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M A G A Z I N E D I I N F O R M A Z I O N E , C U LT U R A E L I F E S T Y L E


OUTDOOR LIVING

CLEO COLLECTION Design by

www.talentisrl.com

Salone Internazionale del Mobile Milan, 12-17 April Hall 10 Stand D09


Il Posto Giusto #annaritasetti

Il Re Dorato #sambuco

Equilibrio #moriko


In copertina DIRETTORE RESPONSABILE Mario Timio VICEDIRETTORE Carlo Timio DIREZIONE ARTISTICA Alessio Proietti COORDINAMENTO Francesca Fregapane CONTRIBUTI Enrico Baleri, Fulvio Ravagnani, Sonia Meoli, Elena Ciulla, Greta Dalessandro, Matteo Squaiella, Vittorio Ricchetti, Camilla Garelli, Alberta Chiminelli, Roberta Abdanur, Matteo Iaboni RINGRAZIAMENTI Carlo Forcolini, Elisa Bergamaschino, Marianna Moller, Cinzia Piloni PARTNERSHIP Istituto Europeo di Design di Milano Accademia di Belle Arti di Brera (OUT 44)

Ispirata al famoso logo del designer Milton Glaser, la copertina è stata prodotta dagli studenti del laboratorio attivato con le classi di Comunicazione Pubblicitaria e Design della Comunicazione, Y2-15/16, IED Comunicazione - Milano, in collaborazione con il Gruppo Editoriale Riflesso

EDITORE Ass. Media Eventi REGISTRAZIONE Tribunale di Perugia n. 35 del 9/12/2011 IMPAGINAZIONE E GRAFICA R!style Project STAMPA Tipografia Pontefelcino Perugia CONTATTI direzione@riflesso.info editore@riflesso.info artdirector@riflesso.info info@riflesso.info SITO WEB www.riflesso.info FACEBOOK Riflesso Magazine Tutti i diritti di questa pubblicazione sono riservati

DESIGN 4 La vera genesi del design in un racconto di Enrico Baleri 10 Intervista al Prof. Carlo Forcolini 12 Riconoscere un'icona del design 16 Il design anonimo 18 Il design sociale 20 "Less is bore" 22 Il Salone del Mobile 24 Interazioni di confine 26 Percorsi


LA VERA GENESI DEL DESIGN IN UN RACCONTO DI ENRICO BALERI

San Luca, Pier Giacomo Castiglioni e Achille Castiglioni, Gavina SpA, 1960

U Dustpan, Gino Colombini, Kartell, 1958

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n manipolo di eroi colti appassionati visionari si inventano cose strane e astruse che scandalizzano l’opinione pubblica come già successo e visto in passato nelle rivoluzioni nel mondo dell’arte, della moda, dell’arredamento, delle arti visive. Un tappezziere “sovversivo” e reazionario di Bologna convince un architetto milanese che stava già realizzando case operaie per Adriano Olivetti, a progettargli una poltrona Cerca di portarla in Triennale ma lo cacciano, lui tappezziere senza titoli non può entrare in quel luogo di cultura, il furgone viene allontanato… Allora lui prende quella poltrona, se la mette in testa, quasi per nascondersi il viso da tappezziere,


e entra noncurante nel Salone d’Onore e la piazza lì… Dopo quel gesto reazionario la gente “che conta” si accorge di lui e nasce Digamma di Ignazio Gardella, il primo pezzo della nuova avventura di Dino Gavina. Contemporaneamente un certo Sergio Camilli trascina l’emigrante tirolese Ettore Sottsass e gli Archizoom, tutti nati toscani, nella sua officina di Agliana, Pistoia e nascono forme che scandalizzano la gente, che si fa il segno della croce per rimediare al peccato che quelle cose fanno pensare… E poi l’Arflex di Pirelli ti inventa la gommapiuma e ci fa divani, con Marco Zanuso prima e Cini Boeri dopo e nasce il nuovo linguaggio del divano. Giulio Castelli e Michele Pistorio inventano la Kartell con il “moplen” di Montedison, appena scoperto dall’ing. Natta poi premio Nobel e già professore di Castelli, e fanno nobile quel nome

Lounge Chair & Ottoman, Charles e Ray Eames, Vitra, 1956

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dispregiativo di plastica convincendo Castiglioni, Colombini, Zanuso, Giò Colombo e la stessa Anna Castelli Ferrieri a utilizzarla e a nobilitarla… Poco dopo, ancora Dino Gavina con Arturo Heisenkeil fonda a Merano la Flos, nome latino per dire fiore, e fanno fior di lampade a partire da quella plastica soffiata che si chiama cocoon e che fa anche nuvolette leggere… Intanto le vetrine della Rinascente per opera di Roberto Sambonet portano in Italia tutto il design nordico, Alvar Aalto in primis che la sa lunga e pensa, con gli altri scandinavi, al mobile funzionale, senza inutili orpelli e decori, e insegnano ai nuovi designer nostrani Castiglioni, Stoppino, Gregotti, Meneghetti, più attratti dal neoliberty mediterraneo, che il mobile si deve liberare da segni inutili… Intanto Ignazio Gardella e Luigi Caccia Dominioni si fanno per primi autoproduttori, con il magico nome di Azucena, e anch’essi con fanatismo e ironia iniziano la nostra storia del bel design. Ma veri i promotori del progetto industriale, nel mondo della casa e soprattutto dell’ufficio, sono gli Stati Uniti, quel Paese di colonizzatori che ospita i profughi fuoriusciti dalla Germania nazista e li accoglie nelle sue terre, nelle aziende formidabili dirette da uomini spesso di pura razza ariana: da una parte i Knoll, eredi dei Krupp di Essen che producevano armi per il Terzo Reich, e dall’altra gli “Herman Miller”. E al loro interno un vivaio di creatività geniale da Mies van der Rohe, Eero Saarinen, Harry Bertoia, la stessa Florence Knoll, e dall’altra i due, Charles e Ray Eames con George Nelson che sono la vera autentica sorpresa del vero e nuovo progetto industriale. La Germania ci aveva già messo del suo con la rivoluzione provocata da Peter Behrens per AEG e poi ci si mette tutta la scuola del Bauhaus con Walter Gropius in testa. Tutto il mondo di colpo, acquisiti da tempo i principi e i mezzi della rivoluzione industriale e quindi l’avvento di nuove energie che permettono all’industria di rappresentarsi e raccontarsi, mette il disegno industriale in pole position. L’intenzione di creare nuove protesi per l’uomo diviene sempre più imperativa e sempre più legata ai valori che in qualche modo la caratterizzano.

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Catilina, Luigi Caccia Dominioni, Azucena, 1958

Ultrafragola, Ettore Sottsass, Poltronova, 1970


PrimaCollection Multimaterica, funzionale, tecnologica, completamente da vivere. Prima Collection racchiude tutta l’esperienza della progettazione e del design e propone una cucina dinamica e intelligente adatta a tutte le esigenze. floritelli.it floritelli cucine


IL DESIGN È UN PENSIERO COMPLESSO a cura di Alberta Chiminelli, Roberta Abdanur, Matteo Iaboni (Comunicazione Pubblicitaria, Ied Milano)

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rof. Carlo Forcolini, in qualità di direttore Scientifico IED e stimato designer, vorremmo avere il suo pensiero in merito al fatto che soprattutto attraverso il design la cultura ha contaminato l’industria e l’industria a sua volta ha contagiato la cultura. “Dobbiamo fare una prima riflessione di senso: tutto ciò che l’uomo fa è cultura, e dunque anche il design lo è. Poi si deve uscire dalla convenzione storica che il design sia frutto della sola modernità, perché la storia del design ha avuto un lungo periodo d’incubazione che è iniziato agli albori dell’umanità, fin dal primo pezzo di legno usato come clava. Con la Rivoluzione Industriale nasce quello che oggi chiamiamo Design, rivolto a soddisfare i bisogni della nuova classe media e

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GALILEO, progettata per Oy Light, 2005

operaia. Il design è dunque parte della cultura democratica della modernità, che non è il solo lusso come in genere si pensa oggi”. Come pensa si possa intendere oggi il ruolo di istituzioni e università nella nuova progettazione intesa in senso sociale, ma anche ecosostenibile e quindi non solo destinata alla produzione di oggetti? “In passato, in Italia, si faceva la differenza tra cultura alta e bassa ed il design era relegato a quest’ultima. Lo IED, unendo le esperienze della Bauhaus, della scuola di Ulm, filtrate dall’esperienza americana, ha operato un’ibridazione, unendo il design al marketing. Questo approccio pragmatico è importante perché inclusivo dei grandi temi di oggi, tra i quali quelli legati all’ecosostenibilità. Oggi non


si può pensare di progettare senza tener conto di questo tema. Mi fa molto piacere constatare che tali criteri siano assimilati come “naturali” dalle nuove generazioni. Purtroppo però, il vero cambiamento viene dalla politica, che spesso latita, un po’ per ignoranza e un po’ perché il mondo è governato più dalle grandi lobby speculative-finanziarie sovranazionali che dai singoli governi nazionali”.

8 ½, progettata per Nemo, 2011

L’idea del premio Compasso d’Oro nasce dalla volontà di coniugare tecnica, estetica e funzione degli oggetti. Se dovesse sceglierne uno, a quale oggetto lei darebbe il suo premio? “Qualsiasi premio ha un rovescio della medaglia costituito dalle sue lacune, detto questo, il Compasso d’Oro ha un livello molto alto e davvero rappresentativo del design italiano. Se dovessi scegliere un oggetto premiato con il CdO direi la Pesciera di Roberto Sambonet, ugualmente sceglierei la sedia Selene di Vico Magistretti tra quelli non premiati”. Quanto si è liberi di progettare oggi? Ci sono aree o contesti che permettono maggiori libertà? “La libertà nel design non viene prodotta dall’esterno ma dall’interno. Siamo liberi di progettare ciò che vogliamo, avendo però, l’industria come

interlocutore. E qui non sempre troviamo personaggi competenti in grado di riconoscere la qualità. Abbondano, al contrario, personaggi che, per non rischiare, si affidano alla comunicazione e alle sue distorsioni. La bellezza per esistere deve essere riconosciuta! E la mediocrità non aiuta”. Che ruolo ha il limite nella sua progettazione? “Nella mia vita sono sempre sfuggito alla

POLIFEMO, progettata per Artemide,1983

specializzazione che ritengo essere nel design un limite. La mia libertà è sempre stata quella di non accettare compromessi, progettavo sempre cose che casualmente non erano nei brief dei miei clienti, ma poi entravano lo stesso in produzione. Questo era possibile allora, quando c’erano nelle aziende persone (quasi sempre i titolari) che riuscivano a comprendere la qualità”. Quali sono gli oggetti che la accompagnano in tutti i giorni. Ci può fare qualche esempio? “Gli oggetti che rientrano nella mia sfera affettiva li chiamo cose. E le cose di cui mi circondo devono raccontarmi una storia, non necessariamente la mia. Per questo prima che un mio progetto entri in produzione, uso conviverci un paio di mesi, perché se ha valore per me, forse potrà averlo anche per qualcun altro”.

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COME RICONOSCERE UN’ICONA DEL DESIGN di Fulvio Ravagnani

Moka Alfonso Bialetti e Luigi De Ponti, 1933

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ando per assodato che il termine design è noto per essere il sinonimo anglofono che sottintende alla pratica progettuale, e che questa attività ha assunto un significato ben preciso dopo la Rivoluzione Industriale, oggi, quando ci riferiamo al design, pensiamo subito a quegli oggetti legati all’arredamento d’interni, in particolare a lampade e sedute progettate da connazionali e non solo, che sono state assunte a tempo indeterminato dal nostro immaginario con il ruolo di icone. Ma la domanda che dobbiamo porci è: cosa fa diventare veramente un oggetto di design, un’Icona? Credo che una regola basilare sia la capacità di un progetto di far cambiare abitudini alle persone, o addirittura di crearne di nuove. Per facilitare l’esemplificazione di questa regola, da applicare tutte le volte che ci troviamo di fronte a un progetto, abbiamo cercato una serie di oggetti

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Radio Cubo Marco Zanuso e Richard Sapper per Brionvega, 1965

iconici che hanno fatto la differenza rispetto ai nostri stili di vita e alla nostra quotidianità. Partendo dalle prime ore del mattino di un individuo, il pensiero cade subito sulla caffettiera più famosa e imitata al mondo, con oltre 100 milioni di esemplari prodotti, progettata da Alfonso Bialetti e Luigi De Ponti nel 1933. Stiamo parlando della Moka, che prende il nome da una delle città più importanti nella produzione di caffè dello Yemen e riconoscibile per la sua sezione ottagonale, utile ad aumentare la presa in caso di superficie bagnata. Solo dopo 50 anni, Aldo Rossi, con la Conica per Alessi, riuscirà a penetrare il nostro immaginario con un altro modello di caffettiera. Una classica abitudine che si accompagnava al caffè mattutino casalingo è sempre stato l’ascolto della radio. Nel 1965 Marco Zanuso e Richard Sapper progettano per Brionvega la radio TS502, entrata nel dna di tutti come la radio Cubo. Anche i mezzi di trasporto per i tragitti casa-

Lettera 22 Marcello Nizzoli e Giuseppe Beccio per Olivetti, 1950

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La Conica Aldo Rossi per Alessi, 1988

lavoro hanno segnato un momento importante della nostra evoluzione collettiva: pensiamo a cosa hanno rappresentato la Vespa della Piaggio, brevettata nel 1946, dall’ingegnere Corradino D’Ascanio e la Lambretta della Innocenti progettata negli stessi anni da Pier Luigi Torre e Cesare Pallavicino. Per quanto riguarda la vita lavorativa (e non solo) sono state due le grandi rivoluzioni: Lettera 22, la macchina da scrivere portatile progettata da Marcello Nizzoli e Giuseppe Beccio nel 1950 per Olivetti e il telefono fisso automatico S62, noto anche come Bigrigio per le sue due tonalità di grigio creato e prodotto dalla Siemens nel 1962. Abbiamo scelto di usare questi oggetti, quasi tutti nati nello stesso ventennio, per riflettere su un altro aspetto: la storicizzazione. È importante, per assegnare il titolo di Icona, aspettare che il tempo faccia il suo corso e dimostri la cristallizzazione nella mente della collettività.

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Bigrigio Siemens, 1962


Designer Daniele Buschi

CreativitĂ , artigianalitĂ , passione

Via Calabria, 17 - Umbertide (Pg) T. 075 9412589 - info@moriko.it


IL DESIGN ANONIMO E GLI OGGETTI SENZA IDENTITÀ di Greta Dalessandro

Bouteille

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ra tutti gli oggetti i più cari sono per me quelli usati. Storti agli orli e ammaccati, i recipienti di rame, coltelli e forchette che hanno di legno i manici, lucidi per tante mani; simili forme mi paiono di tutte le più nobili. Come le lastre di pietra intorno a case antiche, da tanti passi lise, levigate e fra cui crescono erbe, codesti sono oggetti felici. Penetrati nell’uso di molti, spesso mutati, migliorano forma, si fanno preziosi perché tante volte apprezzati” per Bertold Brecht questa era l’idea di oggetti d’uso. Munari intitolò un articolo in maniera illuminante: “compasso d’oro ad ignoti” e ci sarebbe in effetti bisogno di premiare gli ignoti che mettono a punto le invenzioni che ci circondano quotidianamente e che permettono lo svolgimento di azioni considerate scontate: lo spazzolino usato la mattina per lavarsi i denti o la moka utilizzata per preparare la classica e italianissima colazione sono due degli infiniti esempi che ognuno di noi incontra quotidianamente. L’oggetto ignoto, impersona il design pop dove il termine non indica un popolare scontato ma altresì più profondo, un sapere frutto di processi infiniti: poteva essere il contadino che piegando meglio il metallo della sua pala faceva meno fatica alla fine della giornata o l’arrotino che ha preferito fare quattro rebbi della forchetta piuttosto che tre. Lo stesso oggetto può essere manipolato in infinite variabili nella forma ma l’essenza è la materia, il panetto di argilla che passa di mano in mano a più progettisti. Eppure non è in queste messe a punto lo spirito più autentico del design?


Tooth cleaning device

Cosa curiosa di questi oggetti orfani di genitori illustri, ma allo stesso tempo espressione di quella cultura popolare la cui più straordinaria caratteristica è di essere riconosciuti universalmente e per questo conservare una identità radicata nell’uso quotidiano. Per i nomi del design contemporaneo, progettarne una nuova versione corrisponde il rischio di sostenerne l’impronta dell’uso, dell’impatto e della riconoscibilità che il progetto ridefinisce proponendolo ai consumatori. Da designer ancora in erba mi lascio stupire dalle forme e dal loro funzionare: piuttosto che una lampada cromata del noto designer di fama internazionale, mi lascio sedurre da forme e incastri messi a punto da chissà quante mani così da vedere il macinapepe scovato nel negozio sotto casa sotto una luce completamente diversa. Il costo, poi! Il designer anonimo non ama la fama, è schivo e modesto, proprio dedito al suo lavoro! I prodotti sono economicissimi e quindi non solo banalmente onnipresenti, ma disponibili a tutti. E allora, se tutti possono essere designer, la figura professionale, che si è formata tra politecnici e scuole d’arte, che ruolo ha? Quello di mantenere uno sguardo curioso su tutto quel sistema di oggetti che non hanno autori e lavorare al perfezionamento per migliorare lo stesso quotidiano, di cui gli oggetti anonimi continuano a raccontare.

Empty tin can2009-01-19

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I think we need to talk about tone of voice and I know we need to talk about design Graham Pullin DJCAD University of Dundee United Kingdom g.pullin@dundee.ac.uk

AAC–RERC State of the Science, Baltimore, 28 June 2012

SoSc, 2012, pullin2

IL DESIGN SOCIALE NELLA SUA DIMENSIONE UMANA di Matteo Squaiella

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ra gli anni ‘60-’70 Victor Papanek (1923-1998), designer ed educatore, fu uno dei primi a mettere in discussione il ruolo del design e del designer. Scrisse “Design for the real World” pubblicato nel 1971, sottotitolato “Human Ecology and Social Change” uno dei libri più importanti sull’argomento. Cercava di immaginare uno scenario possibile sempre più vasto, disapprovando manufatti che per loro natura erano appariscenti e inutili, affermando che: “Il design è lo sforzo cosciente e intuitivo per imporre ordine significativo”. Vorrei parlare di tre progetti, affini al pensiero di Papanek, che per le loro caratteristiche, rappresentano un buon esempio di design sociale, ovvero un tipo di progettazione nata per scopi di tipo umanitari e problemi socio-politici. Tramite approcci e scale di grandezza molto diversi tra loro: progetti che tentano di apportare un miglioramento a livello globale e progetti che tengono conto del singolo individuo. Ognuno di questi interventi ha un proprio valore, indipendentemente dalla loro portata. Somiya Shabban soffre di gravi problemi motori e comunicativi, per esprimersi usa un libro di dialogo in cui indica parole ed immagini che desidera esternare; questo metodo, anche se versatile, risulta il più delle volte laborioso. Johanna Van Daalen, progettista olandese, ha voluto aiutare Somiya ad esprimersi in maniera più efficace, in particolar modo Samiya aveva il desiderio di esprimere la frustrazione in maniera più spontanea. Hanno quindi, progettato insieme una spilla che viene attivata da un interruttore posto vicino alla sua testa e consente di leggere la scritta: Samiya says “SOD OFF”. Fatta interamente di plastica raccolta dall’oceano, Sea Chair rappresenta il culmine di un progetto iniziato da Studio Swine e Kieren Jones ed esplora la possibilità di incoraggiare industria peschereccia a pescare plastica anziché pesce, per produrre sedie. La seduta viene prodotta grazie all’uso di semplici stampi e strumenti che consentono la sua produzione in mare. Ogni sedia viene corredata di un cartellino con le coordinate geografiche dell’esatto punto dell’oceano dove è stata prodotta.


The Sea Chair

Il progetto ha lo scopo di far conoscere a quante più persone il crescente problema dei rifiuti plastici presenti nei nostri oceani. E-NABLE, l’evoluzione del progetto RoboHand creato nel 2011 da Richard Van As, un carpentiere del Sudafrica, che perse la mano destra in un incidente sul lavoro, ed Ivan Owen, un ingegnere americano costruttore di guanti meccanici per costumi da cosplayer. I due intuirono un principio di meccanismo per

una protesi leggera e robusta. Il risultato della loro collaborazione è una protesi stampata in poliammide. Ogni protesi viene adattata al paziente in maniera semplice ed immediata, ad un costo irrisorio cambiando la vita di molte persone. Grazie a iniziative come queste, il design si dimostra sempre di più una disciplina in grado di plasmare in meglio le vite di molti, sapendo mantenere l’attenzione sui problemi reali del mondo, offrendo soluzioni puntuali e soprattutto umane.

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“LESS IS BORE”: IL RITORNO DELL’ESTETICA POSTMODERNISTA di Vittorio Ricchetti

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ell’anno passato abbiamo assistito ad un graduale ritorno dell’estetica postmodernista, in particolar modo ispirata alla produzione di Ettore Sottsass Jr. e del gruppo Memphis Milano. Il 2015 è stato testimone di una sterminata produzione artistica e commerciale che ha attinto a piene mani dallo stile. Ne abbiamo visto chiare tracce nel graphic design, in video musicali, nelle arti, dalla pittura alla fotografia, nell’interior design, specialmente per catene internazionali come American Apparel e Urban Outfitters, nella moda e nell’estetica generale che prevale su siti di microblogging come Tumblr e Pinterest. Attraverso questi media vediamo tornare forme esagerate ispirate all’architettura e alla scultura, fogliame di piante tropicali, una predilezione per blocchi distinti di colori primari e giochi di luci al neon particolarmente apprezzata la sovrapposizione di luce blu e rosa -. Non è difficile imbattersi in capi d’abbigliamento o in installazioni d’arte che presentino motivi identici o chiaramente ispirati al famoso design Bacterio di Sottsass o alla celebre geometria a quadretti in bianco e nero disegnata da Superstudio per la serie Quaderna. Definire l’estetica postmoderna non è cosa facile, specialmente perché più che da un movimento uniforme nasce, a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, come reazione agli ormai fallimentari dogmi utopistici del Modernismo. Nato in contrapposizione a regole ferree, il design postmoderno comprende una pluralità di voci e istanze che sono accumunate non tanto da una omogeneità stilistica quanto da un nuovo approccio formale. In particolare, come punto cardine, si trova

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Ettore Sottsass, Libreria Carlton, 1981

l’abbandono della supremazia della funzionalità in favore di valori puramente estetici. L’oggetto comune si fa architettura e scultura, il colore e la decorazione ritornano ad assumere un ruolo principale tanto quanto le forme plastiche basilari. Tutti gli stili del passato sono ammessi e si presentano sovrapposti l’uno all’altro con particolare predilezione per il Neoclassicismo e un revival Art Deco. Il tutto presentato in una maniera nuova, iconoclasta, che avvicina l’oggetto di uso quotidiano ad un’opera


Quaderna, design di Superstudio per Zanotta, 1970

Adidas ZX 9000 “Memphis”, omaggio di Adidas al design postmodernista, 2014

Piazza d'Italia, disegnata da Charles Moore in partnership con Perez Architects a New orleans, 1978

d’arte e lo presenta al mondo industrializzato con una gran dose di ironia e leggerezza. Verrebbe da chiedersi se si possa effettivamente parlare di revival o se invece siamo ancora all’interno della corrente primaria. Basti pensare come la serie Quaderna di Supertudio, ispirata ai disegni prospettici rinascimentali, sia ancora in produzione da Zanotta, così come in produzione sono ancora i laminati plastici di Abet Laminati decorati con la fantasia Bacterio di Sottsass o il

cavatappi Anna G. disegnato da Alessando Mendini per Alessi. In questa visione il Postmodernismo potrebbe essere il primo periodo storico-artistico il cui revival si presenta mentre il periodo originario è ancora in vita. E un tale fenomeno non potrebbe che avere senso se non in una corrente caratterizzata da molteplici stili e spunti teoretici il cui celebre motto, reso noto da Robert Venturi, fu “less is bore”. Più ce n’è, meglio è.

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IL SALONE DEL MOBILE E LE INIZIATIVE SATELLITE di Elena Ciulla

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i riaccendono le luci sulla 55esima edizione del Salone del Mobile, l’appuntamento di design e di arredamento più importante del mondo che porterà Milano ancora una volta al centro dell’attenzione internazionale, coinvolgendo milioni di appassionati, turisti, professionisti e designer, rendendo la settimana dal 12 al 17 aprile una grande festa. Anche quest’anno si preannuncia un successo: con già tutto esaurito, più di duemila espositori su una superficie di 207.000 mq in fiera Rho, il Salone si riconferma come forum di idee, creatività, innovazione e tecnologia. A scendere in campo sono il Salone Internazionale del Mobile insieme al Salone Internazionale del Complemento d’Arredo suddivisi nelle tipologie stilistiche Classico e Design. Ma le novità di quest’anno sono tante. A partire dal riconoscimento di una tipologia di prodotto già affermata, viene lanciato il nuovo settore xLux, per rispondere all’esigenza di dare un’appropriata collocazione al prodotto di lusso. Tante le aziende che hanno prediletto questa proposta, tra queste i maggiori brand del fashion come Fendi, Versace, Lamborghini, Aston Martin e Ritz, in anteprima mondiale. Seguono due avvenimenti di grande interesse che riguardano il Salone in quanto promotore di cultura: una mostra intitolata  Stanze. Altre filosofie dell’abitare, collegata agli eventi quasi in parallelo che animeranno la  XXI Triennale, che torna a

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Milano dopo un’assenza lunga vent’anni. La mostra, presente al Palazzo dell’Arte a partire dal 2 aprile, farà da avanguardia al Salone, mettendo al centro la progettazione di interni, con 11 ambientazioni d’autore firmate da grandi del design. Una seconda mostra-evento, Before Design: Classic, si concentrerà sulla riflessione dell’anima classica dell’abitare contemporaneo, narrando il made in Italy e la sua attualità in un percorso visivo e sensoriale. L’evento, ospitato in fiera Rho, sarà lanciato dalla presentazione del cortometraggio realizzato dal regista Matteo Garrone. Trascorsi due anni tornano le biennali di EuroCucina con l’evento collaterale FTK (Technology For the Kitchen) e il Salone Internazionale del Bagno, in cui verranno presentate le nuove tendenze dei relativi comparti. L’ Appuntamento fisso è, invece, con l’immancabile Salone Satellite, giunto alla 19esima edizione, un’ottima occasione di scouting per nuovi designer, selezionati da un prestigioso Comitato di Selezione, affiancati da diverse scuole internazionali di design, i quali saranno occupati nello sviluppo del tema “Nuovi materiali, nuovo design”. Occasione da non perdere è il Fuori Salone in cui sarà possibile partecipare gratuitamente alle molteplici iniziative di design nei vari distretti milanesi. Oltre a questa, si prospetta una grande attesa per space&interiors, l’iniziativa in città, al The Mall Porta Nuova, connessa al Salone del Mobile che in occasione della Design Week, metterà materiali e idee innovativi al centro del progetto architettonico.


Numerosi eventi e novitĂ disseminati per Milano celebrano la quintessenza della creativitĂĄ e del design

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Ph: Giovanni Gammarrota Ph: William Carzino

IED e Aiace per In_Sostenibile, Posti di Vista 11, Fabbrica del Vapore, 2014

IED e Aiace per In_Formale, Posti di Vista 12, Fabbrica del Vapore, 2015

“Confine, diceva il cartello. Cercai la dogana. Non c’era. Non vidi, dietro il cancello, ombra di terra straniera” Giorgio Caproni, Il muro della terra, 1975

INTERAZIONI DI CONFINE. LA MOSTRA MULTIMEDIALE DI IED MILANO di Sonia Meoli 24


Ph: Heidi Roncaglioni

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n occasione del Fuori Salone, nella cornice della Fabbrica del Vapore, IED Milano rinnova la propria collaborazione con AIACE presentando Borders, una mostra multimediale e interattiva che espone le opere realizzate da gruppi interdisciplinari di studenti dei corsi triennali di Sound design, Interaction design e Video design della scuola di Arti visive, coordinati da Davide Sgalippa, Painé Cuadrelli, Paolo Solcia e Dario Gavezotti. Cosa sono i confini? Come ci poniamo di fronte alle frontiere culturali, d’identità e di genere? Il concept della mostra esplora il concetto di confine e mira ad attivare la partecipazione emotiva dello spettatore coinvolgendolo, attraverso il mezzo audiovisivo, in una relazione empatica. OLTRE IL MURO a cura di Isabella Montan, Carlotta Marabelli, Beatrice Malerba e Ester Molteni è un’installazione che indaga il concetto di confine come limite mentale che impedisce la libera espressione dell’immaginazione. Come un muro, il confine si pone davanti allo spettatore simboleggiando le barriere intellettuali che influenzano in modo negativo i rapporti umani. FLIPOVER a cura di Elena Beltrami, Alice Casalini, Paolo Savoldelli e Federica Valiante è un’installazione interattiva che si ispira al gioco del flipper dove il giocatore, colpendo i bersagli con una biglia d’acciaio, aumenta il suo punteggio. Flipover trasforma il gioco in un’occasione di riflessione per lo spettatore che supera dei livelli; questi sono pregiudizi, superstizioni, stereotipi che affollano la mente creando barriere nella convivenza sociale. Flipover è una sfida a superare in modo ludico i limiti culturali con il supporto di videoproiezioni che mostrano in ordine progressivo i più diffusi preconcetti riferiti a generi, razze, tradizioni, classi sociali. OLTRE IL GENERE a cura di Gloria Cavalleri, Giacomo Ferrari, Giacomo Guglielo Gorla e Jacopo Marzi riflette sul concetto di genere e di interazione sociale. L’installazione è un invito a confrontarsi con la percezione sociale dell’altro. Attraverso un sistema di audio e videoproiezioni, si raccontano storie di esclusione. Il suono e le immagini sono disturbati se l’utente fruisce l’opera individualmente, ma diventano chiare se lo spettatore attiva un’interazione fisica con un altro con un tocco o un gesto.

IED e Aiace per In_Itinere, Posti di Vista 9, Fabbrica del Vapore, 2012

DESPINA a cura di Alice Atzori, Gabriele Casiraghi, Camilla Levi, Federica Rebaudengo si ispira per il titolo alla città descritta da Calvino ne Le città invisibili come “città di confine tra due deserti”. Despina è la barriera da superare, una riflessione sulla migrazione attraverso gli oggetti. Ogni migrazione presuppone una meta, è un viaggio durante il quale gli oggetti diventano simboli di cambiamento. Nell’installazione gli oggetti raccontano storie di migrazione e rappresentano affetti, aspirazioni, necessità. Toccandoli si attiva un contributo audio che narra le vicende di soggetti intervistati che condividono con lo spettatore la propria esperienza. Alle varie attività che vedono protagonista IED nella Milano Design Week si unisce anche la collaborazione della scuola di Arti Visive con la Game Design Week che punta i riflettori sul mondo delle App e dei videogame con workshop e conferenze. Giovedì 7 aprile la sede IED di via Amatore Sciesa ospita la conferenza di apertura della kermesse di Chris Solarski, game designer e autore del libro Drawing Basics and Video Game Art: Classic to Cutting Edge Art Techniques for Winning Video Game Design. Ha fondato lo studio Solarski, con cui sviluppa videogiochi alla ricerca di nuove forme di interazione tra il giocatore e la realtà virtuale. Il suo lavoro esplora le intersezioni tra videogiochi e arte classica, animazione e cinema.

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Triennale di Milano Ai confini della Zona Santambrogio, uno dei distretti più giovani della Milano Design Week, si trova la Triennale di Milano (Viale Alemagna 6) istituzione che propone mostre di architettura, design, moda, arti visive, convegni e rassegne cinematografiche. Il 2 aprile inaugura la XXI Triennale di Architettura intitolata “21th century. Design after design”. L’esposizione e le iniziative in programma si terranno, oltre che all’interno dello spazio del Palazzo dell’Arte, anche in altre sedi dislocate in tutta la città. www.triennale.org

12 CONSIGLI PER VISITARE LUOGHI TRENDY E GLAMOUR IN UN ITINERARIO MILANESE TRA DESIGN E ARTE a cura di Francesca Fregapane e Camilla Garelli

Superstudio Più Nel cuore della Tortona Design Week punto di riferimento è lo spazio Superstudio Più (Via Tortona 27), un complesso che ospita gallerie d’arte, archivi, bar e uffici legati alla moda. Con i suoi 10.000 mq di spazio espositivo propone, durante il Fuorisalone2016, la seconda edizione di “Superdesign Show”, una vetrina sulle tendenze del vivere e dell’abitare contemporaneo. www.superstudiogroup.com

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Nonostante Marras A pochi passi dal distretto della Tortona Design Week, più precisamente in Via Cola di Rienzo 8, si può visitare Nonostante Marras, showroom dello stilista Antonio Marras e spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea e al design. Sviluppato su due livelli, ospita un giardino ed ampie sale in cui è possibile ritrovarsi per prendere un tè, leggere libri ed assistere a proiezioni cinematografiche. www.nonostantemarras.it/arte

Prometeo Gallery Passeggiando per le strade del Ventura Lambrate district, situato nella zona nord-est della città, si incontrano diverse gallerie d’arte contemporanea tra cui Prometeo Gallery (Via Privata Giovanni Ventura 3), nata del 2005 e attenta alle ricerche dell’arte dell’est Europa, Grecia e Sud America; Massimo De Carlo (Via Privata Giovanni Ventura 5), fondata nel 1987 e storica promotrice di artisti affermati sul panorama internazionale. www.prometeogallery.com

Brera Design District

Nhow Hotel Un’atmosfera internazionale, un ambiente glamour, un contrasto tra classico e moderno. Un ex edificio industriale (situato in Via Tortona 35) riconvertito in uno spazio originale che ridefinisce il concetto di hotel. Il posto ideale per farsi notare ed esprimersi con creatività ed eleganza, tra showroom di moda e design. Il bar del Nhow presenta arredi di design con un mix di colori capace di attirare una clientela globale. www.nhow-milano.com

Il quartiere di Brera, situato nel centro storico, oltre alle istituzione riunite nel Palazzo di Brera (Via Brera 28) quali l’Accademia, la Pinacoteca, l’Orto botanico e l’Osservatorio astronomico, durante i giorni della Design Week apre le porte al Brera Design District, in cui arte e design si incontrano in un circuito ricco di eventi ospitati da gallerie, showroom e pop-up stores. www.breradesigndistrict.it

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Hotel Magna Pars Suites Situato in zona Tortona (Via Forcella 6), l’Hotel Magna Pars Suite Milano, è il primo hotel-à -parfum del mondo, ricavato dal restauro della fabbrica di profumi della famiglia Martone; l’idea è stata quella di realizzare una fragranza esclusiva che caratterizzasse l’immagine stessa dell’hotel. All’interno è stato ricavato un laboratorio olfattivo a disposizione sia degli ospiti che del pubblico, per un’interessante esperienza sensoriale. www.magnapars-suitesmilano.it

Design Library Uno spazio espositivo dove è possibile confrontarsi nell’armonia di un ambiente in cui si incontrano la creatività, la progettualità e la comunicazione. Design Library (situato in Via Savona 11) offre un’opportunità alle aziende del settore arredo casa a vocazione internazionale, di entrare in un circuito di design, attraverso la costruzione di un percorso basato su operazioni espositive e propositive. www.designlibrary.it

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Mudec - Museo delle Culture Nella zona industriale dell’ex Ansaldo si trova il Museo delle Culture (Via Tortona 56), pensato per vivere l’arte in tutte le sue accezioni e soprattutto come luogo di scambio e condivisione di saperi delle diverse culture del mondo. Grazie ad un vasto programma di mostre e grazie alla sezione permanente il visitatore è catapultato cronologicamente in altre ere e attratto da mondi apparentemente lontani. www.mudec.it


Fondazione studio museo Vico Magistretti Per chi ama ammirare non solo gli oggetti progettati dall’architetto ma anche conoscere il relativo iter progettuale attraverso i documenti d’archivio, la Fondazione studio museo Vico Magistretti, non distante da Piazza San Babila (Via Conservatorio 20), è il luogo ideale. Al suo interno è possibile visionare mostre di design e architettura, anche attraverso visite guidate, conversazioni e incontri sugli stessi temi. www.vicomagistretti.it

Fondazione Franco Albini

Fondazione Achille Castiglioni Tutto il mondo dentro il quale Achille ha lavorato per oltre 60 anni di attività. Questo è possibile vedere nello Studio Museo Achille Castiglioni, accanto al Castello Sforzesco (Piazza Castello 27), grazie al lavoro di catalogazione, archiviazione e digitalizzazione. Vengono organizzate anche visite guidate in cui possibile visionare prototipi, tecnigrafi e gli oggetti che hanno fatto la storia del design. www. fondazioneachillecastiglioni.it

Situato non lontano dalla Triennale di Milano (Via Telesio 13), la Fondazione Albini nasce con lo scopo di conservare e far conoscere al grande pubblico la memoria storica di Franco Albini. Al suo interno si possono visitare le sue opere considerate oggi Patrimonio storico nazionale. I suoi progetti ammontano a circa 22 mila disegni, il suo archivio fotografico conta oltre 6 mila foto, e poi tanti scritti, modelli, lettere, relazioni tecniche, libri e riviste che si trovavano nella biblioteca di studio. La Fondazione promuove anche iniziative culturali sull’arte e architettura contemporanea. www.fondazionefrancoalbini.com

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Riflesso Magazine Design 2016  
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