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LA COMUNICAZIONE

SENSORIALE Un viaggio alla scoperta

della comunicazione

attraverso i cinque sensi


Accademia di Belle arti di Roma Dipartimento progettazione e arti applicate Scuola di progettazione artistica per l'impresa Corso di diploma accademico di I livello in Grafica Editoriale

LA COMUNICAZIONE

SENSORIALE Un viaggio alla scoperta della comunicazione attraverso i cinque sensi

Coordinatore della Scuola: Prof. Enrico Pusceddu Relatore: Prof. Enrico Pusceddu Candidato: Rita Colonna Anno Accademico: 2013/2014


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ista, udito, olfatto, gusto, e tatto. Sono questi i punti chiave con i quali le popolazioni e le persone di tutto il mondo comunicano ogni giorno. Attraverso i cinque sensi noi sperimentiamo la vita e proviamo emozioni: ascoltiamo una canzone e rievochiamo un momento con tutta la sua carica emotiva, sentiamo l’odore di un cibo prelibato e proviamo appetito, riceviamo un abbraccio o una carezza e sentiamo affetto, guardiamo un film e ci emozioniamo, mangiamo qualcosa che ci piace e ci sentiamo appagati. Possiamo affermare quindi che attraverso i sensi noi proviamo emozioni, e percepiamo la realtà esterna, creando una rappresentazione interna di essa. Lo studio di questa tematica non è poi così lontano dalla capacità comunicativa dell’arte; essa è di per se uno stumento fondamentale che riesce ad arrivare ad ogni individuo, catapultandolo in un vortice di sensazioni ed emozioni, generate dall’approccio sensoriale con la realtà. La ricerca effettuata in questo percorso vuole dimostrare quanti tipi di comunicazione esistono al mondo ed i vari tipi di approccio con essa, approfondita nel mondo dei cinque sensi. Quest'ultimi quindi rendono più completa una comunicazione, che non rimane più piatta e fine a se stessa, ma coinvogle ogni persona in un viaggio attraverso una vera e propria comunicazione sensoriale.


Indice Cos’è la comunicazione Descrizione teorica La psicologia e la comunicazione: Gli assiomi della comunicazione II assioma: I livelli comunicativi di contenuto e relazioni

Descrizione scientifica I canali sensoriali

La comunicazione nell’arte Un’artista per comunicare: Bruno Munari “Comunicando” con l’editoria

I cinque sensi applicati al marketing Il marketing polisensoriale Progetto: MAXXI INTERACTION

Progetto: I cinque sensi della comunicazione Vista: ˝What a colorful world˝ Udito: Calendario “Dodici storie per dodici strumenti” Tatto:“Exchange of communication” Olfatto e Gusto: ˝Comunicando con il cioccolato˝

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Conclusioni

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Bibliografia

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"La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto." - Peter Drucker -


1 Cos’è la comunicazione


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Cos’è la comunicazione L’archivio della vita


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in dai primi momenti di vita, ognuno di noi inizia ad avere i primi approcci con il mondo della comunicazione, e ciò avviene sotto ogni punto di vista. Immagaziniamo ogni gesto, oggetto informazione che ci sarà utile per creare un nostro “archivio” dati in cui trasformare le informazioni acquisite in oggetti di comunicazione. Basti pensare ai profumi, ai colori che hanno fatto parte della nostra infanzia per rievocarvi dei ricordi; un suono o un motivetto passato che ci comunica un senso di nostalgia. Questo processo di “archiviazione” è stato teorizzato e sperimentato anche dalla famosa psicologia della Gestalt. In sostanza, la psicologia della Gestalt, detta anche psicologia della forma, è una corrente psicologica riguardante la percezione e l’esperienza che nacque e si sviluppò agli inizi del XX secolo in Germania (nel periodo tra gli anni dieci e gli anni trenta), per poi proseguire la sua articolazione negli USA, dove i suoi principali esponenti si erano trasferiti nel periodo delle persecuzioni naziste. La parola tedesca Gestalt significa forma, schema, rappresentazione è stata riferita ad un insieme di principi scientifici dedotti per lo più da esperimenti sulla percezione sensoriale. Per la psicologia della Gestalt non è giusto dividere l’esperienza umana nelle sue componenti elementari e occorre invece considerare l’intero come fenomeno sovraordinato rispetto alla somma dei suoi componenti: “L’insieme è più della somma delle sue parti”.

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Quello che noi siamo e sentiamo, il nostro stesso comportamento, sono il risultato di una complessa organizzazione che guida anche i nostri processi di pensiero. La stessa percezione non è preceduta dalla sensazione ma è un processo immediato - influenzato dalle passate esperienze solo in quanto queste sono lo sfondo dell’esperienza attuale - che deriva dalla Gestalt, come combinazione delle diverse componenti di un’esperienza reale-attuale. La capacità di percepire un oggetto quindi deve essere rintracciata in una organizzazione presieduta dal sistema nervoso e non ad una banale immagine focalizzata dalla retina. Possiamo quindi giungere alla conclusione che la visione e la percezione del mondo che ci circonda non è soltanto una registrazione meccanica di elementi, ma l’afferrare strutture significanti. Dopo questo cappello introduttivo che ci spiega come l’uomo approccia con il mondo che lo circonda per comunicarvi, andremo ad analizzare il vero significato di comunicazione, per poi arrivare al concetto di comunicazione sensoriale. Partiamo dalla definizione del termine COMUNICAZIONE.

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Comunicazione

Informazione

Emozione

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olendo prendere dal dizionario il significato del termine “comunicazione”, ci troveremo di fronte la definizione latina “mettere in comune”. Questo termine con il tempo ha assunto il valore di “far partecipi gli altri di qualcosa”, ma su questo concetto c’è poco da ribattere, in quanto siamo tutti consapevoli cosa fare nel momento in cui bisogna comunicare con qualcuno. Ma possiamo porci invece un altro quesito in merito all’argomento: cosa significa comunicare? Prendiamo come riferimento ciò che scrisse il filosofo greco Aristotele (IV sec. a.C.). Nella sua Politica, “L’uomo è un animale sociale”: l’uomo tende per natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Già nel Paleolitico infatti, quando l’uomo era ancora nomade, esso viveva in gruppi la cui occupazione era la sopravvivenza. Di conseguenza una delle prime verità sulla comunicazione è che è impossibile per qualsiasi essere vivente animato non comunicare con gli altri, per il semplice fatto che comunicazione non vuol semplicemente dire “parlare” ma implica necessariamente che ci sia una relazione, e quindi uno “scambio” di informazioni tra individui, confermando la teoria che è impossibile non comunicare. Siamo infatti destinati in un modo o nell’altro ad incontrarci e relazionarci con altri individui, creando una interazione con essi, come quando ad esempio ci troviamo ad avere un umore sereno ma ci capita di incontrare una persona dall’umore opposto al nostro; in quel momento ci trasmette il suo malessere ed influenza talvolta il nostro stato d’animo.

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Tutto questo è la prova che per comunicare non è necessario l’uso di parole o espressioni verbali, ma è l’unico strumento per interagire con la realtà che ci circonda. È possibile schematizzare il processo comunicativo se teniamo in considerazione le due componenti fondamentali di una comunicazione:

EMITTENTE:

la persona che avvia la comunicazione inviando un messaggio.

RICEVENTE: e lo comprende.

la persona che riceve il messaggio

Per completare il quadro che costituisce la “meccanica” comunicativa, è necessario introdurre degli altri parametri:

CODICE CANALE MESSAGGIO CONTESTO REFERENTE FEEDBACK: Per capire meglio la funzione del processo comunicativo, di seguito vengono riportate delle infografiche dove vengono anche descritti i parametri sopracitati.

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EMITTENTE

RICEVENTE 17


Codice

Utilizzato ugualmente da emittente e ricevente, corrisponde al codice di codificadecodifica del messaggio; in altre parole il codice non è altro che la lingua impiegata per “formare” il messaggio. Può essere analogico, se per comunicare si utilizzano delle immagini, o numerico, se invece la comunicazione avviene attraverso il linguaggio verbale (ossia la parola vera e propria).

Canale

Mezzo di propagazione fisica del codice (onde sonore, scrittura, ecc). I cinque sensi, soprattutto vista e udito rappresentano i cinque canali fondamentali di comunicazione.

Messaggio

Contenuto da comunicare.

Contesto

L’”ambiente” significativo all’interno del quale si situa l’atto comunicativo quali, ad esempio, l’ambiente lavorativo piuttosto che quello familiare o una situazione formale rispetto a una informale. Allo stesso modo nel contesto rientrano anche situazioni emotive.

Referente

L’oggetto della comunicazione a cui il messaggio si riferisce e che in qualche modo dà sostanza al contenuto del messaggio stesso (ad esempio “sto mangiando!” può aggiungere al messaggio originale il significato di gioia per il fatto di poter mangiare o rabbia per l’essere stati disturbati durante il pasto).

Feedback

La risposta, volontaria o involontaria, che l’emittente riceve dal ricevente. Volendo riepilogare, ecco un breve schema dell’atto comunicativo.

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Emittente Chi manda il messaggio

Contesto

Canale

La situazione in cui avviene la comunicazione

Il mezzo attraverso cui passa la comunicazione

Messaggio Contenuto della comunicazione

Referente

Codice

Il tema di cui si parla

Il linguaggio utilizzato per comunicare

Ricevente Chi riceve il messaggio

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Ora ci viene spontaneo domandarci: come comunicano le persone? C’è da sapere che l’uomo, rispetto agli altri animali, è l’unico che possiede grandi capacità comunicative, in quanto è in grado di servirsi di diverse tipologie di comunicazione. Tra queste la più importante è la comunicazione sociale, secondo la quale l’essere umano utilizza un linguaggio standard per comunicare; c’è poi la comunicazione interpersonale in cui gli individui che ne sono coinvolti interagiscono l’uno con l’altro influenzando di volta in volta la comunicazione. Per elaborare questa comunicazione entrano in gioco tre tipi di linguaggio:

LINGUAGGIO VERBALE.

Tipicamente umano, avviene attraverso l’uso della lingua, sia scritta che orale, e che dipende da precise regole sintattiche e grammaticali che inevitabilmente compromettono l’efficacia comunicativa tra lingue e dialetti diversi;

LINGUAGGIO NON VERBALE O DEL CORPO.

Avviene attraverso mimiche facciali, sguardi, gesti, posture, come ad esempio toccarsi il mento per mostrare una certa riflessione sull’argomento di cui si sta parlando, o tirare il busto in avanti quando siamo interessati a ciò che stiamo ascoltando fino a mordicchiarsi le labbra quando la cosa ci interessa ma siamo consapevoli di non poterla fare;

LINGUAGGIO PARA VERBALE.

Riguarda il tono, il volume e il ritmo della voce ma anche le pause e altre espressioni sonore come schiarirsi la voce o giocherellare con qualsiasi cosa capiti a tiro di mano.

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Linguaggio verbale

Linguaggio del corpo

Linguaggio para verbale 21


Dati della comunicazione

80%

85%

Dato corrispettivo delle ore giornaliere dedicate a qualsiasi forma di comunicazione

Dato corrispettivo dei successi professionali che sono dipesi dalla comunicazione

70%

75%

Dato corrispettivo degli errori commessi sul lavoro causati dall’incapacità di comunicare

Dato corrispettivo dei messaggi che vengono trasmessi in modo gestuale e affidati al tono vocale

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Non bisogna dimenticare che per far si che la comunicazione sia “completa” è fondamentale che tutti gli elementi del linguaggio (precedentemente descritti nell’infografica a pag 19) siano presenti contemporaneamente durante la comunicazione, perché anche nel caso in cui sia assente uno o più elementi, la comunicazione potrebbe non essere efficace ed il messaggio potrebbe non essere compreso. C’è inoltre un altro parametro che bisogna tenere in considerazione; l’efficacia della comunicazione dipende anche dalla relazione che hanno i due o più interlocutori coinvolti in un discorso, ed in base a questo ogni individuo è in grado di determinare una “distanza” con l’altro. Tale fenomeno è conosciuto come relazione personale e ne esistono di vari tipi. Se ad esempio ci troviamo a parlare con un familiare o con una persona per la quale proviamo affetto, la nostra distanza da essa sarà inferiore ai 50 cm e quindi la nostra relazione sarà intima. Ma questa distanza fisica è direttamente proporzionale alla distanza relazionale con gli individui con cui comunichiamo; avremo quindi vari tipi di distanze (distanza personale, distanza sociale, distanza pubblica) Ma è interessante notare come questi diversi tipi di relazione possano cambiare nel momento in cui non ci si trova più faccia a faccia con una persona, ma si comunica con essa utilizzando altri mezzi come il telefono o internet. Al giorno d’oggi ci è più semplice notare questo cambiamento in quanto viviamo in un contesto dominato sempre di più dalla tecnologia e dai social network che in qualche modo ci semplificano la comunicazione con altre persone, avvicinandoci a loro neutralizzando i vari tipi di distanze precedentemente citate e facendo spazio ad un unico tipo di distanza che è quella virtuale.

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RELAZIONE INTIMA

PARLARE FISICAMENTE CON QUALCUNO VIDEO CHAT

CELLULARE LETTERA

RELAZIONE VIRTUALE

CHAT SMS EMAIL MESSAGGIO DI FACEBOOK STATUS DI FACEBOOK TWITTER

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Con essa possiamo permetterci di gestire la “distanza” con la persona con cui parliamo a prescindere dalla “distanza fisica” qualora ci fosse stata; possiamo “avvicinarci” o “allontanarci” a seconda di come viene gestita la conversazione. Tutto questo lo ritroviamo in persone che condividono la stessa cultura; ma cosa succede se ci trovassimo a comunicare con una persona la cui cultura è differente dalla nostra? Come ci comportiamo con le “distanze”. È giusto sottolineare che ogni cultura ha i propri standard di comunicazione e di “vicinanza”; gli arabi tendono a stare molto vicini tra di loro, a differenza degli europei o degli asiatici che invece tendono a mantenere più distanza fisica. Addirittura in India ci sono delle distanze ben precise da rispettare quando una persona incontra un’altra di una casta più o meno importante della sua. Per riassumere possiamo dire che comunicare non è certo una cosa semplice, anzi; è in realtà molto più complesso di quanto possa sembrare, ricca di sfaccettature tra mille culture diverse. Comunicare non è semplicemente il servirsi di parole per trasmettere un messaggio; comunicare è esprimere una sensazione, un’emozione e tramite essa l’espressione di noi stessi.

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"Comunque ci si sforzi, non si può non comunicare." -Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson-


2 Descrizione teorica La psicologia e la comunicazione. Gli assiomi della comunicazione II assioma. I livelli comunicativi di contenuto e relazioni


2.1

La psicologia e la comunicazione Gli assiomi della comunicazione


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opo aver introdotto le nozioni base che definiscono il significato della comunicazione, sarebbe ora opportuno addentrarci nei due aspetti fondamentali secondo i quali la comunicazione si manifesta, ossia dal punto di vista psicologico e scientifico. Ma andiamo per ordine. Iniziamo dal primo aspetto, quello psicologico. Negli anni sessanta Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, ed altri importanti personaggi della scuola di Palo Alto fissarono una serie di nozioni, basate su una sperimentazione pratica, e definirono la funzione pragmatica della comunicazione, ossia la capacità di dare vita a delle particolari situazioni attraverso la comunicazione sia verbale che nonverbale. In ogni sistema sociale come ad esempio la famiglia, ogni individuo influenza gli altri con il proprio comportamento e allo stesso modo il suo comportamento è influenzato da altre persone. Inoltre ogni giorno noi comunichiamo non solo per trasmettere messaggi, ma anche per esprimere emozioni e sensazioni. Con gli anni questi studi sulla comunicazione si sono approfonditi e si è arrivati a definire i famosi cinque assiomi della comunicazione, ossia quelle situazioni che si verificano sempre in ogni conversazione. Le troviamo elencate e descritte in modo molto riassuntivo di seguito.

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È impossibile non comunicare Non esiste azione o parola umana che non ci metta in comunicazione con le persone che ci circondano. E’ impensabile il concetto di non-comportamento. Se una persona con la sua passività, i suoi silenzi, esplicita la volontà di non comunicare con un altro individuo, egli sta comunque inviando un messaggio, e quindi, comunica di non voler comunicare. Per comunicare inoltre non è necessario che ci sia una logica razionale che pervada il testo.

I livelli comunicativi di contenuto e relazione Ogni comunicazione comporta di fatto un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine esprime, oltre al contenuto (la volontà che l’ascoltatore compia una determinata azione), anche la relazione che intercorre tra chi comunica e chi è oggetto della comunicazione, nel caso particolare quella di superiore/subordinato. Questo è forse l’aspetto più complesso dei cinque assiomi, anche se è l’unico che in questa tematica che stiamo affrontando ci interessa maggiormente e verrà approfondito nel capitolo successivo.

La punteggiatura nella sequenza di eventi La natura di una relazione dipende anche dalla punteggiatura delle sequenze di scambi comunicativi tra i comunicanti. Questa tende a differenziare la relazione tra gli individui coinvolti nell’interazione e a definire i loro rispettivi ruoli: essi punteggeranno gli scambi in maniera che questi risultino organizzati entro modelli di interazione più o meno convenzionali. La punteggiatura di una sequenza di eventi, in un certo senso, non è che una delle possibilità d’interpretazione degli eventi stessi, per cui anche i ruoli dei comunicanti sono definiti dalla propensione degli individui stessi ad accettare un certo sistema di punteggiatura oppure un altro. Il terzo assioma decreta dunque la connessione tra la punteggiatura della sequenza degli scambi che articolano una comunicazione e la relazione che

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intercorre tra i comunicanti: il modo di interpretare la punteggiatura è funzione della relazione tra i comunicanti.

Comunicazione numerica e analogica Il quarto assioma attribuisce agli esseri umani la capacità di comunicare sia tramite un modulo comunicativo digitale sia con un modulo analogico. Quando gli esseri umani comunicano per immagini la comunicazione è analogica; questa comprende tutta la comunicazione non-verbale. Quando comunicano usando le parole, la comunicazione segue il modulo digitale. Questo perché le parole sono segni arbitrari e privi di una correlazione con la cosa che rappresentano, ma permettono una manipolazione secondo le regole della sintassi logica che li organizza.

L’interazione complementare e simmetrica Quest’ultimo assioma si riferisce ad una classificazione della natura delle relazioni che le suddivide in relazioni basate sull’uguaglianza oppure sulla differenza. Nel primo caso si parla di relazioni simmetriche, in cui entrambi i partecipanti tendono a rispecchiare il comportamento dell’altro; nel secondo si parla di relazioni complementari, in cui il comportamento di uno dei comunicanti completa quello dell’altro. Pertanto nelle relazioni simmetriche si ha un rapporto paritario tra i due poli della comunicazione, in quanto nessuno dei due attori accetta un ruolo di dipendenza. Siccome quest’atteggiamento non assume un tono neutro in cui le due forze si annullano, ma piuttosto i connotati di una vera e propria disputa, si assiste ad un’escalation d’aggressività, paragonabile ad una corsa agli armamenti, un processo che Bateson (1999) definì “schismogenesi”. Nelle relazioni complementari invece, uno dei due soggetti in un momento specifico dell’interazione riconosce le posizioni e l’interdipendenza dell’altro. L’ effetto è in questo caso il consolidamento e l’efficacia della comunicazione, in quanto i diversi comportamenti dei partecipanti rispecchiano i ruoli che ognuno ha all’interno del contesto.

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2.2

II assioma I livelli comunicativi di contenuto e relazione


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el capitolo precedente abbiamo accennato e descritto i cinque assiomi della comunicazione. Come già detto, questi cinque parametri li ritroviamo sempre in qualsiasi conversazione, ed in particolare il secondo assioma, è quello che ci interessa di più nell’ambito della comunicazione sensoriale. Apparentemente potrebbe essere forzato il legame tra comunicazione sensoriale ed i livelli comunicativi di contenuto e relazione, ma ciò verrà spiegato e descritto qui di seguito. Abbiamo già spiegato che una comunicazione non trasmette soltanto un’informazione, ma impone anche un comportamento. Se vogliamo fare riferimento alle impostazioni del poliedrico sociologo Gregory Bateson, possiamo considerare questi due parametri come l’aspetto di “notizia” (report) e di “comando” (command) di ogni comunicazione. L’aspetto di “notizia” di un messaggio trasmette informazione e nella comunicazione possiamo definirla come sinonimo del contenuto di un messaggio. L’aspetto di “comando” d’altra parte, si riferisce al tipo di messaggio che deve essere assunto e di conseguenza alla relazione tra i comunicanti. Ora possiamo considerare il rapporto esistente tra l’aspetto di contenuto (“notizia”) e l’aspetto di relazione (“comando”) della comunicazione. Per definire correttamente questo rapporto possiamo considerarlo come meta informazione perché determina la relazione tra i comunicanti.

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Nella comunicazione umana troviamo presente lo stesso rapporto tra l’aspetto di “notizia” e quello di “comando”: il primo trasmette i “dati” della comunicazione, il secondo il modo con cui si deve assumere tale comunicazione ed il contesto in cui si svolge la comunicazione sarà fondamentale per chiarire la relazione, come quando ad esempio quando ci troviamo ad affrontare una conversazione con un amico o con il datore di lavoro; nel primo caso essendoci un rapporto più confidenziale è concesso introdurre contesto ironico, ma nel secondo caso essendo la relazione più “distante” viene spontaneo creare un’atmosfera seriosa. Possiamo riassumere quanto detto con un’innografica riportata di seguito.

COMUNICARE

COMPORTAMENTO

Aspetto di "notizia" Trasmette informazioni

Aspetto di "comando" Il tipo di messaggio trasmesso

Contenuto del messaggio

Relazione tra i comunicanti

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Trasmette il modo in cui si deve assumere la comunicazione

Si esprime verbalmente o in modo non verbale (gesti, espressioni, tono di voce)

Il CONTESTO aiuta a capire il tipo di comunicazione

METACOMUNICAZIONE Problema della consapevolezza del se

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"Senza la comunicazione lo spirito non sviluppa una vera natura umana, ma rimane a uno stadio anormale ed indefinito." -Charles Horton Cooley-


3 Descrizione scientifica I canali sensoriali


3

I canali sensoriali


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opo aver trattato della parte più teorica e concettuale dell’argomento, passiamo ora ad approfondire la parte più tecnica e sicuramente quella più importante ed interessante, in quanto ci introduce nel pieno della tematica di cui stiamo trattando. La comunicazione sensoriale infatti, non ha solo una definizione psicologica come abbiamo visto, ma anche una più scientifica. Vari studi hanno portato alla conferma che ogni giorno ogni individuo per sua natura è in grado di comunicare attraverso i cinque sensi. Tramite i sensi noi siamo in grado di percepire suoni, immagini, emozioni, sapori ed odori, che tramite i canali sensoriali ci aiutano a definire la rappresentazione della realtà oggettiva e soggettiva. Ma ognuno di noi è predisposto per avere uno dei canali sensoriali più sviluppato rispetto agli altri, e ciò condiziona la percezione della realtà che sarà differente da persona a persona. Secondo la P.N.L (Programmazione Neuro-linguistica), infatti, le persone sviluppano una preferenza per un canale sensoriale che, intorno ai 12 anni, diventa la corsia preferenziale attraverso cui transitano le informazioni che provengono dall’esterno. La Programmazione Neuro-linguistica ha elaborato un modello che identifica tre tipi “umani”, ovvero tre principali gruppi di persone che interpretano la realtà secondo un canale sensoriale: il Visivo, V, l’Auditivo, A, ed il Cinestesico, K. Quest’ultima parola deriva dal greco kinesis (movimento) e raggruppa le persone che hanno una predisposizione al canale tattile, olfattivo e/o gustativo, ossia le dinamiche (movimento) di contatto tra persone, gli oggetti, il cibo, gli odori.

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Ma come fa ogni individuo a stabilire una propria preferenza per uno di questi canali sensoriali? Più precisamente, tale preferenza dipende dalla predisposizione genetica ed energetica individuale, dall’educazione e dalle abitudini familiari, dalle esperienze significative, siano esse positive o negative: dai genitori infatti si impara l’organizzazione sensoriale, ma essa può essere modificata da un’ esperienza particolarmente intensa. In caso di esperienza negativa, il canale traumatizzato è quello che viene in parte soppresso per protezione e quindi meno utilizzato. È pero il canale interiore, sede dell’intuizione, della creatività, della genialità e delle risorse nascoste. Facilmente il canale nascosto del pittore è la vista, come del musicista è l’udito: in essi ciò che lavora è l’emozione e l’intuito legato a questo sensi. Per l’architetto che lavora visivamente, ma con la sua parte razionale, la vista è il canale di comunicazione più attivo. Vediamo ora come ogni individuo si comporta a seconda della preferenza per un canale sensoriale, che viene espressa sia dal linguaggio verbale che da quello non verbale. Chi ha predominante il canale V visivo ha un gesticolare lineare e alto, è veloce e si immagina le cose prima di farle, prova piacere nelle cose belle e veste bene. La sua respirazione è alta, di petto e non ama essere abbracciato: ha bisogno del suo spazio e della distanza per vedere meglio, Nella sua espressione verbale prevalgono parole come: immagino, vedo chiaro, so dove sono, guardami. Quando predomina il canale uditivo U, il gesticolare diventa tondeggiante e dalle orecchie in giù, per esempio un gesto tipico è mettere i capelli dietro le orecchie. Può essere U chi è sordo da troppo uso come chi sente benissimo; il soggetto tende a porgere l’orecchio e può sembrare distratto perché guarda da un’altra parte, ma in realtà è presente ed in pieno ascolto: sta appunto

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porgendo l’orecchio. La respirazione è di pancia. Loquace e desideroso di sentirsi dire le cose, chiede spesso. “Scusa cosa hai detto?”; Tende a parlare molto per ascoltarsi, ascolta poco. La balbuzie è il freno. Chi ha la U nascosta non discute e non ama litigare, è stato ferito da urli e litigi. Il canale Tattile T predispone all’abbraccio e al tocco. La persona tende a introdurre per inglobare e occupare spazio. Facilmente è un mangiatore e un bevitore che gusta in grandi quantità e, a volte, anche indipendentemente dalla qualità. Naso sopraffino, è sensibile agli odori. L’individuo T ha mobilità facciale, sente nel corpo, ha gestualità, sente emozioni, manifesta e invade fisicamente. Quando questo canale è soppresso, generalmente la causa è l’aver subito una violenza o essere ripetutamente interrotto nella esecuzione di un movimento, allora T evita il contatto fisico. Basandoci su queste informazioni sono stati portati avanti altri studi per verificare eventuali percentuali sulle preferenze delle persone di uno dei canali sensoriali. Infatti numerosi studi ed osservazioni fatte hanno classificato le persone in base al loro canale primario, ossia il canale di comunicazione connesso a quel senso – dei cinque che abbiamo – che spicca particolarmente nei nostri schemi mentali. E’ stato notato che la percentuale di persone predisposte per un canale sensoriale piuttosto che un altro dipende da molti fattori come l’età, la scolarità, l’ambiente, la cultura. In occidente le persone adulte sono circa così assortite per tipo, come lo rivela anche l’infografica di fianco: Conoscere l’organizzazione sensoriale propria e degli altri permette di comprenderne il comportamento, di giustificarne la diversità e di ricorrere a strategie adeguate per migliorare la comunicazione. L’individuazione del canale preferenziale dell’altro permette di accogliere l’altro e di usare una modalità di espressione che favorisca la comunicazione:”parlando la stessa lingua”, cioè usando gli stessi canali, si comunica meglio. Con un lavoro su di sé i tre canali si possono avvicinare e/o aprire, così da colmare le lacune e vivere più pienamente.

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55%

25%

20%

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"Conservare lo spirito dell'infanzia dentro di sĂŠ per tutta la vita, vuol dire conservare la curiositĂ di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare." -Bruno Munari-


4 La comunicazione nell’arte Un’artista per comunicare: Bruno Munari “Comunicando” con l’editoria


4.1 Un’artista per comunicare:

Bruno Munari


A

vendo affrontato e discusso le sezioni teorico-scientifiche sulla comunicazione sensoriale, è arrivato il momento di continuare il nostro percorso soffermandoci su ciò che significa la comunicazione sensoriale in ambito artistico ed editoriale, ossia quello che ci interessa più particolarmente. Abbiamo visto nel capitolo precedente come dal punto di vista scientifico, ogni persona è naturalmente predisposta per avere uno dei canali sensoriali più sviluppato rispetto agli altri e che, secondo una statistica, il canale sensoriale che è più frequente sviluppare è quello visivo, e quindi le persone predisposte per questo canale visivo tendono ad avere un approccio comunicativo più vicino alle immagini e a tutto ciò che sia visivo. Di conseguenza un’artista, un graphic designer, un operatore visivo sono più soggetti ad avere la predisposizione per questo canale sensoriale. Se ci pensiamo bene la nostra vita quotidiana è intessuta di immagini. La rappresentazione visiva delle cose, è il tramite per eccellenza tra noi ed il mondo che ci circonda: un flusso indifferenziato di immagini ci investe costantemente ogni giorno, sia nella dimensione pubblica, sia in quella privata. Il potere dell’immagine va oltre il linguaggio scritto e parlato, perché supera il vincolo che lega emittente e destinatario alla condivisione di regole sintattiche. L’immagine può essere sì realizzata seguendo codici e regole, per ottenere una maggiore efficacia comunicativa ma, in ogni caso, una prima sua interpretazione si dà sempre come possibile. L’immagine comunica senza mediazioni e la sua percezione è diretta, anche se non porta all’individuazione di un significato univoco: ogni immagine, oltre a descrivere un elemento della realtà, è essa stessa un elemento della realtà , ma anche la rappresentazione di qualcosa diverso da sé, la cui natura è instabile e i cui significati dipendono dallo spazio, dal tempo e dalle situazioni.

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Le immagini comunicano, sempre e comunque. Con ogni artefatto visivo abbiamo un rapporto dialettico che stimola le nostre interpretazioni: sia l’immagine una pura espressione artistica, ricreativa, oppure il veicolo per influenzare le nostre scelte o per incanalare la nostra attenzione. L’arte del comunicatore implica l’applicazione di regole e codici che garantiscono gli esiti conoscitivi della rappresentazione e l’individuazione di condizioni che determinano una relazione congruente tra la rappresentazione e ciò che vogliamo esprimere. Come fare a realizzare un’immagine che induca determinati effetti? Tutto sta nell’individuare la natura della comunicazione che si vuole affidare all’immagine, perché trasmettere un’emozione è diverso dall’informare sull’identità di un prodotto commerciale. A questo punto, interviene l’applicazione delle teorie sul colore e delle tecniche di rappresentazione, come il disegno, la fotografia, la pittura. Indispensabili, inoltre, le teorie sulla percezione ed i meccanismi con cui il nostro cervello, fisiologicamente e meccanicamente, percepisce il mondo e lo interpreta. Tra queste, sono fondamentali la teoria della Gestalt e lo studio degli effetti ottici, come abbiamo accennato nell’introduzione del primo capitolo. Dallo studio e dalla conoscenza di altre teorie visive, molti artisti e designer ne hanno fatto tesoro apprendendole e mettendole in pratica in alcuni loro progetti. Volendo ricordare un’artista che ha fatto la storia della comunicazione visiva italiana non possiamo non fare riferimento al poliedrico Bruno Munari. Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – Milano, 30 settembre 1998) è stato un grande e distinto artista e designer italiano, uno dei maggiori esponenti della grafica italiana del XX secolo, attivo ricercatore, innovatore e sperimentatore nel campo dell’espressione visiva e non visiva. Nella sua vita egli ha sempre dato molta attenzione all’aspetto pedagogico del design e delle arti, con le quali, attraverso l’esperienza del gioco, intendeva

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Bruno Munari

sviluppare la creatività e la fantasia dei bambini. In molte occasioni Munari ci ha dato testimonianza del suo pensiero, esprimendolo sia a parole che con i suoi progetti. Di seguito possiamo leggere alcune sue parole riguardo il significato che ha per lui l’arte e quanto esso sia importante nella vita di ognuno di noi: «Fin da ragazzo sono stato uno sperimentatore […], curioso di vedere cosa si poteva fare con una cosa, oltre a quello che si fa normalmente». «Durante l’infanzia siamo in quello stato che gli orientali definiscono Zen: la conoscenza della realtà che ci

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circonda avviene istintivamente mediante quelle attività che gli adulti chiamano gioco. Tutti i ricettori sensoriali sono aperti per ricevere dati: guardare, toccare, sentire i sapori, il caldo, il freddo, il peso e la leggerezza, il morbido e il duro, il ruvido e il liscio, i colori, le forme, le distanze, la luce, il buio, il suono e il silenzio… tutto è nuovo, tutto è da imparare e il gioco favorisce la memorizzazione. Poi si diventa adulti, si entra nella ‘società’, uno alla volta si chiudono i ricettori sensoriali. Non impariamo quasi più niente, usiamo solo la ragione e la parola e ci domandiamo: quanto costa? A cosa serve? Quanto mi rende?» Con queste parole inoltre Munari ci fa capire quanto per lui l’aspetto ludico e sensoriale siano fondamentali nello sviluppo di un progetto, in quanto l’apprensione infantile è molto più sensibile rispetto a quella adulta e nelle sue opere quindi Munari cerca di far “rivivere” quel bambino che è in noi servendosi della comunicazione sensoriale. Non è un caso poi che Munari adotti questo tipo di approccio, in quanto è ben nota la sua formazione artistica all’interno del gruppo dei futuristi, i quali concepivano l’arte non solo come percezione visiva bensì come campo di conoscenza per tutti e cinque i sensi. Da questi principi nascono di conseguenza alcuni suoi progetti e giochi per bambini basati sulla concezione multisensoriale del progetto. Il primo di questi viene ideato nel 1931 ed è la cosiddetta “tavola tattile”. Dunque uno dei primi sensi con cui Munari vuole approcciare è il tatto. Ma perché proprio quest’ultimo? Il linguaggio tattile è la prima forma di comunicazione del bambino, è un linguaggio di amore e di conoscenza, ma a differenza degli altri sensi, vi si ha un approccio più diretto e comporta un contatto con altri corpi e materie; di conseguenza per realizzare questo primo progetto sono stati utilizzati vari materiali, quali carte vetrate di varia finezza, sughero, corde, metallo, pelle e pelliccia, così da offrire un’esperienza visiva e tattile capace di rendere l’insegnamento più immediato e concreto.

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Bruno Munari, “Scimmietta Zizì”, 1952

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Bruno Munari, “Tavola tattile”, 1938

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Questi studi ed esperimenti proseguono fino a quando nel 1977 Munari realizza per la prima volta alla Pinacoteca di Brera a Milano, il suo metodo educativo con i laboratori per bambini “Giocare con l’Arte”. In questi laboratori ci si diverte a far conoscere ai bambini un ricco mercato di materiali stravaganti: sui tavoli- bancarella sono esposti in bella mostra tessuti di cocco, morbide pellicce, ruvide spugne, reticelle, piume, pizzi e tavolette di legno e tutto ciò di cui avranno bisogno per creare composizioni secondo la propria sensibilità, da ‘leggere’ con le dita. Sin da subito si nota che i bambini sono molto attratti dalla quantità e dalla varietà dei materiali disposti sui tavoli. Dopo aver esplorato per bene i materiali che hanno a disposizione iniziano a “creare” dando sfogo alla loro fantasia, che non è innescata da utenti esterni che indirizzano il bambino su “cosa deve toccare” e “come quella cosa si deve fare”, ma sono auto stimolati da loro stessi per aumentare la loro curiosità e far venire la voglia di fare. Il metodo Munari vuole promuovere la conoscenza e comprensione delle tecniche dell’espressione e della comunicazione artistica, consigliando di insegnare ai bambini come si osserva un’opera anzichè preoccuparsi di leggerne solamente il contenuto o il messaggio. Per lui l’arte visiva va sperimentata e non raccontata: le parole si dimenticano, l’esperienza no. Nei Laboratori Munari “si gioca all’arte visiva”, luoghi dove creatività, conoscenza, sperimentazione, scoperta, incontro, formazione, collaborazione e autoapprendimento vengono sviluppati dal bambino attraverso il gioco.

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Bruno Munari in uno dei suoi laboratori per bambini

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I LIBRI ILLEGGIBILI E I PRELIBRI

Bruno Munari, "Libri illeggibili", 1949

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A

priamo ora un capitolo particolare riguardo Munari ed i suoi progetti, facendo sempre riferimento a quanto precedentemente descritto. In questa sezione ci si appresta ad approfondire una parte dei famosi progetti ideati da Munari nell’ambito dei laboratori per bambini, e che sono fondamentali nel contesto che stiamo discutendo: stiamo parlando dei cosiddetti “Libri illeggibili” e dei “Prelibri”, i primi libri plurisensoriali in Italia. Sono libri-oggetto, senza parole, per bambini che ancora non sanno leggere, ma che sono lì presenti con tutti i sensi, curiosi, con la voglia di scoprire cose nuove e di fare le cose che fanno i grandi. Sono libri ‘illeggibili’, ma con stimoli visivi, tattili, sonori, termici e materici, pieni di sorprese. Fatti per aiutarli a immaginare, a fantasticare, a essere creativi. La realizzazione di questi progetti nasce da profondi studi e riflessioni, che vanno anche al di la dal voler realizzare qualcosa che possa servire solo ai bambini; sono studi che fanno riflettere anche persone adulte. Munari inizialmente fa determinate osservazioni: ritiene che quando si pensa ai libri, ci si sofferma troppo al genere che essi rappresentano, che sia esso letterario, filosofico, storico, saggistico, o come qualsiasi altra cosa che contenga del testo che si debba stampare sulle pagine; poco interesse invece viene dato alla carta, alla rilegatura del libro, all’inchiostro, ai caratteri, agli spazi bianchi ai margini ecc. Possiamo quindi chiederci: cosa succede nel caso un cui si provasse a sfruttare il materiale con cui viene fatto un libro trasformandolo in linguaggio visivo? È possibile comunicare visivamente e tattilmente utilizzando soltanto i mezzi di produzione di un libro? Il libro senza testo, può comunicare qualcosa? Da qui parte la sperimentazione di Munari; a comunicare non sarà più il testo di un libro, ma i suoi componenti fisici: i vari tipi di carte, la rilegatura, il formato, i materiali ed anche sequenze di forme. È da qui che prendono vita i primi “Libri illeggibili”, dei libri costruiti su una comunicazione scaturita dall’uso

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di specifici tipi di carta, sull’uso di vari formati che comunicano determinate situazioni ed emozioni. Volendo fare degli esempi possiamo fare riferimento ad alcuni tipi di carte; una carta ruvida può comunicare una situazione rigida, una carta da lucido (come quella usata dai geometri e dagli architetti) può far pensare a qualcosa di offuscato, con poca visibilità come la nebbia. Già il solo uso delle carte potrebbe comunicare qualcosa, ma si potrebbe implementare il tutto volendo giocare e sperimentare anche usando diversi formati e diversi tagli di carte in un unico contesto, per dare movimento, un ritmo determinato e trasmettere un concetto, una situazione ben precisa. Se avessimo pagine tutte uguali ci sarebbe solo monotonia e poca comunicazione. Munari ha realizzato un modello di libro illeggibile simile a questi esempi descritti composto da pagine bianche e nere tagliate in vari modi (orizzontale, verticale, diagonale ecc.), facendo si che ogni volta che viene cambiata pagina cambia la composizione delle pagine. Questo tipo di libro illeggibile può essere usato aprendo a caso delle pagine, iniziandolo dove si vuole giocando con tutte le combinazioni possibili. La prima edizione di questo libro risale al 1955, mentre altri tipi vennero realizzati ed esposti a Milano alla libreria Salto nel 1950 ed uno di questi libri è stato addirittura edito dal MOMA di New York nel 1967. Da questa prima sperimentazione sulle molteplici possibilità visive e tattili nascono successivamente i “Prelibri” pubblicati da Danese a Milano nel 1980. È qui che la sperimentazione di Munari giunge a livelli più alti; con i Prelibri si punta a far uscire le persone dagli schemi e dalla solita routine, aumentando la conoscenza con lo scopo di formare persone con mentalità elastiche e meno ripetitive.

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Bruno Munari, "Libro illeggibile MN 1", Maurizio Corraini editore – Mantova, 1991

Bruno Munari, "Libro illeggibile NY1", Lucini - Milano, 1967

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Bruno Munari, "Prelibri", Danese - Milano, 1980

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Questo tipo di progetto però è rivolto di più ai bambini, in quanto si sa che nei loro primi anni di vita imparano a conoscere l’ambiente che li circonda non solo attraverso la vista, l’udito, ma anche percependo sensazioni tattili, termiche, materiche, sonore, olfattive, ecc. I Prelibri sono quindi dodici piccoli libri, di carta, di cartoncino, di cartone, di legno, di panno spugna, di friselina, di plastica trasparente, ognuno rilegato in modo diverso; sono delle piccole enciclopedie che racchiudono tutto il sapere e le informazioni sensoriali di cui hanno bisogno i bambini per crescere; ognuno contiene un “messaggio” che dipende sia dal materiale con cui è fatto sia dall’importazione con cui è costruito. È importante che questi messaggi non contengano delle storie, delle favole, in quanto questi possono condizionare molto il bambino, impedendogli di avere una mente elastica in grado di modificarsi con l’esperienza, la conoscenza e sviluppando di conseguenza la loro fantasia e la loro creatività. Questi libri hanno quindi lo scopo di dare stimoli visivi, tattili, sonori, termici ecc. dando la sensazione che i libri sono degli oggetti ricchi di sorprese, proprio come la cultura; ciò che prima non si sapeva e che poi viene appreso è un arricchimento per la formazione di un individuo e bisogna essere capaci di riceverle assimilandole, senza mai rifiutarle per far crescere in modo sempre più saldo il nostro castello di esperienza.

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4.2

“Comunicando” con l’editoria

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È

arrivato il momento di entrare nel vivo della nostra discussione, affrontando il contesto che maggiormente ci interessa, ossia quello editoriale. Abbiamo già visto come Munari abbia introdotto un contatto tra l’arte e la comunicazione dando vita ad una mini collana editoriale come i Prelibri. Ma volendo tenere in considerazione il contesto contemporaneo più vicino ai nostro giorni possiamo chiederci: qual è l’attuale rapporto tra editoria ed arte? E tra editoria e comunicazione? Al giorno d’oggi possiamo constatare che nel mondo editoriale è importante il legame tra editoria, comunicazione e soprattutto informazione, in quanto le persone vogliono sempre sentirsi aggiornate, informate in ogni ambito e l’editoria permette tutto ciò grazie a giornali, quotidiani, riviste ecc. C’è da dire però che con l’avvento e la diffusione di internet, dei social network, delle riviste online disponibili su smartphone e tablet, per le persone è ancora più facile tenersi al passo coi tempi, a contatto con le persone ed il mondo a loro circostante. Da una parte questo aspetto potrebbe avere un po’ danneggiato il mondo editoriale, perché sempre più persone interagiscono con uno smartphone e sempre meno invece leggono un libro o un giornale. La domanda ora sorge spontanea: come si comportano le case editoriali per rimediare a questa situazione? Quali strategie vengono utilizzate per avvicinare i lettori all’informazione cartacea? C’è chi va incontro alle nuove tecnologie, adeguandosi e puntando sulla pubblicazione online, e chi invece rimane saldo sui classici principi della pubblicazione cartacea. Per avvicinare i lettori quindi ognuno adotta le sue strategie, cercando di puntare tutto su uno o più elementi particolari che possono avvicinare il lettore. Detto ciò andiamo ora a conoscere un magazine ed una casa editrice che punta molto sull’aspetto non solo comunicativo, ma anche del design lasciando molto spazio alla creatività; stiamo parlando del magazine “Comunicando”. Questo magazine è edito dalla casa editrice “Sunnycom”, dalla quale nascono anche altre riviste che trattano temi che vanno dalla comunicazione, al

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design, alla stampa digitale, alla tecnologia, tra cui ricordiamo “Italia Publishers”, “Vision”, “Largeformat” e “Totextile”. “Comunicando” si occupa di tenere al primo piano il concetto di comunicazione, e di ricercare come questo viene espresso in vari settori, soprattutto nell’ambito del design e della comunicazione visiva. La rivista è sempre fresca ed innovativa, e lo dimostra sperimentando continuamente su se stessa, proponendo molto spesso copertine nobilitate con diversi materiali, talvolta multisensoriali (copertine tattili, olfattive), in grado di coinvolgere e catturare il lettore in modo globale e non solo dal punto di vista visivo. In ogni numero vengono trattati vari tipi di argomenti: design, comunicazione visiva, packaging, eventi e non solo. Vengono trattati anche argomenti incontrati nei numeri precedenti, per mantenere una certa linea comunicativa e per invogliare il lettore a non perdere nemmeno un’uscita. “Comunicando” è l’unica testata in Italia che si occupa solo di comunicazione a 360°, fornendo un panorama completo su applicazioni, idee, prodotti e tendenze, escludendo ogni tematica relativa a TV, radio ed internet. Inoltre, la rivista ha la capacità di avvicinarsi a realtà molto diverse, grazie al dialogo costante che mantiene con tutti gli attori coinvolti chiamati sul palcoscenico della comunicazione. Possiamo dire quindi che lo scopo di “Comunicando” è di unire il tutto con uno stile ironico, accattivante, semplice, facendo in modo che chi la crea, chi la produce e chi la compra si sentano partecipi e coinvolti nella formazione e crescita della rivista. Dopo aver conosciuto il magazine “dall’esterno”, dal punto di vista del lettore passiamo ora a conoscerlo “dall’interno”, apprendendo la sua organizzazione, come si sviluppa e quali principi di produzione segue. Per questo approfondimento, la direttrice responsabile di “Comunicando” Susanna Bonati, è stata molto disponibile nel voler raccontare con un’intervista, di seguito riportata, la sua esperienza all’interno della redazione del magazine, che ha visto nascere, crescere e diffondersi.

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Testata e covers di "Comunicando"

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Susanna Bonati, direttrice di "Comunicando"


1. Susanna, Lei è la direttrice e fondatrice di “Comunicando” . Quali sono stati gli input e le idee che l’hanno portata alla creazione del magazine? Sicuramente la mancanza di un media che potesse informare me per prima, creativa e professionista della comunicazione, su tematiche pratiche e di stile, di produzione e di attualità, che fosse ricco di ispirazione e di spunti. Ricordo di essere stata sorpresa (quasi shockata) nello scoprire che l’allora responsabile di produzione di una grossa agenzia creativa nella quale ho lavorato non solo non si informava sui nuovi mezzi di comunicazione e di produzione nascenti (parliamo dellea fine degli anni ‘90) ma si dichiarava assolutamente insoddisfatto dall’inconsistenza di quella poca stampa di settore di cui conosceva solo l’esistenza. Mi era parso il fiammifero sulla mia benzina creativa editoriale... 2. È stato difficile inserirsi con questa nuova rivista nel mercato editoriale? Se si quali sonostate le difficoltà maggiori? Il mondo editoriale (soprattutto quello specializzato), non è semplice. L’attuale periodo economico (che non è certo degli ultimi due o tre anni ma affonda le radici ben indietro), neppure. Sicuramente da giovanissimi editori pieni di voglia di fare e con un approccio al mercato non viziato da alcuna abitudine e/o conoscenza, abbiamo avuto una forza dirompente a livello di novità. Ma in Italia, ahinoi, contano sempre più le conoscenze tramandate dell’effettiva capacità. Ci siamo quindi scontrati con relazioni decennali tra potenziali clienti ed editori eredi di attività precedenti. Abbiamo costretto il mercato a nuovi linguaggi (visivi e di stile), questo sì. Ma il mondo della comunicazione (come ogni piccolo mondo) ha paradossalmente paura di investire in comunicazione. Paradossi quasi incomprensibili ma assolutamente reali! 3. Quali sono i principi di base ed i concept sui quali fate riferimento per la creazione di ogni numero? Sostanzialmente sono i richiami a eventi mensili che il mondo offre; fiere e manifestazioni legati a tematiche di interesse, attualità particolarmente interessante, temi legati ad un “piano editoriale” che viene stilato a ogni finale d’anno per l’anno successivo che tenga conto di temi interessanti che possano sollecitare e solleticare l’interesse di investitori pubblicitari. Siamo un magazine b2b; viviamo sulla pubblicità. Che poi COMUNICANDO sia stata la prima (e personalmente

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ritengo sia sempre l’unica) a riuscire a conciliare le esigenze commerciali con quelle di contenuto in modo innovativo, brioso & accattivante, è tutto un altro discorso! 4. Facendo riferimento alla struttura del magazine, a quale parte date più importanza sia a livello dei contenuti che a livello grafico? Inoltre qual è il vostro ”punto di forza”? Non c’è una sezione specifica a cui diamo più o meno importanza. Ognuna ha un proprio senso, una propria identità, una propria finalità. Proprio per mantenere alto l’interesse del lettore, anche da un punto di vista grafico abbiamo avuto molta attenzione nell’attribuire abiti su misura ad ogni tematica specifica. Personalmente ho sempre voluto (e con l’ultima rivisitazione grafica di cui ho dato le direttive, ho decisamente ottenuto nello stile che gradivo), una rivista che fosse un magazine di comunicazione: mosso, mai uguale a se stesso, mai noioso, sempre intrigante. 5. Osservando la maggior parte dei vostri magazine non si può non notare la ricorrente tendenza nel nobilitare e nel dare importanza alle copertine, quasi come per far emergere la volontà comunicativa sotto i punti di vista, anche a livello sensoriale. Quanto è importante per voi questo aspetto? E quali sono i vantaggi e/o svantaggi? Siamo stati assolutamente pionieri (di nuovo) nella nobilitazione delle covers. Abbiamo persino una rubrica all’interno di COMUNICANDO che approfondisce tematiche legate alla comunicazione dei 5 sensi; questo per dare il metro del nostro interesse in questo senso. I lettori ne sono entusiasti; sebbene non siamo un magazine da edicola (non viviamo quindi dell’acquisto “a impulso”), la copertina invita a togliere la rivista dal suo cellophane con cui viene distribuita e ad essere aperta, letta, gustata. I contro stanno nell’allungamento dei tempi di produzione da calcolare nella tabella dell’intero giornale perché spesso ci troviamo a coinvolgere tanti partner ognuno dei quali ci mette un pezzetto; cartiere sempre diverse per la carta, stampatori, fornitori di foils per la stampa a caldo, fornitori di inchiostri profumati... richiede una regia esperta ed efficiente.

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6. Quali sono i vostri principali target di riferimento? E quali sono le strategie adottate per rinforzare meglio il rapporto con l’acquirente? Il target lettori a cui ci rivolgiamo è composto da creativi, aziende finali e addetti alla produzione della comunicazione. Le strategie per rinforzare il rapporto? I temi, i modi, il mood, lo stile. Ma ci risiamo col dire che purtroppo, in Italia, vince altro... 7. Nell’organizzare i numeri del magazine, quali sono le principali difficoltà con le quali il team redazionale deve confrontarsi? Sempre i carichi pubblicitari. Per ciò che riguarda la produzione, la direzione e la redazione di un giornale, se si hanno le capacità e l’esperienza per farlo, non ci sono particolari intralci, come in qualsiasi altro lavoro. Gli ostacoli sorgono se le pagine pubblicitarie languono, se le aziende non investono ma chiedono senza dare. L’editoria è vista un po’ come un mondo magico che magicamente si autosostenta avendo il dovere di divulgare il verbo di tutti. Ebbene l’editoria, come qualunque altro settore, si alimenta di investimenti, di economie, di circoli virtuosi che, molto spesso, non vengono non solo non digeriti ma neppure compresi. 8. Sfogliando la rivista si nota subito l’utilizzo di una grafica semplice, pulita, nello stesso tempo accattivante che mette in risalto i contenuti, senza essere invadente. Nonostante questa grafica funzioni, secondo Lei ci sono degli aspetti che potrebbero migliorare? Nella vita tutto è perfettibile. Ma da direttore l’ho voluta esattamente così e così, ancora per un po’, decisamente me la tengo! 9. Nei numeri della rivista è molto forte il rapporto e l’approccio tra comunicazione e creatività. Facendo riferimento a personaggi passati, il grande artista e designer Bruno Munari ha già dato un suo contributo nell’ambito artistico/comunicativo con alcune creazioni editoriali per bambini, come ad esempio i famosi “Prelibri” per avvicinarli alla

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creatività sviluppando i loro sensi e la loro fantasia. Alla luce di ciò: quanto è importante per voi il rapporto tra comunicazione e creatività? Ci sono degli artisti/ personaggi che sentite molto vicini e a cui vi ispirate per la creazione dei contenuti della rivista? La creatività mi è propria a livello personale, quindi, personalmente, è imprescindibile. Ci convivo da sempre. È una parte (molto ingombrante) di me. È una parte fondante della stessa comunicazione: una buona creatività con un messaggio sensato, efficiente e “giusto” da un punto di vista del suo comunicato può fare la differenza. Non ci sono “mostri sacri” ai quali personalmente mi ispiro. Mi nutro (e il giornale di conseguenza) di tutto ciò che vedo, nei settori più disparati, nei viaggi nei posti più diversi, nelle pagine di libri inaspettati, nelle occasioni meno prevedibili. Fare bene il lavoro del creativo e del comunicatore, secondo me, vuol dire non smettere mai di avere sete, fame, interesse, prurito di conoscere, di vedere, di sentire, di vivere. 10. Parliamo di giovani. Quali consigli si sente di dare alle nuove generazioni che ambiscono ad un impiego editoriale e si sentono desiderosi di applicare le loro capacità comunicative? Nel vostro caso: quali sono i parametri su cui vi basate per selezionare un team di lavoro professionale e competente? Mi sento di suggerire loro di essere preparati, curiosi, e di tentare di andare all’estero! Per vivere appieno settori decisamente più frizzanti all’estero che qui. Editoria e comunicazione in primis. Per chi volesse restare, consiglierei di armarsi di tanta pazienza e di essere sempre disposto a imparare. Le cose si imparano facendo, sempre. La selezione dei nostri collaboratori avviene attraverso la valutazione di doti di relazione (il lavoro editoriale -soprattutto b2b- è decisamente basato sulla relazione), di scrittura, di rielaborazione di testi, di livello di interesse per l’argomento e per il tipo di mezzo. 11. In conclusione, come descriverebbe “Comunicando” in tre parole? Unica. Viva. Inimitabile.

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Alcune covers di "Comunicando"

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"La storia del commercio è quella della comunicazione dei popoli." -Charles-Louis de Montesquieu-


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I cinque sensi applicati al marketing

Il marketing polisensoriale Progetto: MAXXI INTERACTION


5.1

Il marketing polisensoriale


D

urante il nostro percorso abbiamo affrontato e conosciuto i vari ambiti in cui si presenta la comunicazione e l’importanza, l’efficacia che ha legandosi con i cinque sensi. Ma ci rimane ancora da approfondire un altro aspetto in cui la comunicazione è fondamentale: quello del marketing. Qualcosa è già venuto fuori nel capitolo precedente, in cui nell’intervista con Susanna Bonati abbiamo appreso le strategie di marketing adottate per la produzione e vendita di un prodotto editoriale, ed abbiamo, quindi, avuto la conferma che in campo commerciale e soprattutto pubblicitario l’aspetto comunicativo sta alla base della vendita di un prodotto; se quest’ultimo riesce ad arrivare al consumatore, allora la strategia adottata per descriverlo e venderlo funziona. In caso contrario non si può non escludere l’errata o poca efficiente comunicazione. Come facciamo a sapere quali sono le strategie che funzionano? E quali sono invece quelle da escludere? Nel corso degli anni ci sono stati numerosi studi e relativi testi che spiegano le varie teorie per applicare delle efficienti strategie di marketing per vendere un prodotto con successo, e in questo capitolo ne verranno citate e descritte alcune in merito al percorso della comunicazione sensoriale che stiamo affrontando. Per iniziare c’è da dire che per arrivare a definire queste teorie di marketing sono stati precedentemente fatti molti studi sulla psicologia del consumatore, anch’esso di fondamentale importanza. Sono tanti gli aspetti da tenere in considerazione affinché il consumatore sia interessato e si avvicini al prodotto, ma primo tra questi ricordiamo che il consumatore acquista principalmente per soddisfare un bisogno, ed una volta effettuato ne trae dei benefici.

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Il consumatore però non è un soggetto totalmente razionale: recenti teorie di marketing, mettono in luce l’aspetto soggettivo e irrazionale del processo d’acquisto; si afferma infatti che la volontà di acquistare un prodotto è scaturita da un fattore emotivo. Se vogliamo affidarci alle ricerche neuro scientifiche, possiamo affermare che nel cervello animale ci sono due emisferi, sinistro e destro, ognuno dei quali ha una determinata modalità di pensiero; in quello sinistro prevale quella razionale, nel destro invece quella irrazionale ma entrambi gli emisferi interagiscono l’uno con l’altro.

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Queste conoscenze sono molto importanti nel mondo del marketing, perché è possibile sfruttarle al meglio per capire quali sono le scelte del consumatore, studiando una comunicazione più mirata, in grado di essere percepita ed appresa subito. Ma ai giorni nostri il vero problema non sono i prodotti in se, perché sappiamo che ne esistono di tutti i tipi e tutti della stessa qualità facendo salire la concorrenza; ma la cosa su cui bisogna puntare è la “percezione” del prodotto stesso che lo identifica e lo distingue da tutti gli altri. Quindi ciò che fa la differenza è la comunicazione, che si occupa di lavorare sulle percezioni. Si parla, insomma, di marketing emozionale. Le sensazioni soggettive ed irrazionali fondamentali per il processo d’acquisto, inoltre, sembrerebbero dipendere dagli stimoli sensoriali attivati nel consumatore al momento della sua decisione; di conseguenza l’azienda cerca di sfruttare gli stimoli sensoriali per convincere il cliente ad acquistare quel prodotto. Ed è qui che entra in campo il marketing polisensoriale, il cui compito sarà quello di coinvolgere il consumatore non soltanto stimolando la percezione visiva (di solito la più usata), ma anche tutti gli altri sensi, facendo in modo che il prodotto sia “completo”, coinvolgente, con una propria identità, ma soprattutto unico, facendo in modo che il consumatore sia coinvolto dal punto di vista cognitivo ed emozionale. Volendo riassumere quanto detto, possiamo dire che la stimolazione sensoriale può essere attuata intervenendo su tre livelli principali di seguito riportati:

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COMUNICAZIONE

PRODOTTO

PUNTI VENDITA 78


1. La comunicazione deve essere efficiente, deve scaturire interesse e coinvolgimento polisensoriale del consumatore; 2. Il prodotto deve avere una propria identità, deve essere unico ed originale, ma soprattutto interessante, in grado di scaturire quell’emozione che spinge il cliente ad acquistarlo; 3. I punti vendita giocano un ruolo fondamentale in questo argomento; fanno si che il prodotto possa arrivare al cliente, creando un punto di contatto tra cliente ed azienda esercitato sia a livello fisico che emotivo. Passiamo ora a vedere in quali occasioni e come i cinque sensi vengono sfruttati nell’ambito del marketing polisensoriale. Come abbiamo già detto il compito della comunicazione polisensoriale è quello di dotare il prodotto di un’identità forte e coinvolgente. Per scaturire ciò le aziende mirano a stimolare uno o più sensi per rendere il prodotto più originale.

VISTA La vista è il senso che viene maggiormente stimolato, in quanto è quello con cui si possono sviluppare maggiori capacità comunicative; infatti molte aziende si servono di un’immagine forte e di impatto che le identifica e che le rende uniche nel loro genere. Basti pensare ad un famoso brand, come ad esempio la coca cola, che ha mantenuto una sua identità da quando è entrata in commercio per la prima volta fino al giorno d’oggi. Anche se nel corso degli anni si è ricorso a numerosi restyling del logo, riconosceremmo in qualsiasi occasione il suo carattere tipografico ed il colore rosso che ne fa da sfondo. Sappiamo subito di che prodotto si tratti appena lo si guarda, perché appunto la sua identità è forte e facilmente riconoscibile.

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Allo stesso modo le aziende pubblicitarie cercano di dare un’identità al prodotto che si vuole commercializzare servendosi di un forte impatto visivo; in questo campo i colori fanno la differenza ed hanno una potente forza comunicativa, in quanto ognuno di essi vuole trasmettere un messaggio ben preciso, in linea con l’uso e la funzione del prodotto. Ad esempio, se ci trovassimo ad andare in una banca e questa è dotata di un logo con colori molto forti come il rosso ed un carattere tipografico di forte impatto, difficilmente si può trasmettere fiducia e tranquillità al cliente, perché in questo caso queste scelte combinate insieme scaturiscono soltanto una sensazione di preoccupazione e di ansia date dal colore e dal carattere tipografico. Per dare sicurezza e fiducia al cliente sarebbe opportuno utilizzare caratteri semplici e decisi combinati con dei colori che trasmettono tranquillità e serenità, come il blu o il verde, dando così più possibilità all’azienda di avere clienti.

UDITO Come per la vista anche l’udito è uno dei sensi che viene maggiormente coinvolto nell’ambito della comunicazione polisensoriale. Un classico esempio a cui possiamo fare riferimento sono le pubblicità. In tv, in metro, nei negozi, in qualsiasi posto che frequentiamo non può mancare l’elemento sonoro che ci accompagna nelle nostre giornate, il cui scopo è quello di indirizzarci all’acquisto di un prodotto. Per favorire ciò e fare in modo che l’elemento sonoro sia una carta vincente per l’acquisto, una buona strategia sarebbe quella di ideare una melodia, una sorta di identità musicale del prodotto, facendo in modo che le persone possano riconoscerlo in qualsiasi occasione. È interessante sapere che in realtà il nostro udito non smette mai di prestare attenzione al mondo che ci circonda: anche se non ne siamo consci, per il nostro orecchio è impossibile non captare in ogni momento suoni e rumori, prestando perennemente

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attenzione a ciò che lo circonda. Nel caso delle immagini invece non possiamo dire lo stesso; infatti per catturare la nostra attenzione un’immagine deve essere di particolare impatto, avere forti colori che la distinguono dalle altre. Il suono quindi è uno strumento molto potente, forse più potente delle immagini, perché in grado di catturare l’attenzione delle persone anche stando a distanza richiamando la memoria della visione, facendo in modo che l’identificazione del prodotto sia efficace.

TATTO In genere il tatto è il senso che meno viene considerato in questo ambito. Forse perché ci si affida troppo ai due precedentemente descritti che sono più di impatto, ma come abbiamo detto all’inizio il tatto è il senso con cui sin da piccoli troviamo un approccio più diretto e tramite il quale riusciamo a conoscere il mondo che ci circonda. Con il tatto si riescono a percepire molte cose, forse più degli occhi, “vedendo” fino a dove loro non riescono ad arrivare. Con le mani riusciamo a sentire la morbidezza ed il calore di un maglione, una superficie di un piano, la ruvidezza di una carta, la consistenza di un packaging particolare che attira la nostra attenzione e riusciamo a “comunicare” con ciò che stiamo toccando. Volendo fare degli esempi possiamo benissimo ricollegarci all’argomento del capitolo precedente in cui vengono descritti i prelibri di Munari, indirizzati in particolar modo ad un target infantile. I differenti materiali con cui sono stati realizzati trasmettono determinate esperienze sensoriali, favorendo lo sviluppo della creatività, della conoscenza dei bambini, ampliando la loro “enciclopedia” e imparando a comunicare con altri materiali. E volendo continuare a mettere in gioco il concetto di comunicazione possiamo ricordare che per molte persone il tatto è un senso fondamentale. Non tutti siamo fortunati da avere tutti e cinque i sensi con cui interagiamo ogni giorno; oltre ad esserci

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persone mute, sorde, ci sono anche persone cieche che non potendo usare la vista si affidano al tatto per vivere ogni giorno. Le mani diventano i loro occhi per “vedere” il mondo e forse riescono ad apprezzarlo e conoscerlo di più senza soffermarsi alla superficialità delle cose. Per questo motivo l’interazione del tatto in determinate occasioni è fondamentale, perché permette di avvicinare al mondo anche le persone che hanno difficoltà, creando un linguaggio a loro comprensibile, come ad esempio il braille. Ma questi sono solo alcuni dei tanti riferimenti a cui possiamo affidarci. Al giorno d’oggi la volontà di mettere in gioco il tatto si basa su un discorso un po’ diverso; il tatto viene sfruttato in un modo più “distante”, indiretto, mettendo in gioco il potere della tecnologia. Basta uscire fuori di casa per trovarci di fronte negozi con pannelli touch screen fuori dai negozi con cui i clienti possono interagire per avere informazioni sulla marce; sono sempre più diffusi giochi per tablet e smartphone la cui interazione è dovuta all’uso del tatto, che ci consente di interagire con un’altra dimensione, anche se pur sempre virtuale. Il legame di questi esempi con quelli precedenti può sembrare forzato, ma anche se vengono confrontate due situazioni differenti, con il tatto siamo in grado di provare esperienze, delle emozioni entrando in contatto con un mondo che è lontano da quello visivo, in cui siamo in grado di “vedere” meglio ciò che ci circonda Insomma possiamo dire che il tatto è un’importante elemento nella comunicazione sensoriale, perché ci permette di entrare in contatto con la fisicità della materia, permettendoci di provare sensazioni, emozioni ed anche di comunicare con il mondo a noi circostante.

GUSTO E OLFATTO Ci rimane da esaminare gli ultimi due sensi: il gusto e l’olfatto. Sono i due elementi con cui meno ci confrontiamo perché poco sfruttati, se non nell’ambito gastronomico. Infatti è proprio in questo caso che gusto ed olfatto “lavorano” insieme: è facile farli comunicare a vicenda perché l’uno aiuta il riconoscimento di un determinato elemento all’altro, comunicandovi a 82


vicenda ciò che sta succedendo, trasmettendolo al nostro cervello. Ad esempio passando davanti ad una pizzeria la prima cosa che ci colpisce è il buon profumo della pizza sfornata, e subito ci viene l’acquolina in bocca immaginando il suo sapore. Poi magari siamo spinti ad acquistarne un pezzo e gustandolo ci sentiamo appagati. La stessa cosa avviene con molti altri tipi di alimenti. Ritroviamo molto spesso questa comunicazione reciproca tra i due sensi, ed è interessante notare come questa funzioni in altri ambiti e non solo in quello gastronomico. Uno dei settori più insoliti a cui possiamo riferirci è l’editoria: capita che molte redazioni scelgano di far provare al lettore delle esperienze sensoriali a 360 gradi, nobilitando le copertine con dei materiali profumati per rendere completa la comunicazione con il lettore. Questo sistema lo troviamo utilizzato anche nella creazione di alcuni volantini pubblicitari, che vogliono promuovere un nuovo profumo e lo fanno profumando la carta del prodotto da commercializzare, dando un “assaggio” al possibile cliente stimolando la sua curiosità nel comprarlo. Come abbiamo visto anche questi due sensi sono fondamentali per la comunicazione sensoriale e non sono da sottovalutare, perché anche questi se usati e sfruttati nel modo corretto possono far provare delle sensazioni ed emozioni alle persone spingendole ad acquistare un prodotto.

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5.2

Progetto: MAXXI INTERACTION


S

iamo quasi giunti alla fine del nostro percorso, durante il quale abbiamo conosciuto ed approfondito i vari aspetti e tutti gli argomenti correlati alla comunicazione sensoriale. Siamo passati dall’aspetto psicologico a quello scientifico, da quello artistico a quello editoriale fino ad arrivare alla contestualizzazione dell’argomento nel marketing. Ognuno di questi aspetti come tante piccole tessere di un puzzle è servito per unirsi l’uno con l’altro per dare vita ad un quadro completo della conoscenza e comprensione dell’argomento. Volendo analizzare il percorso accademico svolto, posso affermare che molti aspetti degli argomenti trattati sono stati fondamentali per la mia formazione professionale, a maggior ragione se il fulcro di cui stiamo trattando è la comunicazione. Di comunicazione sene è parlato tanto in ambito accademico, sotto tutti i punti di vista ed in particolar modo esse è stata protagonista di alcuni progetti svolti durante gli anni, alcuni dei quali sono stati studiati e realizzati seguendo i principi e le conoscenze precedentemente descritte. Qui di seguito viene descritto un progetto di gruppo realizzato per il corso di Graphic Design 2012/2013, tenuto dalla docente Cristina Chiappini. Il tema del progetto è stato quello di creare una campagna promozionale per il museo MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo) e di conseguenza il perno su cui doveva ruotare tutta la campagna è ovviamente la comunicazione. La nostra idea è stata quella di mettere al centro la comunicazione e di fonderla con il concetto di arte perchè, come precedentemente descritto l’arte è un mezzo universale di comunicazione che unisce popoli e razze di culture differenti. L’unione di questi due concetti, la messa in gioco della tecnologia e dei sensi ha fatto nascere il progetto MAXXI INTERACTION.

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Accademia di Belle Arti di Roma Corso di Graphic Design 2012/2013 COMMITTENTE: MAXXI DOCENTE: Cristina Chiappini GRUPPO: Rita Colonna Salvatore Cuccaro Daniela Dibattista Caterina Sorrentino

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PREMESSA

L’

arte è di per se il principale mezzo di comunicazione visiva che è in grado di “parlare” e comunicare in tutte le lingue del mondo. È lo strumento che permette a persone di diverse culture di avvicinarsi prima di tutto all’arte stessa e nello stesso tempo tra di loro. Quindi l’arte è anche artefice di relazione tra culture e altre forme d’arte. Ai giorni nostri queste comunicazioni e relazioni sono sempre più diffuse e frequenti grazie allo sviluppo della globalizzazione e intercultura, ma anche delle tecnologie e a nuovi mezzi di comunicazione. Sono tanti gli artisti contemporanei che si cimentano in queste nuove tecniche sfruttando strumenti interattivi, che si sono rivelati molto vicini alle persone rendendole partecipi della propria arte “entrandovi” dentro. Allo stesso modo anche altre figure della comunicazione visiva, come i graphic designer intervengono in modo interattivo sulla comunicazione, studiandone nuovi ed accattivanti mezzi. Arte, comunicazione, interazione: sono questi i principali punti su cui si basa il nostro progetto.

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ANALISI DELLO SCENARIO

Il MAXXI (museo di arte contemporanea del XXI secolo) è considerato come uno dei principali musei di arte contemporanea presenti a Roma e può vantare il fatto di essere un importante punto di riferimento per artisti contemporanei. Il progetto parte con l’obiettivo di sviluppare una campagna pubblicitaria, che ha il fine di sponsorizzare il MAXXI. L’immagine che si vuole dare è quella di un’espressione di arte nuova e innovativa che al giorno d’oggi è il fulcro e il riferimento per tutta l’arte contemporanea dei nostri tempi. Per fare in modo che sia possibile dare tale immagine, è necessario di conseguenza ricorrere a linguaggi freschi, nuovi ma soprattutto interattivi, per

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Struttura del MAXXI

consentire all’utente di essere egli stesso partecipe dell’arte, ma non solo; è importante essere in grado di ideare un progetto che possa arrivare a tutti i tipi di target diversi, e che possa essere vicino anche a chi di arte non sene intende molto. Quindi questa campagna ha come intenzione principale di essere comunicante e vicino agli utenti, non solo italiani ma anche stranieri ed è importante far arrivare il MAXXI e il suo linguaggio in diverse parti del mondo e a persone di tutto il mondo. Un altro punto chiave di questo progetto è quindi fare in modo che soprattutto i turisti non si soffermino soltanto sulla parte antica di Roma ma che comprendano anche la parte contemporanea.

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OBIETTIVI E CONCEPT Gli obiettivi di questo progetto, in base a quanto precedentemente detto sono: Far comunicare il MAXXI con diverse culture sfruttando i nuovi mezzi di comunicazione; Dare l’idea di un’ arte nuova e innovativa che sia vicina a tutte le persone che siano italiani, stranieri, turisti e a tutti i tipi di fasce d’età. Portare “fuori” il MAXXI, uscire dalla sua struttura e dai diversi canoni di museo, per farlgli acquisire un’identità che sia aperta, partecipata, e relazionale. Il concept invece si basa sul concetto di “connessione ed interazione”, approfondire e rendere “visibile e tattile” il senso di comunicazione, sfruttando i nuovi mezzi di comunicazione come l’arte digitale e interattiva con lo scopo di far partecipare l’utente.

IL TARGET Il progetto, come già detto è rivolto a tutte le fasce di età e culture: dal turista, all’italiano dal bambino all’anziano, poiché l’arte è uno strumento globale, che deve saper coinvolgere allo stesso modo e in maniera diretta qualsiasi individuo. La strategia adottata è quella di riuscire a realizzare un prodotto accattivante e moderno, sfruttando la tecnologia, che al giorno d’oggi sta coinvolgendo tutte le persone di fasce di età diversa.

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Rappresentazione grafica del target

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L'IDEA PROGETTUALE l progetto della campagna si occupa di creare un’istallazione artistica interattiva con lo scopo di rendere visibile il concetto di relazione. L’idea di rendere visibile il concetto di interazione della persona è nata dallo studio degli elaborati dell’ artista giapponese Toshio Iwai. Le sue opere hanno come obiettivo principale quello di essere interattive per farvi partecipare l’utente: sono elaborati ad alto livello ingneristico più che opere d’arte, dove interagisce non solo la vista ma anche l’udito con l’inserimento del suono, e possiedono la genialità di dare la possibilità all’utente di creare la propria arte. Famosa opera di Toshio Iwai che più rappresenta il suo linguaggio artistico, è quella di un’installazione posta nel centro cittadino di una telecamera che riprende e deforma i soggetti che vi passano davanti. Ancora oggi viene ricordata per la sua originalità in quanto ha saputo interagire alla perfezione con l’utente. E’ da qui che abbiamo elaborato il nostro percorso, ossia quello di una installazione interattiva volta a far partecipare le persone.

Opera interattiva di Toshio Iwai

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Toshio Iwai

Installazione di Toshio Iwai

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IL PROGETTO

250 cm

La struttura del progetto ha la forma di un cubo, per restare vicino al fatto che si sta rendendo omaggio non solo al MAXXI come museo ma anche alla sua struttura, dando proprio l’idea di portarlo “fuori”. Questo cubo avrà le seguenti dimensioni: 250 cm x 250 cm. Il cubo sarà costruito con dei pannelli touch screen, posti su di una struttura cubica in acciaio che reggerà il tutto. La struttura sarà posta a Piazza di Spagna, in quanto è il punto di riferimento per molti turisti ed anche italiani ed è una postazione in cui si concentra un numero elevato di persone ogni giorno. Il cubo sarà istallato anche dentro il MAXXI, in cui con webcam sarà possibile vedere ciò che succede al MAXXI e viceversa. Già qui si da un’idea della connessione che c’è tra il MAXXI e la sua identità portata all’esterno, rendendo visibile il concetto chiave del progetto: comunicazione e relazione. Il concetto di connessione tra gli utenti sarà evidenziato nella funzionalità della struttura con il tocco o il contatto della persona con il cubo, che sono fatti con dei pannelli interattivi, si generano elementi grafici random, che creeranno un collegamento con il contatto degli altri utenti. Tale progetto verrà esposto al MAXXI, in cui sarà esposta una ripresa dell’evento, che diventerà oggetto stesso di opera d’arte.

Struttura del cubo

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Contestualizzazione visrtuale dell‘installazione

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LO STUDIO DEL MARCHIO Lo studio del marchio dell’istallazione, si è basato in primis sull’obbiettivo principale del progetto: ossia quello della comunicazione e della relazione, mantenendo però sempre evidente la connessione con il MAXXI. Si è partiti dallo studio generale della forma cubica dell’installazione, e da li è stata rielaborata rendendola seplice e sintetica, arrivando alla soluzione finale che è quella di un quadrato che andrà a costituire l’elemento base del logo. Come già detto, dato che la parola chiave del nostro progetto è “connessione e relazione” abbiamo cercato di applicarla non solo a tutto l’elaborato del progetto, ma anche nel logo, quindi riguardo al contatto con il logo stesso del MAXXI. Prendendo quest’ultimo in esame, abbiamo dato al nostro logo un inclinazione simile a quella del logo del MAXXI per dargli un tono dinamico in relazione anche alle forme base della struttura del museo.

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5째

Studio del marchio

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Manifesto

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Magliette

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ESPOSIZIONE AL MAXXI Il nostro progetto, insieme ad altri, in seguito è stato selezionato per l'evento espositivo ˝MAXXI ATELIER˝ recentemente svoltosi al MAXXI, in cui hanno partecipato gruppi del laboratorio di Graphic Design (tenuto dalla docente Cristina Chiappini) dell'Università degli Studi di Roma ˝Sapienza˝ e dell'Accademia di Belle Arti di Roma, in cui ognuno ha esposto e presentato il proprio progetto. L'evento si è svolto con la collaborazione della docente sopracitata insieme a Lavinia Cozza, responsabile del MAXXI B.A.S.E. e dell'evento svolto.

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Foto esposizione

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"Comunicare l'un l'altro, scambiarsi informazioni è natura; tenere conto delle informazioni che ci vengono date è cultura." -Johann Wolfgang Goethe-


6

Progetto: I cinque sensi della comunicazione

Vista: “What a colorful world” Udito: Calendario “Dodici storie per dodici strumenti” Tatto: “Exchange of communication” Olfatto e Gusto: “Comunicando con il cioccolato”


6.1

I cinque sensi della comunicazione


I

n questa sezione vengono descritti i progetti inerenti al tema trattato. Facendo tesoro di quanto appreso in questo percorso, per ogni senso è stato fatto uno studio appropriato ricavandone un progetto grafico, che ne spiega il significato. Per la realizzazione di questi progetti, la tematica della comunicazione sensoriale è stata approfondita, ragionando a livello "globale", ossia su come viene affrontata questa tematica nelle culture di tutto il mondo. Come sappiamo nel mondo le persone comunicano in svariati modi dal punto di vista verbale. Ma cosa succede nell'ambito della comunicazione sensoriale? Come viene contestualizzata la comunicazione con la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'olfatto? Andiamo a scoprirlo tramite i progetti realizzati in allegato e di cui di seguito viene riportato un riassunto di ognuno.

"What a colorful world" "Dodici storie per dodici strumenti" "Exchange of communication" "Comunicando con il cioccolato"

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WHAT A COLORFUL

WORLD


Q

uesta tappa del viaggio della comunicazione sensoriale riguarda il senso della vista. Si è pensato di progettare un’infografica che raffigurasse il significato dei colori nel mondo. Ogni paese del mondo ha una cultura e una storia sui colori che si differisce dalle altre, ma con cui comunica e si confronta nello stesso tempo. Con questo progetto ho voluto racchiuderle tutte, ma nello stesso tempo cercandovi anche delle analogie in alcune culture apparentemente diverse. La struttura dell’infografica sta a ricordare la struttura dei colori del famoso cerchio di Itten, reinterpretandolo e associando ad ogni colore un significato per ogni cultura. Infine con il progetto è stata reallizzata in “allegato” una sorta di “mazzetta pantone” per rimanere in tema con l’argomento, in quanto ho voluto pensare anche ad una versione tascabile dell’infografica.

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CALENDARIO: DODICI STORIE

PER DODICI STRUMENTI


I

n questo progetto si vuole rendere omaggio al senso dell’udito, ma non solo ad esso. In particolar modo si vuole rendere omaggio ad una forma di comunicazione universalre, che è in grado di unire razze e popoli di ogni paese: la musica. Essa ci accompagna in ogni nostra giornata, facendoci vivere emozioni, sensazioni, comunicandole a sua volta, a volte facendo in modo da isolarci dalla realtà proiettandoci nel nostro universo virtuale. Al giorno d’oggi la musica viene espressa in tanti modi, in vari generi e con tanti strumenti, tutti diversi tra di loro, ed ogni popolo del mondo ha una sua cultura ed una storia da raccontare con la propria musica e i propri strumenti. Con questo calendario ho voluto raccontare queste storie, rappresentando per ogni mese uno strumento, che simboleggia il luogo di provenienza. Non a caso il titolo del progetto è “Dodici storie per dodici strumenti”.

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GENNAIO

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EXCHANGE OF

COMMUNICATION


C

ontinuando con il nostro viaggio ci soffermiamo ora sul senso del tatto, e su come esso sia relazionato alla vista: ciò è stato contestualizzato con lo studio intorno al linguaggio delle mani e dei segni. Tale linguaggio è fondamentale in un ambito in cui molte persone da qualsiasi parte del mondo, cultura o razza non riescono a comunicare verbalmente, e grazie ad esso riescono a farlo senza problemi. A Tal proposito ho voluto realizzare una serie di francobolli dedicati al linguaggio dei segni e non solo, anche al linguaggio Braille dei ciechi, trovandovi delle analogie dal punto di vista del concetto della comunicazione. Perchè scegliere i francobolli per rappresentarli? Per un semplice motivo. Ho pensato a ciò che realmente è il fulcro del legame con le persone, ossia lo “scambio”; lo scambio inteso come “condivisione” di culture e tradizioni diverse che si intrecciano tra di loro, eliminando pregiudizi e razzismi vari. E quindi, come può realmente avvenire questo scambio? Ovviamente tramite la contaminazione dei viaggi che le persone fanno, come dei francobolli su delle lettere che viaggiano in tutto il mondo. Perciò su ogni francobollo è stata rappresentata una lettera sia nel linguaggio dei segni, sia nel linguaggio Braille che unite tutte insieme formano la parola: EXCHANGE = SCAMBIO Infine il progetto è stato realizzato con il relativo packaging, realizzando realmente sui francobolli il linguaggio Braille per far interagire un altro dei cinque sensi: il tatto.

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E

X H

N

C A

G 117

E


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COMUNICARE CON IL

CIOCCOLATO


D

egustare il cioccolato è sempre un’esperienza gradevole per i sensi, che coinvolge non solo gusto e olfatto ma anche vista, udito e tatto. È dunque un’esperienza multisensoriale in grado di proiettarci dritti nel mondo incantato del cioccolato. In questo progetto vengono spiegati i parametri secondo i quali il cioccolato abbia questo forte potere nel coinvolgere una persona non solo con il gusto e l'olfatto, ma anche con gli altri sensi. Da anni vengono portati avanti numerosi studi scientifici a riguardo e molti hanno dimostrato che nel cacao sono presenti oltre 200 costituenti. Le metilxantine ne rappresentano circa il 3% e sono costituite per due terzi da teobromina e per un terzo da caffeina che danno al cacao il suo sapore amaro, oltre che effetti stimolanti. Il cioccolato contiene anche polifenoli, triptofano e un gruppo di alcaloidi neuroattivi, da cui le sensazioni di piacevolezza e gratificazione gustativa. Il piacere di mangiare cioccolato potrebbe essere spiegato dalla presenza di quantità variabili di endorfine, che sono in grado di stimolare il buonumore e di agire contro il dolore. Quindi per fare in modo che questo "viaggio" sensoriale sia completo, è necessario ricordarci che per essere apprezzato a pieno il cioccolato ha bisogno di essere "gustato" con tutti e cinque i sensi, facendo una vera e propria analisi sensoriale; è opportuno infatti guardarlo, accarezzarlo, accostarlo all’orecchio per percepirne il suono quando viene spezzato e aspirarne i profumi.

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FELICITÀ

PIACERE

BENESSERE

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SERENITÀ


Conclusioni


I

il nostro viaggio è giunto al termine. Durante questo percorso sono state molte le strade intraprese e gli argomenti trattati. Abbiamo approfondito il vero significato della comunicazione vista sotto tutte le sue sfaccettature; dall'aspetto psicologico, a quello scientifico ed artistico per concludere con l'aspetto del marketing. Tutto questo per arrivare non solo a comprendere cosa significa comunicazione dal punto di vista superficiale, ma comunicazione intesa come scambio di informazioni attraverso i sensi. Come abbiamo visto esistono vari tipi di comunicazione, verbale e non verbale, ma abbiamo anche intrapreso che per l'uomo è impossibile non comunicare, e lo fa anche attraverso i sensi. I cinque sensi ci offrono delle vere e proprie esperienze, uniche nel loro genere che ci arricchiscono in nostro apprendimento che va avanti dalla nostra infanzia e che sarà fondamentale per il bagaglio della nostra vita. Ascoltando una canzone a noi cara può farci tornare alla mente molti ricordi piacevoli e non, grazie al nostro udito che ne ha assimilato la melodia ed il significato. Riceviamo una carezza, il calore di un abbraccio di un familiare e ci sentiamo appagati perchè sappiamo che ci sta comunicando il suo affetto. Sentiamo un profumo, o un gusto particolare di un cibo e subito lo associamo ad un cibo prelibato, che è di nostro gradimento e che ci fa provare sensazioni di benessere. Guardiamo una foto che ritrae la nostra infanzia, o un'esperienza vissuta insieme ai nostri cari e ci emozioniamo perchè ci fa tornare alla mente ricordi ed emozioni uniche. I sensi comunicano: comunicano continuamente con noi e ci arricchiscono la vita. In questo percorso di diploma accademico è stato molto utile l'approfondimento del concetto di comunicazione che è stato perennemente presente in quasi tutte le situazioni.

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Approfondirlo a livello sensoriale è stato ancora più importante in quanto è stato semplice imparare a comprendere la comunicazione con occhi diversi, imparando a conoscere le varie tipologie di comunicazione, i vari approcci con le differenti culture nel mondo. Ma al di la di questo l'aspetto che più importante è stato capire quanto la comunicazione sensoriale sia presente nel mio percorso di studi e, soprattutto nell'ambito artistico, capire quanto sia fondamentale una conoscenza approfondita di tale argomento, che sicuramente completa la formazione e la cultura non solo di uno studente ma di qualsiasi altro individuo. Concludendo possiamo dire che comunicare arricchisce le nostre esperienze, e per far si che queste siano complete bisogna fare in modo che ci sia un'interazione globale di tutti e cinque i sensi, che ci aiutano a comprendere, assimilare ed ad apprezzare le bellezze della vita.

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Bibliografia


Bibliografia Aristotele, L’uomo, essere sociale (Politica, 1252a) Arnheim R., Arte e Percezione visiva, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1954 Baroni D., Vitta M., Storia del Design Grafico, Milano, Longanesi, 2003 Maeda J., Le leggi della semplicità , Settimo Milanese (Milano), Bruno Mondadori, 2006 Munari B., Da cosa nasce cosa, Bari, Editori Laterza, 1981 Munari B., Fantasia, Bari, Editori Laterza, 1977 Beavin J.H., Jackson D.D., Watzlawick P., Pragmatica della comunicazione umana, Roma, Ubaldini Editore, 1971

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"La questione è comunicare, la lingua che si usa per farlo è irrilevante." -Aldo Nove-


Profile for Rita Colonna

La comunicazione sensoriale  

Tesi di laurea triennale per il corso di Grafica Editoriale, Accademia di belle arti di Roma

La comunicazione sensoriale  

Tesi di laurea triennale per il corso di Grafica Editoriale, Accademia di belle arti di Roma

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