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Anno 11 - n 69 - Aprile 2017 - euro 6,00 ISSN 2531-9779

Come cambiano i modi e la qualità dell’abitare

SPAZI IN EVOLUZIONE

Jeanne Gang | Paolo Caputo | Ensamble Studio | Aldo Cibic Henri Cleinge | Flores & Prats | h2o architectes

Cinque visioni per la città

#scalimilano Boeri | Houben | Yansong | Tagliabue | Zucchi

Elements ACUSTICA | PORTE E FINESTRE

FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano - Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 DCB Milano


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21

SPAZI IN EVOLUZIONE

6

IOARCH 69_SOMMARIO 6 Sliding blocks | AR Design Studio 10 Volumi integrati | Cassina Spinelli 15 High Rise a Tribeca | Herzog & de Meuron 16 Metamorfosi | MDU

SPAZI IN EVOLUZIONE 21 22 28 32 35 38 40 41 44 47

il fluido spirito del tempo Studio Gang: due progetti Residenze social club | intervista a Paolo Caputo Neutralità tipologica | Ensamble Studio Minimal e confortevole Massimizzare il minimo | intervista a Aldo Cibic Il design nomade Ambienti versatili | Henri Cleinge Incompiuto catalano | Flores & Prats Tempi moderni | h2o architectes

#SCALIMILANO

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CINQUE VISIONI PER MILANO

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Cinque visioni per Milano Il fiume verde | Stefano Boeri La città delle connessioni | Francine Houben Gli hub delle opportunità | Ma Jansong Il miracolo dell’acqua | Benedetta Tagliabue I sette broli di Milano | Cino Zucchi

65 La vita tra i vulcani | Premio Carlo Scarpa

RESIDENZE

93

66 Piani sfalsati | Salvatore Puleo 73 Moderno mediterraneo | m12 architettura design 76 Landmark dinamico | Giuseppe Tortato e Degw

ELEMENTS PORTE E FINESTRE

83 Creatività e strumenti | bimO 84 Sala di registrazione | Tommaso Villa

ELEMENTS 87 Acustica 93 Porte e finestre

87

DESIGNCAFÈ 50 - 72 - 82 - 86 Libri, arte, cultura, attualità

ELEMENTS ACUSTICA

IOARCH Costruzioni e Impianti n. 69

In copertina, Jeanne Gang, City Hide Park a Chicago (foto ©Hedrich Blessing).

Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi Grafica e impaginazione Alice Ceccherini Federica Monguzzi Cristina Amodeo

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it Contributi Eleonora Beatrice Fontana Grazia Gamberoni Moreno Maggi Pietro Mezzi Fotolito e stampa Errestampa

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it

Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 36,00 - Europa euro 84,00 resto del mondo euro 144,00

www.ioarch.it

IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386

Prezzo di copertina euro 6,00 arretrati euro 12,00

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004.

Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca

Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 DCB Milano

T. 02 2847274 abbonamenti@ioarch.it

ISSN 2531-9779

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi non verranno restituiti.


› VITA IN CAMPAGNA

THE CROW’S NEST, DORSET

SLIDING BLOCKS Un intervento progettuale nel sud ovest dell’Inghilterra ha dovuto fare i conti con i cedimenti franosi del terreno. Per conviverci è stata creata una piastra di cemento con muri di separazione e un telaio munito di martinetti idraulici capaci di assorbire gli eventuali movimenti. Progetto di AR Design Studio, Andy Ramus

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› VITA IN CAMPAGNA

I Nelle forme, la residenza costruita ex-novo sulla Jurassic Coast in Inghilterra si fa metafora dell’edificio spezzato dai movimenti franosi del terreno. In alto, il deck panoramico che corre lungo l’intero fronte sud (foto ©Martin Gardner, concept ©AR Design Studio).

n un primo tempo i committenti avevano affidato allo studio AR Design un incarico di ampliamento di un’abitazione esistente presso Lyme Regis, in cima a una scogliera. Ma la bellezza paesaggistica della Jurassic Coast nel Dorset, sud-ovest dell’Inghilterra, si accompagna a una condizione geologica pericolosa, con frane e smottamenti aggravati da fenomeni meteorologici estremi, come le intense piogge dell’inverno 2014 che causarono profondi cedimenti anche all’edificio in questione. Si decise allora di procedere alla sostituzione radicale con una nuova costruzione, e il concept è consistito nel restituire l’idea della rottura prodotta da una frana con quattro blocchi separati, corrispondenti alle diverse

funzioni abitative, ricomposti in un edifico basso e sviluppato in orizzontale. Il concept è stato tradotto in un progetto strutturale con la collaborazione degli ingegneri di Eckersley O’Callaghan di Londra, che con gli architetti di AR Design Studio hanno concepito una soluzione per superare i problemi esistenti adattandosi alla conformazione e alle caratteristiche del terreno, per costruire un edificio in grado di resistere nel tempo. Dal punto di vista strutturale la nuova abitazione poggia sul terreno mediante una lastra strutturale di cemento sulla quale sono stati posizionati una serie di bassi muri portanti, al di sopra dei quali sono stati collocati telai in legno in grado di

assorbire, senza particolari contraccolpi, i possibili movimenti del terreno e della struttura che potrebbero verificarsi in futuro. Ispirandosi a quanto viene normalmente fatto per allestimenti e architetture temporanee, dove è necessario creare un piano basamentale perfettamente livellato, in punti chiave tra i bassi setti in cemento e i telai sono stati posizionati una serie di martinetti idraulici che da un lato possono assorbire spinte verticali e dall’altro, in caso di leggeri spostamenti del terreno su cui poggia il basamento sottostante, consentono di riposizionare i telai stessi. Il primo dei quattro blocchi di cui si compone la casa, rigorosamente in legno di larice naturale, è la veranda dell’ingresso

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› VITA IN CAMPAGNA

che guida il visitatore al blocco centrale, con cucina, sala da pranzo e un ampio soggiorno. Il blocco su due livelli ospita invece una suite open space, la stanza dei bambini e, al piano terra, il bagno. A est l’ultimo blocco dell’edificio, che all’occorrenza può essere isolato dal resto dell’abitazione, ospita una foresteria per gli ospiti, con una camera da letto, due stanze con letti a ca-

stello e un bagno. A nord, un patio forma una piccola corte protetta dal pendio boschivo retrostante, mentre le ampie vetrate del soggiorno a sud si aprono con viste spettacolari sul Canale della Manica. Il risultato finale è una residenza isolata e in posizione eccezionale per le vacanze e i fine settimana

Su un basamento in cemento e poggiato su bassi setti sempre in cemento, telaio e rivestimento dell’abitazione sono interamente in legno. Sotto, la pianta della residenza (foto ©Martin Gardner, disegni ©AR Design Studio).

AR Design Studio

First Floor Plan

Fondato da Andy Ramus, AR Design Studio è uno studio di architettura certificato Riba (Royal Institute of British Architects) con sede a Winchester, nell’Hampshire, specializzato nell’elaborazione di soluzioni progettuali moderne, eleganti e innovative, prevalentemente per residenze private. La loro Lighthouse 65 nel 2012 ha ricevuto il Riba Downland Prize e nel 2014 il Daily Telegraph la nominato la Boathouse “small house of the year”. www.ardesignstudio.co.uk

First Floor Plan

5

SCHEDA

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dicembre 2016 (consegna)

2

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Ground Floor Plan

Progetto architettonico Ar Design Studio

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(Christopher Terry e Andy Ramus)

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metres

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Opera The Crow’s Nest (Il Nido del Corvo) Località Lyme Regis, Dorset, UK Cronologia dicembre 2015 (inizio lavori)

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1

2

3

4

5

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Ground Floor Plan

Progetto strutturale Eckersley O’Callaghan Sperficie180 mq Impresa di costruzioni Mew Developments


FONT Srl - illustrazione di Jochen Schittkowski / Germany

Il pavimento incontra il progetto

Pavimenti tecnici vinilici e in PVC di ultima generazione in legno prefinito, in laminato, in gomma, linoleum e moquettes. Soluzioni specifiche per pavimenti ad uso residenziale, sportivo, industriale, per la nautica, per il settore scolastico, ospedaliero e contract.

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› VITA IN CAMPAGNA

ABITAZIONE A BRENNA, COMO

VOLUMI INTEGRATI Sopra il titolo, come si presenta la nuova residenza: volumi e materiali diversi tra loro e differente linguaggio architettonico. Sotto, il casolare prima della ristrutturazione (foto ©Pier Mario Ruggeri).

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Il progetto di Riccardo Cassina e Corrado Spinelli è un caso esemplare di sostituzione a zero consumo di suolo con geometrie e materiali moderni e un’architettura funzionale bene inserita nel contesto del luogo Brenna, piccolo comune della bassa Brianza comasca, si trova ai margini della densa urbanizzazione che caratterizza il territorio compreso tra Milano e il lago di Como e conserva ancora aree naturali e boschive

come il lotto di circa due ettari su cui sorge questa abitazione, che sostituisce un casolare degradato rispettandone il perimetro e le volumetrie. Il progetto dello Studio Associato di Riccardo Cassina e Corrado Spinelli si articola in tre volumi, di cui uno su due livelli, caratterizzati da una grande flessibilità di spazi interni ed esterni: il nuovo corpo a un piano, unità abitativa indipendente, dà luogo in copertura a un ampio terrazzo fruibile dal primo livello dell’abitazione principale, mentre su un basamento preesistente a copertura dell’interrato una veranda/giardino d’inverno estende a sud gli spazi di soggiorno aprendoli sul verde circostante. La facciata ventilata del corpo basso con tetto piano, rivestita con pannelli ondulati

in zinco titanio pigmentato in colore verde lichene posati in verticale, dialoga piacevolmente con il più tradizionale volume a due livelli, in muratura portante protetta da isolamento termo-acustico, intonacata e con copertura a due falde, dell’abitazione principale. Le soglie di entrambi i corpi sono in pietra serena, utilizzata anche per i davanzali delle bucature, protette da persiane scorrevoli in legno/alluminio o frangisole, mentre lastre in zinco titanio delineano imbotti e davanzali dell’unità bassa, creando un unicum con l’involucro. Se la relazione con l’esterno è dettata dal verde e dal bosco che contornano l’edificio, la luce naturale caratterizza gli spazi interni, a cominciare dalla veranda vetrata estensione dell’ambiente di soggiorno


› VITA IN CAMPAGNA

Nei prospetti (dall’alto, nord, est, ovest e sud) e nelle immagini, la composizione dei diversi volumi della nuova abitazione (foto ©Pier Mario Ruggeri).

(dove è stato collocato un camino bifacciale passante) per proseguire con i lucernari in legno di pino comandati elettricamente al piano superiore, protetti da tende filtranti all’interno e persiane esterne. La scala che nel corpo principale conduce al primo livello e da qui al terrazzo, con struttura in ferro e doghe verticali in legno che richiamano i motivi di trasparenza creati dai tronchi degli alberi del vicino bosco, è elemento centrale e leggero dello spazio di soggiorno. I pavimenti sono in doghe di legno di rovere con nodi spazzolato con olio bianco; grès per il giardino d’inverno e per i bagni, le cui pareti sono rivestite con lastre sottili di grès porcellanato di grandi dimensioni. L’impianto elettrico dell’abitazione è gestito da un sistema Plc (Programmable Logic

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› VITA IN CAMPAGNA

Riccardo Cassina Corrado Spinelli Architetti Studio Associato Lo studio di Riccardo Cassina e Corrado Spinelli con sede a Meda (MB) sviluppa progetti di architettura, interni e design per committenti privati e pubblici e in questi anni ha vinto numerosi premi in concorsi di progettazione in Italia e all’estero.

Controller), un’evoluzione della domotica che permette di avere programmi maggiormente personalizzati secondo le esigenze dell’utilizzatore. L’energia per il riscaldamento (a pavimento) è di origine geotermica, con quattro sonde interrate alla profondità di circa 90 metri e uno scambiatore di calore installato nel locale seminterrato insieme al serbatoio di accumulo dell’acqua calda sanitaria. Un impianto di aspirazione centralizzato completa le dotazioni tecnologiche della residenza

SCHEDA Località Brenna, Como Progettisti Riccardo Cassina Corrado Spinelli Architetti Studio Associato

Anno di realizzazione 2015-2016 Superficie lotto mq 23.268 Slp totale abitazione mq 180 (125 mq p.t. + 55 mq piano primo)

Facciata ventilata corpo basso pannelli ondulati Vmzinc sistema Sinus

Azienda installatrice Grippi Anna & C Installatore partner VmZinc at work

inside

VMZINC

Sistema di facciata VMZ Sinus Per il rivestimento del volume ad un piano sono stati utilizzati i pannelli ondulati di zinco titanio VMZ Sinus in colore verde lichene che meglio rispondeva alle premesse progettuali: morbidezza dell’immagine e integrazione con la natura circostante. Il rivestimento è costituito da pannelli ondulati con profilo 18/16 mm e spessore 8/10, fissati a una sottostruttura con staffe e angolari di collegamento. I profili sono disposti perpendicolarmente al senso di posa orizzontale dell’onda. La posa dei pannelli è verticale e il fissaggio alla sottostruttura a vista mediante specifiche viti con

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guarnizione nella colorazione come facciata. Anche gli imbotti delle finestre e le scossaline sono in VMZINC pigmento verde lichene; raccordo al piede con elemento forato e gocciolatoio, profili ad angolo e contro il muro, garantendo una naturale dilatazione del materiale.

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› VITA IN CAMPAGNA

Nei disegni, le piante dei piani terra e primo della nuova abitazione. Nelle foto, il giardino d’inverno e il soggiorno al piano terra con la scala, elemento dominante e fulcro degli spazi interni (foto ©Pier Mario Ruggeri).

inside

MAFI

Pavimenti in legno naturale Il marchio Mafi rappresenta un’azienda familiare di Schneegattern, Alta Austria, che lavora il legno da più di 100 anni, riconosciuta a livello internazionale per la qualità dei suoi pavimenti in legno naturale e per i design innovativi basati sulla natura, oltre che per la robustezza e durevolezza dei pavimenti. L’assortimento, in continua evoluzione, comprende una vasta gamma di essenze che consente ad architetti e designer di tutto il mondo di scegliere e affidarsi alla qualità, alla competenza e al design di alto livello dei

pavimenti in legno naturale Mafi. Per questa residenza i progettisti hanno selezionato un pavimento in grandi doghe di legno di Rovere con nodi e spazzolato con olio bianco. Misure mm 1800/2400 x 185 x 16.

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grande

Scopri l’effetto

EXTRA LONG EXTRA WIDE

PULSE

Non chiamatemi vinile. Io sono Pulse, scopri la mia grandezza! I pavimenti raffinati in vinile Quick-Step sono estremamente stabili e resistenti alle alte temperature. Possono essere installati con posa flottante in tutte le stanze, anche nelle verande. Il sistema Uniclic® Multifit, specificamente ideato per i nostri pavimenti in vinile, consente una posa facile e rapida.

MAJESTIC

Il pavimento in laminato più lussuoso e ampio

Un parquet che esprime raffinatezza, unico nel suo genere

I pavimenti in laminato Quick-Step sono progettati con una tecnologia all’avanguardia che li rende resistenti all’acqua e ad altri liquidi. Le bisellature sono impresse nel rivestimento superiore in fase di produzione. Il rivestimento protettivo HydroSeal delle bisellature rende la superficie completamente impermeabile. Inoltre, la venatura del legno, il colore e la struttura delle doghe e delle bisellature sono uguali per aumentare l’autenticità delle tavole.

Il parquet Quick-Step è rapido e facile da posare. Grazie al sistema a incastro brevettato Uniclic® Multifit, puoi posare il parquet semplicemente flottante oppure incollandole su tutta la superficie del pavimento. Sono disponibili in due nuove finiture, oliati e verniciati, entrambe extra opache. Queste finiture non solo migliorano l’aspetto originario non trattato ma proteggono anche il pavimento dalle macchie di caffè e vino.


› VERTICALITÀ 56 LEONARD STREET

HERZOG & DE MEURON

HIGH RISE A TRIBECA

Spesso gli edifici multipiano sono oggetti anonimi, definiti quasi esclusivamente in base alla loro altezza e incapaci di contribuire a migliorare la qualità urbana a causa del loro anonimato e della loro ripetitività. Il grattacielo residenziale di 56 Leonard Street a New York City realizzato lo scorso anno da Herzog & de Meuron cerca di rispondere a tali criticità con l’ambizione di dare vita, nonostante le dimensioni, a un oggetto architettonico personalizzato. L’edificio è concepito come un cluster, allineato in altezza, di singoli appartamenti, ognuno di essi unico e identificabile nel suo insieme. Un attento studio ha permesso di personalizzare la proposta abitativa che differisce da alloggio ad alloggio. Per evitare l’anonimato tipico dell’edificio residenziale urbano, il progetto di 56 Leonard Street si è concentrato soprattutto sulle parti interne, a partire dalle singole camere, pensate come blocchi di vetro tra di loro aggregati, capaci di dare forma al volume della torre. L’aspetto finale dell’edificio è dato anche da terrazze e balconi sporgenti: soluzioni che facilitano la relazione, seppur indiretta, tra gli abitanti dell’edificio. In altre parole, il progetto di Herzog & de Meuron ha inteso ricostruire le condizioni di relazione e, allo stesso tempo, di privacy tipiche dei quartieri newyorkesi. Tribeca, dove sorge l’edificio, è infatti caratterizzato da tipologie miste:

blocchi industriali, edifici residenziali a schiera e gli onnipresenti grattacieli; il progetto di Herzog & de Meuron, con il suo carattere di variabilità, ha cercato di incorporare tale specificità. La tipologia costruttiva adottata è ulteriormente animata da una caratteristica insolita per un edificio alto 60 piani, quella grazie alla quale agli occupanti è permesso di controllare direttamente le prese d’aria dei propri appartamenti. Ai piani bassi l’edificio si relaziona alla strada su cui prospetta (anche con una scintillante scultura esterna di Anish Kapoor, frutto di un’inedita collaborazione con il duo di Basilea), mentre per i dieci piani alti il dialogo è direttamente con il cielo; nella parte mediana il grattacielo è stato pensato invece con forme più snelle. Le diverse soluzioni tipologiche e costruttive adottate hanno permesso di evitare l’uniformità e la ripetitività dei condomini newyorchesi: solo cinque dei 145 alloggi sono tra loro identici

L’uomo al balcone ricorda un famoso scatto di Julius Shulman della Stahl House di Pierre Koenig a Los Angeles, ma qui siamo a New York, 59esimo piano (foto ©Iwan Baan).

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› RESIDENZE

AMPLIAMENTO DI UN’ABITAZIONE A PANZANO

METAMORFOSI Il poggio, il paesaggio e una villetta anni Cinquanta che i lavori di ampliamento trasformano in un punto di osservazione privilegiato sulle colline del Chianti. L’uso innovativo di un materiale della tradizione locale come il cotto segnala l’intervento e arricchisce il contesto urbano in cui si sviluppa. Progetto di MDU Architetti

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› RESIDENZE

MDU Architetti MDU nasce a Prato nel 2001, è attualmente costituito da tre soci (da sinistra nella foto): Cristiano Cosi, Marcello Marchesini e Alessandro Corradini. L’approccio progettuale nasce dall’analisi delle dinamiche della società contemporanea e si basa sul concetto di collisione in architettura. La collisione è legata non solo alla sua dimensione concettuale e poetica, ma anche a quella delle forme. Tra le opere realizzate: il Teatro Polivalente di Montalto di Castro (VT); la Biblioteca Comunale di Greve in Chianti (FI); la Galleria d’Arte dedicata alle opere di Giuliano Vangi (FI), il Circolo Ricreativo di Castelnuovo (PO), la nuova Camera di Commercio di Prato, l’Italian Trade Centre a Quanjiao, in Cina. Tra quelle in cantiere e i progetti in corso: il Teatro Comunale di Acri (CS), quelli per il PIUSS di Lucca, la sede per uffici CGF Costruzioni, il Complesso Parrocchiale della Chiesa della Visitazione a Prato e il restauro di una villa a Greve in Chianti (FI). www.mduarchitetti.it

A

500 metri di quota Panzano, frazione di Greve in Chianti, è parte del paesaggio unico di questa parte di mondo, fatto dalla mano dell’uomo che per secoli ha modellato la natura producendo vini meravigliosi. Più modestamente rispetto ai poderi che le cronache attribuiscono a rappresentanti più o meno illustri del jet set internazionale, l’intervento che presentiamo riguarda una normale abitazione degli anni Cinquanta a cui il “Piano Casa” ha dischiuso una possibilità di ampliamento volumetrico. Tale opportunità

è diventata per MDU Architetti l’occasione per progettare una trasformazione piuttosto radicale che, rispettando il programma, consistente nella suddivisione dell’immobile in due distinte unità abitative, proprio nel paesaggio ha il suo centro focale. Paesaggio da godere dalla terrazza ottenuta in sopraelevazione e paesaggio incorniciato dalle ampie finestre del nuovo volume o schermato dai merletti – autentiche mashrabiye italiane – realizzati a protezione delle aperture esposte a sud e a sud-ovest con elementi in cotto forati e montati su telai in acciaio scorrevoli

L’edificio di Panzano dopo la trasformazione radicale operata da MDU Architetti. Il progetto ha il suo centro focale nel paesaggio, da godere dalla terrazza ottenuta in soprelevazione (foto ©MDU Architetti).

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› RESIDENZE che creando giochi di luci e ombre arricchiscono anche lo spazio interno. Dal punto di vista funzionale il nuovo volume al piano primo accoglie la zona giorno della seconda unità abitativa mentre al piano terra è stata ridisegnata la pianta. L’immagine architettonica è riconducibile a due temi: la parte basamentale, con gli opportuni miglioramenti, invariata rispetto allo stato attuale, e il coronamento superiore in laterizio costituito dal nuovo volume e dalla terrazza prospiciente. Il nuovo volume, in un prosieguo di continuità con il volume sottostante, ricerca nella sua forma l’archetipo dell’abitazione a due falde, ridotta alle sue caratteristiche essenziali. L’utilizzo del cotto, materiale tipico della tradizione costruttiva locale, per l’ampliamento ne denuncia la contemporaneità e la discontinuità temporale con il muro sottostante, mentre la forma caratteristica allungata rispetto al classico mattone conferisce alla texture delle facciate un particolare aspetto materico. In conclusione, il progetto della sopraelevazione rispetta gli aspetti paesaggistici e architettonici che caratterizzano l’abitato ma segnalando la contemporaneità dell’intervento prende le distanze dalle manieristiche imitazioni vernacolari che troppo spesso infestano il paesaggio italiano

Il volume al primo piano dell’edificio principale: è la ricerca dell’archetipo dell’abitazione a due falde. L’utilizzo del cotto sottolinea la discontinuità con la preesistenza. Nelle immagini a fondo pagina il confronto (foto ©MDU Architetti).

prospetto est

prospetto sud

SCHEDA Località Panzano in Chianti Cronologia 2015 (progetto) marzo 2017 (completamento)

Progetto architettonico MDU architetti Progetto strutturale ACS ingegneri Progetto impianti CMA srl Superficie abitazione 175 mq Superficie annessi 25 mq Cotto per pareti e pavimenti Cotto Manetti

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› RESIDENZE

pianta piano terreno rialzato

pianta piano primo

Al piano terra l’intervento di ristrutturazione ha previsto anche il ridisegno della pianta interna.

Gli elementi in cotto realizzati su disegno e montati su telai scorrevoli in acciaio per le schermature del primo piano animano anche l’ambiente interno con giochi di luci e ombre (foto ©MDU Architetti).

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

NELL’ERA DELLA TRANSITORIETÀ

IL FLUIDO SPIRITO DEL TEMPO COME I CAMBIAMENTI TECNOLOGICI E SOCIALI INFLUENZANO LE FORME DELL’ABITARE E L’ARCHITETTURA Carlo Ezechieli L’architettura è una disciplina complessa, dipende

come l’internet – progetto avviato dai militari nel 1960

da una moltitudine di fattori, si evolve lentamente e

– sia ormai, a 50 anni di distanza, del tutto presente

gli architetti, inesorabilmente, reagiscono a scoppio

e pervasivo ed eserciti anche una forte impronta sul

ritardato. I progressi tecnologici dell’Ottocento,

contesto produttivo. Insieme alla tecnologia anche

incorporati per la prima volta nel Crystal Palace nel

la struttura economica e sociale sta cambiando,

1851 da Joseph Paxton, il cui spirito pragmatico

rivelando esigenze e valori in precedenza inespressi.

si rivelò di sbalorditiva lungimiranza, ebbero reali

Fino a che punto l’architettura è in grado di cogliere e

ricadute sull’architettura solo 70 anni dopo. Malgrado

dare risposta a questo nuovo insieme di condizioni?

all’inizio del ’900 la quasi totalità delle nuove abitazioni

Poco per il momento, anche se emergono alcuni

fosse già servita da elettricità, acqua corrente, reti

spunti interessanti. Sistemi inediti di condivisione di

fognarie e riscaldamento, gli edifici continuavano ad

risorse e servizi promettono razionalità ed economie

avere locali enormi, le cui altezze spesso superavano

di utilizzo di spazi senza precedenti e questo senza

i quattro metri e mezzo, come se fossero ancora

intaccare autonomia e comfort. La combinazione

illuminati da candele pronte ad annerire soffitti e

tra piattaforme web e le necessità delle persone

riscaldati da camini avidi di ossigeno. Un’inerzia

che ha consentito ad esempio la diffusione in

quasi trentennale, spezzata dal Movimento Moderno,

breve tempo dei servizi di car-sharing si trasferisce

quando Le Corbusier – ben consapevole che ormai

secondo principi analoghi anche all’abitare.

da tempo le case funzionavano tecnologicamente in

Superfici più contenute non intaccano il comfort al

modo completamente diverso dal passato – arrivò

quale provvedono spazi e servizi – che vanno dalla

a teorizzare, insieme al modulor, anche un nuovo

camera dell’ospite alla cucina o al deposito degli

concetto di abitare e di spazialità. Abitazioni dove la

attrezzi – in condivisione. E a questo corrisponde un

luce elettrica permetteva finalmente di realizzare vani

fondamentale multipurposing: non solo un’ibridazione

alti solo m 2,40 e il riscaldamento a termosifoni, privo

tipologica, ma anche l’ascesa di nuovi paradigmi

di combustione all’interno degli ambienti, suggeriva la

formali e funzionali

possibilità di spazi molto più ridotti che in passato. Oggi, trascorso quasi un secolo, qualcosa è ovviamente cambiato. Limitando le considerazioni ai puri aspetti tecnologici, è innegabile che invenzioni

Ensamble Studio, Cyclopean House, foto ©Roland Halbe


› SPAZI IN EVOLUZIONE

STUDIO GANG DUE PROGETTI

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

L’approccio progettuale di Jeanne Gang, rivolto alle persone e alla capacità degli edifici di generare modalità di relazione indipendentemente da forme iconiche e spesso sterili, si rivela in due opere recenti, City Hide Park e Writers’ Theater, in un percorso architettonico di notevole chiarezza e ricchezza

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

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› SPAZI IN EVOLUZIONE HOUSE OF CARDS Sviluppato per realizzare 180 appartamenti di diverse dimensioni da affittare, City Hide Park è un intervento collocato in corrispondenza di un trafficato incrocio commerciale e della fermata Metra della ferrovia suburbana di Chicago nei pressi del lago Michigan. L’intervento è stato pensato da Studio Gang come un nodo pedonale capace di generare un processo evolutivo esteso a tutto il quartiere, con un articolato insieme di funzioni che portano a tutto l’isolato nuove opzioni in termini di residenza, shopping, spazi all’aperto e tempo libero, su un’area in precedenza occupata da un parcheggio sottoutilizzato. Al livello della strada gli spazi commerciali, gli altri multipli e marciapiedi molto più ampi formano un ambiente orientato verso i pedoni, e il rivestimento in piastrelle ceramiche del basamento, che riprende forme e colori degli alberi in tutte le stagioni, anima il passaggio e ricongiunge l’innesto contemporaneo ai decori degli edifici vicini. City Hide Park non possiede il carattere iconico della celebrata Aqua Tower di 86 piani, progettata e realizzata sempre da Studio Gang a Chicago nel 2009, ma ai citati meriti in termini di rigenerazione urbana aggiunge una forma che da un lato ricorda un castello di carte e dall’altro richiama l’Habitat 67 di Moshe Safdie, rompendo la monotonia del tipo edilizio per appartamenti. Arricchita dalla presenza di giardini pensili e di un volume trasparente con una palestra, sul fronte sud la torre presenta una complessa articolazione di balconate trapezoidali intesa a favorire la socializzazione tra i vicini e a creare un rapporto più diretto con l’ambiente urbano, esperimento favorito dalla limitata altezza – 14 piani – del nuovo complesso e dal mix insediativo.

SCHEDA Località Chicago, 51th Street e Lake Park Avenue Committente Antheus Capital Anno di completamento 2016 Progetto architettonico Studio Gang Architects Ingegneria strutturale Magnusson Klemencic Associates

Ingegneria civile Spaceco, Inc MEP WMA Consulting Engineers Progetto illuminotecnico Lightswitch Architectural Architettura del paesaggio Terry Guen Design Associates

Slp 46.500 mq Piani 14 + 2 sotterranei Appartamenti 180 Investimento 109 milioni di euro In queste pagine e a sinistra in apertura, il complesso per appartamenti City Hide Park, pensato come elemento di rigenerazione urbana e con un articolato sistema di balconi per favoirire le relazioni tra i residenti (foto ©Hedrich Blessing e ©Tom Harris per gli interni).

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› SPAZI IN EVOLUZIONE 12

14 9

11

13

8 7

1

La pianta del piano principale del Writers’ Theater di Glencoe: ENTRY

1 Ingresso 2 LOBBY

2 e 3 Lobby con sedute

3 LOBBY diSEATING ascolto intorno a uno spazio per piccole 4 BOX OFFICE rappresentazioni

5 CONCESSIONS musicali

Biglietteria 6 COAT4CHECK 5

6

5 Riduzioni 7 LIBRARY 6 Guardaroba THEATRE 8 250-SEAT

3

7 Biblioteca

9 BLACK BOX THEATRE 2

4

10

8 Sala teatrale (250

10 REHEARSAL posti) ROOM

9 SalaBACK-OF-HOUSE ristretta (black 11 THEATRE box)

12 GREEN ROOM

3

10 Sala prove 13 PERFORMERS’ 11 Uffici SUITE

1

14 LOADING 12 Sala riunioni 13 Camerini 0’

5’

14 Ingresso attrezzature50’

10’

SCALE: 1”=30’

UN TEATRO PER LA COMUNITÀ

Studio Gang Architects Fondato dall’architetto Jeanne Gang, Studio Gang opera come un collettivo di più di 80 tra architetti, designer e specialisti nelle sedi di Chicago e New York, su progetti innovativi alle diverse scale dell’urbanistica, dell’architettura, dell’interior e degli allestimenti espositivi. Nella filosofia dello studio il progetto è un mezzo per connettere tra loro le persone sul piano sociale, intellettuale e dell’esperienza diretta. Laureata in architettura all’Università dell’Illinois e con un master della Harvard Graduate School of Design, Jeanne Gang, MacArthur fellow, è riconosciuta internazionalmente per un processo di progettazione che pone in primo piano le relazioni tra individui, comunità e ambiente. Tra i suoi lavori più interessanti la Aqua Tower a Chicago (2009) e la Nature Boardwalk al Lincoln Zoo di Chicago, oggi un habitat ecologico ricco di vita. Attualmente Jeanne Gang è al lavoro su importanti progetti in Nord America, tra cui l’espansione del Museo Americano di Storia Naturale di New York, e recentemente ha ricevuto l’incarico di progettare la nuova sede dell’ambasciata americana a Brasilia. Jeanne Gang ha insegnato a Harvard, Yale, Princeton, Rice, Columbia e all’Istituto di tecnologia dell’Illinois – Iit. www.studiogang.com

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Il motivo ispiratore della seconda opera, il Writers’ Theater di Glencoe, è derivata dalla volontà di enfatizzare «la capacità del teatro di radunare le persone indipendentemente dalle barriere, che ha reso quest’arte una forza fondamentale per la vita urbana fin dei tempi antichi». Il concetto fondativo del Writers’ si è sviluppato proprio a partire da questo presupposto, nell’intento di massimizzarne il potenziale per una compagnia di teatro del XXI secolo, con lo scopo di renderlo una destinazione culturale a livello regionale. Architettonicamente l’edificio è pensato come un villaggio, con volumi distinti che circondano un nucleo centrale, emulando ad una scala differente il centro storico di Glencoe, la città che lo ospita. La configurazione del teatro è pensata per amplificare Il senso di vicinanza tra gli attori e il pubblico potenziando l’esperienza delle rappresentazioni. Otre allo spazio del teatro, deputato alle rappresentazioni, anche l’atrio, pensato per utilizzi multipli e circondato da una balconata e da una raffinata griglia in legno, ad un secondo livello, è uno spazio per performance e prove a diretto contatto con il pubblico. L’edificio entra in rapporto con il contesto aprendosi verso i parchi che lo circondano, illuminandosi di notte come una lanterna e permettendo alla sua energia di riverberarsi nell’intorno

Il Writers’ Theater è un centro di aggregazione culturale. Di sera, un luminoso volume a sbalzo caratterizzato da un’aerea griglia in legno al primo piano (anche foto a pag. 23) lo trasforma in una lanterna che ne segnala la presenza nel panorama della cittadina di Glencoe. Nella sala per le rappresentazioni teatrali, foto a destra, nessun ostacolo si frappone tra il palco e il pubblico (foto ©Steve Hall - Hedrich Blessing).

SCHEDA Località Glencoe, Illinois Committente Writers’ Theater Progetto architettonico Studio Gang Architects Acustica Thresold Acoustic Consulenza teatrale Auerbach Pollock Friedlander

Ingegneria strutturale Halvorson and partners Ingegneria civile Spaceco, Inc MEP Db | Hms Progetto illuminotecnico Lightswitch Architectural

Architettura del paesaggio Coen+Partners Anno di completamento 2016 Slp 3.350 mq Certificazione Leed Gold (ottenuta)


› SPAZI IN EVOLUZIONE

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

RESIDENZE SOCIAL CLUB Paolo Caputo Lo studio Caputo Partnership International sta lavorando a numerosi progetti di tipo residenziale: sia nell’high-end, come il Luxury Condominium a Milano di cui possiamo qui anticipare la pianta del piano terreno e due viste della green house, una club house con spazi collettivi, sportivi e di ristorazione e una piscina sopraelevata (immagini ©Caputo Partnertship); e sia, alla pagina seguente, nel recupero e trasformazione di un edificio esistente in residenze sociali e temporanee. www.caputopartnership.com

Con una crescente domanda di servizi collettivi e di abitazioni in affitto cambia il modo di progettare la residenza. Il vero lusso è il tempo e la libertà di riconfigurare gli ambienti secondo le esigenze del momento Paolo Caputo, titolare di Caputo Partnership, uno dei più interessanti studi di Milano, da anni svolge una ricerca molto attenta rivolta a modelli inediti dell’abitare densa di esperienze applicative. La sua percezione dei cambiamenti in atto nella nostra società, negli strumenti tecnologici che la fanno funzionare e del modo in cui questi vengono rappresentati dall’architettura è profonda è brillante, precisa e per molti versi chiarificatrice. Con lui abbiamo avuto recentemente un colloquio su questi temi. Cosa pensi stia cambiando riguardo al modo di abitare, alla configurazione degli spazi, ai loro caratteri formali, estetici o perfino decorativi? La cosa senz’altro più singolare è che sia l’high-profile sia ambienti e spazi rivolti a un profilo di utenza molto più comune e ordinario, compresa l’edilizia sociale, tendono ad assestarsi su uno stesso livello esigenziale di fondo. La logica e anche lo “stile” del co-

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housing, ad esempio, che ha avuto origine da un’utenza intelligente e attenta, si sta diffondendo, con varie sfumature, a tutti i livelli. Si manifestano numerose analogie tra situazioni e ambienti di alto profilo ed altri rivolti invece a un pubblico di fascia media, questo in termini di richiesta di servizi e attività, di vita sociale, di cultura e gusto, di modi e stile dell’abitare. È anche questo un effetto della globalizzazione. E per quanto riguarda la tipologia? È interessante osservare come, all’interno di edifici per appartamenti, si tenda ormai a realizzare spazi comuni, dalle sale per le feste dei bambini a quelle per eventi, fino a comprendere piscine, spa e campi sportivi per gli interventi più high-end, appunto. Quali pensi siano i fattori che più stanno influenzando quel che a tutti gli effetti sembra profilarsi come un cambio di paradigma, probabilmente influenzato da una logica emergente di condivisione? Credo sia in ascesa un sentimento comune,


› SPAZI IN EVOLUZIONE

che tende a far prevalere una logica “social”, di comunità, un concetto di abitare in una sorta di club, a cui i sempre più numerosi single danno un forte contributo. Se si pensa poi alla struttura attuale della società, è senza dubbio molto più mobile. I giovani si spostano, e molti preferiscono non impegnarsi in mutui trentennali, vincolanti e incontrollabili nel lungo periodo, soprattutto in questa fase storica ed econo-

mica. Di conseguenza sta crescendo la cultura dell’affitto, e con questa anche quella di persone che, in transito, hanno necessità di tutte le attrezzature e i servizi che in passato erano offerti da comunità di tipo familiare e plurigenerazionale, ma che ora trovano una valida alternativa nella cultura peer 2 peer (o della condivisione). Credi si stiano affermando uno stile e un’architettura che rappresentano tutto questo?

Come dicevo ci sono delle analogie fortissime tra alto e basso livello, e lo “stile”, per così dire, è quello fortemente improntato a questa cultura della condivisione e di strutture solide e resistenti come, appunto, quelle destinate all’affitto e ad un’utenza che, nel tempo, cambia. I materiali sono solidi, preferibilmente massicci/monolitici, il linguaggio è asciutto, il codice è all’insegna del rigore e della pulizia.

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› SPAZI IN EVOLUZIONE Eventualmente ciò che cambia, nell’ambito della ricorrenza di questi parametri, è la qualità dei materiali e delle finiture: rare e costose pietre o legno massello superstagionato nelle realizzazioni più pregiate, anziché pietre ricomposte o legno prefinito di aspetto simile ma naturalmente più economico, in quelle di fascia media. Perfino la domotica, presentata anni fa come sistema per abitazioni di lusso, è ormai presente anche negli interventi di edilizia sociale, come strumento di maggiore efficienza ed efficacia gestionale, e pertanto di risparmi notevoli per i grandi gestori spesso rappresentati da fondi internazionali che gestiscono con pochi addetti migliaia di utenze. Questo per quanto riguarda le finiture e gli interni, ma vedi qualche cambiamento di ordine più paradigmatico riguardo agli spazi? Se penso da cosa è rappresentato il “lusso” oggi? Non di sicuro dall’opulenza e dallo sfarzo, quanto piuttosto dalla libertà di di-

sporre del proprio tempo e di avere libera scelta e abbondanza nell’utilizzo di spazi. Da questo punto di vista trovo emblematica un’immagine della casa di un’archistar londinese dove in un’enorme living, del tutto neutro e alquanto riccamente “empty”, l’arredo principale è la sua bicicletta sportiva in fibra di carbonio: un emblema di libertà, appunto, e di utilizzo del proprio tempo nel modo preferito. Il tavolo da ping-pong all’interno di grandi e neutrali saloni delle case di alcuni giovani tycoon della new-economy, che serve da tavolo da pranzo, di studio e lavoro, e ovviamente per il tempo libero. Un bel cambiamento rispetto ai magnifici pezzi del design storico milanese, o a concetti rivoluzionari in termini abitativi come la lampada Arco di Achille Castiglioni. Non credi che questo spostare l’attenzione verso oggetti tutto sommato generici finisca per sminuire il valore e il ruolo del progetto di architettura e design?

È vero tuttavia che questi oggetti iconici diventano infine un vezzo e una sorta di moda, simile al punching-ball che qualche tempo fa era uno standard in molti uffici di operatori di Borsa. Per tornare al discorso di prima, proprio lo stesso concetto della Arco di Castiglioni che negli anni Sessanta aveva una base in marmo, un materiale solido e pregiato, viene oggi riproposto con materiali più semplici, ma non per questo con un design insignificante, tutt’altro. Se si pensa poi a certi interni vedo una sorta di ibridazione, ovvero spazi pensati per la frequentazione da parte del pubblico come alberghi e ristoranti che assumono i connotati di un ambiente domestico, come ad esempio il ristorante milanese dello chef La Mantia, arricchendosi di divani, collezioni di oggetti, foto se non addirittura ricordi di famiglia: qualcosa che descrive e comunica la personalità dell’ambiente e di chi lo gestisce. Tutto sotto la rigorosa regia di Piero Lissoni

Carlo Ezechieli

Il progetto di trasformazione della palazzina ex-sindacati di Porta Marelli a Sesto San Giovanni in residenze sociali e temporanee. Sopra, la pianta del piano sotto-tetto, che ospiterà residenze per studenti e aree studio e relax. Accanto, prospetto della proposta preliminare di intervento (disegni ©Caputo Partnership International).

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

SOPRAELEVAZIONE IN PREFABBRICAZIONE A BROOKLINE, BOSTON

NEUTRALITÀ TIPOLOGICA La Cyclopean House di Ensamble Studio e la nuova estetica multipurpose

La sopraelevazioone leggera della Cyclopean House (a destra, inserita nel tipico intorno del New England) ha dato luogo a un ambiente unico, slegato da connotazioni funzionali o temporali, in grado di assumere configurazioni diverse (foto ©Roland Halbe).

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Circa l’indubbio ingegno tecnologico e strutturale che distingue la Cyclopean House di Ensamble Studio si è già detto molto. Forse meno sul concetto di abitare e sulla sua traduzione in architettura di quest’opera: un tema la cui comprensione mi è stata molto facilitata da un articolo di Elaine Louie pubblicato di recente su Dwell. La Cyclopean House è un manifesto, ma è anche e innanzitutto la casa che Antón García-Abril e Débora Mesa, fondatori di Ensamble Studio, hanno deciso di costruire per sé e per i loro quattro figli a Brookline, nei pressi di Boston, dopo che nel 2012 furono assunti come docenti e ricercatori dal Mit di Cambridge, Massachusetts, dove entrambi dirigono il Prototypes of Prefabrication Laboratory - Poplab. Il nucleo originario dell’abitazione, un preesistente garage in cemento di poco più di 100 mq, fu individuato e acquistato dalla coppia al loro arrivo negli Stati Uniti con

l’espresso proposito di sopralzarlo utilizzando le tecniche di prefabbricazione leggere da loro messe a punto fin dal 2011. Riaccatastato come abitazione, il garage fu

inizialmente convertito, con una spesa relativamente modesta, in un’abitazione di 3 camere da letto per la famiglia. L’intervento definitivo si basa invece sull’utilizzo di ele-


› SPAZI IN EVOLUZIONE

Il tavolo da ping-pong diventa di volta in volta tavolo da pranzo, di lavoro, per riunioni. L’ambiente è parzialmente ammezzato e da lì una scala sale al terrazzo al piano superiore (foto ©Roland Halbe).

menti “ciclopici” in Eps con telaio strutturale in acciaio zincato, leggeri al punto di poter essere realizzati in Spagna, facilmente trasportati oltreoceano e assemblati nel giro di poco più di una settimana. Il risultato: una casa il cui peso è del 30% inferiore e il cui costo di meno della metà di quello di una convenzionale casa in legno del New England. Un aspetto tuttavia non secondario, e forse sottovalutato di quest’opera, è che si tratta anche di un caso rappresentativo di una cultura dell’abitare emergente, caratterizzata da ambienti spazialmente fluidi, funzionalmente ibridi ed esteticamente neutrali. È un’abitazione privata, ma anche uno spazio di gioco per i bambini, un salone per ricevimenti da 50 invitati, una camera da letto e un ufficio. Un’intrinseca e ampia molteplicità di utilizzo espressa e condensata nel cuore dell’edificio: il grande salone centrale di 110 mq, tanto quanto la sua impronta al suolo. Il carattere di questo ambiente è del tutto neutrale, fondato sulla luce, sullo spazio e sulla qualità dei materiali che contrastano con il colore acceso di un arredo essenziale. I piani dei banconi si aprono svelando scomparti e trasformandosi in scrivanie.

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

Ensamble Studio Ensamble Studio è stato fondato nel 2000 dagli architetti Antón García-Abril e Débora Mesa. Tra le più importanti opere realizzate figurano la Hemeroscopium House (2008) e la Reader’s House (2010) a Madrid, il Musical Studies Centre a Santiago de Compostela (2002), il Telcel Theater di Città del Messico (2013); più recentemente, oltre alla Cyclopean House, le opere per il Tippet Rose Art Center in Montana, sempre negli Usa (2015). Abríl e Mesa hanno esposto in tutto il mondo: alla Biennale di Architettura di Venezia, al GA International Exhibitions di Tokyo, al Moma di New York, al Mak di Vienna, a Shenzhen in Cina, ricevendo numerosi riconoscimenti. Entrambi sono visiting professor in diverse università e nel 2012 hanno fondato il Poplab Prototypes of prefabrication laboratory, al Mit di Cambridge, Mass. www.ensamble.info

SCHEDA Località Brookline, Boston, Mass, Usa Progetto Ensamble Studio Capo progetto Antón García-Abril e Debora Mesa Team di progettazione Javier Cuesta Ricardo Sanz, Borja Soriano, Massimo Loia Walter Cuccuru, Valentina Giacomini, Marietta Spyrou Juanjo Fernández, Federica Zunino, Marian Stanislav Chung-Wen Wu, Yannis Karababas

Ingegneria strutturale Jesús Huerga Cronologia progetto Dic 2014 - Mar 2015 prefabbricazione Gen 2015 - Lug 2015 costruzione in cantiere Ago 2015 - Nov 2015 Superficie del lotto 265 mq Slp 240 mq

Letti nascosti nelle pareti trasformano velocemente la grande sala in una camera da letto, ma se è prevista invece una cena conviviale dalla parete compare magicamente una cucina completamente attrezzata (foto ©Roland Halbe).

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Letti, nascosti nelle pareti, trasformano velocemente la grande sala in una camera da letto. Il tavolo da ping-pong è un tavolo da pranzo, di lavoro, per riunioni, e naturalmente, di gioco. La Cyclopean House è ormai un’icona ma è anche l’emblema della libertà di impiegare il proprio tempo indipendentemente da zone e schemi temporali precostituiti. Tipologicamente questo spazio non è, come in passato, una “sala” – ovvero un ambiente domestico deputato ad una specifica funzione di rappresentanza – ma uno spazio ibrido che restituisce, all’interno di un’abitazione di dimensioni relativamente modeste, qualità abitative proprie di un piccolo palazzo.

La chiave di tutto questo è la mancanza di connotazione tipologica e funzionale, un assetto variabile e un’estetica fondamentalmente neutrale: le stesse qualità che potrebbero, e dovrebbero, pacificamente appartenere sia agli spazi dello “smart working” sia agli ambienti polivalenti di molti interventi di co-housing. Un tempo la rappresentazione in ambienti costruiti e abitabili della propria qualità di vita (o anche del proprio status) coincideva con la capacità di accumulare spazi e dichiararne un controllo territoriale esclusivo attraverso oggetti, talvolta di raffinato design. Oggi, nell’era degli smartphone e della sharing economy – in cui, con la

massima facilità, case private, peraltro abitate all’insegna della temporaneità, si trasformano in alberghi o soggiorni in uffici – la qualità della vita consiste invece nella capacità di estendere la propria esperienza creativa, indipendentemente da “zone” spazialmente e temporalmente connotate, attraverso spazi polivalenti che, in quanto infinitamente adattabili, non sono rappresentativi né di livelli di appropriazione né di una funzionalità specifica. Finiremo per rimpiangere il vecchio zoning domestico? Forse si, ma intanto questo è lo spirito del tempo

Carlo Ezechieli


› SPAZI IN EVOLUZIONE

STUDIO E ABITAZIONE A FIRENZE

MINIMAL E CONFORTEVOLE Anche in poco spazio è possibile ricostruire comfort e piacere di abitare. A Firenze un alloggio degli anni Settanta, rigidamente modulare, diventa un luogo morbido e accogliente. Progetto di Silvia Allori, designer d’interni

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› SPAZI IN EVOLUZIONE Alla pagina precedente, la tenda che separa la cucina dal living, realizzata utilizzando coperte isotermiche di emergenza. A fianco un’immagine dell’alloggio, un piccolo ambiente funzionale e accogliente; sotto, la zona giorno dell’abitazione dove sono presenti nicchie, gradoni e spazi vuoti che all’occorrenza si trasformano in divani, letti e armadi (foto ©Simone Bossi)

U

n piccolo alloggio, uno spazio di metratura limitata, funzionale e pensato nei minimi dettagli. Realizzato negli Anni ’70 su progetto dell’architetto fiorentino Roberto Monsani, l’appartamento di Firenze che Silvia Allori, giovane progettista d’interni e food desi-

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gner, ha acquistato e arredato si sposa con le moderne esigenze dell’abitare: poco spazio e massimo comfort. La struttura dell’alloggio è rigidamente modulare: su questo schema dimensionale il progetto d’interni ha dato vita a una sequenza di volumi che non ha interrotto la

continuità dello spazio e ha lasciato in evidenza lo stretto rapporto che intercorre tra pavimento di legno e pareti attrezzate in laminato bianco, con lo scopo di ottenere una nicchia totalizzante e autosufficiente e rendendo quasi del tutto superflua la necessità di ricorrere ad arredi esterni. «La mia scelta di intervenire nell’ambiente già così fortemente configurato - spiega Allori - aveva come obbiettivo la creazione di un ambiente morbido e accogliente, attraverso l’utilizzo di colori sui toni del beige o a trama nera impiegati nel pavimento in legno, nella moquette, che corre lungo tutti i gradoni, e nei tessuti, che rivestono i parallelepipedi in gommapiuma e che sono utilizzati come divano». Nell’abitazione della designer, che divide il suo tempo di lavoro e di vita tra Milano e Firenze, nicchie, gradoni, scalini e spazi vuoti da riempire diventano all’occorrenza divani, letti e armadi. Un pannello incernierato rivestito in feltro nasconde un letto per gli ospiti e da un gradino una radio di design degli Anni ’70 diffonde musica. Il laminato bianco è il materiale protagonista dell’arredo, utilizzato su tutte le pareti del living per nascondere, in un gioco di pieni e vuoti, armadi, tavolo, luci al neon e intonaci, mai a vista. Gli armadi e il tavolo scompaiono nelle nic-


› SPAZI IN EVOLUZIONE

Silvia Allori Architetto, vive e lavora tra Milano e Firenze. Cresciuta ad Agliana, sede di Poltronova e a stretto contatto con Sergio Cammilli, si affaccia al mondo del design d’interni molto presto. Nel 2003 rimane colpita dall’idea di Arabeschi di Latte secondo la quale il cibo può essere considerato uno strumento di comunicazione. Entra a far parte del collettivo femminile e inizia un’esplorazione multidisciplinare che si basa sul fascino della convivialità e sul recupero di rituali e tradizioni traducendo la ricerca in food event, installazioni, workshop in Italia e nel mondo. Ogni food concept confluisce in progettazione di styling, display e di allestimenti per marche di design e moda tra cui Fendi, Bally, Kenzo, Emilio Pucci, Bitossi, Discipline, Richard Ginori. Nel 2014 si dedica alla progettazione d’interni di stand, installazioni ed eventi per clienti privati e aziende. Dal 2016 collabora con Archivio Personale nella progettazione di set-up e nella produzione di eventi per varie realtà tra cui Toiletpaper. www.silviaallori.it

chie rivestite di laminato e, nello spazio tra parete e rivestimento, una serie di neon filtrano la luce da piccoli fori circolari ricavati sui pannelli, rompendo le geometrie rigide dei volumi e rendendo lo spazio più intimo e accogliente. Sul soffitto si ripete il gioco di volumi total white, un gioco che viene alleggerito dalla ripetizione seriale di snelli parallelepipedi che segnano lo spazio e indirizzano il percorso verso la stanza principale della casa. I libri possono essere spostati nella stanza su mensole che si incastrano nei fori dei pannelli: una libreria mobile, dall’assetto variabile, che rende possibile il cambiamento. La cucina, completamente ristruttura-

ta, è separata dal corridoio da una tenda creata utilizzando coperte isotermiche di emergenza, ai cui bordi inferiori sono state aggiunte delle fasce di capelli d’angelo color oro: un dettaglio che sdrammatizza l’aspetto minimal degli altri elementi strutturali. Anche la selezione dei pezzi di design segue questa impostazione minimalista: l’evergreen Parentesi di Castiglioni, la Tizio di Archizoom della serie Tizio, Caio e Sempronio creata nella seconda metà degli Anni ’60 per Poltronova, i vasi di Sottsass, di cui uno grande che si svela solo quando si apre il tavolo; il tutto viene mixato con piccoli oggetti dalla storia e dalle funzioni incerte, recuperati nei mercatini dell’usato

In alto, nella zona giorno un pannello nasconde anche il letto degli ospiti; nel disegno, la pianta dell’abitazione (foto ©Simone Bossi)

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

MASSIMIZZARE IL MINIMO Aldo Cibic Docente al Politecnico di Milano, allo Iuav di Venezia e alla Domus Academy, Aldo Cibic (1955) è stato tra i fondatori di Memphis. È titolare del Cibic Workshop, studio di architettura e design e centro di ricerca multidisciplinare per sviluppare metodi di progettazione alternativi basati su una nuova consapevolezza culturale, ambientale ed emozionale dello spazio pubblico. Keyword sperimentazione come prassi

Sotto, panoramica di Rethinking Happyness, un campus tra i campi, progetto di Aldo Cibic per una Venice Agro-Tech Valley presentato alla Biennale di Architettura di Venezia del 2010.

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Autore di alto profilo e positivamente fuori dagli schemi, Aldo Cibic è uno dei più efficaci interpreti dei profondi cambiamenti nel contesto economico, tecnologico e sociale in relazione al progetto. Lo incontro nel suo studio di Milano, appena rientrato da un viaggio a San Francisco, la capitale della new economy Vorrei capire con te come, insieme ad un mondo in evoluzione, si stanno modificando i modi di abitare e l’architettura che li rappresenta. Perché per questo argomento hai scelto proprio me? Perché non ti limiti alla forma, per l’attenzione che hai verso i processi, le “azioni” e le loro conseguenze sull’organizzazione degli spazi. Chi meglio di te potrebbe aiutarmi a capire questo argomento? Ok, vai con la domanda! È innegabile che il contesto in termini sociali e produttivi stia cambiando. Internet e piattaforme web permettono modalità inedite di utilizzo di spazi e risorse, l’economia e i profili di investimento si sono modificati. La polarizzazione sulle grandi città è sempre più marcata. Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un’architettura in relazione a questa evoluzione? Quale l’impatto dei nuovi modi di abitare sui nuovi schemi tipologici? Per fortuna stanno già succedendo molte cose, sono ormai realtà consolidate, dal co-working ad Airbnb all’utilizzo di spazi a rotazione, ampliando e razionalizzandone l’uso. Si tratta però ancora di ragionare sulla forma di questi modelli evoluti: gli esempi attuali il più delle volte propongono un’im-

magine, uno stile che manca di autenticità: è finto, è una sorta di Disneyland. Stiamo definendo nuovi schemi tipologici, ma questi devono avere una propria identità e dignità, non essere inutili messe in scena ma riflettere il senso del luogo e la sua cultura. La nuova frontiera è gestire la coesistenza di diverse funzioni nello stesso luogo, realizzare nuove tipologie per questa flessibilità, senza mai dimenticare una forma, intesa come un’estetica funzionale, che rappresenti i modi in cui questi luoghi possono essere vissuti. Per esempio il Superbazaar in Rethinking happiness era un progetto che mettendo insieme architettura – il disegno di uno spazio pubblico di qualità per una periferia degradata – e azioni – la coesistenza di categorie di popolazioni compatibili come studenti e migranti – consentiva di generare una comunità che si sostiene e si aiuta. Già con Microrealities avevamo lavorato sull’idea che sono le azioni che generano i luoghi e non viceversa. In quel caso abbiamo sperimentato come aggiungere qualità riducendo gli spazi privati. È possibile vivere bene in meno spazio a patto di avere luoghi comuni che permettano di far giocare i bambini, lavorare, fare feste. Avendo una condivisione di servizi si possono ottimizzare le


› SPAZI IN EVOLUZIONE

risorse, rendere virtuose le operazioni che facilitano la vita. Il principio di risorse di alto livello razionalmente ed efficacemente condivise, un discreto cambiamento. Nei paesi più ricchi e sviluppati anche la classe media fatica ormai ad arrivare a fine mese. In conseguenza dei cambiamenti in atto, sulla base delle informazioni cui possiamo accedere in modo preciso e aggiornato, possiamo produrre delle risposte di qualità di vita, di altissimo livello estetico, dal punto di vista delle relazioni e della disponibilità di servizi. Rethinking Happiness si sta ora evolvendo in una piattaforma online in crowdsourcing,

per sviluppare sia un’intelligenza collettiva che idee uniche per migliorare il nostro futuro attraverso un coinvolgimento attivo nel processo di design. Le voci di questo progetto di design sono: Planners and People, City life, Natura, Innovazione e Digitalizzazione. È una ricerca su come, grazie anche alle possibilità offerte delle innovazioni tecnologiche, progettare le migliori condizioni di vita sostenibile con le risorse che abbiamo a disposizione. Soggiorni ibridi, spazi multipurpose: quale l’estetica/immagine di questi spazi? A partire da ciò che abbiamo a disposizione, come la tecnologia, posso accedere a tutta una serie di servizi attorno a me. Come si rappresenta? Lo spazio secondo me deve avere una qualità gratificante a seconda delle funzioni che deve assolvere: è un fatto di proporzioni, materiali. Il progetto è di riuscire a fare di necessità virtù: rendere il più possibile ricca una vita che altrimenti sarebbe triste, prendere una zona degradata e organizzando una rigenerazione urbana dimostrare che si può avere una qualità della vita di tutto rispetto. C’è qualche esempio forse anche non fatto da architetti che credi sia importante o interessante rispetto a questi obiettivi? In realtà vedo solo dei pezzi, non veri processi integrati. Gli esempi che trovo sono progetti di architettura, ma non progetti di vita. È più facile che nascano risposte dalla potenza anche economica dei social media che dai costruttori. Vedo una capacità di trasformazione incredibile da parte della net/ web economy: penso ad esempio a un’iniziativa di Airbnb che, con Cameron Sinclair, ha

aperto un programma di alloggi per i rifugiati ricevendo istantaneamente 60.000 adesioni e offerte di accoglienza: un cambio di paradigma pazzesco. Riusciresti a sintetizzare tutti questi ragionamenti in pochi principi chiave? Ho in mente un progetto che parte dalle possibilità della persona e la mette nelle condizioni di vivere la miglior vita possibile. Per farlo serve un’analisi della realtà e, grazie a idee di buon senso e alle tecnologie, capire come puoi produrre dignità, comunità, bellezza, anche nel caso in cui si parta da condizioni di estrema scarsità di risorse. Una considerazione conclusiva. Mi sembra che in questa riflessione ci sia un cortocircuito tra un modo di vivere che presenta analogie con quello del passato, nei paesi, dove per forza bisognava esprimere il massimo con il minimo, e allo stesso tempo la consapevolezza di un mondo profondamente cambiato. Quello che noi dimentichiamo è che la storia ha sempre da insegnarci. Quello che sta succedendo oggi c’era già. Bisogna partire da lì per aggiornare il modello e completarlo con ciò che abbiamo in più. Alla fine gli uomini sono sempre gli stessi e di certo non viviamo in un mondo destinato a crescere all’infinito, anzi la realtà è che ci sono sempre più ristrettezze. Non si può prendere solo la nuova storia dimenticando tutta la vecchia. Quando John Maeda del Mit dice che l’estetica non è importante dice una bestialità, perché noi viviamo di quello. È la forma delle relazioni, è la bellezza delle azioni, è come avvengono le cose, è il nostro modo di andare incontro all’altro Carlo Ezechieli

Un’immagine dal progetto di tesi di Giovanni Rossi e Margherita Favaro, relatore Aldo Cibic, che ispirandosi a Rethinking Happyness ipotizza la trasformazione di un’azienda agricola in campus a comunità agro-tecnologica.

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› SPAZI IN EVOLUZIONE UNA MOSTRA ALLA MILANO DESIGN WEEK

IL DESIGN NOMADE VENTIQUATTRO DESIGNER ITALIANI E STRANIERI HANNO INDAGATO SUI NUOVI SCENARI DELLA VITA IN MOVIMENTO. LA RASSEGNA, NATA DA UNA CALL INTERNAZIONALE PROMOSSA DA BASE MILANO È STATA CURATA DA STEFANO MIRTI

Foto a destra, To Many Places di Emmy Polkamp. È un hotel nomade pensato per allestire forme di ospitalità pop-up in luoghi remoti.

Presentata all’ultimo Fuorisalone di Milano, Design Nomade è una mostra che ha riunito 24 designer italiani e stranieri che hanno indagato sui nuovi scenari di vita in movimento. Una rassegna di spazi ibridi e flessibili dell’abitare, del lavoro e dei momenti ricreativi: dalla casa all’ufficio, dal laboratorio alla lounge e home-cinema insieme. E poi oggetti trasportabili frutto delle combinazioni tra l’analogico e il digitale, interconnessi e agili. La mostra, curata dall’architetto milanese Stefano Mirti, nasce da una call internazionale (a cui hanno aderito 121 designer) curata dal team di Base Milano, il progetto culturale del Comune che da un anno è diventato luogo di creatività, cultura e creazione d’impresa nei locali dell’ex Ansaldo di via Tortona. La mostra milanese ha posto il tema del rapporto tra il cambiamento del design degli oggetti, degli interni e degli ambienti pubblici nell’era della tecnologia mobile e del neo-nomadismo. Oggi lavoro in remoto, cloud computing, coworking, freelancing, frequent travelling sono termini

entrati nell’uso corrente, ma ancora non è stato indagato l’impatto di questi fenomeni sul design e sulla produzione industriale: come cambiano, in base alle trasformazioni della società e delle tecnologie, le forme, i materiali, le interfacce, gli usi e i paradigmi della progettazione? Su queste domande, il lavoro curato da Stefano Mirti aiuta a riflettere aprendo una porta per mostrare come, a latitudini diverse, i designer cerchino di dare risposta ai nuovi bisogni del vivere contemporaneo. Gli allestimenti in mostra a Base Milano non avevano l’ambizione di essere esaustivi, né intendevano presentare l’intero ventaglio di progetti e ambiti nei quali il design si sta misurando in merito al concetto di

UNA GENERAZIONE IN MOVIMENTO

Elena Bompani Nata a Urbino nel 1991, si è laureata in Product Design al Politecnico di Milano e ha conseguito un master in Industrial Design alla Designskolen di Kolding in Danimarca.

Nelle foto Itaca, la casa portatile di Elena Bompani

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Per la giovane designer Elena Bompani, presente alla mostra Design Nomade di Base.Milano con Itaca (il prototipo di un letto e di una libreria con scrivania smontabili, arrotolabili e trasportabili), il risultato di quanto esposto a Milano è l’esito di una ricerca teorica condotta negli anni, utile ad arrivare a produrre oggetti di impatto emotivo e affettivo. «La condizione giovani-

le è sempre più associata all’idea di cambiamento e di mobilità – dice Elena – condizione che per alcuni anni è stata la mia. Per cui, se viaggiare bisogna occorre farlo leggeri, ma anche accompagnati da oggetti confortevoli. Per questo ho pensato a un letto arrotolabile, da montare e smontare con facilità senza bisogno di attrezzi, e a una libreria-scrivaniaappendiabiti multiuso».

Nomadic design, quanto piuttosto offrire diversi punti di vista e angolazioni da cui osservare i cambiamenti in atto. Oggetti e progetti erano molto diversi tra loro ma parlavano tutti lo stesso linguaggio, quello di un design agile, fatto di oggetti pensati per essere sempre in viaggio, microarchitetture che si possono compattare e spostare e che nascono in primo luogo come spazi di condivisione, come l’hotel nomade di Emmy Polkamp, la casa portatile di Elena Bompani, il modello abitativo modulare e trasportabile Microarch della start-up Modom Srl di Monteprandone (AP), lo zaino tenda per rifugiati Motherpack di Pietro Quintino Sella, la cucina nomade di Hon Bodin o la casa sull’acqua di Daniel Durnin.


› SPAZI IN EVOLUZIONE

UFFICI, CAFFÈ E CO-WORKING A MONTRÉAL

AMBIENTI VERSATILI L’adattamento di un edificio storico alla contemporaneità in un progetto di Henri Cleinge The Crew è una start-up nel ramo delle nuove tecnologie i cui uffici, insieme a un caffè e a spazi di co-working, su una superficie totale di circa 1.100 mq, sono stati ricavati all’interno dell’edificio storico della Royal Bank in una via della vecchia Montréal, in Canada. Il programma presentava due questioni progettuali fondamentali: la prima riguardava la definizione architettonica dei limiti tra le diverse attività; la seconda l’approccio al progetto su un edificio storico e tutelato. Mentre il programma richiedeva una fluida continuità sia architettonica all’interno della struttura esistente, sia tra i diversi ambienti, esigenze funzionali e organizzative imponevano tuttavia una gerarchia e una separazione in base alla qualità di occupa-

Per i box dei nuovi ambienti di lavoro, innestati senza alterare struttura e decori degli interni storici tutelati. è stato scelto un prezioso rivestimento in ottone (foto ©Adrien Williams).

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

zione e di accesso ai vari spazi. Il tutto si traduceva nella necessità di una divisione netta tra gli spazi dello staff di The Crew, quelli dei frequentatori stabili del co-working – con facoltà di accesso alle aree riunioni – e il caffè e gli ambienti open disponibili per i free lance occasionali, con postazioni di lavoro touchdown e armadietti dove riporre borse e computer. La soluzione – fondamentalmente basata sull’utilizzo di ampie vetrate divisorie neutre – anche in considerazione del carattere storico tutelato dell’edificio ha previsto la conservazione e il riuso di elementi preesistenti, come la linea di sportelli mantenuta quale efficace divisione tra il caffè e spazi di lavoro più riservati, e il risalto dato a finiture estremamente raffinate, come i soffitti a cassettoni, i pavimenti in granito e le magnifiche lavorazioni artigianali in ottone risalenti al 1926. Finiture e decori che sono stati integrati nei moduli dal design neutrale e contemporaneo dedicati ai nuovi ambienti di lavoro – come i pannelli rivestiti in ottone – dando vita a un elegante mix di passato e presente

Carlo Ezechieli [ 42 ]

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

Henri Cleinge Laureato alla Carleton University di Ottawa, dopo nove anni di lavoro presso diversi studi di Montréal nel 1998 Henri Cleinge apre il proprio studio nella capitale del Québec. Con l’obiettivo di esplorare i modi in cui l’architettura può nascere da nuove idee e comportamenti e un approccio che pone la propria enfasi sulla luce e sui materiali grezzi, lo studio interpreta la tradizione Modernista rispettandone l’essenza e la semplicità ma evitando al contempo la totale astrazione. www.cleinge.com

Come la maggior parte dei decori dell’epoca, conservata e attrezzata con lampade disegnate su progetto, la linea degli sportelli è diventata un bar e al contempo delimita le aree di lavoro touchdown destinate ai free lance. Agli spazi di lavoro si accede dalla grande scalinata che caratterizzava la sede della Royal Bank. Dalla pianta, a sinistra, è possibile leggere l’organizzazione degli ambienti (foto ©Adrien Williams).

SCHEDA Committente Crew Collective Località 360 rue St-Jacques, Montréal (Québec) Progetto architettonico Henri Cleinge Architecte Team di progettazione Henri Cleinge Paulette Taillefer

Superficie lorda 1.114 mq Costo 568.000 euro Conclusione lavori Maggio 2016 Fornitori Illuminazione Sistemalux Lampade custom per la linea degli sportelli Authentik

Ebanisteria su misura Kastella Pannelli in cemento Atelier B Pannelli rivestiti in ottone Linea P Partizioni vetrate Techni-verre Tavoli e arredi mobili De Gaspé

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

LABORATORIO DI DRAMMATURGIA SALA BECKETT, BARCELLONA

INCOMPIUTO CATALANO Il progetto per la nuova sede di un centro teatrale vanto di Barcellona conserva con forza lo spirito dell’indomito passato industriale della città, quando l’edificio era sede del circolo operaio Pace e Giustizia. Flores & Prats Arquitectes. È commovente osservare come gli elementi dell’architettura, più e meglio degli oggetti di cui amiamo circondarci, contengano la memoria del loro passato, specie quando

Sopra il titolo, finestre vecchie e nuove mettono in comunicazione il bar, aperto al quartiere, con il vestibolo. Accanto, una mezzaluna apre la vista verso il soffitto del piano superiore (foto ©Adrià Goula)

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questa memoria è la storia e lo spirito stesso di una città. Non a caso il corto diretto da Albert Badia e prodotto da 15-L. Films per documentare questo intervento nel cuore

del quartiere ex-operaio di San Martí a Barcellona è intitolato Prendersi cura dei fantasmi: entrando in questo luogo, che dallo scorso novembre ospita la nuova sede del laboratorio internazionale di drammaturgia Sala Beckett, sembra di rivivere le giornate dell’insurrezione di maggio del 1937. Poblenou aveva già subito cambiamenti significativi in occasione delle Olimpiadi del 1992 e ora è diventato un luogo vivace grazie alla presenza di numerosi artisti e talenti creativi. L’edificio oggetto dell’intervento di recupero risale al 1920, quando era la sede del circolo operaio Pace e Giustizia. Il disegno di Flores & Prats ha preso le mosse dalle sue qualità spaziali e decorative, espressione di un’identità estetica corrispondente a una fase particolare della recente storia di Barcellona, quando le associazioni dei lavoratori hanno fatto la loro comparsa sulla scena pubblica con una sorprendente capacità


› SPAZI IN EVOLUZIONE Flores & Prats Arquitectes Studio di architettura di Barcellona fondato da Ricardo Flores ed Eva Prats. In precedenza entrambi avevano lavorato nello studio Embt di Enric Miralles e Benedetta Tagliabue. In questi ultimi anni Flores & Prats ha lavorato su progetti di riqualificazione di antiche strutture edilizie riadattate per ospitare nuove forme di lavoro e – coinvolgendo la cittadinanza – a progetti degli spazi pubblici e di edilizia sociale. Le loro opere sono state più volte premiate: nel 2009 con il Best Work in Architecture della Royal Academy of Arts di Londra per la riqualificazione del Museo dei Mulini a Palma di Maiorca e nel 2011 con il premio Dedalo Minosse per l’Innovation Campus di Microsoft a Peschiera Borromeo (Milano). La trasformazione in centro culturale dell’antico Casal Balaguer a Palma di Maiorca è stata selezionata per il Mies van der Rohe Award 2015 e ha ricevuto il premio Fad di architettura e interni del 2016. Ricardo Flores e Eva Prats insegnano entrambi alla Scuola di Architettura di Barcellona. www.floresprats.com

Dall’alto: sezione trasversale, sezione longitudinale attraverso la lobby, sezione longitudinale attraverso le sale teatrali.

di creare aggregazione sociale con forme popolari di intrattenimento. I progettisti hanno curato, raccolto e riutilizzato ciascun particolare degno di nota dell’edificio esistente: dai telai alle porte, dalle piastrelle policrome alle finestre, dalle stratificazioni presenti nelle murature agli intonaci. Il progetto si è così arricchito di studi approfonditi, poi restituiti grazie a disegni e modelli dettagliati. Così operando Flores & Prats hanno stabilito un autentico dialogo tra passato e presente, dal momento che l’attuale destinazione a uso di sperimentazioni e rappresentazioni teatrali è in fondo un’evoluzione culturalmente più sofisticata delle originarie funzioni di intrattenimento. Cresciuta come istituzione culturale nel corso degli ultimi 25 anni sotto la guida di José Sanchis Sinisterra, oggi la Sala Beckett che trova qui la sua nuova sede verrà gestita da Toni Casares, che con Flores & Prats ha lavorato a lungo per creare uno spazio in grado di rilanciare la vita culturale e sociale di Poblenou. Per giungere a questo risultato gli architetti hanno trascorso molto tempo ad apprendere le attività di produzione e sperimentazione teatrale, studiando e visitando casi analoghi, come il Théâtre des Bouffes du Nord di Peter Brook a Parigi. Questo lavoro propedeutico si è rivelato molto utile nella reinterpretazione degli spazi attuali.

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

Dall’alto, il locale pubblico affacciato su strada e la ex sala da ballo al primo piano, dove gli interventi di rinforzo strutturale sono stati lasciati a vista, illuminata dal grande lucernario ricavato all’esterno. Sotto, la pianta del piano terra (foto ©Adrià Goula).

La posizione ad angolo della facciata dell’edificio, che si trova all’incrocio tra Carrer de Pere IV e Carrer de Batista, nel cuore di Poblenou, rende visibili e accessibili le attività svolte all’interno. Buona parte degli ambienti situati al piano terra sono utilizzati per attività pubbliche e ciò consente di stabilire una continuità con il tessuto urbano e con la comunità dei residenti. L’ingresso al teatro poi è particolarmente accogliente, quasi un ambiente domestico grazie alla presenza di un bar, di un ristorante e di spazi di sosta. Caratterizzato da un’elevata articolazione spaziale e da una vivacità sorprendente, il piano terra dispone anche di locali non accessibili al pubblico, che ospitano i camerini degli artisti e gli uffici del teatro, locali che un corridoio laterale collega al principale spazio teatrale, che può ospitare fino a 200 persone. Le sale prova sono invece situate al primo piano dell’edificio, così come un altro ambiente più ampio, l’ex sala da ballo, che può essere utilizzata sia come laboratorio sperimentale sia come seconda sala di spettacolo. Le sale prova e le aree di servizio sono infine collocate al secondo piano. [ 46 ]

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Grazie alla luce naturale, che filtra dall’alto attraverso un lucernario posto nella zona d’ingresso, è possibile percepire la complessità degli spazi e cogliere il senso di unitarietà dell’intero edificio

SCHEDA Progetto Sala Beckett, Scuola internazionale di drammaturgia

Località Barcellona Proprietà Istituto di Cultura di Barcellona + Fondazione Sala Beckett

Cronologia 2012-2014 (progettazione) 2014-2016 (conclusione lavori)

Progettisti Flores & Prats Architects Ricardo Flores, Eva Prats

Progettazione teatro Marc Comas Progettazione strutturale Manuel Arguijo Progettazione meccanica ed elettrica AJ Ingeniería Consulenza acustica Arau Acústica Superficie di intervento 2.923 mq Investimento 2,5 milioni di euro


› SPAZI IN EVOLUZIONE

RIUSO DELLA CARTOUCHERIE, BOURG-LÈS-VALENCE

TEMPI MODERNI Dai tessuti stampati ai proiettili alle animazioni video digitali. In spazi industriali che dopo 150 anni rivelano una sorprendente capacità di adattarsi alle funzioni produttive del momento. Progetto dello studio parigino h2o architectes Sorto nel 1854 per produrre tessuti stampati, il complesso ora noto come La Cartoucherie, nella regione francese Rhône-Alpes, divenne una fabbrica statale di proiettili e, nel dopoguerra, luogo di produzione di impianti di pompaggio e componenti elettronici prima del totale abbandono. Una lunga storia che senza l’intervento pubblico si sarebbe conclusa nel degrado e nella demolizione del complesso. L’acquisto del sito da parte del Comune, nel 1993, rispondeva all’obiettivo di promuovere l’economia del territorio creando un polo della new economy capace di richiamare giovani talenti. Un’idea generale, ancora non ben definita, ma uno dei vantaggi dell’economia digitale è che si tratta di un’industria “leggera”: dalla me-

desima postazione di lavoro si possono fare mille cose diverse, dalla scansione del Dna alla produzione di videogames, in una configurazione piuttosto neutra che non richiede grandi e complessi interventi strutturali come quelli necessari per produrre beni pesanti. È così che, con un primo incarico di riconversione dell’edificio principale, posto sotto vincolo di tutela storica, all’architetto parigino Philippe Prost, la Cartoucherie è diventata il Centro dell’Immagine Digitale (video, animazioni e graphic design) del Sud Rhône-Alpes. Operativo dal 2009, il programma ha avuto un successo tale che in breve tempo gli spazi ristrutturati si sono rivelati insufficienti. Da qui il recente intervento di h2o architectes,

Sopra il titolo, un sopplaco a ellisse aumenta la disponibilità di ambienti di lavoro nel volume R1, che a ovest affaccia su strada (a sinistra una vista dell’esterno), foto ©Myr Muratet.

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

h2o architectes Considerato nel 2014 uno degli studi emergenti della giovane architettura europea dal premio Europe 40 under 40 del Chicago Athenaeum, lo studio h2o Architectes, fondato a Parigi nel 2005 da Jean-Jacques Hubert, Charlotte Hubert e Antoine Santiard (da sinistra nella foto), che lo dirigono, opera su un’ampia scala di progetti, inclusi siti e monumenti storici, ricercando ogni volta in quella zona indeterminata che si crea tra il programma e la natura stessa del luogo possibilità di intervento e di invenzione capaci di conferire una natura più “sociale” allo spazio individuale. I soci di h2o sono anche docenti part-time: Charlotte Hubert, specializzata nel restauro di edifici storici, ialla Scuola Nazionale di architettura di Nancy, Jean-Jacques Hubert alla scuola d’arte di Parigi e Antoine Santiard dal 2012 al programma NY/Paris della GSAPP / Columbia University. www.h2oarchitectes.com

oggetto di questo servizio, sugli ambiti cosiddetti R1 e R2, due vasti edifici lineari e tra loro paralleli, con coperture a shed e un impianto che segue la naturale pendenza del terreno, privi di particolari pregi tranne quello di un’eccellente luminosità, risalenti al 1915 e annessi al complesso. L’intervento ha preservato le caratteristiche intrinseche degli immobili originari, in particolare le dimensioni generose e l’illuminazione naturale dall’alto, all’interno di un sistema costruttivo semplice e ripetitivo. Molto luminoso ma privo di viste sull’esterno, il salone centrale – originariamente una corte coperta che metteva in comunicazione i due corpi di fabbrica – è diventato il cuore pulsante del progetto, con una grande sala riunioni condivisa dalle diverse aziende che operano nel complesso e altre sale di inconSopra, ancora due immagini del sopralzo nel volume R1 (foto ©J. Attard a sinistra e Myr Muratet) e le sezioni longitudinali dell’intervento. Sotto, alcune immagini del cantiere (foto ©h2o architectes)

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› SPAZI IN EVOLUZIONE

tro delimitate da partizioni interne vetrate la cui trasparenza, oltre a non ostacolare il fluire della luce naturale, favorisce lo scambio di esperienze tra i diversi operatori. La riqualificazione ha compreso la ristrutturazione completa dell’involucro esterno (il tetto, la copertura in vetro e la facciata), mentre un nuovo unico ingresso comune ai tre padiglioni smista gli accessi agli spazi individuali delle diverse società che operano nel complesso. I grandi ambienti di lavoro sono animati da alcuni elementi puntuali, come l’edicola all’ingresso, la cui geometria si allunga e si estende verso la parete avvolgendo i visitatori e gli ospiti del centro. Lo spazio R1 è stato dotato di un grande soppalco a forma di ellisse, mentre l’ambito R2, che funge da sala comune, comprende un elemento multifunzionale (panche di seduta, cucina e deposito) ed è luogo d’incontro e di condivisione per i

creativi che qui lavorano. I server del data center, vero centro nevralgico delle società specializzate nella creazione digitale, sono invece collocati a un livello inferiore, dotato di banda ultra larga e infrastrutture tecnologiche all’avanguardia

SCHEDA Località Bourg-lès-Valence, Rhône-Alpes Progetto Riqualificazione funzionale dell’edificio

Gli edifici dispongono di spazi comuni che creano un ambiente piacevole e favoriscono la socializzazione e lo scambio di esperienze. Sopra, una sala riunioni in condivisione e una vista del bar con cucina; a sinistra, un collegamento esterno diventa luogo informale di incontro (foto ©Myr Muratet e ©J. Attard a destra). Sopra, pianta del piano terra.

R della Cartoucherie

Destinazione Centro di produzione video e grafica, co-working, sale riunioni e data center

Committente Comunità Valence Romans Sud, Rhône-Alpes

Progetto architettonico h2o architectes con Id-Ingénierie

Superficie 2.420 mq Investimento 2,3 milioni di euro

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› DESIGNCAFÈ SONDAGGIO DOXA MILLENNIALS FUORI DI CASA SOLO DOPO I TRENT’ANNI I PROGETTI DI VITA DEI GIOVANI NATI TRA GLI ANNI OTTANTA E IL DUEMILA VENGONO RIMANDATI DOPO IL TRENTESIMO ANNO D’ETÀ. DUE SU TRE SCELGONO L’AFFITTO L’incertezza del futuro porta i millennials a emanciparsi più tardi rispetto alle precedenti generazioni. Meno della metà dei nati tra gli anni Ottanta e il Duemila ha già lasciato il tetto familiare: il 44% degli under 35 è uscito di casa nel 2016, mentre il 26% di chi vive ancora con i genitori prevede di farlo nel 2017. È il risultato del sondaggio Doxa I Millennials via da casa condotto per idealista, portale di annunci immobiliari, su un campione rappresentativo di mille italiani. La ricerca si è anche focalizzata su un campione di 300 madri e figli. Si va via da casa tardi, oltre i trent’anni (il 57% del campione oggetto di analisi). In un quadro generalmente asfittico per le giovani generazioni si coglie un elemento di dinamismo nella popolazione femminile, con le ragazze più determinate a conquistare il proprio spazio rispetto ai maschi; il 51% di esse dichiara di essere uscita di casa rispetto a un 38% della popolazione maschile. Il matrimonio costituisce sempre meno motivo esclusivo di uscita dal nido, perché le priorità diventano altre come le convivenze, lo studio e il lavoro. Queste le differenze tra millennials (nati tra il 1981 e il 1997) e le generazioni precedenti: il 73% dei baby boomer (nati tra il 1945 e il 1964) è uscito di casa con il matrimonio, l’11% per motivi di lavoro, il 6% per motivi di studio; il 4% per vivere da solo; il matrimonio è stato il principale propulsore dell’uscita di casa anche per il 47% della Generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), l’11% per lavoro, il 14% per studio e il 7% per amore della vita da single. I Millennials invece rompono gli schemi e, seppur con difficoltà economiche maggiori e in ritardo rispetto alle generazioni precedenti, quando escono di casa lo fanno per lavoro o studio (32%) tanto quanto per amore (30% per matrimonio) e l’8% per andare a vivere da soli. Il 66% di coloro che vanno a vivere per conto proprio opta per l’affitto e non per l’acquisto dell’abitazione. Il tema economico è il fattore principale che guida la scelta dell’abitazione – si tratti del prezzo di acquisto o del canone di affitto – per più della metà (54%) dei giovani intervistati. [ 50 ]

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STORIA DEL CONTEMPORANEO COME ATTO CRITICO

SOCIAL HOUSING SOSTENIBILE

LA STAGIONI RECENTI DELL’ARCHITETTURA ITALIANA? ECLETTICHE COME IL PAESE

UN DOCUMENTO SULLE RICERCHE DELLA SCUOLA DI CAMERINO

E non è detto che l’eclettismo sia un difetto. Almeno non nell’opinione di Valerio Paolo Mosco, che fa iniziare la sua storia molto recente dal 1978, anno dell’assassinio di Aldo Moro e della mostra Roma interrotta. La coincidenza non suoni irriguardosa, dal momento che l’autore è convinto che l’architettura si fondi sulla non coincidenza con le circostanze in cui opera. Così, dallo storicismo post-moderno di Piero Sartogo, passando per Tafuri, Zevi e Nicolin (1987) e per il brusco risveglio del post-tangentopoli, si arriva a quella che l’autore definisce l’architettura assertiva degli anni più recenti. Un viaggio indubbiamente singolare e per molti versi unico in tempi di scomparsa della critica come l’abbiamo conosciuta.

Il volume è l’esito delle attività di ricerca fin qui condotte dalla scuola di Architettura dell’università di Camerino sul tema della rigenerazione sostenibile del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. È stata avviata dal cluster social housing che si è costituito nel 2012 all’interno della Società di tecnologia dell’architettura (Sitda). Tale attività valorizza le competenze maturate nel corso degli ultimi anni dai ricercatori, in vista di nuove forme di sperimentazione e di operatività a livello locale e nazionale. Il libro vuol essere un osservatorio capace di registrare le tendenze in atto, le tensioni e le dissonanze esistenti tra i differenti approcci alla ricerca.

Architettura italiana dal postmoderno ad oggi Valerio Paolo Mosco Skira - 183 pp - 23,50 euro ISBN 978-88-573-2112-0

RE-Cycling Social Housing Ricerche per la rigenerazione sostenibile dell’edilizia residenziale sociale a cura di Massimo Perriccioli Clean Edizioni - 240 pp - 20 euro ISBN 978-88-8497-531-7

L’ARCHITETTURA DELLE COSE SEMPLICI CONSERVARE RIGENERARE RICONVERTIRE Centinaia di stupende immagini documentano 41 interventi di trasformazione residenziale operati da altrettanti studi di architettura europei nei quali la poesia si accompagna alla funzionalità e l’architettura si integra perfettamente con il disegno degli interni, confermandoci nella convinzione che la bellezza non dipende da costosi status symbol ma dall’invenzione capace di trasformare l’esistente conservandone lo spirito, dai

percorsi nei quali si articolano pieni e vuoti e dai volumi creati dalla luce. Upgrade è una preziosa fonte di ispirazione per architetti, designer d’interni e progettisti di paesaggi domestici, tra eredità edificata e cultura, intelligenza e senso della misura. Upgrade Home Extensions, Alterations and Refurbishment Gestalten - 256 pp - 39,90 euro ISBN 978-3-89955-699-5


#scalimilano

CINQUE VISIONI PER MILANO

Stefano Boeri Francine Houben Ma Yansong Benedetta Tagliabue Cino Zucchi


FARINI Superficie in trasformazione 404.000 mq Connessione ideale tra l’area di Porta Nuova-Garibaldi-Repubblica e l’ambito ancora da sviluppare di Bovisa, nel settore nord-ovest della città, dei sette ex-scali milanesi Farini è quello di maggiori dimensioni. La porzione a nord dei binari in esercizio è costituita da un ampio triangolo delimitato dalle via Valtellina e Aprica, occupata nel sottosuolo dalla stazione del Passante di Milano Lancetti con uscite in adiacenza e direttamente nell’area. La porzione a sud è costituita invece da un sistema di aree residuali retrostanti la ferrovia.

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AREE DA RIPENSARE SCALI DA RICONVERTIRE

PORTA GENOVA

GRECO-BREDA

SAN CRISTOFORO

Superficie in trasformazione 88.400 mq

Superficie in trasformazione 62.200 mq

Superficie in trasformazione 140.200 mq

A sud-est della città, l’area comprende lo scalo dismesso e la stazione di Porta Genova di prossima dismissione, mentre resterà servita dalla linea 2 della metropolitana. Adiacente a via Tortona e a sud-est allo storico quartiere dei navigli. il Naviglio Grande affianca una significativa porzione dell’area. L’ambito comprende anche la fascia lungolinea fino alla stazione di Milano San Cristoforo.

L’area è posta nel settore urbano nord-est e si compone dell’ex scalo, a ridosso dei fasci binari e della stazione di Milano Greco Pirelli; di una zona verde collocata più a ovest e di una stretta fascia, prospicente il quartiere di Bicocca, sedime di un binario dismesso. Il posizionamento vicino al polo universitario di Bicocca delinea una possibile vocazione come polo di residenza universitaria.

A sud-ovest di Milano, quest’area è destinata alla realizzazione di un grande parco. Si compone di una parte a nord del fascio ferroviario già attrezzata con campi sportivi, spogliatoi, spazi verdi e di una porzione a sud che risulta totalmente libera e prossima al Naviglio Grande. L’area è già servita dalla stazione ferroviaria di Milano S. Cristoforo e a breve sarà servita dall’omonima stazione della linea 4 della metropolitana.

LAMBRATE

PORTA ROMANA

ROGOREDO

Superficie in trasformazione 70.200 mq

Superficie in trasformazione 187.300 mq

Superficie in trasformazione 21.150 mq

Poco distante dalla stazione di Milano Lambrate, prossima al quartiere storico di Rimembranze e via Ventura e all’area in trasformazione di Rubattino. Non lontano sorge il quartiere universitario di Città Studi e del Politecnico di Milano, separato dai fasci binari della cintura ferroviaria.

Nel settore urbano sud, i binari che restano in esercizio attraversano l’area centralmente ma con sezione contenuta. L’area è adiacente a importanti interventi di trasformazione nel settore produttivo/museale/ residenziale: Symbiosis, fondazione Prada e Om-Pompeo Leoni.

L’area è posta nel settore urbano sudest, delimitata dall’ex scalo ferroviario e dalla via Toffetti. Il nord dell’area vede un altro ambito di trasformazione: quello dell’Atu Toffetti. La posizione è baricentrica rispetto alla stazione di Milano Rogoredo e alla fermata Porto di Mare della metropolitana.


› #SCALIMILANO

LA CITTÀ DISCUTE E SI CONFRONTA

Nella pagina a fianco, la mappa dei setti scali ferroviari. In alto, lo spazio della mostra dei cinque progetti organizzata a Porta Genova nei giorni del Fuorisalone.

Cinque grandi studi internazionali di architettura, cinque idee di città, cinque visioni della Milano del futuro. È questo l’esito del lavoro esposto nei giorni del Fuorisalone nella mostra organizzata da Sistemi Urbani, la società del Gruppo Fs che si occupa di valorizzazione del patrimonio, che ha visto coinvolti Benedetta Tagliabue di Embt, Francine Houben di Mecanoo, Stefano Boeri di Sba, Ma Yansong di Mad Architects e Cino Zucchi di Cza. I cinque scenari della Milano di domani scaturiscono da un incarico che Sistemi urbani ha affidato ad altrettanti studi di progettazione per accompagnare il percorso di partecipazione che il Comune, parallelamente, ha avviato con la città; percorso che si concluderà entro l’estate con l’approvazione dell’accordo di programma per la trasformazione urbanistica delle sette aree ancora oggi occupate dagli scali ferroviari milanesi: Farini, Porta Genova, Porta Romana, Lambrate, Greco, Rogoredo e San Cristoforo. Sette aree che valgono un milione e duecentocinquantamila metri quadrati: un’operazione urbanistica ancora più consistente della trasformazione delle aree che hanno ospitato Expo2015. C’è chi, nella definizione degli scenari, ha immaginato un sistema continuo di parchi legati tra loro da corridoi verdi lungo le fasce di rispetto dei binari (Boeri) e chi pensa che la circle line possa trasformare Milano in una città car free (Houben). C’è invece chi disegna i sette scali come altrettanti broli verdi su cui costruire la riforma urbana della città (Zucchi), chi ritiene che ciascuna area possa diventare una microcittà nella città (Yansong) e chi infine, immagina un ruolo centrale dell’acqua nello sviluppo di Milano (Tagliabue)

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CINQUE VISIONI PER UN DIBATTITO PARTECIPATO. LUOGO DEGLI INCONTRI FONDO CORSA PORTA GENOVA, LA PICCOLA STAZIONE IN VIA DI DISMISSIONE COME LE AREE DEI TERMINALI DELLE MERCI OGGI INUTILIZZATI DA RESTITUIRE ALLA CITTÀ CHE NEL FRATTEMPO LI HA INGLOBATI IOARCH_69

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› #SCALIMILANO LA PROPOSTA DI STEFANO BOERI ARCHITETTI

IL FIUME VERDE

Sui sette scali ferroviari l’idea progettuale dell’architetto milanese punta a realizzare parchi, boschi, giardini, corridoi verdi e ciclabili. Sui bordi delle aree, invece, edifici ad alta densità per ospitare residenze, spazi di studio, laboratori per i giovani, servizi culturali ed edilizia sociale e di mercato STEFANO BOERI

Architettura e Urbanistica
 Stefano Boeri Architetti Architetti under 40
 Studio Quinzii Terna Architettura Trasporti e Infrastrutture
 Arup, Mic - Mobility in Chain Ambiente e Paesaggio
 Laura Gatti

Sotto, la visione d’insieme di Boeri. Nella pagina a fianco, dall’alto, una vista dell’area di Porta Romana trasformata secondo il progetto dell’architetto milanese; al centro, la moschea proposta per l’ex scalo Farini; sotto, l’area del Pratone per i bambini, sempre a Farini (©SBA Stefano Boeri Architetti).

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Il Fiume Verde è il progetto di riforestazione urbana proposto da Stefano Boeri Architetti insieme a un team multidisciplinare (Arup, Quinzii Terna Architettura, Mic-Mobility in Chain e lo studio di Laura Gatti) in risposta alla consultazione di Scali Milano. La proposta di Boeri mira a realizzare, sul 90% dei sette scali, un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, frutteti e giardini a uso pubblico, legati tra loro dai corridoi verdi e ciclabili realizzati sulle fasce di rispetto dei binari ferroviari. Nel rimanente 10% si potranno costruire bordi urbani ad alta densità in grado di ospitare le attività che oggi mancano nei quartieri di Milano: soprattutto residenze e spazi di studio e laboratori per i giovani, ma anche servizi culturali e di assistenza al cittadino (biblioteche, ambulatori, asili), oltre a edilizia residenziale sociale e di mercato. Dalla proposta progettuale emergono architetture, luoghi pubblici e torri metro-

politane verdi caratterizzate da un’elevata varietà nei modi di abitare e dalla commistione delle funzioni. Nell’idea dell’architetto milanese il Fiume Verde attraverserà ad anello il corpo urbano di Milano, a metà strada tra le espansioni di fine ‘800, i Corpi santi (i borghi e le cascine che circondavano Milano, annessi definitivamente alla città nel 1873) e le prime periferie del ‘900 e ospiterà al suo interno un anello per la mobilità pubblica (la linea M6, prevista di superficie) e un’infrastruttura metropolitana per l’utilizzo, a fini geotermici, delle acque di falda. Con la realizzazione della linea M6 lungo il Fiume Verde Milano potrà diventare la quinta città europea per estensione della rete di trasporti pubblici. Secondo Boeri la trasformazione degli scali ferroviari dismessi rappresenta uno dei più grandi progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana dei prossimi anni in Europa: un’occasione unica per ripensa-


› #SCALIMILANO

re Milano coniugando lo sviluppo urbano con la presenza di sistemi verdi continui e accessibili a tutti, che migliorano la qualità dell’aria e assicurano la protezione e la moltiplicazione della biodiversità urbana. Infatti, si calcola che, in un anno, il Fiume Verde assorbirà 50mila tonnellate di CO2 e produrrà duemila tonnellate di ossigeno, con 300 tonnellate all’anno di inquinanti abbattuti. Dal punto di vista energetico, il sistema verde diffuso consentirà di ridurre di 30 GWh all’anno il consumo energetico grazie all’azione di raffrescamento operata dal verde sulle superfici urbane. Inoltre, 400 mila MWh all’anno di energia pulita saranno generati dalla geotermia ad acqua di falda che percorre nel sottosuolo il Fiume Verde. Una superficie totale di un milione e 100 mila metri quadrati di parchi, colline, radure e prati: questi i numeri del sistema verde continuo che secondo Boeri potrà prendere il posto degli scali dismessi di Farini, Porta Genova, Porta Romana, Rogoredo, GrecoBreda, Lambrate e San Cristoforo. Per ogni scalo lo studio milanese ha immaginato uno scenario diverso. Ad esempio, lo scalo Farini ospiterà una superficie verde di 550 mila mq che comprenderà, tra gli altri paesaggi, anche un Pratone per bambini di 90 mila mq ispirato da Fulvio Scaparro. Lo scalo di Porta Romana diverrà invece un’area dedicata a un Arboretum di 170 mila mq: un grande inventario a cielo aperto delle specie vegetali lombarde; a Rogoredo troveranno spazio un frutteto antico e l’istituto di ricerca dell’Ema, l’European Medicines Agency; mentre Porta Genova sarà la sede di un grande sistema di nuovi orti urbani in collegamento con il Parco Sud. Attorno ai nuovi parchi, anche per garantirne un presidio costante e sgravare il Comune dai costi di manutenzione del verde, il progetto prevede una costellazione di grandi funzioni a uso collettivo oggi assenti: dalla Cittadella del Comune alla nuova sede dell’Accademia di Brera, dalla Moschea al Centro di Ricerca Botanica, dalla Ricicleria alla sede dell’Ema. Anche dal punto di vista dei costi, che merita di essere guidato da un’Agenzia di sviluppo dove – secondo un percorso trasparente di concorsi aperti e di partecipazione attiva dei cittadini – la regia degli enti pubblici orienti l’azione degli operatori privati italiani e internazionali disposti a investire sul futuro di Milano. Con il Fiume Verde, la biodiversità culturale e delle specie viventi potrebbe diventare la nuova grande scommessa di una Milano che si apre ai giovani di tutto il mondo

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› #SCALIMILANO LA VISIONE DI MECANOO

LA CITTÀ DELLE CONNESSIONI Francine Houben, direttore creativo dello studio di architettura olandese, si ispira a cinque principi per trasformare gli scali ferroviari Milano in aree di vita sostenibile, car-free, inclusive, di connessione e promozione urbana Che cosa succederebbe se si utilizzassero gli scali e loro infrastrutture di connessione come strumento per migliorare la mobilità di Milano e generare nuove opportunità per l’intera città? Questa è la visione che Francine Houben di Mecanoo propone per la trasformazione degli scali ferroviari di Milano. Secondo lo studio di architettura olandese, gli scali vengono immaginati come hub multimodali e luoghi in cui tutte le generazioni possano vivere, lavorare e incontrarsi, collegati tramite mezzi di trasporto pubblico e una rete capillare di piste ciclabili e percorsi verdi a scala regionale. La visione sviluppata dal direttore creativo di Mecanoo e dal suo team di progettazione per uno sviluppo sostenibile della città si fonda su cinque principi. Il primo riguarda

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il ripensamento degli scali come catalizzatori di vita sostenibile. Trasformare cioè gli scali in hub di mobilità, dove si incontrano più sistemi di trasporto (treno, metropolitana, tram, autobus, car sharing e biciclette). Tali hub dovranno essere collegati ad altri su scala locale, metropolitana e regionale. Fornendo mezzi pubblici di alta qualità, in combinazione con piste ciclabili e aree pedonali, l’auto privata diventerà inevitabilmente un mezzo di trasporto meno attraente. In futuro, milioni di metri quadrati di aree di parcheggio potranno essere trasformati radicalmente e contribuire al miglioramento della qualità urbana. La città di ieri, progettata e costruita per ospitare l’automobile, viene oggi ripensata alla scala delle persone che vivono i suoi spazi.

Il secondo principio riguarda la trasformazione delle aree attorno agli scali in zone chiuse al traffico; una proposta che avrebbe il pregio di influenzare la considerazione del tema sulla città nel suo complesso. In tutto il mondo infatti,sono sempre più numerose le città che stanno progettando il loro futuro senza le auto private. Il buon funzionamento della circle-line, in combinazione con nuove piste ciclabili, creerà un sistema di trasporto pubblico efficace, liberando così spazi per pedoni e zone verdi. La previsione che i progettisti dello studio olandese avanzano riguarda l’espansione continua delle aree car-free, influenzando la città all’interno della circle-line. Terzo principio: ripensare la circle-line come luogo di collegamento e non di divisione.


› #SCALIMILANO

FRANCINE HOUBEN

Trasporti e Infrastrutture
 Francine Houben, Mecanoo Architettura e Urbanistica
 Dick van Gameren, Fedele Canosa, Matteo Missaglia Architetti under 40
 Nicolò Riva Ambiente e Paesaggio
 Joost Verlaan Sociologia e cultura Francesco Memo

Nella pagina a fianco, il render di Mecanoo per lo scalo Farini; in questa pagina, lo schema di funzionamento della città; sotto, il render per l’area di Greco; sotto il render dello scalo Farini (©Mecanoo, Francine Houben)

Con l’introduzione di piste ciclabili e le nuove attività e funzioni lungo la circleline sarà possibile rigenerare aree dismesse e promuoverne l’uso. La ferrovia diventerà così un luogo ben integrato nel sistema urbano. Quarto. Ripensare Milano come città inclusiva. Con questo approccio, il team di progettazione di Mecanoo conta di fare di Milano una città in cui infrastrutture, il pubblico e il privato possano lavorare insieme per creare una città accessibile a tutti. Un’economia circolare e condivisa, un sano equilibrio tra territorio urbano e rurale, una mobilità intermodale e sempre più sharing (biciclette e auto elettriche), edifici ad alta densità a prezzi accessibili, con un uso misto e raggruppati attorno agli hub della mobilità e spazi attraenti e sicuri per i giovani e i residenti di seconda generazione aiuteranno Milano ad affermarsi come città inclusiva, pronta per il futuro. Infine, ultimo principio ispiratore, la concezione degli ex scali ferroviari come landmark della mobilità lungo la circle-line. Edifici multifunzionali iconici che secondo il gruppo di Houben trasformeranno gli hub della mobilità in luoghi vibranti dove lavorare e vivere. Con l’aggiunta di parchi, passerelle verdi e acqua, gli ex scali diventeranno nuclei circondati da un paesaggio lussureggiante e riconoscibile lungo i suoi percorsi. Secondo la proposta di Mecanoo, le aree ferroviarie diventeranno i catalizzatori di una radicale trasformazione di Milano creando la città circolare e sostenibile del futuro, una città fondata sulla connettività di persone, spazi, opportunità e ambizioni

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› #SCALIMILANO LE IDEE DI MAD ARCHITECTS

GLI HUB DELLE OPPORTUNITÀ Milano del verde, del vivere e dell’economia. E sempre più connessa. Questa la visione del futuro del capoluogo lombardo nella proposta di Ma Yansong, che con un piano il più possibile aperto alle opportunità che potranno nascere immagina sette micro-città in cui le reti di mobilità si intrecciano superando le cesure provocate dagli scali ferroviari

Sotto, lo scalo di Porta Genova nella proposta di Mad; nella pagina a fianco, un render dell’area Farini dopo la riconversione (©Mad Architects).

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Secondo Ma Yansong «la vitalità della città del futuro non può fondarsi su una pianificazione a tavolino di stampo modernista ma esiste nella simbiosi dei molteplici livelli che formano il tessuto della città e nella “chimica” degli scambi che si creano tra di essi». Con questa filosofia Memoria e Futuro: Milano Rinasce, la proposta di Mad Architects, mette a fuoco le opportunità di rigenerazione urbana che emergono dalla ricoversione delle sette aree degli ex-scali immaginando un nuovo inizio per ognuna di esse, da mettere al servizio della cittadinanza, dei quartieri limitrofi e della realtà metropolitana nella sua posizione internazionale, cruciale nel corridoio che dal sistema Reno-Alpi porta al Mediterraneo. In questa visione ogni singolo scalo rappresenta nella sua unicità l’occasione per creare delle micro-città in grado di relazionarsi a temi specifici. Secondo questa logica nasce la Città delle connessioni, esemplificata dalla proposta più specifica che lo studio di architettura con base in Cina ha sviluppato per lo scalo Farini: un sistema che prende in considerazione l’importanza della ricucitura del contesto urbano attraverso una mobilità sostenibile che parte dalla piccola scala:

piste ciclabili, percorsi cittadini, filari alberati e aree a traffico limitato, per giungere a sistemi di più ampia portata, come reti di trasporto infrastrutturale e a lunga percorrenza. Queste due reti di mobilità, finora disconnesse, si integrano, superando mediante attraversamenti pedonali, carrabili e soprattutto di trasporto pubblico, la cesura che nel contesto odierno rappresentano gli ex scali ferroviari. Al centro dell’area, tre “villaggi” densi con funzioni miste si sviluppano attorno ai vasti edifici delle Officine Grandi Riparazioni e dei depositi merci che invece di essere demoliti vengono riqualificati e rifunzionalizzati per la loro nuova destinazione di spazi civici e collettivi A San Cristoforo la Città del verde potrà elevare la qualità della vita cittadina promuovendo un abitare meno denso e oppressivo, che sappia relazionarsi con la biodiversità del contesto naturale che lambisce i limiti urbani. Parchi, giardini, piazze, filari di alberi, corridoi ecologici, corsi d’acqua si insediano nella rigenerazione degli ex-scali diventando l’ossatura su cui si innestano le possibilità future. Nasce anche, nella proposta progettuale, la Città del vivere che crea e riutilizza gli spazi

pubblici, riportandoli a una scala umana e pienamente fruibile. Tutto ciò per potenziare il mix sociale e per generare nuove relazioni multiculturali, ottimizzando la densità degli spazi di vita quotidiani e offrendo agli studenti e alle giovani coppie la possibilità di inserirsi in un contesto favorevole e connesso con le eccellenze cittadine, regionali e nazionali. Nasce poi la Città della cultura, per elevare l’educazione civica e morale delle persone e per costruire un contesto innovativo e multiculturale congeniale alle sfide del vivere odierno, realizzando un sistema di relazioni tra le diverse entità formative ed educative esistenti. Infine, la Città dell’economia e delle risorse potrà potenziare l’offerta lavorativa esistente e creare nuove opportunità di sperimentazione e progettualità, fornendo ai giovani la possibilità di esprimersi, favorendo la crescita di un contesto urbano competitivo che si relaziona con le principali capitali europee. Nella proposta di Ma Yansong gli ex-scali ferroviari tornano a vivere, ognuno con una specifica missione, e con il compito di rispondere alle domande in costante evoluzione di Milano


› #SCALIMILANO MA YANSONG

Architettura e Urbanistica Ma Yansong, Dang Qun, Yosuke Hayano, Andrea D’Antrassi, MAD architects Architetti under 40
 Roberto Fantoni Trasporti e Infrastrutture Gruppo Artelia Ambiente e Paesaggio
 Nicola Marinello, Maria Fantoni Sociologia e Cultura
 Matteo Vercelloni

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› #SCALIMILANO

foto ©Alejandro Quevedo

BENEDETTA TAGLIABUE

Architettura e Urbanistica
 Benedetta Tagliabue – Embt Architetti under 40
Marzia Faranda (Embt), Michela Cicuto (A2BC), Stefano Belingardi (Be.St), Davide Panelli Trasporti e flussi
 Lorenzo Mussone, PoliMI Ambiente ed energia Gabriele Casera, Francesco Causone, PoliMI Sociologia e cultura Rosantonietta Scramaglia, PoliMI Consulenti esterni Elisabeth Gavrilovich (urbanistica e Periferie di Parigi), Emilio Pizzi (PoliMI, Housing Sociale), Luca Puri (Paesaggista e Permacultore), Valerio Ferrari (Teatro e Scenografia)

LE IDEE DEL TEAM EMBT MIRALLES TAGLIABUE

Sopra il titolo, la proposta di Embt per la rifunzionalizzazione dello scalo Farini; sotto quella per Porta Genova e nella pagina accanto la proposta per l’area di Greco (©Embt Miralles Tagliabue)

IL MIRACOLO DELL’ACQUA Sarà l’elemento fondamentale del processo di rigenerazione della città, necessario a riconnettere la sua natura e la sua storia e renderla confortevole. Sarà come avere un nuovo miracolo a Milano. Anzi sette I sette scali ferroviari per i quali il team di Miralles Tagliabue Embt è stato chiamato a offrire una visione sono la testimonianza dell’età dell’oro delle ferrovie. Oggi gli scali milanesi costituiscono ancora un forte elemento di rottura fra i quartieri adiacenti: la loro futura trasformazione permetterà invece una crescita organica e innovativa della città e, al contempo, un’occasione di contatto con la sua recente storia. La visione del team italo-catalano è un manifesto della Milano del prossimo futuro, un documento partecipato, frutto di un primo gesto rituale, agile e comunitario. Le proposte dei progettisti di Embt seguono principi comuni ai sette scali, in virtù del ruolo che si propongono di svolgere all’interno della città e dell’area milanese. L’acqua sarà l’elemento che darà continuità a questa visione e sarà il veicolo dell’intero

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processo di rigenerazione: sarà il miracoloso elemento che riconnetterà città, natura e storia e renderà il contesto urbano un luogo confortevole e felice. Sarà come avere un nuovo Miracolo a Milano. Anzi sette. Ciascuna area avrà una propria identità, poiché ad esse sarà dato un nuovo nome, dove il termine scalo sarà affiancato da una parola chiave che ne identificherà la vocazione specifica. Farini sarà quindi lo Scalo dell’Acqua: qui i tracciati del Naviglio preesistente permetteranno di disegnare nuovi canali. L’importante superficie d’acqua che occupa il centro dell’area diventerà uno degli elementi piú riconoscibili della città. Porta Genova sarà invece lo Scalo della Creatività, perché accoglierà attività legate ai Navigli, alla Darsena e al quartiere Tortona. Nuovi spazi espositivi, intrecciati con spazi dedicati agli imprenditori emergenti e a residenze, metteranno in evidenza il rapporto di quest’area con il design e la moda. San Cristoforo sarà lo Scalo dell’AgriCultura: qui un grande giardino botanico svolgerá un’importante funzione didattica. Lo scalo Greco-Breda diventerà invece un sorprendente centro attrattivo e ludico: per lo Scalo della Luce il team di Embt propone passerelle pedonali a diverse quote, che di-

venteranno installazioni luminose a grande scala, con spettacoli temporanei e permanenti dell’arte delle luminarie. Il team Embt immagina che Porta Romana possa diventare lo Scalo dell’Innovazione, sottolineando la vocazione e le potenzalità di quest’area verso il futuro dei giovani e della città. Qui potrebbero insediarsi infatti, in edifici dotati di spazi flessibili, luminosi e sostenibili, prossimi alle fermate della linea

metropolitana 3, imprese giovani e start-up. Rogoredo sarà invece lo Scalo dei Giovani, dove le nuove generazioni troveranno possibilità di incontro e saranno invitate a esprimersi per creare cose nuove e positive. Lambrate, infine, potrà diventare lo Scalo del Design con una “Casa del Design”, edificio simbolico e iconico, che fornirá gli spazi per le iniziative promosse dalle associazioni e dal Comune

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› #SCALIMILANO LA VISIONE DI CZA

I SETTE BROLI DI MILANO Secondo Cino Zucchi lo spazio collettivo costituisce l’elemento più efficace di governo della forma urbana. Da qui prende le mosse la proposta dei sette broli come occasione di connessione tra loro di parti di città oggi separate «Se la città fosse una macchina, non potremmo sostituirla come faremmo con un vecchio cellulare». L’osservazione è di Cino Zucchi, uno dei cinque architetti chiamati da FS Sistemi Urbani a indicare le visioni della Milano del futuro in relazione alle trasformazioni urbane degli ex scali ferroviari, e stanno a indicare, con un esempio dei giorni nostri, che la città è un organismo che cambia e si modifica di continuo e all’interno di essa la nostra vita si adatta agli spazi e agli edifici esistenti. «Molti edifici e spazi di Milano, come Palazzo Marino, la Ca’ Granda o Brera – aggiunge l’architetto milanese – ospitano attività del tutto diverse da quelle originarie. Oggi il nucleo urbano di Milano non può che essere visto in rapporto a un territorio articolato ed esteso, eppure esso è dotato di un carattere preciso, frutto di una storia lunga e complessa». Secondo lo studio milanese il dibattito odierno sulla trasformazione degli ex scali ferroviari è incentrato sul tema delle funzioni e delle densità edilizie, due fattori che, pur importanti, non generano di per sé qualità urbana.

La mappa di Milano evidenzia bene i nessi tuttora esistenti tra tessuto urbano e aree verdi; nella pagina accanto lo scalo di Porta Romana in una visione di dettaglio e nella planimetria della proposta (©Cza Cino Zucchi Architetti)

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«In una realtà futura in continuo aggiornamento – prosegue Zucchi – lo spazio collettivo costituisce l’elemento più efficace di governo della forma urbana: non quindi verde come puro standard o servizio, ma piuttosto come strumento di disegno della città e del territorio». La definizione di brolo, utilizzata dal team di progettazione, denomina un prato alberato, e broletto era in origine il prato del primo palazzo comunale: aver intitolato in questo modo i nuovi parchi non è stato fatto con lo scopo di evocare scenari nostalgici, ma per definire degli spazi naturali primari, chiari nella forma ma aperti a molti usi diversi. Nella visione di Cino Zucchi gli spazi riformati degli scali ferroviari aprono nuovi nessi tra la dimensione della città estesa e quella dei quartieri e riconnettono tra loro parti di città oggi separate, ospitando nuovi servizi e ambiti aperti di grande qualità ambientale. Spazi verdi capaci di creare una nuova dimensione conviviale e di riattivare la rete di percorsi che innervano il territorio agricolo ancora esistente, creando nuove reti ecologiche nella città.

La proposta non si fonda dunque su un programma specifico ma su vocazioni di nuove parti urbane flessibili e capaci di cambiamento, collaudate dalle funzioni piuttosto che generate da esse. I nuovi assetti devono saper guidare trasformazioni dilatate nel tempo e operare cambiamenti di rotta in rapporto ai desideri delle comunità locali e a necessità oggi non prevedibili. Le configurazioni urbane così proposte creano luoghi diversi per scala e carattere all’interno di un paesaggio urbano policentrico. Lo scalo Farini diventa così un grande parco dai percorsi sinuosi con passerelle pedonali che scavalcano la ferrovia; Porta Romana un vasto prato in pendenza aperto verso la Fondazione Prada e una piazza-mercato tra la stazione ferroviaria e il capolinea dei bus; Lambrate un grande crescent verde. Al di là delle sue forme specifiche, la proposta di Cino Zucchi è un rilevante contributo alle sfide della Milano futura e al metodo con cui affrontarle che si ricollega idealmente all’idea di magnificenza civile evocata da Carlo Cattaneo, dove la bellezza della città è espressione dei valori e delle conquiste collettive di una società che guarda in avanti


› #SCALIMILANO CINO ZUCCHI

Urbanistica e architettura
 CZA - Cino Zucchi Architetti Architetti under 40
 PioveneFabi Mobilità, trasporti e Infrastrutture
 Systematica Ambiente e paesaggio
 MDP Michel Desvigne Paysagiste Sociologia e Cultura
 Aldo Bonomi Energia e sostenibilità
 Stefano Pareglio Esplorazioni tipologiche e architettoniche Baukuh, Ifdesign, Onsite Studio Modelli di architettura Oneoff Milano Visualizzazioni 3D Mvoa - Matteo Vecchi Office of Architecture

L’interno dello spazio espositivo di Mcd è suddiviso tra partner main e tecnici. I primi hanno una presenza espositiva e un presidio aziendale interno.

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› PAESAGGIO

Una vista del Jardín de Cactus di Guatiza, a Lanzarote. Sotto, due paesaggi dell’isola: crateri coltivati a Tinajo e le saline di Janubio (foto ©Fbsr-Arg).

LA VITA TRA I VULCANI IL PREMIO INTERNAZIONALE CARLO SCARPA PER IL GIARDINO ASSEGNATO AL JARDÌN DE CACTUS DI LANZAROTE, TESTIMONIANZA ESEMPLARE DI EQUILIBRIO TRA NATURA E CULTURA Assegnata al Jardín de Cactus di Lanzarote la ventottesima edizione del premio internazionale Carlo Scarpa per il Giardino. Il parco, realizzato anni fa dall’artista César Manrique (1919-1992), è parte di una costellazione di cave e crateri coltivati dell’isola: una testimonianza esemplare del fertile equilibrio esistente tra natura e cultura. Il contributo di Manrique, artista militante che a partire dagli anni Sessanta si è battuto contro lo sfruttamento turistico dell’isola proponendone un modello alternativo, ci mette di fronte alle questioni irrisolte nel rapporto tra conservazione e trasformazione nel campo del paesaggio. Manrique ha mostrato una possibile strada, costruendo luoghi che nel loro insieme si presentano come il manifesto di un diverso modo di vivere nell’isola e di riconoscerne, con occhi nuovi, la bellezza. Inaugurato il 17 marzo 1990 nella località di Guatiza e immerso nel mosaico delle coltivazioni di ficodindia, il giardino si è insediato in una cava abbandonata di picón (lapilli vulcanici, che nell’isola si usano in agricoltura). Al suo interno, un sistema concentrico di terrazzamenti e ambienti che si inse-

riscono nelle pareti della cava ospita oggi una spettacolare collezione di succulente che diventano, in questo contesto, il punto di contatto dell’isola con altri ambiti geografici e colturali, in particolare con il continente americano. Un progetto che contemporaneamente prosegue il lavoro di trasformazione delle pieghe e delle cavità del suolo dell’isola con le modalità di sempre: elevare terrazzamenti, distendere superfici di cenere vulcanica, inventare forme di protezione dal vento. LANZAROTE Distante 130 chilometri dal continente africano, di natura interamente vulcanica, Lanzarote è l’isola più nordorientale delle Canarie. Occupa una superficie di appena 862 kmq e conta circa 127.000 abitanti. Il modello Manrique, che distingue Lanzarote dalle altre isole dell’arcipelago, si sviluppa a partire dal 1966 ponendo l’accento sul riscatto e la promozione dell’architettura popolare tradizionale dell’isola, sulla integrazione architettonica dell’ambiente naturale, la preservazione e l’impiego delle bellezze naturali, il mantenimento del paesaggio agrario e la conservazione dei valori della cultura locale. Oggi circa il 40 per cento della superficie insulare è tutelato da disposizioni legislative.

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› RESIDENZE

AMPLIAMENTO DI UN’ABITAZIONE A ACICASTELLO, CATANIA

PIANI SFALSATI

Una villa degli anni Ottanta ampliata nel segno dell’integrazione tra vecchio e nuovo tra ambiente e costruito. Il tutto all’insegna dell’efficienza energetica e della compatibilità ambientale dei materiali impiegati. Progetto di Salvatore Puleo Dall’idea della fusione tra paesaggio e costruito nasce un progetto proiettato all’integrazione del nuovo con il vecchio, attraverso un segno grafico destinato a ricongiungere piani sfalsati dettati da una conformazione del suolo particolarmente acclive. La villa è collocata in un complesso residenziale privato, tra i terrazzamenti degradanti delle colline catanesi prospicienti il mare. L’intervento è consistito nella riqualificazione di un secondo livello di un’elegante villa degli anni Ottanta ad Acicastello, città pochi chilometri a nord di Catania, e nell’innesto di un corpo aggiunto a ridottissimo impatto ambientale, con l’obiettivo di valorizzare da un lato il patrimonio edilizio esistente e, dall’altro, di orientare alla sostenibilità ambientale un vecchio fabbricato dotandolo delle più recenti e innovative tecnologie per il contenimento [ 66 ]

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dei consumi energetici. I lavori, che si sono conclusi circa due anni fa, hanno interessato principalmente i locali del secondo livello dell’esistente costruzione, i quali hanno subìto piccoli rimaneggiamenti con conse-

La riqualificazione della villa ad Acicastello dopo l’aggiunta di un nuovo volume (foto ©Fabio Gambina).


› RESIDENZE

Salvatore Puleo Architetto catanese firma numerosi progetti nell’Isola e oltre lo Stretto. Considera il concetto di design il giusto equilibrio tra artigianato e ricerca dei materiali. Come ogni uomo del sud guarda al passato e a ciò che ha sotto i piedi, per disegnare il futuro. Ricercatore di nuove forme, durante la progettazione rielabora e rinnova l’idea di partenza alla ricerca d’una forma di perfezione quasi assoluta. Elemento indispensabile è lo studio della luce, che è essa stessa architettura: dona il colore, crea le forme, segna gli spazi, definisce i vuoti tramite le ombre, così come il giorno insieme alla notte segnano lo svolgimento della vita quotidiana. Alla continua ricerca del bello, ritiene sia giusto desiderare di vivere in ambienti gradevoli alla vista e all’animo, poiché lo spazio è il contenitore della vita di ciascuno. La tanto ambita bellezza non sta soltanto in ciò che si vede ma in ciò che si sente: è benessere interiore, è piacevolezza dell’essere, è sinergia tra gli eventi. www.salvopuleoarchitetto.it

Le soluzioni e i materiali utilizzati sono all’insegna della compatibilità ambientale e dell’efficienza energetica (foto ©Fabio Gambina).

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› RESIDENZE

Nella foto, le ampie vetrate della zona giorno dell’edificio, realizzate in doppie lastre di vetro con camera interna e profili minimali in alluminio a taglio termico (foto ©Fabio Gambina). Nel disegno, la pianta dell’ampliamento dell’edificio.

guente redistribuzione interna degli spazi, in funzione dell’esposizione panoramica di alcune finestrature disponibili. La zona notte è stata quindi ricavata nei precedenti ambienti, mentre la continuazione del corridoio di ripartizione è stata realizzata a vetri, anche zenitalmente, e segna l’innesto con la zona giorno contenuta in un nuovo volume, costituito da una copertura, prima piana poi inclinata, con orientamento verso sud per ospitare i pannelli fotovoltaici. La scelta dei materiali è stata indirizzata all’utilizzo di materiali riciclabili e naturali, quali il metallo, il vetro, il legno, la pietra: la struttura portante è stata realizzata in profili d’acciaio collegati tra loro, e alla sola platea in cemento mediante piastre bullonate. Sul lato sud dell’edificio, l’involucro esterno è stato realizzato con pannelli prefabbricati, coibentati e rivestiti in legno verso l’esterno e con pannelli di gesso verso l’interno; i restanti tre lati sono stati invece chiusi con doppie lastre di vetro con camera interna, dotata di gas argon, e profili minimali in alluminio a taglio termico. Il caratteristico posizionamento del nuovo corpo su una porzione di terreno particolarmente ombreggiata e sui terrazzamenti in pietra lavica, associato all’utilizzo di [ 68 ]

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› RESIDENZE

materiali riflettenti su più lati, ha favorito un eccellente inserimento tra la florida vegetazione esistente, riducendo al minimo l’impatto del nuovo e garantendo, allo stesso tempo, un adeguato controllo dell’insolazione e dell’irraggiamento. Inoltre, la possibilità di quasi totale apertura degli infissi ha permesso di allargare visivamente l’unico ambiente e di proiettarlo verso l’esterno in una continua fusione fra dentro e fuori. All’interno, il soffitto di legno e il pavi-

Alcuni scorci dell’edificio dopo l’ampliamento (foto ©Fabio Gambina). Nello schizzo, il rapporto tra il nuovo e il vecchio edificio; nell’assonometria, l’inserimento del nuovo volume nel complesso residenziale.

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› RESIDENZE

mento radiante sotto uno strato di resina cementizia sono in grado di assicurare un costante mantenimento delle condizioni termo-igrometriche, soprattutto nel periodo invernale, durante il quale viene garantito il giusto riscaldamento dei locali grazie alla presenza di una caldaia a condensazione alimentata da pannelli fotovoltaici collocati in copertura. La scelta di lampade a Led assicura inoltre una regolare illuminazione artificiale nelle

ore più tarde della giornata. Una rampa di gradoni lapidei contenuti da lamiere di ferro grezzo permette l’accesso direttamente dal terrazzamento più basso, in adiacenza con l’ingresso pedonale al complesso abitativo

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Alcuni ambienti dell’alloggio dopo l’ampliamento. Il progetto ha posto grande attenzione alle soluzioni energetiche e ambientali interne (foto ©Fabio Gambina).

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Mohd significa Mollura Home Design e nasce dall’idea di mettere insieme i migliori prodotti per l’arredamento della casa e dell’ufficio. Mohd aggrega in un’unica struttura oggetti di valore che arricchiscono il vostro quotidiano con stile e bellezza.

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› RESIDENZE

SCHEDA Schizzi, disegni e foto (©Fabio Gambina) dell’inserimento della nuova rampa di gradoni in materiale lapideo di accesso al piano superiore.

Località Acicastello, Catania Cliente Privato Denominazione Casa r3 Progetto architettonico architetto Salvatore Puleo Team di progetto architetto Angela Catanese Consulenti Los Project Imprese Ars Aedificatoria, F.lli Carriglio, Sicilstone Aziende fornitrici Mollura Home Design, Catania Superficie ampliamento 70 mq.

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Gruppo Costruzioni Edili Cannavò Prima Traversa di Via Parafera, 4 - 95021 Cannizzaro di Acicastello CT T. 347 5599852 info@costruzioniedili.eu | www.costruzioniedili.eu

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› DESIGNCAFÈ TECNOLOGIA E ALTO ARTIGIANATO PER REALIZZARE PROGETTI CUSTOM CON IL MARMO, UN MATERIALE ANTICO E AL TEMPO STESSO MODERNO. RICERCA, INNOVAZIONE E MANUALITÀ DI PROGETTO99 Niccolò Garbati

Ceo di Progetto99

IL MARMO AL SERVIZIO DEL PROGETTO

Nelle foto, lavori eseguiti da Progetto99 in collaborazione con Dedalo

PROGETTO99 Via Venezia, 2 - 54033 Carrara MC Showroom via Chiasso Barletti, 23 - 55100 Lucca www.progetto99.com info@progetto99.com

Dalla tettonica delle costruzioni megalitiche alla forza espressiva dei mosaici bizantini all’affermazione di potenza politica e militare della pavimentazione di San Marco a Venezia: da sempre il marmo è materiale d’elezione per l’arte e l’architettura. Le ragioni del fascino esercitato dal marmo sono essenzialmente due: l’unicità di ogni blocco o lastra e l’intima connessione alla natura. Se per secoli l’uso del marmo ha avuto finalità esclusivamente decorative, oggi le moderne tecnologie di trasformazione ne consentono usi anche funzionali, a condizione di conoscere a fondo la materia, nei suoi pregi e nei suoi limiti. È questa la missione di Progetto99, che con lavorazioni a controllo numerico e manuale riduce dell’80% il peso di un blocco monolitico per realizzare lavelli in marmo più leggeri

di un equivalente in ceramica; o è in grado di intervenire con precisione millimetrica realizzando vasche idromassaggio in un unico blocco di marmo. Allo stesso modo, processi in-house collaudati permettono di realizzare piani cucina in marmo impermeabili alle macchie e alla corrosione di agenti acidi, o ancora, lastre rinforzate in acciaio con ridotti rapporti lunghezza/spessore che possono incorporare piani cottura tradizionali, elettrici o a induzione. Con un servizio completo, dalla progettazione esecutiva in 3D all’installazione in cantiere, dalla capitale mondiale del marmo Progetto99 è al servizio dei progettisti di architettura e di interni per realizzare progetti personali e unici, come unico è ogni singolo frammento di materia litica.

LA RICERCA DI MARCO PIVA

CITY OF LIGHT L’installazione City of Light costituisce una nuova fase di ricerca relativa al rapporto che, nei progetti dell’architetto e designer Marco Piva, si instaura tra materia e luce. L’opera, esposta nel cortile della Pinacoteca di Brera nell’ambito di whiteinthecity durante la recente design week milanese, si sviluppa sulla base dei precedenti episodi di architettura-scultura realizzati da Marco Piva nel contesto del progetto di architectural artworks Light Columns. In un gioco di scale e volumi, alcuni elementi stereometrici di varia altezza nascono e crescono verticalmente a simulare l’ambiente architettonico di un’immaginaria downtown. L’installazione è costituita da 20 blocchi realizzati in marmo bianco [ 72 ]

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assoluto Sivec lucidato, supportati da strutture in honeycomb opalino in grado di trasmettere uniformemente la luce attraverso la materia lapidea. Le facce interne contrapposte dei blocchi verticali sono realizzate in metallo. La piastra di appoggio a terra, che richiama la trama di un impianto urbanistico a maglia regolare, contiene il sistema di proiettori-diffusori Led a luce ultrafredda. City of Light, compatta alla luce del giorno, si smaterializza e si alleggerisce al calare della notte. L’istallazione è stata realizzata da Helios Automazioni (macchine per la lavorazione del marmo). Alla realizzazione hanno collaborato Nicodemo Marmi, Morrone Group Arreda, Aceto Marmi, Progetto Marmi di Talamo Antonio.


› RESIDENZE

RESIDENZA A CASTEL DEL MONTE, PUGLIA

MODERNO MEDITERRANEO L’intervento dello studio m12 architettura design di Michelangelo Olivieri trasforma una casa di campagna in una residenza moderna a basso impatto ambientale. Un’eccellente stratificazione dell’involucro e l’adozione di pannelli solari e fotovoltaici ne fanno un esempio di progettazione Nzeb adatta al clima mediterraneo A Castel del Monte, vicino a Corato in Puglia, ai piedi del castello federiciano, sorge villa Pnk, una residenza privata recentemente ristrutturata con un progetto dello studio m12 architettura design dell’architetto Michelangelo Olivieri che ha trasformato un’antica casa di campagna in una moderna residenza conferendole un nuovo aspetto estetico e soprattutto facendone un esempio di abita-

zione energeticamente efficiente e compatibile ambientalmente. Per anni l’abitazione è stata la dimora estiva di una famiglia dal carattere conviviale, mentre la casa odierna è abitata dal secondogenito della famiglia che la abita con moglie e figli. L’architetto Olivieri ha messo a punto il progetto ricostruendo e ridisegnando tutti gli spazi interni ed esterni

della villa con l’intento di preservarne l’anima informale. Per questo l’abitazione è organizzata intorno a un grande open space, uno spazio fluido, con ambienti che confluiscono in un locale centrale, illuminato da un lucernario, che rappresenta il vero cuore della casa. Tutte le stanze si affacciano su un’ampia zona living. Una parete continua scorrevo-

Nelle foto di apertura, due immagini di giorno e di notte della villa Pnk progettata da Michelangelo Olivieri a Castel del Monte: da antica abitazione di campagna a moderna residenza a basso impatto ambientale (foto ©Peppe Volpe).

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› RESIDENZE

Studio m12 architettura design Fondato da Michelangelo Olivieri, laureatosi allo Iuav di Venezia, lo studio opera nel campo dell’architettura e del design. L’attività di progettazione è svolta anche con l’impiego del Bim, l’esplorazione tridimensionale dello spazio e la renderizzazione. Caratteristica dello studio è la ricerca su materiali, prodotti e tendenze del vivere quotidiano. Nei primi anni Olivieri ha lavorato con lo studio Zerouno Retail Design dell’architetto Giuseppe Cascino. Attualmente collabora con lo studio Antonello Associati di Jesolo, dove ha progettato residenze unifamiliari, edifici residenziali, spazi commerciali, uffici e villaggi turistici. www.m12ad.it Nelle foto, gli interni dell’abitazione, che si caratterizza come residenza attenta ai consumi energetici, con murature ad elevata inerzia termica, serramenti con camera d’aria e un sistema di recupero delle acque piovane (foto© Peppe Volpe).

le, che integra camino e sistema tv, separa la zona giorno dalla zona notte. Villa Pnk è al contempo un esercizio di stile e un esempio di abitazione ecosostenibile a basso impatto ambientale. Attraverso metodi di costruzione e materiali moderni, m12 architettura design ha realizzato un’abitazione raffinata, a elevata inerzia termica, predisposta per affrontare i picchi di temperatura e controllare il grado di umidità senza l’ausilio di costosi sistemi di regolazione energicamente dispendiosi. Il rivestimento della villa è a facciata ventilata, ricoperta in Parklex®, un pannello stratificato in legno naturale, ignifugo, a elevata durabilità nel tempo. La pelle in Parklex® è stata applicata su un paramento in tufo coibentato con pannelli

Eps e una contromuratura in laterizio forato, distanziati da una camera d’aria. Tale stratificazione ha permesso di conferire alle murature un elevato spessore isolante. Gli infissi in alluminio sono dotati di una camera d’aria interna in cui circola argon, che fa da barriera ai raggi solari. Le fondamenta della casa sono state abbassate di 60 cm per realizzare un vespaio aerato utile a contrastare l’umidità di risalita. L’abitazione dispone di un sistema di recupero dell’acqua piovana, di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria e di pannelli fotovoltaici. Il riscaldamento a pavimento di Rehau entra in funzione nei mesi più freddi, mentre un termo-camino funge da alternativa per la produzione di calore a basso costo

Due prospetti dell’edificio ristrutturato; il rivestimento della villa è a facciata ventilata con pelle esterna in Parklex, un pannello stratificato in legno naturale ignifugo distribuito in Italia da Kalikos International.

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› RESIDENZE ���������

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3,17 m2

5,14 m2

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10,27 m2

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4,32 m2

10,94 m2

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16,32 m2

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6,47 m2

5,00 m2

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25,20 m2

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SCHEDA Nelle foto, gli interni della villa Pnk (foto© Peppe Volpe); nel disegno, la pianta dell’edificio.

Località Castel del Monte (Bat) Progetto Villa Pnk Progettazione Studio m12 Architettura Design di Michelangelo Olivieri, Corato (Ba)

Responsabile di cantiere Ing. Simona Campanale Facciata ventilata Parklex® - Kalikos International Pannello Radiante Rehau (Varionova 30-2) Tubazioni Rehau (Rautherm S) Cassetta e Collettore Rehau

inside

REHAU

Riscaldamento/raffrescamento radiante a pavimento Il pannello sagomato Varionova 30-2 è il sistema per impianti radianti a pavimento ad alta efficienza, studiato da REHAU per assicurare una distribuzione ottimale del caldo e del freddo negli ambienti. Ideale nella riqualificazione energetica degli edifici grazie alla sua flessibilità di posa, è composto da un foglio di rivestimento multifunzione in polistirolo impermeabile all’umidità e alle infiltrazioni di acqua dal massetto e da lastre in espanso con Grafite, che migliorano le performance isolanti e garantiscono la massima resistenza termica. Il profilo speciale delle bugne consente un fissaggio sicuro dei tubi RAUTHERM S in PE-Xa di alta qualità anche nelle zone di curvatura: resistenti alla compressione e dotati di strato di sbarramento contro la diffusione d’ossigeno (DIN 4726), le tubazioni REHAU vengono collegate mediante la comprovata tecnica a manicotto autobloccante, a garanzia di collegamenti a tenuta stagna, controllabili visivamente e che durano nel tempo.

REHAU SPA Via XXV Aprile, 54 - 20040 Cambiago MI Tel. +39 02 959411 www.rehau.it | milano@rehau.com

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› LUOGHI DEL LAVORO

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› LUOGHI DEL LAVORO

AB MEDICA HEADQUARTERS, CERRO MAGGIORE, MILANO

LANDMARK DINAMICO Poco fuori Milano affianca l’autostrada A8 come le vele di un’imbarcazione da competizione ma il verde che la circonda conferma che si tratta di un’architettura. Le forme dichiarano i contenuti di innovazione nella robotica e nella ricerca biomedicale dell’azienda che ospita. Progetto architettonico di Giuseppe Tortato in collaborazione con Degw per space planning e interni

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› LUOGHI DEL LAVORO

PLFX Giuseppe Tortato Architetti Giuseppe Tortato (Venezia, 1967) dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano e esperienze negli Stati Uniti e con Dante Benini a Milano diventa co-titolare dello studio Milano Layout. Nel 2012 fonda lo studio PLFX Giuseppe Tortato Architetti e si impone all’attenzione internazionale con il progetto della Forgiatura a Milano. Filo conduttore del suo approccio progettuale è coniugare la dimensione sperimentale e la sensibilità ambientale con la concretezza professionale: spazi dall’elevato comfort racchiusi in architetture raffinate. Nel 2015 ha completato il progetto residenziale Verdemare a Trieste. Nuove realizzazioni anche nel settore residenziale e del retail in Svizzera, Cina e Arabia Saudita. www.giuseppetortato.it

Nei disegni, il funzionamento bioclimatico dell’edificio di Ab Medica. A fianco, la pianta del piano terreno. I vincoli del sito e autostradali hanno fatto propendere per un disegno di forma triangolare. In apertura e nella pagina a fronte, l’edificio che si ispira alle forme aerodinamiche degli scafi di imbarcazioni superveloci; in basso, un particolare del volume vetrato in copertura (foto ©Daniele Domenicali).

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› LUOGHI DEL LAVORO

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empo fa lo spot pubblicitario di una marca di carburante mostrava una barca che veleggiava lungo la strada dopo avere fatto rifornimento in una stazione di servizio. Viaggiando verso Varese un automobilista potrebbe provare la stessa straniante sensazione affiancando, poco fuori Milano, la sede della società AB Medica, azienda specializzata nello sviluppo e nella distribuzione di sofisticati robot medicali e analisi del Dna. Ispirandosi alle forme degli scafi di imbarcazioni superveloci, il progetto dell’architetto milanese Giuseppe Tortato esprime dinamicità e innovazione, ovvero gli stessi valori che hanno decretato il successo dell’azienda committente, affiancando però agli aspetti iconici quelli funzionali, perché progettata e costruita in linea con le più avanzate tendenze in fatto di risparmio energetico e benessere psicofisico dell’ambiente di lavoro. La particolare conformazione del lotto e i vincoli autostradali hanno guidato il disegno di una forma triangolare, simile a uno scafo nautico che scivola tra colline artificiali e il cui involucro assolve egregiamente a funzioni di isolamento termico e acustico dell’insieme.

definito da una piastra solidale alla costruzione prefabbricata sottostante, ma svincolata strutturalmente. In questo piano libero e totalmente vetrato sono distribuiti gli uffici open-space dove gli elementi strutturali vengono limitati attorno a patii triangolari e lungo il perimetro irregolare. Il tetto, a sua volta ruotato in funzione dell’orientamento solare rispetto alla sagoma obbligata del piano terra, è dotato di forti aggetti con funzione di schermatura

solare e caratterizzato dalle bucature triangolari dei patii che garantiscono il comfort di un’illuminazione naturale diffusa a tutto il piano operativo. GLI IMPIANTI L’impiantistica sfrutta anche la geotermia come energia rinnovabile con un sistema ibrido: una pompa di calore del tipo polivalente acqua-acqua, con sfruttamento dell’acqua di falda e una pompa di calore

L’ARCHITETTURA E IL VERDE Come anche nella Forgiatura, un precedente progetto di Tortato, il verde si integra come parte inscindibile dell’oggetto architettonico, diventando materia stessa della costruzione e contribuendo al suo isolamento e alla qualità di vita degli utilizzatori. Il volume, scolpito alla base dai grandi setti inclinati delle facciate ventilate continue, che integrano le funzioni di isolamento e risparmio energetico, si libera al piano superiore in un elemento più aereo e luminoso,

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› LUOGHI DEL LAVORO SCHEDA Località Cerro Maggiore, Milano Proprietà AB Medica Fine lavori 2015 Progetto architettonico Giuseppe Tortato Direzione artistica Giuseppe Tortato, Giorgia Celli Project manager Giorgia Celli Team di progetto Giorgia Celli, Elena Fantoni, Matteo Noto (parametric design),

Progetto esecutivo Stefano Niccoli, A&I Progetti Progetto strutturale Massimo Toni, A&I Progetti Space planning, interior spazi uffici Degw con Giuseppe Tortato

Interior designer Cristina Sipala Impresa di costruzioni Gdm Costruzioni, Intercantieri Vittadello

Superficie 9.000 mq (di cui 2.000 di uffici) Costo 13 milioni di euro Facciate ventilate Sto Italia (sistema Ventec R) Illuminotecnica Zumtobel

lavoro – chiuse e in open space – lungo il perimetro dello spazio e implementandole con un’articolata anima centrale di supporti: un hub diffuso, formato da copy area, break area, lockers, aree informali in nicchia e meeting room che si snodano intorno a un lungo e sinuoso bench su disegno destinato a postazioni touch-down e creano un ambiente dove la produttività formale incontra relazioni di lavoro più colloquiali e istantanee, sfruttando inoltre il comfort dei pozzi di luce naturale proveniente da lucernari e patii interni triangolari.

Nella foto, un interno della sede dell’azienda specializzata in tecnologie medicali (foto ©Daniele Domenicali).

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del tipo polivalente aria-acqua con sfruttamento della componente termica dell’aria. L’acqua di falda alimenta anche il sistema di irrigazione della vasta area verde e il serbatoio anti-incendio (che a sua volta contribuisce ad ottimizzare le performance della pompa acqua-acqua). Nelle differenti stagioni, l’illuminazione naturale al piano uffici è garantita da un corretto orientamento delle facciate e da un calibrato uso degli aggetti rispetto a pareti quasi totalmente vetrate. L’uso del vetro è ponderato, in accordo con una classificazione energetica elevata, pur rimanendo elemento caratterizzante l’ambiente di lavoro. Lo studio e la realizzazione dell’illumina-

zione interna ed esterna è stata invece gestita in stretta collaborazione con lo staff di progettazione di Zumtobel, che ha fornito tutti gli elementi illuminotecnici. LO SPACE PLANNING Degw, la società del gruppo Lombardini22, ha collaborato con Giuseppe Tortato per la definizione di alcuni ambiti progettuali: lo space planning delle aree uffici, la politica degli arredi, il concept per il ristorante aziendale, il banco reception e il mood generale dei colori e dei materiali. Lo space planning delle aree ufficio è stato affrontato in vista di una piena valorizzazione delle superfici e delle diverse profondità di piano, distribuendo le postazioni di

L’INTERIOR DESIGN Il mood generale del progetto di interior design elaborato da Degw, sintonizzato con il carattere del progetto architettonico di Tortato e con i valori aziendali, si è focalizzato su una palette con due tonalità cromatiche dominanti: quelle fluide dell’acquaticità e quelle algide della tecnologia, sommandovi i valori di trasparenza, cura, affidabilità e comfort dati dai materiali utilizzati. Particolari soluzioni sono state studiate per la reception, il cui banco richiama anch’esso le forme fluidodinamiche di un’imbarcazione, e l’area accoglienza e ristorazione al piano terra: qui il ristorante aziendale, con la combinazione di un treno di sedute in nicchia e tavoli più tradizionali, e un’area con sale meeting, postazioni open space e zone informali, si affiancano offrendo molteplici possibilità d’uso, oltre qualsiasi logica binaria tra produttività e leisure, lavoro e ristoro


› LUOGHI DEL LAVORO

DEGW | Lombardini22 Fondata a Londra nel 1973, Degw è presente in Italia dal 1985. Diretta da Alessandro Adamo (foto) dal 2015 Degw è il brand di Lombardini22 SpA dedicato alla progettazione integrata di ambienti per il lavoro. Con un approccio fondato sulla ricerca e l’osservazione diretta, fornisce servizi di consulenza e progettazione di spazi di lavoro che aiutano le aziende a migliorare la propria performance, ottimizzando i rapporti tra ambienti fisici e bisogni delle persone, comportamenti organizzativi, strategie aziendali. Tra i progetti italiani più recenti le sedi Nestlè, Barclays, Vodafone e EY a Milano, Alcatel Lucent a Vimercate e la sede Nokia Siemens Network a Cassina de’ Pecchi (Milano) www.degw.it

L’interior design, studiato da Degw, in collaborazione con Tortato, si è concentrato su finiture, arredi, sul concept del ristorante aziendale e del mood generale dei colori (foto ©Dario Tettamanzi).

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› DESIGNCAFÈ

Render della futura sede UnipolSai a Milano. Sotto, una vista assonometrica del complesso oggetto dell’intervento di Progetto CMR.

GLI EDIFICI UNIPOLSAI A MILANO

L’ARCHITETTURA CHE UNISCE LA NUOVA SEDE DELLA COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI PUNTA SU FUNZIONALITÀ EFFICIENZA E PRESTAZIONI ENERGETICHE. IL RUOLO MULTIFUNZIONALE DELLE FACCIATE NELL’IDEA PROGETTUALE DI PROGETTO CMR DI MASSIMO ROJ È stato soprannominato Rasoio. Sarà la futura sede operativa UnipolSai di via de Castilla a Milano. Un’altra importante architettura che andrà ad arricchire il panorama urbano del capoluogo milanese. La soluzione architettonica proposta da Progetto CMR, la società di progettazione milanese guidata da Massimo Roj, integra il complesso nel contesto circostante dando nuova vita a un luogo considerato per molti anni una frattura del tessuto urbano di Milano. Si tratta di un intervento organico, che mira non soltanto a rivoluzionare gli aspetti estetici dell’edificio, ma che ne incrementa la funzionalità, le prestazioni energetiche e l’efficienza complessiva legata alla gestione dell’immobile. Per il futuro complesso di Unipol, costituito da due corpi di fabbrica di 53 e 15 metri di altezza, peculiarmente disposti in modo da formare un angolo di 45°, è stata scelta una facciata innovativa e dinamica, dove protagonisti assoluti sono il vuoto, rappresentato dal vetro, e il pieno dei rivestimenti delle connessioni verticali. La facciata sud sarà caratterizzata da un gioco di elementi metallici posti in diagonale, che intersecandosi disegnano dei rombi, incorniciati da un telaio esilissimo di alluminio che sostiene due lastre di vetro temperato dalle inclinazioni differenti, in grado quindi di riflettere la luce in modo sempre diverso durante l’intera giornata. [ 82 ]

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Sullo stesso fronte sud sono protagoniste le tonalità chiare del vetro, del ceppo lombardo e dei rivestimenti in grès porcellanato dei balconi, mentre sul fronte nord la purezza del vetro si alterna al carattere pieno, uniforme e materico delle connessioni verticali dei corpi scala, per i quali si è scelto di utilizzare delle lastre grigio antracite in lamiera stirata che convrastano con il vuoto del vetro e spezzano il disegno geometrico dei rombi. Caratteristica chiave del progetto è l’innovazione tecnica e impiantistica che ha interessato l’intero complesso, rendendolo un esempio di architettura green e sostenibile. Partendo dalla facciata, che coniuga valenza estetica e funzionale: se da una parte conferisce nuova dignità architettonica all’edificio, diventa al contempo supporto per la produzione di energia elettrica, grazie alla presenza di un innovativo film di silicio ad elevate prestazioni, inserito all’interno della lastra più esposta verso l’alto, che sarà in grado di produrre l’energia richiesta. Oltre alla facciata, studiata anche per ottimizzare l’irraggiamento diretto e aumentare la luce diffusa negli spazi interni ridu-

cendo il ricorso all’illuminazione artificiale al 30% delle ore lavorative annuali, l’edificio è contraddistinto dall’impiego di impianti di ultima generazione, che utilizzano fonti rinnovabili per la produzione energetica. Un edificio a ridotto impatto ambientale e che al contempo migliora la qualità del contesto circostante


› PROGETTAZIONE PARAMETRICA

BIM, CREATIVITÀ E STRUMENTI Non un semplice software, ma un nuovo metodo che integra tutte le informazioni utili alla progettazione in un unico modello intelligente e consente di affrontare l’intero ciclo di vita del manufatto architettonico, dal progetto al cantiere fino alla demolizione dell’edificio

Eleonora Beatrice Fontana Architetto, docente del master per Bim manager (scuola Pesenti) e responsabile della pianificazione strategica di bimO, da questo numero inizia la sua collaborazione con IoArch con questa nuova sezione dedicata alla progettazione parametrica.

Prima della rivoluzione del Bim vi furono altre adozioni tecnologiche che modificarono in parte l’approccio alla progettazione. La più importante fu la diffusione di programmi di disegno Cad (Computer Aided Design) di cui Autocad all’inizio degli anni Novanta fu certamente il campione. Già allora vi furono discussioni intorno a ciò che avrebbe portato l’utilizzo di nuovi strumenti che, di fatto, potenziavano le capacità di rappresentazione dell’idea progettuale. Come sempre, vi furono schieramenti pro e contro con le più svariate motivazioni tese a definire quali fossero gli elementi accresciuti o limitati. In realtà, in occasione di soglie tecnologiche, lo strumento finisce sempre con il diventare l’oggetto del discorso, quantunque il vero campo di indagine dovrebbe essere invece la creatività e la sua manifestazione attraverso nuovi strumenti. Anche in occasione dell’introduzione del Bim nella progettazione, si è sentito riper-

correre la dicotomia strumento/capacità generativa concentrandosi prevalentemente sul primo. Nel caso del Bim questo approccio è particolarmente fuorviante poiché la progettazione attraverso l’utilizzo di oggetti parametrici è singolarmente potente e distante da ciò che tradizionalmente ci si immagina essere la “creazione” o la “generazione” di un’idea compositiva. In questo senso il fronte dei detrattori, unitamente ad un’aumentata complessità e potenza dello strumento, ha avuto modo di esprimersi negativamente sul Bim in quanto agente di cambiamento e di introduzione di nuovi processi. Il Bim, acronimo di Building Information Modeling, è una rappresentazione digitale del processo costruttivo che facilita lo scambio e l’interoperabilità delle informazioni. Un modello Bim contiene tutte le caratteristiche fisiche e funzionali di una costruzio-

ne. Queste informazioni costituiscono una base totalmente affidabile per assumere le migliori decisioni durante l’intero ciclo di vita dell’opera, dalla sua prima concezione, alla sua gestione una volta realizzata, fin anche alla sua demolizione. Il Bim non è semplicemente una questione di modelli software, è molto di più. È un nuovo approccio, un nuovo modello collaborativo reso possibile dalle tecnologie digitali, che consente di progettare, costruire, mantenere e utilizzare le nostre infrastrutture in modo più efficiente, poiché integra in un unico modello intelligente tutte le informazioni utili in ogni fase della progettazione – architettonica, strutturale, impiantistica, energetica e gestionale – rendendole sempre disponibili, e aggiornandole in modo coordinato, in ogni fase del processo. Lavorare in Bim significa creare, condividere, mantenere e utilizzare informazioni e dati, senza soluzioni di continuità e in modo efficiente da parte di tutti gli attori durante l’intero ciclo di vita di un manufatto architettonico. Il Bim è la piattaforma digitale che consente al mondo delle costruzioni di effettuare il salto nell’industria 4.0, iniziando a sfruttare appieno tutte le possibilità offerte dai big data e dalla condivisione delle informazioni. Il Bim è l’anello di congiunzione che consente alla industria delle costruzioni di connettersi alle altre comunità digitali e che renderà possibile realizzare veri smart building in vere smart city. Qualcuno ha paragonato l’introduzione del Bim a una “rivoluzione silenziosa” per l’industria delle costruzioni, in qualche modo analoga a quella del calcestruzzo armato e della prefabbricazione. Quel che è certo è che il Bim, mettendo in discussione abitudini e ruoli consolidati, si impone in modo ineluttabile come un nuovo paradigma per l’intera industria e per tutti gli attori coinvolti nella filiera

www.bimopin.it

Due viste aeree, estratte da un modello Bim, dello stesso edificio industriale: strutture e impianti, sopra, e solo impianti. Rendersi conto delle interferenze prima di arrivare al cantiere in questo modo diventa semplice.

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› ARCHITETTURA DEL SUONO

CUBO ROSSO RECORDING, ROMA

SALA DI REGISTRAZIONE Con una progettazione attenta ai materiali, alle forme e ai dettagli, lo studio Tommaso Villa Architetto ha trasformato un appartamento nel cuore di Roma in un oggetto architettonico che risponde ai più moderni criteri dell’acustica

In alto lo studio di registrazione del Cubo Rosso Recording di Roma progettato da Tommaso Villa Architetti. È un oggetto architettonico che propone un proprio linguaggio architettonico, che punta al dettaglio, alle forme e alla cura delle superfici (foto ©Moreno Maggi).

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Cubo Rosso Recording, studio di registrazione audio e produzione video progettato dallo studio Tommaso Villa Architetto, nasce quattro anni fa dalla volontà di proporre una nuova realtà nello scenario musicale romano, dotata di supporti tecnologici di qualità e soluzioni innovative di livello nazionale. La superficie dello studio, di circa 150 metri quadrati, è suddivisa in tre differenti sale di ripresa, un vocal both, una control room e una sala regia audio attorno alla quale ruota tutto l’impianto, garantendo visibilità, aria, luce e ampi spazi che consentono il contatto visivo con gli artisti e garantiscono efficienza e comfort illuminotecnico all’ambiente. La sede di Cubo Rosso Recording è indiscutibilmente un oggetto architettonico con un proprio specifico linguaggio. Nelle sale le sue forme sono acusticamente attive, gli spigoli e le superfici restituiscono la purezza del suono attraverso il disegno dettagliato

delle superfici riflettenti e assorbenti e l’accurato posizionamento. L’oggetto architettonico rappresentato diventa così, indiscutibilmente, il marchio della casa di produzione, manifestando la sua presenza in modo incombente. Lo studio si sviluppa attorno a questo perno. Ogni sala, dalla regia alle sale audio fino alla zona relax, ruota attorno a questo fulcro di energia creativa che seppur rappresentando un limite strutturale (il cubo è l’insostituibile fine corsa dell’ascensore condominiale) diventa l’immagine simbolo di tutto l’investimento. La regia è stata disegnata seguendo una concezione di tipo non-environment e rispetto ad altre soluzioni si caratterizza per la superficie frontale riflettente e per le superfici verticali di materiale assorbente (lana di roccia e fibre minerali). Tale soluzione garantisce, in particolare, un’immagine stereoscopica accurata e un fronte sonoro ampio, con una risposta in frequenza


› ARCHITETTURA DEL SUONO

Nello spaccato assonometrico i materiali che compongono la struttura e le finiture dello studio; a destra la pianta del cubo.

pressoché lineare, oltre a tempi di riverberazione molto corti. Le tre sale di ripresa sono state progettate cercando una risposta in frequenza e tempi di riverberazione diversi, così da offrire possibilità timbriche differenti. A queste si aggiunge un vocal booth che oltre ad avere un ruolo chiave nella distribuzione consente di realizzare riprese multiple con voci separate. Lo studio approfondito dell’acustica e dei comportamenti specifici di ogni ambiente si è affiancato, in una precisa fase della progettazione, allo studio architettonico dell’opera al fine di garantire la distribuzione più efficiente e le dimensioni più idonee di ogni

ambiente. Ogni dettaglio è stato pensato in armonia con il tutto: le laccature e gli spessori delle cornici, i punti di vista tra le varie aperture e il comportamento di ciascun corpo illuminante sono il frutto di analisi dettagliate e di simulazioni. Il progetto della struttura è giunto alla sua definizione conclusiva attraverso la realizzazione di modelli fisici a varia scala, prima e durante la realizzazione in cantiere. Presso Cubo Rosso Recording è possibile ottenere servizi di recording, mix, mastering, location recording, dound design, doppiaggio, post produzione audio e video e realizzazione di videoclip

Tommaso Villa Architetto Tommaso Villa (1980) si laurea al Politecnico di Milano nel 2006. Prosegue la sua attività professionale in Portogallo, Cina e Svizzera. Ha lavorato presso gli studi di Metrogramma a Milano, Fuksas a Roma e Herzog & de Meuron a Basilea. Operativo dal 2012 con sedi a Roma e a Milano, lo studio Tommaso Villa Architetto si occupa di progettazione architettonica e urbanistica, dallo sviluppo del concetto preliminare alla direzione dei lavori e del cantiere. Per il Cubo Rosso Recording lo studio ha curato la progettazione architettonica preliminare, definitiva ed esecutiva e la direzione lavori. Tommaso Villa, il primo a destra nella foto, con i titolari di Cubo Rosso Recording

Nella foto a fianco, sono in evidenza le finiture delle pareti dello studio di registrazione realizzate in materiale fonoassorbente (foto ©Moreno Maggi).

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› DESIGNCAFÈ

IL GIRO DEL MONDO DI SYSTEMATICA UNA PUBBLICAZIONE RACCOGLIE GLI OLTRE 25 ANNI DI ATTIVITÀ DELLA SOCIETÀ MILANESE, DAI PROGETTI INFRASTRUTTURALI AI PIANI DELLA MOBILITÀ Fondata nel 1989 da Fabio Casiroli e oggi guidata da Giovanni Bottini e Diego Deponte con Rawad Choubassi, Systematica è una delle più importanti realtà a livello internazionale nel campo degli studi sulla mobilità urbana. Con sedi a Milano, Beirut e Mumbai e 35 collaboratori, Systematica in questi anni ha sviluppato progetti di infrastrutture e sistemi di trasporto in tutto il mondo, collaborando con più di 50 studi internazionali di architettura e progettazione e con centinaia di sviluppatori, imprese, istituzioni pubbliche, università e gestori di beni infrastrutturali. Transport Transform, dato alle stampe recentemente, è il volume che presenta e descrive una selezione dei 140 progetti sviluppati tra il 2008 e il 2016 in Italia, Europa, Medio e Estremo Oriente, Cina, Russia, India, Africa. Dallo studio di accessibilità per l’opera di Kristo The Floating Piers sul lago d’Iseo dello scorso anno al piano nazionale dei trasporti di Malta, dai piani di mobilità urbana di Expo Milano 2015 alla stazione per l’alta velocità di Arak in Iran, a qualsiasi scala i progetti di Systematica si sviluppano, sulle orme del fondatore, con un approccio integrato e multidisciplinare alla ricerca di nuove soluzioni per un tema cruciale e in costante cambiamento come quello della mobilità e ponendo grande attenzione alle ricadute socio-economiche dei piani di intervento. Tra i lavori più recenti di Systematica la collaborazione con Cino Zucchi al progetto di trasformazione degli exscali ferroviari milanesi e quella con Bjarke Ingels per il concorso della nuova stazione di Pont de Bondy a Parigi. [ 86 ]

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LE MERAVIGLIE SONORE

LA QUALITÀ DEL SUONO

IL LIBRO DI TREVOR COX

ECCO COME CORREGGERE I DIFETTI

Dopo anni trascorsi a eliminare i suoni indesiderati nei luoghi pubblici, dagli eccessi di riverbero nelle sale da concerto al rimbombo delle voci nelle scuole, Trevor Cox, uno dei massimi esperti inglesi di ingegneria acustica, si rende conto che, invece di provare a cancellare i suoni rari e i rumori bizzarri, dovremmo preservarli come tesori acustici per conoscerli meglio. Pianeta acustico è un viaggio nei misteri delle meraviglie sonore del mondo. Muovendosi con agilità tra fisica e musica, archeologia e neuroscienze, biologia e design, Cox spiega come nascono i suoni, come vengono modificati dall’ambiente e come il nostro organismo reagisce a particolari rumori.

Cresce l’interesse nei confronti di una corretta progettazione acustica degli ambienti di vita e di lavoro. Il volume - curato da Paolo Bonfiglio, Andrea Farnetani e Nicola Prodi, con testi di Aldo Colonetti e un’intervista a Gillo Dorfles - definisce i principali scenari in cui il suono interagisce con l’ambiente circostante e viene da questo modificato in termini oggettivi e percettivi. Ampio spazio è dedicato alla descrizione e alla verifica sperimentale dei sistemi fonoassorbenti, intesi come elementi in grado di correggere i possibili difetti acustici degli ambienti.

Pianeta acustico Viaggio fra le meraviglie sonore del mondo Trevor Cox - Prefazione di Andrea Frova Edizioni Dedalo 320 pp - 17 euro - ISBN: 978 8822 068 583

Il suono tra materia e spazio architettonico a cura di Paolo Bonfiglio, Andrea Farnetani e Nicola Prodi (con testi di Aldo Colonetti e un’intervista a Gillo Dorfles) Editrice Compositori 120 pp -15 euro - ISBN 978 8877 948 458

IL BLUE SOUND DI FANTONI

ACUSTICA, TEMA SOTTOVALUTATO

UNA COLLANA PER IL BENESSERE ACUSTICO

CONSIGLI UTILI PER PROGETTARE BENE

Nella sua collana Blueindustry, il Gruppo Fantoni ha da poco pubblicato il numero 8 della serie, Blue Sound, dedicato al tema dell’acustica. Il volume, che raccoglie le esperienze e le sperimentazioni dell’azienda specializzata nella realizzazione di mobili per ufficio, pareti divisorie e attrezzate, pannelli e truciolari, pavimenti melaminici e pannelli fonoassorbenti, è stato curato da Patrizia Novajra ed è il frutto di collaborazioni con numerosi esperti di settore. Il libro sviluppa il tema dell’acustica secondo diversi aspetti, da quello percettivo-sensoriale a quello storico, da quello psicologico a quello più propriamente tecnico fino ad arrivare ai concetti di acustica architettonica e di geometria del suono.

Il benessere ambientale in edilizia è sempre più spesso al centro dell’attenzione degli operatori, in particolare per quanto concerne i temi del rumore e dell’inquinamento acustico. Aspetti, questi ultimi, spesso sottovalutati rispetto ad altri, come il contenimento dei consumi energetici o la presenza di sostanze inquinanti negli edifici. Il volume prende in esame i materiali e i sistemi costruttivi più adatti per ottenere il massimo isolamento acustico possibile nel rispetto della normativa europea, nazionale, regionale e delle norme Uni esistenti. Completano l’opera undici schede progettuali di interventi già realizzati.

Bluesound a cura di Patrizia Novajra Blueindustry - Fantoni

L’acustica nell’edilizia residenziale Con 11 esempi progettuali Barbara Del Corno Maggioli Editore 191 pp - 25 euro - ISBN 978-88-916-1606-7


elements acustica a cura di Elena Riolo

Le dimensioni sensoriali del suono I suoni e i rumori ci circondano costantemente, non solo all’aperto ma anche negli spazi interni, negli ambienti in cui lavoriamo e viviamo e passiamo una buona parte del nostro tempo. Quale che sia l’esigenza da soddisfare, garantire il massimo silenzio oppure favorire lo stare insieme, il tema dell’acustica oggigiorno sta assumendo una rilevanza sempre più forte, come dimostrato anche dall’interesse crescente dei committenti verso questi aspetti. Siamo abituati a pensare ai suoni (e ai rumori) solo come percezioni legate ad un unico senso: l’udito. In realtà, oggi queste sensazioni si traducono sempre di più in segni ben visibili, che si possono vedere e toccare, diventando parte integrante e riconoscibile del progetto architettonico. Cambiano le esigenze, cambiano i modi di usufruire degli spazi, e cambia anche il modo in cui i sistemi per il comfort acustico vengono concepiti, trasformandosi in veri e propri oggetti di design, elementi di arredo autonomi dove estetica e funzionalità convivono completandosi reciprocamente. Il suono non è più soltanto un universo invisibile: è una dimensione che riempie lo spazio e lo colora, è una dimensione da scoprire con tutti i sensi! Massimo Roj


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Yvette Tietema

LA PSICOACUSTICA NEGLI AMBIENTI DI LAVORO È noto che il suono induce sull’uomo una serie di effetti fisici e psicologici e che gli effetti indesiderati del rumore influiscono sulla salute delle persone impegnate nelle attività lavorative. Per affrontare e risolvere questi problemi occorre sviluppare un approccio cosiddetto psicoacustico, orientato cioè agli spazi e alle persone. Chi da anni lavora su questi temi è Yvette Tietema, Concept development office environments di Ecophon Saint-Gobain, che dopo essersi specializzata in facility management, fa ricerca in Ecophon. «La psicoacustica è una disciplina che si colloca a metà tra l’acustica e la psicologia. È dimostrato infatti che la misurazione del rumore non è sufficiente a creare il comfort negli ambienti di lavoro. Ecco che diventa indispensabile analizzare gli aspetti psicologici del fenomeno. Per arrivare a questo risultato occorre mettere in campo una metodologia d’indagine fatta di questionari utili a comprendere il grado di soddisfazione del lavoratore e coglierne gli aspetti della personalità. Un risultato che si può raggiungere attraverso l’approccio che noi chiamiamo di design acustico, un approccio che personalizza l’intervento progettale. È un metodo di lavoro che applichiamo in più settori: negli ambienti ufficio, in quelli di ristorazione, nelle scuole e negli ospedali. Ed è ciò che abbiamo realizzato, ad esempio, a Sundbyerg vicino a Stoccolma per un complesso terziario e, più di recente, nella sede della Plantronics ad Amsterdam».

VIRAG ACOUSTIC ABSORBING SYSTEM Nell’abitare contemporaneo i sistemi di assorbimento acustico hanno un’importanza notevole, proprio in funzione delle esigenze di comfort acustico ambientale. Un sistema pensato per questo tipo di impiego è Evolution Panel, il nuovo versatile sistema di controparete e controsoffitto fonoassorbente che coniuga estetica e velocità di applicazione anche in edifici esistenti con bassi costi di installazione. Le speciali finiture offerte dalla collezione conferiscono allo spazio una grande coerenza progettuale, grazie al sistema integrato che permette la realizzazione di nicchie, librerie, contenitori, porte a battente, un tutto monomaterico, rigoroso ed essenziale. Si tratta di una soluzione ideale per ambienti pubblici come teatri, cinema, bar, ristoranti, sale conferenze e ambienti di lavoro.

www.virag.it

Nelle foto, una sala riunioni nella sede della Plantronics ad Amsterdam e, sotto, un ambiente di lavoro nel municipio di Sundbyerg

Padiglione Repubblica di Corea – Expo 2015

SINIAT LADURA PLUS LaDura Plus è una lastra di gesso rivestito per sistemi a secco ad alte prestazioni. A dispetto della loro massa, pari a circa 1/3 di quella della muratura tradizionale, i sistemi a secco raggiungono eccezionali prestazioni acustiche. Basti pensare che una parete di spessore 125 mm composta da lastre LaDura Plus ha un potere fonoisolante Rw certificato pari 62 dB, che può crescere anche oltre i 70 dB con pareti di spessore 200/250 mm. La peculiarità della lastra LaDura Plus risiede nella sua estrema versatilità. Oltre che per le prestazioni acustiche può infatti essere utilizzata per assicurare maggior resistenza agli urti, per il fissaggio di carichi sospesi, per sistemi in ambienti umidi o resistenti al fuoco.

www.siniat.it

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TECHZONE, IL NUOVO SOFFITTO TECNICO INTEGRATO «Siamo molto orgogliosi degli importanti risultati raggiunti con Armstrong TechZoneTM. È una soluzione innovativa che sta ottenendo un ottimo riscontro presso la nostra clientela proprio per il duplice vantaggio di rispondere alle più moderne esigenze architettoniche» Alessandro Buldrini, Regional Sales Manager di Armstrong Building Products

TechZone, l’innovativo concept di soffitto tecnico di Armstrong Building Products, azienda specializzata nella produzione e commercializzazione di soluzioni complete per controsoffitti acustici, mette a disposizione di progettisti, architetti e interior designer una nuova e vasta gamma di elementi tecnici, finiture e dettaglio bordi con cui creare infinite combinazioni di soffitto per plasmare, con stile e funzionalità, qualsiasi tipo di spazio. Un risultato reso possibile grazie alla perfetta compatibilità tra le finiture Armstrong e l’ampia gamma di elementi tecnici disponibili grazie a tre nuove e importanti collaborazioni con i sistemi di illuminazione XAL; le soluzioni illuminotecniche Zumtobel Lighting e i sistemi per la ventilazione meccanica controllata TROX Technik. Caratteristica distintiva di Armstrong TechZone è la possibilità di integrare direttamente in cantiere il sistema di sospensione e i pannelli acustici con corpi illuminanti e diffusori d’aria in un’unica soluzione monolitica. Una nuova soluzione per organizzare in modo veloce, semplice, pulito e ordinato tutti gli impianti a soffitto, ottenendo al contempo un’estetica uniforme e raffinata. Uffici, negozi, ampi spazi commerciali, scuole, hotel e ospedali: Armstrong TechZone, in

virtù anche delle elevate performance di ogni componente, si rivela la soluzione ideale per rispondere perfettamente a qualsiasi tipo di istanza progettuale, creando spazi indoor più gradevoli dal punto di vista estetico e più performanti in termini di acustica, illuminazione e salubrità dell’aria. La facilità di integrazione dei vari elementi rende il sistema per controsoffitti Armstrong TechZone estremamente semplice da installare in soli cinque step. Si definisce la combinazione dei pannelli tecnici a soffitto, scegliendo una tipologia o creandone una personalizzata. Si seleziona poi la tipologia di pannello che meglio risponde dal punto di vista tecnico prestazionale alle proprie esigenze di assorbimento acustico, igiene, riflessione della luce e qualità dell’aria. Ultima+; Ultima+ OP; Perla; Perla OP 0.95 e Optima, sono le soluzioni che si caratterizzano per livelli diversi di performance e composizione, offrendo una risposta concreta e funzionale a qualsiasi tipologia di installazione, tutte certificate Cradle to Cradle Bronze, in linea con la volontà di Armstrong Building Products di promuovere un’Edilizia eco-sostenibile. Successivamente è prevista la scelta dei pannelli tecnici Armstrong TechZone e degli elementi lineari con cui completare il soffitto. Per agevolare l’individuazione degli apparati idonei ad essere utilizzati con il sistema di Armstrong, all’interno dei cataloghi delle aziende partner è stata inserita la dicitura Compatibile con Armstrong TechZone. Le ultime due fasi, invece, sono dedicate rispettivamente alla definizione del sistema di sospensione e degli accessori di fissaggio e della soluzione perimetrale più adatta a seconda che si tratti di un’installazione muro-a-muro oppure discontinua o con transizioni di materiali differenti.

ARMSTRONG BUILDING PRODUCTS Immeuble Paryseine 3, Allée de la Seine 94854 Ivry sur Seine - Francia numero verde 800 118085 www.armstrongsoffitti.it

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elements_acustica SLALOM ECOARCH, IL PANNELLO CHE ASSORBE Ecoarch è un pannello termoformato fonoassorbente che permette interventi puntuali e distribuiti; la sua forma ad arco è progettata per ottenere un’alta prestazione in termini di fonoassorbenza poiché il pannello agisce su entrambe le superfici (concava e convessa). Con lo stesso pannello possono essere realizzati interventi correttivi a muro e a soffitto, grazie al velcro e alle calamite. È leggero e possiede un’anima in fibre Pet riciclate, finiture in tessuto trasparente al suono Trevira Cs, Ecofelt, Petfelt o Tweed. Le dimensioni del pannello sono di cm 100x30. È totalmente riciclabile.

www.slalom-it.com

CAIMI BREVETTI SNOWSOUND ART Presentati in occasione della recente design week milanese, i pannelli fonoassorbenti Snowsound-Art, realizzati su disegni di Gillo Dorfles, sono un esempio di come il dialogo tra arte e industria possa rappresentare la base anche per un prodotto di serie. È in questo spirito di collaborazione che Dorfles e Caimi Brevetti hanno intrapreso l’ideazione e la realizzazione di quattro grandi pannelli fonoassorbenti Snowsound, per pareti e soffitti, trasformati in tele che riproducono altrettante opere realizzate da Dorfles tra il 1937 e il 2017 denominati Per un gigantismo del disegno.

www.caimi.com

KNAUF INSULATION LANE MINERALI CON ECOSE® TECHNOLOGY I prodotti in lana minerale Knauf Insulation with ECOSE® Technology offrono soluzioni ideali in grado di risolvere le più svariate problematiche acustiche. Grazie a un’adeguata percentuale di porosità e alla considerevole resistenza al flusso d’aria, la lana minerale è considerata un ottimo assorbitore acustico; svolge inoltre un’azione di attenuazione e correzione acustica secondo il principio fisico della massa-molla-massa capace di ridurre notevolmente l’intensità del suono passante. La tecnologia produttiva ECOSE® ha introdotto una resina rivoluzionaria

di origine vegetale, eccezionalmente forte, che lega le fibre di lana minerale senza ricorrere alla formaldeide e ai fenoli normalmente presenti nelle resine tradizionali. Grazie a questa innovazione Knauf Insulation è stata la prima azienda al mondo a ricevere l’ambita certificazione “Indoor Air Comfort Gold” di Eurofins, conferita alle lane minerali Knauf Insulation con ECOSE® Technology per la rispondenza del materiale ai più severi requisiti europei di qualità dell’aria negli ambienti interni.

www.knaufinsulation.it

WOOD SKIN QUIET-BITS Quiet-Bits è il sistema fonoassorbente modulare concepito da Wood-Skin, l’azienda che rende flessibili le superfici rigide. Caratteristica di Quiet-Bits la possibilità di modificare rapidamente le configurazioni connettendo tra loro i pannelli – disponibili nelle dimensioni di cm 47x47, 94x47 o 94x94 – mediante giunti magnetici. Ottenuti con una metodologia di processo brevettata dall’unione solidale di laminato e feltro sintetico, i moduli permettono di separare scrivanie e spazi di lavoro o realizzare in breve tempo e in modo reversibile mini-sale riunioni o phone boot. Disassemblati, i moduli sono di ingombro ridotto e di facile stoccaggio.

www.wood-skin.com

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EVITA le trasmissioni lungo le intercapedini

ISOLA in modo continuo le strutture, evitando i ponti acustici

SMORZA le vibrazioni indotte sui singoli strati

RIDUCE i fenomeni di risonanza all’interno delle cavità


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LA PORTA ISOFIRE LZ58 DI SAN.CO RESISTE AL FUOCO FINO A 60 MINUTI E HA UN ABBATTIMENTO ACUSTICO Rw FINO A 45 dB San.Co è in grado di dare forma a ogni esigenza strutturale ed estetica con realizzazioni in cui gli elevati contenuti tecnologici convivono armoniosamente con le personalizzazioni di design per garantire la massima sicurezza anche negli ambienti più ricercati.

SAN.CO CHIUSURE PER L’OSPITALITÀ Per il mondo del contract alberghiero San.Co Costruzioni Tecnologiche ha sviluppato alcune chiusure tagliafuoco certificate che conciliano alla perfezione lo standard di prestazione antincendio con i migliori requisiti in ambito di abbattimento acustico. Data la continua richiesta del mercato, guidata

in parte dalle normative in ambito di sicurezza, San.Co produce ogni giorno manufatti sempre più complessi, prediligendo l’utilizzo di materiali innovativi, ricercati in tutta Europa, e ottenendo le certificazioni antincendio e acustiche di prodotti in legno e vetro da parte dei più importanti laboratori internazionali.

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MAPEI SISTEMA PER L’ISOLAMENTO ACUSTICO DEGLI EDIFICI

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Contro i rumori da calpestio Mapei ha sviluppato il sistema fonoisolante Mapesilent, disponibile in pannelli o teli, per massetti galleggianti. È utilizzabile in tutti i tipi di solai, per la realizzazione di massetti galleggianti prima della posa di qualsiasi pavimentazione. Il sistema Mapesilent consente di rispettare i requisiti di legge imposti dal DPCM 5-12-97 e raggiungere le più elevate classi di efficienza acustica (Classe I e II) previste dalla norma tecnica UNI 11367 – “Classificazione acustica delle unità immobiliari”. Il sistema Mapesilent è completo di tutti gli accessori indispensabili per evitare la formazione di ponti acustici ed è certificato secondo le vigenti norme. Per interventi di ristrutturazione la soluzione Mapei è Mapesonic CR, il sistema di isolamento acustico sotto-pavimento a bassissima emissione di sostanze organiche volatili (VOC). È un sistema in teli costituito da granuli di sughero e gomma riciclata che si applica al di sopra di sottofondi a base cemento e su vecchie pavimentazioni prima della posa di pavimentazioni in ceramica, materiale lapideo, parquet multistrato e resilienti.

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elements_acustica ECO CONTRACT + ECO DESIGN TRASFORMARE IL RUMORE IN SUONO Eco Contract ed Eco Design interpretano le esigenze di un progetto e, attraverso la materia, trasformano le idee in realizzazioni da abitare, dove le superfici si fanno spazi. Con i pannelli Lessen di Vertisol acoustic, figlia della famosa Vertisol, produttrice dei poliedrici pavimenti tessili Fitnice, Eco Contract ed Eco Design riescono a creare architetture in cui il rumore diventa suono, in cui l’acustica si fa parte integrante del progetto e superficie architettonica riducendo, alleviando, attenuando, ammorbidendo il suono.

www.ecocontract.it | www.ecodesign.name

SAINT-GOBAIN GYPROC HABITO FORTE E ISOVER PAR 4+ SAINT-GOBAIN propone soluzioni composte dalle lastre in cartongesso Gyproc Habito Forte, dotate di una straordinaria resistenza agli urti e ai carichi, e dai pannelli in lana di vetro Isover PAR 4+, che conferiscono alla stratigrafia un elevato potere isolante, con un valore di Rw fino a 70 dB. Habito Forte, con la sua formulazione e elevata densità, incrementa le prestazioni di fonoisolamento dei sistemi in cui è installata. La lana di vetro italiana 4+ è realizzata con materiale riciclato e rinnovabile, e garantisce la massima qualità dell’aria negli ambienti, unitamente a prestazioni di isolamento termico, acustico e protezione dal fuoco.

www.gyproc.it | www.isover.it

FANTONI 4AKUSTIK TECNICA ESTETICA E SOSTENIBILITÀ 4akustik è un sistema fonoassorbente utilizzabile a parete e a soffitto, costituito da lamelle in MDF, nobilitate, laccate o impiallacciate. Le elevate performance nascono dallo studio della teoria dei risuonatori di Helmholtz e della dissipazione del suono per porosità. 4akustik unisce le più elevate performance di fonoassorbimento con i massimi livelli di salubrità e sicurezza. Il pannello, nella versione certificata CE in classe “B-s1, d0” per la reazione al fuoco, rispetta infatti i severissimi parametri della certificazione giapponese “F4stelle”, riferita al bassissimo contenuto di formaldeide secondo la normativa JIS. Lo stesso è anche disponibile nella versione senza certificato di reazione al fuoco e con emissioni di formaldeide Classe E1.

www.fantoni.it

LATERLITE SOTTOFONDO TERMOACUSTICO LECA ZERO8 Sottofondo Termoacustico Leca Zero8 è il sistema certificato per l’isolamento dei solai interpiano a norma di legge termica e acustica. Il sistema, composto dallo strato di alleggerimento in Lecacem, dal materassino acustico Calpestop e dal massetto di finitura in Lecamix, è la soluzione certificata per progettare e costruire in sicurezza.

www.leca.it

PVS PHONOTAMBURATO Il phonotamburato è il primo pannello brevettato ready-to-use che include al suo interno il materiale acustico per l’assorbimento del rumore e l’isolamento termoacustico degli ambienti. È adatto per controsoffitti, pareti, ante per armadi, componenti mobili, elementi decorativi e divisori e indicato per aule, auditorium, uffici, hotel, negozi, ristoranti e spazi affollati e particolarmente rumorosi. I pannelli sono customizzabili in dimensioni e in molte finiture da rivestimento, con uno spessore che varia da 25 a 50 mm; il loro coefficiente di assorbimento acustico medio arriva fino a 0,95, mentre il materiale ignifugo è classificato A1. L’azienda produce anche la prima phonoporta fonoassorbente.

www.phonotamburato.it

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› RI - CONVERSIONI

elements porte e finestre a cura di Elena Riolo

L’architettura in una finestra La finestra è un occhio orbo, una cavità aperta al sole e interruzione del muro. Poco dopo diventa altro. Si trasforma, diviene corpo e sostanza incredibile e insondabile al tempo stesso. È materia di uno spessore abitato nell’architettura del Rinascimento dove si accompagna a doppi sedili per guardare fuori. Quindi è teatro, rappresentazione, belvedere, riquadro ma anche porzione di infinito. Certo sono cose antitetiche ma se uno ci pensa un po’ diventano possibili, verosimili.

Il vero non è poi così importante, suscita poca attenzione. Ciò che ci riguarda è il verosimile perché ha dentro di se quel pezzo di indefinita immaginazione che ci spinge a pensare e a valutare l’importanza di uno sguardo sul mondo che dal serrare, dal proteggere si amplia a dismisura attraverso la finestra. Il piano di vetro, come lo stile di Dio isola con la magia della trasparenza, e così questo dispositivo arriva, maestoso, ad abitare l’inconscio. Siamo dentro, cambia l’aria, il clima è

domestico ma guardiamo fuori e senza muoverci, aprendola, il fuori entra dentro e modifica il nostro stato percettivo con il fresco o il caldo dell’aria. Attorno, cornici e protezioni, sporti e sbalzi ci rendono parte di un rito solare. Quando l’astro è basso facciamo in modo che entri dentro per riscaldarci, e quando il disco luminoso si innalza ci proteggiamo dalla sua magnifica violenza con l’ombra. Cherubino Gambardella

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elements_porte e finestre ERCO SHADE, LA PORTA D’INGRESSO DI GIUSEPPE BAVUSO Una nuova porta d’ingresso di Erco arricchisce la collezione Shade, disegnata da Giuseppe Bavuso. Sicurezza e isolamento termo-acustico, unite a un grande valore estetico, sono le caratteristiche della nuova produzione. Massima versatilità nelle dimensioni: mono anta, doppia anta e un’anta e mezza fino a 270 cm di altezza oltre alla possibilità di ampliarla con sopraluci fissi. La porta d’ingresso Shade garantisce sicurezza mediante le sue cerniere a scomparsa, una dotazione standard di punti di chiusura anti-effrazione in acciaio, un allestimento che integra segnalatori di intrusione e cilindro di sicurezza antitrapano e antistrappo.

www.ercofinestre.it

Foto di Filippo Romano

CAPOFERRI MONUMENTO ALLA FINESTRA Una torre cava, alta sette metri e mezzo, sfrangiata in alto in omaggio alle guglie del Duomo. Si chiama Scrigno del Cielo, l’architettura in una finestra l’opera progettata da Cherubino Gambardella e Simona Ottieri per Capoferri e collocata in piazzetta Brera nella settimana dei Saloni. Le pareti esterne sono composte da una miriade di profili di legno e metallo, diversi per colore, foggia, struttura: raccontano delle molte possibili nature attraverso cui i serramenti si manifestano. Tre finestre collocate all’altezza dello sguardo di uomo, di donna e di bambino, sporgenti, inquadrano in basso uno specchio posto all’interno del baluardo, e nello specchio lo sguardo trova i colori del cielo di Milano, i cangianti bagliori, le nubi o l’oscurità. Sulle pareti interne sono incastonate - quasi gemme preziose - una folla di serrature, cerniere, staffe, elementi di ferramenta in ottone, bronzo, alluminio, acciaio… Un omaggio all’anima meccanica, artigianale, manifatturiera, di precisione, che caratterizza i serramenti speciali Capoferri: strutture eclettiche che appartengono sia alla dimensione dell’architettura sia a quella dell’interior decoration.

www.capoferri.it Scrigno del cielo, l’installazione di Cherubino Gambardella e Simona Ottieri, realizzata per la Milano Design Week 2017 con Alessandro Marotti Sciarra e Rosalba Di Maio per Capoferri (il concept nella pagina precedente).

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ECLISSE SHODŌ COLLECTION, L’EVOLUZIONE DEL FILO MURO Eclisse Shodō Collection è una linea di soluzioni per porte scorrevoli e a battente che si caratterizzano per avere stipiti, cornici coprifilo e battiscopa a filo muro. Con Shodō Collection le finiture diventano un unico segno calligrafico, un tratto a zero spessore e privo di interruzioni. La collezione comprende: Shodō scorrevole, controtelaio per porta a scomparsa con stipiti e cornici filo muro in versione per anta singola o doppia; Shodō battente, telaio per porta a battente con stipiti e cornici filo muro; Shodō battiscopa, profilo per battiscopa filo muro. È disponibile per muratura (spessore 108, 125 e 150 mm) o cartongesso (spessore 125 e 150 mm), con larghezze fino a 1000 mm e altezze fino a 2700 mm.

www.eclisse.it


elements_porte e finestre SCRIGNO ESSENTIAL, IL BATTENTE PER L’EFFETTO LAVAGNA Sono i particolari a fare la differenza: con Scrigno il pannello porta diventa interamente personalizzabile, grazie alla possibilità di aggiungere una finitura effetto lavagna. Essential battente può infatti tingersi di nero e trasformarsi in una grande lavagna, che consente a ciascuno di esprimere la propria creatività. Con Essential battente l’eleganza non è un’opinione, ma la creatività sì: questa soluzione permette di unire la tradizionale qualità dei prodotti Scrigno e l’unicità dell’effetto porta-parete a un’idea che ne impreziosisce il design.

www.scrigno.it

ITALSERRAMENTI GHOST, LA FINESTRA TUTTO VETRO Ghost è la finestra tutto vetro di Italserramenti. Il risultato è grande visibilità e trasparenza, grazie all’assenza di cornice che lascia entrare una grande quantità di luce. Scompare il profilo battente in legno che resta invisibile, coperto dalla cornice serigrafata bianca del vetro; rimane una lastra aerea e trasparente che esce dalla parete senza interferire con l’estetica dell’insieme. Il battente del serramento è ottenuto da due facciate di vetro basso emissivo con cerniere a scomparsa di serie e maniglia applicata direttamente alla lastra di vetro interna. L’utilizzo dell’incollaggio strutturale del vetro con colle particolari garantisce solidità e performance.

www.italserramenti.it

SAN.CO COSTRUZIONI TECNOLOGICHE SOLUZIONI DI SICUREZZA PERSONALIZZATE San.Co Costruzioni Tecnologiche produce e propone soluzioni tagliafuoco in legno e vetro, porte per interni cieche e vetrate e porte ad abbattimento acustico. Grazie a una filiera consolidata, l’azienda offre un servizio completo: dalla progettazione alla fornitura, all’installazione e alla certificazione dei manufatti. San.Co unisce resistenza al fuoco e abbattimento acustico per proporre soluzioni complete e sicure. Grazie a innovativi processi di produzione, San.Co fornisce un prodotto sempre più avanzato, certificato e garantito per soddisfare le evoluzioni in materia di resistenza al fuoco e sicurezza.

SAN.CO COSTRUZIONI TECNOLOGICHE SPA Via Fornaci, 26 - 38062 Arco TN T. 0464 588111 mail@sancoct.com | www.sancoct.com

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elements_porte e finestre ES FINESTRA ES ZEROFRAME, IL NUOVO SERRAMENTO

PALLADIO IL PROFILO TABS PER SERRAMENTI ASCIUTTI

Es Zeroframe è un’innovazione nel sistema della serramentistica. Grazie alla riduzione della serigrafia sul lato interno dell’anta (soli 44 mm) e alla completa trasparenza su quello esterno (zero mm), è possibile ottenere un significativo aumento di passaggio della luce (40% in più rispetto a un normale serramento a parità di dimensioni) per una maggiore trasparenza e un design essenziale e minimalista. Es Zeroframe prevede un’anta di 60 mm di spessore, mentre la sezione del telaio a muro è ridotta a 52 mm; caratteristiche queste che rendono la finestra particolarmente adatta in caso di ristrutturazione, in quanto la posa non necessita di opere murarie. Maniglia disegnata da Marc Sadler.

I nuovi profili a taglio termico aerato TermoAreoBlindoxScocca® (in sigla Tabs) di Palladio sono realizzati in acciaio di 2 mm di spessore e senza materiali di interposizione. Sono studiati per facilitare la circolazione dell’aria all’interno delle tubolarità del serramento e consentire ai moti convettivi di bloccare e disperdere il caldo o il freddo che proviene dall’esterno. Grazie al ricircolo dell’aria i vetri e i profili del serramento rimangono asciutti, evitando così l’insorgere di corrosione, ossidazione e muffe. Il sistema costruttivo “a giunto chiuso” costituisce una barriera contro l’acqua e assicura ambienti interni più salubri e temperati.

www.esfinestra.it

www.palladiospa.com

FAKRO MODELLO F SERRAMENTO MULTIFUNZIONE Connubio di design e tecnologia, la nuova finestra per tetti piani Fakro modello F è dotata di una doppia vetrocamera DU6, composta da un vetro esterno temperato di 6 mm di spessore e da un vetro interno laminato antieffrazione di classe P2A. Realizzata grazie a un sistema di incollaggio dei vetri, la vetrocamera presenta un’elevata efficienza energetica, tale da contribuire a dotare il modello F di un coefficiente termico pari a 0,88W/m²K. Proposto in dimensioni standard, ma disponibile a richiesta in qualsiasi misura (da 60x60 a 120x120), il serramento è proposto anche con triplo vetrocamera passivo DU8, con un coefficiente di trasmittanza termica fino a 0,76W/m²K.

www.fakro.it

SCHÜCO NOVITÀ PER FINESTRE E SCORREVOLI Le finestre Schüco Block System sono pensate per rispondere alle necessità architettoniche e prestazionali degli immobili in ristrutturazione. Il cuore tecnologico è racchiuso nei profili di anta sottili, in quanto privi di fermavetro interno, che permettono di massimizzare la quantità di superficie vetrata grazie all’anta a scomparsa e a sezioni in vista complessive di soli 73 mm. Inoltre con l’84% di superficie vetrata e un montante centrale di soli 40 mm, il nuovo sistema scorrevole in alluminio Schüco ASS 41 SC (Aluminium Sliding System Square Cut) consente di realizzare ampie specchiature (fino a 3000 x 2800 mm con pesi d’anta fino a 200 kg) in linea con le moderne tendenze abitative.

www.schueco.it

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elements_porte e finestre SECCO SISTEMI SOLUZIONI PER IL PROGETTO D’ARCHITETTURA Tre le caratteristiche che fanno di Secco Sistemi l’interlocutore di importanti studi di architettura internazionali, la cura artigianale dei sistemi di facciata e una notevole esperienza nell’uso di metalli pregiati: oltre all’acciaio inox, zincato o corten anche l’ottone naturale, che sta tornando di attualità. Come nel Fondaco dei Tedeschi, dove Oma ha scelto il sistema OS2 75 di Secco in ottone naturale: un ferrofinestra a taglio termico dalle sezioni minime (da 27 a 62 mm) a elevate prestazioni che permette di costruire porte, finestre con apertura a ribalta, bilico e libro e di alloggiare vetri isolanti (complanari o meno) fino a 32 mm di spessore.

www.seccosistemi.it

ALIAS BLINDATE OLD ENGLAND, IL NUOVO LOOK Allo stile Old England si rifà la nuova linea della serie Wing Boiserie, firmata dal designer Ivo Pellegri, sistema di porte blindate rasomuro, completamente complanari alla parete interna. Old England è una soluzione d’arredo che nobilita la parete per mezzo di giochi di pannelli bugnati e modanature di legno che fanno eco alla tradizione anglosassone, ma la innovano e la superano grazie alla tecnologia e all’artigianalità. La porta diventa parete in stile, ma personalizzata, in quanto studiata ad hoc per ogni singolo cliente.

www.aliasblindate.com

AGOSTINI GROUP LOOK TOTAL BLACK PER UNA VILLA NEGLI EMIRATI Lo studio Tao Design ha selezionato i serramenti Agostini per un’esclusiva villa recentemente realizzata a Dubai. Per le finestre sono stati scelti serramenti FibexInside 503.55_P altamente performanti, innovativi nella tecnologia e caratterizzati dal colore Total Black: un serramento nero sia all’esterno sia all’interno sia nella sua parte centrale, quella a

vista durante l’apertura della finestra. Si tratta di un serramento con sezione ridotta di soli 68 mm, con cuore in Fibex (materiale composito) dalle elevate prestazioni e rivestito sia internamente sia esternamente in alluminio, per questa realizzazione verniciati in nero. La commessa comprendeva finestre, portefinestra, serramenti a vasistas e portoncini.

AGOSTINI GROUP Via G. Pascoli, 21 - 30020 Quarto d’Altino VE T. 0422 7007 info@agostinigroup.com www.agostinigroup.com

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elements_porte e finestre TRE-P & TRE-PIÙ REVER, LA PORTA BY CINI BOERI Tre-P & Tre-Più collabora con le più importanti firme del design internazionale. Rever, la porta disegnata da Cini Boeri, è pensata per un’ambientazione improntata al lusso. Gli arredi e i materiali sono selezionati per un’immagine fortemente distintiva. Il disegno architettonico lineare di Rever Filomuro e la scelta di colori coerenti con la contemporaneità sono esaltati dalla finitura in poliestere brillante.

www.trep-trepiu.com

DORMAKABA ITALIA PORTA SCORREVOLE ST - FLEX SECURE La soluzione risponde alla domanda di sistemi di controllo ad alte prestazioni che combinino la comodità di una porta automatica scorrevole a un sistema aggiuntivo di sicurezza antintrusione e a prova di vandali. La versione Secure offre un grado di sicurezza di classe antieffrazione WK2 ed è testata per essere applicata su porte scorrevoli standard e su porte scorrevoli montate su uscite di emergenza e vie di fuga. La porta scorrevole è composta da una guida inferiore continua e da una protezione antimanomissione integrata nel sistema. Un dispositivo di bloccaggio verticale con quattro punti di aggancio e profili laterali che si agganciano con i laterali fissi quando la porta è chiusa forniscono la sicurezza necessaria.

www.dormakaba.com

RIMADESIO SOHO IL PANNELLO SCORREVOLE BIFACCIALE

FRITSJURGENS SYSTEM4 PER LINVISIBILE

CELEGON ANTE APERTE CON PUSH & GO

FritsJurgens, azienda olandese specializzata nella produzione e nella commercializzazione di sistemi per porte a bilico con cerniere integrate, collabora con importanti aziende del settore. È il caso del System4, che sarà il perno della nuova porta a bilico Verticale Filo 10 Brezza Linvisibile. Brezza è una porta a doppia anta a tutta altezza. Ciascuna anta è dotata di perni decentrati System 4 di FritsJurgens. Le porte rimarranno esposte in via Tortona 31 a Milano per un anno.

Con il nuovo brevetto Push & Go di Celegon vengono risolte le difficoltà di apertura dell’anta secondaria nelle porte a doppia anta. Con il sistema Push & Go l’operazione di apertura dell’anta secondaria si riduce alla semplice pressione di un pulsante posizionato a filo del bordo, in posizione comoda. La chiusura avviene riportando l’anta secondaria in posizione di chiusura. Una soluzione che permette di gestire l’apertura delle porte a doppia anta con semplicità e rapidità.

www.fritsjurgens.com

www.celegon.it

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Rigore geometrico, tecnologia e capacità artigianale: Soho è il nuovo pannello scorrevole che entra a far parte della collezione Rimadesio. Soho si distingue per i traversi leggeri che lo personalizzano. È disponibile nella versione con traversi rivestiti in essenza di legno e in alluminio. Il pannello si inserisce negli ambienti domestici e professionali; è bifacciale poiché i traversi sono presenti su entrambi i lati. I pannelli vengono realizzati su misura con dimensioni massime di 292 cm in altezza e 150 cm in larghezza. Soho è disponibile in tutta la gamma cromatica Ecolorsystem comprese le nuove varianti Amaranto, Piombo, Moro, Tufo, Blu oceano, Grigio scuro in abbinamento anche ai nuovi metalli effetto spazzolato Piombo, Bronzo, Grafite, Peltro, Rame. Design di Giuseppe Bavuso.

www.rimadesio.it


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GEZE ActiveStop è l‘ammortizzatore per porte da interno che semplifica la vita quotidiana e la rende confortevole. Silenzioso, discreto e praticamente invisibile, è pensato per rallentare e rendere silenziosa la chiusura e l’apertura delle porte e dire addio a porte che sbattono, piccoli incidenti e danni a pareti o mobili. Sua caratteristica principale è la dimensione, soli 28 mm, che ne consente il montaggio a incasso in qualunque porta, anche di design, senza che sia visibile.

GEZE, LA NUOVA FRONTIERA DEL COMFORT QUOTIDIANO I sistemi di apertura e chiusura automatica per la ventilazione sono di primaria importanza in fase di progettazione. GEZE propone un’ampia gamma di attuatori per tutte le esigenze e fra tutti si distingue Slimchain, l’attuatore a catena universale ad alte prestazioni caratterizzato dalla combinazione tra funzionalità e design sottile che ne fa un prodotto di elezione tra i progettisti. Slimchain può essere facilmente integrato nella facciata dell’edificio, si adatta alle varie dimensioni delle finestre e a tutti i requisiti di apertura. La regolazione continua della corsa e le velocità personalizzate sono possibili grazie all’elettronica intelligente. Infine, si monta con semplicità e velocità grazie al sistema GEZE Smart fix.

GEZE ITALIA SRL Via Fiorbellina, 20 - 20871 Vimercate MB T 039 9530401 italia.it@geze.com | www.geze.it


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LUALDI L7, NUOVI VETRI DECORATI PER LA COLLEZIONE DI PIERO LISSONI L’eleganza e la linearità della porta L7 di Lualdi, disegnata da Piero Lissoni, si arricchisce di nuovi vetri, come Marks o la Retina, che decorano e danno movimento alla superficie trasparente. Contemporanea per concezione, materiali e tecnologie, L7 amplia la gamma delle finiture, proposte in nuove colorazioni metalliche. L7 è disponibile nella doppia versione scorrevole (con anta di spessore 41 mm, configurabile in diversi sistemi di pannelli scorrevoli e fissi) e battente (con telaio in alluminio o in legno, completa di serratura magnetica, cerniere a scomparsa e guarnizioni di battuta antirumore).

www.lualdi.com

STYLE HOUSE SOLID LIGHT PER PORTE CONTEMPORANEE Il progetto Solid Light di Style House propone un programma di porte contemporanee, sviluppato su un sistema di pattern 3D, che interagisce con lo spazio-luce degli ambienti domestici, creando scenari decorativi articolati e dinamici. Basato su uno studio di geometrie tridimensionali, trasforma il pannelloporta in una superficie che si manifesta in giochi tattili e luminosi. Le superfici sviluppate e utilizzate nel progetto aprono un percorso produttivo di nuova concezione, attento alle tendenze dell’abitare moderno. Il design è di Celestino Sanna.

www.shporte.it

SILVELOX FLESSIBILITÀ PRIMA DI TUTTO L’azienda trentina specializzata nella produzione di chiusure esterne di legno è presente sul mercato con la sua produzione di porte per garage (Securlap la novità degli ultimi mesi), porte d’ingresso blindate, portoni ad ante, porta per garage e porta d’ingresso (il modello W_Concept è una porta per garage e porta d’ingresso unite da un rivestimento murale in legno per esterni). La flessibilità della produzione di Silvelox è rintracciabile nelle porte Cda, che sono realizzate su specifico disegno, in collaborazione con l’ufficio tecnico dell’azienda.

www.silvelox.it

CAME LE NUOVE AUTOMAZIONI BXV Le nuove automazioni per cancelli scorrevoli BXV sono caratterizzate dalla connettività del sistema. Grazie alla tecnologia Came Connect, infatti, sono connesse alla rete e gestibili da remoto attraverso tablet o smartphone. Disponibili nelle colorazioni grigio e blu, le automazioni BXV sono realizzate con materiali scelti per dare leggerezza e garantire al tempo stesso un’ottima durata e, grazie al design, possono essere integrate in qualsiasi contesto abitativo. Dispongono di motori 24V pensati sia per un uso intensivo in un grande condominio sia per piccoli contesti residenziali e sono progettate per movimentare cancelli scorrevoli fino a 1000 kg.

www.came.com

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Il silenzio, per farti sentire il vero benessere

Mapesilent e Mapesonic CR Soluzioni per l’isolamento acustico da calpestio Da Mapei Mapesilent System e Mapesonic CR, gli eccellenti sistemi di isolamento acustico per pavimentazioni in ceramica e pietre naturali, contro il rumore da calpestio, facili da progettare.

IoArch 69 Mar_Apr 2017  

IoArch, il magazine degli architetti italiani. IoArch, the Italian architects' magazine

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