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SETTEMBRE 2013 nr. 2 Periodico d’informazione Unione Ex allievi Salesiani Treviglio Poste Italiane S.p.A. spedizione in abbonamento postale 70% DCB Bergamo. In caso di mancata consegna restituire a Bergamo C.P.O.; verrà provveduto al pagamento della tassa.

ANNO SCOLASTICO AL VIA

Una nuova frontiera, una nuova sfida e comunità salesiana più giovane di don Ettore Guerra * ▬ Una nuova frontiera, una nuova sfida

educativa e una comunità salesiana più giovane: in questo modo si presenta il nuovo anno scolastico 2013/2014 per il Centro Salesiano ‘Don Bosco’ di Treviglio. La nuova frontiera educativa è l’avvio del percorso del corso di Qualifica per Operatore dei sistemi e dei sevizi logistici. Ecco anche chi sono i Salesiani che lasciano la casa per altri incarichi e quelli che arrivano a Treviglio con nuovi impegni. ▬

BRAVI RAGAZZI! ►I ragazzi del Centro Salesiano di Treviglio si sono aggiudicati la settima edizione del Trofeo Karol Wojtyla: grande emozione per la finalissima allo stadio di San Siro. Presente anche Emiliano Mondonico, pure ex allievo del ‘Don Bosco’ di Treviglio.◄

* direttore Centro Salesiano Treviglio

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Mostra di Tirloni su Giuseppe Verdi Sabato 12 ottobre, in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, si inaugura la mostra del pittore Gian Luca Tirloni, ex allievo salesiano. La mostra resterà aperta 10 giorni nella sala Dell’Era. Ingresso libero. → pagine 11

Torneo Don Emilio Sette le squadre

IL CONVEGNO, EVENTO RIUSCITO GRAZIE A TUTTI GLI EX ALLIEVI ► Lo scorso aprile il Centro Salesiano ha ospitato l’ormai tradizionale Convegno annuale degli Ex allievo: un evento molto partecipato, con momenti di allegria per gli ex allievi dell’istituto che sono tornati nei cortili e nelle aule della scuola. La giornata si è snodata dall’assemblea alla Messa, dalla foto di gruppo in cortile al pranzo comunitario. Tutte le foto della manifestazione.◄

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Terza Media 1976 La «rimpatriata»

Il passaggio di consegne tra Renato e Loris → pagina 9

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Sabato 12 ottobre

DIRETTORE DON ETTORE GUERRA IL

Un Happy Hour per il Decennale della Maturità

Una nuova frontiera e comunità salesiana più giovane

Caro ex allievo/a, diversi anni sono passati da quando hai lasciato la casa salesiana di Treviglio e forse in tutto questo tempo hai avuto occasione di tornare al Centro salesiano solo per un saluto veloce o per dare un occhio alle novità. Quest’anno vogliamo invitarti, insieme a tutti i tuoi ex compagni/e di classe, a un momento di ritrovo e di festa “per ricordare i vecchi tempi”. Per questo ti aspettiamo SABATO 12 OTTOBRE col seguente programma: ore 17.00 ritrovo ore 17,30 incontro con l’Unione ex allievi ore 18,30 Santa Messa ...e a seguire Happy Hour offerto dall’Unione. Sarebbe bello se ciascuno si facesse promotore di questa iniziativa con gli ex compagni di classe coi quali è ancora in contatto, per far sì che numerose adesioni rendano la rimpatriata veramente speciale! Sarà infatti un’occasione bella per ritrovarsi e passare un pomeriggio in compagnia, e ovviamente non possono mancare anche mogli/mariti, fidanzati/e, figli/e: per motivi organizzativi ti chiediamo di confermare gentilmente la tua presenza entro il 5 ottobre 2013 all’indirizzo e-mail: unione@exallievidonboscotreviglio.com oppure telefonando al n. 0363.313911 Se vuoi conoscere tutte le nostre iniziative, e magari anche partecipare ad alcuni dei nostri incontri, ci trovi sul sito www.exallievidonboscotreviglio.com Ci vediamo sabato 12 ottobre: a presto! Il presidente Loris Scaravaggi

Periodico di informazione Fondato nel 1986 da Manlio Possenti Anno XXVIII n. 99 - Settembre 2013

Numero chiuso il 10 settembre 2013

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Il vice presidente GEX Angela Nava

▬ Nel prossimo anno scolastico 2013/2014 il Centro Salesiano di Treviglio, gettando il cuore oltre l’ostacolo, sarà impegnato a fare fronte ad una sfida educativa di futuro, frutto dei suoi primi centoventi anni. La nuova frontiera educativa è l’avvio del percorso del corso di Qualifica per Operatore dei Sistemi e dei Sevizi Logistici perché di fatto è lo strumento per andare incontro ad una nuova, per la Casa di Treviglio ma non per i Salesiani, frontiera di giovani che non frequenteranno i percorsi dell’istruzione ma seguiranno un cammino di formazione professionale di assoluta eccellenza e qualità. La nostra Ispettoria accoglie nei suoi Centri di Formazione Professionale più di 1600 allievi nelle sedi di Milano, Sesto san Giovanni, Brescia, Arese, Bologna, Forlì e da settembre Treviglio appunto. L’associazione CNOS/FAP dei Salesiani di Lombardia accreditata presso la Regione offre, attraverso i percorsi formativi, opportunità di vera eccellenza professionale sia dopo la scuola secondaria di primo grado che nell’arco della vita professionale del mondo del lavoro. Anche la sede CNOS/ FAP di Treviglio inizierà questa avventura che già riscuote grande successo soprattutto a motivo del fatto che le aziende del territorio appoggiano, incoraggiano e stimolano lo sviluppo di questo percorso. 26 nuovi allievi inizieranno un percorso triennale, più un eventuale quarto anno, riconosciuto e finanziato da Regione Lombardia attraverso il sistema Doti. Un percorso strutturato che permette di raggiungere una Qualifica Professionale al termine del terzo anno di corso e un Diploma al termine del Quarto, se attivato. Per i Salesiani di Treviglio una sfida nuova ben presente e radicata comunque nella storia dei Salesiani e di don Bosco stesso. La prima risposta alle sfide educative dei i giovani del tempo che necessitavano di educazione e formazione furono i corsi professionali che facevano di questi giovani onesti cittadini, buoni cristiani, persone

c/c postale N. 15109242 intestato a: Associazione Exallievi/e Don Bosco Via Giovanni Zanovello, 1 24047 Treviglio (Bg) Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale 70% - DCB Bergamo Aut. Tribunale Bergamo n. 32/87 del 23.10.87

ASS. EXALLIEVI ed EXALLIEVE DON BOSCO TREVIGLIO www.exallievidonboscotreviglio.com unione@exallievidonboscotreviglio.com

DIRETTORE RESPONSABILE: Amanzio POSSENTI

Direzione, redazione, amministrazione: c/o Centro Salesiano «Don Bosco» Via Zanovello, 1 24047 Treviglio (Bg) Tel 0363.313911 - Fax 0363.313908 www.axia.it/salesiani - salesiani@axia.it

Hanno collaborato a questo numero: Don Claudio Cacioli, don Roberto Gerosa, don Ettore Guerra, Renato Gatti, Francesco Chiari, Loris Scaravaggi, Roberto Conti, Angela Nava, Gianluca Alchieri, Antonio Sarti, Angelo Colombo, Federico Merisi, Benedetta Silva, Giovanni Agliardi, Paolo Taddeo

COORDINATORE: Fabio CONTI

(Continua a pagina 4) SERVIZI FOTOGRAFICI: Attualità Cesni - Marco Taddeo ‘AD ALTA VOCE’ viene spedito gratuitamente agli Exallievi/e, Oratoriani, Cooperatori e Amici dell’Opera Salesiana di Treviglio, Iscritti all’Unione Stampato anche grazie al contributo della Cassa Rurale - BCC di Treviglio Stampa: Novecento Grafico Via Pizzo Redorta 12/A - 24125 Bergamo Tel. 035.295370 - Fax 035.300495 www.novecentografico.it 900grafico@novecentografico.it

Alla rivista possono collaborare gli ex allievi inviando scritti e foto. La Redazione si riserva, secondo lo spazio disponibile e il contenuto, di pubblicare o meno quanto pervenuto.


PRESIDENTE RENATO GATTI IL

Una Unione caratterizzata dalla prossimità ▬ Cari Ex Allievi, ciascun viaggio ha un inizio ed una fine e il mio viaggio di Presidente dell’Unione è giunto al termine. Scendo dal treno sul quale ho avuto l’occasione di conoscere e incontrare tanti ex allievi. Al mio posto sale Loris Scaravaggi, al quale auguro ogni bene. E’ stato un viaggio affascinante, lungo cinque anni nei quali abbiamo promosso iniziative per i giovani “Ex” (decennale di maturità e tornei di calcetto), gite (al Colle don Bosco e ad Adro, presso le cantine del nostro ex allievo Marcello Monzio Compagnoni), incontri (da quelli missionari con don Franco Fontana, a quelli sull’educazione in un’epoca tecnologica con il prof. Pier Cesare Rivoltella e la dott.ssa Elisabetta Locatelli), momenti di educazione civica per gli allievi (con il dott. Armando Spataro), convegni e tanto altro. Questo viaggio è stato per me indimenticabile e ha portato l’Unione, con i suoi progetti ed iniziative, fino in Etiopia, dove abbiamo finanziato la realizzazione di pozzi per l’acqua, mense per i poveri, sostegno agli studenti, progetti per l’apicoltura. E’ un’Unione che si è sforzata di farsi prossima e la prossimità non è una prestazione degli ex allievi, non è il prodotto di una sua efficiente applicazione da esibire o una generosità prodotta da strategie d’immagine o dovere da assolvere per statuto. La prossimità è un’esigenza vitale per la nostra Unione, se vuole essere fedele agli insegnamenti ed al cuore di don Bosco. Buon lavoro caro Loris e grazie ex allievi per essere stati miei compagni di viaggio! Con amicizia.▬

A Renato subentra Loris Auguri di buon lavoro Ai sensi dell’art.11 dello Statuto, a seguito delle dimissioni rassegnate da Renato Gatti e dettate da impegni professionali che non gli consentono di dare all’Unione ciò che invece l’Unione si Loris Scaravaggi merita, in termini di tempo e di idee, Loris Scaravaggi, attuale Vice Presidente, subentra nella carica limitatamente al residuo periodo del mandato del predecessore, cioè fino al Convegno del prossimo anno, quando saremo chiamati al rinnovo di tutte le cariche.

DELEGATO DON ROBERTO GEROSA IL

Luce nelle tenebre La commovente storia di Caterina ▬ Ho letto il primo libro di Antonio Socci “Caterina diario di un padre nella tempesta” (Rizzoli) sulla sua giovane figlia Caterina, che improvvisamente dopo un arresto cardiaco è entrata in coma. Ora sto leggendo il suo secondo libro, sempre sulla figlia Caterina, “Lettera a mia figlia sull’amore e la vita nel tempo del dolore” (Rizzoli). E’ stupefacente la storia di questa ragazza nella freschezza della sua vita, che a pochi giorni dalla discussione della tesi di laurea rimane sì viva, ma in uno stato vegetativo. Nonostante tutto questo, la fede, l’affetto, la preghiera dei familiari, dei conoscenti degli amici, il dolore è superato dal tanto bene che ne è scaturito. Scrive una sua coetanea: “Troppo spesso noi giovani viviamo una vita vuota, povera, senza dare un significato al nostro esistere qui e ora, senza mettere a frutto i talenti che ci sono stati donati. Siamo un corso d’acqua fresca, vigorosa, preziosissima che, senza gli argini che la convogliano nella direzione giusta, va a confondersi con la terraA e diventa melma. Oggi sento un forte desiderio di “incanalarmi” nel corso d’acqua giusta”. E un’altra: “Quanti anni persi dietro affanni terreni! Quanti giorni sprecati senza nemmeno una preghiera! E’ un miracolo di Caterina! Uno dei tanti che sta compiendo. Tutto ha un senso anche se noi non lo afferriamo e fatichiamo a volte ad accettarlo. Forse anche ciò che è capitato a Caterina ha un senso ed è parte del disegno di Dio. Infatti, dice suo padre, è arrivato lo schianto inimmaginabile. Di colpo il buio. Quando proprio il sole splendeva di più. Quando la vita preannunciava la gioia. Ma così è cominciata la sconosciuta e terrificante notte del coma. Eppure anche se può sembrare incomprensibile, siamo passati di luce in luce, di miracolo in miracolo, di gioia in gioia, di dolore in dolore, di abbraccio in abbraccio. Ma soprattutto siamo stati sorretti dai segni e dai volti belli dei santi del cielo e della terra, che ci gridavano talvolta e ci sussurravano: affidatevi al nostro Re Meraviglioso, perché Lui è buono e potente”. E non può essere diversamente, perché Dio è amore e non sarebbe tale se non fosse così! “Io sono il Dio della vita!”. Certo, come dice il salmo, “le mie strade non sono le vostre strade.” “Non voglio che si perdano questi giorni, dobbiamo accettarli per quelli che sono: giorni pieni d’una grazia sconosciuta Emmanuel Munier “Lettere su dolore”. Se comprendessimo queste strategie di Dio che ci ha dato un fratello, Gesù, suo figlio crocifisso e ci fidassimo veramente di Lui come sarebbe più facile, più serena, più vivibile la nostra giornata terrena. Infine un pensiero fiducioso a Maria Santissima: “Tu, madre di Dio, che vegli su di noi ricorda le mie figlie. Un giorno in Paradiso, dopo che le stelle saranno cadute e gli angeli del Cielo avranno smantellato la scena di questo mondo rivedremo e rivivremo quegli attimi di gioia. Perché nessun istante bello sarà perduto. Ma sono certo che questa vita regalerà ancora momenti simili da custodire e poi ritrovare nei forzieri del Regno del nostro Padre” (Antonio Socci). Ascoltando e meditando quanto il Signore ci ispira, vi saluto di cuore. ▬

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Note a margine rubrica di Francesco Chiari

La virtù NON sta nel mezzo ▬ Trentacinque anni di servizio offrono un eccellente punto di vista per giudicare, soprattutto quando si è iniziato presto a lavorare, com’è successo a me: quando entrai in ruolo avevo ventisei anni, e insegnavo a studenti di appena dieci anni più giovani di me, fatto questo che creava un legame molto particolare proseguito poi anche nell’età adulta. Di recente una mia allieva, ormai come si dice una splendida quarantenne, mi ricordava - parole sue - ‘una tua bellissima frase che ho scoperto essere vera’. Incuriosito, ho chiesto a cosa si riferisse, e lei mi aveva ricordato la mia affermazione secondo cui la scuola, qualunque scuola, di qualunque orientamento, tende sempre a regolare la propria attività didattica modellandosi su una figura di ‘studente medio’ totalmente ipotetica per non dire inesistente; questo rende difficile, seppur non impossibile, rapportarsi non solo al famigerato ‘ultimo della classe’ - il quale, per citare lo scrittore-insegnante Domenico Starnone, ‘è solo un problema che non si riesce a risolvere’- ma anche, oserei dire soprattutto, al primo della classe, ossia l’allievo particolarmente brillante. La nostra letteratura per ragazzi ci ha dato un immortale ‘ultimo della classe’ nel Giannino Stoppani protagonista del 'Giornalino di Gian burrasca’, capolavoro di Vamba; vorrei qui citare un episodio poco noto, quello del ‘serraglio di animali’ che Giannino ricostruisce per i figli del fattore della zia, con esiti spassosissimi - un maialino truccato da coccodrillo, il piccolo Pietrino di due anni costretto a fare la scimmietta!ma la scena è preceduta da una frase assai significativa: ‘E poi io ho sempre avuta molta passione per la storia naturale e a casa ho i ‘Mammiferi’ illustrati del Figuier che li leggo sempre, guardando le figure che mi son divertito

tante volte a ricopiare’. Possibile che nessuno in quella casa abbia mai fatto caso a un bambino di nove anni che va a leggere un libro per grandi e ne ricopia le figure? Chissà, era certo più facile bollare un bambino come ‘problematico’, per usare il gergo corrente, e non darsi neppure pena di trovare una soluzione. Per quanto riguarda i ‘primi della classe’, pensiamo a Sigmund Freud, che nella sua autobiografia ci informa: ‘Al ginnasio per sette anni consecutivi fui il migliore. La mia posizione nella classifica era eccellente e non venivo quasi mai interrogato’. La sua posizione, scopriamo poi, era dovuta alla lettura e rilettura della Bibbia

fatta ad un’età precocissima, il che naturalmente metteva in soggezione i suoi docenti austro-ungarici (A proposito, sarebbe bello studiare il ‘tipo’ di docente in rapporto alla mentalità nazionale: Bertolt Brecht racconta che una volta, dopo un voto negativo in uno scritto di latino, aggiunse tre o quattro segnacci rossi a caso e poi andò dal docente per dirgli che aveva segnato errate frasi giuste. Il docente ‘tedesco’, senza dir verbo, diede un voto positivo!). Ancora una volta, la soluzione sta nel giusto equilibrio da parte del docente: è giusto e doveroso fornire la preparazione di base per tutti, ma è altrettanto giusto provvedere che quanti rimangono indietro possano ricuperare - magari aiutandosi a vicenda, come insegnano i ragazzi di Barbiana del ben noto Don Milani - così pure è giusto non smorzare, in nome di un pretenzioso egualitarismo, gli entusiasmi degli studenti più brillanti e portati in certe materie. Provo a concludere con un ricordo vissuto: il mio docente di letteratura italiana, Padre Francesco Mattesini, quando seppe che mi interessavo di musica, chiese a me e a una mia collega di tenere una lezione ai nostri compagni sul tema ‘Musica e poesia nel Risorgimento Italiano’, nella stessa classe in cui lui, il cattedratico, teneva lezione! Avevo ventun anni e ricordo che mi tremavano le gambe per l’emozione, ma al di là della pregevole riuscita mi restò dentro l’idea che- in questa forma o in altre, in ogni ambito scolastico- si deve tentare di dare spazio a tutti (anche gli ‘ultimi della classe’ hanno i loro interessi, che credete?) con la sicurezza che ad ampliare l’orizzonte conoscitivo ci si guadagna sempre.▬

Salesiani: ecco chi ci saluta e chi arriva a Treviglio (Continua da pagina 2)

capaci di stare nel mondo del lavoro, venivano così formati validi ciabattini, grafici, stampatori, carpentieri ecc. Don Bosco saprà dare loro dignità combattendo anche lo sfruttamento del lavoro mnorile, stilando contratti di lavoro che anche oggi testimoniano l’impegno a favore dei giovani dalle grandi risorse non coltivate da parte di molti. La responsabilità diretta di questa affascinante avventura e impegnativa sfida sarà direttamente coordinata dal nostro exallievo Eddy Zanenga che con passione e determinazione ormai da più di un anno ha lavorato alla preparazione ed all’avvio. Con questo strumento l’Opera Salesiana grazie al CNOS/FAP vuole raggiungere tanti giovani che possono possedere una marcia in più nello sviluppo delle loro competenze e capacità professionali e soprattutto umane e che decidono di seguire attitudini che non abitano il mondo dell’istruzione. Il prossimo 05 ottobre, sabato mattina dalle 10 alle 12 presenteremo alla realtà trevigliese ed anche a tutte le persone interessate le motivazioni, la direzione e soprattutto il senso di una scelta così radicalmente salesiana ma per noi così innovativa e decisiva. Per fare tutto ciò e per fare fronte comunque al vasto campo di lavoro dei più di 1200 giovani presenti, la Comunità Salesiana si rinnoverà. Desidero innanzitutto ringraziare don Bruno Baldiraghi che dopo solo un anno di presenza nella nostra scuola superiore ha ricevuto la nomina per un incarico ed un servizio delicato, sarà Direttore della casa Salesiana di Rimini. A lui la gratitudine per il lavoro svolto con dedizione per i nostri giovani, soprattutto in un periodo non sempre facile a motivo di qualche acciacco della sua salute che si è manifestato nel corso dell’anno. L’Ispettore don Claudio manifesta realmente una benevolenza particolare per questa Opera

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sia per la fiducia che ripone nei confratelli e nell’intera comunità educativo/pastorale, ma anche perché ci farà dono di un Sacerdote novello ordinato lo scorso 22 giugno con l’incarico di Catechista della scuola superiore. Don Andrea Checchinato di Nova Milanese classe 1984, terminato il suo periodo di formazione iniziale si prenderà cura dei circa 600 giovani inserendosi in un gruppo affiatato di salesiani e laici per rinnovare e consolidare una gioco di squadra già molto avviato. Arriverà da noi anche Daniele Bosotti, classe 1983, salesiano tirocinante con l’incarico di Catechista delle classi prime medie, che si aggiungerà ai tre giovani salesiani già presenti. Si allargherà così la presenza di salesiani giovani a testimonianza dell’investimento che l’Ispettoria sta compiendo nei confronti di questa Opera a servizio dei suoi giovani. Accogliamo con gioia l’arrivo tra noi di don Franco Facchetti, trevigliese, entrerà a fare parte della comunità salesiana. Un ritorno a casa per mettere al servizio di questi giovani l’ esperienza pastorale e la sapienza maturata nel corso di questi anni nelle differenti realtà delle Opere Salesiane in cui ha operato e in cui è sempre stato apprezzato. Ci auguriamo tutti che con l’aiuto di don Bosco e la protezione di Maria Ausiliatrice, possiamo essere in grado di rispondere con gioia alla speranza che ci viene donata. Affidiamo il nuovo anno scolastico appunto al nostro amato Padre, alla Madonna Ausiliatrice a don Elia Comini, indimenticato formatore di questa Opera, sappiano portare a compimento l’impegno e la fatica del nostro lavoro salesiano sempre svolto con fiducia nella Divina Provvidenza. ▬ don Ettore Guerra SdB Direttore


Lo scorso 14 aprile l’appuntamento annuale per tutti gli ex allievi: iniziativa riuscita

Il Convegno, giornata da ricordare Dall’assemblea alla Messa, dalla foto di gruppo in cortile al pranzo comunitario E il passaggio di consegne: Renato Gatti ha ceduto il timone a Loris Scaravaggi ►La foto di gruppo nel cortile, al termine della Messa nella cappella interna del Centro salesiano, è probabilmente uno dei momenti più emozionanti per ogni edizione del Convegno annuale degli ex allievi. È così è stato anche quest’anno, quando numerosi ex allievi dei Salesiani si sono ritrovati per un appuntamento diventato ormai una tradizione. Tanti ‘ex’ sono stati accolti in mattinata dallo striscione appeso agli alberi del cortile antistante l’istituto e dal presidente uscente dell’Unione, Renato Gatti, dal suo successore Loris Scaravaggi, dal direttore del Centro salesiano, don Ettore Guerra, dal delegato, don Roberto Gerosa, da Umberto Taddeo e dai tanti membri del Consiglio direttivo dell’Unione. Tanti visi sorridenti nei momenti della registrazione alla giornata, momenti di riflessione e spunti, invece, durante l’assemblea. All’esterno erano state collocate diverse fotografie del Centro salesiano ieri e oggi. Dopodiché tutti si sono spostati nella cappella interna per la Messa, fulcro della giornata. La festa è proseguita con il pranzo comunitario, davvero molto partecipato e che ha visto la presenza di ex allievi di ogni età. La torta, tagliata dal trio formato da don Ettore, Renato e Loris, ha sancito la bella riuscita di un evento che si tramanda ormai da tanti anni. La domenica è proseguita con il ‘chiacchiericcio’ degli ex allievi, che hanno potuto ricordare momenti del passato trascorsi tra le mura dell’istituto e fare il punto sulla loro attività e vita di oggi. L’appuntamento con il prossimo convegno sarà per sabato 11 maggio 2014.◄

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L?INIZIATIVA L’intervento della dott.ssa Benedetta Silva e dell’arch. Giovanni Agliardi

Campanile di San Carlo ai Morti Al via l’intervento di restauro Progetto di natura conservativa per far fronte al degrado: ecco la storia della struttura Sono in corso gli interventi conservativi sul campanile della chiesa di San Carlo ai Morti, la struttura religiosa ‘adiacente’ al Centro Salesiano: il campanile svetta all’interno del cortile dei Salesiani e tutti gli ex allievi ne ricordano la fisionomia come parte integrante dello ‘skyline’ dell’istituto. I lavori sono iniziati a luglio e sono già giunti alla terza e ultima fase. Pubblichiamo in questo numero un dettagliato articolo storico-documentale scritto dalla dottoressa Benedetta Silva e dall’architetto Giovanni Agliardi sulla storia dell’edificio. di Benedetta Silva e Giovanni Agliardi ►Il campanile della chiesa di San Carlo Ai Morti ha una storia relativamente breve rispetto a quella della chiesa stessa: infatti, secondo fonti storiche, è stato edificato nel XIX secolo quando, su progetto degli ingegneri Bedolini e Marchesi, la chiesa subì dei rimaneggiamenti e degli abbellimenti. Durante le attuali operazioni di restauro del rivestimento metallico della cupola sono state rinvenute alcune scritte all’interno del tamponamento ligneo che confermano i dati forniti dal materiale letterario: 1875 sembrerebbe quindi la data dell’edificazione del fabbricato del campanile. La chiesa, invece, ha origini più antiche: fu probabilmente edificata a partire dal 1674, quando Giuseppe Locatelli lasciò una donazione tramite testamento datato 10 settembre. Nel 1675 raggiungeva le dimensioni di mq 9.00 x 5.40. Dalle fonti risulta però che la chiesa non fosse un’opera ex novo, bensì un rimaneggiamento e un ampliamento di una prece- dente cappella campestre, già attestata all’apertura del nuovo Campo Santo sorto fuori dalle mura, su un terreno chiamato ‘Gemone’, in occasione della peste del 1630. Da qui l’origine della dicitura ‘ai morti’, essendo la chiesa di San Carlo fondata appunto sull’antico cimitero degli appestati del 1630. Sembrerebbe che i primi lavori non fossero ancora terminati nel 1685, quando ne seguirono degli altri che tra il 1688 ed il 1734 ampliarono l’oratorio con la creazione delle due cappelle laterali e del portico antistante alla chiesa, che purtroppo oggi non è più visibile perché annesso alle modifiche ottocentesche. Esistono testimonianze di ulteriori ampliamenti che dopo più di trent’anni, nell’anno 1768, ingrandiscono la cappella:

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da una antica memoria si legge che ‘mezzo miglio fuori Treviglio era stata da poco edificata una capace chiesa dove prima era una semplice cappella. È chiaro che non può trattarsi che della chiesa di San Carlo, poiché in quegli anni non v’erano altre chiese mezzo miglio fuori dalle mura, né alcuna che si trovasse nella condizione e nella dimensione di una cappella’. Nel 1 7 7 0 , Giusep p e I I o r d inò l’allontanamento da Treviglio dei Cappuccini che risiedevano nel soppresso Convento ubicato in via Pontirolo, e la loro chiesa, denominata Santa Maria la Rossa, fu sconsa-

crata. La popolazione trevigliese, allora, trasportò il dipinto di ‘Santa Maria delle Grazie’, che ornava l’abside dalla chiesa di Santa Maria la Rossa, nella chiesa di San Carlo, dove trova attualmente dimora, istallandola nella nuova abside. Il dipinto è opera di Bernardino De Rossi e viene datato al 1509. Nel corso del XVIII e del XIX secolo i lavori eseguiti andarono ad abbellire l’immobile con le decorazioni parietali dei Fratelli Galliari e con l’edificazione del campanile, oggi oggetto dell’intervento. La chiesa, a navata unica, coperta da volta a botte con una cappella per lato, era da poco stata affidata alla famiglia Salesiana (1892), quando si commissionò agli ingegneri Bedolini e Marchesi il progetto dell’amplia- mento della navata e l’edificazione di una nuova facciata, redatta in stile neogotico, allora in voga, utilizzando materiali quali i mattoni e la pietra di Sarnico; sul lato ovest correva un portico settecentesco con belle colonne di pietra d’accesso al cimitero, poi raddoppiato nel secolo scorso e quindi tamponato. Nel XX secolo la chiesa subì pochi interventi. Durante la guerra 1940/45 le campane del - la chiesa di San Rocco e di San Carlo furono asportate per necessità belliche e i due campanili rimasero muti fino al 1951 allorché furono ripristinate con una solenne cerimonia nella Chiesa di San Martino stipata di fedeli. Alla presenza del parroco e di tutte le autorità, il cardinale compì il rito della benedizione: quattro unzioni all’interno perché tutti i punti cardinali echeggiassero come trombe della pace. La campagna di opere in atto ha messo in luce la veridicità del materiale storico: su tutte le tre campane presenti viene riportata, oltre ai nominativi dei donatori ed una piccola preghiera anche la data del 1951. Ad esempio su quella ad ovest è riportata la seguente iscrizione: Valvassoni Domenico, Ave Regina Angelorum, Ave Domina Angelorum, 1951 Quattordici anni più tardi, nel 1965, furono apportate piccole modifiche alla chiesa in funzione delle nuove norme liturgiche. Dell’ultimo ventennio (1994), infine, è il restauro del presbiterio in seguito esteso alle pareti interne dell’intera chiesa, il tutto in conformità delle Autorizzazioni concesse dalla Sopraintendenza per i Beni Artistici e Storici di Milano, che ha valorizzato un edificio per troppi anni trascurato e abbandonato all’implacabile usura del tempo. Il resto è storia dei giorni nostri.◄


PERSONAGGI Attore della Compagnia Zanovello, ma anche scultore e pittore

Bruno Manenti, artista poliedrico di Roberto Conti ►Bruno Manenti collabora con la storica

compagnia teatrale Zanovello ormai da 10 anni insieme alla moglie Laura. Ma lui, oltre a fare l’attore, si diletta anche nell’arte dell’intarsio, della scultura e della pittura. Alla domanda «Cosa rappresenta l’arte nella tua vita?», Manenti ha risposto: «Per me è il lavoro più bello del mondo. È il massimo della libertà, l’opera è tua e solo tua, nessuno può vietarti di realizzarla; nell’arte non hai padroni, sei libero di fare quello che vuoi, di esprimere i tuoi sentimenti come e quando vuoi». Manenti, trevigliese doc, si definisce un “artista di strada” perché ama la libertà ma anche il contatto col pubblico; le gallerie gli stanno strette, a quelle predilige i cortili. «Preferisco la strada alla galleria, mi piace parlare con la gente, anche con chi non apprezza il mio modo di lavorare ma il bello di un’opera d’arte sta nel fatto che essa non è mai bella o brutta; dipende dai gusti». L’ultima fatica della compagnia per cui recita si intitola “Chèl che Dio öl l’è mai tròp” (Quello che Dio vuole non è mai troppo), commedia in due atti tratta da “Ona nott de luna pienna” di Sergio Ferrari, tradotta in dialetto bergamasco e riadattata da Abele Roggeri. La “versione trevigliese” è opera di Carlo Fanzaga che ne è anche il regista. Tutti gli attori stanno già lavorando ad una nuovissima commedia. Dicono sia esilarante come le altre, se non di più, ma non aggiungono altro. Nella commedia che stanno portando ormai su molti teatri della Bassa, Manenti interpreta il capo famiglia. La maestra delle elementari lo metteva in guardia dal parlare il dialetto locale perché sosteneva non giovasse affatto alla socializzazione con gli altri bambini. Invece, proprio il dialetto trevigliese, è stato la sua fortuna: «Ricordo ancora questi rimproveri della mia maestra con un sorriso sulle labbra, né io, né tanto meno lei avremmo mai pensato che un giorno sarei diventato attore di commedie dialettali. E, aggiunge sorridendo: «Devo dire che il teatro mi ha invece permesso di socializzare parecchio, anche troppo». I più attenti si saranno accorti chealle sue spalle, mentre recita compare qualche quadro affascinante. Quasi sicuramente si tratta di una sua opera. Sì perché Manenti è un pittore e la sua abitazione in via XX Settembre sembra un museo, quadri e sculture ovunque. Le opere le “partorisce” nel suo bunker artistico, uno scantinato dove conserva tutti gli strumenti

del mestiere. Quando la vena artistica prende il sopravvento, si ritira in quell’angusto spazio la cui porta sembra l’ingresso di un

paradiso artistico, e produce. Sulla porta e nei pressi di essa vi sono disegni ricchi di colori sgargianti. La sua è una vera e propria bottega, nel senso “storico” del termine e da quest’anno ha anche i suoi piccoli allievi. Sono gli studenti di 5^A e 5^B della scuola primaria “De Amicis”. «La migliore scuola per gli artisti resta la bottega» spiega Manenti. Lui ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte fin da ragazzino, già quando a 15 anni era allievo alla bottega di Luigi Gamba, un vero e proprio mago dell’intaglio del legno. In quella bottega vi ha lavorato per 40 anni. Ecco perché, come un re Mida sui generi, qualsiasi cosa passi tra le mani di Manenti si trasforma in opera d’arte. Anche un semplice bastone di legno diventa un capolavoro. Sono diversi i premi che Manenti ha già conquistato. L’ultimo, in ordine di tempo, risale al 9 agosto scorso. In quella data, la sua opera in marmo dolce si è aggiudicata il “Premio Comune di Parre” all’interno del 3° Concorso di scultura e pittura “Parre in arte”. ◄

L’eco della cartolina di buon compleanno

E’ sempre bello sapere che le cartoline di buon compleanno, iniziativa ‘inventata’ dal nostro storico e indimenticato presidente Manlio Possenti, vengono apprezzate. Spesso gli ex allievi che le ricevono, ci scrivono per ringraziarci. Ecco qua sopra il retro di una bella cartolina di ringraziamento spedita da San Pellegrino Terme. Grazie all’ex allievo Antonello per le sue belle parole. 7


Complimenti ragazzi! Al ��Don Bosco» il Trofeo WOJTYLA 2013 ► Si è svolto anche quest'anno l'ormai celebre e sentitissimo torneo di calcio tra le scuole salesiane (e non solo) di Lombardia, Emilia Romagna e Svizzera, dedicato al grande Papa Karol Wojtyla e giunto alla settima edizione. Dodici le squadre al via, pronte a sfidarsi per aggiudicarsi la vittoria finale nel mitico stadio G. Meazza di San Siro. L'avventura per i ragazzi del Centro Salesiano don Bosco di Treviglio inizia in quel di Chiari, dove i trevigliesi si aggiudicano senza alcuna difficoltà il triangolare di qualificazione tra il Centro S. Bernardino padrone di casa e il CFP di Brescia, grazie anche ai 5 goal siglati dal capitano e capocannoniere Damon Ardenghi. La manifestazione entra quindi nel vivo con i quarti di finale presso l'Arena Civica di Milano: altra vittoria per Treviglio, tre a zero firmato da Ghezzi (doppietta) e Marchesi contro l'Istituto Gonzaga di Milano. In semifinale, nonostante la doppia inferiorità numerica per buona parte del secondo tempo, i goal di Ardenghi e Caverzaghi stendono i Salesiani di Parma su un campo ai limiti della praticabilità per l'abbondante pioggia caduta nei giorni precedenti e durante la gara. Ed ecco quindi che, ancora una volta (la quarta in 7 edizioni, la terza consecutiva negli ultimi tre anni), per i ragazzi di Treviglio si aprono le porte del prestigioso stadio di San Siro, teatro della finalissima con l'Istituto S. Ambrogio di Milano. Prima del fischio iniziale il pensiero va a Luca, studente del Centro Salesiano don Bosco di Treviglio recentemente scomparso. I giocatori e il pubblico del Meazza, il suo tanto amato stadio, lo ricordano con un intenso minuto silenzio.

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La partita è abbastanza equilibrata con leggero predominio dei trevigliesi nel possesso palla e nelle occasioni da rete. Poco dopo la metà del primo tempo il tanto atteso e storico goal di Ardenghi che, ricevendo un'ottima palla di Carminati, infila il portiere avversario nell'angolino basso della porta sotto la curva nord. Goal che deciderà il match anche grazie all'ottima prova dei difensori e dei centrocampisti, che hanno interpretato con molta attenzione e determinazione le indicazioni date dall'ormai affiatata coppia di allenatori, Alchieri - Bertola: alla fine per gli avversari si registrerà soltanto un'occasione, una punizione sotto la traversa ben deviata in calcio d'angolo da Stuani (che insieme all’altro portiere Melli non ha subito nemmeno una rete in tutto il torneo). Al fischio finale grande gioa dei ragazzi e dei sostenitori giunti a San Siro fino a quando, poco dopo, il capitano alza la coppa ricevuta dall'ospite d'onore Emiliano Mondonico. Si tratta del secondo titolo in tre anni, dopo la vittoria del 2010 e il secondo posto dello scorso anno. Un grande grazie e un meritato applauso vanno ai ragazzi del '95 che, salvo novità nei regolamenti (che prevedono il coinvolgimento dei ragazzi dalla prima alla terza superiore), hanno chiuso come meglio non potevano il ciclo che per tre anni li ha visti indiscussi protagonisti in questo pretigioso torneo (un secondo e due primi posti) e nei Giochi Sportivi Studenteschi, con tre titoli provinciali, due interprovinciali e uno regionale. Un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno collaborato: Dal Preside ai Docenti, dal

Emiliano Mondonico con la prestigiosa coppa del Trofeo Wojtyla 2013, aggiudicato dai ragazzi del Centro Salesiano di Treviglio nella spettacolare cornice di San Siro a Milano.

Direttore a tutto il personale che a vario titolo ha consentito che questa nuova avventura avesse luogo e si concludesse nel migliore dei modi. Ecco l'elenco dei campioni: Ardenghi Damon, Scasserra Mauro, Savi Davide (non impiegato perchè infortunato), Ghezzi Jacopo, Barzaghi Filippo, Ruggeri Gianluca, Carminati Diego, Moriggi Andrea, Bertaglio Riccardo, Merlo Francesco, Marchesi Davide, Cardinetti Ruben, Melli Stefano, Allievi Matteo, Caverzaghi Giorgio, Colombo Giorgio, Stroppi Marco, Locatelli Andrea, Pittalis Aicola, Bassani Davide, Cremona Mauro, Ramponi Alberto, Stuani Alberto. Allenatori: Alchieri Gianluca e Bertola Mauro.◄ G.A.


L’edizione 2013: ben 7 le squadre partecipanti

E il Torneo Don Emilio va alle «Nutrie» di Antonio Sarti ► Divenuto ormai un appuntamento fisso, anche quest’anno la sesta edizione del torneo “Don Emilio” è stata un successo sotto tutti i punti di vista: sette squadre partecipanti in un inedito girone unico che ha visto oltre venti partite disputate nella sola prima fase. Dopo il successo dei Figli di Mamma nella passata edizione, quest’anno si è concretizzato il passaggio di testimone tra due generazioni di ex-allievi: i Gabbiani del Liscio, vincitori di ben tre edizioni in passato, hanno mancato la qualificazione alle semifinali, mentre Figli di Mamma e Nutrie si sono ritrovate nuovamente in finale e proprio questi ultimi si sono presi la rivincita conquistando l’ambito trofeo per 5-2 di fronte ad una bella presenza in termini di pubblico e stampa accorsi allo Zanovello. In semifinale sono approdate anche New Rant e Kazaki, che tuttavia hanno dovuto cedere con l’onore delle armi agli avversari. Infine un plauso a tutte le squadre che anche in questa edizione hanno animato il torneo nonostante non siano arrivate alla fase finale: Gabbiani del liscio, Occhi di matto, Chei del Calcetto, con l’augurio di ritrovare tutti il prossimo anno. Terminate le sfide sul campo, è giunto il tempo dei ringraziamenti: in primis alla casa salesiana che ha ospitato al meglio il torneo, inoltre un sentito grazie anche al Sig. Giancarlo Conti che ha garantito per tutta la manifestazione la presenza degli arbitri e infine all’Unione exallievi che si è prodigata nell’organizzazione e nel risolvere ogni problema con tempestività. Appuntamento al 2014!◄

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AMARCORD Pubblichiamo due foto di classe degli Anni Settanta

Quando gli ‘ex’ di oggi erano gli studenti di ieri Mandateci le vostre foto del passato all’indirizzo altavoce@exallievidonboscotreviglio.com Le pubblicheremo sui prossimi numeri di ’Ad Alta Voce’ e sul sito ufficiale dell’Unione

La Terza Media sez. A (interni), anno scolastico 19751975-76

La Terza Media sez. C, anno scolastico 1975/1975/-76 10


L’EVENTO Sabato 12 ottobre nella Sala Dell’Era l’inaugurazione della mostra dell’artista ex allievo

Giuseppe Verdi a Treviglio «visto» da Gian Luca Tirloni di Fabio Conti ►Scenografie, bozzetti, studi, figurini. Opere d’arte realizzate da Gian Luca Tirloni, trevigliese e volto ‘noto’ degli ex allievi del Centro salesiano, e che saranno esposte dal prossimo 12 ottobre, giorno dell’inaugurazione, nella Sala mostre Dell’Era della Cassa rurale, nell’ambito dell’iniziativa ‘Giuseppe Verdi a Treviglio’, che vedrà anche, nello stesso contesto, la presentazione del bel libro di Marco Carminati, scrittore trevigliese, che ha recentemente dato alle stampe il volume ‘Contessa Clara, mia diletta…. Il tutto è stato organizzato in occasione del bicentenario della nascita di Verdi (1813-2013). Il programma di sabato 12 ottobre prevede, alle 17,45, nell’auditorium della Cassa rurale di Treviglio (via Carcano 15) la presentazione del volume, a cura del giornalista Amanzio Possenti. Con loro anche il maestro Alessandro Ratti. A seguire appunto l’inaugurazione, nella vicina Sala Dell’Era, della mostra di Tirloni. La mostra resterà poi aperta per dieci giorni, fino al 22 ottobre compreso (dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18,30, e il sabato dalle 9,30 alle 12,30). L’ingresso all’evento, organizzato dal Comune di Treviglio e dalla Cassa rurale, è libero. Le opere di Gian Luca Tirloni sono caratterizzate da un intenso modo di vedere la realtà, attraverso una fitta rete di colori e tratti ben marcati, che rendono all’osservatore un’immagine quasi reale di quanto l’autore vuole trasmettere. In questo caso il bel tratto del nostro ex allievo Tirloni si fonde con il passato storico di una figura centrale per il nostro Paese, della quale ricorre il bicentenario della nascita. ◄

«Contessa Clara…» Il libro di Carminati Giuseppe Verdi ha bazzicato anche nella Bergamasca: da Treviglio fino a Clusone, passando per il capoluogo. Questo «versante bergamasco» del grande musicista è ora raccontato in «Contessa Clara mia diletta...», nuovo romanzo dello scrittore trevigliese Marco Carminati e pubblicato da «Grafica & Arte» di Bergamo. «L’occasione è il bicentenario della nascita di Verdi – sottolinea l’autore –, che arriva solo due anni dopo il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia. Ho saputo della presenza di Verdi nelle nostre terre e ne sono rimasto affascinato: le sue contraddittorie passioni sono state un modello per molti di noi nel co - struire una coscienza nazionale». Con il suo stile incalzante e fluido, ma nel contempo ricco di riferi-

menti e accattivante, Mar co Carminati racconta di un Giuseppe Verdi che cammina lungo i viali della stazione ferroviaria, per ubbidire ai dettami dei medici che gli avevano imposto lunghe passeggiate contro una «febbre gastrica recidivante». È qui che il maestro incontra e si confronta con illustri personaggi locali destinati però a en- trare a pieno titolo, e da protagonisti, nella storia e nella

cultura di quegli anni eroici dell’Italia risorgimentale: tra loro spiccano i nomi di Tommaso Grossi, Gian Battista Nazari, Andrea Verga e Giacomo Sangalli. Eccolo poi Verdi a Clusone, ossessionato dalla «Danza macabra», davanti alla quale si ripropone di scrivere una grande sinfonia di rara potenza espressiva, capace di esorcizzare l’inquietante tema della morte, come la «Messa di requiem». E ancora Verdi a Bergamo, affascinato ma nel contempo costretto a fuggire, davanti alla statua d’oro del Colleoni a cavallo. Anche per Verdi, raccontato da Carminati, la Bergamasca si dimostra dun- que una terra feconda e singolare, che ha saputo attrarre il genio in ogni tempo. Compreso il Risorgimento. Fa. Co.

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MEMORIE SALESIANE

Addio al sorriso buono di don Brioschi La scomparsa ad Arese: aveva 97 anni. A Treviglio dal 1984 Una vera ‘passione’ per San Giuseppe e la ‘sua’ preghiera La presenza umile, costante e sempre disponibile in cortile di Fabio Conti ► Per generazioni e generazioni di studenti ha rappresentato un ‘cardine’ del cortile del Centro salesiano cittadino. Una presenza mite, un sacerdote che aveva fatto dell’innata bontà un proprio punto di forza per farsi amare dai giovani, un uomo che sapeva conquistare con un sorriso che, assieme allo sguardo di un azzurro intenso, era una costante sul suo radioso viso. Don Giuseppe Brioschi, salesiano, da quasi trent’anni alla Casa salesiana di viale del Partigiano, si è spento a 97 anni, nella notte tra lunedì 5 e martedì 6 agosto, al centro salesiano di Arese, dove abitava da qualche tempo: benché si fosse mantenuto in buona salute e lucido nonostante l’età, la casa di Arese è più ‘attrezzata’ per ospitare i salesiani più avanti con gli anni, dunque il suo ‘trasferimento’ era stato visto proprio in quest’ottica. Lo chiamavano tutti per cognome, don Brioschi, benché al suo nome di Battesimo, Giuseppe, tenesse particolarmente: la sua devozione a San Giuseppe era qualcosa di innato nella sua anima. Era in qualche modo ‘innamorato’ del padre putativo di Gesù, per il quale aveva anche scritto una preghiera, sulla falsariga dell’Ave Maria, da anni riconosciuta anche dalla Cei e dunque a tutti gli effetti ‘ufficiale’. Vale la pena riproporla in questo contesto, proprio per il legame di don Brioschi con San Giuseppe: “Ave, o Giuseppe, uomo giusto, sposo verginale di Maria e padre davidico del Messia; tu sei benedetto fra gli uomini e benedetto è il Figlio di Dio che a te fu affidato: Gesù. San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina, e soccorrici nell’ora della nostra morte. Amen”. Incontrare don Brioschi nel cortile dei Salesiani, fosse un giovane studente delle Medie, un ragazzo più maturo del liceo, un genitore o un anziano, implicava necessariamente ricevere un santino con l’immagine del Santo e, dietro, appunto questa bella preghiera, che don Brioschi invitava a recitare con la stessa frequenza dell’Ave Maria. Ai ragazzini delle Medie, dai quali si faceva letteralmente ‘avvolgere’ durante gli intervalli delle lezioni, attirandoli con il suo carisma di ‘padre buono’, don Brioschi – lui sacerdote ‘preconciliare’, ma di mente aperta alle nuove generazioni, com’è nello spirito di don Bosco e dei suoi salesiani – era solito ‘provare la lezione’ ai giovani, per vedere se avessero imparato quasi a memoria l’Ave Giuseppe. Non ricordarsela non spegneva certo sul volto di don Brioschi il suo caratteristico sorriso: una carezza seguita dall’invito a rileggerla valevano più di mille rimproveri. Rimproveri che, tra l’altro, non ap-

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partenevano proprio al modo di fare di don Brioschi, nemmeno quando era stato insegnante, tra l’altro di matematica. Anche nei banchi di scuola il suo carisma era lo stesso: chi l’ha avuto come docente, dagli Anni Settanta andando indietro, lo ricorda sempre con quel sorriso che deve aver fatto apprezzare anche una materia per antonomasia ostica come appunto la matematica. Prete d’altri tempi, don Brioschi aveva saputo catalizzare anche le nuove generazioni di giovani che trovava in cortile, oppure con le quali si confrontava durante i soggiorni estivi a Pré-SaintDidier. Una semplicità, la sua, a tratti disarmante, avvolta nell’abito talare e nel cappello nero. Don Giuseppe Brioschi era nato il 25 giugno 1916 a Mezzago, in provincia di Milano. A soli 16 anni, l’8 settembre 1932, emette la prima professione religiosa a Chiari, nel Bresciano. Seguono i voti perpetui il 30 agosto 1932, mentre l’ordinazione sacerdotale il 24 giugno 1943 a Padova. A Treviglio arriva nel 1984 dalla casa salesiana lecchese di Vendrogno. Nella nostra città don Brioschi ha l’incarico di confessore: incarico che continua a mantenere per anni, fino a quando la salute e l’età glielo consentono. In quasi trent’anni scrive e diffonde molte informazioni su San Giuseppe, in particolare in occasione della festa religiosa del santo, il 19 marzo di ogni anno. Ma la sua devozione per San Giuseppe non era soltanto teorica. Proprio a questo proposito, infatti, nell’ormai lontano gennaio 2001 promosse una petizione – che arrivò presto a raccogliere 900 firme – per ripristinare la festa civile di San Giuseppe. Una petizione nella quale coinvolse amici e conoscenti di Treviglio, di Caravaggio e della ‘sua’ Brianza. In quell’occasione don Brioschi pronunciò parole attuali ancora oggi: “L’obiettivo è quello di sottolineare con più forza l’umanità e la santità di San Giuseppe e il suo ruolo nel Mistero della Redenzione. Inoltre, il Santo, proprio perché è stato lavoratore, migrante, sposo e padre, è anche un modello capace di aiutare gli uomini e la società a rivalutare la figura e il ruolo educativo del padre”. Proprio a Treviglio, nel settembre 2005, don Brioschi celebrò l’importante traguardo dei 60 anni di sacerdozio. Dopo la morte la camera ardente è stata allestita alla casa salesiana di Arese, ma i funerali sono stati celebrati a Treviglio, visto il pluridecennale legame di don Brioschi con la nostra città, nella mattinata di giovedì 8 agosto, in basilica. Treviglio ha così potuto rendere omaggio alla figura di un sacerdote umile ma che, proprio grazie alla bontà e a un carisma innato, ha saputo lasciare un segno tangibile nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo nell’accogliente ambiente del cortile salesiano.◄

LUTTI EX ALLIEVI

Si è spento il ‘Barba’ ► Si è spento, lo scorso 31 maggio, all’età di 91 anni, l’ingegner Giancarlo Colombo, di Cassano d’Adda. Dai più conosciuto come il “Barba”, classe 1922, aveva frequentato la casa Salesiana di Treviglio negli anni tra il 1930 ed il 1940. Dopo la guerra, laureatosi in Ingegneria Civile, aveva prestato al sua opera nell’impresa di costruzioni stradali fondata dal padre, Felice Colombo, lavorandovi con i suoi quattro fratelli , anch’essi tutti ex allievi. Della sua esperienza professionale merita di essere ricordato il periodo in Arabia Saudita, dove fu impegnato nella costruzione di strade in pieno deserto, la costruzione della strada del passo dello Stelvio e del tratto dell’autostrada A4, Milano Brescia. Un personaggio senza dubbio non comune, l’Ingegner Giancarlo. Figura per molti aspetti simile all’ ”eroe dannunziano”, in quel suo essere sempre in prima fila; nel portare avanti, ad ogni costo, con ferma determinazione le proprie scelte, anche quando la situazione avrebbe suggerito atteggiamenti più concilianti. Pronto a lanciarsi in una nuova impresa, sebbene - o, forse, proprio perchè - dai più ritenuta pressochè irrealizzabile. Non gli mancava certo il coraggio di prendere decisioni controcorrente e non convenzionali, ma mai banali e, men che meno, meschine. Dotato di un certa innata eleganza e signorilità, ci piace ricordarlo come uomo capace di gesti di grandissima generosità, pronto a soccorrere senza esitazione, in totale gratuità chi a lui si rivolgeva chiedendo un aiuto. Lo potrebbero ben testimoniare i tanti che hanno da lui trovato un alloggio quando non sapevano dove trascorrere la notte o coloro che, affamati, alla sua tavola hanno trovato un pasto. Proprio la tavola era il luogo, o meglio, la situazione, ideale per lui; amava essere circondato dalla sua numerosa famiglia, così come da ospiti “dell’ultimo minuto”; ma tutti imparavano assai in fretta che non si poteva restare “estranei” a lungo in casa sua: si arrabbiava davvero se l’invito a sedersi per mangiare qualcosa insieme non era colto all’istante! Il suo volto, però, si illuminava immediatamente di vera gioia quando poteva avere radunati intorno a sè i suoi cari ed i tanti amici. Durante la cerimonia funebre, la rappresentanza degli Alpini corpo di cui era fiero di appartenere - ricordava la sua ospitalità, con la “O” maiuscola. Ebbene, probabilmente questo è stato l’aspetto peculiare del suo carattere: la sua grande casa è sempre stata aperta, direi spalancata, a tutti coloro che hanno bussato alla sua porta. Un esempio non comune di carità cristiana e concreta trasposizione, nei fatti, del dettato di Don Bosco. L’Unione di Treviglio perde un fedele ex allievo che, sino a quando la salute lo ha consentito, ha preso parte ad ogni manifestazione, ricorrenza e celebrazione, sospinto da una profnda fede, anche’essa dal sapore di altri tempi. Chi scrive perde un amato zio, che ha saputo essere anche un attento papà quando la vita lo ha richiesto. Caro (zio) Barba, ci mancherai davvero tanto. Ti sia lieve la terra.◄


MEMORIE SALESIANE

Ci ha lasciato don Mario Bassi Fu direttore a Treviglio e Ispettore Lo scorso 5 luglio è scomparso ad Arese, all’età di 97 anni, don Mario Bassi, direttore a Treviglio all’inizio degli Anni Sessanta e Ispettore per 6 anni. Pubblichiamo il testo dell’omelia dell’Ispettore, don Claudio Cacioli, che ha celebrato i funerali. di don Claudio Cacioli ► “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme... (Lc 9, 51)”. Carissimo don Mario, carissimo don Bassi, chissà quante volte avrà letto, ascoltato e meditato queste parole del Vangelo di san Luca. Solo pochi giorni fa, il 30 giugno, le ha nuovamente ascoltate nella liturgia della XIII domenica nel tempo ordinario. Sono interiormente convinto che queste stesse parole l’abbiano guidata il 1° ottobre del 1936 mentre, avvicinandosi il suo 21° compleanno, scriveva al signor Direttore della Casa di Treviglio, don Francesco de Agostini: “Fermo e risoluto di restare sempre fedele alla mia vocazione nella Congregazione Salesiana faccio quindi domanda a Lei, sig. Direttore, per essere ammesso all’emissione dei Voti Perpetui. So che è un passo importante quello che sto per compiere, ma fidando nell’aiuto del Signore, avanzo risoluto: mentre mi raccomando alla bontà delle sue preghiere, perché sia meno indegno della nuova insigne grazia del Signore e meno incapace dei doveri che essa mi impone.” Fermo e risoluto, anche Lei ha camminato, da buon discepolo del Signore e degno figlio di Don Bosco, verso la sua Gerusalemme, verso il pieno compimento di una vita donata ai Giovani per amore di Dio. Sia la versione greca che quella latina del passo di san Luca riferiscono che la fermezza e la risolutezza di Gesù, nel mettersi in cammino verso Gerusalemme, era visibile sul suo volto: “faciem suam firmavit”. Non un volto duro, quanto piuttosto un volto tutto preso dalla consapevolezza che il pieno compimento della volontà del Padre non ammette distrazioni o ripensamenti. Un volto che, nello stesso vangelo di Luca, solo pochi versetti dopo, si illuminerà di esultanza nello Spirito Santo: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del Cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli (Lc 10, 21)”. Un volto capace di manifestare la tenerezza di Dio verso ogni uomo ferito e piagato nel corpo e nello spirito, con la parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 25 -37). Un volto fermo e risoluto che si rinfranca grazie all’affetto e all’amicizia di Marta e Maria nella casa di Betania (Lc 10,38-42). Un volto capace di rivelare la Bontà del Padre nel raccoglimento solitario della preghiera e di insegnare ai discepoli la stessa esperienza di affidamento con le parole del Padre Nostro (Lc, 11,14). Caro don Bassi, quante volte l’abbiamo incontrata mentre, con passo sicuro e pacato, passeggiava in cortile, oppure si recava in chiesa per la Santa Messa e il Breviario, con devota fedeltà fino l’ultimo giorno della sua vita. Quante volte, con lo stesso passo sicuro e pacato, ha accompagnato i suoi allievi, i confratelli, i collaboratori laici e gli amici nel cammino della vita. Ogni volta però il suo volto, fermo e risoluto perché tutto teso al generoso compimento dei propri doveri, si apriva al sorriso affabile e sereno non appena qualcuno richiamava la sua attenzione, anche solo per un saluto cordiale e schietto. Lo stesso sorriso che ritroviamo

sull’immagine ricordo. In molti hanno potuto apprezzare la sua capacità di essere uomo di squisita sensibilità e attenzione verso il prossimo, senza mai scendere a compromessi. Sono queste le caratteristiche che lei ha ricevuto in dono dalla sua famiglia, dalla cara mamma Lucia e da papà Bernardo, dalla sua cara sorella Maria che qui oggi è rappresentata dai suoi nipoti, dalla terra forte e laboriosa che ha accolto il suo primo respiro di vita il 30 ottobre del 1915 in quel di Cogno di Ossimo, nella bella e amata Val Camonica. Un dono prima custodito, e poi trafficato con evangelica intraprendenza per tutta la sua lunga vita. Già, come possiamo raccogliere 97 anni di gioie e sofferenze, di lavoro e affetti, di servizio alla Congregazione e ai Giovani in poche righe. Mi affido ad un curriculum che ho trovato nella sua cartella personale. Non mi è stato possibile risalire né alla data di redazione, né all’autore… Lei è entrato nella Casa Salesiana di Chiari come aspirante nel 1927, a dodici anni, qui ha conosciuto il Beato don Filippo Rinaldi, III successore di Don Bosco, che era venuto a fare la vestizione dei novizi, rimanendo per sempre “catturato” dalla sua bontà e amorevolezza. Dopo il noviziato, sempre a Chiari, l’8 settembre del 1932 ha fatto la sua professione religiosa fra i Salesiani di Don Bosco. Gli studi della filosofia a Foglizzo, l'esperienza del tirocinio nelle Case di Faenza, Treviglio e Milano. Nel 1939 consegue la Laurea in Lettere Classiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Lo studio della Sacra Teologia fra Monterortone e Treviglio, negli anni della guerra, e, il 30 maggio del 1942, a Milano riceve l’Ordinazione Sacerdotali dalle mani del Beato Cardinal Schuster. Nel 1943 consegue l’abilitazione in Italiano e Storia per tutte le scuole medie, inferiori e superiori. Sarà proprio la scuola il primo campo del suo ministero educativo, quale insegnante di Lettere al Liceo Classico di Treviglio. Nel 1949 le viene affidata la Casa salesiana di Parma, dove, come direttore e preside completa i corsi medi inferiori con l’istituzione del Liceo Scientifico, ne promuove l’approvazione legale e lo colloca nella nuova ala dell’edificio, da lei stesso voluta e dotata delle necessarie attrezzature per la scuola e per il convitto degli allievi, che frequentano la nostra scuola. Nel 1955 l’obbedienza lo chiama come Direttore e Preside alla Casa Salesiana di Milano Sant’Ambrogio, il cui plesso comprendeva allora la Scuola Media, l’Avviamento Professionale al lavoro, il Ginnasio e il Liceo Classico. In quegli anni si dedica in modo particolare a potenziare le Scuole Professionali rinnovando le attrezzature per il settore grafico e meccanico, ed amplia l’offerta formativa ottenendo l’approvazione legale per l’Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri. Nel 1959 ritorna a Treviglio, prima come insegnante e poi, per un solo anno dal 1962 al 1963, come Direttore, impegnandosi nel rinnovare ed ampliare l’edificio scolastico. Nel 1963 è chiamato dal Rettor Maggiore don Renato Ziggiotti, V successore di Don Bosco, ad assumere

l’incarico di Ispettore dell’Ispettoria LombardoEmiliana. Sei anni durante i quali, nella profonda trasformazione sociale ed ecclesiale che già si annuncia, è chiamato ad essere per i confratelli e i giovani mediazione visibile del cuore di Don Bosco. Prosegue il suo impegno particolare per l’ambito della scuola non solo per una sempre maggior qualificazione della nostra offerta formativa sul piano professionale e didattico, ma anche per far diventare sempre di più le nostre Scuole vere Comunità educative, caratterizzate da un coinvolgimento dei Giovani nella corresponsabilità della loro crescita umana e cristiana. In questi anni ha accompagnato l’entrata in vigore della Scuola Media unificata negli Istituti scolastici della nostra Ispettoria, promuovendo numerosi convegni in collaborazione con il Pontificio Ateneo Salesiano di Roma e gli esperti del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel frattempo continua il suo impegno di animazione e guida nel sostenere la costruzione delle strutture scolastiche e ancor più delle comunità educative, ottenendo, grazie al lavoro dei confratelli, l’approvazione legale di molti dei nostri Istituti Tecnici Industriali: a Brescia per la specializzazione elettronica industriale, a Milano “Don Bosco” per l’arte grafica, a Bologna “Beata Vergine di san Luca” per la meccanica, a Sesto san Giovanni “Opere Sociali Don Bosco” per la specializzazione di elettronica industriale accanto a quelle già funzionanti di meccanica ed elettronica. Particolare la cura con cui segue l’evoluzione della Scuola Professionale. Al suo intervento diretto si deve anche l’apertura di nuovi convitti e pensionati, segnalo fra tutti la nuova costruzione del Collegio universitario di Pavia. Dal 1969 al 1978 l’esperienza maturata nel campo della scuola e nella formazione professionale viene messa a frutto a livello nazionale, assumendo prima la responsabilità del Centro Nazionale Opere Salesiane, e poi, come direttore e delegato del Rettor Maggiore, l’impegno all’Università Pontificia Salesiana di Roma. Nel 1978 ritorna nella sua amata Ispettoria di Milano quale direttore, prima al Centro Salesiano “San Domenico Savio” di Arese e poi all’Istituto della “Beata Vergine di San Luca” a Bologna. Segue un secondo triennio come direttore Comunità “San Lorenzo” di Roma e presidente nazionale del CNOS/FAP. Finalmente nel 1986, dopo tanti anni vissuti nella responsabilità del governo, arriva la ricompensa più bella per ogni Salesiano: il poter ritornare nel cortile con i ragazzi, fra i banchi di scuola come insegnante all’Istituto Tecnico del “Don Bosco” di Milano, una seconda giovinezza salesiana alla bella età di 71 anni! Nel 1996 andrà a Como per un triennio, per ritornare a Milano nel 1999, prima di nuovo al “Don Bosco” e poi al “Sant’Ambrogio” quale confessore. Negli ultimi tempi la malattia le ha chiesto il sacrificio, tutto interiore, di dover dipendere ancor di più dalle cure amorevoli dei fratelli. Un destino che tutti ci accomuna a quello del primo degli Apostoli, Pietro, il quale, (Continua a pagina 15)

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EX ALLIEVI Ben 40 «ragazzini» di ieri si sono ritrovati a cena

Terza Media 1976: la rimpatriata

di Angelo Colombo ► Compagni di scuola. Come sospettavo, ci siamo ricascati! E così, ai primi di giugno, 40 impavidi ragazzini, classe ‘62, licenziati dalla terza Media nell’estate del 1976, si sono ritrovati per una cena insieme. Questa volta il tam tam ha raggiunto i compagni di tutte le tre sezioni, A - B e C. Oltre la metà di quelli che hanno ricevuto l’inaspettata “convocazione” ha accettato l’invito e si è presentata puntuale all’appuntamento. Don Gigi (Dilibero) e Don Angelo (Rodella) ci hanno fatto il regalo della loro presenza. Agli ordini di questi due indomiti condottieri, è stato bello ritrovare i compagni di tanti anni fa e, dopo l’inevitabile iniziale “fatica” di riconoscere nei volti maturi di oggi il caro compagno di banco tutto, come per magia, si è rimesso al giusto posto: nomi, volti, ricordi. Non sempre controllabili invece sono state le emozioni, esplose dentro di me mentre cercavo di leggere le poche righe di benvenuto che avevo preparato e che, puntualmente, non ho più saputo seguire. Eppure avevo fatto anche le prove, avevo ripetuto ad alta voce, proprio come eravamo soliti fare prima delle interrogazioni del carissimo Don Galli. Ma perchè tutta questa emozione? Probabilmente dalla constatazione che tante persone, che non si sono più viste o sentite per lungo tempo (da quell’estate ’76), immediatamente si riconoscono come amici, sentono di avere in comune con tutti gli altri, luoghi, volti, ricordi. Questa consapevolezza ha spazzato via d’un colpo le mille differenze che il tempo e la vita hanno inevitabilmente costruito in noi. In un attimo ci si ritrova seduti al proprio banco in studio, o in cortile, per la consueta sfida a pallone nell’intervallo “lungo”. Incredibile, incredibile davvero la facilità e spontaneità con cui questa “magia” puntuale si ripete. Magia pura, non saprei come altro definirla! L’iniziativa di questa rimpatriata aveva colto più o meno tutti di sorpresa: lettere inviate “al buio” ad indirizzi postali vecchi di circa 40 anni, telefonate a casa che suscitavano ben più di qualche perplessità. Non potete immaginare quante famiglie “sbagliate” io abbia chiamato: persone che mi ascoltavano come si ascoltano i matti...per poi dirmi che: no, non avevano mai studiato a Treviglio e non erano nati nel ’62, ma nel ’42. Non era proprio possibile che fossimo stati in classe insieme in quegli anni, a meno di vent’anni di continue “bocciature” che proprio non ricordavano di aver subito! sì, si chiamavano

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Bruno ed avevano un figlio; ma lui non si chiamava affatto Raniero ed il loro figliolo non si era mai mosso da Gorizia; no, di mestiere facevano i “salumieri” e non gli “ingegneri”, come i miei appunti, presi chissà dove, pretendevano....e, anzi, siccome avevano un sacco di gente in negozio che chiedeva il prosciutto cotto, si scusavano molto ma dovevano proprio riattaccare! Per fortuna, però, qualche chiamata è giunta a bersaglio, e allora è scattato subito un “riconoscimento automatico”, a pelle, anche con coloro con cui si era stati meno a contatto. Una sensazione davvero unica: dopo poche parole riesplode un legame da tempo sopito, ma più vivo che mai. Ad ogni amico raggiunto, ad ogni “ok, ci sarò” davvero una grande gioia. Qualcuno ha dovuto rinunciare per impegni di vario genere e qualcun altro, semplicemente, ha scelto di non esserci. Ma chi c’era, credetemi, ha vissuto una serata davvero indimenticabile. I racconti di don Gigi - sempre impegnato nei suoi studi su materie legate alla comunciazione, e di recente nominato “delegato ispettoriale agli ex allievi” - e don Angelo, da oltre trent’anni impegnato nella vita di Oratorio, a contatto quotidiano con i ragazzi, hanno teso di nuovo quel filo che ci lega profondamente a tutti i nostri “Don” di allora. Ed anche quelli che non potremo più rivedere occupano un posto importante nella nostra memoria ma ancor più, credo, nella nostra vita. Da tutti loro abbiamo “rubato” qualcosa e di tutti abbiamo un ricordo così vivido che sembra proprio come fosse ieri... Le fotografie che si sono susseguite, proiettate sul grande schermo bianco (anche un pò di tecnologia può aiutare in queste situazioni!) ci hanno riportati ad un mondo, a persone, a luoghi e tempi che abbiamo nel cuore. La serata è trascorsa tra racconti e chiacchiere, ricordi e domande sui tanti amici incontrati. Ho provato, per un attimo, ad osservarci dal di fuori, come se fossi un estraneo capitato lì per caso: ho visto persone felici, emozionate come bambini di fronte ad un’ inattesa sorpresa. Gli stessi bambini e ragazzi che siamo stati e che oggi, uomini adulti, rivivono in noi. Credo che questo sia il grande regalo che la serata ha saputo fare ai presenti: riportare tutti indietro nel tempo, con una facilità e immediatezza davvero inusuali. Questa Scuola ci ha uniti davvero, questi compagni sono diventati parte della nostra storia personale e questi Professori ci hanno dato lezioni ben al di là della semplice programmazione didattica. Ci hanno insegnato a guardarci intorno con occhi più consanpevoli, più aperti verso il mondo e verso gli altri. Una lezione non facile da imparare e da mettere in pratica. Ma l’aver risposto con tanto entusiasmo all’invito di questa sera testimonia anche che non l’abbiamo completamente scordata. Come non abbiamo certo scordato i compagni che se ne sono andati troppo in fretta. I loro volti, che con i nostri sono scorrono sullo schermo, ci hanno ricordato quando insieme si stava seduti in classe, o quando insieme si giocava.Sono tutti qui con noi, che cerchiamo di sconfiggere con un sorriso e con qualche ricordo allegro questa in-

naturale loro assenza. Qualcuno mi ha chiesto cosa mi abbia spinto a lanciarmi, di nuovo, nell’organizzazione di questa iniziativa. Non ho risposte certe, solo qualche “indizio”: innanzitutto, la voglia di trascorrere qualche ora in compagnia di vecchi amici (non amici vecchi!), per il puro piacere di ritrovarli e far due chiacchiere con coloro che magari non riuscimmo a salutare a dovere in quell’estate ’76. Credo sia poi davvero importante coltivare la memoria di quegli anni: in un mondo dove tutto corre veloce, dove conta spesso solo il presente, dove anche le parole vengono spesso troncate, e le vocali soppresse, per risparmiare tempo e velocizzare la comunicazione (i nostri figli ne sono mestri quando si scambiano SMS e messaggi vari!) mi è parso invece quasi “terapeutico”, e dolce al contempo, ravvivare il ricordo di questi anni lontani, di quello che è stato per noi tutti un periodo molto significativo. Il dubbio di essere l’unico “tenerone”, così fortemente legato a quegli anni, si è un pò attenuato quando alcuni degli amici (cui evidentemente non sono sfuggite le “quasi” lacrime del mio discorsetto di apertura) mi hanno inviato qualche riga, che fedelmente riporto: Massimo: Una serata fantastica quella di ieri. Sono stati momenti veramente straordinari e di una intensità unica, che non credevo di rivivere dopo tanti anni che non vedevo i compagni di classe. Spero che possa diventare un appuntamento annuale e che la schiera degli ex allievi partecipanti possa aumentare sempre più, col passare degli anni. Andrea: Ringrazio tutti voi per esserci stati, ma soprattutto ringrazio Don Bosco: lui era con noi. Carlo: E’ stato bellissimo ed emozionante rivedervi. Spero si possa ripetere ancora coinvolgendo gli altri “desaparecidos”. Gianfranco: ...qualcosa di grande, che è in noi, e solo noi che abbiamo vissuto quelle emozioni possiamo riviverle così pienamente. I sorrisi, gli abbracci, gli sguardi e le parole di questa serata brillano nella nostra memoria e nel nostro cuore. Vanno ad aggiungersi ai mille ricordi che abbiamo dei nostri anni a Treviglio. I nostri figli hanno oggi, più o meno, i nostri anni di allora. A tutti loro l’augurio di incontrare sulla propria strada compagni di scuola, Professori ed amici che, fra una quarantina d’anni, possa essere altrettanto piacevole ed emozionante tornare a rivedere. A questo piacere, noi ragazzi della Terza Media dell’ormai lontano 1976, non abbiamo saputo resistere e questo incontro ha saputo davvero riscaldarci il cuore. ◄


Gli appuntamenti dell’Unione

Block Notes

sabato

sabato

sabato

5

12

23

ottobre 2013

ottobre 2013

novembre 2013

GITA CANTINA DI ADRO

DECENNALE DI MATURITA’

MESSA MAMMA MARGHERITA

sabato

giovedì

domenica

14

26

11

dicembre 2013

dicembre 2013

maggio 2014

CENA DI NATALE

MESSA DON ANGELO

CONVEGNO ANNUALE 2014

Il prossimo 5 ottobre visita alla cantina di Adro

Ex allievi in trasferta in Franciacorta

Formazione Professionale La nuova frontiera e nuova sfida educativa dei Salesiani di Treviglio per i giovani e il territorio Sabato 05 ottobre ore 10.00 Aula Magna don Elia Comini del Centro Salesiano di Treviglio Presentazione dei Corsi di Formazione Professionale 2014/2015 e della realtà della Formazione Professionale come opportunità formativa per tanti giovani del territorio con l’«intelligenza nelle mani» (Don Bosco) Interverranno: Dott. Mauro Colombo Direttore CNOS/FAP sede di Arese Dott. Luigi Roffia Direttore ABF Bergamo Coordina Eddy Zanenga Cordinatore corsi CNOS/FAP Sede di Treviglio Presentazione dei Corsi di FP 2014/2015: Operatore per i Servizi e i Sistemi della Logistica Operatore Amministrativo Segretariale Informatica Gestionale

di Loris Scaravaggi* ► Cari amici ex allievi, anche quest'anno, abbiamo organizzato, per il giorno sabato 5 ottobre 2013, la visita alla cantina vinicola del nostro amico e ex allievo Marcello Monzio Compagnoni. L'azienda è situata tra le meravigliose colline della Franciacorta in posizione strategica e ben soleggiata. La partenza è prevista per il pomeriggio del giorno 6 ottobre alle ore 15,30 dall'Istituto Salesiano di Treviglio con arrivo alle ore 16,00 presso l'azienda vinicola ad Adro, ad accoglierci l'amico Marcello, il quale appena entrati ci allieterà con una degustazione di ottimi spumanti millesimati. Ci sarà una visitata guidata con l'esposizione dall'origine del vino di Franciacorta passando poi alla spiegazione del complesso processo produttivo del proprio vino con un percorso che durerà circa un'ora tra un piano e l'altro del caseggiato. Alle ore 17,45 ci si incamminerà verso il Santuario della madonna della Neve per la Santa Messa tra il vitigno dell'azienda e degustando qualche grappolo d'uva raccolto direttamente dalla vite. Al ritorno dalla Santa Messa, alle ore 19,00 dopo l'aperitivo ci si radunerà in una bellissima sala allestita per l'occasione con una sontuosa tavola inbandita da piatti tipici della Franciacorta e accompagnata dai vini e spumanti gentilmente

offerti dal nostro amico Marcello. La serata si concluderà con il rientro a Treviglio verso le 22,00. Vi ricordo di prenotare per tempo, visto il numero di posti limitato e preferibilmente entro e non oltre il 01 ottobre 2013 presso la nostra segreteria o tramite il sito www.exallievidonboscotreviglio.com inviando una email a unione@exallievidonboscotreviglio.com. Vi aspettiamo numerosi per questa piacevole escursione fuori porta. Vi saluto cordialmente e vi aspetto numerosi. ◄ * Presidente Unione Ex allievi Treviglio

Open Day Istituto Sabato 16 novembre ore 09.00/12.00 (Istituto e CFP) Sabato 25 gennaio ore 14.30/17.30 (Scuola Superiore e CFP)

L’Addio a don Mario Bassi (Continua da pagina 13) dopo aver professato il suo amore per il Signore Gesù, e averne ricevuto il compito di pascere le sue pecorelle, viene invitato ad un abbandono ancora più confidente alla volontà di Dio: “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21, 18). Caro don Bassi, grazie per la testimonianza fedele di una vita interamente consegnata ai Giovani per amore di Dio e attraverso le fragili mediazioni umane della Congregazione Salesiana. Grazie per questo cammino lungo 97 anni, fatto, a volte con passo fermo e risoluto, altre volte incerto

e stanco a causa della malattia e della fatica degli anni, ma sempre dietro a nostro Signore Gesù Cristo, incontrato ripercorrendo le orme che furono del nostro amato padre Don Bosco, dalle verdi montagne della Val Camonica fino al corridoio della “Don Quadrio” di Arese. Solo il Buon Dio conosce quali tratti di strada sono stati più faticosi e quali ha percorso con gioia e allegria. Ma, ne siamo certi, sempre ed ovunque è stata la Grazia e la Misericordia di nostro Signore Gesù Cristo a darle la forza di rialzarsi e ricominciare fino all’incontro finale nella Gerusalemme del Cielo! A presto rivederci caro don Bassi...◄

don Claudio Cacioli Ispettore

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Ad Alta Voce 09 2013 nr. 03