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Sails

2012


WAVE SAILS (4,0/5,8)

RRD SAILS THE FOUR 4.7

586 € super leggera, reattiva, manovrabile, stabile con il ventone, divertente da usare in condizioni difficili piccola mancanza di spunto ai bassi regimi

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

rider and test smink - noli (sv) - novembre ‘011 - photo © cassik

Ed eccoci alla più leggera delle vele provate in questa “session” di test ed anche per questa The Four 4,7... promozione a pieni voti. RRD ha realizzato una vela completamente nuova, una compact wave a quattro stecche, che si pone tra la “pure wave side shore” Vogue e la freewave SuperStyle. Ma vediamola un po’ meglio questa vela... lo shape a 4 stecche è stato sviluppato dal team RRD cercando l’equilibrio tra una ridotta lunghezza dell’albero (405 cm) e quella del boma (163 cm), per ottenere una compact sail, che avesse un ampio range di utilizzo, un buon twist generale ed una manovrabilità radicale. A “secco” la mia paura, pensando ai test di questo tipo di vele era che tutta ‘sta leggerezza, tutta ‘sta compatezza, tutta ‘sta manovrabilità... si pagasse poi in condizioni di soprainvelatura. Dopo averne provate almeno tre di queste vele vi posso dire che i dubbi legati alla soprainvelatura sono veramente infondati, soprattuto nel caso di questa The Four 4,7, che ha stravinto la scommessa con il ventone. Una delle sensazioni più marcate che emerge appena la si usa è infatti l’estrema leggerezza sulle braccia e la sua tolleranza anche quando il vento diventa una vera e propria bufera. In quest’ottica ho voluto fare una prova, utilizzando la 4.7, in una giornata da battaglia a Noli (a cui si riferisce la foto), quando gli altri surfisti presenti, utilizzavano 4,2, 4.0 ed anche 3,7. L’unico problema era tenere in acqua la tavola, ma la vela ha sempre lavorato perfettamente, nella sua parta alta, offrendo un controllo ottimale anche in condizioni molto, molto difficili. Con il ventone, non sembra proprio di avere tra le mani una 4,7! A proposito di feeling... anche questa vela è morbidissima ed appunto il braccio dietro che bisogna utilizzare come un acceleratore, aprendo e chiudendo, non è mai sollecitato troppo. La The Four 4,7 dispone di un range di utilizzo ampio soprattutto con il vento forte mentre eroga un tiro discreto in condizioni di vento leggero e questo è forse l’unico neo riscontrato nelle nostre uscite: una vela, leggerissima, super manovrabile e bilanciatissima nei salti, adatta però a surfisti medio/leggeri. La vedo meno indicata tra le mani di un “orco” da 90 e più chili. Le cose però ai bassi regimi, “miglioricchiano” alquanto se si usa l’albero indicato dalla casa e cioè il 370/17 che rende ancora più soft il feeling e rende la vela leggermente più planante. Sia con il 370 che con 400, la vela rimane comunque leggera sulle braccia, precisa e vivace in manovra, quasi “fine” in surfata. Sempre neutra e piacevole, leggera, tollerante e morbida, la The Four 4,7 ha subito incontrato il consenso dei vari tester che hanno avuto l’occasione di provarla... personalmente che mi è sembrata la compagna ideale del Da Curve Qaudster 79 in condizioni wave, belle ventilate. Abbinatatela ad un multifin, twinzer, thruster o quad che sia... e ne vedrete delle belle!

+ -

3,3/3,7/4,0/4,2/4,5/4,7/5,0/5,2/5,7 405 cm 163 cm RRD vogue rdm C75 370/17 carbon rdm 400/19 4 + 2 mini battens fisso


816 € leggerezza, manovrabilità, feeling morbido, reattività, neutralità PREZZO, costruzione leggerina

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WAVE BOARDS (70/90 l) NORTH SAILS ID 5,9

mis. disp. : 4,2/4,5/4,7/5,0/5,4/5,9/6,4 mis. albero : 435 cm mis. boma : 178 cm mast ideale: North Platinun/Gold 430/21 mast comp.: rdm/sdm carbon mast 430/21 stecche : 5 top : fisso

rider and test smink - fornaci agosto ‘011 - photo © betta

Test non proprio fortunato, quello di quest ID 5,4. Arrivata in redazione troppo tardi per venire con noi in Marocco, sono riuscito a provarla una paio di volte con un po’ di ciop al ritorno della mission, prima di accorgermi che il dolorino alle costole sempre più forte, rimediato in un impatto duretto a Sidi, come "sospettavo", non era altro che l’ennesima frattura di una lunga serie! Poco male per quanto mi riguarda: più si diventa vecchi e più fa parte del gioco... l’importante è non mollare ed infatti tra qualche giorno parto a caccia di onde serie, destinazione Guincho, dove, costole rinsaldate permettendo, “bistrattero” per bene la ID... o almeno spero! Il problema è che tra un doloretto e l’altro ed i vari scudieri già partiti per le loro vacanze, non sono riuscito a fare foto dei test decenti... questa volta il vostro povero vecchio capo redattore ha “ciccato” e dovete accontentarvi di quello che passa il convento! Ma torniamo a noi: la ultralight ID è una specie di “promodel sail” firmata di Victor Fernandez ed è un cocktail nata dalle caratteristiche migliori di ICE e Duke. Tanto per capirci anche in questo caso: nelle misure 4,2, 4,5, 4,7 e 5,0 la ID si basa sul design della ICE, nelle misure 5,4, 5,9 e 6,4 si basa sul design della DUKE. Proprio per questo si chiama ID ULTRALIGHT WAVE-FREESTYLE... Ultralight perche nella costruzione è stato utilizzato, invece di XPly tradizionali, il nuovo “ODL”, un laminato hi-tech 50% più leggero dei tessuti tradizionali che permette di ridurre il peso della vela, tanto che un ID 5.0 pesa come una Ice 3,5! Questo anche grazie agli iRocket, i nuovi tendistecca 50% più leggeri dei precedenti. Appena srotolata la Id 5,4, conferma di essere una vela che punta molto sulla leggerezza, a cominciare dall’ODL, laminato simile a quello già ammirato sulle vele Naish, non per niente tra le più leggere della scorsa stagione, ma anche per l’abbondanza di monofilm non tramato nella ampia zona della finestra della vela. Caratteristica già riscontrata sulle altre vele wave North, ma che tenendo conto che la ID, non è coperta dai consueti 5 anni di garanzia, a causa dello spessore del film del laminato ODL ridotto al minimo assoluto, lascia qualche dubbio sulla effettiva durata nel tempo di questa vela. Se a secco la costruzione leggerina può fa storcere il naso, in acqua non si può che apprezzarla immediatamente... armata con il nostro fido Reptile Python 430/21, la ID 5,4 è leggera, in modo impressionante, sulle braccia e dispone di un “feeling” incredibilmente morbido. Con questa vela potete dedicarvi alle vostre manovre senza dover star lì a corregere l’assetto o a pensare ad altro... dotata di un discreto spunto in partenza in planata, anche nelle condizioni di vento marginali, all’aumentare del vento rimane stabile (con il ventone non si fa sentire sul braccio dietro, più simile ad una Ice che ad una Duke...), la ID appare veramente neutra ed anche se i vostri tricks sotto la vela, si riducono, come i miei, a duck-jibe... questa vela vi “asseconderà” senza induci, adattandosi alle rotazioni quasi automaticamente. Sotto raffica, la vela non si scompone, mantenendo un buon profilo e permettendo di concentrarsi sulle manovre che si vogliono provare... una dote che lascia intuire la potenzialità di questa vela tra le onde, cosa che spero di verificare nella spedizione “portoghese” e di cui vi relazionerò sul prossimo numero. Pe ora vi posso dire che la ID 5,4 ha indubbiamente nel feeling morbido, nella leggerezza, nella neutralità e nella manovrabilità i suoi punti di forza, ma penso che questa misura possa offrire il meglio di sè, tra le onde e nelle surfate, anche in condizioni marginali... ad ottobre la conferma!


FREEWAVE SAILS (4,2/5,7) TUSHINGHAM EDGE 4,7

430 € super leggera, reattiva, manovrabile, divertente da usare in condizioni di vento ottimali, prezzo

+

fisica con il ventone, misure errate

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

rider and test smink - noli (sv) - marzo ‘012 - photo © panda

Per questa stagione 2012, il velaio Ken Black ha “sfornati” la Edge, la prima vela 4 stecche prodotta da Tushingham, una vela dedicata alla new school, ai freestylers più esigenti, ai waver che amano sparare take nelle onde, a tutti coloro che amano la parte più acrobatica del windsurf. Sulla carta l’obiettivo era quello di produrre una vela super leggera, super bilanciata, super manovrabile! Sin dalle operazioni di peso, possiamo dire che il primo obiettivo è stato sicuramente raggiunto: la Edge esibisce un peso super. Tra l’altro la costruzione, a parte la finestra in monofilm è molto curata: i vari tramati appaiono robusti cosiccome le rifiniture. A livello look, l’abbinamento di colori della “nostra” vela è piacevole e sicuramente in acqua non passerete inosservati con questa vela. Le operazioni di trimmaggio sono state invece un po’ più “complicate” del solito... le misure riportate sulla vela sono infatti indicative perchè soprattutto quelle dell’albero sono leggermente sballate: 402 cm è riportato sulla vela, ma con il vario top al minimo, il 400/19 non è utilizzabile e con il 370/17 bastano poco più di 20 cm di prolunga. Al proposito non posso che constatare, dopo diversi test, che questa delle misure riportate sulla vela che non coincidono, è una costante che si ripropone ultimamente un po’ troppo spesso con quasi tutte le velerie. Saranno le prolunghe che misurano più o meno qualche centimetro a secondo dei modelli, saranno i terminale dei boma diversi... sta di fatto che se volete un consiglio spassionato, conviene segnarsi le misure, una volta trimmata la vela come Dio comanda ed utilizzare sempre quelle. Detto ciò ci siamo buttati in acqua con la Edge e l’abbiamo provata sia in condizioni ottimali di vento per una 4,7 sia in un paio di giornate particolarmente ventilate, che hanno messo a nudo pregi e difetti di questa veletta. Possiamo subito confermare che un altro obiettivo è stato centrato, quello riguardante la manovrabilità: la Edge è leggera, quasi “giocosa” da gestire in manovra, anche se si fanno soltanto le solite cose tipo duck Jibe, 360 e cazzatelle del genere! La sensazione è quella di non avere nulla tra le mani, soprattutto se si usa questa vela in condizioni ottimali di vento. La spunto offerto dalla Edge è infatti simile a quella di una freestyle sail, ottima per i “trickettari” che vogliono spunto per staccare e sparare manovre dopo pochi metri di rincorsa. Questa caratteristica ha però un retro della medaglia... se la Edge appare una vela al top, in fatto di leggerezza, manovrabilità e bilanciamento, comportandosi, con il vento giusto per una 4,7, a volte anche meglio di vele che costano quasi il doppio, le cose cambiano un po’ se si esce particolarmente soprainvelati. Allora ci rende conto che il bilanciamento di questa vela, che in condizioni ottimali è una gran dote, diventata meno gestibile... la navigazione diventa più fisica e faticosa e ci vuole un surfista esperto, per mantenere un controllo ottimale. Una vela più freestyle che freewave e quindi divertente, giocosa, leggera e super manovrabile, adatta nelle due misure piccole 4,2 e 4,7 a surfisti esperti e di “peso” alla ricerca di potenza ai bassi regimi, mentre nelle due misure più grandicelle, 5,2 e 5,7, utilizzabili con vento meno forte, possono diventare un’ottima scelta per tutti. Prezzo interessante.

4,2/4,7/5,2/5,7 402 cm 166 cm carbon rdm 370/17 carbon rdm 400/19 4 + 1 mini batten vario

-


566 € buon range, duttile, polivalente, neutrale, veloce, a suo agio nel surf anche in condizioni difficili carrucola di base, peso a “secco”

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

+ -

WAVE SAILS (4,0/5,8)

CHALLENGER KONDA 5,7

3,3/3,7/4,0/4,2/4,5/4,7/5,0/5,3/5,7/6,2 431 cm 180 cm Challenger FSW99 Ultra 430/21 carbon rdm 430/21 - 400/19 5 + 3 mini battens vario

rider roby da costa - campo di mare (roma) agosto ‘011 - photo © gianni m.

L’idea di un test scritto a più mani mi è venuto in mente quando Cassik, dopo aver provato la Konda 5,3 di quest’anno, mi ha detto... “ma sai che avevi ragione nel tuo test (WN di dicembre/gennaio 011), questa Konda va veramente bene... stabilissima e dotata di un tiro che non ti aspetti... forse nelle misure più grandi, potrei persino sfruttarla qui al lago...”. Non avrei mai pensato al ritorno dalle vacanze di agosto di ritrovare due Challenger Wave Series 2012 direttamente nelle mani del nostro Cassik: FreeG 5.3 e Konda 6.2. Nello stesso periodo, appena rientrato in redazione, spulciando le tantissime mail, mi sono ritrovato a leggere i primi commenti sulla Konda 5,7 da parte del nostro “collabo” romano Roby Da Costa. Grazie a Cassik ho potuto provare anch’io la Konda 2012 e per farla breve ci siamo ritrovati da lì a breve con tre test che collimavano alquanto... dato che l’unico dei tre a provarla però con qualcosa che assomigliasse ad un’onda è stato il buon Roby, beh per una volta abbiamo dato più spazio al test del nostro “brasilero” di fiducia! La vela è stata sviluppata alle Canarie da Valter Scotto, waver con le “contro palle” che quest’anno ha raccolto le sue belle soddisfazioni nella tappa del PWA di Tenerife. Ovviamente non è l’unico dietro al lavoro di sviluppo, ma anche altri tester collaborano con piccoli input per rendere più facile il lavoro del caro vecchio Badiali! La vela 2012 pur mantenendo la “filosofia” 2011 si presenta con il grasso più accentuato nella parte bassa per accentuare lo spunto in planata, senza intaccare l’ottimo bilanciamento generale, già ottenuto con la versione 2011. La grafica è completamente nuova (bella...) e a livello costruttivo è stato introdotto un monofilm più spesso nella zona della finestra più nuovi rinforzi nella zone più soggette a stress. Nuova anche la geometria della bugna che ha subito un profondo restyling e che ora rientra di ben 5 centimetri rispetto all’asse della balumina. Tra le altre cose è stato anche sostituito l’occhiello di bugna e, adottati come si diceva, nuovi rinforzi, più leggeri e più efficienti. Nella zona tramata, le Konda 2012 adotta XPLY da 6 mm e monofilm da 6 mm, mentre nelle parti soggette a stress e logorio è stato abbondantemente utilizzato il Dacron da 175 grammi, che diventa da 250 (... ed antistrappo) per la guaina della tasca d’albero. Roby ha testato la Konda 5,7 a Campo di Mare con ponente termico, quindi vento leggermente da mare e ondina sul metro, vento dapprima sui 15 nodi che nei momenti migliori ha raggiunto e superato i 20. In acqua la vela rispecchia più o meno l’impostazione della vecchia Konda, ma l’oculata posizione del grasso fa planare prima senza diventare d’intralcio con il vento più sostenuto e nelle manovre. All’aumentare del vento ho dovuto tensionare di due cm in più il caricabasso ed aumentare di due scatti la lunghezza del boma per stabilizzare la vela, cosa del resto abbastanza ovvia con 20 nodi e moto ondoso in aumento. Nelle manovre la vela si rivela stabile e dinamica e non stanca le braccia, neppure con quel surplus di potenza che rende l’approccio alle manovre sull’onda in back side e quelle freestyle, tipo shaka, più semplici e intuitive, specialmente per chi come il sottoscritto ne prova tante, ma con scarsi risultati... ancora per poco però! Anche con vento on shore e onda, la vela sembra avere quella marcia in più, che non guasta mai, soprattutto se paragonata alle vecchie versioni ante 2011, modello su cui il problema era stato in buona parte risolto. La vela è comunque più dinamica in tutte le andature, le stecche lavorano in maniera ottimale e sotto pressione fanno appiattire il profilo restituendo la giusta spinta /potenza quando necessario: tutto si tramuta in un tiro costante, ma mai eccessivo. Anche per il 2012 la Konda si riconferma una wave universale, a suo agio in tutte le condizioni, anche quelle più on shore e nelle misure più grandicelle 5,7 e 6.2 adatta anche ad un utilizzo freestyle o bump and jump.


WAVE SAILS (3,3/5,6)

RRD Vogue 4,2

587 € equilibrata, neutrale, stabile nel vento forte, manovrabile vario top migliorabile

+ -

mis. disp. : 3,3/3,7/4,0/4,2/4,5/4,7/5,0/5,3/5,6 mis. albero : 393 cm mis. boma : 154 cm mast ideale: Vogue RDM C75 370 mast comp.: carbon rdm 370/17 - 400/19 stecche : 5 + 2 mini battens top : vario

rider luca - test luca and smink - cudù maggio 012 - photo © vittoria

L’ultima nostra prova della Vogue risale all’anno del suo lancio, il 2009, quindi vale la pena fare un test di questa vela edizione 2012 per vedere cosa è cambiato in questi due anni sulla pure wave sideshore di RRD. Rispetto al modello che avevamo testato nelle acqua di Funtana Mega, la vela è stata ridisegnata sotto l’occhio vigile di John Skye che ne ha curato lo sviluppo. Ed in effetti ad una prima occhiata la Wave Vogue MKIII è assai cambiata: nuovo shape, nuovo outline, nuovo disegno della finestra e nuova costruzione che si avvale di ben tre differenti tipo di x-ply di diversa grammatura per irrobustire e rendere a prova di “bomba” questa vela... una vera hard core wave! Quale migliore condizione potevamo cercare per mettere alla prova la Vogue?! Le onde (... e le roccie a pelo acqua!) della Coudouliere! A dire il vero non troppo onda, un metro e mezzo, scarsi ogni tanto, abbondanti in certi altri momenti, ma vento intorno ai 28\30 nodi, insomma condizione wave più che accettabili rispetto a quanto offrono solitamente i lidi nostrani. La 4,2 risulta subito molto rigida e stabile; la costruzione evidenzia già a terra questa possibile impressione. Valutare inizio planata e accelerazione con tutto questo vento non è quasi possibile. E comunque forse non sono neanche le caratteristiche principali da mettere a fuoco. Quindi cerco subito la sensazione principale che deve dare una vela da wave in un posto wave: la manovrabilità, sia nel cambio di mura che nella surfata. In strambata la vela è sempre neutra e reattiva, spinge molto, caratteristica utile specialmente se utilizzata con un quad che non si distingue certo per la sua velocità. E questa spinta costante l'ho apprezzata soprattutto nella surfata, potevo essere molto incisivo nel bottom e ritrovarmi sempre con il massimo della pressione sulla vela nel cut back, senza la paura di perdere l'onda per qualche mio errore di valutazione sul timing. Proprio in fase di re-entry risulta piacevole la potenza in completo controllo che permette poi di scegliere se spingere per provare a slashare oppure surfare in modo tradizionale per magari provare un secondo bottom. Per quanto riguarda le manovre aeree, high jump e forward, la stabilità è sempre la caratteristica principale, unita a una grande neutralità in fase di atterraggio. Con il passare delle ore sembra che la vela che si dimostri molto a suo agio con il vento forte, in condizioni di soprainvelatura ed infatti con il vento che comincia a calare sensibilmente e con tutte quelle pinne del quad, ci si accorge quasi subito che non si riesce più a forzare i bottom come prima. In definitiva la vela mi è piaciuta molto, non mi ha tradito in nessuna circostanza, forse cambierei il vario top per evitare che quei 7\8 cm di albero che fuori escono dalla tasca della vela non mi costringano ad allungare troppo la prolunga fino al limite dei 30 cm se utilizzo il 370/17.


588 € range di utilizzo, manovrabile, wave/freestyle/freeride oriented, neutra in surfata costruzione leggerina

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FREEWAVE SAILS (3,3/6,2)

RRD Super Style 5,2

mis. disp. : 3,3/3,7/4,0/4,2/4,5/4,7/5,0/5,2/5,7/6,2 mis. albero : 420 cm mis. boma : 170 cm mast ideale: RRD Vogue RDM C75 400/19 mast comp.: carbon rdm 400/19 stecche : 5 + 2 mini battens top : fixed

rider luca - test luca and smink - albenga (sv) - maggio 012 - photo © vittoria nikon

Arrivata alla quarta edizione la Super Style interpreta il ruolo di onshore wave - freestyle sail nella linea RRD e quest’anno è affiancata tra le wave sails RRD oltre che dalla veterana Vogue, anche dalla new entry 2012, Four, la wave a quattro stecche che abbiamo provato lo scorso novembre. Anche la Super Style MKIV ha subito una sensibile ”rivisitazione” per cercare di alleggerire ulteriormente il peso e migliorarne la potenza ai bassi regimi, senza intaccarne la tradizionale super manovrabilità e il grande range di utilizzo. Questo sulla carta... al “tatto” la vela appare subito molto ben rifinita, curata nei particolari e possiamo confermare la ricerca della leggerezza con l'uso di monofilm non tramato e dei rinforzi limitati alle zone strettamente necessarie. E proprio la leggerezza si nota nel momento in cui si decide di armarla. La sensazione è immediata e nonostante ci sia un po’ di apprensione legata alle possibili conseguenze di un utilizzo “duro” con una vela costruita con molto monofilm, appena si infila l'albero e si tende il caricabasso subito sparisce perchè nelle nostre mani si avverte l'uso di materiali di qualità, dalla tasca d'albero, al rinforzo di base, alla penna d'albero. Per quanto riguarda questa 5.2, un particolare, secondo me, importante è quello di poterla utilizzare con un albero da 400, mentre, ad esempio, la Vogue 5.3 si deve armare con il 430 e nel mio caso avrei dovuto avere un albero solo per questa vela. Le condizioni in cui l'ho usata erano di libeccio 25\28 nodi, quindi un po' soprainvelato per il mio fisico. L'ho abbinata a un quad 83 litri con cui in principio ho provato a fare qualche vulcan e qualche spock dato che la Super Style nasce per essere sia freestyle che power wave. Tentativi con scarsa fortuna, ma forse solo per colpa di tutte quelle pinne sotto la tavola, oltre che per la tecnica. Comunque la leggerezza si sente subito anche in fase di stacco e di percorrenza in reverse della manovra. Forse la stecca di base che ha molta tensione, durante la rotazione da quasi l’impressione di avere un camber, stile Ezzy Panther prima generazione. Questo particolare non dà però noia e a lungo andare si nota, che se capita qualche ondina da poter surfare, la “profondità” della vela in quel punto aiuta a portare fuori la tavola sul cut back anche se non lo si esegue perfettamente. In generale la vela mi è piaciuta molto, stabilità e super controllo proprio in quelle condizioni di vento un po' più forte che ti farebbe tornare a terra per cambiare la vela. Non riesco a trovare difetti evidenti su una vela che esibisce un range di utilizzo veramente ampio, forse l'unico neo può essere rappresentato da un costruzione un po’ leggerina, soprattutto se si pensa di utilizzarla in condizioni di onda seria.


WAVE SAILS (4,0/5,8)

NAISH SAILS BOXER 5,4

725 € potenza, leggerezza, partenza in planata, reattività, accelerazione, vivacità in surfata prezzo, meno confortevole per i leggeri con il ventone

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mis. disp. : 3,6/4,0/4,4/4,7/5,0/5,4/5,8/6,2 mis. albero : 418 cm mis. boma : 167 cm mast ideale: Naish rdm 90 400/19 mast comp.: rdm carbon mast 400/19 stecche : 4 + 2 mini battens top : vario

rider and test fausto - maui (hawaii) - agosto ‘011 - photo © stefania

La Boxer, la capostipite delle vele a 4 stecche, si presenta, rinnovata nel look ed in piccola parte nella costruzione che è stata rinforzata con strisce di kevlar (Radial Kevlar Airframe), senza intaccare il peso, sempre da primato, che le vele Naish hanno esibito nelle ultime stagioni. In tutte le varie presentazioni della gamma Naish per la stagione 2012 si parla di vele che rimangono a livello di shape pressoché invariate. Per quanto riguarda la Boxer, guardando le varie specifiche salta però all’occhio che la misura del boma è stata ridotta di qualche centimetro rispetto all’edizione 2011 su tutte otto le misure disponibili e nel caso della 5,4 di ben 8 cm, ora 167 contro i 175 del 2011. Invariata invece su tutta la linea, la misura dell’albero (anche se tutte le misure, dispongono del vario top). Per questo test ringraziamo madre natura che ha inventato i tradewind e soprattutto la disponibilità di casa Naish Sails a Maui che mi ha messo a disposizioni tre vele 2012 dello Zio... Force 4,2, Boxer 4,7 e Boxer 5,4 per i pochissimi giorni di vento leggero! E proprio sull’ultima misura che abbiamo potuto riprovare nelle acqua di casa, verte il nostro test. La Boxer in versione 2012 si presenta graficamente in modo accattivante con il super logo Naish a grande dimensione e con un livello di materiali e rifiniture e accessori degni del nome che porta. Facile da armare con il suo albero 400 (noi l’abbiamo provata sia con il naish 400/19 carbon 90 a Maui, sia con il mitico Reptile Python 400/19 di smink nelle acque di casa) lascia subito intendere le sue doti di duttilità. Le prime uscite hawaiane sono state una vera sorpresa... questa vela ha un range di utilizzo enorme. Vista la fama di vela potente e con le “palle”, l’ho cazzata alla morte di caricabasso e mi sono buttato in acqua con un bel ventone, più da 5,0 che da 5,4, che spazzava gli outer reef di Kahana beach. La Boxer 5,4 si è dimostrata certamente potente, ma anche fluida e senza eccessivi strattoni sotto le raffiche più forti. In questo caso nonostante diventasse un po’ più faticosa de gestire con il braccio dietro, sono riuscito a surfare quasi sempre in pieno controllo. Se ben cazzata alla base la vela lavora bene e continua a spingere, senza “disturbare” troppo anche il surfista leggero come il sottoscritto. È chiaro però che a Maui ho apprezzato molto di più la 4,7, ma tornato a casa, nelle acque nostrane, con la 5,4 ho avuto la controprova della duttilità e di una facilità di gestione che mi ha stupito. Se la cazzate leggermente meno di caricabasso (potete giocare con 3 cm in più o in meno e la vela si comporterà in maniera molto diversa), vi trovate tra le mani una vela potente, che plana subito e può fare, per i surfisti leggere la veci di una 5,8. In manovra, la Boxer passa da una mura all’altra con una velocità e stabilita impressionanti ed in surfata si rivela neutra al punto giusto per permettermi di “giocare” con le onde sanza pensare ad altro. In questa misura, una vela sicuramente a più “facce”... può essere dedicata ai waver piu pesanti che vogliono uno spunto maggiore in surfata ed una vela leggerissima e neutra tra le mani, ma può anche essere utilizzata come vela “grande” tutto fare, wave/freewave, dai surfisti più leggeri che potranno comodamente rinunciare alla 5,7.


582 € feeling “morbido”, duttilità, neutralità in surfata, leggerezza, manovrabilità fortemente consigliato l’RDM mats

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

+ -

WAVE SAILS (4,0/5,8)

CHALLENGER FREEG 5,3

3,7/4,2/4,5/4,7/5,0/5,3/5,7/6,3 424 cm 171 cm Challenger FSW99 Ultra 430/21 carbon rdm 400/19 5 + 3 mini battens vario

rider and test smink - andora (sv) - ottobre ‘011 - photo © panda

È un paio di anni che proviamo la FreeG, la vela freestyle/wave della nostrana Challenger e sembra proprio che con l’edizione 2012 gli amici delle veleria di Senigallia, abbiano finalmente trovato il tanto ricercato punto G! A parte gli scherzi, mai come quest’anno la FreeG appare come una vela freewave di razza... quindi vediamo cosa è stato migliorato e cambiato rispetto all’edizione 2011 di questa vela lanciata sul mercato due anni fa. Tanto per cominciare tutta la linea composta da otto misure dalla 3,7 alla 6,3 è stata sviluppata su uno shape a 4 stecche. Le nuove vele, soprattutto nelle misure più grandicelle 5,3, 5,7 e 6,3 risultano essere più potenti, più leggere (“limano” quasi un chilo sulla bilancia rispetto ai modelli degli anni precedenti) e guadagnano una migliore stabilità nel ventone. La costruzione e la finzione, anche quest’anno, sono di prim’ordine e la leggerezza non è andata a scapito della durata e della qualità della vela. Il primo approccio in acqua con la FreeG 5.3 è stato sorprendente... un po’ “prevenuto” dalle prove degli ultimi due anni di questa vela, che non mi avevano soddisfatto appieno, sono “sceso” a malincuore dalla North ID 5.4 che mi stavo godendo in una delle rare spolverata di libeccio, se non l’unica a dire la verità, che lo scorso ottobre, si è degnata di lambire la nostra zona. Onda in pratica da inventarsi, ma vento da 5,0/5.3 divertente. Proprio in un ottica test avevo già montato, in attesa, che il vento si facesse serio, sia la ID 5.4 con Reptile Python 430/21 sia la FreeG 5,3 con il Reptile Python 400/19. Dopo aver lasciato in spiaggia la ID, che è una delle vele che, a parte il prezzo, mi è più piaciuta tra quelle provate ultimamente, sono ripartito, titubante, con la FreeG 5,3. Ed invece... la vela sin dal primo bordo, regge il paragone: va veramente bene ed ha un feeling impressionante, probabilmente esaltata dall’utilizzo del mio “vecchio” Python 400/19 veramente morbido. Probabilmente la FreeG è persino un pelo più morbida della bella vela della North a cui forse paga qualcosina in fatto di reattività. Ma siamo nell’ordine delle squisquiglie... quello che impressiona è che in acqua, la vela della Challenger, sia leggera quasi come la ID che fa dell’ultra light uno dei suo cavalli di battaglia ed anche uno dei suo limiti visto che i materiali utilizzati probabilmente saranno anche meno duraturi rispetto ad altre vele. Confortevole in navigazione la FreeG si assorbe anche tutti i “rimbalzi” dovuti al ciop... bella sensazione. La partenza in planata rispetto al modello precedente non è neppure paragonabile... la vela è potente, ma la potenza è ben distribuita: parte subito e raggiunge subito un’adeguata velocità di crociera. È scomparsa totalmente quella sensazione che mancasse qualcosa, in fatto di potenza e velocità sul bordo che si sentiva sull’edizioni degli scorsi anni. Precisa e divertente in manovra, la vela si neutralizza quando deve in surfata... cosa che mi ha veramente soddisfatto. Vi dirò di più, in occasione della prima prova, mi sono così divertito in acqua che le ore sono volate: quella sera ad Andora, eravamo ancora con l’ora legale, i vari amici si sono avviati verso casa, proprio quando le onde sono diventate più grandi ed il vento è girato un po’ più da ovest. Sono rimasto così da solo in acqua fino a tardi insieme ad un altro surfista sconosciuto, proveniente dallo spot sotto vento, che continuava a dire, tutte le volte che ci incrociavamo... “ma che figata questo spot... queste sono quasi onde vere!”. Eh, eh, eh potere del “nostro” secret spot... comunque voi non sapete quanto mi sono goduto la FreeG in quelle ultime due ore, surfando le onde! L’ho poi riprovata un paio di volte a Noli gusto per vedere il comportamento in condizioni di “vera” soprainvelatura e non posso dire altro che la FreeG è... una gran vela, quasi unica nel suo genere, che fa della manovrabilità e della leggerezza i suo cavalli di battaglia, senza pagare però scotto ne’ in partenza di planata con i venti leggeri, ne’ in condizioni di soprainvelatura.... bravo Bad!


WAVE SAILS (4,0/5,8)

GUN SAILS BLOW 5,2

399 € duttilità. leggerezza, super manovrabile, reattiva, stabile con il ventone, PREZZO fortemente consigliato l’RDM mats

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

rider and test smink - noli (sv) - novembre ‘011 - photo © max

Novità della stagione 2012 per Gun Sails è questa, splendida, ve lo dico già... vela a 4 stecche. Stiamo parlando della nuova Blow che fa il suo esordio tra le linee wave della veleria tedesca, piazzandosi a fianco delle confermate Steel e Transwave. Con le sue sole 4 misure (3,6/4,1/4,6/5,2) sembra che la Blow sia destinata ad interpretare il ruolo di vela wave radicale, un “motore” da affiancare alle moderne tavole wave multipinna. Sviluppata insieme anche a quel mostro di bravura che sta diventando quel Camille Juban, di cui ci abitueremo a sentire parlare nei prossimi tempi, dalla mani di Renato Morlotti è uscita una gran vela wave! Togliamoci subito il dente... l’unica cosa che non ci è piaciuta della Blow, ma anche delle altre due linee wave è il look... a qualcuno piace, ma personalmente lo trovo poco azzeccato e sfido gli atleti Gun ad attaccare sopra al monofilm serigrafato gli adesivi dei vari sponsor e renderli visibili in quel miscuglio di banco e nero. Comunque questa è un’opinione personale e non è il look che fa un gran vela... discorso azzeccato proprio nel caso della Blow. Più leggera delle vele Gun, grazie anche proprio all’utilizzo del tessuto serigrafato e alla stecca in meno, la Blow 5,2 si arma in un attimo con il Python Ultra rdm 400/19: la misura dell’albero è relativamente corta 415 cm per un boma che arriva a 171 cm. La Blow viene indicata da Gun per alberi rdm e sdm, ma vi direi che, se volete sfruttarla al massimo della sua duttilità soprattutto per quanto riguarda la potenza ai bassi regimi, l’rdm è d’obbligo. Ben proporzionata e bilanciata la vela offre come prima sensazione la leggerezza sulle braccia. Il feeling anche in questo caso è parecchio morbido e la Blow, con il nostro “assetto” rdm, dispone di una buona potenza che la porta a districarsi bene anche in condizioni di vento leggero e rafficato. Non pensavamo di trovarci al cospetto di una vela così confortevole con 4 stecche soltanto e all’aumentare del vento, quando ti aspetteresti di fare più fatica con il braccio dietro, la cosa non accade e la vela continua a rimanere confortevole e mai ingombrante, neanche sotto le raffiche più forti. E dire che l’abbiamo provata a Noli dove le raffiche “assassine” di certo non mancano. È però nell’unica uscita tra le onde, coincisa con la mareggiata di scirocco che tanti danni ha fatto nella nostro regione che ci ha impressionato maggiormente. Siamo riusciti a fare un’uscita in condizioni da sopravvivenza, vento leggero, mare enorme di... schiumoni incasinati, ma la Blow, nelle poche surfate che siamo riusciti a fare, si è destreggiata al meglio. Reattiva quando deve, pronta e rapida in partenza, la potenza si dosa al meglio con il braccio dietro, ma senza avvertire pressioni eccessive ed in surfata si neutralizza al momento gusto, lasciando come unica impressione quella di un’estrema leggerezza. Una vela ben riuscita, reattiva, ma confortevole e duttile al punto giusto, più leggera di tutte le Gun fin qui provate, con un ottimo range di utilizzo oltre che tra le onde, anche in acqua piatta e con il vento rafficato... che cosa vorreste di più?! Che costasse anche poco... beh con i prezzi di certe vele, vi comprate quasi due Blow e non dico altro!

+ -

3,6/4,1/4,6/5,2 414 cm 171 cm Expert/Select 400/19 carbon rdm 400/19 4 + 2 mini battens fisso


leggerezza, potenza, stabilità, neutralità, facilità d'utilizzo, look si fa un po’ sentire in sovrainvelatura, PREZZO

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

+ -

WAVE SAILS (4,0/5,8)

NORTH HERO (Code) INSANE 4,7 For this text, grazie per la collaborazione ad Alberto e Chiara di Surfplanet di Torbole(www.surfplanet.it)

698/761 €

3,4/3,7/4,0/4,2/4,5/4,7/5,0/5,3/5,6 405 cm 165 cm Platinum/Gold/Silver 400/19 rdm carbon rdm 400/19 -370/17 4 + 2 mini battens fisso

rider and test “spaga” - la coudouliere (france) - ottobre 011 - photo © mela

North Sails propone per il 2012, in ritardo di un annetto rispetto alla concorrenza, la sua vela 4 stecche! Messa in cantina la Ego - non a tutti era piaciuta questa vela, che necessitava una attento trim (molto legato al suo albero North Platinum) ed era una vela troppo da pro che dava il massimo con il ventone - al suo posto arriva la Hero, la prima vela North con quattro stecche. Bella leggera, sarà che manca una stecca, la Hero è anche super rifinita. Nuove sono le stecche con profilo tutto tondo, per dare un'aerodinamica maggiore; nuovissimo il paracolpi impermeabile con tasca interna in cui posizionare la cima della prolunga senza impazzire ad arrotolarla intorno alla stessa! Nuovo anche il look, bello aggressivo! La generosità della tasca d'albero, permette di accogliere mast rigorosamente rdm,di tutte le case produttrici, ma North consiglia di usare i suoi alberi, con prima scelta il Platinum e seconda il Gold! Io l’ho armato con il Platinum 400/19 (100% carbon) (lo so, sono il solito fortunato!) e Smink, che sfortunato non è neppure lui, con il suo Reptile Python 400/19... ed anche in questo caso, mi è sembrata armata perfettamente. La vela necessità di pochissima tensione di caricabasso, le misure riportate sulla tasca d'albero sono precise al millimetro. Prima di mettere il boma le due stecche più basse tenderanno a toccare decisamente l'albero, tutto normale! La bugna ha i classici due buchi per la scotta, il primo (quello più alto) è consigliato per avere una vela più potente e diretta, ma sempre stabile, il secondo (quello basso) invece rende la vela più morbida e "sventante"; a voi l'ardua decisione! Ricordarsi di regolare al meglio le stecche dopo la prima "armata", tirandole a dovere con la chiavetta in dotazione! Senza questo accorgimento la vela NON renderà mai al massimo! Già dal primo bordo non mi sembra di avere niente tra le mani, la vela è molto equilibrata tanto che lasciando le mani dal boma riesco a rimanere agganciato al trapezio senza problemi, solo sotto raffica il braccio di bugna deve essere chiamato in causa per un leggera correzione. Dicono che le nuove vele a quattro stecche siano appositamente fatte per le tavole multi-fin, quad in particolare. Io ho provato la Hero in svariate condizioni, con il freestyle al lago, con il wave single fin in scaduta e con il Quad in giornate di vento potente e onda formata! Cosa ne è venuto fuori?! Questa vela va bene sempre e dovunque. Infatti al lago mi sono accorto che molti freestyler nostrani l'hanno scelta per migliorare le proprie manovre, in quanto la vela parte subito in virtù delle sue 4 stecche, ma rimane neutra al massimo in manovra! Neutralità che si apprezza molto in surfata, la Hero una volta "sdraiata" nel bottom rimane scarica per tutto il raggio di curva, permettendomi di concentrarmi su dove colpire il lip. In aria non si sente, durante i back loop riesco a concentrarmi sul punto di atterraggio senza sentire la vela che mi si strappa tra le mani! In andatura rimane molto neutrale e stabile, riesce a superare bene i buchi di vento e a reggere le rafficone improvvise, senza scomporsi troppo! Io la uso quasi sempre con il buco alto di bugna, mi piace molto il feeling diretto e la potenza immediata, ma come ho detto sopra usando quello basso si ha un'altra vela, vi consiglio di provare le due configurazioni e di scegliere la vostra preferita! Quando il vento aumenta si può giocare un pochino sulla tensione del caricabasso e allungare il boma di un "buco", non di più, forse questo è l'unico limite della Hero, reggere la soprainvelatura, ma in realtà quale vela funziona perfettamente con 5-7 nodi in più?! Quindi a chi consiglio la Hero? A tutti, a tutti quelli che vogliono una vela moderna, stabile, potente, neutra, dal look aggressivo, ma soprattutto che vogliono una gran bella vela, una di quelle vele di una volta... che vanno bene sempre! La 4,7 versione base, con il look “normale”, costa un po’ meno: 698 euro.


ALL TERRAIN SAILS (5,0/7,5)

NAISH SAILS MOTO 6,0

775 € stabilità impressionante, confort, velocità finale, leggerezza, carving, neutralità, manovrabilità meno reattività come freestyle sail, prezzo

+ -

mis. disp. : 5,5/6,0/6,5/7,0 mis. albero : 453 cm mis. boma : 181 cm mast ideale: Naish rdm 90 430/21 mast comp.: rdm carbon mast 430/21 stecche : 5 + 3 mini battens top : vario

rider and test smink - noli (sv) - gennaio 012 - photo © max

Cos’è questa nuova Moto che prende posto nel catalogo 2012 Naish Sails?! Presto detto... la nuova freeride, freestyle, lightwind wave sail che prende il posto lasciato vuoto, lo scorso anno, dalla scomparsa della All Terrain. Essendo un po’ a corto di notizie, in un primo tempo, ho cercato di capire se la nuova vela, proposta in sole 4 misure (5.5, 6.0, 6.5, 7.0) derivasse dalla All Terrain o dalla Global Freeride, visto che ambedue le linee sono andate prematuramente in pensione nel 2010. Guardando le specifiche tecniche dei vari modelli, a parte il nuovo look e la nuova sofisticata costruzione super leggera, sulla carta le misure delle due 6,0, la nuovo Moto e la “vecchia” All Terrain, sono molto simili: stesso albero 453 cm ed un cm in meno di boma, 181 cm per la Moto. Fatto sta che a “ingarbugliare” un po’ le cose al momento di trimmare la vela con il suo albero Naish RDM 60 430/21, mi sono accorto che mentre la misura dell’albero coincideva, quella del boma arrivava a 188/190 cm di lunghezza contro i 181 dichiarati. Al che ho provato anche a rimontare la vela con il mio rdm Reptile Python 100 430/21, forse più rigido, ma la misura del boma, per avere la bugna correttamente trimmata, è arrivata a 187 cm. In pratica lo shape della nuova vela vanta um misura del boma sensibilmente più lunga. Non che questo sia, alla prova dei fatti in acqua, una cosa negativa: non posso dire ultimamente di aver provata un altra 6,0 così bilanciata come questa nuova vela di Naish e probabilmente il boma più lungo contribuisce ad esaltare questa caratteristica. Con il vento leggero la Moto dà però la sensazione di avere un po’ troppo inerzia nella partenza in planata (rispetto alla Torro 5,7 offre uno spunto decisamente inferiore), ma dà l’idea di poter ripagare ampiamente con un controllo ottimale, anche sotto le raffiche più toste, quando il vento comincia a diventare “serio”. In queste condizioni la Moto 6,0 non si muove mai sotto raffica e non ci si scompone mai alla guida, cosa che permette di provare il miglior assetto per spremere il massimo della velocità sul bordo. Questa caratteristica indirizza questa vela, soprattutto nelle due misure più grandi, verso un utilizzo freeride, più che freewave: chiunque, anche il pilota meno smaliziato, è in grado infatti di portare la Moto anche nelle condizioni più difficili e ventilate, grazie al totale confort in navigazione. Il fatto che ci si può concentrare soltanto su quello che si vuole fare, si fa appezzare anche in manovra: la vela, anche con il ventone, risulta bella maneggevole, leggera sulle braccia e con una spiccata tendenza al carving. Alla Moto 6,0 manca, secondo noi, soltanto quel briciolo di reattività in più per farla apprezzare anche in uso freestylewave, ma per questo nella gamma Naish trovate le Boxer 5,8 o 6,2 che di reattività ne hanno da vendere.


399 € potenza, facilità di trim, range di utilizzo, spunto, manovrabilità, duttilità un po’ meno stabile con il ventone

+ -

FREEWAVE SAILS (4,7/6,2)

GUN SAILS TORRO 5,7

mis. disp. : 4,3/4,7/5,0/5,3/5,7/6,0/6,3/6,6 mis. albero : 444 cm mis. boma : 177 cm mast ideale: Gun Cross/Expert/Select 430/21 mast comp.: carbon rdm 430/21 stecche : 5 + 3 mini battens top : fix

rider and test smink - noli (sv) - gennaio 012 - photo © max

Dopo un anno di assenza torniano a provare la vela freestylewave di Gun Sails: stiamo parlando della “veterana” Torro che per il 2012, a parte il nuovo look (forse il più indovinato come abbinamento di grafiche e colori tra le vele wave/freewave Gun di quest’anno), ha subito solo piccoli interventi a livello di shape. Già ci era molto piaciuta la Torro 2011, di cui non vi abbiamo fornito il test, ma che avevamo avuto occasione di provare e riprovare nell’arco dell’anno... già in quelle occasioni avevo apprezzato la sensibile riduzione di peso della vela che si era rivelata reattiva, planante e divertente compagna di uscita per giocare al vecchio tricker! L’edizione 2012 conferma queste doti, si alleggerisce ancora un pochino, si “compatta” ancor di più con una leggerissima riduzione sia della misure dell’albero che del boma e si “arricchisce” a livello di dotazione di serie, con un nuovo ed efficacissimo antibreak a schiena di tartaruga e una costruzione ancora più accurata nei putti soggetti a maggior stress. La già tradizionalmente robusta costruzione Gun è ora a prova di bomba... basta semplicemente notare che il pannello di monofilm tramato del corpo centrale della vela, diventa di anno in anno sempre più vasto lasciando veramente poco spazio al monofilm “normale” e questo non fa che migliorare la durata nel tempo di questa vela. Per quanto riguarda la prova in acqua, non posso che confermare le ottime doti dell’ultima edizione della Torro: una vela che garantisce potenza allo stato puro in partenza in planata, basta chiudere (o sarebbe meglio dire dare gas...) con la mano dietro per avere lo spunto giusto per far staccare la tavola dall’acqua con grande facilità (quello che poi riuscite a fare, una volta staccato, dipende solo dalla vostra abilità...), ma la sensazione della Torro 2012 è che sia diminuita ulteriormente quella impressione avere una vela leggermente più pesante, rispetto ad esempio ad una Duke o una Boxer, tanto per dirne due. Anzi più passa il tempo ed i modelli è più trovo che la Torro 5,7, nonostante la stecca in più, sia simile nel comportamento e nelle prestazioni, alla mia amata Boxer 5,8 con il teschione. Rispetto alla Naish in questione perde forse qualcosina in fatto di manovrabilità, ma ne acquista in fatto di controllo. Tutto sommato infatti la Torro si rivela abbastanza equilibrata e divertente da condurre anche con il vento forte... al proposito però mi preme segnalarvi che il mio concetto di “divertente” forse è diverso di quello di altri surfisti. Divertente per me è avere una vela viva sulle braccia, una vela con cui posso dosare la potenza, magari a scapito di un minor confort in andatura, ma con quel minimo di reattività in più. Questo concetto ve lo segnalo dopo aver provato lo stesso giorno e nelle stesse identiche condizioni, la Naish Moto 6,0. Le due vele sono completamente diverse: da un parte possono stare Torro e Boxer, che fanno di potenza e reattività i loro cavalli di battaglia, dall’altra la Moto che fa del confort e della tenuta con il ventone... le frecce al suo arco. Leggetevi il test della Moto per capirne di più. Detto ciò... la velocità che garantisce la Torro 5,7 la rende adatta anche ad uso più freeride, ma l’abbinamento ideale rimane per noi quello con un freewave 85/95 litri, che esalta l’ottima manovrabilità di questa vela e che la conferma motore ideale per surfisti medio/pesanti ed esperti. Per concludere una vela veramente polivalente che dà il meglio di sè con venti medio/leggeri, una vela che permette di concentrarsi sulle manovre senza far sentire il peso delle sue dimensioni e che può essere utilizzata in un vasto range di utilizzo che va dal wave al freestyle, dal freeride al freemove. Aggiungo... il prezzo, anche quest’anno, rimane uno dei più abbordabili che il mercato offra.


WAVE SAILS (3,3/6,0)

TUSHINGHAM ROCK 4,7

465 € leggerezza, spunto/potenza, manovrabilità, adatta ad un utilizzo bump&jump, stabile anchecon il ventone, prezzo decisamente tecnica in surfata

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

rider panda - test smink - albenga (sv) - marzo 012 - photo © tumbarello

Sono passati circa sei, forse addirittura sette anni dall’ultima volta che abbiamo avuto l’occasione di provare una vela Tushingham. In pratica anche allora avevamo testato una Rock, la vela wave della veleria inglese nelle misure 4.2 e 4,7... proprio in quel periodo i ragazzi di Wavedogs (che ci forniscono gli alberi Reptile che ci accompagnano ormai da anni, con somma soddisfazione, nei nostri test...) avevano acquisito la distribuzione dei prodotti Tushingham per il nostro paese e ci avevano spedito le vele da provare. Questa volta la prima cosa che ci ha stupito quando è arrivata la Rock 2012 è stata... il prezzo: se nel 2006 per la Rock 4,7 ci volevano 437 euro ed il prezzo era nella media, ora, a distanza di più di un lustro, con gli attuali 465 euro, è diventata una vela, quasi economica come le Gun Sails, visto i prezzi che si vedono in giro. Già solo per questo scatta un bel più alla Tushingham! La Rock, con shape a 5 stecche, è la vela wave della veleria inglese, affiancata nel catalogo dalla Edge che è una freestyle/wave a 4 stecche. Molto leggera alle operazioni di peso, la Rock appare ben rifinita, realizzata in buona parte in tessuto e monofilm tramato a parte la finestra della vela, caratteristica che la rende un po’ a rischio sei siete soggetti a frequenti “macinate” tra le onde. Manca probabilmente qualcuno dei “fronzoli” a cui ormai ci siamo abituati, come ad esempio la carrucoline di base, ma sinceramente, se questo serve a mantenere il prezzo umano... ben venga il tradizionale occhiello di caricabasso. La vela si trimma velocemente con le misure indicate, più o meno veritiere, e conviene perdere un po’ di tempo per capire il trim ottimale. La Rock si rivela subito bella potente e necessita di un trim accurato per essere sfruttata la meglio. La partenza in planata è infatti fulminea ed anche in condizioni “ballerine” si va via veloci senza neanche dover pompare più di tanto: questa caratteristica la rende un’ottima compagna di uscita per saltare con facilità negli spot wave nostrani, dove spesso bisogna avere la spinta adeguata fin da sotto riva e la rende duttile anche come bump&jump nelle uscite in spot particolarmente rognosi (e ogni riferimento a Noli NON è puramente causale!). Pur essendo bella potente, la Rock rimane relativamente gestibile anche con il vento particolarmente forte: sotto raffica ti aspetteresti un tiro molto più sensibile sul braccio dietro ed invece la vela rimane bilanciata sulle braccia e eroga una discreta spinta anche fatto di velocità di crociera. Se in un uso come “all terrain” wave/freewave, la Rock si può premiare a pieni voti, tra le onde serie, soprattutto quando si ha la fortuna di poter surfare in front side, ci si rende conto che necessita di un “pilota” con una buona esperienza per poter essere sfruttata al meglio. In questi frangenti bisogna “capirla” un po’: la vela in surfata si rivela leggermente instabile, meno neutra, con un feeling meno “mobido” di quanto ci si aspetterebbe e ci vuole un waver con le palle, per riuscire a trovare il bandolo della matassa. Rimane comunque una buona vela, con un prezzo più che abbordabile... quasi una vela “tutto fare” che offre il meglio di sè, sia come wave da spot nostrani, dove l’importante spesso è solo avere potenza per saltare, che come bump & jump in spot anche ben ventilati.

+ -

3,3/3,7/4,0/4,2/4,5/4,7/5,0/5,2/5,7/6,0 418 cm 160 cm carbon rdm 400/19 carbon rdm 430/21 5 + 2 mini battens vario


697 € leggerezza, potenza, partenza in planata, accelerazione, reattività in surfata, neutra e maneggevole meno adatta ai leggeri, prezzo

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

+ -

WAVE SAILS (3,4/5,6)

NAISH SAILS FORCE 5,3 CAMO LE

3,4/3,7/4,0/4,2/4,5/4,7/5,0/5,3/5,6 405 cm 165 cm Platinum/Gold/Silver 400/19 rdm carbon rdm 400/19 -370/17 4 + 2 mini battens fisso

rider and test smink - albenga (sv) - marzo 012 - photo © tumbarello

Naish Force, la vela dello Zio prima che facesse la sua comparsa la nuova Chopper! Pare infatti che Robby dopo aver provato la nuova nata ultra compatta sviluppata dal team Naish su “un’intuizione” di Mark Angulo, abbia detto ... ora passo a queste vele qui! Le novità come si sa spingono la passione, ma se volete andare sul sicuro la Force rimane il solito best seller tra le onde e non. Sarò diventato un po’ più pesante, ma dopo anni di Session, la vela più amata dai leggeri, ora ho bisogno di quel minimo di spunto in più e di avere tra le mani una vela viva. E per questo test abbiamo ricevuto persino una “chicca”, una novità in fatto di look di cui si fregiano, da qualche tempo, sia la Force che la Boxer. Novità che è stata un po’ messa sotto silenzio dai tam tam dei vari siti che hanno lanciato con discreto anticipo la Chopper. Situazione che ha creato sicuramente molto attesa per la nuova veletta, ma che ha anche generato qualche disagio ai vari importatori che non ne hanno ancora di disponibili. E questo con un “mercato” del windsurf alquanto fermo, non è sicuramente una gran mossa. Al momento però la sete di novità si può “sedare” appunto con le Camo Edition, appena arrivate! Sulla carta Force e Boxer, sono infatti ora disponibili anche con il look mimetico, come si può vedere nel disegno attinto direttamente dal sito Naish. In pratica invece il nuovo look non è mimetico, ma assomiglia più ad un ologramma con striature color sabbia che attraversano il colore verde di base. Mimetico o no, l’insieme è piacevole grazie anche al logone stampato, nella porzione di vela sopra la terza stecca, che rende il colpo d’occhio speciale (vedi foto in basso). Per la cronaca la Force Camo costa in pratica quasi 30 euro in più rispetto alla versione normale... un’inezia se non si partisse da un prezzo base veramente già alto di suo. Per questo test abbiamo utilizzato sia l’albero Naish, un Rdm 60% 430/21, che il nostro Reptile Python 100 che rende il rig ancora più leggero e reattivo. La Force 5,0 Camo si arma facilmente: il caricabasso si regola in un attimo e non c’è bisogno di cazzare a morte la bugna, la vela deve “respirare”. In acqua la Force 5,0 Camo si riconferma in tutto il suo “splendore” assicurando la solita decisa accelerazione, che permette di “aggredire” le onde anche sotto riva (quando qualche volta fanno la loro comparsa anche qui da noi...) e di saltare anche con poca “rampa di lancio”. La Force spinge molto indubbiamente e forse i leggerini la patiranno un po’ in condizioni di soprainvelatura magari in surfata dove la sua elasticità la rende forse meno stabile, ma personalmente la adoro: è leggerissima sulle braccia, il controllo è totale con la vela che scarica bene e trasforma la potenza in velocità. Spinta, potenza, controllo ed attitudine alla surfata, neutra e reattiva allo stesso tempo, sono le caratteristiche dominati di una vela wave che, se siete sopra i 75 chili di peso, può fare veramente al caso vostro. Tanto più che la potenza che eroga la rende adatta anche ad essere utilizzata con soddisfazione anche come vela bump and jump negli spot decisamente poco ondosi e rafficati...


370 € rapporto qualità/prezzo imbattibile, spunto, velocità finale con il ventone, stabilità di profilo un po’ pesante a secco

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

+ -

FREERIDE SAILS (5,7/8,6)

GUN SAILS RAPID 6,7

5,7/6,2/6,7/7,2/7,9/8,6 460 cm 199 cm Gun Expert / Select 430/21 carbon sdm/rdm 430/21 7 + 4 mini battens fisso

rider rebellik - test smink - arma di taggia (im) - marzo 012 - photo © smink

Una freeride/freerace senza camber che impressiona per le sue prestazioni. Ma andiamo per gradi... la Rapid 012 è stata “rivisitata” rispetto al modello dello scorso anno: la vela è ora più compatta, perdendo quasi 10 centimetri di misura d’albero e mantenendo immutata quella del boma (199 cm). Confermato lo shape a sette stecche più ben 4 piccoli battens a “supportare” il lavoro della balumina, la vela appare realizzata con materiali belli robusti (ed in effetti a “secco” non è un peso piuma) cossicome le rifiniture appaiono di prim’ordine... apprezzabile ad esempio l’antibreak a schiena di tartaruga ed altri piccoli particolari che denotano una certa cura nella costruzione di una vela che offre un rapporto qualità/prezzo imbattibile. Disponibile in sei misure, dalla 5,7 alla 8,6, la Rapid nelle tre misure piccole, 5,7, 6,2 e 6,7 si può trimmare sia con alberi sdm che rdm, cosa che ci ha permesso di armarla con il nostro Reptile Python 100 430/21 più 30 cm di prolunga, “espediente” che ha fatto guadagnare qualcosina in fatto di leggerezza e manovrabilità alla vela. Per un trim corretto potete affidarvi al buon Fred... mai come in questo caso se raggiungete la corretta tensione di caricabasso avrete una vela dalle prestazioni entusiasmanti. E si perchè se da questa vela ci si aspetta un gran spunto ai bassi regimi in partenza in planata, quello che impressiona è invece la tenuta con il vento forte, cosa che ad esempio sulla Rapid 6,7, provata un paio di anni fa, non era così ottimale. Si può tranquillamente dire che con il vento forte, la Rapid 2012 cela un suo piccolo difetto... e cioè il peso che si fa un po’ sentire sulle braccia ai bassi regimi, soprattutto in manovra, ma che, come d’incanto, sparisce all’aumentare del vento. Se le prestazioni con il vento medio leggero sono soddisfacenti, ma probabilmente non al top di gamma in fatto di manovrabilità e spunto velocistico per una certa inerzia dovuta al peso, con il vento forte la Rapid si trasforma e diventa un punto di riferimento. Ci aspettavamo che sotto le raffiche più forti, il braccio dietro sarebbe stato molto sollecitato ed invece ci siamo trovati tra le mani una vela bilanciata, molto meno fisica da condurre che in passato e proprio per questo in grado di esprime una grande velocità di punta nel punto. Si sa che se si ha confort e pieno controllo in navigazione... si è già a meta dell’opera, ma la Rapid 6,7 abbinata al Firemove 110 non ci ha finito di stupire in condizioni impegnative. Anche la manovrabilità con il vento forte risulta migliorata sensibilmente e complice anche il Firemove, di bordo in bordo, persino il “pesantuccio” Rebellik ha cominciato ad uscire dalle strambate sempre più veloce. Una bella vela, che tiene fede al suo nome: rapida, veloce e stabile con il ventone nonostante la mancanza di cambers a supportare il profilo. Tenuto conto delle prestazioni tutto sommato soddisfacenti anche ai bassi regimi, la Rapid 6,7 garantisce un range di utilizzo veramente ampio, con prestazioni al top agli alti regimi. Discorso a parte il prezzo... difficile trovare una vela del genere con queste prestazioni a questo prezzo: come minimo per altre marche ci vogliono 150 euro di più. Prendete i vari listini al pubblico e verificate....


579 € rapporto facilità/ performance spunto, velocità finale, stabilità di profilo un po’ “fisica” per i leggeri

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

+ -

SLALOM SAILS (6,0/9,2)

CHALLENGER FLUIDO T3 6,6

6,0/6,6/7,2/7,8/8,4/9,2 453 cm 190 cm Challenger Sails RS99 430/21 carbon sdm 430/21 7 + 3 cambers e 3 mini battens fisso

rider matteo - test smink - noli (sv) - novembre ‘011 - photo © smink

Premessa: di questa Fluido T3 6,6 abbiamo provato uno dei primi “esemplari” usciti dalla veleria di Senigallia. Il nostro collaboratore romano Da Costa, mi aveva mandato a fine settembre una mail...“vuoi provare una 6,6 camberata nella prossima tornata di test?!”. Avevo ribattuto, poco convinto, che... “vele camberate ad ottobre? Mah... magari però una 6,6 l’abbino allo slalom 105 che ho appena rimesso a posto e ci faccio qualche regatina con gli amici qui in Liguria... come va questa vela?!”. La risposta, un pelino enigmatica del buon Roberto, era stata:“provala e vedrai... ti mando anche il suo alberello... poi mi dirai...”. La Fluido T3 6,6, allora non sapevo neanche come si chiamasse, è così arrivata in redazione, ma la voglia di fare qualche regata amatoriale mi è subito passata non appena ho visto che nulla era cambiato da inizio anno in fatto di tessere, visite mediche e gabelle varie e che anzi c’era stato un giro di vite con i circoli che organizzavano le reg... veleggiate locali. Così, per essere sicuro di non cadere in tentazione, spinto dai tanti amici dei circoli locali che mi invitavano a partecipare, ho pensato bene di vendere anche lo slalom 105. Questo mia premessa per dirvi, che questa nuova vela Challenger è nata apposta dall’esperienza della Aero+, per permettere ai surfisti che hanno invece mantenuto ambizioni agonistiche, di avere una versione della vela da regata, ma più facile, per poter partecipare a qualsiasi gara di velocità GPS, long distance o slalom. Lo shape a sette stecche e tre camber offre infatti un motore adeguato per potersi avvicinare alle regate, senza dover per questo utilizzare vele troppo tecniche e senza per questo partire battuti. Abbinata al suo albero Challenger Sails RS99 430/21, la Fluido T3 è meno tecnica da condurre rispetto alle vele slalom con più camber. E non è neppure troppo complicata da trimmare: si infila l’albero, leggera cazzatina di caricabasso, si mette il boma tesando bene la bugna, leggera pressione con le mani sui camber per posizionarli correttamente e poi si conclude l’operazione con un’energica tirata al caricabasso. In acqua si rivela relativamente leggera sulle braccia e facile da gestire anche all’aumentare del vento, cosa non da poco, tenuto conto che l’abbiamo provata a Noli. Qualunque surfista di buon livello e di media corporatura con questa vela riesce a raggiungere facilmente grandi prestazioni. La spinta ai bassi regimi, abbinato ad uno slalom da 110 litri, è infatti notevole cosiccome lo spunto velocistico che si riesce a raggiungere rapidamente. Nonostante il vento bello potente, la Fluido T3 non dà mai la sensazione di diventare ingombrante, ma rimane stabile e gestibile come una slalom sail di razza, non evidenziando sensibili tiri sul braccio posteriore. A questo proposito però vi segnalo che non è una vela per pesi leggeri, ne’ per freeriders alla prime armi: siamo sempre al cospetto di una vela che deriva da un “motore” da regata e che per essere spremuta a dovere necessità di un minimo di bagaglio tecnico e di un minino di forza fisica. Detto ciò, la Fluido T3 si destreggia bene anche in strambata grazie alla buona rotazione dei camber... il che tradotto in parole povere, ma comprensibili per tutti, vuol dire che siamo al cospetto di una 6,6 veloce e stabile con un buon range di utilizzo e prestazioni notevoli soprattutto con i venti di media e forte intensità. Soprattutto i surfisti che non vogliono vele troppo tecniche anche se hanno intenzione di schierarsi in qualche gara, saranno premiati dalla scelta di questa vela che fa della facilità con cui si raggiungono prestazioni molto elevate, il suo cavallo di battaglia.


FREERACE SAILS (6,0/9,6)

GUN Cannonball 8.0

459 € Partenza in planata, spunto, prestazioni con i venti medio/leggeri e/o rafficati, super rapporto qualità/prezzo più “fisica” con il ventone, peso

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

rider and test smink - fornaci (sv) - maggio 012 - photo © betta

Anche quest’anno è arrivato il momento di provare le vele da vento leggero per gli “umani” ed anche quest’anno tocca alla Cannonball, ormai “un’abbonata” dei nostri test, visto che è la quarta volta che la vela Gun Sails si presenta a questo appuntamento. Questo ci ha dato la possibilità, anno dopo anno, di verificare ed eventualmente apprezzare i miglioramenti apportati dal velaio Morlotti a questa duttile 3 cam freerace sail. Proprio perchè è 4 anni che scrivo il test della Cannonball e basterebbe riproporre pari, pari, quello dello scorso anno (che trovate sul nostro sito nella sezione test), colgo questa occasione per fare un discorso un po’ diverso. La Cannonball è stata in questi anni una delle vele Gun, che più mi ha piacevolmente impressionato, nonostante la mia scarsa simpatia per i materiali che vanno oltre al freewave 95 e alla 5,7 wave. D’altra parte però il mio “vecchio” Manta 79 e la Cannonball 7,5 o 8,0 mi hanno sempre permesso di sfruttare al meglio i termici estivi... senza quest’attrezzatura avrei perso almeno un ventina di uscite e quindi ho fatto buon viso a cattivo gioco. Nel tempo, dopo essere passato per un innamoramento per le vele freeride/freerace senza camber, alla fine ho capito che, seppure più pesanti e magari macchinose nel trim, le vele camberate sono molto più sfruttabili e comode da portare. La Cannonball mi ha “catturato” proprio in quest’ottica, sia per la sua relativa facilità di trimmaggio, sia per le ottime prestazione e, soprattutto, per il super prezzo con cui viene tutt’ora proposta. Trovare una 8,0 camberata proposta a 459 euro... beh penso che siamo tutti d’accordo che non sia cosa molto facile! La mia “origine” assai ligure mi ha sempre fatto apprezzare i prodotti cosi chiamati economici, ho avuto in questi anni l’accortezza di andare a vedere cosa scrivevano i colleghi esteri che ancora fanno i test del materiali da windsurf, per sincerarmi che le mie impressioni super positive, non fossero troppo influenzate proprio da questo aspetto economico. Visto che più o meno le impressioni corrispondevano, mi sono sentito “rinfrancato” nei miei giudizi sempre positivi su questa vela. E, arrivando a noi, anche in questa occasione, non si discostano più di tanto: la vela è stata leggermente rivista, rispetto all’anno scorso ha due cm di boma in più, ma gli interventi più importanti sono a livello costruttivo di alcuni elementi della vela. La tasca d’albero, ad esempio, è stata realizzata con un nuovo materiale tramato trasparente che appare più resistente all’usura rispetto a quello utilizzato lo scorso anno. A dire il vero e questa è l’unica differenza riscontrata in acqua rispetto al modello dello scorso anno, questo nuovo materiale adottato per la tasca d’albero rende la vela leggermente più rigida. A secco la Cannonball appare un pelo più pesante della versione 011, cosa che in acqua si fa fatica rilevare: probabilmente sul peso incide anche una certa cura nella costruzioni e nei particolare, tipo il pratico ed ampio antibreak del piede d’albero. Per il resto 486 cm di albero continuano ad essere ideali per montare la Cannonball con mast 460/25 (sdm Gun Expert C70). In conclusione non mi rimane che riproporvi il giudizio finale dello scorso anno... una gran vela, migliorata ulteriormente rispetto alle edizioni passate (più spunto ai bassi regimi, più tenuta e confort con il vento forte), proposta ad un prezzo... shock per una 8,0 camberata.

+ -

6,0/6,5/7,0/7,5/8,0/8,6/9,6 486 cm 224 cm Gun Expert/Select 460 sdm carbon mast 460/25 7/4 tubes + 3 camber fisso


565 € prestazioni con i venti medio/forti, stabilità di profilo, confort di guida soprainvelati, rapporto qualità/prezzo più “fisica” ai bassi regimi

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

+ -

SLALOM SAILS (5,5/9,5)

GUN Mega XS 7,1

5,0/5,6/6,3/7,1/7,9/8,7/9,5 462 cm 206 cm Gun Select 430/25 sdm carbon mast 430/21 8 + 4 camber fisso

rider luca - test luca and smink - albenga (sv) - maggio 012 - photo © vittoria nikon

La Mega XS è la vela slalom di casa Gun Sails: potenza e velocità, proposte anche in questo caso ad un prezzo abbordabile, basti pensare che con i 565 euro che ci vogliono per la 7,1 oggetto del nostro test, non ci si compra una 4,0 wave di molte altre marche. Questa caratteristica ha fatto storcere in passato un po' il naso ai puristi proseliti dei marchi leader nelle prestazioni al top della gamma. Negli ultimi anni, il divario tra queste vele è andato limandosi e ultimante è quasi sfumato del tutto, grazie lavoro di messa a punto costante e preciso da parte di Morlotti per migliorare le vele in quella che dopo anni è tornata a essere la specialità del windsurf che racchiude la più alta tecnologia sia nelle vele che nelle tavole: lo slalom. E a conferma di questo, sempre più spesso, su i siti “dedicati” a “slalomari e formulieri” si possono incontrare i giudizi positivi su Mega XS e Mega XR da parte di appassionati che hanno avuto l’occasione di provarle o acquistarle. Sapendo quanto attento sia l’amico Renato, sail designer Gun, a questi aspetti... non potrà non essere di sprone per continuare a migliorare uno prodotto già valido di suo. Nel 2011 avevamo proposto il test facendo un parallelo tra Cannonball 8,0 e Mega XS 7,9... da cui era emerso che il nostro caporedattore non aveva dubbi sulla sua “predilezione” per la freerace 3 cam di casa Gun. Se pensate però di fare qualche regata e volete una vela da sfruttare maggiormente con il vento forte, la scelta dovrebbe cadere sulla Mega XS. Tanto più che l’edizione 2012 è stata alleggerita molto rispetto ai modelli precedenti e subito si nota la differenza dei materiali, più consoni a un prodotto performante. Questo non significa che si avrà una durata minore della vela, perchè i materiali usati sono sempre allineati con quella che da sempre è la filosofia del marchio Gun: avere il massimo rapporto qualità\prezzo. Ho provato diversi modelli della Mega XS, addirittura dei prototipi usati e ancora perfettamente funzionanti, ma questa serie ha fatto un salto di qualità evidente: monofilm più sottile, materiale della parte larga della tasca d'albero più leggero, nuove stecche e nuovi camber. In mare la vela dà subito una sensazione di potenza e stabilità molto piacevole, nessuno spostamento dei carichi anche in condizione di vento non molto costante. Ma cosa stupisce di più è la rotazione dei 4 camber: mentre nelle versioni precedenti qualche impuntamento si verificava sempre, specialmente nella prima stecca inferiore, la Mega XS 2012 ha una rotazione pari alla Gaastra Vapor 5.0 che avevo usato con l'RDM. Sia con poca tensione di caricabasso che con tensione al limite per il vento forte non ho mai riscontrato nessun problema sia in virata che in strambata. Una vela da slalom super stabile e pienamente a suo agio con il vento sostenuto e, forse anche a causa della misura, leggermente più macchinosa e fisica nelle condizioni di vento molto leggero.


415 € partenza in planata, potenza (con il suo albero), controllo, spunto, easy trim, prezzo più pesante di altre vele “a secco”

mis. disp. : mis. albero : mis. boma : mast ideale: mast comp.: stecche : top :

+ -

FREERIDE CAM SAILS (6,0/8,6)

GUN SAILS SUNRAY 7,5

6,0/6,5/7,0/7,5/8,0/8,6 471 cm 111 cm Gun Expert / Select 460/25 carbon sdm/rdm 460/25 7 + 4 mini battens fisso

rider and test francisco - santa maria (sal) - aprile 012 - photo © debby

Il test che vi propongo è abbastanza anomalo per il luogo dal quale vi scrivo (Sal, Cabo Verde), ma la voglia di navigare è sempre tanta e alla fine, come diceva qualcuno, ogni lasciata è persa! Perciò ho pensato di sostituire la mia Maui Sails TR5 7.6 di qualche anno fa, che ormai date le parecchie uscite e il fatto che non la ho mai lavata (con quello che costa l'acqua a Cabo... è più economico cambiare la vela spesso!) iniziava a dare segni di cedimento. Dal momento che non che non ho praticamente nessuno con il quale allenarmi in slalom (pure Josh mi ha lasciato trasferendosi a Boston!) avevo optato per qualcosa di meno complicato da armare, più leggero, ma allo stesso tempo performante e che non desse segni di cedimento del profilo sotto le raffiche più forti, caratteristica che ho riscontrato su molte vele no cam che ho provato ultimamente. Volevo qualcosa che continuasse a darmi quelle belle sensazione di rigidità, tenuta di profilo e velocità, che solo le cam sails ti sanno dare. In più volevo qualcosa da poter usare sia sul mio slalom 112 litri per le tranquille uscite sull'acqua piatta di Santa Maria, sia sul freeride corsaiolo che mi sono approntato per poter uscire nelle agitate acque di Shark bay quando il vento latita. Proprio per poter navigare in queste ultime condizioni, parecchio impegnative per altro, mi sono deciso all'acquisto della Sunray 7.5 di Gun Sails. Onestamente la prima cosa che me la ha fatta preferire era il colore (mamma mia che scelta tecnica!) un bell' arancione con finiture nere che la fanno bella cattiva. Volevo poi una Gun perchè ho avuto modo negli ultimi due anni di verificarne la bontà del taglio e la robustezza presso il centro Angulo di fronte a casa mia. Così me ne sono fatta ordinare una in Germania dal mio “spacciatore” di fiducia, tramite il sito Gun. La prima uscita è stata caratterizzata da un vento medio leggero con parecchi buchi di vento intervallati con raffiche potenti e non avendo altri alberi, ho usato lo stesso carbon 100 460/25 che usavo sulla mia Maui Sails. Rispetto ad una vela race o slalom si impiega quasi la metà del tempo ad armarla anche se la tecnica è la stessa: albero nella tasca, fuori dai camber, cazzata di caricabasso ottimale, montaggio boma e leggera pressione sui camber ed il gioco è fatto. Per la cronaca, un boma in carbonio molto rigido... sicuramente aiuta le performance di qualunque vela di questo tipo. In acqua la sensazione è stata subito ottima, moooooolto meglio di quanto pensassi... il peso sulle braccia è nettamente inferiore a quanto la bilancia farebbe pensare, la planata con vento medio è buona, bastano due pompate e il profilo fa adeguatamente il suo dovere, problemi in soprainvelatura inesistenti visto che tiene come la mia vecchia slalom (e stiamo parlando di una Maui Sails fatta a mano da Phil Mc Gain per Angulo!), il passaggio dei camber leggerissimo, si riesce a flippare la vela durante la curva come se fosse una no cam sail, l'uscita dalla strambata fulminea, la velocità di punta a gps mi dava, a parità di condizioni, gli stessi nodi della vecchia (intorno ai 30,5 nodi sui 10 secondi con circa 18 nodi di vento). Come prima uscita mi è bastata e la sensazione è stata ottima: l'unica cosa che non mi soddisfaceva al 100% era solo la leggera mancanza di spunto con poco vento. Due giorni dopo mi sono procurato il suo albero (Gun Expert 460/25) presso il centro di Angulo e devo dire che quello che pensavo di buono di questa creatura è addirittura migliorato. Con un vento decisamente più sostenuto il suo albero aumenta, ancora di più la tenuta del profilo. Nei cali di vento la miglior curva offre una pancia più accentuata con conseguente aumento della velocità di entrata in planata e la facilità di strambata incontrata i giorni precedenti pare ancora migliorata. Avete capito che... mi è piaciuta da morire: bello il look, relativamente leggera, ben rifinita, con un profilo degno di una vela race di razza, facile da armare e che stramba da Dio che volete di più? Senza parlare del prezzo, ancora una volta tra i più abbordabili sul mercato... promossa a pieni voti, personalmente mi ha fatto ritornare la voglia delle uscite con vento leggero... anche se abito a Sal!


Sails Test 2012