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ioArch

Anno 14 | Marzo 2020 euro 9,00 ISSN 2531-9779 FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in l. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 - DCB Milano

I TERRITORI DEL LAVORO ARCHITETTURE E AMBIENTI DOVE VIVERE E COLLABORARE

COSTRUIRE

CONNESSIONI

ATELIER(S) ALFONSO FEMIA | MARCIO KOGAN | ALESSIA MAGGIO | TAMASSOCIATI MONOVOLUME | QUATTROASSOCIATI | PARISOTTO+FORMENTON | GIANNI ARNAUDO GENIUS LOCI | GORING&STRAJA | TÉTRIS | COIMA | STEFANO BOERI ARCHITETTI

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Aeron Chair by Herman Miller L’evoluzione di una rivoluzione ergonomica Quando Bill Stumpf e Don Chadwick crearono Aeron chair per Herman Miller, combinarono le loro profonde conoscenze sul design human centered con una tecnologia innovativa e mai vista per creare una seduta differente da tutte le altre. Ora la seduta Aeron è stata rimasterizzata – dal punto di vista ergonomico, funzionale, antropometrico ed ambientale – per il lavoro e i lavoratori d’oggi. www.hermanmiller.com


32 WORK IN PROGRESS

SOMMARIO

26 Shanghai | STEVEN HOLL, COFCO CENTER 28 Parigi | IF ARCHITECTES E SRA, TOUR ALTO 30 Vienna | QUERKRAFT ARCHITEKTEN, IKEA

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32 Sesto S. G. | CUCINELLA, CITTÀ DELLA SALUTE 34 Genova | SBA, METROGRAMMA, INSIDE OUTSIDE 36 Cremona | ORI+ARIENTI, POLO VERDE 38 Brunico | CEZ ARCHITETTI, STADIO DEL GHIACCIO 38 Torino | GRUPPO BUILDING, UPTOWN 40 Roma | PROGETTO CMR, PWC BUILDING 42 Pompei | DESIGN INTERNATIONAL, MAXIMALL 43 Milano | BERETTA ASSOCIATI, CATTOLICA NUOVO POLO

VERSO UN NUOVO RACCONTO a cura di Carlo Ezechieli

46 Costruire connessioni 47 Giochi senza frontiere | MARCIO KOGAN 54 Materia Trascendente | MARCO BOZZOLA 56 Anima Mundi | STEPHAN HARDING

I PROFILI DI LPP

47

a cura di Luigi Prestinenza Puglisi

58 Alessia Maggio | AMAART ARCHITECTS

ARCHIWORKS 66 La chiesa risorta | TAMASSOCIATI 70 L’Araba Fenice | CASTIGLIONI & NARDI 74 Territorio e identità | ATELIER(S) FEMIA AF 517*

DESIGNCAFÈ 8 17. Biennale, Come vivremo insieme? 10 Eventi 12 Vitra, Storia e cultura del progetto 14, 44 Libri

FOCUS 16 American University in Cairo | PEDRALI 18 Skylark Hotel, Giamaica | NARDI 20 Trasparenza e riconoscibilità | PREFA 24 Soluzioni tagliafuoco | SAN.CO 100 Come una seconda pelle | REXSITT

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Ridefinire le superfici. Ridefinire i progetti.

ToHa è uno spazio architettonico sconfinato grazie all’ampia gamma di formati e colori Dekton, sia personalizzati che a catalogo

ToHa designed by Ron Arad & Avner Yashar

Progetto Studio Superfici Dekton

Toha by Ron Arad & Avner Yashar

Soffitti Pavimenti Interni/Facciata

28.000 m2 Facciata ventilata

Dekton Strato 4mm Soke, Sirius, Strato 8mm, 20 mm Zenith, Sirius, Kadum, Spectra, Strato 8mm Strato, Spectra Totzeret 1-6 (colori personalizzati) 12 mm

25 anni di garanzia. Altri progetti, informazioni tecniche e ispirazioni su cosentino.com

Seguici su F ò


PROGETTARE GLI SPAZI DEL LAVORO

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SOMMARIO

80 The Corner | ATELIER(S) ALFONSO FEMIA AF 517* 84 FC Internazionale Hq | DEGW E FUD 86 Durst Hq, Forma e Messaggio | MONOVOLUME 94 The Fork, Urban Style | TÉTRIS 101 Architettura di luce e di riflessi | QUATTROASSOCIATI 106 The Angle | GENIUS LOCI ARCHITETTURA 110 Eraldo Hub | PARISOTTO+FORMENTON 114 Dromont, un balcone sulle Langhe | GIANNI ARNAUDO

136

118 Un progetto per il cibo | SABRINA MASALA 120 Monaci, il fascino dell’impresa | NICOLA GHILARDI 124 RCI Banque | GORING&STRAJA 128 Al centro del Mediterraneo | ANTONIO GIUMMARRA 132

Il coworking dell’architetto | SCANNELLA ARCHITECTS

ARCHITETTURA E NATURA 136 Smart Forest City | STEFANO BOERI ARCHITETTI 138 Het Dorp | MARC KOEHLER E KOSCHUCH ARCHITECTS 140 La fabbrica dell’aria | STEFANO MANCUSO E PNAC 142 Ecologia e benessere 144 Sotto la superficie | CE-A STUDIO E LARCHS ARCHITETTURA 146 Un parco urbano | AG&P GREENSCAPE, EUROAMBIENTE 148 Bam, ambiente e partecipazione | PETRA BLAISSE 150 Spazio pubblico e città | MANFREDI CATELLA

OPINIONI 152

PAOLO CAPUTO, MARCO PIVA, PHILIPPE SOURDOIS

ELEMENTS

80

a cura di Elena Riolo

153 Outdoor

153

In copertina Atelier(s) Alfonso Femia AF517 The Corner, foto © Luc Boegly

Direttore editoriale Antonio Morlacchi

Contributi Maurizio Carta, Pietro Mezzi Luigi Prestinenza Puglisi Elena Riolo

Direttore responsabile Sonia Politi

Grafica e impaginazione Alice Ceccherini

Comitato di redazione Myriam De Cesco, Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi, Sonia Politi

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it www.ioarch.it Fotolito e stampa Errestampa

Prezzo di copertina euro 9,00 arretrati euro 18,00 Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 54,00 - Europa 98,00 Resto del mondo euro 164,00 abbonamenti@ioarch.it Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi non verranno restituiti.

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004. Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 - DCB Milano

ISSN 2531-9779


BIENNALE DI VENEZIA, 17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA

COME VIVREMO INSIEME? Mai domanda fu più attuale, con la pandemia da coronavirus che ne ha addirittura provocato lo slittamento, con data di apertura posticipata al 29 agosto, anche se certo il curatore Hashim Sarkis, proponendola come tema della prossima Biennale di Architettura di Venezia, aveva tutt’altro in mente. Indubbiamente la crescente polarizzazione politica, le contraddizioni dell’economia globale, le disuguaglianze, le migrazioni di massa provocate da conflitti e cambiamenti climatici daranno un’impronta ‘sociale’, dopo la Biennale di Aravena, anche a How will we live together? «Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale – afferma Hashim Sarkis. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori chiediamo agli architetti di immaginare degli spazi nei quali vivere generosamente insieme. La Biennale Architettura 2020 vuole affermare il ruolo essenziale dell’architetto, che è quello di affabile convener e custode del contratto spaziale» perché «è proprio in virtù della sua specificità materiale, spaziale e culturale che l’architettura orienta i vari modi di vivere insieme». Il punto interrogativo del tema lascia molte strade aperte alle proposte dei 114 partecipanti in concorso, provenienti da 46 Paesi, con una rappresentanza crescente da Africa, Asia e America Latina, e alle ricerche fuori concorso di Stations + Cohabitats, sviluppate da ricercatori di università di tutto il mondo. 63 invece le partecipazioni nazionali nei padiglioni dei Giardini, all’Arsenale e in altri luoghi di Venezia. Il padiglione dell’Italia alle Tese delle Vergini [8]

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sarà curato da Alessandro Melis. Una versione ludica del tema (how will we play together?) andrà in scena a Forte Marghera, mentre il progetto speciale organizzato per il quinto anno consecutivo dalla Biennale e dal Victoria & Albert, curato da Shahed Saleem, si occuperà quest’anno di moschee, in particolare londinesi, insediate in spazi non pensati in origine per il culto: una ex sinagoga (!), un pub e lo spazio religioso vicino alle case a schiera di Harrow Central. La Biennale Architettura 2020 è realizzata con il sostegno di Rolex, partner e orologio ufficiale della manifestazione, e degli sponsor Edison, Artemide, JTI, Paola Lenti, Trenitalia e Vela-Venezia Unica

Sopra, gad·Line+ studio, Dongziguan affordable housing, 2016 (ph. © Yao Li). Sotto, Atelier RITA, Emergency Shelter for Refugees and Roma Community, 2017 (ph. © David Boureau @ urbamutability).

Fino al 29 novembre 2020 Pre-apertura e premiazioni: 27-28 agosto www.labiennale.org/it/architettura/2020


art direction: studio FM milano photo: Andrea Garuti

pedrali.it

Salone del Mobile.Milano June 16 — 21, 2020 | Hall 10 - Stand B19, C28

NeoCon — Chicago June 8 — 10, 2020 | Floor 3, Booth 330


› DESIGNCAFÈ

ALL AROUND WORK Mai come in questo periodo, anche sulla scorta dell’emergenza sanitaria, ci si interroga sul futuro del lavoro, di come cambieranno metodologie e luoghi, sempre più hub del pensiero, dell’innovazione e dove il tempo e lo spazio assumono una connotazione altamente valoriale. Per conoscere da vicino l’evoluzione del mercato e rispondere alle esigenze della progettazione di nuovi modelli organizzativi

per l’ufficio e il lavoro, individuale o condiviso, che favoriscano produttività, collaborazione, creatività e benessere, da quest’anno sarà possibile visitare All Around Work - Designing the future, il nuovo appuntamento biennale che – salvo rinvii per cause di forza maggiore – debutterà a Milano, dal 28 al 30 maggio 2020, presso lo spazio Megawatt Court, nel distretto Around Richard che si sviluppa

attorno alla fabbrica ex Richard Ginori, lungo il Naviglio Grande. All Around Work è organizzato da Events Factory, branch del Gruppo BolognaFiere, e sarà patrocinato da ADI (Associazione per il Design Industriale), IACC (Italian American Chamber of Commerce Chicago Midwest), Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Milano, Scuola del Design-Politecnico di Milano e Associazione Around Richard. L’evento – di cui IoArch è media partner – sarà animato dalle più influenti personalità del mondo del design, della progettazione e dell’architettura, e sarà totalmente gratuito per i visitatori che dovranno registrarsi sul sito della manifestazione. All’evento saranno presenti circa cinquanta espositori provenienti dall’Italia, dalla Germania, dalla Svizzera, dagli Usa e dalla Spagna, rappresentativi di tutta la filiera del mondo dell’ufficio. L’idea di questo meeting professionale è germogliata lo scorso anno nella testa dei due fondatori, Marco Predari e Alfonso Femia. “Non è una proposta commerciale – sostiene Predari – ma culturale, finalizzata a offrire ai partecipanti un’informazione reale e trasversale sulle tendenze che stanno modificando il modo di lavorare, nelle sue più disparate forme: uffici, spazi aperti, coworking”. Render degli spazi della nuova manifestazione milanese (©Work credits Principioattivo Architecture Group).

IL GARDEN OF THE LIGHTS DI CRA È Garden of the Lights l’ultim progetto sviluppato da Carlo Ratti Associati per Bormioli Pharma, azienda del settore del packaging farmaceutico. Si tratta di un’installazione flessibile e rimodulabile che illustra il rapporto tra mondo digitale e fisico e le nuove modalità di trasmissione delle informazioni. Intesi come evoluzione e espressione contemporanea delle antiche boccette di vetro utilizzate per secoli dalle farmacie, nel progetto di CRA i manufatti dell’azienda trovano posto in un “campo di fiori tecnologico” che ripropone in maniera interattiva il concetto di design

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per l’industria farmaceutica. Una distesa di steli in plexiglas forma la struttura di questa ‘fioritura’ tecnologica, con gli steli che incorporano una luce Led alla base e sorreggono i flaconi in vetro prodotti da Bormioli Pharma. Le luci Led, illuminate da toni cangianti tra il rosso e il blu, sono connesse a schermi interattivi sui quali il visitatore può selezionare vari parametri per esplorare le tipologie di packaging offerte; alla selezione i prodotti corrispondenti si illuminano, dando percezione visiva immediata della varietà di materiali e formati innovativi proposti.

DVO_INCONTRA ALFONSO FEMIA Programmato per il prossimo 6 maggio negli spazi milanesi di DVO Learning & Innovation Center – salvo rinvii per cause di forza maggiore – l’ottavo appuntamento di DVO_incontra, di cui IoArch è media partner. Al centro della serata il progetto della Dallara Academy di Atelier(s) Alfonso Femia. Con il progettista parteciperanno all’incontro, condotto da Danilo Premoli, il direttore comunicazione e marketing di Dallara Gianmarco Beltrami e il campione olimpionico (Londra 2012 e Rio 2016) Alex Zanardi. Alla Dallara Academy dedichiamo un articolo a pagina 74 di questo numero.


› DESIGNCAFÈ

STORIA E CULTURA DEL PROGETTO DUE MOSTRE AL CAMPUS VITRA

Il programma culturale del campus Vitra si rivela sempre più importante per inquadrare il tema del design nel più ampio quadro dell’architettura come progetto dello spazio dell’uomo. Con un approccio documentale di ampio respiro, le esposizioni in corso permettono di comprendere il significato del progetto come capacità autoriale di interpretare e tradurre le istanze sociali, orientando di conseguenza la ricerca e la produzione.

L’universo creativo di Gae Aulenti Dai primi progetti di design negli anni Sessanta del secolo scorso agli allestimenti dei negozi Olivetti di Parigi e Buenos Aires: nel corso della sua carriera Gae Aulenti ha realizzato più di 700 progetti ma, a parte pochi pezzi iconici e – sul piano dell’architettura – la trasformazione della Gare d’Orsay in museo, poco note nel mondo. Pur concentrandosi soprattutto sul design, con 35 pezzi esposti, attraverso fotografie, disegni e filmati la mostra curata da Tanja Cunz al Vitra Schaudepot (fino all’11 ottobre 2020) porta in luce una figura centrale dell’ultima parte del Novecento. Senza far prevalere la propria firma e caso mai con un atteggiamento eclettico, ma sempre riconoscibile, Gae Aulenti ha tradotto con sensibilità le inquietudini di un’epoca di trasformazioni culturali in spazi e oggetti che facevano sempre parte di un progetto unitario, quell’universo creativo che dà il titolo all’esposizione.

100 anni di interni domestici Home Stories, fino al 23 agosto al Vitra Design Museum, avvia un nuovo dibattito sull’arredamento di interni per la casa. Un dibattito che parte dalla storia, perché se la casa esprime lo stile di vita personale e plasma la vita quotidiana, il design non può prescindere da tutto ciò che è successo nell’ultimo secolo. Un periodo in cui avanguardie culturali da un lato – i primissimi open space domestici risalgono agli anni Venti – e l’irruzione della tecnologia dall’altro – si pensi solo alla diffusione di massa di frigoriferi e lavatrici – insieme all’organizzazione degli spazi hanno modificato radicalmente l’idea stessa di casa e con essa la progettazione e la produzione di mobili, tessuti, elementi decorativi e accessori. È una storia di cesure successive, che la mostra curata da Jochen Eisenbrand racconta presentando 20 famosi arredi d’interni, tra cui i progetti di Adolf Loos, Finn Juhl, Lina Bo Bardi o Assemble, oltre ad artisti di fama internazionale e leggendarie arredatrici

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Gae Aulenti nel 1989 in un ritratto di © Hans Visser (ph. courtesy Archivio Gae Aulenti). In basso, interno della casa de Vidro di Lina Bo Bardi a San Paolo, 1952 (ph. © Nelson Kon, 2002).


› DESIGNCAFÈ GIARDINI SOSTENIBILI

SHIKINEN SENGŪ

ZAHA LA RIVOLUZIONARIA

Non importa quanto spazio o quanto tempo abbiamo: creare spazi verdi in casa ma soprattutto migliorare il nostro rapporto con il verde è sempre possibile. Seguendo i suggerimenti di Abbye Churchill, già direttore editoriale della Wilder Quarterly, è facile creare ambienti ricchi e diversificati per piante e insetti e coltivare frutta e verdura. Il libro contiene 23 progetti particolarmente fantasiosi e una serie di interviste a progettisti di giardini, oltre a testi e disegni a dimostrazione di qual è oggi la cultura contemporanea in materia di progettazione del verde. The Gardens of Eden offre anche informazioni sulle differenti zone climatiche e i tipi di suolo. La pubblicazione offre uno sguardo sugli esempi più affascinanti di giardini realizzati in diverse parti del mondo e insegna cosa ciascuno di noi può fare a favore della natura e anche qual è il contributo degli spazi verdi al nostro benessere.

Dal 690 d.C, ogni 20 anni il santuario di Ise, che secondo la religione shintoista è la sede della divinità del Sole (Amaterasu), viene interamente ricostruito seguendo ancor oggi le tecniche antiche e conservando l’uniformità formale dell’inizio. La 62esima ricostruzione, risalente al 2013, è l’oggetto di questo volume scritto dallo storico dell’architettura J.K. Mauro Pierconti e accompagnato dall’inedito reportage fotografico di Miyazawa Masaaki che documenta il complesso rituale di cerimonie religiose che la accompagnano. È in realtà il gesto stesso del ricostruire ad assumere la forma del rito e, attraverso il rito, a dare forza e speranza nel futuro, ovvero nella capacità, per la collettività e per ciascun individuo, di rinascere. Perché l’antico – come scriveva Italo Calvino – è ciò che perpetua il suo disegno attraverso il continuo distruggersi e rinnovarsi degli elementi perituri.

Negli ultimi anni della sua vita, le audaci visioni di Zaha Hadid si sono tradotte in realtà costruite con un linguaggio architettonico nuovo e del tutto unico. Nel 2016, al momento della sua scomparsa, la prima donna vincitrice del Pritzker e della Riba Gold Medal aveva lavori avviati in tutto il mondo. La prima, imponente monografia di Taschen che ne ricostruisce i progetti, le idee visionarie e la carriera torna oggi disponibile in un’edizione aggiornata e a un prezzo accessibile, che presenta l’opera completa di Hadid, inclusi i progetti dello studio – oggi guidato da Patrik Schumacher – in corso di realizzazione. Con un ricco apparato iconografico, il volume di Philip Jodidio comprende fotografie, schizzi dettagliati e disegni. Il volume ripercorre la carriera di Zaha, dagli edifici più pionieristici agli arredi ai progetti d’interni perfettamente inseriti nel suo mondo unico e in linea con il nuovo millennio.

Abbye Churchill The Gardens of Eden New Residential Garden Concepts & Architecture for a Greener Planet Gestalten, 2020 256 pp, 39,90 euro - ISBN 978-3-89955-990-3

J. K. Mauro Pierconti Fotografie di Miyazawa Masaaki Sengū. La ricostruzione del santuario di Ise Electa architettura, 2019 280 pp, 180 ill, 69 euro ISBN 978-8-89182-140-9 (ediz. Italiana)

Philip Jodidio Hadid. Complete Works 1979-Today Taschen, 2020 688 pp, 50 euro ISBN 9783836572446

LA BELLEZZA DOVE NON SI DIREBBE

Alastair Philip Wiper Unintended Beauty Prefazione di Marcelo Gleiser Hatje Kantz, 2020 208 pp, 46 euro ISBN 978-3-7757-4677-9

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La mente umana, scrive Alastair Wiper, è capace di cose straordinarie: «creare sistemi, strutture e macchine che consentono all’uomo di provvedere alla vita e di rispondere alle domande sull’universo». Con la monografia Unintended Beauty ce lo dimostra offrendoci una visione rara dei luoghi di lavoro. Quella del fotografo britannico – noto per la sua capacità unica di ritrarre oggetti e temi dell’industria, della scienza e dell’architettura – è un’esplorazione fotografica dell’iconografia industriale e del simbolismo scientifico: rivela l’estetica accidentale e i ricchi dettagli delle macchine. Macchine che raccontano dei bisogni e dei desideri,

delle speranze e delle follie che aprono alle visioni di futuro. E che parlano anche del bisogno di ordine dell’uomo: così come servono al loro specifico scopo, affidabile e ripetitivo, le macchine incarnano l’idea, ereditata dalla sovrastruttura culturale che spiega e giustifica la civiltà industriale, del potere dell’uomo sulla natura e sul suo comportamento spesso imprevedibile. Con le sue immagini, Wiper interpreta l’imperfettamente perfetto e sfida costantemente la percezione comune della bellezza mettendo in evidenza l’estetica non voluta dell’industria.


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› FOCUS

TAVOLI, POLTRONCINE, SEDIE E SGABELLI PEDRALI ARREDANO LA TAHRIR CAFETERIA DEL CENTRO CULTURALE EGIZIANO. UN LUOGO DI RELAX ALL’INTERNO DELL’AMERICAN UNIVERSITY, L’ATENEO DI STUDI UMANISTICI IN LINGUA INGLESE

Pedrali all’American University al Cairo Ha centouno anni. È l’American University a Il Cairo, l’università di studi umanistici di lingua inglese con sede nella capitale egiziana. Lo scorso anno, per il suo primo secolo di vita, l’università è stata ristrutturata ed è stato creato il centro culturale Tahrir, aperto al pubblico, alle iniziative culturali, ai concerti e mostre d’arte. L’opera di rinnovamento del centro culturale ha previsto anche l’apertura di una caffetteria, progettata dallo studio Style Design Architects, arredata con i prodotti della collezione Pedrali. La caffetteria è un luogo di svago e di incontro ed è oggi ispirata a un design contemporaneo, in armonico contrasto con le antiche pareti in pietra, adatta a ospitare momenti di socialità grazie ai tavoli Arki-Table posti al centro dello spazio, rimanendo comodamente seduti sulle poltrone Fox. Disegnata da Patrick Norguet, Fox è una poltrona dal carattere distintivo, definita da un mix di materiali e linee geometriche contrastanti. Alla Tahrir Cafeteria è stata proposta nella versione con scocca in polipropilene nelle tonalità sabbia e carta da zucchero, che dona un tocco di colore a tutto l’ambiente, in abbinamento al profilo in frassino curvato e alle gambe sempre in frassino. Il calore del legno viene proposto anche attraverso le sedie e gli sgabelli Nym, disegnati da CMP Design, dove ci si può sedere per un caffè o un pranzo. Completano l’arredamento le poltrone Malmö, i tavoli Lunar con le poltrone Intrigo e gli sgabelli Babila. www.pedrali.it

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Qui sopra, la poltroncina Fox nella tonalità carta da zucchero. In alto la Tahrir Cafeteria, con i tavoli (ArkiTable); le poltroncine Fox. A destra, sedie e sgabelli Nym e Babila.


EXTERNO Antique woodco.it


› FOCUS

La Giamaica di Nardi AL BEACH RESORT DELLO SKYLARK HOTEL DI NEGRIL SEDIE, SGABELLI POLTRONCINE E TAVOLINI HANNO COLORI CHE SI SPOSANO CON LA NATURA, L’ACQUA, LA VEGETAZIONE E LA CULTURA DEL LUOGO

Skylark Beach Resort di Negril in Giamaica si trova lungo la famosa spiaggia di sabbia bianca di Seven Mile, a poche miglia dal celebre Rockhouse Hotel. Il design del resort giamaicano si ispira allo stile tropicale della metà del secolo scorso: un Moderno minimalista cui si accompagnano oggetti provenienti da tutto il mondo. Gli esterni del Beach Resort sono realizzati con i materiali tipici delle costruzioni di queste zone e con i colori della natura e della cultura del luogo. Colori ripresi negli arredi di Nardi, design di Raffaello Galiotto, tutti giocati sul verde salice che si rifà al colore di questo mare, alle tonalità del celeste, del bianco con qualche punta di corallo e di rosa che richiamano i colori dei fiori tropicali. Nell’ampio bar, con il tetto e il pavimento in legno locale, troviamo le sedie Bora e Bora Bistrot, entrambe in resina fiberglass, con struttura tubolare continua nelle due versioni con e senza braccioli. Accanto al bancone gli sgabelli Lido [ 18 ]

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(monoscocca, in fiberglass, con struttura tubolare senza interruzioni) della stessa collezione, caratterizzati da un motivo traforato sul sedile e sullo schienale. Sulla spiaggia, i comodi lettini prendisole Atlantico. La stessa dicotomia legno/resina si ritrova nella splendida terrazza affacciata sul mare che accoglie l’ospite con tavoli di legno accompagnati dalle sedute della collezione Bora in celeste. Sotto il pergolato un’altra area comune, costituita da un lungo tavolo in legno a cui si affiancano le poltroncine Net Relax in verde salice e corallo. Terrazzi e spazi outdoor davanti alle camere sono arredati con il set costituito dalla comoda poltroncina Net Relax e il tavolino Spritz (entrambi in resina fiberglass), anche qui giocati sui colori verde salice, celeste, bianco e imbottiti rosa, il tutto inserito in un ambiente naturale che architettura e design completano con eleganza e discrezione. www.nardioutdoor.com

CREDITI Località Negril, Giamaica Fotografie Corey Hamilton/Michael Condran/Nicki Kane Arredi Nardi Outdoor Sedie Bora e Bora Bistrot Sgabelli Lido Poltrocine Net Relax Lettini prendisole Atlantico Tavolino Spritz Design Raffaello Galliotto


The art of making connection Design Nicholas Bewick

6x6 is Open to Connect | Host | Work | Display 6x6 è una soluzione aperta, che usa un sistema di telai in legno naturale, personalizzabili con diversi materiali di ďŹ nitura e accessori, per comporre illimitate conďŹ gurazioni di arredamento e divisori di spazio adatti a ogni tipologia di ambiente.

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› FOCUS

Trasparenza e riconoscibilità sotto un’onda bianca UNA SOVRASTRUTTURA PROTETTIVA IN NASTRO PREFALZ DI COLORE BIANCO PER IL PUNTO VENDITA DI LATTEBUSCHE A SANDRIGO. IL PROGETTO È DELLO STUDIO LUCA RIGONI ARCHITETTO

Per il progetto del Bar Bianco è stato sviluppato un concept che sposa in pieno i valori di sostenibilità e trasparenza cari all’azienda, trasponendoli nelle scelte architettoniche del nuovo spazio (credits Prefa).

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Un edificio dalle geometrie essenziali formato da tre parallelepipedi quasi del tutto trasparenti protetti da un involucro a forma di grande onda bianca. È questa la realizzazione a cui ha lavorato l’architetto Luca Rigoni per l’ampliamento del complesso produttivo di Lattebusche nel comune vicentino di Sandrigo. Con l’ampliamento sono stati creati tre differenti volumi: il punto vendita, il bar e la zona servizi, per complessivi 700 metri quadrati. A guidare le scelte architettoniche due principi cardine dell’attività della committenza: la trasparenza, come valore e modo di operare dell’azienda, e la riconoscibilità della materia prima, vale a dire il latte. Da questi presupposti è nata l’idea di realizzare dei volumi trasparenti coperti da una sovrastruttura protettiva a doppia curvatura di colore bianco che fa im-

mediatamente pensare al latte, alla base delle attività di LatteBusche. Le vetrate dell’edificio, a un solo piano, in un dialogo costante fra esterno e interno, lasciano completamente a vista le aree vendita e ristoro. Per un’opera di questo tipo è stato fondamentale puntare su prodotti e componenti che più di altri garantissero l’estetica, la facilità di manutenzione e la durabilità nel tempo, anche per quanto riguarda la stabilità del colore. Considerato che il colore bianco era una richiesta fondante del progetto, era essenziale puntare su un materiale che garantisse elevata resistenza allo sporco, agli agenti atmosferici e al tempo, senza alterarne le caratteristiche fisiche e meccaniche. Per questo è stato scelto il nastro di alluminio di alta qualità Prefalz di Prefa nel colore Bianco P.10, garantito per 40


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› FOCUS

Luca Rigoni Architetto Laureato in progettazione architettonica e urbanistica all’Università Iuav di Venezia nel 1996, nel 2004 Luca Rigoni è cofondatore dello studio Rigoni & Bortolaso Architetti Associati, oggi studio Luca Rigoni Architetto, con sede a Bressanvido (Vi). Lo studio sviluppa progetti che spaziano dall’urbanistica all’edilizia privata, al restauro e alle ristrutturazioni. www.lucarigoniarchitetto.it

CREDITI Località Sandrigo, Vicenza Committente Lattebusche Progetto architettonico Luca Rigoni (in collaborazione con Paola Bortolaso)

Superficie fondiaria 15.000 mq Superficie coperta esistente 5.000 mq Ampliamento 700 mq Progetto 2017 Realizzazione 2018 Valore delle opere 3 milioni di euro Rivestimento Prefa (nastro Prefalz, colore

bianco P.10)

Installatore Massimo Chilò Superficie rivestimento 800 mq

anni contro rottura, corrosione e congelamento, che riveste l’involucro sia in copertura sia in facciata. Planare e flessibile, duttile e resistente, Prefalz è rivestito con un doppio strato di verniciatura poliammidica poliuretanica di alta qualità in Coil Coating (per i colori della gamma P.10 la garanzia si estende anche alla verniciatura contro la scheggiatura e la formazione di bolle sui rivestimenti). I nastri, di spessore 0,70 e dimensione di 500 millimetri, sono disponibili in 19 colori standard, con superficie liscia o goff rata; hanno un peso contenuto (1,89 kg/mq: ca. 2,3 kg/mq di superficie per Prefalz 500, ca. 2,2 kg/mq di superficie per Prefalz 650) e sono facili da manovrare e movimentare. Il fissaggio a scomparsa con aggraffatura assicura eleganza e l’impenetrabilità dell’acqua sotto il rivestimento

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› FOCUS

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Primo esempio al mondo di wellness campus, il Technogym Village a Cesena, progettato dallo studio Antonio Citterio Patricia Viel e completato nel 2012, sorge su un’area di 150mila metri quadrati di cui 60mila coperti e comprende, oltre allo stabilimento produttivo, gli uffici e il laboratorio di ricerca, un centro scientifico e uno showroom aperto al pubblico. Nella realizzazione degli uffici sono state adottate soluzioni tagliafuoco e tagliafumo di San.Co, marchio del gruppo Zanini Porte, a partire dalle pareti Isofireglas EI 60’ in grandi lastre monolitiche (fino a 1,5 m x 3) giuntate a giorno che compartimentano gli ambienti, caratterizzate da una trasparenza quasi totale, abbinate a porte vetrate Isofire Steelswing EI 60’ con profilo in acciaio verniciato color champagne, coordinato alle finiture di tutto l’edificio. Per le cucine e le sale riunioni sono state

scelte invece porte tagliafuoco Isofire L REI 120’ (fino a due ore di resistenza al fuoco) e Isofire LZ58.60: entrambi i modelli impiallacciati in modo coordinato con le boiseries e gli arredi. Infine, i vani scala e i portoni metallici scorrevoli del foyer sono stati attrezzati con le porte metalliche tagliafuoco Isofire met Elite, che presentano anche un’importante protezione acustica degli ambienti interni. Grazie a una filiera ben consolidata, l’azienda offre un servizio completo: dalla progettazione alla fornitura, all’installazione e alla certificazione dei manufatti. San.Co unisce resistenza al fuoco e abbattimento acustico per soluzioni complete e sicure, un prodotto certificato e garantito per soddisfare le incessanti evoluzioni in materia di sicurezza. www.sancoct.com


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› WORK IN PROGRESS

SHANGHAI OROLOGI E NUVOLE, IL PAESAGGIO CIVICO DI STEVEN HOLL Clocks and clouds: la poetica di Steven Holl trova nuova espressione nel Cofco Cultural and Health Center di Shanghai che verrà completato entro il primo semestre di quest’anno (il cantiere edile è arrivato al tetto a fine gennaio). Il progetto, del 2016, integra architettura e paesaggio attraverso contrasti e sottrazioni volumetriche. Contrasto tra le morbide ondulazioni del sito e gli esoscheletri in cemento a vista delle costruzioni; sottrazioni che scavano i volumi costruiti con forme ispirate alle nuvole (le ‘clouds’ degli acquarelli con cui Holl ha immaginato il concept). I clocks invece sono le forme circolari con cui viene

disegnato il giardino che separando i due edifici crea un senso di apertura vieppiù importante per l’area dove sorge il centro, caratterizzata da una notevole densità di edifici residenziali. Aperti agli abitanti della zona, i due edifici assumeranno funzioni distinte, di carattere aggregativo e culturale da una parte e di cura dall’altra, con una farmacia e ambulatori per esami e visite mediche finalizzati a promuovere la medicina preventiva. L’acqua entra nel progetto non solo per l’affaccio sul fiume, ma anche per la presenza di una lama liquida nella quale si riflette l’edificio minore.

Il blocco del centro culturale poggia su un basamento vetrato che mette gli spazi ricreativi e di ristorazione a diretto contatto con l’esterno. Una rampa inclinata sale dolcemente agli spazi espositivi del livello superiore. Tetti verdi realizzati in sedum trasferiscono in copertura l’impronta al suolo delle costruzioni, che viste dall’alto si integreranno con il parco. Quella di Shanghai è la prima realizzazione di Steven Holl che verrà completata nel 2020, dopo le inaugurazioni dello scorso anno negli Usa (l’ampliamento del Reach Performing Arts a Washigton e l’Hunters Point Library del Queens a New York). Un render del parco e centro polifunzionale. Accanto, una recente foto di cantiere (immagini courtesy Steven Holl Architects).

Località Shanghai Committente Cofco (China National Cereals, Oils and Foodstuff) Concept Steven Holl Progettazione architettonica Steven Holl Architects, Roberto Bannura (partner-in-charge); Xi Chen, Sihuan Jin (project architects) Local architects e progettazione strutturale East China Architectural Design & Research Institute Progettazione facciate Windafacade Superficie totale 7.520 mq Superficie centro culturale 6.030 mq Superficie centro medico 1.490 mq Periodo 2016-2020

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GRANDI STRUTTURE IN LEGNO

Stabilimento e uffici Carnitalia, Ospedaletto L. (LO) - © Studio Castiglioni & Nardi

Rubner Holzbau Srl, azienda del Gruppo Rubner, è leader di mercato in Italia e all’estero per la realizzazione di edifici e grandi opere in legno lamellare e X-Lam che spesso vengono costruiti in partnership con general contractor. L’evoluzione della tecnologia assicura al legno prestazioni ormai analoghe a quelle di acciaio o cemento e vantaggi nettamente superiori: il peso delle strutture e i consumi di energia durante produzione e lavorazione sono significativamente inferiori, le costruzioni sono antisismiche, sostenibili, efficienti dal punto di vista energetico, esteticamente belle e consentono un veloce montaggio in cantiere. Tra i prodotti più innovativi, il legno lamellare è un materiale strutturale molto solido prodotto incollando delle tavole di legno a loro volta già classificate per uso strutturale, mediante adesivi ecologici ad alta resistenza meccanica; il pannello X-Lam, invece, è un pannello composto da più strati di lamelle di abete incollate tra loro sovrapponendole in piano e a fibre incrociate, in modo da ottenere pannelli in legno massiccio di grande formato.

Complesso Parrocchiale di Varignano, Viareggio (LU) - © Andrea Avezzù

www.rubner.com/holzbau


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PARIGI TOUR ALTO, PROGETTO DI IF ARCHITECTES E SRA Entro l’estate si concluderanno i lavori di realizzazione di Tour Alto, una torre per uffici high-class che modificherà lo skyline del quartiere direzionale della Défense di Parigi. Il progetto dell’edificio di 38 piani e di 150 metri di altezza porta la firma dello studio francese IF Architectes insieme a SRA Architectes. La nuova torre, che si incunea tra gli spazi del boulevard Circulaire e Place des Saisons, ha una forma flessibile dovuta alla sua particolare architettura: a terra infatti la base dell’edificio misura 600 metri quadrati, mentre in sommità la superficie è tre volte maggiore: 1.800 metri quadrati. Le superfici ai vari piani aumentano al crescere dell’edificio; in questo modo conferiscono allo stesso una forma svasata, a tronco di cono rovesciato. Una soluzione formale che ha imposto soluzioni tecnologiche specifiche: a ciascun piano infatti la trave di bordo si sposta di 12 centimetri verso l’esterno e con essa anche la facciata. Il progetto di IF Architecture ha previsto 21.400 metri quadrati di facciate vetrate, realizzate e installate da Permasteelisa. Un involucro a doppia pelle, isolante e traspirante, che unisce funzionalità ed estetica con 3.700 pannelli di vetro e acciaio disposti come scaglie. La facciata, dall’interno verso l’esterno, si compone di una cornice interna apribile in legno e alluminio, una veneziana motorizzata e un rivestimento esterno in vetro. Una volta realizzato, Tour Alto punta a ottenere la certificazione Breeam Excellent.

Località Parigi, La Défense Committente Adia Promotore Linkcity Idf Progetto architettonico IF Architectes Progetto esecutivo SRA Architectes Studio urbanistico Arcad Impresa di costruzioni Bouygues Construction Progettazione facciate Arcora Progettazione impianti Artelia / Edeis Società di controllo Socotec Altezza 150 m Piani 38 Superfici a uffici 51.200 mq Superficie facciate in vetro 21.400 mq Cronologia 2013-2020 Valore delle opere 200 milioni di euro

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Render della nuova torre per uffici (completamento previsto entro l’estate 2020) e dettaglio della facciata (courtesy Permasteelisa).


L’ impegno continuo dello staff Alubel, l’attenzione alle evoluzioni del settore e alle esigenze dei nostri clienti, ci hanno portato alla creazione della 6a edizione del ns. Manuale Tecnopocket; il concentrato di tecnologia Alubel al servizio dell’Installatore per acquisto online

e del Progettista.

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Località Vienna Committente Ikea Austria Progettazione architettonica querkraft architekten Interior design ostello querkraft + Cia Eriksson Project management Ingenos.Gobiet Progettazione paesaggistica Kräftner e Green4Cities Progettazione strutturale Thomas Lorenz ZT Progettazione energetica Ingenieurbüro P. Jung Progettazione impiantistica Rhm Ingenieurbüro f. technische Gebäudeausrüstung Progettazione antincendio Fse Ruhrhofer & Schweitzer Fine lavori autunno 2021

Render del nuovo Ikea Center di Vienna e, sotto, un’immagine del cantiere (courtesy Querkraft Architekten).

VIENNA IKEA CAR FREE E CON OSTELLO. PROGETTO DI QUERKRAFT ARCHITEKTEN Nell’autunno del prossimo anno su Mariahilfestrasse, una delle principali vie dello shopping di Vienna, aprirà i battenti uno dei più innovativi centri vendita Ikea. Comodamente raggiungibile con i mezzi pubblici, lo store della capitale austriaca – che sorge in prossimità della Westbahnhof – non prevede infatti parcheggi. Un’idea legata ai nuovi comportamenti della clientela in materia di acquisti e di mobilità (con l‘e-commerce la merce arriva a destinazione in giornata). Alla base del progetto dello studio viennese querkraft architekten (che nella fase finale di concorso ha superato la concorrenza di Snøhetta) c’è anche la volontà di far diventare il centro Ikea un nuovo polo di attrazione cittadino integrando, in un’architettura attenta agli aspetti ambientali con facciate, terrazze e tetti ricoperti di verde, anche un ostello. L’edificio si sviluppa su sette piani, più il seminterrato: i quattro livelli, dal piano zero al terzo (complessivamente sono 11.550 metri quadrati), ospiteranno il negozio; il quarto, su 2.800 metri quadrati, un ristorante, la cucina e gli uffici. Con 345 posti letto, l’ostello occupa il quinto e il sesto piano, mentre il settimo e ultimo livello sarà destinato a giardino pensile accessibile al pubblico (1.800 mq). Il progetto, con la sua attenzione alla presenza del verde, intende trasformare il punto vendita in un’icona urbana contemporanea: un esempio di attenzione [ 30 ]

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all’ambiente e agli aspetti climatici (secondo i calcoli dei tecnici, i 160 alberi previsti contribuiranno a ridurre di 2°C l’isola urbana di calore della zona creando un microclima più piacevole). L’idea architettonica si basa sulla creazione di un parallelepipedo con una maglia strutturale in acciaio a vista, con molto verde a ogni piano: un edificio trasparente e flessibile, capace di dialogare con l’ambiente circostante grazie a spazi che mettono in costante comunicazione interno e esterno e con un vuoto centrale che collega i diversi livelli dell’edificio. Particolare la tecnica costruttiva

adottata, che si è misurata con il vincolo rappresentato dalla linea metropolitana, il cui carico sovrastante non poteva essere alterato. Ciò ha implicato il ricovero dei materiali di scavo dell’edificio demolito al piano interrato dello stesso stabile, la realizzazione di sezioni di scavo di ridotte dimensioni, la realizzazione del nuovo edificio e, infine, la rimozione delle macerie dal piano interrato solo dopo aver assicurato il corretto carico sulle volte della metropolitana. L’edificio è progettato in funzione dell’ottenimento della certificazione Breeam Excellent.


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Sotto, la pianta della Città della Salute con i cinque giardini metafora della cura. Nei render di MIR, un giardino tra due padiglioni e una vista notturna (immagini e disegni ©Mario Cucinella Architects).

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SESTO SAN GIOVANNI LA CITTÀ DELLA SALUTE DI MARIO CUCINELLA ARCHITECTS Lo scorso 10 febbraio, dopo anni di stop, è stato firmato l’accordo per la realizzazione e la gestione in concessione della Città della Salute e della Ricerca nelle aree ex Falck di Sesto San Giovanni. Il progetto, che porta la firma di Mario Cucinella Architects, parte dal concept dell’ospedale modello di Renzo Piano e Umberto Veronesi, e ripercorre l’idea di luogo dell’ospitalità. Al centro del progetto l’idea di umanizzare l’ospedale. Il contratto di concessione è stato firmato da Consorzio Cisar, dalle Fondazioni Istituto dei Tumori e Neurologico Besta e da Infrastrutture Lombarde (la società della Regione che funzionerà anche da stazione appaltante). Nel giro di pochi anni, le aree dell’ex acciaieria si trasformeranno in luoghi di produzione immateriale, di innovazione e di ricerca scientifica (la consegna dei lavori è prevista per il 2024). Nel progetto di Cucinella il dialogo tra uomo e natura trova un nuovo equilibrio, in cui il verde diventa metafora della guarigione: cinque giardini (del respiro, dell’emozione,

della pienezza, del cambiamento, della rinascita), sono gli organi pulsanti del pensiero progettuale. Gli spazi sono stati progettati come luoghi di soggiorno e di relazioni umane utilizzando elementi che comunicano sicurezza e orientamento. La Città della Salute e della Ricerca è un modello edilizio e organizzativo nel quale le attività cliniche e di ricerca avvengono in luoghi contigui, ma con proprie specificità, marcando una netta differenziazione con i modelli consueti di edilizia ospedaliera. Una nuova struttura che avrà come fulcro principale l’attività di ricerca, in grado di proporre alla comunità sanitaria nuovi indirizzi diagnostici e pratiche terapeutiche. Il progetto ha l’obiettivo di portare ‘nella malattia’ e dentro il luogo di cura spazi di umanità, di natura, di urbanità e di lavoro attraverso ambienti ibridi: luoghi intermedi d’incontro fra chi sta dentro l’ospedale e chi sta fuori, appartamenti aperti con salotti, terrazze e cucine pubbliche che consentiranno l’incontro fra il malato e i suoi ospiti.

Località Sesto San Giovanni Committente Cisar Milano Ente appaltante Regione Lombardia/Infrastrutture Lombarde, Fondazione Istituto Neurologico Carlo Besta e Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori Progettazione Mario Cucinella Architects Progettazione strutturale SD Partners Architettura e Ingegneria Progettazione viabilistica Tech Project Ingegneria Integrata Impianti elettrici e speciali Ariatta Ingegneria Impianti meccanici Prodim Progettazione Impianti Consulenza paesaggistica Erika Skabar Consulenza verde terapeutico e giardini interni Marilena Baggio Greencure Posti letto 660 (più 50 dell’albergo sanitario) Strutture sanitarie 20 sale operatorie, 42 laboratori, 119 ambulatori Cronologia 2021- 2024 Superficie 243.000 mq Costo 450 milioni Finanziamento 328 milioni (Regione Lombardia), 40 milioni (ministero della Salute)

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› WORK IN PROGRESS

GENOVA SBA, METROGRAMMA E INSIDE OUTSIDE PER IL PARCO DEL POLCEVERA Un cerchio rosso di acciaio che passa sotto il nuovo ponte di Renzo Piano e abbraccia un territorio complesso che comprende il fiume, le strade, i fasci ferroviari e gli edifici. È il progetto vincitore del concorso bandito dal Comune di Genova per il Masterplan di Rigenerazione del Quadrante Val Polcevera. Presentato dal gruppo di progettazione guidato da Stefano Boeri Architetti e formato da Metrogramma e Inside Outside, con Laura Gatti, MIC-Mobility in Chain e Transsolar, il progetto urbano è pensato come un sistema di parchi dalle diverse ecologie, infrastrutture per una mobilità sostenibile e edifici intelligenti, con l’intento di capovolgere l’immagine della valle, da luogo del disastro a territorio dell’innovazione. Lungo 1.570 metri e con un’ampiezza di 6,

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il Cerchio Rosso è parte di un reticolo di mobilità sostenibile e anche un sistema di distribuzione di energia rinnovabile, che con un raggio di 250 metri connette tra loro i diversi territori e scavalca un nuovo grande parco botanico. L’anello si diparte dalla nuova stazione ferroviaria, dove sorgerà la Torre del Vento. Sempre in acciaio di colore rosso, la torre accoglie un sistema di turbine eoliche in grado di produrre energia rinnovabile, al pari delle pavimentazioni piezometriche previste in alcuni punti del percorso – che produrranno energia al semplice passaggio dei visitatori – e dei pannelli fotovoltaici previsti in copertura della stazione e degli edifici vicini – la Green Factory, i Nuovi Forti e l’ex mercato ovoavicolo – destinati a diventare nuovi poli della produttività e

dell’innovazione. Petra Blaisse ha progettato il parco come una struttura a fasce parallele di ampiezza variabile, segnate da un percorso ad esse parallelo e rappresentanti ciascuna una diversa tipologia di giardino. Un percorso a zig-zag corre perpendicolare ai giardini lineari e diventa l’unica connessione possibile tra Est e Ovest fino al Cerchio Rosso, che interseca tutte le fasce e crea collegamenti prima impossibili. Nel cuore del Parco Luca Vitone realizzerà un’installazione con 43 alberi, in memoria delle vittime del crollo del ponte Morandi. Il progetto definitivo sarà il risultato di un processo partecipativo e di confronto con l’amministrazione, gli abitanti e gli altri stakeholder che prenderà il via il prossimo autunno.


Nei render ŠThe Big Picture, i lati ovest e est del parco. Sotto, il masterplan.

Committente Comune di Genova Gruppo di progettazione Stefano Boeri Architetti (capogruppo, progetti urbani), Metrogramma (progettazione architettonica), Inside Outside | Petra Blaisse (progetto del paesaggio) MobilitĂ , traffico, infrastrutture MIC-Mobility in Chain Agronomo e riqualificazione ambientale Studio Laura Gatti Comfort ambientale e resilienza energetica Transsolar Energietechnik Geologo Antonio Secondo Accottoi Valutazioni economiche H&A Associati Processi partecipativi Temporiuso


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Render del nuovo complesso direzionale Polo Verde in costruzione a Cremona (courtesy O+A Ori Arienti).

CREMONA IL POLO VERDE DI ORI+ARIENTI Sull’area dell’ex macello comunale di Cremona, di fronte all’edificio del Polo per l’Innovazione Digitale (Crit) sorgerà un nuovo complesso terziario direzionale pensato dagli architetti Maurizio Ori, dello studio O+A di Ori e Arienti, ed Ezio Gozzetti come ideale prosecuzione dell’esistente. L’idea progettuale fa riferimento ai caratteri tipologico-costruttivi di Cremona – il palazzo, l’androne, la corte, il giardino, il fondale paesaggistico – e propone la sequenza di spazi come tratto peculiare del nuovo paesaggio e del nuovo edificio per riprodurre un “effetto città”, affidando allo spazio aperto il compito di connettere i nuovi isolati urbani assicurando la permeabilità longitudinale e trasversale dei lotti. Un disegno micro urbanistico che conferisce continuità al campus, secondo una sequenza che coinvolge un parco di futura realizzazione, la spina verde, l’edificio-ponte con i giardini e la corte (in realizzazione), la strada e il Crit esistente. Il complesso, ad altissime prestazioni energetiche – sarà un edificio Nzeb – si articolerà attorno a cavedi e roof garden,

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posizionati a quote differenti, che garantiranno un appropriato apporto luminoso agli ambienti interni e, allo stesso tempo, diventeranno occasione per dare vita a complessi rapporti di visibilità tra lo spazio del lavoro e lo spazio della transizione. Il cortile/androne si propone come luogo di relazione e scambio, in grado di ospitare aree showroom per prodotti e servizi tecnologico-digitali. Tali zone potranno essere variabilmente configurate secondo le necessità. All’interno dell’edificio troveranno spazio unità di varia dimensione, servite da quattro vani scala e relativi ascensori. La struttura principale dell’edificio sarà di tipo prefabbricato in cemento armato con un involucro formato di pannelli in acciaio di differente linguaggio secondo le esigenze di protezione solare e di rappresentatività architettonica di ogni facciata. In particolare, reinterpretando in chiave tecnologica l’apparecchiatura muraria a gelosia tipica dell’area padana, i motivi decorativi delle facciate est e ovest riprodurranno in forma ingigantita il QR

code identificativo dell’edificio stesso. Particolare attenzione è stata rivolta allo studio delle aperture: rispetto alla finestra a nastro, modularmente ripetuta e tipica degli edifici per uffici, verranno proposte alcune variazioni: gli elementi modulari saranno raddoppiati e accorpati e si introdurranno vere e proprie finestre-paesaggio.

Località Cremona Committente Polo Verde Destinazione Terziario direzionale Progettazione architettonica e del paesaggio Maurizio Ori (O+A Ori Arienti) ed Ezio Gozzetti Progettazione strutturale Alessandro Spadavecchia Progettazione impiantistica Studio Tec 2.0, Mauro Reggiani Superficie del lotto 10.055 mq Volumetria edificata 44.000 mc Importo di progetto 20 milioni di euro Cronologia 2017 (progetto preliminare) 2019 (progetto definitivo ed esecutivo) 2021 (consegna prevista)


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› WORK IN PROGRESS Località Brunico Committente Comune di Brunico Progettazione architettonica CeZ Calderan Zanovello Architetti Progettazione strutturale Herbert Mair Progettazione impiantistica M&N Planconsulting Superficie 9.900 mq Costo di costruzione 16,9 milioni di euro Concorso 2014-2015 Fine lavori aprile 2021

Render dello stadio coperto e sezione del nuovo palaghiaccio di Brunico (courtesy CeZ Calderan Zanovello Architetti).

BRUNICO CALDERAN ZANOVELLO PER LO STADIO DEL GHIACCIO Il progetto dello stadio del ghiaccio di Brunico, attualmente in fase di costruzione nella zona ovest della città, ricerca un ancoraggio topografico al paesaggio riprendendo la dominante orizzontale che caratterizza la conca urbanizzata del fondovalle, dove porzioni di campagna coltivata si alternano a rilevati ferroviari e stradali, caserme abbandonate, impianti sportivi, complessi scolastici e strutture produttive.

Il progetto dello studio CeZ Architetti di Carlo Calderan e Rinaldo Zanovello, esito di un concorso aggiudicato nel 2015, si adatta a questa dominante orizzontale con due elementi: un corrugamento artificiale del terreno e un tetto che lo copre. Dal confine nord del lotto il terreno si solleva progressivamente verso l’alto e forma una piattaforma basamentale altaPROSPETTO tre metri che SUD-EST emerge dal terreno. Il basamento è scavato al suo interno dalle due cavee dei campi

da ghiaccio esterno e interno, tre metri al di sotto del piano di campagna. Il tetto, al contrario, è un volume plastico e lenticolare poggiato – come un corpo aerostatico ancorato a terra dai pilastri a V – sul paesaggio artificiale. Chiuso verso l’alto e verso il basso ma aperto ai lati, il nuovo palaghiaccio si lascia attraversare visivamente diventando parte di uno spazio pubblico continuo che comprende l’intera area.

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Località Torino Committente Uptown Torino Spa Gruppo di progettazione BP+P Boffa, Petrone & Partners (architettonico); Nicola Siniscalco (strutturale); Studio Petrozziello (impiantistico); Stiel Srl (elettrico) Superficie 5.000 mq (edificato) + 10.000 mq (giardino) Cronologia 2020 - 2022 Investimento 22 milioni di euro

Render delle nuove residenze di Uptown Torino, frutto di un progetto di ristrutturazione e riqualifcazione funzionale di un’ex studentato universitario (courtesy BP+P).

TORINO LE RESIDENZE UPTOWN DI GRUPPO BUILDING Si chiama Uptown Torino il nuovo intervento che il Gruppo Building, società di sviluppo immobiliare tra le più attive nell’area torinese, sta per realizzare nella zona pre-collinare del capoluogo piemontese, tra corso Giovanni Lanza, Villa della Regina e Monte dei Cappuccini. Presto, in un’area urbana di pregio, verrà realizzato un complesso residenziale di [ 38 ]

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quattro piani fuori terra dotato di servizi di co-housing per i residenti, giardini privati e un orto condominiale (oltre a un campo di calcetto, un altro di tennis, un terzo di padel e una palestra). Si tratta di un intervento di riconversione edilizia che prevede la ristrutturazione e rifunzionalizzazione della struttura residenziale dell’Ordine La Salle di villa

San Giuseppe, che dal 1972 ho ospitato studenti universitari. Il progetto porta la firma dello studio torinese BP+P di Boffa, Petrone & Partners, nato all’interno di Gruppo Building e specializzato nella progettazione architettonica e di interior design. L’avvio dei lavori è previsto per il prossimo luglio e la consegna entro 24 mesi.


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› WORK IN PROGRESS

Località Roma Garbatella Committente PwC Italia Progettazione architettonica e d’interni Progetto CMR Impresa De Sanctis Costruzioni Superficie 15.000 mq Inizio lavori Gennaio 2019 Fine lavori Giugno 2020 Postazioni 650 in open space, 80 in uffici chiusi

ROMA IL PWC BUILDING DI PROGETTO CMR Sono in corso, al quartiere Garbatella di Roma, i lavori di riqualificazione dell’ex Palazzo del Credito Fondiario (Fonspa) che ospiterà i nuovi uffici romani della società dic consulenza alle imprese PwC. A cura di Progetto Cmr, la ristrutturazione dell’immobile – progettato nei primi anni ’60 dall’architetto Giulio Sterbini – ha preso avvio nel gennaio dello scorso anno e si concluderà a giugno. Il PwC Building accoglierà oltre 700 tra dipendenti e consulenti. Il progetto degli interni, sempre a cura di Progetto Cmr,

ha previsto l’iniziale coinvolgimento dei collaboratori della società e anticipa alcune delle soluzioni che troveranno spazio, una volta completata, nella Torre PwC di Libeskind nel quartiere City Life a Milano. Al piano terra sono previste due aree, una di accoglienza e l’altra per eventi, suddivisibile in tre sale distinte in base alle esigenze e utilizzabili per training ed eventi speciali. I piani superiori accoglieranno 650 postazioni di lavoro in open space e 80 in uffici chiusi, prenotabili con un sistema digitale così come le sale meeting.

Per l’area di relax dell’Iwork Cafè all’ottavo piano, allestita con tavolini, salottini e dotata di banco bar e cucina, è previsto anche l’innovativo servizio di ristorazione di Foorban: menu consultabile su app, ordine e consegna a domicilio nel giro di 20 minuti. I lavori di riqualificazione, avvenuti in presenza del personale e senza interruzioni delle attività, hanno riguardato anche le facciate esterne, con nuovi infissi e soluzioni per il risparmio energetico che comprendono schermature metalliche e la coibentazione con pannelli termoisolanti.

Nei render, l’ex-palazzo Fonspa tra via Cristoforo Colombo e largo Fochetti diventa il PwC Building. Accanto, alcune immagini degli interni, organizzati in open space e uffici chiusi (courtesy PwC).

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› WORK IN PROGRESS

POMPEI IL MAXIMALL DI DESIGN INTERNATIONAL Inizieranno a breve i lavori di realizzazione di Pompeii Maximall, lo shopping resort che sorgerà a poca distanza dal sito archeologico di Pompei. Il progetto, commissionato da IrgenRE Group, società di sviluppo e gestione immobiliare nel settore commerciale, porta la firma di Davide Padoa di Design International. I promotori puntano sulla vicinanza al sito archeologico per dar vita a un polo di attrazione di rilevanza commerciale e turistica, in un contesto che, in futuro, prevede la riqualificazione territoriale della fascia litorale tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. Il concept architettonico riprende le caratteristiche delle antiche città romane e di Pompei in particolare proponendo, su di un’area di circa 200mila metri quadrati, un complesso multifunzionale di oltre 67mila metri quadrati dotato di cinema multisala, hotel (sul modello delle domus di Pompei), food court, anfiteatro, piazza multimediale e area verde. Come nella Pompei antica, il masterplan prevede la realizzazione di due edifici principali permeabili a luce, aria e ai percorsi di visita, collegati tra loro da un’ideale nuova Via dell’Abbondanza, un asse pedonale che traguarda il mare, la città e il Vesuvio. Lungo quest’asse vengono localizzati la fontana, la piazza multimediale e un mall esterno valorizzato dalla presenza delle Pergule, [ 42 ]

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chioschi per la vendita di specialità locali e aree di ristoro, che propongono in chiave moderna il concetto di mercato come luogo d’incontro. Il parco pubblico attorno agli edifici sarà movimentato da collinette rinverdite e piantumate in modo da schermare e creare un’isola di benessere termo-igrometrico e acustico. Tetti verdi ridurranno l’impatto ambientale restituendo in quota l’impronta al suolo degli edifici. Il Pompeii Maximall, la cui apertura è prevista a novembre del 2021, punta a diventare il primo progetto di natura commerciale in Europa con certificazione Breeam Excellent.

Località Pompei Committente Irgen RE Pompei Commercializzazione e gestione Irgen Retail Management Progettazione architettonica Design International Direzione team di progettazione Salvatore Rizzo, Design International Progettazione strutturale iDeas Progettazione impiantistica Manens-Tifs Progettazione antincendio Cds Ingegneria Cost management Arcadis General contractor Irgen Construction Posti auto 5.000 + 30 bus turistici Negozi 130 Food court 30 ristoranti Piazze 6.500 mq (esterna), 800 mq (interna), 2.000 mq (multimediale), 5.000 mq (parco attrezzato) Hotel 135 camere Investimento 170 milioni di euro Tempi gennaio 2020 (inizio), novembre 2021 (fine lavori)


MILANO

IL NUOVO POLO DELLA CATTOLICA DI BERETTA ASSOCIATI Stanno per iniziare i lavori di realizzazione di un nuovo polo didattico dell’università Cattolica di Milano. L’intervento risponde alla necessità di creare spazi adeguati alle nuove esigenze didattiche e al numero crescente di studenti. Per questo l’ateneo milanese ha deciso di recuperare, con un importante intervento di ristrutturazione, un edificio residenziale di origine settecentesca (di 500 metri quadrati di superficie) di proprietà, composto di tre corpi di fabbrica articolati attorno a una corte centrale tra le vie Lanzone e San Pio V. Il progetto, firmato dallo studio Beretta Associati, prevede la realizzazione di sette aule che avranno una capienza tra 50 e 100 posti. L’intervento prevede il risanamento conservativo dei corpi di fabbrica per i quali esiste un vincolo storicoarchitettonico diretto e la demolizione e ricostruzione dell’edificio che si affaccia sulla via San Pio V. Il nuovo corpo di fabbrica, con facciata aggettante in vetro e metallo, evidenzierà la nuova funzione universitaria grazie a un linguaggio architettonico

contemporaneo, in dialogo con l’architettura moderna dei vicini edifici residenziali di Asnago e Vender. All’interno verrà invece mantenuta e valorizzata la corte, liberata delle superfetazioni e recuperata con materiali e colori originari. Le esigenze dettate dalla nuova struttura universitaria comportano un’opera di consolidamento statico generale, con sostituzione e integrazione di parte delle strutture orizzontali e verticali, oltre alla realizzazione delle nuove reti impiantistiche. È infine prevista la riqualificazione del giardino attuale. L’avvio dei lavori, affidati all’impresa Nessi&Majocchi, è previsto a breve, mentre la conclusione e la consegna sono in programma per il 2021. Località Milano Committente Università Cattolica del Sacro Cuore Progetto architettonico Studio Beretta Associati Progetto del verde Agorà Soluzioni Impresa di costruzioni Nessi&Maiocchi Superficie dell’edificio 500 mq Nuove aule 7 Cronologia 2020 - 2021

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› DESIGNCAFÈ IL DESIGN CHE CAMBIA

ROCK E ARCHITETTURA…CAN NEVER DIE

In Confini del Design 46 voci parlano di una disciplina che coinvolge importanti comparti industriali e settori produttivi, oltre a numerosi fornitori di servizi. Qual è esattamente, in questo contesto, il ruolo del designer? Curato da Andrea Rovatti, il libro propone un dialogo a distanza tra designer, critici, docenti e giornalisti di settore attraverso il quale è possibile delineare i ruoli, vecchi e nuovi, del progettista all’interno delle filiere produttive. A fare da sfondo a questo dibattito, il cambio di scenario culturale, tecnologico e metodologico che il design vive oggi: le nuove tecnologie e, in parallelo, il ritorno all’autoproduzione; il tema dell’ambiente; l’allargamento degli orizzonti culturali, ma anche il loro potenziale appiattimento. E in tutto questo il libro si interroga sui confini tra le discipline legate al design, a volte considerate borderline, e le nuove che invece non trovano ancora collocazione.

La musica rock e l’architettura raccolte in un libro. Rocktecture è la pubblicazione che Massimo Roj, fondatore di Progetto Cmr, e Fortunato D’Amico hanno da poco concluso. Da sempre grande passione di Massimo Roj, il rock è libertà, contaminazione, innovazione, cambiamento e l’architettura è forse l’arte che meglio di tutte interpreta queste chiavi di lettura del mondo. Il rock è un fenomeno culturale urbano che si appropria, trasformandole per adeguarle alle proprie esigenze espressive, delle tecniche e della produzione della società dei consumi. Il rock è creatività collettiva, come insegna l’esperienza delle band, e in questo senso, scrive D’Amico, il neologismo Rocktecture è il contrario di Archistar, che al posto dell’architettura e della società mette al centro della comunicazione l’individualità del singolo architetto. Il volume attraversa il tempo e lo spazio in un percorso che include anche la storia di Progetto Cmr, con 32 progetti, selezionati tra le migliaia prodotti dallo società di progettazione in 25 anni di attività, ciascuno accompagnato a un brano storico della scena rock internazionale. Un percorso che Roj ha compiuto con Antonella Mantica e Marco Ferrario, compagni di scuola prima ancora che soci dello studio di architettura.

A cura di Andrea Rovatti Confini del Design ADIper, 2019 - 136 pp, 15 euro

Archi tecture Rock Progetto CMR

di / by

Massimo Roj curato da / curated by

Fortunato D’Amico’

A cura di Massimo Roj e Fortunato D’Amico Rocktecture Editoriale Giorgio Mondadori, 2019 263 pp, 35 euro ISBN 9-788837-418861

DALL’ALTO DELLA TORRE Con i suoi 207 metri di altezza, la Torre Allianz è il grattacielo più alto d’Italia per numero di piani - cinquanta - e rappresenta una delle novità di maggior rilievo nel consolidato skyline del capoluogo lombardo. Il volume ripercorre il processo progettuale e costruttivo della torre che rappresenta un’emblematica testimonianza internazionale di corporate architecture. Il libro – con testi di Biagi, Buzzoni, Colombo, Isozaki, Maffei, Petrella e Sasaki – è corredato da una portfolio di fotografie che offre al lettore una rappresentazione plastica della qualità architettonica della Torre, nonché della funzionalità dell’interior design applicato a beneficio di chi ogni giorno vi lavora o la visita in occasione di incontri o eventi. Una sezione è dedicata alla vita che vi

si svolge, con storie, momenti di vita quotidiana ed eventi che coinvolgono tanto i dipendenti quanto l’intera città.

A cura di Marco Biagi Torre Allianz Milano Electaarchitettura 240 pp, 50 euro 978-8-889180-790-8

DIECI ANNI DI PROGETTI E TRENT’ANNI DI PROFESSIONE

A cura di Eleonora Grigoletto Testi di Massimo Curzi e Francesco Dal Co Aldo Parisotto Massimo Formenton Architetti. Works Electaarchitettura 310 pp, 50 euro - ISBN 978-8-89182-662-6

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Electaarchitettura pubblica Aldo Parisotto Massimo Formenton Architetti. Works, compendio delle opere realizzate negli ultimi dieci anni dallo studio che quest’anno festeggia i trent’anni di attività. Curato da Eleonora Grigoletto, il volume è una sequenza iconografica, con immagini accompagnate dai testi critici di Massimo Curzi, non organizzata cronologicamente (è di aiuto un sestino iniziale) ma per temi che permettono al lettore di vedere con maggiore chiarezza il filo rosso che lega i diversi progetti. Progetti che, nelle parole di Francesco Dal Co che firma la prefazione, «trovano nelle configurazioni spaziali espressioni

sempre equilibrate, non prevaricanti e mai confondibili con manifestazioni di autocompiacimento». Ai progetti realizzati, volutamente documentati da 12 diversi autori, ciascuno in grado di cogliere con toni, inquadrature ed equilibri differenti i vari soggetti, si aggiunge una selezione di progetti in corso di realizzazione che testimonia la versatilità dello studio su temi di varia scala e diversa destinazione. Works si aggiunge alle due precedenti monografie ‘Atmosfere domestiche’ (2014) dedicato alle residenze private, e ‘FrameWorks’ (2008). Di Parisotto + Formenton in questo numero di IoArch approfondiamo il progetto ‘Eraldo Hub’.


› VERSO UN NUOVO RACCONTO

COSTRUIRE CONNESSIONI I PROBLEMI AMBIENTALI NON DIPENDONO DALLA MANCANZA DI TECNOLOGIE MIGLIORI, MA DA UNA PERDITA DI CONNESSIONE PROFONDA CON L’AMBIENTE. PER RISTABILIRLA OCCORRE UNA RADICALE CONVERSIONE CULTURALE: I TECNOLOGI NON SANNO COME FARLO, GLI ARCHITETTI POTENZIALMENTE SÌ

Carlo Ezechieli

Studio MK27, Casa na Mata, foto © Fernando Guerra


› VERSO UN NUOVO RACCONTO

Costruire connessioni Le prime, diffuse preoccupazioni circa l’ambiente sono emerse negli anni 1970. Il rapporto Brundtland sullo sviluppo sostenibile, che risale all’ormai lontano 1986, proponeva un concetto che ha incominciato a diffondersi in architettura fin dall’inizio degli anni 1990. In breve, i temi ambientali non sono cosa nuova ed è da almeno un ventennio che scienziati e tecnologi hanno sviluppato e diffuso innumerevoli soluzioni, definite come sostenibili. Ciononostante, le emissioni di CO2 e, in generale, la qualità dell’ambiente, peggiorano inesorabilmente, dovunque, perfino nei paesi più consapevoli e attivi rispetto a queste problematiche. Stiamo assistendo a un’evidente e sistemica mancanza di risultati, al punto che è logico supporre che il problema non risieda tanto nella mancanza di tecnologie migliori, ma nell’assenza di efficacia dei presupposti secondo i quali queste sono applicate. Per capire come siamo arrivati a questo punto è necessario guardare al passato, e in particolare alla base culturale e ideologica sulla quale si fonda l’organizzazione della nostra società. Per millenni il genere umano si è ritenuto qualcosa di differente, se non di antagonista, rispetto all’ambiente non modificato artificialmente che chiamiamo natura: un concetto di nostra invenzione o meglio – ricorrendo ad una definizione di Yuval Noah Harari – una Storia che per un po’ ha funzionato a meraviglia. Ha portato il genere umano a grandi passi in avanti, ma anche a perdere completamente il livello di comprensione e connessione profonda con il “sistema operativo” del pianeta: connessione invece molto presente in tempi antichissimi e ancora viva nelle poche, superstiti popolazioni native. È pertanto normale, dato l’attuale livello di pressione alla quale stiamo sottoponendo l’ambiente, che questa Storia – così radicata nella nostra cultura, tanto installata nelle nostre menti da essere data per scontata e così importante da essere alla base dello stesso concetto occidentale di architettura – venga oggi messa sempre più in discussione. Per risolvere i problemi ambientali all’origine di tante preoccupazioni, prima ancora di nuove tecnologie, abbiamo bisogno di una nuova Storia, al passo con i tempi. E da questo punto di vista perfino i finora inutilissimi filosofi, artisti e architetti hanno un ruolo potenziale incredibile per costruirla. C.E.

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

GIOCHI SENZA FRONTIERE L’architettura di Marcio Kogan attraverso tre opere di Carlo Ezechieli

Il Brasile è uno dei più autentici melting-pot del pianeta: un variopinto universo dove popolazioni e culture differenti, ormai completamente mescolate, si sono incontrate con esiti spesso sorprendenti, anche in architettura. Nel secolo scorso l’architettura Moderna, trovando inizialmente forma e pensiero compiuto in Europa e negli Stati Uniti, si è rapidamente diffusa e consolidata in America Latina, anche in Brasile dove ha lasciato un’impronta ben visibile. Ma più che diventare, come in molte altre nazioni, un postulato, in Brasile il Moderno si è evoluto seguendo percorsi imprevedibili, di incredibile originalità e con esempi eccelsi: dalle opere scultoree di Oscar Niemeyer a quelle di Paulo Mendes da Rocha, eccezionale interprete dell’estetica del béton brut, fino all’originalità di Lina Bo Bardi o allo stile di Roberto Burle Marx, che si è affermato fino a costruire una sorta di identità estetica nazionale.

L’architettura di Marcio Kogan affonda le proprie radici in tutto questo. Il riferimento al Moderno è di una chiarezza lampante, ma anche in questo caso lo è in modo del tutto brasiliano. Quella di Kogan è un’architettura che – come del resto buona parte dell’architettura modernista – sfida i confini, ma la combinazione tra clima tropicale e cultura del luogo rendono possibile l’annullamento di qualsiasi separazione tra interno ed esterno, promuovendo una connessione pressoché totale con il paesaggio. Una fusione ben lontana da qualsiasi intento mimetico tra l’abitazione, pur sempre una ‘macchina’ di impostazione Moderna, e il giardino, o meglio la foresta tropicale, quasi sempre corrispondente ad una situazione primigenia e incontaminata, che la circonda. Un approccio ricorrente nell’architettura di Kogan e ben espresso in queste sue tre sue opere, le tre residenze di Casa C+C, Casa Plana e Casa na Mata.

Sopra, Casa C+C, 2011-2015, San Paolo. Pagina di sinistra dall’alto, Casa na mata, 2009-2015, Guarujá; Casa Plana, 2013-2018, Porto Feliz. Tutte le foto ©Fernando Guerra.

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

Località Porto Feliz, San Paolo, Brasile Progetto Studio mk27 Architetto Marcio Kogan; co-architetto Lair Reis Interni Diana Radomysler Team Carlos Costa, Carolina Castroviejo, Laura Guedes

La copertura verde e calpestabile di Casa Plana diventa un’estensione del tappeto erboso del lotto. Una recinzione curvilinea delimita le nette geometrie della casa, cui si accede attraverso un taglio nell’ondulazione del terreno (foto ©Fernando Guerra).

Mariana Simas, Oswaldo Pessano, Raquel Reznicek Renato Périgo, Ricardo Ariza Miyabara

Paesaggio Maria João D’Orey Strutture Afaconsult Sostenibilità CTE (GBC Brasil) Superficie 7.000 mq Superficie edificata 1.000 mq Cronologia 2013-2018

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

Casa Plana Il nome stesso della Planar House rivela la ricerca, radicale, di una forma piana del costruire: fondamentalmente una linea orizzontale e un principio di ordine e di rapporto col paesaggio e i suoi principali elementi. In termini puramente tecnico-compositivi si tratta di un esercizio rivolto allo sviluppo in pianta, dove il disegno della copertura diventa una vera e propria quinta facciata dell’abitazione. La lastra di copertura è strutturale, non ha travi ed è sostenuta direttamente dai pilastri, di forma cruciforme: un evidente tributo a Mies van der Rohe. E il tetto è l’elemento unificante degli spazi dell’abitazione, concepiti come vere e proprie scatole corrispondenti al programma d’uso. Gli spazi del soggiorno sono posizionati alle estremità dell’abitazione e possono essere completamente chiusi o aperti da pareti scorrevoli in vetro.

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

Casa C+C si sviluppa su un lotto lungo e stretto, compresso tra altre abitazioni. La parte più intima, al primo piano, agisce come copertura degli ambienti living, dove sfumano i confini tra interno e esterno (foto ©Fernando Guerra).

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Paesaggio Rodrigo Oliveira Strutture Benedictis Engenharia Superficie 550 mq Superficie edificata 513 mq Cronologia 2011-2015

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Samanta Cafardo

Mariana Simas, Ricardo Ariza

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Località San Paolo, Brasile Progetto Studio mk27 Architetto Marcio Kogan; co-architetto Interni Diana Radomysler Team Carlos Costa, Eline Ostyn, Laura Guedes,

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

Casa C+C Casa C+C lavora, con le sue superfici mimetiche, con un raffinato equilibrio tra pieno e vuoto. Un lungo lotto immerso nel verde ma delimitato sui lati dalle mura di altre abitazioni: una condizione che ha portato a un edificio con le aperture principali poste unicamente sulle testate e a un sistema di patii interni. Il legno frejò è ciò che garantisce fluidità agli spazi, privi, come una grande veranda, di qualsivoglia chiusura rispetto all’esterno. Uno degli elementi più singolari del progetto è la delicata trama bianca dello schermo grigliato, chiamato dall’autore mashrabiya, con chiaro riferimento alle articolate gelosie in legno tipiche dell’architettura araba. Le specchiature mobili, perfettamente nascoste, creano un incredibile movimento in facciata, neutralizzando l’involucro ma, allo stesso tempo, agendo come soglia e dispositivo di mediazione dei rapporti tra i locali interni e il patio di ingresso.

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

Località Guarujá, San Paolo, Brasile Progetto Studio mk27 Architetto Marcio Kogan co-architetto Samanta Cafardo

Team Carlos Costa, Eline Ostyn, Laura Guedes

Mariana Ruzante, Mariana Simas, Oswaldo Pessano Fernanda Neiva

Paesaggio Isabel Duprat Strutture Leão Associados, João Rubens Leão Superficie 1.668 mq Superficie edificata 805 mq Cronologia 2009-2015

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

Alla pagina di sinistra, collocato all’ultimo piano, il living è un ambiente interno/ esterno dove la vista spazia sul vicino oceano. Accanto, il passaggio dalla scala dell’ingresso (sotto) a quella che porta al livello superiore (foto ©Fernando Guerra).

Casa na Mata La residenza è un’incredibile terrazza proiettata verso il paesaggio della foresta pluviale. Completata nel 2015, si trova in un territorio montuoso, nei pressi di San Paolo. Il progetto, assecondando l’assetto di una precedente radura nella foresta, si sviluppa nell’intento di promuovere la massima connessione dell’architettura con il paesaggio circostante enfatizzando le viste verso l’oceano e tenendo conto dell’incidenza dei raggi solari verso gli ambienti interni. Una vera e propria macchina, precisa, stereometrica, la cui struttura tocca il terreno con delicatezza tanto che emerge dalla montagna solo con due pilastri. La suddivisione in tre livelli corrisponde al programma di progetto, con un piano terreno coperto da un grande terrazzo in legno, direttamente collegato alla camera dei bambini, un primo piano con sei camere da letto, cinque delle quali con una piccola veranda equipaggiata con amache, e il terzo e ultimo livello con l’area di ritrovo dell’abitazione, dotata di una piscina, un soggiorno e una sala da pranzo. La scala che dà l’accesso al pian terreno, una vera e propria rampa di imbarco, porta ad un vano dominato e illuminato da una scultura di Olafur Eliasson

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

MATERIA TRASCENDENTE L’equilibrio tra materia e astrazione per una cappella funebre. Progetto di Marco Bozzola

Progetto Architettonico Marco Bozzola, MBA Marco Bozzola Architetti

Collaboratore Carlo Mazzeri Progetto Strutturale Fabrizio Amodeo Coordinamento della sicurezza Elisa Manzin Geologo Fabrizio Grioni, Flussa Srl Collaudo statico Luca Malini Impresa Costruttrice Fabrica Srl Opere in Pietra Naturale ZMZ Snc Carpenteria Metallica Carpenteria Piciaccia Opere in Vetro Azzimonti Paolino Spa Impianto Elettrico BP Srl Cronologia 2019 Foto Andrea Martiradonna

“Soltanto una piccolissima parte dell’architettura appartiene all’arte: il sepolcro e il monumento”. Sono queste le parole di Adolf Loos, scritte e pubblicate nell’anno 1900, sulle quali si è scritto e detto di tutto, ma che esprimono la legittimità dello sconfinamento dell’architettura nel territorio proprio dell’arte, ovvero della massima enfasi delle qualità espressive e concettuali dell’opera. Un’invasione di campo che è esclusivo repertorio del sepolcro e del monumento, due categorie di edifici prive per definizione di finalità di utilizzo. Ed è precisamente nel progetto di un sepolcro, nello specifico di una cappella di famiglia, che Marco Bozzola esprime in forma estremamente convincente il significato di un monumento funebre. Un’opera essenziale, e forse per questo ancora più densa di significato, di dialettica tra materialità terrena e trascendenza. L’equilibrata purezza e il peso del blocco in marmo, immutabile ed eterno, e l’altrettanto eterna leggerezza della croce, un leggero telaio in acciaio lucido, evanescente, che sembra elevarsi e svanire nell’immensità del cielo, il luogo dove, nella tradizione ancestrale, risiede l’anima. E non solo. Il monumento è un portale, un attraversamento e una soglia, attraverso una sorta di feritoia ispirata a una cappella funeraria storica, presente nello stesso cimitero, che ne esprime in modo ancora più nitido la condizione di passaggio, tra la vita e la morte, tra lo stato materiale e quello immateriale. Difficile immaginare un’opera che possa rappresentate in modo tanto semplice, conciso e formalmente preciso un repertorio così denso di riferimenti simbolici. Una densità che si coglie a posteriori e che viene in secondo piano rispetto a una bellezza che, oltre ogni sovrastruttura interpretativa e in modo del tutto istintivo, emoziona

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› VERSO UN NUOVO RACCONTO

ANIMA MUNDI Una conversazione con Stephan Harding, studioso del rapporto tra cultura e ambiente, nonché docente e fondatore dello Schumacher College, istituto di riferimento per l’ecologia a livello internazionale di Carlo Ezechieli

Stephan Harding Co-fondatore e Resident Ecologist presso lo Schumacher College, dove è stato coordinatore del Master in scienze olistiche, Stephan ha conseguito un dottorato di ricerca in ecologia presso l’Università di Oxford e nel 2007 è stato nominato titolare, con James Lovelock, della Arne Naess Chair in Global Justice and the Environment presso l’Università di Oslo. È autore di Animate Earth: Science, Intuition and Gaia, il suo primo libro, pubblicato in Italia a cura di Aboca, un’azienda italiana leader nel campo della innovazione terapeutica sulla base di composti naturali, con il titolo Terra Vivente.

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Il dibattito su temi ambientali è presente dovunque, tutti i giorni, più volte al giorno, su tutti i canali, e il mondo dell’architettura non ne è certo immune. La verde foresta dei proclami per un’architettura sostenibile, col suo intricato sottobosco di certificazioni ambientali e di finestre e mattoni sempre più green, rendono difficile orientarsi. Ed è così che anni fa, in fase di recupero da un trip mistico nel mondo degli edifici ad alta efficienza energetica, partii con l’idea di capire cosa ci fosse oltre tanta fitta boscaglia. Seguii un percorso del tutto personale, alquanto tortuoso, ma contraddistinto da alcune interessanti scoperte. Dopo molte letture feci tappa, come molti, alla classica Gaia Theory di Lovelock e Margulis, seguita dalla Deep Ecology di Arne Naess, per arrivare infine, quasi per caso, a un bellissimo libro: Animate Earth di Stephan Harding, Resident Scientist del Schumacher College, che scoprii essere un istituto di riferimento a livello internazionale per gli studi nel campo dell’ecologia. L’approccio di Harding ai temi che riguardano l’ecologia raccoglie, portandola oltre, l’eredità di Lovelock e di Naess, caratterizzandosi per l’incredibile sintesi tra solidità scientifica e cultura umanistica. Dirotta quanto basta dal tecnologismo, tuttora imperante in campo ambientale e, soprattutto, ha l’obiettivo di ricercare e riscoprire, alla base di tutto, una sorta di Anima mundi.

Le prime, diff use preoccupazioni circa l’ambiente sono emerse negli anni Settanta. Il rapporto Brundtland era del 1986. Da almeno vent’anni scienziati e tecnologi sviluppano soluzioni sostenibili, ma le emissioni di CO2 e in generale l’ambiente, perfino nei paesi più consapevoli dal punto di vista ambientale, come la Scandinavia, peggiorano inesorabilmente. Dov’è il problema?

Penso sia abbastanza semplice e complicato allo stesso tempo. Semplice perché noi tutti siamo collegati alla natura. Respiriamo ossigeno, che è un prodotto della natura, ed emettiamo anidride carbonica che va nell’ambiente. Tutti ne siamo consapevoli. Ma finché questo non innesca considerazioni più complesse, non è abbastanza per ricollegarci alla natura in senso profondo. Il problema è che siamo privi di un’immagine biologica corrispondente al livello del nostro rapporto con il pianeta, grazie alla quale qualsiasi problema sarebbe risolto. Si tratta di avere la consapevolezza che quando, ad esempio, fai un lungo respiro sei connesso a una moltitudine di cose. E questo significa comportarsi di conseguenza. Questa consapevolezza si può basare su uno studio approfondito, su libri e su una moltitudine di altre osservazioni, ma principalmente è una questione di identificazione. La parte complicata è che il percorso che va dal discutere di questi argomenti allo sviluppo di una coscienza collettiva vera e propria, non è per niente facile né scontato.

Non credi che questo dipenda in buona parte da una struttura mentale radicata da millenni secondo la quale, in quanto esseri umani, siamo qualcosa di differente, culturalmente distinto dalla natura?

C’è una notevolissima giovane studiosa del mondo vegetale, Monica Gagliano, italiana di origine, che lavora alla University of Western Australia di Perth e che dimostra, con esperimenti scientifici riconosciuti a livello internazionale, che le piante hanno una sorta di immagine del mondo, caratterizzata da una buona dose di intelligenza. Le piante sanno dov’è la luce, ovviamente, e la seguono, ma non solo:


› VERSO UN NUOVO RACCONTO

La struttura corallina visibile nell’immagine è di ispirazione per la creazione di una rete di piccole città collegate tra loro da spazi verdi. Alla pagina di sinistra la spirale all’interno di un ammonite del Cretaceo, che segue la sequenza numerica di Fibonacci e incorpora i misteriosi principi di generazione della forma presenti in natura.

dagli esperimenti di Gagliano, risulta che hanno un’immagine del mondo e una memoria di dove si trova la luce. Che è una cosa incredibile. Perché sto citando questo? Perché credo che sia parte di una sorta di traslazione culturale che vede riconoscere una qualità intellettuale a organismi tradizionalmente considerati inanimati, privi di qualsiasi intelletto. Il punto è che la nuova scienza che si sta sviluppando oggi, tra queste anche la teoria di Gaia di James Lovelock, o quelle di Gagliano, che trovo del tutto rivoluzionarie, dimostrano l’idea, in realtà molto antica, che la capacità di sentire è diffusa in tutto il mondo naturale. Tutta la natura è senziente, ed è questo che perdiamo completamente di vista. Una considerazione di questo tipo non è semplicemente il frutto di una mediazione intellettuale, ma è qualcosa che va oltre tutto questo. Coinvolge diversi livelli: la percezione, la sensazione, l’intuizione e il pensiero, quattro cose allo stesso tempo. È il tipo di consapevolezza che vede la nostra vita come parte di molte altre. Questa attitudine, molto presente in passato, sta andando oggi completamente persa, sprofondandoci in una sorta di sonno collettivo. Solo quando ce ne saremo resi conto potremo fare un passo avanti. La popolazione mondiale continua a crescere, la maggior parte delle persone si sta spostando nelle città, perdendo ancora di più la consapevolezza ambientale, molto sviluppata in tempi antichissimi e di cui il mondo rurale conserva un barlume.

La risposta è semplice, e credo che qui gli architetti abbiano molto da offrire: è quella di portare la natura esattamente dentro e dovunque nelle città. Non parlo di un simulacro di natura. Oggi nelle città si trovano giardini comuni dove la gente ha un orto da coltivare. Io ad esempio, ormai ho una certa età, abito in città in un appartamento al sesto piano, e appena posso e molto volentieri scendo nel mio giardino dove incontro amici, altra gente, perfino un giovane chitarrista che mi insegna nuovi accordi. Ma pensa come sarebbe se, invece di andare in un giardino, potessi immergermi in qualcosa di più

selvaggio, prendessi il mio zaino per camminare in un bosco, per due o tre isolati, fino all’albero alto 6 piani che in questo momento sto vedendo fuori dalla mia finestra. Potrei inserirmi in un reticolo continuo che si estende dovunque, dentro e fuori dalla città, come le dita di una mano o come un sistema vascolare. Questo credo sia l’unico modo di concepire le città del futuro: un insieme abitato con tutta l’offerta e il dinamismo culturale ed economico di una città, ma molto più equilibrato dal punto di vista ambientale.

allo stesso tempo un uomo moderno.

È una visione bellissima, forse un’evoluzione del concetto di polmone verde formulato da Frederick L. Olmsted per la città industriale del 1800 e realizzato, tra gli altri, nel Central Park a New York.

L’ultima domanda: immagina di mandare un messaggio dal futuro, verso il presente.

Anche se il problema del Central Park è, appunto, quello di essere centrale. Ciò che ho in mente è un sistema decentralizzato, una rete, resiliente e diffusa ovunque. Una specie di ‘internet verde’: un ottimo slogan.

In verità non sono molto portato per queste analogie tecnologiche, preferirei qualcosa come ‘green web’, ragnatela verde, ad esempio. Ogni futuro ha un riferimento al passato. Perfino Picasso, profeta Moderno, guardava alle antiche sculture africane. Quali pensi possano essere oggi le fonti di ispirazione per costruire il futuro di domani?

È una domanda che mi piace moltissimo. Ed è vero che guardare al passato è fondamentale. Abbiamo una quantità di riferimenti e questo può essere molto legato al singolo individuo, ma è un dato di fatto che abbiamo bisogno di un sistema di immagini, di una narrativa, di riferimenti culturali che affondino le proprie radici in profondità nel passato del genere umano. Il punto fondamentale è identificare queste radici. Si tratta di sviluppare su basi scientifiche un nuovo senso di appartenenza. Di immaginare un percorso all’indietro nella cultura del genere umano: come una specie di cacciatore primitivo, capace di orientarsi nella foresta, di sentire e vedere oltre l’apparenza superficiale, ma restando

Dov’è nato il tuo interesse per l’ecologia?

Sono nato a Caracas, in Venezuela. Quando ero ancora molto piccolo andavo nel giardino sotto casa e osservavo per ore e ore i fiori tropicali. Come formazione sono uno zoologo, ma credo che lo studio del mondo naturale sia per me una cosa innata. Ne sono stato affascinato da sempre e per fortuna in famiglia questa mia passione è stata molto incoraggiata.

Questa è difficile. Ma la prima cosa che direi è: grazie. Grazie per esservi svegliati in tempo, per aver recuperato un senso di appartenenza al pianeta Terra, per esservi sentiti nuovamente parte di Gaia e per aver fermato un disastro, permettendomi di venire al mondo e di comunicarvi questo messaggio. Pensando a questo, mi viene spontanea una domanda fuori programma: qual è il tuo punto di vista, come scienziato, rispetto al movimento lanciato da Greta Thunberg. Ha ottenuto un grandissimo consenso, ed effettivamente anche questo è un messaggio.

Secondo me sta andando nella giusta direzione. Si collega a studi molto fondati e, a livello psicologico, dimostra un intuito formidabile nella comprensione dell’umore collettivo. È un movimento decentralizzato, non ha un vero leader ed è sostenuto da alcuni grandissimi scienziati, molti di questi miei amici, che operano da sempre nel campo dell’ecologia, della conservazione e delle scienze della Terra. In realtà il passo fondamentale è quello di sviluppare una visione comune, e la visione comune di cui abbiamo bisogno è Gaia. Tutta la Terra è viva, questa è la consapevolezza comune di cui abbiamo bisogno. Questo ci porterà a pensare nello stesso modo, indipendentemente da religioni, nazionalità, credo politico. Un solo concetto centrale: la Terra è viva, ed è molto più viva di ciò che si possa immaginare secondo la cultura moderna

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› I PROFILI DI LPP

SCARSE RISORSE ECONOMICHE E AMBIENTI SOGGETTI A FACILE DEGRADO: AFFRONTANDO IL DIFFICILE TEMA DELLO SPAZIO PUBBLICO ALESSIA MAGGIO MOSTRA CHE IL BUONSENSO FUNZIONALE E IL REALISMO ARCHITETTONICO SI POSSONO TRASFORMARE IN POESIA

Particolare della facciata del corpo salita di stazione, Stazione di Valle Aurelia, Roma. Piani alternati: città esistente, quinta in lamiera stirata di alluminio e corpo preesistente in trasparenza. Foto di Moreno Maggi.

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› I PROFILI DI LPP

Nuovi architetti italiani

ALESSIA MAGGIO Luigi Prestinenza Puglisi

Alessia Maggio si laurea nel 2004 nella facoltà di architettura di Roma. Si specializza nella stessa con una tesi di dottorato sul tema dell’Opera aperta e dell’architettura della trasformazione. A interessarla sono gli spazi pubblici, cioè quei luoghi indispensabili per il benessere collettivo ma oggi trascurati per la latitanza delle Amministrazioni e per il tiepido interesse dei progettisti. Le Istituzioni pubbliche vi investono sempre meno risorse, un po’ perché le casse sono vuote e un po’ perché trovano più conveniente assecondare il processo di privatizzazione del territorio, che vede piazze deserte e affollati centri commerciali, che elimina panchine e fontanelle e aumenta il numero dei tavoli dei bar e dei ristoranti. I progettisti sembrano ancor meno interessati perché più che dei vuoti in questi anni si interessano dei pieni, soprattutto se scintillanti: per esempio gli edifici concepiti come segnali urbani a grande scala. Tra i professori di Alessia Maggio vi è Valter Bordini, un personaggio poco appariscente nel dibattito nazionale ma estremamente colto e curioso che ha avuto il merito di allevare progettisti di grande interesse – tra questi Guendalina Salimei – tutti particolarmente attenti al tema della buona progettazione dello spazio collettivo. Alessia, che disegna benissimo, partecipa ad alcuni concorsi internazionali e ne vince un paio a Salerno: al Parco del Colle Bellario per una nuova antenna con caratteristiche di landmark e per l’allestimento di una piazza nell’ambito del concorso Ombre d’Artista. A costituire l’occasione per avviare la sua attività sono i progetti per le stazioni ferroviarie. Il primo è la riqualificazione della stazione di Vigna Clara a Roma (2016), segue la stazione di Valle Aurelia (2018), sempre a Roma e vi è, infine, il progetto per la riqualificazione della stazione di Marina di Cerveteri (2019). Sono temi particolarmente ostici. La progettista si trova a dover operare con stazioni sciatte e mal progettate nelle quali intervenire con poche risorse economiche. Nulla a che vedere con i budget milionari impegnati (e, devo dire, ben spesi) per le magnifiche stazioni della metropolitana di Napoli. Sono, inoltre, spazi pubblici soggetti a facile degrado, anche ad opera del diffuso vandalismo; e non è immaginabile intervenire con particolari leccati o eccessivamente raffinati. Occorre puntare su pochi e semplici elementi. In primo luogo sulla facile riconoscibilità della stazione in quanto tale. Chi passa per strada deve individuarla senza esitazione e percepirla come un luogo sicuro e accogliente. Da qui l’uso di lamelle o di lamiere stirate che, sovrapponendosi all’impianto, lo ingentiliscono e lo rendono attraente.

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› I PROFILI DI LPP AMAART Architects Lo studio è stato fondato da Alessia Maggio (Milano, 1975), che divide la propria attività professionale tra Roma e Desenzano del Garda. Nel 2004 si laurea in architettura all’università La Sapienza di Roma. Nel 2015 vince il primo premio del concorso internazionale di idee per la riqualificazione paesaggistica del parco del Colle Bellaria e per l’antenna Landmark di Salerno. Nello stesso anno vince anche il primo premio ex aequo del concorso Ombre d’Artista per l’allestimento di una piazza di Salerno. Partecipa al concorso internazionale Europan 12 con un progetto di riqualificazione della stazione di Venezia Mestre. Nel 2016 progetta e realizza la sua prima opera nell’ambito dei programmi d’intervento di restyling della stazione ferroviaria di Vigna Clara a Roma. La stessa opera vince il primo premio al Global Architecture and Design Award 2018. Dal 2016 al 2018 realizza i progetti di restyling delle stazioni ferroviarie di GemelliCesano-La Storta e di Valle Aurelia (che vince l’International Award 2019) e il restyling della stazione Marina di Cerveteri. Il lavoro dello studio ha ottenuto un riconoscimento anche con il Leading Design award-Italy Most Innovative Practice 2019. www.amaart.it

La seconda mossa è puntare sulla modulazione della luce. Trasforma un luogo angosciante in uno piacevole e a tratti magico e la luce non è passibile di essere vandalizzata. La terza mossa è il lavorare sulla chiarezza dell’impianto, organizzando lo spazio per ambiti funzionali ed evitando labirinti in cui non si capisce dove andare. Nei tre progetti è stata utilizzata più la strategia del levare che quella dell’aggiungere. Il quarto obiettivo è l’integrazione della stazione nello spazio circostante. Avviene, come abbiamo accennato prima, grazie alla sovrapposizione di lamelle e lamiere stirate ma, soprattutto, aprendo prospettive e varchi visuali che lasciano traguardare lo sguardo liberando la scatola architettonica. Il grande merito della Maggio è mostrare che il buonsenso funzionale e il realismo architettonico si possono trasformare in poesia. Una lezione, a mio avviso importante, in un momento come questo in cui bisogna ricominciare ad insegnare ai soggetti pubblici che la qualità non è obiettivo da fantascienza ma l’esercizio di virtù semplici e proprio per questo difficili da concretizzare senza una buona progettazione

LPP

La nuova facciata della stazione Valle Aurelia doveva rispondere all’esigenza di nascondere i volumi che contengono le scale, mobili e pedonali, che portano alla quota della banchina. Per le parti con rivestimento forato si è scelto di utilizzare una lamiera stirata in alluminio verniciato Alpewa Italfim RB65, con una rotazione di 180° rispetto alla posa tradizionale. Ottenendo così un effetto più coprente che confonde la vista dei volumi che si volevano nascondere da vicino, rimanendo leggera, filtrante e trasparente se vista in lontananza. Per le parti di facciata piena/opaca sono stati utilizzati pannelli Alpewa in composito Stac Bond. [ 60 ]

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Interno della Stazione di Valle Aurelia, Roma. Particolare della parete materica che accompagna i collegamenti verticali. Visuale aperta sulla città grazie alla trasparenza della lamiera stirata. Foto ©Moreno Maggi.


› I PROFILI DI LPP

Valle Aurelia Il progetto di restyling della stazione di Valle Aurelia a Roma si colloca all’interno dell’iniziativa di miglioramento delle infrastrutture ferroviarie del Gruppo Fs. La stazione era connotata da uno sviluppo verticale: l’idea di realizzare una doppia pelle in lamiera stirata è nata dall’esigenza di offrire una nuova veste architettonica e formale all’edificio esistente. La seconda pelle ha così dato luogo a una trasfigurazione architettonica senza alterare o sottrarre elementi al corpo di fabbrica originario. La leggerezza come tema dell’architettura, il ruolo della luce artificiale come guida per gli utenti, il ricorso a una materia differente per sottolineare gli ingressi, la definizione dello spazio pubblico come prolungamento di quello interno, la verticalità come percorso architettonico sono i temi esplorati dal progetto, che ricava anche nuovi spazi interni per la sosta. L’esito progettuale offre all’osservatore l’idea di trovarsi di fronte a due corpi di fabbrica distinti, uno di salita, l’altro di discesa: la scelta materica univoca offre e mantiene forte invece il senso dell’unità. Un risultato ottenuto anche grazie all’uso dei colori e allo studio delle distanze e della percezione dei volumi.

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› I PROFILI DI LPP

Stazione di Marina di Cerveteri, Roma. Le lamelle disegnano l’angolo del volume che accoglie il locale viaggiatori. Sotto, la banchina. Foto Moreno Maggi.

Il progetto prevedeva di dare movimento alle facciate della stazione creando una quinta monolitica che si staccasse completamente dal nuovo ampliamento, un rivestimento di lamelle verticali per la parte nuova, in dialogo con il rivestimento in lamiera bugnata dell’esistente, che nell’insieme conferissero leggerezza alla struttura. [ 62 ]

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› I PROFILI DI LPP

Marina di Cerveteri

In alto, interno della Stazione. Particolare della panchina rossa nel locale viaggiatori, simbolo contro la violenza sulle donne (Ottobre 2019). Sopra, schizzo e sezioni. Foto ©Moreno Maggi.

Il restyling della stazione ferroviaria di Marina di Cerveteri sul litorale romano nasce con l’obiettivo di migliorarne l’accessibilità e l’immagine. Il fabbricato esistente ospitava bar, servizi igienici e un’edicola. Il progetto ha riguardato, attraverso la realizzazione di un nuovo volume integrato all’esistente, la ridistribuzione delle funzioni e la riqualificazione delle aree esterne. La connessione tra i due volumi è riuscita grazie all’impiego di due sistemi simili di face-lifting architettonica. I volumi sono stati avvolti da un involucro di rivestimento esterno: quello esistente con pannelli di lamiera bugnata coprente di colore bianco; l’ampliamento (che ora ospita sala d’attesa, ascensore e servizi) con un sistema di lamelle di alluminio capaci di far filtrare la luce e garantire la ventilazione naturale. Così facendo i due rivestimenti esterni hanno favorito la percezione unitaria del corpo stazione, permettendo la facile individuazione delle zone di ingresso e commerciale. L’ampliamento è costituito da una parete materica che offre riconoscibilità alla funzione. Il volume di accesso alla stazione è definito da una scatola architettonica sul cui perimetro si avvicendano le lamelle di alluminio di colore grigio scuro, con una scansione in continuo cambiamento: il passo delle lamelle è variabile e si apre restituendo i pesi del vuoto. L’edificio, che non dispone di pareti opache di divisione, è in stretto dialogo con l’area esterna della stazione e definisce due luoghi di incontro pubblici: due salotti urbani che si ampliano in direzione della seconda scatola architettonica, quella del volume del bar, la cui superficie è trattata con una lamiera microforata ondulata bianca, che richiama le onde del mare.

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› I PROFILI DI LPP Oltre al sistema di lamelle, la nuova facciata è caratterizzata da un pannello perforato in 3D Fielitz di Alpewa, materiale che crea un senso di trasparenza e movimento che mutano a seconda dell’intensità luminosa solare. A sinistra, particolare del punto di contatto tra le lamelle e i pannelli di lamiera bugnata microforata. Sotto, vista delle banchine e evidenza del rapporto tra i due volumi di progetto e le pensiline. Pianta dell’interno del locale viaggiatori e inserimento nel contesto naturale e urbano. In basso, l’interno della stazione (foto ©Moreno Maggi).

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Oltre lo standard

Rivestiamo l’architettura Progetto: Stazione Marina di cerveteri Studio di architettura: aMaart Materiali: fielitz lamiera 3d foto: Moreno Maggi Ph

www.alpewa.com


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COMPLESSO PARROCCHIALE DI VARIGNANO, VIAREGGIO

LA CHIESA RISORTA

LUCE E LEGGEREZZA COME SEGNI DI RINASCITA DEL QUARTIERE NEL PROGETTO DI TAMASSOCIATI PER IL COMPLESSO PARROCCHIALE DELLA RESURREZIONE, LA CUI BELLEZZA SI FONDA SU UNA SOBRIA SEMPLICITÀ

Il prospetto principale della nuova chiesa e, a destra, la vetrata artistica del presbiterio vista dalla corte interna e dall’assemblea (foto ©Andrea Avezzù).

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“Di là dalla ferrovia”: più di cento convegni, a volte basta una frase così per definire una periferia, sia – con un filo di disprezzo – da chi non la abita sia per la comunità che, vivendoci, proprio su quest’idea di ‘esclusione’ costruisce la propria identità. Identità di comunità particolarmente viva nel quartiere operaio (o forse dovremmo dire ex-operaio) di Varignano, dove da cinquant’anni la parrocchia della Resurrezione è centro di aggregazione e di riscatto sociale. Degradato come si addice a una periferia, il capannone industriale che ospitava la chiesa è stato infine sostituito con questo complesso di Tamassociati, vincitori del concorso di architettura bandito nel 2015 dall’Arcidiocesi di Lucca nell’ambito dell’iniziativa della Cei Percorsi Diocesani e consacrata nel giugno del 2019. Arricchendo con nuovi spazi e funzioni l’identità della chiesa precedente, il progetto ne riprende la forza e le ragioni con soluzioni formali e materiali che esaltano la bellezza della semplicità e insieme rispondono a una delle richieste del concorso, quella

della sostenibilità economica e ambientale. Il nuovo complesso, che sviluppa una superficie lorda complessiva di circa 1.700 metri quadrati su un lotto di oltre 5.000 (di cui mille metri quadrati di giardino) comprende un’aula liturgica in grado di ospitare oltre 400 fedeli, la canonica, le aule per la catechesi, zone per lo studio, il gioco e l’incontro di associazioni e comunità, aree verdi, il sagrato e un nuovo campanile. La scelta della prefabbricazione in X-Lam – evidente nello spazio sacro, dove il legno, insieme al bianco delle grandi lastre di Lapitec e alla luce zenitale degli shed della copertura crea un senso di calore e di sobria accoglienza – risponde ad esigenze antisismiche e alla richiesta di sostenibilità economica e ambientale del concorso, poiché riduce sensibilmente i tempi della costruzione. Una sostenibilità perseguita anche a livello impiantistico: la copertura accoglie un impianto fotovoltaico da 27 kW, producendo l’energia necessaria ad alimentare le pompe di calore Clivet (la climatizzazione estiva/invernale avvie-


› ARCHIWORKS

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› ARCHIWORKS Rubner Holzbau prefabbricazione evoluta in legno Interamente in legno lamellare e pannelli X-Lam, le strutture della nuova chiesa di Varignano sono state costruite in soli sei mesi. Una tempistica molto ristretta resa possibile dall’elevato livello di prefabbricazione in stabilimento e dall’accurata progettazione esecutiva e costruttiva di Rubner Holzbau, il settore più tecnologicamente avanzato del Gruppo Rubner specializzato in grandi costruzioni in legno. «L’evoluzione della tecnologia assicura al legno prestazioni ormai analoghe a quelle di acciaio o cemento e vantaggi nettamente superiori – spiega Fabrizio Gaspari, project manager di Rubner Holzbau. il peso delle strutture in legno e i consumi di energia durante produzione e lavorazione sono significativamente inferiori. Le costruzioni inoltre sono antisismiche, sostenibili, efficienti dal punto di vista energetico, esteticamente belle e consentono un veloce montaggio in cantiere. Tra i prodotti più innovativi, il legno lamellare è un materiale strutturale molto solido prodotto

incollando delle tavole di legno – a loro volta già classificate per uso strutturale – mediante adesivi ecologici ad alta resistenza meccanica; il pannello X-Lam, invece, è un pannello composto da più strati di lamelle di abete incollate tra loro sovrapponendole in piano e a fibre incrociate, in modo da ottenere pannelli in legno massiccio di grande formato». Complessivamente sono stati impiegati 460 mc di legno lamellare e 285 mc di pannelli X-Lam, questi ultimi utilizzati a vista in diverse parti del complesso, il che ha comportato una maggiore attenzione durante il trasporto e la messa in opera. Ogni anno nella sede di Bressanone Rubner Holzbau produce in media 20.000 mc di legno lamellare, 20.000 mc di pannelli universali e 8.000 mc di pannelli multistrato a fibre incrociate X-Lam.

TAMassociati Taking care in architecture: questo il motto e la pratica dello studio fondato a Venezia alla fine degli anni Ottanta da Massimo Lepore, Raul Pantaleo e Simone Sfriso e noto a livello internazionale per l’impegno a fianco di Emergency nella realizzazione di ospedali e centri di cura in Africa e in Asia. Premiati, tra gli altri riconoscimenti, con un LafargeHolcim Award Middle East Africa nel 2017 per il progetto della sede di Maisha Film Lab in Uganda, TAMassociati è stato curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2016. Insieme a Renzo Piano lo studio ha sviluppato e seguito il progetto del centro di eccellenza in chirurgia pediatrica di Emergency a Entebbe, in Uganda, di imminente inaugurazione. www.tamassociati.org

www.rubner.com/holzbau

«Tutte le scelte progettuali sono improntate a una sobrietà concettuale e costruttiva che rifugge ogni approccio di tipo monumentale e mette invece l’accento sui caratteri di solidarietà e accoglienza che hanno caratterizzato da sempre la vita di questa Parrocchia e dell’intero quartiere del Varignano» Tamassociati

CREDITI Località Quartiere di Varignano, Viareggio (Lucca) Committente Arcidiocesi di Lucca Progetto architettonico TAMassociati Liturgia Alessandro Toniolo Opere d’arte Marcello Chiarenza Progettazione strutturale Milan Ingegneria Progettazione impiantistica K&G progetti General contractor Polistrade Costruzioni Generali Spa Superficie lotto 5.200 mq Superficie coperta 1.616 mq Superficie lorda totale 1.682 mq Costruzione in legno Rubner Holzbau Lavorazione marmi DMG Diffusione Marmi e Graniti Vetrata artistica Toncelli Vetri & Vetreria 2M Pavimenti e rivestimenti in ceramica Casalgrande Padana

Pavimenti e rivestimenti fuochi liturgici Lapitec Sistema cappotto Knauf Mosaici Orsoni Impianti Clivet [ 68 ]

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› ARCHIWORKS

ne attraverso fancoil incassati a soffitto con sistema idronico acqua/aria). La memoria è stata salvaguardata anche attraverso il recupero di opere d’arte dell’edificio preesistente, la posa a spacco di vecchie pavimentazioni marmoree, la fusione di elementi d’arredo vecchi e nuovi. Corti, spazi verdi e percorsi collegano tra loro i diversi ambienti confermandone il carattere di luogo di aggregazione spirituale e sociale del quartiere. Piani, sequenze e viste fanno del nuovo complesso una porta verso l’adiacente parco del canale Burlamacca, di prossima apertura

Cattedra, altare e luogo della Parola poggiano su pedane rivestite in lastre Lapitec di colore Bianco Polare, così come il battistero, a sinistra e in basso, dove la luce zenitale illumina un poetico allestimento artistico (foto ©Andrea Avezzù).

LAPITEC

La superficie a tutta massa in grande formato La vasta pedana dell’altare e della cattedra della nuova chiesa e quella più piccola, protesa verso l’aula, del luogo della lettura, sono pavimentate in lastre di pietra sinterizzata a tutta massa Lapitec di colore Bianco Polare, così come il rivestimento del presbiterio, che amplifica la luce della grande vetrata artistica posta dietro l’altare. In pietra bianca Lapitec anche il rivestimento del battistero che mette in risalto la singolarità dell’allestimento e il fonte battesimale, sempre in Lapitec ma in colore Moca. Alla purezza estetica Lapitec unisce importanti caratteristiche di sostenibilità ambientale: è un materiale composto da una miscela di polveri minerali 100% naturali, privo di resine e di derivati del petrolio, durevole e di facile manutenzione. www.lapitec.it

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› ARCHIWORKS

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› ARCHIWORKS

STABILIMENTO ALIMENTARE, OSPEDALETTO LODIGIANO

L’ARABA FENICE

RICOSTRUITA IN SOLI NOVE MESI DOPO UN INCENDIO, LA SEDE DI CARNITALIA SEMBRA UN’ASTRONAVE ATTERRATA NELLA PIANURA PADANA ACCANTO ALL’AUTOSTRADA. LA SCELTA DELLA PREFABBRICAZIONE IN LEGNO PER UN’ARCHITETTURA FUNZIONALE E ICONICA PROGETTATA DALLO STUDIO CASTIGLIONI & NARDI Il 21 febbraio 2015 un furioso incendio distrusse lo stabilimento alimentare Carnitalia. Sopravvissero solo le fondazioni e la struttura della palazzina uffici, in cemento armato. L’incarico della ricostruzione, con l’obiettivo di riprendere l’attività il prima possibile, venne affidato allo studio Castiglioni & Nardi, che aveva già progettato la precedente struttura (19902004). Data l’urgenza, la scelta cadde sulla PROSPETTO NORD-OVEST 0 10m 20m prefabbricazione, questa volta in legno e, data anche la complessità dell’impiantistica a servizio delle linee di produzione, sulla progettazione in Bim. Il progetto prende forma a partire dalla sezione-tipo, assunta come ‘matrice’ volumetrica del complesso, successivamente ritagliando ed eliminando dall’estruso

le eccedenze non necessarie. Il nuovo edificio, di dimensioni in pianta di 190 metri x 55, occupa esattamente l’impronta del precedente, di cui utilizza le fondazioni e, salvo il piano seminterrato (che ospita le centrali tecnologiche di potenza, i depositi e i servizi per il personale), è costruito interamente a secco, con una struttura formata da grandi travi e pilastri in legno lamellare. In pannelli di legno di larice lamellare anche l’involucro, rivestito con lastre aggraffate di zinco-titanio prepatinato per proteggerlo dal dilavamento lasciando a vista i pannelli in colore antracite sotto i profondi sbalzi laterali che, oltre a sottolineare le peculiarità architettoniche e strutturali dell’edificio, proteggono le attività che si svolgono all’esterno.

In alluminio color antracite con finitura opacizzata antiriflesso anche la copertura, predisposta per ospitare un futuro impianto fotovoltaico da 100 MW. Alla quota del piano di carico degli automezzi si sviluppa lo spazio dei reparti di ricevimento, lavorazione, conservazione e spedizione, mentre il voluminoso sottotetto è occupato dalle linee elettriche, dell’aria, dei fluidi e dalle Uta. La peculiare sezione in forma di T dell’edificio risponde alle esigenze funzionali, manutentive e di eventuale potenziamento delle linee di produzione. In particolare, la scelta di allineare i pilastri lungo il perimetro e di sospendere i solai dei reparti produttivi e le guidovie di trasporto della materia prima alle possenti travi la-

In alto, la nuova sede di Carnitalia con la sua particolare forma a T. Nella pagina a fianco, una vista dello stabilimento posto in fregio all’autostrada Milano-Bologna (foto ©Simone Simone). In basso, i prospetti dell’edificio industriale (credits Studio Castiglioni & Nardi AA).

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LocalitĂ Ospedaletto Lodigiano (Lo) Committente Carnitalia Srl Progettazione architettonica e D.L.

Studio Castiglioni & Nardi AA, Varese

SEZIONE A

Team di progettazione

SEZIONE A

Progetto strutture opere in Ca e acciaio Sicad Progettazione opere in legno

Claudio e Carlo Castiglioni, Claudio Nardi con Luca Boldetti e Antonella Miravalle

Rubner Holzbau Spa, Bressanone

Progettazione e D.L. impianti Varesecontrolli Impresa di costruzioni opere in legno Rubner Holzbau Srl, Bressanone

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SEZIONE B 5 100 15 100 20 15

SEZIONE B

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Impresa edile Bacchiocchi Snc, Somaglia Copertura e rivestimento involucro Tecnocop Srl Superficie lotto 16.700 mq Slp 11.240 mq Cronologia luglio 2015 - aprile 2016 Investimento euro 18.000.000 circa


› ARCHIWORKS

Studio Castiglioni & Nardi AA Fondato a Varese nel 1981 da Carlo e Claudio Castiglioni (foto) e Claudio Nardi, lo studio si occupa di edifici pubblici, residenziali, direzionali e industriali, arredo interno e urbano, pianificazione urbanistica, masterplan e studi di fattibilità. Tra i progetti realizzati si evidenziano quelli terziari e produttivi di elevata complessità tecnologica di processo, tra quelli pubblici si distinguono gli spazi aperti e alcune sedi amministrative. Alcuni progetti sono stati redatti in collaborazione con Vittoriano Viganò. Opere dello studio sono state esposte in diverse mostre in Italia. www.studiocastiglioninardi.it

mellari ha consentito di ottenere ambienti di lavoro il più possibile ampi (le travi hanno luci interne fino a 36 metri e sbalzi laterali di oltre otto metri) e dunque flessibili e facilmente riconfigurabili. Gli uffici direzionali e amministrativi, che prospettano sulla vicina autostrada, sono distribuiti su due piani, con il controllo qualità in posizione sopraelevata affacciato internamente sui reparti, e collegati allo stabilimento. Sopravvissuti all’incendio, pilastri in Cls armato qui reggono un sistema di travi-portale con luce fino a 36 metri e un architrave portale con luce di 30 metri. I percorsi di distribuzione interni sono caratterizzati da pareti curve in vetro colorato stampato a motivi grafici lineari. Un ampio atrio, che contiene una plastica scala circolare, interconnette tutti i piani dal seminterrato al sottotetto tecnologico. Alla singolare fisionomia dell’edificio, dal carattere fortemente tecnologico, contribuiscono la grande scala di acciaio, dalle fattezze quasi scultoree, posta al centro della facciata che prospetta sull’autostrada, una teoria di scale e passerelle di sicurezza e una sequenza di crociere di legno poste a sostegno dei grandi sbalzi con funzione di controventatura e stabilizzazione sismica

Rubner Holzbau Resistenza e tempi record Costruito da Rubner Holzbau interamente in legno, lo stabilimento di Carnitalia è stato completato in soli 9 mesi (contro i due anni di un cantiere realizzato con

secondaria di arcarecci posti a un interasse di 2 metri e da un pannello di copertura in legno lamellare. «La scelta del legno lamellare – spiega Peter Rosatti,

metodi convenzionali). Per la sua realizzazione, sono state utilizzate travi in legno lamellare con lunghezza di 43 metri e sezione di 32/222 cm. Le facciate sono state rivestite con pannelli in legno lamellare a tre strati con il posizionamento di una sottostruttura sempre in legno lamellare. La struttura portante della zona produttiva è formata da un sistema di pilastri posti a un interasse di 7,2 metri, con sovrastanti travi piene in legno lamellare, con 36 mt di luce libera nella campata principale, cui si aggiungono altri 9 metri di campata laterale. La copertura regge due piani di solai laterali in aggetto su un lato dello stabilimento; la costruzione è stata poi completata da un’installazione

amministratore delegato di Rubner Holzbau – si è dimostrata vincente sia per l’elevato grado di prefabbricazione che rende la messa in opera estremamente rapida e precisa, sia per l’ottimo comportamento del materiale in caso di incendio. Contrariamente a quanto si è portati a pensare, infatti, il legno garantisce un alto livello di protezione e sicurezza: test specifici hanno dimostrato che anche a seguito di una prolungata esposizione al fuoco le travi in legno lamellare, seppur ridotte in sezione, mantengono inalterate le proprie prestazioni strutturali». www.rubner.com/holzbau

Pagina a fianco, in alto, due sezioni trasversali dello stabilimento (credits Studio Castiglioni & Nardi AA). Nelle foto, alcune viste di ambienti esterni e interni, con la scala esterna in acciaio e le crociere di legno a sostegno dei grandi sbalzi (foto © Simone Simone e Claudio Castiglioni).

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› ARCHIWORKS

In apertura, la Dallara Motorsport Academy: un’architettura fortemente iconica, che diventa il landmark del paesaggio collinare; a fianco, i tubolari di acciaio che schermano la facciata curva della rampa espositiva; sotto, la corona semicircolare della facciata e dell’ingresso (foto ©Stefano Anzini).

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DALLARA MOTORSPORT ACADEMY, VARANO DE’ MELEGARI, PARMA

TERRITORIO E IDENTITÀ CON IL PROGETTO DI QUESTO NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO E FORMATIVO ATELIER(S) ALFONSO FEMIA AF517* TRASFORMA IN FORMA E MATERIA IL REPERTORIO PAESISTICO REALE E L’UNIVERSO SIMBOLICO LEGATO ALL’AUTOMOBILE Il nuovo complesso didattico-espositivo realizzato dallo studio Atelier(s) Alfonso Femia AF517* a Varano de’ Melegari, in provincia di Parma, per il gruppo automobilistico Dallara è un punto di incontro tra l’anima del luogo – un contesto paesaggistico di qualità, all’interno del sistema agricolo delle colline del Parmense, nella vallata del torrente Ceno, non distante dai centri rurali dell’Appennino – e l’anima dell’uomo, l’ingegner Giampaolo Dallara e i talenti espressi nei decenni dall’azienda che

costruisce le automobili dichiarate le più veloci e sicure del mondo. La Dallara Academy, fortemente iconica, arricchisce e ridefinisce il luogo trasformandosi in landmark del paesaggio, posto a quota leggermente rialzata rispetto al livello della strada come un leggero piano inclinato capace di definire la separazione tra la statale e l’Accademia. Secondo tratto fondante del progetto la chiarezza compositiva, espressa da figure geometriche pure che generano altrettanti volumi e che ospitano differenti

funzioni. Il cono, la corona semicircolare, il trapezio, il parallelepipedo sono le quattro forme di cui si compone l’edificio. Ciascuna di esse è legata al contesto: le prime due al territorio e al paesaggio, le altre al sistema urbano e a quello produttivo. Ai singoli blocchi funzionali è stato riservato un differente trattamento di facciata, prediligendo la sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie. Ogni materiale veicola un messaggio identitario e una scelta di sostenibilità: i tubolari in

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› ARCHIWORKS

«L’idea che abita il progetto è quella di creare un edificio capace di conciliare l’identità individuale delle parti che concorrono a creare il tutto con un senso di unitarietà dell’insieme, un paesaggio nel paesaggio»

Alfonso Femia

In alto, in primo piano, le formelle in ceramica che si adagiano sulla superficie curva dei coni; a fianco, le sezioni longitudinali e trasversali del complesso espositivo; nella pagina a fianco, alcuni ambienti interni della Dallara Academy (foto ©Stefano Anzini).

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MITSUBISHI ELECTRIC

Tecnologia e integrazione architettura/impianti

acciaio, che schermano e riflettono il sole sulla facciata curva della rampa espositiva richiamano la vocazione meccanica della casa automobilistica; le formelle in ceramica, che si adagiano sulla superficie curva dei coni, rendono omaggio alla tradizione costruttiva emiliana; i pannelli in calcestruzzo, realizzati con un composito cementizio di nuova generazione, eco-ventilato a taglio termico, rivestono il cuneo scavato nella collina. Il nuovo complesso espositivo si compone di tre differenti aree: Educating, che ospita le attività complementari all’esposizione-museo e didattico-esperienziali; Learning, dove si svolgono le

attività di un master post-universitario sui temi tecnologico-progettuali legati al motorsport; Living, in cui trovano collocazione le funzioni espositive-museali destinate alle automobili. Lungi dal rappresentare un mero esercizio formale, ogni elemento del complesso trova la propria ragione in una stretta relazione tra forma e funzione e tra progetto e costruzione: un atteggiamento che si traduce in risparmio di tempi, suolo e risorse. Così la funzione museale, che comporta i maggiori carichi statici, è circoscritta alla rampa ascendente semicircolare, dove si concentrano le soluzioni strutturali più performanti, evitando

Così come le automobili Dallara, anche l’involucro architettonico della Dallara Academy, frutto di un’analisi preliminare che ha condotto all’ottimizzazione generale delle geometrie e degli orientamenti, nasconde un cuore tecnologico che si esprime al meglio nell’impiantistica. La produzione dei fluidi caldi e freddi avviene grazie a una pompa di calore condensata ad aria NECS-CQ/B/S 0804 di Mitsubishi Electric a marchio Climaveneta collocata nell’interrato. L’aria di espulsione viene liberata attraverso grandi griglie poste in copertura dei locali tecnici ed esternamente poco visibili, perché installate in posizione defilata rispetto all’accesso principale dell’edificio. Sempre al livello -1 è installata anche una pompa di calore Mitsubishi Electric a marchio Climaveneta EW-HT 0152 per la produzione di Acs ad altissima temperatura. La distribuzione del clima all’interno dell’edificio avviene mediante Uta per il freddo e con un sistema di pannelli radianti a pavimento, che garantiscono condizioni di comfort ideali nel periodo invernale, per il calore. L’apparato impiantistico è integrato con un sistema di pannelli fotovoltaici in copertura. L’integrazione tra le pompe di calore e il sistema fotovoltaico permette di sfruttare la fonte rinnovabile per garantire un’elevata copertura del fabbisogno energetico dell’edificio. it.mitsubishielectric.com

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In alto, lo spazio museale collocato sulla rampa semicircolare ascendente culima in una sala auditorium; la sedia conferenza è Gaia di Rexsitt con scrittoio e sedile ribaltabile. La seduta è impilabile in apposito carrello per 50 pezzi. A fianco, un altro degli ambienti interni (foto ©Stefano Anzini).

CREDITI Località Varano de’ Melegari, Parma Committente Varanobox Progetto architettonico Atelier(s) Alfonso Femia AF517*

Coordinamento Simonetta Cenci Allestimento museografico

Atelier(s) Alfonso Femia con Tapiro Design

Interior design Atelier(s) Alfonso Femia Progettazione illuminotecnica

di appesantire i solai degli ambienti. L’aver riservato al piano alto dei coni le aule didattiche principali permette di limitare al solo involucro di questi corpi l’adozione dei pacchetti acustici più prestazionali. Circoscrivere l’ambiente freddo della scala principale all’interno di un blocco edilizio autonomo permette di eliminare gli strati coibenti dalle pareti esterne del terzo cono, senza compromettere il comfort termico dei restanti ambienti caldi. La compattezza dell’impianto edilizio consente di concentrare le superfici costruite riducendo al minimo il consumo di suolo. A rafforzare questa volontà, l’impronta del complesso è per quasi metà sospesa da terra: la rampa espositiva ascendente libera il terreno sot[ 78 ]

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tostante, facendone un nuovo punto di penetrazione della natura all’interno del sedime dell’edificio, mentre la sua parte terminale diventa uno spazio polifunzionale, tramutabile in auditorium, in grado di ospitare eventi con maggiore affluenza di pubblico. La riduzione dell’impronta a terra si accompagna alla ricerca di un contenimento dell’altezza del costruito. Pur non esistendo vincoli, si è scelto di scavare parte del volume così da limitare il reale sviluppo fuori terra dell’edificio a un solo piano sul lato a monte, a fronte di un totale di tre piani costruiti

Atelier(s) Alfonso Femia con Invisible Lab (Silvia Perego)

Progettazione strutturale Redesco Progetti Progettazione impiantistica FOR Engineering Direzione lavori Alfonso Femia Impresa di costruzioni Mario Neri Opere esterne Dallara Costruzioni Superficie totale dell’area 5.542,12 mq Superficie progetto 2.971 mq Superficie coperta 1.953 mq Dimensioni edificio 15,28 m (altezza) 42 m (profondità)

Sistemazioni esterne 2.215 mq Tempi Febbraio 2017 - Settembre 2018 Costo 7,8 milioni euro Impianti Mitsubishi Electric Fornitori Schindler, Casalgrande Padana,

Castaldi Lighting, iGuzzini, 3F Filippi, La Cividina, Universal Selecta, Anaunia, Rexsitt


› WORKSCAPE

PROGETTARE GLI SPAZI DEL LAVORO APERTI DINAMICI FLESSIBILI CAPACI DI INTERPRETARE UN NUOVO MODO DI LAVORARE

The Corner, il nuovo edificio per uffici realizzato da Atelier(s) Alfonso Femia AF517 a Milano (foto ©Stefano Anzini).

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› WORKSCAPE

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› WORKSCAPE

EDIFICIO DIREZIONALE, MILANO

THE CORNER TRAME, RITMI, LUCE, OMBRA BIANCO E NERO, LUCIDO E OPACO, MINERALE E TRASPARENTE, APERTO E CHIUSO, TECNOLOGICO E SEMPLICE. UN EDIFICIO BIFRONTE FRUTTO DI UN’ATTENTO PROGETTO DI TRASFORMAZIONE TOTALE CONDOTTO DA ALFONSO FEMIA E DAL SUO ATELIER DI ARCHITETTURA

The Corner, in alto la facciata su via Melchiorre Gioia, qui accanto quella su viale della Liberazione (foto © Stefano Anzini).

The Corner, l’edificio di proprietà di Generali da poco riqualificato, è un nuovo esempio della Milano che cambia. Il complesso originario, una realizzazione degli anni Settanta, si colloca in una delle zone oggi più vivaci della città, quella della nuova polarità urbana di Repubblica-Porta Nuova-Melchiorre Gioia, dove molto attende ancora di essere completato. Il complesso, il cui progetto porta la firma di Atelier(s) Alfonso Femia/AF517, è diventato altra cosa nel panorama cittadino: sfondo del parco della Biblioteca degli Al-

beri da un lato e nuova prospettiva urbana dall’altro. Il progetto di Femia non intende riproporre lo schema formale delle nuove architetture contemporanee dell’area, bensì affermare con una visione coraggiosa la propria autonoma identità architettonica. Ogni prospetto del fabbricato assume un diverso linguaggio, ma sempre capace di porsi in relazione con il proprio ruolo urbano: cerniera tra la vecchia e la nuova città. I due prospetti principali, il primo su viale della Liberazione, il secondo su Melchior-

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› WORKSCAPE CREDITI Località Milano, viale Liberazione, 16-18 Committente

Generali Real Estate Sgr, Fondo Mascagni

Progetto architettonico, preliminare, definitivo e paesaggistico Atelier(s) Alfonso Femia /AF517 Coordinamento Simonetta Cenci Responsabili di progetto Alessandro Bellus, Marco Corazza

Design team Alessandro Bellus, Simonetta, Cenci, Marco Corazza, Vanesa Carbajo Fernàndez, Alfonso Femia, Vera Messana, Matteo Luciani, Andrea Lucchi, Francesca Zampetti

Progettazione strutturale e impiantistica FOR Engineering

Impresa di costruzioni CGG - Gilardi Slp 17.500 mq Superficie piano tipo 1.700 mq Area parcheggi 4.400 mq Tempi 2014 - 2019 Costo 20.558.693 euro Serramenti Schüco Ascensori Kone Climatizzazione Mitsubishi Electric

In alto, pianta del piano terra del complesso (credits Atelier(s) Alfonso Femia/AF517); sotto, un interno con la doppia soluzione di facciata e la vista della corte interna. Nella pagina a fianco, i portici dell’edificio su viale della Liberazione (foto ©Stefano Anzini). In questo edificio sono sono stati utilizzati sistemi in alluminio Schüco: per la facciata “bianca” su via della Liberazione è stato realizzato un tamponamento con sistemi di finestra da catalogo AWS 75. La facciata che apre su piazza Einaudi è una facciata a montanti e traversi su base FWS 50 caratterizzata da bow windows completamente customizzate, di dimensioni e profondità differenti, alcune delle quali sono calpestabili, sostenute da staffe di fissaggio che “bucano” la pelle dell’edificio e sostengono le bow windows. Quella interna infine è una facciata strutturale FW 50+ SG, con aperture custom.

re Gioia, risultano completamente differenti: il progetto enfatizza queste differenze. Nel primo caso si tratta di una facciata lapidea con forti chiaroscuro generati dalle bucature delle finestre, nel secondo di facciate continue vetrate. Ciò che colpisce dell’architettura realizzata sono il ritmo e la sequenza delle facciate, che diventano ora un bassorilievo quasi ossessivo di colore bianco ora una serie variabile di bow-window blu. Anche per la sopraelevazione, la scelta è consistita nel rafforzamento di una trama strutturale intensa e ripetitiva. A opera conclusa la percezione dai due [ 82 ]

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› WORKSCAPE

Atelier(s) Alfonso Femia/AF517 Ideatore e co-fondatore, nel 1995, dello studio 5+1 (che nel 2005 diventa 5+1 AA e dal 2017 assume la denominazione Atelier(s) Alfonso Femia AF517), Alfonso Femia è stato docente alla Kent State University di Firenze, alle facoltà di Architettura di Ferrara e di Genova e visiting professor all’università di Hong Kong. Nel 2019 ha diretto la terza edizione della Biennale di Architettura di Pisa. Tra i progetti più recenti la Dallara Academy (che presentiamo in questo numero, a pagina 74), la nuova sede BNLBNP Paribas/ a Roma (2016), Les Docks de Marseille (2016). Recentemente ha vinto i concorsi internazionali per la Prima Zecca di Italia a Roma, per un sistema ricettivo innovativo a Europacity (Parigi) e per la nuova città dello Sport a Cosenza. Sono attualmente in corso numerosi progetti urbani in Italia e all’estero. Gli Atelier(s) Alfonso Femia hanno sedi a Genova, Milano e Parigi. www.atelierfemia.com

«The Corner prende il suo nome dall’idea fondativa progettuale: far comprendere che nella città l’angolo di un edificio può e deve essere un punto di racconto della città stessa, del suo tempo tra i tempi, del suo rapporto percettivo con il contesto»

Alfonso Femia

fronti è anch’essa differente: da Melchiorre Gioia la prospettiva è ampia e fa percepire la facciata in modo frontale; su viale della Liberazione invece è avvertita in prospettiva e mai da una grande distanza. Dal punto di vista tecnologico gli imbotti laterali dei bow windows che danno su Melchiorre Gioia sono realizzati con pannello composito in Alucobond formato da due lamiere di alluminio con interposto spessore di materiale plastico-minerale, sorretto da una sottostruttura in acciaio; i profili dei serramenti a taglio termico su viale

Liberazione sono invece realizzati con elementi in alluminio a sagoma tubolare: lo studio delle tipologie e dei colori del vetro crea sulla facciata un effetto sfumato uniforme. Più nel dettaglio, le opere realizzate hanno riguardato la sopraelevazione di due piani dell’edificio esistente, il rifacimento di tutte le facciate esistenti, la riqualificazione dell’attacco a terra, con i portici e la pensilina su Melchiorre Gioia, la razionalizzazione del layout interno degli uffici, la realizzazione di aree terrazzate sia in copertura sia sopra il corpo basso, la riqualificazione del si-

stema impiantistico con fonti rinnovabili e sistemi ad alte prestazioni e bassi consumi, il raggiungimento della classe energetica A e della certificazione Leed Silver e l’adeguamento alle normative sismiche e antincendio. Femia è anche riuscito nell’intento di portare il parco della Biblioteca degli Alberi sino ai piedi di The Corner, facendolo quasi entrare attraverso il porticato e la pensilina, quest’ultima completamente specchiante, che è servita a eliminare il limite fisico tra pubblico e privato, tra la dimensione collettiva e quella più riservata

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› WORKSCAPE

FC INTERNAZIONALE HQ, MILANO

Physical branding e calcio globale LA PROGETTAZIONE INTEGRATA DI DEGW E FUD DI LOMBARDINI22 PER LA NUOVA SEDE DELL’INTER VEICOLA LA STORIA E I NUOVI VALORI DI UNA SOCIETÀ SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALE. IN 4.000 MQ ALL’INTERNO DI DI THE CORNER UFFICI, SPAZI DI RAPPRESENTANZA, SALE ESPOSITIVE, AREE PER IL RELAX E UNA TERRAZZA DI 800 MQ

Il trasferimento dalla sede storica di corso Vittorio Emanuele alla zona direzionale Garibaldi-Repubblica non si spiega con la sola necessità di nuovi spazi, bensì con l’idea di un calcio globalizzato che ha necessità di veicolare nuovi messaggi identitari. Stiamo parlando della nuova sede dell’Inter, che lo scorso anno si è trasferita in una delle zone più attrattive del capoluogo. Nel disegno dei nuovi uffici (4.000 metri quadrati di superficie per 200 postazioni di lavoro), in una porzione di The Corner, Degw e Fud, brand del Gruppo Lombardini22, hanno proposto una soluzione di interni che legasse la funzionalità a innovazione, velocità, internazionalità e benessere. Nuovi valori e altrettante soluzioni ottenute ricorrendo alla progettazione integrata degli ambienti di lavoro. La nuova sede occupa gli ultimi cinque piani (dal sesto al decimo) di un’ala dell’edificio. [ 84 ]

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I piani sesto, settimo e ottavo sono dedicati alle funzioni operative, il nono ad area condivisa per ospiti e incontri con le realtà esterne, il decimo alle aree executive e sport e l’undicesimo, con i suoi 800 metri quadrati, a terrazza. Il concept di progetto prende le mosse da una conoscenza profonda della storia della società: da qui l’idea di dare forma a uno spazio architettonico deciso, regolare, elegante, dalla forte personalità, con un linguaggio identitario radicato nella cultura milanese e, insieme, rivolto al mondo. Le aree sono caratterizzate da un’alternanza tra spazi di lavoro e supporti e trattate con lo scopo di infondere negli uffici un’atmosfera calda e domestica, con finiture in legno e una presenza diffusa di verde. La riconoscibilità corporate è risolta in background con leggerezza, grazie agli accostamenti di colori e materiali e con picchi d’intensità comunicativa in alcuni punti strategici.

Elementi declinati nelle aree condivise del nono piano, rafforzati dalla vocazione di rappresentanza e comunicazione delle funzioni presenti: la reception principale, con il social wall che veicola contenuti direttamente dai canali social ufficiali; la trophy room, un’isola circolare di trofei coronata da un anello continuo di immagini sospese; la media room, dedicata alle sessioni di training; l’Inter heritage, un luogo in cui vive la storia della squadra, con l’esposizione di memorabilia; la sala orologio (il nome deriva dal ristorante in cui venne fondato il club), dove il bancone bar e le diverse sedute invitano anche a una convivialità food & beverage. Gli spazi, flessibili e adattabili, sono completati da una lounge e due meeting room riconfigurabili a molteplici usi. Il nono piano, infine, ospita l’executive floor e la terrazza. Si tratta di un’area aperta dedicata agli ospiti per eventi privati, dj set, meeting, pranzi.


› WORKSCAPE CREDITI Località Milano, viale della Liberazione, 16-18 Committente Internazionale Milano 1908 Building Atelier(s) Alfonso Femia Interior design, fit-out, direzione lavori

Degw: Alessandro Adamo (client leader) Giuseppe Pepe (design leader) Valeria Romanelli (senior architect) Giovanna Manfredi, Lucia Torchiana (architetti)

Physical branding, direzione artistica

Fud: Domenico D’Alessio (client leader) Lorenzo Casanova (design leader) Nicolò Gerico, Pietro Cedone, Paolo Piccinini (designer)

Superficie 4.000 mq Fine lavori 2019 Fornitori Ethimo, Cassina, Omnitex, Molteni, Unifor, Vetroin, EcoContract, Herman Miller

La nuova sede dell’Inter all’interno di The Corner. Una soluzione che lega funzionalità, innovazione e dimensione internazionale della società. Le aree alternano workspace e spazi conviviali. I colori e i materiali utilizzati trasmettono un’atmosfera calda e domestica (foto ©Marco Cappelletti).

A partire dalla storia del club e dai suoi valori, il physical branding ha trasformato gli spazi in strumenti di comunicazione con un progetto ad hoc. Lo scopo era creare un’esperienza di brand, completando lo spazio architettonico e generando energia positiva nelle persone che interagiscono con esso, facilitandone l’orientamento. L’intervento ha coinvolto tutta la sede, in primis il sistema di segnaletica, con pittogrammi sviluppati sui concetti di asimmetria e movimento basati sull’astrazione delle bandiere delle nazioni che hanno segnato la storia della squadra

HERMAN MILLER

Tecnologia, comfort e design Herman Miller ha fornito per FC Internazionale tutte le sedute operative, direzionali e meeting, secondo le esigenze del gruppo, sia dal punto di vista ergonomico sia del design. Tonalità tenui del grigio per Mirra2, design Studio 7.5, una seduta operativa molto apprezzata per le sue caratteristiche di leggerezza, traspirabilità e ampia scelta di colori. Nelle zone meeting è stata inserita la seduta Setu, molto flessibile e resistente; grazie alla Kinematic Spine si piega e si adatta a ogni movimento del corpo risultando comoda anche durante lunghe riunioni. Nell’Auditorium, Keyn (nella foto) nei colori identitari del club. In alcune postazioni infine troviamo Cosm: un’unica e continua struttura in rete che si adatta ai movimenti e al peso della persona senza dover intervenire con meccanismi di regolazione. www.hermanmiller.com

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› WORKSCAPE

DURST HQ, BRESSANONE

FORMA E MESSAGGIO BUCATURE COME PIXEL EVOCANO I SISTEMI DI STAMPA DIGITALE PRODOTTI DALL’AZIENDA E DEFINISCONO LA FACCIATA CURVILINEA DELLA SEDE DI DURST, UN VOLUME ORGANICO PROGETTATO DA MONOVOLUME ARCHITECTURE+DESIGN CHE CELA LO STABILIMENTO CUI È COLLEGATO

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› WORKSCAPE

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› WORKSCAPE

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› WORKSCAPE

In apertura, il volume sinuoso del nuovo edificio poggia su un basamento interamente vetrato. Lungo quasi 200 metri, il basamento è realizzato con il sistema per facciate strutturali Schüco FW 50+ SG con vetri a bassa trasmittanza termica. La soluzione ha consentito di ottenere un effetto uniforme della facciata grazie all’utilizzo di profili portanti visibili solo dall’interno, lasciando all’esterno solo dei giunti molto snelli (foto Paolo Riolzi / Rolf Nachbar, © Durst Group).

C

on 295 brevetti all’attivo, oggi Durst è leader nei sistemi di stampa digitale ad alte prestazioni per settori che abbracciano la comunicazione visiva e diversi ambiti industriali tra cui il mondo della ceramica. La vocazione all’innovazione – l’azienda venne fondata nel 1936 – trova oggi espressione nel progetto dello studio monovolume architecture+design, che ha ripreso un’idea mai realizzata dell’architetto Othmar Barth che progettò il primo stabilimento. Posta di fronte allo stabilimento, cui è collegata da un ponte al primo piano, e integrando il corpo uffici preesistente, la forma organica della nuova sede si presenta come una costruzione a due piani di forma allungata e compatta che culmina a sud in una torre di sei piani. Poggiata su una piastra continua interamente vetrata, l’ala bassa sembra fluttuare sospesa sul terreno. Verso nord, l’edificio si stacca dal

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Konferenzsaal

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Aufzug

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65,32 m2

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NGF: 2,42 m2

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WC

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Treppenhaus

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NGF:

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Gang NGF: 2,36 m2

Lounge NGF: 43,51 m2

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Überdachung HLS

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Nei disegni, uno stralcio della planimetria dello stabilimento esistente e dei nuovi uffici e i prospetti del complesso (courtesy monovolume architecture + design).

Überdachung HLS

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Nord Ansicht

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Obergeschoss 05

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monovolume architecture + design

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28 x 17 x 30

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Dach-Terrasse NGF:

115,31 m2

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Überdachung HLS

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GSPublisherVersion 0.0.100.95

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West Ansicht

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Obergeschoss 06

Juri Pobitzer (Merano, 1974) e Patrik Pedò (Bolzano, 1973) si laureano presso la facoltà di architettura dell’Università di Innsbruck, dove si incontrano e sviluppano ricerche in comune prima di fondare, nel 2003 a Bolzano, lo studio monovolume, che oggi conta circa venti collaboratori. La costante ricerca di un diverso punto di vista rispetto alle convinzioni e alle convenzioni, unito a un forte spirito di collaborazione tra progettista e costruttore, si traducono in opere fortemente innovative. Numerosi i progetti realizzati in ambito pubblico e privato, dall’architettura ai progetti di interni fino alla scala urbana e infrastrutturale. Numerose anche le pubblicazioni e le mostre, tra cui la partecipazione alla Biennale Architettura di Venezia nel 2014. www.monovolume.cc


› WORKSCAPE

Il giardino interno tra lo stabilimento e i nuovi uffici (Paolo Riolzi / Rolf Nachbar, ©Durst Group). Sotto, l’auditorium in una foto di ©Daniele Domenicali.

BARTH

Gli allestimenti dell’Auditorium L’allestimento dell’auditorium della nuova sede di Durst – sottocostruzione in acciaio con disaccoppiamento acustico, pavimento sopraelevato a scalinata con gradini intermedi in materiale ignifugo, pavimentazione del palco con leggio in rovere, sala formazione – è stato realizzato da barth. L’azienda, nata 140 anni fa come falegnameria, è oggi una realtà all’avanguardia nella lavorazione di numerosi materiali. Punto di forza di barth è il team di project manager che supporta i progettisti dalla stesura dei disegni esecutivi alla definizione dei dettagli tecnici, dalla scelta dei materiali e delle tecnologie più appropriate alla produzione – rigorosamente effettuata nella sede di Bressanone – e al montaggio in cantiere. Sempre per la sede di Durst barth ha realizzato anche un tavolo riunioni di ben nove metri di lunghezza e 388 telai su misura per le finestre. www.barth.it

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› WORKSCAPE CREDITI Località Bressanone Committente Durst Phototechnik AG Progetto architettonico monovolume architecture + design

Collaboratori Federico Beckmann

Alessandro Sassi, Diego Preghenella Giorgia Vernareccio, Barbara Waldboth

Statica Kauer Ingenieure Progetto termo-sanitario

Ktb Engineering Design Group

Progetto impianti elettrici

Von Lutz electrical and lighting projects

Progettazione delle facciate Hans Landmann Progetto illuminotecnico Eurolicht Project manager Pohl+Partner Impresa di costruzioni Bernard Bau Srl Installazione facciate Frener & Reifer Metalbau Superficie edificata 27.334 mq Superficie in pianta 5.716 mq Volumetria dell’ampliamento 26.954 mc Cronologia 2019 Sistemi di facciata Schüco Porte di ingresso scorrevoli Assa Abloy Pavimentazioni Marazzi, Ceramica Santagostino Mirage

Illuminazione iGuzzini, Artemide, Foscarini Climatizzazione Eurotherm Arredi Fantoni, Vitra, Walter Knoll Arredi su misura campus barth

Sopra, la scala in acciaio che conduce al secondo piano destinato a uffici, spazi per riunioni e zone relax. Sotto, una sala riunioni con pareti vetrate Fantoni I-Wallflush, caratterizzate dalle migliori prestazioni meccaniche e acustiche e dalla minimizzazione delle ridondanze (giunzioni, sormonti, fermavetri, cerniere a vista) sia nella parete posizionata centralmente che in offset, per favorire la massima trasparenza. Progetto con soluzioni curvate completamente customizzate (foto Paolo Riolzi / Rolf Nachbar, ©Durst Group).

basamento con uno sbalzo che ospita un ampio auditorium – il Durst Campus – mentre a sud si piega fino a toccare il terreno del giardino e contemporaneamente si alza per trasformarsi in torre e landmark del territorio. Con uno specchio d’acqua, il progetto di paesaggio moltiplica questo effetto scenico. Al piano terra il basamento della nuova costruzione ingloba a nord i vecchi spazi amministrativi, che sono stati ristrutturati, uno showroom aperto di grandi dimensioni dove sono esposte le macchine di stampa, e i laboratori. Nella parte sud si trova il nuovo ingresso con foyer, bar e servizi. L’atrio, a tutta altezza, ospita una scala in acciaio che conduce ai piani primo e secondo, dove si trovano uffici, spazi per riunioni informali, una piccola cucina e zone relax che affacciano sul giardino situato tra il nuovo edificio e lo stabilimento. [ 92 ]

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› WORKSCAPE

Sopra, l’atrio a tutta altezza e la scala in acciaio che sale al primo piano; a fianco e sotto, alcuni ambienti di lavoro e di riunione (foto Paolo Riolzi / Rolf Nachbar; ©Durst Group).

Al terzo e quarto piano della torre sono collocati gli uffici direzionali, mentre il quinto è utilizzato per conferenze e mostre. Accanto al corpo di fabbrica esistente è stata realizzata una palestra per i dipendenti, con vista sul paesaggio circostante. La viabilità esterna è stata riorganizzata, in modo da separare l’accesso all’area produttiva da quello per il personale e i clienti. La facciata è composta da una struttura

portante in legno lamellare rivestita con pannelli in alluminio verniciato a polvere, nella quale sono inserite finestre di varie dimensioni che le conferiscono un effetto pixelato. Negli stipiti delle finestre sono integrate luci a Led che di notte illuminano dinamicamente la facciata, trasformando l’edificio in un oggetto mediatico. Un piccolo dettaglio: tutte le lastre ceramiche utilizzate per le pavimentazioni sono state stampate con macchine digitali Durst

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› WORKSCAPE

THE FORK, MILANO

URBAN STYLE E TRADIZIONE AGLI ULTIMI PIANI DEL PALAZZO MILANESE DELL’INFORMAZIONE PROGETTATO NEL 1938 DA GIOVANNI MUZIO, POCHI MESI FA È STATA INAUGURATA LA SEDE ITALIANA DI THE FORK, LA PIATTAFORMA ONLINE DI PRENOTAZIONE DI RISTORANTI. IL PROGETTO DI INTERNI È STATO SVILUPPATO E REALIZZATO DA TÉTRIS

Come in metrò: materiali, colori e decorazioni conferiscono agli uffici di The Fork un carattere decisamente urbano. A destra, uno scorcio della spazio conviviale prossimo alla reception e alla terrazza e, sotto, uno schizzo del concept generale (foto ©Paolo Carlini).

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In piazza Cavour a Milano sorge uno degli edifici più belli della città. Costruito tra il 1938 e il 1942 su progetto di Giovanni Muzio come sede del quotidiano di regime, dopo la guerra vi trovarono sede numerosi uffici di corrispondenza di quotidiani e agenzie di stampa. Dalle sue rotative sotterranee uscirono per decenni le copie della Gazzetta dello Sport, dell’Avanti! e per un certo periodo anche del Giorno. Da alcuni anni un intervento generale di riqualificazione lo ha trasformato in un asset immobiliare del valore, secondo l’ultima transazione che risale all’estate del 2019, di 80 milioni di euro. Una parte di questo immobile, per una superficie complessiva di 1.200 metri quadrati, è oggi occupata dalla sede italiana di The Fork, il sito internazionale di prenotazione online di ristoranti di proprietà del gruppo TripAdvisor.

Inaugurati ufficialmente nel novembre scorso gli ambienti, progettati e realizzati da Tétris, comprendono 100 postazioni di lavoro che si sviluppano sugli ultimi due piani del palazzo e comprendono uno spazio esterno di 300 mq con vista sul vicino grattacielo svizzero e sui giardini pubblici dedicati a Indro Montanelli. Caratteristica dell’intervento la disponibilità di uno spazio iniziale completamente libero, che ha consentito di integrare l’impiantistica nella progettazione. Ma nello stesso tempo con superfici complessive dalle dimensioni ridotte, dovute alle tecniche costruttive dell’epoca. I due aspetti, insieme all’identità dell’azienda e alla natura dei servizi che la piattaforma offre agli utenti, sono alla base del concept sviluppato dai progettisti di Tétris: uno stile urbano che, proseguen-

do dalla reception verso l’interno e poi al piano superiore, assume forme diverse, adattandosi alle condizioni del manufatto ma conservando una coerenza intrinseca che emerge dalle diversità. Una metafora urbana che non riguarda semplicemente lo stile del fit-out ma che si applica ai diversi ambienti: dalla reception-piazza, dotata di una cucina professionale adatta a momenti di show cooking aperta su uno spazio conviviale che si affaccia sulla terrazza esterna, al corridoio-strada che distribuisce i flussi alle meeting room – anche collegabili tra loro – intese come mini-blocchi residenziali cittadini. Una scala in carpenteria metallica collega dall’interno i due livelli, accessibili anche esternamente da una scala di sicurezza preesistente rivestita in eco-cemento Cement Design color rosso vivo. Alla funzionalità operativa richie-


› WORKSCAPE

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› WORKSCAPE

sta dal cliente si aggiunge un attento studio del comfort visivo (la trasparenza è assicurata da partizioni vetrate antisismiche di Mangini) e acustico. Così, quel che di primo acchito appare come un elemento decorativo o una concessione al giovanilismo che generalmente caratterizza gli uffici delle dot.com svolge in realtà funzioni importanti per la qualità di vita e di lavoro: dai colorati pannelli acustici Celenit nelle sale riunioni ai listelli effetto legno di Woodn che schermano gli impianti di aerazione a soffitto, dalle task light Humanscale per integrare individualmente i 300 lux standard

dell’illuminazione di ambiente alle lastre insonorizzanti monoacoustic di Rockfon dipinte di nero che adattandosi plasticamente al soffitto voltato conferiscono un’impronta fortemente architettonica al piano superiore. Il rivestimento tessile dei pannelli della pavimentazione flottante, che permette di riconvertire facilmente gli ambienti secondo future esigenze d’uso, aggiungono silenziosità e colore all’ambiente, caratterizzato anche da singolari rivestimenti in laterizio, con autentici mattoni faccia-a-vista Terreal San Marco tagliati ad acqua allo spessore di 1 cm e incollati alle pareti

CELENIT Un’accurata progettazione acustica, unita alla scelta di caratterizzare le meeting room con pareti fonoassorbenti differenti e personalizzate, ha trovato risposta nella versatilità delle soluzioni Celenit. I pannelli in lana di legno della nuova divisione Acoustic|Design, uniscono alle elevate performance di assorbimento acustico, le caratteristiche di sostenibilità e di ecocompatibilità proprie di un prodotto naturale e dal design flessibile. Nello specifico, la variante Shapes ha permesso di intervenire con soluzioni su misura, diversificando la forma - quadrati, rettangoli, strisce - il colore e lo schema di posa. www.celenit.com

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Accanto e sotto, alcune viste dello spazio conviviale. Con vista sul vicino parco Montanelli, le finestre si aprono sulla terrazza al quinto piano dell’edificio. Nella pagina a fianco, la reception con le partizioni vetrate di Mangini con cerniere Tectus TE 340 3D di Simonswerk. Lungo il corridoio, un phone booth ‘travestito’ da macchina per fototessere (foto ©Paolo Carlini).

CESARE ROVERSI Un’azienda dedicata da 70 anni a realizzazioni nel settore contract, di arredi custom, su progetto, dove il fare artigianale convive con avanzate tecnologie a livello produttivo e progettuale. L’intervento della Cesare Roversi presso The Fork si è concretizzato nella realizzazione di tutti gli arredi su misura, in stretto dialogo con gli spazi esistenti: reception, panche, banconi e zone cooking and living, che hanno richiesto la lavorazione di materiali lignei e metalli. www.roversi.it

PEDRALI Osaka Metal e Tweet sono le sedute di Pedrali che arredano l’area conviviale di The Fork. Osaka, CMP Design, è uno sgabello con scocca in multistrato di frassino e una struttura a slitta in tondino d’acciaio nel quale gli elementi strutturali appaiono nella loro purezza e semplicità formale. La sedia Tweet, design Marc Sadler, combina il design razionale e pulito della scocca con un’ampia scelta di telai e finiture, caratteristiche che ne garantiscono l’adattabilità negli ambienti contract e domestici. È impilabile, ha la scocca in polipropilene stampato a bi-iniezione e una struttura in tubo d’acciaio di 14 mm di diametro. www.pedrali.it

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› WORKSCAPE

Tétris Creata nel 2003 e acquisita nel 2007 dal Gruppo di consulenza immobiliare JLL, Tétris opera nel campo della progettazione e ristrutturazione di spazi di lavoro e commerciali realizzati in modalità Design&Build, che prevede la gestione chiavi in mano di un progetto di fit-out: dal briefing alla realizzazione dei lavori. Modalità che integra la componente progettuale con quella realizzativa e garantisce l’intero processo, con vantaggi di tempi e costi. Tétris ha 32 uffici tra Europa, Africa e Brasile, un fatturato di 711 milioni di dollari (2018) e un network multidisciplinare di oltre 800 collaboratori. Nel 2018 ha realizzato più di 7mila progetti per clienti nazionali e internazionali. Un unico interlocutore per investitori nei settori direzionale, alberghiero, della distribuzione e della logistica. www.it.tetris-db.com

La terrazza e gli ambienti di lavoro. Per tutte le postazioni è stata scelta Nova di Humanscale, la lampada da tavolo a led di ultima generazione con dimer e sensore di presenza. Disponibile nella versione con base o con morsetto (foto ©Paolo Carlini).

CREDITI Località Milano Committente The Fork, Gruppo TripAdvisor Progetto design & build Tétris Team Tiziano Betti (project supervisor) Ilaria Cavazzini (capo progetto e designer) Daniele Spreafico (construction manager) Michele Poma (project manager)

Superficie 1.200 mq Cronologia 2019 Climatizzazione Mitsubishi Electric Laterizi Terreal SanMarco Partizioni vetrate Mangini Cerniere Simonswerk Pannelli acustici Celenit Lastre acustiche Rockfon Controsoffitti Woodn Arredi su misura Cesare Roversi Arredi area living e cucina Pedrali Arredi esterni Slide Task light Humanscale Tavoli sale riunioni e lockers Fantoni [ 98 ]

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TĂŠtris, Design+Build partner for the fit-out of your business spaces Office, Retail, Hotel, Logistics Discover all our projects... www.tetris-db.com


› FOCUS Best of Neocon per Younique All’ultima edizione di Neocon la seduta ergonomica Younique di Rexsitt ha vinto un Gold Award. Ne parliamo con Daniele Gollinucci, Ceo dell’azienda di Bertinoro Migliaia di soluzioni per l’ufficio e, tra gli 82 premiati, solo due aziende italiane, Caimi Brevetti e Rexsitt. Soddisfatto? È stata una bella sorpresa perché me l’ha anticipato un dirigente di Neocon mentre stavo controllando che allo stand tutto fosse a posto, il giorno prima. Pensavo di aver capito male e gliel’ho fatto ripetere.

Come una seconda pelle IL SEGRETO DELL’ERGONOMIA DI YOUNIQUE È SYNCRO, CHE ALL’ARRETRAMENTO DELLO SCHIENALE ABBASSA AUTOMATICAMENTE LA SEDUTA

Certo, i Best of Neocon non sono il Compasso d’Oro ma forse dal punto di vista commerciale valgono anche di più La nostra quota di export è del 90% e le fiere più importanti per noi sono a Colonia e a Chicago. Quindi sì, il Compasso è il premio più bello del mondo ma dal punto di vista del business il riconoscimento di Chicago è importante. Anche perché la categoria seating – ergonomic desk task in cui Younique è stata premiata è fondamentale per il benessere delle persone. America First fino a un certo punto allora? Il lavoro d’ufficio è nato negli Stati Uniti che hanno praticamente inventato le moderne concezioni di organizzazione degli spazi del lavoro e di conseguenza gli arredi. Hanno fatto e continuano a fare grandi cose. Noi stessi, in cinquant’anni di attività, abbiamo imparato molto dall’industria americana e loro hanno imparato qualcosa da noi. Il mondo è interconnesso e parlare di confini non ha più molto senso.

L’avvento delle nuove tecnologie ha modificato radicalmente i paradigmi dell’organizzazione del lavoro: dall’efficienza e controllo del secolo scorso, con il capufficio che scandiva i tempi di centinaia di impiegati, oggi si lavora per obiettivi, con team che si ricompongono secondo i task assegnati. Ciononostante, oggi come ieri milioni di persone trascorrono la maggior parte della propria vita lavorativa da seduti. Perseguito con ogni mezzo – spazi di relax, verde negli uffici, ambienti aperti, palestre – e premiato da certificazioni come Leed e Fitwel – il benessere, che rimane al centro di ogni progetto di spazi ufficio, non può prescindere dall’ergonomia degli arredi. Da questo punto di vista il brevetto che

Rexsitt ha messo a punto per realizzare Younique diventa un elemento imprescindibile della seduta da ufficio. Syncro è un perno applicato alla monoscocca della sedia che controlla i movimenti dello schienale adeguandone proprozionalmente l’arretramento all’altezza da terra della seduta. In pratica, entro un raggio di movimento da -4° a +28°, lo schienale aderisce al corpo della persona come una seconda pelle e nel frattempo l’intera seduta si abbassa, consentendo di mantenere i piedi poggiati a terra. È questo il segreto che l’anno scorso, all’anteprima mondiale di Younique a Chicago, ha fatto guadagnare alla seduta per ufficio di Rexsitt il Best of Neocon Gold Award nella categoria Seating – ergonomic desk task.

UN MOVIMENTO PARTICOLARE

Daniele Gollinucci, Ceo di Rexsitt.

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Nella foto in alto, in Younique l’arretramento dello schienale non provoca il normale sollevamento della seduta, bensì il suo abbassamento: i piedi restano così appoggiati a terra e il sostegno lombare rimane costante. Accanto, il diagramma evidenzia l’entità minima degli sforzi che il movimento induce sulla struttura (colori blu e azzurro) senza mai raggiungere l’intensità massima (giallo e arancione della scala).


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VIA BROLETTO, MILANO CON UN COMPLESSO INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE QUATTROASSOCIATI TRASFORMA DUE EDIFICI DI EPOCA DIVERSA IN UN NUOVO COMPLESSO PER UFFICI CHE AGGIUNGE QUALITÀ ANCHE ALL’AMBIENTE URBANO

In alto, l’edificio visto da una delle due corti interne, sul fondo, il volume che affaccia su via Broletto (foto ©Piermario Ruggeri).

ARCHITETTURA DI LUCE E DI RIFLESSI I paradigmi della modernità cambiano: oggi sono gli smartphone, negli anni Sessanta era l’automobile. Così, mentre attualmente l’home banking è pratica diffusa, le banche negli anni Sessanta pensavano a sportelli “drive-in”, dove fare le operazioni restando in auto. Quest’idea – in realtà mai messa in atto – portò alla costruzione, nella centralissima via Broletto, accanto a un edificio ottocentesco, di una palazzina attrezzata allo scopo: con un ingresso carrabile che dalla stretta strada milanese conduceva a una

rampa per salire in automobile fino al primo piano. Quei due edifici oggi sono diventati oggetto di un intervento di riqualificazione messo a punto dallo studio quattroassociati i cui soci sono soliti confrontarsi con la complessità. Complessità che comincia dalla strada: stretta, con vedute scorciate, obbligate a una percezione in profondità, che accentua il susseguirsi delle facciate degli edifici e le loro fitte partizioni verticali. E che prosegue con le esigenze di valorizzazione del committente: realizzare solai con un’ampia

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› WORKSCAPE

VIA

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luce interna, dal momento che il centro storico è zona molto richiesta per gli uffici ma la disponibilità di ampi spazi interni è ridotta al minimo date le caratteristiche degli edifici ottocenteschi, riducendo di conseguenza il ventaglio di potenziali tenant. Infine l’architettura: due edifici contigui ma di epoche diverse, di cui uno – tutelato – d’angolo con altra via. In più, un’operazione edilizia da condurre in centro storico. Con un attento studio planimetrico e delle volumetrie e l’uso di materiali chiari, riflettenti e trasparenti il progetto ha risolto brillantemente vincoli e limiti dello stato di fatto aggiungendo qualità anche allo spazio pubblico. Il ritmo serrato delle pinne verticali in vetro con interposta una rete di alluminio stirata e spianata, a protezione di [ 102 ]

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O ETT

OL

BR

Le assonometrie descrivono in sintesi il processo progettuale che ha portato alla ridefinizione planimetrica del complesso. Per chiarezza descrittiva le viste sono dal retro di via Broletto. La prima fase ha comportato la rimozione (in giallo) dei corpi e dei volumi preesistenti. La seconda fase ha previsto la progettazione delle due corti (vegetale e minerale) interne. Infine, la volumetria recuperata è stata portata in quota con le realizzazione della terrazza coperta in vetro con fotovoltaico integrato (disegni courtesy quattroassociati).


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quattroassociati Lo studio, fondato nel 1990 a Milano da Corrado Annoni, Stefano Parodi, Michele Reginaldi e Daniela Saviola opera nel campo della progettazione architettonica e del paesaggio e della riqualificazione urbana. Attraverso la ricerca e l’uso di tecnologie innovative quattroassociati coniuga una dimensione sperimentale con la competenza professionale necessaria per rispondere a programmi progettuali complessi alle diverse scale. Medaglia d’Oro per l’Architettura Italiana nel 2003 per il termovalorizzatore Silla 2 di Milano e vincitore di numerosi concorsi di progettazione, lo studio ha realizzato il Padiglione della Santa Sede a Expo Milano 2015. Tra gli altri progetti ricordiamo la chiesa di Trezzano sul Naviglio, la torre residenziale di Piazza Tirana a Milano, la sede milanese di Banca Profilo e l’unità produttiva di Union Industries a Masserano (Bi). In corso a Milano la trasformazione di una ex-chiesa in hotel. www.quattroassociati.it

Alla pagina di sinistra, le nuove facciate portano luce sulla stretta via Broletto. In questa pagina, la foto di dettaglio sottolinea il risultato della fusione tra i due edifici che compongono la proprietà. Oltre alla qualità del dialogo tra i due distinti linguaggi il progetto ha permesso di ottenere superfici ai piani inusualmente spaziose per questa zona (foto ©Piermario Ruggeri, disegni courtesy quattroassociati).

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CREDITI Località Milano, via Broletto 16 Committente Ireef via Broletto PropCo Gruppo Invesco

Project management Mcm Property

and Construction Consultants

Progetto architettonico e direzione lavori

quattroassociati

Progetto e direzione lavori opere di restauro Architecno

Progetto e direzione lavori strutture

Bi Esse Consulting

Progetto e direzione lavori impianti Esa Engineering

General contractor Ediltecno Restauri Facciate continue Iamec - Gruppo Focchi Impianti elettrici e meccanici Tea.Co Progetto dicembre 2015 - settembre 2017 Lavori dicembre 2017 - ottobre 2019 Piani 7 + 3 interrati Superficie del lotto 2.092 mq Superficie lorda complessiva 11.865 mq Superficie lorda pavimento 5.765 mq Certificazione Leed Platinum

Le due corti del complesso in foto (©Piermario Ruggeri) e in pianta (dallo stato di fatto al progetto, courtesy quattroassociati). Superfici metalliche riflettenti amplificano la luce e lo spazio.

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un curtain wall con profili in alluminio color bronzo chiaro, rinnovano totalmente la facciata su strada del cupo edificio anni Sessanta e la riflessione della luce sulle nuove fronti vetrate migliora la luminosità complessiva dell’ambiente urbano. Gli orizzontamenti dei marcapiani realizzati con estrusi di alluminio riprendono l’orditura dell’edificio storico, per costruire una nuova immagine organica dell’insieme. Particolare attenzione è stata posta poi alla ridefinizione dell’assetto morfologico d’insieme e alla riqualificazione degli spazi aperti attraverso il ripristino della corte interna accessibile da via Porrone e la trasformazione del cortileparcheggio in giardino, reso accessibile da via Broletto. L’intervento ha comportato anche la totale riqualificazione energetica degli ambienti, ottenendo per questo premialità volumetrica aggiuntiva, riportata in quota, dove una pensilina disegnata con una sequenza di falde strette in lastre di vetro con moduli fotovoltaici integrati protegge lo sbarco degli ascensori e una terrazza. Il complesso è certificato Leed Platinum

Accanto, le facciate interne si prolungano nel volume costruito in copertura con una singolare copertura a falde strette che, retta da esili colonne metalliche, si estende al terrazzo protetto da vetri con fotovoltaico integrato (foto ©Piermario Ruggeri).

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GLA Genius Loci Architettura Fondato più di vent’anni fa da Stefano Boninsegna, Andrea Grassi (nella foto) e Enrico Santi, GLA opera come studio di progettazione integrata seguendo il progetto dal concept alla consegna. Con 45 architetti nelle sedi di Milano e Firenze e studi affiliati a Roma e Dubai, lo studio è specializzato nella riconversione a uso direzionale di edifici storici e nella realizzazione di ambienti di lavoro. GLA realizza anche complessi residenziali di nuova costruzione, spazi commerciali, hotel e luoghi di soggiorno. Tra i progetti in corso o completati di recente la riconversione di Palazzo Broggi in piazza Cordusio, il progetto per il nuovo Consolato Americano di Milano (con Shop Architects) nell’area dell’ex poligono di tiro di Piazzale Accursio, la trasformazione in edificio residenziale della ex sede della Cassa di Risparmio di Firenze, il nuovo centro Gucci-Art Lab. www.gla.it

Il caratteristico fronte stretto che dà il nome all’intervento e un dettaglio delle decorazioni di facciata. Per il restauro e la riqualificazione energetica dell’immobile sono stati adottati sistemi di finestra Schüco AWS 75.SI e scorrevoli Schüco ASS 70.HI all’ultimo piano. A destra, uno spazio uffici e il nuovo ingresso (foto ©Saverio Lombardi Vallauri).

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LA RIQUALIFICAZIONE DI UN EDIFICIO ART DÉCO NEL CENTRO STORICO DI MILANO SI RIVELA UN’OPERAZIONE DI SUCCESSO, CON PIÙ DEL 70% DEGLI SPAZI GIÀ LOCATI A UN ANNO DALL’INIZIO DEI LAVORI. IL PROGETTO È DI GENIUS LOCI ARCHITETTURA, CHE HA SEGUITO ANCHE LA DIREZIONE ARTISTICA E LA DIREZIONE LAVORI

THE ANGLE, MILANO

RINASCITA E VALORIZZAZIONE Chissà se l’architetto Carlo Tenca pensava al Flatiron Building di vent’anni precedente quando, affrontando l’esigenza di estendere gli spazi di Palazzo Meroni, immaginò quell’ardita soluzione ‘a punta’ per risolvere il punto di intersezione tra il corso Italia e la via Maddalena. In ogni caso quella soluzione dà oggi il nome – The Angle – all’ultimo lavoro completato da GLA-Genius Loci Architettura che, su incarico di Savills, ha provveduto al restauro filologico dell’immobile e alla totale riqualificazione degli spazi interni. Tornato al suo antico splendore e recu-

perata l’originaria vocazione direzionale e commerciale, il palazzo è diventato un’ambìta destinazione per uffici, tanto che il 70% degli spazi è stato locato già a un anno dall’avvio dei lavori. Curando anche la direzione artistica e la direzione dei lavori, lo studio di progettazione integrata ha curato sia gli interventi utili a rendere attrattivo l’immobile agli occhi dei futuri tenant sia gli aspetti necessari per la riqualificazione energetica. Il raggiungimento degli obiettivi di efficientamento, come in altri interventi in zone centrali della città, è stato premiato

con la concessione di volumetria aggiuntiva, sviluppata all’ultimo piano, dove è stata realizzata anche una terrazza che si affaccia (con le dovute cautele, per non alterare l’aspetto originario) sullo stretto fronte tra le due vie. Una seconda terrazza interna è stata realizzata sulla porzione che prospetta su via della Maddalena (da entrambe, viste invidiabili sulla vicina Velasca), e la disponibilità di spazi aperti è senza dubbio una delle ragioni che rendono desiderabile insediare in questo immobile i propri uffici. Uffici che, grazie a un attento studio dei

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Una pianta-tipo dei nuovi uffici. Sopra, apparati decorativi e materiali d’epoca sono stati sottoposti a un restauro filologico. Alla pagina di destra la facciata su Corso Italia (sotto, prospetto) e dettaglio della copertura in rame dell’ultimo piano (foto e disegni courtesy GLA).

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CREDITI Località Milano, Corso Italia, 3 Committente Savills (per conto del fondo Jaguar) Progettazione architettonica, coordinamento generale, progetto esecutivo integrato, DL Genius Loci Architettura

Capo progetto Andrea Grassi Team di progetto Paolo Cozzolino e Pietro Mecini Progettazione strutturale SCE Project Progettazione impiantistica Tekser Superficie lorda 8.000 mq Impresa di costruzioni Edilpietra Cronologia dicembre 2018 - settembre 2019 Valore delle opere 8 milioni di euro Certificazione Leed Greenwich Climatizzazione Mitsubishi Electric Fornitori Schüco (serramenti), Gyproc, Armstrong (controsoffitti), Mirage (gres), Uniflair (pavimento sopraelevato), Martinelli Luce, Viabizzuno, Zumtobel, Novalux, Platek (illuminazione), Arper, Herman Miller, Baxter, De Castelli (arredi)

layout interni, rappresentano un altro motivo di attrazione, testimoniato non solo dalla pre-certificazione Leed Gold ma – tra i primi in Italia – anche dalla nuova Fitwel (fitwel.org) che certifica il benessere ambientale. The Angle sviluppa una Slp complessiva di 8.000 mq distribuiti su 7 piani + 2 livelli interrati. Gli spazi su strada sono destinati al retail – tra cui i 400 mq del format sperimentale “shop&eat” La Esse; ai piani superiori, accolti da una nuova reception, serviti da due scale e tre ascensori e messi al sicuro da un impianto di rilevazione fumi e da videocamere a circuito chiuso, gli ambienti degli uffici allestiti con pavimenti flottanti, controsoffitti ispezionabili, impianto di climatizzazione idronico ad acqua di falda, contabilizzazione dei consumi, Bms

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ERALDO HUB, CEGGIA

IL VALORE PUBBLICO DELL’ARCHITETTURA Nel progetto di Parisotto+Formenton per un complesso espositivo e logistico in provincia di Venezia nuovi volumi in forme archetipiche definiscono le relazioni con gli elementi che caratterizzano il territorio Pur assumendo, negli ultimi due secoli, una diversa conformazione, il territorio veneziano conserva significative tracce costruite del passato mercantile della Repubblica, sia nelle ville e nell’architettura delle forme pubbliche e di governo sia, meno celebrata, nei borghi dove si raccoglieva la vita minuta. Depositi e magazzini non popolavano solo i dock ma anche le località prossime al mare, come Ceggia, dove Parisotto+Formenton, in collaborazione con Luca Zamuner e Massimo Bozzo, hanno realizzato questo centro direzionale, espositivo e logistico per la moda. Non lontano dal nucleo storico della cittadina e

all’interno di un tessuto urbano disomogeneo, il complesso si sviluppa su un lotto irregolare comprendente un edificio esistente, al quale sono stati aggiunti nuovi volumi le cui forme archetipiche si ispirano ai magazzini veneziani: elementi netti, giustapposti e slittati tra loro che con la preesistenza creano una volumetria articolata in stretta e voluta relazione con il contesto. La totale assenza di elementi decorativi e la scelta di materiali austeri affermano al contempo la funzione commerciale dell’intervento e la sua contemporaneità: mattoni faccia-a-vista della tradizione costruttiva locale dialogano con pareti in béton brut; il tetto in cotto dell’edificio esi-

Alla pagina di sinistra, il percorso carrabile che conduce ai magazzini. In alto, il complesso visto dal fiume (foto ©Paolo Utimpergher).

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Parisotto + Formenton Architetti Aldo Parisotto (Monselice, 1962) e Massimo Formenton (Padova, 1964) si laureano in architettura all’Università Iuav di Venezia alla fine degli Anni ‘80. Nel 1990 inizia l’attività professionale congiunta tra i due progettisti che a Padova fondano lo Studio Parisotto+Formenton Architetti. Nel 2004 apre la sede di Milano. Sviluppano la loro esperienza professionale in Italia e all’estero (Europa, Stati Uniti, Estremo Oriente). In campo architettonico si cimentano con realizzazioni museali, commerciali, direzionali e residenziali; nell’architettura d’interni si specializzano nel settore retail – dal concept alla realizzazione – con importanti collaborazioni con aziende italiane e internazionali nel campo della moda, del lusso e del food. Nell’ambito del design realizzano progetti per importanti aziende dell’illuminazione, dell’arredo e della nautica; sono art director di brand come Baleri Italia, True Design e Cimento. www.studioparisottoeformenton.it

L’edificio preesistente è stato integrato nel nuovo complesso. Accanto, vista interna dello spazio destinato a showroom (foto ©Paolo Utimpergher).

CREDITI

stente si affianca alla copertura in zinco dei nuovi volumi. Per apprezzare appieno la somma di significati espressi dall’architettura è forse necessaria un’altra premessa: il committente – Eraldo – è un operatore globale dell’e-commerce. La logistica assume dunque una dimensione diversa rispetto al commercio tradizionale. Al contempo però l’e-commerce appare generalmente slegato dal territorio di appartenenza, come una super-entità che vive nel cloud dell’immateriale. Eraldo Hub restituisce invece alla compagnia [ 112 ]

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un carattere locale, che si concretizza anche nella relazione che stabilisce con la cittadina dove essa è insediata e con l’elemento naturale dell’acqua che prima di giungere in Laguna attraversa Ceggia. Il progetto è stato selezionato per il premio internazionale di Architettura 2019 Barbara Cappochin 2019 e presentato al recente tavolo dell’Architettura di Padova

Località Ceggia, Venezia Committente Eraldo Srl Superficie del lotto 2.310 mq Superficie dell’area 1.200 mq Superficie dei piani

680 mq (interrato, terra e primo)

Costo 1.600 euro/mq Progettazione architettonica

Parisotto + Formenton Architetti

Local architect Luca Zamuner Progettazione strutturale

Massimo Bozzo, MB Engineering

Progettazione impiantistica Studio Delta Impresa di costruzioni Imea di Mario Artico Fornitori Alpewa (copertura in Rheinzink), Secco Sistemi (serramenti), Fornace S. Anselmo (mattoni faccia-a-vista), Viabizzuno (illuminazione), True Design (arredi)


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Sopra, dettaglio delle pareti esterne in laterizio faccia-a-vista e, sotto, vista notturna dei magazzini e showroom realizzati ex-novo, caratterizzati da materiali contemporanei: cemento a vista, zinco titanio Rheinzink per le coperture e vetro. A destra, prospetto e esploso assonometrico (foto ©Paolo Utimpergher, disegni courtesy Parisotto+Formenton).

ALPEWA

Rheinzink in copertura Per Eraldo Hub era necessaria una copertura che potesse durare per generazioni senza alterarsi, che non richiedesse manutenzione, che fosse resistente agli agenti atmosferici ed ecosostenibile. Lo studio Parisotto+Formenton ha individuato nello zinco titanio Rheinzink, già utilizzato in passato, il materiale in grado di rispondere puntualmente a queste esigenze. Estremamente flessibile, naturale e rispettoso dell’ambiente, Rheinzink consente di interpretare le esigenze architettoniche dando forma alle idee più creative, grazie al suo valore architettonico e alla sua versatilità. Lo zinco titanio Rheinzink si lascia modellare per avvolgere, in copertura e in facciata, superfici di qualsiasi forma con le varie finiture disponibili: lucido, decapaggio grigio chiaro e grigio scuro. Nella sua incessante ricerca tecnologica, Alpewa ha selezionato in Europa i migliori marchi fra i produttori di sistemi per coperture e facciate metalliche, tra cui Rheinzink, distinguendosi quale primaria azienda multi-metallo in Italia. Grazie alla capillare organizzazione commerciale e allo staff tecnico Alpewa offre agli studi di progettazione importanti supporti quali: • Consulenza alla progettazione con capitolati e schede tecniche • Analisi dei costi con elaborazione dei preventivi di spesa • Campionature in cantiere relativamente al sistema prescelto • Visite presso opere già realizzate • Selezionati e affidabili partner installatori, distribuiti in tutta Italia, per la fornitura e la posa in opera di coperture e facciate. www.alpewa.com

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› WORKSCAPE

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EDIFICIO INDUSTRIALE, GRINZANE CAVOUR

UN BALCONE SULLE LANGHE UN VOLUME VETRATO ATTRAVERSA LA SINUOSA FACCIATA LUCENTE DELLA SEDE DI DROMONT E SI AFFACCIA SUL PAESAGGIO COME UN FINGER AEROPORTUALE. PROGETTO DI GIANNI ARNAUDO In un panorama di crescente conformismo, con strenui difensori del paesaggio che vorrebbero cristallizzare l’Italia in un presepe vivente, con il risultato di delegare il nuovo a ingegneri e imprenditori di scarsa fantasia, pochi architetti si ostinano a navigare controcorrente e fortunatamente lasciano segni coraggiosi che quando li incontri fanno tornare la voglia di andare avanti. Gianni Arnaudo, che prima di fondare un proprio studio inizia il suo percorso ironico e provocatorio insieme allo Studio 65, è uno di questi. La facciata aerodinamica di Maina a Fossano,

che avvolge come un grande nastro rosso la sede dell’azienda che produce panettoni, o le casse di vino fuori scala che costituiscono i volumi della cantina dell’Astemia Pentita a Barolo sono la plastica rappresentazione dell’idea di Arnaudo di architettura come ‘trasmissione visuale di un messaggio’. Peraltro, invitiamo i suddetti difensori del paesaggio a percorrere la SS231: l’alternativa ai segni coraggiosi di Arnaudo sono i capannoni industriali che oggi punteggiano le Langhe offrendo merci a basso costo: i bei tempi andati sono scomparsi da

Una lucente facciata ondulata – al tempo una delle prime facciate ventilate realizzate – e il volume vetrato che si affaccia sul paesaggio. A sinistra, l’edificio nel contesto della zona (foto ©Michele De Vita & C).

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e pareti ventilate), Saint Gobain Glass Italia (cristalli), Mondo (pavimentazioni in gomma), Flor Grès (pavimentazioni e rivestimenti interni), Pavesmac (pavimentazioni esterne), Interform (contropareti e controsoffitti), Sto (tinteggiatura).

Fotografie Michele De Vita & C.

tempo, insieme all’aristocrazia sabauda che sola poteva godere delle fatiche dei contadini. Prima dell’intervento era un semplice stabilimento anche la sede di Dromont, azienda che progetta e realizza macchine utensili per l’industria delle vernici, degli inchiostri e delle essenze attiva in tutto il mondo. Realizzato alcuni anni fa, l’ampliamento e restyling della sede di Grinzane Cavour è un significativo esempio di riflessione critica sui compiti dell’architettura. Una facciata curva in Alucobond – all’epoca uno dei primi esempi realizzati di facciata ventilata – avvolge l’ampliamento come una scultura lucente, la cui linea pulita riprende la dolcezza delle colline della zona, poggiata su un piedistallo costituito da una pavimentazione realizzata in masselli autobloccanti. Il collegamento con il volume del retrostante stabilimento produttivo per il passaggio del personale e degli impianti, risolto con un parallelepipedo in cristallo che attraversa i volumi come un finger aeroportuale, è il colpo di genio: abbandonata la funzione operativa, il parallelepipedo prosegue come un treno, sfonda la facciata e si trasforma in un inedito balcone sulle Langhe. Un omaggio al territorio, un segno riconoscibile e un landmark dinamico e privo di timori

Antonio Morlacchi [ 116 ]

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Gianni Arnaudo Laureato in Architettura al Politecnico di Torino nel 1971, Arnaudo inizia la sua l’attività professionale nello Studio 65, fra il 1970 e il 1975. Appartengono a quegli anni le prime espressioni di architettura radicale e la collaborazione con Gufram con la presentazione dei Multipli a Eurodomus 1972, esposti anche nella storica esposizione del 1972 Italy - New Domestic Landscape al Moma di New York. Molte le aziende di design con cui collabora, tra cui Gufram, Slide, Poltrona Frau, Fontana Arte, Bertolotto Porte. L’interesse per il carattere sociale dell’architettura emerge in molti suoi progetti in Italia e all’estero. Tra i progetti recenti la sede di Maina a Fossano, la cantina L’Astemia Pentita a Barolo e molti oggetti di design fra cui il tavolino Tea Time per Slide. Arnaudo ha partecipato a quattro Biennali di Architettura di Venezia. www.gianniarnaudo.com

A sinistra, campo e controcampo della passerella che attraversa il volume, dalla zona produttiva fino al paesaggio esterno. In questa pagina due viste degli interni (foto ©Michele De Vita & C).

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Una delle aule formative, aperta sulla cucina professionale a vista. Sotto, l’esterno dell’edificio che ospita In Cibum e l’area relax. Alla pagina di destra, altri ambienti della scuola di formazione profesisonale tra cui – dove è ritratta Sabrina Masala – la sala riunioni centrale, delimitata da una tenda fatta di catene colorate (foto courtesy Formamentis).

CREDITI Località Pontecagnano Faiano, Salerno Committente Ftms Group Progettazione architettonica Sabrina Masala Progettazione strutturale Domenico Cardellicchio

Progetto illuminotecnico Studio Cannata Progetto di insonorizzazione Studio Masci Impresa di costruzioni Giglio Costruzioni Superficie 4.000 mq Investimento 8 milioni di euro Fornitori Fantoni (arredi), Electolux (cucine)

Molteni (monoblocco), Olev (illuminazione) Mirage (rivestimenti e pavimenti), Sistema 54 (impianti audio e video), Tecno Energia (impianti elettrici), CSM (costruzioni metalliche), Infiniti (arredi), Kriskadecor (catene), Prisco Home (tessuti).

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Sabrina Masala Laureata alla facoltà di architettura Federico II di Napoli. Vive in Campania, tra Napoli ed Eboli, da dove segue progetti nazionali e internazionali insieme ad Alessia Livrieri, Chiara Spinosa e Jlenia Favilla. Ha maturato una lunga esperienza nella progettazione architettonica e dell’interior design, in particolare di ristoranti, edifici storici e residenze private. Si occupa anche di design di mobili e di complementi di arredo. Ideatrice del format di rigenerazione urbana Radicity (radicity.it). ww.sabrinamasala.it

ALLA SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE GASTRONOMICA DISEGNATA DA SABRINA MASALA SPAZI GENEROSI, ATTREZZATURE E TECNOLOGIE INNOVATIVE, SOLUZIONI SOFISTICATE PER L’INSEGNAMENTO E LA PRATICA DI CUCINA PER I CUOCHI DI DOMANI

IN CIBUM, PONTECAGNANO FAIANO

UN PROGETTO PER IL CIBO All’interno del complesso edilizio dove trova sede anche il quartier generale di Ftms Group (Formamentis), società presente in Italia nella formazione e nella ricerca del personale, è stata da poco ultimata la sede della Scuola di Alta Formazione Gastronomica In Cibum, un luogo dove vengono formati i cuochi di domani. Ci troviamo a Pontecagnano Faiano, piccolo centro tra Salerno e Battipaglia: è qui che Sabrina Masala, architetto di Napoli specializzata in progetti legati al food, ha portato a termine uno dei suoi ultimi lavori. Obiettivo del gruppo campano, presente in diverse regioni d’Italia e in alcuni paesi europei, quello di creare un luogo in cui formare il personale di cucina e, allo stesso tempo, produrre cultura sui temi del cibo e dell’alimentazione. L’idea progettuale ha dato così vita a uno spazio di apprendimento e lavorativo al cui centro si trovasse l’individuo

(i futuri cuochi) e che si rapportasse al contesto ambientale regionale. È sulla base di questi presupposti che Sabrina Masala ha progettato tutti gli spazi della scuola, compresi gli uffici, i locali tecnici e le parti esterne, giardino compreso, partendo dalla ristrutturazione di un anonimo edificio industriale, molto probabilmente una ex falegnameria. La Scuola di Alta Formazione è organizzata in cinque differenti aree: la cucina, di mille metri quadrati di superficie con annesso auditorium da 80 posti; la scuola della pizza, affacciata sul giardino e dotata di tre differenti tipi di forno; l’area degustazione, anch’essa affacciata sul giardino; la cucina professionale, di 100 metri quadrati di superficie, in grado di ospitare sino a venti studenti e dotata di monoblocco e delle più moderne attrezzature; infine, la scuola di pasticceria che, a differenza della gastronomia, è concepita per guidare gli allievi

a un percorso di formazione basato su rigore e precisione. Il secondo piano dell’edificio è dedicato alle attività formative aziendali e agli spin off: il rigore e la monoliticità degli stili sono gli stessi degli altri due piani. Al terzo piano infine sono ospitati gli uffici: pur essendo collocati all’interno di un capannone, grazie alle sue vetrate, questo spazio risulta ampio, luminoso e insonorizzato. Nel progetto hanno trovato sede anche una nursery, un’area ricreativa e una palestra. La sala riunioni, collocata all’interno di un ampio spazio, è stata realizzata con l’impiego di una tenda curva formata da catene colorate che delimitano lo spazio senza suddividerlo. Le parti esterne sono caratterizzate dai colori caldi, in sintonia con i colori del Mezzogiorno d’Italia, e dalla presenza del legno, che conferisce una forma sinuosa alla scatola originaria

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› WORKSCAPE

In alto, un antico livello ottico fa mostra di sè nella sala riunioni, affacciata sul portico esterno dell’edificio. Nella foto accanto, il salottino che accoglie i visitatori all’ingresso, pavimentato in parquet di noce nazionale della collezione Listoni di Cadorin come la boiserie sulla quale è impresso il marchio dell’impresa (foto ©Pubbliphoto, Matteo Mezzalira).

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› WORKSCAPE

SEDE DI MONACI COSTRUZIONI, LEGNANO

IL FASCINO DISCRETO DELL’IMPRESA Monaci Costruzioni è una storica impresa del legnanese la cui guida è giunta ormai alla terza generazione della famiglia. Recentemente, affidando l’incarico di progettazione degli interni all’architetto Ghilardi, l’impresa ha scelto una delle proprie realizzazioni, una palazzina di nuova costruzione di quattro piani fuori terra, per insediarvi i nuovi uffici. Disposti al piano terra, i locali si sviluppano su una superficie di più di 170 metri quadrati e sono organizzati in maniera convenzionale, per garantire la necessa-

ria privacy. Fin dall’ingresso colpiscono due elementi che caratterizzano tutto lo spazio: la sobria eleganza e la grande luminosità, accentuata dalle finiture lucide dei pavimenti in lastre ceramiche, di alcuni mobili contenitori e delle porte Rasomuro di Lualdi. La luce raggiunge tutti gli spazi, compreso il corridoio che conduce all’ufficio della direzione e alla sala riunioni dove si siglano gli affari con la committenza. Qui, come nel salottino dell’accoglienza, la pavimentazione è in parquet di noce nazionale nella raffinata

LUMINOSITÀ E STILE PER I NUOVI UFFICI DI MONACI COSTRUZIONI. UN RISULTATO OTTENUTO CON SOLUZIONI E PRODOTTI DI ELEVATA QUALITÀ PER CREARE UN AMBIENTE DI LAVORO ELEGANTE E ACCOGLIENTE. PROGETTO DELLO STUDIO ARCHITETTO NICOLA GHILARDI

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› WORKSCAPE CREDITI

SALA RIUNIONI

proiezioni balconi piano primo

porta blindata

DIS.

UFFICIO 6

Località Legnano, Milano Committente Monaci Costruzioni Progettazione architettonica

rip.

studio Architetto Nicola Ghilardi

bagno 3

Team di progetto

Davide Gallo, Paolo Smaldone bagno 2

8

9

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11

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13

14

15

6

16

5

17

4

18

3 2

Impresa di costruzioni Monaci Costruzioni Superficie 174 mq Cronologia progetto 2017-2019 Fornitori Modular Light (illuminazione), Fincibec

vano tecnico

7

UFFICIO 5

19 20

80 210

1

cassettiera

LOC.TECNICO

(pavimento in gres), Sacea (arredi), Cadorin (parquet), Lualdi (porte), Mitsubishi Electric (climatizzazione)

UFFICIO 1

plotter

La pianta degli uffici e, sotto, il corridoio che porta all’ufficio della direzione e alla sala riunioni (foto ©Pubbliphoto, Matteo Mezzalira).

INGR.

SCALA: pedata cm 30 alzata cm 16,50 2a+p= cm 63,00

proiezioni balconi piano primo

finitura ‘corteccia’ di Cadorin. La storia dell’impresa traspare dai dettagli: non solo le fotografie delle migliori costruzioni realizzate in più di sessant’anni di attività ma lo stile chesterfield dei divani capitonné all’ingresso o il glorioso livello ottico in ottone montato su cavalletto di legno, strumento che in passato sarà servito per eseguire migliaia di collimazioni. Dal punto di vista del comfort climatico, la distribuzione del calore avviene a pavimento mentre il raffrescamento è gestito a soffitto da un sistema a split. Un sistema di Vmc incorporato nei fori finestra assicura il ricambio d’aria evitando dispersioni energetiche. Colori neutri e materiali naturali completano gli ambienti e contribuiscono al tono generale di un’eleganza rassicurante e senza tempo che contraddistingue l’attività dell’impresa

CADORIN

Esaltare la bellezza del noce nazionale Impiegati nella pavimentazione della sala riunioni, nella hall di ingresso e per la boiserie, i listoni di noce nazionale spazzolato nella finitura Corteccia di Noce donano una calda tonalità che assume le mille sfumature di grigi, ruggine, avorio e violaceo, colori caratteristici della corteccia dell’albero di noce. Un dettaglio sofisticato la striscia di parquet che, per la larghezza di un solo listone, corre lungo tutto il corridoio che conduce alla sala. Di produzione 100% italiana, i Listoni Cadorin sono realizzati a tre strati di legno massiccio incrociato, struttura dalla massima stabilità. Le lunghezze arrivano fino a 2.600/2.900 mm, lo strato nobile ha uno spessore di 4.5 mm.

www.cadoringroup.it

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› WORKSCAPE

Studio Architetto Nicola Ghilardi Nicola Ghilardi si laurea in architettura nel 2006 e l’anno successivo fonda il proprio studio professionale a Legnano. Ancor prima della laurea opera presso un cantiere nautico come interior designer, attività che prosegue con progetti di interni di locali pubblici. Dal 2013 amplia la propria sfera d’azione all’estero, con realizzazioni in Africa e in Albania, dove ha tenuto anche un corso e una serie di workshop di progettazione architettonica presso l’Università privata Metropolitan di Tirana. www.nicolagdesign.it

In alto, lo spazio di lavoro comune in prossimità dell’ingresso. La luce naturale raggiunge gli ambienti attraverso porte-finestra, amplificata dalla finitura lucida del pavimento e delle porte Rasomuro Lualdi laccate (foto ©Pubbliphoto Matteo Mezzalira).

LUALDI

Intramontabile eleganza I sistemi Lualdi connettono tra loro gli spazi e sono elementi caratterizzanti per l’intero progetto della nuova sede di Monaci Costruzioni. Oltre alle porte Rasomuro 55s laccate, evoluzione della storica Rasomuro che grazie alle cerniere a scomparsa, allo stipite invisibile e al forte spessore si integra alla parete con perfetto mimetismo, per la sala riunioni della sede di Monaci Costruzioni è stata scelta una scorrevole a battente L7, design Piero Lissoni: una porta contemporanea per concezione, uso di materiali e tecnologie e al contempo classica nell’estetica, qui nella versione con vetri nella finitura bronzo satinato, profili di alluminio e maniglie nere. Scandite dalle linee lucenti dei telai, le superfici vetrate sono accese dai riflessi e dalle sfumature di colore. www.lualdi.com

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› WORKSCAPE

In apertura e nelle foto sotto, i nuovi uffici di Rci Banque di Roma Tiburtina: un mix riuscito tra ufficio tradizionale e smart e il dynamic office (foto ©Alberto Ferrero). A fianco, l’edificio che ospita la sede della finanziaria.

UN MIX DI SOLUZIONI PER I NUOVI UFFICI DI RCI BANQUE NEL COMPLESSO RENAULT DELLA TIBURTINA. LUCE, COLORE, VETRATE TRASPARENTI E INSONORIZZAZIONE DEGLI AMBIENTI SONO GLI ALTRI PUNTI DI FORZA DEL PROGETTO DI GORING&STRAJA

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› WORKSCAPE

RCI BANQUE, ROMA

LUCE E COLORE PER AMBIENTI DINAMICI All’interno del grande complesso Renault di Roma Tiburtina, lo studio milanese Goring&Straja ha ricevuto l’incarico per la progettazione degli interni degli uffici di Rci Banque, società del gruppo automobilistico francese specializzata in finanziamenti nel settore auto. Il progetto di André Straja, assegnato al termine di un concorso, ha interessato due aree del complesso romano: l’intero edificio numero 5 e parte dell’edificio 3, per un totale di 2.600 metri quadrati che ospiteranno più di 240 postazioni di lavoro. Obiettivo del progetto quello di dare vita a un

luogo di lavoro confortevole, funzionale, luminoso, dotato di ampi spazi e dal carattere familiare: tutto ciò per favorire la collaborazione, la comunicazione e lo scambio tra i dipendenti e i collaboratori del gruppo. I nuovi uffici sono stati concepiti come una sorta di ponte tra l’ufficio tradizionale e lo smart e dynamic office: un mix tra l’ufficio basato su postazioni di lavoro fisse, dedicate a lavori più sedentari, con ambienti chiusi e separati, e le nuove tendenze dello smart office, centrate su postazioni mobili, maggiore comunicazione tra gli ambienti e le persone e forme di lavoro collaborativo.

Sulla base di questi presupposti, i progettisti hanno collocato nelle zone periferiche del layout le postazioni di lavoro fisse, con uffici dalle forme lineari e colori tenui per favorire la concentrazione. Nello spazio centrale dell’edificio 3, in buona parte illuminato da fonti di luce zenitale, sono state invece collocate le sale riunioni, pensate come bolle trasparenti e progettate in base alla funzione: phone booth da uno o due posti, meeting room da quattro a dodici posti, zone per meeting informali, zone di lavoro collaborativo, piccole aree comuni dedicate a riunioni informali, da svolgere in piedi o seduti su sgabelli alti;

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› WORKSCAPE

GaS Studio Fondata nel 1997, Gas Studio è una società di progettazione con sedi a Milano, Roma e Berkeley. Diretta in Italia da André Straja (al centro nella foto), Giacomo Sicuro e Lenka Lodo, la società si occupa di progettazione integrata, interior design, masterplanning, progettazione architettonica, architettura degli esterni, project management, riqualificazione edilizia, risanamento e restauro, space planning, pianificazione e riqualificazione urbana del paesaggio. I numerosi interventi realizzati negli ultimi anni – come Soderini54, PalAxa, Klepierre e Green Place a Milano – si distinguono per le elevate certificazioni ottenute in tema di sostenibilità e risparmio energetico. www.gasworkstudio.com

Nelle foto, una meeting room da tre posti e, in alto a destra, un’area per riunioni informali da tenersi in piedi o su alti sgabelli. Sempre a destra, un ufficio che si affaccia sul patio-giardino interno (foto ©Alberto Ferrero).

CREDITI Località Roma, viale Tiburtina 1159 Committente Renault Progetto architettonico GaS Studio, André

Straja (responsabile), Giacomo Sicuro (direttore)

Team di progetto Federica Capodarte, Anna Giammanco, Carlo Pantanella D’Ettorre

Progettazione arredi

GaS Studio e Oil Design Lab

Progettazione segnaletica GaS Studio Progettazione impiantistica BRE Engineering Nel disegno sopra, la pianta del piano terra dell’edificio 3; a fianco, la pianta del piano terra dell’edificio 5. Nelle zone periferiche del layout sono state collocate le postazioni di lavoro fisse, al centro invece le sale riunioni e le zone meeting (courtesy GaS Studio).

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CSE-Marco Ricci, CSP-GaS Studio

Main contractor Rehbuild Fine lavori Settembre 2018 Superficie 2.640 mq Costo 3,5 milioni di euro Fornitori Interface, Saint-Gobain Gyproc, Intralighting, Flos, Umbra Herman Miller (sedute direzionali) Estel (scrivanie sale riunioni e pouf) Sinetica (sedute sale riunioni), Arper Flaminia (sanitari)


› WORKSCAPE

HERMAN MILLER, azienda americana conosciuta per l’ergonomia dei suoi prodotti, ha fornito per tutte le postazioni direzionali di RCI Banque la seduta Mirra2. Progettata dallo studio di Berlino Studio 7.5, la seduta nasce per adattarsi agli utenti che operano in costante movimento, tenendo conto della continua evoluzione del lavoro e della sempre maggiore dinamicità delle mansioni che svolgiamo.

spazi flessibili in cui tavoli e sedute possono essere spostati in base alle esigenze. L’idea di base consisteva nel creare spazi piacevoli, domestici, colorati, flessibili, per rispondere all’idea del dynamic office. Le differenti funzioni esistenti nell’organizzazione degli uffici sono distinguibili attraverso i diversi colori utilizzati: più pacati nelle aree operative (bianco, legno, verde tenue), arredi e lampade colorate nelle aree centrali comuni e moquette colorata nelle bolle, a contrastare l’effetto legno del pavimento. Importante nella progettazione è stato il ruolo della luce: sono stati infatti riaperti alcuni lucernari ottenendo oasi di luce zenitale che contribuiscono in misura notevole al comfort ambientale.

All’interno di uno dei due edifici la sala di rappresentanza Parigi, ampia 40 mq, è interamente vetrata e caratterizzata da un soffitto teso stampato con l’immagine della Tour Eiffel. Le pareti degli uffici e delle sale riunioni sono realizzate con vetrate trasparenti; le prime sono lineari, le seconde hanno forma circolare. Per aumentare la luminosità degli ambienti interni entrambi gli edifici affacciano su un patio-giardino interno: una piccola area verde arredata con sedute. Il progetto ha dedicato grande attenzione al comfort acustico con l’impiego di moquette nei corridoi e nelle zone comuni, controsoffitti nelle sale interne, schermi acustici nelle zone collaborative e setti acustici a pavimento e a soffitto

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› WORKSCAPE

Il porto turistico di Marina di Ragusa (foto © Giancarlo Guccione Airworks, courtesy Porto Turistico Marina di Ragusa); accanto, le reception e, sotto, l’ingresso dei nuovi uffici. Alla pagina di destra la strategia adottata per organizzare lo spazio interno (foto © Antonio Giummarra Architects).

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› WORKSCAPE

UFFICI DEL PORTO TURISTICO, MARINA DI RAGUSA

AL CENTRO DEL MEDITERRANEO CON 700 POSTI BARCA E UNA POSIZIONE BARICENTRICA TRA ITALIA, MALTA E NORD AFRICA IL PORTO È UN HUB TURISTICO IMPORTANTE. CONCLUSO DI RECENTE IL RESTYLING ESTETICO E FUNZIONALE DEGLI UFFICI SU PROGETTO DI ANTONIO GIUMMARRA ARCHITECTS Prima le navi greche, poi quella arabe: da sempre il porto di Marina di Ragusa, grazie alla sua posizione baricentrica, ha rappresentato un approdo importante del mar Mediterraneo. Oggi il porto turistico siciliano costituisce uno dei principali punti di attracco per le imbarcazioni provenienti da Tunisia, Grecia, Spagna e in particolare dalla vicina isola di Malta. Dopo i lavori di completamento iniziati nel 2006 con un’operazione di project financing e un finanziamento europeo ottenuto attraverso il Programma Operativo Regionale,

Marina di Ragusa vanta una moderna infrastruttura portuale – qui sorge anche la pluripremiata torre di controllo rossa progettata da Maria Giuseppina Grasso Cannizzo – di 238mila metri quadrati di estensione e 700 posti barca, in grado di accogliere imbarcazioni fino a 60 metri di lunghezza. Due le aree in cui è suddiviso il porto: una a levante, con i servizi per i viaggiatori, e l’altra a ponente, per l’erogazione dei servizi destinati ai natanti. Fiore all’occhiello è il Cantiere nautico, che con i suoi duemila metri quadrati di superficie coperta e il piazzale esterno di 15mila mq

che offre servizi di manutenzione e riparazione delle imbarcazioni. Un ulteriore miglioramento delle dotazioni si è registrato con i lavori di ristrutturazione degli uffici direzionali del porto turistico, affidati allo studio Antonio Giummarra Architects di Ragusa e da poco conclusi. Il progetto ha permesso di ottimizzare la fruizione degli spazi, senza stravolgerne la configurazione planimetrica. Le varie aree funzionali sono state opportunamente delineate da partizioni leggere in alluminio e vetro, mentre il disimpegno, prima assente,

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› WORKSCAPE 0 1 2 3 4 5 m

Antonio Giummarra Architects La pianta e, sotto, altre immagini degli uffici del porto turistico. Nella pagina di destra il bancone della reception, in materiale composito bianco in pietra sinterizzata e, in basso, controcampo della reception e la sala riunioni (foto © Antonio Giummarra Architects).

Con sede a Ragusa, dal 1997 lo studio si occupa di progettazione architettonica, recupero edilizio e progettazione di interni. La ricerca nel campo della progettazione è tesa alla definizione di nuove soluzioni spaziali e architettoniche adatte alla contemporaneità nel complesso e delicato contesto ambientale e socio-culturale siciliano. Oltre alle nuove costruzioni residenziali e commerciali lo studio si occupa di interventi di riuso e ristrutturazione di edlizia esistente. Rilevante anche l’attività di progettazione di interni e oggetti di design. www.antoniogiummarra.com

ALLA REALIZZAZIONE DEI NUOVI UFFICI DEL PORTO TURISTICO MARINA DI RAGUSA HANNO COLLABORATO DI BETTA Arredi e Infissi Zona Industriale III Fase Viale 17 n. 26 - 97100 Ragusa Tel. 0932 667162 info@dibetta.it AGENZIA PROGETTA - FANTONI Via Musumeci, 129/A - 95128 Catania Tel. 095 449665 posta@progetta.it LA LUCE di Marletta Salvatore & C. Snc Via Archimede, 365 - 97100 Ragusa info@laluceragusa.it BIAZZO DEMIS Lavori Edili Via 436 n.19 - 97100 Ragusa demisbiazzo@gmail.com SIET Impianti elettrici di Dipasquale & C. Srl Via Archimede 287 - 97100 Ragusa info@siet-srl.com GIULIANO RAPPRESENTANZE Sas Climatizzazione Via Noviziato Casazza, 2 - 98124 Messina giuliano@giulianosas.it CHIARANDÀ CERAMICHE di Chiarandà Rosario Via Cadorna, 2 - 97013 Comiso RG chiarandaceramiche@virgilio.it DADA PUBBLICITÀ 2DADESIGN Srl Via Degli Studi, 8 - 97013 Comiso RG info@2dadesign.it

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› WORKSCAPE

è stato generato dall’inserimento di un divisorio filtrante: una quinta, realizzata con una serie di listelli verticali di legno di rovere che , pur preservando la natura open space degli spazi, crea una sorta di suddivisione ‘psicologica’, migliorandone funzionalità e fruizione e favorendo la concentrazione del personale. Separazioni vetrate – in vetro acidato dove è necessario preservare condizioni di riservatezza – favoriscono l’ingresso di luce naturale, proveniente solo dalle due vetrine, fin nella sala riunioni, più distante dalla strada. La pavimentazione dei nuovi uffici è in lastre di grès di colore azzurro avio, che crea un legame visivo e simbolico con lo specchio d’acqua prospiciente; dello stesso materiale e di identico colore il blocco della reception,

con il frontale e il piano del banco in materiale composito bianco in pietra sinterizzata, con logo del porto inciso sul fronte e retroilluminato. Alle spalle del banco è stata realizzata una parete in vetro acidato che lascia filtrare la luce nell’ufficio retrostante e verso la sala riunioni. Sono stati inoltre rifatti gli impianti elettrico e di trasmissione dati e realizzato quello di condizionamento. L’impianto di illuminazione, a basso consumo energetico, fa uso di sorgenti Led. In continuità con la strategia adottata per gli interni, una sequenza verticale di doghe di legno di Iroko verniciato per meglio resistere alla salsedine ritma ora il fronte esterno degli uffici, separando le due vetrine

CREDITI Località Marina di Ragusa, Ragusa Committente Porto turistico Marina di Ragusa Progettazione Antonio Giummarra Architects Realizzazione 2019-2020 Superficie 115 mq Arredi su misura Di Betta Arredi e Infissi Arredi Agenzia Progetta - Fantoni Apparecchi illuminanti La Luce Ragusa Opere edili e di finitura Demis Biazzo Impianto elettrico e TD Siet Climatizzazione Giuliano Rappresentanze Pavimenti e sanitari Chiarandà Ceramiche Insegne pubblicitarie Dada Pubblicità

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› WORKSCAPE

IL COWORKING DELL’ARCHITETTO TRA IL CENTRO STORICO, LA FERROVIA E IL MARE UN GRUPPO DI PROGETTISTI HA TRASFORMATO UN VECCHIO OPIFICIO NELLA SEDE CONDIVISA DEI PROPRI STUDI PROFESSIONALI di Luigi Prestinenza Puglisi

La zona delle Ciminiere è una delle aree catanesi con maggiori potenzialità. Si trova vicino alla stazione ferroviaria, è servita da una fermata della metropolitana, ospita alcuni locali di tendenza e uno splendido centro espositivo a suo tempo progettato da uno dei migliori architetti siciliani: Giacomo Leone. Basterebbero due o tre mosse per trasformare l’area delle Ciminiere in uno dei cuori pulsanti della città: realizzando un miglior rapporto con il mare che ne [ 132 ]

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lambisce il perimetro ma non è fruibile per colpa dei binari della ferrovia e di alcuni palazzi che fungono da barriera; recuperando un migliore rapporto con il centro storico della città che si trova a poche centinaia di metri, ma tagliato da un rettifilo oggi assai poco percorribile dai pedoni perché punteggiato da aree edificabili degradate. Una vergogna se si pensa che queste aree, abbandonate dal dopoguerra, sarebbero utilizzabili sia per spazi verdi che per attività residenziali,

direzionali e commerciali (c’era anche un ottimo progetto di Mario Cucinella) se non fosse per i veti incrociati di una politica asfittica e senza prospettive. Andare a collocare il proprio studio professionale proprio in un edificio industriale della zona delle Ciminiere è stata quindi una intelligente scelta strategica. E ancora più intelligente è stata l’idea di condividere lo spazio, eccessivamente grande per un solo studio professionale, tra diversi soggetti che operano nello


› WORKSCAPE

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stesso settore, al fine di gestire insieme alcuni lavori. Una bella provocazione se si pensa alla endemica difficoltà meridionale e isolana a mettere insieme idee ed energie per offrire servizi migliori. Come avviene nelle migliori ristrutturazioni di questo tipo di spazi, la scommessa è stata di non alterare il carattere dell’edificio industriale frammentandolo o sovrapponendosi prepotentemente ai suoi materiali originali. E nello stesso tempo suggerire un’idea di libertà, efficienza e di modernità. I materiali impiegati sono prevalentemente il ferro e il vetro. È stato realizzato un grande open space al piano terreno con qualche ambiente più piccolo desti-

Opificio del progetto: viste dell’intervento di trasformazione operato da Scannella Architects. Lo spazio di Catania è condiviso da quattro studi professionali (foto ©Luca Guarneri).

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› WORKSCAPE Scannella Architects Il fondatore dello studio, Giuseppe Scannella (Catania nel 1953) si laurea in architettura all’Università degli Studi di Palermo nel 1979. La sua attenzione e quella dello studio sono rivolte alle diverse forme del progetto: l’oggetto, l’edificio, il sistema urbano. All’intenso lavoro di studio e progettazione Scannella affianca attività di giornalismo, di formazione e la partecipazione a numerosi convegni e seminari. Si occupa inoltre attivamente di politiche per la professione. Dal 2013 al 2017 è stato presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Catania. www.scannella.it Lo spazio di Catania è condiviso da Scannella Architects (Giuseppe e Oriana Scannella, Giuseppe Marcedone, Tiziana Longo, Anna Maria D’Imprima, Alfio Ardita); Udine Ingegnerie Integrate (Vincenzo Udine, Mario Di Raimondo, Filippo Foti, Marco Spampinato); Michele Marchese Architetti (Michele e Giulia Marchese); Valerio Mascali Architetto.

CREDITI Località Catania Progetto Scannella Architects, Michele

Marchese Architetti, Udine Ingegneria Integrate, Valerio Mascali Architetto

Superficie 300 mq Fotografie Luca Guarneri

PIANO TERRA 1:50

PIANO PRIMO 1:50

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nato ad ospitare riunioni o altre attività di supporto. Ad affiancare l’open space è una grande scala, sempre in metallo, che porta al ballatoio che smista le stanze del piano superiore. Il doppio livello, oltre ad ottimizzare l’uso della notevole altezza dello spazio originario, permette di fruire lo studio da una pluralità di punti di vista con forte effetto scenografico. Sottolineato dai tagli di luce che provengono dalle finestre alte che sono state conservate. Un bel progetto che, a mio avviso, ha un valore che va oltre l’effetto estetico. Racconta infatti una trasformazione che sta avvenendo anche nel sud d’Italia e che vede gli studi di architettura posti davanti a un bivio: o riorganizzarsi, crescere e produrre risultati di livello europeo, oppure perire. Non so perché, ma quando ho visitato lo studio mi venivano in mente le parole: architettura e rivoluzione. Che si ottiene, pensavo, anche attraverso questi cambiamenti del nostro modo di proporci

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› ARCHITETTURA E NATURA

LA TECNOLOGIA DELL’ALBERO

La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è la causa principale del riscaldamento climatico e al momento l’unica macchina in grado di assorbirla, rilasciando allo stesso tempo ossigeno, è l’albero

diagramma courtesy Stefano Boeri Architetti

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› ARCHITETTURA E NATURA

DAL BOSCO VERTICALE ALLA CITTÀ FORESTA STEFANO BOERI ARCHITETTI STA PROGETTANDO UNA NUOVA CITTÀ FORESTA IN MESSICO. FRANCESCA CESA BIANCHI, PARTNER-IN-CHARGE, DESCRIVE IL PROGETTO DELLA SMART FOREST CITY DI CANCUN Abbiamo bisogno di una nuova alleanza tra foreste e città, dice Stefano Boeri, perché gli alberi sono la sola risorsa a nostra disposizione per assorbire CO2 dall’atmosfera e perché inevitabilmente le città, che occupano solo il 3% delle terre emerse, ma consumano il 70% delle risorse e generano il 75% della CO2 sono destinate a crescere di numero e dimensioni. Non succederà in Europa o negli Stati Uniti, dove sempre più amministrazioni – come Milano, con il programma di 3 milioni di alberi in più entro il 2030 – promuovono iniziative per far crescere la quota di verde urbano, ma nei Paesi [ 136 ]

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emergenti o in via di sviluppo, dove si concentrerà la gran parte di quel 78% di popolazione che secondo le Nazioni Unite nel 2050 vivrà nelle città. Allora è tempo di ripensare completamente il modello di città, abbandonare la logica che aggiunge periferie senza servizi ad altre periferie e immaginare città dove gli alberi e il verde siano fin dall’inizio elemento costitutivo e strutturale. L’occasione per farlo arriva un paio d’anni fa dall’incontro con il titolare del gruppo Karim che dopo aver partecipato a un convegno sulla forestazione urbana si convince a convertire un’area – il sito

di una ex cava di inerti – già destinata allo sviluppo dell’ennesimo mega centro commerciale – nella prima città foresta al mondo. Una città per 130mila abitanti su una superficie di 557 Kmq, con un progetto di concezione totalmente innovativa accolto con entusiasmo dall’amministrazione locale. Smart Forest City sarà una città destinata soprattutto ai giovani, una sorta di Silicon Valley messicana – ci spiega Francesca Cesa Bianchi, partner-in-charge dello studio SBA – con una presenza formidabile di elementi arborei e racchiusa da un anello navigabile di acqua desalinizzata che


› ARCHITETTURA E NATURA

SBA - Stefano Boeri Architetti Lo studio di Stefano Boeri (Milano, 1956), professore ordinario di Urbanistica presso il Politecnico di Milano, direttore del Future City Lab della Tongji University di Shanghai, Presidente della Fondazione La Triennale di Milano, non ha certo bisogno di presentazioni. Ci limitiamo a ricordare che SBA ha sedi anche a Tirana, dove sta sviluppando il piano regolatore, e dal 2014 a Shanghai. Famoso a livello internazionale per il Bosco Verticale di Milano, un modello che lo studio sta replicando in varie parti del mondo, convinto della necessità di agire subito per il futuro del pianeta Stefano Boeri e i suoi collaboratori sono fortemente impegnati a promuovere nuove forme di forestazione a livello urbano e territoriale. Insieme al fondatore sono partner di SBA gli architetti Francesca Cesa Bianchi e Marco Giorgio. www.stefanoboeriarchitetti.net

A sinistra, il masterplan della Smart Forest City di Cancun, con la rete di acqua desalinizzata per irrigare le serre disposte lungo il perimetro. L’energia rinnovabile prodotta dai pannelli fotovoltaici sarà stoccata in una torre dell’idrogeno, visibile sulla sinistra (render © The Big Picture e courtesy SBA).

CREDITI Località Cancun Committente Grupo Karim’s Masterplan Stefano Boeri Architetti, partners-incharge Stefano Boeri, Francesca Cesa Bianchi

SBA Design team Carlotta Capobianco (team leader), Yulia Filatova, Sara Gangemi Hana Narvaez, Federico Panella, He Ruoyu, Mattia Tettoni, Mario Tan

SBA Research team Maria Chiara Pastore

(research director), Giovanni Nardi Luis Pimentel, Simone Marchetti, Livia Shamir

Sostenibilità e smart city

Transsolar KlimaEngineering, project manager Tommaso Bitossi

Mobilità

MIC-Mobility in Chain (Federico Cassani)

Paesaggio Laura Gatti Visualizzazioni

The Big Picture (Federico Biancullo)

irrigherà le serre disposte lungo tutto il perimetro della città e dove si produrrà cibo e energia: energia rinnovabile prodotta dai pannelli fotovoltaici posti in copertura e convertita in idrogeno per poter essere conservata, con un progetto messo a punto dallo studio tedesco Transsolar. «Stiamo pensando all’ipotesi di realizzarla totalmente off-grid, ma l’aspetto fondamentale è la presenza del verde che, con il nuovo sistema di irrigazione, potrà estendersi anche oltre la città creando nuovi terreni agricoli come ulteriore fonte di sostentamento alimen-

tare. Siamo convinti – prosegue Francesca – che oggi il compito degli architetti sia quello di riparare quell’equilibrio con l’ambiente che due secoli di civiltà industriale hanno messo in pericolo. Lo facciamo immaginando città che non siano più l’opposto ma un elemento di congiunzione con le foreste, l’unica tecnologia che abbiamo a disposizione per assorbire l’anidride carbonica immessa in atmosfera, ma anche con architetture che consumino la minor quantità possibile di risorse. Il prossimo passo sarà un Bosco Verticale costruito interamente in legno»

Sopra, le vie d’acqua e i pannelli fotovoltaici posti in copertura delle serre. (render © The Big Picture e courtesy SBA).

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› ARCHITETTURA E NATURA

INCLUSIVO NEL VERDE CIRCA SESSANT’ANNI FA NASCEVA AD ARNHEM LA PRIMA COMUNITÀ RESIDENZIALE PER PERSONE DISABILI. IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DI MARC KOEHLER ARCHITECTS, KOSCHUCH ARCHITECTS E BURO HARRO OGGI RENDE HET DORP UN QUARTIERE INCLUSIVO CON UN’ELEVATA QUALITÀ DI VITA PER I RESIDENTI Nel 1962 con una maratona radio-televisiva di 24 ore in Olanda vennero raccolti milioni di fiorini per realizzare la prima comunità residenziale per persone con disabilità. La costruzione di Het Dorp divenne una pietra miliare nel percorso di emancipazione delle persone disabili in tutto il mondo. Mentre le premesse su cui si fondava quell’idea sono tuttora attuali, le moderne tecnologie – applicazioni digitali, comandi vocali e gestuali, mobilità elettrica – oggi consentono a un maggior numero di persone di condurre una vita il più possibile autonoma. Una vita tuttavia condotta in un ambiente oggettivamente ostile e nel quale è difficile anche costruire e alimentare relazioni sociali. Da questo punto di vista il progetto di riqualificazione di Het Dorp, sviluppato dal gruppo di progettazione formato [ 138 ]

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da Koschuch architects, Marc Koehler Architects e Buro Harro (vincitori di un concorso promosso da BDP e van Wonen, due società di sviluppo immobiliare) è un esperimento di ‘psicologia ambientale’, con il tentativo di individuare quegli elementi di ‘sostenibilità spaziale’ capaci di rendere il quartiere realmente inclusivo, parte del tessuto urbano di Arnhem e della vita che quotidianamente vi si svolge e dove i residenti siano liberi di scegliere i modi e le interazioni per essi più appropriate. Individuando nella natura, nell’aria aperta, nella luce, nella tranquillità e nella sicurezza i cinque elementi-chiave per creare un ambiente di vita comunitaria piacevole, il masterplan prevede la creazione di un ambiente ricco di verde, con l’aggiunta di 2 ettari di prati e boschi attraversati da percorsi facilmente per-

corribili a piedi, in bicicletta o su sedie a rotelle e altri strumenti di supporto alla deambulazione. Piazze e parchi giochi costituiranno piacevoli luoghi di sosta per tutti, residenti e visitatori, giovani e anziani. Lo sviluppo prevede la costruzione di 84 appartamenti per persone con disabilità, cui si aggiungeranno edifici per centri di assistenza sanitaria e 110 nuove abitazioni indipendenti, per individui che godono di maggiore autonomia, disposte intorno a corti, orti e giardini collettivi pensati per promuovere la socializzazione. Ma grazie al verde e al microclima che si verrà a creare, anche coloro che sono costretti a rimanere in casa potranno godere dell’aria e della natura circostante attraverso ampie superfici vetrate, balconi spaziosi e terrazze in copertura


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A sinistra, il masterplan di Het Dorp (credits Mka Marc Koehler Architects). Sopra e a fianco, render del quartiere residenziale e degli alloggi sociali (render Proloog).

CREDITI Località Het Dorp, Arnhem, Paesi Bassi Committente Bouwfonds property development / VanWonen Vastgoedontwikkeling

Progetto Marc Koehler Architects e Koschuch Architects

Team di progetto Patrick Koschuch, Marc

Koehler, Maikel Supèr, Markus Freigang, Maurizio Brambilla, Voytech Stynbar, Marten Theeuwsen, Mai Henriksen, Marco Schlottmann, Femke van Lier, Annika Hetzel

Progettazione paesaggistica Buro Harro Alloggi 110 (piano terra) e 84 (alloggi di cura e supporto)

Posti auto 180 Superficie 45.000 mq Render Proloog

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› ARCHITETTURA E NATURA

LA FABBRICA DELL’ARIA IL VASTO PROGETTO DI TRASFORMAZIONE DELL’EX-MANIFATTURA TABACCHI DI FIRENZE CREA SPAZI PER MAKERS E ARTISTI E DIVENTA OCCASIONE DI SPERIMENTAZIONE CON IL PROGETTO IDEATO DA STEFANO MANCUSO E REALIZZATO DA PNAC

Quello promosso da Manifattura Tabacchi Development Management, società partecipata da Cassa Depositi e Prestiti e Aermont, è uno dei più ambiziosi progetti di rigenerazione urbana in atto oggi in Italia: un’area industriale di 100mila metri quadrati sulla quale sorgono 16 edifici progettati negli anni Trenta del Novecento da Pierlugi Nervi verrà destinata a uso misto, con spazi formativi – la terza sede cittadina di Polimoda, inaugurata lo scorso gennaio – uno Student Hotel, spazi per artisti e artigiani 2.0 e residenze. Mentre il programma immobiliare si svilupperà nel corso dei prossimi anni, [ 140 ]

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interventi temporanei e manifestazioni pubbliche fanno già oggi di Manifattura Tabacchi un luogo vivo e attivo, con capacità attrattive che vanno ben oltre i confini di Firenze, dalle manifestazioni estive al recente festival dedicato alla rigenerazione urbana Many possible cities. 3mila metri quadrati dell’edificio B9, oggetto di una ristrutturazione conservativa che ha comportato un investimento di 1,5 milioni di euro, accolgono i laboratori di otto makers, una caffetteria e l’installazione sperimentale La Fabbrica dell’Aria, ideata da Stefano Mancuso e realizzata da Pnac, spin off accademico dell’Università degli Studi di Firenze,

dove Mancuso insegna, in collaborazione con Artemide e Cosentino, che ha fornito le lastre di superficie ultracompatta Dekton per la pavimentazione flottante di questa speciale serra. Agendo come un contrappasso per un luogo dal quale uscivano prodotti dannosi per la salute e la qualità dell’aria, la Fabbrica dell’Aria riduce l’inquinamento indoor migliorando la capacità delle piante di assorbire e degradare gli inquinanti atmosferici. L’aria catturata dal dispositivo – 5mila mc/ora – viene convogliata verso moduli che ne forzano il passaggio attraverso il terreno e le piante. Una parte delle so-


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DEKTON BY COSENTINO I pavimenti dell’installazione di Firenze sono in Dekton, la superficie ultracompatta creata dal Gruppo Cosentino per il mondo dell’architettura e del design, una miscela di materiali porcellanati di ultima generazione e quarzo prodotta utilizzando un’esclusiva tecnologia TSP di sinterizzazione delle particelle, che prevede un innovativo processo di ultracompattazione. Proprietà tecniche superiori, lastre di grande formato e spessori variabili da 0,4 a 3 cm fanno di Dekton la superficie ideale per una vasta gamma di applicazioni, sia per ambienti interni sia esterni. In un’ottica di economia circolare, alcune tonalità sono ottenute riutilizzando materiali provenienti dal processo produttivo della superficie stessa. Nel 2016 Cosentino ha ottenuto la Dichiarazione Ambientale di Prodotto per Dekton. www.dekton.it

stanze inquinanti è bloccata dal terreno, il resto assorbito dalle foglie. Si tratta di una vera e propria filtrazione botanica: gli inquinanti sono degradati dalle attività biologiche e incorporati nella biomassa delle piante, aumentandone l’efficienza e rendendolo stabile per lunghi periodi. Il progetto dei moduli è basato su un filtro botanico sviluppato da Pnat e testato nel laboratorio Linv di Firenze, che ne ha convalidato l’efficacia. I dati sulla qualità dell’aria, raccolti attraverso uno spettrometro di massa in grado di identificare l’intero spettro di composti volatili, hanno mostrato una riduzione degli inquinanti atmosferici del 98%

In queste pagine, alcune immagini della Manifattura Tabacchi, ex area industriale di 100mila mq che sorge nelle immediate vicinanze del centro storico di Firenze: il complesso ospita 16 edifici, tra cui il B9 (foto piccola alla pagina di sinistra) dove si trova la Fabbrica dell’Aria (foto ©Niccolò Vonci e courtesy Cosentino).

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ECOLOGIA E BENESSERE PERCHÈ I MATERIALI NATURALI USATI ANTICAMENTE MIGLIORANO IL COMFORT ABITATIVO. UNA RISCOPERTA E UNA RISPOSTA, NELLA LOGICA DELL’ECONOMIA CIRCOLARE Il nostro benessere dipende in primo luogo dalla salute e la salute è anche l’effetto di un ritrovato equilibrio tra l’uomo e la natura: è un principio che vale anche per gli ambienti interni, dove trascorriamo la maggior parte dell’esistenza, ma molti componenti di finiture e arredi sono prodotti con materiali di sintesi e possono emettere sostanze volatili (Voc) di difficile misurazione e potenzialmente dannose.

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La riqualificazione energetica degli edifici inoltre, con coibentazioni molto performanti dell’involucro e la sostituzione degli infissi, provoca frequentemente fenomeni di condensa e la conseguente formazione di muffe dove possono prosperare i batteri, creando ambienti insalubri e peggiorando il comfort termico (e talvolta acustico). Antibatterica per definizione, data la sua natura fortemente alcalina (pH 13) è la

calce, impiegata per secoli come unico legante per la preparazione di malte da costruzione e per la realizzazione di pavimenti e intonaci. E come la calce, la scelta di altre materie prime inorganiche e naturali, utilizzate per millenni, può garantire la necessaria traspirabilità dell’involucro e contribuire al contempo alla creazione di un confortevole microclima interno. Calchèra San Giorgio fa dello studio dei modi storici del costruire e delle proprie-


› ARCHITETTURA E NATURA La chimica della natura Dall’opus caementicium all’economia circolare 1500° C: è la differenza tra il moderno cemento Portland (75 parti di carbonato di calcio e 25 parti fra silice allumina e ferro) e il materiale con cui venne costruito il Pantheon (calce spenta, pozzolana di Baia, cocciopesto, pomice e sabbia). Una differenza che equivale all’immissione in atmosfera di una tonnellata di anidride carbonica per ogni tonnellata di cemento prodotto. Semplicemente, Fenici e Romani non disponevano di tecnologie in grado di raggiungere quelle temperature e quindi producevano la malta mescolando a freddo le stesse materie prime. Ottenevano così dei calcestruzzi che, come la storia dimostra, possedevano caratteristiche del tutto simili a quelle delle rocce naturali, con proprietà di durezza, stabilità e longevità. Il progetto di ricerca Calcedicampo avviato nei laboratori di Calchèra San Giorgio si propone oggi il recupero di quelle antiche malte. Mentre il primo obiettivo è quello di ridurre le emissioni di CO2, il

secondo, non meno importante, è l’individuazione di materie prime di scarto come aggregati di nuovi materiali da costruzione che possano sostituire, limitatamente ad alcuni scopi, quelli usati attualmente. Si è dunque appurato che la soluzione alcalina può essere prodotta con i gusci delle uova di gallina (le industrie alimentari ne scartano più di 250mila tonnellate all’anno), mentre i silico-alluminati della pozzolana si trovano in grande quantità nella cenere della lolla di riso dopo che questa è stata bruciata nelle centrali a bio-massa producendo energia. L’ambizione della ricerca è dunque quella di interpretare al meglio i principi dell’economia circolare utilizzando scarti rinnovabili, che vengono costantemente prodotti e possono essere trasformati in un nuovo tipo di materiale da costruzione senza ricorrere ai processi estrattivi che in ogni caso sottraggono, senza restituirle, risorse al pianeta.

Mescolando a freddo la calce ottenuta da gusci di uova calcinati e le ceneri della lolla di riso combusta, si ottiene un geopolimero che poco ha da invidiare ai longevi opus caementitium Romani. Gli aggregati nelle malte possono essere scelti fra i materiali riciclati nelle filiere della lavorazione alimentare, come i gusci di uova ridotti in sabbia, la lolla di riso e la canapa.

tà chimiche e prestazionali delle materie prime la base della propria produzione di materiali naturali conformi agli standard comunitari in termini di sicurezza e rispetto dei requisiti tecnici. Materiali che, rispondendo alle caratteristiche di salubrità e di comfort della bioarchitettura, possiedono anche elevate caratteristiche estetiche e decorative grazie all’uso di vetri colorati, fibre di canapa, lolla di riso, minerali pregiati e terre colorate

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› ARCHITETTURA E NATURA

GIARDINI DEL CASTELLO DI ARIBERTO, CAPIAGO INTIMIANO

SOTTO LA SUPERFICIE IL PROGETTO PER UN GIARDINO PUBBLICO NEL LUOGO DOVE PIÙ DI MILLE ANNI FA SI TROVAVANO I VIGNETI DELL’ARCIVESCOVO ARIBERTO DI INTIMIANO

Sopra, vista del giardino verso il castello, il luogo che mille anni fa diede i natali all’arcivescovo Ariberto di Intimiano. Sotto, vista zenitale del progetto (foto e fotoinserimento ©Carlo Ezechieli, CE-A studio).

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Troppo spesso il nostro livello di comprensione di un luogo si ferma ai suoi confini e raramente va oltre la superficie: come se, su una barca in mezzo al mare, fossimo del tutto ignari dell’esistenza del mondo che, a noi invisibile, si trova immediatamente sotto di essa. Ed è proprio alla riscoperta delle radici profonde di un luogo, della cui importanza si è persa ormai completamente la memoria, che si rivolge Il progetto di Carlo Ezechieli, Emanuele Colombo e Paolo Molteni, per

un giardino pubblico nei pressi di Como. Mille anni fa, esattamente nell’area di intervento, si trovavano i frutteti e i vigneti del castello di Ariberto di Intimiano, Arcivescovo di Milano, protagonista e per buona parte artefice dell’affermazione del potere della Chiesa dopo il confuso periodo dell’Alto Medio Evo. Il sito è una collina affacciata sulla pianura il cui suolo conserva ancor oggi segni importanti: le leggere pendenze, la suddivisione in ambiti, le superfici piane frutto di un lavoro secolare di modellazione. Il progetto interviene con tre ‘anelli’ – forma suggerita dalla topografia e dalla disposizione spaziale del sito – che descrivono i percorsi interni e identificano un sistema di ‘stanze’, ognuna con una propria qualità e specificità. Gli anelli, monolitici, interamente realizzati in cemento, perfettamente circolari, vengono letteralmente conficcati nel terreno e lo sezionano, con l’intento di rivelarne e rappresentarne la profondità storica. La superficie dell’anello principale, verso il Castello, è scandita sia dal variare

delle trame della superficie, sia dalla prevalenza di inserti in calcare nero, la stessa pietra con cui i Maestri Comacini costruivano le loro cattedrali. I corsi in calcare, combinati ad altri inserti lapidei, formano configurazioni che ricordano il principio, sempre presente nei monumenti di epoca medievale, di recupero di materiali pregiati provenienti da antiche rovine. L’anello è una sorta di orologio di mille anni, dove il disegno della pavimentazione in superficie si sviluppa nel giardino mentre in profondità attraversa il tempo. Il materiale cambia stato e trame in base alle situazioni di luce e ombra, ai riferimenti visuali, al moto e alle pause, ed è una rappresentazione della ciclica alternanza tra quiete e turbolenza, tra stabilità e rottura, intercorsa in un così lungo e importante arco temporale. Questo progetto di grande qualità formale e funzionale, partendo dal passato, costruisce un futuro e insieme a questo una base per la rivalutazione di un luogo la cui importanza si estende, e merita di estendersi, ben oltre i confini locali


› ARCHITETTURA E NATURA CREDITI Località Capiago Intimiano (CO) Committente Comune di Capiago Intimiano Progettisti Carlo Ezechieli (CE-A studio), Emanuele Colombo/Paolo Molteni (Larchs Architettura)

Impresa Gianlucio Ferrari, Castione della Presolana

Superficie 25.000 mq Cronologia 2017-2019 Costi 150.000 euro opere realizzate; 550.000 euro opere di progetto

Fonti di finanziamento Comune di Capiago Intimiano, Cooperativa Sociale Il Gabbiano, Fondazione Cariplo

Accanto, un tratto dei percorsi realizzati in questa fase dell’intervento e, a sinistra, dettaglio delle pavimentazioni: un getto monolitico in cemento faccia a vista (foto © Emanuele Colombo e Paolo Molteni, Larchs Architettura). Sotto, lo schema del disegno della pavimentazione dell’anello principale verso il castello (©Carlo Ezechieli, CE-A studio).

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› ARCHITETTURA E NATURA

PARCO DELLA TORRE, MILANO

UN PARCO URBANO DAL RECUPERO DI UN’AREA INUTILIZZATA NASCE UNO SPAZIO PUBBLICO PER I RESIDENTI DI UN NUOVO PEZZO DI CITTÀ, SORTO NEGLI ULTIMI VENT’ANNI SULLA VASTA AREA UN TEMPO OCCUPATA DAGLI STABILIMENTI PIRELLI Nel 1988, con il masterplan di Gregotti Associati, prendeva avvio a Milano un progetto di trasformazione di portata europea: la riconversione dei 700.000 mq degli ex-stabilimenti Pirelli. Un pezzo di città cresciuto con la nuove sede dell’Università Statale, il teatro degli Arcimboldi, residenze, edifici direzionali, negozi e centri commerciali fino a diventare il quartiere Bicocca che conosciamo oggi. Progettato dallo studio AG&P greenscape e realizzato da Euroambiente su incarico di Prelios, il Parco della Torre, che occupa una superficie di 20.000 metri quadrati vuota da tempo, è un nuovo tassello che va ad aggiungersi a quella grande trasformazione Un tempo solcato dal segno dei binari ferroviari di servizio all’industria, il lotto occupato dal parco si trova ai piedi della Torre Breda, ex serbatoio idraulico del 1913, una [ 146 ]

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delle poche testimonianze sopravvissute del recente passato industriale. In una Milano sempre più attenta ai temi della valorizzazione del verde e degli spazi pubblici, il Parco si inserisce in un più ampio programma di sviluppo e rivalutazione del patrimonio urbano promosso e supportato dalla pubblica amministrazione in collaborazione con le iniziative dei privati, con una forte attenzione alle richieste della comunità. Pensato come luogo strategico per la vita attiva del quartiere, il parco è stato progettato con un’accurata organizzazione spaziale che ha permesso una facile gestione del cantiere e una vasta struttura di funzioni e spazi: dalle aree verdi attrezzate per i bambini allo skate-park alle aree per le attività sportive e il campo da basket e agli spazi di relax. La scelta di alternare essenze arboree con er-

bacee e erbe aromatiche conferisce alla nuova area un carattere dinamico e accogliente, che si manifesta già dal marciapiede su viale Sarca, con aiuole alberate esterne che ne dichiarano la presenza e ne mimetizzano le recinzioni. La semplicità dei segni e la volontà di mantenere una memoria storica del luogo, strutturando i percorsi principali sulle linee generatrici del quartiere, che si rifanno al sistema agricolo preesistente, sono gli aspetti primari che hanno portato a disegnare i due assi principali dell’area, pensati anche come lunghe e larghe piazze dinamiche in cui accogliere diverse attività. La preesistenza del centro commerciale è stata un importante elemento con cui il parco si è confrontato, cercando d’instaurare un dialogo in continuità tra l’esterno e l’interno


› ARCHITETTURA E NATURA Euroambiente La società, che fa parte del Gruppo Zelari, opera in diversi settori: agricoltura, landscape, costruzioni, sicurezza e controllo del territorio. Si occupa di progettazione paesaggistica sia in proprio sia attraverso collaborazioni con importanti studi di architettura e di pianificazione del paesaggio. Realizza opere a verde per le grandi infrastrutture pubbliche e private, aree residenziali e turistiche, impianti sportivi e interventi di gestione dell’ambiente e del territorio. Euroambiente adotta un sistema di gestione della qualità conforme alle norme Uni En Iso 9001 per le attività di progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione delle aree a verde agricole e forestali. Adotta inoltre un sistema di gestione Ambiente conforme alle norme Uni En Iso 14001 e adotta un sistema di gestione della Salute e Sicurezza conforme alla norma Ohsas 18001. www.euroamb.it

I NUMERI DEL PARCO 20.000 mq di superficie complessiva 175 alberi 6.000 arbusti rampicanti 5.000 erbacee 8.700 mq di tappeto erboso 3.300 mq di percorsi in cancestruzzo architettonico

500 mq di pavimentazione area giochi 720 mq il campo di basket 700 mq lo skate park 2 fontanelle di acqua pubblica

Nella pagina di sinistra una vista del parco con la Torre Breda, testimonianza del passato industriale della zona, sullo sfondo. Sopra, lo skate park e il campo di basket del parco (foto courtesy Euroambiente).

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› ARCHITETTURA E NATURA

BAM-BIBLIOTECA DEGLI ALBERI, MILANO

AMBIENTE E PARTECIPAZIONE PRIMO ESEMPIO DI COLLABORAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO, PER LA SUA VALORIZZAZIONE E TUTELA IL PARCO DI PORTA NUOVA CONTA SUL COINVOLGIMENTO DELLA COMUNITÀ Nuovo parco pubblico di Milano, la Biblioteca degli Alberi (ufficialmente BAM), è il tassello fondamentale della strategia di ricomposizione pedonale che ha ispirato il progetto di rigenerazione urbana di Porta Nuova: 90mila metri quadrati senza recinzioni (ma ben illuminati e vigilati 24 ore su 24) che estendono i collegamenti ciclabili e pedonali di porzioni diverse della città e che, in prospettiva, proseguiranno in direzione Nord-Ovest attraverso l’ex-scalo Farini e poi Stephenson e Mind. Non un semplice giardino dunque ma parte della strategia urbana dei ‘raggi verdi’ (progetto avviato da Aim-Associazione Interessi Metropolitani e Land - Andreas Kipar quando assessore allo sviluppo del territorio era Carlo Masseroli), orientata verso la mobilità dolce e l’aumento del numero di alberi di alto fusto in città. L’altro elemento di novità è la natura pubblico/privata del parco. Realizzata a scomputo degli oneri di urbanizzazione dello [ 148 ]

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sviluppo Porta Nuova e di proprietà comunale, oggi BAM è gestita dalla Fondazione Riccardo Catella, come da convenzione siglata lo scorso anno tra il Comune di Milano e Coima Sgr. Niente a che vedere con i miseri cartelli di sponsorizzazione di piazze e giardinetti in cambio del taglio dell’erba: La proposta di gestione di BAM – che ha un costo di 3 milioni di euro all’anno – è nata dopo un’attenta analisi di best practice nazionali e internazionali, come l’High Line di New York, Bryant Park a Manhattan e il Klyde Warren Park di Dallas realizzato sopra la Woodall Rodgers Freeway. All’indispensabile cura e manutenzione del parco si aggiunge un palinsesto di attività culturali ispirato ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e fondato su quattro pilastri: #openairculture, #nature, #wellness e #education. Per preservare la bellezza del parco e valorizzarlo con lo sviluppo di queste iniziative è nata una co-


› ARCHITETTURA E NATURA I NUMERI DI BAM 90.000 mq la superficie complessiva 22 boschi circolari 500 alberi 100 specie botaniche 35.000 mq di prato di cui 24.000 mq di prato rasato 2.000 mq di prato armato 9.000 mq di prato fiorito

135.000 piante, di cui 76.000 piante nei 10.000 mq dei giardini disegnati da Piet Oudolf 3.600 piante aromatiche 44.000 bulbi 140 bambù 450 piante acquatiche 4.200 arbusti e rampicanti 6.300 tappezzanti

A sinistra, il progetto di Petra Blaisse è pensato anche per essere visto dall’alto degli edifici direzionali e residenziali di Porta Nuova. Sotto, una delle piazze. A destra, dettaglio del ‘labirinto’ minerale e il parco visto dalla sede di Coima, sullo sfondo, il Bosco Verticale (foto ©Andrea Cherchi e ©Lorenzo De Simone).

munità (i BAM Friends) di privati e partner istituzionali che comprende Bnp Paribas, Nike, UniCredit e Volvo. Del resto operazioni culturali erano già state avviate a lavori in corso, come Wheatfield, l’opera d’arte ambientale promossa da Fondazione Nicola Trussardi e Confagricoltura con cui nel 2015, in occasione di Expo, l’artista Agnes Denes aveva trasformato il cantiere in un grande campo di grano coinvolgendo centinaia di cittadini nella semina e nella raccolta. Progettato da Petra Blaisse (studio Inside Outside, Amsterdam), il parco di BAM è formato da un reticolo geometrico di percorsi larghi 2,5 metri, viali larghi 5 metri che lo attraversano collegando i quartieri limitrofi. Nelle intersezioni, i percorsi formano piccole piazze pensate per accogliere attività di gruppo. 22 cerchi alberati, ognuno dedicato a una specie diversa indicata dalle scritte botani-

che tracciate sui vialetti che lo costeggiano, formano vere e proprie stanze vegetali dove stanno crescendo gli alberi di alto fusto. Il resto della superficie è occupato dai campi, un mosaico di aree irregolari in parte seminate con erba e fiori selvatici e in parte tenute a prato all’inglese, e da giardini ornamentali, mentre una porzione è occupata da un labirinto minerale alternato a essenze e arbusti che crea un motivo grafico apprezzabile dagli edifici alti dell’intorno. L’attenzione ambientale è testimoniata dall’impianto di irrigazione, che utilizza l’acqua di falda di 12 pozzi dopo che è stata impiegata per generare aria calda o fredda per gli uffici e le residenze della zona, e dalle superfici dei sentieri, in calcestruzzo con una capacità drenante 100 volte superiore a quella di una normale pavimentazione

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› ARCHITETTURA E NATURA

PIÙ DI QUINDICI ANNI FA A MILANO IL PROGETTO DI RECUPERO DELL’AREA DI PORTA NUOVA HA SEGNATO L’AVVIO DI UNA TRASFORMAZIONE CHE PROSEGUE COINVOLGENDO ALTRI OPERATORI E ALTRE PORZIONI DI CITTÀ, CON UN ORIZZONTE AL 2035. NEL SUCCESSO DI QUELLA PRIMA OPERAZIONE IL PROGETTO DELLO SPAZIO PUBBLICO GIOCA UN RUOLO FONDAMENTALE. NE PARLIAMO CON L’INSTANCABILE PROMOTORE MANFREDI CATELLA, CEO DI COIMA CHE OGGI, ANCHE INSIEME ALLA LA FONDAZIONE CATELLA, GESTISCE IL QUADRANTE.

Manfredi Catella

SPAZIO PUBBLICO E CITTÀ In cosa a suo avviso l’operazione Porta Nuova è diversa da altri, anche importanti, sviluppi immobiliari?

Credo siano tre i fattori che hanno reso Porta Nuova quella che è oggi. Il primo è la collaborazione fra pubblico e privato che ha consentito al progetto di procedere negli anni attraverso amministrazioni diverse ma accomunate dallo stesso obiettivo: la trasformazione di uno scalo ferroviario abbandonato prima in uno dei più grandi cantieri d’Europa e poi in un quartiere nevralgico e straordinario nel cuore di Milano. Il secondo è la consapevolezza che non si trattasse semplicemente della costruzione di palazzi, ma del contributo a un cambiamento culturale fondamentale per tutto il Paese. L’Italia nei secoli ha saputo realizzare città straordinarie, per poi smarrire – negli ultimi decenni – tale vocazione e tale reputazione di qualità che ci ha sempre contraddistinto, costruendo spesso senza un pensiero. Queste considerazioni sono state alla base dell’impegno di tutti noi: la volontà di riacquisire la nostra reputazione riunendo in Porta Nuova le migliori pratiche di gestione, di investimento e di progettualità. Il terzo, che ci ha guidati sin dall’inizio, è l’assoluta volontà di realizzare un progetto che fosse un laboratorio sostenibile di architettura e innovazione, e generatore di comunità: oltre 50 edifici certificati Leed, una decina di concorsi internazionali di architettura, spazi pubblici e un parco di 90.000 metri quadrati senza recinzione a riconnettere tutto quel quadrante della città diventando luogo di incontro importante di Milano. Tre fattori che sono stati combinati grazie alla competenza, professionalità, impegno e passione di moltissime persone che hanno dedicato anni alla realizzazione di un’opera industriale e culturale. [ 150 ]

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Quale secondo lei l’importanza del verde nel successo di Porta Nuova?

Possiamo individuare due livelli di verde in Porta Nuova. Quello degli edifici come il Bosco Verticale di Stefano Boeri: due torri di 120 e 80 metri, capaci di portare quasi 800 alberi alti dai 3 ai 9 metri nel cielo di Milano, oltre a 4.000 arbusti e 15.000 fra altre piante e rampicanti. Un progetto pilota, un esperimento che ha puntato da una parte a ridurre i consumi energetici grazie al filtro costituito proprio dal verde e dal microclima che crea sulle terrazze, assorbendo sia anidride carbonica sia polveri sottili dell’aria; dall’altra a inserire un ecosistema vivente equivalente a una foresta di due ettari su un terreno di 1.500 mq. E poi il livello degli spazi pubblici, che è stato uno di punti di partenza fondamentali per la definizione di tutta l’area di Porta Nuova, e che ha permesso di unire tre quartieri in un’unica grande sequenza continua di spazi aperti con il resto della città. Su questa rete di percorsi sono stati localizzati solo in seguito tutti gli edifici. Decidere di partire dalla definizione della dimensione pubblica è stata una scelta strategica essenziale, che dichiara l’importanza fondamentale degli spazi aperti rispetto al costruito, per la qualità della vita quotidiana dell’area, dei quartieri e della città. Di questi spazi 90.000 mq appartengono a BAM, la Biblioteca degli Alberi, vero elemento di aggregazione di tutta l’area: il parco si collega senza soluzione di continuità con il sistema degli spazi pubblici che innerva le tre aree edificate e che le riconnette con i quartieri circostanti. Il parco non è solo uno spazio verde e di aggregazione: è un progetto culturale, un modello che può essere replicato a livello nazionale nato dall’analisi di best practices italiane e internazionali.


› ARCHITETTURA E NATURA

foto ©Andrea Cherchi

Un verde non più romantico/decorativo ma strutturale. Noto anche che alla normale funzione ricreativa del parco se ne affianca una di tipo ‘educativo’.

È stato pensato per essere elemento di collegamento tra le aree circostanti, gli edifici e le diverse comunità dei quartieri limitrofi. Forse l’idea del giardino romantico è stata reinterpretata in versione moderna, per darne un carattere e un’identità ben precise con la sua importante collezione di alberi, la sua vegetazione mai uguale all’interno dei diversi spazi che, purtuttavia, non puntano alla sola estetica ma alla funzionalità in un alternarsi di prati, piccole piazze, aree attrezzate, camminamenti. “Se è pubblico non mi interessa”: come si può modificare un atteggiamento di questo genere, che porta al degrado dello spazio pubblico?

BAM è un parco pubblico, non ha recinzioni. Dalla sua realizzazione non abbiamo registrato né episodi di vandalismo né di incuria particolari. Certo: garantiamo un servizio di sicurezza h24 e 7 giorni su 7 e il parco rimane illuminato anche di notte. Ma credo che l’aver voluto coinvolgere le persone nella vita del parco in tutte le sue fasi, nelle iniziative promosse durante la cantierizzazione, le semine, la raccolta, gli eventi culturali pensati dalla Fondazione Catella, contribuisca molto nel far sentire le persone parte di un progetto che ora intendono in qualche modo proprio, e che mantengono vivo e presidiato. Naturalmente un parco ha bisogno di una gestione qualificata e decisa dal principio, oggi in capo alla Fondazione Catella che – anche in considerazione dell’ambizione di promuovere una nuova coscienza civica tra i cittadini – ha scelto un modello no profit prevedendo che tutti i ricavi che provengono da sponsorizzazioni, eventi e dalla membership “BAM friends”, vengano reinvestiti integralmente nel parco stesso.

3 milioni di nuovi alberi a Milano entro il 2030: mettiamo in relazione questo annuncio e lo Scalo Farini. Può anticiparci qualcosa al riguardo?

Verde e sostenibilità rappresentano il cuore del masterplan del progetto vincitore Agenti climatici (OMA e Laboratorio Permanente) che si inserisce nella strategia del Comune di Milano per l’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso la realizzazione di due nuovi dispositivi ambientali in grado di ridurre l’inquinamento derivante dall’insediamento urbano: il 65% della superficie dello scalo Farini sarà destinato a verde e spazi pubblici, con la nascita di un grande parco lineare di oltre 300.000 mq in connessione con Porta Nuova, Bovisa, fino a Mind. Il nuovo dispositivo ecologico del Parco Farini si compone di una fascia di alberi di grandi dimensioni piantati lungo tutto il versante sud-ovest dell’area su entrambi i lati della ferrovia, che ridurranno l’isola di calore generata dalla città e filtreranno l’inquinamento trasportato dal vento che in estate a Milano soffia da sud-ovest. A questo si aggiungerà un sistema di verde diffuso e l’ampliamento del parco Villa Simonetta che sarà messo in connessione con il grande parco lineare. Ciò che può portare ancora maggior valore ai milanesi è la possibilità di creare un’alleanza urbana di collegamento virtuoso tra i grandi progetti di riqualificazione nello storico corridoio ferroviario dalla Stazione Centrale a Porta Nuova – con il sistema pedonale di BAM – allo scalo Farini, fino agli spazi della Bovisa, Stephenson e Mind, che potrebbero arrivare a costituire la green line più lunga del mondo

Antonio Morlacchi

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› OPINIONI Che importanza hanno oggi gli spazi outdoor? Quanto incidono sul valore degli immobili in ambito residenziale nel settore dell’ospitalità e dell’ufficio? Lo chiediamo a Paolo Caputo, Marco Piva, Philippe Sourdois

Lo spazio esterno nell’architettura residenziale

Paolo Caputo

Caputo Partnership International

Tutti ricordano Camera con Vista, film del 1985 diretto da James Ivory al quale potremmo simbolicamente far risalire la riscoperta del ‘paesaggio’ nella qualità della nostra vita. Le facciate sempre più trasparenti dei nuovi palazzi interpretano l’esigenza di una più intensa relazione tra interno ed esterno; le terrazze romane sono emulate da quelle milanesi, di tutte le Milano d’Europa e del mondo: l’indoor e l’outdoor si sono dissolti l’uno nell’altro, così come il minerale e il vegetale. Gli abitanti delle sempre più dense, più elevate, più affollate città metropolitane hanno percepito che invece dei “fiori nei cannoni“ questo è il tempo dei “giardini e dei boschi sui nostri balconi”. Ho scherzosamente introdotto il tema del

rapporto tra interno ed esterno nella progettazione dell’architettura residenziale che è tema centrale, corrispondente ad una sempre più forte proiezione verso la natura, una terza dimensione dell’abitare tra il privato e il comune, la casa e la città, tra il chiuso e l’aperto. Nei miei progetti ho reificato questo nuovo sentire nel ‘terzo spazio’, quello costituito dai giardini d’inverno: l’ibrido perfetto che consente di stare in casa e, contemporaneamente, proiettati nello spazio della città, in grado di miscelare caldo e freddo, trasparenza e senso di protezione, dimensione spaziale intima ed estroversa ad un tempo. Nuove percezioni, sensibilità, stili e modelli di vita e, quindi, nuove configurazioni e significati per e dell’architettura.

Il valore degli spazi aperti nel settore dell’hotellerie

Marco Piva

Studio Marco Piva

In tutto il mondo acquisisce sempre più valore la realizzazione, ovunque sia possibile, di spazi aperti quali logge, terrazze ed aree verdi a disposizione degli ospiti. Il valore sta, almeno nella mia visione concettuale/progettuale, nel creare aree di relax, conversazione e socializzazione che estendono e completano i servizi offerti dalla struttura ricettiva sia che si tratti di un Business, di un Bleisure o di un Touristic Hotel o Resort. Dehor come estensioni di ristoranti e bar si pensano nelle aree di connessione con la città o il territorio o nelle aree a terrazza che affacciano su bellezze paesaggistiche naturali o urbane. Nei giardini si pensa a zone di relax

interconnesse ad esempio con una Spa o con un Centro Benessere, come avvenuto per il nostro progetto dell’Hotel La Suite a Matera: trasformare un’area parcheggio in uno Stage polifunzionale aperto alla città per eventi e spettacoli anche di grande richiamo. Dal punto di vista tecnologico disponiamo di sistemi e attrezzature che ci consentono di governare questi spazi ibridando interno ed esterno grazie a pergole, tendaggi estensibili, sistemi di riscaldamento e di raffrescamento in grado di creare microclimi piacevoli e perfettamente funzionali.

Verde e spazi aperti per gli ambienti di lavoro

Philippe Sourdois

Managing Director Tétris

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Benessere, felicità, collaborazione: oggi si tende a ricreare all’interno degli spazi di lavoro ambienti in cui si respira un’atmosfera accogliente, familiare e dove i dipendenti possono ritrovarsi e rappresentare un’alternativa al severo ufficio tradizionale. Si lavora di più e più a lungo e, nonostante il lavoro in open space sia ancora predominante, cresce l’esigenza di spazi dove lavorare indisturbati. Inoltre l’evoluzione della tecnologia favorisce la mobilità e lo smart working. L’insieme di questi fattori determina la necessità di realizzare uffici che supportino i dipendenti, li rigenerino e li ispirino. Diventa quindi fondamentale creare luoghi funzionali ma

capaci di dare la sensazione di trovarsi al di fuori dell’organizzazione stessa, invitando allo scambio e alla condivisione. Spazi che supportino l’approccio olistico al benessere del lavoratore con un ritorno alla natura intesa come fonte di serenità e produttività aziendale a sostegno dei nuovi modi del lavoro. Così molti uffici diventano sempre più green, dotati di spazi all’aperto conviviali: terrazze, giardini esterni o orti condivisi dove lavorare, rilassarsi e incontrare i colleghi, come ad esempio gli spazi esterni che abbiamo progettato e realizzato per Engie, The Fork, Pernod Ricard o il co-working di Spaces a Milano e la sede romana di Axa.


elements Outdoor a cura di Elena Riolo

House for Trees, 2014, Ho Chi Minh City, Vo Trong Nghia Architects, ph. ©Hiroyuki Oki Baglioni Hotel Carlton, the secret urban garden, 2018, Milano, Spagnulo & Partners, ph. ©Diego De Pol Uffici Amazon, 2019, Milano, GBPA Architects, ph. ©Barbara Corsico


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EXENIA FLEUR è un prodotto tecnico e prestazionale capace di mimetizzarsi, invisibile di giorno, multiforme di notte. La possibilità di essere proiettore con tre ottiche 12°, 24°, 40° direzionabili in massima libertà, permette sia accenti e dettagli sia l’illuminamento di percorsi e aree aperte, senza sbavature o abbagliamenti. È resistente al taglio e all’urto, progettato per sopravvivere a tagliaerba e decespugliatore così da consentire la normale manutenzione degli spazi esterni.

www.exenia.eu

IGUZZINI PALCO INOUT FRAMER appartiene alla famiglia di proiettori Palco InOut e ne amplia le possibilità di utilizzo. Inserendo un gobos specifico (metallico o in vetro dicroico, con filtri colorati o forme geometriche) si crea uno scenario luminoso personalizzato e dinamico, definendo nuove espressioni urbane per una città creativa. Con sei taglie di diametri e una gamma di soluzioni con flussi luminosi fino a 8000 lumen, si caratterizza per prestazioni, capacità d’integrazione e molteplicità di accessori ottici. È disponibile in tre differenti dimensioni e tre temperature colore. Può essere installato su terreno, a pavimento, a parete e su palo.

www.iguzzini.com

CATELLANI & SMITH MEDOUSÊ Il corpo luminoso della lampada Medousê è composto da una sfera in vetro industriale trasparente, dalla superficie irregolare. La versione F (da terra) presenta un elemento-anello in metallo. La versione W (da parete) è composta invece da una semisfera in vetro e un’asta di metallo. Entrambe le versioni sono disponibili anche in vetro verde.

www.catellanismith.com

ARTEMIDE HUBNET, design Sonia Calzoni, dispone di testa e base rettangolari speculari unite da aste e da un pattern di volumi che creano un ritmo che interagisce con la luce. La luce emessa dalla testa si apre nello spazio riflettendosi sugli elementi verticali. Questi sono sfalsati su più piani, così da sostenere i volumi, generare ombre e creare una trama di proiezioni nello spazio. Hubnet è una quinta che anziché separare unisce. Sviluppata per gli ambienti esterni, è funzionale anche per interni. www.artemide.com

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PEDRALI TRIBECA, CMP Design, è la reinterpretazione in chiave moderna delle classiche sedute da terrazza degli anni Sessanta, realizzate in acciaio con intreccio. È un’icona rivisitata attraverso nuovi materiali: un telaio tubolare unito all’elasticità di un profilo in materiale plastico ordito verticalmente, che si contraddistingue per la sua natura durevole, pulibile e colorata. L’alternanza dell’incordatura offre un ritmo e un’apertura visiva che rende la seduta fresca e dinamica nelle versioni in cui viene proposta: sedia, poltrona, sgabello (in due diverse altezze), poltrona lounge e divanetto a due posti.

www.pedrali.it

NARDI KOMODO, design Raffaello Galiotto, è un sistema modulare di sedute per l’outdoor con struttura in resina fiberglass e imbottiti. Permette numerose configurazioni e si ispira alla natura e alla conformazione arrotondata e raccordata dei rami delle piante. Concepito come una struttura reticolare stabile alla quale sono agganciabili, sui lati, gli schienali e i cuscini imbottiti, è proposto in quattro colori (bianco, antracite, tortora, agave) e diverse tipologie e tinte di imbottiti.

www.nardioutdoor.com

PAOLA LENTI MOGAMBO è un parasole non richiudibile con rivestimento in corda Samo in filato Rope intrecciata a mano sulla struttura in acciaio. Il parasole è completato da Clique, serie di sedute e tavolini di servizio utilizzabili con i parasole Mogambo e Bistrò. Gli elementi di seduta sono rivestiti negli iconici tessuti per esterno Rope T, Brio e Thea e si posizionano attorno alla struttura portante del parasole grazie a un incavo ricavato nell’imbottitura. www.paolalenti.it

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ARPER LEAF E LEAF TABLE. Sottili allusioni alle imperfezioni della natura danno vita a silhouette sinuose e superfici iconiche: dalle forme dei tavoli, simili a sassi levigati dall’acqua, al disegno delle strutture che ricordano i rami di un albero o le nervature di una foglia. Sedia, sedia impilabile, lounge, chaise longue e tavoli. Le sedute, in acciaio cromato lucido o opaco, nei colori bianco, verde e moka, possono essere completate con cuscino. Il tavolo rotondo, quadrato oppure triangolare con angoli smussati è proposto in due altezze e nei colori bianco, moka o verde.

www.arper.com

CARL HANSEN & SON L’azienda danese amplia la propria gamma di mobili per esterni e ripropone il tavolo e le panche pieghevoli create da Børge Mogensen nel 1971: un design semplice tipico dell’approccio funzionalista del designer scandinavo. I mobili sono in teak certificato Fsc: un legno duro, resistente e durevole. Il set è stato ricreato secondo il progetto originale di Mogensen, aumentando di poco le altezze di tavolo e panche. È disponibile un cuscino trapuntato realizzato in tessuto Sunbrella resistente alle intemperie.

www.carlhansen.com

foto, Andrea Liverani

SLIDE CORDIALE. Il bancone bar luminoso di Slide, nell’edizione Art Déco, è stato scelto per il rooftop della Nuvola Lavazza di Torino, progetto Cino Zucchi Architetti. Il nuovo colore dal gusto retrò è il Light Vanilla. La fascia superiore laccata e le finiture dei top in Hpl Imperiale Veneto donano alla composizione un’eleganza senza tempo.

www.slidedesign.it

ETHIMO RAFAEL, design Paola Navone, è una collezione (poltrona, lettino e tavolino) dall’aspetto insolito e fortemente caratterizzante, suggerito dalla poliedricità e dal mutare della natura. La robusta struttura in teak spazzolato, con graffe metalliche che aggiungono un tocco di artigianalità, incontra le texture e le tonalità dei cuscini (black & white), in un dialogo compositivo nel quale si inseriscono i tavolini in candido marmo o in pietra smaltata del colore del mare.

www.ethimo.com

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KE OUTDOOR DESIGN QUBICA, design by Robby Cantarutti, si distingue per l’alto livello di personalizzazione. Disponibile in 4 colori che possono essere combinati per raggiungere 16 diverse configurazioni. Gli elementi di fissaggio risultano totalmente nascosti a tutto vantaggio di una rigorosa eleganza ed è possibile scegliere tra oltre 500 tipologie diverse di tessuto. Tre versioni: Flat, Plumb e Light è anche una tenda Smart controllabile tramite app anche da remoto. Nella foto la nuova versione con braccio AKI.

www.keoutdoordesign.com

LAPALMA PANCO, lineare, rigoroso e versatile è il sistema modulare di tavoli disegnato da Romano Marcato. Progetto emblema di una convivialità sincera e generosa che esalta, anche in outdoor, l’intensità di un segno forte ed essenziale. Il piano d’appoggio è in iroko, caldo, vissuto, resistente. Le gambe in metallo verniciato a polveri nei toni bianco o nero sono caratterizzate da un taglio sulla fiancata che infonde leggerezza e dinamismo. Completa la collezione una panca che scompare elegantemente sotto il tavolo, esaltando l’armonia dell’insieme.

www.lapalma.it

PRATIC SERIE BRERA è una collezione di pergole bioclimatiche con copertura retraibile. È disponibile in tre versioni: solo copertura (Brera B), con vetrate Slide Glass (Brera S), con vetrate e tende verticali Raso (Brera P). Le versioni S e P possono essere autoportanti o addossate a muro, con moduli affiancabili per raggiungere anche dimensioni ampie e creare ambienti spaziosi. Brera Basic è studiata per inserirsi in cavedi e spazi esistenti.

www.pratic.it

GIBUS NODO, design Meneghello Paolelli Associati, è una tenda da sole a bracci che coniuga efficienza ed estetica, sia nell’installazione a parete sia in quella a soffitto, indipendentemente dall’inclinazione prescelta. Si inserisce in modo armonioso nei diversi contesti architettonici e supera il tradizionale concetto di tenda da sole: alla funzione di ombreggiatura aggiunge quella di illuminazione, conferendo agli ambienti piacevoli emozioni. Nodo ha ricevuto un iF Design Award 2020.

www.gibus.com

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MOS DESIGN Mos design è un nuovo brand che punta sul prodotto di design interamente realizzato a mano. I due fondatori, Sara Chiarugi e Michele Morandi, creano e realizzano soluzioni funzionali per tavoli, tavolini, sedute ed elementi decorativi. La qualità nei materiali si ritrova nell’intera filiera produttiva: dalle basi metalliche alle ferramenta, ai pellami in svariate gamme di colori, capaci di creare nuove superfici. L’abilità artigianale si fonde con la forza della materia, facendo del singolo pezzo un oggetto unico.

www.mosdesign.eu

DESALTO EVER LIFE DESIGN

ARIA, design Atelier Oï, è una chaise lounge con una seduta composta da un unico pezzo di tessuto a rete, teso attorno alla struttura portante in tubolare di acciaio. Privata della tradizionale imbottitura, la silouhette risulta alleggerita. Il comfort è garantito dalla forma ergonomica della poltrona e dal volume creato dalla tensione ottenuta dai due bottoni posti sulla seduta. Aria è un’interpretazione leggera e diafana della classica trapuntatura delle poltrone.

ROLL, design Diego Cisi/Archiplan, è una seduta versatile, confortevole, leggera e allo stesso tempo solida, sicura e waterproof. Con interno in polistirolo riciclabile, è disponibile in vari rivestimenti e tessuti tecnici idrorepellenti che la rendono ideale in situazioni outdoor o ad alto tasso di umidità. La base è dotata di un sistema antisdrucciolo per la massima sicurezza su qualsiasi superficie. Come accessori una rete elasticizzata porta oggetti e una comoda e colorata maniglia.

www.desalto.it

www.everlifedesign.it

GABER NUTA, design Favaretto&Partners, è una collezione di confortevoli sedute in tecnopolimero dallo stile elegante e senza tempo e dalle dimensioni generose. A richiesta, una sottile imbottitura può completare la seduta e offrire la possibilità di ricercati abbinamenti di colori e materiali. Nella foto, la versione poltroncina con braccioli.

www.gaber.it

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VICTORIA + ALBERT PESCADERO, la vasca da bagno freestanding di Victoria + Albert, è realizzata in Quarrycast, un materiale leggero, costituito da roccia calcarea miscelata con resina, che resiste agli shock termici, ai raggi ultravioletti e non ingiallisce al luce del sole. Piacevole al tatto, si pulisce con facilità grazie alla superficie brillante, mentre eventuali graffi interni scompaiono con una facile operazione di levigatura (nella foto, la vasca Pescadero; credits Victoria + Albert Baths).

www.vandabaths.com

AGAPE PETRA, design Diego Vencato e Marco Merendi, è la collezione per l’outdoor in Cementoskin, cemento dalle caratteristiche estetiche uniche e resistente allo sporco. Ha una superficie vellutata sulla quale l’acqua scorre naturalmente. Si compone di diversi elementi, utilizzabili singolarmente o in combinazione. Il lavabo è disponibile nella versione ad appoggio o freestanding, fissato a una colonna. La gamma si completa con un piano d’appoggio per il lavabo.

www.agapedesign.it

NEWFORM CEA DESIGN BOLD, design Natalino Malasorti, pensata per l’outdoor, è una colonna doccia che unisce funzionalità ed eleganza. È realizzata in acciaio inossidabile Aisi316; è in grado di resistere alla corrosione ed è adatta nelle zone termali e di mare. La collezione è disponibile nelle versioni acciaio satinato o lucidato, nella finitura Corten e anche con maniglia nero opaco.

Newform presenta la colonna doccia da pavimento in finitura ottone naturale ideale per l’utilizzo outdoor. È dotata di soffione a pioggia e bocca di erogazione bassa. Il miscelatore e il deviatore sono incorporati. È dotata di scatola da incassare a pavimento. Sempre per esterno, Newform realizza anche docce da pavimento a doppia colonna in acciaio inox.

www.newform.it

www.ceadesign.it

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GEZE MSW (Manual Sliding Wall) sistemi manovrabili in vetro Geze dividono e separano i locali adeguandoli in modo flessibile alle diverse esigenze d’uso negli spazi dell’ospitalità, nei centri congressi, negli aeroporti e nel retail. Diverse possibili altezze: su battenti scorrevoli e girevoli e campi fissi fino a 4.000 mm, su battenti scorrevoli fino a 3.500 mm; altezze superiori e speciali su richiesta. Per tutti i profili portanti e bloccanti si possono scegliere differenti superfici, vetri e colorazioni per assicurare una perfetta armonia con l’architettura dell’edificio.

www.geze.com

IPM ITALIA IPM GeoDrena è un sistema di rivestimento specifico per pavimentazioni continue all’aperto. È eco-friendly, ha un’alta capacità drenante ed è traspirante. Grazie alla varietà e alla combinazione di colori delle graniglie naturali di pregio, si integra in ogni spazio migliorandone valore, estetica e fruibilità. Resiste all’usura, ai cicli gelo-disgelo ed è duraturo nel tempo. Offre numerose possibilità di personalizzazione. Nella foto le residenze Hadid a CityLife, Milano.

www.ipmitalia.it

ITALGRANITI OUTFLOOR20 è il progetto Italgraniti per pavimenti in grès porcellanato per esterni, adatto per giardini, terrazze, piscine, cortili, bar e ristoranti. Le pavimentazioni sono inattaccabili da sale, muffe, fertilizzanti e verderame; non assorbono macchie, acidi e resistono al gelo e alle intemperie. I pavimenti Outfloor20 si possono posare a secco su erba, ghiaia e sabbia, a colla su massetto e sopraelevati, in base alla destinazione d’uso.

www.italgranitigroup.com

FRIUL MOSAIC Friul Mosaic, azienda esperta nella tradizionale arte musiva, è riconosciuta anche per la realizzazione di rivestimenti per esterni completamente artigianali, personalizzabili, unici e irripetibili. Nella foto, il decoro in stile liberty del Grand Hotel des Iles Borromées a Stresa dove sono state utilizzate tessere in marmo e pietre naturali oltre ad una piccola parte di smalti veneziani. Il rivestimento musivo è il risultato di una produzione 100% Fatto in Italia.

www.friulmosaic.com

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elements_outdoor LAPITEC Grazie alla resistenza alle condizioni ambientali e all’alto grado del coefficiente di attrito, le lastre in pietra sinterizzata Lapitec sono indicate per il rivestimento delle piscine e delle pavimentazioni di bordo vasca. Si prestano anche alla realizzazione di camminamenti e gradini. Il prodotto è proposto in tre collezioni, 17 nuances e sette texture. Le caratteristiche tecniche delle lastre garantiscono l’utilizzo anche come top di tavoli, tavolini e complementi di arredo per esterni.

www.lapitec.com

GRUPPO BONOMI PATTINI VIROC. ll Gruppo Bonomi Pattini, specializzato nella selezione e distribuzione di materiali eco-friendly per i settori dell’arredamento, dell’architettura e del design, all’ampia gamma di soluzioni per interni aggiunge quella dei rivestimenti per esterni. Viroc (nella foto il polo scolastico di Cernusco sul Naviglio) è un pannello in materiale composito costituito da una miscela di particelle di legno e cemento. Ha un aspetto non omogeneo, caratteristica naturale del prodotto, ed è disponibile in diversi colori.

www.gruppobonomipattini.com

COSENTINO DEKTON. All’interno della gamma di superfici ultracompatte Dekton by Cosentino spicca la collezione Dekton Industrial, design Daniel Germani, composta da nove colori tra cui Orix. Quest’ultimo riproduce l’effetto del cemento invecchiato – la cui estetica è ispirata al ferro, freddo e ossidato – ed è caratterizzato da sfumature cromatiche che spaziano tra grigio, blu e verde.

www.cosentino.com

PIXIE ALL SYSTEM. Per le sue caratteristiche tecniche, All System è adatto per le pavimentazioni e per i rivestimenti di ambienti esterni e interni, in presenza in particolare di inteso traffico e forti sollecitazioni climatiche. Con i suoi 3 mm di spessore garantisce resistenza meccanica, alle escursioni termiche, all’abrasione e agli agenti atmosferici. Il rivestimento a parete e il pavimento sono esenti da emissioni di Voc e da Nmp. Resistente all’abrasione fino a 30mila colpi di spazzola.

www.pixieonweb.com

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WOODCO EXTERNO è la nuova collezione di pavimenti ecologici Woodco dedicati all’outdoor. La linea light-tech per il decking unisce le performance meccaniche all’aspetto naturale delle superfici. Le doghe resistono alle radiazioni ultraviolette e alle alte e basse temperature; sono antiscivolo, antischeggiatura e resistono a microorganismi marini, funghi e insetti. Sono proposte in cinque colori (Light Brown, Dark Grey, Ipe, Teak, Antique) e tre tipologie di superficie: zigrinata, levigata o spazzolata.

www.woodco.it

GARBELOTTO Le tavole in teak massiccio da esterno del Parchettificio Garbelotto sono adatte per pavimentare i bordi di vasche e piscine. Le tavole zigrinate antiscivolo vengono posate con clip a scomparsa su magatelli in acciaio: una soluzione che permette di occultare la tecnica di posa. Nella foto, la piscina dell’hotel Calvi a Vittorio Veneto.

www.garbelotto.it

LISTONE GIORDANO CLIP JUAN è il sistema di fissaggio per la posa in esterno dei pavimenti in legno; assicura un’esecuzione rapida e la circolazione dell’aria sotto i listoni, favorendone la durata nel tempo. I legni della collezione Outdoor (Frassino, Tek, Ipé, Accoya e Pino Scandinavo) vengono prodotti con il profilo bombato per favorire il deflusso delle acque e offrire maggior stabilità dimensionale, evitando l’imbarcamento dei listoni.

www.listonegiordano.com

CLIMAGRÜN Tetti verdi per creare piacevoli e inattesi spazi outdoor, aumentare l’isolamento termico e acustico, abbattere le isole di calore e trattenere l’acqua piovana. Il verde verticale e in copertura rappresenta inoltre una grande opportunità per migliorare l’ambiente urbano e rendere più ecologici i nostri edifici. Climagrün è una realtà specializzata nello sviluppo di coperture a verde (estensive, intensive, tetti a falde, tetti a cupola) e verde verticale (a distacco o in aderenza all’edificio).

www.climagruen.it

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Io Arch 86 Feb_Mar 2020  

Il magazine degli architetti italiani. The Italian architects' and designers' magazine #architettura #città #territorio #ambiente #arte #fot...

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