la caratteristica forma di albero di Natale. Le foglie sono un po’ più ampie di molti altri ceppi messicani, come le varietà Guerrera o Michoaca e i fiori sono spesso circondati da piccole foglie ricoperte di resina. I semi di questi e di molti altri ceppi messicani sono più grandi, di colore più chiaro e meno screziati della maggior parte delle sative delle regioni dell’America Centrale e Meridionale. A volte alcuni semi ritenuti essere originali di sativa Oaxacan Highland ce la fanno e sono stati quindi creati alcuni ceppi ibridi che sono ora disponibili, come l’Eldorado della banca di semi Sativa e il Niagara di Dr. Greenthumb. Ciononostante, la probabilità che siano

non dire mai. Oltre a ciò, l’introduzione di nuove genetiche ibride nella regione ha portato alla dissoluzione della stirpe, come per altri grandi ceppi e gli esemplari puri sono sempre meno numerosi. L’aumento dei semi con maggiori screziature in superficie, forse causate dall’introduzione di genetica colombiana, si pensa sia la prova dell’ibridazione in corso. In Libano, gran parte della produzione nazionale di hashish avviene nella regione della Valle Bekaa, che da tempo è controllata da cartelli che operano sprezzanti della legge. La cannabis è coltivata nella valle da secoli, se non di più, e la produzione di solito raggiunge un picco in periodi di guerra e sommosse civili, come negli anni della guerra civile fra il 1975 e il 1990, quando molti agricoltori poveri hanno fatto una fortuna grazie a questi pochi raccolti rapidi. Nei periodi di pace la polizia e l’esercito uniscono le loro forze, cercando di affrontare la questione (e a volte, milizie ostili armate)

questione costante è l’esigenza d’investire fortemente nello sviluppo rurale della regione: i programmi iniziali sono stati avviati negli anni Novanta, con l’aiuto del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite e nell’intento d’investire centinaia di milioni per sostituire le piantagioni di cannabis con colture legali. Quando i fondi promessi non sono stati investiti, molti agricoltori se ne sono andati e l’unica possibilità per loro è stata quella di coltivare ancora cannabis. Questo è avvenuto per molti anni e c’è stata un’altra tregua per gli agricoltori

Un esemplare di hashish Red Lebanon, direttamente dalla regione della Valle Bekaa (Foto: KWT Stoner)

IL LIVELLO DI VIOLENZA LEGATA ALLA DROGA NELLA REGIONE DI OAXACA È COSÌ ELEVATO CHE LE SCORRERIE ALLA RICERCA DEI CEPPI NON SI VERIFICANO MOLTO SPESSO. mercato statunitense. Era nota per l’effetto forte e psichedelico e per l’odore e l’aroma dolce e acuto, nonché per il modello di crescita, alto e conico e la tendenza a essere ermafrodita. Anche non è

disponibili nuovi semi in futuro sta diminuendo. Il livello di violenza legata alla droga nella regione di Oaxaca è così elevato che le scorrerie per trovare i ceppi non si verificano molto spesso, per

distruggendo raccolti in massa, il che non solo danneggia l’economia locale e la vita di molte persone, ma è assolutamente devastante per il paesaggio, spesso lasciato vuoto e arido dopo i raid. Una

Il paesaggio montagnoso e brullo attorno a Oaxaca permette alle piante di cannabis di svilupparsi rigogliose laddove la maggior parte delle altre colture non riesce a crescere (Foto: Arcadio Buenaluna)

negli anni dopo il conflitto israelo-libanese del 2006, dato che le autorità si sono concentrate sulle questioni più urgenti legate ai postumi della guerra, ma nel settembre 2009 è ricominciata la lotta ed


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I morbidi pendii della Valle Bekaa sono ideali per coltivare la cannabis (Foto: Jiangkeren) è continuata ogni estate. Molti libanesi sostengono la legalizzazione del settore, ritenendo che un settore regolamentato sarebbe più sicuro e vantaggioso dal punto di vista economico. Altri ritengono che i livelli di violenza e corruzione sono

nazionale, sebbene i prezzi abbiano sofferto per l’eccedenza. A livello internazionale, è difficile individuare anche piccole quantità di buon hashish fresco libanese, nonostante abbondino imitazioni di basso livello, spesso provenienti dalla

locali. Sembra che i primi coloni portoghesi abbiano contribuito al suo successo trasportandola nel Nuovo Mondo; gli schiavi angolesi sradicati e trasferiti nelle piantagioni in questo periodo potrebbero averla trasportata con sé. È possi-

IN LIBANO, GRAN PARTE DELLA PRODUZIONE NAZIONALE DI HASHISH AVVIENE NELLA REGIONE DELLA VALLE BEKAA. così radicati da richiedere il pugno di ferro per eliminare questi problemi una volta per tutte. Le famiglie potenti e le gang che costituiscono i cartelli sono una voce politica potente autoproclamata e molti politici non osano implementare politiche troppo dure, temendo di perdere la loro posizione, o peggio, temendo per la propria incolumità.

Turchia, che produce hashish simile di varietà relazionate di cannabis, ma considerate generalmente inferiori.

bile che molti dei ceppi rossi conosciuti dell’America Centrale e Meridionale siano in effetti discendenti dell’Angola Red.

Un altro Paese in cui la coltivazione di cannabis è stata un mezzo di sussistenza per secoli è l’Angola, nell’Africa sudoccidentale. Le landrace sativa che vi crescono sono diffuse nell’altopiano centrale e nel nord-est del Paese e sono state create prima dell’occupazione portoghese, iniziata nel 1575 e terminata ufficial-

Nonostante l’illegalità della cannabis in Angola, gli agricoltori sono riusciti a produrre colture in maniera costante negli anni, sebbene qui, come in Libano, si trovino di fronte alla costante possibilità che la coltura venga scoperta e data alle fiamme dalle forze dell’esercito e della polizia. Il distretto di Balombo, sulla costa nord-orientale dell’Angola, ha visto di recente il sequestro di 3.500 piante nel piccolo villaggio di Ngolo: un grosso colpo inferto a un Paese la cui produzione totale è sufficiente a soddisfare solo il mercato nazionale. Si è notato che l’occorrenza dei fenotipi rossi è diminuita notevolmente e probabilmente è scomparsa interamente, dato che vengono introdotte nuove genetiche da altrove per integrare le perdite sofferte durante le incursioni della polizia. Gli agricoltori delle aree circostanti, come la provincia di Huíla, dove la tradizionale conoscenza delle proprietà della cannabis è stata documentata fra le tribù locali, sono stati in grado finora di assicurare qualche coltivazione. Ciononostante, alcuni aneddoti riportano che abbon-

L’hashish si presenta in due forme: giallo, dalle piante più giovani, con effetto cerebrale a causa dell’elevato contenuto di THC e delle basse caratteristiche CBN del raccolto in questo stadio e rosso, da piante più mature, con un contenuto di CBN più elevato e che assomiglia molto all’hashish marocchino (ma produce un effetto più potente). Le piante in genere vengono stese a essiccare al sole prima di essere scosse attraverso reti molto fini Barche nel porto di Luanda che possono per catturare i tricomi e la polvere risulapprovvigionarsi liberamente di cannabis tante è sigillata in sacchetti e stoccata fino all’inverno, per essere poi pressata. (Foto: OneVillage Initiative) La forma gialla tradizionalmente è molto più rara della rossa; vengono prodotte varianti delle due qualità, fra le quali ve mente nel 1975. Prima dell’indipendenza ne sono di estremamente potenti. (e della conseguente guerra civile), le imbarcazioni che arrivavano al porto di Dalla guerra con Israele, i controlli ai con- Luanda, capitale e porto commerciale fini si sono intensificati e molto hashish importante, potevano comprare libelibanese è stato assorbito dal mercato ramente la cannabis dai commercianti

dano fenotipi verdi e nessuno sembra sapere se la rossa esista ancora o meno. Sebbene la piccola industria della cannabis in Angola sia considerata di poco conto dalle autorità, l’importanza della nazione come punto di sbarco per la cocaina ha portato a una lotta alle droghe in generale. A causa della mancanza di produzione in eccedenza per le esportazioni, non arriva molta cannabis angolese in altri Paesi (tranne piccole quantità occasionali in Namibia) e la rossa originale corre il rischio di essere davvero e irreversibilmente perduta: se non lo è già ora! Il commercio di cannabis nell’Africa meridionale e centrale è spesso violento e radicato nella politica. Dato che le fazioni nei Paesi vicini della Repubblica Democratica del Congo e del Congo continuano a combattere per avere il controllo della produzione, le autorità angolesi non vogliono sembrare deboli, poiché temono che la violenza arrivi nel loro Paese. Anche se è improbabile che la produzione di cannabis cessi completamente, le difficoltà attuali che incontrano i coltivatori angolesi sono così grandi che un ceppo storico potrebbe estinguersi. Non ci sono dubbi che, se si dovessero trovare esemplari di questo ceppo in futuro, gli stessi dovrebbero assolutamente essere conservati per evitarne l’estinzione. Ciononostante, la comunità della cannabis internazionale deve aspettare per vedere se il potere futuro – in Messico, Libano, Angola e nel mondo in generale – si solleverà e capirà che l’interferenza continua in queste industrie della cannabis ormai consolidate è inutile e dannosa e destinata, in ultima istanza, a fallire.


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ED ROSENTHAL

UNA PANORAMICA SU TRE COLTURE NEL TEMPO 23 LUGLIO RAPPORTO SUL CAMPO

Come cresce la vostra coltivazione Parte 1

5/10 Le quattro pianticelle sono piantate nelle General Hydro’s Mega Farms.

Quest’anno ho seguito tre coltivazioni di marijuana per SOFT SECRETS. Siamo a metà stagione qui. Le piante in regime di buio sono state raccolte o lo saranno a breve. La prima coltivazione è per uso personale e le altre due sono attività commerciali sponsorizzate Testo e fotografie di Ed Rosenthal da un dispensario medico. La coltivazione domestica Nelle città dell’entroterra della California Settentrionale, la terra è preziosa e tutti gli spazi sono utilizzati, anche se non sono perfetti. La sera che stiamo controllando è stata costruita in uno spazio fra due edifici ed è 4 metri di lunghezza per 3,5 metri di larghezza. Il tetto è leggermente inclinato dai 3 metri. Il tetto e una parete sono irradiati da luce solare. Queste superfici sono ricoperte di plastica ruvida. Un passaggio al centro divide l’area di coltura. È utilizzata solo una sezione per la cannabis. l’altro lato ospita un tavolo di orchidee in alcuni contenitori. La coltura di cannabis riceve solo quattro o cinque ore di luce diretta del sole ogni giorno. Questa è integrata da due fluorescenti a induzione Inda-Gro, ciascuna delle quali da 420 watt e da un tuo a T di 5 fluorescenti Bad Boy. Le due fonti inizialmente sono state appese sulle piante, ma i dispositivi bloccavano la luce del sole. Una fonte è stata messa contro la parete posteriore con un angolo di 45 gradi. L’altra è stata installata all’angolo fra la parete e il tetto, sotto una struttura di legno che bloccava già la luce. Quasi tutta la luce generata ricade sulle piante. Le 5 fluorescenti a T sono state messe in regime di riciclo di luce da 90 secondi ogni 4 ore. Questo breve periodo di luce interrompeva il ciclo di buio e teneva le piante in piena fase vegetativa sotto la luce naturale e sotto un periodo ridotto di luce solare. Quando il ciclo è stato passato in fioritura, le T-5 sono state settate per integrare la luce fornita dalle due fluorescenti a induzione. I tre dispositivi forniscono luce dalle 9 a mezzogiorno e poi dalle 16 alle 20: questi sono i periodi in cui le piante ricevono solo luce indiretta. Oggi, 23 luglio, l’alba e l’imbrunire si sono verificati alle 5:36 e alle 20:55 rispettivamente, con un totale di 15 ore e 19 minuti. Ciononostante, con la privazione di luce,

le piante hanno ricevuto meno di 12 ore di luce ogni giorno dal 1° luglio. La tecnica dell’oscuramento è semplice ma efficace. Due panni opachi per fare ombra sono stati messi sul tetto ogni sera e poi tolti più tardi durante la giornata. I panni presentavano due problemi inizialmente. Prima di tutto non erano sufficientemente larghi per coprire il tutto completamente e lasciavano un’apertura alla luce. Abbiamo risolto il problema attaccando una striscia di plastica di polietilene opaca bianca/nera. Il secondo problema con l’ombra è che era di 60 cm più corta della lunghezza della serra e questo lasciava un ampio spazio alla luce. Questo è stato risolto creando due strutture utilizzando un tubo in pvc da 1 cm. Ciascuna delle parti è larga 2 metri e lunga 65 cm. Una struttura è coperta con polietilene bianco/nero e l’altra con un panno nero per fare ombra. La pellicola bianca/nera è più leggera e generalmente è più semplice posizionarla e costruirla rispetto al panno. Vengono messi entrambi sul tetto dalla parte frontale, dopo che l’ombra è stata creata. In totale, sono più larghi del tetto, quindi una struttura è posizionata delicatamente sull’altra.

5/10 Primo piano del clone trapiantato.

5/30 Le quattro piante crescono da 20 giorni. Due piccole piante sono state aggiunte alla coltivazione e crescono nel mix di coltura. Le fonti di luce sono state installate. Sul retro vedete il dispositivo a T da 5 fluorescenti che viene acceso per 90 secondi ogni 4 ore durante la giornata. Questo evita una fioritura prematura.

La parte frontale rivolta a sud è oscurata mediante tendine oscuranti, che si trovano facilmente nei centri per idrocoltura. Si appendono su un’asta per tende su uno dei due lati della porta. La porta in vetro della serra ha una tenda che si può arrotolare. Quando la coltura si trova nella Baia di San Francisco, la temperatura rimane piuttosto fresca, di solito sotto i 26 gradi centigradi. Generalmente il calore viene tenuto sotto controllo mediante un aspiratore impostato a 23 gradi centigradi e una pala oscillante da 16”. Un condizionatore d’aria per lo scambio di calore viene installato, ma non è stato acceso in questo caso, perché il serbatoio di CO2 non era stato ancora installato. Verrà fatto durante la settimana.

5/30 Le dimensioni di questa pianta sono triplicate.


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5/30 I gambi delle piante sono stati piegati per

6/13 Due settimane dopo le piante si sono riempite.

favorire la produzione di rami e tenere sotto

Le nuove piante sono state spostate in ampi conteni-

6/25 Tutte e sei le piante sono cresciute

controllo l’altezza.

tori con substrato.

bene e sono diventate molto rigogliose.

6/25 Il primo segnale di problemi. È comparso del malbianco sulle piante. Sono state nebulizzate con una miscela di Ed Rosenthal. Zero Tolerance™ e Seranade™, create aggiungendo ERZT al Seranade pronto per l’uso. Una nebulizzazione completa è stata sufficiente per eliminare il problema.

7/3 Una punta sottoposta a privazione di luce per due giorni.

7/3 Le piante hanno riempito lo spazio quasi completamente e lo riempiono ulterior7/10 Il modello di crescita delle piante è cambiato e

mente man mano che fioriscono. La luce è accesa 8 ore al giorno, di mattina e verso

le piante cominciano a produrre fiori.

sera. Le T-5 sono passate dalla regolazione della fioritura all’integrazione di luce.

7/10 Una giovane cima.

7/10 Le piante rigogliose creano molte cime.

7/17 Le cime stanno cominciando a

7/17 La forma delle piante sta

riempirsi una per una.

cambiando per la nuova crescita.


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7/17 Le foglie ripiegate e le estremità piegate verso l’alto indicano un’eccessiva fertilizzazione. La soluzione: drenare parte della soluzione nutritiva e diluire poi la parte rimanente con l’acqua con pH.

COLTIVAZIONE DI MENDOCINO Ho visitato una serie di coltivazioni sulle colline di Mendocino, una delle contee che costituiscono il famoso “Triangolo dello Smeraldo”, noto per le cime di elevatissimo livello. Una di queste è una coltura outdoor; l’altra è una serra in privazione di luce. La coltivazione outdoor si trovava su un altopiano fra le colline più alte a distanza. È stato passato un piccolo escavatore vari anni addietro. La terra originaria è

stata scavata ricavandone un’ampia sezione larga 1 metro e profonda 1 metro circa ed è stata sostituita con un apposito mix da paesaggio venduto nel centro di giardinaggio locale, che dispone anche di una gamma sorprendentemente ampia di fertilizzanti e integratori per le cime. La terra viene integrata annualmente con nutrienti e micorrize. I pali di bambù legati insie-

7/17 La serra sotto la copertura.

me sostengono la rete. I rami crescono attraverso la rete e sono parzialmente sorretti dallo spago, in modo tale da avere meno probabilità di rompersi o essere danneggiati dal vento. Questo permette anche di evitare che si pieghino nello spazio vicino. Queste sono tutte Blue Dream, che non crescono oltre il metro e mezzo di altezza. Saranno mature all’inizio di ottobre.

6/18 Le piante sono state messe a circa 240 cm di distanza in file ben

6/18 Piena fase vegetativa. Da notare le lunghe foglie snelle

distanziate.

della varietà a predominanza sativa.

6/18 Una pianta aveva una lesione sul gambo. Il motivo non era noto.

7/18 Un mese dopo, a metà luglio, le piante sono già nella prima fase di fioritura. I rami che sorreggeranno presto le cime, stanno già facendo capolino dalla 7/18 Le piante, sebbene distanziate bene, si toccano quasi.

simmetria rigogliosa della pianta.


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7/18 L’area con lesione è colonizzata da una muffa che ha assunto la struttura di uno strato 7/18 Una cima nascente. Presto entrerà

bianco simile al cotone. Viene tratta con Zero

in un periodo di rapida crescita.

Sono stato in una serra che è stata costruita con pochi investimenti, usando una struttura di metallo ricoperta con polietilene chiaro. Una tendina di polietilene bianco/nero è stata posizionata con arte sulla sommità della serra a forma di arco da 5 metri all’inizio di giugno. Si stima che il raccolto sia durante la prima settimana di agosto. Le piante sono all’interno di contenitori da 75 litri in un mix di coltura

Tolerance™ di Ed Rosenthal.

simile a quello della coltura precedente. Durante la fase vegetativa, è stato somministrato un fertilizzante commerciale, Grow-More 15-16-17, formulato per i mix senza terra, contenente dunque micronutrienti. L’acqua d’irrigazione è stata arricchita fino a circa 300 ppm, mediante un iniettore Dramm. Circa due settimane dopo l’inizio della fioritura, il fertilizzante è stato passato a una formula 5-25-25, sempre a 300 ppm.

7/18 È una giungla di cime nella coltura. Le cime sono a circa due settimane dal raccolto.

6/18 Le piante della serra a circa 10 giorni dall’inizio della privazione di luce. La coltivazione contiene solo Blue Dream.

7/18 Due cime fanno capolino dal canopo per ricevere più luce.

6/18 Le piante cresceranno attraverso la rete, quindi le cime saranno sorrette stabilmente.

7/18 Primo piano delle cime. Fra due settimane gli stigmi diventeranno brunastri, i fiori dietro agli stigmi s’ingrandiranno un po’, le ghiandole si 7/18 All’ingresso. La serra è lunga 45 metri, quindi le file arrivano ben in fondo.

riempiranno di resina e l’odore diventerà incredibilmente intenso.


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PUNTO LEGALE AGENTI INFILTRATI E AGENTI PROVOCATORI, DIVERSI MA UGUALMENTE IMPUNITI.

Dall’altro lato Mentre davamo alle stampe lo scorso numero, la divisione nazionale del gruppo di hacktivisti Anonymous ha assestato un durissimo colpo alla polizia italiana. Nella notte tra il 21 e il 22 ottobre è scattata l’operazione AntisecIta in cui sono stati pubblicati online migliaia di KB di informazioni riservate, prelevate direttamente da quelli che avrebbero dovuto essere i blindatissimi server delle forze dell’ordine. di Giovanna Dark Un gioco da ragazzi, a detta degli hacktivisti, che ha fruttato una notevole mole di materiale riguardante ad esempio sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attività sotto copertura, e in generale ha dato modo di capire il modus ope-

Se pensiamo di primo acchito ad una figura operante in questo particolare settore, quella del cosiddetto “agente infiltrato” o “sotto copertura” è di certo la prima a palesarsi. Da Donnie Brasco al geniale Confessioni di una mente pericolosa, Hollywood ha fornito un

non aver ben chiaro fino a che punto possono spingersi. A partire dalla terminologia. Nelle prime battute del file Agente provocatore.doc – che a occhio pare una tesina di diritto con abbondante copia-incolla – lo scrivente si interroga proprio sulla definizione dell’agente: “l’ Ufficiale di polizia giudiziaria che, nel pieno ossequio alle condizioni poste dalla Legge, pone in essere attività di investigazione sotto copertura. Egli è da qualificarsi quale agente infiltrato (c.d. “undercover”) ovvero è da definire tout court come agente provocatore?”. C’è infatti una differenza sostanziale tra le due figure. Il primo è qualificabile come colui che, essendo inserito organicamente nelle forze di polizia o collaborando formalmente con esse, si adegua – ovviamente nell’ambito di un’attività investiga-

DA QUANTO SI EVINCE SUI DOCUMENTI PRODOTTI DALL’OPERAZIONE ANTISECITA, SONO GLI STESSI POLIZIOTTI A NON AVER BEN CHIARO FINO A CHE PUNTO POSSONO SPINGERSI. randi dei nostri “tutori della legge”. Lasciando per una attimo da parte sentenze e pronunciamenti di giudici trinariciuti, in questo numero andremo a dare uno sguardo dall’altro lato, per cercare di capire in che modo agiscono i reparti antidroga della polizia italiana e soprattutto quali sono i limiti legali della loro azione.

potente immaginario (simpatetico con “la legge” of course) sulle attività degli agenti infiltrati ma per quanto riguarda la giurisprudenza del mondo reale, questa figura professionale non è così nettamente definita nei suoi diritti e doveri e, almeno da quanto si evince sui documenti prodotti dall’operazione AntisecIta, sono gli stessi poliziotti a

tiva ufficiale – a una condotta di mera osservazione. Questo tipo di condotta è però diretta ad intervenire in presenza di sospetti riguardo un’attività di preparazione e/o commissione di uno o più reati. L’ agente “infiltrato” si inserisce quindi in una o più attività penalmente illecite col solo obbiettivo di scoprire, ovvero denunciare o far

cogliere in flagranza i responsabili di uno o più delitti, evitando però accuratamente di avere un ruolo attivo nella commissione dei reati. Al contrario, il cosiddetto “agente provocatore”, è colui che, pur trovandosi nelle stesse condizioni oggettive e soggettive che legittimano e rendono penalmente lecite le attività dell’agente “infiltrato”, si pone in modalità attiva rispetto al reato, ovvero partecipa attivamente inducendo, ideando ed eseguendo uno o più fatti penalmente illeciti. Reati che dunque, senza l’ intervento (determinante) del “provocatore”, non si sarebbero probabilmente tradotti in atto. L’esempio più calzante è di certo quello del finto acquirente che chiede droga per strada ad uno spacciatore, ma sappiamo che i nostri poliziotti sono menti dalle mille risorse. Se quindi la figura dell’agente “infiltrato”, non pone particolari questioni di legittimità sostanziale, il profilo del “provocatore” costringe i teorici ed i pratici del diritto ad imbarazzanti – e talvolta esiziali – analisi che finiscono puntualmente per infrangersi sugli scogli della logica giuridica e della corretta interpretazione della normativa vigente. All’interno dell’incarico “sotto copertura” il confine tra lecito è illecito è davvero labilissimo e, a livello di cronaca, sono stati molti gli episodi giudiziari controversi che hanno coinvolto agenti delle forze dell’ordine. Uno su tutti quello riguardante l’imam di Milano


36 Abu Omar che, in nome della “war on terror”, è stato estradato illegalmente in Egitto grazie ad una commistione illecita tra gli agenti del SISMI e quelli della CIA.

Come per il caso Abu Omar, il fine giustifica i mezzi e anche per quanto riguarda la lotta al narcotraffico (inteso nel senso giuridi-

criminali particolarmente complessi, invasivi e perniciosi, quali quelli legati al narcotraffico ed alle attività riciclaggio dei relativi proventi, non appariva sufficiente ad assicurare all’operatore undercover sufficienti spazi di certezza del diritto in ordine alla liceità delle condotte investigative adottate”. In pratica: c’era assolutamente bisogno di estendere i limiti della legge, legittimando condotte che altrimenti sarebbero state considerate criminali e penalmente perseguibili. I legislatori non si sono certo fatti pregare e dall’inizio degli anni ‘90 hanno cominciato ad approvare leggi e commi utili alla causa che, almeno a livello formale, è sempre stata quella politicamente corretta della “lotta alla criminalità” intesa nel senso più ampio e ammiccante. Si tratta di strumenti individuati, indiscutibilmente sotto l’onda emergenziale, per rafforzare l’azione di contrasto a fenomeni criminali di quello che i media di allora definivano strillando “pericoloso allarme sociale” ( a onor del vero spinte soprattutto in relazione alle Mafie che in quegli anni si erano prodotte nella celeberrima “stagione stragista” ). Questi strumenti, quindi, erano nati al solo scopo di assicurare alla polizia giudiziaria attribuzioni investigative adeguate alla realtà dei fenomeni da contrastare che non potevano rimanere nella mera istigazione, ma dovevano necessariamente incentivare attivamente pratiche criminali, sottraendo così la prassi ai rischi di un’azione penale che, visti gli evidenti limiti legislativi,

automaticamente esentati. Hannah Arendt scrisse di questo fenomeno parlando dei nazisti di Hitler e lo etichettò come “banalità del male”. Ma tant’è... Sulla stessa linea, si va ad aggiungere solo due anni dopo il disposto evincibile dall’articolo 12 comma 4 del D.L. 8 giugno 1992 n.306 convertito prontamente con modificazione estensiva nella legge 356 del 7 aprile 1992, in cui si qualifica chiaramente la liceità di tutte le attività sotto copertura condotte da Ufficiali di Polizia Giudiziaria della Direzione Investigativa Antimafia e dei Servizi Centrali ed Interprovinciali, comprese ovviamente le Direzioni Antidroga. Una specie di “tana libera tutti” in cui basta avere la qualifica di infiltrato per essere un cittadino immune alla legge. Ma tanto si sa che, purtroppo, la nostra Dike (così veniva venerata nell’antica Grecia la dea bendata della Giustizia n.d.a.) di fronte a determinate categorie è – come direbbe in modo calzante il Ministro del Lavoro Elsa Fornero – un tantino “choosy”. Tanto nell’uno che nell’altro caso è requisito imprescindibile per la legittimità dell’attività condotta dall’infiltrato il fatto che questi agisca non di propria ed autonoma iniziativa, bensì nell’ambito ed in esecuzione di operazioni di polizia specificamente disposte da autorità superiori. Per capirci, l’ispettore Coliandro dei Manetti bros. non può fare quello che la sceneggiatura gli impone pur di trombarsi (scusate il francesismo) la gnocca della puntata. Con questa disposizione si dovrebbe infatti, da un

NEGLI ULTIMI TEMPI LA DOTTRINA GIURISPRUDENZIALE SI È MOSTRATA MOLTO PIÙ SENSIBILE ALLE ISTANZE DELLE FORZE DELL’ORDINE E HA SCELTO DI SCAGIONARE L’OPERATO DEGLI AGENTI SOTTO COPERTURA. camente più ampio) i legislatori e gli avvocati si sono impegnati a sussumere una serie di norme che estendessero i poteri degli agenti infiltrati allo scopo di rendere incisive ed efficaci le operazioni di contrasto. Difatti, la figura dell’agente sotto copertura risulta essere il distillato di una travagliata elaborazione giurisprudenziale che – al solito in assenza di un dato normativo specifico – ha inizialmente configurato la legittimità della condotta dell’infiltrato alla luce di un’interpretazione estensiva dell’articolo 51 del codice penale che esclude la responsabilità penale di un agente nella misura in cui viene ricollegata all’adempimento di un dovere. A rafforzare questo primo assunto si richiama poi spesso l’articolo 55 del c.p.p., che pone in capo alla polizia giudiziaria l’obbligo di assicurare le fonti di prova dei reati e di ricercarne gli autori. “Ben presto, però – continua l’autore del file rubato alla polizia dagli hacktivisti di Anonymous – ci si avvide che la buona volontà dimostrata dalla maggioritaria Giurisprudenza di legittimità e di merito in ordine alla comprensione delle esigenze investigative determinate dall’emergere di fenomeni

avrebbe potuto tranquillamente condannare l’agente infiltrato. Per assurdo, pensiamo al caso in cui un agente sotto copertura si trovasse a partecipare al pestaggio di un povero disgraziato che ha comperato una partita a credito e non ha ancora potuto pagare. Le lesioni non sono certo contemplate nell’attività di agente provocatore, eppure, grazie a questa estensione, l’agente in questione non verrebbe minimamente sfiorato da alcun provvedimento giudiziale, men che meno a livello disciplinare. Così l’ articolo 97 comma I del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 arrivava per con la prima importante assoluzione, legittimando all’effettuazione di attività illecite sotto copertura tutti quegli “Ufficiali di polizia giudiziaria addetti alle unità specializzate antidroga che agiscano in esecuzione di operazioni antidroga disposte dalla Direzione centrale per i servizi antidroga o – d’intesa con questa – dal Questore, dal Comandante del gruppo dei Carabinieri o della Guardia di Finanza o dal Comandante del nucleo di polizia tributaria, o dal direttore della Direzione Investigativa Antimafia”. In parole povere, nel momento in cui si esegue un ordine superiore si viene

lato evitare iniziative personali potenzialmente pericolose per l’incolumità degli operatori, dall’altro comunque di evitare episodi capaci di generare irre-

sistibili e pericolosi dubbi circa la legittimità delle attività poste in essere. In conclusione gli elementi comuni a tali speciali giustificazioni escogitate dai legislatori possono riassumersi: a) nella possibilità di applicare tali scriminanti soltanto a coloro che appartengono alle unità specializzate antidroga, antimafia o antiterrorismo; b) nella necessità che l’attività sotto copertura sia eseguita in esecuzione

di operazioni disposte da particolari organismi di livello centrale o provinciale (ma d’intesa con i primi) preposti istituzionalmente al contrasto del fenomeno criminale che si intende reprimere; c) nella necessità che l’attività sotto copertura sia svolta al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine ai delitti specificamente previsti dalle norme autorizzatrici; d) nella necessità che tale attività venga svolta con il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria sotto la forma della necessità dell’informazione preventiva o quantomeno dell’immediata comunicazione al PM. Eppure la Cassazione ha trovato spesso incongruenze e, ad esempio, con la sentenza 6425 dell’11 aprile 1994 ha stabilito che “fuori dalle ipotesi disciplinate dall’art. 97 D.P.R. 309/90, l’attività del cosiddetto agente provocatore che, d’accordo con la polizia giudiziaria, propone ad uno spacciatore e realizza la compravendita di droga al fine di farlo arrestare, è del tutto fuori dalla sfera di operatività dell’art 51 del codice penale, ossia dell’adempimento di un dovere di polizia giudiziaria. Non può infatti farsi discendere dall’obbligo della polizia giudiziaria di ricercare le prove dei reati e di assicurare i colpevoli alla giustizia l’esclusione dell’agente provocatore di polizia giudiziaria, giacché è adempimento di un dovere perseguire i reati commessi, non già suscitare azioni criminose al fine di arrestarne gli autori”. Negli stessi termini, la quarta sezione della Suprema Corte ha sottolineato nella sentenza 669 del 31 dicembre 1998 che “… quando la condotta dell’agente si inserisca nell’iter criminoso con rilevanza causale, nel senso che l’evento delittuoso sia conseguenza diretta della sua condotta, non opera la causa di giustificazione e l’agente è punibile a titolo di concorso nel reato”. Negli ultimi tempi, però, la dottrina giurisprudenziale si è mostrata molto più

sensibile alle istanze delle forze dell’ordine e, tranne rarissimi casi, ha scelto di avvallare le pretese di legittimità che mano a mano queste hanno avanzato per scagionare l’operato dei propri agenti sotto copertura. Così facendo, la magistratura ha di fatto rinunciato all’assunto secondo cui la legge vale per tutti e ha deliberatamente statuito che la Polizia può esulare il diritto se il fine è quello di contrastare la criminalità. Chiamarlo ossimoro è certamente riduttivo.


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WORLD CANNABIS

INTERVISTA CON IL PROFESSOR PAOLO GONZAGA SUL RAPPORTO TRA CANNABIS, ISLAM E DEMOCRAZIA IN EGITTO di Enrico Fletzer

Marijuana egiziana SSIT: L’immaginario occidentale associa da quasi mille anni l’omicidio politico e la lussuria all’uso dell’hashish nel mondo mussulmano. Ma che c’è di vero in quella visione tramandataci fin dai tempi di Napoleone riguardo all’Egitto e ai movimenti della primavera araba? Paolo Gonzaga: Sicuramente nella storia dei popoli arabi e islamici la diffusione della cannabis é stato un fenomeno di massa sin dall’antichità. Essenzialmente, benché la pseudo-”letteratura” salafita lo neghi dogmaticamente, i popoli musulmani vedendosi impediti dall’uso e produzione di alcoolici a causa dei dogmi della religione islamica, invece di

vedere l’alcool affermarsi come sostanza di socialità e socializzazione, vide la cannabis, la cui proibizione non era scritta da nessuna parte. Tra i primi oggetti ritrovati dei primi pellegrini verso la Mecca risaltano numerosi narghilé che si esclude fossero usati per il tabacco. Ma le cronache storiche stesse ce lo raccontano, anche attraverso le opposizioni all’uso così diffuso della cannabis: il capostipite degli integralisti salafiti, Ibn Taymiyya (1263-1328) vedeva nella can-

I sufi sono definiti i “mistici” dell’islam, ma dobbiamo considerare anche che l’islam più popolare, che prevale nella società egiziana é quello sufi, anche se meno rumoroso, ed i sufi hanno sempre visto con favore la cannabis, perlomeno una buona parte di loro. I sufi tendono a leggere il Corano non in modo letterale ma metaforico, e storicamente vivevano in eremi e aree isolate. Spesso la cannabis era per loro uno dei pochi svaghi oppure uno strumento di concentrazione e ulteriore percezione di avvicinamento a Dio. Ci sono state tariqa, confraternite sufi, che sono arrivate ad “adorare” la cannabis, come quella famosa di Haydar, spesso riportata in vari testi.

Ma per trovare i consumatori di oggi bisogna uscire dal campo del religioso, infatti purtroppo a livello religioso, all’interno di società che stanno vivendo un passaggio alla post-modernità che le sta stravolgendo e che vivono il fenomeno del ritorno forte dell’integralismo islamico, i condizionamenti in questo senso si fanno sentire, soprattutto in termini legislativi, dove i dittatori arabi (Mubarak per primo) – in ossequio al padrone Usa e spesso anche cercando di creare consenso soddisfacendo le richieste dei

ridicole se non fossero così drammatiche, in paesi dove tutti consumano cannabis le galere sono letteralmente piene di consumatori, sempre poveri, a volte con condanne di oltre un decennio di carcere per pochi “pacchetti” di erba, o un paio di grammi d’hashish. Ovunque nel mondo arabo, ci sono anche stranieri condannati per varie sventure e coincidenze che possono accadere: oltre ad essere stati arrestati, non hanno avuto la fortuna di avere una rete consolare pronta, oppure non hanno avuto la possibilità di mettersi in contatto prima, ma non sono riusciti a fermare l’ingranaggio burocratico prima che partisse e ne sono rimasti schiacciati dentro. I nuovi governi arabi nei paesi come la Tunisia e l’Egitto non hanno certo avuto invece ancora il modo certo di riflettere sulla questione, c’è da scommettere che non ci saranno miglioramenti legislativi a breve dato che le forze che hanno assunto il potere, i vari Fratelli Musulmani, sono portatori di visioni assai conservatrici, e che si battono per l’applicazione della shariah islamica. Ma come tutto in Medio-Oriente e Nord Africa, ed in Egitto che ne é il paradigma accade più che mai, le contraddizioni fanno parte della realtà. In paesi come l’Egitto la costituzione materiale é sempre stata molto più forte e prevalente rispetto a quella formale (benché al momento in Egitto non ci sia nemmeno una Costituzione formale). E in realtà come il Cairo, con circa 24 milioni di abitanti – ma non si sa con esattezza perché le autorità non sono mai riuscite a capirlo – o Alessandria, altra metropoli, nemmeno un controllo poliziesco capillare come quello messo su da Mubarak poteva fermare una tale radicata abitudine. Gli egiziani sono sempre stati dei grandi “cannabisti” in realtà, il presidente Sadat era amatissimo da molti, non per le sue virtù politiche, che alle masse in realtà rimasero più che sconosciute, ma per il suo fumare la pipa con l’hashish in

GLI EGIZIANI SONO SEMPRE STATI DEI GRANDI CANNABISTI: IL PRESIDENTE SADAT ERA AMATISSIMO DA MOLTI, NON PER LE SUE VIRTÙ POLITICHE MA PER IL SUO FUMARE LA PIPA CON L’HASHISH nabis l’albero di Zaqqum che dall’islam più integralista viene descritto come un albero dell’inferno riservato ai condannati costretti a bere il succo delle sue capsule a forma di testa di Satana, che poi si trasforma in fuoco nelle pance di questi “peccatori”.

gruppi dell’islam politico – hanno creato un apparato proibizionista tanto repressivo quanto arbitrario per cui un povero, rischia degli anni di prigione anche per una canna, un ricco, chi conosce qualcuno e/o può pagare, risolve invece in breve la faccenda.

Non che la religione islamica sia così, i sufi ad esempio avevano la visione contraria.

Infatti a livello legislativo le pene sono assolutamente sproporzionate, quasi

continuazione. AI tempi di Sadat ci fu anche il periodo descritto da tutti gli anziani egiziani, come il periodo migliore per i consumatori di cannabis. Girava molto hashish nella sua era, d’altronde Sadat aveva fatto soprattutto la politica “di apertura” agli investimenti stranieri, dopo il regime simil-socialista nasseriano, e la nuova classe imprenditoriale che si andava creando era spesso legata ai

futuwwa di quartiere, piccoli ras delle zone popolari, una sorta di mafia che si imponeva a colpi di forza nelle aree popolari e che tendeva ad esercitare anche la “giustizia” in zone dove questa non arrivava e che sempre di più si legava a politici in ascesa, business-men improvvisati, avventurieri, che nell’”apertura di Sadat vedevano l’occasione della loro vita. In quegli anni le importazioni illegali -ovviamente- di hashish libanese subirono un’impennata. La politica del governo egiziano, ad eccezione di qualche “raid” spettacolare ai danni di vittime prescelte, rimase tale anche dopo la morte di Sadat, con Mubarak che lo sostituì. Fino ai primi anni ‘90 al Cairo era possibile acquistare hashish (e oppio) per la strada, in una zona molto famosa e su cui si fece più di un film di grande successo, Al Bataniyya (L’ “interna” o anche la “coperta” in dialetto egiziano) dove, come nei vicoli di Napoli, c’erano le signore che con bilancini e tavolini vendevano i loro psicotropi prodotti, e nei casi di retata poliziesca un collaudato sistema di sentinelle le avviava dell’arrivo della Polizia così che i ma’allimin così venivano chiamati i capi della futuwwa , girassero i tavoli e spostassero tutto. Fino alla fine degli anni ‘80, quindi ancora i consumatori egiziani godevano di un clima di tolleranza. I grossi problemi arrivarono quando Mubarak firmò agli inizi degli anni ‘90 i piani di aggiustamento strutturale con il FMI, gli Usa, e la grande finanza internazionale, che decisero di far diventare l’Egitto un vero e proprio laboratorio del neo-liberismo. Aggiungo solo che in breve tempo Mubarak riuscì a privatizzare tutto ciò che era rimasto di statale in Egitto, qualcosa come oltre 300 compagnie statali, mentre eseguiva totalmente gli ordini in arrivo da Washington. Purtroppo le “war on drugs”, le muscolari quanto dannose “guerre alla droga” di impronta reaganiana ebbero un effetto immediato e sempre peggiorativo della situazione. Quello che accadde di importante in questi anni fu che a causa della dura repressione nel trasporto di hashish, i prezzi aumentarono notevolmente, inducendo gli egiziani a riscoprire la marijuana che producono da sempre i beduini del Sinai. Il Sinai essendo zona “a sovranità limitata” per via degli accordi di Camp David, e che vede crescere quel turismo di massa fino ad allora sconosciuto, con nuove esigenze da soddisfare, diventa il granaio dei “cannabisti” egiziani. Infatti oltre ad alcune “cittadine liberate”, come Dahab e altri piccoli insediamenti sopra Sharm el Sheykh, (oggi ovviamente i controlli sono molto maggiori, anche se Dahab mantiene la


39 Paolo Gonzaga: Senz’altro anche in Egitto é arrivato prepotentemente il movimento rap che fa della cannabis uno dei suoi simboli. Il rap é arrivato anche nel modo di vestire e si confà perfettamente con la natura egiziana e le abitudini di questo popolo amante della poesia, che ritma in metrica qualsiasi discorso trasformandolo spontaneamente in una sorta di rap poetico. Come dicevo si sta diffondendo quindi il consumo giovanile, i ragazzi e le ragazze egiziane stanno cominciando anche ad avere coscienza di cosa é la cannabis che per troppi anni é stata consumata in modo molto superficiale, senza una vera conoscenza della pianta, persa nella memoria degli anziani.

sua impronta freak e libertaria) esistono soprattutto alcune oasi-coltivazioni dove nessuno osa avventurarsi, conoscendo anche l’abitudine al fucile dei beduini e le

non é una sorpresa, ma il frutto di una controcultura che ha preso vita in Egitto diffondendosi a macchia d’olio: dai primi movimenti heavy metal e la dura repres-

ritrovano a fumare insieme. Ma soprattutto la rivoluzione del 25 Gennaio 2011 ha portato un cambiamento tale di mentalità che la cannabis ora é finalmente diventata

LA RIVOLUZIONE DEL 25 GENNAIO 2011 HA PORTATO UN CAMBIAMENTO TALE DI MENTALITÀ CHE LA CANNABIS ORA É FINALMENTE DIVENTATA UNA SOSTANZA NORMALE loro abilità guerriere unite ad una conoscenza perfetta del territorio. E se ancora non hanno imparato a fare l’hashish, quello presente infatti é tornato ad arrivare dal Libano e dal solito Marocco, gli egiziani si sono però abituati a fumare nuovamente la marijuana che il comandante in capo di Napoleone Jacques-François Menou aveva così duramente condannato. Ma tornando alla contemporaneità, gli effetti delle politiche neoliberiste e dell’autoritarismo portarono alla rottura rivoluzionaria del 25 Gennaio 2011, che

sione subita con l’accusa di “adorazione di Satana” in cui l’elemento del consumo di sostanze ebbe un grosso effetto, cannabis e lsd, arrivando ai primi rave parties, dove la cannabis e le altre sostanze chimiche vedono una diffusione da zona liberata, passando per i quartieri popolari dove il bango, la marijuana egiziana, é fumato in ogni dove, spesso in caffetterie che mettono a disposizione narghilé o ghorza (sorta di pipa ad acqua con cui si fuma esclusivamente cannabis) e le cariche da fumare, e dove la tradizione si fonde con la modernità, dove anziani e giovani si

una sostanza normale, usata in prevalenza senz’altro da alcune particolari fasce della popolazione (giovani, intellettuali, artisti, ambienti vicini al turismo o agli stranieri). SSIT: L’ Egitto per molti anni pareva essere la principale, se non unica, officina di produzione culturale del mondo arabo. È ancora così? E che dire delle forme di aggregazione politiche e culturali dei giovani egiziani di oggi? Di movimenti come il rap ed altre espressioni musicali in cui la cannabis pare essere un elemento essenziale?

Moltissimi giovani addirittura non avevano idea non solo delle proprietà mediche della pianta, ma quando consumavano il bango, la marijuana locale, pensavano di avere a che fare con una pianta simile alla marijuana, ma differente e senza la minima cognizione della storia della pianta della cannabis e dei suoi mille usi. Giovani incapaci di immaginare una società dove la cannabis non fosse proibita, complice anche la martellante propaganda religiosa, che seguendo l’agenda governativa, per anni é andata avanti criminalizzando la pianta della canapa. Ma le decine di controculture che stano nascendo e affermandosi nel fervore rivoluzionario e creatore che si vive in particolare al Cairo, la maggiore possibilità di viaggi per tutti e quindi la contaminazione dei costumi, come hanno portato la musica rap e prima il reggae, hanno contribuito a diffondere una nuova consapevolezza rispetto alla gestione delle sostanze nella quotidianità tra momenti di socializzazione, di divertimento e di impegno sociale-politico. Se posso permettermi un’ultima digressione devo dire che mi colpisce come manchino strutture per i consumatori da sostanze pesanti, non esiste il concetto di riduzione del danno, e i farmaci sostitutivi non sanno nemmeno cosa siano, con una filosofia basata su astinenza e preghiere. La situazione delle carceri é disumana, un metro quadro a testa e celle da 80 persone. La situazione è certamente meritevole di una forte denuncia e iniziativa diplomatica.


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MEDICAL CANNABIS

TUTTI I FARMACI A BASE DI CANNABIS PRESENTI SUL MERCATO E IMPORTABILI IN ITALIA

In sintesi Fin dal 1941, la sintesi di cannabinoidi in laboratorio è stata portata avanti da un gruppo di ricercatori condotti da Roger Adams (1889-1971), direttore del Dipartimento di Chimica dell’Università

dell’Illinois (USA), che lavorò molto per determinare la composizione vegetale di sostanze molto complesse come gli oli e gli alcaloidi. Successivamente, questo tipo di ricerca è stata svolta dal Raphael Mechoulam, israeliano, professore alla Hebrew University di Gerusalemme (Israele). Mechoulam è famoso al Mondo per il suo lavoro sull’isolamento e la sintesi del THC (Δ9-tetrahydrocannabinol), il principale composto della cannabis. Nel 1992 Mechoulam, affiancato dai suoi studenti, ha pure identificato e isolato l’anandamide (dal sanscrito indiano, Stato di grazia), il cannabinoide endogeno prodotto dal cervello e il 2-arachidonoyl glycerol (2-AG), un altro endocannabinoide generato dagli organi periferici (reni, cuore, polmoni e milza), in grado di legarsi ai recettori dei cannabinoidi CB, esattamente come la cannabis.

ziale d’abuso ed è in grado di generare una moderata-bassa dipendenza.

te anche il breeder italo-svizzero Fabio Wifi Santacroce.

Il Nabilone, ancora, è un farmaco cannabinoide sintetico, analogo al Dronabinol, ma classificato in America nella Tabella 2, con le sostanze con valore medico, ma in grado di generare abuso e dipendenza fisica e psicologica. E’ un farmaco registrato con il nome di Cesamet e, come il Dronabinol è importabile in Italia e prescritto per la nausea e il vomito in chemioterapia.

Il Rimonabant è invece un farmaco analogo ai cannabinoidi, nel senso che in qualche modo ne imita l’azione: è in grado di bloccare il recettore CB ed era impiegato stupidamente nella cura dell’obesità. Avevano pensato, visto che la marijuana attiva i recettori CB e provoca appetito, se noi blocchiamo i recettori, alle persone non viene fame e possono dimagrire. Peccato che la marijuana, tramite l’attivazione del recettore CB, porta anche al buon umore e alla regolazione del ritmo sonno-veglia. Le persone in cura con questo medicinale sperimentavano, infatti, anche depressione, insonnia e ci sono stati dei casi di suicidio, fino al ritiro del farmaco dal mercato.

di Davide Calabria

nel cervello, molto più potente del THC. Esiste poi il SR144528 e il il JWH-133, agonisti dei recettore CB2, maggiormente presente nel sistema immunitario, e il WIN 55-212-2 e il AM-2201, altri due potenti agonisti dei recettori CB. Per finire, il Levonantradol (Nantrodolum) è un analgesico e antiemetico, ma non è attualmente in uso nella medicina. Tra i farmaci più importanti, contenenti cannabinoidi naturali, sintetici o analoghi, troviamo, invece, il Dronabinol (Marinol), il Nabilone (Cesamet), Sativex e Rimonabant (SR141716).

Negli Stati uniti, questi due medicamenti fan sorgere il paradosso della classificazione della cannabis naturale nella Tabella 1, con tutte le droghe e le sostanze per le quali attualmente non ci sono usi medici accettati.

Il Dronabinol è una variante sintetica del THC registrato come farmaco fin dal 1985, l’unico contenente cannabinoidi approvato dalla Food and Drug Administration americana, l’agenzia per gli alimenti e i medicinali. Prodotto dalla Unimed Pharmaceuticals Inc., è commercializzato in America con il nome di Marinol e in Europa come Dronabinol.

Il Sativex, invece, è un spray orale, sublinguale, contenete due cannabinoidi, il THC e il CBD , in pari dosaggio, con rateo 1:1. E’ utilizzato nel dolore neuropatico e tumorale, per gli spasmi della sclerosi multipla ed è commercializzato in più di 20 nazioni, tra cui Inghilterra, Canada, Spagna, non ancora in Italia, ma può essere a sua volta importato.

Per una sorta d’allergia cattolico-mafiosa ai cannabinoidi non è ovviamente in vendita in Italia, ma può però essere importato con la procedura prevista dal Decreto Ministeriale 11-2-1997. Il Dronabilon è impiegato nella cura della nausea e del vomito derivati dalla chemioterpia anti-

E’ prodotta dalla GW Pharmaceuticals come estratto standardizzato dalla pianta di cannabis e diversi studi hanno dimostrato la sua efficacia anche nella cura dell’artrite reumatoide. In questo caso, è in grado di bloccare la progressione della malattia, di diminuire la percezione del

Di questi farmaci di sintesi il più efficace sembra essere il Sativex, perché contiene

tumorale e per lo stimolo dell’appetito nella sindrome da deperimento da AIDS. La commercializzazione avviene in compresse per l’assunzione orale e, in America, il Dronabinol è classificato nella Tabella 3, assieme a tutte le sostanze con valore medico ma con un rischio poten-

dolore e migliorare la qualità del sonno, senza il riscontro di casi d’abuso.

2 cannabinoidi, il THC e il CBD, e non solo il THC come nel caso del Marinol e

A differenza dei cittadini inglesi, la GW può coltivare cannabis e nel team dei ricercatori che hanno selezionato le piante per l’estrazione del Sativex era presen-

Cesamet. Nel Sativex, poi, i due cannabinoidi sono ottenuti direttamente dalla piante di marijuana, risultando più equilibrati e naturali nei loro effetti.

Eppure certi tipi d’hashish provenienti dal Nepal e dall’Afganistan, così come le piante dello Zambia e del Sud Africa, sono ricche del cannabinoide THCV, un ottimo anoressico, prezioso nelle diete per perdere peso. Purtroppo, però, se la cannabis fosse liberamente e responsabilmente commercializzata, non ci guadagnerebbero le case farmaceutiche, ma i contadini delle montagne asiatiche o dell’Africa, che probabilmente uscirebbero dalla miseria nel giro di poco tempo, vista la mole dei clienti generata quest’era proibizionista.

Inizialmente la sintesi dei cannabinoidi era basata sulla struttura di quelli provenienti dall’erba, che han permesso di produrre e testare un gran numero d’analoghi. I nuovi composti, invece, in diversi casi, non sono basati sui cannabinoidi naturali e possono essere costruiti anche partendo dalla struttura dei cannabinoidi endogeni. I cannabinoidi sintetici sono molto validi per gli esperimenti scientifici perché permettono di determinare la relazione tra struttura e attività dei cannabinoidi, con la possibilità d’incrementare le modifiche alle molecole. Tra quelli utilizzati in questo impiego troviamo il JWH018, l’ingrediente anche delle cosiddette “spice”, l’ HU-210 e HU-331, il primo fino a 100 volte più potente del THC, mentre il secondo è un potenziale strumento anticancro derivato dal cannabinoide CBD (cannabidiolo), generalmente ben presente nelle varietà di cannabis Indica asiatiche. Il CP-55940 è stato invece ottenuto nel 1974 ed è un cannabinoide sintetico agonista dei recettori di cannabinoidi CB, maggiormente presente


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PURE SMOKE KULTURE

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INTERVIEW

Grower a domicilio La copertina dello scorso numero era dedicata alla notizia dei sempre più numerosi italiani che decidono di produrre in autonomia la propria cannabis. Questa intervista aveva l’iniziale intenzione inquadrare il fenomeno partendo da un semplice e anonimo grower ma ben presto la conversazione ha preso un’altra strada. Sono andata a incontrare questo grower trentaquattrenne fondamentalmente perché si faceva un gran bel parlare delle sue abilità botaniche. Sapevo che non era propriamente uno spacciatore

SSIT: Per te il growing è un semplice hobby o una vera e propria passione? La fissazione di coltivare ce l’ho da parecchio tempo però è sempre molto difficile – o almeno per me lo è stato –

uno stipendio tipo giardiniere privato? Non si sapeva come fare la cosa e alla fine abbiamo deciso di tagliare la testa al toro e fare il classico “fifty-fifty”. Anche se in realtà magari io, stando dietro alle piante, ero quello che rischiava di più. Sai, ad andare in casa d’altri puoi sollevare sospetti: i vicini – che non si fanno mai i cazzi loro – che vedono uno che entra ed esce di casa ogni due giorni anche se l’altro non c’è... Son tutte cose da tenere in considerazione. In fondo,

LA DIFFICOLTÀ PRINCIPALE DEL FARLO A CASA D’ALTRI È CHE NON SEI SICURO CHE QUESTA PERSONA NON LO DICA A NESSUNO ma, come per il ragazzo intervistato sullo scorso numero, ero interessata a raccontare sulla normalità e la naturalezza di un’attività socialmente e legalmente stigmatizzata. Quasi subito però mi sono imbattuta in una storia, a mio modestissimo parere, singolare e allo stesso tempo interessante. T., laureato in biologia e un lavoro precario come tutti noi degli anni Zero, ha scelto di sfidare le sue (giustissime) paranoie in materia di sicurezza e di curare 10 piantine in una casa non sua, per aiutare un amico che voleva imparare. Da almeno una decina d’anni a questa parte T. si è dedicato alla coltivazione di cannabis perché convinto che la soddisfazione di fumare il proprio prodotto sia impagabile. Vuoi l’esperienza, vuoi che tra amici le voci girano sempre e comunque, più di una persona ha chiesto a T. di mettere a disposizione le proprie compe-

tenze sulla coltivazione di marijuana e di approntare semplici grow rooms o addirittura vere e proprie piantagioni. Com’è ovvio la legge Fini-Giovanardi è stata un ottimo deterrente alla lusinga del guadagno facile e questo coscienzioso grower ha sempre declinato cortesemente le offerte. Tranne una volta. Quello che segue è il racconto di come è stato possibile, anche se per una volta soltanto, diventare un grower “a domicilio”. Enjoy.

trovare una situazione in cui te lo puoi permettere senza fare minchiate tipo farsi beccare che la fai all’aperto, oppure mettersi in situazioni pericolose. SSIT: Quando dici situazioni pericolose ti riferisci a luoghi o a persone? Parlo a livello di scelta del posto ma anche di frequentazioni. Nel senso che mi è già capitato di parlare con gente che non ha esperienza e che quindi mi chiede di coltivare per loro. SSIT: Quindi vuoi dirmi che hai addirittura avuto proposte di lavoro come grower a domicilio? Si, mi è capitato. È gente che magari non ha esperienza. Gente a cui mancano le lampade o addirittura non ha la minima idea di cosa serva per metter in piedi una coltivazione. Spesso capita di sentire persone che ti dicono: « La fai a casa mia, tu ci metti l’attrezzatura,

io la corrente e si fa la cosa ». Per me la difficoltà principale del farlo a casa d’altri è che non sei sicuro che questa persona non lo dica a nessuno, però alla fine l’ho fatto una sola volta in una situazione che ho valutato come abbastanza sicura. SSIT: Mi sfugge un particolare: alla fine del raccolto come avete fatto? Avete diviso il prodotto o tu hai avuto

se non hai la sicurezza che nessun altro all’infuori di te e del tizio in questione lo sa, è sempre meglio non farlo. SSIT: Quindi il discrimine per te, se coltivare o meno, in fondo è una questione di sicurezza? Si perché finire nei casini per aver coltivato dell’erba non è una gran mossa. Ti massacrano. O stai facendo una roba che dici “ok me la rischio ma se mi va bene faccio dei gran soldi”, altrimenti secondo me non ha molto senso. Se devo coltivare per vendere dei 10 euro o dei 10 grammi al massimo, il gioco non vale di certo la candela. Anche perché, ripeto, per me la sicurezza è un problema. Se ho gente che viene continuamente in casa e in più coltivo è un suicidio. Tu devi sapere sempre chi entra e chi non entra... SSIT: Perdonami, ma coltivando a casa di un altro mi pare che di rischi ce ne siano eccome! Ti posso solo dire che con la persona con cui l’ho fatto ero sicuro al 100% che non ci sarebbero stati questo tipo di problemi. Perché per esempio se già uno ha la ragazza e questa lo sa, poi lo vengono automaticamente a sapere anche le amiche e via discorrendo...no! Questa era una situazione in cui avevo valutato che si poteva fare e mi sono buttato. SSIT: Raccontaci un po’ com’è andata. Partendo dalle base: quante piante hai deciso di coltivare? Di che tipo erano? Allora erano 10 semi femminizzati con un lampada da 600 watt. In una soffitta. L’odore è stato il primo problema perché nonostante io avessi preparato accuratamente tutti i filtri, gli estrattori e le ventole per il ricircolo dell’aria, c’era il grosso problema di contenere il rumore. Non riuscivo a isolarla abbastanza come rumore. Quindi ovviamente di notte non riuscivo a far girare le ventole e quando è arrivato il momento della fioritura, l’odore era diventato pazzesco. Alla fine l’abbiamo risolta chiudendo un occhio per un paio di settimane e incrociando le dita

di Giovanna Dark

SSIT: Che varietà avevi deciso di sperimentare? E come hai gestito la coltivazione in soffitta? Cinque Super Skunk della Sensi Seeds e – non vorrei ricordare male – altre cinque Jorge Diamonds #1 di Dutch Passion. Tutte germinate e tutte arrivate felicemente a fioritura. Ho lavorato con una lampada da 600 watt per una superficie che in tutto era di 2 metri di quadri, forse anche 3, e le piante ci sono state giuste giuste. Come ti dicevo il luogo che avevamo scelto era una soffitta ma questa ha un grosso problema: se non è ben isolata è un casino per la temperatura. Era già nei patti di fare una botta e via e quindi decidemmo in comune di prenderci tre mesi scegliendo tra quelli che teoricamente ci avrebbero dato meno problemi in termini di temperatura. Abbiamo quindi dovuto spostare semina e germinazione dei semi verso fine estate: erano i primi di settembre, e già allora nella soffitta si sfioravano i 30°. Poco dopo però si è presentato il problema opposto, ovvero quello che essendo in una soffitta senza impianto di riscaldamento, la stanza potesse diventare troppo fredda. Alla fine abbiamo risolto con una stufetta elettrica termostatata, di quelle a ventola, che in realtà abbiamo usato veramente poco. Contavamo di arrivare a fine novembre ma forse per la troppa escursione alla fine ci ha messo quasi quattro mesi. Però le piante si sono anche comportate bene. Crescevano poco, maturavano lentamente ma il prodotto finale non è stato affatto male. SSIT: Per la cura delle piantine ti sei orientato sul biologico o hai ceduto anche tu alla magia della chimica? No, ho sempre e solo seguito la natura. Ovvio i fertilizzanti li ho comperati in un grow shop ma sempre e rigorosamente biologici. A base di melasse, guano e cose così. Nessun pesticida, nessun fertilizzante chimico. SSIT: Arrivato al momento del raccolto, quanto ti hanno fruttato in definitiva 10 piantine? Sui 270-280 grammi in totale. Che magari non è una grossa quantità però per le condizioni in cui sono cresciute è stato un buon risultato secondo me. Le piante sono state sempre sanissime, non hanno avuto mezzo problema né di muffe né di acari e la cosa mi ha sorpreso parecchio. La soffitta era sporchissima e anche se ci eravamo fatti il culo per ripulirla era comunque una soffitta disabitata... SSIT: Non so perché, ma io una soffitta la immagino sempre coi topi. Anche tu hai avuto ospiti indesiderati? Effettivamente i topi in quella soffitta c’erano ma fortunatamente ce le hanno


43 lasciate stare. Abbiamo messo le trappole e ne abbiamo presi eh, ma con sorpresa ci hanno lasciato stare le piante! SSIT: Arrivato alla prova del gusto, il prodotto finale è stato di tuo gradimento? Sono rimasti soddisfattissimi tutti, io per primo anche perché, come ti ho detto,

Quando abbiamo fatto la pesata iniziale erano più di tre etti, per l’essiccazione sono rimasto sempre nella stessa soffitta, accendendo le ventole ogni tanto e fine. Le lasciavo lì al buio, ferme. SSIT: E per conservarla invece? Anche tu hai optato per la conservazione sotto vetro?

magari un po’ di appiccicoso ma non umido. Certo un po’ di peso l’ha sempre continuato a perdere e alla fine si è arrivati ai 270-280 grammi che ti dicevo. SSIT: In questo momento hai qualche coltivazione in ballo? In questo momento no perché non ho le garanzie di sicurezza che ti dicevo

IL MIO SOGNO SAREBBE QUELLO DI RIUSCIRE A FARE UN GRAMMO CON UN WATT MA NON SO SE SIA UNA RESA UMANAMENTE POSSIBILE per come era cresciuta tra mille sbalzi di temperatura, non avevo assolutamente grosse aspettative. SSIT: In che modo hai deciso di gestire la concia?

Io l’ho fatta seccare per 15 giorni e poi l’ho messa in vaso. Ogni giorni aprivo per cinque minuti in modo da far prendere un po’ d’aria e poi richiudevo. Ho smesso solo quando ho visto che le cime si sbriciolavano bene in mano, che ti lasciavano

prima ma, se ne avessi la possibilità, lo farei sempre. SSIT: Se ne avessi la possibilità come ti comporteresti? Mi spiego: coltiveresti in nome dell’autarchia o per farci

su anche qualche soldo? Beh ovviamente la coltiverei soprattutto per darla via! Di ‘sti tempi tirare su qualche euro in più non fa certo male e poi curare le piante è un vero e proprio lavoro, non vedo cosa ci sarebbe di male a guadagnarci. SSIT: Faccio l’avvocato del diavolo e in modo subdolo ti chiedo: cosa pensi riusciresti a guadagnare da una produzione a ciclo continuo? Eh, è un calcolo che ho provato a fare anch’io diverse volte ma non sono mai riuscito a venirne a capo, perché non ho idea di quale quantitativo aspettarmi da un raccolto. Se coltivassi a ciclo continuo – quindi facendo talee e non avendo ogni tre o quattro mesi la spesa fissa per i semi femminizzati – e avendo raccolti molto

più ravvicinati, tipo ogni due mesi usando autofiorenti, dovrei calcolare che qui 270 grammi li avrei ogni due mesi. Facendo poi un’impianto in continuo mi metterei in condizioni molto migliori di quelle avevo nella soffitta, quindi penso che la resa la potrei aumentare notevolmente. Il mio sogno sarebbe quello di riuscire a fare un grammo con un watt ma non so se sia una resa umanamente possibile... SSIT: Allora ti auguriamo di diventare il Water White (chi non avesse ancora visto la serie Breaking Bad, faccia ammenda e rimedi immediatamente! n.d.a.) della marijuana e se dovessi avere bisogno di qualche dritta, scarica le edizioni di Soft Secrets dal sito www.cannabis.info/IT/softsecrets. Grazie della chiaccherata.


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GROWING

Cotto e mangiato per vegetariani

di CBG

La nutrizione delle piante è uno degli argomenti più interessanti in campo agrario. Da ciò che “mangiano” le piante dipende la loro velocità di sviluppo ed il tipo di metabolismo. Gli animali digeriscono scomponendo molecole grosse nei loro costituenti più semplici e quindi meglio assorbibili, ugualmente le

Gli elementi necessari alla crescita dei vegetali sono azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio e zolfo. I primi tre sono

L’azoto ha la funzione di accrescere i vegetali: una pianta ricca di azoto presenta ampia superficie fogliare, steli turgidi con lunghi internodi grazie alla sintesi proteica efficiente e un colore

piante hanno bisogno di sostanze digerite (digerite nel senso di semplificate) per meglio poterle assorbire e traslare dove necessario. Noi animali possiamo masticare e digerire prima di assorbire, le piante hanno bisogno di una pedofauna

fondamentali in grande quantità ed è per questo che sono riportati in etichetta su ogni fertilizzante e concime disponibile in commercio. Per convenzione sono riportate le percentuali in cui sono presenti: per esempio 2-15-2 , che è il titolo di un guano

verde scuro, segnale di abbondanza di clorofilla nei tessuti. Al contrario una carenza di azoto determinerebbe un ritardo nell’accrescimento dovuto al suo ruolo nella sintesi di amminoacidi, i mattoncini delle proteine, e una generale

obbligatorio, é sconsigliato l’utilizzo di fertilizzanti di pronta assimilazione per evitare fenomeni di impoverimento e sterilità del terreno.

produttiva e darebbe sicuramente carenze, fonte di improduttività.

Il fosforo è un elemento molto interessante per i vegetali in quanto fa parte di numerosi composti importantissimi. Il fosforo è componente del DNA, del RNA, del ATP e del ADP. E’ inoltre spesso presente in molecole riguardanti il metabolismo e in genere la biochimica delle cellule. Quando ben presente favorisce lo sviluppo e la maturazione dei frutti. In caso di carenza si avrebbero piante dalla crescita lenta e dallo sviluppo non uniforme, generalmente stentato. Le foglie sarebbero verde pallido con i bordi rossastri tendenti al disseccamento. Il potassio espleta numerose funzioni nella pianta, sia in come promotore del trasporto degli zuccheri nella pianta

che come regolatore di processi tipo la fotosintesi. Il potassio si trova in tutte le parti della pianta. Un’adeguata disponibilità di potassio determina uno stato ottimale di salute per tutti i tessuti favorendo il completamento delle reazioni metaboliche in corso.

GLI ELEMENTI NECESSARI ALLA CRESCITA DEI VEGETALI SONO AZOTO, FOSFORO, Gli altri tre elementi il calcio, il magnesio e lo zolfo, sono scarsamente disponibiPOTASSIO, CALCIO, MAGNESIO E ZOLFO. I PRIMI TRE SONO FONDAMENTALI IN li solo in determinate zone climatiche GRANDE QUANTITÀ. dove le frequenti alluvioni giungono a in grado di rendere assimilabili i nutrienti da parte dei peli radicali. Da qui viene il vecchio detto contadino “non si nutre le piante ma si nutre il terreno”. Esattamente così si deve credere nella coltivazione. A meno che non si stia coltivando fuorisuolo, dove tra l’altro è deducibilmente

molto famoso di pipistrello, significa che contiene il 2% di azoto, il 15% di fosforo ed il 2% di potassio. I piani di concimazione redatti generalmente sono mirati all’apporto prevalente di questi tre elementi perché il terreno non ne abbonda rispetto al fabbisogno di qualsiasi coltura

pigrizia della pianta con maturazioni più precoci e scarsa produzione. Sulle piante si assisterebbe all’ingiallimento delle foglie, a partire dalle più vecchie andrebbero incontro a clorosi per mancanza di clorofilla. Le foglie più giovani sarebbero le ultime ad ingiallire perciò.

dilavarli (l’acqua se li porta via fin giù nelle falde allontanandoli dallo strato di sottosuolo esplorato dalle radici).

I microelementi, chiamati così a causa della modestissima quantità richiesta dalle piante, hanno una funzione chiave in molte reazioni biochimiche come


45 enzimi o catalizzatori di reazioni e sono sempre ben presenti alla giusta concentrazione nel terreno. Questi nutrienti sono molibdeno, rame, zinco, boro, manganese, ferro e cloro. Le carenze dovute ai microelementi sono rare, nessuno si spaventi, la corsa ai microelementi non deve portare ad acquistare acqua “sporca” e tantomeno deve portare a preoccupazioni inutili. Le piante assorbono gli elementi nutritivi dalla soluzione circolante nel terreno tramite le radici. Gli elementi sono disciolti nell’acqua a formare la cosiddetta soluzione circolante. Ai più svegli non saranno sfuggiti né l’ossigeno né il carbonio, elementi coinvolti nella fotosintesi clorofilliana. Ebbene la nutrizione carbonica avviene tramite gli stomi che sono gli “spiracoli” delle piante altrimenti detti “bocche” dei vegetali. In poche parole sono i buchi presenti sulle foglie che permettono alla pianta di scambiare ossigeno ed anidride carbonica con l’ambiente circostante. E per aggiungere una precisazione è proprio grazie all’acqua che evapora dagli stomi che la linfa viene spinta contro la forza di gravità dalle radici alle foglie. La pratica che bisogna adottare per forzare l’assorbimento di carbonio, poiché disponibile in (sovr)abbondanza sulla maggior parte del pianeta Terra, è attuabile solo in quelle coltivazioni dove si ha il controllo del microclima attorno alle piante; allora è consigliato innalzare la concentrazione di anidride carbonica artificialmente mediante

ad esempio) e tramite gocciolatori si prodigano in idroponie improvvisate con fertilizzanti a pronta assimilazione. Molti altri coltivatori invece preferiscono annaffiare a mano un substrato medio carico ed ottenere un prodotto decisamente superiore rispetto alle idroponiche genericamente definite colture minerali. Tra gocciolatori, annaffiatoi e secchi d’acqua vi sono numerose possibilità di somministrare la soluzione fertirrigua alle piante. Sempre ammesso serva una fertirrigazione e non un semplice adacquamento. Utilizzo impropriamente il termine adacquamento per indicare una irrigazione di sola acqua in quanto sempre più numerosi growers si sono convertiti alla scuola di pensiero della coltivazione in vaso vivo. La coltivazione in vaso vivo è una maniera di coltivare le piante dando loro solamente acqua declorata a pH controllato facendo sì che il fabbisogno nutrizionale venga soddisfatto dagli ammendanti e/o dai concimi precedentemente miscelati al substrato. Un terreno vivo (contrario di inerte), con eventuali inoculi di attivatori, richiederà solo acqua per continuare a vivere e rendere disponibile alle radici i nutrienti in forma ionica che abbiamo miscelato al terriccio. Facciamo un esempio: per portare a fioritura i peperoncini genericamente della cultivar tipo Thai (quelli allungati, verdi alla raccolta, dal marcato sapore di peperone) ho bisogno di almeno 2 mesi

It Simple, scritto anche con due esse) che dice che la metodologia di coltura dev’essere il più semplice possibile. Il K.I.S.S., forse per pigrizia o per terrore di errori da parte dei neofiti, è sempre stato diffuso soprattutto su internet nei forum di esperti coltivatori. Ora come non mai la semplicità è diventata un trend nella comunità internazionale dei growers. Non è un male la semplicità, ma non deve implicare scarsa conoscenza, ottusità e pigrizia mentale. Per ora stiamo assistendo alla nascita di sempre più prodotti per la fertilizzazione all-in-one ai fini di introdurre una gamma di pubblico più ampia al mondo delle colture indoor e ai fini di semplificare il lavoro del coltivatore. Alcuni prodotti, specialmente i pellettati organici da mescolare al substrato, sono molto interessanti in quanto trovano applicazione anche all’esterno e sebbene siano un all-in-one non legano ad una scuola di pensiero dalle intuizioni minerali. Altri prodotti allin-one disponibili sul mercato sono le polveri da diluire in acqua e da utilizzare come nutrimento: semplici al punto che nemmeno un bambino può errare. L’unico dubbio che mi rimane è dove va a finire l’azoto in più per tutta la fioritura, dato che le piante necessitano di azoto principalmente in fase vegetativa mentre necessitano di fosforo e potassio in fioritura. L’unica risposta l’avrò quando mi capiterà di imbattermi in qualche coffee shop

L’ANDAMENTO DELLA COMUNITÀ GROWER SEMBRA CONFERMARE LA LEGGE K.I.S. (KEEP IT SIMPLE) CHE DICE CHE LA METODOLOGIA DI COLTURA DEV’ESSERE IL PIÙ SEMPLICE POSSIBILE. l’ausilio di bombole ed elettrovalvole temporizzate. Si trovano facilmente le modalità di somministrazione e report sui forum online tramite la ricerca di Google. L’anidride carbonica diventa tossica per l’uomo quando è disciolta nell’atmosfera in ragione del 5%: sconsiglio vivamente di adoperarla. Vi sono varie scuole di pensiero sulle tipologie di somministrazione e soprattutto sulle derivazioni degli elementi sopra descritti. Il concetto di minerale e il concetto di biologico indicano la modalità e la forma in cui un elemento è arrivato alla sostanza circolante attorno ai peli radicali ed è stato assimilato. Gli agricoltori sanno che non esiste una soluzione a tutti i problemi, né esiste un modus operandi unico per tutte le soluzioni. Vi sono però, nel rispetto delle verità scientifiche, numerose scuole di pensiero. Diffidando dagli intrattenitori della rete, dai coltivatori della domenica e soprattutto dagli stolti, vi sono numerose guide su internet e non ultima Wikipedia che ha risposte per tutti. Molti coltivatori hanno un approccio semplicistico alla coltivazione, preparano un vaso riempito di un qualsiasi substrato inerte (il cocco o la perlite

di fioritura perciò il mio terreno avrà una forte carica di alghe marine polverizzate e di ceneri di legna oppure sarà carico di polvere di pesci e guano di pipistrello per dare il giusto apporto di azoto, fosforo e potassio lungo i due mesi di fioritura. In due mesi di fioritura la pedofauna agirà come un trasformatore di nutrienti da forma organica a ionica per assicurare la copertura del fabbisogno nutrizionale delle piante. Il problema ad un certo punto diventa calcolare la durata delle riserve nutritive che abbiamo preparato nel terreno. Per comodità un ragazzo della mia cittadina si reca al consorzio del capoluogo per comprare “pietre” a lento rilascio per non doversi preoccupare né di preparare la soluzione fertirrigua, né di cambiare prodotto, né di dover dosare le quantità in quanto deve annaffiare con acqua semplice, non deve comprare prodotti e non deve diluirli col terrore di esagerare. Ma purtroppo per questo ragazzo non si tratta di coltivazione in vaso vivo organica, bensì di coltivazione minerale in vaso vivo, già meglio rispetto alla classica minerale ma ancora lontano dalla nutrizione organica. L’andamento della comunità grower sembra confermare la legge K.I.S. (Keep

con una selezione di prodotti conosciuti ottenuti con fertilizzanti in polvere idrosolubile. Probabilmente ne avrò già provati a decine alla scorsa coppa di Amsterdam ma non sapendolo non posso dare un’opinione. In base alla tipologia di nutrienti e alla modalità di applicazione si hanno differenti risposte in termini di vigore, percentuale di sostanza secca rispetto al raccolto e tenore di principi attivi.

Ad ogni fiera si contano sempre più produttori (o rivenditori) di fertilizzanti con prodotti nuovi per tutte le esigenze e secondo i diversi approcci alla coltivazione. Io vorrei avere la possibilità legale e il tempo soprattutto per poter testare la moltitudine di prodotti analizzando a fondo l’eventuale effetto fisiologico sulle piante. Ultimamente se ne vedono di tutte le forme e misure, dalle tablets effervescenti per vegetativa e fioritura alla polvere dai colori improponibili capace di sovvertire l’ordine della natura, dagli sticks tutto-in-uno ai pellettati a lento rilascio che sono una fonte di fosforo e potassio per terminare la fioritura al giusto grado di maturazione delle infiorescenze. Non ho ancora finito di elencarne le forme e già sono in confusione, se dovessi scegliere proprio non saprei quale metter prima e quale dopo, né saprei con che beneficio infine otterrei la mia fioritura. Coltivare con fertilizzanti di sintesi può semplificare la vita al contadino più pigro e meno costante di tutti, alcuni prodotti (ad esempio: gli stick a lento rilascio) sono il salvataggio per chi outdoor non riesce per pigrizia o non deve per esigenze d’anonimato praticare la fertilizzazione. La fertilizzazione organica, oltre ad offrire un prodotto superiore, ha dei difetti che si tramutano nella costanza necessaria, intendo in termini di tempo e di voglia, per poter realmente convivere con una pianta intesa come essere vivente. L’ammendante migliore sinora, parlando di coltivazione biologica, è la montmorillonite. Ancora meglio se si può mescolare in proprio il substrato, tagliandolo con argille e arricchendolo con humus. Poi basterà intervenire con acqua quando necessario. L’unica aggiunta che farei, parlando di colture erbacee (annuali), è un booster di fioritura per stimolare un processo dipendente dai fito-ormoni. Devo concludere questo articolo, voglio sperare che i miei lettori usino la testa esigendo il controllo delle fonti e dell’approccio scientifico alle nozioni che trovano in rete. Buone essenze.


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